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OPERE
FRANCESCO DE SANOTIS
TOMO

III.

A5S

SAGGIO CRITICO
SUL

PETEAECA
DI

FRANCESCO DE SANCTIS
NUOVA EDIZIONE
A CURA
DI

BENEDETTO CEOCE

NAPOLI
CASA EDITRICE
1907

A.

MORANO

Li

Propriet letteraria

Stab. Tipo-Ster. F. DI

Gknxaro a

A.

Morano,

S. Sebastiano

48

PREFAZIONE DELL' EDITORE

qual tempo, e sotto quali stimoli, fu concepito ed ese-

hi

guito questo studio critico dell'opera poetica di Francesco


Peti area, racconta

il

De

Sanctis

medesimo nell'appendice

al

311-317). Esso fu svolto per la prima volta in

libro (pp.

un corso di

lezioni,

che

il

De

Sanctis

tenne nel 1858

al

Politecnico di Zurigo, dove insegnava letteratura italiana.


L'n

giovane napoletano, figliuolo di un altro esule da Na-

poli,

Vittorio Imbriani, che era allora tra

suoi ascoltatori,

raccolse stenograficamente la viva parola del maestro. Dieci

anni dopo,

nel

1868, avendo

il

De

Sanctis ripreso dopo

lunga interruzione, dovuta alla sua vita politica,


letterarii,

elabor in forma di libro

il

gli

studi!

materiale di lezioni,

conservatogli dall' Imbriani.

La stampa
sua lettera di

curava

la

si

andava facendo nell'estate

del 1868. In

una

quel tempo, scritta da Firenze all'amico che

stampa

in

Napoli,

si

legge:

11

volume

del

PREFAZIONI! DELL'EDITORE

VI

Ma

Petrarca verrebbe troppo piccolo?

allora pubblicate per

intero le poesie accennale in pie' di pagina, a cui io aggiun-

E
me una

verrebbe una vera antologia del

ger note brevi e succose.

Canzoniere.

porta?

Da

(1).

che

steso,

per

ci

furono poi aggiunte

De

Sanctis

molti componimenti,

trovano sotto

si

che imper di-

riferiti

testo; ai quali, per altro,

il

Nuova Antologia

tembre 1868) quell 'articolo su La

la

(fase, di

al

suo libro

data del 1869

Malgrado l'elaborazione letteraria,

il

(3).

lavoro conserva

andarvi censurando metafore sconcordanti

cienze di ritmo,

improprie e frasi

parole

vedano

pp.

Petrarca

sul

Domenico

XXXX-309. Era preceduto

a mia moglie Manetta

sume

il

In

Saggio

Ma,

quale

critico,

il

Francesco de Sanctis,

di

dalla seguente
:

due miei amori

tolo Vili, sul Canzoniere, che

tura italiana,

defi-

(4).

Antonio Morano, 1869. In

trova anche nelle posteriori edizioni


e

D'An,

lettere citate.

Saggio critico

(3)

Napoli, presso

vaghe

le

ed. Croce, II, 239-41.

(1) Scritti varii inediti o rari,


(2) Si

quale

(2). Il

tracce della primitiva forma orale; ed stato facile al


l'

il

set-

Petrarca, che

critica del

come introduzione

venne fuori poco dopo, con

nunzio

non

note disegnate. Nello stesso tempo,

le

scriveva per la

egli destinava poi

ma

maggiore;

fatica

si

dedica

16., di

che

si

mio padre Alessandro

superstiti.

Il

capi-

legge nella Storia della lettera-

De-S. scrisse tra

il

1869

il

1871,

rias-

con qualche adattamento al quadro della

Storia.
(4)

Nel ragionamento

Conti, Milano

nel Convito, del

Treves

De

premesso a La beata riva

1900

pp.

Bosis, 1895.

XXXVI-XLIV

di

Angelo

e gi

prima

PREFAZIONE DELL' EDITORE


iillorch

il

D'Annunzio

VII

in forza di queste censure stilistiche,

conclude, con molta gravit, che l'opera critica dell'illustratore

Farinata e di Ugolino

di

(inolia resistente virt

perire ,

non

vitale che lo stile,

pu non deplorare

si

giudizio. Perch,

non

solo

loro peculiare virt anche

ma

tistici:

questo del

essendo priva di

De

dovr in breve

la leggerezza di

libri dei pensatori

un

tal

serbano la

quando non sieno capolavori

ar-

Sanctis, nonostante la frequente

imprecisione e scorrettezza di particolari, cos fresco e vi-

vace

la

rario,

riuscire attraeutissimo

torna in niente

piccoli scrittori

anche

anche sotto l'aspetto

lette-

meglio di molte prose elaborate, accurate e fredde.

il

il

paradosso di Gustavo Flaubert, che

debbono scriver bene,

ma

diritto di scriver male.

Comunque

sia,

un

fatto che

trarca, allorch fu pubblicato

molta fortuna

(1).

la

la

il

Saggio

critico sul

prima volta, non ebbe

modo

come indagine

di fatti storici, estranei

De

Sanctis riusciva perci

di lavorare del

non facilmente comprensibile,

Addurr

in

manchevolezze nei

minanti

il

ti)

prova

La

sempre, o come studio grammaticale,

linguistico e retorico, o
Il

Pe-

causa di ci era nelle condizioni di

coltura e nell' indirizzo mentale, che allora prevaleva.


critica era concepita

all'arte.

grandi hanno

di queste

veniva guardato con sospetto.

caso di letterati di gran lunga

criterii do-

superiori

al li-

Vedi lettere de] De Sanctis all'editore Morano, del 12 luglio

e 2 settembre 1870, in Scritti rarii, II,*246-7

volume,

p.

316.

e cfr. nel presente

PREFAZIONE DELI/ EDITOBB

Vili

comune;

vello

in

e,

prima

un nome grande

linea,

e vene-

rato, quello di Giosu Carducci.

Carducci andava allora preparando

Il

Canzoniere;
il

4 giugno 1868

a Gaspare Barbra

De

del Petrarca del

Sanctis

ma

poco

manoscritto all'editore. Del resto,

ha ingegno molto,

far,

fantasia. Rispetto assai

un comento

suo contento

il

a proposito di esso, scriveva

e,

come ha

il

sul Petrarca,

il

De

Anch'

sapevo

io

tempo che ha iato

il

Sanctis, che tuttavia

detto ben Lei,

un lavino

critico napoletano-francese

non ne temo

al

da Bologna,

di

ma, per

la concorrenza (1).

Si sente in quel lavoro di fantasia, in quel critico napoletano-

francese

disposizione

(2), la

non simpatica dell'animo

e le

stesse lodi date all' ingegno fanno ricordare che, troppo spesso,

ingegno stato usato come eufemismo per ciarlataneria.

Alcuni anni dopo, pubblicando un saggio del suo comento


petrarchesco,
gentil,

il

Carducci, a proposito della canzone Spirto

prorompeva in questa intemerata, della quale

Sanctis, con altri, era bersaglio

il

De

Il Voltaire, giudicando

questa per la pi bella canzone del Petrarca, la cred indirizzata a Cola di Rienzo.
il

in

secolo XVIII,

un

(1)

libro

La

non

e'

che cos egli credesse, a mezzo

che dire.

stampato nel 1868, e

lettera

C. e di

MCMIV,
(2)

De

che

il

sig.

Sanctis in

Mzires

un

altro

del Carducci stata pubblicata in Annali bi-

bliografici e catalogo ragionato delle


e

Ma
il

G. Barbra, 1854-1880,

edizioni di

Barbra

Bianchi

Firenze, Barbra, ottobre

p. 243.

Che, del resto, era un' altra inesattezza

se mai,

satireggiare, bisognava dire napoletano-germanico.

volendo

PREFAZIONE DELL EDITORE

IX

stampato nel 1869, seguitino a tener per indubitato che lo


spirto gentil a cui

si

di meraviglia

un po'

rivolge
in

il

me

Petrarca

produce.

la

storica regner oramai in tutto

fuor

la critica

che nella

scapestraggini nove

le

abbracceranno fratellevolmente con

si

tribuno: questo

Come!

mondo,

il

Qui solamente

letteratura italiana?

il

gli errori antichi

questi errori anche uomini egregi per ingegno e per


li

ripeteranno di libro in libro come una tradizione

Ma

meraviglia deve destare, invece,

riscaldasse tanto per

De

Sanc

is

Canzoniere e non gi,

del

l'arte

un'attribuzione

ripeteva per incidente, in

che

il

(1).

Carducci

si

che

il

tradizionale,

un

studi

libro che studiava

di proposito,

le allusioni

storiche di questo.

E non voglio aggiungere che, divampata

dopo

Carducci la disputa circa

lo

scritto del

il

personaggio

cui era diletta la canzone Spirto gentil, la conclusione ultima

che

fu,

lo

Stefano Colonna, sostenuto dal Carducci, venne

minato, e Cola
il

De

con

Sanctis
pi

la

si

ammetto

eli-

che, se

trova cos d'accordo, meglio del Calducci,

recente indagine, in ci

A ogni modo,

parte.
al

di Rienzo, rimesso in onore:

il

il

caso possa aver

la

sua

Carducci, nel suo fomento completo

Petrarca, pubblicato nel 1899, fu costretto a sopprimere

la sfuriata dell' edizione

precedente;

per Cola, mostrarsi titubante

(1)

Rime

diversi.

di

Saggio

(2).

e,

pur senza schierarsi

Se non che, egli insiste

Franeesoo Petrarca sopra argomenti iterici morali


di

un

testo e

commento nuovo

ecc., a

cura di

Giosi k CARDUCCI, Livorno, Vigo, 1876, p. 42.


(2)

Le rime

di Francesco Petrarca, di su gli originali

common-

PREFAZIONE DELL'EDITORE

uel notare che

De

il

Saint

facesse questa canzone da

come

fosse,

trovava

vi

fitto

tino

alla

il

chiodo che

come

vecchio,

se la poesia del Petrarca

bellezza con gli anni

di

is.

il

poeta

dato pur che

se

non creaceMe via via

vecchiaia,

il

De Sanctis

immaginazione stracca e ohe essa era fredda

l'

strascicata e inferiore al soggetto ; laddove, pel Carducci,

una

maggiori tra

delle

delle genti latine .

De

liriche

le

veramente eloquenti

qui conviene che ben

distingua:

si

il

Sanctis non giudic difettosa quella canzone perch dal

ma

Petrarca composta in et non pi giovane;

modo per

a quel

zione del
della

fatto

ragioni

mise

intrinseche; e solo

la

giudic

come spiega-

innanzi la congettura, che

causa

la

debolezza fosse nell' essere stata composta quando

il

Petrarca non era pi giovane e non sentiva pi con

suffi-

pu

stare

ciente vigore la passione politica. Tale congettura

o cadere (ed

io,

per mio conto, credo che abbia basi

giacche un poeta giovane pu


e di vecchiaia poetica, e

un poeta vecchio momenti

gore e di giovent)

ma non

Questo

il

(1);

tocca

il

di vi-

primo giudizio.

Carducci avrebbe dovuto, se mai, criticare intrin-

secamente

non

lo fa, giacch

da Giosu Carducci

tate

fragili,

aver momenti di stanchezza

troppo poco dire che quella

Severino Ferrari, Firenze, San-

soni, 1899, pp. 82-84.


(1)

De

Cos

il

giudizio ammirativo sulla canzone Italia mia, che

il

Sanctis riferiva al 1327-8, rimane saldo, se anche quella can-

zono sia invece del 1344-5; o addirittura, come


rebbe, del 1370.

il

D'Ancona vor-

PREFAZIONE DELL 'EDITORE


canzone

una

di poesia,

lirica

eloquente :

il

XI

De

Sanctis

Carducci parla, invece, di eloquenza

il

parlava
(1).

Del resto, nel contento petrarchesco del Carducci pubblicato nel 1899,

mati con lode

(2)

giudizii del
;

De

quantunque

Sanctis sono spesso richia-

io,

a dire

il

vero, non com-

prenda come sieno richiamati, insieme, giudizii


quali la critica del

De

Sanctis ha tolto

tanto

Perch,

valore.

di altri, ai

per sempre ogni

per recare un esempio piccino,

primi versi del sonetto 81 (parte

II)

ai

Dicemi spesso il mio fidato speglio,


L'animo stanco e la cangiata scorza
E la scemata mia destrezza e forza:

Non

ti

perch annotare

se'

pur veglio;

bellissimo quaternario

Minatori :

che

un giudizio insignificante, datala scarsissima autorit este-

tica del
Il

nasconder pi; tu

De

grande erudito,

e,

ad ogni modo,

affatto

generico?

Sanctis aveva detto, mi sembra, molto meglio: Il

poeta giungeva a quell'et equivoca della vita, in cui l'uomo

con

le

altri

cure della persona cerca invano di palliare a se e agli

il

segreto che s' fatto via

nella coscienza

Sono

quattro versi ammirabili; ed a nessuno sfuggir l'evidenza

(1)

Vedi per

dizio del

De

altri difetti

Sanctis, F.

della canzone, o a conferma del giu-

Torraca

Cola di Rienzo e la canzone

Spirto gentil, in Discussioni e ricerche letterarie,

Livorno,

Vigo,

1888, pp. 42-44.


(2)

Vedi,

211, ecc.

ad esempio, pp. 17, 53, 109, 113, 118, 179, 207,

PREFAZIONE DELL'EDITORE

XII

pur; e

di quel pi e di quel

temuta
cola

presnte all'animo, tanto

meno pronunziata,

Carducci qualche particolare storico discutibile,

al

cos al Bartoli destava scandalo la tesi del


il

Aero Petrarca

mente

tura, e

mai

il

e poi

il

un

De

non l'aveva:

mai incluso
il

in

una

il

Ma questo

Sanctis aveva ben chiaro

De

storia

Bartoli consacra

della personalit storica di

pito

il

concetto di ci che sia la storia della lettera-

Bartoli

pagine, che

pe Sanctis, che

Petrarca del Canzoniere.

il

scandalo nasceva da ci die


in

<<-

sul labbro (p. 232).

all'ine

Come

parola vecchio, quanto pi

l;i

alla

Sanctis non avrebbe


letteraria

le

ventisei

ricerca della realt e

Laura; n avrebbe mai conce-

libro sul Petrarca in

nove

capitoli,

che trattano del

carattere del Petrarca, del suo misticismo, dei suoi rapporti


col papato e con Cola di Rienzo, con

l'

Italia e

con

l'

Im-

pero, coi Principi e coi Signori d'Italia, col Rinascimento,

con Laura, con

gli

amici ed

figliuoli!

(1).

In una storia

della letteratura tutto deve convergere all'illustrazione storica della poesia

e ci che

non serve a questo scopo, de-

v'essere allontanato, o accennato solo in via incidentale ed


episodica.

Ma

che cosa poi

trarca
l'

il

si

vuol significare col dire che

poeta del Canzoniere

Forse che

si

il

vero Pe-

vuol negare

importanza del Petrarca come, per esempio, promotore dello

(1)

Adolfo Bartoi.i

Francesco Petrarca,

1884 (voi. VII della Storia della letteratura


e persona di Laura, pp. 185-211.

Firenze, Sansoni,

italiana)

sulla realt

PREFAZIONE DELL'BDITOBE
si

udio degli antichi

XIII

Ma

Neanche per sogno.

l'opera del

Petrarca, qual promotore del rinascimento, appartiene

alla

non a quella

del-

scienza

della

storia

della

civilt,

l'arte; e nella storia della scienza e della civilt, se

merito

grande per

resta

che produsse,

gli effetti

il

suo

nella

sua forma propria, morto perla vita presente. Nessuno legge

pi un classico latino sul testo che


e restitu

abbiamo

Ma

Petrarca ne trascrisse

il

Canzoniere non stato,

il

essere, corretto e superato (1).

non poteva

idee tanto incerte e confuse, anche nei migliori, sui

Con
tini

meglio.

di

della critica e della storia letteraria, si spiega

Saggio critico sul Peti-area


discusso.

nisse seriamente

della storia

(come

della

critica

\<<le dagli

si

non avesse fortuna


Il

De

come

il

non ve-

informatissimo

Banetis,

petrarchesca fino ai suoi giorni

accenni pi o

meno

espliciti

che fa

ai

suoi predecessori), concentrava tutta la sua attenzione sul

carattere

della

trica

(l)

o di questioni sul testo.

Per altro,

De

giudizii del
e rassegne,

toli,

e di

Trezza

Non

poesia petrarchesca.

storia politica o di biografia;

il

e neppure
I

fatti,

si

occupava di
lingua e me-

di

che ricercava e

ilio

Bartoli, nelle conclusioni, fin col ripetere

Sanetis. Vedi su questo punto F.

Tokkaca, Saggi

Livorno, Vigo, 1885, pp. 69-71, a proposito del Bar-

un giudizio analogo a quello del Bartoli dato dal

(Studi critici, Verona,

sgg.); e cfr.

Drucker

e Tedeschi, 1877, p. 291

ci che giustamente osserva C. Trabalza, L' arte

del Canzoniere

secondo

critici

maggiori

(in Studi

sul

Boccaccio

preceduti da saggi di storia della critica e di stilistica, Citt, di Castello,

Lapi, 1906, pp. 105-124), v. pp. 117-8.

XIV

PREFAZIONE DELL'EDITORE
ciano invece

.strava,

opera come dissolvente,


poesia stessa;
i

si

il

Petrarca e

la lirica ilei

forme dell'elemento

le varie

il

petrarchismo;

riflessivo nel Petrarca, che ora

momento

ora

costitutivo della

calor dell'immaginazione; la malinconia;

varii periodi dello svolgimento poetico del Petrarca, che

manifestano negli aspetti successivi della Agora

Laura dea, Laura morta, Laura

trasfigurata, lino alla

un processo

dei Trionfi sottoposta a

e l'artifizio

appunto perch

Laura

Petrarca poeta

Il

in lui la spontaneit

alternano, e spesso entrano

si

Laura,

di generalizzazione, e

perci poeticamente disciolta e dissipata.


di difficilissima analisi,

<li

uno

1'

nell'altra.

Questi ondeggiamenti del sentimento e della forma poetica,

queste sfumature,
saggio critico

perder d' occhio

De

Sanctis coglie ed
i

difetti

espone nel suo

il

De

Sanctis, e

riconoscimento del suo ingegno, della sua genia-

il

e via dicendo

lit,

senza mai

in grado, allora, di sollevarsi a tale re-

gione critica. Onde la loro diffidenza verso

insieme

ma

quella poesia. Gli studiosi

le delicatezze di

non erano

italiani

il

senza mai coprire

nelle proprie forze

la diffidenza

Ma

era

in

fondo

sfiducia

son passati parecchi decennii

studii sul Petrarca sono cresciuti di

numero

gli

sono avuti

si

perfino, nell' intervallo, due centenarii petrarcheschi, fecondi,

come
sieno

tutti
;

e,

centenarii, di pubblicazioni, utili o inutili che

ora come ora, chi voglia comprendere

il

Petrarca

poeta, non ha ancora altra migliore guida cui ricorrere, se

non

il

poeta

modo

libro del

perch

De

e'

Sanctis. Dico

poi

un

di condursi verso di lui:

e servir

comprendere

Petrarca

il

altro Petrarca, o, meglio,

c'

sempre da plastron per

il

un altro

Petrarca, che serve

le esercitazioni

erudite e

XV

PREFAZIONE DELL'EDITORE

battono in tale agone,

libro del

il

che com-

e a coloro,

letterarie e per le .naie dei concrsi;

De

Sanctis non pu esser

d'incentivo o d'aiuto.

Ma,

oltre

le,

ducevano come un senso


di critica

sere

il

uomo

De

uomo

Sanctis un

cio che nei

Mia complessit.

suoi

ma

ci

mostra e che pro-

in

smarrimento innanzi a un lavoro


n'

erano altre, derivanti dall' es-

come dicono

intero,

metteva tutto

libri

apprendeva e sentiva

Nessuno pi

la critica della poesia

estetico,

di

come questo, ve

spirito energico, che


la

ebe ho messe

difficolt

di lui

da un punto

prescindendo

tedesebi

in

la vita in tutta

di vista rigorosamente

una macchina

estranea;

estetica, in

un estetizzante, insensibile a ogni altro interesse della

Chi studiasse

libri

del

De

ralisti.

sul Peti arca,


gli

l'

animo.

suprema liberazione

che

io

ai te,

ho chiamata

La sua

e al definitivo distacco

mo-

suo corso
loro,

giungeva

da quella

la concezione metafisica o mistica del-

persistente in Schelling ed in Hegel; e questa crisi

saggio sul Petrarca

(1)

il

teoria estetica

ultima del suo pensiero fu espressa nella

cfr.

dei rari suoi

egli si dette a elaborare

ac-

si

due pensieri, non disgiunti per altro tra

occupavano

alla

l'

uno

l'Italia possiede; in lui

Quando, nel 1868,

vita.

Sanctis dal punto di vista delle

idee sociali e morali, e dell'osservazione psicologica,

corgerebbe che

un

concep ed esegu

da ogni considerazione

non valse a mutarlo

uno

s stesso;

Vedi

in

(1).

la

introduzione

sua ribellione contro

il

al

ro-

ispecie in questo volume, pp. 17 segg., 28 segg.;

per chiarimenti B. Cuoce, Estetica

storica, pp. 378-381.

Palermo

1904, parte

XVI

PREFAZIONE DELL EDITORE

manticismo morale,
che

mostrava ancora

liani

tava

pili torte e

favore

in

cui erano

<li

del

malati

stati

suoi cattivi

realismo,

clic

va

inox

dal

sul

sullo Zola, dalle conferenze sul Machiavelli


del

al

Saggio sul Petrarca,

volume

tracce nel corso del

rano

costui,

dei lettori

diven-

effetti,

(2).

Che

torbido e sol?. Cos

ai^li

a quelli

articoli poli-

ina

si

mai canta

rodono

le

susiir-

dovevano susurrare molti

ano libro innanzi a quelle

del

1878, e che

al

Manzoni

Ditale polemica non solo tutta piena

Diritto (1).

l'introduzione

ita-

cosciente; ed egli iniziava quella polemica

prende forme svariatsaime, dagli stadi]

tici

giovani

digressioni

di

tono ed argomento ben poco scolastico; e pu darai abbia


susurrato cos anche

il

che era tra

l'

affinit

Carducci, senza avvedersi dell' intima

opera di rinnovamento che

il

pensa-

tore meridionale propugnava, e quella che proseguiva lui,

mediante

la

sua altissima poesia

Non prima

(3).

del 1883, esaurita la

non copiosa edizione,

fatta nel 1869, del Saggio sul Petrarca,

curarne una ristampa

(1)

Vedi ci

che

(4).

il

De

Sanctis pot

Questa ristampa presenta picco-

ho detto

di questo periodo

dell'attivit letteraria e politica del

De

del pensiero e

Sanctis, in Scritti varii,

voi. I, prefazione.
(2)

Vedi ad

(3)

Per questa intima connessione,

es.

pp. 198-9.

a proposito dell'ideale carducciano, in

v. ci

che ebbi a scrivere,

Critica, I (1903),

pp. 14-15,

eli (1904), pp. 365-7.


(4)

Napoli, A. Morano, 1883, in 16, di pp. 319. Dovette pre-

pararla nei primi mesi di

quell' anuo,

perch vi

si

allude (v.

PREFAZIONE DELL'EDITORE

XVII

liscine e quasi trascurabili variet rispetto alla precedente;

non che contiene alcune aggiunte, vale a

se

dice gi citata

sull' origine del

troduzione (pp. 33-36).

Sempre

E da

una

libro, e

dire

1'

appen-

postilla all' in-

che fu ispirata questa postilla

dalla sollecitudine per le condizioni morali d' Italia;

le (piali,

romanticherie che

dalle

il

De

Sanctis lamentava

nel 1868, erano precipitate in tale e tanto realismo e

ma-

un avvertimento

terialismo, da rendere ormai necessario

in

senso contrario.
Oltre a queste due aggiunte cospicue, bene mettere in
rilievo

dire

noterelle (a pp. 100 e 101)

che

per la prima volta nell'edizione del 1883.


esagerata importanza
detto sentimento

della

fosse data nel

si

saggio

il

prof.

Znmbini

(1). Il

De

punto fosse poi un bene. Certo,


sto riguardo,
rette,

da cui

una poco piacevole


il

De

che non so fino a qual

egli ci

ha

lasciato, per que-

eredit: quelle polemiche di-

alla sua

conferenza sullo

neW

arte

v. Scritti varii, II, 137-148. Forse la

una

suoi

Sanctis rifugg, le abbiamo poi dovute far

poi quella sul Darvinismo

cfr.

ai

amava molto

Sanctis non
il

chiamandola l'ultima mia conferenza:

II,

cio

noi, suoi epigoni; giacch le sue, indirette,

questo voi., p. 33)

qmiita

sull'argomento aveva scritto un

polemiche dirette e personali;

le

sa

frattempo al cosid-

natura uel Petrarca

viaggi e al suo alpinismo

comparvero

Si

lettera del 13 agosto 1883

impersonali o

Zola,

mentre

fatta nel

stampa

si

del 1879,

l'ultima

marzo

Studi sul Petrarca, Napoli, A.

trascin a lungo:

all'editore

Morano,

ivi,

264.

(1)

fu

del 1883

Morano, 1878, pp.

1-79.

PREFAZIONE DELL EDITORE

XVIII
allusive,

non solo non vennero comprese

ma non

furono neppure avvertite. Cos accadile anche

queste noterelle, che rettificavano


cui l'atteggiamento

stortura

la

del Petrarca

nel loro vero senso,

verso

scrisse

ne' quadri amorosi del

li

pei

veniva

peggio ancora,

e,

La natura

azioni e fatti pratici.

materializzato in

natura

la

distaccato dal complesso della sua poesia

critica

egli

Petrarca sta come un pae-

saggio o scena accomodata all'azione, e ch'egli anima e rende


partecipe delle sue emozioni e delle sue ispirazioni.

natura quella inclinazione, che sentono


solitarie; e la

Ha

per la

anime innamorate

le

evoca spesso accanto a Laura, e ne

tira suoni

gioiosi, teneri, malinconici. Questo sentimento vivace,

poco intimo

impressionabile, immaginoso, acuto.


quale fu in lui

il

E chi

il

suo modo di sentire

(1).

le

parecchie

risoluto a

dall' editore

Morano,

clie

dopo

tirature stereotipe dell' edizione del 1883,


fare

una ristampa

composizione

vuole determinare

Pentimento della natura, deve innanzi tutto

investigare qual era

Pregato

ma

poco profondo, riceve qualit dal suo spirito

si

del Saggio critico sul Petrarca con

tipografica, pregato

di voler

nuova

dare qualche

consiglio per questa ristampa e rileggere le bozze, io, quan-

tunque occupatissimo in molti e assai diversi

ho saputo dir

(1)

di no. Il

nome

di

lavori,

uon

Francesco de Sanctis, di

Cfr. in proposito alcune avvertenze in Critica, iv (1906),

pp. 65-66.

PREFAZIONE DELL'EDITORE

uomo

un

pre per

dal quale io

me eon

ho tanto

e tanto imparato,

cos affettuoso grido

suona sem-

che non potr mai

resistere al suo appello, finch avr vita.

anche dopo morto, se alcuno

XIX

chi

sa?

offenda, io salter fuori della

l'

su

fossa, den Kaiser, den Kaiser

scliiitzen!

Dir dunque brevemente delle cure date a questa ristampa.

ho confrontato, anzitutto,

Io

1883, contrassegnando

le

le parti

due edizioni del 1869 e del

aggiunte nella seconda

e del

confronto mi sono giovato anche per correggere alcuni errori tipografici.

Altre

correzioncelle di evidenti errori ho

da me, avvertendone o no

fatto

tanza del caso; e ho abbondato,

non

lettore secondo

il

un po' pitiche

il

Ho anche

solesse, nei segni di punteggiatura.

alquanto la disposizione tipografica, mettendo

capo

di

due

numero,
all'

imporSanctis

riformato
capitoli a

pagina, e lo scritto su la Critica del Petrarca

in trodn: ione, e

nelle

l'

De

edizioni

il

IX

come

correggendo l'errore di numerazione per cui,


precedenti,

era numerato

non aveva

capitolo Vili

il

come Vili,

da esso

si

saltava

XI. Le poche note mie sono contrassegnate con la sigla Ed.

Ma

le

maggiori cure

le

ho date

ai versi e

componimenti

del Petrarca e di altri poeti, che nel libro sono riferiti in

gran copia. In codesti riferimenti

gli errori

erano

molti; e
al

De

Sanctis, quasi fossero effetto d'ignoranza o di poco amore.

Ma

sono

il

stati

anche, talvolta, rimproverati con acredine

vero che essi erano, per contrario, effetto di troppa cono-

scenza e di troppo amore; giacch


nu'inoi
a.^ii

ia

il

il

De

Sanctis, sapendo a

suo Petrarca, lo citava a memoria, e soggiaceva

scherzi che la

pi mnemonici.

memoria

fa a tutti,

anche

agli

uomini

Cosigli accadeva di scrivere: infinita

XX

PREFAZIONE DELL'EDITORE

la ttirba,

dopo

invece

le notti

infinita la schiera degli sciocchi;

di:

vanamente spese

invece

combattnt' hanno Sette e

dopo

di:

voglia e la ragion

sett' anni.... ,

fare un'operazione

di addizione e scrivere: Quattordici anni

cameretta

nel sonetto:

Chi

'1

mento

pens mai?,
Chi

Cerquetti
stati

da

(1).

me

il

notti

le

La

vaneggiando spese; o nei versi:

verso

al

; o, infine,

dove

13,

si

dice

sostituire, nella citazione < nel

crederla? , attirando su di s

Naturalmente

biasimo

il

sui testi che correvano al

tempo del De

dov aver tra mano

per

cio,

de'

quei versi e componimenti soiu

riveduti non sulle recenti edizioni critiche

valso di una delle edizioni del

le

dei poeti del primo secolo del

rime del Petrarca mi

Le Monnier

manuale

mi

Sanctis, e che egl

(3

a
,

del

so)

1851), pe

canzoniere di Dante dell'edizione Fraticelli, e per

le rim<

Xannucci.

Napoli, aprile 1907.

Benedetto Croce

(1)

C.

Trabalza, Studi

co

e profili,

Torino, Paravia, 1901, p. 2(

INTRODUZIONE

LA CRITICA DEL PETRARCA

uscito teste a Parigi un bel

volume

(D

sul Petrarca (2), ed

uno studio d' A. Mzires, professore di letteratura straniera alla Facolt di lettere.

un

e che tu leggi intero d'

lo diresti

la spiegazione di
il

un

tratto

e vivacit,

come un romanzo.

quasi un romanzo psicologico, dove sono in-

dovinati e presentiti

intime

con semplicit

libro scritto senza enfasi,

molti misteri dell' anima, che

parecchi

fatti.

danno

questo genere di storie

genio francese acconcissimo, aiutato anche dalla

lingua che esprime

le

pi delicate e fuggevoli gradazioni del-

la vita interiore.

(1)

Questo lavoro

pubblicato ultimamente dal nostro autore

all'antologia di Firenze, ci parso come un' acconcia introdu-

zione

quest'opera (Nota

dell' A.).

Fu

inserito

nella

Nuova

Antologia, del settembre 1868 [Ed.].


(2)

Alfred Mzirks,

Ptrarque,

d' aprs

menta, Paris, Didier, 1867, 2 a ediz., 1868;

de nouveaux docu-

nuova

ediz.,

1895 [Ed.].

INTRODUZIONE

Un

lavoro simile

trarca,

si

non essendo

il

pu

fare con molta esattezza sul

Canzoniere che

anima, e trovandosi nelle sue

il

Pe-

della sua

ritratto

e specialmente nelle

oliere,

Lettere, la sua vita rappresentata, direi, giorno per giorno.

Mzires non quasi sorta di studii che non abbia cre-

Il

duto suo debito

di

fare per sorprendere

nobile vita; ed oltre

documenti gi

collezione nella Biblioteca del

secreti di quella

una

noti, di cui

Louvre

ricca

Biblioteca

e nella

imperiale di Parigi, ba avuto innanzi la raccolta completa


delle Lettere familiari del Petrarca, pubblicazione diligente

del benemerito Fracassetti (1).

Anzi proprio questa pubblicazione, che ba dimostrata


Mzires

al

oltre

1'

opportunit di un altro lavoro sul Petrarca,

gi noti del

1'

uno, n

1'

De Sade

e del

altro, dice

il

Ginguen.
Mzires,

Manca

trarre intera questa sublime flsonomia.

pi di un tratto essenziale ebe

ci rivela

poterono

oggi un Italiano

borioso, dando alle stampe 167 lettere inedite di


al quale egli

La

ba consacrati

pubblicazione del

za di

sig. Fracassetti giustifica la

un nuovo studio

Dobbiamo dunque

uno

dell' intera

gli studii

al

ri-

alle loro pitture


la-

scrittore

sua vita.

convenien-

sul Petrarca .

nostro concittadino doppie grazie, e

di avere messi in luce scritti inediti del Petrarca,

e di es-

sere stato sprone a quest' accurata biograna del gran Poeta


Il

(1)

Mzires ba compreso che nessuno pu esser giustifi-

Fkancisci Petrarcak Epistola

variai...

de

rebus familiaribus

studio et cura Josephi Fracassetti, Fiorenti,

nier, 1859-63, 3 voli. [Ed.].

et

Le Mon-

LA CRITICA DEL PETRARCA


cato di metter

mano ad mi argomento

vi sieno lacune, ed egli abbia

che
di

la

studiare

il

studio offrire

Credendo

di riempirle.

lavori antecedenti,

mondo

al

l'ero

il

ristoratore delle lettere e

il

Nel vero Petrarca

le

(piali

quattordicesimo

il

si

sieno

capo ammirato

di

il

rie et chmiffent

sa,

Mzires

1'

la religio-

culto delle lettere e

au /and de son

Petrarca del volgo

osserva

il

scopre cinque passioni

egli

disputent

fvu qu'elles allument

trarca

del

di poeti, di latinisti, di dotti .

ne, l'amore, l'amicizia,

Il

solo scrittore di sonetti

la pi grande figura

una generazione

tismo,

Petrarca.

non

rappresentante delle idee pi ardite che vi

il

discusse,

messo senz'altro

del Mzires era di potere con questo recente

ma

e canzoni;

secolo,

si

Petrarca d'apre de nouveaux documenta.

Il vero Petrarca die' egli

non quando

giudizio e nuovi particolari, atti a compiere o rettificare

La speranza

li

vecchio, se

pubblicazione del Fracassetti fornisca nuovi elementi

in qualche parte
a

modo

il

il

patriot-

son style du

urne.

autore del Canzoniere;

ma

il

Pe-

non tutto nel Canzoniere. Quel-

che lo giudicano solo dalle sue poesie amorose, conoscono


suoi pi bei versi senza conoscere lui.

sce che

dopo

primo caldo

di

aver seguito

di giovent,

ma

il

E non

lo si cono-

suo pensiero non solo nel

nell' et

matura, a traverso di

un gran poema, delle egloghe, delle epistole in versi

latini,

de' trattati filosofici, e specialmente della vasta corrispon-

denza che

tempo

egli

teneva

co'

principali

personaggi del suo

questo ha voluto egli fare per

farci conoscere

il

1'

Petrarca, studiando

appunto;
il

ha voluto

suo poema,

le

sue

IMKODUZIONK

egloghe, le epistole,

trattati filosofici, le sue Lettere, e gio-

vandosi de' lavori altrui e degl' immensi materiali


dalla Biblioteca del

Louvre per mostrarci

il

offertigli

grand'

nomo

ha voluto recomposcr dans son

sotto tutti gli aspetti. Egli

ensemble cette imposant* pliysionomie.

Con

tale

intendimento ha fatto un magnifico libro, love

ha con molta diligenza

e con grand' arte raccolto

<;

riassunto

tutto ci che di pi interessante stato scritto sulla


del Petrarca, rettificando o chiarendo

alcuni punti di vista: libro che

si

alcuni

vita

particolari

legge con piacere e pu

esser consultato con frutto.

Se di questa lode pago


gode:

ma non me

Oggi

il

numero

sciuto, che

sig. Mzires, chi

il

ne contento

io.

de' libri cos

strabocchevolmente cre-

dobbiamo innanzi tutto domandar conto

tori della scelta dell'

si

trovano e

le

agli au-

argomento, e non ammetter come

vori serii e utili se non quelli che prendono

come

contenta

si

le

la-

quistioni

fanno camminare innanzi.

Sul Petrarca n'abbiamo d'infiniti. Nella sola Biblioteca


del Louvre,

come afferma Mzires, esistono ottocento opere

relative al Petrarca, che Carlo

fessore

Marsand

prende

tutte.

di

Padova.

nel 1829

Si tratta di migliaia di

stesso autore, e alcuni da

De

compr dal pro-

questa collezione non

volumi

le

scritti

comsullo

filologi, eruditi, filosofi e poeti.

Sade, Baldelli, Ginguen, Muratori, Aroux, Foscolo, Vil-

lemain, Saint-Marc Girardin, Macaulay, non c' quasi grand'

uomo che non abbia

trarca

filosofia

non

e'

dove

detto almeno

il

suo motto sul Pe-

quasi libro di erudizione o di lettere o di

in

qualche pagina non lo trovi ricordato

in

LA CRITICA DEE PETRARCA


pi o

tratti

meno

felici.

sione di dir cose nuove,

ciascuno scrive con

come oggi

e,

si

preten-

la

dice volgarmente,

di portar la pietra all' edilzio.

Chi dunque

lume

sforza di scrivere

ci

sul Petrarca

(lesto scrittore

Non

non

altro se

millesimo ed uno vo-

il

non

la convinzione, che di

stata ancor detta

1'

ultima parola, n

un lavoro terminativo; che parecchie quistioni riman-

scritto

gono ancora avviluppate o insolute

e perci

il

y a quel-

que chose /aire.

Ma

cosa resta a fare

un

bia preso
il

Qui

ci

sembra che

en'ore. Egli partito

Petrarca del Canzoniere

il

il

Mzires ab-

da questa falsa base, che

Petrarca del volgo;

che

il

vero Petrarca molto di pi, un erudito, un latinista, un


patriota,

un

ristoratore degli studii,

un gran carattere;
ti

e ci

un grande ingegno ed

che resta a fare ricostruire

Si comi) rende

dovuto dare

adunque

la

grande importanza che

del Louvre.

Volendo darci

il

Ma

in

mu-

speciale.

questo caso

il

volgo che ha ragione, ed

mi per

centesima volta una vita del Petrarca

torto.

volgo potrebbe dirgli:

Il

il

M-

A che rifar-

ha

la

il

documento acquista

zires che

tete

ha

mate-

Biblioteca

Petrarca intero e non

tilato dal volgo, ogni piccolo fatto, ogni

un valore

egli

alle Lettere raccolte dal Fracassetti e a'

ritrovati nella Biblioteca imperiale e nella

riali

Pe-

il

reintegrare questa grande figura mutilata dal volgo.

arca,

o cosa po-

aggiungervi che non sia gi noto nella sua sostanza an-

meno

Dopo De Sade

che

a'

una

vita pi elegante del

sante.

letterati

Petrarca,

e Baldelli

ma

si

non pi

mio

fare

interes-

IHTBODUZIONE

In
1'

effetti,

pu

si

che

lire

volgo, e intendiamo pei volgo

il

buona

universalit de' lettori alla

nosce perfettamente
largli

e senza pretensione, co-

Petrarca intero, che vorrebbe rega-

il

Mzires. Sa perfettamente che

il

Petrarca fu un

il

gran personaggio, di molt' autorit, di molte aderenze,


vuto ora in solitudine, ora accanto

a'

vi-

principi, incoronato

a Roma, autore di molte opere latine, e fra queste soprattutto di

un gran poema, amico

uomini

di quel

noscritti,

del Boccaccio e dei pi grandi

tempo, scopritore instancabile

ma-

benemerito delle lettere e buon patriota. Non

nessuna edizione del Canzoniere dove

una

di antichi

biografa che

ti

il

non

si

ci

trovi innanzi

Petrarca intero, qual vagheg-

giato dal critico francese.

Dire che

il

volgo vede nel Petrarca solo l'autore del Can-

non ne ha stima adeguata

zoniere, e perci
za;

alla

sua grandez-

sperare che mostrandolo sotto tutti gli aspetti possa la

sua immagine uscirne ingrandita nell' opinione popolare


ecco la falsa base sulla quale

Mzires ha fondato

il

il

suo

lavoro.

Togliete

il

sonaggio noto

Canzoniere, e

il

Petrarca sarebbe stato un per-

a' dotti e agli eruditi,

ma non

sarebbe mai di-

venuto un personaggio popolare presso ogni gente

non sarebbe mai


al

salito

a universalit di fama. Scendere sino

volgo e mantenervisi per molti secoli

dizio di

Ma

un merito vero

al

della sua personalit, essendo

zione. Il volgo

si

il

pi sicuro in-

e superiore.

nessuno scende sino

giudizio de' secoli,

civile,

un lavoro

appropria

la

volgo senza perdere una parte


il

giudizio del volgo,

cio

il

di purificazione e di elimina-

Divina Commedia ed ignora

LA CRITICA DEL PETRARCA


il

Conrito:

appropria

si

Passando attraverso

Canzoniere ed ignora

il

secoli,

1'

1'

Africa.

cammino

nonio lascia nel

la

sua parte terrestre e individuale, impaccio e non via all'immortalit.


Il

progresso appunto a questa condizione. L' umanit

non cammina
inutile,

se

non gittando lungi da

troppo e

s tutto ci che

luogo comune,

accidentale, ripetizione,

scoria,

il

vano. Nella sua rapida corsa migliaia di volumi

il

restano polverosi nelle biblioteche, migliaia di scrittori

ri-

mangono dimenticati

la-

uomini

tra via, e gli stessi grandi

sciano una parte di s per terra. Questo

non

mutilazione,

purificazione.

Comprendo una

certa cos profonda venerazione per

mi, che spinga alcuni a ricoglier di terra

som-

menome

le

cose

che sieno loro appartenute; comprendo la gioia di taluni di


scoprire

eappello di Napoleone o lo stivale di Garibaldi.

il

Santa superstizione:

ma

a patto che

<he cappello; a patto che non


e

volgare

il

Petrarca del

trarca intero o

il

si

non

si

chiami capo ci

chiami Petrarca mutilato

non

Can:<>niere, e

si

vero Petrarca tutto ci che

dica

il

il

Pe-

Poeta nel

suo celere calumino ha lasciato per terra.

\e intendo
affatto inutile

grafia del
fatti

dire con questo che


e tanto

il

libro del Mzires

una

spregevole.

Petrarca, dove non

mancano

esame

di

le

belle pagine

il

Canzoniere. No-

eh' egli consacra al-

questo capolavoro, con giudizii e criterii sani e

con giusto concetto dell'arte.


Cantoniere

sia

elegante bio-

fine osservazioni e

interessanti che valgono a illustrare

tabili sono sopratutto


l'

meno

in

Ma

in luogo di esaminare

s stesso, egli lo cita

il

per risolvere alcune qui-

INTliODUZIONE

10
stioni di fatto,

re

come:

Petrarca fu originale o imitato-

Il

quale era la sua teoria dell' amore platonico

persona reale

dai Quale

La passione

Lama

.'

fa

del Petrarca fu vera e profon-

fu la storia di questa passione?

Il C<iit:oiii<,<

vi sta allo stesso titolo delle Lettere e de' trattati filosofici:


vi sta

come prova

documento

delle sue asserzioni.

la vita che serve al Canzoniere:

il

Non

Canzoniere che serve

alla vita, o piuttosto al p.^'-girico.

Giacch l'ammirazione del critico francese


alla superstizione.

Con

filiale

si

accosta molto

cura copre di un manto pie-

toso le nudit del suo modello, tutto ci che di fiacco era


nel suo carattere, o di biasimevole fu nella sua condotta.

Esagera

sentimenti, idealizza

cidenti pi ordinarli

prosa:

par che narri e

d non un Petrarca intero

ti

mutilato dalla sua idolatria.


po'

carattere, poetizza gli ac-

il

meno

del divino e

ti

Vorremmo

un po' pi

fa

dell'

un sonetto

ma un

e vero,

in

Petrarca

nel suo modello un

umano. Un'

alta im-

parzialit avrebbe provveduto meglio alla gloria dell'uomo,

collocato

alto che tentare apologie o palliare difetti quasi

un mancargli
Ci

di riverenza.

un monumento durevole da innalzare a Francesco Pe-

trarca; c' ancora dopo tanti lavori

Ed
+,

un

altro lavoro a lai e.

la critica del Canzoniere.

La

critica dirimpetta all' opera d' arte

filosofia

dirimpetto

all'

opera della natura.

che la

quella

pu anzi

Si

dire che tante sono le forme della critica, quante quelle che

nel processo dei secoli


tica

ha

la

ha preso

la filosofia.

Anche

la cri-

sua storia naturale, la sua anatomia, la sua

siologia, la sua fisica e la sua metafisica.

Come

il

ti-

pensiero

LA CRITICA DEL PETRARCA


si

11

andato a poco a poco alzando nell' interpretazione della

natura, cos la critica dalle forme pi palpabili e pi grossolane della produzione artistica salita di
sino alla

segreto della vita.

sentirsi

uno con V

artista e col suo lavoro,

pu

dargli la seconda vita,

Io

creo Dio

La

mano

in

forma, sino a quell' unit immediata ed organica

del contenuto, in cui

pu

mano

il

pu dire con

l'

critico

il

ricrearlo,

orgoglio di Fichte

produ-

critica la fisonomia di questo secolo. Nelle

zioni pi spontanee di questi tempi tu senti la critica. Essa

ha rinnovati tutti

giudizii,

ha modificate tutte

ha levata a grande altezza

sioni,

le

impres-

Niente

la coltura generale.

ha potuto sottrarsi alla sua azione, da Dio sino

all'

infima

delle sue creature.

In questo

mondo rinnovato

tisti

hanno pur

caso di dire

il

nostri scrittori,

diritto di entrare.
:

il

y a quelque

Molto
cJiose

nostri ar-

si fatto;

ma

Pagine interessanti sono state pubblicate sui nostri


tori,

specialmente da

critica di

critici stranieri; e

n' nata

della speculazione
trite dell'antico

in

moderna

il

cerne,

le

alti risultati

e le idee pi grossolane e pi

come quell'essere che non

il

nuovo poco

componendo

cos

si

studia e

una specie

in cui le pi stupide tradizioni vivono in

con

pi

bianco muore, in uno stadio troppo lun-

go di transizione, dove
si

una

empirismo. Noi siamo in religione, in po-

arte, in giurisprudenza,

nero ancora e

poco

scrit-

fra noi

seconda mano, dove trovi accumulati pregiudizi]

vecchi e nuovi, ed in istrano miscuglio

litica,

qui

/aire.

il

vecchio

di olla podrida,

buona compagnia

pi ardite innovazioni. Chi getti uno sguardo sulle

12

INTRODUZIONE

nostre leggi, sulle nostre pretese riforme, sui tanti indirizzi

governativi che s'incrociano e


cetti contradittorii e

un

d all'altro,

grammi

si

negano a vicenda,

vaghi dello stesso

uomo

politico

da

sulle nostre storie letterarie, su' nostri prosu' nostri libri

scolastici,

tura, toccher con

mano

di

filosofia e

lettera-

di

questa confusione delle menti,

sta superficialit e indigestione di studii; e

glier se a noi cos poco abbondi


di quello che

su' con-

il

non

si

rjue-

meravi-

concetto e la coscienza

vogliamo e di quello che facciamo.

Di questa confusione non

difficile trovare

vestigi an-

che nella critica del Canzoniere, dove accanto alle analisi


di Foscolo o di
setti o

Macaulay

e alle artificiose costruzioni di

Aroux, non mancano

Ros-

reminiscenze di Muratori

le

o Castel vetro e le superficialit di Tiraboschi o Ginguen.

n'

venuta

la

confusione delle lingue, un Petrarca er-

mafrodito, ora nobile patriota, fiero carattere, scrittore di


altissime liriche, ora effeminato, manierato, artificioso; ora

amante appassionato

e addolorato, ora

amante platonico, ora

amante da burla.
Questi mezzi giudizii nascono da mezze critiche, da critiche che considerano
to,

ma non

V una
spiegare

nel suo insieme,

mazzo

non

nella sua sostanza.

come

il

un

delle

lavoro,

non

lo

mira

modesto comento

sommo Leopardi. Questa

Vi una

Canzoniere sotto questo o quell'aspet-

critica elementare e utilissima, che

plice interpretazione,
niere del

il

critica

pu

alla
al

sem-

Canzo-

illustrare e

pu giudicare.

critica tutta esterna, che raccoglie e fa

forme di dire pi

elette, o de' concetti

un bel
pi pe-

13

LA CRITICA DEL PETRARCA

Anche questa

regrilli.

di

un'altra critica, che studia

tore e

si

Questa

vi

cui

in

lo

sono eccellenti

stile

1'

uomo.

Francesi, non

ci

essa pure che mezzi giudizii.

una critica che prende a considerare in se stesso

contenuto

a/Anche

qualit dello scrit-

le

riassume nel celebre motto:

critica

pu dare

^1

incompetente a dar giudizio

un lavoro d'arte.
Vi

<^

critica

e ne fissa

il

concetto e le leggi e la storia.

mena a mezzi

questa critica

giudizii.

Queste sono, prese insieme, una specie di critica preparatoria, materiali per la critica, anzi

che la critica essa me-

desima.

Una

storia della critica

restano ancora a fare.

si

uno

de' lavori importanti che

vedrebbe che molte sue forme

sono provvisorie, parziali, inette a produrre giudizii interi


e definitivi.

Nessuno

i*

abbia studiato anatomia

dicar l'uomo. Solo

si

crede atto a giu-

nostri critici giudicano l'artista, quan-

do hanno fatto della sua opera appena un lavoro anatomico.


Il

difetto di queste critiche di oltrepassare s stesse ne'

loro giudizii, e dar risultati fuori di ogni proporzione con

l'angustia delle loro indagini.

Che cosa

e la critica esterna o formale

'.'

Sono

frasi, giri,

inversioni, concetti, abitudini, maniere, metodi, distribuzioni,

strappate violentemente all'opera d'arte e messe in

mostra sotto
COS

nata

Che cosa

il

nome

di modelli.

l'eleganza; cos

la critica

si

psicologica

sua opera e studiato ne'

Cos son nate

le

regole

formata la rettorica.
.'

fatti della

l'autore isolato dalla

sua vita

ne'

suoi di-

INTRODUZIONE

14

nelle sue virt, nelle sue qualit. Tale

fotti,

Mzires; e ne pu nascere un giudizio pi o


dell'

lavoro

meno

<l<

esatto

uomo, non del suo lavoro.

N
l'

il

meno incompetente

autore

il

suo secolo e

la critica storica, che isola dal-

suo argomento, e studia

il

tenuto preso in s stesso.

Un

il

fon-

contenuto pu essere impor-

tante o frivolo, morale o immorale, religioso o irreligioso,

sviluppato poco o molto, trattato secondo questa o quella


scuola, con questo o quel concetto, col tale o tale scopo e
indirizzo. Ricerche importanti senza dubbio,

non pu uscire un giudizio

dell'

ma

dalle quali

opera d' arte.

Ciascuna di queste critiche ha la sua ragion d' essere e


la

sua utilit,

ma

ciascuna ne' suoi limiti; quando

li

ol-

trepassa, cade nel falso.

Finch

la critica

formale giudica belle certe forme di dire

o certi concetti, o certe immagini, o certe movenze, fa opera utile.

Ma, quando secondo quei

e dichiara bellezza della Divina

padre Cesari, perverte

La

il

criterii

giudica l'opera,

Commedia

le

bellezze del

gusto e impedantisce.

critica psicologica ci

pu spiegare con

le qualit dello

scrittore perch la materia sia stata trattata in questo o quel

modo

ma non

in sua facolt di dare

bont del modo.


di

qua

e di l,

ver mai

il

un

giudizio

sulla

parimente la critica storica pu girare

quanto vuole,

il

contenuto;

ma non

segreto della sua trasformazione sotto

il

vi tro-

possente

alito del creatore.

Da
a dire

queste mezze critiche sono usciti mezzi gradini, vale


falsi giudizii.

Dalla critica formale uscito un falso Canzoniere, dove

LA CKITICA DEL PETBARCA


sono additate come belle
li

15

poesie pi luccicanti di tropi,

le

antitesi e di concetti, le pi. lontane dal

naturale e dal vero

non

e ne uscito

il

semplice, dal

ma

Petrarca,

il

petrarchismo, la corruzione del Petrarca.


Dalla critica psicologica uscito un Petrarca romanzesco,

un sant'Agostino
cismo, con

un Abelardo mescolati, col suo misti-

sue veglie

le

sue solitudini.

Il

con

sue lotte interne

le

con

le

sentimentalismo moderno penetrato nel

Canzoniere con non so quale odore di misticismo e di mo-

nachismo
mingio
trarca

Iacopo Ortis, che

Il

(1).

di

romanzo spinto

si

tira dietro

Adelaide e Co-

ultima punta

all'

Lamartine, dove Petrarca Davide,

Santa Teresa

ti

il

Pe-

Laura

(2).

Dalla critica storica uscita una Laura simbolica e ro-

mantica ed
della

con

donna
velo

il

casto Petrarca, un ideale cristiano platonico

dell'amore, una poesia tutta moderna, dove

candidissimo coperta

la

nudit di Grecia e di

Roma.
Tutti mezzi giudizi!, tutti falsi giudizii.

Volendo aocbe ammetterli


sieiio

(1)

sufficienti

veri,

(2)

tuve.

si

comprende come

spiegare V eccellenza del Canzoniere.

Un

Le comte de Comminges dell'Arnaud (1718-1805) divent po-

polarissimo iu Italia per riduzioni

1858,

non

Lo

teatrali e romanzetti

[Ed.].

studio

su Ptrarque fu pubblicato dal Lamartine nel

come uno

degli entretiens del suo Cours familier de littra-

Vedine ristampa nel volume: A. de Lamartine, Trois potes

ilaliens:

Dante, Ptrarque, Le Tasse, Paris, Lemerre,

primi entretiens del Cours,

po ma

de]

il

1893.

Sui

De-S. scrisse nella Rivista contem-

IH'u. v. quest'articolo in Saggi critici [Ed.].

16

INTRODUZIONE

uomo pu

usar concetti

come Abelardo,

pu

rituale concetto:

<

modi eleganti

donna sua

della

non perci scriver

<li

pu amare

dire;

farsi

pi alto spi-

il

Canzoniere.

il

Abbiamo

piuttosto in quei giudizii caratteri comuni a lutto un ciclo

un

poetico, a tutto

Ma

scroio.

ragione del valore intrinseco


ci che esso

ha

ma

decessori,

di

un lavoro

di

con

col secolo,

ha

in ci che

Di questi mezzi

mo

comune

comune non

il

in

di proprio e incomunicabile.

1'

uso appunto di quei concetti e di quelle forme


al

Bembo

Muratori

e al

che Montaigne scriveva: Laissons

mato un

in riso

Il

il

e la

scrittore francese purificare

il

vezzo de' tempi

alle corti d'

Avignone,

al cattivo

una naturale acutezza


:

per rialzare

monumento che

rettorica e con

una

Petrarca di questi rimproil

Canzoniere

nella sua espressione c' rettorica,

e, se

poi

ed

suo

del Petrarca, secondo lui, vera e profonda;

lauti di

povero Pe-

grande preoccupazione dello

veri e restituire nella sua seriet

La passione

Il

pubblico incredulo avea volto

un amore manifestato con tanta

cos ingegnosa galanteria

e che veni-

da quel tempo

petrarchisti, era sti-

faiseur de sonnets et de chansons

Petrarca nell' opinione e ristaurare

Mzires ha preso la penna.

fin

Bembo

trarca, giunto in Francia attraverso

anni

non

la scuola, co' pre-

vano condannate dal buon gusto francese

dar mai

giudizii sono visibili le tracce nell'ulti-

che piacevano tanto

ci

posto

lavoro del Mzires. Si trova innanzi un Petrarca scre-

ditato per

il

amore,

si

alle

dee attribuire al

conversazioni ga-

gusto delle stesse donne e ad

del suo spirito.

La passione dur

viaggi, la solitudine, la castit e fierezza di

calmarono l'amore

sette

Laura

e lo trasportarono dalla regione inquieta

LA CRITICA

PETRARCA

1>EL

17

sentimento in quella pi serena dell'arte. L'amante di-

del

venuto poeta pot idealizzare


teoriche platoniche, vedere in

Donna

na, e non la

1'

lei

ma

solo,

amata secondo

le

non Laura

ma la Don-

solo,

tutto ci che

correnti

perfezione,

Dio. Cos l'amore divenne casto e virtuoso, amore d'ani-

ma, amicizia

non dubbia

spirituale,

ma

sempre sincera e viva

prova cita brani di sonetti e canzoni, dove

feires

il

si

M-

vede

la sincerit del sentimento.

a tutti evidente ci che

in queste ipotesi

Ammettiamo

spiegazioni.

gratuito e provvisorio

di

e'

quantunque

senza prove, che la passione del Petrarca sia durata sette


anni. Bisognerebbe ora determinare quali poesie

si

riferi-

scono a quei sette anni; quando comincia l'amor platonico;

quando
il

accende

si

sentimento

lotta nel cuore dell'

la

vivo e semplice.

allenato, ora cosi

simili impossibile fissarle

todi arbitrari] e soggettivi

non a

Si

Ma

stabilire

una

formato

lumi

critica

si

riesce a costruire de' romanzi,

su' concetti,

del Petrarca.

si

rabbellito

De

11

Sakciis

la

bello

il

concetto platonico, che,

nei

nostri

libri

il

reale,

il

sua forma e riveli

Petrarca.

profonde e pi
e

nelle

nostre

e gusto,

scuola,

questa

quanto oltrepassi
sua idea.

antitesi

questa critica antica.

sotto forme pi

insinuato

corrompe arte

Secondo

le

moderna forma un'altra specie di petrarchismo,

la critica

scuole e

me-

seria.

quando prende per base dell'arte

seducenti

Ma, come distinzioni

nel Canzoniere, con questi

petrarchismo

il

rettorie]

ringiovanito

amante; quando

trasforma in arte; e perch ora scrive cos

si

manifestazione

vivente arte, in
il

suo concetto o la

dell' idea.

1/ arte
2

IMTEODUZIONI

18

l'ideale, una certa idea.

corpo

Il

si

diviene

assottiglia e

innanzi alla contemplazione dell' artista ombra dell' anima,


il

bel velo.

Il

mondo

poetico popolato di fantasmi

poeta, l'eterno rveur

vede

corpi ondeggiargli innanzi e

trasformare gli aspetti.

ma

forme o fantasmi,

Non
le

solo

forme e

perdere

corpi

vede un po' come l'uomo

il

brillo,

contorni e

assottigliano a

si

fantasmi essi medesimi

diventano libere manifestazioni di ogni idea e di ogni concetto.

La

teoria dell' ideale stata spinta sino

sua vittoria
concetto

dissoluzione

alla

come

Son queste

concetto, divenuta la
le idee

che fanno

a meravigliare che con

come

come

quasi

forma un mero
giro del

il

questo

fantasma

stesso

indirizzo

al

accessorio.

mondo, e non
il

poeta opera

da preconcetti, disprezza troppo

critico: parte

e le tratta

dello

ultima

all'

forme

le

semplici istrumenti del suo pensiero,

e talora, in luogo di persone vive, ci d allegorie, simboli,


astrazioni.

Cos avvenuto che


il

vaporoso,

il

il

vago,

celeste, l'aereo,

in onore nelle forme dell' arte


il

bello,

il

vero, e

l'

l'

ideale,
il

infinito

l'

il

velato, l'angelico salito

e nella critica

il

sovrintelligibile, e

indeciso, l'ondeggiante,

genio,
il

il

concetto,

soprasensibile

voga

in

1'

l'

idea,

ente e

esistente, e tante altre generalit, gittate in formule bar-

bare quasi come


tica

L'

eravamo

forte

non

una certa

idea,

un obbiettivo

d' ideale. Egli

dalle quali a cos gran fa-

usciti.

uomo sano

irraggiungibile,
cosa,

le scolastiche,

ha

si

propone mai un di

un non so

che,

un qualche

indistinto e confuso, decorato col

in vista

uno scopo chiaro, ben

nome

circoscritto,

LA CRITICA DEL TETRARCA


quello

so<

che

sente la forza di ottenere. Agli sciocchi

si

par gran cosa avere


si

indizio questo di poca


1'

immaginazione, quanto

desiderii pi vivaci e

quello

forza
il

perch

1'

uomo

tanto

malattia dell' ideale

pi forte e perci

il

idealista,

del motto
rve,

meno

limitati,

un minuto

fu

il
il

quanto minore la

vrebbe guarire

meno tormentato
popolo romano.

Italia.

lo

vediamo

Il

fu

popolo

il

dalla terribile

oggi

il

popolo

meno braminico,
La

razza autrice

non

fantastica,

al

ma opera.

gran malattia da cui

la

si

do-

pu, perch non le ingenita.

paese di Scipione e di Cesare

ha da natura

moneta, sente che un minuto, dato

tolto all'azione

l'

il

popolo americano.

il

Insisto, perche questa

di attuarlo.

pi

grandi cose e lasciare ve-

meno contemplativo,

tempo

il

lavora

che degl'individui, ancora de' popoli.

pi positivo della terra,

meno

di senno

effetto.

immortali di forza d' animo e di corpo

stigi

Il

per

corpo pi debole; tanto sono

popolo che ha saputo fare pi

il

da quello che

concetti larghi di l

possa ragionevolmente conseguire

speranza di darvi

19

di

Dante e Machiavelli

chiarezza dell'obbiettivo, perch ha la forza

la

Anche oggi nel pi

fiero

imperversare del male,

due nostri maggiori poeti, Leopardi e Manzoni,

immuni da questa

lebbra, rivelatisi italiani nella perfetta lu-

cidit e concretezza de' loro concetti e delle loro immagini.

Quando queste

teorie si affacciavano tra noi, trovavano la

materia ben disposta.


nato

modo

il

Il

paese era diviso, umiliato, sgover-

pensiero nazionale, ricacciato al di dentro

senza

possibile di manifestazione, altro che settaria, allusiva,

a doppio senso

convenzionale

gesuiteria e ipocrisia

dei

INTKODL'ZION'E

20
tempi

onde

l'

incredibile interpretazione data dal Rossetti,

Divina commedia e di

settario, della

antichi. Respinto violentemente

mancatogli

altri lavori dei nostri

pensiero in s stesso, e

il

sano nutrimento della vita attiva, e costretto

il

a cibarsi la sua propria sostanza, ammalava: e la malattia


fu alzata a teoria, e fu chiamata

Manca

ridotto in solitudine e segregato dai viventi.


e supplisce

mondo

il

desiderii

manca

rve,

di fantasia

padre de' sogni.


e

1'

mondo

il

non

ozio

materiale e succede un

Le forme perdono

confusi

il

limite e

il

raggi non pi attratti dal centro.

monacali e

stravaganze

le

l'azione

solo padre de' vizii


i

contorni;

tempo

concetti

Fenomeno che

del

ma

divagano come

manifesta nel carcere solitario o nella febbre


estasi

uomo

che lavora sopra s stesso, fa come

pensiero,

Il

ideale.

l'

talora

si

e spiega

misticismo

le

dello

spiritualismo ridotto a spiritismo.

L' ideale proprio della vita iniziale


gl'

individui ancor giovani

vive immaginazioni prenunziano


giovinetta,

nuova ancora

tesori della sua fresca

sederla e di goderla.

Leopardi con

1'

le

grandi azioni. L'anima

l'

et

da

Giacomo

angoscia di sentirsene lontano per sempre.

a cui manca ancora un campo adeguato

confida di trovarlo

onde

1"

audacia e la credulit

qualit cos amabili della giovent. Gli


fanciullo,

impaziente di pos-

rappresentata

L' immaginazione giovanile esprime sovrabbondanza


forza

Le

della vita, la circonda di tutti

immaginazione

ne' popoli e ne-

allora segno di forza.

un

po',

cui moti incomposti e vivaci sono

parire della forza, allegra e inconsapevole.

il

di

ma

che

le

due

come

del

primo ap-

LA CRITICA DEL PETRARCA

Come

si

va innanzi negli anni, con la misura della nostra

forza sorge nell'anima la

L'uomo

allora,

vuole ci che pu, e caccia via da s

vita. L'

uomo volge

virilit.

L' ideale, cacciato dal cielo,

le spalle alla

limite, diviene

il

il

reale.

uomo, questo desidera

il

ideale mi-

l'uomo

mondo

forte,

de'

sonni

prende possesso della

e dei desiderii. Achille lascia Scilo e

chiari, diviene

misura dell'ideale.

surato ideale ammazzato.

quista

21

giovinezza ed entra nella


si

umano

fa

forma e contorni

e con-

determinati e

questo ci che vede

il

grande

e questo conquista.

Nelle favole di Achille in Sciro, di Telemaco e Calipso (1),


di

Enea

Didone,

alla virilit

l'

antichit rappresent questo passaggio

della quale

sentiva cos altamente

il

prezzo.

Oggi, al contrario, grazie alle nuove teorie, sorta un'adorazione postuma della giovinezza
di quelle illusioni,

un

desiderio

un lamento funebre

a rovescio, vale a dire dietro

le

sconsolato

dell' ideale collocato

spalle, ed

una simulazione

rettorica, chiamata poesia, di et, di costumi, di

forme e

di idee estranee alla coscienza e in mescolanza con tutto


resto.

Cos la nostra vita ha perduto la sua

plicit

e ci

dibattiamo

fra

il

vivo

reale

l'ideale di ritorno, l'ideale riflesso,

l'

il

unit e seme

presente

ideale consapevole,

e simili formole.
Certo, la ristaurazione dell'ideale,

(1)

quando

la vita sociale

Questa favola veramente delle Aventures de Tlmaque del

Fnelon

e risponde alle intenzioni

francese [Ed.].

pedagogiche dello scrittore

INTRODUZIONE

22

era in aperta dissoluzione e quasi putrefatta, V orgoglio


di

due generazioni; e

maggior

il

titolo di gloria di questo

secolo, la seconda giovinezza, la vita nuova: la gio-

vine Germania, la giovine Francia, la giovine

Ma

possediamo una patria, e pi

nenie dell'ideale e fermar bene

Quando

il

fu riconosciuto vuoto, e

latino.

si

L'ideale,

che

ha

ci

il

resi

il

si

fecero puristi

(1).

purismo, fu una grand'arme di guerra,

grandi servigi, e che oggi irrugginita, non

taglia pi. Ci tutto

gi tremare

com-

alz a scuola di libero pensiero,

padre Bresciani

come

gesuiti la

Ma, quando quel purismo

gesuiti corsero appresso a quel vuoto e

e ci diedero

di libert

piedi in terra.

in Italia sorse la scuola purista,

battevano e predicavano

poich

abbandonare

che non ne sappiamo usare, mi par tempo di

questa giovinezza dura troppo tempo fra noi.

abbiamo conquistato

le

Italia.

un vocabolario,

le cui

nostri cuori, e che oggi

parole facevano

non hanno senso, e

giungono fredde in mezzo ad una generazione indifferente.

Noi ce

la

prendiamo con

la generazione, e

dovremmo pren-

dercela col vocabolario, e pensare a mutarlo.

oggi
il

si

fa idealista,

come un tempo

nostro vocabolario e usurpa

sotto le quali

Lasciamo

vuoto

cerchiamo

vita,

il

le

il

reazione

ruba

Natura abhorret a vacuo.

e noi, che ci

a' cadaveri;

possesso e

La

fece purista, e

nostre spoglie, vuote spoglie,

c' pi Achille.

Sul Bresciani v.

(1)
tici,

il

non

si

il

chiamiamo

godimento della

saggio dello stesso

prima nel Cimento del 1855 [Ed.].

De

la

vita.

S. iu Saggi cri-

LA CRITICA

un

quarto di secolo che in Germania e


d' ideale

suno parla pi

dottrinario

nome

manca

cui nella snperhia delle dottrine

Francia nes-

il

dato a gente a

senso del pratico

del reale.

Presso di noi

il

mobilizzato come
e

iti

o chi ne parla tenuto in conto

di arcade, di retore, di

23

EETRARCA

DEI,

1'

essere e

parole

il

pensiero da tempo in qua rimasto im-

in acqua stagnante; e senti ancora l'ideale

concetto e

il

bello e

il

buono

vero, e

il

stanca ripetizione di un tempo che fu.

simili,

Ci

che era scuola, oggi Arcadia; e ci che era eloquenza, oggi


rettorica.

Non

si

male faccia questo ideale postu-

dir quanto

pu

mo. Ne nasce un distacco profondo


Nell'anima de'giovani
tuabili e

con

si

tra

il

pensiero e la vita.

generano concetti e desideri! inat-

la coscienza di

non potersi attuare:

di qui

una

pratica altra dalla teoria, e tanto orgoglio di principii, quanta

bassezza e codardia di opere. Altrove sarebbe questa


sit in

permanenza; presso di noi

si

la fal-

confessa cinicamente

ed tenuta cosa naturale. Ci nell'anima, frutto di mala


educazione, come un doppio essere, lo scolare e l'uomo, in

buonissima compagnia: l'uomo

fiacco e indulgenti',

tien caro lo scolare per la sua

comparsa

in pubblico.

non

si

esercita a colpire,

timento e l'abito della forza, n

non prende

mente

di

definiti e di

non acquista

ma

non so che,

a vuoto fantasticare.

e di

il

sen-

coscienza della misura,

in seriet quello che pensa o desidera

vezza non ad operare,


la

la

si

Edu-

pompa

cato a porre troppo alto la mira, ve la tien su a


a cerimonia

ma

non so come,

e si av-

Riempiendo

di concetti

mal

forme mal limitate, e sotto nome d'ideale ap-

24

INTRODUZIONE

pagandosi dell'indefinito e dell'astratto,

cadono in un eerto vagabondaggio, per

il

scappano in qua e in

mai

pi

eletti

quale

ancora quello che

si

pensieri

l in tutte le direzioni senza trovai

centro. Conosco giovani che a trent'anni

il

ingegni

debbono

non sanno

fare della vita, o del cervello;

e senza indirizzo chiaro e stabile nel pensiero e nell'opera,

posti a cavallo tra due generazioni,


stati,

cavalieri erranti

non sanno assimilarsi l'una u precorrere

e vivono

come avventurieri, deridendo

in altri paesi a diciotto anni

gogna

e si

s,

prende

e si

non

la via, e

uomini con tanto di barba, con

sottili,

ha ver-

si

guarda gi diritto
si

torce l'occhio a

manca. Vogliamo noi dunque ancora fanciulleg-

dritta ed a
giare,

e derisi. Per Dio!

un uomo

gi

chiamato un giovane,

di esser

innanzi a

si

spo-

all' altra,

veli trasparenti, e

il

Deus

l'ideale, e le

in nobis, e

detta dentro, e la certa idea di Raffaello, e


di Chnier, e le perdute illusioni, e
e l'entusiasmo,
chetipi, e la

il

geuio,

Donna che

il

il

Amore che

qualche cosa

mistero della vita,

furore poetico, e

al ciel

il

forme

tipi, e gli ar-

conduce, con una santa male-

dizione alla terra e alla vita che chiamiamo la prosa?


storia mostra

accanto alle estasi di

di Lucrezia Borgia (1):

quando

al

Santa Teresa

sommo

La

baccanali

della scala trovi

il

misticismo, giura che in gi tutto bigottismo e superstii

zione e ipocrisia; spiritualismo in alto significa

(1)

Noto

il

pi ab-

Lucrezia Borgia, 1480-1520, Teresa de Avila, 1515-1582.


la lieve

incongruenza cronologica, che non toglie nulla alla

verit del concetto espresso [Ed.].

LA CRITICA DEL PETRARCA


biette materialismo in basso

25

n maraviglia che, con tanto

ideale nelle nostre scuole, si sia sviluppata oggi tanta feb-

bre di subiti e

illeciti

guadagni, con tanto rapido oscurarsi

di ogni senso morale.

Entriamo nelle nostre scuole. La facciata magnifica,


la

L dentro

enciclopedia.

sta tutto lo scibile,

ma

ridotto

meccanizzato a domande e risposte. Pi vasto

in pillole,
l'orizzonte,

meno

meno profondi sono

serii e

gli studii.

Ap-

punto perch vogliamo abbracciare troppo, rimaniamo nel

campo

di

un vuoto

ideale, cio a dire dell'indeterminato, del

superficiale, del provvisorio, del luogo

siamo troppo incalzati e

far cosa nostra:

Non

moltiplicit e variet.

cui s'innalzi l'edificio;

ci

non

ci

mandare,

e ciascuno lavora

un giovine a mettere in
sta nel

distratti

una base larga

da tanta

e stabile su

subordinazione e coordina-

tutto staccato, tutto fragile,

de' mezzi

Niente possiamo approfondare, niente assimilarci e

giudizii.

zione

comune,

per conto suo.

si

tutti a co-

difficile

cogliere

iscritto quello solo e proprio

che

suo animo: scrivere mentire. Spesso ne incontri

che sgrammaticano e solecizzano, inetti a scrivere e a intendere, e che pure con perfetta sicurezza sentenziano del

buono
ci

e del bello, e

libera

vere,

da tante

Non

ci

ci la

storie e

da

estetiche,

da tanti

arti dello scri-

tanti trattati ?

unit organica nell'insegnamento, non

negli studii,

non

giudicano di Omero e di Dante. Chi

dunque da tante

non

ci

ci fascio

correzione e sincerit nell'espressione,

viva e seria partecipazione del discepolo a quello

che impara;

la

teoria

abbonda, desideri

il

laboratorio. E,

per ridurre tutto in uno, manca la proporzione tra quello

INTRODUZIONE

26

che nell'idea e quello che nel fatto;


e poco reale; ci
attuarlo, e,
il

poco

fine e

non

n' insieme la coscienza, vagheggiamo

curiamo de'mezzi: ond' che

ci

serio, velleit,

facciata delle scuole,

non

e non

gli

vi abita

grandi poeti e

quello che uno.

ma

l'ideale

grandi

Ma una

nostro ideale

pia fuorch

la base dello

<

clic

non errano, non dividono

critici

scienza

scibile,

medesimo, e

reale esso

il

in iscritto.

Comprendo che presso

sciatto ideale, metterci reale.

uomini sensati

il

volont, e lo trovi solo sulla

Cosa resta a fare? Capovolgere


dov'

troppo Ideala

fine in s stesso e slegato da'mezzi di

il

come ce

ci

si

giudica non dalla teoria,

dall'indirizzo o dalle tendenze che produce. Elvezio vi

dimostrer inappuntabile la sua teoria, e

non meno che Epicuro. Egli


interesse e

suo utile;

il

la spiegazione

la

vi spiegher

ma una

scala l'interesse bene inteso,


societ

si

si

1'

dir calunniato

sanamente

il

suo

volta messo a capo della

interesse col

piglia

il

comento e con

testo e lascia

il

co-

mento. Simile dell'ideale. Dite pure che natura e spirito,


pensiero e materia, essere e nulla, ideale e reale sono di-

ma

stinzioni logiche,
si

pu concepir senza

che nel fatto l'uno

e tutto l'altro

il

principale, anzi

trascura. Incalzati dal sensismo,

si

gittati all'ideale

come a nostra tavola

biamo rivendicata
i

L'impulso dato, e

spiegazioni. Ci che nella scienza elemento

nuovo o aggiunto, rimane esso

in tutti

l'uno non

l'altro. Spiegate, distinguete, riunite,

fate le vostre riserve: lavoro inutile.

non valgono

l'altro,

l'esistenza, e lo

il

ci

di salvezza, e

abbiamo

viventi, nell'arte e nella natura.

solo,

siamo

ne ab-

fiutato e scoperto

Il

principale pro-

blema, che abbiamo cercato di risolvere, stato di trovare

27

LA CRITICA DEL PETRARCA


l'idea,

concetto,

il

di l, l'ideale in ogni esistente, e tutto

il

giudicare dalla bont e dal valore del concetto, messo a base


della nostra filosofia della storia e della nostra filosofia del-

Qual maraviglia cbe, posta questa base e dato

l'arte.

pulso, le spiegazioni, le cautele,

non son

distinguo

1'

im-

valsi

a nulla, e l'ideale stato messo in trono, esso solo padrone,


e padrone assoluto?

cipale,

le

di tutto

il

periodo che

mot d'ordre. Cos, malgrado

trine, ne' libri, nelle scuole,

e alta poesia;

non fosse

e,

come

considerata

come sua veste

ella la

insieme,

il

discepoli

verbo prin-

la sanit delle dot-

nella pratica

un disprezzo ed un'incuria della vita


la prosa, quasi

ma

maestro parla savio;

Il

non tengono a mente

ingenerato

si

reale,

che chiamiamo

base e la fonte di ogni vera

un superbo disdegno

della

forma

ostacolo all'altezza dell'ideale e tollerata

manto, anzi velo: e pi nega se stessa,

pi ragionevole, consapevole, pensata, e pi avuta in


pregio.

Quando

le

forme erano considerate come belle in

avemmo un

vuoti,

quando

le

Petrarca meccanizzato,

forme divennero

sottili,

avemmo un

vero, veli del concetto,

il

s,

idoli

petrarchismo;

ondeggianti, ombre del

Petrarca idealizzato, un

petrarchismo platonico. Mi par tempo di lasciar da parte

Bembo
verso

il

Davide e Santa Teresa,

e Schlegel,

doppio petrarchismo,

Vedremo

allora che l

il

e cercare, attra-

Petrarca.

dove Petrarca

ci

appare negletto

e rozzo, vi sono tesori di poesia pi schietti di tutte le sue


registrate eleganze

e l

dove gitta a mare

il

smo, e d libero volo alla sua immaginazione e


pressioni, raggiunge

il

suo platonialle sue

im-

pi alto segno dell'arte. Pi nella

INTRODUZIONE

28
sua forma
ci

ci

spirito e di pensiero

di

scostiamo dalla poesia; pi

ci

doma

una certa

l dentro, risponda:

una qualche cosa, un non so che, cio a dire nulla:


l, e la forma tutto.
cervello
vello

in

appaghi e obblii tutto, obblii in modo che, quando

si

domandi cosa

altri

e uccide

una forma, nella

s l'ideale, cio a dire lo realizza, produce

quale

malinconia, e

volutt,

sentiamo in arte.

grande artista colui che vince

Il

concetto, e pi

di

l dentro passione, ca-

ci

lore d'immaginazione, impressione,

pi

<

il

problema

La forma

il

bambino

del nostro

quel cer-

dell' arte di sapere se

ha forza produttiva,

e se quel

bambino

la

idea,

forma

Creatura vi-

vente, nato vivo. Disputate pure intorno alla qualit della

forma, se sia sottile o corpulenta, bella o brutta, morale


o immorale, e del suo concetto e di ci che ci di reale e ci

che

ci

d'ideale

cetto profondo; perch


il

vivo o

il

una

l'essenziale che sia innanzi tutto

forma. Che nell'arte non

morto;

si

non

ci il

ammetta mediocrit
ci

il

pia o

poeta e c'

il

meno

il

un con-

vivo, c'

non poeta,

il

cer-

vello eunuco.

L'indeterminato,
fettato, l'esagerato,

generale,

il

il

confuso, l'abbozzato, lo scarno, l'af-

il

concettoso, l'allegorico, l'astratto,

particolare, tutto questo

trario della forma, l'informe e


e rivela velleit,

non volont

rispetto, l'essenza dell'arte


il

vivente, la forma; anche

nella natura anche


l'

arte

si

trova solo

il
1'

il

il

non

forma;

deforme, l'impotenza;

di produzione.

non

il

con-

il

l'ideale

Sotto
il

questo

bello,

brutto appartiene all'arte;

ma

come

brutto vivente: fuori del regno del-

informe e

il

deforme.

La Taide

di

LA CRITICA DEL TETRARCA

29

Malabolge pi viva e pi poetica di Beatrice, (piando

pura allegoria e risponde a combinazioni astratte.


Ditemi dunque se

ci

cosa alcuna

come

bella

uscita dal pi profondo della vita reale

Il bello!

Iago, forma

cos piena

cos

concreta, cos in tutte le sue parti, in tutte le sue gradazioni finita,

una

Ma, (piando

ci

delle pi belle creature del

mondo

poetico.

lanciamo a gonfie vele in una regione an-

teriore alla forma, a forza di bisticciare sull'idea, sul concetto, sul bello reale, morale, intellettuale,

confondendo

vero filosofico e morale col vero estetico, e snaturando


impressioni, noi chiamiamo brutto una gran parte del

diamo

poetico, e gli

il

rilievo di Faust, e Iago


in ilio

la candela alla

Se nel

cipio.

come

creazione

il

e la

tempore che gli astri stanno

caos.

Certo,

ci
il

una

statua, metteteci la

anche

l'arte

ha

la

mondo

l'arte ha

il

suo

mondo

sua geologia, nata pur

quale quel

mondo

forma

medesima, come l'individuo

ci teoria

rispet-

anteriore di ele-

Apparisce l'estetica quando apparisce

prin-

sua storia molto interessante: la scienza non

pena abbozzata, scienza sui generis, che non

il

sta quello che era innanzi alla

caos qualche cosa di

ha deiro L'ultima parola su questo

estetica.

buona

per tenere

quella mirate e studiate, da quella sia

menti in fermentazione. Anche


teriore;

come

e accettiamo Mefistofele

terra.

Innanzi alla forma

tabile,

rilievo di Otello. Cos la

vestibolo dell'arte volete


in

l'orina,

le

mondo

passaporto unicamente come contrasto,

antagonismo, rilievo del bello

gente credeva

il

la

an-

ieri e

ap-

critica,

forma, nella

calato, fuso, dimenticato e perduto.


se stesso, e

La

non

tanto distruttiva dell'arte quanto quel continuo

30

INTRODUZIONE

riempirci gli orecchi del bello, manifestazione, veste) luce,


velo del vero o dell'idea.

ma

sostanza,

criterii, la

Il

mondo

estetico

anzi esso la sostanza,

il

non

parvenza,

vivente

suoi

sua ragione di esistere non in altro che in questo

solo motto:

Io vivo.

bastano a farci com-

I nostri sensi

prendere della natura quello che vivo e q nello che morto;


nel

regno dell'arte

luppato, e

senso del vivo, del reale poco svi-

il

non rado avviene che

mente d'un'opera

d'arte,

come

critici

di cosa viva,

ragionino lunga-

ed nata morta,

e la chiamano bella, e ci trovano l'ideale e l'alzano a modello

ma

Lasciamo tranquilli coloro che oggi son

quanto tempo non

cenzo Monti?

E non

si

detti poeti (1);

BasvilUana di Vin-

sciupato sulla

popolo artistico se

non quello

clic

sappia misurare l'infinita distanza che separa l'ingegno dal


talento,

la creazione dall' aggregazione

sono collocati

alto

Ma, se vogliamo acquistare


col rovesciare
al

e intenda perch

Omero, Dante, Shakespeare, Ariosto.


il

senso del vivo

cominciamo

termini del problema estetico, e domandare

poeta non quanto abbia saputo idealizzare

ma

quanto

abbia potuto realizzare. In luogo di artialiser la nature pro-

viamoci a naturaliser Vart

Un

(1)

(2).

lavoro resta a fare, ed determinare ci che vivo

Allusione al Prati, del cui Armando

il

severamente nella Nuova Antologia del luglio

come gi
scritti
(2)

Saggi

del Satana e

le

De-S. aveva scritto


di quell'anno

1868

due

De-S. ricorda altra volta:

cfr.

Grazie nel Cimento del 1855. V.

in Saggi critici [Ed.].

Motto del Montaigne, che


critici,

il

nel saggio citato sul Lamartine [Ed.].

LA CRITICA DEL PETRARCA


e ci

che morto.

accorgeremo che nel Petrarca morto

ci

tutto ci che imitato ed imitabile,


e

il

rettorico ed

il

il

doppio petrarchismo,

platonico. Molto vi rimasto di vivo;

e intenderemo pare che, se in questa vita ci

vole e lo stanco e
in lui,

come

ne'

31

il

meccanico,

sommi,

la forza del realizzare;

la

gli

il

manche-

perch non abbond

potenza generativa, la

virilit,

giungendo a questa conclusione, che

quello che g' idealisti reputano a sua gloria,

fu appunto

sua debolezza.

Un lavoro cos fatto non sar il


ma sar il Petrarca vero, come lo

panegirico del Petrarca,

desiderava Mzires.

POSTILLA DELL'AUTORE
ALLA

Quando

EDIZIONE (1883).

usc questo scritto,

a base dell'arte

Ma

2a

il

parve quasi temerit quel porre

vivente, e quel romper guerra all'ideale.

oggi ha fatto ne' poeti e ne' critici un

celere

verismo,

il

il

positivismo,

il

cammino

realismo, che quello che

pu parere un luogo comune,

allora pareva audacia

cos

e forse

anche intempestiva. Oramai siamo a questo, che dell'ideale


si

come

parla

della metafisica, tutto roba anticata. Io con-

dannava quegl'ideali vuoti

e astratti,

che non rispondevano

pi alla coscienza, divenuti un mero vocabolario, un gergo


di

convenzione.

A me

una via pia couforme

piaceva di veder
allo

stato presente della coscienza,

pi vicina alla schietta natura. Questo fu


e

li

invi

la

mia Storia

della letteratura,

rettivo la successiva

arte mettersi in

1'

il

dove

voto, col quale


il

principio di-

riabilitazione della materia,

duale avvicinarsi alla natura ed al reale

(1).

un gra-

Questo inculcai

pine nell'ultima mia conferenza, dove a proposito di Zola

(1)

Si

fine del

De

vedano

lo

ultime pagine del 2 voi.,

pubblicato sulla

1872 [Ed.].

Sanctus

Petrarca.

DTTEODUZIONK

34
indicai

come

malit

(1).

caratteri della nuov'arte la naturalit e L'ani-

Ma, poich questa nuov'arte prende aspetto

sibile di reazione e di esagerazione,

non

lioni,

si

come

vi-

tutte le ribel-

contenta di metter da parte l'ideale,

ma

vuole

addirittura ammazzarlo, io rido di questi furori, e dico che


l'ideale

non pu morire

se

non coll'uomo. Penso che

accaniti gridacchiatori contro l'ideale

un concetto chiaro,
Credono che

non hanno

pi

di quello

maledicono ci che non conoscono.

l'ideale sia

il

contrario del reale, e che

ci sia

incompatibilit tra' due e che la vita dell'uno sia la morte

bene dunque

dell' altro.

torti giudizii

intenderci, perche

nascono da definizioni poco

spesso

pi

esatte.

L'ideale innanzi tutto un complesso d'idee o di principii conquistati

dall'umanit nella sua lunga storia, come

la bellezza, la giustizia, la verit, la famiglia, la patria, ha


gloria, l'eroismo, la virt, materia perpetua

e di aspirazione.

d'ammirazione

Ora queste idee non sono altro che

cessivo differenziarsi dell'uomo dalla bestia

e,

come

suc-

il

si

rebbe oggi, la gloriosa evoluzione dell'uomo in mezzo

di-

a' vi-

venti. Queste idee noi le chiamiamo gl'ideali dell'umanit,


e

sono come luce o faro, che l'uomo ha in vista, rappre-

sentando, speculando, operando.

pu ridere

di quest'ideali, o

Solo chi

si

sente bestia

non tenerne conto, o

fare ad-

dirittura contro.

(1)

Zola

V Assommoir

gico di Napoli

Croce,

II,

il

conferenza tenuta nel Circolo

15 giugno 1879:

59-84 [Ed.].

si

veda

filolo-

in Scritti varii

ed.

POSTILLA ALLA SECONDA EDIZIONE

Ma

Questo ideale sostanza.

le

cussione nel cervello, con esso

le

che vi sono incorporate. Certo,


nelle cose

anche

ci

ideale, ed quel rappresentare

35

1'

espressione

cose secondo la loro riper-

impressioni e
il

sentimenti

grande artista obblia s

e pi vi si obblia e pi quelle sbalzano fuori

vive e vere, evidenti di una luce, che luce propria, e che

pur

le

viene dal

La

cervello.

chiarezza e

1'

energia della

loro rappresentazione testimonia la potente impressione fatta;


e in questo accordo tra le cose e l'artista la pi aita idealit dell'espressione.

Questo ci che

Quelli che per

tema

le

cose.

le

cose nude e crude e cos

non hanno

si

chiama idealizzare

di offendere la realt

come appariscono

danno

ti

all' idiota,

sentimento e l'intelligenza della natura.

il

Ciascun vede che

1'

cos nella sua sostanza

ideale,

come

nella sua espressione, tanto innaturato nell'uomo, che ne-

gar quello

sconfessar questo. Del resto, la moda. Oggi,

guardar nell'uomo

a t'orza di

talora dimentichiamo

la bestia,

l'uomo.

un altro significato

ci

grandite

nome

gli

Ed

dell' ideale.

quell'in-

oggetti di l delle proporzioni naturali, e sotto

ed esemplari. Questo

d' individui rappresentare tipi

m' parso una mutilazione


nei miei scritti

liti

dalla

ho sempre biasimato

e questo

prima giovinezza,

principalmente

poi in questo scritto. Cos venni nel concetto che la base


dell'arte

ma

il

della

non

il

bello o

il

vero o

il

giusto o altro tipo,

vivente, la vita nella sua integrit. E, se mutilazione


vita

1'

allegoria,

il

simbolo,

il

tipo,

non

minore

mutilazione quel risecare dall'individuo ogni vestigio tipico,

36

INTEODU2

ogni segno del gruppo, della classe,

lei

genere a cui

;ij>-

partiene. Sicch anche questo ideale vuol essere rispettato.

E, per finirla, tutta la quistione di

caso di ammazzare n
tutti e

due

il

il

vivente,

Fatemi cose vive,

reale,

misura, e non

il

u l'ideale, che in fondo sono

la vita.

e battezzatele coin

volete.

SAGGIO SUL PETRARCA

<%

IM

PETRARCA
Francesco Petrarca ebbe grande intelligenza, squisita sensibilit,

immaginazione, poca attitudine alla vita pra-

ricca

tica.

Ebbe grande

intelligenza,

non

tale per, die

mare una intelligenza superiore. Aveva tutte

si

possa chia-

le facolt ele-

mentari e assimilative, molta memoria, grande lucidezza e


penetrazione di mente:

Non aveva n
aveva n

gli

mancavano

le facolt

originalit n profondit

la forza di trovar

nuove idee

produttive.

cio a dire

non

e nuovi rapporti, e

stamparvi su

il

la superficie,

scartare gli accessori! e gli accidenti, cogliere

il

sostanziale.

imitano

gli

proprio suggello, ne la forza di squarciare

Aveva invece

stessi

ostentazione con quanto


singolare

al

le qualit scinde di quelle,

che

procedimenti meccanici, con tanto pi di

meno

di forza.

Non

era originale, era

pensiero o alla frase un certo giro

cert'aria di nobilt e

di

ricercatezza da fare effetto.

una

Non

SAGGIO SUL PETRARCA

40
era profondo,

comune

acuto: non rimane nella superficie, nel

era.

delle cose,

spinge

lo

Bguardo addentro,

ma

gli

s'intorbida la vista, e d in sottigliezze; vuol essere Tacito


e

non

che Seneca. Scris.se opere filosofiche, e non fu filosofe

scrisse

opere didattiche

non

Una

fa pensatole.

genza superiore comanda a tutte

altre facolt e le ado-

le

Petrarca non ha una intelligenza signo-

pera

ai suoi fini.

rile,

suprema moderatrice dell'anima; ha una

Il

intelli-

intelligenza

nata ausiliaria di altre facolt.

Ebbe una

quando non

squisita sensibilit.

La

(piale facolt volgare,

lascia alcun durabile vestigio al di dentro. Tutti

riceviamo giornalmente delle impressioni

che giungono e

passano. Ma, quando scuote tutta l'anima e la costringe a

manifestar

ma

le

sue forze, hai una differenza non solo di grado,

di qualit

giunge

la sensibilit diviene

fino all' oblio,

di tutte le nostre potenze,

cima, diviene entusiasmo.


alle impressioni,

mento, sino
Il

all'

che

sentimento. E, quando

s'

il

sentimento, sospinto alla sua

Petrarca ebbe un' anima facile

Il

innalz in certi casi sino al senti-

entusiasmo.

sentimento indizio d'animo superiore.

sazioni,

non ha sentimenti. Perch

basta alle anime povere


le

anime

elette,

le

ma, quando

Il

volgo ha sen-

natura

la

colt proporzionate ai nostri bisogni, la

a ferir

una cosa sola

alla concentrazione in

le

comune

ci

fa-

sensibilit

impressioni vanno

fanno lungamente risonare e vi

accendono una fiamma, che o consuma l'esistenza, o dee


farsi via..

Ne'

filosofi,

la meditazione; negli
|

questo incendio interiore

uomini

trarca non fu n filosofo n

di azione,

uomo

con

d'azione

1'

si

calma con

azione.

Il

Pe-

fu poeta. L'ini-

macinazione fa
per

la

PETRARCA

I.

esistenza che nel suo spirito

lui

fare di

mondo

ma

di Goethe,

uno specchio

delle impressioni.

Il

che

come

ma

senso della

il

la varia

onda

avrebbe fatto infelicissimo, se

lo

suoi sogni

ai

un valore

il

tra la sua

immaginazione

Non

quello che vuole; e mentre le cose gli

anazione, sa

quanto

s'

recarli

eli' elle

infochi

per

ad atto.

timo, nel quale

s'

Il

non son

appaga

fantasticare, in

di

tutti gli

s'

il

sogna pi di

presentano

in

Em-

ul-

vario tumulto, che le

e chiara coscienza

uomini, s'appassiona per

nato all'opera,

fare, e fantasticando sfoga

il

sente ben risoluto

come una scopo

non ha piena

modo, n, per

acquieta presso di lui in un

tasmi, e studiasi di mandarli ad effetto

mente ohe non

proporzione

un sonetto, in una canzone, in una epi-

stola. Cefto, di tutto questo

com'

si

per lui

tutto

passioni destano nell'anima,

si

ci

fatte a (pici

suoi fantasmi,

fantasma

al

un poeta, non basta

suo carattere

il

solo poeti,

di sognare,

non giunge sino

che, se bastante a farmi

farne una schietta natura poetica.

sa,

ini,

sostanziale;

non

Petrarca sogna e

Il

limite dell'immaginazione,

nel

l'azione

e,

fu detto

suo spcchio. Questa

il

fu del Tasso, e, appresso, del Leopardi,

personaggi poetici.

limane

osserva-

sua immaginativa avesse avuto tanto potere sopra di

la

da costringerlo a dare

come

natura,

rendeva trasmutabile secondo

realt, e gliela

all'

esterno. Perci tendeva

toglieva in gran pari"

gli

non ebbe

Le impressioni ope-

della

a fare della natura

tendenza subbiettiva

vita

rendevano inetto

lo

zione esatta e tranquilla del


a

La

sua facolt dominatrice.

ravano .immediatamente, e

non

41

ma

ama meglio

suoi fan

sente confusa

fantasticare che

pieno dell'animo. Questa mezza

42

SAGGIO SUL PETRARCA

-scienza d'imprten,
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''"'dia

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ai principi,
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,

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la

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popo,i

e Io g io era

prMipi ,

clle

V, pavane

primo .

^
j
-

affna
soesso
b
P so

la debolezza.

il

lo(lare .',,

*-*

<

t, ,
tanti
onori che lo tw>r

.li
cl1

yja
,

al Petrarca:
serviva Strumento,
e non se
e avvedeva, e
credeva di re ,are lai
g
il moado
,,
"tapino
di danaro e di
.
,
onori ,!,(
unon
duetto di
coi s' accusi ; n
Sa De
suoi collooaii
oqai. ea
<!

*
i
eoa S.
Agostino.
Salito al pontificato
Urba-

"V

,_

V,

si

laureato,

eoa Brani sao affik

-ora

ricavato dalai.

Ef

-omenti, priorati, affltaMeriej


oiammo di pop,i._ Fa

iadioso ,,. , a
.

di

n(m

^^_

satisfatt0;

piovverosu

;;;
*
'

I.

PETRARCA

43

avere eguali durante la vita, di essere superiore


poter fare

e di

il

protettore degli uomini di lettere con la

stessa ostentazione con la quale

Ma

1'

ombra

nazione,
letto';

Dante

di

principi proteggevano lui.

drizzava innanzi alla sua immagi-

si

spettro nero. Assicura di

quando

Boccaccio lo prega di voler pur dire

e,

il

Dante, e rimuovere da s

di

spetto di portargli invidia

non poter esser tacciato

egli vi si rifiuta,

d' invidia verso di

non trovava ammiratori che presso

come scoppia

derla

d' invidia nel

Tale fu

il

un uomo,

volgo.

so-

protestando di
il

quale

Che amarezza

punto stesso che vuol nascon-

Petrarca. Ciascuno ha un po' la pedanteria del

di poesia.

letteraria,

ho

un tema

avveni-

gli

di orazione o

Mirava innanzi tutto a fare un bel lavoro

fatto

una

era

ha perduto

la causa,

bella arringa. Cola da Rienzo

proclama

un po' come un avvocato


io

avvezz a considerar

si

menti come una materia

la

il

il

al-

suo mestiere. Letterato,

ma

non averlo mai

come uno

cuna parola in favore

invidia

all'

il

cliente

repubblica dal Campidoglio: uno de' sogni pi accarez-

zati al Petrarca.

dopo

Egli scrive una epistola latina., nella quale

debiti elogi al tribuno ed al popolo

chiude di non poter far nulla

lui,

romano

con-

e perch prete, e per le

gravi faccende che lo tenevano in Avignone. E, quando le

cose andavano a male,

il

Petrarca supplicato di voler far

pure alcuna cosa, risponde non poter dare altro a


le

Roma

sue lacrime. Parlava ardito e lo lasciavano dire

ravano

la bella

forma, e poco

si

l'

che

animi-'

davano pensiero delle cose.

Nelle sue ambascerie spesso non otteneva nulla

vano

ingegno, la bella orazione, e

gli

ma

loda-

regalavano un ca-

44

SAGGIO SUL PETRARCA

Ben

nonicato.

altro fu

non distinguevano

il

lui

in

nella sua immaginazione

destino di Danti'. Principi < popoli


1'

uomo

non

poeta; sapevano che

dal

era nienti-

ci

e mor,

quando

il

sogno

di

pi che non

onde merit

fosse pronto a mettere nelle sue azioni,

sere proseguito da odii inestinguibili.

li

Fu

di

proscritto, povero,

tutta la sua vita,

il

sogno del-

l'impero, erasi affatto dileguato; mor in mezzo alle grida

avversaria

trionfatriei dei suoi

volle dei nemici, e

bili

ina

il

U"di piacere
:
;

Disdegnoso

ebbe degni di

li

Petrarca aveva un po'


a tutti, e

piacque a

vendicativo,

<

grandi e implaca-

s,

desiderio femminile

il

E, se volete vederla

tutti.

differenza cbe corre tra questi due uomini, guardateli in faceia.

con
rati

Quel viso bruno

e asciutto,

con quelle guancie incavate,

quella fronte scura, con quegli occhi infossati e divo-

da un fuoco interiore, Dante.

quella faccia bianca

da canonico, quelle guancie pienotte, con quella fronte

se-

rena, con quegli occhi dolcemente pensosi, Petrarca.

Ancor giovinetto, mentre vegetava negli


gramatica, rettorica e dialettica,
Cicerone,

come preparazione

all'

il

padre

avvocheria.

disegno. Cicerone, Virgilio, Livio furono

studii soliti di

gli

le

pose in

Ma

mano

gli fall il

prime melodie,

che sospinsero un'anima piena di entusiasmo e

d'

immagi-

nazione verso lo studio della letteratura. E, se con penosa

ubbidienza spese parecchi anni in Montpellier e


nello studio delle leggi;

appena morto

il

in

Bologna

padre, ritorn agli

studii prediletti. Si die tutto alle lettere latine, e pi tardi


alle greche, e

con molta spesa e fatica procacci di avere

quanti pi nianogcprtti gli fosse possibile. Anche oggi

un antico manoscritto

disseppellito,

se

-e

ne fa gran rumo-

I.

re

PETRARCA

45

questo debole immagine alla lunga e viva impres-

sione

elie

scoperta di

la

tempi, nei quali

1'

un manoscritto produceva in quei

antichit

si

levava appena sull'orizzonte,

tanto pi bella ed ammirata quanto

meno

Petrarca diligenza molta per trovare

il

ne

seconda

storie di Plinio, la

le

giando e frugando da per tutto

due orazioni

liari

Deca

di Livio, viag-

talora, cercando
cos

libro,

per caso trov

Verona. Emendava, postillava, copiava; copi di

in

suoi conforti la

Platone

di

scritti

un

di Cicerone; e le sue epistole fami-

suo pugno tutto Terenzio.


ai

Us

opere di Vairo-

ne scopriva un altro non meno prezioso


in Liegi

conosciuta.

le

Dobbiamo

prima versione

e, se

alla

sua liberalit ed

Omero

di

e di parecchi/C

nei dotti italiani si svegli tale ar-

dor che, dimentichi della loro propria letteratura, attesero

non ad

mondo
caccio

Lo

altro per tutto

un secolo che

antico, in parte, opera sua.

preparatole e

il

il

alla illustrazione del

Fu insieme

studio e l'amore dell'antichit gener in lui alcune

opinioni, che parrebbero singolari, se

muni

Boc- A-

col

precursore del rinascimento.

tutti

non fossero

contemporanei, COS vive

proposto

Koma

era l'et dell'oro collocata nel passato,


e

predicato

a cui la nazione

che an-

e tenaci,

che oggi se ne serba alcun vestigio nel popolo.


lia antica

state co-

e l'Ital'

giungere, in ci unanimi guelfi e ghibellini, solo nel


dissenzienti.

dell'antichit

Il

ideale

dovea sforzarsi di

modo

Petrarca credeva fattibile una ristaurazione


e

che non fossero ancora redivivi

de' Fabrizii e dei Cincinnati

ne accagiona solo

tempi

la corru-

zione de' costumi, contro la quale grida spesso in poesia


ed

in

prosa. Cancell dalla storia

il

medio evo, e congiunse

SAGGIO BUI PBTBABCA

46

immediatamente
di

Mario

assume

il

presente con quei tempi antichi.

e di Catone,

volentieri

nella sua

come

un'aria

se

da

ammirazione per

reno

re

sua

la

municipali,

coscienza

chiarissima

sonar pi alto

e a rifarla benedisse a

e,

un impero,

Roma

fallitagli la speranza,

di cui l'Italia fosse

furono in lui abbastanza


poesie,

ma non

chiama con

li

dell'unit

nazio-

nome

d'Ita-

il

Cola da Rienzo, e non rifiut

Carlo IV. Avrebbe voluto una


d' Italia

e,

an-

patria, ohe

Tenutosi lontano dalle gare

barbari.

n alcuno ha fatto

nale,
lia

ebbe

stranieri,

gli

illustre

che allora avanzava di civilt tutta Europa,

romano disprezzo

Paria

fossero vivnti l'altro ieri;

efficaci

il

libera e potente, capo

si

acconciava anche

ad

giardino. Queste opinioni

per fargli comporre di belle

abbastanza per farlo operare romanamente.

Se l'uomo conoscesse a che buono, non disperderebbe


sue forze inutilmente, spesso a danno di quella causa

i*.

vuole e non sa difendere

Petrarca era nato non

opera,

all'

sempre con suo disdecoro.

ma

allo scrivere

ivi o

compose o termin o concep


Ma, in g

si
i

il

natu-

ridusse in solitudine:

pi importanti de' suoi

azia delle sue opinioni, disvi, e fece

come

chi spendesse la vita alla ricerca della pietra filosofale.

sua

Il

e la parte

meglio spesa della sua vita fu quando, secondato


rai genio, si tir dalle faccende e

lavori.

le

clic

La

pietra filosofale fu le scopo chimerico di pareggiare gli

scrittori latini, errore di quel


la lingua italiana

concetti,

come

non ostante

il

tempo.

I dotti

volgare, e poco

disprezzavano

degna

a'

loro alti

grande esempio di Dante. Ed

sto era ancora cos grossolano, che

Mussati,

il

gu-

Lovatti,

Bonattini, erano tenuti quasi redivivi Orazii e Virgilii.

im-

l'Eri;

47

possibile scrivere Letterariamente in una lingua morta. Per-

che

che solo sopravvive,


certe ftne

in

ie,

non

della parola

vita

la

ma

-*

nel suo .significato materiale,

nelle

immagini, nelle idee acces-

gradazioni, tdie sono un

sottinteso

ag-

giuntovi dal popolo. Le parole latine giacciono senz'anima,

come

in

lore,

poema,

un dizionario
u
e

Petrarca, n nessuno

il

natura non

la

hanno perduto

gli

pu

la

fisonomia e

cipal titolo della sua incoronazione e

Fece un

risuscitarle.

della sua

temporanei salutarono con ammirazione


che

ca-

aveva dato fantasia da comporre

ed animare un vasto ordito. Nondimeno fu questo

Sal tanto alto,

il

nuovo

il

il

fama;

prin-

con-

Virgilio.

popoli gli andavano incontro, e lo fe-

rvano, acclamato principe della parola e della poesia.

E venne

in

tanta grazia de' principi, che gareggiavano a

rarlo ciascuno
rifiutare

li

dalla sua.
carichi

papi, da' principi,


si

11

Petrarca

politici offertigli

ebbe

ti-

buon senso

il

da re Roberto, da'

non volendo essere frastornato ne' suoi

Accettava per volentieri legazioni, poco rileva da

udii.

chi o per che, e divenne


cipi italiani.

il

cicerone

Ti aevasi da tutte

le

ambulante dei prin- /

parti a sentire

legato

il

che con rimbombo ciceroniano predicava comuni verit, applauditissimo.


ione,

Era

ed un Cicc-

nell'opinione un Virgilio

u gli bast: imit altri scrittori latini. Scrisse eglo-

ghe, trattati, dialoghi, epistole, sempre in latino.


1

racco,

il

suo cognome,

in

Petrarca;

mut

nomi

amici, che diventarono de' Sociali e de' Lelii, e


<

il

Lelii

nome

quali

Mut Pe-~

degli

Socrati

con giusto cambio chiamavano lui Cicerone, dando

di Tullia alla sua figliuola.

rideremo

Paiono bambinerie

meno, quando penseremo

ai

Bruti

delle

ed

ai

48

SAGGIO SUL PETRARCA

Catoni della rivoluzione francese. Sono

l'umanit;

e,

quanto

scettici, ne' quali se

pi

stole a'
rito,

me,

e di forza, ne' quali

si

amo meglio

pu

sublimi follie del-

le
i

temiti pieni

fare di tali follie, che

viveva

fede

tempi

ne pu ridere. All'ultimo, scrisse

dell' antichit, co' quali

illustri

di
i

in

epiispi-

a Cicerone, a Seneca, a Pollione, a Quintiliano, a Tito

Livio, ad Orazio, a Virgilio, ad Omero, conversando con loro

dimesticamente, mescolando lodi

e biasimi, talora

con molta

giustezza di criterio. Poco innanzi di morire, indirizz un' epistola alla posterit,

dove

le

si

raccomanda, rassegnandole

Ma,

tutto quello che avea scritto per farsene degno.

quello che

ha

stolario

non gi come opera

numero

di circostanze e di fatti,

scritto,

non

sopravvi vuto che


letteraria,

ma

di tutto

suo epi-

il

per un gran

che ce lo rendono prezioso.

Notabili soprattutto, sono le familiari, e pi particolarmente


le epistole-senili

che

si

possono considerare come

le

sue

Memorie. Sono uno specchio fedele del suo carattere e della


sua vita n'

tratti

un accento che

pi confidenziali, e dove non di rado trovi

gli

viene dall' anima e te

Tal-

gli affeziona.

volta vi esprime con effusione de' sentimenti che hai gi letti

felicemente condensati in qualcuno de' suoi versi italiani.

Giunse

il

Petrarca alla posterit,

E, se alcuno avesse potuto dirgli

ma

per un'altra via.

tu sarai grande non per

ma

quello in cui hai occupata tanta parte della vita,


le

tue rime; ne sarebbe rimasto stupefatto, lui ed

pel-

suoi con-

temporanei. Quelle rime fu pi volte tentato di bruciarle:


e

si

meno

dice che ne abbia bruciate


in vecchiezza,

veggendo

1'

un gran numero. Nondiuniversale favore

erano, con giusto presentimento attese ad ordinarle,

in

cui
li-

I.

marie; e u usc

il

ma

Laura.

.1

Saxctis

Le sue

fatiche di erudito gli

de' primi luoghi tra

la gloria,

il

acquistato le sue rime.

De

49

PKTIIAKCA

Canzoniere.

hanno acquistato uno


lettere;

Petrarca.

nome

di grand'

giunto a noi,

benemeriti delle

uomo

glie l'hanno

accompagnato con

II.

IL

PETRARCHISMO.

Petrarca vide la prima volta Laura in chiesa.

Il

appena ventitr anni; e quella vista

Aveva

tanto pi im-

gli fece

pressione, quanto che infino allora, seppellito ne' suoi studii,

erasi tenuto

ha reso
in

trista

la

ma; scrisse versi

1'

di costumi,

corte papale di Avignone. L'

vita

anima

fa

nel

italiani a sfogo ed a

che

amore cre

un nuovo indirizzo. Scrisse latino per acquistarsi

lui

La

puro di tutta quella licenza

fa-

sollazzo.

principio condizionata dal

non secondo quello che vuole,

mondo

ma

esteriore,

secondo quello

che trova, cullata dolcemente dalle prime impressioni, spesso


tanto potenti, che la non

ma

gresso,

la

pu

sciogliere pi da (nulla pri-

persistenza del pensiero

gl' individui,
al

si

involontaria oscillazione: di che nasce la legge del pro-

presente.

11

umano

quella specie di eredit ohe

nel
il

variare

de-

passato lascia

Petrarca trovava, cominciando a poetare, una

scuola poetica generalmente

ammessa, con un contenuto e

SAGGIO SUL PETRABGA

52

con leggi proprie. Ora

come

co,

grand' ingegni

si

possono osi po-

mediocri, difendere dalle false opinioni di una

scuola poetica doni inante; ed

il

Petrarca non

eppe

difendere. Sicch, se vogliamo ben comprendere


toniere

non basta

lo studio

dell'

uno sguardo su quella

gittare

scuola.

Alcamo, che
tico.

gua,

ma un

in

voga.

trovatori. In Italia era gi

una poesia popolare, plebea

SUO Can-

uomo; dobbiamo ancora

poesia amorosa era da lungo tempo

La

bisogno ricordare

il

Non

e rozza. Il dialogo di Ci allo di

rimasto, fa gi supporre tutto un ciclo poe-

e'

quel tempo non

ci

ancora propriamente ima lin-

misto di latino, di provenzale, di municipale,

con una tendenza gi verso quell' unificazione, che fu


fettuata in Toscana. Nella poesia di Giulio
letto siciliano,

schietto

cominciata

non senza qua e

stampo

il

dia-

l dei versi interi di

uno

italiano. I sentimenti

lani; vi rappresentato

domina

ef-

sono ancora grosso-

un Don Giovanni da taverna, che

cerca di sedurre ed anche di far forza ad una giovane: l'una

degna
il

dell' altro.

Nondimeno tu

leggi con piacere,

perch

dialogo vivace e ricco di movimenti e situazioni dram-

matiche. Gi fin da quel tempo, sotto gli auspicii di Federico II, entrava in corte e nelle classi colte

una certa pu-

litezza di lingua e di sentimenti; e, concorrendo nelle mag-

giori citt d' Italia


tirsi la loro

seguit
1'

trovatori provenzali, cominciava a sen-

presenza nella poesia. A' rozzi canti popolari

una poesia dotta ed

imitatrice; si poet

non secondo

accento che veniva dal di dentro della nazione,

condo certe forme e


tati da'

provenzali.

certi sentimenti di

ma

se-

convenzione accat-

II. -

La donna presso

non

donne

La

-----

-.

castellana divenne presso di noi

convenzione, lo stesso in tutti, tanto che

di

prendono neppure

si

dell'

trovatori sempre la castellana, che,

ogni virt.

Iczza e di

53

PETEABCHISMO

di sopra dell' ornile cantore, luce di ogni bel-

collocata al

un tipo

IL

la

pena

di dargli

un nome:

poeti

le loro

sono anonime. Il sentimento del trovatore tiene pi

adorazione che dell' amore] vi trovi quella ingenua am-

mirazione, che
periore.

Ma

si

prova innanzi a persone di una classe su-

ne' nostri poeti

superiori, e spesso

hai n castellane n classi

l'amante collocato pi

mata; perch l'amante

si

alto che

chiama Enzo, Federico

II,

l'a-

Pier

Guido Cavalcanti, e l'amata talora una

delle Vigne,
rosetta,

non

fo-

l'umile Mandetta. Sicch quel sentimento tra-

sformato in una specie di adorazione platonica, nella adorazione della donna

come donna. Ma, venuto per

rimane straniero all'anima: non


dell'

di

amore con metafisica

poesia

si

si

imitazione,

sente amore,

sottigliezza.

si

ragiona

Questo primo tempo

pu considerare come un

utile

esercizio

di

scrivere: la lingua frugata e travagliata da tanti poeti co-

mincia a disciplinarsi, a dirozzarsi, a raddolcirsi;


lora le classi colte acquistano
Si

and

cosi

una lingua

11

concetto fondamentale l'amore religio-

samente chiamato amicizia spirituale,

suppone un' amata

tese e gentile:

(1)

d' al-

formando una vera scuola poetica, con leggi

forme proprie.

tonica, che

fin

coni une.

(1)

e filosoficamente pla-

onesta ed un amante cor-

un amore fonte di virt,

Cos nella 1* ediz.; nella 2 a

anima

e,

come

[Ed.].

dice

il

Pe-

'

54

SAGGIO SUL PETRARCA

*-,

*-

a ,,,, u.,^,,,,,,^

.,,,. ,,

.^, w

,..

We

.._.
(

certonumcrod ..

7^**+**
"
7

11

,m

*-

ST-

criterio

1>w

icc|

tribi

'

"

r- - - 2

Questa rosa novella,


Clie fa piacer
sua, gaia giovanezza,
Mostra che gentilezza,

Amor, da nata per

virt di quella.

S'io fossi sufficiente

Di raccontar sua
maraviglia nuova

Dina come Natura V ha

Ma

'

adornata.

non son possente


Di savere allegar
verace prova
io

Dillo tu,
-Ben dico,

Levando
Presemi

gli occhi
I

Amor, che sar me'


laudata
una fiata
per mirarla

fiso,

dolce riso,

gli occhi suoi


lucenti come stella.
Allor bassai li miei
Per lo suo raggio che
mi giunse al core
Entro
quel punto eh' io la
riguardai.
Iu dicesti: Costei
Mi piace signoreggi il
tuo valore
E servo alla tua vita le
sarai.

^^

Ond'

io ringrazio
assai,

Dolce signor,

la tua

somma

Che vivo in allegrezza


Pensando a cui tua alma
ha

grandezza,

fatta ancella.

i
i

,:::

II. -

55

PETRARCHISMO

EL

Ballata giovanzella,

Dirai a quella che ha bionda la trozza,

CU'

Amor

per la sua altezza

M' ha comandato

sia servente d' ella.

poeta dice che la gentilezza, cio la nobilt

Il

mo, nasce per virt

della donna; lascia la cura all'

di descrivere le sue bellezze, eh' egli


.servo dell'

servit.

Amore

e della

Queste idee sono

Dama,
il

si

non

sa;

si

amore

professa

pavoneggia della sua

luogo comune de' trovatoli,

espresse in generale con rozza semplicit,

Ma

dell' ani-

non senza

grazia.

poeti colti, volendo mostrar dottrina e ingegno, e non

sapendo uscir del luogo comune, assottigliano e raffinano.

Lapo Gianni
l'

si

contenta di dire che gentilezza nasce

dal-

amore. Guido Guinicelli ricama intorno ad esso solo que-

sto pensiero tutta

una canzonetta:

la quale si

pu ridurre

a questo verso:

Amore
Il

e cor gentil son

una

cosa.

"

poeta accumula ingegnosi paragoni ad esprimere questa

medesimezza:

Al cor gentil ripara sempre Amore,

Siccome augello in selva alla verdura


N f Amore anti che gentil core,

X gentil core, anti che Amor, Natura.


Che adesso coni' fu il Sole,
S tosto fue

fu

lo

splendor lucente,

davanti al Sole.

E prende Amore

in gentilezza loco

Cos propiamente,

Come

il

calore in chiarit di foco.

f*

SAGGIO

56

SCI.

PETRARCA

sogno in su questo andare, con ostentazione

Vi

e raffinamento.
lire

si

in Parnaso con

mescola

un

dottrina; vedi

la

di
il

acni (zza
poeta

Aristotile in saccoccia. Di tal

na-

tura la canzone di Guido Cavalcanti Bull' Amore: irta di

vocaboli e concetti scientifici, affollata di rime nella fine e


nel

mezzo de'

versi, celebrato tanto a quei tempi, e che

ha neppure quella pulitezza di forme e quella grazia

magini, che rende amabile

Donna mi

il

di

non
im-

Guinicelli:

prega per eh'

'

voglia dire.

Tale ancora la canzone, o piuttosto la dissertazione di

Dante

sulla gentilezza:

Le

dolci rime d'

Con questa tendenza

amor
al

eh' io solia.

ragionare congiungono

delle passioni; e si avvezzano a

sone vive,

sogno

1'

ma

il

rezzo

Mettono ih iscena divinit pagane ed anche

delle allegorie.

non avere innanzi a

se per-

semplici personificazioni. Cos Dante vede in

Amore:

Allegro mi sembrava Amor, tenendo


Mio core in mano, e nelle braccia avea
Madonna involta in un drappo dormendo.

Poi la svegliava, e d' esto core ardendo


Lei paventosa umilmente pascea;

Appresso gir ne

E un

lo

vedea piangendo.

indovinello, che cercarono di diciferare alcuni dei pi

nominati poeti di quel tempo ne' loro sonetti di risposta:


passatempi poetici anzi che poesie.

Un contenuto

57

IL PETBA.BCH1

II. -

convenzionale, abuso di dottrina e di personi-

ficazioni, rozzezza o raffinamento: ecco

difetti di quel

Petrarca non sempre scrive sotto

Il

1'

tempo.

impeto del senti- I-

genio non come una moneta che

puoi cavar di saccoccia ad ogni tuo bisogno; e spesso pi

>

mento. E, d'altra parte,

domandi,

meno

ti

il

d.

Il

poeta scrive alcuna volta senza

senza impulso interiore, scrive perch uso a

ispirazione,

momenti poco

scrivere, scrive per mestiere. In questi

che voi potete sorprendere ne' migliori poeti


trarea cade in tutti

o copiando

il

difetti

lirici

felici,

Pe-

il

della scuola; spesso imitando

tale o tal trovatore.

abbandona a ragiona-

menti, che talora volgono in sottigliezze o in sofisticherie.


Nelle migliori canzoni, trovi intere strofe, che sono un prosaico discorrere verseggiato. In luogo di rappresentare

sentimenti,

li

sottile,

sofistica

che

vi

gli offre il

analizza;

e,

su.

suoi

dotato come di mia intelligenza

Ancora non contento della materia

soggetto naturalmente, e cercando di renderla

poetica, ricorre volentieri alle allegorie ed alle personificazioni.

Nella prima canzone

(1):

Nel dolce tempo della prima


vuol fare

la

storia

del

suo amore.

dipinge senza veste di allegoria

Firenze, pe'

(1)

mento
ii

lei

tipi di

il

et

ade,

Ed

poetico

quando

suo stato anteriore

Le Mounier, 1826. (Nota

dell' A.). Il co-

Leopardi fu pubblicato a Milano, Stella,

il

1826.

Ma

De-S. doveva tener presente una delle edizioni iiorentine delle

Rime
'47,

col

comento leopardiano,

'51, ecc.

[Ed.]-

fatte dal

Le Mounier

nel 1845,

SAGGIO SUL PETRARCA

58

Lagrima ancor non mi bagnava il petto


N POmpea il sonno; e quel che in me non
Mi pareva un miracolo in altrui.
Lasso, che son

La calma

che

fui

mostra che ora


sonno

modo

giovanile rappresentata in

travedere le agitazioni presenti


le

stato presente

in lui

l'

lagrime bagnano

il

petto

rompono

clta in atto

tica esclamazione

(1):

fa gi presentire

il

Lasso, che son! che

gran poeta.

Ma

che guasta questo bel principio, e


e

'l

fui

fine.

Il

pate-

Questo

ci

ci fa

dire col Petrarca

d loda la sera. Il principio ci fa dire

poeta vuol dire che

dice che fu trasformato in

descrivere

ecco sorgere l'allegoria

oh che bella canzone che la dovr essere questa


il

e ac-

drizza subito

si

presente nella sua impazienza, con una improvvisa

dete

il

quel non concepire in altri ci die non era

anima inesperta del giovane,

la vita al fin,

fa in-

vi

turbamento dello

canto a quella gaia spensieratezza di allora


il

clic

perch quel non ancora vi

lo stato anteriore, descritto col

era,

s'

innamor

un lauro verde,

come d'uomo divenne

di

Ma

atten-

Laura

e s'intrattiene a

arbore. Seguono le sue

me-

tamorfosi, delle quali ciascuna rappresenta lo stato del suo

animo in questa o quella avventura amorosa. Di arbore divien


cigno, di cigno sasso, poi fonte, poi eco, all'ultimo cervo

Ed

in

un cervo

solitario e vago,

Di selva in selva, ratto mi trasformo;

Ed ancor

(1)

de' miei can fuggo lo stormo.

Nel testo: interrogazione, ponendosi

gativo dopo che son, che fui [Ed.].

il

segno interro-

II.

IL

PETRARCHISMO

59

Cos finisce questa canzone, tanto celebrata per la sua in-

gannevole apparenza; perch,


lucente
la

<li

ornamenti

guardiamo

se

alla scorza,

con una cotal maest epica,

rettorioi,

quale mette pi in risalto l'insipidezza del fondo. Seria

la

forma allegorica

tempo

nel tal

quando momento

modo

concepisce a quel

si

storico

-4
-

quando

non

l'astratto,

ci

essendo ancora la forza di coglierlo direttamente nella sua


'

intimit. Per

sanza

Petrarca, che rappresenta con tanta pos-

il

sentimento amoroso, l'allegoria un'imitazione,

il

una vuota forma

letteraria.

X abusa meno

delle personificazioni. 11 cuore,

sole sono personificati;

il

la"

mitologia guasta

il

sospiro, "

sentimento

il

della natura e gli fa esprmere i pi bei fenomeni con

convenzionali. Vuol descrivere

1'

forme

apparire del giorno, e co-

mincia con quattro magnifici versi:


Il

cantar novo e

'1

pianger degli augelli

In sul d fanno risentir

il

mormorar

Gi per lucidi freschi

Ed ecco

ficcarsi

petrarchisti

tesca ancora

pi

vomcr

luce

un

della

bifolco

colorato

raggi

il

un

collo all'

suo vecchio

al

arava

Uno
il

ne fa

dice

Cielo

bianchi velli

11

guerrier

ombra

bifolco

Costui ha

un carnefice

Febo,

I.).

(1).

Inumo spinta questa immagine un


oltre.

altro

auriga,

tina (Nula dell'.

rivi e snelli.

l'Aurora mitologica a sconciar tutto, ballando e

Pettinando

(1) I

valli,

le

de' liquidi cristalli

che taglia

po' grot-

d' Aufriso

Col

fatto di Apollo

Ecco del Cielo

Con

Era degno d'inventar

il

la scure dei
la ghigliot-

SAGGIO SUL

60

PI

soprattutto l'Amore, a cui

sovente la paiola

ora rimproverandolo

saetta lui disarmato, ora pregandolo a


e

due contro

l'altera

fetti

Poeta indirizza

di

aver ferito

f.

di

di tutti

.1

Laura, ora introduca idolo come 1

come suo

tario de' suoi amori, ora


Il

i!

.signore.

ragionamento, l'allegoria e la personificazione sono diquel tempo;

di

che bisogna

al

aggiungere

difetti

proprii del poeta.

Chiuso in una cerchia limitata di sentimenti intorno sempre


per manco di nuove impressioni rimane

allo stesso oggetto,

come stanco ed esausto. L'uomo ha bisogno ad ora ad ora


di rinsanguarsi e ringiovanirsi; e guai a lui, se

mutare

forza di
sioni e

il

consueto orizzonte, rinfrescare

Che

sentimenti.

se

non

ci

ostina negli oggetti

Ma

la

come un corvo

impres-

giovanezza ancor

Petrarca

il

le

la

dato di serbare la

giovanezza del corpo, facciamo di serbare

pi preziosa dell" anima.

non ha

alcuna volta

sul cadavere.

si

Le prime

volte fecero gagliarda impressione su di lui, lucenti di tanti


accessori!

Ritornano

ora stanno

ma

ingialliti, disabbelliti,

l,

semplici

parole

alcuna emozione nel suo cuore; sta innanzi


freddo. Parla d'
e

non

comincia

insipidamente

mestiere
e

a loro,

pi.

vuoto e

amore e non pia innamorato; verseggia,

pi poeta:
il

nudi e crudi.

che non risvegliano

un semplice
,

letterato. L' arte

muore,

scimia di quella. Ripete so stesso

meccanicamente: monotonia della sua anima,

che s'appicca al lettore e lo annoia. Questo stato di stagnazione

di ozio interno, di cui frutto in poesia l'aridit,

l'insipidezza e le freddure, per ben


Il

pi spesso nelle sue ripetizioni vuol

raro nel Petrarca.


fare illusione a

II.

ed al lettore, e

si

simulacro della

IL

PETRARCHISMO

sforza di dare del nuovo.

vita

perduta

flessione, aguzza le idee, gioca

spinge

la forza.

con

le

Lo

sforzo

Lavora con

il

la ri-

cose e con le parole,

pensiero e l'immagine fino all'assurdo.

il

L' acuta riflessione del Petrarca

non chiamala
poetico.

61

si ficca

troppo spesso dove

ed anche ne' momenti di schietto calore

Di che quella sua tendenza a costringere talora

un verso

solo cose e rapporti

lontani

in

che ora annunzia

velocit d'immaginazione ed ora sottigliezza di riflessione.

Ama

le

sentenze e a chiuderle in

un

verso: e centinaia ne

sono rimasti nella memoria de' lettori, che


proposito ed a sproposito

in tutte

si

applicano a

Qual

le occasioni.

miglior verso del Petrarca? dimandava uno sciocco

Tasso, di rimando

il

ed

il

Infinita la schiera degli sciocchi.

Un

altro,

deridendo

Povera

il

Tasso

di

la

nuda

povert del Tasso, dicea

vai,

filosofia.

rimando con un verso dello stesso Petrarca,

che viene immediatamente appresso:

Lice

la

turba al vii guadagno intesa.

Questi versi sentenziosi, staccati dal rimanente, sono come

una bella melodia

di

una cattiva musica

corda, la poesia dimenticata.


Italia,

dir

Un

il

verso

si

ri-

retore, in luogo di dire

r
.

.y

SAGGIO SUL PETRARCA

62

il

Di

Vuol uno dire che

N
Vuol uno

s,

'1

mar

dubbio? dir:

sta in

n no nel cor mi sona intero.

far l'elogio di

una cantante? dir:

cantar che nell' anima

Il

circonda e l'Alpe

o di qual canzone fa parie questo? nessun

(piai sonetto

lo sa.

bel paese,

Appennin parte, e

Cli'

Vuol esprmere condoglianza

sente.

si

dir

Morte fura

Prima

migliori, e lascia star

Vuoi anche tu sputar


bella giovinetta

ed

il

la tua sentenza

rei.

tomba

Bulla

una

di

Petrarca viene al tuo soccorso

Cosa bella mortai passa e non dura.

Ti vuoi lamentare
Petrarca

di

una donna

infedele

troverai nel

Femmina
Ond'

io so

In cor di

Ce ne sono

cosa mobil -per natura

ben eh' un amoroso stato


donna picciol tempo dura.

infiniti di cos fatti,

comuni. Questo non

il

difetto,

divenuti proverbi] e luoghi

mala

qualit dell'ingegno

Idei Petrarca, come di Tacito o di Seneca.

Ma

diviene di-

quando

tetto,

ma

le idee

PETRARCHISMO

IL

II. -

non sbalzan

63

fuori per interno calore,

sono cercate e lambiccate per uno sforzo di riflessione,

Parlando degli occhi di Laura, dice

ove

piacer

il

s'

accende,

Che dolcemente mi consuma e strugge.

una

idea che sgorga da

con calore e verit.

un impeto d'entusiasmo, espresso

Quel

voluttuoso degli occhi

s'

accende

quel consuma

l'intensit e la durata della passione


il

mostra

ti

strugge

brillare

il

ti

presenta

e quel dolcemente

contento nel fuoco di Dante, la grazia che abbellisce

soffrire,

un dolce penare. In un

stesso,

ma

con

riflessione, e sofistica.

la

non trova in

altro

momento vuol

il

dir lo

se pi quell' entusiasmo, e s'aiuta

quegli occhi lo disfarebbero

Dice che

come neve,

di offenderli, che agghiaccia

il

raggi ardenti di

se

non

fosse la paura

sangue nel punto che esce

con troppa velocit:

Dunque,

eh'

i'

frale oggetto

non mi
a

sfaccia,

possente foco,

Non proprio valor che me ne


Ma la paura un poco,
Che

sangue vago per

'1

Risalda

lo

'1

vene agghiaccia,

tempo avvampi.

stesso pensiero esagerato e portato all' assurdo.

solo esagera

pensieri,

ma

anche

.doppia esagerazione consistono


gli

le

cor, perch pi

scampi:

le

immagini;

concetti,

Non

e in questa

gi in voga presso

spaglinoli e molti trovatori, divenuti celebri per l'abuso

fattone

nel

seicento, e di cui troviamo

nel Petrarca fre-

64

[0

Come

questi vestigi.
lica

gni misura

scrive senza

il

dettato

PETBABCA

81 L

immagini va-

ne' pensieri, cos nelle


clic gli

incontra

per lo pi

quando

Allora perde qucll' aria di

interiore.

semplicit, quell'accento di verit, che testimonia l'ispirazione, e ricorre alla rettorica, alle perifrasi, alle amplificazioni, alle metafore, a'

Per lungo tempo

quando non trova quei

tori,

buono,
ci

si

ben condotto, semplice, naturale,

il

la bellezza

buon .Mina-

lumi, dice che

tali

ma

il

per me

quale disprezza certe sue canzoni

il

sonetto
io

Questa era anche l'opinione

so veder niente di bello.

del Petrarca

chiamavano.

avvezza a porre

in questo sfoggio di rettorica; ed

della poesia

non

lumi poetici, come

la critica si

come

disadorne, e sono tra le sue pi belle, ammirabili di semplicit e di grazia

quei lumi.

i^^

il

loro

peccato di non aver troppi di

La canzone decima
Se

il

pensier che mi strugge,

sotto un'apparente leggerezza di vesti cos grave di conte-

nuto, e qua e l cos appassionata e graziosa, ha questa chiusa:

poverella mia,

come

se'

rozza

Credo che tei conoscili


Kimanti in questi boschi.
:

Che pi ?

la

canzone seguente

Chiare, fresche e dolci acque,

che per consenso di tutti giudicata la bellissima delle sue


poesie, da lui cos bruscamente e crudelmente accomiatata:

+*

II. -

IL

PETRARCHISMO

65

Se tu avessi ornamenti, quant' hai voglia,


Potresti arditamente

Uscir del bosco e gire infra la gente.

Con questa opinione non

accumuli

maraviglia che

gure, credute ornamenti e leggiadrie di stile poetico,

con un ingombro di metafore spesso guasta

Dipinge cos Laura piangente

La
Ond'

cigli,

Amor

neve

e gli occhi eran

non tendeva

l'arco

fi-

che

pi bei sonetti.

testa r fino, e calda

Ebeno

le

volto,

il

due

stelle,

in fallo

Perle e rose vermiglie, ove l'accolto

Dolor formava ardenti voci e belle;

Fiamma

sospir, le lagrime cristallo.

In su questo sdrucciolo

si

giugne alla pioggia delle

la-

crime, al vento de' sospiri, e da queste esagerazioni lieve


traboccare ne' concetti.
che,

come

nella pittura

La metafora
rilievo,

il

una maniera,

di dire,

mette in risalto

gli og-

getti per via di somiglianze e di rapporti.

Prender

la

me-

tafora nel senso letterale, e farne un' applicazione grossola-

na,

come

desimo,

ti

se

paragone e

il

il

guance

sole, e

canto angelico.

alla lettera; e,

paragonata fossero

il

me- )b

concetto. Si dice per dire che le trecce sono

d' oro, le
il

la cosa

di rose,

come

Il

un

denti di perle, e gli occhi

Petrarca prende tutto questo

se le trecce fossero

ma

non color d'oro,

proprio composte di oro, dimanda onde

Amore

tolse quel-

oro, e in quali spine colse quelle rose, ed

da quali angeli mosse quel canto, e di qual sole nacque

onde

le perle,

la luce degli occhi:

De Sahctis

Petrarca.

SAGGIO SUL rKTUAIHA

66

Onde

tolse

Amor

l'oro e di qual vena,

Per far due trecce bionde? e

le perle in eh' ei

bellezze e

lena?

frange ed a lire u

Dolci parole oneste e pellegrino

Onde tante

brine

le

Tenere e fresche, e die lor polso

Onde

spine

'n quali

Colse le rose, e 'n qual piaggia

divine

Di quella fronte pi che


Da quali angeli mosse

'1

serena

ciel

e di qual spera

Quel celeste cantar che mi disface


S che m' avanza ornai da disfar poco

Di qual Sol nacque V alma luce altera


Di que' begli occhi ond' io ho guerra e pace,
Che mi cuocon '1 cor in ghiaccio e 'n foco ?
Vuol dire che Laura

lo

ha innamorato,

e dice:

Amor m' ha posto come segno a strale,


Come al Sol neve, come cera al foco,
E come nebbia al vento; e son gi roco,
Donna, merc chiamando;

non

e voi

Dagli occhi vostri uscio

'1

cale.

colpo mortale

Contra cui non mi vai tempo, n loco;

Da
Il

voi sola procede

sole e
I

'1

'1

foco e

'1

(e

parvi un gioco)

vento, ond' io son tale.

pensier son saette, e

'1

viso

Mi punge Amor, m' abbaglia

un

sole,

desir foco; e 'nsieme con quest'

1'

mi

arme

distrugge;

angelico canto, e le parole,

Col dolce spirto, ond' io non posso aitarme,

Son

1'

aura innanzi a cui mia vita fugge.

Dunque, Amore

l'

ha posto come segno a

neve, e come cera al

strale,

foco, e come nebbia

come

al sol

al vento. Egli

II.

il

segno,

sono
e

le

neve, la

la

strale,

lo

parole

IL

PKTRAKCHl
nebbia;

e la

cera,,

volto di lei

il

il

passare ^[1 monte, suppone che


dento arrivati a Laura;
giunti perch non

li

ma

sono

foco,

non

sa se

debbono essere

concliinde che

vede ritornare

il

suoi sospiri a

sieno smarriti,

si

Laura

pensieri d

sole, gli occhi

vento. Un' altra volta esorta

il

Se

67

sasso ond' pi chiusa questa valle,

'1

Di che

'1

suo proprio

nome

si

deriva,

Tenesse volto, per natura schiva,

Bont

il

viso ed a Babel le spalle;

miei sospiri

pi. benigno calle


Avrian per gire ove lor spene viva:
Or vanno sparsi, e pur ciascuno arriva
1

La dov' io '1 mando, che sol un non


E son di l s dolcemente accolti,

falle.

Coni' io m' accorgo, che nessun mai torna:

Con

diletto in quelle part stanno.

tal

Degli occhi

'1

duol; che tosto che

Per gran desio de' be' luoghi a lor

Danno
Aggiungi

lorisci

Una

me

pianto, ed a' pie lassi affanno.

sole gelato di

il

Lama

rante,

Laura,

torme sotto

concetti, e

1'

il

cuor cacciato via ed er-

che dopo la morte entrando nel sole lo

simili freddure, fra

delle

aggiorna,

s'

tolti,

ant itesi.

1'

insipido ed

il

concettoso. -*Jt-

le quali

compariscono pi spesso

Vu ole

Petrarca esprimere

il

meni contradittorii dell'amore,

si

esprime

cos:

Pace non trovo, e non ho da far guerra;

E temo,

e spero, ed ardo, e son

volo sopra

nulla stringo, e tutto

'1

sco-

cielo,

un ghiaccio;

e giaccio in terra;
'1

mondo

abbraccio.

feno-

SAGGIO SUL PETRARCA

68

segue per quattordici versi, chiudendo

in

ciascuno tu con-

trapposto di questo genere, con visibile affettazione


oggi

cerc atezz a. Gli oziosi

si

gogrifi, rebus; allora si trastullavano a sonetteggiaie.

trarca

componeva spesso

che

andavano a recitare nelle

li

Il

buscavano di bei

corti e

di questi sonetti galanti, che,

per la loro generalit, sono buoni in tutte le occasioni,

La moda

di rettorica.
il

Petrarca stato

il

Pe-

per quello,

de' sonetti per questo

Ce ne ha non pochi

quattrini.

ri-

trastullano a far sciai ade, lo-

durata lungo

tempo

grande arsenale dove

in

tutti

Italia,

hanno

lior

ed
at-

tinto. Ci si trova quelle galanterie di cattivo gusto, che spac-

ciano anche oggi nelle conversazioni coloro che

fanno chiamare

beli' ingegni; fino

si

chiamano

giuochi di parole.

si

noto quel suo scambiare spesso Laura con lauro e con

V aura, ed
di

il

suo scherzo galante sopra Loreto,

nome

latino

Laura, del qual nome Lo significa Loda, Re significa Be-

verisci, e

Ta

significa Taci.

Tale la parte terrestre del Petrarca


de, che senza

tema

di rimpiccolirlo

ed egli

gran-

ho potuto metterla in

rilievo.

Questi
la

difetti,

parte della scuola, parte suoi, costituiscono

maniera del Petrarca, ci che

chismo,

o,

si

petrarla ret-

Tenuto modello

di poe-

sia in Italia e fuori, egli stato

lungo tempo lodato di quello,

onde appresso troppo acremente

bile torre

il

per usare una frase piena di significato,

torica de' concetti e delle antitesi.

trarchisti lo

chiamato

hanno

lo

hanno biasimato.

I pe-

spogliato, rubatogli tutto ci che possi-

ad un poeta, concetti,

frasi, parole,

rubare n la sua immaginazione n

il

senza potergli

suo amore; ed hanno

II. -

IL

69

PETBAECHISMO

perpetuata una falsa immagine

Petrarca, che passata

ilei

per tradizione appresso gli stranieri. E, se


tati

sono accredi-

si

prevalsero poi

concetti, la colpa del Petrarca; se

le

freddure arcadiche, la colpa ancora del Petrarca; e se

la

poesia

un puro giuoco

fin in

forme,

di

una ninna

in

nanna, che addormentava l'Italia nel suo dolce far niente,


la

gare cu

con

1'

antica usanza di

pera di un individuo quello che

le condizioni sociali e generali d'

chismo
il

colpa sempre del Petrarca.

testifica

vuoto delle anime,

il

si

un popolo.

pu
Il

spie-

solo

petrar-

lo scetticismo invalso,

lungo letargo d'Italia, dopo che ehbe perdutala sua

berta. I nostri oppressori che

non

che di far sonetti e canzoni per


sonate e carnate, voi siete

masa per lungo tempo


cantanti. Siete voi

una signora

noi

il

fu la prima

saputomi italiano

nome

ci

siamo

Ballatoi Rosa, che combatterono


del

buon gusto, insino a che

della dignit nazionale.

nanzi nella nostra storia, non


trarchismo;

(1)

ci

musici e

dimanda

di

dissimili

da

tengono anche

ribellati. Potrei citare

minciata la vita nuova in Italia, lo

nome

Non

(1).

ci ri-

popolo dei concetti e del petrarchismo; n sanno che

primi vi

ratori,

onde

libero;

questa signora sono quegli stranieri, che


oggi

li-

Filli o Cloe: sonetteggiate,

la riputazione di sonettisti,
?

lasciavano altra libert

un popolo

un cantante

di Zurigo,

ci

ma

ci

il

Tassoni,

Mu-

petrarchismo in *.

nel passato secolo, cosi

combatt ancora in

Lamaitine sa un po' pi
ci

in-

crede pi al tempo del pe-

crede ancora in quel

momento

di collera

Sulla dimora del De-S. a Zurigo, dove compose la prima

volta questo studio critico in forma di lezioni, v. Appeudice [Ed.].

SAGGIO SUL PETRARCA

70

alfieriana, in cui giti annuo gi petrarchismo

a guarircene intuona un inno sotto forma


tico,

un vero inno

Davide

il

ha scoperto

mi parlate

d'Italia,

il

cri-

di

Dante.

Petrarca, voi avete

il

Il

Petrarca

il

ma

1'

Platone e

(1).

inno del Lamartine; riconosciamo


il

nome

dove per molti stranieri questi

difetti

difetti del Petrarca,

il

primo poeta del mondo dopo Virgilio:

Noi non ammettiamo

chismo;

arca.

<li>< <>i><>

sue poesie sono salmi, e Laura una Santa Teresa

le

di

Petrarca. I Francesi hanno scoperto

al

la Ristori; Laniartine

Petrarca, e

I'* ti

<

tramandatisi sotto

di petrar-

sono

l'es-

senza della poesia petrarchesca, per noi non sono che

l'e-

screscenza del suo ingegno, passatempi di

una natura

gogliosa ed esuberante, che nella coscienza della

chezza produce anche

difforme.

il

artificioso e convenzionale, e'

(1)

L'Italie elle

mme

Allato a questo Petrarca

Petrarca amante e poeta.

(!)

Platon; Platon chrtien, mille

en vers la prose du Platon paien. L'Italie

a trop prfr son Dante


n' taient

ri-

ric-

n' a pas su reconnaltre assez en lui son

second Virgile et son second


fois suprieur

il

sua

que des entretieus sacrs avec

forme de l'amour,

lui

Ses mditatious les plus saintes

la plus belle

1'

me de Laure. Cette

de toutes, parce que

e' est la

forme

immortelle, n' avait pas t invente avant Ptrarque. SainteThrse l'inventait en sens inverse vers le mme teraps

David

l'

Heureuse
Italie

les

de

l'Italie d'avoir
le

en Espagne.

Psaumea

produit un tei psalmisto

cit.

Malheureuse

hommes dont

dclamatoires

sonnet de ce David de Vaucluse

Ptrarque, ed.

negliger aujourd' hui pour difier des

popes barbares et les tragdies

pas un

(!)

seul a des versots de cette nature dans ses

A.

ne valent

de Lamantini-:,

del Lemerre. pp. 99, 167, 218 [Ed.].

III.

MONDO DEL PETRARCA.

IL

che vengono da

difetti,

viziano essenzialmente
tutta

una scuola

ci

moda

e da false opinioni,

ingegno, che

poetica, dove

sformati in legge,

anche loro

1'

dominano

grandi poeti vi

credono.

Ma

ponendoli in situazioni che

il
li

fa

si

genio

li

si

non

sempre largo. In
certi difetti

tra-

accomodano, perch

tira

inconsapevolmente,

appassionano, e brilla in mezzo

e talora giunge a cacciarli via del tutto. Questo

ai difetti,

possiamo dirlo

di

Fra Guittone, Guido Cavalcanti,

e Dante,

predecessori del Petrarca. Gli altri poeti non escono dalla

mezzanit: hanno un contenuto reso triviale dal tempo e raffinato; e spesso

di concetto

congiungono una ricercatezza convenzionale

con una forma ancor barhara: perch

il

concetto

viene loro d'altronde gi bello e formato, e la lingua debbono

formarla

essi,

non sanno. Perci merito non piccolo

di

Guido Guinicelli e Cino da Pistoia, l'avere dirozzata e rammorbidita

la

lingua; e, se non fecero pi, gli che la na-

SAGGIO SUL PETRARCA

72
tura,

non area
Fra

chio. Iu

lor

conceduto

G-uittoiie

dinariamente scrive come

Ma

terario.

spalle al

mondo

il

il

primo raggio

altri,

gli

di poesia.

Or-

scrive per esercizio

l<-i-

nostro Guitton e, assalito da scrupoli, volge

mondo ed

e la

musicale altro che L'orec-

di

spunta

donna

alla
lo

donna, e

si

rende frate;

come

<,

le
il

insegne anche nel monastero, rimane

sospeso tra cielo e terra, non sa essere n tutto di Dio n


tutto del diavolo, ed in un flutto di contraddizioni gli escono

commosso accenti

dal petto

patetici, e diviene poeta.

bra che un amore mal ricambiato lo abbia sospinto


nastero; sperava di trovarvi la pace dell'anima,

Poi son ricorso in cielo

al

sommo

ma

Sem-

al

mo-

indarno:

bene,

Per fuggir le dorate aspre quadretta;


Nulla mi giova, ond'eo son fuor di spene.

Non pu rimuovere da
r e ci pensa, e gli

immagine, sente che ne mor-

s quell'

caro

il

pensarci, e

quei pensieri funebri e teneri, che sono

si
il

abbandona a
frutto

giato della sventura:

Quanto pi mi distrugge il mio pensiero,


Che la durezza altrui produsse al mondo ;
Tanto ognor, lasso in lui pi mi profondo,
!

"col

fuggir della speranza spero.

Eo parlo meco, e riconosco in vero


Che mancher sotto s grave pondo.

Ma

il

meo fermo

Ch'

io

bramo

Ben
Il

disio tant' giocondo,

e seguo la cagion, eh' eo pero.

forse alcun verr

qual, leggendo

Si doler della

dopo qualche anno,

miei sospiri in rima,

mia dui a

sorte.

privile-

IL

III. -

MONDO DEL PETRARCA

73

non ni' estima,


mio mal giunto il suo danno,
Non deggia lagrimar della mia morte
chi sa che colei, eh' or

Visto con

il

"?

l(f Qui

ci

un sentimento profondo e vero, espresso con una

semplicit e facilit poco credibile in quel tempo.


tirato innanzi col nesso e la sicurezza di

mediata, e

si

pu comparare

malinconia, n

sonetto

una visione imdel Petrarca.

agli eccellenti

Fino allora non erasi sentito ancora un suono


di

Il

commo venta

era ancora esempio di tanta propriet

ci

di epiteti e di verbi, e di versi cos felici e cos pieni

di

senso, che stringono in poche parole e lasciano indovinare


tutta

una

storia interiore,

come:

col fuggir della speranza spero...

Ch' io bramo e seguo la cagion eh' eo pero...


Visto con

mio mal giunto

il

il

suo danno...

ma

Altre volte gli viene in pensiero di uccidersi;

lo inte-

nerisce e lo ritiene la verde et e la speranza:

Ed

a restar di qua

S eh' io spero col

mi prega e
tempo esser

invita;
felice.

Sentimento assai pi umano e nobile e poetico, che


ra dell' inferno, la quale impedisce

morte. Altre volte

si

il

la

pau-

Petrarca dal darsi la

raccomanda fervidamente

alla

Madon-

na, perch lo sciolga da quel pensiero col divino amore:

Come d'asse

si

trae chiodo con chiodo:

verso rubatogli dal Petrarca e rimaso proverbiale. Qui ninna

orma pi

di rettorica e di fattizio; e

Guittone sarebbe venuto

74
a' posteri
\

iUL PKTBABCA

sa<;<;io

aspra ed

con molta pi lode, se la forma non

irta, e se le

farragine di poesie

poche buone non fossero affogate

men che

mediocri

(1).

ranei Guittone lev molto grido; e certo


sere poi,

non

come

f<

Ma

non meritava

lo valevano, di

pi

liscio,

ma

di

strazioni filosofiche e politiche

Anch'

egli

con

gli stessi

allegorizza, sottilizza.

Ma

impedirono di

(Noia

salire ai

difetti, filosofeggia,

primi

scherza,

la ballata:

(2),

sospetto

il

dell' A.)

non poter

esser tutte della stessa persona.

Sono, com' noto, componimenti del secolo XVI:

sonetto analizzato del Trissino. Ci avevano

Foscolo (Epoche
Storia della
(2)

le di-

Ci tanta distanza fra queste e altre poesie attribuitegli,

che nasce

il

che

nessun nervo. Ben nac-

In un boschetto trovai pastorella

(1)

una

di es-

oscurato da' Guinicelli e da' Cini,

fu,

que poeta Guido Cavalcanti, cui l'immatura morte e

gradi.

in

ne' contempo-

letter.

Crediamo

accenna nel

Ecco

la

della lingua italiana)


ital.,

I,

1'

utile riferire in pie di

pagina

le poesie a cui

testo.

prima ballata:

Con sua verghetta pasturava

agnelli:

scalza, e di rugiada era bagnata:

Cantava come fosse innamorata,


Era adornata di tutto piacere.
D' amor la salutai immantinente,
E domandai se avesse compagnia:

il

107-110 [Ed.].

In un boschetto trovai pastorella,


Pi che la stella bella al mio parere.
Capegli avea biondetti e ricciutelli,
E gli occhi pien d' amor, cera rosata:

gi notato

Emiliani Giudici,

p'

IL

III.

un miracolo

MONDO DEL PETRARCA

di grazia; e l'altra

75

Perch' io no spero di tornar giammai

(1),

ci clie di pi tenero e insieme di pi soave si trovi in

ballata italiana.

Ed

ella

Che

Era

esule, lontano dalla patria e dall'amata,

mi rispose dolcemente

sola sola per lo bosco gi:

disse: sappi,

Allor

disia/

lo

quando 1' augel pia,


mio cor drudo avere.

Poich mi disse di sua condizione,

per lo bosco augelli udo cantare,

Fra me stesso dicea: ora stagione


Di questa pastorella gioi' pigliare:
Merc le chiesi, sol che di basciare,

Ed

abbracciare

fosse

'1

suo volere.

Per man mi prese d' amorosa voglia,


E disse che donato m' avea '1 core:
Menommi sotto una freschetta foglia,
L dove io vidi fior d' ogni colore:

(1)

tanto vi sentio gioia e dolzore.

Che Dio

d'

questa

Amore mi parve

ivi vedere.

altra:

Perch' io non spero di tornar giammai,


Ballatetta, in Toscana,

Va

tu leggiera e piana,

Dritta alla donna mia,

Che per sua

cortesia

Ti far molto onore.

Tu

porterai novelle de' sospiri,

Piene di doglia

Ma

e di molta paura
guarda che persona non ti miri,
;

SAGGIO SUL PETRARCA

76
tisico,

ma

poco poi moriva. Moriva,

memoria

lasciando

un lamento funebre, penetrato

in

<li

eterna

una malinco-

li

nia pura da ogni amarezza, anzi sposata con Immagini piene


di grazia

un

sorriso sulle smorte labbra.

Venne l'Alighieri
dete gi eh' io

Che
Che

Tu

sia

e cacci tutti di nido.

oglia parlarvi di

Dante

non

nemica di gentil natura


mia aisavventura
;

certo per la

saresti contesa,

Tanto da lei ripresa,


Che mi sarebbe angoscia
Dopo la morte poscia

Pianto e novel dolore.

Tu
Mi

senti,

Ballatetta, che la

stringe si che vita


senti

come

cor

il

ni'

sbatte forte

si

Per quel che ciascun

morte

abbandona,

spirito ragiona:

Tant' distrutta gi la mia persona

Ch'

io

non posso

soffrire.

Se tu mi vuoi servire,

Mena

1'

anima

teco,

(Molto di ci ten preco)

Quando

uscir del core.

Deh, Ballatetta,

alla tua amistate

Quest' anima, che triema, raccomando

Menala teco nella sua piotate

quella bella donna, a cui

Deh, Ballatetta,

Quando

le sei

dille

presente

Questa vostra servente

Vien per

istar

con vui,

Partita da colui

Che

ti

mando

sospirando

fu servo d' Amore.

Non
se

v'atten-

ne pu avere

Ili -

IL

MONDO DEL PETRARCA

77

una giusta immagine cos per incidente. Solo dir

mio

al

proposito, che in lui sono gli stessi difetti, abuso di scienza,


di

allegoria, di personificazioni, idee attinte nel

comunemente

senale e

dette. Il

comune

primo sonetto, una

dura, e ce ne ha parecchi altri di simili.

Ma

fred-

gi vi fiutate

quella possanza di forma, a cui doveva alzare la poesia.


la gentilezza nasca dall'

Ma

tempo.
giadria

forma

la

prima volta e ora espressa con poetica legastratto,

ma una

Negli occhi porta la mia donna Amore,

Ove

si

fa gentil ci eh' ella

ella passa,

ogni

uom

vr

mira

lei

si gira,

cui saluta fa tremar lo core

Ogni dolcezza, ogni pensiero umile


Nasce nel core a chi parlar la sente,

Ond' beato chi prima

la vide.

un poco sorride,
pu dicer, n tenere a mente,
novo miracolo gentile.

Quel, ch'ella par quando

Non
Si

si

Tu, voce sbigottita e deboletta,


Ch' esci piangendo dello cor doleuto,
Con V anima, e cou questa Ballatetta
Va' ragionando della strutta meute.
Voi troverete una donna piacente
Di

Che

Che

amore, uno dei luoghi comuni del

Dante ha innanzi non un pensiero

Per che

ar-

dolce intelletto,
vi sar diletto,

icario davanti ognora.

Anima, e tu 1' adora


Sempre nel suo volere.

SAGGIO SUL PKTBARCi

78

Lo

stesso concetto trovate in parecchi sonetti

uno celebrato per

tutti in

avvicina

a'

1'

sopra

eccellenza della forma, che lo

migliori del Petrarca

Tanto gentile e tanto onesta pare


La donna mia, quand' ella altrui saluta,
Ch' ogni lingua divien tremando muta,
E gli occhi non ardiscon di guardare.
Ella sen va, sentendosi laudare,

Umilemente

d' onest vestuta,

par che sia una cosa venuta

Di cielo in terra a miracol mostrare.


Mostrasi

Che d per

piacente a chi la mira,


occhi una dolcezza al core,

gli

Ch' intender non la pu chi non la prova.

E par che della sua labbia si muova


Uno spirto soave e pien d' amore,
Che va dicendo all'anima:
1

La donna come

tipo convenzionale, ornata di tutta per-

fezione, era fin qui

a priori, estraneo

il

primo che

ma una forma
che persone
risce

sospira.

un pensiero crudo

alle impressioni

le d,

finora

magro, fabbricato

immediate del poeta. Dante

non dico un nome, che sarebbe

avevamo donne anonime,

nulla,

concetti, anzi

Beatrice la prima donna poetica che compa-

sull'orizzonte.

E l'amante ne fa una giovinetta, o


mo dal cielo, che, rapita

piuttosto un' angioletta, scesa pur

in lirica beatitudine, racconta ella stessa le sue bellezze con


l'

ingenuit e la grazia di una fanciulla


Io

mi son pargoletta

bella e nuova,

son venuta per mostrarmi a vui

Dalle bellezze e loco, dond'io

fui.

III.

Io

MONDO DEL PETRARCA

IL

del cielo, e tornei-ovvi ancora,

fili

Per dar della mia luce altrui diletto;


E chi mi vede e non se n' innamora,
D' amor non aver mai intelletto
Ciascuna

stella negli occhi

mi piove

Della sua luce e della sua virtute.

Le mie

mondo nuove,

bellezze sono al

Perocch di lass mi son venute


Queste parole

leggon nel viso

si

D' un' angioletta, che


Orni' io, che per

Ne sono

ci

campar

apparita

la mirai fiso,

a rischio di perder la vita

Quest' angioletta fu per Dante una

momentanea apparizione^

a guisa di uu sogno d' un quarto d' ora che

memoria. Quell' immagine diviene


alla (piale raccoglie

il

la

suo universo

si

perpetua

nellfc

sua oriflamma, intoni


resta Beatrice, ed

ella

insieme teologia, filosofia, grazia, amore, politica, tutta,


quella vasta sintesi che abbraccia
sta la

1'

anima

Beatrice della Divina commedia

del poeta. Que-

che troviamo an-

cora nella sua lirica dove piange la sua morte.

genio

si

il

suo

spiegato mai con tanta forza, che ora che ini

pressionato dal dolore. Dante non ha n


del Cavalcanti, n la tenerezza

la

dolce malinconie-

un po' molle del Petrarca)

ha un dolore virile, ingrandito dalla possente immaginazione, e mescolato di

ma
me

presto
il

1'

una certa

ma

elle

del dolore gigantesca,

quasi ne abbia onta. L' espressione

come

e sconosciuti, la terra, l'aria,


di

scappa

asciuga, e sembra, non che se ne paoneggi co-

Petrarca,

de parte,

fierezza; la lagrima gli

tutto egli fa

nelle nature
il

mare,

il

l'orti

conoscenti!

sole, tutto vi

un piedistallo a Beatrice;

pren-

ma non

80

sai. ilo

SUL PETRARCA

stagna, non ghigne Ano alla tenerezza e al languore. Di-

vi

pinge a gran

tratti,

lasciando grandi

ombre come

in

un tem-

pio gotico, e porgendoti innanzi qualche cosa di colossale

che

percola;

ti

in-

come

di grande,

zione, quando a

quel dolore senti non so che di scuro e


Irresistibile la codi mo-

la disperazione.

immagini gigantesche sopravvengono

ini

magin tenere; quando, per esempio, sella costernazione


tutto

l'

rovine,

di

universo, come invaso da presentimenti di prossime


sente con fioca voce

si

E uom m' apparve

funebre annunzio

il

scolorato e fioco,

Dicendomi che fai ? non sai novella ?


Morta la Donna tua, eh' era s bella.
:

L' universo muore

E non

si

piange

si

Beatrice morta: e scorrono le lagrime.

rimane immobile.

Ma

un lampo

subito con un solo impeto

il

poeta risorge dal profondo del

dolore, bruscamente, senza

passaggi e le gradazioni arti-

ficiose di

un'arte pi raffinata:

ne risorge per

un'altra volta, effondendo la ricca

vimenti e sentimenti

Donna

(1)

anima

(1).

pietosa e di novella etate,

Adorna assai di gentilezze umane,


Era l, ov' io chiamavo spesso Morte.
Veggendo gli occhi miei pien di pietate,

Ed
Si

ascoltando le parole vane,

mosse con paura a pianger

forte

Ed

altre donne, che si furo accorte

Di

me

Eecer

per quella che meco piangia


lei

partir via,

tuffarvisi

ne' pi diversi

mo-

Vi eiter, ionie

MONDO DEL PETRARCA

IL

III. -

pi degni di nota,

81

sonetti:

Voi, che portate la sembianza umile,

Con

occhi bassi mostrando dolore,

gli

Onde

venite, che

Par divenuto

Ed

vostro colore

'1

di piet simile

appressarsi per farmi sentire.

Qua] dicea

E qual

Non dormire

dicea: Perch

si ti

Bconforte

Allor lasciai la nova fantasia,

Chiamando
Era

rotta

Ch'

il

nome

voce mia

la

dall'

della
s

donna mia.

dolorosa,

angoscia e dal pianto,

io solo intesi

il

nome

nel mio core:

con tutta la vista vergognosa,

Ch'era nel viso mio giunta cotanto,


Mi fece verso lor volgere Amore.
Egli era tale a veder mio colore,
Che facea ragionar di morte altrui.

Deh coniortiam
Pregava

1'

una

costui,
l'altra

dicevan sovente

Che

vedestx, che tu

E quando un

umilemente

non hai valore

poco confortato

fui,

Donne, dicerollo a vui.


Mentre io pensava la mia frale vita,
E vedea il suo durar come leggiero
Piausemi Amor nel core, ove dimora
Io dissi

Perch

1'

anima mia fu

Che sospirando dicea

smarrita,

nel pensiero

Ben converr che la mia donna mora.


Io presi tanto smarrimento allora,
Ch' io chiusi gli occhi vilmente gravati

Dk

Sas-ctib

Petrarca.

SAGGIO SUL PSTBABOA

82

Vedeste voi nostra donna gentile

Bagnata

amore ?
mi dice il core,

viso di piet d'

il

Ditelmi, donne, che

'1

Perch' io vi veggio andar senza atto vile.

Ed

smagati

eraii s

Gli spirti miei, che ciascun giva errando.

poscia immaginando,

Di conoscenza e di verit fuora,


Visi di donne m apparver crucciati,
;

Che mi

dicien

Morrati pur, morrati.

Poi vidi cose dubitose molte

Nel vano immaginar, ov'

Ed

io entrai

mi parea non so in qual loco,


E veder donne andar per via disciolte,
Qual lagrimando, e qual traendo guai,
Che di tristizia saettavan foco.
Poi mi parve veder a poco a poco
Turbar lo Sole ed apparir la stella,

esser

pianger egli ed ella

Cader

volando per V are,

gli augelli

la terra tremare;

Ed uom mi apparve
Dicendomi: Che

Morta

la

Levava

scolorito e fioco,

fai ?

donna

non

novella?

sai

tua, eh' era s bella.

gli occhi

miei bagnati in pianti,

vedea (ebe parean pioggia di manna)

Gli angeli, che tornavan suso in cielo,

Ed una
Dopo

s'

la

nuvoletta avean davanti,

qual gridavan tutti

Osanna

altro avesser detto, a voi dire' lo.

Allor dicea

Amor

Pi non

ti

celo

Vieni a veder nostra donna che giace.

L immaginar
;

fallace

Mi condusse a veder mia donna morta

III. -

MONDO DEL PETRARCA

IL

da tanta pietate,

se venite

meco alquanto,
mi celate:
occhi vostri e' hanno pianto,

Piacciavi di ristar qui

checch sia di

Ch'io veggio

noi

lei,

gli

E veggiovi venir s sfigurate,


Che '1 cor mi trema di vederne

Se' tu colui, eh'

Di nostra donna,

ha

tanto.

trattato sovente

parlando a nui?

sol

Tu rassomigli alla voce ben lui


Ma la figura ne par d' altra gente.
E perch piangi tu s coralmente,
Che

fai di te piet

Vedest pianger

Punto celar

lei,

la covrian d' t un velo

seco umilt

Che parca che

si

dicesse

Ch'

verace,
Io sono in pace.

Io diveniva nel dolor s

Tu

ebbi scorta,

Vedea che donne

Veggendo

che tu non pui

la dolorosa niente

E quando P
Ed avea

venire altrui

umile,

in lei tanta umilt formata,

io dicea

Morte, assai dolce

ti

teguo.

di ornai esser cosa gentile,

Poich tu sei nella mia donna stata,


di aver pietate e non disdegno.

Vedi che si desideroso veguo


D'esser dei tuoi, ch'io ti somiglio in fede:
Vieni, che '1 cor ti chiede.
Poi mi partia, consumato ogni duolo;
E,

quando

io era solo,

Dicea, guardando verso

1'

Beato, anima bella, chi

ti

Voi mi chiamaste

alto

regno

vede.

allor, vostra

mercede.

SAGGIO SUL PBTBAECA

84

Lascia piangere a noi, e


(Ei fa peccato chi mai
Clic nel suo pianto

1'

ne.

feriste

andare.

conforta),

udimmo

parlare.

Ella ha nel viso la piet scorta,


Che qua! l'avesse voluta mirare,
Saria dinnanzi a

lei

caduta morta.

Deh peregrini, che pensosi andate


Forse di cosa che non v' presente,
Venite voi di

Come

lontana gente,

alla vista voi

ne dimostrate"?

Che non piangete, quando voi passate


Per lo suo mezzo la citt dolente,

Come

quelle persone che niente

Par che intendesser

la

sua gl'avita te.

Se voi restate per volere udire,


Certo lo core ne' sospir mi dice

Che lagrimando n'uscirete pui.


Ella ha perduto la sua Beatrice
E le parole, eh' rioni di lei pu dire.
;

Hanno

virt di far piangere altrui.

Questi tre sonetti contengono ciascuno una vera


zione drammatica, clta e rappresentata in

pi

lirici

sono

e,

quantunque

tra' migliori,

per

la

forma non

l a felicit dell'

si

possa dir perfetta,

invenzione e la verit

de' sentiment i. Ci niente di pi volgare che


trice

dire: Bea-

morta? Ma, preparata com' nell'ultimo

questa notizia fa un effetto maraviglioso.


peregrini che

camminano

Essi non piangono

situa-

uno de' momenti

Il

indifferenti, e se

sonetto,

poeta incontra

ne maraviglia.

Gli pare che tutti dovessero conoscere

la sua sventura, anzi la sventura della citt, e, conoscendola,


gli

pare impossibile che non

si

pianga. Questa situazione,

III. -

cos naturale e

segreto

nel core

nuda

esposizione,

umano

di ogni artificio di

di

astrazioni

scritta

il

pi
alle

poetici,

E
Che dentro
Lo quale

seggionsi di

Tanto son

movimenti

pi bella canzone allegorica, che sia

la

Tre donne intorno

Che

semplice

e se vi prende vaghezza di leggere altre poesie,

mai

la

anche in mezzo

fra astruserie filosofiche scintillano

non dimenticherete
stata

modo che

forma, raggiu nge

alto effetto estetico. L' affetto penetra

dove

85

insieme cos nova, risponde a ci che di pi

muove

si

MONDO DEL PETUAKCA

IL

al cor

mi son venute,

fere;

Amore,

siede

in signoria della

mia

vita.

e di tanta virtute,

belle,

possente signore,

'1

Dico quel che

Appena

di

nel core,

parlar di lor

s'

aita.

Ciascuna par dolente e sbigottita,

Come persona

discacciata e stanca,

Cui tutta gente manca

E cui virtute e nobilt non


Tempo fu gi, nel quale,

vale.

Secondo
Or sono

dilette

il

lor parlar, furon

a tutti in ira ed in

non

cale.

Queste cos solette

Venule son, come a casa d' amico


Che sanno ben che dentro <juel ch'io
Dolesi 1' una con parole molto,
;

'n

su la

man

Il

nudo braccio,

Sente

lo

L'altra

posa,

si

Coni*; BUCCisa rosa

di dolor colonna,

raggio che cade dal volto;

man

tiene ascosa

dico.

SAGGIO SUL PETRARCA

86

La

faccia lagrimosa;

Discinta e scalza, e sol di s par donna.

Come Amor prima per la rotta gonna


La vide in parte, che il tacere bello,
Egli pietoso e fello,

Di

lei

dimanda

e del dolor fece

vivanda

di pochi

(Rispose in voce con sospiri mista),

Nostra natura qui a te


Io,

che son

Son suora

Povera

pi

la

alla tua

si

Doglia e vergogna
Il

manda.

madre, e son Dritturaj

panni ed a cintura.

(vedi) a

Poich fatta

ci

trista,

mio signore,

fu palese e conta,
irrese

e chiese

Chi fosser l'altre due eh' eran con

questa, eh' era di pianger

Tosto che

lei.

pronta,

lui intese,

Pi del dolor

s'

accese,

Or non ti duol degli occhi miei


Poi cominci: Siccome saper di,
Di fonte nasce Nilo picciol fiume;
Ivi, dove '1 gran lume
Dicendo

Toglie alla terra del vinco la fronda,

Sovra la vergin onda,


Generai io costei, che

m' da

lato,

che s'asciuga con la treccia bionda.

Questo mio bel portato,


Mirando s nella chiara fontana,
Gener questa, che m' pi lontana.
Fanno i sospiri Amore un poco tardo

poi con gli ocebi molli,

Che prima furon folli,


Salut le germane sconsolate.

III. -

MONDO DEL PETRARCA

IL

poich prese

Disse

l'

Drizzate

uno e

colli

1'

87

altro dardo,

Ecco l'armi ch'io volli;

Per non l'usar, le vedete turbate.


Larghezza e Temperanza, e 1' altre nate
Del nostro sangue mendicando vanno
;

Per, se questo danno,

Pianganlo

gli occhi, e dolgasi la

bocca

Degli uomini a cui tocca,

Che sono

Non

a'

raggi di cotal ciel giunti;

noi, che

semo

dell'

eterna rcca

Che, se noi siamo or punti,

Noi pur saremo, e pur troverem gente,

Che questo dardo far

Ed

star lucente.

che ascolto nel parlar divino

io

Consolarsi e dolersi

Cos alti dispersi,

L'

esilio,

che m' dato, onor mi tegno

E, se giudizio o forza di destino

Vuol pur che


I

bianchi

Cader

se

tra'

fiori

il

mondo

versi

in persi;

buoni pur di lode degno.

non che

degli occhi miei

'1

bel segno

Per lontananza m' tolto dal viso,

Che

ni'

bave in foco miso,

Lieve mi conterei ci che

Ma

ni'

grave.

questo foco m' bave

Gi consumate

1'

ossa e la polpa,

Che morte al petto m' ha posta la chiave


Onde s' io ebbi colpa,
Pi lune ha volto il sol, poich fu spenta
Se colpa muore, perch 1' uom si penta.

Canzone,
Pei

a'

panni tuoi non ponga noni mano,

veder quel che bella donna chiude:

8S

8AOGI0 SUL PETRARCA


Bastili

Lo

le

dolce

parta

inule

pomo

n tutta gente rilega

Per cui ciascun man piega.


E s' egli avvien che tu mai alcun truovi

Amico
Fatti

Poi

Fa

e quel tcn priega,

di virt,
ili

gli

color nuovi
ti

mostra; e

'1

fior' eli'

La possanza dell'immaginazione ha
come

cos palpabili e vive,

cetto di

il

una

le

greche

fuori,

divinit; ed

donne
con-

il

primo sguardo.

solito concetto, su cui tanto erasi lavorato innanzi, che

scompagnato da gentilezza

diche, e

d'Amore, vanno errando

dardi d'amore per

il

si

a'

le altre

proscritte e

men-

lungo disuso sono irrugginiti.

L' interesse giunge al sommo, quando


velo dell'allegoria,

cio

da virt. Dirittura, Larghezza, Temperanza, e

virt germane

il

li

fatte queste tre

tale limpidezza, che si coglie a

arnese non pu essere


dire,

bel

desiar negli amorosi cuori.

il

poeta, stracciando

pianta fieramente accanto alle nobili

dive, e sente orgoglio d'essere proscritto insieme con quelle:

Ed

io

che ascolto nel parlar divino

Consolarsi e dolersi

Cos

alti dispersi,

L' esilio, che ni' dato, onor mi tegno.


Qvii

non ammirate

solo

il

gran poeta: vi sentite pieni

di

riverenza innanzi ad un gran carattere.


Il

soggetto m' ha invescato e m' ha fatto

trarca.

Non

vi

obliare

il

Pe-

recher ora maraviglia che nel Petrarca

sieno due uomini,


suoi predecessori.

il

letterato e

il

poeta, come in tutt'

ci
i

L' amore ha ispirato

d'un pezzo, n

tutto

Petrarca

il

ed
in

il

ma

1'

uomo non

coli'

amore

ci la

convenzionale
pi

alla

elementi, di cui trovate

fatto

scuola poe-

pinioni letterarie, 1 spetta del pubblico,

mezzo

89

impressioni operano esse sempre,

le

assolutamente. Insieme
tica, le

\&-**W

MONDO DEL PETRARCA

IL

III. -

tiutare,

gorosa dell' ingegno

tudini della scuola.

Noi

fattizio

il

vestigi anche

Nelle pi cattive

ispirazione.

schietta

poesie, ohi sa bene

sente spesso l'impressione vile involoutarie abi-

e nelle migliori,

vogliamo ora sceverare da tutti

questi estranei elementi la schietta poesia.

Ciascun poeta ha

sulla sua

crede, e che opera

immaginazione.

dendo

leggiamo

certi

mondo

del

pubblico estetico risponderebbe sorri-

Ma

Petrarca e vedremo.

sono rare apparizioni


ciono

Il

{,__

Un
il

vasto, a cui

Petrarca fu Laura.

Chi Laura

meno

mondo pi

suo

il

in certe

epoche

popoli estetici

popoli (1) soggiac-

indirizzi particolari, filosofici, storici, politici,

morali, economici, ed allora veggono la poesia attraverso a


questi indirizzi.

Quando non

comprende, o non

si

si

gusta

pi la realt poetica, nasce la curiosit della realt materiale.


Cos di tempo in tempo sono sorte delle quistioni:

maritata o donzella

quale fu

fu nobile

e,

fu ricca
reale o

l'am

fi)

il

suo

Laura fu
ebbe

figli ?

innanzi tutto, Laura una creatura

meramente poetica

una personificazione

il

marito

non sarebbe

posto che no

ella un' allegoria,

fino a qual

Petrarca.' di qual natura fu quest'amore 1

Questa parola stuta aggiunta [Ed.].

punto

Con-

SAGGIO SUL PETRARCA

90
fesso che

non saprei rispondere a queste

per la semplice ragione che non

non

me

so

lo

ne ha fatto confidenza. Del

e simili
e che

suo

dunque rimane
suo

lo spirito fa

Tutto

1'

Petrarca

il

amore

quello a cui ha dato un' esistenza poetica.


e che altro

domande,

vive

sol

Eh mio Dio

della storia fuori di quello che


altro se

ne stacca e imputridisce.

Di Laura e del Petrarca qualche cosa morto, ed era degno


di

morire

rimasto ci che lo spirito, ricevendo

e riflet-

tendo, ha eternato.

Giovane, inesperto della donna,

profonda impressione alla vista


la

di

Petrarca riceve una

il

Laura.

donna de' nostri sogni giovanili

soprannaturale.

amiamo ancora
rivolgerle

che

ci

1'

fa battere

seggiate,

per

Dopo un par
di dirle: io

amore timido

t'

il

cuore.

campi,

in

e goffo,

di

simile quella

Petrarca la segue alle pas-

Il

chiesa,

non osa

d' accostarsele.

d'anni ha accesso in sua casa; mai non osa

amo; parlano

solo gli sguardi ed

qualche volta, fatto ardito, vorrebbe dirle


severo lo arresta, e la parola gli

In un momento d'audacia
gli rispose

essere

non osiamo

come nostro

trattar

di

di

primo stadio adoriamo, e non

questo

parola,

la

per lui quasi

come ad un

averla trovata, ce le atterriamo innanzi

In

Fu

quando crediamo

il

io

non son

ma uno

rimane

propriamente nello stesso stato quasi che


sviluppo, senza

successione.

sguardo

non so che, e Laura

innamorato, che

nostro

Ben

chi tu credi. Di che

trasformato in cervo, come Atteone alla vista


Quest' amore dur ventunanno

gesti.

agghiaccia nella gola.

gli usc detto

con disdegno:

rimase cos esterrefatto

si

perch qui

1'

di

si

finge

Diana.

ultimo giorno

il

primo, senza

il

primo stadio

Ili -

MONDO DEL PETRARCA

IL

91

dell'amore tutto l'amore? Ci sono delle situazioni, che

chiamano

nella vita

si

nella vita

non puoi

dire,

false,

quando

e nella poesia infelici,

tutt'osare e nella poesia

non puoi tutto

perch hai di rincontro de' prncipi] ai quali tu credi,

e combattere contro a quelli, gli


te stesso

qui

e'

Ben

sul poeta.

si

il

come combattere contro

dovere e la pubblica opinione che pesa

sforza

purezza del suo amore

di

credere e di far credere alla

ma non pu

fare illusione a s, n

nell'illusione gli altri. Talora conosce, spaven-

pu tenere

tato, la gravit della

sua passione, e prende risoluzioni, col

sentimento confuso che non ne far nulla; talora la voce


pubblica lo accusa, e innanzi all'altrui maldicenza, ed alla

sua debolezza,

il

poeta

s'

allontana e fa lunghi viaggi.

cos

guardingo e misurato, che, parlando del suo amore liberamente, non lascia mai che alcun sospetto caggia sopra di

Laura; anzi, con un delicato olocausto del suo amor proprio,


te la

mostra sempre

amorosa;

restia, e solo talora

se alcuna rara volta le

e,

mento pi tenero, non


tativa

lo afferma

pietosa pi che

un

attribuisce

senti-

che in una forma dubi-

Forse

Mi direte
fonde, o

1'

(o

che spero

ma quando

!)

si

il

mio tardar

tratta di

esistenza spezzata, o

giusto; e qui l'uomo

ci

il

le dole.

passioni vere e prodesiderio placato.

aiuta a comprendere

il

poeta. Na-

tura delicata e impressionabile, senza durata e senza persistenza,

passioni

il

Petrarca p tea aver delle emozioni, non delle


delle emozioni pi o

meno

forti,

stano alla passione, e ora sfumano in

che ora

modo che

si

acco-

egli

pu

f)2

SUL PETRARCA

s.u;<.r<>

scherzarvi sopra e farvi de* concetti. Della passione eia


ficace sedativo la

sua immaginazione,

clic

dava

alle ansiet del reale nelle divine consolazioni

Cos,
in

sciogliendosi

dalle strette

della

ef-

ano

della poesia.

realt, o spaziando

nna regione pi serena, ha potuto poetare sopra

se

sto

Chi pu dir com'egli arde, 'n picciol foco.

N molto grande dovea

un foco potuto descrivere

essere

con tanta eleganza e leggiadria.


-

Cosa dunque questo amore

sentimento indefini-

a cui l'amante non sa assegnare un

bile,

amor non

S'

s'

un

i'

medesmo non

egli

si

chiama

comune,

non voglio

so quel eh' io

mi

voglio.

di

ma

un

essere debole:

Un
:

o non vuoi? se vuoi, dunque osa; e se no, smetti.

non pass mai

il

Rubicone

fantasticare, fuori dell'azione.


tale

1'

uomo,

manca

il

con-

vuoi,
Il

Pe-

rimase in un fluttuante

chi conosce l'uomo, dir:

tale la sua storia.

Questo amore dunque


ci

un

cosa con-

piena di senso poetico.

tadino col suo grosso buon senso gli avrebbe detto

trarca

&

la contraddizione del Petrarca,

ondeggiamento di volont
traria al senso

amor, per Dio, che cosa e quale

un no, un voglio

quello che

nome

che dunque quel ch'i' sento?

Ma

Ch'

un

romanzo o

la

prima pagina

la storia.

Perch

si

di

ha

un romanzo;

storia,

quando

generano

fatti

MONDO DEL PETRARCA

IL

III.

quando

fatti,

giunti all'ultima intensit,


altra natura.
cati,

lo stesso.

Parimente

chiuso in

s,

si

di piccoli

folla

fatti

variano,

sentimenti

restano

l'uno fuori dell'altro

sviluppano

si

accidenti, stac-

fondo rimane

il

sterili,

senza progresso o connessione;

ciascuno

cambiano,

si

ripetono, secondo l'umore e gli accidenti. Trovi un' a-

nima abbandonata

corrente, che va

alla

sdrucciolando, e mai non che

con un

Ma

voglio , virile.

si

sono come

metafisici,

mondo

studiano nella loro impazienza di metterci essi un po'di

ordine:
e,

fermi con forza propria,

critici

qua e in

in

che in mezzo alle stravaganze e agli accidenti del


si

e,

trasformano in sentimenti di

si

Qui hai una

sentimenti

93

e,

quando

stato

se io fossi

Di buon'ora
poesie

del

impossibile,

d'accordo. Quando poi,

del contenuto,

un

in

io

queste

logico,

(1)

di F.

S.,

cap.

dal-

ordine interno

illusione, che ci potesse

il

Canzoniere,

XXVI,

di aver

e poi, o, per dir meglio,

hoc: e feci

mi applaudivo

mi pareva

(1).

una specie

E me ne

Vedi sul proposito l'autobiografia del De-S.


d.

critica,

la

all'

espansioni amorose. Confesso

un primo

un poni hoc en/o propfor


critico, di cui forte

1'

ap-

ho avuto questa illusione nei miei gio-

vani anni; e che, esponendo


filo

pass

e,

le

non trovi due che

progredita
si

nacque facilmente

nesso

umilmente eh'

trovato un

far meglio.

Petrarca meglio ch'egli non avea fatto;

l'ordine materiale ed esteriore

essere

con Dio:

ad ordinare

sono industriati

si

punto perch quest'ordine


siano

la pigliano

Domeneddio, avrei saputo

critici

ripugnano, se

fatti

pp. 265-67 [Eel.].

di

romanzo

sarei insuper-

La

giovinezza

SAGGIO SUL PETRARCA

1)4

bito, se avessi

avuto

un suo romanzo

struito

ancora

saputo quello che ora so, che Leopardi ha

medesimo pensiero,

il

di

giungere

e che

Pierre Leroux ha co-

questo genere,

di

leggere. Questi romanzi critici

si

non riuscitomi
potrebbero ag-

tanti altrisulla vita del Petrarca, per

a'

nesso generale, certi grandi intervalli, ne'quali


distribuire le sue poesie, con

estetiche per agevolarne

assurdo,

trarca,

come
dell'

si

giudizio, questo

se gli fosse

lirico;

lo stato di

ma

si

un'anima

agitata,

Onde

potrebbe chiamare

giornale di tutti

nostro spirito,

(1)

nia

Italia,

il

senza scopo,

giornale dell'amore,

il

un

nel verso.

Viaggio di F. Petrarca in Francia, in

Milano,

1820;

dai bibliografi del Petrarca

il

Germa-

M. me de Genlis, Ffrarque

Laure, Parigi, 1819. Del romanzo del Leroux non

si

le

et

ha notizia

Leroux pubblic nella Revue

dpendante (IV, 1842): Rapport entre


de Rousseau [Ed.].

sema

Canzoniere, anzi che

fenomeni fuggevoli che appariscono nel

fssati

A. Levati,

e in

materiali ancora sciolti

che sbalzan fuori giorno per giorno,

direzione e senza connessione.

un poema,

va. Ci che

venuto in mente di fare un vero

potrebbero considerare come

secondo

possano
categorie

amore. Ci qui gran ricchezza di sentimenti,

un poema

di

si

un ordinarle secondo

certo

supporre un ordine a priori costruito dal Pe-

poema
che

il

esempio

madama Genlis (1). Un

a quello del Levati, e all'altro di

in-

caractre de Ptrarque et

IV.

LAU* A E
PETRARCA

11

Canzoniere la
nSe Ue
- ^a di ,
..
UesH sanazione.
tuffo
tutt
, poich
questo n

^i

ini

CJ zia

'

snirifni

*-*.

ci,laui ato

nd,e
*

u ge ;

;;

pe r

ti,.;*

- * ^Jf

Sxa.--.ar
rorma

ricordevole

in

96

SAGGIO

pensiero

da cui

si

ricorda

si

sii.

PETRARCA

ancora, se posso dir cos, del passato.

sciolto di fresco. Quel pensiero prende una faccia,

diviene bellezza che innamora

di

nome

La donna

del

di plebea

barbarie, o concezione

di battesimi,

medio evo

<>

si

chiama riama o Beatrice.

rozza materia di piacere, frutto

metafisica

La Dea non ha

o feria, o Dea.

immaginazioni, ac-

s le

quista un

preso

e religiosa

ma

umanit, mescolatasi in mezzo agli avvenimenti;

dell'uomo attraverso
il

il

cammino

della

Spoglie della

le

l'ideale

vita, la sua stella,

faro che gii mostra la sua ultima destinazione. Questa

una

certo

delle pi gentili concezioni di quel tempo, gene-

rata e dallo spiritualismo cristiano e dal culto della donna

presso

barbari, e pi tardi nobilitata dalle idee platoni-

che. , in sostanza,
bolo,

si

il

pensiero che rompe

In Beatrice trovi ancora

senti in lei

religiosa

l'

aurora della poesia.

ma

reale,

sembra quasi che

e che si sforzi di fartela dimenticare,

ad allegorizzarla, a trasformarla in una idea


filosofica.

la bella

L'ama, pi che come donna, l'ama

immagine

a cui

di tutto ci

secondo religione e secondo

1'

vestigi di questa formazione.

una creatura

Dante ne abbia onta,


tutto inteso

come

guscio del sim-

spoglia della ruvida scorza delle scuole, ed incar-

nandosi in una donna, brilla come

Ben

il

filosofia

l'

uomo

e, in verit,

crede

Beatrice

ideale pi comprensivo e pi profondo che abbia pro-

dotto l'arte del

medioevo;

donna, qual-

, sotto faccia di

che cosa di cos colossale come San Pietro.


irta di sillogismi e di casismi,

pure

la

Ma

questa donna.

donna

sua,

amata

col caldo e con le illusioni della giovinezza, trasformata a

grado a grado secondo che

si

trasformava

1'

amante,

ma


IV.

LAURA

07

PETRARCA

conservando sempre una vita plastica ed appassionata

in-

nanzi ad un poeta, la cui fantasia mai non invecchia, e che,

con uno strano mescolamento di pedanteria e di poesia,


spesso di mezzo a un sillogismo fa scoppiare

il

fremito delle

ma

passioni. Qualche cosa di questa pedanteria,

insieme con

tanta parte di poesia, vedi in Beatrice.

Non

si

pu disconoscere

venzionale.

piva da

in

Laura

vestigi d'un tipo con-

poeta la concepisce un po', come

Il

si

conce-

donna: con impressioni presenti e vive

tutti la

condizione a cui non

mescolano opinioni preconcette,

si

si

possono sottrarre neanche gl'ingegni pi spontanei. Laura >-

un esemplare

tutta perfezione, che dalla contemplazione'

li

l'anima

di bellezza terrena tira

cose celesti, scala al Fattore,

che conduce

al cielo

concetto platonico

poeta in

da

lei

alla
i

contemplazione delle

suoi occhi mostrano la via

viene virt e santit. Questo

luogo comune, girato e rigirato dal

il

varie guise. Il che lo dispone talora a sostituire

alla bellezza la perfezione

morale: onest, castit, purezza, '*

Ecco un sonetto

umilt, ecc.

dio delle virt di Laura

a contrasti,

che

il

compen-

In nobil sangue vita umile e queta.

Ed

in alto intelletto

un puro core

Frutto senile in sul giovenil

'n aspetto

Raccolte

Anzi

'1

pensoso anima

ha

in

lieta,

questa donna

re delle stelle

fiore,

il

suo piamta

e vero onore,

Le degne lode e '1 gran pregio e '1


Ch' da stancar ogni divin poeta.

valore,

Queste qualit sono assolutamente inestetiche, perch fuori

De

Saxctis

Petrarca.

SAGGIO SUL PETRARCA

della forma; ed ogni poeta

ci

.si

stancher inutilmente at-

Laura non pu essere poetica

torno.

bellezza era anche

come

clie

Nello spiritualismo cristiano e platonico

come

velo, l'ombra,

bel

il

ma

la

corpo

dice energicamente Dante, la cori

zione dell'anima. Nel Convito


trina con

bella;

concepita secondo un tipo prestabilito

(li

il

uma-

Dante esposta questa dot-

tanta precisione e convinzione, che ben mostra

con quali preoccupazioni

filosofiche si poetava. Il Petrarca

era zelantissimo di Platone, e devoto al cristianesimo ancora

pi di Dante; sicch s'incontrano nella stessa dottrina.

due poeti toscani hanno dato a questo concetto tutta

quella realt poetica, di cui era capace. Mirano a questo

che

lettore

il

non

si arresti

nell'immagine,

rimanendo come dolcemente naufragato


Ci nella bellezza corporale

ma

un

in

certo

ma

un vago

indefinito.

non so che,

intangibile, che sta nel corpo e appare

l'oltrepassi,

visibile

come un

di l

del corpo, senza contorni u determinazioni, di una natura


cos eterea e vaporosa

che

ci

d una prossima immagine

dell'anima: la qual vista opera sull'immaginazione di modo,

che

il

corpo

ti si

spoglia innanzi di ogni parte terrena e greve,

divenuto spirituale, voglio dire simile ad un fantasma, ad

un'ombra. Tale

la luce serena dell'occhio, la dolcezza del

guardare o della parola o del

riso,

il

foco amoroso del so-

spiro, lo svolazzar delle chiome, la leggerezza o la

maest

dell'incesso, questo o quello atteggiarsi della persona

che

sono, per dir cos, suoni musicali, non ancora parole. Certo,

ogni bellezza poetica cos fatta: l'arte

ombre:
tico,

il

corpo per s stesso prosa,

gli di

dare una espressione.

e, se

Ma

il

regno delle

vuoi renderlo poe-

ne' nostri poeti quei

l|

IV. -

LAURA E TETRARCA

99

esprimono l'anima in genere, non in questo o quello

tratti

stato, quasi placida e ridente


storia:

bambina, fuori ancora della

ond' che l'impressione presso

lettore

il

ma

determinata; ben passa di l dal corpo,

non trova Diente


Laura

di Asso e di reale, in

rimane

in-

in quel di l

cui appoggiarsi.

creatura del medio evo, e non ha

la pi bella

altra vicina che Beatrice. Il poeta ne

ha fatto una gloriosa

trasfigurazione. Mette principalmente in risalto la serenit


e la dolcezza dei suoi tratti

Dal bel seren delle tranquille


Sfavillali s le

mie due

ciglia

stelle fide

Pace tranquilla, senz' alcuno affanno,


Simile a quella ohe nel Cielo eterna,

More

dal lor

innamorato

riso....

Per divina bellezza indarno mira


Chi

gli

occhi di costei

giammai non

Come soavemente ella gli


Ne sa coni' Amor sana
Chi non sa come dolce

E come
La

bellezza

vide,

gira.

come ancide,

ella sospira,

dolce parla e dolce ride.

non solo nei

ciascuna delle quali

ti

tratti,

ma

nelle attitudini

presenta l'oggetto sotto un altro aspetto,

e gli crea una nuova bellezza. Laura una bella statua, che

prende

le

attitudini pi vaghe. Ora la vedi

assisa fra l'erba, ora appoggiata

Ora andai pensosa cogliendo

il

fiori

come un

seno ad un verde cespo,


e

facendosene ghirlanda

Qua! miracol quel, quando fra l'erba


Quasi un

fior siede!

fiori

ovver quand' ella preme

Col suo candido seno un verde cespo!

__

100

SAGGIO
Qua! dolcezza
Vederla

81

1-

PKTBABCA

nella stagione acerba

sola co' pensier suoi

ir

'nsieme,

Tessendo un cerchio all'oro terso


Divina

lei,

divina

la

natura. Di rado

crespo!
Petrarca

(J) (rovi nel

quello che dicesi bellezza della natura, quel coglierla nella

sua vita propria e immediata. La balla

come eco

di Laura, quasi corde che

non per

ma

s,

rendano suono tocche

da quelle dita:
L' erbetta verde e

color mille,

fior di

Sparsi sotto quell'elee antiqua e negra,

Pregan pur che

'1

ciel di

'1

bel pie

li

prema o

vaghe e lucide

S'accende intorno, e 'n vista


D'esser fatto seren da

La natura

tocchi

faville
si

rallegra

begli occhi.

presenza di bella denna amata perde la

alla

vaghezza delle sue qualit proprie, ed acquista un non so


che d'oltrenaturale

un non so che

stessi che comunichiamo a

miamo
la

lei,

della

donna o

di

noi

e che in certe epoche chia-

poesia della natura, non avvezzi ancora a trovare

sua poesia in

nel sonetto

CXI

lei stessa.

Di

tal

guisa nel Petrarca, come

Schietti arboscelli, e verdi frondi acerbe;

(]/

Amorosette e pallide viole;

Ombrose selve, ove percote il


Che vi fa co' suoi raggi alte

(1)

Dico

di rado. Altri

sole,

e superbe

credono che ci sia spesso.

etarne di misura (Nota dell' A. alla 2*. ediz.).

una

qui-

IV.

LAURA E PETRARCA

101

soave contrada, o puro fiume,

Che bagni

'1

suo bel viso e

Quanto v'invidio

Non

L'essere

le viole

le sieno belle:
ili

uni ina

amorosette e pallide non basta perch


le fa belle.

bosco e lo anima,

parano ad amare

Laura

costume

mia fiamma non impari.

L aura che

il

la

(1).

La Natura

Laura

che

superbire e ingrandire; fino gli scogli

veste di

gli atti onesti e cari

in voi scoglio ornai, che per

fia

D'arder con

sole,

gli occhi chiari,

prendi qualit dal vivo lume

si

ei se

come

che,

ne sente

commovono

in-

e im-

come l'ornamento

la

Lama.

una Dea, non ancora una donna; voglio farvelo

Ecco innanzi a voi sul palcoscenico un'attrice: chi

sentile.

costei? Giulietta, Desdemona, Antigone, Fedra, non

sa-

pete ancora chi ella sia. Datele le vezzose forine di Laura,


quegli occhi, quelle chiome, quel riso, quell' incesso, quelle
attitudini;

(1)

il

pittore prende

La natura

il

pennello e dipinge;

no' quadri amorosi del Petrarca sta

il

poeta

come pae-

saggio o scena accomodata all'azione, e eh' egli anima o rende


partecipe delle sue emozioni e delle sue ispirazioni.

natura quella inclinazione, che sentono


solitarie

e la

evoca spesso

gioiosi, teneri, malinconici.

qual era

per la
e

e ne tira suoni

Questo sentimento vivace,

sionabile, immaginoso, acuto.


il

Ha

anime innamorate

accanto a Laura,

intimo e poco profondo, riceve qualit

in lui

le

ma

poco

dal suo spirito impres-

chi vuole determinare quale fu

sentimento della natura, dee innanzi tutto investigare


il

suo

modo

di sentire (Nota dell' A. alla

ediz.).

102

SUL PETRARCA

SA<;<;iO

guarda ed aspetta.

parola.

pittore

Il

pu

colore, che

non

tu

rola del pittore,

poeta dice: tu

Il

sei

me

per

sei forse l'ultima pa-

che appena

pu ben rappresentare

ti

nell'unit dello spazio

prima

la

perch ha

Omeri

della tua persona; a questo la parola fioca, e cento

non valgono un
sente, che

Ma

Raffaello.

la parola

un'arme pi pos-

pu rappresentare quello che pensi

non vuoi esser

una creatura

solo

pittorica,

animano,

si

odia, ella

ama,

Dea spunta

1'

la

donna, ed

il

momento

tale e tale

ha paura;

n amante
della

grembo

dal

della

poeta prende la penna. Laura

prima che incominci

attrice

dramma,

il

colori le si alternano sul volto, ella

ella si sdegna, ella

n madre, n sposa

Se

senti.

se vuoi essere

una poesia, parla ed opera. Ecco incomincia


suoi gesti

il

riprodurre l'unit

il

dramma; non

non

anima

vita; la sua

ancora

donna

la tale

un

nel

libro

chiuso, sempre muta, sempre uguale, quasi ancora natura,

non

spirito.

Di qui quella quietudine d'aspetto che proprio

moto o

della natura, e che esprime assenza di

Certo, questa quietudine, che negli esseri

di passione.

umani

si

chiame-

rebbe riposo o calma, di un alto interesse estetico:

forma della dignit

Tale

il

guisa di leon quando

si

posa.

riposo che trovate nella fronte di un Dio;

appunto per questo

una

e della forza

la

forma dee essere piena

petrifcazione; dee supporre

la

di senso,

ma
non

un contrasto vinto da una

volont superiore, o la coscienza tranquilla della forza, la


confidenza.

Laura

rimangono

delle nozioni astratte, e

onesta, pura, casta

ma

queste qualit

non penetrano

nella rap-

IV.

presentazione,
cio che

scopo.
a

LAURA E PETRARCA

che non

si

trovi in

in

mezzo

un

si

pu

agli avvenimenti, e

terr a, ed alcuna miseria te rrena

Che

poflfia

si

con un tale

ne resta

al di fuori;

tiene al di soprani} .nella

non

no n

la tange;

t'aspetti

morire:

Dee non crede v'

'n

dire propriamente che viva;

tale stato di volont,

contatto colle passioni, e vi

quasi ch'ella

103

Bella a farne una statua o

io

un

regnasse Morte.

un

ritratto, bella in

so-

netto; ma, a lungo andare, nell'incessante ripetizione delle

immagini,

senti stanco, perch la sua

ti

anima rimane

vuota di ogni movimento.

Oggi che

la poesia

ha condotta

non
si

ci

Bovary

e stupida.
ci

Ma,

se

volte stata

ci

par fredda

possiamo spogliarci di noi e de' nostri tempi,

faremo senza un vivo interesse

a considerare la

nel suo stato quasi ancora di formazione, cos

come

le

donna
prime

abbozzata dalla poesia moderna. Troveremo

allora che questa Laura, la quale


rito

(1),

Laura

pu contentare. Quella sopraumana beatitudine, che

traduce nella immutabile serenit delle forme,

non

donna

la storia della

avanti, oggi che siamo giunti sino a Fanny e

moderno,

sembra

povera

la creatura pi reale che

il

allo spi-

medio evo,-

posto quel concetto, poteva produrre, reale come qual 'altra


voi vi vogliate creatura poetica. Reale

(1)

e la

La Fanny,

del

romanzo

Madame Bovary

non

solo in s,

cos intitolato di E.

del Flaubert (1817) [Ed.].

ma

Feydeuu

ben

(1858);

104

SAGGIO SUL PETBABI

pi nel Petrarca; non in quello che sente,

Laura

fa sentire, perch, se

noto

una Dea, Petrarca

quello che

in

un uomo.

l'amore di un prigioniero per una pianta; quella

pianta vive e sente, una creatura

Che importa che

prigioniero.
d' oro

ma

quell' idolo

Laura non

ha

la

del

sua realt nella coscienza del di voto.

un essere che

umana nell'anima

l'idolo adorato sia un vitello

stia

da

per

Petrarca e col

il

Petrarca. Per uno sforzo d'astrazione abbiamo potuto scompa-

gnamela, abbiamo potuto interrogarla


ottenuto

il

forme sono intimamente legate con

ma

menti che svegliane;

le

ma

fa,

Ed abbiamo

mai una Laura,

incile

senti-

La

vita di Dio

o,

se ci

sar

come opera su

Le chiome

non

pi quello che fa pensare e sentire

frutto di

una

posteriore. Nello spirito del lettore, ci Laura,


al Petrarca, e

Ma

illusioni e

Perci nello spirito del lettore non

e fare all'uomo.

lirico.

queste illusioni e questi sentimenti

sono una parte della vita di Laura.

pure quello che

chi sei

concetto e la forma astratta di Laura.

ci

riflessione

come sembra

di lui; tutto subbiettivo

d'oro, la luce degli occhi,

il

suo andare,

voi lo vedete in correlazione con le impressioni dell'amante,


nelle quali

anni, e

vano come
vero
forse

il

principale interesse. Erano passati quindici

Laura non era pi


il

poeta

risponde

non pi

il

1'

amasse ancora con

poeta,

tale

quella, e gli amici si maraviglia-

ma

suoi occhi

che fa

'

la stessa tenacit.

sono scarsi di luce

Piaga per allentar d'arco non sana.

qui con l'immaginazione

si

porse la prima volta innanzi

si

rifa l'antica
:

Laura, quale

gli

IV.

Erano

Che

'11

'1

LAURA E PETRARCA

105

capei d'oro a l'aura sparsi,

mille dolci nodi gli avvolgea

Di quei begli occhi, eh' or ne son

E
Non

vago lume oltra misura ardea

il

scarsi

viso di pietosi color farsi,

so se vero o falso,

mi parea

che l'esca amorosa al petto avea,

I',

Qual maraviglia

Non

Ma

Uno

era l'andar suo cosa mortale,

d' angelica

Sonavan

Fu

se di suhit' arsi

forma

altro che

e le parole

pur voce umana.

un vivo

spirto celeste,

quel ch'i' vidi;

e,

se

sole

non fosse or

tale,

Piaga per allentar d' arco non sana.

Giudicherete male questo sonetto, se vorrete considerarlo

come una

descrizione di Laura.

raccogliere

che

ci

gelica
frasi.

Laura

tratti di

Ben potete per astrazione

e dire

la

centesima volta

vengono innanzi quelle chiome e quei lumi e l'anforma

Ma

savi qui vi par


la vediate.

raccozzate

semplice
e con le

vivo

il

sole

ripetizione di concetti e di

qui non lo dite: questa Laura tante volte appar-

E
in

la

nuova

s e

per

spettatore;
tali

s,

ma

impressioni

secondo che voi

sembra che

sia la

prima volta che

cagione che queste forme non sono qui

lo

rimanendo
si

il

al di fuori

mostrano nella

il

poeta

tale situazione

generale sempre quello; ma,

mettete in una o in un'altra situazione,

diviene un mtOVO individuo. Ogni cangiamento nell'anima

dell'amante diviene un cangiamento di Laura; perch, se

SAGGIO SUL PETRARCA

106
le

forme sono

stesse,

le

loro significato e

il

perch Laura

resse altro. Ecco

plata in tanti sonetti, sempre pur desta,

loro inte-

il

che avete

contem-

<^,i

pure qui vi

fa un'impressione tutta nuova. Ella invecchia, l'amore ri-

man

l'

giovine.

testimonianza di questa rigorosa giovanezza

immaginazione amorosa cos tenace e potente, che non

vuol cedere alla realt, che la mette in dubbio, e di rincontro a quella evoca la Laura del primo giorno, e ritrova
le

prime impressioni della giovent,

primo entusiasmo,

il

ma non

senza una certa coscienza mal dissimulata dell'il-

lusione,

come

quel: non so
tristezza,

quell'ingenuo: qual maravigliai ed

in

se vero o falso

che

non senza un

scopre affatto nell'ultimo. Questo sonetto,

si

e rappresentato con tanto

immaginato con tanta freschezza


calore

in

lieve alito di

naturalezza

si

pu chiamare

Laura sparita ed evocata,

ma

il

Laura

rve di

con la coscienza ch'ella

sparita.

Laura non

non osa mai

una propria

con

zione vagante

tata

dunque un personaggio rappresentato ob-

biet tivamente

in

storia

ma

un leggiadro chiaroscuro, a

di alzare

il

velo

un' appari-

cui

vista a distanza

sempre e non capita mai

chiara solo

il

poeta

interpre-

negli

effetti

straordinarii che produce. Apparisce in

una forma contra-

dittoria, ora umile, ora altera

I critici

merarie supposizioni
terpretazioni

anche

il

poeta non

m' ama, non m' ama. Questo


Laura

cosa

di qui nasce

povero poeta

disdette appena fatte.

sappiamo, e che

lezza di

il

lo sa;

il

Il

fanno

te-

fa le sue in-

vero che non lo

non pu mai affermare:

difetto, questa la bel-

un contenuto amoroso,

il

pi

IV.

medio evo

ricco del

LAURA E PETRARCA

107

la storia del Petrarca

che ad uu

tempo, e inseparabilmente, la storia di Laura. Laura un


essere che
cos
Il

per

Petrarca non capisce: ora gli sembra cos, ora

il

capisce almeno s stesso

una donna

un peccato o no. Nello

sia

donna

cattolico

quella

un peccato,

la

la tentazione

niva raddolcita
solo

Ma

senso

dee amare

amore paro

d' ogni

sincero e credente,
stinguo

platonica

donna

donna

la

il

ma

fine,

in

Dio

non

che

amore terreno

via
e

Fu come una

e Dio. L'

all'

amore

per Dio,

non
1'

si

lasci persuadere

amore

della

ce-

d'un

da questo

di-

donna come contrario

come un peccato, un dolce peccato,

divino,

di

concupiscenza. Fra__Guittone, che era

e consider

amore verso

questa severa conclusione ve-

non dee essere assoluto, ultimo


si

1'

nobilitava l'amore.

giustificava, anzi

leste;

interpretazione

dalla

specie di transazione tra la

il

amore

stretto

in quanto l'uomo volge alla fattura

culto dovuto al Fattore.

al

1'

Petrarca non ha potuto mai conchiudere, se

titillamento anche in mezzo alla preghiera

di cui sente

non

il

suo

un ondeggiamento, ma un combattimento altamente tragico


tra la ragione e la fede, la passione, la volont ricalci-

trante

combatte,

fatuH della

il

ma

In Dante non
chiarezza

volont.
;

Fa

natura umana.

Il

Petrarca non

ondeggia.
ci

alcun segno di ondeggiamento. Tutto

nella sua intelligenza

tutto forza nella sua -

quello che vuole, e vuole quello a cui crede

nessuna esitazione o discordia interiore: Beatrice per

una fanciulla angelica,

e si gloria d'

lui

amarla con quell'en-

tusiasmo giovanile, che cos puro, cos fuori d'ogni sen-

108

SAGGIO SUL PBTRABC1

sualit
e

morta,

piange con

la

come

solo aiuole,

hi

tutto fosse

gitta nella vita pubblica,

disperazione

morto con

quando

e,

un primo

quando

si

abbandona con ardore

s'

alla scienza, ogni ideale politico, religioso

morale, die

innanzi come faro, lo chiama con amorosa super-

gli luce
I

li

lei;

amore sono perfetta-

stizione Beatrice. I contorni del suo

mente disegnati.
Petrarca ondeggia. Ora s'applaude del suo amore, ne

Il

benedice tutte

'

XXXIX),

(son.
il

bel paese, e

le saette e

pre,

chiama

circostanze

le

il

e la stagione e
il

loco, e

il

il

giorno,

tempo

e l'ora e

primo dolce affanno,

sospiri e le lagrime, si
il

mese

il

e
il

1'

anno

punto

e l'arco e

promette d'amar sem-

suo amore onesto, esalta l'onest dell'amata,

la ringrazia di tutto

bene che

il

ha

gli

fatto, d'averlo reso

singolare dall' altra gente, amante della virt e della glo-

Airia.

tra

Ora maledice
le

Laura

la

prende con

chiama

suo amore, deplora

al

vane speranze

il

superba

gli specchi

del demonio.

van timore,
,

1'

s'

tempo perduto,

accusa di civetteria, se

consumati da

lei,

Su questa china giunge

more diventa voglia bassa,

il

indispettisce contro

cio la

fino a Guittone; l'a-

carne o

il

senso cattolico, a cui contrappone la ragione

La

voglia e la ragion combattut'

Sette e sett' anni


S'

e vincer

il

hanno

migliore,

Qual vincer, non so ma infino ad ora


Combattut' hanno, e non pur una volta.
;

peccato nel

anime son quaggi del ben presaghe.

Altre volte non cos sicuro

la

suoi rivali, opera

IV.

109

E TETRARCA

LAURA

Fra questi due estremi trovi una grande variet


dazioni, che rendono intelligibile
l'

altro. Nello stato tranquillo

a rappresentare

Laura

alle virt di

passaggio dall'uno

dell'animo

d'

il

che gliene sono venuti.

e a' beneflcii

galanti e

spiritosi

di riconoscenza

e di

stato

ringraziamento,
contentezza

di

teriore, che dallo scherzo e dalla galanteria

ad una effusione di
che

zione,

gioia,

Am a L aura

quasi l'entusiamo.

tocca

verit

distratto

lontano da

lei,

vagabondo

un semplice

teina

onorato

ma

la

povera

allora

applaudito

in

Europa

in

sul quale platonizza

galante e alla moda. Altra volta

perch

s stesso

con ben altre cose in capo e altre impressioni, e

Laura

in-

s'eleva talora

ad un esaltamento d'immagina-

dicono che l'ama, ed egli lo dice

tutti

al-

poeta disposto

ammirazione e

In questa via incontri sonetti di lodi

complimenti

gra-

suo amore come affatto poetico e plato-

il

come un omaggio

nico,

il

di

contento di g e del mondo, vede tutto riso intorno, L'amore


di

Laura

gli

fa bene, lo rialza,

gli

d coscienza della sua

forza, ed ei ne sente orgoglio, la glorifica, intuona oc inno

all'amata

ma

ci

qui

il

platonismo, non pi astratto e galante,

sincero e personale. Succedono

ella?

ed almanacca

sopra

Qui tutta umile


Or aspra or piana

le

or dispietata or pia

Or vestirsi onestate, or leggiadria


Or mansueta, or disdegnosa e fera.
Qui cant dolcemente, e qui s' assise;
:

Qui

si

Qui

co' begli occhi

m'ama

suoi gesti pi Insignificanti:

e qui la vidi altera


,

agitazioni:

rivolse, e qui rattenne

mi

trafisse

il

il

passo;
core;

8AGOIO M'L PETRARCA

110

Qui disse una parola, e qui


Qui cangi

'1

Notte e d tienmi
perde

Allora

pace

la

dissipato, svogliato,

si

chiama dispettosa,

la

perio senza spada

pare

il

troppo

il

dell'

diviene preoccupato,
t e contro

mano

l l

per strap-

da innamorato,

sfoghi

Laura; e

amor regge suo im-

bizzarro e par stia

e prender la

freno

animo,

sdegna contro

il

lasso,

signor nostro Amore.

e le ricorda che

fa

sorrise;

viso. In questi pensici-,

Poi assume un tono carezzevole e insinuante;

rari.

mesce preghiere,

un semplice

lodi e dolci

minacce e dolci rimproveri

saluto basta a rilevarlo, anzi

1'

empie di una

gioia fanciullesca, e bisogna vedere con che tripudio e con

che gravit

ti

narra

Come

il

fatto (son.

col balenar

LXXIV):

J9

tuona in un punto,

Cos fu' io da' begli occhi lucenti

d'

un dolce saluto insieme aggiunto.

Promesse, assicurazioni, proteste, dubbii, timori, speranze

una grande variet

tanta rapidit

un

che ciascuno

sonetto, e sparisce

punture di

non

trovi

spilla

sentimenti

di
fa

con

succede

si

una breve apparizione

prima che abbi potuto

fissarlo.

in

Sono

impressioni momentanee, di cui spesso

pi traccia in nessun altro sonetto. Eccone un

esempio. Rimprovera carezzevolmente Laura, che dubiti dopo


tante prove del suo amore, in un sonetto affettuoso e verso
la fine eloquente,

quando nel lontano orizzonte

nire vede la sua immortalit e quella di Laura

dell'

avve-

Lasso, eh' io ardo, ed altri non mei crede


S crede ogni

uom,

se

non

sola colei

n "LAURA

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Petrarca

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di lei

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VI

SAGGIO SUL PETRARCA


ne' primi empi martiri

Pur

Allor

Di

contra mia voglia risospinto.

boxi

quando l'antica strada


mi fu precisa e tolta

errili,

libert

Che mal

si

segue ci eh' agli occhi aggrada.

Allor corse al suo mal libera e sciolta


Ora a posta d'altrui convien clic vada

L' anima, che pecc sol una volta.


L' un pensiero giostra con
su misero: che

altro

la via di salir al Ciel

sta

mi mostra.

con questo pensier un altro giostra,

dice a

Se

la ragion gli dice

fai? (son.XLIV):

Ma

me

perch fuggendo vai

rimembra,

ti

il

Di tornar a veder

Una

1'

tempo passa
la

Donna

ornai

nostra.

volta era Laura, che gli mostrava la via del cielo

Ch' al Ciel

Adesso Laura

ti

scorge per destro sentiero.

il

male

rimorso. Prima

si

consolava della sua durezza, se la rappre-

il

peccato, di cui sente desiderio e

sentava sempre pi vivamente,

si

della speranza

le spalle la

e,

sentendosi su

confortava con

morte

rava pietosa almeno sulla sua tomba. Ora deplora


perduti

le notti

vaneggiando spese

gione al Padre del cielo

Padre del

domanda

Ciel,

dopo

perduti giorni,

Dopo le notti vaneggiando spese


Con quel fero desio eh' al cor s' accese
Mirando

gli atti

per mio mal

adorni,

chi sa

lei
i

spe-

giorni

la guari-

-LAURA E PETRARCA

IV.

Piacciati ornai, col tuo lume,

Ad

Ma

113
eli'

io torni

altra vita ed a pi belle imprese...

questa tutta una storia artificiale, costruita da me,

che ho innanzi un contenuto fatto immobile, come un dizionario, capace d'essere analizzato ed ordinato. Tutto questo
e' ,

ma

Le impressioni

senza genesi e senza connessione.

esterne, l'umore, gli accidenti, circostanze casuali, svegliano

sentimenti
frutti,

che

prima

sono gi sostituiti da

nell'ordine logico
il

prima

il

maturi e produrre

d' esser

altri

sentimenti. Quello

che

ha potuto ben nella vita esser

poi,

sentimenti anteriori rinascono, spariscono

loro

ripul-

lulano sempre. Questa indocile variet di sentimenti per


nel tutto insieme

modo

come una

di laberinto le

citt,

une nelle

dove

altre,

ed

prima ed

il

un

altro

ma

di

cui

il

poi

un punto o da

alternano secondo che tu la percorri da

si

entrano a

vie

le

possiamo assegnare

confini

il

poeta in uno stato di riposo, che non esclude l'immaginazione


d'

ma

dove domina

un entusiasmo platonico

la riflessione

mezzo

in

a'

pu

si

quali errano tutti


dire,

un sentimento

o agitato da

che chiameresti quasi una passione: sono

meno

o compreso

tre

contorni,

suoi sentimenti.

Ma nem-

che uno di questi tre indirizzi abbia una

eerta durata, di maniera che tu possa chiamarlo


fisso in

OH

un' epoca della sua vita

altro.

di

sbalzo

va

il

suo stato
d'

uno in

E perch?

Perch l'anima non

si

divide,

come noi

colla riflessione

facciamo; perch,. i] Petrarca non una natura decisa, che


;

segua risolutamente Tina via

Dc

Sanciis

Petrarca.

perch ciascuno di quest in'

SAGGIO SUL PETRABCA

14.

dirizzi porta nel

non

suo fianco

solo nell'anima del

ma

menti,

ce n'

Petrarca

ancora

due

altri

gli

coscienza; egli

la

una

op Hutto

<i

In

parola,

di

che

sa

quel

che vuole oggi, non lo vorr domani, non vuol mai


cosa

una santa
gli dice

se si

una

veramente e compiutamente. Se adora Laura, come


ci

qualche cosa nel temilo stesso in

die questa Laura egli

abbandona all'amore,

ci

cosa, clic gli dice, che quest'

lui

che

1'

ama come una donna. E

tempre quel

qualche

tale

amore dee rimanere

in

termini, e che guai a lui! se gli oltrepassi. Perci nessun

sentimento

si

trova nella sua forma ultima e terminativa

niente e gittato alla ricisa e in contorni crudi

poesia

se,

ma,

disconoscono

il

forse, che erano nel suo animo.

sapea, e ci

si

Adunque

Petrarca coloro che voglion farne un

un appassionato

tonico o

erra tra

era cos avvezzo, che

1'

uno

non

1'

trovi nella

altro

plae

di rado nella

lo

poesia trovi fusi insieme tutti questi indirizzi.

Di che possiamo
Petrarca sincero

suo va e vieni.

il

prima conseguenza che

tirare per la

poi, che nel Petrarca nessun indirizzo

condotto alle sue estreme determinazioni.

ha lo slancio lirico di un'


lore

ha qualche cosa

tragica

sublimit.

il

anima

Gade

si
il

sale

gioia
;

ed

il

non
do-

mai sino ad una

pu considerare come

il

pi

precursore della lirica moderna.

dato un corpo al platonismo

calore di un sentimento vero

T astratto

La

forte e piena

non

di idillico,

grande de' trovatori, ed

Ha

il

ce lo dimostrano le sue inconseguenze,

da cui non

vi
lo

ha spirato per entro


ha purificato

di quel-

si

potuto scioglier Dante;

ma, d'altra parte, quel sentimento

vi sta timido, irresoluto,

filosofismo,

IV.

LAURA E PETRARCA

115

quasi involontario, lontano ancora da quella possanza, da


quella ricchezza e profondit di gradazioni, da quell'amara
volutt, che trovi ne' tempi moderni. Resta
a

due facce, che

ti

balenano ora l'una ora

un sentimento

ma

per che nessuna assolutamente se stessa,


travedere la compagna, e tutt'

san

Tommaso, ma che

che rintuzzino le abitudini e

e lo rapiscano in
essi.

uno stato

animo

d'

Certe frasi convenzionali

trano qua

critici

cos vero e cos attraente.

Questi sentimenti sono tutti reali e sinceri,


tal forza,

ma non

conforme

come un uomo, che per lunga usanza

Petrarca un po'

sta con

pipa

la

bocca anche nel punto che per vera commozione versa

come un

critici

ad

pene-

certi difetti abituali


Il

di

poeta

del

difetti

arttto

e l nelle migliori poesie.

grinte; 0, per trovare

in-

d'ombra,

di luce e

quel non so che fluttuante e misterioso, che impaccia


alla

fa

ti

e due senti che appartengono

uomo. Di che nasce quel misto

allo stesso

modo

l'altra, di

un paragone meno indegno

iu
la

di lui,

disposto dal mestiere ad analizzare

le

sue

impressioni quasi nel punto stesso che le riceve. Quei sentimenti egli disposto a trasportarli nel regno dell'

ginazione

ha la forza

li

di

attore trasformatosi facilmente in poeta.


porseli a

distanza

li

osservarli

con

vien latto con pi o

quelli

meno

successo

di

operano pi o meno sopra

li

Il

che
che

Ce ne ha alcuni

lui.

generati da circostanze esteriori, a' quali la sua

mane

quasi che in tutto estranea: e ci

Ce ne La che sono

affini

alla

Ed
una

secondo

curiosit di artista, di ammirarli e di descriverli.


gli

imma-

ri-

spassa intorno.

si

sua natura,

anima

che producono

una commozione, quantunque mutabile e superficiale. Questi

SAGGIO SUL petkakca

116

veduti a distanza sono occasioni e pretesti a edificarvi sopra


riflessioni e fantasie;

sono reminiscenze,

le quali dell'antica

impressione non hanno conservato che appena una debole


oscillazione.

un
si

Ma

ce ne

ha che sono

durano

stesso, che

lui

certo tempo, che spariscono e ritornano pi vivaci, che

vanno ognora pi

gnoreggiare

fortificando

gli altri e

e che

finiranno per

si-

per rivelarsi come la sua vera na-

tura, ci che di pi proprio e di pi profondo era in lui.

Queste non sono mai reminiscenze


il

fatto descritto

sente ancora

il

perch , anche quando

come gi avvenuto

1'

impressione la

poeta in tutta la sua freschezza.

Per mettere dunque un po' d'ordine nelle nostre


stigazioni
la

noi vogliamo innanzi tutto

guire

il

quale sia

stabilire,

forma caratteristica della poesia petrarchesca

inve-

indi se-

poeta ne' diversi indirizzi pe' quali va errando; ed

abbracciando tutta la serie di sentimenti che


mezzo, osservare con quanto pi o

puto trasfigurarli e idealizzare.

meno

ci

corre

di

ha

sa-

di felicit

'21

V.

FORMA PETRARCHESCA

Possiamo ora aprire

Cme

pensieri e

non come
scuna

come

sentimenti

svolgentisi

parti

uu tutto

poo.sia

leggerlo,

Canzoniere

il

aprirlo anche a caso.

stanno ciascuno di per

da intrinseco processo, cos

intelligibile

leggereste

in

s stesso.

s,

cia-

Potete

pensieri di Pascal, pensiero per

pensiero, sonetto per sonetto.

vi sarebbe difficile a leg-

come

si

dice,

gerlo in altro modo, e,

non

ci

d'un

fiato; perch,

osi mio n variet di soggetti che desti la curiosit,

n una vera successione storica, che vi tenga in una gradevole sospensione, lascereste ben presto
chezza. Soprattutto bene

e subito buttar fuori

il

non fermarsi

il

libro per stan-

alla

prime poesi%>

proprio giudizio; essendo quelle

le

pessime della raccolta, composte probabilmente pi tardi a


introduzione.
se,

lettori,

gnarvi e fare

La porta
vi
il

cattiva,

ma

l'edifizio bello;

d l'animo d'entrare,
cicerone.

io voglio

e,

accompa-

SAGGIO SUL PETRARCA

r
Troveremo

sonetti, canzoni, ballate, madrigali,

Ne' poeti antecedenti

maggior

ci

variet

sestine.

vosi

<li

li

metri, cos alla confusa, senza determinazioni; nei seguenti,

sono comparse nuove forme liriche, alcune recate


zione. Il sonetto e la canzone

perfe-

possono considerare come

si

nocciolo di tutte queste forme, ed in Dante ed in Petrarca

il

hanno una compiuta espressione.


sonetto la forma elementare della poesia moderna.

Il

Dopo

d'essere stato per lungo

poetica,

una rara e pura forma

toglie che gli

stranieri

non seguitino a chiamarci


quale in una serie di
solo,

di malattia

un mestiere da sfaccendati, oggi comincia ad andar

gi, divenuto

non

tempo una specie

per un buon

non

vi

gli accessori] di

pu come

un pensiero o

meglio rappresentare

il

d'

pittore,

pu cogliere che un

ed in quel fatto un solo momento;

sta alle arti dello spazio,

il

in

sonetto

il

che

il

almeno,

secolo

Come

sonettisti.

fatti

d' imitazione:

s'

il

fatto

acco-

un quadro raccogliere

una immagine unica, pu

simultaneo che

successivo. Ci

il

nella vita impressioni ed apparizioni fuggevoli, che durano

un

istante e passano; passano per sempre, se

le coglie

a volo e non le

petrarcheschi:

il

pallore,

fissa.
il

Tali sono

cantare,

il

il

poeta non

temi de' sonetti

piangere, l'arrossire,

questa o quella attitudine di Laura, un pensiero acuto, una

rapida emozione. Nel flutto

delle,

immagini che

gli

si

at-

traversano ce n' qualcuna, che fa sul poeta pi viva impressione; ed ecco te la incastona ne' suoi quattordici versi.
Il

sonetto

una fonna accomodatissima

al

suo genio. Le

sue impressioni volubili, senza premesse e senza conseguenze,

V.

hanno

FORMA PETBABCHESCA

loro adeguata espressione in quella lolita chiusa

la

in s stessa,

ehe chiamasi sonetto,

forma elementare

In questa

inviluppato nel suo guscio;


e vuol

mano

talora

alla canzone,

cui son degni solo quelli che


la

pensiero
il

come ancora

cuore troppo pieno

vuol uscire, uscir tutto

angustia del sonetto non sufficiente

l'

poeta pone

ma

poema d'un quarto d'ora.

il

il

quel pensiero

traboccare;

intero. Allora
il

119

fonna epica della

ed

forma nobile e larga, di

hanno l'anima eloquente. Questa


suoi misurati intervalli

lirica, ne'

liberissima, pieghevole a molte specie di argomenti, proce-

dente per una lunga scala di toni dal maestoso tino

ed

al

grazioso, trasformabile secondo

che ha fatto

pi bei sonetti che

meno

si

tempi.

non

Ma non

con pari felicit ha usato la ballata,

eccellente nel

il

al

tenue

Petrarca,

leggano nella poesia

italiana,

Ed

maneggio della canzone.


il

madrigale

(1)

Delle due prime forme non c'era avanti alcun

e la sestina.

concetto chiaro, u presso di lui hanno ancora una ragione


d'essere.

La

avviamento
piena di

due

(2)

ballata

(2)

Petrarca ce ne ha lasciate

Il

sei,

sono leggiadre, e tutte hanno una forma

Neppure

forma presso

(1)

della canzone, con

alla canzonetta, nei suoi riinpiccieliti contorni

grazia.

arbitraria.

lata,

come l'embrione

del madrigale

di lui vagante,

talora al sonetto

si

di cui

fissa,

ma

formata un'idea chiara,

che talora s'accosta alla bal-

quello che incomincia

Nova

an-

Nel testo del De-S. sta invece: l'epigramma [Ed.].


Lassare

il

Volgendo

velo o per sole o per ombra...


gli

occhi al mio nuovo colore...

120

SGGIO

geletta

uon

l'KTUARCA

sii.

senza grazia.

voluto provare ancora

si

forme poetiche quello

della sestina, clie nella storia delle

che

concetti e le acutezze sono nella storia del pensiero.

Non

niente che possa meglio testificare

ci

raffinamento

il

a cui era giunta la poesia amorosa, che questa forma sgraziatissima, in tanta povert e servilit cos affettata e preten-

Questo in

siosa.

Ma

tutt'i poeti:

questo nel Petrarca.

sotto queste diverse forme vi facile riconoscere lo

stesso

uomo, soprattutto all'elocuzione,

all'uso de' colori.

Se poeta fu mai atto a raggentilire una lingua ed una poesia,


certo fu
lit.

Petrarca, dotato di una tanto

il

Nella lingua italiana

diversi che vi

venzale.

Il

entravano,

squisita sensibi-

si

sentivano ancora

il

latino,

il

gli

elementi

municipale,

pro-

il

Petrarca svilupp quell'elemento cantabile e musi-

cabile che la costituisce, e ne fece la dolcissima delle lingue.

Guidato da un orecchio delicatissimo, vince ci che di aspro


e ancora nella etimologia

con

lievi

cambiamenti eufonici;

e questo fa con tanta sicurezza e finezza di gusto, che dove


deile parole di

Dante molte sono rimase anticate,

sono ancor fresche e giovani, come coniate pur


le

parole e

il

pi d'accessorii, esimio soprattutto nella

scelta degli epiteti e de' verbi.


in poco, a condensar

Mira a comprender molto

pensieri ed immagini

vengono innanzi, non in virt


effetto dello

sue

pensieri comuni, cerca con accuratezza quelle

che rinchiudono

le

Rifiuta

ieri.

delle parole,

che spesso

ma

splendore e della grazia del tono.

per

il

Come

ti

solo

nella

sc<lta e nel collocamento delle parole, cos nella struttura


del

verso artificiosissimo, maestro cos dotto di melodie,

che spesso, mentre la parola

ti

l'

immagine,

la

melodia

V.

ne d

te

il

FORMA rETRARCHESCA

sentimento

121

quasi testo e musica.

Non

vuole

solamente che la forma sia bella per rispetto alla materia,

ma

che

come suono

Ha

bella in s stessa.

la sia

non pur come espressione


,

l'idolatria della parola,

ma

dell'idea,

staccata, presa in

attentissimo a sceverare le parole nobili

dalle plebee, le poetiche dalle prosaiche, ed esprimer tutto

con forbitezza ed eleganza, come un nobil signore che, anche

a dir cose volgari, non dimentica

il

frasario dei suoi pari.

Mai non puoi coglierlo in veste da camera; mai non


innanzi che in guanti gialli e in
parole Ben tutte col blasone,

tutte

viene

ti

cravatta bianca.
pietre preziose;

Le sue
i

suoi

versi, prinia di gnagnere all'anima, si trattengono deliziosa-

mente nell'orecchio. E poich


mente

sui lettori,

non

forma opera immediata-

la

maraviglia che tanta perfezion tecnica

abbia da prima generato un culto superstizioso per


trarca, tenuto per lungo

tempo

il

il

Pe-

direttore del gusto pub-

Quella bella forma fu staccata dal suo fondo, lavorata

blico.

in s stessa, insino a che, fetta indifferente al contenuto,


si

esal in una vuota sonorit.

Ne nacque un

gusto fattizio,

fondato sopra quattro parole, che per lungo spazio hanno


tiranneggiato in Italia: purit/ dignit, eleganza e sonorit.

Qui

tutta

poetica, qui

l'arte

scrivere professata anche oggi


sotto

il

Non
per

la

nome
ci

di

poesia

da parecchi

del Petrarca

non

fino le sue trivialit e


Il

succo dell'arte dello


critici e scrittori

stile letterario.

parie tecnica

di porpora.

il

di s

le

poco momento, che


con l'ultima

finitezza;

assurdit hanno addosso

un manto

sia lavorata

quale in un fondo povero si stacca con tanto

pi di pretensine: sicch

critici,

ponendo non nella per-

SAGGIO SUL PETRARCA

122

ma

sona,

nel vestito l'eccellenza dell'arte, hanno giudicate

ottime alcune delle sue poesie manifestamente insipide o


assurde. Nella canzone delle metamorfosi, di eoi v'ho toc-

un

cato innanzi,

tessuto d'allegorie senza succo e senta sale,

sentite con tanto pi di forza all'orecchio

verso, ed

critici

allo strepito

che, trasformato in eco,

battoli

piangendo

del

mani. Vuol dire

Le

and errando

rimbombo

il

Spirto doglioso, errante (mi rimembra),

Per spelunche deserte


Piansi molt' anni

S'incomincia con un
so

ha

la stessa

tano; e

il

e pellegrine,

mio sfrenato

il

Arma

ardire.

viritmque cano;

il

secondo ver-

armonia del Canto Parme pietose

verso successivo Che

il

ancora di maest e di sollennit. Che questo?

ma

lustra, soprapposta

il

rossetto e

quel sano e buono color naturale


;

dal di dentro dell' organismo.

ma

non

ci

il

il

si

rimangono

in

la vernice otti-

poesie

le

e la forma tutto. E,

come

del Petrarca

mente come puri motivi o meil

contenuto

sfiatano a ripetere che in poesia

1'

for-

non

che viene dal sangue,

Diciamo

producono

versi e frasi sciolte, e

venuta poi

una

bianchetto

si

la forma de' parolai, de' frasaiuoli, degli

che

con meno

fondo non dee esser poi una cos gran

cosa. Tale l'effetto che

lodie,

capi-

accorgiamo che, appunto perch guardiamo

tanto alla vernice,

insignificanti:

il

gran sepolcro liber di Cri-

germano dell'ultimo petrarchesco

sto fratello

il

perde.

Questa

in verniciato ri,

contenuto nulla

l'un estremo tira l'altro, n'

altra dottrina, che anzi

Dividono contenuto e forma, come

il

contenuto tutto.

se fosse

una combina-

V.-FOKMA PKTRARCHESCA
zioue chimica.

La

l'uno l'altro.

immagine,
vetro.

il

Dante

vi

A
si

e'

il

il

che tu non

liscia

Petrarca

medesimo

t'

in natura,

contenuto.

La
al-

il

accorga che di mezzo

Omero

lustro

nel

1'

ci

sia

Ariosto;

Petrarca se ne

il

certo che in tutte le sue

ma

che non tutte

La

poesie

producono

la

qual differenza nasce tutta

non dal contenuto preso


,

ed orna troppo. Volete dunque ben

stessa dilettazione estetica.

dal contenuto

propria-

immediamente

medesimo

faccia passare

ti

accosta, e spesso vi attinge;

dal contenuto,

ma

come

che,

quest' altezza sono giunti

quando

allontana,

giudicare

esso

sia

forma specchio che


l'

ma

ci

gran poeta colui che uccide la forma,

Il

modo che questa

di

non

verit che in poesia

mente n contenuto n forma,

123

in s astrattamente,

punto e nel modo che

affaccia

si

nel suo animo. Quivi la forma prende sua origine, suo colore e sua ragione; sicch, in luogo di guardare alla superficie

o nel fondo

vivificatore di

guardiamo nell'animo del poeta, centro

tutt' e

due.

Chi ha un po' di pratica del Petrarca


bella

forma non un puro

artificio tecnico,

meccanica fatta a freddo ed a priori;


sua anima. Checch gli

si

offre

ma

egli

sensibilmente;

il

questa

una costruzione
prodotto della

o,

in-

per dir meglio,

e quel sensato egli

denza inconsapevole ad abbellirlo e raggentilire.


della bellezza; quella melodia, che

ha una tendenza

consapevole a trasformarlo in un sensibile,


gli si offre

penser

ha una ten-

Ha

L'istinto

sentite nei suoi versi,

risonava gi nell'anima; quei lumi, quello splendore, quella grazia, quella

magnificenza d'elocuzione un riflesso della

luce interiore. Se medita,

pensieri

sono illuminati dal-

124

SGGIO

l'immaginazione; se

si

BUI.

PETRARCA

duole o s'allegra,

sformata in immagine. L'intimit e

menti non

il

de' fanciulli;

non

questa via
la

l'emozione tra-

profondit de' senti-

carattere de' popoli primitivi,

il

carattere del Petrarca

il

pi vicino

a'

come non

'

che pure in

popoli adulti. L'emozione e

meditazione passano presso di

Come

la

lui nella

contemplazione.

quel pittore che s'inginocchi innanzi ad un San Gi-

rolamo, pinto da

immemore

lui stesso,

Petrarca rimane

il

rapito e

innanzi alla bella faccia immaginata da lui

dice: quanto bella!

bel fantasma che sotto

il

sai se

suo

ami pi Laura

nome

gli

reale,

e
il

innanzi;

scintilla

disposto a consolarsi, se in luogo della donna amata possa

aver sempre innanzi

il

suo fantasma

In tante parti e

Che

bella la veggio,

se l'error durasse, altro

non cheggio.

Potete dunque rendervi ragione dell' impressione che la


lettura di questo poeta

produrr

su

spunta la lacrima, di rado chinate


negli abissi del vostro cuore. Per

il

di

voi.

capo pensosi, assorti

entro a questi lamenti

amorosi penetra costante serenit, elegante


gliante d'immagini

commuove

s,

ma

qualche esempio.
desiderii sensuali.

Di rado vi

che vi tiene sempre

pulita

al di fuori,

abbae vi

dolcemente, senza turbazione. Prendiamo


Il

poeta

Un

vuol

dire che talora

poeta moderno

sente de'

scende subito nella


diversi fenomeni

profondit del suo cuore, e vi descrive

che accompagnano questo sentimento.

Petrarca corre su-

Il

bito all'immagine, fa di questo sentimento

un

sensibile. I

V.

FORMA PETRARCHESCA

desiderii carnali gli

stoso

come un mare tempe-

presentano

si

paragona s

al

125

povero nocchiero che, faticoso e

stanco, ripara alfine nel porto:

Non

d'atra e tempestosa onda marina

Fuggio in porto giammai stanco nocchiero,


Com'io dal fosco e torbido pensiero

Fuggo ove

gran desio mi sprona e 'nchina.

'1

Sono quattro versi ammirabili.

primo, con quegli ac-

Il

d come

l'ac-

secondo, censurato a torto dal

Mu-

centi urtantisi sulla sesta e settima sillaba,

cavallare delle onde;


ratori,
il

il

con quelle vocali intoppate

quel mi sprona e 'nchina sono da

ma una

soli tutta

non

una forza misteriosa che

Nella stagion che

concetto

che

il

mai riposo. In luogo

mere tutte

le

'1

ci

ciel

ti

scuote l'anima,

canzone quarta

sguardo in s ed espri-

ed apparenze
e

fa

varii

stato e quello degli altri mortali.

lontano paese ritorna in patria, dopo


trova riposo la sera, dov'io,

mio

Di che un

dolore dell'innamorato poeta non ha

gradazioni

il

rintuzzata,

rapido inchina.

di riflettere lo

poeta guarda al di fuori,

sento crescere

la

ti

una descrizione.

bella faccia che diletta l'immaginazione.

esempio ancora pi scolpito

Il

altre

quel fosco e torbido,

un gioco d'immagini: l'emozione

Certo, questo
oltrepassata;

une nelle

le

scampo

travaglio e l'affanno dello

ti

dolore.

La

del suo dolore

paragoni tra

il

il

suo

vecchiarella, che

di

le fatiche della

giornata

dic'egli, allora

appunto

seguita a questo

modo

126

SAGGIO

compararsi

col

81

PETRARCA

i.

zappadore, col pastore

uno

buoi. Ciascuna strofa contiene

di

contrasto fra la calma della natura


tra

il

co' naviganti

ed

dario, ed

Ma

il

attirato fuori verso la natura

paragone.

Il

poeta

come ape verso

il

fiore,

descrivere

Invano gitta

le alte grida:

Perch

che

ci

il

che

vi si indugia, vi si diletta; diresti

pretesto per

proprio senti-

paragonato affatto secon-

il

sostanziale della canzone

il

Il

proprio affanno,

fluito di tutte le cose e l'infinit del

mento, certo straziante.

co'

paragoni.

((insti

si

suo dolore un

il

passa

intorno

lui.

d e notte gli occhi miei son molli?

Sentite che quegli occhi debbono pure in qualche

momento che

essere asciutti, proprio in quel

li

momento

dice molli;

poich, a veder con quanta compiacenza vi pone innanzi la

ha ben

bellezza di quegli spettacoli,

abbattutosi a una bella vista,


Il

suo dolore sincero,

ma

si

l'aria di

asciuga

gli

un uomo

che,

occhi e guarda.

Ond'

distratto e raddolcito.

che questa canzone rimasta celebre, non come effusione

w>ou*

di dolore,

ma come

tessuto di vaghissime descrizioni. Quella

soprattutto della vecchiarella pellegrina,


store,

l'altra

sono per grazia e semplicit ci che di meglio

nella poesia italiana:

Nella stagion che

'1

Verso occidente, e che

ciel
'1

rapido inchina

d nostro vola

gente che di l forse l'aspetta;

Veggendosi in lontan paese

La stanca

sola.

vecchierella pellegrina

del pasi

trova

V.

FORMA PETRAECHESCA

Raddoppia

127

passi, e pi e pi s'affretta;

poi cos soletta,

Ai

ln

sua giornata

li

Talora consolata
])';i!(

mi breve riposo, ov'ella obblia

La noia

stanza terza

'1

mal

della passata via.

Quando vede

'1

pastor calare

raggi

Del gran pianeta al nido ov'egli alberga,

E 'mbrunir

contrade d'oriente,

le

Drizzasi in piedi, e con l'usata verga,

Lassando

Move

la

l'erba e le fontane e

faggi,

schiera sua soavemente;

Poi lontan dalla gente,


casetta o spelonca

Di verdi fiondi ingiunca;


dorme.

Ivi senza pensier s'adagia e

Questa specie di dolore estetico, che

si

riposa dall' emo-

zione nell'immagine, manifesto soprattutto, dove


si

piange ed amaramente; cosa pensa

il

quanto

il

pallido
piet)

son belle quelle lacrime!

ma

in quel pallore,

sono amari:

ma quanta
la

poeta

Il

poeta pensa:

suo volto smorto e

grazia.

una

l'aria,

Il

di

cielo,

Laura,

il

gentile

suoi lamenti

dolcezza in quelle querele!

nova bellezza

natura a contemplarla.

sta, si fa sereno;

poeta?

quanta grazia

un dolore accompagnato con

entusiasmo per
la

il

rappresenta Laura che piange, non certo di gioia. Laura

Nel suo

poeta invita

innamorato di quella

vi-

stemprata di dolcezza, resta immo-

128

SAGGIO SUL PKTKAKCA


intenta allo spettacolo

bile,

muoversi in ramo

non

si

vede pure una foglia

L'atto d'ogni gentil pietade adorno,

'1 dolce amaro lamentar ch'i' udiva,


Facean dubbiar se mortai donna o diva
Fosse che '1 ciel rasserenava intorno...

Ed

era

'1

cielo all'armonia s 'ntento,

Che non si vedea 'n ramo mover foglia;


Tanta dolcezza avea pien l'aere e '1 vento...

pietose e

dolci parole

S'udiron mai, n lagrime

Da

evidente che

il

belle

mai vide

begli occhi uscir

il

sole.

poeta, in luogo di concentrarsi, guarda

attorno; in luogo d'alzar la natura a sentimento, condensa


il

sentimento in natura.

storia

umana

il

begli occhi uscir lacrime

testimonio taciturno della

Il sole,

non aveva ancora veduto da

sole che

belle, ti presenta

un'immagine

pomposa, che d a quelle lacrime magnifiche proporzioni;


il

poeta obblia

come

moti del cuore

le

discordie della coscienza,

farfalla gira intorno alla luce dell'immagine.

sta la sua tendenza; qui la sua sincerit e


Il

il

Que-

suo genio.

dolore bello, la lacrima bella; anche la morte bella,

anche la morte l'innamora


sia,

la

non

la

morte di un chicches-

morte di Laura. Gi in Dante appariscono

primi

segni della bellezza della morte, concepita cristianamente.

Beatrice

muore

Ed avea

seco umilt

Che parea che

verace,

dicesse: Io sono in pace.

Il

FORMA PETRARCHESCA

V.

129

poeta non s'indugia sulla faccia della morta

volo l'espressione.

coglie a

ma

ne

questo accompagnato con

vera e viva commozione. L'amante, poich l'amata morta,

ha gi

il

colore della morte, e la morte

gentile e pietosa, e la

Tu

come cosa

figura

chiama a grandi grida:

di ornai esser cosa gentile,

Poich tu

si

mia donna stata,


non disdegno.
desideroso vegno

sei nella

di aver pietate e

Vedi che

D'esser dei tuoi, ch'io


Vieni, che

'1

ti

somiglio in fede

corti chiede...

Quello che in Dante sentimento, in Petrarca divien plastico.

chiusi,

tratti della

ma

morte son

dorme placidamente

in atto di chi

dorma/Sono

chiusi da

trasfigurati. Gli occhi son

cadavere qui piuttosto l'attitudine languida

persona stanca in riposo


faccia,

par

che

un dolce dormire. L'abbandono

il

con un candore simile

pallore

d'

una bella
su

risplende

del

quella

neve senza

a' larghi fiocchi di

vento su di una bella collina:

Pallida no,

ma

pi che neve bianca,

Che senza vento in un bel colle fiocchi,


Parea posar come persona stanca.
Quasi un dolce dormir ne' suoi begli
Essendo

'1

spirto gi

da

lei

occhi,

diviso,

Era quel che morir chiamai) gli sciocchi.


Morte bella parea nel suo bel viso.

Quest'ultimo un verso di

Dk

Sanctus

Petrarca.

efftto certo.

Quando sembra
9

BUL PETRARCA

sa*. '.io

180
che

ritratto sia

il

sci

fluito,

un tocca

inattesa;

e basta,

BOpragguntO da un'immagine

ma

quelle ultime undici sillabe

non puoi pi dimenticarle, perch sono


le

un

tue impressioni

Il

di

tue immagini e

condensate come

felicemente

un'immagine unica, che

sol tutto in

medesimo

anteriori

le

concetto

il

questa poesia fatto sensibile.

Petrarca

pu qui rassomigliare ad un innamorato,

si

che dopo qualche anno va, in un placido raccoglimento, a


visitare

tomba

tomba dell'amata,

la

di

mentre

fiori,

Fu

morte sembianze.
sioni,

che

di pura

l'

piace

si

immaginazione abbellisce quelle

questa interna moderazione di pas-

gli die abilit

contemplazione

a rimaner quasi sempre in istato


in

atto

pi di spettatore che di

attore, certo di spettatore appassionato.

so che nobile e

ornar quella

di

gentile, e, se volete,

C era

in

lui

non

aristocratico che lo

tenea lontano dal vulgare, dal brutto, dal licenzioso, alto


in

una sua propria regione,

in cui convivea familiarmente

co'pi eletti spiriti dell' antichit.


disposizione alla bellezza,

Onde nasce quella sua

che ne ha fatto

precursore di

il

forma che

Eaffaello, e quella tanta delicatezza e finezza di


<

un miracolo in tempi ancor barbari.

vedete,

non

prapposto,
spirito,
il
l'

gi

ma

un

artificio tecnico,

qualche cosa di so-

lo stesso fantasma come

armonia perfetta tra

giro del periodo e

la parola,

movimenti

si

la

presenta al suo
frase,

il

vers,

interiori, le qualit del-

ingegno, la disposizione dell'animo in questo o quel mo-

mento. Come far comprendere

La qual forma, come

che una lingua ha

di

misteri della

forma, ci

pi inviolabile e inaccessibile

Prendiamo ad esempio un sonetto,

in cui

il

al

volgo?

Petrarca de-

V.
scrive un

magine

FORMA PETRARCHESCA

131

Roma

per veder l'im-

vecchio che peregrina in


Cristo, impressa nel

di

Dante avea

scritto (Farad., e.

sudario

una Veronica.

di

XXXI):

Quale colui, che forse di Croazia

Viene a veder la Veronica nostra,


Che per l'antica fama non si sazia,
dice nel pensici-, fin che

.Ma

mostra:

si

Signor mio Ges Cristo, Dio verace,

Or fu

sembianza vostra

fatta la

Dante ha veduto del fatto un solo momento,


ziale.

Nella sua

ginazione
sia

faccia del

il

pellegrino

Cristo, e

non

gli

si

ma

l'essen-

fa nell'

imma-

par vero che

gli

dato di vederla, proprio dessa. Nella sua esclamazione

senti,

insieme con una certa tenerezza

pore e

E un
e

la

impazienza

maraviglia che

la

sol

di

devozione, lo stu-

prova innanzi ad un miracolo.

si

tratto sintetico, che

ti

gitta verso

il

maraviglioso;

l'unica circostanza, forse di Croazia, con la lontananza del

luogo ne accresce

l'effetto.

La natura

gentile ed impressio-

nai die del Petrarca gli fa trovare in questo fatto

numero

Dame

circostanze

di

raccoglie in

tenere e delicate. Analizza

un

fascio.

porzioni severe, che, per

angoli e le

sue punte,

carne, attira

il

sul

fianco,

una

un gran
ci che

statua di bronzo a pro-

non so qual miracolo, perde


s'

arrotondi sce, s'intenerisce,

suoi
si

fa

tuo occhio su tutte le sue bellezze, sul petto,

sulla faccia.

entrar Laura; e

come

Nel sonetto

fare

ci

un sonetto senza Laura? Ma

entra per cerimonia, e ci sta a pigione;

grino ne costituisce

il

dee senza dubbio

fondo

il

ci

vecchio pelle-

SAGGIO SOL PETRARCA

132

Movesi

vecchierel canuto

'1

Dal dolce loco ov'ha Bua

bianco

<

fornita,

et

dalla famiglinola sbigottita,

Che vede

caro padre venir manco:

il

Indi traendo poi l'antico fianco

Per l'estreme giornate di sua vita,


Quanto pi pu col buon voler s'aita,
Rotto dagli anni, e dal cammino stanco.

viene a Roma, seguendo

Per mirar

la

sembianza di

desio,

'1

colui,

di' ancor lass nel Ciel vedere spera.


Cos, lasso, talor

Donna, quant'

La

vo cercand'

io,

possibile, in altrui

desiata vostra forma vera.

Ciascuna stanza destinata ad espi'imere una parte del


fatto.

Nel primo quartetto,

'Z- allontana; nel secondo

il

il

vecchio nel punto che

si

vecchio nel cammino; e nel primo

terzetto lo vedete giungere, nel secondo terzetto ci l'ap-

Laura.

Il

e stiracchiata, che fa del

posticcia

plicazione,

pellegrino

s'

allontana

il

forse di

paragone a
Croazia di

Dante, che ha voluto attirar l'attenzione sulla lontananza;

ma

quello che impressiona

la lontananza

una scena

quanto

le

il

nostro tenero poeta non tanto

angosce dell'ultimo addio, e

di famiglia. Il pellegrino

un

ti

vecchierello,

fa

che

vuol dire un vecchio infievolito e incurvo dagli anni, che

pare con un

fiato lo gittiate gi,

tutto bianco, la barba,

Lascia la patria e la famiglia.

mai non
il

si

mosso,

pure simpatico a vedere,

capelli e la faccia, canuto

La

patria

da cui ora per

la

il

bianco.

luogo, da cui

prima volta

si

move;

luogo dove ha sua et fornita, frase dubbia e molto poe-

V.

che

tica,

FORMA PETRARCHESCA

presenta insieme due idee, cio che ha passato

ti

col tutta la sua vita, e che questa


finita,

133

non restandogli che poco

vita

si

famiglia, anzi la famiglinola, che neppure

ma un

vezzeggiativo,

una famiglia

gono che

veggono

pi. Eccolo in

grave d'anni

un diminutivo,

partire. Il suo partire espresso

dovesse restar sempre vota di lui

non vederlo

come

come

cammino.

Il

se

cammino,

con

se la casa

temessero di

suo fianco antico,

suo camminare un trascinare, trarre

il

antico fianco: alla fiacchezza dell'et s'aggiugne

del

lascia la

di piccolini, e cos cari,

frase venir manco, che partire e morire,

la

che fan cerchio intorno al caro padre, e pian-

cos graziosi
lo

pu dir gi

altro a vivere.

rotto dagli

anni

la

lo

lunghezza

dal cammino stanco:

come

vi

intenerisce questo vecchio, che passa cos faticosamente le

ultime,

le

estreme (/tornate di sua vita!

che cosa che vi rialza, che

ammirazione, che

ci fa

c' qui qual-

guardar questo vecchio con

quanto bello! Ne' suoi

ci fa dir:

sentite la forza della volont che

dice: avanti! col

Eppure

comanda

al

corpo e

gli

buon voler s'aita; nella sua faccia ani-

mata leggete ardire

e gioia della speranza di veder Cristo

in terra, Cristo che, gi pieno del pensiero

d'una morte

cina, spera di vedere in Cielo; e giunge portato innanzi

dal corpo che dal desiderio, seguendo

Come

sforzi

questo vecchierello per

il

vi-

meno

desio.

il

Petrarca un modello,

che egli con immaginazione concitata guarda e dipinge, cos


la

sua emozione amorosa poco pi che un concitamento

dell'

immaginali \

sua amata

mira per

si

lo

a.

suoi

sentimenti,

suoi pensieri, la

trasformano in un modello ideale. Dove Dante

pi

al

grande ed

al

grandioso,

il

Petrarca mira

134

SAGGIO scl PMTBABCA

al bello e al grazioso; l'uno


lizza

una

l'uno ha non so che selvaggio e rozzo,

forza

non ancora educata,

misurato,

gentile, e

va

il

1'

altro

l'a l tro

clic

annunzia

sempre elegante,

mezzo

alla visione poetica

bollore della vita reale; nell'altro,

ci

denza a separarsene, o, per dir meglio, un desiderio


privo di forza

il

che

lo

ana -

raffinamento ed alla ricer-

fino al

catezza. Nell'uno senti in

multo

guarda in grosso,

conduce a poco

il

una

tu-

ten-

di est,

poco a quella

tristezza filosofica, a quello stato solitario e contemplativo,


il

quale

si

manifesta solo in popoli passati per molte prove

e per molte illusioni. L'uno, nella sua austerit, giovanis-

simo, di una giovinezza quasi

ancor

barbara

e indiscipli-

nata; l'altro, nella sua eleganza, sente di vecchio ed annunzia

una

civilt

pi raffinata.

VI.

SITUAZIONI PETRARCHESCHE
USO ED ABUSO DELLA RIFLESSIONE.

La forma

petrarchesca,

(lucila certa

siamo andati descrvendo,

la

ingenita delicatezza e misura di sentire aiutata

studio

dallo

come

degli antichi, ancora per

il

critico

qualche

cosa d' indeterminato. Se vogliamo uscir dall'astratto, dob-

biamo

in questo o quel

coglierla

momento

della

vita,

in

questa o quella disposizione d' animo, in questa o quella


specie

di

contenuto

allora

la

vedremo uscir fuori nella

ricchezza delle sue differenze e delle sue gradazioni.

C' nel Petrarca una poetica prestabilita,


parte tecnica,
dito

del

rime.

la

il

solo per la

collocamento delle parole, l'or-

periodo, la struttura del verso, l'intreccio delle

Andie

nel

numero d'idee

Ma

scelta e

ma

contenuto c' una parte data,

un

certo

allora in voga, sull'amore, sulla donna, ecc.

quanto alla formazione del contenuto, vale a dire del

materiale

clic

gli

si

presentava, in che posta propriamente

forma nel suo pi

la

SUL PETRARCA

s.\<;<;io

13f>

alto

Fa

procede spontanea-

significato,

mente, e non sospetta neppure che

ci

possano esser regole.

cos o cos secondo la natura del suo ingegno, e secondo

che nel punto in cui scrive impressionato. La natura di

un contenuto

poetico, come

si

presenta al poeta in questa

o quella disposizione del suo animo, genera la situazione,


in qxiesta o quella poesia.

Le

ma

poesie, che

non vengono

dall'

dentro,

di

non hanno

si-

non hanno forma, nel senso elevato

di

sono un prodotto meccanico e

tuazione; e perci

animo dal

artificiale,

questa parola.
L' anima del Petrarca ricca di sentimenti e impressioni;

l'

perci la sua poesia ricca di situazioni.

Poich nella sua vita amorosa non

simulato. Questa irresolutezza per

genera strazio e ansiet; ma, quando

sua semplicit direttamente,

il

e'

mai un

io voglio,

ha del comico, appena

la situazione in fondo in fondo

lo
il

pi seria

poeta

1'

dis-

perch

esprime nella

comico ne scoppia suo mal-

grado. In un sonetto racconta d' un suo incontro con Laura,


la quale sembratagli

pi

umana

(son.

CXVII)

fece

animo

quel tale

voglio

dell' usato,

a volerle dichiarare la sua fiamma.

Ma

si

Allor raccolgo

l'

alma, e poi eh'

i'

aggio

Di scovrirle il mio mal preso consiglio,


Tanto le ho a dir, che 'ncominciar non oso.

una

ironia che

stesso.

Sup-

che innanzi alla sua

diva

senz' accorgersene fa

ponete un timido adolescente

di s

VI.

SITUAZIONI PETRARCHESCHE

imbroglio,

volere e

clie il

non osare dipinge

poveretto

riso di falso

per uscir dal ridicolo,


a'

d' esser
le

tragica

cio innanzi a

sempre

Laura

stizza

se

lacrime, co' sospiri


,

con la quale

il

Petrarca,

cade pi presto. Ripensandoci sopra,

ci

una

indispettisce con

dirgli:

che non hai osato comin-

la scusa ironica

fl-

di spirito

compatimento potrebbe

avevi tanto a dirle

Questa

snlla sua

Un uomo

sonomia, produce un riso involontario.

con un mezzo

ciare.

137

ed apre la bocca e resta con la bocca aperta;

sta goffo,
l'

la

un po' comica, che

prende

con

lingua

la

che non voglion fare

mentre lungi da

lei

si

il

sforza
,

con

loro uffi-

tormentano

lo

t' abbia guardato di menzogna


mio podere, ed onorato assai,
Ingrata lingua, gi per non m'hai
Bendato onor, ma fatto ira e vergogna
Che, quando pi '1 tuo aiuto mi bisogna
Per dimandar mercede, allor ti stai
Sempre pi fredda; e, se parole fai,
Sono imperfette, e quasi d uom che sogna.
Lagrime triste, e voi tutte le notti
M' accompagnate, ov' io vorrei star solo:

Perch' io

Poi fuggite dinanzi alla mia pace.

voi,

pronti a darmi angoscia

e-

duolo,

Sospiri, allor traete lenti e rotti.

Sola la vista

Il

del cor

non

tace.

Petrarca rassomiglia ad un povero diavolo, che,

tane una grossa,

mera, e se
lio

mia

io!

si

la piglia

ritira a casa,

si

fat-

sfoga in veste da ca-

con la testa: e ohe testa di zucca che

Va errando perla

selva Ardenua, e col pensiero a

SAGGIO SUL ri.TKAiMA

88

Laura

parca

gli

veder non pur

<li

ma

lei,

con essa insieme

le sue amiche. Niente di pi poetico che questo gioco d'ini-

Un

imaginazione:

erano alberi, e

li

prendea per donne

duta nella realt diviene ridicola per


fra

Ma

il
il

parere e l'essere
bello che

modo da metter

l'

i'

Donne

O pensier

parevano

il

forse

situazione ca-

e la

contrasto subitaneo

donne, ed erano

.liberi.

Petrarca racconta la sua avventura in

il

proprio in rilievo questo contrasto, ed ec-

citare senza volerlo

Ch'

lettore prosaico potrebbe riflettere:

un

riso irresistibile (son.

CXXIV):

ho negli occhi; e veder seco parine

e donzelle, e sono abeti e faggi.

miei non saggi

dice

poeta, disposto a rider di

il

s stesso.

Ma
il

il

comico ben lontano

dall' intenzione del Petrarca,

quale anzi tende al serio, e fino al tragico:

sorpresa.

Il

ci

capita per

pi delle volte un po' nel caso di Amleto.

Riflette troppo: tutto

di fuori le cose

movimento

il

nel suo cervello

rimangono nello stesso modo.

punto fermo intorno a cui moversi

in opposizione con

stesso, palleggiato dalle impressioni

la

al

Senza un

riflessione

viene

aprs coup, a scusa e spiegazione, onde nasce una specie di


sofistica dell'

sideragli che

amore. Hai

riflessioni staccate, quei cento con-

non mancano mai a

getto isolato dal resto e visto

ste riflessioni sono contradittorie

surde, sempre parziali,


alla

come

le

chi sottilizza su d'un og-

da un punto
,

Cos que-

solo.

ingegnose

sue impressioni;

talora
e,

as-

per dirlo

maniera tedesca, sono l'intelletto che separa, non

la

VI.

SITUAZIONI PETRARCHESCHE

139

ragione che unifica. Di die deriva in lui l'abito poco poetico di mettersi

impressione o

1'

il

fenomeno amoroso

di-

rimpetto, e con curiosit filosofica domandarsene la spiegazione. Leggete

XXXIII

sonetto

il

Se mai foco per foco non

Ma
E

spense,

si

fiume fu giammai secco per pioggia;

sempre

spesso

1'

un per

l'altro simil poggia,

un contrario

l'

Amor, tu

eh'

l'

altro accense;

pensier nostri dispense,

Al qua! un' alma in duo corpi


Perch

fa'

Men, per molto

voler, le voglie intense?

Forse, siccome

Cpl gran suono

'1

Nil, d' alto caggendo,

'1

vicin d' intorno assorda,

Sol abbaglia chi ben fiso

Cos

'1

appoggia,

s'

in lei con disusata foggia

desio, che seco

il

guarda;

non s'accorda,

Nello sfrenato obbietta vien perdendo,


E, per troppo spronar, la fuga tarda

Cerca di spiegare perch, desiderando tanto di parlare


Laura, ammutolisce innanzi a
ci, in

luogo di rappresentale

il

lei; e

d in

netto

in s,

XI

sottigliezze. Per-

suo stato, lo isola dalle con-

dizioni particolari che lo fanno essere

sidera

il

suo stato, e lo con-

astrattamente e filosoficamente. Eccovi

Io

mi rivolgo indietro a ciascun passo

Col corpo stanco, eira gran pena porto;

E prendo

allor del

Che

gir olila, dicendo:

'1

fa

vostr' aere conforto,

Oim

Poi, ripensando al dob-c ben

Al cammin lungo ed

al

lasso.

eli' io

mio viver

lasso.

corto.

il

so-

140

SAGGIO SUL PETKAliCA

Fermo

gli

le

piante sbigottito e smorto,

occhi in terra lagrimando abbasso.

Talor m' assale in mezzo

Un

tristi

a'

piani

membra

dubbio, come posson queste

Dallo spirito lor viver lontane.

Ma

risponderai

Che questo

Amor: Non

da tutte qualitati umane

Sciolti

Allontanandosi da Laura

un dubbio, come, essendo


viver le

rimembra

ti

privilegio degli amanti,

membra

tutto ad

un

prende

tratto lo

suo spirito con Laura, posson

il

prive di spirito: e con questa sottigliezza

guasta un sonetto cominciato con tanta magnificenza ne'

Anche quando rappresenta direttamente

suoi quartetti.

suo stato, non pu

il

tenersi per la inveterata abitudine dal

come

generalizzarlo ed esprimerlo

la

maggiore d'un

sillogi-

smo; la qual maggiore spesso comparisce con pretensiosa


civetteria nell' ultimo verso

un colpo tenuto

quasi

in ri-

serva da sorprendere e stordire, come:

Chi pu dir coni' egli arde, 'n picciol foco

Che

bel fin fa chi ben

Ch' a gran speranza

La natura
riflessione,

del sonetto

misero non crede.

contribuisce a quest' abuso della

perch in que' benedetti quattordici versi cosa

facilissima svolgere
di analisi,

amando

uom

ed

un pensiero unico, capace

diffcile

rappresentare

il

quale

si

soglion batter le
sia

il

mani e gridar

sonetto, l'ultimo

un

misura

di

sentimento nelle sue

onde capricciose ed immensurabili. E, secondo


uditori

more

le regole,

bravo

bel verso,

gli

quando,
che

con-


VI.

SITUAZIONI PETRARCHESCHE

tenga un bel pensiero, come

Da

cettoso.

forma

questo abuso della riflessione sono nate nella

sentenze e nel contenuto

le

questi difetti
il

un pensiero con-

cio

si dice,

141

non

concetti: e

penuria nel Petrarca.

maggior numero de' suoi sonetti in vita

Si

di

d'ambedue

pu dire che

Madonna Laura

sono parte freddure, parte concetti; spesso riflessioni galanti,

ingegnose, ricercate, un di l dell' impressione, l'im-

pressione generalizzata e spiegata

JSon voglio esser troppo severo, so che certe teorie este-

condannano questo

tiche
sia

meno

pi o

Vero che
l'

poetico,

la poesia

pu discutere

stato riflesso; si

ma

certo

ha esso pure

dee rappresentar

l'

uomo

se

la sua poesia.
nell' atto del-

azione o della passione, l'uomo nell'esercizio della vita.v

Pure, in certi tempi e in certe poetiche penetra una ragione


superiore che

una

s'

intromette anche in mezzo

coscienza d' essa pi o

meno

cipalmente a quelli, che non


sioni immediate,
il

ma

chiara.

Il

lasciano ire alle loro impres-

riflettono,

pensano ed esitano, come

il

poeta,

perch dico: pu?

costretto a rappresentare l'azione, come

sioni

1'

si

presenta a

ondeggiamento delle impressioni e delle

con quel misto

di

coscienza

mento che fermenta nell'animo.


e la passione,

come

in Amleto,

Ma

d' istinto e

a patto, che

rimanga

fondo della situazione, e che la riflessione

come una

azione, con

si

caso del Petrarca. Allora pu

in tutto

all'

che avviene prin-

lui,

rifles-

di senti
1'

azione

il

sostanziale

ci

penetri, quasi

il

malattia, o, se volete, una qualit dello spirito. In

questo senso la riflessione altamente tragica e poetica; non

il

capriccio o l'impotenza del poeta,

natura stessa dell'anima che

si

ma

obbiettiva,

vuol rappreseli tare.

la

(pie-

SAGGIO SUL PETBABCA

42

st'

indirizzo

canzoni

una

dlie

pia

notabili

delle

(1).

I'

(1)

"1^

appartiene

vo pensando, e nel pensir

ni'

lUna piet s forte di me stesso,


Che mi conduce spesso
Ad altro lagrimar eh' i' non soleva:
Che vedendo ogni giorno il
Mille fiate ho chieste a Dio
Con le quai del mortale
Career nostr' intelletto

Ma

infin a qui niente

pi presso,

fin

qnell' ale

al ciel si leva;

mi

rileva

Prego o sospiro o lagrimar ch'io faccia:

cos per ragion convien che

Che chi, possendo star, cadde


Degno che mal suo grado a

sia;

tra via,
terra giaccia.

Quelle pietose hraccia,


io mi fido, veggio aperte ancora
temenza m'accora
Per gli altrui esempi; e del mio stato tremo;
Ch' altri mi sprona, e son forse all' estremo.
L' un pensier parla con la mente, e dice:
Che pur agogni ? onde soccorso attendi ?
Misera, non intendi
Con quanto tuo disnore il tempo passa ?
Prendi partito accortamente, prendi;

In eh'

Ma

del cor tuo divelli ogni radice

Del piacer che

felice

Noi pu mai fare, e respirar noi

lassa.

Se, gi gran tempo, fastidita e

lassa

Se' di quel falso dolce fuggitivo

Che

'1

mondo

traditor

pu dare

che ripon pi la speranza in

Che

d' ogni

Mentre che

pace
'1

e'

altrui,
lui,

di fermezza privo

corpo vivo,

sue

VI.

SITUAZIONI PETRARCHESCHE

Vuol rappresentare appunto

l'

interno

143

e no,

desio che

il

che lo porta verso Laura e la riflessione che lo alza verso


Dio. Questo fenomeno subito fatto generale: cos' 1 la
lotta antica, fatale, fra

Hai tu

t- li

'1

ecco met-

come tu

tardar,

il

cominciar non

Gi

Ed

fren in bala de' pensier tuoi.

'1

stringilo or che puoi

Che dubbioso

senso e la ragione.

il

fia

sai

per tempo ornai.

tu ben quanta dolcezza porse

sai

Agli occbi tuoi la vista di

La qual anco

colei

vorrei

di' a nascer fosse per pi nostra pace.

Ben

ti

ricordi (e ricordar ten di)

immagine sua, quand' ella corse


Al cor, l dove forse
Non potea fiamma iutrar per altrui face.
Dell'

Ella

1'

accese: e se

1'

ardor fallace

Dur molt' anni in aspettando un giorno,


Che per nostra salute unqua non vene,
Or ti solleva a pi beata spene,
Mirando

'1 ciel, che ti si volve


Immorta] ed adorno:
Che dove, del mal suo quaggi
Vostra vaghezza acqueta

Un mover
Quanto

fia

lieta,

d'occhio, uu ragionar, un cauto

quel piacer, se questo tanto

Dall' altra parte

Con

in intorno

un pensier dolce od agro,

faticosa e dilettevol salma

Sedendosi entro

1'

alma,

Preme '1 cor di desio, di speme il pasce


Che sol per fama gloriosa ed alma
Non senta quand' io agghiaccio o quand'
S' i' son jallido o magro
;

s'

io

1'

occido, pi forte rinasco.

io flagro

SAGGIO SUL TETRARCA

144
tere

che

il

si

capo fuori

ha a

personificazione, inevitabile, una volta

la

fare col generale e

che giostrano

di

al

La

personificati.

dentro di

eh'
fia

'1

me dopo

Parlan di

Ond'

Adunar sempre quel

Ma

m' addormiva

un vento

il

lui

i'

1'

ombre.

son pieno,

nascon par eh' adugge;

tempo fugge

me non calme

begli occhi, che

Soavemente

suo caldo sereno,

Mi

eh' un' ora sgombre,

Che scrivendo
1 lume de'

in fasce,

Greco

la morte,

quell' altro voler, di eh'

parte

fuori e

vero abbracciar, lassando

il

Quanti press' a

al di

perch pavento

io,

Vorre'

'lue pensieri,

desio pi venir seco.

Latino e

'1

meco
un sepolcro ambeduo chiuda.
1' alma delle membra ignuda,

Non pu questo
se

i'

di d in di crescendo

^-Poi che

Ma

asti-atto.

sono portati

ragione un personaggio eloquente e

Questo d' allor eh'

Venuto
E temo

1'

lui,

al

d' altrui, di

mi strugge

con un freno
Contra cui nullo ingegno o forza valme.
Che giova dunque perch tutta spalme
ritien

La mia

\^

barchetta; poi che 'nfra gli scogli

ritenuta ancor da ta' duo nodi

Tu che

dagli altri, che 'n diversi

Legano

'1

modi
mondo, in tutto mi disciogli,
Signor mio, che non togli
Ornai dal Tolto mio questa vergogna ?
Ch' a guisa d' uom che sogna,
Aver la morte innanzi gli occhi parme;
E vorrei far difesa, e non ho 1' arme.
Quel eh' V fo, veggio; e non ni' inganna
Mal conosciuto, anzi mi sforza Amore,

il

vero,

gli

VI.
fa

un

bel discorso;

lo incalza,

non

SITUAZIONI PETRARCHESCHE

role restano parole, ed

morte allato e

Che

il

senso vince.
;

lassa seguir, chi troppo

Ch'ogni occulto pensiero


Tira in mezzo la fronte, ov'

Quanta a Dio

vede la

il

crede;

al core

e severo,

altri

Che mortai cosa amar con tanta


si

si

pa-

soggiace non per errore,

E sento ad or ad or venirmi
Un leggiadro disdegno, aspro

Pi

poeta

Il

le

d'onore

la strada

Mai non

opera, lo stimola,

mai tregua. Com' naturale,

corre incontro

le

ma

senso non parla,

il

gli lascia

145

'1

vede

fede,

sol per dehito conviensi,

disdice a chi pi pregio brama.

questo ad alta voce anco richiama

La ragione

Ma

perch

Tornare,

Ed

il

sviata dietro ai sensi;


1'

oda, e pensi

mal costume

oltre la spigne,

agli occhi dipigue

Quella che sol per farmi morir nacque,

me troppo ed a so stessa piacque.


N so che spazio mi si desse il Cielo,
Quando novellamente io venni in terra

Perch' a

soffrir

1'

aspra guerra

Che 'ncontra a me medesmo seppi ordire


N posso '1 giorno che la vita serra
Antiveder per

lo

Ma

pelo

variarsi

il

corporeo velo

Veggio, e dentro cangiarsi ogni desire.

Or

eh'

i'

mi credo

tempo del partire

al

Esser vicino o non molto da lunge,

Come chi 'i perder face accorto e saggio,


Vo ripensando ov' io lassai '1 viaggio
Dalla man destra, ch a buon porco aggiunge;
;

E
Db

dall'

Sanctis

un lato punge
Petrarca.

10

1-46

ma

SAGGIO

per debolezza.

nell'

81

PETBABGi

concetto di tutta la poesia lo trovate

Il

ultimo verso, secondo

il

solito,

in

forma

sentenza,

li

traduzione felice del noto: video meliora proboque, deteriora


sequor

E
Ma

veggio

meglio ed

'1

peggior m' appiglio.

al

questa generalit la scorza della poesia

vero in-

il

teresse nel contenuto, in quello che la ragione dice e in

quello che
tra

due

il

senso fa

forze,

il

perch, sotto

1'

apparenza d' una lotta

poeta in realt esprime la sua propria lotta

con pensieri e con immagini che riflettono schiettamente


stato in cui era allora

il

suo animo.

scinare verso la sua perdizione

Il

poeta

si

sente tra-

sente che ancor

tempo

di arrestarsi, che fra poco sar troppo tardi, vorrebbe e

pu.
ci

Un uomo

ingenuo che

si

lo

non

trovasse in questo stato

pensasse su, ne resterebbe meravigliato: crederebbe che

Vergogna
Dall' altro

e duol,

che 'n dietro mi rivolve

non m' assolve

Un

piacer per usanza in me s forte,


Ch' a patteggiar n' ardisce con la morte.

Canzon, qui sono; ed ho

'1

cor via pi freddo

Della paura che gelata neve,

Sentendomi perir senz' alcun dubbio

Che pur deliberando, ho volto al subbio


Gran parte ornai della mia tela breve
N mai peso fu greve

Quanto quel eh' i' sostegno in tale stato;


Che con la morte a lato
Cerco del viver mio novo consiglio,
E veggio '1 meglio ed al peggior m' appiglio.

VI.

SITUAZIONI PETRARCHESCHE

qqesto avvenga solo a

candida

semplicit,

147

rappresenterebbe con quella

lui, e lo

con quella

schiettezza

cos

gustosa,

che nasce dalla ignoranza, dalla novit e vivacit delle


impressioni.

Ma

il

Cristianesimo avea gi resi familiari gli

animi con l'astratto; oltre a ci

il

Petrarca con giungeva a

molta esperienza della vita una fina coltura. Di rado trovi


in

lui

maraviglia

la

quello che sente

di

il

capisce e lo spiega. Qui nel proprio stato


stato di tutti,

ragione e

la

l'

pi spesso lo

vede subito

lo

opposizione tra lo spirito e la carne, tra

passione; volgarizzata dal cristianesimo, e

la

fondamento della Divina commedia. Le parole, che mette in


bocca alla ragione, sono concetti

fatti

comuni dalla religione:

caducit dei piaceri terreni e l'eternit del celeste,

la

sublime negativo ed un sublime positivo.

Ma

due concetti svanisce sotto un nembo di

fiori

ma

luccicante.

pena giugne

al

Manca

al

poeta

il

ti

tanto la for-

senso del sublime: ap-

nobile ed al magnifico.

bea rappresentato, e

un

sublime dei

il

Il

risveglia quasi

piacere sensuale
l'

immagine d'una

civettuola traditola:

quel falso dolce fuggitivo,

Che

Ma

la

'1

mondo

pu dare

tradito!

altrui.

sua labilit, che dovrebbe produrre con

scomparsa

1'

effetto del

sublime

l'

improvvisa

rappresentata

astratta-

mente, come una qualit:

Che d'ogni pace e


Il

piacere celeste

tale,

un

di fermezza privo.

di l dell'

immaginazione,

sublime, ne' be' versi del Manzoni:

e,

come

SAOOIO SUL PETRA K<

148

Che
Ove

La

Ma

desiderio avanza

il

silenzio e tenebre

gloria che pass.

nostro poeta cerea di farcelo concepire, e perci an-

il

nienta

suo effetto estetico

il

Che dove,

del

mal suo quaggi

lieta,

Vostra vaghezza acqueta

Un mover

d' occhio,

Quanto

quel piacer, se questo tanto

buon conto

non dee

se

piacere

il

esser maggiore

dal

meno

tica

il

buono

al pi,

perch

mover

fla

ma

in logica,

canto

il

mondano

un argomento

infelicissimo in este-

ci che fa impressione

dove

1'

.'

grande, quanto

piacere celeste?

esteticamente

d' occhio,

un ragionar, un canto

rimane un

altro piacere

pensato, spoglio d'ogni effetto poetico. Vero per che

poeta

non

riuscitogli di

derlo bello, con

l'

Mirando

farlo sublime, si sforza di

immagine
'1

ciel

che

i 1

il

ren-

del cielo, dov' la sua sede


ti

si

volve intorno

Immortai ed adorno.
Nel che Dante
ed

il

Tasso

lo

avanza di semplicit e di naturalezza

d' efficacia e di colore.

Chiamavi

il

Mostrandovi

il

Dante dice

cielo e intorno vi si gira,


le

sue bellezze eterne.

Tasso, nella patetica risposta di Sofronia ad Olindo

Mira

il

Che a

ciel

com'

bello, e

mira

il

sole,

par che ne inviti e ne console.

VI.

Del resto,
certo

SITUAZIONI PETRARCHESCHE

questo

calore di

discorso della ragione

penna

149

non manca

d'

d' un' efficacia tutta rettorica.

che bene immaginato, di non far parlare

il

un

Ci

senso, che

sarebbe stata inescusabile pedanteria, ed avrebbe fatto della

una poesia

canzone

allegorica ed

Mentre

astratta.

gione mette in opera tutta la sua arte rettorica


sente

il

morso del senso. L' una parla con

tro siede dentro

alma, e preme

1'

il

di

Dante

il

concetto,

fa-

il

pasto ha pi fame che pria.

il

ragione gli pone innanzi degli argomenti,

pone innanzi Laura

Ed

al-

se io l'occido, pi forte rinasce.

E dopo
La

amante

quale ricorda, per la struttura e per

moso verso

1'

core di desio e lo pasce

gia la sua forza contro gli sforzi dell'

Il

poeta

mente,

la

un verso che rappresenta con cupa ener-

di speranza. Ci

la ra-

il

il

senso

gli

agli occhi dipigne

Quella che sol per farmi morir nacque,

Perch a
Il

me

troppo ed a s stessa piacque.

sentimento dominante della canzone, espresso come sen-

tenza nell' ultimo verso, la disperazione, la coscienza della

sua impotenza contro


lo sforza

1'

amore.

Il

quale non l'inganna,

ma

Quel eh' i' fo, veggio; e non m'inganna


Mal conosciuto, anzi mi sforza Amore.

il

vero

SAGGIO SUL PETRARCA

150

Sa che

beni promessi dall'amore sono ombre,

svaniscono

clic in

un'ora

Ond'io perch pavento

Adunar sempre quel


Vorre'

Lo

sa e

il

non pu, ed

E
che

Il

la

morte innanzi

gli occhi

panne,

non ho l'arme.

qualcuno di quei gridi eloquenti, che ven-

gono dal cuore. Udite


I'

ombre.

vorrei far difesa e

gli trae

1'

patetico della canzone nella stra-

il

ziante coscienza del suo stato

Aver

eh' un' ora sgombre,

vero abbracciar, lassando

il

principio

vo pensando e nel pensier m'assale

Una

piet

forte di

me

stesso,

Che mi conduce spesso

Ad
un

altro lagrimar ch'i'

principio che gi

ti

non

soleva.

commuove, perch

ti

fa

supporre

tutta la storia delle sue contraddizioni, gi presenti all'ani-

ma

confusamente prima di prender la penna. Pensava che,

sentendosi ogni giorno pi presso alla sua perdizione, avea


tante volte chiesto a Dio quell' ale:

Con

la quai del

mortale

Career nostr' intelletto al

E sempre

ciel si leva.

invano:

Ma

infin a qui niente

mi

rileva

Prego o sospiro o lagrimar eh'

io faccia.

VI.

La miseria

SITUAZIONI TETRARCHESCHE

151

del suo stato l'intenerisce, piange sopra s stesso,

come non avea mai pianto

in vita sua; poi succede

sentimento: quel terribile ben Usta, che l'uomo

si

un

altro

gitta in viso:

Che chi, possendo star, cadde tra via,


Degno che mal suo grado a terra giaccia.
Questa fiacchezza

gano
il

umilia

1'

sul viso, ed

rossore l'accusa

pare che tutti gliela leg-

gli

appunto perch

gli

pare

arrossisce, ed

E sento ad ora ad or venirmi al core


Un leggiadro disdegno, aspro e severo,
Ch'ogni occulto penser
Tira in mezzo la fronte, ov'altri
Conoscere
e

il

male e non potere

'1

vede.

sempre

evitarlo, deliberare

non conchiuder mai, l'ultimo grido

della canzone,

il

ritratto del Petrarca:

Canzon, qui sono; ed ho

'1

cor via pi freddo

Della paura, che gelata neve,

Sentendomi perir senz'alcun dubbio


Che pur deliberando, ho volto al subbio
;

Gran parte

mia

ornai della

N mai peso

tela

breve

fu greve

Quanto quel ch'i' sostegno in


Che con la morte a lato

tale stato;

Cerco del viver mio novo consiglio,

E
La

veggio

'1

meglio, ed

riflessione qui entra

dare

il

al

peggio! m'appiglio.

come elemento negativo, non a raffred-

sentimento con la sua preponderanza,

tarlo col suo contrasto.

Perch

un inutile

ma

conti-

riflettere,

buono

SAGGIO SUL PBTBABCA

152
solamente a dare
qui

al

sura tra

quella

poeta coscienza della sua miseria. Ci

presentimento

il

hanno portato

il

di quella tragedia

che

pensiero e l'azione,

fino all'umore:

una specie

anima

dell'

di

moderni

di malattia subli-

me, sconosciuta a' tempi primitivi. Dico presentimento, perch


per la sua natura superficiale e mobile
questo indirizzo

fisso in

lo percorre e

ne sente scottato, e non

lo

guarda, non

Nondimeno, questa canzone

nuova
la

il

si

Petrarca non riman

non
l'

lo penetra, se

interroga.

pu considerare come una

e grande apparizione nella storia della poesia,

natura del concetto e

immagini sono pregne

per la finitezza della forma.

per

Le

di senso e d'affetto, le sentenze feli-

cissime; l'organismo interno, sotto un'apparente sprezzatura,


perfetto; l'arte del verso condotta a

una grande perfezione,

sicch parecchi versi sono rimasi proverbiali

una nobilt

semplice di dizione, rispondente all'elevatezza de' pensieri,


e congiunta con

non so che cupo e

tristo

che penetra per

entro le midolla di questa riflessione impotente.

Ma,

se la riflessione,

come

tragico e poetico,
tuisce alla vita,

mente
tura e

come elemento negativo,


positiva, difettosa,

altamente

quando

decomponendola ed esprimendone

si

sosti-

astratta-

diversi elementi, ragionando per esempio sulla na-

Ci capita

caratteri dell'amore, in luogo di mostrarlo in atto.

non

di

rado

esprime sentimenti, ha

il
l'

Petrarca
aria

di chi

anche dove

faccia

un ragiona-

e spesso
ti

mento. Pur da una parte ha cansato affatto quella forma


barbara e scolastica, che tanto spiace in Dante
trovi alcune volte

e dall'altra,

accanto alla riflessione un certo calore

VI.
<li

SITUAZIONI PETRARCHESCHE

che nasce

vita,

del pioprio stato,

153

dal sentimento e dalla rappresentazione

come

nel sonetto:

S'amor non , che dunque quel ch'i' sento?


s'egli amor, per Dio, che cosa, e quale?

Ma

Se buona, ond'

l'effetto

Se

dolce ogni tormento

ria,

ond'

aspro mortale?
?

S'

mia voglia ardo, ond' '1 pianto e '1 lamento


mal
mio grado, il lamentar che vale?
a

viva morte, o dilettoso male,

S'a

Come puoi

s'io

tanto in

'1

me

s'io noi

consento?

consento, a gran torto

mi

doglio.

Fra s contrari venti in frale barca


Mi trovo in alto mar, senza governo
S lieve di saver, d'error s carca,

Ch'i'

medesmo non

E tremo
E

so quel ch'io

a mezza state, ardendo

t'incontri proprio nella

mi

grande poesia, quando

un concetto generale che

sione produce

voglio;

verno.

il

aliti

la rifles-

per entro la

composizione senza poterlo cogliere in alcuna parte, e sia


quasi fiaccola che illumini a grandi distanze

luce/ e non vedete

La

lei.

tessuto di riflessioni

ma

vedete la sua

poesia in questo caso

meno, d'un certo stato dell'anima, di cui per


la

none un

la rappresentazione d'
il

un fenopoeta sa

ragione e ve la lascia intravedre. Prendiamo la canzone:


Se

(1)

pensier che

il

Se

mi strugge

(1).

pensier che mi strugge,

Com' pungente

e saldo,

Cos vestisse d'un color conforme,

154
Il

SUL PETRARCA

.SA'.NIO

concetto : perch non posso dire tutto quello che sento

Questa disuguaglianza tra


le idee e

il

dentro e

di

il

fuori

di

Forse

tal

m'arde

e fugge,

Men

solitarie

1'

orme

Foran de' miei pie lassi


Per campagne e per colli
Men gli occhi ad ogni or molli
Ardendo lei che come un ghiaccio
non lassa in me dramma
Che non sia foco e fiamma.
Per eh' Amor mi sforza
E di saver mi spoglia,
:

stassi,

Parlo in rim' aspre e di dolcezza iguude

Ma

non sempre alla scorza


Ramo, n 'n fior, n 'n foglia,

Mostra di fuor sua naturai virtude.


Miri ci che '1 cor chiude,

Amor e que'
Ove si siede
'1

begli occhi
all'

dolor che

ombra.

si

sgombra,

Avven che 'n pianto o 'n lamentar


L' un a me noce, e l'altro
Altrui, ch'io

non

trabocchi,

lo scaltro.

Dolci rime leggiadre

Che

nel primiero assalto

D'Amor

usai, quand'io non ebbi altr'arme


Chi verr mai che squadre

Questo mio cor di smalto,

Ch'almen, com'

io solea,

Ch' aver dentr' a

Un

tra

espressione, ha colpito spesso g' innamorati di

Ch' avria parte del caldo,


E desteriasi Amor l dov or dorme

Se

.'

lui

possa sfogarme

parme

che Madonna sempre

VI.

SITUAZIONI PETRARCHESCHE

stupore e di dolore.

Ma

rioso per

il

il

Petrarca,

Dipinge, e di

parla

mano la

Per

me non

Lo mio

Come
Volge

basto; e par ch'io

m'

dir

Cos

'1

dire

ne stempre

dolce soccorso.
fancinl eh' appena

non

sa,

snoda

ma

'1

pi tacer gli noia

mi mena

desir

La mia

me

scorso

la lingua e

Che

e vo' che

m' oda

dolce nemica anzi eh' io moia.

Se forse ogni sua gioia

Nel suo bel viso solo,

di tntt' altro schiva

Odil tu, verde riva,

presta a' miei sospir

Che sempre

Come

largo volo,

ridica

si

tu m'eri amica.

Ben sai che s bel piede


Non tocc terra unquanco,

Come

quel, di che gi segnata fosti

Onde

cor lasso riede

Col tormentoso fianco

spiegazione.

voler poi ritrarla,

Lasso, cos

questo non uu fenomeno miste-

quale ne ha gi a

lei

155

partir teco

lor pensier nascosti.

Cos avestu riposti

De' bei vestigi sparsi

Ancor

tra' fiori e l'erba

Che la mia vita acerba


Lagrimando trovasse ove
Ma cime pu s'appaga

acquetarsi.

L'alma dubbiosa e vaga.

Ovunque

gli occhi volgo,

Trovo un dolce sereno,

SAGGIO SUL PETRARCA

156

Per ch'Amor mi sforza

mi

di saver

spoglia,

Parlo in rim' aspre e di dolcezza ignnde.

l'amore che mi turba, e mi toglie

Ora

ma

la poesia
la

non gi

potere e

il

sviluppo di questo

lo

rappresentazione dello stato dell'amante.

non un vero che

il

poeta cerca e trova,

un trovato, un presupposto.

contenuto ed uno scopo proprio

il

subito e

mento

il

ma un

e'

scientifico

poeta

la maraviglia,

l'

nella forma, e nel

Con

Ci

cercato e

il

perch

un contenuto

ingenuit,

il

e'

patetico,

un anda-

sentimento la calma

la felice transizione della stanza quarta

Pensando: qui percosse il vago lume.


Qualunque erba o fior colgo,
Credo che nel terreno

Aggia radice, ov'ella ebbe in costume


Gir fra

le

piagge e

talor farsi

'1

fiume,

un seggio

Fresco, fiorito e verde.

Cos nulla sen perde

concetto

apre la via alla rappresentazione d' un altro

s'

concetto,

conserva un

pure, quel sapere

vivo d'uno stato misterioso

della riflessione.
il

influsso nella trattazione.

ma non

poetico,

Il

sapere.

che fa che la poesia con-

Il

serva la sua libert dirimpetto al pensiero,

non senza

il

pi certezza averne, fora

il

peggio.

Spirto beato, quale


Se'

quando

altrui fai tale ?

poverella mia, come se' rozza

Credo che tei conoschi:


Eimanti in questi boschi.

fe-

VI.

SITUAZIONI PETRARCHESCHE
riva,

cerca e non

vestigi di Laura, stata altre volte col.

Di che prima

nomeno. Passeggiando per una verde


trova

157

ma, pensandoci su, non

s'affligge,

ne gode; anzi sarebbe

solo se ne

consola,

del contrario, di sapere cio

afflitto

con precisione che sia passata per questo o quel luogo

E
Il

pi certezza averne, fora

il

peggio.

qual verso stimato oscurissimo dall'Alfieri, perch non

ha colto
Il

ma

concetto di questa seconda parte della canzone.

il

concetto

quanto ho meno di realt, e pi ho d' im-

maginazione; meno conosco e pi immagino. Appunto perch non so dove Laura passata,
in ogni luogo

me

la

posso immaginare

Ovunque gli occhi volgo


Trovo un dolce sereno,
Pensando qui percosse il vago lume.
Qualunque erba o fior colgo,
:

Credo che nel terreno

Aggia radice, ov'


Gir fra

le

talor farsi

ebbe in costume

ella

piagge e

'1

fiume,

un seggio

Fresco, fiorito e verde.

Cos nulla sen perde

pi certezza averne, fora

il

peggio.

Questo concetto bellissimo; ed ognun sa (pianta ricchezza


di poesia

intento

il

ne ha cavato

il

Leopardi. Qui un sottinteso,

poeta a rappresentare

il

suo godere,

sapendo

perch gode, senza dirlo o dimostrarlo o cercarlo.

Possiamo dunque esser severi senza essere ingiusti verso

SAGGIO

158
il

Ha

Petrarca.

SUI,

PETRARCA

od abusato della

usato

riflessione.

spirito acuto lo tira troppo spesso dietro

ragionamenti

lo fa uscire in concetti

agitazione de' sentimenti

Il

ino

ragioni ed ai

all<-

anche in mezzo alla


vaghezza di sen-

lo sospinge per

tenze a chiuder troppe cose in troppo poco spazio, venute


fuori

per

sottilizzare

abbondanza

di

non comparisce

di

mente anzi che per pienezza ed

sentimento. Ma, d'altra parte, la riflessione


se

non dopo

d' esser

passata

per

la

sua

immaginazione, non solo spoglia d' ogni aridit scolastica,

ma pomposamente

abbigliata. E,

mente commosso, quando non


sentimento, e la riflessione

ci si

fa

quando

poeta vera-

che rappresentare

vitto dualismo,

che

la miseria dell'arte

vediamo gi sorgere

sotto tante forme

moderna.

suo

abbiamo innanzi

fatto individuale, proprio del Petrarca,

pitale nella storia dell' arte

il

vuole intromettere, accom-

pagnandosi con quello, amica o nemica

non pi un

il

la

ma

ca-

quell' in-

grandezza e

VII.

SITUAZIONI PETRARCHESCHE.
CALORE

Un

IMMAGINAZIONE.

I>'

lavoro di riflessione non pu aver luogo senza qual-

che scapito della facolt poetica


a correre

perch l'anima disposta

appresso alle idee che alle immagini, ed a

pi

procedere nel suo ordito secondo una logica astratta, anzi


he

>i

conilo

il

Nel Petrarca

corso delle cose

la

e l'impeto

de' sentimenti.

riflessione soggiogata e gittata in

dine secondario, quando

il

un

poeta, soprattutto da vive impres-

sioni, perde la tranquillit e l'eguaglianza dell'animo, e

pi

un logico

sente attore
stato

li

o,

or-

conscio

spettatore

di

stesso,

non

ma

passione. Perch la passione spoltrisce l'anima,

la gitta in

si

per dirla in altre parole, (piando entra nello

un vivo concitamento,

che tutte

le

sue forze

paion fuori.

Le glandi passioni sono privilegio


certi

di

certi

tempi e di

uomini, ed attestano la presenza d'una tenace giovi-

160

SAGGIO

nezza.

Il

SII.

PETRARCA

Petrarca ha avuto alcuni rari momenti

ne' quali

alzato a quel

si

massimo grado

gioventa,

di

forza che gli

di

era consentito dalla sua natura punto energica, Ci tono de'


caratteri pronti a fare, ne' quali la passione l'annunzia con
la gioia dell' orgoglio e
l'

con l'audacia della confidenza, con

irresistibile forza dell'entusiasmo. I caratteri gentili

offendere,

piegano e

si

guardare in faccia

una immaginazione
alle

ombre

scono,

si

si

fiaccano facilmente,

cose e vi sostituiscono

le

esaltata

dalla paura,

le

non osano
illusioni di

cedono innanzi

create da loro stessi, e disperano e s'intener-

lamentano e cadono in malinconia.

Il

Petrarca

appartiene a quest' ordine di poeti, amabili, delicati,


tuosi.

Ma

ebbe

la

dunque

come un

siasmo, e mostrare

oracolo. Pot

una forza che


gli

gli

veniva dal di fuori.

veniva dal di fuori, sentite in questa

forza alcun che di fattizio, un' energia di pura

Ne

non

si

fa

comunemente.

poeta, volgendo le spalle a Laura,

sempre a

col pensiero

lo scioglie la volubile

conosciamo in
emozione,

questo

e,

modo:

lei.

Ma

il

s'

un momento

immaginazione. Con

imbarca
patetico,
l'

sul Po,

da cui

attitudine che

lui al riflettere e al generalizzare, oltrepassa

ripiegandosi sul suo


il

stato

mio corpo va innanzi,

dietro. Antitesi badiale,

zione.

immagina-

recher ad esempio un sonetto, che merita d'esser

pregiato pi che

1'

ed

in certi istanti salire sino all'orgoglio ed all'entu-

Ed appunto perch

Il

affet-

fortuna spesso favorevole, stimato

inchinato dall'universale, consultato

zione.

sono

pi a patire che a fare, pi a difendersi che ad

inchini

quando non

lo generalizza a

e l'anima torna in-

sia radicata nell'emo-

poeta va pi innanzi, e chiedendosi ragione

VII.
.iest'

SITUAZIONI PETRARCHESCHE

antitesi, si leva al concetto della superiorit dello

Po ha

spirito sulla natura. Il

sua anima

uno

161

il

ma

sulla

pone

Petrarca spiega una forza

il

Po come suo

rincontro al

di

sente orgoglio d' essere uomo, di poter dire al


potente,

non

corpo tratto innanzi, l'anima va dove vuole.

de' rari casi, ne'quali

giovanile. Si

forza sul suo coi-po,

mia anima

la

pi potente di te

rivale, e

Po

tu

sei

Po, ben pu' tu portartene la scorza

me

Di

Ma

con tue possenti e rapid'onde;

nasconde

lo spirto eh' iv' entro si

Non cura n di tua n d' altrui forza.


Lo qual, senza alternar poggia con orza,
Dritto per l'aure al suo desir seconde,

Battendo

1'

L' acqua e

ali
'1

verso

l'

aurea fronde,

vento e la vela e

Re degli altri, superbo,


Che 'ncontri '1 Sol quando

remi sforza.

altero fiume,
e'

ne mena

il

giorno,

abbandoni un pi bel lume ;


Tu te ne vai col mio mortai sul corno;
L'altro, coverto d'amorose piume,
'n ponente

Torna volando

Con che compiacenza


non curo
di te

di

te,

il

Po per
al

il

gettarle gi

potergli dire sul viso:

mondo

Con che diligenza enumera

piacere di

con un

soffio,

forze

le

Sasctis

tanta fierezza
Petrarca.

dal

forte

del suo

remi, per darsi

con
l

il

la rapidit del

superbamente

Innanzi a quel piccolo verbo di due sillabe

stacca con

Db

ancora pi

tutte

vento, la vela,

con quel sublime sforza, piantato

ultimo
si

esalta

suo dolce soggiorno.

n se altro

avversario, l'acqua,

fiat,

al

rimanente,

in

che

come volesse
11

BAGGIO BUL PETRARCA

162
dire

moi

E come

si

!,

dileguano tutte

a traverso

1'

le forze

accumulate del Po.

orgoglio del vincitore penetra la sod-

disfazione dell' amante, gioioso di poter essere con


ta

quando

gli piaccia!

quel batter

come

che
in

il

l'ali

somma, non

come

nell'

la

fa

ti

e quel dolce soggiorno. Direte che

fanciullo che

Po non

sensazione che

si

diverte

si

sente qui

1'

poeta

il

con un castello di carta

un nemico che

poi

V amaprovare

eco

gli

d'

faccia paura

una

che,

seria grandezza

appassionato orgoglio di Dante. Se leggete per

con attenzione questo sonetto composto d' un getto e in un


solo impeto

d' ispirazione

ci

un vero

troverete

senza indizio di enfasi, di declamazione.

nazione non mette radici profonde nella realt


difetto, o piuttosto

il

carattere

calore

La sua immagiqui

nel Petrarca

della forza

il

perci rara apparizione, e povera di quella passione che vien


solo

da un sentimento reale lungamente nutrito

ti

non ne avr molti

di questi

il

Petrarca ha mostrato pi di vera forza, di quel-

allegrezza geniale nella

bondanza di

produzione, che attesta

vita, lieta di riversarsi al di fuori

cilit di -duchi si trastulla, in quella specie di


$tt!

quar-

d' ora.

Dove
l'

combat-

ha avuto qui un

tuto, fomentato e resistente. Il Petrarca

quarto d'ora di forza

lirico steli occhi di

chiamate

(1)

Laura, che ha diviso in

le tre sorelle

(1).

Perch la vita breve,


1' ingegno paventa all' alta impresa,
N di lu n di lei molto mi fido

soprab-

con

la fa-

poemetto

tre canzoni,

VII.

SITUAZIONI PETRARCHESCHE

163

Quasi ciascuna poesia del Petrarca ha un' occasione, un

impulso venuto dal di fuori


vedere

il

per riscaldarsi ha bisogno di

fuoco, senza di che sottilizza freddamente,

Ma

spero che sia intesa

L dov' io bramo e l dov' esser deve


La doglia mia, la qual tacendo i' grido.
Occhi leggiadri, dov' Amor fa nido,

voi rivolgo

Pigro da

s,

il

raa

mio debile
'1

stile,

gran piacer

lo

sprona;

chi di voi ragiona,

Tien dal suggetto un abito gentile,


l' ale amorose

Che con

Levando,

il

Con queste

C ho

parte d' ogni pensier vile.


alzato vengo a dire or cose

portate nel cor gran tempo ascose.

Non

perch' io non m' avveggia


Quanto mia laude ingiuriosa a voi
Ma contrastar non posso al gran desio,
;

Lo quale
Ch'

i'

in

me dappoi

vidi quel che pensier

Non che

1'

non pareggia,

agguagli altrui parlar o mio.

Principio del mio dolce stato rio,


Altri che voi so

Quando

ben che non m'intende


neve divegno,

agli ardenti rai

Vostro gentile sdegno

Forse eh' allor mia indegnitate offende.


O, se questa temenza

Non temprasse 1' arsura che m' incende,


Beato venir men che 'n lor presenza
M' pi caro il morir, che '1 viver senza.
!

Dunque,

eh'

i'

non mi

sfaccia,

S frale oggetto a s possente foco,

Non

Ma

proprio valor che


la

paura un poco,

me ne scampi

come

164

il

SAGGIO SUL TETRA K'

parecchi sonetti. Questa poesia non

caso di

sce a nessun fatto, vien tutta dal

un'occasione,

Che

il

'1

Risalda

O
O

poeta

le

vene agghiaccia,

perch pi tempo avvampi.

cor,

poggi, o valli, o fiumi, o selve, o campi,

testimon della mia grave vita,

Quante volte m' udiste chiamar Morte


Ahi dolorosa sorte
Lo star mi strugge, e '1 fuggir non m'
Ma, se maggior paura
!

Non m'

aita.

affienasse, via corta e spedita

Trarrebbe a

fin

quest' aspra pena e dura

non ha cura.
Dolor, perch mi meni
Fuor di cammin a dir quel ch i' non voglio ?
Sostien eh' io vada ove '1 piacer mi spigue.
Gi di voi non mi doglio,
la colpa di tal che

Occhi sopra

mortai corso sereni,

'1

nodo mi distrigne.
Vedete ben quanti color dipigne
Amor sovente in mezzo del mio volto,

di lui eh' a tal

potrete pensar qual dentro fammi,

've d e notte

Addosso

col

Luci beate
Se non che

Ma

poder
e liete
'1

stammi
e' ha in voi raccolto,
;

veder voi stesse v' tolto

quante volte a

me

vi rivolgete,

Conoscete in altrui quel che voi


S'

La

a voi fosse

si

riferi-

Quando

dentro.

ci

sente gi, senza accorgersene, nel pie-

si

sangue vago per


'1

li

siete.

nota

divina incredibile bellezza

Di eh' io ragiono, come a chi la mira,


Misurata allegrezza
Non avria '1 cor per forse remota
:

VII.

SITUAZIONI PETRARCHESCHE

165

no della situazione, e non va a tentoni e non fa proloquii.


fatto gli si presenta in
rii

si

un certo

trova d' aver fatto gi la met del cammino.

Dal vigor naturai che v'apre e gira.


Felice 1' alma che per voi sospira,

Lumi del ciel per li quali io


La vita, che per altro non m'
:

Oim, perch

Mi date

ringrazio
grado.

rado

mai non son sazio

quel, dond' io

Perch non pi sovente


Mirate qual Amor di me fa strazio ?
E perch mi spogliate immantenente
Del ben che ad ora ad or V anima sente?
Dico eh' ad ora ad ora
(Vostra mercede)

Una dolcezza
La qual ogni

sento in mezzo

i'

inusitata e
altra

1'

alma

nova,

salma

Di noiosi pensier disgombra

allora,

un sol vi si ritrova.
Quel tanto a me, non pi, del viver giova.
E se questo mio ben durasse alquanto,
Nullo stato agguagliarse al mio potrebbe:
Si che di mille

Ma

forse altrui farebbe

Invido, e

me

superbo

1*

onor tanto

Per, lasso, conviensi

Che

1'

estremo del riso assaglia

'nterrompendo quelli

A me

ritorni, e di

me

il

Il

con certi accesso

stadio,

pianto

spirti accensi,

stesso pensi.

L' amoroso pensiero

Ch' alberga dentro, in voi mi si discopre


Tal, che mi trae del cor ogni altra gioia

Onde parole ed opre


Escon di me s fatte allor, eh' i' spero
Farmi immortai, perch la carne moia.

Qui

SAGGIO SUL PETRARCA

166

non

e'

voglio cantar

d'antecedente altro che un:

chi di Laura. Cominciate a leggere,


l'

anima

del poeta

Fugge

accorgerete che

vi

non gi invasa dal soggetto

al vostro apparire

angoscia e noia;

E nel vostro partir tornano insieme


Ma perch la memoria innamorata

Chiude lor poi 1' entrata,


Di l non vanno dalle parti estreme.

Onde

s'

Nasce

alcun bel frutto

di

Io per

me, da voi vien prima

me

son quasi un terreno asciutto,

Colto da voi

pregio vostro in tutto.

'1

Canzon, tu non m' acqueti, anzi

dir di quel eh' a

Per

me

non

sia certa di

Gentil mia Donna,

Nel mover de

Che mi mostra

stesso

tu'

infiammi

m' invola

esser sola.

veggio

i'

vostr' occhi

un dolce lume
conduce

la via ch'ai Ciel

per lungo costume,

Dentro

dove

sol

Quasi visibilmente

con
il

Amor

che mi scorge

seggio,

cor traluce.

Quest' la vista eh' a ben far

seme.

il

al glorioso fine

induce,

Questa sola dal vulgo m' allontana:

Ne giammai lingua umana


Contar poria quel che

le

sue divine

Luci sentir mi fanno,


E quando il verno sparge le pruine,
E quando poi ringiovenisce 1' anno,
Qual era al tempo del mio primo affanno.
Io penso

se lassuso

Onde '1 Motor eterno delle stelle


Degn mostrar del suo lavoro in

gli oc-

terra,

che

la-

VII.

SITUAZIONI PETRARCHESCHE

vora a freddo e con

pensando pi

artificio,

167
alla

rettorica

che a Laura. La materia che vuol trattare non ancora organizzata; le idee gli stanno innanzi senza colore e senza

Son P

altr'

opre

belle,

Aprasi la prigion ov'

che

'1

cammino a

son chiuso

io

tal vita

mi serra.

Poi mi rivolgo alla mia usata guerra,

Ringraziando Natura e

'1

d eh' io nacqui,

Che reservato m' hanno a tanto bene,

eh' a tanta spene

lei,

Alz

'1

A me
Da

mio cor

che 'nsin allor

noioso e grave

me medesimo

quel d innanzi a

Empiendo

io

un pensier
ond' hanno i

o la volubile

piacqui,

alto e soave

d'

begli occhi
Quel core,
N mai stato gioioso

Amor

giacqui

la chiave.

Fortuna

Dieder a chi pi fur nel mondo amici,

Ch'

noi cangiassi ad

i'

una

Rivolta d' occhi, ond' ogni mio riposo


Vien, com' ogni arbor vien da sue radici.

Vaghe

faville, angeliche, beatrici

Della mia vita, ove

'1

piacer

Che dolcemente mi consuma

Come
Ogni

s'

accende

e strugge

sparisce e fugge
altro

lume dove

'1

vostro splende,

Cos dello mio core,

Quando tanta dolcezza

in lui discende,

Ogni altra cosa, ogni pensier va


E sol ivi con voi rimansi Amore.
Quanta dolcezza unquanco

Fu

fore,

in cor d' avventurosi amanti, accolta

Tutta in un loco, a quel eh'

Quando

voi alcuna volta

i'

sento, nulla,

RAGGIO SUL PETRARCA

168
calore; e,

come non hanno trovato un centro intorno

a cui rag-

grupparsi e comporsi, fluttuano nello spazio a guisa di atomi

Soavemente tra
il lume

Volgete

'1

bel nero e

'1

bianco

Amor

si

trastulla

in cui

credo, dalle fasce e dalla culla

Al mio imperfetto, alla fortuna avversa,


Questo rimedio provvedesse il Cielo.
Torto mi face

la

gli occhi,

velo

il

man che s spesso s'


Fra '1 mio sommo diletto

attraversa

onde d e notte si rinversa


gran desio, per isfogar il petto,
Che forma tien dal variato aspetto.
Il

Perch' io veggio

(e

mi spiace)

Che naturai mia dote a me non vale,


N mi fa degno d' un s caro sguardo
Sforzomi d esser tale,

Qual

Ed

all'

alta speranza

al foco gentil

ben veloce, ed

S' al

conface,

si

ond' io tutt' ardo.


al contrario tardo,

Dispregiator di quanto

'1

mondo brama,

Per sollicito studio posso farme


Potrebbe forse aitarme
Nel benigno giudicio una
Certo,

il

fin de'

tal

fama.

miei pianti,

Che non altronde il cor doglioso chiama,


Vien da' begli occhi al fin dolce tremanti,
Ultima speme de' cortesi amanti.
Canzon, V una sorella poco innanzi,

1'

altra sento in quel

Apparecchiarsi

medesimo albergo

ond' io pi carta vergo.

Poi che per mio destino

dir

mi sforza quell' accesa voglia

VII.

SITUAZIONI PETRARCHESCHE

erranti, che vorrebbero unirsi e


Si sente

d' attrarsi.

non hanno ancora

che nel poeta non

e'

169
la forza

ancora quella con-

che m' ha sforzato a sospirar mai sempre,


Amor, ch a ci m' invoglia,
Sia la mia scorta e 'nsegnimi '1 cammino,
E col desio le mie rime contempre;
Ma non in guisa che lo cor si stempre
Di soverchia dolcezza; com' io temo
Per quel eh' i' sento ov' occhio altrui non giugne;
Che '1 dir m' infiamma e pugne;
N per mio ingegno (pnd' io pavento e tremo),
;

Siccome talor sole,


Trovo '1 gran foco della mente scemo
Anzi mi struggo al suon delle parole,
Pur com' io fossi un uom di ghiaccio

al Sole.

Nel cominciar credia


Trovar, parlando, al mio ardente desire

Qualche breve riposo e qualche tregua.


Questa speranza ardire

Mi porse a ragionar quel eh' i' sentia


Or m'abbandona al tempo, e si dilegua.
Ma pur conven che l'alta impresa segua,
Continuando 1' amorose note
S possente il voler che mi trasporta;
:

la

ragione morta,

Che tenea

'1

freno, e contrastar noi pot.

Mostrimi almen eh'

Amor,

io dica,

in guisa che se

Gli orecchi della dolce

Non mia ma
Dico

Ch'

al

mai percote
mia nemica,

di piet la faccia amica.

se 'n quella etate

vero onor fur gli animi

L' industria d' alquanti uomini

Per diversi paesi,

s accesi,
s'

avvolse

SAGGIO SUL PETRARCA

170

centrazione, quell'obblio amoroso di snell' argomento, quel


di

due uno, specie

di

matrimonio

intellettuale,

senza di cui

impossibile una produzione geniale.

Poggi ed onde passando; e


Cose cercando,

pi bel

il

onorate

1'

fior

ne colse

Amor

Poi che Dio e Natura ed

volse

Locar compitamente ogni virtute


In quei be' lumi, ond'

gioioso vivo,

io

Questo e quell' altro rivo

Non conven

eh'

i'

trapasse e terra mute:

sempre ricorro,

lor

Come

a fontana d' ogni mia salute

E quando

a morte desiando corro,

Sol di lor vista al mio stato soccorro.

Come

a forza di venti

Stanco noccliier di notte alza la testa


A' duo lumi

e'

ha sempre

il

nostro polo;

Cos nella tempesta

Ch'

sostengo d'amor, gli occhi lucenti

i'

Sono

mio segno e

il

Lasso,

ma

'1

mio conforto

solo.

troppo pi quel eh' io ne 'nvolo

Or quinci or quindi, com Amor m' informa,


Che quel che vien da grazioso dono.
;

quel poco eh'

Mi

fa di loro

Poi ch

io

li

i'

sono

una perpetua norma;


vidi in prima,

Senza lor a ben far non mossi un' orma;


Cos gli ho di me posti in su la cima
;

Che

mio valor per s falso s' estima.


I' non poria giammai
Immaginar, non che narrar, gli effetti,
Che nel mio cor gli occhi soavi fanno.
'1

Tutti gli altri diletti

Di questa vita ho per minori

assai;

SITUAZIONI PETRARCHESCHE

VII. -

Comincia con un ars longa,

ris ti

brevis,

vitti

sono

solite introduzioni, clie

luoghi

171

con una di quellle

comuni

de' panegi-

nrcademici sulla brevit della vi ta,

e d pfllj

V insuffi-

ingcgnov ^difficolt e la nobilt del soggetto.

c ienza dell'

C una

velleit poetica, che vorrebbe divenire estro,

tutt'altre bellezze indietro

vanno.

Pace tranquilla, senz' alcuno affanno,


Simile a quella che nel Cielo eterna,

Move

dal lor innamorato riso.

Cos vedess'
Coni'

io fiso

Amor dolcemente

gli

governa,

un giorno da presso,
Senza volger giammai rota superna
N pensassi d' altrui n di me stesso;
E '1 batter gli occhi miei non fosse spesso.
Sol

Lasso, che desiando

Vo quel

non puote

eh' esser

in alcun

modo;

vivo del desir fuor di speranza.

Solameute quel nodo

Ch'Amor circonda alla mia lingua, quando


L' umana vista il troppo lume avanza,
Fosse disciolto:

Di dir parole

Che

Ma

i'

prenderei baldanza

in quel

punto

nove,

farian lacrimar chi le 'ntendesse.

impresse

le ferite

Volgon per forza il cor piegato altrove


Ond' io divento smorto,

'1

sangue

si

nasconde

N rimango qual era;


Che questo '1 colpo
Canzone,

i'

i'

non so dove;

sommi accorto

di che

Amor m' ha

sento gi stancar la penna

Del lungo e dolce ragionar con

Ma

non

di parlar

meco

lei,

pensier miei.

morto.

ma

SAGGIO SUL PETRARCA

172

ma

impedita da

un

zione interna.

Onde

imperioso, della freddezza ed esita

tira indietro.

presa alta;
nalza.

La

ma

un

la poesia si riduce in

due movimenti, de' quali uno

1'

vorrei,

urta innanzi

ma,

in

e l'altro lo

vita breve, l'ingegno timoroso, l'im-

piacere

il

La mia lode

mi sprona o

soggetto

il

ni' in-

ma non

ingiuriosa agli occhi:

posso

contrastare al desio. Vorrei guardar sempre quegli occhi,

ma

morire guardandoli;

temo

d'offenderli.

E veramente

morrei guardandoli, come neve disfatta agli ardenti raggi;

ma la

paura riscalda

il

core, agghiacciando

sangue

il

vita ni' insopportabile, vorrei togliermela


di

ma

maggior male m' affrena. In queste prime


pullulano

difficolt

une

le

sulle altre; sono

incalzarsi_di_fi_-e4i-o. Nella quarta stanza

La

paura

tre stanze le

un

dialogo,

poeta

il

la

si

un

mette

con un' apostrofe improvvisa e supplichevole a quel

in via,

ma, che

lo trattiene

mi meni
cammin a dir quel

Dolor, perch

Fuor

di

Sostien eh' io vada ove

Non

e'

si

ritosa galanteria

move

ma

senti gi qual-

al di dentro, la senti a

questa spi-

Luci beate e
Se non che

'1

liete,

veder voi stesse v'

quante volte a

me

tolto:

vi rivolgete,

Conoscete in altrui quel che voi

un

non voglio?

ch'i'

piacer mi spigne.

ancora entusiasmo n affetto

che cosa che

Ma

'1

siete.

tratto finissimo, di concetto e di espressione,

di quei tratti che

rimangono. Avviatosi male,

il

uno

poeta resta

VII.

SITUAZIONI PETRARCHESCHE

ne' confini della galanteria, salvo qualche

173

lampo

di tene-

rezza. Rapporti ricerca ti, con seguenze esagerate, concetti ap-

pena formati

esprimono una certa lassitudine e pigrizia

dell'anima, scontenta del fattd e poco disposta al rifare.

C
lice

nondimeno qua

e l qualche verso, qualche tratto fe-

che t'arresta. Ecco un verso proverbiale:

Lo

star

mi strugge,

Qui sentite ne' suoni

fuggir non ni' aita.

'1

rotti e affannosi e lenti lo strazio

interno. Troverete al contrario

una elegante semplicit

in

questo tratto galante:


Io per

me

son quasi un terreno asciutto,

Colto da voi; e

pregio vostro in tutto.

'1

Questa prima canzone


sticazione,

d'

ingegno

si

Il

cervello a poco a poco

il

poeta non ancora

Ma

vi gira e scherza intorno.

un dolce

calore.

La

semina non

negli

uomini

mette in esercizio

si

sensibilit,

l'immaginazione

succedono con tanta

risveglia; e le idee si

cisione, che

ma

pu considerare come una ma-

una lunga preparazione.

nel soggetto

e prende

si

facilit e pre-

siate voi che le andate cercando,

sieno esse che sfilano per propria natura dalle loro nic-

chie: in che posta principalmente questa genialit e spon-

taneit d' ingegno, che la natura concede

pochi. Nella prima canzone

1'

anima

si

di rado e a cos

trova in una certa

mezzanit di situazione, che la tiene lontana e dall'affetto


e dall' estasi:

onde

il

poetico rimane ne' termini della ga-

lanteria e della grazia.

&

il

poeta

s'

immerge

Ma, incalorato dallo

nel soggetto,

si

stesso

lavoro,

sente involare a s stesso;

SAGGIO SUL PETBAROA

174
e nel

punto che

zone,

si

finisce la canzone,

all'altra,

forma nella sua anima. Indi

Canzon, tu non m' acqueti


dir di quel eh' a

Per

Non pi
destia;

il

me

stesso m'invola;

non esser

sia certa di

canzone:

la

m'infiammi

anzi

can-

chiusa, mirabile di

la

evidenza e di verit, che vale ella sola tutta

rem

la

sola.

introduzioni, esitazioni, galanterie, proteste di mo-

poeta d dentro nel soggetto

primi versi,

fin da'

con tanta decisione e chiarezza di coscienza, che potete subito

comprendere l'idea madre e

il

sentimento dominante

della seconda canzone.


Il

poeta come chi dopo lungo impedimento

avidit dietro
e

si

getta con

piacere desiderato. Quel piacere, agognato

il

non conseguito

prima canzone

nella

eccolo

ora se ne

sente invadere tutta l'anima.

La canzone

occhi di Laura,
cezza

una lunga, un'

un

estatica contemplazione degli

succhiare, un bere da quelli ogni dol-

una lunga contemplazione accompagnata da

bile piacere.

Di che natura questo piacere

bella statua; voi state fiso a riguardarla,

dimento che

si

chiama

estetico.

Ma,

se

il

insazia-

Ecco

con quel puro gopiacere scende nel

vostro cuore e lo turba, e vi fa germogliare l'amore,


siderio, la gelosia,
la

un tumulto

forma della passione

tant' oltre, che

il

d'affetti; il

e per questa

il

de-

godimento prende

via

si

pu andare

sentimento degeneri in sensazione ed

piacere in volutt. Di che natura qui questo piacere


\

una

il

La

sua bellezza nella sua indivisibilit, nel suo accogliere in

^s tutte queste gradazioni; ed ci che

si

chiama

la con-

VII.
ti

addizione

ma

SITUAZIONI PETRARCHESCHE

sentimento petrarchesco

elei

Talora

poesia.
lettuale

il

175

vivo della sua

godimento ha un'aria meramente

il

nel calore dell' espressione sentite

tario tremito della passione. Talora

poeta,

il

scompagna da

un

lui

intel-

involon-

come

da un fato superiore, precipita fino nel senso;


si

l'

attirato

ma non mai

una pudicizia d'im-

cotal ritegno,

maginazione, che non lo lascia in bala d' impressioni pret-

tamente

sensibili.

Dapprima, quegli occhi sono quasi uno spettacolo


tico,

liei lo

sentimenti che
Dio,

clic

este-

da s e come staccato da Laura, puro di tutt'

amata desta in

1'

conduce

il

una

lui,

bellezza creata da

riguardante dalla fattura al fattore.

Ed

poeta talmente innalzato in questa via dalla bellezza

il

un punto che vor-

terrena alle bellezze celesti, che viene

rebbe abbandonare anche la vista di quegli occhi per fruire


la vita (1) del cielo

Aprasi

Le

che

altre

idee

prigion ov' io son chiuso,

la
'1

si

cammino a

tal vita

schierano intorno

.a

mi

serra.

questa.

Il

dolce lume

di quegli occhi gli mostra la via del cielo; in essi fcraluce


il

suo cuore, di cui hanno la chiave; son essi che lo me-

nano

alla virt,

alla gloria.

tolti dall'arsenale

sarebbero pensieri comuni,

platonico, se nella freschezza ed evidenza


|

dell'espressione non sentissi l'entusiasmo d'una visione estatica, e se

ci)

il

Nel testo

a tal vista

poeta non vi fondesse entro la sua perso-

vista

mi serra

leggendosi

[Ed.].

il

verso della

canzone

SAGGIO

176

,ita.

BTJL

PI.TKARCA

Wma di conoscer Laura, non

cr a scontento, vile

Ce

di .ueile espressioni

si

scrivemmo

prorompono

,>

a nuH;

f-;"
*

de* ad un

e,
gnarda con compio,,,,,
tempo con l'idea: ora
espone di non nunore energ a
air ,o con nna .a
pr.ma era voto,
perch il sno cnore
piace a s stesso-,

pieno di quel pensiero

pe
a

e.

'nsin allor io giacqui

noioso e grave;
qnel d innanzi a me

A me
Da

Empiendo

un pensier
ond' hanno i

d'

Quel core,

medesmo piacqm,

alto e soave

begli occhi la chiave.

uiu
rasasi l'immaginazione,
*
.
accesasi
1
Nella terza stanza,

aro
dolcezza e piacere
diviene q

u
la

il

godimento
si

visione intellettuale
q

^^

tra-

ornat()

amoroso, r,
sforma in sentimento
stoima
temenergia di desiderio
immaginazione, un energui
ila' fiori dell'
doleva musicale

-W^

dallato, U

giunta con una

d'espressione e

le felicit del
noeti raecoglie tutte

^cangiarle
ine,

ad

"T\J

mondo, per

- ** <*

Qui

un paragone, che
quando sopraggiugne

gtttarle fctu,
set
t.

gttta

grazioso:

N mai stato gioioso


Fortuna
Amor o la volubile
Diedera
Ch'

i'

chi pi fur nel

mondo

u* su-

amici,

una
noi cangiassi ad

ond' ogni mio riposo


Rivolta d'occhi:
radici.
arbor vien da sue
Vien, com' ogni

VII.

177

SITUAZIONI PETRAHOIIESCIIE

Nell'oblio dell' amore, parla a quegli

ocelli, li

accarezza de'

pi gentili epiteti, uno e poi un altro, insino a che gliene


viene un terzo, che per novit d' uso e costruzione testi-

monia l'energia ed
cando

il

foco dell'anima che lo andava cer-

Vaghe faville, angeliche, beatrici


Della mia vita, ove '1 piacer s'accende,
Che dolcemente mi consuma e strugge.

si

profonda cos in questa ebbrezza, che dimentica

verso e s stesso. Questa consumazione di s e del


nell'

amata

sublime in

di grazia e di bellezza;

s,

il

ma non

per

il

1'

uni-

mondo

Petrarca, maestro

quale v'introduce un amabile para-

gone, un elogio ed una contemplazione di quegli occhi in

mezzo

all'

impressione che ne prova, e usa cos la molle me-

lodia del verso, che attenua ci che di troppo energico nel

sentimento.

Lo

diresti

ferro; e (pianto gli

bellezza

un fabbro, che rintuzza

toglie di

forza,

il

taglio del

e pi gli aggiunge di

Come

sparisce e fugge

Ogni altro lume, dove

'1

vostro splende;

Cos dello mio core,

Quando tanta

dolcezza in lui discende,

Ogni altra cosa, ogni pensier va fore,


E solo ivi con voi rimansi Amore.

un periodo,
zioni

tirato d'

un

fiato,

dove

s'

affollano le grada-

d'un solo sentimento con una disinvoltura ed una

pie-

nezza che annunzia rigoglio di vita: diresti che nel possesso


di

un piacere lungamente ed invano desiderato


De

Sajcctis

Petrarca.

il

poeta vuol
1S

SAGGIO SUL PETRARCA

178
sorbirlo tutto

goccia

<

goccia. Su questa china,

imma-

le

gini diventano seducenti (Minasi voluttuose; l'energia cede

innanzi alla grazia. Eccogli avanti le arcane gioie d'amanti


felici;

de'

ecco quegli occhi in attitudine

movi nienti pi voluttuosi,

nero e

il

bianco

Quando

Ma, giunto

volgersi della pupilla tra

il

il

voi alcuna volta

il

tra

'1

lume

bel nero e

'1

bianco

Amor

si

trastulla.

in cui

cima del

alla

mento germoglia

uno

in

Soavemente
Volgete

materiale,

il

diletto, dal seno dell'

desiderio

non ha durato un quarto

la

sua

felicit,

la

appaga-

sua forza

d'ora; senti anche nel regno del-

l'immaginazione una certa impotenza d' un lungo godere


in

mezzo

si

rivela

Quando
chio,

il

finito della

gli occhi

Laura con

de' suoi; ed
Il

all'infinito dell'estasi, all'ubbriachezza del piacere,

il

negazione,

il

dolore della privazione.

dell'amante scintillavano pi del soverla

mano

e col velo gli intercettava la vista

poeta se la prende col velo e con la mano.

godimento un

istante,

il

desiderio inesausto

e la

canzone degenererebbe nella disperazione d'un desio sconsolato, s'egli, disposto alla gioia,
la speranza.
il

non

lo

Prende un'aria quasi da

confiteor alla

mamma

e promette di

calmasse subito con

fanciullo,

non

che recita

farlo pi;

cos amabile questa puerile ingenuit nei grandi

ed

ingegni

Promette a se stesso di sforzarsi ad esser buono, pi degno

spera di

di quel caro sguardo; e cos spera, che cosa

der quegli occhi

vederli,

sinora

lieti

e sereni,

di

ve-

ultima

speranza degli amanti, di vederli dolcemente tremare.

Ma

vii.

SITUAZIONI PKTBABCHEBCHE

questa lontana speranza non l'appaga;

con impeto,

finir la

e nel

179

desiderio scoppia

il

canzone del godimento sente

for-

marsi nell'anima la canzone del desiderio:

Canzon,

1'

sorella poco innanzi,

una

medesmo albergo

altra sento in quel

1'

Apparecchiarsi; ond'io pi carta vergo.

Questa canzone

si

pu paragonare ad un torrente,

il

quale

prormpe con impeto per la china insino a che nella pianura

va

si

non dato
eile

1'

allegrezza

lirica

Petrarca di fruirla che pochi istanti; ed

al

non senza alcun che di grazioso ed amabile che ne

tempra
che

Un'abbandonata

rilassando.

la

virile.

anima

forza:

sua natura piuttosto serena

fatalit della

canzone

Nella terza
gi in

uno stato

all-

rat-

1'

entusiasmo ha dato gi,

riflesso.

Il

poeta come un

capitano che, finita la battaglia, stanco e riposatone ru-

mina

tutti g' incidenti e le

conseguenze.

sente clic lo sfogo delle parole


anzi lo strugge di pi

non

Raccolto in

non iscema

Anzi mi struggo

al

un uom

tossi

suon delle paiole,

Ma, trasportato dal volere


continua

il

di ghiaccio al

e dalla

speranza di

Questa

canto.

sole.

sforza di ricollocarsi nel

primo

stato,

([lugli

il

poeta

vi

si

d'immergersi in quella

Contemplazione. Le stesse immagini ritornano,

forma nuda, mal dissimulata sotto

render

introduzione

mostra gi un entusiasmo raffreddo; ed invano

me:

s,

l'ardore,

Pur COm'io

Laura pietosa,

solo

ma

in

una

l'abilit della frase, co-

occhi sono fontana d'ogni

mia

salute;

li lio

180

SAGGIO SOI PETRARCA

posti in su la cima di me; senza loro a ben far non mossi

un'orma,

supplisce con paragoni,

ecc.;

corcando con occhio

non nell'oggetto,

distratto la poesia intorno all'oggetto <

Nella stanza quinta,

cio

verso la

un

incalorire; ed uscendo tutt' ad

mezzanit di

stile,

si

fine,

il

poeta

sente

si

da questa amena

tratto

leva ad un vero entusiasmo. In poche

pennellate, di una decisione e d'una semplicit che attestano


la subitaneit dell'ispirazione,

in tutto

ricompariscono quegli occhi

loro fascino:

il

Pace tranquilla, senz'alcun affanno,


Simile a quella che nel cielo eterna,

Move

Ma

dal loro innamorato riso.

quegli occhi

non

e tanto pi folli sono

li
i

gode pi,

desidera; e

li

desiderii. Quello che

meno

spera,

manca

nella

poeta, che

non pu

ottenere una possibile felicit, se ne fabbrica nel

cervello

realt,

abbonda nell'immaginazione;

un'assurda

il

Cos vedess'io fiso

Com'Amor dolcemente

gli

governa,

Sol un giorno da presso,

Senza volger giammai rota superna;

me

pensassi d'altrui, n di
'1

batter gli occhi miei

Questo delirio d' immaginazione

non

che per evidenza e vi-

gore d' espressione e di suoni produce

compiuta

realt,

ed amaro

dura un istante;

stesso;

fosse spesso.

il

1'

illusione

risvegliai-si

d'

una

subitaneo

VII.

SITUAZIONI PETRARCHESCHE

181

Lasso, che desiando

Vo quel ch'esser non puote in alcun modo,


E vivo del desir fuor di speranza.
Sparisce un desiderio e sorge un altro

a quegli occhi aver tale eloquenza, dir

tali parole,

vorrebbe innanzi
che.

qui s'immagina l'effetto che ne verrebbe sopra di Laura:

i'

prenderei baldanza

Di dir parole in quel punto s nove,


Che farian lacrimar chi le 'ntendesse.

Succede

inevitabile

1'

scoraggiato

ma

il

reale;

fatto

il

poeta

si

vede

Orni' io divento gniorto,

E
La penna

sangue

'1

si

nasconde

i'

non so dove.

cade di mano, resta pensoso, e la poesia

gli

si

continua nel suo capo:

Canzone,

i'

Del lungo

Ma

impeti

allontana
il

il

ragionar con

non di parlar meco

Alcuni impeti
Sjtgggi

sento gi stancar la penna


e dolce

in

lei,

pensici' miei.

mezzo ad un generale

non so che di lento e

rila ssamento, e negli

di

misurato,

che

ne

disordine e vi conserva bellezza e grazia: ceco

carattere di queste tre canzoni.

poeta ha mostrato pi d'energia.

La

son quelle,

in,

cui

il

Syf

vita del Petrarca pi ricca delle sue

poesie, tutte

LS2

SAGGIO SUL PBTEAECA

amorose, salvo alcuni sonetti e canzoni politiche. L'immenso


orizzonte di Dante, che

sformato

un

in

ti

spaventa

maraviglia,

di

Nella materia politica

si

s' tra-

vedere.

bel paesaggio, grazioso a

richiede una seria e virile ispi-

razione; ed qui sopratutto che possiamo studiai -e la forza

dell'animo e dell'ingegno petrarchesco.

Ben

so che alcuni estetici oggi,

pura, declamano contro


si

le

patrocinatori

poesie politiche:

dell' arte

come

parli d'arte, di religione, o di filosofia,

cosa d' astratto, fuori della vita. L' idea,

se

pure,

il

non tosse qualquale

sia la

si

sua forma, deve impregnarsi del reale, farsi nonio, con

momenti

le

sue debolezze, ed

suoi dolori. I

non sono

diversi gradi di questo passaggio. L'arte

altro che

storici dell'idea

para un'utopia.
Ci che
reale,

non

si

dee domandare

vi stagni,

non

Petrarca

del

torto

il

poeta che,

vi s'insozzi;

lata la libert dello spirito e


il

al

il

che vi guardi invio-

sentimento

contrario

calando nel

di

dell' arte.

non

essere

Ora
ab-

bastanza immerso nella realt politica, di guardarla da lon-

tano

senza confondervisi e senza parteciparvi,

dosi tutta

l'

ma

dan-

apparenza d' un' appassionata partecipazione

onde nasce quel

fattizio e rettorie,

che

ti

rivela un' ispi-

razione poco seria, ed in gran parte letteraria. Si pu chia-

marlo

1'

antitesi di

Dante: in costui

il

particolare

spesso

prevale troppo, e talora rimane vuoto e prosaico; nell'altro,


il

generale fa spesso vani sforzi per entrar nella vita, se

ne d
effetto:

l'aria,

un'aria mentitrice, e pi rumoreggia,

meno

fa

nell'uno, a dirla in generale, c' aridit; nell'altro

c' rettorica.

VII.

La

SITUAZIONI PETRARCHESCHE

fu per

politica

Lontano

cagione.
il

il

sdegno

e dello

della vendette e del successo,

ma

non vocazione,

Petrarca

da'partiti e dalle lotte,

pungolo del dolore

183

non

senti

mai n

la gioia

e dell'odio,

nei tormenti

dine: oltre che queste passioni richiedono

oe-lfr

dell' inquietu-

una

forza ed

una

mancavano. Avea l'anima troppo gentilmente

fede, che gli

temperata, troppo impressionabile e distratta, non capace


a invasarsi d'
la

sua idea

di

Petrarca fu
ti

una idea

e viver

di quella.

poeta delle occasioni. Secondo

il

parla della guerra santa contro

pubblica romana,
(liicsa di

Dante circonda

tante illusioni, la veste di tutte le forine.

gP

il

Il

vento, ora

infedeli, ora della re-

ora della cacciata de' barbari, ora della

Roma. Questa

o quella occasione esaltatalo, de-

stava la sua musa; passata l'occasione, ritornava tranquil-

lamente' ai suoi studii, ed


esausto
I

la

il

tema era abbandonato, era gi

patria per lui non fu l'eterna Laura.

suoi sonetti sulla corte di

lebri,

piti

come un'arma

Roma

sono anche oggi ce-

politica, che

Sono invettive addossate

le

come grande

sione di collera tanto pi abbondante, quanto


stente.
di

Per vigor

di

stile,

il

Delle sue canzoni sono restate famose

s'

consi-

primo sonetto

dal ciel su le tue trecce piova.

e l'altra all'Italia. In

grave, chcv

meno

per artifizio di verso e per unit

getto mi par notabile sopratutto

Fiamma

poesia.

une sulle altre con una esplo-

amendue

il

Pumi

Cola da Rienzo

poeta assume

un

innalza qua e l sino al concitato: qui

possiamo .tastargli

il

tono

dunque

polso, e giudicare della sua l'orza.

SAGGIO SUL PETRARCA

184

Se nella canzone a Cola da


resurrezione di
politico

Roma

e, se avcs.se

avesse

Rienzo

celebrata

repubblicana, avrebbe creato

1'

la

inno

confortati g' Italiani alle anni, avrebbe

creata la marsigliese del secolo decimoquarto. Ne' due caci,

avremmo

ivi sentito battere

aspirazioni e nelle nobili

dopo
in

scopo

lo

il

poeta esorta Cola alla libecerta vanit di mostrarsi,

fatto,

il

Ma

Roma: non senza una

circoscritto e quasi personale:

razione di

cuore di un popolo nelle sue

il

sue ricordanze.

un campo

iniziatore

morale dell'impresa. Rimane

oratorio-poetico.

nella rappresentazione di

Roma

antica, culto della

Cola e del Petrarca. Gli

letterata, di

COS

vero interesse della canzone

Il

altri

ci asse-

sentimenti sono

vaghi, vuoti d'affetti e di particolari, spesso rettorici.

Il

disegno concepito freddamente e a priori, con oggetti


distribuiti astrattamente e secondo

due prime stanze


l'immagine
descritte le

JtJwha

di

e'

Roma

una specie

antica risurgente

miserie delle discordie

finisce

un ordine

logico. Nelle

d' introduzione
;

in

civili,

succede

tre stanze son

che straziavano

con una esortazione. L' interesse va sempre

crescendo sino alla quarta stanza, da cui comincia a declinare, insino a che nell'ultimo

Le

prime stanze sono

tre

meglio,

il

suo capo Roma,

una vecchia lenta

le

si

raffredda quasi del tutto.

pi belle. L'Italia, o per dir


sta innanzi personificata

gli

sonnacchiosa.

composta ed austera, piena di solennit, che


colto e serio,

nire

il

ti

tiene rac-

ti

come innanzi a gravi avvenimenti. Non c'

cosa pi trista che un popolo che sta

che non

in

una indignazione

risponde.

freddo per

E un

le ossa,

come un cadavere

sublime negativo che


e

ti

fa star chino

il

ti

fa

ve-

capo in un

VI.

SITUAZIONI PETRARCHESCHE

185

cupo abbattimento, come senti in questi due versi ammid'un andare tanto solenne

rabili,

Non spero che giammai dal pigro sonno


Mova la testa, per chiamar ch'uom faccia.
Questa impressione ingagliardita dalle memorie di
popolo, destate da ci che solo ne sopravvive

stimoni di tante grandi cose

Nel tondo della tomba


sato per pi strazio.

L'antiche

E trema
I

Il

sassi

le

sepolcri

quel

mura,
di

te-

eroi.

s'apre la vista gloriosa del pas-

d'una romana maest:

principio

mura eh' ancor teme ed ama,


mondo

'1

concetti sono alti in

gravi

ti

Romani avvolti

Ma l'immaginazione

una forma ridondante:

gli diresti de'

nelle larghe pieghe delle loro toghe.


rasserenata dalla speranza: gli eroi

escono da' loro sepolcri col sorriso sul labbro, e l'impressione diviene irresistibile

Come

Questo

clic resta

ciolire.

dica:

il

in iseena Fabrizio:

creo che Fabrizio

Si faccia

quando entra

lieto,

udendo

Roma mia

concetto

la novella

sar ancor bella.

fondamentale, ed

della canzone. L' interesse

il

poetico, quello

comincia ora a rimpic-

Descrive lo stato de' Romani di quel tempo in tre

stanze, presentandoti da prima l'aspetto delle chiese, poi


degli oppressi, poi degli oppressori.

no

felice.

La prima

parte

la

me-

quel tempo avean luogo giornalmente assalti di

cittadini a suon di squilla:

SAGGIO

186

::\.:<

l'i.i

i-

senza squille s'incomincia assalto,

Dio ringraziar far poste

Clic per

Questa

81

in

alto.

opposizione tra l'uso saero delle campane e l'uso

guerresco e profano, felicemente espressa, quello solo che


qui arresta

lettore;

il

come

e,

proprio

L' autore ha scelto

riconcilia alquanto con l'intera stanza.

male

il

punto

eli

malandrini,

le ire civili,

pendiato in un piccolo verso, che


tore

uscio,

all'

vergognoso

Deh quanto
che,

ticelli,

di

si

a'

buoni,

tutto questo com-

trova

mostrar

diversi atti

appunto perch dice

veDgono

la

come un

sua taccia

servi-

tutto,

non dice nulla. Appresso

in iscena gli oppressi,, donne, vecchi, fanciulli, fra-

vittime delle discordie civili

ecc.,

zione dove

un

chiuse

le chiese deserte,

santi, contristati di quell'abbandono. 1 soprusi dei grandi,

le violenze dei

Il

drammatico che

vista. Nello spettacolo cos

ha innanzi, non vede che

ultimo, te lo

all'

il

una

in

tenero temperato dal gentile,

po' d' amplificazione rettorie. Dante disse di

Vedova

descri-

ma non

senza

Roma:

e sola, e d e notte chiama.

Questo verso cos semplice, e tanto pieno di lagrime, fa pi


effetto

che tutta la descrizione petrarchesca. Succedono

oppressori, gli Orsini,

Conti

vuole eccitar lo sdegno di Cola;

Gaetaui

ma

contro

gli

quali

questo sdegno non lo

sente lui, che s'avvolge nell'inviluppo d'

un linguaggio me-

taforico freddo e stentato. L' ultima stanza sarebbe affatto


insignificante, senza l'ingegnosa conclusione:

ni.

SITUAZIONI PETRABCU

Quanta gloria

ti

Dir:

l'aitar giovine

altri

gli

187

fia

e forte;

Questi in vecchiezza la scamp da morte

La chiusa

sportandoti

la

il

dell' azione in

cosa

canzone

di tutta la

tra-

poeta con la scelta de' particolari sul teatro

Roma

Sopra

Un

pi bella

'1

e dipingendo con tratti sicuri s e Cola

monte Tarpco, canzou, vedrai


eh' Italia tutta onora,

cavalier

d' altrui che di s stesso.

Pensoso pi

un che non ti vide ancor da presso,


Se non come per fama uom s' innamora,

Digli

Dice che

Con

gli

Roma ognora

occhi di dolor bagnati e molli

Ti chier merc da tutti sette

.Si

pu dire che questi pochi

canzone, tutto quel


cos in

Non

compendio,

versi sieno

colli.

il

microcosmo

riflesso in piccolo,

ma

della

che, ridotto

allaccia con proporzioni ingrandite.

ti si

sar tenuto troppo severo, se dir che questa can-

zone inferiore
sione

mondo

all'

argomento. Scritta con molta preten-

maturit

nella

degli

anni,

ci

si

tropp' arte. C' un disegno preconcepito,

vede grand' arte

una logica

distri-

buzione delle parti, scelta accurata d' immagini e di

molto
di

artificio di verso,

Ma non

maest.

sioni: ci

ha

mancati. E

qua

l,

CI

Benti Da'

frasi,

insieme un aspetto di pompa

senti per entro

sforzi di dolore, di collera, d'

una grande

ci

nell'

immaginatone

il

soffio

<

delle pas-

entusiasmo, sforzi

stracca,

che scintilla

poi s'abitandomi. T'abbatti in certi punti di


bellezza, che sono

bella statua antica

il

resto

come avanzi mutilati d'una

e'

appiccato col gesso.

SAGGIO SUL PETBABCi

188

La canzone

sulla guerra sani a e l'altra sulla gloria, sono

della stessa natura, ancora pi sotto. Di bei

stano, alcuni pensieri o immagini ingegnose,


ti'

elocuzione

poeta

1'

niuna vera ispirazione, sodo

versi che relino

il

magistero

mantello del

erudito.

Di ben altro valore

Italia mia,

(1)

canzone

la

bench

all' Italia

(1),

parlar sia indarno

'1

Alle piaghe mortali

Che

nel bel corpo tuo

Piacerai almen eh'

Spera

Tevero

spesse veggio,

miei sospir sien quali

e'

e l'Arno,

Po, dove doglioso e grave or seggio.

'1

Rettor del

Che

ciel,

la piet

Ti volga

al

io

che

ebeggio

ti

condusse in terra,

tuo diletto almo paese:

Vedi, Signor cortese,

Di che

che crudel guerra;

lievi cagion

cor, che 'ndura e serra

Marte superbo e fero,


Apri tu, Padre, e 'ntenerisci
Ivi fa che

(Qua!

io

'1

mi

e snoda;

tuo vero
sia)

per la mia lingua

Voi, cui fortuna

ha posto

in

s'

mano

oda.
il

Delle belle contrade,

Di ebe nulla piet par che

Che fan qui

vi stringa,

tante pellegrine spade

Perch '1 verde terreno


Del barbarico sangue si dipinga

Vauo

error vi lusinga

Poco vedete

Che
Vy

w&^Qual pi

e parvi veder molto

'u cor venale

amor

cercate o fede.

gente possed.

Colui pi da' suoi nemici avvolto.

diluvio raccolto

freno

il

primo

VII.

SITUAZIONI PETRARCHESCHE

189

suo ingegno, lavoro di giovinezza

fiore quasi del

ancora esperienza della vita, n senso politico

Di che deserti strani


Per inondar i nostri dolci campi

Non

(1).

ma

e'

e' la

Se dalle proprie mani

Questo n' avven, or chi

fia

che ne scampi

Ben provvide Natura al nostro


Quando dell'Alpi schermo
Pose fra noi e la tedesca rabbia

Ma

desir cieco e 'ncentra

'1

'1

stato

suo ben fermo

S' poi tanto ingegnato,


al corpo sane ha procurato scabbia.
Or dentro ad una gabbia
Fere selvagge e mansuete gregge
S' annidau s che sempre il miglior geme;

Ch'

Ed

questo del seme,

Per pi dolor del popol senza legge,


Al qua], come si legge,

Mario aperse

Che memoria

dell'

Quando, assetato

Non pi bevve

fianco,

opra anco non laugue,

e stanco,

del fiume acqua, che sangue.

Cesare taccio, che per ogni piaggia


Fece 1' erbe sanguigne
Di lor vene, ove '1 nostro ferro mise.
Or par, non so per che stelle maligne,

Che

'1

Cielo in odio n' aggia

Vostra merc, cui tanto

si

commise

Vostre voglie divise


(1) Il

De-S.

si

atteneva all'opinione del Leopardi e di

questa canzone fosse stata composta quando Lodovico


pass in Italia, ossia nel 1327 o '28;

pi conforme al vero l'opinione del


al 1344-5, al

De

ma sembra

altri,
il

che

Bavaro

ora dimostrata

Sade, che ne pone la data

tempo cio della guerra intorno a Parma

[Ed.].

HO BUI

I!M)

con

giovinezza,
sioni.

Le

n: A ima

nobili illusioni e le fresche

sue,

le

l'i:

rifles-

idee, che appariscono stanche e Logore nelle aliare

Guastali del

mondo

la

i>ii

bella parte.

Qual colpa, qual giudicio o qual destino,


Fastidire

Povero;

il

vicino

e le fortune afflitte e sparte

Perseguire; e

n disparte

Cercar gente, e gradire

Che sparga

'1

sangue e venda

1'

alma a prezzo

Io parlo per ver dire,

Non per odio d'altrui n per


N v' accorgete ancor, per

disprezzo.

tante prove,

Del bavarico inganno


Che alzando '1 dito, con la morte scherza ?
Peggio lo strazio, al mio parer, che '1 danno.

Ma

1 vostro sangue piove


Pi largamente; ch altr' ira vi
;

sferza.

Dalla mattina a terza

Di voi peusate, e vederete come


Tien caro altrui chi tien s cos

vile.

Latin sangue gentile,

Sgombra da

Non

te

far idolo

queste dannose some

Vano, senza soggetto

Che

'1

un nome
:

furor di lass, gente ritrosa,

Vincerne d'intelletto,
Peccato nostro e non naturai cosa.

Non questo '1 terreu eh' i' toccai pria


Non questo '1 mio nido,
Ove nutrito fui s dolcemente ?
Non questa la patria in eh' io mi fido,
Madre benigna e
Che copre 1' uno
Per Dio, questo

pia,
e l'altro
la

mio parente

mente

Talor vi mova; e con piet guardate

Le lagrime

del popol doloroso,

VII.

SITUAZIONI PETRARCHESCHE

sansoni, qui splendono con

l'

191

incanto della luce che la prima

rolta esca dalle inani di Dio.

Che sol da voi riposo,


Dopo Dio, spera e, pur che voi mostriate
:

Seguo alcun

di pietate,

Virt contra furore

Prender

Che

1'

Neil' italici cor

Signor, mirate

si

e fia

l'arine;

'1

combatter corto

antico valere

come

Fugge,

non ancor morto.


come il tempo vola,

la vita

morte

e la

n' sopra le spalle.

Voi siete or qui: pensate alla partita;

Che 1' alma ignuda e sola


Con ven eh' arri ve a quel duhhioso

calle.

Al passar questa valle,


Piacciavi porre gi

1'

odio e lo sdegno,

Venti contrari alia vita serena;

quel che 'n altrui pena

Tempo si spende, in qualche


O <i mano o d' ingegno,

atto pi degno,

In qualche bella lode,


In qualche onesto studio

Cos quaggi

la

strada del ciel

Canzone,

io

si

converta

gode,

si

si

trova aperta.

t'ammonisco

Che tua ragion cortesemente

dica;

Perch fra gente altera

conviene,

le

ir ti

voglie son piene

Gi dell'usanza pessima ed antica


Del ver sempre nemica.
Troverai tua ventura

Fra magnanimi pochi a chi


D lor chi in' assicura ?

'1

ben piace.

1'

vo gridando

pace, pace, pace.

192

SA(.(.K)

L' Italia qui non

il

PETRARCA

.SII,

vano

neppure un accessorio

tenni, e

affogato e rimpiccolito da idee affini

tutta

la poesia.

l'italiano e

il

l'

essa

medio evo

Italia antica e del

barbaro, c' tutti

<'

die a quel

sentimenti

tempo potevano sgorgar da quella

< sola

sempre

parola, espressi eoi foco

della giovinezza.

Chi non
certa et

lo

sa?

non

generali, quando

I principii
si

ti

presentano se non accompagnati da

molte restrizioni, da ci che

chiama

si

che non annulla la poesia

il

ha ima

si

ma

il

limite del reale:

Pn

la trasforma.

giovani, al contrario, quello che nella intelligenza, ancora


nella vita; immaginazione e realt si confondono. Se c'era

caso che

il

Petrarca dovea usar molte cautele, era qui, in-

dirizzandosi a principi potenti,


lui

inveleniti e guerreggiantisi

giovane e ancora senza nome. La prima cosa che

in questa poesia,

il

personaggio che assume

gi un poeta, che canta

vuol persuadere

principi

1'

Italia

ma

il

t'

alletta

Non

poeta.

un oratore

a voler mandar via

che

barbari

assoldati e a stringersi in pace e in federazione per tener

lontani gli stranieri. In questo officio mostra una certa inge-

nuit

qualcosa di giovanile, che

franco da ogni
e di popolo

Dio

prende

lo diresti

umano

ti

piace. Parla ardito

rispetto, si fa consigliero di principi


il

tono di predicatore

un marchese

quasi voce di

di Posa, tolto dalla situazione

assurda in cui lo ha messo Schiller e divenuto un perso-

naggio

Ma

lirico.

questo non che l'occasione; nessuno

Che importa
che

si

ci

pensa pi.

chi sieno questi principi, e quei barbari, e di

tratti,

e con quale scopo? L'oratore qui

ucciso

VII.

dal poeta.
clic

SITUAZIONI PETKARCMESi

193

vero interesse della canzone nel contenuto

Il

vien fuori in questa occasione.

canzoni

Nelle

un po'

posteriori

sull'Italia,

di declamazione; si sente

memoria

solo nella

e nell'

che l'antica Italia esiste

immaginazione

che anche nella

coscienza del poeta la realt molto diversa.

tempo

Italia era

1'

sentiva

ancora la regina delle nazioni

aveva

erano

e barbari

in quel

Italiano

primo

mondo

rivelarsi del

sentimento vivo, politico e letterario, che

il

suoi antenati

e vi

congiungeva immediata-

si

mente, gittando un' occhiata di disdegno sopra

l'Italia

Ma
;

orgoglio d'una razza superiore; ed in quel primo

1'

svegliarsi della civilt, in quel


latino,

sempre

sente

si

tempi oscuri

che corsero di mezzo. Oggi noi vediamo due

romana

e l'altra del

medio evo; allora

le

due

Italie,

Italie

innanzi allo spirito erano una sola, la stessa storia in conti-

nuazione. L' eco di questa grandezza

risuona alteramente

nella canzone.

Risuoua come eco. Non lodi pompose, non descrizioni

non dimostrazioni. L' importanza


il

e la ricchezza delle cose,

calore della convinzione, chiude adito ad ogni declama-

zione, ad ogni

puro gioco di

versale

cose

dice

contenta di dire

frasi.

Il

poeta la voce uni-

che sa ammesse e sentite da


nostri dolci

campi

il

tutti.

nostro ferro

Si
la

tedesca rabbia, virt, contra furore; e fa grande effetto, perch

tutte le idee

gliano
oggi,

si

accessorie,

che queste semplici parole risve-

affacciano tutte

alla

coscienza pubblica.

dopo tanto tempo, un Italiano muta colore innanzi

queste

parole,

che suscitano tanti sentimenti.

riuscito a destare le pi diverse passioni con

Db

Anche

Sasctib

Petrarca.

Il

poeta

un semplice
13

194

SAGGIO SUL

l'I

tocco di questa e quella Corda;

suonano lungamente

TKAI.ma
tutte

<

]<

tocca, tutte

anima.

nell'

L'orgoglio nazionale e l'odio dei barbari, che sono qui


sentimenti principali, non sono sviluppati ciascuno

con un ordine
trano

uno

1'

coni' nella

artificiale,

nell' altro,

minato dalla presenza

e'

due

p<

si

giustificano a

d'eccessivo nell' uno deter-

dell' altro.

Non

non provochi uno scoppio

poeta sta col piede sul barbaro,


fiero

canzone a Cola. En-

condizionano e

si

vicenda; sentite che quello

glio che

ri-

di

e'

scoppio d' orgo-

sdegno;

e,

quando

sorride alteramente

il

col

tono del: romanus sum:

Ed

questo del seme,.

Per pi dolor, del popolo senza legge;


Al qual, come

Mario aperse

legge,

si

il

fianco,

Che memoria dell'opra anco non langue,


Quando assetato e stanco,
Non pi bevve del fiume acqua, che sangue.

C'
non

in

questa canzone qualche cosa d' indivisibile che

te la lascia analizzare

indivisibile

come

possiamo artificialmente tirar di qua e di


costruirne
ritratto

Ben

la vita.

l delle frasi e

un insieme. Possiamo, per esempio, cavarne un

de' mercenarii

barbari

che vendono

1'

anima a

prezzo, passano da

un campo

non possono aver

cari gli altri

ritrosa, che, se ci

vince d' intelletto, non sua virt,

nostra inerzia: gente


selvaggia,

come

in

all'altro,

cui

il

combattono da scherzo,

avendo s cos a

vile:

gente

ma

valore furore, inculta e

loro deserti strani, ecc.

Ma

tutto questo


VII. -

fuso

con

SITUAZIONI PETRARCHESCHE

pensieri

altri

con

altri

195

sentimenti; e tutto

vien fuori coin un solo impeto, col rigoglio e la facilit

Aggiunge interesse

della forza.
del

poeta,

il

alla

canzone l'individualit

quale uno zucchero a sentirlo, con quel tono

di baldanza e sicurezza giovanile

e parvi veder molto

Poco vedete,

Io parlo per ver dire,

Non per odio

d'altrui, u per disprezzo

Io vo gridando; pace, pace, pat.

Pure, al di sotto di questo Petrarca cos giovane,


gi
alla

il

Petrarca futuro;

tenerezza.

si

il

principio, dove lo vedete

raccolto e a capo basso; e tra' pi belli

dalle dolci

dove

memorie, che

Non
Non

si

ci

rendono caro

'1

terren eh'

questo

il

mio nido,

fui s

movimenti

d'affetto,

sente tutt' ad un tratto assalito

questo

Ove nudrito

Non

sente

sente gi una certa disposizione

Commovente

e ce ne ha tanti,

si

i'

il

luogo nativo

toccai pria'?

dolcemente?

mi fido,
Madre benigna e pia,
Che copre 1' uno e l'altro mio parente I
questa la patria in eh' io

Sono rimembranze comuni a


Italiano che

non

se

tutti,

di

ne senta intenerire.

modo che non


Il

c'

poeta ha perci

potuto ben dire, senza transizione, come se parlando di s


avesse parlato ancora degli altri

Per Dio, questo la mente


Talor vi mova....

SAGGIO SUL PETRARCA

196

Con questo passaggio s'asciuga


novo

all'

la lagrima,

armi, in versi rimasi celebri

chiama

Virt contra furore

Prender l'arme, e

Che

1'

NegP

antico

italici

fia

'1

combatter corto

valore

cor non ancor morto.

di

Vili.

SITUAZIONI PETRARCHESCHE.
MALINCONIA.

Questa

canzone, cos

ricca

di

contenuto, cos varia di

sentimenti, cos balda e sicura di tono, cos vigorosa e sobria d' espressione, fu la sua
politica.

Appresso,

di supplire

il

il

prima ed ultima ispirazione

letterato e

1'

erudito

poeta. L' Italia fu per lui

si

sforza invano

un amore

filosofico,

abbellito ed animato dalla giovanile immaginazione,

ma

che,

rimato fuori del vario agitarsi della vita reale, appunto


per questo difetto di nutrimento and degenerando in una
astrazione letteraria.

cuore.

Ma Lama

Ben presto Laura occup

tessa

non valse

cavargli

tutto
dall'

il

suo

anima

che rari suoni di una giovinezza fuggente. Di rado in tante


poesie senti

il

suono rumoroso della speranza e della gioia,

dello sdegno, d'

Ed

io

una

forte risoluzione.

son un di quei che

'1

Dice di se

pianger giova.

198

SAGGIO

Ed

altrove

ed

Che

Anche

PKTRABCA

SII.

lagrime mie

le

spargan

sole.

maggior serenit, anche nelle canzoni angli

nella

geniale

occhi, frutto

desio

i'

si

un

rirsi e

abbandonarsi.

tratto

1'

quando seconda

la

una forza momentanea

di

anima, come

tutt' a

Qui

1'

vedete

esausta dallo sforzo, inteneoriginalit del Petrarca.

sua natura,

E,

dalla sua poesia

sparisce

ogni vestigio di sottigliezza, di gonfiezza e di rettorica;


naturale senza volgarit, d' una semplicit elegante.

Precursore del Tasso e del Leopardi,

medio evo, vale a dire in tempi

e nel male, fu senza saperlo attinto


lattia morale,

esempli.

La

Petrarca in pien

il

di tanta energia nel

che nei tempi moderni

bene

da quella specie di mas'

dichiarata con tanti

quale consiste nella disproporzione tra quello

Hie^vopl lapin e quello che possiamo;


lentamente, che

si

dissimula

l'

ed uccide

impotenza,

1'

anima

logorandosi ed

intisichendo in vane immaginazioni. Questo male ha afflitto


g' Italiani

hanno

nel

sentito

punto che, come


il

riscossi

da lungo sonno,

bisogno d' una vita nuova senza poterla

attingere; e voi ne sentite la febbre ne' furori dell' Alfieri


e nelle disperazioni del Foscolo.

Dopo d'avere come

miste-

rioso colera invaso tanti alti spiriti, eccolo svelato, e voglio

credere conquiso, nelle pagine del Leopardi, che ne ha avuto

una

cos straziante coscienza.

e nel popolo
1'

amore

cesser,

che ne tormentato,

del reale, di cui

il

Manzoni

quando nell'uomo

penetrer la misura e

una espressione tanto

Vili.

serena

SITUAZIONI PETRARCHESCHE

quando, in luogo di fantasticare dietro

occupazione

sua principale

sar di esaminare

trova, ed averne piena notizia

sedere.

199
l'

conoscere quasi gi pos-

questo terribile reale che, come ombra,

sempre dinanzi, noi


problemi assurdi

lo

assurdo,

quello che

conquisteremo noi,

dell' alchimia,

ci

se,

ci

fugge

lasciando

metteremo nel campo

della scienza.

Uno

di questi alchimisti, ed

cesco Petrarca.

il

pi innocente, fu Fran-

Ebbe scarsa coscienza

del suo male

spese

gran parte della vita in far quello a cui non era destinato;
nello strazio di giornaliere contraddizioni, nel flutto delle
illusioni e delle disillusioni

consum ogni energia, perdette

ogni sereuit ed ogni coraggio

stanco, trasportato dalla

invitta natura, senza pi resistenza,

si

gitt in

solitudine,

ove con quelle risoluzioni estreme che son proprie di questi


caratteri,

modo

s'acconci a vita da

selvaggio.

poter meglio

di vivere gli fu caro, gli parca di

tendere

a'

suoi

Dapprima quel

studii, di poter svellersi

dall'

passione che lo teneva inquieto e scontento; e la

meretta gli sembr un porto,


conforto.

Vedete quest' uomo

serto, tutto solo per

rendosi,

che
col

il

sua ca-

suo letticciuolo requie e

come un

solitario del de-

campi, parlando, piangendo, intene-

manifestando alla natura quello che cela agli uo-

mini, e in

ingann.

il

at-

anima una

mezzo a tanti disinganni fabbricandosi nuovi

Avea volto

suo male era

mondo,

e pi.

si

le spalle al

al di

sali

lui

meno

s'
si

accorgea
trovava,

trovava con s stesso. Questa vita di

concentrazione gitt l'animo

maginazione

mondo, e non

dentro di

in

uno stato violento. L' im-

a tale esaltazione

che talora confinava con

SAGGIO SUL PETRARCA

200
la pazzia;

l'orecchio

parea di sentir Laura, usciva

gli

spaventato,

eamera come

contrasse una sensibilit malaticcia, quella voglia

con

di piangere, che

suma ancora pi

Ed

di

gittava pe' campi, e quella voce sempre al-

si

io

lo sfogo t'allevia

un

istante, e

con-

ti

son un di quei che

'1

pianger giova.

Allora quella cameretta divenne la camera delle lagrime,


quel letticciuolo fu bagnato di pianto; e quest'uomo,

s'era sottratto a tutto

il

mondo, andava cercando

pagnia fosse pur d'un contadino, per fuggire

non trovarsi

Ben

so che

spiriti

malati

la

la

clic

com-

s stesso, per

solo col suo amore.

volgo parla con superbo disprezzo di questi

il

per me, desidererei meglio la loro malattia che

sua salute. Ci sono certe malattie aristocratiche, privilegio

di certi uomini e certi popoli. L' Italia


salute da bue

parecchi

sentirsi malata,

vere. Cosa
vita di

dolore

il

secoli; e,
l'

ha goduto

di

una

quando ha cominciato a

ha avvertita che ritornava a

dunque impediva

il

vi-

Petrarca di menare questa

uomini sani! Perch tanto agitarsi? perch

immaginazione non trova requie? perch

si

la

sua

ostina in

una

passione senza speranza ? perch cos poca logica nella sua

condotta? perch errare angosciosamente di contraddizioni


in contraddizioni? Gli perch
se

non ha avuto

la malattia.
l

dove

alle

si

sue

Mai

la sanit del
il

volgo; gli perch,

Petrarca non stato

sente malato. Le

lagrime;

non

genio, ne

le

ha avuto almeno
s

gran poeta, che

idee platoniche fuggono innanzi

reminiscenze letterarie appena se

Vili.

inversioni

SITUAZIONI PETRARCHESCHE

201

compariscano timidamente nella frase;

qualche volta
antitesi,

le

giuochi di pensiero o di parola, le acutezze, le


artificiose,

tafore, tutto sparisce

ragionamenti,

le

vi sentite innanzi

allegorie, le

me-

ad una emozione

uu cuore che sanguina. Tal'

sincera e profonda, innanzi ad

l'impressione che vi fa provare

seguente sonetto

il

cameretta, che gi fosti un porto


Alle gravi tempeste mie diurne,

Fonte

Che

se'

'1

or di lagrime notturne,

vergogna porto.

d celate per

letticiuol,

che requie eri e conforto

In tanti affanni, di che dogliose urne

Amor con
me crudeli

Ti bagna
Solo ver

N pur

il

mio

mani eburne

quelle

gran torto

secreto e

'1

mio riposo
'1 mio pensiero,

Fuggo, ma pi me stesso e
Che seguendol talor, levomi a volo.
Il vulgo, a me nemico ed odioso,
Chi '1 pens mai ! per mio refugio chero
Tal paura ho di ritrovarmi solo.

Lasciamo

stare

letteraria.

Ha

avanzo di abitudine

quelle dogliose urne,

voi

sentite in questo

che vi stempera. Le lagrime

si

sonetto

qualche cosa

preparano nella prima quar-

tina; scorrono involontarie nella seconda, che


ripigliata dello stesso motivo.

come una

Tanto desiderio della

soli-

tudine, ed oia tanto abbonimento, tanta paura di quella!


In pochi versi
.sa,

ci

e stupisce de'

scrive con un

tutta

una

fenomeni

misto

storia.

malato

del

suo stato

fatali

non

e
,

d'angoscia e di meraviglia:

li

lo

de-

Chi

SAGGIO SUL PETRARCA

202

stupendo

pens mai?
questo: Chi

d'ingenuit, ed altamente poetieo,

pens mai?

'l

(1).

In un altro sonetto la sua vita

modo che
non

si

non

lagna:

questa

presentire

vi fa

fa

che

solitaria descritta in

tragica

ma

narrare;

line.

al

poeta

Il

tono grave

solenne sentite che consumato da una insanabile melan-

Ha

conia.

1'

aria di chi vi racconti

cose pi strazianti

le

con semplicit, senza aggiungervi alcuna osservazione


la sua faccia pallida e sulle labbra

e pensoso

*>olo

morto

il

riso

ma

pi deserti campi

Vo misurando a passi tardi e lenti;


E porto gli occhi, per fuggir intenti.
Dove vestigio unum l'arena stampi.
Altro schermo non trovo che

mi scampi

Dal manifesto accorger delle genti;


Perch negli

Di fuor

come dentro avvampi,


mi credo ornai che monti e piagge

S eh' io

fiumi e selve sappian di che tempre

Sia la

Ma

mia
pur

che celata altrui.

vita,

Cercar non

atti d' allegrezza spenti

legge

si

aspre vie ne
so,

eh'

Ragionando con meco, ed

con

difficile
s

io

selvagge

con

lui.

trovare un sonetto cos pieno di cose

poca ostentazione di passione

sia

che

pi appassionato.

Cos nel testo del sonetto, come nel comento del De-S., in

(1)

luogo di
Chi

Amor non venga sempre

il

Chi

crederla

'l

perni

[Ed.].

mait,

stampato nelle precedenti edizioni

s**-

Vili.

SITUAZIONI I'ETKARCHESCHE

Nella misura lenta e grave de'

suono monotono e

triste del

203

due primi versi sentite

passo

occhi spaven-

quegli

che fuggono ogni vestigio di piede umano,

tati,

con una immagine che illumina tutta

anima

dell'

energica

non

costruzione,

di

mondo;

e vedete

frase cos originale,

nasconde pi dolore

si

Ma

che in tutta una notte di Young.

rivelano,

ti

la faccia, l'amarezza

ferita, sazia e disgustata del

se in quegli atti iV allegrezza sperati,

cos

il

quest'

uomo ha

ab-

bracciato la solitudine per disperazione, vi ha portato tutti


i

mondo,

pensieri del

persegue.

Mai

giace la tempesta.

nudit

alla

e l'amore, attaccatosegli dietro, ve lo

questo detto con tranquillit, sotto cui

tutto

antica

il

poeta non

si

avvicinato

tanto

vale a dire a quello stile tutto

marmo,

recisa ogni espressione di sentimento, a quello stile di

che tanto

ti

spaventa nel Machiavelli. Nel Petrarca, poeta

forma,

della

cose,

un momento passaggero

dolore concentrato

di cui

clic

non sa assegnar

la

esprime un
causa

desolazione muta, senza sfogo. Confesso che di tutt'

suoi so-

nessuno mi commuove tanto profondamente (pianto

netti

sto sonetto senza

lagrima, cupo e fosco.

Ma

la

una

qtie-

sua anima

tenera non potea lungamente reggere in questa silenziosa con-

sunzione
il

succede l'alleviamento, lo scoppio delle lagrime.

prorompere

carattere proprio di

Il

che

di lamenti

parola

cameretta! o letticeiuolo

questa malattia morale

Francesi chiamano r re rie


nostra

che

vi

salti

questo ripiegamento braminico

cui

L' Italiano

e a impeti,

dell'

anima

contemplativa

quello

non saprei trovar

appuntimo.

risponda

vivo, pronto, lutto gesti, a

immobilit e tristezza

!...

in

comune

espansivo:
s

al

questa

nord

SAGGIO SUL PETRARCA

204

non

atta

si

nostro genio.

al

inaudite

Solo

compressioni

hanno potuto qualche volta

capo pensoso

al

del popolo
di cui

pi vivace popolo

del

oppressioni

piegare

far

mondo.

non ha esperienza

ben

approssimano

si

sopra pensiero,

fantasticare.

il

ci
,

ha

certi

modi

Ma

Dante chiama fantasia

il

.staio,

che

di dire,

come pensoso

pensieroso

questo stato familiare

nature squisitamente temperate, da Dante sino

alle

In bocca

non troverai dunque parola che esprima uno

sottosopra vi

<

il

suo fantasticare

al

Berchet.

Allor lasciai la nuova fantasia,

Chiamando

il

nome

della

donna mia.

E nessuno

ignora

dunque

esprimere con la parola fantasia

di

cose fantasticate,

animo che

La

ma

Fantasie del

conceda

si

non

solo

le

o lo stato di

corrisponde.

vi

le condizioni di spazio e

oggetti tutta

agli

Ci

Berciet.

lo stesso fantasticare,

fantasia differisce dal sogno

ancora

le

1'

perch questo sopprime

tempo

di

laddove quella

apparenza della pi precisa realt.

In cambio della realt, che non ha forza di conquistare,

il

poeta se ne foggia una docile e mobile, a suo talento.


Il

carattere delle fantasie del Petrarca

una malinconia

piena di grazia; nella sua anima gentile non entra mai amarezza

sono

rancore
sfogo

glie quel

condensa.
la

non

niente di basso o di cupo.

d'

animo troppo pieno

so che di grave e d'

Fantasticando,

sua pena.

Ha

il

che

Le sue
allevia

amaro che

il

fantasie
e

scio-

dolore vi

poeta raddolcisce ed infiora

bisogno d'esser consolato,

accarezzato,

Vili.

d'oca realt che

povero Petrarca
a

di rincontro

rida, lo compatisca, di

gli

se la realt

ricompone, ne fa la sua adulatrice, e


pi melodiosi e pi

insinuanti

non

ma

pone

si

la disf e la

rendere

le fa

suoni

sieno usciti mai da

che

sentirsi dire

gli resiste,

risoluto e minaccevole,

lei

205

SITUAZIONI PETRARCHESCHE

nessuna poesia. Qui sopratutto rivela quel carattere gene-^


rale,

che abbiamo assegnato al suo ingegno

la bellezza e

Simile ad un fanciullo d' intelligenza e d'

la grazia.

imma-

ginazione, che ne' suoi trastulli pone tutta la seriet della


niente,

da

suo castello di carta d' una finitezza di forma

il

ad ornarlo

fargli illusione, e si piace

tutto lieto. In riva al

ed ecco una leggiadra


del

Rodano

Rodano

s'

e lo vagheggia,

arresta stanco

fantasia passargli

per

mesto

capo.

il

Fa

suo ambasciadore, come la rondinella, mes-

il

saggiera d' amore ne' poeti orientali. In questo punto tutto

Laura

gli ride.

indugio

La vede
i

campi

par che lo attenda e

CLIV)

(BOXI.

Forse

gli

le dole.

vivo e dolce sole

e l'aria pi serena.

conclusione un misto

grazia

mio tardar

vede

L'erba pi verde,

La

il

in riva al fiume illuminare


;

doglia del suo

che spero)

(o

si

di

volutt,

di

tenerezza e di

Baciale
Dille

Lo

'1

il

piede, o la

man

bella e bianca

baciar sia 'n vece di parole

spirto pronto,

ma

la carne

stanca.

la

!!<

BA&S1B su,

206

prima volta forse che nel bacio d'un dune

ardore di desiderio voluttuoso;

nazione in travaglio, che

Ma

bianca.

ci

fondo un' immagi-

in

impossessata di

s'

amaramente

fa

gli

ombre. Cos

l'

e l'amaritudine della realt,

gioia

e di dolore.

zione attiva, che

La

gioia

al

illusioni

le

del

1'

ebbrezza

alternati

lo sforzo

d'

dell' illu-

momenti

di

una immagina-

sottrae in qualche raro istante d' obblio

si

presssione del reale

angoscioso.

che

mano

che giuoca con le

sentire

infortunato erra tra

sione

alla

quella

questa vita seducente dell' immaginazione tur-

bata dalla inesorabile realt, che guasta

poeta

senta lauto

si

il

risvegliarsi torna tanto pi

poich quest' obblio non tanto durabile,

poeta riesca di

fissar la

sua ombra

u quel dolore

tanto possente, che prostri ogni valore dell' immaginativa,

ne nasce uno stato misto o complesso, indeciso tra


e

il

dolce

l'amaro, che dicesi malinconia, un avvicendarsi di sen-

timenti contradittorii che appariscono e spariscono ne' contrarii,

senza che alcuno abbia la forza di vincere del tutto

e dominare. I sogni pi lusinghieri producono

una

gioia trista", perch

scienza, che

positivo

non abbia
'

il

il

piacere

dolore.

si

rivela

l'

Ma non

immaginario, e che
e'

dolore

il

musa.

il

vero

aspro, che

ma

il

il

poeta

sua immaginazione

solo caso che

puro d' ogni pretensione

giusta misura che testimonia


la sua

gioia,

accompagnata da una confusa co-

la forza di trasportarlo nella

ed ammansirlo. questo

una

il

genio del poeta

letteraria,

quella

e in

un sentimento vero

qui

Sovente nelle cose pi serie scherza, se

si

dee chiamare scherzo quell' esagerare e quel rifiorire senti-

menti

fattizii,

che

il

suo difetto: solo qui non ischerza

Vili.

mai
<li

non

pi

tale,

che

difficile,

ci

niente

naturalmente esprimere questi rapidi

immaginario nel reale

difficolt

207

non

scherza col proprio cuore. Certo,

si

ritorni dell'

ginario

SITUAZIONI PETRARCHESCHE

e del reale nell'

grande ne' passaggi,

somma

che queir ohblio e quel risvegliarsi

oltre a' con lini del vero.

poeta

Il

ci riesce

ci a cui. meno pensa; ci che

imma-

nella misura,

non

sia

tratto

sempre, perch

gli esce dal

vivo e dal

vero della situazione.

La

canzone, che meglio esprime questo stato di fantasia,

turbato

ma non

decimaterza

soverchiato dalla presenza del reale

(1).

Il

poeta

trova in Italia,

si

e,

come

Di pensier in pensier, di monte in monte

(1)

Mi guida Amor;

eh' ogni segnato calle

Provo contrario

alla tranquilla vita.

Se

'n solitaria

piaggia, rivo o fonte,

duo poggi siede ombrosa valle,


Ivi s' acqueta 1' alma sbigottita;
E, com' Amor la 'nvita,
Or ride or piagne or teme or s' assicura
Se

'n fra

volto che lei segue, ov' ella

'1

Si

Ed

il

mena,

turba e rasserena,

un esser

in

Onde
Diria

alla vista
:

picciol

uom

di

tempo dura;
tal vita

esperto

questi arde, e di suo stato incerto.

Per alti monti e per selve aspre trovo


Qualche riposo; ogni abitato loco
nemico mortai degli occhi miei.

ciascun passo nasce un pensier novo

Della mia donna, che sovente in gioco


Gira ; 1 tormento eh' i' porto per lei
;

Ed appena

vorrei

Cangiar questo mio viver dolce amaro,

la

lo tira

SAGGIO SUL PETRA HCA

208
la

sua natura, erra tutto solo per monti e per

pensiero alla amata lontana. Addolorato

Ch'

dico

i'

forse ancor

Ad un tempo
Forse a

Ed

migliore

Amore

serba

ti

valli,

te stesso vile, altrui se' caro

in questa trapasso sospirando

Or potrel)b' esser vero ? or come ? or quando f


Ove porge ombra un pino alto od un colle,
Talor m' arresto, e pur nel primo sasso
Disegno con la mente il suo bel viso.
Poi eh' a

me

torno, trovo

il

petto molle

Della pietate; ed allor dico: ahi lasso,

Dove

se' giunto, ed onde se' diviso


mentre tener fiso
Posso al primo pensier la mente vaga,
E mirar lei, ed obbliar me stesso,
Sento Amor s da presso,
!

Ma

Che

del suo proprio error

In tante parti e

P alma

s'

appaga

bella la veggio,

Che, se P error durasse, altro non cheggio.


I'

P ho pi

volte (or chi fia che mei creda

Nell'acqua chiara e sopra P erba verde

Veduta viva,

e nel troncon d'

'u biauca nube, s fatta che

Avria beu detto che sua

Come

stella

che

'1

un faggio,
Leda

figlia perde,

Sol copre col raggio;

quando in pi selvaggio
Loco mi trovo e 'n pi deserto lido,
Tanto pi bella il mio pensier P adombra.
Poi quando '1 vero sgombra
Quel dolce error, pur l medesmo assido
Me freddo, pietra morta in pietra viva,
In guisa d'

Ove
Verso

uom

'1

che pensi e pianga e scriva.

montagna ombra non tocchi,


maggior e '1 pi spedito giogo,

d' altra

col

dalla lontananza.

?)

Vili.
si

fantasticando; e in mezzo alle

consola

nuovo

fantasia Io toglie di

Or

volto che

segue ov' ella

lei

il

mena,

un esser picciol tempo dura;

in

Onde
Diria

di

la realt:

turba e rasserena,

Si

al

adulazioni della

ride, or piagne, or teine, or s' assicura


'1

Ed

Come

209

situazioni petrarcheschi:

alla vista

pensieri

uom

di tal vita esperto

questi arde, e di suo stato incerto.

il

attuano al di dentro, cos

consonanza

fuori:

cangiamento

di

le

immagini

natura e dell'anima; ogni

della

luogo cangiamento di pensiero:

Di pensiero in pensier, di monte in monte.

Tirar mi suol un desiderio intenso


Indi

Comincio, e

'n tauto

Di dolorosa nebbia
Allor eh'

i'

il

lacrimando sfogo
cor condenso,

miro e penso,

pliant' aria dal bel viso

Che sempre m'


Poscia, fra

me

in

mi

diparte,

s presso e s lontano.

pian piano

Che fai tu lasso ? forse


Or di tua lontananza si

Ed

miei danni a misurar con gli occhi

in quella parte

sospira:

questo pensier l'alma respira.

Canzone, ultra quell' alpe,

L dove '1
Mi rivedrai
Ove 1' aura

ciel

sovr'
si

pi sereno e

lieto,

un ruscel corrente,

sente

D' un fresco ed odorifero laureto.


Ivi

'1

mio

cor, e quella

che

'1

Qui veder puoi l'immagine mia

Dk

Sakctis

Petrarca.

m'invola:
sola.
14

SAGGIO SUL PETRARCA

210

Di rado una canzone comincia con tanta

felicit:

siete

gi nel pieno della situazione, ed avete appena cominciato.

innanzi a cui s'arresta

siti,

tali

che raccolgono l'anima e

una piaggia
alti

solitaria,

in

invogliano

fantasticare:

o nna fonte, ana valle tra due poggi,

montagne sovrastanti

questi luoghi
si

romantici,

poeto, sono

monti, selve aspre, campi ombreggiati da

colli,

1'

il

il

montagne.

In

pini o da

ciascuno

combattimento interiore prende una forma

determina. Era entrato in cammino, tristo ed abbattuto,

uno

momenti

di quei

uomini pi

liberi gli

di

scoraggiamento, da cui non sono

forti.

In

questo

stato,

guardandoci

nello specchio, torciamo la vista con ripugnanza dalla nostra propria


zare,

immagine;

diventiamo

uomini,

ci

sembra che tutti ci debbano disprez-

a noi

stessi.

Come

perseguito

addentra per monti e per selve, e

s'

tranquillo

vili

si

dagli

sente

pi

ogni segnato calle

Provo contrario

alla tranquilla vita.

Se 'n solitaria piaggia, rivo o fonte,


Se 'n fra duo poggi siede ombrosa valle,
Ivi

s'

Per

acqueta
alti

alma

1'

sbigottita...

monti e per selve aspre trovo

Qualche riposo; ogni abitato loco

nemico mortai
La

degli occhi miei.

solitudine gli fa bene, gli offre immagini ridenti, lo

rialza al suo cospetto:

mori, e con

1'

si

beffa egli

audacia della speranza

quando

un

medesimo
s'

de' suoi

abbandona

ti-

a' forse,

uscendo dalla sua fan-

a' chi

sa;

tasia,

esclama con un sospiro: or potrebbe esser vero? or

tutt' a

tratto,

Vili.

come/ or

ij

mi mio t

timori di prima

SITUAZIONI PETRARCHESCHE

Ed

u' tormenti e ne'

ricaduto

eccolo

211

ciascun passo nasce un pensier novo

Della mia donna, ohe sovente in gioco

Gira

il

tormento ch'i' porto per

Ed appena

lei

vorrei

Cangiar qnestQ mio viver dolce amaro;


Cli

'

i'

dico

forse ancor

Ad un tempo
Torse a

ti

Amore

serba

migliore;

stesso vile, altrui se' caro

te

Ed

in questa trapasso sospirando

Or

potieltb' esser

vero? or come? or quando?

L' esposizione semplice e sobria, cos piena, che quasi


ciascun verso una fiaccola illuminatrice di

mode

Un- romanziere

zonte.

mentano sopra ciascuna


un' analisi

del

appunto povera

un vasto

di queste impressioni, e ti farebbe

l'uomo parla

pili,

ma

certo,

pigra immaginazione. Nella

non

solo, e

niente che

ci forse

tanto logori, quanto questo inevitabile dialogo dell'

con s stessa, in questo

gnoso

il

So re n le gira

duplicarsi,

pensiero che
in

gioco

t'arsi

lo

il

tormento

anima

due dell'uomo,

conforta,

tormento

il

forme, che per novit ed energia gridano


e pensa. Girare in gioco

perci

ombre che scuo-

di quei misteri e di quelle

com' carezzevole

oriz-

farebbe una pagina di ce-

i?

umano, anatomica

cuore

tono e mettono in moto la


solitudine

,,,

come

una

al lettore:

inge-

di quelle

fermati

la ricordanza di

un

passato pieno di dubbii e d'angosce e di timori in mezzo


allo scroscio

di

risa

l'uomo d'oggi, che

dell'
fa

animo

la baia

rialzato

all'

uomo

e rassicurato

di ieri.

E quanta

212

SAGGIO

misura in quelV appena


visorio

uno

<V

stato

si

PETBAHCA

non

<li

Laura', altrui

<i

che' come un palpare sorridendo

mi capisci;

farlo

un sospiro;

sveglia con

e moltiplica

nelle

e fa
si

fa

come

Or potrebb' esser vero

1'

tutte

ne'

Quanta tenerezza in quei


ti

fanno piangere

maginazione,
ai suoi forse

gli
,

forse, che,

ne'

or quando

umano

.'

illuminata!

mentre hanno aria

il

pianto

perch ne ha bisogno
i

ne' forse

paura

suoi sforzi

perfetto obblio, che la sua

abbandona

se si

perch

soffre

il

una mezza

nell' abisso.

capo come di chi dica

illusione, inter-

non vero,

1'

pino o d' un colle fermarsi, cadere in fantasia,

d'un sasso ove disegna

il

ti

ti

rigitta

ombra

di

un

gli occhi

su

viso di Laura, e non se ne accorge.

Perch piange ? Perch nel sogno


;

Questa contraddizione scoppia con indicibile

tenerezza nella stanza seguente. Eccolo sotto

del sogno

non pu giugner mai ad

rotta nel pi bello del gioco da quel tragico sospiro che


fa crollare

di

Sentite che, se l'amante ride in im-

per cessare

gli

sentite che con tutti

un

circostanze,

le

ma,

come

or

ri-

si

chi non ben sicuro di

Iu dieci versi, quanta parte del cuore

riso,

innamorato

la gioia e la

anche lui!

sorrdere

ripetere

interrogazioni,

quando, ne' come, mezzo tra

e* caro,

povero fanciullo sbi-

il

Ma, salito tropp' alto con la speranza,

troppo lieta novella,

durabile! Quanta

vorrebbe

finezza in quell'altrui, in luogo

gottito e dirgli:

un contentarsi prov-

vorrei t che

clic

ci

la confusa coscienza

perch Laura, che la fantasia

cina, egli sa che lontana; la disillusione e

gli
l'

presenta viillusione sono

213

PBTKARCHKSCHE

Vili.- SITUAZIONI

contemporanee; quel pianto un sentimento inconsapevole


che

si

messo accanto

alle sue illusioni e

non

mai,

le lascia

e che dopo un istante d' obblio diviene parola e gli dice

non

vero

Ove porge ombra un pino alto od un


in 'arresto, e pur nel primo sasso

colle,

Talor

Disegno con
Poi eh' a

la

me

niente

suo bel viso.

il

torno, trovo

il

petto molle

Della pietate; ed allor dico: ahi lasso,

Dove
11

poeta

se'

giunto, ed onde se' diviso

disillusione

dalla

Si era trasportato in

fa indovinare

ti

immaginazione

trova nel bosco, a tanta distanza da

un gemito

Dove

Uno

dei

turba la visione, e

prorompe in

se'

.'

giunto, ed onde se' diviso

fenomeni pi poetici di questo stato

sa che l'immaginazione

come

vorrebbe

chi

l'inganna e

troppo corta durata,

gioie dell' obblio

il

si

falso,

gli

gli

al

l'a-

il

dolce
ai

spiace, gli che l'errore

tener liso

primo pensier la mente vaga,


E mirar lei, od ohbliar me stesso,
Posso

che

che troppo brevi siano

Ma mentre

compiace di

sognar sempre per sottrarsi

pungoli del reale; che, se cosa


sia di

lei,

essere ingannato; fugge dal Acro e cerca


errore,

illusione.

ahi la>so

mante

1'

paese di Laura,

nel

e le stava innanzi, quando la lagrima


si

le

SAGGIO SUL PETRARCA

214
Sento Arnoi

da presso,

Clic del suo proprio error L'alma B'appagaj

In taiilc parti e

Che, se

1'

bella la

veggio,

error durasse, altro non cheggio.

Chi non ricorda

bei

versi del Leopardi ?

potess' io

L'alta specie serbar! che dell'imago,


Poi che del ver m'

Aggiunge
ci che

effetto la

prova con

die mei creda

regno delle

(notate quel

d'un fanciullo

si

trattiene,

illusioni! Io l'ho

non un fantasma,

viva,,

bianca nube

con che eb-

veduta viva,

ma

lei

acqua chiara), sopra l'erba verde, nel tronco

in

or ehi Jia

aria di chi narra cose miracolose del

Con che volutt

fate.

brezza, nelle sue

1'

1'

m'appago.

maraviglia del poeta, che rappresenta

gli occhi attoniti

Ha

tolto, assai

die' egli

proprio, neld'

mi faggio,

quanto in pi selvaggio

Loco mi trovo e 'n pi deserto lido


Tanto pi bella il mio pensier l'adombra.

La

reazione

non

della pietra nell'

si

fa

animo

Poi quando

'1

attendere, e
del poeta

freddo

medesmo

assido

freddo, pietra morta in pietra viva.

In guisa

La prima

il

vero sgombra

Quel dolce error, pur

Me

voi sentite

d'uom che

volta

pensi e pianga e scriva.

un sospiro;

la

seconda volta un gemito:

Vili.

SITUAZIONI PETRARCHESCHE

215

Xiobe conversa in sasso.

ora l'immobilit d'una statua,

Mutate sfrigolar paragone, un miscuglio involontario (l'in-

namorato

e di poeta!

S,

paragona ad un poeta

'assiso freddo e senza

e certo a s

stesso

moto, egli

in quei

mo-

menti che nell'immobilit del raccoglimento pensa e scrive


piangendo. Di giogo in giogo sale in cima

Non

ampli orizzonti.

onde scopre

so che istinto ci tira cos 'su,

siamo lontani da un caro oggetto. Ci

il

quando

bisogno confuso

d'aiutare l'immaginazione, gittarsi col pensiero in sino ad

Vagando

esso per l'aria vana.

chiamo l'occhio e
1'

oggetto. Gioia acre,

perch
e

una

in

vista infinita, stan-

pensiero verso col dove

il

figuriamo

ci

congiunta con ineffabile tenerezza

sentiamo ancora pi dolorosamente

la

non possiamo senza lagrime veder quei luoghi

tosto le

morie.

ombre

Come

che

di quei luoghi,

nell'ordine morale

ci

o piut-

svegliano tante me-

sono certi

ci

lontananza,

stati

dell'anima

concitati, cos nell'ordine fisico ci sono certi luoghi che si

possono chiamare
un' alta cima
gi battere

Le

a cui non

cuore

il

passioni della

poeta qui giunge

al

ci

presago

natura. Di

tal

sorta

arrampichiamo senza

sentirci

delle

prossime emozioni.

sublime senza cercarlo, un sublime

11

di

natura e d'anima, offrendoti insieme con l'immensit della


distanza un'immensit di dolore

Ove

montagna ombra non tocchi,


maggior e '1 pi spedito giogo

d' altra

Verso

'1

mi

Tirar
Indi

suol un desiderio intenso;

miei danni a misurar con

Comincio;

'titanio

Di dolorosa nebbia

gli

lacrimando sfogo
il

cor condenso,

occhi

2K5

SGGIO SUL PETBABOA


Allor eh'

miro

i'

e penso,

Quant'aria dal bel viso mi diparte,


Clic sempre ni' s presso e s lontano.
S presso e

lontano! L'errore ed

Altrove disse (canz.

sull'altro.

vero scoppiano l'uno

il

Ili)

Quante montagne ed acque,


Quanto mar, quanti fiumi,

M' ascondon que' duo Lumi

L d

nel tenero

ma

qui quanV aria sublime

sublime quel misurar con


impressioni intere
analisi

gli

gagliarde

che in mezzo

al

ocelli

scompagnate da

dolore fanno sentire non so che

di scuro e di pauroso. Questa la realt

angosciosa poesia del vero;

ma non

con aria di compatimento,

lo

la terribile

tarda a comparir

rore co'suoi leggiadri fantasmi. Eccoti


clic,

come

danni: sono

mici

subitanee

il

ed

l'er-

secondo pensiero,

chiama: lasso

/,

gli

snatura

all'orecchio nel solito tono di familiarit e di reciproca in-

telligenza

Che fai tu, lasso ? forse


Or di tua lontananza si

Ed

in

quella parte

sospira:

in questo pensier l'alma respira.

Godi, povero poeta, finch t' conceduto, godi

Il

tuo cuore

ora in quella parte; che t'importa che la tua immagine,


il

corpo, sia lontano


Ivi

'1

mio core

Qui veder puoi

l'

e quella che

'1

immagine mia

Noi sappiamo che sar per poco;

m' invola;
sola.

e questa serie d'inganni

vili.

e di disinganni

tole

situazioni PETRARCHESCHE

prolunga

si

di l della

al

217

canzone nel

let-

commosso.

Chi vuol sentite l'eccellenza di questa canzone, non ha


che a compararla con l'antecedente.

ma

La

perfezione tecnica

come

niente dimostra meglio

ti

rivela Io stesso poeta;

la

poesia nell'anima. Si tratta delle visioni di Laura

poeta

la

Ma

vede in ogni tempo e in ogni luogo.

il

queste

visioni

non sono rappresentate nel momento che nascono,

con

occasioni,

le

moti dell'anima, che

impressioni che ne nascono. Sono


del loro

vivere

diversa.

affetto

certi luoghi

Laura

matura,

bianche
le

gli

XII).

con

la

la

il

seguente,

e le tre eccellenze del

collo di latte e le

lice

li

Laura

viso di Laura,

guance infocate (canz. i*X*

Fra queste

il

in

risguardo

giudizio, piando ha per base

il

lue

canzoni corre quella

diffe-

mediocre e l'eccellente. Perch la canzone


'

Perch

della produzione, perch

pezzi anatomici
voi

primavera

timidamente: vale meno, se mal non

-tanto incerto

In' ira

momento

nasce

vasello d'oro con entro rose

decimaterza soprast di tanto


nel

Ne

Laura giovine, l'autunno

buon .Muratori, ponendo questa canzone

parte tecnica

renza,

tempi e

certi

relazioni tra quei tempi e

sulle

occhi, tra un

e vermiglie,

m'appongo;

animo

viole e l'abito color di viola di Laura, tra

le

trecce bionde,
Il

rassegna

d'

rapporti e similitudini, p. e. tra la

fanciulla, l'est e

le stelle e

in

le

condizioni

isolate dalle

questa o quella qualit di Laura.

tra

producono,

una situazione

in

poeta passa

11

e sottilizza

quei luoghi,

una poesia

e riprodotte

le

sciolto gi

1'

ivi
i

tutto in atto

fenomeni non sono

organismo

e senza vita:

ma

vedete, se posso dir cos, nell'atto del parto, con

21S
tatti

SAGGIO SUL PKTBABCA


i

che

dolori e le gioie

glia, carica

fraseggia

li

accompagnano. L

ac

qni semplice, sobrio ed efficace:

e senza sforzo, anzi senza coscienza, ottiene

maggiori

effetti

poetici. Il che gli vien fatto, perch nelle situazioni tenere.

in questi strazii di volont, che sono nella sua

mente quel qualche

nel suo cuore e nella sua

natura,

ci

confi, di cui

parlava Andrea Chnier. In questi casi l'intimo commovi-

mento genera

la frase,

Onde avviene

nell'arte.

ed questo

clic

chiamiamo

il

vero

che, posta la stessa abilit tecnica,

due poesie dello stesso poeta possono essere tanto distanti


fra loro

quanto

il

vero dal falso

quanto

il

Petrarca

acuto, ornato, rettorico, manierato, dal Petrarca semplice


e grande.

Di questa semplicit nella grandezza


saldo la canzone

monumento pi

il

Chiare, fresche, e dolci acque

(1).

CW*I

Chiare, fresche e dolci acque,

(1)

Ove

la bella

membra

Pose colei che sola a

me

par donna

Gentil ramo, ove piacque

(Con sospir mi rimembra)

lei di

Erba

fare al bel fianco colonna;

e fior, che la

gonna

Leggiadra ricoverse

Con P angelico

seno;

Aer sacro sereno,


Ov' Amor co' begli occhi il cor m' aperse;
Date udienza insieme
Alle dolenti mie parole estreme.

Vili.

SITUAZIONI PETRARCHESCHE

Nella canzone antecedente

ci

un va

e vieni di

tenaci, l'ima di rincontro all'altra.

in lotta,

219

due forze
1'

interesse

poetico appunto in questo invitto ritorno di ciascuna delle

S'egli par

(E

'1

Ch'

Amor

Corpo

adopra)

s'

quest' occhi lagrimando chiuda,

Qualche grazia

mio destino

Ciel in ci

meschino

il

fra voi ricopra,

torni

1'

La morte

alma
ria

al proprio

albergo ignuda.

men cruda

Se questa speme porto

quel dubbioso passo;

Che lo spirito lasso


Non poria mai in pi riposato porto
N 'n pi tranquilla fossa
Fuggir

la carne travagliata e

Tempo

1'

ossa.

verr ancor forse,

Ch'ali' usato soggiorno

Torni la fera bella e mansueta:

l 'v ; ella

mi scorse

Nel benedetto giorno,

Volga

la vista desiosa e lieta,

Cercandomi; ed, o piet!


Gi terra infra

le pietre

Vedendo, Amor l'inspiri


In guisa che sospiri
S dolcemente che

merco m' impetro,

faccia forza al Cielo,

Asciugandosi

gli

occhi col bel velo.

Da' be' rami scendea


(Dolce nella memoria)

Una pioggia di
Ed ella si sedea
Umile

fior

sovra

in tanta gloria,

'1

suo grembo;

220

SAGGIO BUI PETRARCA

due, variato con differenza


ficativi.

indicata piuttosto

che la

una

il

poeta nel medesimo stato;

sola situazione e ne cava fuori

ut

pu rendere. Ond' che quella canzone

poco popolare, perch l'interesse

nel

Quante volte

diss' io

Allor pien dt spavento:


Costei per fermo nacque in Paradiso

Cos carco d ; oblio

divin portamento
'1

volto e le parole e

'1

'i

suoni

rimasta

tuli 'insieme, e per-

Coverta gi dell' amoroso nembo.


Qual fior cadea sul lembo,
Qual su le trecce bioude,
di' oro forbito e perle
Eran quel di a vederle;
Qual si posava in terra, e qual su 1' oude;
Qual con un vago errore
Girando, parea dir: cpii regna Amore.

Il

signi-

appariscono appena lampi

di cui

in pochi tratti energici. Qui

sceglie

sempre pi

una situazione speciale,

che sviluppata: situazione che cela nel

suo grembo una poesia

ma

particolari

<li

Ciascuna stanza contiene

dolce riso

M' aveano, e s diviso


Dall' immagine vera.
Ch' i' dicea sospirando:
Qui come venn' io, o quando?
Credendo esser in Ciel, non l dov'era.
Da indi iu qua mi piace
Quest' erba s, eh' altrove non ho pace.
Se tu avessi ornamenti quant' hai voglia,
Potresti arditamente

Uscir del bosco e gir infra la gente.

Vili.

clic

SITUAZIONI PETRARCHESCHE

221

mia immaginazione gagliarda

richiede

molto esercitato

un gusto

indovinare in ciascuna parte una poesia

adombrata con tanta delicatezza. C' l'impressione, e manca


l'immagine da cui

c' l'immagine, e

nata;

il

sentimento

indicato appena nel suono del verso: queste mezze tinte,

queste ombre fuggevoli

nunzie di tanta luce

sono gero-

occhio grossolano. In questa can-

glifici,

incompresi per

zone

contrario trovi una situazione sola, semplice e piana,

al

1'

compiutamente determinata
copiose di settenarii

finamente

con brevi stanze,

a rime ravvicinate. Gli

dati l'uno appresso l'altro,


lizzati

e sviluppata,

sicch

oggetti son

come uu pane sminuzzato, ana-

sono immediatamente accessibili

all'intelligenza e all'immaginazione, a cui

giungono accom-

pagnati da melodia soave.

L'antecedente della canzone uno stato di tristezza di-

venuto abituale.
piacenza

Il

poeta s'intrattiene con una sinistra com->

pensieri

in

di

d'accordo col suo stato.


tratisi
funebri

morte.

Non che

vi

giunge ad una fonte

un giorno Laura porre


purificazione,

Quando

il

uno sforzo per

le

sot-

dove ricorda aver veduta

sue belle membra.

Ne

nasce

la

anzi la trasfigurazione, di quella tristezza.

poeta indovina la situazione,

fa trovare entro.

il

principio

Molto ammirata, ed a ragione,

Commosso da una

stanza.

fare

Tutto dietro a queste immagini

profonda.

si

La sua immaginazione

vista ebe

la

ti ci

prima

gli sveglia tante

me-

morie, l'amante, calda gi l'immaginazione, entra in collo-

quio con la natura


oggetti

a cui

si

chiama ad uno ad uno

tutti quegli

lega una ricordanza di Laura

de' pi gentili ed affettuosi epiteti, e

li

decora

comunicando con loro

SAGGIO SUI PETRARCA

222
le

sue pene,

matica gitta

]<

teresse comincia

mazzetto
in
il

li

mezzo
ciglio.

al

l'immaginazione

slancio

comune

della vita

gi raddolcire. Questa entrata dram-

sente

di

Lettore fuori

del

un concitamento poetico,

in

Ha

prime parole.

dalle

fiori, pieni di grazia

suo godimento

li

die

ti

l'in-

come un

innanzi

delicatezza,

piando

sente non so coin inumidire

si

sente alitare un'aura

Gli che, in tanta volutt,

di passione sconsolata, illuminata sinistramente dalle ultime

parole.

ricorda quegli oggetti non col

un innamorato, che

ma

gioioso orgoglio d'una passione soddisfatta,

con

la di-

sperazione di un desiderio vano, lungamente nutrito. Pure,


le

tinte

sono cos soavi

rattiepidita dalle

nome

al

nerezza

che quella disperazione

nuove impressioni;

e,

finezza d'analisi.

Non

quelle

il

memorie.

care

c' cosa che l'autore

aggiunto significativo

l'immagine, ora

gli la te-

il

ora te ne d

(piale

sosjir

mi rimembra, e quel disperato

cor m'aperse, quel gentile far colonna al

tanti epiteti leggiadri,


tristezza si

Vedete ora

non accompagni

sentimento. Quel solo a me par donna,

quel malinconico con

bel fianco, oltre

lumeggiano e colorano

il

quadro.

gi purificata, s' spogliata di ci che

in essa d'amaro e di fosco.

La lagrima comincia

a spun-

tare; la

fantasia spande un raggio di luce sulla tetra

nomia

e se

come

l'anima indurata e cupa di tristezza, che comincia

di qualche

La

debbo dare un

se

sentimento dolce amaro che ne nasce,

a stemprarsi innanzi a

il

non pu cacciar via

occupavano l'animo,

li

pensieri

fiso-

funebri che

mescola delle pi care consolazioni,

rende la morte amabile, desiderata. Se amor mi dee uccidere, morire qui, esser seppellito qui, dove

Laura

stata.

Vili.

SITUAZIONI PETRARCHESCHE

dove pu ritornare

mia

e chi

sa

223

versare una lagrima sulla

Questa fantasia postuma intenerisce l'animo, lo

fossa!

accarezza, lo gtta in obblio, lo attira tutto intero nelle sue

lusinghiere

immagini

n mai

tempo sprigionato dalla

realt,

poeta rimaso

il

lungo

da quella realt formidabile,

attossica tutt'i suoi godimenti nell'altra canzone.

clic

che compiaccia descrive

Con

pi minuti particolari, d corpo

E come

e sangue alla sua illusione!

il

cuore

batte,

gli

con

che interesse, con che affetto assiste alla scena fabbricatagli


dalla benefica immaginazione! L'istante della

morte rap-

presentalo senza amarezza, anzi con una certa civetteria:

Amore
dire
in

clic

gli

chiude

fantasia

uno

dere

gli

Amore

spirito nel

momento

meschino corp

immaginando,

sogliono

china a chiu-

si

un tenero compatimento
della loro separazione

la

carne travagliata:

fine a tanti all'anni, quel

foesa tranquilla.
di

foggiandosi

scultori

gli

impietosito, che

di

patimento, congiunto con una malinconica

forma

come volesse

rappresenta morto

occhi stanchi, da' quali esce l'ultima lagrima.

poeta accompagna di

il

Si

quei gruppi che

di

porre su' sepolcri:

lagrimanti

gli occhi

non pianger pi.

11

castello incantato della morte.

corpo

si

Qualche grazia
fra

soddisfazione,

porto riposato, quella

voi

il

dove

si

fabbricato

il

cerca di moverli a com-

menoma

meschino

ricopra.

fa piccolo piccolo

loro cos poco, contento d'ogni

Corpo

lo spirito lasso,

un tenero com-

pi commovente che tutto questo in

preghiera a quei luoghi

passioni' del suo

Il

corpo e lo

il

domanda

cortesia

SAGGIO BUL PETRABCJ

224

Scontento della vita,

deliziosamente
d' affetto che vi

nel

stilla

finge delle gioie nel

cimitero, e dipingersi

ricever

immemore

poeta,

si

dei dolori presenti

corrono

l io lo vidi!

gli

occhi.

Un

commovente

lenne che

ti

confidente

dalla

un

sveglia ad

vede

stupore e di

di

letizia

ed ecco

cer-

speranza

di

scena,

dell'

amata.

un'immagine

so-

tratto tutte le vanit delle cose

supplichevole a Dio per lui

figurandosi

s'a-

Laura sospirosa,

faccia forza al Cielo,

Asciugandosi

gli

occhi col bel velo.

Tasso attribuisce ad Erminia

le circostanze

ginale.

desidero$

terra in fra le pietre. Il poeta tripudia,

sciuga lagrime di tenerezza,

da

il

a stilla

della

un oh piet ! t'annunzia un cambiamento

cerca l'amante, vede,

la stessa

pi delicate e affettuose sono

epiteti inutili

ci che di pi

l'

ite

soavemente malinconico

via, sup-

vivo nella fossa per darsi

il

piacere di

lui,

la

vista

ori-

1'

stato

la volutt della malinconia.

Laura, pietosa e lacrimante per

ma

fantasia;

imitazione non raggiunge

maginato nel medio evo;


sosi

suoi occhi

e l con la letizia

L dove

plite

come sorbe

improvviso grido

reso pi

Il

lusinga

si

piaceri die gli offre la compiacente immaginazione!

cano me:

umane,

dimostrazioni

le

E come

suo frale.

il

Ella ghigne bella e mansueta,

doloi*e,

Uno

sepolcro.

della natura melanconica questo intrattenersi

de' misteri

im-

Mes-

contemplare
della

bella

supplichevole nell'attitudine pittorica d' asciugarsi

le lagri-

me

amante,

col velo, col bel

velo,

pu tanto

sul

rapito

che dimentica esser morto e sepolto, gitta via ogni pen-

Vili.

SITUAZIONI PETRARCHESCHE

siero fnebre; e cosa resta di tutta la visione

gine, di fantasia qui nasce fantasia;

Laura,

mentre Laura prega,

poeta tutto in ammirazione, tronca

sua funerea fantasia, e rimane

La Laura

nanzi a tanta bellezza.

all'

Leu

improvviso la

estatico, innamorato,

del sepolcro

nella Laura, apparsagli quivi stesso, sotto


fiori.

resta

Laura. Come, nel sogno, d'immagine pullula imma-

la bella

il

225

in-

trasforma

si

una pioggia di

disse, giunto col:

Erba

e fior che la

gonna

Leggiadra rieoverse

Con

.Ma

quei

angelico seno.

1'

sua

cancellare la

pensava

alla

ebbero

oggetti

cari

d' abbellire

virt

l'impulso era dato,

tristezza;

non
il

di

poeta

morte; segu negli stessi pensieri, che fluttuarono

mescolati con

le

nuove immagini. Ora quei pensieri sono

cacciati via, o, per dir meglio, sono spariti

da

s,

senza saper

coin; quelle immagini restano sole, l'anima purificata da

ogni tristezza, anzi inondata di luce. Volere che


noti

e,

spieghi questo passaggio; pretendere,

corta immaginazione
pei'

[sbaglio s'

che

ci

lacuna

sia qui

omessa una stanza;

un

il

poeta

come alcuni
,

che

di

forse

voler supporre

nello stato fantastico del poeta la coscienza di questo pas-

saggio; un ignorare che nell' azione

son pure

ci

momenti

spontanei, irriflessivi, bruschi, che Dante attribuisce alla


grazia; e che in questo caso lo sparire di certi pensieri e
il

comparire improvviso di

Che

>i

sappia

il

certi

altri

dee succedere senz;i

come, a quel modo che

in

sogno:

il

poeta

dee rappresentare la vita, non spiegarla o interpetrarla.


l)v.

SAncns

Petrarca.

16

226

SAGGIO
sono

fiori

come

biamo per decorarne

.si

PETRARCA

i.

veste della

La

nostre

Le

che noi

Datura,

Qui piovono

belle.

Laura nelle pi vaghe attitudini)

ru-

Le

sopra

sembra che abbiano

giudizio, cadendo in guisa da imitare gli ornamenti dell'arte,

reste ricamata a fiori, le trecce rilevate da una superba

la

nudava in processione

rosa. Tale

da finestre piovevano

terrazzi o

rimasa come

come
1'

1'

la

fiori,

apoteosi della donna.

cullate dal vento,

Madonna

testimonianza d'onore

Le ultime

foglioline,

arrestano vaganti in su e

s'

C'

effetto d' esseri animati.

in

1'

immaginazione, perdi di vista

delle cose, e

aiuta

il

non

pur

la

descrivere,

portamento ,

gono

ino'

come su d'una

grandezza e
i

si

sollazzo.

parole,

d' un' aureola

1'

Ma

la

grazia

la bellezza con-

trasfigura nel sublime. Cessa

ondeggiano e scompariscono

particolari
le

il

una

tutto riso e grazia da

come per

luogo ad un sentimento pi serio

il

con

senti

ti

sai se sei in cielo o in terra. All' illusione

superficie liscia, uscito

cede

tanno

misura ordinaria

la

verso facile, trasparente, scorrevole

forza allegra, che produce

fina

ti

questa descrizione qualche

cosa di cos aereo, e insieme di cos preciso, che


sforzare

da

cui

sii

riso

il

volto, di

da terra

alzano

la

Laura

il

il

la cin-

descrizione

si

trasforma in un grido di spavento, di quello spavento del

sublime che
l'

ci

fa chiuder gli occhi

impotenti innanzi

al-

inaccessibile, e ci annichila:

Costei per fermo nacque in Paradiso.

un
che

si

grido che scoppia subitaneo,

spieghi o

si

prepari

potuto spiegarselo, non

il

come un tuono, senza

passaggio. Se

il

poeta avesse

sarebbe stato carco d' obblio e

ci

Vili.

SITUAZIONI PETRARCHESCHE

227

avrebbe regalato un sublime rettorico, Descrive


in sino a che, soverchiato

Cosa

Btato

Solo dopo

confusa e senza analisi

pu:

fin clic

e sbigottito, prorompe in un grido.

pu

si

raccogliere,

oggetti,

gli

e (lire

riunire

alla

Cos carco d' obblo


di vin

Il

portamento

E '1 volto e
M' aveano, e
Dall'

parole e

le
s

immagine

dolce riso

'1

diviso
vera,

Ch'i' dicea sospirando:

Qui come venn'

o quando

io,

Credendo essere in

Analizza

fiori

non

Ciel,

l dov' era.

Laura rimane senza

analisi, e s' india

coin Beatrice o Margherita, in mezzo agli angeli;


del poeta tale che,

sogno

sogno, e
n' io. o

quando

estatico si riscuote,

pare realt, ed la realt, che

gli

clic

domanda con stupore

guardarsi

intorno

si

sentii
di

1'

in

come ven-

veder

oggetti

gli

ri-

dall'alto delle sue

immaginazioni

disinganno,

immaginazione

suo

ancora d'es-

erba, ebbene, no,


del

il

pare un

pare

lauto durabile, ha

lungo tempo
a

1'

oim

godere

stata

Ma quando

cielo.

ii!

trova fra

obblio

stato di fantasia, anche

mane per un momento incredulo;


sere

gli

e dolore: qui

quando? Anche uscito dallo

(piando pu

1'

si

gli

non

si

lamenta, non

avvezzo

ti

fa

contentarsi

e questa volta la sua fantasia

goduto

fuor

del

costume cos

senza alcuno interrompimento, che benedice

qui luoghi ed assicura, con la bonaria

amabile fanciullo, che l solo trova

la

semplicit

sua pace:

d'un

SAGGIO SUL PETRARCA.

228

indi in qua mi piace


non ho pace.
Quest' erba s, che altrove

Da

Un

buona ventura?

Qual' la tua

ne va consolato.

se

tristo;

Vi giunge

sa immagipiacere immaginario, e che

il g*
questa coscienza amareggia
nario Nell'altra canzone
fantasia, C un inesorabile

dimento, rompe a mezzo

non

alto l! che

Che

se

gli

1'

la

lascia

neppure

la volutt dell'errore:

error durasse, altro

non cheggio.

la durata
Cosa ora onesta canzone?
la realt ne discorda
che un errore; che

dell' errore;

e che

sa

importa?

Febei
Bisorgimento del Leopardi.
disdegnose
posson volger le spalle
quando dopo lunga lotta
dell'immaginatone!
riparare tra' docili sogni

altro

non chiede.

il

al reale e

pi squia ragione, come la


Questa canzone giudicata
Petrarca. Sovente
uscita dalla penna del
sita cosa che sia

rappresenta

il

pensieri generali, non


suo stato per via di

momento
l'animo colto in un
senza ragionamento; qui
lo ricorda, non
circostanziato. Il poeta non
particolare ben
ci

si

pone

al di

sopra e lo spiega;

10 soffre, vi soggiace

tastica, si

nello

lamenta,

spontaneo

11

nel punto che scnve

narra, fancon una oscura coscienza,


come attore nel caldo e

si

rallegra,

dell'azione.

avanza, rasserenandosi, insino

dobbilo

ma

e dell'estasi, e si

In ogni strofa la situazione


ada che ghigne all' ultimo

scioglie in

un pacato

sorriso.

interni dell' animo ecciteti


che avviene per avvenimenti
come onda
piena di memorie, e succedenti

da una vista

opra onda, di per

s,

con appena qualche barlume

di co-

Vili.

SITUAZIONI PETRARCHESCHE

che la volont

scienza, senza

Le immagini sono

parte.

sembrano

statue

timento

le

l'

se

si

pu

si

allegra
in

un

abbaglia

t'

ma

non

ma

uno

gliere

il

sogno

il

felice

poeta in un

di sforzo, di

poeta vede, e nel

il

lo dice

rischiara in sino

si

certifica

una soddisfazione

d'un ammalato. Mai non puoi

momento

una

riflessione, di assottigliamento;

mentre esprime contento,


fusione di tinte, che

nel suo misto di luce e d'

mogenita

fra

anime tenere

grembo

la

tante
dalla

ti

co-

di freddezza, di stagnazione,

coli'

miracolo la parola, mentre esprime dolore,


?

senti nella

inevitabilmente presenti.

soggiogato dall' uomo, s' identificato

grazia

lo

splendore di sole, senti pure sten-

non so che malinconico, che

inquieta,

s;

qualche aggiunto, in qualche perifrasi,

in accessorii talora inespressi,

dersi

continua da

si

epiteto. Il sentimento tanto

In questo cielo fosco, che a poco a poco


a che

che

una generazione continua, quasi

dir cos,

pi profondo, quanto pi nascosto:

melodia d*l verso,

prenda

fondono in note musicali. Nessun sen-

in ciascun verso, talora in

vedere soffre o

vi

contornate,

appresso de' sentimenti,

tirano

si

229

intelligenza

precise

cos

stacca dall' immaginazione e

si

e' ,

ma

che a poco a poco

ma

ti

il

poeta qui

uomo. Per qual


ti

rivela tanta

rivela tanta malinconia ?


1

sua pienezza,

la vita nella

ombra. Amabile fantasia,

simili dell'arte

moderna, ispirate

solitudine e dal

nuova poesia, che spunta

la pri-

dolore
sulla

alle

Contiene in

tomba

di Laura.

IX.

MORTE

Nel Canzoniere

in vita di

volta, alcun che di stanco

DI

LAURA

Madonna Laura

sentito, a volta a

un contenuto che va invecchiando,

e l'anima che invecchia seco.

Il

contenuto una ripetizione

sonnolenta degli stessi concetti e delle stesse forme; e

l'a-

nima, non che generar nuove idee, non sa neppure

an-

tiche

rinnovare e

come

in

rasformare,

il

petrarchismo, cio

poeta che imita se stesso


suoi imitatoli. Ila innanzi

(piali

sicch

una molta palude. In mezzo

incontri gi
il

le

stagnano

in

lei

a poesie piene di vita

cadavere del Petrarca:

nello stesso

modo che

fecero

idee logore da lui stesso, alle

non prende pi Interesse.

quel contenuto,

il

le

ha ringiovanita

La

sventura

quell'

lui

rinnovato

anima. Perch,

se la

sventura spesso genera l'umor nero, lo sbadiglio della noia,


il

vuoto del cuore, un'anticipata

poetiche una crisi

raduna tutte

le

vecchiezza,

salutare che le

sue potenze

in

un

sol

nelle

ritempera, le

anime
spigra,

punto, opera come

la

282

SAGGIO SUL PETRARCA

passione;

ne

nasce

una ooncentrazoiie ed

accrescimento

di forze.

La morte
i

Laura pose

<ti

dispersione ed indecisione
Petrarca- .Mezzo tra

Dio, tra
tra

il

politico,

il

cortigiano e

il

tra la riflessione e l'immaginazione, tra

l'

poeta,

il

sensuale, tra volerti e non

il

quella

solitudine, tra Laura e

la

letterato,

vieni,

che abbiamo notalo nel

forze,

li

mondo

il

amore platonico

1'

fine a quel v;i e

volere,

entusiasmo e

depressione; tutti questi ondeggiamenti sparirono, e

la

la

na-

tura trionf: vale a dire, quella sua cotal disposizione alla

malinconia,

al ritiro

ed

al fantasticare.

nella sua natura, vi trova


le

il

suo centro ed

il

suo equilibrio;

diverse forze, in luogo di frapporsi e turbarsi, cospirano

amicamente; sopratutto non osservi pi


\

Entrato e rimasto

quell' intromettersi

della riflessione, che guasta con sottigliezze e freddure

pi

bei lavori della sua immaginazione.


Il

poeta giungeva a quell' et equivoca della vita, in cui

l'uomo con
se

ed

agli

le

cure della persona cerca invano di palliare a

altri

il

segreto che s' fatto via nella coscienza:

Dicemi spesso

mio

il

fidato speglio,

L' animo stanco e la cangiata scorza,

E la scemata mia
Non ti nasconder
Sono quattro
l'evidenza di

versi

quel pi

destrezza e forza:
pi; tu se'

ammirabili
e

di

quanto pi temuta e presente

pur veglio.
ed a nessuno sfuggir

quel pur; la parola vecchio,


all'

animo, tanto meno pro-

nunziata, eccola al fine sul labbro.


Sazio di corti, di popoli, d' onori, di fama,

il

mondo

IX.

poco

poco

non pur

morte

la

Dove

gli

altri,

il

affranti dalle

il

disgusto della vita.

lunghe agitazioni, riparavano

ealma nella preghiera; egli cerca


fantasticando e poetando.

consola

si

sentite

morte delle passioni,

la

disinganno e

nei monasteri e cercavano

rifugio ne' campi, e

ma

Laura,

di

chiamasi

233

LAURA

DI

insipido; nel suo dolore

divellile

gli

e quello che

MORTE

Quella vena di tenerezza, di cui sentite, fra


distrazioni e nelle poesie di pi diverso genere,

le
i

maggiori

moti soavi,

sgorga ora liberamente. L' anima trabocca da un lato con


forze convergenti.

Le contraddizioni durate finora con tanta persistenza sono


sciolte.

fra

il

Amare

o lasciar Laura

Tutto cangia,

sumere
che

ii

amare

cos o cos

reale e l'immaginario, tutto questo


il

poeta

natura e Laura. Io posso

la

nuova situazione in due parole:

la

poco

:i

poco

si

errare

non ha pi senso.

rias-.

una tomba,

trasforma in un paradiso: la morte,!

dal cui seno spunta la vita nuova.

Quando Laura mor,

il

primo tumulto del dolore


un lungo gemito,

il

poeta trovavasi
gli

Verona

e nel

un sonetto, ohe

usc fuori

sonetto degli oimc

2.

Oim

Questa fu

un mondo

il

la

bel viso, oim

il

soave sguardo.

prima impressione del suo dolore: riafferrare

che sparito

per

sempre.

Tornano

le

stesse

immagini, che abbiamo Incontrate finora nelle poesie in vita


di

Laura; tornano,

passato, con

un

ma

con un /, con un verbo di tempo

oim. Diresti die

quel corpo morto,

tanto

amato,

l'

infortunato con innanzi

si

diletti

a rianimarne

SGGIO SUL l'KTKAROA

234
tratti,

a rifarlo bello; infino

a clic,

esausto

dell'immaginatone, s'abbandona e riabbassa

pensiamo a un defunto, e ce

t'orzo

dalli
il

capo.

Quando

Sgoliamo, e ricordiamo

lo

questo o quello, lo seuro della fisonomia

si

scioglie

<

sentiamo come disgravati, respiriamo pi liberamente

cava la lagrima e raddolcisce


dolcisce.

la

pena

sublime e

ma

la

<i

io

rad-

il

im-

che ad accrescere
il

poeta abbozza

con un verso,

rapido

verso

altro,

1'

ritratto dell'amata, e finisce

orrore

1'

in sette versi

(II,

nutre,

dell'annientamento, quasi

la idea

maginazione non avesse lavorato ad

il

la

Vero che, dopo questo obblio momentaneo, soprag-

giugne pi acerba

il

lui

li

della perdita. Cos

della

morte

che

ti

fa

venire

il

freddo

XXIV):

son.

Le crespe chiome d'or puro

lampeggiar

'1

lucente.

dell' angelico riso,

Che solean fare in terra un paradiso,


Poca polvere son, che nulla sente.
Ci v'ha dipinto quelle chiome d'oro e quel viso angelico;
ora

il

semplice ricordarlo con quel verbo passato, con quel

solean, che sveglia tante liete

pulvis

est,

mena

un fulmine

Ed

il

a tale strazio, che ne scoppia fuori

sublime: ed

io

memorie, e con quell'ultimo

pur vivo

Rimase senza

'1

io

pur

come

vivo!, del verso seguente:

onde mi doglio e sdegno,


lume eh' amai tanto,
;

In gran fortuna e 'n disarmato legno.

Or

sia qui fine al

mio amoroso canto;

Secca la vena dell'usato ingegno;

la cetera

mia

rivolta in pianto.

Quel movimento di disperazione subitaneo, e cede subito

IX.

luogo ad una rassegnazione

il

una dolce mestizia.

Il

LAURA

MOItTE DI

poeta

trista,

235

che chiameresti quasi

sente solo, e s'intenerisce

si

sopra s stesso; non sa per ehi o per che dovrebbe ancora


cantare

spezza

Questo dolore puro

piange.

la cetra e

amaritudine, e che cos subito

scioglie nel tenero, ci d

si

misura della poesia petrarchesca.

la

Il

dolore senza consolazione e senza speranza, la sublime

ribellione dell'anima contro

vento per

le

che

fato,

il

ti

fa correre lo spa-

ossa in Leopardi, sono ignoti al Petrarca.

quindi gli ignoto tutto ci che


teggio di questo sublime,

si

pu chiamare

non

tragico, grandezza negata a

puramente elegiaco.

il

coril

suo dolore

qu esta natura amabile

qua e l ne trovi un lampo,

15eji

una momentanea emozione

il

sarcasmo, l'indignazione,

il

disprezzo, la collera, l'odio, l'ironia, l'umore:

di

momenti

in

scuri,

un accidente

piuttosto che una qualit della poesia. Cos, in virt della

semplice collocazione delle parole,

Laura

l'

improvviso sparire di

ti

colpisce di un sublime terrore nel seguente verso:

lumi bei che mirar soglio, spenti.

Quello spenti, cos staccato e improvviso,

un
ti

cielo chiarissimo die tutto


fa sentire

come

freddo taglio

il

nel pieno della vita e della


solitudine

del

cuore,

ti

ad un tratto

fa l'effetto di
si

della scure

rabbuia; e
sul collo

seppellito

insieme con Laura, balza

innanzi alla coscienza con cupa energia (son. XLIV):

Noia

ni'

Ch'i' chiamo

viver

'1
'1

fine,

giovinezza. Un' altra volta la

gravosa

lunga,

per lo gran desire

Di riveder, cui non veder fu meglio.

236

SAGGIO

Chi non

ha provato

PETRARCA

SII,

noia

inai la

non

piombo che

coin ogni minato un peso di


ti

chi

ti

strappa nella disperazione dell' impazienza

una

cida: Unirla

quel gravosa
citiamo

il

fine.

non pu

volta; colui

lunga

Due

non

Vederla, vederla ancora una volta

versi tutta

una

grido sui-

sentire quanto pota

questo

il

cuore umano?

oh non l'avessi mai ve-

duta! L'uno t'innalza oltre la tomba verso


i

schiaccia e

il

pensieri sopraggiungono, addossati l'un

sull'altro, contraddicentisi;

ripingc in tutti

provato

violenza prorompe quel

e con clic

lia

il

cielo; l'altro ti

dolori del passato: trovi condensata in tre

vita d'

uomo. Questo sentimento angoscioso

della privazione, del deserto che lascia nell'anima la morte

dell'amata, rado che rimanga in cpiesta purezza, in questo


stato di tensione.

vuoto,

si

L'anima

indocile, vicina a naufragare nel

gitta nel passato, nell'io fui!; e trova

compiacenza a fare e rifare

1'

con sempre l'ultima parola di ghiaccio

Ov'

Volgea
Ov'

la fronte

bel ciglio e

il

trista

e tutto sparito

che con picciol cenno

mio core

'1

una

inventario della sua perdita,

in questa pai*te e 'n quella


1'

una

e l'altra stella

Ch' al corso del mio viver lume denno ?

Ov'

1'

ombra

l 've

iniei

umano,
alma stanca,

gentil del viso

Ch' ora e riposo dava

all'

pensier scritti eran tutti?

Ov' colei che mia vita ebbe in mano

Quanto

al

misero

mondo

e quanto

manca

Agli occhi miei, che mai non fieno asciutti

una melodia

flebile

fondata su d'uno stesso motivo, che

IX.

-MORTE

LAURA

DI

^<U

ritorna sempre, e conchiusa con un grido di disperazione.

Ma

poich

riempire

poeta

il

vuoto

il

ha la forza di gittarsi nel passato e

quel grido non ha pi

tono dell' assoluta privazione


che apre

maner lungo tempo con


Capaneo

sorriso di

Le Ninfe

petto.

varco alla lagrima.

il

si

1'

arido e secco

ma non so che malinconia,


poeta gentile non sa

Il

alta e scura

la fronte

col

ri-

riero

ben presto quel capo fiacco cade sul

lamentano; Prometeo non fa motto. Que-

sto silenzio altero, la solitudine dell'anima nell'indifferenza

o nel vano compianto del mondo,

il

disprezzo d'ogni con-

solazione, (piel trincerarsi nella propria disperazione e

volerne uscire, e farsene piedistallo, e soprastare di


al

non

inerme

destino onnipotente; fuori, troppo al di sopra della

sua natura.

11

che in

mezzo

sfogo

di

Petrarca nella solitudine pi accompagnato,


al

mondo

il

Leopardi. Sente

comunicare intorno

il

suo dolore

il

bisogno

di

con vani

la-

menti, quanto pi vani innanzi alla ragione, tanto pi eloquenti e appassionati. Ora accusa la morte, ora deplora

suo stato

passato

(son.

ora

si

ostina su quelle forme con

XLV), mezzo

tra

rimembranze

un

triste

gli

anni e

Pur vivendo

veniasi ove deposto

In quelle caste orecchie avrei, parlando,

De' miei dolci pensici- l'antica soma;

Ed

ella

avrebbe a

me

forse risposto

Qualche santa parola, sospirando,


Cangiati

volti e l'una e

1'

altra

coma.

e riflessioni.

Qualche volta pensa (son. XLVIII, XLIX):

Poco aveva a 'ndugiar, che


Cangiavano
costumi

il

'1

pelo

238

SAGGIO SUL PET3ARCA

Il

nostro Petrarca

se

Lanra vivesse ancora, ohe

si

sentiva gi vecchio, ed immagina:


bel rivere insieme!

questa vita ipotetica con tanta evidenza,


Btere alla conversazione di

clic

ci

L' si

par

foggia
d'i

due amanti invecchiati. -Io

le

avrei raccontate tutte le mie pene, ed ella, sensi pi so-

spetto o paura di me,

come mi avrebbe udito

volentieri

Questa scena da Bauci e Filemone, a cui consacra


netti,

dipinta

con una compiacenza

presente. Notabile sopra gli altri


settimo.

una

che

tale,

vi

tre so-

obblia

il

sonetto quarantesimo*

il

come

esposizione riposata,

di chi abbia gi

volte le spalle alle passioni, dopo lunga e torbida tempesta

giunto in tranquillo porto. T' abbozza quella vita immaginaria con tutta la verit di chi ne ha gi

oon particolari e forme

di

dire

piene d'ingenuit e di grazia.


tratto,

il

le idee,

la

mia

fiorita e

Ch' arse

'1

Ove scende

mio

cor;

sentimenti,

tono sono in un accordo perfetto

Tutta

verde etade
'1

foco

ed era giunto

al loco

la vita, eh' alfin cade.

Gi incominciava a prender securtade

La mia

cara nemica a poco a poco

De' suoi sospetti, e rivolgeva in gioco

Mie pene acerbe sua dolce onestade.


Presso era 1 tempo, dov'Amor si scontra
Con Castriate, ed agli amanti dato
?

Sedersi insieme e dir che lor incontra.

Morte ebbe invidia


Anzi alla speme

al

mio

sonetto tirato gi d'un

Passava; e 'ntepidir sentia gi

inclinazioni,

originali e freschissime

un

d'una limpidezza omerica, ove

le parole,

le

felice stato,

e feglisi all' incontra

mezza via, come nemico armato.

IX.

Con

MORTE

riflessioni inutili

(iiicsi.

di tanto

inutili,

un avvoltoio

239

s'accompagnano rimembranze

Non pu

pi acerbe.

passato; quel lugubre:

LAURA

DI

svellersi dal cuore

l'ho perduta ritorna sempre, come


!

Fra queste rimembranze ce n' una,

all'amato.

che pi l'assedia, materia di parecchi sonetti

Ed

vide Laura.

volta che

il

l'ultima

(1):

rimembranza che sopra

la

le

una impressione pi profonda e pi generale: quanto

altre fa

pochi sono, che non ne abbiano provata la puntura

tima visita una visita come tutte

diciamo a noi

stessi:

le altre

quella visita fu

scopriamo tanti particolari

non

Allora

vediamo tante cose

ci

L'ul-

finch

ultima

1'

ci

a cui

prima non avevamo badato; leggiamo l'evento ferale nelle


circostanze pi insignificanti. L'interesse di questi sonetti

appunto

queste

in

tormentavano

poeta:

il

Deposta avea

Le perle

'1

circostanze.

e le

viso e

'1

Gi

sentimenti

%
usata leggiadria,

1'

ghirlande e

canto e

'1

panni allegri

parlar dolce umano.

Cos in dubbio lasciai la vita

Or
Mi

sinistri

mia

i.ugurii e sogni e pensier negri

tristi

(binilo

assalto; e piaccia a Dio che 'nvano.

Fra questi sogni ce n' uno, misera ed orribil visione!

Non

sovvcn

ti

Die' ella, eh'

E
(1)

di

CXCIV

Laura

poi messi
e

CXCI,

occhi tuoi molli,

tempo me ne andai?

ma sembra
l,

quell'ultima sera,

lasciai gli

Alcuni di questi sonetti

in vita di

morte

sforzata dal

i'

si

leggono alla fine del canzoniere

che siano

stati

composti dopo la

come presentimenti. Tali sono

citati gi

(Nota dell'Autore).

sonetti

240

SAGGIO SUL PETBABi

non

I'

Or

Non

dire allor n rolli,

tei potei

per cosa esperta

<lic<

tei

spci;ir

(li

vedermi

vi ih:

<

torni mai.

in

Aspottavasi una grave sventura, come chi, nel giorno in cui


suol venir la febbre, se la senta gi addosso prima (son. LV1):

Qual ha gi

nervi e

polsi e

pensieri egri,

Cui domestica febbre assalir deve

Tal mi sentia...

Ed

ora

eli'

s'

morta, corre spesso

ella

tima sera, che

immaginava una sventura

pure tutto
accusa e

glielo

si

Ma

pensiero all'ul-

col

disse addio. Ricorda quei presenti nienti

le

ma non

pi

diceva,

chiama

che

la

morte

di lei

altro lo sguardo, e

si

LVII):

stolto e cieco (son.

'nnanzi agli occhi m'era posto un velo,

Che mi

fea

non veder quel

eh'

Per far mia vita subito pi

vedea,

i'

trista.

Carnefice di se stesso, rimemora tanti particolari strazianti,

a cui allora non aveva posto mente

e se

ne pasce e

non doverlo pi rivedere; ardevano

pure in tanta dolcezza


occhi non sazii,
versi a partire, e

quegli occhi

in

mentre

tutti e

due; e

poeta era pensoso e tristo

il

sempre

il

pie

si

non sapea

ne

come presen

strugge. Laura era amorosa pi dell' usato,


tisse di

se

volgea, a

mover

gii

risol-

tardo,

guardava con occhio non contento, e parea volesse

Laura

lo

dirgli

ancora qualche cosa.

Non

cap

pure era

chiaro

agli atti, alle parole, al viso, a' panni, alla sua mestizia,

a quegli occhi sfavillanti oltre lor

Qui mai pi no,

ma

modo;

tutto gli dicea

rivedrenne altrove.

IX.

Se

Petrarca avesse

il

MOHTE

LAURA

DI

rappresentato

241

amore con questa

1'

pienezza di particolari, avrebbe cansate le sottigliezze e le

freddure

il

descritta

dolore lo ha meglio ispirato. Quell' ultima sera

con la solennit e

stezza, per entro alla quale

vimento

di tenerezza,

s'

raccoglimento d' una

il

insinua verso

tri-

ultimo un mo-

1'

che la scioglie nel pianto (son. XLVI):


3

.Mente mia, che presaga de' tuoi danni,

Al tempo

lieto gi

pensosa e

Il

trista,

S intentamento nell'amata vista

Requie cercavi de' futuri affanni;


Agli

atti,

alle paiole,

al viso, ai

panni,

Albi nova piet con dolor mista,


Potei ben dir, se del tutto eri avvista

Quest'

ultimo d de' miei dolci anni.

1'

Qual dolcezza fu quella, o miser' alma

Come ardevamo

in quel

Gli occhi

non devea riveder mai

L'espressione
briet grave,

di

(piai

punto eh'

questo colloquio

coli'

indica un dolore raccolto,

i'

vidi
!

anima, nella sua so-

ma

che sta

l l

per

espandersi. L'alletto trattenuto prorompe con impeto e quasi

con gioia nel sonetto LVIII. Quegli occhi


Capiti,

ora

se

ne accorge,

che

non avea

era cos chiaro quello che vo-

leano dite.

E parche

voglia divorarseli

teti gli assale;

di tanti, di

divorarseli, menti' essi par

addio, e con espressioni

sona VVUta lungo temp'

amorosi epi-

che

gli

dicali

tenere, con la famigliarit di perseco.

Ne nasce un movimento

brusco, un impeto di stizza e di dispetto contro se stesso


e

COB tanto pi affetto un ritorno a quegli occhi,

Dk

Sakctis

Petrarca.

di

cui
16

SAGGIO SUL PETBAKCA

242

non

saziare.

sa

si

Rissime.

L'amore

trabocca

nel

Le ultime parole

affettilo*

Laura, trattenuto fino B quel tempo,

di

punto

addio sono

<li

che la

stesso,

grava sulla insperata

felicit

mano
divide

li

destino

del

s'

sempre

pei-

ag-

Quel vago, dolce, caro, onesto sguardo

Dir parca

to'

di

me

quel che tu puoi

Che mai pi qui non mi vedrai da poi


Ch' arai quinci '1 pie mosso a mover tardo.
Intelletto veloce pi che pardo,

Pigro in antiveder

Come non vedest

negli occhi suoi

dolor tuoi,

mi struggo ed ardo?
modo,
Dicean: o lumi amici, che gran tempo
Con tal dolcezza feste di noi specchi,
Il Ciel n'aspetta; a voi parr per tempo:
Ma chi ne strinse qui, dissolve il nodo

Quel che ved' ora, ond'

io

Taciti, sfavillando oltra lor

vostro, per farv' ira, vuol che 'nvecchi.

'1

Questo dolore, gustato con una specie

mente puoi chiamarlo abituale


il

poeta

pi

il

ci

s'immerge, pi

1'

e letterario

aria

si

rara-

di volutt,
;

anzi quanto pi

rinnova: voglio dire,

cerchio delle idee e dei sentimenti

s'

un

allarga.

dolore fecondo, che stuzzica l'anima e tutto ringiovanisce

intorno a

vedere

le

lei

le

d quel che dicesi

la vista del genio, quel

cose da altri punti e con altri colori.

ringiovanirsi del

piaciuta

il

mondo

innanzi

forse questo

anima attonita

com-

segreto di quel desiderio, col quale ella corre

dietro al proprio dolore e lo


resti quasi

all'

nutre e se lo tien caro

che non ne vorrebbe restar senza.

finisce col tuftarvisi

entro e compiacersene,

Il

di-

Petrarca

farsene bello,

IX.

sentirne bisogno,
della morte

si

come

d'

affaccia con

voluttuose. Eccolo

ricetti

braccia

il

desiderio

immagini, che chiameresti quasi

elle

lui,

al

sepolcro di Laura, e guardar

possiede

bel corpo,

il

e pre-

chiamare l'amata co' nomi

con l'ardore d' innamorato che

la tenga tra

ed l'abbracciamento della morte,

l, sotterra,

pi teneri,
re

anche

243

un compagno. Fino

innanzi

con invidia (nulla terra


garla che

MORTE DI LAURA

l'uno accanto all'altro (son. Vili):

tu che copri e guardi ed hai or teco,

umano;

Felice terra, quel bel viso

Me dove
Poscia che

Lume
Un

lasci sconsolato e cieco,


'1

dolce ed amoroso e piano

degli occhi miei

non

pi

meco

dolore pieno di tanta espansione, cosi facile a sfogarsi e

raddolcirsi
tolto Ini,

in

cosa

lamenti, ci che d

resta?

mondo, solitudine

un

significato al

solitudine e deserto:

anima. Se

nell'

il

mondo

mondo:

solitudine

mA^Sy

vive ancora, gli

che pieno del suo dolore. Se tutto animato, se tutto

poetico, gli che in tutto trova


la

natura eia Teco

sua presenza; Laura

ma

(piando stata mai

il

riflesso

morta,
bella?

il

di

la

suo dolore.

morta, ha un significato, una nuova

poeta,

divenuta pi squisita,

volta

muore con

natura

Appunto perch

lo

rende

La

lei;

sembra

gli

vita estetica,

forme, fresca e giovane, come se fosse rinata.


del

Una

Laura, illuminata dalla

nuove

sensibilit

facile

alle

im-

pressioni e ;dle emozioni. Mai la natura non gli sembr cos


bella,

che oia che non pi bella per

bellezze,

come

se volesse

lui;

e descrive quelle

annoverare ad una ad una tutte

le

24-1

sa(<;io si

sue perdite. Nella sua


grazia il

i.

felicit

PETRARCA
non ha

ritorno della primavera,

cantato con tanta

inai

come ora che per

lui

non

c'

pi primavera (son. XL1I):


Zelilo torna, e

bel

'1

tempo rimena,

E
fiori e l'erbe, sua dolce famiglia,
E garrir Progne e pianger Filomena,
E primavera candida e vermiglia;
i

Ridono
Giove

b'

prati, e

'1

1' acqua e
Ogni animai d'amar

L' aria e

Ma

raaseri oa

ciel si

allegra di mirar sua liglia;


la terra d'
si

amor piena;

riVonsiglia.

per me, lasso, tornano

pi gravi

Sospiri, clie dal cor profondo tragge

Quella

eli' al ciel

se

ne port

le

chiavi

cantare augel letti, e fiorir piagge;

'n belle donne oneste atti soavi


Sono un deserto, e fere aspre e selvagge,

Chi non ricorda

1'

aria pi serena,

1'

^y

erba fatta pi verde

dalla presenza di Laura, e le chiare e fresche e dolci acque

Ora torna

col; e solo chi

dopo lunga lontananza rivede

suo paese, e nel tumulto confuso


trova vota la casa paterna

pu

di

mille

sentire

memorie

felici

appena giunto,

prime impressioni;

l'indefinibile tenerezza delle

il

che l'aria

stessa par che abbia qualche cosa di proprio e di caro, l'aria

del paese

e poi

come

tutt'

a un tratto

si

faccia scuro in-

torno, avanti a quel nido voto!

Sento l' aura mia antica, e i dolci colli


Veggio apparir, onde '1 bel lume nacque
Che tenne gli occhi miei, mentre al Ciel piacque,

Bramosi e

lieti,

or

li

tien tristi e molli.

IX.

MORTE

caduche speranze

Vedove

245

L A L'HA

DI

o pensier folli!

l'erbe, e torbide son l'acque;

vto e freddo

'1

nido in ch'ella giacque

Ripassa per quella valle, per quei sentieri, per quel colle,
testimoni superstiti di tante gioie, e tutto sparito
valle

suona

onde vedea

di lamenti,

ed

tanto

gi

colle

il

suo bene, or

il

quella

desiderato,

rincresce, che vede di col

gli

avviarsi l'anima al cielo:

Valle, che de' lamenti miei se' piena,

Fiume che spesso

mio pianger

del

cresci

che mi piacesti, or mi rincresci,

Colle,

Ov'anoor per usanza

Amor mi mena;

Beo riconosco in voi 1' usate forme,


Non, lasso, in me, che da s lieta vita
Son

fatto albergo d' infinita doglia.

Quinti vedea

Torno a veder

'1

mio bene,

onde; al ciel

per quest' orme

nuda

Lasciando in terra la sua bella

Quantunque

la

gita.

spo^lia^.

natura immutabilmente serena sia qui" in

contrasto con l'amarezza della sventura, pur senti che que-

gl'amarezza gi vinta, poich

il

poeta ha

la forza di

guar

darsi intorno, contemplar la natura, paragonarsi con quella

volgerle la paiola.

ia.

colle, gli dolorosa; e

Ne nasce una
la

natura

pure

divenuta come

non

la

quella valle, di quel

vista di

ci ritorna,

perch vuol piangerei

specie di consonanza funebre tra

miti, e quasi la sua


sa vivere,

elie

il

amica e

sa dolersi

coro che risponda


la

sua confidente,

senza di

lei.

Non

gli

il

poeta e

a' suoi
s

ge-

che non

basta dire:

SAGGIO Hi. PETRARCA

24(i

vuole che

io

sono

la

natura a testimonio e partecipe (son. -XXXV)

infelice;

ni;i

gli altri lo

sentano,

li

il

vuole

Fior, frondi, erbe, ornine, antri, onde, aure soavi,


Valli chiuse, alti colli, e piagge apriche,

Porto

dell'

amorose mie

Delle fortune mie tante

fatiche,
e

gm vi;

vaghi abitator de' verdi boschi,


ninfe, e voi che

Del liquido

miei fur

1 d

Come

il

fresco erboso fondo

cristallo alberga e pasce;


s

molte, che

chiari, or son
'1

fa.

Sua ventura ha ciascun dal


Il

si

Cos nel

foschi;

mondo

che nasce.

dolore sfogato va a finire nella rassegnazione; e l'ultimo

motto

un: ad hoc

nati sumtts.

Non

v'attendete per da

questa tenera natura ci che la rassegnazione ha di logico


o d'eroico;

gnazione,

non c' propriamente u

ma un lamento

ribellione n rasse-

inesausto, che rasenta

un bisogno d'espansione, che rende loquace


allevia (son. Vili)

due estremi:

il

dolore e lo

Cerco, parlando, d'allentar mia pena.

Materia principale di questo lamento

caducit e

la

la

variet delle cose umane, che torna sempre innanzi al poeta.

Non

gi che

si

alzi alla civile

concezione d'un dolore uni-

versale, nel quale trasfiguri e plachi

il

poesia sempre un lamento elegiaco

sua persona e
in

forma

la

sua sventura,

ma

proprio dolore. La
il

cui

centro

intorno a cui comparisce

di sentenze, a guisa di coro Lagrimoso,

umano. Sentenze badiali

la

ammesse da

tutti

ma

il

genere

di cui si

acquista

MORTE

DI

LAURA

247

pensiero, per esempio, della mortalit di tutte

Il

le creature

sentimento vivo ne' momenti di passione o di

il

sventava.

IX.

non

agita,

ci

non

ci

atterrisce, perch

rimane

una para conoscenza, senza immediato rapporto col nostro


essere

tiamo

ma

se la

molte

la

morte percuote uno de' nostri cari


e ce

ne maravigliamo

come

se

sen-

non

lo

avessimo mai saputo. Le idee pi comuni sono qui vestite


di maraviglia, di

commozione

Veramente siam noi polvere ed ombra;


Veramente la voglia cieca e 'ngorda;
Veramente fallace la speranza.
Quel veramente, ripetuto con

me

si

Di

tal

va, vuol dire

ora so, ora

sorta sono ancora

La

la terribile

vita fugge e

solennit del per

che ne ho fatto la prova.

due celebri versi

non

s'

arresta un' ora,

morte vien dietro a gran giornate.

la

L'immagine

della vita in fuga con la morte dietro a gran

(orsa mostra con (pianta vivacit s' presentato questo luogo

comune,

(piasi fosse la

pefatta di
gli altri,

non averci
gli

prima impressione dell'anima,


pensato prima. He

per guardare

ivi

s stesso,

il

poeta guarda

per trovarci
ci

militudini col proprio stato e per conchiuder sempre

pi infelice son

Vago

io;

come

stu-

si-

: il

nel sonetto:

augelletto, che cantando vai.

Quelle similitudini

gli

fanno lampeggiar dinanzi delle ve-

24S

s.\<;<;io

generali

li t

gusto amaro

di

immortale

sonetto

il

ehi

PETRABCA

Il

lia

ma

col

Dolce

del rosignuolo.
clic

per

il

canto

lei

anime malinco-

le

tutta la poesia delle prime e delle nuove impressioni.

dolore del rosignuolo cantare

Petrarca sente nel

proprio, se ne fa

un amico, presta avido

lamento pieno di dolcezza, s'intenerisce

La morte

lui.

assapora. Di che rimasto esempio

Le

rosignuolo: un Luogo comune,

niche

coin filosofo

esprime non

eh' egli

sii.

di

terrestri sono fatti

pure non

ci

suo

lamenta anche

e si

Laura, la caducit di tutti


fatali

il

l'orecchio a qnel

piaceri e beni

avea pensato, non

gli era

venuto mai in mente che Laura dovesse morire. Ora

dopo

fatto esprime questa legge inevitabile della creazione

il

con l'angoscia

di chi

ralezza attestano qui

ma

n' vittima. Semplicit, affetto, natu-

una

forza geniale, generata dal dolore,

da un dolore soave cullato dalle grazie


Quel rosignuol che
Forse suoi

figli

soave piagne

o sua cara consorte,

Di dolcezza empie

il

Con

pietose e scorte;

tante note

cielo e le

campagne

E tutta notte par che m' accompagne


E mi rammente la mia dura sorte;
di' altri che me non ho di cui mi lagne.
Che

'n

Dee non credev'

io

regnasse Morte.

che lieve ingannar chi

s'

Quei due bei lumi assai pi che

assecura
'1

Sol chiari,

Chi oep sA inj poter far ter ra oscura ?


Or conosch' io che mia fera ventura

Vuol che vivendo

Come

Un

e lagri mando impari

nulla quaggi diletta e dura.

poeta, che

si

consola col rosignuolo e col vagoaugelletto,

IX.

MORTE

DI

che fa del suo dolore segretarii

LAURA

monti

meno

infelice.

grida ben

e le valli, e

appunto per questo

alto ch'egli l'infelicissimo dei viventi,

gi

249

Bea presto quel sepolcro

si

schiude, e

n'esco Laura trasfigurata.

Laura non

donna avvolta

morta

anzi ora comincia a vivere. Questa

appena

in vita di tanto mistero,

punto

lirica,

drammatica, bell'apparenza con un'anima in gran parte


convenzionale

non

sai

se

filosofica;

ami, se

questa donna muta e fredda, che

compiaccia o

si

dispiaccia

si

morendo

da tutte

nasce alla vera vita

dizioni reali che la

rendevano prosaica, e diviene creatura

libera,

la

voglio dire,

si

scioglie

con-

le

creatura dell' immaginazione.

fidente' ella fu in

l'immaginazione del poeta

vita,

di-

si

batteva in mezzo a quelle condizioni, e pur talora in certi

momenti d'obblio pot

dire

diviene una donna, sento


sotto ai miei baci.
di

Ma

il

il

come Pigmalione
calore e

il

tremito della carne

reale sopravveniva,

Satana nel paradiso terrestre, e disfaceva

l'infelice avea sognato.

come un sogno

Ora

il

il

il

riso

fantasma:

e che

tutto ci che stato

si

si

chiama

la

vecchio poeta un breve

chiama

la

morte, ci la

Ne nasce un contenuto straordinariamente maraviglioso,

vita.

un mondo che
Vivere
vere

come

reale passato e si ricorda

vita, innanzi ai cangiati occhi del

sogno, la vera morte; e ci che

statua

la

il

sognale

proprio
e

il

rovescio

del

mondo

volgare.

morire, morire lo svegliarsi ed

supremo chiuder degli occhi

e nell' eterno

Qua mio mostrai

un aprirli:

lume

di chiuder, gli occhi apersi.

il

vi-

SAGGIO SUL PETRARCA

250

Con questa

immagine viva

tutto questo
fico

inaspettata

balza innanzi

ci

nuovo mondo: chiusa Btupenda

sonetto,

quale

cella

rado g' incontra,

1'

poeta

il

ha

un magni-

li

ei ehe

conseguito,

Pi s'avanza uegli

efftto del sublime.

anni e nel disinganno, e pi quei primi impeti di dolore

sublime cristiano.

raffrenano, e pi s'accosta a questo

risce in
1'

stanco ha

quasi

passato

lontananza.

men

Altri

Il

turbarlo, e compa-

forza di

sentimenti, altre idee invadono

anima, nel primo istante attonita del cangiamento, insino

a che

s'

avvezza a guardare con

pedanteria a voler cercare


I

>i

altr'

occhio

momento

il

le

Sarebbe

cose.

di questo passaggio.

nostri sentimenti entrano gli uni negli altri con tal rapi-

dit e inconsapevolezza, che le transizioni sfuggono, e piando

penetra la coscienza del cangiamento, non


il

in

quando:

un

e qui,

sa

si

come

il

anche in un breve componimento, anche

sonetto, trovi tale fusione di sentimenti, che

rivela

ti

un'espressione spontanea nell'anima, anzi che un'artificiosa


costruzione letteraria.

nuovo,

La prima impressione

dico nuovo non innanzi

ligione lo avea reso famigliare,

di questo

alla ragione,

ma

innanzi al cuore,

prima impressione strappa dal poeta accenti


pieni di verit!

Il

(son.

ed

la

di maraviglia

che lo avea per tanto tempo

passato

assediato, cagione di gioie e di affanni, gli fa

un sogno

mondo

a cui la re-

or comincio a svegliarmi!

1'

effetto di

grida

il

poeta

XXI), maravigliato e contento insieme della nuov'a-

nima, che

si

forma in

Come va

'1

lui

(son.

mondo

XXII)

or mi diletta e piace

Quel che pi mi dispiacque, or veggio

sento

IX.

MORTE DI LAURA

251

Che per uver salute ebbi tormento,

E breve
Forse

la

vita

guerra per eterna pace.

non

che quale

e disincantato del vecchio

siderarla apre la via a

errante fra le
cielo,

il

ombre

s' offre

all'

certo, questa

occhio

maniera

nuova poesia. Attutite

del

con

passato,

poeta pu dire (son.

LV)

1'

pensoso

le passioni,

occhio

volto al

cuore,

morto con Laura, risuscita insieme con

questo paradiso dell' amore.

.^

Dormito hai, bella donna, un breve sonno:


Or se' svegliata tra gli spirti eletti,
Ove nel suo Fattoi" l'alma s' interna. ._, A
Il

con-

di

lei

h-

in

X.

TRASFIGURAZIONE DI LAURA

Questo paradiso spunta come un raggio


verso una nuvola, involuto nel passato,

ma

attra-

sole

di

gi trasparente:

spunta tra lacrime e sospiri. Le prime gioie sono tanto pi


poetiche, quanto

piono

1'

anima

dispera ancora.

meno

gustate e

meno sapute;

della loro dolcezza, eh' ella

lamenta e

si

questo uua delle transizioni pi delicate,

nella storia del sentimento, ohiendoti

insieme un passato

persistente con l'avvenire che traluce;


e crede d'esser lo stesso.
sta volto a quella

si

e gi riem-

tomba

uscirne, espresso

Vedete
1'

il

poeta mutato

il

sonetto LIX. L' occhio

odio della vita, l'impazienza di

col vigore della

disperazione;

ma

qui

gi cominciano quei dialoghi con Laura, che lo consoleranno,


e gi la

morte

si

presenta come una seconda vita

la sua unione eterna con Laura.


strazianti,

mentre

il

E per

in

come

mezzo a grida

poeta invoca la morte, penetra gi un

SAGGIO

254

PETRARCA

sii.

tono pi pacato, cosi Insensibilmente, ohe dapprima


maresti non altro che un dolore stanco

rime dolenti,

Ite,

Che

'1

1<>

chia-

duro sasso

al

mio caro tesoro

in terra asconde

Ivi chiamate chi dal eie! risponde,

Bench

'1

mortai sia in loco oscuro

Ditele, eh'

i'

Del navigar per queste

Ma

basso.

son gi di viver lasso,


orribili onde;

ricogliendo le sue sparte fronde,

Dietro le vo pur cos passo passo,


Sol di lei ragionando viva e morta,

Anzi pur viva ed or fatta immortale,


Acciocch

il

mondo

Piacciale al

la

conosca ed ame.

mio passar

esser accorta,

Ch' presso ornai; siami al' incontro, e quale


Ella nel Cielo, a s

mi

tiri

rallentandosi fra

sasso, quel loco oscuro

Questo sonetto comincia con gran foga,


via, finisce in
e

un sospiro. Quel duro

basso, quel di viver lasso,

quelle

chiame.

e,

orribil

onde,

sentimenti divenuti familiari, attraversati da


nuovi.

Il

il

mortale.

lagrime

Una tomba non pu

una tomba vuol

questa tomba, che nasconde


ella in cielo

in terra
cristiano,
il

affatto

bel corpo tanto lacrimato chiamato, con cristiano

disprezzo,

senza

segnano

altri

ella ti sente

morta

il

dire

suo

esser guardata

ella

morta

Ma

caro tesoi'o, gli dice

Certo, ella viva in cielo,

distinzione che giustifica le lagrime del

condannato a rimanere in terra senza di

lei.

Ma

poeta comincia a staccarsi dalla terra ed abitare in ani-

ma

nel

cielo,

a volger col

tutto

s,

come

a sua

vicina

-^

X.
patria,

pu

TRASFIGURAZIONE

dopo

ora,

LAURA

secondo

d' aver,

Laura viva

paie, pailato d' una

DI

la

255

distinzione vol-

Laura morta,

e d' uria

prendersi con una sublime correzione, e soggiugnere

_/

Anzi pur viva, ed or fatta immortale.

Le due Laure cominciano a confondersi


comincia

non

si

a sparire nel cielo.

pu

staccare

sola; la terra

poeta

il

non da quel bel corpo,

fuori gli ultimi lamenti.

Laura

apparisce e lo consola; fugace consolazione, a cui suc-

cede con tanto


perdita;

piii di

violenza l'invitta rimembranza della

perch pu

appunto

risorge con pi possanza


Il

una

Dico comincia, perch


terra,

mandar

senza sforzo, senza


gli

dalla

in

ri-

cacciarlo

via un

sentimento della sua solitudine.

il

passato vicino a morire morde con rabbia

Mort e,

Disc ojorato__hai,
Clic

mai

si

vide, e

momento,

il

pia bel v olto,

jnxi b egli occhi, spent i;

Spirto pi acceso di virtuti ardenti

Del

pie*

In un

vgadro e pi bel nodo hai sciolto./

'momento ogni mio ben

Posto hai Silenzio

Che mai
Qoant'

s"

i<>

udir; e

veggio,

Ben torna

Madonna, ove

N trovo

me

ni'

tolto;

pien di lamenti.
noia, e <|uant' io ascolto.

consolar tanto dolore


piet

in questa

la

riconduce:

vita altro soccorso.

coni' ella parla e

ni' luti

pi soavi accenti

a'

come

luce,

Ridir potessi, accenderei d'amore

Non

dir d'uoni,

Cosa dunque

un cor

di tigre o d' orso.

nato, che qui con tanta amarezza ricomiu-

SAGGIO

56

^no

lamenti,

81

PETRARCA

coin se por ora

morta

fosse

.'

Ben torna

dOonsolar. Quel bene indica una soddisfa/ione incompiuta:


bene la niente

fa

aio

un ma. E

subito

Seguir

lettore, s'attende questo

ma, che riconduca

I"

con uno di quei bruschi movimenti d'animo


Petrarca, e pieni di tanta poesia,

bili nel

il

filo

la

ed obblia

il

BUO

lamenti v'accorgete che

il

cuore non

vede

soliti

stato.

il

passato regna ancora come tiranno.

ci

pensale

pi. la ferita

tombe; e pure

ci

rimangono

8ciarlo.

sventurato!, un

terra,

un

e quell'
:

guarito

ci

pensa;

pure

sa

suoi

la-

una,Jtenerezza di s stesso,

ed accarezzato, e un palparsi

compatimento

oh

un incoraggiai si, accompagnato

inutile!,

un dispetto che ne sente

e che lo porta a rivoltarsi contro quell'

immagine,

miarla come

suo carnefice

batte, pi lo sentite avvinto.

vattene

Un

bestem-

Pi grida e

di-

si

solo sonetto contiene in

s tutta questa ricchezza di contenuto e di sentimento


il

die

immagine non v uol

dirsi in aria di

esortarsi,

da una voce interiore:

il

pensa. _a_che nonjlee cercarla in

d' essere palpato

accarezzarsi da s,

morti non ritornano pi dalle

Nascono n uovi sentiment i

un bisogno
e

in

Lama

poeta sa die pia

terra e che in terra tutto vani t e dolo re

occhi

nota-

cosi

E pure agl'in-

s'inacerbisce, e pure

che inutile pensarci, che


loro

Il

il

logico delle

idee rotto, dimenticato nella contemplazione di


e la sente,

attende

passato; q dan-

il

mai

poeta non stato cos vero, cos semplice ed eloquente.

Il cielo,

a cui vorrebbe alzarsi, ancora un' astrazioue

il

passato, da cui vorrebbe sciogliersi, la vita, la realt. Cerca


il

cielo e

non

fa che parlare del passato; lo maledice, e ne

parla; lo ingiuria, e lo dipinge; morto, e mai non se lo

"

X.

TRASFIGURAZIONE DI LAURA

ha sentito eoe) implacabile intorno


gli

perch

piace d'esser tormentato, e mentre

tene!,

il

la

lo

257

ama, perch

bocca dice: vat-

cuore soggiunge: torna! Sentite l'amore nella stessa

sua collera, collera di amante

Che fai? che pensi? che pur dietro guardi


Nel tempo che tornar non pot ornai,

Anima

sconsolata ? a che pur vai


Grugnendo legne al foco ove tu ardi ?
Le soavi parole e i dolci sguardi,
Ch' ad un ad un descritti e dipint' hai,

Son Levati da terra; ed

ben

Qui ricercargli intempestivo

sai,

e tardi.

^ur

Deh non rinnovellar quel che n'ancide


Non seguir pi pensier vago fallace,

Ha

saldo e certo, eh' a

Cerchiamo

'1

buon

ne guide.

Ciel, se qui nulla ne piace;

Che mal per noi quella belt


Se viva

tn

si

vide,

morta ne devea tor pace.

Questi ultimi versi danno luce ad un verso pi celebre che


inteso:

Quella eh'

io

cerco e non ritrovo in terra,

Finora ha cercato Laura

in terra:

che

fai,

guardi nel tempo che tornar non pu te ornai

al

misero! invano
;

quella

morta, non pu pi tornare, non la troverai pi


cielo.

Se non che per una di quelle

sono proprie della passione, qui


reazione contro

il

il

Laura
volgiti

esagerazioni

che

cielo si offre in violenta

passato, ed non solo l'obblio,

ma la male-

dizione di quella belt che gli toglie la pace, un voler sradicarsela dal CROre,

De

Sanctis

lei e

Petrarca.

tutto ci che e tei reno,

con pensare
17

SAGGIO SUL PETRARCA

258
ii

Dio

un romito. Questa situazione

finire coin

quando

essa poetica,

indica
e
Il

1'

un cuore esausto,

ancor

sia

il

raffreddamento

Petrarca

presto,

giugnem

questo

delle

Ma

appunto perch

come uno

nel cuore

la

sentite che

maledice,

guarda nel

strale. Se

poesia.

che

ora troppo

suo cuore ancora caldo pieno di Laura

il

passioni

vena tempo

punto:

sia

ma, quando

fine della

la

sparir, e dar luogo alla Vergine.

ledice e,

quando

vivo,

l'amorosa;

cacci

clic

impero della tranquilla ragione,

Laura

fitta

cuore

il

una passione religiosa

aneli*;

cielo,

la

gli

masta

guarda

per cercarvi Laura.

Questo cielo del Petrarca

per ora non l'annullamento,

la santificazione della passione, la trasfigurazione di

Finora

gli si

presentata come morta

vano trapianti e gemiti. Ora


ella parla, ella

ei la

mi ama^^NonJsju

ed intrattenersi con

lei, si

lamentata, cercata in

trova in cielo:
solo; e

ed

ella vive,

quando pu vederla

sente felice. Talora

zione non ha la forza di figurarsela

al

immagina-

l'

poeta tutto

s'

nebbia, come se fosse morta un'altra volta,

come

volta l'universo fosse morto con

LXXXVII):

lei

ma

Laura.

(son.

an-

se un'altra

Nel tuo partir part del mondo Amore

Cortesia; e

dolce incominci farsi la Morte.

Allora ripiglia

un ardore
affettuosa

di

'1

sol

cadde dal

cielo,

lamenti con nuova lena, e

preghiera

la

chiama con

che nessuno mai cos

calda ed

ha volto a Dio (son. XXXVII; son. LXVITI).

Anima
Che pi

da quel nodo sciolta


mai non seppe ordir natura,

bella,

bel

X.

Poh

Da

TRASFIGURAZIONE DI LAURA

dal ciel
s lieti

Mira

'1

mente

alla

gran sasso, donde Sorga nasce,

vedrai un, che sol tra l'erbe e l'acque

Tu

(son.

dentro mi vedi e

chfi

la

quale gioia

dessa

di dolor si pasce.

mio mal

il

senti,

sola puoi finir tanto dolore,

Con

vita oscura,

pensieri a pianger volta.

Di tua memoria e

mia

259

quell'

tua ombra acqueta

quando

andare

l'

miei lamenti.

invocata gli raggia innanzi

quella voce

quel volto

quei panni

XIV):

Quanto gradisco, eh'

e'

miei

tristi

rallegrar di tua vista consenti

giorni

Cos incomincio a ritrovar presenti -

Le tue bellezze a' suoi usati soggiorni.


La 've cantando andai di te molt'anni,
Or, come vedi, vo di te piangendo;
Di

te

piangendo no,

ma

de' miei danni.

un riposo trovo in molti affanni)


Che, quando torni, ti conosco e 'ntendo
Sol

All'andar, alla voce,

La

bellezza di questi versi

la quale

il

al

volto, a' panni.

una certa voce

di pianto,

con

poeta esprime la sua gioia, come chi, nella sven-

tura accarezzato

ancora tutto lacrimoso sorride. Si vede

all'imbarazzo ed impropriet dell'espressione che


della gioia gli ancor

nuovo

tenerezza e semplicit.

Il

netto.

e fra

il

gioire

il

linguaggio

guaisce con

primo ternario vale tutto

il

so-

SGGIO

2G0

sii.

PETRARCA

Questi ultimi tempi del Petrarca sono commoventi, un


ritorno di giovent;

non

anni.

suo dolore La purificata l'anima, l'ha nettata delle

11

come direbbe Dante,

scorie del passato,

nuove

ma,

gioie.

Tutto
nel

e ritorna

si

La

rabbella.

Certo,
la

il

il

Laura

tutto.

moto

il

e l'ha fatta capaci

vita ritorna nell'ani-

rinasce: intorno a

'

natura racquieta

non

non t'accorga, a un

cjie

si

so che di flebile e di tenero nel tno, del corso degli

non

di

ma

riso.

lei

la

poeta non pensa mai a Laura sotterra, che subito

metta in

cielo;

ma

velati dal

gli occhi

dolore non

possono alzarsi col, non distaccarsi dal cadavere (son. IX):


sotterra; anzi nel cielo,

Onde pi che mai chiara al cor traluce,


Agli occhi no, eh' un doloroso velo
Contende

E me
La mente

lor la desiata luce,

tempo cangiar

fa s per

pelo.

dice: in cielo; e l'occhio guarda in terra. Ecco

vere finezze

non

concetti astratti costretti a combaciare

cercati col fuscellino

fuori

da ci che

quando

ci di

il

cuore vuoto,

quell'uomo, che cangia pelo

quale nel suo libro su Dante

(1)

il

in su? perch in
se-

venerando Schlosser,

(1) sotto la

Fried. Chr. Schlosser (1776-1861),


il

venute

per tempo, fiorisce una

conda primavera. Questo mi ricorda

Weltgeschichte,

ma

pi delicato nella storia del cuore

umano. Perch ora quegli occhi guardano

il

modesta spoglia

il

del

celebre autore della

cui libro: Dante, fu pubblicato a Lipsia nel 1855,

allorch l'autore aveva 79 anni [Ed.].

X.

TRASFIGURAZIONE DI LAURA

cementatore mostra una emozione giovanile


paradiso

liei
.si

rasserena;

macinazione

deliziatesi

si

mette

in quelle

gli occhi fisi^-^

immagini.

Petrarca

Il

lamentazioni vanno via; la suaim-|

inutili

le

261

moto, e crea trastullandosi amabiljf

in

fantasmi; un nuovo amore s'impossessa dell'anima, senza


le

nanza

effonde in

si

debole

versi

immagine che Laura, sedate

tutta

intorno a

ne fa

Laura

impressioni, quando

il

d'

ogni disso-

Quell'

(son.

dell

amata,

sta

le passioni,

raccoglie

si

suo paradiso. Che fresche

s'affaccia all'anima!

Diresti che

per chinar

ginocchia e adorarla

le

XVI):

Come donna

in

suo albergo, altera vene,

Scacciando dell' oscuro e grave core

Con
E,

la fronte

serena

come un innamorato,

pensier

tristi.

tutto dietro alle peste

piante, che che faccia o dove che vada, pensa

Laura.

Eccolo nel silenzio della notte

tremante, languente, pallido, invocare


(son.

1'

delle care

a Laura, cerca

seduto sul letto,

amata: ella viene?

LXX):
al letto in

Vien

tal

pietosa

Eccolo per

eh'
s'

ch'io languisco,

appena a rimirar

1'

ardisco,

asside in su la sponda.

campi, e pur

l,

*S_

anima

un giovine innamorato, la prima volta che, innalzato dal


riso

dove non mai entrata

altra

lei,

pura

e semplici.

facili

rimasa vergine e calda

\S

una melodia uguale,

distrazioni e le sottigl iezze del primo;

d'una gioia mescolata di tenerezza

dove V aven tante

valte_._re-

t^s

262
(iuta

SAGGIO SUL PETRARCA


eccolo in

gittarsi fra le

Ora

fuga

ombre

de' boschi cercando Laura:

vede assisa sulla riva

la

or la vede camminare sui

Quante
Fuggendo
Vo, con

gli occhi

s'

stesso

ella

viene!

ricetto,

esser pu,

me

bagnando l'erba

sospir

lui

fiume, coin una ninfa;

(son. XIII)

fiori

altrui, e,

co'

lei

mio dolce

fiate al

Rompendo

alle spalle da

Incalzato

stesso,

'1

V aere da presso

petto,

Quante fiate sol, pien di sospetto,


Per luoghi ombrosi e foschi mi son messo,
Cercando

col pensier

1'

alto diletto,

Che Morte ha tolto; ond' io la chiamo spesso!


Ora in forma di ninfa o d' altra diva,
Che dal pi chiaro fondo di Sorga esca,

E pongasi

a sedere in su la riva;

ho veduta su per 1' erba fresca


Calcare i fior, com'una donna viva,

Or

1'

Mostrando in vista che

Queste

liete apparizioni

fantile,

di

me

le 'ncresca.

sono raccontate con un candore in-

come farebbe un ingenuo romito,

mano

perfetta illusione. Talora con la sua

pravviene

il

disinganno (son. LXII

di ghiaccio so-

):

mio primo occorso onesta

S nel

Veggiola in se raccolta e

producono una

e bella

romita,

Ch'io grido; eli ' ben dessa ancora


in don le cheggio sua dolce favella.
!

in vita;

Talor risponde, e talor non fa motto.


Io,

uom

com'

Dico

alla

eh' erra e poi pi dritto estima,

mente mia: tu

se'

'ngannata.

X.

TRASFIGURAZIONE DI LAURA

2G3

Sai che 'n mille trecento quarantotto,


sesto d' aprile, in

Il d

ora prima,

1'

Del corpo uscio quell'anima beata.

Tutti gli

artificii e gli

splendori

dello

mira

la notizia

cronologica della morte

rotea lasciare a'posteri,

una

c' bri

altro che

di date

ti

le cifre

non sono

scria

fredd ezza.

mette

in

il

poeta

Qui

fuga ogni illusione. Mai

state cos patetiche nella loro inesorabile /

turba e disperde la gioiosa danza de' fan-

laddove in vita di Laura quella voce implacabile

Ed
gli

poeta

pu

secondo

il

ora

non pu

Laura, che

notizia cronologica. Quella precisione

cuore

come fanno

il

Muratori ani-/

Vita felicemente chiusa in versi.

risuona senza posa, e strazia.


se

ili

Il

questa la sola volta, che la voce discordante

del disinganno

tasmi

il

non hanno

stile

niente di comparabile a questa semplicit.

se

sa pure

amanti

farsi

illusione e sa che

perch allora,

Laura

figurarsi

non

desiderio, sente in l'ondo che

cos

la un'

dove

ombra

che qucll' ombra della sua immaginazione una

realt. Nelle sue aspirazioni

aspirazioni dell'anima verso


terra, la

naturale

calma

luogo di cadere

verso di
il

delle passioni;
e

lei

paradi so
s

entrano
la

le

naturali

stanchezza della

che l'immaginazione, in

morire nel disinganno, come avviene di

fantasmi e desiderii terreni, sogna lietamente ci che innanzi


alla coscienza

il

vero, e con l'impazienza di un'anima si-

tibonda ne pregusta

la dolcezza,

ne abbozza

1'

immagine.

Vi sono delle circostanze poetiche, che aiutano l'anima a


salire in fantasia e le

danno

un occhio

che vede con la

stessa chiarezza dell'occhio corporeo. Tali sono quelle che

264

SAGGIO SUL PETRARCA

preparano L'apparizione

di

silenzio della notte,

vista

campi ombrosi
l

la

e foschi:

Laura,

la .solitudine de] letto nel

InogO dove solca passare,

del

men

vede,

l'occhio

vede

pi

'immaginazione. Uno de' momenti pi poetici per queste

visioni

primo apparir

il

del giorno,

ombra l'anima

di luce ed

pi

manzo, serrato

d che, la

mano

nella

mano, puoi

amata, e quanto hai penato per

sua fidanzata;

lo

con confidenza,
le

C' qui un capitolo di ro-

Ma

tutto

dirle

quanto

amarla a distanza, timido, tacito!

obbliato,
l'hai

incerta luce apparisce

1'

pochi versi. Soffrire per l'amata, e dirsi:

in

ella noi sa!


il

misto

quel

in

affettuosa, e pi disposta

a sognare. L verso Vaio-ora, fra


l'amata; e quali dolci colloquii

(piando

attende in cielo;

le

narra

sue lagrime (son.

il

sue pene, ha

le

LXXI)

Laura

lei.

felice

amante

la

ora la
le

parla

gioia di veder

che dolci accoglienze, e caste e pie

E come intentamente ascolta e nota


La lunga istoria delle pene mie
!

Poi che

Tornasi

Umida

Un

'1

d chiaro par che la percota,

al ciel,
gli

che sa tutte

occhi e

1'

una

le vie,

e l'altra gota.

canto lamentevole d' uccello, un mover di fronda

mormorar d'onda operano


non meno che
quei

flebili

tura,

ti

sull'

immaginazione malinconica

silenzio e le ombre.

susurri, che sono

un

come

le

Quei placidi moti

mezze tiute della na-

tolgono per forza dalla chiarezza prosaica dell'esi-

stenza, e
finito.

il

ti

attirano nel regno de' misteri, al di sopra del

allora che comparisce

Laura

(son.

XI )

LAURA

X.-TKAsi-l<;rRAZIOXE DI

265

Se lamentar augelli, o verdi fronde

Mover soavemente a l'aura estiva,


roco mormorar di lueid' onde
S'oda d'una fiorita e fresca riva;
L 'v' io Beggia d'amor pensoso,
Lei che

'1

Veggio ed odo ed intendo,

Di

lontano

a'

scritte:

figura fa obbliare

la

(piali,

il

eli'

ancor viva

sospir miei risponde.

Queste circostanze, che precedono

Eppure, meno

e scriva,

ne mostr, terra n' asconde,

Ciel

il

visione,

la

paesaggio, schizzato appena.

poeta descrive, e pi fissa


indifferente, che

quando sono materia

non sono de-

gli oggetti.
il

poeta con-

templi con l'occhialino, di rado rimangono nella memoria.

Qui

si

congiungono

immediatamente con

1'

anima

prima

phe abbiano tempo di spiegarsi nelle loro parti; appariscono da

un punto

solo,

da quel punto che ha operato nell'immagina-

zione; appariscono e passano,

suono

Dell'

ma

lasciando di s un lungo

anima. Ne c' cos bella descrizione presso

il

Petrarca, la piale ne'suoi ricchi colori non sembri povera

mormorii

allato a questi

e lamenti, a

queste note patetiche

parche Laura

indicato appena, dove

della natura,

scosta ed alle prime armonie ne balzi fuori.

ci che legato col nostro essere;

il

stia na-

reale tutto

resto, esista o no

poeta non

ha messo

indifferente.

tura innanzi

come un modello immobile da dipingere, perch

pereh qui

il

si

la na-

ne ha sentito immediatamente l'impressione, ha potuto con


solo qualche epiteto e col solo aiuto della melodia fissarla
in

quattro versi immortali, dove presentite gi

Poliziano e la malinconia del Tasso.

Dicono che

sia

poco

reale.

Il

medesimo

Divenuti grossolani

la

grazia di

di
,

Lama.

vogliamo

BAGGIO SUL PETRARCA

266

palpare per sentire L'esistenza.

divino,

tutt'

capelli

biondi,

vani particolari rappresentati con

incesso

1'

belle

frasi, con concetti tanto ingegnosi, sono scomparsi. Eppure

ora la conoscete meglio. Prima era una donna rappresentata

come

dea, chiusa nella sua serenit, inaccessibile

dimando; ora die Dea, ora

tacita alle nostre

una donna.

Gli che

poeta prima

il

la

mentre descrive

divenuta

guarda pi come

poeta che come uomo, e talora ne fa un tipo


zione, e

cuore,

al

conven-

di

corpo, oblia l'anima. Ora quelle

il

forme sono evaporate; cosa

Lama

rimasto di

.'

ancor viva

Di
Ecco
gote

tutto.
!

lontano

Ora

Quante poesie
si

quella

mano

cinque

m' asciuga

occhi

gli

con

una

cosa
la

divenuta

mano
:

tocca

ti

il

core,

ti

perch ha un' anima, perch non

ma una

santa.,

Ora dice

mano. Eppure questa Laura

ogni volta che comparisce

lascia un' impressione,

solo

descritta gi con tanta galanteria, la


e

nuda

quanti concetti sulle

occhi e l'ima e l'altra gota.

gli

e le dita tutte

cos

sugli occhi

contenta di dire

Umida

miei risponde.

sospir

a'

donna. L'equivoco

Laura

finito:

vive della stessa vita del poeta, entra a parte di tutte Xt

sue emozioni, lo consola, gli asciuga


nisce, gli apre

il

e lo ascolta; in

una

somma, acquista una

storia artificiale

Laura un

occhi, lo

gli

ammo-

core, diviene la sua confidente, gli parla

il

tipo celeste, far

poeta

non

storia.
s'

E non

detto

gi

far di

un paradiso poetico. Non c' qui

X.

TRASFIGURAZIONE DI LAURA

267

n l'astrazione teolo gica e scola s tica di Dante, n


pidezza arcadica del paradiso descritto da' moderni.
storia nata dalle impressioni, da' sentimenti

1'

insi -

una

dai bisogni

morali d'un'anima sconsolata, disingannata, affettuosa,


nera, clic

si

volge al cielo e non

si

Quest'uomo sogna un'altra

terra.

pu distaccar

vita, e ci

te-

dalla

mescola molte

questa vita. Nel suo volo verso l'avvenire senti la pre-

di

senza del passato

il

suo sorriso accompagnato da

la-

grime, nel suo amor puro verso la santa entra la rimem-

amore, e fino un certo avanzo di vo-

branza d' un altro


lutt

come di

chi serba ancor vivo

menti indelibati.

sponda del suo

mente

si

Con

letto

clic

come

fa prende]- per

Che tanto

desiderio di godi-

ebbrezza egli sogna Laura alla


si

fa

mano

guardare da

lei

desiai,

gli occhi.

desiai! Sentite qui la trepida volutt della carne. )y'

Onde nasce un paradiso profoudamente umano


nato e commovente. Laura poco
gestisce,

una

la

vedete;

ma

Come

santa,

il

appassio-

parla, opera,

sente e pensa. Ogni volta che apparisce,

faccia della sua anima.

nobile e semplice.
il

amorosa-

Con quella man che tanto


M'asciuga

il

si

rivela

suo linguaggio

Niente di quel vaporoso, che annunzia

desiderio impotente di figurare l'intigurabile. Nella

del Petrarca non entra

clic solo ci

che chiaro, dote prin-

cipalissima dello spirito italiano. Laura dice:

Mio ben non cape

mente

in intelletto

Spirito ignudo sono, e 'n del

umano...

mi godo...

Quel che tu cerchi, terra gi molt'auni...

SAGGIO

268

Questa gioia celeste


che tanto

poeta

si

congiunta con qualit tutte amane,

commovono

ci

non

gioia

l-KTKARCA

SII.

massime

compiuta, perch

fa consolare

da

1'

con parole

lei

tenerezza, l'amore rendono eloquenti

Non

che

tenero

Il

piet

la

questo verso

in

la

pianger pi; non m'hai tu pianto assai

Ditemi, dunque, che magia c'


cile,

La sua

donna.

nella

amante piange.

cos semplice, di tanto effetto sul

cos

fa-

Non pian-

cuore?

ger pi,; eppure questo v'invita a piangere, di un pianto

che fa bene, che allevia


fanciullo.,

che sta

del padre, se la

precursore

duro

si

consola. Ciascuno

mentre piangi, l'amata


rezzevole, insinuante,

che

le

ti

ti

un

gli accarezza la

Vien

tal eh'

Quel

guancia,

e fra le lagrime si rab

un po'

fanciullo.

Se

asciuga gli occhi, e in tono ca-

dice

non piangere

lagrime scorrono in pi abbondanza

ad un tempo stesso che

sorriso.

tetro innanzi alle riprensioni

madre sopraggiunta

s'intenerisce, scoppia a piangei'e,

bonisce e

d'

sei

gi guarito

non

che senti

(son.

vero,

LXX):

al letto in ch'io languisco,

appena a rimirar l'ardisco,

pietosa s'asside in su la sponda.

Con quella man che tanto


M'asciuga

gli occhi,

desiai,

e col suo dir

m'apporta

Dolcezza ch'uom mortai non sent mai.

Che

Non

vai, dice, a saver, chi si sconforta

pianger pi; non m'hai tu pianto assai

Ch'or fostu vivo, coni 'io non son morta.


Quest'ultimo pensiero giunge repentinamente, e nella sua

X.

TRASFIGURAZIONE

ma

rapidit d'espressione sorprende,

non ha tempo

come

di

di

colpire

269

LRUItA

I>I

resta nell'intelligenza,

Fa

immaginazione.

l'

un brusco passaggio

di

tono

1'

effetto

una dissonanza.

d'

Altrove sviluppato in modo, che da un motto d' irresistibile tenerezza ti senti gittato

come percosso da improv-

viso splendore nella regione del sublime (son.

Deh perch

innanzi tempo

Mi dice con pietate


Dagli occhi

tristi

a che

Morendo eterni;
Quando mostrai

La

consume

ti

tu: eh' e' miei

e nell'eterno
di

pur versi

un doloroso fiume

Di me non pianger

XI)

d fersi,

lume,

chiuder, gli occhi apersi.

celeste letizia e la sollecitudine per l'amante la dop-

pia aureola di Laura.

E perch

sempre alcun che d'astratto e


condo calore
s stessa

terreno.

e affetto.

viglia (son.

piace

ci

Laura

il

primo sentimento

di negativo

Quell' eterna

pace

riceve dal se-

insipida per

che la sia turbata da un pensiero

sale al cielo;

e gli angioli

pieni di mara-

LXXIV):

Che luce
Dicean tra

questa,
lorj

qual nova beltatc

perch'abito

si

.'

adorno

Del mondo errante a quest'alto soggiorno


Non sal mai in tutta questa etate.

Con buona pace

degli angioli, la loro estetica

per noi; per noi poveri mortali Laura

quando talora volge


trarca la segue

le

veramente

spalle agli angeli e guarda

parte ad or ad or

Mirando

s' io

la

non

si

volge a tergo,

seguo e par eh' aspetti.

fatta
bella,

se Pe-

270

SAGGIO

PETRARCA

SITI

Questo desiderio dell'amante nella beatitudine, qusto vto


cuore

del

in

u dubito

come

il

paradiso sar pCO teologico

elie

un

pi poetico in tutto

alta al peso terrestre,


la

non

pittore

come

sonetto.

il

dice

sempre negativa, come


Niente in

lei

ma

umano

momento,

La santa

troppo

poeta nel sonetto L XI

il

mediocrit dipende da questo

cui

questo

(scelga

che

1'

espressione

terreno era o mortale,

Siccome a cui del

ciel,

non

d'altro,

calse.

In lei niente terreno o mortale, perch in questo sonetto

poeta non ha quella disposizione affettuosa e malinconica,

il

che la fonte della sua ispirazione

e te

ne accorgi anche

alla poca semplicit della forma. Cosa che in questo stadio

della vita g' incontra


si

fa

mira
liani,
l,

ben raramente

un paradiso ad uso
il

sonetto

gli

scrive col cuore e

del suo cuore.

XXXIY,

s'am-

se tanto

saputo a mente da tutti

g' Ita-

che Laura non stata mai tanto donna

nella stella dell'amore, tra

Petrarca con

1'

'

che

raggi della sua gloria.

ordinario affetto congiugne

qui

Il

una forza

giovanile, che l'imparadisa fino all'entusiasmo. Finora notate in lui


i

un po'

di languore

mormorii della terra che


con

salto spicca il volo

1'

gli

sono

aprono

ali del

le
il

ombre,
cielo

pensiero.

silenzii,

qui d' un

Onde nasce

il

magnifico effetto che vi fa l'entrata, quasi un improvviso


alzar di sipario e fra vive

poetico.

La maest

e la

nunzia a suon di tromba

Levommi

il

Quella che'

luci

pompa

1'

del

apparire

d'

un mondo

primo verso ve

mio pensier in parte, ov'era


io cerco e non ritrovo in terra.

lo an-

Questo cercare

TRASFIGURAZIONE

X.

non trovare

oltrepassato

di

fuggevole, di cui non sente pi


presente

che stato fin'ora

come qualche cosa

271

dove sei dove sono le chiome d'oro


angelico? gittate qui rapido e a guisa d'in-

riso

il

cidente

LAURA

in terra,

materia di lamento:

dove

DI

l'ho

trovata

nell'espressione;

nello spettacolo.

Ed

al gioioso

sentimento qui nella cosa, non

Il

non ha tempo

poeta gioisce, e

il

cogliersi e di dire

rimembranza

pena innanzi

la

io gioisco

Rimane

di rac-

attirato fuori di s

proprio d'animi sani e forti questo

vivere nel di fuori, godere nella vista o nell'azione, e

interrompersi continuamente a gittare


l'anima, e tastarle
senti
clic

il

polso:

stai bene?

sei

che, scontenti e fuori della vita,

soffrono,

tristamente in

s.

Ivi, fra lor

La

rividi,

rividi
Pili

un grido

di gioia:

terzo cerchio serra,

meno

altera,

e disse...

dopo d'averla cercata e non trovata mai:

Questo solo

bella riceve

altera

'1

man mi prese

ti

si

trae appresso

meno splendore

leggiadria da quel

meno

che

r ividi pi bel la e

Per

ripiegano

si

Qui in un obblio compiuto della sua per-

sona, tutto nelle cose, di cui ciascuna

La

contenta? cosa

che spesso avviene al Petrarca e a tutti coloro

Il

meno
la

altera.

folla di impressioni.

dal

cielo

Pi

bella ti

che

grazia e

le fattezze,

fisonomia; e l'uno e l'altro sono le

reno; la nuova Laura

dell'antica. Il poeta

spettacolo l'incalza:

la

una

prime impressioni non ancora analizzate di un occhio

more

non

un' occhiatina nel-

quale apparisce

non

si

Per man mi

al

Petrarca me-

arresta a descrivere
prese. Altrove dice:

Con quella man che tanto

desiai.

ter-

lo

81

SA<;<.1<>

272

'

,.,,.,,.*,

PBTAECA

'-

*' " nttn

"
;

r,-jr n,~ :j=


Non

;
zioue di sentimento,

il

suo

animate
ouali particolari
n quali
da
i
melodia accompagnate,
snera;
sarai in questa
!,! dire: m-r tu

infinito
.vticolured'un valore
che

-checoM

~~^^Vi ^edi

^ge

Lama
paradiso senza di
che
desiderio
Jh
lapew il
&ape

grarfa~

il

!
s ta

gh

po

alt vo

ai

pendevo:

lui

anello
1

ri

^^

sta con,

e,

sua az.one

eoa quel ,<


.

gl,ndi dolore

i.ll,irli

morta

,
.

""

lia

'

Parimente
*

rimembiauza
suona nella
in

la

-"*-

onde quel non


lontanar dall'amante:
vivo
loro, rimase

paradiso:

neotdavgU

compatimento

prematura, e
ia sua fine

ai flebile, ebe

^1

col suo

sofferto

di esser

lamenta

9"

-^';;^
per me

quanto bai
g H:

perebbe

,a

ed

non

intravede,

hCj dl ,

ptetosa vede e
sermoneggiare; e la

ramante, giudica

e*

rimasto di

d
eh. tu venga, e, p
venga,
deridevo ebe tu

le

fi
fa

oc
*

di
,

dn

saneraidle

6ent e

X.
I'

TKSFIGURAAZIONK DI LAUKA

son colei che

E compie' mia
Quante memorie

tanta guerra,

die'

ti

273

giornata innanzi sera.

aggruppano intorno a quel tanta j e che

si

immagine malinconica

quella

sera! Bentosto la santa

giornata compiuta innanzi

nasconde ne' suoi

si

un santuario, inviolabile all'occhio mortale

ji si

stinta dall'uomo, sopra l'umanit: voi, uomini,

capire la mia beatitudine

Mio ben non cape

Ma

santuario

in quel

sua; la

donna

si

1'

rivela

eterna beatitudine

si

femminile

pili

il

in

sente di-

non potete

umano.

intelletto

umanit

la

raggiunge

immediatamente.

sente sola, perch

delicato ed

il

bello e perch la rendea cara

all'

come cosa

grembo

In

alla

amante non

1'

sentimenti, che

pi intimo della natura

la santa desidera anche

in

seco; e non sol questo. Con uno di quei


costituiscono

come

rai

il

bel corpo

amante

perch

del

e dall'alto

paradiso volge uno sguardo laggi, dov' riniaso

Te solo aspetto, e, quel che tanto amasti,


E laggiuso rimaso, il mio bel velo.

Non

dubito di dire che queste poche parole di

Laura

la

iissano pi nell' immaginazione, che tutte le descrizioni fat-

tene dal poeta.

Il

quale, rimaso immobile,

sensi e direi quasi Ogni apparenza

di

vita

sospesi
nel

mento, come la voce tace, e non sente pi

prorompendo

Deh
Ch'

al

in

un gemito,

Saxctis

accorge che

perch tacque ed allarg

suon de' detti

Poco manc eh'


Dk

s'

Petrarca.

io

si

si

la

suo

([nella

tutt'

rapi*

mano,

trova in terra:

mano

.'

pietosi e casti

non rimasi

in cielo.
18

274

SAGGIO SUL

Eppure

la

forma

di questo

lore del disinganno,

timo sguardo verso

gno

clic;

\ i:<

sentimento esprime meno

uno sforzo verso

cielo,

il

ri/ri!

come

chi, desto

quelle immagini

e caldo ancora di

la visione,

da un

chiude

gli

il

un

doul-

bel so*

occhi

per riafferrarle.

Tale questa Laura eternamente giovine, a cui


drizzato

un monumento pi durevole

del

il

poeta ha

marmo, profetan-

dole l'immortalit con questi celebri tre versi (son. LV):


E, se mie rime alcuna cosa ponno,
1

Consecrata fra

nobili intelletti,

Fia del tuo nome qui memoria eterna.

XI.

DISSOLUZIONE DI LAURA.

Ora assistiamo alla decadenza del Petrarca. La sua storia

amorosa

gli

si

presenta come la storia d' un altro, che

egli considera con l'occhio tranquillo dello spettatore.

ci che finora

ha guardato come cosa sua, guarda come la

storia naturale del genere

gresso, che non


stri

Tutto

si

umano. Certo,

compreso

mai

e'

cos bene,

qui un pro-

come

ai

no-

tempi. Questa maniera di poesia ha nel Leopardi la sua

pi energica espressione. Sentire nel proprio dolore


lore di tutti,

amane

guardare nel proprio destino

il

il

do-

destino delle

generazioni, la poesia all'ultima potenza, che, senza

perdere d' intensit, guadagna d' estensione.

Ma

il

poeta vi

giunge stanco e vuoto. Per alzarsi da una poesia meramente


suhhiettiva a questa obbiettivit

sformazione

interiore,

si

richiede in lui una tra-

un' anima forte ancora abbastanza

per rinnovarsi e vivere un'altra vita, nella quale

ancor calda V antica.

Ma

un domandar troppo

si

senta

all' indi-

276

SAGGIO

Aitino;

il

SI

l'I.!

I.

!,'

u'c Quel

il

processo della morte; Laura vacilla

si

confonde con la generalit

sciolgono in idee; non

v^

poeta sul declinare. Le antiche passioni

ottuse e logore; e di nuove non ce

A!.''

ci

In tutta la sua vita ebbe

il

gono vestigi

parecchi sonetti.

pu chiamare quasi

il
il

ma

si

dissoluzione.

Petiarca un certo desiderio

da Laura e pensare

in

generalizzare

muore, vale a dire

sentimenti raffreddandosi

formazione,

di allontanarsi

che a rendere, per

BOTO

Ma

Dio;

che

riman-

quel desiderio non serve

contrasto, pi visibile

condimento

di

dell'

la

passione:

si

amore. Morta Laura,

quel desiderio comincia a farsi via pi risolutamente, aiutato da

Laura

XXI, XXII),
sigli

(son.

stessa in vita con le sue arti leggiadre (son.


in

morte nelle sue apparizioni

XVII, XVIII, LXIX):

Fedel mio caro, assai di

Ma

con-

co' suoi

mi

te

pur per nostro ben dura

Dice, e cos' altre d' arrestar

ti
il

dole;

fui:

sole.

Nutrito da Laura, quel desiderio va a volgersi contro Laura


e contro

1'

amore:

il

passato apparisce vanit e peccato. In

questa specie di ribellione contro

V antico uomo,

il

poeta

mostra una certa caldezza (son. LI):


I d miei pi leggier che nessun cervo,
Fuggir com' ombra; e non vider pi bene,

Cb' un batter d' occhio e poche ore serene,


Che amare e dolci nella mente servo.
Misero mondo, instabile e protervo
Del tutto cieco chi 'n te pon sua spene:
Che 'n te mi fu '1 cor tolto; ed or sei tene
Tal eh' gi terra e non giunge osso o nervo.
!

XI.

La foga

DI380LUZIOXE DI LAURA

277

un sublime nega-

degli anni considerata in s

ma

tivo:

in rispetto all' individuo lo sparii delle cose an-

memoria

date, con la

esse

di

ancor viva, un' immagine

piena di malinconia. Quest' attenenza col proprio essere, quesensibilit

sta squisita

esterno e ce lo fa

ohe

il

rende

riempile di noi

diminuita nel nostro poeta.

che

ci

E pu

vivace

stessi,

il

mondo

notabilmente

ora nominar Laura senza

cuore pi batta; pu riandare

suoi sentimenti senza

prendervi parte; pu fare anche delle osservazioni sul proprio stato,

ma

come un medico

se libero dal

clic,

sul suo infermo.

caso, la morte di Laura; e che perci

mar

virt (sou.

Non
Un'

al

di sotto di lei, e,

Che

LXVII)

si

pu

chia-

per aver
si

uom

come

Laura sono

infini-

dice, breve stilla d'infi-

stilo oltra

Tanto

1'

ingegno non

si

stende;

gli occhi nel Sol fissi,

vede men, (pianto pi splende.

In quest' ultimo stadio

s'

era dato a raccogliere e limare

suoi lavori, soprattutto le rime, con

Con

non

a caso virtute, anzi beli' arte.

(son.

niti abissi

volta nota

LXIV):

altra volta trova che le lodi fatte a

tamente

Una

giogo d' amore, non proprio merito,

1'

occhio alla posterit.

quello scontento di s, eh' proprio di ogni gran poeta,

trova che avrebbe potuto, che potrebbe far meglio (son. XXV):

Pur

di

ogni mio studio in quel temp' era


sfogare

il

doloroso core

In qualche modo, non d' acquistar fama.

278

SAGGIO SUL PKTHAIK

Pnger cercai, non gi del pianto onore


Or vorrei ben piacer ma qnell' altera
Tacito, stanco, dopo s mi chiama.

Sono

gli ultimi

Laura non

moti di un cuore stanco. Dice ancora

fosse morta, e se

V amore

ai

fosse ito continuando

XXXVI):

infino a vecchiezza (son.

Di rime armato, ond' oggi mi disarmo,


Con stil canuto, avrei fatto parlando,
Romper le pietre e pianger di dolcezza.

Ed ha

ragione.

suo

Il

canuto senza

stile

pieno di

fiori,

succo, e nella sua concisione chiaro e naturale, soprattutto


affettuosissimo.

Ma

pur sempre maestro


E, se

si

ora se

poeta

il

di stile, la

nella

musa

parte

tecnica

ispiratrice inaridisce.

volge a Dio, non gi nuova passione,

ma

stan-

chezza d' ogni passione. Nessuno potrebbe dipingerlo me-

LXXXIV)

glio di lui stesso (son.

Tennemi Amor anni ventuno ardendo


Lieto nel foco, e nel duol pien di speme;

Poi che Madonna e

mio cor seco insieme

il

Salir al ciel, dieci altri anni piangendo.

Ornai son stanco

Di tanto error

Ha

mia

e le

Pentito e tristo de' miei

Che spender

si

vita riprendo

il seme
mie parti estreme
devotamente rendo

quasi spento

Alto Dio, a te

che di virtute

spesi anni,

doveano in miglior uso,

In cercar pace ed in fuggir affanni.


Signor, che 'n questo career

Trammene
Ch'

io

m'hai rinchiuso,

salvo dagli eterni danni

conosco

il

mio

fallo e

non

lo scuso.

XI.

Ornai 8on stanco

ma

naturale

to,

DISSOLUZIONE DI LAURA

La

qual fiacchezza alquanto pal-

miei passati tempi,

amar cosa

quai posi in

mortale...

poeta ne ha un po' studiato

Il

sonet-

Io vo piangendo
I

279

sentite la stanchezza in questo

debole.

seguente

liata nel

1'

acconciatura e

1'

abbi-

gliamento. Epiteti a due a due, partizioni simmetriche, an-

armonia grave e sostenuta

gli

danno

al nobil soggetto.

una

poesia uscita dalla testa e dalle regole, mirabile di

artifi-

titesi

ben collocate

un aspetto

maest rispondente

di

cio tecnico. L' architettura d'

ma

il

tempio voto e freddo

una semplicit decorosa


Dov' Laura

(1).

radiso del poeta abitato da Laura


ride alla immaginazione.

invano

la gratifica de'

ei

senza

ci

mette la

Il

di

miei passati tempi

Senza levarmi a volo, avend' io 1' ale


Per dar forse di me nou bassi esempi.
Tu, che vedi i miei mali indegni ed empi,
del cielo, invisibile, immortale,

Soccorri

'1

all'

Mora

Fu

A
Ed
Tu

alma disviata

e frale

suo difetto di tua grazia ademp

S che,

s' io

vissi in

guerra ed

in pace ed in porto

in

tempesta,

e se la stanza

vana, almen sia la partita onesta.


quel poco di viver che m' avanza
al
sai

lei

non

Vergine

quai posi in amar cosa mortale,

Re

vero pa-

pi gentili e cari epiteti, che la piet

vo piangendo

I'

(1)

Invano

morir degni esser tua

ben che

'n altrui

man

presta.

non ho speranza.

280

SAGGIO BUI PETRARCA

de' devoti abbia saputo inventale. Quella sua litania, ohe

ha nome eanzone, abbondante


ingegnosi
essere
cieli,

ma

un inno,

biasimo, questo
l'

et

ha

il

terra.

d' affetto

vorrebbe

vorrebbe spaziare nei

questo, che alcuni

reputano

suo pregio. In quell' ultima parte del-

il

poeta non ha

per levarsi

le ale

<

e casca noli' elegia

rimane nella

contrapposti e di pensieri

di

povera d' immagini

ale

le

quantunque

cielo; e,

al

sei

eroda

non

dopo vana ostentazione di

forza, cede al fato, voglio dire alla sua natura, e s'inte-

nerisce, e solo nel suo intenerirsi racquista

Parlando alla Vergine,

tica vena.

s'

un po'

1'

incontra in Laura

an;

questa, poca mortai terra caduca, pur quella che qui

l'i-

spira e sveglia nel suo cuore gli usati palpiti: altera

im-

magine che, accusata

e repulsa, gli sta

pure innanzi

e gli

comanda. Supplicando con trepidazione

alla Vergine,

come

per cacciar col suo

nome un

altro

nome,

gitta

uno sguardo

malinconico sul suo passato; e come tutto sparito


il

tempo

corso rapido

come

Da

poi eh' i' nacqui iu su la riva d' Arno


Cercando or questa, ed or quell' altra parte,
,

Non

stata

mia

Mortai bellezza,

vita altro ch'affanno.


atti e

Tutta ingombrato

1'

parole m' hanno

alma.

Vergine sacra ed alma,

Non

tardar

I d

miei pi correnti che saetta,

eh'

i'

son forse

all'

ultim' anno.

Fra miserie e peccati


Sonsen andati e sol Morte n'aspetta.
;

Questo

1'

ultimo raggio di poesia del Canzoniere. Indarno

XI.

vuole

DISSOLUZIONE DI LAURA

poeta uscir del suo passato

il

281

solo riprofondandosi

s stesso sente invigorirsi la vena, trova accenti poetici.

in

Quel passato

come

fuggito

doloroso

cos

Tutto questo

saetta.

La tuga

e con evidenza.

pur vorrebbe rattenerlo, ed

presenta con facilit

gli si

degli anni soprattutto espressa

in versi labili, scorrevoli gli imi sugli altri

e sarebbero

sublimi, se non fossero improntati d' una malinconia senza

lagrima

lamento

e senza

malinconia del vecchio,

la stanca

che nella sollecitudine inquieta di

rimena

s, tutto

alla

sua

persona, e non sente un sublime che a sue spese.

Qui

Canzoniere

il

chiude. Ben promette

si

ma

farne un altro alla Vergine;

una vita nova

far si

avvede
tutti

perch sa far versi

troppo

tardi.

e per lungo

so che

il

mai

clic

il

poeta non ha

e che

il

poco

fatti

di

recano

sono rimasti proverbiali, giunto

E con che

e dell' eleganza.
lo

mostrano

vano ne'

me

in

le,

si

Ben qua

ma

a questo di-

critici

La

verit

bei versi, di cui molti

all'

ultimo della chiarezza


1'

abbia

lavorato

1'

Eneide rimasa

ma

nell'

una malattia della cute

organica insanabile.

si

tro-

e l desideri le ultime cure, co-

dimenticati. Gli

nella parte tecnica,

tratta d'

successo.

accuratezza

laddove

Trionfi sono (piasi

non

codici.

Virgilio

ne

Parlo de'

tante correzioni e cangiamenti, che

le

se

poeta mor con la lima in ma-

no, scontento del suo lavoro


fetto di correzione

Non pu

uso conosce

mole, non 80 che simile alla IUrina Commedia.

Ben

di

concepisce un lavoro di maggior

segreti dell' arte,

suoi Trionfi.

poeta

Pur non

antica stanca.

1'

il

anima
,

ma

che

dell'

di

immortail

difetto

autore; non

una malattia

282

BAGOIO

si

PBTPABOA

i.

Viene un momento che non siamo pi capaci

passione

li

e di azione, non pi capaei di coglier gli altri nello stato

d'azione o di passione: siamo non pi


tori di noi e degli

altri

occhio critico. Tale

lo

stato del Petrarca.

gli

schiera innanzi

nudo

gli

davano calore

egli lo

di quelle passioni

lizza.

se

ne stacca,

contempla con calma

pi

il

umana

della vita

dividuo in genere.
l'

et

della

senile,

egli

suo passato

che area di concreto e di personale

passato

Il

lo divide in diverse et,

Quel passato non

spetto*

uomini coi

ed illusioni, die

senza ridere un po' di tante fanciullaggini


savio

ma

attori,

guardiamo cose ed

1'

lo

non

uomo

genera-

perde

e diviene

la

ci

storia

il

sentimento

Il

tempo del suo amore per Laura

giovinezza o della

scioglie in idea,

si

passione

1'

in-

calma della ragione, insino a che morte chiude quaggi

Ma

nostra storia.

la

in sino a che vien

pure a sparire

fama

continua presso

consumata dal tempo

nell' eterno

sei stati della vita

la

umana.

la

la posterit,

destinato esso

presente dell' altra vita. Ecco

Ma come

si

fa a rappresentarli

poeta non pu rappresentare direttamente

Il

a cui succede la

generale, ed

il

in ci distinto dal filosofo. Il suo uffizio di cogliere la

vita nella sua integrit

non

non

generalizzarla; di coglierla

maginazione,

al

la ragione e la

ma

analizzarla,

come

non

si offre al

modo che
tatori.

ha.

senso, all'im-

sentimento. Ben pu rappresentarla, come


riflessione

filosofica

l'hanno interpretata:

a patto, che, posta quella interpretazione

le impressioni

classificarla,

ne esprima

sull'immaginazione e sul sentimento, a quel


fatto Leopardi, e

La materia

che non fanno

suoi imi-

del poeta perci l'individuo, questo o

xr.
(lucilo,

DISSOLUZIONE DI LAURA

ma

tale e tele cosa,

ticolare sorprenda
gli stati della vita

il

un'allegoria;

il

lettore nel par-

generale. Cos Dante ha rappresentato

umana

nei tre regni dell' altro

una concreta individualit

in

modo ehe

di

283

ha dato perci pi che

ci

e-

ha dato una vera rappresentazione indi-

ci

vidua, che sta da s e da s produce tutti gli


tici.

11

Stesso,

mondo,

poe-

ei'etti

Petrarca ha rappresentato gli stati della vita in s


nelle sue proprie illusioni e passioni;

voluto uscirne

quando ha concepito

piando ha

la vita nella

neralit, costretto pure

ad individuare, non

altro che allegorizzare.

Ila

sua ge-

rimaso

gli

immaginato dunque

figure

sei

allegoriche, corrispondenti a' sei stati della vita, l'Amore,


Castit, la Morte, la

la

Fama,

bandonato dal sentimento


fatto di ciascuna

ehe

la Castit

Fama

la

del

della

Tempo,

il

in bala

della

Ab-

Divinit.

la

riflessione

ha

figura la trionfatrice della precedente,

trionfa dell'Amore, la

Morte,

il

Tempo

Tempo: un gran concetto

della

Morte di

Fama,

due,

tutt' e

e la Divinit

scicentistico, e piuttosto

gran freddura, die ha chiamato

Trionfi.

una

crediate gi

che quelle figure sieno vere persone, n ehe quelle vittorie


sieno vere battaglie. Figure e trionfi, sono semplici nomi;
e

dove pur talora

ci

allegoria o sentenza.

qualcosa di

Che

pi determinato,

gli

interesse, in f vostra, potete pren-

dere per mere astrazioni, a cui

il

poeta indarno s' stu-

diato di dare un'apparenza d'individualit?

eminente su d'un carro, come

Amore,

vittoriosi capitani di

che,

Roma,

trionfa d' innumerabili mortali suoi cattivi, fa ridere; pi

ancora, quando esalta Laura con un fracasso, con

bombo paragonato

al

terribil

suono

dell'

Etna o di

un rimSicilia

284

SAGGIO

e di Cariddi, o

PETRARCA

SII,

quando Lucrezia

Penelope

Questo fondo astratto

e lo spennacchiano.

in sentenze e allegorie,

il

saltali

gli

su

generale, espresso

primo difetto organico

della con-

cezione.

Direste che questo la cornice, e non


il

principale interesse

di

cui

vasta cornice, in cui

Ma

si

Dante

presso

quadro,

il

non ne' trionfatori,

Cos

trionfa.

si

<"

tre

che

uomini

m;i negli

sono

regni

la

agita l'umanit, obbietta della poesia.

qui comparisce un secondo difetto organico, voglio dire

inerente alla concezione.

Gli

uomini sono

l'azione e della passione, nel punto che

colti fuori del-

sono soggiaciuti

vale a dire, quando ogni storia ed ogni interesse finito.


Gli

come

se

della battaglia,

uno rappresentasse mi

ma

esercito

dopo, in rassegna. Pur

ancor calda della giornata ed

il

non nell'atto

c' la

memoria

celebre: io fui. Qui c'

lunga processione d'uomini, non operanti, di rado parlanti,

ma puramente

materia non drammatica,


pezzi di storia naturale
la tale e

il

io vidi

il

descrittiva,

tale e la

tale

come
e poi

tale. In queste liste di uomini, o piuttosto di

nomi, appena se talora sorge qualcuno con un segno di


distinzione che

ti

arresta,

come una

scritta funebre in

cimitero. Di queste scritte molte sono insulse;


delle felicissime, soprattutto per gli

d'Omero

scienze. Dice

Primo

Chiama

Marco Tullio

al cui

un
ha

lettere e di

memorie antiche.
:

gli

occhi

nostra. Dice di Marco Tullio:

Ed uno

ce ne

pittor delle

Virgilio e

uomini di

ma

passar l'erba fioriva.

della lingua

XI.

DISSOLUZIONE DI LAURA

285

Finge Demostene:

Non ben contento


Con questo processo
scono ne'

de' secondi onori.

dissolvente,

sentimenti che compari-

ne sono staccati ed

fotti,

infilati

a mo' di proces-

sione anch'essi, talora in t'orma allegorica;

forma

neralizzati in
di

nomini, di

sentenze.

e di

fatti

onde nascono

di sentenze;

fenomeni,

sono ge-

liste

noiose

Amore trionfando

avea in grembo pensiero, e vanit in braccio; innanzi, dubbia

speme
torno

e
al

breve gioia

dopo

carro, errori, sogni ed

false opinioni

su per

penitenza e dolore; in-

immagini smorte

su

le porte,

lubrico sperare, ecc. Alla

le scale,

del capitolo terzo trovi


rosi,

le spalle,

una lunga

serie di

fine,

fenomeni amo-

rappresentati nel Canzoniere in atto, ora sciolti, astratti

Eccone

dalla persona.

so

la fine:

costumi e

E.'l parlar rotto e

'1

brevissimo riso
qual

'1

lor sospiri e canti,

subito silenzio,

'1

lunghi pianti,

mei temprato con

l'assenzio.

Ecco L'esercito, con cui Laura combatte e vince Amore:


Onestate e Vergogna alla tronfer,
Noi

ii

le

pai-

delle virt divine,

(Mie fan costei

donne altera;
due confine;
Abito con Diletto in mezzo '1 core;
Senno

sopra

le

e Modestia all'altre

Perseveranza e Gloria

in

su Ialine;

Bell'Accoglienza. Accorgimento foie


Cortesia intorno intorno a Puntate

Timor d'infamia,

e sol Desio d'onore;

SAGGIO

286

Pensier canuti

(la

PKTBABCi

sii,

giovenil etate

in

concordia ch'

V'era con Castit

rara

si

somma

inondo)

;il

Beltate.

Tal venia eontr'Amor...

E come
modo

sentimenti,

cos

sono considerati

fatti

in

un

generale, a guisa di principii filosofici o monili. In-

tere pagine sono iilze di sentenze, per lo pi idee

annunziate con molta pompa; talora

comuni

un solo pensiero

di-

luito e rigirato, sino alla noia. Udite questa terzina:


ciechi,

il

tanto affaticar che giova

Tutti tornate alla gran madre antica,

E
Se

il

'1

al

ma

contenuto e di forma, sicch


di predica.

e dell'eternit, ed
ci riesce,

il

il

il

concetto del tempo

poeta vuole attingere questo sublime,

perch analizza e sentenzia troppo

Tasso

una

sublime

terzina, che

ha

Passan vostri
Passan

tutto ha aria di decla-

il

Sublime ancora

analizzato sublime annichilato.


ispirato

questa impressione in-

perch la terzina affogata in tante altre simili

mazione e

non

ritrova.

si

sublime proprio di questo con-

pur grave e solenne;

fiacchita,

vostro appena

poeta non giunto

cetto,

di

nome

trionfi e vostre

le signorie,

passano

pompe;

regni

Ogni cosa mortai Tempo interrompe.

Di questa rapidit del tempo


I'

vidi

'1

ghiaccio, e

Quasi in un punto

il

sono magnifiche immagini

ci

presso la rosa

gran freddo e

'1

gran caldo....

Stamane era un fanciullo ed or son vecchio.

XI.

Ha

il

DISSOLUZIONE DI LAURA

nostro vecchio ha

quando comincia, non

in

della sua et,

tutta la prolissit

la finisce cos presto

una declamazione pi lunga

sforzato d'analizzare l'eternit, e

annichilata

287

qui t'incontri

dell' altra.

Parimente

s'

appunto per questo l'ha

Non avr

loco fu, sar, u era,

Ma solo, in presente,
E sola eternit raccolta

e ora, e oggi,
e 'ntera.

Ti par di sentire un maestro di grammatica che coniuga


verbi e infilza avverbii

hai

una spiegazione grammaticale,

non immagine, non impressione, non emozione;

e seguita

per una pagina, sempre intorno a questa eterna eternit.

Queste lunghe processioni di nomi, di fenomeni, di sentenze non sono esse

medesime che una seconda cornice, un

immenso accompagnamento

di

Laura.

nostro poeta.

Qui riconosciamo

il

due personaggi, Petrarca e

La

sua istoria avvolta in allegorie.

nile della

savvezza non pu rifare quei tempi, non

li

parte giova-

L'anima

di-

ricorda neppure

come un sogno confuso. Ma, quando Laura muore, sorgono


.sentimenti pi conformi al suo stato; ed

linconica emozione vi certifica

Le ultime
zione ed

Tasso,

il

terzine sulla

il

un avanzo

morte di Laura

una dolce
di

ma-

vita poetica.

e la sua

appari-

lungo colloquio con l'amante, hanno ispirato

Manzoni,

il

il

Leopardi. Se qui c' cosa che riveli

stanchezza e vecchiezza, la prolissit, tanto pi uotabile,

quanto pi contraria alla natura dello

stile

petrarchesco,

d'una elegante concisione. Ben c' l'usata concisione nell'espressione di ciascuna idea;

ma

le

idee inutili o ripetute

288

SAGGIO SUL PEI

i;.\i.r

abbondano. Quanti particolari senza succo anzi

muoia! da

far quasi dire al lettole:

Nel colloquio, un sol pensiero

Teco era

'1

cor; a

Nondimeno

me

occhi raccolsi,

gli

condia sparsa come un

amante,

addio e

ed

il

sottosopra dicono

clic

l'incontro degli amanti, le poche

parole di Laura sulla natura della

dell'

Lama

falla inorile pi presto!

stemperato in una ventina di frasi,


tutte lo stesso.

clic

morte, l'amabile vere-

suo amore

velo sul

l'

incredulit

dolce rimprovero dell' amata,

1'

ultimo

ultime parole, e qua e l teneri movimenti d'af-

le

fetto e felicissimi versi, fanno di questo sogno, tanto imitato,

una

delle

La

(1)

gemme

della nstra poesia (1),

notte che segu l'orribil caso

Che spense

'1

Sol, anzi

'1

ripose in cielo,

Ond' io son qui coni uom cieco rimaso,


Spargea per l'aere il dolce estivo gelo,
Che con la bianca amica di Titone
7

Suol de ; sogni confusi torre

Quando donna sembiante

il

velo

alla stagione,

Di gemme orientali incoronata,


Mosse ver me da mille altre corone;

quella

man

gi tanto desiata

me, parlando e sospirando, porse

Onde eterna dolcezza

al cor ni' e nata.

Riconosci colei che prima torse


I passi tuoi

Come

'1

dal pubblico viaggio,

cor giovenil di

lei

s'accorse

Cos, pensosa, in atto umile e saggio


S' assise e seder femnii in

La

una riva

qual ombrava un bel lauro ed un faggio.

ZI.

Quand'

DISSOLUZIONE DI LAURA

bene

io considero

panni che

Trionfi,

289
prin-

il

cipio sia lavorato con gran diligenza, e che la fine talora

abbia aria di abbozzo; pure la fine piace pi,

sente l'im-

ci si

pressione immediata d'una storia personale. L'autore ha

Come non

couosch'

Palma mia Diva?

io

Risposi iu guisa d'uoni che parla e plora

Dimmi

pur, prego, se sei morta o viva.

Viva son

e tu sei

io,

morto ancora,

Diss'ella, e sarai sempre, fin che

giuuga
Per levarti di terra l'ultim'ora.
Ma '1 tempo breve, e nostra voglia lunga
Per t'avvisa, e 1 tuo dir stringi e frena,

Anzi che

Ed

giorno, gi vicin, n'aggiunga.

'1

io: al fin di quest'altra serena

C ha

nome
Deh dimmi

vita,

che per prova

se

morir

'1

'1

sai

gran pena.

Rispose: mentre al vulgo dietro vai,

Ed

all'opinion sua cieca e dura,


Esser felice non pu' tu giammai

Ma

morte

fin

Agli animi gentili

C hanno
Ed

d'una prigione oscura


;

agli altri noia,

posto nel fango ogni lor cura.

ora

il

morir mio che

t'annoia,

Ti farebbe allegrar, se tu sentissi

La millesima

parte di mia gioia.

Cos parlava; e

Divotamente

gli

occhi ave' al ciel

Quelle labbra rosate, insin eh'


Siila,

fissi

poi mise in silenzio


io dissi

Mario, Nerou, Gaio e Meseuzio

Fianchi, stomachi, febbri ardenti fauno


Parer la morte amara pi ch'assenzio.

Negar, disse, non posso che l'affanno

Che va innanzi

Ma
De

al morir,

non doglia

forte,

pi la tema dell'eterno danno:

Sasctis

Petrarca.

1D

SAGGIO SUL PBTBABC1

290

voluto darle proporzioni epiche, troppo pi che


nella

e certe esagerazioni, naturali

Ma
E

'1

Che

pur che l'alma


cor, che

in

si

non porta;

che giudica w-

Urica,

Dio

medesmo

so

'il

la

riconforte,

forse lasso,

altro ch'un sospir breve la

morte

avea gi vicin l'ultimo passo,


La carne iuferma, e l'anima ancor pronta
Quand' udi' dir in un suon tristo e basso
I'

E
E

giorni conta,

e'

pargli l'un mill' anni, e 'ndaruo vive,

seco in terra mai non

misero colui eh'

cerca

mar

'1

sempre un

Sol di

lei

si

raffronta

e tutte le sue rive,

ovunqu'

stile

pensa, o di

lei

e'

fosse tenne

parla o scrive!

Allora in quella parte onde

'1

suon venne,

Gli occhi languidi volgo; e veggio quella

Ch' ambo

noi,

Riconobbila

me

sospinse e te ritenne.

al volto e alla favella,

Che spesso ha gi
Or grave e saggia,

quand'

io fui

il

mio cor racconsolato,

allor onesta e bella.

nel mio pi bello stato,

Nell'et mia pi verde, a te pi cara,

Ch' a dir ed a pensar a molti ha dato

Mi fu

A
E

la vita

poco men che amara

rispetto di quella

dolce morte, eh'

a'

mansueta
mortali rara

Che 'n tutto quel mio passo er' io pi lieta


Che qual d'esilio al dolce albergo riede
Se non che mi stringea sol di te piet.
Deh, Madonna, diss' io, per quella fede
Che vi fu, credo, al tempo manifesta,
Or pi nel volto di chi tutto vede,
Creovvi Amor pensier mai nella testa
;

D' aver piet del mio lungo martire,

Non

lasciando vostr' alta impresa onesta

XI.

DISSOLUZIONE DI LAURA

291

condo impressioni personali, non possono non far ridere un


po' in

un quadro epico, come

La

notte che segu

Che spense

Ch'

e'

il

1'

Sol, anzi

orribil caso,

ripose in cielo.

'1

vostri dolci sdegni e le dolo' ire,

Le dolci paci ne' begli occhi scritte,


Tenner molt'anni in dubbio il mio desire.
Appena ebb' io queste parole ditte,
Ch' i' vidi lampeggiar quel dolce riso
Ch' un Sol fu gi di mie virtuti afflitte.

mai diviso
mio cor, u giammai fia
Ma temprai la tua fiamma col mio viso.
Perch a salvar te e me, null'altra via
Era alla nostra giovinetta fama:
N per forza per madre men pia.
Quante volte diss' io meco questi ama,
Poi disse sospirando

Da

te

non fu

'1

Anzi arde: or

si

convien eh' a ci provveggia;

E mal pu

provveder chi teme o brama.


Quel di fuor miri, e quel dentro non veggia.
Questo fu quel che ti rivolse e strinse
Spesso come cavai fren che vaneggia.

Pi di mille

fiate ira dipinse

volto mio, eh'

Il

Ma

Amor ardeva

voglia, in me, ragion

il

core

giammai non

vinse.

Poi se vinto te vidi dal dolore,


Drizzai 'n te gli occhi allor soavemente,

Salvando la tua vita e

E
E

'1

nostro onore.

se fu passion troppo possente,

la fronte e la

voce a salutarti

Mossi or timorosa ed or dolente.


Questi fur teco mie' ingegni e mie arti
Or benigue accoglienze ed ora sdegni

Tu

'1

sai,

che n'hai cantato in molte parti.

292

SA(i(iIO

La morte

ma

del creato;

Iuvauo

il

Latra

di

SUL PETRARCA

la verit celie qui

poeta

cosa

troppo piccola

allato

citato

il

ci

aila

sta pei

Ch' i' vidi gli occhi tuoi talor s pregni


Di lagrime, eh' io dissi questi corso
A morte, non l'aitando i' veggio segni.
:

Allor provvidi d'onesto soccorso.


vidi tali sproni al fianco,

ti

Ch'

dissi

i'

qui convien pi duro morso.

Cos caldo, vermiglio, freddo e bianco,


Or tristo or lieto iufin qui t'ho condutto
io mi rallegro), bench stanco.
Madonna, assai fora gran frutto
Questo d'ogni mia f, pur eh' io '1 credessi
Dissi tremando e non col viso asciutto.
Di poca fede! or io, se noi sapessi,
Se non fosse ben ver, perch '1 direi ?

Salvo (ond'

Ed

io,

Rispose, e 'n vista parve s'accendessi.


S' al

mondo

tu piacesti agli occhi miei,

Questo mi taccio

Mi piacque

pur quel dolce nodo

assai eh' intorno al cor avei

piacemi

'1

bel

nome

(se

'1

ver odo)

Che lunge e presso col tuo dir m'acquisti:


N mai 'n tuo amor richiesi altro che modo.
Quel manc solo; e mentre in atti tristi
Volei mostrarmi quel eh' io vedea sempre,
Il

tuo cor chiuso a tutto

Quinci

mio

'1

'1

mondo

gelo, ond' ancor

ti

apristi.

distempre;

Che concordia era tal dell' altre cose,


Qual giunge Amor, pur eh' onestate il tempre.
Fur quasi eguali in noi fiamme amorose;
Almen poi eh' io m'avvidi del tuo foco;

Ma

1'

Tu

un

1'

Laura.

sforza di dar grandezza a questa storia

si

Talor

morte

appales,

eri di

1'

altro

l'

ascose.

merc chiamar gi roco,

XI.
dell' umanit

sua. Certo,
le

cose

DISSOLUZIONE DI LAURA

293

ci che lo attira e lo conimove,

la storia

non detto senza emozione quel perire

che negli ultimi

diviene

Trionfi

come

di tutte

motivo

il

Quanti' io tacea, perch vergogna e tema

Facean molto desir parer s poco.


Non minor il duol perch' altri '1 prema,
N maggior per andarsi lamentando;
Per finzion non cresce il ver n scema.
Ma non si ruppe almen ogni vel, quando,
Sola

tuoi detti, te presente, accolsi,

non osa il nostro amor cantando


Teco era '1 cor; a me gli occhi raccolsi
Di ci, come d' iniqua parte, duolti,
Dir pi

Se

meglio e

'1

'1

pi

ti

diedi, e

N pensi che, perch ti


Ben mille volte, e pi di
Renduti

'1

men

ti

tolsi.

fosser tolti

mille e mille

con piotate a te fur volti.

state foran lor luci tranquille

Sempre ver

se

te,

non eh' ebbi temenza

Delle pericolose tue faville.

Pi

Una

ti

vo' dir, per non lasciarti senza

conclusion eh' a te

Forse d' udir


In tutte

1'

fia

grata

su questa partenza:

in

altre cose assai beata,

In una sola a

me

stessa dispiacqui,

Che 'n troppo umil terren mi trovai nata.


Duolmi ancor veramente eh' io non nacqui,
Almen pi presso al tuo fiorito nido:

Ma

assai fu bel paese ond' io

Che potea

'1

ti

piacqui.

cor, del quale sol io

mi

Volgersi altrove, a te essendo ignota;

Ond'

io fora

men

chiara e di

Questo no, rispos'

Terza del

Ovunque

ciel

io,

men

perch

grido.

la rota

m' alzava a tanto amore,


ed immota.

fosse, stabile

fido,

294

PETRARCA

.SALCIO SUL

ma

lugubre di tutta la musica;

pure senti

nica impressione del vecchio, che vede fuggire


si

trova gi in cospetto dell'eterno. L'epica

il

fondo riman

Or che

Tu non

si

sia, diss' ella,

ma

i'

n' ebbi onore,

per tuo diletto

t'accorgi del fuggir dell'ore.

Vedi l'Aurora

Rimenar

a'

aurato letto

dell'

mortali

il

giorno; e

il

Sole

Gi fuor dell'Oceano infino al petto.


Questa vien per partirci; onde mi doler
S' a dir hai altro, studia d' esser breve,

col

tempo dispensa

Quant'

io soffersi

le

parole.

mai, soave e leve,

Dissi,

m' ha

Ma

viver senza voi m' duro e greve.

'1

fatto

il

parlar dolce e pio;

Per saper vorrei, Madonna, s' io


Son per tardi seguirvi, o se per tempo.
Ella, gi mossa, disse: al creder mio,

Tu

il

la

lirico e personale.

Ch' ancor mi segue:

stara' in terra senza

me gran

malinco

la

tempo.

tempo e

superficie;

XII.

CONCHIUSIONE.

Riflettersi sull'esistenza, e assimilarsela, gustarla, goderla,

interpretarla, idealizzarla, privilegio dell'anima

specchio, misura, coscienza del

specchio di
conforta,

si

come

ne'

mondo.

.s

stesso: si

ammira,

si

tormenta.

si

se talora

si

mondo

Il

lui,

colorato e trasformato dalle

come

stessa,

compatisce,

sforza di uscirne,

un accessorio: non

lui.

ma

Laura

si

non che apparenza; tutto gravita

Trionfi,

zata; ed viva,

Petrarca fu lo

analizza,

torno a

per

Il

umana,

la

per s,

sue impressioni.

realt posta fuori di lui,

quando dopo

esiste

in-

appena

morte diviene

schiz-

la sua crea-

tura. Esploratore instancabile del proprio petto, segna in

poesia quel medesimo stadio che Socrate in

filosofa.

Con-

templativo anzich militante, converso e chiuso in s stesso,

ha rappresentato
cuore
il

umano

carnefice.

fenomeni pi fuggevoli e delicati del

a spese del proprio cuore umano, fattosene

Quanto pi avanza negli anni, pi

il

reale gli

SAGGIO

2!H)

PETRARCA

sii.

sfugge, pi l'immaginazione lo consona.

Ad on dolore in gran

parte immaginario, alternato con brevi speranze, con impeti


di gioia e di entusiasmo, succede un

in cui

si

rivela

disinganno ed

il

il

dolor vcio, e cronico,

vuoto d'una vila nel decli-

nare. Talora sembra che quasi scherzi con la sua anima, e ne


faccia

una materia

letteraria:

dell'anima spiegano
trovi simulazione

buona fede

metafore

sionati e

sentimenti

un credere

penetrare

fa

gradazioni

nello

stato

ineguaglianza delle sue poesie. Ora

rettorica di

certa
le

l'

dolorosa della

l'esperienza

vita rende lo scherzo serio. Queste

d' averli

talora

non senza una

che tra' concetti

degli

sempre un calore d'immaginazione.

casioni, a rari intervalli, ha de'

momenti

appas-

accenti

In certe oc-

di giovent, che

lo riempiono di confidenza e lo esaltano alla eloquenza ed


all'

entusiasmo.

Ma

le

punture della vita moltiplicate pro-

ducono un dolore, che, non potuto pi vincere,


in

una malinconia tenera

venti, di

l'artificioso e

il

pedante,

naturale,

il

cato e lo spontaneo;

il

il

zione

sommo;

Ma

retore,

il

ed

letterato,

vero,

il

il

poeta;

il

ricer-

qui concetti, metafore, antitesi,

ga-

affetto;

esempli d' ottimo e

sempre maestro

di verso e d' elocu-

dove non puoi ammirare

il

l'uomo d'ingegno. La sua maniera tiene pi


di

commo-

che nelle sue rime trovi

fattizio

lanterie; l grazia, semplicit,

di pessimo gusto.

trasforma

e dolce, effusa in poesie

una grazia unica. Indi

tutto: l'erudito,

si

Livio, pi del Tasso che dell' Ariosto

poeta,

ammiri

di Tacito che

non corre co-

piosamente e largamente come un fiume ricco d'acque,

ma

comprime, con pi di nervo che di

fa-

raguna, profonda

condia, indizio d'una civilt avanzata. Quest' arte di con-

297

CONCHIUSIONE

centrare e appuntare, questo divorare gli spazii con la rapidit del vapore, sopprimere gli accessori!
lasciar intravedere

perficie e

far indovinar tutto

il

fondo

il

mostrar

su-

la

da una sola linea

corpo, in una forinola inaspettata e

luminosa serrai tutta una serie d'idee; questo parlar poco


e dir molto, dirlo con la movenza della frase, con

una parola,

verso, col collocamento d'

del

tui a

suono

col

modo che

di

la

acquisti un valore poetico,

parola

la

t'at-

col tono e

oltre al valor logico,

come quando, cantata

pretata dal gesto, o accompagnata dalla musica,

o inter-

ti

sveglia

nell'anima tante immagini e tanti sentimenti; quest'arte,


a cui giunta la prosa

tedesca e

italiana,

1'

tendono

francese, a cui

somma

Ma

nel Petrarca,

prosa

la

con la sua

.solita

disuguaglianza: ora con lo stento e la ricerca di Se-

neca

ora con

la

limpidezza dell' intuizione e la velocit

dell' ispirazione.
Il

Petrar ca

artista, e

pi grande

il

della vita e ne

ha

fatto

un

bel

medio

artista, del

non poeta. Egli ha digrossata

marmo

d'.a.

scabra

polito e bianco;

ma

quella vita del medio evo cos ricca,

p.vn

la superficie

s,

insieme cos tur-

bolenta, mista di pedanteria, d' ignoranza, di superstizione,


di

passione, di astrazione, egli l'ha ritirata in forme ripo-

sate e terse.

Dico

ritirata,

perch la vita qui non colta

nella tempesta dell'azione,

nell'abbondanza e nella spon-

taneit Iella sua espansione,

ma

nel riposo della contemplazione;

dipinti;

il

dramma

come

in

s,

esseri vivi,

ma

vanisce nella descrizione,

nella sentenza, l'azione nella

forma;

l'esistenza

un bel

s'

rientrata

non sono

trasformato in

il

il

sentimento

fiume rapido del-

lago.

La doppia

bar-

SAGGIO

2!)S

81

PETRARCA

le Grazie,

nere e

si

possono

questo bel
allontana

presentire

miracoli

mondo

plastico

se troppo

come un fantasma;

nate,

s'

dono,

le linee si assottigliano

vi

contorni

a frasi cos chiare, scolpite con tanto rilievo,

che egli s'affatichi verso

quello,

di

spiritualismo

non

vago

si

vaneggiami

pu adagiare. Lo

Non

gi

secondo che comune-

ma un

cui sta

in

di alzarvisi al di sopra

un' aspirazione,

non pu vincere, che trova

confon-

si

forma angusta

crede, impaziente della

come imprigionato,

avvici-

ci

spiritualismo cristiano qui pi forte del poeta.

si

Po-

ed ondeggiano. Gli che sotto

pensiero indeciso, inquieto, che non vi

mente

lei

Raffaello.

liziano, dell'Ariosto, di

Ma

j;i

\'<-

tempre; ritorna

bario plebea e scolastica vinta per

Lo

no.

ostacolo, che egli

nella sua stessa coscienza. Ci

che crede, in contraddizione con quello a cui tende. Crede


allo spiritualismo e vi aspira;

gione, in contrasto con le

ma

un' aspirazione

sue inclinazioni.

Un

della ra-

romito in

questo caso prende la disciplina e mortifica la carne


il

dersi che

contraddizione non

buona fede
l'

ostacolo,

si

ma

degli

non

lo

e'

uomini deboli

e questo con

che

potendo vincere

tutta la

timidi incontro al-

lo

negano. Paganizza,

crede cristiano; sforzasi di conciliale insieme disto e

Cupido,
se

nostro jpoeta se la vuol dare ad intendere, vuol persua-

lo spirito e

il

senso; poi

ha sospetto del gioco, e

ne sdegna e se ne pente e fa propositi

da capo. La sua immaginazione

il

salvo a tornar

suo istinto artistico,

l'educazione classica, la vivacit se non la persistenza del

suo sentire,

si

ribellano contro quel

platonico, a cui pur credeva, che

misticismo

non osava

cattolico-

gittar via

299

CONCHIUSIONE
cbe riiuaso com' nn* invitta astrazione nel suo

mondo

pla-

stico. Indi quella forma fssa, chiara, ben contornata, de-

move un

cisa,

entro cui

fuso,

non uno con

e angosciasse

si

pensiero

contraddittorio

(inolia.

una poesia del pi alto interesse. Ma, poich

mula
gli

nasce un difetto di calore interno

forma non

materia che

la

mancata

pi poetico,

da

punge, non

Qui

il

(pici

lo strazia

difetto

possa l'artista,
gliato,

ma

l'anima uguale a

che quel contenuto ci che

Agostino a Pascal,

s.

s'

contenuto non

abbastanza;

un fondo d'indifferenza

tutti gli altri.

che rende quella cos

poeta,

al

di dire

Ma

tempi moderni.

ad incidente,

salti e

rado fredda ed insipida. Certo, non

di

Non dubito

quella.

dissi-

se la

un certo inerte abbandono che

e s' illude, riposato in

concede appena qualche impeto a

bella

non

avremmo

poeta e lo stimolasse a combattere,

il

Se la contraddizione fosse seria

e' ,

incontrato nei

lo

non

esalta ,

lo

per manco d'energia,

che persiste.

e di distrazione,

capitale

di

del Petrarca

di

qui

nascono

Dotato delle qualit pi splendide che aver


ti

sembra per

cos dire

un Dio mezzo svo-

che profonde intorno a s la luce e l'armonia, non

bene ancor risolutosi

di quel

che

vuol

fare.

Perci

nella

sua forma luccicante e vanitosa invano desideri quella purit e

ma

misura, quella vaga e casta decenza, quella sobria,

decisa lineatura, quella vita interiore calata tutta

tera nella

immagine, che testificano presso

sistenza piena di
brio.

gli antichi

in-

un' e-

sicurezza e di riposo, in perfetto equili-

L' equilibrio rotto, senza che ce ne

sia

ancora

la

patetica coscienza del poeta moderno; rotto, e la forma

ne conserva un'aria mentita, serena, elegante, vezzosa,

ci-

300

SAGGIO

vettuola

anche

fra

PETBARCA

sii,

Lagrime

le

continuando

antica con una certa esageratone che scopre

la

tradizione

la

menzogna.

Questa forma ha pere uno stampo suo proprio, che


certifica

moderna; una forma, mi


suo battesimo

la

passi La parola, bat-

si

una Venere

tezzata,

ed

ma

Venere dalla guancia pallida e dagli occhi pensosi.

\ina

il

una vena inestinguibile

tanta bellezza

dimagra

La qual malinconia poco

di

ma da

volere e poter poco.

Il

luce in-

la carne, e la fa trasparente.

non

virile nasce

poca voglia

s,

consuma

malinconia, che

di

consuma dolcemente, come una

la

teriore troppo viva, che

combattuto,

lagrima.

la

dall'

avere invano

di combattere, dalla coscienza

poeta non gitta risolutamente un

occhio nel suo male, anzi ne lo ritira spaurito; ed in luogo


di apparecchiare

spiega

1'

rimedii,

abbandona

s'

e fantastica.

la storia del

cuore, raggomitolata

come

pu

Si

Canzoniere sia una superficie, scavata di

mano

moderna;

o, se vi

cui sono schizzati

Desiderii

in

confusi

Ecco un esempio caratteristico


andare

il

contradittorii

dalla

puzienza di cercare

come

volti

ora

verso godimenti quanto

di quelle scorrettezze stili-

De-S.

chiaro che la

raggomitolata sta in luogo di un'altra che egli

mile [Ed.].

mano

il

semplici motivi della musica posteriore.

illimitati

stiche, cui si lasciava

la

dire che

piace meglio, una prima pagina, in

verso un' ascetica perfezione, ora

(1)

che

in medaglia (1), lascia

appena intravedere abissi inesplorati.

lirica

Il

impressione superficiale che fa questa poesia, dove

compressa

parola

non ha avuto

o ridotta , o

si-

301

CONCIIIUSIONE

meno

assaporati tanto pi vivi nell'immaginazione;

desi-

senza speranza, fuori della realt, soddisfatti in una

deri]

realt

foggiata

scrutata,

questa una dissonanza poco

dal poeta:

ma molto

lamentata, in che la malinconia del

Petrarca. Potrei chiamarla la malattia dello spirito; poich

anche

lo spirito

ha

la

sua malattia, come la materia.

tendenza esagerata verso un di l inarrivabile, quale

Una
si sia

suo nome, congiunta col disprezzo assoluto di tutto ci

il

che corporeo, pu da prima produrre miracoli d'entusia-

ma

smo,

a lungo andare succede la stanchezza,

scoraggiamento,

lo

lo

scontento di

se,

l'

il

fastidio,

abbandono

e la

malinconia. Questa opposizione tra lo spirito e la materia,


tra

dovere e

il

il

volere

giace in

fondo alla poesia del

medio evo. Egli per l'esagerato spiritualismo che

vi do-

mina

un

l'allegoria, la personificazione, la riflessione,

un desiderio perenne senz'appa-

fetto di reale e di concreto,

gamento, Beatrice

altra

vita.

Una

Laura sospirate

in terra e trovate nel-

poesia, fondata su questa base,

sua esistenza che nell' altro

l'

inferno, e lo spirito

possibile del

medio evo

il

non ha

la

mondo; dove l'opposizione

risoluta, e ciascuna cosa sta al suo posto

di-

paradiso

dove

la

materia

perci la sola epopea

al di l della vita, la Divina

Commedia.
Il

Canzoniere comprende

vacillamenti di un' anima ap-

passionata, tirata in qua e in l da due tendenze opposte

senza poterle conciliare;

il

sentimento di questa interna

requietezza uno scontento,

una malinconia, che,

dalla forza giovanile, da speranze e illusioni, all' ultimo

scopre male irrimediabile,

il

male proprio della

ir-

palliata
si

lirica spi-

802

s.\'.<,

IO

si

|.

che ad un tempo

ritualista,

PETRARCA
il

suo genio: L'arte del medio

evo essenzialmente malinconica. Anche

paradiso

Del

di

Dante, in mezzo all'eterna beatitudine, senti non so che scura


e vago, che

annunzia UH paradiso gotico; non

ti

allato a tanta luce,


effetto
ti

nato dalla energica singolarit della forma

rubai Contorni, o

te

li

offre risentiti e crudi.

ha domato questo fondo gotico,


nato, a guisa di

non

sai

come,

par di vedere delle grandi ombrai

ti

lo

Il

che o

Petrarca

ha decorato ed illumi-

un bel tempietto greco. La sua malinconia

n profonda,

ne straziante

perch n scende abba-

stanza in seno alle contraddizioni, u dimora troppo nello


di esse

strazio

poesie, in cui

rano

1'

anima;

stratta,

ti

e,

anzi

s'

ponga

affretta

ad uscirne. Rare sono

se lo fa, ci senti piuttosto

che angoscia di passione.

Il

riflessione a-

pi spesso sente

il

sogno di liberarsi provvisoriamente da quella stretta

guendo una
egli

bise-

di quelle correnti: dico provvisoriamente, perch

medesimo sa che

Onde

le

di rincontro le diverse forze che sti-

indi a poco

che nelle sue poesie trovi

un

altro flutto l'aspetta.

meno

l'

inquieta e rigo-

gliosa energia dell' orgoglio, pronto al combattere, che l'ab-

bandono

il

rilassamento d' un' anima tenera.

cos dare alla sua malinconia

Ha

potuto

una melodia, una grazia, una

misura, una chiarezza semplice ed elegante, senza esempio


in tutto

il

medio evo.

abbigliato con

suo
forse

sorriso

un

malato assiso con tanta grazia,

tanta eleganza,

amabile

ti

che, a guardarlo

viene talora

il

sospetto,

con quel

non

sia

un malato da scena.

Sarebbe un lavoro importante, seguire nella storia della


poesia moderna

progressi e le forme di

questa malattia,

303

CONCHIUSIONE
combattuta sempre, e rinascente pi

come una ma-

forte,

ledizione fatale attaccata allo spirito moderno.

profonde

poesie pi patetiche e pi

mano pi umani

in

taggio dell' arte.

e pi reali,

sua forma

piange con grazia

egli

con van-

c_ome Cesar e

La

bellezza della

l'anima, non dimentica mai d'essere artista

muore con decoro,

che rattempera e rammorbidisce

tale,

che nasce dal fondo, qual'

mano

sentimenti di

ma non sempre

nelle maggiori tensioni del-

Petrarca,

Il

Troveremmo

l'

l'effetto

impressione che vi fa la pic-

cola morta del Manzoni, o Laocoonte che voi contemplate

con ammirazione e con godimento. Mi direte che questo


illusione;

ma

l'arte realt innalzata

ad illusione;

se

e,

desideriamo nel Petrarca un po' pi di realt, permettetemi

un po' pi

eh' io soggiunga, che desidero in molti moderni

serenit e chiarezza di contempla-

d'illusione. Certo, per


zione, per

certo interno equilibrio che gli rende impossi-

un

bile ogni dissonanza e dismisura, e riconcilia, con la delica-

tezza e finezza de' colori, ci che nel

di pi discorde

Torto fecero
i

critici,

al

pochi, che gli

Petrarca

striai alterata.

ma

si

tempo

le inclinazioni e

suoi detrattori.

dissimulare

le

ombre

non minor

lodi.

dei

Un

falso

torto

La sua im-

secoli

ne

non

se-

pregi udizii di questa o quell'epoca,

non ho dubitato

di esporre tutt'i

non minor severit e con pi

difetti del

anima

possano comparare.

di purificarla, guardandola
i

in se stessa. Italiano,

suoi difetti, con

e nella sua

petrarchisti; e

immoderati ne' biasimi e nelle

magine passata a traverso

condo

mondo

amor

di patria ci fa credere bello

proprio paese

ridicolo de' popoli e degli

giustizia de'

la qual

cosa

il

uomini deboli. Quando oseremo

salcio

:'04

guardare con indulgenza


noi stessi, saremo forti.

che queBtO arrossire

sii.

prossimo ed

so se ci sia

ad

altri

ima specie

nella nostra coscienza:

il

(lire

(li

i-i.ti:ai;<

di

reno

reri

maggior piccolezza,

quello che gridi alto

che

falso rossore,

ci

tiene imbarazzati, vili al nostro cospetto, inaino a che, a-

dagiati in

una comoda

stessi.

ma

a noi

Difetto confessato mezzo emendato; osiamo guar-

darci in viso

sangue

dura

ipocrisia, acquistiamo la faccia

dell'impenitente, mentendo non solo agli altri,

vogliamo guarirci. Heine ha frustato a

se

suoi tedeschi; e ci imbecilli che lo chiamano

cattivo tedesco. Finche dura in


palliare le proprie

mi par che non

un popolo

un

mal vezzo

di

magagne, dubito della sua grandezza.

sia

men

piccolo quel

il

glorificare

pi del

dovere, quel far, per esempio, del Petrarca un Davide ed

un Platone: uguale indizio di debolezza, questa millanteria


e quell' ipocrisia.

Quanto a me, ho creduto conveniente

alla

grandezza della mia patria, ed alla dignit e sincerit d'uomo,


dire aperto quello che pensavo; presentare
io lo concepisco,

il

Petrarca qual

senza rispetto di sorta altro che del vero,

senza guardare se la sua immagine ne esca ingrandita o


impiccolita. Cos coni' , la grande abbastanza, pereb ri-

manga

nei secoli.

Sovrano maestro d'armonie, pratico


e

di tutti

segreti dell'elocuzione e della metrica,

glia che sia stato per

gli artificii

non meravi-

lungo tempo idolo della nazione

ed esempio di gusto anche agli stranieri. Quelle forme eleganti e squisite, sciolte dallo spirito che le cre, divennero

a poco a poco

il

morto vocabolario de'

vasto repertorio di pensieri

filosofici,

lirici italiani;

quel

morali, politici, ero-

CONCHIUSIONE
tiri,

305

cavati dal lavoro anteriore dell' umanit e fissati mae-

strevolmente in forma di sentenze, fu saccheggiato da' poeti


posteriori.

Riapparve

il

Canzoniere per parecchi

spizzico, parole e pensieri,


lo vivificava, era

come un cadavere

unicamente

cetti e le figure.

secoli

lo spirito,

che

scomparso. Quello che pot vasi meccani-

camente riprodurre, e che fu riprodotto


intesi

critici

E, poich questo bel

spicca pi dove sta

quello lodarono;

a porre in rilievo le frasi,

come per una

materiale

con-

riluce

civetteria di cattivo gusto

accumulato, imitarono e predicarono poesie che sono tra

le

peggiori. Sottilizzando sulle sottigliezze petrarchesche, e raf-

finando modi e concetti gi in s raffinati,

che Salvator Rosa pot ben dire

Le metafore

Db

Snctib

Petrarca.

il

si

venne a

tale,

Sole han consumato.

80

APPENDICE
ALLA

EDIZIONE (1883)

Questo Saggio comparso

la

prima volta in forma di confe-

renze quando io era in Zurigo, e propriamente nel 1858 (1).

In quella illustre citt era allora accolto

il

fiore della

grazione tedesca e francese. C'era Wagner,


scher,

emi-

Mommsen,

Vi-

Herweg, Marx, Kchli, Flocon, Dufraisse, Challeniel-

Lacour, e talora vi appariva Sue, Arago, Charras

(1) Il

De-S.

insegn al Politecnico di Zurigo

(2).

dal

Dive-

1856 al

1860 [Ed.].
(2)

Per Riccardo Wagner, Teodoro

Mommsen

Eugenio Sue, non occorre nota alcuna. Vischer


del De-S. stampato Fischer
(1807-1887): Giorgio

Herwegh,

l'estetico

Carlo

Fed. Teod. Vischer

di Stuttgart (1817-1875),

autore dei Gedichte eines Lebendigen

Marx,

che nel testo


il

Hermann Kochli

poeta,
(1815-

308

SAGOIO

PETBABCA

sii.

liuto centro di studii universitarii

<

politecnici, in Zurigo

s'era formato l'ambiente della coltura;

mostrava in gran parte benevola


liani c'era Filippo

1876), filologo

membro

De

cittadinanza

e la

agi' illustri ospiti.

Boni, Gironi, Passerini

Ferdinando Flocon

(1) e

si

D'ita-

qualche

giornalista e deputato e

Du-

del Governo provvisorio nel 1848; Stefano Gustavo

fraisse, altro esule francese, professore di diritto nel Politecnico,

pubblic V Histoire du droit de paix

et

de guerre de

P. Cballemel Lacour era stato arrestato e bandito


e fu poi

il

primo a scrivere in Francia

nobbe per l'appunto attraverso


che erano in Zurigo

gli

di

1789 1815;
il

2 dicembre,

Schopenhauer, che

amici ed ammiratori di

Stefano Arago, fratello del celebre

colui,

tsico

ed astronomo; Giambattista Charras (1810-1865), autore dell'lZistoire de la

campagne de 1815 (Bruxelles, 1858). Per questa

ciet letteraria ed artistica internazionale, che

lora in Zurigo, v. B.

Croce, De

(1)

Filippo de Boni

XXXII, 1902

(1820-1870), di Feltre, che nel

Milano redattore

della ^Repubblica

Romana

so-

accoglieva al-

Sanctis e Schopenhauer, in Atti

dell'Accademia Pontaniana di Napoli, voi.

stato a

si

[Ed.J.

1848 era

dell'Italia del popolo, e fu poi inviato

in Isvizzera.

Dal '49

al '59

visse a

Zurigo, come giornalista e cooperatore della Tipografia Elvetica


di Capolago. Scrisse parecchie opere di storia e polemica e religiosa, e tradusse la Vie de Jesus del

Renan.

G.

B. Passerini

era allora in Zurigo da circa trent'anui, e vi rest anche dopo


il

del

1860.

Il

mondo

Passerini tradusse in italiano la Filosofia della Storia

antico di

Hegel (Capolago, 1841),

e pubblic

di Pensieri filosofici (Milano, Agnelli, 1863).

Il

un volume

Gironi di Prato,

(1819-1862), fervente mazziniano, pass quasi tutta la vita nelle

309

APPENDICE

per

non per

tenuti in poco conto,

altro,

bassa stima che

la

si

aveva

Un

d' Italia.

patia c'era tra italiani e francesi;

davano con una

la piccolezza loro,

ma

ma

po' di sim-

tedeschi

guar-

ci

cert' aria di superiorit protettrice, .che

mi

taceva male. Peggio ancora a sentirli parlare. Noi altri era-

vamo
il

Velsci, gli occidentali, e la nostra parte era finita;

mondo apparteneva

cattedra, che la

a loro.

Un

professore sosteneva dalla

Lombardia, come antico feudo dell'impero,

apparteneva per dritto storico all'Austria. Queste opinioni

mi parevano singolarissime

rattepidivano le mie sim-

patie tedesche, derivate dal grande


poeti, nel cui

meno amare

amore

ai loro filosofi e

ambiente m'ero formato. N mi riuscivano

le loro

opinioni intorno alla nostra letteratura.

Salvavano dalla loro disistima appena Dante, come Wagner

appena Rossini. Ignoravano


tato era Petrarca, che

Io ero andato

sunzione

affatto Leopardi. Il

guardavano a traverso

col con le

petrarchismo.

mie opinioni e con

e rideva delle loro risa.

corruttore della musica

il

(1); e niente

pi bistrat-

la

mia pro-

Wagner mi pareva un
mi pareva pi

inestetico

carceri o in esilio o cospirando per la repubblica. Se ne


Vita,. scritta
(1)

da Ludmilla Assing (Prato, Giachetto, 1865) [Ed.].

Del De Sauctis

si

parla pi volte nelle lettere del

a Matilde Wesendouk, che era discepola del De Sanctis


lettera del 1858, e altro del 22 e 26 aprile e 21

ed anche una lettera del 23 ottobre della


lo

chiama

desco

ha una

talvolta,

W.

al

scherzosamente volgendone

von Heiligen. Le lettere citate

si

Wagner
:

v.

una

maggio 1859;

Wagner. Questi

il

cognome

ii te-

leggono nell'Epistolario

310

SAGGIO SUL PETRARCA

che

Estetica di Vischer (1).

1'

Tra conversazioni, epigrammi

un giorno che mi

e diverbii,

diceva molto male del po-

si

vero Petrarca e degl'italiani nati sonettisti, mi venne

capo di fare una serie di conferenze sopra

il

in

mi

Canzoniere; e

confort e stabil in questo pensiero un ottimo amico mio,

Antonio Cherbuliez, riputato economista a quel tempo

Vennero in gran numero studenti

professori

(2).

signore,

molti con gli occhi sul testo. Attendevano eh' io spie.

domandavano qual'era

loro sonetti e canzoni, e talora

pagina eh'

io avrei

tazioni e le

minute

m'era mio costume

illustrata.

analisi.

Questo spiega

le

copiose

la
ci-

M'acconciai all'ambiente, co-

di professore; e

mi

studiai di fare in-

tendere e gustare quelle poesie, che mi parevano pi degne.


In ultimo, facevano cerchio intorno a me, e volevano chiariti

loro dubbii. Io ci misi molta pazienza; e provai lina

vera soddisfazione quando mi accorsi che gi facevano


cernita, e distinguevano

di

il

buono dal cattivo

la

belletto

il

Riccardo Wagner, trad. e note di G. Petrucci, Milano, Solmi,

1907; cfr.

un

Zaniboxi, Riccardo Wagner

articolo di E.

(1) Il

1866:

il

Vischer insegn al Politecnico di Zurigo

De-S. allude

all'

Fran-

Domenica, 1907 [Ed.].

cesco de Sanctis, nel Fanfulla della

opera di

lui

schaft des Schnen, Reutlingen-Leipzig,

Aesthetik

dal

1856 al

oder

Wissen-

e Stuttgart,

1847-1857,

3 a parti in 4 volumi [Ed.].


(2)

Autoine-lise Cherbuliez

lettere di lui al
II,

De-S. in

219-21, 222-224 [Ed.].

di

Ginevra (1797-1869). Vedi

Scritti varii

inediti o rari,

ed. Croce,

311

APPENDICE

Procedettero cos avanti in questa opera di se-

dal bello.

lezione, che parecchi

si

maravigliavano come

s'

era potuto

confondere petrarchismo e Petrarca, e nello stesso Petrarca


il

manchevole e

1'

eccellente.

non per applaudire, ma per imparare


di

mia maniera

quella

quella, che veniva

Era gente
;

mi guar

in parte

italiana di predisporre nella

mente

alcuni pensieri o forme peregrine, atte ad assicurare l'ap-

Vedendo che pi mi scaldavo

plauso.

raffreddavano, mi lasciai ire alla


artificio teatrale

mi

io

e pi quelli

si

mia natura, aliena da ogni

sentii pi io in quel dire e

non de-

clamare, in quella parsimonia di gesto e di frase.

Queste conferenze furono raccolte da uno de' miei pi


stimati amici, Vittorio Imbriani (1), e giacquero dimenticate

per undici anni. Nel 1869 mi tornarono a mente, venutomi


innanzi
guito

il

Petrarca del Mzires. In Zurigo av^evo conse-

il

mio scopo,

eh' era di ristaurare e rialzare l'imma-

gine del Petrarca, alterata e abbassata nell'opinione.


e'

concetto

ma

volevo ingrandire

un

(1)

il

Petrarca, n

ci

si

con perfetta since-

De

Sanctis a Zurigo;

deve, oltre la trascrizione stenografica del corso sul

Petrarca, quella delle lezioni


valleresca

che

non

mettevo l'amor proprio

mie

L'Imbriani (1840-1885) fu scolaro del

e a lui

dotti tedeschi. Videro che io

italiano, e che dicevo cose

messo con quel pre-

ci ero

con imparzialit e calma di giudizio

m' acquist grazia presso

di

mi

ero riuscito, perch non

che

247-376 [Ed.].

del

sono pubblicate

De

Sanctis sulla

in Scritti

varii

Poesia
ed.

cit.,

caI,

312

SGGIO

Ora a

rit.

me

PETRARCA

sii.

parve di vedere nel libro del M/.iies

un

N mi parve

pi

Petrarca magnificato, visto in superficie.

grande, quale ce lo mostrava


tato di

volume e

il

simpatico francese, aumen-

con pi estensione ohe

di circonferenza,

profondit. Cos fui tirato a scrivere di questo libro un giudizio,

me

die apparve la prima volta negl'Antologia

E come

(1).

pareva non sufficiente questa cagione di scrivere, mi

l'argomento; e a proposito del Petrarca

sentii crescere

del Mzires trattai della critica e dell' ideale.

tato da parecchio, e fin dal

tesche in Torino,

come

tempo

delle

in Italia si

Avevo no-

mie conferenze dan-

continuava come canti-

lena quel moto d' idee e di sentimenti che aveva prodotto

Manzoni

e Leopardi, splendido

compendio

di

una grand'

poca, anzi che principio di una nuova. Quel

presso a ideali astratti, che facilmente


e concetti,

mi pareva pi

lo

si

e-

correre ap-

mutavano

in tesi

strascico stanco del passato,

che avviamento a qualcosa di vivo.

Una nuova

rettorica ci

minacciava, e io usai quella occasione per farne la diagnosi,


e la chiamai malattia dell' ideale. Persuaso che a certi mali

non

altro rimedio che

il

gini, richiamai l'arte alla

vita o la forma

vivente,

avevo concepito

il

discorso innanzi.
dissero: perch

(1)

Fu messo

il

ricondurre le cose alle loro ori-

sua base fondamentale, che ia

vero nell'arte. Su questa base

Petrarca, e tutti gli scrittori di cui avevo

parecchi amici mi furono intorno, e

non pubblicate

poi

il

vostro Petrarca

come introduzione

mi

Allora

al presente Saggio ("Ed.].

APPENDICE

313

gittai l'occhio su quelle carte lasciatemi dall' Imbriani,

ecco,

venne fuori

il

ed

Saggio sul Petrarca.

Ci feci pochi mutamenti; lasciai anche tutta quella copia


di citazioni.

Nel mio pensiero

e'

era che

il

libro

doveva

scire utilissimo a' giovani, a' quali le crestomazie

scarso nutrimento, ove


e completo di

un

non abbiano a base

solo autore.

E mi pareva

fosse efficacissimo a formare in loro

il

riu-

porgono

lo studio serio

che quello studio

gusto e

il

criterio,

mettendoli in grado di leggere con profitto qualsiasi altro


scrittore. Cos

pensavo, e cos peuso.

Oggi, dopo quindici anni, esce la seconda edizione! Io

me
me

la piglio

con

l'

editore, che forse

la dovrei pigliare col

me, che mi

fo

non

e'

poco leggere.

entra.

pubblico che legge poco

forse

o con

INDICE

Prefazione dell' editore


Introduzione
critica del Petrarca

La

Postilla dell'autore alla 2

edizione (1883)

Saggio sul Petrarca


I.

Petrarca
Il

II.

III.

Il

petrarchismo

mondo

del Petrarca

IV. Laura e Petrarca

V. Forma petrarchesca
VI

Situazioni petrarchesche

33

37

39

51

71

95

116

Uso ed abuso della

riflessione

VII. Situazioni petrarchesche

Calore

Vili. Situazioni petrarchesche

135

159

197

231

d'imma-

ginazione

IX. Morte di Laura

pag.

Malinconia

316

SAUdlO SUL TETRARCA

X. Trasfigurazione

di

Laura

pag. 253

XI. Dissoluzione di Laura

275

XII.

295

307

Conchiusione

Appendice

alla 2 a edizione (1883)

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