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LIBRARr

UNIVERSITY OF CALIFORNIA
RIVERSIDE

LETTURE
DEL.

RISORGIMENTO ITALIANO
SCELTE E ORDINATE
DA

GIOSU CARDUCCI
[

1749-1830]

BOLOGNA
DITTA NICOLA ZANICHELLI
(

Cesare

Giacomo Zanichelli

1896

.3i

(/'
Il

(/

,^

()

\,

Propriet letteraria.

BOLOGNA, TIPI

ZANIOHEI,T,,

18'J<),

DEL RISORGIMENTO

ITALIANO

I.

La

1.

mento

storia delle ideo e della letteratura del

la ricerca e

accordi fra
servatrici
spirito

le

l'

iniziative

nell'intento

moderno

esposizione

l'

inLiovatrici

Risorgie

degli

tradizioni con-

le

d'instaurare

restaurare o

di

lo

impronta nazionale nelle produzioni

della fantasia e del sentimento:

consentanea

contrasti

dei

all'altra

d'una

storia

contemporanea e

stessa restaurazione

in-

staurazione nelle dottrine filosofiche e morali e negl'instituti

e ordini

politici:

comincia co

'1

1749

va

fino

al 1870.

3. L'Italia non ebbe su

'1

finire del

medio evo chi

riducesse a forte unit: nazione federale, non


stere

parte

all'

la

urto delle

unit monarchiche

circondavano e avean

quali

le

bisogno

pot

di

la

resi-

d'ogni

espandersi

nella conquista per far dimenticare la libert: quindi per

un corso

di

anni [1494-1559] contrastato

Francia e Spagna, poi [1559-1700]

L'et che corse tra

il

il

il

dominio tra

predominio spagnolo.

1700 e 1748 rassomiglia a quella

DEL RISORGIMENTO ITALIANO.

IV

tra

1494 e

il

siiccessioiio

15"59.

Spagna che

(li

Milano,

con

minio e
dalla

dare

titolo

il

Spagna e

d'

Olanda,

Inghilterra,

con

mutamenti, lasciando

imperiali presso a

di

1'

al '38 le

don Carlo

1'

quale scem per una

Polonia

di

con

fini'

importando un lorbone

la

pace

parte
di

il

Parma

Lorena marito

Toscana. Dopo

Sardegna,

di

la

di

di

la

per-

in Italia; e

guerra

fu

tra-

Vienna [173G-38],

dominio

Spagna

e Sicilia e staccando dal milanese

vantaggio del re

Sabaudi.

a'

g' interessi

Austria contro Francia Spagna Sar-

la successione

tribuendole

de' feudi

Piacenza,

VI portarono nuovi turbamenti

sportata in Italia,

di

Parma

gelosie austriache

con prender parte

degna per

[1720]

Austria per l'aggiunta della Sicilia al regno

sonali di Carlo

la

finirono

Spagna borbonica un

alla

Napoli con la retrocessione della Sardegna

Dal 1730

iljdo-

guei-'a^rin nevata

Austria,

Toscana,

vacare,

crescere

quadruplice alleanza,

adito in Italia per g' investimenti in

rafforzando

dalla

Sardegna

Napoli
e

La

Savoia.

la opposizione della

Francia,
altri

Austria

Utrecht

di

spagnoli

li

piccoli stati

casa

di

trattati

ai

escludere

casa

diminuire

con

1700 la guerra per la

'1

finisce

con

e Rastadt [17131714],
penisola,

co

S' api'e

dell'Austria,

nel regno di Napoli

Novara

Tortona

ma compensava

1'

in

Austria

Piacenza e concedendo a Francesco


Ilaria Teresa

morte

di

futura imperatrice la

Carlo vi [20

ott.

1740] fu

com-

battuta gran parte in Italia la guerra per la successione


austriaca, e

fini

co

'1

trattato conchiuso in

r ottobre del 1718 e mandato a


Il

quale come un compendio

Ira

Spagna Austria

Aquisgrana nel-

effetto nel febbraio del '49.

concordato delle lotte

Francia per

il

dominio

d'

ItaHa

DEL RISORGIMENTO ITALIANO.


(Inranti

secoli

r Austria, con
Milanese e

con

le

aa*:ichi

xvi e xviii. Ognuna

memorie

le

Toscana;

la

la

del

uno,

il

'1

sua parte:

la

romano impero,

sacro

Spagna co

nome,

il

e la Francia

Parma

e Piacenza. Degli

Piemonte, potente

e giovine, gli altri,

dinastie, Napoli e Sicilia,


stati

ebbe

Santa Sede^'e repubbliche, vecclii e decadenti.

3.

La

met prima

storia italiana nella

potrebbe per certa guisa assomigliarsi

dramma:

si

quarto atto d'un

annunziato proparato e svolto

tutto ci che

negli atti anteriori,

al

del secolo xviii

ravvolge

di

nuovo,

tralcia. Nell'atto quinto, cio nella

mescola e

si

in-

seconda met, fuor

di

metafora, tutto ci che dell'antico sistema politico e della

vecchia societ rimane, precipita o accenna a precipitare,


per dar luogo a un nuovo ordine
questo mezzo

lo spirito e

o eclissato:

costume

il

e abiettato

Dante,
il

di

Non

per che in

pensiero italiano sia retrocesso

si ,

pur troppo, guasto, e depravato

sentimento;

il

di cose.

il

ma

l'ingegno nella terra

di

Miclielangelo, di Galileo, pi veramente che non

sole nei regni di Carlo quinto,

secolo XIV

il

non tramonta mai. Nel

lavoro artistico fu toscano; e quando nel

xv

e XVI allargandosi alla penisola divenne italiano, toscano

pur sempre rimase

il

motivo, toscane

almeno eran quelle dai grandi


All'opera del Rinascimento
conferirono co

'1

forma

anima

nell'

eran

le altre

popolazioni

latino o con l'elemento

la

impronta toscana.

la

nuova

infusione

forme, o

le

scrittori toscani consacrate.

letteraria

serbarono quasi

Del secolo xvii,


scientifica

italiane

volgare: nella

la

galileiana

tuale e meglio regolata imitazione

classica,

sempre

prosa,

per

per

1'

abi-

pur sem-

DEL UISOR(;iMENTO ITALIANO.

VI

ma

pre toscana;
rendosi co

nella

'1

Europa

servi',

il

sec. xviii

maggior poeta

'1

italiano

dopo

il

cui

il

solo

Tasso e del-

servi a

una condizione

e neces-

nostra prenunziata e presentita dal sec. ^v:

sit dell'arte

idealizzazione cio della poesia con

melodramma; che

nel

meridionale

suo magistero a rappresentazione

estetica per eccellenza,

l'

l'Arcadia;

quegli anni, Pietro Metastasio, fu tale perch

in

innalzandola co

finionte,

dal Tasso e sbizzar-

Marino, apparisce meridionale.

met prima del

vero poeta, e
l'

movendo

la poesia,

mus. a

la

l'opera tipica del settecent(

fu

e-

l'ultima forma poetica d'invenzione italiana, e termin c.a


la perfezione
di

neW

Atllio

Regolo dato

secolo XYiii, al che non avvertono

al teatro im.-^'iale

Ma

Vienna nel carnevale del 1750.


i

la

met

priiua del

superficiali esploratori

non veggenti oltre l'Arcadia, fu

della storia letteraria

anche tutta occupata dal gran lavoro della dottrina


tica intorno alla storia e al

stituzioni e alle leggi, alle

giure,

costumanze e

cri-

alle

in-

alle lingue,

che

alle origini

promosso nel secolo xvi dal Sigonio e da Vinc. Borghini,


emigrato nel xvii

Germania

in

e in Olanda, rimpatriava

originalmente ed eminentemente italiano con G. V. Gravina [1664-1718], G. B. Vico [1668-1744], L. A. Mura[1672-1750],

tori

S.

Mafiei

[1676-1748]. Quali uomini e


Il

alla

Meo

P.

Giannone

come immortalmente moderni!

rivelava la divinazione e la scienza dell'istorie

Germania per mezzo dell'Herder

Michelet, e rilegasi
pi

[1675-1755],

omogeneo

Montesquieu

al

Risorgimento nostro per

di Gius. Ferravi.

la

e alla Francia per

11

scritto

Gravina trasmetteva

al

La riunione

di

politico

di

massima fondamentale

tutte lo forze particolari

lo

il

costituisce

lo

stato

BEL RISORGIMENTO ITALIANO.


una nazione:
lo stato civile

arti antiche,

vali e

riunione

la

un

il

volont ne costituisce

de' primi evocatori delle

osava presentare

consiglio

al

Venezia; invano.

una pro-

Dieci

dei

che forse avrebber salvo

posta di riforme

Senato

il

severi moniti alla Curia

sue e savi consigli

nomia.

su le rapacit e iniquit

suo duca di buon governo ed eco-

al

di

due despotismi,

romi;:,a

vaticinando

gione,

destini

romana

ma dava

Giannone, rivendicatore della potest

il

vittima?,, egli

di

Muratori, non pur dava all'Italia

il

sua storia l'avviamento dell'avvenire,

la

medie-

de' primi affrontatori de' problemi

un

fiero abbattitore delle ultime medievali super-

un

stizioni,

con

di tutte le

Maffei,

VII

finiva con parola e

a casa Savoia,

futuri

merc

che

lo

civile,

mente

teneva pri-

la disciplina e la tradizione

deir armi.
4. Dopo questi cominciamenti, por maggior agevolezza
nel

procedere,

la

storia

del

Risorgimento e della sua

letteratura pu essere spartita in tre periodi eguali:


dal 1749 al

1789;

quarant'anni

di

pace, di

riforme,

di preparazione:

dal 1789

al

1830; quarant'anni di contrasto, di con-

fusione, di aspettazione:

dal 1830

al

1870;

quarant'anni

di

ravviamento,

di

svolgimento, di risolvimento.

IL
5.

primo aspetto

il

periodo dal 1740

all'

89 somiglia

queJlo che fu innanzi al 1494: la stessa apparenza di tranquillit,

le

stesse

impromesse

di

felicit, la stessa

bufera

DEL RISORGIMENTO ITALIANO.

Vili

improvvisa e

mina

chi ben guardi,

in fine.

Ma

cagioni ed efletti appaiono,

profondamente diversi: e son

condizioni politiche migliorano dal mutarsi

ranza straniera

almeno

in equilibrio,

meno autonomi. Risorge

dal pi al

rifarsi civile.

progresso
precipita

si

borghesia o

la

sempre

dazione dei vecchi


lare

della

1'

cit

aristocrazia

i-

a^ -

Tale miglioramento risorgimento

manifesta nei nuovi

pi

preponde-

la

principio, di stu'

al

dinanza tornando all'opera dello stato, e

cenna a

Le

questi.

rapida

la

monarchici, mentre

stati

degenerazione e degra-

stati aristocratici.

miluogo o foc

Il

produzione e operosit intellettuale e morale

sposta: gi de' cinque pensatori e scrittori che ricordai a

si

dietro pi caratteristici tre appartengono alla meridional'^


e due all'alta Italia, ninno alla mediana: ora
e

vecchi stati

pi produttivi nel Rinascimento appariscono spossati ed

esausti al confronto di quelli di

un bilanciamento

nuova maggese;

dopo

tra Napoli e Milano la prevalenza ter-

minativa lombarda e piemontese. L'impero rinsanguatosi


laico

prende piede

passo ia passo
quasi,

contro

terreno

il

determinato

alla

chiesa;

regalit.

quella che

da

delle idee straniere e

la

fu

questa
Il

cede di

che tutto, o
invasione

detta

specialmente francesi;

se

bene

da osservar subito che l'imitazione francese fu pi nelle

forme o nei fenomeni che nella intima sostanza.


beralismo,
l'Italia

che

r anima

prepar ne' suoi bei

di

quelle

secoli,

nest e propag teologicamente, che

idee,

che
1'

la

Il

ci

Riforma

li-

che
in-

Olanda e l'Inghil-

terra concretarono politicamente, che l'America rinnov

democraticamente,

mente

fino al

1789.

clie

la

Francia volgarizz letteraria-

DEL RISORGIMENTO ITALIANO.


6. Nella rassegna degli stati italiani

IX

che questo anno

trov in piedi cominciamo dai vecchi, gi onorati, ora scascadenti.

duti

Po

Gli stati della Santa Sede dall' iniboccatura del

viene dispartire e considerare da per s

Bologna,

!'ira, di

di

con-

le legazioni di

Fer-

Romagna, che sono

metropoli del

fino

ma

a Terracina avevano 2 milioni e 500 mila abitanti:

rinascimento

sangue,

tutt' altro

scorcio

del

secolo decimoquinto e ne' principii del sedicesimo, la

me-

koraa,

la

morto nel 1750 Benedetto xiv


mirato

dal

la

Walpole

Giacomelli,

pistoiese

il

papa teologo-filosofo am-

Voltaire, morto

dal

Roma,

allora dell'Arcadia;

gesuitismo e

del

tropoli poi

nello

nel 1774

il

ultimo scrittore apostolico che per

doppia eleganza classica rendesse un'ombra dei prelati

del cinquecento, ora. sotto

Clemente

xrii

pontificati del

Piovi [17 75-1799

grande luce all'intorno

flette

Clemente xiv

1758-17G9 J, del Ganganelli

[1769-1775], del Braschi -

di

Rezzonico

j,

non

ri-

romana;

propria vita

ed condannata a esser sempre cosi, immobile, immutabile.

Un vero

poli,

Roma

stasio

poeta, venutole da Assisi e formatosi a

se l' lasciato rapire dall' imperatore:

compose

suoi capolavori in Vienna, poeta laureato

romano impero

del sacro

pi vero artefice
fra' suoi

prelati

Na-

Meta-

il

fra' suoi

vengono

poeta europeo de'

accademici e
alla

il

Il

maggior dotto

dalla

capitale

teatri.

Romagna

Vincenzo Monti da Fusignano, Gaetano Marini

1740-

1815J da Sant'Arcangelo, Di veramente insigne dal proprio seno Roma non d, o meglio lo prepara all' impero

di

Napoleone e a Parigi, che un ai'cheologo, un

felicissimo

interprete

dell'arte

antica

del classicismo,

DEL

RISORC;! MENTO ITALIANO.

Ennio Quirino Visconti [IT.ll-lSlSj: del


innitatori del

resto,

un poeteroUo dilettante della borghesia


de' Rossi [1754-1828J, e

dalla

Giov. Gherardo

in

sua plebe

sarto improv-

il

visatore, Frane. Gianni [1759-1823], specie


dall'

squallidi

Metastasio nelle cicale scoppiate d'Arcadia,

incrociamento

della

mulo nato

di

giumenta Arcadia con l'onagro

Ossianismo nella frega dell'enfasi rivoluzionaria. Cotesto

gobbo fremebondo, nella qualit sua d'improvvisatore,


genere ricercato allora come privilegio

dell'Italia

dagli

stranieri al pari delle ballerine e dei cantanti, divenne in

Francia un curioso campione del cosmopolitismo pontificio


trasteverino lustrato di pomice accademica.
il

meglio. Dalla disciplina romana,

come nato

Dimenticavo
in quel di

Vi-

terbo, prete, maestro di seminario, canonico, presso a dive-

nir vescovo,

provenne tutto intero Giovan Battista Casti

[1721-1803]: disciplina,

educazione, e dovevo

nomade

per qualificare una maniera


il

di

menestrello

della marcia e fetida arte del servaggio italiano.

Giullare di tutto e di

mutati

dissi,

dir corruttela. Costui fu

di

tutti,

favoriti e di favorite, che,

tempi, metteva in maschera bestiaio, di principi

riformatori e

di

autocratrici filosofesse, che poi non pagato

a bastanza metteva in burla

dopo morte,

di

ma prudentemente

monarchie che tradiva

alla larga

rivoluzioni

e di

a cui non credeva, cotesto prete guasto die segno finale


del

come intendesse

la libert,

ammorbando

delle Novelle

galanti l'Europa all'ombra della Repubblica francese.

Ma Roma,

citt

madre

del

cattolicismo,

la ispiratrice della religione. Sta bene.

logista delle dottrine

cristiano

quel

Il

la

sede o

maggiore apo-

tempo,

Giacinto

Gerdil [1718-1802], un savoiardo, cresciuto e vissuto

il

BEL RISORGIMENTO ITALIANO.

nolus orbi, vix nohis

pi fuori della disciplina vaticana:

Benedetto xiv

diceva

urbi,

Per

ci

che appartiene

ques;0 breve
In

della fede e

anni tanta copia

il

dell' enfasi

oratori.

sacri

di

pi gesuiti,

^utti

affannosa

accusano

nella

l'

compagnia

letteratura in Italia.

quando nel 1773 papa

Certo,

Non che

Ges, questa aveva in-

di

campi dello spirito

tutte

forme della

le

l'eloquenza sacra e

lettere e la filosofa e la filologia,

le

facevan

scede; facevan

critica,

tutto.

di

sacre

gesuiti facevan tra-

commedia, epopea, novella, romanzo; facevan

gedia,

satira, favole;

etisia

sormontar vittorioso del diavolo filosofismo

tiene al cappuccio.

li

Garigftnelli abol la

vaso

ninna et cont pi che

retori falsi: ossa fracide imbellettate di frasi:

sudata debolezza

che

d'

cardinale.

preconizzandolo

all' Italia,

dozzina di nomi, nessun romano,

l'tialche
;

corso

Xl

lirica,

facevano storia; facevano

Notevole

la

colonia

de' gesuiti

dalmati, scienziati e latinanti: Boscovich [1711-1787J, Stay

[1714-1801], Cunich

[1718-1749],

Zamagna

allora non affettavano d' esser croati.


la colonia

spagnola, che dopo la soppressione

patria dei santi popolari alia patria di

fece

[1735-1820]:

Numerosa

italiana,

teatri, la

prefer

Sant'Ignazio e

trattando ingegnosamente

critica, la storia,

e operosa

in

italiano

la
si

la

musica: Clavigero [1731-1788],

Lampillas [1731-1810], Eximeno [1732-1798], Hervas [17351809],

Andres [1740-1817], Requeno [17431811], Arteaga

[1747-1799]. De' gesuiti nostri, migliori quelli

rono l'antichit e

la

storia

delle lettere

che trattadelle

arti,

Girolamo Tiraboschi [1731-1791] e Luigi Lanzi [1732-1810],


due

dotti

uomini che promossero

animo perfettamente

la dottrina italiana

italiano: peggiori di tutti,

con

gesuiti

DEL RISORGIMENTO ITALIANO.

XIT

d'eloquenza

d'eleganza infranciosata,

mistrati alla moda,


indicati

padre Roberti [1719-1786J e

il

gesuiti cala-

gesuiti starei per dive voltet'iani:

ho

padre Bettinelli

il

[1718-1808]. Di tutti questi frati e preti belletteristi ninno

La produzione

enrierge.

fu per tutto

quanto,

mano

coli'

secolo

il

letteraria de' chierici d'ogni sorta

decimoftavo strabocchevole tanto,

estendersi del pensiero

mano degradante

in

quando

ed annunzio che

devon lasciare

esercizio

1'

preti,

sempre pi

laico,

e degenerante:

di

segno questo
piena,

la civilt laica

delle lettere da essi gi dette

profane, che non da loro.

7.

La democratica Toscana,

milione
sotto

il

senza quasi che

nese fino
e

centomila do' suoi abitanti

granducato
al

1765 e

di

Francesco

di

Pietro Leopoldo

riformatore e conturbatore

svaniva. Affievolitole su

'l

per forza, in-

principato

vestito nel 1737 alla casa di Lorena,

ii

fino

ne sapesse nulla,

con reggenza lore-

al

gran legislatore
svigoriva

1790,

xvi

finire del secolo

inventivo e artistico, aveva nel xvii sotto

scuola di Galileo.

anche per

la

tonio Cocchi;

la

lo spirito

lavoro della Crusca

la

le

pubblicazioni

cosi

con

morte

la

Scemano

dette

di

l'ac-

con

di

l'Alfieri)

in

poi

lingua; finch

abolisce nel 1783 l'accademia:

filologico passa allora ad altre regioni,

An-

quarta imindi

nuova dinastia (Boreal scettro, inesorabil, duro,

ceva

la

Galileo finisce,

di

nel 175S con la

pressione del Vocabolario nel 1738.


e cessano

scientifica

La scuola sperimentale

buona prosa,
il

supremazia

Medici con-

servato la tradizione filologica o della lingua con

cademia della Crusca,

il

il

di-

lavoro

che forse ne ab-

DEL RISORGIMENTO ITALIANO.


bisognavano: alla Venezia con G. P. Bergantini
e con A. Cesari [1760-1828],

al

XlII

1685-1774]

Piemonte con G. Rosasco

[1708-1791] e con Fr. Alberti [1737-1801]. In Firenze se-

Lami [1697-1770], con

guita la scuola degli eruditi con G.


L.

[1715-1792], con Aug. M. Bandini [1726-1803].

Mehus

Con un

altro Bandini, Sallustio Ant., pure prete

ma

senese

la

scuola

non pessimo prosatore [1677-1769], incomincia

degli economisti. D'agricoltura e di miglioramenti scrisse


'piano ed onesto G. Targioni-Tozzetti [1712-1783]. D'antichit, e di giure pubblico e della constituzione sociale, dis-

nuova

sert, con dottrina talvolta

tempo

dettati del

e della

come

1793], pi noto oggimai

meglio scrisse

Nel

latino.

anche indipendente dai

moda, Giov. M. Lampredi [1732critico

dell' Alfieri;

resto, la prosa

toscana

ma

il

di questi

ed altri anni assai senza vena, senza nervi, senza giunture,

esangue: una cosa barbara. L' infranciosamento, a cui


patria di

Dante

lasciossi

andare con

gli

la

ultimi Medici e

si

disfren coi Loronesi, corrose l'incarnato e la forza natia


della dizione; e mostra che porti

L'opera maggiore,

1'

uso abbandonato a s

Granducato

scritta

da R. Galluzzi [1739-1802J, una polemica contro

la vec-

stesso.

chia dinastia per la

nuova

ciardini e Machiavelli a

cosa

r opera dei

la storia del

e straniera: ahim, dal Guic-

che divenuta, o Toscana! Piccola

versi.

Chi vorrebbe vantar troppo

apologhi del Pignotti [1739 1812] frugoniani?

animato

di

spiriti

nuovi

gli

poeta pi

11

un imitatore, Giov. Fantoni

[1759-1804]. Chi vuol vantarsi del Batacchi [1749-1802],


si

serva.

mossa

di

Per qualche
bcero

cazione arcadica!

stilla

svelta,

che

di

lingua viva, per

quanta sciacquatura
difetto

di

di

qualche
versifi-

forza fantastica!

11

DEL RISORGIMENTO ITALIANO.

XIV

popolo che die

degenerato

sia

in cotesto

effetto

l'

avea frollato e

peggior

fradicio

cilit

Un

ad ogni

che

medicea,

nepote

bruciavano

non

novit,

rompergli
resto

sonno.

il

c'era

che
pure,

dell'indo-

Michelangelo, per di-

di

granduca,

che ebbe col

suoi conterranei

di

qualche

nobilt,

repubblicana.

spetti

corruttela

popolo tanto da farlo restio

il

alle riforme austriache ree

massime nella

Machiavelli come appar

il

poeta nobile doganiere! Tale poe-

della

ad ogni pensiero,

ribelle

Boccaccio e

il

f'

si

francese; e mentre'

ebrei

gli

lapidavano

giacobini, egli, dopo conspirato con Baboeuf, ne scriveva

ropea:

invecchiava

la storia;

Michele Buonarroti

dico

mistura

commerci

di

d'

deva un focolar nuovo


che

patriarca della

Gaetano

da

Frattanto

[1760-1837].

industrie e di sangui nuovi accendi studi

polito allora e addottrinato

lettere

democrazia eu-

propositi

in

Livorno,

alla conversazione

Poggiali [1753-1814]

delie

da Glauco

Masi [1775-1860] era destinato a maggiori e diverse cose


])er

r avvenire.
Lucca, un'appendice toscana che gi sente del ligure,

con 120 mila abitatori tenevasi, sotto nome


la

di repubblica,

sua gretta e boriosa aristocrazia a vessare un popolo

di agricoltori

buoni

e a favorir

di

soppiatto

la

stampa

dei libri osceni.

8.

La repubblica

di

A'enezia inoltrava

il

terraferma nella Lombardia oramai austriaca


teneva

la

Dalmazia, parte dell'Albania e

tre milioni d' abitanti.

neutrale

di

Dopo

la

pace

di

le

dominio

fino a

Isole

di

Crema,
ionie:'

Passarowilz [1718],

proposito fermo, conservatrice tenacissima degli

DEL RISORGIMENTO ITALIANO.

ammonire severamente Scipione

ad

ordini

aotichi

Maffei

che avea proposto

fino

XV

riforme,

fino

fare

scrivere

dal suo teologo Facchinei bestiali contumelie contro

il

glo-

rioso libretto del Beccaria, Venezia serbava ancora un'im-

pronta sua propria; non latino, non italiano, linguaggio


delle leggi, del senato, del tribunale

piacer

nei

come

nelle acque

ogni paese, che

d'

accorrevano non

vi

quanto per

pierci

contatti e scambi d'idee

che gi avevano
riva

il

patrizio

di forestieri

per

tanto

carnevale perpetuo:

il

quindi

d'impressioni con

Immersa

dialetto.

il

era affollata

com-

continui

le

nazioni

primato nella coltura. Nel 1749 mo-

il

Ani

Conti,

nomo

molte se non pro-

di

fonde concezioni e di vasta coltura, che avea viaggiato


e

soggiornato

scienza tra
tico,

in Parigi

Newton

il

il

Londra,

in

traduttore di Pope e ammiratore di

Dante,

tore di Racine e di Voltaire e autore di


quali volea

pure

far

mostra

di

alla

corte

Nel 1749 anche viveva


bile

veneto,

Frane.

Algarotti

sicismo educato alle scuole di

arbitro di

eletto

matematico ed este-

Leibnitz,

conoscere

[17I2-1769J,
e di

nelle

Shakspeare.

prussiana

Padova

tradut-

tragedie

l'

il

altro nocui

clas-

Bologna erasi

fatto galantemente enciclopedico e filosofico a Parigi co

'1

Voltaire e cortigiano ora nella domesticit del gran Federico, troppo duro
sti

gonsi e
l'

Augusto

due ingegni veneti,


operano

aspirazione

contrasto che

nella

alla

la

1'

un deboletto Orazio. Que-

d'

Algarotti e

tradizione

novit,

molla

il

Conti,

dell'antichit

rappresentano
di

tutta

che svole

nel-

tipicamente

il

quasi la letteratura

italiana nel secolo decimo'ttavo.

La vecchia

repubblica, impotente ad altro, die, tra

il

DEL RISORGIMENTO ITALIANO.

XVI

1730 e
quale

ima copiosissima

1770,

il

non

ebbe

secolo

nel

contro manifestazioni,
L'accademia

Tomm.

1'

letteraria,

propriamente

xvi,

accademia,

il

teatro,

[Gasp.

Granellesclii

dei

produzione

veneta;
giornale.

il

1713-1780:

Gozzi,

raccoglieva e rappresentava

Farsetti, 1720-1773J

una scuola intesa a conservare nella lingua nello


neir arte

le tradizioni

toscanesimo,

l'

del cinquecento,

elegante e togato

puro e allegro

il

classicismo,

maschera,

di

in

veramente popolare e vivo; ed

gliesse e rendesse la novit e la

modernit,

ciale e leggera:

di satira,

passabilmente

fiori

mezza, che viveva

fu

vivo

(se

si

con

e
il

servazione

Goldoni

Venezia, fu

naturale che racco-

ma

superfi-

il

tutto

contrasto
e

dell'

ci

{)u dire) di

la

quella

in

la

celia,

di

societ

mezza e

notte in piazza.

Per

Venezia pi che altrove

in

due

le

innovazione,

[1707-1792J, modenese

teatro e con

pettegolezzo,

di

giorno e

tra

Misantropo,

Tartufo e del

del

giornale, l)orghese,

il

tutto ci

buona
di

della

correnti,
e

cattiva.

conCarlo

padre, venezianissimo

madre, vien fuori con

la

riforma del

commedia popolare. Ed ecco

sbito

il

gentiluomo Carlo Gozzi [1722-180GJ, che alla riforma op-

pone

la

scrivendo

pone

la

goffo

consiglio dei dieci, peggior despota di

analisi e la vivisezione

Anche

non poteva ammettere, non che permettere,

Luigi xiY,
l'

il

'

quella continuit di feste e

le classi, in

teatro in Venezia, e solo

il

rinfrescati

nel brio grazioso della laguna. In quel rimescolar di tanto

genti e di tutte

stile

tradizione

popolare

falso e n frettato;

critica

con

ai

fial)e

alla coiiimcdia

accademica e

trasandato;

le

1'

principii

arte
della

maschere,

popolare op-

nobile,

scrivendo

filosofia

nuova

DEL RISORGIMENTO ITALIANO.


eli' e'

XVII

dice importati dal Goldoni e dal Chiari, e in generale

sono dalla commedia e dal romanzo, egli oppone


sime

di

una conservazione
senza

nata, sofista

raziocinio, pessimista

spiacevole, sornione, repulsivo.


gire

una patria dove non

mas-

le

religiosa e politica sconclusio-

Il

senza passione,

povero Goldoni deve fug-

n libert n virt n tolle-

ranza, dove la indifferenza pettegola, incivile, disumana.

Sta di mezzo Gaspare Gozzi, conservatore garbato, novatore modesto,

cato

ai vizi

rammodernatore

sermone oraziano

del

appli-

moamena [Gazzetta

e difetti mezzani, introduttore del giornal

rale all'inglese e trovatore della cronaca

veneta, 1760:

U Osser:atore,

1761].

moto

Il

letterario

si

propaga alle provincie. In Verona l'arte cinquecentistica


e arcadica, secondo le
Maffei,

si

norme

e dietro

trasforma a poco a poco e

si

gli

esempi

di Se.

concilia per gl'in-

nesti al nuovo, con G. B. Spolverini [1695-1762] e pi


Ipp.

Pindemonte [1755-1828]. In Padova,

sitaria, fresca della

con

la citt univer-

pedanteria greca latina italica

di Doni.

Lazzarini [1668-1734] e

di

la critica innovatrice di

seconda mano del Cesarotti [1730-

1808].

Movimento,

certo.

G. A. Volpi [1686-1766], prevale

Ma, fu bene osservato, da quella

come giovenile baldanza esce odor


zione ha pure

suoi fermenti e

Ultimo doge degno


nel 1763. Sotto

lo storico

succedenti. Luigi

di

cadavere.

La corru-

campisanti la loro fiora.

Marco Foscarini moriva


Mocenigo

Renier [1779], Lodovico Manin [1789-1797],

[1763], Paolo
la

corruzione

neir alto, nel basso, per tutto. Corruzione gi la bona-

riet sfiaccolata e la debolezza scostumata del popolo

non ha

pi coscienza.

l'aristocrazia

che

non ha pi vergogna:

nei versi del Batto, infamia del dialetto

che suon su
b

le

DEL RISORCmiEXTO ITALIANO.

svili

bocche dei Dandoli dei Pisani dei Morosini, ella oltraggia


s stessa,

bestemmia

suoi padri, rinnega la patria,

all'onore sostituisce

la societ nel bordello, alla virt e


il

mette

senso e l'interesse pi bruto. Missionario

di

tanto scia-

gurata depravazione va per l'Europa romanzando osce-

namente

bravamente truffando

ninna instituzione permesso, con


i

scusa

la

ammorbare a lungo

suoi bei giorni,

stocrazia veneta,

la

vilmente

Ma

Casanova.

la spia

il

eh' eli' ebbe

vicinato. L'ari-

ammalata, vilmente mori,

senza fede, senza coraggio, senza compianto.

9. Genova, retta da un' aristocrazia con a capo


eletti

ogni due anni, con 400 mila cittadini nel continente

e 150 mila

avea dato l'ultima e splendida

Corsica,

in

prova, quando nel decembre del 1746


e

con paura del senato,

fra

il

Piemonte

gavasi in

mare

riattacca in poesia alla

senza influenza ambedue su la


altro

spettacolo che di

nova

in questi

italiano

non ebbe mai mani-

pensiero speculativo proprio: alla

generazione anteriore avea dato


si

popolo, a dispetto

poco poteva in terra; allar-

commerci. Per
di

il

gran cacciata. Stretta

fece la

e l'impero,
a'

festazione artistica

che

dogi

il

Frugoni [1G92-1768J,

linea

del Chiabrera:

non

Ma

ben

offriva

Ge-

moderna.

lirica

lettere o di filosofa

anni all'Europa: lo spettacolo tutt' affatto

d'una guerra pi che

civile

con

con una brutta vendita allo straniero.


die un esempio

in

Pasquale Paoli del

civile di nostra razza, die

un esempio

la

Corsica, finiente

il

popolo crso

vecchio

dell' antico

eroismo
valore

italiano nella resistenza del 1708 alla Francia; alla quale


die r

anno

di

poi

Napoleone,

DEL RISORGIMENTO ITALIANO,


10.
lioni e

Il

regno meridionale, Napoli e

nastia boi'bonica di Spagna, sotto

dal 1755 in gi del figlio Ferdinando


cipio per certa

foga

Il

di

di-

Carlo lu

di

pare in

iv,

prin-

riforme e per valore d'ingegni

gareggiare con

sofici e riformisti

1734 dalla

regni

con 6 mi-

Sicilia

200 mila abitanti, conquistato nel

filo-

Lombardia austriaca.

la

popolo di Masaniello e la nobilt normanna, sveva, an-

parevano accomodarsi

gioina, aragonese,

lone che mangiava

maccheroni

quel re fanciul-

di

in teatro,

che ammoniva

gl'imperiali cognati Giuseppe e Leopoldo non seccassero


i

sudditi con troppo governo, ed

locco repubblicano

Carolina

import

r imperatrice madre Maria

da

alla sua casa; e


fratelli

ma

nell'

di

emulare
le

novit;

una prammatica, che prometteva

di

che

usurpato

per

gustare

galera a chi leggesse Voltaire e

cere a chi la gazzetta

ba-

adombr. Se non che, per

rivoluzione

vero, del 1777

anni

il

regno,

nel

anch' ella

nel

preti

regalava

Teresa teneva

prima parve

avversare

in vista della

si

San Leuco. Maria

di

austriaca

politica

la

egli

colonia

della

Firenze.

sei

mesi

di

tre

car-

pure, ira tali sbalzi

femminei, tra la prepotenza della baronia che nel continente

era tutto

anche

in

verno feudale che affliggeva

lettere
l'isola,

il

il

selvaggio go-

fervido speculativo

raziocinante vigore della razza meridionale, tutt' altro che


esauritosi co

'1

Vico e co

'1

Giannone, dava ancora un

sofo economista, Ant. Genovesi [1712-1790J; un

francesemente

enciclopedico

pur

tanto

filo-

ingegno

cordialmente

napolitano, che la Francia sparte con noi, Ferd. Galiani

[1728-1787J; un

infiammato

ed

eloquente amatore del-

l'umanit e d'ogn'alta idealit, Gaet. Filangeri [1752-17S8J;

DEL RISORGIMENTO ITALIANO.

XX

allevava, eroiche vittime della sua


alla corda austro-borbonica,

e Mario

prossima rivoluzione,

Domenico

Pagano [1748-1799J. La

Cirillo [1739-1799J

facolt della poesia in-

feriore negl' ingegni meridionali alla speculativa e

quenza, come

onde a lato

il

fantastico cede

di tali

nomi

al

di savi

colorito e alla musica;

e filosofi sfigurano

rimatori, fiacchi imitatori del Metastasio,

vien rassegnare per nota dei modi varii


nelle

elo-

all'

poeti

quali pur con-

d'

arte prevalenti

diverse regioni: Saverio Mattei [1721-1795J, accla-

mato traduttore o

rifacitore dei salmi ebraici in cantate:

Fr. Saverio De' Rogati [1745-1827J, che ricant lodatissimo


gli

anacreontei

in

un autore

ariette [1787J:

di libretti

per

musica, G. B. Lorenzi [1719-1805], che ne fece uno buffo


notevole,

il

Socrate: Gasp. Mollo [1754-1823], duca im-

provvisatore, ammirato
nobile italiana,

ma non

come un campione

della istrionia

quanto

ne' salotti im-

il

Gianni,

periali di Parigi.

La

vanta

Sicilia

Giav.

Meli

maggiore

[1740-1815J,

senza paragone di cotesti e di molti altri napolitani, poeta

dove

felicissimo nel musicale dialetto; felicissimo, ma,

ammirato, non trascende

11.

11

Su

nell'

Alta

Italia.

Alta

Italia,

lo soglie dell'

e l'ambasciatore presso

il

con qualche privilegio,


Forl e

pide

ceneri

di

la

[70 m.

pontefice
di

comuni e

'1

suo senato

abitanti],

Ferrara [21G m.

Romagna

Ravenna [240 m.

de' suoi

ncciolo della

il

Bologna co

gi ducato estense legazione ora

di

pi

Arcadia.

trasformazione e

lievito della

innovazione fu

1'

ab.]

nelle due

con

signori

le

nella

il

ab.]

legazioni

ancor

te-

ristretta

DEL RISORGIMENTO ITALIANO.

ma

municipale,

vita

intensa

ben distinto per

XXI

gruppo

un

costituivano

sangue ed origine, se bene ognuna con

fisionomia propria, dalle altre popolazioni in dominio della

Santa Sede; e alla metropoli refluivano del vigor vitale

che lungo

tempo

il

secolo

il

Ferrara die a

Per

altro.

politici prelati del

Bologna

[1668-1732],

e la legazione di Forl tre papi

Mauro

storia

del

suo

declinare

del

secolo,

Sarti [1709-1766],

studio;

non

mutar

finita;

il

studi

di

trice d'

eleganza e

nuova

generazione

filosofia

mediocre.

tendenze.
il

Amori

arcadica propaga-

rappresentare la

con

non

[1765], e negli Annali intese, e

metodo e

il

lo stile e l'arte

degli

la critica

antichi,

Vide

maggiore

succedeva Ludovico Savioli

mente, a conciliare

un

che mostra, nel

[1729-

1804], che die al classicismo un' intonazione pi alla


negli

d'

Bologna ebbe

spegnersi con la famiglia Zanetti [Francesco,


e l'ultimo, mori nel 1777J la colonia

die

un dopo

1'

munificenza di Benedetto e per opera

religioso imolese.
la

ingegnosi e

tra' pi

card. C. Benti voglio

Benedetto xiv,

venute riguadagnando:

eran

xviii

Roma

del

proprio

moda

infelice-

Muratori

nell'entrare

della rivoluzione [1789]; alla quale e alla repubblica cisal-

pina egli pass francamente. Di passaggio, in tutte quasi


le regioni,

per questa seconda met

(ed un segno, quasi

si

per avanzare sbrigati

e sicuri

si

facesse

mettono insieme con

storie municipali.

di secolo, si

all'avvenire)

pi

risvegliano

inventario del passato

larghi

le

indagini

intendimenti

Ferrara offre un tipo singolare,

quasi

senza volerlo, se non

fonso

da Varano

dei

che primo trasform

l'

duchi

originale,
di

le
e,

indipendente. Al-

Camerino [170"'vl788];

l'ideale arcadico della

tragedia

DEL RISORGIMEKTO ITALIANO.

XXTI

storico

esempi

dei

Visioni,

che

lirico;

Voltaire

contro

pressenti

dettami

rom.antiche,

teoriche

le

torn

Dante,

ebbe

ed

le

ducato estense e la vecchia Ravenna.

Romagna
accennai

arde
a

Marini che

ma

grava a Roma:

dell'antichit

studio

lo

Gaet.

allevato

Per tutta
della storia:

Sant' Arcangelo

da

la

giovinetto

discepolo

V. Monti [1754-1828], germe bolognese, nato


il

gii

peregrinando fantasticamente e faticosamente

teologia,

tra

con

mi-

Marco Fantuzzi [1745-

in patria rest

1806], animoso e laborioso raccoglitore e illustratore dei

Monumenti ravennati. Da per


legi,

accademie,

nelle

culto del

buon

tutto nei seminarli, nei col-

poesia

latino, della

fervore

ne' palazzi,

ne' teatri,

italiana,

della varia

campioni

letteratura: fervore e culto che prepara validi

a quella che sar la scuola poetica e filologica del Monti


e romagnola; prepara menti, animi,
zione, ^lla repubblica cisalpina, al

13. Mentre

il

ducato

[1737-178:)] ed

di

sotto

abitanti, isteriliva

Ercole

Modena

regno

italico.

e Reggio, con

300 mila

ultimi estensi, Francesco ni

gli

quel

[1780-1797];

iii

rivolu-

braccia alla

Parma

di

Piacenza e Guastalla, con 500 mila, conquistato nel 1745

da Filippo infante
boni successi

ai

di

Spagna, parca

[1705-1802]. Questi, con aio


il

dovea

Dutillot,

cese;

ma

e s(jnetti;

riuscire

egli ragazzo

duca fece

specialmente per
corte, dopo

il

rifiorire sotto

Bor-

Farnesi, Filippo [1718-1765] e Ferdinando

in

il

Condillac e rettor politico

un Borbone foggiato

faceva altarini

di

soppiatto all'aio

Parma, Crisopoli,

poeti e

un

Frugoni ebbe

il

po'

anche

alla fran-

l'et dell'oro,

po' frati.

Poeta

di

Rezzonico [1742-1790], mi-

DEL RISORGIMENTO ITALIANO.


Distro poeta

il

Manara

[1714-1800J, predicatore

chi [1724-1803], storico


il

p.

XXlII

il

p.

il

p.

Tur-

Aff [17411797J, bibliotecario

Paciaudi [1703-1785], tipografo G. B. Bodoni; ristaur

r universit, e

v'

accomod

tra altri

pi vantato de' poeti

il

parmensi, Ang. Mazza [1741-1817]; institiu premi annuali

opere drammatiche,

alle

del Monti.

Il

coron [178G] V Aristodemo

un tratto ad allargar

Dutillot pens

ma

con la dote dell'erede estense:

punto Maria Teresa se


duchi,

carrucol

Amalia, a scapestrare
la fioritura

cesco

III,

ediflzi,

il

gherm per uno

la

Parma una

in

lo

pili

de' suoi arci-

arciduchessa, Maria

sposo e sovvertire lo stato. Cosi

parmense and

Per Modena, Fran-

in paglia.

magnifico

universit,

lo stato

accortasene in buon

fece

molto;

tutto in vano,

quando

de' suoi principi,

codici, vie;

ma

cede alle lusinghe e alle larghezze austriache la nipote

Maria Beatrice,
di

tante nobili

confluivano

in cui

genti

il

sangue e

Estensi,

italiche,

retaggio

il

Malaspina, Cibo,

Pico della Mirandola, Pio da Carpi, Correggio. Dell'ul-

tima letteratura estense che resta?


Gir. Tiraboschi [1731-1794] e
disi

il

[1736-1783], economista e poeta.

gracili poeti o rimatori di

Il

nome

Modena

gran servigio
di

di

Agostino Para-

pure esso e

e Reggio, e

gli altri

tumidi e

Parma

e Piacenza, qualche tcco

lasciarono

e qualche impronta,

almeno formale, nel lavoro

di trasfor-

reboanti di

mazione della
era preparata

lirica.

ne'

due ducati

parmense, asciutta e nervosa

13.

la

coltura

umana

per l'avvenire, rigogliosa e frondosa nel

La Lombardia,

cio

il

in quel di

ducato

Mantova, con un milione e mezzo

di

di

Modena

e Reggio.

Milano e quel

di

abitanti, sotto l'im-

DEL RISORGIMENTO ITALIANO.

XXIV

pero

Maria Teresa [1745-1780] e

di

Giuseppe

di

ii

[1765-

1790J, governanti Milano Francesco in di Modena e dal


1771 r arciduca Ferdinando marito a M. Beatrice d' Este,

and scotendo

l'

ignavia e

l'

intorpidimento contratto dalla

dominazione spagnola, godendosi o discutendo


agricole ed economiche per suggestione

mente introdotte da Maria Teresa


politiche
flitte

le

le

riforme

paesana pianaamministrative

con irrequietudine autocratica in-

religiose

da Giuseppe. Intanto quella nobile popolazione, che

neir opera della letteratura nazionale non aveva ancora


fatto lavoro suo proprio

n impresso

suo marchio,

il

svegliava alacre in questa met del settecento.

lombardo nell'arte
pratico della

[1728-1798]

vita
e C.

appoggiavano
ralmente

le

e del

il

della citt.

Beccaria

le

il

senso

mentre P. Verri

promovevano

[1735-1793]

il

utili,

pi

mo-

restaurato giu-

spagnolerie secentistiche del

Lemene, venne svolgendo un

dalla tradizione paesana quel


spirito

Cosf,

altamente umane,

repudiate

Il

genio del buon senso,

riforme pi essenzialmente

efficaci, pi

dizio letterario,

Maggi

si

marchio

po' alla volta

meglio che restasse dello

lombardo incolume dalla soffocazione spagnola e

che per l'Accademia dei Trasformati risaliva

al

cinque-

cento. Cosi G. Parini [1729-1799], cominciato arcade, dell'

arcadia

meno

peggio, non pastorale, non rococ, a pena

cimentatosi al verso, procede co


all'utile;

nel

tendendo a correggere
di

la

rimembranze classiche

realistici,
civile.

'I

Giorno con poesia

pratico senso al vero e


squisita e potente

citt; nelle

di

in-

Odi, con un misto

ardimenti a volta a volta

formando, rinnovando, rafforzando

la coscienza

DEL RISORGIMENTO ITALIANO.


14,

degna

clie

faceva con la Savoia e

tre milioni d' abitanti, acquistato

Vittorio
di

Piemonte,

Il

Amedeo

sotto

ii,

Carlo Emanuele

iii

La

berto

incuor

le

la

l'Italia, la dinastia,

errori,

pi

nazionale

milizia

diverse

nelle

portava pur seco

meno

Amedeo

Emanuel

liberali, nulla; ella

fortune e

non

Fili-

che quegli

farebbe

rifiorire

nel diversi

Ma

fati d'Italia.

iii

ora sua prossima a

1'

del Machiavelli

vaticinio

il

da

regno arrotondato e afforzato

il

dinastia guerriera, da poi che

che avesse fatto

Sar-

la

titolo reale

il

[1730-1773] e di Vittorio

[1773-1796], sente anch' esso che

suonare.

XXV

di

riforme

d pensiero che

si

del suo esercito e della sua nobilt, le forze per le quali

E non

parie essere salita alla recente grandezza.

Prese

il

Giannone con un

sue fortezze

fin

uscire senza

il

che

vi morisse.

permesso del

re.

Dallo

Fuor

scherza.

sostenne nelle

tranello, e lo

non

stato

non

di stato

stampare; quanto a stampare nello stato,

pu

si
si

pu

Baretti e

il

il

Denina informano a che rischio e a che prezzo. Con tutto


ci, baliosi del

lungo esercizio delle armi,

piemontesi,

borghesi e nobili, vogliono pensare e scrivere

per pensare e per iscrivere scappano

Alberto Radicati, che avea


scritture Vittorio

Amedeo

servito

ii

[1733-37]

audacie

contro

Piemonte. Gi

di

anche troppo

ne' contrasti

la Chiesa, ripar in Inghilterra e in


la

anch'essi.

di

di

sue

potest con

Olanda a pubblicarvi

Bibbia

il

cattolicismo,

pi e meglio che volteriane. Carlo Passeroni [1713-1803]

accomod

la

sua ingenua poesia per tutta

la vita

a Mi-

lano: G. Baretti [1616-1789] migr in Inghilterra, C. De-

corse

nina [1731-1813] a Berlino: V. Alfieri [1749-1803]


tutta l'Europa: Giov. Luigi

Lagrange

[1736-181.3J

si

fece

DEL RISORGJMENTO ITALIANO.

XXVI

addirittura francese.

era adoperato per

la

conte Dalmazzo Vasco, che molto

Il

Corsica e per

il

Paoli, e avea pubblicato

un

sag-gio di legislazione civile e tradotto

fu

sostenuto

nel

castello d' Ivrea

stituzione per la Francia.

l'orientalista

1788],

il

Montesquieu,

1791

nel

Il

mori

vi

mandato attorno un disegno

nel '94, reo di aver

si

con-

di

bibliotecario Paciaudi [1710-

De Rossi [1742-1831],

tipografo

il

Bodoni [1740-1813], cercaron fortuna e quiete a Parma.

pure

la vita italica dal

mentre tutta

cuore va risalendo

loro alpi pensando all'Italia.

vivo e popolare.
di

Barett propugna un'Italia

per

ha sentito

il

sia

immortalmente

al

Rousseau

Petrarca

e la passione

prosegue con
crea,

l'

linguaggio

prima storia

al

ha

letto

il

e della

il

Montesquieu,
si

suo

coltura

ma

rialza diritto a

Machiavelli; rinnova con l'ingegno

una poesia
l'

glorificato

dell'educazione

contatti

per instituto e per coscienza ereditario

Dante

la

in

nostra gente col titolo di Rivoluzioni cV Italia.

Vittorio Alfieri

nome

e,

11

Denina mette insieme

Il

capo;

piemontesi scendono dalle

non accademica, scrivente moderna e franca

generale

al

penisola tace,

la

alla patria; concepisce, imagina,

acceso pensiero,

per

ci

virtualmente

Italia libera e una.

III.

14, Al rompere della rivoluzione francese,

in Italia le

riforme economiche legislative sociali erano gi condotte


assai innanzi, se

mento
tuzzare

non

al

termine, pe'l tacito o palese consenti-

dei principi nuovi e della borghesia illuminata a rinle

soverchierie

dell' aristocrazia

feudale e

le

inge-

DEL RISORGIMENTO ITALIANO.


roiize dell'ordine ecclesiastico:

XXVII

che portava

il

neces-

la

provvedere a uq riassetto del paese, aiutando

sit di

lavoro,

promovendo

mutando

la prosperit,

il

curando

officii,

e saldando le piaghe lasciate dai passati dominii. In Italia,

lungi dalle astrazioni del filosofismo,


pratico:

il

favore dei principi fu tutto per

giurisprudenza

come

si

economia, e

proporre

nel

legislazione

alla

dell'

l'

rendite

civile

innovazioni
criminale,

pubbliche, al

censo-,

all'

dei
essi

filosofi,

bisogni

miglioramenti

amministrazione

commercio

al

al-

istruzione.

l'

La
di

poesia e la letteratura non ebbero quella tant' aura

favore che nel secolo xvi.

non fu male:

elle ne di-

vennero pi pratiche e indipendenti, nutrendosi


siero e sentimento

reale, e

facendosi ispiratrici

ai

il

Alfieri"

non

d' alti

Certo

e nobili sensi.

ma

alla

corte di

Parini avrebbe composto odi come quelle

il

Bernardo Tasso o un poema didascalico. Vero


pensatori e storici

rono nelle opere loro agli


care

economisti

ed

la coscienza nazionale,

pi

effetti

del

civili

dipendenza

immediati del

xviii diresto

quelli

umane riforme

rado

legislativi

del

come

alla

non

mai

ricostituzione

xvi

secolo

per

mira-

rivendi-

constituire la nazione in libert e dignit;

nei filosofi

pi

nel cinquecento un

pu n anche immaginare e

si

converso che

le

da cortigiane e accademiche

popoli

che quelli del settecento:

un mecenate
di

pen-

di

cinquecento conta scrittori e poeti o pi grandi o

perfetti

della

gli studi

opera

chiamavano, fu nel rappresentare a

del popolo e

delle

progresso andava

il

mentre

che manchi

che pur promovendo

negli

ordini

economici

accennarono

alla

della

In

patria.

in-

quel

DEL RISORGIMENTO ITALIANO.

XXVIII

razionalismo umanitario la
poeti, 0, meglio, (V

patria

fu

un sentimento

un poeta, che ne invas

di

giovine e

la

prossima generazione.

la

15. La rivoluzione venne a tempo a salvare

da un riassorbimento austriaco, che

preparavano

esempi della Francia e con

gli

le

Vienna, e a rattizzare nella

arti ereditarie della corte di

borghesia con

le

l'Italia

gli stimoli di

Napoleone l'emulo e vivissimo sentimento della coscienza


nazionale. L'italianit efficace attiva combattente
e

crebbe

in

scombussolamento

quello

francese che

periodo delle repubbliche

il

rifece

si

occupazione

dell'

efimere,

nel

determinarsi e posarsi del consolato in Francia che tra


noi

il

dersi

quadriennio della repubblica

europeo

impero

dell'

Le repubbliche veneta

del regno italico.

nel

italiana,

che per noi

la
zia

se

non che quest'ultima

voce de' suoi grandi morti chiedente


contro la

troppo

il

foglie

posteri giusti-

borbonica.

e inonorato s'allunga l'esilio de' Sabaudi, Carlo

Emanuele

Emanuele

gna. Pi tardi e pi utilmente al regno

chino Murat [1808]; e


in Sicilia,

constituzione [1812].

pieno

iv

[1802-1821], in Sardedi

Napoli

mandati re francesi, Giuseppe Napoleone [1800]

Borboni

Pur

riunito ben presto alla Francia [1799],

[1799-1802] e Vittorio

de'

por-

dietro

lasciasi

ai

perfidia e la scelleratezza

Piemonte

etrusca

ligure

romana partenopea [1797-1799] passano come


tate dal vento;

disten-

stagione

la

d'intrighi

s'agita

dove imparano a giurare

la

sono
Gioa-

l'esilio

prima

vero che Bonaparte console e im-

peratore baratta e ribaratta altri stati


torie sue private; e finisce

come

fossero fat-

con riunire all'impero

fran-

DEL RISORGIMENTO ITALIANO.


cese

Genova

Lucca

Ma

che?

mover

s'

spunta

dal

pie

Roma

fin

Apennino,

dell'

Alpi,

tra'

due

[1809].

gi

mari,

per

seme

il

msse verdeggia,

la

fiore,

il

e Piacenza [1808],

Toscana [1807] e

dolce piano, su verso le


gittato,

Parma

e la Liguria [1805],

[18)6], e fin la

XXlX

il

la foresta

addensa.

16.

Il

30 d'agosto del

clama l'indipendenza;

Reggio d'Emilia

179G,

d'ogni

lei

gl'italiani, esuli, cittadini, soldati,

che

in quei giorni

cant

Chi

l'ignoto

reggiani cosi?

a'

Gi gi

il

Scuotou

la oppressa

poeti.

pro-

corrono

parte

sannita

il

bruzio

chioma,

uniti al tsco e all' insubre

Volan coir armi a Eoma.

lioma, a

Roma:

Di libertade

ivi

ertesi

tempio ....

il

Se non poeta, profeta; e vedeva lontano, e bene. Dopo


quindici giorni, Reggio,

Modena, Bologna, Ferrara

stituiscono in Repubblica Cispadana; e levano

Pochi mesi, e

la

Cispadana

si

riunisce

si

co-

tre colori.

12 apr. 1797] alla

Transpadana (Milano e Mantova, Bergamo Brescia Crema),


e di tutte insieme

si

fa [12 giugno] la Repubblica Cisal-

pina; a cui Bonaparte annette la Valtellina e


di

Bormio

Chiavenna [26

feudi svizzeri di

mensi su
Cisalpina

la
si

Campione

sinistra

rileva

del

tersa

ott.]

le

contee

a'Grigioni, e

ritolte

Macagno, e terre gi par-

Po.

Dalla bufera nordica

la

nome

di

e purificata

Repubblica italiana [26 genn. 1802]; e

co
il

'l

bel

suo presidente

DEL RlSORGIMENtO ITALIANO.

XXX

le restituisce, dal

bardo

Piemonte ora francese,

Novara,

di

marzo

1805]

sizione

della

Vigevano,

regno

d' Italia.

Lomellina:

diviene

boricene,

[17

ricompo-

Pietosa questa

boccone

patria

spoglie lom-

le

oscuro

dall'

borgo ceduto da un qualsiasi Sforza agli Svizzeri


regina

alla citt

tore raggiunge

con

il

tradita

all'Austria

dal

cuore balza quando esso conquista-

nuovo regno [30 genn. 1806] Venezia

al

tutti gli stati di

terraferma, con l'Istria da Trieste

Pola e con

Dalmazia, che furono allora per tre

fino a

anni province

r impero
[0

dell'Adriatico

ma

conquistatore;

fino

la

italiane.

Napoleone
e

[29 nov. 1809],

se

cambio

die in

poi per

ritolse

le

Alto Adige

1'

giugno 1810] con Trento e Bolzano; e gi aveva an-

nesso [2 apr. 1808]

dai

vecchi stati pontificii

Macerata, Urbino e Camerino. Quanta gloria


liane rinnovellata

in

pochi

anni!

E quanto ingegno!

cordialit!

17. Alla repubblica e

al

regno confluirono da tutte

pen'sola amministratori

parti della

misti e politici e militari, dotti e

Moriva immaturo

tori, poeti.

Mascheroni
masco.
nezia,

che ardenza e

con

Ancona

di citt ita-

La

econo-

legislatori,
filosofi,

nei comizi di Lione

poeta

[1750 1800],

letterati,

scrit-

Lorenzo

matematico,

berga-

Romagna mandava Vinc. Monti; la Vema di madre greca dall' isole ionie,

non indigeno,

Ugo Foscolo

[1779-1827];

il

ducato boi'bonico, P. Gior-

dani [1774-1818]:

triumvirato che segna

questi anni e nel

nuovo

teratura;

il

modificazioni

il

passaggio, in

territorio italico, alla

neoclassicismo

nazionale,

nuova

let-

derivante con pi

soggettive e oggettive da quel

del

Parini

DEL RISOUGUMENTO ITALIANO.


e dell'

XXXI

Quali significative apparizioni, a pochi mesi

Alfiei'i.

l'una dall'altra, Il congresso

Udine,

d'

la

Maschcro-

niana, VOrazione a Bonaparte, Caio (raccOy


lettere, V

Orazione per

arti,

belle

le

Ultime

le

Sepolcri!

Dal

trecento in poi non erasi pi sentita, ne' metri nazionali


del Trecento, nella canzone del Petrarca e nella terzina
di

Dante, poesia

e vera

non

di storia

come quella

erasi fatta prosa

quella del Giordani:

cosi

rinnovava

retorica

Rousseau

il

il

Botta

[1766-1837],

quale,

il

indi

libert e di nobile e puro eloquio

dipendenza
della

d'

America,

cui

mo-

di

V Alfieri con

che nel colorito

accompagnato Carlo

seguite

mandava

sua

la

sentimentale, e

Young
pi

questi tre vuol essere

del suo Piemonte,

poi

in

elegantemente italiana come

quel che di greco avea nel sangue


e nello stile.

cosi splendida

cinquecento

dal

Foscolo improntava

il

dernit vigorosa anche dove


nel verso

viva

politica

del Monti:

Parigi

Storia

nella

Toscana

la

le

sorti

esempi

patria

alla

di

dell' in-

nei

premi

Crusca francesemente rinnovellata preferiva certe

mitologiche ottave
nozze

di

Luisa.

Il

Giove e

di
di

G. Resini [1766-1855], cantanti

Latona, cio Napoleone

Botta anche

Ant. Cesari

insieme pur co

[1760-1828]

neoclassicismo

lessicale

ebbe allora a punto


patria contro

il

la

ci

ricordano

che fu

detto

'1

il

le

Maria

Giordani

e con

meglio

purismo,

di
il

quel

quale

sua ragion d'essere come reazione

francesismo invadente.

franciosata Toscana era poi

si

bassa

come

la
le

povera

in-

miserie del

Resini davano a divedere: ella preparava in Lazzaro Papi


[1763-1831]

un futuro storico della Rivoluzione, chiaro-

veggente testimone e giudice

dei

tem[)i

con temperanza

DEL RISORGIMENTO ITALIANO.

XXXII

libera e onesta:

precorse

studi

propria e

romano,

produceva a quegli anni una storia che


insigni

piena

stranieri,

di

erudizione

d'

L' Italia avanti

zelo italiano,

di

del livornese G. Micali [1769-1814].

il

doniinio

Le

terre in-

sanguinate della bella Campania e del Sannio mandavano


esuli

Milano Fr. Lomonaco [1771-1810],

Vite dei capitani illustri d'


1823], del quale resta

nel

memorabile

autore delle

Cuoco [1770-

che scrisse del 1802

ci

Comentario della rivoluzione di Napoli

lo stato d'Italia

governo

straniere,

Tale

che chiunque vuole o salvarla o occu-

parla deve riunirla, e non


il

e Vinc.

Italia,

si

pu riunire senza cangiare

di Roma . Da prode pi vicine, fatte in vano


Parma cedeva a Milano G. Rasori [17G6-1837],

prima cittadino ardente e irrequieto, poi medico novatore


e letterato;

mandava Piacenza

G. D.

Romagnosi [1761-

1835] a trattare la scienza della legislazione e delle constituzioni,

mandava M. Gioia

vigorosamente nei

a propugnare

[1767-1829]

principii della repubblica l'unit

ministero

dell'

interno

recensioni

le

contro

compilando nel

la federazione e a creare poi la statistica

delle

province

del

Regno. Alessandro Volta [1745-1827] a Parigi, nella presenza del primo console,
la

invenzione

sua della

in

seno

pila;

all'

B.

Instituto,

Oriani

dimostrava

[1752-1831],

Orian degli astri indagator sovrano, misurava


del meridiano tra Rimini e

Roma. Sotto

l'imperatore e re usciva l'Iliade,

il

1'

arco

gli auspicii del-

poema

de' forti, nella

recensione di Luigi Lamberti reggiano [1759-1813] per

le

stampe magnificamente artistiche del Bodoni, mentre

il

Monti ne verseggiava
europea possa

la pi bella

vantare.

Sotto

gli

traduzione che lingua


auspicii

del

vicer

il

DEL RISORGIMENTO ITALIANO.

XXXIII

una nuova edizione del Vocabolario della

Cesari curava

lingua, e promossa dal governo

continuava dal 1801 al

1814" la collezione dei classici italiani in 190 volumi. Strade

intanto
fci

aprivano,

si

monumenti, pari

vestivano

si

mandre

e le

nuova coltura

di

combat-

tricolore,

Adige, su la Raab, in Spagna,

in vai d'

Per causa,

campagne

nuovo allevamento.

di

soldati italiani, attorno la bandiera

Russia.

levavano edi-

si

e lo

nuove alberature,

di

tevano e vincevano
in

montagne

le

allegravansi, coperte da

ponti,

grandezza e arditezza, se non

in

romani; e

superiori, ai
valli

gittavano

si

non nostra; ma

vero,

tempra,

la

infiacchita nel servaggio, rifacevasi, e dagli Stenterelli e


dai Giovanni
il

Bongee venivan

voce, lusingava
figlio,

per menarlo a

cretare alfine

indipendenza

tanta italianit

regione

Iterti

in

nova

il

permeava

francese

fatta

questi anni

l'

Roma, coronarlo

supremi

Torino

il

la

atleti del

re

1808,

Cam.

di

sotto

un altro

d' Italia

e de-

fatale penisola.

la

che in

terra e la gente,

sudditi

aspetta

nacquero a

francesi

Risorgimento, Vinc. Gio-

5 apr. del 1801, Gius.

28 luglio del

luglio del 1807,

di tutta

Fante e

del

mormorata

speranza,

l'imperatore

fidenti:

fuori Cosimo

E una

granatiere Bianchini.

Gius.

Cavour

Mazzini in Ge-

Garibaldi
in

Torino

in
il

Nizza
1

il

agosto

del 1810.

18. Forse
sopravvissuto

il

regno

all'

italico

non avrebbe a ogni modo

impero napoleonico,

ma

fu

vergogna

cadesse per la insurrezione del 20 apr. 1814; nella quale


si

risvegli pur

cando

ai

troppo

il

vecchio

forestieri italiani, e fu

municipalismo impre-

decretato

coccarda na-

DEL RISORGIMENTO ITALIANO.

XXXIV

zionale

il

bianco e

casa

colori di

rosso,

il

odio ai tre colori sotto

Ahim! qualcuno

l'Austria su la Raab.

1815

Intanto dal trattato del

d'Austria, in

aveano battuto

quali g' italiani

pag per

poi

piata di dominio con la Venezia, afforzata


alleati di casa in

mano
il

allungata su

le

Da

la penisola.

lei

pendeva

Terraferma e

erano

scambiate

meteora;

ma

tra

cospiratori

giovani

avevano

ci

Manzoni [1785-1873] lasciando


Pellegrino Rossi

l'

Regno per

pili

che

le

altrove

ferveano negli

[1787-1848]

in

cordi del passato

il

Il

Marche

esule

italico

Elba.

d'

fissato gli occhi, Aless.

in disparte gl'inni sacri

lasciandosi

Napoli

dietro

in

Piemonte

crucciavano

in

la cat-

Romagna. Per

la

negl' impiegati

officiali

Ge-

di

impero

tedra di Bologna; e a lungo se ne ricordarono


nel

papa

Murat era passata come una

Gioacchino

L' impresa di

accresciuti

unit ed

di

il

Borboni tornati anche

Sabaudi

nova. In vano parole sublimi


s'

la

buona volont,

restaurato in integro: a pena, con molta

di

con

Po,

*1

Legazioni, afi'ettando a viso aperto

avrebber potuto non dipendere

regno

su

Toscana e nei ducati emiliani, con

predominio su tutta

al

tutti.

tornava addop-

l'Austria

bagliori
tutto, e

Lombardia,

ne' letterati

raff'ronti al

ri-

presente.

tempo del carbonarismo.


carbonarismo, nutrito nascosamente tra le selve di

('alabria dai superstiti della Repubblica Partenopea, pla-

cato e aizzato dai Borboni esuli

una constituzione contro

il

allettato alla sua volta da


d'

indipendenza e unit,

INIarche e la

Romagna

con

dominio straniero

Murat con

invase
e

in Sicilia

indi

con
si

l'

la

piti

esercito

diffuse

1'

sca di

di

Murat,

vasta idea
di

lui

le

all'Italia supe-

DEL RISORGIMENTO ITALIANO.


riore.

Ugo

Foscolo, quando profferiva

pappagalli

ai

sette

non

motto

il

Le

caro

cosi

bisogna

Italia

disfare

un

spesso gli avvenne, che


sette in Italia

martini

politici opportunisti

vano utopie; ed erano


Tra

le sette

il

le idee

e insi

e generose

pi alte

n anche intravvedevano, che


combinatori

la

le

lato

due maggiori) custodirono nei lor segreti e

le

temperati e rassegnati

nire.

1'

passionatamente.

trasmisero nei loro

che

rifare

come

vide,

della cosa, e

tendo

XXXV

verit e

dell'avve-

trionfo

il

chiama-

sistemi

di

carbonarismo fu la pi complessa e

larga a un tempo: dalle regioni e popolazioni che traversava,


i

come

sentimenti e

htare con
i

camaleonte della favola

il

bisogni del presente. In

gli officiali e

colori,

Piemonte fu mi-

nobili, alfleriano

pensatori: maggiore di tutti, letterato

co' letterati e

e militare,

torre Santarosa [1783-1825]. In Lombardia

e federale

coi disingannati del 1814,

avean tentato propagare idee

luzionarli co'

Bjron. Capi

San-

romantico

che nel Conciliatore


attratti alle

letterarie di mad. Stael,

dottrine storiche del Sismondi,

un

politiche di Ben. Constant, e

fu

progresso,

di

attingeva

po'

fantasticamente rivo-

naturali e

d'

autorit

erano

Fed. Confalonieri [1785-1846] e L. Porro [1780-1860]. Piero

venuto

Maroncelli

[1795-1816]

parvenza

musico e letterato, propagatore

di

rismo tra la giovent:

era

S.

dalla

Romagna,

in

carbona-

di

Pellico [1788-1854], G. Pecchie

[1785-1835], C.

Ugoni [1784-1854], G. Scalvini [1791-1843].

La sapienza

G. D. Romagnosi riguardava

la poesia

di

combattimento

e della vittoria.

novit e

il

di

favorevole:

con A. Manzoni in disparte preparava

d' idealit

moto

l'

inno del

pure con tanta voglia

italiano del 1821

non esce

DEL RISORGIMENTO ITALIANO,

XXXVI
dal cerchio

Toledo e

spagnola, gridata in via

era

la

Del resto

rivoluzione

la

piazza

iu

men durevole

francese del 1791, la

Napoli

in

constituzione

francese: la

della rivoluzione

[2

1820- 24 marzo

1.

Piemonte

1821] fu settaria e militare; in

di Castello,

a lunga prova.

marzo -9

[9

apr.

1821], militare e aristocratica; in

Lombardia sarebbe stata

letteraria e dottrinaria: da

tutto

non mancaron

per

ogni

modo

piemontese

rivoluzione

la

rosa: la napolitana lasci ad

giuro borbonico e

il

popolo;

rivel

un raro

Sicilia,

altro sper-

ad esempio

parlamento degnamente chiuso da Gius. Poerio


1843],

repubblicano

mand

all'estero un

rono
ai
di

in

all'

Europa

la

drappello

ai

[1775-

che testimonia-

esuli

di

mand

carceri austriaci un drappello

anime nobilissime che santificarono

il

dolore d'Italia

conspetto alle genti.

19.

Il

decennio tra

il

di prigioni d' esilii, corre

e di novit

nel

neoclassicismo,

'20 e

il

'30, si

lavoro dell'ingegno

maturato nel regno


le

storio

A. Manzoni, cominciata
il

lirica

1820 e

delle

compimenti
lettere.

d,

finite

Il

italiane del Botta e

nel
il

di

italico,

napolitano di P. Colletta [1775-1831].

seguita drammatica tra

doloroso di patiboli

per converso pieno

preparate in questi anni,

di

il

mancata federazione

la

virtuosa sofferenza degl' italiani,

modenesi e

patiboli

1799:

del

tro-

Santorre Santa-

in

ammonimento un

distacco della

si

da Cuneo a Messina.

d' Italia

d'anima perfettamente italiana

tipo

il

che, tementi da prima,

gli austriaci,

varono a un tratto padroni

manc

La manifestazione
regno [1806-1813],

22,

si

compie col ro-

manzo [1825]. Dinanzi alla rassegnazione a cui conchiude

DEL RISORGIMENTO ITALIANO.


il

Manzoni comincia [1826]

di

lo strazio della poesia e filosofia

Leopardi [1798-1837]. Tra

di G.

mezzo G.

Foscarini

XXXVII

B. Niccolini col

classici

Nabucco

romantici sta

[1815] e V

Antonio

[1827], gi accennante al rivoluzionai'io.

la

letteratura veramente rivoluzionaria comincia a campeg-

giare con la poesia: procede dal mezzogiorno Gabr. Rossetti

[1783-1854], improvvisatore,

tastasiano,

che

si

Bercliet [1783-1851], critico,

niano, che

esplica:

si

librettista,

arcade,

me-

trasforma: viene dal settentrione Giov.

il

romantico,

estetico,

manzo-

primo, monarchico in fondo, ac-

cenna presto all'unit senza forma determinata:

il

secondo,

fresco della storia del Sismondi, pare fermo per ora alla

federazione repubblicana.

IV.

20. L'insurrezione della Romagna e dell'Emilia


21 marzo 1831] e
di

Sardegna [27

1'

avvenimento

apr.

[3 febbr.
al

trono

1831] aprono la sbarra alla genera-

zione nuova e

incominciano

svolgimento

soluzione;

Carlo Alberto

di

il

quella

terzo

periodo che di

con

l'addurre la bor-

ghesia nel campo dell'azione, questo con k) svecchiamento


della

prevalente

La mossa

sabauda.

dinastia

Francia, e aderente

con

avvei'so

Luigi Filippo seguita

l'opinione nei pi. Intanto

va

di

male

in

Il

il

il

dottrinaria

movimento

del-

poter civile della Santa Sede

la

successione di Napoli con Ferdi-

[1830-1860]: Francesco iv di

perduta ogni

pur sempre dalla


politica

peggio con Gregorio xvi [1831-1816]: gio-

vent non migliora

nando

alla

speranza

dell'eredit

Modena

[1815-1846],

piemontese e

della

DEL RISORGIMENTO ITALIANO.

XXXVIII

corona
cino

italica,

Lucca

di

chiarisce tristo all'in tutto:

Carlo Luigi [1821-1847]

duchessa

l'imperiai
il

si

a ogni

vento:

Parma

di

granduca Leopoldo

ii

di

Austria su

sfidante: e contro

lei

[1815-1847]

il

borbon-

Maria Luisa

divertono:

si

Toscana [1827-1859] pencola


minacciosa,

tutti,

sprezzante,

l'idea italiana, sola.

31. La letteratura della rivoluzione, che finora, salvo


del Foscolo rimasti per altro inediti, facea pi

gli scritti

volentieri sue prove nella poesia,

mina meglio nella prosa, o

come

si

allarga ora e deter-

sentimento e

di

romanzi, e qui tengono

campo

il

di fantasia

F. D. Guerrazzi

[1804-1873] e Mass. D' Azeglio [1798-1866], o di sentimento


e

ragionamento come sarebbero

libri

zano

discorsi d'

l'uno dell'altro sopravan-

dottrinali, e qui a fronte

Gius. Mazzini e Vinc. Gioberti.

tutti

per la trafila del 1821 e per

venienti,

eloquenza e

Ambedue

pro-

l'intermezzo

di

Santorre Santarosa, dalla tradizione dell'Alfieri, accen-

nano ambedue ricisamente


iniziativa straniera. Alta in

al distacco e al rifiuto

ambedue

d'ogni

l'idealit, onde, lungi

al sensismo e razionalismo francese del secolo xviii, dedu-

cono

la

credenza ferma della libert e della moralit nel

continuo perfezionamento del genere umano.


satori italiani a rifare la patria

onde primo

e di fede,

l'

il

avvers fieramente

umana

e civile

il

vol-

delle

rispetto alle cose divine, cosi all' esaltazione

cattolica del Gioberti risponde


]\[azzini;

pen-

abbisognavano d'entusiasmo

Alfieri

terianismo e proclam la necessit


l'eligioni e

E come

la

vocazione

mistica del

dietro loro si' delinea l'osservanza

apertamente professata dai pi

riottosi

a' preti,

cristiana
Niccoliai

DEL RISORGIMENTO ITALIANO.


Altissimo egualmente

e Guerrazzi.

montese
il

dell'altro

si

D'ambedue uno

dell'

Roma:

fino al

ligure volle andarvi

f.

la
si

compiono a vicenda.

uno l'intendimento a un
se

non che a quel

18i9 andare con

sempre con

fine

1.

ora

sempre, con pensiero ed azione,

vine Italia; e infiamm, persuase, attrasse,


giovent,

ma

degli

artigiani

pie-

il

la rivoluzione unitaria.

1834] all'eccidio dei fratelli Bandiera [9

Mazz/ini, per

fine

la federazione,

di

agit,

pie-

missione della terza

un decennio, dal tentativo

Giuseppe
[2

uno

spiegano e

l'obietto,

pi'ossimo, Italia e

montese voleva
il

nel ligure e nel

sentimeato del nome e dei destini d'Italia, e

il

Primato italiano

Roma

XXXlX

della

Savoia
1844],
la

Gio-

non pur

cittadinanza

la

gran

parte: Vincenzo Gioberti, staccatosi dalla Giovine Italia


nel 1831, torn a quella che

mava cospirazione
sua

predicando

il

che usci

nell'agone co

anime timorate e

le

attrasse e rapi
vasi dietro

che molto alto portava


'1

il

g'

ingegni

giovine clero, che alla sua

la tradi-

Primato, e

lega dei principi riformatori capo

la

fice attrasse

Santarosa voleva e chia-

letteraria, ed egli la fece con certa

filosofia battagliera,

zione italiana, fin

il

il

ponte-

timorosi,

volta trae-

popolo credente anche dalle campagne.

23. Al Gioberti dal Piemonte, modificandone e volgarizzandone le dottrine, aderirono, Cesare Balbo [1789-1853]
nelle
glio.

Speranze
Questo

guelfi:

vano

il

il

d' Italia, e

con pi

scritti

Massimo d'Aze-

primo gruppo dirittamente chiamato de' neo-

quali,

pur non sapendolo, svolgevano e applica-

concetto messo innanzi dal Foscolo nel 1815, della

gloria e forza, che all'Italia

venne e pu venire dal pon-

DEL RISORGIMENTO ITALIANO.

XL

teficato e della necessit

che

pontefice rimanga in Italia

il

difeso dagl' italiani e riordini la religione di

idee

tali

pare

il

neoguelfi dal 1842

1847

al

Cristo.

popolo italiano: mente

ordinamento

restituirlo al

spada Carlo Alberto,

lui dell'Italia,

una lega

finale

a strap-

intesero

papa dalle branche dell'Austria e

Con

che

dei principi riformatori

escludesse l'Austria: non rivoluzione, non constituzioni, n

unificazione n unit.

nigni

altezze

dalle

maggior

lor

solitarie

roliano e

sime

per

il

amicamente da Firenze G. Cap-

cospirava

gran

[1794-1876], rallegandole

tuttavia ondeggiante,

maggior poeta

il

Manzoni e Ant, Rosmini

A.

filosofo cattolici,

[1797-1855]:

poni

parte riguardavano be-

questa

come

lui,

tra

gente

Toscana,

di

guelfismo savona-

il

ghibellinismo leopoldino: consentivano, mas-

il

le

neoguelfe,

idee

indipendenti

altre,

in

da

Milano Ces. Cant [1805-1895] e N. Tommaseo [1802-1874]

da Venezia.

Il

D'Azeglio volle allargare contenenza o

significazione al
lesta,

dell'

opinion

polo gli chiam

un

intitolandolo,

partito

nazionale

moderati.

cos/ vi

troppo alla

po'

veramente

pi

si

il

po-

possono compren-

dere Giacomo Durando [1807-1809] l'autore della Nazio-

Terenzio Mamiani

nalit italiana che pensava da s e

[1799-1885] filosofo e poeta che guardava oltre


fsmo; e

si

pu dire che molto

dottrine economiche

F. Sclopis [1798-1878] e Camillo

Dinanzi alla

fase

delle riforme, Gius.

del

ma

egli rimase

ostinato

I.

Petitti

le

[1790-1850],

Cavour ancor giovane.

neoguelfismo e

Mazzini,

luzione, di democrazia,

di

neoguel-

contribuissero con

vi

e legislative

il

banditore

se

movimento

d' unit,

pareva minacciato
nell' unit,

al

di

di rivo-

solitudine:

pure accennava

DEL RISORGIMENTO ITALIANO.


a rimettere

di

rigidezza

in

altre

XLI

sua dot-

della

parti

trina e nel metodo. Di Lombardia, usciti dalla scuola del

Romagnosi, C. Cattaneo

[1801-1869] e G. Ferrari [1811-

un forte e un bell'ingegno, sintetizzatore pratico

1876],

della scienza

il

primo, analizzatore teorico della storia

secondo, tutto pieno

regno

il

primo

rimembranze cisalpine

di

prono forse troppo

italico,

ma

francese, repubblicani erano,

come federale sarebbesi

il

gi

il

e del

secondo alla iniziativa


si

chiarivano federali;

poi chiarito

Venezia D. Ma-

nin [1804-1857]. In Toscana, F. D. Guerrazzi, forte e torbido,

faceva parte da s tra cospiratore e opportunista;

G. Montanelli

zionario,

rimarr

al Gioberti;

avverso

il

e scrivendo

d'
il

aver messo

non partigiano
nel

circolo di

in burla

maggior male

di

Dio

naldo

Sicilia

po-

V Ar-

[1843], contro le dottrine del Gioberti e del Balbo,

vecchio ghibellinismo antipapale

all'

Prete

vecchio Niccolini mostrava aderire alla parte

rivoluzionaria ostentando nell'opera sua maggiore,

il

senti-

tornando rivolu-

pur

Mazzini e

al

G. Capponi, facea penitenza

Pero pensando
polo. Solo

G. Giusti [1809-1850], attratto

dell' unit;

nuovo

mobile a ogni

[1812-1862],

mento, era passato

balenavano

nella caligine:

alba del 12 genn. 1848

il

Napoli e

unitario.

ma Palermo

cominciamento

bandiva

dell'

epoca

quei

giorni

gloriosa dell'universale rigenerazione

r apparenza era tutta neoguelfa,

sostanza federale,

la

In

monarchica o repubblicana; d'unit poche speranze

lontane.

23.

Non

il

Quarantotto

scoppia,

tempesta

magnifica.

pi iniziativa francese; non carbonarismo aristocra-

DEL RISORGIMENTO ITALIANO.

XLII

che

polo alfine,

Europa.

d'

motto

co'l

Del moto che va

gno 1846]

sette: era

vero

genn. 1848,

le

avvenimento

constituzioni,

Pio

IX,

apogeo

(dittatura

di

di

le

il

difese popolari di

tragedia.

Il

tre sono

fino al

12

ix:

idillio

Palermo)

13

al

al

ag. 1848,

guerra;

la

Venezia)

Venezia agli austriaci),

18i9]

mutazioni:

insurrezioni,

in

Pio ix [16 giu-

di

ag.

Carlo Alberto: epopea

Manin

suona-

guelfismo, Pio

termini e le

dal 12 genn. (insurrezione di


le

Gioberti

V.

Venezia [24

riforme e

po-

il

egli la rivoluzione

Carlo Alberto: L' Italia fa da

di

dall'

alla resa di

gli stadi,

popolo italiano,

il

moveva, che iniziava

si

vti di G. Mazzini e di

vano ad una
s.

non

militare,

tico

occaso

dal

di

13 ag. 1848

24 ag. 1849 (resa

di

democrazia, rotta di Novara,

la

Venezia e Roma, Giuseppe Mazzini:

neoguelfismo, che trionfante nel

mine avea trascinato gran parte del clero e

primo
del

guerra, condannato

nella rivoluzione e alla

ter-

popolo

dall' allo-

cuzione dei 29 apr. 1848: rotto dalla inesorabile realt


il

sogno,

il

roseo sogno

un mattino

d'

di

primavera, la

conciliazione della fede alla scienza, del cattolicismo alla


libert, del

papato all'Italia.

tima essenza sua e per

le

Il

papato almeno, per l'in-

condizioni del suo reggimento,

non pu essere nazionale n costituzionale.

sacerdoti

che benedicendo e pregando a capo de' crociati rinnova-

vano

gli spettacoli del

medio evo spariscono, o

tra<liscono,

apostatano, o sono condannati e muoiono martiri della


loro illusione. Ant. Rosmini, reo delle

Cinque piaghe della

Chiesa, in vece del cappello rosso ha l'indice; e dell'aver tentato di riunire

persecuzione dei

gesuiti

il

in

papa

all'Italia punito dalla

vita

dopo

morte,

nelle

DEL RISORGIMENTO ITALIANO.


opere e ne' suoi discepoli.

sue

XLIII

A. Gavazzi

Dei minori;

[18)9-1889], Savonarola delle piazze, abiura e


testante; F. Dall'

Ongaro [1808-1873], Metastasio romanche nel '49 celebr

tico dei

democratici,

scila in

San Pietro, torna

settecento;

vien
il

la

fredda e avversa

federazione

San

di

dei principi

gli

la parte

procede

rimeria del 1848, dopo

mocratica. Della troppa

nelli e le ballate di F. Dall'

e dicono

Madonna

guerra nazionale: Carlo Alberto tien solo

alla

ma

campo;

ferocia di armi straniere,

occhi alla sua

le braccia e gli

meno

un abate del

alla libera vita d'

Nel secondo termine

Luca.

Novum Pa-

il

Bassi [1801-1849J, Pietro eremita dei ga-

muore santamente per

ribaldini,

levando

Ugo

pro-

fa

si

de-

stor-

Ongaro, due poeti rimangono

molto: Giov. Prati [1815-1884], pe

Mameli [1828-1849], per

gli

la repubblica.

Per

l'

'1

re; Goffr.

Italia canta,

per l'Italia muore, Aless. Poerio [1802-1848]. Benedetto

sempre

il

comprano

suo

nome

e quel

di

tanti

poeti

del

Mameli! quanta

corruttori e servili!

vilt ri-

Nel

terzo

termine monarchia e democrazia sono a fronte. La rotta


di

Novara

sorti

[23

marzo

1849], che parea

della monarchia, soltanto

esilio la

proroga

morte rifanno una popolarit

democrazia non
lancia da

le

dover affondare

Roma

vince,
la

gP instrumenti,
il

cio

lascia

abdicazione

monarca. La

eredit di

vittoria, e

conferma prossima dell'unit

24. Mancati nel

e pi di tutti

ma

l'

al

1848 alla sistemazione


i

principi italiani tutti

pontefice; e

non per

ci

le

italiana.

giobertiana

fuor eh' uno,

avvenutone

lo

stabilimento durevole del governo a popolo, teorica aspi-

razione mazziniana; veniva a mancare

la

possibilit del-

DEL RlSORCxIMEKTO ITALIANO.

XLIV
i'

effettuamento pratico alle due dottrine, o meglio

metodi
viati;

come furono

politici,

ma

missione, dir

alla

un vero acquistato,
di

principio

in

e av-

giobertiana rimaneva

cos,

la fede di

due

a'

concetti

Savoia

casg,

su

campo

'1

Novara, e la divinazion mazziniana ebbe ragione nella

rivelazione d' un vero nuovo, la virt del popolo italiano


in

Milano e

Brescia, in

in

Roma

Venezia.

e in

Quindi,

tramontata la stagion prima della politica giobertiana,

Primato

successe

Einnov amento ; mentre

il

mazziniana avanzava sempre pi premendo per

Posto adunque che


lito e

r unit

1'

unit.

monarchica avea

la federazione

repubblicana non era

al

l'opinion

fal-

perch vi-

riuscita,

ziosa la prima nella sostanza e difettosa la seconda nella

forma, da poi che federazione

n con n senza l'Austria ed


la repubblica
l'

in Italia

idea dell'unit, che,

Vittorio

mento

la

parte

qui

la

Se no, no;

e Gius.

blica

unitaria,

amici

Il

aderendo

sogno

il

di tanti

alla

il

valore di

agevolarono l'appiana-

Manin rinunzia

ponendo a casa Savoia

Garibaldi,

il

eventi precipitano.
1'

monarchia scriveva

anni

Tutto cede

famoso

campione della repub-

per

al

lavoro

agli
Italia

farsi reale.

sar una, Italia sar degna delle sue glorie passate

che supera con

al-

venia

altre,

dei pi altra

fede e

della questione. Nel 1856 Daniele

alla repubblica federale

le

nell'opinione

[1820-1878]

ii

farsi

dall' altra

cadute e scartate

monarchica.

Emanuele

non potea

papa e

non pu essere che federale;

sormontando, non conveniva

forma che

italiana
il

Gli

d' unificazione,

accordo della tradizione e della rivolu-

zione tutti gli ostacoli.

La campagna

portato r alleanza francese, e

il

di

terzo

Crimea

[1855]

avea

Napoleone riprende

DEL RISORGIMENTO ITALIANO.


per l'Italia l'animo del

Dopo

primo.

che

italiana [27 apr.-r2 luglio 1859]

della Lombardia,

dalla Giovine

Farini

L. C.

Italia

la

fini

XLV

guerra francocon

cessione

la

[1812-1866], passato

rafforzare

moderati,

gi

Bettino

Ricasoli,

moderato indipendente, conducono l'Emilia eia

Toscana

ai

marzo

plebisciti [14 e 16

assente e consiglia, Gius. Garibaldi

proclamando

Egli,

Italia

Vittorio

co' suoi Mille all'unifirazione del

20

186)], e

ott.

zione delle
Sicilia
a'

1860]. Gius. Mazzini

coopera e combatte.

Emanuele, procede

mezzogiorno

[5

maggio-

generale Cialdini [11 seti] alla libera-

il

Marche

dell'Umbria; e queste e Napoli e

votano per plebiscito

26 febb. del 1861

il

regno

l'unit [3 nov.]. Constituito


d'Italia,

Camillo di Cavour,

che gi avea rapita o accettata la fede unitaria del Mazzini

del

Garibaldi,

con accettare per


liana

dal

1796

finisce

in

solennemente,

monarchia tutta

la

poi,

proclamando

bisciti

veneto del 21

ott.

anime,

n con

Roma

1866 e romano del 2

unit di nazione fu fatta per

grandi e pure intelligenze, n con


sante

maggior

25 marzo,

sola

non compiuta,

tale d'Italia. L'unit fatta, se

N mai

il

la rivoluzione ita-

sacrifici

libero

ott.

aspirazioni

capi-

co' ple-

1870.
di pi

di pi nobili

consentimento

tutte le parti sane del popolo.

Bologna 9

ott.

1S95.

G. C.

e
di

LETTURE
DEL

RISORGIMENTO ITALIANO

I.

Pietro Giannone.

Notevole che questo primo richiamo alla virt e disciplina militare e

r accenno

al

Piemonte e alla casa di Savoia come a forza e si)eranza d'Italia

venga da scrittore meridionale.


11

Giannone,

passo nella storia delle

paese in paese; e
litici

che scrittore!

in

mandava

sopra gli Annali di Livio

scritti

1'

po-

anno 1739, nel castello di Ceva,

Ormea a

solleci-

Roma.

gli occhi la

Certamente a chiunque avr solo avanti


zione delle province onde ora

mente

fuggire di

all'Italia nei Discorsi storici e

dove era detenuto per tradimento del ministro march, d'

di quelle che

nelle quali

Napoli, gran

della libert, dov

quella

storie e in

tali consigli

tazione della corte di

che circostanze!

1723 la Storia civile del regno di

finita nel

si

comprende

trovasi estinto

compone V

Italia, e

lo stato della

Chiesa di Roma,

ogni vestigio di milizia n

abitatori sanno che cosa sia guerra o

il

condi-

massima-

trattar

le

loro

armi, sem-

brer strano e portentoso come da queste stesse regioni cotanto

ora effemminate ed imbelli avesser potute sorgere schiere

numerose

di valorosi guerrieri,

quali

assoggettarono quasi tutto V orbe terreno.

Ma non

marsi allo stato presente delle cose, quasi

che

il

bisogna fer-

mondo non

avesse prima avuta altra faccia, disposizione, costumi,


e

leggi se

istituti

non quali ora sono.

Bisogna riportare in dietro la nostra attenzione,

e rigiiardare

le condizioni andate, e quale aspetto avessero nel tempo

Romolo

si

negli antichi tempi si

diede principio

alle

cose romane,

che

quando, mutata

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

forma

di governo,

innalz la romana repubblica cotanto, che

s'

giunse a tal grandezza che a pena poteva reggere s medesima.

Ci solo

unica e fedele depositaria delle antiche-

dall' istoria,

memorie, pu essere a noi somministrato,

e specialmente, trat-

tandosi de" romani, da questa incomparabile di Livio. Chi at-

tentamente porr mente

a'

corger che a que' tempi


e specialmente

vicini

non

primi

latini, gli albani,

non erano

in

due

della prima deca,

libri

popoli onde

l'

si

generalmente

eran

tutti gli altri

ed occupati in altre cure od

distratti

ac-

composta^

era

Italia

rutuli, e tanti altri eh'

campi laurenti ed albani,

a'

d" Italia,

se

arti

sole, ci nel!" agricoltura e nella milizia. Colti-

vavano con diligenza ed industria i loro campi, e pascevano


con accuratezza i loro greggi ed armenti, onde sostenevano s
stessi e le loro famiglie.

tese fra

Quindi in

Roma

nascevano tante con-

nobili e la plebe intorno la legge

plebe, che viveva sopra

non voleva

soffrire

torti

la divisione de' medesimi.

campi che
che

agraria, poich la

venivano

le

nobili tentavano

Erano per

distribuiti^

arrecarle per

ci contenti di

alimento

n cercavano agiatezza, n grandi

pomposi

suppellettile, n abiti

gidezza delle stagioni

loro

la

n preziosa

edifizi,

Erano paghi

o altre morbidezze.

capanne, dove potessero ricovrarsi nella ri-

di picciolo case o

da' venti, e

quanto

davano per

terra da essi lavorata e la greggia o l'armento lor

schermirsi

freddo

dal

dalle

piogge

dove la notte in placido riposo ristorar potessero le

membra stanche

dalle fatiche nel di

sofiFerte.

Erano paghi

di abiti semplici e pochi, solo bastevoli a coprirli e difenderli.

Non aveano

per ci bisogno di molti

erano addetti

a'

erano impiegate

lavori delle dita,

donne.

le

Ma

a'

sopra

d'

tutto

altronde per lo pi
aveasi

della milizia, nella quale tutti e quasi sempre

poich sovente un popolo, scorrendo oltre


l'insita

umana natura che

proprio,

ma sempre

gli riesca

acconcio

a s vicino prede

si

gran cura

esercitavano;

propri confini, per

l'uomo non mai contento del

desideroso dell' altrui e di profittarne quandofarlo,

il

di

scuno per difendere

fa

pochi cittadini

artefici, e

quali

commetteva

sul

campo

animali, vettovaglie od altro:


il

suo era costretto di star

del
si

quasi

popola

che cia-

sempre

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


con

le

armi alla mano

pronto ad

impedir

3
le

incur-

altrui

sioni e rapine.

Vivevano questi popoli, specialmente


diverse

romani, con massime

anzi opposte a quelle che al presente

teponevano sempre
che dalla pubblica

utilit e dovizia fosse

un equabile fermo

e durabile

il

ben pubblico

al

si

privato,

tengono.

per derivare

bene: e ci

An-

considerando

rendeva

a tutti
cittadini

pi concordi e pronti a rintuzzare

le oppressioni che per avventura potessero venir loro imposte da' pi potenti,
interni od
esterni che si fossero, ed a resister loro con
vigore e coraggio.

Al

contrario, anteponendosi il privato bene al pubblico,


avviene
che, ciascuno pensando solo di arricchir s stesso,
la repubblica

s'impoverisca. Quindi molti

divengono avari, superbi ed ople comodit e ricchezze non

pressori degli altri, e segue che

siano egualmente tra i cittadini distribuite, onde


si d
luogo
all'emulazione ed all'invidia fra loro oltre che, per la
dovizia
di pochi, molti s veggono patir miseria;
da che nascono le
servit, ed avviene che ciascuno sia facilmente
esposto all'al5

trui boria e soverchieria. Quindi volentieri i


romani al pubblico
bene sacrificavano non pur le sostanze, ma la propria
lor vita
e quella de' loro figliuoli.

D'onde avveniva

vasione, di danno od ingiuria per

parte

che, in caso

d'in-

de' popoli vicini,

pronti ad unirsi insieme ed a resister con le


armi.
Fra i popoli ond' era allora l' Italia divisa, certamente

eran

tutti

mani

e sotto

re e poi sotto

consoli

erano

ro-

pi agguerriti

ed esercitati nella milizia; e nelle occasioni di guerra,


sia offensiva sia difensiva, davano volentieri i loro nomi
per essere
arrolati nelle centurie, ciascuno militando
sotto 1 tribuni, e
questi sotto

consoli

duci. Cosi in breve

pretori, ch'erano destinati per supremi


tempo formavasi un numeroso esercito poicome per loro proprio mestiere, erano eser;

ch

tutt'

cittadini,

citati nelle

armi;

e finita la

mandosi l'inverno, fossero

guerra, ovvero quando, approssi-

stati

costretti a ritirarsi, tornavano


nelle lor case ad aver cura delle cose domestiche
ed a coltivare
i loro campi e ad attendere
alla custodia delle loro greggi ed armenti, pronti a ripigliar le armi ricominciando la
guerra. Ed in

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

modo in poco tempo, senza molto imbarazzo e


meno i romani che gli altri popoli rifacevano i loro
[dee.

I,

quale

di

lib.

Livio

eserciti.

7] rapporta che la prontezza e la facilit con la

romani reintegravano

loro eserciti intorno

Roma, quando non aveano n meno

dopo tanto pugne uccisioni

quando

non

difficolt,

tal

sotto

Augusto

1"

e morti, fu tale,

che

imperio era cotanto

sarebbe potuto sperare un

si

anno 406

all'

quinta parte d'Italia,

la

a'

tempi,

suoi

non

cresciuto,

si

pronto, numeroso e sollecito rifa-

cimento di corpi armati. Da' romani

che

Livio

dice

il

allora furono prestamente rifatte dieci legioni, di quattromila e

dugento fanti

e di trecento cavalieri

cito di nuovo, se forza

una

1'

Un

si

fatto eser-

alcuna esterna sopravvenisse, tutte queste

forze insieme raccolte del popolo romano, delle quali a

capace

il

mondo, oggi malagevolmente

pena

metterebbero insieme:

il

tanto siamo cresciuti in quelle cose per le quali solamente

travagliamo, ricchezza e lussuria

parlando non solo

de'

romani

ma

lo

degli altri popoli vicini, narra

come

essere stata veramente cosa meravigliosa,

che contro quelli ebbero


equi e veienti,

star

volsci,

due primi tra questi popoli tante volte vinti e

si

che tenessero solleciti

ro-

continuamente colle armi alla mano per combat-

terli e ridurli

finalmente nella loro dizione, e

d'

compensare tante

sconfitte ed uccisioni

oltre la saziet e

fastidio, quelli

il

onde mai po-

nuove guerre

tessero sorgere tanti soldati per apparecchiare

le

in tante guerre,

romani, specialmente contro

debellati ripullulasser sempre,

mani a

ci

medesimo,

scrittore

Io non dubito che,

che in tanti

libri

avran

lette

continue guerre co' volsci, non abbiano anche a considerare

quel che a

me

gi parso un miracolo esaminando gli scrittori

di queste cose pi prossimi a que' tempi, ci onde volsci

equi tante volte rotti traessero


lib. 6].

N pu non

Ma

chiama durum

bench tante volte

cesser vigorosi per

quello

soldati a tante guerre

istupire chi riguarda

della Liguria, che Livio


lib. 7],

numero

sconfitti da'

presso gli antichi romani

1'

dee.

ed
I,

bellicosi popoli

in armis genus

dee. Ili,

romani, anch'essi rifa-

e per valore

che maggiormente

come

dimostra

loro eserciti.

quanto fosse stato

amore del pubblico bene

che tutti

LETTURE DEL BISORGIMENTO.

per la repubblica militavano a proprie loro spese, e fino


di

Roma

sto

349 non ricevevano

tempo in poi

soldati pubblico stipendio

senato decret che la gente

il

d'

anno

all'

da que-

arme

fosse

soldata del pubblico, avendo finora quel tempo ciascuno militato


del suo [dee.

I, lib.

D' indi in poi con maggiore alacrit e

4].

prontezza ciascuno dava suo nome per iscriversi neir esercito;


e poich per supplire a cotali spese

polo

il

bisognava imporre al po-

secondo

tributo, a ci che ciascuno

le

sue forze contri-

buisse agli stipendi della milizia, fu da tutti gli ordini

sere esenti
altri,

senatori stessi

anzi questi, per dar esempio

Roma non

poich allora in

moneta

era vi

moneta;

autorevole; onde furon mossi


si

che da poi tutti con

stati tassati,

segue Livio

ma

fede,
il

all'erario,

la

tributo: I senatori

qual cosa deriv


avvicinandosi
scia, si
e,

l'

inverno,

che

richiedeva

r accurata disposizione

tutte

le

1'

rame

prima, finita la campagna ed

lo stipendio, cosi

pagna dimorare. Adunque

il

pagamento. Dalla

il

l'

annuo fu

obbedienza dovuta

soldati obbligati di svernare dove

non superbire

erasi

ritiravan tutti nelle loro case, po-

fatto costruire gli alloggiamenti, ed

d'animo nel non

bene

Roma non

argento, portando su can-etti

che, laddove

come annuo era

secondo

erano

d'

facevano anche bello e cospicuo

pro-

la cosa

gran perseveranza sostenevano

moneta

lo stesso;

secondo che dal censo erano

cominciata: essi primi contribuirono: e perch in

ancora battuta

solo

nell' erario

primi della citt a far

conferivano all'erario

con

agli

che rese la collazione pi

ci
i

somma

primi a mandar

tri-

argento (la

di

quale non fu posta in uso se non intorno l'anno 490),

spendevasi quella di rame, furono


carri pieni di quella

il

non vollero es-

buto imposto e volentieri accettato, dal quale

ivi

il

capitano,

comandante avesse

nuova cam-

fino alla

esatta disciplina militare,

dell' esercito, la

servizio,

il

al

costanza,

l'

1'

ordine e

intrepidezza

avvilirsi negl'infelici e sinistri successi ed

ne' prosperi

spedizioni

il

ed avventurosi, la felicit in quasi

militari,

la

sapienza non meno nelle cose

della guerra che nelle civili, la temperanza e giustizia ed


e discreto governo, tutte queste virt resero

alle altre nazioni e fecero lor conquistare

l'

un savio

romani superiori

imperio del mondo.

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

Facciamo ora paragone


con quelli che

e costumi
Italia, e

li

queste massime

di queste virt, di

al presente

veggono introdotti in

si

troveremo del tutto opposti. Noi scorgeremo niuna

cura o pensiero del

pubblico bene,

attendere al privato

comodo ed

ma

utilit

ciascuno unicamente
sforzarsi

raggiugner dignit ricchezze ed onori; per

soltanto a

quali cose, porsi

le

in opra le arti pi vili e le pi sfacciate adulazioni, e ci nello

scopo

maggiore splendore, agiatezza, pompe,

di vivere in

fasti

e lussi, in giuochi, conviti ed altri diletti; quindi l'ambizione,

la superbia, la perfidia,

digia ed

mancar

il

milizia pur troppo per natura

l'avarizia, l'ingor-

di fede,

pi detestabili vizi tenere

campo.

il

poich

la

avversa alla vita morbida e

molle, per ci appunto vediamo or mai essersi estinta e perduta

a fatto ogni militar disciplina.

Tutto ci non dobbiamo imputare che a noi


educazione

de'

giovani ed

tanto, ancor che abbiano

a'

nostri

pravi

Non

che in noi

sia

mala

molti in-

massime antiche, amano pi

vere co' costumi moderni che conformarsi


disciplina.

stessi, alla

instituti:

tosto vi-

rigida

alla pristina

mutato clima o natura. La

natura sempi-e la stessa, e serba un tenor costante nella pro-

duzione

de" popoli e delle

plina. Della qual cosa

siamo ajjprendere
liguri

manca

nazioni; a noi sol

la disci-

pruova evidentissima a questi


propri

co' nostri

occhi,

alpini che

presenti e que' popoli

se

di pos-

riguarderemo

formano

il

ducato di

Savoia. Certamente in Italia niun' altra gente rimasa che so-

stenga

l'antica virt

ed

militar valore

il

de' suoi

maggiori,

fuori di questi popoli perseveranti ancora e duri nella milizia.

Quelli che ora chiamiamo piemontesi, monferrini, langhesi, ca-

navesi e simili, sono


lassi, taurini

ed

gli

altri

antichi

popoli

liguri

della

diciamo savoiardi, tarantasi, maurianesi e


tichi allobrogi,

seduni ed

altri

vagienni, sa-

statielli,

Liguria;

si

come

simili,

que' che

sono gli an-

popoli alpini. Or tutti

questi

sostengono ancor oggi, indurati alle fatiche della milizia,


tico valor d' Italia, perch ebbero la

nelle guerre sotto

Fu veramente

sorte

di essere

1'

an-

esercitati

prodi duchi di Savoia loro principi.

in questa

non meno antica che

illustre

real

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


famiglia

valore

il

ereditario,

l'

arte

quasi

militare

7
ed

proprio

pi'egio

quale con non interrotta successione da padre in

il

figlio

per pi secoli fu continuato e non mai intermesso. Quindi,

come

dal cavallo troiano, ne uscirono tanti famosi

guerrieri,

cederono
greci ed
sere;

ma

quali nel coraggio e nella grandezza

maggiori capitani

a'
i

romani

che

Lungo

stessi.

abbiano

d'

ed insigni

animo non
vantare

potuto

di lor catalogo potrei qui tes-

mio proposito noi comporta. Non posso per tacere

il

di tre eroi, che

a'

nostri tempi fecero vedere

che nella

nostra

Italia
nulla

manca

o sol la disciplina.

Amedeo

Questi furono V invitto ed intrepido re Vittorio

quale ebbe F ardimento non pur

di resistere a'

vincerli,

entrar

fugarli e fare

quindi

riose sue bandiere fin dentro la Francia stessa.


illustre capitano furono

non men

a*

del sangue che delle virt,

gli

a'

maggiori

animosi

nemica piene ed

cennar solo

dal
il

non men savio che

quale abbiam veduto,

Ma
i

ed

illustri vittorie,

di

del terzo chi avr

magnanimi

di Savoia,

avvalorando col

e forti suoi soldati riportare


al

suo

al cui

tori

ben ampia

oste

Lombardia gi credute inemai parole bastanti da acgrande,

maggior capitano del nostro secolo,


solo

nome abbiam veduto tremare

memorandi, che somministrei'anno

e doviziosa

1'

apparire ceder le

l'ottomano impero: principe che ha lasciato di s


trofei si chiari e

con

proprio

contro

e stupendi fatti? Io dico del

invitto, fortunato e glorioso

Eugenio

ili:

pericoli, ed

armi e rendersi quelle piazze


spugnabili.

di si

paterne gesta, a capo de' suoi eserciti esporsi

le

intrepidezza

esempio

le vitto-

Le orme

tempi nostri ricalcate dal suo erede

coraggioso re Carlo Emanuele

imitando

il

ma, libe-

del grande e potentissimo re Luigi xiv di Francia,

rando Torino,

li,

numerosi eserciti

in

Europa

agli

scrit-

materia

Di poema degnissima

e d' istoria.

Ci che io dico, maggiormente apparir chiaro,

se

faremo

attenzione che V Italia, ancor che serva, ha prodotti sempre ca-

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

pitani illustri ed insigni,


dell'

quali, militando sotto le bandiere o

Imperio o di Spagna o

han riportato

di Francia,

primi

onori e gradi negli eserciti, e che per senno, condotta e valor


militare

sono

immortali, e la fama ne risuona e risuo-

resi

ner per sempre gloriosa nel concetto e nelle bocche degli uomini. Baster accennare solo

che

si

marchesi

di

Spagna;

coli,

famosi

resero

Caraffi,

Torrecuso Caraccioli,
Trivulzi

principi

Caprara,

nelTAlemagna

Montecuc-

Fiandre;

nelle

Cantelmi, e tanti

nella

Francia;

altri

Farnesi

nella
nelle

Fiandre: e chi potrebbe mai annoverarli tutti? Questo esempio,


che pu

principi

senz'andar molto lontano,

dirsi domestico,

di Savoia,

d' Italia,

per avvedersi che in Italia non

si

l'antico valore: essi, restituendo ne' loro popoli


litar disciplina,

il

piacere

d'

che

si

gli

mi-

e ritornata

loro sudditi abbiano

obbedire a principi

altri

scemato

la prisca

vedran V Italia sottratta da servit

all'antica gloria, facendo

gio ed

de' principi

dovrebbero aver sempre innanzi agli occhi

il

pre-

nazionali e di militare

sotto le insegne de' loro propri e naturali duci e signori.

II.

Antonio Genovesi.

Piace che anche questo sospiro

Antonio Genovesi, primo in


del 1754

a'

all' iioit

venga pur da un merdioDaley

Italia insegnante d'

due anni seguenti; nei quali pubblic

e d' economia civile, e forse di quel tempo

marittimo) onde furon

Vorrei

io in

il

le

civile dal 7 nov.

Lezioni di commercio

discorso

Del comnercio

tratte le parole qui appresso.

questo luogo dire un pensiero che ho sempre meco

d'intorno all'animo avuto ed ho tuttavia;


sia per incontrar

zelo

economia

ma

io

temo ch'egli non

male presso coloro che niun amore hanno e niun

nutriscono per l'Italia,

comune madre nostra; ma

il

dir

pure, in qualunque parte sia per prendersi da chi non guarda

pi in l del proprio

utile.

voler considerare

l'

Italia nostra

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


e

dalla

parte

suo sito

del

da quella degl' ingegni

per

quello che ha ella altre volte fatto e fa eziando, tuttoch di-

come

visa e

dilacerata,

converr

si

di leggieri eh' ella tra tutte-

d'Europa sia fatta a dominare: per che il sua


clima non pu esser pi bello n pi acconcio il suo sito rispetto alle terre e al mare che la circondano, n pi perspinazioni

le

caci e

accorti e

destri

capaci di scienze e

d' arti

e duranti

gran fatiche e oltre a ci pi amanti della vera gloria

di

suoi popoli, di quel che essi sono. Ond'

non

rimasta tanto a dietro

solo

ma

che par suo proprio,


quelle che

il

mollezza che

le

ricchezze e la pace

non dur lungo tempo;

vilimento

ma

queir averla

stata

nazioni in tutto ci

modo serva

di tuttesola.

Romani v'apportarono; per ch&

conquiste dei
le

eh' ella sia^

vogliono? Ella non stata di ci eausa la

questa morbidezza, che


dotta,

all' altre

divenuta in certo

dunque

v'

avevano introav-

la vera cagione del suo

suoi

figli

medesimi

in tant&

il suo
Gran cagione questa della,
ruina delle nazioni: pur non di meno ella potrebbe meno nuocerci, se que' tanti principati, deposta omai la non necessaria,
gelosia, la quale hanno spesse volte e pi eh' essi non vorrebbero sperimentata e al comune d' Italia e a s medesimi
funesta, volessero meglio considerare i propri e i comuni interessi e in qualche forma di concordia e di unit ridursi. Que-

si

piccole

primo nome

antico suo vigore.

sarebbe la

sta

smembrata, ch'ella ne ha perduto

parti

1'

sola

maniera

veder

di

rifiorire

l'

vigore degl' italiani. Potrebbe per questa via aver


delle

stra

formidabili armate navali

ingegno

e i

Italia

no-

l'

truppe terrestri

tante

che la facessero stimare e rispettare, non che dalle potenze


d'oltremare che pure spesso
devoli

che sono

impei'io

in

l'infestano,

che quello che la natura

dovrebbe e potrebbe difendersi


in

tutti

suoi

angoli

le

arti

commercio, e tutta nuovo abito

Se questi sensi s'inspirassero


forse che

ma

dalle pi riguar-

Europa. Ella non vorrebbe ambire

non sarebbe questo

le

ha

circoscritto;

altro-

ma

ella

suo. Potrebbe veder rinascere-

il

l'

industria,

dilatarsi

e la pristina bellezza

il

suo

prendere^

ai pastori di tutte le sue parti,

solo

un voto platonico. E' mi pare

LETTURE DEL KISORGIMEKTO.

10

he

principati d'Italia

non siano

si gli

he per massime vecchie che son passate

stume che per sode

ragioni.

e quelle cagioni

reciproci

di

Non

un degli altri gelosi,


a'

son ora

posteri, pi per co-

ma

volta ragionevoli sono ora non solo vane,


tutto e

alle

parti,

ben

se

non avr

comune

da riunire

Rettor del cielo,

Che

la piet, che

Ti volga al tuo

ti

al

meno

anche

de' suoi

nemici:

gelosi?

io

unione

dall'

e vero interesse suol riunire

egli forza

cose sono al presente, sperare

le

altronde la sua salute che dalla concordia e


principi. Il

nocevoli e

considerano. Egli per lo

si

come

certo eh" ella non pu,

tempi che erano

che potevano essere una

timori

cheggio

condusse in terra,

diletto

almo

paese.

III.

Pietro Verri.

Della patria degli italiani.


Tale

condo del

l'

intitolazione che

Caff, dal

Nel 1759 e GO

il

V autore diede a questo

primo giugno 1765

conte P. Verri aveva

al

scritto nel

tomo

se-

giugno 1766, in Brescia.

servito

da capitano

nell' esercito

austriaco e combattuto nella guerra dei sette anni.

In questa bottega s'introdusse ier l'altro un incognito,


-quale

comandazione per
sicure

delicate;

la
e

quale esternamente lampeggiano


fatti

pose a sedere, chiedendo

lui

il

nella sua presenza e fisonomia portava seco quella rac-

il

dovuti

caff.

offizi di

V era

decidente e ciarliere a tutta prova.

sorriso di superiorit

l'

anime
si

sfortunatamente vicino

un giovine Alcibiade, altrettanto persuaso

s quanto meno persuasi e coutenti sono

le

decente civilt,

e contento di

gli altri di lui:

Guarda

egli con

vano,

un certo

incognito; indi gli chiede se era egli fo-

LETTURE

DEL,

RISORGIMENTO.

Testiere. Questi,

eoa un" occhiata da capo

leno, squadra

interrogante, e con

1"

No

disinvoltura risponde

prese quegli.

questi.

No

11

piedi,

una certa

signore.

signore

a'

come un bacomposta

aria di

dunque milanese?

non sono milanese,

ri-

soggiunge

tale risposta, atto di meraviglia fa l'interrogante; e

ben con ragione, perch


questo

zione di

fummo

tutti noi colpiti

dialogo.

Dopo

la

introdu-

dall'

maraviglia, e dopo la pi

sincera protesta di

non intendere,

biade la spiegazione.

Sono italiano risponde

incerc dal nostro Alci-

si

l'

incognito

e un italiano in Italia non mai forestiere, come un francese

non

forestiere in Francia,

un inglese in Inghilterra, un olan-

dese in Olanda, e cosi discorrendo


nese

addurre in suo favore

di

d chiamare

dentro

nome

col

recinto

il

d'

1'

perch

pendolo con franchezza, soggiunse


nione

non

in

v'

l'

Fra

lo

il

mila-

d'

Italia

nato e non vive

incognito, interrom-

pregiudizi dell'opi-

anche questo; n mi maraviglio

che abbracciato

allora

non

di forestiere chi

una muraglia

Italia

Si sforz invano

universale costume

di ci se

veggo dalle persone di

spirito,

le quali con la riflessione con la ragione e col buon senso do-

vrebbero aver a quest' ora trionfato

ignoranza

dell'

e della bar-

barie.

Questo pu chiamarsi un genio mistico

che

rende inospitali e inimici di lor medesimi, e donde per

gli

conseguenza ne derivano

1'

arrenamento delle

degl' italiani,

arti e delle scienze,

e impedimenti fortissimi alla gloria nazionale,

mal

la quale

si

dilata quando in tante fazioni o scismi viene divisa la nazione.

Non

fa

italiano

l'

d' essere

uni cogli

seguit egli
incontrare,

di

natura

altri

sino

di

di

certamente grande onore

pu

si

quasich in

di forestieri ;

ritrovassero quanti italiani.

emulazione, di rivalit,

il

pensare

nazione diversi da' loro vicini, e gli

che

dai

a noi fatalmente discese, ne viene

disunione

al

dire ad ogni posta, viventi persuasi

chiamarsi col titolo

Italia tanti forestieri

genio

si

la

guelfi

Da

questo

ghibellini

disunione

dalla

reciproco disprezzo. Chi quelT italiano che abbia

coraggio di apertamente lodare una manifattura,


i^na scoperta,

un

libro d" Italia, senza

ciato di cieca parzialit e di

il

timore

un

ritrovato,

di sentirsi

gusto depravato e guasto?

tac-

A tale

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

12

interrogazione, un altro caffetante, a cui

che

la

pregio

le

cose proprie.

prese l'incognito, noi

uomini degli

Se tale

eco Alcibiade, esclam

natura degli uomini, ri-

la

siamo

altri italiani

il

doppio almeno pia

perch nessun oltremontano ha per la pro-

altri,

pria nazione V indifferenza che

Bisogna certamente che

sia

da astronomi, da

noi

cosi,

nell'Inghilterra; e lui vivente


poli,

f"

natura degli uomini era tale di non tenere mai in gran

abbiamo per

io

Appare Newton

risposi.

isola popolata da' suoi disce-

1'

da calcolatori, e

ottici e

la nostra.

la

nazione di-

fende la gloria del suo immortale maestro contro gli emoli suoi

Nasce nella Francia Descartes,

dopo

lanti

sue dottrine.

Il

morte

la sua

pongono in opera ogni sforzo per sostenere

le

francesi

ingegnose e crol-

dono all'Italia del suo Galileo;

cielo fa

e Galileo ha ricevuti pi elogi forse dagli estranei a quest' ora

che dagli

italiani.

Fattasi

comune, in cinque

allora

riconosciuto

conversazione,

buon senso

buon

patriota,

1'

eh'

eravamo

incognito per

da

tutti in vari

al

caff, la

uomo

clto, di

modi

si

declam

a cui da un pregiudizio troppo irragione-

contro la infelicit

vole siam condannati, di credere che un italiano non sia concittadino degli altri

italiani,

che Tesser nato in uno piut-

tosto che in altro punto di quello spazio

Che Appennin
confluisca pi o

sona.

Fu

meno

parte,
all'

il

mar

circonda e l'Alpe

essenza o alla condizione della per-

un poco, l' incognito cominci


Dacch convinti i romani della
primo dei loro re, di avere gli uo-

allora che, rallegratosi

a ragionare in

tal

guisa.

gran massima attribuita

al

mini in un solo giorno nemici prima

e poi cittadini, si deter-

minarono per salvezza della repubblica ad

interessare

tutta

Italia nella loro conservazione, passo passo tutti g' italiani

misero all'amministrazione della RepuVjblica:

il

am-

perch non vi

fu pi distinzione di quiriti, di latini, di provinciali, di colonie,


di municipi;

ma

dal Varo

momento romani.
liani

dice

all'

Arsa

tutti

popoli divennero in un

Ora tutti sono romani parlando degl' ita-

Strabene;

tutti

'adunque partecipi

degli

onori

di

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


Roma,

tutti

distinzione

13

medesima condizione, con

alla

ridotti

la sola

censo, cio di patrizi e di plebe. Se le nazioni

del

dovessero gareggiar fra di esse per la nobilt, noi italiani cer-

tamente non

la

cediamo a nessun' altra nazione d'Europa; per-

ch, trattone alcune


gl'

imperadori

la

era

posteriore indulgenza

vigor de" romani,

il

de-

erano

condizione di px-ovincia rette da' magistrati italiani,

alla

tutte

colonie

allorch spento

e da regolata milizia tenute in dovere; nel tempo che l'Italia

rerum domina

chiamava, come prima dicevasi la sola Roma.

si

un

In cotesti tempi crediamo noi che


pi o meno

d'

un

patrizio

italiano

altro, o fosse forestiero in Italia?

fosse

No, certa-

se perfino la suprema di tutte le dignit, cio il concomune sino agli ultimi confini d' Italia si rese. Siamo
stati adunque tutti simili in origine; che origine di nazione io
chiamo quel momento in cui 1' interesse e 1' onore la unisce e
lega in un corpo solo, in un solo sistema. Vennero i barbari,

mente;

solato,

approfittando

pubblica
a'

della

nostra

non rimanendo

servit,

libert

nella

debolezza, ad imporci

non che

se

in

esistenza

geroglifico della

Senato

Romano. Sotto

del

medesime circostanze

pertanto siamo tutti caduti nelle

goti

e alla medesima condizione ridotti.

giogo di

il

Roma un

Le guerre

insrte fra

goti

e greci, la totale sconfitta di quelli e la sopravvenienza de' lon-

gobardi han fatto che


la

Romagna

tutto

ter

l'

la

due porzioni rimanesse divisa:

Italia in

regno di Napoli e

rimanente sotto

1'

de' longobardi.

Istria

Una

a'

dell'

greci

greci,

il

non al-

eran riinasti seguirono a partecipare degli

Napoli, de tribtmi e degl'


parte

ai

impero trasferito in Costantinopoli, memorie certe

essendosi conservate, ne' documenti di

d' Italia

barbari

sotto

tal divisione

condizione degl' italiani, se non in quanto che quelli

che sotto
onori

il

si

sotto

perdeva.

il

Ma

?j;aii

Romagna

o consoli; nel

tiranno

governo

rinnovato

l'

di

d' Istria

tempo che
duchi

l'altra
dei

re

impero in Carlo Magno,

eccoci di nuovo riuniti tutti in un sistema uniforme. Questo fu


lo

stato

d'Italia per

basta a non persuader

d'

lo

spazio di undici secoli; e questo

g' italiani d'

esser tutti italiani.

non

essere tutti simili fra di loro

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

14

IV.

Cesare Beccaria.

Tiolenze. Pene dei nobili.

E
un
a

dato dall'autore al capo xxvii

titolo

il

litti e delle

pene.

nominato

de' cui antichi


vf'nt' otto

Stampato

ma

nell' Inferno di

anni in Milano tra

il

Trattato dei de-

Toscana Maria Teresa

il

gennaio

del 1764.
di

luogo

imperante in Lombardia e in

immortale

l'

anonimo e senza nota

Coltellini,

Austria,

d'

Dante, scriveva quel trattato

marzo del 1763

e pubblicato nell' estate del 64,

Livorno dalla tipografia

in

del suo

march. Cesare Beccaria Bonesana, di nobilt vetusta,

Il

sbito

libretto fu

tradotto

in francese dal Morellet (e la traduzione ebbe sette ediziooi in sei mesi),

comentato dal Diderot e dal Voltaire. In

morte dal senato


al

frate

tare

il

di Venezia, che

Italia fu proibito

vallombrosano Angelo Fachinei:

sotto

pena

di

comandava una confutazione

anche ne

il

quale s'affann a rappresen-

Beccaria come un Briareo armato contro tutte

le

potest del cielo

e della terra.

Gli attentati coutro la sicurezza e libert dei cittadini sono

uno
gli

maggiori

de'

assassini! e

delitti; e sotto

furti

questa classe cadono non solo

degli uomini plebei,

ma

quelli

ancora

una

dei grandi e dei magistrati; l'influenza dei quali agisce ad

maggior distanza

con maggior vigore, distruggendo nei sud-

diti le idee di giustizia e

diritto

del pi

forte,

di

dovere e sostituendo

quelle del

del pari pericoloso finalmente

in

chi lo

esercita e in chi lo soffre.

il

grande n

attentati contro

che

sotto

la

il

il

ricco

debbono poter mettere a prezzo

debole ed

tutela

delle

il

leggi

povero: altrimenti

sono

diventano r alimento della tirannia.


volta
di

le

leggi

il

Non

premio

dell' industria,,

vi libert

pei-mettano che in alcuni eventi

gli

le ricchezze^

l'

ogni qual

uomo

cessi

esser persona e diventi cosa: vedrete allora l'industria del

potente tutta rivolta a far sortire dalla folla delle combinazioni


civili quelle

che la legge

gli

d in suo favore. Questa scoperta

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


il

magico segreto che cangia

vigio

mano

che in

degl' incauti

1&

cittadini in animali di ser-

del forte la catena con cui lega le azioni


deboli. Questa la ragione per cui in

dei

al-

cuni governi, che hanno tutta V apparenza di libert, la tirannia.


nascosta,

sta

non prevista, in qualche angolo-

s'introduce

insensibilmente prende forza &

dal legislatore, in cui

negletto

ingrandisce. Gli uomini mettono gli argini pi sodi

s'

ma non veggono

tirannia;

impercettibile

l'insetto

aperta,

all'

che

rode

li

ed apre una tanto pi sicura quanto pi occulta strada al fiume


inondatore.

Quali saranno dunque


i

non esaminer

Io qui

e plebei sia utile in

egli

se

eccessi

pene dovute

le

ai delitti dei nobili

formano gran parte delle leggi delle nazioni?

privilegi dei quali

se

questa distinzione ereditaria tra nobili

un governo

o necessaria nella

monarchia;

un potere intermedio che limiti gli


due estremi, o non pi tosto formi un ceto che,

vero che formi

dei

schiavo di s stesso e di altrui, racchiude ogni circolazione d


credito e di speranza in

uno strettissimo cerchio, simile a quelle

feconde ed amene isolette che spiccano negli arenosi e vasti


deserti

d'Arabia;

inevitabile

sia

e se,

utile

quando
nelle

debba consistere pi tosto nei


in

una parte

che la disuguaglianza

sia vero

sia

societ,

vero altres eh' ella

che negl' individui, fermarsi

ceti

piuttosto che circolare per tutto

il

corpo politico^

perpetuarsi pi tosto che nascere e distruggersi incessantemente.


Io

mi ristringer

alle

rendo eh' esser debbono


cittadino.

sole pene dovute a questo rango, assele

medesime per

Ogni distinzione,

il

primo

e per

1'

ultima

sia negli onori, sia nelle ricchezze,,

perch sia legittima, suppone un' anteriore uguaglianza fondata


sulle

leggi,

che

considerano

tutti

come egualmente
hanno

sudditi

dipendenti da esse. Si deve supporre che gli uomini che


rinunziato

al

loro

naturale dispotismo

sar pi industrioso abbia

risplenda
rato,

speri

nei
di

pi,

tali decreti

onori, e

ma chi
ma non tema meno

suoi successori;

quei patti coi quali sopra

che

maggiori

gli altri

non emanarono

in

abbian detto:

pi

felice o

degli

sollevato

una dieta

fama

la

altri

Chi

di lu

pi ono-

di

violare

Egli vera

del genere

umano;

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

16

ma

tali

immobili rapporti delle cose;

negli

esistono

decreti

non distruggono quei vantaggi che

si

suppongono prodotti dalla

nobilt e ne impediscono gl'inconvenienti; rendono formidabili

medesima pena data

la

mente

chiudendo ogni strada alla impunit.

leggi,

le

che

chi dicesse

non

al nobile ed al plebeo

la stessa per la diversit della educazione, per

che spandesi su
sensibilit

del reo

di

una

non

misura delle pene,

maggiore quanto

4anno, tanto

famiglia, risponderei che la

illustre

la

real-

V infamia

ma

il

pubblico

da chi pi favorito

fatto

che r uguaglianza delle pene non pu essere che estrinseca,


ssendo i-ealmente diversa in ciascun individuo; che l'infamia
di una famiglia pu essere tolta dal sovrano con dimostrazioni

pubbliche di benevolenza

non

che

sa

le

all'

innocente famiglia del reo.

credulo ed ammiratore popolo

chi

tengono luogo di ragioni

sensibili formalit

al

V.

Pietro Verri.

Decadenza del papato.

Roma

Dai Pensieri politici sulla corte di


pubblica veneta, che furono composti
inediti di P.

V.

(Londra, 1825).

il

Sin

l'ab. Isidoro Bianchi, biografo del Verri


un

nuovo ordine

il

corpo

Un
frati

di cose

governo

della

Re-

da quest'anno (1783)

egli

nota

previde anche in Italia

errore commisero
ecclesiastico

domenicani,

e sttl

13 dee. 1783 e pubblicati in Scritti

frati

papi, e fu quello

venisse

diviso

agostiniani ec.

in

di permettere

Infatti

che

frati

minori,

costoro

forma-

corpi,

rono un corpo di opinioni delle private scuole, e pretendendo


a forza che venissero adottate costrinsero papi ad incorporarle nel simbolo; e quindi

nacque una sanguinaria odio-

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


sissima persecuzione nel

secolo

veruna autorit, alien V animo

Ma

molti dalla corte romana.

di

questa alienazione non poteva avere

popoli continuavano nella credenza che

Dio

L' urto de' due

in terra.

apri la breccia fatale


sofferto

17

senza compenso di

che,

xiii,

sintanto che

effetto,
il

papa

fosse

domenicano

corpi

agostiniano

potenza pontificia, che aveva gi

alla

Hus

opinioni di Gerolamo da Praga e Giov.

dalle

un Vice-

in-

cautamente perseguitati. Martino Lutero agostiniano, sostenuto


dal

suo corpo pe

quale combatteva sul noto

'1

articolo

delle

indulgenze, fu cagione per cui gradatamente una sensibile parte

d'Europa

dominio papale. Eimanevano pur tut-

sottrasse al

si

tavia fedeli alle antiche opinioni

Francia,

muro

1'

di separazione.

Venne

Portogallo, la Spagna, la

il

Austria e tutta Italia.

proibito

il

quisizione divenne attiva pi che mai,

che in qualunque
tal

mezzo

1'

le

circond con un

parlare di religione,

si

modo combattessero

conserv

si

papa

Il

le

opinioni romane, e con

opinione de' secoli precedenti nei paesi

che rimasei'o obbedienti al papato. Conveniva che

Roma

antiche

sulle tracce

abbandonatasi

siastico,

Roma

che prometteva

corte

la

di

tenesse amici gli uomini sovrani

si

della pubblica opinione, cio

ma

in-

l'

proibi la lettura de' libri

pensatori e gli autori di merito;

ciecamente ad un nuovo corpo eccleessere la guardia pretoriana del pa-

d"

pato, cambi sistema, e colla persecuzione oppresse chi avrebbe

dovuto
della

accarezzare.

sede

gesuiti,

romana, ceto

e gloria de-lla loro

d'

quei

meravigliosi

uomini entusiasti per

giannizzeri

potenza

la

compagnia, arrogatisi nel cieco invanimento

di prospera fortuna la sovranit delle lettere, spinsero

opprimere ogni letterato che alzasse

Roma ad

la testa alla gloria, a

meno

che non fosse ligio ed alunno del loro ceto. Galileo, Sarpi,

Giannone, Muratori,
della patria, furono

pi illustri italiani che sostennero

animosamente

da Roma. Muratori dovette


del

la

onore

crudelmente perseguitati

sua pace

buon pontefice Lambertini. Lo

1'

all'

amicizia personale

stesso fecero

gesuiti

anche

nella Francia, prima col sig. Fontenelle, indi pi malignamente

ancora col

mancando

sig.
d'

Voltaire e col presidente di Montesquieu. L'Italia

un centro

di riunione

lascia

gli

uomini

let-

di

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

18

tere rari ed isolati. Galileo

tremava solo nella Toscana, Gian-

none diffamato dai pergami

di

Napoli fuggivaseue solo dalla sua

Venezia solo passeggiava

patria, Sarpi stilettato a

sotto la tonaca, Muratori solo nella

detto XIV.

francesi in Parigi

La

devolmente.

radunano,

si

man

persecuzione che a

non fu

gesuiti sopra de' poveri italiani

conosconsi vicen-

salva esercitavano

loro possibile

impunemente. Gii uomini

tarla in Francia

prevalevano

la difesa

uomini che pe

ingegno

e sapere foi'mavano la gloria della lor patria.

parte

videro verso la met di questo secolo uscire

si

ameno;

immensi

loro

Da

ogni

libri, scritti,

e lo

scopo di questo nembo

stile

di simili

smascherare in ogni modo possibile V impostura.

Fatti della storia che


d'

come

'1

commedie, tragedie, romanzi, esposti con uno

chiaro, interessante,
libretti fu lo

comune.

gesuiti per diffamare,

atei, cattivi cittadini e sudditi ribelli, gli

jjoesie, storie,

eserci-

con foize riunite quella superstizione

Si posero a combattere
si

d'

di lettere ivi si col-

legarono e forniai-ono una societ animata per

istessa della quale

giacco

col

Lombardia invocava Bene-

e noiosi

ignoravano, perch

s'

affogati

nel fondo

volumi, vennero presentati con grazia e leg-

giadria: le persone di

mondo

colia piacevole lettura di tai scritti

videro oggetti nuovi, interessanti, curiosi: V amor proprio rese


gloriosi

giovani

piacevoli societ
ridicolo

si

d'
s

aver

meno

dei

errori

and spargendo

uni all'evidenza per dissipare

luzione delle opinioni

si

estese fino

Nelle

antenati.

loro

nuovo lume:

il

il

frizzante

il

prestigio: la rivo-

a' servi,

che, resi curiosi per

qualche motto del padrone, nelle anticamere trovarono piacere


di leggere

ed istruirsi:

tribunali,

vennero circondati dal nuovo vortice.


prima, e poi

distrutti-, e

Roma,

il

ministri,
I

re

finalmente

gesuiti vennero scacciati

terrore

un tempo

dell'

Europa,

smascherata, avvilita, oniai V oggetto della compassione

ropa stessa. Se

papi non avessero permesso

corpo ecclesiastico separato, a mio

credere

Eu-

d'

che vi fosse un
sarebbe

tutt'

ora

presso poco quello che fu; soltanto, che avesse continuato ad


essere la protettrice degli uomini d' ingegno. I libri sono

che regolano

venendo

il

quei

mondo, cominciando dalla Bibbia, dal Corano,

alle Pandette, al Codice,

discendendo fino alla Pucelle

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


d' Orlans. Io

credo che

il

19

ceto degli ecclesiastici di ciascun paese

sarebbe stato sempre dipendente piuttosto dal papa ohe dal suo

sovrano naturale, senza bisogno d'alcun ceto


meglio

obbedire

temere oppressione, che ad uno nelle mani


che

ci

di

pu opprimere; meglio

di cui

vivere sotto

sovrano che

si

pu

viviamo e

V obbedienza di

immuni

colui che ci preserva da ogni tributo e che ci rende


sacri, anzich del

perch

frati;

ad un principe lontano, dal quale non

eguaglia al restante del popolo.

ci

L' interesse dell" ecclesiastico francese, spagnuolo, tedesco, ecc.

era di mantenersi suddito della monarchia pontificia, I sovrani,


ministri,

magistrati non vanno a scavare certamente negli

hanno

archivi e nelle biblioteche la origine delle opinioni, n


ozio o voglia di diventare
vola,

filosofi e

re,

Roma

Se

filosofi.

magistrati e

si

teneva bene-

ministri e tutto

mondo

il

avrebbe perseverato a portare la soggezione pontificia e consi-

Roma,

derare la propria sovranit dipendente da


era

un

uomini

asilo aperto a tutti gli

di

quale poi

la

qualunque nazione,

quali coir ingegno potevano farvi una fortuna assai maggiore


di quella

che loro poteva dare

un danno per V

Italia,

il

sovrano.

La rovina

giacch perdiamo con

lei

di

Roma

ogni influenza

neir Europa, e ciascuno di noi perde la patria comune in cui


era lecito di fare la nostra fortuna.
di questa rovina; e

nano una
d'

vita

il

Il frati smo stato la

cagione

fratismo una unione d'infelici che

meschina

e schiava,

me-

radunati per seduzione, privi

ogni sentimento di patria e di famiglia, che troverebbero la

felicit se venissero liberati.

VI.

Pietro Verri.

Costumi

educazione degl' italiaui.

Questa descrizione di costumi

1'

ultima

(1783) gi ricordati; e pu sonare ingrata,

parte de' Pensieri politici

ma

la

storia

la

letteratura

LETTURE DEL RISORGIMEKTO.

20
il

memorie

teatro e le biografie e

di quegli

non che

anni,

gli

strascichi

obbrobrios' della nostra abiezione e servit, T attestano, purtroppo!, vera.

D'onde viene mai che

costumi

di noi italiani siano corrotti

a segno, che per tutta V Europa ornai sia una vergogna

il

dire

sono italiano? Veramente siamo screditati in guisa, che non


possibile d'esserlo di pi. G" italiani nella

Inghilterra

hanno tante volte

fatti debiti

senza pagarli, in

fatte,

che un

onesto

somma
che

italiano

freme per la nazione.

Vienna

di

passi

le

Alpi

il

il

quali sorridendo ascolta-

rimproveri rozzamente e stoltamente dati alla

tedesco

hanno

arrossisce o

ho osservato appunto che

io

nazione,

ingegno gabba-

e frattanto colla superiorit del loro pervertito

vano

fede, ucciso,

tante cattive azioni

paese era fatto pe' malvagi italiani,

vano

Germania Francia

mancato

tradito,

laddove l'italiano d'onore, appunto impegnan-

dosi a mostrare candore ed

onest, finiva coli' essere gabbato

dal tedesco per sua naturale

avidit e per rappresaglia, cre-

dendosi esso di poterlo, non che impunemente, lodevolmente fare.


I forestieri poi,

che vogliono girare

noi stessi siamo malissimo

d'

Italia,

l'

osservano che fra

accordo. Ci raduniamo nelle con-

sommamente cauto come

versazioni, e

ciascuno

frammezzo

nemici, temendo la interpretazione, la diceria,

ridicolo.

ai

Una compagnia

v'interviene

il

amici una cosa non conosciuta. Le

di

conversazioni sono una i-iunione di gente dove ciascuno inter-

viene perch vi

si

deve, ciascuno vi

con fastidio,

trattiene

ciascuno se ne parte con noia e stanchezza: e questo


del costume cattivo,

smania

dell' invidia, del disonore,

di pi-imeggiare, in

somfna dei

tere giacciono nell' Italia, e

sione dell' inquisizione la quale


l'

Italia,

quanto per l'invidia

che danno

si

de'

stolti dalle lettere e dal

vecchi

animo. Le let-

immediata oppres-

limita soltanto a parte del-

d'

ingegno dalla fredda e

letterati

buon sentiero

sfaccendati o stentati imitatori.

un giovine ritrova

l'

frutto

letteraria, per cui alcuni giovani

un vivace contrassegno

maligna accoglienza

vizi dell'

non tanto per

il

dell' indiscret-?.

vengono

avviliti o di-

e finiscono poi coli" opere

francesi fanno

nei vecchi illustri

gli

amici

1'

opposto, ed

consiglieri

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


italiano teme che

fautori. Il letterato

amano

scienze,

amano sinceramente

oltremontani

letterati

amerebbero

la gloria nazionale e

venisse

lor

fatto.

21

alcuno pi di lui

alzi

s'

progressi

fanno agli

Nelle

altri

quello che

famiglie

nostre

delle

italiane

quanta miseria, quante gangrene celate per certa convenienza,


lodevole almeno perch sta invece della virt! Padri tiranni che

per r orgoglio e

avarizia opprimono

1'

sforzano le figlie

figli,

indirettamente al carcere perpetuo del monastero, lasciano lan-

guire

glia,

temono che acquistino cognizioni onde

nell'inopia^

figli

potere calcolare

occupate

il

valore paterno

mogli indifferenti per

adescare adoratori e nel coprire

nell'

allo sguardo de' mariti la loro pi'ostituzione

mento

del padre

in cui si scioglie colla

domestico,

scostano per sempre

si

tini, indebitati, disposti

bile prospetto vero e

nostre, dove in

Tali sono

bramata morte
:

fratelli che, al
il

mo-

governo

giuocatori, liber-

figli oziosi,

a diventare padri tiranni

ecco

il

misera-

genuino della maggior parte delle famiglie

vano cerchi un sentimento amoroso

corrotti nostri costumi, che

fami-

la

coli' ipocrisia

un uomo

e consolante.

onore, fermo,

d'

nobile, franco, deve sottrarsi alla societ e vivere con pochissimi.

La
s'
l'

corruzione

accosta ad

anima

lui.

nasce

Un

dai primi principii.

fanciullo,

nella

preticciuolo

comincia ad impadronirsi del-

Cerca di prevenire

ed innestargli

sibile,
il

di

un

quanto

la ragione

memoria

pos-

prima che

delle parole

fanciullo possa avere delle idee. Queste parole sono da cre-

dersi,

da non intendersi mai, da non esaminarsi;

fanciullo ne dubita! s'impallidisce


attoniti,

il

fanciullo

si

il

prete,

guai se

il

parenti rimangono

vede diventato un oggetto

d'

orrore. Fede,

fede, fede fanaticamente gli si grida all' orecchio

ed

il

fan-

ciullo nelle cose pi necessarie della vita avvenire, della

mo-

rale, della

cognizione de' propri doveri, in vece di essere invitato

a ragionare, a formarsi

de' principii,

a dedurne conseguenze

pratiche, in vece di ci, sgomentato, stordito,

ogni esame

Crescendo

impara a fuggire

con ribrezzo ed a obbedire ciecamente

sempre pi

uell' et,

vit dell' intelletto. Il prete

fede e fede cieca

indi

si

sopra di ogni

impone

al

prete.

va rinforzando questa schiacosa

va ripetendo

vari esterni esercizi di religione,

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

22

mangiar magro. Che

ascoltar messe, recitar rosari, visitar chiese,


il

fanciullo poi nelle sue azioni sia nobile o vile, generoso o in-

teressato, sincero o simulato, sensibile o crudele, questo niente


si

cura, pur che

pieghi alle pratiche esterne. Rubare, tradire,

si

un desiderio venereo, sono tutti peccati clasmedesimo ordine di mortali nella mente di quel

assassinare, avere
sificati nel

giovane

onde, poich

tore, niente

in qual

v' d'

modo

l'

trova nella necessit di essere pecca-

si

assurdo fra la scelta

uno

d'

di questi.

Ecco

italiano viene allevato ai delitti. L' abuso della

confessione poi, la fallace speranza nelle piratiche d'atto esterno

uniscono a sempre pi incamminarlo nella scel-

di culto, vi si

leratezza.

della

vero che nella Spagna

Germania

popolare vi

la religione la

unito

nella Francia ed

medesima,

ma

in parte

nell'educazione

Lo spagnolo

qualche principio di virt.

coir esempio e colla voce impara a non macchiarsi con azioni

mantenere religiosamente

codarde, a

la

fede,

non violare

r amicizia, ad essere grato e riconoscente ai beneficii.

TI

fran-

cese impara la parola d'onore e la legge a caratteri d'oro:

un uomo senza onore un vilissimo rifiuto della natura: chi s


fida di un uomo d' onore non deve mai pentirsene; impara a diventare cortese, gentile ed amabile.
zia

impara

acquista

Il

tedesco dalla prima infan-

la fedelt verso del principe,

un' inclinazione

cesi, tedeschi

alla

il

coraggio ne' percoli,

guerra. I preti

spagnoli,

fran-

sono educati con queste massime; onde imprimono

nelle menti dei giovani

contemporaneamente

colle idee religiose

le

idee sociali. Quindi, se l'impeto della giovent conduce l'uomo

a'

pericoli della libidine e

mane per

il

tore bens,

ma im uomo

non ha violato
l'innocenza

perduta

l'

rompe

il

freno alla religione, gli ri-

sentimento della virt; sente d'essere un pecca-

onesto,

un uomo

d' onoi'e,

un uomo che

doveri sociali, e custodisce con tanta pi cura

morale,

poich la sola che rimane

dopo aver

innocenza religiosa.

mal costume dunque da noi si propaga alla ventura geperch non abbiamo altro principio delle nostre
azioni che la religione, ed i ministri della religione non hanno
Il

nerazione,

veramente n virt n scienza. La riforma

d'

Italia

potrebbe

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


nascere dalle operazioni che va facendo

l'

23

imperatore Giuseppe:

conviene sottomettere alla podest sovrana

abbassare

preti,

r orgoglio loro ed aprire gli occhi al popolo. Fatto ci, tutta la

cura dovr rivolgersi ai seminari, non ammettere


zione ecclesiastica se non giovani

d'

contensione nello studio

riflessivo, di

animo
e di

alla

educa-

sensibile, delicato,

placidezza nel carat-

dar loro una clta educazione, di cui la base sia la morale

tere,

pratica e la cognizione della storia ecclesiastica.


attuale

non

muta; tutta

si

per cambiare

1'

indole

d'

la

La generazione

speranza sta nelle

un popolo un principe

vuole un sguito di principi che

camminino

venture.

Ma

solo poco, vi

sulF istesse

tutti

tracce; poich la generazione vivente, opponendosi alla riforma


della

crescente, sempre le

imprime buona parte

de' vizi

vuole una gradata diminuzione di vizio

e COSI ci

suoi

per quattro

o cinque generazioni.

VII.

Giuseppe Parini.

Cagioni del presente decadimento


delle belle lettere e delle belle arti in Italia.
Questa scrittura fu dal Parini indirizzata a Carlo

quando era
Nel 1769

il

governatore

Firmian

generale

institui

l'

per

conte

di

Firmian;

Maria Teresa nella Lombardia.

insegnamento di belle lettere nelle scuole

palatine (le scuole regie ricordate in questa scrittura) a dispetto de' gesuiti

che malissimo

nomin professore

Havvi

certe

il
il

comportarono

segnalate cagioni

lettere e delle belle arti,

o distruggere;
de' governi

(scrive

un contemporaneo), e ne

Parini.

del

decadimento delle belle

che dipende da' governi

procedendo esse dalla natura

il

e dalla

fomentare
condotta

medesimi.

Nessuno negher certamente che

1"

oppressione della libert

LETTURE DEL ElSORGlilEXTO.

24
fiorentina,

l'eccessiva

potenza degli

spagnoli

ne facevano barbaramente tiranneggiare


da' loro governatori, la

caduta della grandezza veneta dopo la

Roma

lega di Cambrai, la ipocrisia introdottasi nella corte di

dopo

riforma di Lutero

la

zialmente dopo

e la crudelt dell' Inquisizione spe-

concilio di Trento,

il

non abbiano spento in

Italia ogni sentimento di gloria nazionale,

ed ogni libert pubblica


animi

viliti gli

belle
vit,

lettere

ingegno

Ci doveva dare alle

di quasi tutti g' italiani.

arti in Italia

della

carattere della ser-

il

Ma

barbarie.

lo

pochi e V esempio de' tempi

di alcuni

varono sempre, ad onta


che sarebbe facile

di

mali,

tanti

di

semi del buongusto,

nuovamente sviluppare

svegliamento degli ingegni e la produzione


le belle arti,

straordinario

andati conser-

sotto

benefico ed illuminato governo, a fine di ottenere

Circa

emulazione

di nobile

pensare e quindi sommamente av-

ed alle belle

della mediocrit

che

in Italia

pi belle contrade

le

il

l'

attuale

pronto ri-

opere eccellenti.

di

spezialmente del disegno, esse non sono

necessarie nello stato, perch non richiedono dal governo tutta

quella protezione dispendiosa che giustamente


scienze ed alle arti

Le

si

accorda alle

utili.

belle arti fioriscono nei vari tempi e ne' vari luoghi per

mille impercettibili combinazioni, la maggior parte delle quali

non dipende dalla volont


governo.

La

combinazioni ne spiegano

la

influenza immediata del

dalla

natura sola forma

1'

attitudine de' bravi artisti

facolt;

venzione diretta del governo non pu


artisti

ci

sono, essi soli

si

sue leggi. Anzi,


versi

crearli.

e
si

dannoso che

come

si

il

le

Quando

bravi

dell' arte

con qual metodo e disci-

debban condurre ed ammaestrare

dunque superfluo

volont o la inter-

possiedono la vera scienza

loro; essi meglio d' ogn' altro sanno

plina

e la

governo vi

pu andare

alunni:

loro
si

intruda colle

allo stesso fine per di-

metodi e per diverse discipline, cosi ogni bravo artista

tiene quella strada che pi gli giova sia operando sia

strando.

dunque

cosa fatale alle belle arti che

governo prescriva leggi

sistemi

intorno

1'

ammae-

autorit del

a ci, che chiuda

tutte le strade conducenti al bene per tenerne aperta

una sola

LETTURE
molto pi non essendo

DEE, RISORGIMENTO.

25

governo giudice competente n meno

il

della sicurezza di questa sola. Se in tutte le cose politiche im-

porta di lasciare

maggiore

per tutto

cittadini

ai

attivit

molto pi importa nelle belle

che

ci

quindi la maggior

onesto

la

possibile,

libert

ci

Esse dipendono dalla sen-

arti.

sivit dell' animo, dalla forza della fantasia, dalla finezza della

mente: cose quanto sentite nei loro


verno

ridurre esclusivamente tutti

di

belle arti sotto

un

modo

sol

ingegni

go-

il

per

le

uniformit normale di una sola disciplina,

di

un

di operare, di

esso governo non

g'

fatti

maestro, della cui abilit

sol

competente? Un'accademia per-

giudice

una scuola, massimamente

tanto

poco cono-

tanto

effetti,

Come adunque presumerebbe

scibili nella loro natura.

non dev' essere

di belle arti,

n un monopolio n una servit.

Le

belle arti fiorirono presso gli antichi e risorsero in Italia

moderni senza accademie n scuole

nei tempi
late

stabilite e rego-

con prescrizioni governative. Le loro accademie erano

libere

conversazioni dei bravi

navano comunicandosi
strandosi

loj'o

le officine dei

esempi

quali

artisti, nelle

le loro cognizioni e

loro

le

bravi artisti e

opere.

loro

si

Le

eccitavano

esemplari e

docu-

loro

vogliano ac-

si

non debbon essere esclusive, e le leggi


non debbon essere che quelle meramente
che risguardano il buon ordine da mantenersi in ogni
esse

conversazione di uomini.

La

sola

protezione

utile

che

esemplari e

mezzi

e di

cizio.

Tutto

La
che

sussidi
il

modelli,

e di

resto

non

di

"bravi

comodit per

che

pompa

studio

lo

zelanti
e

abbian luogo

d'

operare

procacciarsi guadagno e stima. Ci

d'

ec

maestri, di

per

1'

eser-

magnifica superfluit.

pi favorevole combinazione per le belle arti

gli artisti

go-

il

verno possa dare a simili stabilimenti di provvederli


celienti

mo-

scuole, queste

da imporsi ad
esteriori,

le

perfezio-

loro scuole erano

menti comunicati agli alunni. Qualora dunque

cademie

si

nell' arte

accade quando

quella

a fine di

loro
il

governo

costruisce e nobilita, senza pericolo di aggravare lo stato,

pub-

bliche fabbriche; quando a tale occasione lascia libero

con-

corso e quindi l'emulazione degli artisti 5

il

quando permette

ai

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

26
municipii di fare
e

stesso senza notabile aggravio dei cittadini,

lo

quando questi stimolati

blico

animano a

si

fanno

si

moda

fare

esempio del governo

dall'

medesimo. In

il

caso

gareggiano

fra

loro,

si

caso

della gloria e della perfezione. In tal

sidenti alle loro accademie, n di privilegi,

n di

pompe

colle quali cose o


nit, o

luogo

turba

si

alla

r invidia

e lo

semplicit

la

amor

alT

per essere eccitati


pre-

d' illustri

n di nobili qua-

dispendiose, n di soccorsi straordinari:

impicciolisce

si

cabala

pub-

e del

bravi artisti

eccitano

a studiare e perfezionarsi non hanno bisogno n

lificazioni,

vengono adoperati, guadagnano una co-

conoscere,

sussistenza,

tal

alT arbitrio

1'

animo pascendolo

dell'

ordine pubblico,

alla

predilezione,

scoraggimento dei buoni

va-

di

si

onde nasce

im-

e la insolenza e la

postura de' cattivi.

Venendo poi

ali"

eloquenza,

il

che pi importa, non

parlando

conosca la buona eloquenza italiana; se bene

e per gli

maraviglia che

non

si

nel

nostro

paese

antichi stabilimenti e per l'intromissione di


l'

deve

generalmente

far

regolari al-

tanti

ammaestramento della giovent sieno altronde


umanit e della rettorica.

molti-

cosi

plicate le scuole dell'

Chi risguarda la decadenza, in cui sono gi da gran tempo


le

scuole regie e quelle

canza

di

chi

vegliasse

d'

al

antica patria instituzione, per

buon regolamento

di

sguarda la mediocrit la bassezza state sempre


corruttela sopravvenuta

di

poi in tutti

malmente poste o tacitamente


vedr perch
loro

tutti

professioni

verno,

al

sione,

di

debbono scrivere

principe, al popolo,

maggior

e la

generi di scuole for-

manchino

chiarezza, di metodo,

di

che per natura delle

e parlare

a'

ministri,

di giustezza,

al

alle

dire

circostanze

accomodamento

delle

materie,

go-

di preci-

scelta, di gusto, di forza, e

finalmente di tutto quello che noi chiameremo eloquenza


cosa, vale

man-

chi ri-

ridotte sotto la direzione de' frati;

delle persone,

ceti

esse

delle

della

maniere del discorso

de' tempi,

de' luoghi

delle

persone.

Non parleremo
antica instituzione

delle

cattedre dell' universit e

patria,

poich talmente

noto

d' altre
l'

di

estremo

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


decadimento in cui sono, che

ha potuto a meno

non

di

la

clemenza del principe non

una

rivolgersi ad

totale riforma di

Solo toccheremo che V esser cadute per molte e replicate

esse.

combinazioni quasi sempre in mano


l'

27

molte cattedre del-

de' frati

universit, e spezialmente quelle dell' eloquenza, ci vi

trodotto

medesimo

il

corrotto falso

sjjirito

domestiche ne' loro collegi e nelle

vede nelle loro instituzioni

modo pervenute

scuole in qualsivoglia

sotto alla loro cura.

non hanno mai insegnato n insegnano

frati

ha in-

e fazionario, che si

la

buona

eloquenza; anzi non ne insegnano punto, perch non ne hanno

medesimi convenevole idea; perch, anche avendola,

essi

hanno interesse
scelti

farlo

non insegnar rettamente;

di

ad insegnarla quelli fra


perch

che

loro,

partito

lo spirito di

che

sono

manco

regna fra

essi

vengono

pei'ch

essi

abili

rompe

r unit e la conformit della insti tuzione.

Fino dal tempo del Castelvetro, vale a dire quasi


nascere

dell'

eloquenza in

da

derisione lo

stile

la tenacit

delle

Italia,

opinioni,

rialit de' precetti, la

la insistenza sopra la

nuda mate-

fra

essi

filosofia,

pi lungo

secolari, sono le principali cagioni, per cui

scono

la

buona eloquenza

per verun

modo

in

delle scuole,

ignoranza della

mente parlando, regnato

fino dal

conosciuto e messo

carattere dominante

Il

frati.

era

che ha, general-

tempo che
frati

fra

non cono-

conseguentemente non la possono

insegnare.

Vili.

Giuseppe Baretti.

Degli ordini monastici e dei frati in Italia


a mezzo

voiano

con la intitolazione

il

secolo XVIII.

Di Bastiano Buonavoglia a don

Vittorio Sa-

nella Scelta di lettere familiari, Londra, Nourse, 1779; che

una scelta,

ma

ciascuna lettera

del

Baretti, attribuita a

non

questo e a

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

28

quello, o con uonii inventati. Notisi bene che

nel resto un

Baretti era

il

conservatore arrabbiato, contro le dottrine degli economisti, contro

no-

le

vit francesi, fin contro la indipendenza delle colonie anglo-americane.

Voi mi stuzzicate, signor don Vittorio; voi mi volete costrignere

dirvi

quel

eh" io

pensi

Ma quando

ve l'avr pur detto, che

bene avremo

mia

f!

fatto, io

dica.

'1

guadagneremo noi? Che

scrivendo e voi leggendo? Nessuno,

sappiate,

le

ad essere un' immensa caterva

non cesserete
siete.

mondo

il

per

di

dall' essere

le

tirer pure innanzi

gaglioffi privi di ragione, io

ad essere quel mezzo misantropo che sono

continuer

di

riuscite

eh' io ve

Ch'io dica bene, ch'io dica male, che voi sappiate

mie opinioni, che non

che

ci

mi

voi

de' frati;

quasimente importuno, insistendo ad ogni modo

e voi

quel sacerdote canuto ed immacolato

che dunque scrivere senza la minima probabilit

mutare d'un pelo

le

un'ombra

cose presenti? senza

di spe-

mio scrivere giovi ad anima nata? Contuttoci,


questa mia villa sono pure del tutto scioprato, vo-

ranza che

il

perch in

glio satisfare a questo vostro bizzarro desiderio, a questa vostra

fervida richiesta, che ho


e col solo patto voi

non

quasi voglia di battezzare capriccio;

anderete

poi

queste

leggere

ciance a que' quattrocento perdigiorni che

si

mie

stanno grattando

quelle loro pance lass in Aracoeli.


Cile

sieno

frati

a'

di

nostri in troppo gran

numero; che

troppi d'essi sieno soverchio ignoranti e soverchio sfaccendati;

che sieno per la maggior parte ipocriti, mal

casti,

abbindola-

eredipeti; che s'abbiano mostruosamente deviato dalle

tori

ed

loro

primitive l'egole; che sieno germinati troppo al di l di

quello che

sono verit

si

loro fondatori vorrebbono, se fossero tutt' ora vivi;

ovvie,

si

vengono ammesse per

cospicue,
tali

n tampoco negate da quelli


perbia dell'abito,

1'

amore

libertinismo, e sopratutto

per anco

evidentissime, che non soltanto

il

che,

ma

che non sono

stessi del loro ceto, ai quali la su-

all'ozio,

comodo

sradicata ogni virt del

reso l'intelletto

Gran

si

da ciascun secolare;

la

d'un segreto
non hanno
non hanno per anco

dolcezza

di vivere a ufo,

cuore,

onnimamente ingarbugliato

signor don Vittorio

mio

e buio.

cara,

gran

che,

che

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

uomo

ogn'

29

egualmente che ogn' uomo non savio, vegga e

savio,

conosca e sia convinto convintissimo esser del tutto impossibile

uomini

agli

vivere in un costante e rigido celibato e

il

servarsi in quello puri ed immacolati

che nondimeno

vita, e

omiciattolo

permetta ad ogni sciocco ed impronto

si

sovrumana perch

virt

un genere

abbracciai-e

d'

con-

il

sino alT ultimo della lor

di vita

che richiede una

possa dovutamente seguire; un ge-

si

nere di vita che viene a riuscire del tutto sozzo ed abbomine-

quando non

vole,

congiunga ad una castit del tutto inte-

si

merata, del tutto per cosi dire angelica! Ogni matto, egualmente

che ogni savio,


ai

lo

sa molto bene, lo sa indubitatamente, che

non meno che a

frati,

tutti gli altr'

senza un continuo miracolo

uomini, impossibile

tenere perfettamente a stecco

il

quell'impetuoso fomite cacciato loro nell'anima e nel corpo


dal

loro

stesso

Damasceno:

creatore
tutti

prima che sentano

che

gli

cura, gli uomini operino cosi


del

loro

tutt'

ora

lume naturale? come


assurdi,

si

ad

permettere

quando

si

ogni
per

come

si

si

faccian

frati

pu

si

anche

impetuoso

pigliandone tu

che,

all'

impazzata, cosi alla rovescia

si

pu che que' governi durino


bestialmente ostinati, da

si

spregevole omiciattolo, che

pi

Campo

nel

irresistibili di quell'

sgangherati,

si

faccia

anco del tutto imberbe, del tutto imbecille,

quando non sente per anco


raoli?

uomini

stimoli

gli

Adamo

nostri governi vogliono pur con-

Santa Provvidenza! come

fomite.

frate,

che plasm

di

il

quanti

permettere

tinuare

pu che

la forza irresistibile di quegli sti-

la tua

tanta

misericordia non

degni

per anco di mandare alla nostra Italia, comech infinitamente


peccatrice,
lore,

che

si

un papa tanto dabbene, o un principe di tanto varisolva ad ogni modo d' impedire agli uomini inetti

mentecatti lo scegliersi

opposto

alla

visibile

uno stato

di vita si

diametralmente

intenzione che avesti quando

plasmasti

quell'Adamo in quel Campo Damasceno? Possibile che tu non


voglia per anco togliere tanti e tanti individui della nostra specie

dal

branco

pericolo,
d'

anzi

dalla sicurezza,

animali colpevoli

pi nefanda immondezza?

d'

ogni pi

d'

essere

un giorno un

turpe bruttura,

d'

ogni

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

30

Ma, caro don Vittorio, a che ingolfarci in


marico

quando

inutile,

vuole per anco piegarsi


de'

un colpo repentino

rendere

meschini mortali, a

concedetemi eh'

pur chiaro che

farli

dell'

tutti

un ram-

sommo Dio non

il

diritti

lagrime-

e in

gli

storti

cervelli

ragionevoli e tutti savi con

onnipossauza sua? Deh, don Vittorio,

m' esca del morale

io

siffatte

un lamento

voli considerazioni! a che perderci in

d'

un

si

doloroso argo-

mento, e che mi ristringa unicamente alla sua parte politica,


lasciando

1'

santerello

a qualche penna pi puntuta, pi energetica

altra

mia!

della

esempligrazia, a voi, che siete un mezzo

voi,

che

v"

avete

sangue, a

bollimenti di

nondimeno
voi, dico,

che non ad un raondanaccio par mio


rale.

Fatelo dunque, se ve ne d

molte, di

vostri begli e buoni ri-

confarebbe assai meglio

si

1'

trattarne la parte

il

mo-

animo, in alcuna, anzi in

quelle prediche v' avrete a predicare nella prossima

quaresima; ch'io per

me non sono

non sar mai da tanto da

discorrerne efficacemente, se m' avessi a vivere mill' anni.

Or bene, signor don


quella
tanti

della Toscana,

mandaste saranno
Se quella
provincia
di

ogni

Vossignoria

ricorda

di

dice

lista

il

mi

':

vero, gli abitanti di quella piccola

ascendono a quasimente un milione, del quale pi

di

cinquemila

milione,

pi, contenendo,

migliaia

si

divisi nelle loro rispettive clasisi, che

dieci mesi

cinquemila e secento sono

porzione
in

Vittorio,

per ordine del presente Granduca, degli abi-

lista, fatta

il

Andando con questa pro-

paese nostro, che Dio

come

lo

di

pi

prosperi ogni di

contiene, tre interi milioni ed alquante

debbe

d' abitanti,

frati.

secento ed anche qualcuno

altres

contenere

il

numero poco

meno che tondo di diciotto mila frati senza contare altro


numero di ventiquattro mila monache, poich, secondo quella
lista, le monache della Toscana vanno al di l d'otto mila;
e senza contare n manco quell' altro numero di trentasei mila
della Topreti, poich, secondo quella stessa lista, i preti
1"

scana toccano
egli

in

essi

un errore

un numero

in

pure de' dodici mila. Gesummaria! Si pu


politica,

di tre

qual quello di permettere che,

milioni e di qualche

migliaio

di

sudditi,

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


maschi

settantotto mila tra

come

vale

libato?

dissi,

governo, quando

s'

avevano pi

non vollero avere

che sette

in

femminelle

sole

ce-

nel

couti'ario,

dell'umana specie? Gli antichi

almeno quanto noi

intendessero

s'

vivono

la

se

diametralmente

stato

allo stato naturale

romani, che credo

diti,

femmine

un

in

dire,

31

buon

di

di quattrocento milioni di

sud-

quel loro sterminato impero

tutto

consecrate

celibato, giudicando

al

quel numero pi che bastevole a dar grandezza e magnificenza


alla loro

vogliamo, nel picciol numero

religione: e noi

mero

mila tra maschi

di settantotto

sproposito, oh

governo commettere

non

incredibile, se

femmine? Oh

avessimo

ora sotto agli occhi

tutt'

Rimettendo nondimeno ad un' altra volta

monache

onde non

de' preti,

si

ponga,

il

unicamente, come

suno fra
tanto
1'

di

umana

che

al

da

specie,

s'

suol

onde

s'

scemarne almeno

giorno facendo sempre

un

tratto

l'

abbia

danno

diciotto

mila

da buon senno ad appor-

veramente cristiana impresa

numero, che vassi anche


ampio, sempre

pi

s'

infinito

dentro

quell' avervi

affretti alla
il

dire,

abbia tanto di carit verso

fargli osservare

cagiona

disponga un tratto

si

tarvi rimedio?
d

si

pu, signor don Vittorio, che nes-

coscienza,

di

suo paese

onde

frati,

si

nostro discorso

il

tanti consiglieri e ministri del nostro sovrano

bont e

oh

far parole delle

come

troppa carne al fuoco, e limitando per ora


ai frati

errore,

possa da un

si

oh mentecattaggine degli uomini del tutto

1'

maiuscola che

la pi

bestialit

di tre

spaventevol nu-

milioni e qualche migliaia, consecrargliene lo

pi

di giorno in

disorbitante?

non dico l'oculatezza politica di que' consiglieri e di


ma la bont comune l' umanit e la coscienza
che non gli fanno volgere il guardo ad un disordine, ad

Dov',

que' ministri,
loro,

un male, a
di

cui

nessun epiteto

Ahim, don

diabolico?

non

altro

se

l'idea

d' instituire

detto,

come

impossibile

il

diavolo,

s'

adatta

Vittorio,

fu

le fraterie,

si

che

bene quanto quello


il

diavolo, e nessun

quello che sugger agli

uomini

sapendosi molto bene dal mala-

maggiore degli uomini assolutamente


menare quella vita pura ed immacolata che il fra-

alla parte
il

tesco celibato suppone, e che ogni bestiolina imberbe ed imbecille

LETTURE DEL RISORGIMENTO,

32
ardisce

prosuntuosamente promettere

quando

s"

incappucciai

che

quello

fu

Si,

si: il

Dio

diavolo,

il

menare

di

allor-

maladetto diavolo,

sugger quella funesta idea, per cosi

un

tirare

grosso numero d'uomini a mancare a Dio della lor parola, e

conseguentemente per poter cosi popolare con


prestezza

quell" orribile

Dio concedergli

baratro

chiavi

le

quale

del

dominio

il

Ma

facilit e

piacque

ecco eh'

con

signor

al

sono

io

ricaduto nella parte morale, anzi pure teologica, del mio argo-

mento!

torniamo ad

Dell,

mi vengano
arricciare

dette

delle

allontanarcene
verit

si

il

po'

mantenimento

una qualche parte

di

Fogniamo,
frate di tutto

signor
il

che

trista,

il

mio,

mezzo ciascun

mantenimento

a novecento

dei frati;

ed

un

di dell' anno.

si

semplice

richieggano

Evidentissima

di quel tal frate ascender, alla

anno.

ciascun

paoli

Che

Multiplichiamo

monta

mila, poich a tanti

una somma

eccoti supputata

sabile al loro mantenimento.


sta

nostr' occhio

il

per provvedere

che,

ascende a sedici milioni e dugento mila

che

modo

richiede in

sotto

quel tanto danno, che una tanta feccia

que' novecento paoli per diciotto

numero

avere

necessario al suo genere di vita,

soltanto due paoli e

pi

quindi

enorme spesa, che

frati

cagiona innegabilmente al paese nostro.

di fratismo

mila

de' nostri diciotto

onde poter

indispensabile,

cosa

disperate, da far

questa cosa, facciamo

di

conto, don Vittorio, di quella tanto

il

onde non

fretta,

si

capegli in capo ad ogni vero cristiano.

Rientrando adunque nella politica

un

in

crude,

le pare,

di

paoli,

indispen-

don Vittorio,

poca bagatella? Sa Vossignoria che sedici milioni

un

gentomila paoli formano

terzo, se

non

di

que-

du-

due quinti, della

nostra entrata pubblica; vale a dire, formano una

somma

agguaglia

che tutto

il

terzo,

o forse

paese nostro contribuisce

al

due quinti,

il

danaro,

di quello

che
il

principe, onde possa mantenerlo,

difenderlo e farlo prosperare?

renze loro non lavorano punto

E
le

siccome

le diciotto

nostre terre, non

mila Rives'

adoprano

in veruna delle manifatture nostre, non mercanteggiano punto,


e

in

somma non

professano

corr' egli sconciarsi a

arte

mestiere

lucroso,

oc-

provare che non accrescono per la loro

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


tampoco d'un paolo Tanno

virt n

che

riescono anzi

le

di

tutti

riffe

milioni e dugentomila paoli, in-

mantenimento

necessari al

riunita

loro,

ricavino

si

ultimo quattrino dalle riunite

di raffe sino all'

dall'industria

fatiche,

capitali della lor patria

un peso addosso del tutto morto, poich

d'

bisogna pure che que' sedici

dispensabilmente

33

de' nostri agricoltori,

de' nostri

mercatanti, de' nostri operai e degli altri benemei'iti cooperatori

Ve

alla nostra pubblica ricchezza?

Dico

apporre una sola

qui una cosa che non sia vera da un capo

io

che no!

Certo

egli che

a questo conto, signor don Vittorio mio?

contrario

in

sillaba

Il

altro?

all'

conto mio innegabilmente giusto, e debbe

innegabilmente ammettersi da ogni persona non onninamente

da ognuno che

fatua,

di

col

una qualche classe

d'

godersi

in

l'

altre

di

abbia la minima bricia di raziocinio e

s'

lume naturale. Ma,

nome

di Dio,

qual diritto

s"

ha mai

mantenuta a ufo daluna perfetta sfaccendatezza una tanta

uomini

d'

essere

parte delle generali fatiche, della general industria dell' altre


classi? Certo nessuno, nessunissimo, ch'io sappia!

Ma

costume

il

lungo

l'

invecchiata

supinit del nostro

popolo, fattosi poco a poco frataio da pi e pi secoli, ita

oggimai

tant' oltre,

che non sente pi punto la gravezza

peso tanto enorme, tantissimo disorbitante: e se

non sente pi punto quella gravezza,


messere Tuttesalle

di

che

ti

il

d'

un

goffo popolo

dai tu affanno,

a che pr, o a che proposito, vieni tu qui

cercando cinque piedi al gatto, divincolandoti serpentinamente,

onde

g'

ignoranti

s'

avveggano della

lici dell' infelicit loro

ignoranza

loro

e gl'infe-

Ecco, don Vittorio, la bella risposta che un qualche


tato frataccio

gotto al parlare de' fratacci spietati, e che anzi sdegno


in

dialogo

con

essi,

lasciando

senza risposta, mi volgo

di

mini ricchi di ragione, dotati


dell'

spie-

mi potrebbe qui dare. Io per, che non mi

onesto e del giusto

quelle

frateschissime

nuovo a voi ed a quegli


d'

d"

sbi-

entrar

parole
altr"

uo-

umanit, schiettamente amanti

e dico che,

quantunque

le

larghe spal-

lacce del nostro goffo popolo sieno atte a portare queir enorme

quel

disorbitante

peso

senz' accorgersene

pi

punto,

non
3

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

34

non

tuttavia onest,

pi

glielo

ad un
un qualche

pu

cosi

fare

giustizia,

portare

oltre

tratto

mente

e per

che

il

buongoverno

sforzo
d'

onde

scemarglielo

uomini soffrono,

forza sia

consenso un male universale di

vennero

istituite,

almeno

poich

tutte, se

non sono

tutte idee

false,

il

obliqual'

buongoverno, ricevute nel mondo come vere da che


civili

lasciar-

il

nostro principe, se non

levarglielo d'addosso, dovrebbe

po' di

male, che alcune classi

non

e dico

idee di

le societ

insus-

idee

sistenti, idee ridicole.

Ma

che ciancio io qui

se

non

il

solo

il

un male, che non tocca finalmente

d'

mero interesse d'alcune

smnuimento delle borse

classi d'uomini, vale a dire


loro,

far

la

cosa piccola

possa? Buono Iddio! quel male non se non un'ine-

quanto

si

zia da

non farne punto caso, quando

si

ragguagli a quell'altro

molto maggiore della perdita successivamente fatta nel corso


d'

alcuni secoli dal paese nostro di quelle tante e tante migliaia

che

di

famiglie,

de'

conventi non

sarebbono pur formate in esso, se

si

si

le

porte

fossero da pi secoli tenute spalancate a quelle

tante e tante migliaia di spensierati e di fuggifatica, che vollero

pur

farsi frati in ogni parte della nostra contrada.

gli

un male,

al di cui ribocco tutte le

avrebbon dovuto far argine


gli

se

alle idee pi ovvie

nostri

tanti

frati,

docchioso padre maestro, se


detrimento a molte classi
del bisognevole, e se

punto n poco
scono

da

Questo

umane

pi'incipio!

per

d'

frati

al

suo

uomini

coli"

che
ve-

politica!

obbligarle a mantenerci

dal canto loro

bene spirituale,

Mi niegherai

si,

orribile,

risponder qui un qualche pi-

guenza un bellissimo equivalente a quelle


esse ricevono.

che

nostri tanti frati riescono d" alcun

non contribuiscono

bene temporale del paese

al

assai

d'una sana

si,

e divine

Questo

un male veramente miserando, vei-amente

ramente contrario

Ma

sino

leggi

tu questo,

loro, e' contribui-

danno per conse-

classi di

quanto daJ

mal cristiano che tu

sei?|

replico ic
mal cristiano o buon cristiano eh' io mi sia
a Sua Paternit
il paese nostro potrebbe molto bene posse-i'
dere un tesoro immenso di beni spirituali, se foss' anco prive

affatto

di frati,

avendo, come ha, quel numero, forse anch' ess

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


troppo

esoso,

ciie

non

le

Pa-

noi e miseri ben dav-

beni spirituali tre milioni di genti

di

meno

pi parte

la

mila preti non bastano ad ammucchiare

ventiquattro

se

quanto tesoro

preti,

meno scandalosi

sfaccendati e

molto Reverende. Miseri

ternit Vostre
vero,

mila

ventiquattro

di

meno

ignoranti,

35

s'

han biso-

gno, considerando massime come la pi parte di quei tre milioni

dal

cliiare

vorrebbono
il

canto

loro

diamo troppa
troppo

e sera d'

ammuc-

pi che possono di que" beni.

Ma non

non trascurano n

di genti

il

mattina

aneli' esse

maestri che

retta alle ciance de" nostri padri

creder

far

oro

non interrompiamo

V orpello, e

ci

di

nostro ragionare dando risposta ad ogni loro sciocca

parola.

Signor don Vittorio, V osservazione


imperi antichi

ancorch

latati,

che

sono virtuosamente

si

privi

affatto

pesa tanto addosso da tutte parti.

ci

come

lo

appare

pi

il

gli altri,

pur troppo, che, fra

inetto,

g'

cosi

Fa

s'

difrati

di

non fosse vero,

imperi odierni, quello che

pi transandato,

il

quello in cui F umanit

conservati

marmaglia

quella

di

che assai

assai ovvia,
retti

il

pi

peggiore di tutti

degradata,

s'

resa

pi abbietta, pi corrotta, pi misera, che non in qualsivoglia,


per
s"

appunto quello in cui

di potere.

gli

odierni

gianti forza annoverare

lo

innegabil-

quelli ne' quali


d'

frati

non sono pi

oziosaggine, a predicare

distacco dalle cose di questo mondo, ad estollere

tuttogorno

il

senza posa

le glorie

sciocche della povert, onde

bello estinguendo in ciascuno


S" egli

ha condannati
dustriarsi

in cui

imperi pi prosperi e pi torreg-

ammessi a dare pubblico esempio

stria.

formicolano,

pi

maneggio, pi d'autorit, pi

di

non fosse n anco vero, come

cosi

mente, che tra

frati

hanno pi d'influenza, pi

1'

amore della

si

venga bel

fatica e dell' indu-

vero che l'incomprensibile Provvidenza di Dio


gli

uomini sino ab

per vivere, e

s"

inizio

egli altres

ad

affaticarsi e

ad in-

vero che quella stessa

Provvidenza ha dato agli uomini sino ab inizio una buona dose


di forza corporale e mentale,

rare

quella

dirittissima

fatica e

appunto perch potessero adope-

quell' industria,

conseguenza,

che

non ne

da' frati

siegu' egli

per

da verun' altra

36

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

classe d' uoniiui

non

si

dovrebbono sciorinare

trine bastarde, che tendono diviato

r anima

e a distoglierci

dall'

di

adoperare

quella fatica

senza

torna qui a dire

Concedo che noi


maestria

gami

fedeli

amore

all'

per-

esortiamo tuttora quanto


quella cosa chiamata dai

di

Ma,

teologi povert evangelica^ povert cristiana.

volgaccio non ha tanto di cervello da distinguere questa

specie di povert da quel!' altra che tu

non avere della roba, che

fallo, se

il

ci

intendi e che

possiamo noi?

atto a distinguere

consiste

egli nostro,

povert da povert?

Padre, padi-e, voi non dite qui esattamente

pure barattarmi

sarebbe

volgo non sa tanto di teologia quanto ne sappiamo

non

noi, e se

ste

al nostro

altri frati, si dai sacri

ne' nostri librattoli divoti

si

padri

nostri

nel

le

carte

in

mano

il

Molto

vero, e vorre-

cosa mi

facil

provarvi come innuraerabili sciocchi del vostro ceto

il

predicano di fatto da' pergami ed inculcano ne' loro scempi


brattoli
ire

quel-

quel molesto padre maestro

pi possiamo

il

Piano, piano

se

corpo

il

r industria, necessaria, indispensabilmente necessaria,


vivere

dot-

cotesto

ad incarognirci

la

necessit assoluta

d'

li-

esser poveri di roba, chi vuol

facilmente in paradiso. Diamovi tuttavia per concesso non

predichiate e non inculchiate


sorte

di povert,

come ha

se

il

non

volgo

quell' altra vostra aerea

sbrogliare

vostre

le

ingarbugliate matasse teologiche senza prendere sbaglio?

ha a colpire nel vero senso


derli senza

di que' vostri

commetter equivoco, necessitato com'

stato a starsi

Come

gerghi e ad intenegli dal suo

reggendo un aratro lungo un campo, mazzicando

con un martello in una fornace, scoccando una spola sur un


telaio
d'

facendo mill' altre somiglianti

faccende per tante ore

ogni giorno che non sia festa? Deh, in vostra malora, fratij

miei, lasciate
teologici
altrui

una volta que'

e senza pi darvi

dove non pare

desimi, contentatevi

v'

d'

vostri parlari anfibologici anzi che'

il

ridicolo affanno di

abbiate troppa frega

esortare colle

d'

mandar

1'

pi semplici parole

polo ad industriarsi e ad affaticarsi, ciascuno

anime

andare voi me-

il

pi

il

po-

che pu,

onde procacci a s ed alla sua famiglia ogni bisognevole

e sto

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

37

per dire anche ogni superfluo, senza pi fare que' tanti sforzi che
per rendere

fate

La

siete!

vostre udienze sioccamente dotte

le

fatica e l'industria di tutti gl'individui

quella che mantiene


difendersi; e

non

paesi, che

vostre

le

non teologiche, evangeliche

prospera, che

li

come voi

d'un popolo
li

rende

atti

scimunite sottigliezze teologiche o

non evangeliche, cristiane

non

cristiane.

Ma, don Vittorio, volesselo Dio, che


di soltanto parlare

Dio,

volesselo

volgo!

un gergo mal inteso

frati

soltanto

esortassero

contentassero

si

mal interpretato dal

le

genti colle

diche e coi libri divoti ad esser anzi povere che ricche


periosa natura

1'

urgente

necessit

rettorica molto pi efficace che


e

non

s'

hanno

pi-e-

L' im-

entrambe una

la fratesca, e

basterebbono

strabasterebbono a somministrare un buon antidoto contro

veleni tutt' ora sparsi dalle goife bocche e dalle goffe penne di
questi incappucciati ciarlatani.

ceve

dal

loro essere

in

Un

altro male, che la societ ri-

troppo gran numero, quello che la

poco imbrigliata umanit cagiona

loro

costumi, spngendoli

ai

a sballare in privato delle dotti'ine assai diverse da quelle che

spacciano in pubblico. Ma, perch

condurrebbe mio malgrado a


parole caste, a sviluppare

dii-e

toccare questo punto mi

il

delle cose difficili a dirsi

e in somma a
nume comunemente chiamato

ad ogni modesta persona,


eretti a quel

tetemi ch'io non entri in questo

se

non

che

gli

spiegare un

di togliere

scoprire degli altari

Satanasso, permet-

lecceto, anzi pure nella pi

vasta e pi profonda pozzanghera che


m'affretti

con

idee da far recere le budella

certe

modo da me

1'

Italia

s'

abbia, e che

ghiribizzato, di scemare,

intieramente dal mondo, tutte queste fraterie

nocciono tanto per tanti

versi.

Lo sforzare i frati a scappucciarsi, vogliano o non vogliano,


come fece in diebus illis quel furfante d' Enrico ottavo, sarebbe
cosa troppo tirannesca; perch, a dar loro
s'

han pur

il

dovuto,

meschini

scelto quel genere di vita assicurati dalla fede

blica, la quale, caschi

mai.

L' esiliarli

fatto

non ha molto

il

mondo, non

vei'gognosamente
ai

si

pub-

vorrebbe violarla giam-

dalla

lor

patria,

come

s'

Gesuiti, senza badare pi ai colpevoli

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

88

che

sterminata

troppo

da

padrone. Vedete,

inetto

col proibii-e

ai

sudditi

fai-e

odioso

frati stessi,

a quelle tante

non dopo

farsi frati, se

dire

s'io son

se ne spicciolisse

Viniziani

anche questo mite ripiego,

perch

-ai

il

come sento

piuta una certa et,


a

don Vittorio mio,

non vorrei n manco

di sangue, che

padrone assoluto del

mal' arti

sue

atto di crudelt

commettere ad un ribaldo

lasciarsi

con

vecchi ed in-

ai

un

nibdesima ragione

la

diventato

portoghese,

suo

per

sarebbe

che

pi ai giovani e sani

agi' innocenti,

fermi,

d'

si

dolce

numero

il

aver com-

dispongano

oltre

riuscire

al

temerei non riuscisse odiosissimo eziandio

anime

di

mosca,

le

quali sono persuase che le

chiavi delle porte celesti sieno state poste unicamente in


ai frati. Il filo

ministro

dunque de' miei suggerimenti,

del

nostro

principe

(scusate

s'

il

mano

io fossi consigliero

non

verbigrazia),

tam-

vorrei che tendesse in conto alcuno a renderlo discaro n

poco

alle

anime

prefate

di

mosca

di cui ogni paese

abbonda

di sovei'chio, e vorrei anzi contribuisse a renderlo vie pi grato

e vie pi stimabile

presso

suoi sudditi e presso gli stranieri.

che direste voi, don Vittorio,

legge,

s'

io gli suggerissi

di fare

che conservasse ad un tempo intatta la sua

e sgravasse insiememente

il

suo paese

di

una

ortodossia

quel tanto peso delle

inutili fraterie?

La

legge

eh' io vorrei fargli

camente a considerare
stinati

colle

dai

loro

la

santissimi

parole e cogli

promulgare, imprendendo uni-

straboccata ignoranza

scritti

istituti

de' frati,

ad ammaestrare

egualmente che

col

de-

genti

le

buon esempio,

ordinerebbe: che nessun suddito possa quind' inanzi farsi frate,

non riporta prima una fede giurata da un certo numero di


professori dell'Universit, la quale dica come quel tal suddito,
se

volenteroso

di

farsi

frate,

sa

pi che mediocremente

la

lin-

gua latina e la lingua greca.


Con questo semplice trovato assai agevole Io scorgere,
che coir andar del tempo si torrebbono almeno di mezzo
que' tanti babbioni di frati, nati di contadini e d' altra
gente,

non atta a dare una studiosa educazione

Con questo semplice

trovato

s'

avrebbono

a'

povera

loro figliuoli.

de' frati, se

non estro-

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


inamente
ch

cognizione di quelle

la

sapere

varie

di

prove, che chi

ed

sorti;

sa

il

s'egli vero

diminuire

onor suo

con

incorrere

fare

meno

di grandi

non

vizioso che chi

sa.

scanserebbe una contesa col

si

perch nessun papa potrebbe

de' frati,

schiamazzo

una

d'

tale

rebbe

ad essere da tutto

savio

moderato

provvidenza senza

somma,

protettore dell'ignoranza. In

di

don Vittorio, con questo semplice trovato


pi

atrascina dreto assai

che sia suo interesse l'accrescere anzi che

taccia

della

si

non bisognevole

cosa

trovato

numero

il

due lingue

per lo pi

Con questo semplice


l)apa,

39

almeno non istomachevolmente ignoranti, per-

ciotti,

il

d'

il

mio principe ver-

mondo considerato come

ogn' altro

punto inclinato a tiranneggiarli

sul

assai pi

fatto de" frati

nulla

ad opprimerli; accusa data

non senza qualche fondamento, almeno dai

d'

un principe

a pi

frati stessi,

de' nostri giorni.

IX.

Gaetano Filangeri.

Molti g-ran proprietari!, pochi proprietari! piccoli,


ostacolo alla popolazione.

Questo che

il

Gaetano Filangeri
dell'

capo iv nel libro n della Scienza della legislazione

io scriveva avanti

opera furono stampati

in

Gaetano era figliuolo del principe


scendeva da Tuceel, un
ciare del sec.

Puglia e

vent' otto anni: e

di Arianello,

de' quaranta peregrini

furono

xi

Sicilia,

primi

Gentiluomo

di

autori

camera

della

Filangeri, bellissimo della persona, a

della cotte e

il

d'una famiglia che

conquista e
di

Ptoma proib

1'

opera,

di

settimana

di

officiale de' volontari di

venticinque anni,

il

re

di-

monarchia

tra

marina,
bagliori

frastuono dei corpi di guardia, astraevasi a scrivere

nobili peasamenti.

libri

cavaliere

Il

normanni che nel comin-

maggiordomo

Ferdinando allora iv re di Napoli, anche


il

due primi

Napoli nel cominciare del 1780.

di

Napoli

la

suoi

premi chia-

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

40
mando

l'autore al Consiglio supremo

Quando

una nazione

in

Gli spazi

pone
ove

la

non

non sono

poligamia ha luogo,

maggiore

dunque

la

somma

celibi.

sieno molti non proprie-

non

dove

il

numero

un solo sup-

delle

femmine

uomo che ha

dieci

gran proprietari moltiplicando

non proprietari debbono,

de'

d'

altriniente che ne' paesi

uomini, un

di quello degli

suppone nove

mogli

ci

gran propriet

infiniti: la

difetto di propriet di molti,

il

gran proprietari e

sono molti

vi

Fautore, morto

mente, lascioUa incompiuta.

della

pochi proprietari piccioli, bisogna che


tari.

ma

delle finanze;

a treni' otto anni per soverchio sforzo

in vigore delle

premesse, esser un ostacolo alla popolazione.

Ma non

colla sola diminuzione de'jjroprietari che questi

gran- proprietari impediscono

progressi della popolazione. Essi

maggiormente

ritardano

la

coli'

Se, in vigore de' principii che

cresce a misura che


terra

di

stato,

tolte

si

abuso

fanno

che

moltiplica la sussistenza, se due moggia

coltura tolgono forse una

alla

de" terreni.

sono premessi, la popolazione

si

famiglia dallo

qual vuoto non debbono lasciare nella generazione

tutti

quei boschi immensi che questi gran proprietari sacrificano alla


caccia, e tutte

al

popolo

un furto

gli

costoro che
lici

nascosta

a'

1'

la

si

perfeziona; non sono questi pochi fe-

immenso

non sono

ricchezza

maggior parte

come se si temesse d mostrarNo; non tra le mani di

suoi occhi,

agricoltura

la felicit nazionale,

delle

sembra interdetta

fatto alla sua sussistenza?

circondati da uno stuolo

stituiscono

veduta delle

quelle ville superbe e fastose, la

quali, destinata a sollevare lo spettatore ozioso,

d'

il

di miseri

il

che compongono

gran proprietari quelli che co-

una nazione.

de' cittadini,

famiglie

L' agio

comune

della

ben essere della maggior parte

vero barometro della prosperit

d'

uno stato

r unico veicolo della fecondit. In questo sublime equilibrio^

in questa mediocrit di

fortune,

Greci e

Romani

de* primi

germe della generazione. E un cattivo cittadino, diceva Curio, colui che riguarda come picciola una
porzione di terra che basta per alimentai'e un uomo.
secoli

trovarono

Come dunque

il

moltiplicare

il

numero

de' piccioli proprietari?

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


come smembrare oggi queste gran masse,
ha fatto acquistare una consistenza clie
popoli che ne sono

a'

cando

colla

sua

giore

canna

del

papaveri pi

vi

sti

male. Io avrei perduto in vano

pi sacri. Togliete prima

togliete

d'

mio tempo,

il

ogn' altro

fedecommessi. Sono queste

primogeniture che sacrificano

d'una famiglia; sono

le

se ar-

presunzione

numero

de' proprietari nelle

nazioni

ricchezze

primogenito

al

sacrificano

diminuiscono

altra

1'

primogeniture;
delle

maggior parte. Sono

molti cadetti

sostituzioni che

miglie ad una sola. L' una

le

cause

le

esorbitanti di pochi e della miseria della

il

suo giardino?

alti del

render gli uomini pi felici colle massime d'un despota.


pu rimediare a questo male senza ledere i dritti d'alcuno;
si pu anzi rimediare moltiplicandoli e rendendoli pi giu-

di

le

pesanti

qui proporre un rimedio peg-

io voglia

di predicare la tirannia e se avessi la stupida

dissi

tempo

il

quello che ci addit Tarquinio, fiac-

di

Dio non piaccia che

quali

rende pi

le

Qual rimedio a questo male?

oppressi?

dovr forse far uso

Si

alle

41

dell'

molte faall'

Europa,

infinito
1'

una e

r altra sono oggi la rovina della popolazione.

Quanti disordini

nascono da un istesso principio!

mali derivano da una sola legge ingiusta

che non pu avere che

non averne che un

solo.

un solo

tiplicit de' figli. II vto della

che

si

ottiene

un erede.

una casa

d'

natura

si

parziale!

sangue sono

dritto

momento che

d'

un bene

comune. Costretti a mutilarsi,

gli

rotti

da un altro fratello del comodo

che godevano nella casa paterna, non veggono in

il

per

calcola dalla mol-

crede soddisfatto sbito

usurpatore, che gli opprime e gli spoglia

avevano un

padre

altri tanti pesi

si

sacri vincoli del

dall' interesse. I fratelli, privati

quanti

Un

che sia ricco, vorrebbe

figlio

Egli vede negli

sua famiglia. L' infelicit

la

ha veduti nascere

e la legge

lui

al

essi

che

che un

quale essi

maledicono
li

degrada.

Tanti cadetti privi di propriet, e per conseguenza del dritto


d'

ammogliarsi, obbligano altrettante fanciulle a rimaner celibi.

Prive d'uno sposo, costrette da' padri, queste infelici sono spesse
volte loro malgrado

obbligate a chiudersi in un chiostro, dove

col loro corpo esse seppelliscono

per semjDre la loro posterit.

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

42

I nostri posteri

saranno sorpresi

nel!'

osservare una contrad-

dizione cosi grande tra la maniera di pensare de' nostri politici


e le loro leggi, tra

governi e

massime

le

colle quali

iiionachismo penetrato in tutti

dirigono

si

Uno

determina/doni de' loro codici.

le

nostri

spirito d' anti-

La

gabinetti dell' Europa.

di-

minuzione di questi asili del celibato e della sterilit divenuto

uno degli oggetti pi

da per
il

amministrazione.
vto

il

clie lascia

monacliisino de' due sessi. Egli fa

gerlo,

ma

menta.

lascia nel

I chiostri

tempo

racchiuderebbero

solo primo a nascere

maggiori sforzi per ristrin-

foi'se tanti frati

e tante ver-

delle famiglie dello stato

destinato

al

vedrebbe forse

religione

{fiorati la

ministero veda

Il

nella generazione

istesso aperta la sorgente che lo ali-

una gran porzione

gini, se in
il

seri dell'

con dispiacere

tutto

non fosse

coniugio? Senza
tra'

suoi

sue vestali tante vittime della disperazione?

ministri

non racchiuderebbero

Queste sono

quenti.

Non

non

la

legge e dal

costume

un maggiorato. Egli crede

con una

de' grandi.

aumenta intanto sempre

si

sempre pi nelle mani


stengono

le

incoraggiare
all'

onusta

de' padri.

la

le

no-

numero
le

de'

non proprietari

sostanze

si

riuniscono

istesse leggi che so-

sostituzioni credono di

poter

popolazione con una tenue esenzione accordata

quindi d'impedirne

mutilano

Il

di pi;

scudi
di

ingiustizia autorizzata dalla

di pochi-, e quelle

primogeniture
la

sono pi fre-

o quattrocento

che abbia tre

istituisca

sua famiglia

primogenitui'e,

delle

quanto che

micidiali

ci cittadino

di rendita che
bilitare

pi

meno

forse pi virtuosi?

conseguenze

funeste

le

oggi rese altrettanto

senza

chiostri,

questa barbara istituzione, racchiudendo meno uomiiji


schiavi,

mag~

e tra le

Esse
le

formano un volcano,

irruzioni

maggior parte

di moltiplicarne

il

numero

con un argine

de' cittadini,

pretendono

di vetro.

Esse

pretendono quindi

col dispensare da' pesi della societ

Misera imbecillit degli uomini

un padre che ha

dodici

figli.

tu

pi funesta della peste istessa; perche

de' legislatori,

le

ma

sei

sue stragi non fanno che accelerare la morte degli uomini,


le

tue impediscono loro di nascere, e ne rendono

sibile la perdita!

meno sen-

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


primo passo dunque che dovrebbe

II
il

numero

db' proprietari e

che inalzano

due
il

istituzioni

numero

darsi per moltiplicare

per ismembrare queste grandi masse

grandezza di pochi su

la

rebbe di abolire

le

43

primogeniture ed

la

rovina

espressamente per diminuire

fatte

molti, sa-

di

fedecomessi, che paiono

nell'

Europa

uomini.

de" proprietari e degli

X.

Mario Pagano.

La legge non

ma

toglie la libertf,

Tera idea della libert


Tale
parte

fu

l'argomento

gano cerc dedurre

al iv tra

La

la

seconda nel 1785.

Vico nella nuova

delle idee di

gorico mori di forca borbonica

la

saggi poliuci dell' autore; la cui prima

pi-imieramente nel 1783,

puVjblii^ata

la garantisce.

ctIc.

29

il

ott.

Il

Pa-

novello pita-

filosofia;

1799.

legge non toglie la libert, quando la linea segna oltre

quale proceder non pu

1'

operazione nostra.

vorisce e difende la libert; ne frena

il

La

solo abuso.

legge

fa-

Anzi senza

legge la libert ne rimane oppressa-, poich trionfa la violenza,


e viene impedito altrui l'uso delle proprie facolt. Mentre gli

uomini disdegnano
caro giogo, non

bricano

le

infrangono

si

il

sacro freno delle leggi e ne scuotono

avveggono che correndo alla licenza

proprie catene
i

sacri legami.

con quella

La

mano

si

stessa con cui ne

libert vera, opposta alla licenza

de' selvaggi e de' barbari, la libert civile, la facolt di

prare
e

le

l'

il

diritto di

adoperare

tutti

suoi

anzi la libert d'ogni diritto la base e la propriet;

modo tale, che, distrutta la libert, tutti


uomo e r istesso uomo morale vien distrutto.

per

ado-

sue naturali facolt secondo la legge, cio per quanto

come quella prescrive;

diritti:

il

fab-

diritti

del-

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

44

Una
che

unione

di

uoniini,

quali non abbiano freno

alcuno

ritenga n cospirino ad un fine comune, tanto

li

sarebbe

peggiore, quanto pi sanguinosa diverrebbe la guerra tra coloro

Non

che per la vicinanza son soggetti a collidersi pi.

ma

degli uomini che forma la citt,


de' cittadini

dii-ige

ad uno

comune,

scopo

unione

1'

legge; la quale le azioni

la

pone freno alla

violenza privata, e nel tempo stesso protegge la libert de' cit-

Non

tadini.
dell'

gi che la legge civile impedir possa la possibilit

invasione e

Onde, per
all'

distruggere una

per

forze

le

fatta

si

potenze

le

istabilire pi la libert, la verrebbe ella

intutto

ostacoli

della violenza

distrugger dovrebbe

possibilit,

fisiche.

ad abbattere

perciocch, se mai la legge moltiplicasse assai gli

mezzo ancora, volendola

alla violenza, per questo

fisici

pi del dovere proteggere, estinguerebbe la civile libert. Se


di armati

la citt le strade

atto in ogni operazione


il

nudo

ferro in

mano

si

spirito

case stesse riempisse, se in ogni

Lo spavento

braccio, arresterebbe

il

Qual sicurezza adunque


maniera garantisce

la

li

vendica almeno.

de' delitti
il

di

dienza

loro

La

suoi

dii-itti,

li

alla

legge.

vendetta, donde

il

Avendo dunque

si

addossa

Finalmente
diritto
il

nello

ma

misfatto,

delle

legislatore

la

de' suoi

stato di

le

il

cit-

cagioni

non ritrovare

per contrario nelT ubbi-

cura ella

pene ha
in

la fi-

da una istantanea

peso di premunire

il

uomini

gli

lo

moto.

difende, ovvero

che gli son mosse, togliendo

nel

interesse

mentre la tutela

legge civile,

offese

mettendo

senso

promette la legge? in qual

al cittadino

violenza venga assaltato,


le

cuore stesso e

'1

perderebbe

lascia intatta a ciascuno nel caso che

tadino contro

spenta

de' suoi diritti,

chiuderebbe la bocca,

sua libert? Nello stato selvaggio

sica forza di ciascuno sostiene

diritti

gli

piede; e

il

agghiacciato

interamente

cittadino balenar su gli occhi

il

medesimi custodi

de'

sarebbe ogni libert civile.


frenerebbe

le

vedesse

la

mano

si

prende della

sua vera sorgente.

il

diritto di piunire,

alla violenza altrui questo potentissimo ostacolo delle pene op-

pone: allo

spirito de'

l'ei

cittadini, che

da fallaci piaceri vengono

al misfatto invitati,

propone un contrario motivo che ne

chiami, propone

timor della pena, argine fortissimo

il

li

ri-

p-

LETTURE DEL KISORGlilENTO.


ostacolo. In

tente

maniera prevenendo

tal

45
prestando

delitti,

suo soccorso, quando sia in tempo, al cittadino oppresso, o

il

vendicandolo col giusto castigo


e fa

protegge

de' rei, la libert civile

nascer la civile sicurezza e tranquillit.

XI.

Vittorio AljBeri.

Lettere senza libert.


Dal libro

(8 e 10) Del Priricipe e delle lettere, ideato dall'autore

nel fervore dei primi studi in Firenze

Di quest' opera giustamente

il

1'

anno 1778, disteso

in

Pisa

il

1785.

Gioberti (Studi, Torino, 1867): quantunque

in alcuni punti esagerata e in altri falsa,

nondimeno nella sua sostanza

buona e utilissima, ed esprime fortemente una verit troppo trascurata

comune

dal

massimo

degli uomini:

scrittore dalla

Quello che
il

difetto

uopo

fiore,

avere,

si

all'idea che

una saggia

1'

pel suo
lo

tutte le autorit fittizie ..

A. adombr del vero letterato appunto

rinviene ia quasi tutti

a ragione l'esistente servaggio,


sero

pensiero,

del

l'esercizio

cio,

una certa libert individuale che disgreghi

dipendenza e dalla soggezione di

manca

che

d'

filosofi

moderni, che, indegnando


eccesso e confu-

trascorsero nell'opposto

libert coli' indipendenza assoluta

Gli scrittori, per quanto esser possano caldi ed anche entusiasti,

rarissimamente sono da temersi per se stessi; o

ch la loro vita molle e sedentaria


guire

tentare

grandi;

azioni

li

rende poco

sia,

perch

comporre indebolisce nella massima parte


sdegno.

Da

temersi

cui pur tanto

si

legge

si

scrive,

Ma

per-

all'

ese-

sfogo

Io

minora

dunque sarebbero soltanto

nella persona dei diversi loro lettori.

sia,

atti

loro

in questo

il

del
loro

scritti

secolo, in

esaminiamo rapidamente
scritti, e in qual modo,

quali siano coloro che leggono, e quali


si

leggano. Quale animo vediamo noi infiammato da quei tanti

generosi

tratti di storia

antica

una profonda impressione,

dar segno

col fare o dire

di

averne ricevuto

tentare, o

almeno

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

46

caldissimamente lodare alcuna di quelle imprese alte e


rabili

moderni col freddo

dai

clic

Ma poniamo

vengono denominate?
dano pure leggendo,

non

il

e vile

vocabolo

anco che

cose

tali

con qualche frutto; chi

di

che

le

memopazzie
si

va-

legge?

popolo, che appena sa leggere; che, sepolto nei pregiudalla servit, fatto stupido dalla povert, non ha

dizi, avvilito

n tempo n mezzi n

per imparare a discernere

aiuti

suoi

propri diritti; ed egli pur solo potrebbe farli valere, conoscendoli.

Leggono adunque veramente

nel principato

rinchiusi nelle citt, e fra questi

pochi uomini

minor numero

il

di essi; cio

pochissimi, che non bisognosi di esercitare arte nessuna

quei

per campare, non desiderosi di cariche, non adescati dai


ceri,

non

pia-

non invidiosi dei grandi, non vaghi

traviati dai vizi,

ma veramente

pieni di una certa


un dolce pascolo all' anima
e un breve compenso alle umane miserie; le quali
forse assai pi Avamente vengono sentite da chi il minor
danno ne sopporta. E cosi fatti lettori (a questi soli attribuisco
io un tal nome), che non sono uno in dieci mila, spaventare
di

far

jiompa di

malinconia

potrebbero

dottrina,

riflessiva,

il

cercano

ne' libri

principe?

Leggere, come io l'intendo, vuol


sare; pensare, vuol

dire starsi;

Si esamini la storia, e

servit in libert,

non

dire

profondamente pen-

starsi vuol

dire

sopportare.

si

vedr, che

lo

furono gi per via di lumi e verit

penetrate in ciascuno individuo,

ma

popoli tutti ritornati di

per un qualche entusiasmo

saputo loro inspirare da alcuna mente illuminata, astuta e focosa; e neppur quella era una mente seppellita nell'ozio degli
stiidi,

ma

pensante per s stessa, e

da un sentimento naturale
tratto di
essi.

Ed

tale o tal libro,

in fatti

di

quel pensare che nasce

profondo; forse risvegliato da un

ma non

mai accattato dai molti di

Giunio Bruto, Pelopida, Guglielmo Teli, Gu-

glielmo di Nassau, Washington e

altri

pochi grandi che idea-

rono od eseguirono rivoluzioni importanti, non erano letterati


Crederei anzi (e l'effetto finora

di professione.

vero, pur troppo!) che

molti uomini

li

me

lo

dimostra

lumi moltiplicati e sparpagliati fra

facciano assai pi parlare, molto

meno

sentire,

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

47

Pa-

e niente affatto operare. Si parla e si legge e si scrive in

obbedisce pure finora, quanto e pi che a Costan-

rigi; e ci si

fra'

nessuno scrive

dove

tinopoli,

Turchi, come

tempo in tempo un
scendo fuorch

ogni

in

pochi

san

Ma

leggere.

pure

dispotismo, sorge

asiatico

altro

di

capo, che, nessuna altra dottrina cono-

tal

natura fortemente sentite, dice con

le leggi di

energica rozzezza a molti di quegli idiotissimi uomini: questo


nostro principe irreligioso; tiranno; non guerriero

ponga,

uccida

si

viaggi

commercio

il

pedagoghi

bambini del
d'

Europa

In

oltre,

V uomo

cui

in

sforza anche

dispensabili riguardi coi

diverse

nasce

uomini

si

tono

cuore

il

stati.

ma

legge: e fra tutti

uomo

dell'

promulgano

si

!,

dolce fine

da

alcuni

effetti

gendo per via

poesia,

perorando
fando.

di

importanti.

popolo, o su

al

dunque

Toltane

traendo

o
le

la

maneggiarne

alcuna

di

Roma

che
di

ai

giovinetti

Atene

e di

d'

amore,

meno

dell' altre

esempi, bisogner pur sempre

Quindi

dai fonti

Sparta,

con colori
da cui

ci farsi,

della

o fin-

storia, o

ma

si

filoso-

che sotto ogni

virtuosi, se V autore

allegandone

eh' egli ricoi-ra

ampiamente

gu-

maniere;

molte

s stesse e

suole

scuoe

letti

umane generalmente

cose

passione

governo pu allignare, e pi sotto


vorr

in

stesso

che

quelli

illuminando

che

di novit,

non volgari

altri

universalmente

nobili patetici e forti le imprese grandi

fa-

opinioni

le

render

L'autore ottiene questa commozione in

in nessuna pi efficacemente,

oppresso,
alcuni in-

L'amore
di

pare che

siano pi

ne siano ridondati

come

Europa, allorch da

iscritto.

libri

meno

ad osservare

rapidamente in

anche

nostri pa-

tenere

questo stato di cose,

sudditi. In

migliore, sono le cagioni per cui

il

libero

uomini vengono poste in

l'ozio, la curiosit, e

pi

rimanervi alcuna picciola parte

pe' principi

estendono

si

il

possono

ci

pi risoluti oppressori

cilmente, pur troppo

eccellenti

non

politici

tutto.

de-

si

cambio hanno emanci-

V arte del

pato, per cosi dire, gli abitatori d'Europa: quindi

droni e

spesso viene egli e deposto e ucciso.

ai

insegnano

raramente o

splendidi

popoli
le

liberi.

cose

non mai

si

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

48

favella a loro di Persia d'Assiria

Volendo
zato

sotto

o accennarne

cercarla dove

stata;

le

somma

gire in

pare

la virt

scrittore

lo

d'Egitto e dei loro

qualunque velo insegnar

cagioni

ella

a narrarne gli

tere

non

rivi,

non abbia per sempre per

pu

vi

r insegnar

essere,

che

la virt.

utile arte per cui

1'

libro

fine principalissimo

intendo qui per virt

uomo,

col

di

sane let-

per qualunque mezzo vi ar-

quale,

il

ad iucorag-

imitazione di essa. Perci non mi

lettori alla

abbisogni d prove V asserire

elio

sfor-

indagarne

ad
e

effetti,

tiranni.

dunque

ed unico

ed

quella nobile

maggior vantaggio degli

altri,

procaccia ad un tempo la maggior gloria sua.

Ammessa
buon

riamente in quasi

mi pare innegabile, ogni

definizione, che

questa

che non

libro,

per di scienze esatte, dee necessa-

sia

tutti

illimitata; poich per

suoi

discreto e serbare riguardi, non pu pure

n molto meno pu insegnare


o accennare che
inai n

1'

il

obbedire

lo

autorit

l'

essere

scrittore

mai laudare

vizio

il

vera virt senza dimostrare

la

fonte di essa non pu


al

offendere

principii

quanto voglia anche

un

capriccio di

essere e

solo,

il

non

stato

servire, n

il

tremare.

Ci posto,
poesia,

opera

io

dunque dico: che nessuna vera sublime epica

nessuna tragedia n commedia n storia n


filosofica

arte

di belle lettere (tolto

roso

il

madrigale,

e la pastorale) potr

proprio dovuto scopo

o meno V autorit

n in

oratoria,

somma

mai riempire nel principato

e dare nel

senza

vero,

E,

assoluta.

potrei

ampiamente provare quanto

asserisco.

mi vaglia una sola;

buon

libro,

sioni

umane che

cipe, o

in

veramente stimato

tale,

fatti.

pi

Ma, per mille ra-

Domando: qua]

il

l'amore, o tutto o in parte, da qualche prin-

o calunniato, o perseguitato?
e

suo

che sviluppando altre pas-

qualche tempo, non sia stato

o schernito,
3ussistono,

siano

offendere

il

non volessi esser breve,

se

gioni,

amo-

sonetto puramente

il

satira,

alcun ramo

durano centra ogni

ella, pui'ch'essi sian ottimi.

ira,

proibito, o screditato,

Ma, che pr?

libri

potente o impotente sia

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

49

XII.

Vittorio Alfieri.

Secolo d' indipendenza delle lettere.


Dal libro in (9) Del Principe e
osserv pur giustamente
la naturalezza, la forza,

le

nuova per

cam-

brio e la schietta e libera gravit che vi

il

peggia; e se vi fosse alcune


e

Della prosa di V, A.

delle lettere.

{Stfdi), che bella e

Gioberti

il

meno

fiate

durezza, alquanto pi di eleganza

sopra tutto maggiore purit e propriet di lingua ella potrebbe citarsi fra

poche belle scritture che vanti

secolo xviii. Benissimo Fr. D' Ovidio

il

(Questione della lingua, Napoli, 1893). Pi

si

dovrebbe ricordare l'A.,

che seppe crearsi una maniera di prosa solida e robusta, a periodi larghi
senza stento.

Grande

e singoiar gloria

porta

secolo letterario
Pisistrato

moderna
gli

Alessandro n

di

Greci

dei

nome

il

di Pericle

la

Ma

da ci

politiche

fortemente lumeggiate

per qual ragione

di intitolarsi

da

Firenze da

veramente per

Mi

assai che per la loro citt.

lettere protette

di

scrittore e

perfidia

filosofo

si

non

rifletta

cio,

letterari,

fosse

ben

in vece

gli scrittori di questi

principi pi

non avrebbero pro-

vi fossero state protette

bene

a queste parole,

da colui che con orribile

vendeva ad Antonio

che

la

appellano da

si

suddetti tre

dir che

se elle

grazia,

da Augusto

ingratitudine e vile

primo

Roma,

si

li

intero poi sparse.

Parigi,

da Lodovico? Perch

tre secoli scrissero

sperato le lettere in

mondo

e nel

Augusto da Leone

da Augusto. Ma,

lettere

morali verit da quegli

tre seguenti secoli

Roma da

semi-tiranno di

indubitabilmente

solo

maggior perfezione delle greche

altra copia d' importanti


scrittori

ancorch la

stesso;

Ateniesi a s stessa, cosi da questo ultimo

nasceva

loro bel

il

Atene, e non di

di

letteraria vilt abbia pure voluto in ci assomigliare

Atene intitolando quel secolo.

le

ella che

secolo

di

mai

stato

in

la testa del

Roma;

del
4

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

50

gran Cicerone.

in

da un

fatti

poteva quali doveano divenire

animo

tore d' alto

sarebbe mai

si

protettore argomentar

tal

sott' esso

Quale

lettere.

le

potuto risolvere

Ma

proteggere dall' uccisore di Cicerone?

si

scrit-

lasciarsi

come, volendone pure

scansare la insultante protezione, ne avrebbe egli potuto sfug-

tano da Augusto e da

Le

perfezionate

giovamento
comincia

nessun

di

decadenza fra

ogni sublime

essi di

risorte

le

let-

Medici non ve

le

avesser protette.

lo

negano per me

il

divino Dante, Petrarca e Boccaccio,

che erano

state

poich da Augusto per V appunto

dir che in Italia pure non sarebbero

si

ed alto

non sono dunque

lettere

e virt.

tere, se

mente

suoi vili satelliti.

ai latini popoli,

la loro vilt e la

costume

Mi

tutti

sempre lon-

col rimanersi egli

gire la tirannica persecuzione?

grado

Medici

prima

stati

perdeva

si

lingua senz'

la loro

jnente la piena

aveano

di loro e spinta

affatto

latino

il

intelligenza

Mi

essi.

non

greco

del

si

si

lo voglio

perdita sarebbe stata per

Ma

luce di

lettere

latine

Italia.

greche e

qual virt, qual viver civile e

al pi eccellente

replica, che senza

certa-

restituiva

all' Italia.

che potrei pur disputare, in parte


1"

questo assoluta-

questo, su

ammettere;

gran

pure, da quella cosi gran

italiane quale

libero,

e ricchezza di popoli, quale altezza di

qual

accrescimento,

grandezza

sensi ne

Poco era

gl'italiani dappoi? nessuna, ch'io sappia.

felicit

scaturiva per
la

fioren-

tina repubblica prima de' suoi Medicei tiranni, e nulla divenne

dappoi: cosi
egli

il

rimanente d'Italia.

mai intitolare

quei Medici

E un

vero

reputar veramente

stessi, sotto cui il

potr

letterato

protettori

Machiavelli viveva

di

lettere

negletto,

il

Galileo impedito e perseguitato?

Di Lodovico decimoquarto non


altro

Europa
danno agli uomini moderni ha

V accrescere

perpetuare quasi

alla Francia ei giovasse col

esclusivamente
sospirare

d"

Era costui

il

primo

degli eserciti smisurati e perpetui: onde

ritrovatore in

ben

parler.

d'

amore

amore.

Ed

ai

la

lor

darle

un

egli

teatro,

Francesi insegnava

in fatti

il

arrecato

servit, di

che

quello

col-

che

sospirando

a n pure pi

vero amore sublime, che pur

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

ritrova pi presso loro, dopo

si

51
nei tempi

Francesi

paladini aveano bastantemente

dei lor

non

V animo e che

pu

di tanto innalzar ci

conosciuto

che ne

trattato,

stata

stabilita

per cosi dire in teatro la scuola. Tanto pi forte insegnator

una anche
minima virt il teatro, allorch nato egli fra i ceppi viene
come tale dall' oppressore di tutti approvato e protetto. Quindi
di ogni vizio r assoluto governo, che insegnatore di

r accrescimento e splendore apparente della monarchia francese,

da Lodovico decimoquarto in appresso


gior parte attribuire
alle loro lettere e

forza

alla

accademie;

nassero la loro lingua stata

chissimo accrebbero la

punto

a quel

fin

non

barbara, di po-

della luce per gli

francesi filosofi sono stati veramente

che

loro

bench molto perfezio-

le quali,

somma

deve in molto mag-

si

agli eserciti

tali, se

uomini

non

tutti.

quanto

in

accattarono dai liberi e non protetti antichi, o

la loro filosofia

inglesi, scrittori.

prodotto dunque di questi tre secoli letterari era, come

Il

accennava,

io pi sopra

Romani

di Tiberio,

di

il

seguente: del primo di Augusto,

Nerone, di Caracalla, di Costantino

della lunga sequela dei susseguenti imperatori in nulla l'omani:


del secondo e terzo letterario secolo dei
il

prodotto

era ad un

Atene;
e

dell'

moderni Italiani

tempo

cagione

quindi in parte

Leoni

e Francesi.

prodotto

fors'

Ma

popolo

il

Roma

in appresso. Questi

due popoli, presi insieme, vengono a comporre

potesse.
spuri,
di

non

si

fra gli

pura n

ma non

dunque era

efficace

abbastanza,

luce,
le

umano ingegno, poich

cosi

stessa

che

non

pare

che

il

volere originare

dalla libert

sarebbe come

ancorch

Atene,

quest' altri

tutti

erano

Ben

altro

sforzi

ne riusciva V

effetto

codesti

diverso

le
il

vere

raggi

tre

rischiarando venivano

e cosi possente ancora, tanti secoli dopo

me

grandezza

susseguenti nazioni.

fonte da cui nati

il

la

uomini allignare mai ne

quella

di

figli

possono poi dir parimente

cosi

alquanto,

dell'

noti che

si

quanta

secolo

sublime di

anco, per la influenza dei lumi

imitazione, lo stesso popolo di

felicit e virt tutta,

ne sono

e Luigi,

del greco

1'

lumi

impulso.

lettei'e

dai

Quindi a
pi-incipi e

volere qual pi preziosa ed

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

52

utile pianta sul nostro globo

freddo Saturno che

Ma

all'

alligni

si

attribuirla

qual nuova ed altissima cosa non potrebbe egli riuscire

un quinto secolo

non essere protetto da

che, per

letterario,

nessun principe, da nessuno di essi venisse


per essere

le lettere stesse procreatrici

da essa sola
n, perch

il

non

sia stato mai,

mondo,

secoli letterari,

materiali ed appianato

il

di leggere, rettificato

gusto dello scrivere, preparata

non

somma

in

semplice sublimit di

meno

cosa:

altro

ogni

annunziate, gli animi tutti pi o

stile

fortemente

incendano

gli

scere facilit,

ma

possono bens accrescere

versificargli e adattarli

vranno, pria

d'

di

un nuovo secolo

ogni cosa,

figli

di

gli

ostacoli

potrebbe riuscire

Ma

inciampi, se di-

moderni

letterario,

La

medesimi.
1'

loro

la

scrittori

di virt, di alto

essere doloro gloria

impulso necessario per

sempre maggiore

debb' esser

prevale dei favori.

di verit,

sarebbe di tanto maggiore di quanto

superare

g'

sapran destramente.

adunque, che vorranno essere padri


diletto, e fondatori

a riporre

e sforzino

oramai non possono accre-

sul trono la verit sola. I principi

si

lingue,

le

pi o

aspetta fuorch sublimi, chiare e intere verit, che con

si

men sublimando,

che

passati

mezzi, sminuzzato

Fissate sono

tutte le vie.

una certa smania

introdotta

quattro

dei

hanno oramai moltiplicato

che,

libert,

perci impossibile.

io

influenza

la

di

sarebbe per certo;

ei

credo

lo

appellato?

e protettrici

nome assumesse? Nuovo

L' invecchiare del

piuttosto al

almo vivificante pianeta.

utilit

quello

di

maggiore

tanto

quanto meno aspettata nel secolo della op-

pressione in cui scriverebbero. Cotali scrittori, eleganti, perch


dalle antecedenti eleganze ammaestrati; veraci e liberi, perch

amano

gli

uomini,

oltre ogni cosa la

non

gli

la

vera gloria

conoscono e ardentemente

bramano; caldi ed energici, perch

il

timor

agghiaccia, ed anzi dagli impedimenti generoso incita-

mento ritraggono;

cotali

forza e la leggiadria dei

ne dovrebbei'O ritrarre

come quelli
hanno pure

la

scrittori,

sommi

rinnovando

Ateniesi,

fama. Appunto

libert

perch, non

la proteggente e incentiva libert

ardito

la

la

maggior della loro

avendo

per lor madre,

saputo agguagliargli, ancor che nati in

LETTURE DEL RISORGIMEKTO.


servaggio. Anzi

sviluppare

nello

la

natura

dell'

uomo

che non

delle cose

godimento

altramente
tal altro

la

focose

veraci

tei'ribili

che tranquillamente gi la possiede.

umani

una cosa non mai posseduta


mantenere

petti

e quindi

e difendere

moderni sublimi

pi sublimi

d'

scrittori

ben altro scalintensa

brama

appena appena da

tali

altri il desiderio

somma

in

ben

non da

la

lun-

potrebbero

superare nella forza e nelT utile

Atene, di quanto per V appunto

conoscenza

poli nella

nato

di

un bene gi prima conosciuto

gamente gustato. Di tanto dovrebbero


i

libert,

essere

vi

espressioni, che

uomini conosciuta, che non ad accrescere in


di

la

brama, verr poi vestita da costui

pello ci vuole a scolpire negli


di

privazione

la

Quindi

esse.

appunto per non

dottamente studiata da ohi


ardentissimamente

di

riusci-

Greci; perch

e feroci dei

maggiormente sentire

di

il

importanti

verit

le

rebbero costoro anche asaai pi forti

53

e pratica del vero

moderni po-

minori sono del popol

di Atene.

Se dunque, in vece
ogni specie ed in
principati,

superati,

tal secolo

non

vero che

se pure anche ci fosse,

gi detto;

alla

luce

sarebbe

letterario

giarsi assai pi di ogni altro.


ripetere, che

foglietti, libri

uscissero

per V utile che arrecherebbero,

si

un

di effmeri

copia

Ed
tutti

per essere in lingue

essere sotto forme

non essere in

non

difficili e

fine adattato

al

sia

sato e sentito

che

sublime,

lo scrittore

torno a

stato gi detto.

Ma,

leggono tutto ci che stato

non note abbastanza, o per


dilettevoli appresentato, o per

gusto

ed ai tempi. Quindi

le

commedie, poemi,

nuove riappariranno del tutto

composizioni, ove

scrittore

per gli ostacoli

si

certamente da pre-

verit gi dette dai Greci nelle loro tragedie,


satire, storie etc,

eccellenti d

questi nostri

io insisto, e ripeto, e

tutto

il

non

in

in tali

moderne

abbia in s stesso assai pi pen-

non imitato:

e,

parlando

mai non dubito che

ci

io

sempre dello

altrimenti

possa

essere.

Un
giore

tale
d"

moderno secolo

ogni altro, io

lo

sommi ingegni moderni

letterario, che

pu diventare mag-

reputo gi bello e nato. Basta che


nati

per scrivere

vogliano

da prima

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

54

ben conoscere e stimare

loro nativi ceppi,

il

ben

loro corporeo

fama

loro

essei'e,

rotti

ricovrino in parte dove adoprare essi pos-

si

sano senza tremare


ingegni nati

che poscia la

s stessi; e

assai pi apprezzando che

tutte

le

lor facolt;

vogliano

soltanto per leggere

basta

che

belli

incontaminati

vi-

vere pensando e leggendo, lontani sempre da ogni aura pestilenziale di corte.

In tal modo,

le lettere

torneranno indubitabilmente purissime

ed alte e giovevoli; puri e


sacerdoti e

deit,

virt

che

il

devoti.

nascere

fea

sublimi essendone, come di alta

si

appeller questo secolo, dalla

proteggevalo

che

sola,

il

secolo

della indipendenza.

XIII.

Vittorio Alfieri.

Bella religione.
Dal libro ni (5) Del principe e delle

lettere. Capitolo

considerazione, compiuto e illustrato dalla satira vii

L' antirelgioneria.

Qui

il

principio

Risorgimento italiano, e che dall'Alfieri

dello

quell'idealit

di
al

degno di molta
stesso

autore,

che inform

il

Mazzini lo diversific sempre

e quasi in tutto dalla rivoluzione francese.

Una moderna non curanza

di

ogni qualunque

religione,

come ogni altra rea cosa, del principato, fa


si che i nostri santi non vengono considerati e venerati da noi
come uomini sommi e sublimi, mentre pure eran tali. Ci nasce, per quanto a me pare, da una certa semi-filosofia uni-

frutto anch' essa,

versalmente seminata in questo secolo da alcuni scrittori leggiadri,

non

veri,

mani

anche eccellenti, quanto


quanto

alle cose. I libri

di tutti, stante

la loro

allo stile,
di

seducente

ma

costoro,
facilit,

superficiali, o

andando per

le

imprestano una

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


certa forza

d'

ingegno a

clii

non ne avea per

a chi poca ne avea, un'altra poca

moltissima ne avea da

ne

natura, se

00

ma

accrescono;

altri

nessuna

s stesso

non avesse

libri

a chi
letti

che quelli, riuscirebbero forse a deviargliela affatto dalla vera


strada.

Da

questa semi-filosofia proviene, che non

non

le cose, e

studia n

si

si

essa proviene quella corta veduta, per cui non


santi
si

grand'

il

uomo

e nei

grandi uomini

si

sfondano

si

conosce appieno mai

uomo.

1'

santo. Per essa

il

scorgono manifestamente negli Scovoli e nei Regoli

tiri

della gloria

come

della libert-,

nei bollenti

Franceschi, Stefani, Ignazi e simili, non


stesse di quei

Fabrizi,

dai tempi diversi.

Scevoli

si

tutto ci, perch si rimirano

giudicano dagli

che

li

movea,

effetti

sublimi

anime

le

soltanto

nostri con

occhi offuscati da un pregiudizio contrario ai passati


si

non

mar-

ravvisano
modificate

Regoli,

Da

ravvisa nei

perch

che hanno prodotto, non dall'impulso

sublime

e dalla inaudita

tempera d'animo

abbench con minor

cui doveano essere dotati;

di

politico

utile

per r universale degli uomini V adoprassero.

Ma

in questi tempi, dai presenti

lodano n

destano

alcun

scrittori,

entusiasmo

quali mai

non

non ne hanno

perch

nessuno, vengono freddamente accennati con lodi poco

sentite

quei veri antichi santi di libert; e interamente vengono derisi


questi santi di religione. I moderni

zare e insegnare

la

sublimit,

scrittori, in

pigliandola

vece

d'

innal-

per tutto dove la

trovano, col loro debole sentirla e col pi debolmente lodarla,

deprimono ed obbliar ce

affatto la

Ma, poich

la fanno.

leggiadri fra essi, fattisi intieramente padroni di un'

possente

quanto

la

ingegnosa derisione,

di migliorare e illuminar

1'

uomo

pi

arme tanto

hanno pure scelto

col farlo ridere,

minoramento

grandissimo, a parer mio, hanno recato alla loro propria fama,

per non aver essi rivolto quell' acuta

massimamente contro
fatto e ci

in Dio, in

ai principi,

fanno tuttavia che non

leggiadria del loro stile

quali assai pi male

i
i

santi ed

ci

haa

preti. Il credere

somma, non nocque a nessun popolo mai; giov anzi


animo non toglie nulla; ai

a molti; agli individui di robusto


deboli sollievo

ed appoggio.

Ma

il

credere

nel

principe

ha

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

56

sempre
fama,

e torr,

Ed

popoli ogni vera virt, la felicit, la

tolto, e torr, ai

ed

ricchezze

le

il

lumi; agli individui ha tolto sempre

vero amore di gloria, la sublimit, la

vii'tu e

l'

ardire.

in prova di quanto io dico, la stessa religione cristiana,

ancorch acerba nemica della gloria mondana,


esaere ella stata, se

meno con

non

vede pure

si

incita trice di libert, compatibile

al-

una certa gran-

essa e con la felicit ed anche con

dezza dei popoli, in tutte quelle regioni ove ella veniva modi-

meglio ritratta verso

ficata alquanto, o per dir

antichi principii

Olandesi e

il

Ma

g' Inglesi.

mi

cipe mai (e siano pur anche

si
i

cosa

ed

Marc-Aureli,

non dico popoli magnanimi

ma

arditi,

molti

alcuni

liberi,

Traiani,)

tale,

ne ridon-

che impossibil

sublimi, virtuosi

liberi,

quali con opere o scritti insegnando virt e verit,

siccome

governi, non

uomini

gli

religioni

le

per

lo

governi alle religioni;

queste possono aver fatto,


I^rincipato lo faceano
agli

individui

procacciassero utile vero a tutti


se stessi.

semplici suoi

mostri da qual corte di prin-

Ti ti,

o da qual principato mai, veramente costituito

dassero,

che vediamo tuttavia fra gli Svizzeri, gli

all'

fama eterna a
soggiacciono

pi

ombra sempre

per mezzo del

viene di necessit a conchiudere

si

ai

siccome quanto male

che

uomini in ogni tempo stato arrecato assaissimo pi danno

dai principi

che non mai da' sacerdoti; e chiara cosa

migliorato o cangiato

governo,

il

migliorare e cangiare la religione,

che,

pu facilmente venire a

si

ad estirparne

abusi e

gli

adattarla alla libert felicit e virt.

Ora, perch dunque questi


scrittori,

ria e

con vie maggior

fama per

s stessi,

del ben adoprato

gione? Perch

il

pi

che

lo scrittore

preti, e

moderni

nostri

utile per gli

non combattevano
piuttosto

ridicolo

leggiadri

colle

armi possenti

principato che

il

acuti

uomini e assai pi glo-

reli-

la

principe armato era e temevasi; non lo erano

schernivansi. Vilt
il

penna pu pur per

libro

per anco

s stessa

questa; vilt inescusabile,

lettori

combattere centra

degrada.
il

Se

cannone

lungo

andare trionfarne, non otterr ella mai per certo

palma

col far ridere gli

uomini;

ma

ottenerla

poti'ebbe

la

e a
tal

bens

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


fremere e bollire di vendetta

col farli pensare, piangere,


gloria. Si
le felici

potranno per

rivoluzioni,

57

tal via

cangiare

per cui alcuni

le loro opinioni;

dalla oppressione

popoli

risorgeano a libert, nascevano per lo pi,

di

che

pur troppo!, dalle

parole tinte nel sangue, non mai dalle tinte nel riso.

Ma

ecco eh'

io,

noi volendo, mi sono pure alquanto

tanato dal mio tema.

Non

credo

per

essermene

di

allonfatta-

si

mente deviato, che da queste ultime me parole, senza sforzata


transizione, io
il

non possa venire a conchiudere coerentemente

presente capitolo. Dico adunque, che

che sommi poeti erano,

come ogni
mici

d'

santi ed

altro insegnatore

capi-setta,

martiri,

nati

per

profeti,

pi,

lo

di sublimit e virt, acerrimi ne-

ogni assoluta potest, sotto essa allignare non poteano

senza molto scapitare della loro forza e purit. Aggiungo, che


i

parole e focosi

loro fatti

insegnamenti svelavano

indubita-

bilmente un animo innalzato e insofferente di ogni oppressione,


farsi oppressola essi stessi. Onde cocome uomini senza dubbio ad ogni modo sublimi, merianche dai meno religiosi uomini, ammirazione, culto e

ove pure non volessero


storo,

tano,

venerazione.

XIV.
Vittorio Alfieri.

Panegirico di Plinio a Traiano.

1.

Dalla Vita di V. A., epoca

iv,

cap. xv.

In queste semiletture avea scorse


nore, e molto
le

mi avean dilettato

molte notizie su

le

si

le lettere di

Plinio

per la loro eleganza

cose e costumi romani

che vi

si

il

mi-

si

per

impa-

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

58
rano; oltre poi

leggere

fama,

V autore. Finite

panegirico a Traiano, opera

il

ma

purissimo animo e la bella ed amabile indole

il

sviluppando

che vi va

non avea mai

cui

di

l'

impresi di

epistole,

che

mi era nota per


Inoltratomi per

letto parola.

alcune pagine e non vi ritrovando quell'uomo stesso dell'epistole e

molto meno un amico di Tacito qual

io sentii nel

mio intimo un certo

tosto, buttato l

egli si professava,
d'

indegnazione; e

sedere sul letto, dov' io gia-

libro, saltai a

il

moto

tal

ceva nel leggere; ed impugnata con ira la penna, ad alta voce

gridando
e

I'

amico

avresti

1"

me

dissi

stesso

emulo

1'

Plinio mio, se

ammiratore

dovuto parlare a Traiano

di

tu

eri

davvero

come

ecco

Tacito,

senza pi aspettar ne

impeto, quasi forsennato, cosi come la penna

riflettere, scrissi d'

buttava, circa quattro gran pagine del mio minutissimo scritto;


finch, stanco e disebriato dallo sfogo delle versate parole, lasciai di scrivere

dopo, ripigliato

quel giorno non vi pensai pi.

mio Plinio,

il

La mattina

per dir meglio, quel Plinio che

o,

tanto mi era scaduto di grazia nel giorno innanzi, volli conti-

nuar

di leggere il di lui panegirico.

facendomi gran forza, ne

un

seguire. Allora volli

panegirico

eh' io

avea

lessi

Alcune poche pagine

po' rileggere quello squarcione del

delirando

scritto

la

feci, o

credei farne,

viso alla meglio

il

una cosa serissima;

par d'ore

di entusiastico lavoi'O

sandovi poi e ruminandone tutto

mi accade, allorch non


pire e comporre;

dal di 10

me

al 17 di

l'oi^ora della lima,

so chi

una burla

fiato,

gli occhi,

scriven-

che dopo un

non mi fanno pi luce;


V intero giorno,

con

pen-

come sempre

mi d questa febbre

lo trovai tutto steso nella

marzo;

d'

e distribuito e di-

mio tma, senza pi pigliar

done ogni mattina quanto ne potevan

mio

mattina innanzi.

Lettolo e piaciutomi e rinfiammato pi di prima,

ne

pi,

poi non mi fu possibile di pi-o-

del conce-

quinta mattina,

pochissima variet, toltone

da quello che va dattorno stampato.

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

in Parigi nel 1787. Di qui e dall' altra

Dal Panegirico, poi pubblicato

Ugo Foscolo ebbe

prosa di questo autore

59

primi

spiriti alla

sua oratoria

politica.

Traiano una comune gloria non pu bastar mai

gloria
e.ssere

comune

fra

fuorch

principi,

fondatori o restitutori

bench vincitore dei Daci


sua militar disciplina,

Ed

libert.

di

egregie

in

tue

vittorie

se

fatti,

Roma

e rinnovatore in

dalle

ed ogni

inaudita finora

la

antica

dell'

la

di
tu,

fama

di

non ne avrai per tanta giammai,


che a Cesare, non che superarlo, ti agguagli se dal comporre
in un sopore di pace la citt, dal farvi ad un tempo le molli
capitano

chiaro

aspetti,

ti

arti

le

non vere

vati animi

lettere e

dei

servaggio

il

funesta e timida politica presso

fama

potesse,

in

cei-to

fiorire e cosi gli

da ogni turbolenza

cittadini

tal

ad

uomini gi

liberi partorir

che esser pur mai non po-

arte,

trebbe la tua, di gran tratto superato saresti dal

ghissimo regno

che

molto

leggi,

d'Augusto-,

pure
solo

egli

se

sunto

nome

il

appena

all'

troppo

eh' io

lun-

allorch,

tacendo

le

Tito te ne ha, preoccupandola,

intercetta la via. Degli altri romani principi


profferirtene

pacifico

da una certa molle benignit,


principe

valuta nel

si

le interpreta,

sner-

ove tal

distn-e,

impero, altro

non ardir pure

ben so che Traiano, as-

pi caldo desiderio in

petto

memoria
pur anco obliare. E miglioi-e e pi certo e pi efficace mezzo
ad ottener tale intento sceglier tu mai non potresti, che d
non accolse che

ed in mente

sempre

di farne per

la

tua autorit giusta, bench illimitata, servendoti per invaria-

bilmente stabilir libert; la quale per s stessa poscia


i

Tiberi e

lor

uomini, neppur
tai

mostri;

o,

simili

non che ammettere

soffre, direi,

nati

il

peso

delle

Neron

imperio

da Natura

che vengano

appena, sotto

all'

leggi

degi

generat:
e

della

uguaglianza, nel proprio seno gli estingue.

Ed
la

in prova, osserva, ottimo principe,

scellerata

baldanza

la

inumana

come a poco a poco

stoltezza

crescesse

in

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

60

quei regnatori; come

tirannide
berio,

d'

valore di Cesare appianasse la strada

il

d'Augusto; come

alla pusillanimit

come da questa finalmente prorompesse

conoscer pi, la furibonda di

Caligola,

umano governo

intera

tissimo esempio, che

ti

le stragi,

principe

le crudelt,

mali

fatti,

una

riassumere

recen-

pu

in

tutti

violenze,

le

somma da

non meno che a

pochi anni

tra

sotten-

un mostro niente minoi'e

trare con intera^ nostra rovina

di

Tristo, orribile e

avverte, o Traiano, che alla tua bont,

umanit, giustizia e moderazione

sopra nomati.

breve intervallo

il

mezzi

sfrenata ed inaudita tirannide.

Ti-

di

senza limiti

poi,

Tito non fu per ba-

di "Vespasiano e di

stante a togliergli o a menomargli

coperta

crudele

Nerone, di Domi-

di

ziano. E, circa a quest" ultimo, osserva che


dell'

mite e

lenta

la

Augusto generasse poi V astuta

lui

le

rapine,

dei

onte,

le

mostruoso futuro

quel

autore di

impu-

a te

essi,

verranno, pur troppo: alla fama tua ne verr minoramento

tati

grandissimo, al tuo stesso

nome

memoria grand' odio: poich

potendo, per V autorit a te affidata dagli di e dal rinascente

genio della romana repubblica, restituir libert e togliere con


efficaci leggi

con ingegnosi mezzi per sempre

guito pure non


sciato succedere

tiranni, ese-

Chi perdonare pu a Tito

hai.

1'

Domiziano? Gli era

o essere doveagli, pi che

figlia.

fratello:

1'

essersi la-

ma Roma

gli era,

Noi pot, noi volle forse egli

ma-

spegnere, bench quello scellerato contro lui congiurasse:

gnanimo
che se

in ci

SI

non come principe:

privato,

proprie ingiurie perdonar pur volea, possente ritegno

le

clemenza

alla inopportuna

ma come

Tito,

atroci

gli

doveano essere tuttavia

desolata i-epubblica da Domiziano in possanza salito.

terna inopportuna

pietade

quasi intero eccidio


giunti non hai! che

sola repubblica
ti

fa

d'

di

era

dunque cagione

Roma. Felice

figli,

conti!

parenti,

Nessuna

te,

ogni

tante

dell'

Una

fra-

ultimo e

Traiano, che con-

pi

ingiustizia,

uopo per isgombrar questo

soglio.

cara

cosa

nella

nessuna crudelt
Ci

che dal di-

come parente, non come amico, non come


ma come ottimo fra i buoni, per 1' avvedutissimo

vino Nerva, non


laudatore,

le

ben prevedea doversi poi fare alla

ingiurie, che

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


rendere

SUO discernimento, ottenesti, tu

61

puoi a chi

il

pari, incominciar potrai oggi a farti veramente, e

maggior

di loro in chiarezza, in fama, in virt.

non avere pur molto accresciuto

potresti di

migliorato

spetta

comandare assolutamente ad uomini nati

tu, col cessare di

per sempre,

dubitar tu

tuo

il

lustro e

tuo essere; poich, libero cittadino facendoti, tanto

il

pi in pregio e la tua e la nostra libert

ti

ne sarai stato tu stesso, tu solo, tu primo,

Roma non

creatore; e se in

spenta

il

dev' essere, quanto

magnanimo

verace

del tutto la

memoria di
romano tre

Roma, ognun di noi sa che libero, cittadino e


nomi sono a cui nulla si agguaglia, nulla si aggiunge;
al posseditore di essi

1'

odioso

nome

nosti-a, Y

obbedienza,

e giustamente

1'

comando

assoluto

sterminato tribu.tasi

Ad

ma non

riuscir

ti

quel funesto

tu

lascia, se a te o alla

ti

procacciare,

la

amore, la gratitudine, se tu

1'

pervieni a disgombrar la tua mente da


che, infino che

infamia

Quanto pi a grado

gloria mai n splendore.

che

di re

o possanza

bens e vergogna e pericoli e danni pu

venerazione

tuoi

potenza

ma

alta prova,

pensiero,

sempre

dubitar

serbi,

tua. ossequio

sicura, tu metti

si

Roma

e te stesso.

io,

tua detraggo.
esporre,

non

me

Il

il

stesso procaccio; n

mio pensiero

Un

principe, a cui

ti

quali

ed in

me non

sicura: ci

farla per

La
nel

pubblico

il

far

chiaramente,

sempre

ardirtelo
di

sei, o

cittadino

vero,

egregio Traiano

tal

Roma, ed a' tuoi ben affetti,


Tuo primo e solo e pi

in

Roma

felice,

grande, tranquilla

una sola parola vuol

dire

il

libera.

legittima autorit in

senato.

1'

disdegni, in privato.

intenso desiderio egli


e

della virt

osa proporre di estirpar

aver egli di

animo. Tale tu

di principe, V

mostrasti.,

tra'

si

pai'-

principato, assai apertamente e generosamente pur

debbe essersi gi manifestato

non

ma

prova,

la

alcuna

atto,

un atomo pure della

pensiero di tutti

il

mio coraggio

del

Traiano sublime.

da radice

magnanimo

per consigliarti un cosi

ticolar gloria a

Questi

Roma

libera

ne rivestivano a

stava nella plebe e

vicenda ed

tempo

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

62
consoli,

tribuni,

ma

Cose note, notissime;

dittatola.

da gran

sommessa voce
questo consesso, tremando, rammemorate. Piacemi qui,
non pi mai,

tempo, in questo senato


fuor di

col rammentarle altamente

col

con

non dubbie

parlarne io in

n oscure parole, manifestare a Roma, che sotto Ti'aiano non

delitto

e libert,

il

desiderarla e

console, che

Il

Roma,

ricordai'si di

il

sersi mostrato ai

il

un anno

d"

nemici di

investigarne la vera grandezza

l'

provvedere
d"

Roma

rinascimento di essa.

al

appagavasi dopo

impero

soldato ed ai propri

es-

soldati

cittadino, fra le patrie mura, pieno di verace gloria e di patrie

perdeva nel perdere la elettiva sua di-

virt, ritornato, nulla

gnit
le

anzi, aggiunte alle dolci prerogative di libero

impero ritenea; quello, che

bile e pi durevole

e verace virt d necessariamente

ed amante. Quindi

componea

si

di

sopra chi

cittadino

un pi no-

dolcissime lusinghe di chiara e meritata fama,

conosciuta

la

ammiratore

n'

uomini quel ve-

consolari

nerabil senato, che per tanti secoli era dei re della terra

mirazione ad un tempo e
costrinsero poscia

e con

somma

Roma

quasi di

dalle

pi

costumi e di

cittadini,

che

tosto

non pi dal cuore

di

Roma

am-

capitani;

lungamente
cessarono

Roma

niente

d'

il

es-

o dall' Italia

rimote provincie estraendosi,


civilt,

1"

e troppe guerre

a moltiplicare gli eserciti e

suoi

serlo. I soldati allora,

ma

Le lontane

terrore.

impi'udenza ne lasci ella troppo

comando ad alcuni
almeno,

il

barbari

mal cono-

scendo, di sangue gi ad essa nemico procreati, di libert vei-a


ignari, la repubblica nel lor capitano riposero, ogni volta

con

illustri e spesse vittorie di

in fomentare

molte ricche

lor vizi pi che in accrescere la

e valore, quel capitano, vie

men romano

lor

de' suoi soldati re,

lungo

il

d"

farsi

cittadini que' suoi

frattempo: quindi un

civile

non

soldati; e dal

fu n

esser

potea

moderato governo

tosto

esserlo al cessar la citt

cangiossi in un militare e violento. Furono da quel


poi

il

senato nostro,

le

tacita-

per farsi poi della sua patria ajjerta-

mente tiranno. Non eran pi


cessare essi

disciplina

adoperava.

di loro, si

Cesare ebbe primo la vile e crudele baldanza di

mente

che,

prede saziandoli,

pretoriane coorti;

punto in

tribuni del popolo,

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


i

centurioni;

sacri consoli,

63

imperatore perpetuo ed unico;

1'

quale?

Roma,

nome

dello stesso tuo

appellarti

potesti;

cosi

cangiata, cosi vilipesa, cosi straziata, tutto soffrire, e tacerti?

Ma

tempo

il

pi bella

da medica

si,

man

tue

le

ristorate,

vuol

Gli

farsi.

romana

novella e veramente

lui

che sotto

eserciti,

sconfiggere e debellare

noscere

e adorar la repubblica; gli eserciti

vedimenti,

essere

d'

il

flagello

da cui riconosceva

cito,

esercitarlo

ora e

affidavasi,

momento

veramente

degno

si

ei

appresta

d'

che

dell' Italia

umani

somma, che

finora

pacifici,

far ridivenir

verace

potea signor del suo eser-

baldanza ad ogni

fare dell' autorit sua

soldati

suoi

saranno

provincie

la

stinti

avviliti,

dell'

sono

chi

nemici

di

impero,

dai

propri

per

la

cittadino

il

soldati

atterriti,'

veri

contro

al di dentro

soldato,

Da

questa

nomi,

ogni

per

della

romani

sotto consoli o capitani a

combatteranno.

felicit

cittadini

conservazione

non oppressi

quali,

aspettano che
la

Roma,

possibile,

beata antica mescolanza di


il

contrade
le

tutto

stessi,

oziosi

essi

salvezza

cittadini;

santa agricoltura,

repubblica: e terribili soldati

propria

necessaria

la

arti,

Traiano,

quelli che, liberi

soli e veri

per

le

un uso ben

ridivenir

o tatti, nelle tante desolate

dell' altre

soldati

rifatta

lo

suoi giusti provdella loro propria

terrore

il

mobilit

cui

nel fare

commercio,

il

ne riportino.

dirsi

rispettare, co-

a
in

uomini esauste, novelli cittadini richieggono

in esse

gli

tremava. Traiano, de' suoi soldati imperator

gran parte distribuendone,


si

proprio impero, nella cui forza per

il

della

non schiavo, a

nemici, che

cesseranno, per gli

Ninno imperatore finora

citt.

che

sue insegne imparato hanno non

le gloriose

meno a

aman temendolo,

ma

riceveano

disciplina

tuo

nu-

eserciti

merosi e superbi, da cui egli ricevuto V impero non ha,

da

acerrifarai

ti

saggia. L' imperatore

pi

vero

cittadino

tempo, che,

il

sovrana

non men grande

console

unico,

giunto;

al fin

piaghe

bissime

tempo,

lodevole
cui indi-

odiosa differenza,

ogni soverchiante possanza, ogni insidia alla libert viene impedita,

tolta

distrutta.

Cittadino, in

libera

contrada, vuol

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

64
dire

libero e sicuro

mogli,

delle

dei

posseditore
di

figli

aver suo,

dell'

soldato; e feroce e tremendo soldato

veramente sue cose. Non


bizione

del

Roma oramai

saggio senato.

abbastanza: spandasi
vera ed

bert

il

malvagia am-

ha,

se

impero

suo

del

confini

pe' vasti

di un non
non troppo,

cupidigia

rea

conquistato

maschio pensare

tale

per la difesa d queste

la

onor suo,

uomo

soldato, no, per la

non per

capitano;

dell'

medesimo. Ogni

la

maggiori, e

de' nostri

li-

Roma

per s stessa bastantemente difesa.

Chiaro che gli


sfrenati e cupidi,

ne furono

blica,

corrotta

di

Ma

rimanendo.

distruttori ne saranno,

grande repub-

troppo

ne son

sovvertimento,

il

immensi, perpetui^

moltiplicati,

esecciti

frutto

oppressori, e

gli

che un esercito compone chi a parte a parte V animo e


sieri e

desideri ne spiasse,

nemico veramente del


poca

terra, quieto

libert, basterebbero.

men buono pu

donde nasce, che

in migliaia

pen-

uno ne troverebbe

Uomini sono; per quanto

civile vivere.

rozzi e dissoluti e corrotti


felici,

non

ciascuno individuo

di

uomini sono, cui pienamente render


con moglie

e sicuro vivere,

Ecco dunque che ciascun

essere per ancora cittadino: or

sono

tutti riuniti costoro

pi

donde mai,

contrario

il

figli

d" essi o

d'

ogni

viver civile? Lieve cosa le ragioni assegnarne. Erranti seni-,


pre,

non conoscono patria;

tanto

la

umana

di

affetti

rattemprano

ferocia

fanno;

domestiche

delle

privi

non conoscono quei potentissimi

delle

dolcezze,

padre e marito, che


sventure

altrui

alle

rapine e alle

prede, scialacquatori facilmente diventano delle

mal acquistate

compassionevoli cotanto

ricchezze

ci

a continua e dura

avvezzi

obbedienza

quella

costretti,

re-

pressa lor rabbia con fierissima inumanit poi disfogano contro


i

pi deboli di loro; delle loro

ragione,

ogni

ogni

speranza,

armi in

nelle armi sole ripongono. Tali sono

mani, gi non dir, n


nutriti

han

saranno,

mano

la

Roma
soldati

spada

e la

di

che

tali

cittadini

soldati

esser

vivendo, ogni

loro

soldati

Roma; ma

distrutta.

somma

ogni

ordine,

cittadinanza

pur troppo, roche da

debbono,

Roma
sempre

non sono; che colla stessa


e che, non

marra a vicenda non trattano

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


diventando mai padri, cessano

Ma

esser figli di vera repubblica.

d'

nella

cota mostri, la di cui pestifera reit

nione

consiste,

umanamente

dispersi,

divisi,

ridivengono e cittadini, a un solo cenno


Si, ottimo principe,

65

loro

con doppio guadagno per

e,

riu-

uomini

Traiano ne faccia.

clie

ad un solo tuo cenno, migliaia

di cittadini rinascono

sola

trattati,

migliaia

la

oppressa

repubblica, migliaia e migliaia di nemici, di oppressori, di di-

spariscono.

struttori di essa,

tanto prodigio riserbato


cittadini

che

terrore

il

superbi eserciti,

a'

Ed

loro

sublime esempio, poi per s stesse

in folla

si

per la creatrice

questi

sommo

splicabile e

per un

un bene

di

core ben

fatto

tuo

libert,

vedranno rinascere. Traiano, tu allora godrai

bene ignoto sempre a chi impera;

veri

principalmente pe'

un

di

appena nei

giustamente cagionano

da prima

le virt,

dagli immortali

era

tuoi tempi. Cessato

di

un

ine-

infinito,

magnanimo;

il

trovar emuli nella virt.

Alcuni ancora, e non pochi, io qui dintorno rimiro,


loro tacito dubitare
l'

inquieti

imperio, distrutti che saranno

ose, che tutte

che

ostacoli

gono costoro

soli

libert:

vedono

qual

fine vi si

lace calma; la total


i

alle

ranno quelli pi

da

novit delle

mutazione,

tal

maggiori

del

dagli

vero, ritrag-

Romani,

e perplessit. Pensate, o

distruzione.

e dalla

propone da questi sconvolgimenti

soldati,

ne invadano V impero
fino

soldati

assai

dall' addormentai'ci

dispersi a pena

trovandolo

infinito timore

e pesate qual

debbono sconvolgere a

si

col

tremanti per la sicurezza del-

nel seno

di

sia vero, che

da ogni parte

la

passeggera fal-

non

nemici

che,

di

Roma

e poniamo pur anco che senza difesa


mura di Roma pervengano: vi nuoce-

quanto vi nocquero

Cesare, da Galba, da

Ottone,

feroci eserciti vostri

da Vitellio centra voi

stessi

condotti? vi nuoceranno mai codesti nemici quanto vi nocquero,

senza n pure
N[erone e

solenti coorti?

scattava

il

velo di

Domiziano, in

Roma

guerra, sotto Tiberio, Caio, Claudio,

Roma

stessa

Dai Galli assediatori


coir oro;

ma

le

del

pretoriane

loro

Campidoglio

libera rimaneva, e

si

inri-

vincitrice indi

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

66

Da

a non molto tornava.

da questi

eserciti,

Roma, saccheggiata,
pure col sangue

signori

profanata,

arsa,

riscattava; ed

si

ed annichilata rimaneasi. Contro


che

libert, nella virt

necesst,

si

prima

il

pi degno

satelliti

avvilita

oppressa, e

doma,,

vinta, e

ma

e-

contro agli oppres-

necessariamente

trova da opporre, se non la-

si

Roma

se

lei?

schiavi^

disti-utta, n-

nella disperazione stessa

di opprimerci, corrotti

di

esterni nemici, nella

veri

ai

figlia,

hanno, niun' arme

ci

grime, pazienza e vilt.

sarebbe

di

ritrovano armi e coraggio;

sori domestici, che,

ed avviliti

n'

imperatori di romanf

crudeli

questi

pacifici

vili

coli'

pur dovesse, qual fine

finir

armi in mano, superati,

ma

mura
in difesa di esse morendo; o vero, come vii gregge, senza n
pure attentarsi di piangere, ad uno ad uno svenati da un nonon

vinti,

generosamente

suoi cittadini fra le proprie

vello Nerone, che di tal vista

Ma

cessi

nessuna

di tali

felici, soldati

da

gran

il

Giove

vicende soggiaccia.

dezza di

Roma

consistere

immensit

nella

dell'

rinserra e costringe

gia e lieve mutazione

il

tempo

nell' esser

che

F han fatta
che

riordinatore,

il

deponga ogni pen-

si

libera

costumata, non'

allargando

vizi

ripetano in

somma

e felice; e quelli,

antichi

con la sag-

mani vedendosi,

Traiano ad ottenere un

Roma, che

Felice

custode ritrova

felice

in lui

doveri di

cen-

umano, inaudito

comizi, estirpare la

venalit, dalla confusione in cui giacciono rimettere in


i

il

Traiano, che, tanta

cosi nobile,

memorabile uso pu farne! Riordinare

e in vigore le prerogative e

virtA

le

in tutto gli

mutati tempi richiedono, la ritor-

fine le vaglia.

autorit nelle sue


e

eh" ella

conosca meglio la vera gran-

felice e potente. L' autorit di

magnanimo

sore,

si

impero,

si

principi!, che potente

neranno

Roma,

I cittadini resi liberi, e fatti

confini dell'impero diventino; condotti siana

ai

elettivi consoli e proconsoli a

siero di ulteriore conquista;

si

piglierebbe infame, diletto?

si

conservatore di

chiaro-

ciascuna dignit;

air

somma, che quasi nude ossa della estinta repubblica


rimangono, rannestarne una nuova, simile per quanto si pu

nomi

in

all'antica; raffrenare

il

osservanza

le

leggi,

lusso sterminato;

per

rimettere in piena

magnanimo esempio

sottoporvisi

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


primo

son questi

egli stesso:

l'altezza dell'

animo

mensi, che a

cotanto

per cui

Ma,

solo accordati.

questi

Roma:

riserbata

cui

im-

obblighi

gli

questa la via,

ove per V abuso finor pro-

divinit,

meritamente poi sarebbero

fossero,

uffieii

son

avr

principe

onori della

gli

non

fanati

divini

Traiano:

di

67

a Traiano

adulazione e incredibile vilt ed

se laida

oblio totale di lor decoro e di s stessi fece dai maggiori nostri

nomare

venerar

ratori pi crudeli e

che

scere
e

men

impe-

altri

far rina-

memorando
Traiano uomo,

sortivano, sacro sar per s stesso e

il

eternamente venerato

divino ed

Augusto ed

di Cesare,

grandi di questi; dopo una lunga vita,

non negheranno a Traiano, poich a

di

veri

Roma

come

che ad uomini oppressi e non

nome

il

di

spontaneamente restituiva,

liberi

pi preziosa assai che la vita, la libert.

Gi gi mi
la caligine

squarcia dagli occhi quel tenebroso velo, che,

si

dei

passati e

futuri

secoli

involvendo,

pensier

il

nostro neir angusto termine dei present tempi confina. Io veggo,


SI,

e d'

un solo rapidissimo sguardo,

ne' suoi

felicissimi

tempi, qual

novella prosperit e grandezza,


venerabili
e

di

ombre

tanti

aspetto

quella

altri

nell'

romani, mi

illustri

che

virt, qual forza,

sciassero

nei

Roma

qual era

con

quale,

nostri,

avvenir potr essere. Le

dei Catoni, degli Emili, dei Bruti, dei Regoli,

magnanima

Roma

veggo

io

ella

essi

scorta mi

si

abitavano.

quanta

felicit

qual santit e

in

severa

si

appresentano in lieto

offrono a farmi conoscere

gara mi

narrano

quali

quei loro concittadini la-

osservanza

leggi

di

qual

plebe, qual senato, quali eserciti; quanta costanza nell'avversa,

quanta modestia nella prospera fortuna; qual religione e culto


degli di; quanto in somma d'inaudito e d grande la bene
ordinata repubblica per la prosperit de' suoi cittadini radunato
si avesse.

tutto,

quanto quei generosi

spirti

con

si

nobile tra-

sporto mi svelano agli occhi, tutto diverso, tutto per


contrario esser veggo a ci che la presente

Prima

virt di quegli ottimi conosco

e l'osservare le leggi; nostra,

Roma

1'

appunto

rinserra.

essere stata

il

sapere

pur troppo!, da gran tempo

si

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

68
fatta,

ed ignorarle

deluderle

trasgredirle,

sovverterle,

il

quegli pi grande fra noi, con incredibile cecit di giudizio,


fa reputato, che, con pi rovina nostra e disdoro, maggiormente

seppe sopra
dei

La

inermi ammutolite leggi innalzarsi.

le

romani animi con maravigliosi

forza

esempi mostravasi nel tol-

lerare le militari fatiche, nelT affrontare pericoli per la repub-

dove dal cessare

blica, nel correre lieti e volontari alla morte,

dei loro individui ne fosse al pubblico ridondato gloria e van-

taggio: la forza dei moderni animi, con eterno vituperio nostro,


nianifestavasi finora nel sopportare, tremando
ingiustizia, ogni rapina, ogni oltraggio:

tacendo, ogni

se qualche scintilla

romana fortezza in alcun romano di tempo in tempo si


andava pure mostrando, all' uscire volontariamente di vita per
di

isfuggir la

consecrata

tirannide

Deci

addietro

l'immolarsi

onore ed

utile ritornava-,

era

la

dove per

altri

lo

in pubblico

fra

noi quei pochissimi,

morte, in

pubblico danno tor-

l'uccidersi

che al servire anteponeano

soltanto.

Curzi e tanti

nava, poich un buon cittadino meno, dove gi pochi ne sono,


irreparabile

pubblica vergogna

ed in

perdita;

ed infamia

tornava, poich la generosa morte di quelli dimostrazione vi-

vissima era pur troppo della vilt di quegli

altri

che

tutti,

non vendicavano o non imitavano. Felicit somma ed


unica un di era in Roma la sicurezza e V uguaglianza; donde

forti

costumi, le domestiche

parsimonia nascevano
e

ninno

nemico

o dell'

lice;

grandezza ne
rare

mi

finora!

virt,
felicit

rovina

dalla

era

il

vedere

quale sia stata

intervalli

la

n' stata

dell'emulo,

del

propria

felicit dei

mai ninna,

momenti in

cui

si

la

fe-

sicurt

Oim! qual pianto mi accora,

ti'aeva.

forza

la

fede,

uomo

ogni

congiunto,

del

amico stesso pur troppo,

Pubblica, non ve

brevissimi

amicizie, la

vere

le

se nar-

tempi nostri

se

videi'O

non

se

nei

dall'usur-

pato soglio precipitare quei mostri, che fatto aveano fede essere in noi maggiore di gran lunga

che non in
Vitellio,

essi

la

Domiziano, trucidati

e del tardo furore

l'

indegna sofferenza e vilt

crudelt efferata.

di pochi,

tutti,

Nerone, Caio,
vittime

cadendo, faceano

dei
col

loro

Ottone,
delitti

morir

loro

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


conoscere gustare

romani un' ombra vana

ai presenti

ma

seggera felicit:

tosto in

69

lagrime

lor successore scontar si facea la stolta gioia di


felicit,

apparente e non vera, in questi'

derono soltanto quei pochi infami,

Roma. Privata
tempi

orribili

che

di pas-

sangue dal barbaro

di

delle

go-

la

delle

libidini,

estorsioni, delle uccisioni fatte dai principi creandosi esecutori


e

ministri,

sangue impinguati,

dell' altrui

pasciuti, infra le

inumanit e impudenza,
fra

tolli,

che

d'

ogni ricchezza e
grida,

universali tacite

le

dell' altrui

rovine pubbliche, con baldanzosa

nella principesca reit securi

erano allora

le leggi

punto perch

Roma

Roma

obbediva,

ap-

facea; osservate, venerate, temute

elle

distrutte, rinvigorite

esse

Inique, trasgredite, vilipese

nostre, perch son fatte

petue loro rapide e

da UNO.

uno

dall'

suoi con-

gravose

vicende ben

ma

il

sagace conoscitor de' suoi

le

per-

prova ne fanno,

lai'ga

dal privato interesse, dall' assostessa per anco,

luto capriccio, dalla stolidit e dalla insania

Era

le

create, dall' altro

da questi, riannullate da quelli;


risibili

che non dal ben pubblico,

dettate elle sono.

non meno

viveano. Sante, sacrosante

erano, perch ciascun cittadino rispettava in


cittadini e s stesso.

ogni vizio sa-

nella propria

a cui quella vera

le

d'

pianto

insoflTribile

romano popolo
dritti,

in

quei

felici

difensore acerrimo

tempi
ge-

d' essi,

neroso emulatore delle patrizie virt, ferocissimo in guerra, in

pace mitissimo, religioso osservator degli

discernimento, ogni
Il

popolo,

nome

di,

parco nel vivere,

sempre ed amator della gloria; ma, con avveduto

operante

che ora

soltanto,

gloria riponea nella


di

romano

in ogni crapola,

ingolfato, novelli dritti

creati

si

antichi: non libero, divertito ei

si

gode,

nei
ha,

libert

della

patria.

non meritandolo,

il

pi sozzi vizi ed eccessi

immemore

vuol essere:

in

tutto degli

i-icchezze,

gi

a cittadini tremanti, vuole che fra esso

con

prodiga mano ritornino in giuochi in conviti in bagordi.

Un

dai tiranni

tal

i-apite

le

popolo non pi soldato; dei propri soldati egli trema;

nemici dell'impero pi non conosce; dei patrizi nemico, e

non emulo; sagrilego disprezzator degli


timide e

vili superstizioni

di, e

pienissimo:

ad un tempo di

questo, questo pur

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

70

troppo quel popolo, che gi degnamente

Marte

figlio di

inti-

s'

tolava.

Ecco dunque, ecco,


la

Roma ingombrando
un

voglia,

al tacer degli eserciti, rivivere, rifiorire

Ecco disperdersi quelle

libert.

incutono

timore nel cuore dei

fiero

virt nessuna giammai.

chiano

beato

benedicono
a poco
r

amor

ha cangiate.

timore,

dal

in folla

cittadini

fattosi

e di-

accer-

lo

ha mirato da presso

lo

lui

vero padre con voci di giubilo gridano. Ritorna

a poco

negli

animi lungamente avviliti ed

della patria or che patria pu

l'emulazione

principe noi

un pi gradito nobile

reputa chi pi

si

lui

cittadini:

che

armati,

-d'
il

Ecco Traiano, che, d'imperatore

cittadino, le pretoriane coorti in

gnitoso corteggio

nubi

folte

ancor che

pure,

al

ben

dirsi,

il

oppressi

verace valore,

fare, l'ardente divino furore di acquistarsi

con chiare opere eterna la fama. Incese veggio, incenerite e


spianate quelle

moli che sopra

insultanti

il

Palatino torreg-

giano, gi destinate ad albergo d assoluto signore. Traiano


il

primo ad abbatterle; ed in privata magion ricovrandosi, di

ben altra grandezza


signori nel fare

ei

fa

loro

pompa, che non quei superbi

immensi

edifici orgoglioso

primo comanda che agli

Traiano, che fra

gli altri

altrui si

velo

mi

Quell' alto seggio, da cui nel senato ei

lor nullit.
egli

dei

vili

alla

ascolta,

ben certo

pareggi;

sedendosi non sar per ci mai fra

gli altri confuso.

AI grido, che tosto

la

rapida rimbombante fama

di

si

ma-

raviglioso cangiamento fino all'estremit dell' impero ne porta,


in folla
d'

da ogni pi rimota parte

ogni et,

divino,

d'

una

di

ogni grado, a rimirar

esso

vengono

co* loro

occhi un

cosi incredibile ed inaudita virt; e

sudditi,

uom

si

testimoni poi

ne riportano alle loro genti l'ammirazione, l'amor di Traiano,


della patria, della restituita libert.

Ogni padre, baciando ed abbracciando i suoi figli, per l'alFigli miei, che tali da oggi
legrezza piange, ed esclama

soltanto
jassicurati

riputarvi

mi

siete

nomarvi incomincio;

da oggi,

figli

miei

non prima. Osservando

cari,

io

le

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


sacre leggi, non

pavento che

miei lari oramai

vi rapisca

.gli

antichi moribondi

violenza

la

da voi in tutta sicurezza e pace


miei saran

occhi

voi, donzellette, dal fianco dei dolci ed

non l'ossa mie perturbate

L veggo

il

ricco,

non

custodire e nascondere

ono, intatti glie

li

jd

mia fama, che

che se male acquistati non

vece che

le leggi; in

spogliamelo

di

la

ritolta.

tremante, non pi sollecito nel

suoi tesori

serberanno

non contenti

"fama, sotto

Qua

legittimi

amati mariti disvelte;

non

disperse;

peggio pur fora, calunniata e

principi,

chiusi; voi,

sostanze mie, non tremo che spogliati ne siate; n

eredi delle

a,ssai

71
dai

crudelt

la

affatto,

anco

passati

la vita e la

velo di apposti delitti, iniquamente gli toglieano.

il

povero con innalzata fronte rimiro passeggiarsene pe

il

fro, dalla oppression

limento e timore

rare chi di ricchezza


il

sprone

all'

dal passato avvi-

inacerbito

suo

cuore

s'

per farsi colla virt chiaro e in cittadinanza supe-

aggiunto,

Ma

dei potenti securo;

nobile

'1

lusso,

ogni vizio

leggi, inutili

il

soverchia.

fomentatore e principesco padre di

mortifero

delitto,

non

rafi'enato

o sbandito

da sontuarie

ma

vilipeso bens

sempre ad estirpare quell'idra,

dai modesti privati esempli di Traiano

per la cangiata opinion

dei romani, con cittadinesco decoro e vantaggio, rivolto ora-

mai

ville,

pando, degli
stino

Le

lusso soltanto alla magnificenza dei pubblici edifizi.

il

immense

aratro

boschetti

e giardini

utili e robusti abitatori

restituiti,

di

novelle famiglie dei liberi

lungamente

che, la

stati

il

dorate

la dispogliavano,

messi

copiose

agricoltori.

occu-

Italia tutta

fan

al

pri-

liete

Gi gi que' luoghi,

le
si

ricovero d'ogni ozio e mollezza, testimoni

ritornano delle antiche domestiche virt; ossequio ai genitori


ne'figli

verace amore nei padri; modestia e fede nelle mogli;

maschia fierezza ne' giovani alla libert educati; maturo consiglio,

avvedimento provido

libert ritornati e vissuti; infra

timore
i

vicini,

amorevolezza; parsimonia ed innocente

Le tremule
ispesa

voci ascolto

dei vecchi,

nessuno,

nei

pace; infra

vecchi

in

congiunti,

letizia fra tutti.

finora

la

male

felicitar

stessi

cui

con fatica serbata vita incresceva,

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

72

qui strascinata, poich a

d' avei'la fin

giorno del veder

si lieto

rinascer repubblica, conservata pur l'hanno. Contenti muoiono;

han

visto

dietro nei

La giovent baldanzosa, dove

Traiano.

teatri, nei circhi, negli

fami gladiatori

per anco,

osceni

delia salute, dei costumi e del virile animo,


di

bel

nuovo discesa nel campo

domar

strieri

possanza

la

a militar fatica

membra;

altrove,

sudore

nobil

di

qui con generosa

adin-

espresso-

feroci

di

sotto

le

de-

addestrai-^

lotta

non pi contaminate

robuste, libere, e

le

l'

g'

consumava; eccola

Marte:

di

fra

danno

con

giorni interi,

per

conviti, e

sue-

armi co-

pesanti

spersa, neir acqua lanciandosi, con forte nuoto soverchiare del

Tevere l'onda:

somma

per tutto in

alla repubblica, dolce

mostrarsi crescente speme-

verace sollievo

a'

suoi genitori,

mara-

viglia e terrore ai nemici.

Gi odo nel fro

risorta quella maschia, libera e veramente-

romana eloquenza, per


lari tribuni,

la guerra,

qua

dell'

quelli, a cui

dalla tribuna tuonando, l

cui,

consoli, delle importanti

pace

accordar la
sublimit

la

mancar mai non

lascia;

cui

libert,

materia

tacciono quegli

altri parlatori

servit di oratori

niego

una
il

ma, colpa

il

Ma,
pur

dispersi,

tanti,

COSI nobile arte prostituivano;

poca maest

augusto senato

che nella lunga nostra

di tal ordine,

maest; non pi
Il

senato di

contendere

non pi

d' esigli, di

Roma,

'I

il

tacersi.

oramai pi non odo, con cosi

delle concussioni

nelle desolate provincie;

dei tempi, no

mentre, se libero non era

sempre

giorni interi, per de-

cretar poi a gara mentiti ed infami onori

non pi conoscere

la patria

avviliti e confusi,

non meno, che con sordide adulazioni

parlare, liberissimo era pur

In questo

ragionare

al

amor per

nome usurpanvansi; colpa

di essi

popo-

muover

maestra dell'energico-

parlare primiera, di lodevole ardire, di ealdo


e di tenace costanza soccorre.

Oratori veri son

discutono.

soggetto

del

del

leggi,

le

al

vizio

dei proconsoli

imperante;;
e

questori

reciproche accuse di lesa

confische, di morti, di proscrizioni.

al suo antico e sacro uffizio riassunto, alla

sicurezza dei cittadini veglia e

provvede; la pace

mantiene,

ove con decoro del romano popolo mantenersi ella possa;

la

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


guerra ordina;

e,

per mezzo di cittadini

73

soldati

capitani

di

guerra pi disastrosa

cittadini, coli' antica virt e felicit ogni

e terribile vince.

La

sacra via, che al Campidoglio conduce,

romani

di veri

ti'ionfi si

soldati timido

un' altra

volta

un

carro

eccelso

inesperto capitano; coi citta-

ma un

dini suoi crudele, assoluto, e feroce;

veri applausi

alle leggi rimiro tra

mente ascendere

Campidoglio, e

in

sovra

non ha, effeminato ed im-

che visti

imperatore, coi nemici,


belle; coi propri

Non

adorna.

di

del

imperator sottoposto-

libera

gioia modesta-

proprio

valore

di

quel dei soldati ascrivere piamente al solo massimo Giove la

cagione ed

frutti.

Delle superbe
fro ed

immagini

marmoree

ben giusto

gino, gran parte abbattute ne veggo,


alla oltraggiata plebe rimanersi nel

una vera

virt, che in liberi cittadini

repubblica

si

fra queste, sola di

coronata di

fango.

fiori,

a vicenda la

veggono.

rialzate, rifatte, riadoratesi

chi

1'

impero

assoluto

avesse occupato,

moltiplicata in tutte le parti dell'impero, per

immagine

Traiano. Ritornato in onore, per la rarit e la scelta, ci

che, per la sterminata quantit e

ramente cessato
dei cittadini;
sforzi,

si

di esserlo,

che per la patria

Roma

si

la

prostituzione, avea inte-

riaccenderanno a virt

cuori

riudiranno quei generosi magnanimi incredibili


si

videro cosi diversi, cosi frequenti,

gi libera; e ad ottenere pubbliche statue, a mille a

mille gareggieranno
sia

erette a

con manifesto utile della

tutto accerchiata di prosternati cittadini, torreggia la

in

maggior

dovuto schema

Le poche

giaceano vilipese, or che

ha l'impero,

virt ripreso

di

il

mostrasse, rimangono: o vero, se esse dallo sfac-

ciato vizio rovesciate

statue, che

pubblici edifici non ben dir se pi adornino o sfre-

Romani

in virt, allorch dimostrato

ben

che non pi mai ottenute, senza essere veramente meritate,

verranno.

Le ultime provincie
popoli sono, in libert,

dell'

impero, se acquistate sopra liberi

ma

romana, tornate,

della loro pri-

stina memori, nuli' altro avvedendosi di aver perduto nelT esser

vinte da

Roma

che la loro barbarie; tanto pi diverranno

ro-

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

74
inane, quanto
fi

libei'e

nemici

ombra

all'

diverranno.

basteranno

Toman capitano

condotti

non mai

secure

ricche,

dalle invasioni dei

stesse

con

popoli,

loro

migliori leggi, pi

di

difender

romana da

disciplina

Roma

da

ribellarsi

ster loro la perpetua certezza di non essere da ribaldi,


ed,
l'

oppresse

assoluti ministri predate,

potere

arbitrario

rmi, tanto

lieve

pili

un

di

re

sar,

r ordine, nella fede, nella

sconvolte. Ma, se al-

avranno sottratte

le

felicit

le

romane

compagne, nel-

serve divenute

di

ba-

avari

mantenerle. Nella Italia in-

tera non miro oramai n l'ombra pure di un soldato:

citta-

Roma ha nemici, soldati


ha Roma un tiranno, cittadini

dini vi moltiplicano in folla; e se

ma

tutti, e la

salvano;

tutti e lo

spengono.

se

Roma

Gi gi questa

seconda,

guagliandosi, nella felicit

1'

avanza.

di

una tanta

un nome

virt, di cosi lieto vivere, di chiarezza si luminosa, di


SI

venerando
Traiano.

Non Romolo

teramente non
poich" egli

che

e tei'ribile, pi

co

la lasciava;

'1

il

restitutore,

fondar la

cacciarne

'1

non

stesso signoria nessuna

novel creatore

il

poich libera in-

citt,

non Bruto co

son

primiera ag-

virt alla

in

fama

son

tii-anni,

anzi,

ritoglieva,

insieme con la propria e pubblica libert, eminenza di grado

ad un tempo

a s procacciava; non

eroi cittadini

co

'1

ai doveri di cittadino

co

'1

latte succhiati

suno, per certo, di questi, agguagliare

tanti e tanti altri nostri

Roma, poich

servire difendere ed accrescere

si

soddisfaceano

nes-

potr mai a Traiano

Traiano, che, di assoluto padrone di essa, se ne facea spon-

taneamente cittadino; che

di

schiava ch'ella era, in libert la

tornava; che di avvilita, grande; di contaminata, pura; di viziosa in somma, rea,


giasta, costumata, e

scellerata
d'

ed infame,

la

trasmutava in

ogni alta virt vivo specchio ed esempio.

Traiano, nato tremante

non

libero,

sotto all'impero

di

Claudio; sfuggito, per miracoloso volere dei numi, alla persecutrice crudelt dei susseguenti tiranni, e pervenuto finalmente

all'impero; avendo

egli,

per propria

stato di assoluta signoria, conosciuto

esperienza,

non meno

nell'orribile

timori e l'in-

certezza, e l'impossibilit di esercitar la virt in chi serve, eh

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


i

timori

rimorsi e la vilt di

75

chi assoluto comanda-, Traiano

come pi nobile e pi sicura e sola dignit veramente orrevole all' uomo, di farsi e di essere cittadino di roma.
E, per esserlo egli con securt e diletto, un tanto bene a tutti

sceglieva,

gli

uomini del romano imperio viventi, e nei futuri tempi

ai pi

lontani nepoti, sotto custodia di ben restituite leggi assicurava.

XV.
Vittorio Alfieri.

Fede e costanza nel concetto


del genio letterario nazionale.

1* dei seguenti passi dalla

dalla Risposta alla lettera di


Altri

li.

Vita, ep. iv, cap. xvii (1787):

notare giudizi! passionati

potr

il

2",

de' Calsabigi (1783).

parziali:

ma

il

sentimento

nobiiissimo, e quale occorreva per rifare la coscienza individuale e nazionale.


1.

Io

mi sentiva veramente necessit

di parlar

italiano e di cose

due anni mi
mio

si

italiane:

di

conversare sulT arte,

tutte

faceano sentire non poco

privazioni che

scapito, nelT arte principalmente del verseggiare.

se questi ultimi famosi uomini francesi,

come Voltaire

da

grande

e ci con assai

certo,

Rous-

seau, avessero dovuto gran parte della loro vita andarsene erranti in diversi paesi in cui la loro lingua

fosse

stata ignota

o negletta e non avessero n pure trovato con chi


essi

non avrebbero

forse avuto la imperturbabilit

costanza di scrivere per semplice amor


sfogo,

come faceva

tivi, costretto

ropa da

noi,

tale si

dell' arte e

tenace

per mero

ed ho fatto poi per tanti anni consecu-

dalle circostanze di vivere

con barbari che


:

io

parlarla,

e la

conversare sempre

pu francamente denominare tutta

quanto alla letteratura italiana; come

lo

1'

Eu-

pur

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

76

troppo tuttavia, e non poco, una gran parte della stessa Italia,

Che

sui nescia.

giamente

anche per gT

se si vuole

che

si

italiani scrivere egre-

tentino versi in cui spiri l'arte del Petrarca

e di Dante, chi oramai in Italia, chi che veramente e

ed intenda

vivamente senta Dante

e gusti e

in mille, a dir molto.

Con

tutto ci, io,

il

legga

Petrarca? uno

immobile nella persua-

sione del vero e del bello, antepongo d'assai (ed afferro

occasione di far

gran lunga antepongo

tal protesta), di

vere in una lingua quasi che morta


di

vedermi anche sepolto prima

ogni

di scri-

per un popolo morto e

morire allo scrivere in co-

di

deste lingue sorde e mute, francese ed inglese, ancorch dai loro

cannoni ed

non

ignorati,
inglesi

vadano ponendo

eserciti elle si

versi italiani

purch ben

torniti,

intesi o scherniti; che

d' altro

immediatamente

tutti.

Troppa

esser

letto,

la differenza dal

orecchi, ancorch

ai propri

quando anche ne do-

applaudito ed ammirato da

suonare

nessuno

ti

la nobile e

ascolti, al

cornamusa, ancorch un volgo intero

vii

tanti

ti

ora

non versi francesi mai od

simil gergo prepotente,

vessi

moda. Piuttosto-

in

quali rimangano per

di

soave arprt

suonare 1a

orecchiuti

ascol-

faccia pur plauso solenne.

2.

Tra

le

tante miserie della

nostra

annovera, abbiamo anche questa


che per farvelo nascere

cagione porta

stessa
al vero

che

gli

forti,

si

nella

di

Italia,

non aver

abbisogni
base

d'

che

Ella

si

bene

teatro. Fatale cosa

un principe. Questa

un impedimento necessario

progresso di quest' arte sublime. Io

credo fermamente

uomini debbano imparare in teatro ad esser

generosi, trasportati per la vera virt, insofferenti

liberi,
d'

ogni

violenza, amanti della patria, veri conoscitori dei propri diritti,


e

in

era

il

tutte

le

passioni

loro

teatro in Atene; e tale

sciuto air

troduce su

ombra

di

le scene,

ardenti,

retti e

magnanimi. Tale

non pu esser mai un teatro cre-

un principe qualsivoglia. Se l'amore s'indeve essere per far vedere

fin

dove quella

passione terribile in chi la conosce per prova possa estendere

LETTURK DEL RISORGIMENTO.


i

suoi funesti

ranno

efiFetti:

77

a cosi fatta rappresentazione impare-

uomini a sfuggirla o a professarla,

gli

ma

tutta la

in

sua estesa immensa capacit-, e da uomini fortemente appas-

grandemente disingannati ne nascono sempre gran-

sionati

dissime cose. Tutto questo mi pare escludere

buona parte dell'Europa,

ma

onde non

non

va pensato

ci

giorno queste mie tragedie: non

un mero piacere
tendo

che

ci

potessero

far

aurora di

reciteranno un

ammet-

nascere un teatro, se non

buono e parlante esclusivamente

ottimo,

si

sar allora; sicch egli

ideale per parte mia. Del resto anche

principi

vero teatro da

penso. Io scrivo con la sola

ci

che, forse, rinascendo degli italiani,

lusinga,

il

principalmente dall'Italia tutta;

d'

amore,

non vedo

giorno in Italia. L' aver teatro nelle nazioni

tal

mo-

come nelle antiche, suppone da prima F esser veramente


nazione e non dieci popoletti divisi, che messi insieme non si
derne,

troverebbero simili in nessuna


costumi,

privata e pubblica,

mate, guerra, fermento, belle


dica: ebbero teatro

Ma

g' Inglesi.

nobile

arte

lagrime,

il

cosa:

coltura,
arti, vita.

Greci e

suppone educazione

poi

eserciti,

Romani,

commercio, ar-

V esempio per

lo

hanno

miglior protettore del teatro,

virt,

suflFragi, le

me

lo

Francesi e

come

d'

ogni

sarebbe pur sempre un popolo libero.


vive entusiastiche lodi del popolo

d'

Le

Atene

erano e sarebbero, credo, tuttavia pi caldo incentivo e pi

generosa

non

le

mercede a qualunque tragico autore ed

attore,

che

pensioni e gli onori dei principi, che ogni cosa tolgono

o danno fuor che la fama.

XVI.
Vittorio Alfieri.

Esortazione a liberare l'Italia dai barbari.


Dal libro ni (11) Del Principe

e delle lettere. Il tcco degli

enormi

e sublimi delitti un segno di quella falsa indipendenza dell' io senziente.

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

78

sentimentale, selvaggio, che

non ne fu

l'Alfieri

ebbe

impronta letteraria dal

1'

esente, infuri col

Byron

Tra quante schiave contrade nelT Europa


nuovo aspetto

al

rimiro, nessuna

delle lettere potrebbe pi facilmente, a parer

mio, assumere un nuovo aspetto politico che la

Non

so se

1'

Pv.ousseau, e

e nel romanticismo.

esservi io nato di ci

coi fatti, codesta penisoletta

nostra Italia.

mi lusinga: ma, ragionando

pur quella che da prima con-

quistava con r armi quasi tutto

il

rimanente del mondo allora

conosciuto, e che, conquistando, libera nondimeno ad

rimanea: esempio unico nelle

Ed

storie.

Italia quella che, pi secoli dopo, tutto

illuminava colle lettere e scienze,


Grecia,

che

d'

ma ben

manente
arti,

altrimenti

oltremare ricevute
d"

Europa

oltre

ai

stanca, vecchia,

Ed

lei

anni, colla

reggiava tutte r altre


e virt;

che

imitate.

Ed

il

pur quella
tutte

altre

ingegno

tribu-

con cui la Italia signo-

regioni, abbracciano

tutte le

umane

tempo una

cercavano nelle altissime imprese

diversi tempi,

fa-

fanno indubitabile vivissima prova che fra

assai

ma

semjjre

pur

somma

che

maggior copia

quei bollenti animi che spinti da impulso naturale la

di

ria

ri-

belle

ancor governava e

sola astuzia ed

suoi abitatori vi stata in ogni

vero, di

pur dessa che

battuta, avvilita e di

tarie rendendole. Questi quattro modi,

colt

Europa

d
il

monti trasmesse da quelle

superiorit dispogliata, tante altre nazioni


atterriva per tanti

dire

rigentiliva da poi con tutte le divine

pi assai riprocreate da

in fine, che

ricovi-ate, a

fossero.

si

rimanente

il

un tempo

pure la stessa

era

diversa,

riuscivano

glo-

secondo

a procac-

Che pi? la moderna Italia, nell'apice della sua vilt


e nullit, mi manifesta e dimostra ancora (e il deggio pur
dire?) agli enormi e sublimi delitti che tutto di vi si van
ciarsela.

commettendo,

eh' ella,

d'

nulla

manca per

il

la

anche adesso, pi che ogni altra con-

Europa abbonda

trada

di caldi e

fare alte cose

che

ferocissimi
il

campo ed

spiriti,
i

cui

mezzi. Ma,

primo dei mezzi ad ogni alto ben fare essendo la verit e


ragione a pien conosciute e fortemente sentite, agli italiani

scrittori si aspetta per ora di jirocacciare ai loro

conservi per

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

79

via d un tal mezzo tutti gli altri: alla giusta e nobile ira dei

drittamente rinferociti e illuminati popoli

aspetta poscia

si

campo e vittoria.
L' Italia dunque stata sotto tutti gli aspetti ci che non
sono finora mai state V altre regioni del globo. E ci attesta
che gli uomini suoi, considerati come semplici piante, di pili
procacciarsi e

robusta tempra vi nasceano

rinascono pur sempre


forza

disnaturi

il

le

piante

le stesse,

ancorch

malvagio

cultore.

nello

per

terrena

stesso

tempo

alcun

Farmi

in

le

che

oltre

l'Italia dal presente suo stato politico possa, pi che niun' altra

regione

d'

Europa, ricever favore. Divisa in molti

debolissimi

per finire

principati e

avendone uno nel suo bel centro che sta


che occupa la miglior parte di essa, non potr

tutti,

soli principi,

almeno

senza riunirsi

certamente andare a lungo,

sotto

due'

che o per matrimoni da poi o per conquista

ridurranno in uno. Quell" uno poscia, come potentissimo, oltre


ogni limite abusando anche in casa
dagli italiani, che

allora riuniti

suo eccessivo potere^

del

avranno

ed illuminati

tutti

imparato a far corpo ed a credersi un solo popolo, d^gli itaquell'uno

liani riuniti verr poi allora

la

sua fatale unit

Itali,

pi per non

scor-

abolito e per molte generazioni aborrito e proscritto.


in oltre

ha sempre racchiuse in

darsene affatto
repubbliche,
bei't

pur

si

le

stessa,

nome che per goderne

il

quali bench

affatto

re: cosa, di cui

la

vantaggi, alcune

lontane da ogni vera l-

avranno per sempi-e insegnato agli

pu senza

italiani

clta

ma

che esistere

troppo guasta

Francia non ardir forse mai persuadersi. L' Italia non

spo-

un certo amore del grande


manifestar non potendosi traluce pure

gliata affatto, n lo stata mai, di


e del bello,

nei

Serbano

che ad altro

moderni sontuosi

suoi

g'

italiani

una

edifizi,

certa

mista di servile vilt; e misto

cosi

fierezza
al

che

pubblici.

carattere,

ancorch

privati
di

timore della oppressione ser-

bano un certo generoso implacabile sdegno contro


onde

essi

incensano

lo esecutore di esso

si

e si

1'

opjiressore;

prosternano all'assoluto patere,

ne sfuggono sempre ed in cuor

'"

ma

-bborri-

scono. Gl'italiani in ci sono affatto diversi dai france.-i. Questi,

LETTURE DEL RISORaiMENTO.

80

come nazion
giano
jjato

il

con una minore apparente vilt corteg-

militare,

ma

re,

con

vezzeggiano ed

mentovati piccioli

maggiore avvilimento

assai

princi-

il

principe adorano. Tutti questi sovrani-

il

sintomi

ma non

addormentato

di

estinto

grand' animo credere mi fanno e sperare, e ai-dentissimamente

bramare, che

siano per essere

g" italiani

ropa questo nuovo, dignitoso


alle lettere; ed

da

come

primi,

un nuovo

esse

primi a dare in Eu-

ben giusto, a ricevere poscia

grandioso

veramente importante aspetto

aspetto

durevole

politica

di

societ.

il

credere o

uomini non

il

dire

che quanto gi

possa pi da

si

altri

uomini

stato

rifare e

fatto

dagli

massimamente

in quello stesso terreno, questo un assurdo e debole assioma;

questa

la solita e ottusa

arme

impossibile affermano tutto ci

inferma vista non estendono pi


nerazioni di uomini.

sente e

riflette

tempi dei Deci


i

Ma

non possono

da vero. Questi,

non vede
romano nasce

se egli

e dei Regoli, gi

e la loro

che a una o due sole ge-

certamente

cosi

che

dei timidi e vili ingegni,


eh' essi

colui che

nei divini

piange in s stesso nel vedere

lontani corrotti nepoti di quelli, che per la successione

na-

turale delle cose, peggiori nascendo, fra pochi secoli la repubblica in perdizion

presente

Roma

si

manderanno. Ma,
trova esser nato,

stesso, nel rimirare col

tempo

se
si

Deci

egli al contrario nella

allegra ed innalza in s
risorti

ed

Regoli, stante

che tutto ci che ha potuto essere pu ritornare e sar; e

colmo della sua nullit essendo giunta quasi oramai


derna
lo

Italia,

dunque

non potr
finir

fra breve se

con un assioma

la

al

mo-

non retrocedere.
affatto

diverso

da quello

dei pi, ed : Che la virt quella tal cosa, pi ch'altra, cui


il

molto laudarla,

lo insegnarla,

fanno pur essere; e che

amarla, sperarla e volerla, la

nuli' altro la

r obbrobriosamente reputarla

rende impossbile quanto

impossibile.

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

81

XVII.

Vittorio Alfieri.

Al popolo italiano futuro, Dedicatoria del Bruto,

che

il

il

popolo italiano nominato. Salve, o gran padre

Da

primo

scrittore che

popolo italiano: la prima volta

il

voi, o generosi e liberi Italiani, spero

donato r oltraggio che


avi o

stri

nomina

io stava

fra molti altissimi personaggi, era

lingua

scordato

mano

e
d'

aver

il

popolo.

quanto era grave Y

sento anch' io

e intelletto

avuto

ai vo-

due Bruti;

loro

donne, interlocutore e attore,

tragedie, nelle quali, in vece di

Ben

che mi verr per-

innocentemente facendo

nel 1' attentarmi di presentar

bisavi

chi,

questi tre doni

offesa,

per

essersi

dalla

di

attribuire

interamente

natura, credeva

impossibile quasi, che altri fosse per riacquistarli giammai.

Ma

se le

mie parole esser dn seme

Che frutti onore a chi da morte


io

mi lusingo che da voi mi sar

uon scevra

di

vostri bisavi

forse retribuita giustizia,

qualche laude. Cosi pure

mi veniva

io desto,

lio

di ci dato biasimo,

certezza,

clie, se

dai

non potea egli per


non poteano mai

essere scevro del tutto di stima: perch tutti

odiare o sprezzai'e colui che nessuno individuo odiava, e

manifestamente sforzavasi, per quanto era in


tutti

od ai pi.
Parigi^ 17 gennaio 1789.

lui,

clie

di giovare a

T.ETTURE DEL RISORGIMENTO.

82

XVIII.

Giov. Frane. Galeani Napione.

Piemonte.

Italaniti del

il

capo VI dal

fu

contro

una battaglia

uso e dei pregi della lingtra italiana,

libro Dell'

ii

pubblicato nel 1791. Cotesto,


il

pit

che trattalo

francesismo

ma

nazione piemontese^

all'antica,

dele ai vecchi instituti

potenze d'Italia

in

di

buono

fu

proponeva

nel 1791

anche nel 1797, allo

grammatica o

Piemonte.

italiano,

di retorica,

Napione

Il

dice,

per quanto

fe-

una confederazione delle

stabilirsi della

Repubblica Cisal-

pina, ribatteva su la confederazione e indipendenza da ogni straniero

che fosse

Parlando sempre nella supposizione


della nazion nostra

idioma, se

deliberare qual esser debba

il

o vero

francese

il

l'

sempre pi glorioso per essa


d'

ingegno

1'

italiano,

io

onore della italiana letteratura, come

rono in ogni tempo l'antemurale della italica

modo che

vantarono, in un

dando
della

fosse

spetti far

le

armi pie-

co' pi

disegni

uomini

grandi

vegliarono
e

di

stato

tutela

alla

cosi

prosperit,

costumi spiega

libert.

di spiriti italiani

nostri

che la lingua dominante, che

nazionali

non

principi

pubblica possanza

sarebbe
i

loro

sarebbe

colle opere

valore e dal senno de' nostri sovrani fu-

montesi guidate dal

stesso

facolt

suo clto

dico che

difendere anche

il

in

il

ed

allo
si

che secona'

progressi

convenientissimo

nazional

il

Ed

ognor

carattere ed

dimostra ed invigorisce,

diversa

che per

altri ri-

pi riputati

ministri

dalla professione aperta d'italiani

dobbiamo.

Persuasi

nostri

regnanti

ed

loro

che tutto concorrer dovesse a rendere italiana affatto la nazion


piemontese,

avvisarono

che la

lingua

grande influenza aver

dovesse nel promuoverne e coltivarne le propensioni e la naturale indole, e giudicarono di maggiore importanza, per conseguir r effetto, un tale spediente, di quello

che comunemente

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


si

Emanuele

creda. L' immortai duca

83
a pena

Filiberto,

rien-

trato in possesso del suo antico dominio, ordin per legge, che

ogni atto pubblico stender

mentre

le

dovesse in lingua italiana; e ci

si

lombarde proseguivano

provincie

vicine

ogni cosa appartenente agli interessi


de' privati,

lingua

in

dettar

pubblico

del

cosi

come

ogni scrittura forense, ogni giuridico procedimento,

dur

che

pratica

latina-,

que' confinanti

in

paesi

sino a questi ultimi tempi. L' adottare, ansi V ordinar per legge,

una pubblica professione

l'uso della lingua italiana fu quasi

che venne a far quel principe, che a buon diritto

mare

il

come

di fatti in

rigeneratore della nazion nostra,


tutte

modo a

solenne

non
che

stato,

repubblica

colla

Venezia,

di

seguir dovesse tra

pi

il

abbiano

sovrani

nostri

ben

coni' ei'a

antico

consiglio la libert e la gloria,

mente mantenersi arbitro


tutto sino air esti'emo

grandemente a ragion

destino

del

della vita

a'

n"

1'

pi-

che

antica

arti

seppe

Italia

d'

animo ed

nome,

il

principe

di

ed

a"

egli final-

serbare

di

italiano.

chiari ingegni
edifici

d"

in

cui

La
Ita-

sontuosi

Paciotti piantava fortezze; Giraldi dettava no-

che con eleganti

Firenze a Mondovi; ed

vano nelle scienze

mente

la

ultima prova. Palladio disegnava

suoi servigi;

velle,

1"

pregiava,

si

protezione da lui impartita alle

non

di lui

che da tanto tempo ne sostengono colle

d" Italia,

armi

lia

dopo

avuto guerra

conveniente

principato

repubblica
e col

le

ed ultimamente quella

esempio, ed anche

vi fosse
i

die in

il

come notano

divedere. Soleva compiacersi,

del Foscarini, che

italiano,

operazioni sue

ambasciadori veneziani

relazioni degli

mai non

rimanenti

le

pu chia-

si

principe

di

tipi

altri

imprimeva
uomini

il

di

la giovent nella universit

Nella sua corte stessa

ristaurata.

Torrentino venuto di
grido italiani instrui-

il

da

lui

novella-

conte di Camerano,

principalissimo cavaliere, scrivea clte rime, tentava V epopea

ed una regolare tragedia condusse a compimento. Neil' esercito

non pochi erano

capi italiani; e la celebre

di Valois, cui innumerabili opere

niera consecrate, seco lui

d'

uno

nata francese, nel proteggere

madama Margherita

venivano dai
spirito e d'

dotti d" ogni

ma-

un cuore, tuttoch

begli ingegni italiani

secondava

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

84
il

genio

dell'

augusto suo sposo, ed emulava in questa parte

vanto del suo gran padre Francesco

Ed

l.

il

a chi mai (quello che

merita maggior cQnsiderazione), se non se ad uomini italiani


affid r instituzion

unico

figliuolo

duca Carlo Emanuele

letteraria del

successore?

suo

i,

mentovato,

poc' anzi

Giraldi

Il

Guido Panciroli, Giov. Battista Benedetti, Antonio da Vimercato,


Alfonso del Bene, Giovanni Argenter ebbei'o in diversi tempi
il

glorioso incarico di formar alle lettere

gran principe. Or pongasi mente che


nato a regnare
di coloro che

si

mezzo pi

il

cose

sulle

zione

da

lui

di tutti

una maniera

pensare

genio dominante,

il

il

di

riesca

carattere

il

duca Emanuele Filiberto accidental-

tal partito seguisse. Italiana volle la

politica,

perch

temperamento naturale
avendo

di

modo che l'educa-

di

ricevuta former, singolarmente quand' ei


di spiriti elevati,

da dire che

mente un
ragion

sapienza

popoli che saranno sottoposti al suo governo.

un principe

d'

profondamente specula-

una nazione che un'altra;

personaggio

maniera quel

ogni

efficace trovato dalla

di stato pi

rono, onde imprimere pi tosto

operare in

d'

instituzion

l'

molto

bene

de' popoli italiano

alle cose d' Italia rivolto

italiani in
di quella

scorgea

un colla lingua

1'

vie pi

era

pi agevolmente

un

in

Casa

di

l'indole

perch in

animo, volea che


infusi

Savoia,

solo corpo

d'

il

fine,

costumi

ne' popoli

allora posse-

servissero

a riunir

nazione quelle italiche

di

Provincie che presagiva che aggiunte

e radicati

parte del Piemonte odierno, gi sin

duta dalla invitta regal

nazion sua per

che

si

sarebbono agli antichi

dominii.

Che

il

dal duca

sistema abbracciato

questo particolare della lingua


lazioni pi tosto che d
si

raccoglie, che

Filiberto in

politiche specu-

casualit, da ci

pi-ineipalmente

corso naturai delle cose dovea allora spin-

il

gere e persuadere a

Francia pi tosto

mera

Emanuele

figlio fosse di

seguire

che quelli

tempo che durarono

in

modi

d' Italia.

Piemonte

le

costumi e

Non

n del dominio che tennero nel

parlo

gueri-e

de' francesi dal principio insino oltre alla

met

marchesato

1'

di

le

idioma
del

di

lungo

invasioni

del secolo xvi,i

Saluzzo insino

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


fine.

al

corso

Lascio

da parte quella affezione che

anni

avranno non pochi piemontesi,

di

gentiluomini, contratta verso

mal grado

saranno

si

vrano men risoluto avrebbe


qualche riguardo.

Emanuele

Quello

creduto

pi,

eh'

loro

di

buona parte

Chamberf, stato nodrito fuori


sulle guerre

Germania

di

duca

del

d'Italia sin

principal

la

medesimo nato era

Egli

da' monti.

in

in sua giovenile et, in

d' Italia,

Fiandra; avea praticato

e di

so-

altro

dover mostrare

aveano sempre fatta

secoli

di

cui forse di

un

progenitori

Filiberto, tuttoch signori di

dal mille, da diversi

residenza

segnatamente

pregiudicio, cui

forse

lungo

cosi

in

cose francesi, di

le

spogliati

85

corti

straniere, guidati stranieri eserciti. Quelli eh' ebbero cura della

educazion
n'

oltramontani

sua

ebbe tutta

gloria

la

furono;

Lullins. Oltramontano pur fu

poi vescovo di

Losanna;

sorella e zia de"

portarlo

dominare

a far

in

che

sciuto
poli

doveano vincerla

menti; se non
della

Casa

1'

d'

allora

gloria,

la

di

sa, figlia,

costumi francesi, se

mente non avesse cono-

indole

stessa naturale

de'

po-

richiedeano che la cosa andasse altri-

avesse antiveduto

Savoia

di

qua dalle Alpi,

nome
Non

Piemonte

della sua

rispetti politici e

che

Ogni cosa per tanto dovea

di Francia.

colla forza e penetrazione

ispecie

sua consorte, come ognun

la

monarchi

in

Ginevra barone

di

precettore Luigi Alardet,

suo

il

colui

Aimone

fu

si

la

che

innanzi

il

nerbo

della

potenza

dovea esser riposto

rinomanza nel

far

rispettar

di
il

e la libert d' Italia.

italiano

bevuto

fa d'
si

d'

uopo

di

pregiasse

passar adesso a mostrare quanto


il

di

suo successore Carlo Emanuele

una educazione italiana

coni' ei

fu

cuore
l,

im-

cresciuto in

una corte pressoch tutta d'italiani composta. Ognun sa qua!


vasta parte degli antichi suoi stati di l da' monti sagrificato
egli

abbia alla sicurezza alla gloria alla difesa delle contrade

italiche, voglio dire per restar pacifico signore del


di

marchesato

Saluzzo, su cui vantava pure incontrastabili diritti; quanto

per r occupazione di Pinerolo fatta dalle armi francesi nel


de' suoi giorni

si

accorasse, disgusto

che non poco

probabilmente ad abbreviargli la vita; come a

lui,

fin

contribu

quasi ad unico

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

86

campione

propugnacolo e difensor validissimo,

riguardassero.

d' Italia

qual fu

grido nelle scienze e nelle

arti,

uomo

che da

lui

non indirizzasse

tempo

fatto

popoli

non ricevesse patro-

cinio, favori, guiderdoni segnalati? che a lui

vigilie

tutti

in Italia di qualche

alcun

dimora? Egli medesimo tiene onorato luogo nella

pieciolissima schiera de' sovrani,

che

alla

prudenza ed

civile

alla professione delle armi, da lui con singoiar perizia, se

sempre con egual


congiunto

Se

felicit,

men

de"

la storia, a dir cosi, proseguir

che

fecero

zione che ricevette


cipi suoi

il

nostri

duca Vittorio Amedeo

lingua francese in cui

uomini
le

e clti

ed in

in

i,

negozi

politiche

1*

addurre

1"

ogni

impieghi

in

ragionar volessimo degli

esempio

negoziazioni
d'

si-

che a questi ultimi tempi abbiano

di stato pi riputati

gravi pressoch

co' prin-

nudriti, tutto-

ed

rilevanti

se poi

cose pubbliche amministrate, basterebbe per

nelle

un

genio

institu-

perauco a que' tempi

erano

adoperati.

car de' viventi,

di

filosofica

gnori di sangue principesco e principescamente

ch assennati

aperta e

principi

e la

il

scrittori.

da Giovanni Boter, e la totale ignoranza

fratelli

importantissimi

nobilitano

dovesse della

si

comprova

italiano, recar si potrebbe in

della

opere di lui

le

piemontesi che degli italiani

professione

non

maneggiate, abbiano con raro vanto

pregio di letterati; e

il

catalogo non

dichiarata

sue

frutti delle

che alla sua corte non abbia

di

tutti,

maneggio degli

e nel

senza toc-

quel personaggio, che

maniera primeggiava

a'

affari

tempi

pi

che

il

rinomato Marco Foscarini straordinario ambasciatore della Signoria di Venezia stendeva


di

la relazion

sua del nostro sistema

governo.

Per istringere adunque


suasi non

meno

il

tutto in breve,

pi celebri

nazion

pi illustri e pi savi della

gioso e pi conforme alla natura

r onor del Piemonte

il

che non

perarne

r idioma servilmente.

direi

cosi,

seguire

italiano, in

nostra, esser pi

de' popoli,

modi

le

vantag-

pi decoroso per

pregiarsi di cuore, di genio, di

italiani,

il

sempre furono per-

principi che gli uomini

tra' nostri

costumi

usanze francesi e

La quale

ado-

inclinazione e spirito,

nessuna maniera meglio

si

manifesta,

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

87

che neir abbracciar unicamente come propria, nel far uso pubfamigliare della lingua d'Italia.

blico letterario e

bitar vorr che

che

gli

Piemonte pi non

alla gloria del

augusti nostri reguanti sieno pi tosto

d'Italia che

secondi

della

timo senso di riconoscenza non pretender

esprime

il

mar

memoria
pu

se ne

prosieguo

che fa

sin

dalla

come

spiriti ripieno,

d' Italia,

dove la fortezza

in

del

romano

quella

regione

altronde discacciata

e virt italiana,

dal piacere o dalla fraudolenza, fosse dalla ne-

o dall' ozio

insidie ed

cessit del sito tra le

delle vicine guerre

perigli

accolta ed alimentata e ne' proprii gloriosi

occhi di tutte

le

trofei

Se per natura sua adunque


pari

al

la

della

lingua italiana

leggiadri ed

ameni come

tempi serviva, non ostante

ne' quali

dell'

ugualmente bene, purch adoperar

italiano, che riesce

che da

contrastata; se esagerata

r universalit della lingua francese in paragone

ed

pu aspirar

universalit

francese,

soltanto le vien

estrinseche

attraversavano

esposta agli

straniere nazioni.

alla universalit

altri

chia-

lo stesso scrittor

inclinazione

divina previdenza collocata

dalla

ne' soggetti

una
come si

cui,

V esempio del valor latino, che sola

dire,

con qual in-

sostenere e suscitare colle azioni

la depositaria; famiglia,

imperio

cagioni

Italia per sua

famoso Gravina degli antichi romani

tanti sono srti gli eroi per


loro la

l'

du-

chi

convenga,

primi principi

Regale invitta famiglia, da

prosapia?

SI illustre

nazion francese?

si

ne' scientifici,

maggioi-i

si

idioma
voglia

che in

ostacoli che se gli

minori aiuti che avea, a tutti quegli usi

con tanto strepito

si

adopera

a' di

nostri

il

francese;

come di maniere di
dire, pi sciolto, pi armonico, pi immaginoso ed espressivo;
perch mai noi piemontesi non l' abbraccei'emo e adotteremo

e se inoltre pi ricco

non tanto

di voci

per nostro, anche nel caso che libera ne


all'

ultimo

le naturali

propensioni ed

fosse la

proprii

scelta?

se

nostri interessi

ricercano, che in ogni cosa, e nella lingua principalmente, veri


italiani ci
tria; se in

dimostriamo

e zelanti dell'

somma non possiam

onore

della

comune panon

esser buoni piemontesi, se

slam pure ad un tempo buoni italiani; sembra che ragion pi

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

88

non rimanga da aggiungere per persuadere

chiari

che non mancano nella nazion nostra, a farne uso


scrittura, in ogni opera, di qualunque specie siasi e

ingegni,
in

ogni

di

qua-

lunque argomento.

XIX.
Pietro Verri.

Leopoldo H imperatore, gi gran

Vienna del 6 maggio 17D0

invit

duca

di

Couaigli

Toscana, con dispaccio da

eleggere deputati che raccogliessero ed esponessero


sogni dello stato. Allora

il

mali

suggerire

non

accaduto

ii

invita

quanto

conveniva che sopportasse

giovi

assai

la

le

presentare

sudditi a
alla

corte

per

a schiarire gli

si

li

potere
oggetti.

Da

questa.

di

questa provincia un

felice

pi

av-

rimostranze pubbliche:

macchia d'intrigante, d'impor-

tuno, d fanatico, chi le promoveva.


figli

chiesero

delegati

epoca pi fausta

venimento. Appena erano tollerate

loro, a recarsi

poteva desiderare

si

secoli

Leopoldo

di

ed

bisogni

a viva voce

Non

bi-

discorso fu pubblicato solo nel 1825.

il

La Maest
loro

rimostranze e

le

Verri compose questo discorso, col quale veni-

a chiedere dirittamente una constituzione.

vasi

meno;

Lombardia a

provinciali Hi

Ora s'invitano

a presentarsi al padre, gli uomini

monarca

uomo

all'

si

animano

sovrano, gli

Se non

esseri che

soffrono

al

esporremo

tutto, la

colpa sar nostra. Se colle domande indi-

screte e

sensibile

inopportune screditeremo

la

causa

sar la colpa. Se meschinamente ignorando

remo un sistema precario


tichi anzich

il

virtuoso.

la reviviscenza di

regno stabile della ragione,

la

nostra

pubblica,
principii

cerche-

pregiudizi an-

colpa sar tutta

nostra.

Non

vero che

lunghe oppressioni delle generazioni passate

e della presente generazione, sbigottita

da una serie

di

arbi-

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


trari atti del

degradati

nullit e

un

virt ed

di coprire

delirio

punto di considerare una chimera la

al

V amor della patria. Eccoci

nomi

nostri

89

potere ministeriale, abbiano ridotti gli animi alla

d'

infamia

onorare per sempre noi stessi e

presso

al

della

momento,

nostri in faccia dei

figli

o di

storia,

se-

eoli venturi.

Siamo

punto di un' epoca

al

perch colla scioperatezza

esempio

sione, suir

di

che

sar

memorabile sempre,

perduta la pi bella occa-

sar

si

quanto fecero

nostri maggiori, costretti

ad impetrare alla met del secolo decimoquinto un padrone


che

governasse, dopo

li

di alcuni imbecilli

d'

aver sofferto

disordini del

che allontanarono ogni

reggimento della citt;

di

che

ci

uomo

fa testimonio

la

comando

senno dal

di

storia ed

il

detto famoso di Nicol Machiavelli che al proposito nostro ne

ha assicurato

la ricordanza.

Le passate vicende altro sentimento non lasciarono negli


animi comuni fuori che il timore, n altri precetti ricevemmo
dai nostri padri che la sommissione e

coir onorevole

nome

di

rit verso della patria,

prudenza.

il

fuoco sacro in

1"

avvilimento coonestato

veracit

l'amore del giusto,

1"

ingenua, la ca-

entusiasmo nobile

un cuore buono ed energico scompar-

del vero, ogni slancio di

vero:

La

somma

della

virt

pena

si

conserv

presso di alcune anime privilegiate, la di cui vista offende gli


occhi deboli ed infermi

Ognuno

si

di patria si

dolorosamente soffrirono

la

luce.

nome

promossero obliquamente

cioli ceti esclusivi e si

ger di sollevare

uomini

che

riconcentr a pensare alla sua famiglia, e col

li

vantaggi

di alcuni pic-

consider nemico della patria chi sug-

cittadini dall' oppressione di alcuni ceti. Gli

volgari, allevati in tai principii e

sprovveduti di ogni

idea pubblica, altro non cercano che la ripristinazione del

stema che abol Giuseppe


della patria coli' attenzione

non pensa

n.

Ma

chiunque esamina

che merita un oggetto

si

la

si-

salute

prezioso,

una volta caduta al primo


impeto che venne dato, dunque non rifabbrichiamola pi colla
medesima centina. Un foglio di carta nemmeno firmato dal mocosi. Egli dice cosi: se

narca ha in un

momento annichilato

la

congregazione dello

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

90
stato, tutti

ceti municipali,

tutte

ammimstrazioui

le

che la

piet de' nostri maggiori aveva istituite per soccorso dell' indi-

genza.

Dunque

base

j)er

tutto

il

sistema antico era precario; non aveva

una costituzione, n potevasi allegare ostacolo

legge contro la volont del ministro.

Il

dere dunque di tornare a tal precaria condizione.

momento

fu soggetto al dispotismo dal

naturali principi. Questo dispotismo

di

peggio che possa accaIl

Milanese

in cui cessarono

suoi

esercitava da alcuni corpi

si

potenti sotto del governo spagnuolo; poi ne furono gradatamente

venne tutto collocato nelT arbitio

spogliati, e

Sarebbe un problema accademico


funesto

sia pi

quello che

conviene uscire dallo stato

fa

d'

proposito per ora

al

si

ragionevoli

sudditi

solo.

si

che

geme

da

fedeli

al

ci

vuole uomini e che degno di coman-

Una

costituzione finalmente convien cercare,

nuovo monarca, che


cio

un uomo

di

disputare quale dei due

abbiezione sotto cui

schiavi malcontenti diventare

dare agli uomini.

il

una legge inviolabile anche nei tempi avvenire;

la

quale

assicuri ai successori la fedelt nostra da buoni e leali sudditi

ed assicuri

questo

il

ai nostri cittadini

fine

Conviene che

venga garantita

tal costituzione

un corpo permanente interessato a

il

ministero

movere per invaderla. La


volte

si

coli"

andare

facilit

dovr riclamare, come

del

del

il

riclamo

la libert

monarca dagli

tempo potesse profar

dove

nuziale.

le leggi

lasciano aperto lo scioglimento

Guai

se

non avere avanti


tico sistema

Non

delegati avessero la vista


degli occhi se

non

che rare

produce

del divorzio

maggiori riguardi nella famiglia, e rarissimi sieguono


l

da

e difesa

custodirla, e di cui le voci

possano liberamente e in ogni tempo avvisare


attentati che

essendo

un' inviolabile p'opriet^

unico di ogni governo.

del

divorzi

contratto

miope a segno

la ripristinazione dell'

di

an-

una pusillanime prudenza: il monarca c'invita


che timore vi pu mai essere nel
presentarglieli tutti con ingenuit e candore? Qual maggior
ascoltisi

ad esporgli

mali nostri:

male pu mai avere un paese

di

quello di vivere sotto di unj

dispotismo che^a suo arbitrio opera' sulla massa degli uomini?]

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

91

Perch non lo esporremo noi dunque? perch non impetreremo


da un monarca giusto e illuminato la estinzione di tal mostro
ed un governo moderato

monarchico? Questo dispotismo in

corte, centro di pi regni e

una piccola provincia rimota dalla

non pu essere
monarca n mai esercitabile da lui immediatamente; ed ogni principio d'un avveduto sovrano lo induce a
stabilire un governo composto in modo, che V autorit de' ministri, libera e pronta, possa agire sin tanto che non offende o
mai

dispotismo

provinciale

questo

stati ereditari,

di utile al

danneggia

monarca

ma venga

provincia,

la

momento

in cui ne voglia

esposta

di lasciare

raffrenata

Non

abusare.

un potere

vincia rimota, confinante con paesi


altri stati,

provincia di facile

ed oppressa per

contenuta

arbitrario

al

del

dell' interesse

una pro-

con repubbliche ed

liberi,

emigrazione e che

depauperata

la ingiustizia del ministero ricaderebbe a

danno

del monarca.

Quindi, chiedendo noi


l'interesse del sovrano

una costituzione

civile,

medesimo, non che

il

cercheremo

nostro-,

cerche-

remo quello che saremmo vilmente colpevoli se no '1 chiedessimo-,


e cercheremo in fine un rimedio che, quand' anche non ci venisse
per sciagura dei tempi

chi incaricato ad esporre

Come mai

la virt di

pubblici bisogni lo ha chiesto.

giustificherebbero altrimenti la loro condotta co-

loro che accettarono

responsali

sempre onorer

accoi-dato,

commissione,

di

parlare

eseguita

avere

d'

se lasciassero

la patria signoreggiata

per

tutti

onoratamente
marcire

sotto

la

che a tutti sono

importantissima

un potere arbitrario

anche in avvenire non dalle

dal volere degli uomini potenti? No, cittadini, salvate

leggi
il

vostro da tale infamia; e rinunziato alla commissione, se

cate di lumi
priet.

Ecco

d'

lo

animo, cardini

L'

corollari

uomo deve

vivere

tutte

le

sicuro

legge e senza bisogno di abbassarsi


d'

alcun altro

leggi,

tutta

sicurezza della pro-

scopo unico che debbesi avere di vista e da cui

emaneranno come
porsi.

di

ma

nome
man-

uomo rinforziamo

annientiamo

il

riforme che sono da prosotto

la

protezione

della

impetrare la protezione

la riverenza

ed

il

potere delle

capriccioso potere de" ministri; e non avr

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

92
pi luogo

samente
ingiusti,

rimprovero che

il

officiosi, ipocriti

voi

compensate
nione, e
ci

ci

non

se

Uomini inconseguenti ed
un governo arbitrario, non ci

opprimete sotto

ci

permettete di conoscere

che

virt

altra

d"

avere

facciano

Si

voi che

vizi della schiavit

tutti

uomini

gli

legge e liberati dai pericoli de' mali


si

obbedienza, non ri-

1'

pi indifferenti e docili a qualunque opi-

rimproverate

tenete schiavi!

Italiani di essere insidio-

si fa agi'

simulati.

un

d'

soggetti

vedr comparire qualche nobile energia negli animi,

ma non

nuit modesta

non

tremante,

alla

arbitrario potere
1"

inge-

ma
ma
somma

candore prudente bens

il

non

deriso, la probit dilatata nelle azioni civili

solo

collocata negli impieghi e non perseguitata: la virt in

oser compaiire e ritornare dal lungo esilio, e la nazione s'alzer dalla pozzanghera in cui infracidisce da secoli.
Sicurezza
sicuro sotto
beni.

protezione

Nessuno tma pi

menti che per una legale

ordinazione

nessuno sia o bandito o posto in

tolta

sia

gli

avvenire

in

sia

nella persona

legge e

della

che

uomo

ogni

della propriet, cio


la

libert

la

potere

del

giudiziario:

o in carcere se

arresto

nei

altri-

non

per ordine legale del poter giudiziario. Sia fissato un termine


per detenere un

uomo

sospetto di un delitto: ogni sentenza sia

proferita

da un collegio

prima

ogni sentenza

d'

ragioni. In

una parola,

minale degno
secolo.

Non

di

uomini di probit

sia

il

lumi conosciuti

sia fissato

anche da noi un sistema

Leopoldo secondo, degno della luce

vi sar

da insistere minutamente su

avendo noi da supplicare un monarca che ha gi


rare la sublimit della sua politica

eliminata per sempre

la

ogni delitto e crimen


essere permesso

La
ed

il

il

in

tal

criminale, ed

al

libert, l'onore, la vita

sotto qual si voglia

di

1'

cri-

questo

proposito,

fatto

ammi-

Ma

sia

delitti politici:

non pu mai

onore ad alcuno.

d'ogni cittadino, anche l'ultimo


all'

ombra sacra

da ogni attentato. Non sotto pretesto


di famiglia o di ragione

di

potere

togliere n la libert n

tal

di

proposito.

chimerica divisione

pi vile, dehbon essere,

reo abilitato a dire tutte le sue

di

delle leggi, sicuri

correzione, di ragione

stato o di spediente

economico o

pretesto la facolt politica deve attentare

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


alla personale sicurezza del cittadino;

talvolta la circo-

se

93

stanza esigesse che la forza politica arrestasse, la ragione

manda che immediatamente venga


onde abbia

giudiziario competente,

senza che

il

suo

il

una monarchia giusta ogni uomo pu

di

conservare la libert personale sin

una legge

La

ed

solo che fa argine

r organo

tutti

che riesca una


plici.

Ma

sicuro

essere

non abbia

all'

abuso del potere ministeriale,

quale

del

monarca

il

nazione, perch questo

la

la

verit dalla

male

del

istrutto

per estinguerli

mera

capanna
cercano

si

modo,

o vero per formarli in

da scena per appagare

illusione

bene

e del

persone impiegate nei governi. Quindi

le

pretesti o

mezzo

per

passa al trono ed
che fanno

d'

eh' ei

capricciosa cecit ebbe

della

in orrore ogni corpo rappresentante


il

dire

tanto

scritta e proclamata.

politica del dispotismo

corpo

corso la giustizia,

governo politico vi abbia ulteriore ingerenza. Sotto

di

offesa

co-

ci denunziato al tribunale

la vera e stabile politica

d'

sem-

un monarca illuminato,

buono, previdente, considera sotto un aspetto opposto una tale


istituzione

come

s stesso al

le insidie

dei

popolo e rendersi forte

comuni; cerca

cortigiani,

eoli'

per accostare

adesione degli interessi

un corpo che

formare

di

mezzo per regnare

solo ed imprescindibile

il

con gloria, per evitare

d'ogni

sia al sicuro

oppressione ministeriale, composto di tanti quanti bastano per


rendere

difficile

la

blici, e scelto dal

mente pu ricevere
legittima.

subornazione e dibattere

popolo
il

La maest

A'uole sudditi.

rappresenta

che

gl'interessi

dal

pub-

quale unica-

mandato per avere una rappresentanza


Leopoldo li non ci vuole schiavi; ci

di

Le massime

governo sono gi pubbli-

suo

del

cate: imperocch la costituzione dei Belgi, ben lungi d'essergli


invisa, la propose anzi per
dell'
i

modello degli

pochi uomini che coltivavano la

vano o neir erudizione


rali,

altri

regni e provincie

augusta sua casa. Nelle tenebre dei secoli passati, mentre

trascurando la

fanno sussistere
sidiosa

politica

nell'

scienza

della

ignoranza

bastava

per

loi'o

ragione tutti

matematica

o nella

di

societ

ed

s'

occupa-

nelle cose natui

diritti

che la

questa oscura notte, una in-

tenere

atterrita

sommessa

la

LETTURE DEL KTSOKGIMENTO.

94

massa degli uomini,

si

che non

nuovo giorno;

fatto luogo a

s'

mondo

regina del

forza stessa. Se

intermedio

potere

il

mali

che

popoli

dell'

lesione

notte

la

cui

ministeriale

ha

cam-

si

piega la

si

perseverasse

tempo esposti anche

ne' suoi antichi principii, verrebbero col

migliori principi, anche

della

Ma

rapidamente

opinioni

le

biano; e l'opinione la

accorgesse

dei mezzi per rianimarla.

de' suoi diritti

indole pi placida, a tutti

accompagnano un rapido cambiamento

d"

ordine.

Nella chiara luce de' tempi presenti necessario un corpo rappresentante

narca

e dei disordini, e

da ottenere questo

fine

catastro censuario

dividansi

priamente uguali;
scelga

ed

suoi deputati, e

mero

sia tale

corpo dello

il

da impedire

stato.

per sei anni

loro

il

Conviene pure che

ogni

che

Conviene che

Questa assemblea, come tutte

le

aff"ari

vedr

la verit,

stri,

quali

sceglier

il

le

annebbiata

sono

vero tubo ottico per cui

agli

e veglier

alla

occhi
sei

mesi

allo

al

trono

de'

mini-

monarca. Ella

del

conservazione

spese generali incombenti

radu-

monarca

il

prima dagli interessi

in

cateratta

la

suo presidente, che durer

nuove leggi
Tutte

il

loro

senza angustia o pre-

dominio dei ministri. Ella potr direttamente umiliare


sue circostanze, e sar

il

ne eambi la met.

se

tre

altre municipalit, potr

narsi quando voglia e trattare gli

le

nu-

seduzione ministeriale e rendere

la

utile al suo fine la rappresentanza.


ufficio sa

questa massa

in

rappresentante: gli no-

pubblico

il

masse pro-

in tante

raduninsi nel borgo che sia

gli eletti

centro di essa e nominino

minati formino

stabilmente.

possessori

comunit compresa

ogni

il

che sia. organi zzato per

ottenerlo
i

momodo
Abbiamo il

possa informare

liberamente

che

lo stato,

mali

de'

conoscer delle

della

costituzione.

dovranno essere

stato

decretate da questo corpo di rappresentanti e dipendenti dalla

sua determinazione, trattone


sar perpetuo e determinato

il

tributo fisso sulle terre,

nella

quantit.

Non

si

il

quale

potr in-

traprendere fabbrica alcuna, strada, canale, edificio od impegno

qualunque che porti carico


o comunit, senza

Tutti

conti

il

allo

stato,

previo decreto del

saranno

subordinati

all'

ad una

citt,

provincia

corpo rappresentativo.
ispezione

del

governo

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


quale rimane

al

d'impedire

la facolt

pubblico. Neir impsta annuale preventiva

95

abuso del danaro

ogni

porr sempre una

si

partita d'approssimazione delle spese eventuali;

miti di questa sar facoltativo


la loro assegnazione,
blici si far
l'

prende

atto che

possesso

suo posto e

tire del

li-

riparto dei pesi pub-

Ogni individuo, al-

carica,

giurer

fedelt

non acconsentire giammai a par-

di

Il

sua

della

dentro

corpi pubblici, giusta

sul catastro censuario.

monarca

inviolabile al

spese.

far le

di

sempre

tutti

se

ritirarsi,

non quando

dal suo successore legittimamente eletto.

rimpiazzato

sia

Ogni controversia che

nascesse fra citt e citt verr decisa dal corpo rappresentante

dipenderanno. Le strade

quale

lo stato dal

che

non sono n

comunitative n provinciali, non guidando da una citt

servendo

all'

uso generale, incombono

dello stato per

sime istesse

si

modo saranno

all'

all' altra,

ora alla generalit


tutta

l'

eco-

azienda generale dello stato. Sulle mas-

organizzi ogni

formati

d'

Avr insomma

manutenzione.

la

nomia appartenente

fin

municipale, ed in tal

consiglio

corpi pubblici permanenti e con

indi-

vidui successivi e temporanei; e inerendo alla riforma censuaria

ricever una forma

legale

stabile

la

monarca illuminato ed umano, che


contro

il

1"

provincia, suddita

d'

un

avr per sempre assicurata

funesto dispotismo provinciale che

1'

ha degradata ed

oppressa.

Riassumendo

Siamo noi radunati per esporre

vrano, che ce lo ordina,


ci

dette, tutto si riduce a

qui

cose sin

le

principii e chiari.

gravami

ed

al

pochi

nuovo so-

mali della provincia?

siamo noi sottoposti per sistema ad un governo arbitrario e

dispotico?

Si.

Un

soggetto? Egli

il

tale

governo egli un male per chi vi

sommo,

il

primo

dei mali.

noi occultare la sincera esposizione di tale

Possiamo dunque

sommo male

nella

rimostranza che stiamo per fare? No, se non vogliamo meritare


il

della patria, e se non vogliamo essere ri-

titolo di traditori

putati

li

pi inetti

degli

uomini.

Possiamo noi temere alcun

rimprovero esponendo questo gravame? No. Sotto d'un monarca


che ha dichiarato in

faccia

zione belgica e di bramare

dell'

che

Europa

di

amare

servisse di modello

la costitu-

agli

altri

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

96

non

suoi stati,

una simile

che sia discara la supplica di darci

possibile

Sotto

costituzione.

vuole

il

sibile

che sia mal ricevuta

benessere e

la giustizia

popoli.

per fine

un

di

contentezza

la

essere

colle nostre

il

nere una

la

volta

di fargli conoscere

nime,

chi

affari.

sicurezza

che? Avrete
per tutti

di parlai'e

dunque accettata

voi

concittadini?

vostri

r augusto ministero di reggere

il

consultare

momento,

Ma

indossato

lumi vostri, senza


se aveste

timidezza vostra sarebbe

la

ora, posti in ufficio a vegliare sulla sicurezza

della patria, mostrerete

per

sublime carica
siete

aveste chiesto soccorso assistenza

se

nei lumi d' altri istrutti cittadini,

stata virtuosa.

la
vi

pusilla-

timone degli

animo? Se aveste impallidito,

vostro

diffidato in quel

Chi
al

causa pubblica in questa im-

la

senza

portantissima occasione,
consultare

anima da schiavo palpitante

un'

voi

pericolo dello sdegno ministeriale, che forza pure

il

frontare per esser fedeli al vostro

non operavano

alla vostra

re

quando

nostri maggiori,

nel 1185,

d'

quando nel 1450,

li

il

25 giugno,

non dove

zione se non dove

capace
Io

vi sicurezza

della pro-

siavi

non ho esposto quanto richiedesi per questa grand' opra;

maturate

vostri

tcchi principali. Nobili, aprite gli occhi,

consigli,

r Europa, leggete almeno


blica opinione, svegliatevi.

rappresentanza della

di voi

Non

una costituzione. Non vi costituun corpo interessato a difenderla e

sia

vi

di farlo.

unicamente ho dati

la

delle

3 di marzo, altra costituzione sti-

pularono con Francesco Sforza.


priet, se

af-

patria? Cosi

stabilirono in Costanza la costituzione che sta nel corpo


leggi, e

di

bisogno di otte-

il

mano

la

permesso

sia

ci

propriet P

dello

non stenda

imbecille,

massimo, cio

bisogno

de' suoi

non immischiarsi

di

bisogni del suo popolo; e dubiteremo noi se


fargli conoscere

pos-

ha per base

che

contentezza

la

comanda al ministro
deliberazioni, comanda a noi

sovrano

Il

giusto e

non

f/opoli

proposizione

la

ben

il

monarca che

de' suoi

ha

nulla
fogli

Non

citt.

precipitate.

pubblici,

pi

Mirate

intorno

esaminate la pub-

tempo da arrogarvi

Ogni cittadino possidente

al

soli

paro

diritto di eleggere e di essere eletto in servigio della

LETTURE DEL KISORGIMENTO.

97

potevate concentrare la

patria. Neil' oscurit de" passati

secoli

municipalit nel vostro ceto

sostenere un'oligarchia;

ragione ha fatto progi*esso,

odierna che rischiara


1

1'

ministro provinciale ha degradati

il

degradarvi ben

e torner a

tosto che le circostanze

favorevoli glielo permetteranno, se persistete.

che esercitate, o

decurioni,

letti dai ministri regi e

illegale

non dalle

La rappresentanza

ed abusiva:

voi

siete

Milano nemmeno vi

citt.

conosce per suoi rappresentanti; e se non

samente

vi dichiara

impetuo-

mo-

dissenso pubblico, esaminate se gli applausi vi

il

la

Europa. Avete voluto, o nobili, degra-

vostri concittadini; e

voi stessi

ma

ribrezzo e sdegno ci che

Vi vuol giustizia nella pienezza della luce

gotico e deforme.

dare

oi'a fa

strino alcuna pubblica confidenza. Se voi insistete sulla pratica,

medesima autorizzerebbe

la pratica

spoticamente su di

purch abbiate

voi.

Se

governo ad operare di-

il

accontentate di essere

vi

de' schiavi sottoposti a voi, sarete voi

della patria. Se scegliete questo


a rovina. I principi!

partito, vi

sociali sono

schiavi,
i

sviluppati nel centro

ropa; la luce dilatasi rapidamente:

il

nemici

annuncio in breve
d'

Eu-

popolo milanese sar fra

pochi anni illuminato, vi chiamer vilissimi traditori del pubblico, vi chiamer....

La mia penna non

anticiper

d'

annun-

ziarvi le qualificazioni che infallbilmente otterrete, se insistete

per un'oligarchia odiosa ed ingiusta. Siate uomini; e se volete

comparire

nobili, siate nobili nei pensieri e generosi nelle azioni;

siate nobili
stizia.
le

Date

pratiche

seguendo disinteressatamente
al
all'

monarca

la

esempio

interesse pubblico

d'ogni idea di ceto:

umano. La

1'

felicit

il

ceto

la

un uomo dabbene

di

pubblica sia la vostra mira;

mortale autore dello Spirito

delie

leggi

per parlare

nome

di

quale instituito
so: le circostanze

il

tutti,

che

principii

e delle

Spogliatevi
il

genere

la ragione

e d'essere

dini contemporanei dell' autore Dei delitti

gnit conveniente al popolo

pregiudizi

della provincia.

virt vi guidino. Mostrate di conoscere

scelti

ragione e la giu-

di sagrificare

dell'

im-

degni citta-

pene. Cittadini

parlate colla verit e di-

rappresentate e per bene del

governo. L' esito non in vostra mano, lo

potrebbero

rendere vane

per ora

le

vostre
7

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

98

Ma

cure.

sempre

star

vestigio di quanto ora farete. T semi

il

della verit annunciata dalle autorevoli voci vostre germoglie-

ranno, e

dura

nomi

degli uomini, e la storia ne passer

memoria

la

saranno ricordati con gloria in sino che

vostri

racconto

il

pi tardi nipoti.

a'

Che

se per imperizia, per

tradendo

s'

veduto

se trascuraste

custodita da un corpo
propriet,

e obliquit traviaste^

fausto,

si

costituzione

per cui sia assicurata la

modellata suU' esempio

costituzione

che da secoli

procurare una

di

indistruttibile

la-

occasione; se

bella

si

un momento

sciaste fuggir infruttuoso

non

dappocaggine

perdendo una

la patria e

quella dei

di

Paesi Bassi gi lodata e conosciuta degna di servir di modello

ad

altri stati

del

re

Leopoldo

proporgli le nostre brame


i

mali che continuer a far per

riale.

Voi

stessi sarete autori d'

carnificina dei vostri

invita

ci

avvenire

1'

giacch

tutti

potere ministe-

il

una rivoluzione funesta

concittadini,

va sempre a terminare;

non rimota. Voi

medesimo, che

ii

voi stessi sarete gli autori di

e della

dispotismo cosi

il

chiunque ha occhi ne scorge l'epoca

tradito la patria e

stessi avrete

un

re che

si

fida di voi e vi cerca consiglio.

XX.
Alessandro Verri.

Al Pantheon.
Dalla sesta, nella parte seconda, de
l'autore imagin le

ombre

polcri degli Scipioni,


po' innanzi la porta

scoperti

in

Roma

notti

romane. Nella parte prima

romani a colloquio intorno


l'

a.

se-

1780 su )a Via Appia un

San Sebastiano: nella seconda inaagina che un postero

interlocutore guidi le

confrontare

Le

degli illustri

ombre

l'antica e la

al

lume

moderna

nel 1792, la seconda nel 1804.

della luna

urbe.

La forma

per

La prima
e

il

colli e

parte

colorito di

fu

rioni

pubblicata

quello

spiri-

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

99

tualismo fantastico d'oltretomba che invalse su la fine dfl secolo; sente del

Monti e pressente un poco dello Chateaubriand: sostanza la ingloriazione

romana:

della umanit e giustizia odierna contro la violenza

d'allora pi d'una

depressione italiana

fine al colloquio qui riportato

maggiore opera
ispagnolo,

in

di

A. Verri

due o tre volte

fu voltata

popolarmente

tra noi, e fu quasi

certo in

ha ragione V ombra di Marco Bruto. Questa

tedesco,

inglese, in

che in quella

il

inopportuno, e

volta

olandese:

in

letta

fino

in francese; e in

moltissime edizioni ebbe

poco

dopo

18-10.

il

Le

imagini o busti indicati a pp. 101 e 102 sono di Camillo Rusconi scultore

milanese morto nel 1723, Annibale Caracci pittore bolognese m. nel 1309,
Raffaello Sanzio d'Urbino m. nel 1520, Flaminio Vacca scultore

romano

m. nel 1600, Antonio Sacchini napolitano musicista m. nel 1786, Arcangelo


Fusignano m. nel

Gorelli violinista di

m. nel 1782, Raffaello Mengs

1713,

Pietro Metastasio

d'Assisi

Aussig (in Boemia) m. nel 1779, Nicol

di

Poussin pittore francese m. nel 1665.

Le

larve tacite

incominci

il

volsero per la Flaminia Via.

si

suono misto delle

r aura, quand' elle osservarono


quali surgono ne'
le abitazioni de'

non

della via,

percossa:

volte
cosi

pur

fra tutti

gli smisurati

saziavano

nella

contemplare

di

quale

come essa avea

ergea maestosa

si

ben presto
ad agitare

fastosi palagi

contro

resistito

la

Colonna vinci-

quella

il

fortunate

le

fulmine

all'ira

1'

ha pi

de' Barbari,

del cielo. Ella sola

monumenti rimane ancora nel suolo antico

che

trapassata la met

veggono scolpite

si

M. Aurelio imperadore. In vano

di

Ma

diverse

di quella, certo pi vasti e pi alteri

Camilli e degli Scipioni.

si

trice del tempo,

imprese

lati

voci loro

in cui

fu collocata, siccome ne fa testimonianza la sua base in ninna

parte avvallata.

per gli spettri

veramente sulla terra


verso le magnifiche

divenuta

la

loro.

mine

stanza dei

si

Quindi

compiaceano
io

della Basilica di Antonino. Ella, ora

pubblicani ed ingombrata in ogni aula

di merci,

parea strano e

tristo

ludibrio

maestoso

dell' atrio,

nel

quale

pur ora stanno

greco

stile,

di spaziarsi

m' inoltrai nella citt

mal, diceano

le turbe,

di

fortuna.
le

L' aspetto

colonne di

convenirsi alla vilt di quel-

mormorio della moltitudine loquace, e per


declinai a destra incamminandomi al prossimo delubro delle
r uffizio. Crescea

il

Terme

M. Agrippa, veggendo

quale io

il

sperai dovessero

moderarsi tante querele.

Come,

se all'

da lungo tempo

improvviso giunga in porto una nave creduta

apparve queir

concorrono

naufragata,

pelaghi

in lontani

genti bramose di rivederla, cosi le ombre

monumento. Stettero poscia immobili

illustre

contemplandolo; nel qual silenzio era manifesta

tacite

le

adunavano quando

si

raviglia estrema di cui erano ingombrate.

Le tenebre

ma-

la

della notte

recavano maestosa melanconia all'ampio vestibolo del tempio:


il

di

venerevole

aspetto

delle

sue pareti
e del

di vittime arse,

templazioni. Sembra

animo

che

occupavano

la

pura

si

dove non giungono

dicatrice. Eglino in placido


delitti,

godeano

incominciavano
lersi

le travi

le

sem-

le flebili

augusto portico,

scordevoli de' loro

il

le

ornamento sembravano

le

plumbee lamine

vestibolo,

loro

un fosco tugurio

quali

ora

le

Affrica

al

di

travi cosi private di

Non

villereccio.
le

sue metalliche

manifestamente erano diverse


certo io era consapevole

Genserico re dei Vandali depredate


all'

superiore con-

vece pareano loro

in

del

preziose delle antiche.

rono poi nel tragitto

gi

bronzo prezioso, del

simulacri nel portico, non pi

impste al tempio,

Ma

considerazioni. Quindi io sentiva do-

del portico erano coperte e la

poi

in quella

serena innocenza.

misero tetto a cosi augusto edifizio

meno

preziose colonne

le

percosse della giustizia ven-

la tranquillit della

fuori. Nell'interno

di severe con-

sonno immersi,

Ora

antico incenso

sangue umano

di

vessit del tempio tutta risplendea.

pi vedeano

dell'

nell'

alcuni spettri perch non vedeano

quale e

illustre

la ricordanza di quegli splendidi riti, che

ricoveravano contaminati

soglia,

nome

mente

ancora suoni fra

brano presenti. Giaceano alcuni plebei


quali

il

dell' atrio, il colore fosco delle

che fa testimonianza del vapore

fumo

cosi neir

colonne,

egiziane

Agrippa scolpito nella fronte

le

nel

avea,

mare

che

che

naufraga-

di Sicilia.

La qual

tradizione delle storie io tacqui per non porgere nuovo alimento

a quella amara tristezza.

N tampoco

ed a quale effetto fossero divelti

g'

manifestai in qual

modo

inestimabili bronzi, perch

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


non isperava

addurre

poterne

di

Fui pertanto sollecito che

giustificazioni.

turbe entrassero nel tempio, sendo

le

ad ora tanto illeso da recar loro consolante ammirazione.

fino

101

accette

loro

quando

fu questa lusinga fallace, poich,

elle videro in

colonne ancora lucenti


bianti

ciascheduno

di

mesto considerando
l'

1'

ogni

marmoree
dell'antico splendore, apparve ne' sem-

sua parte salvata fra tante ruiue^ la sacra mole e

manifesta

ampia

allegi-ezza.

Io

le

rimanea

solo

volta, la quale poc' anzi tinta del-

antico vapore dei sagrifizi conciliava pietosa contemplazione,

ma

ora tersa di candido

ornata delicatamente,

erano cosi

lieti

dopo

incontrarsi,

d'

avea perduto, quasi matrona

colore

Ma

suo contegno decoroso.

il

e di tante fortune, in quel celebrato

Romani

rivolgere di tanti secoli

il

che non po-

tempio,

lor

neano mente a questo mio doloroso pensiero. Stavano anzi intenti a

paragonare

stato primiero.

ornamento
d'

La

delle

immagini

quelle dello

d'

uomini

con

gli occhi

me

pur

ma

magnanimo nome

il

disponendo

tacito,

Tullio

mi

interrogandomi in questa guisa

porta

erette

mostra-

si

fatto silenzio spontaneo,

favellassi; e

aspettazione. Io rimanea

rit,

nuovo

chiedevano parole convenienti a quella

fisi

imminente discorso;

il

moderni

illustri

ogni intorno alle interiori pareti del tempio. Gi

vano desiderosi ch'io ne

l'

con

consuetudini

presenti

le

pi notabile delle quali sembr loro

vi trasse

Camillo?

di

Chi

Ed

pensieri al-

con la sua autocostui

quale

il

io risposi

Egli

scultore orn questa citt con le opere sue, e qui rimane questo

simulacro in segno della sua fama. Eccoti pur altro chiaro artefice
il

per

le

tavole maravigliose

da

lui

dipinte,

il

quale ebbe

tremendo nome del vostro implacabil emulo cartaginese. Vedi

ch'egli

si

chiam Annibale;

ma non

r arte sua fu anzi nemica delle


suete discipline.

Mira presso

lui

te

ne sdegnare, perocch

armi, siccome tutte

questo

le

man-

nomato Rafaele, nel

quale adun la natura liberale tanta copia di doni, che per lui

rinacque

speranza

mentre
porta

1'

arte e la gloria de' greci dipintori, ed spenta ogni

di

mai pi trapassarlo: tem d'essere vinta

egli visse e di

nome

illustre

morire

fra

voi,

con

lui.

Eccoti

altri

la
il

Flaminio, pure scultore.

natura
quale
Questi

LETTURE DEL RISORGIMENTO,

102

non

lungi, che

ha

il

nome

del triumviro Antonio, cittadino par-

tenopeo, maraviglioso inventore di canto


le

genti celebrato.

un chiaro nostro
plettro.

ritrovatoi-e di concenti deliziosi sulla

Quindi mira

da questa

eroico e pi'esso tutte

sguardo a questa immagine di

lo

quale pur qui ha monumento

lira, il

tito

Or volgi

vita,

per

pi in alto un romano poc' anzi par-

ivi

quale con voce greca

il

moderna

dolcezza del suo

la

appella Trasfor-

si

da umile fortuna emerse ad altissimo decoro.

mato, perch

L' unica soavit

de' suoi

emuli

versi,

de' concenti

musici, gli

ammirazione non anco da

altri ottenuta, cio

da' grandi insieme, dal volgo e da' sapienti.

Vedi nelle sue sem-

fece conseguire

bianze spirare quel medesimo affetto del quale son caldi


volumi. Viveranno perpetui, se non
grata disciplina: che se
delle armi,

il

il

perda

si

vostro idioma

metro. Eccoti quelli che

a'

tempi

suoi

mondo ogni

diffuse col terrore

si

con

penetra ne" cuori

nostro

nel

g'

incanti del suo

furono barbari, qui ora

tuoi

celebrati per alto stile nelle dipinture. Questi, che pur Rafaele
si

appella, procur innalzarsi

Germano; ma

gloria

alla

versale di nobili arti, emulando

opere sulle quali

il

pi

nome. Fu

tempo non istender

1'

uni-

dipintori, lasci

illustri

Quegli che l vedi nacque nella Gallia,


il

tanto

di

in questa patria vostra, or divenuta scuola

ombra delP oblivione.

ai

tempi vostri feroce:

suo pennello maraviglioso fu rivale de' primi, ed a ninno se-

condo. Tutti per fine questi simulacri

sono di

tere, in discipline, in studi liberali, famosi.


ria, la

quale presso voi era conceduta soltanto al ferro distrug-

gitore, noi

serbiamo alle grate opere

a micidiali eroi ergiamo immagini


a quegli ingegni celesti

la ferocia de' costumi

li

di artifizi innocenti.

entro

quali con

rendono

pacifici templi,

coli della sociale

Certo

egli

benevolenza.

Non

ma

soavi prestigi temperano


delicati.

allettamenti, penetrando nel petto de' mortali,

viso

uomini, in let-

per quella glo-

Eglino con dolci


stringono

vin-

proruppe Marco Bruto, mostrandosi all'improv-

uopo che

le arti vostre

sieno tutte molli di oziosa

codardia, perch ninno simulacro ergeste a cittadino illustre per


la difesa dell' imperio.

non avete pertanto nemici

di quello.

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


o eglino rimangono vincitori

come esempio da

jDonete,

gloria di quelle arti,

senza

imitarsi

a'

ed

viventi

quali noi lasciammo

le

103

cimenti. Qui pro-

difficili

a' posteri,

la

vinti e scaduti

a'

Greci. Qui in vece di eroi spenti per la patria veggo celebrarsi


citaristi,

musici,

dipintori,

poeti,

de' sensi, e mantenitori

grandezza alla
nazioni.

durevoli n distruggitori

gli

effetti

perniciosi

alla

formidabili le

Lunga pace regna nella

turbata

sia

ma

rende

che

onestamente risposi

nostra Italia, e quando

soave corruttela

alla

grati

disarmato,

eccellenza

fox'za alla

Ed io

ozio

di

non sono n

armi

dalle

quelle;

di

imperocch or

niuna gente in Europa, come per arte sua propria, mantiene


armi

le
il

sole,

n spregiando ogni onesta disciplina di pace tende

turbare continuamente V altrui.

nella forza di quelle da opprimere

Niuna sovrasta cosi


gP innocenti, come

le altre

fu con-

ceduto a voi dalla fortuna complice degl' iniqui disegni vostri.

Tutte vivono in una

armata

pace

ottenga nelle vittorie preponderante

minacciosa; e se alcuna

pongono. Cosi da molti secoli rimangono


mai'avigliose

conquiste

senza

op-

felicit, le altre vi si
g'

imperi nostri senza

lamentevoli

devastazioni.

Le

consolatrici arti, le belle discipline, le utili scienze or sono di-

venute cosi in pregio, che sarebbe presso noi barbaro ed odioso

costume

il

trascurarle.

Mentre

dimostrava la consueta gravit


sorriso

ma

amaro soggiunse

io dicea.
de' suoi

Marco nella fronte

Lodo questa cura

biasimo eh' ella sia sola presso di

Quindi con

pensieri.

voi. Io

delle

discipline,

sono certo, senza

molte considerazioni, che un imperio nel quale non suoni altra

fama che quella di questi monumenti, rimane ludibrio della


Che se voi siete paghi di questi ozi, i quali vi lasciano

fortuna.

in preda agli oltraggi

-severe parole,

potenti

di

invidiabile contentezza.

ed erano

pronti nell' intelletto

convenevoli ad impugnarle.
fine al suo discorso,

offenditori, certo godete

non

Io incominciai a rispondere a quelle

Ma

la

mi fissava con

ritrosa

occhio

strando vie pi r antica sua impazienza

perata ad umile sommissione.

d'

mio

larva,

argomenti

poich pose

dispregiatore,

ogni

mo-

dottrina tem-

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

104:

XXI.
Pietro Verri.

Condizione del Milanese


aranti la riToluzione e
Dalla Storia

invasione dei Francesi repubblicani nel

dell'

nese l'anno

1796,

[28 giugno]

e pubblicata la

Mila-

cominciata a scrivere nel 97, interrotta per la morte

prima volta nel 185G.

Maria Teresa

il

Milanese fu tanto felice

possibile di esserlo sotto

il

potere assoluto, poich la

Sotto

quanto

invasione.

l'

il

passione

regno

dell'

di

imperatiice

per farsi

un nome dopo

di

la

spinse a dare ottimi provvedimenti in ogni genere e sgombrare


la barbarie

antica.

maggior perfezione

L'
i

economia pubblica venne portata

tributi ripartiti sopra

alla

un catasto ben for-

mato. L' amministrazione delle gabelle avocata alle mani del


sovrano, e liberati
della

popoli dal giogo

Camera esattamente

leggi uniformi e giuste,

commercio
altri

frutti

delle

loro debiti
terre;

diminuiti-,

alcuni

de' cittadini illuminati e

mate coir abolizione

liberi

introduzione

delli studii e della universit

resi

liberi

cariche non

le

ma

da pregiudizi;

postivi

le

al

aboliti^

tributi

viziosi

simulazione,

dell' inquisizione,

creditori

comunit regolate con

minor danno pubblico;

imposti con

riservate alla ipocrisia ed alla

della stampa e

de'fermieri;

soddisfatti; le

pi

anche

finanze ani-

con una discreta libert

de' libri,

colla fortunata riforma

di Pavia,

con pubbliche biblio-

teche aperte a universale utilit, col porre alle cattedre uomini

nome,

d' illustre

coli'

accordare stipendio

che onoravano la patria senza bigottismo,

onore

coli'

ai cittadini

innalzare osser-

vatori! e corredarli d' istrumenti, orti botanici, teatri anatomici.

venne tollerato, ma posto ia


Toscana invitato a rimpatriare con uguale

Allora Beccaria non solamente


carica; Frisi dalla

stipendio

Parini gratificato

di

una pensione onesta

della

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


cattedra

eloquenza,

di

Sant'Alessandro
clto

Giuseppe

dimenticato. Tanto pu

di

nessun uomO'
sentimento'

il

un sovrano anche non illuminato.

della gloria in

madre

levato

Brera e

di

dettare la teologia dogmatica

il

onesto rimase

10&

dalle scuole

suo

li,

non era men voglioso della

successore,

d'epoca nella storia; ma, allevato

di servire

dal

mo-

scovita Laiis, prese a operare sulle traccie di Pietro Alexiowitz,


e

non volendo che

felici

fare

il

bene togliere

assoluto

abusi

gli

non adoper che

suoi popoli, altri mezzi

come sovrano, ponendo sotto i suoi


Con retto line rovesci

tutto

uomini
:

all'

ateismo.

Intraprese guerre e

disordin'

incautamente

tutto: volendo togliere la superstizione, condusse

principii

rendere-

comanda

piedi tutte le opi-

nioni e costumanze.

gli

e
il

diresse

le

senza

non credeva cBe facesse bisognonon volere efficacemente. Lasci la monarchia

era un ignorante che

a un principe se

degradata, disordinata, in mezzo a pericoli interni e al di fuori.


Il

suo successore Leopoldo, timido

la retta intenzione

libertinaggio
e rassodare
gli

trono vacillante, invit

gravami;

e tortuoso,

che portava

che non aveva

decurioni

le

falsit

la

ultima indecenza, per ricomporre

all'

il

del fratello

suoi

sue provincie ad espor-

Milano segnalarono

di

stati

la

loro-

non chiedere cosa alcuna essenzialmente gioveprovincia, ligi tutti come erano dell' arciduca Ferdicui, come governatore assoluto della Lombardia, con-

incapacit nel
vole alla

nando,

di

viene che io pi'emetta qualche idea, avendo io avuto pi volte

occasione di conoscerlo da vicino.

aveva qualche curiosit nel maneggio della elet-

L' arciduca
tricit, e

molta

ingegnosamente

facilit nell'aritmetica
de' ripieghi

per

e nell'

condurre

imaginare anche

delle

speculazioni

nel rimanente egli derideva sinceramente gli uomini


scienze, e

filosofi

come seguaci

di

singolarmente; che da prima consideravali

vani

delirii,

indi,

zione della Francia accaduta per


odiarli e perseguitarli

avversione pe

'1

dati alle

poich credette la rivolu-

opera loro, pass a temerli

come personali

suoi nemici.

merito letterario sembrava

non essendosi mai accostato

al

trono

insita

austriaco

Questa sua
nel sangue,

alcun

filo-

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

106

ed avendo

sofo,

noscenza

russo, Federico

che Caterina, signora

grande,

il

Svezia, ambivano

Stanislao

aver per amici.

di

alti'

onori se non quelli che

che

ambire

de'

principi,

di

nessun

fama che

la

1'

merito

che non tollera

che trasmettono

agli

cesso frequente che avevano

erano padroni

tutta

di

quella

del

altri

di Leopoldo al soglio, invitati

che

mente

debole corpo

il

ci che, all'

popoli ad esporre

Inalzamento

lontana

la

accrescimento

di

che assicurasse
tributo

una

testo

non venisse
leggi e

tolta

le

nessuno,

1'

se

non

dipendentemente

costituzione, che, rappre-

elezione temporaria dei deputati del po-

somma,

antichi mali del dispotismo ministeriale

e profittare

di

de' Paesi Bassi, pe

un principe intimidito
'1

dell'

per

l'

di togliere gli

della oc-

aperta rivolta

fermento gi manifestato nel regno d'Un-

gheria, per la guerra

apparenza

stati,

verun pre-

polo, da essa fosse custodita; in vece, in

casione unica

approva-

degli

la libert sotto

dal regolare processo;

sentando per libera

1'

costitu-

fortune col proibire ogni

non previa adesione

se

che per costituzione impedisse che


<3alle

pi

ugual-

limite

provincia,

limite che con

zione impedisse la creazione di nuove leggi senza


stati,

invece di domandare un limite al potere

afflisse

utile al trono ed a' sudditi,

zione degli

bisogni e

vennero trascelti per questa importantis-

sima commissione;
che

ad un

questi

opportune, miseranda cosa!,

ti'ovassero

inetti fra' decurioni

ministeriale

ceto coli' ac-

loro

municipalit,

Accadde per

decurionale a loro talento.

riforme

nomi

arciduca: onde que' pochi aulici

all'

cenn, ad un' occhiata del principe, volgevano

le

posteri

a'

era tratti intorno uomini

primeggiare. Alcuni di costoro erano

il

imponevano

decurioni, e ne

s'

poca penetrazione, nella compagnia

di

di

venisse dall' edu-

ci

monarca ha compartiti, anzi


acquista per mezzo di uomini

arciduca Ferdinando

de' quali trovava facile

impero

il

veri conduttoi'i

far co-

di
dell'

Polonia, Gustavo

di

vero da un poco raffinato orgoglio

cazione,

che sono

Giuseppe evitato

ne' suoi viaggi

co' filosofi illustri

infelice

antico rivale,

il

del

Turco,

per

re di Prussia,

la

minacciosa

per tante an-

gustie costretto a nulla ricusare ai popoli per ricomporli nella

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


fede-,

deputati ignoranti, non

'uandare

riflessivi,

vane decorazioni pi insulse

le

dell'

frivole

da

eto, con manifesta indignazione del popolo


dito. I deputati di

107

limitarono

si

essi

diminuite

partecipare al governo

di

loro

cosi

tra-

teressi della lor patria-,

di lui,

ot-

ducato, di vedere

quel

gravezze, aboliti alcuni

le loro

del

Mantova, perch non pendevano dall'influenza

arciduca, se bene soggetti del pari al governo

tennero di

do-

ti'ibuti, e

fecero gl'in-

qual paragone alien pienamente la

il

confidenza de' milanesi verso de' loro decurioni.

Mentre queste cose accadevano in Milano, scoppi in Francia la rivoluzione. L' audacia dell' impresa, la generosit

nazione ed
bili

una corte depravatissima,

torti d'

oppressori, la verit luminosa

nemente proclamati

campagna, uno

no-

solen-

che da principio

spirito di filantropia benefica

movimento,

diresse quel grande

uomo

accarezzare anche agli uomini di

fatti

dell'

de' diritti

della

gli abusi de'

le

luminose verit che

darono sviluppando nella Convenzione sulla scienza

s'

an-

sociale,

furono un avvenimento che risvegli l'Europa, e riscosse l'am-

mirazione

de' saggi, e

volgari, rallegr
il

cagion uno sbalordimento negli uomini

volgo per da noi, che aveva

he

il

dispotismo

turb

filosofi cospiratori e

di

Giuseppe aveva

cangiando violentemente
il

Quando
1'

si

non disprezzare

nella Francia

desse una umiliante lezione

tocc la religione, quando

si

patibolo un

re

non crudele

i quali,

seguendo

fili

dal popolo rimediare

si

anche

loro sudditi.

ereditaria nobilt, quando, finalmente,

favorevole alla Francia

usanze

antiche

le

gli oggetti pi cari e venerati,

volgo vide con piacere che

ai principi d

degl'insulti

massa degli

alla

fatti

uomini, costringendola ad abbandonare

Anche

clero.

il

memoria

la fresca

si

n sanguinario,

restrinse

ai

soli

s'

abol

condusse A'ittima al
allora

il

partito

uomini illuminati

della rivoluzione, conobbero noi potersi


ai

della loro origine senza

molti

dall' antichit

abusi consacrati

una smossa generale; non

potersi ro-

vinare r antico edificio senza poi rimanere esposti alle ingiurie


della nazione,

anzi che

il

nuovo venisse costrutto;

avvenimenti essere inseparabili

le

irregolarit

ne'

delitti

grandi
e

gli

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

108

una

orrori d'
l'

d'

un potere

Lo

come un
quale camminava

filosofi

traverso del

sincera fondata sulle leggi, e

rimanente

dell'

avrebbe goduto
popolo

frutti

lumi sopra

s'

aggiunse

1'

loro

Europa senza suo danno

in

obbligando col timore

diritti,

sprezzati

nello

popolo a una libert

il

con ingiustizia.

retti

non venissero

loro sudditi

questo

ostinazione dell' arciduca nel rimirare come ne-

mici gli uomini clti e


oppressione

Francia

inevitabile

quella rivoluzione, diffondendo nel

di

suoi

orrore

dal-

esaltato

un nuovo or-

consolavano considerando che

si

uman genere

monarchi a meglio vegliare perch


n oppressi n

d'

stato del disordine passeggiero della

consideravano

stato a

il

dittatorio

odio dell' antica oppressione e dalla smania

dine di cose.
lo

anarcliia

coli'

illuminati,

incarcerare

nell'

usare indirettamente

degl' innocenti

opinioni, la violazione

del

diritto

sul

dubbio

delle genti

delle

colla sor-

presa fatta a Semonville che passava sulle terre delle Leghe


Grigie nostre confinanti,

la

ingiusta condotta di vietare

troduzione de'fogli francesi permettendone

a'

l'

in-

suoi favoriti l'in-

troduzione della quale facevano un'insultante mostra, la sciocca

perseveranza di far riempiere

nostri giornali di favole e ca-

lunnie in dileggio dei francesi: tutte

vano sempre pi

porzione

la

rendevano spiacevole

il

le

quali cose

pi ragionevole

indispetti-

de" cittadini,

governo austriaco.

XXIL
Carlo Botta,

Umori

utopie in Italia nel 1793.

Dal libro in della Storia


era egli stesso

Lombardi
il

di

il

d' Italia

1789

dal

Botta. Pubblic nel 1797 in

una maniera

di

governo

suo biografo Dionisotti (Torino, 1867)

loro scopo dovesse essere di migliorare

al

18 14.

Degli utopisti

Milano una Proposizione ai

libero. Egli additava

scrisse

principal

ai legislatori

che

costumi, procurare

il

amore

alla

LETTURE DEL RISORGIMENTO,


virt; di un

vma vera

una significazione reale

societ; dare

allora non l'aveva; fare

degli Aristidi scacciati,

ed inaspriti,
i

una rivoluzione

il

il

Lombardia divenisse

la

fin

uomini da bene fossero


l'asilo

riposo degli uomini agitati da tante rivoluzioni

ricovero ed

Lombardi quasi come

che

alla parola patria,

cui gli

per cosi dire, di amare: onde

costretti,

109

aggregamento d'uomini viventi senza vincolo comune fare

conforto di tutti gl'infelici; e che servissero

il

di argine per arrestare

che minacciava di allagare e disertare

tutto

il

torrente della corruttela

mondo

il

Pi proponeva

una specie di legge Uainia: che dei beni della nazione certa parte fosse
assegnata alle famiglie bisognose con
zionali

non bastassero,

si

perpetua

ove

rotazione:

aggiungessero quelli delle

comunit

beni na-

religiose, e

finalmente anche beni spiccati dalla propriet dei ricchissimi: con formazione di colonie agrarie fornite degli instrumenti del lavoro (capo v

Gli uomini

erano generalmente divisi in due parti, quelli

si

che parteggiavano pei governi


quelli

che parteggiando

nello stato. Fra

pei

fra

vecchi detestando
francesi

le

desideravano

primi alcuni cosi opinavano

cuni per superbia, alcuni

numerosi

quali chi per tenerezza

per fedelt, al-

Erano

per interesse.

verso

novit, e

mutazioni

fedeli

le

esperienza delle

azioni

umane,

numero

il

dei

famiglie

gnanti, e questi erano pochi; chi per bont di giudizio

vano

superbi osservavans principalmente


di

nobili,

mescolavansi

Per interesse poi aborrivano

che vivevano del vecchio,

e questi

lo stato

Si aggiungevano

si

il

nuovo

amor

credito

ma-

tutti coloro

non equalit,

la

libert

godessero o sperassero gli stipendii.

prelati ricchi ed oziosi, per interesse,

popolari e buoni, per

pi.

erano numerosissimi: a co-

storo poco importava la equalit o la

o la tirannide, solo che

anche non pochi

popolani che volevano diventar nobili od almeno tenere


gistrati.

re-

per

che teme-

nobili,

perdere in uno stato popolare V autorit ed

loro: tra questi, oltre

pi

quali era pi

largo; e chi finalmente per consuetudine, e questi erano

Fra

).

preti

della religione. In tutti poi operava

una avversione antica contro

francesi,

nata

per opera dei

governi italiani, sempre sospettosi della potenza di quella nazione e del suo appetito di aver signoria in Italia.

Di

tutti quelli

che fino a qui siamo andati descrivendo, al-

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

110
cuni erano

uomini intelligenti

quali aiutavano

poi

governi, alcuni disutili, alcuni dannosi. Gli

utili ai

utili ei'ano gli

di stato e pratichi del

mondo,

principi coi buoni consigli. Utilissimi erano

preti popolari, ed

popoli da

ammaestrati. Solo

loro

sarebbe desiderato che avessero usato maggior temperanza

si

nel

dire; perch, magnificando di soverchio le cose di Francia, sce-

mavano appresso

a molti

fede

parole loro, ed operavano

alle

che non credessero loro neanco la verit. I disutili apparivano


gli

amatori teneri delle persone principesche,

soliti

nella fortuna prospera ed a piangere nelT avversa,

erano

nobili ed

pi sicuro lo stato
far
Il

argomento

di

prelati ambiziosi,

loro

dannosi

quali credevano di render

coli' esagerarlo,

proponevano

si

di

gran fiducia con mostrar maggiore insolenza.

non pareva buono

frenargli

ad adulare

perch temevano e di

ai govei'ni,

alienar coloro di cui avevano bisogno e di mostrar debolezza ai


popoli. L'odio di costoro principalmente mirava contro gli uomini

della condizione mezzana,

quali supponevano dottrine per

nei

lettura, orgoglio per dottrine, autorit col

popolo per contatto.

Gli uni chiamavano gli altri ignoranti, insolenti, tiranni; gli altri

chiamavano
ad

giacobini; e tra mezzo

gli uni ambiziosi, novatori,

ire si sfrenate,

non trovando

dotta la discordia nello stato,

gli

si

animi moderazione ed intro-

preparava

1'

adito ai forestieri.

Ora, per raccontar di coloro che inclinavano ai

almeno desideravano che per opera

loro

si

nello stato, diremo che, per la lettura

dei

Francia era srta una setta

lenti

ed inesperti

una era novella


gli antichi

migliori,
sofiche,

di queste passioni

e prepararsi

libri dei

quali, si

filosofi

di

come benevo-

umane, credevano esser nata

un secol

d' oro.

Costoro, misurando

le riforme.

pi generosi uomini;

Questa esca aveva clto

e, sf

che son vere in astratto,

come

le

speculazioni filo-

allettavano

portavano opinione che a procui-ar l'utopia fra


si

od

governi solamente dal male che avevano in s e non

desideravano

dal bene,

di utopisti,

francesi

facessero mutazioni

gli

animi, cosi

gli

uomini non

richiedesse altro che recare ad atto quelle speculazioni, per-

suadendosi, certo con molta semplicit, che la felicit

umana

potesse solo e dovesse consistere nella verit applicata. Atteso

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


che

iioi

Ili

governo della repubblica pareva loro assai pi con-

il

iorme a quelle dottrine filosofiche che quello della monarchia^


per la repubblica: ognuno voleva

parteggiavasi genei'almente

ognuno

essei'e,

vantava

si

di esser repubblicano,

governo della repubblica.

del

maniera

statuito questa
alle

di

amatore

cio

francesi avevano a questi tempi

governo:

che die maggior fomento

il

nuove opinioni, trovando esse appoggio in un

fatto che,

ve-

duto di lontano e consuonando coi tempi, pareva molto allet-

Queste radici tanto pi facilmente

tativo.

profondamente

e pi

allignavano, quanto pi trovavano un terreno bene preparato a


riceverle ed a farle

della

Roma

memoria
si

mavano

prosperare, massime in

delle cose antiche.

Le

cagione

Italia,

della

storie

Grecia

e d

riandavano con diligenza e maravigliosamente infiamanimi. Chi voleva esser Pericle, chi Aristide, chi

gli

Scipione; e di Bruti non v'era penuria. Si come poi un famosofilosofo francese

aveva

scritto

che la virt era la base delle

repubbliche, cosi era anche nata

mente non

pu negare, ed

si

non vogliamo, per quanto sta


nino coir andar dei secoli le

la

moda

della virt.

Certa-

posteri deonlo sapere (poich

in noi, che le opinioni

che

virt),

contami-

gli utopisti di

quei

tempi, per amicizia, per sincerit, per fede, per costanza d'animoe

per tutte quelle virt che alla vita privata

non siano

pi tosto singolari che

stati

rari.

si

appartengono,,

Solo errarono, perch

credettero che le utopie potessero essere di questi tempi, perch


si

fidarono

uomini infedeli

di

mini che erano

la

sentina de'

Costoro, cosi affascinati


ai disegni dei

sguito
stesso

in

visavano

perch supposero virt in uo-

come erano,

offerivano fondamento-

repubblicani di Francia, perch avevano

Italia;

modo.

vizii.

ma

fra

di

non

loro

pi temperati, ed erano

non doversi

muovere

quietamente quello che portassero

cosa
i

il

tutti

molto-

pensavano allo

maggior numero, av-

alcuna ed

aspettavano

tempi. Altri, pi audaci^

opinavano doversi aiutar l'impresa coi

fatti; e

per

s'allega-

vano, tenevano congreghe segrete ed avevano intelligenze in


Francia, procedendo, a fine di un bene immaginario, con modi

degni di biasimo.

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

112

come

tutti questi,

perversi,

di virt, di repubblica,

avvenire,

suol

quali celavano

rei disegni

di

magnifiche parole

uguaglianza. Di questi

arricchire;

altri

mai abbia maggiori dimostrazioni

altri

patria, che costoro facevano. Essi soli erano


tuosi, essi

patrioti

ed

uomini

accostavano

avidi,

gli

gli

amici della libert; e nissun creda

ambiziosi eran diventati

che

di

libert,

alcuni volevano signoreggiare,

s'

sotto

fatto

d"

amor

zelatori, essi

di

vir-

poveri utopisti eran chiamati aristo-

un orribil avvenire; imperciocch


non solamente pronosticavano mutazioni nello stato vecchio,

crati: accidenti tutti pieni di

ma

ancora molto disordine nel nuovo.


I

buoni utopisti intanto non

si

svegliavano dal forte sonno

e continuavano nelle loro beatitudini: non che scusassero

enormit di Francia, che anzi

le

fra breve dover cessare per far


blica.

Fra loro

detestavano,

luogo

alla

migliori e quelli che non

grida sapevano che non

si

poteva mutar

calamit, n ignoravano che

la

lo

ma

le

stimavano

felicissima repub-

andavano

presi alle

stato senza

molte

presenza in Italia di una gente

inquieta non poteva portar con s se non un diluvio di mali;

ma

si

consolavano col pensare che

francesi,

come

incostanti,

avrebbero finalmente lasciato Italia in balia propria e con quel

reggimento politico che pi

aggiungevano

altri stimoli:

si

certamente bisogno di riforme

qualunque

fosse

il

modo

di

desiderava.

credevano
;

ma

tutto

questo

si

governi italiani aver

molto pi ancora credevano,

governo che

si

avesse ad ordinare,

che r Italia abbisognasse di sottrarsi a quell' impotente giogo

a cui era posta da tanti secoli e di risorgere a nuova vita ed


a nuova grandezza; nel qual pensiero erano infiammatissirai.
Spargevano esser venuto il tempo che Italia pareggiasse Germania e Francia per potenza, come le pareggiava per civilt]
e per dottrina; dovere F Italia moderna assomigliarsi all'antica;'
quei governi vieti ed umilianti non esser pari a tanto disegno;
quelli

spartimenti di

stati

essere

pregiudiziali alla

denza; assai e pur troppo aver corso


l'Italia;
sieri; ora

doversi

indepen-

forestieri a psta loro

finalmente alzar l'animo a pi

dovere questa nobile provincia aver

tali

larghi pen-,

condizioni,!

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

113

che la speranza della debolezza sua non dia pi ai forestieri


ardire di assaltarla;

poich la libert comune non

poteva

si

conseguire se non con un rivolgimento totale, cosi questo doversi meglio desiderare che

fuggire.

che montare mali pas-

Benediranno, aggiun-

seggeri in soggetto di perpetua felicit?

gevano, benediranno

posteri con infinite laudi coloro ai quali

non rifuggi l'animo d'incontrar mille


a calamit senza

Era

fra

soggettarsi

di

una rara spezie: quest'era

zelatori di novit

buoni costumi

ecclesiastici di

pericoli,

per creare un beato vivere air Italia.

fine,

profonda dottrina,

e di

di

quali,

nemici alla potenza immoderata dei papi che chiamavano usurpata,

s'

immaginavano

che,

come

in Francia essa era stata di-

strutta, cosi sarebbe in Italia, se

questi pareva che

il

francesi vi ponessero piede.

governo popolare politico molto

si

con-

facesse con quel governo popolare religioso che era in uso fra
i

cristiani nei

accordati

tempi primitivi della chiesa. Gridavano

essersi

papi coi re per introdurre la tirannide nello stato

e nella chiesa;

doversi

libert con ritirare

1'

accordare

popoli

uno

1'

altra verso

per introdui'vi la

suoi principii. I gio-

vani allievi delle scuole di Pavia e di Pistoia avevano e pro-

pagavano queste

dottrine.

Fra

vecchi poi ve

n'

de' pi pertinaci nelle opinioni loro; e questi, per

avevano grandissima, mettevano divisione

tutte queste sette

vogliam

dire,

si

erano anche
autorit che

1'

fra la gente di chiesa.

aggiungeva quella degli ottimati o

per parlar secondo

la quale, avida anch' essa del

tempi, la setta aristocratica;

dominare, e nemica ugualmente

all'autorit reale ed all' autorit popolare, sperava che in


alle turbazioni potesse

avvisavano che

lo stato

crazia, per r autorit


le dottrine, la

sorgere

la

popolare

si

sempre

all'

aristo-

ricchezze,

le

esperienza e la celebrit del nome; e non dubil'

autorit reale e male ordinata

quella del popolo, avesse a nascere


il

volge

che danno necessariamente

tavano che, debilitata o spenta


quale

mezzo

sua potenza. Questi settarii

1'

anarchia,

popolo suol sempre ricorrere

all'

per fuggir la

autorit

dei

pochi.

Fra questi erano quei nobili massimamente, che, ragguardevoli


per ricchezza e per virt, non tenevano

magistrati

se

ne

LETTURE DEL RISORaiMENTO.

114

vivevano lontani dalle

come

corti.

Desideravano

novit; ma,

le

erano astuti e pratichi del mondo ed anche

che

quelli

pretendevano dignit ad ogni proceder

non macchinavano,

loro,

anzi se ne stavano in disparte ad aspettar quietamente quello

che la fortuna

vano che a
cessit,

cacciasse avanti; imperciocch non ignora-

si

chi comincia

senza

loro dominio.

nissuna
Cosi

sempre mal

n'

incoglie

e che

ne-

la

cooperazione loro, avrebbe indtto

costoro

aiutavano

n disaiutavano

potenza reale che pericolava, ed aspettavano

il

la

la loro esaltazione

dalla potenza popolare che loro era nemica.

XXIII.

Pietro Verri.

Opinioni e sentimenti su la rivoluzione francese.


Dalle Lettere [al fratello Alessandro] pubbl. in Milano nel 1881.

8 dicembre 1792.

Nessun gran cambiamento


grande

molti disordini.

mai accaduto senza una scossa

francesi unanimi

nuovo ordine

pegnati a sostenere

il

trovano buono pe

loro stato, ed io

asserire che

non

"1

una massa cospicua

insensata,

non

s'

hanno

a questa parte. Essi


tere assoluto,

hanno

hanno disarmato

accorga

offeso

offeso

tutto

essi

tutti

da

corpo

po-

del

ecclesiastico

ricco,

padroni del genere umano; e questi sicura-

ove dominano, che guida alla ricerca del vero, n


i

progressi

de' principii

son giuste, non certamente per mancanza


di

tempo,

ma

ne" paesi

trascurano

disastrosi

tuale ordin sociale. Eccovi le mie massime in astratto

o di contenzione o

anni

tre

depositarli

mente non conservano quella tranquilla imparzialit,


mezzi per impedire

lo

una nazione che

d'

infelice

essere

il

mostrano im-

dunque

non ho fondamento per

uomini,

d'

d"

si

di cose;

d"

amore

ali"
:

se

del

at-

non
vero

per difetto della mia mente.

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

Amo

la quiete; desidero di

cuoi'e

che

115

paese nel quale vivo

il

e quello in cui siete voi

non soffrano scompiglio; nia

timento non influisce in

me

volgo milionario, dice che

sono molto fanatici:


iintifona

sulla ragione.

sono

filosofi

volgo,

II

canaglia,

sen-

il

anche

non posso salmeggiare in coro a simile

io

taccio e credo

d"

aver fatto tutto quello che

possa

si

mai esigere da un uomo ragionevole. La mia professione


fede in questa materia : che la tirannia
sia ella esercitata

tata

che

gli

ed hanno

che non
rienza

non

mi ha

che

eserci-

mossa da invidia n insulta

uomini anche poveri sono della nostra fami-

lo stesso

che abbiamo noi alla felicit;

diritto

di spregevole,

v'

di

un male gravissimo,

da uno o da pochi o da molti;

da molti dura meno,

la virt;

glia,

il

francesi

abbietto, che

di

vizio.

il

pi ragione virt

fatto trovare

L'espe-

merito nelle

persone popolari; e ne' nobili ho trovati vizii mascherati.


30 gennaio

La

il

timargli la

ribrezzo.

fa

scoi'tar lui e la

morte se ritorna,

offende il vinto

sparso senza conoscerne


d' eccitare la

vendetta

famiglia al confine, in-

trimestre. Allora anche

ad ammirare

non teme

di lui.

Ma

anzi

con

la necessit,

al di fuori e la

tal

con-

questo sangue
vero

compassione
Il

pericolo

al di dentro

tempo scoprir

se v' era motivo bastante. Colla sola preponderanza di

una

generosa nazione,

la

e l'odio contro ai giudici... non la capisco.

voti decidere

stato

un largo assegno annuo,

fissargli

una cassetta consegnargli un

trarli sarebbero stati costretti

che non

Quanto sarebbe

comparire colpevole colla pubblica-

farlo

zione delle carte, indi

in

mi

catastrofe del re

nobile e politico

179.3,

cinque

causa! non la capisco.


6 febbraio 1793.

Mi ha rivoltato 1' animo la condotta de' francesi col


non era legalmente provato colpevole. Quand' anche
stato, era inviolabile.
si resi

La morte pu

nemici non pi

carneficine de' primi

sovrani

giorni

di

re.

lo

Egli
fosse

essere fatale alla Francia, che

ma

popoli, inorriditi dalle

settembre e da questa

umana

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

116

vittima scannata senza nessuna opportunit. Io tmo che l'as-

semblea perda
lato uomini di

ma

rimane

la riverenza del popolo; e allora lo stato

una desolazione

in

irreparabile. Nella

sommo

Convenzione hanno par-

merito, e schiarite tutte le grandi verit;

popolo o per

la pluralit, o per vendetta o per timore del

motivi poco plausbili, ha voluto questa estremit.

altri

XXIV.
Lazzaro Papi.

Napoleone Buonaparte.
Dal libro v dei Commentari della rivoluz.

Luigi XVI

Pellet, in Varits rvolutionnaires

Fa prova

cosi giudic:

fa.

La prima parte su

che mostrano

chiariti

uno straniero abbia

sorpresi che

Commentarti

r occasione

considerazioni

uh fu

di far la corte a un'opera

Nacque

assai pi
tale

egli in Aiaccio

primo ordine

madre Letizia

al

messo a instanza
spese

dello

stato

stampato un mal giudizio, nel-

nuova piena

di preoccupazioni.

il

seconda

cinque maschi che furono Giuseppe, Napo-

Girolamo, e tre femine Maria

Elisa, Paolina e Carolina.

del 1769, e in et

filosofiche

somma, pur con

Carlo Buonaparte, assessore nel

di

leone stesso, Luciano, Luigi

Anna

tardi... Si

opera sessanta

tribunale di quella citt, e di Letizia Ramolini; e fu


di otto loro figli;

Marcellino

generali

del Papi sono un libro di

la Italia ignorato. Ultimamente

sign.

Ammirevole l'acume onde


tutto

autore assai innanzi al suo tempo ... In

1'

le loro lacune,

del

potuto scrivere

ha

tutto

il

Troisime srie (Paris, Alcan, 1890),

di vera imparzialit.

penetr avvenimenti che furono

anni

frane, dalla morte di

Del Papi un buon repubblicano francese,

ecc.

di

nove

Venne

dieci

in luce ai 15 di agosto

anni, raccomandato dalla

Marboeuf governatore della Corsica, fu amdi

questo nella scuola militare di Brienna a


indi

in quella

di

Parigi, ove

molto studioso delle matematiclie e della storia;

ma

si

mostr

poco pr-

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


fece nelle lettere,

fitto

gij\

la

cosi che,

117

per quanto affermano alcuni

non seppe mai correttamente scrivere n

suoi famigliari,

lingua sua naturale italiana n la francese. Era per natura

pi taciturno e pensieroso che non sogliono essere


faticante, sprezzante, caparbio, breve

sposte

non trovando

de' suoi condiscepoli, se

nella

diletto

giovanetti;

spesso aspro

compagnia

nelle rine" diporti

ne stava per lo pi appartato da loro.

Dicono che molto leggeva Plutarco e cercava imitare quegli


antichi grandi; e

molte cose intorno all'adolescenza di

lui si

raccontano, come suole avvenire di ciascuno che sale in fama,


le

quali

come dubbie

poca

e di

ninna importanza

Solo parmi assai notabile un detto, che

io tralascio.

dicesi fuggitogli

di

bocca in una conversazione; dal quale pu facilmente arguirsi


quali

fin

d'allora fossero quelle opinioni sue che poi nel corso

di sua vita

doveano regolarne

compagnia

il

avendo detto

eh' ella

famoso capitano

il

giovine Buonaparte

g'

in quella

maggiore stima quel

in

in

fiamme

Palati-

il

riprese tosto e con qualche sdegno

se quell' incendio era

Quindi egli tenne sempre

allo scopo del suo

molto

Commendavasi

non avesse messo

ci

necessario?

opere.

terrebbe anche

se egli

Che importa

nato,

le

maresciallo di Turena, quando una certa dama,

avanzamento,

e,

a'

suoi disegni

suoi pensieri rivolti

pur che

il

conseguisse, non

importava del modo.

Scoppi intanto

la rivoluzione,

feconda nutrice

di

ambizioni

tutta la famiglia Buonaparte abbracci con molto ardore


rivoluzionarie

repubblicane dottrine, che indi a

anni per un suo contrario interesse

le

non molti

doveva prendere

in odio

Napoleone, colla mente accesa in quelle idee di libert che


allora correvano, gittossi, o finse gittarsi,

che professavano massime pi smoderate

alla parte di
e fiere;

ma

di loro dopo che furon caduti, sempre col volgendosi

sperava maggior vantaggio. Avvi un opuscolo da


cato col titolo

La cena

di

quelli

nulla cur

lui

donde
pubbli-

Beaucaire contenente opinioni

molto diverse da quelle che di poi profess,

che egli per

ci,

al cambiarsi di sua sorte, studiossi, bench in vano, di distrug-

gere affatto, comprandone a caro prezzo gli esemplari.

Dopo

il

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

118
racquisto
del

Tolone fu spedito

famoso Paoli

in

Gran

era data alla

si

I
quale per opera

Coi-sica, la

Brettagna-, e tent,

in vano, scacciare g' Inglesi di Aiaccio.

dell'artiglieria nell'esercito d'Italia sottoposto

per alcuni sospetti che di

Kellermann,

al

V Albitte

presero

lui

ma

Mandato comandante
il

Saliceti e

'1

Laporte, rappresentanti del popolo presso quell'esercito medesimo, fu messo in arresto; ma, essendosi giustificalo, riebbe dopo

una quindicina

di giorni

Parigi, venne rimosso


all'

la

Chiamato

libert.

a poco a

indi

dal servigio dell'artiglieria e destinato

esercito dell" occidente,

ossia della

Vandea, in qualit

generale di brigata nella infanteria: al che ripugnando

Comitato

di

Pubblica Salute, composto

della Manica, del Merlin


del Cambacrs,

cancell

il

impiegati. Cruccioso,
nel

primo posto

allora

Tourneur

del

Donai, del Berlier, del Boissy e


dalla lista degli

afflitto,

insieme con

condur con

e rivolgendo in

mente mille stravaganti pensieri,

alcuni
s,

le

altri

eh' egli

disegnava

maneggio

dell' arti-

francesi

ufiziali

milizie della Porta nel

glieria e nella difesa e costruzione

delle fortezze, abilitandole

rendendo

cosi a fare pi 'efficacemente la guei'ra alla Russia e

Ma

per ci un indiretto servigio alla Francia.


gli fu

conceduto; onde

egli,

fermano contro qualcuno che

n pur questo

se deesi fede a molti che ci afil

nega,

si

vide ridotto a

delle cose pi necessarie, egli che indi a pochi anni

esser

pago

vasta e
strettezza

generali

ufiziali

cercando in vano di esser rimesso'

governo di far passaggio in Turchia per instruire,

al

ofiferse

di

di

egli, il

di

regnare sopra

profonda e
si

fiera la

la

Francia e la Italia; tanto

umana

cupidigia.

trovava la madre sua colle tre

Corsica in Marsiglia,

le

mancar

non doveva,

quali riceveano pe

'1

in

minore

figlie rifuggite di

loro sostentamento

que" soccorsi che la repubblica soleva in que' tempi concedere

a coloro che per la causa della libert erano costretti a lasciar


la patria.

me

Queste cose non degne

soltanto, perch

della fortuna che da

sempre pi
si

si

dell" istoria si

raccontano da

conosca quanto sia

umile stato lev poi

il

potere

tant' alto

questa

famiglia, e quali e quante furono le difficolt che superar dovette quest"

uomo

nello stupendo arringo da lui percorso.

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

Dopo aver
contro

un segnalato servigio

egli renduto

sollevati quartieri di Parigi

;5 ottobre

119

1795], fu nominato

il

alla

Convenzione

giorno 13 vendemmiale

secondo generale dell'esercito

interno, e indi a poco, per la rinunzia del Barras, ne fu generale


in capo.

Per sollicitazione

di esso si

ammogli con Giuseppina

Tasclier de la Pagerie nata nella Martinicca, maggiore di lui di

alcuni anni e vedova del generale Beauharnais gi condannato a

morire sotto la mannaia. Poco

Carnet

e sostenuto dal

triotta,

ottenne

il

di

poi,

proposto dal direttore

Barras e dal deputato Saliceti suo compa-

comando

dell'esercito d' Italia, che con ripetute

instanze e perseverante fervore addimandava. Egli era allora in


et di circa ventisette anni,
litare,

poteva

bench avesse studiato V arte mi-

e,

mentre non pochi

dirsi in quella tuttora inesperto,

generali a lui sottoposti,

sena e alcuni

come

1'

Augereau

Serrurier

il

erano gi in arme famosi.

altri,

bondava una cotale giovenile baldanza, ardore


nelle proprie forze

di

il

Mas-

soprab-

gli

animo, fiducia

Aveva mezzana

orontezza nelT operare.

Ma

statura, avvenente aspetto, occhi vivi e penetranti, corpo tole-

rante delle fatiche, mente astuta e veloce

pensioni

le

mire e

a conoscere le pro-

debolezze di coloro ch'egli dovea reggere

le

o soggiogare, le opportunit delle occasioni, tutti

dimenti che

si

que' provve-

possono prendere alla contraria fortuna

que' vantaggi che

tutti

possono trarre dalla buona. Con una certa

si

sua naturale facondia, che nasceva da forte e ardente imaginazione, sapeva dare alle cose quell' aspetto eh' ei desiderava: era

talora anche

eloquente,

ma

di

una eloquenza, per

cosi dire,

soldatesca, brusca e rotta. Nella bevanda e nel cibo contentavasi di poco: univa in s le cognizioni politiche alle guei'riere,

r ardimento della giovinezza alla circospezione dell'et matura;


e per le qualit sue, per le disposizioni degli
de'

animi

e per quelle

tempi che correvano, era attissimo a sconvolgere

antichi e fondarne di nuovi.

menti,

sapeva,

come

del

Bench tenace

greco

Alcibiade

si

ordini

gli

de' suoi

narra,

proponipiegarsi

mirabilmente per meglio riuscirvi. Altiero e violento per natura,


era

nondimeno per

quillo,

secondo che

riflessione e
il

per politica moderato

tran-

bisogno richiedeva; anzi spesso fingevasi

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

120

tutto preso dall' ira per impaurire sorprendere e sbalordire coloro co' quali trattava.

schivare

Il

vedremo animoso

pericoli, severo e indulgente a

abilissimo a cattivarsi
alla fortuna ove

amore

1'

dei

e insieme

tempo,

soldati

non mai

cauto a

sopra tutto
affidarsi

consiglio valesse, e dove questo era inutile

il

tutto sperare dall'audacia; magnificare

suoi prosperi successi,

coprire o scemare quelli del nemico; mostrar sempre sicurezza

niun minimo dubbio

di vincere,

di pex'dere;

molto re-

fingersi

ligioso co' religiosi, e ridersi poi co' pi scaltri della simulazione

usata coi semplici; nascondere spesso

apparenze d'una franca schiettezza;


fosse necessario

il

fidare

pensieri

suoi

sotto le

tranne que' soli a cui

e,

un segreto, essere impenetrabile per

ogni altro; proporre vasti disegni come

facili

ad eseguirsi; pro-

cacciarsi la benevolenza di ciascuno

farsi

temere da quelli

eh'

e'

non potea guadagnare.

XXV.
Vincenzo Goco.

Guerre

mutamenti in

Italia

Montenotte [11 apr. 1796]


alla pace di Campoformio [17 ott 1797].

dalla

Dal capo

battaglia

iii

del

di

Saggio storico sulla rivoluzione di Napoli, pubbli-

cato la prima volta in Milano nel 1802.

In breve

tempo

li

Francesi

si

tratto eh' lungo la sinistra

e padroni

videro vincitori

delle Fiandre, dell' Olanda, della Savoia, e di tutto

1'

immenso

sponda del Reno. Non ebbero per

in Italia si rapidi successi; e le loro

armate stettero

tre

anni

a piedi delle Alpi, che non potettero superare e che forse non
avrebbei'o

superate

giammai

se

il

genio

di

Bonaparte non

avesse chiamata anche in questi luoghi la vittoria.

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


Quando V impresa
che disperata. Egli

mancava

tutto,

ma

Italia fu affidata a

Bonaparte era quasi

trov alla testa di un' armata alla quale

si

che era uscita dalla Francia nel momento

del suo maggiore


ai disagi

d'

121

entusiasmo

ed alle fatiche;

che

era

da

avvezza

anni

tre

trov alla testa

si

coraggiosi av-

di

venturieri risoluti di vincere o morire. Egli avea tutt'

e quello specialmente

di

amare dai

farsi

talenti,

senza del

soldati,

quale ogni altro talento non vai nulla.

Se

le

campagne

nare a quelle che

di

fecero

parago-

Italia si vogliono

Bonaparte in

Romani

in

paesi

stranieri,

po-

si

tranno dir simili solo a quelle colle quali conquistarono la Macedonia. Scipione ebbe a combattere

non avea nazione: molti

un grandissimo capitano che

non ebbero a fronte n generali

altri

n nazioni guerriere: solo nella Macedonia

Romani trovarono

potenza bene ordinata, nazione agguerrita ed audace per freschi


trionfi, e

almeno

generali

inutili

mani. Supera
di

le

come

di

evoluzioni

da una guerra

fors

buona porzione

ma

armistizio forse necessario

cedere a titolo di deposito

al

fino

campagna non

fu che

una

certo

alla

ancora potea e che difender dovea


la

paese,

loro

il

Costrnge

re

il

anni,

pri-

serie

jjace

fino

un

sottoscrivere

non onorevole, ed a
piazze

quelle

Dopo

alla morte.

che
ci

continua di vittorie.

L' Italia era divisa in tanti piccoli stati,


niti

Ro-

domimi, abbandonato dagli

de' suoi

Austriaci ridotti a difendere

di-

faccia ai

cinque

di

cangi

Tedeschi

de'

Alpi e piomba nel Piemonte.

Sardegna, stanco

vato

la tattica,

falangi de' Macedoni in

le

sapevano

genio

il

Bonaparte cangi

pesanti

la pratica dell'arte; e le

vennero

non aveano

quali se

la pratica dell' arte.

quali per riu-

pur potevano opporre qualche resistenza. Bonaparte fu

destro

da dividere

loro

interessi.

Machiavelli, di quelle nazioni

le

Questa

sorte,

la

quali han gi guadagnata la

riputazione delle armi: ciascuno brama la loro amicizia,

scun procura distornare una guerra che teme. Cosi

han combattuto sempre


vinti tutti. Il

Papa

si

dice

cia-

Romani

uno ad uno, e li han


una lega italica. Con-

loro nemici ad

tent di stringere

correvano volentieri a questa alleanza

le

corti

di

Napoli

e di

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

122

Sardegna-, la prima delle quali

Ma

Repubblica Veneta.

la

s'incaric
savi

di

anche

invitarvi

questa Repubblica alle

di

Senato

proposizioni del residente napolitano risposero che nel

Veneto era gi quasi un secolo che non parlavasi


che

si

ma

sarebbe proposta inutilmente,

Repubblica

vi

Allora

si

1"

con

fatti

unione italiana

vide quanto

la divisione

vi

il

gabinetto

lega

la

che la

difficile

Vienna

di

oppose acremente, e

si

che pi della rivoluzione

fran-

degl' Italiani

fosse

stato politico

lo

mai

se

pure

divisi in tanti piccoli stati, che

non solo perch

infelice,

quando

trattative

tali

mostr con parole


cese temeva

Ma

accedesse.

ebbe cognizioni di

che,

non era

fosse stata stretta tra gli altri principi,

di alleanza;

non sarebbe stata

da duecento anni o conquistati

ma

pi grave de' mali,

il

o,

quel che

perch

peggio, protetti

dagli stranieri, all'ombra del sistema generale d'Europa, senz'

aver guerra tra loro, senza temerne dagli esteri,

vit e la protezione, avean

perduto

ogni virt militare. Noi in questi ultimi

abbiam potuto rinnovar


chissimi,

ma

gli

dell'

illustri

ma

divisi tra noi,

ed

non

solo

anti-

avi

de' nostri

Europa, eravamo

tutta la

italiani, liberi

Lombardia

furono respinti fino

tempi

dei

indipendenti

noi

da tutto

pi

il

ed armati.

fu invasa;

al Tirolo.

vicini,

rimanente

non poterono sostener

Gli Austriaci rimasti soli

nemico:

patria

tempi non

esempi antichi

la ser-

tra

di

quali riuniti conquistarono tanta parte dell" universo,

n anche quei meno

quando

amor

ogni

impeto

1'

Mantova cadde, ed

essi

Bonaparte era gi poco lontano

da Vienna-, l'Europa aspettava da momento a momento azioni


pi strepitose; quando
pace, colla quale

si

essa

vide la Francia condiscendere ad

acquistava

il

possesso

della

Magonza,

una

sinistra

l'Au-

sponda del Reno

e dell'importante piazza di

stria riconosceva

l'indipendenza della Repubblica Cisalpina in

compenso della quale

le si

davano

dominii della Repubblica

Veneta. Questa col risolversi troppo tardi alla guerra altro non

avea

fatto

che dare

ai

pi potenti un plausibile motivo di ac-

celerare la sua mina.

Per qual forza

di

destino avrebbe potuto sussistere un go-

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


verno

123

quale da due secoli avea distrutta ogni virt ed ogni

il

valor militare,

avea

stato

nella sola ca-

pitale e poscia avea concentrata la capitale in

poche famiglie,

clie

ristretto tutto lo

impero non altra massima

quali sentendosi deboli a tanto

le

aveano

clie la gelosia,

non

che

sicurezza

altra

debolezza

la

pi che ogni nemico esterno temer doveano la virt

de' sudditi, e

de' propri sudditi?

Non

ma

so che avverr dell'Italia;

com-

il

inmento della profezia del Segretario Fiorentino, la distruzione


quella vecchia imbecille oligai'chia veneta, sar sempre

ili

un gran bene. Ed

r Italia
i

popoli

il

esser gi

fama
Il

le

1'

sommo vantaggio

oprar virtuoso
il

nobile,

veder tolto

veneziani godevan

gentiluomini

antico

1'

giu-

al

credo

io

per

errore

menti del volgo

nelle

di sapienti reggitori di stato.

trattato di

Campoformio

vantaggioso

ei'a

potenze contraenti. L' Austria sopra tutto

gnato moltissimo;

e se

tutte

coli principi di

Ma

era

rimaneva ancora qualche

oggetto

altro

pic-

Germania essa avrebbe guadagnato- anche

facile

avendo sola tra

due

avea guada-

vi

a determinarsi era facile a prevedere che a spese de' pi

pi.

per

beni che posson ricevere

primo luogo do a quelli della mente, cio

dicar retto onde vien poi

cui

che tra

io

di

egualmente prevedere che V Inghilterra,


guerra

gli alleati colla

guadagnato

dovendo

sola restituire, esser dovea lontana dai pensieri di pace.


Il

governo che allora avea

almen per poco, rinunciato

cratizzazione

universale;

il

Francesi immaginato, era


entusiasmo.

bramavano,

da per tutto

gli ordini di

Ma

il

e pi

lungamente

al

molti cre-

progetto di demo-

al

modo come l' aveano i


in un momento di

eseguibile

Romani mostravan

dini che essi

meglio

quale,

solo

che che

la Francia,

dessero, avea,

di

rendere

ai

popoli

gli or-

ma non avevan

la

Roma:

Romani conservarono

1'

quindi

smania

apparenza di liberatori

governo francese riteneva tuttavia

per vendere a pi caro prezzo

le

il

di

portar

de' popoli.

primiero linguaggio

sue promesse

nacce; eravi sempre una contraddizione tra

le

proclami

sue
de'

mige-

nerali e le negoziazioni de' ministri; tra le parole date ai popoli


e quelle date

ai re;

tra

queste

continue

contraddizioni

si

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

124

uu

faceva ora coi popoli ora coi re

ranze e

continuo di

traffico

spe-

di timori.

Gi da questo ognuno prevedeva che

il

trattato di

Campo-

formio avea sol per poco sospesa la democratizzazione di tutta

Italia. Il re di

Sardegna non era che

blica francese in Torino;

duca

il

il

ministro della repub-

Toscana ed

il

un vecchio governo teocratico non cost che

tale lo stato dell' Italia che

cuparla deve riunirla, e non

si

volerlo:

pu riunire senza cangiare

avvenimento mostr bene qual progresso

avean

il

chiunque vuole o salvarla o oc-

governo di Roma. L' indijffereuza colla quale


tale

papa non

occup Roma: la distruzione

erano nulla. Berthier finalmente


di

di

il

1"

Italia riguard

le

nuove opinioni

animi degli Italiani.

fatto negli

XXVI.
Alessandro Verri.

Modo

di guerreggiare de' Francesi e Austriaci

nella

d'Italia del 1796 e 97.

campagna

Dal libro iv delle Vicende memorabili dal


per lo pi partigiana

buon segnale
I nostri

d'

d'

uom che

torn a dietro,

1789 al ISOl: opera


ma non senza qualche

ingegno e di arte.

antenati

lasciarono

ci

gran fama della furia dei

quando Carlo ottavo scese da noi; ora possiamo trasmetterla a' posteri maggiore. Essi combattevano con impeto
straordinario, con rapidit feroce, con disprezzo tremendo della

francesi,

morte;

e,

quantunque

bellicosi e per illustri

popoli

di

Germania sieno

imprese celebrati nelle

questi cimenti dopo onorate prove occup

gli

di

storie,

natura
pure in

animi loro una

misera tristezza, per la quale deponevano sul campo a migliaia


le

armi

si

spesso temute e

razione degli

stessi

si

vincitori.

rendevano prigionieri con ammi-

Ma

gli eserciti

dall'

una parte

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


erano condotti alla vittoria, e
suo capitano

del

dall' altra

ed espedienti nuovi, per

dovevano ascrivere

menti

marciava a

quali passavano
stretti in

scemarne

le

Non usavano impedi-

loro.

dignit superiori,

dall'

una

a nuoto,

massa, trapassavano

Fu

lieti soff'erivano

ove

risa

spingevano

ne' cimenti
le

le

sott' esse, e nelle balze,

Non che

pazienti ne' disagi,

loro

l'

pronti a scop-

esempio che con

ma

squadre contro

ne' tedeschi

voce,

dignit

talvolta

gli

nemico, rimanendo essi

il

alquanto dietro a regolarle. Ammiravano


docile intrepidezza di quelle genti,

la

erano in

de' loro uomini,

al fianco

maggiori ed eguali

cava-

singhiozzerebbe. I sovrastanti nelle

altri

comandavano pi con

perocch, sempre

notevole destrezza loro occupare

intemperie, per natura

le

mentre

corrente superiore per

la

nemiche strisciandosi carponi

piare dalle

rimanente

il

appoggiandosi alle

altra ripa,

all'

guado

rampicandosi, trovare vie intentate.

officiali

aveano spenta

quali non a solo ardimento e fortuna


vittorie

fanti o a

la violenza.

artiglierie

battaglie

errori

non mai con tende; valicavano fiumi senza ponti,

con funi stese

lieri,

continui

come un fante comune; poneano campo a

piedi,

cielo aperto,

ma

le

bagaglio; fuorch

guerriero confidava nella mente

Vi erano anco nella disciplina de' francesi modi

quella fede.

si

il

125

francesi la

gli stessi

sommesse

alla voce

di

re-

moto condottiero. L' esercito imperiale era guidato da uomini


provetti e di progenie illustre, talch
la

mente che

lo contrario,

il

braccio:

non giungea

il

loro

in

si

valutasse pi

generale supremo dei francesi, per

agli anni trenta, e

suoi condottieri,

giovani ansiosi di vittoria, tutta la affidavano nello ardire.

fu di poca importanza V assoluta podest, con la quale

Bona-

parte amministrava la guerra; perch

aveva

il

Direttorio

gli

conceduto farla con ogni mezzo per vincere, senza dipendere

da altro imperio che da' suoi occulti pensieri: e per, non mai
perdendo

le

occasioni per lentezza di risolvere, n comunicando

altrui ove tendesse la

mente

sua, rapidi

scivano gli eventi. All' opposito


gloria

delle

armi tedesche

il

fu

quanto improvvisi riu-

ostacolo non leggiero alla

sistema

della

corte imperiale.

Sedeano in Vienna, in un consiglio denominato

di guerra,

LETTUKE DEL RlSORtlMENTO.

126

provetti deir arte,

risolvevano

con ponderate

quali,

imprese.

le

arbtrio di secondare

fortuna,

la

lente discussioni,

campo

lo

ma, quasi meri esecutori

di

Non godevano

generali in

tardo e remoto imperio, deploravano o troncato


vittoria o impedita la occasione di ottenerla

lagevoli imprese.

seduzioni

N
di

segreti

cupando luoghi

senza sospetto

fu

commesse ma-

che

svelassero per

si

quel consiglio; talch

francesi, preoc-

traessero da queste notizie inesti-

e occasioni,

mabile utilit: Bonaparte invece solea dire che, se


pello penetrasse

il

minimo

de' suoi pensieri, lo

incontanente. Sbaragliate per tanto

le

francesi vittoriosi incalzavano con

quali, ingombrati da tensore,

si

persecuzioni

veloci

giunse, trionfando, al suono di


alla fine di gennaio,

celerit

sceso

in

Italia,

fuggitivi,

prigionieri.

fatti

generale francese Joubert

il

stromenti guerrieri, in Trento

quella

citt

da'

nemici

al fiume

Essi vantavano d'aver in pochi giorni distrutto


cito imperiale,

suo cap-

gettavano a nuoto ne' fiumi,

lmanendo sgombra

vasta regione da

tutta la

il

avrebbe lacerato

armi austriache in

somma

erano a torme

ove, prossimi a sommergervi,

Con queste

della

corso

il

vano a ricuperare

la

ai francesi

della

il

Piave.

quinto eser-

Italia contro la

nazione pi potente del mondo. Mantova fu ridotta a capitolare

ad onorate condizioni

il

giorno secondo di febbraio, dopo l'as-

sedio di nove mesi e da gran tempo senza miglior cibo che la

carne

fame

de' cavalli: gli


e

difensori

abitanti

non meno

perivano

vi

questi, in

di

epidemia

numero

di

di

ben dodici-

mila, ne uscirono prigioni, pi simili a spettri che a

guerrieri.

XXVII.
Pietro Verri.

L' albero della liberti in Milano.


Dalla Storia dell' invasione dei Francesi repubblicani nel Milanese.

La
il

Societ popolare

comparve

in

pubblico la prima volta

giorno 18 maggiore dal palazzo del principe di Kewenhiiller

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


in Ru,a,-abella partissene,

si

127

port sulla piazza del

duomo a

piantare T albero della libert. Ivi alcuni avvinazzati e fanatici


lessero le arringhe

al

popolo per invitarlo a gridare viver

morire. Tali cerimonie, se

beri

e religioso,

li-

non abbiano un senso mistico

non possono comparire al popolo come cosa seria


avendo di connessione un palo colla ma-

e significante, niente

niera

essere governati. Infatti

d"

incerto se fosse effetto

neir incertezza niente

popolo rimir questa novit

il

una pazzia

d'

o di

un buon

mosse n applaudi;

si

consiglio, e

soci

si

ritira-

rono assai malcontenti di non aver trovata alcuna approvazione


nel popolo.

Ma

nessun uomo illuminato

loro discorsi troppo inopportuni, e

ranno

d'

potuto pro-

avrebbe

una semplice mascherata;

mettergli altro effetto, essendo la loro

il

ripetuto

titolo

di

ti-

go-

contro del

Austria, e le ingiurie che slanciarono

verno a pena nove giorni dopo che era partito, non potevano
fhe urtare e spiacere

agli

ascoltanti

motivi. Primo:

per pi

perch, dipendendo dai varii eventi della guerra e della diplo-

mazia

il

un passo pe-

ritorno delT austriaca dominazione, era

ricoloso troppo lo slanciarsi.

Secondariamente:

rappresentavano in quella scena non erano


striaco avesse perduto assai

presso

del

da sedurre

tali

confidenza del popolo. In terzo luogo: se bene

persone che

le

popolo

la

Governo au-

il

affetto

l'

la

considerazione, non era per giunto a tale da riguardarsi come

una

tirannia, n abborrito tanto

da fare che

pentinamente a una detestazione manifesta


scire

ad un

riverite dal

tal

popolo

attentato
l'

d'

il

conducessero

Io
i

pi cara che

bisognava che

torti del
si

accortamente,

si

la plebe in

ricordando

cessato governo, e mostrandogli

nuovo governo francese non facesse verun

usurpare,

contento

di soddisfare

la guerra in

tivo per la repubblica, spogliando e facendo


tutto

Per riu-

gode sotto di un governo repubblicano:

armata non facesse convertire

Ma

volgessero re-

popoli.

cambiamento bisognava che persone amate

gl'inconvenienti e
la vita

si

bisogni del-

un mezzo lucra-

nuda

la provincia.

fece senz' altra politica che la insensata di formare

un partito che invadesse

e cosi, creata

una guerra

civile e

le

sostanze degli agiati,

pescando

nell'

acqua torbida,

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

128
fosse pi

facile

percli da noi

il

ricco nobile,

altri

1'

soggetti ai medesimi giudici della

nobili

ultimo plebeo ottenere giustizia contro del pi

non avendo n caccie riservate n

mezzi coi quali nella Francia

tiranni del popolo. Per ci

dico

Francia per noi;

per quanto

infatti,

accuse calunnie eccitamenti

d'

diritti feudali

nobili

s'

ricchi

un decreto della

ogni sorta per indurre la plebe

prevalendo

efiPetto,

stanze non gi sopra

poveri

il

la distruzione

total rovina de' poveri; tanto pi

tendeva distruggerli per trasportare

si

della

andassero ripetendo

si

buon giudizio del popolo, che conosceva che


che

erano resi

V imitazione

insensata

a moversi contro de' nobili, ci non ebbe

de' ricchi era

politica,

non era n oppressivo n malefico

ceto nobile

al popolo, essendo

plebe, potendo

Dico insensata una tale

preda.

la

ma

nella Francia.

loro so-

le

Dopo

di

questa

solennit fi'eddissima della fanatica Societ popolare^ comparve

un

editto di

Buonaparte

neva una tassa militare

maggio, che impo-

Saliceti, del 19

sul

Milanese di 20,000,000 di franchi,

cio pi di 25,000,000 delle nostre

lire.

XXVIII.
I francesi in Milano.

Da

Lettere al fratello Alessandro.

giugno 1796.

Le sciagure
alle

fiamme

tutto a

le

di

Pavia saccheggiata

Binasco consegnato

leggerete nei fogli pubblici,

una trama

quali attribuiscono

aristocratica e teocratica. Vi forse

teresse di cosi spargerne

la cagione. Io

mancanza

occupazione di tutte

di politica nell'

credo

le

casse e regie

e bancali e di pie istituzioni, fatta di notte; nelle


di eavalli,

duemila in poche ore di tempo,

zioni fatte militarmente. L'imaginazione


si

credette

il

popolo giunto

alla

un in-

che siavi stata

requisizioni

con simili opera-

popolare

sua rovina,

le

si

sbigott:

opinioni da

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


prima radicate nelle menti dal governo
la plebe alla disperazione, e

comparvero

quindi senza capo e senza disegno

tumulti. Cosi credo

io,

massa erano tanto ignoranti quanto


imaginare un progetto
che

alcuni
essi.

creda

si

V opposto

per

ma

male;

di

nobili in

tanto inetti a

orgogliosi,

avere pretesto

giova ad
contro

di

Giacobino era per V addietro la marca della persecuzione

d'ogni galantuomo, vi

met

anche perch

bene quanto

di

129
portarono

e dai preti

flemma

perseguita

e cosi

la

Eretico e Papista^

T altra.

dove V amor proprio vizioso sfogasi. Vi vuole

genej'e d' opinioni

tutta la

sostituito Aristocratico;

si

umano

del genere

il

sangue freddo per tenersi alla ragione ed

evitare gli scogli, singolarmente nella passione in cui

ci

hanno

collocato. I Francesi, tutti ne convengono, sono buoni, disci-eti,

ragionevoli, e niente simili a quei che sotto

d'

un

re

rende-

si

vano insopportabili colla loro indiscrezione. Tutti quei che


alloggiano sono in questo uniformi

tegno de' loro

In

ospiti.

hanno abusato della


diti

della

mio hanno

senso

degli errori in politica, e

si

Credo

biamo giurato fedelt obbedienza


piantato nella

la

testa

non

sommessione:

pacata, e non

avvilirsi

voi non dovete

col

che

rispetto,

il

-sebbene nel mio


I

per

cuore

tributi imposti

le

lo

Si fa la

impazzire con tante

stile delle

amico non ha
merita ogni

passato

detestassi.

argenti, e sono stato costretto ad

Ho

Duomo.

menti

le

governo.

massime

Per

vostre lettere

artifizio: la

pru-

Io

non

aristocratiche,

me sono

occupatis-

sono angustianti. Io devo privarmi degli

.ho salvati. L' essere nella

pesi maggiori.

nella

maggior numero. Memento rebus

cambiarvi: un

:offendeva, scrivendo,

simo.

ab-

le

pui-e

della libert lombarda. Bi-

4n arduis aequam servare meniem. Nello


denza insegna

Siamo sud-

giacche

si,

piazza del

anno primo

data in alcuni scritti, V

sogna aver

di

dice di no, e le stravaganze son grandi, L' al-

si

bero della libert

bollenti, e

con soggetti che

loro confidenza; ed ecco tutto.

repubblica francese?

municipalit

da principio

fatto

sono consigliati

gli

buon con-

nel lodarsi del

offrirli. I

cavalli

municipalit mi

riformato ogni genere di

Ja mia tavola; contentissimo per

utile

lusso

sin ora

gli

per evitare
e

de' sacrifizi fatti,

diminuita
se

vengo

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

130
garantito con

senza merito

punto
stato,

di

dall' orgogliosa

essi

alcuno

albagia

per abiezione

uomini,

degli

erano

vizii

potermi impunemente offendere. Tale

che

giunti al

ed sempre

mio animo impaziente della schiavit.

il

XXIX.
Melchiorre Gioia.

Eepubblche, federazione,

nnit;i.

Dalla Dissertazione sul problema Quale dei governi liberi meglio

convenga

alla

felicit

dell' Italia .

Il

problema o tma

fu

per consiglio di Bonaparte, dall' Amministrazione generale


bardia

10

il

vendemmiale anno v della Rep.

premio d'una medaglia d'oro del valore

frane.

Lom-

1796],

[1 ott.

di 200 zecchini a

proposto,

della

eoa

chi meglio lo

avesse sciolto o trattato. Nel germinale dell'anno appresso [marzo-aprile

1797]

M.

premio dalla Societ

il

di

pubblica

istruzione

fu

aggiudicato a

Gioia, e la dissertazione di lui usci a stampa in Milano l'anno

della

Repubblica Cisalpina [1797].

L' Italia salir

ella

al

massimo grado

di felicit

spezzan-

dosi in repubbliche isolate e indipendenti? L'idea di divisione

congiunta

chiama

all'idea

al pensiero

l'

di

debolezza:

la

diversit

d'interessi

imagine della discordia. Seguiamo

rezione di queste due idee, ed osserviamo le

la di-

conseguenze che

ne emergono.

Tante repubbliche

isolate formerebbero tante sfere differenti

di patriottismo, la forza
dell'

del

quale sarebbe in ragione inversa

estensione dello stato. Ora lo spirito patriottico di sua na-

tura esclusivo cangiasi sempre in indifferenza e molte volte in

Sembra che l' idea d straniero copra


uomo; e, siccome all'aria di famiglia s'eccita nell'animo
r amore, cosi quando quella si dilegua questi rimane stupidamente indifferente: il cuor umano una corda che non rsuona
che air unisono. Per ci i Romani chiamavano barbare le naodio verso gli stranieri.

r idea

d'

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


zioni poste al di l dell' impero
rarne,

pendenti e restringendo

molto

che

acquistando un

isolata,

grado

rebbe degl' immensi vantaggi

Ma

che

gelosia

veglia

popolazione,
stupida

acutezza fa

agire

pi

plausibili

con

gare la cittadinanza e rispingere


idea che
blico
vizi

d'

si

cade

disprezzo
limitrofi

una presunzione

facile

frequenti

passaggio

il

sopra

ne sono

forti

pi

l'

l'

Dunque

l'

del

la

pericolo,

ci

il

respirava

si

la

sentimento della
debolezza

della

lontananza sminuisce la
la

vicini

deve raddoppiare.

deve tenerci

generare in

noi

ansia-

un abi-

verr sgombrato dall'animo che dalla

Romani, ascoltando meno


del patriottismo,

se

sorte, e

Sembra che
stato: qui non

canto de' bardi

il

sentimento

prossimit

la

loro decadenza.

confini dello

il

amarezza va a get-

il

de' nostri

mente perplessi sulla nostra


che non

pi

idea di perdere la patria deb-

calma,

ingrandimento

tuale timore

fatti,

stati

idea di chi ha poter bastante per tentare

deve cagionar inquietudine;


probabilit

Dal

piccoli

Di

spinte.

le

insolente,

inflessibile.

ed in

odio,

all'

condurre a termine un'invasione. Ora, se

forza in noi produce

d'

una ostinazione

d'

contrae tutti

affezioni

essere amareggiante ed afflittiva. Questa

tarsi e si fissa

difetti

pub-

spirito

in

patriottismo animato,
b'

Lo

vili

tutti

una

progetto ed

orrore ogni

da queste oscure e

una vanit insultante,

d'

per ne-

pretesti

presenta coi caratteri di straniera.

nudrito

ciascuna

di

armato

che

puntiglioso

di-

vicinanza mol-

la

de' pregiudizi

custodia

quell' orgoglio

che

Dal disprezzo nasce quella

paragone.

alla

stranieri,

cangiata in

gli

quando

nazionale

tiplica le occasioni di

prive-

unione.

dell'

sembra innocente, presto

ci

sentimento

sprezzo dal

giacch ciascuna repubblica

di patriottismo di pi, si

Questa indifferenza verso

di pi.

v'

a prima vista

vantaggio proveniente sarebbe

il

perdita,

alla

inferiore

igno-

d"

l'Italia in repubbliche indi-

attenzione suU' indifferenza reciproca

1'

che ne risulta, vedremo


(li

sovente affettavano

nome. Dunque, dividendo

il

131

1'

amore della patria scriva su

est 'pro
1"

odio

me, contra
degli

sentimenti

rallegravano

al

d'

me

stranieri

est.
:

Per ci

per ci

umanit che

la

voce

racconto delle dissensioni

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

132
di

Germania

degli

ne consideravano la rovina come un favore

lii.

Dal timore

ingrandimento, dal desiderio

dell" altrui

accendersi

deve

trui rovina

degli affari politici cangiare a vista

marsi e rompersi per unirsi


inaspettatamente;

ciliarsi

della guerra;

fuoco

il

d'

occhio

nuovo; delle

di

il

continente;

il

ralizzare e distruggere

dividono, pi

candosi in una infinit


della guerra;

massa,

se

nemici.

sono esposti a

perfidia e la

nel

cuore

menzogna sono

il

divisa in

prevedere.

ci fa

teatro
si

di

li

capricci
la loro

rovina. Se

essi

ne

le

sottode' loro
de' loro

rancore pi acui-

il

La storia conferma quanto il


La Grecia nel suo pi bel fiore non

sanguinose rivoluzioni: ella

gran numero

maggior superficie

Su

pugnali della vendetta.

raziocinio
fu che

tutti

perdita

accordi, e pi sono costretti a dissimulare

scono

uniche basi

la

1'

masse

le

moto per

al

mentre

dei trattati,

condizioni, giui-ano

le

La

coprirsi

piccoli stati, toc-

un urto perpetuo che

circostanze gli sforzano a

scrivono

moltiplicano

di punti,

piccoli sono in

si

gran corpi resistono

mare

il

guerre del continente pa-

marina. In -somma, pi

la

superficie

le

le

nemiche con-

teatro della guerra passare

rapidamente or da una banda or dall'altra;


di flotte e rovinare

delle leghe for-

citt

della discordia suscitai-si

le scintille

in seno della pace pi profonda;

dell' al-

l'aspetto

di stati differenti

alla guerra ed alle altre politiche calamit.

moltiplici confini di

questi stati,

l'inquietudine, gettano continuamente

1'

il

ambizione, la gelosia,
grido della discordia:

questo grido ripetuto dalle citt circonvicine


colonie, passa agli alleati; e in

avvampa sopra

la

si

propaga

un momento l'incendio

di

alle

guerra

Grecia intera. Io veggo Atene armarsi contro

Sparta, Sparta contro Atene,

Tebe comparisce

non sembra

che per presentare

in

scena

indebolirsi

con

vicenda e cadere.

Pelopida ed

copre di gloria attaccando e combattendo

le

Epaminonda,

si

altre repubbliche,

e la sua gloria s'estingue a Mantinea. Gettate lo sguardo sopra

tutta r estensione della Gi'ecia, e vedrete da per tutto gli scogli

insanguinati
di Etruria di

d'

una universale anarchia. Le antiche repubbliche


di Saninio della Campania ci ripetono

Taranto

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


la

vano colle pi famose del Peloponneso


meriterebbero

I'

ammirazione

repubbliche, divise

d'

asso-

d"

in-

del proprio

rovina che

dell" altrui

queste

storia,

vincolo

ogni

d'

si

un

Pausania

la

scritto

interesse, sciolte

bramose

ciazione, pi

un

se

de' secoli

un Zenofonte ne avessero

Tucidide

Acaia, e che

dell'

pote-

gareggiar

che

repubbliche

Queste

lezione.

stessa

133

grandimento, odiandosi pi vivamente quanto meno erano potenti a nuocersi,

si

combatterono a vicenda,

alzarono

s'

1"

una

"opo r altra al colmo della gloria e ne furono precipitate dalle


>ro

rivali.

L'impotenza

ma

la loro libert;

di sollevarsi garanti

per qualche tempo

l'odio che non perdona, la diffidenza che di

sua natura irreconciliabile, non permise loro

mente

legami

coi

Germania,

della

d'

di quelle della

non

coli popoli vicini

che

e leale.

La

unirsi stretta-

d'

storia delle trib

Gran Bretagna prima

Romani, ad una voce

la conquista de'

battersi,

una pace solida

la moltiplicit de' piccoli stati moltiplica

su la terra. Di

fatti, se la

guerra tra

pie-

com-

e per

conoscono che per temersi

si

dopo

confermano che

ci

disastri

regni grandi fatta con

poca animosit, dalle piccole trib spinta con tutto l'impeto


di

una dissensioue

privata, e

il

risentimento

nazioni

delle

implacabile come quello degli individui.

Una

verit egualmente evidente che risulta dalle sopracitate

storie si

che

piccoli popoli vicini, dopo essersi indeboliti a

vicenda, cadono vittime

d'

una potenza

Le

straniera.

trib bri-

tanniche passionate per la libert, opposte di mire, avide di potere,

per risentimento, per gelosia, ricusando soccorrersi quando

erano

assalite

dai

Romani, sorridendo

delle sue rivali senza temer per essa

ciascuna
stessa

la

terono separatamente e rimasero soggiogate: n

Caractaco, n

Druidi

la

disperazione di Boadicea, n

poterono sottrarre dagli

le

artigli

Osserviamo sotto un altro punto


scono

dalla

questi

il

tendono

moltiplicit

patriottismo
a

confondersi

di

piccoli

forte perch

con

di

la

combat-

bravura di

fanatismo dei

il

dell'aquile

vista

rovina

alla

sorte,

mali

romane.
che

stati circonvicini.
di

cittadino

particolari,

conviene

g' interessi

g' interessi

na-

Se in

per riflettere che gli odi personali, la vanit V avarizia

1"

am-

LETTURE DEL RISORGIMEKTO.

134

bizione condensate in poco spazio, fanno degenerare

tismo in ispirito di partito, e dividono


In mezzo a questi tumulti

zioni.

L' animosit dell' interesse,

risentimento

il

infiammano

oltraggi

grido della piet.

suoi dritti.

personale

colorito

vittoria, la dispera-

della

zione di successo, la memoria delle ingiurie,

timor di nuovi

il

contribuiscono

lo spirito e

patriot-

prdono

sociali

le istituzioni

tutta la forza, e sovente la natura riclama in vano

col titolo di patriottismo, l'orgoglio

il

in tante fa-

cittadini

soffocare

il

siccome V odio e la vendetta consentono a

purch nuocano, quindi le fazioni jDortano a tal grado


r accanimento, che amano meglio precipitarsi nella stessa tomba
colle loro rivali che loro cedere un passo volontariamente. Se
soffrire

non che

gelosia degli stati circonvicini sta guatando questo

la

soccorso

op-

partito

spettacolo di sangue, per correre

in

presso, che continua a lacerare

seno alla patria col pretesto

di liberarla da' suoi

nemici.

appoggio in Isparta,

gli

inondata

magistrati

ai Volsci,

sorte

Corcira

di

scontento

che abbracciano

maggior piacere quanto che

del

trovano

Atene; e Corcira

in

altri cittadini

sangue. Coriolano

di

a presentarsi

il

Roma

di

va

suo partito con tanto

il

un pretesto per

loro somministra

vendicarsi de' loro rivali. Nelle guerre civili frequentissime tra


i

popoli divisi della Germania,

sempre appoggio
tutti

progetti di

riunire

tente
storia

suffragi

delle

Roma

venivano da
e

si

discordia e

la

Apriamo

particolai-e.

la

repubbliche che comparvero sul teatro dell'Italia

fanno

e del

vittoria tener vivo


d stati diversi
ribili ai loro

provincie frontiere;

rovesciati coli' azione po-

dell' interesse

nella media antichit, e vedremo

ghe che

delle

per allontanare

que' popoli

gelosia

della

pi deboli trovavano

le fazioni

ne' governatori

il

fazioni pascersi delle pia-

le

sangue che spargono; l'incostanza della

fuoco

delle guerre

confondere insieme

civili;

loro odi e

nemici; degli ambiziosi mettersi

fazioni ed acquistarsi
stati, le gelosie di

un

la diversit de'

fuorusciti

comparir ter-

alla

titolo tra gli usurpatori;

commercio,

dei

testa delle
limiti degli

costumi, la con-

trariet delle mire, sorgenti eterne d' odio e di sofismi per giustificarlo, servire di pretesto

all'

interesse,

all'

inquietudine, al

LETTURE
timore, alla vanit,

all'

DEL, RISORGIMENTO.

degli stati vicini e cogliere


I

lumi della riflessione

que a dimostrarci che


rovina, se

si

andrebbe

pendenti. Mentre queste spargerebbero


sputarsi r onore di dominare,

sopra d'esse

fisso

loro

nemici

esteri

terrebbero

progressi

indi-

sangue per didelle

fa-

r accrescimento degli odi nazionali, spierebbero con at-

zioni,

tenzione

coglierebbero con

La Casa

alle loro mire.

ingrandimento nel far

celerit

la

stato che le appartenne, e

potenze

la

non

di politica

d'

suo

dei

titoli

per

di

vista

uno

dall'

impossibi-

Austria, che, mentre le altre

massime

di

uniforme

troverebbe in Italia de" popoli

pronti

giammai

perde

arrestata che

Casa

Europa cangiano

d'

un sistema

il

guerra o la pace; che ha messo in

usurpare; la cui ambizione non

di riacquistarlo

momento favorevole

il

d'Austria, che non consulta che

riquisizione tutti gli archivi, onde avere

lit

alla propizia

isolate

loro

il

sguardo, e seguendo

lo

s'uniscono dun-

incontro

repubbliche

piccole

dividesse in

negli affari

frutto- delle altrui discordie.

il

e quelli della storia

Italia

l'

135

per intromettersi

orgoglio

di

condotta, tiene

la

Casa d'Austria

e costante;

abbastanza ciechi per lasciarsi

ingannare dalle sue promesse, abbastanza deboli per accettare


abbastanza inaspriti contro

i suoi benefizi,

nel di

lei

le forze,

titolo d'

Ella fomenterebbe

seno.

porgerebbe

amica

d"

la

mano

agli

le

gli altri

per

oppressi

per gittarsi

per indebolire

discordie

acquistarsi

il

alleata e di benefattrice de" popoli. Preceduta

dalla pubblica opinione, spalleggiata dagli alleati, abbastanza


forte per atterrire

eccitare de' sospetti,

la

maschera

le

alla

e direbbe agli Italiani

a poco a

ecco

poco,

e,

le

dell' Italia,

v'

im-

e noi

apparenza favorevole

obbiezione che

telletto e gli amabili deliri dell'


si

leggi che

a rispondere

pu colpire quella

d'uomini che, coltivando in disparte

sangue che

quando

leverebbe

dissimuliamo un' obbiezione in

divisione

classe

avanzerebbe

e gl'Italiani sarebbei'o costretti

eseguiremo

Non

s"

in posizione di poter tutto soggiogare, si

si vedesse

pongo

abbastanza per non

suoi nemici, prudente

piaceri

imaginazione, non

sparge sulla terra n ricevono

dell'in-

veggono

le scosse

de'

il

go-

LETTURE DEL KISORGIMENTO.

136
verni

vivono

soltanto

s'arrestano al canto

d"

un poeta

lo

sguardo

stendere

della Grecia e dell' Italia,

brillarono in

fatta discendere

predicano che

menta

sempre; questi

poco

a questa

gelosia vicendevole di ijiccoli

uomo

e trae V

indolenza,

dell'

gloria

de' talenti

se,

all'umanit:

mortali

genio, io dispenserei
schetti dell'

Accademia,

focle, neir inferno di

dell' Italia

splendore

ella

pu sollevarsi

come ne

fino all'entusiasmo

fa fede la storia d'


la

principalmente dovuta
quelle contrade,

d' aprirsi

Augusto

1'

aria

di

So-

genera-

sangue

di

che

1'

anche negli

e di

il

emulazione

stati estesi^

Luigi xiv. Altronde

libert che

dell'Italia

spir

sopra di

ne avr per garanti non degli eruditi che

nuove

sui

passi

carriere,

altrui

ignorano

non dei poeti

bra simpatizzare colla schiavit,

ma

tando

germe della

ne' loro cuori incorrotto

politici,

le

bo-

uomo raddoppi

della Grecia

gloria

all'

strascinarsi

delle

ne'

indipendenti, sosterr che

di moltiplici stati

posso aggiungere che

avvezzi

tingere

vede degli emoli a fianco e

si

delie-

genio

condurmi

mi dicesse che

la

fe-

arti,

ne' portici della Stoa, nel teatro di

Dante, purch

Concedendo che

quando

inerzia

promossero
delle

opporre

storia dal

la

della pace senza

fermenti in mezzo

l'

cagionarono

che, per

ombra

all'

contro

teatro della loro gloria.

zioni vissero

che, se

dir

io

agisce

lo

dir

volentieri

ci

nascere e fo-

unica ala del genio.

sangue

cero ancora spargere de' fiumi di

piaghe

umana

V hanno

per opporre erudizione a eru-

ravvivarono

secoli

uomini, io dico,

obbiezione
stati

Grecia

dizione, le divisioni della

1"

filo-

talento-

politiche

di stati vicini fa

moltiplicit

Per rispondere in

uomini a

rivoluzioni

le

emulazione e che questa

1"

su' bei

fissi

cui gli

indipendenti e la ragione

cui

per

forse
la

d'un

quadro intero delle na-

sul

in

storia

la

o ai sogni brillanti

secoli

moltiplici stati

inalz ad un grado da

forze

scorrendo

che entusiasmati ed ostinatamente

zioni;

la

che

passato;

nel

sofo senza

s'

da-

che, stranieri al corso degli eventi che loro passano

vanti,

il

il

il

piacere

cui genio

di questi filosofi che,

sempor-

virt e de' talenti

sentono di non poterlo sviluppare che sopra d'un vasto

teatro avanti

1"

imagine augusta della

libert.

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


Abbandoniamo
esaminiamo

il

federalismo.

de' corpi politici, e sa

ad

pronti

disprezzo,

Chiunque ha analizzato

persuader facilmente che

dificili

alla

nelle mire,

ne' progetti, limitati


la

al

riconciliazione^
si

confederazione di vari corpi po-

che hanno un' esistenza a parte, leggi

proprie,

interessi

particolari, debb' essere lenta a formare de' piani, pi lenta

confederazione, non calcolando che

il

membro

Ciascun

eseguirli e pronta soltanto a dividersi.

tanando ogni idea

ed

spirito

lo

quante siano avidi di stima, sensibili


allarmarsi,

fecondi in pretesti, ostinati

litici,

137

pi-ogetto delle repubbliche indipendenti

il

ad

della

proprio interesse, allon-

di futuro particolare

bisogno, decantando

propri servigi, poco riflettendo agli altrui, chiudendo gli occhi


sul bene generale, deve

frapporre degli ostacoli

quelle de-

terminazioni dalle quali non gli proviene un pronto

La

colare vantaggio.

d genio figlio della diversit delle leggi,

permanente d'interesse,

dentale

mente sparsa,
particolari che

tendono

la

contrariet acci-

la luce scientifica

preminenza, sono

quistioni sulla

le

parti-

direzione diflFerente delle mire, la diversit

rilasciare

il

filo

dell'

inegual-

tante forze-

unione. Met-

tiamo questi raziocini alla prova dell'esperienza.


Il

consiglio degli Anfizioni tenne

mente unite varie

citt della Grecia,

per lungo tempo stretta-

perch erano eguali in ri-

putazione, perch conservavano viva la memoria della passata

avevano

tirannia,

lo stesso

speranze gli stessi timori


nistri di

spingesse

coli,

governo

afi'atto

opposti,

stesse

le

suo seno ai mi-

un

solo centro, allora

bench fosse rassodato dal corso

non fu capace

d'

impedire

valit di Sparta e di Atene. L'

stati

nemici
il

quando manc un nemico comune che

le forze parziali in

d' attivit

effetti di

gli stessi

ma, quando aperse

repubbliche ineguali di forze, diverse di genio, dirette

da principii

manc

-,

le

il

consiglia

di vari se-

funeste conseguenze della ri-

Olanda prova frequentemente

gli

questa contrariet d'interessi e di mire-, giacch, se gli

generali dichiarano la guerra,

le

provincie marittime come-

r Olanda e la Zelanda vogliono che sia protetto

mercio con

forti e

della Gueldria e

d'

numerose squadre;

al contrario

loro

il

le

Over-Iesel situate nel continente

com-

provincie
si

curano

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

138

poco

clie le coste

siano ben difese, purch

marcino ad allontanare dalle loro

Da

nemico.
da' quali
bili.

citt

delle

armate

forti

dalle

loro terre

il

queste dissensioni nascono mille ritardi e contrasti,

spargono sopra tutta

si

1'

Olanda

de'

mali

incalcola-

Chi non sa quanto la debolezza del legame federativo in

America nocque

al

successo della guerra contro

Chi non ravvis

indipendenza americana?

il

nemico della

poca forza del

la

congresso generale delle diverse repubbliche nel concorrere al

comune vantaggio, bench


siasmo in cui tutte

le

momento

quel

fossero in

passioni ammutiscono e non

entu-

di

sente che

si

la voce della patria?

Dividete V Italia in tante repubbliche confederate

le

citt

bagnate dal mare, esposte ad una pronta invasione, saranno


gi conquistate quando

il

congi-esso dell'Italia sar ancora oc-

cupato a deliberare. Egli far marciare delle armate quando


nemici

nuove
l'

si

saranno gi

forze.

Alpi-, la

Che

il

Calabria

ritii'ati

torneranno

fuoco della guerra


si

non verr che a passi

accenda

si

forse

le

lenti

altre

ai piedi del-

chiamare molte volte in aiuto e

far

ad estinguerlo. Se qualche Xerse

scender dai monti del Tirolo per cadere sopra

Lombarda,

repubbliche

gelose

la

Repubblica

dell'

onor patrio

non vorranno combattere che guidate da un Euribiade,


non ritroverassi un Temistocle che salvi l' Italia come
cia fu salvata

Salamina.

La

facilit

d'

confederazione

confedei-ate,

Gre-

la

na-

gelosia

lentezza inerente alla

la

mi fanno abbandonare

e forse

la

invasione in Italia,

la difficolt di far concorrere tutti alla difesa,

turale alle repubbliche

attacco con

all'

progetto

il

del federa-

lismo.

Quanto abbiamo detto contro


strutto dalla felice sorte
l'

il

federalismo

che godono

le

Elvezia. Questa nazione, circondata da

vono

di

rcche ed arrestano V ambizione

abbastanza per non tentare


tente per difendersi

natura che

1'

non viene

montagne che

de' conquistatori,

alti'ui avidit,

da qualunque invasore.

tra

le

ser-

povera

abbastanza poLibera come

la circonda, sparsa per valli profonde,

acuti, su r orlo di torrenti precipitosi,

di-

provincie unite del-

boschi

la

sopra monti

che gareg-

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


^iano coi secoli in antichit, sembra ricevere

che la circondano lezioni

.;etti

La

la

giustizia regna

da

og-

indipendenza. Forzata a col-

d"

ivare la terra, conserva le forze del corpo ed


della natura.

139
tutti gli

cuore

nel

corruzione espulsa da' suoi tribunali.

costumi semplici

de" suoi

giudici, e

pnbblici affari, poco

complicati e da per tutto analoghi, tolgono alle passioni liberticide

mezzi ed

bolire r unione-,

ostacoli che

si

pretesti per disorganizzare lo stato

e inde-

buona fede degli individui leva

tutti gli

e la

opporre

potrebbero

natura ha destinata

della felicit, mentre dall' alto delle sue

fiamma

pubblica

alla

nazione

questa

montagne

della discordia e della guerra che

Questa

ropa intera.

fuori, simplificando gli affari al di dentro,

grit de' costumi, ravvivando


sensibili

difetti del

Quelli che

chiamano
poli,

dimandano

quali sparsi su
libert,

fuoco della libert, rende

Galli

d'

le

vincie Unite, gli Stati

ci

una grande estensione


ai

Etrusci

le

pericoli

di terreno aspi-

piccole

delle

Lega Achea:

Latini le

Kon

esclusivamente

Questa obbiezione su

Gre-

Lega Elvetica, le Prodell'America, tutti ripetono ed una voce

grido di confederazione.

la scienza sia

re-

Greci ebbero

Lucumonie,

loro

ci

dicono, che que' po-

la

possibile che

tante nazioni

sianosi ingannate nella scelta di questo governo, e molto

che

meno

loro Citt, e gli ultimi sospiri della

cia furono illustri nella

il

al di

governo federativo per V Italia

il

dell'esperienza e

per sottrarsi

loro Amfizioni, gli

loro Ferie,

V Eu-

promovendo V inte-

pubbliche indipendenti, ricorsero al federalismo.


i

mostra la

federalismo nell' Elvezia.

al tribunale

rarono alla

il

le

sopra

scorre

incutendo terrore

situazione,

fisica

La

utilit.

godere della calma e

di cui

concessa

al

fanno punto coloro

nostro

che diffidando

della loro ragione seguono

servilmente

raccogliendo a cosi dire

voci canonizzano per ottimo

le

le

altrui

stema sostenuto dalla maggioranza, che incapaci

meno

secolo.

pedate,

forse

il

che
si-

di rin-

venirne un migliore mettono tutta la loro abilit nel giustificarlo,

che lasciandosi per debolezza imporre dal grido menzognero


della

fama non osano giudicare

de'

popoli

da

con una stupida divozione; questa obbiezione,

essi

io dico,

ammirati

scompa-

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

140

risce agli occhi di chi riflette che lo spiito d" imitazione dirige

come quella

la condotta de' popoli

seguono ciecamente

le

pericoli che incorsero

dimostri loro

quelli che

precedettero

li

che

ciata da alcune nazioni perch loro

danni che subirono

abbrac-

fu

offerse coi caratteri del-

s'

perch non conobbero un miglior piano da sosti-

l'antichit,

trovarono sul principio degli ostacoli

tuirvi

esperienza

1'

confederazione

la

che essi

individui-

degli

strade battute, malgrado che

organizzarlo

nell'

o probabilmente furono arrestati dallo spirito di diffidenza che


presiede alla culla della libert, e che poi lasciarono sussistereil

federalismo spaventati dai mali

d'

una rivoluzione. Una prova

poi della molta saggezza del nostro secolo

la confessione

si

sincera d'ignorare molte cose, bench sia esposto

pericola

al

Egli ne d

della presunzione, se paragonasi cogli antecedenti.

una seconda prova mettendo a profitto gli errori de' suoi magammirando i loro piani con discernimento. Se lodevole un nocchiero che allontanasi da uno scoglio intorno di
giori ed

cui ondeggiano sparsi

non meritano

rimasugli

la stessa lode

di scostarsi dalla

de' vascelli

confederazione, acci

mali che resero celebri

che

que' filosofi

gli altri

che

urtarono,
all' Italia

non vada incontro

confederati

stati

1"

dicono

ai

Questi filo-

per giudicare sanamente degli inconvenienti e de' vantaggi

sofi

del federalismo

menti

di

non

s'

degli interessi e delle mire

seguono a traverso
guerra,

considerarlo

nel

commercio, nella

quelli di disgrazia; e loro

quanto pi

s'

de'

tempi

sembra

di

ma

lo-

pace,

nella

nell' interno

dello

prosperit

di vedere che le

allontanano del punto

mo-

influenza

componenti

della

tanto pi tendono a neutralizzarsi ed a spezzare

game

1'

de' secoli, nella

legislazione,
ne'

ne' primi

ancora

sentesi

particolari

le rivoluzioni

stato e ne' rapporti esteriori,

litiche

arrestano

sua esistenza, in cui non

in

masse po-

loro
il

come

origine

debole le-

della confederazione.

Sembrano avere maggior ragione

quo' federalisti

quali ci

dicono che, quanto pi uno stato esteso, tanto maggior forza

dovendosi concedere
eseguite in tutti

al potere esecutivo acci le leggi

punti della repubblica,

vengano

questa immensit di

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


pu facilmente divenire uno strumento

forze

giacch non
("

il

numero

il

numero assoluto che pu divenire

loro

Rispondo che

strano che r Italia


stranieri,

violato

blemi

pretesto

col

hanno sempre

proteggerci

di

che

Spagna hanno a vicenda sopra

la

nostro suolo stato per

il

di cui sono

venute

discutere

nazioni; che, F Italia

essendo

tanti

em-

pu opporre

la

teatro su

il

pretensioni

loro

le

noi domi-

di

secoli

facilmente

estere

le

accessibile quasi

tutte le parti ai nemici esteri, conviene darle quel

da

governo che

massima resistenza all'invasione; ora questo

assolutamente la repubblica una indivisibile: vis unita


disordini delle repubbliche indipendenti,

dimo-

storie

patrimonio degli

il

sono impadroniti delle nostre sostanze; che la Francia

r Alemagna
;

sempre stata

nostri dritti e dandoci dei nomi, dei colori, degli

si

quali

quasi

10 mila possono

nostre

le

ma

fatale allo stato:

ma

cento uomini non ne soggiogano 10 mila,

oppressione,

di

popolazione,

de" soldati relativo alla

far tremare dei milioni.

nato

141

fortior.

la lentezza

e la

gelosia delle repubbliche confederate invitano V Italia ad unirsi


in

una sola repubblica

torio italiano

le

Di

indivisibile.

fatti la

parate da alcun ostacolo naturale;

clima

il

dall'una all'altra estremit; la

fertilit

continente, lo stato precario

alcune

tiere

mente

la quantit dei fiumi


e

da per tutto

abbondanza

il

nostre

le

desiderio

porti, la capacit de' seni

ricchezze

ci

d'

che

d'

poste

sulle fron-

altre

le

1'

ci

di costoro;

moltitudine

trasmettono
le

resistere

l'esperienza

del

cupidit

altrui

di

estere

le

parti agi' invasori

sola

alla

forza

al-

l'unione che pu dare

masse italiane quella solidit onde renderle

eterno de' conquistatori

nostra

altrui derrate; la

rendono accessibili da tutte

avvedutezza all'ambizione

alle

cangia

situate nel

un' invasione; la

poco

delle citt

provocando

che mentre

r impotenza di ciascuna citt


l'

non sono se-

che

possono far circolare rapidae

genere che

in ogni

mantiene vivo

natura del terri-

cui parti avvicinate tra di loro

passato

lo

scoglio

che

ricorda

air Italia che divisa fu conquistata e tiranneggiata dalle estere

nazioni; lo stato di
nostra marina che

depressione

diverrebbe

il

in

cui

riparo

giace

al

presente la

della libert se

fosse

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

142

sostenuta dall' unione;

il

commercio che

da per tutto

arrestato

da mille ostacoli sollevati dalla gelosia

piccoli

di

stati

indi-

pendenti e rivali; quella diffidenza indecisa, quella inquietudine

accompagna

attiva che

inquietudine che

le

rivoluzioni e tende a disorganizzarle,

sminuisce in ragione degli associati

si

che

desimi pericoli; l'intelletto

campo

estende

si

il

politici

che togliendo di mezzo

di

le

madri

di discordie e di

degli

passioni

piccole

uomini in una distanza che annienta

ai

me-

misura che

sua attivit; la grandezza

estende

lari gelosie

g' interessi

si

oggetti

tiene

gli

e le partico-

sedizioni; la religione che

unisce tutta l'Italia sotto d'uno stendardo comune; gli stessi

costumi che danno alla pubblica opinione la

direzione

istessa

e ne costituiscon la forza; la stessa lingua che facilita

municazione

de'

sentimenti e

ricorda

ci

stessa

la

stesso gusto per le arti per le manifatture

per

le

stessi mali, le stesse speranze, gli stessi timori; in


il

morale,

fisico, il

massima

possibile

politico

il

strettezza

tutto

nel

e"

seno

invita ad
d'

la co-

origine;
scienze,

lo

gli

una parola
unirci

colla

una sola repubblica

indivisibile.

Esaminiamo

j^i

da vicino

la nostra fisica posizione, e ci

il

nostro cai-attere

nazionale e

persuaderemo sempre pi che

reijubblica indivisibile pu sola essere V istrumento ed

La

della nostra libert.


di

Genova

di

Milano

Italiani pronto

Pavia dimostra che

ad accendersi

un primo successo,
ostacolo; che

storia di Napoli di

e di

ma

domina

Roma
il

il

la

riparo

Firenze

di

carattere degli

ad estinguersi spera tutto da

tutto dispera

quando

arrestato

da un

d'inquietudine e

in lui quella specie

di

movimento che proviene dalla debolezza congiunta alla memoria della forza; ch'egli ha bisogno d'essere arrestato nelle
sue impetuosit e sostenuto nelle vacillazioni di sua incostanza.

Quasi

tutti gli altri popoli, eccettuato

in stabilit ed in fermezza.

Dunque,

delle repubbliche indipendenti o

il

se

francese, lo superano
si

erigessero

confederate,

l'

in Italia

inquietudine e

r incostanza degl' Italiani alimentate dalle dissensioni


gelosie di detti governi aprirebbero
feroci che

si

il

campo a mille

riprodurrebbero sotto tutte

le

e dalle

discordie

forme possibili: egli

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

dunque necessario

opponga

ci

una forma di governo che lasci alla


campo d' esercitarsi a suo capriccio, ma

stabilire

nostra attivit libero


le

143

il

delle forti barriere acci

non degeneri

in discordia;

a dire, necessario fissare la repubblica indivisibile. Al-

tronde gli uomini


questi uomini che

tempo

faccia

la

distinguono sopra gli

e dello spazio;

imperi,

degli

pazienza

altri colla

non compariscono che

col coraggio coi talenti,

sione del

a cangiare

propri
si

rari sull'esten-

restante viene travolto dalla

il

corrente irregolare de' pregiudizi, e resta soggiogato dal carat-

dunque, in vece

tere nazionale:

ed in conseguenza

pericolo d'introdurre
d'

mare

sicuro

ostinazione

La

le

lia

ha

d'

posizione

dall'amor della gloria, dalmorte, dominando


camminano d'un passo

della

un grande oggetto, combattendo con

dell' Italia, le

qualit

conducono

ci

suo

del

clima,

sue

le

alla stessa conclusione. L'Ita-

un' estensione abbastanza vasta

per potere aspirare al-

indipendenza, e limitata abbastanza per non essere indebolita

dalla sua grandezza.

La natura circondandoci

stina alla navigazione

collocandoci sopra

che cerchiamo ne' solchi delle campagne

creando in

mezzo

noi

di

un'

mari

di

clima dolce e voluttuoso, che

maginazione ed incantare
inventore

congiunto con

abbellisce e perfeziona
propriet,

la

coltiira

la nostra

quella

la

genio

nostro

matura

riflessione

uniamo

produzioni

nostro

all'

l'

arte

vivace

che

ed

tutto

industria alla
d'

impiegarle.

comunicazione delle terre centrali

coi porti, dei porti colle terre centrali


di spedire e di ricevere

d le

ci
Il

quanto pu adescare l'im-

il

vogliono che

delle

fiumi che assicurano

ci offre

de-

vuole

grandezza;

immensa popolazione

sensi;

ci

fertili terreni

braccia necessarie ai travagli della terra e del mare.

chia-

uomini illumi-

que' pochi

disgrazie la fortuna e gli uomini.

ricchezze moltiplici

l'

che animati

verso

d'inquietudine e

lo spirito

eventi invece di lasciarsi dominare,

fermo

ed esporsi al

una sola repubblica

stabilire

orgoglio della libert, dal disprezzo

gli

popolo

del

alla rappresentanza nazionale

nati, fieri, sensibili,


l'

governo

nel

incostanza, conviene

repubbliche

di moltiplicare le

rappresentanti

navigli

in

il

tutte

clima che permette


le

stagioni

seni

LETTURE

144

RISORGHIENTO.

DEL,

mezzi che la

numerosi

natura

ci

addita per attrarre V altrui superfluo ed ismaltire

nostro.

La natura ha

sono

la vasta estensione delle coste,

sparso intorno di noi tutti

il

germi della

prosperit e della grandezza. Ora io dico che questi germi non

possono svolgersi che

Di

la libert.

Senza

ombra

all'

r anima delle

fatti

jnenti, le arti

cadono in paralisia,

un mucchio

agevolare V influsso della

oppone

angolo

di ricchezze

barriere, gettare

de" vagli

tare le operazioni, per simplificare

calcoli,

errori dell'ignoranza, per paralizzare


stessi

Questo sistema
rapporti

fisici,

di

pesi,

miglioramento

massima prontezza,

chi

per

le

ge-

la

per diminuire gli

mala

monete,

le

conviene

fede,

misure.

stesse

deve calcolarsi

sopra tutti

morali, politici, presenti e futuri, deve eseguirsi

cupidigia, dell' ignoranza,

Ora

stesse

le

vantaggio. Per facili-

nerazioni future senza ritrarne presente

gli

off"re

qualche

di

nel seno di qualche monte; conviene agire

stabilire

ci

d'oro in un

andare a raccoglierlo alla foce

di terra ed

fiume

colla

agenti che

gli

Per

gli osta-

spezzare de' monti, costruire delle

de' torrenti,

delle

asside indi-

s'

conviene abbattere

libert,

suoi stru-

le lascia perire.

natura e rinforzare

la

conviene arrestare
strade, sollevare

commercio

il

indivisibile.

commercio

abbandona

di essa V agricoltura

spettito sopra

coli che

una repubblica

d'

arti, delle manifattui-e, del

non vede che

tenersi fisso in

dissensioni,

le

mezzo

pregiudizio

del

la

r inquietudine, lo spirito di vertigine di

urti della

agli

malignit.

della

lentezza,

gelosia,

la

indipen-

repubbliche

denti o confederate, oppori'ebbero degli ostacoli insormontabili

all'eseguimento

di queste

non

dell'

industria

La

operazioni?

che

la

fatto le nazioni per rovinarsi.

Sopra

storia del

degli sforzi

storia
il

mare

commercio
che hanno

sopra

conti-

il

nente esse hanno sollevato delle barriere che impediscono alle


ricchezze di spandersi e
artificiosa
litti,

mettersi

livello.

ha inventato delle proibizioni,

Una

legislazione

fatto nascere

dei de-

imposto delle pene a quelli che vollero arricchire

zioni. In

vano

la

natura aveva regolato

sue leggi ciascuna contrada

sarebbe

le

na-

che colla scorta delle

opulenta, forte

della ricchezza, della potenza e della felicit delle altre.

felice

Esse

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


piano

lianno disordinato questo


<letrimento di tutte.
|iinte

La

universale benevolenza col

loro ambizione, la

le ha
un sistema

gelosia

loro

a staccarsi dalla causa comune, intraprendere

parte ed aspirare ad

;i

d'

145

una prosperit

esclusiva.

Queste consi-

derazioni insieme unite dimostrano che, per trarre


]iossibile

massimo

il

vantaggio dalla nostra posizione, dal nostro territorio,

nostro clima, dalla nostra industria, conviene stabilire

lai

una

<ola repubblica indivisibile: repubblica alla cui voce taceranno


le
I'

gelosie,

s'

ammutiranno

dissensioni, e

le

non risponder che

eco della pubblica felicit.

XXX.
Carlo Botta.

Predicazione del cappuccino Luigi Colloredo


al

popolo veronese.

Dal libro x della Storia dal 17 S9. Di questa concione, che sarebbe
stata

uno

l'autore

Pasque veronesi del IT aprile 1797,

degli incentivi alle orribili

d'un Ragionamento critico srdla storia di

C.

Botta

1825)

(Italia,

atferma lo storico nostro avere soltanto ripulito qua e l la dicitura: lo


ne possedetti, aggiunge, un esemplare scritto di
cerusico dell' infante

mano

di certo Ant. Galli

don Ferdinando gi duca di Parma:

opera del vescovo Turchi.

Il

frate Colloredo fu poi, gli 8

fucilato dai repubblicani francesi sotto le

mura

di

Verona

sospettavasi

giugno 1797,
aveva settan-

tadue anni.

Stupivano massimamente

s"

infiammavano

pettaeolo maraviglioso che sorse in

viluppata tempesta; e questo

fu di

le

genti ad uno

mezzo a quella tanto av-

un

frate

cappuccino

predicava ogni giorno sulla piazza, stando attentissimo


polo affollato ad ascoltarlo.

Non desumeva

argomenti da motivi di religione,

ma

nella nazionale independenza

pi

di

questo frate

che

po-

il
i

suoi

piuttosto da quanto havvi


dolce,

di

pi nobile, di
10

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

146

pi generoso; e sebbene
dirette contro

secondo V uso antico, barbari


di loro guerra,

cacciamento

adagio, paiientia laesa


Italiani,

parole fossero principalmente

sue

le

Francesi, erano nonostante generali, e chiamando,

diceva

fii

predicava contro

forestieri,

Preso

per

qualunque paese,

di

sesso

voi

esse son pur quelle dei Scipioni,

Fabii,

dei

di

qualunque-

impugnate

siate,

dei

son pur quelle degli Sforza, degli Alviani, dei

impugnate

testo V antico

furo\

egli,

condizione, di qualunque

tutti

e morte.

armi:

le

Camilii-, esse

Castrucci. Ita-

armi, impugnate le armi; e non

le

deponete,

finch questi barbari, di qualunque favella essi siano,

non siano

liani,

le

cacciati dalle dolci terre italiane. Vedete lo strazio


di voi?

Vedete che

il

danno a

lor

son contenti, se non aggiungono

che fanno

non basta? Vedete che non


scherno?

lo

rubamenti non

saziano questa gente avara: questa gente superba vuole


properii ed

evvi

il

il

vilipendio. Sonvi le querele imputate

silenzio imputato a congiura: o che serviate o che

mannaie, perch

serviate, vi apprestano g' insulti o le

vire

chiamano

vilt, il resistere, ribellione.

Vi accusano

deboli, che ai deboli


coltella!
e

1'

Adunque, poich

ed

fucili

contro

usare

mag-

stili

hanno ora posto

vi

e le

accagionano,

di stili e di coltella vi

poich un risguardo di Dio, protettore degli oppressi,

sopportabile superbia loro

armi

di

cannoni contro

pi forte gli

il

non
ser-

il

nascoste; vi chiamano gnte traditrice; come se non fosse


gior vilt al pi forte V usare

im-

g'

a delitto;

fucili ed

l'

in-

can-

noni in mano, usategli, usategli, e pruovate che anche gl'italiani petti sono forti contro

rimbombi

Credete voi che siano costoro


siano pi valorosi

pensiero:
i

di

Per

voi?

Dio,

Non

furono da lor prese

sommovono

governi per tiranneggiare

Bergamo

sotto spezie

veneziane fortezze?

le

popoli contro

tevi di Brescia, di

Non

governi, non

popoli

di

voi

Ma

Crema,

da

Genova,

ami-

di

Non da
loi"o

che parlo
fatte

che
falso

si

perfidia sono

di

sotto spezie di amicizia fu invasa

insidiata Gavi, conculcata Livorno?

si

credete

non abbiate

no,

valorosi non son perfidi, ed opei'a

fatti recenti.

cizia

e le guerriere tempeste.

invulnerabili?

si

loro

usano

Ricorda-

ribelli al loro

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

Non

signore dai tradimenti di costoro.

147

avete

voi test letto

manifesti nimicbevoli contro di voi mandati da quel Landrieux,

primario insidiatore, sotto colore


citt?

Non

vedete voi qui

il

da loro perch con mani italiane

sangue italiano? Non

versi

moveste pure or ora a sdegno nel leggere

vi

ventato da loro ed apposto

Dio voglia
il

amicizia, di quelle misere

di

pubblicato scritto di un Lahoz, pagato

puro quanto la causa

sia tanto

manifesto, e nessuno

ancoi'a

ma

1'

il

santa? Vero disse

sa meglio che chi lo scrisse;

infame fraude, non a liberare

a dar cagione agli oppressori


di

dirgli per dargli in

mano ad

qui nell'innocente

Verona

scelerati

solo nido,

valorosi che abbiano

denza; che

ma

il

covo

tra-

noi

Non abbiamo

noi

infami fraudi

d'

in

Buonaparte

vincitoi'e inso-

segreto? Sono questi

tremare? Tolga Dio questa cre-

farvi

valore virt, e la perfidia

satelliti codardi.

pagne pocanzi

caso

Non ebbimo

contaminar Verona? Non

ma

lente in palese, insidiatore scelerato

rosi,

di

mandati espressamente da Buonaparte, sotto

vili,

pi'etesto di reggerla, a

non

vera

subornatori venuti per

prezzo da Lonato, da Desenzano, da Brescia?

stesso,

poi

popoli,

insoJite tirannidi.

ma

oppressi diretta,

gli

tradire gli oppressi

di

sommovere prima

veramente scelerato

qui capitani

manifesto in-

il

Battaglia, a quel Battaglia, che

al

Fumano

al

liete e dilettose della

ed arse dai barbari. Sono bruttati

non soldati valo-

fa,

cospetto vostro le

cam-

Brenta, ed ora consumate


tempii,

sono spogliate

le

case, ogni opera dell' italiano ingegno, utile o magnifica, fatta

preda di soldatesche sfrenate. Adunque


rono

Raffaelli,

Ai-iosti,

Tiziani,

Paoli?

Tassi scrissero perch

coloro che non

intendono?

g'

lo rapissero,

barbari travaglia-

die

il

il

mano

di

povero l'obolo

il

perch uomini gi
ed in prezzo di

prezzo di corruzione contro gl'Italiani stessi

Adunque port

Petrarca, gli

testi loro gissero in

Adunque

suo alla Casa santa di Loreto,

da tanti rubamenti

pei

Adunque

il

fatti

ricchi

meretrici in

convertissero?

povero per incorrotta fede nei Monti di piet

risparmiato frutto di tante veglie,

chi

perch fosse involato da


non veglia che nei bagordi nei giuochi nelle fraudi? Ov"

l'Italia adesso?

il

suo fiore perduto. Dove

costumi? conta-

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

148

minati da fogge forestiere. Dove


disperse o serve.

Dove

Dove

r arte dello scrivere, gi

si

insegnarci

ed

lo scrivere

ingegno!

le italiane

nate dai

il

al

ve

voi

ne

perduto pregio del-

il

piangono

madri,

contro

perch a

tutti

veronesi

le

tiranni; piangono

querelano indarno del contaminato

starete?

non brandirete

voi

armi?

le

per vendicare, per liberare

fiato

da tanto strazio? La vittoria vostra

Italia

scrit-

venuti ad

son

prima ingannate, poscia abbando-

figlie,

le

strani.

maestra

da insegne,

libercoletti

uccisi nelle battaglie

madri

mondo

pensare! Oh, vergogna nostra sem-

non spenderete V ultimo

voi

da

pavesi

le

vili seduttori, e si

onore.

Piangono

figli

famosa

non vendichiamo

piterna, se con r armi

madri

da parlari

lordata

tace, o adula, o imita. Scrittoruzzi

di tanti?

toruzzi da giornali, scrittoruzzi

l'

armi? tradite pria, poscia

le

lingua?

la

comune,

vittoria

puzza questo barbaro dominio, ed

il

primo messo

apportatore delle veronesi battaglie far muovere a redenzione


popoli.

Sdegnata

Germania

oscurato

valor

mili-

tutti

tare,

sdegnata Genova della perduta independenza, sdegnata

Roma

dell'offesa religione,

dell'

sdegnata Toscana dell'oltraggiata

amicizia, sdegnata Napoli dell' esser


vit

una

d' Italia.

rizzata insegna, tutti

rosa Verona.
stre sta:

fatta stromento alla ser-

Tutti aspettano un valor primo, tutti

La mole

agognan sorgere

domandano
gene-

in aiuto della

intera dell'italica libert nelle

mani vo-

perch molti combatteran contro pochi, virtuosi contro

viziosi, oppressi contro oppressori;

della libert. Vinti

n mai vano riesce

Francesi, qual altro barbaro

s'

frontare la vincitrice Italia? Tutti saran cacciati:

1'

ardir
il

arder
d'

af-

sole ita-

liano non splender pi che su fronti italiane; l'aria non udir

pi

le ispide favelle;

solchi di questa terra, tanto ferace

ma-

non produrran pi per altri che per noi i dolci frutti loro;
spose intatte non daran pi al mondo che forti, che sinceri,

dre,
le

die

liberi italiani.

Fu

gi

Venezia ricovero

contro l'inondazione d'antichi barbari;

casione

ai liberi italiani di (tacciare

fia

ai

barbari moderni.

lore libex'er l'Italia, T unione preserveralla; e gi

sentano alla rallegrata

mente nuovi

italiani

liberi

Venezia nuova oc-

secoli

mi

s'

Il

va-

appre-

per questa antica

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


madre

Ma

mondo.

del

sangue

di barbavi.

veggio

io vi

rossi

Deh, fate voi che

segno della salute nostra, n mai senza


libert.

Ha

o che

tiranni versassero

il

sommo

libert versasse
le

mannaie

il

gli

independenza

libert e la tirannide. Il principe vostro,

il

fortunate,

1'

amore,

furore, le donne,

il

armi, fate che

1'

la

servit,

la

vi

tra

la

cielo propizio, sorti


i

figli,

T inco-

chiamano ad un'alta

e non pi udita impresa; e poich la rotta pazienza vi


all'

la

scegliete tra

Ite,

padri,

minciate battaglie, queste prime vittorie,

rere

fia

acquista

vita e la morte, tra la

la

tra

fiori,
1'

s'

oppressi, o che

sangue degli

il

sangue degli oppressori.


sparsi

sangue loro

il

sangue

libert! Ite,

di

quando ordin V universo, voluto,

Iddio,

gloria e l'ignominia, tra

sangue! questo

di

seme

sia

quest'uomini truculenti:

correte, uccidete

149

cor-

f'

armi non siano impugnate indarno

XXXI.
Carlo Botta.

Caduta

Dai

dell' aristocrazia

libri

e xii della St.

diecine

come cadde.

dire

Basti

di giorni avanti

il

dal

1789

al

che

l'

1814.

a che

pusillanimit

ziana per la corruzione e la


cadf^re

veneta

tradimento alla nuova repubblica.

maggio 1797)

fu de' pili

tutto ci

tegno di Bonaparte verso la

rinnovata repubblica

Gran onore

queste pagine del Botta.


tera di

lui,

padopoli,

che vale molta prosa

a'

15

luglio 1834,

il

venuta merit

di

non so quante

pazzamente allegri
francese

furono odiosi

compianto

scrittore e

oggigiorno.

da Parigi:

qualche compiacenza, come di


scrissi

d'

tradimento

il

di

L' aristocrazia vene-

ultimo carnevale

che Venezia ricordasse. Con

lerati; e nobilissima l'indignazione

era

che

con-

il

scel-

prorompe da

d'uomo! c' una

let-

Scriveva ad Antonio Pa-

Di queste

mie

storie io

buone opere, massimamente

sento

per quanto

per la povera Venezia. Quando comparir al cospetto di Domeneddio

per essere giudicato,


di questo secolo e

il

che non tarder molto, per essere la mia et mezza

mezza

dell'altro, io porter

quale

usbergo aperta sul

LETTURE

150

DEL, RISORGIMENTO.

storia. Doraeoeddio dir: Tu sei stato un goloso


ed io
Signore, vero, ma scrissi per Venezia Tu sei stato un presuntuoso ed io Signore, vero, ma scrissi per Venezia Tu hai troppo

mia

petto la

risponder

amato

le

Venezia.

zicai

un poco,

Pietro,
che

ldia, la

ed io

Signore, vero, massime

cosi via per tutti

disse

giusta,

donne

Signore, gridai, Venezia, Venezia

di fango.

memoria ed

la

Tu ben

celano

servendoti delle

scrivesti,

ma

me

Domeaeddio; ed

Ponza ponza; che

il

ad Ant. Papadopoli

tonelli,

La

1886) pp.

anima

se

vilt, la per-

generazioni

le

barbaro,

di questo
sotto

dolci

aspetti

mie parole, che sono

1'

andar contro

scelte e

chi

Cosi dir, anzi intuo-

me

la

godr nella gloria

miglior segno di animo giusto, retto e

roso, , in un secolo corrotto,

liani

Signore allora

beati quel!'

per l'amor mio verso Venezia,

io

per dir meglio, verso la verit e la giustizia,

eterna.

il

per

scrissi

tutti forse piz-

le aspetto al Giudizio,

traditore di Venezia avr da fare con

ner, la sonora voce di


o,

nome

il

stesse

sepolcri imbiancati. Si, sono veramente;


il

Ed

tradimento di un barbaro.

il

come fanno,

perch sono diventate barbare esse

loda

ma

vero scrisse per Venezia contro la

il

soperchieria ed

presenti adorano,

anime

che di

sette peccati capitali,

apri largo, apri largo; e lascia venire fra

giusto ed

il

le belle,

sfcolo. Lettere d'

il

gene-

ili.

ita-

annotate da G. Gozzi (Venezia, An-

11.3-14.

dichiarazione di guerra fatta da Buonaparte non pareva

a lui poter bastare

per

arrivare

suo

al

fine

del

cambiar

la

forma del governo veneziano. Per arrivarvi aveva con tanto


veementi parole intimorito
capitolo del

cambiamento

di

aveva ordinato a Baraguey

legati

veneziani,

toccato

loro

governo: a questo medesimo

d' Hilliers

che

si

accostasse coi sol-

dati alle rive dell' estuario e d' ogni intorno tempestasse,

se volesse farsi strada alla sede stessa della Repubblica.


fine

ancora Villetard

il

fine

e gli altri repubblicani rimasti in

come
questo

Venezia

menavano un romore incredibile contro 1' aristocrazia come se


ella fosse la maggior pste che sia al mondo, esaltavano la democrazia, accennavano che il solo mezzo di placar lo sdegno di
Buonaparte era

di ridurre

citavano contro

le

eglino, confortati

favorevole,

piti

il

governo alla democrazia: a questo

medesimi continuamente

fine altres dai

antiche

forme

gli

si

dall' aspetto delle cose

apertamente insidiavano

animavano

amatori di

ai disegni

e si con-

novit;

ed

loro tanto

minacciavano

lo stato:

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


;il

medesimo intento finalmente

congreghe

secrete,

di

terrore era grande,

dei buoni,

accomodarsi

pi
al

si

151

spargevano ad arte voci

di

congiure occulte, di armi preparate.

Il

le fazioni

si

accese,

malvagi

trionfavano:

ristavano per timor dell' avvenire, volendo

cambiamento che

si

vedeva in aria: pochi co-

raggiosi procuravano la salute della repubblica.

Non

ostante tutto

egli era o per

questo,

trame ordite facevano poco

le

cui sedeva la

frutto nel senato in

somma

dell" autorit,

voler perseverare nelle massime

risoluto a

perch

prudenza o per consuetudine o per ostinazione

Gi aveva ordinato che diligentemente


r estuario. Prevedevano

dell'

antico

fortemente

stato.

munisse

commesso

novatori che, ove fosse

si

al

senato di proporre alterazioni negli antichi ordini della constituzione al Consiglio grande,

era investita la sovra-

in cui

nit e dal quale solo simili alterazioni dipendevano,


il

senato vi

si

non mai

sarebbe risoluto. Per la qual cosa coloro

indirizzavano tutti questi consigli segreti

si

che

deliberarono d

modo per evitare 1' autorit del senato, allegando che


ad accidenti straordinari abbisognavano rimedi straordinari.
I Savi attuali, dei quali Pietro Donato aveva qualche entratura
con Villetard, operarono in modo, che si facesse un'adunanza

trovar

illegale e contraria

ordini

agli

repubblica nelle stanze

della

private del doge la sera dei 30 aprile....


il

cavalier

Assumendo

Dolfin ragionava che fosse molto

le

parole

a proposito

alle

cose della repubblica V obbligarsi Haller, col quale egli aveva


amicizia, ed era, secondo che egli opinava, molto innanzi nel-

r animo

di

Buonaparte,

per

mitigare

il

La quale

vincitore.

proposta dimostra a quanto abbassamento fosse condotta quelera parere di uno

r antica e gloriosa repubblica; poich

principali statuali, gi ambasciadore in Parigi, che


la

sua salute in

si

ponderoso momento

si

dei

aspettasse

dall' intercessione di

un

pubblicano.

Non

erano

ancora

che non deridessero

gli

la

animi dei

vanit

del

circostanti
partito

tanto abietti,

posto

dal

Dolfin.

Seguitavano diversi pareri. Voleva Francesco Pesaro, genero-

samente opinando, che non

si

alterasse a

modo alcuno

la

con-

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

152
stituzione e

facessero le pi efloaci risoluzioni

si

fino all'estremo quell'ultimo ridotto

Disputava
rit

Mentre

ordini.

Zaccaria Vallaresso

dall' altra parte

legati di trattare

ai

arrivar novelle che gi

Francesi dalle rive

cannoni.

gran terrore fra

dell' estuario

rimento
e

non

che

Donato

di Pietro

si

letto.

di

sta notte no

semo

Per poco stava che per sugge-

Antonio Ruzzini non

della dedizione:

trattasse

serenis-

il

gi per la camera

passeggiando, lasciava intendere queste parole

n anche nel nostro

ten-

romor dei

il

adunati:

gli

simo principe, tutto paventoso pi volte su

per

dell" estuario,

Parve s'udisse

a Venezia.

Si suscitava

auto-

desse

posti, ecco

partiti

soprantendente alle difese

tavano di avvicinarsi

sicuri

si

con Buoiiaparte dell'alterazione degli

stavano esaminando

si

Tommaso Condulmer,

per difender

della potenza veneziana.

che

cosa

si

farebbe

cedesse
credere

Veneziani fossero divenuti meno che uomini, se veramente

in questo fatto solo operava la paura. Vinceva per altro ancora


in questo

la

fortuna

gagliardamente

mandava

Condulmer

al

ostante, operando

partito che
la

della

al partito

il

le

Nicol Erizzo,

resistesse alla forza

timore e

il

Repubblica; perch, opponendosi

Giuseppe Friuli

con

la forza.

instanze dei novatori, fu preso

doge medesimo esponesse

al

maggior Consiglio

condizione della repubblica, proponesse la facolt

la constituzione, si convocasse

guente primo

di

si

Non

il

maggior Consiglio

di
il

alterar
di se-

maggio. Fatta questa risoluzione, desiderio prin-

cipale di Buonaparte, e mentre ella


gretario Alberti distendendo,

il

tuttavia

si

stava dal se-

procurator Pesaro, lagrimando,

memorande parole: Vedo che


mi non posso sicuramente preaiuto: ogni paese per un galantuomo xe patria:

disse in dialetto veneziano queste

per

la

starghe

mia patria
vertii

la

xe finia:

nei Stmzeri se poi facilmente occuparse.

sapendo che Buonaparte domandava


cesco Pesaro,

se,

come

lasciato

trapassando

sua vita nell'elvetiche montagne,

mondo l'esempio

al

Poi cesse da Venezia,

sua morte. Felice Fran-

disse, cosi avesse fatto, e se,

ritirato e dolente la restante

avesse

la

di

un amore

di

patria

scevro da ambizione, che s stesso, Venezia, Italia avrebbe per-

petuamente onorato

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


Era

la

cadere da per

neziana doveva

Era

era teso.

nell'

agguato

clie le

cannoni

micce accese: apparato inso-

presti, le

da tanti secoli in quella quieta repubblica. Custodivano

per antico rito gli arsenalotti


capi di strada

s stessa

palazzo pubblico circondato per ogni parte da

il

genti armate,
lito

153

mattina del primo maggio, quando la repubblica ve-

pieni

stanze del palazzo:

interiori

le

uomini

d'

in

armi.

maravigliava

Si

il

popolo, ignaro della cagione, a quel romor soldatesco: la citt


tutta

occupava un grandissimo terrore: quH luoghi medesimi

che per sapienza di governo, per benignit


tezza

di

erano

sito

stati

sempre pieni

di

per natura, civilissima per costume, ora risuonavano

d'armati; e quelle armi


salvamento,

ma

Convocati

per for-

cielo,

gente allegrissima

di

d'armi e

armati accennavano non

quegli

a distruzione della pati'ia.


padri al suono delle solite

campane (non senza

lagrime io queste cose racconto), e adunatisi in maggior Consiglio,

rappresentava con gravissime parole

il

doge la funesta

condizione a cui era ridotta la repubblica, infelicissima,


cente

Tale essere

la

ma

inno-

condizione della repubblica, combattuta

da un amico divenuto nemico doj^o tanta ospitalit usata verso


di lui, appetita

da un

amico per cui

erano sofferte tante

si

disgrazie, insidiata forse da cittadini perversi


vertire era uso, piacere,

in
i

un secolo

in cui V

diritti nulla, la

massima

innocenza

per cui

il

sov-

speranza; essersi abbattuta

non creduta,

derisa, la fede

forza tutto; solo le stragi e le vittorie aversi

la virt non attendersi, se non per contaminarla.


Che potere Venezia a cui solo erano scudo V innocenza e la
virt? Cedessero adunque, cedessero, esortava, ad una necessit

in onore;

ineluttabile;

e,

poich l'estremo dei tempi era giunto, in quel-

r estremo tempo pensassero

che

meglio

era recidere qualche

ramo, sebbene essenziale, che l'albero tutto; che cosa di poco

momento

era una modificazione, pui-ch

pubblica; che
getto di

bisognava, a guisa

una parte

del

carsico

dei

si

per salvar

la

la re-

marinari,

nave

far

Posto

il

fu appruovato con cinquecentonovan-

partito e raccolti

totto favorevoli e

ventuno contrari. Lodava

vti,

conservasse

provvidi

il

doge la virt del

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

154

naggior Consiglio, esortava ad aver costanza, a non disperare


repubblica, a tener credenza del partito deliberato

della

scia, tra

il

dolore la mestizia ed

nire, si scioglieva

po-

avve-

terribile aspetto dell'

il

Consiglio.

il

crudo capitano intanto perseguitava Venezia. Calava Buo-

Il

naparte furibondo dalle Noriche Alpi, e la circuiva d'ogni intorno. Villetard ed

suoi aderenti

insidiavano

l'

la costanza mostrata in Treviso

accusava

generalissimo,

il

quella provincia. Sde-

di

Veneziani

di

Pesaro,

degl' inquisitori,

Rispondeva Giustiniani,

le

del

enormit

d'

domandava

de' suoi

somma

con

amica

di

Verona

soldati;

sempre

generosit

insopportabile dispendio avere mantenuto per


l'esercito di Francia;

diti

freno,

soldati di Francia, avergli

anche quando

armi tedesche;

fortuna

la

di ci far fede

anzi

ttata

dell'impe-

mostrava favorevole

si

la esperienza,

francesi

cagione

la

impertinenza

del

di ci

dell'

fatto

contro

un

armatore

di

ordini

rompitore

altra

su-

sarebbe

si

nazione,

che

a disprezzo tanto insolente della sovranit fosse trascorso.

queste risposte

guardando,
dalla

g'

Buonaparte,

intimava

terraferma;

se

plicava Giustiniani,

se

no,
il

gii

del

senato;

che

atto

di furioso

togliesse

V avrebbe

fatto

Giustiniani

davanti, sgombrasse

ammazzare.

Re-

senato avere commesso alla sua fede

Treviso, non potere n volere

ordine

in

di

Lido essere

del

armatore,

qualunque

gli

in

alle

moderazione,

perbo delle municipali leggi; la resistenza medesima


usata

sud-

sempre tenuti

del senato, inculcatori sempre di pazienza, di


assistenza verso le genti

con

non avere mai usato tante

fedele,

danno dei Francesi; non che avesse concitato

contro

lungo tempo

si

occasioni propizie per congiungersi con gli eserciti


ratore a

il

comandante del Lido.

Oltremincio e

essere state provocate dalle insolenze


essere stata passiva Venezia,

perfidie, di

di

tradimenti, di assassinii; minacciava sterminio;

sangue

raccontare

il

cospetto del generalissimo

in

da Angelo Giustiniani provveditore


gnato

Pia-

dentro.

cerai in tanta depressione di spiriti e vilt d'animi

non

partir
lo

da Treviso,

spaventava

il

se

non per

morire;

poich egli aveva sete di veneziano sangue, pigliassesi

il

che,

suo.

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


ed

il

Tanta fermezza faceva, secondo

restante risparmiasse.

cendogli che sapeva

dolcezza

il

Entrava in

Buonaparte.

solito, piegare

155

sull'

aveva governato con integrit

eh' egli

Trivigiano: veniva finalmente sul promettergli che


case dei no-

nella ordinata distruzione delle propriet e delle


bili

il

accarezzarlo, di-

veneziani

sue sarebbero

le

preservate:

certamente

offerta

vile in un' occorrenza tanto miserabile della patria veneziana, e

degna

Non

chi la faceva.

di

rimaneva per questo

si

Vene-

il

Ge-

ziano, imputandosi ad ingiuria la promessa mansuetudine.

nerosamente pertanto

capitano di Francia parlando,

al

immune

cliiarava che, poich egli trovava lui e la sua condotta

colpa,

di

ancora essere innocente

confessasse

comandamenti

del

gli di-

senato, dai

il

qual riverente figliuolo, riconosceva

quale,

quanto aveva fatto; ch'egli era stato amico dei Francesi, per-

ch

che se

senato era;

il

loro

stato

fosse

nemico

senato,

il

anch' egli sarebbe stato; conciossiach egli era sempre stato e

sarebbe fedele esecutore


per pruovare

1"

bili gli si offeriva in ostaggio in

mandarlo. Aggiungeva

non r

accettasse.

rifiutare

le

sua adorata patria,

Quanto
l'

le

immunit

alla

lui,

concittadini il-

de' suoi

fin

fardo e dispettoso

Era

umane

il

giustizia

lo

il

stodivano:

patria,

dir Giustiniani

attonito

tra

giorno 12 di maggio destinato da chi regge


della

maggior Consiglio:

stavano vuote

al

gli arsenalotti,

Lido:

si

queste

ma

pochi,

dall'estuario,

si

il

cu-

acco-

vedeva un avviluppamento degli ul-

timi Schiavoni che s'imbarcavano:

sapendo che

bef-

veneziana repubblica. Era

navi difenditrici, ritirate

le

pie

lasciava andare

cose alla distruzione

adunato

e di

a'

uso ad avere

d' allora

intorno adulatori, n sapendo che cosa volesse


di

se

beni,

spada, la metteva

la

del conquistatore. Buonaparte, gi

con quel suo amor

de' suoi

offerta

ed eterno rossore avrebbe, se

fumanti

ceneri

scignendosi

lese restassero. Quivi,

piacesse

gli

infame dono, poich, perduta la pa-

perduto per

propriet sue fra

qualunque luogo

non sarebbe eroe Buonaparte,

che

sdegnosamente

tria, tutto era

della

voleri

dei

innocenza della quale con documenti irrefraga-

il

popolo atterrito, n ben

significassei'o quei sinistri

presagi,

si

raccoglieva

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

156

in folla intorno al palazzo:

per ridurre

congiurati di dentro discorrevano

maggior Consiglio a spegnere l'antico governo:

il

congiurati di fuori spargevano mali semi. Aiutava

loro la risoluzione

antiche forme.

le

Orava

La

congiure,

desidri
date,

Buonaparte,

di

se

dell" inutile

riformasse: proponeva

si

governo rappresentativo. Mentre

il

fraudi

tremante sui pericoli presenti: par-

dei

resistenza e delle promesse


infine

le

modificare

al

setta democratica trionfava.

doge pallido

il

lava delle

primo maggio favorevole

del

stava deliberando,

si

ecco udirsi improvvisamente alcune scariche

d'

archibusi fatte

per festa e per forma di saluto nell' atto del partire dagli Schiavoni, che nel

sottoposto

ugualmente per

festa e

canale s'imbarcavano: rispondevano,

forma

per

di

deva

gli

tenti

ad ammazzare

privi

coi

doge e tutto

il

fama per

d'animo

di

le

tiri

loro

subito spavento pren-

adunati Padri: credettero che fossero

era corsa la

n'

saluto,

Un

Bocchesi alloggiati a San Zaccaria.

congiurati in-

ceto patrizio, siccome

il

congiure. Si aggiravano per la sala

consiglio; gridavano

confusamente e con

gran pressa, parte, parte, che in lingua veneziana significava,


squittinisi, sqiiittinisi.

Posto

il

partito,

si

vinceva con cinque-

centododici voti favorevoli, venti contrari, cinque non sinceri.

fine di preservare

le vite e

Venezia

incolumi, diceva

sostanze

le

e di

degli

il

ceto patrizio

con questo che


rentita,

che fossero

verso

tutti

la

religione

della

citt

di

conforme

ai partiti gi presi
il

giusti riguai'di avuti

partecipi

la sicurt della zecca

maggio, accettava

di

decreto,

allontanare l'imminente pericolo di novit vio-

lente, ed altres sulla fede

verso

il

amatissimi sudditi

il

dello

stato,

banco fosse gua-

e del

primo e quarto giorno

maggior Consiglio

sentativo, purch a questo fossero conformi

il

governo rappre-

desideri del ge-

neralissimo di Francia; ed importando che in nissun niomento

senza tutela la patria comune restasse,


gistrati
l'

di

provvedervi.

antichissima loro autorit

in

una tanta

disgrazia,

ma

questo
si

si

modo

faceva carico
i

ai

ma-

patrizi veneti del-

dispogliarono, non con dignit

minacciati da due sudditi

nome, ed aggirati da due colleghi

infedeli;

d'

oscuro

non per armi pe-

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

ma

rirono,

per insidie; non

157

ma

per imprudenza animosa,

per

un nemico aperto, ma
per frauda di un amico disleale. Non manc il iDopolo al governo, ma il governo al popolo e mori una pianta con le ra-

imprudenza debole; non per assalto

di

perch era

dici buone,

conforto

aver perduto

dello

guasta; n ebbero

la testa

stato

lo

per

patrizi

perch coraggio non mostrarono e la cautela fu vizio.


se

buoni ebbero compassione a Venezia pe

simarono per

la

mente esempio
quel tradire

debolezza:
terribile

gli stati

di

il

certa-

lagrmevole

Il

d'

Europa, e fu

Polonia, perch in questo fu pi violenza

che fraude, in quello pi fraude che violenza.

ranno difficilmente fede

ai principi,

quando

e'

popoli preste-

dicono di essere

restitutori dei diritti e degli stati legittimi, se jjrima

per,

presagi pieno,

pubblico

gius

Ma

schernirono.

funestissimi

di

destino, la bia-

"1

per prepararne la rapina.

caso di Venezia turb tutto

peggiore di quel

la

tristi

fu,

il

soperchiata,

virt

non re-

stituiscono Venezia. Foise alcuno dir che conviene all'Austria

r avere Venezia, ed al re dei Paesi Bassi

1'

avere

il

Brabante

Austriaco: a questo sto cheto. Quanto all'Italia, peri con Venezia

il

principale fondamento della sua independenza ed

il

pi forte propugnacolo contro la potenza alemanna. Era Ve-

nezia contro

Alemagna

che

quello

era

Sardegna

di

re

il

contro la Francia. Quella peri per fraude, questo per foi-za:

perde

l'

independenza, non

s'

acquist la

libert,

1'

Italia

si

fu

serva.

Poich
l'

autorit

patrizi ebbero

preso

partito

il

propria e di rimettere lo stato

di

nelle

rinunziare al-

mani

di

Buo-

naparte, tale un timore gli assalse in quelle stanze, piene tuttavia delle immagini dei loro forti antenati
essi fatto di

grande

e di glorioso si in

e di

quanto fu da

pace che in guerra, che,

non sapendo pi n dove restassero n dove gissero, si abbandonarono, come perduti, ad ogni affetto pi disperato. Si
ritraevano alcuni alle stanze private del doge, che, tutto smarrito,

aveva dato ordine che

sero: altri,

mando

usciti

gridando

di tutti

ducali segni

all'aperto per ritirarsi alle

Non

pi

si

dispoglias-

case loro, lagri-

Venezia, non pi san Marco

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

158

facevano uno spettacolo miserabile in mezzo alle turbe affollate,

che ancora non

ben

sapevano

sovrastasse alla patria loro.

quale

avvenuto quello che aspettavano,

pensavano

essere-

un vecchio ge-

questi

tra

quanta sciagura

novatori, che

nerale Salimbeni soldato della repubblica, trepidando dall'al-

Viva la libert! Ma

legrezza gridavano

popolo, che prima

il

era stato incerto n poteva recarsi nelT animo tanta abbiezione


dalla parte

dei

patrizi,

saputo

fatto,

il

accendeva

si

furia incredibile, ed incominciava minaccioso

tumultuazione, chiamando unitamente

Cresceva

la folla, a cui si

erano

fatti

non ancora imbarcati. Accorrevano


con

fanciulli, e

verso
le

1'

san Marco,

donne

le

vecchi

ed

amore

antica e veneranda patria. Sventolavansi dalle finestre


si

rizzavano sulle antenne piantate

in cospetto alla chiesa di san Marco.

Cominciavano

a correre gridando e schiamazzando, e

mettevansi a grado a grado fuori delle finestre

Ma non

di

compagni pochi Dalmati

voci davano gli ultimi segni del loro

le

bandiere di san Marco; tre

biose

nome

il

una

di

a fare una gran

pu

anzi tosto

le

turbe rab-

dove passavano

le dilette

bandiere.

popolo sollevato star lungo tempo sui generali,

il

nei

particolari o

d'

amore

o d' odio.

Avvertito

che in una delle contrade per alla piazza abitava un pizzica-

gnolo che aveva fatto certe dimostrazioni a favor di un uscito

men che non

dai piombi, correva alle sue case, ed in

si

dice

sperdeva o rompeva ogni mobile; poi, trovatagli una nappa


tre colori addosso, gliela

stava iu atto di mozzargli

iscampo della

il

capo, quando

prometteva

vita,

cosi tosto usciva dalla sua

una mano

di

di

conficcava in fronte: gi uno Schiavone

di jjalesare

bocca

il

mal

il
i

arrivato, per

rei delle

nome

di

congiure.

qualcuno, che

popolo partiva per mettere a sacco

la

casa del

nominato. Saccheggiavansi per tale modo Zorzi, Gallino, Spada,


Zatta libraio.

Fu avuto

rispetto ai palazzi

dei ministri,

anche

a quello di Francia. Villetard, non sapendo fino a qual termine


potesse

trascorrere

quel

furor

popolare,

si

era nascosto

ministro di Spagna

altro importava

calmar quel furore, facevano opera che

il

dal

Villetard e Donato, ai quali pi di ogni

adunassero alcune compagnie

di

soldati

italiani,

si

presidia-

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


vanne

il

ponte

Rialto.

di

Vi conduceva Bernardino Reyner

fine a

quell'

incomposto accidente. Usavano Villetard

Donato

e Battaglia la occasione, e

vilio a

Mestre la notte dal IG

comandamento
cesi.

Baraguey

di

popolani

tre o quattro

due cannoni, coi quali tratto ed ucciso

poneva

159

La mattina molto

preparato e mandato

na-

il

17 maggio, levavano, sotto

al

per tempo

scoprivano

si

il

quattromila soldati fran-

d' Ililliers,

schiei-ati sulla

piazza di San Marco: soldati ed armi forestiere non mai viste


in Venezia da quindici secoli. Creossi
sero cose che

non

il

municipio,

attennero, lusingossi con

si

vitossi coi fatti, e tanto si

continu

promi-

si

parole, gra-

le

inganno, che la ricca e

l'

potente Venezia fu data, spogliata ed inerme, in preda all'imperator


stizia

d'

non

Da

questo imparino

gli

uomini, che

Alemagna.
pi fra

preservare che con

ed alle promesse

non

per essere

armi,

le

dei forestieri

solo preda,

ma

che

popoli che la giu-

gli stati

non

possono

si

credere alle lusingherie

il

un volere ingannai-si da

ancora scherno

segno

di

s,

ca-

lunnie da parte dei forestieri medesimi.

In questo mentre

Buonaparte

se

voci che gi

lui

era concluiio

levavano,

si

Vicenza qual fosse


Francia n

si

Il

atterrivano

destino

il

trattato di

il

ne tornava a Milano.

dei

Campoformio:

suo parlar diverso,


i

popoli.

Veneti,

e le

Interrogato a

rispondeva n la

avere alcun diritto sopra di loro. Qui soggiun-

geva un Tiene vicentino, che sarebbero pronti a spendere ogni


pi preziosa cosa per conservar l'independenza. Replicava nulla

ancora essere deciso: n

la

Francia n egli non sarebbero mai

per operare cosa alcuna contro di loro, n per disporre di un

popolo sopra del quale non avevano nissun


a Verona, gi pi vicino al suo sicuro nido
si

credeva che

la parte austriaca

delle veneziane sorti

vi

diritto.
di

Ma, giunto

Milano, e perch

fosse potente, interrogato

da un De Angioli presidente del governo,

faceva sentire questo suono, che Verona era ceduta all'Austria.


Diss' egli allora
sotto

derci

il

presidente:

Perch non lasciarci piuttosto

Veneziani? Perch, dopo tante promesse


all'

Austria?

questo tratto

di libert

rispondeva

il

ven-

capitano

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

160
atroce

a uomini ai quali egli aveva

difendetevi.

Riprendeva

mamente rispondendo tuonava


ditore, e

sgombra da queste

difenderemo.

tolte, e ci

attonito; e

di trepidazione

di

dolenti

cittadini

ma

ci

in

piena

grida

le

ne

se

avvilito,

la citt

Udiva

spavento.

Vattene, trahai

barbaro a tale rincalzata,

grido:

il

venditore;

il

il

Ebbene,

magnani-

armi che

terre: rendici le

Taceva

camera. Spargevasi intanto

parole, e

modo

a questo

armi

le

le

non vergognoso,

ritirava

si

tolte

presidente

il

di

altra

dolore

disperate

partiva

frettoloso

dei

per

Milano.
L' ora estrema di Venezia era

Scriveva da Milano

giunta.

Buonaparte a Villetard: pel trattato

di

pace essere

Fi-ancesi

obbligati a vuotare la citt di Venezia, e per ci potersene l'im-

ma

impadronire:

peratore

non doverla vuotare che venti o

trenta giorni dopo le ratificazioni: potere tutti

volessero spatriarsi, ricoverarsi

patriotti che

nella repubblica

cisalpina, in

cui godrebbero dei diritti di cittadinatico; avere facolt per tre

anni di vendere

un

tondo,

il

beni loro: essere indispensabile che

quale potesse alimentare quelli fra

si risolvessero a lasciar

sufficienti

per

d'allodio

avessero bisogno,

possedeva nella

che

molte munizioni navali, o

partenevano

non avessero facolt

con la vendita dei beni

Cisalpina:

guerra o

di

quivi

Venezia

pubblica (questa era una congregazione

di salute

di municipali) le trasportasse, pi presto

perch

esservi

commercio, che ap-

di

governo veneziano; essere indispensabile chela

al

congregazione

loro

creasse

essere la repubblica francese parata a

vivere:

soccorrergli, se ne

paese

il

si

patriotti che

potessero

quanto fosse per esser

essere vendute

il

in

meglio, a Ferrara,

pr

utile alle opere navali

dei fuorusciti:

di

Tolone, tosto

s'imbarcasse per Corfu, e se ne facesse stima, onde del ritratto


si

soccorressero

fuorusciti:

cannoni

e le polveri

sero alla Cisalpina: accordassesi Villetard con

con un Forfait

vedere a qual pr

con la congregazione
si

di

vendese

salute pubblica per

potessero condui-re una nave ed una fre-

gata recentemente disarmate, otto galeotte,

argano da inalberare,

si

un Roubault

le piatte,

il

sei

Bucintoro e

cannoniere, un
le

barche do-

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


rate,

barconi,

palischermi

grossi e

161

navi da guerra, sei

sei

fregate, sei brigantini, sei cannoniere e tre galere sui cavalietti.

Aggiungeva Buonaparte a

Villetard, badasse

la prima, lasciar nulla che

potesse servire

creai'e

un navilio

la

seconda,

bene a

trasportar

sciti: in

modo

possibile, perch

somma

si

si

ogni altra opera facesse che

il

le sorti dei

pubblica e coi deputati delle

di

fuoru-

T oc-

Veneziani che
suo ob-

fosse

con la congregazione
citt

ai

tempo

volessero ricoverare in Cisalpina: finalmente

bligo di pensare, di concerto

vendesse nel

pi fosse profittevole

correnza richiedessero per assicurar

cose:

Francia quanto

in

fosse utile alla nazione; la terza, usare quanto

miglior

tre

all'imperatore per

di

salute

terraferma, alla

salute

dei fuorusciti loro.

Avuto Villetard questo mandato, duro per


stato autore

per

la

della

perduta patria, nella

lui

per

essere

duro pei Veneziani

rivoluzione veneziana,

adunanze

sala delle

recatosi, e

ragionato prima delle condizioni dell'Europa, che secondo

^ rendevano pericolosa alla Francia una nuova guerra


nente, in cotale guisa ai municipali favellava

lui

sul conti-

Cittadini, voi

gi anteponeste all'interesse vostro l'interesse della patria: un


altro

maggiore sforzo, un altro pi nobile

fare; e quest'

il

l'interesse di tutta l'Europa.

Gi udiste

citamente sparse dai nemici vostri

le

almeno ai
mandato ricevuto hanno, il
che con lagrime. Ma, cittadini,

dolore di adempirlo con altro

nemici vostri sono anche nemici nostii:

la Francia,

funeste voci solle-

esse l'isparmiano

che questo infausto

vostri amici,

sacrifizio vi resta a

dare l'interesse della vostra patria stessa al-

come

se

ella

trafficasse

voi contro la libert e contro

essi

calunniato hanno

carne umana, affinch

di

difenditori suoi parte

r odio voltaste che alla tirannide ed

a'

di quel-

suoi sostenitori portate-

No, per Dio, no: che la francese repubblica questa vendita

infame lascia
mini

liberi

vendetta

ai re: ella

ovunque

perseguita

gli trovi.

Ma

la

re,

ella protegge gli

sua protezione e

debbono terminarsi dove nascerebbe

suoi propri concittadini.


sparsi, meglio

la

uosua

la offesa dei

soldati della Repubblica, ora troppo

fomenteranno,

ristretti

nella

Cisalpina, la noli

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

162

velia libert. I territori! veneti, forse la citt stessa di Venezia,


alle

ranno. Alcuni fra

di voi,

a piegare

collo

il

inesorabile.

di

stoica, fra

Bene ho a

giudicare qual

una

dopo

leno della calunnia,


che, perduta

su

lidi

morii'e

il

fia il

ogni

uomo

sotto

un

ivi

eh' ella

La

cittadini

titolo di

il

citt, o sotto gli

pre-

ed asilo a coloro

cisalpina repubblica, per

avrete,

libert,

in tanta

potrete

che

potentissima Repubblica.

cosi

veneziani

Per tale guisa

lontananza

la

assicurare
il

loro che preferiscono la libert alle lagune!

si

apre

forti,

alla

o nelle

il

beni

con voi

favor vostro stipulava

Veneziani in Venezia, assicurava almeno

Dette queste parole,

vi

una sede

ivi

umili tugurii duve abitano gli uomini

fondarla:

Veneziani trasportare

e lagrimoso,

io

generoso.

sacrificio

ricovero

offre

tirannide.

alla

virtuosi e liberi,

non potendo

Non

aver purgato la mia patria dal ve-

di

novella Venezia, o che vi piaccia presso alle terre

popolose

con

diroc-

antica Venezia, vorranno fondarne una nuova

1'

inaccessi

grembo:

mura

libero

una rassegnazione

fra

intercessione della Francia e per amore della


il

Veneti

mura

le

degli stranii.

meglio

onorevole, fra

ritirata

dirvi,

ed

mano

cate pi tosto che lasciarle in

come

Altri,

a lasciar le insensate

la patria

Evvi finalmente chi elegge

sumer

Ottomani fanno, sono pronti

gli

sonsi risoluti

per trasportar sulle navi


lei.

come

fato

al

gloriosi avoli loro,

occupe-

imperiali genti: fo's' elleno gli

i-esteranno aperti

la

generosa Francia,
libero stato ai

il

viver libero a co-

giovane Villetard, pallido, tremante

tacque. Poi

gli

esortava,

in

nome anche

di

Buonaparte, che ordinassero quanto era necessario, perch Venezia sottentrasse intera e salva al nuovo dominio.

r indt'gnazione,
lenzio, ora
il

il

furore agitavano

mormorii

di

maledizione.

cuore funesto aveva per

la

il

consesso.

Il

morte del

La

rabbia,

Ora era

il

si-

buon Vidiman, che gi


fratello,

antico gover-

natore delle isole, che non aveva potuto sopravivere alle rapine
coreiresi, visto accostarsi
fratello, se

la

morte della patria a quella del

ne stava un pezzo attonito e sbattuto. Poi, ritro-

vando in s quella forza d'animo che pi gli uomini temperati


hanno che gli sfrenati, faceva risoluzione di andarsene all'esilio,

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


non gi per adular Buonaparte

ma

ambizioni,
virt

si

per viversene umile

te

per correr

dietro

ed

ignoto

nuove

dove ancora

pregiasse. Fortunato Veneziano, anche nelle disgrazie,

poich la virt non solo consola,

da

163

impareranno

ma

gran

misura

felicita,

avranno vita queste carte ch'io

posteri, se

vergo, e divozione verso la patria, ed integrit di costume

amore della

che essi anteporranno

l'

Buonaparte, distruttore

Riprendeva
neralissimo

scampo della

veneziane spoglie.
la

ed umile Vidiman

esule

natura italiana

si

glorioso

al

di patrie innocenti.

parole Villetard, ed offeriva in

le

ed

ed

costanza nell'esilio; e forse tempo verr

libert e

loro vita

nome

nel vicino

del ge-

esilio

le

questa offerta, veramente buonapartiana,


scosse e mostrossi intiera. Ritenessesi, ri-

spondevano concordi, gl'infami doni: non

essi

aver consentito

a governare un di la patria loro in tempi infelicissimi per di-

vidersene

le spoglie;

sapere come

preferisca la povert al-

si

l'infamia: gli esempi che correvano non avere fin l contaminato


le

anime veneziane

basta la potenza,
lito

basta

poter

ma non

essere

avviliti,

la virt, intrinseco e

caduco come
ziane spoglie,

la

traditi,

perch per tradire

perch per non essere avvi-

durevol pregio, non esteriore e

potenza: prendessesi pure la Francia

ma non

cercasse di chiamar a

le

vene-

parte del furto

Veneziani: aver essi perduto la patria, non voler anco perdere


l'onore: se

si

pascevano

potenti delle rubate ricchezze, volere

buona coscienza, n non esser mai per


consentire che quelle mura e quelle acque, tante volto testimoni
gli esuli pascersi della

di virtuosi fatti, gli

vedessero far fardelli di veneziane ricchezze:

sapere, per aver voluto servire alla Francia ed alla patria, aver

incorso V odio di molti compatriotti,

timo atto della vita pubblica loro

ma

gli

sperare che quest' ul-

purgherebbe, ed a tutti

dimostrerebbe che, se furono troppo confidenti, non furono al-

meno
di

colpevoli. Ci detto,

se

ne stavano fremendo con segni

grandissima indegnazione.

Di questo sdegno
parte:

amor

e di

E' bisognava

patrio, perch io

questo rifiuto scriveva Villetard a Buona-

ch'io avessi tanta fermezza stoica quanto


il

doloroso carico che mi dste accettassi.

LETTURE DEL RISOKGIMENTO.

164

me

Era presto, per quanto in

meco
di

stesso

fosse, di adempirlo*,

mi rallegro almeno

Venezia animi troppo

ma

bene

io

di aver trovato nei municipali

per voler cooperare a quello che

alti

per mezzo mio loro avete proposto. Cercheranno eglino altrove

una

libera terra

air infamia.

ma

-,

preferiranno, se necessario

Non consentiranno

che

la

fia,

povert

possa dir di loro che

altri

abbiano durante alcuni giorni usurpato la sovranit della nazione loro per metterla in preda. Per un tal procedere pruove-

ranno almeno che non melfitano


rando. Gemono,

vero,

nazione francese: un

stan loro prepa-

si

bestemmiano,

le

non ancora

otto anni di rivoluzione

machiavelliche; non

le dottrine

s'

hanno

gli

non hanno

assuefatti alle disgrazie; bestemmiano, perch ancora

imparato

vero, la

unanime di volere nella ruina della


mani seguitava i vostri comandamenti.

rifiuto

loro patria mescolar

Gemono, perch

ceppi che

su cotesti ceppi

ardiscono, perch an-

cora non sono tanto corrotti che non abbominino la sfrontatezza


politica.

lor

Pure ed

della Cisalpina ed

che di

mente militare, pe
quello ch'eglino

'1

adunque, o generale, altro modo

resta

ordinare in Venezia

quale voi a

nome

nome

sovranit

della

quale tanto meno

il

governo mera-

il

della Francia richiederete


del

loro aveva la sua fede posta, ricusano di fare.

Buonaparte,

fia

pare un delitto;

lor

grande per non fare giusta stima di questa

Non

loro scrupolosit.

giovar loro

be-

francese recheransi ad onore, se non

d'uopo comperargli per quello che a

e voi siete troppo

di

titolo di cittadini

il

della nazione

nefizi

popolo, che

in

comportava

di

esser bia-

simato del male, quanto pi amava di farlo, e parendogli che

che

pazzia

piuttosto

fosse

pria patria n consegnarla

a Villetard queste

rabbiose e

tadino, la vostra lettera


al

suo

Non ha
ci

contenuto.
la

obblighi

taggi quei
altro

uomo

di

dei

il

mano

non voler rubare


dei

barbare

ti"e

la

pro-

forestieri, rescriveva

parole:

Ebbi,

cit-

annebbiatore. Nulla compresi

Forse non bene

repubblica

miei concetti vi spiegai.

francese vincolo alcuno di trattato che

anteporre

della

altro

in

ai

nostri

interessi

ed

ai

nostri

van-

congregazione di salute pubblica o di verun

di Venezia.

Non mai

la

repubblica

francese

fece

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


guerra per gli

la risoluzione di far la

pere qual sia

che

si

il

quarantamila Francesi contro

desiderio

che nulla costa ad un branco di ciarloni, che

e sento

che questi

blica universale. Vorrei


d'

ipocriti,

poco son

interessi,
i

popoli

per

fatti

alcuni

effeminati

Se

gli

Non ebbe n meno

effetti

gi

Alemagna

quando

come par che


in

la

tragedie di

le

che sulF esercito

si

creda, gli stati veneziani:

stati

per

dritto

ma

alla Francia,

realt

governo francese
1'

grado di
eh' ei

fosse entrato l'eser-

gli assassinii,

punto perch questi

del

in

partoriscono. Del rimanente, la repubblica fran-

non appartengano

massima

veneziano,

il

noi avressimo veduto, se non rinuovellarsi

cese non pu dare,

allor

veneziano

il

codardi

tanto

corrotti,

non seppe per qualche tempo difenderla

vili oligarchi-,

medesimi

me

coraggio di conquistarla contro

il

Verona, almeno moltiplicarsi

non

aperta per pruovarlo:

nella citt di Zara-, e forse, se in


cito,

con

facessero

e spezialmente

d' Italia,

libert.

la

pregiarla, la occasione

difenda.

volere la repub-

di

signori

inverno. Inoltre la nazione veneziana pi non

Divisi in tanti

quanto

il

interesse vero della repubblica fran-

l'

meglio contrasegnerei chiamandogli pazzi,

una guerra

sa-

comandi

sacrifichino

So

Vorrei

altri popoli.

precetto o di filosofia o di morale, che

espresso della nazione e


cese.

165

di

esercito francese

conquista

di

non

perch

dare alcun popolo. Adunque,

sgombrer

il

paese, potranno

diversi suoi governi fare quelle risoluzioni che pi crederanno

utili

alla patria loro.

Vi diedi carico

gregazione di salute pubblica intorno


possibile che V esereito faccia,
ai partiti pi utili e pel

guarentiti

paese e per

avrebbero tutto

francese

vendere

loro beni,

g'

il

che

appigliarsi

individui che elegges-

repubblica cisalpina, e rico-

dalla francese. Voi

fatto assapere che coloro

con la con-

alla evacuazione,

a ci che potessero

sero ritirarsi nei paesi uniti alla


nosciuti e

di conferire

parimente avete

quali amassero seguitare

1'

lor

esercito

tempo necessario, perch possano

qualunque abbia ad essere

il

destino del

loro paese, e di pi eh' io sapeva che era intento della repub-

blica cisalpina di conferir loro

il

titolo di cittadini. Il

vostro l debbe terminarsi. Del resto,

e'

mandato

faranno a posta loro

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

166

quanto vorran
sentano

clie tutto

abbastanza defto, perch

Voi avete loro

fare.

ancora non

era T effetto di un gran

che quanto accadeva

perduto:

disegno:

che, se

francesi,

eserciti

gli

continuassero a far la guerra prosperamente contro una potenza

che stata

nervo ed

il

il

cofano di tutta la lega, forse Venezia

tempo potrebbe divenire unita


che son codardi, e che non san far
che

fuggano; non ho bisogno

e'

questo
lui,

perdevano un'antica

gione di

lui,

andavano raminghi ed

lui,

avevano

iu

tempi tanto

di loro.

gione di

coloro che, per ca-

di

e nobil patria,

Francia.

lava di loro, solo perch avevano rifiutato

ed abborrito dal contaminarsi

man

le

nobili parole:

uomini

Non

che

col

politica,

conosco

repubbliche:

uomini sono,

il

loquaci,

non

sue infami

Rispondeva
non

pazzi,

sangue francese

mia

si

frasi,

ge-

o codardi

vili

vi favellava;

faccia loro
le

il

queste

una re-

conosco

la

coraggio di questi sognatori di universali

ma parecchi padri di
ma negozianti sono,

della evacuazione del paese


dell'

modo par-

le offerte

Conosco, come voi,

pubblica universale.

doloi'oso carico

del furibondo Buonaparte

sono coloro dei quali nell'ultima

voglion essi

il

questo

nella dazione e nell'ul-

timo ladroneccio della infelice patria loro


neroso Villetard alla lettera

per ca-

che,

che, per cagione di

esuli,

sinistri accettato

di servire al paese loro ed alla

veggo

che fuggire: ebbene,

altro

modo parlava Buonaparte

Ma

Cisalpina.

alla

col

loro

famiglia
che,

sono,

dell'invasione

imperatore che ne debbe seguitare,

ma

atterriti dalla

dei

vecchi
novella
soldati

creduto hanno di non

aver pi diritto di governare, quando governare pi non po-

tevano che a loro proprio

profitto,

che di un" autorit tem-

poranea, non confermata ancora dalla nazione, investiti sola-

mente

si

conoscevano. Abbiate del resto per certo che da radice

di probit e di altezza d'

procede
la

il

veneziana nazione.

Ma, per toccare

non aveva
non

si

animo, pur troppo

a'

nostri giorni rare,

rifiuto di espilare a profitto della parte

la

il

democratica

fondo della risposta di Buonaparte, se

Francia nissun obbligo di trattato verso Venezia,

vede perch

il

generalissimo invocasse un trattato quando

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


trattava d rubarla; perch,

si

pi sincero sarebbe stato

chiamarlo pigliarsi
canto

s"

le

non pi onorevole, almeno

se

chiamar rubare

il

167

il

rubare e

Da un

cose promesse dai trattati.

non
altro

intende benissimo che Buonaparte non era obbligato a

ammazzare quarantamila Francesi per conservar Venezia


libera; ma s'intende anche benissimo che non era colpa dei

far

Veneziani, se la Francia voleva serbar per s


la

sponda

striaca, e

sinistra del

Mantova,

vede,

perch

nuovo

ma

Magonza,

la

Paesi Bassi, e

Lombardia Au-

Che Venezia pagasse per

e Corf.

pag;

degno

Reno,

che

obbligata,

vi fosse

Trccio gV incentivi dati

dei tempi.

altri si

argomento

Veneziani

ai

verso la libert dal Direttorio, da Buonaparte e da' suoi generali

ed agenti, perch sono vitupri a chi voleva dar Venezia

in preda all'imperatore.

Rivoltare

per tradire era certamente

opera nefanda.
In tanto pi'ecipizio
pali,

messe. Adunarono
i

dell'

antica patria pensarono

poich la forza dominava, che la volont almeno


i

popolo:

del

soli sacerdoti raccolsero

nicipali

vto per la libert.

il

deputavano Sordina, Carminati, Dandolo

a ci che andassero a Parigi, portassero

trattava da rei; e

gli
si

chiamava
vede

inserito nel trattato di

consentiva che
Il dir

ma

ei

fece

deputati: orribile comandamento. Cosi, se

non s'armavano,

che

di

se

fosse

Campoformio, che

l'imperatore

consentire,

vili;

quando

d'

mu-

il

vto,

armassero

mandavano un'altra

fini

a Milano:

s'

Giuliani,

al Direttorio

Veneziani

per difendere la libert. Coi medesimi

deputazione a Buonaparte

operavano,

spontanei

desidri

vti: fu

Nissun oratore parl

la libert.

soli

e lo pregassero che permettesse che

viaggio

espri-

popolari comizi, affinch deliberassero se

Veneziani volevano conservar

in cospetto

municisi

arrestar in
i

Veneziani

volevano armarsi, gli

pregno quel capitolo


la

repubblica francese

Alemagna possedesse Venezia.

si sfoi'za,

mi pare un' astuzia pi tosto

ridicola e stomacosa che altro.


Serrurier,

non temendo

di

fatti,

accettata da Buonaparte

ed

mandato

il

di fare la

maculare
la

Io

splendore

suprema autorit

in

de' suoi

Venezia

gran consegna, svaligiati prima, se-

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

16b

condo

comandamenti

avuti,

fondachi pubblici del sale e del

biscotto, spogliato avarissimamente

bellissime

le statue

che

in

lui

si

1'

arsenale, rotte o mutilate

miravano,

fatto

salpare le

grosse navi, affondate le minori, rotte a suon di scur


minciate, arso in

Bucintoro,
cose

reliquia

per

San Giorgio,

veneranda per

opere eccellenti di

le

inco-

la

memoria

scoItui*a

che

delle

il

antiche

l'adornavano,

deserta ogni cosa che allo stato appartenesse, con-

rovinata

segnava

agli

Alemanni,

lietissimi

grezza, onde

si

accresceva

di

Faceva

quista, la citt di Venezia.

il

tanto

il

maravigliosa con-

popolazzo qualche alle-

dolore universale:

nascosti: dei patrizi,

fuggiti,

le

a fine di cavai'ne le dorature,

democrati, o

pi piangevano, alcuni anda-

vano alle ambizioni nuove. Francesco Pesaro, mi vergogno, e


mi sento addolorare in dirlo per la contaminata fama di lui,
riceveva, come commissario imperiale, i giuramenti.
Cosi peri Venezia. Ora, quando si dir Venezia, s' intender
di Venezia serva: e tem^o verr, e forse non lontano, in cui,
quando si dir Venezia, s'intender di rottami e d'alghe marine, l dove sorgeva una citt magnifica, maraviglia del mondo.
Tali sono

le

opere buonapartiane.

XXXII.

Ugo

Sfoghi d'

iiu

Foscolo.

fuoruscito veneto.

Dalle Ultime Lettere di Jacopo


Milano, data nell' ottobre 1802.
politico,

non sono n anche

in

Ortis, la cui

infelici, 1799.

composte, e di certo stampate, o negli


Dell'

fieramente
si

le

tutte d'

di

argomento

embrione nella composizione prima dei ro-

manzo, Vera storia di due amanti

Foscolo

prima edizione

Queste qui riprodotte,

stessi

Probabilmente furono

giorni o poco

dopo che

Orazione pe' comizi di Lione deplorava e dipingeva


condizioni della Repubblica cisalpina,

ma

il

cosf

prodigava anche

ben colorite lodi a Bonaparte. La lettera del 7 marzo [1798] non in

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


nessuna delle molte slampe dal 1802 al

1814, e

quella procurata dall'autore l'anno 1816 in

mai veduto

Edizione prima che pur

macchia da un gentiluomo

alla

1'

Montaperto

[lett.

tagne ov' a pena

25

sett. ]

un

fantasie guerrazziane.

essa

lettera

germi, e

in

Venezia

troverebbe.

si

dirupate vie delle mon-

quella visione un
i

niuno ha

autore afferma fatta

Jac. Ortis vede le

gi son qui

dato leggerla in

solo

Zurigo: perocch

quale

e nella

collicello:

1'

169

fio

prenunzio di

certe

molta

di

lineette,

le

prosa di es^o Guerrazzi e del Mazzini.

Da' Colli Euganei, 11 ottobre 1797.

consumato: tutto

sacrificio della patria nostra

Il

duto; e la vita, se pure ne verr concessa, non

per piangere

nome

le

nostre

sciagure

la

infamia.

nostra

nella lista di proscrizione, Io so:

ma

per-

rester che

ci

Il

mio

vuoi tu ch'io per

salvarmi da chi m'opprime mi commetta a chi mi ha tradito?

Consola mia madre: vinto dalle sue lagrime


ho lasciato Venezia per evitare
feroci.

Or dovr

io

le

le

abbandonare anche questa mia

antica, dove, senza perdere dagli occhi

il

capricciare, Lorenzo: quanti sono

degl' Italiani.

mia

della
e la

il

Il

laviamo

Tu mi

fai

gli sventurati?
le

mani

nel

racnoi,

sangue

me, aspetto tranquillamente la prigione

mio cadavere almeno non cadr

fra braccia stra-

mio nome sar sommessamente compianto

uomini buoni, compagni delle nostre miserie;


poseranno su

pi

Per me segua che pu. Poich ho disperato e

pati'ia e di

morte.

niere;

stessi Italiani ci

dunque

e le

solitudine

mio sciagurato paese,

posso ancora sperare qualche giorno di pace?

pur troppo, noi

ho ubbidito, e

prime pei'secuzioni,

le

da' pochi

mie ossa

la terra de' miei i)adri.

13 ottobre.

Ti scongiuro, Lorenzo: non ribattere pi.

non allontanarmi da questi


a mia madre di rifuggirmi
bastato

il

cuore; e

Ho

deliberato di

vero eh' io aveva promesso

in qualche altro paese; ma non mi


mi perdoner, spero. Merita poi questa

vita di essere conservata


de' nostri concittadini

colli.

con

la vilt e

gemeranno

con l'esilio? Oh quanti

pentiti, lontani dalle loro case!

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

170

potremmo

perch, e che
disprezzo,

che

aspettarci noi

non

se

se indigenza e

compassione? solo conforto

pi, breve e sterile

o, al

Ma

nazioni incivilite offrono al profugo straniero.

le

dove

cercher asilo? in Italia? terra prostituita, pi'emio sempre della


vittoria. Potr

vedermi

io

dinanzi

statori de' popoli,

tni caccerei

un

sovente

questi

papi

disperando

mia

altri?

ci

Deva-

d' ira?

ser-

si

vendicarmi

di

coltello nel cuore per versare tutto

fra le ultime strida della

che

coloro

servono della libert come

si

vivano delle crociate. Ahi!

gue

occhi

agli

non piangere

lianno spogliati, derisi, venduti, e

il

mio san-

patria.

hanno comperato

nostra

la

schiavit,

Tacquistando con Toro quello che stolidamente e vilmente hanno


perduto con

armi.

le

Davvero ch'io somiglio un

di que'

ma-

lavventurati che spacciati morti furono sepolti vivi, e che, poi


Tinveuuti,

sono trovati nel sepolcro fra

si

letri, certi

di vivere,

ma

a morire fra

-costretti

le

tenebre e gli sche-

le

lume della vita

disperati del dolce

bestemmie

fame.

e la

perch farci

vedere e sentire la libert, e poi ritrcela per sempre? e infa-

memente!
17

La natura

crea di propria autorit

ssere se non generosi. Venti

rimanevano

inerti

ma

d'

tempi

oggi hanno ridestato in essi

tempra,

tal

sentenza

infelici,

verit di cui

fra molti nostri concittadini: e

miro

da che,

dere nel

loro

se

secreto

il

Ma,

s'

Ed
io

io

mi sono uno

scrivessi

dell'Italia,

patria

di

pericoli

di questi

intoi-no a

spezzarli puoi,

questa:

mortali

compiango insieme

li

desiderio

cari

che

la

glorio-

mi sono accertato convivendo

Dio non ha piet

che abbandonarlo, avranno


la morte.

si

natie loro

le virili e

antichi

strugge o addolora tutta la vita

perch

ingegni

fatti

metafisica

verit che splende nella vita di molti

samente

si

ed assiderati nel sopore universale d'Italia:

non mai. E non

piegarli

ingegni da non poter

anni addietro

ed hanno acquistato

passioni,

tali

marzo [1798].

quello

non

e
e

e tu,

eh' io

e gli

am-

dovranno chiufunestissimo!
d

meno, anzi

quell' angoscia

mio Lorenzo.
vidi e

so

delle

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


cosa

cose nostre, farei


tutti

dimi, la patria

piango secretamente,

la

Che

lagrime mie

le

Un' altra specie

amatori

d'

voce a sua posta. Esclamano


se

si

diti; e se

e desidero

spargan

sole.

quereli ad

d' Italia si

d'

me: piango, cre-

altissima

essere stati venduti e traditi: ma,

sarebbero stati vinti forse, non mai

fossero armati,

fossero difesi sino

si

si

in voi

ridestando

crudele

superflua e

furore che vorrei pur sopire dentro di

il

171

avrebbero potuto venderli, n

ultimo sangue, n

all'

sarebbero

vinti si

attentati di

comperarli. Se non che moltissimi de' nostri presumono


libert

possa comperare a danaro; presumono che

si

amore

straniere vengano per

volmente

su' nostri

che hanno fatto parere

l'Italia!

esecrabile la divina

Ma

teoria

blica libert, faranno da Timoleoni in pr nostro?

intanto

si

nato dove

fidano

Giovine

nel

parla

si

il

Eroe nato

crudele

non m" aspetter mai cosa

importa

eh'

abbia

mente volpina,

il

e se

vigore

Schah che

Circassi

guerrieri

pub-

della

Moltissimi

sangue italiano,

un animo basso

del

leone,

basso e crudele

se

ha

negli

la

che non ha egli venduto Venezia con

aperta e generosa ferocia? Selim


trenta mila

Si,

scambieFrancesi,

ed alta per noi. Che

utile

fremito

il

ne compiace?

epiteti sono esagerati.

di

idioma. Io da

nostro

che la
nazioni

le

equit a trucidarsi

dell'

campi onde liberare

tra-

vincitori

che fece scannare

arresisi

alla sua

sul Nilo

fede, e

Nadir

nel nostro secolo trucid trecento mila Indiani, sono

pi atroci, bens

meno

spregevoli. Vidi con gli occhi miei

una

costituzione democratica postillata dal Giovine Eroe, postillata


d

mano sua

cettasse; e

firmato; e

mandata da Passeriano a Venezia perch s' acpi giorni


il trattato di Campo Formio era gi da
nuche
l'Eroe
la
fiducia
trafficata;
Venezia era
e
e

triva in noi tutti ha riempito

grazioni e

d' esilii.

come branchi
piango

di

la patria

Non

pecore

le

1'

Italia

di

proscrizioni,

emi-

nazioni: cosi fu sempre, e cosi sar:

mia.

Che mi fu

d'

accuso la ragione di stato che vende

tolta, e il

modo ancor m' offende.

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

172

sei

Nasce italiano,

un giorno

soccorrer

creato tiranno: e

Alcuni

veggendo

altri de' nostri,

pur predicando doversi sanarle

Ben

libert.

dove la religione non

ne' costumi d'

un popolo,

quanti ne

mente

repubblica in guerra, e con

1'

vuoi

sommo

Finalmente abbiamo plebe, non gi

simi. I medici, gli avvocati,


i

fanno

ricchi mercatanti,

non

professori

propria-

il

non sapere mai


o pochis-

cittadini,

d'

la

e in

universit,

lette-

innumerabile schiera degl' impiegati,

1'

non per hanno


guadagna sia pane,

arti gentili, essi dicono, e cittadinesche;

gemme, con

terre,

bottega.

con una mano

fare e

nerbo e diritto cittadinesco. Chiunque


sia

non gi sacer-

ma non ha

nulla.

il

vanno

d' Italia,

frati,

Italia

rati,

non l'ha.

governano in pace;

altra la

fasto de' nobili

ha

io

inviscerata nelle leggi e

difendono

patrizi

altri

natura

amministrazione del culto

1'

L' Italia ha de' titolati

da che

piaghe

le

ha preti

vero: l'Italia

La

rimedi estremi necessari alla

co'

doti: perch,

patrizi

tiranno non guarda a patria;

il

alla ^patria:

sempre

creda; io risposi, e risponder

non

se

industria sua

l'

non parte

si

personale, e non padrone d

di plebe;

meno

meno

misera, non gi

serva. Terra senza abitatori pu stare; popolo senza terra,

non

mai: quindi

pur

pochi signori

sempre dominatori
preti e frati

patrizi;

facciamo

forme sacrileghe

esilii,

convertiamo

ma badiamo

priet famigliari

terre

titolati

in

molti almeno, in cittadini abbienti e

di religione,

di

nazione. Or di

della

arbitri

de' sacerdoti

tutti, o

saranno

in Italia

senza carnificine, senza

da che,

agrarie n

leggi

se

ri-

senza fazioni, senza proscrizioni

senza aiuto e sangue e depredazioni

senza divisione

se

ed

invisibili

popolani

possessori di terre

delie terre

mai (a quanto

armi straniere,

d'

rapine

di pro-

intesi ed intendo)

mai questi rimedi necessitassero a liberarne dal nostro inio per me non so cosa mi piglierei

fame perpetuo servaggio,

ma

n infamia, n servit:

crudeli e spesso

inefficaci

restano molte vie di salute

neppur essere esecutore

rimedi
;

non

non che

fosse altro,

il

pu sotterrar tutta quanta.

una nazione non

si

vessi, esorterei

Italia a pigliarsi in

l'

se

pace

il

ali'

sepolcro.

di si

individuo

Ma

per, se scri-

suo stato presente,

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

173

e a lasciare alla Francia la obbrobriosa sciagura di avere sve-

nato tante vittime


de'

Cinque o

hanno piantato

alla libert

tutti

Un

di

e pianteranno

come

in minuto,

umane

Cinquecento o

de'

le

solo

quali la tirannide

torna tutt'uno

hanno per fondamenta

minuto

loro troni, e vacillanti di

troni che

su

cadaveri.

Firenze, 27 agosto.

Dianzi
e d

io

adorava

Michelangelo;

hanno

brivido. Coloro che

Machiavelli

Galileo, del

sepolture di

le

nell'

mausolei sperano forse di

eretti que'

scolparsi della povert e delle carceri con le quali

punivano

la

grandezza

di que' divini intelletti?

persecuzioni

a'

vivi e gli onori a' morti sono

umano gregge.
marmi mi parea di rivivere

maligna ambizione che rode


Presso a que'

miei fervidi, quand'


tali,

io,

mi gittava con

forse.

la

Ma

razioni future.

La mia mente

guasto qui

Ritienti le

mandasti

loro avi

quanti per-

Ma

documenti della

1"

vegliando su gli

immaginazione

ora

Oh

saranno venerati da' posteri

seguitati nel nostro secolo


le

da

appressarmivi io tremava preso

troppo

cieca,

le

fra

membra

grandi mor-

plausi delle gene-

per me!

cose

alte

anni

quegli

in

scritti de'

vacillanti,

pazze

il

cuore

nel profondo.

commendatizie

io le

di cui

mi

scrivi

ho bruciate. Non voglio pi

da veruno degli uomini potenti. L' unico mortale


rava conoscere

era

Alfieri:

Vittorio

ma

che mi

quelle

oltraggi n favori
eh' io deside-

odo dire eh'

ei

non

accoglie persone nuove; n io presumo di fargli rompere questo

suo proponimento, che deriva forse


pi ancora

fosse

vanno

dalle

sue

passioni e

anche una debolezza,

rispettate: e chi n'

le

da' tempi,
dall'

da' suoi

esperienza

debolezze di

si

studi e

del

mondo.

fatti

mortali

senza, scagli la prima pietra.

Firenze, 25 settembre.

In queste terre beate

muse

le

nacquero

lettere.
e le pie

si

ridestarono dalla barbarie

Dovunque
zolle

io

mi volga, trovo

le

le

sacre

case ove

dove riposano que' primi grandi to-

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

174

scani: ad ogni passo ho timore di

La Toscana

tutta

quanta una

popolo naturalmente gentile;

il

Ma

di vita e di salute.

eccomi

di citt in citt, e

domani, nel

mio viaggio

il

su

quello gi
io fossi

s'

reliquie.

un giardino;

e l'aria

il

domani

piena

viene, ed

mi pesa sempre pi questo

N pure mi

conceduto

andare a

di

stato di

di proseguire

Roma

nostra grandezza. Mi negano

a prostrarmi

passaporto:

il

mandatomi da mia madre per Milano: e qui, come


venuto a congiurare, mi hanno cii'cuito con mille

ma

interrogazioni: non avran torto,

tendo.

cielo sereno,

il

paese vicino

avea decretato

le reliquie della

loro

l'amico tuo non trova requie: spero

sempre

esilio e di solitudine.

calpestare le

citt continuata e

Cosi noi

appena dal nostro

Italia: e lontani

n fama n

illibati

tenti di mostrare

costumi

ci

porte,

risponder domani pare stranieri in

n ingegno

territoriuccio,

sono di scudo: e guai

una dramma

appena dalle nostre

io

siamo fuorusciti

tutti italiani

sublime coraggio

di

se t'at-

Sbanditi

non troviamo chi ne raccolga. Spotraditi sempre da tutti,

gliati dagli uni, scherniti dagli altri,

abbandonati da' nostri medesimi concittadini,

quali, anzi che

comune calamit, guardano


come barbari tutti quegl' Italiani che non sono della loro provincia, e dalle cui membra non suonano le stesse catene
dimmi, Lorenzo, quale asilo ci resta? Le nostre mssi hanno
arricchiti i nostri dominatori-, ma le nostre terre non sommicompiangersi

soccorrersi

nella

nistrano n tuguri n pane a tanti italiani che la

ha

balestrati fuori del cielo natio, e che

di stanchezza

hanno sempre

ali"

consigliere dell'uomo destituto

Per noi dunque quale

tomba?

ma
cui

asilo

e la vilt! e chi

rivoluzione

languenti di

orecchio

il

solo

il

da tutta la natura,

pi resta, fuor che

pi

avvilisce,

si

il

fame

supremo
delitto!

deserto e la

il

pi

vive forse;

vituperoso a s stesso, e deriso da quei tiranni medesimi a


si

Ho

vende, e da" quali sar un di trafficato.


corsa tutta Toscana. Tutti

insigni per

le

fraterne

cadaveri intanto

fondamenta

a'

battaglie

d' infiniti italiani

monti

di

e tutti

quattro secoli

campi sono
addietro:

ammazzatisi hanno

troni degl' imperadori

de' papi.

Sono

fatte le

salito

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


Monteaperto, dove infame ancor

de' Guelfi.

investita da tutte

e rizzare

della sconfitta

oscurit

le

con

fredda,

anima

1"

sbranano la

sventure che

antiche e fiere

mio Lorenzo!

giorno; e in

di

mi sono sentito abbrividire

io

capelli; io gridava dall'alto con voce minacciosa

E mi

spaventata.

parea che salissero e

pi dirupate della montagna


si

memoria

la

Albeggiava appena un crepuscolo

quel mesto silenzio, e in quella

nostra patria

17&

erano uccisi, con

ombre

le

spade

le

scendessero

capo

al

insanguinate, guatarsi

Oh! per chi quel sangue?

padre e

scellerata

squassa per

lo

carnificina?

per cui vi

I re,

vostre vesti e

rerti

di

dunque,

debbo

mia

quando
e

chi

anil

tanta

stringono

si

dividono le

si

fuggiva precipi-

mi se-

fantasie

mi trovo

solo

di

con essi uno spettro

sempre

conosco.

solo

poterti

di

io

io

accusarti

patria,

senza niuna speranza

Urlando

spettri,

eh" io

tutti, e

trucidate,

quelle orride

ancora,

mi sento attorno quegli

pi tremendo

gerti,

dietro.

guitavano sempre;
notte,

vostro terreno.

il

e per

pacificamente

nel bollor della zuffa le destre, e

tosamente guatandomi

le

tronca

figliuolo

il

chiome

le

che

di tutti que' toscani

e le vesti

biechi, e fremere tempestosamente, e azzuffarsi e lacerarsi

tiche ferite.

dalle vie

emendare

perch io

compiandi

soccor-

mai?
Milano, 27 ottobre.

Ti
la

scrissi

dunque
d"

da Parma,

settimana addietro
la tua

ti

mi capita

onde partii sino

poi da Milano

scrissi
si

da' 28 settembre

di

ma invadono

tutte le propriet;

rasilo sacro che


Sia pure!

io

me

le
'I

sventure

per la

gino inviolate.

le

il

di

Come

Tos(?ana
:

le

secreto, la preziosissima

tacite

cercano

dovea prevedere:

le

via

Mi morde un sospetto

ma

querele,

nel petto

profanano

dell'amicizia.

que' loro manigoldi

andranno pi a caccia delle nostre parole


Trover compenso, perch

di ch'io ci giunsi::

governi millantano la sicurezza

intanto

vietano

il

lettera lunghissima.

tarda,

nostre lettere sono intercette.


delle sostanze;

una

nostre lettere

non

e de' nostri pensieri.


d'

ora in

poi viag-

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

176

Tu

ini

chiedi novelle di Giuseppe Parini: serba la sua ge-

nerosa fierezza,

ma

panni sgomentato dai tempi

Andandolo a

chiaia.

e dalla

stanze mentr' egli strascinavasi per uscire. Mi ravvis,

mi pos

tosi sul suo bastone,

Tu

mano

la

vieni a rivedere quest' animoso cavallo, che

mazza

fra via, e si

per

rialza soltanto

ferma-

e.

su la spalla dicendomi:

cuore la superbia della sua bella giovent,

tuna.

vec-

visitare, lo incontrai su la porta delle sue

ma

della for-

battiture

le

sente nel

si

che ora stra-

E' paventa di essere cacciato dalla sua cattedra,

trovarsi costretto dopo settanta

anni di

studi e

e di

ad

gloria

di

agonizzare elemosinando.
Milano, 11 novembre.

Benvenuto Cellini a un

Chiesi la Vita di

libraio

Non

l'abbiamo. Lo richiesi di un altro scrittore; e allora quasi dispettoso mi disse eh'


civile parla

ei

non vendeva

elegantemente

La

italiani.

libri

francese,

il

a pena

schietto toscano. I pubblici atti e le leggi sono scritte

cotal lingua bastarda, che le ignude frasi suggellano

ranza

e la servit di chi

dtta. I

le

Demosteni

gente

intende

lo

una

in

igno-

la

di-

Cisalpini

sputarono caldamente nel loro senato per esiliare con sentenza


capitale dalla Repubblica la lingua greca e la latina. S' creata

una legge che avea


il

cos'

1'

unico fine

abbiano scritto contro alla

sbandire da

di

matematico Gregorio Fontana

libert,

prima che

fosse discesa

prostituirsi in Italia; so che sono presti a scrivere

essa.

nizione

quale pur fosse


li

la loro colpa, la

assolve, e la solennit

d'

anche per

ingiustizia della

pu-

una legge creata per due

soli individui accresce la loro celebrit.

sale de" Consigli Legislativi

impiego

ogni

Vincenzo Monti poeta: non so

Chiesi

pochi m' intesero,

ov'

erano

le

pochissimi mi

risposero, e ninno seppe insegnarmi.


Milano, 4 dicembre.
Siati questa

ho veduto

gli

1'

unica risposta

uomini sempre

a'

tuoi consigli. In tutti

di tre sorta:

dano; l'universalit che serve;

paesi

pochi che coman-

molti che brigano. Noi non

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

177

possiam comandare, n forse siam tanto scaltri; noi non siam

vogliamo ubbidire; noi non

ciechi, n

degniamo

ci

di brigare.

come que' cani senza padrone, a' quali


Che vuoi tu eh' io accatti
non toccano n tozzi n percosse.
impieghi
in
uno
stato
io sono reputato straed
ov'
protezioni
meglio

il

vivere

donde

niero e

Tu mi

esalti

capriccio

il

sempre

meno

n pi n

di

rintuzzando quel

non

facessi

il

irrita

potenti, e dissimulando

letterato di corte,

non rimproverarli della

gini. Letterati!

lascio

Oh! tu

da per

dirai, cosi

o che gli uomini mutassero


il

la virt e

non

modo

da* trivi al trono

hanno

d'

uopo

scienza, per

scellerag-

loro

tutto.

sia cosi:

che mi facessero mozzare

avveggano delle brighe;

si

vaglio?

impacciarmene, vorrei

s'io dovessi

facile.

Non

ma

uomini balzati

capo sul palco; e questo mi pare pi

rannetti

sfrattare?
io

nobile ardire

la

loro ignoranza e delle

mondo com'; ma,

il

farmi

quanto

sai tu

che vale la mia entrata: se per altro io

di ci

che

spia pu

ogni

mio ingegno:

il

di faziosi

gli

che

ti-

che poi non possono

contenere. Gonfi del presente, spensierati dell' avvenire, poveri


di

fama

di

coraggio

satelliti, da' quali,

e d'ingegno,

armano

si

quantunque spesso

pi svilupparsi: perpetua ruota di servit


rannia. Per essere padroni e ladri

opprimere,

lasciarsi

depredare,

del

non sanno

licenza e

di ti-

popolo conviene

pi'ima

di

conviene

d adulatori e di

traditi e derisi,

leccare

spada

la

grondante del tuo sangue. Cosi potrei forse procacciarmi una

anno

di pi,

reciter

mai

carica, qualche migliaio di scudi ogni

infamia. Odilo un'altra volta:

Non

rimorsi ed

la

]yurte

del

piccolo briccone.

Tanto
turba

tanto so di

immensa

de' miei

calpestato,

essere

simile

conservi,

ma almen

a quegli

sono sbadatamente schiacciati da chi passeggia.

Non mi

come

si

del

tanti altri della servit;

mio avvilimento. Serbino ad

lieneficii; e' vi

tuperio

miei tiranni

fra

la

che

insetti

glorio

pasceranno

ingiurie e

lor

son tanti che pur vi agognano! Io fuggir

il

vi-

altri

morendo ignoto. E, quando

dalla mia oscurit,

le

loro

io fossi

costretto

anzich mostrarmi fortimato

della licenza o della tirannide, trre!

d'

ad uscire
stromento

essere vittima deplorata.


12

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

178
Cile se

mi mancasse

pane

il

il

additi fosse l'unica sorgente di vita,

me

io

vi sono n delatori

n'

cessi

andrei alla patria di

non

dove un

non per

giustiziato
di o

altro

1'

altro

verranno

tutti

dove

non perch

se

ad abitare con

corte

di

delitto;

il

dove non

tutti,

conquistatori n letterati

principi; dove le ricchezze non coronano


sero

cielo ch'io in-

il

che non potrebbero imitarmi

sulti alla necessit di tanti altri

da vero, Lorenzo,

mi

fuoco, e questa clie tu

il

mi-

misero;

me

e a ri-

mescolarsi nella materia, sotterra.

Aggrappandomi
lume

eh' io scorgo

Anzi mi pare che,

sul dirupo della vita, sieguo

da lontano
s"

io fossi

con tutto

corpo dentro la fossa

il

mi vedrei sempre

e che rimanessi sopra terra solamente col capo,

quel lume sfolgorare su gli occhi.


dinanzi, e cosi mi

non reggono
e

gnersi
d'

gloriai tu

mi

corri

il

dal giorno che tu pi

non

sei la

sopra

il

Quante

cade,

un mucchio

risolve in

si

ma

raggi;

ben presto

tuo scheletro, sorridendo della


volte,

vergognando

accarezzato io medesimo

bisogno e

il

mia sola

tuo risplendente fantasma comincia a spe-

barcollare;

languidi

sempre

mie piante

ossa e di ceneri, fra le quali io veggio sfavillar

alcuni

il

lusinghi a un viaggio a cui le

Ma

pi.

prima passione,

un

volte

alle

che non posso raggiungere mai.

le

di

io passer

ti-atto

tratta

camminando

mia delusa ambizione.

morire ignoto

mio

al

secolo,

ho

mie angosce, mentre mi sentiva tutto

coraggio di terminarle!

avrei

forse

soprav-

non mi avesse rattenuto il folle timore che la pietra posta sopra il mio cadavere non sepj^ellisse
ad un tempo il mio nome. Lo confesso sovente ho guardata
vssuto alla

mia

patria, se

con una specie di compiacenza


parea che la fortuna e

me

il

ecco
e

il

il

le miserie

d' Italia,

poich mi

mio ardire riserbassero forse anche a

merito di liberarla. Io lo diceva ier sera al Parini.


il

Addio:

messo del banchiere che viene a pigliar questa lettera;

foglio tutto pieno

mi dice

di finire.

Pur ho a

dirti

an-

cora assai cose: protrarr di spedirtela sino a sabbato, e continuer

a scriverti.

Dopo

tanti

anni di

si

affettuosa e leale

amicizia, eccoci, e forse eternamente, disgiunti.


altro conforto che di

gemere teco scrivendoti:

A me

non resta

e cosi

mi libera

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


alquanto da' miei

pensieri,

la

meno spaventosa. Sai quante


aggirandomi lentamente per
e quelle carte

mi

notti io

le

risveglio, e m' alzo, o

stanze t'invoco! siedo e

d'

poi

cielo

il

Ne
mi manda

momenti

questi

quanto pi di fermezza mi

Ma non mi

di calma, io

ti

miei

il

Quando

scrivo con

contristarti del
tutt' altro

scriverti;

di

mio Lorenzo,

tu,

non

possibile per

mio immenso dolore. N mi stancher


conforto perduto

de'

serbo taluna, e molte ne brucio.

inviartele.

scrivo;

ti

sono tutte macchiate di pianto e piene

pietosi deliri e de" miei feroci proponimenti.

cuore

179

mia solitudine diventa assai

stancherai di leggere

ti

queste carte eh' io senza vanit senza studio e senza rossore

ho sempre

sommi

scritto ne'

mia. Serbale. Presento che un di


vere,

almeno come

ler sera

sommi

piaceri e ne'
ti

saranno necessarie per vi-

potrai, col tuo Jacopo.

dunque

passeggiava con quel vecchio venerando

io

un boschetto

nel sobborgo orientale della citt sotto


egli

si

ti

dolori dell'anima

di

tigli:

sosteneva da una parte sul mio braccio, dall' altra sul

suo bastone-, e talora guardava gli storpi suoi piedi, e poi senza
dire parola volgevasi a me, quasi

fermit

mi ringraziasse

accompagnava.
il

suo servo

ci

dolesse di quella sua in-

assise sopra uno di que' sedili

S'

stava poco discosto.

pi dignitoso e pi eloquente eh'


d'

si

della pazienza con la quale io

io

Parini

Il

lo

ed io con lui:

personaggio

il

m' abbia mai conosciuto

altronde un profondo, generoso, meditato dolore a chi non d

somma eloquenza? Mi
e per le antiche

parl a lungo della sua patria, e fremeva

tirannidi e per la

nuova

licenza.

Le

lettere

una in-

prostituite; tutte le passioni languenti e degenerate in

dolente vilissima corruzione; non pi la sacra ospitalit, non la

benevolenza, non pi
annali recenti,
di
d'

nominare, se

1'

amore

le

loro

masnadieri che affrontano


il

onesto in
di

patibolo

somma

un sovrumano

scelleraggini

animo, non dir di Siila e

presso

figliale

e poi

mi tesseva

ma

il

mostrassero

di Catilina,

misfatto,

ma

di

il

vigore

quegli animosi

quantunque

vedano

e" si

pi
A quelle parole io m'infiammava

ladroncelli, tremanti,

tacerne.

gli

degnerei

delitti di tanti uomicciattoli eh' io

furore, e sorgeva gridando:

saccenti

Che non

si

tenta?

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

180

Egli
morremo? ma frutter dal nostro sangue il vendicatore.
mi guard attonito: gli occhi miei in quel dubbio chiarore
scintillavano spaventosi, e il mio dimesso e pallido aspetto si
rialz con aria minaccevole

io taceva,

ma

sentiva ancora

si

un fremito rumoreggiare cupamente dentro il mio


presi: Non avremo salute mai? ah! se gli uomini
sero sempre al fianco la morte, non servirebbero

Il

Parini non apria bocca; ma, stringendomi

guardava ogni ora pi

petto.

ri-

conduces-

si
si

vilmente.

mi

braccio,

il

Poi mi trasse, come accennandomi

fisso.

perch'io tornassi a sedermi:

pensi tu, proruppe, che, s'io

discernessi un barlume di libert, mi perderei, ad onta della mia

giovine degno di

inferma vecchiaia, in questi vani lamenti?

patria pi grata! se non puoi spegnere quel tuo ardore fatale,

che non lo volgi ad altre passioni?

Allora

damente

io

guardai nel passato

ma

al futuro;

allora io mi voltava avi-

errava sempre nel vano,

io

le

me

braccia tornavano deluse senza pur mai stringere nulla, e co-

nobbi tutta tutta

la disperazione del

mio

e al

mio pianto

monte donde

tutto

il

io

non veggo pi che

gli dissi,

madre affettuosa

le

mie pedate

il

suo

pianto.

ansiosi miei giorni.

Pure,

s'

Ma

1'

Egli

sorrise

mi sembr

di

sommo

ella

essa afferravami per la

volgendomi non udiva


spiasse tutti gli occulti

termine degli

il

la

speranza di tentare la libert

mestamente; e poich s'accorse

che la mia voce infiochiva e

immoti

sepolcro: sono

unica fiamma vitale che anima ancora

questo travagliato mio corpo


patria.

il

seguirmi fino a

miei guai, implorerebbe ella stessa dal cielo

della

mie parole

stava per diruparmi; e mentre era quasi con

corpo abbandonato nelT aria

falda delle vesti, e mi ritraeva; ed io

pi che

alle

e benefica; spesse volte

vederla calcare tremando


il

vecchio pietoso pi volte sospir dal cuore

il

No, io

profondo.
figlio di

Narrai a quel ge-

stato.

neroso italiano la storia delle mie passioni...

miei sguardi

si

abbassavano

sul suolo, ricominci: Forse questo tuo furore di gloria

potrebbe trarti a
eroi spetta

difficili

un quarto

e r altro quarto

a'

imprese;

ma

credimi;

alla loro audacia,

loro delitti.

Pur

se

ti

la

fama

due quarti alla

degli
sorte,

reputi bastevolmente

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

181

fortunato e crudele per aspirare a questa gloria, pensi


i

tempi

te

ne porgano

mezzi?

giogo della nostra patria non

non

che

questo

di tutte le et e

hanno per anco insegnato che

ti

dee aspettare libert dallo straniero? Chiunque s'intrica

si

nelle faccende di
blico

gemiti

tu

danno

un paese conquistato non

stanno su la punta della spada,


e

pretende

il

nemico

al

popolo romano?

Un

1'

fama

universo un

sar dato di essere giusto

ti

giovine dritto e bollente

ed incauto d'ingegno, quale

di ricchezze

sangue,

allora? avrai tu la

valore di Annibale che profugo cercava per

impunemente.

pub-

il

doveri e diritti

forte scrive le leggi col

il

sacrificio della virt.

il

ritrae che

Quando

propria infamia.

e la

di

cuore,

r ordigno del fazioso o la vittima del potente.

ma

povero

sar sempre o

sei tu,

dove tu nelle

pubbliche cose possa preservarti incontaminato dalla comune


bruttura, oh! tu sarai altamente laudato,

pugnale notturno della calunnia;


donata

da' tuoi amici, e

secreto sospiro,

tenza degli

il

ma

spento poscia dal


sar abban-

la tua prigione

tuo sepolcro degnato appena

Ma poniamo

che

tu,

stranieri e la malignit

superando

de' tuoi

e la

concittadini

corruzione de' tempi, potessi asjDirare al tuo intento,


gerai tutto

di

di'

un

prepoe la

spar-

sangue col quale conviene nutrire una nascente

il

tue case con le faci della guerra civile?

repubblica? arderai

le

unirai col terrore

partiti? spegnerai con la morte le opinioni?

adeguerai con
diti

le stragi

esecrato dagli uni

le

fortune?

come

Ma

se tu cadi tra via,

demagogo, dagli altri

Gli amori della moltitudine sono brevi ed infausti

che dall'intento, dalla fortuna; chiama virt


scelleraggine l'onest che

le

il

come
:

ve-

tiranno.

giudica, pi

delitto utile, e

pare dannosa; e per avere

suoi

plausi conviene o atterrirla o ingrassarla, e ingannarla sempre.

ci sia. Potrai tu allora inorgoglito dalla sterminata fortuna

reprimere in

mentata

te la libidine del

e dal

supremo potere che

ti

sar fo-

sentimento della tua superiorit e dalla cono-

scenza del comune avvilimento?


schiavi, naturalmente tiranni,

nllora a puntellare

il

mortali

sono naturalmente

naturalmente ciechi. Intento tu

tuo trono, di filosofo saresti fatto tiranno;

e per pochi anni di possanza e di

tremore avresti perduta la

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

182

tua pace e confuso

spoti.

nome

tuo

il

immensa turba

fra la

Ti avanza ancora un seggio

mezzo

afferra per

un ardire

di

per profondere, e spesso

che t'aita a

salire.

lambe

mi stringeva

la

mano

ma

e quella severa sua fisonomia

io!

si

na-

non

la

Se tu n speri n tmi fuori

si

mano

al

se

ed io dopo lunghissimo silenzio esclamai

la

geme

non ha per conforto

Nerva! tu almeno sapevi morire incontaminato.

mi guard:

de-

dei

quale

il

una avidit che rapisce

vilt per cui si

speranza di sorridere su la sua bara.

Tacque

capitani;

o figliuolo! l'umanit

un conquistatore;

scere di

feroce, di

una

di

Ma

fra'

Alz

Cocceo

Il

vecchio

di questo

mondo

gli occhi

al

cielo;

raddolciva di soave conforto,

come s' ei lass contemplasse tutte le sue speranze. Intesi


un calpestio che s' avanzava verso di noi, e poi travidi gente
rizzammo; e l'accompagnai sino alle sue stanze.
Ah! s' io non mi sentissi oramai spento quel fuoco celeste che
nel tempo della fresca mia gioA'ent spargeva raggi su tutte

fra' tigli: ci

le

cose che mi stavano intorno, mentre oggi vo' brancolando in

una vota oscurit; s'io potessi avere un tetto ove dormire sicui-o; se non mi fosse conteso di rinselvarmi fra le ombre del
mio romitorio; se un amore disperato, che la mia ragione comquesto amore ch'io
batte sempre e che non pu vincere mai

me

celo a

stesso,

ma

che

onnipotente, immortale

riarde

ogni giorno e che

s'

fatto

ha dotati

di

questa

ahi! la natura ci

passione che indomabile in noi forse pi dell'istinto fatale


della vita

se

calma,

tuo povero amico vorrebbe sciogliere ancora

il

e poi morire. Io

io potessi in

odo

che vedesti. Mander

la

somma

impetrare un anno solo di

mia patria che grida:

un vto

Scrivi

ci

mia voce dalle rovine, e ti detter la


mia storia. Piangeranno i secoli su la mia solitudine; e le
genti si ammaestreranno nelle mie disavventure. Il tempo abbatte

il

forte: e

tu lo sai,

la

delitti di

Lorenzo; avrei

gegno va morendo con

le

sangue sono lavati nel sangue.


il

coraggio

mie

forze,

di

scrivere;

ma

l'in-

vedo che fra pochi

mesi avr fornito questo mio angoscioso pellegrinaggio.


JVIa

voi pochi sublimi animi, che solitari o perseguitati su le

LETTURE DEL RISORGIMENTO,

183

antiche sciagure della uostra patria fremete, se

tendono

di lottare contro la forza,

alla posterit
dite al

non

ci

nostri mali? Alzate la voce in

cieli vi

con-

perch almeno non raccontate

nome

di tutti, e

mondo: che siamo sfortunati, ma n ciechi n vili; che


manca il coraggio, ma la possanza. Se avete le braccia

in catene, perch inceppate da voi stessi anche

letto, di cui

tiranni n

vostro intel-

il

la fortuna, arbitri d' ogni cosa,

pos-

sono essere arbitri mai? Scrivete. Abbiate bens compassione


a' vostri concittadini, e

politiche-,
II

ma

umano

genere

crepitezza

ma

non

istigate

vanamente

loro passioni

le

sprezzate l'universalit de' vostri contemporanei.

oggi ha

d"

1'

umano

frenesie e la debolezza della de-

le

genere, appunto quand" prossimo a

morte, rinasce vigorosissimo. Scrivete a quei che verranno, e

che

soli

saranno degni

guitate con la verit

d'

udirvi e forti da

vostri persecutori.

vendicarvi. Perse-

poich non potete

opprimerli, mentre vivono, co' pugnali, opprimeteli almeno con

r obbrobrio per

tutti

secoli futuri.

la patria la tranquillit e

marito, se tutti paventano

il

Se ad alcuni

di voi rapita

sostanze, se ninno

le

nome

dolce

osa divenire

di padre per

non pro-

creare neir esilio e nel dolore nuovi schiavi e nuovi infelici,

perch mai accarezzate cosi vilmente la vita ignuda di


piaceri? perch

non

la consecrate all'

degli uomini generosi, la gloria? Giudicherete V

e la vostra sentenza illuminer


vi

mostra terrori

r avvilimento
potente, e

il

e pericoli;

le

ma

tutti

unico fantasma eh' duce

Europa vivente,

genti avvenire. L'

umana

vilt

voi siete forse immortali? Fra

delle carceri e de' supplicii v' innalzerete sovra

suo furore contro di voi accrescer

il

il

suo vituperio

e la vostra fama.
Ventimiglia, 19 e 20 febbraio [1799].

Alfine eccomi in pace!


sepoltura.

Ho

Che pace? stanchezza, sopore di


Non v' albero, non

vagato per queste montagne.

tugurio, non erba. Tutto bronchi,


<iua e l molte croci che
nati.
i

gi

il

segnano

il

aspri e lividi
sito de'

Roia, un torrente che, quando

ghiacci, precipita dalle

macigni, e

viandanti
si

assassi-

disfanno

viscere delle alpi, e per gran tratto

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

184

ha spaccato

il

vista; e percon-endo

due argini

cavernosi, appena

vedono impste su

si

neve che

ondeggiando

la

La

terraneo.

da quelle

biancheggia e

cielo, e tutto

spalancate alpi cala e passeggia

tramontana,

invade

e per quelle fauci

medi-

il

tutti

viventi.

confini, o Italia, son questi!

ma

sono tutto di sormon-

Ove

ogni parte dalla pertinace avarizia delle nazioni.

tati d'

sono dunque

tuoi figli? Nulla

concordia. Allora

ma

per te:

voce?

le cervici dell' alpi altre

natura siede qui solitaria e minacciosa, e cacciit

da questo suo regno


I tuoi

burroni

di altissime rupi e di

immergono nel

s'

confonde:

si

un ponte

Mi sono fermato
dove pu giungere la

sentiero.

su quel ponte, e ho spinto gli occhi sin

alpi di

due questa immensa montagna.

in

presso alla marina che ricongiunge

che

ti

manca

se

non

la forza della

spenderei gloriosamente la mia vita infelice

io

pu

fare

il

mio braccio

solo

e la

nuda mia

Ov' r antico terrore della tua gloria? Miseri! noi an-

diamo ogni

memorando

di

la

libert e la gloria

degli

avi,

lo

quali quanto pi splendono tanto pi scoprono la nostra abbietta


schiavit. Mentre invochiamo quelle

nemici calpestano

perdendo

le

loro sepolcri.

sostanze e

simili agli schiavi

1"

ombre magnanime,

intelletto

la

voce,

domestici degli antichi, o

miseri Negri; e vedremo

nostri

verr forse giorno che noi,

sarem

trafficati

nostri padroni schiudere le

fatti

come

tombe e

disseppellire e disperdere al vento le ceneri di que' grandi per

annientarne

le

sono cagione

ignudo memorie; poich oggi

ma non

di superbia,

nostri fasti

Cosi grido quand'io mi sento insuperbire nel petto


italiano, e rivolgendomi intorno io cerco, n trovo pi,

patria.

Ma

genere

il

a' destini.

il

nome

la

mia

poi dico: Pare che gli uomini sieno fabbri delle

proprie sciagure;
sale,

ci

eccitamento dall'antico letargo.

ma

le

sciagure derivano

umano

dall'ordine univei'-

serve orgogliosamente e ciecamente

Noi argomentiamo su

gli eventi di jjochi secoli:

che

sono eglino nell'immenso spazio del tempo? Pari alle stagioni


della nostra vita mortale, paiono talvolta gravi di straordinarie

vicende,

le

L' universo

quali pur sono comuni e necessari


si

controbilancia.

Le nazioni

si

eff"etti

del tutto.

divorano, perch

una

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


non potrebbe sussistere senza
dando da queste alpi

1"

mia voce

agi' invasori

vendetta;

ancora vivo

di tanti popoli trapassati,

vano

il

la

mondo, cercavano

vano principi

popoli

dove insanguinare
viscere.

Cosi

Canaan,

lor

ferri,

a'

nuovi im-

contro

sandro rovesci

figliuoli del

popolo di Giuda.

impero di Babilonia,

1'

arsa tutta la terra,

si

corrucciava

non

che

cacciarono dalla Grecia

della,

stessa religione

sbranavansi
fortuna di

Roma. Ma

divenne preda
e de' Papi.
delia

nipoti

vi

de'

do' Cesari, de' Neroni,

Oh quanto fumo

di

d'

infamia

sar un di vendicato, e

Tutte

le

nazioni hanno

de' Costantini, de'

d'

loro et.

turare la propria schiavit

dianzi vilmente
col fuoco.

La

il

di

tributo, lo

terra

una

spiagge

il

cielo-

domani:

Ma

quei

quel

sangue-

Europei

degli

1"

ma-

che pagavano-

La fame
natura come la

foresta di belve.

n-

oceano portato-

Oggi sono tiranne per

chi sa? fors' anche le sciagure di questo

un

figli

un campo che prepara V abbondanza per


la prosperit di

dall'

imporranno un giorno

la pste sono ne' provedimenti della

mondo

Vandali

innumerabili popoli, che

rovescer su

le

e-

furono ingoiati dalla

umani roghi ingombr

nostre

le

si

altro-

Messene,

medesimi antenati. Cosf

timore n invidia recavano agli Europei, fu


a contaminare

un

fosse

in pochissimi secoli la regina del

America! oh quanto sangue

Ales-

Cosi

Messeni, che pur greci erano-

antichi Italiani, finch

gli

sa-

dopo avere passando-

e,

universo. Cosi gli Spartani tre volte smantellarono

proprie-

le

abitatori

Babilonesi poi strascinarono nella schiavit

cerdoti le madri e

tre volte

incatena-

non trovando pia

pacifici

fremita

il

Romani rapi-

deserti

ritorceano

li

de' vinti,

finch,

trucidavano

Israeliti

gli

g" iddi

liberissimi,

invoco contro-

perde tra

si

quando

mari

oltre a'

da devastare, manomettevano

peri

guar-

Io

dell' altra.

piango o fremo,

Italia

ma

cadaveri

18&

col ferro
i

diluvi

e-

sterilit di

anno vegnente

e-

globo apparecchiano-

altro.

Frattanto noi chiamiamo pomposamente virt tutte quelle

comanda e alla paura


impongono giustizia; ma potrebberoper regnare non l'avessero prima violata?

azioni che giovano alla sicurezza di chi


di

chi

serve. I governi

eglino imporla, se

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

186

Chi ha clerubato per ambizione le intere provincie, manda solennemente alle forche chi per faine invola del pane. Onde,
quando la forza ha rotti tutti gli altrui diritti, per serbarli poscia
& s stessa, inganna i jnortali con le apparenze del giusto, fin
che un'

forza non

altra

la

distrugga. Eccoti

mondo

il

gli

omini. Sorgono frattanto d'ora in ora alcuni pi arditi mortali,

prima

come

derisi

frenetici, e sovente,

come

malfattori, de-

che se poi vengono patrocinati dalla fortuna ch'essi

<;apitati:

ma

-credono lor propria,

somma non

che in

che

il

moto pre-

potente delle cose, allora sono obbediti e temuti e dopo morte

Questa

deificati.

de'

volghi

stimano

si

cieche ruote

razza degli eroi, de' capisette e de' fon-

la

datori delle nazioni,

quali dal loro orgoglio e dalla stupidit

Quando una rivoluzione

dell" orinolo.

matura, necessariamente vi sono

e che fanno

perch

^opra

1'

gli

passioni

la

anni

Ma

nel

globo

incominciano

trono di chi la compie.

schiatta non trova n felicit

la terra, crea gli di protettori

secoli delle

le

uomini che

de' loro teschi sgabello al

umana

premi futuri del pianto presente.


1

per proprio valore; e sono

saliti tant' alto

n giustizia

debolezza, e cerca

della

gli di si vestirono in tutti

de' conquistatori; e

opprimono

le

genti con

furori e le astuzie di chi vuole regnare.

Lorenzo, sai tu dove vive ancora la vera virt? in noi pochi


deboli
-gli

sventurati

errori

in noi,

e sentiti tutti

dopo avere sperimentati

che,

guai della vita, sappiamo

gerli e soccorrerli. Tu, o compassione, sei la sola


le altre

tu

1-a

terre

dall' alto le follie e le fatali


le

tutte

sciagure

passioni e la debo-

Non sospii'o ogni


Tu hai una madre

pianto, soli elementi dell'uomo?

il

mia

jjatria?

Non

dico a

me

ami

aspetta una turba di miseri, a cui

un amico
se'

guardo

io

umanit, non mi sento forse tutte

lezza ed

di

virt!

sono virt usuraie.

Ma, mentre
<lella

tutti

compian-

tu

te

lagrimando:

caro e che forse sperano in


straniere

dolori e la morte

te

dove fuggi? anche nelle

perseguiranno la perfidia degli uomini e

ti
:

qui cadrai

forse, e

di te; e tu senti pure nel tuo misero petto

compianto. Abbandonato da

tutti,

ninno avr compassione


il

piacere di essere

non chiedi tu aiuto dal cielo?

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


non t'ascolta;

pure nelle tue

afflizioni

ma

involontario a lui: va, prostrati;

187
tuo

il

cuore toi-na

all'are domestiche.

natura! hai tu forse bisogno di noi sciagurati, e


sideri

come

tiplicarsi

vermi e

g' insetti

senza sapere a che vivano? Ma, se tu

funesto istinto della vita,

soma
le

si

che

Perch dunque

modo

il

hai dotati del

dono ancor pi funesto

mano

fuggo?

io

non presento

io forse

tutte le nostre calamit,

di ristorarle.

e in quali lontane

a perdermi? dove mai trover

disastri le infermit

che prime udiste

sacre terre

volte ho riposato queste mie

membra

vato nella oscurit e nella pace


dolore ho confidato

contrade io vado

uomini diversi dagli uomini?

gli

che fuori della mia patria mi aspettano?


voi,

ci

delle sue infermit ed ubbidisca irrepugnabilmente a tutte

tue leggi, perch poi darci questo

ignorando sempre

Ah

la

indigenza

noi Io torner

miei vagiti, dove tante

affaticate,

miei pochi

dove ho tro-

dove nel

diletti,

miei pianti. Poich tutto vestito di tri-

stezza per me, se nuli' altro posso ancora sperare che

eterno della morte

voi sole, o mie selve, udirete

timo lamento, e voi sole coprirete con


il

con-

mortale non cada sotto la

il

della ragione? Noi tocchiamo con

ci

che vediamo brulicare e mol-

le vostre

il

il

sonno

mio ul-

ombre pacifiche

mio freddo cadavere.

XXXIII.
Carlo Botta.

Festa della repubblica cisalpina.


Dal libro

xii- della

Destinavansi

il

Storia d' Italia dal

di 9 luglio ed

di Porta Orientale, vasto e

il

1789.

campo

magnifico,

al

del Lazzaretto fuori

pubblico

solenne

ingresso della cisalpina repubblica. Accorrevano, chiamati alla

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

188
solennit piena
cipii,

di

tutti

tanti augurii,

drappelli

deputati di

tutti

reggimenti assoldati della repubblica. Era nei giorni

cedevano
e

Milano,

festa

la

in

di popoli

venire

ma

fatto

ed

un andar
la nobile

campo

il

andasse.

destino

Lazzaretto),

il

meglio

campane a

l'

gloria, tiravano

le

grida e

andavano

infinita contentezza

tumulto e

il

al

colmo.

le

de-

le

pi

mondo. Pareva, ed era veramente, un gran

passo da quella vita


dei Francesi

di quattro-

mocrati non capivano in s dall' allegrezza, e dicevano


strane cose del

Con-

della

innumerevoli bandiere tricolorite col turchino

o col verde sventolavansi all'aria, e


esultazioni per

folla

non solo

chiamarono

le

che pre-

una

ed a pressa

centomila cittadini. Suonavano

tutti

che

giorno

del destinato

accorrevano giulivamente

cannoni a festa

citt

V Italia a nuovo

(che cosi dal

federazione

la

contenti: pareva

ancora tutta

Aprivasi alle nove

vi

tutta

muni-

guardie nazionali, di

delle

morta dei Tedeschi a quella vita viva

la magnifica Milano, citt di per s stessa e per

naturale indole allegrissima, ora tutta, pi che fatto non avesse

mai, sin dall'intimo fondo suo

Entrava nel campo

il

d'argento alla cisalpina:

mini

Nel punto

dell'

ingresso

uni e gli

ad una

le

il

rallegrava.

si

verde ricamata

magistrati e gli uo-

altri,

magnifico spettacolo.

le

bandiere

apposito

sull'altare

le

santo sacrificio benediva

presentate bandiere.

1'

la

messa:
le

concerto strepi-

suoni, di viva repubbli-

Sorgeva in mezzo l'altare della patria; aveva sui

inscrizioni

secondo

il

tempo

-,

sopra,

leggiatore dell'amore della patria;

mostrativi

del

francesi e

cisalpini

desiderio

morti

Repubblica. Quest' erano

della

a'

lati

un fuoco acceso, simbopiedi urne con motti di-

gratitudine

nelle battaglie
le

arti-

arcivescovo ad una

Seguitava un

d' inni, di

salve

sventola-

si

quando a quando rimbombavano

tosissimo, e pure melodioso


cani.

spesseggiavano vie pi con

vano: celebrava l'arcivescovo

Dopo

coli' abito

popoli applaudivano,

in questo mentre a
glierie.

commoveva

seguitavano

il

eletti delle citt; gli

le artiglierie,

si

Direttorio

per

verso
la

cisalpine allegrezze

soldati

salute della
e

cerimonie.

Assisteva Buonaparte, seduto in ispecial seggio, alla festa; al

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


<juale,

come a

ed

guerre

vincitore di tante

Repubblica, risguardavano principalmente

189
fondatore della

popoli circostanti.

piccola parte dell' onesto spettacolo erano gli uomini dele-

N
gati

di

Ferrara,

Bologna,

di

non ancora

uncorcli

fosse

dell'

unita

non

esser presenti a quella solennit,


vista

mai nel corso dei

e di

concordia italiana.

Emilia,

di

Mantova

stessa

ad

Repubblica, venuti

alla

ma non

solo inconsueta,

grande testimonianza d'amore

secoli;

Serbelloni, presidente del Direttorio, dal luogo suo levatosi


e

sopra un pi elevato seggio postosi, in cotal modo, fattosi

silenzio

ciava

mezzo

in

repubblicane furono
opinioni

adunati popoli,

agli

Noi fummo un tempo


:

favellare

incomin-

queste medesime terre


delle

fatale

diversit

la

ridusse e ci

ci

liberi, e

troppo

spesso variata servit. Rammentiamoci,

serie dei cessati infortuni; ed

ci sia d' utile

per r avvenire.

facili

mantenne per molti secoli in estera e

Sparisca,

passato

il

cittadini,

come lampo, ogni

la

spirito

lunga

esempio
parte

di

che finora possa averci divisi; e perfino gli odiosi nomi, fonte
inesausta d civili

discordie,

mandati

siano

Serbiamo con indelebile memoria pe

'1

in

dimenticanza.

ricevuto beneficio

una

gratitudine eterna verso la francese repubblica, che col valore


e col

sangue

de' suoi soldati ci

procurava

la

libert;

grati-

tudine ancora eterna sia in noi verso V immortale Buonaparte,


che, emolo dell' Africano Scipione, ci tolse con le sue vittorie

a servit,

forma con

die

la vastit

de' suoi

lumi politici al

nostro libero governo. Ci crediamo, ci inculchiamo nel pi

profondo degli animi nostri, che a voler mantenere


vare la prosperit di una repubblica democratica

conser-

ha ad essere

fra di noi virt nei padri, educazione nei figliuoli, costume e

costanza

d'

animo nei

territorio uniformi.

cittadini,

leggi

Accendiamoci

giuriamo concordemente

di viver

torio della cisalpina repubblica lo

r esempio.

di

ed interessi in tutto

un amor santo

liberi o

giura

di morire.
il

il

di patria;
Il

Diret-

primo, e ve ne d

questo passo

colleghi, levati

il

presidente, sguainata la spada, ed

suoi

cappelli, ad alta voce giuravano. Giuravano

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

190

al temijo stesso gli

uomini deputati, giuravano

gimenti, giurava l'adunato popolo intiero:


plausi,

il

batter delle mani,

il

lanciare

capi dei reg-

viva,

le

grida,

cappelli, lo sventolar

uno spettacolo misto, romoroso ed alorando il presidente, manterrebbe

delle bandiere facevano

legro. Ci detto, continuava

col sangue e con la vita, se fosse

tuzione e le leggi.

Scevola, dei Catoni:

caso imitiamole

Direttorio la consti-

la terra dei Curzi, degli

1"

Europa

anime,

in

ogni

ogni speranza di vincerci


s'

accorga che qui

V antica

rinasce.

questo

lascino

Qui rincominciavano

il

imitiamo quelle grandi

nostri nemici, e insieme

Roma

uopo,

abitiamo

gavi che questa terra che

umano

d'

Sovvengavi, terminava, o cittadini, sovven-

modo

s'

plausi,

instituiva

la

ed

cannoni strepitavano.

repubblica cisalpina, mandata

da un principio che pareva eterno ad un dubbio


venire. Furonvi tutto
balli, festini in

il

giorno corse di can-i

ogni canto

dentro che fuori del teatro.

corto av-

e di cavalli, suoni,

poi la sera bellissime luminarie

Insomma

fu

una grande

allegrezza; e queste feste non in altra citt del

mondo

si

solenne
riescono

tanto liete e tanto magnifiche, quanto nella bella e splendida

Milano.

XXXIV.
Carlo Botta.

Omelia del card. B. Charamonti.


Dallo stesso libro

Fu imposto
tuzione,

odio

oligarchi, di

di

xii.

giurare

eterno

non

soffrire

contribuire con tutte

le

osservanza inviolabile

governo dei

al

re,

degli

giammai alcun giogo

alla

consti-

aristocrati

straniero

forze al sostegno della libert ed

ed
di

ugua-

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


glianza ed

tendevano

conservazione

alla

Per mitigare

prosperit della repubblica.

impressioni contrarie concetta dal

le

maggior parte troppo dediti


poco frutto. Tentarons

alle

popolo, in-

come d'uomini

magistrati alle persuasioni, ma,

191

nuove opinioni,

gli ecclesiastici, e fra gli altri

dinale Chiaramonti, vescovo

d'

Imola, che

poi

la

elle facevano-

car-

il

papa sotto

fu

nome di Pio vii. Il suo testimonio e le sue esortazioni, comed' uomo di vita integerrima e religiosa, erano di molto momento. Pubblic egli adunque

anno

1797

La

della sua diocesi.

giorno del Natale del presente

ma sempre

non

fare,

cita

ragionevolmente

baldanzoso e

uomo,

non

tico adottata

fra

di

noi,

l'

chi

onest,

La forma

fin

legge

alla

la

di

sua

attiene a^

si

non

esposte n ripugna al

qui

li-

governo democra-

dilettissimi fratelli, no,

o-

umana. Non eseroppone

si

una

fare

temporale sovranit, chi

alla

lasciare

la virt

opposizione colle massime

di poter

esercita ragionevolmente

Dio ed

piacere

il

sua libert chi

la

ribelle*,

abbandona

agli uomini,

un dominio

sotto la legge divina ed

bert chi contraddice

vuol seguire

Dio ed

libert, cara a

facolt che fu donata alT

vizio ed

il

un' omelia, in cui parlava in questa guisa ai fedeli

in

Van-

gelo: esige anzi tutte quelle sublimi virt che non s'imparano

che alla scuola di Ges Cristo, e

le quali,

se

saranno da voi

religiosamente praticate, formeranno la vostra felicit, la gloria


e lo splendore della vostra repubblica.

elogio
dii-e:

virt

delle

Se

le

degli antichi

Fatto

Romani,

il

poscia un vivo

cardinale passa

morali virt cosi resero cospicua la latina libert,

con quanta maggior ragione dobbiamo noi riputar necessaria la


virt nella presente democrazia, noi che

non viviamo invescati

dal lezzo e dall' ambizione di sognar deit, noi che santific


11

Verbo

di

Dio

fatto

poi altro che l'ordine


tici,

ma

comune

di

uomo!... Le morali
dell'amore,

una democrazia

retta, e

lontana dagli

felicit,

ci

virt,

che altro non cura che

odii, dall'infedelt,

zione, dall' arrogarsi gli altrui diritti e dal

doveri.

Quindi

retto significato

ci
.

conserveranno
la quale,

che non sono

faranno buoni democra-

1'

mancare

la

dall'ambiai

propri

uguaglianza intesa nel suo

dimostrando che

la legge si

estende

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

192
:a

tutti g' individui della societ e nel dirgergli e nel

gergli e nel punirgli, ci dimostra ancora

divina ed

umana quale proporzione debba

nella democrazia tanto rapporto


tesso ed ai suoi simili.

Ma

armonia

se

uomo non

si

e l'uguaglianza,

come un complesso

fu dato

quell'uguaglianza

della filosofia

ci

anche

perfetti

che

mortali e pi

del vangelo

faccia

ci

nel

dimostra la mancanza

conferiscano

gli

onde sistemare

presente

giro

La

eternit.

dei

storia

di tal progetto: la storia

precetti

Ges

di

onde rendere

societ,

felici

degli apostoli e dei gran

dizioni

in

nell' aspettata

felici

vangelo

Il

di leggi,

ce ne dimostra l'esecuzione

Decidete quanto

che

bene della societ, desidera altre molle per

il

uomini veramente

^giorni

legge

Dio quanto rapporto a

la sua sussistenza e per la sua perfezione.


Cristo ci

proteg-

alla

tenere ogni individuo

perfetti doveri dell'

possono compire nella sola virt moi*ale:


fa r

faccia

in

compimento....

il

vangelo, le

del

tra-

padri e dottori cri-

filosofi,

stiani, a conservare la pace, a far risplendere la vera gi-andezza

dello stato democratico, a fare di tanti uomini, dir cosi, tanti


eroi di umilt, di prudenza nel governare, di carit nel frater-

nizzare fra loro stessi e con Ges Cristo....

Il

luminoso oggetto

della nostra democrazia dev'essere di stabilire la massima possibile unione di


rali,

sentimenti,

Eccovi, o dilettissimi
gelici

glianza,

amore

la

fratelli,

Vedete

dettami.

splenda per

d"

di

forze

fisiche

mo-

per la

virt dell'

regolata

la

ma

civile

in

ri-

ugua-

somma

il

governi

altri

nella democrazia studiatevi

possibile

religione

la

durevole felicit degli

cratici: studiate ed eseguite

repubblica:... la

qual influsso

che fa la sussistenza e V onore della

baster una virt comune;

massima

possanza,

uomo, per

per quell' unione

libert,

e di tranquillit,

della

uno sparuto abbozzo degli evan-

quale

ivi

massima

democrazia. Forse per

ssere

cuori,

di

onde ne derivi una soave fratellanza nella societ....

virt,

sarete

veri

di

demo-

vangelo, e sarete la gioia della

cattolica sia l'oggetto pi

preziosa

del vostro cuore, della vostra divozione e di ogni altro vostro

sentimento.

Non

crediate che

ella

si

opponga

alla

governo democratico. In questo stato vivendo uniti

forma del
al

vostro

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

193

divin Salvatore, potete concepire una giusta fiducia dell' eterna


salute, potete operare

simili

vostri

autorit constituite

Si,

mei cari

nuovo

radici al

buoni

fratelli, siate

soavit

delle

cristiani,

per la

raddolcivano

gli spiriti,

da un uomo cosi

dette

e cosi venerato

per dignit

stessi e dei

repubblica

della

Queste parole, con tanta


stumi, calmavano

gloria

la

e sarete ottimi democratici.

eminente

temporale di voi

la felicit

procurare

santit

dei co-

cuori e preparavano

stato.

XXXV.
Ugo

Foscolo.

Tristi condizioni della Repubblica cisalpina,


per difetto d leggi e di armi nazionali,
per reit di uomini e astio di
Dalla Orazione a Bonaparte pe

'l

sette.

congresso di Lione. Pare che

Foscolo avesse dal comitato di governo delia Cisalpina


graEiare e lodare in

nome

restituito la repubblica.

fu effettivamente detta in presenza di Bonaparte,

nel gennaio del 1802, quando a Lione


notizie e osservazioni di Gius.

bisogna pur ricorrere, dopo

anima

in

uno

fors'

e indole
stile

r andamento
il

Pecchio

Vita di

orazione non
in

Milano

Comizi. Giova riferire

TI.

F. cap. iv], al quale

maledizioni, chi voglia

di questo

si

Il

sarcasmo e

delle

l'

farsi

un' idea del-

Lettere di J. Ortis,

indegnazione vi regnano da

pu dire ch'egli avesse creato n

componimento.

lo stile

troppo evidente eh' egli ebbe

panegirico a Traiano d'Alfieri... Gli encoraii che tributa a

Bonaparte sono smisurati, quantunque Bonaparte

di grandissimi...
viri [cosf

La

stampata

tenevano

pi copioso e sonoro di quello

anche troppo pomposo.

per guida

le

si

ma

complessa del tanto adorato Ugo. L' orazione scritta

un capo all'altro... Non

il

incarico di rin-

del popolo Bonaparte, che dopo la battaglia di

Marengo (14 giugno 1800) aveva

l'

l'

Non

in allora

ne meritasse

arrestandosi agli encomi, con sorpresa dei Trium-

impropriamente denomina

il

P. gli uomini

del

Comitato
13

ci-

194

LETTURK DEL RISORGIMENTO.

salpino], si fece

a dipingere

disordini

del

veva,

con un ardimento da tribuno

commesse

sotto

romano, os

dire

esit

debito che g'


tunati. Egli

cammino
Quella

incumbeva.

rimase

Il

illeso.

presso

al

per que' governanti e

da questo momento

virtuoso
il

sacro

ostru'

si

da per s

il

alla fortuna.

inutile e

perniciosa

sfrenando

che,

le

V arbitrio

cede r ambizione del nome,

il

che fondata non

costituzione

forze e

usi

gli

a pena

popolo costi-

del

milizia e

della

dell' ei'ario,

delle cariche alla potest esecutiva,

legislatori

a'

tale si fu

costituzione, onde tu, per decreto

la

nome davi

le

pure

Direttorio

del

e diritto alla nostra repubblica;

mente presagiva forse

con-

furore delle ringhiere e la dimen-

ticata o delusa sanzione di opposte innumerabili leggi.

francese,

li-

suo rige-

sono sempre sfor-

coraggio e la virt non

Ma

il

che sempre rende giustizia

punto tra V amicizia

sa su la natura le arti
tuito, e

depredazioni

le

triumviri stessi... Pieno d'entusiasmo per la vera

neratore, rincorato dal pubblico

non

tenapi in cui scri-

ai

berta, elevato dall' uflicio d' interprete della nazione

coraggio,

repubblicano, la

triennio

luttuosa oppressione degli Austro-Russi; e, giunto

la tua

nostre disavventure, e gemevi nel ge-

Ben hai dato


mondo quanto

neroso tuo cuore aspettando tempo di vendicarne.

a divedere

a'

tuoi salvi concittadini e all'attonito

mortali quelle leggi riuscissero; poich, con quelle ordinata es-

sendo la Francia, ove dalla ardimentosa tua dittatura non ve-

nivano

di repente annientate, certo

che

g' infausti

destini della

Polonia sovrastavano la vincitrice di tante nazioni.

a quanta

pi obbrobriosa rovina non dovevano strascinare noi, non lunit

dotti

ma legati, non armati ma atterriti dalle armi, non fatti


ma insaniti per le sanguinose vostre rivoluzioni? E a che

mani

d'

leggi

commesse? Tacer

altronde e a quale senato vennero queste fondamentali

multuanti

propri suffragi
dianzi del

le

controversie ond' erano faziosi e tu-

Consigli legislativi
;

come

gli

mercatanti

oratori

dei

e la ridicola arroganza de' molti, che ignari pur


e del perch obbedivano, e proni,

quando che

fosse, a obbedire, scienza e coraggio affettavano di libert; e le

gare territoriali; e
bliche

estorti

decreti circa

da que"

l'annona e

legislatori, a

cui

le

libert

tenute pubgloria

patria

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


essendo

proprio utile, fra la fame e

il

polo, ratto sursero opulentissimi.

domata

,tini

imprecazioni del po-

le

Tacer

ambizione

de' ricchi

oro, briga,

tremore

1'

cariche.... e tutto

delle

generale ignoranza di

tacer la

audace povert degli

1'

da' beneficii del Direttorio e

dallo splendore

195

assemblee; imper-

queste

ciocch que' rari egregi nelle arti e nelle scienze, e che in tanta

malvagit illibata fama

ingegno

'd'

costumi

di

serbavano,

ignudi al tutto erano della feroce fortezza e della sapienza ne-

ma

cessarie ad ordinare gli stati,

dal

escluse

saero ozio delle

lor discipline e dalla semplicit dell' antico lor istituto.

il

gentile, magnifico,

armonioso nostro idioma che primiero dalla

muse

notte della barbarie dest le vergini


lettere, adulterato

Non

manomesso

chi atto era a governare, n


i

forti e

dai pochi, seb-

Bonaparte, di dannare

sapevi n potevi a un tratto conoscere

tue ele;^ion5 che n

perch

di quei

indolente e paurosa igno-

dalla

m' arroghi, o

eh' io

e servilmente

patrii affari in linguaggio stra-

niero disputandosi, tutto era quindi

bene apparentemente sancito

belle e le

arti

adunanze

interamente nelle

senatori obbliato; e dai pochi

le

e le

tempo stolidamente

per gran

ne' pubblici editti, fu indi

ranza dei pi.

Ita-

che Consulta Legislativa appellavasi,

liani! nel recente senato,

li

avresti

si

agevolmente trovati

saggi italiani sapeano non

donarsi

ma

con-

quistarsi la libert, e sdegnosi quindi di essere stromento dello

straniero
di

un

celavansi.

poni

tunque pieno ancora


e per tionfi

di

nostre leggi opra

le

personaggi

per virt

di essi primate del

erano stranieri.

tribunali e

per

ma
Nomi

per prosapia e per dovizie

possanza cospicui, e ognun

gli eserciti

furono

governi, ignudi

nomi

nostri

tu,

il

la

comandavano? n

lo

il

sangue della

scettro de" capitani

cisalpino popolo flagellava.

Liberatore, quando assediato di armati

giueser-

corpi legislativi;

mentre

vostra nazione ci redimea dalle catene,


e de' proconsoli francesi

fosser

Senato Romano, quan-

il

mondo, che potea pi quando non

stizia e le avite leggi


citi

che

dio, e gli esecutori santissimi;

il

Dove

eri

Consiglio de' Se-

niori fu astretto a scrivere la sentenza capitale della repubblica,

ratificando

il

trattato

d'

alleanza perfidamente dai

cinque de-

LETTURE DEL RISORGIMENTO,

196

spoti imposto? imperciocch,

fame

non

accettato, ci tornava nell'in-

e lagrimevole stato di conquistati

un palese meritato servaggio. Dove

Trouv e Riveau, conculcato


e magistrati a giurai*e

lennemente

forzando

il

ben

popolo e

vasori altamente sdegnava. Fra

1'

tenaci

allora lungi

tue vittorie, e la
e

precorrendo

le

fama

uomo

mente

Italia

d'

mortali imprese

la serviti! della

Francia

ma

l'

de'

pochi

nome

si

de-

modi onde
inobbe-

dell" altra,

spergiuri esecutori,

mari

per le

incliti

agli

elementi

con la politica

de' ti-

(tranne Bonaparte)

per

per maturare sicura-

irredimibile

nella

traffico

della

Cisalpina veduto giudici

non penale statuto

pubblico

nuovi in-

viva forza dai

comandando

affaticavano

Avresti

decretate estorsioni, non

dovere del giusto,

teneano

forse,

t'

legislatori
i

magnanime

de' suoi

cospiravano

inesorabili, capitali sentenze,

il

pubblico

in

e la fortuna

inutili

nostra patria infelice.

dissi principi,

recente esempio

'1

tue navi

ranni, che a remote,


tutt'

legislatori

legislatori

dita; e per la venalit e bassezza

Te

ambascia-j

costituzione, per origine, illegale*, per gli

fu imposta, tirannica; pe

derisa.

di

universo fremito intanto della

loro seggi strappati, sfrontatamente

una

e ri-

quando

tu,

principi,

nuove leggi

le

schernita maest popolare, fra le proteste


imperterriti e santamente

cret

eri

solennemente un' altra costituzione, so-

la tua spergiurando?

e magistrati; poich

de' patti,

gius delle genti,

il

tori si convertii'ono in despoti,

proda

attenerlo

mati air universo sconoscenti e sleali infrattori


condotti a

avrebbe

e accettato, ci

per la calcolata impossibilit di lungamente

erario;

enormi censi,

inculcato in

patentemente consecrato

il

somma

diritto della

scelleraggine.

Men duro

l'avere pessime

leggi,

avari o imbelli tiranni,

ma

tremanti, siede e regna la


plebe.

Memoranda

quando

tutti

averne niuna;

anzich

che nelle citt senza leggi, sbalzati dal trono

pochi guasti o

pur pochi sempre e sempre quindi


orrenda multiforme tirannide della

fede di questa sentenza

ne die la Francia,

al potere nuotavano per mari di sangue. Brevi

nulladimeno della moltitudine sono gl'imperi, sempre dalla


stessa immensa lor mole precipitati; e dalle sostenute burrasche

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


sovente esperienza

ricava

si

salute.

veramente ed

tutti gli stati fu

per

questo

197

dove una diuturna straniera armata autorit,

non imporre

bere per

impone; onde tutte

pando

vitupex'ii

tutte

cittadini

fierissimo di

chiamandole

rompe

leggi

le

assumendo

cosi

poteri, tutti

cose, tutti

leggi,

il

delle citt cisalpine,

sembianze,

le

li-

ninna ne

usur-

tutti

opprimendo, tutte invadendo

addossandoci e

le

danni, pu pienamente

ed impunemente signoreggiare.

E quando
nerebbero

mento degli

eterne fosser le leggi, nulle per noi

ottime

senza

milizia,

la

stati

per niun' arte permetteva

'1

a'

non

divo Licurgo, clie appartenente alla guerra


su

Lacedemoni

Ben

fosse.

italiane sopite si

armi: n sperse andavan tue voci, che anime

ma non

morte percoteano;

a grandi

fatti

armi armi

giovinetti esclamavano,

cemente fu quella istituzione, che,

non compre mani ed a


citt,

petti

tutta.

Salutare vera-

armando

tutti

amorosi

armi era splen-

di

dida e forte in que" giorni la repubblica

affidava

la

all'

della

ardore

ed alla santa carit per la patria; onde e spada erano

della giustizia contro

a'

malvagi,

Ma, dopo non molto,

scudo

di libert

mura per

ranni domestici, ed inespugnabili

con vilipendi

coloro che slealmente

con denaro strozzarono su

cole vendicatore, che, ove fosse

contro

a' ti-

gli esterni nemici.

maneggiavano

cose, impalliditi al cospetto della forza popolare, e

la

cittadini, a

quiete

assuefacendoli a un tempo alle arti guerresche,

di gloria

dal

memo-

tuo esempio spronate, e dalle avite, gloriose, incalzanti

il

tu

tuo dipartire, alla nostra salute provvedendo, principale con-

siglio a noi davi le

rie,

tor-

sicurezza ed ingrandi-

principio,

"1

le

con dissidi

nascere quest' Er-

robustamente cresciuto, avria

repubblica dalle ladre e tremanti lor mani

N giova

ritolta.

dissimulare che male avrebbero tanta scelleraggine consumata,


se

istigamenti comandi ed

aiuti

non scendeano dalle Alpi;

perch questa repubblica, quando forte, indipendente,


pubblica stata

fosse,

potentissimo

vera re-

inciampo sorgeva

a'

tradi-

menti e air orgoglio del Direttorio francese. Per ci custodite e


assediate quasi da uuumerabili schiere confederate
le citt

impoverite pe

'1

mantenimento

di

ammutirono

non propi

eserciti, e

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

198
dal brando

de' generali

guate. Voi soli

liberali e di sangue,

viaggi e da

commissari arbitrariamente dissan-

vedemmo,

tutte

o soldati francesi, voi di eroiche virt

dalle

voi
fiere

le

guerra consunti, e

della

molto pi dalla ingordigia ed ingratitudine


soli

vedemmo piangere

fame, dai lunghi

dalla

ferite,

necessit

de' condottieri,

voi

nostro pianto, e chiamar Bonaparte,

al

che tanti trofei aveva eretti in Italia per comperare la vostra


miseria, la infamia della vostra nazione e la ignominiosa
A'it de'

Una
non

ma

ser-

vostri alleati.

nazionale

larva frattanto di milizia, se


soldata d'flomini non

so, fu

mercenaria

legge deletti n per et,

per

disertori de' principati confinanti, o fuorusciti

restava che vendere

corpo e

il

1'

anima,

quali non

a'

prigioni alemanni

dallo squallore convinti e dalla forza e dalla disperazione delle

lontane case natie. Tale fu sempre, se pochi ne scevri, la universalit de' soldati gregari che deserta avrebbono, insanguinata

ed arsa la repubblica, dove

tutti

durando n

disagi

n sostanze n congiunti n amici n altari

devano: se non che,

e per la brevit

patria"

onore difen-

del tempo, e per le rade

legioni, e per le perpetue fatiche, e per lo zelo de' pochi patri!

capitani, e per la divozione al tuo

armi

si

g' infiniti

ritto

nome,

gli

questori tripudiando, nudo,

quindi al misfatto,

suma che

tanti

sudava

ufficiali

l'

francesi

non pasciuto,
a

ridottisi

scarsa laude pu mercare e dalla

il

della

furore,

milizia,

pre--

quale dall^

patria

eh* egli

1'

arti e la

abbandona e
i

delitti

e l6

impunit della rapina,

vastazioni e gli omicidi nelle terre, le reciproche ire

della repul)blica. E,

col disi

questi stipendi-

da quella che elegge. Quindi la militare licenza,


il

con eh*

insegne rifugge della propria repubblica,

vittrici gloriose libere

pene della fame,

infelice soldato.

grande onore o eccitamento recassero; che colui

dini

di queste^

effetti

ritorsero soltanto nell'esaurimento dell' erario

gl'immensi dispendi

quand'anche armi

la

cotali a

le

de' citta-

ninna difesa

somma

forza

giungessero, tremendo, certo, e da pi genti esperimentato sor-

gerebbe a un tempo

dappocaggine

il

pericolo, che gli ambiziosi capitani dalla

de' magistrati, dal silenzio d'

inermi leggi, da' ne-

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

199

ghittosi odii de' cittadini, dalle servili speranze de' soldati,


lidi

mezzi traessero per occupare tirannescamente

Che

se taluno per ci insultando alla fortuna

chiamarci

avversa agli Italiani osasse

ed incapaci

lo stato.

da tanti secoli

degeneri

popolo indipendente

di ridivenire

va-

da' nostri

avi

marziale; oh!

sorgete voi Italiani caduti nelle battaglie, quando Scherer, tante

concittadine anime

perdendo, pieno

de' vostri

cadaveri

scorrere l'Adige; che fuggente dalle sponde indifese

addolorata

sdegnosa portava sangue venduto. Gridate voi

morti nelle valli

Trebbia sempre

di

ove ora con voi infinite ombre


fra g' insepolti

romani

al

nome

vendetta, che rapida col terrore

all'

rito di

e a

con la sconfitta

Genova accompagnaste
devoti furono

ignudi e spregiati.
dall' ardita

francesi

fremono

del secondo Annibale, n dalla

voi,

lo incalz

che da' recupe-

alle sedi degli eroi lo spi-

Giuseppe Fantuzzi, gridate voi

libera morte

armi libere infausta,

guerrieri

di

negli elvetici monti, sono ancora placate.


rati colli di

facea

all'Adria

tutti

nostri

Stanno ancora

Forti, terribili,

bench pochi,

petti,

vessilli tolti

a'

nemici

giovent bolognese, che n da legge n da stipendi

costretta e terre e citt redimea da' ribelli. Stanno

trofei

del

Tirolo e della Toscana dedicati dagli Italiani agli augurii della


vittoria, di cui

l'Egitto.

battevano, e
ravi?

Ma

Buonaparte ha pieni

chi potea vincere genti


a'

l'Italia

che con

e il

te e

quali tu la virt e la fortuna e

Tirreno e

per te

l'audacia

comspi-

vivrai tu eterno?

Uomini nuovi

governavano, per educazione n politici

ci

n guerrieri (essenziali
tichi schiavi, novelli

doti

tiranni,

e delle cii'costanze che

ne' capi

delle

repubbliche); an-

schiavi pur sempre di s stessi

n sapeano n voleano domare; fra

pericoli e l'amor del potere ondeggianti,

operavano; regia autorit era in

essi,

tutto

ma

perplessamente

per inopia di corag-

gio e d'ingegno n violenti n astuti; consci de' propri vizi, e

quindi

diffidenti,

discordi, addossantisi

non temuti;

datori di cariche e palpati,


potenti, e

come

di pubblico bene

imbecilli,
e

spregiati;

libidine

di

scambievoli

vituperii

alla plebe esosi

come

convennero con iattanza

primeggiare,

ma

pensiero

LETTURE DEL RISORaiMENTO.

200

pure

con

di onore-, vili

le

le

sempre imminente rovina,


con

briglie
nieri.

audaci coi

gli audaci,

accuse coi beneficii, e

di oro puntellati

unica, perpetua,

niera obbedire,
stato.

vansi

danni,

sommi danni

per

Perfidi

Cotanti, e

per voi non

che

profondi moltiplica-

generosa morte

agonia obbrobriosamente la repubblica intera pe-

di lenta

volte volevate la forza; che n

ma

mai costringere a

umana n

non

se tanta fortezza

pi delle

il

divina possanza pu

mondo gridando

amministrare

italiano soffriva di

porsei'O que'

emu-

tornare privati, alla Francia

di

ed

essendo la patria, veruno

che, disperata

pro-

al

sua vita consacra. Che

la

era dato, o principi cisalpini, di

v'

niuno vi contendea

impugnarono

voi stessi

delitti chi alla salute della patria e

prio onore fortemente e lealmente

esempio ne

si

presta

di

creduta

ricomperarsi lo

soltanto

ampli, e

si

citt, nelle

forse

doversi alla spada stra-

riva. Forzati in vero talora voi foste,

al

prncipi stra-

troppo

discolpa secretamente vociferavano

lare,

Nella povert dell'erario, nelle lagrime delle

protette concussioni,

ma

con la fortuna, di

proconsoli e di tradimenti con

spegneano

vili,

querele con le minacce; e per la

comune

la

sciagura.

ben

due del Direttorio che generosamente

trattato di alleanza, e que' pochi legislatori fe-

il

deli al giuramento.

Ma

sono

de' vostri delitti

accusatori

gli

testimoni ed

giudici

tante improvvise malnate ric-

le vostre

chezze, onde di poveri e abbietti, superbi oggi andate ed impuni.

Sostenere

ma

la ingiustizia

da

forte, dissimularla

ritorcerla a proprio vantaggio, dividendo quasi

le vesti de' pi-opri concittadini,

stati;

il

popolo e

di questo assai pi,

brame; codarda,
leggi impaziente;

corrompitrice

trono,

di

si

fatto

peste

e vari

sono

governo
tutti

di
i

gli

tiranni,

abbietta fortuna, di altere

invereconda; al comandare incapace; delle


ne' fastosi

vizi del

molle secolo corrotta, e

mercadanti del proprio ingegno, delle mogli,

delle soi'elle, e della fama, se


di

il

dove molti

niuno r assoluto signore. Gente

da schiavo;

opime spoglie

da bassissimo scellerato.

Dir io quanti e quali complici intorno a


sudassero? mostri fra

fama avessero;

di

tutte

fazioni,

niuna patria; barattieri; delatori; citaredi; usurai; delle

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

201

patrizie angariate famiglie patrocinatori venali,

cimanni delle occulte avani'e


n amici

ina

servili colpe

pure

malvagi, tutto

a'

con

speranze

le

quindi tur-

de' regnanti; persecutori de' buoni,

con la cabala

ingoiando;

vergini incettatori, agevole scala

amicizie;

regali

alle

con

matrone

di

le

e di

prodi-

ghi di danaro, quasi semenza in letame;.... orribile mfstura

nomi

e di vizi e di

alla terra

che

vituperi!

di

ed

ma

sostenne!...

li

al secolo

infamia, ed

stromento

necessario

anche delle

luni, armati di tutte arti, dittatori

onde dalle cisalpine universit

chi surse

specchio
di

maestro

a'

tranne

viventi, osano

la

N paghi

aspettano!

si

professori

non

cui

di

uomini che,

a' dotti

lunge vigilie

contro

scienza

di

ciurmadori, e

di

antichi

gli

licei

supremi

mai;

discepolo

fu

da

cacciati

gloria,

emolumento

della

persecuzione

con censoria autorit cacciare

sepolture di Virgilio e di Orazio

nelle

ta-

lettere siedono

veniano la greca e la

esiliate

muse meretrici

latina lingua, e le

ingegni depressi, e da'

alle

scelleraggini del governo e alla tirannide degl'invasori.

di

e conturbarne le ossa, predicandoli adulatori

mani

le

que' divini

poeti

Augusto

e in-

d'

degni di liberissime menti.... Ahi ciurma! ahi libera nel mal


fare

non

ti

vegg' io fetida di adulazione e di beneficii, non

ammansare con

carmi

celesti

monarca

il

rimate vandaliche ciance blandire


tirannucci; sicch, se

modo omai non

essere appellati italiani.

bunali

e ne' ministeri,

legazioni,
a' teatri
le

chi

dell'

universo,

muta,

si

e' ci

Pompeggiano intanto costoro


nelle

citt,

chi

esultando tutti fra

le

di

e ne' tri-

delle

sopraintendente

ed agli spettacoli, e chi questore di eserciti, e

cattedre de' licei

con

dori'

de' magistrati

chi segretario

prefetto

ma

rimorsi di pochi vacillanti

chi su

deluse speranze di

benemeriti cittadini e di magnanimi giovani, che per mostrar


di sudori e di
altro

cicatrici

mercano che

trigna con le

d'illibati

ripulse, per cui

mani vuote

al

petto

costumi e

di

studi,

non

fuggendo dalla patria masi

ascondono.

Che

riesce

espediente preporre all'erai-io, all'ambascerie, all'annona, alla


interna vigilanza
cosi

ed

alla

milizia

impunemente invadendosi

al

insufficienti

governo.

ministri,

tutto

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

202

commercio, magnfica sentenza

il

moderni

de"

politici^

nella repubblica universalmente fioriva, non gi nel lusso ci-

spaccio

nello

vile

sempre

delle

ognor raddoppiate

merce

derrate:

povert dello stato,

la

quale,

la

de' trafficatori

riparata con

fu

usure

provocate forse, palliata veniva ed esul-

cerata ad un tempo, tal che ogni debito spento uno pi grave

ne raccendea; dote

pubbliche sostanze facendosi della in-

le

che

fedele astuzia mercantile,

schiatta
nai,

spesso, mutati

Spavento

arricchiva.

patria

della

efferata stolidit di Caligola

1'

intimava

al

nomi,

obbrobrio

ma

a'

pi orrenda; poich la sterilit della natura e

le

guerra, congiurate

monopolio

col

gra-

quell'ardito

annali presenti dar

gli

umana

quando, chiusi

popolo romano la fame:

imprender

telletto che

padri

della

in-

posteri storia

rapine della

armato dietro

trono, la

al

cisalpina plebe affamarono; e le vane strida degli agricoltori,,


e lo sconsolato compianto

delle

madri e

de' figliuoli morenti,,

e la disperazione, e le pestilenze, sorgenti furon di lucro;

dalle traspadane rive all'Appennino le

montagne

per lunga fecondit beate, di bestemmie suonano ancora

Gli asti provinciali frattanto, armi gi di veechia

per forza

di

destino

quindi repubblica questa


i

monete

negli usi

sciagure

pi

cittadini e

le

nello

ma veramente

nelle leggi
stesso

politica,

acefalo corpo
e nelle

ne' dialetti

servaggio,

due

stranamente usurpati; aristocratici, patrioti: e


proprio utile fondato su

la

con-

stte di

nomi

tutti

tenacit delle proprie

intenti al

opinioni,

patria avendo veruna (e chi patria nomerebbe la terra dove

non ha

misero non

ha pane

n leggi n gloria n forza?), satellite ciascuno

si

ricco

giustizia,

finanti stranieri, che


l'Italia,

il

con

fraudi

con

premio sempre della vittoria!

de' propri suoi vizi, aizzata era

una

armi

si

si

province soltanto. Micidiali avversari

fratelli e gli sposi partivansi in

nuove

dalle

dismembrarsi

per

di

ossa.

bollivano:

straniera

arte

infaticabilmente

concitati,

dibatteano.

nome,

di

quali, opposti

di volghi,

per

umane

gemiti, luttuose per esequie recenti e seminate di

ora

onde

e le valli, gi

la

n
il

nazione

fea de' con-

contendeano

lorda ciascuna setta

al furore, l'altra alle

trame

A^

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

20)^

dalla incauta persecuzione contro la religione de' nostri padri

onde

impudentemente

patrioti

sfrenati,

diosamente superstiziosi, strascinavano quasi


delitti

della

licenza

plebe dal fato

delle

cose

fernali

ignoranza

al

eternamente

civili

niuno conforto

che

speranza

dalla

questo ove mangia

il

folgori

delle

di

profanati altari,

pane bagnato sempre

mostravano,

lacri tacitamente

Giuda per

tu-

celesti,

da

di sudore

quasi

la cattivit di Babilonia

di la-

sacerdoti, fatti

templi distrutti.

ceremonie,

interdette

le

alla,

a'

un mondo diverso da

misei'ando e sedizioso spettacolo alle citt,


i

sentenziata

Derisi intanto e minacciati e denudati

sciagurata

la

bisogno e alla fatica, e quindi alle colpe e

multi, da ninno spavento illusa clie

grime

plebe agi' in-

la

fanatismo:

del

aristocratici stu-

gli

atterrati

gli

simu-

popolo

del

profeti

di

gementi nelle viscere delle

famiglie abborrimento inculcavano per la repubblica, la ster-

minatrice ira vaticinando del Dio vendicatore. Ignota fu sempre

a'

tare

quella sentenza:

nostri reggitori
stte,

le

ma

spegnerle

un

non doversi persegui-

domarle con V oro ed avvilirle fomentando


tenti, e disprezzarle, se deboli.

umana

le religioni, e alla
si

Al solo tempo spetta

vorrebbe la natura nostra combattere che,

ora

insegne,

di

contro

alle

proibite.

patrizi ed

il

volgo incurioso

traccia

in

di

martiri

guaci, morte e sangue gridavano, feroci di mente


in

parole

ad

avviluppavano talvolta

ogni
il

po-

di rodere

patrioti or

demagoghi sempre; armati


sediziose dicerie, d' irritanti minacce

sacerdoti,

se

le cose spi-egiate

Ma

sgherri,

missionari di rivoluzione e

prodi

vizi,

incostanza di farle obbliare; e mal

abbandonando, anela sempre


delatori,

lor

scure,

la

sotto

tratto

ridicol&

di
;

avventati

ed inerme

non

di

se-

mostrandosi,

impresa impotenti; se non che

governo, che di tutto ignaro

e di tutto

dubbio, ad ogni avviso della regnante setta inchinavasi; non

con

le

armi o con aperte magnanime

sfogavano,

ma

con

lasciando intatta
creduta, e
1'

veri

libelli,

la

accuse

amor patrio

calunnie e clamori; talch, di niuno

fama, fatta era inutile la virt, perch non

infami

nella

comune

taccia impuniti:

avverso partito e per soffocati ribollenti rancori

ben

per onni-

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

204

potente ricchezza e per prisca autorit di

nome

di religione tremendo, al primo voltar

fortuna,

confische,

zioni, di

patria affliggea.

di

mentre

ubbiaehezza della

catene,

di

esilii,

vittoria,

mense,

le

della

conquista

che, asilo implorando di

braccio de' citta-

padri e gli orfani,

congiunti o

fanciulli, e le donne, e

pidati; e frementi

d'innocente ululato

o per virt

scienze

per

o per

lioni; e

atterriti

a'

carceri;

le

sen-

sbanditi,

di

misfatti; e

compri

al

infermi vecchi la-

gli

sostenute

securi, confinati in barbare terre;

la vita,

compagnia

la

asilo otteueano

libert,

in tutta Italia gli amici e

tradimento; e

per

esilio

contami-

il

profughi in Francia limosinando di porta in porta

ancor pi grave V

misera

la

nostri campi,

dini piantava inquisizioni e patiboli; onde

tiano

proscri-

di

di pianto,

ingordigia

la

insanguinavano

letti,

per insania

russe turme e le tedesche con la

le

la rabbia della vendetta desolavano

navano

di

pochi

dignit insigni

Cristo capitano

di

ribel-

da per tutto violamenti, saccheggi, incendi, carnificine!

XXXVI.
Carlo Botta.

Italiani

dimandano

la

prima volta

Dal libro xvi della Storia dal


il

documento

che
in

scritta

francese

in

appendice alla

Bocca, 1867).

Il

17 SO.

una petizione indirizzata

di

'ita

nel

unit della patria.

1'

Al racconto aggiungo

al Consiglio dei Cinquecento:

1799 dal Botta,

luglio

dello storico

leggesi

ripubblicata

composta dal Dionisotti

(Torino,

ministro di polizia Duval intimava al Botta lo sfratto da

Parigi e la relegazione a venti leghe dalla capitale e dalla frontiera delle


Alpi.

Lo

storico scriveva in data 16 luglio al Pico segretario

nistrazione del Piemonte in Grenoble:

unit di repubblica,

convenzione

italica,

quella costituzione repubblicana che


nienza.

Vi possiamo assicurare che

dell'ammi-

Continuamente andiamo gridando:


sar

libert

loro

agl'italiani

di

maggior grado

vari rappresentanti sono stati

adottare
e

convetratti

al

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


nostro parere dall' evidenza dei
si

stampa una memoria su

nostri

che

tale oggetto

faremo pervenire. Ci siamo

vi

messi su questo proposito con parecchi dei Cisalpini


che non

ma

nome

il

italico fosse

tizione Carlo

i'

unico ed

Boncompagni nella

il

solo nostro

il

primo tentativo

per affermare al cospetto dello straniero

volesse

il

cielo

ecc., ecc.;

nome. Di cotesta pe-

La

terza delle lezioni su

rale piemontese scrisse che fu

Ma

. . .

Romani, Piemontesi

parlasse pi di Cisalpini, Toscani,

si

205

momento

ragionamenti. In questo

tradizione

fatto nei

libe-

tempi moderni

diritto della nazione italiana.

il

che

G' Italiani ricoverati in Francia, dico quelli

erano

si

acquistato maggior credito nelle faccende, avevano persuaso a


loro

medesimi che in tanta tempesta

per ricuperarla
in

un

fosse

pretendere

lo

disegno

il

Francia

della

sforzo

di

unirla tutta

perch non dubitavano che a questa parola

solo stato;

di unit italica

il

grande mezzo

di fortuna

ad aiutare

a far risorgere l'Italia e

g'

Italiani

bramosamente non concorressero a

procurarla. Per la qual cosa, volendo trar frutto dall'occasione,


si

appresentarono, oltre

tate ai Cousigli

le

legislativi,

a'

Voi

la

quale,

unit d'Italia, con queste

tradimento e la perfidia hanno

soli

con

Il

efficacia gli favoriva,


foste,

1'

ad un nemico barbaro e crudele. Chi

parole incominciava:

cia.

rappresentanti,

suoi

favellando della necessit di creare

maggiore

presen-

con una rimostranza stampata e

diretta al popolo francese ed

dato la vittoria

non istampate

esortazioni

come

reggeva allora la vostra Fran-

noi, ingannati;

voi,

come

noi,

traditi

da

coloro che dell' assoluta potest dilettandosi volevano voi tutti


in

un con

le

empie mani

gli

non

la libert dei popoli precipitai'e in quell' abisso che


loro

abominevoli
si

avevano aperto. Per pochi giorni

disegni

loro,

pi santi, vendettero a prezzo,

vendono
alleati.

che

delitti,

compissero; per pochi giorni stette che voi, come noi,

pi non aveste n patria n leggi. Violando


ritti

stette

accompagnati da atroci

come

gli

essi

vostri

spietati

di-

padroni

gli schiavi loro, la libert vostra, la libert dei vostri

Ma

ora

s'

incomincia a

sperai'e.

Quanto dolce

ai nostri

cuori mostrossi la vera ed amichevole ospitalit che in Francia

LETTURK DEL RISORGIMENTO.

206

trovammo!

quanto ella

avare vessazioni degli

divei'sa dalle

agenti, dei somministratori,

compagnie che hanno spo-

delle

non

gliato l'Italia! Gli aiuti da quesf uomini vili

n noi

avressimo accettati.

gli

gittare

Il

verso la patria nostra, mandare in dimenticanza, se


bile, la

grandezza dei mali che da tutte

abbiamo, rintracciarne
speranze

le

nella

principii che

nella

hanno manifestato, pruovare che

debbono essere amici ed

naturali

alleati

sofferto

rimedi, collocare

Francesi

dei

lealt

possi-

fa

tirannidi

le

mostrarne

le cagioni,

giustizia

vennero,

ci

nostri liberi sguardi

popoli

d"

mo-

Francia,

della

nei

Italia

strare che vogliono esser liberi, porre in chiaro finalmente che


1'

unit

fia

ed alla prosperit dei

necessaria alla felicit

d' Italia

due popoli,

V argomento

popolo francese ed

dello

suoi rappresentanti

a'

che indirizziamo al

scritto

Dette poscia molte altre cose, parte vere, parte


suir unit

tit,

francese

d'

terminavano dicendo: Se

Italia,

non dichiara

finalmente

1'

unit

poca en-

di

la

repubblica

non

essa

d' Italia,

potr mai purgarsi da quella opinione in cui venuta, quan-

tunque ingiustamente,
patti, alla

tutta

quale

il

di perfidia nei

negoziati,

di

Direttorio ha dato occasione

di

Europa per mezzo

corrotti. In

nome

agenti tanto

de" suoi

il

della repubblica francese esclusero

tivi

rappresentanti pi fedeli,

gli agenti delT aristocrazia,

per

perfidi

quanto

essi

cac-

assemblee primarie; in

popolo dalle

nome
i

nei

sorgere in

osarono

della repubblica francese

ciare con le baionette

fraude

dai

Consigli legisla-

sostituire

ai

fautori dei tiranni; in

repubblica francese obbligarono ad accettare

luoghi

loro

nome

della

trattati

ingiusti,

nome suo il libero parlare ed il libero


scrivere fu spento; in nome suo, cacciati dagli uffizi arbitrariamente gl'impiegati; in nome suo rotto, anche di nottetempo,
l'asilo sacro dei cittadini; in nome suo tolte loro per forza le
propriet, confuse le potest civili e criminali; in nome suo
poi gli violarono; in

dichiarati licenziosi e nemici della

avevano

il

coraggio

di

amare

la

scialacqui ed alle loro depredazioni


le

armi

coloro

libert

virt e
;

ai i-epubblicani, e chiarirono

in

di

nome suo

ribelli

che ancora

opporsi

coloro

ai

loro

rifiutarono

che vole-

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


vano difendere
in

nome

native sedi contro

le

in fine della repubblica

il

207

tradimento di Scherer;

francese introdussero la oli-

garchia, contaminarono con istudiate corruttele

retto costume,

il

e per tale guisa prepararono le sollevazioni dei popoli sdegnati

da tanta oppressione

La

e licenza.

repubblica francese, che va

mondo con

a gran destino, debbe dimostrare al

non sono

di lei

tanti mali

prodotti,

corpo

gando,

rappresentanti

d'Italia: palesano

fezione che
blicani

si

d' Italia,

d'

d'

ristorare

dei Francesi, quello che la natura vuole, con

d'

Europa. Onorati

davano autorit

ma

numerosi

nomi

parte aneora vere, e parte an-

mescolate ancora di non comportabile intem-

peranza; perch, se era lodevole


Francesi

loro

e valore al discorso.

Gravi parole erano queste,


cora eccelse,

affezione

apprestino ad incamminare a tal destino questa

bella ed infelice parte


sottoscritti

1'

volont

la

la

libert e

la

la unit d' Italia, e si persuadono che la giustizia e

s'

patria

la

Pruovarono che

liberandola.

ragione eterna, che la naturale legge richieggono

confermando,

repub-

danno dimentican-

ogni

sono intenti

solo

immense sue ruine

discorsi l'af-

Nel loro giusto sperare

ogni ingiuria e

dosi, neir esilio loro


loro, dalle

all' Italia.

arin-

disgrazie

alle

questi scritti, palesano questi

porta

francese

diconlo,

sdegno

di

commessi, e

popolo

il

legislativo;

pieni

suoi,

che opera

fatti,

delitti

Dicelo

cui ella debitrice di ricorreggere.


ne' suoi scritti indirizzati al

tanti

La libei't e

quel voler giudicare

1'

il

unit

generoso

d' Italia,

richiedere

il

dai

bene era da biasimarsi

governo francese, quel volersi intromet-

chiamar tradi-

tere nelle faccende domestiche di Fi-ancia, quel

un capitano a cui manc piuttosto


V animo in un solo fatto che la rettitudine

tore

patria. Il Direttorio disprezzava

queste

fortuna

la

e la

forse

fede verso la

improntitudini, perch

r unit della nazione italiana, come emola, ed essendogli molesta la sua potenza,

anche
liani,

si

gli

nei

alla

andava a grado.
dall'

sua grandezza;

discorsi

ed

rappresentanti,

dimostravano pi propensi

abborrivano ugualmente

inclinazione

vivano

non

pi vivi e che

orazioni

unit

ma
loro,

di

d' Italia,

queste

agi' Ita-

non avendo
cose

per isbattere

si

la

ser-

ripu-

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

208
tazione

la j^otenza

contro di

del

Direttorio

ed

aspreggiare

popoli

lui.

Cittadini rapiresentanti^

Da un

pezzo questo tempio della libert non aveva pi ri-

sonato de' veri interessi dei popoli alleati alla Repubblica fran-

Un

cese.

triumvirato despotico

denunziava

vi

delitti dei re

quando

gli

metteva conto cacciarli per un momento da' troni,

ma non

vi

parlava pi dei popoli che egli avea liberati dalla

tirannide per soggettarli a pi orribile giogo.


Si, cittadini rappresentanti: tutti

gemerono a lungo

cia

Proconsoli emuli

sotto

il

popoli alleati della Fran-

despotismo

de' vostri

repubblicani svergognati

di Verre,

reggiarono, spogliarono, ridussero

miseria;

alla

sapevate. Essi sofifocarono le loro doglianze, che

vassero: gli

tiranni.

signo-

li

no

voi

non

"1

arri-

vi

uomini animosi che avessero osato denunziarvi

quegli orrori sarebbero stati vittime della loro virt.

Grazie a voi, rappresentanti

pur finalmente

il

luogo

che

avete atterrato que' mostri

un gran popolo. Eiprendendo

d'

la

constituzione

vi assegna,

voi

che lavoravano alla sordina per la

dissoluzione della repubblica, e avete reso alla Francia la sua


gloria e libert. Grazie a quello

primo

vi

dei

vostri

colleghi

propose decretare: la constituzione

delle repubbliche alleate esser

sotto

l'

il

quale

indipendenza

assicuranza

del

popolo

francese: colpevole del crimine di lesa nazione chiunque faccia


lox'o

angherie.
voi dovranno la loro felicit

provate cotale proposta:


scenza in eterno;

il

elleno

ve

quelle repubbliche,

ne

serberanno

popolo francese, rendendo a

delmente conculcate in suo nome, dignit

se

ap-

la riconoloro, cru-

indipendenza, grande

sar veramente.

Ma

v'

ha

di pi, cittadini rappresentanti.

le vittorie della

Fra

popoli che

Francia liberarono dalla presenza dei

ne ha di quelli che ben son lungi dal potersi godere

re,

ve

la felicit

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


e

vantaggi della libert, ove non siano novellamente rigeneTali

rati.

popoli

Sbranata

d' Italia.

V Italia, questa grande un giorno

in repubblichette,

mostra di membra

e fiorente contrada, oggi fa brutta e orribile

senz'

anima

sparse.

pomo

Il

della

sugger

spartito: la politica

a'

per meglio

questa

fu

discoi'dia

volta

d'Europa questo salu-

tiranni

di

Francia ha serbato,

dominare, questa partizione.

Sta a voi, cittadini

tevole avviso: la politica de' triumviri

rappresentanti, rendere

a'

popoli italiani

Dichiarate tutti dall'Alpe


cui

209

1'

alla Sicilia

franchigia fu gi riconosciuta,

esistenza e

assolutamente

dichiai-ateli

indipendenti e liberi di darsi quella

la vita.

popoli d'Italia, la

forma

governo demo-

di

cratico che pi reputeranno a s conveniente.

Assegnate a
per raccogliere

da loro

tutti questi popoli tempo e luogo opportuno


una convenzione nazionale di rappresentanti

mandato

eletti col

della grande opera

una constitu-

d'

zione repubblicana.

Date finalmente

al Direttorio esecutivo

gere aotesta assemblea e saldare

1'

amist

trattato d' alleanza ofi^ensiva e difensiva,

il

carico di proteg-

de'

due popoli con un

fondato su

le

regole

della pi scrupolosa eguaglianza e della pi severa giustizia.

Ecco,

F opera immortale

rappresentanti,

cittadini

che vi

una repubblica grande, degna della saviezza

resta a fare. Create

vostra e della maest del popolo che voi rappresentate. Lungi

da voi r idea meschina,

il

una

fanciullesco timore di crescere

rivale alla Francia. I popoli liberi, fin che virt e libert sono
lor parti,

non possono rivaleggiare che

fidenza. Se r

uno

d"

amicizia

con-

e di

da poco che se ne scordasse

di essi fosse cosi

tendesse le mani alle catene della tirannia,

il

meglio per

lui

che r altro possa ricondurlo a giustizia o renderlo a libert. Ecco


i

mutui servigi che

perocch

sempre
Pitt

1'

pivi

l'

Francia

Italia e la

comune

utile a loro

restringere

ha raccozzato

nodi

si

devono

dell'

amist che

re contro la

libert

La Francia chiami

in

rate ci che fece

Italia unita ne' bei giorni

1"

campo

una

1'

di riunirsi contro
le

all' altra,

tiranni e

avvince.

la

democrazia.

popoli degni e idonei. Considedella

repubblica
14

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

210

romana

paragonatelo a ci cb' ella ha potuto fare per la libert

in questi ultimi giorni di strazi e di schiavit; e decidete tra' due

tempi in qual sarebbe pi

Con questo
rete

utile la

sua amicizia alla Francia.

magnanimit voi allontaneogni idea d' ingrandimento, che potrebbe dare ombra alle poatto di giustizia e

tenze neutre o alleate: raccoglierete intorno a voi tutti gli amici


della libert che

merete sotto

le

il

sospetto o la

correranno a riunirsi alle vostre


vittoria
fine

voi

da generali repubblicani
stupefarete

Repubblica francese,
nemici.

Roma non

de' terreni ove

tma han dilungati:

loro insegne g' italiani che

fu

l'

falangi,
e

da tutte

richiale

guidate oramai

mai

1'

paura nel cuore

alla

de' vostri

grande come quando disponeva

cosi

campeggiava

la

alla

degni della loro fiducia: in

Europa che quasi non crede pi

e gitterete

pai-ti

Africano

esser di pi che dichiarando libera

la

Francia non potr

indipendente

l'

Italia in

quella stessa che masnade barbare la tengono schiava.


Salute e rispetto.

Carlo Botta, membro

dell'

Amministras. centrale

dell'

Eri-

Cavalli, gi membro del Governo provvisorio di Piemonte


Giov. Raff. Bari di Torino,
cisalpino Ant. Bari,
piemontese Frano. Ciaja, inviato della Repii^bb. napolitana
Fedele Grecy, rifugiato napol. Giov. Giulio Roberti,
jiemontese Testi Giuseppe M. Travaglio Carlo
Bocca, libraio P. Ricchini, presid. dep. del Tanaro Giov.
Garelli Bonomo Ippoliti, veneziano Nicol Corner,
venez. Giulio Barbaran, venez. Federico Clas, venez.
Placido Memmi, romano Stemagna, rappr. cisalpino
GiAC. Pederzoli, cisalp. ex rappresentante Giunio Poggi,
cisalp. Giov. Batt. Saroldi, cisalp. ex direttore Calepio,
gi ministro cisalpino in Spagna Mascheroni, membro del
Cons. dei giovani della Rep. cisalp. Carlo Franzini, ex
ctmm. dep. del Mincio F. Gillantovani, cisalp. Pozzi
rapp. cisalp. Giov. Giunio Labus di Brescia Pietro
dano

offic.

offic.

MociNi,

cisalp.

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

211

XXXVII.
I grandi morti della Repubblica Partenopea.

Primo ne

Tavola necrologica Francesco Lomonaco scampato

die la

Rapporto

dall' eceidio a Milano, nel suo


su'

fugo Vinc. Cuoco,

<il

il

Colletta,

Ne

1814,

quegli

questi nel

1'

pro-

altro

Saggio storico sulla rivoluzione di Napoli (Mi-

nel

lano, 1801 e 1806).

Carnot pubblicato

al cittadino

Secondo ritrasse taluni di quei patrioti

primi del 1800.

scrissero con

nel

della Storia d' Italia

il

dal

reame di Napoli dal

Storia del

della

vibrata eloquenza

accesa e

xviii

libro

Botta

1789
1734

sino al 1825. Altre ricerche delle memorie di quelli che in Napoli

andarono al patibolo per riscattar

Mariano d'Ayala;

e per

patria dai Borboni fece

la

opera sua e per

decreto

de' martiri fu fatto pubblico nel 1865 su due lapidi

destra e a sinistra della maggior porta del palazzo di citt:

rimangono nelle

scritte

Ultimo nel 1884

dal

stiziati

zione

il

del

postume dai

deputato G. Fortunato die dai

1799

un libretto che

in

giugno 1799 al

de" Bianchi,

cui

1800

sett.

toccava pe' suoi

seguenti ricordi;

virt nobilissima,

ma

di

su

tipi

statuti

Barbra in Firenze

compiuta

confortare

Da

tutti

condannati a

prime dal Fortunato due narrazioni

il

governo avesse inviati

truppa
loro

di

linea,

mancavano,

La

di

in Napoli.

morti di Picerno.

I paesi della Lucania, scrive

non faceva perire

de' giu-

questi stampati

il

Coco, fecero prodigi di

valore opponeodosi all'unione di RuflFo con Sciarpa;


fato

registro della Congrega-

'1

che non sono di suppliziati

memorie

(Roma, 1883).

figli

offre la lista

morte; con altre notizie da cronisti contemporanei.

ho scelto

le

degV italiani benemeriti della libert

Vite

della patria uccisi dal carnefice pubblicate

I napoletani

generale

il

Comune Vindice
marmoree affisse a

del

qualche

virtuosi
loro

se

il

bravi fratelli Vaccaro, se

non pi che cento uomini

ufficiale e le

di

munizioni da guerra che

forse la causa della libert

non sarebbe perita

resistenza della Basilicata alle orde dello Sciarpa ebbe

r ultima sua pagina gloriosa

il

suo glorioso compendio nella

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

212

eroica difesa di Picerno,

rolamo

a capo di tutto

mavera
letta

mura caddero appunto Gi-

cui

le

movimento

il

La

del 1799.
,

su

Michele Vaecaro gentiluomini

di

Avigliano, che furono

di

Basilicata nella pri-

politico

piccola citt di Picerno

narra

che aveva festeggiato con sincera allegrezza

politico reggimento, assalita da' borboniani, sbarr

aiutandosi del luogo allontan

pi volte

gli

Col-

il

mutato

il

porte;

le

Sino a

assalitori.

che, declinando le sorti universali della repubblica, torme pi

numerose andarono

assedio

all'

fu

agli

abitanti

combattere dalle mura. Finita dojio certo tempo


di

piombo

consultato

del

rimedio,

fu stabilito che si fondessero

poscia

piombi delle

piombo come abbondava

di

ultimo

finestre, in

e g' istrumenti di farmacia,

popolare

in

canne

le

con

necessit

munizione

la

parlamento

organo delle chiese,

gli

utensili domestici

quali compensi abbond

la polvere. I sacerdoti

guerra con devote preghiere nelle chiese e nelle piazze;


vecchi,

proprio stato;

citt

donne prendevano cura pietosa

le

e de' fratelli,

che per valore

La

troppo

storico

e
f'

pur cancellata
in sorte di

del

il

10 maggio:

il

15 lo Sciarpa, sicuro ormai

mano

la

o ricordo fin oggi.

memoria,

se a

13 giugno, sul

il

al cardinal Ruffo.

me, or

di que' morti

il

prima volta quest' oggi vede

la

sarebbe

poco, non fosse toccato

poter trascrivere da' libri parrocchiali

documento, che per

Ma

non un cronista mai n

di Picerno

sacco

motto
la

iv]

libi'o

cadde

ponte della Maddalena, strinse


dell' eccidio

de' feriti;

come uomini, combattevano a fianco de' maingannando il nemico meno dalle mutate vest

della Basilicata, mosse alla volta di Napoli:

uno

troppo giovani pugnavano quanto valeva debilit del

parecchie, vestite
riti

il

eccitavano alla

seguente
la

luce.

[G. Fortunato]
[

Traduz. dal latino

].

"

Il

10 maggio del 1799^ nel combatti-

mento di questa terra di Ficerno,


chiesa di

San Nicol sema pompa

seguenti furono sepolti nella

funebre. Nicol Caivano, ucciso

in chiesa a colpi di pietre^ in piedi, tenendo nelle


e la croce di nostro

nove

de'

Galvano,

Signore Ges Cristo


di cui

una donna;

mani V imagine

Seguono
donne

fra molti altri

altre diciannove.

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

213

11 giugno 1799.

Libero Serafini.
Merita assolutamente in
rativa

d'

un

luogo

questo

fatto singolare, die

aver parte

fa addivedere

di frenesia giunsero taluni invasati dallo spirito

Portavasi, poco dopo

nar-

la

quale

in

stato

repubblicano.

arrivo dell' esei'cito in Avellino,

il

signor

colonnello don Scipione Della Marra, in compagnia del

padre

1'

maestro Cimbalo, a sedare in un quartiere


fucilieri,

quali

trasportati

da entusiasmo

conto dirigere la marcia per la


tarne immaturamente

un

storo
s'

capitale

riacquisto.

il

dall'

mato notar

d.

felice, anzi si chiese a

sentirsi

sono

municipalit

presidente

d'Abruzzo

della

sirsi o

sgomentarsi

spose

Viva

l'

lo

ed ebbe

francamente rispondere

Agnone

d"

la

Chi viva?

dal

vedersi

Ed

egli,

dalle

cinto

in

Io

provincia

Repubblica francese

senza punto arrostruppe,

reali

napoletana

seconda risposta mosse a tale sdegno coloro che


che

quell' in-

fosse

si

Quest' ardita risposta tir seco un' altra dimanda,

fu quella del

si

che

cliia-

et,

arrestato

quegli stesso, chi mai

ognuno a sbalordire nel


il

co-

Ruffo,

Calabresi,

di

avanzata

cagione per cui venisse

la

eseguire

Eminentissimo

d'

ogni

da naturai curiosit, ne

Libero Serafino. Mossi

addimandarono

volevano in

incontrarono per istrada con un picchetto

conducevano legato un uomo pi tosto

truppe di

da per loro ten-

Neil' atto di

commessoli

incarico

tal

alcune

avrebbero sul fatto ucciso, se non

si

lo

fosse

ri-

Questa

ascoltavano,
riflettuto al-

istante, che forse quel disgraziato privo fosse dell' uso di ra-

gione; e tale senza


fatto

meno

si

sarebbe creduto da

non ne avesse poscia addimostrato

queir ex-presidente condotto innanzi

1'

il

ognuno, se

contrario.

il

Fu quindi

Eminentissimo Duce, da

domande dava con tal pacatezza


risposte, come se stato si fosse fra

cui interrogato su le stesse


d'

animo

quell' identiiche

la stolta turba

de' voluti

mente Porporato

di

farlo

repubblicani.
entrare

Procur allora

ne' suoi

doveri,

il

cle-

facendogli

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

214

comprendere

varsi detestando

addotte

caduto nelle forze reali e

eh' era
il

commesso.

fallo

invano

nille ragioni,

Ma

clie!

che

potea

invano

sal-

furono

gli

procur qualunque espediente

si

per esimerlo dal rigor delle leggi, ed invano finalmente riusc

pure

il

tentativo di fargli pronunziare

stante la promessa che a questa sola

pata la sua morte.

No,

francese

Viva

rispondea,

Repubblica napoletana

alla

inefficace la

non posso

quindi

clemenza con un soggetto

talmente depravato che

cam-

ho giurato fedelt

n devo pi retrocedere dal prestato giuramento

dunque

nono-

Re,

il

voce avrebbe egli

il

Vedendosi

cui cuore era

rendea del tutto incapace di ravve-

si

dimento, fu sbito rimesso

a'

ministri della giustizia, per essere

giudicato e condannato a tenor delle leggi. Se ne fece per ci


la causa nella notte stessa, e fu

su

d'

una

altres,

forca,

come segui

che n pur

1'

aspetto

condannato a perdere la vita

giorno appresso.

il

d'

il

da notarsi

fu

la

per-

rimuoverlo dalle

suasione de' padri assistenti valsero affatto a


folli idee

una morte infame n

da cui era allucinato, contentandosi cosi

di ripoi'tare

premio del suo giuramento alla repubblica. [D. Petkomasi,

Storia della

spediom

dell'

Napoli, Manfredi, 1801

eminentiss.

card. d.

riferito dall' on.

G.

Fabrizio Buff'Oy

Fortunato ]

29 giugno 1799.

Francesco Caracciolo,

Napoli 1752, ammiraglio.

n. in

L' ammiraglio Caracciolo, preso per ti*adimento di

da remoto

da Nelson

asilo, fu chiesto

devasi per salvare un prode


della guerra e del
le arti

mare

si

un servo

cardinal Ruffo, e cre-

compagno a' pericoli


rammentando il rancore che

tante volte
che,

marinaresche del Caracciolo avevano talvolta concitato

laudava

la

che sua mala fortuna

nell'altro,

si

vergogne, volle in

al

quindi

al

marziale di

mano

magnanimit
cieco
il

del vincitore.

Ma

questi,

amore avevano destinato

rivale

per saziarsene di

giorno stesso e sul

proprio

ufiziali napoletani, e

ne fece capo

vascello
il

alle

vendetta.

adun corte

conte di

Thurn

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

La qual

perch primo in grado.

processo scritto mancava),

il

cred giusta la inchiesta di esaminare

Non

condann T

Thurn

presidente

morte fu

scritto

infame concilio alle

sciolse r

testi-

Nelson scrisse

lord

quel

allora

senato

infelice Caracciolo a perpetua prigionia;

Nelson, saputa dal

la morte

documenti

avvisato

dimore

essere necessarie altre

di schiavi

ma

che

di

accuse, quindi

corte, udite le

r accusato (in discorso, per che

monii della innocenza:

215

sentenza,

la

replic

dove leggevasi prigionia. Si


ore dopo

due

mezzod; e nel

il

punto stesso Francesco Caracciolo, principe napoletano, ammiraglio di armata,

dotto

acquistate glorie,

meritevole

in

arte,

chiaro

per

lustri

alla

in guerra,

felice

per servigi

di

sette

patria ed al re, cittadino egregio e modesto, tradito

domestiche

nelle

pareti,

tradito

compagno

dal

dal servo

d'

armi

lord

Nelson, tradito dagli ufiziali suoi giudici, che tante volte aveva
in guerra onorati, cinto di catene, menato su

letana la Minerva (rinomata


felici battaglie di lui),

rest

esposto, per

per chi a piet, sino alla notte; quando,


a'

fu

per le

navilii

chi

legando

ludibrio,

al

cadavere

[Colletta]

piedi, fu gettato nel mare.

Quando

appiccato ad un' antenna come pubblico

malfattore, spir la vita; e

un peso

napo-

la fregata

ancora essa tra

annunziata a Caracciolo

morte,

la

pas-

egli

seggiava sul cassero ragionando della costruzione di un legno


inglese che era dirimpetto, e

tranquillamente

prosegui

ragionamento. Intanto un marinaro avea avuto l'ordine


parargli

il

capestro: la piet

sulla sorte di quel generale

volte militato.

grazioso

mentre

che,

Sbrigati,
io

glielo

sotto

gli

debbo

impediva.

disse

Egli

ordini

cui

di

tu

suo

piangeva

avea tante

Caracciolo;

morire,

il

di jjre-

debba

ben

piangere.

[Cuoco]
Il

conte di Thurn, eseguita

cellenza r ammiraglio lord

sentenza di
cata

la

sentenza

sommario rapporto a Nelson

dirizz

Francesco

Nelson ne

come un semplice

Nelson

Si
d'

essere

Caracciolo nella
confid

la

morte,

stata

ne

in-

eseguita la

maniera da

memoria

incidente ordinario:

di

d parte a Sua Ec-

nel

suo

lui

indi-

giornale,

Piccola brezza, tempo

216

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

coperto. Riunita

una

corte marziale. Giudicato,

appiccato Francesco Caracciolo. [D'

quando,

al

un viluppo che

le

Asprissime leggi dettava


r arrivo, scopri da
verso

vascello,

il

lunge

il

dopo

terzo giorno

onde spingevano

un cadavere,

in esso, vide

fissando

e,

re,

condannato ed

Atala]

tutto

il

fianco fuori dell' acqua ed a viso alzato, con chiome sparse

stillanti,

andare a

meglio intendendo
re disse

confuso

quasi

lui

minaccioso e veloce; quindi,

sguardo, conosciute

lo

Caracciolo! E,
Ma che vuole quel

le

morto?

Al

sale sbalordimento e silenzio dei circostanti,

tosamente replic
sepoltura

Se

Direi che viene

abbia

1'

sua stanza.

sieroso alla

Il

misere spoglie,

volgendosi inorridito,

rispose

a
il

nell'univer-

che,
il

il

chiese in

cappellano pie-

dimandare cristiana

re, e

and solo

cadavere fu raccolto

pen-

sotterrato

nella piccola chiesa di Santa Maria la Catena in Santa Lucia:


e,

volendo

corpo,

spiegare

enfiato

nell'

maraviglioso fenomeno, fu visto che

il

il

acqua, non pi tenuto a fondo dal peso di

cinquantadue libbre inglesi (misui-ate dal capitano

Tommaso

Hardy, comandante del vascello dove con Nelson stava

me

imbarcato, testimonio e narratore a

stesso di que' fatti

il

re

),

si

alz neir acqua, e per meccanico equilibrio ne usci dal fianco,


menti'e vento

di terra

sospingeva nel mare. Parve che la

lo

fortuna ordir volesse lo spavento e

bench credulo

Dopo due

e superstizioso,

giorni

rimorsi del re;

non mut costume.

Fu

quegli,

offici

nella chiesa

Santa Lucia, che era prossima alla sua abitazione:

tanto pi pomposi quanto

che senza

fasto

dispetto di chi allora poteva tutto, furono

lagrime sincere di

tutt'

riguardavano come

il

il

raccolto dai marinari che

tanto r amavano, e gli furono resi gli ultimi

lo

ma

Colletta]

cadavere di Caracciolo apparve sotto

il

vascello, sotto gli occhi del re...

di

offici

veruno, e quasi a

accompagnati dalle

poveri abitanti di quel quartiere, che


loro

amico ed

il

loro padre.

[Cuoco]

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

217

26 luglio.

Andrea
Quando
nava

Titaliani) n. in Napoli 1765, oriolaio.

fu annunziata a Vitaliani la sua sentenza, egli suo-

la chitarra: continu a suonarla

ed a cantare finch venne

r ora di avviarsi al suo destino. Uscendo dalle carceri disse al

custode

Ti raccomando

miei compagni: essi sono uomini, e

tu potresti essere infelice un giorno al

pari di

[CuocoJ

loro.

20 agosto.

1768: Gen-

Griuliano Colouna, ^n'c. di Aliano, n. in Napoli

naro Serra, duca

1744

di Cassano., n. in Napoli

Michele

Natale, vesc. di Vico Equense, n. in Casapulla 1751: Nicola


Pacifico,

sacerd.,

Pimentel,

Napoli 1734

in

n.

Eleonora Fonseca

Bovia 174S.

n. in

Quest'oggi [20 agosto]

grande giustizia nella piazza del

Mercato. Furono prima decollati don Giuliano Colonna

Gennaro Serra: quest'ultimo, vedendo


disse

Ho sempre

per la mia morte

desiderato
.

spass molto sulle di

il

Afforcando
lui

spalle,

lor
il

il

pena

si

vecchio

quasi

don

applaudire,

meglio; ed essi giubilano

vescovo- Natale,

dicendo, che

non avrebbe ninno questo guato. Afforcato


Pacifico,

popolo

settuagenario,

il

boia

un" altra

si

volta

don Nicola

fu pure

canuto e grasso che a

poteva muovere. Ultima ad ascendere

il

patibolo,

donna

Eleonora Fonseca andiede alla morte con molta intrepidezza,


e

prima

di essere afforcata salut

Immediatamente sopravvenne una


riferito dal

Fortunato

gi

essa

si

suoi

compagni.

Marinelli,

Pimentel Eleonora Fonseca. Audet

Ma

morti

forta pioggia. [D.

viris

concurrere

virgo.

come Camilla nella guerra,


Giovinetta ancora, questa donna

spinse nella rivoluzione,

per solo amor della

avea meritata

1"

patria.

approvazione di Metastasio

per

suoi

versi.

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

218

Ma

la

poesia formava una piccola parte delle tante cognizioni

che r adornavano. Neil' epoca della repubblica

da cui spira

tore napolitano,

Questo foglio

di patria.

il

pi puro ed

cost

le

morte con un' indifferenza eguale


avviarsi al patibolo volle

ed essa

la vita,

bevere

suo

al

la

Piuma

di

sue

Cuoco

amor

aflfront

coraggio.

caff, e le

il

rono: Forsan haec olim meminisse juvaiit.

31oni-

sci'isse il

pi ardente

il

parole fu]

29 agosto.

Niccol Fiauo,

Torremag giove {Foggia) 1757, capitano

in

n.

di cavalleria.

commesse

Speciale, a cui venivano particolarmente

sone che

di suggestioni

d"

Speciale

amico; Niccola Fiani era

povero Fiani languiva tra

il

ma

della giunta,
lo

salvarti.

ferri, Io

confesso

nel

vederlo

le

parli ora al tuo

giudice

mi

accuse contro

lo

ci

veggo

ti

Voglio

di boia.
coli'

sei

sedute

gli scorrono le

amico

che hai

tuo.

fatto.

In giunta fosti saggio a ne-

di te.

me non

dica

a chia-

delle

Povero amico! a quale stato

convien che tu

ci che dirai a

manda

non gi nel luogo

nelle sue stanze

Tu non

Queste sono

ma

convinto n

sono stanco di pi fare la figura

per salvarti

gare,

sciolto,

abbraccia.

io ridotto! Io

Ma

era

ricorda della sua antica amicizia: dal fondo di una

si

mare; lo fa condurre
lagrime,

ma non

morte,

alla

fossa, ove

per-

inganni per servire alla vendetta della

corte. Niecola Fiani era suo antico

destinato

le

volevan perdute, nulla rispai'miava n di minacce

si

sapr la giunta....

Fiani
Bi-

presta fede alle parole dell' amicizia; Fiani confessa....

sogna scriverlo; servir

jier

memoria....

Fiani scrive.

Fiano non
per seppellirsi
stando sospeso,
rarlo, a

con

essendo

la

gran popolo

il

dimenarlo

napoletano, doveva

cadavere

il

cominci

e lo spogliarono

coltelli a farlo

in

pezzi,

rimanere

mattina seguente. Or
a

ignudo

che non

in-

sospeso
il

straziarlo,
e

[Cuoco]

viato al suo carcere, e dopo due giorni va alla morte.

giorno

ti-

incominciarono

lasciarono

altro

che

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


r ossa

sospese,

de' coltelli

con

lazzari

pezzi

e lo fegato del Giacobino!

punta degli spuntoni

Dopo questo

non restano pi

de' forestieri,

come quelli
tunato

Napoletani.

de'

punte

alle

per la

gri-

citt,

Chi vuol vedere

carne

la

portando de' pezzi di carne anche

e vi fu chi

inumano,

fatto

carne

la

21^

tagliata

incominciarono andare

dando, quasi vendendo

alla

carne

di

si

mangi

cadaveri

ma anche

sospesi,

Cronache

fritto il fegato.

anche

degli afforcati,

de'

sbito

tolti

Condannati^ dal

For-

4 settembre.

Ettore Carafa, conte di Ruvo^

conte di Ruvo, svillaneggiato dal giudice Sambuti, ruppe

Il

le ingiurie,

resti

dicendogli

pi cauto:

ti

Se

entrambe

fossimo

fanno audace queste catene

polsi sul viso. Quel vile, impallidito,

niero partisse
df

Andria 1763.

n. in

non appena

-,

parle-

liberi,

e gli scosse

comand che

prigio-

il

uscito, scrisse la sentenza che al

vegnente mand quel forte

al supplizio. Egli, nobile,

dovendo

morir di mannaia, volle giacere supino per vedere, a dispregio^


scendere dall' alto la macchina che

Don

Ettore Carafa sali

ma come sempre

quasi mostruosa,
si

vili

temono.

Colletta
|

patibolo, lacero, con lunga barba

il

spogli da s. [Marinelli, dal

con grande intrepidezza, e

Fortunato]

24 settembre.

Gabriele Manthon, n. in Pescara 1764, generale d'artiglieria.

Fu Manthon,

antico ministro di guerra, condotto alla pre-

senza di Speciale, e quante volte era interrogato da

rispondeva
fese, rispose

gogna

Ho

capitolato

Avvertito,

lu,

apprestasse

tante
le

di-

Se la capitolazione non mi difende, avrei ver-

di usare altri

mezzi

col capestro al collo, in

Condannato a morte, camminava,

mezzo

a'

suoi

compagni, con fronte

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

220

non

alta e serena: poi, vlti gli occhi intorno, e scortigli tutti,

vedendo

non ?

fra

Bassotta

loro

di

con noi

Oh, disse, perch

Fugli risposto, aversi salvata la vita col disvelare e

denunciare repubblicani nascosti


giunse, assassino

de" tuoi

vile

non conosciuti.

ch'io la vilt sua aveva scoverto, e


giorni sono.

Ma

dire

vi so

eh' ei

frutto de' suoi tradimenti: ei

ha saputo morire

siatemi

fratelli!

Ah,

voi

sog-

testimoni

volli far uccidere pochi

il

non godr lungo tempo

il

morr infame, poich onorato non

Cosi detto, Manthon, tra sdegnoso e ge-

neroso, co' suoi compagni

costanti al par di

che,

lui,

sua

la

costanza ammiravano, se ne marciava al patibolo. Salite, senza

mutare n viso n atto, le fatali scale, dimostr che 1' uomo,


quantunque percosso dalla fortuna, pi forte di lei, e che
non lo spaventa la morte. [Botta]

1 ottobre.

Filippo de Marini, march, di Gemano,

11

mai'chesino

baciato
fatto

il

di

Genzano, prima

una morte da

eroe.

rinelli, dal Fortunato

decollato,

ha

Ha

essere

stata questa la

plebaglia non ha gridato

il

Viva

il

Ee

Naiwli 1778.

popolo ammutol.

di

modo che

boia in faccia, di

n. in

prima volta che

la

per giubilo. [Ma-

29 ottobre.

Frane. Mario Pagano,


cato.,

n. in

Brienza {Basilicata) 1743, avvo-

inofess. dell' Universit

Grumo Nevano 1739,


Mario Pagano,

con amore

al

Domenico Leone

medico, profess.

quale

tutta

la

dell'

generazione

con rispetto, fu mandato

al

era visso innocente, visso desideroso di

acuto n filantropo
migliorare quest'

pi

umana

benevolo
razza e

Cirillo, .

ii

Universit.

risguardava

patibolo dei

primi:

bene: n filosofo pi

di lui

mai

consolar

la

si

pose a

teiTa.

voler

Err,

ma

LETTURE DEL RISORaiMENTO.


per illusione; ed

il

suo onorato capo fu mostrato in cima agli

dovuta

infami legni, sede solo

Non

assassina.

f'

segno

capi

ai

segno

f'

Mori

odio.

piansero da

Il

con amare lagrime

altro d' Italia

all'

scelerata ed

gente

di

non

di timore,

qual era vissuto, placido, innocente e puro.

estremo

221

suoi

un

discepoli^

che come maestro e padre, e pi ancora come padre che come


maestro,

rimiravano.

il

piansero con pari affetto tutti coloro

Il

che credono che lo sforzarsi


e lo straziarla delitto.

Non

di felicitare

Domenome suonava onora-

cui

il

tamente in tutta r Europa, non isfuggf


ebbe amato in tempi tanto
entrare

di

lucubrazioni tanto

come buon

non

fece, se

contro

ragione,
affetto.
il

alta,

nome

La

legislativo,

l'

rendeva venerando.

ornava,

Ma

la

il

d' altri,

carnefici

non

vi

per vezzo

gridar

di

lui

indegno di

V illustrava, la

virt

esor-

disse

stimava indegno

propor cose a pregiudizio


dottrina

della patria.

cosa vi

generosa e grande; ed

re e contro gli ai-istocrati


il

e la necessit

cittadino, piegare a queste novelle

corpo

tazioni. Eletto del

il

gra-

una seconda

dite di scienze benefiche e consolatorie. Gli fecero

volta suonare agli orecchi

ben

chi

di

aveva negato, perch

repubblicane,

cariche

nelle

destino

il

Richiesto una prima volta

sinistri.

increseeva l'allontanarsi dalle sue

Lasciossi,

merito

che un Mario Pagano sia morto sulle forche.

di questo,

nico Cirillo, medico e naturalista,

g'

umanit

la

potr dir peggio dell' et nostra

si

lui

per
per

canizie

rimanevano, perch

si

tempo era venuto che una illusione proveniente da fonte


buona coli' estremo sangue si punisse ed alla virt vera non
il

si

purch la domandasse,

perdonasse. Se gli offerse la grazia,

non perch virtuoso dotto

ma

da tutto

mondo onorato

il

Emma

perch aveva servito della sua arte Nelson ed

Rispose sdegnato,
poich

non volere domandar grazia

suoi fratelli morivano, volere

desiderio alcuno portar con s di

conda degli adulteri, dei

medesima che
del carnefice,
fu in quella

morire

peri

dei

La

pei'versi.

immacolato e sereno

suprema ora gran

tiranni,

e,

ancor esso; n

un mondo che andava a se-

fedifragi,

mosti' coi detti, mostr coi fatti

ma

ai

fosse,

Liona.

differenza,

costanza

peri per

mano

Nelson

e lui

e tra

perch

1'

uno saliva

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

222

nel suo preparato seggio in cielo,

sonorato seggio in terra.

medico

tante del popolo

Vi

nel suo

altro restava

Nella

repubblica?

me che

riprese Spe-

sei?

In faccia a te

gran giustizia nel

stata

stati

afforcati,

Mercato

Un

eroe.

su

persone di

di

con quest' ordine, Pagano,

Cirillo, Ciaia e Pigliacelli; tutti e quattro bendati.

Pagano andava senza

calzette, con

andava

Cirillo gli

Don

due dita di barba

calvo di testa, e pati nel morire.

vestiti: era tutto

menico

rappresen-

gran merito. Sono

<li

di-

in faccia a

pensava cosi avvilirlo

ciale, che

[Cuoco

Ed

Botta

qual fosse la sua professione in tempo

Cirillo, interrogato

del re, rispose

1"

Max'io

misero

Don Do-

dietro con berrettino bianco in testa

e giamberga lunga di color turchino: procedeva con intrepi-

dezza

presenza di

vita. Si parl

morte negli

menico

ha

Gi

afforcati.

Ognuno
Per

la

sera

avanti cenarono poco o

poco una breve


come avvenisse la
suo parere, e don Doper

sostenere

sera avanti

la

Cirillo decise.

patito.

La

spirito.

che dovevano

niente, dicendo

tra
disse

di

loro

il

morte di questi

tali la citt tutta

[Marinelli, dal Fortunato]


era scomparsa

la luce

colloqui si rallentavano e

plizio di alcun

nostro

le

prime ore della


del sup-

della vita e

decidersi

compagno. Ma, perch qualche giorno

era pur varcato senza che verun prigione

speravamo tanto

Pi funeste

cresceva.

pi paurose scorrevano a noi, come sapete,


notte, perch in quelle soleva

carcere e

nostro

dal

affatto

silenzio

il

facile ne'

venuto

ci fosse

mali estremi credere

tolto,

al desiderio

!,

speravamo, dico, che quella notte ancora sarebbe trascorsa non


macchiata del nostro sangue. Oltracci

sempre gagliarde

1'

le

abito fatto ad ogni

forze

della

natura

ricondussero

miseria

in poco d'ora dentro di noi altissima quiete e profondo sonno:


il

che scorgendo Pagano, disse come tra s

Kingraziamo Dio,
E tacque e

che lor concede sulla terra questo dolce ristoro

non pi

s'

muover

ud

della prigione

daron dentro,

si

1"

Y afflitte e logore

apri con istrepito e tumulto e

un

d' essi

con aspetto

membra.
i

Ma

V uscio

manigoldi an-

feroce grid

Fran-

LETTURE DEL RISORGIMENTO.


Cesco Mario Pagano

non

egli solo

si

Costernati tutti gli

si

fecero attorno, ed

commosse n annebbi minimamente

e mansuetudine

la

pace

l' un
compagni carissimi della sua fortuna disse sulla
Amici e patrioti, addio. Di me non piangete, che io

dopo r altro
soglia

223

del

dopo abbracciati

sembiante, e

suo

vo incontro alla vita

alla

m"

corta

morte, inevitabile a

tutti,

libert,

La

scala a salire fra gV immortali.

il

patibolo

a noi gloriosa; e mentr' ella separa gli altri amici per lunghi
anni, separa noi per solamente pochi di, e tutti ci vuol riunire
e per sempre. Saluter in
ci

hanno precorso,

quel
Io

divino

nome

vostro

congiungimento

di

cui

non desidero vendicatori uscenti

non dubito punto

del

molti

magnanimi che

amplessi che mi date render

e gli

siamo. Forse pi generazioni ancora


e di carnefici;

ma

M. Pagano

sola

dalle nostre

copioso del sangue

frutto

nel dialogo F.

anima

loro in

capace.

ossa,

perch

che noi

ver-

succederanno di vittime

si

F Italia sacra e star eterna. [T. Mamiani,


ovvero

deW

immortalit dell'anima]

11 novembre.

Pasquale
lingua

Baffi, n. in
e

Santa Sofia

letteratura

greca

all'

di

Calabria 1749, profess. di

Universit,

bibliotecario

del-

l'Accademia Ercolanese.

N giov

a Pasquale Baffi la dolcezza incredibile della sua

natura, la straordinaria erudizione,


cisti del

1"

essere

testo, dei manoscritti greci di

di Ercolano. Letterato di

air ultimo supplizio da

Filodemo, trovati sotto

primo grado, fu

chi

non aveva

Ricus

il

affermando non essere in potest

lettere

Data

suo amico, affinch con morte volontaria

lenta, gli offerse oppio.

uomo

ceneri

il

la

che

del

condanna,

sfuggisse la vio-

sdegnosamente

funesto dono,
dell'

le

dannato anch' egli

altre

saper sottoscrivere una sentenza di morte.

un

uno dei primi gre-

suo tempo, n V avere pubblicato una traduzione, col

far getto volon-

tario della propria vita; voler andare all'incontro del suo destino,

comunque crudele

fosse;

non ispaventarlo

la morte,

non

LETTURE DEL RISORGIMENTO.

224
disonorarlo

opere

il

patibolo; Dio esservi

rimuneratore delle buone

prima opera meritoria essere

nell' altra vita

marsi di buon grado alla volont sua; appresso a


accesso gli odii, non

intemperanze dei tiranni

le

confor-

il

non avere

lui

giusto essere

Iddio e mansueto e pietoso, ed accrre nel grembo suo

uomini

tieri gli

nefice,

fando

mansueti e pietosi; venisse pure

giusti,

troverebbe rassegnato e pronto. In cotal

il

corda, e

carnefice don Pasquale Baffi,

il

paziente

il

La moglie

car-

filoso-

la

raccomanda

il

l'esilio

del marito, e la

congeda confermandole

gli disse<