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\Jlf.

jn^

SCRITTI
DI

STORIA LETTERARIA E POLITICA


XVIII

J^

PROPRIBT LBTTBRARIA

MARZO MCMXXIII

62381

AVVERTENZA

Avevo pensato

di

venire riesaminando la lettera-

tura del secolo decimonono, sia per rendere esplicite


conclusioni ancora implicite presso gli scrittori che di
essa hanno trattato, sia per dimostrarne altre in
esatto, sia per confutare pregiudizi correnti o

modo pi
proporre

qualche giudizio nuovo,

ma

soprattutto per riportare

sempre tunque

la considerazione
di tal
si

alla

poesia, che (quancritici


l'as-

cosa parecchi che fan mestiere di

facilmente

dimentichino) ci che deve formare

sunto proprio della critica e storia letteraria. Altri studi

mi hanno impedito,
intanto le note che

e m'impediscono, di condurre
io

termine questo, che avevo cominciato; e

raccolgo

mi trovo

di

aver segnate e sparsedi

colo

samente pubblicate su alcuni dei poeti e letterati del decimonono, pur senza deporre la speranza
di

compierle e proseguirle un giorno e fornire un quadro

abbastanza pieno
dire

quel secolo di poesia. Superfluo

che la scelta degli autori compresi nel presente

volume non stata determinata da altra ragione se non che essi mi accaduto di rileggere per primi. E sar anche superfluo ripetere che come le mie note non

POESIA E NON POESIA


i

pretendono sostituire
sui singoli autori,
e,

molti e pregevoli lavori esistenti

ma

anzi rannodarvisi per svolgerli

dove occorra,

rettificarli, cosi

non pretendono esau-

rire gli

argomenti

di cui trattano,

ma

soltanto risolvere,

come ho

detto, alcuni problemi,

fermare alcuni punti

che rimanevano dubbi, e dare ravviamento a indagini


ulteriori. Tale, del resto,
il

carattere di ogni studio che


e la critica letteraria
farsi

sia inteso in

modo

scientifico;

deve anch'essa sempre meglio appropriarselo per

sempre

pi,

a suo modo,

scientifica,

abbandonando certe

abitudini che ancora serba di arbitrario individualismo,


di artistico capriccio e di falsa genialit.

N m' importa
io,

che, per intanto, g' inintelligenti dicano che

in luogo
;

di critica della poesia, offro critica della critica

perch

gl'intelligenti

ben sanno che la critica della poesia non pu non formare tutt'uno con la critica della critica della poesia.
Napoli, marzo 1922.

B. C.

ALFIERI

Stato talvolta segnato

italiana nel Parini;

ma

il

T inizio della nuova letteratura Parini di mente e d'animo


delle ri-

uomo

del Settecento, del periodo razionalistico e

forme; e settecentesca sebbene elegantissima Parte sua,


didascalica e ironica nei suoi toni maggiori, erotica e galante nei minori.
delle idee e alla
fieri,
Il

vero inizio (quando

si

guardi al moto

qualit dei sentimenti) in Vittorio Alle

che tocca corde

quali vibreranno a lungo nel secolo


al

decimonono, dal Foscolo e dal Leopardi fino


in Vittorio
Alfieri,

Carducci:

che io non posso considerare se non


afine
i

come strettamente
Drdnger
di

ai

contemporanei Sturmer und


s'ispirarono

Germania,

quali

come

lui

alle

pagine di Plutarco e risentirono profonda


Rousseau, neanche a
lui

l'efficacia

del

estranea. Al pari degli Sturmer


individualista;
il

und Drdnger^
dualismo
il

egli

fortemente

indivi-

suo amore per la libert e


cosi indeterminato nel
la

frenetico odio

alla tirannia,
tico,

suo

contenuto poli-

perch egli aborre con

stessa risolutezza re e de-

magoghi e
di

patrizi di repubblica (l' oscena libert posticcia


le

Venezia e

sessanta parrucche d'idioti


vita altro stato, e

di

Genova),

non cerca nella sua

non persegue nella

POESIA E NON POESIA


<

sua arte altro ideale, che quello del


e la propria vocazione,

liber'uomo
il

che possa

cio muoversi, parlare, operare, attuare

proprio pensiero

forza estranea,
colo.

non oppresso e soffocato da veruna non contrastato o impacciato da verun ostaconsapevoli o inconsapevoli roussoviani,
delle

Come

gli altri

moventi

all'assalto

bastiglie morali, le
e,

sue passioni

sono estreme per violenza;

quasi per dar loro qualche leni-

mento, egli

ama

la solitudine, si

abbandona con volutt

alla

malinconia, sente l'incanto degli spettacoli naturali, delle

montagne,
sopporta

delle acque, delle spiagge. Il freddo intellettua-

lismo, e Voltaire che lo rappresenta, gli ripugnano, e


il

non

lepido stile

la leggiera e facile

prosa degli

illuministi,

ben adatta

alla

divulgazione,

ma

che per ci

lui sembrava che prostituisse la viril nostr'arte. non tutto Shakespeare, come erano i suoi affini tedeschi, se presto intermise la lettura che aveva cominciata di quel poeta, non gi perch esso non gli piacesse, ma anzi perch gli piaceva troppo: quanto pi (scrive) mi andava a sangue quell'autore, tanto pi me ne volli astenere: cio per non correre il rischio d'imitarlo, e per serbarsi spontaneamente shakespeariano. C' perfino qualche concetto sul cattolicismo, di lui non cattolico, che anticipa lo Chateaubriand (il quale veramente non si potuto mai sapere se poi fosse sul serio cattolico). Alludo a quel

appunto a

se egli

singolare sonetto, che comincia: Alto, devoto, mistico in-

gegnoso. Grato alla vista, all'ascoltar soave, Di puri inni


celesti

armonioso
il

il

nostro culto: amabilmente grave...

e pi oltre ha

verso:

Dell' uom gli

arcani appien sol

Roma
Si

intende

l'Alfieri come un protoromantico: il che non vuol dire propriamente romantico, come ora si preso il vezzo di chiamarlo, confondendo ben distinti periodi spirituali. Del romantico all'Alfieri mancarono tratti essenziali, l'ansia religiosa sul fine

deve dunque, a mio avviso, considerare

ALFIERI

9
il

il

valore della vita, T interessamento per la storia, e


gli

compiacimento per
cose.

aspetti particolari e realistici

delle

Anche

la

sua autobiografa sta sulla linea delle con-

fessioni alla

Rousseau, ricca di passione e scarsa di senso

storico cosi rispetto al proprio

tempo come
triste

alla

sua vita a
ri-

medesima. Di questo suo


trarre,

limite, e

della incapacit

come

diceva,

la

vera e scalza

natura nostra

>

la patologia individuale e sociale,

ebbe consapevolezza.

carmi e prose in vario


ardimentoso; Storie
ecco

stil

finora Io scrissi, abil

non

dico,

non mai....

L'epica, Toratoria, la

tragedia, la filosofia cio le riflessioni morali e politiche:


il

suo campo:

Arti tutte divine, in cui, ritratto


ciel chi scrive e

L'uom
il

qual potria pur essere, s'innalza Al


gitore a

leg-

un

tratto >

Tale, air incirca, la collocazione dell'Alfieri nella

mo-

derna storia mentale e morale.


care l'arte di
lui,

Ma
il

per intendere e giudi-

per risolvere

quesito, anch'esso storico,

del suo svolgimento estetico, bisogna farsi presente la particolare

conformazione di quell'anima. Perch


al

l'Alfieri,

prima

che poeta o

tempo

stesso che poeta, era


la

uomo

di passione

cosi ardente (furore

parola che pi spesso torna

nelle sue pagine) da rivolgersi diritto all'azione e alla pratica,

guidato da inflessibile fermezza di proposito. Azione


si

e pratica, la quale certamente non


nella parola e nelle carte,

attuava altrove che

ma

azione era nondimeno, se

tale essenzialmente l'oratoria. L'anelito alla libert e l'abor-

rimento per

la tirannia gli

avevano ingenerato
il

nell'

imma-

ginazione un fantasma pauroso,

Tiranno, che non gi

un fantasma

poetico,

ma un

incubo passionale, una sorta


sa perch, se

di condensazione della pi

nera nequizia umana, che ha


si

luogo in un determinato individuo non

non

forse per incoercibile potere di attrazione e

agglomeramento.

Sono colpevoli

suoi tiranni?

Non

si

oserebbe afiermarlo;

o non pi colpevoli, certo, di chi ha la disgrazia di essere

10

POESIA E NON POESIA

preso da un'infezione, dall' idrofobia o dal tetano.


forse voi dite
i

Ah

il

vero

>

esclama
,

il

tiranno Timofane verso

suoi congiunti ed amici, che procurano di richiamarlo ai

doveri del cittadino

ma non

v'ha pi

detti,

sien

pur

forti,

che dal mio proposto Svolger possanmi omai.

Buon

cittadino Pi

or s' fatta la

non poss'io tornare. A me di vita Parte immutabil, sola. Alta mia voglia: di regnar...

Fratello, tei dissi io gi: corregger

me

sol

puoi Col ferro:

invano ogni altro mezzo...


lifonte, nella

>.

Un

altro di quei tiranni, Po-

Merope,

padre,
sospira

tutto tiranno , che


alla

fine

lui non figlio, non sposo, non non vede altro che regno , del primo atto, stanco sotto il cumulo

anche

della sua propria ineluttabile malvagit

Oh quanta

im-

presa
di

il

mantenerti, o trono!.
ferrata
il

Ad

abbattere con un colpo


lui

mazza

Tiranno, tanto pi a

odioso perch

se lo rappresentava in

modo da

dovergli riuscire necessa-

riamente incomprensibile,

l'Alfieri costrusse la

sua tragedia,

nella nota forma, senza confidenti, senza episodi, senza in-

termezzi di amori, scheletrica, precisa e rapida come una

macchina, tagliente

col

ben noto

stile.

Stile

che ha an-

ch'esso del proposito, dell' intestamento, della fissazione; e

poich egli non tollerava, come


la leggerezza della

si

visto, la lepidezza e
gli

prosa illuministica, e poich

moveva
il

nausea
che in
suo

la

correlativa poesia cantarellante di quel tempo,

Italia, e

non

solo in Italia, era la metastasiana,


il

dramma

e lo stile di esso sono

rovescio violento del


gi a notare, credo

melodramma metastasiano (come ebbero


cabalette e ariette, con cui
i

pei primi, la signora di Stal e Guglielmo Schlegel); e le

suoi personaggi, al pari di


stessi,

quei del Metastasio, palesano s

stridono in digri-

gnamenti
ventura
comico,
la

di denti e suoni aspri e rotti.

E quando
si

per av-

sua ira

si

volge al sarcasmo e all'irrisione, come


il

nelle satire e nel Misogallo,

cipiglio tragico
cipiglio:

cangia in

ma

resta

pur sempre

onde quel suo co-

I -

ALFIERI

11

niare, nel furor comicuSj vocaboli grotteschi, parole bizzar-

ramente composte o stranamente diminutive, e versi duri e


ferrei

non meno di

quelli delle tragedie.

Non
non

a dire che,

ammesso quel

proposito, l'Alfieri

non

costruisca con vigore e sapienza;


nel

ma

ci che costruisce

suo intimo poesia, oratoria appassionata. Si


le

ricorderanno

sue grandiose esortazioni e


Virginia:

le

invettive,

com' quella

di Virginio nella

gregge infame
tanto
il

di malnati schiavi;
l'

terror

pu in voi?

onore,

figli,

amor di vita ? Odo, ben odo un mormorar sommesso;


tutto obbliate per

ma

niun

si

muove. Oh doppiamente

vili

Sorte pari alla mia, deh! toccar possa

a ognun di voi; peggior, se v'ha: spogliati


d'aver, d'onor, di libert, di
figli,

di spose, d'armi, e d'intelletto, torvi

possa
la

il tiranno un di fra strazio lungo non ben vostra orrida vita infame,

ch'or voi serbate a cosi infame costo...

dove l'oratoria altamente concitata, e nondimeno quel


personaggio non poetico.
tragedie,

perfette sono

due

delle sue
il

dal
il

comune consenso

dei

critici

pi lodate,

Bruto / e
fice

Bruto II: due saldi strumenti d'acciaio ben

temprato e brunito: due di quei lucidi spadoni da carneche


di
si

vedono nei musei.

Ma

la

poesia non ordi-

gQO
sul

acciaio.

le

infinite

e noiose dispute dei critici


dall'Alfieri nelle sue

metodo adatto o disadatto seguito


il

tragedie, e le differenze notate verso

sistema greco o in-

glese e le somiglianze col francese, sono fallaci o superflue.


Il difetto,

come sempre

in siffatti casi,

non consiste nella

tecnica tragica o altra simile cosa immaginaria,

ma

nella

sostanza poetica.

12

POESIA E NON POESIA

Ed

codesto TAlfieri

<

pratico

T Alfieri che

forni di

parole e di accenti gli amatori di libert sul finire del


settecento, ed ahim!

quei giacobini italiani, amici e selui

guaci e imitatori dei giacobini francesi, da

pur coperti
Ti-

di cosi virulento disprezzo: nei teatri giacobini, le sue tra-

gedie passarono veramente alle pubbliche scene, e

il

moleone fu dato a Napoli come

spettacolo di virt repub-

blicano, durante l'efimera repubblica del 1799. I patrioti propriamente italiani, delle generazioni seguenti, ebbero
bisogno di altre parole e di
altri

accenti, o

non

si

soddii

sfecero di quelli soli; e ai nuovi bisogni provvidero


lico e
i

Pel-

Niccolini, poeti di second'ordine,

ma

atti all'uopo,

come

vi era stato atto TAlfieri

con

la

sua poesia di secon-

d'ordine, cio con la sua oratoria.

coloro che dicono che


l'occhio alla sua non-

r Alfieri poeta ormai morto, hanno

poesia, e si lasciano sfuggire la sua poesia.

E non

parliamo

dei soliti generisti, giudicanti sotto l'aspetto del tea-

tro,
i

del

teatro nazionale
il

o della
,

tragedia italiana

quali,

inseguendo

genere

lasciano anch'essi sfuggire

la poesia.

Nella sua poesia accade, tra

l'altro,

cosa che l'Alfieri

non

si

sarebbe mai pensata,


il

ma

che a

me sembra

aff'atto

naturale, posto

moto
gli

spirituale

temperamento suo, che ho descritto, e il del tempo al quale egli apparteneva, e che
rimanevano incomprensibili
e

apparteneva. L'Alfieri finisce con l'ammirare e simpa-

tizzare coi suoi tiranni, che gli

nell'accesso dell'odio e diventano comprensibili, per lui

per noi, in questa nuova simpatia.


solo
i

N
i

stupisce e

ammira
egli
i

tiranni di

ampia mente, come Cesare, che

pur
pi

percuote inesorabile con l'ascia;


atroci,
i

ma

pi maliziosi,

pi cupi. Parla Lorenzo dei Medici, e un congiu-

rato dei Pazzi non

pu non restarne preso, e mormora


"

turbato

I -

ALFIERI

18

D'alti sensi costui,

non degno quasi

d'esser tiranno. Ei regner, se ai nostri


colpi

non cade:

ei regner...

(che
si

come un'anticipazione o un'eco


il

del verso

con cui
:

chiude

sonetto per la morte di Federico II di Prussia


forse era

^^

^^

"QP nascer re

degno

).

Eteocle di una

possanza prometeica o capaneica:

Un

re, dal

trono
;

cader non debbe, che col trona istesso


sotto l'alte rovine, ivi sol, trova

morte onorata ed onorata tomba.

E quando

agonizza,

lui,

il

terribile fratricida,

ancora

inio

terroga ansioso la madre che Io sorregge: Di:

moro

re?. Filippo cosi pieno della sua sovrana maest che

non sente pi il pungolo dei piccoli e vili non l'amore, non la gelosia; e alla sposa che
e che egli
sul volto:

affetti

umani,
tradito,

lo

ha

ha punita, getta severamente e sprezzantemente


Mai non mi calse

del tuo

amor;

ma

albergare in te
fosse anco

si

immenso
tolto

dovea

il

tremor del signor tuo, che


ti

d'ogni altro amor

il

pensiero.

E non

forse

un

tiranno,

un

re*, quel Saul, che egli ba


nel

reso cosi sublime e venerando

suo delirio di delusa

grandezza?

Dicevo di sopra

la

cosa affatto naturale, per-

ch un poeta appartenente
teva non collocare alla

Sturm und Drang non pocima della sua anima la figura del
allo

superuomo, deV Uebermensch: concetto e parola che nacquero appunto


e
i

allora.

E
i

superuomini dovevano apparirgli,


suoi dominatori tiranni che

come

tali attirarlo,

pi

non

suoi onesti fautori di libert, alquanto dottrinari e di so-

lito

mediocri.

14
Il

POESIA E NON POESIA

superuomo non

si

afferma solo nel sogno sterminato

di

dominazione,

ma

anche neir impeto delle passioni indodovere intransigente e della cupidit

mabili e contrastanti, nella lotta del grande e del piccolo,


dell'alto e del basso, del

avvolgente.

TAlferi senti

sempre questa
sue piaghe,
si

lotta interiore,

questa tragedia in cui la forza talora vinta dalla debolezza o vilt;


e,

scoprendo
,

le

descrisse ora

Achille ed or Tersite
alti
il

e scorse in s stesso, ogni qual volta


al

sensi

intesseva,

maraviglioso Saul,

il

gigante il nano a lato Oltre mio personaggio pi caro (scrive


.

neir Autobiografia), perch in esso vi di tutto, assoluta-

mente
al

di tutto,

oltre

quella tragedia della vecchiaia,

del sospetto, della gelosia, e della grandezza che soggiace

sentimento del misterioso e del divino,

le

il

Saul, che

Topera pi complessa deir Alfieri e


perch splende nel ricordo di
tragedie sembrano a
ste,

sulla quale

non mi fermo
sue

tutti,

e,

maggiori
che

me l'Agamennone
i

pi ancora, l'Ore-

che
i

lo

continua. Trascuriamo
riflessione

difetti evidenti e

sono

soliti suoi, la

intellettuale

che precorre

spesso la visione artistica e le conferisce qualcosa di analizzato e calcolato:


difetto

che

si

avverte anche nella ce-

lebre scena nella quale Egisto insinua neir animo di Cliten-

nestra

il

pensiero di uccidere lo sposo.

Ma
si

che cosa viva

e palpitante e dolorosa questa Clitennestra, in preda al

servaggio del suo terribile amore!


trarla che

Non

pu meglio

ri-

con
la

le

parole con le quali Elettra, che la condi piet,

danna

ma

compiange, cerca di renderla oggetto


fratello,
il

parlando col giustiziero

che non vede altro se non


il

che essa

gli

ha ammazzato

padre e ha sposato

drudo :

Ah! tu non sai qual vita ella pur tragge! Fuor che d'Atride i figli, ognun pietade ne avria... L'avremmo anche pur troppo noi. Di terror piena e di sospetto sempre;
a
vii

tenuta dal suo Egisto istesso;

I -

ALFIERI
il

15
sappia;

d'Egisto amante, ancor che iniquo


pentita, eppur di rinnovare
il

fallo

di cui si adira

capace forse, ove la indegna fiamma, ed arrossisce, il voglia:


or madre, or moglie; e

non mai moglie


il

madre:

aspri rimorsi a mille a mille

core

squarcianle
tolgonle
i

il

di;

notturne orride larve

sonni.

si

Ecco qual

vive...

allorch Oreste, che

presentato a

lei

sconosciuto, ve-

dendola piangere alla


stupito:

finta notizia della

sua morte, esclama


>,

Lo amavi

tu

dunque molto ancora?


non hai tu madre?

ella,

come

a sua volta uscente da stupore, risponde con dolcezza dolorosa:

giovinetto,

>.

Ed

Elettra,
il

la pietosa e tremenda, che segue con occhio vigile

ne-

cessario corso della delittuosa passione verso Tabisso infernale in cui precipiter,
alfine allo scoppio della

come prorompe quando


ostilit tra
i

assiste
!

covante

due complici

Oh nuova
il

gioia! oh sola gioia, ond'io


!

cor beassi, or ben due lustri

Entrambi

vi

veggio all'ira ed

ai rimorsi in preda.
alfin

Di sanguinoso amore
ogni prestigio tolto

pur odo,

quali esser denno, le dolcezze; alfine


;

appien l'un

l'altro

conosce omai. Possa


all'odio; e l'odio a

lo

sprezzo trarvi

nuovo sangue...

Ella,

che spera senza sperarla la redenzione della ma-

dre sciagurata, rappresenta l'attesa dell'avvenire, dell'avvenire di giustizia, dell'avvenire di purit:


Involontario

un moto

in

me, qualora
liti,
il

straniero approda a questi

core

sentirmi incerto in fra timore e


agitato ondeggiare...

brama

16

POESIA E NON POESIA

Ed

Egisto ha bens del Jago, ed anche a paragone, di Jago una forza meno satanica e superba, ma, diversamente da quello, si sente depositario di una tradizione, esecutore di un fato. Io te conobbi > dice ad Oreste, che prima

ha

visto sotto falsa veste e finalmente gli si svelato nella

sua vera persona:


Io te conobbi
al desir

che d'ucciderti sentia!

Ed Agamennone aveva avuto


Egisto
:

gi lo stesso brivido verso

Il

crederesti, Elettra? al sol suo aspetto

un non so qual non mai sentito

terrore in
pria...

me

sentiva,

Questi presentimenti, questa nimicizia appresa senza parole,


clta nel gesto, nello sguardo, nel tono della voce, sentita

nell'ambiente, poeticamente resa dairAUeri.

Agamennone,

tornato trionfante, pieno di tenerezza pei suoi dai quali


stato per tanti anni diviso, e

che aveva avuti sempre presi

senti fra

'1

sangue, fra la gloria e la morte,

avvede

che qualcosa profondamente mutato in casa sua:

Son

io tra'

miei tornato? ovver mi aggiro

fra novelli

nemici? Elettra, ah togli


il

d'orrido dubbio

padre. Entro mia reggia


io trovo: alla consorte

nuova accoglienza

quasi stranier son fatto; eppur tornata,

parmi, or essere appieno in s potrebbe.

Ogni suo

detto, ogni suo sguardo, ogni atto


il

scolpito porta e

diffidare e l'arte...

Ho

dato solo un piccolo saggio delle molte bellezze che

sono in queste due tragedie; e non posso indugiarmi in


quelle sparse nelle altre,

come

nella Mirra^ che anch'essa

1 -

ALFIERI

17
in cui la figura della

troppo analizzata e calcolata,

ma

protagonista, presa incolpevole da colpevole amore, contro


il

quale

lotta,

soccombe e muore, circonfusa

di piet e

di riverenza,

come una povera mite


andare
il

creatura,
Il

una sventuin cui

rata figliuola, tcca dall'ala della morte.

momento
lo

Mirra
reo,
si

si lascia

alla lusinga che,


follia,

con

sposare Pe-

fuggendo

luogo della sua

fuggir s stessa e

una nuova anima, come un raggio di sole, che splende per un istante sulla cupa tragedia. Anche noi seguiamo palpitando il suo sogno, e ci sforziamo con lei di
far

attuare la sua illusione:

Si,

dolce sposo, ch'io gi tal

ti

appello;

se cosa io

bramai, di

mai ferventemente al mondo partir teco al nuovo sole


il

tutta ardo, e

voglio.

Il

ritrovarmi io tosto

sola con te;

non pi vedermi intorno

nullo dei tanti oggetti a lungo stati

testimon del mio pianto e cagion forse


il

solcar nuovi mari, e a nuovi regni

irne approdando; aura novella e pura


respirare, e tuttor trovarmi al fianco

pien di gioia e d'amore un tanto sposo;


tutto, in breve,

son certa, appien mi debbe

quella di pria tornare.

AUor

sarotti

Aver t' d'uopo pietade intanto alcuna del mio stato; ma non fia lunga; accertati. Il mio duolo, se tu non mai me 'n parli, in breve svelto fia da radice. Deh! non la paterna lasciata reggia, e non gli orbati e mesti miei genitor; n cosa, in somma, alcuna delle gi mie, tu mai, n rimembrarmi di, n pur mai nomarmela. Fia questo rimedio, il sol, che asciugher per sempre il mio finor perenne orribil pianto.
increscevol, spero.
B. Croce.
S

meno

18

POESIA E NON POESIA

Anche nelle tragedie pi deboli s'incontrano versi etemi, come le parole di Ottavia, che torna chiamata alla reggia
di

Nerone e dice a Seneca:


Nel rientrare in queste
430g1ie,

ho deposto ogni pensier di

vita.

Non

non tema; in me tal forza donde trarrei? La morte, vero, io temo: eppur la bramo; e sospiroso il guardo
ch'io morir

te,

maestro del morire,

io volgo.

Pochi versi, che sono


le

essi soli

un'intera tragedia.

Ma

tragedie

dell'Alfieri

bisogna

leggerle

come
tutti

si
i

legge

la lirica cio la poesia,


cetti e le

mettendo da canto

precon-

preoccupazioni sul genere drammatico o teatrale:


sul teatro le migliori di esse resistano

bench anche

ancora
dello

mirabilmente, quando trovano attori capaci d' interpetrarle,


condizione che hanno del resto

comune

coi

drammi

Shakespeare o

di Sofocle.

bisogna leggere anche

le

sue

rime varie, che vedo con piacere che ora vengono salendo
in qualche onore, nelle quali l'amore,
delle cose,
il
il

dolore,

il

fastidio

ritorno meditativo e indagatore su s stesso,


il

l'aspettazione della morte,

sospiro verso la gloria preni

dono corpo
Solo,
fra

in sonetti vigorosi. Ricorder, fra


i

molti, quelli:

mesti miei pensieri,

4n

riva...;

L dove
;

muta
or

solitaria dura... ;

Malinconia dolcissima, che ogno-

ra... ;

Tutte no,

ma

le

molte ore del giorno...

Tardi
viste e

me punge
saziet

del saper la brama...;

Cose omai
lustro,

riviste...;

Del mio decimo


i

ecco,

gi

s'erge....
certi tcchi

ricorder

sonetti profetici del Misogallo^ e

con cui sono

ritratte le

scene della Rivoluzione,

come

quella della esecuzione di Maria Antonietta, in cui

giudici, carcerieri, carnefici sono tutti

compresi dalla co-

scienza del delitto che compiono, e


{

lo

compiono tremando
tremare
i

Tremar veggio

ivi

pallidi custodi,

carnefici,

I -

ALFIERI
>).

19

che

il

segno Stauno aspettando dai tremanti Erodi


lirica

Cogentil

minci nella

con sonetti descrittivi e sonetti sensuali,

che

si

riattaccavano alla vecchia tradizione marinesco-arca

dica; se ne distacc per rimettersi sotto la guida del

d'amor mastro profondo , del Petrarca; ma, nel


lui, Alfieri, o, se
si

tutt'

insieme,

vuole, cosi nelle liriche

come

nelle tra-

gedie, potrebbe dirsi dantesco:

non

di

un dantesco d'imidel Monti,

tazione, esteriore e decorativo, al

modo

ma

di

un dantesco congeniale e connaturato.


Il

che

si

osserva nelle Satirey dantesche anch'esse, quan-

tunque

collettori e trattatisti usino ravvicinarle e

compa-

rarle con le altre cosidette satire della letteratura italiana,

che o sono
in

tutt' altra

cosa o sono nulla. Le Satire contengono


i

forma epigrammatica
la

suoi giudizi sulla politica,


le classi sociali del

il

co-

stume,

morale, la religione,

suo tempo,

e formano, diciamo cosi, la sua sociologia. Prosa, certo,

nel loro fondo,

ma

forte e originale prosa, che di tanto in

tanto s'apre alla poesia, soprattutto in quella sui F^a^^^, piena


di tratti ora austeri,

com'

il

ricordo della Svezia:

Svezia ferrigna ed animosa e parca,


coi monti e selve e laghi

mi

diletta;

gente,

men

ch'altra, di catene carca;

ora duramente bonari,

come

l'

impressione complessiva che

egli serba dei tedeschi:

Pi m'attalentan quelle oneste zucche...


o, di

nuovo, frementi sarcasmo e fastidio di s stesso, come

in questa terzina su Napoli, e sulla

compagnia che

egli

ebbe

a ritrovarvi, nella societ nobilesca d'allora, tutta cavalli,


gioco, teatro e ballerine:

Ignoranti miei pari assai pi d'uno


la neghittosa

Napoli

me

'n presta,

con cui

l'ozio

mio stupido accomuno.

20

POESIA E NON POESIA

Strano che

si

usasse un tempo, dai

critici italiani ro-

manticheggi an ti ed esaltatori delle letterature straniere sopra


la nazionale, preporre lo Schiller,

come pi moderno

e libero

e spontaneo, all'Alfieri, astratto e antiquato e tiranneggiato

da regole scolastiche. Lo
rati,

Schiller, nei suoi

drammi ammi-

non altro che un Alfieri raff'reddato, composto, temperato, colto, riflessivo, non pi poeta; e air Alfieri poetico strettamente affine nei suoi drammi giovanili, nei Masnadieri, in Raggiro ed amore,
nel Wallenstein, nella Stuarda, nel Teli,
e nel Fiesco.

Drammi

rozzi, torbidi, scorretti,

sovente puerili,
il

e alcuni tra essi di quella tragedia borghese che


italiano spregiava

severo

come

epopea delle rane

ma

nei quali

batte lo stesso sangue che circola nelle tragedie e liriche di


lui,
il

sangue tumultuoso di quegli uomini che sulla


si

fine del

settecento, in varie parti di Europa, sentirono ci

che in

Germania

denomin Stilrm und Drang,

Il

MONTI

N.el

narrare la storia della poesia italiana al principio del


difficilmente
si

secolo decimonono,

resiste alla tentazione


col Leo-

di mettere a contrasto

Vincenzo Monti col Foscolo,

come la poesia vecchia che tramontava dinanzi alla nuova che sorgeva. Una cosidetta storia generale della letteratura non si pu,
pardi e col Manzoni, descrivendo quella di lui
in verit, costruirla senza ricorrere a codesti espedienti di

trapassi dall'uno all'altro poeta o


desti

gruppo

di poeti, senza co-

nessi

ora

immaginosi ora meramente fraseologici;


sopra non dei peggiori, e me-

e quello
rita

enunciato di

considerazione indulgente. Ci non impedisce, per altro,

di riflettere e di

domandare:

Ma perch

poesia vecchia?

La vecchia poesia
che
le

italiana sar stata, poniamo, quella tra

sensuale e ingegnosa del Marino e dei suoi seguaci; o quella


successe,
tra

sentimentale e intellettualistica, del

Metastasio e imitatori.

Ma

il

Monti ha ben poco di comune

con

gli

uni e con
affettivo,

gli
si

altri.

se

si

guarda

al
il

suo conwerthe-

tenuto
rismo,

vi
si

trover l'ossianismo e

coi

quali

apri l'et

romantica; e se al conri-

tenuto politico, tutti gli ideali che sorsero, caddero e

sorsero durante la lunga vita dell'autore, l'imprecazione

22

POESIA E NON POESIA

monarchico-cattolica al rivolgimento rivoluzionario di Francia,

l'entusiasmo giacobino, Tesaltazione napoleonica,

il

sa-

luto alla restaurazione, cose assai

nuove

e conformi ai tempi,
;

che potranno
letterarie,
il

dirsi persino

troppe di numero
il

e se alle

forme
il

rinnovato culto di Dante,


il

verso sciolto e

polimetro preromantico,
dicendo. No, no:
il

neoclassicismo imperiale, e via

Monti potr bene, in certo senso, formare

contrasto col Foscolo e col Leopardi e col Manzoni,


altra ragione che

ma

per

non

sia codesta distinzione storica di vec-

chia e nuova poesia.

quale sia la ragione vera disse per l'appunto

il

gio-

vane Leopardi, quando not nel suo zibaldone (II, 131-2): che il Monti un poeta veramente dell'orecchio e dell' immaginazione, del cuore in nessun modo>; che in lui
pregiabilissima e
lubilit,
si

pu dire originale, e sua propria

la vo-

armonia, mollezza, cedevolezza, eleganza, dignit

graziosa e dignitosa grazia del verso; e tutte queste proI)riet

parimente nelle immagini,

alle quali
;

da aggiungere
che
gli

scelta felice, evidenza, scolpitezza, ecc.


affatto

ma

manca

tutto ci che spetta alPanima, al fuoco, all'affetto,

all'impeto vero e profondo, sia sublime, sia

massimamente
(II,

tenero.
esso

pi

oltre,

e in

modo pi crudo

155):

che

non poeta,

ai latini

uno squisitissimo traduttore, se ruba o greci; se agl'italiani, come a Dante, un avvedu-

ma

tissimo e finissimo rimodernatore del vecchio stile e della

vecchia lingua.
Il

medesimo

si

dizio riassuntivo col quale lo


sulle poesie del
le

pu leggere, o piuttosto ricavare dal giuZumbini chiude i suoi studi


:

Monti
i

artista squisitissimo in

tutte

sue

cose, in tutti

particolari di esse e, direi, in

ogni

sua parola, in ogni suo accento. Non mai pensiero o immagine alcuna entr nella sua fantasia, senza uscirne
farfalla dalle ali dorate e scintillanti.
si

Anche

in poeti

come sommi
ri-

trova qualche luogo in cui l'arte langue e la materia

II -

MONTI

2S

mane

greggia, a cagione pi specialmente di queir uso della

scienza o della dimostrazione astratta, onde essi talvolta


credettero di conseguire meglio
il

fine

che s'eran proposto.

nel Monti l'immagine almeno non manca mai; anche l dove manchi un'idea intima e propria. Nei suoi campi tutto verdeggia e olisce; e, a percorrerli dall' un termine all'altro,

Ma

non c' caso di abbattersi a un luogo, non dico deserto, ma neppur disameno. Ci ha orizzonti pi vasti; ma nel suo non c' mai una nebbia; non c' un lembo del suo cielo che non isplenda e non rida. Dove par che si desideri per l'appunto la conclusione del Leopardi, che

un

in-

gegno

cosi fatto

non

ingegno genuino di poeta, e che la

stessa assenza in lui dei

travagli e delle oscurit e delle


lui.

durezze, frequenti nei veri poeti, testimonia contro di

Tale conclusione non manca invece nel recente e sennatissimo studio dello Steiner, nel quale l'autore scrive

imma-

ginosamente

(si

vede che
si

tagiosa, tanto che


solito
si

immaginazione del Monti conappicc anche allo Zumbini che di


l'

esprime seccamente):

letteraria ci sta davanti

La sua magnifica poesia come un grande scenario tutto archi


si

e colonnati e fuga di superbe logge, che

aprono su giar-

dini adorni, tra


l'occhio

il

verde, di statue e di fontane, sul quale

vaga piacevolmente bens,

ma

per nulla ingannato

per dalle sapienti prospettive.

11 lettore,

che avverte nella

sua poesia un puro gioco d'immaginazione, repugna dal


lasciarsene dominare,

ammira

l'artista,
gli

non ama l'uomo,

che sente diverso da quello che


tutti
i

vien presentato, e tra

prodigi che una tecnica perfettissima gli sciorina dari-

vanti alla immaginazione e l'onde delle armonie che gli

suonano all'orecchio, se ne

sta pi incerto

che conquiso;

pi desideroso di lasciarsi trascinare, che veramente trascinato, perch sente sotto quell'arte l'artificio, al quale
bella
il

si ri-

suo cuore, che

il

poeta non sa riscaldare n inebriare

veramente mai

24
Il

POESIA E NON POESIA

Monti

fu,

dunque

rispetto ai poeti che

con

lui si

usa

mettere a contrasto, poeta di orecchio e d'immaginazione,


e

non punto rappresentante

di un'et contro un'altra et:

differenza di conformazione mentale,


rico.

non

di contenuto sto-

tanto poco egli chiuse un'et o appartenne a un'et

chiusa, che, per contrario, form scuola:

una scuola

certa-

mente

il

di valore scarso o nullo,


le

ma

sol

perch scarso o nullo

valore di tutte

scuole poetiche; e che per estensione

e diffusione

non fu

inferiore

ma

piuttosto superiore alla fo-

scoliana e alla leopardiana, e forse


tutto e recente la sparizione di

non ancora spenta del uno dei suoi pi valenti


il

campioni,

il

Rapisardi.

Il

tipo poetico, che

Monti rappre-

sent splendidamente,

si

pu

ritrovarlo in tutte le et, per

esempio nel quattrocento in molti poeti umanistici, nel


cinquecento in alcuni eleganti petrarchisti,
e del D'Annunzio. Se
e,

nel suo secolo,

in alcune parti dell'opera del Prati, del Carducci, del Pascoli


le

fuggevoli citazioni e

rapidi accenni

non rischiassero
poco persuasivi,
mentale dove

in questi casi di riuscire poco perspicui e


si

potrebbe scoprire

lo stesso

atteggiamento

alla

prima meno

si

sospetterebbe: in scrittori
il

cio che, diversamente dal Monti

quale di rado o non mai

ha curiosit realistiche ed d'immagini

tutto letteratura,

sono liberi

letterarie e ricchissimi di quelle realistiche e di


l'

osservazione diretta, e nondimeno lavorano con

immagi-

nazione e non con quella fantasia che nasce dal sentimento.


Si rilegga
il

il

Prometeo e

si

stupir nel vedere a che cosa


il

Monti adoperasse quell'antica figura mitologica che


test foggiata a

Goethe aveva
le

orgoglio dell'uomo che sa di

proprie angosce e fatiche,


si

nuovo e datole il sublime essersi fatto da s stesso, con con le lacrime e col sangue,
si

sente in diritto di non riverire Giove che ozia lass nel

cielo. Si rilegga la

BasvilUana^ e
alle

ripensi ai giambi di

Andrea Chnier o magari


Burke. Si rilegga
la

pagine di prosa di
e,

Edmondo

Feroniade

quando

in Italia stessa

II

MONTI

25

col Foscolo e in

con

altri le
si

Germania col Goethe e con lo Hlderlin e immagini antiche diventavano simboli e parole
udr con meraviglia dal Monti un canto
si

moderne,

affatto

indifferente a tali profonde rielaborazioni, e che

soddisfa

in tutt' altro:

Ma

di Giov^e

frode fuggir.
trafitto,
il

non seppe un'amorosa La vide; e da' begli occhi


la

nume

sembianza assunse
si

d'un imberbe fanciullo, e


l'incauta ninfa e la
si

deluse

strinse al seno

con divino imeneo. L'ombra d'un elee


del

Dio protesse
i

il

dolce furto; e lieta

sotto

lor fianchi
il

germogli la terra
il

la violetta,

croco ed

giacinto,

ed abbondanti tenerelle erbette


che
il

talamo fornir; e

le

segrete

opre d'amore una profonda e sacra


caligine coprio;

ma

di baleni
i

arse

il

ciel

consapevole, ed

lunghi

ululati iterar su la

suprema
presaghe
ninfe...

vetta del

monte

le

N maraviglia che il Monti fosse poi scosso di sdegno pel bando che i romantici tentarono della mitologia, e nemmeno
che rimpiangesse
le

antiche favole in

modo

cosi diverso dai

poeti a lui contemporanei o di poco posteriori che espres-

sero simile rimpianto, perch costoro lamentavano

un per-

duto tesoro di sentimento, ed esso la minacciata perdita di un tesoro di forme letterarie. E cade la voglia di biasimarlo

quando

lo si

vede passare dall'uno


il

all'altro partito politico,

serbando sempre

letterario decoro dello stile, perch chial'altro, tutt'al pi,

ramente per

lui

questo era cosa seria e

contrariet e fastid e disgrazie della vita, che bisogna sor-

passare come meglio

si

pu, e

il

meglio sempre raccomo-

damento.

Un uomo

che, nella nota lettera diretta al Salfi,

26

POESIA E NON POESIA

per iscusarsi di aver dato, con la BasvilUana non solo un' invettiva contro la rivoluzione francese,

ma una

invettiva

assai eloquente, dice che: costretto a sacrificare la

sua

opinione, si era adoprato di salvare, se non altro, la


di

fama Tamore della gloria poetica era prevalso in lui al rossore del mal ragionare veramente un fanciullo. Il Monti rimane come sbalordito innon cattivo
scrittore

e che

nanzi alle conseguenze e inferenze che

gli

altri

traggono

da

ci che al suo lavoro poetico stato occasione accidentale


si

e pretesto, e nello sbalordimento

scusa con T accusarsi

di parlare e operare contro coscienza, e


di salvare
in

adducendo

il

dovere

ogni caso Tonore della buona

letteratura!

N ma

io

credo che egli operasse e parlasse contro coscienza,


i

piuttosto che

diversi avvenimenti e le contrastanti


il

dottrine gli accendessero a volta a volta

fuoco delP imallo

maginazione, ed

egli

rimanesse sempre fedele


fa a

stesso

partito, a quello della bella letteratura.

Ci nonostante,
suoi versi?

come

si

non prendere piacere


il
il

al

A me
di

piace quasi quasi finanche

brano che
Leopardi

ho

trascritto

sopra, e

che di quelli che

avrebbe definito centoni.

E quando,

per esempio, la me-

moria mi riporta

sulle labbra le terzine della Bellezza del-

Vuniverso, con Fapostrofe a Dio:

Di tante
e

faci alla silente e

bruna
lembo,

notte trapunse la tua

mano

il

un don

le festi della

bianca luna;
il

e di rose all'Aurora empiesti

grembo,

che poi sovra

sopiti egri mortali

piovon di perle rugiadose un nembo...


io

so e sento

bene che qui non c' n commozione

reli-

giosa n schietta impressione della natura,

ma

quel

lembo

trapunto
e quelle

della notte, e quel

dono

della

bianca luna

rose

gettate in

grembo

all'Aurora,

mi danno

II -

MONTI

27

tuttavia

una particolare
si

volutt. Del pari,

quando

nella Pro-

sopopea di Pericle
ellenica al

descrive l'operoso fervore dell'arte


arti:

cenno di quel signore delle


Per

sotto la

me nitenti e morbidi man de' fabri


prendevano

volto e vigor
i

massi informi e scabri:


ubbidiente e docile

il
i

bronzo ricevea
capei crespi e tremoli

di qualche ninfa o dea...

so e sento bene che questa prosopopea un compito scolastico,

ma

godo a ogni

sillaba, e

m'incanto a guardare

quei

capei crespi e tremoli, che fioriscono nel bronzo.

E mi

rapisce, nell'elogio della scienza astronomica {Ode al


,

Montgolfier)

la visione delle

lontane stelle che scoprono

il

loro volto alle esplorazioni telescopiche:

Svelro
le pi

il

volto incognito
stelle,

remote

ed appressar

le

timide

lor vergini fiammelle...

sebbene presto mi avveda che qui non


e si tratta di
al

ci

nulla di sotto

un gioco grazioso.

Le

Muse

che, intorno
gli

morto Mascheroni, piangono ed esclamano e

baciano

la

mano, non hanno certo l'ingenuit dei

fraticelli france-

scani che nel dipinto di Giotto similmente circondano, pian-

gendo e gestendo e baciando,


figure allegoriche.

il

corpo di san Francesco

somigliano piuttosto a un accademico gruppo marmoreo di

Ma

questa accademia
:

nel suo genere,

stupendamente lavorata
Ecco
e la
il

cor,

dicea

l'una,
il

in

che
:

si

santo

si fervido del

giusto arse
al core, e

desiro

man

pose

ruppe in pianto.

28

POESIA E NON POESIA

Ecco
si

la dotta fronte

onde s'aprir
disse:

profondi pensieri,

un'altra

e la fronte tocc

con un sospiro.
ohim!, che
li

Ecco
su
la

la destra,

descrisse,

venia sclamando un'altra: e baci ardenti

man

fredda singhiozzando

affisse.

per queste impressioni, che ogni lettore del Monti prova

al pari di

me, non sembra adeguato

il

giudizio di lui

come
lette-

non-poeta,

ma

retore letterato e tecnico,

uomo d'immagi-

nazione, privo di sentimento e fantasia.

La semplice

ratura, la semplice rettorica o tecnica, odiosa o fastidiosa

e in ogni caso inetta a procurare gioia, o quella gioia che


i

versi

del Monti procurano; sicch la caratteristica data

di sopra

deve considerarsi negativa e provvisoria, come


il

quella che dice piuttosto ci che

Monti non

che ci

che esso

Gli

mancava veramente ogni

sorta di sentimento

e di fantasia? Era, totalmente, non-poeta? L'incertezza su

questo punto

si

avverte anche nelle parole del Leopardi,

il

quale ora lo giudica


zione

poeta dell'orecchio e

dell'

immaginaMonti

ed ora

non-poeta

Bisogna dunque soggiungere, chiarendo, che


difettava di quel

il

sentimento

>

che inteso comunemente


le

con questa parola, del sentimento per


politiche, religiose, ecc.); e

cose reali (morali,


in

non era poeta,

quanto per
le passioni

poeta s'intende, nel linguaggio comune, appunto colui nel quale la fantasia brucia
del
si

al

suo fuoco e idealizza

mondo

reale.
<

Ma

nel
>
,

mondo

c' poi un cantuccio che

chiama

letteratura

e che a suo

modo

reale, e desta

sentimenti d'affetto anch'essi reali, e pu dar luogo perci

a un particolare idoleggiamento, a una particolare fantasia


e poesia, la poesia del letterato.

qui

il

Monti era

sin-

cero e commosso, e di qui proviene l'attrattiva che pur esercitano


i

suoi versi.

Ma

bisogna anche affrettarsi a notare che questa sorta

II -

MONTI

29

di sentimento, che
tra le pi

il

sentimento letterario o artistico,

le

modeste e povere, perch si riduce all'affetto per forme estrinseche, per immagini, movenze, cadenze, vocaboli e giri di parole vuotati della vita che gi sintetizzarono

e chiusero, simili ad ampolle e fiale che contennero profumi e ne serbano qualche odorosa traccia.

facile cosa

che

il

sentimento letterario

si

venga via via sempre pi attaccando

all'estrinseco e al particolare per s preso, e si converta in

pedanteria; anzi, qualcosa di pedantesco sempre negli

innamorati delle forme letterarie, come nei pedanti

e' del-

l'innamorato, e questo conferisce loro talvolta un'aria simpatica, di santa semplicit, di santa stoltizia e pia devozione

(come avrebbe detto Giordano Bruno). Chi paragona quel

modesto e povero
ispira, coi
mili, e

affetto, e la

poesia letteraria che esso

ben pi ricchi

afletti etici, religiosi, politici e si-

con la loro alta poesia,


il
il

tratto a

chiamare privo

di

sentimento e di pensiero

puro letterato e

non-poesia

la

sua opera, come faceva

Leopardi a proposito del Monti;

ma

tale giudizio eccessivo,

ove non s'intenda come una

espressione enfatica e perci in senso relativo.

sembrer

pi giusta l'altra formola, che

il

Monti fu

poeta dell'orec-

chio e dell' immaginazione >, perch, con maggiore esattezza,


asserisce che

poeta

pur

fu, e

ne determina

il

carattere,

assegnandolo
l'*

all'ambito

della

immaginazione
si

del-

orecchio

all'ambito cio dove appunto

rifugiano

e persistono le forme letterarie, rese estrinseche.

Insomma,

ci che nei versi del

Monti

ci

riesce gradeli

vole l'alito leggiero di poesia, che vi soffia intorno e

muove; e

sia

pure di poesia letteraria, di poesia sulla poesia.


lui in
;

il

nostro

amore per

rapporto e proporzione con

l'amore che

gli scald il petto e si volge alle cose che egli davvero dilesse e non a quelle che finse o si die a credere di aver a cuore e di esaltare: ai profili, agli atteggiamenti,

ai gesti, agli sguardi, ai sorrisi, ai

moti che gi furono di

30

POESIA E NON POESIA


e di Virgilio e di Dante, e

Omero

non

ai concetti e alle

opere politiche,
l'unica che egli
altre volte,

che furono di pontefici, di tribuni, di re e

d'imperatori. Negli ultimi suoi giorni, una volta e forse


si ripieg su s stesso e non ritrasse, come una persona che si era vagheggiando composta, ma Tessere suo reale, non ricord altro, e non d'altro, s'in-

tener e s'inorgogl, che delle belle forme letterarie

da

lui

un tempo
sciolti

elaborate, delle terzine della BasvilUana e degli

.Q\VIliade.

Intendo parlare di quella canzone del

1826 alla moglie, nella quale, presentendo la prossima fine


e sorprendendone la

conferma nello sguardo muto e pen-

soso e nelle furtive lagrime della

donna amata, usciva


gli

in

queste parole di conforto, assai disadorne certamente al

paragone di quelle che un tempo

erano state consuete,

ma

sincere:
datti pace, e
il

core

ad un pensier solleva di me pi degno e della anima tua. La stella del viver mio s'appressa
al

forte insieme

suo tramonto;
io

ma

sperar

ti

giovi

non morr: pensa che un nome non oscuro ti lascio, e tal che un giorno fra le italiche donne
che tutto
ti fia

bel vantt)

il

dire:

Io

fui

l'amore

del cantor di Bassville, del cantor che di care itale note

vesti Tira d'Achille...

Le

care itale note

erano state

il

suo vero ideale e


la

il

culto al

quale aveva consacrato tutta intera

vita.

Ili

SCHILLER

ederico Schiller stato ed gran nome, ed ha occu-

pato e occupa ancora gran posto nella storia della poesia.

Eppure da che cosa gli viene quel nome e quel posto se non appunto dal metodo ibrido col quale quella storia suole
trattarsi?

Anzi,

il

caso

suo

pu essere recato a chiaro

esempio delle aberrazioni prospettiche che quell'ibridismo


produce. Giacch solo per la confusione della storia della
poesia con la storia della cultura stato possibile formare
la coppia Goethe-Schiller,

par

nobile fratrum, lucida sidera

della poesia in genere e della poesia tedesca in particolare.

Pareggiamento o avvicinamento che nasce da motivi non

veramente

artistici e

alquanto dissimili da quelli che con-

dussero a dire Dante e Petrarca, Ariosto e Tasso, Corneille


e Bacine; suggerito ed imposto dall'essere stati
i

due uolette-

mini per alcuni anni amici e collaboratori, dall'avere Tuno


e l'altro raccolto al
rario
le

primo loro apparire nel mondo


il

speranze e

plauso del loro popolo, dalla sorte

toccata all'uno e all'altro, e all'uno contro l'altro, di venire

adoperati

come segnacoli

in vessillo nei contrasti letterari

e politici tedeschi. E, d'altra parte, solo per la confusione


della storia della poesia con quella dei generi o istituti let-

32
terar

POESIA E NON POESIA

accade di udire esaltare nello Schiller


il

11

poeta che

cre

teatro nazionale tedesco

il

poeta

il

cui

dramma

(come dice un recente storico della


ne siano
le deficienze,

letteratura), quali che

e fossero anche maggiori di quelle


il

cha.sono, pur sempre


nlia

dramma

classico

della

Germa-

Considerato invece sotto Fesclusivo aspetto della storia


della poesia, e ragionando con quella semplicit di cuore

che non disdice a


conclusione che

siffatta storia,

si

verrebbe

alla naturale

lo Schiller le

appartiene solo nella categoria

dei poeti secondari: dato che codesta categoria sia da

amfa-

mettere con avviso diverso da quello di Orazio, che la

ceva rifiutare dagli


che

di, dagli

uomini e dalle colonne.

poeti secondari saranno quegli ingegnosi ed esperti letterati


si

valgono delle forme artistiche gi trovate,


le

si

aiutano

ct)n la riflessione,

arricchiscono di osservazioni psicolo-

giche e sociali e naturali, per comporne opere elevate, istrutttf

o gradevoli. Sennati e decorosi scrittori e non per

poeti: la

qual cosa non toglie che

le loro

opere possano

talvolta tornare assai accette, e, a


di quelle dei poeti veri.

modo

loro, pi utili

Che

tale poeta secondario fosse lo Schiller, convin-

cimento penetrato ormai, sebbene non sempre espresso con


chiare note, nella coscienza
popoli,
i

eff'ettiva non solo degli altri un breve periodo in cui lo lessero, tradussero e imitarono, tenendolo quasi uno Shakespeare ammodernato e temperato, lo hanno ora messo in non cale,

quali dopo

ma

dagli stessi suoi connazionali;

e,

cangiate le condizioni

primo centenario della sua morte stata celebrata in guisa assai diversa dal famoso primo centenario della nascita, nel 1859. Critici ed artisti tedeschi,
politiche, la ricorrenza del
invitati a manifestare
il

loro giudizio,

hanno rifermato,
la

sia

con recise negazioni

sia

con pietosi eufemismi,


;

caduta
scrit-

della riputazione poetica dello Schiller

un balzano

Ili -

SCHILLER

33

tore inglese, anch'esso invitato, confess che, a dir vero, egli

non aveva mai

letto

un

rigo dello Schiller,

ma

dichiar

insieme che, possedendo la virt di dedurre dal suono del

nome
che

la qualit e

il

pregio di uno scrittore, congetturava

Schiller

>

fosse
i

uno
tutti

di quegli autori assai

raccoman-

dati nelle scuole,

quali tirano su dal petto grandi sbadigli.


i

costui

non aveva
il

torti nella

sua teoria del suono

del

nome, perch

nome

di

un uomo celebre s'impregna


che ne sono
stati

di tutte le impressioni che le sue opere svegliano, e dei giudizi

d'ammirazione o

di disapprovazione

dati, e del

tono pi o

meno

caloroso dei giudizi stessi; e

perci possibile assai sovente che dalla semplice risonanza


del nome, chi altro

non sappia,

si

accorga se
geniale

si tratti

di

uomo grande
cile e

piccolo

o mediocre,

pedante,

misterioso per profondit di pensiero e di sentimento o fa-

aperto alla gioia di

tutti.

dello Schiller,

Vero che, nel ridurre a modeste dimensioni la gloria si cercato anche di cangiarne le interne

il merito dei drammi della sua drammi che passavano per perfetti, si ingrandito quello dei drammi della sua giovinezza, degli im-

proporzioni, e, impicciolendo

maturit, dei

perfetti e caotici.

Ma
(e

io

ho

forti

ragioni di sospettare che

in codesta inversione di valori abbia

operato un criterio

che in Germania

anche

fuori della

Germania propria-

mente
vulso

detta)

venuto in voga sul gran pregio de'echt-

deutsch, deVur-germanisch, del realismo sovreccitato e con-

come contrassegno

di

genuina e sublime poesia: di

cosa cio la quale a

me

vuol parere, salvo che nella roz-

zezza, tutt'altro che schietta tedesca e germanica primitiva


della selva di Arminio, anzi nient'altro che dello Shakespeare,
inaffiata dal

una indigestione

vino generoso del Rous-

seau, che

si

produsse la prima volta in Germania alla fine


si
i

del settecento, e

rinnov in sguito pi volte, inaffiata


quali non va dimenticato quello pode3

da

altri vini, tra

B. Croce.

34
roso

POESIA.

E NON POESIA

ma

perfido,

che

si

traeva dalle cantine cattolico-sagri-

lego-incestuose del visconte di Chateaubriand.

Shakespeare un momento della storia dello


e
;

spirito,

non si pu ripeterlo a piacere e quando nei Rduher rivediamo sotto le spoglie del vecchio Moor o di Franz Moor o di Amalia i suoi Lear, i suoi Edmondi, le sue Cordelle, ci sembra di passare dal mito e dalla fiaba al brutale realismo, che viola le alte e delicate creazioni della grande

poesia; e Giannettino Doria del Fiesco uno spaccone della

malvagit e della tirannia, a petto di Riccardo

III,

il

moro

sicario, dello stesso


uficio,

suo ignobile

dramma, invece di attendere al discorre foollsh come certi buff'oni del

drammaturgo
niero nel

elisabettiano, e trasporta cosi qualcosa di stra-

mondo in cui introdotto, e T imitazione stride. Mi rendo ben conto dell'efi'etto che dovevano produrre a quei tempi le smanie e le tirate di Karl Moor contro le

leggi e tirannie sociali:

Nein! ich
Gesetze.

mag

nicht daran denken!

Ich soli meinen Leib

pressen in cine Schniirbnist, und meinen Willen schniiren in

Das Gesetz hat

zura

Schneckengang verdorben, was

Adlerflug geworden w^re. Das Gesetz hat noch keinen grossen

Mann

gebildet, aber die Freiheit briitet Kolosse


^.

und Extremi-

taten aus...

la risoluzione frenetica

che segue:

ein

von meinen Augen, was fUr Thor ich war, dass ich ins Kaficht ziiruck wollte! Mein Geist diirstet nach Thaten mein A them nach Freiheit, Mrder,
Siche, da fallt's we der Staar
,

i No, non posso pensarvi! Debbo stringere il mio corpo in un busto e allacciare la mia volont in leggi. La legge ha ridotto ad andatura di lumaca ci che sarebbe divenuto volo d'aquila. Non mai finora la legge ha formato un grand'uomo, ma la libert cova

colossi ed esseri straordinari...

Ili

SCHILLER

35

RSuber!
gerollt.

Mit diesem Wort war das Gesetz unter meine Fsse Menschen haben Menschheit vor mir verborgen, da
weg
*.

ich an Menschheit appellierte,

derni

von mir, Sympathie

und menschliche Schonung!...

Ma

questo Moor, che opta pel mestiere del brigante, e

poi preso da indignazione


logica del loro mestiere,

quando

briganti attuano la
si

un brigante che

guarda attorno

e vuole serbarsi la simpatia della platea:


pfui iiber den Kindermord den Weibermord den ... Krankenmord wie beugt mich diese That Sie hat meine schn! ! !

sten

Werke

vergiftet!

2.

In mezzo a tutto quel fracasso di gridi e di azioni violente, la struttura del

dramma

si

dimostra intellettualistica

e calcolata, senza nulla che giunga

r uscita di Carlo Moor dalla societ e


alle

mai non previsto: n la sua repugnanza


il

estreme opere brigantesche, n la sua tristezza e

suo

tornare incognito alla casa paterna per salutarla e ripartire,

n la morte di Amalia, n tutto


stica la

il

resto.

Ed

intellettuali-

composizione di Kabale und Llebe, del resto an-

ch'esso reminiscenza letteraria del

ghese di Francia e Inghilterra, e del


e solo vi
si

dramma e romanzo bordramma lessinghiano;


tratto indovinato nella

pu ammirare qualche

figura del vecchio musicista MUer.

Ecco, cade come una cataratta dagli occhi miei: quale pazzo
!

io era a voler

azioni,

tornarmene in gabbia Il mio spirito assetato di mio respiro di libert. Assassini, masnadieri! Con questa parola la legge fu avvoltolata sotto i miei piedi. Gli uomini mi hanno nascosto l'umanit, quando io facevo appello all'umanit. Via da me simpatia e misericordia!... 2 e Vergogna! uccisione di bambini! uccisione di donne! uccisione d' infermi Come questo fatto mi atterra Esso ha avvelenato le mie
il

opere pi

belle...

36

POESIA E NON POESIA

Lo
trei,

Schiller era, in questi suoi

lemista, con forme letterarie d'accatto; e perci io

drammi, moralista e ponon po-

come

recenti critici di lui, rimpiangere la sua arte

giovanile e notare di decadenza la posteriore a cominciare


dal

Don

Carlos, ossia dal

Don

Carlos in versi, che solo

ci

rimasto.

Mi sembra

affatto

neirordine delle cose, e assai

laudabile, che egli, con l'affinarsi del suo gusto, coi solle-

varsi del suo ideale dell'arte, con la meditazione del concetto dell'arte,
si

distaccasse dalla maniera giovanile, che

conveniva

allo

studente di medicina e non pi al fino e

cogitativo letterato che egli era divenuto.

N vedo che
:

in

questo passaggio perdesse nulla delle sue doti naturali


la spontaneit fantastica,

non che non aveva mai posseduta, n


spunti polemici che possedeva e

l'entusiasmo morale e

gli

serb, aggiungendovi un migliore studio della storia, della


filosofia

e dell'arte stessa.

ralista

di

Furono le drammaturgo psicologo

doti di apostolo

mogli

riflessivo

che

acquistarono

il

favore delle democrazie, nel suo paese e


Italia, e tra gli
altri,

anche altrove, nella nostra


seppe Mazzini, che
lo

di

Giu-

preferiva al Goethe e anche allo

Shakespeare; perch proprio delle democrazie preferire


in arte
i

valori scadenti ai genuini, che sono aristocratici


Il

e antiutilitar.

marchese

di

Posa stato definito un

im-

perativo categorico impersonato;


ficazione era gi nei

ma

tal sorta di

personi-

drammi

giovanili,
il

come

nel vecchio

cospiratore repubblicano che uccide

suo amico Fiesco,


il

sospettando in costui ambizioni di dominio, e

cangia-

mento solo nella pi larga cerchia ideale in cui si muove quel campione della tolleranza religiosa e della libert dei popoli, e nella maggiore esperienza acquistata dall'artista.

che

lo Schiller, sotto l'efficacia dei casi rivoluzionari di


si

Francia, cangiasse atteggiamento politico e

proponesse

piuttosto la libert interiore che quella politica, sar cosa

pi o

meno

vera,

ma

che

nemmeno

essa ha importanza per

Ili -

SCHILLER

37

la poesia, la

quale pu sorgere sull'una e sull'altra concefa chiaro invece nel perodo della maturit,

zione; o su nessuna delle due.

Ci che

si

dopo
altri

il

Don

Carlos, che, sedatosi l'empito giovanile che

ed esso stesso scambiavano per genio e ispirazione

poetica, lo Schiller entr in quella condizione di spirito che

quasi altrettanto dolorosa per chi la soffre che per chi


si fa

a guardarla: la condizione dell'artista che non tra-

un problema interiore, il quale si come un processo oggettivo e abbia le sue tappe necessarie, e passi in modo naturale dall'una all'altra, e in modo naturale si foggi le sue forme o determini
scinato o guidato da

svolga in lui

sempre meglio l'unica sua forma,

ma
gli

che, invece, rimane


si

come
sulle

disorientato,

si

sofferma incerto e

mette a ragiotrattare e

nare e a sottilizzare sui temi che

convenga

forme che siano da tenere


la

le

pi adatte e belle.

una

condizione (per dir


ci

parola non amabile) d'impotenza, che

accade

di osservare frequenti volte, e alla quale


si

dato recare rimedio, perch

non pu raddrizzare una forza

errante per cause in certa guisa accidentali,

ma non
si

gi

infondere la forza dove non c'. Allora, l'artista

fa acuto

ed escogita concetti che paiono a

lui e

ad
il

altri

stupenda-

mente

poetici,

ma

che hanno appunto


il

difetto di essere

concetti, assai simili a quelli che

critico

desume
onde

dall'arte

gi prodotta, e che, formati dall'intelletto per un'arte possibile,

non avranno mai vigore

di generarla;

poi, per

una

facile illusione,
:
!

accade di dire dinanzi

alio

splendore

di essi

Peccato come

se fossero residui e tracce di

magnifiche opere distrutte o perdute. Tali sono, nello Schiller,

per ricordarne qualcuno, Maria Stuarda, la donna della

bellezza e del peccato, che, per austera che l'abbia fatta


la sventura, suscita intorno a s frenetiche

brame

semina
istante.

morte; o nella Jungfrau von Orleans, Giovanna, la quale,


tostoch nel vibrare la spada resta presa, per

un

38

POESIA E NON POESIA


di

da un moto

umano

affetto,

abbandonata dalla forza

prodigiosa che Dio le aveva conferita per una causa ideale,


superiore a ogni affetto e tendenza personale dell'individuo;
o, nel

disegno del
di cavalieri

dramma non

eseguito, Die Maltheser,

il

gruppo

che debbono difendere sino airestremo

un

posto, sacrificando s medesimi, e

non sono pari

al

com-

pito,

quantunque

arditi
si

prodi ed eroici, perch di

un

eroismo mondano, che


la ricchezza,

accompagna ad altri

motivi, Tamore

Pambizione, l'orgoglio nazionale, e non pi di


si

eroismo ecclesiastico, di eroismo spirituale, quale

richie

deva air impresa, vuoti come sono diventati del


rito dell'Ordine .

puro spi
si

In quelle escogitazioni l'artista

sente

come

Pietro Schlemihl, privo della sua ombra, della sua

forma naturale, e va attorno per procurarsene una artificiale o di acquisto; e si argomenta di combinare la tragedia greca col
il

dramma

shakesperiano, o di reintrodurre

coro degli antichi, o di far rivivere l'idea del fato, o di


stile affatto

tenere uno
in

oggettivo, in cui

non
i

si

avvertano
i

verun modo
si

le inclinazioni dell'autore, e

fatti e

per-

sonaggi

muovano da

soli; e cosi di sguito.

Lo

Schiller

precorse, in tutte queste cose, gli aridi conati della pi re-

cente letteratura, e perfino fu precursore in quell'ideale,

che

per ogni buon intenditore,

il

pi caratteristico in-

dizio dell'impotenza artistica, nell'ideale di

un dramma

di

pura e condensata poesia

che
si

si liberi

da ogni traccia
luogo

d'imitazione della natura e

procuri aria e luce merc


il

l'introduzione di concetti simbolici, che tengano


dell'oggetto in tutto
artistico dei poeti e

quanto non appartiene al vero mbito non pu essere rappresentato ma deve


,

essere solo accennato


all'opera

e cosi

si

accosti alla musica e

^
1

Lavorati con questi procedimenti,

drammi

della

ma-

Si veda la sua lettera al Goethe del 29 dicembre 1797.

Ili

SCHILLER

39

turit dello Schiller sono,


lo

come

delle ballate di lui giudicava


artificiali.

Schopeubauer, kalt und gemacht^ freddi e

ancora che nei drammi giovanili, manca in


preveduto, e tutto vi come
si

essi affatto

Pi T im-

aspetta che debba essere,

perch tutto vi risponde a un concetto che, appena enunciato,

a noi noto nelle sue

facili

inferenze; laddove nelle

vere opere di poesia c' la scoperta, T inoltrarsi della fantasia in

un mondo prima non conosciuto,


ci stessi.

e le espressioni

che suonano pi semplici


perch rivelano noi a noi
Schiller

riempiono di sorpresa e di gioia

Ma

lo

schematico Teli dello


il

non sarebbe

Teli, se

non salvasse
il

fuggiasco che
re-

sta per perire tra le

onde del lago in tempesta e se non

spingesse con disdegno Giovanni

parricida, che batte alla

sua porta sicuro di trovare buona accoglienza presso un


collega in assassinio politico;
il

cavalleresco

Max
il

Piccolo-

mini, tra la fedelt al suo imperatore e


figliuola del Wallenstein,

Tamore per la gentile


reggimento

deve slanciarsi contro


il

straniero che viene ad appoggiare

Wallenstein e lasciarsi

ammazzare. La manifattura si avverte anche nel maestrevole quadro del campo di Wallenstein e la Svizzera di Guglielmo
;

Teli,

con

le

sue montagne e

suoi laghi, coi pastori e coi

i loro campanacci, ha Tarla di un presepe. In luogo dell' impreveduto poetico, si ha in quei drammi il romanzesco e il melodrammatico; e non senza nausea si leggono scene come nella Jungfrau von Orleans quella della riconciliazione del Duca di Borgogna

pescatori, con le greggi e

col re Carlo, in cui

il duca dice, svenevolmente, accennando ad Agnese Sorel: Perch non mi avete voi mandato co-

stei? Io

non avrei

resistito
il

alle

sue lacrime;

o,

peggio

ancora, l'altra in cui

re paternamente viene presentando

alla Pulcella prospettive di

matrimonio:

Dich treibt des Geistes Stimme jetzt, es schwiegt Die Liebe im dem Gotterfiillten Busen.

40

POESIA E NON POESIA

Sie wird nicht immer schweigen, glaube mir! Die WafiFen werden ruhn, es fhrt der Sieg

Den Frieden an

der Hand, etc. etc.

^.

Queste frequenti sdolcinature, sia nelle azioni sia nei dialoghi e allocuzioni, che giungono fino al passaggio melodram-

matico dal recitativo al rimato e cantato, sono


il

l'orpello,

clinquant, sostituito all'oro della poesia.

Costa qualche sforzo,

ma

sforzo

doveroso, impedire

che la poca simpatia, che questa qualit di arte suscita,


si

versi

fuori della

cerchia dell'arte e tocchi la persona

dello Schiller, nobile e gentile carattere

d'uomo, di pensa-

compreso da austero sentimento etico, da quel sittUche Ernst, che a ragione i suoi connazionali
tore e di scrittore,

lodano in
il

lui.

Egli non stato soltanto,


le

come dicono

satirici,

poeta da mandare in solluchero

signorine e spremere

lagrime di tenerezza alle vecchie

zitelle;

ma

l'educatore,

nella famiglia e nella scuola, di pi generazioni tedesche.

se dalla storia della poesia propriamente detta l'opera sua

dovrebbe restare poco meno che esclusa, credo che converr


farle pi
filosofia:

degna parte che non


se questa si risolver
la filosofia si

si

soglia nella storia della

ad accogliere pi largamente
mossero dal disio chiamate,

le

anime che verso


maggior parte

e a rinviare alla storia della universit e delle accademie


la di quei secchi e noiosi facitori di sistemi

e seguaci di scuole, che ancor oggi la ingombrano. Allo Schiller accadde che, ricorrendo egli alla filosofia

per irrobustire

la

sua fibra di poeta, invece di usarne a

capriccio e di abusarne altres

come un poeta

di vigoroso
le

temperamento avrebbe

fatto, la

consider attento e

rimase

Ora

ti

spinge la voce dello Spirito, e nel seno riempito

di

Dio

tace l'amore. Ma, credimi, non tacer sempre!


la vittoria apporter la pace...

Le armi riposeranno,

Ili

SCHILLER
si

41.

legato e ne divenne cultore,

pel suo fine artistico, la filosofia gli

da dover poi confessare che, aveva piuttosto nociuto

che giovato, era stata non aiuto


dividendo
le

ma

distrazione e sviamento,

sue forze spirituali e privandolo della ingenuit

necessaria.

A due

problemi principalmente
al

egli,

come

filo-

sofo, rivolse la

mente:

problema della natura


etico

dell'arte,

non contento

delle

definizioni kantiane che gli


al

parevano

negative e vaghe; e

problema

della conciliazione

tra libert e necessit,

non contento

della rigidezza astratta

del dovere kantiano; e tent anzi di risolvere

Tun problema

col congiungerlo all'altro, nelle sue Lettere sull'educazione


estetica.

Ma

due problemi erano, a


il

rigore, diversi, e la

sua teoria dell'arte come media tra


schia di presentare l'arte

mondo

della scienza
ri-

e quello della libert morale, tra la natura e lo spirito,

come un

nonostante, lo Schiller, nelle

un giuoco. Ci dottrine che venne svolgendo,


esercizio o

elabor un'idea dell'arte assai pi viva e unitaria di quella


kantiana, che aveva del dualistico e del meccanico con la

sua unione e cooperazione


al

d' intelletto e fantasia. E,

quanto

problema

etico accennato di sopra, egli


di

bene not quel

che di ascetico e
tiana, che mostra

disumano era nella moralit kanil

sempre
si

viso dell'arme alle tendenze

naturali, e per la quale

direbbe che la pi alta figura

morale

sia quella

dell'uomo che, assillato da cattive tendenze

naturali, tutte le ricacci, le

domi

e le domini,

compiendo

con duro animo

il

proprio dovere: figura d'uomo, che in-

cute una sorta di paura e non piacerebbe aver attorno


nella vita reale, perch
(si

pensa) che cosa accadr mai se

per un istante
ler die risalto

il

freno del dovere lo abbandoni ?

Lo

Schil-

alla diversa figura


eletta, dell'

dell'uomo naturalmente
bella

buono, dell'anima

anima

(schOne Seele),

che opera nobilmente e degnamente, attuando s stesso in


gioia,

come

chi soddisfi

il

desiderio

del suo cuore; e, in

effetto, le

spontanee tendenze morali sono certamente, per

42
dirla

POESIA E NON POESIA

con linguaggio kantiano, natura,

ma una
il

natura che

stata creata dallo spirito nella sua storia, e che la volont

morale tende a serbare e ad accrescere, e

dovere bensi

un momento ma non gi

il

tutto della dialettica morale.

Oltre al merito di avere, se

non

altro, agitato questi pro-

blemi, spetta allo Schiller anche quello di essere stato tra


coloro che tentarono di gettare
rito e di attuare in

un ponte

tra natura e spi-

una

filosofia della

natura la critica kan-

tiana del giudizio teleologico, e di essersi provato a trattare


in

modo

filosofico

la

storia della

letteratura,

organandola

nei

momenti

ricorrenti della poesia ingenua e sentimentale

(classica e romantica) e delle loro sottoforme:

non gi perch
fine,

queste due ultime vie abbiano condotto a buon

ma

perch conveniva, a ogni modo, percorrerle, e in esse, infatti, egli

fu seguito da filosofi che

si

chiamarono Schelling
si

e Hegel, e in quel viaggio ed erramento


frutti di verit.

raccolsero alcuni
critici si

intendo come mai recenti

av-

visino di togliere allo Schiller questi meriti

filosofici,

addu-

cendo che
dello

egli si atteneva a motivi della filosofia prekantiana,

Shafhesbury e del Leibniz, perch fare fruttare vec-

una filosofia nuova , per quanto io uno dei modi di rinnovare e svolgere quelli e arricchire questa, e, insomma, di far avanzare la scienza. Anche
chi motivi innanzi a

sappia,

lo Schelling

adopera

la filosofia dello Spinoza, lo

Hegel

la

spinoziana e la bruniana e Taristotelica e Teraclitea, vol-

gendole contro Kant, e nessuno


reazionari e di retrivi.

li

accuser per questo di

Lo
della
ist

Schiller filosofo si piacque di tradurre in versi

suoi

concetti, sia nei

drammi

(si

ricordi, per esempio,

il

coro

Braut von Messina


le

sulla guerra

e la pace: Schn

der Friede, ecc.), sia nelle liriche, di cui le filosofiche

sono
vi

pi pregevoli, perch la deficiente vena poetica


si

compensata dall'importanza dei concetti che vi

espongono, e la scarsa intimit della forma dalla chiarezza

III

SCHILLER

43

del disegno e dalla limpida eloquenza. Poesia didascalica,

e perci

non vera
venuta

poesia,

ma

che nessuno vorrebbe che


cosi

non

fosse

al

mondo, e che,
i

come poteva

es-

sere ed , ha pur reso e rende servigi.

pi ancora forse

hanno
sulle

servito e servono

suoi epigrammi,

che tornano
contra-

labbra, pronti e calzanti, nei dibattiti di estetica e

di etica e di metafisica.
sto e

Per esempio, a chiarire

il

r unione delle due etiche, Tetica della spontaneit

e Tetica dello sforzo diciamo ancora con lui:

Kannst du nicht schn empfinden,

dir bleibt

Und

als

Geist zu thun, was du

als

Mensch

verniinftig zu [wollen, nicht vermagst ^.

E, per criticare coloro che credono che gli schemi

della

fisica e delle scienze naturali siano la realt della natura,

ripetiamo volentieri:

Weil du liesest in

ihr,

was du selber

in sie

geschrieben,

Weil du in Gruppen fiirs Aug' ihre Erscheinungen reihst, Deine Schniire gezogen auf ihrem unendlichen Felde, Whnst du, es fasse dein Geisfc ahnend die grosse Natur...*.

per significare quel che la

filosofia della

natura

si

propose

di eseguire, ci

valiamo opportunamente della sua distinzione


:

delle < tre et della natura >

razionalmente,
forza di fare.
2

cSe tu non puoi sentire bellamente, ti rimane di volere e fare come spirito ci come nomo non hai la

Poich tu leggi in essa ci che tu stesso vi hai scritto, poich tu allinei in gruppi per l'occhio le sue manifestazioni, tese le tue cordicelle sul suo campo infinito, tu t'illudi che il tuo spirito
senta e comprenda la grande Natura...

44

POESIA E NON POESIA


ihr die

Leben gab
Schafifendes

Fabel, die Schule hat sie entseelet, Leben aufs neu gibt die Vernunft ihrziiruck*.

Sono

codesti, pei filosofi moderni,

come a

dire

loro

versetti di Portoreale;

ma

con

la differenza

che chiudono

qualcosa di meglio delle regolette della grammatica, e sono


atteggiati con nobile garbo artistico.

lei die vita la le

Favola,

l'ha privata di vita la

Scuola;

la

Ragione

rida vita creatrice.

IV

WERNER

drammi

Schiller,

deJ Werner, insieme con vanno guadagnando lodatori

quelli giovanili dello

tra quanti raccolgono


forte sensismo,

con ardore prove a conferma del realismo e del


che sarebbero propri dello schietto

dramma germanico; ma
la vanit delle consi-

anche in questo caso

si

pu osservare

derazioni e deduzioni extraestetiche nelle cose dell'arte.

L'uomo, Zaccaria Werner, ben noto dalla sua biografia,


ed assai
facile

a comprendere: era un vizioso, un dissoluto,


si

che furiosamente

avvolgeva come Ciacco


si

in brago,

ma

che, parallelamente,

travagliava nell'ansia della salvasi

zione religiosa. Quando, a quest'intento,


il

rec a

Roma,

Werner passava

le

mattine in ginocchioni nelle chiese e


rappresenta
vide poi in un

le sere in altri luoghi, affatto diversi; e ci lo

bene. Paralllement: qualcosa di simile

si

poeta francese, nel Verlaine: sol che, delle due parallele,

una, la religiosa, era in quest'ultimo

fittizia,

foggiata

da
sal-

acuta ricerca, non rara in Francia, di hlague e di reclame


letteraria,

laddove nel Werner erano tutte e due di pari


parallelismo e

dezza, ed egli tentenn per pi anni tra l'una e l'altra, e


batt dall'una all'altra, finch ruppe
il

si

die

tutto alla chiesa, facendosi penitente, predicatore di peni-

46

POESIA E NON POESIA


gli

tenza e prete. Quel che


della nobilt

manc sempre,

fu

il

sentimento

umana,

la finezza, la delicatezza interiore; e


le

non intendiamo gi dire

cognizioni e distinzioni etiche,

delle quali possedette dovizia,

come tedesco

ch'egli era e

vivente in tempi di grande cultura filosofica ed etica, e poi

come

cattolico

e sacerdote. Pot perfino scorgere chiaro

Terrore in cui era incorso nel suo tentativo di riporre V ideale


di salvazione nelT Amore (perch egli

cerc la salvazione

prima
lica);

in

una

setta, ossia nella

riformata Libera muratoria,

poi nell'Amore, e infine risolutamente nella Chiesa catto-

scorgere quell'errore e criticarlo

come uno scambio


di riserbare
il

dell'amore sensuale con la caritas, che gli diametralmente


opposta, e alla quale
il

Werner propose

nome

di Liebe, riadattando all'altro la vecchia parola tedesca di

Mlnne.

Ma

tutto ci,

appartenendo

all'intelletto,

non bastava

a cangiare l'intonazione reale del suo spirito.

E bene

do-

veva
nere

finire nel cattolicesimo chiesastico,

perch in esso era

dato confessarsi, contrirsi, mortificarsi, avvilirsi, e cosi otte-

credere di ottenere assoluzione e salvezza,

ma non era
dopo

indispensabile nobilitarsi, cosa che a lui sarebbe forse tornata


impossibile.

La sua Weihe der Unkraft^


mezzo
il

scritta nel 1814,

la definitiva conversione, e nel

della riscossa patriottica

germanica, opera assai singolare per la forma


cantilena popolaresca, alternante

una rozza

tono violento e sarcastico

con l'umile, col confidenziale e bonario;


suo contenuto che
il

ma conferma col
di trascinarsi
i

Werner era ben capace

nella polvere agli sguardi della gente e di eseguire


lianti atti di penitenza,

pi umi-

ma non

gi di compiere in s la
si

redenzione veramente umana, che


e sente la dignit della

raccoglie nel silenzio


nella quale sul

nuova condizione,

cieco peccatore sorto


le

il

veggente uomo morale.

Ad ascoltare
per-

sue parole,

si
si

rimane imbarazzati,

come dinanzi a

sona che non

vuol biasimare perch gi abbastanza vi-

tupera s stessa,

ma

pur non

e'

via di stimare e guardare

IV

WERNER

47

con simpatia. Dice, ballando come un orso, il Werner al popolo tedesco, che aveva allora combattuto e scacciato dal
suolo patrio lo straniero:
Ich weiss ich bin nicht wiirdig in Deinem klaren Reigen,

Ein khner Fahnenschwinger dem Volke mich zu zeigen;


Doch, was auch ich
geirrt,

und was

ich hab' verbrochen,


*.

Nichts gegen Deutschlands Ehre hat je mein Lied gesprochen

si

pensa che chi

si

sente indegno del popolo a cui


d'indirizzargli
la

appartiene non

ha

diritto

parola,

vale la scusa di non aver detto nulla contro la patria,

quando

si

stati, socialmente, persona poco degna.


diesen Fratzen, mit meinen
gilt's

Doch weg mit

und der Andern,


Ziele

Weg

mit ohnmachtiger Reue, jetz


ist

zum

wandern!
^.

Die beste Rea

Besserthun; wir plapperten's als Knaben,


es leben

Doch nur wenn wir


Il

mag der

Freiheit Strahl uns laben

miglior pentimento
<

il

far meglio
,

certo

ma

per far

meglio bisogna

sentir meglio

ossia avere risvegliato in


il

s la delicata coscienza morale, e su ci

Werner passava
le stesse ra-

veloce, preferendo d'indirizzare la predica e la raccoman-

dazione delFumilt a uomini che non avevano

gioni sue per attenersi a questo atteggiamento dimesso.

Anche

l'artista ha, nel

Werner, caratteri e pregi

evi-

denti: virt di rappresentazione realistica, di dialogo vivace,


di stile colorito,

che

si

ammirano

nei suoi drammi, parti-

1 So bene di non esser degno di mostrarmi nella tua luminosa danza, ardito sventolatore di bandiera, al popolo; ma, per quanto io abbia errato e per quanto io abbia fatto di male, non mai il mio canto ha detto nulla contro l'onore di Germania. 2 e Ma via con queste fanfaluche, con le mie e con le altrui; via

col sentimento impotente, ora glior pentimento far meglio

si
;

tratta di andar diritti al fine! Il mi-

noi ne ciarlammo come ragazzi,

ma

solo se lo viviamo nel fatto,

il

raggio della libert potr ristorarci!

48

POESIA E NON POESIA

colarmente in quelli precedenti la conversione, e in grado

eminente nel

dramma

storico-didascalico

su Lutero, Die

Weihe der Kraft. Ma, in mezzo a tanti luccicori, l'interiorit fiacca: perch, invero,

donde mai avrebbe


dell'

egli attinto

forza?

Non

certo nelle

sue fragili e labili

escogitazioni

intellettuali della

massoneria riformata e

idealismo ero-

tico;

ma neanche molta, ma restava

nella sua foga sensuale, che era bensi

nel grado pi basso e triviale, e veniva

anche contenuta e raffreddata


lui,

dall'altra anima, che era in da quella dell'utopista umanitario. Sicch non gli era concesso neppure ritrarre a pieno la torbida commozione

sensuale-spirituale, che talvolta,


in
s,

merc l'angoscia che porta


il

s'innalza a poesia o apre

varco alla poesia. In

questa parte, la sua vita risponde alla sua arte: dagli uo-

mini sensuali escono mistici e monaci,


tezza di
pito,

ma

dalla dissolu-

un Werner poteva uscire

solo

un

istrione
si

da pul-

che con

atti esterni di culto e di

devozione

sforzava

di cancellare in s atti di peccato, essi stessi animaleschi

e quasi esterni.
Il

solo sentimento reale che


di

dominasse nel Werner, calui pec-

pace
la

animare

la

sua rappresentazione drammatica, era

paura per l'oscura vendetta sospesa sul capo di


per opera
di

catore; la superstizione del castigo che sarebbe per seguire,


infallibile, alla colpa,

una potenza misteriosa,


la vita

Dio o altra;

la ineluttabilit

della espiazione cui sarebbe

convenuto sottomettersi. Anche qui


alla logica della

forma riscontro
tre-

sua arte: la sua conversione sorse da

more, da ansia di espiare per sfuggire a castigo sicuro e


maggiore.
la

E da questo
24 febbraio).

fondo reale del suo animo nacque


:

famosa tragedia in un atto


(Il

Der vierundzwanzigste Fe-

bruar

proposito della quale non entreremo nelle disquisicosiddetti

zioni intorno ai

drammi

del destino, di cui

essa ricordata

come

la

rappresentante pi cospicua, per-

IV

WERNER

49

che ci che qui importa non gi Tidea del destino,


la

ma

forma che l'idea prende nel sentimento dei diversi autori e che fa diversa la poesia dalFuno all'altro. E non e' , in
verit, nulla

che renda
il

utile e possibile
si

un ravvicinamento
voti

estetico

tra

sentimento che

mostra nella Braut

Messina dello
e quelli dei

Schiller, e quello della tragedia del

Werner,
altri.

drammi

del Miillner e dello

Houwald

o di

Nello Schiller, l'idea del destino serve al tentativo letterario


di rinnovare la tragedia greca; nel Miillner

e nello

Housi

wald viene adoperata per interessare


conforme a una tendenza che
nifest nei
tanti
ai

e scuotere le platee,

primi dell'ottocento

ma-

drammi

francesi

da

teatri popolari, e

anche nei

romanzi

alla Radcliff, e ai nostri giorni si effettua, oltre


le

che coi vecchi, con modi nuovi, come


del

rappresentazioni

Grand Guignol
il

e le visioni cinematografiche.

Ma, nel
si

Werner,

delitto,

commesso

in

un 24

febbraio, e che

tira dietro a

grandi intervalli nuovi

delitti

sempre

in quel

giorno, e con

un ultimo

delitto, in

la stirpe dei colpevoli, la la

un 24 febbraio, distrugge forma immaginosa che prende

sua trepidanza di peccatore, non potente a sciogliersi

dal male,

ma

aspettante e temente, nell'avvenire prossimo


si

o lontano, un colpo non

sa donde,

un evento, che

lo

abbatter a terra.

Come

dice egli stesso, nel prologo che


la

aggiunse alla tragedia dopo

sua conversione, aveva can-

tato quella poesia terrificante (Schreckgedicht):


als

Wetterwolk
den trunkenen Geist verwrrte;
schwirrte

Den Und

diistern Sinn,
als ich

sang

es,

Gleich Eulenfliigeln !...*.

...

l'ebbro spirito;
ali di gufo!...

quando una nuvola di tempesta confondeva il triste sentire, e, mentre io cantavo il mio poema, strideva come

B. Croce.

50

POESIA E NON POESIA


le

Tale sollecitudine d'animo turbato richiam intorno a s


do

migliori virt letterarie, gi accennate, del Werner, e gli

modo

di dipingere

un quadro, aspramente, cupamente


soffrenti

realistico.

Quella casipola solitaria nella gola di una mon-

tagna svizzera; quella vecchia coppia di sciagurati,


il

freddo e la fame, con la minacciata rovina sul capo e


il

un passato tremendo;
a sera tarda, e
.il

sopravvenire del terzo personaggio,

prepararsi del delitto sotto le suggestioni

della miseria disperata e per via di sofismi interiori, e la

catastrofe onde colui, che stato maledetto dal padre, uc-

cide senza conoscerlo, per derubarlo,

il

figlio

che egli aveva


ai genitori

a sua volta maledetto e che tornava apportando

pace e salvezza: sono immagini presentate e mosse con sicurezza di psicologo e fatte parlare con foga appassionata.

E nondimeno questa tragedia rimane una combinazione immaginosa di orrori e potr dare agli spettatori e ai lettori un brivido, e non dar mai commozione schiettamente poetica, perch il sentimento della colpa tale solo quando si chiarificato al lume della coscienza, che il vero soggetto
della poesia.

in questo caso, invece, cosi poco la colpa


e'

colpa che non

mai
il

lo

sfondo morale sul quale dovrebbe

non vi si distingue dal Werner poteva dare ci che egli, effettivamente, non possedeva in alcun modo. Le ultime parole del dramma, quelle che il padre assassino pronunzia
risaltare, e, persino. Tatto colpevole

fatto accidentale.

nell'andarsi a consegnare da s stesso al giudice e al carnefice,

dimostrano l'oscurit che era nell'autore e

la vacuit

dell'opera sua:

Wohlan
Ich geh'

in

Gottes

Namen

Ich biisse gern das, was ich schwer verdient!

zum

Blutgericht

und geb'

die Mordthat an!

Wenn

ich durch's Henkerbeil bin abgethan,

IV

WERNER
!

51

Dami mag' Gott rchten ihm ist alles ofifenbar Das war ein vierundzwanzigster Februar! Ein Tag ist's Gottes Gnad' ist ewig! Amen!^.

Dove Punica proposizione che abbia senso


che solo Dio

e che suoni giusta,

pu giudicare, Dio

solo

pu dipanare questa
laddove nello

matassa arruffata, perch a


spirito

lui tutto chiaro,

delFautore tutto rimasto confuso.

i Ors in nome di Dio io espio volentieri ci che gravemente ho meritato! Io vado al tribunale criminale e denuncio l'asQuando sar spacciato dalla scure del carnefice, allora sassinio! a lui tutto aperto Ci fu un ventiquattro febbraio Dio giudicher, Un giorno quello, la grazia di Dio eterna Amen
!

KLEIST

v^ualche parentela c'


che,

tra

il

artisticamente,

fu

anch'esso

Werner ed Errico di Kleist, un'anima cieca, sebda quella dell'autore del


vita

bene

di cecit alquanto diversa

Ventiquattro

febbraio,

e,

nella

pratica,

dopo aver
con Tam-

cercato senza mai trovarla la propria strada,

fin

mazzarsi.

Che cosa chiamiamo


veder
sione,
tale, le
le

cecit

di

poeta? L'incapacit a
luce dell'umana pas-

passioni

particolari

nella

aspirazioni nell'aspirazione
ideali

fondamentale e
nell'ideale
si

toli

gli

parziali
il

discordanti

che

compone
tenza a
frivolo

in

armonia:

che una volta


L'idealizzare

chiamava impo

idealizzare

poetico non
in

gi
del

abbellimento,

ma

approfondimento,
si

virt

quale dalla torbida commozione

passa alla serenit del

contemplare. Chi non compie questo passaggio, e resta im-

merso nell'agitazione passionale, per quanto si dibatta e sforzi, non riesce mai a dare n agli altri n a s stesso la pura gioia poetica.

vezzo fastidioso e repugnante dei


le

critici

tedeschi l'an-

dare spezzettando

opere letterarie col riportarle agli in-

cidenti biografici degli autori e mostrarle suggerite da questi

KLEIST
e

53

e quei sentimenti realmente provati


intenzioni e propositi:
fu,
il

da non meno

reali

Goethe, che di tale sorta di critica

vivo e morto, vittima illustre, quand'era ancora vivo,

le protest contro.

allorch lo stesso metodo s'introdusse

in Italia, applicato particolarmente al Leopardi,

parve ora
si

profanazione indegna ora goffaggine ridicola, perch


la

senti

sconcezza di ravvicinare questa o quella ragazza di Recrudae,

canati alle ideali immagini di Silvia e di Nerina. Pure, quel

vezzo trova qualcosa che

lo giustifica nel carattere

mente
di ci
i

realistico di

molta parte della letteratura tedesca;


si

poich metodo antiestetico,

conf all'interpretazione

che poco estetico. Cosi, sebbene anche pel Kleist


es., col

commentatori cadano pi volte nell'insulso (per

notare, nella Famiglia Schroffenstein, che, se le due famiglie

parenti abitano le due rive del lago, la ragione che

il

poeta ebbe a soggiornare per qualche tempo in un' isoletta


di

due
la.

un lago svizzero dove sole case!), non al


Pentesilea sorse in lui

si

vedevano,

alle opposte punte,

tutto senza

importanza sapere che

da un

delirio di rabbia pei vani


il

suoi voli d'Icaro nel

cielo

dell'arte; che

Kdthchen von

Heilbronn intese a contraporre un ideale di femminile de-

vozione a certe delusioni che l'autore aveva sofferto da una


Giulia o Giulietta che fosse,
e,

nello stesso

gura

di

Cunegonda

fu concepita in dispetto di

dramma, la finon so qua-

l'altra signora;

che la Hermannsschlacht nacque dalla conl'

vulsione patriottica del Kleist per


Prussia. Agevolmente
il

invasione francese nella

critico

abbassa queste opere d'arte

a documenti perch documenti

esse sono nel loro intrinseco,

piuttosto che vere e geniali opere d'arte.

Tutto preso nella immediatezza delle commozioni,


ritraeva; perch
l'origine e nella
bili

il

Kleist era portato a sensualizzarle nelle immagini che ne

una commozione, per nobile che


tendenza
(e il

sia nel-

Kleist ebbe certamente no-

ardori ed impeti), se vista solo nel suo profilo esterno,

54
se

POESIA E NON POESIA

non

dominata
con

tutta e collocata sul largo sfondo della


istintivo, bestiale
i

realt,

appare non pi che un moto


e,

meccanico,
sibili,

lo scoprire

unicamente
li

suoi aspetti sen-

in questa unilateralit

esagera e deforma. Donde


la quale,

Forrore che ha sempre suscitato la sua Pentesilea,


ripiena dell'unica

brama

di vincere

e legare a s Achille
lo
il

che ama, vedendo che non riesce a vincerlo,


in furioso delirio e strazia di colpi e di morsi

ammazza
cadavere

deirodiato-amato. Codesto non accadeva gi per compiaci-

mento che

fosse nel Kleist,

come

in altre

anime

letterarie,

mossa vana bramosia di un altissimo ideale e nella disperazione di non averlo potuto giungere. Ma il motivo rimane simbolico e quasi allegorico, di l dalla rappresentazione che gli forma una grossa
pel libidinoso, sanguinario ed orrendo; che anzi la

originaria dell' ispirazione nella

rivestitura sensuale, nella quale

si

svolge

il

processo di

La cosa anche pi evidente dove il motivo appartiene a un ordine spiccatamente etico, com'

un furore

isterico.

nella Hermannsschlacht l'amor di patria e l'avversione allo

straniero conquistatore

foggiare se non

e nondimeno il Kleist non ha saputo un Arminio ingannatore, traditore, crudele,


;

quasi delinquente,

il

cui

affetto

per la propria gente


l dove,

(avrebbe detto Emmanuele Kant) patologico. Ovvero

come

nel Kthchen von Heilbronn, argomento l'attrazione

irresistibile di

una semplice fanciulla verso un gran signore,


ai richiami
rifiuti, alle

che essa, affascinata, segue come schiava, sorda


paterni, paziente ai

ingiurie e alle percosse del-

l'uomo idolatrato, una sorta di Griselda: argomento che,


se mai, si sarebbe dovuto trattare

con l'area delicatezza di

una leggenda,
si

e che invece, sotto la

mano

pesante del Kleist,

contamina

di superstizione, d'isterismo e di

lismo. Perfino nel vigoroso

sonnambuframmento del Roberto Guiscardo

quel che predomina

il

terrore della pestilenza sparsa nel


alle

campo normanno, innanzi

mura

dell'assediata Costanti-

V
nopoli, e
il

KLEIST

55

penoso sforzo dell'eroe che, colpito esso stesso


si

dal morbo,

leva dal sao giaciglio, e

si

presenta e parla al

popolo per farsi credere incolume e valido e pronto a continuar la guerra. Del pari le novelle del Kleist, rapide, precise, tutte

materiate di
fatti,

fatti,

sembrano affogare

nella nar-

razione dei

e riescono strane, curiose o

terrificanti,

ma non
in

dersi in quella del Terremoto nel Cile o del

veramente tragiche o commoventi: come pu veFidanzamento


o della Marchesa

San Domingo

Una

fanciulla sta
il

per andare al patibolo per un fallo d'amore, quando

ter-

remoto squassa e rovina


si

la citt, e nella

fuga generale essa


nell'entrare
i

ritrova libera col giovane amato;

ma

due

in

una

chiesa, tra la calca dei supplicanti, sono riconosciuti,

segnati a dito

come cagione
una pagina

dell'ira divina che s' abbat-

tuta sulla citt, e trucidati dalla folla. contato,


tica.
si

un

aneddoto ben rac-

ma non

di poesia: vi difetta l'idea poe-

Un

bianco, durante la rivolta dei negri in San Domingo,

sofferma una notte in una casa dove sogliono essere ate ammazzati quelli del suo partito: la ragazza, che
tali

tirati

l'istrumento di

agguati, s'innamora di lui e lo salva,


tenerlo preso;

fingendo di legarlo e
salvatori, egli,

ma, all'accorrere dei

che s' creduto tradito, spara sulla ragazza.

Ah, tu non avresti dovuto diffidare di me!>, dicela poverina morendo; ed la sola parola che indichi la linea che la novella avrebbe dovuto seguire e non segue, perch anch'essa rimane semplice aneddoto pittoresco. Il Kleist si
fa a tradurre e a rielaborare

una

cosi leggiera e leggiadra

cosa

come VAmphytrion
si

del Molire; e su quale aspetto della

favola

offesa e la tristezza desolata e invincibile di

ferma e insiste? Sulla pudicizia irrimediabilmente Alcmena, quando


altri

apprende che stata posseduta da


marito, bench l'altro sia n pi n

che non era suo


Giove, e dal
i

meno che
e
la

connubio debba nascere un


critici

figliuolo divino.

Vantino pure
figura

r originalit

di tal concetto

affatto

56
tedesca

POESIA E NON POESIA


della

nuova Alcmena
che
la

ma

quel concetto un ar-

zigogolo di cattivo gusto, e la figura cosi rinnovata, con la


tristezza inconsolabile

copre, insulsa e

gofiPa

in

una favola comica


in arte se si fosse

e sorridente: impura, anche, nella sua

angoscia per la perduta purit, laddove sarebbe stata pura

mantenuta nella sfera della

celia.

Vantino,

che

il

Kleist seppe dare o ridare a quella favola un valore

mstico, trattandola

come una

sorta di

Annunciazione
le ali

alla

Vergine

ma

la fantasia religiosa

ingenua batte

senza
si

intriderle nella

melma

della fisiopatologia erotica,

come

pu osservare

nelle rappresentazioni primitive della Ver-

gine madre o di Giuditta.

Permanendo
imprimerle
vita,

nella materialit,

il

Kleist era indotto, per

a esagerarla secondo un disegno, simbolo


o
politica

e intenzione morale

che fosse; donde quel che

drammi, i quali somiun opus oratorium, di un'oratoria che pu salire sino alla storia edificante, come nel Prinz von Homburg, dove meno s'incontrano, ma non sono per altro del
d'intellettualstico si avverte nei suoi

gliano spesso a

tutto assenti,

particolari materiali (dormiveglia del principe,


gli s

suo svagamento mentre


taglia,
si

danno
la

gli ordini

per la bat-

suo

fisico terrore all'idea della

morte), e dove meglio

consegue una sorta di calma,

quale per altro del

concetto morale e non dell'arte. Tanto intellettualistico


il

procedere del Kleist che sovente non pu evitare la


il

banalit e superficialit e puerilit della trattazione; e

Prinz von Homhurg tiene del melodramma, con scene e

modi da commedia
Elettore,
il

di lieto

fine,

nella quale

il

Grande
il

rigido

custode della legge, che condanna

principe a morte, par che non faccia e non dica sul serio, e
s'

industri a inscenare

un apologo. Nella
e,
lei

Pentesilea, Achille

innamorato, che illude Pentesilea


dere di essere stato vinto da

vincitore, le d a cre-

e pre'so, e che poi, sco-

perto l'inganno, sfida Pentesilea per accontentarla, delibe-

KLEIST

57

rato a farsi vincere da lei e a darlese prigione,

un
la

Achille,

meno che metastasiano, da logo, come quello in cui


mutilato
il

operetta; e certi motti di diaegli

non sa tacere
<

sua do-

lorosa meraviglia perch Pentesilea abbia,

da amazzone,

petto di
>,

una
li

delle

due

sedi dei giovanili amabili

sentimenti

e colei lo rassicura, che nell'altra che le resta,

al lato sinistro, egli


ricarsi,

ritrover tutti e

non avr da rammail

sono

involontariamente

faceti. Intellettualistico

Kleist

anche nel comico, perch, quantunque

la

Brocca

rotta sia celebrata quale deliziosissima

commedia,

tipo del-

Tauspicato teatro comico che manca alla Germania, essa

non

in effetto, che

una

farsa tirata incredibilmente, pe-

dantescamente, in lungo.
Il

vero

che

il

Kleist

si

dimostra poeticamente poco

dotato, nonostante anzi appunto perch dotato di ambizione

sconfinata verso Tartisticamente grande e poderoso. Questa

ambizione, questa ricerca degli ingegni deboli neir intrinseco, privi di quella

schietta

forza che opera

il

grande

senza, proporselo, senza saperlo,

e manifestazione di s stessa.

come semplice espansione Le sue doti erano secondarie,

doti proprie degli oratori, cio chiarezza nella esposizione

drammatica, vivezza descrittiva, energia di tono;

ma
si

forse

non v'ha
role

in lui

un

sol

luogo veramente poetico. Nelle paraccogliendosi in s,


la

con

le quali Pentesilea,

col
si

proprio intenso sentire,

come con un pugnale,


egli possa innalzarsi:

morte,

vede

fino a qual

grado

Denn

jetzt steig' ich in

meinen Busen nieder,

Gleich einem Schacht, und grabe, kalt wie Erz,

Mir ein vernichtendes Gefiihl hervor.


Dies Erz, dies
lautr' ich in der Glut des Jammers, Hart mir zur Stahl; trank' es mit Gift sodann,

Heiss atzendem, der Keue, durch und durch;

Trag

es der

Und scharf und

Hoffuung ew' gem Amboss zu, spitz' es mir zu einem Dolche;

58

PQ^SIA E NON POESIA

Und diesem Dolch


So! so! so! und

jetzt rech' ich

wieder! Nun

ist's

meine Brust; gut ^


e naturalii

La sua fama crebbe al tempo del verismo smo in arte, perch egli parve fondatore o tra

primi del
il

dramma

psicologico: parola che designa appunto

con-

trario dell'arte, l'osservazione

e la schematizzazione della

vita, surrogate al soffio ideatore fantastico.

Prese altra mo-

tivazione in tempi pi recenti, quando

si

cominci ad an-

dare a caccia del


e

dramma

rude germanico, e Kleist e Werner

Hebbel parvero gli Shakespeare dei nuovi tempi, e furono messi a fianco dell' Ibsen, che diverso e ben pi aito spirito di artista. E il Kleist piace ancora a molti, perch
a molti ora piace
sale,
il

(e in
il

fragoroso,

rullo del

Germania pi che altrove) il colostamburo tra squilli di tromba

quel frastuono in mezzo al quale la schietta poesia soffo


cata

come

Cordelia, che aveva sottil voce e poche parole


(al

Ma

il

Goethe

quale

il

Kleist vagheggiava di contrapporsi

e farsi superiore) gli scriveva delhi Pentesllea, che


cosi meravigliosa razza e
si

era di
cosi

moveva

in

una regione'
il

straniera, che egli stentava a intenderla; e

finale del-

V Anfitrione condannava come addirittura klatrlg (sudicio); e giudicava il Kleist un vero < ipocondriaco nordico che perci sceglieva soggetti che uno spirito fine avrebbe rigettati, ed era destinato alla rovina come uomo e come poeta; e metteva a contrasto con le novelle di lui le serene novelle italiane, pur composte in tempo di pestilenza. Anche lo
,

Ora

io

discendo nel mio seno come in una miniera, e ne scavo

fuori per me, freddo

come metallo, un sentimento

distruttore.

Questo

metallo io purifico nell'ardore del cordoglio, fino a indurirlo come


acciaio; poi lo intrido tutto del corrosivo veleno del pentimento; lo

porto sull'eterna incudine della speranza, e lo assottiglio e lo aguzzo,

riducendolo a pugnale; e a questo pugnale ora porgo


cosi! cosi! cosi! e di

il

mio petto;

nuovo!

Ora

sta bene.

KLEIST
i

59
forti e

Hegel, ottimo intenditore d'arte, contrappose

conse-

guenti caratteri shakspeariani a codesti del Kleist, nei quali

dominavano magnetismo e sonnambulismo *. Mi pare di aver letto in una biografia che il Kleist volesse una volta sfidare
a duello
il

Goethe per

le

parale reprobative, che su lui proaltri

nunziava; e certamente egli non possedeva

mezzi pi
stessa

adatti per mettere a tacere la semplice verit.

La sua

morte per suicidio

le

conform

poi, tragicamente.

Si

vedano

le

Vorlesungen uber Aesthetik, II, 182, 198.

VI

CHAMISSO
Pietro Schlemihl.

T.ra

le

forme spurie della fiaba quella in cui

il

racconto

condotto in

modo da

suggerire un determinato concetto


sia.

morale o prudenziale o altro che


traspare nitido

Pu da questo proceil

dimento venir fuori cosa leggiadrissima, se


;

concetto vi

ma

sar in questo caso apologo ben riuscito

e non cosa poetica, perch concetto e racconto ivi saranno sempre due, e il secondo con Tuffizio di espediente didascalico atto a

comunicare o a fermare nelle menti


la fiaba

il

primo.

Variante di questa forma spuria

adoperata per

anche qui permane


dei

adombrare una biografia o un episodio biografico, perch il dualismo di forma e contenuto, di


senso letterale e senso riposto, e la fiaba entra nella classe
racconti a

chiavo,

e,

come

nel caso precedente, potr

essere arguta, opportuna, necessaria,

ma non

intrinseca-

mente poetica.

Una
l'altro,

terza forma spuria oscilla tra

T apologo o

il

rac-

conto a chiave da un lato e l'opera di libera fantasia dalalterna vicenda o miscuglio di questi diversi atteg-

giamenti; come

specialmente

nei

romanzi

celebri

dello

Holderlin e del Novalis, ora di nuovo assai esaltati


in
effetto

ma

che

alla maturit poetica e alla perfezione artistica

VI

CHAMISSO

61

non giungono, per quel certo che


frammenti
attrattiva
di
di

di opaco, di sconnesso,

di astratto e di arbitrario che vi si avverte pur in

mezzo a
singolare

delicata
essi

o di vigorosa poesia.

La

che

esercitano, ed esercitano

anche sopra
ri-

me, somiglia

all'attrattiva della malattia, di un'aristoil

cratica malattia, che con la sofferenza e


salto ai tratti della bellezza.

languore d

Ma

la

vera fiaba-poesia quella che ha l'intero suo

si-

gnificato in s

medesima,

al

pari di qualsiasi

romanzo o

novella o

dramma

o lirica, perch gli elementi favolosi o


s'

prodigiosi che la intessono o vi


differenza alcuna sotto
il

intrecciano

non formano
e,

rispetto dell'arte.

Perci

il

Pietro Schlemihl

un piccolo capolavoro,
letto

perch un capolavoro, chiede di esser


suo senso,
le
il

secondo l'unico

senso letterale, sgombrando dalla mente tutte

innumerevoli indagini degli ermeneuti sul che cosa sia

l'ombra, e che cosa gli stivali dalle sette miglia, e chi

mai voglia dire quel brano della sua vita che egli introdotto a narrare. L'ombra nient'altro che l'ombra, una parte o una virt della propria persona, che sembra di niun conto e tale che se ne pu far di meno, eppure non se ne pu far di meno, perch
Pietro Schlemihl, e che
colui

che se n' reso privo subito guardato con giusto

sospetto e messo al

bando dalla

societ

come uomo che


perch

deve avere qualche tara secreta:

e l'ha difatti,

Schlemihl non ha gi perduto l'ombra per una disgrazia,


l'ha venduta per cupidigia di danaro, l'ha venduta a
ignoto, a un personaggio misterioso

ma
un

che non

gli

ha dato

buona
bio
il

e chiara ragione del


gliel'

perch ha voluto comprarla, e


essere insidioso, malefico e

Schlemihl non
malvagio.

ha domandata, sebbene non fosse dub-

carattere di colui

come
se,

mal consigliato dalla povert, ha fatto un passo falso, per altro on est' uomo, di animo puro; e presto si avvede del fallo commesso, e ne prova
Schlemihl

Ma

62

POESIA E NON POESIA

vergogna e rimorso, ed bramoso di riscattarlo, disposto a riscattarlo con ogni sacrificio. L'ombra, la cosa che egli
teneva insignificante, diventa per
lui

quanto di pi caro

si

possa mai perdere, in ogni istante rimpianta e desiderata.

il

giorno in cui ritrova

Tuomo

misterioso, e colui trae

di tasca
dice) che

T ombra e
ai

la

distende al sole,

in

modo

(egli

camminando era

e la sua, pronte
ubbidirgli,

mia mia doveva disegnandosi e adattandosi secondo i movimenti


seguito da due ombre, la
suoi voleri, giacch anche la
il

di lu *, quale disperato struggimento gli rimescola

petto!

Quando

rividi,

dopo tanto tempo,

la

mia povera ombra

e la trovai avvilita a tanto abbietta servit, nell'istante

appunto

in cui ero per essa in

preda a cosi indicibile an-

goscia, sentii

uno schianto al cuore e proruppi in amarissimo pianto Ma per grande che sia la sua voglia, per urgente che sia il suo bisogno di riacquistare la propria ombra, egli resiste alla nuova tentazione; e se ha dato via
.

l'ombra per la borsa


sua. Anzi,
si

fatata,

spinge pi

oltre, e,

non cede per l'ombra l'anima pure sapendo di non poter

pi riottenere l'ombra, scaglia la borsa maledetta nell'abisso.

Rimasi

senz'ombra e senza danaro;

ma

il

mio petto

era stato alleviato da una grande oppressura, e ci mi ren-

deva sereno. Se non avessi perduto anche l'amor mio, o se, perdendolo, mi fossi sentito libero di colpa, credo che avrei
potuto essere
soccorso,
felice... .

Ed

ecco che la fortuna

gli

viene in

non pi col ridargli quanto ha irremissibilmente perduto (chi pu mai annullare un errore commesso? ci
si

che

fatto, resta in perpetuo

come parte

di noi stessi),

ma

col lasciargli trovare gli stivali fatati, coi quali


al

l'uomo

messo
della

bando

della societ, escluso dalle gioie dell'amore,

famiglia, dell'amicizia, che

ha dovuto rinunziare a
proporsi

tutti questi beni,

pu

rifarsi un'operosit,

un

fine,

godere nell'attuario. Che


in

cosa e' di allegorico o di riposto

tutto questo concreto, vivo e limpido racconto? Certo,

VI

CHAMISSO
fsica,

63
per un con-

l'ombra non solo l'ombra


cetto; tanto vero che

ma non

come concetto

indeterminabile, e lo
e,

Chamisso stesso non seppe mai determinarlo,


ci

se

anche

avesse confessato le sue vere intenzioni, le intenzioni


il

sarebbero state intenzioni e

fatto fatto, ossia

Topera d'arte

sarebbe rimasta quella che

quella che tutti possono apo,

prendere e gustare nel suo letterale

meglio, unico senso.

L'ombra non

solo l'ombra fisica, perch in poesia nessun

personaggio, nessuna azione, nessun caso semplicemente

quel personaggio, quell'azione, quel caso nella sua estrinseca materialit,

ma

tutte

sono

le

forze ideali dello spirito

umano, diventate motivi


vigliosa l'eterno

poetici e

forme plastiche.

il

mo-

tivo dei motivi di Pietro Schlemihl e della sua storia

mara-

dramma,

l'eterno contrasto tra sogno e

realt, purit e impurit,

impulso e dovere, piacere e dignit;


perde in sottigliezze artisticamente

e chi vi cerca altro, e vuol determinare e ridurre a morale

quel motivo poetico, o

si

inesistenti o si ritrova in
ralit,
I

mano qualche

generalissima gene-

buona per qualsiasi opera d'arte. critici non hanno torturato la Storia di
di ridurla
il

Pietro Schlese-

mihl solo per tentar

a opera di falsa poesia,

condo

primo tipo descritto che l'apologo,

ma anche
la vita del-

e soprattutto per ridurla a racconto a chiave, e vi hanno


vista raffigurata, sotto
l'autore,
il
il

velame del prodigioso,

quale era, com' noto, un emigrato francese

intedescato, diventato anzi

un tedeschissimo compositore
si

di

Lieder e di romanze, e poi

dette a studi di botanica e

compi lunghi viaggi


poich

scientifici.

si

vuol contestare che


l

qualche riferenza biografica


i

sia
si

qua e

nell'opera;

ma

critici tedeschi,

come

disopra notato,

abusano

stranamente di questa ricerca poetico-biografica, con non


altro effetto

che d'immeschinire la poesia dove poesia c',

giover ripetere ancora una volta la dottrina che sola vale


in questo ca^o perch la sola vera. Ossia che l'opera d'arte.

64

POESIA E NON POESIA


di pensiero, riceve certamente la spinta

come Topera
biografici,

da casi
di

ma

tanto incommensurabile con essi quanto la

legge del pendolo con la famigerata lampada del

duomo
sul

Pisa o l'attrazione universale col


di

pomo che cadde

capo

Newton, sdraiato sotto un bell'albero carco. I critici, che danno particolari risalti a quegli incidenti che si sono convertiti in vibrazione poetica,

riconvertono la vibrazione poe-

tica in fatto pratico, e questo

innalzano a motivo poetico

generatore: con quali conseguenze nel gusto e nel giudizio


si

pu facilmente immaginare. Le quali riescono tanto pi


si

perniciose quanto pi belle, oggettive, classiche sono le

opere su cui

compie codesto lavoro

di estrazione

ed astra-

zione; e tanto

meno

perniciose quanto pi brutte e materiali,

perch, in questo secondo caso, pi sogliono contenere di

elementi aggregati e non


e Testrarli e Tastrarli

.fusi,

riprodotti e

non

idealizzati,

non

fa

che rendere evidente Tanalisi

che gi nell'opera stessa.

VII

WALTER SCOTT

'hi

nella

torno

all'allora

prima met del secolo passato avesse scritto inrecente storia letteraria di Europa non
le stelle di

avrebbe dubitato di collocare tra


poeta e romanzatore scozzese.

prim' ordine
il

nel cielo della poesia e dell'arte Walter Scott,

grande

Non c'erano
la

contrasti nell'am-

mirazione che
trionfalmente
di rado

gli
i

si

tributava;

sua opera percorreva

tutti

paesi, suscitando dappertutto imitatori;

uno

scrittore

ebbe tanti scolari e tanto insigni. La


Goethe, che
il

lode e l'entusiasmo non provenivano solamente dai mezzani


lettori, del

grosso pubblico: basti ricordare

il

giudic lo Scott

un grande ingegno senza

pari,

quale a

ragione produce sull'intero


straordinari
tore,
il

mondo
lo

dei lettori effetti cos

Usuale divenne, specie nella patria dell'audi


lui

paragone

con

Shakespeare, a cui unicaper la


fertilit

mente pareva che


delle invenzioni
(si

egli potesse confrontarsi

diceva), per l'infinita variet di originali

caratteri, scene e situazioni e

avventure storiche, per l'uniItalia,

versale simpatia

umana

e per la purezza morale.

Poi tutta questa gloria pass, anche in


suoi romanzi e di parecchi dei suoi
B. Croce.

dove

alle

molteplici traduzioni ed edizioni della completa serie dei

poemi nella prima met


5

66

POESIA E NON POESIA


ri-

del secolo, segairono, nella seconda met, solo sparse

stampe
azioni

di

singoli

volumi nelle collezioni


ricordi

di

letteratura

amena, e
si

ai frequenti

che dei suoi personaggi e


scritti,

facevano nei discorsi e negli


critici,

la dimenti-

canza e Testraneit. La critica dei


lo

specialmente dopo
lui

note pagine del Taine,

si

dimostr verso di
tali

dura,

fe-

roce e sprezzante; e con parole di

accenti l'abbiamo

riudita test in Italia nel libro del Cecchi sulla Storia della
letteratura inglese. In verit, difficile astenersi dall'impa-

zienza nel parlar di quei romanzi, dopo averli


troppi, e la fatica a cui
il

letti:

sono

lettore odierno costretto,

il

lettore odierno che sente subito la

monotonia

di quell'arte

e avverte la meccanicit di quei procedimenti,

si

procura

poi sfogo e vendetta nel tono irato col quale esce a discorrerne. Se
fossero

due o

tre solamente,

come sarebbe pi
si

facile la serenit e l'indulgenza!

come

cercherebbe vo-

lentieri

il
i

loro aspetto positivo, e

si

andrebbero raccogliendo

con cura

piccoli bagliori d'arte che

qua e

l vi risplendono!
si

Pure

alla serenit

bisogna giungere, se

vuole anche

per l'opera dello Scott osservare


nazione,

le leggi dello stile storico.

E, dando al proprio animo la necessaria pacatezza d'intosi

scorge che, nel trattare dello Scott, conviene,

in primo luogo, aver l'occhio all'ufficio sociale che egli

ha

adempiuto:

ufficio

che fu semplicemente quello di un proil

duttore industriale, intento a fornire

mercato di oggetti

dei quali era altrettanto viva la richiesta quanto legittimo


il

bisogno. Ci sono o no

bisogni dell' immaginazione che

vuole essere trattenuta o divagata?


di
tali

E non

una sana forma


di

bisogni quella che chiede immagini di virt,


e,

prodezza, di generosi sentimenti,


sprecare
del
tutto
il

insieme, non volendo


in

proprio

tempo

questo

appaga-

mento
ebbe

fantastico, desidera profittare del giuoco per lasciarsi

istruire su
il

avvenimenti e costumanze storiche? Walter Scott

genio dell'intrapresa industriale a ci rispondente.

VII

WALTER SCOTT

67

Cominci

col

comporre poemi, che erano una prima soddisi

sfazione di quel bisogno. Ma, dopo alcuni anni,

accorse

che quel tipo di merce gi stancava, che


era sorto un pericoloso competitore presso

il

filone

da

lui

sfruttato era esaurito, tanto pi che, in fatto di versi, gli


il

pubblico:

il

Byron.
mistero
di

Ed
il

egli si volse dal verso alla prosa, circond

di

suo

nome designandosi come

autore dei romanzi

Waverley, e ottenne straordinaria fortuna, che lo accompagn fino all'ultimo. A leggere la biografia dello Scott, si prova r impressione di avere dinanzi quella di un eroe deir industria i suoi biografi illustrano e ammirano la sa:

gacia del suo spirito inventivo, la laboriosit che gli rese


possibile di scrivere

due o

tre

romanzi all'anno,

il

castello

che coi suoi larghi guadagni pot costruire e adornare e


aprire a principesca ospitalit. Di vita interiore, amori, religione, idee, nulla; di lotte e svolgimento spirituale,

meno
il

che nulla.

Il

punto drammatico di quella biografia


milioni
si

fal-

limento del socio editore, e Tessersi trovato a un tratto lo


Scott rovinato e indebitato per
egli si erge alto sull'avversit,
pili
;

nel qual punto

non

scoraggia,

impugna
tutti

ancora
i

la

penna

e promette di

pagare con quel mezzo


peso della
il

creditori, e si

ammazza per mantenere


il

l'impegno, e

lo

mantiene, perch, quando cadde sotto


fatica,

immane

aveva gi soddisfatto per buona parte

suo debito

e al rimanente provvide dopo la sua morte la gratitudine

nazionale, indirizzata
o non piuttosto
al

non

si

sa bene se al grande scrittore

grande commerciante, che onorava la

probit commerciale inglese.


letteraria,

una

biografia

non da

storia

ma

da Self-help o

altro simile libro dello Smiles

e compagni.
Il

secondo luogo, nella considerazione dello Scott, nemesso da assegnare all'arte,


si

meno
glese,

si

invece

al

modo

parin-

ticolare in cui

determinava la richiesta del pubblico

ed europeo in genere, e la merce con la quale egli

68
la

POESIA E NON POESIA


soddisfaceva. Questo

modo

era nel

storico-morale-politico, sorto per effetto della reazione


al

nuovo sentimento prima


si

razionalismo settecentesco e poi al giacobinismo della


era formata di
si

rivoluzione francese; nella coscienza che


affetto e

riverenza per la storia, nel valore che

ricono-

sceva
lit

al

costume tradizionale, nel risveglio delle nazionail

contro

superficiale e unilaterale cosmopolitismo.

Di

non fu certamente autore: innumerevoli ne furono gli autori, e molti di questi nati assai prima di lui, in Germania, in Francia, nella Gran Brettagna, e altutto ci lo Scott
tres in Italia;

ma

egli

ne fu certamente

il

divulgatore

e,

commercialmente, l'ingegnoso sfruttatore.

N
filosoft

si

deve negare l'importanza e

la ripercussione spi-

rituale di quest'opera di divulgatore.

Dove

il

pensiero dei

e degli storiografi o
il

il

canto del poeta non giungeva,

giungeva

facile

romanzo

scottiano, la cui Scozia gener

molte altre Scozie, ossia molteplici evocazioni del passato


e rappresentazioni del costume popolare in ogni parte di

Europa e il cui modo di descrivere e narrare esercit efficacia anche sugli storici di professione: buona, in quanto li mosse a
uscire dall'uniforme e incolore della storiografia umanistica
e illuministica;

ma

altres

non buona, perch

li

fece inclinare

sovente a concepire la storia come romanzo storico, luccicante e poco significante pittura. Tale esagerazione stata
poi eliminata e
il

beneficio rimasto

e nessuno potr

mai

scrivere la storia degli studi storici nel secolo decimonono

senza tener conto della parte che ebbe in essi Walter Scott.

E neanche
invece
abilit

il

terzo luogo da dare all'arte, perch spetta

all'abilit dello Scott nel

comporre
al

suoi romanzi:

che non

si

deve commisurare

modo

posteriore o

odierno, nel quale confronto parrebbe forse povera e inesperta, e,


di

insomma, poco abile, appunto perch ormai fuori moda, tanto che noi non tollereremmo e faremmo segno

di celie chi ora ripigliasse quei cominciamenti e quei prece-

VII

WALTEE^ SCOTT
al

69
dei romanzieri

dimenti;

ma

si

deve paragonarla

modo

anteriori e alle disposizioni del

pubblico di allora, per giu-

dicarla equamente. In fondo,


lit

nel

Goethe (che quanto ad abicomporre romanzi era mal dotato, come si vede
il

dair impaccio e dai procedimenti ingenui coi quali present


i

suoi capolavori di poesia

del Meister e delle Wahlver-

loandtschaften)
lit del

ammirava

in

Walter Scott soprattutto


gli

l'abi-

narratore di romanzi storici e


>

dava

assai

da

pensare

arte affatto

nuova

>

che in

lui scopriva,

un'arte

fornita di sue proprie leggi >.

Lo

Scott

moveva da una

sapiente preparazione di antiquario e di touriste, descriveva

paesaggi, metteva in azione costumi, teneva sospeso l'interesse del lettore con personaggi misteriosi e attraenti per

straordinarie qualit, dava l'illusione di far assistere alla


storia dei

cobiti, cosi

Normanni e dei Sassoni, come si era svolta in

dei Puritani e dei Gia-

azioni e parole indivi-

commedia, ritraendo con benevolo sorriso personaggi posseduti da un'unica idea o da un unico desiderio; e sempre offriva in primo piano gli
duali; variava l'epica con la
altri,
i

nobili e valorosi, degni di alta simpatia.

In quarto luogo, cio in ultimo, segue la considerazione


dell'arte o della poesia, la quale,

dopo quanto si detto, non pu essere il criterio principale onde si giudica lo Scott, appunto perch in lui non fu cosa principale. Se la si assume come criterio principale, quel che ne vien fuori
criticamente la cosi detta
<

stroncatura

>

che, utile nelle


gli

polemiche del presente, tanto spiace adoperare verso

uomini del passato. Certo, quando ci si fa innanzi un critico come, per esempio, il Gosse, il quale non ammette che

pur
che

si

accenni a

difetti

che siano nello Scott, e asserisce


le letterature del

r Inghilterra pu sfidare tutte a trovare un ingegno pi puro, uno

mondo
il

scrittore

che abbia com-

binato con pi splendida e continua eroicit la storia e

romanzo,

il

quadro

di

costumi e

il

racconto meraviglioso

70
S

POESIA E NON POESIA

prova
di

la

voglia di contradire vivacemente.

Ma

vale la
chiaro

pena
che

perdere per questo la gravit storica?

Non

lo stesso

Gosse

si

sente, in quell'asserire risoluto,

mal

sicuro? sicch finisce col dire che, se l'Europa non vuol

pi sapere di Walter Scott, la patria inglese

lo terr tutto

per s e

si

esalter in lui,

il

quale serb

lo stile

pi perfetto

della letteratura nazionale,

non

scrisse
il

mai una parola mor-

bosa, impertinente o bassa, e fu

compiuto tipo del gent-

del gentleman^ ma non del poeta. leman inglese: La vena poetica, esigua nello Scott, presto si disseccava nel suo temperamento affatto prosaico. Era esigua anche

quando componeva in versi, e di che qualit fosse questo suo comporre si vede quando si ripensi ai brani pi celebri di quei poemi, come il ritratto dell'ultimo menestrello:
The way was long, the wind was The minstrel was infirm and old:
cold,

His withered cheek and tresses gray

Seemed to have known a botter day The harp, his sole remaining joy,

Was
o

carried by an orphan boy...

la descrizione dell'abbazia di

Melrose:
fair

If

thou would'st view


visit is

Melrose aright,
;

by the pale moon-light For the gay beams of lightsome day


Gild, but to flout, the ruins gray.

Go

Where the broken arches are blank in night, And each shafted oriel giimmers white; When the cold light's uncertain power
Streams on the ruined centrai tower...

Then go but go alone the while, Then view St. David's ruined pile; And home returning, soothly swear,

Was

never scene so sad and

fair!...

VII

WALTER SCOTT

71

Altrettanto superficiale l'arte dei suoi romanzi, dove


ci
si

spiegano agli occhi personaggi e casi, come

si

dice,

interessanti: per esempio, nelV Ivanhoe, che comincia con

un viaggio
di

tra foresto

dove s'incontrano pellegrini misterifulge la bellissima

riosi e cavalieri sfoggianti, e coll'arrivo a sera al castello

un signore sassone, dove

Lady Ro-

wena, e continua con avventure di

duelli e di giostre, di

banditi, di rapimenti, di assedi, di giudizi di Dio, e presenta

una variopinta come Ivanhoe e


Aymer,

schiera di guerrieri invincibili ed eroici,


il

Cavaliere Nero, che

si

discopre alfine per


il

Riccardo Cuor di Leone, e di abati gaudenti come


e di templari prodi e corrotti

priore

come Boys-Guibert,

e dell'ebreo Isacco e della sua incantevole figliuola Rebecca, e di banditi, come Robin Hood e frate Tuck, e di buffoni come Wamba, e di baroni normanni come Front-de-Boeuf, di sassoni come Cedric, e di terrificanti traditori della causa sassone, come Ulrica. Ma, alla fine della lettura, si rimane

con l'animo vuoto. In questo racconto non c' sentimento


epico n sentimento d'amore n religioso n altro. I per-

sonaggi stanno per s; valgono come spettacolo per


occhi, ossia per l'immaginazione;

gli

manca un vero
in

svolgisi

mento, perch manca l'idea

artistica, e

cambio

ha

una

serie di casi attraenti e di nozioni storiche. Talvolta


si tenti

par che

una corda

di pi profonda risonanza,

come
il

nel celebre episodio della passione del cavaliere templario

per la giudea Rebecca


resto, ispirato

ma
il

quell'episodio, ,
il

come

tutto

da vaghezza pel pittoresco;


dialoghi tra

carattere del

cavaliere e

templare e la fanciulla ebrea

sono
il

trattati in

contorno esteriore di un
Il

modo convenzionale e spesso assurdo; c' dramma dell'anima, ma l'anima

manca.
petto
duello,

meglio in certi accenni di moti generosi nel


templare, e soprattutto in quella sua morte in
ferro

del

non per

nemico,

ma

per la tensione stessa


la figura di

delle sue terribili passioni.

Anche

Rebecca ha

72

POESIA E NON POESIA

qualche tocco elevato e delicato, specialmente nella scena


finale della visita

che essa

si

reca a fare a

Lady Rowena,
umanit.

e nel

commiato che prende.

un'ebrea che resta ebrea per

fedelt ai maggiori e attinge tuttavia la pura

questi accenni

non mancano

in altri

romanzi come in Old


suo frequente parlare

Mortality^ in quella figura del rozzo e licenzioso sergente

Bothwell, che sembra ridicolo per

il

della propria nobile discendenza dagli Stuart, e al quale,

petto

quando muore bravamente in battaglia, Morton ritrova in un portafoglio colFalbero della discendenza dagli Stuart, un paio di lettere di bella scrittura femminile di una ventina d'anni addietro, e una ciocca di capelli, e alcuni versi composti da lui stesso. Morton pensa allora
con piet
fitta

al

destino di quell'uomo

singolare

disgra-

ziato, che, nella miseria e nel disprezzo,

sembrava avere

mente nell'alto grado al quale la sua nascita lo chiamava, e, immerso nella crapula, volgeva i suoi sguardi, con amaro rimorso, al tempo della sua giovinezza, quando nutriva una passione virtuosa. E alcunch di poetico si avverte in certa vaghezza dei viaggi e degl' incontri inaspettati, come nei primi capitoli di Roh Roy^ e
di continuo la

della vita tradizionale e semibarbarica,


pitoli

come

in alcuni ca-

del Waverley. Certo tutto


;

si

sperde poi nell'intrigo


si

e neir insignificante

e accade che

cominci a leggere con

piacere qualche suo romanzo, per esempio, Saint


Wells, e poi,
sticcio,

Romans

quando
la

si

entra nel romanzesco, cio nel pae

comincia

noia,

tuttavia

qualche bel tratto

come (poich ho nominato quel romanzo) il ritratto Roman, fatto con senso di bont, commovente e grazioso al tempo stesso.
rianima,
del curato di Saint

Questo sorriso di bont forse quanto di pi schietta-

mente poetico possedesse Walter Scott, ed esso illumina anche le sue figure comicamente disegnate, che talvolta cadono nel tipo fisso, ma che spesso sono contenute nei

VII

WALTER SCOTT

73

migliore dei suoi romanzi mi sembra perci non solo in alcuni particolari ma nella sua stessa favola, compenetrato di bont, The heart of Midlothian
g-iusti limiti. Il

quello che,

(che in italiano va col titolo

La

prigione di Edimburgo).

Anche qui si trovano molti intrighi, e i soliti briganti, che non sono briganti ma gentiluomini di eccessivo sentire, e altra roba di repertorio. Ma come non essere presi dalla
storia della gentile Effie, imprigionata per la falsa accusa

di aver soppresso

il

proprio bambino, e della adamantina

veridicit e della coraggiosa

tempra della sorella Giannina,


la salva, aflei
!

che non vuol mentire per salvarla, e tuttavia

frontando ogni pericolo e ottenendo la grazia per

come non prender gusto


e non ammirare

al

plumbeo

e avaro

eppur

senti-

mentalmente e timidamente innamorato Laird


la figura della folle

Dumb

Dikes,

Madge, maligna e gefollia,

nerosa, sospettosa e astuta nella sua

descritta nel

modo

pi realistico e pure avvolta di piet? L'autore coglie


il

e rende ci che nel buon David Deans,

pio padre delle due

ragazze, di pedanteria, di abito predicatorio e di vanitosa

compiacenza, pur in mezzo

al

suo acerbo strazio, alla sua se-

vera religiosit; e tuttavia quell'uomo rimane nobile e com-

movente. Voi

(gli

dice

il

pastore che procura di confortarlo)

come come un uomo che deve, giusta il dire di san Girolamo, per infamiam et bonam famam quassari ad immortalitem, cio camminare verso la vita eterna in mezzo alle calunnie ed alle lodi. Il colpo, che tanto vi affligge in questo momento, una parola che
voi siete conosciuto, mio

buono

e rispettabile amico,

un degno

e vero servo della croce,

la

Provvidenza divina ha creduto nella sua saggezza d'in>.

viarvi

Ed

io

come

tale lo ricevo (egli risponde, strin-

gendo

la

mano

al pastore) e,

bench non sappia leggere


gli

le

sante Scritture se non nella mia lingua nativa

(perch, in
il

mezzo

alle sue afflizioni,

non

era sfuggito

testo latino

del pastore)

nuUameno

ho appreso a portare

la

mia croce

74

POESIA E NON POESIA


io

senza mormorare. Ma, o Reuben Butler!


della chiesa, dove fin dalla

che sono stato

sempre considerato, quantunque indegno, come una colonna

mia infanzia ho sempre avuto


penseranno
gli

un posto

tra gli anziani, che cosa

uomini

leggieri della guida che

pria famiglia di fare


essi
figli
i

loro

canti di

non ha potuto impedire alhi proun passo falso? Oh! come intoneranno riprovazione, quando vedranno che
i

degli eletti sono sottoposti alle stesse contaminazioni


i

che
a

figli

di Belial.

Ma

io

porter la mia croce con questo

conforto che tutto ci che rassomigliava al bene riguardo

me

o alla

mia

famiglia,

come

la luce

che tramandano

alcuni insetti che s'arrampicano sull'erica in una notte fosca.


Il verme brilla all'occhio perch tutto oscuro all'intorno, ma, quando l'aurora apparisce sui monti, esso non resta che un povero insetto. Cos e non altrimenti avverr dei

cenci della giustizia


ziarie, di cui

umana

e delle opere delle leggi giudila nostra ver-

potranno vestirci per coprire


il

gogna

Anche

buon uomo Saddletree, che

assai vani-

toso delle sue pretese conoscenze giaridiche, presentato

nel suo miscuglio di sincero interessamento e di compia-

cenza personale.

Saddletree
gli

si

sarebbe, senza dubbio, assai

sdegnato se alcuno
della famiglia di

avesse detto che egli sentiva piacere

della disgrazia della infelice Effie


lei
;

la consolazione di farla

Deans e della umiliazione nondimeno si potrebbe ricercare se da uomo d'importanza, d'istituire


le

indagini, di

citare

quanto dispongono
lui

leggi relative a
al la

questo argomento non fosse per

un compenso

dolore

che

gli

cagionava

l'afflizione di

una famiglia con

quale

la propria

moglie era in qualche affinit. Poco pi oltre

che assai commosse i lettori italiani nell'imiun nostro romanziere, il quale compil dallo Scott e dal Manzoni, nel Marco Visconti del Grossi, in quel punto in cui si descrive la capanna del barcaiuolo, padre del giovane annegato, e Intanto il sole tramontava dietro il castello

un

tratto,

tazione di

VII

WALTER SCOTT
Era
l'ora in cui

75

e le colline croccideute.

David Deans
si

riu-

niva tutta la sua famiglia per la

preghiera
cosi
il

della sera.

Quando

si

assisero per
si

V escanso, che
volle
Effie

chiamava

la

preghiera che

fa in

comune,

caso che rimanesse


altre volte.

vuota una sedia al posto che


occhi di Giannina

occupava

Deans, che stava per cominciare


si

la preghiera, vide

che

gli

riempivano di lacrime e volgendosi


con atto
di

da quella parte

tolse la seggiola

impazienza,

come se volesse allontanare cosi ogni memoria terrestre al momento in cui si doveva elevare la mente alla Divinit:
poscia incominci a leggere qualche versetto dalla sacra
Scrittura. Bellissimo
il

racconto del pubblico processo,

quando tutto pende dalla parola che dir la sorella Giannina, da quella parola che ella non pu dire, perch non pu mentire, e David Deans sa che non pu dirla n mai
le

avrebbe chiesto
sorella

di dirla o desiderato

che la dicesse. Pure,

quando Giannina, premuta da ogni parte perch dica che


la
si

era confidata a

lei

e fornisca cosi

il

motivo
magi-

giuridicamente valido per l'assoluzione, dichiara


strato:

al

Ahim,

no, essa
si

non mi ha mai
folla
si

detto nulla!

un profondo gemito

ode nella

ed ripetuto da un

altro pi

profondo e doloroso, che

lasci sfuggire lo sven-

turato padre.

La speranza

che, involontariamente e quasi


si

senza sua saputa, non aveva cessato di sostenerlo,


sipava a un tratto....

dis-

Ricerchiamo questi

rivoletti di

bont

umana

e di sorrii

dente bonariet, che scorrono qua e l e rinfrescano

ro-

manzi

di

Walter

Scott. Tutto

il

resto o mestiere o eru-

dizione;

ma
i

in quelli la

sua modesta poesia.

a noi essi

rendono possibile
che delizi

di separarci
i

con simpatia da uno scrittore


nostri padri, e che gi solo
figli

nostri nonni e

per questo non merita villano trattamento dai


nepoti.

e dai

vili

FOSCOLO

E
[li

necessario uno sforzo risoluto per togliere l'Alfieri dalla

considerazione angustamente italiana (sia politica come di


apostolo del risorgimento nazionale, sia letteraria

come

di

colui che avrebbe arricchito la letteratura italiana della tra-

gedia, che sola le mancava), e presentarlo nella sua fisonomia


di scrittore

europeo e di estremo individualista, quale real-

mente
certo

fa,

o,

come
e

altri

viene ora formolando crudamente,

di libertario

anarchico. Pi agevole, ossia preparato in

modo

nelle ammissioni e nei giudizi comuni, afibre sjjrittore

mare che uomo


per
il

europeo fu Ugo Foscolo; sebbene


lo ignori

lui,

ancor pi forse che per TAlfieri, sia accaduto che


letterario

mondo

europeo

nel

complesso della
il

sua personalit e nelle sue opere maggiori. Pure

libro

pel quale egli, fin dai suoi tempi, fu letto fuori d'Italia, e

che ancor oggi


lo

si

traduce e

si

ristampa,

il

giovanile Ortis,

ricongiunge immediatamente

ai preromantici e proto;

romantici della tristezza, della disperazione e del suicidio


il

carme
con

dei Sepolcri dai filologi e dai critici trattato in


gli altri

serie

che circa quel tempo

la poesia inglese,
i

francese e tedesca produsse sulle tombe e

cimiteri;

in

Inghilterra, negli anni del suo soggiorno col, la sua critica

vili

FOSCOLO

77

trov subito posto nelle magfgiori riviste inglesi;


di recente pubblicato, del

un

libro,

rimpianto Giuseppe Manacorda,

nello studiare la poesia del Foscolo, richiama a ogni passo

Hlderlin e Novalis e Tieck e Heinse e Goethe e Rousseau


e Chnier e via,

non

in quanto autori che egli imitasse o

di cui avesse conoscenza,

ma

in

quanto

spiriti affini,

appar-

una stessa et e a uno stesso ambiente spirituale. Certo non si pensa punto di negare che il Foscolo, quanto e pi deir Alfieri, imprimesse un forte impulso al
tenenti con lui a

sentimento nazionale e che

patrioti italiani dell' ottocento


figliuoli >

potrebbero dirsi con giusta ragione suoi


deir Alfieri,
il

come

egli

cui

nome

gli fu

sempre (diceva)

sacro fino

all'adorazione; e forse, anzi, l'azione del Foscolo ha per

questa parte poche pari, avendo operato sul Mazzini e attraverso la parola del Mazzini sui giovani delle nuove ge-

Ma Tuso che un popolo fa dei suoi poeti e scrittori non basta a determinare il carattere ed il significato di questi
nerazioni.
poeti e scrittori, considerati in loro stessi.

Cupa era
una

nel Foscolo la concezione delle cose: egli

si

sentiva e riconosceva premuto da


forza che spinge gli

una forza ignota


al

e violenta,
li

uomini

mondo
febbre
>

e al sole e
,

costringe a vivere la vita con quella

di cui parla

Shakespeare, e poi

li

rovescia inesorabile nel buio della

morte e
se

dell'oblio. Il pensiero della morte fu in lui pensiero, non predominante, dominante: con la morte gli piacque sin da giovane domesticarsi, appunto come un personaggio shakespeariano e non solo con quella forma di morte che sopraggiunge come fato, ma anche con l'altra che bisogna chiamare e volere, col suicidio, via di uscita da serbare sempre sgombra. Concezione e disposizione di spirito che nella sua idea generica d luogo ai pi diversi atteggiamenti
;

pratici, l'ascetismo e

il

cinismo, la feroce rinuncia e


il

il fri-

volo godere,

il

non

fare e

fare, l'accidioso
;

abbandono

il

fervido e assiduo lavorare e travagliarsi

ma

che solo que-

78

POESIA E NON POESIA


del Foscolo,

st'ultima forma poteva prendere neiranimo


sensibile, energico, bisognoso
di

espansione e di azione,
si

aperto agli impeti generosi.


cato
il

qui

scorge in un caso spic-

legame della vita

col filosofare, al quale essa offre


il

s stessa, ossia Tesperienza di s stessa, che

pensiero
e
il

poi le restituisce pi chiara e pi forte.


siero fecero
si

L'animo

pen-

che

il

Foscolo, nel buio della forza travolgente,

ignota, estranea e perci materialistica, scoprisse


si

un lume,
importa

appigliasse a

un punto

di consistenza per

riguadagnare

la

spontaneit, l'autonomia, la libert. Che cosa

che questa libert


essere,

egli ritrovasse nel palpito del piacere


il

e del dolore? Che cosa importa che


il

non

fare,

il

non

simboleggiasse sotto
stringe a operare?

momento negativo eppure dialettico e propulsivo, il nome di noia>, della noia che coChe cosa importa che
gli

ideali della

bellezza, della virt, dell'amicizia, della patria, dell'umanit

chiamasse

illusioni? Cosi chiamandoli, praticamente


e teoricamente
li

li

ammetteva

asseriva, rendendo loro

omaggio

e riconoscendoli necessari. Donde la vita sua di cittadino,


di soldato, di artista, di dotto, di

amico

d'innamorato:

una

vita della quale egli senti


l'

sempre e afferm con orgoglio

l'elevatezza e la dignit e

intima bont, e che come tale

fu risentita da tutta la

giovent d'Italia nel periodo del

Eisorgimento, e come tale intesa da coloro che sono esperti


del valore

umano, pur commisto

di

umani

vizi; se

anche

maligni e pettegoli e gente di gretto cervello vi abbiano


esercitato intorno sovente la loro moralistica inintelligenza.

Ma

tal sia di loro!

Non

da questo luogo narrare e nemmeno lumeggiare


la vita del Foscolo, militare e cittadino, e riil

rapidamente

cordare ancora una volta


del Cattaneo, che
l'Italia le
il

detto epigrafico eppur verissimo

Foscolo, quanto altro non pot fare per

dette

col suo

esempio una nuova istituzione di


l'esilio.

somma

efficacia

per l'avvenire:

E non

induger a

vili

FOSCOLO

79

lungo neppure suir opera sua

di pensatore e di critico, la

quale mi porgerebbe occasione a ribadire un mio pensiero prediletto, che cio sia da correggere Tabito di ricercare la
storia della filosofia esclusivamente nei filosofi di professione,

molti dei quali

(gli scolari e

trattatisti e

i i

compilatori di
pensatori

sistemi) valgono di gran lunga

meno che

non

di professione, che dicono cose e quelli dicono parole. Sta

bene:

il

Foscolo

si

atteneva a una concezione speculativa,


lui,

agnostica e materialistica, e questo ohe per


e politicamente, ebbe

praticamente

somma

importanza, ha oggettivamente
recingeva.

scarsa importanza e scarsa originalit, e fu, filosoficamente,


il

suo limite, remisperio di tenebre che

lo

Ma

anche Socrate rinunciava a


smo, eppure produsse, come
che
si

filosofare sulla
si sa,

natura e sul cofilosofico,

qualcosa di assai
il

propag nei

secoli.

Voglio dire che

Foscolo, pure

restringendo

l'indagine nella
di

cerchia deiranimo umano,

pure dichiarando

non voler risalire airorigine delle cose,


sull'arte, sulla po-

pens vivi e fecondi pensieri sull'uomo,


litica,

sulle morale, sulla storia, sulla religione.

Anche per questo


livello della cultura

rispetto egli

apparteneva

al

pi alto

europea del suo tempo; ed anche qui


i

tornano sulle labbra

nomi rappresentativi
i

di quel periodo

spirituale. Fu, in fatto di teoria della

poesia e di critica
i

e storia letteraria, tra

profondi rinnovatori, tra

primis-

simi che trassero profitto dalle dottrine che un secolo innanzi

aveva enunciate

il

Vico; ed ebbe piena coscienza dell'intimo

nesso di poesia e vita, e a coloro che erano dotti di regole


e di modelli d'arte,

ma non

avevano mai accolto nel loro

seno

le

umane

passioni n combattuto le lotte della volont,

che non avevano trepidato e sofferto e amato e odiato, neg


la possibilit e di

produrre e di giudicare
accademici,
le
i

la poesia.

La

pogli

lemica contro

gli

letterati

da tavolino e

uomini claustrali, contro

scuole della vecchia Italia,

corre attraverso a tutte le sue pagine; e la sua idea positiva

80

POESIA E NON POESIA

r interpretazione storica della poesia, della vera poesia,


la

quale, nutrendosi degli affetti

e passioni degli

uomini

non pu essere compresa se non a quel modo. Romantico in questa parte, e romantico nel miglior senso, culminante neir ammirazione del poeta primitivo ; ma in pari tempo classico, perch non gli piacque la > tinta
nei vari tempi,

sentimentale, e spesso artefatta, degli scrittori moderni,


e

am

la

naturalezza degli antichi che


le

descrivevano

le

cose

come
Allo

vedevano, senza volerle ingrandire agli occhi

dei lettori sazievoli, e mise al

sommo
stile

deirarte

!'

armo-

nia

stile

andante e scorrevole preferi sempre quello


degli scrittori greci

energico, condensato e sobrio, lo

a quello moderno francese, che


dieci periodi

stempera un pensiero in

Alle teorie romantiche sul

dramma

nazio-

nale

e sul

dramma

storico

oppose che la poesia non

punto legata

ai soggetti nazionali e

non sa che cosa


il

farsi

dell'esattezza storica. Possedeva fortissimo

senso della

forma poetica, che non quella estrinseca, conforme a modelli e regole, e il senso della grande poesia; onde giudic
in

modo nuovo Dante


che ancora
tale, e
i

e gli altri poeti, e s'avvide che molto

di ci

letterati del

suo tempo chiamavano poesia


l'Italia fa

non era nei due

che di poesia

quasi affatto priva

secoli,

pur cosi pieni

di versi,

che corsero tra Tasso


il

e Alfieri. Alla poesia e alle arti assegnava


ziare e far sentire all'uomo la vita, di
(si

fine di poten

una

interiore

catarsi

potrebbe dire) o di un' estetica educazione. Imperfe-

zioni,

ondeggiamenti, lacune

si

possono notare in queste

sue teorie e nei suoi lavori di critica;

ma

le linee essenziali,

che abbiamo segnate, risaltano pur evidenti.


Il

medesimo

di altre sue dottrine,

e,

anzitutto, di quel

suo pensiero del moto, dell'agitazione,

dell'affetto, dell'agire

come unica

realt,

da

lui

non fuggita o deprecata ma

ac-

cettata, che ce lo

mostra tutto investito dallo spirito dei


la salvazione nell'operare, la f-

nuovi tempi, che pongono

vili

FOSCOLO

81

licita

nel

creare, tra

il

dolore e col dolore. Perci egli,

agnostico e pessimista e quasi materialista, fu, con signifi-

cante contraddizione, assertore di storicit; n gi di erudizioni,

aneddoti o esemp

storici,

ma proprio di storia oggettiva


il

e sostanziale, e richiam gli Italiani alle storie, e volle che

anche queste, come


tolte

la poesia e

giudicar di poesia, fossero

di

mano

frati

e accademici, e si penetrassero di

umanit e
gli

di seria intelligenza delle cose trattate,

ed egli

stesso ne die esempio.

disdegn in politica di cattivarsi


speranze, e ridisse volentieri le

orecchi della moltitudine credula, pronta sempre a fidarsi


facili

di chi la pasce di

aspre verit dei Machiavelli e degli Hobbes, delle quali la


lettura delle storie e la quotidiana esperienza gli

davano

conferma; e agli

Italiani inculc la milizia,


li

unica speranza
inerzia; e

della nostra patria, e

fece vergognare delle invettive


il

parolaie onde decoravano

loro ozio e la loro


sol perch,

non avvers
si

il

dominio del Bonaparte,

comunque
li

giudicasse, scoteva gli Italiani dall'inerzia secolare e

gettava nelFagitazione e neirazione; e ripugn invece a


quello deir Austria, che mirava ad acquietare e ad addor-

mentare. Teneva doveroso, contro

gli

epicurei ed altre sette

di filosofi, d'ingerirsi nelle cose della patria e dello Stato;

anche la letteratura fu per lui politica, in quanto non gli sembrava concepibile sanit di una parte della vita sociale
e

senza la sanit di ogni altra parte, dell'organismo intero.

la giustificazione
era,

teorica

di

questi

concetti

pratici

politici

come parrebbe da
rigidamente

certi concetti filosofici

da

lui accettati,

utilitaria,

perch

egli sentiva sor

gere dal fondo dell'anima

umana

la

compassione

e, vi-

chianamente,
errori e le

il

dure prove

pudore; e non era ateo, e tra gli lo sorreggeva (come scrisse) la sua
e

propria

coscienza

Iddio

Se
nei

il

Foscolo fosse tutto qui, nella sua vita pratica e


scritti

suoi

critici

e politici, sarebbe tuttavia

uomo
6

B. Croce.

82

POESIA E NON POESIA


virili

grande: educatore di
in Italia della

generazioni, rinnovatore nei cridi quella artistica,

teri cosi della vita etica

come

fondatore

nuova
si

critica

letteraria.

Ma

egli fu poeta,

purissimo poeta, autore di pochi versi

ma

perfetti

ed eterni.

L'animo poetico

sente nelle stesse sue prose, nelle quali


si

specie nelle prime, quell'impeto non lascia che la prosa


equilibri e si adagi

come

prosa, sebbene le conferisca forza


le

e colore; o anche impaccia le disposizioni e

proporzioni

logiche delle sue trattazioni,

come

si

vede nel discorso

inaugurale

sull'ufficio della

letteratura.

Una

volta egli

si

sorprende in quest'urto di ricchezze interiori, e scrive in

una

lettera:

Questo modo

di proseggiare... deriva, credo,

dall'essermi da tante settimane avvezzato a pensare e ido-

leggiare

pensieri e cantarli in

mente

col

e con frasi diverse in tutto dalla prosa

metodo dei versi e soggiungeva


quali
si davano non ambivano,

che

erano pi avveduti
noi, a tutti

greci ed

latini

in tutto e per tutto o al verso o alla prosa, e

come

mestieri
il

Per questo riguardo, l'Europa

conosce o conobbe

Foscolo proprio nel libro suo che pi

soffre di questo ibridismo, nel giovanile Ortis. Libro note-

come voce dell'autore e dei tempi, libro che non una semplice imitazione letteraria, ma al contrario, sotto le sembianze di un'imitazione letteraria, una silloge dei pensieri e dei sentimenti del Foscolo stesso nelle prime
volissimo
gi

prove della sua vita


sieri e

ma

che presenta questo

mondo

di pen-

sentimenti in

modo troppo prossimo


il

e realistico e

spesso con toni stridenti, e perci anche in forma enfatica

od oratoria

su di che concorde

giudizio dei critici italuce,

liani sin dal

tempo

in cui

il

libro

venne a

quando

il

vecchio letterato Bettinelli vi notava l'eccessiva tensione


negli affetti e nello stile e lo sforzo per interessare e com-

muovere. Giova dare qualche esempio per ben determinare


il

rapporto

.q\V Ortis

con

le

opere posteriori.

vari motivi
e,

della poesia del Foscolo sono gi tutti in quel libro;

per

vili

FOSCOLO

83

esempio,

il

desiderio d ricordo e d'amore oltre la


<

tomba

sulla tomba.

di essere compianto... la

Eppur mi conforta (scrive in esso) la speranza mia sepoltura sar bagnata dalle

tue lagrime, dalle lagrime di quella fanciulla celeste.

chi

mai cede a una eterna oblivione questa cara e travagliata esistenza? chi mai vide per l'ultima volta i raggi del sole, chi salut la natura per sempre, chi abbandon i suoi diletti,
le

sue speranze,

suoi inganni,

suoi stessi dolori senza


sospiro,

lasciar dietro a s

un

desiderio,

un

uno sguardo ?
stilla di

Le persone a noi
noi. I nostri occhi

care, che ci sopravvivono, sono parte di

morenti chiedono altrui qualche

pianto, e

il

nostro cuore

ama

che

il

recente cadavere sia

sostenuto da braccia amorose e cerca un petto dove trasfon-

dere l'ultimo nostro respiro.

Geme
si

la

natura perfino nella

tomba, e

il

gemito vince
il

il

silenzio e l'oscurit della

morte

Non

e'

dubbio che

Foscolo

aggirava realmente nella

cerchia di sentimenti
sincero.
l'atto di

come

questi, e che fosse,

come

si

dice,

Ma
e,

sincero, qui, solo

genericamente, perch nel-

esprimersi non trovava ancora la forma spontanea

e bella,

poich forma e contenuto s'identificano, la sin-

cerit in certa guisa era


egli,

compromessa. Nel brano ora recato

invece di ritrarre direttamente la commozione che gli

il petto, ricorre al ragionamento oratorio, rafforzato da due interrogativi, a dimostrare cosa che non ha bisogno di dimostrazione, e d prova di montatura sentimentale nel

riempie

fraseggio e nei vocaboli ( qualche


ciulla celeste, ecc.):

stilla di

pianto , la

fan-

montatura che non pu mantenersi


(il

e scopre

qua
si

e l

il

prosaico

recente cadavere).

Ma

nei Sepolcri, dove le stesso pensiero riappare, la parola e


il

ritmo
di

spiritualizzano, e col
si

si

annoda
le

la corrispon-

denza

amorosi sensi, e

flette

all'aura la

di

fiori

odorata arbore amica

che consola

ceneri di
il

molli

ombre
litario

e la
il

donna innamorata prega,


sospiro,

passeggiero so-

ode

che dal tumulo a noi

manda

na-

84
tura.

POESIA E NON POESIA

che pagina innanzi


e la

O Lorenzo, scrive nello stesso romanzo, qual o Lorenzo! Sto spesso sdraiato sulla
mi sento vezzeggiare
la faccia

riva del lago dei cinque fonti:

chioma dai
i

venticelli

che alitando sommovono l'erba,

e allegrano

fiori

e increspano le limpide acque del lago.

Lo
le

credi tu? io delirando deliziosamente

mi veggo innanzi
dei rivi
al

Ninfe ignudo, saltanti, inghirlandate di rose, e invoco

in lor

compagnia
stillanti

le

Muse

T Amore; e fuor

che

cascano sonanti e spumosi, vedo uscir sino

petto colle

chiome

sparse sulle spalle rugiadose, e cogli occhi


delle

ridenti, le Naiadi, amabili custodi

fontane.... Quel

credi tu?

d chiaro indizio che l'autore stesso sapeva

di

non aver provato gi quella allucinazione,

ma

solo di

sforzarsi ora a rendere in

forma narrativa ed enfatica un


affatto di origine, richiedeva

vagheggiamento che, poetico


forma pi
Grazie,
fine e tutta poetica,

come

si

attua in alcune delle


si

molte dipinture di simile soggetto che


e,

ammirano
,

nelle

per citare

primi versi che mi occorrono alla

memoria, come in quelle


sorgono,

amorose Nereidi oceanine


,

che

a mezzo petto ignudo

affollandosi intorno alla

Dea Venere, a fiore dell'immensa onda raggiante. Poche abbiamo dette le poesie del Foscolo, perch
sogna abbandonare anzitutto
le

bi-

due tragedie, che


attrazione che
il

egli volle

comporre per quella sorta


teatro,

di

realistico

con la calca degli spettatori, sembra esercitare sui


dell'altro e

poeti

anche grandi, quasi simbolo

maggior teatro
alla

che
li

essi

hanno nei cuori

delle

umane

generazioni, e talvolta

travia verso l'esterno o verso forme

non rispondenti
rifiutati

loro reale
il

ispirazione; e bisogna mettere da banda altres


e che

ciarpame dei versi giovanili, dall'autore


aggiungendovi posteriori sermoni e
le

gli editori

con cattivo gusto hanno adunati nel volume delle


capitoli

Poesie,

non

fe-

licemente nati e spesso incompiuti. Onde


poesie del

vere e proprie

Foscolo

si

riducono a quattordici sonetti, dei

vili

FOSCOLO

85

quali solo alcuni di prim'ordine, a due odi, a

brevi componimenti in endecasillabi

sciolti,

un paio di al carme dei

Sepolcri ed ai frammenti delle Grazie.


le

pei Sepolcri e per

Grazie conviene altres tener conto del preconcetto didail

scalico cui

Foscolo rendeva omaggio, e che a

lui

proveniva

forse dall'idea vichiana del poeta primitivo, maestro di

vita religiosa e civile:

onde

il

didascalismo che
alle

si

frammette

all'alta lirica dei Sepolcri e

che impedi

Grazie di supe-

rare la condizione di abbozzi e frammenti.

poesie gli odierni studi italiani di critica letteraria

dato ottimo saggio di

s,

d'altri, nei recenti lavori

Su queste poche hanno come pu vedersi, per non dir del Donadoni e del Manacorda,

e in quello assai fine del Citanna: lavori dei quali lo spirito


del Foscolo per certo gioisce, contemplandovi la forma ul-

tima e matura

di quella critica

insieme storica ed artistica

che

egli ide e
le analisi

a cui die avviamento in Italia. Rifare da


gi ottimamente compiute sarebbe inutile,

capo

e discutere qualche particolare ancora disputabile non entra


nell'assunto di queste note, nelle quali importa segnare
il

carattere generale della poesia foscoliana, di questa che tra


le

manifestazioni della sua anima fu la pi intensa e dove

sgorga (come egli una volta disse parlando dei carmi che

disegnava) pienamente e originalmente, senza soccorso straniero, quel liquido etere che vive in ogni
la

uomo

e del quale
lui

natura e

il

cielo

avevano dispensato a
si

la

sua

parte.

Quattro motivi fondamentali


rica: la Morte in cui
in cui
si

discernono in questa

li-

si

assomma ogni

mestizia, l'Eroismo

afferma la virt dell'umano volere, la Bellezza in

cui respira la volutt, e la Fantasia o l'Arte che sottrae


gli affetti
il

umani

alla

morte e

li

rende immortali versandovi


volta a volta, ciascun

suo balsamo d'eternit. Quattro motivi che, nelle varie

poesie, ora si congiungono, ora, a

di essi par che si alzi sugli altri, attivi ancor essi e presenti

86
o di cui
si

POESIA E NON POESIA


avverte la vicina presenza;
e,

in

effetto,

quei

quattro motivi sono tra loro inscindibili perch formano


l'unico motivo della vita nella sua diretta realt,

non

fiac-

un concetto oltremondano, e nella sua pienezza, come Amore e Dolore, Morte e Immortalit. Tutto ci che
cata da
unilaterale o semplicemente particolare,

qui abolito.

C' forse, nel Foscolo, l'orrore,


la morte,
tici,

lo

spasmodico orrore per

che s'incontra presso tanti romantici e preromanche disperata ribellione? La morte


gli
gli
si

l'orrore

specchia e configura nell'immagine, che


sera, dell'ombra notturna in cui
il

cara, della

suo animo guerriero e

fremente

si

placa e

si

addolcisce e dappertutto, nei Sepolcri,


;

la severa accettazione
parte,
il

del

morire.

Ma non

c', d'altra

sentimento della morte come tale che scolorisca e


il

smorzi e spenga

vigore degli

altri.

Le parole

e gli accenti

coi quali canta gli eroi del pensiero e dell'azione,

esprime

la gioia della bellezza e della volutt, dipinge aspetti e

mo-

venze femminili e paesaggi e spettacoli della natura,


bra
la virt della Poesia,

cele-

sono di chi accoglie nel suo petto


si

tutte le passioni

umane

e vi

abbandona a pieno
loro. Il

e si tra-

vaglia con loro e in

mezzo a

suo verso bello

di questa passionalit dolorosa e gioiosa e amorosa, che vi

confluisce e ne fa

come una dolce persona vivente,

dai molli

contorni flessuosi, dalle armoniche risonanze, seducente in

ogni moto. L'unione degli opposti non gi nel Foscolo

pacata conclusione di filosofo o serenit di saggio,


plessit di

ma comNon

animo

ricco,

che attua tutta

la

sua ricchezza.

sono in

lui quelle

immagini, materia

rafi'reddata, oggetto di

pensiero che attende all'opera propria o ricordo di superate


lotte:

sono

dramma

vivo e attuale, e che

si

contempera
il

nel suo stesso svolgersi. L'impressione finale dalla vita,

non

distacco

ma

l'accresciuto

amore

della vita: pensare, ope-

rare, godere, e saper morire, affidando s

medesimi

all'affetto

dei cari sopravviventi e ai cuori dei poeti.

vili

FOSCOLO

87

In questa integralit del sentire, e non punto nella sua


squisita cultura greco-latina e nel suo vagheggiare

T antica

mitologia, la classicit del Foscolo


i

ed essa

lo colloca tra

maggiori poeti dell'Ottocento. Per rendere chiaro questo

carattere essenziale, basterebbe forse prendere in

esame

due estremi della sua produzione poetica, l'ode alla Pallavicini e i frammenti delle Grazie^ la prima composta nel 1799
da
lui

ventunenne, e

gli altri, lavori della

piena maturit,

pubblicati postumi. NelFode stata sospettata ancora superstite

nelle

una certa galanteria e frivolezza settecentesca, e Grazie un precorrimento del dilettantismo sensuale,
poi manifestato negli ultimi poeti del secolo deciitaliani e

che

si

monono,

non

italiani

,'

e,

nonostante

le

apparenze,

non c' n l'una cosa n Taltra. L'ode alla Pallavicini anch'essa un inno alla Bellezza, alla leggiadra, amabile
voluttuosa bellezza che parlava ai suoi sensi e alla sua
fantasia; vi regna la bella donna, regina dei cuori, ricor-

data nel suo apparire ai ritrovi mondani, diffondente per

come un'insolita fragranza, nel suo brioso danzare, quando la chioma, ai nodi indocile, le cadeva sul roseo
l'aria

braccio e

le

faceva gentile impedimento, che ella scoteva


:

via con grazioso moto

della quale risuona ancora alPorecsi

chio l'armonioso favellare e


atti

risentono

sorrisi

e gli

gesti,

tutto
Il

il

conversare spirante amore e che

ad amore invita. antiche immagini


delle

poeta, che

ha

la fantasia

piena delle

di bellezza, irradiata dalle fulgide figure

Dee

elleniche, ricordevole delle loro imprese e delle

loro avventure,

assume anche la seducente dama ligure in quel mondo ideale, non per frivola galanteria ma perch quelle dive immagini di bellezza sono in lui ravvivate e

messe in moto dalle donne che incontra e ammira e ama nella vita terrena, e di tali idoleggiamenti ed esaltamenti
e sogni fatto
il

suo amore.

Ma

la bellezza cotanto

ammi-

rata a rischio di perdersi o di gi perduta; la bella

88

POESIA E NON POESIA


stata sbattuta e strascinata sui sassi

donna

da un cavallo

imbizzito, e giace ora sfinita e pallida nel letto e spia ansiosa, negli sguardi dei medici che l'hanno in cura, speranza lusinghiera della belt primiera Trepidazione quasi bambinesca e commovente nel perpetuo bambino che la
.

donna:

il

poeta coglie quel palpito di timore e speranza

e,

come

si

usa coi bambini, indirizza all'ansiosa un discorso

di carezza e di consolazione, facendole balenare


di splendenti quadri mitologici
alti

una fuga
che
ai

che ora la lusingano cogli


le storie

paragoni e ora

le

inducono speranza con

ricordano di rinnovata sanit e di bellezza trionfante, e


os primiero...

quadri interpone una stilizzata imprecazione (Pra chi

moda

fra

le

periglio

Un

), contro quel brutto cattivo che mise in donne l'equitazione, aprendo novo a belt sorriso par che aleggi su tutta questa appa-

rente oratoria consolatrice;


di

ma

un

sorriso pi profondo

quanto sembra a primo aspetto, perch


eterna

pensa
morte;
a'

il

poeta

la bellezza peritura per malanni, et e la fo


io,

ma

ecco

io

che

pingo e spiro

fantasmi anima
la

eterna

(come dir poi nelle Grazie)^ e

bella donna,

quale che sia per essere la sua sorte, gi ride in carte in


questa stessa ode che narra la catastrofe della sua bellezza
e finge di promettergliene la materiale restituzione; e cosi

rider nella sua perpetuamente fresca giovent agli avvenire.

Non che
si

legarsi all'arte del galante settecento, queall'altra,

st'ode

congiunge strettamente

che

la

segue,

.Q\V Amica risanata^

che in nuovo modo ripresenta


il

la stessa

disposizione affettiva, e ripete

processo magico-poetico

onde

si

crea la vita imperitura.


i

Del pari, nelle Grazie^ tra


losguardo donde Galileo spiava
rive d'Arno Furtiva

paesaggi di Zacinto tutto

odorato dall'arancio e dai fiorenti cedri, o del colle di Belgli astri

(e

il

diviava Col

notturno rumor l'acqua remota. Che sotto


e

ai

pioppi delle

argentea

gli

volava

al

guardo

);

vili

FOSCOLO
le

89

tra

le visioni di

Venere che vezzeggia


le
il

Grazie mentre

a queste sospirano

Nereidi, o di Pallade che con le az-

zurre pupille signoreggia

suo virgineo coro, o di Psiche

che tesse
la tela
>
,

e,

senza aprir labbro,


in

raddensando col pettine


;

ridice

cuore

la

storia della sua passione


il

tra le figurazioni della sonatrice d'arpa, che diffonde

con-

cento per
colli ,

le convalli, e,

quando

ella posa,

ancor odono

o della danzatrice a cui dal bel corpo e dal sorriso

della bocca scorre tutta l'armonia del suono, e

un moto,

un

atto,

un vezzo Manda

agli sguardi

venust improvvisa
ali di

o del cigno
le tante
sti

che veleggia con pure


;

neve

e via fra

varie e mirabili evocazioni

non mai,

in tutti
e'

que-

che materialmente sono davvero frammenti,


si

il

fram-

mentario del dilettantismo, che

stende in superficie e

gode
si

della propria virtuosit ed ricchissimo agli occhi e

povero all'anima.
affacciano in

Non

solo

l'umano dolore e l'umana piet


Grazie (onde perfino

mezzo
i

al sorriso delle

sul velo lavorato per loro figurato

il

sogno dell'alba che


suoi

mostra
sciati,

al guerriero

volti del
i

padre e della madre angoprigionieri


si

ed
);

egli, nel

destarsi,

guarda

sospira

ma

tutta

l'umanit

sente in ogni punto,

anche dove pare che domini


volutt:

l'^incanto della bellezza e della

gioia promette e

manda

pianto amore!

Anche

nelle Grazie la linea

classica costantemente mantenuta,

e gli affetti

hanno quella

verecondia

che

il

Foscolo giu-

dicava inseparabile da Amore, e che inseparabile altres


dalla vera Poesia.

IX

STENDHAL

'redo che

il

Sainte-Beuve, di solito cosi misurato, la sbail

gliasse

fondamentalmente quando riponeva

difetto dello

Stendhal romanziere

nell'essere egli venuto a questo ge-

nere di composizione attraverso la critica e seguendo certe


idee anteriori e preconcette; onde
i

suoi personaggi

non

sarebbero
struiti,
il

esseri

viventi,

ma

automi ingegnosamente co-

si vedono le molle che meccanico introduce e tocca dairesterno . Per cominciare dall'ultimo detto, come, se questo fosse

nei quali, quasi a ogni moto,

vero,

si

spiegherebbe

il

fascino che

emana

dai romanzi dello

Stendhal, dei quali,

letti

una

volta, impossibile togliersi di

mente caratteri, azioni, parole che ritornano insistenti e inducono a fantasticare e meditare? Tal cosa non accade

mai dei personaggi


palati, e

costrutti

con procedimenti
li,

critici,

che

vi cascano subito di mente, o ee ne stanno

freddi e im-

non suggeriscono
e

nulla.

Ma

Julien Sorci, e Fabrizio

del

Dongo,

Madama de

Renai, e Matilde de la Mle, e la


il

duchessa di Sanseverino, e

conte Mosca, e la seduzione che


dell'altra
il

compie Julien prima dell'una e poi

sua amante,
ritiro nel se-

e la sua vita di precettore in casa Renai, e

minario, e la visita notturna che strappa la signora di Renai

IX

STENDHAL

91

dal SUO pentimento e fervore religioso, e Fabrizio a Waterloo^

innamorato

di

Manetta, prigioniero nel castello di Parma,

e tanti e tanti altri caratteri ed episodi e scene,

l'inaspettato, che della vita. N, affermando ci,

hanno quelmi debbo


per-

restringere

al solo testimonio del

mio gusto,

o appellarmi
;

a coloro che sentono

come me

e ai lettori spregiudicati

ch

tutti

sanno e vedono

l'attrattiva crescente esercitata dai

libri dello

Stendhal, l'efficacia grandissima che egli ha avuta

nella letteratura degli ultimi del secolo

decimonono

e dei

giorni nostri, e la curiosit che destano ogni sua pagina inedita

che venga

fuori, e ogni

nuovo aneddoto
si

della sua vita: la

quale ultima cosa se anche


pricci della
pricci la

voglia in parte riportare ai cai

moda, non bisogna poi dimenticare che

suoi ca-

moda non li concede senza qualche


le

obiettiva ragione.

E, passando all'altra affermazione del Sainte-Beuve, dove

sono mai

idee

che

lo

Stendhal porrebbe a base delle


le

sue costruzioni romanzesche,


critico

due o

tre idee

(come

iL

aggiunge)

che egli crede giuste, e soprattutto stuz-

ziccanti, e che intento a

rammentare a ogni passo?

Si
al-

penser probabilmente alla


l'

energia

alla

passione
;

utilit

di cui tanto si parla in quei

romanzi

ma

dalla

lettura di qualsiasi di essi, e direi dallo stesso accenno fatto

or ora dal Sainte-Beuve, idee


tismi

si

vede subito che quelle non sono


che
le < idee

ma
.

sentimenti dello Stendhal, suoi amori, suoi fanadi ripetere


si
,

Non mi stancher

ossia la

virt filosofica di uno scrittore


critico e sistematico (critico, in
difficolt

commisurano
si

allo spirito

quanto

rende conto delle

ed obiezioni, e sistematico, in quanto annoda tra

loro le

varie proposizioni riducendole a unit); e che ci

che non n critico n sistematico potr, nell'apparenza,


somigliare a un'idea, e in effetto un sentimento.
in verit,

E mi pare,

un gran lavoro vano quello che

si

venuto facendo

sulla filosofia pratica e politica dello Stendhal o sui giudizi

e le caratteristiche che egli ha dato d'individui famosi e di

92

POESIA E NON POESIA

popoli, e, soprattutto, dell'Italia.


critici,

La sostanza

dei suoi libri

delle

sue descrizioni di luoghi e delle sue storie

della pittura e della letteratura, la

romanzi; e
storico

l'Italia ch'egli ritrae


l'Italia del

medesima dei suoi come romanziere e come


il

sempre

suo sogno, o piuttosto


i

suo

sogno in veste

d'Italia (s'intende poi che

soliti

profesla

sori, che vogliono parlare d'arte,

hanno condannato
1830).

Chartreuse de Parme, perch dipinge un'Italia che non

mai

esistita, e

meno che mai

nel

Che

lo

Stendhal

sparsamente, e anche, se cosi piace, in larga misura, noti


fatti reali e

osservi aspetti veri,


aspetti

non vuol

dir nulla, perch


tutto,

quei

fatti

e quegli

appartengono a un

che

non

critico

ma

fantastico.

Lo

Stendiial

non

fu

della passione e dell'utilit,

dunque un teorico dell'energia e ma un innamorato, un ossesso


poetica: voglio dire, condizione

di queste cose; e perci la sua disposizione d'animo, anzich

impoetica, era

sommamente

adatta per la creazione artistica.

per intendere nel parti-

colare la sua arte bisogna mettere bene in chiaro

come

fosse

conformato quel suo amore: conformazione che gi espressa in qualche modo nelle parole che abbiamo adoperate. L'animo
dello Stendhal

non era energico,


innamorato

utilitario e appassionato,

ma, come
sposizioni;

si e,

detto,

di codeste attitudini e di-

poich

le attitudini e disposizioni

per s prese

sono qualcosa
Quale,

di generico, era

innamorato di forme vuote,

prive cio di determinazione e di concretezza.


infatti,
il

contenuto della passione, dello spirito


a cui egli
si

utilitario e dell'energia,

volgeva bramoso? Lo
ri-

Stendhal non vagheggiava ideali e azioni politiche, di

forma e rinnovamento: persino l'idoleggiato Napoleone si vuotava per lui di ogni idea napoleonica e diventava un puro
e semplice
che, se
i

professore di energia.
fini

N bisogna
i

credere
il

grandi

umani non

gli

facevano battere

cuore,

lo scuotessero

invece e lo scaldassero

palpiti personali, e

IX

STENDHAL
la

93

strettamente

utilitari,

per

ricchezza e pel dominio


le

come

mezzi di godere e soddisfare


il

proprie voglie

suo ideale stato paragonato a quello di

malamente Giacomo Casa;

nova (le cui Memorie furono, per qualche tempo, attribuite alla penna dello Stendhal), perch il Casanova mirava al sodo ed era a suo modo uomo di proposito, e ingannare imbecilli
e cogliere fiori e frutti nei giardini di Citer, questo gli

piaceva e questo cercava e questo, con perfetta coerenza e


colori vivacissimi, descrisse nella

sua autobiografia. Di tutto

ci

non

nulla nello Stendhal, e per tale

motivi

utilitari,

non meno che

di quelli etici, egli

mancanza di veri non po-

teva sentire profonda passione per cosa alcuna; e infatti le


passioni in lui cominciano

come per

gioco, per esperimento,

per ingannare Tozio, ed egli se ne distrae quando invece

parrebbe che dovesse esserne tutto preso

e,

sebbene tanto

discorra di amore, e tanto ammiri la calda risolutezza in


esso e

domina i partiti estremi degli italiani, Tamore non mai davvero nel suo animo e non ne colora i pensieri e gli affetti, come nei temperamenti schiettamente amorosi. Formale o generico che si dica, T ideale dello Stendhal altres assai confuso e contradittorio; perch, mentre
sembra che
egli

non concepisca
attinente
al

altro
libito

modo

di energia e

passione che quello

deir individuo,

questo attribuisce
solo ai

una grandezza, una

eroicit,

che spetta

volta

modi superiori e morali delFenergia. E, mentre talsembra accorgersi della differenza tra energia e pas

sione, e fa osservare al suo Fabrizio che

un

tre

demi

stupide, mais attentif, mais prudent tous les jours, gote


trs

souvent

le plaisir

de triompher des

hommes

imagina-

tion, le pi volte le fa identiche o cooperanti; laddove

chiaro che esse sono intrinsecamente contrastanti, perch


l'energia vera

non
si

altro che la risoluzione della passione

nella volont ossia la volont che signoreggia la passione,

quando l'energia

apre pi o

meno largamente

alla pas-

^4
sione,
s'

POESIA E NON POESIA


indebolisce nella stessa misura, e finisce col cessar
il

d'essere energia e diventar

suo contrario, mancanza d'enerfu dei primi, se

gia o debolezza.
il

Onde lo Stendhal
i

non proprio

primo, a formolare un falso giudizio, tante volte ripetuto


caratteri

di poi, che cio

veramente energici siano da ceri

care tra

delinquenti, tra

galeotti, tra gli ergastolani (nel

bagno penale di Civitavecchia, diceva, quando era console appunto a Civitavecchia). Le sue figure artistiche egli disegna secondo due diversi tipi fondamentali, del prelato
freddo, calcolatore, dissimulatore e tenace, che non
si

lascia

mai sviare dal suo


ginazione, che
si

fine,

e dell'uomo di accensibile

imma-

lascia accecare dall'ira e trascinare dal-

l'impeto della vendetta, e ricorre alla spada e alla pistola,

e perde in un attimo tutto quanto aveva con lunghi sforzi

guadagnato; e questi due

tipi

congiunge in uno stesso indi-

viduo, in ciascuno dei suoi personaggi principali, in Julien


Sorel e Fabrizio del Dongo, entrambi indirizzati alla prelatura,

ed entrambi violenti e omicidi nel modo pi inoppor-

tuno e pazzesco.
Chi tenga ben presente l'ideale stendhaliano, ossia la

sua fonte d'ispirazione,

della energia o passione vuota,

l'eroismo, che non poi eroismo, in grado di fare pronta


si

giustizia delle censure che ordinariamente

muovono

alla

struttura dei suoi romanzi. Per esempio, del giudizio che


critico

un

molto sennato,

il

Faguet, reca sul Rouge


il

et noir^ di

cui giudica tutto buono

principio e lo

svolgimento,

ma

accidentale e perci insignificante e falso lo scioglimento;

e dice che sarebbe conveniente che l'autore


tra
i

si

fosse risoluto

due

soli

scioglimenti logici, che

si

potevano ideare:

o che Giuliano sposasse Matilde

col consenso del

padre e

diventasse a poco a poco un aristocratico, feroce e durissimo verso la piccola gente; o che sposasse Matilde a malgrado
del padre, e la trascinasse con s nei bassi fondi, e diventassero due spostati, invidiosi, amari e rivoltosi. Ora l'uno

IX

STENDHAL

95

e l'altro di codesti scioglimenti supporrebbero nello Stendhal

un sentimento

etico-sociale che gli

mancava

affatto, e

pel

quale solamente egli avrebbe potuto o anticipare in Giuliano

una sorta di Rabagas, o descrivere la perversione e il corrompimento di un'energia priva di carattere morale; e, insomma, fare tutt'altro romanzo da quel che fece, perch il
nuovo scioglimento avrebbe
svolgimento e nuovo
stile.

richiesto

nuove premesse, nuovo

Con maggiore verisimiglianza si potrebbe sostenere che r ideale stendhaliano, essendo astratto e contradittorio, avrebbe dovuto dar luogo a una rappresentazione non gi positiva e seria, ma negativa e satirica, a una sorta di don
Chisciotte della energia a vuoto.

questa

tesi

troverebbe

sostegno in molti luoghi dei romanzi dello Stendhal, nei


quali pare che
si

faccia strada l'ironia. Ironico e donchii

sciottesco quel proporsi che fanno

suoi personaggi

un
il

modello storico e letterario, che, per don Chisciotte, era


cavaliere

Amadis

il

cavaliere Esplandian, e per Giuliano


si

Fabrizio Napoleone; onde Giuliano a ogni passo


fronta col ritratto di Napoleone e consulta
il

con-

Memoriale di

Sant' Elena; e quando compie una piccola tappa vittoriosa


in

una

delle sue

imprese da seduttore,

force de songer

aux
sua.

victoires de

Napolon

scopre qualcosa di nuovo nella

Qui, j'ai gagn une bataille


il
il

se

dit-il,

mais
faut

il

faut

en

profiter,

faut craser l'orgueil de ce fin


est

gentilhomme
>.

pendant qu'

en

retraite. C'est l

Napolon tout pur


il

altra volta, per consimile faccenda:

se

dit-il

que
0
je
il

je tienne

un journal de

sige: autrement j'oublierais

mes attaques. Parimente, Fabrizio invoca


roi d'Italie, cette fdlit
te la

promette:

garderai aprs ta mort!

que tant d'autres font jure, . E Matilde de la Mole ha


tipo dell'energia

proprio modello nella figura e nella storia del suo antenato


lei
il

Olivier de la Mle, che per

amorosa

del secolo della Rinascenza (e rappresenta l'altro aspetto

96
delle

POESIA E NON POESIA

due storiche ammirazioni dello Stendhal, Napoleone e Terotico-sanguinario Cinquecento italiano o affine air italiano); e
il

suo amore per Giuliano un'imitazione, culfinale, nel

minante nel

raccoglierne

il

capo troncato dal


amante,

carnefice e portarlo con s,

come gi

di quello del suo

similmente morto, usava Margherita di Valois,

la

Reine

Margot.

Cotte ide (dice a

dans

les plus

un punto Fautore) la transportait beaux temps du sicle de Charles IX et de


si

Henri III. Ironico

direbbe anche queir insistere sui

grands

exploits, sul rigido

sentimento du devoir di Giuliano


il

nel corso delle sue meschinissime operazioni. Ironico,

con-

tinuo domandarsi di Fabrizio, in cerca d'amore, se ci che


egli

ha provato e prova

sia

amore; e ironico perfino


tutti
i

il

magnifico episodio di Waterloo, nel quale


e gl'incidenti

particolari

paiono indirizzati a mettere a contrasto sogni

vita

quotidiana, ideale e realt, poesia e prosa; onde,


si

anche qui, Fabrizio


concluder,

domanda:

Ho
il

partecipato vera-

mente a una battaglia ?


si
il

alla battaglia di Waterloo ?

Dunque,

senso intimo ed oggettivo dei romanzi dello


il

Stendhal l'ironia; e

loro vizio, che

Sainte-Beuve cer-

cava nella costruzione


poco

critica, sar

invece nella costruzione

critica, nel fatto cio

che questa ironia non risulta chiara


il

ed arbitrariamente repressa o contradetta dall'autore,

quale avrebbe dovuto lasciar libero movimento alle cose che

narrava e far che esse componessero, come volevano,


pria commedia.

la proil

Ma

anche questa interpretazione avrebbe

torto di supporre

poteva essere ai
cepibile

uno Stendhal diverso da quello che era e suoi tempi: un contro-Stendhal, come conora,

da noi
tali

dopo un secolo

di stendhalismo o beyli-

smo, e di rettorica dell'energia.

luoghi notati

come

ironici

non sono
si

se
e,

non nel giudizio logico ed

etico

che noi

ne facciamo,

presi in s stessi, ossia nei complessi a cui

legano, hanno perfetta seriet.


Chisciotte, che

Lo Stendhal
s stesso

tutt'al pi

un don

a narrar

imprende, e

IX

STENDHAL

97

non trova
I

il

sublime e

lo straordinario,

ma sempre

lo cerca,

e cade nel grottesco,

ma

non

vi bada.

romanzi

dello Stendhal

non sono correggibili


il

col can-

giarne questa o quella parte, come pretendeva

Faguet,

n se ne pu cangiare
afifatto

il

tono senza trasferirvi un pensiero

diverso,

il

quale, per dippi, presuppone la loro forma


la

presente,

come

parodia presuppone la cosa parodiata.

Sproporzionati, accidentali, saltellanti

come sembrano
si

nella

loro tessitura, d'altra parte, considerati dappresso,

dimo-

strano forme naturali e necessarie dall'ideale dello Stendhal. Ideale che

non era

ironico ed era bens serio,

ma non

gi di seriet etica o passionale, sibbene della sola seriet

che

si

detta, consistente in

di grandi cose, di energia e di passione.

una brama torbida e divisa Lo Stendhal, og-

gettivando s stesso in

tutti

suoi libri,

ma

pi intensamente

nei due maggiori romanzi, e nelle figure di Julien Sorel


e di Fabrizio del

medesima presentata

Dongo, che ne compongono poi una sola in due volte e in due diversi ambienti

o piuttosto con due diversi sfondi decorativi, ritraeva nient'altro

che quella brama sconfinata.


si

Ma

poich questa era

egoistica o egotistica che

dica, e insieme priva di passione

determinata e oscillava e rimbalzava dall'un capo all'opposto,


dall'energia riflessiva
all'

impeto selvaggio, dalla figura del


affatto impossibile ritrarla

prelato machiavellico a quella dell'accoltellatore e sparatore romantico, gli

tornava

in

un'azione che avesse un disegno, un significato, una logica,


e doveva lasciarla libera di crearsi la rappresentazione adeguata in una sorta di romanzo che pi avventuroso dei romanzi di avventure, nei quali le cose cangiano e il

carattere del protagonista costante, e qui, invece,

il

pro-

tagonista stesso procede per dirizzoni ed esce in moti bruschi

e inattesi.

poich, per un altro verso, lo stato d'animo

dello Stendhal era

un reale

stato

d'animo e non un freddo

concetto e una costruzione intellettualistica, s'intende come,


B. Croce.
7

98

POESIA E NON POESIA


i

in quella stranezza di racconti,

suoi personaggi attingano

e serbino la vivacit che propria delle creature della

com-

mossa

fantasia.

L'eroe vero lo Stendhal stesso, col suo impeto sublime


e ridcolo insieme verso la passione e l'energia, col suo istan-

taneo accaloramento e istantaneo raffreddamento, con una


sorta di doppia anima, l'una che agisce e l'altra che osserva
nell 'agire l'agire, l'una

che immagina e pensa,

l'altra

che

fa la critica di quel pensare ed immaginare: condizione psichica che oggi si suol considerare come una forma di

malattia nervosa, e che certamente disarmonica e divisa.

Vedetelo sotto la spoglia di Giuliano, quando alfine tiene


tra le sue braccia la signora di Renai:

Au
et

lieu d'tre attentif

aux transports qu'

il

faisait natre,

aux

remords qui en relevai ent la vivacit, l'ide


Il

du devo ir

ne cessa jamais d'tre prsente ses yeux. remords affreux


idal qu'
et

craignait

un

un

ridicule ternel, s'il s'cartait

du modle

il se proposait de suivre. En un mot, ce qui faisait de Julien un tre suprieur fut prcisment ce qui l'empcha de goter le bonheur qui se pla^ait sous ses yeux.

E
tilde

vedetelo di nuovo nella scena in cui riguadagna Ma-

a forza di mostrarsi freddo:


l'efifort

Ses bras se raidirent, tant


tait pnible.

impose par

la politique

Je ne dois pas mme permettre de presser contre


si-

mon coeur ce corps et me maltraite...

souple et charmant, ou elle

me

mprise

ancora:
qu'elle

Ah!
m' importe
de moi

m'aime huit

jours, huit jours seulement,

se disait tous bas Julien,


l'avenir,

et j'en
si

mourrai de bonheur. Que


la vie?

que m' importe

Et ce bonheur divin
il

peut coramencer en cet instant


!

je veux,

ne depend que

IX

STENDHAL

99

Mathilde

le vit pensif.

Je
lui

suis
la

donc tout
main.

fait

indigne de vous,

dit-elle

en

prenant

Julien l'embrassa, mais l'instant la main de fer du devoir


saisit

son coeur.

Si

elle volt

combien je

l'adore, je la perds...

La
non
si

passione, in questo continuo vigilarsi e misurarsi,

sa pi se ci sia o non ci

sia.

Dice in un altro punto

del racconto degli amori con Matilde:

la vrit, ces transports taient

un peu

voulus.

L'amour

passionn tait encore plutt un modle qu'on imitait qu'une


reali t.

E
detto,

se sia o

no innamorato, Fabrizio, come abbiamo gi non riesce a saperlo.

quelque

se disait-il Mais n'est-ce pas une chose bien plaisante fois que je ne sois pas susceptible de cette proccu-

pation exclusive et passionne qu'ils appellent de l'amour?

Farmi
dans

les liaisons
ai-je

que

le

hasard m'a donnes Novare ou

Naples,

jamais rencontr de femme dont la prsence,


joli

mme

les

premiers jours, fut pour moi prfrable une prome-

nade sur un
ajoutait-il

cheval inconnu? Ce qu'on appelle amour,

donc encore un mensonge? J'aime sans bon apptit six heures! Serait-ce cette propension quelque peu vulgaire dont ces menteurs auraient fait l'amour d'Othello, l'amour de Tancrde? Ou bien faut-il croire que je suis organis autrement que les autres hommes: mon me manquerait d'une passion, pourquoi cela ? Ce serait une singulire destine!
doute,

serait-ce
j'ai

comme

Questo dubbio, unito


Tira deiramico di
lei,

al piacere,

dont

la

alVamusement di sfidare mine tait plus terrible


,

que
lo

celle

d'un ancien tambour-major

il

solo

motivo che
e quella

muove

a desiderare e corteggiare la bella cantante P^austa.

Serait-ce enfin l de l'amour?

si

domanda;

100

POESIA E NON POESIA


di lui

ha

una

sorta di paura, perch intuisce la stranezza

del SUO sentire. Intanto Fabrizio

n'tait plus retenu

que

par un reste d'espoir d'arriver sentir ce qu'on appello

de

r amour;
La

mais souvent

il

s'ennuyait.

noia, la sottile noia circola, infatti, nelle

vene

del-

l'eroe stendhaliano.
le

perci le sue azioni, quanto pi egli


si

vorrebbe calcolate, tanto pi sono casuali. Fabrizio


perch poi l'ammazza?

batte col poco degno avversario Giletta, che 'l'ha assalito:

ma

Le combat semblait
suivaient plus avec la

se ralentir

un peu;
il

les

coups ne se

mme

rapidit, lorsque Fabrice se dit:

la douleur

que je ressens au visage,


de rage cette ide,
il

faut qu'il m'ait

dfigur.
la pointe

Saisi

sauta sur son ennemi

du couteau de chasse en

avant...

Fabrizio, tra gli esperimenti d'amore e quelli di politica,

e di politica profana e

di
gli

politica ecclesiastica,

chiamato dall'arcivescovo, che

apre

la via alla prelatura,


gli stia

nominandolo suo vicario.


a cuore?

cosa che davvero

molto

Fabrice courut au palais archipiscopal

il

fut simple et

modeste, c'tait un ton qu'il prenait avec trop de facilit; au contraire, il avait besoin d'efiforts pour jouer le grand seigneur.

un peu longs de monseigneur Land tirer un coup de pistolet au valet de chambre qui tenait par la bride le cheval maigre? Sa raison lui disait oui, mal son coeur ne pouvait s'accoutumer l'image sanglante du beau jeune homme tombant de cheval,
Tout en coutant
driani,
il

les rcits

se disait:

Aurais-je

dfigur.

Cette prison o j'allais m'engloutir,


ch, tait-elle la prison dont je suis

si le

cheval etbrontant de pr-

menac par

Cette question tait de la dernire importance pour lui, et l'archevque fut content de son air de profonde attention.

IX

STENDHAL
gli

101

Durante
frenabile :

la

sua prigionia, un giorno

comunicano

la

notizia della morte del padre, ed egli

rompe

in pianto irre-

Les juges
dit:

sortis,

Fabrice pleura ancore beaucoup, puis

il

se

Suis-je hypocrite?il me
Un

semblait quejene l'aimais point.

certo interessamento gli nasce col

inizia

con

la giovinetta Clelia,

nuovo amore che come a Giuliano con quello


pi appassionata

per la signora di Renai.


questa volta la donna
delicatissimi :

Ma

anche
tratti

non Tuomo. Abbondano

Le huitime jour de
grand sujet de honte:

la prison ,de Fabrice, elle eut

un bien

elle regardait fixement, et

absorbe dans

ses tristes pense, l'abat-jour qui cachait la fnetre


nier; cejour-lil n'avait encore

Tout coup un
ses

petit

du prisondonne aucun signe de prsence. morceau d'abat-jour, plus grand que la


il

main, fut retir par

lui;

la

regarda d'un air gai,

et elle vit

yeux qui

la saluaient. Elle

ne put soutenir cette preuve


au point qu'elle versait
situation, et

inattendue, elle se retourna rapideraent vers ses oiseaux et se

mit

les soigner;

mais

elle tremblait

l'eau qu'elle leur distribuait, et Fabrice pouvait voir parfai-

tement son motion;


prit le parti

elle

ne put supporter cette

de se sauver en courant.
fascino

Fabrizio, che era stato per tanti anni sotto

il

della sua bellissima, maestosa e intelligentissima zia, la du-

chessa di Sanseverino, sente a un tratto venir


scino,

meno quel

fa-

dopo che r immagine

della giovinetta entrata nella

sua anima.

Ma

sar venuto

meno per sempre?


un peu serieusement sa

Une
tante:
il

nuit Fabrice vint penser


fut tonn,
il

put peine reconnatre son image; le

souvenir qu'il conservait d'elle avait totalement chang; pour


lui,

cette heure, elle avait cinquante ans.

102

POESIA E NON POESIA

qui la forza e la bellezza dell'arte dello Stendhal, in


le

questo rendere s stesso con


le involontarie ironie

sue aspirazioni a vuoto e


le

che ne nascono, con

sue illusioni e

delusioni, con la sua coerenza e incoerenza: riuscendo cosi

a non darsi mai per pi di ci che effettivamente era, un


malato di nervi: un malato che
si

guariva col raccontarsi,

perch

il

suo racconto sempre limpidissimo. Se fosse stato


si

malato anche nell'arte, avrebbe avuto bisogno, come


visto dipoi pi volte, dello stile raffinato, della
artistica , e di altrettali cose
;

scrittura

ma

a lui bast

lo stile

quo-

tidiano e di conversazione, semplice e disadorno, al quale,

com'

noto, egli diceva di aver posto a modello la prosa

del Codice civile.

X
LEOPARDI

Jjo

spirito doloroso del poeta

italiano

Giacomo Leopardi
erano venuti
funereo canto

fu assai presto assunto nella pleiade degli altri spiriti straziati e sconsolati,

che dalla

fine del settecento


al

sorgendo da per tutto e avevano cantato


disperato.

genere umano,

smarrito ormai in un universo senza Dio,

il

Non pare che


il

si

possa non tener conto, per come di nobilt che egli

prendere

rapido formarsi e diffondersi della sua gloria


solco
di dolore

di poeta, di questo

portava impresso in fronte, di questo segno di riconosci-

mento

pei cuori fraterni.


il

Al contenuto sentimentale della

sua poesia

Leopardi dovette soprattutto di poter varcare


gli ostacoli

senza sforzo

che a uno scrittore di classica edu-

cazione, di classico e dotto linguaggio, di classica compo-

stezza dovevano altrimenti opporsi in quel tempo di fervido

romanticismo

letterario, nel prevalere di


al

una

letteratura che

tendeva da un lato

popolareggiante e dall'altro allo sbriverboso, anche in Italia; e per

gliato, sconvolto, facile e

quel contenuto sentimentale e pessimistico egli pervenne a


notoriet ed estimazione europea,

duro pregiudizio

si

credeva che nella provinciale

potesse pi nascere cosa alcuna* di

quando ancora per un Italia non valore universale. E da

104
allora
il

POESIA E NON POESIA


suo

nome

risplendc frammezzo a quelli dei poeti e


il

dei personaggi poetici che rappresentano

dolore

diale, Werther,

Oberman
al

e Ren, Byron, Lenau,

monDe Vigny,

Musset e

gli altri tutti; e

poich

il

filosofo sistematico del

pessimismo rese omaggio

pessimista italiano, fu accostato


I

a quello di Arturo Schopenhauer.


Leopardi e Schopenhauer, e

paragoni e paralleli tra

Leopardi e Byron, Leopardi e Lenau, Leopardi e De Vigny,


simili,

hanno porto argomento


il

a innumerevoli saggi e dissertazioni.

Nel periodo del risorgimento italiano

Leopardi fu

il

poeta dei giovani


:

dei giovani liberali, preparanti guerra


si
il

e rivoluzione
il

cosa da non meravigliare quando

ricordi

nesso, fatto di passione, che strinsero in Italia


il

romane

ticismo sentimentale e

sentimento nazionale,
il

lo

scontento
il

generoso e

il

generoso anelito,

dolore del

mondo

do-

lorg della patria. Perci,

anche prescindendo dalle canzoni

propriamente patriottiche, quei giovani sentirono che un

uomo come
che

il

Leopardi, quasi in virt del suo stesso pessiloro, e

mismo, era dei


se
il

(come disse uno di quei giovani)

destino gli avesse prolungata la vita inflno al


lo

quarantotto, se

sarebbero trovato al loro fianco, con-

fortatore e combattitore. Pure, questo stesso giovane, che

doveva diventare un insigne


e
il

critico,

dopo che ebbe per

al-

cuni anni venerato nel Leopardi l'apportatore della verit


11

maestro della

vita, si avvide, nel 1850,

tempo

di dubitare e

che non era pi gemere ed imprecare, che il dolore che bisogna

umano

seme

di libert,

soffrire

ma

ope-

rando e sperando, e perci conv^eniva


pardi: Leopardi, maestro di vita.

porre da canto Leo-

E dobbiamo
di

porlo da canto anche noi, nella forma

nuova
che

e attenuata che questo fallace concetto

ha

rivestita,

un Leopardi sommo pensatore,


il

le cui

argomentazioni e

dottrine trovino luogo nella storia della filosofia. Si


ter

rammen-

senso di delusione che V Epistolario leopardiano pr-

LEOPARDI

105
(si disse),

dusse quando venne a luce.


trine alle quali

Dunque

codeste dot-

avevamo
il

attribuito valore speculativo,

non

erano altro che

riflesso delle sofferenze e miserie dell' inlo

dividuo? delle infermit che

travagliarono, delle com-

pressioni familiari ed angustie economiche, del

derio di
verit,

vano desiun amore di donna non mai ottenuto? Ma, in non sarebbe occorso aspettare queste rivelazioni

biografiche o aatobiograflche per avvertire la qualit di


filosofia, in quanto pessimistica od otsempre intrinsecamente pseudofilosofia, filosofia a uso privato, per la logica ragione che tutto pu diventare oggetto di giudizi estimativi o disistimativi, di tutto si pu

quel teorizzare. La

timistica,

dir

bene o male, salvo che della realt e della


fini le
il

vita, la

quale

crea essa e adopera ai suoi

categorie del bene e del


inflitto alla realt

male; onde la lode largita o

biasimo

non ha nel suo fondo altra consistenza che quella di un moto passionale, cagionato da buono o cattivo umore, da lietezza, da leggerezza, da insofferenza, da capriccio, da
favorevoli o sfavorevoli contingenze.
filosofia

La

schietta

e seria

non piange

non

ride,

ma

attende a indagare le
i

forme dell'essere, l'operare dello

spirito; e

suoi progressi

sono segnati dalla sempre pi ricca, varia e determinata


coscienza che lo spirito acquista di s medesimo, e gli stessi
filosofi filosofi

che

si

dicono pessimisti od ottimisti, valgono come


il

unicamente per

contributo che, di l dal loro pesalle indagini,

simismo e ottimismo, recano

poniamo, logiche
che sempre
offre se

o etiche, e ad altrettali ordini di problemi, e per esse uni-

camente entrano nella

storia

del pensiero,

storia di scienza e di critica.

Ma
il

per questa parte, che

quella filosoficamente fattiva,

Leopardi non

non
a

sparse osservazioni, non approfondite e non sistemate:


lui

mancava meno nella teoria

disposizione e preparazione speculativa, e


della poesia e
dell'arte, sulla

nem-

quale fu

condotto pi volte a meditare, riusci a nulla di nuovo e

106

POESIA E NON POESIA

importante, di rigorosamente concepito.


(egli

Queste che

io

dico

ingenuamente domandava nel dialogo di Timandro ed Eleandro circa quelle proposizioni sul male e sul dolore),
sono nella
e
si

filosofia verit

principali o pure accessorie ?>


si

faceva rispondere che in esse

raccoglieva

la

so-

stanza di tutta la filosofia.

tale

era l'inganno suo ed

ancor oggi dei tanti che, col ripetere in forma di solenni


filosofemi le deplorazioni sulla vita che dolore e sulla vita

che male, s'immaginano di


sui

filosofare, e anzi di filosofare

sommi

veri.

Se cosi

fosse, la filosofia

l'opera sua

da

secoli, anzi

avrebbe compiuto da che uomo uomo, perch


sono uscite sempre dal petto

quelle proposizioni affettive

dell'uomo e appartengono

ai

comuni

intercalari.

Anche conviene

far la tara a

un'altra e pi recente

esagerazione, sorta specialmente da quando stato pubbli-

Leopardi venne annotando per Che dal Leopardi ci sia ad imparare molto per l'esercizio dell'arte letteraria, massime ai
cato lo Zibaldone^ in cui
i

il

pi anni

suoi pensieri.

tempi nostri nei quali

la disciplina letteraria stata

spesso

trascurata, nessun dubbio:

ma

altrettanto

da imparare
al-

da
e,

tutti gli altri scrittori che,

come

lui,

studiarono l'arte,

per citarne uno della sua statura, dal Foscolo, e un


e che
egli aborriva, e

tro che lo aborriva

che pure era


stile,

gran conoscitore dei segreti della lingua e dello

dal

Tommaseo, e altri d' inferiore statura, ma accurati e sottili come solevano essere i puristi, dal Cesari o dal Puoti; e c' da imparare in altro verso dal Manzoni e dai manzoniani. Tutti maestri

o modelli di qualche cosa, e nessuno


<

maestro o modello in senso assoluto, perch


Leopardi non poteva essere
(e

modello

il

questo chiaro) se non al


farsi pedestre imiil

Leopardi stesso, e sempre chi non vuol


dello.

tatore deve creare di s stesso a s stesso

proprio modispute sulalle

Vanissime dunque sono da reputare


che
il

le

l'indirizzo

Leopardi avrebbe segnato

lettere

X
italiane, e

LEOPARDI

107

che non sarebbe stato poi seguito, e che conlo stile del Leopardi ma, come non potevano essere adottati

verrebbe ora seguire. La lingua e

stavano bene a

lui;

dal contemporaneo Manzoni, semplicemente perch lo spirito del

Manzoni non era quello del Leopardi,

cosi

nem-

meno,

nelle generazioni successive, dal Carducci o dal Verga.

Le considerazioni che sono venuto facendo vogliono essere, secondo il mio solito, una serie di eliminazioni col fine di sgombrare problemi insussistenti o estranei, e giungere alla considerazione della poesia leopardiana, che Tunica
cosa che qui importi. Giungere o piuttosto tornarvi, per-

ch anche

la

poesia del Leopardi stata molto e


in Italia, e anzitutto

sottile-

mente studiata

da quel giovane pa1

triota del quarantotto,

Francesco de Sanctis, che fu tra

primissimi a riporla assai in alto e a ricongiungerla al

moto

dello spirito europeo


le

^ e che
<

poi, vecchio e presso

morte, ripigli

indagini sul

poeta prediletto della sua

giovinezza, e cominci a scrivere intorno a lui un libro

che dei suoi

pili

meditati e accurati, sfortunatamente


il

ri-

masto a mezzo. Dopo

De

Sanctis, l'indagine critica sulla

poesia leopardiana non stata intermessa e negli ultimi

tempi ha dato molti e buoni


l'arte e

frutti.

Nondimeno, qualcosa
concetti coi quali va in-

ancora da dire o da chiarire sul carattere generale di quelgiova stringere in breve


i

tesa e giudicata.

Che cosa

fu la vita del Leopardi?

La

vita, ossia

il

proil

cesso spirituale nel quale l'uomo esprime e configura

proprio sentire, determina e particolarizza


siero,

il

proprio pen-

afl'erma
il

nell'azione le sue aspirazioni, e


in s, attua, pi o
il

esplica

germe che portava

insomma meno este-

samente,

ma

pur sostanzialmente,

proprio ideale? Fu, per

Si

veda quanto

il

De

Sanctis dice nella sua autobiografa, e in

particolare le lezioni del 1842, edite da

me

in Critica^

XIV,

22-25.

108
dirla con un'

POESIA E NON POESIA

immagine rozza ma
che
si

efficace,

una

vita stroz-

zata. L'adolescente

addestrava con gran fervore e


filologo,

con assidue fatiche a diventare un


tra
tra

un dotto

delle

lingue e letterature e antichit classiche, a prendere posto


i
i

giganti di questi studi, tra

Mai e
il

Borghesi, e forse

Niebuhr e

-i

Mtiller e

Bckh;

giovane che chie-

deva e aspettava trepido le gioie delFamore e si apriva a impeti nobilissimi e ad opere di patria e di umanit; il poeta che forse si preparava in lui attraverso esercitazioni e prove
varie, e pi nel rapimento dei sogni;
viarsi verso la gloria e
fatto

si

senti, al

primo av-

Tamore, premuto, avvinto e soprafda una forza brutale, da quella che egli chiam^ la

nemica Natura

che

gli

spezz

gli studi, gli proib

pal-

piti del

cuore, e lo rigett su s stesso, cio sulla sua of-

fesa base fisiologica, costringendolo

a combattere giorno

per giorno per sopportare o lenire

il

malessere e

le soffe-

renze fisiche che lo tormentavano invincibili. La rinunzia


finale alla filologia, segnata dalla

consegna dei suoi qual'abbandono


di

derni

di

studi giovanili

al

De

Sinner, non ebbe motivo

intellettuale,

non fu come per

altri

una

cer-

chia di lavoro per un'altra diversa o pi ampia,

ma

sem-

plicemente una necessit impostagli dagli occhi che non


gli

prestavano

il

loro

ufficio, dall'impossibilit del

lavoro

continuato e metodico.
le

la stessa dolorosa necessit,


i

con
della

aggiunte

difficolt
il

economiche, determin

modi

sua vita affannosa,

cangiar soggiorno in cerca di pi

adatte condizioni fisiche e morali e di lavoro non troppo


disadatto,
il

tentare sempre nuovi accomodamenti, nei quali

non

si

adagi mai e solo ebbe,

ma

di rado, qualche tregua,

qualche periodo tollerabile o qualche fuggevole respiro. Si


pensi per contrasto ad altre vite, e non gi calme e
felici,

ma
e
si

travagliate e burrascose,
e
il

e,

per esempio, a quella di


il

Ugo Foscolo;
svolse, e

si

mostrer evidente che

Foscolo visse

povero Leopardi no. La solennit della

X
Storia

LEOPARDI
il

109
e

che riconduce neiranimo

dramma deirumanit
la

muove ad ammirazioni ed entusiasmi;


che investiga la mente umana, e con
attinge stenebra
i

sublime

filosofia,

la luce

che in essa

misteri dell'universo

e rende
si

compren-

sibile la realt; la politica, nella

quale

genera,

amando

e lottando, la

nuova

storia;

Tamore

e la famiglia, che ri-

danno

in perpetuo fanciullezza e giovent al

mondo; que-

ste e ogni altra

forma di umana operosit rimasero distac-

non ne god le gioie, non Tronco che sentiva e penava, egli era addetto a s stesso, unicamente a s stesso, al problema elementare del respirare e vivere. E quando trovava qualche alleviamento, quando per qualche ora o per qualche giorno gli era consentito ripigliare una qualche attivit, la
cate da lui, estranee, lontane:
i

ne sofferse

dolori.

materia che, in quei brevi intervalli,

gli

si

porgeva
la

alla

contemplazione e meditazione non poteva non essere


la prigione nella quale era rinserrato e

sua

stessa immutabile condizione travagliata, divenuta per lui

donde non sperava


il

pi di venir fuori.

E
gli

dal petto gli usciva

rimpianto per

ci che sarebbe potuto essere e

non

era, per la

promessa
di

che la natura non


si

aveva attenuta;

nell'intelletto gli

formava un giudizio, che a poco a poco prese veste

teoria filosofica, sul male, sul dolore, sulla vanit e nullit


dell'esistenza, e che intrinsecamente,

esso stesso

come si detto, era un rimpianto, un'amarezza, un sentimento larinfelice.

vato, proiezione raziocinante del proprio stato

questo rimpianto, e a questa teoria di rimpianto e di accusa,


si

restringeva

il

suo orizzonte spirituale qui, nella con;

templazione e nella rifiessione su questo mistero di dolore,


era l'unica fonte d'ispirazione della sua fantasia, l'unico

punto di meditazione del suo pensiero.

non

stato considerato talvolta

il

Leopardi come un poeta


si

filosofo,

cosa che, per

le

spiegazioni ora date,

dimostra

esatta per lui

come

sempre inesatta per ogni poeta.

110

POESIA E NON POESIA

La sua fondamentale condizione di spirito non solo era sentimentale e non gi filosofica, ma si potrebbe addirittura definirla un ingorgo sentimentale, un vano desiderio e una
disperazione cosi condensata e violenta, cosi estrema, da
riversarsi nella sfera del pensiero e determinarne
i

concetti

giudizi. Anzi,

sempre che quella disposizione d'animo,


si

dimentica del suo vero essere, prese a comportarsi come


se fosse una raggiunta posizione dottrinale, e
atteggi

critica,

a polemica, a satira, ne venne fuori quella parte

dell'opera del Leopardi che da riconoscere francamente


viziata: le pi delle Operette morali^ e, in verso, segnata-

mente
si

la

Palinodia e

Paralipomeni. Dottrinalmente, egli

era cacciato in
la

Giudicava che

una via senza uscita, in una lotta sterile. vita fosse un male, da essere vissuta con
;

l'amara coscienza di questo male radicale


fronte altri uomini che per questa parte

e si trovava di

pensavano ossia

sentivano diversamente da
delle loro forze fisiche,
i

lui,

perch potevano disporre

loro

nervi erano calmi, l'animo


li

equilibrato, e la gioia del vivere


la
li

dominava
li

animava,

speranza loro sorrideva, l'azione

infervorava, l'amore

inebbriava, e ai dolori e alle avversit resistevano met-

tendoli tra le eventuali dificolt da aff'rontare,

quando non

ne erano attualmente

colpiti, e

con

l'affrontarli e superarli

quando ne erano

colpiti, e alla

morte non pensavano, conal detto

formandosi consapevolmente o inconsapevolmente


antico, che la morte

non concerne

vivi,

perch sono vivi,

n i morti, perch sono morti. E a codesti uomini egli avrebbe voluto persuadere che avevano torto e che dove-

vano disperare con lui. Ma col sentimento non si ragiona. Nel fronte di una rustica casetta del Tirolo si leggeva anni or sono (e non so se vi si legga ancora) una scritta in versi
tedeschi, che diceva: Vivo,

ma

per quanto tempo? Morr


e,

senza sapere n dove, n (quando. Vado non so dove,

con

tutto

ci,

stupisco di essere cosi gaio. Signor Ges,

rSm

LEOPARDI
Il

Lll
si

proteggete la mia casa!.


si

Leopardi non

stupiva,

ma

sdegnava che
li

gli

uomini fossero, con tutto

ci, cosi gai;


farli

chiamava codardi, voleva confonderli e


il

vergo-

gnare e
ci,

convertirli, cio infondere in essi, sotto specie di

raziocini,

suo personale stato d'animo, e ricorreva peroratori,

come a motivi

allMronia,

al

sarcasmo e

al

grottesco.

quelle,

tra

le

Operette morali, cosi intonate

riuscirono di necessit frigidissime:

vani sforzi di

offrire
il

rappresentazioni comiche (che non lo spirito polemico e

malumore ma
monologhi

solo lietezza e serena fantasia possono gene-

rare); personaggi,
;

che sono meri nomi; dialoghi, che sono

prosa lavoratissima

ma

estrinseca, e che tiene

sovente qualcosa del vaniloquio accademico.


in prosa irrise la fede del

E
il

in verso e

nuovo

secolo, l'incessante accre-

scimento e ampliamento dello spirito umano,


e irrise
il

progresso,

liberalismo e

tentativi di riforme e rivolgimenti,

e gli studi di economia e di scienze sociali, e la filosofia


dei nuovi tempi che
si

affermava nei grandi pensatori di


si

Germania, e
europee, e
lit,
i

la filologia che

permetteva di rompere

gli

schemi tradizionali e scoprire parentele tra le lingue indoinsomma ogni cosa che desse indizio di vitadi inventi vita, di ardimento. Certe volte, nel leggere
si

dialoghi delle Operette morali

presentano con insistenza

al ricordo (e

non sono io che ho provato pel primo questa impressione, perch vedo ora che la prov anche il Pascoli) certi altri Dialoghetti, vergati dalla penna reazionaria del conte Monaldo, e si sente la somiglianza non solo nella

comune

predilezione letteraria per quel genere accademico,

per quelle tanto abusate imitazioni da Luciano, per quei

ragguagli di Parnaso,

ma anche
si

nello spirito angusto,

retrivo, reazionario, nell'antipatia pel

nuovo e vivente; e
agli occhi

par di assistere alla visione che


peste e delirante gli apparvero

offerse

del

reduce Renzo, quando sulla faccia di


i

Tonio ammalato di

lineamenti di Gervasio:

112

POESIA E NON POESIA


il

la peste, togliendogli
gli

vigore del corpo insieme e della


in ogni suo atto

mente,

aveva svolto in faccia e

un

pic-

colo e velato
tato fratello

germe

di somiglianza che

aveva con T incane in quelle

del

malsano in quelle prose

palinodie e paralipomeni, e lo stesso

De

Sanctis fu tratto
e

a parlare del
tellate
si

cattivo riso

che vi

si

avverte, e delle

col-

che
,

lo scrittore tenta di

dare

con

la gioia di chi

vendica

e di un'
si

il

inimicizia per la stirpe

umana
ci

nella quale

sente

repulso

Su

ci

conveniva che

fermassimo un momento in considerazione della consueta


inintelligenza

onde

si

esaltano quelle scritture

come

puris-

sime opere

di fantasia, di pensiero e d'arte;


,

ma

affrettia-

moci ad aggiungere che quel riso cattivo quello sfogo di rabbia, veramente da mettere sul conto della natura
a* lui

matrigna e crudelissima, sul Leopardi malato


libro del Ranieri, pi realistico di

(al

quale

si riferisce il
si

quanto non
ogni caso,

voglia consentire), e se merita le nostre riserve di cri-

tici,

comanda

la

nostra piet di uomini,


il

e,

in

non vale a cangiare


bilt del carattere di

giudizio gi recato suir intima noli-

Giacomo Leopardi. L'irrisore del


suoi amici fra
i

beralismo ebbe

tutti

liberali, e

il

disprez-

zatore degli uomini

non anel mai ad

altro

che ad amare

ed essere amato. Oh, se un raggio di sole avesse fugato dalle sue vene la malattia che lo avvelenava, disciolto il
torpore che lo aggravava
e,
!

Egli sarebbe subito sorto in piedi


di quella

con meraviglia pi grande

che cant nel Elil

sorgimento, avrebbe guardato con nuovi occhi

mondo

veduto dissiparsi in lontananza

neri grovigli dei fantastici

pensieri, e la forza di operosit,


.si

compressa in fondo a
artistico,

lui,

sarebbe dispiegata generosa e benefica.

Per ritrovare,
lemizza,

sotto

il

rispetto

il

Leopardi
egli po-

schietto e sano bisogna

dunque

cercarlo,

non dove

ironizza e satireggia, e ride male,


;

ma

dove

si

esprime serio e commosso

e questo

il

Leopardi migliore

LEOPARDI

113

delle stesse Operette^ quello, per es., di alcune pagine del

dialogo di
al

Timandro ed Eleandro, che tanto

si

avvicinano

tono delle pi belle lettere ^q\V Epistolario. Al qual pro-

posito bisogna notare che la questione che stata agitata,

si

agita ancora, sulla

prosa

leopardiana, da alcuni

lodata classica e marmorea, da


tificiosa, e della

altri

giudicata alquanto aril

quale

altri

disputano se sia

tipo di prosa
, in

che convenga o disconvenga alla letteratura italiana,


quest'ultima parte,
nelle altre

come
la

si

detto, priva di significato, e

due posta male. La prosa del Leopardi indubconcezione stessa e


il

biamente viziosa dove


gliato,

tono sba-

ed

egli si sforza e
si

stenta e accatta false graziette,

ma

bellissima dove

fonde davvero col pensiero. Anche

in qualche punto dei Paralipomeni, e in contrasto stridente

con r intonazione generale del poemetto,

il

Leopardi
si

rila-

scia la tensione ironica e di voluta celia, e

esprime con

semplicit,

come

nelle note

ottave sull'Italia o neir apo-

strofe alla bella Virt, e quei versi sono rimasti nella

meil

moria. Pure, dopo questo criterio della difiBdenza verso

Leopardi polemico e ironista, un altro necessario tenere


presente che
si

riferisce

appunto

al

Leopardi serio e com-

mosso,

al

Leopardi che tutto pieno del suo dolore e del


poich l'estrema
interiore,

suo doloroso pensiero.

Questa sua condizione

di

spirito,

punta e

la conclusione di

un processo
si

non

si

pu
cre-

negare che abbia dello statico: onde nella sua forma oggettiva, riflessa e teorica

presenta

come un domma

duto e inculcato,

e,

nella sua forma soggettiva, quasi

una

epigrafe posta sulla propria vita, ormai chiusa.

Sembra che
drammatica,
esterno
di

nemmeno da
lirica,

ci

possa sgorgare la

lirica,

che, per esser


e

sempre insieme intimamente epica


si

molteplicit che

raccoglie in unit,

mondo

che

si

ritrova

serie di

come mondo interno. L'esposizione pensieri, di un catechismo pessimistico, e

una

l'asser8

B. Croce.

114

POESIA E NON POESIA

zione di una rassegnazione disperata, di una rinunzia o di un rinnegamento, sono di l o di qua dalla poesia. Perci la didascalica ha non piccola parte nei canti del Leopardi, e vi si trova sparsa un po' dappertutto, col suo tono prosaico, anche quando non riempie un intero componimento come V Epistola al Pepali o uno quasi intero come la Ginestra, e non bene stata paragonata alla didascalica
poetica del Paradiso dantesco, perch spesso somiglia piuttosto a quella

con cui Dante, abbandonando


altre simili. Tali sono

le dolci

rime
la

d^amore che soleva cercare pei suoi pensieri, verseggi canzone sulla nobilt e
Ginestra:

versi della

Nobil

natura quella Ch'a sollevar s'ardi-

sce, ecc. Altre volte, piuttosto che didascalica un'oratoria,


*si

un

atto

d'accusa,

una

serie d'interrogazioni, quali

rivolgono a un accusato, alla virt, alla natura, al mi-

stero delle cose

come

nel Bruto o nel Canto notturno,

non meno spesso, c' nei canti leopardiani, l'asserzione del dolore come di un fatto storico, di un riconoscere o ribasi manifesta in un certo tono secco, sommarie e scarne, che sono non la vita in atto, in frasi ma il compendio riflesso della vita, la sua concettualizzazione. Il breve carme A s stesso pu valere in esempio di questa epigrafica, che non sembra possa dirsi lirica: Peri l'inganno estremo. Che eterno io mi credei. Peri. Ben sento

dire che cosi ; e ci

In noi di cari inganni.


spento... . Certo
il

Non che

la

speme,

il

desiderio

tono qui

come
(e

altrove cosi doloroso,

cosi accorato, cosi desolato, cosi

scevro di civetteria del

dolore, che

non pu non produrre

sempre ha prodotto)

profonda impressione e ispirato una sorta di riverenza.

Ma

non

da disconoscere, d'altra parte, che in questi come


si

in altri casi simili

ha, piuttosto che poesia,

una notazione

di sentimenti o di propositi, che

non vanno
si

oltre la cerchia

dell'individuo.

Una vicenda

opposta

osserva in qualche
il

raro caso (un paio di volte in tutto), in cui

Leopardi

LEOPARDI

115

tenta di esprimere direttamente la piena dell'affetto:


volta dell'affetto

una

amoroso

di

cui gli

risorta la cocente
riaprirsi del suo

brama, nel Consalvo^ e un'altra volta del

animo

alle

commozioni

della

vita, nel Risorgimento,

Ma,

nel Consalvo, c' qualcosa di quei solitari vaneggiamenti

amorosi, dei quali


gimento,
il

il

Ranieri fu talora testimone; e nel Risor-

moto d'animo da esprimere non trova l'adeguata

e propria forma e viene dall'autore incanalato nel letticciuolo


delle strofette metastasiane tra descriventi e cantanti.

Dov',
insinuare

dunque,
che

la

poesia del Leopardi?

(si

domansi

der): qui no, l no, in quell'altro luogo neppure:


forse
il

vuol

Leopardi non fu in alcun modo


si

poeta?

Ebbene,

dove

trovi la poesa

del

Leopardi

gi additato dalla

comune coscienza

critica, la quale,

dopo
i

avere accolto freddamente

le Operette morali, rifiutati

Pa-

ralipomeni e la Palinodia, accusata di prosaicit la Ginestra e altri carmi, con atto risoluto e per opera del

De

Sanctis

e facendo gridare
al Carducci),

fanatici del patriottismo (dal Settembrini


le

riconobbe altres che

prime canzoni sono


che

oratoria e oratoria di scuola, che di quelle parenetiche o

imprecanti
ci

si

salvano poeticamente solo alcuni

tratti,

sono riserve da fare su parecchie -delle restanti, e indi< idilli


,

rizz l'ammirazione soprattutto ai cosi detti

a quelli
idilli.

giovanili

e ai posteriori,

ai

piccoli, e ai
d.al

grandi

Basta,

me

sembra, guardarsi

materializzare

que-

sta predilezione in

una esclusiva
il

e totale lode data

ad

al-

cuni particolari componimenti, e intenderla nel suo senso


ideale e profondo, per ottenere
la criterio

onde

si

discerne
detto,

vera poesia del Leopardi.

Il

quale,

come abbiamo

un escluso dalla vita, ma non si che non avesse nel primo tempo giovanile sognato, e sperato e amato e gioito e pianto, e non gli accadesse di poi, in certi momenti, di risentirsi vivere e l'animo gli si riaprisse alle trepide comfu

mozioni. In questi momenti in cui egli, nel lontano o nel

1L6

POESIA E NON POESIA


si

prossimo ricordo,
fantasia
si

rivedeva coDgiunto col mondo,


:

la

sua

mosse poeticamente
si

che la poesia potr essere


gelida e acosmica. Sono

tutto ci che
i

vuole,

ma non mai

momenti

della Sera del di di festa, della Vita solitariay

6.q\V Infinito^ del

Sbato del villaggio, della Quiete dopo la

tempesta, delle Ricordanze, di Silvia. Allora la sua parola

acquista colore,
di

il

suo ritmo

si

fa dolce e flessuoso e pieno

armonie

e di intime rime, la

commozione trema

riflet-

tendosi nella pura e lucente goccia di rugiada della poesia.


L'effetto tanto pi potente

quanto pi quei momenti di

vita, quegli sguardi rivolti al

mondo

circostante,

non per

rigettarlo

ma

per accoglierlo in s simpaticamente, quegli

impeti di desiderio, quelle speranze d'amore, queir intenerimento, quella soavit hanno quasi del furtivo, sono strappati al

duro destino che intorno preme,


la

al gelo

che invade,
loro par-

si

esprimono con
incanto,

ritenutezza, la modestia, la castit

di chi dice cose a lui

non pi consuete. Donde

il

ticolare

il

lieve incarnato

nel pallore di questa

poesia, che fa impallidire al confronto molta letteratura dai


ricchi e vivaci colori. Chi

non porta

nella

memoria
divine

e nel

cuore

le

immagini che
al telaio,

in essa affiorano, le

immaumile

gini, figure di fanciulte, aspetti di paesaggio, opere di

gente? Silvia
la

che canta nel maggio odoroso, con


e
il

mente piena
il

di

un vago sogno,

giovane signore che

lascia le carte e tende l'orecchio al suono di quella voce, e

congiunge

suo al sogno della fanciulla;


il

le

sere nel
il

giardino della casa paterna, e

cielo

stellato, e

canto

della rana, e la lucciola che erra presso le siepi, e le voci

domestiche che intanto


desiderio e
il

si

alternano tra le mura, mentre


il

il

pensiero navigano nell'infinito;

tranquillo
in

villaggio alla sera del sabato con la ragazza che


i

ha

mano

fiori

per adornarsi
i

il

domani, e la vecchiarella che ciarla


che saltano e gridano, e
lo zap-

del passato, e

fanciulli

patore che torna alla sua parca

mensa pensando

al

giorno

X
del sud riposo, e
il

LEOPARDI
il

117

fabbro e
il

falegname che, quando gi


loro lavoro, e
il

tutto dorme, affrettano

compimento del

lume che traluce

dalia chiusa bottega ne d indizio;

la
; il

sera del giorno festivo, piena di tristezza, col ricordo del

canto che s'ode morire a poco a poco lontanando


solitario

margine del lago,


si

di taciturne piante incoronato ,


si

presso cui egli

assideva e

abbandonava
simili,

si

faceva

immoto con l'immota natura; l'impressione della vita che


si

ravviva dopo

la

tempesta; e altre
parole

nuove ed eterne,

creazioni?

le

definitive, coijie:

Quando

belt
i

splendeva Negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi


perfetti
:

versi

<

Viene

il

vento recando

il

suon dell'ora Dalla


la

torre

del borgo...

Dolce e chiara
di

notte e senza

vento... .

altri

Con questi momenti

ricordi
in cui
gli
il

vita salgono
si

alla

poesia quegli

Leopardi
e,

raccoglie in

un mondo
l'amore

intellettuale

che

caro

per cosi dire,


morte,
e

ama

e insieme con l'amore Pensiero dominante e in

ama

la

come

nel bellissimo

Amore

Morte^ che, pur sotto forma


;

meditativa, non sono didascalica

non didascalica

ma

drammatica
timo amore,

V Aspasia,
si

in cui egli, dal naufragio dell'ulsulla

raccoglie

ferma sponda

dell'intel-

letto e ritrova la

sua forza nello spiegare a s stesso quello

che

gli

accaduto, e nel teorizzarlo, e l'antica seduzione

ancora vibra nell'anima,


sata e di dominarla

ma

egli

crede di averla sorpas-

merc quella calma nel pensiero.


poetici di rado o

Vero che

momenti
di s
i

non mai

infor-

mano interamente
o in quello
stile

carmi del Leopardi, e quasi sem-

pre, o sempre, trapassano nella didascalica e nell'oratoria

secco ed epigrafico a cui abbiamo gi ac-

cennato. Nel Saliato del villaggio la scena poetica che avrebbe

dovuto suggerire coi suoi


aspettata, che
tasia,

stessi tocchi

il

pensiero della gioia

unica e vera gioia, della gioia di fancritica riflessione e appesantita

commentata da una

118

POESIA E NON POESIA


di rettorica esor-

da un allegorizzainento, che prende forma


tazione al
forse
il

garzoncello scherzoso

Nella stessa Silvia, che

capolavoro, quella

ha

dell'astratto, e

Speranza dell'ultima parte non senza ragione (sebbene abbiano torto

nel fatto) alcuni interpreti e

molti lettori sono

portati

fondere

la

Speranza con
il

Silvia,

ravvivandola con questa


e con lei

fusione, a far che

poeta abbia una giovinetta e non un'al

legoria

cara compagna dell'et sua nova


>

tanto ragioni insieme

di diletti,

amore, opere ed eventi.

Questi passaggi dalla poesia di un tono a quella di un altro


o dalla poesia al diverso della poesia e all'inaridirsi della

non potrebbero essere mostrati se non con l'esame esame che stato in molte parti assai ben compiuto dal De Sanctis nel frammento del suo libro sul Leopardi, e da pi recenti studiosi. Anche in tale esame particolare si pu veder pi chiaro in quello che si
poesia,

dei singoli componimenti:

suol chiamare lo stile poetico del Leopardi:


sintassi,
i

la lingua, la

metri. Eletto sempre


i

come

stile di squisito
i

umasuoi

nista,
affetti

il

quale nell'esporre

suoi pensieri o nel dire e

non poteva ricorrere a parole

modi convenienti a
e

poeti di altra provenienza e di formazione, pi socievoli e

popolari, sa pur diventare a volte semplice

immediato,

senza abbandonare quella elettezza e solennit di modi;

ma

altre volte, in certi atteggiamenti ritmici e in certa fraseo-

logia, soggiace

a formolo letterarie, perfino di letteratura


es.,

metastasiana e arcadica, per

neV Amore
ha,
il

M&rte:

Cose

quaggi
ciono la
leziosi

si belle,

Altre

il

mondo non
e
il

non han

le stelle ;
,

e nel Sabato del villaggio, dove, oltre

garzoncello

spiac-

donzelletta

raazzolin di rose e di viole,

non degni del rimanente. Perch

questa sar

l'ultima delle osservazioni critiche e metodiche che ho voluto

proporre in queste brevi note


dalla

non bisogna lasciarsi fermare


si

somma
la

correttezza e propriet ed eleganza con la


presenta,

quale

poesia del Leopardi

ma

guardare in

X
l e

LEOPARDI

119

osservare che sotto quella irreprensibilit letteraria,


si

se

non
il

avverte mai vuoto nel pensare e nel sentire,


si

nondimeno, poeticamente,
ora
pieno e ora
il

ritrova ora

il

forte ora

il

fiacco,

lacunoso, e affermare che la poesia


di

del Leopardi assai pi travagliata


spetti o di

quanto non

si so-

quanto non

si

creda. C' in essa deir arido, c'


letterario, e c'

della prosa, c' del

formalmente

insieme
e forse

poesia dolcissima e purissima e armoniosissima ;

quell'impaccio, che precede o segue

liberi
il

movimenti della

fantasia e del ritmo, fa meglio sentire

miracolo della crea-

zione poetica.

XI

ALFREDO DE VIGNY

D,u

pensieri occuparono la

mente

di Alfredo

de Vigny

negli anni giovanili, e gli erano suggeriti dalle esperienze


della sua duplice vita, di
scrittore e di soldato: l'uno
il
il

rapporto di

diritti e

doveri tra artista e societ, Taltro,

frequente dissidio tra dovere di soldato e coscienza d'uomo.

Ma

l'uno e l'altro erano piuttosto smarrimenti e tormenti

dovuti a delicata sensibilit, che non quesiti teorici: perch

a quali doveri vien meno la societ verso


anzi, quali
tisti?

gli artisti? e

particolari doveri ha
bens verso

la societ verso gli ar-

Ne ha

l'arte, cio di sforzarsi,

quanto megli artisti,

glio pu, di gustarla e comprenderla;


gli stessi,

ma, verso

n pi n meno, che verso

tutti gli altri suoi

componenti.

Che
che ci
trattarli

se si

adduce che

gli artisti

sono inesperti

al pari

di fanciulli e irritabili
sia,

come

infermi, dato e

non concesso

da temere che,
si

col prenderli sotto tutela, col

da

fanciulli e
li

da infermi,

col procurar d'indiriz-

zarli

e di guarirli,

annulli in quanto artisti: sicch

sarebbe quasi da giudicare cosa pi austera, e pi giovevole, che la societ


li

tratti

(secondo un'immagine di Jean

Paul)

come

fringuelli, accecandoli ossia lasciandoli avvol-

gere nelle tenebre delle angosce, per amor della poesia, per

XI
udirli cantare!

ALFREDO DE VIGNY
ag^itata dal

121

La questione
il

De Vigny

era, in

verit, priva di

capo e di coda; e concetti fantastici egli


posto che tiene l'arte nello spirito, as-

accarezzava circa

serendo che la vita artistica superiore a quella pratica e


politica, e

che coloro che fanno di un foglio di carta, di


di

una

tela,

un marmo,

di

un suono

des choses impris.

sables, sono
scrisse,

les

premiers des

hommes

Ci che egli

dunque, su questo proposito, non pu avere altro


;

valore che di documento del culto romantico del Genio

e,

per altro verso, di documento delle personali inquietudini

che travagliavano
litari e

lui.

De Vigny.
il

N ha maggiore
vita
di
difficolt

consistenza

contrasto tra doveri mi-

doveri umani, uno dei tanti casi che occorrono nella


e lotte interiori da sostenere, vincere e
si

comporre; e se in quel caso non


vuol dire che

ha

la forza di

domi-

narle o la vittoria lascia piagati per sempre ed esauriti,


si
il

poco adatti alla professione del militare,


Il

come appunto
radosso,
il

De Vigny.

quale anche in questa parte

ebbe concetti poco

solidi, e Tesercito gli

sembrava un pa-

une sorte de nation dans la nation >, quasi che

medesimo non si possa ripetere per qualsiasi altra sper industria e pel commercio, per Tarte e per la chiesa; e finiva col troncare il nodo gordiano merc la sentenza che la philosophie a heureusement rapetiss ia guerre, les negociations la remplacent, la mcanique achcificazione, per

vera de l'annuler par ses inventions

Problemi teoricamente insussistenti,


sioni e sofferenze reali, e perci
i

ma

punture e delu-

libri

che quei pensieri


che teoricamente
fini

gr ispirarono.

Stello,
et

il

dramma

Chatterton, la raccolta di

racconti Servitude

grandeur

militaii'es,

stringono poco, sono pieni di osservazioni

e di tratti

commossi. Meno

felice

il

dramma,

nel quale la tesi d

non
le

so che di freddo e artificiale alla rappresentazione;

ma

pagine di Stello (dove

si

ammira

tra Taltro un'acuta psico-

122

POESIA E NON POESIA


i

logia dei terroristi del '93), e soprattutto

racconti militari

con
la

quelle figure di vecchi troupiersj che

hanno

inferto
fu-

morte per ordine e per dovere professionale, hanno

cilato per altrui sentenza forse iniqua

pandolo alla sposa che ne

un giovane strapdivenuta per sempre demente,


il

e trafitto un adolescente accanto al padre dai capelli bianchi, e

stato

non un

si

sono pi consolati di ci che per

loro cuore

delitto, e

aspettano e quasi cercano la morte,

quelle pagine e quei racconti penetrano profondo nell'anima


di chi
li

legge.

festa nello stile

La dolorosa seriet del sentimento vi si maninudo e incisivo, tutto cose e pensieri, disdeil

gnante

la facondia e
il

luccicore. Passa in

uno

di essi

NapoFon-

leone, di cui

De Vigny

sfata gli atteggiamenti, che quegli


ritrarlo in colloquio a

sapeva prendere cosi bene, col


gettare sulla faccia

tainebleau col papa italiano, esperto di cuori umani, e fargli

una volta: Commediante! e un'altra: Tragediante! ; e quando il grand' uomo si rivolge e parla al modesto ufficiale, al quale il De Vigny mette in bocca il racconto, neanche costui si lascia trascinare, come tanti altri, dall'abile inscenatura dell'allievo di Talma: Je sentis pourtant que c'tait l une force fausse et usurpe. Je me
ment! Son attitude, sa voix, son gesto ne sont qu'une pantomime d'acteur, une misrable parade de souverainet, dont il doit savoir la vanite. Il n'est
revoltais, je criais:
Il

pas possible qu' il croie en lui-mme aussi sincrement

Il

nous dfend tous de lever


dessous. Et que voit-il?

le voile,

mais

il

se volt

nu par-

Un

pauvre ignorant

comme nous
De
Vi-

tous, et, sous tout cela, la crature faible >. Servitude etgran-

deur miUtaires
'

il

segno

pi. alto toccato dall'arte del

gny nella prosa, nella quale tent ancora, ma pi debolmente, il romanzo e il dramma storico con Cinq Mars e con la Marchale d^ Altere.

sebbene nei suoi versi della prima epoca


tratti

vi abbia parecchio di esercitazione o d'imitazione, vi s'in-

contrano altres alcuni componimenti e

di

componi-

XI

ALFREDO DE VIGNY
II

123

menti, stupendi di schiettezza e di originalit.


di loa

poemetto

cade nel

mostra inesperienze di fattura e altres, qua e l, trito; pur tuttavia, poeticamente mossa quella

purissima creatura angelica, Eloa (formata da una lacrima di piet che still dall'occhio di Ges!), quando, all'udir
parlare, su nel cielo, con orrore, del colpevole e reietto
cifero,

Luso-

spinta a

non respinta da un fremito un gesto soccorrevole:

di ripugnanza,

ma

Son premier mouvement ne fut pas de fremir, Mais plutt d'approcher corame pour secourir;

La

tristesse

apparut sur sa lvre glace


s'ofifrlt

Aussltt qu'un malheur


Elle apprit r ver...

sa pense:

Le Cor, che rende V impressione del suono del corno udito tra le montagne (cDieu! que le son du Cor est triste au
fond des bois!
cisvalle, di
),

e rievoca la leggenda di Orlando a Ron-

un eroico non trionfante ma tragico. E la tridomina nel racconto del vecchio comandante che rimpiange la sua bella nave che combattette e col in fondo al mare ad Aboukir {La fregate La Srieuse '). Ma il capolavoro di questa prima serie , senza dubbio, Mmse,
stezza eroica
*

composto dal De Vigny a venticinque anni: Mos, che sale solo sul monte, gi in vista della terra promessa, e tutto il
suo popolo, fermo nel piano, canta l'inno di gloria; ed egli
intanto
si

sente piegare sotto

il

giogo della propria granin-

dezza e possanza: stanco e devastato da tutto quanto,


umanit,

nalzandolo, strumento di Dio, sopra l'umanit, gli ha tolto


gli

ha

fatto

il

deserto intorno, deserto di amore,

di amicizia, di confidenza, di
al

compagnia.

questo egli dice

Signore come in un cantico a pi riprese, chiedendogli,


la

a pi riprese,
Sitt

morte:

que votre souffl a rempli le berger, Les hommes se sont dit: Il nous est tranger;

124

POESIA E NON POESIA

Et les yeux se baissaient devant mes yeux de fiamme, Car ils venaient, hlas d'j'- voir plus que mon me. J'ai vu l'amour s'teiadre et l'amiti tarir;
!

Les vierges se voilaent et craignaient de mourir. M'enveloppant alors de la colonne noire, J'ai marche devant tous, triste et seul dans ma gioire,
Et
j'ai dit

dans

mon

coeur:

Que

vouloir prsent?;

Pour dormir sur un Ma main laisse l'efifroi sur


sein

mon
la

front est trop pesant,

main

qu'elle touche,

L'orage est dans


Et,

ma

voix, l'clair est sur

ma

bouche;

Aussi, loin de m'aimer, voil qu'ils tremblent tous,

quand j'ouvre

les bras,

on tombe mes genoux.

Seigneur! J'ai vcu puissant et solitaire,


Laissez-moi m'endormir du sommeil de la terre!

E quando

Dio, consentendo, lo rapisce agli occhi del poil

polo, gi s'avanza

successore,

il

nuovo duce,

destina,to

alla stessa missione,

condannato

alla stessa desolazione. Si


g'

avanza, pensoso dell'opera che


crifizio al

incombe, pallido pel

sa-

quale consacrato:
a

Marchant
Car
il

vers la terre promise,


et plissant,

Josu s'avancjait pensif,


tait dj l'lu

du Tout-Puissant.

la pi

grandiosa rappresentazione, e veramente michesi

langiolesca, che

sia

mai data

dell'ufficio dell'eroe storico,

del conduttore dei popoli, la quale sta e risponde nel

campo

della poesia alle pagine che in quegli stessi anni sugli eroi
storici dettava Giorgio Hegel, nella introduzione alla Filosofia della storia.

Dopo

questi lavori in prosa e in verso, che


il

si

segui-

rono in breve giro di tempo,

De Vigny non

pubblic altro

per circa un trentennio, pur travagliandosi sempre in s

con s stesso, e scrivendo un Giornale intimo e componendo a lunghi intervalli poesie liriche, che videro la luce in una raccolta postuma col titolo Les Desiines.
stesso e

XI

ALFREDO DE VIGNY

125

zioni che

Che cosa sono le liriche delle Destines? Sono le posiil De Vigny via via assume e definisce verso le
il

grandi categorie dell'anima e della realt, verso


destino, la divinit.
si

dolore

e la morte, l'amore, la scienza, la poesia, la nobilt spirituale, la natura,


il

La femmina

lo

ha

tradito e schernito,

trastullata col suo cuore, ed egli


il

simboleggia la femmina in Dalila e


questi, buono, bisognoso

maschio in Sansone:
l'altra, di ar-

sempre

di blandizie a ristoro del

suo lavorare, a conforto delle sue amarezze;


gilla inferiore,
si

impura, astuta, che della fiducia dell'uomo

vale a pascolo della sua vanit e a

pricci {La colere de Samson).

Ma,

oltre la

mezzo del suoi cafemmina, mistero

di nequizia, c' la donna, mistero spirituale, terribile

come

oste schierata in

campo:

la

che ha impeti e languori,

ma

donna che debole ed anche non ha nulla delle co forte,

darde prudenze dell'uomo, e vibra e risuona al grido degli oppressi, ed arma e spinge alla pugna {La maison dn berger).

vorremo vilmente gemere, piangere e invocare? No: bisogna andare innanzi a testa alta, compiendo con energia il proprio dovere, e soffrire e morire senza parlare {La mort du loup).
Il

dolore ci dilania, la morte

ci

aspetta:

La

nostra anima, fatta libera e responsabile dal cristianesi

simo,

forse per questo discolta dalla stretta degli an-

tichi destini? Il destino di

ciascuno grava sempre su ciadi combattergli contro

scuno, e la libert
{Les Destines).

il

nuovo dovere

Le

forze brutali soverchiano e


e,

sommergono
di perire,
il

l'uomo;
egli lo

ma

il

suo pensiero sfugge loro,

prima

ferma nella parola,

lo affida allo scritto,

come

ca-

pitano di una nave prossima a certo naufragio chiude in

una

bottiglia e getta alle

onde

la notizia delle sue osserva-

zioni e scoperte scientifiche, e quella bottiglia

un giorno

raccolta
bouteille

trasmette a

tutti

il

pensiero del naufrago {La

la mer). L'aristocrazia

non

nei nuovi tempi,

quella della spada e degli uffici e gradi di corte,

ma

dello

126

POESIA E NON POESIA

Spirito puro, del libro, della poesia

{U Esprit

pur). Nella

Natura trova pace e solitudine chi fugge


tadina;

la servile vita cit-

ma

essa rimane estranea, intenta a seguire la sua

legge immutabile ed eterna, non curando

Tuomo
tomba
;

pi che

ogni altra creatura, animale o pianta, che sorge sulla superficie della terra e nella terra riceve la

e
i

non

le

cose immutabili
palpiti e
le
il

ma

quelle che passano, meritano

nostri

nostro affetto {La maison

du

berger).
il

Vane sono
senso del

domande

ansiose rivolte a Dio a conoscere


e del corpo, del

mondo, dell'anima

bene e del male, della

vita e della morte, dei popoli e della storia, che Dio alle

nostre interrogazioni tace; e

il

giusto, cosi ingiustamente

respinto, deve smettere le preghiere e rispondere ormai con


la

freddezza del silenzio aireterno silenzio della Divinit

(Le mont des Oliviers).

stata lodata questa corona di liriche (delle quali able principali)

biamo ricordato solo e al De Vigny si


i

come

poesia filosofica

attribuito merito per avere

primo o tra
.

primi fondato in Francia la

poesia filosofica

Non

per

voglia di sottilizzare sulle parole,

ma

per sollecitudine, sia


poesia

anche eccessiva, di rimuovere ogni pericolo che possa far


deviare
sofica
il

giudizio, giova

rammentare che

filo-

si

una

di quelle formolo in cui sostantivo

e ag-

gettivo

contradicono, e che una poesia non pu esser

mai

filosofica, ossia dialettica di concetti.

Dopo

di che,

non

avremmo nessuna

difficolt

definizione della lirica del

ricamente, cio come di


vissima^ tra
le

a lasciar correre la comune De Vigny, intendendola metafouna poesia che si muova tra i noci

cose ultime; quantunque

sembrerebbe pi

calzante dirla poesia drammatica o epica, del


dell'epos dello spirito moderno, in quanto

dramma
Dio e

non hanno pi a

protagonisti greci e barbari, franchi e saraceni,

ma

la

Natura,

il

Bene

il

Male, la Gioia e

il

Dolore, e altrettali

termini di contrasti e antinomie.

XI

ALFREDO DE VIGNY

127

Coloro medesimi che hanno qualificato filosofica la poesia del

De Vigny,

la

hanno considerata pessimistica;


il

e ci

meno incomportabile, perch

pessimismo introduce ap-

punto una disposizione soggettiva e sentimentale, cio una


materia poetica, nella meditazione dei grandi problemi.
questa denominazione soddisfa poi davvero?

Ma
>

Pessimismo

non

parola troppo generica e rozza per

una condizione

di spirito cosi complessa e cosi individua

come quella
religiosa e

del

De Vigny?
lasci

Si tolga a

un'anima

la fede

le si

pur tuttavia

la disposizione religiosa verso la

natura

e Dio;

le si tolga la

fede nella oggettivit e fecondit del


sociale,

bene e della necessit del moto storico e


lasci la
si

e le

si

ferma volont del bene e

la

devozione sociale;

le

tolga la fede nella guerra e neir intrinseco e perpetuo vasi lasci

lore etico di essa, e le

Tammirazione per
si lasci il

la

bravura

e pel sacrificio;
tolga la fede

le si tolga la fede nella virt redentrice del

pensiero e della poesia e le

culto del genio


il

le si

nelFamore e

le si

lasci

tenero sentimento

dell'amore.
e belle.

via discorrendo per tutte le cose pi degne


si

Che cosa accadr? Ci che

tolto, spingerebbe

l'anima verso lo scetticismo, T indifferenza, l'inerzia, la


noia o l'annoiato e stupido piacere;
sciato, le

ma

ci

che

le si la-

impedisce questo precipizio e la volge e innalza

verso la religione, la virt, l'eroismo, la scienza, la poesia,

manca materia e come una forma vuota, che fu gi riempita, e perci non vuota al modo delle altre che si foggiano artificialmente un contenuto, non mai realmente
l'amore. Ma, poich a tutte queste cose
alimento, l'anima spasima

posseduto o realmente cercato.


dizione del

questa la singolare condal negare o


;

De Vigny: desolazione che nasce

non

riuscire a intendere la razionalit del corso delle cose

e tenace adesione a tutto ci che alto e nobile, tutto in-

vano

forse,

ma

tutto

da accogliere e promuovere per debito

di onore, per dignit, per orgoglio, cosi

come una

senti-

128

POESIA E NON POESIA


il

nella perduta difende

suo posto o un cavaliere una causa

senza speranza.
Si direbbe

che vi

sia

alcuna rispondenza tra

l'ispira-

zione poetica e la persona del

De Vigny, gentiluomo
gli ideali dei

di

vecchia razza, che, come


ciale,

altri

della stessa sua classe so-

non

volle o

non seppe appropriarsi

nuovi

tempi, e n.on pot tornare al passato, non solo nel fatto,

ma, quel eh' pi, nemmeno col desiderio


suo spirito,
le

con l'immagicostumanze.
tutt'

nazione, avendo la forza dei nuovi tempi scosso, anche nel

fondamenta

delle vecchie idee e

Cosi egli, filosofando nel suo Giornale^ respinge

insieme,

come opposte assurdit, le net du peuple ; cosi, nei suoi


l'assolutismo

droit divin et la souveraiversi, satireggia e

impreca,

a volta a volta, contro la ciarlatanesca democrazia e contro

a
le

lo Czar.

E, nella sua vita pratica, lo

si ri-

cordi durante

giornate di luglio 1830: quando egli non pot


si

prender partito n pel re n pei rivoluzionari, e


alfine in questa

acquet
sar

determinazione

Se

il

re

monta a cavallo
del sublime,

ed esce ad affrontare la rivolta,

io vestir la divisa e

accanto a

lui.

un atteggiamento che ha

ma

di

un sublime
il

teso e alquanto vuoto, e che, per

una
di-

nota legge psicologica, non pu evitare di sfiorare lieve-

mente
talora,
i

suo contrario

e bisogna confessare che

anche

nanzi a certi movimenti delle poesie del De Vigny balena

sebben di rado, un lieve sorriso, che specialmente

maligni contemporanei non seppero sempre frenare: basi

lena e

spegne subito, perch quei movimenti sono la

punta estrema di una seria angoscia e di una eff'ettiva elevatezza di cuore e di mente. Lo si veda a squadrare i suoi
antenati, gente d'arme e di corte:

J'ai

le cimier dor du gentilhomme piume de fer qui n'est pas sans beaut... Une Dans le caveau des miens plongeant mes pas nocturnes,

mis sur

XI
J'ai

ALFREDO DE VIGNY

129

Si j'cris leur histoire, ils

compt mes aeux, suivant leur vieille loi... descendront de moi.

veda dinanzi a Dio. Alle vane sue interrogazioni, Dio non risponde, ed egli, che si era prostrato, si rialza
lo si

offeso e gelido:

Si le Ciel

nous laissa corame un monde avort,

Le

juste opposera le ddain l'absence,

Et ne rpondra plus que par un froid silence

Au

silence ternel de la Divinile.

Non sembra

qui forse che


il

il

De Vigny
i

tratti

Dio come un
re, e

gentiluomo tratta
e quasi gli

re che

ha mancato

al

dovere di

dinanzi al quale egli riprende allora

suoi diritti di pari,


le

chiede una riparazione con

armi, non pi

guardandolo da suddito a sovrano


gentiluomo?

ma

da gentiluomo a

Cosi nascendo da un'originale e spiccata forma di spirita, la lirica del

De Vigny
il

si

presenta con caratteri d' in-

trinseca necessit, e la letteratura

non

vi

ha parte,
il

e,

se

mai, se ne avverte talora


era di quelli che
si

difetto.

Perch

De Vigny non

chiamano ingegni ben


suo dire
si

dotati, agili, co-

piosi, pastosi, eguali: nel

mostra spesso qualche


nello stile deficienze
>

stento, nel suo

comporre maldestrezza,
<

ed oscurit. Pure, solo un


dannarlo per codesti
citano perfino
difetti,

maitre d'cole

potrebbe con-

quali sugli spiriti poetici eserdi simpatia.

una certa

attrattiva

Perch?
segni

Perch, se

si

vuole profonda e intensa poesia, conviene rasi

segnarsi a ci che vi quasi sempre congiunto,


della fatica, l'espressione che

non sempre arriva a

chiari-

ficarsi e possedersi, le intermittenze e le lacune. Il

De Vigny

sapeva, e se ne dava vanto poco prima di morire, di essersi

adoprato a sostenere
et des

alto, tra

puri maestri,

l'idal

du pote
B. Croce.

graves penseurs

; e,

gi ai suoi diciannove
9

13Q

POESIA E NON POESIA

anni, gli era accaduto di manifestare, in un'epistola al suo

amico conte
poesia facile:

di

Moncorps, aborrimento e sprezzo per

la

la

baine

Que nous professons tous pour les vers faits sans peine; Le vers le plus obscur d'un auteur srieux A plus de vrai mrite et vaut plus nos yeux Que l'inutile amas de lgres paroles
Qui forment
le tssu

de ces oeuvres frivolcs,


blouir...

Qui sans rien peindre au coeur cherche nous

Pi

tardi, nella
e

Maison du

herger,

prorompeva

in un'invet-

tiva contro la

Vestale dai fuochi spenti


si

la

Poesia che

smarriva

la

sua bella gravit, o che

lasciasse sollevare

la veste di sacerdotessa e trarre sulle ginocchia dal vecchio

ebro Anacreonte, o cantasse

ai banchetti di Orazio, o folIl

leggiasse scherzosa con Voltaire.


fioca,
il

suo stento, la sua voce

leggero impaccio di pronunzia, l'eleganza alquanto

delicata e gracile e

manierata che egli talvolta osserva,

tengono anch'essi dell'aristocratico.

Ma

questo aristocratico ha l'energia dell'alta Musa, que-

sto pittore dalla tavolozza

non smagliante sa
tre volte

ritrarre figure

e situazioni con pochi tocchi possenti e

vivi.
al

monte degli
dre mio!
>:

Olivi

chiama

invano

Ges sul Cielo: Pa-

Le vent seul rpondit sa voix. tomba sur le sable assis, et, dans sa peine, Eut sur le monde et l'homme une pense humaine...
Il

Dalila portata in trionfo sull'altare, poco lungi da San-

sone avvinto e accecato per opera di


Et prs de
la

lei:

gnisse aux pieds du Deu tue

Placrent Dalila, pale prostitue,

XI

ALFREDO DE VIGNY
du repas,

131

Couronne, adore

et reine

Mais tremblante
Il

et dsant:

Il

ne
e

me
i

verr pas!

lupo, difendendo la

compagna
il

figli,

nonostante la
si

pioggia di colpi sul suo corpo e le ferite che vi


finisce

aprono,

con

lo strozzare

grosso cane che

Tha

assalito; poi:

Il nous regarde encore, ensuite il se recouche, Tout en lchant le sang rpandu sur sa bouche.

Et, sans daigner savoir

comment

il

a pri,
cri.

Refermant ses grands yeux, meurt sans jeter un

La

bottiglia,
:

lanciata

ai

flutti

dai naufraghi,

erra sugli

oceani

Seule dans l'Ocan, seule toujours!


0.

Perdue
dsert,

Gomme un
Et volt
tei

point invisible en

un mouvant

L'aventurire passe errant dans l'tendue.

cap secret qui n'est pas dcouvert.


fletter

.Tremblante voyageuse
L'algue
et Ics

Elle sent sur son col que dpuis

gomons

lui

condamne, une anne font un manteau

vert.

La donna, che
distrutta,

gli

a fianco, come lui creatura affranta e

da

lui

abbracciata con un lungo sguardo che

coglie ogni particolare dell'amata persona:

Oh! qui verr deux

fois ta

grce et ta tendresse,

Ange doux
Qui naitra

et plaintif qui parie

en soupirant?

comme

toi

portant une caresse

Dans chaque clair tombe de ton regard mourant, Dans les balancements de ta tte penche, Dans ta taille dolente et mollement couche, Et dans ton pur scurire amoureux et souffrant?
Questo poeta
sua
lirica
filosofo > quando enuncia nel corso della un solenne concetto, lo porge e venera con pa,

132
role di religioso

POESIA E NON POESIA


entusiasmo, scevre di qualsiasi volgare
Il

unzione e pomposa eloquenza.


L' examen de soi

Giusto:

mme au tribunal auguste O la raison, l'honneur, la bont, l'equit, La prvoyance l'oeil rapide et la science
Dlibrent en paix devant la conscience
Qui, jugeant l'action, rgit la libert.

La

virt della Poesia:

Comment

se garderaient les profondes penses,


pur?...

Sans rassembler leurs feux dans ton diamant

La Donna:
Ta pense
Le
Son
a des bonds

comme ceux

des gazelles,
et

Mais ne saurait marcher sans guide


se ferme

sans appui.

sol meurtrit ses pieds, l'air fatigue ses ailes,


oeil

au jour ds que

le

jour a

lui...

il

De Vigny ha

grandi versi pittoreschi (Les grands


,
i

pays muets longuement s'tendront...


turne et toujours menac...
,

Ton amour

taci-

ecc.), e

grandi versi gnofois... ,

mici

Aimez ce que jamais on ne verr deux


et

Fais nergiquement ta longue

lourde tche.

. .

La

Femme,

enfant malade et douze fois impure...

Lui, qui

doute de Tme, croit ses paroles, ecc.).

Al confronto
suosi

di lui, autore di

poche poesie e composte


i

con poca maestria, scoprono T intima loro povert

lus-

Hugo

diffusi e scorrevoli

Lamartine;

e,

girando

rocchio sulla

folla degli altri, si inclini


i

a concludere, che
sorti

Alfredo de Vigny, com' tra

massimi ingegni poetici


probabilmente
il

mai
tra
i

in terra di Francia, cosi

pi grande

poeti francesi del secolo decimonono.

XII

MANZONI

Giovita
sposij

Scalvini, nel suo saggio del 1829 sui Promessi

notava che in questo romanzo c' deiruniforme e


ci
si

deir insistente, non


la

sente

spaziare liberi per entro

gran variet del mondo morale

e spesso

si

avverte di

essere

non

sotto la
le

gran vlta del firmamento

che co-

pre

tutte

multiformi esistenze
i

ma

sotto quella del

tempio che copre

fedeli e l'altare.

Questo giudizio, quantunque ripetuto o rinnovato poi

da

altri

che

gli

loro passioni di parte,

scemarono verit e vigore col portarvi le nasceva nel suo primo autore da
la schiettezza; e,

un'impressione di cui innegabile


avviso,

a mio

merita d'essere approfondito e pi precisamente

determinato, perch apre la via alla giusta interpretazione


critica

di

uno dei maggiori capolavori della nostra


il

let-

teratura.

Da

che

senso d'angustia che sembra provarsi talora

nella lettura dei Promessi sposi, o, piuttosto,

quando

il

Man-

zoni sia posto a paragone con altri poeti? In quel romanzo

non

si

fa sentire nella sua forza e nel suo libero


si

moto nes-

suno di quelli che

chiamano
il

gli

affetti

e le passioni

umane:

l'anelito al vero,

travaglio del dubbio, la

brama

134
della felicit,
il

POESIA E NON POESIA

rapimento deir infinito,

il

sogno della belil

lezza e del dominio, le gioie e gli affanni delPamore,

dramma

gV ideali e le memorie dei popoli, e via dicendo; le cose, insomma, che forniscono materia ad altri poeti. Non che l'autore non ne abbia espedella politica e della storia,

rienza e conoscenza;

ma

le

ha oltrepassate

e sottomesse a

una volont superiore, perch egli salito dal tumulto alla calma ed pervenuto alla saggezza. E a quale saggezza!

Non

alla

saggezza che risente simpaticamente

le

diverse

passioni umane, pur tenendovisi di sopra e collocando cia-

scuna

al

suo luogo e componendole nella propria armonia;

ma
qua

alla

saggezza del moralista, che non vede se non


il

il

bianco e
la

nero, di

qua

la giustizia, di l l'ingiustizia, di
l'

bont, di l la malvagit, di qua

innocenza, di

l la malizia, di
la fatuit, e

con
le

sottile

une e condanna le altre, spesso ponderazione da casista. Il mondo, cosi vario


le

qua approva

la ragionevolezza, di l la stortura

di colori e di suoni,

cosi strettamente congiunto in tutte


si

sue parti, cosi inesauribile e cosi profondo,

sempli-

fica,

per non dire s'impoverisce, in questa visione, e di

tutte le

innumeri corde dell'anima qui vibra una

sola, quella

che, per esser sola,

dava

allo Seal vini


Il

l'impressione del-

l'insistente e dell'uniforme.

motivo ispiratore del Man-

zoni sembra essere


quitatem.

il

motto: Dllexl iustitlam, odivi ini-

Questo carattere del sentimento che domina nei Promessi


sposi risalta in piena luce,

non

solo se

si

pongano loro

accanto

le

opere di contemporanei poeti stranieri e italiani

(per esempio, del Goethe, del Foscolo, del Leopardi),

ma

anche se

li

si

paragoni

alle

opere anteriori dello stesso


quasi
tali

Manzoni. Le quali giover cominciare a considerare non,

come

si

fatto di solito e troppo esclusivamente,

abbozzi e parti del futuro capolavoro,

ma
si

per

s,

come

che offrono motivi e forme, che non

ritrovano pi nel

XII

MANZONI
il

35

romanzo. In esse risuonano note che


ritentare; e, se la parola poesia
si

Manzoni non ardi


si

prende, come

usa

comunemente, con riferenza a certi particolari toni di passione, sarebbe da dire che quelle rappresentano veramente
la

poesia
il

del

Manzoni, laddove nei Promessi sposi gi

s'inizia

lungo periodo della riflessione e della prosa.


in

Penso

primo luogo alV Adelchi, che opera geniale,


critici o l'autore

nonostante anzi in ragione stessa delle cntradzioni che


vi scorsero
i

come

critico.

So bene che

il

sistema teologico-morale del Manzoni era a qul tempo gi


bello e formato, e altres la sua considerazione antistorica della storia,

come comprovano vari luoghi

del discorso critico

che accompagna la tragedia.


stabilito nella

Ma

quello che era risoluto e

mente non era

tale

neiranimo; onde nella


i

realt poetica della tragedia cozzano disperatamente

pi

diversi e opposti sentimenti, vi tumultua la vita. Nella con-

cezione teorica del Manzoni la politica non ha luogo,


solo la morale; e nell'Adelchi invece la politica
si

ma

aiferma

nella sua originalit e

si

fa valere, e s fa, iquel

che pi,

voglia o non voglia l'autore, ammirare,


forza,

come ogni gagliarda

che sempre ammirevole.

Il

vecchio re Desiderio se-

gue
i

lo stesso

impulso politico dei suoi predecessori contro


i

Franchi e contro
la

papi da essi protetti, vietanti alla gente

longobarda

via di

Roma; ed

animato contro

Carlo
fi-

dall'onta arrecata a lui e dallo strazio inflitto alla sua


gliuola, sposa ingiustamente ripudiata. Chi gli

pu dar torto?
giustizia,

Neppure

il

poeta, nonostante che, nel suo discorso storico,

abbia stimato di poterlo, in

nome

dell'astratta

biasimare. Carlo difende la causa dei papi contro gli oppressori longobardi: serba, dunque, lui, l'eroe della chiesa,
le

mani e l'animo puri, come vuole l'astratta giustizia e morale? La politica non glielo consente, ralta ragion di regno, com'egli la chiama, la politica che lo induce a

scacciare

Ermengarda

e a prendere altra donna, incurante

136

POESIA E NON POESIA

se calpesta alcun innocente nel percorrere la sua via fatale,

attraversato, piuttosto che da rimorso,

da un momentaneo
gli fa accettare
il

superstizioso timore per l'iniquit commessa, dalia quale

par

gli

venga sfortuna;
stringere
le

la politica,

che

tradimento,
miarli,

mani

dei

traditori,

lodarli,

pre-

pur disprezzandoli in cuor suo.

questi traditori

di re Desiderio? sono essi

semplicemente malvagi, egoisti


il

o codardi? Anche in essi la politica regna,

bisogno d'in-

dipendenza e
al

di

libert, la

tendenza all'individualismo e

feudalismo insita nelle condizioni sociali del tempo, la

coscienza che la causa dei re longobardi gi una causa

condannata. Perch aiutare re Desiderio alla vittoria? Per


essere da lui pi sicuramente tenuti al freno e tiranneggiati?

Perch andar contro

la volont della chiesa di


la

Dio?

Contro questa necessit di difendere


e,

propria autonomia
ri-

nella rovina dello Stato, la propria salvezza, debole


il

paro

legame
storici.

di fedelt, debole sempre, in tutti


Il

ri-

volgim.enti

soldato Svarto, che vuole con ogni

mezzo emergere

dall'oscurit e raggiungere

non

la ricchezza

ma

il

potere, e

non risparmia a questo

fine accortezza e

e, come il giovane Bonaparte, indocile serve, pensando al regno Certo, risentendo e rendendo tutte queste varie passioni, il poeta

ardimento, delia pianta dei dominatori,

sente

pili

tormentosa bruciare
si

la

piaga che ha nel petto;

onde pi angosciosamente
la societ cosi

domanda:
si

Perch?

Perch

conformata, che

debba

far torto o patirlo?


diritto, pos-

Perch una forza feroce, che prende nome di


siede
il

che

la

mondo? Perch siamo condannati all'ingiustizia mano insanguinata degli avi semin e che ora

l'unica msse offerta dalla terra?

Si

domanda,

ma

poesi

ticamente ignora la risposta, perch colui stesso che


tortura con quella
tere, e a
toria,

domanda
le

tuttavia costretto a combat-

tendere tutte

proprie forze per ottenere la vit-

ad abbassare, conculcare, distruggere l'avversario.

XII

MANZONI

137
posta, insolubile, la

Contradizione insoluta

e,

cosi

com'

quale genera la figura di Adelchi, dall'autore poi giudicata

infelicemente intrusa

>

tra gli altri caratteri e dai critici

anacronistica, e che invece personaggio


poetico. In esso s'impersona
il

sommamente

gemito del poeta, gettato in


soverchia. Adelchi muore,

mezzo a un mondo

al

quale contrasta con tutta la sua anima,

e che pure gli s'impone e lo

non pu
curarsi

se

non morire;

ma

gli vietato

persino cercare

o desiderare la morte: muore,

ma

mentre combatte per pro-

scampo

e serbarsi a riscossa e vendetta, secondo che

non

il

suo cuore,
il

ma

la necessit storica gli

comanda. Altra

contradizione:

popolo latino stato vinto e ridotto a conIl

dizione di servit dai longobardi.

giudizio morale del

Manzoni riprova conquista


l'apologia che
si

e oppressioni, e perci respinge

fa dei longobardi

come

di forte gente, atta


lui,

a creare una nuova e rinvigorita Italia; per

essi ri-

mangono nient' altro che la rea progenie >, cui fu prodezza il numero e ragione l'offesa. Ma egli ha indagato la storia
del primo medio evo, ha meditato sulle pagine della Scienza

nuova, ed ecco una diversa ispirazione gli scuote l'anima, una diversa visione gli sorge nella fantasia e gli detta lo

stupendo coro Dagli


sentimento invece

atrii
il

muscosi dai Fori cadenti


y

il

cui

biasimo agli uomini e

ai popoli inerti

e passivi, innocenti che siano, e l'esaltazione dei barbari,

dei prodi che fanno la storia, e la fanno col fare

il

pro-

prio vantaggio, e quel loro vantaggio giustizia,

premio

serbato ai forti. Tutta l'epopea delle conquiste barbariche


si

leva luminosa e sublime in quel canto:

feroci conqui-

statori

sono uomini e chiudono anch'essi nel fondo del cuore


qualcosa di sacro da proteggere, qualcosa di

affetti gentili,

dolce da sacrificare:

torme, di terra passarono in terra,

cantando giulive canzoni di guerra,

138

POESIA E NON POESIA

ma
per

dolci castelli

pensando nel cor;

valli petrose,

per balzi dirotti,

vegliaron nell'arme le gelide notti,

membrando

fidati colloqui d'amor...

c' neV Adelchi, la figura, cinta deiraureola di

una

sacra missione, del diacono Martino, che rappresenta l'aprirsi


della via, l'improvviso e agevole
coli

superamento degli ostala

che parevano insormontabili, nelle imprese che Dio

vuole, che la storia

quelle

montagne che

comanda. Pare che gli si oppongono e


rito religioso.

natura stessa^

lo invitano, quella

solitudine che egli solo vivente attraversa,


il

accompagnino

suo ardimento con un

poi anche c' l'a^

more, c' Ermengarda, l'unica creatura amorosa del Manzoni,

ma

tale che, nei suoi pochi tratti essenziali, vale la

schiera di quelle di altri


la ripudiata,

meno

casti poeti.

Ermengarda
di-

che torna alla casa paterna col segno del

sprezzo in fronte per s e pei suoi;

torna cosi vituperata


e di onore, ribocsi
i

donde era

partita inebriata di

omaggi

cante di speranza e di gioia.

Ma Ermengarda non
i

rin-

franca al pensiero che conforta e riscalda


gi la rivedono,

suoi,

quali

non invano

figlia e sorella di re,

levare/

sopra la

folla

ammirante,

la fronte,
si

bella di gloria e di

vendetta. Neppure Ermengarda

rassegna e riposa nel


i

Dio a cui crede, nel Dio che accoglie e soccorre


e premia g' ingiustamente perseguitati. Ella
l'ha scacciata e la fa soff'rire:

miseri-

ama

colui

che
il

ama femminilmente
pompe

tutto

passato di quell'amore, di donna che fa amata, e di regina:


i

baci e

le

carezze e

le feste e le

e l'ammirazione
Il

del popolo e l'invidia delle altre donne.

poeta sente la

passione che scuote sin nelle pi intime


alle radici dell'essere;

fibi*e,

che giunge

vede

Vnus tout

entire

sa proie

attache^: la dedizione, la stretta tenace all'uomo adorato:

Amor tremendo

il

mio,

Tu

noi conosci ancora: oh! tutto

XII

MANZONI

139

aacora Non

tei

mostrai;

tu eri mio:

secura Nel mio

gaudio

io tacea: n tutta mai Questo labbro pudico osato

avria Dirti rebrezza del mio cor segreto

Nel suo delirio


disperatamente
lei

di fremente passione e di gelosia, ella parla

a colui che un tempo l'am, che ebbe di


cezza, che
dirizza,

alcuna dol:

non per

lei

diventato ancora un estraneo

in-

con struggimento di tenerezza, con non sa quale


il

speranza,

pensiero alla soave, alla pia Bertranda, che

volle quelle nozze, che certo le vuole ancora, alla


di lui, che

madre

ha potere

sul figlio, e tra le cui braccia sente

una

vita.

Un

gaudio amaro che all'amor somiglia


si

Al-

fine

si

distacca,
il

rivolge a Dio,

si

dispone alla morte,

muore; e

secondo bellissimo coro della tragedia canta

questo rivolgimento, questo riposo in Dio. La religione non

Tamore terreno; sopravviene connuovo amore meno acre e pi puro, a riempire il vuoto lasciato da quello. L'altra e anteriore tragedia, il Carmagnola, , nel complesso, opera debole, composta sotto l'evidente influsso delVEgmont goethiano, col quale ha comuni difetti; sicch si svolge come un aneddoto storico sceneggiato, e lo stesso
h^ infranto e
distrutto
solatrice, quasi

coro parenetico, che

si

lega debolmente alla materia del

dramma,
delchi.

poeticamente inferiore ai
vi si

due mirabili dell'^-

Pure

pu scorgere
il

lo

stesso contrasto che si

dispiega in questo,
rale, tra realt e

contrasto insoluto tra politica e mo-

trascendente ideale. Carmagnola, gene-

roso e fidente, che crede con la lealt e col franco parlare


di

dominare e vincere
di

la rigirata e sospettosa politica della

signoria di Venezia, e corre incauto alla morte;

Marco,

amico

Carmagnola e certo

della innocenza dell'amico, e

pur costretto a tacere e a trarsi in disparte e a lasciare che egli incappi nella insidia tesagli, perch cosi g' im-

pone

la patria di cui cittadino e

che in cuor suo rinnega


la

ma

alla quale

non pu

se

non ubbidire, pur invocando

140

POESIA E NON POESIA

morte che sola d pace;

sono personaggi che contengli

gono, diversamente atteggiati,

elementi stessi di cui

si

compone
prendere,
storia.

la figura di

Adelchi.

testa del poeta contro

ma

che

gli

Come lui, essi sono la proun mondo ch'egli non riesce a comsta sopra prepotente, il mondo della

Che tu

sii

grande

gloriosa

dice

Marco guar-

dando Venezia m'importa? Anch'io Due gran tesori avea: la mia virtude Ed un amico; e tu m'hai tolto entrambi. Il suo smarrimento tanto, nell'urto delle forze a lui incomprensibili, che egli tratto ad accusare s
stesso,
gli
il

che

proprio intelletto o la propria volont, e insieme


gli
:

sembra che niente

sarebbe valso contro quella forza


Dio, che tutto scerni. Rivelami

estranea e schiacciante
il

mio cor: ch'io veda almeno In quale abisso son caduto,


Fui pi
stolto,

s'io

codardo, o sventurato.

La

religione

anche qui sopravviene consolatrice e


gnola
si

purificatrice;

Carma-

libera per essa dalle sue aspre passioni di


<-

uomo

che lotta nell'agone politico:

tu,

Filippo, ne godrai!

che importa? Io

le

provai quest'empie gioie anch'io: Quel

che vagliano or so....


Il

si

piega alla morte:

La morte!
Essa

pi crudel nemico altro non puote Che accelerarla. Oh!

gli
ci

uomini non hanno Inventato


viene e l'accompagna
il

la morte... dal cielo

cielo

Con

tal

conforto che n

dar n torre Gli uomini ponno....

Anche bisogna ricordare


gedie e
di
i

pel nostro fine, oltre le trasi

loro cori, quello tra gli inni sacri che


altri

estolle

gran lunga sugli

quattro, la Pentecoste^ che

non

si

sforza,
tati

come

gli altri,

di cantare miti della Chiesa, accet-

dal devoto credente Manzoni e restii alla sua fantasia


colto e critico,

di

uomo

ma

canta un rinnovamento spiri-

un divenon un divenuto, come poi si conform per lui il cattolicesimo. Quanto meno c' in quest'inno di quadri (quadri che abbondano negli altri, voli d'angeli, crocifissione,
tuale dell'umanit nella formazione della Chiesa:

nire e

XII

MANZONI

141

risurrezione, con certo che di cattolicesimo posttridentino),

tanto pili c' d'impeto, d'ardore, di

entusiasm sacro.

bisogoa ricordare
religiosa,

il

Cinque maggio, dove

la finale catarsi

che gi non viet la trepida rappresentazione delNapoleone, che non


il

l'amore di Ermengarda, non vieta quella della sublime

grandezza profana dell'eroe


difensore della Chiesa,

di
il

il

ma

guerriero e

conquistatore

e l'imperatore, sorto a conciliare le aspirazioni di


coli,

due

se-

e che pure

il

poeta riconosce
lui

figlio prediletto di

Dio,

che volle stampare in


creatore.

pi vasta orma del suo spirito

Chi
vive
il
i

si

colloca al cuore di queste prime opere e ne

ri-

contrasti

contrasti che sono poesia

pensa che
pas-

Manzoni avrebbe ben potuto accentuare e ampliare semle

pre pi l'aspetto storico o dialettico del suo spirito,

sioni e gli affetti, e lasciar accanto o sopra di essi la

sua

fede religiosa; la quale per s stessa

non portava
effetto

all'an-

gustia notata dallo Scalvini,

che fu

invece delle

conseguenze che
al Vico,

il

Manzoni ne

trasse, del rigido

moralismo

che credette di dover assidere signore nella sua anima. Se

che egli aveva studiato in quel primo periodo e aveva vivo e presente, fu possibile esser tutt' insieme, con candidezza, pio credente e storico grande e realistico, il

Manzoni avrebbe potuto essere credente e poeta di passione, come gi si era dimostrato e come poteva sempre meglio attuarsi: anima romantica insomma, e non solo moderato riformatore letterario in

nome

di

alcune dottrine

romantiche.
detto: avrebbe potuto > per modo di dire, ben comprendere quale fosse allora lo stato del suo spirito. In realt, egli non poteva, perch tutto il suo abito mentale e morale premeva a dar diverso avviamento alla sua fantasia. Da una parte, egli doveva dun-

Ma abbiamo

cio per far

que sempre pi castigare

vari sentimenti e passioni, de-

142

POESIA E NON POESIA

primerli, velarli e lasciare scoperti di essi solo gli effetti

morali; dall'altra parte, venirsi liberando dall' incubo della


storia, della storia, diciamo,

come cosa

seria,

come unica
i

realt o realt con la quale, in ogni caso, bisogna fare

conti: in luogo della storia, avrebbe serbato la semplice


notizia dei fatti storici

come sequele
umana.

di mali e di beni, e

di mali piuttosto che di beni, prove pi che d'altro della


infelicit,
si

stoltezza e follia

Il

che importava che

sarebbe trasferito sempre pi col sentimento e con la

fantasia nel trascendente, nel


di vita razionale,

guardando

mondo di l, come sola forma al mondo di quaggi come


Il

a una valle di errori e di prove.

termine di questo
l'a-

trapasso rappresentato dai Promessi sposi, che sotto

spetto dello svolgimento morale, e non sotto quello pura-

mente poetico, sono da dire veramente l'opera della piena


maturit del Manzoni, l'opera nella quale raggiunse la maggiore coerenza.

Coerenza, ben inteso, ossia sicurezza e fermezza di at-

teggiamento pratico e morale e non di logica, come alcuni


credono, perch
a

chi la considera

criticamente, la conce-

zione del Manzoni scopre le sue molteplici incrinature. Le

non m' induger qui a mostrare, sia per essere state, altre volte, da altri e da me stesso, messe in luce nelle teorie manzoniane sulla storia, sull'arte, sulla lingua, sulla vita morale, e via dicendo, sia per la ragione che una critica della filosofa manzoniana si sperderebbe facilmente
quali
nel generico, ossia nella critica del cristianesimo e della tra-

scendenza, e pi in particolare del cattolicesimo o neocattolicesimo.


il

Anche

nel fondo dei Promessi sposi, chi avesse

cattivo gusto di trattarli

come

realt e

non come favola,

e vi polemizzasse contro
se
si

che sarebbe presso a poco come

prendesse a polemizzare contro un dio greco, splen-

dente nel suo


zioni,

marmo

pario

ritroverebbe queste contradimosso dall'On-

perch anche in

essi tutto voluto e

XII

MANZONI

143

nipotente e nondimeno gli individui sono concepiti

come
or-

causae sui.

La

vittoria

che

il

Manzoni, nei Promessi

sposi,

ha

mai ottenuta
sovrapposto

sui sentimenti e gli affetti


il

umani,

ai quali

ha

sentimento etico, non abolisce gi e cancella

questi sentimenti e
essi tutti

affetti, ma, con l'assoggettarli, d a una medesima impronta, o, se si desidera altra immagine, a volta a volta li rischiara, colorisce e getta nell'ombra volgendo sopr'essi, unica face, la face della mo-

rale.

Donde

il

suo

modo
i

particolare di ritrarre
gli

caratteri

e di porli in azione, e di narrare


si

avvenimenti. Quando

lamentato che

caratteri dei Promessi sposi

non abe si

biano r immediatezza, la spontaneit e l'abbandono di quelli


dello Shakespeare,
si

caduti in

un equivoco

critico

chiami pure, colui che v' caduto, Francesco de Sanctis.


Shakespeariani sono ancora
i

personaggi della tragedia, e


fa-

Adelchi ha dell'Amleto ed Ermengarda appartiene alla


miglia delle Ofelie, delle Cordelle, e delle Desdemone.

Ma

ishakespeariani non possono essere quelli dei Promessi sposi,


le

Lucie e
il

fra Cristofori e gl'Innominati, cosi diverso co-

m'

sentimento di quest'opera dal tragico sentimento co;

smico shakespeariano

e perci, nel miglior caso, quel pa-

ragone non vale a segnare un'altezza e una bassezza d'arte,

ma ad

accusare una diversit qualitativa. Tutto, nei Pro-

messi sposi, dev'esser ben delimitato, perch laddove, nello

Shakespeare,

il

mondo

in balia delle forze che lo

formano

e lo sconvolgono, nel Manzoni sorretto e corretto dell'i-

deale morale. Nei Promessi sposi, nonostante

le

meravigliose

descrizioni di paesi, di aspetti della natura, di viaggi (basti

ricordare la fuga di Renzo fino a raggiungere l'Adda o


ritorno di lui alla sua terra e la gita a Milano),

il

non

dato

neppure rilevare spunti


del Tommaseo); e

paesistici,

come

si

trovano finanche

in opere di minori artisti italiani e contemporanei (per es.,

mi piace che

il

pi recente storico e

cri-

144
tico del

POESIA E NON POESIA

Manzoni,

il

Momigliano, abbia avvertito che

chi

penetrato nell'organismo spirituale del

Manzoni e perci
respiro della fede

vede

riflesso

il

tutto nelle parti, sente


il

il

anche nella pagina che descrive


termipe della peste.

temporale foriero del


altro,
i

Non

direi,

per

come ora
lo direi

si

co-

mincia a dire con soverchia insistenza, che


sono un poema religioso, o per
lo

Promessi sposi
senza

meno non
il

determinare e restringere
il

il

detto con aggiungere che sono

poema

di

una morale

religiosa,

mondo appercepito da

un fermo

e intransigente moralista.
,

Singolarmente importante
in cui vi trattato
stra

per questo rispetto, la forma


il

T amore,

ai cui abissi

Manzoni mo-

bene d'essersi affacciato e avervi gettato un profondo sguardo indagatore, come si vede neirepsodio di Ermengarda, ma pel quale ora, nei Promessi sposi, preso da

Deiramore (launa sua pagina, pubblicata postuma) non bisogna trattare in modo da far consentire l'animo di chi legge a questa passione: di amore c' nel mondo pi di quanto occorre e non conviene rinfocolarlo coi libri. Nei Promessi sposi, l'amore o nient'altro che un dato natuvigile sospetto, che trapassa in disdegno.
sci scritto

in

rale,

che

la

morale circonda e rende innocuo e purifica con

l'unione benedetta dal sacerdote;


allora
si

e di esso

si

discorre

con indulgenza e compatimento, e col sorriso che adopera verso le bambinerie dei bambini, come nel caso

degli innocenti amori, e

Lucia;

ovvero,

come
si

nel caso della

passione travolgente e

perdizione e sovr'esso

Renzo e monaca di Monza, viene rappresentato come male e stende una zona nera: La svenpur pieni
di pericoli, di

turata rispose . In effetto, l'amore l'irrazionale-razionale,


il

pili diretto

simbolo della vita, nesso di amor proprio e

di sacrifcio, di voluttuoso delirio e di opera feconda, di

debolezza e di forza, fonte di purificazione, gorgo d'impurit: nell'amore, l'uomo vissuto dalla natura e pur si af-

Xtl

MANZONI
cielo.

145

ferma uomo, levando rocchio al


di vista

Chi

si

pone nel punto

dell'amore, ossia della passione, nel punto op-

posto a quello del moralista e del Manzoni, che giudica

secondo T ideale della coscienza e della volont morale.

Un'analoga

ritrosia per la rappresentazione

deiramore

di-

mostr un altro poeta della volont e della deliberazione,

profondamente diverso per ambiente storico e per qualit


mentali

ma
i

in questo simile all'autore dei

Promessi sposi,

Pietro Corneille.

Che
alla sua

personaggi del nuovo

dramma

poetato dal Man-

zoni, del

dramma

dei Promessi sposi, dovessero rispondere


e incorporare l'attivit

nuova forma d'ispirazione


tesi e nelle

morale nelle
giudicarli,

antitesi,

dunque cosa che ora


si

s'intende di piano.

Ma

per questo appunto


si

ha torto nel

come sovente
perci

fatto (e anche qui dal


il

De

Sanctis
se-

tra gli altri), costruiti ,

che vorrebbe dire costruiti

condo
fatto

tipi e

non

poetici

che

essi

non sono
le

tipici,

ma intellettualistici. Sta di ma perfettamente individuati,


il

ciascuno con la propria umanit,


i

proprio temperamento,
le

propri

difetti,

proprie colpe,
e religiosa,

proprie virt. Lucia

un'anima

buona

ma, nel suo cercar sempre

la via retta, si lascia qualche volta persuadere e disarmare

da

altri

senza provar tutto quel dispiacere che avrebbe dosi

vuto provare; e
Vergine,

propone di mantenere

il

voto fatto alla

ma

tuttavia

non riesce a

togliersi dal cuore

Renzo.

Fra Cristoforo adopera pel bene quello stesso sangue bollente che altra volta l'aveva portato all'omicidio,
si

e, talvolta,

frena a stento.

Il

cardinal Federico Borromeo, cosi forte,

sente la propria debolezza, la misera e terribile condizione

umana, che non


al

riesce

mai ad adeguare del

tutto l'essere

dover essere; cosi saggio, partecipa a pregiudizi del

proprio tempo. Dall'altro estremo, don Rodrigo mette nella

persecuzione di Lucia almeno altrettanto di puntiglio, cio


di disviato senso dell'onore,
B. Croce.

quanto di brutale capriccio;


10

146

POESIA E NON POESIA


doti di gentiluomo compito e

ha

padrone dei suoi

atti

gesti; e, nel fondo

deiranima, l'oscuro rimorso del male

che

tratto a fare. Similmente,

non un malvagio

ma un

maniaco del decoro e


il

dello splendore della propria casa


la figliuola.

padre di Geltrude, cosi duro e spietato verso


tutti costoro e negli altri
si
il

Dov' mai in

tipico del

bene

o del male? Tutt'al pi,

potr qua e

l,

ma

assai di rado,

notare nella rappresentazione di questi caratteri qualche


lieve eccesso d'insistenza, qualche neo,

come

del resto in

ogni opera d'arte.


tezza che
si

Il

vero che la taccia di

tipicit o astrat-

data ai personaggi virtuosi o viziosi del

Man-

zoni non altro che

una nuova forma

dell'errato

paragone

della sua arte con un'arte diversa.

chi

si

voglia persua-

dere di
e
si
si

ci, si

ponga

al

centro

dell' ispirazione

manzoniana
personaggi
gli ac-

provi poi a pensare un

modo

in cui quei

sarebbero dovuti meglio concretare e avvivare, e

cadr di non poterli mai concepire diversi da come furono


concepiti e attuati dal Manzoni. Ogni diversa accentua-

zione che se ne facesse sarebbe una stonatura

ogni rinfor-

zamento

di colori o ritocco di disegno,


ci

uno sgorbio. Con

orrore noi

distorniamo

dall'

idea di coloro che vorrebbero

monaca di un Flaubert o di uno Zola, e vedere introdotto nei Promessi sposi un po' della sensualit che ha versata nei suoi romanzi un altro romanziere
udire per disteso Terotico-delittuosa storia della

Monza, narrata con

lo stile di

cattolico (cattolico di fantasia),


I critici

il

Fogazzaro.
del Manzoni,

che tendono a sminuire in maggiore o minor


alti
alti

misura

il

pregio dei personaggi

nel

bene e nel male, usano, in verit, un altro paragone, un paragone interno: quello con un altro ordine di personaggi dei
Promessi
sposi,

che chiamano

medi

nei

quali vedono

Sono i personaggi pi o meno comici, o piuttosto comicamente trattati, eminente sopr'essi don Abbondio. E veramente grande la copia e la vival'eccellenza dell'arte sua.

XII

MANZONI

47

cita di

primi,
di

questi ultimi e, considerandoli dopo la serie dei sembra che nel Manzoni all'anima di un Bossuet o
dei grandi
scrittori

un Bourdaloue,

cristiani

francesi

del secolo decimosettimo, s'abbracci quella di

un La Ro-

chefoucault, e anzi di

un

Voltaire, di

un Voltaire reso pi
debolezze da un'e-

alacre e acuto nello scoprire le

umane

sperienza di confessore e d'inquisitore e forse di tormentatore di s stesso,


lizia e la

ma

che non scema punto perci la ma-

gaiezza della sua comica fantasia. L'accoppiamento,

del resto, risponde alla cultura e formazione spirituale del

Manzoni, enciclopedista e illuminista dapprima e di poi


cattolico

non senza tracce

di giansenismo:

sicch in certo

senso pu dirsi che egli raccolse nel suo singolare tempe-

ramento quella doppia eredit

una comune base

nella

La quale ritrovava polemica morale in nome della rastorica.


si

gione o della religione razionalista, e

svolgeva logica-

mente come da unica radice, perch il moralismo, ponendo un ideale, pone insieme le immagini di quelli che lo incarnano, di quelli che
lo contrastano, di quelli

che vorreb-

bero incarnarlo e non riescono, o non l'incarnano

ma

si

danno

l'aria di farlo,

con finzioni verso

altrui e sofismi
;

verso

s stessi, e cosi via per infiniti casi e gradazioni

e perci

da una parte

paradigmi del nobile o del turpe, e dall'altra

quelli del comico.

Senonch difficilmente chi ha l'animo


i

agli

uni, l'ha insieme agli altri o mostra in entrambi

casi pari

bravura.

Il

pito e lieto

Manzoni assai disposto altres al secondo comsempre di eseguirlo, perch (com'egli osserva

in

un

certo punto del romanzo) tutti facciam volentieri

le cose alle quali

abbiamo

abilit

postasi la coscienza in
si

pace merc quella logica giustificazione,

compiacque e

soddisfece largamente nel satireggiare e ironizzare;


si

come

vede appunto nel personaggio


tutti
lati,

perseguita dal principio alla fine

don Abbondio, che egli romanzo, volge e rivolge del


di

da

non

lascia

mai

in pace, e in genere dalla

148

POESIA E NON POESIA


i

prontezza che dappertutto dimostra a cogliere


menti, le schermaglie,
scoste,
i i

tentenna-

secondi pensieri, le intenzioni nasottili

pi fuggevoli e

e complicati moti delF egoile storture

smo, della vanit, della paura,

del ragionare

passionale, e a metterli in piena luce, che impedisce loro di

pi oltre celarsi o velarsi. Entra in questa larga canzonatura la storia che prima gli aveva destato un grave inte-

ressamento come storia delle invasioni barbariche, della

cupa

politica veneta o della trionfale corsa


di cui ora egli

guerresca di

Napoleone per T Europa e


vere un'et che meglio
barocca, spagnuola,
si

prende a descridella de-

presta per lui al ridicolo, Tet

rozza insieme e affettata

cadenza ebbe
altro
il

italiana. All'occhio del

Manzoni
si

quell'et, che

pur

suo valore positivo e fattivo,

configura pi che

come un

groviglio di stravaganze, di stoltezze, di gof-

faggini, di cattivi ragionamenti: egli la tratta

come

tratta

don Abbondio, con


l'estremo lo
stile

la stessa ferocia implacabile d' irrisione,

e per opera precipua di lui, che in questa parte spinse alil Seicento ha preso un sembiante grottesco e burlesco. Ma si pu dire davvero che il Manzoni avesse maggiore attitudine al comico che al serio e commovente e sublime,

storico volterriano,

nel ricordo dei lettori

e riuscisse in quello meglio che in questo?

I ritratti

e gli

aneddoti di don Abbondio e di don Ferrante e di donna

Prassede e del conte zio e di Perpetua e di fra Galdino e


del

buon

sarto che pizzica di lettere e simili, possono git-

tare nell'ombra la scena del perdono di fra Cristoforo o la

notte di crisi dell' Innominato o gli alti colloqui del cardi-

nal Federico o la terribile e pietosa dipintura della peste?

il

metodo

delle parti

comiche e delle parti serie non

forse intrinsecamente lo stesso,


l'altro caso,
il

non

nell'uno

come

nel-

pathos del giudizio morale? Nella preferenza


alle parti

comunemente data

comiche dei Promessi sposi

c',

in fondo, altro motivo che la maggiore agevolezza del riso

XII

MANZONI

149

in confronto del raccoglimento d'animo che la contempla-

zione del dovere e del dolore richiede?

Non

solo

il

valore artistico dei due elementi che con-

fluiscono nei Promessi sposi pari,

ma

essi

sono tra loro in


Fautore,

correlazione e armonia; e chi

li

pone in armonia

troppo critico

da non essere

autocritico, troppo acuto e sa-

tirico osservatore degli altri

da non esser

diffidente verso

di s, troppo pieno del senso del ridicolo

da non schivare

attentamente

il

ridicolo che scapperebbe fuori dall'enfasi,

dalla predica, dalla pia unzione, dalle esagerazioni di qualsiasi sorta.

Nasce da ci

il

tono dei Promessi sposi, sem-

plice e piano

ma

misurato, capace di sollevarsi alle pi

sublimi

commozioni,

ma

guardingo a metter sempre


salire, cosi

il

piede sul saldo per non scivolare e precipitare dalle altezze,


alle quali

come conviene gradualmente


i

giova

gradualmente discenderne. E nasce insieme


questo libro tra pi studiati e
i

la perfezione di
finiti

meglio

di tutte le

letterature, in cui

non v'ha niente di affettato, di manierato e di banale, niente dMncondito e d'indeterminato, niente che sia estraneo e appiccicato. stato detto, e tutti abbiamo
ripetuto per tradizione senza riesaminare, che forse le parti

storiche sono nel

romanzo troppo

estese;
il

ma

anche qui godo

che
Il

il

Momigliano abbia contestato


gli

giudizio tradizionale.

De

Sanctis, che anch'esso vi s'atteneva, confessava poi

che quelle parti


esuberanti,
tanarle,

parevano cosi

belle

che

egli

non avrebbe

osato tagliarle via;


si

ed chiaro che, se fossero davvero


vero

potrebbe e dovrebbe sempre idealmente allonla bellezza. Il

pur serbandole e ammirandone

che le parti storiche, qui


poesia,

come

in

ogni opera

di

vera
si

non sono

storiche altro che in apparenza, e

ri-

solvono e fondono nei due elementi costitutivi del romanzo,


rientrando alcune di esse, come
i

racconti della carestia

e della peste e del passaggio dei lanzichenecchi, nelle parti


serie e tristi e affannose, e le altre,

di

carattere satirico

150

POESIA E NON POESIA

e ironico, nella vasta satira delle

umane

follie,

manzoniana

appendice

slV Elogio

della pazzia di

Erasmo.
valore della Ge-

da

notare che questo gran libro, che per gl'italiani

del secolo

decimonono ha avuto
il

lo stesso

rusalemme

liberata per quelli del decimosettimo,

ottenuto nella Weltliteratur

posto che gli spetta,

non ha come si

pu vedere leggendo le storie letterarie generali scritte da stranieri. Della qual cosa una delle cagioni , o pu
essere, l'abito pale, nella
di

considerare

come cosa propria

e princi-

storia letteraria, le astratte

forme o generi, e

segnare
Sotto
stati

le

novit e le rivoluzioni che in esse avvengono.


i

questo rispetto,

Promessi sposi appaiono, e sono

spesso cosi considerati, nient'altro che un'imitazione

dei romanzi di Walter Scott, da cui


solo

r idea

del

romanzo

storico

ma

Manzoni prese non anche alcuni espedienti


il

di composizione, per esempio l'introduzione di macchiette

comiche, di personaggi dotati di un


e

tic^

quali don Ferrante


dello Scott molti,
il

donna Prassede, che hanno nei romanzi

sebbene assai
vi

men

fini

compagni.

Ma

il

guscio

guscio,

e la poesia l'essere
si

vivente che vi dimora dentro, e che

del

accomoda e lo accomoda e lo trae seco. E nel guscio romanzo storico lo Scott mise di solito il suo poco penla

sato raccontare per intrattenere gradevolmente le brigate,


e

Alessandro Manzoni tutta la tragedia e


sentita

commedia

umana,

da una schiva e

sottile

coscienza morale.

XIII

BERCHET

'empiuta in C<
e
critici,

Italia la rivoluzione liberale-nazionale, lettori


si

con rapido processo,


poesia

spacciarono della poesia

politica e patriottica dei decenni precedenti.


tica, cattiva

Poesia poli-

si

disse, e forse si potrebbe

mettere

in dubbio l'equit

del detto, perch di cattiva poesia se


le passioni,

ne

fa

su tutte quante
le

anche su quelle che sem-

brano

pi poetiche, come l'amore, e tutte hanno alla pari

bisogno, per diventar poetiche, unicamente di questo: di


convertirsi in poesia.

Comunque, certo che il secolo decimonono, segnatamente nella sua prima met, a causa delle
democratiche e delle congiunte

lotte

lotte

nazionali, pro>
,

dusse molta mediocre o cattiva


tutto e

poesia politica
i

dapperagitati

anche

in Italia,

che non fu tra


che

paesi

meno
i

da quelle

lotte.

Neir eseguire

la severa cernita

si

detta,

critici

rimasero talora sospesi ed esitanti dinanzi a un libriccino


di poche pagine, che conteneva le pi celebri e popolari romanze patriottiche italiane, le Poesie di Giovanni Berchet; se cio dovessero o no buttarlo con tanti altri volumi di drammi, romanzi e liriche nel gorgo dell' oblio, tra il ciarpame dei documenti storici. E l'esitazione si avverte an-

152

POESIA E NON POESIA


seguitano a tenere
in

cera, perch alcuni


poesie, e altri
li

pregio quelle

accusano di lasciarsi avvolgere e sedurre

da
il
i

da sacre ma estranee reminiscenze, smarrendo io credo che anche secondi non oserebbero, domandati, affermare che le
nobili,

sano discernimento dell'arte. Pure,

poesie del Berchet siano nient' altro che rettorica, gonfia-

tura e montatura verbale, e ammetterebbero di buon grado,


ci che indubitabile,
il

sincero affetto che vibra in quei

pochi versi, composti in breve giro d'anni da un esule del


1821,
il

quale seppe poi a lungo tacere come quegli che


col fatto la
stato spinto

non aveva altro da dire, dando prima aveva verseggiato, vi era


prepotente.

prova che, se

da una forza

Per quale ragione

le
il

poesie del Berchet fanno ora, a

prima

lettura, nascere

dubbio circa

la loro consistenza

poetica,
1

addirittura

muovono a una
Il

sbrigativa
o,

condanna

lettori

impazienti?

Berchet era poeta,

per dir me-

glio,

fu poeticamente

commosso

negli anni che seguirono

alla fallita rivoluzione del '21, nella

malinconia

dell'esilio,

tra gli sconforti e le speranze, tra gli sdegni e gli entu-

siasmi, tra le ansie per le sorti dell'Italia, che era


la

come

donna

del suo

grande amore,

della sua

pofonda tenerezza

e devozione. Ma, sebbene poeta, non era abbastanza poeta;

non possedeva

in

grado pari all'ispirazione l'interessamento

perla poesia, l'ardore a cercare e a perfezionare l'espressione del proprio sentire, la passione dell' artista per la parola

unica e insostituibile. Tutto pieno di religione per

l'Italia,

sembra che non volesse tradire questo culto nemculto


dell'arte,

meno

col

dell'arte
egli,

che suol

essere

cosi

quando l'aura della poesia increspava la sua anima, non attendesse il lento effetto di quell'ispirazione, non lo accompagnasse col megelosa!
ditare e rimeditare e ricercare e provare e col paziente lavorio,

Accadeva dunque che

ma

si

appigliasse a

modi ovvi

e comuni, a espedienti

XIII

BERCHET

153

semplicistici, a

immagini, fraseggi e parole generiche e


si

convenzionali, e

contentasse

di

approssimazioni e di
estrinsecamente

rabberci. C'era, nella recente tradizione letteraria italiana,


lo stile

melodrammatico, limpido e

facile,

musicale, pronto a trascinare nel suo limpido scorrere for-

molo

fisse,

espressioni logore e crudi prosaismi,


foglie
gialle

come un
e secche,

agile torrente che porta via seco

schegge e
certo

fuscelli

e questo stile

melodrammatico non era


il

stato radicalmente distrutto dal romanticismo,

quale in

modo

lo fece suo e v'introdusse o rese usuali la predilezione pei ritmi

nuove

combinazioni metriche e
e per le rime tronche.

galoppanti

Allo stile melodrammatico-romantico appartenevano altres


i

personaggi

stilizzati,

come

la vergine,

il

romito,
il

il

trovatore, l'apostolo di libert, l'ardente patriota,

prode

guerriero, e via dicendo; allo stesso

stile,

cominciamenti
gli

per ipotiposi e interrogazioni ex-abrupto,

svolgimenti
simmetrici, e

per quadri simmetrici,


altrettali cose. Il

polimetri non
si

meno

Berchet

valse di tutti questi modi: dila

vise

Profughi di Parga in tre parti,

prima, verseggiata
il

in sestine di decasillabi piani e tronchi, descrivente


tato suicidio di

ten-

uno

di quei profughi,

che tratto fuori

delle onde,

dove s'era

gettato,

da un viaggiatore inglese;

la seconda, in terzine di decasillabi, a ciascuna serie delle

quali sono accodate due strofette di senari con alternanza


di sdruccioli e tronchi, e che

la storia delle sventure di


la terza,
si

Parga, narrata dalla donna del profugo-suicida;


racconta come l'inglese invano offrisse

in ottave di decasillabi, miste di rime tronche, in cui


il

suo soccorso al

profugo disperato, che respinge la


implacabile nell'odio contro
l'

mano

benefica e rimane

Inghilterra,
le

che

gli

aveva
i

venduta

la patria.

Similmente

Fantasie alternano

due

diversi ordini
italiano, le

d'immagini che vengono in sogno all'esule immagini dell'Italia combattente e trionfatrice

154

POESIA E NON POESIA


i

a Legnano contro
sentimenti che

tedeschi, e quelle dell'Italia ai tempi

del poeta, schiava, inerte e avvilita; e questi spettacoli, e


i
li

animano,

si

avvicendano con evidente


ritrarre

e candidissimo artificio.
il

La romanza Clarina vuol


ai

dolore di una giovinetta, alla quale dai casi politici, dal

tradimento usato da Carlo Alberto


strappato
fidanzato, che ora

Carbonari nel

'21, dal

fallimento di quella rivoluzione liberale e nazionale, stato


il

vaga esule per

terre straniere.

Niente di pi melodrammatico di questa rappresentazione,


in cui la giovinetta figura

il

fidanzato

come una vergine come un guerrier>, fuggitivo

infelice >
>,

vaga-

bondo; di quintessenziale
l'

teatralit gi la strofa del-

inizio

Sotto

pioppi della Dora,

dove l'onda pi romita,


ogni
s'ode
di,

su l'ultim'ora,
di dolor

un suono

Pausa e spiegazione:

Clarina, a cui la vita

rodon l'ansie dell'amor.


L'altra

romanza.
,

Il

romito del Cenislo^ presenta un

estranio

un

touriste forestiere,

che

si

arrampica sul Celo


si

nisio e si affaccia a

guardare di

l,

con gioia che promette

gioia, la terra italiana:

quando un romito
dolore,
il

ammonisce
conviene
il

che, neir avvicinarsi alla terra del


pianto, e prende a tracciargli

quadro dell'oppressione e

dello strazio del popolo italiano;

onde

il

forestiere torna

indietro, preferendo a quella terra, cosi lieta di sole e di

vigneti

ma

cosi triste per le sciagure degli abitatori,

il

suo
ri-

nebbioso paese settentrionale. Quella che segue terza. Il

morso^ pone sotto agli occhi una donna italiana, che, in

mezzo a una

festa, in

un

convito, lasciata sola, da tutti

schivata, e ode intorno a s

mormorare con orrore:

XIII

BERCHET

155

la

donna

di

un nostro

tiranno,

la sposa dell'uomo stranieri

L'orrore la raggiunge di notte nei sogni e nelle veglie affannose, e la perseguita col ritornello:
Vile!

un manto d'infamia hai

tessuto

l'hai voluto;

sul

dosso
vii,

ti

sta!

per gemere, o

che farai,
il

nessun mai

dal

tuo dosso

torr

Nella quarta romanza, Matilde^ un'altra, una giovinetta,


sbalza dal sonno, in preda a

un incubo; ha sognato che

vogliono darla sposa a un austriaco: quel ceffo le sta di-

nanzi odioso:

Ha
ha
i

bianco

il

vestito,

il

mirto al cimiero;

fianchi gli fasciano


giallo ed
il

il

nero...

Colori esecrabili

a un italo cor!
Il

Trovatore^ sotto le specie del giovane trovatore che ha

osato levar gli occhi alla sposa del suo signore ed stato

cacciato in bando, figura simbolicamente l'esule:

Va

per la selva bruna


il

solingo

trovator,

domato dal rigor


della fortuna...

L'ultima romanza, Giulia^ descrive


di

il

palpito e l'angoscia

una madre

italiana che

ha un
le

figliuolo in esilio e assiste

al sorteggio dei coscritti,

che

porter via l'altro figliuolo


e, forse,

a servire nell'esercito austriaco,


trarsi

un giorno, a sconfratello.

armato, come nemico con nemico, col proprio

156

POESIA E NON POESIA


i

Anche qui

procedimenti sono
si

soliti

turba, nel tempio

spessa?... >. Chi

che a niun rassomiglia ?....

Giulia,
,

Che vuol questa questMmmota, una madre.

fia

E, tutta codesta, poesia popolare com' stata chiamata; e certamente ottenne piena popolarit e meritava di
ottenerla per la schietta e seria nobilt d'intenti che la

moveva. Posto
e
le

il

genere, non

si

sarebbe potuto far meglio;

parole del Berchet furono religiosamente rimormorate

dagli italiani, anelanti a libert, odiatori dello straniero,

bramosi di riscossa e guerra nazionale. Ancor oggi quelle parole non si sono raffreddate si sente sotto di esse il caldo
:

della passione.

Con

quali accenti vi

si

esprime

lo

sprezzo e

rodio per

gli

oppressori che esercitano la loro prepotenza,

protetti dai trattati internazionali!

Non

il

il

forte che sfidi a giornata,

villano che

move

sicuro

a sgozzare l'agnella comprata...

Con quali
inglese
!

accenti,

Tabominio della fredda egoistica politica

Ma
ode

per tutto, di fronte, alle spalle,


il

lagno di genti

infinite,

d'altre genti dall'Anglia tradite,


d'altre genti che l'Anglia

vend!

o r imprecazione

al

principe italiano, nel quale

si

era fidato

e che aveva disertato la causa nazionale:


Esecrato, o Carignano,

va

il

tuo

nome

in ogni gente...

con quali parole di elevazione sacerdotale rappresen-

tata l'Italia nel fremito rivoluzionario del '21,

quando parve

che Dio facesse sorgere per

lei

l'alba serena della speranza:

XIII

BERCHET
il

157

Di

tre secoli

desire

in volere Ei

ti

cangi

C'

la feroce

eloquenza di guerra:
Su, nell'irto increscioso alemanno,

su,

Lombardi, puntate
i

le spade...

il

rimbrotto che fa vergognare


Federico? egli un

paurosi:
voi,

uom come
il

come

il

vostro di ferro

suo brando;

questi scesi con esso predando,

come
e
il

voi veston carne mortai!

severo

ammonimento a

coloro che fantasticano e rae operare:

ziocinano,

quando bisogna solamente volere


Or
il

dado gettato. Se alcuno

di dubbiezza ancor parla prudente,

se in suo cor la vittoria

non

sente,

in suo core a tradirvi pens!

C'

lo

sguardo

fiso

all'immagine dei nuovi e pi


vittoria, delle

alti

tempi,

che seguiranno alla


tiranno alfine:

prossime et di purezza,
gl'italiani si

di austerit e di santa letizia,

quando

risen-

volenti, possenti, qual

Dio ne cre

e le madri alleveranno pi forte prole:

voi, madri, crescete

una prole

sobria, ingenua, pudica, operosa:


libert

mal costume non sposa,


pie...

per sozzure non mette mai

poich

il

concetto di

poesia popolare

dei pi ibridi,

e talora servito

da simbolo per designare poesia originale

158

POESIA E NON POESIA


tali

e vigorosa, converr, a impedire

confusioni, dir chia-

ramente che
lirica

la popolarit

che data come carattere della

berchettiana quella stessa di molta altra poesia dei


e consiste,
tipi fissi

romantici,

quanto a forma estrinseca, in un


e frasi fatte d'origine letteraria, in

complesso di

un povero, vago e impreciso vocabolario, in ritmi facili a ritenere a mente, e, neir intrinseco, in una sorta di didascalica e oratoria del sentimento.

Ma

poi,

il

Berchet, tutto nell'opera sua ricordata di


Il

sopra e nella poesia popolare cosi intesa?

suo animo

commosso
oratoria?

si

tradusse sempre e soltanto in didascalica e


c' in lui dell'altro di pi veramente arti-

Non

stico e poetico? dell'altro,

che comunica quel certo

afflato

ideale anche alle parti oratone e didascaliche? C'; e questo

spiega a parer mio l'esitanza a metterlo in fascio cogli altri


poeti di Gccasione^ e l'affetto che gli serbano alcuni
tori e critici di poesia.

ama-

Accanto e frammista all'oratoria e didascalica


tica, si

patriot-

schiude nel Berchet quella che

si

potrebbe chiamare
il

la lirica dell'esule, nella quale la

sua nostalgia,

suo im-

menso

affetto

per la sua terra, accresciuto dalla lontananza,


cosa che gli ricordasse l'Italia,
e grande,
il
il

la tenerezza per ogni

sogno di un'Italia libera, forte

tormento del

dubbio, pari all'ardore del desiderio, se gl'italiani sapranno

davvero riscuotersi,

sollevarsi,

combattere e vincere,

sfi-

dando pericoli e rinunziando ai loro comodi e piaceri prendono forma diretta e viva. Il Trovatore qualcosa
pi che una semplice romanza da mettere in musica
il
:

di

ci dice

distacco straziante dai luoghi in cui

si

sogn e

si

am:

Scese
stette-,

varc le porte: guardolle ancor:


il

e gli scoppiava

cor
morte...

come per

XIII

BERCHET

159

Nei Profughi di Parga non c' solo Tatto d'accusa e la


maledizione alla politica inglese.
siderio sconsolato per
il

il

rimpianto ed
;

il

de-

paese delF infanzia

e'

il

tiglio

(l'albero della nostalgia!), accennante di lontano che sotto

quel monte sono


tario
:

le

case della diletta Parga,

il

tiglio soli-

Se mai vien ch'io risalga secura


a posar sotto
il

tiglio romito,
l'altura...

che di Parga incorona

la

pagina pi bella del poemetto quella


in massa, e
lei

in, cui la po-

polazione, consegnata dagli inglesi al mussulmano, preferisce


Pesilio

dissacra, neir abbandonarlo costretta,

quel luogo a

sacro.

Erano

giorni

santi

ed amari

della passione di Cristo, e la popolazione

si

radun e preg

nel tempio:
Poi,

gemendo

il

novissimo addio,

surse: e l'orme dei suoi sacerdoti

taciturna la turba seguio...

s'avvi al camposanto, all'angolo di terra, dove

sotto il salcio dei rami piangenti dormian gli avi di Parga sepolti, dormian Tossa dei nostri parenti...

tolse quelle ossa dalle

tombe e

le

ammucchi

e le arse

su un rogo, quasi in vista dell'avanguardia nemica, per


sottrarle
all'insulto

degl'infedeli.

discese dalla piccola

citt tra gemiti e grida e atti pietosi delle

donne:

Qui toglievasi un'altra dal petto


il

lattante, e,

fermando

il

cammino,

con istrano

delirio d'affetto

160

POESIA E NON POESIA

si

calava al ruscello vicino,

vi

bagnava per l'ultima volta


il

nelle patrie fontane

bambino.
chi svolta

un ramo, un cespuglio, dalle patrie campagne traeva una zolla nel pugno raccolta...
chi

Finch

la

misera popolazione giunge alla spiaggia ed entra

nelle barche:

Noi salpammo.
si

la queta

marea

coverse di un lungo ululato...

Vediamo
si

altri aspetti di

questa condizione d'animo. L'esule

aggira tra nuove genti, tra nuovi costumi, chiamato a


:

nuove relazioni e amicizie

Accolto in mezzo
al

liberi

conversar fidente,
tra gli schiavi,

ramingo
chiuso
il

pensier prudente...

e sempre

ha

la patria in

cor. Col, presso

gli stranieri,

la tragedia della sua patria suscita lieve e lontano interes-

samento o

affatto

ignorata.

un

cittadino

settentrione, quale notizia pervenuta


storia d'Italia?

del remoto mai della recente

Un

di a lui sull'aure algenti,

l lontan,

su l'onda baltica,

dell'Italia

and un rumor,

d'oppressori e di frementi,
di

speranze e di tormenti,

di tumulti annunziator.

XIII

BERCHET

161

Ma

confuso,

ma

fugace

fu quel grido, e ratto a sperderlo


la parola usci dei re,

che narr composta in pace


tutt' Italia ai troni

immobili
f.

plauder lieta e giurar

Notizia vaga, pallida, e alterata ad arte

a cui corrisponde

un sentimento
l'esule,

d'indifferenza, fatto d'ignoranza.


le

Ma

egli,

Tapostolo della sua patria: ne narra


affetti

prodezze

e le sventure, ne fa conoscere gli

e le

aspirazioni,

ne spiega

concetti;

soprattutto, la

descrive tormentata,

fremente, insofferente, pronta a insorgere all'azione, e an-

nunzia prossima la rivolta e

la

guerra dell'indipendenza.

La

speranza, nell'animo suo, trapassata in fede; le pa-

role, tante volte ridette

a s stesso e ad altrui, hanno ac-

quistato la saldezza di cose delle quali gli pare impossibile

dubitare. Eppure, ecco

il

dubbio s'insinua: nasce forse da


pi ancora, da im-

sconfortanti notizie che gli sono pervenute della presente

disposizione degli spiriti in Italia;

o,

provvisi

tristi

ricordi che risvegliano


le quali

immagini represse e
si

quasi soffocate,

ora rivendicano la loro realt e

fanno valere. Gli sembra di essere rientrato, non sa come,


in Italia: l'alba: egli rivede
i

noti aspetti dei suoi campi,

riconosce

luoghi dove gio fanciullo e tutto rifruga con


e gi gode
si

l'occhio e tutto ritrova nel cuore;

alle

acco-

glienze che lo attendono, gi l'anima

apre

ai petti fra-

terni, pieni delle stesse speranze, delle stesse

brame, della

stessa risoluta volont.

Ma

gli

uomini, che incontra, non


aggressori, spezzando le

sono gl'italiani atteggiati a rivolta e guerra, minacciosi,

che gi
torte,

si

levano contro
la

gli
li

ri-

quali

sua fantasia

aveva per lunga consuetusi

dine familiari. Sono contadini che

affrettano ai seminati

e alle vigne, contadini abbrutiti dalla miseria e chiusi a


B. Croce.
11

1G2

POESIA E NON POESIA

Ogni altro pensiero che non sia quello della lotta quotidiana
pel pane:

Recan
che
il

le facce stupide

scalzi,

gramo viver tigne; cenciosi movono

sul suol dell'ubert...

Sono operai e
loro piaceri

cittadini,

che non

si

curano di politica n

di patria, premuti solo dai loro affari, dai loro comodi, d^^l
:

Dai fumaiuoli annuUziansi


ridesti a mille a mille
i

fochi dei castelli,

dei borghi e delle ville.

Dove pi
a due, a

folto d'uomini,
tre,

a drappelli,

escono agli

ozi, all'opere,

sparsi per la citt...

a tanto contrasto tra l'ideale e la realt (quella che a


in queir istante la realt

lui. pare

della sua ansia e del suo

improvvisa delusione,

il

e sdegno gli salgono al

ed un incubo anch'esso immenso amore), a cosi cruda e reduce come trasognato, e dolore labbro, e mormora tra s amara-

mente

Son questi? questo


per cui con affannosa
lena
ei

il

popolo

cerc

il

periglio,

perse ogni amata cosa?

questo

il

desiderio

dell'inquieto esiglio?

questo

il

narrato agli ospiti

nobil nel suo patir?

XIII

BERCHET

163

Per contrario, q un'altra visione, T immagine di un paese straniero si unisce all'immagine idolatrata del popolo italiano: in quel punto

dove

egli rievoca la

pace celebrata a
i

Costanza, la pace che suggell la vittoria italiana contro

tedeschi del Barbarossa. Si sente, nei tocchi coi quali di-

pinta la piccola citt tedesca, che

il

poeta V ha accolta nella

sua anima, T ha penetrata di simpatia.

un

paesaggio tutto

splendente di neve e di acqua purissima, una cara cittadina

veneranda per vetust e soave d'intimit domestica; e in


essa rifulger
il

riconoscimento del diritto d'Italia contro

l'imperio barbarico delle genti tedesche, essa ricorder in

perpetuo col suo

nome

quell'austero trionfo;

Dinanzi una cerulea


laguna, un prorompente

fiume che da quell'onde


svolve la sua corrente.

Sovra tanta acqua, a specchio

una

citt risponde:
i

guglie a cui grigio

secoli

composero
ed

il

color,

irte di pinnacoli,

case che su lor grevi

denno sentir dei

lenti

verni seder le nevi:


e finestrette povere,

a cui nei di tepenti


la casalinga

vergine

infiora

il

davanzal.

In quella
festa,

citt,

ora una grande folla

come

in giorno di

una calca, un'attesa, e baroni armati preceduti da


si

araldi la percorrono, e le trombe squillano e

bandisce

una

lieta novella.

In un momento, silenzio, la folla s'apre

164

POESIA E NON POESIA

schierandosi in doppia ala;


piccola e modesta comitiva:

sopraggiunge e s'avanza una

Non da
non da
son pochi
in

milizia scorti,

fastosa insegna,

sol
al
il

cospicui

per negri cigli accorti,

mezzo

biondo popolo
pie.

movono

lento

coppia a coppia, in semplici

prolisse cappe avvolti...

Egli

li

guarda con passione, non

si

sazia di ammirarli:

Che franchi atti discreti! Che dignit nei volti! Tra lor dan voce a un cantico,
tra lor l'alternan lieti...

E, a
il

un

tratto, percepisce le parole di

quel canto, e getta

grido quasi fanciullesco di giubilo:


Oh, della cara Italia
la cara lingua
eli' !...

In queste parti della sua opera

il

Berchet supera la
i

popolare oratoria e didascalica, idoleggia

suoi affetti e
il

contempla

la

sua anima come in ispettacolo, che

pro-

prio del poeta.

XIV

GIUSTI

F,ra

le tante

specie e variet letterarie ce n'

una che

converrebbe risolversi a definire, con paradosso verbale,


sia sbagliata,

poesia prosastica. None, come potrebbe credersi, poema una cosa a s, col suo valore positivo,
si

che

dice poesia unicamente perch prende forma metrica,

La forma metrica le bens acconcia e naturale, ma non adempie in questo caso lo stesso nuova prova, se ce ufficio che nella poesia vera e propria
e nella sua realt prosa.
:

ne fosse bisogno, che

la

presenza o l'assenza del verso

(come, del resto, di ogni altro carattere materialmente preso)

non d sicuro

indizio di presenza e assenza di poesia. Vorrei


i

aggiungere che alla poesia prosastica sono da attribuire


pi dei poeti scherzosi, gnomici,
in tanto
italiana
satirici e via

dicendo, che

numero s'incontrano soprattutto nelle letterature e francese, se non me ne ritenesse la cautela ora
e,

espressa sulla impossibilit di giudicare dairesterno e da

elementi materiali;

in verit, c' scherzo e scherzo, sa-

tira e satira, didascalica e didascalica, poetica

Tuna

e pro-

sastica l'altra, perch

sempre

le

ton qui fait la chanson, e


si

una materia astrattamente identica

atteggia in

un modo

o nell'altro secondo lo spirito che vi soffia per entro.

166

POESIA E NON POESIA

Come nasce
sione o

la poesia

prosastica?

Non da un'impres-

commozione che direttamente s'innalzi a contemplazione, ma da un'impressione o commozione che si presto convertita in una riflessione, in un'osservazi(me, in un proposito oratorio d'imprimere tale o tale altra tendenza
all'animo proprio o all'altrui.

questo fine

si offre

spon-

tanca la forma metrica, efficace a ritmare quel discorso e

'

quell'ammonimento o invettiva, ad

attirare intorno a

essi

l'attenzione, a comunicarli agevolmente, a farli ricordare.

il

compositore di qualit sorte di poesia, o piuttosto di

letteratura, vi lavora intorno, se artista, ottenendo effetti

assai piacenti, sebbene

non mai

quell'effetto

che proprio

della bellezza e che, d'altronde, escluso dal suo partico-

lare intento. 'Alla poesia prosastica quasi


colti e

tutti

gli

uomini

di

tributo, e

buon gusto possono dare qualche elegante conun tempo, quando il far versi s'imparava nelle
i

scuole e questa acquisita virtuosit era tra

doveri che

si

esercitavano nelle occasioni sociali, ve lo davano in gran


copia; e anche oggi non difficile a chiunque abbia pratica letteraria girare
gli

sarebbe forse

uno scherzo, laddove impossibile formare un sol verso da poeta,


o

un epigramma

codesta specie, largamente intesa, di poeti prosastici

da riportare,

ma

collocandolo tra

pi eminenti, Giu-

seppe Giusti, autore di scherzi e di


fortuna in Italia fra
il

satire,

che ebbero grande

'30 e

il

'48, e di cui l'eco


si

dur an-

cora per alcuni decenni e poi

and affievolendo. Egli


sua riputazione di poeta

parve sovente contrariato per

tale

scherzoso e satirico, e scontento di s stesso e della sua


sorte
;

e insistette nel protestare che

il

fondo dell'animo suo


alla midolla,

era doloroso, che la sua celia

non passava
mesto
riso,

che egli traeva dallo sdegno


giare, al quale era costretto,

il

che del satireg-

si

stancava e rattristava, che

non

gli

era ignoto

il

forte palpito inquieto verso la belt

del vero, e vagheggiava un'ardua

immagine

dell'arte, spe-

XIV

GIUSTI

167

rando

di attingerla

noi data della

un giorno. Ma certamente, con l'idea da poesia prosastica, non si esclude questa po-

tenzialit poetica o questa generica attitudine, pi o

meno

viva in ogni uomo; e soltanto


e rimane

si

vuol mettere in chiaro che,

non si converte in attualit, una psicologia non altrimenti approfondita ed elaborata, o un antecedente che cede il luogo alla riiessione, all'osservazione e alla tendenza pratica. Le stesse proteste e confessioni, che il Giusti non cessava di fare, mostrano che egli aveva consapevolezza del limite del suo ingegno,
in quella forma, la potenzialit

e che talvolta vi urtava contro.

questo limite

infatti,

dimostrato dalle sue poche


alle,

composizioni di genere grave, amoroso e affettuoso,


quali non

mancano

delicatezza

di

sentimenti e garbo di
di

forma,

ma
Il

che non superano

la qualit

pensieri messi

in versi.

popolarissimo sonetto sulla statua del Bartolini,


il

La

fiducia in Dio, che

pi perfetto componimento di

questo gruppo, pu valere come ottimo esempio;


Quasi obliando la corporea salma,
rapita in Quei che volentier perdona,
sulle ginocchia
il

bel corpo
l'altra

abbandona
palma.

soavemente, e l'una e

Un
le

dolor stanco,

una

celeste

calma

appar diffusa in tutta

la persona;

ma
E

nella fronte che con Dio ragiona


l'

balena

immortai raggio dell'alma.

par che dica:

^ Se

ogni dolce cosa

m'inganna e al tempo che sperai sereno fuggir mi sento la vita affannosa.


Signor, fidando al tuo paterno seno

l'animo mio ricorre e


in

si

riposa

un

affetto

che non terreno.


si

semplice, limpido, facile, coerente; eppur

pensa irresistibilmente che ben adatto a figurare in un

168

POESIA E NON POESIA


in

album o

un

libro di strenna a

commento
e

elogiativo della

graziosa scultura o ad attestazione di simpatia per quella


gentile figurina di fanciulla addolorata
vi cercasse altro, sentirebbe

implorante. Chi

un

certo vuoto.

Ma

perch poi

cercarvi altro?

Meglio ancora

il

limite si scorge

fermando Tattenzione
Sant'Ambrogio^

su alcune delle poesie satiriche, e proprio su quella che


celebrata

come
il

il

capolavoro del Giusti,

il

nella quale parso che egli fondesse le

due sorgenti sue


11

d'ispirazione,

sentimentalismo e la polemica politica.


si officia,

poeta entrato in una chiesa mentre

si

tro-

vato in mezzo a un gruppo di soldati austriaci che assistono alla messa, e gi preso da repugnanza, quando,

inaspettatamente, quei soldati, a lui odiosi in vista,

si

met-

tono a cantare, e nell'armonia del canto e nell'affanno e


nella nostalgia che vi
si

esprime, una nuova tenerezza gli

s'insinua nel petto e tutto lo riempie, e in

quei soldati

nemici egli sente, a un

tratto,

povere creature umane, acsta

comunate con
della
gli
Il

lui

nel soffrire, e quasi

per aprire

le

braccia verso di loro.

questo commosso ritrovamento mezzo alle divisioni che straniano uomini dagli uomini, non forma da s la propria lirica.

Ma

comune umanit

in

Giusti era capace di provare realmente quel sentimento,


di fecondarlo e viverlo tutto colla fantasia e farne

ma non
il

un mondo, come sarebbe accaduto a un poeta poetico. Ed ecco che quella commozione diventata in lui un aneddoto sentimentale, che egli racconta con animo caldo e mente fredda, si da scherzarvi intorno, commencentro di
tarlo,

aggiungervi sale satirico, trarne illazioni politiche e


piano e disinvolto di una serie di

versificarlo nel ritmo

ottave, le quali piuttosto


riflessione che

danno

al lettore

materia di saggia

non

lo

rapiscano in un sublime sentimento


freccia dalle ali variopinte

umano; scagliano una nuova


contro
il

dominatore straniero,

ma non

inviano

lo

strale

XIV
d'oro verso
il

GIUSTI

169
il

sole,

onde

il

poeta (direbbe

Carducci)

guarda

gode e pi non vuole. Comincia:


Vostra Eccellenza che mi sta in cagnesco,

per quei pochi scherzucci da dozzina,


e

mi gabella per antitedesco


le

perch metto
o senta
il

birbe alla berlina,

caso avvenuto di fresco

me

che, girellando

una mattina,
mano.
il

capito in Sant'Ambrogio di Milano,


in quello vecchio, l, fuori di

Ci che gi domina lo spirito dell'autore

pensiero

del frutto che deve trarre per la sua polemica poltica dal

racconto dell'avventura sentimentale accadutagli. E, per|

meglio preparare queireffetto, egli dirige


alto funzionario del

il

discorso a un
o di

governo austraco in
:

Italia

un

governo italiano austriacante rendendo cosi pi ironica la conclusione pratica deir impeto di amore da lui provato
verso
i

tedeschi, che

il

desiderio che, pel

comune bene,

essi se

ne vadano

dall' Italia. Il

punto saliente narrato a

questo modo:

Un

cantico tedesco lento lento

per l'aer sacro a Dio mosse le penne:


era preghiera, e mi parca lamento
di
tal

un suono grave,
mi stupisco che

flebile,

solenne,
lo sento:

che sempre nell'anima

in quelle cotenne,

in quei fantocci esotici di legno,

potesse l'armonia fino a

tal

segno.

E
lisi,

al racconto

seguono

le

impressioni in forma di ana-

non senza una certa

enfasi sentimentale:

Sentia nell'inno la dolcezza amara


dei canti uditi da fanciullo:
il

core

170

POESIA E NON POESIA


che da voce domestica
ce
li

gli

impara,

ripete

il

giorno del dolore:

un pensier mesto della madre cara, un desiderio di pace ed amore, uno sgomento di lontano esilio, che mi faceva andare in visibilio.
Indi, le considerazioni:

Costor

dicea
li

tra

me
e

re pauroso

degli italici moti e degli slavi

strappa ai lor
schiavi

tetti,

qua senza riposo

spinge per tenerci schiavi...

Il

finale in tono scherzoso,

come
si

di chi si
affretti

vergogni
a fugarle

che

gli

siano spuntate le lagrime, e

con un'immagine ridevole;


narrativa e
pathos:
Qui, se

ma, in
lo

realt,

l'intonazione
diretto

discorsiva

impediva

scoppio

del

colla sa' brava

duro e

non fuggo, abbraccio un caporale, mazza di nocciuolo piantato li come un pinolo.


si

Dato
lo

il

fine

che l'autore

proposto,

il

Sant'Ambrogio

consegue pienamente ed a dire concepito ed eseguito

benissimo.

similmente perfetti o quasi sono


i

altri

com-

ponimenti del Giusti, tra


tago, le Istruzioni

quali basti citare


il

il

Delenda Car-

ad un emissario,
lo

Congresso dei Birri^

la

scena comica dei Discorsi che corrono. C' un lavoro

che sottilmente indaga


dai primi

svolgimento artistico del Giusti

scherzi

a queste opere della maturit del suo

ingegno; e mi piace ricordarlo e rinviare ad esso perch


si

Tommaso

deve a uno studioso di grandi speranze, morto giovane, Parodi, e anche perch rimasto poco noto, pur
il

essendo, a mio parere,

miglior saggio critico che sia

XIV

GIUSTI

171

Stato scrtto suir argomento. Al giovane critico

manc

sol-

tanto l'ardimento di concludere nel

modo che

si

detto di

sopra, col negare cio^ al Giusti l'intima

Anche
il

'60

mossa poetica. fama del Giusti, come si accennato, dopo o dopo il '70, and calando. Ai tempi della mia adola
si

lescenza ancora

leggevano molto

suoi versi e

si

sape-

vano a mente;
gnoso.

ma

poi le ristampe diradarono e prevalse

intorno a lui giudizio severo, o almeno riservato e conte-

sebbene non

si

potesse rimproverarlo,

come

altri

verseggiatori del Risorgimento, di faciloneria e di sciatteria

che

anzi egli verseggiatore eletto e dalla rima ricca,


perfino
talora contorto e cincischiato

artista travagliato e

per troppo studio,

fu

rimproverato per certa angustia

provincialesca, per la materia troppo occasionale e contin-

gente, e per la scarsezza, nelle sue figurazioni satiriche,


di plasticit e di colorito.

Ma

la

vera ragione dello scemare

della sua

fama
i

nell'anzidetto suo carattere di poeta propoeti prosastici

sastico. Tutti
i

hanno maggior fortuna presso

contemporanei che non presso i posteri, laddove ai poeti poetici accada l'opposto. Quei poeti sono, a lor modo, oratori,
li

e gli oratori interessano poco, passate le occasioni che

mossero a operare colla parola. Ogni generazione vuole


il

propri epigrammisti, satirici, caricaturisti e predicatori,

che non toglie che quelli dei tempi andati serbino il loro pregio d'arte e risveglino ammirazione quando li si torna
a guardare nel

modo che per


i

loro

conviene;

tanto pi

che

la

commedia umana
di
tutti

dei vari tempi anche


i

commedia

umana

tempi, e
ci

vecchi scrittori gnomici, epipolemi-

grammistici e

satirici

forniscono pur sempre qualche


le

caricatura o qualche arguto motto, efficace per

che del presente.

XV

HEINE

uona B.

parte della letteratura critica intorno allo Heine

occupata dalla controversia sul giudizio che sia da fare


della vita e del carattere dell'uomo, e sul significato della

sua opera artistica: se cio questa meriti l'ammirazione e


la gratitudine dei connazionali

da esprimere in un pubblico

monumento

glorificatore, fin oggi ostinatamente negatogli.


dell'altro

parrebbe che dell'uno e

punto della controversia

ci si potesse disinteressare: del

primo, perch poco giove-

vole e poco pietoso torturare l'anima del morto poeta,

scotendola dall'eterno riposo per investigare debolezze ed


errori che furono espiati con lungo ed atroce soffrire
;

e del

secondo, perch concerne tendenze politiche, di quelle che


negli ultimi tempi lottarono o prevalsero a lungo in Ger-

mania. Pure, non

cosi,

e in

tale

controversia, sotto le

specie della inquisitoria biografica e della intransigenza politica,

in qustione nient'altro che

il

carattere e

il

valore

della poesia dello Heine. Se questa rifulgesse agli occhi di


tutti nella sfera della

grande e

alta poesia,

il

poeta sarebbe

stato assolto e redento in guisa

ben pi propria che non


il

merc
litico

le fisiche sofferenze

dell'uomo; e

parteggiare poil

tacerebbe.

Il

Foscolo ebbe pecche non poche, e

XV - HEINE
Manzoni fu
tra
i

173

capi di

un

partito che voleva fare dell'I-

talia liberale la figliuola fedele e prediletta del

Papato

tuttavia nessun moralista, nessun avversario politico

si

levato a negar loro

Tammirazione

e la gratitudine,

umana
contin-

e nazionale ; e se taluno, per acidit di

temperamento o per
particolari

momentaneo accecamento prodotto da


generale; e
le acri

genze, os, fa presto represso e travolto dal sentimento

censure del

Tommaseo

contro

il

Foscolo

suscitarono riprovazione e disgusto


e
il

come odiose malignit,

repubblicano e anticlericale e antimanzoniano Carducci


vinto da quel che era di generoso nella sua indole,
statua di

fini,

col chinarsi reverente dinanzi alla

Alessandro

Manzoni.
Di quelle controversie heinane
ressare,
ci si

ma

in altro senso

col prendere a

pu bens disinteesaminare diret-

tamente ci che in esse

si

vien cercando per vie indirette,

nelle conseguenze piuttosto che nelle cagioni, nei particolari

piuttosto che nella loro unit; ossia col

domandare sempliil

cemente, se e quale poeta fosse Enrico Heine. Con la risposta a questa domanda
si

rischiarano a

un tempo
il

carattere

morale
tra
i

di lui e la ritrosia dei suoi connazionali a riporlo

grandi, pei quali deve battere


siffatto

loro cuore.

In

esame, sar

il

caso di sgombrare, preliminar-

mente, r immaginazione di uno Heine profondo pensatore,


tanto
pili

profondo in quanto coprirebbe

la profondit col

mistero del sorriso, e assertore d nobilissimi ideali, tanto

pi efficace in quanto armato della potente


deir ironia
:

e terribile

arma

immaginazione che sorse fuori

di

Germania, e
lirica car-

in Italia culmin nella nota prosopografia di

una

ducciana. Anni dietro, uno studioso francese scrisse un vo-

lume su Henri Heine penseur, che giova leggere per persuadersi dell'opposto di quel che
vuole, cio di
il

titolo

dice e l'assunto

uno Heine non penseur, i cui concetti non furono mai n originali n coerenti. Che diversamente sem-

174

POESIA E NON POESIA


si

brasse fuori di Germania

spiega senza molta difficolt,


si

perch

lo

Heine era nato e

era educato in un periodo

della cultura tedesca straordinariamente ricco di ogni sorta


di filosofia e di critica,
i

cui tesori sminuzzati correvano

per

le

bocche di
in

tutti,

sicch

un ingegno vivace, acuto e


se

pieghevole com'egli era, vi s'interess in certa misura, ne


profitt

maggior misura,

ne pompeggi in misura
agli
le

grandissima, segnatamente

innanzi

ignari e curiosi

lettori delle riviste parigine.

Bastavano

conversazioni e

discussioni da studente e tra studenti nell'universit di Got-

tinga a fornirlo di una suppellettile filosofica, comune in Germania, stupefacente altrove. Qualcosa di non troppo di-

verso accadde poi per un debole

filosofo, lo

Schopenhauer,

che, divulgato dappertutto in grazia del suo limpido stile


e per la posa pessimistica che gli piacque prendere, parve
filosofo grandissimo,

quantunque sostanzialmente
i

ripetesse,

combinandoli e fiaccandoli,

ritrovati dei suoi predecessori.


si

E come
di

in

Germania

lo

Heine

era adornato dei pensieri

Kant

e Schelling e Hegel, e di quelli dei critici e sto-

rici e filologi

romantici, con la

medesima prontezza

si

av-

valse, in Francia, degli scrittori politici democratici e socialistici,

particolarmente del Saint-Simon e della sua scuola.

Una
non

si

seria elaborazione filosofica, politica o morale in lui


si

compi mai; n pu
stile)

dirsi

seria (di quella seriet


affetto,

che impronta di s ogni pensiero, ogni


sente nello
la

ogni atto
si

fede nell'ideale di cui

fece

propugnatore.
Profess, certamente, qualcosa che
ideale;
si

pu chiamare un
le
si

ma

avviene pi volte, nell'osservare


di sospettare

manifestaappigli a

zioni di quella fede,

che egli

quell'ideale assai generico e

vago

adatto alla sua

origine giudaica, alla nascita renana, e al soggiorno da esule


in Francia,

soprattutto per

una necessit

artistica. Giacil

ch,

come

altrimenti

uno

spirito socievole, qual era

suo,

XV - HEINE

175

sempre rivolto alla celia, al beflPeggiamento, alla irrisione e derisione, al caricatureggiare, alla fantasia buffa, e assai elegante in questi suoi gusti, avrebbe potuto soddisfare in

modo

continuo

tal irrefrenabile

bisogno senza qualcosa che

gli servisse

da ideale? L'ideale, quell'assai generico ideale


di

di libert,

fratellanza,

di

progresso,

di

razionalit

persino di buon Dio su nei

cieli, gli

porgeva un'ottima fionda

per iscagliare con forza

suoi sassi.

qual bersaglio pi

comodo
quate

e largo, per

uno

spirito celiante, delle cose anti-

che paiono antiquate, quantunque siano ancora salde


il

e benefiche,

monarcato assoluto,
devota e zelante,
il

la nobilt semifeudale,

la burocrazia

regime poliziesco,

ca-

porali e le caserme, e simili?

Ma come

l'amore per l'ideale


l'odio per l'aspetto
si

non era

in lui profondo, cosi


il

nemmeno

negativo di esso, per

contro-ideale; e ci

vede non

solo nel suo frequente lasciarsi prendere dal sentimentalismo

perii vecchio mondo, e nel non sapersi astenere dal cogliere


il

ridicolo di

uomini e cose della democrazia,

ma

anche,

soprattutto, nel

modo

dell'avversione e dello scherno,

con delineazioni cosi grottesche e trovate cosi comiche che


mostrano chiaro com'egli, pi assai che odiare,
I gelosi
si

sollazzasse.

della patria

germanica e

fedeli alla

monarchia

degli Hohenzollern gli rendono troppo onore col vestirsi

d'indignazione contro

suoi scherzi e frizzi, dei quali meglio

farebbero a ridere senz'altro, quando (ed quasi sempre)

sono girati e scoccati con grazia.


dettero prova
i

Ma

di

poco discernimento
democrazia,

sinceri amatori di libert e

come

il

Carducci, nell' accettare per loro correligionario Er-

rico Heine, che , tutt'al pi,

un malfido

alleato,

un

alleato

che l'animo altrove.

non

Aveva l'animo, come si detto, alla celia, e questa, e la libert, non la democrazia, non il panteismo n il
possibile,

teismo, era la sua fondamentale forma di mente, costante-

mente serbata. Ora, mai

quando tanto

ci

si

176

POESIA E NON POESIA


celia, riuscire

compiace nella
la poesia,

grande e schietto in cosa come

che ha quasi del religioso? Si dir:

Perch

no? Non stato d'animo nasce poesia, e che poetica


e

da tenere ormai assiomatico che da qualsiasi


la

forma poetica
il

non gi

la qualit dell'astratto

contenuto? Non questo

principio che viene continuamente adoperato in questi stessi

saggi critici?
celia sia

Senza dubbio:

ma
si

il

dubbio poi se

la

un ingenuo stato d'animo, una disposizione sengeneri la poesia, o

timentale e passionale, da cui

non

invece un
stato

modo

di attivit, che

ha oltrepassato e V ingenuo
per esempio,
stato

d'animo e

la poesia stessa. Il proposito,

di esortare e

incitare

non

uno
la

d'animo
s,

ma una

volont, e produce

l'oratoria,
fine,

quale ha la poesia non


di

innanzi a
posto.

s,

come
si

ma

dietro

come presups, e di

il

celiare

attua in condizioni simili o identiche,

ed un modo pratico di compiacersi tra s e


piacere agli
altri,

recare
le

col

combinare in forma inattesa

im-

magini e toccare variamente quella scala di reazioni psichiche che


verso
e,
si

dice la scala del riso. Atteggiamento affatto di-

in certo senso, persino opposto a ir atteggiamento del

poeta, che figge lo sguardo al fondo di s


di effigiare quel

medesimo

si

sforza

che vi scopre e cogliere un aspetto del-

l'universo nel tremito del divenire.


dilatare
il

L'uomo
il

di spirito vi fa

petto nel riso e vi lascia la testa

sgombra;

il

poeta vi riempie la testa di fantasie e

petto di

commo-

zione. Disposizione poetica saranno la serenit, la gioia, l'allegria,

ma non

l'atto del celiare, o

solamente quando viene

riabbassato a materia psichica e incluso

come elemento

in

una
il

rappresentazione; nella quale potr

anche accadere che


a un di

celiante riveda s stesso con commiserazione,

presso

come

il

saltimbanco della strofa del Giusti,

che

muor
si

di fame, e in vista ilare e franco, trattien la folla

I celianti

sono

artisti al

modo

degli oratori (e di questi

potrebbe dimostrare che formano una sottospecie), perch

XV HEINE
-

177

nello svolgere l'attivit loro che

gine poetica

ma

a un effetto pratico,

non mette capo air immasi debbono servire

d'immagini poetiche; e, per questo ridurre la poesia a strumento o mezzo, non sono poeti, e bene perci, nel loro
caso

come

in quello degli oratori, introdotta la distinzione

tra poeti

ed

artisti,

malamente adoperata

in estetica

per

contrassegnare gruppi di arti o due diverse forme di poesia


o due opposte unilateralit poetiche.

Con quanta cura

narratori di cose da ridere studiano le inflessioni, le sospensioni,


i sottintesi; con quanta vivezza di appropriati vocaboli mimica ritraggono fisonomie e gesti, per preparare

di

l'effetto finale

Allorch
e

sazioni,
sti.

li

ammiriamo

E, in tale arte,
tanti anni,

udiamo cosi divertire le converchiamiamo meritatamente artiErrico Heine fu maestro, e ancora


li
li

dopo
si

con tanti cangiamenti accaduti nel mondo,


si

ride ai suoi motti e

gustano

le deliziose

immagini con

le quali

d loro forza

e risalto. Solo

un

celiante, provvisto

largamente di moneta poetica spicciola, poteva ottenere


questo
desco,
effetto.
e, certo,

Perseguita nell'orso Atta Troll

il

filisteo te-

Atta Troll non s'innalza a vero personaggio

poetico, restando
zoso.

sempre nient'altro che un paragone scher-

Ma

ci

vuole un animo sensibile alle pi varie com-

mozioni e una fantasia plastica per dipingerlo com'egli lo


dipinge;

per esempio, nella grotta dove


figlio

si

ritirato

dormire con l'unico

maschio e con

le figliuole:

In der Hhie bei

dem Jungen
des Gerechten;
auf...

Liegt der Alte, und er schlaft

Mit

dem Schnarchen

Endlch wacht er gahnend

Gleichfalls an des Vaters Seite

Liegen trumend auf dem Riicken,


Unschuldrein, vierfssige Lilien,
Atta Trolls geliebte Tchter...

B. Croce.

12

178

POESIA E NON POESIA


egli

Quasi quasi, buffoneggiando,


quelle vergini orsacchiotte,

vi

tocca

il

cuore per

le dilette figliuole,

che dormono

sognando accanto

al

padre, coi quattro piedi in aria,

pu-

rissime innocenti, gigli a quattro


lettando (in Die Stadi Lucca)

zampe
si

Descrive barzella
filosofia
:

il

dominio che

hegeliana esercitava da Berlino, e

vale di queste immagini

Ich schilderte ihm nun, wie in der gelehrten Karawanserei

zu Berlin die Kamele sich sammeln


fladen lassen,
Sandwiiste...

um den Brunnen Hegel 'scher

Weisheit, davor niederknien, sich die kostbaren Schlauche au-

und damit welter ziehen durch den markische

E, quasi quasi,

si

rimane incantati innanzi a quel pozzo


si

della Sapienza, a quei camelli che vi

raccolgono intorno e

piegano

le

gambe per

lasciarsi caricare degli otri preziosi


si

e riprendere le vie del deserto, e


tale.

sogna quella scena orien-

Poco pi

oltre, nello stesso libro:

Nach der Messe gab's noch


horen, besonders
die

Allerlei

zu schauen und zu

Predigt

eines

grossen vierstammigen

Mnchs, dessen befehlend kiihnes altrmisches Gesicht gegen die grobeBettelkutte gar wundersam abstach, so dass der Mann
aussah wie ein Imperator der Armuth...

Quale

ritratto,

questo grosso robusto frate mendicante, che

leva sulla rozza cocolla


antico romano, e pare
tratti,

un viso di un Imperatore
al

ardito

comando, da
Nordsee

della Povert! Pochi


ciclo della
si

che scolpiscono

vivo.

Il

pieno di scherzi sulla mitologia, che

direbbero sul tipo

del consiglio degli di nella Secchia rapita o dello Scherno


degli di;

ma

lo

Heine usa un mirabile realismo nelle sue


Il

caricature e strane fantasie.


Sole, bella

Sole, o piuttosto la signora

donna che ha

fatto

un matrimonio
il

di

convenienza

col vecchio Dio del mare,

va in giro

giorno pel cielo,


festa

adorna e splendida, come a una passeggiata o una

XV - HEINE
da ballo del
bel

179

mondo

ma

a sera, quando torna a casa,


vecchio, disperato, salta

sono scenate col consorte, e rimbrotti e contumelie da una


parte e pianti dall'altra, finch
il

gi dal letto e

si

alza sulla superfcie del mare, a pren-

der aria:
So sah ich ihn selbst verflossene Nacht

dem Meer eiittauchen. Er trug cine Jacke von gelbem Flanell,


Bis an die Brust

Und Und

cine liljenweise Schlafmiitz',


ein abgewelktes Gesicht.

proprio

un vecchio marito disgraziato e

stanco, vestito

ridicolmente e col viso disfatto.


Tuttavia, se nello Heine non ci fosse altro che questa
fne e sicura arte della celia,

sarebbe

difficile

non consentire
fi-

con coloro che gli negano vera poesia,

e fors'anche ci

sarebbe qualche ragione di non innamorarsi della sua

gura morale, richiamando


dretti e dei ritratti,

il

detto del Pascal: Diseur de

hons mots, mauvais caractre. Ma, oltre la virt dei quadella

commozione poetica

spicciola e

asservita a

un

fine pratico, Errico

Heine ebbe una propria


torto stata talvolta

schietta e libera

vena poetica, che a

giudicata istrionismo o affettazione sentimentale,


tale

perch

non

ci che si afferma fin nelle

prime manifestazioni
si
si

di un'anima,

ricompare nelle condizioni meno propizie,

mantiene tenace sino agli ultimi giorni, e


piccole liriche, pure e trasparenti

espresso in
di rugiada,

come gocce
si

e in innumerevoli brani di versi e di prose, di singolare


freschezza. Questa sua fonte d'ispirazione

potrebbe chia-

mare

la poesia della

fanciullezza:

della fanciullezza che

sente la volutt della casa paterna e del focolare, e sta ad


ascoltare con grandi
s'

occhi aperti le fiabe e le saghe, e


si

immerge

nella lettura delle antiche storie, e


le figure dei guerrieri e dei

strugge di

ammirazione per

vecchi sapienti,

180

POESIA E NON POESIA

ed

ama con

gli

innammorati, e batte

le

ali

intorno alle
terribili,

teste delle

bionde reginelle, e rabbrivida ai casi


il

e si fa

mostrare

rudere del castello, testimone un tempo

di tanti fatti meravigliosi, e le


e le

marmoree

effigie delle
il

tombe, canuto

immagini degli

altari, e

guarda con rapimento

compaesano che traversa


fu gi

la via e di cui

ode narrare che

uomo

di

guerra e di avventure. Certo, non mai questo


passato

sentimento fu cosi vivace come negli anni della fanciullezza


dello Heine, nei primi moti della nostalgia verso
il

e della restaurazione; ed esso form


letteratura,

il

fondo di una intera


dappertutto in Eu-

non

solo in

Germania,

ma

ropa. Pure pochi lo provarono con pari intimit del piccolo

ebreo di Diisseldorf, che sarebbe dovuto rimanervi in certa


guisa estraneo, perch quel passato sognato e rimpianto

non era

il

passato della propria gente.

La

soavit della

immagini che attraggono lo spirito del fanciullo nel suo dischiudersi al mondo, accompagn sempre Errico Heine, come i ricordi del primo nascere di un
fanciullezza, e delle

innocente ricambio di amore, che distillano dolcezza in

perpetuo e raddolciscono
dalle prove della vita.

cuori pi amareggiati e inaspriti

Ode cantare vecchie romanze ed

esclama

Ein Traum war


Mir war,

iiber

mich gekommen

als sei ich


stili

Und
Und

sasse

noch ein Kind, beim Lampchenscheine

In Mutters fromme Kainmerleine,


lase

Mrchen wunderfeine,

Derweilen draussen Nacht und Wind...

questo il

suo vero sogno d'amore e di

felicit,

il

suo

idillio.

Alla sua adolescenza appartiene

un

piccolo capolavoro d

commovente devozione
ispirato dalla figura gi
alla

soldatesca, Die zwei


fatta

Grenadere,

leggendaria di Napoleone;

sua prima giovinezza, Die Wallfahrt nach Kevlaar^ e

XV - HEINE
tante altre squisite
sui tre re magi:

181
Lorelei^ o le
strofette

cose

come Die

Die heiligen drei Kn 'g aus Morgenland,

Wo
Ma
ancora tra

jedem Stadtchen: Weg nach Bethleem, Ihr lieben Buben und Mdchen?
Sie fnigen in

geht der

le

romanze

della maturit, cosi piene d'ironia

e di riso, s'incontrano delicate storie di amore, di dolore

del

come lo Schlachtfeld bei Hastiigs, o quella monaco che con terribile scongiuro riesce a risollevare dalla tomba la bellissima morta, che gli si siede accanto
e di tristezza,

ed entrambi stanno a guardarsi senza parlare:


Ihr Blick
ist traurig.

Aus

kalter Brust

Die schmerzlichen Seufzer steigen. Die Todte setzt sich zu dem Monch,
Sie schauen sich an

und schweigen.
le

questo affetto pei miti e per

leggende, per le dome-

stiche e patrie costumanze e per le figure che le rappre-

sentano,

formano

le

parti poetiche dell'Atta Troll e dei

Deutschland e dei Reisehilder e della Gtterdmmerung, e


dei suoi scritti sulla storia e la letteratura tedesca.

stato

detto a sua difesa che, cosi irriverente


la patria, assai la

come sembra verso


effusioni
la patria nel

am, com' provato da queste

tenerissime;

ma

in effetti egli

non am mai

suo valore politico ed

etico, si la patria in

quanto patria

della fanciullezza, complesso e simbolo delle soavi impressioni

un tempo godute:
Wie
Nach
der Winterwandrer des Abends sich sehnt
einer

warmen, innigen Tasse Thee, So sehnt sich jetzt mein Herz nach dir, Mein deutsches Vaterland!...

182

POESIA E NON POESIA

dice celiando al solito,

ma

scoprendo nella celia

il

suo vero

modo

di sentire.

Air impeto verso la fanciullezza bisogna riportare, per bene intenderla, la sua poesia d'amore, perch egli non concep mai l'amore come una passione che, fondendosi coi
pi
alti

interessi morali,

li

colora di s, o, contrastando

con

essi,

produce l'interiore dramma e tragedia,

ma sempre

come un giuoco, un piacevole giuoco, .il solo ristoro nel prosaico mondo moderno, ch' privo di Dio e del diavolo e scuro e freddo (Und wre nicht das bisschen Liebe, So gab 'es nirgends einen Halt): un giuoco in cui talora si
vince, pi spesso
si

perde, tal'altra se n'esce graffiati e

malconci e lacrimanti,
divertente.

ma

che sempre interessante e


la

Onde
tempo

gli

venne spontaneo adoprare

forma
delle

della poesia popolare, che era un'altra delle tendenze letterarie

del

suo, acconcia per l'elementarit

concezioni, del ritmo e persino della sintassi a quella ele-

mentarit di adorazioni, di

inviti, di sospiri, di

accuse e
y

di rimpianti, che rappresentata nell'Inter mezzo

in

Die

Heimkehr, e sparsamente in altre raccolte. L'amore vi tesse

anche

le

sue fiabe come negli indimenticabili:

Si eh vor der

Die Lotosblume angstingt Sonne Pracht...

e:

Ein Fichtenbaum steht einsam

Im Norden auf

kahler Hoh...

Ma

anche quando non cant pi le cuginette che non avevano voluto saper di lui, e ammir men pure bellezze di quella che gli aveva ispirato:

Du

bist

wie eine Blume,


rein...

So hold, schn und

XV - HEINE
e narr avventure

183

meno

innocenti

come

il

viaggio notturno

in carrozza postale, lo scherzare e ridere con la vicina e


al far dell'alba:

Doch als es Morgens tagte, Mein Kind, wie staunten wir! Denn zwischen uns sass Amor, Der blinde Passager...
e
si

aggir tra le Ortensie e le Clarisse,

il

giuoco

si

fece

da sentimentale sensuale, Tadolesceiite sospiroso cedette


il

luogo

al giovinetto dissoluto;

ma

giuoco rimase sempre.

Uditelo a pericoloso colloquio con F Ortensia:

Wir standen an der Strasseneck, Wohl ber eine Stunde; Wir sprachen voUer Zartlichkeit Von unseren Seelenbunde. Wir sagten uns viel hundertmal,
Dass wir einander lieben-, Wir standen an der Strasseneck,

Und

sind da stehn geblieben. Die Gttin der Gelegenheit,


flink

Wie'n Zfchen

Kam
Und

sie vorbei

und heiter und sah uns stehen,

lachend ging sie welter.


celia,

Finalmente, alla poesia del fanciullesco la

la satira heiniana deve, oltre tante particolari

T ironia, immagini e
il

invenzioni,

il

suo mezzo pi generale ed efficace,

tono,

che di un ragazzo malizioso, dall'aria candida, che osserva


tutto e fa le viste di meravigliarsi e si

mostra inconsapevole

degli acuti dardi che configge nelle altrui carni. Questa

parte egli la rappresent fino all'ultimo, senza mai lasciarsi

prendere dall'indignazione giovenalesca o dalla passione


travolgente e non gli fu
;

difficile,

perch era
all' effetto

la parte

che me-

glio gli

conveniva e pi conferiva

del suo celiare.

184

POESIA E NON POESIA

Ma

quest'ultimo rese forse alla sua poesia

men buono

servigio di quello che ne ricevette. raccolte di carattere


dalla semplicit
pili lirico la

E
:

gi anche nelle sue


si

linea

sposta di frequente
il

dal

commossa allo scherzo continuo celiare un modo spiritoso


lo spirito

suo

stile

acquist

di esprimersi,

che

preclude l'adito ai versi potenti per nerbo o incantevoli per


musica. Certamente

comico

gli

giov per liberarsi

presto dagli idoli ai quali aveva sacrificato nella sua adolescenza,

egli,

che, com'ebbe a dire,


il

aveva frequentato
catacombe della
documenti in

a lungo

il

Kiffhauser,

Venusberg e

altre

Romantica,
nelle

e che di romanticherie lasci

parecchie composizioni dei Junge Leiden, e segnatamente

due tragedie, Tuna

delle

quali

si

attiene al genere

moresco-ispano, e l'altra a quello dei

drammi
le

del destino

con

spettri e vendette fatali, cio

entrambe

alla

moda

let-

teraria;

certamente, d'altra parte,

forme del canto

popolare, restaurate in Germania in et di

somma

cultura
e
lo

e raffinatezza, facilmente volgevano allo scherzoso,

scherzoso toglieva loro quel che d'insipido o di assurdo

presentavano e che in
dar luogo
alle

altri paesi,

come

in Italia, fini col


).

parodie

(il

prode Anselmo

Ma, insomma,

lo Heine, liberandosi dalle gonfiezze romantiche, mantenne


il

concetto romantico dell' ironia, e ne fece uso larghissimo,

specie neir^^^a Troll e nel Romancero, e ricadde nella celia,

reso impotente a pi profonde ispirazioni o subito dissol-

vendole in quell'atto. Non gi che, nel genere scherzoso,


le

nuove romanze non siano spesso


stirpe,

assai felici. Piacer la

bonaria canzonatura delle genealogie medievali in Schelm

von Bergen, nobile


villaggio,
fatto

discendente dal carnefice del


il

gentiluomo per combinazione, e

finale

solenne:

Und Ahnherr

So ward der Henker ein Edelmann der Schelme von Bergen.


bliihte

Ein stolzes Geschlecht! es

am

Khein,

Jetzt schlaft es in steinernen Sargen...

XV
Piacer
il

HEINE
si

185
toglie

lussurioso-eroico-comico di Ali Bei, che


di braccio alle sue

d'uQ balzo
il

donne deir harem per inforcare


e,

cavallo e a correre alla battaglia,

ancora con

la

mimica

della lascivia in sul viso, va falciando le teste dei cristiani:

Whrend
Lachelt
er,

er die

Franken Kpfe
sabelt,

Dutzendweis herunter
Ja, er lachelt, sanft

wie ein Verliebter,

und

zartlich...

Piaceranno tante altre

simili;

ma

in esse

non

si

esprime

un pi complesso
siffatta

sentire,

poesia romantico-ironica,

come molti credono alla vista di ma anzi un sentire oltresi

passato e superficializzato, surrogato dalla leggerezza del


riso:
il

poeta, propriamente detto, vi


si

spegne.

risorge
il

nei Letzte Gedichte^ dove

effonde l'angoscia fisica,

disfa-

cimento,

il

terrore della tomba, la disperazione del distacco

dai piaceri della vita,

ma sempre
lui

che erano diventati per


detto da

con quei modi spiritosi, una piega, una maniera. stato


critico tedesco

non ricordo quale

si

che in essa
perch

lo

Heine un
e meglio

Arlecchino del dolore

*; e forse troppo dire,

direbbe un Arlecchino doloroso

>,

il

dolore, in quell'alterna sembianza dell'uomo di spirito, uso

ad

affrontare la vita con epigrammi, e della creatura strasi

ziata e morente, vi

sente sin troppo immediatamente, e

non abbastanza poeticamente.


Tale fu Errico Heine,
comprensibile che
altri
e,

cosi guardandolo, torna affatto

non

riesca ad ammirarlo e ad amarlo

con pieno abbandono, e ripugni a far di


poesia nazionale; perch egli
(e
il

un eroe della paragone non gli sarebbe


lui
il

parso offensivo) scopre troppo spesso

pie forcuto

che

non

attributo di poeta.

XVI

GEORGE SAND

J_

cento e pi volumi della Sand, che fecero fremere e


si

impallidire le nostre avole,

leggono ora con fatica e non

piace rileggerli, e sembrano un giuoco che non diverte pi,

perch ne noto
estetici e critici

il

meccanismo. E quando

io

vedo recenti

pensare candidamente che la poesia coincida

con

le

manifestazioni sociali e le opere pratiche e preten-

dere di trattarla come prodotto storico della stessa qualit


di quelle,

mi meraviglio come non

restino colpiti
si

da codesti

grandi esemp di decadenze e non


possibilit di ravvivare
stato

accorgano della im-

mai

tale intrinsecamente,

come poesia ci che, non essendo non essendo nato come tale,
fervido intesi

non

come

tale ravvivabile. Si sa che, nel

ressamento che certe opere destano, non


sottile e

scelgono pel
pi che,

con esattezza

gli aggettivi di lode, tanto

per
si

la virt

metaforizzante del linguaggio, questi aggettivi


tra loro
;

commutano

e cosi

accade che

si

chiami

bello

quel che ha recato soltanto un gradevole stimolo air


ginazione,

immali

ha scosso

gli

animi, o

li

ha persuasi, o
il

ha

rafforzati nelle loro persuasioni.

Ma

passa

tempo, gl'ini

teressi sociali e pratici si spostano e variano,

vecchi pia-

ceri stancano, ed ecco che, airocchio del

conoscitore, quel

XVI

GEORGE SAND

187

che era veramente bello rifulge sempre, e le altre cose, che parevano belle o erano state chiamate a questo modo, non
pi sorrette dalle forze che agevolavano T illusione, impallidiscono, smortiscono,
il

si

critico storico, o piuttosto

sommergono neiroscurit. Allora, malamente storico, che prende

a discorrere d'arte senza fede nell'idea dell'arte, s'industria


a dare equivalenti del perduto piacere, di cui avanza la

fama;
devoli

e,
i

per esempio, cercher di rendere di nuovo gra-

romanzi

di

George Sand
la

col presentare in
l'

modo

simpatico la loro autrice, la feconda scrittrice,

roman contemporain,
fait

du bonne desse aux multiples maIsis

melles, toujours ruisselantes

e con l'assicurare
lait .

che il
il

bon

se refrachir

dans ce fleuve de

Ma

lettore

avveduto gusta
quel
latte.

la graziosa

immagine

non

si

rinfresca in

curiosit

Ovvero richiamer l'attenzione sull'attrattiva di che i personaggi di quei romanzi esercitano,


:

quando li si consideri nella storia comme il ne sont plus du tout nos contemporains, leur fausset ne nous gne plus: nous ne voyons en eux que les tmoins du romanesque
d'une epoque;
qu'
ils

et

mme

nous finissons par

les

aimer parco
e di

ont pi nos pres

Ma

il lettore,

che ha, in quel


di

caso, desiderio di creature poetiche e


altrettali curiosit storiche,

non

mummie

non

si lascia

sedurre a scam-

biare

due diversi ordini di oggetti. Sono anch'io dilettante


i

di libri romantici, e soprattutto di libri illustrati, tra

quali

posseggo, come Les femmes de Walter Scott, cosi Les fem-

mes de George Sand (quanti bel

visetti!

quante superbe

figure dominatrici di cuori!), e le guardo con sorriso;

ma

quel sorriso non esprime una pura

soddisfazione artistica.
d' interesse

ancora quel critico conter sopra una ripresa

alla lettura di quei

romanzi per

effetto

di

saziet e rea-

zione contro

il

diverso convenzionalismo della romanzeria

naturalistica e veristica; e sebbene ci possa accadere (e sia

accaduto in un caso celebre, nella grande fortuna ottenuta

188

POESIA E NON POESIA

dal Cirano de Bergerac del Rostand, pasticcio alla


alla

Hugo

Dumas

padre, imbandito in

momento

di

nausea pel ve-

rismo e pel borghesismo), quella ripresa, determinata da


motivi estrinseci e contingenti,
si

dimostra anch'essa

labile.
i

Praticamente, Georg Sand fu senza dubbio tra

pi

notevoli rappresentanti della vita morale europea nel ven-

tennio che precesse la rivoluzione del 1848.

la rappre-

sent in primo luogo ed energicamente in una strana utopia

che

si

potrebbe chiamare

religione dell'amore, la quale,


religioso, si

appunto per questo

tratto

distingueva dalla

sensiblerie del secolo decimottavo e portava l'impronta dei

nuovi tempi, tempi senza Dio e pur bramosi di un Dio. Se-

condo

il

modo

di

vedere di questa religione,


si

il

valore e

il

significato della vita

ripongono nell'amore, proprio nell'ail

more, sessualmente inteso; ed Eros


fraseologia rettorica d'allora
si

dio,

sebbene nella

preferisse,

con certa unzione,


l'amore viene da
l'unico atto del

formulare questo pensiero dicendo che

Dio

L'amore, essendo

il

sommo

e anzi

culto religioso,

non riconosce

altra legge sopra di s: sorto


il

che

sia,

ha

diritto

all'appagamento,

diritto della passio

ne. Ed sovrano: non


affetti:

tollera divisione di
gli

regno con

altri

ogni altra passione e azione

dev'essere sottomessa

servirlo e riceverne regola.

anche unico ed eterno; e

quando sembra che vari


che
lo intralcia

d'oggetto, la colpa della societ

con

le

sue stolte e tiranniche leggi, o dei

casi materiali, che lo

turbano: nella sua essenza, esso

costanza e fedelt. Chi


nella

ama non

riamato deve rispettare

creatura amata la passione per diverso oggetto, e


si sacrifichi
il

l'amore comanda che

per far che quella celebri


in questo sacrificio,

in piena libert e gioia


si

sacro rito:

adempie

il

dovere,

si

attua l'eroismo del perfetto amatore.

Quale era stata

la

tragedia di Lelia? Questa appunto.


tutti
i

Amava un uomo
amata
al

per

rispetti

degnissimo,

ma

ne era
in-

modo che usano

gli

uomini che lavorano, a

XVI

GEORGE SAND
Il

189

tervalli e a riprese. Orrore!

avait pour lui dans l'ac-

complissement du devoir
propre plus vives, ou
les,

socitil,

des satisfactions d'amour

dii

moins plus profondes, plus constan-

plus ncessaires, que les saintes dlices

d'un pur

amour.
rata.

Delusa, ella rimane per sempre desolata e dispe,

Tout me parut petit prs de ce colesse imagnaire. L'amiti me sembla froide, la religion mensonge, et la poesie tait morte avec

Je n'eus plus rien mettre

la

place.

l'amour

La molla

della vita era stata spezzata. Qu'est-ce


eulte,

que l'amour? n'est ce pas un eulte? et derrire ce l'objet aim n'est-il pas le dieu? Et si lui-mme prend
detruire la
choisir
fai

plaisir

qu'il inspirali,

comment Pme

peut-elle se
Elle a rv

un autre dieu parmi d'autres cratures?


devant
lui.

l'idal, et, tant qu'elle

a cru trouver la perfection dans un

tre de sa race, elle s'est prosterne

Mais main

tenant

elle sait

que son idal n'est pas de ce monde

quale la tragedia di Jacques? Egli


la sposa;

ama

la giovinetta

Fernanda, e

ma, dopo qualche tempo, Fernanda


Jacques anche
lui fedele

amata da un

altro e lo riama.
;

adepto della nuova religione

come mai dunque oserebbe

protestare, biasimare, condannare, in

nome

di un'inferiore

morale, quando divampa quel fuoco sacro, che la supre-

ma,

la sola, la

vera moralit?

Aujourd'hui

elle

cde une

passion qu'un an de combats et de rsistances a enracine

dans son coeur; je suis force de l'admirer, car je pourrais


l'aimer encore, y et elle cde au bout d'un mois. Nulle

crature humaine ne peut


n'est coupable
avilit la

commander l'amour,
pour
:

et

nul

pour

le ressentir et

le perdre.

Ce qui

femme,

c'est le

mensonge
il

la

menzogna,

in questo

caso empia, perch rinnega

vero Dio. Che cosa far egli?


la

O Fernande

esclama,

sentendo intorno a s

censura

e la malevolenza sociale

que de

faire couler tes

j'aime mieux faire rire de moi larmes; j'aime mieux les railleries
et

de l'univers entier que ta baine

ta

douleur!. Egli

si

190

POESIA E NON POESIA

sopprimer, lasciando libero campo alle due anime amanti :


si

sopprimer senza ch'esse possano sospettare che

si

ammazzato per loro. Ne maudis pas (scrive alla sorella) ces deux amants qui vont profiter de ma mort. Ils ne sont
pas coupables,
il

ils

s'aiment.

Il

n'y a pas de crime

o
e

y a de l'amour sincre.
In questo lor sentire, Lelia e Jacques, esseri
eletti

sublimi, portano al pi alto grado la propria sublimit.


tutto, pu tutto, coraggioso in ogni prova, prode mano, sarebbe in grado di compiere le pi alte imprese; e, nondimeno, tutte queste sue molteplici, rare e ricche doti getta superbamente ai piedi dell'amore. Lelia tutt' insieme Tasso e Alighieri e Shakespeare e Romeo e Amleto

Jacques sa
di

e Giulietta e Corinna e Lara:


lits

elle runit toutes les ida-

parce qu'elle runit


les

le

genie de tous

le

potes,

la

grandeur de tous
si

caractres

guardarla, subito ci
nel festino,

manifesta la Dea. In mezzo alla

folla,

au dessus de tout s'levait la grande figure isole de Lelia. Appuye contre un cippe de bronze antique, sur les degrs de
l'amphithtre, elle contemplait aussi le bai, elle avait revtu

un costume caraetristique, mais l'avait choisi noble et sombre comme elle: elle avait le vtement austre et pourtant
aussi

recherch, la pleur, la gravite, le regard profoud d'un jeune

pote d'autrefois, alors que les temps taient potiques et que


la poesie n'tait pas

coudoye dans la

foule.

Les cheveux noirs

de Lelia, rejets en arrire, laissaient dcouvert ce front o le doigt de Dieu semblait avoir imprim le sceau d'une mystrieuse infortune, et que les regards

du jeune Stnio

interro-

geaient sans cesse avec l'anxiet du pilote attentif au moindre


souffl

du vent

et

l'aspect des moindres nues sur un ciel

pur.

Le manteau de

ses grands

Lelia tait moins noir, moins velout que yeux couronns d'un sourcil mobile. La blancheur
et

mate de son visage


ne soulevait pas
chalne d'or.

de son cou se perdait dans celle de sa


le satin noir et les triples

vaste fraise, et la froide respiration de son seiu impntrable

mme

rangs de sa

XVI

GEORGE SANO

191

Tale Lelia, composta in istatua, con paludamento correlativo.


serti,

Ma

ella gira pel

mondo, percorre campagne e de-

ascende montagne, effondendo la sua grande anima


sguardi magnetici, ardori da febbriciazioni
straordinarie,

in gesti magnifici,
tante, in

con grandi parole, dando

torto a Dio, torto alla societ,

ma non mai

a s stessa, a

volta a volta Werther, Faust, Ren, Oberman, e a volta a


volta ribelle, eroina, santa.

Tutta codesta scenografia e coreografia del sublime or-

mai non inganna pi nessuno. Jacques non si cela ai nostri occhi nella sua miseria di ozioso, non giunto mai a rendersi conto che vivere proporsi un fine, lavorare (nelle
stampe romantiche, che ho dinanzi, figurato triste nello ssfuardo di maniaco erotico, sdraiato a terra, su molli cuscin,

fumando una lunghissima

pipa!);

nella sua

miseria

di falso ralSnato, privo di coscienza morale e perci inetto

a richiederla e a risvegliarla negli

altri;

di eroe,

che ha del
lo
si

malvivente. Tutt'al pi, a essergli indulgente,


Lelia parimente

pu

considerare come un povero neurastenico, che ragiona la

sua

follia.

una maniaca,
si

alla

quale la

parola pi savia che sia stata forse mai indirizzata gliela


dice la sorella prostituta (perch
ella

viene a conoscere che


tal

ha una
si

sorella la quale

esercita
lei

ufficio

sociale e

non per

sente

meno

di

sublime!):

Eh

bien, dit

Pulchrie, puisque vous ne pouvez vous faire religieuse,


faites-vous courtisane. Addirittura delinquente, nei fatti

e nell'anima, Leone Leoni


il

ma

egli

ha ricevuto
delitti,

da Dio
si

dono

di saper

amare

; e

perci un'eletta donna


i

lascia

non se ne pu distaccare, o, se egli l'abbandona, corre di nuovo subito al suo richiamo, perch la mano di Dio li ha per sempre uniti con l'amore!
trascinare da lui tra le abiettezze e
e

La

ideologia erotica della

Sand

quella

che ancora

s'incontra presso molte donne che, seguendo senza freno

192

POESIA E NON POESIA

e senza tregua ogni capriccio dei loro sensi e della loro

imma-

ginazione, non solo sono incapaci di rimorsi e di umilt,

ma

per dippi

si

esaltano in s stesse e

si

vagheggiano

invitti

campioni di libert e di sincerit, martiri nobilissime d'irresistibile passione, e

come

tali si

offrono all'ammirazione
fe-

delle genti,

ed essendo in cuor loro e nelle loro azioni


si

rocemente egoiste, vogliono dare a intendere, e


di sacrificio; e si

danno

a intendere, di essere modelli di devozione, di tenerezza e

tengono affascinanti, e sono fastidiose e


vicende dei suoi romantici

seccatrici del prossimo. Nelle

Sand ebbe una volta a imbattersi in un galantuomo, un giovane e valente medico veneziano, che ella per qualche tempo trasse nel circolo della sua strana vita
amori
la

affettiva e

men

seco a Parigi e presto se ne sazi, e


le

il

giovane, che era dignitoso e serio, non


ridi tutto ai suoi studi.
(scrisse quel

corse dietro e
la

si

La mia presenza

imbarazzava
i

brav'uomo, riandando da vecchio ottuagenario


tra

ricordi della sua remota avventura in cui

aveva involontaria-

mente funzionato da Octave

Jacques-Musset e Fernande-

Sand): le era di noia questo italiano che col suo schietto

buon senso abbatteva

sublimit incompresa, della quale era usa circondare la stanchezza dei suoi amori. Assai volte furono accusati d'immoralit, cio di malsana
la
efficacia,
i

romanzi della Sand; e certamente

la ideologia

che

inculcavano, nata da sensuale bramosia e scomposta passione, tendeva a


offriva

rinfocolare sensualit e passione e loro

una

sorta di giustificazione teorica.

Turb questa

scrittrice

molte anime e disordin o contribu a disordinare


tali effetti attra-

molti cervelli di donne, e ancora produce

verso

le

risonanze dell'opera sua, che non son poche. So-

prattutto in Russia la sua efficacia fu grande,


il

come

attesta

Dostoiewski, che racconta come da un prossimo avvenire, qualcosa d'immenso, d'inaudito,


lei si

attendesse, in

soluzioni definitive dei problemi dell'umanit, e giudica

XVI

GEORGE SAND
popolo fatto per
<
lei,

193

che

il

popolo russo era

il

perch misg' inte-

sione propria di questo popolo


ressi spirituali del

l'adozione di tutti

genere umano. Elogio che suona non che per


la

meno grave per

la Russia

Sand, alla quale speti

terebbe responsabilit nelFaver contribuito a educare


velli russi al nitido

cer-

pensare e

al

limpido sentire.

Col riconoscere (come gi l'amante di buon senso, l'italiano dottor Pagello) Torigine affatto sensuale e patologica
delle teorie

della
il

Sand, della sua religione dell'amore, e


biasimo dell'immoralit,
si

con l'ammettere

gi impli-

citamente detto che esse non avevano importanza dottrinale


o filosofica, n pregio alcuno di verit.

La

verit, per

amara

che sia e pessimistica che sembri, sempre morale e fonte


di

moralit;

e la

Sand non seppe ricavar

verit dal suo

spasimo nervoso, che mise in formolo solo nell'apparenza


teoriche.

Ma nemmeno

quella ideologia, nel tradursi in ro-

manzi, diventava veramente poesia e arte, perch anche


l'arte

verit,

e richiede sincerit verso

stessi,

una

superiore sincerit che vinca l'unilaterale interesse pratico


e penetri a fondo, indagatrice, nell'anima, e dissipi o di-

scerna

le

nuvole.

La Sand non era mente profonda, non


quantunque
fosse volentieri ta-

aveva

forte vita interiore,

citurna e chiusa in s, assorta,

come

la

descrivono

con-

temporanei;

ma

assorta nel sognare, nel tessere la tela

delle immaginazioni, come donna ch'ella era. E, come donna, non concep mai che l'arte andasse rispettata e sempre la

tenne quasi naturale sfogo della propria sensibilit e della


propria intellettualit;
l'arte
il

e,

come donna, port

nelle cose del-

senso pratico, di economia domestica e di sapienza


si

commerciale, e mir sempre a fare, anzitutto, quel che

chiama

il

romanzo,

il

libro piacente, e a farne molti, perla realt, e chi

ch molti fruttavano molto. Osservava


la osserva? la osservava

non
suo
peris

anche con attenzione;

ma

il

lavoro consisteva,
B. Crocb.

come

diceva, nell'

idealizzarla

194

POESIA E NON POESIA


si

che non

pensi con questo idealizzamento al severo pro-

cesso della purificazione ossia della vera e propria creazione


artistica, e

perch

si

veda

di
i

quanto scarsa importanza sia

il

consueto porre a contrasto

suoi romanzi

come

idealistici

con

quelli veristici >

bene ricordare

in qual

modo

ella

intendeva queir idealizzamento. L'intendeva a questo modo,

come

la costruzione
il

pendiare

un personaggio che doveva comsentimento o Tidea principale del romanzo, e


di
les

rappresentare la passione dell'amore; al quale personaggio

dava

toutes

puissauces dont on a l'aspiration en sol

mme, ou

toutes les

douleurs dont on a vu et senti la

blessuro, e una

importance exceptionelle dans la vie,

des forces au-dessus du vulgaire, des charmes et des souffrances, e cosi via. Questo processo, affatto pratico, del-

l'immaginazione che
pete che la Sand,

si

piace e vuol piacere stato altres


si

scambiato a torto con l'anima poetica, e


ginaton et ce don expressif

detto e
d'

si ri-

grce cotte richesse inpuisable

ima-

du

style, est reste

un pote

qui a peu d'gaux, un des plus grands potes de sa race


et de son temps e assai si loda il suo * lirismo > e i suoi romanzi sono stati definiti romanzi lirici >. Lirismo ben detto, in quanto non s'intende con esso la lirica,
,
,

ma

la

verbosa rettorica della passione. D'altra parte,


il

si

suole ammettere e riconoscere (e

lirismo

dovrebbe

qui valere
zione o la

come fiche mancanza

de consolation) la difettosa composidi composizione


di

quei romanzi, e

non si avverte che ci dipendeva in lei dalla mancanza di un vigoroso pensiero o, per dir meglio, di un motivo poetico ispiratore, onde ella si abbandonava alla casualit dei
personaggi e degli avvenimenti,
cosi
al contrario, e,
le
i

quali potevano

essere

poich scarsa era la loro coerenza,

non

riusciva difficile cangiare o volgere al contrario


le sorti

questo o quello dei suoi romanzi, mutare

d'Indiana

o di Lelia, facendo sposare Indiana e Ralph o facendo mo-

XVI
rire Lelia in

GEORGE SAND
le

195

un monastero. Spesso anche


i

accadeva

idi

iniziare

con forza e con bravura


si

suoi racconti,

come

il

Mauprat; ma, quando


corso e nella fine
il

aspetta che quell'inizio trovi nel


si

suo pieno significato, la

vede per-

dersi nel convenzionale e negli intrighi e nel trivialmente

avventuroso.
Il

lirismo

come

montatura
i

>

il

piacente

deir amore

romanzesco
che

in tutti

suoi volumi, con varia proporzione,

sicch in alcuni prepondera


il

Tuno

e in altri l'altro. In Lelia,


il

suo maggiore sforzo poetico, domina

primo

qui

tutto luccica e risuona, e l'occhio

ne prova come un barpoetici:

baglio e l'orecchio sedotto e stordito. I personaggi di Lelia

non sono n allegorie, n individui perch manca in essi determinatezza

non

allegorie,

di concetti,

non

indivi-

dui poetici, perch manca determinatezza di caratteri. Quel

poema

in prosa, quel

Faust femminile, non


di liriche, perch, in

si

risolve neplirica,

pure in una sequela

luogo di

abbonda

neppur quando si tenta espressamente la lirica, come nel canto, composto da Pourquoi, pourquoi nous avez-vous fait Lelia, Dieu ainsi? Quel profit tirez-vous de nos souff'rances? Quelle
di

enfasi

e di declamazione;

gioire notre abjection et notre nant ajoutent-ils

votre

gioire? les tourments sont-ils ncessaires


lui faire dsirer le ciel?

l'homme pour
une
faible et

L'esprance

est-elle

pale fleur qui ne crot que parmi les rochers, sous le souffl

des orages? Fleur prcieuse, sua ve parfum, viens habiter

ce coeur avide et devast!...


sforzo delio straordinario,
l'occhio stralunato e
Lelia,
il il

Ci che vi grandeggia lo

romanzesco nel senso peggiore,


il

gestire agitato e
in barca:

cervello vuoto.

Trenmor, Stenio vanno

imitrent son silence.

Trenmor tomba dans une profonde rverie. Ses compagnes La belle Lelia regardait le sillage de la
le reflet

barque o

des toiles tremblantes faisait corame des

196

POESIA E NON POESIA

menus filets d'or mouvant. Stnio, les yeux attachs sur elle, ne voyait qu'elle dans l'univers. Quand la brise, qui commen(jait se lever par frissons brusques et rares, lui jetait au visage une tresse des cheveux noirs de Lelia, ou seulement la frange de son charpe, il frmissait comme les eaux du lac, comme les rosaux du rivage; et puis la brise tombait tout coup comme l'haleine puise d'un sein fatigu de souffrir. Les cheveux de Lelia et le plis de son charpe retombaient sur son sein, et Stnio cherchait en vain un regard dans ses yeux dont le feu savait si bien percer les tnbres, quand Lelia
daignait tre femme. Mais quoi pensait Lelia en regardant
le sillage

de la barque?...

Restiamo in soggezione dinanzi a questa comitiva di


esseri sublimi.

questo un bacio sublime:

Lelia passa ses doigts dans les cheveux parfums de Stnio,


et attirant sa tte sur

son sein,

elle la couvrit

de baisers. Ra-

rement

il

lui tait arriv d'effleurer ce

Une

caresse de Lelia tait

beau front de ses lvres. un don du ciel aussi rare qu'une


qu'on trouve panouie sur
efifusion faillit

fleur oublie par Thiver, et

la neige.

Aussi cette brusque et brlante


baiser d'amour.

coter la vie

l'enfant qui avait rcQU des lvres froides de Lelia le premier


Il

devint pale, son coeur cessa de battre; prs


il

de mourir,

il

la

repoussa de tonte sa force, car

n'avait jamais

tant craint la

mort qu'en cet instant o

la vie se rvlait

lui.

m'a remis quelque chose qui ressemble la rangon d'un roi, avec la mme simplicit qu'un autre et mise me donner un
questa una elemosina sublime
:

Lelia

obole

Che cosa rimane veramente


uno
stato di spirito.
si

di Lelia? Il
i

Abbiamo

gi raccolto

documento dommi, che

di

in

quel libro

stabiliscono, della religione erotica;

e altre

parole converrebbe raccogliere, qual la negazione del


progresso, perch
il

progresso non pu

creare

un nuovo

XVI
senso

GEORGE SANO

197

perfezionare T organizzazione

umana

o la

brama

di Lelia,

che vorrebbe

stessa Lelia che, al

mourir par curiosit; o la termine del romanzo, esclama: Dee

puisdix mille ans, j'ai

cri

dansT infini: Vrit!

Vrit!

Depuis dix mille ans, T infini

me

rpond:

Dsir! Dsir! .

Anche

personaggi di Jacques sono fantasmi di esaspe-

rata sensualit erotica:

Teroe

stesso, misterioso, perfettis-

simo, fannullone, che ha per supremo bisogno e per unica

occupazione

il

puro amore (non l'amore puro), e cosi serSilvia, la sorella di tanto

vizievole alle donne che air occorrenza sa sparire perch at-

tendano indisturbate allor piacere;


eroe, eroica essa stessa, la quale
si

consacra alla solitudine

par excs de richesse

et

d'amour. (<Je me sens dans

rame une
sublime

soif ardente

d'adorer genoux quelque tre

et je

ne rencontre que des tres ordinaires; je

voudrais faire un dieu de

mon amant
il

et je n'ai affaire

qu'
let-

des hommes); e la coppia di Fernanda e Ottavio. L'arte


vi altrettanto facile, perch
tere, tutte nello

romanzo

si

svolge per

stesso

stile

fiorito,

lettere

che non sono

lettere se

non per grosso

artifizio, e

dissertano, narrano
i

gli antefatti,
lettori.

dicono quanto occorre dire per informare

Arte di second'ordine, come gi nel primo romanzo,

quello che die

fama

all'autrice.

Indiana^ che
il

il

tipo

di

tanti altri suoi, nei quali

prepondera

mestiere.

Non

c'

in

poetico:

un vero motivo tema (una donna giovane, sposata a un uomo vecchio, e bramosa di amare giovanilmente e di essere
quel celebre romanzo n un'idea n
il

giovanilmente amata) trattato estrinsecamente e material-

mente, complicato

ma non

sviluppato merc strani casi,

sorprese, suicidi, traversate dell'Oceano, e simili. Ce cceur

silencieux et bris appelait toujours son ins

un

cceur
tait

jeune et gnreux pour

le

ranimer...

Madame Delmare
souffl

vraiment malheureuse,

et la

premire foisqu'elle sentit dans


le

son atmosphre glace pntrer

embras

d'un.

198

POESIA E NON POESIA

homme

jeune

et

ardent,

la

premire
fer rouge,
lui

fois

qu'une parole qu'une bouche

tendre et caressante enivra son


frmissante vint,
elle

oreille, et

comme un

marquer sa main,
avait imposs, ni

ne pensa ni aux devoirs qu'on

recommande, ni Tavenir qu'on lui avait prdit... . Sono frasi generiche o comuni^ sebbene di quelle che nella loro vaghezza e povert tanto
la prudence qu'on lui avait

piacciono alle donne; e casuali, privi di necessit, sono gli

avvenimenti e
china^

personaggi, tra

quali

e'

il

deus ex ma-

un cugino, Ralph, l'amante


il

tacito,

che non lascia

mai scorgere o sospettare


tutto quello

suo sentimento, che indovina

che pensa o

si

accinge a fare la cugina, in-

terviene provvidenzialmente a ogni

o di disperazione, e alla fine prorompe in


lantina, con la quale
fin
si

momento di pericolo una grande pardel

discopre per l'opposto di quel che


Nella prima forma
i

allora era

apparso.

romanzo
si

l'autrice faceva suicidare insieme

due cugini, che


si

get-

tavano da una roccia in una cascata; poi, come

detto,

ebbe compassione di

loro, e

li

fece sposare.

Certamente pregi secondari risplendono nei romanzi


della Sand, che scrittrice di mirabile
dit,

abbondanza e
il

flui-

sebbene di scarso
vivace.

rilievo, e sa
soli

narrare e descrivere in

modo

Ma

forse

punti nei quali

suo scrivere

s'avviva di qualche poesia nelle scene naturali, per

concorde giudizio lodate, e che rispondevano a un moto


sincero del suo spirito, a

una piccola musica che

le

can-

tava in fondo all'anima fra tanto frastuono di passioni artificiosamente iperbolizzate e d'idee mal pensate, e in
ai

mezzo

convenzionalismi e agli espedienti del mestiere. Anche


del rettorico

in esse c' del fiorito e

del

verboso;

ma

rendono assai bene il sentimento di attesa, di malinconia, di abbandono, di purificazione, di lietezza, che la
talvolta

Sand infondeva
solitudine della

negli

spettacoli

della natura. Lelia nella

campagna:

XVI
Je restai l tant que
et tout

GEORGE SAND

199

le soleil fut

au-dessus de l'horizon,
il

ce temps-l je fus bien. Mais quand

n'y eut plus


r-

dans

le ciel

que des

reflets,

une inquitude croissante se

pandit dans la nature. Le vent s'eleva, les toiles semblrent


lutter contre les

nuages

agits.

Les oiseaux de proie levrent


ils

leurs grands cris et leur voi puissant dans le ciel:

cher-

chaient

un

gite pour la nuit,


crainte. Ils

ils

taient tourments par le be-

soin, par la

semblaient esclaves de la necessit,

de

la faiblesse et

de l'habitude,

comme

s'ils

eussent t des

hommes.
Cette motion l'approche de la nuit se rvlait dans les
plus petites choses. Les papillons d'azur, qui dorment au soleil

dans

ies

grandes herbes, s'levrent en tourbillons pour


dans ces mystrieuses retraites o on ne
les

aller s'enfuir

trouve

jamais.

La grenouille verte des marais et le grillon aux ailes mtalliques commencrent semer l'air de notes tristes et incompltes qui produisirent sur mes nerfs une sorte d' irritation
chagrine. Les plantes elles-mmes semblaient frissonner au
souffl huraide

du

soir. Elles

fermaient leurs feuilles, elles cri-

spaient leurs anthres, elles retiraient leurs ptales au fond de


leur calice. D'autres, araoureuses l'heure de la brise, qui se

charge de leurs messages

et

de leurs treintes, s'entreouvraient

coquettes, palpitantes, chaudes au toucher

comme

des poitrines

humaines. Toutes s'arrangeaient pour dormir ou pour aimer.


Il

selvatico

Mauprat, dopo alcune parole di Edraea,

esce di notte alFaperto e sente per la prima volta


e gentilezza:

amore

Je traversais un lieu dcouvert o quelques massifs de

jeunes arbres coupaient Qa


rages.

et l les vertes steppes

des ptul'

De grands
Des

boeufs d'un blond clair, agenouills sur

herbe

courte, immobiles, paraissaient plongs dans de paisibles con-

templations.

collines adoucies montaient vers l'horizon, et

leurs croupes veloutes semblaient jouer dans les purs reflets

de

la lune.

Pour

la

premire

ts voluptueuses et les

fois de ma vie, je sentis les beaumanations sublimes de la nuit. J'tais

200

POESIA E NON POESIA


il

pntr de je ne sais quel bien-tre inconnu;

me

semblait
et les

que pour
prairies.

la

premire

fois je voyais la lune, les

coteaux

Je

me

souvenais d'avoir entendu dire

Edme

qu'il

n'y avait pas de plus beau spectacle que celui de la nature, et je m'tonnas de ne l'avoir pas su jusque-l. J'eus par instants la pense de me mettre genoux et de prier Dieu; mais
je craignais de ne pas savoir lui parler et de l'offenser en
priant mal.
le

Vous avouerai-je une singulire fantaisie qui me vint Gomme une rvlation enfantine de l'amour potique au sein du chaos de mon ignorance? La lune clairait si largement les objets, que je distinguais dans le gazon les moindres fleurettes.

Une

petite marguerite des prs

me sembla

si belle,

avee

sa collerette bianche frange de pourpre et son calice d'or plein

des diamants de la rosee, que je la cueillis et


baisers, en m'criant, dans

la

couvris de

C'est toi, Edme!


Com'
i

oui,

une sorte d'garement dlicieux: c'est toi! te voil tu ne me fuis plus!


!

noto, nel secondo periodo dei quattro nei quali

critici

sogliono dividere la troppo copiosa produzione di


si

gF ideali umanitari non pens di suo, ma accolse e ripetette le idee degli uomini coi quali allora si leg d'amicizia, sicch per questa parte i suoi romanzi sono documenti della divulgazione ch'ebbero i concetti del soGeorge Sand, essa
dette a coltivare e

e pi propriamente socialistici;

cialismo prequarantottesco. Allo sfogo dettato dalle proprie

esperienze personali

si sostitu

l'imparaticcio, al quale, del

resto, ella fu condotta dalle gi descritte disposizioni spirituali, cio, in

primo luogo, dal bisogno dello straordinario

e del ^sublime, che dal pi ristretto


suale
si

campo dell'amore

sese,

spargeva in quello della societ e dell'umanit;

in secondo luogo, dal bisogno di scrittrice di romanzi, che

doveva rinnovare

il

materiale dell'arte sua, minacciata di


:

esaurimento dopo tanto abuso dei temi

diritto

della pas-

sione, religione dell'amore, inconseguibilit dell'ideale


erotico-religioso

Sua idea personale

e originale,

e che

XVI

GEORGE SAND
al

201
suo spirito,

ben s'accordava con l'erotismo connaturato


fu, in

materia di socialismo, l'avvicinamento e fusione delle

classi sociali

merc innamoramenti
erotici,

matrimoni

tra

dame

e operai:

il

che era certamente ardito, perch se l'uomo

borghese nei suoi impeti

seguendo
la

il

piacere, ca-

pace di sposare serve e contadine,


la vanit,

donna, in cui prevale

non

si

lascia

andare a scelte analoghe e preferir

sempre
letario.

l'elegante rompicollo all'onesto

ma

inelegante protesta)

Comunque,

tale

il

motivo (motivo di

di

alcuni suoi romanzi, tra

quali Le meunier d'Angibault,

dove l'onesto operaio

rilutta a sposare la

baronessa di Blanin chiaro

chemont perch
proletario

la sa ricca, e costei,

quando viene
comincia cosi:

di essere stata rovinata dal defunto marito, dirige all'amato

una

lettera di giubilo, che

Henri,

quel bonheur! quelle joie! je suis ruine. Vous ne

me

re-

procherez plus

ma

richesse,

vous ne harez plus mes cha-

nes dores. Je redeviens une femme que vous pouvez aimer


sans remords, et qui n'a plus de sacrifices s'imposer pour
vous...
.

Il

romanzo
e

puerile

non

solo

nel concetto,

ma

nella

forma

artistica, tutta ficelles e clichs.

quali dialol'operaio,

ghi!

Un mugnaio
distribuirais

un operaio discorrono, e dice

facendo l'ipotesi di possedere un milione: Je crois que


je le

chrtiens des premiers temps, afin de

quoique je

aux pauvres, comme les communistes m'en dbarrasser, sache fort bien que je ne ferais pas l une bonne
Ils

oeuvre vritable; car, en abandonnant leurs biens, ces pre-

miers disciples de l'galit fondaient une socit.


portaient

ap-

aux malheureux una

lgislation qui tait en

mme

temps une

religion. Cet argent tait le pain de

l'me en

mme

temps que celui du corps. Ce partage tait une doctrine et faisait des adeptes. Aujourd'hui, il n'y a a rien de
semblable
;

e via continuando.
il

Dello stesso periodo Consuelo, che sta tra


storico

romanzo
i

come allora piaceva e che faceva muovere

grandi

202

POESIA E NON POESIA


altri

personaggi della storia mettendoli in relazione con

immaginari
a

li

mostrava intenti a
il

politicare, a intrigare
socialistica.

innamorarsi e

romanzo

di

tendenza

Con-

suelo un'altra incarnazione di Lelia,


dinaria, figliuola di
stessa,

una donna

straor-

una cantante

di strada, cantante essa

ma, non
si

si

sa come, fornita della maggiore cono-

scenza che
della

possa mai dare delle cose e del cuore umano,


di volont, della

maggiore forza

maggiore
e

dirittura,

del

maggior

tatto e senso

pratico, e, per giunta, d'intelil

letto acuto e critico, e di

mente che medita Dio

destino

umano. Nel romanzo, si susseguono i miracoli da lei compiuti: r idealizzamento o l'idoleggiamento, solito nella Sand, confluisce con le avventure che si accavallano, a comporre un perfetto romanzo da appendice. Vi sono qua e l parti gradevoli, come le prime prove di Consuelo in mezzo alla vita musicale della Venezia settecentesca o il viaggio che essa fa dalla Boemia all'Austria in compagnia del giovinetto Haydn ma una gradevolezza ottenuta piuttosto con
;

le

cose per s gradevoli che con l'afflato poetico e la finezza

dell'arte. Come la Sand fosse poco atta ad approfondire si pu vedere nella figura del conte Alberto il giovane nobile boemo che, rievocando la storia nazionale degli Ussiti, ne

come

ossesso e la continua nella sua vita, quasi vibrazione di

quella storia nel presente,

figura

ben concepita

ma

che

presto

si

superficializza e

si

disperde tra racconti di strani

casi, di apparizioni terrificanti e d'intrighi.

Vero che, nel terzo periodo che


zioni di libert

critici

distinguono

nell'opera sua, la Sand, liberatasi cosi dalle sfrenate asser-

amorosa come dalle tendenze


romanzi
idillici,

socialistico-

umanitarie, e rasserenatasi, avrebbe finalmente composto


i

suoi capolavori,

e donato alla Francia

un genere
le

letterario

che ancora

le

mancava.

E non

si

vuol

negare che La mare au diable, La

petite Fadette,

Frangois

champi, Les mattres sonneurs, e qualche altro simile, siano

XVI
libri assai graziosi,

GEORGE SAND

20^

pieni di dolcezza e di bont, e, sotto

l'aspetto letterario, di

zionati dei suoi precedenti, e scritti

gran lunga meglio ordinati e proporcon maggior cura e

con abile adopramento del parlare contadinesco. Pure, a dirla schietta, non sembra che in questi romanzi venga
alfine a luce
trionfi

qualcosa di poetico, quanto piuttosto che vi


la virtuosit

bellamente

della

esperta compositrice

di libri piacevoli. Si

avverte, infatti, anche nel migliore di


dlahle^

un certo tono preparato; vi si sente il proposito di commuovere e deliziare con una storia d'innocenza e di tenerezza. La giovinetta Maria
quei racconti.
cosi compita in ogni suo atto e detto
!

La mare au

una
il

Consuelo camfigliuolo

pestre. Induce Germain a contentare

piccolo

e a condurlo con s nella gita, e

il

ragazzo en
le

saltella di gioia.

Allons, allons! dit la jeune

fille

soulevant dans ses

bras, tchons d'apaiser ce

pauvre cceur qui saut

comme
cape.
fait

un

petit oiseau, et si tu sents le froid

quand

la nuit vien-

dra, dis-le moi,

mon

Pierre, je te serrerai dans

ma

Embrasse ton
le

petit pere et

demande

lui

pardon d'avoir

mchant. Dis que ga ne t'arriver plus jamais, entendstu?... >. Non pare che reciti la parte della perfetta seconda
il

madre, per sedurre


stretti

giovinetto? Nel bosco dove sono co-

ad

arrestarsi e passar la notte,

ella gli

propone di pelare e

Germain ha fame ed cuocere una delle pernici che

sono destinate in dono all'amico di suo padre. Segue questo


dialogo:

Tu

pourrais bien plumer l'autre, pour

me

montrer.

Vous voulez donc en manger deux? Quel egre! allons, les voil plumes. Je vais les cuire. Tu ferais una parfaite
cantinire, petite Marie, mais, par malheur, tu n'as pas de

cantine, et je serai rduit boire l'eau de cotte mare.

Vous
Ah!

voudriez du vin, pas vrai?


caf? Vous vous croyez la
l'aubergiste: de la liqueur
petite

Il

vous faudrait peut-tre du foire sous la rame! Appelez


laboreur de Belair!

au

fin

mchante, vous vous moquez de moi? Vous ne boiriez

204

POESIA E NON POESIA


si

pas du vin, vous,

vous en aviez?

Mei j'en ai bu ce soir,


seconde
fois

avec vous chez


mais,
si

la

Rebecca, pour

la

de

ma

vie

vous tes bien sage, je vais vous en donner une

bouteille quasi pleine, et


rie,

du bon encore!

Comment, Malettore intende

tu es donc sorcire, dcidment?...


il

. Il

subito che

suo dovere di parteggiare per la povera

Maria, costretta a lasciar la madre e la propria casa per an-

dare a lavorare lontano e poich Germain cerca moglie, o


;

perch non sposerebbe proprio quella ragazza, cosi buona,


cosi modesta, cosi perfetta in tutto?
Il

confronto con l'altra

donna che gli era stata proposta per sposa riesce, com'era da attendersi, a pieno vantaggio della prima. E non manca quanto altro possa concorrere a far rifulgere la virt di Maria
e a preparare le liete nozze
:

il

brutale padrone presso cui

mandata le vuol far violenza, ella fugge, quegli la insegue, e Germain la protegge e difende. Di questa e delle altre novelle rusticane della Sand stata contestata l'esattezza nel ritrarre la vita dei contadini; e, come sempre, sotto una taccia impropria si celava un'altra propria, si manifestava
lo

scontento per quel che

si

avvertiva di manierato

in quei racconti edificanti e consolanti. Nei Maitres sonneurs

Joseph apprende che Thrence innamorata

di lui.

Que

me dis-tu

l! s'cria-t-il, et

quel nouveau malheur serait donc

tombe sur moi? Pourquoi serait-ce un malheur? Tu me le demandes, Brulotto? Est-ce que tu crois qu'il dpendrait de moi de lui rendre ses sentiments? En bien, dit Bru-

lotto,

tchant de l'apaiser,
l'on gurit
fait,

elle s'en gurirait

Je ne sais
prcautions,

pas
si

si

de l'amour, rpondit Joseph; mois moi,

j'avais

par ignorance et par

manque de

le

malheur de
la vierge

la fille

au Grand-Bcheux, de

la soeur d'Huriel,

de

des bois, qui a tant prie pour moi et velile

ma

vie, je serai si coupable,


si

que je ne pourrais
che
lo
altri

me

le parl'af-

donner. Non

tratta gi di notare

sviluppo e

finamento morale di Joseph e degli

contadini descritti

XVI

GEORGE SANO

205

il

da George Sand sono difformi dalla realt, tono affettato, e che anche in questi

ma si
idilli

invece che
Tautrice
si
si

d pensiero di fare opera gradevole e per questo appunto


diletto.

rivolta alla semplicit dei campi, cercando nuove fonti di

che diremo,

infine, deir ultima

maniera, del quarto

periodo di George Sand, quando ella torn alle storie di

amore non pi campestre


pacata e senza

ma

cittadino, e vi torn

ormai

le fisime di ribelle e di apostolo

che l'ave-

st'

vano sconvolta in passato? Il riconosciuto capolavoro di queultimo periodo Le marquis de Villemer^ la storia, nepistitutrice o lettrice,

pure allora nuova, della giovane


bella e orgogliosa, che
sare,

povera,
lo spo-

innamora

di s e finisce
sociali,
il

con

vincendo l'ostacolo dei preconcetti

figlio della

signora presso cui impiegata. Qual

uomo

quel marchese

di Villemer, schivo, timido, sensibile, delicato, generoso,

un
la

pozzo di scienza, un ingegno


morte! e quel duca
e cosi
trice,

eletto, e

che ha nel cuore

piaga sempre aperta di un grande amore spezzato dalla


fratello, cosi scapato, cosi dissipatore,
!

buono

e sollecito della felicit altrui

e quella istitu-

quella Carolina di
le

Saint-Geneix, quale

modello di
felici

donna, che unisce

pi belle virt morali alle pi

doti intellettuali e alla pi ferma volont, nuova Consuelo, nuova petite Marie, nuova petite Fadette uno di quei romanzi che si leggono con rapimento da signorine, signore e gentiluomini, e hanno fortuna nella buona societ, e che nella buona societ si lodano come opere exquises: alle quali, se siete amatore di semplice poesia, vi consiglio di non accostarvi, perch vi riuscirebbero insipide e forse vi move-

rebbero a sdegno per

la loro

simulazione d'arte.

Ho

voluto forse, con quel che son venuto dicendo,

man-

car di riverenza a un personaggio cosi cospicuo nella storia della vita spirituale del secolo

decimonono, a una cosi

insigne scrittrice, quale

fu,

senza dubbio, George Sand? Sa-

206

POESIA E NON POESIA


stato,

rebbe

a non dir altro, cosa di pessimo gusto. Io ho

voluto solamente (conforme alla mia consaputa idea o fissa-

zione e al compito che mi sono prefisso in queste note) far

passare anche

lei

dalla Literaturgeschichte alla

Culturge-

schichte, nella quale

solamente dato intendere in

modo

adeguato l'opera sua e renderle giustizia. Giova persuadersi che la storia della poesia conta assai pi ristretto

numero d'ingegni poetici ed artistici di quanto la gente immagina nel leggere i manuali di storia letteraria:
Son, come
poeti che
i

cigni,

anco
del

poeti rari,
indegni...

non sian

nome

Gli altri,

pi, sono pubblicisti, oratori, conversatori, nar-

ratori, compositori di

opere commoventi e piacevoli,

ma non

cigni

non

poeti.

XVII

FERNN CABALLERO

.igliore Mi

vena

di

poesia, e

anche

di

poesia idillica,
par di trovare nella
il

che non nella celebratissima Sand a

me

modesta

scrittrice

spagnuola, che

si

celava sotto

nome

di

Fernn

Caballero (Cecilia

Bohl de Faber). Era essa polemista


al pari della

e propagandista, ardente

dama

di

Nohant,

ma

in senso dirittamente opposto, cio cattolico,


stico

tradizionali-

e quasi reazionario

solidit di mente,

di fantasia,
tuosit,

e nondimeno vedo in lei una una semplicit di cuore e una vivezza che l'altra, con tanto maggiore facondia e vir;

non possedeva. Nella


il

storia
i

della poesia

accade

spesso di verificare
e gli ultimi
i

detto,

che

primi saranno

gli ultimi

primi.
stessa e

La polemica
e seri che non
il
il

l'apostolato della Caballero

mi

sembrano, a dir vero, ben altrimenti fondati e


suo superficiale socialieyno.

giustificati

torbido liberismo femminile della

La vecchia

e gloriosa

Sand e Spagna

cattolica e guerriera,

dopo essersi riscossa a un


le

tratto dal

sonno nel quale era caduta, dopo aver con

sue forze

popolari combattuto T imperialismo francese e napoleonico,

invece di perseverare nel carattere con tanta prodezza


fermato,
si

riaf-

andava aprendo, per opera

di molti dei suoi figli.

208
alle

POESIA E NON POESIA

nuove forme

sociali e politiche e

ne accoglieva V ideole critiche e le satire

logia, e vacillava nelle sue antiche

costumanze e nella sua

fede, e

pareva accettare come giuste

contro esse scoccate da scrittori forestieri. Era quest'opera


dei novatori e liberali e libero-pensatori

una

sfida al sacro

passato, che formava ancora

il

vivo ed efficace presente di

tanta parte del popolo spagnuolo; e Fernn Caballero raccolse la sfida. Voi, illuminati nemici di superstizioni, voi

che irridete

le

pratiche popolari,
i

santuari, le pitture mi-

racolose, gli ex-voto,

tatuaggi sacri e simili, avete mai

penetrato lo spirito di

siffatte pratiche, le

avete intese quali

sono, simboli di vita morale, che infrenano, minacciano,

consolano, e ispirano gentilezza di sentimenti e azioni buone?

Schernite le goffe chiese spagnuole, dove le immagini dei


santi sono incrostate di lamine d'argento e di altri orna-

menti di cattivo gusto:


sei

ma

forsech quelle chiese sono


di

mu-

per

artisti

non case

Dio,

nelle

quali

semplici

devoti vanno per pregare? Parlate della ignoranza e roz-

zezza delle plebi spagnuole: e come non vi avvedete delle

prove che esse quotidianamente offrono di senno e buon


giudizio, di disinteresse, di sacrificio, di dignit, di nobile

orgoglio, delle virt che son frutto

di

lunga educazione
le

cristiana? Volete educare

il

popolo con

vostre filosofie

vaporose e

litigiose:

varranno esse mai quella placida

luce, quella sorgente di

acque pure e

cristalline

che sgorga
poveri per
le al

perpetua in coloro che appresero a vivere e a morire dal

catechismo? Volete dare una coscienza ribelle


sollevarli all'umanit: e perch togliete loro,

ai

con

vostre

prediche d'odio, la santa

letizia,

la rassegnazione

proprio

stato l'amore al lavoro e alla pace, e quella religione che

genera e mantiene tutte queste disposizioni veramente uma-

ne? E, anzitutto, voi che parlate di popolo, e di popolo spagnuolo, lo conoscete davvero? ne avete ricercato e osservato la vita reale?

E come

l'avete osservata?

Con la ragione?

XVII

FERNN CABALLERO

209

Non

basta.

de mirarse,

el

Todas las cosas de este mundo tienen dos modos uno con la helada mirada de la razn, qua

todo lo enfria

lo rebaja,

corno la luz de la bujia,

el

otro con la ardiente

simptica mirada del corazn, que

todo lo dora

vivifica

com

el sol

de Dios. Est luz del

corazn se llama Poesia....

Questa polemica, che prendeva colore e carattere dalla


ferenza alla vita spagnuola, era un
di quella della storicismo contro
listico,

ri-

aspetto e caso particolare


il

radicalismo intellettuail

con la quale s'era iniziato

secolo decimonono, e

non
noi,

solo

aveva opportunit

politica

ma

anche duraturo
av-

valore ideale, tanto

che a volte siamo costretti a ricorrervi

come

vi ricorreranno certamente le generazioni

venire. Quale valore ideale serbano, invece, la celebrata

rivendicazione del diritto a seguire Io stimolo della

imma-

ginazione erotica, o ^auspicata fusione delle classi sociali

merc matrimoni
lei

tra

dame

e operai, che la

e sosteneva? Si dir che la

Sand proponeva Caballero non aveva inventata

ridea

di quella
;

polemica a sostegno della tradizione.

Certamente

e anzi difficile determinare chi propriamente

rinventasse, perch sorse dappertutto in Europa per incoercibile necessit storica.

Ma

essa la rappresentava assai bene,

per la parte che


la

le

spettava, e, rivivendola in s stessa,

produceva a nuovo, in condizioni nuove.

conseguire questo

fine,

che

il

primo e pi appail

riscente dell'opera sua, la Caballero prescelse


dei costumi

quadro

dei costumi popolari spagnuoli e pi particoe,

larmente andalusi,

questo facendo con piena spontaneit,

parve
avuto
trice,

altres
il

conformarsi a un esempio letterario, che aveva

maggior promotore nello Scott; onde questa scritla Sand cattolica, fu dai contemporanei salutata di preferenza come il Walter
che noi volentieri denomineremmo
Scott spagnuolo
difesa

Cosi urgente ella sentiva

il

dovere della

da

lei

assunta dalla vecchia religiosit e moralit


24

B. CaocE.

210

POESIA E NON POESIA

del suo paese, che sempre protest contro chi considerava

romanzi

opere artistiche

racconti che componeva.

<

Non mi

sono proposto di scrivere romanzi (disse e scrisse


della sua societ, di descrivere la vita intei

pi volte): ho cercato di dare un'idea vera, esatta, genuina


della

Spagna e

riore del nostro popolo, le sue credenze,


i

suoi sentimenti,
il

suoi detti arguti; ho voluto riabilitare cose che

non
il

savio secolo decimonono ha, col suo piede audace e pesante,


calpestate, cose sante e religiose, le pratiche religiose e

loro alto e tenero significato,


puri,
il

costumi spagnuoli antichi e


i

carattere e

modo

di sentire nazionale,
il

legami della

societ e della famiglia,

freno in tutto, e soprattutto in


si

quelle ridicole passioni che


sentirle (perch la

affettano

senza veramente

grande passione per fortuna rara), le virt modeste. La parte che si pu chiamare romanzesca serve solo da inteleiatura al vasto quadro che mi son proposto di disegnare

Confessava

altres

che V intenzione sua

non
la

solo

andava
cio

oltre Tarte,

ma

talvolta la portava a porsi

contro l'arte, sacrificando la logica di quel ch'essa chiamava


donne^
del

motivo

artistico,

in

ossequio al fine

morale da conseguire.

Le sue
o davano

storie

volevano essere storie

edificanti,
le tesi

che
lei

il-

lustravano con esemp di bene e di male

care

occasione allo svolgimento di quelle

tesi.

Era
in-

un'oratrice della

buona causa, un predicatore che non

dugiava
la

in

cure e finezze artistiche, e al bisogno mal-

trattava l'arte, pur di ottenere l'intento prefisso. Provava

maggiore soddisfazione quando poteva assicurare


la storia

lettori

che

che narrava era vera, cio realmente accaduta,

e che in essa era

da vedere non solo un paradigma

ma

anche un documento.

Senonch Foratore del bene, assai pi e assai diversamente da quello che mira soltanto a circuire altrui e a
volgerlo, illudendolo e deludendolo, ai propri fini utilitari,

XVII

FERNAN CABALLERO
le

211

per penetrare nel fondo delle anime e toccarne


migliori deve attingere
sia
i

corde

suoi mezzi alla poesia


la

e di

poe-

abbiamo udito parlare

Caballero nell'opporre lo

sguardo del cuore a quello della gelida ragione, e poeticamente commossa ella era stata prima di darsi (e fu tardi,
intorno ai cinquantanni) alla sua opera di difesa e apostolato.

pur sempre mondo, e come poeta porgeva ascolto alle voci che le mormoravano dentro. Coloro che ravvicinarono, dicono che, dopo aver conversato con lei, dopo aver respirato il profumo della sua bont, essi vedevano in modo nuovo le azioni degli uomini e gli spet-

Aveva

assai contemplato, sognato, idoleggiato, e


di poeta
il

guardava con sentimento

tacoli della natura, e si sentivano

il

cuore gonfio di dolci

lagrime e come

un'ansia di compiere opere buone.


la

Voleva far amare


la vita

campagna,

le piante,

fiori,

la

terra ricca di mille animali e insetti, tutti curiosi a osservare,

modesta,

villaggi del breve orizzonte;

ma

queste

cose le
di

amava

ella

per prima e ne discorreva con accenti


ascoltino le

trepido

affetto. Si

sue impressioni di un

cimitero di villaggio:

Era tan profundamente tranquilo aquel rincn que ^ lo creer Vs.? basta con la muerte se vivia alli familiarizado. Ahora bien, hacer aparecer a la muerte suave, sin que infunda horror ni tedio, i no es una altura que pocas veces alcanzan el hombre religioso mas metido en Dios, el filsofo mas desenganado del mundo? La hacienda en que habitbamos, solo estaba separada del cementerio por un pequefio corralon en que pacian unas ovejas; pues creed que ningun orror me inspiraba la cercania de aquel lugar de descanso de los campesinos. Cuando veia

una zanja por los parientes de una persona difunta (puesto no hay enterradores asalariados), lejos de ver en ellos hombres lgubres cavando una negra y pavorosa sepultura para un rauerto, solo me parecian hermanos de la Caridad preparando un lecho para un dormido...
abrir

que

alli

212

POESIA E NON POESIA


Quelle pecore che pascono in pace tra la fattoria e
il

cimitero, quei volti amici che scavano non,

per deporre un morto


dormiente, sono
le

ma come

per fare

come becchini, un letto a un


si

immagini poetiche onde

riveste

il i

suo amore per la queta vita del villaggio.

Osservava

bambini, discuteva del modo migliore di allevarli ed educarli;

ma

innanzi ai bambini

si

era molte volte soffermata,

interrogando pensosa come innanzi a un dolce mistero:


^ Qu ve en su mente, l, cuyos ojos aun nada han visto ? Qu sueiio puede reflejarse en esa inteligencia, que aun no I tiene conocimiento? ^Q^^ pensamientos conmueven las sensaciones de l, que, despierto, aun no sabe sentir ni pensar? Confesamos que no podemos darnos cuenta de este problema, y que cuando asi hemos observado estas inocentes criaiuras en nuestros brazos, nos hemos creido rodeados de ngeles ocultos nuestra percepcion, pero perceptibles a la suya. Con ellos comunican cosas de otro mundo mejor, que olvidarn en este, medida que huyan los ngeles, con la inocencia, la dulzura y la pureza, de aquella alma, que desde temprano sentir

las

malas influencias de

la parte material

que est unida de

por Vida.
cel!

Adis, pobre alma desterrada en esa misera cr-

vamos, pero no nos olvides;


fiel

le diran los ngeles; y la cara del nino se angustia. Nos y el nino gime y se agita. S nuestro Padre y Criador, y en breve nos reunirmos; y el nino se serena. Y ante su trono cantarmos felices sus alabanzas; y el nino se sonrie, cual el ngel que le consuela...

II

commosso sentimento
il

e la fede religiosa rispondono alla


di

sua domanda, mostrandole questo quadro


attorniano

angeli che

bambino

con

lui

parlano sommessamente, e
si

pianto e sorriso e agitazione e rasserenamento


sul volto del

seguono
trat-

bimbo

alle parole di quegli esseri paradisiaci.


i

E come
tarli

bisogna educare

bambini? Bisogna, appunto,

da bambini, vezzeggiarli, anzitutto, e serbar loro Tinil

nocenza e insegnare

timor di Dio:

XVII

FERNN CABALLERO
los riinos

213

... mi mxima

es

que todos

deben ser mimados

Creo daiiosisimas esas educaciones anticipadas que hacen de los ninos caricaturas en su moral, corno las levitas y los corss
lo hacen en lo fisico. Cuando un nino me dice: Beso a Vd. la mano: g crno est Vd. f me hace al oido el efecto de un loro y los ojos ei de un enano. Mientras son ninos, solo una cosa bay que conservarles, la inocencia; solo una que ensenarles, el rezar.

Si poteva

con pi viva immagine di abborrimento depre-

care r artificioso addestramento dei bambini alle convenienze


e ai complimenti sociali,
i

bambini atteggiati gi a piccoli


:

uomini ?

<

Non sembrano

pi bambini

sembrano nani

>

perch mai bambini e vecchi par che s'intendano cosi

bene tra loro?


Las pasiones que agitan la vida del hombre, en los unos aun no existen, y en los otros dejaron de existir, lo que produce un estado anlogo; unos y otros nos encontramos en las puertas de la vida: ellos que vienen y nosotros que nos vamos
;

ellos

nos dicen:

Descansad

.',

nosotros les decimos :

Bicen viaje !

Fa un'osservazione

psicologica sul diverso atteggiarsi


al dolore.

dell'uomo e della donna dinanzi

Come

la

esprime?

el dolor,

mnos en que entonces se apoya en Dios. El hombre en todas cosas se apoya en si mismo, mnos en el dolor, en que se apoya en la majer...
todas cosas se apoya la mujer en el hombre,

En

Soffre al maltrattamento degli animali e

casione per protestare e

non tralascia ocammonire contro questa crudelt


;

ma

le

sue parole sono semplici e tanto semplicemente dicono

quel che ognuno pu vedere intorno a s ed escono in una


cosi accorata

esclamazione di meraviglia, che ottengono

subito l'effetto di riempirci di scrupolo e rimorso. Basta

214

POESIA E NON POESIA


(ella dice)

che un animale si ponga accosto air uomo debba soffrire un continuo martirio:

perch

No hay animai que


no
sea,

exista inmediato al hombre, cuya vida

con pocas excepciones, un continuo martirio.


al

i es

po-

sible

que haya nimo

que est idea no atormente?...


i

luoghi che descrive,

villaggi, le rustiche case,

pergo-

lati,

le stradicciuole, le chiese,

sono come abbracciati dal

suo desiderio e dalla sua tenerezza. Animano la natura,

che

ella

contempla,

le

credenze popolari,

le

leggende

reli-

giose; ed ella

non

se le lascia strappare, e difende le loro


:

mistiche interpetrazioni

La mortigada

luz de la luna haca visible la soledad


el

inmovilidad de la naturaleza rendida por


delicadas barbajas
sterioso

calor del dia.

y la Los

pinos, salpicados poca distancia del camino, formaban con sus

rboles

un murmullo mas suave, mas leve, mas miy grave que el que forman con sus hojas los dems que parece que murmuran, mintras el pino parece
el

que

ora.

El mochuelo lanzaba en

melanclico silencio de la apacible


la potica

noche su
en
el

triste voz, esa

voz que, segn


la

religiosa

imaginacin del pueblo, es


Salvador.

de la Cruz y que repite desde que Calvario presenci horrorizado la muerte que sufri el

Asociados,
tierna
sin,

si no por convencimien^o, por sentiraiento, est y conmovedora creencia, concediendo que sea una ilupero vuluntariamente bajo su dulce imperio, no podemos

oir la expresin tan

suave y

triste

de esa ave solitaria de

la

noche, sin conmovernos profundamente, y persuadernos de que siente lo que espresa. Y acaso ^ no podria ser que el escalpelo

de nuestra
rbitro

Ma

razn, que nos empenaraos en hacer regulador,

solo juez de las cosas, asi morales corno materiales,


lazos, destruido

haya cortado

armonias y roto comunicaciones


^Porqu?...

entre las partes que existen de las cosas creadas? Dirn que
es inverosimil

que

las hubiese.

XVn

FERNAN CABALLERO
tra le braccia
il

215

Una giovane madre addormenta


e canta: Alla arriba, en
el

bambino

monte Calvario,

matita de oliva, matita de olor,

arruUaban

la

muerte de Cristo

cuatro jilgueritos y

un

ruisefior...

lo scrittore

commenta che
i

certamente difficile spie-

gare perch

gli usignuoli e

fringuelli lamentino la

morte
le

del Redentore, perch la rondinella gli strappi le spine dalla


fronte, perch sul

rosmarino
il

la

Santa Vergine asciughi


sia albero di

fasce del bambino, perch

sambuco

malau-

gurio, destinato a veder pendere dai suoi rami Giuda; e

risponde che ella ascolta questi detti come una sorta di

musica lontana

senza indagare la loro origine e autenci

ticit,

ma

non senza pensare che

sono state e

ci

sono, per

le

anime, rivelazioni misteriose.


I versi citati ci

conducono a dire che, in mezzo a questi

pensieri, che sono in realt effasioni di sentimento e fiori-

scono dappertutto nelle pagine della Caballero, fioriscono


anche, e vi recano
il

loro sano olezzo,

ricordi della poesia


il

popolare, apologhi, canti, motti, proverbi,

folklore spa-

gnuolo, che ella prima o tra


in ci seguendo

primissimi raccolse, anche


in ogni parte

V impulso romantico che oper


i

d'Europa. Sono, come canta ed

versi precedenti, immaginazioni di

religiosit popolare. Si celebra la


ella ascolta e ricanta:

Santa Caterina, e

il

popolo

Santa Catalina! Manana es tu

dia,

subirs al Cielo con santa alegria,

dir

San Fedro

al verte llegar:

^Qu mujer es est que viene llamar? Yo soy Catalina, que quisiera entrar.
Entra, palomita, en tu palomar.

216

POESIA E NON POESIA

Quale ritmo di allegria e di festa, e come si fa subito premuroso e tenero e sorridente il portinaio celeste, che prima
era burbero e fastidioso, all'arrivo della gentile Caterina!

con quanta

lieta

bonariet la chiama

colombella
il

>

e la

invita a entrare nel paradiso, che diventa

colombaio

per

lei

preparato!

Altre

volte sono fantasie tra buffe e

maliziose,

come

quella del signor

Don

Gato, nobile signore,

che

il

padre induce a fidanzarsi con una gatta moresca.

Comincia come un romance epico:


Estaba senor en
solio

Don Gato

de oro sentado,

calzando media de seda

zapatito picado.

Lleg su padre y dijo si queria ser casado


con una gata moresca que andaba por los tejados...
Quelli erano

domini della principessa fidanzata:


nozze della pulce e del bruco:

tetti!

le diverse

La pulga y
y no
se

el

coco

se quieren casar

han casado

por falta de pan.


Sali

una hormiga

de su formigal:
Hgase la boda que yo pongo el pan

cosi

il

lupo pone la carne, la cicala

il

cavolo, le zanzare

il

vino, un riccio il letto, una lucertola funger da parroco, un topolino da padrino. E dove s trover ora la madrina?
Si trova

anche questa;

ma

qui succede

il

disastro:

XVII

fernAn caballero
una
gatita

217

Sali

de aquella cocina:

Hgase

la

boda,

yo soy madrina.
la boda arm un desatino: salt la madrina

En mtad

se

se

comi

el padrino.

chi dimentica pi,

quando una volta Tha

letta, la storia

del negriiOf del piccolo negro molto ricco, che

dimorava di
si

fronte alla casa di

una bellissima giovane,


marito per vendicarsi
si

della quale

prese d'amore

il

concerta con la
il

moglie, e finge di partire, e quella invita a pranzo

negrito,

che giunge carico di doni


a tavola,
si

senonch, non appena

si

sono posti

spegne

la luce

ed entra

il

marito con una frusta

e comincia a sferzarne

le spalle

del negretto. Questi, che

era gi tutto in pensieri di godimento, sorpreso e sconvolto,

invano cerca

la porta per fuggire. E,

a ogni colpo di frusta,

saltava e diceva:

Pobre negrito

qu mala fortuna

que, habiendo tres puertas, no encuentra ninguna.

S'intenerisce su s stesso, chiamandosi da s negro piccolino


>
,

e, nello

spiccare
sorte,

il

salto,

trova pur Tagio di riflettere


il

sulla sua

mala

che non

gli lascia risolvere

problema

tecnico d'infilare l'uscio.

Pi

spesso, sono semplici pa-

ragoni pittoreschi e pieni di senso, che ella coglie sulla

bocca del popolo


di
<

Ya

(osserva una

donna nel discorrere

una madre che guarda con orgoglio i suoi brutti figli), Venid ac, mis flores y grumos de oro llam la lechuza los suyos... . Pensate! Lo scarafaggio chiama amorosamente. i suoi figli: Venite
dijo el escarabajo h sus hijos
: ;

qua,

fiorellini

miei

218

POESIA E NON POESIA

Queste espressioni di un mondo poetico di gioia, di sorriso,

di affanno, di religione la Caballero le trova gi for-

mate

e le include nei suoi racconti;


il

ma

con questo trovarle,


del suo sogno,

sceglierle, metterle in valore

suo spirito poetico in certo

modo
le

le

fa

sue, le

comprende nel mondo

cangia in parti dell'anima sua. Talvolta leggende e canti


di forze risolutive,

operano sui suoi racconti a guisa


in

come

Lucas Garcias,

il

quale, abbandonato dal padre sciagu-

rato insieme con la sorellina, canta a costei la storia po-

polare della donna del duro cuore che lascia morire alla sua

porta la propria sorella disgraziata, che le chiede soccorso.

poi anche la sorella di Lucas Garcias cade in disgrazia,


egli,

volge al male, ed

saldo nel senso dell'onore, la lascia

a lottare sola con la miseria, non vuol a niun patto saper


pi di
lei;

finch

una

sera, all'uscio della sua casa,

non

si

leva quel canto che gi egli le aveva appreso negli anni


della loro adolescenza e che ora gli spetra
il

cuore:

Quien niega
quien niega
I

el

pan su hermana,

ese entrafias no tenia;


el

pan su hermana,

ese lo niega Maria!...

Certo

racconti di Fernn Caballero hanno difetti evi-

denti, confessati in parte dalla stessa autrice: sono racconti


edificanti, spesso

non tanto semplici quanto

semplicistici,
li

hanno tessuto
interrompono
scrisse
lato,
le

fiacco,

peccano di verbosit, a ogni passo


considerazioni ed esortazioni
utile
;

riflessioni,
le

ella

quanto

sembrava

per la sua opera di aposto-

ma

certo pi di quanto la sua reale ispirazione artistica

concedesse.
di quei
0,

Non mancarono

nella stessa

Spagna coloro
li

che

romanzi provarono qualche

fastidio e

dissero

come Juan Valera, li definirono (trovo questa definizione in una lettera della Caballero) arroz con lechCy
noiosi,

XVn

FERNAN CABALLERO
che
ella scriveva

219
male,

riso al latte; e ora c' chi giudica

non possedeva
z&c deb lUtado
*

el castizo estilo, lo stile


,

purgato, e fu un

Bai-

e simili.

Ma Fernn

Caballero, tutta spon-

taneit com'era, vivendo intensamente le figure che creava,

sapeva a
che scrisse

tratti

narrare con forza e sobriet e mostrarsi

degna erede
il

della progenie dei narratori spagnoli,

da colui

Lazarillo al gran Cervantes e agli autori di ro-

manzi
il

picareschi.

La Gaviota

piena di cose bellissime:

carattere della protagonista, Marisalada, la figliuola del

pescatore, selvaggia, egoista, incantatrice dagli occhi neri e


della voce d'oro,

ma

nelle sue passioni pronta a tutto, fino

a farsi schiava, fino a sfidare la morte, vigorosamente reso,

senza analisi e commenti, tutto in azioni.

La vediamo ancor

quasi fanciulla, giacente ammalata nella casa del padre,


Pietro Santal,
petto rosso

un vecchio pescatore bruciato dal sole, col come quello degli indiani dell'Ohio, tutto velruvida
la

loso, e spessa e

chioma canuta.
:

Il

padre
gli
si

le sta

accanto, avvilito, annientato

pensa

ai quattro figli

che

gli

son morti l'un dopo

l'altro, e

a quest'una che

resta.

Una donna

del villaggio, pietosa e caritatevole,

accosta,

conducendo un medico,

al giaciglio dell'inferma:

Vamos, Marisalada, vamos, levntate,

hija,

para que este

senor pueda examinarte.

Marisalada no se movi.

Vamos,
te

criatura

repiti

la

buena mujer;

vers crno

va curar corno por ensalmo.


Diciendo estas palabras, cogi por un brazo
la nina, prole vantarla.
!

curando

de

lo

No me da la gana dijo la inferma, desprendindose mano que la retenia, con una fuerte sacudida. Tan suavita es la hija corno el padre; quien lo hereda, no hurta murmur Momo, que se habia asomado a la puerta. Como est mala, est mal templada dijo su padre, trai

la

tando de disculparla.

220
Marisalada

POESIA E NON POESIA


si ristabilisce:

un giorno

la zia

Maria

la

prega

di cantare, ed essa con la sua solita selvatichezza sgarbata


si rifiuta:

En

este

momento

entr

Momo mal

enjestado, precedido de

Golondrina cargada de picn.


Traia las manos y el rostro tznados y negros com El rey Melchor grit al verlo Marisalada.
la tinta.


bioso
te

El rey Melchor, el rey Melchor

Si

yo no tuviera mas qua hacer respondi Momo raque cantar y brincar com tu, grandisima holgazana,

repitieron

los niiios.

no estaria tiznado de pis cabeza. Por fortuna, don Federico

ha prohibido cantar, y con esto no

me

mortiticars las orejas.

La

respuesta de Marisalada fu entonar trapo tendido

una

cancin.

Bastano questi piccoli

tratti

a mostrare di quale

stile

narrativo la Caballero sia capace.

E che

cosa dire delle scene

del fidanzamento di Marisalada col

buono e candido medico


il

don Federico,
zoletto
ai

e dell'altra in cui ella lascia cadere e di tante altre?

faz-

piedi del torero Pepe,

dei

caratteri degli altri abitatori del villaggio,


briel,
il

come fray Gapassato e aspet-

frate del

convento abolito, che rimasto in quel

recinto, taciturno giardiniere,

pensando

al

tando che torni come per miracolo; e Rosita o Rosa mistica^


e

Don Modesto,

il

veterano, comandante del diruto forte di

San

Cristoforo, col suo vecchio uniforme pulito e ripulito

e stinto, e troppo largo e troppo corto, col quale vive

identificato, ultimo vestigio della sua dignit? Si ascolti

come una

qualsiasi battuta dei dialoghi di

Don Modesto:

questa, per

esempio, tra lui e Rosa mistica^ vecchia zitella presso la

quale egli dimora, e la gente maligna ha mormorato in


proposito, e la

donna s'impensierisce per

la

propria ripu-

tazione e ne tiene parola con lui:

XVII

fernAn caballero

221

yo,
vez...

Pero entre Usted y yo

dijo el

Comandante

no hay

necesidad de poner ni taliqae. Yo, con tantos afios a cuestas;

que con toda mi vida no he estado enamorado mas que una y por mas sefias que lo estuve de una buena moza, con que me habria casado a no haberla sorprendido en chicoleas
el

con

tambor mayor,

que...

guida.

Don

Modesto,

Don Modesto

grit Rosa ponindose erre-

Honre Usted su nombre y mi estado, djese de


sido

cuerdos amorosos.

No ha

mi intencin escandalizar Usted

dijo

Don

Modesto, en tono contrito...


Simili caratteri e scene
altri suoi
si

trovano sparsi anche negli


schizzi, tra
i

romanzi e novelle e

quali ve n'ha

d'incantevoli. Prendiamo la storia di

Don

Gii,

maestro di

coro in Siviglia {Cosa cumpUda)^ un'anima di fanciullo in

un corpo enorme,

il

cui

volume cresce

e cresce per pi

anni irrefrenabile, sicch egli riesce a essere (dice la narratrice), tutt' insieme,

en

lo fisico el

Gii fu
la

en lo m orai el hombre mas feliz y hombre mas gordo del mundo Quando Don assunto all'ufficio che doveva coprire durante tutta
.

sua vita,
desde entonces debi notarse en su expresivo rostro la mezcla

mas graciosa de la bondadosa y sencilla alegria de un nifio y de un buen alma con la dignidad y prosopopeya de un padre grave y de un alto funcionario. Alternaban veces ambas cosas
en su sembiante con
tal

rapidez que se esplayaba aun sobre

sus labios su infantil y alegre risa, cuando ya sus ojitos negros desde su concavidad lanzaban una mirada grave, austera, y

con infulas de imponente.

Par

di vederlo girare per la sua chiesa:


la

Andaba derecho y
spingaba

pelada cabeza erguida; su barriga apa-

recia entonces en toda su majestad prominente; su sotana re-

muy

sobre

si

por delante, mientras a la espalda barria

222
humildemente

POEStA E NON POESIA


el suelo:

su Sembiante en tales circunstancias

aparecia impasible; no levantaba los ojo8 sino para echar una


inirada iracunda algun monacillo descuidado.

Nada

le

sacaba

de su paso grave y composado, no ser algnn irreverente ladrn en un cirio: al aparecer este sacrilego, Don Gii perdia

un

toda su compostura y su moderacion, entrando al punto en furor que solo era comparable al de Orlando. Cogia la caria
del

apagador con

los
al

brios

con que Hercules empunaba su


al

maza, y exterminaba leon de Nemea.

descarado delinquente, com aquel

Ma

bisognava udirla cantare! Quando che da fanciullo


lo

si

reca a render visita

alla famiglia

ha protetto, nel ritrovarsi

air improvviso innanzi a uno specchio resta sbalordito e

quasi spaventato della propria enorme corporatura, e poi

ne

ride. E, a

un

tratto,

d un saggio del suo canto:

la

pasin que a

Era aquella muestra de canto-Uano arrancada Don Gii por l tenia, pasin que no sentia sino com la

siente el artista por su arte, el sabio por su ciencia: esto es con

solemnidad, con veneracin y con respeto.

La sua
immaginare

vita era la pi contenta e felice che


:

si

possa

No
iglesia
finia:

se cuidaba de politica ni de cosa ninguna, fuera de su

y de su casa. Para l era el mundo un cos que no deque existian eZ m^Z^s, el francs j las Indias... La comida, que era buena, qu bien le sabia el vino, que era malo, lo mismo. Qu descanso tan completo en su lecho
solo sabia
!
\

Qu actividad tan grata de dia amar al prjimo y ayudarle, y viva


i

Dios y servirle, la Virgen ! Est era su divisa.


! ;

Amar

Una

volta, in quella continua pace e gioia, si

perfino, per

un

istante, a

abbandona un capriccio amoroso: la moglie

XVII

FERNAN CABALLERO

228

lo

sorprende a celiare con una servetta mezzo sciocca, che

essa prudentemente allontana prendendo in cambio un'orrida


vecchia.

Ma Don

Gii serba, in

mezzo

alla spensieratezza e
il

all'allegria,
si

una vena

di tenerezza profonda:

suo affetto

attacca a una nipotina orfana, che egli ha presa con s,


e dentini splendenti.
si

una pallottola bruna con occhi neri E quando la bambina all'improvviso muore anche Don Gii:

ammala

e muore,

En breve se postr. Sentado en su lecho y respaldado en almohadas, porqu no podia estar acostado, clavaba la vista sin cesar en la sillita que habia side de la niiia, y que habia
mandado colgar en
la pared;

sin que Ics esmeros y Ics cuidados de su

y a poco tiempo dej de existir, amante mujer hubiesen

conseguido alargar su existencia.

Anche questo bozzetto ha

intercalate riflessioni ed escla-

mazioni, che per altro, cosi intercalate, non tolgono nulla


alla plasticit della rappresentazione.

Per esempio,

l'autrice,

descritta la vita quotidiana di


tolico idillio,
feliz

Don

Gii, vita idillica, di cat:


\

non sa tenersi dall'esclamare

Oh

querido,

excelente

Don

Gii,

de grotesca, pero suave

risueiia

memoria!..., e dall'esclamazione passa all'invettiva e alla


parenetica
:

Triste filosofia que te

quemas

las

pestanas

sobre tus .libros

y
!

te derrites los sesos

en tus cavilaciones,

buscando

la piedra filosofai, esto es, la


^

que no encuentras

qu res

tu.

verdad y la felicidad en comparacin de aquella

tranquilidad de espiritu, de aquella serenidad de alma, que

nada busca y todo lo balla?... . Dar un altro esempio di questa polemica che sorge accanto al quadro e non lo guasta, di questa unione di spirito poetico e di spirito pugnace. Nel romanzo Un serviln y un liberalito rappresentata una famiglia di povera e onestissima gente, di almas de Bios. Uno di quei poveretti.

224
il

POESIA E NON POESIA


vis-

capo della famiglia, muore tranquillamente com'era

suto. Tranquillamente, e con pensieri religiosi, le

due donne

superstiti accolgono quella morte.

Una

noche, despus de haber rezado, se acost don Jos en

perfecta salud, al lado de su buena companera: la

manana
y...

siguente llam est su cunada dona Liberata, acudi

Hermana,

le dijo,

mira que

me

parece que Pepe se ha

muerto.

Que! no; no puede seri... repuso est acercndose a Pepe Pepe llam; pero viendo que su hermano ya cadaver.
-j

no respondia, se puso tentarle


cual, volvindose su

la frente

el

pulso, hecho lo

cunada

le dijo;


el

Mujer, corno que tienes razon... muerto est!

Nos cogi la delantera, dijo su mujer. Ayer me dijo: alli te espero, aiiadi dona Liberata. Pero
Ayer, confes y comulg, repuso su mujer;
si le

se ha ido sin los santos Sacramentos, Escolstica.


^j

diria

corazn que se iba morir?

lo diria al oido el Angel de su guarda, dijo dona LiVamos, hermana, encomendar su alma Dios, que es lo que nos queda. Y ambas cayeron de rodillas, y se pusieron rezar con voz tranquila y espiritu recogido y fervoroso, pero sereno.

Se

berata.

Anche qui

la narratrice

non sa

trattenersi, e

dopo aver
j

con tanta semplicit e bellezza narrato, esclama: Oh, almas de Dios Sencillas, mansas, tranquilas y conformes.
!

Almas mil veces bienaventuradas

Qu

lecciones dais

las

almas mundanales, inquietas, apuradas, extreraosas, que

refinan

y alambican
!

el

dolor gastando su buena savia en

hojarasca

Potranno queste esclamazioni e

riflessioni

sembrare

arti-

sticamente ridondanti, perch nulla possono aggiungere alla


forza della narrazione, o anche estranee e distraenti;

ma

quel che importa che esse non sopprimono n turbano

XVII

fernAn caballero
con

225
le quali piut-

le

pagine poetiche

scritte dalla Caballero,

tosto si avvicendano.

Come

in quasi tutte le
la

donne

autrici,

anche
la stica

nella Caballero

predominava

tendenza pratica, che

rendeva incurante o impaziente della elaborazione artied era causa dei difetti che abbiamo notati e che, del
sono assai evidenti.

resto,
siste

Ma

Topera della Caballero


effetti

re-

a questo praticismo e ai cattivi

letterari

che

ne conseguono, perch ella, diversamente dalle altre donne scrittrici, non guardava (come avrebbe detto Enrico Heine)
con un occhio
civettava,
alla carta e con un altro al pubblico, non non badava a comporsi una figura da colpire o sedurre le fantasie, non gonfiava e falsificava sentimenti e passioni, non li innalzava a teorie, ma era animata da uno schietto e serio convincimento, possedeva un sano giudizio; e soprattutto perch nel cuore le zampillava una fonte di poesia, che si mantenne viva e fresca anche in mezzo al

fervido apostolato che ella indefessamente esercit a servigio della sua fede di cattolica della vecchia Chiesa e di

spagnuola della vecchia Spagna.

B. Crocb.

15

XVIII

DE MUSSET

e la poesia potesse essere identit

con

la vita

(come

al-

cuni estremi romantici di ogni tempo sognano), Alfredo de

Musset

si

sarebbe pi che

altri

mai avvicinato a questo


i

ideale, e
egli

andrebbe annoverato

tra

maggiori poeti. Perch

non concep altrimenti

la

poesia che

come

efflusso

della sua vita e la sua vita


identit perfetta.

come

efflusso della poesia,

con

per conseguire nel miglior

modo

possi-

bile questa identit die alla

sua vita, unico contenuto, quello


il

che reputato

il

contenuto pi proprio della poesia:

dramma

dell'amore.

Non

politica,

dunque, non patria, non

umanit, non famiglia, non religione, non indagine del vero;

ma

solo amore.

E non

gi quell'amore che societ spiri-

tuale con un'altra creatura per compiere in essa la propria armonia e svolgere una comune operosit; che questo im-

porterebbe dovere e sacrificio, e terrebbe della prosa.

nemmeno

l'amore che dedizione sconfinata a un'altra


vita;

creatura, fatta idolo e ragione della

perch questo

avrebbe della religione e del misticismo, e sarebbe poco


vario.

Ma

l'amore,
si

commedia
fedelt

tragedia insieme, l'amore

nel quale

esige la

dalla

riserva di esserle infedele: che se quella

donna amata, con la rompe a sua volta

XVIII

DE.

MDSSET
lei, e,

227
se la mantiene,

la fedelt, la
le

maledizione cade sopra

cade sopra, peggiore della maledizione,

la noia.

L'amore-

passione, dunque, con le volubilit e contradizioni, che sono


il

suo andamento stesso: Tamore, che una rosa ricca di


fragrante e acutamente
le

spine, e bisogna cogliere la rosa


strillare

per la puntura,
si

ma

pur volere che

spine ci siano.

Per

il

quale amore
e solo

richiedono sensibilit, fantasia e ozio


e riceverlo;

da poeta,

un poeta pu davvero darlo

e la poesia deve esserne la risonanza, risonanza di gioia,


di entusiasmo, di delirio, e poi di delusione e disperazione

e amarezza e scherno,
gioia e di

e,

daccapo, di speranza, e di nuova

nuovo

delirio;

e sempre melodiosa

e cantante,

sempre spontanea e
rati e

facile,

senza inciampi di meditazioni,

condensazioni, versi elaborati, rime ricche: cose da lette-

da pedanti e da anime fredde, e non da innamorati

e da biondi e pallidi e vibranti e dolenti poeti.

C' del giovanile, e anzi del fanciullesco, in questo ideale


cosi della vita
stato detto
il

come

della poesia; e perci

il

De Musset

poeta degli adolescenti, e

tutti

negli anni

dell'adolescenza lo abbiamo ammirato e avuto caro, e parecchi di noi hanno recato qualche mazzolino di
fiori sulla

sua tomba, ombreggiata dal


tico insieme;

salice,

anch'esso reale e poe-

e tutti, di poi, ci siamo in certo

modo

verlui

gognati della nostra ammirazione, e abbiamo parlato di

a denti

stretti,

non senza commiserazione. E siamo


in

stati

ingiusti, oltrech crudeli, perch in ogni caso Alfredo

de

Musset rappresenta

forma spiccata e classica una

delle

eterne tendenze o delle eterne debolezze

umane;

e perci

mi piace che

il

Donnay

il

quale ben atto a risentire

quella sorta di vita e di poesia

gli abbia consacrato


il

test

un

libro, che,

sebbene non stringa dappresso

problema

critico, ,

come doveva
al

essere, indulgente e simpatico.

Quel che accade

De Musset

nella realt pratica, in

conseguenza del suo sforzo d'identificare vita e poesia, non

228

POESIA E NON POESIA

occorre ripetere, perch argomento d'innumerevoli volumi


biografici e aneddotici :
i

pi dei quali

si

aggirano intorno

airavvenimento centrale dei suoi amori con George Sand,


che meritano
di

formare oggetto non gi di pettegola e


si

malsana curiosit come spesso


razione storica (come ora
il

usato,

ma

di conside-

si

vien facendo), perch in essi

concetto romantico dell'amore tent, n pi n meno, di

attuarsi in tutta la sua pienezza e con

due campioni

scelti,

non

facili

a mettere un'altra volta assieme; e la loro ca-

tastrofe nel volgare e nel

comico appare, a un tempo,

la

catastrofe di quella concezione.

Ma

a noi giova invece ve-

dere, in

modo
ci

pi particolare, che cosa, in quello sforzo


sanno, che essa, per troppa

d'identificazione, accadde della poesia.

Accadde

che

tutti

brama

di spontaneit, riusci enfatica e rettorica, tutta esclamazioni,


apostrofi, interrogazioni, paragoni a effetto allargantisi in

quadri, con versificazione scorrevole bensi

ma

monotona,

che ha

di solito

il

moto

di un'altalena:

Nous coutions

la nuit; la croise entr'ouverte

Lassait venir nous les parfams du printemps;

Les vents taient muets,

la plaine tait deserte;

Nous tions

seuls, pensifs, et

nous avions quinze

ans...

Ovvero:
Pote, je t'cris pour te dire que j'aime,

Qu'un rayon de

soleil est

tombe jusqu' mei.

Et qu'en un jour de deuil

et de douleur suprme, Les pleurs que je versais m'ont fait penser tei...

Un
gli

verso intenso, scultorio o profondamente musicale, non

viene mai fatto; ma, in cambio, assai spesso


il

il

verso

soverchia

pensiero, e suona per suonare, come, per esem-

pio, in questa stessa epistola al

Lamartine:

Puisque tu sais chanter, ami, tu sais pleurer!

XVIII

DE MUSSET

229

Si lascino

pur andare

suoi poemetti e
et

drammi

giovanili,

Don

Paez, Portia,

La

coup

les lvres,

pasticci letterari

delle solite

Spagna

e Italia e Alpi inventate dal romantiai quali, oltre

cismo inglese e francese, e

qualche bel moaltro

vimento

di tenerezza e passione,

non

si

pu attribuire

pregio che di un certo romantico metastasianismo, voglio

modo che entrano subito nella memoria dell'orecchio e vi rombano come flutto ritmico di ondate. Ma anche quando il De Musset concepisce un vero motivo poetico come nel Rolla, in luogo di svolgerlo ossa di apdire di versi fatti in

profondirlo, lo traduce in

una forma bella

e fatta,

composta

di eroi romantici convenzionali (l'uomo dal cuore nobile,

grande, leale ed orgoglioso, che affoga nelle dissolutezze),


di dissertazioni filosofico-storiche, la

che dovrebbero spiegare

caduta degli angeli nel

perorazioni oratorie a

mondo moderno, e d'invettive e bizzeff'e, come di predicatore sul pul-

pito o, meglio, di avvocato innanzi a giurati.

A me

ac-

caduto spesso di fantasticare che cosa dall'ultima scena


(che poi tutta la sostanza poetica del Eolla) avrebbe sa-

puto ricavare

il

Maupassant, trattandola nella sobria prosa

delle sue triste-sensuali novelle.

Anche

le

tanto celebrate

Nuits non finiscono di soddisfarmi, perch la loro fattura

mi pare che non nasca dall'intimo, ma sia acquistata a buon mercato merc dialoghi con personaggi allegorici (la
Musa), e polimetri
i

quali vogliono sopperire alle mancanti

gradazioni e sfumature nella rappresentazione degli stati

d'animo, nelle immagini, nella sintassi e nel verso, con

meccaniche mutazioni di metro. Piagnucola come un bimbo,


che va mostrando in giro
il

ditino malconcio:

Vous saurez tout, et je-vais vous contar Le mal que peut faire une femme; Car c'en est une, mes pauvres amis,
(Hlas! vous le saurez peut-tre!)

230

POESIA E NON POESIA


C'est une

femme

qui je fus sourais, son maitre.

Gomme
Joug

le serf l'est

dtest!...

E, finito questo lamento, narra in altro metro


e

il

tradimento,

come egli aspettasse una notte alla finestra la donna amata che non torn, e torn solamente all'alba, e non seppe fornire schiarimenti alle sue ansiose e gelose interrogazioni;

e d in ismanie:

Va-t-en, retire

toi,

spectre de
si

ma

maitresse!

Rentre dans ton tombeau,

tu t'en es leve!...

La Musa

gli dice

parole di calma, ed egli cangia ancora

metro, per maledire la traditrice:

Honte toi, qui la premire M'as appris la trahison...

La Musa

gli

somministra ammonimenti e
est

riflessioni:

L'homme

un

appronti, la douleur est son maitre...

il

poeta, che

ha

ascoltato, riconosce la verit di

quanto

essa gli viene dicendo, e forma

un

proposito, anzi pro-

nunzia un giuramento:
Par
les

yeux bleus de

ma

maitresse,

Et par l'azur du firmament,

Par cette tincelle

brillante...

(i

par sono molti ancora)


Je
te

bannis de

ma

mmoire.

Reste d'un amour insens...

XVIII

DE MUSSET
le altre,

231

questa la Nuit d'octbre. Simili sono


la figura

come

la

Nuit de dcembrej con


che
gli

dell'uomo vestito di nero,


gli

somigliava come un fratello e che

appariva di

tanto in tanto, e con procedimenti di enumerazione e ritornelli; e poi col racconto dei suoi

amori sventurati,

fatto in

altro

metro

e finalmente
si

con

la riapparizione della consueta

figura, che gli

scopre per la Solitudine.

Sento, in queste famose composizioni, molto apparec-

chio e teatralit,

come

di chi

adempia

il

dovere di piangere

e di accusare, e procuri di farsi ragione, e di ottenere

compassione pel male che

gli stato

recato e di attrarre

riprovazione e rimproveri su colei che ne fu perfida autrice.

Ma
e
Il
il

poesia ce n' poca, n abbondarne potevano, appunto


altro,

perch sono nate, pi che da

da un bisogno pratico,
il

querulo innamorato vi tiene troppo

luogo del poeta.

De

Musset, tutto preso dei suoi amori e scevro di ogni

altro interesse

morale e mentale, non ha vigore di

solleaffi-

varsi sopra

suoi patemi d'animo, e contemplarli e

sarli e rappresentarli

con quella oggettivit che come una


nelle

poetica giustizia.

Rimangono certamente,
i

parti

non

rettoriche, le effusioni del cuore e

vivi ricordi, che sono

piuttosto elementi e particolari di poesia che poesia per s


stessi
:

Prs dn ruisseau, quand nous marchions ensemble,

Le soir sur le sable argentin, Quand devant nous le blanc spectre du tremble

De loin nous montrait le chemin; Je vois encore, aux rayons de la lune,


Ce beau corps
plier sur moi...

Ovvero:
Pourquoi ces pleurs, cette gorge oppresse,
Ces sanglots,
si

tu n'aimais pas?...

232

POESIA E NON POESIA

ancora, rincontro, dopo che tutto, da tempo, finito:


Oui, jeune et belle encor, plus belle, osait-on dire,

Je

l'ai

vue, et ses yeux brillaient

comme

autrefois.

Ses lvres s'entr'ouvraient, et c'tait un sourire.

Et

c'tait

une voix:

Mais non plus cette voix, non plus ce doux langage Ces regards adors dans les miens confondus;

Mon
...

coeur,

encor plein

d'elle, errait sur

son visage

Et ne
il

la trouvait plus.

me

semblait qu'une

femme inconnue
et ces yeux...

Avait pris au hasard cette voix

medesimo giudizio mi sembra sia da fare delle Confessions d'un enfant du siede che strettamente si legano a queste composizioni, e hanno anch'esse altrettali parole vive
Il
^

e pitture fresche,
1

ma

insieme molta pretensione di rivelare

misteri psicologici del

secolo

>

secondo che promette


si

il

gonfio e vacuo prologo, e ci nonostante


realistico e nel biografico, e

trascinano nel

non assurgono a vera opera

d'arte.

J'ai raconter maintenant (dice a principio della

parte quarta) ce qui advint de

mon amour

et le

changement

qui se

fit

en moi. Quelle rason puis-je en donner? Aucune,

sinon que je raconte et je puis dire: C'est la vrit >.

Poich

il

De Musset

era solito di trattare

il

verso

come
di

strumento a uso delle sue avventure e disavventure d'amore,

non
di

cosa strana che lo adoperi anche


i

come strumento

scherzo e di celia. Donde

molti suoi componimenti, o parti

componimenti, che sono epistole e capitoli e narrazioni


i

capricciose e divaganti, e ricordano

nostri

berneschi e

burleschi, coi quali ebbe forse qualche storico contatto, per


lo

meno

attraverso

il

Byron, imitatore nel

Don Juan

dei

modi

di quei vecchi italiani.


ai
il

Anche questa parte


vanto che vi
si fa

della sua

opera giovanile e piace


e indisciplinatezza, e per

giovani per la sua monelleria


della in-

XVIII

DE MUSSET
Dove invece
se
la
il

233

disciplina e

della

monelleria.

De Musset
le

tocca l'arte nelle poese, o parti di poesie, di tono leggero, amorose o tenere,

come gi

ne leggono tra

prime cose sue {Le


in

lever,

Madame

marquise^ ecc.), e

maggior numero

nelle posteriori (Suzorij

Mimi

Pinson,

Rondeau,

ecc.), e s'inseriscono nei


fo'tune.

poemetti di Mardocheo

Namouna, Une honne

Per esempio, in quest'ultimo:

S'il venait passar,

sous les grands marronniers,

Quelque alerte beaut de l'cole flamande. Une ronde fiUette chappe Teniers, Ou quelque ange pensif de candeur allemande:

Une

vierge en or
flot

fin

d'un livre de legende, de cette sombre

Dans un

de velours trainant ses petits pieds:


l,

Elle viendrait par

alle,

Marchant pas de biche avec un air boudeur, coutant murmurer le vent dans la feuille, De paresse amoureuse et de langueur voile, Dans ses doigts inquiets tourmentant une fleur. Le printemps sur la joue et le ciel dans le coeur.
Elle s'arrterait l-bas, sous la tonnelle.

Je ne

lui dirais rien, j'irais tout

simplement
elle,

Me

mettre deux genoux par terre devant

Regarder dans ses yeux l'azur du firmament, Et pour tonte faveur la prier seulement

De

se laisser aimer d'une

amour

ternelle.

in

Namouna:
Ah! l'abme
est si

grand!
si

la

pente est

si

glissante!

Une

maitresse aime est


si

prs d'une soeur!

Elle vient

souvent, plaintive et caressante,

Poser, en chuchotant, son coeur sur votre coeur!

L'homme est si faible alors! la femme est si puissante! Le chemin est si doux du plaisir au bonheur!

234

POESIA E NON POESIA

Tapostrofe a

Manon Lescaut:

Gomme
Pour

je crois en toi! que je t'aime et te hais!

Quelle perversit! quelle ardeur inoue


l'or et le plaisir!

Gomme

toute la vie

Est dans tes molndres mots! Ah! folle que tu es,

Gomme

je t'aimerais demain,

si

tu vivais!

Si potrebbe dire

che, in

questa sorta di
la

lirica,

il

De

Musset congiunga e temperi


e la scherzosa, le quali n

sua poesia erotico-dolorosa


Taltra gli riuscivano
dalle preoccu-

Tuna n

felicemente da sole; e che in essa

si lberi

pazioni pratiche della prima e dalla frivolezza della seconda,


e prenda

un atteggiamento pi propriamente

artistico,

guar-

dando

s stesso, nei suoi affetti e nei suoi difetti, neir illu-

sione e nella delusione, nel serio e nel comico,


ispettacolo.

come

in

Non

gi in ispettacolo visto dall'alto, col senso

in

non era da tanto), ma uno spettacolo assai pi placido, circoscritto, modesto, visto da una poltrona, nell'inquadratura di un piccolo e grazioso proscenio. Un spectacle dans un fauteuil intitol egli, infatti, la prima raccolta delle sue commediole, le quali, poco considerate allorch videro la luce, hanno meritamente
del grandioso e vertiginoso (che egli
acquistato, con l'andare del tempo, quella reputazione che
alle

sue liriche e poemetti venuta scemando, e sono vesquisiti


:

ramente lavori
delie',

Les caprices de Marianne, Le chan-

Fantasia,

On

ne badine pas avec l'amour,

La

nuit

vnitienne, e gli altri.

E quanto

vuol dire mettersi al suo

vero posto! Enfasi, tono declamatorio, versi risonanti a


vuoto, intemperanze, sproporzioni, scorrettezze, sciatterie

qui spariscono affatto; e questi drammetti


gieri e leggiadri, in

si

snodano

leg-

una prosa

sobria, arguta, incisiva, e


si

tuttavia

sommamente spontanea. Non


i

sa quale bacchetta

magica, toccando

primitivi personaggi del

De Musset che

apparivano di statura

oltre l'ordinaria negli amori, negli

XVIII

DE MUSSET
ha
ridotti

235

ardimenti, nei vizi, nei


alle

delitti, li

miracolosamente

proporzioni minuscole di omettini, donnettine, nani,

gnomi.

queste minuscole creature giocano al gioco del-

l'amore, piccole

ma

ben conformate, graziose e civettuole


e legano

e tenere le donnettine, appassionati gli omettini, grotteschi

ma

composti
si

personaggi odiosi o ridicoli

loro

intrighi,

abbandonano

alle loro fantasie, si scapricciano


il

nei loro desideri, dibattono sovente

pr e

il

centra,

il

modo
i

e la

maniera del grave problema che solo

fa battere

loro cuoricini;
il

quando

ecco sulle teste delle marionette

passa
Ci
si

sojBSo

rapace della passione o gelido della morte.

avvede, con un po' di riflessione, di avere ancora inil

nanzi
d

vecchio cuore del


e
d'Italia,

De Musset,
notti,

quello dei racconti


confessioni;

Spagna

delle

delle

ma

convertito da soggetto in oggetto, ossia in oggetto d'arte,


e convertito cosi per opera sua stessa, nei suoi
geniali. Celio,

momenti
lei,

nei

Caprices,

ama perdutamente Marianna


il

ed pronto e bramoso di dare

suo sangue per

che

non

lo cura.

Voi non

lo udite

burrascosamente fluttuare

in versi eloquenti,

ma

sospirare in prosa, in

una

serie di

brevi periodetti:

Ah! que je fusse n dans


tailles! Qu'il

le

temps des tournois


les

et

des ba-

m'et t permis de porter

couleurs de Ma-

rianne et de les teindre de


rivai

mon

sang! Qu'on m'eit donne un


le sacriflce

combattre, une arme entire dfier! Que


vie eut

de

ma

pu

lui tre utile!

Je saia agir, mais je ne puis

parler.

Ma
fait

langue ne sert point


comprendre,

m'tre

mon coeur, et je mourrai sans comme on meurt dans une prison.

Sembra un
di

sospirare da ragazzo, che ha la testa piena

romanzi;

Marianna
era

ma un ragazzo che fa sul serio, e che per messo a morte. Lo credevate un ragazzo ed
col cuore pi profondo e gentile che si possa

un uomo, mai trovare;

il

suo amico.

Io

scapestrato Ottavio,

lo

236
piange,

POESIA E NON POESIA

come

ruomo

solo sa piangere

Tuomo,

innanzi
lei.

a Marianna, che non s'era neppure avveduta di quel tesoro


delle pi rare virt, dissipato in

un

istante per

Moi

Seul

au monde je

l'ai

connu. Cette urne d'albtre, couvoilait

verte de ce long voile de deuil, est sa parfaite image. C'est


ainsi qu'une

douce mlancolie

les

per'fections

de son

me

tendre et delicate. Pour moi seul, cette vie silencieuse n'a

point t

un mystre. Les longues

soires

que nous avons pas-

ses ensemble sont aride: elles ont

comme de fratches oasis dans un dsert verse sur mon coeur es seules gouttes de rosee
la

qui y soient jamais tombes. Coelio tait

moi-mme;
la solitude;
il

elle est

remonte au

ciel

avec

lui. C'tait

bonne partie de un homme


trompeuses, et

d'un autre temps:


il

il

connaissait les plaisirs et leur prfrait

savait

combien

les illusions sont

prfrait ses illusions la ralit. Elle et t heureuse, la

femme

qui l'et aim.

Marianna, che di Ottavio era invaghita e ha lasciato

perire Celio; Marianna, che assiste al disperarsi dell'amico

per la perdita dell'amico, e

gli

ode dare l'addio all'amore,


gli

e gridarsi ormai morto alla vita,


frendosi
:

dice,

dolcemente

of-

Mais non pas dans


adieu l'amour!

mon

coeur,

Octave. Pourquoi

dis-tu:

OCTAVBJ

Je ne vous alme pas, Marianne; c'tait Coelio qui vous


aimait.

Le chandelier s'apre con


la trova

la

scena di mastro Andrea,


sonno,

il

marito geloso, che andato per sorprendere la moglie, e

immersa

in profondo

finto,

naturalmente:

Hol! ma femme! ma femme! La peste

he! Jacqueline!
soit

he!

hol! Jacqueline!

de l'endormie! He! he!

ma femme.

XVIII
veillez-vous

DE MUSSET

237

Hol! hol! levez vdus, Jacqueline.

elledort! Hol! hol! hol! he! he! he!

Gomme Ma femme, ma femme,

ma femme!

C'est moi, Andr, votre mari, qui ai vous parler

de ehoses srieuses. He, he, psst! hem! brum! brumi psst!


Jacqueline, tes-vous morte? Si vous ne vous veillez tout
l'heure, je vous coiffe

du pot

l'eau.

Bisogna gustare e intendere nel vero senso quello


che non
d farsa,

stile,

ma
i

piuttosto di teatro

da bambini.

E
in-

un bambino

il

piccolo clerc di mastro


suoi

Andrea

notaio,

Fortunio, che ascolta

compagni discorrere degli


si

trighi di Jacqueline, e

dell'amante che
si

tira in casa la

notte, dalla finestra, e

sente

magini di avventure e d'amore:


existent, cela

come rapire da quelle im Que de pareilles ehoses


coeur.

me

fait

bondir

le

Vraiment, Landry,

tu as

vu cela?>.
>;

Fortunio adoperato da Jacqueline e dal capitano suo

complice per candeliere


cita

ed

egli,

che, neir ardente e tasi

sua devozione per la graziosa donnettina,


si

prestato

inconsapevole a quell'ufficio, e

accorge a un tratto della


si ribella:

parte che gli stata lasciata sostenere, s'indigna e

dtourner sur
ce qu'

Rendre un jeune homme amoureux de soi, uniquement pour lui les soupQons tombs sur un autre... Mentir du fond du coeur; faire de son corps un appt; jouer avec tout
il

a de sacre sous
distraiti..

le ciel,

pips: voil ce qui fait scurire

comme un voleur avec des ds une femme! voil ce qu'elle fait

d'un petit air

Ma, nel tempo


di
lei,

stesso,

e le viene esso

non sa discacciare la gentile figurina medesimo cercando ragioni di scusa

e d'indulgenza:

Non, quand elle me souriait, elle ne m'aimait pas pour cela, mais elle souriait de voir que je l'aimais. Quand elle me tendait la main, elle ne me donnait pas son coeur, mais elle laissait

238
le

POESIA E NON POESIA


elle
.

mien se donner; Quand


n'y a
l ni calcul

voulait dire: Aimez-moi


il

me disait: Je vous airae, elle Non, Jacqueline n'est pas mediante;

ni froideur. Elle ment, elle trompe, elle

femme; elle est coquette, railleuse, joyeuse, audacieuse, mais non infame, non insensible. Ah! insens, tu l'aimesl tu
est

l'aimes! tu pries, tu pleures, et elle se

rit

de

toi!

Ma

ecco

la passione investe

anche

l'allegra Jacqueline:

Jacquelinbs

et

Vous savez que je mens, que je trompe, que je vous raille, que je vous tue? Vous savez que j'aime Clavaroche et qu'il
fait faire tout

me

ce qu'il veut? que je joue une comdie? que

l, hier,

je vous ai pris pour dupe? que je suis lche et

msa-

prisable? que je vous expose la mort par plaisir?


viez tout; vous en tiez sur?

Vous

Eh

bien! eh bien... qu'est-ce que

vous savez maintenant?

FORTUNIO
Mais, Jacqueline, je crois... je
sais...

Jacqueline
Sais-tu que je t'aime, enfant que tu es? qu'il faut

que tu

me

pardonnes ou que je meure;

et

que je

te le

demande

genoux ?

I critici

hanno

ritrovato, in questi drammetti,


si

un

afflato

shakespeariano, che

dovrebbe in ogni caso

riferire

ai

drammi

giovanili dello Shakespeare, alle


e del pari, e
forse

Commedie

delsi

Tamore;

pi opportunamente, vi

potrebbe notare alcunch di ariostesco, nell'amabile leggerezza del tocco; e


il

richiamo servirebbe in questo caso a

lodare la perfetta fusione delle tinte e l'agilit dei trapassi

XVIII

DE MUSSET

239

che non rompono mai T incanto dell'intonazione generale,

sempre sorridente, anche nel tragico. E poich le opere minori si vengono a poco a poco disvelando come le vere opere maggiori del De Musset, non
giover che salgano alquanto pi su nella stima generale
le

sue novelle e racconti in prosa? Se nelle commediole

Alfredo de Musset imponeva silenzio al baccano passionale o burlesco o passionale-burlesco delle sue liriche, e
si ras-

serenava e sorrideva commosso, nelle novelle e nei racconti, cosi limpidi e semplici e pacati e disinvolti,

accade

perfino di udire da lui (e valgano di esempio Les deux


mattresses) parole assai schiette di morale

saggezza e di

nobile rinunzia.

XIX

BALZAC

K
y

ella critica letteraria francese si

nota in generale poca

sicurezza teorica, perch in Francia, diversamente che in


Italia e G-ermania, la teoria dell'arte, filosoficamente intesa,

ha avuto debole svolgimento. Nondimeno,


critici francesi

io

antepongo

psicologi o impressionisti ai dottrinari e


i

si-

stematici,

Sainte-Beuve e

Lematre

ai

Taine e

ai

Bru-

netire: teorici bens questi ultimi,


spirito intellettualistico e

ma

dominati da quello

comprensione
vedr come

dell'arte.

dommatico che forma ostacolo alla Si legga il volume del Brunetire sul
si

Balzac, test ristampato in un'edizione quasi popolare, e


le teorie vi

abbiano oscurato anche quelle vetrovano nella coscienza comune e

rit di evidenza,
si

che

si

ritrovano, poniamo, nella modesta e diligente monografia

del

ripetere
la

Le Breton sullo stesso autore. Lasciamo andare (per non una critica che in Italia ormai sarebbe troppo ovvia) premessa del genere letterario non inventata certo
,

dal Brunetire,

ma

da
il

lui trattata

con assurda rigidezza,


critica si confi, e del Balzac

e in virt della quale

problema della sua

gura come quello del genere


esegui

romanzo

come
ed

dello scrittore che confer a questo genere Tautonoraia


il

vero romanzo

e ne osserv

limiti invalicabili.

XIX

BALZAC

241

Ma

che cosa ha egli saputo vedere di quel che sia il romanzo , o per restringerci a ci che pi particolarmente
in

questione,

il

romanzo

storico > e

sociale ?

che

cosa ha compreso della disposizione spirituale del Balzac,


cosi rispetto al

romanzo sociale come


non
gli

rispetto all'arte?

Se

al

Brunetire non fossero mancati cultura estetica ed

abito filosofico,
il

sarebbe stato
si

difficile

scorgere che

romanzo
,

sociale

pu ben considerare come cosa

diversa dalle altre forme di arte,

come un

genere auto-

nomo
fatto

caso, e

non gi perch esso sia una forma d'arte (nel qual quando tale, la distinzione stessa si dimostra af-

empirica ed arbitraria),

ma

perch, invece, esso, nella

sua origine e nella sua propria qualit, non punto forma


d'arte,

ma

semplice schema didascalico. Quando in Grecia


si

l'impeto religioso, mitico e poetico

esauri e cedette al-

l'opera dell'indagine e della critica, anche la commedia,


dalla

forma fantastica e genialmente capricciosa che aveva


si

avuta in Aristofane,
sulla quale

converti nella

commedia menandrea,

il Vico e il Nietzsche ha reso per ultimo di comune cognizione) era passato il soffio

(come forse pel primo notava

del filosofare socratico.


tero allora la

E commediografi
la
i

e moralisti si det-

mano, e

commedia

si

giov delle carat-

terelogie dei filosofi e


i

filosofi

adoperarono e ragionarono
secoli,

tipi

formatisi sul teatro.

risaputo che lo schema della

commedia menandrea bast per


romani,

non

solo

cio ai
ai fran-

ma

anche

agli italiani del

Rinascimento e

cesi del secolo classico, e la sua cerchia rimase quella dei


caratteri, divenuti fissi e convenzionali, del vecchio,
del-

l'innamorato, della fanciulla, del servo astuto, dell'avaro,


del vantatore, e via dicendo, e, se

anche
si

vi s'introdussero

alcune variet e arricchimenti, non

allarg mai o quasi

mai
e

fuori dello studio e della rappresentazione dell'uomo

in generale, degli
l'ottocento,
B. Croce.

umani
lotte

vizi e debolezze.
i

Ma, tra

il

sette

le

rivolgimenti sociali dapprima,


.

16

242

POESIA E NON POESIA

e poi Taccresciato interessamento storico,

da una parte

rioperarono anche sulla commedia e la indussero a rappresentare caratteri e ambienti sociali e storicamente determinati,
e
la

dall'altro

s'impadronirono

della

prosa dei
e

romanzi e

volsero all'idea del


il

romanzo storico

sociale. La prefazione, che

Balzac mise alla Comdie

humaine, espone appunto questo rinnovato programma di

Menandro

e di Teofrasto: di

un Menandro che ha
il

dietro di

s la rivoluzione francese e dinanzi a s

dominio della

borghesia, ed esso stesso

a suo modo, rivoluzionario e

borghese, o controrivoluzionario e antiborghese; e di un


Teofrasto,

che qualcosa ha appreso dalla nuova

filosofa

storica e dalla
si

nuova scienza

della natura.

Il

Balzac, infatti,

richiamava

alla dottrina del Geoffroy Saint-Hilaire e al


e,

modello letterario del Buffon;


esistono in ogni

poich sono

esistite
il

ed

tempo

des espces sociales,


si

comme
si
il

des espces zoologiques

domandava perch non

possa

fare per la societ qualcosa di simile a ci che

Buffon

ha fatto in un'opera magnifica, <en essayant de reprsenter dans un livre Tensemble de la zoologie > L'opera, che egli vagheggiava, doveva avere triplice contenuto: les hommes,
.

les

femmes

et les

choses,

e' est

dire les personnes, et la

reprsentation matrielle qu'ils donnent de leur pense: enfin,

rhomme

et la

vie,

e,

non arrestandosi
ai principi

alla semplice
fatti sociali,

osservazione, innalzarsi alla ragione o legge dei

e da questa andar pi su
ideali

del giudizio o agli

del Bene, del

Vero e del

Bello. Notevole

anche

l'accenno a Walter Scott, e la richiesta che la storia debba

non pi genericamente umana, come prammatismo del secolo precedente. Il proposito del Balzac, e degli altri che con lui, e prima e dopo di lui, disegnarono il romanzo storico e sociale, succedaneo della tramontata commedia greco-romana, un
essere sociale, cio

nell'individualismo e

proposito non direttamente artistico,

ma

storico e sociologico

XIX e filosofico
e,

BALZAC
volevano giovarsi
le loro dell'

243

in

quanto

essi

imma-

ginazione per compendiare ed esporre

osservazioni

come ho detto, che uno schema didascalico. Ma poich in questo schema scienza e immaginazione venivano accostate e la fusione delle due tornava impossibile, due casi accadevano: o che l'elemento poetico si aff'ermasse come il vero centro dell'opera e asservisse gli elementi scientifici, riducendoli a suoi toni e
colori,

e teorie, miravano a formare nient' altro,

e ne nasceva

ascendeva

fino alla vetta del

che stato

una pura opera di poesia, la quale romanzo-poema del Manzoni, giustamente detto la forma concreta e strica

degli Inni sacri dello stesso autore;

ovvero,

che l'inte-

resse scientifico

si

costituisse centro, e allora gli elementi

poetici erano a loro volta asserviti e

valevano come forme


questa seconda cosa
facitori di

immaginose

e popolari di discorso.

stata eseguita di solito

da ingegni mediocri, da

libri d'istruzione e divulgazione,

perch chi ha veramente

intelletto e capacit

originale di osservatore e di filosofo


favole ed apologhi e a cinci-

non
la

si

accomoda a comporre
il

schiare d' immaginazioni

suo pensiero, e impugna subito

buona spada Gli artisti, non

della prosa scientifica, storica e polemica.


isforniti di certe doti

che sono proprie dei

una certa tendenza all'osservazione e alla meditazione, non sono mai andati oltre un certo segno in tale interessamento e capacit, e o hanno risoluto
critici e dei pensatori, e di
i

loro pensieri e concetti nelle viventi rappresentazioni, canil

cellando da quelli

carattere propriamente scientifico, o

li

hanno

lasciati sparsi in appunti, diari e piccoli saggi,

senza

farne una vera elaborazione sistematica.

del

Che a questo vario rapporto dello schema didascalico romanzo con l'arte o poesia, e alle varie soluzioni cui d luogo, il Brunetire non facesse attenzione alcuna, non

meraviglia,

perch dell'arte stessa e della poesia


si

egli

coltivava,

come

notato,

un concetto

intellettualistico.

244

POESIA E NON POESIA


ci

Ma

che a

me sembra

prova

di singolare
la

accecamento,

prodotto di fallace teorizzare,


siderare
il

sua insistenza nel concreatore del


il

Balzac come incarnazione delPidea stessa del


c'est
le

romanzo (Balzac
libro
di

roman mme
sociale,

),

oggettiva

osservazione

che avrebbe
la

carattere essenziale della

rassemblance avec

vie

sarebbe stato composto con

l'entire soumission
,

de Tobil

servateur l'objet de son observation

cosi

seguendo

metodo qui a renouvel la science potrebbe mai giudicare per s stesso,

e che perci non


solo

si

ma

en

le

coml'esat-

parant avec la vie: vai quanto dire col riscontrare

tezza delle osservazioni merc nuove osservazioni e sperimenti. Giacch chiunque abbia, non dico fatto oggetto di

esame

tutte le

opere del Balzac,

ma

saggiato qualcuno dei


si

suoi romanzi, ha visto subito, come cosa che

tocca con

mano, che

la disposizione del

Balzac proprio opposta a

quella dello scienziato osservatore (questo tutto dubbi e


cautele e nemico delle affermazioni recise, ed
egli

sicuro

di s e trionfante nel suo asserire), e opposta altres alla

disposizione del letterato pedagogo, che chiude alcuni concetti e interpretazioni storiche in racconti simbolici

ed esemogni

plificativi

compone
i

libri

d'istruzione.

E sebbene

lettore

ammiri

profondi aforismi psicologici che s'incon-

trano in quei romanzi, non

meno

gli

accade

di avvertire

l'incapacit deiraforista a dimostrare e sistemare, la quale


si

mostra aperta nella prefazione sopra mentovata


coronarsi con

(il

suo

sforzo maggiore di teorizzamento), dove quella sua impacciata


filosofia si affretta a
le

deux

vrits eternelles:
les

la rligion, la

monarchie, deux ncessits que


etc. .

venements

contemporains proclament,

sebbene alcune sue os-

servazioni di storia sociale lampeggino fulgidissime, sono

lampi e non luce diffusa e ben distribuita: cio sono piuttosto suggestioni di

domande che

risposte a

domande.

Il

Balzac, per esempio, avr la visione della potenza dell'alta

'

XIX

BALZAC

245

finanza nella societ moderna, e far dire al piccolo vecchietto ebreo,


les

Gobseck:

Je

suis assez riche pour acheter

consciences de cent qui font mouvoir les ministres, depuis

leurs garQons jusqu' leurs matresses: n'est-ce pas le Pou-

voir? Je puis avoir les plus belles

femmes

et

leurs plus
et le

ten(Jres caresses: n'est-ce pas le Plaisir?

Le Pouvoir

Plaisir

ne rsument-ils pas tout votre ordre social? Nous


Paris une dizaine alnsi, tous rois silencieux et

sommes en

inconnus, les artistes de nos destines. La vie n'est-elle pas

une machine laq nelle Targent imprime


L'or est
le

le

mouvement?...
codesta non
si

spiritualisme de vos socits>.

Ma

poi scienza, perch la scienza comincia

quando

ricerchi,

stavo per dire scetticamente, se e fino a qual segno e in qual

modo Toro domini

la societ, e

da quali
Il

fini sociali sia

esso

stesso guidato e perci dominato.

problema

critico

non
Ce

spunta nel Balzac che

egli gi lo

converte in un sentimento
stupefait.

di stupore e di terrore.

Je retournai chez moi


Il

chang mes yeux en une image fantastique o se personnifiait le pouvoir de


petit vieillard sec avait grandi.
s'tait

rOr. La vie,

les

hommes me
il

faisaient horreur. ...


si

Tutti sanno che

Balzac da giovane

nutr della pi

stravagante letteratura romanzesca inglese e francese, tutta


avventure, conquiste, scoperte di tesori,
di fantasmi, allucinazioni, e ne
delitti,

apparizioni

compose

egli stesso di quella

sorta; e che di codeste storie meravigliose

non seppe mai


matura.

far

senza, e ne introdusse in copia pi o

meno grande,
romanzi che
il

e talora

a profusione, in molti suoi


netire giudica
fa altro

libri dell'et

Ma

anche
Bru-

in quei romanzi, e in quella serie di

il

obiettivi

>

naturalistici >,

Balzac non

che dare a ci che ordinario, borghese e popolano

l'aspetto dello straordinario; e

tere o di ambiente che egli

non v'ha pittura di caratnon iperbolizzi a tal segno che


sia

ne riesce tutta meravigliosa e fantastica:


vita di

che narri la

un

ex-ufficiale napoleonico

come Philippe Brideau,

246
sia

POESIA E NON POESIA

che rappresenti l'amore paterno di un Goriot,

sia

che

descriva la casa del padre Grandet o la bottega du chat

qui pelotte. Egli prende qua e l alcuni pezzi della realt

per farsene oggetto di fascinazione, ed entrare per mezzo

un sogno dello sfrenato e dell'immenso, attraverso muove, tra ammirato ed atterrito, quasi come in una visione apocalittica. Scambiare ci per metodo delle scienze naturali > veramente, come dicevo, cosa singolare,
di essi in
il

quale

si

perdonabile solo al volgo acritico e irriflessivo che prende

per storia di Francia la storia narrata nei romanzi del padre

Dumas

(scrittore col quale

il

Balzac ha sovente non piccola


talch
i

somiglianza di procedimenti,

potrebbe

dirsi,

non

senza verit, che egli trasporta

Trois mousquetaires nel

mondo

della politica,

delle speculazioni, delle invenzioni,

Artagnan affaristi, degli Athos Aramis ministri e dei Porthos, che con la violenza e col delitto giungono alla ricchezza). Gi buoni intenditori avevano messo suiravviso contro ranzidetto scambio volgare; e, per esempio, il Baudelaire, in uno dei saggi raccolti nel volume su l'Art romantique^ scriveva: J'ai maint fois t tonn que la gioire de Balzac fut de passer pour un observateur: il m'avait toujours sembl que son principal mrite tait d'tre visionnaire et visionnaire passionn. Tous ses personnages sont dous de l'ardeur vitale dont il tait anime lui mme. Toutes ses fictions sont aussi profondement colores que les rves. Dedella banca, e crei degli
industriali, degli

puis le

sommet de

Taristocratie jusqu'aux bas fonds de la

plbe, tous les acteurs de la


vie, plus actifs et russ
le

Comdie sont plus pres


la lutte, plus patients

la

dans

dans

malheur, plus goulus dans la jouissance, plus angliques


le

dans

dvouement, que
les

la

comdie du vrai monde ne nous

mentre. Bref, chacun, chez Balzac,

mme

les portires,

du genie. Toutes

mes sont des armes charges de vo>.

lente jusqu' la gueule. C'est Balzac lui mme....

XIX

BALZAC

247
gli vieil

L'ardore d'immaginazione del Balzac non solo


tava di fare l'opera di osservazione scientifica, che
netire vanta di
lui,

Bru-

ma

esso era cosi violento e vorace


di artista; e ci

da turbargli l'opera stessa


in chiaro, perch fornisce

importa mettere

dei suoi romanzi.


la

Il

una guida per la lettura critica Brunetire anche in questo punto se


C'est la reprsentation de la vie

cava assai male:

l'interesse, et

comme

s'il

se

que non pas du tout la ralisation de la beante, rendait compte un peu confasement, qu'en

art la ralisation

de

la

beante ne s'obtient giire qu'aux

dpens, au dtriment de la fidlit de l'imitation de la vie.


Storture estetiche, che annullerebbero insieme arte e critica,

e che mostrano

come

il

Brunetire se ne stesse placidarettorici,

mente adagiato sopra due dei peggiori vecchiumi


l'idea dell'imitazione della realt,

e l'altra della bellezza


la

come trascendente
cosa, e che,

la realt, e

non sospettasse che

rappre-

sentazione della realt e la bellezza sono in arte la stessa

dove

si

sente che

manca

la bellezza,

manca

nient'altro che la perfezione stessa del rappresentare.

Come
sembra
l'arte

mai, dunque, l'ardore dell'immaginazione, che


favorevole all'ingegno artistico, danneggiava

cosi

invece l'arte del Balzac? Gli che nel delicato processo del-

bisogna accuratamente tener distinte la fantasia che


le

configura

impressioni e le passioni del reale dominandole,


si

e r immaginazione che

vale delle intuizioni della fantasia

a proprio

diletto, trastullo o
si

acre sfogo che

sia.

Per

l'ap-

punto, ci che

chiama nel Balzac ardore d'immaginazione nome, due cose diverse e operava in due modi diversi, una volta ispirandogli l'arte e un'altra deformandogli l'arte prodotta o iniziata. Che il Balzac fosse poeta nel miglior senso della parola, si sente nel vigore onde
era, sotto quest'unico

rappresenta caratteri, situazioni e ambienti, nella schiettezza


dei motivi che

prorompono dalla sua fantasia commossa.


difetti,

Non ha

nulla egli, pur nei suoi

del fare di Victor

248

POESIA E NON POESIA


il

Hugo,

quale, nei romanzi e nei drammi, non procede da

motivi poetici,

ma

da escogitazioni

intellettive,

e perci,

nella ridda d'immaginazioni che suscita intorno a queste,

serba sempre chiarezza di disegno, pur essendo assai scarso


di afflato poetico e di di solito

genuina fantasia.

Il

Balzac

si

muove

con energica genialit, come artista di vena,


le

ma

via via che va innanzi, invece di lasciar libere

sue crea-

ture di seguire la loro legge interiore, e crearsi quelle com-

pagne, quell'ambiente, quell'azione, quel principio, mezzo


e fine che sono impliciti nel loro motivo fondamentale,
e,

per conseguenza, di moderarsi, temperarsi e intonarsi,

le

costringe a seguire la legge del suo rapace temperamento,


di lui.

Onorato di Balzac, che ha

il

gusto delle passioni

spinte all'estremo, dei contrasti recisi e intransigenti, delle


colossali intraprese, delle astuzie astutissime e degl' infernali

raggiri, dei successi mirabolanti, e

gode

di queste

imma-

ginazioni e le esaspera per goderne pi largamente.

che
il

stato detto e ripetuto (e

mi pare che
i

cosi dicesse an-

Sainte-Beuve) che nel Balzac


l'azione

caratteri sono eccel vizioso:


altro
la

lenti,

meno buona
critica,

e lo

stile

empirismo della

che bisogna correggere con

teoria esatta, che quelle tre cose

ne fanno una

sola, e

che
i

runa non pu andare


difetti di tutte

esente dal difetto delle altre, e


riportati a

debbono essere
la

una comune

origine.

Questa origine comune nella disposizione psicologica che

ho ricordata, per

quale

il

Balzac, imprimendo
si

un impulso

capriccioso alle sue creazioni, fa

che

caratteri dei suoi

personaggi girino rapidamente e crescano vertiginosamente


sopra s medesimi, diventando via via sempre pi
stessi, e talora, nel vertice
folli di

a cui pervengono,

si

convertano
inaspet-

nell'opposto di ci che erano, o rivelino in

modo

tato altre loro qualit, contradittorie o discordanti

con

le

prime;

le azioni,

per

il

medesimo correre

vertiginoso, o per-

dono ogni

logica, e, sforzandosi di svolgere quei caratteri,

XIX

BALZAC

249

assumono Tandamento che solito nei romanzi d'appendice, ovvero anch'esse, a un tratto, precipitano e languiscono;
e lo
stile,

che tutt'una cosa con quelle azioni e quei cafiac-

ratteri,

cade dalla robusta e semplice plasticit nella


al

chezza e sciatteria o trapassa


I

tono esplicativo e riflessivo.

non giungono all'armonia della concordia discorde, e perci le azioni non si snodano con naturalezza,
caratteri

e lo

stile

Qualsiasi

non ritmico. romanzo del Balzac, preso


tali

tra

migliori, offre

pronti esemp di

ineguaglianze e disarmonie;

ma

io
il

mi
pi

restringer ad additare quello che reputato forse


perfetto di tutti o

uno

dei pi perfetti, Eugnie Grandet.

Dove, dopo

la

stupenda pittura della casa di provincia e


fiorisce
l'affetto
il

deirambiente familiare nel quale

gentile

della giovane Eugenia, non chi non senta che

padre

Grandet e

la

madre Grandet
fissi
;

e la stessa
il

Eugenia

si

vengono

rettorizzando in tipi

padre Grandet non pi un


matto, e da matto la
alla figlia l'astuccio

avaro nella sua umanit,

ma un

scena in cui egli sorprende in

mano

lasciatole in deposito dal fidanzato:

Au

regard que jeta son mari sur

l'or

madame Grandet
comme un

cria;

Mon Dieu, ayez pitie Le bonhomme santa sur


sur un enfant endormi.

de nous!
le

ncessaire

tigre fond

Qu'est-ce que c'est que cela?

dit-il

en emportant
de

le trsor

et allant se piacer la fentre.

Du bon or!
livres...

l'or! s'cria-t-il.

Beaucoup

d'or!

(^o.

pse deux
di

Con

siffatto

maniaco

padre e con un carattere senza

carattere

come

quello del cugino fidanzato, la storia di


di riuscire

Eugenia che prometteva


si

commovente

e poetica,

sperde

nell' insignificante.
le
i

E sembra
la

che all'autore, che


i

ha speso

sue maggiori forze per spingere all'estremo


contrasti,

caratteri e

manchi

lena per rappresentare

il

250

POESIA E NON POESIA


era venuto preparando.

dramma che
ziato

precipita, e ci che

Ed ecco, il romanzo doveva essere rappresentato, annun

come
<

bello e accaduto:

Cinq ans se passrent...

Pendant que ces choses se passaient Saumur, Charles faisait fortune aux Indes, ecc. Peggio ancora lo
ovvero:
.

stile

s'impoverisce,

e,

in qualche punto, arieggia la prosa


di scuola:

di

un componimentino

trente ans

licits

de la

vie.

Eugnie ne connaissait ancore aucune des fSa pale et triste enfance s'tait coule au-

prs d'une mre dont le coeur mconnu, froiss, avait toujours


souffert.
fille

En

quittant avec joie l'existence, cette

mre plaignit sa

d'avoir vivre, et lui laissa dans l'me des lgers remords

et d'ternels regrets.

pour

elle,

Le premier, le seul amour d' Eugnie tait, un principe de mlancolie. Aprs avoir entrevu son

amant pendant quelques jours, elle lui avait donne son coeur entre deux baisers furtivement accepts et rendus; puis il tait parti, mettant tout un monde entre elle et lui....

troppe volte, dinanzi ai romanzi del Balzac,

si

resta ca-

addolorati

come
si

si

sia assistiti alla

menomazione
si

di

un

polavoro, e

ripensa a quella novella dello stesso Balzac

che s'intitola

Un

chef-d' -oeuvre inconnu, dove

parla di
i

un

quadro che un confuso ammasso

di colori, sotto

quali

spunta qua e l qualche pezzo stupendamente dipinto.

Che cosa volete?


la

si

dir.

Il

Balzac era

cosi.

Certamente; ed era grande anche

cosi.

Perch, nonostante
lui assai

deformazione, la sopraffazione e l'abbandono, in

frequente, del fine dell'arte, la sua arte gagliardissima,

ed cosparsa
l'attrattiva.

di pensieri e osservazioni acute,

che variano

Ma

alla serenit estetica

il

Balzac non giunse


in Italia

mai o
lo

solo in rari

momenti;

e,

quando alcuno

ha messo a confronto con Alessandro Manzoni (a proposito: perch non si suol ricordare il poco favorevole
giudizio che sui Promessi sposi
il

Balzac pronunzi in una

XIX

BALZAC
io

251
letto, tanti

conversazione a Milano, e che

ho

anni

fa,

in

un volume

di Tulio Dandolo?), lo

ha messo, dicevo, a consterile e

fronto col Manzoni, e costui


lui ardito e fecondo, io
si

ha giudicato timido e

sono rimasto anzitutto stupito che


di quella sorta,

sia potuto pensar

mai a un paragone

ma

peggio che stupito poi nel vedere che


equalit

nemmeno

la divina

manzoniana abbia avuto, per quel taluno, vigore


il

di far balzare in piena luce

vizio artistico che travagliava

Onorato

di Balzac.

XX
BAUDELAIRE

/arlo

Baudelaire fu tra coloro che sentirono vivamente


di fatuo nella dottrina della

quanto fosse

bont naturale e

della perfettibilit

umana

del

cosiddetto

progresso

come

era stato ideato nel secolo decimottavo e rivestito di

romantici colori dalla ideologia liberale del decimonono.

Rideva dei

liberi pensatori, degli

umanitari che volevano


per amicizia verso

abolire la pena di morte e T inferno


il

genere umano, o la guerra col mezzo di una sottoscripopolare


di

zione

un
il

soldo

a testa;
le

dei

fanatici,

che

erano persuasi che T industria e


giorno mangiato
egli

diavolo; di

macchine avrebbero un tutto ci, insomma, che


la quale rial-

chiamava

la

sottise

moderna. Contro

zava

la dottrina del

peccato originale, e faceva valere

l'evidenza dell'osservazione quotidiana, che l'uomo

sem-

pre nello stato selvaggio

Il <

progresso

gli

sembrava una
lui,

credenza di santo comodo e pigrizia, propria dell'individuo

che conta sui vicini per

il

denza da Belgi

e sul

una Belgio aveva preparato un


lavoro che tocca a

cre-

libro,

di cui ci restano appunti e frammenti, che sarebbe riuscito


satira gustosissima.
Il

Belgio possedeva allora un pittore


le

rappresentativo nel Wirtz, e col aveva piantato

sue
fatto

tende Victor Hugo: uomini che, entrambi, avevano

XX
disegno di
tito >
e

BAUDELAIRE
il

253

salvare Tumanit, e fondato


del genere
.

gran par-

della

felicit

r educazione internazionale spetti dal Baudelaire ammirato in qualit d'artista, gli destava assai diversa ammirazione per la strana mistura che
offriva di

umano da attuarsi merc E Victor Hugo, per pi ri-

genio

>

e di

stupidit

onde ne motteggiava
>
;

le

pose da

Prometeo

da

Shakespeare socialista
il
i

scriveva a un amico (quando appunto

vate

si

trasfer

Bruxelles lasciando l'isola dell'esilio e

colloqui consueti

con l'Oceano):
o l'Oceano

Pare che

egli e

l'Oceano

si

siano bisticciati:

o egli non ha avuto pi la forza di sopportare l'Oceano,


si

infastidito di lui>.

Non doveva avere nemvictorhughiano, perch

meno grande riverenza

pel

Dio

protestava che il Dio dei signori Rogeard, Michelet, Ben-

jamin Gastineau, Mario Portai, Garibaldi e abate Chatel non era il suo; e uno dei suoi divertimenti consisteva nel
raccogliere, da giornali e discorsi, le frasi dei democratici

pi deliziose per idiozia, sul tipo di quella di un signor


Fle, che, descrivendo le api, zuccherosamente le definiva:

le care piccole repubblicane. Per converso, egli portava


nel cuore Giuseppe de Maistre,
il

gran genio del nostro


lo scetticismo e

tempo
le

un veggente

e gli

piacevano

crudezze del nostro Ferrari, del quale fu amico ^ La

politica era, a suo avviso, e

doveva
gesuita

essere,

una

scienza
qualit

senza cuore, e

il

vero politico riunire sempre

le

del < rivoluzionario

e del

Ma

il

Baudelaire copri di sarcasmo e di dispregio anche

un'altra concezione etica, di origine pi recente, estranea


al libertino

secolo

decimottavo

(che in questa parte fu

chiaroveggente), e propria del secolo decimonono e del ro-

manticismo: la religione dell'amore; l'amore come espressione di quanto vi ha di pi alto e nobile e gentile nel-

Si

veda sul Ferrari in

l'Art romantique, p. 27, Lettres, pp. 245, 289.

254

POESIA E NON POESIA


eroica, Tadorazione

ruomo, Pamore-passione come forma


erotica,

che ne consacra l'oggetto. Figgendo l'occhio nel

fondo dell'erotismo, egli scorse che

la volutt

unica e suil

prema dell'amore riposta nella certezza di fare e maschio e femmina sanno fin dalla nascita che
si

male,
male

nel

trova ogni volutt; e celiando diceva che l'amore


il

un

crimine, nel quale

pi noioso che vi bisogna sempre


tentativo di moralizzarlo, intro-

un complico. Vano ogni


ducendo
voler

nelle cose dell'amore l' onest , che sarebbe

come
il

unire in accordo mistico l'ombra col calore, la notte

col giorno.
ritto, e in

la

donna, che tutta dell'amore, ha


il

di-

certa guisa

dovere, di cercar d'

apparire ma;

gica e soprannaturale

cingendosi di fascino e mistero

questa opera di seduzione al male essa esercita perfino

come

madre, come balia, come


in fasce,

sorella,

circonfondendo l'uomo

non

solo

con

le

sue cure,

ma

con la carezza e
gi, sotto quella

la volutt sensuale: sicch l'infante

ama

specie, la donna,
pellicce, pel

pel solletico piacevole della seta e delle


capelli, pel tintinnio
il

profumo del seno e dei


Il

dei gioielli, pel volo dei nastri, e per tutto

vario

mundus

muliehris

marchese de Sade asser dure e coraggiose

verit, di quelle verit

da cui

si

suol torcere

il

viso quasi

che in

tal

modo

si

riesca
si

ad annullarle; e a tanto

filosofo

con-

viene tornare se

vuol intendere, per esempio, l'orrore

e l'ebbrezza insieme dell'amore per

una
il

spiona, per

una

ladra, e simile. S'immagini che cosa


siffatti

Baudelaire, con

convincimenti, pensasse della signora Sand, anzi


la quale, nelle cose dell'amore,

della

femme-Sand,

prendeva

agli occhi suoi l'aspetto stesso di Victor


litiche, sociali e metafisiche.

della immoralit

assai

Hugo La giudicava un Prudhomme inferiore al De Sade, perch costui


nelle cose postesso

rappresentava
peggio del

il

male che conosce s


il

ed essa,

invece, il male che s'ignora,

il

male ingenuo, che

satanismo

XX
Di conseg-uenza,
per
il
il

BAUDELAIRE
si

255
il

Baudelaire

volgeva contro

culto

la

natura: tanto della natura come l'aveva intesa

secolo decimottavo, quanto di quella dei romantici.


gli

La

natura intera
nale

pareva partecipasse del


fantasticava che
le

peccato origi-

e sovente

bestie malefiche e

disgustevoli non altro fossero che la vivificazione, corporificazione e dischiusione alla vita materiale dei cattivi pensieri

dell'uomo. Essere naturale certamente la feme tutte le altre forme naturali, che
lui

mina, e pertanto abominevole. Gli alberi, la verdura,

gr insetti,

a una nuova sorta di religione, a


suo ossequio ai

davano luogo non ispiravano nulla,


in esse, e ricusava

n poteva capacitarsi che Dio abitasse


il

legumi

santificati

timento

che esista fuori

Aveva un certo sendell'uomo una forza malvagia,


.
il

non sapendo, senza un


anche a
lui,

simile intervento, spiegare certi atti

o pensieri subitanei; e vedeva dappertutto

mistero, e

come ad

altri,

sogni sembravano
la

un

lin.

guaggio geroglifico, del quale non possedeva

chiave

Ma

di Dio,

cordati di sopra,
lettera

un Dio diverso da quello dei signori riebbe e non ebbe V intravisione. In una del 1864 dice che, quando avrebbe finito di espri-

di

mere tutte le ragioni del suo disgusto pel genere umano, quando sarebbe stato < assolutamente solo allora avrebbe cercato una religione Ma la cosa qui sa di scherzo. Dio
,

invoca in alcuni dei suoi versi;


di fare ogni

ma

in essi

chiaramente
si

"una figura poetica. In un appunto di diario,


forza e di ogni giustizia, a suo padre, a

proponeva

mattina la sua preghiera a Dio, fonte di ogni

Manetta e a Poe,

come

intercessori, e pregarli di comunicargli la forza ne-

cessaria al

compimento

di tutti

suoi doveri e di dare a sua

madre una

vita abbastanza lunga

da poter godere della sua


di suggestione

trasformazione.

Ma nient'altro che un modo


il

tentata sopra s stesso, o, tutt'al pi, l'accenno di

un

bi-

sogno che egli provava:

bisogno di pregare e confidare.

256
Critica,

POESIA E NON POESIA

dunque,

la

sua

affatto

negativa; che da

una

parte gli toglieva di riposare nella ideologia comune, vol-

gare o borghese che


fratellanza

si

voglia dire, nella fede laica della

umana
e,

e del progresso, coi congiunti doveri che


dall'altra,

essa comanda;
sioni

strappava ogni velo

alle illu-

che irideggiano

la cupidit sensuale

ed erotica;

ma

non surrogava nulla alla fede poneva alla sensualit irruente


renza che non era pi, come
consapevole,
era
e,

distrutta e nulla contrape turbolenta. Anzi, questa


diffe-

restava pur tuttavia unica ragion di vita, con la sola


in
altri,

una malvagit

in-

conoscendo s
torto)

stessa,

disprezzando s stessa,
di-

meno bassa
relativa,

e pi virile, < pi alla

prossima (come egli

ceva non del tutto a


assai

guarigione. Prossimit
tale

perch,

per intanto,

consapevolezza

portava con s una metodica coltivazione del male, Tarte


d'intensificarlo,

complicarlo (perfino con

la

profanazione

del sacro, da lui riprovata), e dilatarlo.

questa della conperch, quanto

sapevolezza, congiunta a

somma

semplicit, coscienza e fer,

mezza, l'originalit del suo satanismo


al resto,
il

Baudelaire stesso ricorda

propri predecessori,

a cominciare dal

vecchio dandy
fai

Chateaubriand, colui

che lasci scritto: io


sarei stato criminale

sempre virtuoso senza piacere e


il

senza rimorso; e

Sainte-Beuve a

sua volta

si

ricord, nel leggere Les fleurs

da mal,

del suo

Joseph Delorme, e vi accenn col suo giovane amico, che

convenne che questo libro poteva considerarsi du mal nella loro vigilia.
Sarebbe poco attraente (perch altro sono
le
i

les

Fleurs

versi e altre

formolo della prosa), e a ogni

modo non
il

necessario,

descrivere la turba delle brame, che


in s, eccita

Baudelaire disfrena

ed aguzza: amori strani ed esotici e impuri

e delittuosi, conditi dall'inganno voluto e dalla

menzogna

dal cinismo,
tristi

attrattiva per le cose crudeli o strazianti o

o paurose, pei processi del dissolvimento e della cor-

XX
ruttela,

BAUDELAIRE

^^
dominavano
il

ebbrezze
e

artificiali di

vini e di profumi e di oppio...

Amore
due

Morte erano gentili


;

fratelli e

mondo

da due amabili ragazze, la Dissolutezza e la Morte ( La Dbauch et la Mori soni deux aimables filles,.. >). La definizione del Bello parve un giorno a lui aver trovata come
del Leopardi
sorelle,

ma

quello del Baudelaire era dominato

di qualcosa che sia tutt' insieme < ardente e triste , e

un

po' vago

>,

e che

apra la via

al fantasticare ;

e lo simbo-

leggiava in una figura femminile, mista

di volutt e tri-

stezza, malinconia, lassezza, saziet, e insieme ardore, avidit di vita, e

amarezza nascente da privazione

e disperazione

e rimpianto , e a cui la gioia


in

modo
Il

accidentale,

non poteva convenire se non come un ornamento volgare.


la

Barbey d'Aurevilly chiuse


al

sua nota recensione delle

poesie del Baudelaire col dire che, dopo Les fleurs

du mal,
<

non restavano
farsi

loro poeta se

non due

partiti

soli:

saltar le

cervella o farsi cristiano .

Dilemma

che,

come

benissimo dedotto dalle premesse che

abbiamo deil

scritte, cosi si

dovrebbe giudicare assai ben piantato, se


si

travaglio in cui

dibatteva

il

Baudelaire fosse stato pro-

blema
lui,

di vita affettiva e pratica.

Ma

forse

non fu questo,
solo.

o assai poco; e certamente

non fu questo
e,

Anche per
lui,

come per

altri artisti, assai difficile far le parti tra

la vita reale e la vita

d'immaginazione,

anche per

questa dov soverchiare quella.

N bisogna

dimenticare la

sua osservazione, a proposito del Poe, che

l'ardire di taluni

uomini nel lavorare suirorribile spesso effetto di una grande energia morale disoccupata, talvolta di una ostinata
castit e

anche di una profonda


le

sensibilit repressa

I do-

cumenti della sua vita e


resto,

indagini dei critici hanno, del

sgombrato

la

sua biografia di molte leggende, introsorrideva quando


,

dottevi da lui stesso per gusto di terrificare e canzonare


la

buona gente; ed
il

egli

si

cercava di

trovare in lui
B. Croce.

mostro

una

delle sue pi belle ironie


17

258

POESIA E NON POESIA

la candidatura che pose all'Accademia, alla poltrona del domenicano padre Lacordare. Leggendo le sue opere po-

stume e

le lettere, si riceve

l'impressione che

il

Baudelaire

fosse bens

un uomo che non era


sua
vita,

riuscito a ordinare pra-

ticamente

la

ma

retto, leale, dignitoso e soprattutto

di cuore affettuoso e gentile.


egli passasse

Comunque, concedendo anche


di dissolutezza e di

veramente, nella vita reale, per tutte o per

gran parte di quelle forme e vicende


disgusto che descrisse nei versi,
il

dilemma del Barbey d'Aurevilly era sbagliato in ci, che non teneva conto che il Baudelaire era artista, e aveva dunque un terzo partito, una vera e propria via di uscita, nel ridurre il problema, insoluto nella vita, a problema che risolveva nell'arte. Dell'arte, pochi, non solo tra letterati francesi, ma anche tra i filosofi di professione, ragionarono con pari profondit di lui; e per questo rispetto va collocato accanto a un altro artista, che fu similmente grande approfonditore
i

delle cose dell'arte, al Flaubert.

Come

il

Flaubert

si

oppo-

neva alla personalit , ossia alla tendenziosit nel romanzo, che era il campo pi propriamente suo, cosi il Baudelaire alla poesia filosofica,

che allora era di


il

moda

in
di-

Francia, e dalla quale pi doveva sentire


stinguere la sua
lirica,

bisogno di

che

si

moveva

in

un campo prosla stessa pa-

simo; e a
rola;

lui

come

al

Flaubert usci di bocca

la grande poesia essenzialmente bte: crede, e

in ci la sua gloria e la sua forza

^ La poesia

filosofica,

invece, ritornava alla imagerie, consueta nell'infanzia dei


popoli, in

un tempo
solo

in cui essa

non poteva gareggiare

di

evidenza con un articolo


inutile.

E non
il

^W Enciclopedia', e perci inutile, ma dannosa, introducendo


il

era
ar-

tificialmente

filosofare nell'arte, la quale

ha una sua propoeta


so-

pria filosofia implicita e spontanea, perch

Oeuvres posthumes,

p. 167.

XX
vranaraente intelligente
della facolt,

BAUDELAIRE
e la fantasia

269
la pi scientifica

comprendendo essa sola Tanalogia universale, e quel che una religione mistica chiama corrisponpari del Flaubert, sentiva Tinartistico della
il

denza. Al

passione, tiranneggiante Tarte; perch

principio della

poesia strettamente e semplicemente l'aspirazione

umana

verso una bellezza superiore, e

si

manifesta con un entu-

siasmo, un trasporto dell'anima, affatto indipendente dalla

passione che l'ebbrezza del cuore, e dalla verit, che


il

pabolo della ragione.


si

La passione

cosa naturale, troppo

naturale,

da introdurre un tono che offende e discorda da recare scandalo


alle nobili

nel dominio della pura bellezza; troppo familiare e troppo


violenta, si
ai puri desideri, alle graziose
le

Malinconie e

Disperanze, che abitano


.

regioni

soprannaturali della poesia

Di qui la sua disapprovazione


artisti

per

lo stile del

Lamartine e del De Musset,


di
e

scarsi

di volont e

non abbastanza padroni

s stessi:

del
le

De Musset

in particolare, che

invoca cielo e inferno per

sue avventure da table d'hte, e volge un torrente fangoso


di errori di

grammatica e
il

di prosodia, ed affatto

imposi

tente a compiere

lavoro onde una fantasticheria

tra-

muta

in oggetto d'arte .

E quando era in

vena d'indulgenza,

quando scriveva pel pubblico, chiamava il poeta un pigro con effusioni graziose e quando in privato dava sfogo al suo sdegno, diceva che meritamente i volumi del De Musset si trovavano sui deschetti delle donnine allegre, accanto al cagnolino di corallo. Di
o. piuttosto
delle Nuits
;

qui l'antifemminismo letterario, in

lui

come

nel Poe, e
i

nuova

ragione di avversione per la Sand, che gettava

suoi ro-

come se fossero lettere, e li scriveva su carta da lettere, e dava prova di quello stile coulant, che tanto caro ai buoni borghesi. Lo stile delle donne (diceva anche) si trascina e ondeggia come le loro vesti; e v'ha poche donne scrittrici che non siano state una desolazione,
manzi
alla posta

260

POESIA E NON POESIA


solo per le loro famiglie,
gli

non

ma

pei loro amanti stessi,


il

giacch

uomini meno pudici pur amano

pudore nello

Toggetto amato.

Ma

tant'era la giustezza della sua mente

che l'insistente polemica contro Tarte informe non

travi
;

mai
anzi
il

all'asserzione e alPesaltazione dell'astratta

forma

che

ammoni

circa

mostruosi disordini,

ai quali

spinge

gusto smodato dalla forma

e circa

la

passione fre-

netica dell'arte, che


resto

e mette capo al

lizzazione di facolt.

un cancro che divora tutto il nulla come ogni eccessiva speciaAbbondano nelle sue pagine osser

vazioni acute,

come

quella sui veri disegnatori che

dise-

gnano sempre secondo l'immagine scritta nel loro cervello e non mai secondo natura; o sul bisogno di allargare la
storia dell'arte col

comprendervi
il

tutte le

forme

infinite della

bellezza universale, che


l'attenersi, in

Winckelmann escludeva,

e con
alla

mancanza

di

un sistema soddisfacente,

impeccable natvet; o sulla storia della

moda

e degli abbi-

gliamenti; o sulla buona barbarie artistica, che quella

inevitabile, sintetica, fanciullesca, che si scorge sovente


perfetta, e nasce dal bisogno di

anche nell'arte
plessivo

vedere

le

cose

in grande, e considerarle soprattutto nel loro effetto


.

com-

Anch'egli notava la poca disposizione dello spi-

rito francese alla poesia schietta,

perch

la

Francia stata
vero pi che

provvidenzialmente creata per


cese ha preso
mistico, che
si

la ricerca del
la

per quella del bello, e nei tempi moderni

mente fran-

un carattere

utopico, comunistico, alchi-

diletta

esclusivamente di formole sociali.

Della letteratura francese del suo secolo non gli piacevano


se

gny, Flaubert, e
il

non Chateaubriand, Balzac, Stendhal, Mrirae, De Vigli amici coi quali aveva comuni ideali,
il

Gautier,

Banville,

il

Leconte de Lisle.

Tale nella teoria e nel giudizio, e tale procur di essere


nella pratica dell'arte; e sarebbe fraintenderlo se, lascian-

dosi ingannare da talune apparenze della sua opera, gli

si

XX
attribuisse qualcosa

BAUDELAIRE

261

di quello spirito frivolo,

che scherza
ispirazione,

col proprio oggetto e che

una

delle

forme del capriccio

e dell'arbitrio, da lui aborriti in arte.

La sua

nella materia lubrica, triste e bestiale che solitamente tratta,

altamente seria;

e,

costretto in
egli

un mondo

di sensualit

che non pu vincere,


tragico,

perviene a renderlo colossale,


quale della

sublime; e pare, anche per questo riguardo, un


il

angelo ribelle: un poeta eroico compresso,


eroicit

non pu far di meno e se ne foggia una a rovescio, per mezzo del lussurioso e deir orribile. Quel che nelle sue creazioni balena d'ironico o piuttosto di sarcastico non

altro che la coscienza del male, inscindibile dal suo

modo

di abbracciarsi col male. Satana ride, a volte, perch, se

non mai

ridesse, sarebbe

maniaco o

folle,

e nessuno

ha osato

ingiuriarlo di tal
e

nome.
il

Ma

Satana anche preso, a

volte,

da nausea pu soffocare del

da disgusto
si

di s

medesimo, perch non

tutto

ricordo della nobilt


sente aprire
dell'aria

seduta; e altre volte


della

un tempo posTanima air immagine


>

santa

giovinezza,

semplice, della dolce

fronte, dell'occhio limpido e chiaro

come acqua corrente


s'

o invidia chi
sulla vita, e

con vigoroso colpo d'ala


il

innalza e

si

libra
fiori

comprende senza sforzo

linguaggio dei

e delle cose mute

o tutto
< la

si

scioglie in tenerezza per la


>
,

povera serva morta, per


i

serva dal gran cuore

sotto
<

cui occhi egli crebbe, e della quale sua

madre era

ge-

losa, e che ora

dorme

sotto l'umile pratello. Il suo Satana,

insomma, non

un Satana

Con

le

quali osservazioni

dizio della poesia del

ma un Satana-uomo. non s'intende aver dato giuBaudelaire la quale, tirata in qua e


di maniera,
;

in l dalle opposte schiere dei vituperatori che ebbe fin

dalla sua prima

comparsa e che trovarono ultimamente un

capitano nel Brunetire, e dei lodatori di scarso discerni-

mento, stata forse finora poco giudicata in quanto mera


poesia.

Gli uni, infatti, la respingono per preconcetti di

262

POESIA E NON POESIA


altri,

moralit o di accademia; gli

per motivi opposti, repi

stano presi da certi aspetti del contenuto, e anche da certi

atteggiamenti della forma, che non sono tra


le osservazioni esposte

belli.

E
il

di

sopra hanno avuto appunto

tne di

mettere

il

lettore

a faccia a faccia con l'unico pro-

blema della poesia del Baudelaire, quello poetico, e perci6 hanno via via dedotta la genesi di essa e la qualit della ispirazione, e dimostratane, merc questa deduzione, la schiettezza e T incontrastabile legittimit.

Un

giudizio della poesia del Baudelaire non potrebbe

ottenersi se

non investigando senza alcun preconcetto V ini

tima sua virt e

correlativi pericoli, e studiandola nelle

sue forme varie e particolari, per mostrare in quali di esse

r ideale poetico dNl'autore si sia veramente attuato e in qua o andato di l. Dir solamente che a me sembra che non di rado alla poesia del Baudelaire manchi quella purezza di forma, alla quale Tautore pur tendeva con tutti gli sforzi. E manca perch egli ha
quali altre sia rimasto di
in s altri

ed estranei amori, che non sempre riesce a vinr intellettualit o l riflessione da una parte, che s'insinua qua e l nel suo comporre, e per la quale egli tanto teneva all'aver dato al suo volume di liriche un disegno generale, un principio, mezzo e fine; e dall'altra, il sensualismo delle immagini e dei versi, che assai lo alletta,
cere:
e lo induce ora a coniare versi piuttosto vigorosi e risonanti

che perspicui nell'immagine, o riunenti immagini discordanti, ora iperboli che fanno stacco sul motivo
tale

fondamenparecchie

e sembrano vagheggiate per s.


la

Onde

in

delle sue liriche


tal'altra

composizione talora ha del confuso,

troppo simmetrica, tal'altra reca appiccicate o


il

intercalate glosse, tal'altra ancora lascia scorgere, sotto

serrato della forma, lacune e salti: difetti che

si

avvertono
si

anche nelle sue maggiori creazioni. Tutto ci credo che possa dimostrare in modo limpido e persuasivo; ma, come

le

XX
dilncidazoni precedenti
dell'autore, al

BAUDELAIRE

263
la psicologia

menavano, attraverso

problema proprio della sua

arte, cosi

questa

ulteriore analisi

non dovrebbe

poi avere altro intento che

di fare meglio sentire la forza dell'arte del Baudelaire,

dove
chif-

essa veramente forte.

tale in

efifetti,

sia in certi quadri,

Don Juan aux

Enfers^ Les petites

vieilles.

Le vin des
la nuit^

fonnierSf Le sept vieillards, Les phares^ sia liriche del Madrigal triste^ de V Examen de

nelle effusioni

dellM-

mour du mensonge, deV Ht/mne


au grand
coeur, sia

la

Beante de
j

La

servante

nei sonetti del

Parfum

exotique^ del-

V Idal,

del Rve d'un curieux^ e in molti altri. Potranno,

per esempio, non piacere, come a


des chiffonniers le

me non
di

piacciono, nel Vin

due ultime

strofe

considerazioni e

conclusioni, inutili e vuote innanzi alla vivezza della rap-

presentazione precedente, che da s dice tutto quanto era

da

dire.

Ma

quale rappresentazione quella del vecchio cen-

eiaiuolo, che, barcollando ubbriaco per le vie,


stisce
il

sogna e gesublime
al

so8:no eroico e generoso dell'umanit

come sembra
il

esprimere sarcasticamente
nell'uomo,

tuttMnsieme che
lo

ma che Tuomo non


follia!

ritrova

se

non solo

fondo della sua

Entusiasmo e sarcasmo,

fusi perfetta-

mente: irragionevolezza: poesia.

On

voit

un

chiffonnier qui vient, hochant la tte,

Buttant, et se cognant aux luurs corame un pote,


Et, sans prendre souci des mouchards, ses sujets,

Epanche
Il

tout son coeur en glorieux projets.

prte des serments, diete des lois sublimes,

Terrasse les mchants, relve les vietimes.

Et sous

le

firmament

comme u

dais suspendu

S'enivre des splendeurs de sa propre vertu.

Suivis de compagnons, blauchis dans les batailles,

Dont

la

moustache pend comme

les

vieux drapeaux;

Les bannires,

les fleurs et les arcs

triomphaux

264'

POESIA E NON POESIA

Se dressent devant eux, solennelle magie! Et dans l'tourdissante et lumineuse orgie

Des
Ils

clairons,

du

soleil,

des cris et du tambour,

apportent la gioire au peuple ivre d'amour!

Cosi nell'altro quadro, Les petltes


difetto neiraltiraa parte, in cui
il

vleilles, si

noter

lo stesso

poeta medita sul gi rap11

presentato e meditato, e riesprime


altres nel

gi espresso, e cade

vuoto e rettorico:

(Ruines!

ma
fais

famille! cerv^eaux congnres;

Je vous

chaque soir un solennel adieu! O serez-vous demain, ves octognaires, Sur qui pse la griffe effroyable de Dieu?)

e perfino nel corpo del componimento, dove, dopo aver


dipinto con tocchi stupendi di grottesco e di piet quelle
piccole vecchie, decadute da vari e fulgidissimi splendori

e schiudenti in s

le

pi intense esperienze di dolori:

(Sous des jupons trous et sous de froids tissus


Ils

rampent, flagells par

les bises iniques,

Frmissant au fracas roulant des omnibus,

Et serrani, sur leur

flanc, ainsi

que des reliques,

Un

petit sac

brode de fleurs ou de rbus;


des marionnettes
les

Ils trottent, tout pareils

Se traiaent, comrae font

animaux
pitie!

blesss,

Ou O

dansent, sans vouloir danser, pauvres sonnettes


se

pend un Dmon sans


ils

Tout casss

Qu'ils sont,

ont des yeux per(jants


les trous

comme une
lille

vrille,

Luisants
Ils

comme

o l'eau dort dans

la nuit;

ont les yeux divins de la petite


et qui rit

Qui s'tonoe

tout ce qui reluit.

XX

BAUDELAIRE

265

Avez vous observ que maints cercueils de vieilles Sont presque aussi petits que celui d'un enfant?...)

non sa

trattenersi dal calcare e

deformare quest'ultimo departicolarmente


e,

licatissimo e tenerissimo accenno, intessendovi intorno biz-

zarrie stupefacenti.

Ma come
si

poi

si

ripiglia,

dove

la pittura collettiva

contrae in un episodio,
folla,
il

tra

le tante figure

presentate in

poeta presceglie e con-

sidera una:

Ah! que j'en

ai suivi

de ces petites vieilles!

Une, entre autres, l'heure o le soleil torabant Ensanglante le ciel de blessures vermeilles,
Pensive, s'asseyait l'cart sur
Polir entendre

un banc.

un de ces

concerts, riches de cuivre,

Dont

les soldats parfois

inondent nos jardins,

Et qui, dans ces soirs d'or o l'on se sent revivre, Versent quelque hro'srne au coeur des citadins
Celle-l, droite encor., fire et sentant la rgie,

Humait avidement ce chant vif et guerrier; Son oeil parfois s'ouvrait corame l'oeil d'un vieil aigle; Son front de marbr avait Tair fait pour le laiirier!

Dove anche

si

pu godere

la fusione perfetta del sarcastico

e del sublime, con la prevalenza di quest'ultimo, com'era


proprio dello spirito del Baudelaire, checch trattasse, e

come

si riflette

nel tono e nella fattura stessa del suo verso.

Si potrebbero moltiplicare gli esemp;

ma

lettori sa-

ranno,

al pari di

me, contenti di

farsi

risonare all'orecchio

e ripassare nella fantasia le tre ultime belle strofe, che ho


trascritte; e

cercheranno da s

il

volume del Baudelaire,

per rileggerlo intendendo e discernendo.

XXI

FLAUBERT

./xnche pel Flaubert come pel Balzac bisogna lasciare in


disparte le svianti considerazioni sul
e
<

romanzo psicologico

sociale e sull'* arte oggettiva

e guardare l'artista in

s stesso, raccostandolo solo a qualche spirito realmente affine,

perch Tosservazione dell'affinit concorre a rischiarare

taluni aspetti
oltre

non

facili

a scorgere a prima vista.

Da quando,
manoscritti

che

l'epistolario,

sono

stati

pubblicati

non pi un mistero il fondo della sua anima, una di quelle anime malate dell'et romantica, che, perduta la fede religiosa e non perduto l'anelito all'infinito, non riuscendo d'altronde a piegarsi alle condizioni
giovanili del Flaubert,
della vita moderna,
si

torturavano nei sogni dell'impossibile

e ricascavano sfinite dal vano sforzo. Tale per certi rispetti


fu
il il

Baudelaire, uno degli


affine.

affini dei quali

parlavamo, e forse

pi

Quelquefois,
bert

detto in

un frammento giovanile

del Flau-

n'en pouvant plus, dvor de passions sans bornes, plein

de

la lave

ardente qui coulait de

mon me, aimant

d'un amour

furieux des choses sans nom, regrettant des rves magnifiques,


tent par toutes les volupts de la pense, aspirant mei toutes les posies, toutes
les

harmonies, et cras sous

le

poids

XXI

FLAUBERT

267

de

mon

coeur et de

mon

orgueil, je tombais ananti dans

un

abme de

douleurs.... N'usant point

de l'existence, l'existence

m'usait. Mes rves me fatiguaient plus que de grands travaux: une cration entire, immobile, irrvele elle mme, vivait sourdemente sous ma vie....

Di quegli anni
chi

il

Rcit de Marie, grido di disperazione di


la volutt

non ha mai raggiunto


Ni

sognata:
les laids

les pauvres, ni les riches, ni les

beaux, ni

n'ont
fai-

pu assouvir l'amour que je


bles, langaissants

leur

dmandais remplir. Tous,

comme dans

l'ennui, avortons concjus par des


tue, craignant

paralytiques, que la vie nerve, que la

de mourir dans des draps


est pas

femme comme on meurt la


la

guerre,

il

n'en

un que je

n'ai

vu lasse ds

premire heure!

Il n'

dono plus sur

la terre

de ces jeunesses divines d'autrefois! Plus


!

de Bacchus, plus d'Apollons

Plus de ces hros qui marchaient


...

couronns de pampres

et

de lauriers!

Nelle lettere all'amica Colet dice


alla

una

volta,

alludendo

sua giovinezza:

Tu m'as connu quand

cette priode

venait de se clore et arri ve Page d'


fois, j'ai

cru la ralit de la

homme, mais, autrepoesie dans la vie,


e,

la

beaut plastique des passions;

in un'altra lettera,

mostra chiara coscienza delia relazione che corre tra codesta


sete inestinguibile di volutt e le risoluzioni mistiche, no-

tando che se non


la

si

fosse dato all'arte, sans

Pamour de

forme

sarebbe stato forse

La

via di uscita che egli trov fa

un grand mystique dunque la medesima

del Baudelaire,
soffriva:

come
e

assai simile era la malattia, di cui

non Parte-confessione, Parte-effusione, Parte sconvolta e passionale, ma Parte che domina la torParte,

bidezza passionale con la purezza della forma. Donde la

sua teoria estetica della impersonalit: polisensa

come

di frequente le teorie degli artisti, e nella quale conflui-

vano insieme con motivi

estetici, quali

il

giusto concetto

268

POESIA E NON POESIA

del carattere universale dell'arte e l'assillo scrupoloso della

perfezione formale, motivi morali, ossia una sorta di virile

pudore a non esibire


mettre en scne? un
e,

le

proprie miserie ( quoi bon se


n'est pas plus qu'une puce... >);

homme

infine,

motivi psicologici, che erano nella ripugnanza

agli interessi della vita reale, famiglia, patria, umanit, a

tutto

ci che pratico e

come

tale limitato e,

nel

sano

senso, prosaico.

Per questa libert da ogni interesse, che era impotenza a ogni interesse, parve toccare talvolta
tico dell'arte-ironia, che egli
il

concetto roman-

estendeva perfino alla storia:

Quand donc
on
fait

consentira-t-on faire de Thistoire


c'est dire sans

comme

du roman,

amour

et

sans baine

les personnages en jeu, au point de vue d'une b lagne suprieure, exactement comme le bon Dieu volt les choses d'en haut?>. Ma il concetto rimase teorico, im-

pour

pedito,

checch

egli

credesse,

di

attuarsi

nell'opera sua

effettiva dalla profondit dolorosa del suo spirito, nel quale,

quando ogni altro gueva il tormento


in qualche
sfarvisi,

interesse veniva
della

meno, non per

si estin-

brama immensa

e deserta, dei sogni

modo

impossibili anche a sognarli e a soddie restringerli. Il

che sarebbe stato un determinarli


farsi

Baudelaire procur di

presente

suoi sogni lussuriosi,

macabri e
Il

cattivi, e rappresentarli nella loro schietta realt.

Flaubert, dopo aver tentato qualcosa di simile, o prima


alla maturit
la

che tornasse a qualcosa di simile, pervenuto


del suo
spirito,
si

risolse a ritrarre invece

sua stessa
Cosi

insoddisfazione,

la

sua amarezza,

il

suo sarcasmo.

nacque
di

il

suo capolavoro.

Madame Bovary.

Come per rendere pi amaro il sarcasmo, quella infinit brame e di sogni il Flaubert la colloca nella testa di una donna, anzi di una donnetta, di una piccola provinciale, figlia di un mezzo contadino, educata ossia diseducata in un istituto femminile di citt, lettrice di romanzetti, delusa

XXI

FLAUBERT

269

commozione la prima ed unica volta che messa a contatto di gente del


presto dal matrimonio, sconvolta d'indicibile

mondo
in
il

elegante, la cui principale occupazione

Tamore:

un personaggio che ha molte parti Flaubert non solo non nasconde,


incisivi.

di ridicolo, le quali

ma

anzi segna con

tratti
si

Non

per questo, tuttavia, quel personaggio

atteggia a comico: conoscendo Fautore troppo bene, per


irresistibile di

sua propria esperienza, con qual sembiante


seduzione
si

presenti la follia romantica che lo possiede, e

rifacendone la genesi in

modo

cosi naturale e persuasivo

che costringe alla seriet e alla tristezza. La tristezza gi


nei prolegomeni del racconto, nella storia del giovane Charles

Bovary, della sua famiglia, dei suoi


ridicolo anch'esso,

studi, di quel
la

suo

primo matrimonio,
portata via da

con

vecchia sposa,

assetata d'amore, tormentatrice e tormentata, che in breve

un malanno.

Quand tout fut fini au cimi ti re, Charles rentra chez lui. Il ne trouva personne en bas; il monta au premier dans la chambre, vit sa robe encore accroche au pied de l'alcve-, alors,
s'appuyant contre
le

secrtaire,

il

resta jusqu'au soir perda

dans une rvere douloureuse. Elle l'avait aim, aprs tout.

la tragedia,

che seguir, come prenunziata in quel punto


il

in cui, finita la lunga festa nuziale,

padre di
li

Emma

se-

gue

gli sposi

per un tratto della strada che

mena

a casa,

e, nello staccarsi

da
il

essi,

si

volge ancora a guardarli, senv'

tendosi struggere

cuore.

ha nulla che faccia ridere


accanto alla beatie
nelle

nella irrequietezza spirituale di

Emma,

tudine del marito innamorato e soddisfatto,


aspettazioni
dell'
il

sue

igaoto e

dello

straordinario.

E quando

Emma, dopo
un amant!

primo suo

atto di adulterio, viene facendo

risonare tra s e s nell'ebrezza di


J'ai

una

gioia infantile:

J'ai

un amanti

, e, in

quella ebbrezza, ribollono

270

POESIA E NON POESIA

tutte le sue letture di cattivi romanzi, e l'autore

con ironica

solennit rialza

il

tono per descrivere la commozione ch'essa

provava

Alors elle se rappela les hrolnes des livres qu'elle avait

lus, et la lgion lyrique

de ces femmes adultres se mit chanter


la charmaient....

dans sa mmoire avec des voix de soeurs qui

neanche allora

si

ride o

si

sorride, perch
di perdizione.

il

giuoco in cui
ella

Emma

entrata

un giuoco

Ed

ne ha
che
le

come un
richiama

sentore, nel ricevere


le

una

lettera del padre,

immagini

della fanciullezza:

Quel bonheur dans ce temps-l! quelle libert! quelle abondance d'illusions! Il n'en restait plus, maintenant! Elle en avait dpens toutes les aventures de son me, par toutes les conditions successives, dans la virginit, dans le mariage et dans
l'amour;

les

perdant ainsi

le

long de sa vie,

comme un

vo-

yageur qui laisse quelque chose de sa richesses toutes les


auberges de la route.

Ma,

se la comicit o lo

scherno escluso da questa


simpatia,

rappresentazione,

sarebbe impossibile scoprirvi


si

tenerezza o piet; e vi
ferocia nel mettere a

sente, per contrario,

come una
di

nudo ogni piega dell'anima


quando
si

Emma,

nel rifiutarle
lo strazio,

ogni lampo di bont morale e nell'assaporare


l'assale,
si

che

premuta

e schiacciata dagli

inganni in cui

preso in trappola. Pure non

un topo una sorta di grandezza, come di chi sia ossessa da una forza demoniaca e, a tratti, eroica. Emma non vile. Quale ardore e quale risolutezza a dar tutto per tutto; come si sente superiore
venuta avvolgendo, a guisa di
riesce a negarle

a ogni legge, che non

sia quella

del suo segno, della sua

brama, della sua passione; come, serrata da ogni parte,


procura di svincolarsi, e poi corre deliberata e senza rim-

XXI

FLAUBERT

271

pianto alla morte! Uditela nel suo scatto di disprezzo contro

ramante,
affogher
....

al

quale ha chiesto soccorso e che


la lascia

si

chiude nel

suo egoismo e
:

a dibattersi sola nel gorgo in cui

Mais, raoi, je t'aurais donne tout, j'aurais tout vendu,

j'aurais travaill de

mes mains,

j'aurais

mendi sur

les routes,

pour un sourire, pour un regard, pour t'entendre dire merci!....

E muore

superbamente, senza pentimento, senza conver-

sione, senza redenzione alcuna,

ubbidendo
che

alla necessit di

quella morte che doveva seguire


marito, che piange accanto a
lei

quella vita. Al
si

povero

avvelenata:



que

Ne

pleure pas!

lui dit-elle. Bientt je ne te tourmenfa


force?

terai plus!

Pourquoi? Qui
Il le fallait,

Elle repliqua:

mon

ami.

N'tais-tu pas heureuse? Est-ce

ma
tei!

faute? J'ai fait tout ce

j'ai pu, pourtant!


Oui.... c'est vrai.... tu es

Et
la

ben,
les

elle lui passait la

main dans

cheveux, lentement; mais


tristesse....

douceur de cette sensation surchargeait sur sa


odio,

Muore senza

senza intenerirsi su s stessa, con un

senso di sollievo:
Elle en avait
fini

songeait elle avee toutes les trahisons,

les bassesses et les


ient. Elle

innombrables convoitises qui la tourmentane haissait personne maintenant; une confusion de


intermittente lamentation de

crpuscule s'abattait sur sa pense, et de tous les bruits de la


terre

Erame n'entendait plus que

l'

ce pauvre coeur, douce et indistincte

comme

le

dernier cho

d'une symphonie qui s'loigne.

Neir istesso modo trattato Charles Bovary, senza idealizzamenti di simpatia o di piet, senza leggerezza di sorriso,

|27^

POESIA E NON POESIA

e anche lui alfine presentato immerso nella disperazione


del sognare, dopo la morte di

Emma;

di

Emma

che,

come

dice l'autore, seguitava a corromperlo di l dalla tomba;

Il

en conQut un dsir permanent, furieux, qui enflammait son

dsespoir et qui n'avait pas de limite8 parce qu'il tait main-

tenant irralisable.

In questa tortura incessante, nello sfasciarsi della sua


vita, solo

con la

figlioletta

malaticcia,

si

va consumando
la

miserabilmente, senza ottenere


tudine. Intanto:

nemmeno

pace dell'ebe-

en face de lui s'talait florissante et ilare la famille du pharmacien, que tout au monde contribuait aatisfaire. Napolon
l'aidait

au laboratoire, Athalie

lui

brodait

un bonnet

grec,

Irma

dcoupait des rondelles de papier pour couvrir les confitures,


et Franklin rcitait tout d'une haleine la table di Pythagore. Il
tait les plus

heureux des pres,

le

plus fortune des

hommes.

Il

pi felice dei padri e

il

pi fortunato degli uomini


il

era

il

farmacista Homais, che impersona tutto quanto


il

Flaubert odia, insieme con s stesso e


la vita secondo le leggi,

suo vano bramare:


s stessa alle leggi
i

accomodante

le leggi

a s stessa, e intenta a soddisfare

suoi meschini

bisogni di benessere individuale e di rispettabilit sociale.


Il

Flaubert

si

muove

tra questi

due odi diversamente

colorati,

troppo fine da adottare


nia

gli ideali etici del

signor Homais,

non abbastanza forte da attraversare il roveto ardente delle sue morbose passioni e attingere un nuovo e alto ideale

etico.

perci pochi libri sono cosi desolatamente pessi-

mistici

come Madame Bovary.

Ci nonostante,

Emma

Bovary, verso

la

quale

il

suo

autore inesorabile, diventa cara ai lettori (dico a ogni lettore ingenuo e sano, e

non parlo

di coloro

che hanno fon-

XXI

FLAUBERT

273

dato in Francia

il

culto della signora Bovary, recandosi


ai

persino in pellegrinaggio

luoghi dei suoi amori, e hanno

concepito una filosofia del

bovarismo

):

cara ai lettori

come

la

Francesca, che Dante non redime, non fa pentita

e getta in preda alla bufera infernale che e di cui tuttavia intende e risente
sieri

il

desio

>

che

la

mai non resta, commosso i dolci penmenarono al doloroso passo.

La

piet nasce dalle cose stesse, dalla stessa rappresenta-

zione artistica, che, essendo piena e vera, tutt' insieme

tremenda e pietosa.

Con Madame Bovary

il

Flaubert era giunto

al

maggiore

o piuttosto all'unico dominio di s


fosse capace; e nel secondo suo

medesimo, del quale

romanzo, VEducation sen-

timentale^ reggendo ancora le redini di quel dominio,

non

ripresenta se non la stessa soluzione o insoluzione, alla quale


si

era fermato: la rinunzia dolorosa ai sogni, senza che


li

nulla di pi degno
tit dell' idea,

sostituisca.
il

Ma, nella sostanziale iden-

nuovo romanzo nell'intonazione: con un protagonista, sognatore del grande amore, che non ha il battito celere del polso di Emma Bovary, ed un buon giovane il quale si lascia portare dai casi anzich
diversissimo
piegarli' a s o spezzarsi urtandovi contro;

narrativa nella quale, di conseguenza,


sicch
lui e
il

con una trama non accade nulla ,

protagonista, trascorsa la giovinezza, ricapitolando

un amico dei suoi primi anni la loro vita, riconosce che entrambi l'avaient manque, celui qui avait rv l'amour, eelui qui avait ambitionn le pouvoir e con un involgente sentimento generale, che non pi sarcasmo, ma malinconia, non pi amarezza ma lassezza. L'autore sembra bene che si sia avveduto che non c' solo al mondo cupidit, egoismo e stupidit, ma anche bont e sacrificio e un
;

errare che senza malvagit, e riempie di queste cose

il

suo

racconto: pure, ci non cangia la sua visione pessimistica,

bench

la

renda meno acre e pungente.

fronte dell' in18

B. Cboce.

274
ferno di

POESIA E NON POESIA

Madame Bovary VEducation


^

sentimentale quasi

un purgatorio, non perch


tinte

si

coroni di speranza

ma

per

le

pi delicate che vi assume

questo spiega come c' chi

medesimo preferisce Tuno e


il

soffrire;

chi l'altro

romanzo, e
quali

pi

il

primo e

pochi

il

secondo: preferenze
allo

che sono determinate da disposizioni individuali intorno

non giova disputare come non


altri
e'

si

disputa sulla pre-

ferenza che

accordi al mezzogiorno o alla sera.


dunque, in due diversi toni

In questi due romanzi


d'affetto,

sempre

la

contemplazione di s medesimo, che

l'autore, in questo contemplare,

vede come non vorrebbe

vedere e tuttavia non pu non vedere: nella figura, cio,


di
la

una donnetta sensuale,


sua
il

eccitata dai romanzi, che distrugge

vita, e in quella di

un inconcludente sentimentale,

che distrugge

suo tempo.
i

Ma

e'

un'altra serie di opere

del Flaubert, che

critici

provano imbarazzo nel ricollegare


ora precedendole

a queste due, con

le quali s'intrecciano

e ora seguendole, e rispetto alle quali appaiono ora intrin-

secamente disgiunte ora congiunte. Opere che


dei lettri (fatta eccezione di alcuni raffinati
di

la

sentenza
totalit,
tali,

pronunziata in modo pi o meno consapevole dalla


e,

come

dubbio gusto) giudica inferiori

miamoli cosi per distinguerli,

due romanzi, chiaborghesi; e che, con pari raai

gione, debbono apparire, rispetto a questi, ora congiunte

ora disgiunte, perch loro materia sempre

il

sogno dello

straordinario, dell' ignoto e dell'impossibile, senonch questa

materia, invece di esservi considerata con occhio medico

e fatta oggetto di rinunzia sarcastica o malinconica, vi


lasciata libera di muoversi a suo piacimento e vi rumoreggia

dentro come torrente impetuoso e vorticoso.

Il

Flaubert che,

ritenuto da pudore, rifuggiva dall'esibire la sua morbosa

bramosia, nelle opere di cui ora discorriamo non solo de-

pone questo pudore,

ma

si

approssima a quell'arte

di sfogo

e di libidine, che egli teoricamente condannava e disdegnava.

XXI

FLAUBERT
che
egli

275
tendesse

Perch
ficazione.

ci avvenisse, era necessario

a s medesimo un'insidia e foggiasse un'apparente giusti-

ET insidia

e la giustificazione fu la sua dottrina

dell'arte come forma pura, la quale anch'essa polisensa, e una volta, come si gi detto, afferma il carattere uni-

versale dell'arte, che nella perfezione della forma attinge


la perfezione del contenuto,

ma

un'altra volta viene a di-

staccare in certo

modo

la

forma dal contenuto.

cosi,

rendendo

la

forma una bellezza per s stante, che ha una


dans
la prcision des assemblages, la
.

sua propria virt


l'ensemble
teriale e

raret des lments, le poli de la surface et l'harmonie de


>,

non

solo permette che

il

contenuto

resti

ma-

segua

la libidine dell'individuo,
Il

ma
il

della

forma

stessa fa
la

una

sorta di libidine.

Flaubert,

quale merc
si

limpidezza dell'arte che rifulge in

Madame Bovary
conduceva
la

era salvato dal

misticismo

>

a cui
l'

lo

sua

immensa

cupido^ ricadde, con

intermedio di questa dot-

trina estetica, in

un nuovo misticismo. Soyons religieux! scriveva in una lettera, parlando della sua febbre letteraria Moi tout ce qui m' arri ve de fcheux en grand ou en petit, fait que je me resserre de plus en plus mon ternel souci. Je m'y cramponne deux mains et je forme les deux yeux. A force d'appeler la grce, elle vient!... Je tourne une espce de mysticisme esthtique.... Chiunque ha letto nei biografi o direttamente

nel suo epistolario

il

modo

in cui

il

Flaubert, particolar-

mente negli ultimi anni, lavorava, riporta di lui non tanto l'impressione di un artista che crei la bellezza, quando l'altra di un erotomane che deliri, o se cosi piace, di un
mistico che passi dalla flagellazione all'estasi e dall'estasi
alla flagellazione.

Salammho
la

lo spasimo cieco verso


il

il

barbarico-miste-

rioso-lussurioso-sanguinario, verso

voluttuoso-sacrilego, e

vera patria della sua eroina non gi Cartagine,

ma

2t

POESIA E NON POESIA


lo Chateaubriand forprimo germe delle sue Atala e Velleda. Il Flaubert
si

quel castello di Brettagna nel quale

m
ha

il

clto con prontezza Toccasione che gli

offriva, sotto

una ricostruzione archeologica in istile perfettamente elaborato, di disfrenare per un tratto il demone che aveva in s, al quale prima non aveva permesso di uscire all'aperto se non rinchiudendolo e castigandolo nel corpo della moglie infedele di un mediconzolo di provincia. In una
specie di

lodata monografia sul Flaubert, detto che egli, con quel


libro, se

non soddisfece

lettori,

soddisfece certamente s
letto

stesso; e la cosa vera.

Ma

con maraviglia ho poi

l'aggiunta, che egli, a quel modo, oper

comme

tous le
sa-

grabds
essere
tica,

artistes >
:

quali

non scrivono

se

non

pour se

tisfaire

cio, cangiato in lode quel

che pareva e doveva

un biasimo,
il

la soddisfazione voluttuaria e

non
Il

este-

che

Flaubert cerc e trov nell'opera sua.


tali

Sainte-

Beuve, che in
quale

cose aveva

il

naso

fine,

pronunci, innanzi

a quel libro inquietante,


il

la parola

sadismo, contro la

mosse amichevole protesta, impaurito per l'effetto che quella parola avrebbe prodotto sul pubblico e per l'arma che avrebbe fornita contro lui ai suoi nemici.
Flaubert

Ma

egli

stesso,

quando componeva

celebri capitoli del

serpente e della tenda, confidandosi con l'amico Feydeau,

<Je preparo actuellement un coup, le coup du que cela soit la fois cochon, chaste, mystique et raliste sicch noi sappiamo che cosa dobbiamo pensare della difesa che egli, tentennando, opponeva al Sainte-Beuve La curiosit, l'amour qui m'a pouss vers des
scriveva:
livre!
Il

faut

religions et des peuples disparus, a quelque chose de moral

en

soi et

de sympathique,
la materia,

il

me

semble
di

Il

vero che nella


il

forma artisticamente decorosa

Salammbo

Flaubert non

ha domato
qua e

ma ma

l'ha ricoperta, e, se mai, lo stile

e le radunate cognizioni archeologiche raffreddano bens,


l, la

sensualit,

non

la

vincono e dominano.

XXr
lui

FLAUBERT
per l'appunto la

277

mancata, in quel

libro,

forma

in-

terna

nella quale consiste


nella

veramente

l'arte, e

che egli

aveva attuata
le

Bovary e nella Education. Similmente

Tentations de Saint- Antoine, nonostante la perfezione dei

loro versetti di prosa, sono

un caos,

e oscillano tra la fred-

dezza dell'esercitazione letteraria ed erudita da una parte,


e dall'altra, la nostalgia spasmodica verso

un non

so che

d'inesprimibile. Nei Trois contes prosegue l'ispirazione stessa


del libro cartaginese
nella rievocazione
della

Giudea

di

Erodiade, e anche nel gusto con cui sono descritte

le stragi

del cacciatore san Giuliano l'ospitaliere; laddove, la terza


novella,

Un

cceur simple, riprende piuttosto

motivi della

ducatlon, narrando la vita di una umile creatura tutto


istinto, docile e affettuosa,

ma

di

una

virt che

si

sposa

al-

l'angustia e debolezza mentale e finisce


follia.

come

in

una dolce

che

il

Flaubert inclinasse, negli ultimi tempi, sempre


o,

pi verso un'arte che era dualismo d' immaginazione

magari, di malumore da effondere, e di formalismo

stilistico,

confermato dall'ultimo libro a cui lavorava quando mori,

Bouvard
ritratto

et

Pcuchet; nel quale,

non pago del ben intonato


si

che gi aveva dato del signor Homais,

rimise di

proposito a sfogare la sua avversione alla politica e alla

scienza in ogni loro forma, e a quant'altro, a diritto o a


torto,

offendeva

suoi nervi,

perch veramente cosa

sciocca o perch egli non bene l'intendeva e perci

non

l'amava.

un'opera

alla

quale torna impossibile assegnare


tenue
il

alcun valore di

critica, e di cui

valore di arte.

Ben

c' ancora qualche tocco felice,

particolarmente a prin-

cipio,

quando

due impiegati
si

s'

incontrano, prendono gusto

a discorrere tra loro e

riconoscono anime gemelle:

Leurs paroles coulaient iiitarissablemente,

les

remarques

succdant aux anecdotes, les aper^us philosophiques aux con-

278

POESIA E NON POESIA


Ils

sidrations individuelles.

dnigrrent

le

corps des ponts


les

et chausses, la rgie des tabacs, le

commerce,

thtres,

no tre marine et tout le genre humain, comme des gens qui ont subi de grands dboires: chacun en coutant l'autre retrouvait des parties de lui-mme oublies....

Ma, nel

tutt'

insieme

(Io

stesso vale per la

commedia

Le candidai), la satira, in questo libro critico, si sformata, come della lirica era accaduto nei due libri archeologici;
e queste opere sono da considerare, dunque, costituite degli

elementi medesimi che

si

trovano fusi nelle due prin-

non che in esse appaiono nella forma asintetica, che avevano prima della fusione, o che hanno preso dopo,
cipali, se

per passionale decomposizione.

XXII

ZOLA

DAUDET

Il romanzo sociale, che, per buona fortuna, non riusc


al

interamente

Balzac, a cagione del suo animo passionale


si

e deir impeto poetico da cui


assai meglio a Emilio Zola, che

lasciava trascinare, riusci

aveva disposizione pi calma


da motivi
poetici.

e ponderata e

non era

insidiato

Questo giudizio contrasta con quello generalmente accolto,

perch non v'ha quasi storia della moderna letteratura

francese che non metta alla gogna l'assunto zollano del

ro-

manzo sperimentale
,

diretto a stabilire o verificare


.

leggi

scientifiche segnatamente quella della eredit


si

Ma poich

perdona ad

altri artisti la

pretesa di un'arte che sia filoso-

fia,

per esempio, o moralit, e allo stesso Balzac quella di ve-

nire assegnando con

un

ciclo di

romanzi
troppo

la legge sociale

non sembra giusto


Zola
la

far

pesare

gravemente
artisti, e

sullo

sua illusione teorica. Si dir che quegli


critici

altri artisti

erravano piuttosto come


filosofia o leggi

che come

moralit,
alle loro

sociali
lo

appiccavano dalFesterno

opere;
e

ma

anche

Zola err per questa parte come critico

non come

artista, e

anch'esso non pot se non appiccare

dall'esterno alle sue opere la

legge di eredit

e la tavola

genealogica dei Rougon Macquart; perch

nemmeno

a lui

280

POESIA E NON POESIA

era concesso convellere la natura delle cose e sperimentare

dove non c'era


con
altri ,

possibilit di sperimentazione. Forse la rasi

gione per la quale

severi con

lo

Zola e indulgenti

vedono a colpo d'occhio l'assurdo di esperienze che s'istituirebbero su dati d'immaginazione, o a non tutti soccorre pronto l'acume per iscorgere il pari
che
tutti

assurdo della poesia piegata a moralit o a

filosofia.

Co-

munque, non

solo equit vuole che si usi con lui l'indulgli altri


;

genza stessa che con


grati per avere,

ma quasi bisognerebbe essergli


la

formolando con

somma

sua semplicit

romanzo sperimentale, lasciato alla storia un significatissimo documento di fino a che segno le teste girassero nella seconda met del secolo deciraonono, prese da amorosa ebbrezza e vertigine per la fisiologia, la
di spirito quel concetto del

patologia, la zoologia e le altre scienze naturali.

Lo Zola viene
mentale per
scienze, o,
societ.
la

altres tacciato di angustia e limitatezza

sua fede da carbonaro in quelle stesse


si

come
io

diceva, nella Scienza, redentrice della

negher che la taccia abbia del vero, n vorr


pro-

sostenere che l'intelligenza dello Zola fosse fine o

fonda
al

anche qui non comprendo perch si mandi buona Balzac.la sua teoria della salvazione sociale merc la
;

ma

religione e la
riferibile solo

monarchia

(teoria reazionaria, e in ogni caso


storici),

a particolari paesi e momenti


il

si

voglia esser severi con lo Zola,

quale, nella rozza forma

della cosiddetta Scienza, pur mirava a

una forza realmente


il

e perpetuamente redentrice, la critica ossia

pensiero.

Finalmente

questa l'accusa capitale

si

osserva

che
al

lo

Zola

si

attenuto nelle sue rappresentazioni al basso,


all'istintivo,

non ha reso gli quando ci si provato, stato infelicissimo, falso e insipido. Ed anche codesto verissimo, e non ci vuol molto ad avvedersi che
turpe,

all'animalesco,

aspetti pili spirituali ed evoluti dell'uomo, o,

allo Zola

mancavano e

l'apertura naturale e la cultura ne-

XXII

ZOLA E DAUDET

281

cessarle a intendere le forine pili alte della realt e della


vita:

non possedeva nemmeno quella sorta


apprendere attraverso
le

di filosofia

che

gli artisti sogliono

opere poetiche

e letterarie dei vari tempi, delle quali sembra che egli fosse

ignaro e incurioso.

Ma

che perci?

Non omnia possumus


la sua tipeggiante

omfies; e se lo Zola esegui

bravamente

rappresentazione della societ moderna in alcuni aspetti,

ancorch materiali e volgari, ademp


e deirarte.

la parte

sua in quella

sorta d collaborazione che regola anche la vita della scienza

si

potrebbe mai contestare che egli abbia ottimamente

tipeggiato contadini e popolani, piccoli e grossi borghesi,

uomini

politici e

uomini di banche e speculazioni, proletari


con maggiore ardimento,
i

e industriali, cortigiane e oneste operaie, soldati e ufficiali,


preti e devoti; e,
i

gli
i

ambienti,

mercati, le bettole, le miniere,


i

magazzini,

campi
loro
al

di

battaglia, le ferrovie,

pellegrinaggi; e le grandi citt,


i

Parigi, in tutte le ore della giornata, e in tutti

come mo-

menti principali? Compie egli un enorme lavoro,


si

quale

preparava coscienziosamente visitando


gli

luoghi e con-

versando con

uomini delle diverse

classi,

spogliando
il

monografie, inchieste e giornali ; e per un ventennio

mondo

intero lesse le sue rappresentazioni e descrizioni, e vi ap-

prese o credette di apprendervi

vari aspetti della confor-

mazione moderna e del modo


china sociale.

di operare della

grande mac-

A formare quelle rappresentazioni lo Zola possedeva non comuni attitudini, sapendo cogliere i segni caratteristici onde si riconoscono i tipi; sicch le figure da lui disegnate,
i

gesti e

motti da lui

fissati,

si

prestano a essere richia-

mati e adoperati proverbialmente nei discorsi quotidiani; e

con pari abilit collocava


loro adatte, e

suoi personaggi nelle condizioni


le

determinava

azioni e reazioni che neces-

sariamente dovevano compiere. Si ricordi, per citare un

POESIA E NON POESIA

esempio tra

mille,

il

cattivo operaio, sfruttatore di

donne

e politicante, Lantier,

delV Assommoir
il

e nello stesso ro-

manzo, presentato
le

in pochi tratti,

vecchio lavoratore ine-

betito dalle fatiche e dagli stenti, rassegnato e indifferente,

pre Bru. Al banchetto nella bottega di Gervasia,

con-

vitati si

contano e

si

trovano in tredici:

Attendez!

reprlt

Gervaise.

Qa
Le

va s'arranger.
entra, courb,

Et, sortaat sur le trottoir, elle appela le pre Bru, qui tra-

versait justement la chausse.


roidi, la face muette.

vici ouvrier,

seuse.
Il

Asseyez-vous

l,

mon brave homme,

dit

la blanchis-

Vous voulez bieu manger avee nous, n'est-ce pas? hocha simplement la tte. Il voulait bien, qr lui tait gal.
al

Dairorrido

comico,

le

pi varie figure sfilano nei suoi


stile

romanzi, espresse in uno

disdegnoso di mollezze e

raffinatezza e vaporosit, tutto cose.

le

sue molteplici rappresentazioni


si

si

susseguono senza

nesso ed intenzione, perch vi


dello Zola, che
dici,

sente dappertutto

Tanima
e male-

non

era,

come volevano avversari

mossa da una sorta di satiriasi del basso e del turpe, o dalla convenienza commerciale di speculare sulle cattive tendenze e la non buona curiosit dei lettori, ma, seriamente
pensosa e fortemente accorata dalla miseria e dalla corruttela, si

faceva a osservarle e scoprirle tutte, stracciando ogni

velo,
la

come un medico che vuol assodare la realt e misurare gravit di un malanno, per prepararne il rimedio. E quale
egli fosse, e quali

medico

speranze

gli

splendessero innanzi,
si

e quali ricette andasse ultimi volumi.


ciale,

componendo,

vide poi, nei suoi

Uq

medico, se cosi piace, alquanto provincritici dello scienziato

non turbato dai dubbi

vero e
:

non

infiacchito dall'elegante scetticismo degli ingegni sottili

un medico troppo medico, cio troppo fiducioso nei rimedi che vengono dalle cose esterne, e nondimeno rispettabile per

XXII

ZOLA E DAUDET

283

questa stessa salda fede nella professione che esercitava.

La scuola

di lui,

spingendo come ogni scuola airesagera-

zione lo spirito del maestro, giunse fino


fino a Charlot s'amuse.

che
il

cosa dire?

La fama

dello Zola, fulgidissima tra

1875 e

il

1895,
assai,

ora oscurata, e la lettura dei suoi libri

scemata

almeno presso

la

gente colta; ed ora quasi indizio di gusto


lui.

grossolano manifestare propensione verso di

questo

tramonto era da prevedere, perch e la materia delle sue


rappresentazioni
e,

pi ancora, F ideologia che

le

guidava

sono in gran parte diventate storiche; e n

ci

tocca pi

dappresso la corruttela politica francese del secondo Impero,

la Scienza, ossia la scienza naturale, pi

per noi V

i-

dolo di un tempo, n la legge dell'eredit ci sembra cosi

Doppugnabile e fatale come a lui sembrava, n


ciali

mali soegli
ef-

altrettanto foschi,
tali,

n proprio tutto mali quelli che


lui sperati,

giudicava
ficaci,

rimedi, da lui proposti, altrettanto

gli effetti,

da

sempre assolutamente

desiderabili

La conversione deiropinione generale rispetto a lui non modo in cui accaduta, se egli non fosse stato quel logico esecutore che fu dell'idea del romanzo sociale e se, sacrificando la chiarezza delle
sarebbe per altro accaduta nel
intenzioni pedagogiche e
sociologica,
si
il

realismo della rappresentazione

fosse,

invece,

come

il

Balzac, disquilibrato
il

verso la poesia.

Ma

Emilio Zola, l'onesto medico,

dottor

Tissot della societ moderna, era pochissimo poeta, e

non

bisogna confondere

la sollecitudine

morale, che abbiamo

affermato vibrare di continuo nell'opera sua, col sentimento

che appresta
tasia.

al

poeta la materia per la creazione della fanadditato

stato

come segno
le

della

sua grande

fa-

colt

poetica
il

l'iperbolizzamento

che egli adopera

nelle

descrizioni,

suo personificare
il

cose che lo colpiscono


e

facendone mostri viventi,

che stato chiamato

sim-

284

POESIA E NON POESIA

bolisrao allucinatorie >.


sto
il

Ma

chi

ben guardi, s'accorge prel'

che quell'allucinazione a freddo, che

iperbolizzare e

personificare

non sono

in lui procedimenti di poeta,


il

ma

di oratore pedagogo, intento a dipingere

diavolo quanto

pi ferino e brutto
serbatoio,

gli possibile. Si rilegga l'ipotiposi del


:

donde sgorga l'acquavite, noV Assommoir


un

L'appareil... l'enorme cornue d'o tombait

filet

limpide

d'alcool: l'alambic, avec ses rcipients de forme trange, ses

enroulemeuts sans fin de tuyaux, gardait une mine sombre; pas une fume ne s'chappait: peine entendait-on un souffl intrieur, un ronflement souterrain: c'tait comme une besogne

de nuit

faite

en plein jour, par un travailleur morne, puissant

et muet...

L'alambic sourdement, sans une fiamme, sans une

gaiet dans les refiets teints de ses cuivres, continuait, laissait

couler sa sueur d'alcool, pareli une source lente et entte,

qui la longue devait envahir la salle, se rpandre sur les boulevards extrieurs, inonder le trou

immense de

Paris. Alors,

Gervaise, prise d'un frisson, recula; et elle tchait de sourire

en murmurant:
la boisson

C'est bte, ^a

me

fait froid, cette

machine...

me

fait froid...

una
alle

esagerazione da medico che vuole incutere timore


loro malanni; e tanto poco poesia

persone che ha in cura perch non ricaschino nei cat-

tivi abiti

che cagionano

che

lo

Zola ripete lo stesso procedimento con uniforme esat-

tezza tutte le volte che gli giova ricorrervi pel suo fine
oratorio.

Analoghi procedimenti adopera sempre per ingrossebbene


gli

sare

tratti dei suoi tipi; e,

accademici francesi
larghezza

che usano scrivere storie


epica

letterarie,

maltrattando in generale
<

lo Zola, lo lodino poi di quella

che chiamano
il

nel rappresentare le folle,


si

vero che in quelle

descrizioni

ammira

bens,

come
il

in tutte le altre, la solita


solito stile,

bravura tipeggiante dello Zola e


rato
il

ma

vi adope-

solito

procedimento di esagerazione, e Tepicit (come

XXII

ZOLA E DAUDET
vi

285

del resto naturale)

non

ha nulla che vedere.


prova dello
si

fornisce

veramente grande
dello Zola
il

e persuasiva

spirito poetico

ravvicinamento che

suol fare delle sue rap-

presentazioni iperboliche con quelle di Victor

Hugo?

Biso-

gnerebbe provare anzitutto che quelle rappresentazioni dell'

Hugo

siano poesia:

il

che sembra

difficile.

nient'altro che invenzione di critici

manchevoli di

penetrazione ci che stato detto assai volte dell'incubo in


cui vivrebbero
i

personaggi zoliani, dominati e invasi e de-

terminati dalle cose esterne, dalle strade, dalle case, dagli


oggetti intorno a loro, che vibrano perpetuamente in loro e

quasi riducono gli uomini stessi a cose materiali. In realt,

questo collegamento di azioni e di cose serve parimente a


soddisfare

un bisogno pedagogico

e didattico.

Gervaise, tout en rpondant avec complaisance, regardait

par

les vitres,

entra les bocaux de fruits l'eau de vie, le


la rue...

mouvemente de

Non

Gervasia che

non pu staccare

lo

sguardo dal mo-

vimento della strada ed costretta a seguirlo, ma l'autore che vuol descrivere quel viavai, conformemente al disegno
che
si

prefisso; e infatti lo descrive.

Gervaise voulut l'attendre dans la rue. Cependant, elle ne


put s'empcher de s'eufoncer sous
concierge, qui tait droite. Et
le

porche jusqu'

la loge

du

l,

au

seuil, elle leva

de nou-

veau

les

yeux.

Segue

la descrizione del palazzo:

Et Gervaise lentement promenait son regard, l'abaissait du


sixime tage au pav, remontait, surprise de cette normit,
se sentant au milieu d'un ergane vivant, au coeur
ville,

mme

d'une

intresse par la maison,

comme

si elle

avait eu devant

elle

une personne gante.

286

POESIA E NON POESIA


e stupisce;

Neppur qui Gervasia guarda e s'incanta

ma

l'autore che vuol farvi guardare e stupire.

Puis dans la cour, pendant que Coupeau demandait le cordon d'une voix chantante, Gervaise se retourna, regarda une
dernire fois la maison...

E non

Gervasia che si volge indietro,


la

ma

Tautore che

vuole non lasciare incompiuta

sua descrizione.
i

Tale
mette

procedimento meccanico in
si fa

tutti

romanzi

dello Zola, e

apertissimo negli ultimi suoi, pervenuto che egli fu


l'artista, esaurito,

a quel malinconico periodo in cui


fuori tutti
i

suoi difetti,

soluzione o di

compiendo una sorta di autodisautoanalisi, che sembra rendere perfino sual generale, Gervasia,

perfluo rintervento del coltello anatomico del critico.

Dai particolari risalendo


vera protagonista
vita energica e sana,

che la

dell' Assonmoir,
si

dopo qualche anno di


alla pigrizia e al godere,

abbandona

e scende di passo in passo all'estrema abiezione morale e


fisica:

processo che esposto con grande esattezza ed evi-

denza.

Ma

Gervasia rimane, in arte, una creatura prosaica,


le

perch non realizza, come

vere creature poetiche, un

aspetto dialettico dell'anima di chi l'ha creata,

ma

sta

come

esempio della disposizione viziosa ereditaria che conduce


irresistibilmente all'alcoolismo, e delle condizioni della vita

popolare, che favoriscono quella viziosa disposizione.

cosi

sono

tutti

personaggi e tutte

le

azioni e tutte le scene dei


il

romanzi zoliani: disegni

colorati, in cui

disegno dato
il

dal concetto scientifico o pseudoscientifico, e

colore dalla

corpulenta immaginazione.

Talvolta
il

casi costruiti dallo


il

Zola, le situazioni che egli escogita, sfiorano

sublime:
gli

come

nel Germinai^

quando

pozzo della miniera, con

operai che vi lavorano dentro, inondato pel guasto che

un anarchico ha

fatto nelle

macchine; e

l'

ingegnere diret-

XXTI
tore,
<3

ZOLA E DAUDET

287

r ingegnere

inesorabile e durissimo verso gli operai

dagli operai odiatissimo, segnatamente da Etienne, che

gli

nemico e lo sa nemico, si mette all'opera di salvataggio, andando innanzi a tutti, con pieno disprezzo della
propria vita,

come un

ufficiale di

onore che, quale che sia


il

la

sua opinione politica, non vede altro che


;

dovere e

la

responsabilit militare
agli operai sepolti,

e finalmente riesce a penetrare fino


si

ed Etienne, che era tra questi,

avanza

verso

liberatori:

Ce

fat

seulement dans

la galerie

de Rquillart qu'il reconlui;

nut quelqu'un, l'ingnieur Negrel, dehout devant

et

ces

deux hommes qui se raprisaient, l'ouvrier rvolt, le chef sceptique, se jetrent au cou l'un de l'autre, sanglotrent gros sanglots, dans le bouleversetnente profond de toute l'humanit qui tait en eux. C'tait une tristesse immense, la misere des gurations, l'excs de douleur o peut tomber la vie.

Un

singulto sale anche a voi alla gola, non vero?,

nel giungere a questo punto;


stessa, perch,

ma

ve

lo

strappa la materia

Zola non ha saputo conseguirla. Egli enuncia puramente, con parole astratte o generiche da critico e tenta di gonfiarle con Tenalla sublimit poetica, lo

quanto

fasi: le

houleversement profond de toute Vhumanit qui tait


la

en enx; la misere des gnrations, Vexcs de


peut tomber la
vie,

douleur

oii

une

tristesse inmense...

Non

gi ch'egli

avesse dovuto ampliare quelle poche linee; poteva anzi


farle

anche pi brevi; ma, se fosse stato poeta, avrebbe


i
i

scoperto una di quelle parole che

poeti scoprono.
critici e storici

Arcigni e persino

villani,

come

odierni

sono verso
e

lo Zola,

che se non ingegno poetico era scrittore

uomo

di carattere robusto, si

dimostrano invece tutto


i

te-

nerezza ed ossequio verso Alfonso Daudet,

cui libri (dice

uno

di codesti storici)

nous charment

et

nous meuvent
le loro

toujours avec une singulire intensit

con

tenere

288

POESIA E NON POESIA

creature, e con gli stessi loro personaggi cattivi che

non
uno

hanno mai
stile

un

air grossier et

rpugnant

>

e talvolta sanno
scritti in

se faire airaer par leurs victimes mmes:

veramente

artistico,

con

une admirable dlicatesse

et fraicheur d'impression .

E neanche qui intendo negare Daudet sia pi piacente, pi socievole, pi finemente e borghesemente educato dello Zola, purch mi si concedano al tempo stesso due cose: primo, che egli in cambio
che
il

assai

meno

vigoroso e serio, pi aneddotico e curioso; e


il

secondo, che

suo procedimento artistico perfettamente

lo stesso di quello dello Zola,

ed

egli , in fondo, tanto

poco

poeta quanto Taltro.

Anche

il

Daudet
libri
i

moralista osservatore e tipeggiante,

e la sua osservazione sovente cosi materiale ed estrinseca

che alcuni suoi

sono addirittura cronache o romanzi


exil,
il

a chiave, come

Rols en

Nababj V Immortel: la qual

La sua osservazione o si come neW vangeliste, in Sapho, in Rose et Ninette, o si fa a mostrare l'effetto di un dato carattere o di una data situazione, come in quasi
cosa non accade mai allo Zola.
configura in una tesi morale,
tutti gli altri suoi

romanzi.

Ma

caratteri, per
statici e
il

esempio

il

Nabab
li

Numa

Roumestan, sono

romanzo non

svolge e serve solamente ad esibirli e a lumeggiarli in

tante scene particolari, quasi personaggi-macchiette o per-

sonaggi caricature.

tanto meccanico
si

il

suo narrare che,

non appena
che sar
mento,

la

macchina

mette in moto, la macchina


si

di quel carattere,

di quella situazione,

prevede subito

inflessbile e assisteremo

impotenti al maltratta-

allo stritolamento, alla distruzione di

una povera
a

creatura, presa in quell'ingranaggio; e c' qualcuno dei


suoi romanzi,

come Jack^
il

del quale a

me

accaduto,

un

certo punto, di

non poter procedere


cuore
di

oltre nella lettura,

non reggendomi

assistere

a un ghigliottina-

mento: impressione

di strazio e d'insofferenza che, invece

XXir
di essere
sta,

ZOLA E DAUDET
si

289
il

(come volgarmente

crede)

trionfo dell'arti-

la

sua condanna, perch vuol dire che egli non

riuscito a risolvere la bruta materia in

contemplazione e
suoi racconti, ani

godimento poetico.
che quelli che
della
si

Ma

sono

tutti cosi

leggono fino in fondo, anche


gi nel primo capitolo
il

migliori,

come Sapho, dove


che
il

primo moto

macchina: nella descrizione della

salita della scala,

giovane provinciale, venuto per istud a Parigi, fa

con

la

donna da

lui incontrata, e,

poich quella stanca,


la

egli la

prende sulle braccia, e via via che sale

sente
cette

pi pesante:

Toute leur histoire (dice

l'autore),

monte de Tescalier dans la grise tristesse du matin . E certamente lo stile del Daudet limpido e facile, ma
anche assai andante, spesso povero, e abbonda
fisse e di espedienti
tipi descritti

di formolo
i

descrittivi e narrativi.

Certamente,

dal Daudet sono diventati popolari, in ispecie

quelli comici o

che hanno del comico, come Tartarin e Nusi

ma

Roumestan, e

prestano all'applicazione nei discorsi

correnti per designare, per esempio, l'immaginoso francese


il meridionale di copioso e caldo eloquio, che immaginazione e nella facondia sommergono e aboliscono ogni verit e ogni dovere, e non possono dirsi n buoni n cattivi, tanto l'immaginazione e la parola hanno

meridionale o

nella

liquefatto in loro ogni serio carattere

umano.

Zola ha di codesti
descritti, e,

tipi,

meno

gradevoli

Ma anche lo ma non meno ben


e vigorosi. Certa-

come dicevamo, pi complessi

Daudet aveva animo buono e pietoso, e non mentito era il suo fine morale, e si pu credergli quando nella dedicatoria di Sapho scrive: cPour mes fils, quand ils auront vingt ans. Ma, in altri campi di considerazione etica, in
il

mente

quello politico e sociale piuttosto che nel morale e personale, tale era anche,

come

si

visto, l'animo dello Zola.


il

Que

lui a-t-il

manqu

domanda
le

medesimo

storico del

quale abbiamo citato di sopra


B. Croce.

parole in elogio del Daudet


19

290

POESIA E NON POESIA


si

cet artiste

fait

fran^ais et

si

humain, pour compter parmi


et

les tout

grands crateurs,

pour avoir dans notre

lit-

trature la place d'un Dickens dans la littrature anglaise?

Est-ce le travail acharn? est-ce la suprme pointe du genie?

Cu

bien plutt ne sarait-ce pas, qu'ayant tant de coeur et de


pitie,

douloureuse
et

victimes de la vie,

en ne rpresentant jamais que de tendres il n'a pourtant pas su voquer pour elles
toile

pour nons cette

au

ciel

que Dickens ne manque jamais


et des

faire briller au-dessus

de soufifrances immrites

morts

infortunes?.

Per conto nostro, non dobbiamo vagare

tra queste sva-

riate ipotesi, alcune delle quali alquanto strane.

Anche

il

Daudet aveva, nella propria natura, queirassenza


poco invidiabile in un
renza
il
il

di ostacoli,

artista, a eseguire
>
,

con logica e coe


,

romanzo sociale romanzo morale

il

romanzo psicologico

XXIII

IBSEN

utti gli eroi e le eroine dell'

Ibsen sono protesi nell'aspetdello straordinario, dell'in;

tazione, divorati dalla

brama

tenso, del sublime, dell' inconseguibile


licit idilliaca

sdegnosi della

fe-

in

qualsiasi

modesta e rassegnata
rito, e le

alle proprie imperfezioni.


il

forma e grado, e della virt Edda Gabler

disprezza e schernisce

laborioso, bonario e mediocre

mae a

vecchie zie di

lui,

sante donne; non soffre di udire


figli

neppure

il

pi piccolo accenno a vita domestica, a

doveri di qualsiasi sorta; rifugge da infedelt e adulteri,

come da cose altres comuni e volgari; e nel volgare e nel comune pur si sente affogare, e, guardandosi attorno,
si

annoia a morte, perch quantunque non abbia nessuno

scrupolo sui mezzi da adoperare, cerca invano nel

mondo

qualche cosa di libero e coraggioso, qualche cosa illumi>


.

nata da un raggio di assoluta bellezza

Ellida ha la sua

anima, fluttuante come

il

mare,, sempre rivolta al mare,

anelante alla patria originaria e all'uomo venuto dal mare,


sconosciuto, forse delittuoso, che
nato, le

un giorno
lei,

le si avvicii

ha parlato e

si

legato con

gettando

loro anelli

di fidanzati alle onde. Nora, durante otto anni di convivenza

coniugale, ha aspettato pazientemente

il

miracoloso, che

292

POESIA E NON POESIA

solo avrebbe dato senso e sapore al

avvenimenti ordinari, matrimonio,


e poich essa, per curare
il

monotono corso degli relazioni mondane; marito in una infermit, ha


figli,

nascostamente commesso un piccolo


al pensiero che, se
il

falso, le batte
il

il

cuore

falso sar scoperto,

marito, appren-

dendolo,

si

getter subito innanzi a proteggerla, toglier


il

sopra di s
errato per

reato e sacrificher lietamente, a

lei

che ha

amor

suo, tutto ci a cui egli tiene, benessere,

situazione sociale, reputazione, onore. Rebecca

West

si

introdotta nella vecchia casa dei Rosmer, austeramente reli-

giosa e conservatrice, con la cupidit di conquistare, merc


il

fascino della sua persona e delle sue arti, l'ultimo super-

stite della

famiglia e farlo strumento della propria ambizione

e fortuna nella lotta, alla quale essa partecipa, contro le vec-

chie idee, per la libert e pel progresso. Rita ha sposato

Allmers per possedere


loro figliuolo,

lui,

tutto lui,

gelosa della sorella,

gelosa degli studi che quegli conduce, gelosa finanche del

con tanta furia di passione rapace che


lui solo
gli

tal-

volta prova paura di s stessa.

gli

uomini? Solness vuol essere

il

costruttore

di chiese, di case, di torri,

sopprimendo

altri

o sotto-

mettendoli a s come aiuti e operai, sospettoso dei giovani

che possono che

farsi innanzi a rapirgli


,

il

primo posto; e tenta


stesso,
lui

r < impossibile >

salire lui

stesso,

vincendo s

soffre di vertigini,- sulla


la

cima della torre altissima che


corona inaugurale. Rubek ha
si

ha costrutta, a innalzarvi

rinunziato a vivere per creare arte, e

strugge ora nelsi

l'impeto sconsolato verso l'ebbrezza, che


gire.

lasciata sfug-

Borkmann ha sognato
tutti
i

di mettersi tra le mani,


le

con le

sue operazioni bancarie, tutte


il

sorgenti del potere e, sotto

suo giogo,

tesori dei suoli, dei monti, dei boschi,

dei mari, per rendere soddisfatti e felici migliaia e migliaia


di uomini; e, sdrucciolato nella sua corsa verso
il

dominio,,

caduto sotto la legge penale, carcerato,

reietto, in solitudine,

XXIII

IBSEN
le

293
genti

sta' saldo in quella fede e

attende ogni giorno che

vengano a
testa.

lui

a pregarlo e a supplicarlo di riporsi alla loro


il

Gregorio Werle ha d'altra materia


le

suo sogno:

di-

struggere

bugie, le ipocrisie,
il

le illusioni,

sulle quali gli


soffice cuscino,

uomini vilmente poggiano


e affisata,

capo come su

e fondare sulla verit, sulla verit

coraggiosamente svelata

una

vita

nuova

di perdono, di reciproco aiuto e

di redenzione.

E sebbene
credere che la

questi esemp siano attinti dai

drammi
non

del-

l'ultimo periodo, ossia della maturit dell' Ibsen,

da

medesima ispirazione non regni nei drammi


grande
spic-

anteriori, perch tra gli uni e gli altri c' divario

nelle forme e nel valore artistico,

ma non

diversit sostan-

ziale. Oltre quello artistico, l'Ibsen

non ebbe vero e


si

cato svolgimento n intellettuale n sentimentale, n profondi cangiamenti e conversioni; e chi


la storia dello

provato a far

spirito di lui, stato costretto a

muoversi

sempre

sullo

stesso

posto,

perch

si

ritrovata dinanzi,

giovane, adulta o vecchia, sempre la stessa anima, con la

sempre presente e immutata brama dello straordinario e del sublime. Si risalga a Peer Gynt, che va in giro, come
dice,

ad attuare

il

< s

stesso gyntiano

cio

la folla di

desideri, di cupidigie, di passioni, l'oceano delle fantasie, delle pretese, dei diritti, tutto ci che

propriamente gli
.

solleva

il

petto e gli fa vivere la vita

>

Si risalga pi su

Brant, ossesso dall'

idea del dovere, del dovere pel dovere,

di queir ultrakantiano dovere cosi spietato e crudele verso

l'uomo stesso che


o nulla

lo esercita; Brant,

il

cui motto :

tutto

e che con la prepotente energia del suo carattere

stacca Agnese dal fianco dell'uomo che l'amava, la informa


della sua

dura fede,

le lascia

per questa fede morire

il

figlio,

lascia che ella


affetto,

medesima muoia, calpesta ogni suo personale


il

ma non mai

suo s stesso superiore, la sua volont


partito fuori del tutto o nulla.

inesorabile, che

non vede

E da

294

POESIA E NON POESIA


si

Brant

vada pi

indietro, al

dramma

storico
il

I pretendenti

della corona, dove, se la figura centrale,

re

plus Aeneas, ripensato secondo


retto),

le idee della

Haakon, un germanica filodiretto o indi-

sofia della storia (giunte all'Ibsen in


i

modo

personaggi dalla

vampa

passionale, dalla bramosia

forsennata,

sono tra coloro che lo attorniano, nel duca

Skule,
Nicola.

e,

segnatamente, nella terribile figura del vescovo

anche

si

vegga, nella Commedia dell'amore,

il

poeta Falke, col suo ideale dell'amore che rovescia ogni


barriera e che
alle

omnia

vincit,

con

la

sua guerra dichiarata

menzogne
i

e alle ipocrisie; e in

un dramma
il

di affatto

diverso genere, nella Spedizione nordica,


tutti

pathos di quasi

personaggi,

ma

soprattutto di Hjordis, che

Edda

Gabler in forma e societ barbarica, ossia nella sua vera

forma e nella societ che


Questo impeto verso
attua n
cio
si

le

propria.
il

lo straordinario e

sublime non

si

soddisfa mai, salvo che


tragedia.
Grli

come

autodistruzione,

come
e,

fa

ostacolo la realt circostante


le

ossia gli
ciet;

altri

uomini, meschini e bassi,


le

leggi,

la

so-

quel che peggio,

falle stesse

che sono nel-

l'eroe, le sue colpe passate, le debolezze presenti, l'impe-

dimento che

gli

sorge dal fondo del suo essere; e forse


si

questi due ordini di ostacoli

riducono a un

solo, al se-

condo, perch, come oscuramente V Ibsen sente, l'eroe, che

non

riesce a operare sulla societ,

non pu

esserle supe-

riore,

perch non

le
si

nemmeno

pari.

La
e,

colpa evidente

in Peer Gynt,

ma

discopre anche in Brant, che respinge

da
e

s con orrore la

mondana prudenza,
le turbe,

dopo essersi per

alcun tempo trascinato dietro


si

viene abbandonato

ritrova solo, sulla montagna, e gli appare


gli

un fantasma

che

grida: Muori:

il

ed

egli sente

che Ges

si

mondo non ha bisogno di te! , sottrae alla sua mano come una
e,

parola che non gli riesca ritrovare;


interroga
il

quando

agli estremi
il

cielo per sapere se basti a salvarsi

fermo

XXIII

IBSEN

295

incrollabile volere, si

ode rispondere che Dio

Dio di

carit. Tutti sono cosi colpevoli: Solness, che


la propria gloria

ha creato

seminando

il

dolore e T infelicit intorno

s,

peccando, se non con l'opera operata, con la forza del

desiderio colpevole, che sforza gli eventi;


che, per conseguire
il

Borkmann,

dominio, rinunzia alla donna che


soffia

fiamma accesa in un'anima sorella; che similmente ha visto nella donna nient'altro che le linee per la sua scultura, non pensando che quelle linee chiudevano un essere di carne e di sangue, una creatura che amava in lui l'uomo, la quale, respinta o non curata, si consumata di passione e sopravvive come spettro; Gregorio Werle, che, con arroganza di riformatore e d'ideologo mettendo le mani nel delicato
e che egli

amava

amava, e

sulla

Rubek,

tessuto della vita, ne strappa alcuni brandelli per istrap-

pare

le

menzogne,

e disf

il

tessuto intero, e, invece di

redenzione e purificazione, reca, dovunque egli tocca, la

morte

Edda
,

Gabler, che passa di cattiveria in cattivee,

ria, di delitto in delitto,

quando crede

di aver fatto ba-

lenare nel

mondo un raggio

di bellezza assoluta,

una

<

bella

morte
di

apprende che non riuscita a preparare e a provo-

care se non la pi triviale e inestetica delle morti, in casa

una meretrice, con un colpo inferto al ventre; EUida, che ha mancato alla promessa data all'uomo misterioso, per isposare un altro che 1' ha tolta all'abbandono e alla miseria,

ha

cosi preferito all'idolo poetico la prosaica

comoe

dit;

Nora,

che

si

lasciata abbigliare, vezzeggiare


e

carezzare

come una bambola

ha fantasticato

sul

<

meracer-

viglioso che
la

doveva venire, trascurando


lo sforzo

di svolgere in s

persona

umana

coi suoi doveri e diritti, e

non ha

cato

mai

di

compiere

necessario a conoscere s e
al

gli altri;

Rita,

che per darsi in bala

suo sfrenato

amore, per desiderio egoistico di possedere esclusivamente


Allmers, ha due volte nociuto e
ofl'eso,

nel fatto e nel pen-

296
siero,
il

POESIA E NON POESIA.


SUO
di
figlioletto,

e lo ha perso, e ha perso con esso


il

Tafifetto

Allmers e fiaccato nel suo petto

rigoglio e

l'orgoglio del primo amore;

Rebecca, che

si

lasciata

sviare, nella sua calcolante ambizione, dall'amore dal quale

stata presa per Rosmer, e per questo

amore ha spinto a
si

morire

la

moglie di

lui,

e,

quando

rimasta sola con quel-

l'uomo, nella consuetudine col suo spirito

lasciata poco

a poco vincere dalla onest, dalla pura forza morale, che

da

lui s'irradia e
si

impuro perch

purificata, n di
;

non pu ormai pi amare, n di amore amore puro perch ha


e
si

una colpa

nel passato

preclusa cosi le due possibili

felicit: la felicit torbida e

acre del senso, e la dolce

feli-

cit del cuore.

Taluno

di questi e degli altri personaggi dell' Ibsen si

salva con la rinunzia alla folle bramosia,

come

Ellida, la

donna
per
tal

del mare, la quale, con atto di libera scelta, rifiuta

di seguire l'uomo misterioso tornato per prenderla seco, e

via acquista pace ed entra nel circolo della vita ori

dinaria. I coniugi Allmers,

genitori del piccolo Eyolf an-

negato e verso cui

si

sentono colpevoli, fanno proposito di


al

nuova vita, consacrata dona marito e figliuoli

bene dei
si

derelitti.

Nora abbanin-

ritrae a meditare in disparte

sopra s stessa e sulla realt, che finallora non aveva


tesa n cercato d'intendere.
della societ) pubblicamente
Il

console Bernick (nei Sostegni confessa reo e raggiunge


il

si

sublime dell'espiazione col condannarsi alla morte


Gregorio Werle,
sopportato
il

civile.

moralista calamitoso, e la signora Al-

ving, che per rispetto alla legge e per rispetto


il

umano ha

dissoluto marito e procurato di fingergli

memoria
con

rispettabile,

sotto gli

una rimangono nella desolazione: l'uno occhi una famiglia disgregata nella sua comil

pagine, privata di fiducia e di affetto, e

cadavere di una

povera ragazza,

la quale,

non reggendo
si

alla disaffezione di

colui che credeva suo padre,

ammazzata; e l'altra con

XXIII

IBSEN

297
si

accanto

il

figliuolo erede dei


lei

morbi paterni, e che


si

fatto
la-

giurare da

di somministrargli

un veleno per non

sciarlo sopravvivere neir imbecillit che


solazioni, codeste, foriere di morte;

approssima. Dedei personaggi

ma

pili

ibseniani

non indugiano iieirattendere


al

la

morte, e vanno

lei risoluti.

Brant ascende ancora sulla montagna, e col,


Signore lume sull'opera da lui tentata,
lo travolge.

mentre domanda

una valanga

Peer Gynt,
fallita
il

al

termine delle sue

peregrinazioni ed avventure, e

l'attuazione dell'io

gyntiano, non pu se non chinare

capo sul seno di Sol-

veigh, l'eterno femminile, una sorta di Margherita, che l'ha


atteso sempre, e spirare. Solness sale sulla torre a porre la

ghirlanda,

e,

non appena ve l'ha

collocata, clto

da ver-

tigine, precipita e si sfracella al suolo.

Edda Gabler, che


di straor

ha

istigato

Lowborg a
si

uccidersi per distruggere colui che

solo le ha dato fino a quel giorno

un sentimento

dinario e dal quale

ripromette la commozione della


il

bella

morte
trato

si

accorge che
altro

suo operare segreto stato penela sorveglia, la

da un
e

uomo, che
si

vuole per sua


si

libidine e

ormai

la tiene nelle sue

mani, e

ammazza;
essi

Borkmann

Rubek

lasciano dalle

donne da

abban-

donate guidare dolcemente alla morte;

e, stretti

mano con

mano, vanno a gettarsi nel torrente Rebecca West e Rosmer, la donna che, amando, si purificata e non ha pi diritto di amare, l'uomo che ora l'ama, ma non pu se non accomunare con lei la morte, disposandola innanzi alla morte. Cosi l'aspettazione del sublime sempre delusa in ambe le
sue forme, del sublime satanico e del sublime divino, della
passione sensuale e della passione etica: nella prima forma,

perch
desima.

si

urta contro la coscienza morale, e nella seconda,

perch questa coscienza pecca o ha peccato verso s mePoesia disperata, se altra mai, e non del pessimismo del
piacere che inaridisce e della vita che passa,

ma

del pes-

298

POESIA E NON POESIA


la
il

simismo che
conseguire mai

consapevole impossibilit per


fine

ruomo
lo
si

di

che

la

sua stessa natura

spinge a
detto,
gli in-

proporsi o gli fa desiderare di proporsi. E,

come

ribsen immoto
stalgia e
f
'

in questo stato

d'animo: cangiano
si

cidenti e le figurazioni,

ma

la

sua vita
la

chiude con
si

la no-

con

la delusione,

con
ci

quale

era aperta.

La
fa-

stessa sua figura morale

non

diventa mai prossima e

miliare

come

quelle di altri grandi poeti, perch

non mai

egli discende fino a noi,

amando

le

semplici cose che noi

amiamo, amando imperfettamente come noi, soffrendo e godendo come noi: egli vede tutto con una propria lente di singolare colore e non mai coi cristalli incolori o di colori
svariati, coi quali noi, restante
i

umanit, guardiamo. Ma, se


sua,

r atteggiamento psicologico costante, Parte


si

come
i

an-

i^^che

detto,

si

svolge e cresce e

si

perfeziona. Nella prima

epoca, ribsen adoperava forme di cui esistevano


il

modelli,

dramma

storico dei romantici,

il

dramma

filosofico e

umo-

ristico e ironico della stessa scuola, le

forme

di Schiller, di

Goethe e di Byron, e dei loro imitatori scandinavi, formatisi


nelF ambiente letterario tedesco. Peer Gynt sotto l'influsso
della

seconda parte del Fausto e

s'

impiglia nelle difficolt

e illegittimit di quello stile;


di

eloquenza poderosa,

ma

Brani un fiotto incessante anche ridondante e verbosa; la


la

fattura di altri

drammi, come

Commedia dell'amore
si

La

lega dei giovani^

non

si

discosta troppo da quella della

com-

media francese a

tesi.

Non

gi che non vi

scorga dap-

pertutto l'unghia del leone, particolarmente nei Pretendenti^

ma
le

anche nel Peer Gynt^ di cui sono a ragione ammirate


troll e della
il

scene dei

morte della madre, e bellissima

l'orazione che

prete pronunzia sulla fossa dell'uomo


sole quattro dita
;

che

aveva

la

mano con

e nel Brant, che

ha

tanta austera concitazione nella figura e nella parola dell'eroe e si apre a tanto strazio in quella della sua

gna, Agnese, la quale ha perduto

il

figlio e

companon osa accu-

XXIII

IBSEN

299

sare

Tuomo che

glielo

dovere

prefisso. Nella

ha lasciato morire per tener fede al Lega dei giovani vi ha momenti pro-

fondi e una figura di scorcio, Selma, precorre chiaramente la

Casa di bambola. Chi studia V Ibsen nei particolari in grado di vedere moltiplicati questi segni ed accenni, e di riconoscere meglio l'unit della sua ispirazione. Ma

Nora

di

certo che solo dopo

il

1875 egli

si

foggia una forma propria


la

ed originale, particolarmente con


gli Spettri^ e
il

Casa di bambola e con


si fa

questa

si

perfeziona ancora,

schietta

dopo

1883, a partire ddiW Anitra selvatica e


il

da Rosmersholm,
il

che gi, a mio avviso,


e

capolavoro. Si direbbe che

suo animo diventi allora pienamente sfiduciato e disperato,

non

cosi, perch tale stato

sempre;

ma

senza dubbio

acquista maggior possesso della sua sfiducia e disperazione,


la

quale cosa non tanto cangiamento morale quanto approfondimento d'arte, ossia un vedere pi chiaro nel proprio
sentimento.

Non vedeva abbastanza

chiaro e non se ne ren-

deva abbastanza conto nel Peer Gynt^ dove la rappresentazione si svolge nella forma bislacca, satirica e scherzosa
del secondo Faust;

n nel Brant,
di

il

cui protagonista, per

contrario, concepito sul serio, positivamente,


la cui azione,

come

eroe, e

prima ancora

giungere alla catastrofe, porge


lui,

inconsapevole la critica dell'idea e del carattere di


scopre la fessura della sua corazza
:

errore nel quale

l'

Ibsen

incorse raramente dipoi, e forse solo nel carattere del dottor

Brant,

Stockmann, il e nemico del popolo, pel quale, come per si rimane in qualche dubbio se il poeta voglia ritrarre un eroe o un fanatico, uno spirito profondo o uno
spirito ottuso,

un personaggio che tende verso


l'

il

sublime

o verso

il

grottesco. L' Ibsen vero

Ibsen che in grado

di rappresentare tutt' insieme, fusi, la

brama

dello straor-

dinario,

il

peccato che la corrode, e la rinunzia, la deso-

lazione o la morte, che l'attende; e rappresentarli in forma

sua propria.

300

'

POESIA E NON POESIA

Questa forma si genera da una sorta di monologo, da un monologo appassionato e che non conclude, e, in quanto non conclude ed diviso e contrastato, drammatico: Tlbsen, air infuori di poche liriche, non ha scritto mai altro che. drammi, tanto il drammatizzamento gli era spontaneo, naturale e necessario. E le sue creature drammatiche sono momenti e note dello spirito stesso di lui, cio di uno spirito,

quale l'abbiamo descritto, tutto preso neiransia della

felicit

da attingere attingendo

il

sublime e

lo straordinario,

e insieme delicatissimo e intransigente nella coscienza della

responsabilit e della colpa; e perci non da attendere

che esse vincano

gli

ostacoli

attuino

il

loro ideale di
si

vita e plasmino intorno a s

una

vita a s conforme, e

dispongano in quadri di armonica prospettiva, bagnati di


luce eguale, risaltando sullo sfondo con la determinatezza
e la rotondit di personaggi rivolti all'agire, e che nell'agire

solamente rivelano s

stessi,

quel tanto di s stessi che vo-

gliono o possono rivelare. Le sue creature sono anime che


si

confessano, e soffrono finch non


si

si

confessano,

e,

prima

ancora che

confessino,

si

penetrano e indovinano e inten-

dono runa

l'altra,

scoprendosi come alla luce del divino,

di cui non' si sentono ancora degne,

ma

che gi

le investe,

come anime

nel purgatorio.

Da

ci

il

loro dialogare, quasi


il

per giungere, dialogando, a comprendere s medesime, e


risoluto e frequente lacerare a

un

tratto

il

velo che ancora

s'interpone tra esse.


di

Parliamoci francamente, smettiamo

mentir, dice EUida al marito. AUmers viene spiegando alla moglie come egli si sia determinato ad abbandonare il
lavoro scientifico per consacrarsi tutto al piccolo figlioletto
storpio.

Rita, che

ha
di'

letto in lui

meglio che esso non abbia


del fanciullo! .
sfi-

saputo o voluto, risponde:

Non per amore


Perch
ti

perch allora,
te stesso,

consumavi nella

ducia di

perch cominciavi a dubitare

di essere

chiamato a un gran compito.

l'altro,

senza provare a

XXin
difendersi,

IBSEN

301
lui

come

se gi sapesse

anche

Ti
la

sei

accorta

di ci?>. Tutti e

due hanno gridato contro


loro

gente che

era intorno al lago perch non aveva messo a repentaglio


la

vita

per salvare
la

il

piccolo Eyolf affogante;


il

ma,
giu-

quando

calma

si

viene facendo nel loro spirito e

dizio di s e degli altri acquista vigore e

nondimeno Allmers
.

ripete quella asserzione:

Pensaci bene, Alfredo (dice Rita

adagio): sei proprio sicuro che noi

l'avremmo arrischiata?
il

E Tuomo,

colpito, tentando

di stornare

discorso

Ma

non dubitarne nemmeno, Rita!. Oh, siamo anche noi esseri mortali, sai. Le creature dell' Ibsen dicono cosi ad alta voce ci che appena sogliamo dire, e di rado, dentro
noi stessi, e che pi spesso bisbiglia in noi senza che noi
ci

chiniamo ad ascoltare; e sono Tuna


solo per la confessione,
l'altra.

all'altra sacerdote,

non

ma

pel conforto e l'incitamento,

dandosi aiuto l'una

Rita
(lentameiie)

Certo,

una evoluzione

si

compie adesso in me.

E un

senti-

mento

cosi doloroso.

Allmbrs
Doloroso?

Rita
Si,

come una specie

di nascita.

Allmbrs
Appunto questo, ovvero una resurrezione.
esistenza pi alta.
Il

passaggio a una

Rita
{guardando con esitanza innanzi a
Gi,
s)

ma

cosi

si

perde la

felicit, la felicit di tutta la vita!

302

POESIA K NON POESIA

Allmers
In questo, la perdita appunto
il

guadagno.

Rita
(vivacemente)

Ah, parole! Gran Dio, alla


abitanti di questo

fine

non siamo

altro

che poveri

mondo.

Allmbrs
Siamo anche un
po' imparentati col cielo e col mare, Rita!

Le ultime scene
mit, di

di

Rosmersholm raggiungono

la

som-

questa penetrazione reciproca e fusione di anime,


alla felicit, purificandosi, e rinun-

che hanno rinunziato


ciano alla vita.

Quando

l'arte dell'

Ibsen vinse, come

si

suol dire, la
si

lunga indifferenza del pubblico, e intorno


ammiratori ferventi, zelatori

le

raccolsero

fanatici, interpreti e imitatori,


tale
s'

insomma una
di

<

scuola
dalle

che in quanto

industriava

differenziarsi

altre

precedenti e contemporanee, arte di problemi


>,

quell'arte

fu

definita e celebrata

la

cui peculiare caratteristica cio

consistesse nel proporre

problemi morali e
ticipate

sociali,

invece di porgere soluzioni antesi, ideali statici,

come

nella

commedia francese a
affetti e

o di rappresentare realisticamente

passioni e azioni.
si

questa diversit era ben clta,

ma non

altrettanto

deve

dire della determinazione positiva datale di

arte di pro-

blemi; perch

problemi sono del pensatore, e nessuno


dell' Ibsen,

meno pensatore

nonostante

la

sua ricca osser-

vazione e l'acuta percezione dei moti dell'animo; e guai a


lui se tale egli fosse stato,

perch tutto l'ardente suo


il

mondo

passionale

si

sarebbe spento d'un subito sotto

soffio cri-

tico della saggezza, pi

rapidamente e completamente che

XXIII

IBSEN

303

non

il

mondo
il

sentimentale giovanile del Goethe sotto la

mitezza e
parte,

sorriso del
si

Goethe divenuto saggio. E, d'altra

pu chiamare problemi, problemi mentali, ci che cosi perpetuamente burrascoso e scompigliato? vero, per altro, che l'Ibsen tende qua e l a proporsi problemi; ma sono appunto quella sorta di problemi che, come insegna la storia dell'Etica, non sono stati risoluti
mai, e che la Logica chiarisce insolubili:
casistica morale. Chi
i

come

problemi della
Il

ha ragione
Il

in

Casa di bambola?

ma-

rito?
rale.

Ma

un

egoista.

La moglie? Ma non ha senso momarito?

Chi ha torto?

Ma

rispettoso della legge


il

e dell'onore.

La moglie? Ma ha voluto salvare


ha ragione
in
la

marito

dalla malattia e dalla morte. Chi


briele

Gian Gamissione
lo

Borkmain? Borkmann, che, per attuare


egli

che credeva a s assegnata, ha rigettato la donna che

amava? Ma

ha ucciso un'anima. La donna?

Ma

essa

non poteva giustamente pretendere che per la sua felicit migliaia e migliaia di uomini non ottenessero la felicit, e il livello sociale non s'innalzasse. Chi ha torto? Borkmann? Ma egli ha sacrificato prima di tutto s stesso, il suo cuore, perch anch'egli amava. La donna? Ma essa non poteva
soffocare
il

bisogno prossimo ed urgente della


la

felicit e sal-

vezza spirituale sua e dell'uomo amato per


blematica
felicit di

remota e pro-

turbe nasciture e innominate.

E non

maraviglia che questi problemi insolubili dessero popolarit

a quei drammi, e che vi

s'

interessassero particolarmente
i

poco
quelli

critici

cervelli

femminili, e
e presto

meno
li

critici

tra

essi,

delle

femministe,

rendessero,

col loro

psicologico e moralizzante o amoralizzante discettare, uggiosi e odiosi a

segno che alcune famiglie scandinave s'innell'

dussero (l'aneddoto noto),


serate,

inviare inviti per le loro

ad aggiungere a pie del cartoncino la raccomandazione: Si prega di non discutere di Casa di bambola*. L'Ibsen stesso sfiorava i problemi casistici, ma non vi s'im-

304

POESIA E NON POESIA

pegnava a fondo, ritenuto dal suo sentimento artistico; e a me pare perfettamente giusto che, quando un critico inglese, recatosi a visitarlo, gli

accenn

il

pensiero che nei

suoi lavori

il

concetto dovesse precedere la drammatizza-

zione, egli rispondesse negando, e altrettanto giusto quello

che

il

critico riferisce

che

dalle sue dichiarazioni risul-

tava per lo
c'era

meno

questo, che nella storia dei suoi lavori


ciii

una

fase in

essi

sarebbero potuti diventare un

trattato critico allo stesso

modo che un dramma >.

Certo:

non diventarono mai trattati critici, e Tlbsen non ha scritto mai una pagina di prosa dottrinale, e invece diventarono sempre drammi, perch drammi erano sin dalForigine, nella loro cellula primordiale, e profondamente ed
unicamente drammatica l'anima del poeta.
Perci le sue creature non sono animali a sangue freddo, non sono pesci (come dice appunto una di esse), quali sono sempre le astrazioni personificate, ma vogliono e soffrono ed escono in gridi selvaggi, in parole

ma

tremanti di

commozione,

in detti solenni.

noscritto che l'uomo, da lei

Edda Gabler distrugge il manon sa bene essa medesima se

amato o detestato ma dal quale unicamente interessata ed attratta, ha composto, sorretto dalle cure amorevoli di un'altra donna e, nel gettare quelle carte al fuoco, esclama con riso feroce: Ora brucio tuo figlio, Thea, o bella dai capelli crespi! il bambino che hai avuto con Eybert Lowborg!... . Irene s'incontra, dopo tanti anni, con lo scultore Rubek
;

dinanzi al quale aveva posato pel suo capolavoro,

e,

nel

parlare insieme di quel tempo, gli rimprovera dolorosamente


e dolcemente
fatto:

il

pi gran dono che ella


la

gli

avesse realmente
di vita

Io

ti

donai

mia anima,

e di giovinezza;... ed io

mia anima fiera rimasi con un vuoto nel


la
qufel
si

petto,

senz'anima. Dopo averti fatto

dono, io sono morta,

Arnoldo!. Ella Rentheim, quando

Borkmann

invecchiato e quasi

folle,

ode confessare da come, amandola, egli

XXIII

IBSEN
lo

305

si

risolvesse

ad abbandonarla,

giudica e condanna, met-

tendosi sopra di lui e di s stessa, quasi potenza indipendente, ed invece, in quell'atto, la pi appassionata incar-

nazione della femminilit, della femminilit che sMnnalza

Tu hai spento in me la fiamma mi comprendi ? La Bibbia parla di un peccato misterioso, pel quale non esiste perdono. Prima d'oggi, quelle parole della Bibbia mi erano oscure. Ora, le coma religione di s stessa:
dell'amore,

prendo. Quel peccato capitale, senza perdono,


si commette spegnendo fiamma del suo amore. E

il

peccato
la

che

in
il

una creatura umana


poeta d loro

visi, gesti,

vestimenta, realizzandole compiutamente, perch esse ap-

partengono per
siero.

lui alia realt e

non

agli

schemi del pen-

Borkmann,
di

dall'aspetto grave e dal profilo fine, dagli

occhi penetranti, dalla barba e capelli grigi, ricciuti, vestito

un

abito

nero e fuori moda, solo, appartato dai

suoi, confinato al

piano superiore della casa, passeggia su


il

e gi tutto

il

giorno, rimuginando
si

passato e aspettando

l'avvenire, al quale

attacca pi tenace che mai.

Edda

Gabler ha

portamento nobile, carnagione pallida, aspetto


>,

calmo e freddo, capelli castagno chiari


nella sua casa
<

e ci

si

presenta

con elegante abito di mattina, piuttosto


lei,

largo; e accanto a

e a contrasto,

il

marito, Giorgio

Tessmann, ha aspetto giovale, un po' grasso, capelli e barba biondi, porta occhiali ed vestito non troppo elegantemente Cos le vediamo tutte, e nondimeno i drammi
.

dell' Ibsen,

che hanno una cosi plastica forza poetica, sono


artista tanto esperto,

condotti con semplicit, che talvolta quasi semplicismo.


Il

che,

venendo da un

non indizio

di povert e d'impotenza,

ma

di voluta negligenza dell'estei

riore;

volte

come non sono povert e impotenza simboli, che a egli introduce i quali hanno ufficio di immagini e palirici: la torre

ragoni

da cui cadr Solness,

l'asilo

Alving

che brucer, o l'anitra selvatica che diguazza e ingrassa


B. Croce. 20

306

POESIA E NON POESIA

nel solaio di casa Ekdal, dimentica del

mare

e del cielo.

Gli che a questuarle di coraggiosa e casta confessione, a

quest'arte quasi religiosa, ben

si

addicono

lo stile e gli in-

genui procedimenti dei primitivi; e T Ibsen vi ricorre, sicuro della propria forza, e dando, con questa 'deliberata
semplicit, prova di forza.

XXIV

MAUPASSANT

e alcuno tra
di poeta

moderni poeti merita per eccellenza

il

nome

ingenuo

costui

mi par che

sia

il

parigi-

nissimo, libero, malizioso, beffardo, sarcastico novellatore

Guy

de Maupassant. Ingenuo e innocente a suo modo, in


si

quanto privo di ogni sospetto di quel che


tualit e razionalit

chiama

spiri-

umana,
i

la fede nel vero, la

purezza del

volere, rausterit del dovere, la concezione religiosa della


vita, le lotte

morali e
si

contrasti intellettuali, attraverso cui


si

quegli ideali

elaborano e

mantengono. Egli

tutto senso,

e gode e soffre,
senso.

soffre assai pi che non goda, solo come


fine,
il

Tenero, e sovente gentile e


in chi

sentimento dell'amore

ha

scritto Fort

comme

la

mori e Notre coeur; naturale

anche, ossia non pervertito e perverso;


tilezza e naturalezza

ma

tenerezza e gen-

non ne cangiano

il

carattere essenzialla

mente sensuale. , l'amore, cosa dolcissima,


la vita

pi dolce che

conceda,

il

fiore della giovent, e anzi la

giovent che in

stessa nella sua perpetua rinascente illusione;

ma

questa dolcezza tutta


nulla
si

consuma, e non produce nulla e in trasforma e a nulla s'innalza. Chi ama, difende
si
il

nell'amor suo

centro del proprio essere, la ragione del

308

POESIA E NON POESIA


il

proprio vivere, che


altro pari
;

piacere, quel piacere che

non ha

e tanto prepotente la forza del piacere, e del-

Tamore-piacere, da imporsi all'animo con necessit assoluta,


e tener luogo di ogni interesse ideale e di ogni altra fonte
di conforto e di gioia, e sottrarsi affatto alle leggi morali o

sorpassarle.

Una donna, una madre, che ha avuto un amante


all'altro, al figliuolo

si

sente condannata dal figliuolo legittimo, prorompe appas-

sionatamente confessandosi
Dis-toi bien que
t encore plus sa
si j'ai

dell'amore:
j' ai

t la maitresse de ton pre,

femme, sa vraie femme, que je n'ai pas honte au fond du cceur, que je ne regrette rien, que je l'aime encore tout mort qu'il est, que je l'aimerai toujours, que je n'ai aim que lui, qu'il a t tonte ma vie, tonte ma joie, tout mon espoir, tonte ma consolation, tout, tout, tout pour moi, pendant si longtemps! Ecoute, mon petit: devant Dieu
qui m'entend, je n'aurais jamais eu de bon dans l'existence,
si

je ne l'avais pas rencontr, jamais rien, pas

une tendresse,

pas une douceur, pas une de ces heures qui nous font regretter

de

vieillir, rien!

Je

lui dois tout! .

un
si

sentire che

ha una

logica inflessibile, e l'orgoglio di s, e


risoluto e sfidante,

atteggia in

modo

che comanda non

si

sa qual rispetto

come ogni

forza indivisa e rettilinea.


tutto senso e passione,

Che questo amore


altro

quantunque

riempia l'animo d'indicibile e incomparabile volutt, non sia

che un inganno della natura, un'ebbrezza della prima il

vera,

contatto di due epidermidi e lo scambio di due


il

fantasie ,

Maupassant conosce; e fors'anche, come


il

il

Bauci

delaire, v' intravvede, nel fondo,

gusto del male;

ma

poco monta, perch

la critica dell'amore

non

toglie la

sua

realt, la reale esistenza dell'illusione. E, anche, egli sa

che

l'amore, com' infido, di solito labile, e distrugge s stesso,

terminando nell'abbandono, nel tradimento, nella stanchezza,


nel reciproco tedio; n egli chiede che sia diversamente,

perch, se quel piacere una dolce febbre, non

si

pu pre-

XXIV

MAUPASSANT
e,

309

tendere che la febbre duri sempre


rezza morale,
il
il

se

T amore non puetica e

tradimento scoperto e sofferto strazia bens


lo

cuore,

ma non

muove a indignazione
il

non

lo

innalza spiritualmente merc


al distacco per

dolore.

E uno

strazio simile
il

Maupassant risente con la perduta angoscia di un temperamento sensibilissimo, e dice con parole affannose e ritrae con immagini
morte delle creature amate, che
pungenti,
vuota, e

come son

quelle

delFuomo che rientra

nella casa

si

sofferma dinanzi allo specchio che aveva tante

volte riflesso la persona della

morta e parrebbe dovesse

ser-

barne in qualche modo T immagine, e se ne


mente, con
gli

sta in piedi, fre-

occhi

fissi

in quel vetro piatto, profondo e

vuoto, che l'aveva posseduta intera, posseduta

come

il

suo sguardo amante;

del giovane che

come lui, non sa


non

persuadersi che la creatura che egli adorava. Tessere unico,

con quegli occhi chiari in cui sorrideva


pi,

la tenerezza,

morta, non

esister
le

mai pi

in

nessun luogo, non

pi risoner fra tutte

voci

pronunzier pi una parola nel

umane quella voce, nessuno modo in cui quella bocca la


fine degli amori, e

pronunziava. Ma, insomma, stanchezza, tradimento, perdita


della creatura

amata sono

la

non

del-

Tamore, che rinasce in perpetuo sempre nuovo, sempre


giovane, sempre affascinante.

La maledizione
l'aridit,
l'

un'altra: la fine, nelT individuo, della

potenza stessa dell'amore, la fine della giovent, l'abitudine,


invecchiamento,
la

morte che aspetta inesorabile


:

si

fa precedere

ogni cosa, lo

da segni annunziatori scemare della forza vitale,


si

la disaffezione
la natura,

da

che gi

sembrava parlare, ed ora ammutolisce e


ferente e gelida.

trae indietro indif-

A
tro

trent'anni,

il

libro

stato letto tutto:

non c'

al-

da sperare, non c' nulla che possa pi svagare: c'

solo la ripetizione abitudinaria, cosi disgustevole in questo

meccanizzamento che, a vedercisi condannati oramai senza

310

POESIA E NON POESIA


si

scampo,

prova uno scoramento che tocca


se

la'tbllia o

spinge

al suicidio.

Ritornano frequenti nei suoi racconti questi uomini,


tristi,

gi disperati della vita:


tristi,

non l'hanno mai goduta; joyeux dice uno di costoro tout me charmait les femmes qui passent, Taspect des rues, les lieux que j'habite; et je m'intressais mme la forme de mes vtements. Mais la rptise

r hanno goduta.
:

Autrefois, j'tais
:

tion des

mmes

visions a fini pour

me

remplir

le coeur

de

un spectateur entrant chaque jour thtre. E ripensa al tempo nel quale amava: Alors les doux romans de ma vie, dont les hroines encore vivantes ont aujourd'hui des cheveux tout blancs, m'ont plong dans Tamre mlancolie des choses jamais finies. Oh les fronts jeunes oi frisent des cheveux
lassitude et d'ennui,
arriverait pour
!

comme il au mme

dors, la caresse des mains, le regard qui parie, les cceurs

qui battent,

le sourire

qui promet les lvres, ces lvres qui


le prenaier baiser...

promettent Ftreinte... Et
fin

ce baiser sans

qui fait fermer les yeux, qui anantit tonte pense dans
la possession prochaine... .
il

l'incommensurable bonheur de

E, ripercorrendo le vecchie lettere, risale a ritroso

corso

degli anni, rivede figure dimenticate, rivive particolari della

sua casa di fanciullo, finch


scritta

gli

viene a

mano una
pi, e si

letterina

da

lui

a sett'anni alla madre, dettatagli dal suo pro-

fessore; e allora sente che


C'tait fini. J'arrivais

non ne pu
et

ammazza.
je

la source

brusquement

me

retournai pour envisager le reste de

mes

jours. Je vis la

vieillesse hideuse et solitaire, et les infirmits prochaines,


et tout fini, fini, fini!
Il

Et personne autour de moi


si

>

deserto, la solitudine

dispiega con terrore, a un

certo punto della via, allo sguardo dell'uomo che andato

innanzi sin allora avvolto nella rosea nebbia dei piaceri e


degli amori;

ma

quella solitudine, che allora solamente egli

vede chiara, l'ha accompagnato pur sempre. Sempre solo


egli stato, solo nella

compagnia

degli amici, solo in quella

XXIV

MADPASSANT

311

delle amanti, solo nel poggiare la testa sullo stesso cuscino

dove poggiava un'altra


suo
io,

testa,

divenutogli

odioso,

infernale

sempre a faccia a faccia col compagno, urtando

sempre e dappertutto nella stessa barriera iusormontabile. Solitudine spirituale dalla quale non si esce, perch l'egoismo
si

chiude in s e
li

si

urta con gli altri egoismi,

ma non

li

com-

penetra e non

discioglie in s.

E neanche

si
il

esce dall'altra

solitudine, dalla finitezza mentale, perch

pensiero delle

l'uomo immobile, e la poesia stessa e


Potrebbe
realt sia
dirsi
il

arti tutte

ripetono in perpetuo l'immagine stessa dello stesso mondo.

che

il

concetto che

il

Maupassant ha
esseri e

della

preciso opposto del concetto religioso, che


tutti

coscienza d'unione con

gli altri

con Dio, di

comunione
volta,

col Tutto.

Dal suo mondo


si

di piacere, e di dolore

del piacere, Dio assente: vi

affaccia bens, a volta a

una forma

di straordinario e di portentoso,

ma

affatto

naturalistica, che consiste in istrani smarrimenti e paure, in

allucinazioni, in incubi, nel portentoso della follia, che

sempre
si

minaccia.

Ma

il

cuore contratto del Maupassant

si

distende e

ammollisce assai spesso in una sorta di calma dolorosa o


di dolore calmo, nel

sentimento della piet: di una piet

senza giustizia e senza redenzione, perch giustizia e redenzione


si

legano alla coscienza morale, e la sua piet nasce


al

invece dalla simpatia, dal vibrare

vibrare altrui, ed

anch'essa sensualit, sebbene tenerissima, che piange su


altrui

come su s stessa. Pianto sull'infinita miseria umana, come nella novella Le Port, del marinaio che, sbarcando in una citt e recandosi, guida dei compagni, a gozzovigliare con essi in un postribolo, ritrova nella donna che ha tra
le

braccia, e che inconsapevole gli apprende la morte dei

suoi e la rovina della sua famiglia, la propria sorella. Indul-

genza

di giovani spose

ingannate e

offese,

ma

vinte da irre-

frenabile

commozione

all'assistere

allo

sconvolgimento e

312

POESIA E NON POESIA

airangoscia disperata dei loro uomini per la morte di quelle che amavano, amavano fraudolentemente, ma amavano, di

amore che dolore. Figure che stringono l'anima, come la donna e madre di cui si narra la vita in Une vie, e l'artista di Fort comme la mori, che, invecchiando, insidiato e avvinto da deserta passione per la figliuola della sua amante,
nella quale gli riappare la madre,

suo amore, quale gi


riett,

fu.

quaFera un tempo, e il Vecchie zitelle, come Miss Har-

ridicola nella figura e nei gesti, propagandista reli-

comprime in s un infinito bisogno di quando nel vecchio cuore mortificato le zampilla improvviso Tamore, sorprendendola, e si avvede di naufragare nell'impossibile, si precipita in un pozzo; o come la < Regina Ortensia che agonizza vaneggiando di bambini. Fragili esseri, che da un peccato d'amore sono stati via via
giosa, che chiude e
affetco, e che,
,

condotti all'obbrobrio e

si

risolvono alla morte purificandosi

nel confessarsi sul punto di morire,

come

la

giovine moglie

del vecchio colonnello, ueV Ordonnance ( Alors, moi, je


suis dit:
Il

me

faut mourir. Vivante, je n'aurais

pu vous con-

fessor

un

pareli crime. Morte, j'ose tout.

Je ne pouvais

plus faire autrement que de mourir, rien ne m'aurait lave,


j'tais trop tache.
il

Je ne pouvais plus aimer, ni tre aime:

me

semblait que je salissais tout le monde, rien qu'en


la main... >). Fanciulle,

donnant

come Yvette,

che, nate in

mezzo
le

al vizio, vi

ripugnano quasi fisicamente per purezza


costrette a piegarsi al fato che

di natura, e

nondimeno sono

circonda e preme. Bambine, come Ch^li, la piccola indiana,

tutta riso e giuochi, che periscono in


dele.

Scene della guerra

del '70,

modo impensato e come dei due pacifici

crubor-

ghesi, congiunti dalla consuetudine della pesca all'amo e che

escono fuori del recinto di Parigi assediata per soddisfare


il

loro gusto, e,

mentre pescano chiacchierando, sono arresollecitati

stati dai prussiani,

a fornire informazioni
il

e, al

loro diniego, fucilati, e ai loro piedi, intanto,

cartoccio

XXIV
coi pesciolini che

MAUPASSANT

313

che, ricevendo la

hanno pescato; o come la madre Sauvage, lettera che le annunzia che il figlio stato
si

ucciso in guerra, mette fuoco alla sua casa coi quattro soldati tedeschi che ospitava e dai quali
i

fatto scrivere prima


lei

nomi per mandarli


figlio.

alle loro

madri, come a

fu

mandato

quello di suo

Torture di povere bestie, che penano

e fanno penare come creature umane, nelle novelle di Mademoiselle Cocotte, dell' Ane^ di Coco...
le

Sono queste talune

tra

innumerevoli rappresentazioni del Maupassant di com-

mossa e straziante piet, espressa con tocchi sobri. Spontanea ed effettiva la piet non cercato e provocato, spontaneo anch'esso, il riso, che un'altra forma di reazione
;

momentaneamente rasserenatrice riso che talvolta si alterna la piet, come in Boule de sulf, taPaltra col sentimento ironico delle cose, come nella Maison Tellier o nel Pain maudit; tal'altra ancora si colora di disprezzo, come in alcune
:

con

parti di Bel

Ami, e

nelle novelle L'Hritage e

En

famille.

Ma

in molti altri casi franca e schietta ilarit,

come

in

certe novelle di costume

normanno (Le

lapin, L'aveu), in

talune della guerra {Uaventure de Walter Schnafs), nella

canzonatura della stupidit massonica {Mon onde


o degli inglesi che infestano
certe avventure
gli

Sostitene)

alberghi {Nos Anglais), in

erotiche {Les pingles, Dcor,


simili),

Bombard,
Boitelle).

Les tombales, e
Boitelle

o bizzarre {En
di

wagon,

non sa consolarsi

aver mancato

la felicit

sua

nella vita, rinunziando alla negra di cui era innamorato:


si

erano opposti
si

suoi genitori, che


tutti

tentarlo e vi

erano sforzati in

modificare la loro impressione;


la fidanzata, inghirlandata
figliuolo, sentivano

ma

ben desideravano coni modi, procurando di quando sogguardavano


tal

dall'ammirazione e dagli elogi del

che era proprio impossibile accettare


gars,

nuora.

Mon pauvre

gli

dice la madre,

elle
un

est

trop noire, vrai, elle est trop noire. Seulement,

p'tien
dirait

moins, je ne m'opposerais pas, mais c'est trop.

On

314

POESIA E NON POESIA


>
.

Satan

E un
il

riso

a gola spiegata, senza nessun fondo


si

amaro; e

Maupassant vi

abbandona con

la stessa in-

genuit che altre volte alla compassione e al terrore.

Ingenuo e candido nel suo edonismo, nel suo amoralismo^


nella sua irreligione, nel pianto e nel riso, egli
fingere, e

non pu
in-

non

finge, dinanzi agli altri e a s

medesimo,

tenti e fini di sociologici evangeli e di etiche riforme: anzi,


la realt etico-storica gli
lui

quasi non esiste,

e,

in qualche raro

rimane estranea a segno che per accenno che gli accade

di farvi,

d prova della sua ottusit per quell'aspetto del


nel discorrere della guerra, che gli appare

mondo; come

umana. Professare un'opilui una infermit penosa, che la buona educazione vuole si nasconda > ; e tutt'al pi lasciava intravedere per suo conto una certa
nient'altro che feroce stupidit

nione politica (racconta un suo amico) sembrava a

tendenza aristocratica ed oligarchica, col congiunto affetto


pel gendarme, contro g' innalzatori di barricate e
tardi,
gli
i

dinamilavoro o

che disturbano

gli artisti nel loro tranquillo

innamorati nei loro amori.


ideale trascendente, al

un

cessori e coetanei; e

Ma nemmeno dell'arte si fece modo di altri artisti, suoi predenemmeno all'arte rivolse curiosit d'insaggio sul Flaubert, tributo di affetto
si

dagine e

di critica,
:

poco compiacendosi nel teorizzare, discuil

tere e polemizzare
al

suo grande amico e maestro, non

leva dal mediocre,

e le sparse affermazioni dottrinali che egli

ha

lasciate si

riducono a qualche osservazione psicologica (come quella


circa l'artista, che par che abbia

due anime e risente

la

ripercussione pi vivamente della prima scossa, la risonanza

pi del suono primitivo); al rifiuto del

nome

di e realista,

perch
altri

<

grandi

artisti

sono quelli che manifestano agli

uomini

la loro illusione; e, soprattutto, alla protesta

contro l'ambiziosa scrittura artistica, contro la lingua


rara e ricca, perch a
stava un ristretto
lui,

per conseguire

il

suo

fine,

ba-

numero

di parole,

ma

ben

collocate, in

XXIV
frasi

MAUPASSANT

315

nel senso della forma,

variamente costrutte e musicalmente ritmate. Squisito il Maupassant era pochissimo intrioperosit artistica nacque da un'abbondanza di
si

gato nel mestiere, pochissimo letterato.

La sua
rito tra
il

esperienza e sentimento, che

era addensata nel suo spi-

1870 e

il

1880, e sgorg e corse impetuosa nel


al

decennio seguente, ora splendendo

sole

negli arginati

ruscelli delle limpidissime novelle, ora raccogliendosi negli

ampi laghi

dei romanzi, ora

rompendosi e quasi perdendosi


questo rapido e largo

nelle centinaia di rivoli e rivoletti dei raccontini, degli aneddoti, delle piacevolezze. C', talora, in

corso,

il

vizio della forza sovrabbondante, che


il

non cura

l'eco-

nomia

di s stessa;

che

si

pu avvertire nel troppo lungo


al loro

di taluni suoi

romanzi rispetto
che recano

motivo

artistico, e,

per converso, nel troppo breve e sommario di parecchi bozzettini e aneddoti,


le

tracce della improvvisa-

.zione giornalistica, o indulgono ai gusti dei lettori di cose


salaci.

La perfezione

egli la trova di solito tra

due estremi,

nelle novelle di

media complessit. Ma,

in codesti alti e bassi

non mai il Maupassant cade nell'artifizioso e nel vacuo; e quasi non c' scritto suo, per piccolo o leggero che sembri, dove non sia l'impronta dell'ingegno artistico. Non mai egli si lascia premere e sofifocare dall'osdella intensit artistica,

servazione esteriore e dal cumulo dei particolari, o segue

schemi

astratti.

Era poeta, poeta nella sua prosa narrativa assai pi che nel verso, adoprato da lui nella prima giovent e abbando-

ammira la forma affatto poecom' quella gi ricordata Le Pori, in cui non c' parola, non c' ritmo, non c' inflessione di voce che non converga all'effetto finale e totale: sino alla chiusa, quando i compagni, visto rotolare a terra nel parossismo
nato dipoi; e ogni intendente
tica di novelle

del dolore e della rabbia, tra singhiozzi e gridi,

il

marinaio

dall'involontario incesto, e credutolo ubbriaco, lo traspor-

316

POESIA E NON POESIA

tane e coricano sul letto della meretrice, che sua sorella


( ...le hissrent

par

l'troit escalier

jusqu'

la

la

femme qui Tavait regu


lui

tout Theure, et qui

chambre de demeura

sur une chaise, au pied de la couche criminelle en pleurant

autant que

jusqu'au matin
liriche,
si

sono novelle
lirica

(cose delle quali

). Le novelle del Maupassant non perch scritte con enfasi e lirismo dimostrano affatto libere), ma perch Ja

veramente intrinseca
punti che

al configurarsi della

narrazione,

e ne determina ogni parte senza miscugli, senza residui.

Parimente
lirici,

si

contrassegnano come spiccatamente


si

neiruso rettorico di questa parola, non


e discorsivo

distaccano
e,
il

mai dal tono narrativo

della

prosa,

cosi

semplicemente parlando, accelerano gradualmente


s'innalzano spontaneamente alla poesia.

ritmo,

Je l'avais am perdument. Pourquoi aime-t-on? Est ce


bizarre de ne plus avoir dans l'esprit qu'une pense, dans le

coeur qu'un dsir, et dans la bouche qu'un

nom: un nora qui monte incessament, qui monte comme l'eau d'une source, des profondeurs de l'me, qui monte aux lvres et qu'on dit, qu'on
redit,

qu'on murmurc sans cesse, partout, ainsi qu'une

prire...

C' in codeste parole quel rivedere con stupore e rapi-

mento da
poesia.

Il

fanciullo le cose pi ovvie, che gran virt della

Maupassant scrive

frasi

che

si

direbbero banali

Que

c'est triste, la vie! , e le colloca in tal

modo
il

e con-

ferisce loro tale accento,

che esse riprendono

loro vigore

originario e paiono inventate e pronunziate per la


volta. Il giovane pittore, che

prima

aveva sentito fremere nella


tanti anni,

sua Ja
tura
si

mano

di Miss Harriett e pel quale la desolata crea-

uccisa, ridice,

dopo

il

funereo lamento

che

egli

mormor dentro
il

di s innanzi al

corpo della suicida.

Comme

cette crature ture! C'tait

y a des tres malheureux! Je sentais peser sur humaine l'temelle injustice de l'implacable nafini,

pour

elle,

sans que, peut-tre, elle et jamais

XXIV

MAUPASSANT

317

eu ce qui soutient les plus dshrits, l'espranee d'tre aime une fos Car pourquoi ce cachait-elle ainsi,fuyait-elle les autres? Pourquoi almait-elle d'une tendresse ^i passione les choses et tous les tres vivants qui ne sont point les hommes?
!

Et je comprenais qu'elle crt Dieu,

celle-l, et qu'elle

et

espr ailleurs la compensation de sa misere. Elle allait maintenant se dcomposer et devenir piante son tour. Elle fleurirait

au

soleil, serait

broute par les vaches, emporte en grain


des btes, elle redevientrait de la chair
s'tait teint

par

les oiseaux, et, chair

humaine. Mais ce qu'on appelle l'me


d'autres vies qu'elle ferait natre...

puits noir. Elle ne souffrait plus. Elle avait

au fond du chang sa vie contre

Come avviene che queste riflessioni comuni, queste parole povere commuovano alle lagrime? In una diversa ispirazione
si

oda

il

racconto che l'amico spatriato in Africa

fa,

una sera,

all'amico che non aveva pi rivisto da lungo tempo,

del tradimento coniugale che gli avvelen per sempre la vita,

quando, entrato in sospetto sulla sua giovane moglie e spiatala,

credendo
di

di sorprenderla in
il

compagnia

di

un corteg-

giatore che poteva meritarne

favore, la ritrova invece in

compagnia

al quale colei si

un vecchio e pesante generale e marchese, dava per vanit. Al termine del racconto,

r indignazione, che venuta man mano crescendo, si allarga alle donne tutte, che sono sempre di ognuno, giovane o vecchio, per ragioni miserabili e diverse, perch tale la loro

professione, la loro vocazione,

il

loro ufficio, eterne, inconrite-

sapevoli e serene prostitute, che danno in preda, senza

gno,

il

loro corpo al vecchio sovrano libidinoso o all'uomo

celebre e ripugnante. Quella imprecazione ha del biblico:


Il

vocifrait

comme un
les

prophte antique, d'une voix furieuse,

sous le ciel toil, criant, avec une rage de dsespr, la honte


glorifie

de toutes

mattresses des vieux monarques, la honte

respecte de toutes les vierges qui acceptent des vieux poux,


la

honte tolre de toutes

le

jeunes femmes qui cueillent, sou-

riantes, des vieux baisers.

318
Je
les voyais,

POESIA E NON POESIA


depuis la naissance du monde, voques, appe-

les par lui, surgissant autour de


les flles, les belles filles

nous dans cette nuit d'Orient,


vile qui,

l'me

comme

les btes igno-

rant l'ge du male, furent dociles des dsirs sniles. Elles se


levaient, servantes des patriarches chantes par la Bible
!

Agar,

Ruth, les

filles

de Loth, la bonne Abigail, la vierge de Sennaar,


patriciennes ou plbiennes,

qui de ses caresses ranimait David agonisant, et toutes les autres,

jeunes, grasses, blanches,

irresponsables femelles d'un maitre, chair d'esclave soumise,

blouie ou paye!

E, perch poeta,

il

Maupassant, che non conosce altro

che

la

materia e

il

senso, e altro

non

ritrae che

fremiti

oscuri della materia e gli spasimi del senso, adopera nel suo
ritrarre tanta obiettiva verit che in essa,
la piet e
il

merc

il

dolore,

disgusto,

si

fa

viva e presente l'idealit etica;

merc il comico e il riso, la superiorit dell'intelletto sagace; merc la desolazione e la disperazione, l'esigenza religiosa. Mi rendo ben conto del perch Leone Tolstoi lo discernesse subito fra tutti gli altri artisti francesi di quel tempo e lo
considerasse, nonostante certe apparenze, intrinsecamente

morale. In

effetto,

morale, e

suoi pi arditi racconti

lasciano un'impressione di purezza, appunto perch,


si

come
i

.detto, egli poeta; e si distingue


gli

ed emerge tra
i

suoi

contemporanei e connazionali,
tali, forniti

Zola e

Daudet

e altret-

bens di notevoli qualit e possessori di alcune

forme

artistiche,

ma non
lui.

fondamentalmente e sostanziale,

mente poeti come

Tale veramente egli nacque,

con

potente facilit creatrice efiFondendo poesia, consum la sua

breve vita; ed entr ed usci dal mondo letterario (ebbe a


dire

un giorno

egli

medesimo, gi infermo e meditante

il

suicidio)

come una meteora.

XXV
CARDUCCI

'hiuder questa Ohi!

serie di note col

nome

di

Giosu Carducci.

Al quale
la genesi,

rivolsi,
il

anni addietro un ampio studio ricercando


critico; e niente ora
ritratto

carattere e le varie forme e periodi della sua


di storico e di
al

poesia, e

Topera sua

ho da mutare o da aggiungere

che amorosator-

mente

allora

disegnai,

e perci

nessuna ragione di

nare sul gi detto.

Ma

colgo T occasione che* mi s'offre in

questi saggi sulla letteratura

europea del secolo decimo-

nono per riaffermare il posto e il grado che al Carducci spetta nel quadro di questa letteratura, e protestare contro il vulgato giudizio che ancora lo considera poco pi che un
rispettabile letterato e patriota italiano,

degno della veneda destare V


inte-

razione dei suoi connazionali,

ma
:

non
uno

tale

ressamento di pi larghi

circoli

spirito,

insomma, non

davvero geniale, un poeta


e tedeschi.

di scarsa ispirazione, dotto imita-

tore dei classici antichi e di alcuni

moderni poeti francesi

poich, a proposito di quel che

m' accaduto
in

di scrivere sul

Manzoni

e sul Balzac,
il

ho visto

qualche

rivista straniera affacciarsi

sospetto che io

mi

lasci tra-

scinare (cosi proprio scritto) dalla


distica a magnificare
il

tendenza propagan>
,

genio italiano

dir anzitutto can-

320

POESIA E NON POESIA


(e col rischio di essere

didamente

giudicato troppo candido)

mi francheggia mantenermi libero, sempre, da affetti politici o nazionali. Comportarmi altrimenti mi parrebbe sciocchezza, perch non si creano n si distruggono grandezze spirituali con la propaganda* (come si creduto di poter fare al tempo della guerra), e solo si
che, nel discorrere di filosofia e di storia,

veramente la buona coscienza

di essere e

riesce a distruggere la propria seriet e a ritrovarsi, in fine,

Quanto e come il Carducci sia conosciuto e pregiato fuori d'Italia non star ad esporre, n
male con s
stessi.

esaminer se siano grandi o piccoli

gli ostacoli

che

si

op-

pongono a una maggiore diffusione dell'opera sua, n esprimer speranze e auguri che quegli ostacoli siano rimossi. La bellezza poetica, come la verit filosofica, rimane salda o che sia nota a pochi o a molti, e, in fondo, anche dove molti sono gli ammiratori e i lodatori, sempre pochi sono gr intendenti, che soli hanno pieno diritto di ammirare e lodare;
e tra

gr intendenti vuol aggirarsi


la

il

mio

discorso.

La fortuna
ed affare

maggiore o minore,

risonanza pi forte o pi lieve varia

col variar dei tempi e delle condizioni sociali;

che concerne non quella poesia o quella


e le deficienze e
di quei tempi.
i

filosofia,

ma le

virt

bisogni e

le

disposizioni di quelle societ e

Anche non possiede l'animo

in Italia, oggi, la poesia del Carducci


delle

nuove generazioni, che stimano

di offrire indizio della squisitezza e della profondit del loro

sentire col misurare dall'alto e

del ruvido professore di Bologna.

problema del Carducci, ma, se


sottoporle,

non senza disdegno l'opera E questo non certo il mai, delle nuove generazioni,
senti-

e della disciplina etica ed estetica alla quale converrebbe

anche per formare in loro un pi serio


patriottico,
il

mento nazionale e
cosi inteso,

quale non pu andare

disgiunto dalla reverenza alla tradizione e alla storia, e,

vigile cura di

non riesce a un angusto nazionalismo, ma alla un patrimonio ideale da serbare, e si ab-

XXV

CARDUCCI

321

braccia con la simile cura degli altri popoli. L'esotismo,

che a giusta ragione

si

teme, non tale se non quando


la tradizione; e quando si non deve chiamarsi esotismo,

opera capricciosamente, recisa


allarga sul tronco di questa,

ma (come ben

diceva

il

Goethe) WeltUteratur
:

Ci premesso, che cosa voglio significare con le parole

posto e grado da assegnare al Carducci nella letteratura

europea del secolo decimonono? Cosa molto semplice. Se


si

mantiene fermo

il

criterio di quel

che

sa schietta poesia,

lume di esso si guarda alle migliaia poesia classica, di autori che sorsero in Europa nel corso di quel secolo, quelle migliaia si diradano e rimangono poche decine:
e al

poche decine di

liberi ingegni,

ciascuno con la propria

fisio-

nomia
i

ma

tutti rischiarati
soli,
il

dal

comune raggio

della poesia,

quali debbono, essi

entrare a comporre, variamente

aggruppati e atteggiati,
letteratura.

quadro rappresentativo
si

di quella

Anche ora
il

degli scrittori che

chiamano

mag-

giori breve
logo, si
poeti, e

catalogo; e nondimeno, nel breve catasolito coi poeti


i

frammischiano di
il

non poeti o

deboli

posto dei poeti talora tenuto da coloro che ebbero


altri

dominio e fama per

riguardi o per

altri meriti.

Ora

nella scelta pi rigorosamente eseguita (alla quale le noterelle di

questo volume hanno procurato di recare qualsi

che aiuto) mio avviso che non


rare,

possa pi oltre trascu-

usa S i poeti italiani del principio del secolo decimonono, Foscolo, Leopardi, Manzoni, e che
finora
si

come

tra quelli della

seconda met del secolo convenga aggiun-

gere

il

Carducci, rinunziando invece a taluni grandi nomi,

che trovano miglior posto altrove. Nel dominio della poesia

Si

veda quel che gi ebbi a notare, a proposito del


estetica,

libro del

Brandes sulle Principali correnti


in

della letteratura del secolo decimonono,

Nuovi saggi di
B. Cboce.

pp. 199-200.
21

822
il

POESIA E NON POESIA

Manzoni, sebbene e forse perch visse raccolto in s stesso

e pensoso e

non mise a rumore

il

mondo con

le

sue avven-

ture personali e gesta politiche, occupa quel posto al quale


(per prendere l'esempio di un nome sonante) Giorgio Byron non pu pretendere. Se piacer dire che a ci mi muove amor di patria, non potr certo impedire il detto ma il vero che mi muove unicamente amor di poesia, e, insieme con esso,
;

amore

di esattezza nei concetti, ossia di filosofia.


al

Per restringermi

Carducci, io ebbi un'inaspettata

riprova della qualit superiore della sua arte quando, in

uno degli inverni scorsi, passai parecchio tempo a leggere liriche, drammi e romanzi della letteratura europea dell'ultimo cinquantennio, e, nella nausea di tutto quell'impressionismo,
simbolismo, sensualismo, verismo, vantato come arte sopraffina,

fui

involontariamente condotto a rievocare dentro di


la schietta e sobria poesia del

me, per contrasto,


nella quale sono

Carducci,

sempre tracciate con sicurezza

di linee fon-

damentali ed essenziali, e che di fronte a quelle forme senza


sostanza, a quelle chiazze di colori, a quei lenoein, a tutto

quell'ammasso di cose dai molli

e confasi contorni, si

cin-

geva con semplicit e


del suo stesso
in Italia e in

solidit

monumentale. Quante
le

altre

tempo (pensavo)

possono stare a paro, e

Francia e in Germania?
del Maurras, che,

E m'imbattei anche
accennando
Ze divin

allora in

una parola

in

uno
;

dei suoi volumi al Carducci, lo


e

chiamava

Carducci

mi piacque

di credere

che quel cosi acuto scopritore e

persecutore del decadentismo e


tratto a far lo stesso

muliebrismo

letterario,

mio confronto, avesse provato un senio.

timento identico o simile a quello che avevo provato

Naturalmente, quando

si

parla del
al

grande

>

o del

di-

vino Carducci,

ci

si riferisce

Carducci nel suo punto

di perfezione, nei suoi

momenti di piena autonomia poetica: al Carducci del Caiito di marzo e di San Martino^ del Comune rustico e della Faida e della Canzone di Legnano di
^

XXV

CARDUCCI
^

323

Rimembranze di scuola

e di

Davanti San Guido della Chiesa

lombarda, della Stazione, di Mors,


partenenti alle Odi barbare e alle

dellMwrwa,

di

Presso

l'urna di Shelley, e di altre liriche o tratti di liriche ap-

Rime nuove. Che molta


le

parte del volume dove


sia riempita

si

raccolgono
letterarie,

sue poesie complete

da imitazioni
il

derne scandalo, perch


in qualche

modo

Tarte; e

non cosa da prenCarducci doveva pure imparare se non rifiut poi quelle esercisapeva che ci ch'egli
ri-

tazioni, fa perch, filologo esso stesso,

avrebbe

rifiutato

sarebbe stato non per tanto raccattato e


editori.

stampato dai futuri

Che un'altra parte

si

componga

di versi d'occasione, assai convenzionali nella forma, era

quasi inevitabile nell'opera di un giovane poeta che assist


agli

avvenimenti degli anni '59 e

'60.

Che

di poi scrivesse in-

vettive e polemiche politiche in verso, imitando Victor


e Barbier e Heine, anche vero;

Hugo
sof-

ma non

bisogna tanto

fermarsi sul difetto di originalit e d'intrinseca poesia in quei

componimenti quanto sul progresso che attestavano nel


e letterario-linguaiola di Firenze,
quale,

gio-

vane toscano, cresciuto nella piccola e chiusa vita provinciale


il

merc quelle imi-

tazioni e dandosi in preda a quei furori e sfogando quegli


affetti politici, si
cistici. Il

affrancava dai troppo

stretti vincoli classi-

Carducci,

come

altri dei nostri

maggiori poeti,

s'in-

dugi nelle pianure letterarie prima di giungere in

alto, al

sacro boschetto delle Muse; servi a lungo, prima di conquistare la libert


lutari,
si
:

ma

queir indugio e quella servit erano sa-

tantoch nelle opere di coloro che ne andarono esenti,


il

avverte sempre come una manchevolezza. Si dica


egli

medecomil

simo dell'erudizione, nella quale

troppo talvolta

si

piacque e che talvolta gravava sulla sua poesia o occupava


luogo della poesia: anche l'erudizione
fu,

per un altro verso,


gli

nutrimento della sua anima e della sua fantasia. E, come


altri nostri

grandi poeti

dell'

Ottocento,
il

il

Carducci non fece


filo-

professione di poeta,

ma

ebbe

suo lavoro quotidiano di

924

POESIA E NON POESIA

logo, di critico, d' insegnante, e lasci che la poesia lo visi-

tasse

quando

le

piaceva visitarlo.

Un

diverso tipo di poeta e

di artista sorto di poi


forestieri,

anche in

Italia, e

proviene da esempi

specialmente parigini, ed modellato sul poeta


,

da teatro

sul poeta

che fornisce drammi e romanzi e novelle

e liriche a impresari di teatro, a editori di letteratura

amena

e a imprenditori di giornali. La poesia

fiore

troppo raro

da

prestarsi a questa sorta di coltivazione estensiva.

La forma

del Carducci

non dunque impressionistica,


si

ma
dal

essenziale o classica che


il

dica..

Noi sentiamo nel suo

verso

largo respiro del suo petto possente, che ci solleva


pratico e ci trasporta nel
scrisse
si

mondo
si

mondo

ideale, di l

donde (com'egli
timo

una volta

in

una

lettera)

in

un

at-

abbraccia e

compatisce l'universo. Sale l'Aurora:


'1

Tu

sali e baci, o dea, co

roseo fiato le nubi,

baci de' marmorei templi le fosche cime.

Ti sente e con gelido fremito destasi


spiccasi
il

il

bosco,

falco a volo su con rapace gioia;


i

mentre ne l'umida foglia pispigliano garruli

nidi...

Scende

la

Morte:
a le nostre case la diva severa discende,
il

Quando
da lungi

rombo de

la volante s'ode,

e l'ombra de l'ala che gelida gelida avanza


diffonde intorno lugubre silenzio.

Sotto la veniente ripiegan gli uomini

il

capo...

Ma non meno
cole cose.
Il

largo

il

tocco con cui sono dipinte le picdel Clitumno la

fanciullo

immerge nell'onda
lui,

pecora riluttante, ed ecco verso di

dal seno della

madre

adusta, che scalza siede al casolare e canta,

una poppante volgesi e dal viso


tondo sorride...

XXV
Il

CARDUCCI

325

poeta rivede nel sogno sua madre, florida ancora negli

anni, che trae a

mano

lui,

pargolo dai riccioli d'oro:

Andava

il

fanciulletto con piccolo passo di gloria...

Una giovane donna prega


barda
e,

inginocchiata nella chiesa lomil

nel fervido pregare, solleva alquanto

capo

umido a
cappello

la
il

piumata ombra del nero


nero sguardo luccic...
nella piovosa alba d'autunno,

La

stazione ferroviaria,

rappresentata realisticamente e insieme trasfigurata e idealizzata


:

Van lungo

il

nero convoglio e vengono


i

incappucciati di nero

vigili,

com'ombre; una fioca lanterna hanno, e mazze di ferro; ed i ferrei freni tentati rendono un lugubre
rintcco lungo...

Bastino questi fra

le

centinaia di versi e d' immagini che

affiorano al ricordo e ci ridanno viva coscienza dello stile

carducciano.

Noi sappiamo che nei poeti

lo stile

pu essere

classico,

e l'astratta materia, romantica, cio unilaterale, parziale, esagerata, malata, ritrovando la sua universale umanit,
la

sua misura e

il

suo equilibrio solo in quell'innalza-

mento a poesia. Tale , per esempio, il caso del Leopardi, o, con diverse esperienze di vita, del Baudelaire, e di
quella sorta di Leopardi parigino che fu
il

Maupassant.
lo stile,
io

Nel Carducci essenziale e integrale non solo


il

ma

sentimento del mondo, e perci altra volta


poeta- vate, poeta eroico,
.

ebbi a
schietto

definirlo

un ultimo

omerida

La

battaglia, la gloria,

il

canto, l'amore, la gioia,

326

POESIA E NON POESIA


fondamentali corde

la malinconia, la morte, tutte le

umane
>,

risuonano e consuonano nella sua poesia, che appartiene

veramente a quella che


con
nit
l'efficacia del

il

Goethe chiamava

poesia tirtaica

atta a preparare e confortare

Fuomo

nelle

pugne
il

della vita

suo tono alto e

virile.

Questa integra uma-

non

forse tra le minori cause che

rendono

Carducci

scarsamente accetto in tempi nei quali la sanit sembra cosa


inferiore, la semplicit cosa povera;
il

carattere di tutti

grandi

spiriti.

ma tuttavia essa forma E se pochi, nella lettei

ratura europea della seconda met del secolo decimonono,

ebbero quel carattere,

il

Carducci fu tra

pochi.

lui, ri-

pensando all'opera sua, noi siamo mossi a rivolgere la parola con la quale egli vagheggi e salut la rievocata im-

magine

di

Torquato Tasso, giungente nell'epica Ferrara

della Rinascenza:

D'Italia grande, antica, l'ultimo vate or viene!

INDICE DEI NOMI

Alfieri V., 7-20, 76, 77, 80.

Chamisso,
Chatel

60-64.
8, 34, 256, 260, 276.

Anacreonte,

130.

Chateaubriand,

Annunzio

(d') G., 24.

(ab.), 253.

Aristofane, 241.

Chnier A.,

24, 77.

Citanna G., 85.


Balzac, 240-51, 260, 266, 279, 280,
283, 319.

Corneille, 31, 145.

Banvilje

(de), 260.

Dante,
257, 258.

22, 30, 31, 80, 273.

Barbey d'Aurevilly,
Barbier A., 323.

Daudet, 287-90,

318.

Donadoni

E., 85.
227.

Baudelaire, 246, 252-265, 325.

Donnay M.,

Berchet G.,

151-164.

Dostoiewski, 192.
F.

Bettinelli S., 82.

Bohl de Faber C:
Bossuet, 147.

v. Caballero

Erasmo,
Faguet,

150.

Bourdaloue,
261.

147.

94.

Brunetire, 240, 241, 243, 245, 247,


Buffon, 242.

Ferrari G., 253.


Flaubert, 148, 258, 259, 266-78, 814.

Fogazzaro,
Foscolo,

146.
22,
25,

Burke
Byron,

E., 24.
67, 104, 232, 298, 322.

7, 21,

76-89, 134,

172, 321.

Caballero F., 207-25.

Garibaldi, 253.

Carducci G.,
175, 319-26.

24, 67, 107, 115, 173,

Gastineau, 253.
Gautier, 260.
Giusti G., 165-71.

Casanova G.,
Cattaneo C,
Cecchi E.,
66.

93. 78.

Goethe,

24, 25, 31, 36, 53, 58, 59,

65, 69, 134, 298, 299, 303, 321, 326.

Cervantes, 219.
Cesari A., 106.

Gosse E.,
Grossi T.,

69, 70. 74.

328
Hebbel,
Hegel,
Heinse,
58.

POESIA E NON POESIA


Mllner,
49.

42, 124, 174.

Musset

(de), 104, 226-39, 259.

Heine, 172-85, 225, 323.


77. 81.

NiccoUni G. B.,
Nietzsche, 241.
Novalis, 77.

12.

Hobbes,

Hoelderlin, 25, 77.

Houwald,

49.

Hugo

V., 132, 248, 252, 253, 254,

Omero,

30.

Pagello, 192, 193.

Ibsen, 58, 291-306.

Parini,

7.

Parodi T.,

170.

Kant,

41, 42, 54, 174.

Pascoli G.,
Pellico, 12.

^.

Kleist, 52-59.

Petrarca, 19, 31.

Lacprdaire, 258.

Plutarco,

7.

Lamartine,

132, 259.

Poe, 255, 257, 259.


Portai M., 253.
Prati G., 24.

Le Breton,

240.
260.

Leconte de Lisle,
Leibnitz, 42.

Puoti B.,
Bacine,
7, 21, 22, 23, 26, 28,

106.

Lemaitre, 240.

Lenau,

104.

31.

Leopardi G.,

Eadcliif, 49.

29, 103-119, 134, 257, 321, 325.

Ranieri A., 112, 115.

Eapisardi M.,
Machiavelli, 81.

24.

Rogeard,

253.
7, 9, 38, 77.

Maistre (de) G., 253.

Rousseau,
107, 133-

Manacorda Gius., 77, 85. Manzoni A., 21, 22, 106,


Marino G. B., 21. Maupassant, 229, 325, Maurras Ch., 322.
Mazzini G.,
36, 77.

Sade
256.

(de), 254.

50, 173, 243, 250-1, 319, 321, 322.

Sainte-Beuve,

90, 91, 96, 240, 248,

307-18.

Saint Simon, 174.


Salfi F., 25.

Sand

G., 186-206, 207, 209, 228, 259.

Menandro, 242. Mrime P., 260.


Metastasio,
10, 21.

Sanctis (de) F., 104, 107, 112, 117,


118, 143, 149.

Scalvini G., 133, 134, 141.


Schelling, 42, 174.
Schiller F., 20, 31-44, 49.

Michelet, 253.
Molire, 55.

Momigliano A.,
Monti,
19, 21-30.

144, 149.

Schlegel

10.

Schopenhauer,

39,

1(W:,

174.

INDICE DEI NOMI


Scott W., 65-75, 150, 210, 242.
Tolstoi, 318.

329

Settembrini L., 115.


Shaftesbury, 42.

Tommaseo,
Valera

173.

Shakespeare,
77, 239, 253.

8, 18, 33, 36, 58, 65,

J., 218.

Verga G.^

107.
45.

Smiles

S., 67.

Verlaine P.,

Sofocle, 18.

Vico, 79, 141, 241.

Spinoza, 42.
Stal
(di), 10.

Vigny
23.

(de) A., 101, 120-132, 260.

Virgilio, 30.

Steiner

C,

Voltaire, 8, 130, 147.

Stendhal, 90-102, 260.

Werner
Taine, 66, 240.

Z., 41-51, 58. 260.

Winckelmann,
Zola E.,

Tasso, 80, 326.


Teofrasto, 242.
146, 279-87, 288, 289, 318.

Tieck, 77.

Zumbini

B., 22-23.

INDICE

Avvertenza
I.

pag.
>

5
7

Alfieri

II.

Monti
Schiller

21

III.

31

IV.

Werner
Kleist

45 52 GO 65
<?6

V.
VI.
VII.
Vili.

>

Chamisso Walter Scott


Foscolo Stendhal Leopardi

IX.

90
103

X.
XI.
XII.
XIII.

De Vigny
Manzoni
Berchet
Giusti

120 133
151

XIV.

.165

XV.

Heine XVI. George Sand XVII. Fernn Caballero XVIII. De Musset XIX. Balzac

172

186

.207
*

226

240
252
266 279
291

XX.

XXI. XXII. Zola

Baudelaire Flaubert
e

Daudet
. .

XXIII. Ibsen

XXIV. Maupassant

307

XXV. Carducci
Indice dei nomi

>

319
327

00
01

va

University of Toronto
CH
CL3

library

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(D 0)

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