GIOVANNI PASCOLI
'
sfcr
BENEDETTO CROCE
GIOVANNI PASCOLI
STUDIO CRITICO
NUOVA EDIZIONE CON AGGIUNTE
GIUS.
BARI
LATERZA & FIGLI
TIPOGRAFI-EDITORI-L1BRAI
1920
PROPRIET LETTERARIA
MAGGIO MC'MXX- 55614
AVVERTENZA
La buona accoglienza
lume separato del saggio
fatta alla
sul
ristampare nella stessa forma
scoli
il
ristampa in vo-
Carducci
il
ci
muove a
saggio che sul Pa-
Croce pubblic nel 1907 e raccolse poi nel
1915 nel quarto volume della Letteratura della nuova
Italia.
Abbiamo
nello stesso
due
scritti
fatto
seguire ad esso la risposta che
anno 1907
il
Croce fece
ai suoi critici,
pubblicati nel 1919 e nel 1920, nei quali
egli ritorna sul
suo vecchio giudizio per ribadirlo e
particolareggiarlo. In appendice
un cenno e un
saggio delle discussioni sollevate di recente sul Pascoli,
a proposito di questi
scritti del
Croce.
L'EDITORE.
GIOVANNI PASCOLI
I.
Leggo alcune
delle
pi celebrate poesie di
Giovanni Pascoli, e ne provo una strana impressione. Mi piacciono? mi spiacciono? SI, no: non
so. Non mi smarrisco per questo, e non me la
prendo n con la insufficienza mia n con quella
del poeta. So bene che il giudizio dell'arte, bench si fondi sulla ingenua impressione, non si
esaurisce nelle cosiddette prime impressioni, e
che Ruggero Bonghi fraintese quando scambi
e critic
Tuna per
le altre, la logica della fan-
tasia per la illogica del capriccio.
so
bene che
prima, il
s'impegna come una lotta tra l'anima
conquistatrice e un'altra che non vuole
eppur
vuole,
lasciarsi conquistare: lotta di amori
estetici, arieggiante quasi quella dei sessi che
corre attraverso tutto il mondo animale e che
test il De Gourmont ci ha descritta in un suo
artisti assai energici disorientano, alla
lettore:
B. Croce, Giovanni Pascoli.
I -
libro
GIOVANNI PASCOLI
mi smarrisco, mi
popolare. Dunque, non
rimetto all'opera, rileggo e rileggo ancora. Ma,
per quanto rilegga, per quanto torni a quella
lettura dopo lunghe pause, la strana perplessit
si
rinnova. Odi et
amo: come mai? Nescio: sed
fieri sentio et excrucior.
Non
ha concepito
due cugini? I due bambini giocano tra loro,
e si amano: quando si vedono, corrono, anzi
poeta grande colui che
volano l'uno verso
l'altro,
con tale impeto di
gioiosit infantile abbracciandosi, che
retti
cioli.
cascano e
Ma
capelli biondi
loro ber-
mescolano
ric-
quei giuochi, quegli amori sono spez-
zati: l'uno dei due,
il
maschietto, muore:
appassi come rosa
che in boccio appassisce nell'orto.
l'altra resta legata
del piccolo morto
lui:
la piccola sposa
La bambina
cresce:
si
cresce
rapidamente
in quegli anni:
si
fa giovinetta, gi
quasi donna.
Ma
si
fermato: col
no:
l'altro
dove l'hanno deposto, non si cresce. Sembra che,
quando rivede la sua cuginetta, che si svolge e
fiorisce col misterioso irrefrenabile
impulso della
vita e del sesso, egli le stia innanzi tra
mera-
vigliato, smarrito e umiliato:
al
col capo non giunge
seno tuo nuovo, che ignora.
Quella l'ama sempre: sempre
torno a s
morto non
la
fretta
dei
le sorride: la
le
par
di udir in-
taciti piedi.
Ma
il
giovinetta fiorente non
pi, per
che
GIOVANNI PASCOLI
la
lui,
compagna
di
che non
gli
gli sfuggita,
una
volta; sente
appartiene pi:
piangendo l'antica sventura,
tentenna il suo capo di bimbo.
Movimenti ed immagini di grande bellezza, certamente. Ma, per un altro verso, gi nel metro
adottato, la terzina di novenari,
avverte qual-
si
cosa non saprei se di ballato o di ansimante,
che stona con la calma sospirosa e dolorosa del
piccolo idillio triste. La struttura generale
spiacevolmente simmetrica: divisa in tre parti,
che paiono
Il
le tre
principio
proposizioni di un sillogismo.
un ex-abrupto, non
libero di enfasi
o di teatralit:
S'amavano
bimbi cugini;
l'immagine, che segue, leziosa:
pareva l'incontro di loro
l'incontro di due lucherini.
L'insistenza soverchia, e anche di
bidi.
stupendamente
effetti tor-
detto:
Tu, piccola sposa, crescesti;
man mano
man mano
il
intrecciavi
capelli,
allungavi le vesti.
crescere veduto realisticamente,
di gentilezza:
non
ci
vorrebbe
altro.
metro continua per suo conto:
Crescevi sott'occhi che negano
ancora; ed i petali snelli
cadevano:
il
fiore
gi lega:
ma soffuso
Ma no: il
I -
GIOVANNI PASCOLI
fatica di paragoni, che ottenebra e non potenzia
l'immagine gi perfettamente determinata. E il
metro continua ancora, come un cavallo che,
nonostante gli abbiate fatto sentire il morso, vi
trasporta per un altro tratto di via, che non si
doveva percorrere:
Ma l'altro non crebbe. Dal mite
suo cuore, ora, senza perch,
fioriscono le margherite
dove quel
non
ti
scordare di me;
senza perch
senza perch; e la
fiorita
vieta, resa pi vieta
mi sembra davvero
tomba roba
sulla
ancora dalla romanticheria
non ti scordare di me che cascano
mollemente formando la chiusa del paragrafetto.
di
quei
Ahi!
lo
specchio tersissimo
si
appannato:
il
ca-
polavoro rimasto a mezzo,
come rosa
che in boccio appassisce nell'orto.
Valentino un altro bambino. Solo un occhio
di
poeta pu scoprire e far valere un'immagine
tanto graziosa.
nuovo,
un
contadinello tutto
vestito
ma
a piedi scalzi: la madre, che lo
ha visto tremar di freddo durante il gennaio,
di
ha messo da parte a soldo a soldo un piccolo
gruzzolo; e il gruzzolo bastato per comprare
il panno della veste e non gi anche per la spesa
delle scarpe: il grande sforzo di quella veste lo
ha esaurito:
GIOVANNI PASCOLI
Costa che mamma gi tutto ci spese,
quel tintinnante salvadanaio:
ora esso vuoto, e cant pi d'un mese,
per riempirlo, tutto il pollaio.
:
Un
ben collocato
solo aggettivo
una
rire
atto a sugge-
serie d'immagini: quasi
si
vede
vera donna, che scuote e fa tintinnare
il
la po-
rozzo
salvadanaio di creta, per accertarsi del tesoretto
che vi ha accumulato con tanto stento:
ma
La
figura
si
nudi
tu,
magro
mezzo,
restasti a
con
come un
piedi
contadinello,
cos,
le
penne,
uccello...
raggentilisce in questo sorriso, fatto
d'intenerimento:
il
contadinello magro, diventa
naturalmente all'immagine
dell'uccello. Come un uccello, egli non prova
impaccio n sente il ridicolo del suo abbigliamento a mezzo:
leggiero,
associa
si
come
l'uccello venuto dal
che tra
ch'oltre
ci
il
il
mare,
ciliegio salta, e
beccare,
il
non sa
cantare, l'amare,
sia qualch'altra felicit.
Capolavoro? Neppur
qui. Io
ho
riferito versi
e strofe singole, trascegliendo nel piccolo
com-
ponimento. Ma, se ve l'avessi letto intero, ve ne
avrei dato forse un concetto assai minore. Lascio
stare
il
lungo ricamo che
il
Pascoli fa sul partico-
Piedini nudi
dice tutto;
lare dei piedini nudi.
ma
non senza giuoco
il
Pascoli, invece,
solo ai piedini provati dal rovo
porti la pelle dei tuoi piedini...
di parole:
I -
E non
si
GIOVANNI PASCOLI
contenta:
porti le scarpe che
mamma
ti
fece,
che non mutasti mai da quel d,
che non costarono un picciolo...
, che faccia poi un simile ricamo
anche al pollaio, che aveva cosi bene e sobriamente evocato:
Insopportabile
e le galline cantavano:
ecco ecco
Il
un
delicato poeta
polli!
si
cocco
si
un
Un
cocco!
cocco per te!
messo a rifare
il
verso ai
resta con quel grido fastidioso negli
non
orecchi, che pur
fa
dimenticare del tutto
il
tintinnante salvadanaio.
Non meno
il Sogno
Anche la donna che non ha avuto
vergine, una madre, madre in potenza:
originale, ossia poetico,
della vergine.
la
figli,
esistono
non
non nati,
solo
bella
figli
quanto credo, creata
suoi versi.
in lei
per
le
come
che sono
nati,
immagine che
lui,
sogna in quel sonno:
le si
il
le
tigli
e la
madre che
sangue, che scorre
trasmuta e addolcisce
in latte:
Stupisce
ma
Pascoli ha, a
e che ritorna in molti
La vergine dorme,
sue membra,
il
placide vene
quel flutto soave e straniero,
quel rivolo labile, lene,
d'ignota sorgente, che sembra
che inondi di blando mistero
le pie sigillate sue membra...
I -
un
si concreta in un piccolo
sogno s'intensifica: accanto, ella sente
La vaga
essere:
GIOVANNI PASCOLI
aspirazione
il
un piccolo vagito:
alito,
Un
che posa sul letto
e cerca assetato
fonti del vergine petto
figlio!
suo vergine
le
E com' materno
Il bambino non
bambino ha bisogno
quel sogno!
sorride, trionfante di vita:
il
sogna
quanto pi le par di doverlo difendere:
egli piange il suo tacito pianto >. Tacito: un
pianto veduto nel sogno.
Ma come, d'altro canto, lungo quel compodella difesa di sua madre, che tanto pi lo
e l'ama
nimento, la cui sostanza poetica sta tutta nelle
poche immagini ora ricordate!
diviso in cinque
parti: vi si descrive in principio la vergine dor-
mente e
il
lume che
vacilla
nell'ombra della
stanza: quasi che tale messa in iscena possa pre-
parare in alcun modo
solo
Il
la poesia, la
quale comincia
con l'immagine del sangue che si fa latte.
non se ne sta alla espressione delle
Pascoli
pie
membra
sigillate: spiega:
le gracili
membra non sanno
lo schianto,
non sanno
l'amplesso...
e la spiegazione ridondante, in materia cos sca-
Neppure sta pago ad esclamare, all'improvviso sorgere del bambino che
brancola cercando avidamente il seno della madre:
brosa, era da evitare.
fiore
d'un intimo riso
dell'anima!
I -
GIOVANNI PASCOLI
che forse gi un comento piuttosto eloquente
che poetico; ma coraenta il comento e d in argutezze o agudezas:
o fiore
non nato
da seme, e sbocciato improvviso
Tu fiore non retto da stelo,
tu luce non nata da fuoco,
tu simile a stella del cielo,
del cielo dell'anima...
Il
bambino
allontanato dal fianco
riposto fantasticamente in
una
culla.
materno e
la culla
assume una grande importanza, tanto che
rifa
il
verso
come
le si
altra volta al pollaio:
Si dondola dondola dondola
senza rumore la culla
nel mezzo al silenzio profondo;
il
che inopportuno,
ma
chiaro.
al Pascoli
non
par chiaro, e aggiunge un paragone:
cosi
come
tacita al vento,
lume di luna,
dondola un cirro d'argento.
nel tacito
si
E
al
il
vi ha, nel resto del componimento, esortazioni
bimbo perch sorrida un istante; e vi si narra
sorgere dell'alba e lo svanire del sogno
zione per lo
meno
narra-
altrettanto esuberante, quanto
prima la descrizione
da notte.
della stanza e della
lampada
padre del Pascoli fu assassinato, una sera,
mentre tornava alla sua casa.
La mattina di quel giorno d'inenarrabile strazio
e terrore, l'ultima volta che i suoi lo videro vivo,
Il
sulla via campestre,
GIOVANNI PASCOLI
ricordata in ogni
minimo
\)
particolare: con quel
perduto dolore dell'animo che dice:
potevamo
non lasciarlo andar via, quel mattino, e sarebbe
ancora tra noi!
E la memoria scopre, o l'illusione fa immaginare, particolari quasi profetici.
Il padre stava per salire sulla carrozza, circondato dai suoi, dalla moglie, dai figliuoli grandi
e piccini, usciti sulla strada a salutarlo. Ma, nel-
l'appressarsi ch'egli fece al suo cavallo:
la pi piccina a lui tocc la
Gli prese
il
come per
Non voleva
bastone,
e ruppe in pianto.
mazza.
tirarlo
indietro,
ch'egli
andasse
via: non voleva, cos, irragionevolmente, come
bimba che era; ed egli dovette ingannarla, per
acchetarla: farle credere che rientrava in casa,
ed uscire da un'altra porta. Quella manina
bimba
lit
un
propria dell'artista, che coglie con
tratto
di
indimenticabile. Si sfiora quasi la genia-
un mondo
tanto, e
si
di sentimenti.
Ma
si
sol
sfiora sol-
perde daccapo. Che cosa diventa quel
tocco affettuoso e spaventato di debole
manina
presaga?
presa egli sent, ma poco
canna, come in un vignuolo,
come v'avesse cominciato il nodo
un vilucchino od una passiflora...
E un poco
poco
la
Diventa Io-Studi o di una presidi manojnfantile.
Al quale segue lo studio della mano:
S: era presa in una mano molle,
manina ancora nuova, cos nuova
che tutto ancora non chiudeva a modo.
10
I -
Andiamo
GIOVANNI PASCOLI
innanzi:
chiamando com'
Egli poneva
e in
bambini attorniano
lor uso:
il
un gruppo
e si senti:
Quell'episodio
padre,
il
piede sul montante;
tubarono,
le tortori
Pap!
Pap! Pap!
commovente
accentuato in tal
modo, e cosi materialmente, nelle sue minuzie,
che ogni commozione sfuma. Tanto che io mi
distraggo, e mi par d'avere udito altra volta un
simile voco bambinesco,
gra;
s,
ma
in un'arte pi alle-
per l'appunto, in un'opera buffa napole-
emesso da un gruppo di bambini che attornia il pap che li ha condotti a una fiera. Solo
che i bambini dell'opera buffa cantano bene, perch si tratta di opera buffa; e quelli del Pascoli,
tana,
nell'angoscioso ricordo, stonano.
poi, se altro
non
fosse,
basterebbe anche
qui, a turbare tutta l'ispirazione,
il
metro ado-
prato: un metro quasi epico, lasse di dieci en decasillabi con assonanze.
Lo stesso sbaglio
fondamentale nell'altro episodio della medesima
tragedia domestica: La cavalla storna, svolto
^jiel metro di un'antica romanza. Eppuxe. c' l'abbozzo, o il_ncciolo, di u na g rande poesia! La
madre, rimasta priva del marito vilmente am-
mazzato da uno sconosciuto, ha sempre
fisso
il
pensiero in quel caso d'orrore. Chi, e perch,
gliel'ha ucciso?
ciso
aveva con
Nessuno era presente;
ma
s la sua cavalla prediletta,
l'uc-
una
cavallina storna, che riport verso casa il corpo
sanguinante del suo padrone. Quella cavallina
I -
sempre
ha
nella scuderia:
l,
quel pensiero in capo e con
folle
che accompagnano
silente nella scuderia, e si
il
visto, sa,
racolo potrebbe farla parlare.
da
11
GIOVANNI PASCOLI
un mi-
donna, con
la
quegli atti quasi
dolore,
va a notte
pone accanto
alla ca-
piange e supplica: e vuole
ci che sa. Pronuncia un
significare
a
aiutarla
nome, il nome che ella sospetta: lo pronuncia
vallina, e le parla e
solennemente: alz nel gran silenzio un dito:...
disse un nome... . Ed ecco s'ode subito, alto, un
nitrito di
conferma!
La
poesia
si
trascina non
senza fastidio con la solita descrizione iniziale,
con l'allocuzione verbosa della madre, ripartita
in quattro parti e pause. Ma l'ansia della povera
dolente resa con tratti di grande efficacia. Sotto
quell'ansia, sotto quell'implorante confidenza, la
cavallina
umanizza, diventa una persona
si
casa, cara tra
suoi cari, partecipe della
di
comune
sventura:
la
scarna lunga testa era daccanto
al dolce viso di
quadro
mia madre
d'infinita c ommozion e.
in pianto:
E la donna incalza
nella sua preghiera, presa dalla
di sapere, di
brama
furiosa
veder chiaro:
stava attenta la lunga testa
fiera...
Essa l'abbraccia come si fa a un figliuolo nel
'-momento che stato vinto dalla parola affettuosa e sta per confessarsi:
mia madre l'abbracci
sulla criniera.
12
GIOVANNI PASCOLI
La madre muore
morta
il
il
anch'essa, e la voce della
come
Pascoli la risente
suo nome,
il
suo
nome
di
chi chiami
nel diminutivo fami-
liare e dialettale, per parlargli di cose
domestici.
Non
ed
affetti
difficile intendere che quel di-
minutivo familiare e dialettale non pu essere
ripetuto, nell'alta
par
commozione
di sentirlo nella realt.
entrare nella lirica
di quell'invocazione,
il
il
cosi
lirica,
come
Perch ci che deve
valore sentimentale
suo accento intimo e
fa-
miliare, che la riproduzione fonica delle sillabe
contraffa e
non rende.
Il
Pascoli
spontan eo, commosso e vi vo:
ha un
inizio
C' una voce nella mia vita,
che avverto nel punto che muore:
voce stanca, voce smarrita,
col tremito del batticuore:
voce d'una accorsa anelante,
che al povero petto s'afferra
per dir tante cose e poi tante,
ma piena ha la bocca di terra.
questa veramente l'immagine della madre nel
suo gesto d'abbandono al petto fidato del Aglio,
per isfogare ci che le preme sul cuore: della
madre, cos come riappare attraverso la morte
il cimitero, deturpata dalla morte, bagnata di
pianto.
Ma
il
Pascoli riattacca:
tante tante cose che vuole
ch'io sappia, ricordi,
Ma
di
non sento che un
(*)
s...
s...
tante e tante parole
Giovannino
>
soffio...
in dialetto
Zvani...
romagnolo.
).
GIOVANNI PASCOLI
13
codesta una profanazione, che non accrescer
col mio comento: come l'accresce per suo conto
l'autore, che aggiunge altre sei parti, della medesima lunghezza della prima che ho trascritta,
e tutte sei finiscono con quel nome, con quel
Zvani. Il soffio della voce della morta si volgarizzato in un ritornello! Pure, il ritornello, cos
malamente scelto, non soffoca del tutto il suono
di quella voce di morta:
voce stanca, voce smarrita,
col tremito del batticuore...
Ai suoi morti dedicato ancora TI giorno (\,p,i
morti, cosi pesantemente sceneggiato e drammatizzato, in cui ciascuno dei morti parla a sua
compiangendo e lodando s stess o. Vi sono
accenti commossi: il padre, ammazzato a tradivolta
mento, dice:
figli,
vedessi io mai!
che in quel solo istante
figli! vi
io vorrei dirvi,
per un'intera eternit v'amai.
Ma, pronunziate appena quelle parole, par che
ne
resti
come
affascinato, e le volta e rivolta in
varia forma:
In quel minuto avanti che morissi
mano al capo sanguinante,
portai la
tutti,
figli
Io gettai
mi pianse
miei, vi benedissi.
un grido
il
cuore:
in quel minuto, e poi,
come pianse
e pianse
e quel grido e quel pianto era per voi.
Oh le parole mute ed infinite
che dissi! con qual mai strappo
la vita viva delle vostre vite...
si
franse
14
I -
GIOVANNI PASCOLI
affinando, dunque, quel grido perfino in un bisticcio e, in un'allitterazione.
Il
ciocco un'altra delle ispirazioni profonde
del Pascoli, che pur lascia
dando
sia.
alla
composizione e
La prima parte
mal
al
soddisfatti, guarcomplesso della poe-
stata biasimata pei tanti
oscuri vocaboli del contado lucchese che l'autore
vi ha introdotti, e che hanno resa necessaria nelle
nuove edizioni l'aggiunta di un glossarietto. Ma
non sarebbe poi gran male se fossimo costretti
a studiare qualche centinaio di vocaboli per giuri
gere all'intendimento di un'opera bella. Coraggio,
pigri lettori!
ben altre fatiche
di
preparazioni
Senonch
le,
quella taccia, come accade, ne nasconde un'altra,
che la vera, concernente rejccesaiva_preoccupazione dell'autore per inezie di costumi e di rela ti vj_ej^rjssioni, inconciliabile col motivo fondamentale, della, poesia, che si svolge nella seconda
parte, in cui l'anima si eleva nella contemplazione del cielo stellato. E anche questa seconda
parte, che ha tratti assai felici, offende per le
immagini incongrue o troppo dilatate, e per le
ripetizioni stucchevoli. Cos gli astri, che girano
pel cielo, suggeriscono al Pascoli un sottile paragone con le zanzare e coi moscerini, che girano
intorno a una lanterna accesa, penzolante dalla
mano di un bambino che ha perduto una monetina in una landa immensa e la va cercando e
singhiozza nel buio. Al supremo momento lirico
si giunge, quando alla mente del contemplatore
si affaccia il pensiero della morte avvenire delle
godimenti
artistici sogliono richiedere.
I -
GIOVANNI PASCOLI
15
a fine d ell'uni verso; e nel suo cuore
sorge una deserta angoscia pel morire non gi
dell'individuo, ma della vita stessa: per l'indicose tutte,
viduo che muore senza che
accanto a
lui,
Anima
altri faccia
splendere
riaccesa, la fiaccola della vita:
nostra! fanciulletto mesto!
nostro buono malato fanciulletto,
che non t'addormi
s'altri
non desto
'
!
bianco letto
s'indugia la tua madre che conduce
felice, se
la tua
vicina
manina
al
dalla fronte al petto
contenta almeno, se per te traluce
l'uscio da canto, e tu senti il respiro
uguale della madre tua che cuce...
Il
sentimento di questa inquietezza e di questo
quietarsi puerile
si
compiutamente espresso. Che
possa continuare ancora, indefinitamente, nel-
l'enumerazione o nella gradazione ascendente e
discendente di
tutti
segni di vita che valgono
a rasserenare un fanciullo nella sua paura della
solitudine e a farlo addormentare tranquillo, nes-
suno dubita: ma la lirica non enumerazione.
Il Pascoli non sembra di questo parere, e prosegue:
il
respiro o
il
sospiro
o almeno che tu oda
uno
per casa, o almeno per
anche il sospiro
in faccende
le
strade a giro
veda almeno un lume che s'accende
da lungi e senta un suono di campane,
che lento ascende e che dal cielo pende...
o
fermer a quest'ultimo verso, del quale evidentemente, cantandolo, si compiaciuto? Ta-
Si
16
I -
GIOVANNI PASCOLI
cera contento di quest'ultima dolcezza che
Non ancora: ha
riprende il lume :
sazia?
ripreso
il
<
lo
sospiro, e
Almeno il lume, e l'uggiolo d'un cane:
un fioco lume, un debole uggiolo:
un lumicino: Sirio: occhio del Can.e
che veglia sopra
Ora,
oltre
il
limitar di Dio!
almeno, ha finito? Neppure; perch pi
ripiglia lo stesso motivo, rimandolo in
quartine.
Potrei non finire neppur
io,
e addurre altri
esempi, facilissimi a moltiplicarsi; e da
tutti usci-
rebbe la stessa conclusione: la perplessit,
gettano l'animo
le
in cui
poesie del Pascoli, che sem-
brano perpetuamente oscillare tra il capolavoro
e il pasticcio, senza che le parti belle vincano
e facciano dimenticare le brutte, ma anche senza
che le brutte facciano dimenticare le belle; dando
al lettore e al critico quel tormento, al quale ho
accennato in principio.
II.
Artisti
opere
rica,
il
che mescolano pi o meno nelle loro
bello e
il
brutto, la lirica
e la retto-
l'impeto e lo stento, la semplicit e Ya,f>\&*
fettazione, sono caso assai frequente; e rari sono
invece coloro la cui opera complessiva
si
pre-
senta con carattere di perfezione e di sceltezza,-*/**
perch hanno lavorato solo nei momenti di piena
GIOVANNI PASCOLI
17
interna armonia, o hanno esercitato
tale vigi-
lanza sopra s stessi da tener celate o da sop-
primere
le
cose loro imperfette.
pi affidano la
cernita al tempo galantuomo e alla critica.
E la critica suggerisce a questo propositojiue
nti, che pi volte i lettori mi hanno
rocedime
p
visto adoperare in queste pagine. Il primo di
tentare una divi sione nel te mpo, e il secondo di
tentarla (per cosi esprimermi) n ello spa zio. Vi
sono, infatti, artisti che da una torbida e divagante produzione giovanile giungono, nella maturit, al possesso di s medesimi; o che a una
produzione geniale fanno seguire l'imitazione di
s medesimi, e, volendo, validius inflare sese,
come la rana di Fedro, rupto iacent corpore;
e, in tali casi, si possono distinguere, con limiti
Ma ve ne
ha altri i quali, durante tutta la lor vita, alternano le varie personalit, e, per esempio, nel
periodo stesso che cantano commosse poesie
d'amore, ne compongono altre falsamente eroiche e politiche. Essi posseggono due strumenti,
cronologici, le loro varie personalit.
l'uno sinfono e l'altro asinfono, per dirlo nobil-
mente
in greco, o l'uno accordato e l'altro scor-
dato, per dirlo
umilmente
in volgare, e
ora sull'uno ora sull'altro;
scordato, su cui
si
e,
forse,
suonano
di
travagliano e sudano,
tano assai pi che non di
quello
si
van-
quello accordato e
Per costoro la divisione si
deve condurre secondo i motivi d'arte, gli spontanei e gli artificiosi, che muovono la loro prodocile alle loro dita.
duzione.
B. Croce, Giovanni Pascoli.
18
GIOVANNI PASCOLI
I -
Al Pascoli si cercato di applicare ora l'uno
ora l'altro procedimento; e, per cominciare dal
primo, si detto, e si scritto anche, che chi
voglia avere innanzi a s il Pascoli vero, il Pa-
deve lasciare
scoli poeta,
in disparte la
sua pro-
duzione degli ultimi anni, e risalire a quella pi
vecchia, ai Poemetti, alle Myricae, quali com-
parvero in pubblico nel modesto volumino del
1892.
poich,
si
le
sa,
opinioni variano,
si
anche manifestato il parere inverso, che il Pascoli vero non bisogni cercarlo nelle poesie giovanili,
ma
nelle ispirazioni della piena maturit,
culminanti nei Poemi conviviali e negli Inni.
Ed
io
dicazione;
mi provo a seguire
e,
dapprima, risalgo
Myricae. Rileggo
la
l'una e l'altra inai
Poemetti e
Senignj a, che tra
pregiati e pregevoli dei poemetti:
di
un poema georgico
come
alle
pi
prima parte
stato chiamato.
Accostarsi a quei versi e respirare l'aria della
campagna, aspirarne
effluvi, vedere il casodomestiche
e rurali dei
lare,
campi,
opere
contadini, udirne i discorsi infiorati di proverbi
e di sentenze, sentire dappertutto il profumo
agreste delle cose e delle anime; un'impresi
gli
le
poemetto s'inizia con un risveglio mattinale in una casa di contadini: una
delle fanciulle apre l'imposta, i rumori della vita
ricominciano e vi sono orecchi che li raccolgono:
sione immediata.
la cappellaccia
Il
manda
dal cielo
il
suo garrito,
raspa sul ciglio di un fosso,
cane di
guardia s'alza, scuote la brina scodinzolando, con
uno sbadiglio: si odono per la campagna i pennati
la gallina
il
I -
GIOVANNI PASCOLI
19
che squillano sul raarrello. La fanciulla
al davanzale,
monda
d'amorino; e
poi, a
le piante, coglie
si
accosta
una spiga
quel davanzale stesso, co-
mincia a ravviarsi i capelli, come contadina,
alla grande aria, in faccia al sole:
ombra
or luce or
si
sentia sul viso;
che il sol montando per il cielo a scale,
appariva e spariva all'improvviso.
Cos descritta l'intera giornata.
Il
fruscio stri-
dulo delle granate passa e ripassa per la casa,
che ha ormai tutte
le
governa
dove
la cucina,
imposte spalancate:
le stoviglie
si ri-
paiono
ris-
sare tra loro nel silenzio del mattino. Pi tardi,
si
apparecchia
desinare per gli uomini che
il
lavorano nei campi:
sul tagiier pulito
lo staccio balzell
rumoreggiando.
bianco fiore ella ammucchi col dito
aperse il mucchio, e vi gettava il sale
Il
e tiepid'acqua dal paiolo avito.
Poi ch'ebbe intriso, rimen l'uguale
la parti: stacc dal muro
il matterello, strinse il grembiale;
e le spianate assottigli col duro
legno, rotondo, a una a una; e presto
s le portava al focolare oscuro.
Via via la madre le ponea nel testo,
sopra gli accesi tutoli; e su quello
le rigirava con un lento gesto
n cessava il rullo del matterello.
pasta e poi
Tutti
gesti,
tutti
gli
oggetti, tutte le colloca-
zioni spaziali, sono individuati con nitidezza
non
20
GIOVANNI PASCOLI
facilmente superabile.
assiste cos
si
anche
alla cottura degli erbaggi all'olio:
Ora
la
madre ne
la teglia
un muto
rivolo d'olio infuse, e di vivace
uno spicchio vi trit minuto.
Pose la teglia su l'ardente brace,
col facile olio, e solo intenta ad esso
un poco d'ora l'esplor sagace.
L'olio cant con murmure sommesso;
un acre odore vapor per tutto.
Fumavano le calde erbe da presso,
aglio
nel tondo, ch'ella inebri del flutto
stridulo, aulente; e poi nel canovaccio
nitido e grosso avviluppava
E Rosa
poneva
il
tutto.
in tanto sospendea lo staccio,
pani sopra un bianco lino,
stringea le cocche, e v'infilava
Torn Viola
La scena
ci sta
e furono in
il
innanzi agli occhi
quadro: larver vita campestre.
tonazione, cio
il
braccio.
cammino.
come
S:
ma
in
un
e l'in-
significato estetico, cio l'anima,
di queste descrizion i e d ell'intero
poemetto?
Il
compone egloghe pi o meno allecome nel medioevo e nel Rinascimento;
Pascoli non
goriche,
non vuol rinfrescare le sensazioni erotiche immergendole nella vita della campagna; non si
accosta ai contadini per curiosarne
come
le goffaggini,
nelle nostre vecchie poesie rusticane, dalla
Nencia
del magnifico
Lorenzo gi gi
fino ai
Cecchi da Varlungo degli epigoni e tardi imitatori del Seicento. Se non m'inganno, il suo precedente ideale piuttosto in quel rifacimento
dell'intonazione omerica, che gi gli studiosi di
I -
Omero
nella
GIOVANNI PASCOLI
Germania
21
della fine del secolo de-
cimottavo tentarono, e che consigli a Volfango
Goethe lo Hermann und Dorothee. L'intonazione
omerica si sente non solo in certi collocamenti
di epiteti
(il
primo verso dice: Allorch Rosa
dalle bianche braccia: leucolena, dunque,
Hera), e in certe ripetizioni e minuterie,
tutto l'andamento.
metro non l'esametro,
Il
di coda, alla fine delle
/
in
ma
dell'ultimo verso
la terzina, col serrarsi deciso
come
ma
brevi riprese:
t.
monte
mare
ella
guard
guardato
ch'ebbe, ella disse (udiva sui marrelli
a quando a quando battere
aria a scalelli,
acqua a
il
pennato)
pozzatelli.
Domani voglio il mio marrello in mano:
che chi con l'acqua semina, raccoglie
poi col paniere; e cuoce fare in vano
pi che non fare. Incalciniamo, o moglie.
L'intonazione omerica, trasportata alla vita umile
ha del gioco letterario; come
pu notare finanche nella meravigliosa ope-
e alle umili cose,
si
ricciuola del Goethe.
mescola
altres
Ma
presso
il
Pascoli vi
si
qualcosa ora di fine e squisito:
andava, ne l'ombra, pian piano:
qualche stella vedea l'opera lenta...
(l'aratro
una campana
si
sentiva sonare dal paese:
non pi che un'ombra pallida e lontana);
e ora di affettato,
come
nel racconto che
il
cac-
ciatore fa della fiaba della cinciallegra, soldato
22
di
I -
GIOVANNI PASCOLI
guardia degli uccelli; o nella preghiera del-
l'Angelus:
Tu
da
che nascesti Dio dal piccolo Ave,
la sorrisa paroletta alata:
voce tremolando grave)
ne l'aia bianca e soleggiata
eri e non eri, seme che vi avesse
sperso il villano da la corba alzata;
ma poi l'uomo ti vide e ti soppresse,
t'uccise l'uomo, o piccoletto grano;
(disse la
tu che
tu facesti la spiga e poi la
messe
e poi la vita...
o in quest'altro suono di
campane:
Era nel cielo un pallido tinnito:
Dondola dondola dondola/ A nanna
Il giorno era finito.
a nanna a nanna!
Ed il fuoco accendeva ogni capanna,
e i bimbi sazi ricevea la cuna,
col sussurrare de la ninna nanna.
E le campane, A nanna a nanna! l'una;
l'altra Dondola dondola! tra il volo
de' pipistrelli per la costa bruna.
nanna
il
bimbo, e dondoli
il
paiuolo
poemetto parrebbe legato da un filo sottile,
storia d'amore: Rosa ed Enrico il cacciatore
s'innamorano. Un amore che prova pudore a
mostrarsi: appena accennato nel pensiero di
Rosa, che non pu pigliar sonno e, quando s'addormenta, sogna:
Il
una
Pensava: i licci de la tela, il grano
de la sementa, il cacciatore; e Rosa
lo ricercava; dove mai? lontano.
In una reggia. E risogn... Che cosa?
23
GIOVANNI PASCOLI
Similmente, nella seconda parte intitolata l'Accestire, significato l'amore del giovinotto:
la
sua strada seguit pian piano,
e ripensava dentro s: che cosa?
ch'era gennaio... ch'accestiva
il
grano,
ch'era gi tardi... ch'eri bella, o Rosa!
un
non
come
episodio nel quadro; ma,
l'afflato
animatore del
questo poemetto
si
notato,
tutto. Cosi
ci lascia perplessi:
anche
nitidissimo
prima specie, e tuttavia non lo comprendiamo bene. Ora ha dell'esercitazione letteraria,
ora della lirica tormentata: il tono ora ci sembra
alla
quasi scherzoso, esagerato di proposito nelle mi-
nuzie come a prova di bravura, ora grave e solenne. di un poeta? di un virtuoso? Dove
il poeta? dove comincia il virtuoso?
Se dalla Sementa risalgo ancora pi su, alle
prime Myricae, trovo, tra l'altro, un intero ciclo
di piccoli componimenti di dieci versi ciascuno:
finisce
L'ultima passeggiata, che
si
pu dire
idea del poemetto ora esaminato.
fanciulla,
che
vi
bianche braccia
accennata,
una
La
la
prima
figura di
la reginella dalle
sorella di Rosa, anzi
Rosa medesima. Sono quadretti minuscoli: l'aratura, la massaia con le sue galline, la via ferrata e il telegrafo che percorrono le campagne
recando l'impressione della rumorosa vita lontana, le comari che ciarlano in capannello, l'osteria campestre sull'ora del mezzod, il partir delle
rondini, l'apparecchio e cottura del pane di cruschello, la ragazza che aiuta la madre nelle fac-
24
I -
GIOVANNI PASCOLI
cende domestiche e
fa
da piccola madre
ai
mi-
nori fratelli e tiene le chiavi del cassone della
biancheria odorata di lavanda, e vede accumu-
dentro
larsi col
prossime
le nozze.
corredo che fa presentire
il
E sono quadretti
non v'ha niente
perfettamente
che stride o
appare incerto nei poemetti. Arano:
intonati:
di
ci
Nel campo dove roggio sul filare
qualche pampano brilla, e dalle fratte
sembra la nebbia mattinai fumare,
arano a lente grida, uno le lente
vacche spinge, altri semina: un ribatte
le porche con sua marra paziente:
che il passero saputo in cor gi gode
e il tutto spia dai rami irti del moro
:
il
pettirosso: nelle siepi s'ode
il
suo
Le comari
sottil tintinno
d'oro.
capannello:
in
Cigola
come
il
lungo e tremulo cancello
e la via sbarra: ritte allo steccato
le comari in capannello
parlan d'uno, eh' un altro scrivo /scrivo,
del vin, che costa un occhio, e ce n' stato;
cianciano
mal cattivo;
grande ch' sui venti;
del maiale, che mangia e non ingrassa
Nero avanti a quegli occhi indifferenti
il traino con fragore di tuon passa.
del governo; di questo
del piccino; del
Di poesie come queste sono ricche
ricae, e ce n'e
anche nella serie
che ne continuano
la
le
maniera, aggiunte nelle
posteriori edizioni. Un'impressione di
mentre
soffia
il
prime My-
di quelle altre
campagna,
vento freddo e agita un piccolo
25
GIOVANNI PASCOLI
bucato di bimbo, messo ad asciugare presso un
tugurio:
Come
tetra la sizza, che
gli alberi brulli e fa
combatte
schioccar
secche, e sottile fischia tra
le
rame
le fratte!
Sur una fratta (o forse un biancor
un corredino ride in quel marame:
fascie, bavagli, un piccolo guanciale.
Ad
ogni
le fascie si
Una
soffio del
d'ale?)
rovaio che romba,
disvincolano lente,
da un tugurio triste come tomba
giunge una dolce nenia paziente.
fanciulla cuce
il
suo abito di sposa; a un
tratto leva la testa e ride:
Erano in
fiore
lilla
e l'ulivelle;
sposa
n l'aria ancora apria bocci di stelle,
n s'era chiusa foglia di mimosa:
ella cuciva l'abito di
quand'ella rise: rise, o rondinelle
nere, improvvisa: ma con chi? di cosa?
con gli angioli: con quelle
nuvole d'oro, nuvole di rosa.
rise cos
nemmeno
onomatopee
rumori offendono j3i. Perch, a mio parere, hanno avuto
torto i critici quando per quelle onomatopee
hanno aperto contro il Pascoli uno speciale processo: le cosiddette onomatopee sono legittime
o illegittime secondo i casi; e quando il Pascoli
le adopera fuori luogo (ed^u-JL-dir vero, il cas o
pijij[[Link]), l'error suo una delle tante forme
di quella tendenza al l'insist ere e ccessiv o, alla
In queste poesiole,
le
di voci d'uccelli e di altri suoni e
minuteria, alla riproduzione materiale, ossia di
26
I -
GIOVANNI PASCOLI
quell'affettazione e disposizione asinfonica che
in lui.
Ma
quando, nelle prime Myricae, scrive
per la prima volta l'ormai famigerato scilp dei
passeri e viti videvitt delle rondini, io non trovo
luogo a scandalo, perch in quel caso
il
Pascoli
mantiene un'intonazione bassa e pacata; nota
l'impressione immediata della cosa, e aggiunge
un'osservazione quasi riflessiva:
Scilp:
passeri neri sullo spalto
corrono molleggiando. Il terren sollo
rade la rondine e vanisce in alto:
vitt,
l'aia,
videvitt.
il
Per
uni
gli
il
casolare,
pagliaio con l'aereo stollo;
ma
per l'altra il suo cielo ed il suo mare.
Questa, se gli olmi ingiallano la frasca,
cerca i palmizi di Gerusalemme:
quelli allor che la foglia ultima casca,
restano ad aspettar le prime
non pu scandalizzare
l'aristofaneo n
xi,
gemme.
rosignolo, che ripete
il
topoid XiX(;
o bisogna aver
dimenticato che la poesiola del Pascoli, da cui
tolto
esempio
il
il
particolare
tante
di stravaganza,
volte
citato
come
un apologo scherzoso
rosignolo allegoria del poeta, le ranocchie
del grosso pubblico. Comincia, infatti, cosi:
Dava moglie
Or con
il suon
la
lo
la
Rana
al
suo figliuolo.
pace vostra, o raganelle,
chiese ad un cantor del brolo...
In tale apologo, in siffatta intonazione, la cercata
reminiscenza aristofanesca sta perfettamente a
posto e conferisce grazia.
Il risultato
medesimo
si
ha ove
si
confrontino
poemetti, quelli di
altri
27
GIOVANNI PASCOLI
morale, con le Myricae
contenuto filosofico e
contenuto. Il
di simile
Libro vuol far sentire l'ansiosa e vana ricerca
del vero, che l'uomo persegue: un libro (l'immagine deve essere stata attinta a un noto luogo
del Wilhelm Meister, circa i drammi dello Shakespeare), un libro, aperto sul leggio nell'altana,
e le cui pagine sono rimescolate dal vento, suggerisce la presenza di
un uomo
invisibile
che
frughi e frughi e non trovi la parola che cerca.
Ma
vorrebbeottenere^ impedita dalla realt determinata di quel
libro, sul leggo dfquercia, roso dal tarlo, di quel
l'impressione solenn e, ch e
si
a venti a trenta a cento,
avanti indietro, indietro
con mano
avanti ; e dalla freddezza allegorica onde il volume cos determinato si trasfigura, in fine, nel
rumore
di fogli voltati
impaziente,
libro del mistero , sfogliato sotto le stelle.
Nei Due fanciulli, malamente si lega alla scenetta dei due fanciulli, che litigano e si graffiano
e che la madre manda a letto, ed essi nel buio
si cercano e si rappaciano e dormono abbrac-
che d l'interpetrazione
ed esorta gli uomini
alla concordia: il quadretto idillico impiccolisce
l'ammonizione solenne, questa appesantisce il
quadretto. Ma i versi gnomici delle Myricae sono,
l'ultima
ciati,
parte,
allegorica della scenetta
nella loro tenuit, incensurabili. Li ravviva, an-
che nella loro tristezza, un lieve sorriso.
il mondo va per la sua strada,
rodiamo, e in cuor doppio l'affanno,
che pur vada, e si, che lento vada.
Noi, mentre
noi
s,
Il
ci
cane:
"
28
Tal,
GIOVANNI PASCOLI
quando passa
del casolare, che
il
il grave carro avanti
rozzon normanno
stampa il suplo con zoccoli sonanti,
sbuca il can dalla fratta, come il vento;
10 precorre,
11
l'
insegue; uggiola, abbaia.
carro dilungato lento lento,
e
cane torna sternutando
il
all'aia.
Parrebbe dunque che dicano bene coloro che
soltanto nel Pascoli delle prime
Myricae
ritro-
vano un poeta armonico e compiuto. Ma si osservi: che cosa sono quelle poesie? Sono pensieri
sparsi, schizzi, bozzettini: un albo di pittore, che
pu essere di molto pregio, ma che rappresenta,
piuttosto che l'opera d'arte, gli elementi di essa.
Le Myricae sembrano spesso pochi tratti segnati
a lapis da un pittore che vada in giro per la
campagna
:
Lungo
la strada vedi sulla siepe
ridere a mazzi le vermiglie bacche:
nei campi arati tornano al presepe
tarde le vacche.
un povero che il lento
passo tra foglie stridule trascina:
nei campi intona una fanciulla al vento:
Fiore di spina!...
Vien per
la strada
lo schizzo
ha
la
sua attrattiva, ed anche la
sua compiutezza: quasi una compiutezza dell'incompiutezza. Sono anch'io dell'avviso che nelle
prime Myricae soltanto
dell'artista.
Ma
Pascoli abbia la
il
calma
bisogna essere pienamente con-
sapevoli di ci che cos
si
pi n meno, questo: che
afferma, e che
il
meglio dell'arte del
Pascoli nella sua riduzione a frammenti, nel
GIOVANNI PASCOLI
I -
20
suo sciogliersi negli elementi costitutivi. Di fram-
menti stupendi sono conteste anche
abbiamo ricordate e
criticate
le
come
poesie che
deficienti di
fusione e di armonia: solo che nel contesto ar-
perdono la loro naturale virt.
E gi nelle prime Myricae l'arte del Pascoli,
non appena tenta maggiori voli, scopre il suo
solito difetto. In alcune saffiche, ma specialmente
poi nei sonetti, egli ancora sotto il freno e la
disciplina del suo grande maestro Carducci, sicch, tolta la costrizione di quel modello, non ha
scritto pi sonetti. Ha continuato invece le oditificioso
cine tra l'agreste e l'oraziano, tra la
campagna
e la letteratura, che formarono
fiori, al
il ciclo Alberi e
quale alcune nuove sono state aggiunte
volume di Odi e inni. In qualche
breve componimento, c' un'ispirazione
fin nell'ultimo
altro
come nel Crepuscolo, in
doppio momento del giorno,
[Link]:
il
monto, quando
la bella
e con man vela
nelle braccia,
glia .
La
si
cui egli celebra
l'alba e
il
tra-
snoda dalle sue braccia
le ridenti ciglia, o l'accoglie
il
dolce nido
come
suol pispi-
reginella dalle bianche braccia
guardata con occhio indifferente,
come
la
non
Rosa
degli anni pi tardi. C' nei versi a lei dedicati,
in
mezzo alle reminiscenze dell'omerica Nauun calor di sentimento, che fa di quelle
sicaa,
tre poesiole
alcune delle migliori pagine delle
Myricae.
Felici
i
vecchi tuoi;
tuoi fratelli
chi sua
e pi,
felici
quando
ancora
a te piaccia,
sua dimora,
o reginella dalle bianche braccia!
ti
porti nella
30
Il
GIOVANNI PASCOLI
I -
poeta
si
raffigura
non senza trepidazione
le
prossime nozze:
Quella sera
quella notte
tuoi vecchi...
tuoi vecchi
soffocheranno contro
Per un momento
le
un dolor
pio
lenzuola.
sogna di esser
lui
lo
sposo
felice:
Al camino, ove scoppia la mortella
sogno o veglio teco:
tra la stipa, o ch'io
mangio teco radicchio
Al
e pimpinella.
soffiar delle raffiche
sonanti
l'aulente fieno sul forcon m'arreco
e visito
miei dolci ruminanti:
poi salgo e teco
Vano sogno:
vano sogno!...
lo scolaro costretto
a tornare al
suo latino e al suo calepino.
Ma
io
sento in questa lirica amorosa l'eco
dell'Idillio
maremmano
del Carducci, e pi an-
cora della poesia di Severino Ferrari; la quale
giustamente stata pi volte ricordata negli
ultimi anni, a proposito del Pascoli
l
(
Sul Ferrari,
si
veda
il
volume secondo
tura della nuova Italia, pp. 280-9.
Lo
( ).
ogni
della Lettera-
stato d'animo dei due poeti
prima ampia raccolta dei Versi del Ferentrambe nel 1892) era, per molti rispetti ed anche per molte circostanze estrinseche, simile. Gli
autori infatti si dimostrano scolari del Carducci nella predilezione per le forme della poesia trecentesca e popolare, in
(le
prime Myricae
e la
rari furono pubblicate
certe
movenze
di stile, in quel piglio robusto e semplice in-
sieme, che fece gi lodare la poesia carducciana come la pi
parlata > di tutte le nostre. Erano, inoltre, quasi compaesani,
con le medesime fonti materiali d'ispirazione: i paesaggi, i
costumi,
sono
le
consuetudini di vita, cui alludono nei loro versi,
nel poeta di San Pietro a Capofiume e in
gli stessi
I -
modo,
il
31
GIOVANNI PASCOLI
la lirica
mente
moMyricae
Pascoli non ha pi ripreso^ codesti
tivi: anzi, dalle'posteriori edizioni delle
Crepuscolo
stata_espunta.
ne stato espunto
un
Ed
egual-
sonetto, in
poeta prendeva atteggiamento e
nome
cui
il
di ribelle
a un principe; come non ha mai raccolto i versi rivoluzionari, pei quali era noto tra
i suoi condiscepoli di Bologna e dei quali conosco
di fronte
alcuni, che credo inediti e
che cominciano:
Soffriamo! nei giorni che il popolo langue
il sorriso, la gioia vilt!
insulto
mani nel sangue,
che accenna non teme o non sa.
Prometeo sull'alto del Caucaso aspetta,
aspetta un hel giorno che presto verr;
un giorno del quale sii l'alba, o Vendetta!
un giorno il cui sole sii tu, Libert!...
Sol rida chi ha posto le
il
fato
quello di San Mauro, nel campagnuolo dell'estremo bolognese e in quello della confinante estrema Romagna: en-
trambi sbalzati come insegnanti nelle pi lontane regioni
d'Italia, e portanti nel cuore l'uno il piccolo borgo dove
non che un argine, cinque olmi e quattro case*, e l'altro
sempre un villaggio, sempre una campagna, il paese dominato dalla azzurra vision di San Marino E furono, infine,
coetanei, condiscepoli ed amici, e si scambiavano versi, e l'uno
ricord l'altro nelle proprie poesie. Per la comunione d'anime
che si forma tra giovani fervidi di disegni e di speranze,
alcuni atteggiamenti artistici doverono passare dall' uno all'altro; n detto che il succubo fosse sempre il Pascoli,
quando gi nel Mago il Ferrari celebrava l'amico come l'artista dalla lima d'oro, dalle fresche armonie, dai baldi
voli , e simboleggiava l'arte di lui nel canto di un lieto coro
di giovani capinere e usignuoli . Accade quindi che, alcune
volte, leggendo il Ferrari, par di leggere il Pascoli della
prima maniera. Cosi in certe impressioni di campagna: C'
un zufolar s tremulo che viene Di fondo ai fossi... ; in certe
.
32
Ma
GIOVANNI PASCOLI
da questo Pascoli amoroso
Pascoli
\
preistorico
e ribelle,
tornando
allo
da questo
storico
dicevamo, dunque, che nelle prime Myricae, e
soprattutto nella serie che le segu, gi si vede
com'egli si sforzi ad una poesia pi complessa
come
e personale ed intensa, e
dia
subito in
buon piovano, che passa pei campi
salutando e benedicendo. tutti, una figura che
ha tocchi esagerati. Benedice
disarmonie.
anche
Il
falco,
il
anche
(nero in
mezzo
anche
corvo, anche
il
il
falchetto
al ciel turchino),
becchino,
il
poverino,
che lass nel cimitero
il giorno intero.
raspa raspa
Anco per poco ondeggerete, o
canapa verde...; in certi interni di case rucucine L splendeva co '1 giorno nei decenti
visioni di opere agricole:
chiome De
stiche e di
Costumi
la
; e finanche nella descrizione della vita degli uccelli, nei pensieri dei rosignuoli o
negli amori delle capinere: Come un argenteo tinn di cam-
la virt della massaia...
panello...
Ferrari:
D'altra parte, nel Pascoli
Cantano a gara intorno a
risentono accenti del
si
lei stornelli
Le
fiorenti
ragazze occhipensose... ; Siedon fanciulle ad arcolai ronzanti.... Ma la poesia del Ferrari, se mostra una cerchia
di pensieri e di sentimenti pi ristretta di quella del Pascoli
ed alquanto inferiore a questa per maturit di forma, poi
fortemente dominata dal sentimento d'amore, che manca
quasi affatto nel Pascoli:
Se corso d'acqua o ben
fiorito
ramo
6 strepito di venti o di bell'ale
chieda l'onor del breve madrigale,
non l'ottiene per se una gioconda
forma di donna a la romita scena
non dia
'1
senso d'amor ond'ella
piena.
GIOVANNI PASCOLI
33
L'affettazione gi nel Morticino:
Andiamoci a mimmi,
lontano lontano...
Din
^on
don...
oh
ma
vedi ch'ho in
dimmi:
mano
cercine novo,
il
le
scarpe d'avvio?...
e nel Rosicchiolo (la
un pezzo
madre morta ha accanto
di pane, serbato pel figlio), tutto rotto
e ansante di esclamazioni:
Per
per
te l'ha serbato, soltanto
povero angiolo; ed eccolo
te,
o pianto!
vedi? un rosicchiolo secco.
Moriva sul letto di strame;
tu, bimbo, dormivi, sicuro.
Che pianto che fame
lo
Ma
c'era
un
rosicchiolo duro...
e in altre molte. Gi vi sono le inopportune
ma-
terialit. I versi Scalpitio:
si
sente
un galoppo lontano
( la...?)
che viene, che corre nel piano
con tremula rapidit;
non sono da riprovare (come stato fatto) per
l'ardimento metrico, ma perch la previsione
della Morte che sopraggiunge diventata in essi
qualcosa di prosaico, quasi di un treno che arrivi; e il verso, lodato per bellissimo: con treB. Croce, Giovanni Pascoli.
34
I -
mula
GIOVANNI PASCOLI
rapidit, di una precisione sconcordante
come sconcordante
soggetto;
col
triplice
il
grido ultimo: la Morte! la Morto! la Morte!,
che ricorda quello del madrigale
Au
Lo
di Mascarille:
au voleur! au voleur! au voleur!
voleur!
strafare appare gi per molti segni. Alla
breve poesiola:
II
cuore del cipresso, sono state
aggiunte, nella seconda edizione, altre due parti
per rincupirla e renderla enfatica; con raffinati
come: l'ombra ogni sera prima entra
nell'ombra, e con interrogativi a pi riprese:
E il tuo nido? il tuo nido?.... Finanche la
giochetti
ottava quasi in tutto bella delle prime Myricae:
Lenta
la
neve fiocca fiocca fiocca:
una zana dondola pian piano.
Un bimbo piange, il piccol dito in bocca;
canta una vecchia, il mento sulla mano.
La vecchia canta: Intorno al tuo lettino
c' rose e gigli, tutto un bel giardino.
Nel bel giardino il bimbo s'addormenta.
La neve fiocca lenta lenta lenta;
senti:
stata esagerata,
non potendosi
altro, nel titolo.
S'intitolava semplicemente: Neve, e fu poi intitolata: Orfano; laddove evidente che nessuna
ragione artistica costringeva a privar dei genitori
quel caro piccino, che piange,
il
piccol
bocca
Allorch, dunque, nelle Myricae si prescinda
da ci che eco o incidente passeggero o semdito in
plice schizzo e quadretto minuscolo, vi
in
embrione
il
si
trova
Pascoli con le sue virt e coi suoi
I -
difetti.
si
GIOVANNI PASCOLI
Le Myricae contengono
svilupperanno
Canti
di
poemetti georgici e morali;
mano
ai
Poemi
35
motivi da cui
Castelvecchio e
quali
danno poi
la
conviviali e agli Inni.
III.
da ved ere
perci se non convenga seguire
l'altra
indicazione, che
cio
Pascoli
ci stata offerta: che
vero sia da cercare nella sua
poesia ultima e degli anni maturi, neLJPascoli
il
maggiore contrapposto
al
minore
in quello
delle solenni composizioni in terzine e in endecasillabi sciolti.
da vedere
se di quei difetti,
di cui libero nelle prime Myricae perch si
appaga del piccolo, non sia riuscito poi a liberarsi anche e meglio per altra via, lavorando
in grande, componendosi un gran corpo.
E poich non diletta sfondare porte aperte,
lascio da banda g l'Inn i, che per comune e con
corde giudizio sono la parte pi debole della sua
produzione ultima, e vado difilato ai Poemi convi-
Nei quali, a tutta prima, sorprende un'aria
compostezza, una facilit ed egualit d'into-
viali.
di
nazione, onde
par
persona, o tale che
di
avere
innanzi
un'altra
improvvisamente e magnificamente che non lascia riconoscere l'antica. Che cosa mai accaduto? Il
Pascoli, oltre che poeta, anche umanista: conforme alla tradizione della nativa Romagna (classi
sviluppata cosi
sicheggiante, pi forse che altra regione d'Italia
36
GIOVANNI PASCOLI
decimonono),
secolo
nel
all'indirizzo
Non
della
un pensatore, e
nemmeno propriamente quello che si dice un
dotto, perch la sua solida cultura letteraria non
scuola
Carducci.
del
orientata verso la ricerca scientifica o storica,
ma
godimento del gusto e la riproduzione della fantasia. Perci ha qualcosa di anverso
il
tiquato rispetto al
e,
modo moderno
della filologia;
insieme, qualcosa di raro e di sorprendente.
scolaro, faceva meravigliare
cevano
ch'egli attendesse a mettere in prosa attica
l'autobiografia del Cellini; e ancora
le
Ha
si
narrano
sue prodezze di versificazione latina e greca.
presentato pi volte poemetti latini alla gara
internazionale di Amsterdam, e pi volte ha
portato
di
Da
condiscepoli che di-
primo premio.
il
Ha
ri-
compilato antologie
poesia latina, e postovi introduzioni critiche,
nelle quali
gli
si
trovano brani e pagine descrittive,
aedi, Achille morente, l'agone tra
Omero
ed Esiodo, Solone vecchio che vuol imparare un
che ricompaiono
canto di Saffo e morire, ecc.
nei
Poemi conviviali
(*).
Ora, in questi poemi
(*) Un esempio. L'aedo viaggia per l' Hellade divina e
per le isole. Si aggira spesso lungo il molto rumoroso mare
per trovare una nave bene arredata, che lo tragitti: egli
paga i nocchieri con dolci versi, se accolto... Ma, se respinto, maledice... Cos a tutti si rivolge l'aedo, che a tutti
canta, uomini e dei: entra come nella casa dei re, cos nella
capanna del capraio chiede con la maest del sacerdote s
ai pescatori che tornano, s ai vasai che accendono la fornace e canta. Qualche volta dorme sotto un pino della campagna: qualche volta, sorpreso dalla neve, vede risplendere
in una casa'ospitale la bella fiammata, che orna la casa come
;
I -
GIOVANNI PASCOLI
37
sposa la sua ispirazione poetica alle forme
egli
poesia greca,
della
nella
riproduzione ha
cui
Come
acquistato pratica meravigliosa.
nei poe-
metti presentati alle gare olandesi parla latino,
e in latino
Ciocco, dei
Due
primi abbozzi o
sizioni italiane, cos nei
giri,
ma
assimilatrice,
con tutte
lungo
sottintesi di chi si a
Il libro un
un capolavoro
nutrito di poesia greca.
virt
varianti del
compoPoemi conviviali parla
greco: greco con parole italiane,
le inflessioni,
le
fanciulli e di altre sue
trionfo' della
aultura
di
Questo linguaggio greco, adottato
dal Pascoli, conferisce alla sua nuova o/pera un
umanistica.
aspetto
meno
agitato e dissonante.
Ma, quando
si
afferma, com' stato affermato,
che nel passare dalla lettura
dei
non
si avverte diversit di
bisogna rispondere di star bene attenti a
lasciarsi
ingannare dalle apparenze. Sotto
l'acqua limpida e cheta
turbinosa
Omero:
anzi, la sua,
il
a quella
Poemi conviviali non
sorta,
dell' Odissea
figli
l'uomo,
si
muove
torbida. Pascoli
le torri le citt,
mare. (Epos,
p.
xxi).
mare; sotto un pino
io
dorino
m'annunzi, per luoghi soli, stalle
di mandriani, un subito latrato;
mentre erravo tra la neve e il vento,
vampa da un aperto uscio improvvisa
nella sua casa mi svel la donna,
che fila nel chiaror del focolare.
la
'
'jf /)
non'l^y*/
cavalli la pianura, le navi
Si ascolti ora II cieco di Ohio:
dai pomi avari; se non se talora
o,
di pi dissimile
Io cieco vo lungo l'alterna voce
del grigio
corrente
Pascoli
quanto
la
)J^
38
si
GIOVANNI PASCOLI
possa pensare dalla
poesia omerica:
ingenuamente umana, quella
cos
questa
sapiente
cosi
nella sua umanit, cosi sorpresa e stupita della
sua ingenuit che sta a guardarla e a riguardarla
ad ammirarla; e non le par vera!
Si pu scegliere a piacere qualsiasi dei suoi
poemi, giacch il loro valore press 'a poco si equi-
in viso, e
vale. Anticlo nato
da due versi
mezzo
del-
nel cavallo di legno, sta per
l'Odissea.'. Anticlo,
rispondere alla voce di Elena che contraffa quella
quando Ulisse
della moglie di lui,
mano
nella gola
),
Il
gli
caccia la
Pascoli comincia con l'ese-
Le due
prime parti del poemetto sono quasi ripetizioni
l'una dell'altra: un granellino di poesia diluito
in molta acqua:
guire variazioni intorno a questo motivo.
E con un
dentro
il
urlo rispondeva Anticlo,
cavallo, a quell'aerea voce,
se a lui la bocca
non empia
col
pugno
Odisseo, pronto...
La voce dilegua chiamando ancora
finch
.per
nome,
non s'ode pi nulla:
finch all'orecchio degli eroi
che
il
non giunse
loro corto anelito nel buio;
come, all'ora del tramonto, mentre essi se
ne stavano chiusi nel gran cavallo, udirono lontanare i cori delle vergini; e poi si fece sera, e
cos
4
(
''AvxikX,05 5 a y' 0X05 [igCi|>ac8ai jieaaiv
fj8EXv,
XV
'Ovaaevq
:tl
naxaxa xeQoi
Jite^ev
VO)X8|la)5 KQaT8QT<Jl.
Odiss., iv, 286-8.
I -
nella sera
al cavallo,
chiamava intorno
una voce dolce che aveva la pi pos-
si
ud una voce che
sente attrattiva sui cuori.
modo
39
GIOVANNI PASCOLI
siamo a questo
primo verso,
ricondotti alla situazione del
che viene chiarita:
Era
la
donna amata, era
la
donna
lontana, accorsa in quell'ora di morte,
da molta ombra
di monti,
e tutti correvano gi
onda
come a
case, rispondendo all'appello;
al
mari
rientrar nelle loro
ma
cenno d'Odisseo. Anticlo no:
tra le fatiche e le glorie
di
si
contennero
egli pi di tutti,
della guerra, nutriva
in cuore la nostalgia della casa; e apr la
bocca
a rispondere e strinse con la bocca il pugno di
Odisseo. Non solo la narrazione cos girata e
rigirata (direi che
ma
poeta non procede
vi si culla dentro):
poche preziosit.
lito
ma
il
anche infiorata
Si sar notato quel
oltre,
di
non
corto ane-
degli eroi nel buio, bellissimo di evidenza,
che
ci
mostra
la
consueta ipersensibilit del
Pascoli per le impressioni minute e piccine; e
si
la
voce... che suonava al
voce dolce pi che niuna, Come
ad ognuno suona al cuor sol una, e Anticlo
che era forte s, ma per forza, e non avea
la gloria loquace a cuore... , e simili. L'impressione, che prova Anticlo alla voce che lo chiama
per nome, resa con un balenio d'immagini
noteranno ancora
cuore
Come
la
leggiadre:
come ud
la
voce
della sua donna, egli sbalz d'un tratto
su molta onda di mari, ombra di monti;
40
I -
ud
lei
GIOVANNI PASCOLI
nelle stanze alte
spinger da
il
telaio
scendere l'ardue scale;
e schiuso il luminoso uscio chiamare
lui che la bocca apri...
s,
il poemetto si svolge allo stesso
modo, tra fine e prezioso. Anticlo ferito a morte
e prega che venga a lui Elena, a rifargli la voce
della sua donna. Sentite di nuovo la preziosit
Nelle altre parti,
nell'incesso di Elena:
E cos, mentre gi moriva Anticlo,
veniva a lui con mute orme di sogno
Helena. Ardeva intorno a lei l'incendio,
su l'incendio brillava il plenilunio.
Ella passava tacita e serena,
come la luna, sopra il fuoco e il sangue.
Le fiamme, un guizzo, al suo passar, pi
spremeano un rivo pi sottil le vene...
alto:
il finale a sorpresa: il Pascoli ha composto
un poemetto senz'essere fortemente posseduto
da un sentimento detepminato. Anticlo, al vedersi accanto la raggiante belt di Elena, mentre
ella
schiude la rosea bocca:
ricordar te sola
No
(disse),
E un epigramma sulla
voglio
bellezza
di Elena.
La
cetra d'Achille
dell'eroe,
(il
canto dell'ultima notte
a cui la morte sopra)
una sequela
di descrizioni: la
la situazione. Si resta
si
risolve in
decorazione soffoca
ora col barbaglio nell'oc-
chio di particolari troppo minuti:
sbalz attento Achille
su dal suo seggio, e il morto lion rosso
gli rasp con le curve unghie i garretti...;
GIOVANNI PASCOLI
romba
ora con la
41
nell'orecchio di versi che suo-
nano quasi musica, se anche non creano
magine:
Passava
il
canto tra la morte e
Similmente, l'Ultimo viaggio:
il
l'im-
sogno.
si
ricordano squi-
sitezze moltissime di particolari,
come quei vec-
chi marinai
al
remo
cantano
al
compagni di Ulisse che si rimettono
comando del loro vecchio duce e
cantavano, e il lor canto era fanciullo
de' tempi andati: non sapean che quello...
e tanti e tanti altri;
ma
Ulisse, cos nitido nel-
V Odissea, diventato una figura evanescente.
Nel primo dei Poemi di Aie, la descrizione dell'omicida inseguito da Ate l'amplificazione di
una sensazione: l'uomo corre tentando invano
di sfuggire alla
Ma
tristo e
sempre
vecchia Ate, che
gli
vien dietro
secco gli venia da tergo
lo steso calpestio
discorde,
misto a uno scabro anelito...
...
dietro di se picchierellare
il
passo
eterno con la sbita eco breve.
Le Memnonidi
una lunga allocuzione lam-
biccata dell'Aurora ad Achille, che le ha ucciso
tiglio e al quale essa predice
mincia con un'antitesi:
il
Disse:
non
Uccidesti
il
figlio
rivedrai ne la sua
la
morte. Co-
dell'Aurora:
madre ancora;
42
GIOVANNI PASCOLI
continua variando artificiosamente di metro, con
troppo abile progressione; intesse immagini, de-
gne
un poeta decadente
di
non della dea Au-
rora:
vedeva predatore impube
immerso nella tua
anima azzurra come in una nube;
Io
ti
correre a piedi,
lunghe descrizioni come quella dell'Aurora che
desta gli uomini alle opere di vita; e finisce con
un rifacimento verboso del dialogo di Achille con
Il Sogno di Odisseo ci d l'esem-
Ulisse nell'Ade.
pio
del
ritornello
in
versi
sciolti:
tanto
le
forme metriche non sono qualcosa di superficiale, e non si pu sperar di coglierne il valore
tenendosi alla superficie. E di ritornelli chi abbia
orecchio fine ne trova in tutte le pagine di questi
poemi, che si perdono spesso in una vaga musicalit verbale: il ritornello, non meno qui che nelle
poesie del Pascoli rimate, serve (come stato da
bene osservato) a dare un'unit estrinseca
che altrimenti si disgregherebbe perch
privo di vera complessit e di unit intima.
In Alexandros dovrebbe essere svolto il concetto leopardiano che, conosciuto, il mondo non
cresce anzi si scema; ma Alessandro, giunto al
confine della terra, non suggerisce al poeta se
non argutezze di pensieri e fragori d'immagini,
con alternativa di estrema determinatezza ed
estrema indeterminatezza:
altri
a ci
E cos piange, poi che giunse anelo:
piange dall'occhio nero come morte,
piange dall'occhio azzurro come cielo;
che
fa
si
43
GIOVANNI PASCOLI
sempre
(tale la
sua sorte)
nell'occhio nero lo sperar, pi vano;
nell'occhio azzurro
il
desiar, pi forte.
Egli ode belve fremere lontano,
ode forze incognite, incessanti,
egli
passargli a fronte nell'immenso piano,
come
trotto di
mandre
d'elefanti.
Ma, a questo punto, lo stento e lo sforzo cedono;
il
Pascoli, con un intanto, congiuntivo o
avverbiale che sia, emette la sua nota lirica:
e
Intanto nell'Epiro aspra e montana
filano le
sue vergini sorelle
pel dolce assente la milesia lana.
tarda notte, tra le industri ancelle,
torcono il fuso con le ceree dita,
e il vento passa e passano le stelle.
Olympis, in un sogno smarrita,
ascolta il lungo favellio d'un fonte,
ascolta nella cava
le
Eppure
ombra
infinita
grandi querce bisbigliar dal monte.
anche
no:
sieme vedersi
il
in queste terzine possono in-
pennello di un gran pittore e
un pennellino pi
delicato,
che
si
tinge in qual-
cosa che simile al belletto.
Cosi
dei
le
il
difettivo, e
Poemi conviviali
pure ricco
ci
di fascino, libro
rida l'ansia che suscitano
opere anteriori del Pascoli: anche in esso
particolari sono sentiti, troppo sentiti, troppo ac-
carezzati, e la sintesi deficiente. I
maggiori
lodatori di questo libro, nel quale, secondo essi,
il
Pascoli
ha toccato
tuttavia avvertito che
canti che lo
le
cime
dell'arte,
hanno
forse nessuno dei singoli
compongono
perfetto .
l'osser-
44
GIOVANNI PASCOLI
vazione giusta, e
Un
.la
confessione importante.
dunque, composto di singoli canti
imperfetti: come mai? Gli che la bellezza
dei frammenti, e dal libro se ne raccolgono tanti
e tanti, che sorge l'impressione della ricchezza
e della grandezza. E con acume stato racco-
gran
libro
stato questo
poema
ellenico del Pascoli al
Laus
poeta frammentario per
ellenico del D'Annunzio, alla
poema
rtae, libro
un altro
indole, bench diversamente frammentario: di un sensuale,
che non pu mai dominare il dramma umano,
il quale invece dal
Pascoli sentito bensi, ma
di
solo in guizzi e rapidi bagliori.
Per ragioni di compiutezza, bisognerebbe dare
uno sguardo a un'altra delle manifestazioni cronologicamente ultime del Pascoli: al Pascoli prosatore, che stende ampie prefazioni alle sue raccolte, fa discorsi e conferenze, scrive saggi critici.
La sua prosa
tutta riboccante d'intenzioni sot-
che si sforzano tanto ansiosamente
verso l'effetto da non raggiungerlo. Vi abbondano
tolineate,
gl'interrogativi, seguiti subito dalle relative risposte, su questo tipo:
Tu
Come?
Col contentarci
sarai pi lieto, sai perch?
Il
perch
...;
questa tela che sar? Quella del pensiero
umano...
bini:
. Il
tono spes so di chi parla a
La prima capanna che uomo
bam-
costru, di
terra seccata al sole, alla sua donna, gli insegn
una coppia di rondini a costruirla. Ci fu al
tempo dei nomadi Vi s' incontrano le riproduzioni foniche di suoni, come hTI^psie Quel
campaniletto c' stato tempo in cui non lo sen.
GIOVANNI PASCOLI
I -
45
tivamo annunziare la festa del domani? Dindon...
din din don din din don... . Gli sgriccioli che...
parlano romagnolo? dicono magne, magne, magne?.... Vi s'incontrano le piccinerie d'imma-
come
gini,
nei versi. Discorre della giustizia so-
No, non
ciale:
perle prima.
che
ci
non
ci
possono aggiustare l'anima e
rotte: bisogna non rom-
si
umana, una volta
la vita
bisogna che ci
son cose che non
si
sappia e
si
veda,
possono riparare. Se
si
romperebbero
meno stoviglie Mettete d'accordo il padre ucciso e la giustizia sociale con le stoviglie rotte
fossero
concini, chi sa?
si
e coi concini! Parla, nientedimeno, di Garibaldi;
e,
rivolgendo
discorso ai giovani siciliani, co-
il
addormentato nella sua isola.
Due bambine sue gli fanno compagnia. Il mare
instancabile si muove azzurreggiando intorno a
mincia:
Egli
si
quell'immobilit, e s'alza
s'abbassa, e s'alza
ancora e sempre, come per vedere che . Nulla
Nulla! E il mare non cessa mai di parlare intorno
a quel silenzio, sciusciuliando (come dite voi)
!
sulla
sabbia,
gemendo tra le scogliere... .
il mare di Caprera con lo sciu-
Mettete d'accordo
sciuliare del dialetto
siciliano!
Questa
la
prosa del Pascoli; la quale di rado diventa semplice e armonica, e forse soltanto in alcune delle
pagine introduttive alle antologie dei poeti romani.
In qualunque
modo
la
si
tenti, la divisione
merc delimitazione
ammettere che, in alcuni dei suoi volumi ultimi,
siano componimenti che mostrano i suoi difetti
critica dell'opera del Pascoli
cronologica
si
chiarisce ineseguibile. Si pu
46
I -
GIOVANNI PASCOLI
grado da rasentare la stravaganza:
un ritornello piglia
a rifare onomatopeicamente il vagito del neonato
(Ov' , ov'?); nei Poemetti aggiunti, quell'orrida
ltaly, col gergo angloitalico degli emigranti recresciuti a tal
nei Canti di Castelvecchio,
duci dall'America; negli Inni, l'inno Per le bat-
Ma
terie siciliane]
negli ultimi
bisogna dire anche che, se
volumi crescono
scono anche
dalle piccole
Myricae
e ai
Poemi conviviali
anche
la
suoi difetti, cre-
il cammino percorso
Canti di Castelvecchio
suoi pregi:
dell'affettazione
ma
ai
considerevole.
Il
seme
svolto in pianta rigogliosa;
si
virt immaginativa ed espressiva
ha avuto il suo rigoglio.
Proviamo ora se sia applicabile l'altro proce-
del Pascoli
dimento
critico, pel
quale la parte schietta viene
separata da quella artificiosa, nell'opera di un
secondo il vario carattere del contenuto
quale l'artista si ispirato o ha cercato
artista,
al
d'ispirarsi.
IV.
La concezione che il Pascoli ha
come una forma
stata considerata
ticismo, e tratta
a paragone
di
differenze con le concezioni del
Ma
della vita
di
roman-
somiglianze e
Manzoni
del
romantica essa non mancando
dell'essenza stessa del romanticismo sentimentale,
il disquilibrio: manzoniana nemmeno, perch la
rassegnazione manzoniana ha per suoi rappresentanti fra Cristoforo e Federico Borromeo, diLeopardi.
GIOVANNI PASCOLI
47
sposti a spiegar l'unghia e insanguinarle labbia,
a lottare sempre che
si
debba. L'ideale del Pascoli
invece antiromantico, perch chiaro e determinato; e, d'altra parte, esclude la lotta. Perci,
considerando in genere, non pu definirsi
menti che ideale idillico.
La
altri-
disposizione idillica appunto questo:
il
rifuggire dalla pienezza della vita, l'aborrire
il
mare con le sue tempeste e tenersi alla terra.
Non gi, beninteso, ch'essa riesca ad escludere
da cui rifugge: se volesse
muterebbe in un ideale
di morte, laddove pur sempre ideale di vita.
Ma ideale di una vita, nella quale la lotta e l'agitazione siano ridotte al minimo, conservandone
del tutto quella lotta
escluderla del tutto,
si
solo quel tanto indispensabile al carattere stesso
della vita: la fatica
che
fa
assaporare la dolcezza
non possibile
superamento del male e trepidare
nel ricordo; o (come dice il Pascoli stesso, con
le solite sue immagini alquanto materialotte) la
passeggiata per la viottola del dolore, che d un
del riposo,
il
dolore, senza cui
confortarsi nel
giovanile appetito di gioia e fa parer
anche una crosta
legumi. L'anima
che si astrae dalle
chiuso agone dove
neppure l'anima
buon cibo
ammuffita e una scodella di
idillica
non
quella ascetica
cose contingenti ed entra nel
combatte sola con Dio; e non
del gaudente placido, che si
restringe egoisticamente in s stesso, a coltivare
i
suoi piaceri e capricci. Essa ama le cose, ama
il mondo; ma le piccole cose, un piccolo mondo,
mutevole il meno possibile o il meno rapidamente:
48
GIOVANNI PASCOLI
non si sottrae ai doveri, ma chiede quelli semplici,
ben determinati, regolari, privi di grosse burrasche. Perci anche il sentimento idillico si mostra
congiunto, nel corso delle sue manifestazioni sto-
con l'aspirazione alla vita rustica dei pastori, dei contadini o dei pescatori: a quella vita
che, aspra e feroce che sia nella sua realt genuina, appare, per ovvie cause, all' immaginazione
dell'uomo culto (esperto di ben altri contrasti),
ricca di armonia e di pace, d'innocenza e di
riche,
bont.
Se dunque
si
vuol riattaccare
famiglia di spiriti
affini,
si
il
Pascoli a una
lascino da parte e
Leopardi e Manzoni, e altre anime siffatte, energiche e tumultuose e grandiose pur nella depressione della tristezza o nella
sit,
si
operi
il
calma
della religio-
ricongiungimento con
la serie
ha ragione nel procontro coloro che lo hanno chiamato ar-
dei poeti idillici. Il Pascoli
testare
cade; l'arcadia la rettorica
dell'idillio,
come
il
sentimentalismo la rettorica del sentimento,
la
romanticheria dell'amor passionale e del dolore
passionale e del dolore universale,
patriottar-
il
dismo del patriottismo; e il suo sentimento idillico
non rettorico, ma profondo. Minore ragione,
per altro, egli ha, quando afferma che il suo
ideale di vita ideale di forza: forza ci ho messo,
non avendo nel mio essere, semplificato dalla
sventura, se non forza da metterci Come mai
forza, se un ideale che aborre le forme stesse
onde la forza si manifesta? Il Pascoli vorr dire
che la sua aspirazione morale pure una forza,
.
I -
la
GIOVANNI PASCOLI
49
sua lotta contro la lotta pure una
lotta;
ma
bisogna star-bene attenti a non farsi illudere da
giuochi di parole, pigliando un vocabolo mede-
simo in doppio significato.
Senonch, la disposizione idillica, l'amor della
quiete, si colora variamente secondo la varia
proporzione degli elementi di gioia e di dolore
onde contesta quella breve cerchia di vita in
cui l'animo si chiuso e a cui fortemente si
attacca.
Sono
l'idillio
gaio di chi,
infinite gradazioni,
come
si
che vanno dal-
suol dire, privo di
ambizioni, favorito dalla sorte, vive tra
cari,
i
suoi
suoi vecchi, la sua consorte,
fratelli,
suoi
suoi bambini,
esercitando un'attivit sana ed
eguale, appena turbata dalla malinconia di qual-
che ricordo e dal timore della futura perdita di
alcuna delle cose amate; via via sino alla disposizione idillica di chi giunto alla calma dopo
angosce terribili, e gusta una pace su cui stende
ancora le sue ombre il dolore. A questo estremo
della serie sta il Pascoli, la cui concezione della
vita un idillio doloroso, o una georgica tragica >, come stata argutamente chiamata.
E l'idillio di un animo piagato; una pace di
conquista, non di natura.
La
gini
casetta e la famigliuola, che sono le
consuete
dell'idillio,
imma-
hanno accanto a
s,
nella visione del Pascoli, un'altra casa e un'altra
famiglia in cui egli vive non
meno che
in cui trascorre la vita materiale:
il
in quelle
cimitero, e
fantasmi dei suoi morti. Questi morti sono sempre con lui: tornano sempre a quelle pareti doi
B. Croce, Giovanni Pascoli.
50
GIOVANNI PASCOLI
raestiche da cui furono crudelmente strappati:
toccano e riconoscono le loro masserizie, i loro
che tesserono e cucirono,
che generarono e lasciarono bambini,
abiti, le tele
figliuoli
fratelli
prime gioie brevi e i primi
pungenti dolori. Immagini di morti, che si tirano
dietro, nell'animo del poeta, altre immagini affini:
mendichi, vecchi, ciechi, bambini deboli e piangenti. un idillio, irrigato di pianto: il tesoretto
coi quali divisero le
domestico, sul quale egli vive,
formato dal
ricordo dei mali e delle angosce sofferte. L'ere-
mita
(del
lungo
il
poemetto cosi intitolato), nello scendere
fiume della morte, grida:
Signore, fa ch'io mi ricordi!
Dio, fa che sogni! Nulla pi soave,
ma molto
duole obliarlo; che gettare grave
il fior che solo odora quando clto.
Dio, che la fine del dolor;
Da
questa contemplazione, fatta fine e abito di
vita, sorge
una forma
non
di serenit: l'animo,
pi interiormente dilaniato, pu volgersi al
mondo
esterno, e guardare ed osservare e comentare, in
un modo per
altro
vicende: calmo,
s,
sempre intonato alle
ma non gaio: sereno,
sofferte
ma
non
agile e leggiero.
sorgono insieme
le gioie
modeste:
l'attitu-
dine a godere delle cose piccole, del riposo giornaliero,
della
mensa, della passeggiata,
studio; a scoprire in esse
ascosa, che
non
altri,
dello
un sapore, una virt
pi fortunati o pi sfortunati,
vi scoprirebbero:
come
nel fior d'acanto, che
le api regali
il
disdegnano,
te
le
51
le api legnaiole
contadinella sugge
miele e la
GIOVANNI PASCOLI
gemme n
il
trovano
nettare ignoto.
gli ori
forniscono dolce ospite, vero;
ma fo che ti bastino i fiori
che cgli nel verde sentiero,
nel muro, sulle umide crepe
dell'ispida siepe.
Non
reco al tuo desco
lo
spicchio
fumante di pingue vitella;
ma fo che ti piaccia il radicchio,
non senza
la sua selvastrella,
con l'ovo che a te mattutina
cant
la gallina.
Questa disposizione d'animo stata dal Pascoli, negli ultimi tempi, innalzata a una teoria
etico-sociologica, che egli non si stanca di predicare in tutte le occasioni: tanto che, per questo
rispetto, stiamo per avere, anche noi italiani, il
nostro Tolstoi (purtroppo, solo il Tolstoi che filosofeggia!). La natura una madre dolcissima che
sa quel che fa, che ama i figli suoi, e dal male
ricava per essi
il
bene.
non
La
vita bella, o sarebbe,
Ma
uomini
avvelenano ogni cosa con la discordia, con l'odio,
con la guerra, e con la cupidigia insaziabile, che
il movente riposto e ultimo. Bisogna dunque
dichiarar guerra alla guerra; non ammettere divisioni fatali, esser di nessun partito, addetti solamente alla causa dell'umanit: non ridere delle
parole carit e filantropia, ma accettarle meglio
che quelle di socialismo, individualismo e simili;
se gli uomini
la guastassero.
gli
52
il
I -
GIOVANNI PASCOLI
vero socialismo
continuo incremento della
il
piet nel cuore dell'uomo. Tutte le cose
sono identiche, o s'identificano:
non
sta contro
il
patriottismo
socialismo, e viceversa:
cialismo dev'essere patriottico, e
socialistico.
il
buone
il
il
so-
patriottismo
Tutto affar di cuore, di dolcezza,
Anche
la
scienza e la fede non debbono
rissare: la scienza
deve tener della fede e la fede
non gi transvalutazione,
di piet.
della scienza. Codesta
ma
adeguazione o depressione di valori, sug-
gellata dalla virt del contentarsi: contentarsi
poco solo
Uomini, contentatevi del poco
del poco, perch, se
il
molto piace,
il
che appaga.
vuol dire si abbastanza e s molto: filosofia
della lingua!), e amatevi tra voi nell'ambito della
famiglia, della nazione e dell'umanit.
Una
filosofia, che gi bella e criticata, quando si
mostrato che nasce da uno stato d'animo in ci
(assai,
dividuale; e del resto,
il
Pascoli stesso, pratica-
mente, come uomo, la contradice quando, appena
qualcuno tocca ci che gli caro (la sua arte,
suoi convincimenti critici), corre alle difese
o
e alle offese; non esita a chiamare stolti o
sciocchi i suoi accusatori (si veda la prefazione ai Poemi conviviali)) e, insomma, conserit
proelia, viene alle mani: di che non lo biasimer
io certamente, perch mi par naturale che ognuno
protegga, come pu, le cose che ama.
Nasce da uno stato d'animo e ci conferma
questo stato d'animo, che quello che abbiamo
definito come una variet del sentimento idillico.
Ora, il sentimento idillico costante in tutta
i,
53
GIOVANNI PASCOLI
qua e
Myriprimissime
l'opera letteraria del Pascoli: involuto, e
l
lievemente sorridente, nelle
cae,
chiaramente spiegato nelle poesie posteriori.
Non fanno eccezione
contenuto sono
Poemi
la natura, la
conviviali,
il
cui
morte, la bont, la
piet, l'umilt, la poesia; e la poesia e la
pi d'ogni altra cosa: pensieri
morte
e delicati,
tristi
che risuonano sulle labbra dei personaggi del
mito, della leggenda e della storia ellenica. Per
bocca dell'antico Esiodo parla sempre
il
Pascoli:
E sol com'ora anco felice
l'uomo infelice: s'egli dorine o guarda: N
quando guarda e non vede altro che stelle,
quando ascolta e non ode altro che un canto;
il
Pascoli stesso effigiato in Psiche, che solitaria
nella sua casa intende l'orecchio al canto di Pan:
Eppur
talvolta ei soffia
dolce cos nelle palustri canne,
che tu
s,
ma
e perse
la
l'ascolti, o
Psiche, con un pianto
ch' dolce, perch fu gi pianto
il
triste nel
passar degli occhi
prima volta;
o nell'aedo Femio, che parla ad Ulisse e dice
della poesia, quel che gi era stato detto nelle
varie allegorie ed apologhi delle Myricae:
Un
tortile nicchio,
nicchio vile, un lungo
aspro di fuori, azzurro
di dentro, e puro,
non, Eroe, pi grande
del nostro orecchio; e tutto
con
le
burrasche e
ha dentro
le ritrose
calme,
il
mare,
54
I -
GIOVANNI PASCOLI
coi venti acuti e
Una
il
il
ciangottio dell'acque.
conchiglia breve, perch l'oda
breve orecchio, ma che tutto l'oda;
Pure a te non piacque.
tale l'aedo.
La medesimezza
viviali, e nelle
dell'ispirazione nei
Myricae
Poemi con-
e Poemetti, stata con-
cordemente riconosciuta; e in questo senso si
bene affermato che il Pascoli ellenico un elleno-cristiano.
Diversa opinione stata manifestata per gli
che il Pascoli vuol tentar in
essi la corda eroica, e fallisce. E gli si dato
Inni', e si detto
sulla voce, consigliandolo (per parlare col
poeta) a meditare silvestrem
musam
suo
tenui avena,
deductum Carmen, al calamos
non voglia stridenti miserum
stipula disperdere carmen Ma gl'inni, nel loro
ad attenersi
al
inftare leves, se
complesso, contengono nient'altro che la predi-
cazione del solito vangelo pascoliano:
quelli
sull'anarchico
assassino
si
ricordino
dell'imperatrice
Elisabetta, sul negro di Saint-Pierre, sulla ucci-
sione di
e la
re
Umberto, sul Duca degli Abruzzi
spedizione al Polo, sulle stragi civili del
maggio 1898.
E si deve concludere che non
vi
ha luogo a
distinguere, nell'opera del Pascoli, filoni diversi
di pensieri, correnti diverse di sentimento, e
assegnare
la
ad
parte geniale della poesia di lui
all'una delle correnti, e l'artificiosa all'altra. Si
deve concludere che anche il secondo dei due
procedimenti critici, che abbiamo ricordati, si
chiarisce inapplicabile al caso suo.
GIOVANNI PASCOLI
55
V.
par che serbi sempre
un problema. La genialit e l'artificio,
cos l'arte del Pascoli
l'aspetto di
la spontaneit e l'affettazione, la sincerit e la
smorfia, appaiono uniti negli stessi componimenti,
nelle stesse strofe, talvolta in
Il
male attacca
un
singolo verso.
la lirica nelle sue radici e nelle
sue fibre pi intime, nel metro; talch in moltissime
come
che,
poesie del Pascoli la mossa metrica
staccata dall'ispirazione: quasi
appena sorto
il
vi si sia precipitato
germe
di vita,
si
direbbe
un microbio
sopra a contaminarlo. L'im-
pressione del lettore quella che io ho notata in
rapimento
avvicendano. Abbiamo insieme
un poeta ingenuo e uno bambinesco; un lirico
del dolore e un assassinato di dolore come
avrebbe detto Pietro Aretino; un commoso cantore della pace e un predicatore alquanto untuoso;
un uomo santo e un sant'uomo, uno spirito religioso e un prete. Stiamo a momenti per gridargli
principio: l'attrattiva e la repulsione,
e
il
disgusto
il
si
reddam pr
Carmine donaci, e donargli la nostr'anima (unico
dono degno che possa farsi ai poeti); ma, nelentusiasmati: Quae Ubi, quae tali
l'istante seguente, lo slancio del
donatore resta
messo in imbarazzo: press'a
poco nella situazione di Gargantua, quando gli
nacque il figlio e gli mori la moglie, che non
sapeva se dovesse ridere o piangere: *Et ledbufe
qui troubloil san en tende meni esloit assavoir
sospeso.
il
critico
53
I -
mon
s'il
GIOVANNI
devoit pleurer
femme, ou rire pour
coste et d'aulire,
qui
il
por
le
deuil de
sa
de son filz. D'un
argumens sophistiques
la joie
avoit
suffoquoient, car
le
modo
l'AS
il les
faisoit tres nen in
mais il ne les pouvoit souldre.
Et, par ce moyen, demeuroit empestr cornine
la souris empeige, ou un milan pris au lacet.
Ma il critico non vuole escogitare argumens
sophistiques: vuol vederci chiaro, e non gli
et figura,
riesce.
Non
una consolazione osservare che questa
incertezza
cernente
il
si
ritrova nell'opinione generale conPascoli. Coloro che pi ponderata-
mente hanno scritto della sua opera, mostrano
sempre, in modo espresso o tra le linee, una tal
quale insoddisfazione: e ora concludono che il
Pascoli
non giunge
alla
creazione spontanea e
^geniale; ora riconoscono quel
fetto nelle
che c' d'imper-
sue pi belle creazioni; ora lo consi-
derano piuttosto come precursore che come artista compiuto in s stesso; ora lamentano che
nel Pascoli ci sia l'imitazione di s medesimo,
il pascolismo. Pi volte ho potuto osservare che
alcuni dei maggiori estimatori e lodatori di lui
non sanno celare la loro dubbiezza e cercano
come
di essere rassicurati sulla legittimit della
ammirazione; o alcuni dei pi risoluti avversari non si sentono, nella manifestazione del loro
dispregio, in completa buona coscienza.
Tanta questa incertezza, che si ode lamentare non essere stato finora il Pascoli giudicato
degnamente perch la critica italiana inferiore
loro
al
GIOVANNI PASCOLI
compito suo; ed
altri
scusano la critica con-
siderando l'arte del Pascoli
venire, che solo in
57
come
una nuova
un'arte dell'avfase
spirituale
potr essere compresa a pieno. Sar dunque cos?
Fallimento della critica? o rinvio all'avvenire?
Ma, prima
a codeste ipotesi da
di ricorrere
disperati (da disperati,
perch non
verificabili),
bisogna esaminare un'ipotesi pi semplice. La
, che ci che si presenta come problema
una soluzione; che ci che sembra una domanda, sia gi una risposta che questa mia censura critica, che finora sembra tutto un prologo,
sia gi una conclusione.
quale
sia
Il
Pascoli
per l'appunto, quale
lo
siamo
venuti osservando: uno strano miscuglio di spon-
un grande-piccolo poeta, o,
un piccolo-grande poeta (cosi
taneit e d'artifizio:
se piace meglio,
come, in una delle sue poesie,
la terra a lui appaun piccoletto-grande presepe !). In lui,
anche dopo le prime Myricae, sono sorti motivi
risce
poetici felicissimi, anzi pi ricchi forse e pi pro-
fondi dei suoi primi;
ma
codesti motivi
non ven-
gono padroneggiati e ridotti a unit artistica, e
non acquistano quell'intonazione armonica, che
la manifestazione dell'unit.
Era uno
squisito
poeta nelle prime Myricae, restio a scrivere e a
stampare, tanto che si denominava da s Bee, sfiducioso, non cercava la fama. Ma!
fama l'ha raggiunto, e lo ha eccitato a una
produzione abbondante e artificiale. Spirito poetico qual egli , non riesce mai a diventare del
tutto un retore; ma non riesce neppure alla poe-
lacqua,
la
58
sia
compiuta, e s'indugia in una semi-poesia.
Perci anche
alla
GIOVANNI PASCOLI
I -
non vede nessun termine
egli, ora,
sua produzione: smarrito
prima che
sia diventata
produzione
si
senso della sin-
veramente
lirica,
tale: la
resa facile e meccanica.
numero vorrei che
pi di
il
ogni commozione fa una
tesi artistica, di
sua
Quanto
fossero! (scrive nella
prefazione di Odi e inni, che pure son troppi
non avervi ancor detto nulla
vostri cuori. E temo di
disperatamente
addietro
andarmene, volgendomi
per dirvi ci che non dissi, e che sempre e
ancora il tutto. Bisogna affrettarsi, ora. Gli anni
non vengono, ora: vanno . Perci, non s'acqueta
in nessuna delle sue creazioni. Ogni materia die troppi). Io sento di
di ci
che avevo per
venta per
_padre
gli
lui
inesauribile.
tragi co
Il
fato d el
fonte perpetuajd^__pjoesia^,appunto
per ch nessuna p e rfetta poesia ne nat a. Egli
il rimprovero per quel suo inces-
sente nell'aria
sante verseggiare
casi della propria famiglia; e
difende: Io devo (il lettore comprende) io
devo fare quel che faccio. Altri uomini, rimasti
impuniti o ignoti, vollero che un uomo non solo
si
innocente
ma
virtuoso, sublime di lealt e bont,
e la sua famiglia, morisse.
voglio
che siano morti
non voglio. Non
non si tratta di
io
non l'accusano di parlar troppo
di suo padre, ma di non parlarne abbastanza
poeticamente; ed egli forse insiste nel tema, non
perch spinto da dovere domestico, ma perch
avverte, sia pure confusamente, che non giunto
ancora a concretare il suo sentimento nelle imquesto:
lettori
GIOVANNI PASCOLI
I -
59
magini. Quella tragedia familiare
gli sta
dinanzi
come un grosso blocco di marmo, che non sa
come lavorare: ne fa con lo scalpello saltare
ma
non v'incide una volta per
gruppo. Per la stessa raopera
poetica ha l'aria di
sua
qualche scheggia,
sempre
la statua o
gione, infine, la
il
una poesia dell'avvenire:
motivi, che vi sono
abbozzati e non perfettamente elaborati, paiono
aspettare e provocare l'artista, che
li
ripiglier.
VI.
Come
dal suo stato d'animo idillico
ha tratto una
suo
un'estetica e
di essa, e
si
ed
che la conferma
filosofia
stato, cosi dalla
una
di
quel
critica,
che
il
riflesso teorico
insieme una conferma dell'analisi che
compendio),
l'anima che
campagna
Pascoli
sua arte imperfetta ha tratto
tentata in queste pagine.
io
il
poeta jegli dice
poeta vero un fanciullo:
il
ama
piccola,
Il
il
il
poco, le piccole cose, la
campicello, l'orto con
fonte e con un po' di selvetta,
il
una
cavallino, la
E l'ama con la dolcezza della
perch il poeta non solo il fanciullo, ma
anche il poverello dell'umanit, spesso cieco
e vecchio. Per conseguenza, in quanto poeta,
sempre ispiratore di buoni e civili costumi, d'amor
carrozzina, l'aiolina.
piet:
patrio e familiare e
umano:
sempre
socialista,
perch umano: esclude l'impoetico, e alla fine
si trova che l'impoetico quello appunto che
la morale riconosce cattivo e l'estetica dichiara
60
GIOVANNI PASCOLI
I -
non ragionando,
ma cosi istintivamente, perch ne ha paura o
schifo. Ci che esce fuori di questo amore pel
piccolo) non poesia. Le armi, le aste bronzee,
brutto: l'esclude non di proposito,
carri di guerra,
lunghi viaggi,
le
traversie,
perch sono cose che il fanciullo ricerca con
avida curiosit, e le vagheggia palpitando di
gioia. Ma tale non l'amore, l'eros; tale non
s,
tutta la
Ci
il
moltitudine irosa delle altre passioni.
Pascoli chiama non pi elemento poetico,
ma drammatico;
non pi poesia pura,
applicata; non pi
di
Con
tasia.
sentimento,
ma
di
ma
fan-
l'introduzione dell'elemento erotico,
l'essenza poetica diminuisce: le figure omeriche
sono pi poetiche
di quelle della
tragedia ellenica:
Rolando della Chanson pi poetico dell'Orlando
innamorato e furioso dei romanzieri italiani. La
Comedia dantesca, come
tutti i grandi poemi, i
grandi romanzi, poesia applicata: un gran mare, nel quale di tanto in
grandi drammi,
tanto
si
pesca una perla, un prodotto
di poesia
pura; com', per esempio, nel Purgatorio la
descrizione
viganti
dell'
ora che volge
il
desio ai
na-
Questa estetica la base della sua critica
letteraria. Di Omero mette in mostra l'intonazione fanciullesca:
descriveva
particolari
l'uri
dopo l'altro, e non ne tralasciava uno, nemmeno,
per esempio, che le schiappe da bruciare erano
senza foglie. Che tutto a lui pareva nuovo e bello,
ci che vi aveva visto, e nuovo e bello credeva
avesse a parere agli uditori. La parola
bello
I -
'
grande
ricorreva a ogni
'
61
GIOVANNI PASCOLI
momento
novellare, e
sempre
una nota a
cui riconosceva la cosa.
egli
nel suo
incastrava nel discorso
Diceva che
navi erano nere, che avevano
che galleggiavano perch ben bilanciate, che
avevano belli attrezzi, bei banchi; che il mare
era di tanti colori, che si moveva sempre, che
era salato, che era spumeggiante.... L'Eneide
dipinta la prora,
le
di Virgilio
diventa pel Pascoli quasi un duplicato
si, guerra e bat-
della Georgica: l'Eneide canta,
taglie;
ma
tutto
il
senso della mirabile epopea
in quel cinguetto mattutino di rondini o pas-
che sveglia Evandro nella sua capanna, l
dove avevano da sorgere i palazzi imperiali di
Roma. Nelle sue introduzioni aXY Epos e alla
Lyra, il Pascoli evoca la Grecia primitiva coi
seri,
suoi aedi e mendicanti, ricchi di meravigliose
storie, fanciulli parlanti
ad
sveglianti nell'uomo adulto
altri fanciulli, o
il
fanciullo:
ri-
evoca
il
Lazio primitivo, con la sua vita agreste piuttosto
che guerresca.
da notare un'altra dottrina letteraria del
Pascoli, che si lega alla precedente. Egli afferma
che per la poesia vera e propria agli italiani
manca, o sembra mancare, la lingua; e che bisogna riproporsi il problema posto e studiato dal
Manzoni: il problema della lingua. La lingua, che
si adopera, troppo generica e grigia. Pensate
uccelli, che sono de' fanciulli la
grande e consueta: che nome hanno?
S'ha sempre a dire uccelli, si di quelli che fanno
tottav e si di quelli che fanno crocrol Basta
ai fiori e agli
gioia pi
62
GIOVANNI PASCOLI
dir fiori o fioretti, e aggiungere, magari, vermigli
non
e gialli, e
far distinzione tra
un greppo co-
perto di margherite e un altro gremito di cro-
Ed insegna
chi?.
ai fanciulli
il
segreto per di-
ventar valenti in poesia: Chiedete sempre
nome
di ci
altri,
e solo
quando
chiedetelo a voi stessi,
il
nome
il
che vedete e udite; chiedetelo agli
e,
non
altri
se
non
c',
sappiano,
lo
ponetelo voi
Anche questa dottrina base
critici. Esamina il Sabato del vil-
alla cosa
ai suoi giudizi
gli
laggio del Leopardi, e trova indeterminato e vago
il
un mazzolin
verso
di
rose e di viole;
avrebbe desiderato maggiore precisione per
sere in grado cos di stabilire a quale
l'anno
si
corregge
riferiva
il
mese
&
es-
del-
poeta con la sua descrizione:
Leopardi, che accenna al
notando che nella valle di
odono invece le cingallegre; l'Elogio
altrove
il
canto degli usignoli,
Recanati
si
degli uccelli gli suggerisce l'esclamazione
un nome
di
uccelli:
uccelli,
tutti
tutti
mai
can-
terini! .
Ora
evidente, per quanto riguarda la dot-
che il Pascoli ha equivocato,
scambiando e confondendo in uno l'ideale fanciullezza, che propria della poesia la quale
trina
si
estetica,
libera dagl'interessi contingenti e s'affisa ra-
pita nelle cose,
la
fanciullezza che
gine della contemplazione pura,
listica fanciullezza, che
si
mondo perch non conosce
con
immarea-
la
aggira in un piccolo
e
non
in
grado di
lo ha
dominarne uno pi vasto. E
menato diritto a negare carattere d'arte pura
l'equivoco
I -
a quasi tutta
GIOVANNI PASCOLI
l'arte;
63
a distinguer l'arte dalla
fantasia confinandola al sentimento, e a mutilare
sentimento stesso confinandolo a quel solo
il
sentimento che non sia erotico o passionale, al
sentimento
idillico.
La sua
dottrina sulla lingua ha stretta
nit con quella di
altri linguai;
Edmondo de Amicis
vale a dire,
si
affi-
e degli
riduce in fndo
al-
l'eretismo delle piccole cose, agli alberi che im-
pediscono la vista della selva. Dice
il
Leopardi
Vita solitaria:
nella
Talor m'assido in solitaria parte
sovra un rialto, al margine d'un lago
di taciturne piante incoronato.
E un De Amicis
Piante?
ma
un Pascoli a domandare
quali piante? di quale specie e sot-
tospecie e famiglia e variet? Qui c' l'indeter-
minato
l'impreciso!
dovesse essere,
in
quasi
che Leopardi
quel momento, non gi un'anima
assorta nel problema del dolore e del fine dell'universo,
ma un
dilettante di botanica;
come
prima, nel caso degli uccelli, non un filosofo pessimista,
lo
ma un
cacciatore, esperto a riconoscere
voci e le forme degli
con
lo
La
uccelli,
a cui mirer
schioppo!
critica
del Pascoli,
infine,
unilaterale
ed esagerata. Dove egli s'incontra con poeti e
con situazioni poetiche che rispondono al suo
proprio ideale e alla sua angusta teoria, li sente
e interpreta bene, e vi fa intorno osservazioni
assai
fini.
Ma, trovandosi pi spesso innanzi a
64
GIOVANNI PASCOLI
I -
un'arte diversa, costretto
a tacere o a
ri-
durla sofisticando alla sua personale visione. Rare
sono
dovute
le eccezioni,
allo
spontaneo irrom-
pere di un pi compiuto senso dell'arte. Ma
veramente l'Eneide quella che egli ci presenta
nel giudizio
il
di
riferito
sopra? E, per esempio,
passionale episodio di Didone, cosi importante
come
e significante,
si
veduta
concilia con la
georgica dell'essenza del poema? E, veramente,
Omero
lo stile di
scritto, o
non
di
puerile?
Anche
scoli ci
ha
il
Pascoli
un Omero reso da
ha de-
ci
lui
alquanto
saggi di traduzione che
dati dei
desimi dubbi.
l'originale,
quello che
Non
il
Pa-
me-
istituir sottili confronti
con
poemi omerici destano
convinto come sono che
rigorosamente parlando, non
si
la
traduce;
poesia,
o,
come
stato detto di recente e assai bene da un critico
d'arte tedesco, che chi traduce con la pretesa di
sostituire l'originale, fa
come uno che
volesse
dare a un innamorato un'altra donna in cambio
di quella
o,
che egli ama: una donna equivalente
ma l'innamorato inna-
su per gi, simile;
morato proprio
lenti.
di
non degli equivagrande che avr
possedere un Omero
quella e
contester
l'utilit
per la cultura italiana
il
messo in italiano da un profondo grecista e
da un espertissimo letterato, quale il Pascoli:
anzi affretto coi miei voti
il
compimento
del-
Ma, considerando quelle traduzioni per
d'arte che stiano da s, a me
che tra l'Omero alquanto rimbambinito
l'opera.
s,
come opere
pare
del Pascoli, e quello
un
po' enfatico e accade-
mico,
ma
GIOVANNI PASCOLI
pur grandioso,
di
65
Vincenzo Monti, chi
legga per mere ragioni di godimento artistico
preferir
sempre
il
secondo:
Elena dunque venire vedevano verso
la torre,
e l'uno all'altro parlava parole dall'ale d'uccelli
Torto non che Troiani ed Achei dalle belle gambiere
da
gran tempo per
tale
una donna sopportino
il
male...
Monti ha soppresso le ali di uccello e le belle
gambiere, sentendo che il loro valore si falsifica
nella letterale versione italiana; ha aggiunto
Il
qualche suo tocco: ne uscito un quadro o una
David o alla Canova, ma, a ogni
statua alla
modo, una pagina d'arte:
Come
vider venire alla lor volta
donna, i vecchion gravi
con sommessa
voce tra lor venian dicendo
In vero
biasmar n i Teucri n gli Achei si denno
se per costei si diuturne e gravi
sopportano fatiche...
la bellissima
alla torre seduti,
non c' pi;
ma
Il
fanciullesco
in
Omero? L'omerico neanche
c'era
veramente
c' pi;
poteva rendere? e l'ha reso poi
Parla Achille ad Ettore caduto:
il
ma
Pascoli?
si
mio Patroclo morto,
non ti davi
bimbo! ma in parte da lui c'era un molto pi forte compagno
presso le navi cavate, c'ero io dietro ad esso rimasto,
che i tuoi ginocchi snodai! I cani e gli uccelli da preda
Ettore, tu lo credevi spogliando
d'esser salvo, e di
me
strascicheranno ora te;
il
ch'ero lungi, pensier
lui
B. Croce, Giovanni Pascoli.
seppelliranno gli Achei!
6
66
GIOVANNI PASCOLI
Anche qui mi pare che
gustare
sia pi facile
il
Monti, che traduce nello stile neoclassico, non
senza qualche svolazzo accademico:
Ettore,
il
giorno che spogliasti
Patroclo, in salvo
terror
ti
ti
morto
prese del lontano Achille.
Stolto! restava sulle navi al
trafitto
il
credesti, e nullo
amico un vindice,
di
mio
molto
pi gagliardo di lui: io vi restava,
io, che qui ti distesi. Or cani e corvi
te strazieranno turpemente, e quegli
avr pomposa dagli Achei la tomba.
Comunque, la critica del Pascoli, quando non
pu interpretare in modo rispondente al suo
ideale di vita le opere poetiche, divaga, come
pu vedersi nei citati discorsi introduttivi alle
raccolte dell'Epos e della Lyra,
quali sono
suoi migliori lavori critici: serie di
note sugli
aedi dell'Eliade, sulla condizione dei poeti nella
primitiva societ romana, sulle leggende di
Roma
confrontate con quelle dell'epos ellenico, su Enea
e Odisseo, su questioni biografiche e cronologiche, sulle varie redazioni del testo dell' Eneide,
e simili, che
non stringono dappresso
il
problema
critico.
Nella sua inesatta idea dell'arte anche
gine di quella singolare opera critica,
i
parecchi volumi da
lui
dedicati
l'ori-
che sono
dall'esegesi
non sembra ancora investito
dello spirito della critica moderna, per la quale
il pensiero poetico e la grandezza di Dante non
dantesca.
Il
Pascoli
sono riposti nelle allegorie e nei concetti morali.
GIOVANNI PASCOLI
67
La sua Minerva oscura (prendo questo libro
come esempio) discute ancora con gravit e come
di
problemi
il
sistema delle
medesimo
nell'Inferno,
importanza, se
di alta
pene e dei premi
sia
il
nel Purgatorio e nel Paradiso; se delle tre fiere
lonza rappresenti l'incontinenza,
la
violenza, la lupa la frode; se
sia
Enea; perch
il
il
il
leone la
messo del
conte Ugolino
cielo
stia nell'An-
tenora e non nella Caina, e via dicendo: questioni
nessuno o di assai scarso significato non solo
di
per l'intelligenza artistica di Dante, ma anche
per la conoscenza della vita medievale e delle
intenzioni e dei sentimenti appartenenti alla biografa di
Dante
inezie, che, di giunta,
lo pi questioni insolubili,
di fatto sufficienti;
sono per
per mancanza
di dati
onde rendono possibile quel
raziocinare all'infinito, che piace ai perditempo,
e
quell'acume a buon
mercato, che
piace ai
vanitosi.
Ed
ecco
accennato,
Aver
il
Pascoli, per le scoperte del
raggiante
di
solitario
genere
orgoglio
visto nel pensiero di Dante!... (dice nella
prefazione alla
Minerva
oscura). Io, la vera sen-
tenza, io l'ho veduta! Si: io era giunto al
del
mondo
dantesco, di quel
sapienti indagano
Io
aveva scoperto,
vit di quest'altra
la
mondo che
come opera
in certo
Natura;
di
modo,
polo
tutti
un altro Dio!
le leggi di
gra-
e quest'altra natura,
ragione dell'universo dantesco, stava per sve-
larsi
tutta!.
Sembra anche qui Edmondo de
Amicis, quando, dopo aver veduta e toccata a
Granata
la cassetta delle gioie d'Isabella di
Ca-
68
stiglia,
si
GIOVANNI PASCOLI
guardava
incredulo o
le
mani, esclamando come
Io l'ho toccata, con
trasognato:
queste mani!.
Ma
il
Pascoli
si
ricorda, subito
dopo, del doveroso sentimento di modestia: scaccia via con piglio risoluto l'orgoglio, bench, nello
scacciarlo, gli accada (disavventura in cui incap-
pano
di solito
modesti) di accentuarlo pi for-
Cancelliamo quelle superbe parole!
Mi perdoni chiunque ne sia rimasto scandalizzato!
Oh, se la gloria ombra di vanit... Via dal
cuore cosi perverso fermento!. Il che non impedisce che, qualche anno dopo, egli non sappia
tenersi dal contare la sua scoperta e la sua gloria
temente:
ai fanciulli delle scuole d'Italia:
io vi dico,
tempio (la Divina Commedia)
ancora in piedi, e che bello dentro e fuori,
e pi bello nel suo complesso che nei suoi particolari che sono pur bellissimi, e che nel tempio
e si gode molto, per la grande bellezza, e s'impara molto per la ingegnosa verit; e che vi si
pu entrare, perch la chiave si trovata. E se
o fanciulli, che
il
vi soggiungessi che l'ho trovata
superbo? Quanti
trovano,
io,
figliuoli
mi
direste
miei,
una
chiave, in questo mondo, e non sono detti superbi
se dicon d'averla trovata e la riportano!
poi,
sapete dove l'ho trovata? Nella serratura. Era
nella toppa, la chiave del gran tempio!
Era
l,
e bastava appressarsi un poco per vederla e gi-
rarla ed entrare!
Ma nessuno
appressato assai
s'era,
a quanto pare,
(Fior da flore, prefaz.). E, an-
cora qualche tempo dopo, con rapida mutazione
di stile, rivolgendosi ai critici, e
alludendo
ai suoi
GIOVANNI PASCOLI
volumi danteschi,
scritti
e da
69
Essi
scrivere:
furono derisi e depressi, oltraggiati e calunniati
ma
vivranno. Io morr: quelli no. Cos credo,
cosi
mia tomba non sar
la
so:
silenziosa.
Il
genio di nostra gente, Dante, la additer ai suoi
figli .
In questi giubili, in questi vanti, in queste
stizze, in
questa virt che
si
nasconde
ma
se
cupit ante videri, abbiamo innanzi, veramente,
non
fanciullo divino e poetico,
il
realistico e prosaico.
Pascoli
come
c'
solo
il
E neppure
ma
il
fanciullo
nelle poesie del
divino infante.
Anche
nella sua dottrina estetica e critica,
esseri, cos
col,
i
due
all'apparenza simili, cos nel profondo
stretti in un amplesso
Questo amplesso del poeta ut puer
e del puer ut poeta forse il simbolo pi adeguato dell'arte di Giovanni Pascoli.
diversi,
sono abbracciati e
indissolubile.
1906.
II
INTORNO ALLA CRITICA
DELLA LETTERATURA CONTEMPORANEA
E ALLA POESIA DI G. PASCOLI.
Il
me
mio giudizio sul Pascoli ha suscitato
le
aspettavo
vivaci
opposizioni e contro-
a proposito di esso si ripreso a discutere di quel che sia o debba essere la critica
letteraria, e dei vantaggi e degli inconvenienti
versie.
metodo, e del metodo in gedunque buona occasione per meglio
di questo e di quel
nere. Ecco
chiarire le idee non ancora del tutto chiare (seb-
bene molto meno confuse
anni addietro)
sull'ufficio
quanto fossero alcuni
della critica, e anche
di
per aggiungere qualche cosa circa
la
poesia del
Pascoli.
metodo di critica, che si professa
in queste pagine, pu compendiarsi in poche
parole, quasi in un catechismo. una critica
fondata sul concetto dell'arte come pura fantasia
o pura espressione, e che per conseguenza non
Quale
sia
il
esclude dalla cerchia dell'arte nessun contenuto
72
II
INTORNO ALLA CRITICA
d'animo, sempre che
o stato
sia concretato in
un'espressione perfetta. Fuori di tale concetto,
quella critica non ha alcun altro presupposto
teorico, e
come
rifiuta
arbitrarie le cosiddette
regole dei generi e ogni sorta di leggi letterarie
non conosce
e artistiche. Per giudicare d'arte
altra via che quella d'interrogare direttamente
l'opera stessa e risentirne la viva impressione;
e a questo fine, e solo a questo fine, crede
am-
messibili, anzi indispensabili, le ricerche
che
chiamano storiche
hanno
ermeneutico
valore
come
o filologiche, le quali
si dice,
si
servono a trasportarci,
nelle condizioni di spirito dell'au-
tore nell'atto che form la sua sintesi artistica.
Ottenuta la viva impressione, ossia
gimento
con
ulteriore
non pu
minare
ci
spirito
lo
esempio,
le
artistico,
come
si
contiene
sarebbero, per
che l'autore
violenze
visione per intenti
lavoro
se
che nell'oggetto
non veramente
il
non nel deterche si esamina
esplicarsi
schietto prodotto di arte, e ci che vi
di
congiun-
il
dell'artista,
fa
alla
sua
sovrapposti, le oscurit e
vuoti che lascia sussistere per ignavia, le gonfiature e fiorettature che introduce per far colpo,
i
segni dei pregiudizi di scuola, e tutta
insomma
la varia sequela delle deficienze e viziature artistiche. Il risultato di
questo lavoro l'esposi-
zione o ragguaglio critico, che dica semplice-
mente
es
(e,
nel dir ci, ha insieme giudicato) wie
eigentlich
propriamente
gewesen,
come sono andate
secondo la definizione,
geniale nella sua semplicit, che Leopoldo Ranke
le
cose
II
dava
INTORNO ALLA CRITICA
73
della storia. Perci critica d'arte e storia
d'arte, a
mio vedere, s'identificano: ogni tenta-
tivo
critica
di
una pagina
parola
d'arte tentativo di scrivere
storia
dell'arte
storia
di
(intendendo
la
nel suo senso alto e compiuto,
La
cio nel suo senso vero).
critica distingue e
caratterizza le forme prese dallo spirito artistico
nel corso della realt, che svolgimento e storia.
Mi ha recato dunque meraviglia leggere su
metodo vuol misurare
la fantasia e l'estro di un poeta col metro di
o che esso applica
preconcetti pedanteschi
logici che sono propri della
all'arte
i criteri
critica della scienza o che si fonda sui caquando
ratteri estrinseci dell'opera d'arte;
vero proprio l'opposto, cio che esso sorto
pei giornali che questo
per discacciare preconcetti pedanteschi e abitudini di confusione tra arte e scienza, e per
ricondurre lo sguardo dall'estrinseco all'intrinseco.
E non
so che cosa
si
voglia dire con l'ac-
cusare quel metodo come sistematico, giacch,
per quel ch'io
so,
la
mente umana
vale a dire ordine; e
si
sistema,
potr censurare
imperfetto un particolare sistema,
ma non
come
perci
sopprimere mai l'esigenza sistematica, la quale
conviene a ogni modo appagare. Non potrei neppure ammettere che il metodo da me professato
sia bensi buono, ma che accanto ad esso ve
ne siano altri egualmente buoni per giudicare
dell'arte , perch non intendo come una funzione
dello
spirito
metodo che non
umano
possa
sia quell'unico,
che
avere altro
le
proprio;
74
II
INTORNO ALLA CRITICA
quando poi leggo, che di un
non si dovrebbe neppur par-
e resto stupito
metodo
in critica
lare, perch rispetto troppo
qui faccio per considerarlo
mestiere che
il
come cosa capricciosa
e priva di metodo, cio di giustificazione e di
valore.
Ma
maggiore
confesso che la meraviglia
me dal timore manifestato dal Garche questo metodo, risolvendosi in un
formolario , metter d'ora innanzi alla por-
nata in
gano
('):
tata di tutti l'esame di ogni produzione letteraria,
di coloro
specialmente che, sforniti della dote
essenziale del critico, cio del gusto, crederanno
buona fede di poter giudicare applicando severamente i principi della logica . Lasciando
in
stare l'ovvia risposta gi da altri anticipata al
Gargano (che
di qualsiasi
metodo
si
pu abusare
dagli incapaci), io osservo che la vecchia critica,
fondata sulle regole e
facilissima e
modelli, quella,
alla portata di tutti
s,
era
perch non
voleva molto a sentenziare: la tale opera
non risponde alle regole della tragedia, e perci
merita condanna; ovvero: il tale personaggio
si conduce in questa situazione precisamente
ci
come
il
merita lode di
pius Aeneas, e perci
decoroso eroe da epopea.
Ma
la
critica
mo-
derna, richiedendo insieme idee filosofiche sull'arte,
di
cultura storica, sensibilit estetica,
analisi
diffcile
(i)
che
io
non
Nel Marzocco
l'ho vista
acume
Tanto
mai attuata se non
forza di sintesi,
di Firenze, del 31
difficile.
marzo
1907.
II
tratti
INTORNO ALLA CRITICA
75
e lampi; e non conosco se non
molte
critico (l'ho detto gi
volte),
un
sol
che l'abbia
degnamente esercitata sopra un'intera
lettera-
tura: il De Sanctis. Per quel che concerne me
che, in mancanza di altri volenterosi, mi sono
provato ad adoprarla per la contemporanea letteratura italiana, io sono di continuo travagliato
mia inadeguatezza all'alto ufficio. Faccio del mio meglio,
m'invigilo, procuro di correggermi; ma non ho
mai la sensazione di correre un campo libero di
dal dubbio (igienico dubbio)
ostacoli, o di scivolare
come
della
in islitta sul ghiaccio.
prova questo godimento, beato lui!
Ma come mai l'enunciato metodo critico, che
il pi liberale che sia stato mai concepito, il
Se
altri
pi rispettoso verso tutte
le
infinite individua-
che non prenda il passo
sull'arte, viene ad assumere agli occhi di molti
aspetto minaccioso di forza e di prepotenza,
tanto da spingerli alle proteste e alle accuse
zioni artistiche,
il
solo
malamente formolate con le parole di sistematismo , logicismo , preconcettismo pedantesco, e simili? Chi non ignora che le medesime accuse sono state date
vigorosi
filosofi,
ai
metodi dei pi
e le lodi contrarie largite in copia
ai filosofi molli e contradittorl e
chi
rammenta
guiti
di
inconcludenti,
quanto odio siano
stati prose-
Spinoza o Hegel, e di quante simpatie Mill
o Spencer, non dura grande fatica a spiegarsi
il
caso.
La ragione
delle
accuse, non
potendo
essere fondata nella qualit di quel metodo, deve
cercarsi nelle disposizioni degli animi e degl'in-
76
II
telletti degli
INTORNO ALLA CRITICA
accusatori: in quelle tendenze che
riassumere con
io soglio
la
parola pigrizia.
l'umana pigrizia che fa preferire un metodo
pi comodo, o almeno rivendica il diritto di un
metodo pi comodo e benigno accanto all'altro
troppo severo; la pigrizia, che rifiuta il peso e
scansa la responsabilit del concludere, e tenta
di
eludere
all'arte,
il
problema, girandolando
cogliendone solo qualche
leggiadramente o sviandosi
L'orrore
di
molti
lato,
intorno
divagando
in questioni estranee.
cosiddetti
eruditi
per
la
cosiddetta critica estetica l'istintiva paura
per un esercizio troppo aspro e periglioso. Mettere insieme la cronaca dei pettegolezzi di Recanati
zare
si sa, molto pi facile che non analizCanto del pastore errante.
il
La
per altro
pigrizia
nella critica della
letteratura contemporanea, rafforzata da motivi
particolari. Quella critica, a dir vero, conside-
rata intrinsecamente, non ha problema diverso
da ogni altra forma
di critica,
che concerna
le
letterature pi da noi remote nel tempo; e anch'essa,
come
di scrivere
si
detto, consiste nel tentativo
una pagina
di storia letteraria.
vi s'incontrano condizioni sfavorevoli, che
se
non
trovano nella letteratura pi remota, presenta
altres alcune condizioni favorevoli, che mancano
si
nell'altro caso: se nella letteratura contemporanea assai malagevole cogliere il carattere
e il valore di certi processi che sono ancora in
fieri o si sono appena conclusi, laddove per
l'antica si
hanno innanzi
serie
di
svolgimenti
II -
INTORNO ALLA CRITICA
77
compiuti e nitidamente assegnabili, d'altro canto
per la letteratura contemporanea si ha una agevolezza d'interpretazione e comprensione, che
nella pi antica si ottiene di solito con grandi
stenti e solo in parte.
somma, su per gi
Vantaggi e svantaggi, incompensano, e gli uni e
sono poi affatto contingenti.
altri
gli
si
cosa non sta allo stesso
soggettive, o meglio
modo
sentimenti e
individuali; le quali, a dir
Ma
la
circa le condizioni
le
passioni
vero, nella lettera-
tura contemporanea, operano assai di frequente
una vera pressione psicologica per impedire
la posizione esatta e la soluzione giusta
problema critico.
Vi hanno, per esempio, tra gli autori di versi
e prose letterarie, personaggi o ragguardevoli
per situazione sociale o rispettabili per altre
del
forme della loro attivit o attraenti e cari per
la loro bont e amabilit, la cui opera artistica
non risponde in modo degno alle altre loro forze
che pi o meno tutti avvertono, ma
tutti o quasi tutti, come per tacito accordo, si
propongono di non dire. A questo intento si
e virt.
Il
ricorre a
una sorta
si
di critica diplomazia, la
perde in vani suoni o gira
il
quale
problema o
somiglia al linguaggio di Alete, pieno di strani
modi,
che sono accuse e paion lodi . Si lasci
il pi lieve
accenno di critica seria
balenare
innanzi a codesto tessuto di frasi abili e sfug-
ne nascer uno scompiglio, come io stesso
ho potuto sperimentare in pi occasioni pei miei
giudizi. Per esempio, ho mostrato che nei volumi
genti, e
78
II -
INTORNO ALLA ORITIOJ
un egregio uomo, scrittore
di
versi,
di
vi
ha
cultura, elevatezza di pensieri e d'intendimenti,
pratica dello scrivere,
sostanza
la
Ed
ma
difetta quasi del tutto
poetica, l'intimo
ritmo e
il
canto.
ecco una schiera di amici a scandalizzarsi
Quello
scrittore una
e a darmi sulla voce.
nobile personalit. D'accordo;
ma non
poeta.
Quello scrittore sta solo in parte, intatto dall'applauso volgare Ci vorr dire che uomo
ma
dignitoso,
non che
sia poeta.
Quello scrit-
un aspetto tra di monaco e di guerriero,
e avrebbe potuto, se fosse vissuto nel secolo decimosesto, comandare una galea in battaglia
turchi . Sar, quantunque sia difficile
contro
provarlo; ma non poeta. Quella sua poesia
tore ha
attinge
il
pi alto segno della poesia degli acca-
che vorr dire che gli
accademici e i professori, in quanto tali, debbono
astenersi dalla poesia; ma non gi che quegli
sia poeta. Se verr tempo che non si guarder
demici e professori
Il
pi a un libro di poesia da un punto di vista
estetico secondo la moda corrente, il suo libro
sar studiato
come un
interessantissimo
docu-
mento psicologico. E
ci
conferma, per l'ap
punto, che non poesia,
ma
semplice documento
biografico.
Sono giudizi codesti che, per quanto
documentare, coi nomi degli
altre relative citazioni; ma prego
strani, potrei tutti
autori e con le
i
lettori di
dispensarmene per non allontanarci
troppo dalla questione che sola ora c'interessa.
Sembra, in verit, che il problema che i pi
cercano di risolvere, sia di trovare
il
modo
di
II
INTORNO ALLA CRITICA
pur dandosi
non fare
critica,
Innanzi a
siffatto proposito,
l'aria
79
di
farne.
tenace quantunque
nascondere la verit
nasconde la gravit della
sua malattia, il critico ingenuo, che ripeta il
vecchio e arrogante Hic Rodhus, hic salta,
che cerchi determinare chiaramente
il critico
se una data opera o non poesia, il critico
che, insomma, voglia adempiere il dover suo,
desta fastidio e impazienza come personaggio
importuno, e, non sapendosi come combattere i
spesso
inconsapevole, di
come a un malato
suoi giudizi,
si
si
rifiuta addirittura
todo: quel metodo che procede o
il
si
suo
me-
accinge a
procedere in guisa tanto indiscreta. Guai a chi
prova ad accendere una luce sfolgorante dove
desidera l'ombra o la penombra.
Ma il contrasto del metodo da me professato
con quello che consueto nelle trattazioni della
letteratura contemporanea, e la parvenza di rigidit e violenza che il primo assume, possono
avere origine anche da altre cagioni. La pi parte
degli scritti sulla letteratura contemporanea sono
meramente occasionali; concernono questa o quell'opera di uno scrittore, non il complesso della
sua attivit; e provengono da persone, che di
solito propugnano o avversano l' indirizzo di
quello scrittore o di quella scuola. Non dico che
per ci siano privi di buona fede e di qualsiasi
verit; e anzi concedo che offrano sovente ossersi
si
vazioni delicate o
sottili
e giudizi giusti.
come
Ma
sono
di necessit
unilaterali,
io stesso se,
per esempio, amico ed estimatore
unilaterale sarei
80
II
INTORNO ALLA CRITICA
mio desiderio o l'altrui inun nuovo volume di
questo poeta unilaterale e non bugiardo o falso,
perch mi basterebbe spigolare nel volume moseguendo
del Pascoli,
il
vito, scrivessi l'annunzio di
:
tivi e strofe e versi di
molta bellezza (dei quali
sempre abbondanza), per conciliare
qualche modo miei sentimenti personali con
nel Pascoli
in
tacendo sul resto, ossia schivando
la verit:
vero ed intero problema
gone
di
il
Messa a para-
critico.
quegli scritti occasionali e polemici, la
parola di chi,
come me,
del suo
lit stessa
costretto, per la qua-
assunto, a
esaminare tutta
l'opera di uno scrittore (la peggiore e la migliore,
il
periodo di genialit e quello di artifizio o de-
cadenza), e a determinarne
tutti gli aspetti
per
darne giudizio compiuto, sembra ora troppo severa, ora troppo indulgente. I lettori equanimi
bene informati se ne sentiranno soddisfatti
gli autori di quelle recensioni e annunzi
(e chi non autore di qualche recensione o
annunzio?), no. Per ciascuno di essi, a volta a
e
ma
volta,
essi
il
critico
invoca
fice. Cos,
il
pei dannunziani, io che ho definito
D'Annunzio un dilettante
a stento,
una met di
met il carne-
stato ingiusto:
panegirista, l'altra
il
migliore tra
D'Annunzio, incapace
di
critici
io,
volgari del
penetrare
fondo idealismo della sua arte;
dannunziani, avendo
il
di sensazioni, sono,
ma
com'era mio
riconosciuto le bellissime cose che
il
nel
pro-
dagli anti-
dovere,
D'Annunzio
ha prodotto nella sua ristretta cerchia d'ispirazione, mi odo invece proclamare un bollente
II
INTORNO ALLA CRITICA
SI
dannunziano, il pi gran dannunziano sotto
la cappa del sole . Ho parlato con sincera simpatia dei versi di Severino Ferrari; ma ci non
basta a chi stato amico del Ferrari e della
sua poesia si fatto una predilezione o un sacro
ricordo; ed ecco che di quelle mie pagine laudative, ma non ditirambiche, non si sa dare pace
qualche cuore tenero, che sul Ferrari ha stampato opuscoli col
titolo: Il
rosignolo di Alberino,
e vede con isdegno che io considero
uomo
Severino come un
il
valente
non come un augello.
via discorrendo, perch gli esempi
si potrebbero accrescere. Che cosa fare? Io non me ne
dolgo, perch non mi dolgo dell'inevitabile; e
poi ci ho fatto la pelle; e poi ancora ho qualche
compenso, non solo nella mia coscienza ( coscienza parola rettorica, e non bisogna pronunziarla!), ma anche nelle inaspettate e dolcissime manifestazioni che ho ricevute da parte di
alcuni degli autori da me liberamente criticati,
i
mi hanno ricambiato
quali
col farmi l'amiche-
vole confidenza delle loro lotte e dei loro dubbi
e
dei
loro scontenti,
conferma
di
quanto
quasi
io
ad illustrazione e
aveva spregiudicatamente
osservato.
Ancora
un'altra cagione che fa apparire
gido ed eccessivo
nel
il
che
metodo da
me
ri-
adoperato,
prolungata consuetudine
con la letteratura del giorno tende ad alterare
il senso della grande arte e a deprimere lo stansta
dard of
fatto
faste,
questo pericolo
il
io
la
livello
della
Di
vita estetica.
sono consapevole, e per mia
B. Croce, Giovanni Pascoli.
82
II
INTORNO ALLA CRITICA
parte cerco premunirmene, rileggendo di tanto
i classici e giovandomi di
tale lettura
un esercizio spirituale (di una praeparatio ad missam) pel mio ufficio di critico. Non-
in tanto
come
di
dimeno, penso che
miei saggi
critici sulla lette-
ratura contemporanea siano alquanto indulgenti,
e che tali saranno giudicati da chi
fra
un mezzo
secolo.
Ma, se
io
abbastanza esigente, oso dire che
colleghi in critica,
sempre
li
forse
i
rilegger
non sono
pi dei miei
tuffati nella letteratura
hanno addirittura fatto l'abito a conOdo frequenti parole sulla divina bellezza della forma del Pascoli. Chi dice
questo, quanto tempo che non rilegge un'ottava
di messer Ludovico? Il D'Annunzio ha osato
del giorno,
tentarsi di poco.
ricordare V Aiace sofocleo, a proposito del suo
ultimo dramma.
Ma ha
la tragedia di Sofocle?
egli avuto ben presente
Quanto a me, avendola
al
mano dopo aver letto la prefazione
Pi che l'amore, giunto appena alle parole
di
Odisseo:
ripresa tra
sedia e
TCotxteipw
D'Annunzio:
E,
viv,
ecc.,
balzai
dalla
mi sorpresi a gridare dantescamente
come
il
Fa', fa'
che
le
ginocchia
al
cali!... .
senso della classicit, nella consue-
tudine con la letteratura contemporanea
si
smar
risce sovente quello della storia, ossia della len-
tezza e faticosit dello svolgimento e della rarit
del prodotto
Tu
veramente geniale:
che '1 diamante
pur generi, lenta, in tua mole,
tu sai su l'eterno quadrante
quante ore di secoli, e quante
INTORNO ALLA CRITICA
II -
vigilie e
che doglia
si
83
vuole,
o laboriosa gestante,
per dare un cervello di Dante,
o
La
un cuore
di Shelley, al tuo sole!
letteratura italiana (che
una grande
lette-
ratura) in sei secoli non offre dieci o quindici
veri poeti; e
vassi
si
sarebbe preteso che
una cinquantina,
io
ne
ritro-
non addirittura un
un quarantennio o di
se
centinaio, nel periodo di
un cinquantennio, che quello che sono andato
investigando. Quale meraviglia se, per la maggior parte degli scrittori che hanno avuto voga
e riputazione, il mio giudizio o negativo o
circondato da molte restrizioni? Ripeto: anche
per tale rispetto credo di essere piuttosto indul
gente che severo; e sono indulgente perch com-
prendo
le
angosce
tengo conto anche
segno non raggiunto, e
dell'arte, e
delle approssimazioni al
persino ho qualche simpatia per
inglorioso. Chi nei secoli
non
le disfatte
venturi riscriver la
storia letteraria dello stesso periodo trattato
da
me, avr (oh, non dubitate!) la mano assai pi
ruvida e pesante della mia.
Per queste e per altre cagioni simili a queste,
che, non volendo andare per le lunghe, lascio
di
me
enumerare e
illustrare,
il
professato sembra, e non
un'altra cagione
sembra
metodo
,
critico
da
Ma
per
violento.
poi talora sbagliato: per
l'incompiuta preparazione mentale della maggior
parte dei critici che trattano di letteratura del
giorno. I quali sono di solito (avverto che
faccio allusioni e
non penso a nessuno
in
non
par-
84
II
ticolare)
mente
INTORNO ALLA CRITICA
hanno tentato
o persone^ che
hanno
infelice-
smesso (peggio se continuano a farne, perch in tal caso sono tratte
a preparare a s medesime l'ambiente della compiacenza); o uomini di gusto che, leggendo poesie
per proprio diletto e acquistando cosi esperienza
e pratica dell'arte, via via passano dal discorrerne oralmente allo scriverne sui giornali, e
diventano per tal modo, senz'averci mai pensato,
critici di professione. Ma a costoro, pur tra molte
l'arte e
poi
belle qualit particolari,
manca
quello studio e
quella annosa meditazione sui problemi dell'arte
e della critica, e quelle cognizioni di storia della
critica d'arte,
bili;
e ci
casi,
pei
li
che spesso
mena
quali
il
si
provano indispensa-
a confondersi innanzi a certi
gusto naturale e
buon senso non sono
il
semplice
bastevoli. Talvolta, essi
riescono a intendere
esattamente
termini, che adopera
il
critico
non
nemmeno
addottrinato e
meglio informato dell'odissea secolare della sua
disciplina.
Se ne desidera qualche esempio? E io ne dar,
restringendomi a quelli che mi vengono forniti
dalle dispute intorno al mio saggio sul Pascoli.
Nel quale aveva scritto tra l'altro, di passata,
che il pensiero poetico e l'importanza di Dante
non
. E un
mi redarguiconcetti morali non son
nelle allegorie e nei concetti morali
fervente ammiratore del Pascoli
sce:
(!)
Le
allegorie e
(*)
Lettera aperta del prof. Pietrobono a . C. sulla poesia
di G. P., nel Giornale d'Italia, del 1 aprile 1907.
INTORNO ALLA CRITICA
II
85
sappiamo: ma senza quelle e
questi Dante non pi lui. Chi rinunzia a rendersene ragione, rinunzia semplicemente a capirlo.
Ora qual critico mai s' sognato d'insegnare che
il pensiero dei poeti non importa conoscerlo?.
Se si tolE qui, un argomento irresistibile
gono le allegorie, l'arte di Dante si riduce a
frammenti; resta una ruina, sebbene una nobile
Dante,
tutto
lo
ruina.
Ora,
come spiegare
in quattro parole
mio contradittore che il pensiero artistico
non ha che fare col pensiero allegorico o extrartistico, e che la sintesi, l'elemento unificatore,
data nell'arte di Dante dalla sua possente fantasia
e non gi dalle sue escogitazioni di moralista e
di teologo? Questa distinzione di pensiero artial
stico
una
(intuizione)
di pensiero
extrartistico
delle pi sudate conquiste della scienza este
tica.
E come
che
impotente a comprendere la
spiegargli, in quattro parole,
la critica stata
grandezza di Dante fintanto che ha
insistito sulle
sue allegorie e sulle sue intenzioni, e ha fatto
un gran passo solo quando (nel periodo romanha guardato Dante non come un dotto e
un filosofo, ma come un poeta dell'anima passionale, quasi uno Shakespeare in anticipazione?
tico)
e che perci
il
Pascoli,
che crede
di
poter assi-
dere su pi solide basi la grandezza di Dante
scoprendo
,
un
la
sua
mdvota,
il
nella storia della critica,
suo pensiero riposto,
un
ritardatario, anzi
fossile?
Un altro esempio ci fornito dalla questione
che stata mossa: se valga la pena, nella critica,
86
II
INTORNO ALLA CRITICA
che
di far tutte le fatiche
sificare
e mettere nel
per
io faccio
casellario
gli
clas-
scrit-
che bisogna invece soltanto gustare e far
gustare. Dapprima, a questa opposizione, sono
tori,
cascato
Ma
dalle
se io
radicale
non
nuvole.
classifico
avversario
casellario?
Classificare?
mai!
delle
Ma
se sono
il
pi
classificazioni
dei
casellari (dei generi, delle arti, della
rettorica,
e di quanti altri se ne conoscono di questa sorte),
che
mi
sia
mai comparso nel campo
estetico!
8e
a raccogliere gli scrittori, di
cui tratto, in gruppi di lirici, drammaturgi, roMa, poi, ho capito i
manzieri, e via dicendo
rifiuto perfino
miei contradittori avevano confuso Vintelligere
comprensione col casellario,
un abisso, perch
morte della critica e il primo il
col classificare, la
tra
il
quali due procedimenti c'
secondo
suo
la
ufficio proprio.
Anche
come spiegare
qui,
in
poche parole una differenza, che non si pu giustificare se non risalendo alle teorie fondamentali della logica? Prendiamo il sonetto: Solo
e pensoso i pi deserti campi . Se io dico che
l'ho classificato in uno degli
una lirica
,
schemi delle vecchie istituzioni letterarie; se dico
che un sonetto l'ho classificato secondo la
metrica. E quella lirica o sonetto rimane ancora
,
criticamente intatto.
stato d'animo
bello o brutto? e quale
esprime? La classificazione, facen-
dosi per caratteri esterni, impotente a rispon-
dere a queste domande.
Ma
se
si
determina
la si-
tuazione psicologica del Petrarca (e determinarla
non
si
pu
se
non ricorrendo a
concetti, giacch,
II -
INTORNO ALLA CRITICA
87
per sentirla cos com', non c' da far altro che
leggere
sonetto stesso), e se
il
quella situazione
come
sonetto, e
tutto
bene l'esprima, non
di
comprendere
tica.
si
mostra come
svolta nelle varie parti del
si
il
bene
si
si
accordi ad essa e
classifica,
ma
si
cerca
sonetto, cio di farne la cri-
Ora, bene o male, questo e non altro io mi
sono sforzato di fare pel Pascoli e per gli altri
scrittori, che sono andato esaminando. Il clas non c'entra; e la confusione tra i due
procedimenti di quelle in cui possono cascare
soltanto le menti non abbastanza disciplinate.
sificare
talun altro
il
fondo, non dispiace;
e
modo
ma
gli
della mia critica, in
sembra troppo freddo
ragionatore e polemico,
esempio,
preferirebbe,
per
e l'eloquenza di Giuseppe
andrebbe bene, se io fossi Mazzini; ma, essendo Cecco come sono e fui,
non posso discorrere se non nel tono, che proprio al mio temperamento. Cos il De Sanctis,
educatore e maestro nell'anima, non poteva scri-
Mazzini.
vere
calore
il
ci
di critica al
modo
del Carducci, poeta nel-
l'anima. Voglio dire, che non bisogna confondere
il metodo della
temperamento
che dev'esser uno, coi
dei critici, che non pu non
esser vario; e non bisogna (codesto ci mancherebbe!) mettere tra i requisiti della critica un
particolare
critica,
temperamento.
All'osservanza
del
ma nessuno tenuto
a sforzarsi a un tono a lui estraneo: che anzi
ci gli assolutamente vietato sotto pena di
cadere nell'artifizio, nella rettorica e nella l'aimetodo
tutti
sono obbligati;
b
sita.
II
Amo
le idee
INTORNO ALLA CRITICA
il
Mi
De
Sanctis e ne accolto
ma mi
sarebbe impossibile
grandemente
fondamentali;
imitare
tarlo.
mi guardo pur dal tenprenda dunque come sono, con la
suo
si
il
stile,
mia simpatia per
gli
schiarimenti e le digres-
con la mia tendenza alla polemica e alla controcritica, col mio tono prosastico
sioni filosofiche,
e talvolta sarcastico, col mio dilettarmi talvolta
Bioneis sermonibus et sale nigro, perch posso
bensi correggere
accorgo,
mio
ma non
miei errori quando
me
posso e non debbo mutare
ne
il
Cos
anche non so come si sia
potuto far questione di bont di metodo pel fatto
che, nell'esaminare il Pascoli, ho esaminato
essere.
altres le opinioni dei critici intorno
a lui: dico
anche, perch non vero che quello sia stato
il mio punto di partenza: il punto di partenza
(e l'introduzione stessa del mio scritto ci mostra
chiaro) fu l'impressione diretta, prodottami dalla
lettura dei versi di lui. Vi ha questioni vessate
o pregiudicate, perch gi molte volte tentate
e trattate; e lo scrittore (che
si
sempre
dialoga) non
riattacca
con essi
pu non tenere conto di quanto altri intelletti
hanno osservato e pensato intorno al suo argomento, non solo per trarne aiuto, ma anche per
conoscere verso quali punti deve orientare la
sua esposizione critica.
E basti di ci. Mi sembra di aver difeso il
metodo da me professato contro gli appunti, in
verit non gravi, che gli sono stati mossi, e
posso concludere con tanto maggiore sicurezza
agli scrittori precedenti e
II
INTORNO ALLA CRITICA
e franchezza, che quel
il
metodo buono,
mia privata invenzione
esso non
ma
89
in
quanto
e possesso,
risultamento della storia della critica.
Tu hai difeso
So bene che mi si osserver:
metodo, ma, nel caso del giudizio circa il
Pascoli, non si tratta di metodo, sibbene di appliil
padre Zappata predicava bene, ma
mi proverbia il Gargano in
un secondo suo articolo (*); senonch, nel primo,
aveva invece rifiutato, mi sembra, il metodo e
non l'applicazione, o questa solamente come
effetto di quello. Dunque, procediamo per divisione. Di metodo non si parla pi? Il metodo
buono? Si? Questo mi premeva soprattutto. E la
questione terminata; e siamo d'accordo.
E possiamo ora passare all' applicazione,
cazione.
Il
razzolava male
ossia
caso particolare del
al
mio giudizio sul
Pascoli.
Dove mi
si
para innanzi una pregiudiziale,
perch, a detta di taluno dei miei contradittori,
a me sarebbe accaduta una piccola disgrazia,
per la quale potrei bens utilmente discettare in
teoria, ma non potrei accostarmi ai casi particolari.
Il
Croce, grazie alla prolungata rifles-
sione e al ripensamento della filosofia hegeliana,
non
si
trova pi nello stato
ginit,
di docilit
seguire
ci)
2
(
poeti
di
fresca ver-
amorosa, che necessaria per
nelle loro fantasie...
Nel Marzocco, del 7 aprile.
G. A. Sartini, nella rivista Studium,
aprile 1907.
di
2
(
).
Vera-
Milano, 30
INTORNO ALLA CRITICA
90
II -
mente, una
siffatta verginit,
che consisterebbe
non meditare, non che io l'abbia perduta,
non l'ho mai posseduta; e sono per questo
nel
rispetto
in
condizioni gravi,
quasi
direi
nelle
medesime condizioni di quella Quartina saceresclamava appo Petronio: Junonem
meam iratam habeam, si unquam me meminerim virginem fuisse. Ma conosco e posseggo
dotessa, che
un'altra verginit, che
si
rinnova ogni qual
il mio animo corre a dissetarsi nella poesia:
una verginit, che potr somigliare alquanto a
quella di Marion de Lorme (come si vede, non
intendo esaltarmi merc
personaggi coi quali
mi paragono):
volta
Ton souffl a relev mori me.
.... Prs de toi rieri de moi n'est reste,
et ton amour m'a fait une virginit!
Ma, naturalmente, concedo subito che io possa
avere sbagliato nel giudizio sul Pascoli; anzi
questa concessione gi implicita in quel che
ho detto di sopra circa le difficolt della critica
d'arte. E non solo per ci che riguarda il Pascoli.
Ho esaminato finora, nei miei saggi, l'opera
complessiva di parecchie decine di contemporanei scrittori italiani; e, quantunque abbia adoperato ogni diligenza, se pensassi di non essermi
mai distratto, di aver semptre reso esatta giustizia
a tutti quegli scrittori e a tutte
loro opere, sarei
un
E, se avessi sbagliato circa
me
le
singole
fatuo.
il
Pascoli, certo
ne dorrebbe, e ne proverei una qualche con-
II
trariet e
mortificazione di
stia tranquillo
blicato test
un
sin
amor
bell'articolo sul Pascoli
si
('),
nel
d pensiero della possibilit
un mio postumo pentimento,
ora, per incoraggiarmi,
da
ma
proprio;
dottor Rabizzani, che ha pub-
il
quale, tra l'altro,
di
91
INTORNO ALLA CRITICA
il
mi ricorda
nobile atto di
contrizione che lo Chateaubriand recit pel suo
giudizio,
nientemeno,
fiducia che troverei in
sullo
me
Shakespeare
ho
la quantit di corag-
gio necessaria, e saprei consolarmi, pensando che,
non poche
mie pagine di prosa, l'Italia avrebbe assodato io
cambio la gloria di un suo forte e perfetto poeta.
Ma ho poi sbagliato? Temo di no, a giudicare
anzitutto dai modi tenuti nelle loro risposte dai
miei avversari. Uno dei quali, il Gargano (un
critico con cui in altre questioni letterarie ho
avuto il piacere di andar d'accordo), in un primo
costretto io a lacerare cinquanta delle
articolo, in luogo di difendere
il
metodo
in
genere, che,
il
come
Pascoli, assal
si
visto,
un secondo articoletto,
farmi passare per uno che sfuggisse
incolpevole; in
affatto
cerc di
alla discussione (laddove
il
vizio
del quale, se
mai, debbo correggermi, l'opposto); in un terzo,
finalmente, cav fuori uno strano pensiero
che
sembra avere io ora scelto come bersacio
glio dei miei colpi i poeti pi celebri dell'Italia
2
di mezzo ( ): il che suona un appello, vero e
(!)
Nella Nuova rassegna di Firenze, aprile-maggio 1907,
pp. 457-479.
2
(
Nel Marzocco, del 21
aprile.
92
II -
INTORNO ALLA CRITICA
proprio, alle brutte passioni del campanilismo.
E mi
pare perci che
abbia, questa volta,
di stizza
l'affetto pel
gli
verso chi di avviso alquanto diverso
dal suo: e la stizza (ecco
non giova alla causa che
Vediamo, a ogni modo,
quali
suo poeta
mosso nell'animo sentimenti
un adagio ben
trito)
difende.
si
controcritiche
le
le
sono aggirate quasi sempre sui partidelle analisi che io ho date di alcune
si
colari
poesie del Pascoli per illustrare
generale sull'opera di
il
mio giudizio
lui.
Nella poesia La voce ho mostrato come quel
Zvani, che fa da ritornello, rompa bruttamente la delicatezza dell'ispirazione. Il prof. Pietrobono (*) d al mio giudizio questo significato:
che io non ammetta l'uso del dialetto nella poesia
e nella prosa colta; e mi ricorda il miscuglio dialettale omerico, con erudizione alquanto remota,
quando poteva semplicemente citare ci che io
ho scritto pi volte
stesso
dialetto e
il
miscuglio dei
2
(
per difendere
dialetti.
Ma
il
no: quel
mi spiace come mi spiacciono di freonomatopee ornitologiche del Pascoli,
quente
non perch dialetto, ma perch mi sembra un
modo alquanto comodo e semplicistico di risolvere
il problema artistico, offrendo la materialit
della cosa invece del suo spirito. Come mai il
Zvani
le
Pascoli, che freme e
(i)
( )
Si
veda
trema
voce della morta,
la citata Lettera aperta del rev. prof. Pietrobono.
Si veda, tra l'altrev
Letter. d.
alla
nuova
a proposito del Di Giacomo, in
Italia, in, 97-100.
II -
INTORNO ALLA CRITICA
93
sua madre, pu, nel medesimo
freddamente a contraffare
quella voce e rimodulatia dilettautescamente
dentro di s? Quella voce dovrebbe sentirsi
alla
voce
di
mettersi
istante,
dappertutto nella
lirica, e
non
mai
lasciarsi
fis-
sare nella sua determinatezza estrinseca e nel
un
suo contorno preciso.
scia
finito
di
nostalgia,
e tascabile.
Il
che quel Zvani...
si
pronunzia
infinito
di
>
ango-
che non bisogna rendere
mio contradittore afferma
ci
sta d'incanto,
dovere;
specie se
e cos scopre egli
stesso la sollecitudine di salvare, per virt di
pronunzia,
dirgli? Io
l'effetto
di quel ritornello.
mi provai a pronunziarlo
pi varie intonazioni;
me
Che cosa
in tutte le
lo feci perfino
leggere
da un amico, valente lettore di versi: e la stonatura mi parve e mi pare sempre gravissima.
Forse, se lo sentissi pronunziare da lui, sarei
vinto, e qualche lacrima mi sgorgherebbe; ma
anche in quel caso mi resterebbe il dubbio di
avere reso omaggio non alla virt del poeta, ma
a quella del bravo declamatore, che sa come si
tappino
buchi o
si
scivoli sulle asprezze del-
l'espressione poetica.
Si
dica lo stesso del:
dell'altra
poesia
Un
Pap, pap, pap
ricordo.
Qui
il
Gargano
anche osserva che io mi son fatto lecito di
associare ad una delle pi soavi elegie pascoliane il ricordo di una canzonetta napoletana
volgaruccia anzi che no Mi son fatto lecito?
Si posseggono non so quante parodie di Omero
e di Dante, anzi quasi non c' verso di quei
.
94
II
INTORNO ALLA CRITICA
grandi che non sia stato parodiato e cui non
sia appiccato un ricordo buffo; eppure non mi
accade mai di ricordarmene quando leggo Omero
e Dante. Quella reminiscenza di opera buffa mi
stata suscitata, e comandata, a quel punto, dal Pascoli stesso, per l'imperfezione, pel vano sforzo,
in quel punto, della sua arte. Che poi (come nota
Un ricordo e la
il precedente contradittore)
Cavalla storna seguiteranno a commovere
tori
anche quando noi saremo
fatti
let-
vecchi, ecc.
ma
sono affermazioni con le
quali il dibattito non fa un passo innanzi.
Per dare un piccolo e curioso e quasi scherzoso esempio del modo in cui il Pascoli tende
sar e non sar:
a strafare, ho notato
dell'ottava
Neve
il
mutamento
del
in quello di Orfano. Il
titolo
Gargano
Quel bimbo non soltanto ora divenquando lo cullava
neppure
allora era
vecchia,
che
quella
sempre
sua madre. Perch? La situazione della poesia
risponde:
tato orfano; lo era gi prima,
nel contrasto tra lo squallore nivale della realt
il
bel giardino della fantasia, la
dura vita reale
che quell'essere umano dovr una volta affrontare
e l'illusione in cui viene cullato. La vecchia pu
essere la nonna o la balia, e lasciar presupporre
vivente o morta la madre. Tutto ci non cangia
nulla all'essenza poetica
titolo
dell'ottava.
Il
nuovo
lagrimoso, che richiama una sventura al-
quanto contingente e individuale del bambino,
mi sembra che impicciolisca e non rafforzi.
L'altro contradittore mi fa notare che io ho
sbagliato nel parlare, a proposito della poesia
II -
INTORNO ALLA CRITICA
95
sogno della vergine, della culla come di una
Il
culla reale, laddove
ha ragione, e
una
lo ringrazio di
culla metaforica.
avermi
fatto accorto
della svista in cui sono incorso nello stendere
i
miei appunti;
(altra svista)
composte
ger.
mia
Ma
come anche
che
le strofe
di dieci e
non
di
di
di
avermi avvertito
Un ricordo sono
nove
versi.
Correg-
non tocca il punto sostanziale della
che sta nel notare la soverchia accen-
ci
critica,
tuazione data alla figurazione metaforica o no
che sia
culla:
(e
peggio ancora se metaforica) della
Si dondola, dondola, dondola
ecc.,
una lunga poesia di un
non nati), del quale un gran poeta
appena un incidente e un tocco,
l'eccessiva dilatazione in
motivo (i figli
avrebbe fatto
che in questa sua rapidit sarebbe rimasto indimenticabile.
Cos nella poesia: / due cugini, io
credo che dopo la strofa:
Tu, piccola sposa, crescesti:
man mano
man mano
l'altra
intrecciavi
allungavi
capelli,
le vesti,
che segue:
Crescevi sott'occhi che negano
ancora; ed i petali snelli
cadeano: il flore gi lega;
uno stento d'immagini, che ottenebra e non
potenzia le immagini della strofa antecedente.
Il mio contradittore vuole che il Pascoli, in quella
seconda strofa, faccia sorgere accanto alla bambina l'immagine della madre, con quel suo
sia
96
II
sentimento
di
a desiderare,
si
grande delicatezza, ond' mossa
come
mamme, che la figliuola
tutte le
sempre piccina
le resti
INTORNO ALLA CRITICA
sentimento che
fa eco
ormai
morto. Sarebbe un
e una lambiccatura; e,
sostituisce al desiderio inespresso e
inesprimibile
piccolo
del
parallelismo artifizioso
a ogni modo, si veda se tutto ci poi detto
con la frase oscurissima
:
Crescevi sott'occhi che negano
ancora...
metodo ermeneutico qui adoperato dal mio
mi ricorda quello di un erudito
campano, il quale, una trentina d'anni fa, intestato che Pier della Vigna fosse nato a Caiazzo,
avendo trovato col alcuni frammenti di marmo
con le lettere nus M., aul, reas f. r., coraggiosamente integr: Dominus Magister Petrus de
Vinea Magne Imperialis Aule Protonotarius
Edes Marmoreas Fecit Restituii e pretendeva
aver ragione contro il Capasso, che non gli menava buona la troppo abbondante integrazione.
Vuole ancora il mio contradittore che il
Il
contradittore
cadere dei petali
snelli, della fiorita d'ali
che
la
rassomigliava a un lucherino, esprima un nuovo
dolore per il morto, che vede cadere quello che
in lei principalmente
di
metafore, onde
petali di
fiori,
am
come
metaforiche
se
ali
il
pasticcio
diventano
accresca, e non piuttosto confonda,
le belle e dirette
mano
le
man
man mano le
immagini dell'intrecciare
capelli e dell'allungare
vesti. Vuole, inoltre,
che
la pennellata sobria
II -
e pudica del
'
INTORNO ALLA CRITICA
fiore
che lega
dica
'
97
come
la fan-
cominci a diventar donna e annunzi quel
nuovo seno che il bimbo ignora come se,
ciulla
c
'
prima bellissima strofetta, ci
vieto paragone del fiore per fare inten-
sempre dopo
volesse
dere
il
il
la
formarsi della bambina a donna.
Ma
perch non essere schietti e non confessare la
semplice e prosaica verit? Al Pascoli, dopo la
prima strofetta uscitagli di getto, manc la vena
e, non sapendo come riempire la seconda, che
pure il prefisso schema strofico richiedeva, con;
tinu alla peggio nella primitiva redazione:
Crescevi,
I petali
come erba
nel prato.
dai ramoscelli
gi caddero, e
il
fiore
ha legato
(')
Questa strofetta, assai scialba e sciatta, non
poteva contentarlo; e procur di rabberciare,
sostituendole quella che abbiamo or ora esaminata. Ma il lavoro di rappezzo poetico non gli
riusci, come non riesce ora il rappezzo critico
al
suo difensore.
lascio
d'inseguire altri
particolari,
mi
il mio contradittore
ha frainteso il mio pensiero circa i metri, quando
ha creduto che io volessi stabilire che un soggetto
non pu essere trattato se non in una determinata forma metrica, mettendo in rapporto i metri
in astratto e i soggetti in astratto. Tutti sanno
restringo ad osservare che
(!)
la
Con questa variante
la lirica 1
prima volta nel Marzocco,
B. Ckocb, Giovanni Pascoli.
a.
i,
due cugini fu pubblicata
n. 20, 14
giugno
1896.
98
INTORNO ALLA CRITICA
II -
ho sostenuto sempre l'opposto,
c;he io
ogni valore alla dottrina
ho negato
metrica come
fonda-
('). Io ho inteso sempre
disarmonia di molte poesie del
Pascoli, la quale dalla disannonia nel metro si
stende a quella nelle proporzioni del componimento e nelle accentuazioni delle immagini, alle
materialit inopportune, e via dicendo; e, se ho
mento
di giudizio estetico
parlare
della
come
parlato di queste cose
distinte, l'ho fatto
per semplice espediente espositivo o didascalico.
L'osservazione enfatica che
ha
gittato
lino, la
il
bronzo
nella terzina
Farinata, l'odio di
timida preghiera della Pia e
l'aquila portata
profani,
di
Dante
ma
da Cesare
lascia freddo chi
pu fare
il
Ugo
volo del-
effetto sui
come me ha sempre
affermato che non solo ogni terzina diversa
da ogni altra
verso, anzi
terzina,
anche quelle che
tiche: l'
amore
Amor che
ma
ogni verso da ogni
ogni parola da ogni
il
altra
vocabolario pone
di
parola,
come
iden-
Francesca, nelle terzine:
a cor gentil
ecc.,
(dice benissimo
mio amico Vossler) non una stessa parola
tre volte ripetuta, ma sono tre parole diverse.
Tanto il Gargano quanto il Pietrobono e il
dottor Rabizzani si meravigliano che io, dopo
avere approvato come belle alcune descrizioni
il
nei poemetti georgici del Pascoli, resti perplesso
sull'insieme e
mi domandi: Dov' il mondo
Ebbene, in questo caso
interno del poetar.
(!)
Si veda, per es., Problemi di estetica, pp. 163-66.
II
(scrive, e
INTORNO ALLA CRITICA
99
pi efficacemente degli altri
Rabizzani, a cui do la parola)
il
mondo
due,
il
interno
il
mondo che sta fuori di
che solo per opera d'intuizione vien riprodotto. Dinanzi alla cosa veduta c' l'occhio che
vede e modifica inconsciamente e sceglie scientemente eliminando la scoria delle impressioni
inutili per far luogo solo a quelle che possono
determinare la sua visione. Cos la descrizione
obbiettiva per gli elementi che la costituiscono,
ma subiettiva per il modo nel quale sono costituiti. Ed inutile cercare dietro ad esso una
corrispondenza morale propria del poeta; tanto
varrebbe cercare
regni celesti oltre la zona
del poeta proprio
lui e
del padiglione costellato. C' nella nostra
fisica
coscienza estetica un residuo di simbolismo per
il
quale la natura ha diritto di vivere nell'arte
solo a patto
che un'allegoria
la giustifichi
Per-
fettamente d'accordo nel principio che non bisogni cercare nelle poesie l'allegoria, e che, se un
residuo di allegorismo resta in fondo alla coscienza
estetica,
occorra liberarsene,
io
non sono poi
d'accordo nel credere al valore delle descri-
zioni oggettive in poesia. Se una descrizione
non soggettiva, ossia non ha afflato lirico (e s'intenda pure la lirica in tutte le sue gradazioni fino
alla ironia e allo scherno),
non poesia. E poich
questo afflato lirico non
manca
in molti punti
dei poemetti georgici del Pascoli, io
rati;
difetto
poich non
che in
lui
e nelle sottigliezze),
li
di
investe
tutti
li
ho ammi(pel
solito
perdersi nei particolari
ho notato in quei poemetti
100
il
II -
INTORNO ALLA CRITICA
miscuglio di un poeta vero con un verseggia-
meramente
Poemi
tore e descrittore
Nel
il
giudizio
sui
virtuoso.
anche
conviviali,
Pietrobono riconosce esatta la caratteristica
da
me
data dell'atteggiamento spirituale tutt'al-
che omerico, anzi sommamente raffinato, del
Pascoli; e solamente crede che io faccia di ci
un rimprovero al Pascoli, il che non mi mai
tro
passato pel capo. Io ho insistito invece sul modo
di concezione e composizione di quei poemi, che
sembrano mucchi
di
frammentini delicati: tutta
carne molle, e manca l'ossatura; di qui la scarsa
loro efficacia. Chi ripensi, per esempio, ai Sepolcri del Foscolo, intender ci di cui lamento la
mancanza
dittore
vato
E quando
nel Pascoli.
duole che n
si
io
il
altri
mio contraabbia osser-
che lungo e che grande amore debba esser
costato
Poemi
al
Pascoli
conviviali, in
rivive a
ispirazione
la
di
quei suoi
rinovera, analizza e
cui
una a una ordinatamente
Omero
Poemi
le et di
e di Esiodo, quella dei tragici greci nei
di Ate, quella dell'arte plastica in Sileno,
samenti
di
pen-
Platone nei poemi di Psiche, e
denuda l'anima
ci
dell'et di Alessandro, di Tiberio,
dei popoli di Oriente in
mente canta l'annunzio
Magog, e
final-
assommano
civilt moderna ,
sono
una
che egli
nella quale tutte le altre
fluiscono a produrre la
Gog
dell'era novella cristiana,
si
costretto a rispondere ancora
dimentica un principio di
volta,
critica, pel
e con-
quale la
ricchezza di erudizione, l'ordine storico sapiente,
la giustezza del colore storico, e via dicendo,
II
INTORNO ALLA CRITICA
101
sono cose tutte estranee all'arte tanto vero,
che si trovano anche in poeti mediocri, i quali,
incapaci di scrivere dieci bei versi d'amore,
;
nel comporre trilogie
drammi, cicli di poemi e legcon relative annotazioni stori-
sono poi resistentissimi
e decalogie di
gende
di secoli,
che dottissime.
e
Senonch, qual poi il giudizio complessivo
che i miei contradittori hanno
conclusivo
opposto a quello da
me
proposto e dimostrato
intorno all'opera del Pascoli?
i
parecchi
articoli,
mio
posito del
che
si
Ho
innanzi a
me
sono pubblicati a pro-
studio; e cerco
una conclusione
diversa dalla mia, e non la trovo. Ecco
il
Rabiz-
e probabile conversazione:
una mia possibile
Pur non accettando
conclusioni a cui giunge
il
Croce nella crudit
zani,
le
che
si
dava pensiero
di
della formola e nel rigore dello spinto,
ammettere
il
dobbiamo
carattere frammentario dell'opera
poeta ha uu grande mondo,
ma non ancora riuscito ad esprimerlo
compiutamente. Per ora, la sua sovranit
nell'abisso della sua mente. E quand'anpascoliana. Il
che non riuscisse a farnela uscire, noi gliene
daremmo il merito, sebbene l'Amiel abbia detto
che le genie latent rest qu'une prsomption:
tout ce qui peut tre, doit devenir, et ce qui
ne devieni pas n'tait rien. Mi pare giudizio
assai pi severo del mio; e, se mai, ho paura
che il dottor Rabizzani dovr fare una penitenza
pi grossa della mia. Ecco la Rivista di cultura
di don Romolo Murri, non certo avversa al
102
II -
Pascoli
INTORNO ALLA CRITICA
a ogni modo, assai equanime:
e,
dividiamo, a
proposito del Pascoli,
il
Non
giudizio
recentemente datone dal Croce: giudizio giusto nella sostanza, se riguarda, nell'insieme, l'opera e l'ispirazione poetica del
Pascoli, ma ingiusto per rapporto a molte particolari poesie. E vogliamo dire questo: che il
Pascoli non ha una cos ricca e possente
ispirazione poetica che non gli venga mai
meno nel suo molto versificare, n un cosi fine
e sicuro gusto da non dare al pubblico, della
molta opera sua, se non quello che Anito o
perfetto; ma, dall'altra parte, quello che il Croce
concede di strofe e di brani di poesie, che sono
di un vero e grande poeta, noi pensiamo si possa
raramente estendere a poesie intere ( ). Non
dividiamo; ma, viceversa, dividiamo. Un altro e
temperato critico affaccia un dubbio, ma comincia col concedere: Il Croce ha messo il dito
i
sulla piaga: lo smarrirsi dell'ispirazione univer-
mare dei particolari , presso il Pascoli,
un caso non infrequente. Ma non sarebbe questo
un segno de' tempi, non sarebbe la parte caduca
sale nel
dell'arte pascoliana, la quale vivr
ad onta
ne' secoli
di tutti
egualmente
suoi difetti,
ombra
appena
percettibile a petto ai suoi grandissimi
pregi?
2
).
Perfino
il
Pietrobono non sa dire
carattere generale della poesia del
altro circa
il
Pascoli
non che quella
1
)
2
(
se
Rivista di cultura, 19
maggio
una gran
bella
1907.
F. Pasini, nel Palvese, di Trieste, del 14 aprile 1907.
II -
INTORNO ALLA CRITICA
103
poesia; lode che, nella sua indeterminatezza,
potrei concedere anch'io. Perch, se alla poesia
non avessi riconosciuto valore, e
le avrei fatto (questo ben
chiaro) l'onore di un lungo esame, e di questa
non breve discussione, che ora gli ha tenuto dietro.
del Pascoli
molto valore, non
1907.
Ili
DODICI ANNI DOPO
1.
Ancora sulla poesia del Pascoli (*).
Da una
dozzina d'anni non avevo letto quasi
pi nulla del Pascoli, saziato dallo studio che
un tempo feci delle cose sue per scrivervi intorno un saggio, il quale, quando fu pubblicato,
nel 1907, parve, peggio che severo, ingiusto.
con curiosit ho
tolto
tra
mano
la
delle poesie di lui ha test curata
il
scelta
che
Pietrobono
{Poesie di Giovanni Pascoli, con note di Luigi
Pietrobono, Bologna, Zanichelli, 1918); con curiosit (prego
il
lettore di credermi) assai bene-
vola, animata dal desiderio di scoprire nel Pascoli, dopo tant'anni, aspetti che allora potevo
non avere scorti, e di giudicare, dopo tant'anni,
con mente rinfrescata, non solo la poesia di quel
()
Dalla Critica, XVII, 1919, pp. 320-28.
106
III
ma
DODICI ANNI DOPO
Il Pascoli non
viveva e il
ancora
pi; e tra
presente sono accaduti tanti straordinari avve-
poeta,
stesso giudizio mio.
lo
il
tempo
ch'egli
nimenti, che hanno respinto assai indietro, nel
remoto,
gli
anni anteriori al 1914, comprimen-
un periodo gi chiuso, quasi con lo stesso
cangiamento di prospettiva che la Rivoluzione
doli in
francese fece per gli anni anteriori al
789.
Ho
dunque gli occhi verso il Pascoli come
verso un autore del vecchio tempo (del buon
vecchio tempo ?), pel quale non si pu non esser
levato
disposti a simpatia; e perfino l'averlo
nei giorni lontani accresceva
simpatia, perch anche questo
criticato
sentimento
il
di
mi formava un
legame con lui, anche questo me lo faceva parte
di una parte della mia vita passata. S'aggiunga
che il compilatore del volume, il Pietrobono, ha
molto amato il Pascoli ed colto e fino ingegno, e m'invogliava perci
a rileggere
quelle
poesie sotto la sua guida bene informata, esperta
ed affettuosa;
e,
a dir vero, per questo riguardo,
non mi toccata alcuna delusione, e credo che,
posto che giovi adornare di comento le opere
del Pascoli, non si poteva eseguir tale compito
in
modo
migliore di quello tenuto dal Pietro-
bono, che non pu esser tacciato se non
forse
di sottigliezza e ingegnosit eccessive, effetti di
eccessivo amore.
Ma, pel
resto, ahi, ahi,
intenzione, la
come
la
mia buona
mia mite e sentimentale e malin-
conica disposizione d'animo, stata presto tutta
sconvolta! Come mi son sentito riprendere di
DODICI ANNI DOPO
Ili -
107
colpo dall'antica ripugnanza, e risospingere all'antica riprovazione, fotta pi acuta e pi violenta dalla stessa serenit con la quale
mi ero
messo a riconsiderare, dalla stessa aspettazione
che avevo carezzata di poter temperare il mio
antico giudizio o integrarlo col riconoscimento di
alcune cose belle
zione
si
di quella poesia!
la
riprova-
volta in isdegno, ricordando di aver
su pei giornali letterari, che ormai venuto il tempo d'introdurre il Pascoli nelle scuole
italiane, a modello o incitamento stilistico per la
letto
nuova generazione. Oh, no! Noi non abbiamo il
propagare nella nuova generazione le
malsanie e i vizi nostri; non abbiamo, in ogni
diritto di
caso,
che
il
diritto di toglier d'innanzi
la tradizione dei secoli
surrogarvi
per
delle
gl'idoli
esaltazioni, dei nostri
ad essa quelli
ha consacrati
classici,
nostre fuggevoli
morbosi sentimentalismi,
e dei nostri capricci.
Ci che altra volta ebbi a notare, ci che
sempre mi era sommamente spiaciuto nei versi
del Pascoli, e mi aveva fatto dubitare della sua
virt poetica, mi s' ripresentato subito agli
occhi, appena aperto il volume, alle prime pagine.
quasi la caratteristica della sua arte
il
metro il ritmo del sentimento
che richiede un certo andamento, che s'intravvede, si presente, si attende, e il metro che gliene
d un altro. Donde anche, introdotta questa prima
dissidio tra ritmo e
scissione nell'inscindibile,
il
compiacersi nel par-
ticolare per s fuori della nota fondamentale,
per un altro verso, caricare
il
e,
tono per ottenere
108
III -
DODICI ANNI DOPO
cercato disarmonia ed affettazione. Vedo
comentatore insiste su ci, che la poesia
del Pascoli poesia di dissidio; e teorizza
che il dubbio uno stato d'animo anch'esso,
e il poeta che n' vittima, e vuol essere sincero,
bisogna pure che, come sente, cos si esprima,
e non rifugga dall'apparire nel tempo stesso ot-
l'effetto
che
il
timista e pessimista, ecc.
e
non
ci
sarebbe niente da
starebbe benissimo,
ridire, se si trattasse
ma
solo di contrasti psichici;
contrasti psichici
debbono, in arte, essere composti
in
armonia
estetica: ci che l'uomo divide, e ci che divide
l'uomo, la dea dell'arte congiunge.
Che
poi per
l'appunto quel che al Pascoli, per infelicit d'in-
gegno, non veniva mai
Si tagli
triste
'
Si
ma
la fronte,
fatto.
da una siepe
dolce
mosse per
ma
un mattino
e,
volta
suo cammino.
il
sente che lo scrittore
plice,
era
suo bordone,
il
vorrebbe esser sem-
la terzina, invece, si gira e si dondola,
come compiacendosi
di s
stessa.
Si
noti quel
che atteggia il personaggio
volta
come un attore, che prende a rappresentare la
sua parte. E non pago di aver dato quest'atla fronte,
teggiamento,
lo scrittore vi
calca sopra:
SI: mosse.
Al che
il
comentatore
Si accorge di
aver ado-
perata una parola forse superba, e la ripensa
come per
la
correggerla;
sua superbia,
ma
ma
trova invece che non
la verit glie l'ha posta sulle
Ili -
DODICI ANNI DOPO
labbra, e la conferma
vede qual superbia
lito,
Ora, veramente, non
ci sia
nel
cammino; ma ben
proprio
scoli
ha
109
si
si
moversi per il
vede che il Pa
sua parola, ossia, al sol'ha vezzeggiata, compiacendovisi.
ripensata
la
quella era la siepe folta
d'un camposanto, ed era il camposanto,
quello, dove sua madre era sepolta.
Affettazione di semplicit che s'impaccia
ampie pieghe
nelle
verso e della strofa, e affet-
del
tazione di sentimentalit, in quella fantasia del
bordone, tagliato dalla siepe, e proprio da quella
del camposanto, e proprio del
camposanto
in cui
giaceva la madre morta.
D'allora ha errato. Seco avea soltanto
suo bordone.
il
qua
la porse.
E qua tese la mano,
E ha gioito e pianto.
Solennit apparente, vuoto sostanziale, tutte frasi
generiche che paiono dire grandi cose e dicono
nulla.
le frasi
generiche continuano nella ter-
zina che segue:
vidi
il
fiume,
il
mare,
il
monte,
il
piano:
tutto...
S,
tutto,
perch non ha visto niente
di
parti-
colare e di significante.
e a tutto era pi presso
di
quanto
il
il
cuore
piede n'era pi lontano.
Sentimento, che potrebbe esser vero,
in
forma
ma
di antitesi, e perci falsato in
reso
un
gio-
110
III
DODICI ANNI DOPO
chetto. Invece di sentirci
quel sentimento,
con
lo scrittore,
Cos
perch
dica,
si
il
riempire l'animo da
soffermiamo ad analizzare,
ci
giochetto.
va innanzi sino
alla fine: peggiorando,
bordone mette poi foglie, germina, rasenza diventare simbolo vivente, s' in-
il
e,
goffisce in cattiva allegoria.
secondo componimento del volume quello
de Le ciaramelle. Chi non sente come liquefarsi
l'anima al loro suonoj^Jfla appunto chi questo
Il
-Tret*ter~c1
le
preso da un soave palpito al riudire
ciaramelle, palpita cos perch non lui
ciaramella,
ma
una
un'anima, che, ormai diversa e
matura, riportata
alle
immagini
e alle
com-
mozioni della fanciullezza. Ricordo la vigilia di
"Natale, evocata dal Di Giacomo in una sua lirica d'amore: la Napoli, verso sera, tripudiente,
rumoreggiante, piena di lumi, guardata dal poeta
dal mezzo della collina, che le sovrasta. Ci sono
anche
le
zampogne:
Saglieva 'a dinto Napule, nzieme, cu tanta voce,
cunfusa 'int' a na nebbia na luce 'e tanta lume:
sentevemo 'e zampogne, c''o suono antico e ddoce
jenghere ll'aria, e tutti sti voce accumpagn...
Ma
il
Pascoli
si
fa
lui
ciaramella, e ciaramel-
leggia con esse:
Udii tra il sonno le ciaramelle,
ho udito un suono di ninne nanne.
Ci sono in cielo tutte le stelle,
ci sono i lumi nelle capanne.
Ili
DODICI ANNI DOPO
111
Sono venute dai monti oscuri
ciaramelle senza dir niente;
le
hanno destata nei suoi tuguri
tutta la buona povera gente...
Una
filastrocca tutta ripetizioni di concetti, ar-
piagnucolamento
guzie, insistenze, affanno,
una
bruttura.
sorvolo sul terzo componimento {La voce)
perch l'altra volta gi
di Zvani ,
quello
ne mostrai la sconvenienza e sconcezza
appena
e libo
quarto, in cui l'abbaiar di un cane a
il
notte alta chiuso in istrofe di questa spontaneit:
l nell'oscura valle
dov'errano
da niuno viste, le lucciole,
sonava da fratte lontane
velato il latrare d'un cane;
sole,
e,
scontorcimento e balloncane abbaia davvero, fa bau-bau:
in tanto artificio e
zolamento,
il
Va! va! gli dice
sonando irosa di
la
voce vigile,
tra le tenebre...
incontrandomi nel quinto componimento {Valentino)
con le galline che schiaE, infine,
Un
mazzano:
cocco per
te!
cocco! Ecco ecco
mi arresto e non
Cio, smetto di percorrere
volume e
lo sfoglio
qua
e l;
un cocco un
procedo
oltre.
ordinatamente il
e su qualunque
cosa poso l'occhio, ritrovo le stesse affettazioni.
Ecco
il
scrittore
tanto celebrato Aquilone: nel quale
lo
vorrebbe ritrarre un momento della
112
III -
DODICI ANNI DOPO
noi
propria vita di fanciullo, risvegliatosi
suo
ricordo alla vista di una bella mattina, piena di
che lo riconduce ad altra simile di quei
tempi lontani. Ma la sua incapacit a fecondare
un motivo poetico, si che produca la propria forma, si dimostra qui chiara dal suo ricorrere (cosa
che sfuggita al Pietrobono) a una forma bella
sole,
maremmano
fatta,
Il
canto del Carducci comincia:
all'Idillio
del
Carducci.
Col raggio del mattin novo eh' inonda
roseo la stanza, tu sorridi ancora
improvvisa
il
al
mio cuore,
Pascoli, sebbene
col
Maria bionda!
solito
tono di appa-
recchio e d'affettazione, comincia
allo
stesso
modo:
C' qualcosa di nuovo oggi nel sole,
anzi d'antico: io vivo altrove, e sento
che sono intorno nate le viole.
Son nate nella selva del convento
dei cappuccini...
Il
Carducci termina:
Meglio era sposar te, bionda Maria!
Meglio ir tracciando
Meglio oprando obliar
il
Pascoli:
Meglio venirci ansante, roseo, molle
come dopo una gioconda
corsa di gara per salire al colle!
Meglio venirci con la testa bionda,
che poi che fredda giacque sul guanciale,
di sudor,
ti
pettin co' bei capelli a
onda
tua madre... adagio, per non
farti
male.
Ili
Ma
le
DODICI ANNI DOPO
113
parole del Carducci sono schiette,
il
tono
eguale; e quelle del Pascoli una sequela di abi-
da virtuoso, frigidissime: versi troppo vibrati non si sa perch, specie il terzo di ciascuna
terzina; versi che, non si sa perch, fanno spicco:
lita
tra le
che
al
immagini
morte foglie
ceppo delle quercie agita
leziose,
come
il
vento;
l'aquilone che s'innalza:
il filo dalla mano,
fiore che fugga su lo stelo
esile, e vada a rifiorir lontano;
s'innalza; e ruba
come un
di
falsit
impedi-
ritmo e leziosaggini, che
scono alle pi gentili immagini di acquistare la
loro musica:
una dolce aria che scioglie
dure zolle, e visita le chiese
di campagna, ch'erbose hanno le soglie
un'aria d'altro luogo e d'altro mese
Si respira
le
(bello!):
e d'altra vita: un'aria celestina
che regga molte bianche
ali
sospese {troppo
[cincischiato !)...
tutto
il
componimento ha un aspetto
gegnato, di preparato (S,
sta
una mattina Che non
gli aquiloni!
c'
di
con-
que-
scuola...), direi,
vera poesia.
a proposito del Carducci e del Pascoli. Mi
fu raccontato, da chi v'era presente (uno dei nostri
pi fini artisti), che un giorno il Carducci, trat-
di ginnastico, alienissimo della
tenendosi in casa di amici e trovato sul tavolino
B. Croce, Giovanni Pascoli.
114
III
DODICI ANNI DOPO
un volume
del Pascoli, ne lesse qua e l ad alta
voce alcune pagine, e poi, richiudendolo d'un
colpo e posandovi su la mano, ammoni gli
astanti:
La stessa
Questa, non poesia!
sentenza mi sale dai precordi, dopo avere rias-
saggiato
contro di
le
composizioni
me quanto
vi
del
Pascoli.
piace:
questa,
Gridate
non
poesia.
se
non
poesia,
eppure ha avuto tanta
voga, ed ha ancora tanti ammiratori, donde la
ragione della sua fortuna? Credo
da ci, che
grande
poesia italiana,
essa giunse opportuna: la
merc i diversi ma del pari alti esemp del
Manzoni
e del Leopardi, era stata salvata dallo
scompiglio romantico,
e,
merc quello del Car-
ducci, dalle mollezze dell'ultimo
romanticismo.
l'esempio del Carducci oper anche sul D'An-
nunzio (non solo nel giovanile Canto novo,
ma
anche qua e l di poi) come freno, e come freno
oper nel primo e nel miglior Pascoli (le prime
Myricae): ma, pi tardi nel D'Annunzio e pi
presto nel Pascoli, quel freno s'allent, e proruppe
in essi la letteratura decadente, che era in agguato dietro le loro anime, e l'uno e l'altro diventarono precursori e avviatori del futurismo.
Il Pascoli, meno vigoroso del D'Annunzio, il quale
ha avuto una sua forza di gioia sensuale, che
stata la sua sanit e si guastato soprattutto
con l'intellettualismo dell'eroico e ora del religioso; il Pascoli, che era disposto al sentimentalismo, doveva pi gravemente soggiacere al decadentismo e futurismo, alla spinta analitica, alla
Ili
DODICI ANNI DOPO
115
disarmonia, al disgregamento, alle smorfie e alle
sconcezze dell'impressionismo inconcludente. E
poich la sua corruttela estetica prendeva per
materia la piet,
stezza, la
il
quale
si
scandalo
la bont, la tenerezza, la tri-
morte (diversamente dal D'Annunzio
compiaceva di altre cose, che davano
ai
timorati), al Pascoli stato possibile
soddisfare in
modo decente
quel ch'era di mal-
sano nelle anime timorate, e persino nei preti
come,
Fogazzaro stato
il D'Annunzio dei cattolici, ed ha scritto per le
famiglie cattoliche il Piacere e il Trionfo dello
morte sotto i titoli di Daniele Cortis, di Malombra e di Piccolo mondo moderno.
Con quali aspettazioni abbiano accolto il Pascoli i cattolici si pu vedere dalla prefazione
stessa del Pietrobono, che preso da quella conper un altro verso,
il
dizione di lui tra la fede e l'incredulit, interpe-
trandola quasi presentimento di cielo, quasi per-
secuzione che
il
Signore faceva di un'anima, che
ancora gli riluttava. E da essa si pu vedere
quanto potere il sentimentalismo, lo spirito di
piet e di carit,
pace, della quale
il
il
desiderio e le esortazioni alla
Pascoli
si
era fatto professio-
nale rappresentante, abbiano avuto sui cuori teneri,
a segno da far dimenticare che tutto ci in
poesia non vai nulla se non diventa poesia, ed
addirittura odioso
al
mancante valore
quando procura
di
surrogare
di poesia materiali valori di
sentimento.
Cos ora
decadenti,
gli stilisti
(che sono poi
decadenti, perch sol essi pensano allo
stile
116
i
III
grandi,
DODICI ANNI DOPO
hanno
classici lo
vorrebbero introdurre
non
vi pensano),
la poesia e la
prosa del
Pascoli nelle scuole, nelle scuole classiche,
ideale di finezza artistica; e
come
scuole elementari,
e
fetti,
di
Y Adelchi
(di
educatrici a gentili af-
non vi si parla
che persino nelPromessi sposi]). Ma per le
quell'amore
nei
elementari
Pascoli?
Non
Non
il
c'
come
cuori teneri, nelle
preti nelle loro, perch
amore
scuole
proprio
c' di
indispensabile
il
pi vecchio e di meglio?
poeta che facevano leggere a noi ra-
imparare a mente, il buon canonico
di Ariano di Puglia? Se necerti
usi una poesia non poetica,
cessaria per
una poesia pratica, quella del Parzanese fa seme
gazzi,
Parzanese, gloria
pre perfettamente al caso e quasi mi vuol parere
che essa dia, per questa parte, la realt di ci
;
che
il
Pascoli invano
si
sforz di raggiungere.
Volete onomatopee?
Suona, o campana, suona, o campana,
suona vicina, suona lontana.
Tu sei la musica del poveretto,
che nel sentirti piange d'affetto;
comprende la tua parola,
quando sonora per l'aria vola.
Dig din, dog don,
ei sol
T'allegra, o povero, questo
il
Volete riproduzioni di movimenti?
Dote non ho n panni,
e pur vo' farmi sposa.
Passati son tre anni
che
la
mia man non posa.
tuo suon!
Ili
Ma
e
il
il
DODICI ANNI DOPO
tempo via sen
117
va,
caro d verr
che tanto
il
ciel sospira;
Filatoio, gira, gira.
Volete ninna-nanne?
Dormi. La bella luna
prende del ciel la via;
passa, e sulla tua cuna
un bianco raggio invia.
Pe' poveri Iddio vuole
che splenda luna e sole.
Dormi, fanciullo mio,
dormi, ti veglia Iddio.
Volete figurini di curati?
Zitto! Cessi lo strepito e
che!
8'
non vedete
il
'1
baccano:
nostro buon pievano?
inoltra passo passo
il
vecchierello:
traetevi
cappello.
il
di poverelli?
Se vedete un vecchierello
d'occhi cieco e d'anni stanco,
senza scarpe n mantello,
che alla figlia appoggia il fianco,
nel recinto del castello
date loco al vecchierello...
di
sventurati? Chi non ha lagrimato per la
cieca del Parzanese?
Non mi
dite
che torna
il
mattino
a svegliare le cose dormenti
non mi
sono
dite che d'oro e rubino
lembi del cielo ridenti.
mio ciglio il Signor non aprio...
Deh! sia fatto il volere di Dio.
Il
118
Ed
III -
DODICI ANNI DOPO
era molto gentile, quella cieca:
Quando sento il profumo d'un giglio,
voi mi dite ch' bianco qual neve.
Com' il bianco? In pensier lo somiglio
a quel senso che l'alma riceve
quando ascolta
d'un liuto
il
sull'ala del vento
lontano lamento...
Che cosa mai sono venuto recitando? Vecchi
dell' infanzia, anche questi
ma, al tempo
suoni
stesso, cosette
modeste, adatte al loro
pratico
ben intonate, che mi ridanno quel senso
di equilibrio, che gli spasmodici ritmi del Pascoli mi avevano tolto: del Pascoli che (per dir
tutto in una parola) in arte era un atassico, ossia
non coordinava i suoi movimenti.
Quiconque ne sent pas ce defaut est sans
aucun got ; et quiconque veut le justifier se
rnent lui mrne. Ceux qui m'ont fait un
crime d'tre trop sevre, m'ont force Vtre
vritablement et n'adoucir aucune vrit
intento,
(Voltaire, commento sul Corneille).
2.
Il
Paulo Ucello
( ).
Il Pascoli lesse nel Vasari che Paolo di Dono
dipingeva storie di animali, de' quali sempre
si dilett,
(i)
e per fargli bene vi mise grandissimo
Dalla Critica, XVIII, 1920, pp. 60-64.
Ili
DODICI ANNI DOPO
119
che pi, tenne sempre per casa dipinti uccelli, gatti, cani, e d'ogni sorta animali strani che potette avere in disegno, non
potendo tenerne de' vivi per esser povero; e
studio,
e,
perch
si
dilett pi degli uccelli
cognominato Paulo Ucello
II,
208). Lesse e fraintese,
perch
volle punto dire che Paolo
gli altri
animali
che d'altro, fu
(Vite, ed. Milanesi,
>
biografo
il
amasse
non
gli uccelli e
non potendo farne acquisto, imli dipingesse per suo gaudio
casa, ma che amava dipingere
e,
pedito da povert, se
sulle pareti di
uccelli ed altri animali (compresi
penti e ogni sorta di brutte
essendo in grado di possederne
aveva adunato
leoni
bestie) e che,
i
vivi
ser-
non
modelli,
sua quanti disegni potesse procurarsene. La notizia, data dal Vasari,
si
riferisce alla
in casa
comune
vita degli artisti, ed
ma
psicologicamente comprensibile e naturale;
zione o
rifletta
non
pu affermare della interpetrafraintendimento del Pascoli, perch (si
un istante) a quale verit psicologica
lo stesso
si
risponderebbe questa surrogazione del dipingere
possedere? Chi desidera un uccellino reale,
al
desidera qualcosa di pratico,
non potendo otma non troun sostituto omoe,
tenerlo, si dorr o si rassegner;
ver mai un equivalente o
geneo a quell'oggetto nell'attivit
trascende l'uccellino
come
realt
artistica,
compiace nel proprio creare. Chi
ama una
ama
.la
quella donna, la desidera,
che
vivente e
si
donna,
brama; ma,
si mette a dipingerla, l'abbassa a materia o
modello che si chiami, e, in quell'atto, trascende
se
120
III
DODICI ANNI DOPO
suo amore e ogni altra cosa terrena, ed Innadi una donna, ma di un'idea.
Tanto vero che raccoglitori e amorevoli curatori
il
morato, non pi
di animali domestici
mali,
ma
tari; e
la
le
il
non sono mai
vecchie signorine e
Ma
ma
gatti,
forse
il
sul
pittori di ani-
vecchi celiba-
festosi
la
casa di
gatti,
non
paesaggi di Napoli.
Pascoli non fraintese per isvista
di lettura, e volle
ossia
pittore Dalbono, famoso in Napoli per
sua mania di riempirsi
dipingeva
deliberatamente fraintendere,
del Vasari ide quella sua im-
testo
maginazione di un Paolo Ucello, desideroso di
avere uccelli in casa, e sfogantesi nel ritrarli,
e tuttavia tornante sempre al suo desiderio.
Perch? Perch quell'immaginazione gli parve
commovente, leggiadra, tenera. Pensate un po'!
Un gran pittore, che passa pel mercato, vede
un
fringuello in gabbia, rosso in petto e nero
mantello, che
il
somigliava un fraticino di san
Marco, vorrebbe portarselo a casa, ma non ha
un grosso per comperarlo, e tira innanzi con
gli
quel mortificato desiderio nel cuore, e va alla
sua opera della giornata, ma la sbriga il pi
presto che pu, per tornare a casa e aggiungere
ai tanti uccelli
ai
che ha gi dipinti sulle pareti,
sopra un
tanti suoi desideri insoddisfatti, l,
ramoscello di melo, quel
Quanta gente non
si
monachino rosso.
lascia subito prendere
queste immaginazioni leggiadre, tenere,
da
commo-
Quanta? Moltissima: tutta la legione dei
che, da alcune settimane in qua,
stanno dando prova dei gentili sentimenti che
venti!
pascoliani,
Ili
DODICI ANNI DOPO
121
immaginazioni educano negli animi, e li
dimostrano nelle loro mansuete, francescane pasiffatte
role,
indirizzate
a Sorella Critica!
Ma
quella
moltissima gente anche di facile contentatura;
come
compiace nel verso che suona e non
crea, cos sdilinquisce per le immagini che paiono
attraenti e sono vuote, vuote di schietto e profondo sentire. Che vi sia o non vi sia una realt
psicologica nell'atto attribuito a Paolo di Dono,
essa non cura si attiene alla superfcie e scatta
in entusiasmi, che altro non chiedono e non
e,
si
aspettano che di scattare.
Comunque, ideata quella prima arguzia o
il Pascoli non si ferm.
E perch avrebbe dovuto fermarsi? Con lo stesso
metodo, e con lo stesso buon successo, poteva
foggiarne quante altre voleva. E immagin che
acutezza sentimentale,
Paolo Uccello fosse terziario, e che nel suo irrefrenabile desiderio di
anche
un possesso terreno, fosse
un uccellino, pec-
di quello -tenuissimo di
casse; e che, dunque, san Francesco
gli
appa-
tra la sua pittura o dalla
risse, l, sulla parete,
sua pittura, e lo rimproverasse e lo ammonisse,
e lo purgasse di profani desideri, e poi, andando
via, attingesse
briciole
gna, e
di
del
suo cappuccio
e le spargesse
per la campa-
dallo
pane
gli uccelli
scollo
volassero a quel lieto convito,
e Paolo, quetato alfine,
sogno.
La
si
addormentasse nel suo
poesia s'iunalzava cos, a suo credere,
a idealit francescana.
Tale fu, per chiunque abbia qualche pratica
di poeti e poesia, la
genesi di questo Paulo
Ucello,
122
DODICI ANNI DOPO
III -
lodatissimo tra
componimenti del
come
mentalistica,
di solito in quel
Ed
Pascoli.
chiaro che non fu una genesi poetica,
ma
tempo
produzione pascoliana, quando l'autore
senti-
della
si
era
dato tutto in balia a certe sue impoetiche tendenze, incoraggiato e traviato da false
da quelle
di amici,
che par
si
lodi,
specie
fossero proposto di
addensargli intorno un velo e fargli perdere
il
senso della realt, e un po' lo vagheggiavano at-
traverso quel velo, un po' celiavano sulle sue
non pu nascere
che siano, perch tutte
bizzarrie. Senonch, la poesia
da intenzioni, per
gentili
le intenzioni sono, in
rali,
astratte;
ma
questo caso, aride, unilate-
nasce dalla piena umanit com-
mossa, come suono tra
i suoni, accordato con gli
non mai tutta tenera o tutta gentile
altri suoni,
o tutta leggiadra.
Anche
la poesia dell'idealit
francescana; della quale uno dei pi vivi esempi
che mi vengano ora a mente un verso e mezzo
di Tommaso Campanella, in un suo duro e nodoso sonetto, dove, ritratto l'orrore dell'umano
egoismo, le
lotte,
le
insidie, le
di tutto, gl'infingimenti interiori
stesso
annichilando
si
e, pi
per cui l'uomo
calunnie,
converte alfine in
improvvisamente esclama, come
spieghi innanzi un lembo di paradiso:
istnge,
si
Tu, buon Francesco,
se gli
pesci anche e gli uccelli
frati appelli!...
E, se
si
corder
vuole un esempio pi a noi vicino,
il
ri-
sonetto del non professionale france-
scano Carducci, quel sonetto, in cui
il
poeta,
Ili
DODICI ANNI DOPO
alla vista della fertile costa
basio, considera
commosso
123
che pende dal Su-
su]
piano laborioso,
risuona di canti d'amore,
che al sol
Santa Maria degli Angeli:
di
luglio
Frate Francesco, quanto d'aere abbraccia
questa cupola bella del Vignola,
dove incrociando a l'agonia le braccia
nudo giacesti su
la terra sola!...
ma
Poich la genesi non fu poetica
nale,
o,
come
io dico, intellettualistica,
non pot indovinare
forma poetica,
la
intenzioil
Pascoli
la
quale
tutt'uno con l'ispirazione, e nell'ispirazione
gi delineata e mossa.
prese a stendere
il
suo
estratto quintessenziale di tenerezze e dulcitudini
e
francescanerift
in
una forma
artificiosa
estrinseca, che subito dimostrata tale dalla
notonia
dell'
ed
mo-
intonazione, dalla semplicit troppo
semplice, che in essa
si
osserva. Si desiderano
prove di ci? Come darle a chi non ha orecchio
per sentire il tono falso? Come fissare in alcune
parole ci che diffuso in ogni snodatura e spezzatura della sintassi,
in ogni
inflessione
della
voce? La critica (l'ho detto tante volte) ha un
limite o un presupposto che si chiami: il presupposto che si abbiano occhi per ben vedere e
orecchi per ben udire. Tutt'al pi, essa pu
aiutare con qualche indicazione:
sulla parete, al
la sua bella maniera
fiammeggiar del cielo.
rosso, ecco,
Dipingea con
il
monachino
era,
posato sopra un ramuscel di melo.
Che
la parete verzicava tutta
d'alberi..
124
III
DODICI ANNI DOPO
anche:
Oh! non voglio un podere in Cafaggiolo,
come Donato: ma un cantuccio d'orto,
s, con un pero, un melo, un azzeruolo.
Ch'egli pur, credo,
un capodaglio per
Ma un rosignolo
il
singoiar conforto
chi l'ha piantato!...
io lo vorrei di buono...
Un altro aspetto di questa forma, senza intimo freno, senza intima sua legge, e che ha
accattato una legge dall'esterno, da un proposito
della mente, da
licare
il
uno
sforzo,
da uno stento
di vel-
cuori teneri e tenerli in dolce spasimo,
frazionamento nei particolari, le lungherie,
inopportune. Il Pascoli, anche in
le materialit
questo caso, non
di uccelli,
le
ci
risparmia n
le
nomenclature
sensazioni fsiche, per
es.,
dei
miche sparse ( E, come
un bruscinar di primavera, Rimase un trito becchettio sonoro), n il solito usignuolo onomabecchi che beccano
le
topeico, che, alla dipartita del santo, canta chie-
dendo dov'era ito... ito... ito....
E conseguenza di ci la perplessit nel lettore, che non sa se il poeta scherzi o dica sul
serio, se sia in un momento di festevolezza o
non piuttosto di accoramento, se voglia dilettare
con un rifacimento arcaico che susciti un sorriso, o se esprima un suo serio sentire. Che cosa
quel san Francesco, che favella con vocaboli
e formole tolte di peso ai Fioretti e gestisce con
attucci che
una
mal traducono
follettino,
le pitture
trecentesche?
una caricaturina, un
da divertir bimbi, o il santo del gran
figurina grottesca,
Ili -
DODICI ANNI DOPO
125
cuore, che deve riempirci di riverenza? No: nella
mi riempie di
riverenza e di amore, ma non posso dir neppure
che mi diverta. E quale impressione, dunque, mi
figurazione del Pascoli egli non
suscita?
Buona
codesta, color foglia secca,
ha
la tua sirocchia santa,
la lodoletta,
che ben sai che becca
tale qual
due grani in
terra, e vola in cielo, e canta...
sminuiva, e gi di
lui
non
c'era,
cinque stelline d'oro...
sui monti, che
Quale impressione? Non altra che quella, poco
piacevole, della poesia stentata e sbagliata.
Sbagliata, ho detto;
ma
sbagliata dal Pascoli,
non gi da un qualsiasi arfasatto: dal Pascoli
che non solo era un letterato studiosissimo, ma
era, o almeno era stato una volta, poeta, il poeta
e
idilliaco e triste delle
primissime Myricae, e di
tempo aveva come un'apertura di cuore
gli uccelli, le modeste opere
agricole e casalinghe, e un senso di gioia e di
malinconia schiette. Di questo fondo spirituale
di lui, guasto da sovrapposte cattive tendenze e
dal cangiamento dello spontaneo nel professionale, si scorgono le tracce anche nel Paulo Vcello,
tempo
in
verso la campagna,
particolarmente nel
ritrae
(e.
2) la
modo simpatico
in cui egli
parete dipinta da Paulo, quella
parete che verzicava tutta d'alberi, d'erbe, di
fiori,
falci,
qua vi
qua l'aratura e
di frutta, e
si
vedevano zappe
messi biondeggianti,
e due bovi messi in prospettiva che
e l
parevano
126
III -
DODICI ANNI DOPO
grandi ed erano pi piccoli di un leprotto che
fuggiva nel primo piano. Peccato che anche qui
la
lamentela del tono turbi
l'effetto, e la
troppa
semplicit tolga semplicit.
questo quanto
intorno al Paulo
come un
esaltano
si
pu onestamente dire
coloro che oggi lo
Ucello. A
capolavoro
come
>,
sotto silenzio, e
bosit),
ca-
insolentiscono contro di
poesia
una
puuna divina poesia francescana > e
polavoro dei capolavori pascoliani
rissima
il
di
poca
me
perch l'ho passato
mi tacciano
sensibilit
mi contento
di
di
*
non
(o di
rispondere:
sentire la
poca morEh, via!
APPENDICE
Da qualche accenno che
nelle noterelle critiche
raccolte nella terza parte di questo volume,
let-
avranno agevolmente inferito che anch'esse fecero
scandalo e suscitarono un uragano di proteste e d'invettive, maggiore e peggiore di quello che si ebbe
nel 1907, quando fu pubblicato il saggio ristampato
in primo luogo. Cosa naturalissima: nel dodicennio
corso fra le due date si era maturato e svolto a
pi^no il futurismo, del quale il Pascoli , a mio
avviso, da considerare precursore e promotore, nella
nostra letteratura; e la reazione contro il mio giudizio, dopo tanta devastazione e perversione prodotta
nel gusto, doveva essere, come fu, violentissima.
tori
Una
come un
delle accuse
che, in
quel grido, risonava
me, concerneva la mia
insensibilit. Confesso candidamente che dapprima non compresi di che cosa mai si volesse, con
questa parola, lamentare in me l'assenza. Ma, con
ritornello contro di
pazienza filologica ravvicinando
testi (e quali testi
!),
cercandone l'interpetrazione, ho poi non solo compreso, ma, quel ch' meglio, mi sono trovato affatto
d'accordo con gli accusatori. Mi si tacciava, in fondo,
e
APPENDICE
128
di
essere
insensibile
alle seduzioni del pascoli-
amo, del semifuturismo e del futurismo. Insensibilissimo: sono, per questa parte, addirittura un pezzo
di
marmo.
Dopo di
ci, non avrei niente da aggiungere, non
parendomi che quella critica d'opposizione abbia
apportato lume alcuno allo schiarimento dei problemi
artistici da me trattati. Ma, poich, per fortuna una
rivista letteraria, La ronda di Roma, fu invogliata
dalle mie noterelle critiche ad aprire una discussione
o referendum sul Pascoli, che venne inserendo nei
suoi fascicoli tra
a.
n.
II,
1),
il
1919 e
1920
il
mi piace rinviare
(a.
nn. 7 e
I,
a quelle pagine, che contengono molte cose
diosi
istruttive e, nel
dizio. Anzi,
complesso, confermano
come saggio
mio giu-
il
di queste cose istruttive,
trascriver qui alcuni brani dell'articolo di
coloro che presero parte alla discussione,
il
8,
curiosi e gli stu-
quale ebbe, tra
mere
il
il
uno
di
Gargiulo,
buon pensiero
di spre-
succo dei principali studi sul Pascoli, pub-
dopo
blicati
l'altro,
il
il
mio del 1907,
e,
diversamente dal mio,
intonati ad ammirazione, o addirittura a
commossa
tenerezza, pel poeta romagnolo.
recente, solo di qualche
anno
fa,
scrive dun-
lo scritto
che cominci a pubblicare
que
nella Voce l'Onofri, sotto forma di commento estetico
perpetuo alle poesie del Pascoli. Fu arrestato a mezzo
il
Gargiulo
delle Myricae.
dopo,
Quando mi occorse di leggerlo, tempo
candidamente domandare all'autore
io dovetti
fatto a continuarlo, e qual vantaggio
sarebbe ripromesso per la fama del poeta, nel
proseguire. Da quel che se ne vide, la negazione
come avrebbe
si
risultava pressocch totale; d'altra parte, nel modo,
talvolta
perfino
un
po' ingenuo, con cui rari versi
restavano additati all'ammirazione, non
si
ricono-
APPENDICE
129
sceva punto l'Onofri, che pur aveva dato prova di
possedere,
alquanto con
mal non rammento,
un atteggiamento
tro
d'indifferenza.
saggi di poesia, scaltrite
in
critiche. Discussi
facolt
rari versi e, se
conosciamo
quella sensibilit che
oltre
investita direttamente
Ma
di resistenza passiva, se
conclusi
certo
era passato dall' Onofri
anche
lui
il
urtai infine con-
che per
quasi entusiastico
non
meno
momento
lo
aveva dato lena per proporsi quel
di fiducia, che gli
lunghissimo lavoro destinato a discriminazione e
volgarizzamento delle bellezze pascoliane.
Di R. Serra
del quale non mi esagero il valore
critico, ma riconosco alcune buone per quanto disgregate disposizioni,
richiamiamo un po' il saggio
sul Pascoli, del 1909. da notare che il Serra, giustamente, fu detto un temperamento pascoliano; e
forse quel saggio,
le
da
solo,
basterebbe a provare
le
Ora, in tutta la parte negativa, che ampia,
affinit.
abbondano, n certo l'amor
osservazioni giuste
dell'argomento riesce ad attenuarne l'acutezza. Si
porta all'evidenza, nella parte
positiva, la
man-
canza di forma del Pascoli, che sarebbe la forma
propria di lui: i versi del poeta non si cantano,
non
gna
si
ricordano, non
e dolce verso
in
si
'.
citano, se
non
forse
uno o pochi versi rappresentata quasi
la virt
propria di
Roma-
che veramente un bello
se noi, richiesti, dovessimo offrire
solatia, dolce paese,
lui, ci
in iscorcio
rifiuteremmo; per quanti
ce ne potessero passare innanzi, sappiamo bene che di
nessuno saremmo contenti a pieno. Anzi, dicendone
e mostrandone ad altri, mi par che sempre si senta
il bisogno di soggiungere a ogni tratto: a questo non
badar troppo, non ti fermare su quel particolare;
che il poeta non l '.E dov' mai?
dimandiamo
al Serra, caduto in cos profondo oblio del proprio
B. Croce, Giovanni Pascoli.
APPENDICE
130
umanesimo?
cosidetto
nelle cose:
La
poesia del
qualche cosa che fuori della
letteratura, fuori dei versi presi a uno a uno; essa
di cose, nel cuore stesso delle cose '. Ed lo
stesso Serra che in altro scritto, in difesa della forma,
c
Le cosel
o della letteratura, ebbe questo scatto:
Pascoli consiste in
tutto quello che c' in
me
dispettosamente. Nulla
cluderite, retorico,
ed anche
la
come
persona;
' un
vederlo:
di
meno
le
cose
cio,
ingrato
si
rivolta
vago, goffo, incon-
cos
il
'.
Le cose dunque;
bisognava
Pascoli
poeta. Ogni timore, ogni
inquietu-
dine che la lettura poteva aver lasciato dietro di
s, subito cade; in lui non c' falsit, maschera,
non possono
posa, artifizio. Tali cose non esistono;
aver luogo in quest' uomo eh' io vedo. Altri potr
giudicare, pesare, classificare... \ C' altro ancora,
e forse di peggio, che tralascio, nello scritto del
Serra; ma non mi mai accaduto d'incontrarmi
nella condanna di un artista concepita in una forma
pi cruda e radicale di quella che trascrivo: Questa
la sua gran forza e la sua gran debolezza. Secondo
che l'uomo accetti la poesia di lui per quello che
o per quello che vuole essere. Poich se io accetto
la poesia di lui, col significato ch'essa ebbe per lui
quando
la fece, se
mi
trasporto,
come
altri
direbbe,
nel suo punto di vista, allora il valore ne diviene incommensurabile: non valore di cosa d'arte, ma di
cosa viva
si arriva? Eppure il Pascoli del Cecchi,
ha queste parole nell'epilogo, che non sono
Dove
del 1912,
meno preoccupanti
di quelle ora riferite del
gli aspetti torbidi e contrastanti,
Bisogna rifondere
nei quali questa poesia viene,
landosi, in
mano a mano,
un misterioso aspetto
sue contraddizioni,
le
Serra:
rive-
solo nel quale le
sue incertezze,
suoi errori,
APPENDICE
b
siano
stratti
131
del nostro affetto, della
all'ardore
comprensione nostra '. Osservavo, in una recensione che feci del libro nella vecchia Cultura, che
in tale giudizio
come una confessione
al lettore,
quale suona: l'aspetto misterioso, in questo libro,
rimasto misterioso; il mistero non stato svelato '.
Di quello studio dicevo in genere (mi permetto di
la
autocitarmi, perch resto precisamente a quel punto
ora che l'ho
riletto)
c
:
e indulgenti intenzioni;
animato dalle pi benevoli
ma riesce ad una condanna,
quasi tutta esplicita, in
minima parte
l'opera pascoliana. Pare che
il
gnato in questo suo studio tutta
inventiva, che
molta, e
implicita, del-
Cecchi abbia impela
propria sensibilit
residui di un'antica sim-
patia pel poeta, che doveva essere ingenua, non criticamente illuminata. Pure, il risultato quello che
, vale a dire negativo '. Non mancai di rilevare
la sproporzione tra la parte negativa e quella che
voleva essere positiva: Egli non si neppure accorto
che uno studio costituito in massima parte da una
violenta negazione, e diretto, nel tempo stesso, ad
una affermazione energica, doveva essere assai pi
svolto nella parte affermativa, anche sotto il rispetto
che sembra puramente materiale, del numero delle
pagine. Il Pascoli , pel Cecchi, un poeta coperto da
una corazza di falsit? Ha sotto la corazza una emotivit delicatissima e nuova? Ebbene bisognava che
lo studio critico riuscisse solidamente poggiato ed
equilibrato sulla parte affermativa '. Concentravo
naturalmente l'attenzione sulla parte del libro che
c
voleva essere di sicura affermazione, dedicata
alla
definizione della particolarissima, intima ispirazione
pascoliana, di cui poi quasi tutta l'opera del poeta
sarebbe una deformazione
si
'.
risolveva pel Cecchi in
Tale ispirazione centrale
una disposizione
iniziai-
APPENDICE
132
mente sensuale, oggettiva,
pura dedizione
di
alle
cose, attraversata poi dal brivido del dolore e del mistero.
E dovevo
concludere:
Lo
sforzo grande,
ma
vano, del critico consiste nel rendere questo brivido '.
Ma ecco che il Cecchi, invece di svolgere e scioc
gliere fino all'evidenza l'asserito sentimento di dolore
di mistero, il quale resta, nei termini indicati,
ancora sotto una forma schematica, dura ed ambigua;
invece di trarlo alla vita piena, immergendo in esso
le opere del poeta; impegna tutta la sua sensibilit
inventiva, ed anche tutta la sua industria stilistica,
nel ridurre quel dolore e quel mistero alle pi fugaci
ed inafferrabili espressioni ad un brivido, un attimo,
un baleno, e via dicendo '. Il critico aveva paura
di fermare il brivido; le poche citazioni restarono
:
anch'esse sorde all'invito di rivelarlo. Sulla poesia
che ha il privilegio del pi lungo commento, la
Digitale purpurea, io avrei ora curiosit di sentire
da capo
giudizio del Cecchi >.
il
Cos
in parte
Del resto, la lode ottenuta, e
ancora mantenuta, dalla poesia pascoliana,
Gargiulo.
il
e la difficolt di far prevalere
un diverso
e pi pa-
cato giudizio, richiamano moltissime altre vicende
consimili della storia letteraria.
innanzi
fanatici
alle
asserzioni
dei
Ci
vuol pazienza
poco perspicaci e dei
voce pi ch'ai ver drizzan
li
volti,
e cos ferinan sua opinione
prima ch'arte
ragion per lor s'ascolti.
Cos fer molti antichi di Guittone,
di grido in grido pur lui dando pregio,
fin che l'ha vinto
il
ver con pi persone
(Purg.,
Marzo
1920.
XXVI,
124-6).
INDICE
Avvertenza dell'editore
Giovanni Pascoli
I.
II.
III.
Pag.
vii
1
Intorno alla critica della letteratura con-
temporanea ed alla poesia di G. Pascoli.
Dodici anni dopo
1. Ancora sulla poesia del Pascoli
2. Il Paulo Ucello
.
Appendice
71
105
105
118
127
EDIZIONI LATERZA
i::c
zii:\
(Estratto del Catalogo Settembre 1920)
SCRITTORI D'ITALIA
A cura
di
ELKGANTE RACCOLTA CHK
81
DEDICATA A
ARETINO
(Il
P.,
S.
FAUSTO NICOLINI
COMPORR DI OLTRE SEICENTO VOLUMI
M. VITTORIO EMANUELE
Cartggio
(Il I
libro delle lettere), voi. I (n. 53).
parte
II libro delle lettere),
AMENTI
III
e II (n. 76 e 77).
Le Porretane, (n. 66).
BALBO C, Sommario della Storia d'Italia, voli. 2 (n. 50,
BANDELLO M., Le novelle, voli. 5 (n. 2, 5, 9, 17, 23).
(degli) S.,
BARETTI
La
60).
G., Prefazioni e polmiche, (n. 13).
scelta delle lettere familiari, (n. 26).
BERCHET
G., Opere, voi. I: Poesie, (n. 18).
Voi. II: Scritti aitici e letterari, (n. 27).
BLANCH
L., Della scienza militare, (n. 7).
BOCCACCIO
G., Il Contento alla Divina Commdia e gli altri
a Dante, voli. 3 (n. 84, 85, 86).
scritti intorno
BOCCALINI
T.,
Ragguagli
di
Parnaso e Pietra
del
paragone
politico, voli. I e II (n. 6, 39).
CAMPANELLA
BARO
T., Poesie, (n. 70).
A., Opere, voi. I (n. 41).
COCAI M.
(T.
Commedie
dei Cinquecento, voli. 2 (n. 25, 38).
Folengo), Le maccheronee,
voli. 2 (n. 10, 19).
CUOCO
V., Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del
1799, seguito dal Rapporto al cittadino Carnot, di Francesco Lomonaco, (n. 43).
Platone in Italia, voi.
DA PONTE
L.,
Memorie,
I (n. 74).
voli. 2 (n. 81, 82).
Editori GIUS.
LATERZA & FIGLI
Bari
DELLA PORTA G. B., Le commedie, voli. I e II (n. 4,
DE SANCTIS F., Storia della lettor, ital., voli. 2 (n. 31,
Economisti del Cinque e Seicento,
FANTONI
21).
32).
(n. 47).
G., Poesie, (n. 48).
Fiore di leggende. Cantari antichi ed. e ord. da E. Levi,
FOLENGO T.,
FOSCOLO IL,
Prose, voli.
FREZZI
Quadriregio,
Opere
F., Il
(n. 64).
italiane, voli. 3 (n. 15, 28, 63).
II e III (n. 42, 57, 87).
I,
(n. 65).
GALIANI F., Della moneta, (n. 73).
GIOBERTI V., Del rinnovamento civile
d'Italia, voli. 3 (n. 14,
16, 24).
GOZZI C, Memorie inutili,
La Marflsa bizzarra, (n.
GUARINI
voli. 2 (n. 3, 8).
22).
G., Il Pastor fido e
gicomica,
GUIDICCIONI
G.
compendio della poesia
COPPETTA BECCUTI
IACOPONE
(fra) da TODI,
rentina del 1490, (n. 69).
LEOPARDI
il
tra-
(n. 61).
F.,
Le laude secondo
Rime, (n.
stampa
la
35).
fio-
G., Canti, (n. 83).
Lirici marinisti, (n. 1).
LORENZO IL MAGNIFICO, Opere, voli. 2 (n. 54,
MARINO G. B., Epistolario, seguito da lettere di
tori del Seicento, voli.
Poesie
59).
altri
scrit-
2 (n. 20, 29).
varie, (n. 51).
METASTASIO
P., Opere, voli. I-IV (n. 44, 46, 62, 68).
Novellieri minori del Cinquecento
G. Parubosco
e S. Erizzo,
(n. 40).
PARINI
G., Prose, voi. I e II, (n. 55-71).
Poeti minori del Settecento (Savioli, Pompei, Paradisi, Cerreta ed altri) (n. 33).
(Mazza,
Rezzonico, Bolidi,
Fiorentino,
Cassoli, Mascheroni,
(n. 45).
POLO
PRATI
M., Il Milione,
(n. 30).
G., Poesie varie, voli. 2 (n. 75, 78).
Relazioni degli ambasciatori veneti al Senato, dei secoli XVI,
XVII, XVIII,
voli. I, II, IIIi-ii (n. 36, 49, 79, 80).
Riformatori italiani del Cinquecento, voi.
Rimatori siculo- toscani, voi. I (n. 72).
I (n. 58).
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Bari
SANTA CATERINA DA SIENA,
Libro della divina dottrina,
volgarmente detto Dialogo della divina provvidenza, (n. 34)
STAMPA G. e FRANCO V., Rime, (n. 52).
Trattati d'amore del Cinquecento,
(n. 37).
Trattati del Cinquecento sulla donna,
VICO
(n.
G. B., L'autobiografia,
(n. 56).
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il
11).
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G. P., Colloqui col Goethe, traduzione di E. Do-
voli. 2 (n. 4, 6).
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Elogio della pazzia e Dialoghi
famigliari, traduzione di vari a cura di B. Cuoce, con illustrazioni di H. Holbein, (n. 8).
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Il
W., Le esperienze di Wilhelm Meister, traduzione
Pisankschi e A. Spaini, voli. 2 (n. 7, 11).
Cantare del Cid, con appendice di romanze, traduzione di
G. Bortoni, (n. 3).
PAPARRIGOPULOS D., Opere, traduzione di C.
POE E. A., Opere poetiche complete, traduzione
Olivero,
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Estetica, come scienza dell'espresFilosofia dello spirito.
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sione e linguistica generale (4* edizione)
Logica come scienza del concetto puro
duta dall'autore)
II.
III. Filosofia della pratica.
Economica ed etica
(2 a ediz.)
IV. Teoria e storia della storiografia (2 a ediz.)
Saggi
filosofici.
I.
Problemi
L. 18,
edizione rive-
(3*
La
filosofia di
12,
di estetica e contributi alla sto-
16,
ria dell'estetica italiana
II.
15,
15,
Giambattista Vico
Saggio sullo Hegel, seguito
della filosofia
III.
da
12,
altri scritti
storia
di
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Economia marxistica (in ristampa).
Scritti di storia letteraria e politica. I. Saggi sulla letteratura italiana del Seicento
15,
IV. Materialismo storico ed
La rivoluzione napoletana del 1799
ricerche (3 a edizione aumentata)
II.
III.
Biografie, racconti e
16,
La letteratura della nuova Italia -Saggi
critici, voi. I 15,
15-
IV.
voi. II
V.
voi.
IH
VI.
voi.
IV
15,
15,
VII. I teatri di Napoli dal rinascimento alla fine del secolo
decimottavo
VIII.
12,
La Spagna nella vita
italiana durante la rinascenza 12,
IX-X. Conversazioni critiche. Serie
e II. Voli. 2
XI.
Storie e leggende napoletane (in ristampa).
XII.
Goethe
XIII.
Una
.30,
12,
famiglia di patrioti ed altri saggi storici e
XIV.
cri-
12,
tici
Ariosto, Shakespeare e Corneille
Scritti varii.
I.
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Primi saggi
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Breviario di estetica (Quattro lezioni), (2 edizione).
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Gli scritti di Francesco de Sanctis e la loro varia fortuna,
saggio bibliografico
4,
.
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di
un comune e
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due famiglie 3,50
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Bari
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BERKELEY
G., Principii della conoscenza e dialoghi tra
Hylas e Filonous, trad. da G. Papini, (n. 7) (in ristampa).
BRUNO G., Opere italiane, con note di G. Gentil I. Dia-
loghi metafisici, (n. 2) (in ristampa).
IL Dialoghi morali, (n. 6)
CUSANO
P.
16,
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Candelaio
N., Della dotta ignoranza, testo latino con note di
-III.
Rotta,
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(n. 19)
DESCARTES
R., Discorso sul metodo e Meditazioni filosofiche,
24,
traduzione di A. Tilgher, voli. 2 (n. 16)
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(n.
....
G. A., Dottrina della scienza, tradotta da A. Tilgher,
12,
12)
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Nuova
protologia, brani scelti da tutte le sue
24,
opere, a cura di G. Gentile, voli. 2 (n. 15)
V.,
HEGEL
G. G. F., Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio, tradotta da B. Croce, (n. 1) (in ristampa).
Lineamenti di filosofia del diritto ossia Diritto naturale e
scienza dello stato in compendio, tradotta da F. Messineo,
(n.
18)
16,
HERBART
dossich,
HOBBES
G. F., Introduzione alla
(n. 4)
filosofia,
tradotta da G. Vi-
12,
T., Leviatano, tradotto
da M. Vinciguerra,
voli. 2
24,
(n. 13)
HUME
D., Ricerche sull'intelletto umano e sui principii della
morale, tradotte da G. Prkzzolini, (n. 11) .
12,
.
JACOBI
KANT
mero
F.,
E., Critica del giudizio, tradotta
3) (in ristampa).
10,
da A. Gargiulo, (nu-
Lettere sulla dottrina dello Spinoza,
Critica della ragion pratica, trad. da F.
Capra
(n. 21)
(n. 9) (2* edi-
zione)
Critica
7,50
Gentile e G. Lombardo-Radice, voli. 2 (n. 10) (2 a edizione)
24,
LEIBNIZ G. G., Nuovi saggi sull'intelletto umano, tradotti
da E. Cecchi, voli. 2 (n. 8)
20,
Opere varie, scelte e trad. da G. Db Ruggiero, (n. 17) 12,
della ragion pura, tradotta da G.
....
SCHELLING
F.,
Sistema dell'idealismo trascendentale,
dotto da M. Losacco, (n.
SCHOPENHAUER
A., Il
mondo come volont
tazione, traduzione di P. Savj-Lopbz, voli. 2
tra-
12,
5)
e rappresen(n. 20).
18,
LATERZA & FIGLI
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SPINOZA
B., Ethica,
con note
latino
testo
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di
G. Gentile,
15,
(n. 22)
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G. B., La scienza nuova, con note di F. Nicolini, voi. I
(in ristampa).
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Voli. II e III
FILOSOFI ANTICHI E MEDIEVALI.
ARISTOTELE,
Poetica, traduzione, note e introduzione di
L. 10,
M. Valoimigli
Politica,
traduzione di V. Costanzi
D'AQUINO,
TOMMASO
annotati da
12,
Opuscoli e testi
Bruno Nardi
(voli.
ed
filosofici, scelti
3B,
3)
EPICURO, Opere, frammenti, testimonianze
sulla sua vita,
da E. Bignone
15,50
PLATONE, Dialoghi - Voi. IV: Eutidemo, Protagora, Gorgia,
Menone, Ippia maggiore, Ippia minore, Ione, Menesseno, tradotti da F. Zambaldi
15,
Voi. V: II Clitofonte e la Repubblica, tradotti da Carlo
Oreste Zu retti
15,
Voi. VI: Timeo, Crizia e Minosse, tradotti da C. Giartradotti
ratano
6,
ANNO XVIII
1920
LA CRITICA
RIVISTA
DI
LETTERATURA, STORIA
(serie seconda)
FILOSOFIA
DIRETTA DA
BENEDETTO CROCE
(Si
pubblica
il
giorno 20 di
Abbonamento annuo: per
un
l'Italia L. 15;
fascicolo separato
L'abbonamento decorre
Sono disponibili
tutti
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per V Estero
Frs. 18;
L. 3.
dal 20 gennaio e si
paga anticipato.
le annate III (seconda edizione) e VII a
quindici ciascuna. Della prima e seconda
annata (1903-1904) esaurita anche la seconda edizione, ma
saranno ristampate, come anche le annate IV, V, VI, XIII,
XVI e XVII non appena si avr un numero sufficiente di ri-
XVI
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chieste.
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Caroline Schlegel, (n. 91)
A., Vigilie di scienza e di vita,
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(47) (in
Le basi della fede, (19)
Leggende e novelle de l'India
ristampa).
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E.,
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6.50
antica, (74)
BERGSON E., Il riso, (84)
BORGOGNONI A., Disciplina
6 50
e spontaneit nell'arte, saggi
letterari raccolti da B. Croce, (60)
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CARABELLESE
CARLINI
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Nord e Sud attraverso
La mente
secoli, (16)
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Giovanni Bovio, (77).
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CARLYLE T., Sartor Resartus (2* edizione) (15), (in ristampa).
CASTELLANO G., Introduzione allo studio delle opere di
A.,
B. Croce,
di
7,50
(93)
CESSI C, La poesia ellenistica, (56)
CITANNA G., La poesia di Ugo Foscolo
8 50
(99)
....
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COCCHIA
tura
CROCE
E., Introduzione storica allo studio della letteralatina, (78)
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Cultura e vita morale,
Carducci (95)
B.,
Giosu
-Giovanni Pascoli (98)
CUMONT F Le relijr. orient.
DE COURMONT
5,50
6,50
nel
pagane *, romano,
1
R. Fisica dall'amore,
DENTICE CECILIA DI ACCADIA,
E Knnt, (96)
DE LOLLIS C, Letteratura
6,50
(69)
6.50
(61)
9,50
(8)
razionalismo religioso
Il
di
6,50
francese, (97)
14,50
DE LORENZO G., India e buddhismo antico, (6), (ristampa).
DE RUGGIERO G., La filosofa contemporanea (2* edizione
con aggiunta
Storia
di
un appendice)
della filosofia
Parte I:
voli. 2 (59)
La
filosofia
....
greca
lumi, (89)
DE SANCTIS
DI SORAGNA
EMERSON R.
(49),
15,
-Duo
vo-
12,
F.,
Lettere a Virginia,
A.,
Le profezie
\V\,
L'anima, la
5,50
(87)
d'Amoz, (83) 7,50
natura e la saggezza. (Saggi),
d' Isaia figlio
(in ristampa).
FARINELLI A., Hebbel e i suoi drammi, (62)
FERRARELLI G Mem. milit. del Mezzog. d'Itali*, (45).
FESTA G., Un galateo femminile it. del Trecento, (36).
FIORENTINO F., Studi e ritratti della Rinascenza, (44)
FORMICHI C, Aovaghosa poeta del Buddhismo, (54)
.
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5 50
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pensiero dell'Abate). Antologia
ed inediti, (29)
(Il
scritti editi
GEBHART
LATERZA & FIGLI
Bari
di tutti
suoi
8,50
E., L'Italia mistica, (40)
G., Il
modernismo e
6,50
rapporti tra religione e
filo-
sofia, (35), (in ristampa).
Bernardino
Telesio, (51)
4,50
I problemi della scolastica e pensiero italiano,
La riforma dell'educazione (94)
il
GIOVANNETTI E.,
GNOLI D., I poeti
HEARN
tramonto del liberalismo,
della scuola romana, (63)
Il
Kokoro
L.,
LABRIOLA A., Socrate, (32)
LACHELIER G., Psicologia e
De Ruggiero, (76)
darwinismo,
MARTIN
MATURI
(25), (in rist).
e bizzarrie satiriche, (24)
cura di B. Crock,
G., Moderni problemi del diritto, (33)
T.,
8,50
4,50
(in ristampa).
MISSIROLI
MORELLI
6,50
L'economia politica e la odierna
crisi
M.,
-
Un
filosofia,
(60)
(5).
....
5,50
secolo di scoperte archeologiche, (55) 8,50
La monarchia socialista. (Estr. destra), (72) 6,50
E., La scuola napoletana di pittura
DALBONO
nel secolo decimonono ed altri scritti d'arte, (75)
NIETZSCHE
NITTI
F.,
La
nascita della tragedia,
(23)
F., Il capitale straniero in Italia, (80)
ONORATO
R., L'Iliade di
Omero,
lazzo Carignano,
RENSI
ROHDE
ROYCE
La
11
moribondi del pa5,50
....
8,50
.
5,50
20,
15,
E., Psiche, voli. 2 (71)
Lo
spirito della
fllos.
moderna,
filosofia della fedelt, (48)
mondo
6,50
6,50
critici, (39)
G., Il genio etico ed altri saggi, (50)
J.,
7,50
4,50
8,50
I
(68)
Svaghi
6,50
6,50
PUGLISI M., Ges e il mito di Cristo, (53)
REICH E., Il successo delle nazioni, (11)
R.,
(90)
PARODI T., Poesia e letteratura (81)
PETRUCCELLI DELLA GATTINA F.,
RENIER
del
10,
10,
(57)
A.,
D.
Guido
Metafisica, traduzione di
Introduzione alla
MICHAELIS
8,50
(52)
A., L'educazione del carattere (2 a ediz.),
S.,
5,50
8,50
Spigolature nei campi di Buddho,
MARTELLO
6,50
(22)
IMBRIANI V., Studi letterari
Fame usurpate, 3 a ediz. a
KOHLER
6,50
(86)
.
6,50
(65)
e l'individuo, voli. 4 (64)
voli. 2 (38)
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SAITTA
G.,
Le
SALANDRA
origini del neo-tomismo nel sec.
Bari
XIX,
(58) 6,50
Politica e legislazione. Saggi raccolti da
A.,
10,
(79)
W., La preoccupazione ossia La malattia del
G. Fortunato,
SALEEBY
C.
secolo, (26)
7,50
SOREL G., Considerazioni sulla violenza,
SPAVENTA B., La filosofia italiana nelle
europea,
la filosofia
Logica
(31) (in ristampa).
sue relazioni con
7,50
(30)
e metafisica, (46)
SPAVENTA
8,50
....
La politica della Destra, (37)
Le origini e il cammino dell'arte,
S.,
SPINAZZOLA
8,50
(7) (in
V.,
ristampa).
STEINER R., La Filosofia della libert, (92) ....
TARI A., Saggi di estetica e metafisica, (42) ....
TOMMASI S., Il naturalismo moderno. (Scritti varii), (67)
TONELLI L., La critica letteraria italiana negli ultimi
quantanni,
(70)
6,50
7,50
6,50
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E., La Francia dal primo Impero al 1871.
Saggi tradotti da E. Ruta, voli. 2, (85)
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La
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Politica, voli. 4, (88)
VOSSLER
K., Positivismo e idealismo nella scienza del linguaggio, traduzione italiana di T. Gnoli, (27)
7,50
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La Divina Commedia
pretata),
voi.
filosofico,
(34-i)
I,
(studiata nella sua genesi ed interparte I: Storia dello svolgimento religioso
7,50
Voi. I, parte II: Storia dello svolgimento etico- politico ,
7,50
(34-n)
Voi. II, parte I:
media, (34-in)
ZjMBINI
lia,
B.,
W.
(73)
La
genesi letteraria della Divina
Com7,50
E. Gladstone nelle sue relazioni con l'Ita7,50
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Il
III.
IV.
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PICCOLA BIBLIOTECA FILOSOFICA
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L'Etica Nicomachea, a cura di A. Carlini,
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Introduzione alla filosofia a cura di A. Carlini.
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BACONE, Novuin Organuni,
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(n. 6)
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vit
CECI
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CERVESATO A., Contro corrente
CHIMENTI G., Commercial English &
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ristampa).
COTUGNO
La
R.,
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sorte di G. B. Vico
Ricordi, Propositi e Speranze
DE CUMIS
T., Il
1,
Mezzogiorno nel problema militare dello
Stato
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DE LEONARDIS R., Occhi sereni, (novelle per giovinette) 5,50
DE LORENZO G., Geologia e Geografia fisica dell'Italia meridionale
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DEPOLI
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Lettere a Virginia
S.,
Nella Vita, novelle (esaurito).
G., Il
Mezzogiorno e
5,50
lo Stato italiano, 2 vo-
lumi
15,
FUSCO
E. M., Aglaia o
GAETA
F.,
GENTILE
il
II libro delle poesie
Poesie d'amore
di
pedagogia come scienza
(n. 2-i)
6,50
6,50
Teoria generale dello Spirito come atto puro
LOPEZ
LARCO
LORIS
politiche (di)
La Russia
Elementi
e la sua rivoluzione
15,50
6,50
D., Canti baresi
R.,
2,50
voi. I:
filosofica,
voi. II: Didattica, (n. 2-n)
JUNIUS, Lettere
6,
12,
G., Il carattere storico della Filosofia italiana
Sommario
Pedagogia generale,
35,
....
3,50
9,50
commerciale italiano
6,50
LORUSSO B., La contabilit commerciale (4 ediz.)
10,
MARANELLI C, Dizionario Geogr. dell'Italia redenta 8,50
MEDICI DEL VASCELLO L., Per l'Italia
4,NAPOLI G., Elementi di musica
1,
NAUMANN FR., Mitteleuropa. Trad. di G. Luzzatto,
2 volumi
15
G.,
di diritto
NENCHA
P. A., Applicaz. pratiche di servit prediali
6,50
NICOLINI
F., li studi
OLIVERO
LATERZA & FIGLI
Editori GIUS.
12
Saggi
F.,
Bari
sopra Orazio dell'abate aliani
di letteratura inglese
Studi sul romanticismo inglese
Sulla lirica di Alfred Tennyson
Traduzioni dalla poesia Anglo-Sassone
5,
5,
4,
4,
4,
PANTALEONI
M., I. Tra le incognite
IL Note in margine della guerra
5,50
III.
Politica: Criteri ed Eventi
6,
IV.
La
un'epopea
fine provvisoria di
PAPAFAVA
F., Dieci
anni
7,50
di vita politica it., 2 voi.
PASQUALI G., Socialisti tedeschi
PLAUTO M. A., L'anfitrione Gli
5,50
7,50
asini
2,50
Commedie
2,50
PRATO G., Riflessi storici della Economia
QUARTO di PALO L., La civilt
RACIOPPI
di
guerra
G., Storia dei moti di Basilicata e delle provi noie
RAMORINO
6,
La Borsa; sna origine; suo
MUIR, La espansione europea
A.,
RAMSAY
RATHENAU
E.,
3,50
7,50
W., L'economia nuova
3,50
Versi e lettere
G.,
SCHUR
funzionare
3,
U., Protezionisti e liberisti italiani
SABINI
6,50
18,50
contermini nel 1860
RICCI
RICCI
15,
Saggi
di Diritto
E.,'1 grandi iniziati, (4 a edizione)
Santuari d'oriente
6,50
Pubblico
4,
....
16.50
10,00
SCORZA, Complementi
di geometria
6,50
Stima dei terreni a colture arboree
3,
TITTONI T., Conflitti politici e Riforme costituzionali 7,50
TIVARONI J., Compendio di scienza delle finanze.
8,50
I monopoli governativi del commercio e le finanze dello
SOMMA
U.,
Stato
TOSO
3,50
....
Che cosa l'Acquedotto Pugliese
1,50
WEBER M., Parlamento e Governo nel nuovo ordinamento
della Germania
6,50
584
A.,
University of Toronto
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