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LA GENESI DEL DOCTOR FAUSTUS

Romanzo d’un romanzo

Benché ogni opera poetica, nel momen­


to della pubblicazione, debba aver il
fondamento in se stessa e agire per
se stessa, ed io perciò non abbia vo­
luto che le mie opere avessero né pre­
fazione né epilogo né giustificazioni
per i critici, queste opere, in quanto
risalgono al passato, esercitano un’ef­
ficacia tanto minore quanto più han­
no influito al loro apparire, anzi sono
meno stimate quanto più hanno con­
tribuito a diffondere la cultura del
paese: allo stesso modo che la madre
è facilmente oscurata da alcune belle
figlie. Perciò è giusto procurar loro un
valore storico discorrendo della loro
genesi con benevoli competenti.
Goethe , Poesia e verità
I
Titolo originale: Die Entstehung des Doktor Faustus. Da annotazioni nel diario del 1945 mi risulta che il
Roman eines Romans 22 dicembre di quell’anno l’inviato del “Times Ma­
Traduzione di Ervino Pocar gazine” venne a trovarmi a Los Angeles (da Down-
Town alla nostra villa ci si mette un’ora di macchina)
per interpellarmi a proposito di una mia profezia fat­
ta quindici anni prima, la quale tardava ad avverarsi.
Alla fine di un Saggio autobiografico scritto allora e
tradotto anche in inglese, credendo un po’ per gioco
in certe simmetrie e corrispondenze di numeri della
mia vita, avevo espresso quasi con precisione l’ipotesi
che sarei morto nel 1945 a settant’anni, cioè alla stes­
sa età di mia madre. L’anno previsto, disse il brav’uo-
mo, era quasi trascorso senza che io avessi mantenu­
to la parola. Come intendevo giustificarmi in pubbli­
co del fatto di essere ancora in vita?
La mia replica piacque assai poco a mia moglie, tan­
to più che il suo cuore trepidante era da parecchio in
apprensione per la mia salute. Ella cercò di interrom­
permi, di protestare, di non ammettere spiegazioni che
l’intervistatore mi cavava di bocca, mentre a lei fino
allora le avevo risparmiate. L’avverarsi di profezie, dis­
si, è una cosa singolare: esse si attuano talvolta non
proprio alla lettera, ma per accenni i quali sono ma­
gari imprecisi e contestabili, ma rappresentano una in­
negabile attuazione. Esistono anche surrogati. Certo il
mio amore dell’ordine non era stato sufficiente per
provocare la mia morte. Però nell’anno preconizzato
la mia vita dal suo punto di vista biologico era scesa
a una depressione che non si era mai manifestata pri­
ma. Speravo, continuai, che le mie energie vitali mi
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avrebbero fatto risalire da quella depressione, ma le glieva in sé la sostanza di una vita intera sintetizzan­
mie condizioni del momento erano sufficienti per con­ dola un po’ per istinto, un po’ con sforzo cosciente, e
fermare appieno il mio vaticinio e sarei stato lieto se concentrandola a unità, per cui non può fare a meno
lui e il suo stimato giornale se ne fossero accontentati di presentare una certa carica di vita. È facile capo­
a loro volta. volgere la causalità e attribuire la mia malattia al la­
Mentre parlavo così, mancavano solo tre mesi al mo­ voro che come nessun altro mi ha consumato impe­
mento in cui la discesa biologica alla quale mi ero ri­ gnando le mie più intime energie. Alcuni osservatori
chiamato, raggiunse il punto estremo e la crisi di una benevoli della mia vita hanno visto il rapporto in que­
seria malattia richiese un intervento chirurgico, inter­ sto modo e di fronte al mio aspetto preoccupante non
rompendo per mesi tutte le consuetudini e mettendo hanno esitato a dichiarare: « La colpa è del libro ».
il mio fisico a una prova di resistenza tarda e certo E io non ero forse d ’accordo con loro? È una grande
non aspettata in tale forma. Ne parlo perché mi sem­ verità che chi dona la vita l’acquisterà: parole che nel­
bra che vi si riveli una notevole divergenza fra ener­ l’ambito dell’arte e della poesia non hanno minor di­
gia biologica e forza spirituale. Non è detto che i pe­ ritto di cittadinanza che in quello della religione. Nes­
riodi di benessere fisico e di salute florida, i periodi suno ha mai sacrificato la vita per deficienza di ener­
senza disturbi, quando il passo è fermo, debbano es­ gia vitale e non è indizio di siffatta deficienza il fat­
sere i più produttivi. Ho scritto i migliori capitoli di to di aver scritto, caso raro!, a settant’anni il libro
Carlotta a 'Weimar fra i tormenti, che non si possono “più sfrenato”. Né fu indizio di deficienza la rapidità
descrivere a chi non li ha provati, di una ischialgia in­ con cui, segnato da una cicatrice che andava dal petto
fettiva durata più di sei mesi, con dolori folli, per alla schiena, con gran sollievo dei medici mi ripresi
sfuggire ai quali si cerca invano giorno e notte la giu­ dall’operazione per portare a termine questa fatica...
sta posizione che poi non esiste. Dopo notti dal cui ri­ Ma tenterò, in base alle brevi note quotidiane, di ri­
petersi mi guardi Iddio, la colazione soleva recare un costruire per me e per gli amici la storia del Faustus,
po’ di calma al nervo infiammato e, adattandomi in qual­ inserita com’è nel fervore e nel tumulto degli avveni­
che modo a sedere di sbieco alla scrivania, attuavo menti. •
l’unione mistica con Lui, “l’Astro della più bella al­
tezza”. È vero che la sciatica non è una malattia che
incida profondamente nella vita e, nonostante le tor­ II
ture, non va presa molto sul serio. Il tempo invece di
cui parlo e per il quale avevo pronosticato la mia mor­ Nel novembre 1942 un viaggio nelle regioni orientali
te fu un periodo di vera e progressiva decadenza del­ degli Stati Uniti ritardò la conclusione di Giuseppe il
le mie energie, una incontestabile “diminuzione” bio­ nutritore, alla quale avevo aspirato nelle settimane pre­
logica. E proprio ad essa si accompagna la genesi di cedenti fra il tuonar delle battaglie per l’ardente e fu­
un’opera che dal momento della sua comparsa eserci­ mante Stalingrado. L’escursione, nella quale avevo por­
ta una singolare potenza di irradiazione. tato con me la minuta di una conferenza sul romanzo
Sarebbe pregiudizio voler scorgere nella minorazio­ quadripartito e quasi compiuto, mi condusse per Chi­
ne vitale la causa e premessa di un’opera che acco- cago a Washington e New York, fu ricca di incontri,
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di cerimonie e di fatiche e mi fece rivedere tra altro stessa, non priva di allusioni agli avvenimenti contem­
Princeton e i personaggi familiari di quel periodo: poranei, trasmessa dall’altoparlante anche in un’altra
Frank Aydelott, Einstein, Christian Gauss, Helen Lo­ sala affollatissima, ebbe, dopo una preparazione così
we-Porter, Hans Rastede della Lawrenceville School simpatica, un’accoglienza più che cortese. La serata si
col relativo circolo, Erich von Kahler, Hermann Broch chiuse con un ricevimento ricco di personalità in casa
e altri. Le giornate di Chicago erano state colme della Meyer, durante il quale conversai di preferenza con
guerra africana, di eccitanti notizie sul passaggio di gli uomini di mia fiducia, gli ufficiosi del regime,Roo­
truppe tedesche attraverso la Francia non occupata, sevelt, Wallace e Francis Biddle, l’Attorney General,
sulla protesta di Pétain, sull’imbarco del corpo d ’ar­ la cui gentile consorte mi fece molti complimenti per
mata hitleriano per Tunisi, sull’occupazione della Cor­ la mia conferenza. Biddle, col quale ero stato in cor­
sica da parte degli italiani e sulla riconquista di To­ rispondenza a proposito delle limitazioni imposte agli
bruk. Si leggevano notizie sulle febbrili misure di di­ enemy aliens', specialmente agli emigrati tedeschi, mi
fesa tedesche dovunque si potesse prevedere un’inva­ comunicò la sua intenzione di abolire al più presto quel­
sione, e su indizi del passaggio della flotta francese al le restrizioni. Da lui seppi però che Roosevelt, i cui rap­
fianco degli alleati. Per me la vista di Washington in porti col Governo di Vichy destavano non solo in me
stato di guerra era nuova e strana. Ospite un’altra vol­ dubbi e disagi, esigeva la liberazione degli antifascisti
ta di Eugene Meyer e della sua avvenente consorte nel ed ebrei tenuti prigionieri nell’Africa settentrionale.
loro palazzo di Crescent Place, osservavo meravigliato Fui grato alla padrona di casa, Agnes Meyer, ami­
la zona militarizzata intorno al monumento di Lincoln, ca mia da molti anni e donna attiva nei campi lettera­
con le baracche, gli uffici, i ponti e i treni carichi di rio, politico e sociale, per aver provocato un incontro
materiale bellico in continuo arrivo. Regnava un calo­ col ministro svizzero, dottor Bruggmann, e sua mo­
re opprimente, un tardo indian summer. A un pranzo glie, una sorella di Henry Wallace. Il colloquio col
in casa dei miei anfitrioni, al quale parteciparono i mi­ saggio e generoso rappresentante del paese che ci ave­
nistri brasiliano e ceco con le loro consorti, la discus­ va protetti per cinque anni fu per me caro e impor­
sione si aggirò intorno alla collaborazione americana tante. Oggetto della conversazione fu naturalmente
con Darlan, al problema àe\Y expediency. Le opinioni l’oscura sorte della Germania, la sua situazione dispe­
erano discordi. Io non nascosi che ero contrario. Do­ rata, poiché ogni possibilità di resa pareva tolta. Per il
po il pranzo ascoltammo per radio il discorso di Will- nostro interlocutore l’invasione russa era ormai certezza.
kie, appena ritornato dal suo giro intorno al mondo. Più importante ancora fu rincontro con Maksim Lit­
Notizie sull’importante vittoria navale alle Salomone vinov che i nostri ospiti invitarono a pranzo con la
sollevarono gli spiriti. sua simpatica consorte inglese, la quale, donna di so­
La conferenza nella Library of Congress mi fece ri­ cietà, intelligente e di facile parola, dominò a tavola
trovare, con mia grande gioia, Archibald MacLeish, la conversazione. In seguito potei esprimere all’amba­
che a quel tempo era ancora bibliotecario governativo, sciatore la mia ammirazione per il suo atteggiamento
con sua moglie e mi sentii particolarmente onorato che politico, per l’attività svolta prima della guerra, per i
il vicepresidente Wallace, presentato da MacLeish,
prendesse la parola prima del mio discorso. La lettura « Stranieri di nazioni in guerra ». (N.d.T.)
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pitolo dell’annunciazione da Giuseppe il nutritore, non­ della famiglia, i due ultimi capitoli. L’impressione fu
ché le scene del bicchiere e del riconoscimento, e rac­ confortante. Bevemmo champagne e Bruno Frank, in­
colsi quegli applausi incoraggianti che sono compen­ formato dell’avvenimento, telefonò con voce commos­
so e fine della cessione orale di passi relativamente sa le sue amichevoli congratulazioni. Perché nei gior­
“sicuri” dall’opera intorno alla quale si lavora. Ciò ni seguenti fossi “sofferente, preoccupato, assillato e
che si è fucinato con cura nelle lunghe mattinate, vie­ stanco”, lo saprà Dio, al cui sapere, anche sul conto
ne riversato rapidamente in un’ora sull’uditorio; la suo, dobbiamo affidare tante cose. Può darsi che lo
parvenza dell’improvvisazione, di una cosa che balzi scirocco burrascoso contribuisse a quel mio stato, in­
su compiuta aumenta l’efficacia e con l’aiuto del com­ sieme con notizie come quella che i nazisti, nella lo­
mosso stupore si gode a propria volta l’illusione che ro stupida crudeltà, nonostante l’intervento svedese,
tutto vada benissimo. insistevano per deportare in Polonia la vedova ottan-
tatreenne di Max Liebermann. La quale invece prese
il veleno... Intanto le truppe russe avanzavano verso
Ili Rostov, l’espulsione dei tedeschi dal Caucaso era qua­
si compiuta e, in un discorso forte e fiducioso davan­
Passando da San Francisco andammo a trovare una ti al nuovo Congresso, Roosevelt annunciava l’inva­
coppia filiale, il nostro figlio minore, il musicista, con sione dell’Europa.
la sua leggiadra moglie svizzera e mi deliziai a osser­ Mi accinsi a dare il titolo ai capitoli del quarto vo­
vare gli occhi celesti del piccolo Frido, il mio nipote lume, a suddividere le sette parti o “libri” e intanto
preferito, un bimbo affascinante; e prima della metà leggevo pagine come l’articolo di Goethe “Israele nel
di dicembre ritornammo a casa nostra dove ripresi su­ deserto”, il Moses di Freud, il libro W üste und Ge­
bito il capitolo della benedizione, dopo il quale mi lobtes Land di Auerbach e il Pentateuco. Da un pez­
rimaneva soltanto da descrivere la morte e sepoltura zo mi ero chiesto perché dovessi contribuire a quel
di Giacobbe e il grandioso passaggio dall’Egitto a Ca­ libro delle celebrità soltanto con un saggio introdut­
naan. Il 1943 era sorto da pochi giorni quando scrissi tivo, perché non piuttosto con un “preludio d’orga­
le ultime righe del quarto romanzo di Giuseppe, vale no”, come si espresse poi Franz Werfel: con un rac­
a dire di tutta l’opera. Memorabile, ma non certo trop­ conto della promulgazione dei comandamenti, una no­
po allegro, quel 4 gennaio! La grande opera narrativa vella del Sinai, ovvia come eco dell’epopea di Giu­
che mi aveva accompagnato in tutti gli anni d ’esilio, seppe, della quale sentivo ancora il fervore: appun­
garantendo l’unità della mia vita, era ormai compiu­ ti e preparativi in tal senso richiesero soltanto alcu­
ta e sbrigata e io mi trovavo senza un carico sulle spal­ ni giorni. Una mattina sbrigai la dovuta conversa­
le: situazione di dubbia libertà per uno che dalla gio­ zione radio per il decennale del dominio nazista e il
vinezza, dai giorni de I Buddenbrook, era vissuto sot­ giorno dopo incominciai a scrivere il racconto di Mo-
to un carico da portare lontano, senza il quale non sa­ sè, del quale stendevo già l’undicesimo capitolo quan­
prebbe poi come vivere. do, I’l l febbraio, si compì il decimo anno dal gior­
Erano con noi Antonio Borgese e sua moglie, la no­ no in cui (era la data del nostro matrimonio) ave­
stra Elisabeth, e quella sera stessa lessi, nella cerchia vamo lasciato Monaco con un leggero bagaglio senza
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immaginare che non vi saremmo più ritornati. In me­ dell’epistolario di Hugo Wolf. Questo abbinamento
no di due mesi, periodo breve per il mio modo di la­ rivela una certa inquadratura non nuova per me del­
vorare, scrissi quasi senza correzioni la storia che, a l’idea a sua volta nebulosa che perseguivo: si tratta­
differenza della quasi scientifica meticolosità del Giu­ va evidentemente della diabolica e rovinosa liberazio­
seppe, aveva un’aria spavalda e buttata lì. Durante il ne d ’una natura di artista (non ancora precisata, ma
lavoro, o prima ancora, le avevo dato il titolo La leg­ certo difficile) mediante intossicazione. “Al mattino,
ge, intendendo non tanto il decalogo quanto la legge vecchi appunti” trovo scritto il giorno 27. “Sono riu­
morale e, in genere, la civiltà umana. L’argomento era scito a trovare il progetto del Dr. Faust in tre righe
per me molto serio, per quanto la parte leggendaria che risale al 1901. Contatto col tempo del Tonio Kro­
fosse trattata scherzosamente e per quanto, ancora a ger, coi giorni di Monaco, coi progetti mai eseguiti
differenza dei racconti di Giuseppe, la descrizione sia dei romanzi Die Geliebten e Maja. Riaffiorano antichi
tinta di ironia volterriana. Probabilmente sotto l’in­ amori e amicizie. Vergogna e commozione all’incon­
consapevole influsso della figura heiniana di Mosè, tro con queste doglie giovanili...”
diedi al mio protagonista i lineamenti... non già del Quarantadue anni erano passati da quando avevo
Mosè di Michelangelo, ma di Michelangelo stesso, per preso un appunto sul patto di un artista col diavolo
raffigurarvi l’artista affaticato che con sforzo e tra come possibile argomento di lavoro, e questa ricerca,
sconfitte scoraggianti lavora la renitente materia pri­ questa scoperta fu accompagnata da una commozione,
ma umana. La maledizione finale contro i miserabili per non dire uno sconvolgimento, che mi fa capire
ai quali era dato ai nostri giorni di profanare l’opera chiaramente come intorno al nocciolo povero e vago
sua, le tavole della civiltà, mi venne proprio dal cuo­ del tema aleggiasse fin dall’inizio un senso di vita,
re e, almeno alla fine, non lascia alcun dubbio sul si­ un’atmosfera biografica che predestinava la novella,
gnificato polemico di quella abbastanza leggera im­ progredita più di quanto non credessi, a diventar ro­
provvisazione. manzo. Fu quella commozione interiore ad allargare
Soltanto la mattina dopo il termine di questo lavo- la brevità dei miei appunti di diario fino a farne dei
ro impaccai e misi da parte tutto il materiale mitolo- soliloqui. “Soltanto ora capisco che cosa significhi es-
gico-orientalista, figure, estratti, bozzetti che mi era- ser privo dell’opera su Giuseppe, del compito che fu
no serviti per il Giuseppe. I libri che avevo letto a per un intero decennio, accanto a me, davanti a me.
tal fine formarono una bibliotechina a sé negli scaf­ Soltanto ora che ho terminato l’epilogo della Legge,
fali. Sgombra la scrivania, vuoti i cassetti. E solo il mi rendo conto di quanto sia nuova e problematica la
giorno dopo, per essere esatti il 15 marzo, compare mia situazione. Era comodo continuar a lavorare il
nei miei quotidiani appunti, quasi isolata, la sigla Dr. materiale accumulato. Troverò ancora la forza per nuo­
Faust. “Esame di vecchie carte con argomenti per Dr ve concezioni? Non è esaurita la possibilità degli ar-
Faust.” Quali carte? Non saprei davvero, ma la notag°menti? E se non lo è... troverò ancora la voglia di
che si ripete il giorno seguente è accompagnata dalla occuparmene? - Tempo scuro, piovoso, freddo. Col
menzione di lettere al professor Arit della University mal di capo ho buttato giù schizzi e note per la novel-
of California a Los Angeles e a MacLeish a Washing-la- A Los Angeles, per il concerto, nel palco di Stein-
ton per il prestito del racconto popolare di Faust e...^erg con le sue donne. Horowitz ha suonato il Con-
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certo per pianoforte in si bemolle maggiore di Brahms, compito prospettato da gran tempo, sia pure vagamen­
l’orchestra l’ouverture del Don Giovanni e la Pateti­ te. Innegabile è una repulsione istintiva, rafforzata
ca di Cajkovskij. A richiesta generale, si sarebbe det­ dal presentimento che il soggetto era preoccupante e
to in altri tempi. È certo la sua migliore opera malin­ che avrei sudato sangue, molto sangue, per dargli for­
conica, il massimo che abbia potuto raggiungere, ed ma, attraverso la vaga idea di una impegnativa radica­
è sempre bello e commovente vedere un dato inge­ lità delle sue esigenze. Questo moto istintivo poteva
gno arrivare, per chi sa quale combinazione di circo­ tradursi nella formula: “Meglio qualcos’altro prima!”.
stanze, alla vetta delle sue possibilità. Ricordai anche Questo altro che avrebbe concesso un considerevole
come anni fa Stravinski (da me richiesto) mi confes­ rinvio era l’elaborazione, il completamento del roman­
sò a Zurigo la sua ammirazione per Ciaicovski. Col zo frammentario, rimasto fermo fin dalla prima guer­
direttore d ’orchestra, nel ridotto degli artisti... Ho let­ ra mondiale: Le confessioni del cavaliere d’industria
to con piacere storie dei Gesta Romanorum, poi Nietz­ Felix Krull.
sche und die Frauen di Brann, e il capolavoro di Ste­ “K ” (cioè mia moglie) “richiama la continuazione del
venson Doctor Jekyll and Mister Hyde, col pensiero Krull, spesso richiesta dagli amici. L’idea non mi è
rivolto al tema di Faust che però è ben lontano dal estranea, ma il progetto, che risale ai tempi nei quali
prender forma. Si dovrebbe, è vero, spostare il pato­ dominava il problema dell’artista-borghese, mi pare
logico nel fiabesco e accostarlo al leggendario, ma ciò scaduto e superato dal Giuseppe. Tuttavia ieri sera,
nonostante ne emana una spècie di angoscia; le dif­ leggendo e ascoltando musica, mi sono sentito stra­
ficoltà sembrano insormontabili e vi si aggiunge la sup­ namente avvicinato all’idea della ripresa, specialmente
posizione che io abbia timore di questa impresa per­ sotto l’aspetto dell’unità di vita. Sarebbe interessante
ché l’ho sempre considerata il mio ultimo lavoro” riprendere dopo trentadue anni nel punto dove ho
Rileggo e so che era giusto: giusto ciò che riguar­ smesso prima della Morte a Venezia, per la quale in­
da l’età dell’idea difficilmente definibile e le lunghe terruppi il Krull. Tutto il lavorio che seguì sarebbe
radici affondate nella mia vita, e giusto in quanto, pre­ un inserimento, durato una generazione, nell’impresa
disponendo un piano di vita che era sempre stato un del trentaseienne. - Vantaggio di continuare a costrui­
piano di lavoro, l’avevo fin dall’inizio passata in coda. re su un vecchio fondamento.”
Ciò che forse, in un giorno lontano, se ne sarebbe po­ Tutto ciò non è che: “Meglio qualcos’altro prima”.
tuto fare, era, dicevo tra me, il mio Parsifal. Per quan­ Eppure avevo una spina nel cuore, la spina della cu­
to possa sembrare strano che da giovane uno si pro­ riosità delle cose nuove e pericolose. Nei giorni suc­
cessivi ci furono varie distrazioni. Bisognava sbrigare
ponga un’opera per quando sarà vecchio, le cose sta­
lavoretti occasionali, una trasmissione radio per la Ger­
vano proprio così. E può darsi che vi sia connessa
mania, una lettera aperta ad Aleksej Tolstoj quale
quella specifica preferenza, espressa in taluni saggi cri­
contributo a uno scambio russo-americano. Rimanem­
tici, per lo studio di opere della vecchiaia, come lo mo scossi per la morte improvvisa di Heinrich Zim­
stesso Parsifal, il secondo Faust, l’ultimo Ibsen, la tar­ mer, il profondo indologo e marito di Christiana Hof­
da prosa di Stifter e di Fontane. mannsthal, dal cui grande libro sul mito indiano ave­
Si trattava ora di sapere se era giunta l’ora per quel vo tolto il soggetto delle Teste scambiate. Notizie da
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New York sul movimento di Sforza, Maritain e al­ ma volta che aprivo bocca su questo argomento, a par­
tri contro il Club capitalistico di Coudenhove, la sua te le consultazioni con mia moglie, la quale era favo­
Paneuropa reazionaria, mi davano da pensare e richie­ revole al nuovo contro il vecchio. Del resto stavo ma­
devano una presa di posizione. La guerra nell’Africa le. Nonostante il tempo caldo e sereno soffrivo di ca­
settentrionale, dove Rommel era stato fermato da tarro alla gola e alla trachea ed ero “di spirito molto
Montgomery, attirava la mia attenzione. Arrivarono abbattuto, incerto e pessimista circa la mia produzio­
però i libri richiesti, il Faust popolare e tutta una se­ ne avvenire. Eppure, anche recentemente, ho fatto co­
rie di volumi contenenti l’epistolario di Hugo Wolf, se come Thamar, l’Annunciazione, e la seconda metà
messo a disposizione dalla Library of Congress, e no­ del Mosè!... Lettura di opere su Nietzsche. Commos­
nostante gli sfoghi circa i “vantaggi” della ripresa del so da una lettera di Rohde su di lui. Di notte il Kater
Krull, tutte le annotazioni nel diario alla fine di mar­ Murr di Hoffmann. Il libro di Bekker sull’arte di
zo e ai primi di aprile riguardano studi per il Faustus. Haydn, la serenità come superamento dello scherzo e
“Estratti dal libro di Faust. Lettura dello stesso la della serietà, superamento della realtà”.
sera. Secondo bombardamento di Berlino in 48 ore... Un giorno, nonostante tutto, furono aperti i pacchi
Sunti di lettere di Wolf. Pensieri, sogni, annotazioni. contenenti il Krull e rilessi i lavori preliminari... arri­
Di sera le lettere di Wolf a Grohe. Sconsideratezze, vando a un curioso risultato. Era la “visione dell’inti­
sciocco umorismo, entusiasmo per i suoi brutti libret­ ma affinità tra questo e il soggetto del Faust (basato
ti d ’opera, stupidaggini intorno a Dostoevskij. Prelu­ sul tema della solitudine, qui mistico-tragica, là umo-
di euforici della pazzia che poi, come in Nietzsche, si ristico-criminale); tuttavia, quest’ultimo, purché pos­
manifesta con idee di grandezza, ma non ha niente di sa assumere forma, mi sembra oggi il più adatto, più
grande. Tristi illusioni circa le opere. Non una paro­ conforme ai tempi, più urgente...” La bilancia era tra­
la savia... Ancora le lettere. Quale forma potrebbe as­ collata. Allo spettacolo del Giuseppe non doveva se­
sumere tutto ciò? Lo spirito dell’esposizione è proble­ guire “prima” il romanzo picaresco. Giovava sperare
matico, e persino tempo e luogo... Note per il Faust. che un po’ del gioco artistico, di ironia, di parodia,
Dopo colazione lettura della Storia della musica di di celia elevata potesse aver parte in quella profonda
Paul Bekker, ricevuta da lui in regalo nel 1927 come serietà minacciosa, in quell’argomento pervaso in qual­
‘lettura da viaggio’. La sera altra lettura attenta dello che modo da un’aura di sacrificio, le cui esigenze e
stesso libro... Violenti e sistematici bombardamenti promesse si erano dimostrate più forti. Gli appunti
del continente di Hitler. Progressi dei russi in Crimea. delle settimane seguenti non parlano d ’altro che dello
Indizi dell’imminente invasione in Europa... A cena sprofondare in quel nuovo lavoro, dello scavare nella
da Bruno e Liesl Frank, a Beverly Hills. Lettura della memoria e raccogliere materiali per dare un corpo al­
sua ottima storia nazista sul Quarto Comandamento. l’ombra intuita.
Comunicazioni confidenziali sul progetto faustiano...” “Le città tedesche nella regione di Lutero. Argo­
Come? Ero già in grado di confidarmi con vecchi menti di medicina e teologia. Tentativi incerti e pri­
amici, mentre erano ancora campati in aria la forma, ma sensazione di una maggior sicurezza nell’ambito
l’azione, lo stile e persino il tempo e il luogo? Con dell’argomento. Su per la strada di montagna con K.
quali parole l’avrò fatto mai? In ogni caso era la pri- Di giorno, lettere di Lutero. Tirato fuori Ulrich von
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Hutten di D. Strauss. Previsto lo studio di libri di mu­ sonaggi e loro nomi per il romanzo. Pascal and the
sica. Terminato con la massima attenzione il libro di Medieval Definition of God di Nitze...”
Bekker. Mancano ancora interamente la figurazione Con questi studi e queste informazioni s’arrivò al
dei personaggi e l’introduzione di efficaci figure se­ maggio 1943, il quale inserì impressioni e sentimenti
condarie: nella Montagna incantata erano offerte dal delicati e affettuosi in prove, invenzioni e fatiche che
personale del sanatorio, nel Giuseppe dalla Bibbia al­ ormai dominavano la mia esistenza e assorbivano qual­
le cui figure potevo ricorrere avvicinandole. Nel Krull siasi avvenimento. Vennero per un lungo soggiorno i
il mondo avrebbe potuto essere fantasmagorico. Può figlioli da San Francisco “coi due piccoli che hanno
esserlo anche qui fino a un certo punto, ma si richie­ un aspetto bello e robusto. Commosso come sempre
de la piena realtà e qui non c’è alcun appoggio visivo... dai begli occhi di Frido (il maggiore). Passeggiata con
In qualche modo bisogna attingere dal passato, dalla lui prima di andare a tavola. È stato a tavola con noi...
memoria, da immagini, dall’intuizione. Ma i personag­ Giochi e scherzi col piccino che incomincia a parlare”.
gi accessori devono essere ancora inventati e fissati...” Martedì 4: “Passeggiata a mezzogiorno col piccolo
Una lettera del professor Tillich dell’Union Theolo­ Fridolin. Quando una cosa è terminata dice avuto.
gical Seminary partì per New York chiedendo infor­ Questo per Nepomuk Schneidewein. La sera, lettura
mazioni sull’organizzazione dello studio teologico. Con­ del Malleus Maleficarum... Frido mi è molto affezio­
temporaneamente arrivò, strana cosa, una lettera di nato... Pranzo con lui dopo la passeggiata al Miramar,
Bermann Fischer con un invito svedese a scrivere un dove il piccolo è stato molto carino”. Di quel tempo
libro sulla Germania, sul suo passato e l’avvenire. “Se è una lettera mandata a Bruno Walter a New York
si potesse far tutto! I desideri del tempo invece mani­ “non senza legame col soggetto”, cioè col progetto del
festati per bocca della gente... si finisce per adempier­ romanzo e piena di storie e aneddoti derivati dalla
li, ma in modo diverso dal richiesto.” Comunque fos­ presenza di quel delizioso bambino. La risposta di Wal­
se, in quei giorni arrivò una lettera di ringraziamento ter manifestava gioia e interessamento al piano di un
dell’Ufficio Informazioni di guerra “per l’articolo sul­ “romanzo su un musicista” al quale, diceva, ero chia­
l’avvenire della Germania che in Svezia è stato accolto mato più che altri mai e includeva ciò che io, non so
molto favorevolmente”. Non ho più un’idea di che ar­ per quali sentimenti, chiamai “un notevole suggeri­
ticolo si trattasse. mento”, cioè la proposta che Frido vi avesse parte:
egli si figurava l’episodio come un “allegretto mode­
“Lamenti di Faust e ironia dello spirito: estratti
rato”. Il caro amico e stupendo musicista non imma­
(intesi come sinfonia). Appunti, riassunti, riflessioni e
ginava quale soffio inumano e freddo doveva perva­
calcoli cronologici. Lettere di Lutero. Opere di Dürer.
dere la fine del libro, né che io mi sarei trovato nella
Ernest Newman, H. W olf, in inglese. Pensieri sul nes­ necessità di raccontare la storia del caro bambino in
so fra il soggetto e le cose di Germania; la solitudine tono ben diverso da quello di un allegretto moderato.
tedesca nel mondo. Qui ci sono valori simbolici... Let­ Intanto si era venuto accumulando un grosso fascio
tura del Malleus Maleficarum. Particolari della giovi­ di appunti che attestavano la complessità dell’impre­
nezza a Monaco. Figura di Rud. Schwerdtfeger, violi­ sa : erano circa duecento mezzi fogli protocollo nei qua­
nista nell’orchestra Zapfenstòsser (!)... Rivista dei per- li, in disordine e dentro la cornice di freghi continui,
718 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 719

si affollavano ingredienti multicolori di vari campi mondo. “A cena, i Werfel e i Frank. Conversazione
linguistici, geografici, politico-sociali, teologici, medi­ su Nietzsche e la pietà che ispira... pietà di lui e della
ci, biologici, storici, musicali. E continuai a raccoglie­ universale baraonda. Futuri incontri con Schönberg
re e a metter da parte ciò che mi poteva servire e ora e Stravinskij... Calcolo di rapporti di tempo e di età del
sono quasi lieto di vedere che, pur essendo preso e romanzo, dati biografici e nomi... Riemenschneider e
fissato in quella idea, ero tuttavia in condizione di ac­ il suo tempo. Raccolta di nozioni utili. Manuale degli
cogliere impressioni provenienti dal mondo escluso da strumenti di Volbach. Appunti per fissare il tipo mu­
quel cerchio magico, dalle zone che non vi erano in­ sicale di Leverkühn. Suo prenome: Anselm, Andreas
teressate. “Trovo nella ‘Nation’ uno splendido artico­ 0 Adrian. Annotazioni sull’atmosfera fascista. Riunio­
lo di Henry James su Dickens, scritto a ventidue anni ne con gli Schönberg in casa Werfel. Da Schönberg ho
nel 1864. È stupefacente! Dove trovare qualcosa di si­ cavato molte notizie sulla musica e sulla vita dei com­
mile in Germania? La cultura critica dell’Occidente è positori ed è una bella combinazione che egli stesso
di molto superiore... Ho letto a lungo il libro di Nie­ insista per frequenti contatti fra le nostre famiglie...
buhr, Nature and Destiny of Man... Fin dopo la mezza­ 1 Neumann da noi a cena. Mentre le donne pensano
notte ho letto fino in fondo il meraviglioso Bergkristall ai cibi (siamo senza donna di servizio) espongo a N.
di Stifter”. Poi trovo anche: “Sciopero dei minatori. il piano del romanzo, con suo commosso stupore.”
Grave crisi. Il governo assume la gestione delle minie­ Non lo dimenticherò mai. L’interessamento di que­
re di carbone. Soldati a difesa di coloro che sono di­ st’uomo fedele e da me sempre apprezzato, che era
sposti a lavorare... e che si conteranno sulle dita. Ho tutto orecchi ed esclamazioni, mi confermò la previ­
letto curiose notizie sull’ingloriosa sconfitta dei tede­ sione delle gioie e sofferenze che emanavano dall’idea
schi in Africa. Non più fino all’ultima goccia di san­ dell’opera presentatagli con parole rapide e fluenti.
gue, non più fanatismo nazista... La sera, si discorre Ciò che più gli faceva impressione era probabilmente
con Bruno Frank della nuova ondata di scioperi e del­ l’esodo dalle difficoltà della crisi culturale verso il pat­
la colpa che ne ha l’amministrazione. Ansietà per il to col diavolo, il desiderio di uno spirito orgoglioso
Home front americano... Il gravissimo bombardamen­ minacciato di sterilità, di liberarsi ad ogni costo dagli
to di Dortmund con più di mille apparecchi. Tutta impacci, e il parallelo tra l’euforia rovinosa sfociante
l’Europa ha la febbre dell’invasione. Preparativi per nel collasso e l’ubriacatura dei popoli fascisti. Duran­
la resistenza clandestina francese. Annuncio dello scio­ te il viaggio di ritorno pare che egli abbia parlato con­
pero generale. Ordine alla guarnigione in Norvegia di tinuamente a sua moglie di quelle comunicazioni con­
combattere fino all’ultimo uomo... cosa che non avvie­ fidenziali.
ne mai. In Africa si sono fatti 200.000 prigionieri. La Una domenica mattina, il 23 maggio 1943, poco più
vittoria si spiega con la superiorità del materiale per di due mesi da quando avevo esumato quel vecchio
quantità e qualità... Attesa dell’invasione in Italia. Si fascicolo di appunti, il giorno in cui anche Serenus
profilano azioni contro la Sardegna e la Sicilia... La se­ Zeitblom, il mio narratore, si accinge all’opera, inco­
ra, Love’s labour lost”. minciai a scrivere il Doctor Faustus.
Il dramma di Shakespeare fa parte dell’“ argomen­
to”. Entra nel circolo... e intorno romba il fragore del
720 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 721

IV re la biografia e la produzione di Leverkühn, mentre,


vista da un altro lato, è una mai provata spregiudica­
Dagli appunti di quei giorni non risulta in quale mo­ tezza, tale da atterrirmi continuamente col suo fanta­
mento io abbia preso la decisione di inserire fra me stico meccanismo, nel montare dati di fatto, storici,
e il soggetto l’amico intermediario, di non raccontare personali e persino letterari, di maniera che, all’incir-
personalmente, ma di far raccontare la vita di Adrian ca come avveniva nei “panorami” che andavamo a ve­
Leverkühn, di non scrivere quindi un romanzo ma una dere da ragazzi, la realtà palpabile passa, senza che lo
biografia con tutti gli elementi che distinguono que­ si noti, all’illusione della pittura in prospettiva. Que­
sto genere. Certo vi aveva contribuito il ricordo della sta tecnica di montaggio che sorprendeva sempre an­
parodistica autobiografia di Felix Krull e oltre a ciò che me stesso, e mi sembrava, anzi, sospetta, è parte
la misura era più che mai necessaria per ottenere una integrante della concezione, dell’“idea” del libro, e ri­
certa serenità nel tetro argomento e renderne soppor­ guarda uno strano e licenzioso allentamento psichico
tabili gli orrori tanto per me quanto per il lettore. donde è derivata, nonché la sua trasposta ma anche
L’idea di far passare il demoniaco attraverso un me­ schietta immediatezza, il suo carattere di opera segre­
diatore tu tt’altro che demoniaco e di affidarne la pre­ ta e confessione personale che, durante la stesura, te­
sentazione a un’anima umanisticamente pia e schietta, neva lontano da me il pensiero della sua esistenza in
tutta ansie affettuose, era un’idea comica e in certo pubblico.
qual modo un sollievo, perché mi permetteva di espor­ Il contrabbando di persone viventi citate a nome tra
re per vie indirette la commozione provocata dai di­ i personaggi del romanzo, dai quali quelle non si di­
retti fatti personali e dalle confessioni sulle quali si stinguono più per realtà o irrealtà, è soltanto un pic­
fondava il mostruoso progetto e di dipingerla median­ colo esempio del tipo di montaggio di cui sto parlan­
te la parodia nella confusione e nel tremito di quel­ do. Ecco l’intreccio della tragedia di Leverkühn con
l’anima angosciata. quella di Nietzsche, il cui nome non appare delibera­
Inserendo il narratore, ottenni però prima di tutto tamente nel libro, appunto perché a lui si sostituisce
la possibilità di svolgere il racconto su due piani cro­ l’euforico musicista, sicché quello non deve più esser­
nologici e di intrecciare polifonicamente le esperienze ci: ecco riportati alla lettera l’esperienza di Nietzsche
che scuotono lo scrivente mentre scrive con quelle da nel bordello di Colonia e i sintomi della sua malattia,
lui narrate, di modo che il tremito della sua mano si le citazioni del diavolo dall 'Ecce Homo, la citazione
spiega ambiguamente ma anche in modo univoco con (sfuggita forse a tutti i lettori) di liste di vivande in
le vibrazioni di lontani scoppi di bombe e con intimi base a lettere di Nietzsche da Nizza, oppure la cita­
spaventi. zione altrettanto poco appariscente dell’ultima visita
Che il professor Zeitblom incominci a scrivere il di Deussen col mazzo di fiori al filosofo dalla mente
giorno in cui io stesso tracciai di fatto le prime righe, ottenebrata. La citazione, come tale, ha un che di spe­
è significativo per tutto il libro: per quella singolare cificamente musicale nonostante il suo lato meccani­
realtà che lo pervade e che vista da un lato è un arti­ co, ma è d’altro canto realtà che si trasforma in fin­
ficio, cioè il burlesco tentativo di realizzare con preci­ zione, la quale assorbe il reale mescolando le zone e
sione e fino alla sorpresa un che di fittizio, vale a di- ottenendo un particolare fascino sognante. Una cita-
722 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 723

zione, non occorre dirlo, è l’avere introdotto sotto le piangendo la sua follia, ricorre un’altra volta a Molto
spoglie di madame de Tolna la signora von Meck, l’in­ rumore per nulla usando l’immagine dello sciocco sco­
visibile amica di Cajkovskij. Una citazione è la storia laretto che “per la gioia di aver scoperto un nido, lo
della richiesta di matrimonio, l’invio imprudente, qui mostra al suo compagno e questi va e glielo porta via”.
però ritinto di tu tt’altro che “imprudenza”, dell’ami­ Dopo di che anche Serenus risponde continuando in­
co alla donna amata, perché faccia la proposta. Sicco­ consapevolmente la citazione: “Non vorrai considera­
me nel romanzo c’è tanto “Nietzsche” che lo si è chia­ re la fiducia una colpa e una vergogna. Queste spetta­
mato addirittura un romanzo su Nietzsche, è ovvio che no al ladro”. Ed è fortuna che non dica alla lettera:
si supponga nel triangolo Adrian - Marie Godeau - Rudi “Il peccato è di chi ruba”.
Schwerdtfeger un’allusione alle indirette proposte di È stato Frank Harris a far notare per primo nel suo
matrimonio di Nietzsche presso la Lou Andreas per il intelligente libro su Shakespeare che il tema del cor­
tramite di Rèe, e presso la signorina Trampedach per teggiatore nei Sonetti ritorna tre volte nei drammi.
il tramite di Hugo von Senger (che era quasi fidanza­ Nel Faustus è montato in modo che Adrian, determi­
to con lei). È invece, e precisamente dal punto di vi­ nato dai particolari rapporti che ha col “pretendente”
sta dello stesso Leverkühn, una reminiscenza shake­ Schwerdtfeger, lo mette in atto, ripetendo cosciente­
speariana il fatto che Adrian porta sempre con sé i mente e per gioco tenebroso un cliché o un mito per
Sonetti, la cui “azione”, il rapporto poeta-donna ama­ raggiungere il più pauroso dei fini. Ciò che egli com­
ta-amico, cioè il tema della corte fatta a tradimento, si pie verso Rudi è un assassinio premeditato e voluto
ritrova anche in alcuni drammi. Questi sono nominati dal diavolo... e Zeitblom lo sa.
quando si parla di libri sulla scrivania del musicista: Tra queste azioni di montaggio e queste appropria­
sono Come vi pare, Molto rumore per nulla e I due zioni dal mondo reale dovrò forse indicare anche l’at­
veronesi, e Adrian si procura il sinistro divertimento
tribuzione (criticata da varie parti) a Adrian Leverkühn
di intercalare nelle sue parole a Zeitblom, che non se
dello stile dodecafonico della musica concepito da
n’accorge, come non se n’accorge il lettore, dirette ci­
Schönberg? Devo pur farlo, tanto è vero che per de­
tazioni da questi drammi. Già la sua frase stranamen­
siderio di Schönberg il libro dovrà recare in avvenire
te rigida “Ora ti sarei molto obbligato” è una citazio­
ne da Molto rumore per nulla, nel punto dove Claudio una Nota che chiarisca ai profani il diritto di pro­
confessa al principe il suo amore per Hero. Più tardi prietà spirituale. Lo faccio un po’ contro la mia con­
pronuncia le amare parole “poiché così sono oggi vinzione, non tanto perché questa delucidazione apre
gli amici”, da I due veronesi, e riporta quasi alla let­ una piccola breccia nella sfera conchiusa del mio mondo
tera i versi: “Di chi ci si può fidare se la nostra de­ romanzesco, quanto perché l’idea della tecnica dodeca­
stra vibra il colpo contro il cuore?”. E nella scena a fonica assume, nella sfera del mio libro, in questo
Pfeiffering, in cui cerca di convincere Rudi, che è una mondo di patti col diavolo e di negromanzia, un co­
delle scene a me più care in tutto il libro, egli motiva lore e un carattere che per sua natura (dico bene?)
la sua strana preghiera con parole tolte da Come vi essa non possiede e che in realtà ne fanno una pro­
pare-. “Ascolterà più benevolmente la tua giovinezza prietà mia, cioè del libro. Il pensiero di Schönberg e
che un messaggero dal viso serio”. E poi, quasi com- la mia versione ad hoc sono talmente staccati che, pre-
724 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 725

scindendo dalla stonatura stilistica, mi sarebbe quasi mia epoca travestito nella storia di una vita di artista,
parso un’offesa citare il nome di lui nel testo. molto precaria e peccaminosa. Nonostante la mia sma­
nia di novità, devo dire che il compito mi lasciava
perplesso. Forse non era giusto volere un’opera grande,
V progettarla grande fin dall’inizio... non era giusto né
per l’opera stessa né per lo spirito di chi vi si sobbar­
Quella domenica mattina in cui cominciai a scrivere cava. Bisognava introdurre una dose possibilmente larga
devo avere avuto davanti a me, chiaro e aperto, tutto di scherzosità, di mimica da biografo, di autoironia che
il libro nel suo svolgimento dei fatti, per quanto gli smorzasse i toni patetici! La consorte dell’umanista nar­
appunti non ne parlino e per quanto non sia esistita ratore doveva chiamarsi Helene Ölhafen1.
una vera e propria traccia scritta. Devo essere stato Già il giorno seguente, dopo quell’inizio, dovetti oc­
così ben orientato da poter mettermi subito a lavorare cuparmi d’altro, di compiti della giornata: una delle
in pieno con l’insieme dei motivi, a dare già al princi­ trasmissioni mensili in tedesco, in memoria dei falò
pio la profonda prospettiva dell’opera intera e a fare di libri nelle piazze. Alla fine di maggio il manoscritto
il biografo commosso e compreso del suo argomento, constava di due sole pagine. Ma benché la metà di
ansioso di anticipare le parti future e sempre sul punto giugno mi portasse a San Francisco per una conferenza
di perdere il filo. L’agitazione del biografo era la mia che, insieme coi preparativi letterari, richiese più giorni
e io facevo la parodia della mia propria pienezza e di quanto mi fosse gradito, durante il mese nel quale
sentivo profondamente il beneficio del far scrivere un compii i 68 anni potei scrivere quattro capitoli del
altro e della mia indiretta responsabilità, nonostante Faustus e il 28, a sentire il diario, ebbe luogo la prima
la decisione di impegnare direttamente la realtà e il lettura dal romanzo: “I Frank a cena. Dopo, nello
mistero della vita. Quanto mi erano necessarie la ma­ studio, lettura dal Doctor Faustus: i primi tre capi­
schera e la recitazione di fronte alla serietà del com­ toli. Ero molto commosso e i presenti si mostrarono
pito della quale, per la prima volta, ero chiaramente accessibili all’agitazione che emana dall’insieme”.
consapevole! Se altre mie opere precedenti avevano Mi dedicai alla biografia di Hutten dello Strauss. Ar­
assunto, almeno per estensione, un carattere monu­ rivò la risposta del professor Tillich sullo studio della
mentale, lo avevano preso inaspettatamente e senza teologia. Lessi il commento di Lutero a\YApocalisse e
premeditazione: I Buddenbrook, La Montagna incan­ le memorie di Berlioz nella traduzione inglese. A una
tata, i romanzi di Giuseppe e anche Carlotta a Weimar serata in casa Feuchtwanger trovammo, oltre a Miss
sono sorti da modeste intenzioni narrative e soltanto Dodd, figlia dell’ex ambasciatore nella Germania di
I Buddenbrook erano pensati come romanzo e se mai Hitler, l’attore Homolka e tra altri anche Franz Werfel
Carlotta a Weimar come romanzo breve, tant’è vero che, in questa occasione, mi parlò la prima volta del
che sul frontespizio del manoscritto si legge: “Breve suo nuovo romanzo, la fantasia utopistica II pianeta
romanzo”. Questa volta l’opera della mia vecchiaia dei nascituri, e delle enormi difficoltà che presentava.
venne a trovarsi in una situazione diversa. Questa sola Provai sentimenti fraterni vedendo quel compagno che,
volta sapevo che cosa volevo e quale compito mi im­
ponevo: nientemeno che di scrivere il romanzo della Ölhafen significa « pentolino d ’olio ». (N.d.T.)
726 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 121

a sua volta, si era messo in una impresa folle e proba­ sicale mi spaventano e mi annoiano”. Ciò non vuol dire
bilmente impossibile... che mi mancassero zelo e diligenza per penetrare con
Pochi giorni dopo mi capitò fra le mani il libro studi e letture nell’area della vita e della produzione
di Ernst Krenek, Music Here and Now, nel quale tro­ musicale, come per esempio lavorando al Giuseppe ero
vai un manuale e un aiuto di prim’ordine. “Letto a penetrato nel mondo degli studi orientali, delle reli­
lungo Music di Kfenek” dice più volte il diario. Nello gioni primitive e del mito. Potrei mettere insieme un
stesso tempo incontrai in non so quale rivista interes­ piccolo catalogo di libri inglesi e tedeschi, almeno due
santi comunicazioni sulla musica sacra dei “Pennsylvania dozzine, su musiche e musicisti che studiai “col lapis”
Seventh-day Baptists”, cioè la singolare figura di quel e con tanta vigile attenzione quanta se ne impiega sol­
Johann Conrad Beissel che decisi di accogliere subito tanto per scopi produttivi, per amore di un’opera. Ma
nelle conferenze con le quali Kretzschmar, il balbu­ tutte quelle prese di contatto non erano un vero e
ziente, introduce il giovane Adrian (e il lettore) nel proprio studio della musica e non mi salvavano dal
campo della musica: quel buffo “sistematico” e mae­ mettere a nudo la mia ignoranza dei fatti precisi né
stro di scuola, la cui memoria pervade tutto il romanzo. mi davano la capacità di costruire l’opera di un im­
Era quasi strano vedere quanto mi impensierisse il portante compositore, in modo che sembrasse reale,
lato tecnico della musica, la cui padronanza, almeno che la si udisse, che ci si credesse (e questo appunto
fino al punto da togliere al competente la voglia di pretendevo da me). Capivo benissimo che per far ciò
sorridere (e non c’è campo più gelosamente custodito mi occorreva l’aiuto di un consigliere, di un istruttore
di questo), era una delle premesse dell’opera. Ero sem­ esperto della materia e al corrente delle intenzioni che
pre stato vicino alla musica, ne avevo ricevuto infiniti mi proponevo, nonché capace di immaginare insieme
stimoli e ammaestramenti artistici, l’avevo praticata con me la mia opera poetica; ed ero tanto più disposto
come narratore, ne avevo descritto le manifestazioni ad accettare un siffatto aiuto, in quanto la musica, fin
nei saggi critici, di modo che Ernst Toch, un pezzo dove il romanzo ne tratta (è vero che anche la attua,
grosso della consorteria, considerando la mia “musica” ma questo è un argomento a parte), era soltanto il
aveva potuto affermare che nel caso mio “non c’era primo piano, soltanto la rappresentante e l’esempio di
più limite fra la musica come elemento del mestiere un mondo universale, soltanto un mezzo per esprimere
e come elemento universale”. Il peggio era che questa la situazione dell’arte in genere, della civiltà e persino
volta “l’universale” non era più sufficiente, che anzi dell’uomo, dello spirito stesso nella nostra epoca pro­
s’identificava con l’abborracciatura dei dilettanti. Ci fondamente critica. Romanzo della musica? Sì, ma in­
voleva l’elemento del mestiere. Niente di più sciocco teso come romanzo della civiltà e dell’epoca, sicché
nella biografia romanzata di un artista che affermare accettare senza scrupoli un aiuto per l’esatta attua­
soltanto ed elogiare l’arte, il genio, le opere, e fanta­ zione del mezzo e del primo piano mi sembrava la
sticare della loro efficacia spirituale. Qui si trattava cosa più naturale del mondo.
di realizzare, ci voleva l’esattezza: di questo ero con­ L’aiuto, il consigliere, il mentore affezionato si trovò
vintissimo. « Dovrò mettermi a studiar musica » dissi infatti, e fu per eccezionale competenza e per altezza
a mio fratello parlandogli dell’impresa alla quale mi spirituale proprio quello giusto. “Eingebung im musi­
ero accinto. E il diario confessa: “Studi di tecnica mu- kalischen Schaffen, libro di Bahle” si legge ai primi di
La genesi del Doctor Faustus 729
728 Thomas Mann

luglio 1943. “Importante. Recato dal dr. Adorno.” Non mente teorici (anche politici) e artistici, soprattutto
capisco veramente come questo libro sia stato molto musicali, studiò filosofia e musica e nel 1931 divenne
importante per il mio lavoro. Ma il nome dell’attento libero docente all’Università di Francoforte, dove in­
latore (che dunque sapeva del mio progetto) ricompa­ segnò filosofia finché fu scacciato dai nazisti. Dal 1941
re dopo circa due settimane: era il momento della pre­ vive a pochi passi da noi, a Los Angeles.
sa di Palermo, della grande offensiva russa e io stavo Quest’uomo singolare ha rifiutato in tutta la vita di
scrivendo il V II capitolo del Faustus. “Zur Philosophie decidersi tra la professione della filosofia e quella della
der modernen Musik, opera del dr. Adorno... Leggo musica. Troppo era sicuro di mirare allo stesso scopo
l’opera di Adorno... Molto interessato al manoscritto nei due diversi campi. La sua mentalità dialettica e la
di Adorno... Continuo, la sera, a leggere lo scritto di tendenza sociologico-filosofica s’intrecciano con la pas­
musica che mi dà parecchie informazioni e mi rivela sione musicale in un modo che oggi forse non è l’unico
la grande difficoltà della mia impresa... Terminata la' e ha le radici nei problemi del nostro tempo. Fece gli
lettura dello scritto di Adorno. Momenti di illumina­ studi al servizio di questa sua passione, cioè composi­
zione sulla situazione di Adrian. Le difficoltà devono zione e pianoforte, da principio con insegnanti di mu­
arrivare al massimo, prima che si possano superare. sica a Francoforte, poi con Alban Berg e Eduard
Situazione disperata dell’arte: è il momento più adat­ Steuermann a Vienna. Dal 1928 al ’31 fu redattore
to. Da non perdere di vista il pensiero centrale del­ dell’“Anbruch” viennese e propugnò la musica radicale
moderna.
l’ispirazione che si acquista e nell’ebbrezza ci fa pas­
Come si spiega però che questo “radicalismo”, che
sar sopra...”
il profano tende a immaginare come una specie di san-
Qui c’era davvero qualche cosa di “importante”.
culottismo musicale, procede parallelamente col più
Trovai una critica artistico-sociologica della situazione
accentuato senso della tradizione, con un tono espres­
che, aggiornatissima e sottile e profonda, aveva la più samente storico e con la più inesorabile pretesa di
singolare affinità con l’idea dell’opera mia, con la “com­ severa e sicura conoscenza del mestiere, come mi è
posizione”, nella quale vivevo e lavoravo. Dentro di sempre capitato di riscontrare nei musicisti di questa
me si formò una decisione: “Questo è il mio uomo”. categoria? Ciò che essa trova da ridire contro Wagner
Theodor Wiesengrund-Adorno nacque nel 1903 a non è tanto il suo romanticismo, i suoi sogni sbrigliati,
Francoforte sul Meno. Suo padre era un ebreo tede­ la sua “borghesia” o la sua demagogia, ma piuttosto il
sco; sua madre, cantante, è la figlia di un ufficiale fatto semplicissimo che molte volte egli “compone
francese di origine corsa (e più in là, genovese) e di male”. Non sono in grado di giudicare come componga
una cantante tedesca. È cugino di quel W alter Benja­ Adorno, ma la sua conoscenza della tradizione e la
min che, perseguitato a morte dai nazisti, ha lasciato padronanza di tutto il mondo musicale sono smisu­
l’acutissimo e profondo volume Das deutsche Trauer­ rate. Una cantante americana che lavora con lui mi
spiel, vera filosofia e storia dell’allegoria. Adorno, che disse: « È incredibile: conosce tutte le musiche del
così si chiama col cognome di ragazza della madre, è mondo ».
un uomo di simile mentalità, tragico-savia, scontrosa Il manoscritto che mi recò allora e che attirò subito
e selvatica. Cresciuto in un ambiente d ’interessi pura- la mia attenzione, perché s’inseriva a meraviglia nel-
Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 731
730

l’ambito del mio romanzo, trattava essenzialmente di anni addietro. Potevano mantenere il loro posto nello
Schönberg, della sua scuola e della tecnica dodecafo­ scritto filosofico di un più giovane e nello stesso tempo
nica. Senza lasciare alcun dubbio sulla convinzione esercitare la loro funzione nel mio quadro di un’anima
dell’autore circa la grande importanza di Schönberg, e di un’epoca. Agli occhi dell’artista un pensiero in
lo scritto esercita però una critica acuta e profonda quanto tale non avrà mai un gran valore di proprietà.
sul suo sistema ed espone in uno stile estremamente A lui importa che possa funzionare nell’ingranaggio
conciso e fin troppo sottile, formatosi alla scuola di spirituale dell’opera.
Nietzsche e più ancora di Karl Kraus, la fatalità che Eravamo verso la fine del settembre 1943 e io lavo­
fa ricadere nella tenebra e nella mitologia l’illumina­ ravo al capitolo IX senza essere contento dell’V III,
zione costruttiva e oggettivamente necessaria della mu­ cioè delle conferenze di Kretzschmar nella forma di
sica, per ragioni altrettanto oggettive e, per così dire, allora, quando lessi quel capitolo V ili a Adorno che
scavalcando l’artista. Nel mio mondo che cosa poteva era stato a cena da noi. “A tavola, particolari di filo­
inserirsi meglio del “quadrato magico”? Scoprii den­ sofia della musica. Poi lettura del capitolo delle con­
tro di me, o ritrovai in me come cosa da gran tempo ferenze. Elogiata e confermata la mia intimità con la
familiare, una disposizione senza scrupoli ad appro­ musica. Obiezioni particolari delle quali in parte è fa­
priarmi ciò che sento come roba mia, ciò che fa parte cile, in parte difficile tener conto. In complesso ciò è
di me, cioè della “causa”. L’esposizione della musica servito a tranquillarmi.” Non rimasi però tranquillo a
lungo. I giorni seguenti furono impiegati a correggere,
dodecafonica e la critica di essa svolta in un dialogo,
ripulire, ampliare il capitolo delle conferenze e ai primi
come nel capitolo XXII del Faustus, son basate inte­
di ottobre (intanto avevo ripreso il capitolo IX) pas­
ramente su analisi di Adorno, come vi sono basate
sammo una sera dagli Adorno. L’atmosfera era seria.
certe osservazioni sul linguaggio musicale del tardo Franz Werfel aveva avuto il primo grave attacco car­
Beethoven che si leggono nelle prime parti del libro diaco dal quale pareva che si riavesse soltanto con fa­
esposte da Kretzschmar, sul fantastico rapporto dun­ tica. Lessi tre pagine sul pianoforte, che da poco avevo
que che la morte stabilisce fra il genio e la conven­ inserito nel mio capitolo paurosamente ipertrofico, e il
zione. Anche questi pensieri del manoscritto di Adorno nostro anfitrione ci fece conoscere un po’ dei suoi studi
mi si presentavano “stranamente” familiari e a propo­ e aforismi su Beethoven, dove ricorreva una certa cita­
sito della, come dire?, tranquillità di spirito con cui li zione dal Rübezahl di Musaeus. La conversazione che
misi, variandoli, sulle labbra del mio balbuziente, non seguì trattò del senso di umanità in quanto terrenità
ho da dichiarare se non questo: dopo una lunga atti­ purificata, di collegamenti fra Beethoven e Goethe,
vità spirituale accade frequentemente che cose semi­ dell’umano come obiezione romantica alla società e alla
nate al vento qualche tempo prima, rimpastate da altra convenzione (Rousseau) e come ribellione (la scena in
mano e collocate in altri nessi, ritornino a noi e ci ri­ prosa nel Faust di Goethe). Poi, mentre lo stavo a guar­
cordino noi stessi e le cose nostre. Certe idee sulla dare accanto al pianoforte, Adorno eseguì per me la
morte e sulla forma, sull’io e sul mondo oggettivo, Sonata opera 111 per intero e in modo molto istruttivo.
potevano ben passare per ricordi di se stesso all’autore Non ero mai stato così attento e la mattina seguente
d’una novella veneziana che risaliva a trentacinque mi alzai per tempo e dedicai tre giorni a un profondo
732 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 733

rifacimento e ampliamento della conferenza sulle So­ e comandante supremo e altre liquidazioni dovevano
nate che venne ad arricchire e ad abbellire in modo seguire nonostante l’assicurazione ufficiale che si sa­
considerevole il capitolo e il libro stesso. Tra le pa­ rebbe “mantenuta la parola data e continuata la guerra”.
role poetiche che assegnai al tema dell’arietta nella Già la Milizia era assorbita dall’Esercito, manifesta­
sua forma primitiva e in quella più ampia alla fine, zioni di gioia e di pace scoppiarono in tutta la peni­
insinuai come segreta prova di gratitudine il nome di sola e il voltafaccia dei giornali fu improvviso: “Siamo
“Wiesengrund”, il cognome paterno di Adorno. liberi!” esclamava il “Corriere della Sera”.
Qualche mese dopo, al principio del 1944, in occa­ Io ero immerso nella biografia di Beethoven dello
sione di una riunione in casa nostra, lessi a lui e a Schindler, libro meschino di spirito, ma vivace di aned­
Max Horkheimer, amico suo e collega nell’“Institute doti e istruttivo di contenuto. Il capitolo di Kretz-
for Social Research”, i primi tre capitoli del romanzo schmar era a buon punto, ma le note del diario registra­
e poi l’episodio dell’opera 111. L’impressione fu straor­ rono stanchezza e depressione, nonché la decisione di
dinaria e, a quanto pare, approfondita dal confronto metter da parte il romanzo del quale avevo forzato lo
fra l’intonazione e la base decisamente tedesche del li­ sviluppo e di dedicarmi intanto a un discorso pro­
bro... e il mio ben diverso atteggiamento privato di messo per l’autunno a Washington... con la speranza
fronte al nostro folle paese d’origine. Adorno, tutto che, sbrigato questo, mi sarebbe rinata la voglia del
compreso dell’argomento musicale e inoltre commosso “libro infernale”. “Dopo settanta pagine, il primo im­
dal piccolo ricordo richiamante l’istruzione a me im­ petuoso slancio si è esaurito. Pare necessario in­
partita, mi si avvicinò e disse: « Tutta la notte starei terrompere, ma non posso dire di sentirmi valido ad
a sentire! » altre cose.” Comunque fosse, un compito minore a cui
In seguito me lo tenni vicino, ben sapendo che ne­ tenevo per dovere di colleganza fu svolto rapidamente:
gli sviluppi futuri del mio lavoro avrei avuto bisogno gli emigrati stavano preparando i festeggiamenti per il
del suo soccorso, proprio del suo.VI 65° compleanno di Alfred Dòblin, e per una cartella
di auguri manoscritti promossa da Berthold Viertel
empii un bel foglio di pergamena con parole di sin­
VI cero rispetto per il potente ingegno dell’autore di
Berlin Alexanderplatz e del Wallenstein, il quale vi­
Il 24 luglio 1943 festeggiammo il 60° compleanno di
veva in America indegnamente ignorato. Fui presente
mia moglie, con molti pensosi ricordi dei primi tempi
del nostro esilio a Sanary-sur-Mer dove avevamo fe­ alla festa nella Play House, Montana Avenue, dove
steggiato il suo 50°, di René Schickele, l’amico che si svolse un ricco programma di recite e musiche. Mio
era stato allora con noi e che ora ci aveva lasciati per fratello Heinrich prese la parola e la festa si chiuse
sempre, e di tutto ciò che avevamo vissuto in quel con un discorso abile e simpatico del festeggiato. “Alla
frattempo. Fra i telegrammi d ’augurio ce ne fu uno successiva bicchierata” trovo tra gli appunti “parlai
della nostra Erika, allora corrispondente di guerra dal con Dòblin e Ernst Toch della musica di questo ul­
Cairo. La notizia della caduta di Mussolini ci raggiunse timo. Sorprendente la sua ammirazione per il Pale­
in quei giorni, Badoglio era nominato primo ministro strina di Pfitzner. Disse che si dà troppa importanza
734 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 733

all’atonalità, la quale conta poco. Eterno romanticismo tempo Schönberg mi mandò la sua Harmonielehre in­
della musica...” sieme al libretto del suo oratorio Die Jakobsleiter,
Ero occupato a prendere appunti per la conferenza la cui poesia religiosa mi parve non matura. Tanto
e la sua organizzazione. Si trattava dello studio che poi più invece mi attirò il suo singolarissimo manuale,
comparve nell’“Atlantic Monthly” col titolo “What is il cui indirizzo pedagogico è un conservatorismo ap­
German”. Dettavo a mia moglie, ampliavo poi scrivendo parente, la più strana miscela di rivoluzione e di at­
a mano e portai a termine la dettatura; indi, dopo taccamento alla tradizione. Proprio allora ebbero ini­
un’interruzione di quindici giorni, mi ritrovai a cor­ zio il contatto e lo scambio di idee con Arthur Ru­
reggere e a continuare il romanzo. La lettura di pre­ binstein e la sua casa. Assistere alla vita di questo
cedenti capitoli a volonterosi ascoltatori come Bruno virtuoso segnato dalla fortuna era ed è un ristoro per
e Liesl Frank doveva servire ad animare il mio spi­ me. Un ingegno ricercato e applaudito che giuoca con
rito. “Effetto inquietante... che è il giusto, connatu­ le difficoltà, una vita familiare fiorente, una salute
rato col libro.” Inquietanti però erano anche le cir­ di ferro, denaro a volontà, la gioia spirituale e sen­
costanze esteriori, le sotterranee correnti politiche della suale che gli danno le sue collezioni, i libri e i qua­
guerra, alle quali, come al solito, la conversazione passò dri preziosi: tutto ciò concorre a fare di lui uno de­
dopo aver trattato problemi intimi. “Si è parlato con gli uomini più felici che io abbia incontrato. Parla
gli amici dei cattivi rapporti con la Russia, della di­ sei lingue... se non di più. Con la sua conversazione
scordia, della diffidenza alimentata dalla mancanza di di uomo navigato, piena delle più buffe imitazioni di
un vero secondo fronte, del richiamo di Litvinov e caratteri, brilla nei salotti come, con la sua enorme
Maiskij. Impressione che non si tratti forse più di abilità, nelle sale da concerto di tutti i paesi. Egli non
questa guerra, ma di preparare la prossima.” Scritto nega il suo benessere e certo ne conosce il valore. Io
nell’agosto 1943... però ho notato come il naturale rispetto reciproco per
Il magnetismo di un interesse che empie l’anima è ‘quell’altra cosa’ abbia assunto fra noi la forma dia­
potente e misterioso. Tra uomini questo interesse diri­ logica. Una volta dopo che lui e sua moglie ebbero
gerà la conversazione senza la cosciente collaborazione passato la sera in casa nostra con gli Stravinski] e qual­
del suo soggetto e la attirerà irresistibilmente nella che altro ospite, dissi al momento del commiato:
propria sfera. Esso guida, forma e colora il fatto este­ « Dear Mister Rubinstein, quanto ho apprezzato l ’onore
riore e gli incontri in società. Tutti i contatti sociali di averla qui con noi! ». Scoppiò a ridere: « You did?
che a quel tempo interruppero l’uniformità della mia Now that will be one of my fun-stories! »”
vita erano, come per caso, determinati dalla musica. Il lavoro intorno al capitolo delle quattro conferenze
“A cena dagli Schönberg, a Brentwood. Ottimo caffè si protrasse fino al settembre, il mese della conquista
viennese. Parlato molto di musica con Sch...” “Serata di Sorrento, Capri e Ischia, dello sgombero della Sar­
dai Werfel con Stravinski. Parlato di Schönberg.” degna da parte dei tedeschi e della loro ritirata in
“Pranzo da Schönberg per festeggiare il suo 69° com­ Russia sul fronte del Dnjepr e dei preparativi per la
pleanno. Numerosi ospiti. A tavola con Gustav Arlt, conferenza di Mosca. Tutti stavano facendo pronostici
Klemperer, la signora Heims-Reinhardt. A lungo con sull’avvenire della Germania, previsto dalla Russia e
Klemperer e Schönberg. Ho parlato troppo...” A quel dall’Occidente in due modi evidentemente diversi. Se-
736 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 737

nonché la consuetudine di isolare le prime ore della questo poiché toccava le radici della sua natura. Com­
giornata dall’afflusso degli avvenimenti e di dedicarle presi molto bene il suo punto di vista. Socialista di
a un unico compito mi aiutò a concentrarmi. “Ho la­ fede politica e ammiratore della Russia, era, nello stes­
vorato con calore al capitolo V ili. Nuova voglia di so tempo, compreso di un nuovo sentimento per la
lavorare a quest’opera strana ed estremamente perso­ Germania e per la sua intangibile unità, di un patriot­
nale... Le conferenze di Kretzschmar vengono eseguite tismo stranamente anticipato, data l’ostinazione con
risolutamente con la certezza che non sono estranee cui le truppe di Hitler combattevano ancora dapper­
alla composizione... Lavoro assiduo al capitolo (Beetho­ tutto; era il patriottismo che incominciava a sviluppar­
ven). Nel pomeriggio ancora col romanzo (difficile)...” si, allora, tra gli emigrati tedeschi e poco dopo dove­
L’avvenimento letterario di quei giorni fu una pub­ va trovare un’espressione molto poetica della Deutsche
blica lettura di Bruno Frank, molto frequentata dalla Novelle di Frank. La sua commossa partecipazione al
colonia tedesca. Quella lettura mi diede parecchio da Faustus mi era benvenuta, ma d’altro canto mi diede
pensare. “Intelligente e bella come sempre e per giunta da pensare poiché andava intesa come un monito a
letta in modo stupendo. Mi riesce strano però che egli guardarmi dal pericolo di contribuire a creare col mio
usi in piena serietà, come fosse suo, lo stile narrativo romanzo un nuovo mito tedesco e a lusingare i tede­
umanistico di Zeitblom. In fatto di stile io ormai non schi col loro “demonismo”. Dagli elogi del collega de­
conosco, si può dire, altro che la parodia. Vicino, in sunsi il monito a essere spiritualmente cauto e a risol­
ciò, a Joyce.” Continuai a occuparmi delle memorie vere il tema del libro, che in verità ha un’intonazione
di Hector Berlioz. “Sua ironia su Palestrina. Suo di­ molto tedesca ed è il tema di una crisi, in una possi­
sprezzo della musicalità italiana e anche della francese. bilmente perfetta generalizzazione contemporanea ed
Mancanza negli italiani del senso per la musica stru europea. Eppure non seppi trattenermi dal mettere nel
mentale (Verdi). Nega loro anche il senso dell’armo­ sottotitolo la parola “tedesco”. Al tempo di cui parlo
nia. Nient’altro che sing birds. Egli stesso, con le sue il titolo era ancora incompleto e poco adeguato: “La
continue e ingenue rodomontate, ricorda quanto mai strana vita di Adrian Leverkühn narrata da un amico”.
Benvenuto Cellini.” Un anno dopo lo scialbo “strana” era sostituito da “del
Lo straripante capitolo delle conferenze fu provvi­ compositore tedesco”.
soriamente terminato fra il 20 e il 30 settembre con Le interruzioni nello svolgimento del compito prin­
un caldo canicolare. Incominciai in quei giorni il ca­ cipale per esigenze della giornata non mancavano mai,
pitolo IX in cui si continua l’istruzione musicale di fosse da scrivere un nuovo radiomessaggio alla Ger­
Adrian, dove la sua descrizione della Leonora «. j mi mania o da preparare una conferenza per la Hadassah,
fece molto piacere. Ricordo una sera con Leonhard l’organizzazione femminile ebraica, o un discorso per
Frank che lavorava al delicato romanzo d ’una vita di la manifestazione degli “Scrittori in esilio”, che ebbe
donna, intitolato Mathilde, e ce ne lesse qualche bra­ luogo ai primi di ottobre davanti a numeroso pubbli­
no. A tavola, con mia grande sorpresa, confessò la co nell’Education Building del campo di Westwood.
commozione che lo aveva preso in seguito a ciò che Una inglese aveva la presidenza. Parlarono Feucht-
aveva udito del Doctor Faustus. Era convinto, disse, wanger, un francese di nome Périgord, il greco Mino-
che non avrebbe amato nessun altro mio libro più di tis, il professor Arlt e io. Ancora una volta notai che
738 Thomas Mann La genest del Doctor Faustus 739

il partecipare a pubbliche manifestazioni assume fa­ A Washington abitammo come al solito dai nostri
cilmente per uomini come me un carattere fantastico, più vecchi amici e sostenitori americani, Eugene e
un’aria di sogno e di istrionismo, di modo che nelle Agnes Meyer, nella loro bella casa di Crescent Place,
descrizioni artistiche fatte in seguito questo elemento centro della vita mondana della città. Là ci raggiunse
non è una aggiunta, ma è contenuto nell’esperienza la notizia del passaggio dell’Italia a fianco degli alleati
stessa. La moglie del greco Minotis era a casa malata e della sua dichiarazione di guerra alla Germania. Pre­
di peritonite. Il marito era molto pallido e portava il sentato ancora da MacLeish, parlai alla Library of Con­
lutto come se sua moglie fosse già morta. (Non so gress e due giorni dopo al Hunter College di New
neanche se sia poi morta davvero.) Fu la più notevole York. Quella sera stessa proseguimmo per Boston dove
impressione che riportai da quell’adunanza. ebbi la gioia di rivedere Gaetano Salvemini che mi pre­
Ma una delle più incisive pause nella genesi del sentò al pubblico con parole simpaticissime. L’affluenza
Faustus fu un viaggio con molte tappe negli Stati orien­ fu tale che molte centinaia di persone dovettero essere
tali e al Canada per il quale mi ero impegnato da rimandate. L’attenzione di coloro che ascoltarono la
molto tempo. Iniziato il 9 ottobre, arrestò il mio la­ mia conferenza di un’ora e un quarto in perfetto silen­
voro per due mesi interi. Non mi separai però dal ma­ zio, mi fece, come altre volte, un effetto travolgente.
noscritto ancora smilzo che insieme con la minuta del­ “Che cosa” mi chiedo “fa accorrere questa gente? Sono
le conferenze tenevo dentro la stessa cartella così ge­ forse Caruso? Che cosa si aspettano? E la loro attesa
losamente che non la affidai mai ai portabagagli. A è in qualche modo appagata?” Pare di sì; ma natural­
Chicago, dove fui di passaggio, ricevetti, per il trami­ mente accadono i più strani errori e malintesi, poiché
te di mio cognato, il fisico Peter Pringsheim, un do­ per cavarsela gli organizzatori ti fanno andare in luo­
no significativo da un suo collega di università. Era ghi dove il tuo discorso non c’entra per niente e ti fa
nientemeno che l’occorrente per produrre “vegetali fare le più curiose figure. Così avvenne a Manchester,
osmotici”, come vengono sviluppati da Leverkühn pa­ una piccola città industriale, dove si teneva una specie
dre all’inizio del romanzo: un vaso con una soluzione di assemblea provinciale col lodevole scopo di fare una
di silicato di potassa e l’obbligata seminagione di cri­
colletta e aiutare i paesi ridotti in miseria dalla guerra.
stalli. Per settimane portai con me lo strano presente
Tutto si svolse a porte aperte tra gente che andava e
a Washington, New York, Boston e Montreal e quan­
veniva, al suono della banda, con discorsi infiammati
do una sera, nel nostro albergo di New York, dopo
e divertimenti popolari, mentre il mio discorso, del
una cena da Voisin ebbi letto i primi capitoli del Doc­
tor Faustus, davanti a un gruppo di intimi tra i quali tutto fuori posto, doveva conchiudere lo svariato pro­
c’erano la cara Annette Kolb, Martin Gumpert, Fritz gramma. In tutta fretta ne tagliai alcune parti riducen­
Landshoff e la nostra Erika, tentammo con umoristico dolo a mezz’ora, che al momento di parlare si restrinse
terrore l’esperimento pseudobiologico e vedemmo dav­ a venti minuti, ma rimase ancora troppo lungo, e fuori
vero sorgere dal liquido limaccioso le fioriture colora­ di proposito dalla prima all’ultima parola. Mentre par­
te, la cui malinconia era stata sentita così profonda­ lavo, la gente scappava dalla sala to catch their busses
mente da Jonathan Leverkühn, eccitando il riso di and trains. Alla fine il presidente mi assicurò che tutto
Adrian. era stato molto divertente e così parve anche a me. Ma
740 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 741

l’organizzatrice, una piccola seria matrona che mi aveva che il gruppo Paulus era spalleggiato in Russia o il
osservato preoccupata, era di parere diverso e si mostrò governo ceco in Inghilterra, e fin dall’inizio espressi
così turbata che seguitammo ad assicurarla ripetendo i miei dubbi che il Dipartimento di Stato potesse es­
quanto eravamo lieti di aver partecipato a quella ma­ sere favorevole a un’istituzione che sia pur da lontano
nifestazione. Fin nella nostra cameretta d’albergo ci assomigliasse a un governo tedesco in esilio. Tuttavia
telefonò per chiedere se poteva ristorarci con una bot­ mi dichiarai subito disposto a recarmi a Washington
tiglia di latte. per chiarire questo importante problema. Così feci e
Dopo una visita a Montreal nel Canada tornammo a in un colloquio col sottosegretario Berle trovai con­
New York dove mi attendevano parecchie faccende. ferma alle mie previsioni negative. Combattuto da vari
Dovevo pronunciare un messaggio per la Germania sentimenti - poiché nonostante il rispetto per le aspi­
nella sede della BBC, tenere una lezione alla Co­ razioni dei miei compatrioti quel risultato rappresen­
lumbia University, preparare un discorso per festeg­ tava per me un sollievo personale - riferii a una nuova
giare il 70° compleanno di Alvin Johnson. Era morto riunione l’insuccesso del mio viaggio.
Max Reinhardt. Causa un potente raffreddore non po­ A teatro vedemmo Paul Robeson nella parte di
tei partecipare ai funerali a New York, tanto più Otello, buono e convincente da principio nella scena
che allora nei circoli degli emigrati tedeschi, con l’ap­ del Senato, insufficiente dopo, quando “ritorna il caos”.
poggio di americani d ’origine tedesca, come Niebuhr, La sua Desdemona era come non ci fosse, Jago era gio­
era all’ordine del giorno il movimento della “Free vane e intelligente, ma non idoneo alla quasi ridevole
Germany” che richiedeva la mia partecipazione con allegoria di questa personificazione del male assoluto.
funzioni persino direttive, almeno di nome. Si tratta­ Vedemmo anche cose moderne, in compagnia dell’amica
va di preparare all’estero un governo democratico te­ Caroline Newton. Di nuovo potei notare la perfetta
desco dopo l’inevitabile crollo di Hitler. Facevano par­ naturalezza del teatro americano. Non vorrei dire “na­
te del gruppo interessato teologi, scrittori, uomini po­ turalismo” che è uno stile. Si tratta invece di completa
litici socialisti e cattolici. Mi si fece la proposta di assenza di stile, del divertimento che offre la realtà, e
mettermi alla loro testa. “Idealists” scrisse allora Fe­ piuttosto di mancanza di inibizioni che di arte. L’attore
lix Langer nel suo libro Stepping Stones to Peace europeo, sia pure di second’ordine, spicca nella compa­
“dream of Thomas Mann as the president of the se­ gnia come un interessante corpo estraneo.
cond German Republic a post wich he himself would Non voglio dimenticare una splendida matinée del
probably most decidedly refuse.” Aveva ragione. L’idea Quartetto Busch in Town Hall con la perfetta esecu­
di ritornare un giorno nella Germania diventata estra­ zione dell’Op. 132 di Beethoven, l’opera suprema che
nea, delle cui condizioni dopo questa guerra mi facevo quasi per destino potei sentire negli anni del Faustus
già press’a poco un’immagine, e di avervi una parte almeno cinque volte.
politica contro la mia natura e posizione, era molto Ai primi di dicembre partimmo per il Middlewest
lontana dal mio spirito. Ero però d’accordo col pro­ recandoci prima a Cincinnati per adempiere l’obbligo
getto e convinto che quel gruppo, desideroso di dire di una mia lezione all’università, poi tra scomodità di
la sua sull’avvenire della Germania, doveva avere l’ap­ guerra a St. Louis e Kansas City dove, in casa del pre­
provazione del governo americano, allo stesso modo sidente Dekker, ci raggiunse Klaus, il nostro figlio
742 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 743

maggiore, in divisa di soldato americano, sulle mosse intonato al linguaggio di allora, sicché nei momenti
di partire oltremare, cioè per i fronti europei, prece­ liberi mi ero dedicato a raccogliere vocaboli e frasi
dendo il fratello Golo che faceva ancora la recluta. dell’antico tedesco. Lessi il dramma di Faust del Mar­
Era con noi Erika, pronta anche lei a ritornare in Eu­ lowe e un libro tedesco su Riemenschneider nella
ropa per riprendere la sua attività di corrispondente sommossa dei contadini. Quando si vuole scrivere un
di guerra. Festeggiammo quell’ultima riunione coi no­ racconto serio è opportuno tenersi a contatto con le
stri cari figliuoli prima di un distacco che sarebbe du­ grandi narrazioni, e, per così dire, rigenerarvi le pro­
rato probabilmente a lungo. prie forze: lessi pertanto Jeremias Gotthelf del quale
Finalmente, dopo tante avventure, fatiche e presta­ ammiro il Ragno nero come forse nessun’altra opera
zioni, si ritornò a casa per la via più breve. In tutto della letteratura universale, lessi il suo Uli il servo
quel tempo, in tutti quei luoghi non avevo dimenti­ che raggiunge così spesso il livello omerico e il suo
cato, si può dire, un istante il mio romanzo. Dal me­ un po’ più scialbo epilogo, Uli l’affittuario. S’intende
dico Martin Gumpert avevo ricevuto libri di medicina che non bisognava perdere di vista la musica. Avevo
sulla lue del sistema nervoso centrale; consultati già portato con me sia le Memorie di Berlioz, sia il ma­
durante il viaggio, mi rammentarono la considerevole noscritto di Adorno su Schönberg. Il suo modo inci­
età di una concezione che aveva dovuto aspettare a sivo di venerare, la tragicamente savia intransigenza
lungo la sua ora e il “compiersi dei tempi” : mi venne della sua critica erano proprio quello che ci voleva;
in mente cioè che già nel 1905, quattro anni dopo ciò che infatti ne potevo desumere, e che mi appro­
quel mio primo appunto nel taccuino, avevo cercato priai per descrivere la crisi generale della civiltà e
libri di questo genere presso il libraio Schüler nella della musica in particolare, costituiva il motivo fonda-
Maximilianstrasse di Monaco... destando la palese ami­ mentale del mio libro: la vicinanza della sterilità, la
chevole apprensione di quel brav’uomo. Dal suo spa­ disperazione innata e predisponente al patto col dia­
ventato aggrottar di ciglia avevo visto che sospettava volo. Oltre a ciò si alimentava di quelle letture il senso
in me un troppo personale interessamento a quel tipo costruttivo musicale che avevo in mente come ideale
di libri. di forma e che questa volta presupponeva una parti­
In genere le mie letture in treno e nelle camere colare necessità estetica. Sentivo che il mio libro stesso
d’albergo erano state determinate da una più o meno
avrebbe finito con l’essere ciò di cui trattava, vale a
stretta aderenza al soggetto. Nient’altro mi importava,
dire musica costruttiva.
nient’altro poteva incatenare la mia attenzione... ec­
Con un certo stupore, ma non senza commozione, ri­
cettuati, se pur si possono dire eccezioni, i racconti
dei giornali sugli avvenimenti del giorno che riguar­ leggo ciò che scrissi nel diario in treno fra Denver e
davano tanto Zeitblom quanto me: la conferenza di Los Angeles tra le scosse della carrozza: “Possa il ro­
Mosca, ad esempio, tra Hull, Eden e Molotov e le manzo chiarirsi e prender forma in questo inverno!
conseguenti riunioni politico-militari presso il mare­ Bisogna togliere subito gli errori dal capitolo delle
sciallo Keitel. Mi aveva accompagnato un volume di conferenze. La difficile opera d ’arte, al pari, per esem­
farse del secolo XVI, poiché il mio racconto stava pur pio, della battaglia e del pericolo di vita in mare o
sempre con un piede in quell’epoca e a tratti andava altrove, ci porta più vicino a Dio facendoci implorare
744 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 745

devotamente la benedizione, l’aiuto, la grazia e creando liloquio fu il seguente: “Questione precaria, respon­
nell’anima un’atmosfera religiosa”. sabile, e nello stesso tempo oziosa. Può ben darsi che
le apprensioni ci siano tolte da sviluppi imprevisti. Ma,
dopo questa guerra, quali masse avremo nude e cru­
V II de, rivoluzionate, proletarizzate, corrotte, prive di fe­
de! La proclamazione d’un bolscevismo nazionale e
Ogni ritorno è un’avventura deliziosa, specialmente il l’annessione alla Russia non sono affatto impossibili.
ritorno a questa riviera. Ero entusiasta della luce Il paese però è perduto per una decente repubblica li­
bianca e del profumo speciale dell’azzurro, del sole, berale-democratica ... ”.
del respiro oceanico che allarga i polmoni, della bel­ L’articolo non lo scrissi. Il mio prossimo compito,
lezza e pulizia di questo Mezzogiorno. Il rifare il svolto volentieri e con animo memore e grato, fu la
tratto dalla stazione a casa (quasi un’ora), mentre il stesura di un discorso per la commemorazione di Max
percorso in senso contrario era andato incontro a un Reinhardt a Los Angeles che ebbe luogo il 15 dicem­
programma così vasto, aveva un che d ’inverosimile. bre nel Wilshire Ebell Theatre. Era probabilmente la
Non lo “si sarebbe immaginato”. I fedeli vicini che in­ prima volta che Helene Thimig e Else Heims, le due
tanto avevano dato un’occhiata alle cose nostre, e ave­ donne che si divisero la sua vita, si trovavano insieme
vano pensato alla corrispondenza, recarono un enorme nello stesso ambiente. Korngold e Szigeti fecero un po’
sacco di lettere accompagnato da panna, focacce e di musica. Si proiettarono parti del film Sogno di una
fiori. I Neumann ci riconsegnarono il cane barbone notte d’estate. Parlarono compagni d ’arte e discepoli,
che era rimasto con loro e ora era incerto fra due pa­ tra i quali un monello americano di undici o dodici
droni. Per mettersi rapidamente in pari ci si stanca anni, della scuola teatrale di Reinhardt a Hollywood,
oltre misura a vagliare e distruggere gli stampati ac­ il quale sostenne fino alla comicità la locale rettitu­
cumulati e ad organizzare le risposte a lettere portate dine e straightforwardness nel parlare in pubblico. « I
con noi o trovate al ritorno. Ce n ’era una di Bert don’t know how to speak about Max in such a solemn
Brecht, severa e piena di rimproveri per i miei dubbi way. W e simply were good friends... ». Concludem­
a proposito della democrazia tedesca. Come gliel’avevo mo la serata coi Frank nel Brown Derby, tra discorsi
fatta notare, la mia incredulità? E il rimprovero era ai quali né la vita privata né quella pubblica voleva­
giusto? Forse mi pareva che rimanesse un enorme la­ no offrire argomento gaio. Le condizioni di Franz Wer­
voro da svolgere prima che si potesse discutere di de­ fel erano molto preoccupanti. Anche l’esito della guer­
mocrazia tedesca. Certo, che Hitler fosse perduto era ra europea appariva di nuovo buio e problematico. Era
lui solo a non saperlo, e benché, eccettuata forse l’Ita­ appena arrivata la notizia dei disastrosi patti di Bari.
lia, l’Europa fosse ancora tutta nelle sue mani, si po­ Winston Churchill era malato in Egitto con la secon­
teva già pensare al dopo. Ma in che modo? Allorché da polmonite.
ritornato da poco dovetti esporre il mio pensiero in Da parte mia avevo ripreso le modificazioni al ca­
una lettera di risposta alla Overseas Press che mi chie­ pitolo V ili, gli diedi una nuova conclusione, un bel
deva un articolo sul quesito W hat to do with Ger­ giorno fui del parere di averlo messo a punto defini­
many? per il “London Evening Standard”, il mio so- tivamente, continuai il già iniziato capitolo IX e tor-
746 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 747

nai a correggere il precedente. La mia coscienza este­ sante. Non che io voglia diminuire con animo ingrato
tica non riusciva davvero ad acquietarsi in questo dif­ l’evoluzione della mia vita dopo quell’opera giovanile
ficile brano. Dopo molto tempo riscrissi un’altra volta attraverso la Montagna incantata, il Giuseppe e la Car­
il dialogo finale. Alla fine dell’anno ero in mezzo al lotta. Ma potrebbe ripetersi il caso del Franco caccia­
capitolo seguente. “Tentativi e tagli al cap. X. Dubbi tore, dopo il quale venne parecchia musica persino mi­
circa la composizione. Da modificare. Rievocato cose gliore e più elevata, mentre esso rimase l’unica opera
inerenti al tema... Bombardamento a tappeto di Ber­ viva tra il popolo. È ben vero che Oberon e Euriante
lino... Lettura della Harmonielehre di Schönberg... sono ancora nel repertorio...” Dopo qualche giorno
Incominciato a scrivere il messaggio per la radio... La ero da Werfel, che pur avendo un pessimo aspetto,
posta ha recato di sorpresa l’invito all’esame per ot­ si mise subito a variare a voce le frasi entusiastiche
tenere la cittadinanza... Ho letto le Lessons in Citi­ della lettera. Stavo ai piedi del letto dov’era collocato
zenship.” Al 31 dicembre: “Ci troviamo uniti nel de­ l’apparecchio per l’ossigeno, mentre egli tenendomi gli
siderio che nel feroce anno prossimo non ci vada per­ occhi addosso assicurava che gli sembrava quasi inve­
duto alcun figlio. Il primo gennaio bisognerà ripren­ rosimile di vedere davanti a sé, tangibilmente, l’au­
dere le fatiche per il forse impossibile romanzo. Possa tore dei Buddenbrook...
l’anno farne una cosa degna!”. Com’era tutta sua l’innocenza di quell’entusiasmo!
Il 1944 era sorto da poco allorché giunse una memo­ Ho sempre voluto molto bene a Franz Werfel e ammi­
rabile lettera di Werfel dettata dal letto - che poteva rato in lui il poeta lirico spesso dotato di grazia e il
essere il suo letto di morte - a proposito dei Budden­ sempre interessante narratore, benché talvolta gli man­
brook che aveva riletti in tre giorni e che definiva so­ chi il freno dell’arte. Il gioco col miracolo non del
lennemente un “capolavoro immortale”. Benché que­ tutto intellettualmente puro in Bernadette mi riusciva
st’opera giovanile vivesse già da tanto tempo, da quasi sospetto, ma non potei mai rimproverare alla sua arte
mezzo secolo, una vita propria staccata da me e io non ingenua e intelligente le tendenze mistiche che andò
la sentissi quasi più appartenente a me, rimasi profon­ sempre più sviluppando, l’occhiolino fatto a Roma,
damente colpito da quel messaggio arrivato in così sin­ la pia debolezza per il mondo ecclesiastico vaticano,
golari circostanze. L’opera che stavo elaborando era, in­ salvo nei momenti infelici in cui tutto ciò diventava
fatti, come un tardo ritorno all’atmosfera antico-tedesca polemica aggressiva. In fondo egli fu un uomo di tea­
e musicale di quel romanzo primogenito e non potevo tro e poteva assumere l’aspetto del cantante d’opera
non essere sbalordito e commosso dal fatto che proprio (che una volta aveva desiderato di diventare), e del
in quel momento esso aveva potuto afferrare un’anima sacerdote cattolico. Rifiutò con fermezza la tentazione
di artista così profondo come Werfel. Del resto le con­ di convertirsi, motivando il suo atteggiamento col dire
siderazioni che feci su quella lettera erano lontane da che non gli si addiceva di rinnegare l’appartenenza al
qualunque superbia. “Sto pensando” scrissi “se fra popolo ebraico in un’epoca di martirio per gli ebrei.
tutti i miei libri non debba proprio essere questo de­ Quando si riebbe alla meglio dal secondo attacco car­
stinato a restare. Con ciò era forse compiuta la mia diaco per terminare solo soletto a Santa Barbara il ro­
missione e non mi rimaneva altro che empire la lunga manzo utopistico, quella sua opera strana e in certo
vita seguente in modo passabilmente degno e interes- modo postuma, potei fargli conoscere qualche parte
748 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 749

del Faustus in formazione e notare con gioia il suo sufficienti. L’errata tendenza a fargli prendere forme e
attento interessamento. Avevamo cenato con Alma dimensioni da Montagna incantata deriva soprattutto
Mahler da Romanov e andammo poi da lui che aveva da stanchezza e pigrizia”. Questo timore che il libro
mangiato in casa col suo medico personale. Coricato dovesse squagliarsi ritorna continuamente nelle anno­
sul divano ascoltò i miei primi tre capitoli e non di­ tazioni che l’accompagnano e nei rendiconti. L’inglese
menticherò mai quanto si mostrò colpito, o, diciamo, Connolly osserva una volta, non senza spirito, che non
inquieto e presago, al ridere di Adrian, dove sentiva si deve essere troppo “vanitosi” per eseguire male una
evidentemente qualcosa di pauroso, di religioso-demo­ cosa, né troppo vili per confessarlo. Ebbene, io ho il
niaco, e intorno a questo punto seguitava a chiedere coraggio di confessare che rabbrividivo all’idea di sciu­
informazioni. « La risata! » diceva. « Che cosa signi­ pare una cosa grande e che talvolta soffrivo fino alla
fica? Oh, lo so già... vedremo, vedremo. » Esperto e disperazione sotto l’incubo di farlo davvero. Fu infine
chiareveggente, coglieva certi piccoli motivi del libro questa “vanità” a superare la stanchezza e la pigrizia
che fui sempre lietissimo di elaborare, come, ad esem­ e a fare del romanzo quella solida e consistente com­
pio, il tema erotico degli occhi azzurri o neri, il tema posizione che è. Discorrendo con Adorno, appena lo
della madre, il parallelismo dei paesaggi o il tema del incontravo in società, cercavo di consolidare la mia co­
“freddo”, affine a quello del riso, che tocca già l’es­ noscenza dei problemi musicali toccati nel libro, dove
senziale grandezza pervadendo tutto e subendo varie aveva sempre la sua parte l’idea dello “sfondamento”
metamorfosi. che doveva ancora essere chiarita. Interessandosi e di­
Già in questo riso è presente, ma senza forma, il sposto a collaborare, Adorno mi portò un libro molto
diavolo come misterioso protagonista del libro, allo “inerente” su Alban Berg, il quale era nato nello
stesso modo che è presente negli “esperimenti” di stesso anno di Adrian (1885) e col quale, del resto,
papà Leverkühn, e a me spettava ora il compito di ero stato una volta in corrispondenza. Me ne ero del
tracciare man mano i contorni del fatto intuito fin tutto dimenticato, forse perché a quell’epoca non avevo
dall’inizio e di fargli prendere sempre più forma e ben capito con chi avessi a che fare. Toccò ad Alma
presenza come avviene nei capitoli teologici di Halle, Mahler ricordarmi che dopo la pubblicazione delle
sia con la caricatura luterana del professor Kumpf che Storie di Giacobbe Berg mi aveva scritto molto cor­
inizia comicamente l’atmosfera del linguaggio antico dialmente da Vienna e che io gli avevo risposto rin­
nel romanzo, di modo che in seguito si cita sempre graziandolo. Non so che cosa darei per possedere an­
lui; sia con le lezioni sospette del docente Schleppfuss. cora la sua lettera, che come tante altre cose si è per­
A questa parte del libro ero arrivato verso la metà di duta lungo la via.
febbraio e, quantunque un articolo per festeggiare il Mentre lavoravo al capitolo XIV, quello della con­
giubileo del direttore d ’orchestra Bruno W alter non versazione fra studenti, per la quale mi ero servito di
fesse l’unica interruzione del mio lavoro principale, un documento trovato tra vecchie carte, cioè una rivi­
terminai ai primi di marzo la novella delle streghe e sta giovanile tedesca dell’ambiente dei giovani esplo­
il capitolo X III. Ecco il mio commento: “Poco soddi­ ratori, o di un altro simile, mi capitò una memorabile
sfatto dell’opera che mi pare si dissolva. Certo è una avventura letteraria che mi tenne occupato per parec­
impresa originale, ma non so se le mie forze saranno chi giorni. Dalla Svizzera mi arrivarono infatti i due
750 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 751

volumi del Glasperlenspiel di Hermann Hesse. Dopo fronto di se stessi col valore riconosciuto. “Lettura se­
molti anni di lavoro, l’amico aveva terminato nella rale del romanzo di Hesse. Magister Thomas von der
lontana Montagnola la sua bella e difficile opera se­ Trave e Joseph Knecht. Bello com’è disegnata la loro
nile della quale conoscevo soltanto l’ampia introdu­ diversa maniera di trattare il gioco delle perle... Sba­
zione, stampata in anticipo nella “Neue Rundschau”. lorditivi i rapporti tra le grandi linee: la parte mia è
Più volte avevo detto che quella prosa mi era vicina forse più acuta, più precisa, più bruciante, più dram­
come fosse roba mia. Vedendo ora l’intera opera ri­ matica (perché più dialettica), più aderente al tempo
masi sbalordito nel notare l’affinità con ciò che mi e colta più direttamente; la sua più dolce, più so­
teneva tanto occupato. Trovai la stessa idea della fin­ gnante, più romantica, e più perduta nel gioco (in
zione biografica... con le punte di parodia che que­ senso elevato). La parte musicale, tutta devota all’an­
sta forma comporta. La stessa unione con la musica. tico. Nulla di nobile dopo Purcell. Esclusi da questo
Anche la critica della civiltà e dell’epoca, sia pure romanzo dolori e piaceri d ’amore che del resto non
più utopia e sognante filosofia della civiltà che sfogo vi si potrebbero immaginare. La chiusa (morte di
critico del dolore e riconoscimento della nostra trage­ Knecht) delicatamente omoerotica. Molto ampio l’oriz­
dia. Di somiglianza ne rimaneva parecchia, paurosa­ zonte spirituale, il sapere culturale. Oltre a ciò molti
mente molta, e l’appunto del diario esprime senza am­ scherzi nello stile da scienziato biografo. Comicità dei
bagi questa parte dei miei sentimenti: “È sempre spia­ nomi.” Gli scrissi parlando proprio del lato umori­
cevole sentirsi ricordare che non si è soli al mondo”. stico del libro e a lui piacque che l’avessi messo in
Ê, in forma diversa, la domanda di Goethe nel "Divano: rilievo.
“Si vive forse, se altri vivono?”, e ricorda certe espres­ La nostra figlia minore, la consorte di Antonio Bor-
sioni di Saul Fitelberg sulla poca volontà degli artisti gese, divenne madre la seconda volta e perciò pas­
a riconoscersi reciprocamente: espressioni nelle quali sammo due settimane a Chicago fino ai primi di aprile.
però non pensavo a me. Confesso il mio onesto di­ Nel buio e tra le nevicate cercai di mandare avanti il
sprezzo per i mediocri che non sanno niente della su­ capitolo corrente, nel nostro albergo sul lago, provve­
prema maestria e perciò conducono una vita leggera e dendo nello stesso tempo a un nuovo messaggio radio­
sciocca, e sono convinto che troppa gente scrive. Ma fonico per la Germania: era quello sui bombarda-
fra ugualmente bisognosi posso definirmi buon collega menti aerei e sulla inerente questione di coscienza.
che non distrae paurosamente lo sguardo da ciò che Da poco era apparsa l’edizione tedesca di Giuseppe
avviene di buono e di grande accanto a sé e ama troppo il nutritore e Bermann mi fece avere una quantità di
l’ammirazione, ci crede troppo, perché voglia riservare recensioni svizzere pro e contro il libro. Siffatti cu­
la propria ai morti. Forse non si era presentata mai muli di manifestazioni pubbliche su un’opera messa
una migliore occasione di caldi e rispettosi sentimenti ormai da parte recano confusione, montano la testa e
camerateschi, di ammirazione per un maestro maturo sono molto infruttuosi. Grati, senza dubbio, per una
che certo non senza gravi segreti e angosciati sforzi parola buona e intelligente come capita di udire a
aveva saputo mantenere con arte e umorismo la sua proposito di un’opera fin troppo nota nel suo valore
vecchia spiritualità nel campo del gioco e della costru­ e nei suoi difetti, ci si vergogna dell’avidità con cui
zione personale. Con ciò si accorda benissimo il con- uno si abbandona al malsano godimento, dopo di che
752 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 753

aumenta il desiderio di vivere tra cose nuove. Io con­ Maestri cantori alla quale mi dedicai con molto pia­
tinuai a studiare il motivo del corteggiatore in Shake­ cere.
speare, lessi Measure for Measure e poi Saint Antoi­ In quei giorni i russi conquistarono Odessa e “il ne­
ne di Flaubert, meravigliandomi del nichilismo enci­ mico non potè disturbare le nostre operazioni per sgan­
clopedico della grandiosa opera che, in fondo, non è ciarci”. Si volse, invece, contro Sebastopoli di cui era
se non un fantastico catalogo di tutte le stoltezze uma­ venuto il turno. Quasi ogni giorno si avevano notizie
ne. “La follia del mondo religioso presentata senza di grandiosi attacchi aerei contro la “fortezza europea”
lacune - e infine il volto di Cristo? Discutibile.” Tra che, in gran parte, era un prodotto della propaganda
le mie letture di quel tempo fu anche la visione del tedesca. Le esplosioni alla costa della futura invasione
diavolo di Ivan Karamazov. Lessi la scena con l ’atten­ facevano tremare le case in Inghilterra. Il generale
to distacco con cui avevo ripassato Salammbô prima Perkins annunciò che il prossimo sbarco doveva trat­
d ’incominciare a scrivere il Giuseppe. tenere le truppe tedesche in Occidente e lasciare mano
Ritornati a casa ci giunse la notizia che anche Bruno libera ai russi per la loro offensiva. A Berlino dove­
Frank aveva avuto nel frattempo un grave attacco car­ vano arrivare primi loro. Del resto era quasi impossi­
diaco ed era obbligato a letto. Il heart attack come bile immaginare la tecnica dello sbarco e le vittime
trombosi coronarica o angina pectoris è la più frequen­ che questo avrebbe richiesto si valutavano a mezzo
te malattia a causa letale in America, ma pareva che vi milione.
fossero soggetti in modo particolare (e non c’era da I tedeschi erano entrati in Ungheria come se cor­
meravigliarsi) gli emigrati. Di disturbi di asma soffri­ resse l’anno 1939 e rafforzavano il loro regime di ter­
vano anche Schönberg e Döblin, al quale andai a far rore in Danimarca. D ’altra parte si capiva per evidenti
visita nella stanza sul giardino e poco mancò che Mar­ indizi che non erano più sicuri della vittoria e i di­
tin Gumpert fosse vittima di un attacco pericoloso. scorsi di Goebbels e Goring per il genetliaco di Hitler
L’uno dopo l’altro, graziati con la condizionale, dovet­ avevano il suono d’un piatto incrinato. Lo “Schwarzes
tero rinunciare alle sigarette. “Devo considerarmi in Korps”, che mi era stato sempre particolarmente odioso
ottime condizioni” dice il diario, ma in realtà anch’io per una sua abilità e risolutezza di linguaggio, pub­
ero malconcio. Causa i venti gelidi di Chicago, mi ero blicò un articolo di scherno sulla eventuale resurre­
preso un catarro che in forma di raffreddore e bron­ zione della repubblica di Weimar e sul ritorno di
chite provocava in me un senso di malessere e suggerì Brüning, Greszinsky, Einstein, Weiss e... me stesso.
la sorveglianza medica. A Pasqua dovetti starmene in Giurai che non mi sarei mai fatto vedere.
camera con medicine contro la tosse e disinfezioni del Erika ci lesse alcuni brani dal suo simpatico libro
naso e della gola, ma tosto ripresi il romanzo, terminai di memorie Alien Homeland ed evocò molti nostri
alla metà d ’aprile il capitolo XIV e iniziai subito il ricordi del 1933. Polemizzava, giustamente secondo
successivo che, accompagnato dalla lettura dell’epistola­ me, nell’“Aufbau” contro il patriottismo degli emigrati
rio di Lutero e del Simplicissimus di Grimmelshausen, componenti la Democratic Germany che voleva già una
fu compiuto in dieci giorni. Esso contiene il carteggio Germania “libera” e grande, protestava contro le per­
fra Adrian e Kretzschmar e, nello scritto di Adrian, dite di territorio e persino contro la separazione del­
la non dichiarata imitazione del terzo preludio dei l’Austria e (questa la causa della mia ostilità) faceva,
754 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 755

scientemente o no, causa comune con un sinistro e gno, il tempo in cui sono nato e in cui le mie energie
dovunque vivo movimento in favore del germanesimo, vitali sogliono aumentare? Il capitolo XVI, con la let­
che si sarebbe potuto meglio definire movimento in tera di Adrian da Lipsia, dove è “montata” l’avven­
favore del fascismo. Significativa fu, in proposito, una tura di Nietzsche nel bordello di Colonia, fu seguito
lettera di allora il cui mittente, professore di lettera­ rapidamente dal XVII, che contiene l’analisi di quel­
tura nello Stato dell’Ohio, mi copriva di rimproveri per la lettera da parte del tenero destinatario. Mi ero fi­
la colpa che avevo della guerra). “È danno per il cuore” nalmente liberato dall’impacciante intreccio di temi
scrissi “anche la cosa più pazzesca.” che costituiscono l’esposizione del libro e vedevo da­
I rapporti con Stravinski) e con sua moglie, belle vanti a me la via aperta all’azione, potevo narrare la
russe da capo a piedi, vale a dire di quella specifica dolorosa storia d’amore con la farfalla velenosa, co­
bellezza russa in cui l’umana simpatia arriva alla per­ niare il simbolico accordo si-mi-la-mi-mi bemolle, espor­
fezione, avevano raggiunto l’ambita vivacità, e nella re le scene grottesche dei medici con le strane impre­
memoria mi è rimasta una conversazione con lui du­ cisioni alle quali mi ero assicurato il diritto mediante
rante un ritrovo serale a casa nostra, nella quale, par­ particolari, che avevo anticipati da un pezzo. Il 6 giu­
tendo da Gide e parlando alternatamente in tedesco, gno, nel mio 69° compleanno, prima che avessi dato
inglese e francese, trattò il concetto della confession un’occhiata ai giornali, Agnes Meyer mi telefonò di
in quanto prodotto di vari ambienti culturali, dal buon mattino da Washington per farmi gli auguri e
greco-ortodosso, al latino-cattolico e al protestante. Se­ aggiunse la notizia che l’invasione della Francia era
condo lui, Tolstoi era essenzialmente tedesco e prote­ incominciata in Normandia. Aveva notizie dirette e
stante. soddisfacenti dal Ministero della Guerra. Grande fu la
Non ricordo più chi a quel tempo abbia richiamato commozione e, riandando le avventure di quegli undi­
la mia attenzione sul Mahomet di Voltaire che lessi ci anni, non potei fare a meno di scorgere un decreto
per la prima volta nella traduzione di Goethe, ammi­ del destino, una delle “concordanze” della mia vita
rando la descrizione di tipi e caratteri di portata sto­ nel fatto che l’agognato avvenimento, che era sembra­
rica mondiale offerti da quel dramma geniale. Oltre a to quasi impossibile, si avverasse proprio in quel gior­
ciò mi occupai di un curioso scartafaccio trovato non no, nel mio giorno. Questo pensiero e il desiderio che
so dove: Musikalische Briefe eines Wohlbekannten, l’azione continuasse felicemente formarono, beninteso,
Lipsia 1852, un libro di comicità istruttiva, di genui­ lo sfondo di tutti gli amichevoli festeggiamenti offer­
na epoca borghese con l’accento del colto pedante di timi da quella giornata. Con tutti i visitatori si parlò
marca nietzschiana. Tuttavia, nonostante le incredibili dello sbarco. Il telefono squillava continuamente. Ed
ingenuità vi potei apprendere qualcosa di utile, per è tutto dire se, anche quel giorno, distratto più volte
esempio su Mendelssohn. dal mio tavolo di lavoro, mandai avanti il romanzo,
Ad onta di qualche ora difficile, di qualche scorag­ quasi come tutti gli altri giorni. La sera furono con
giamento dovuto alla “coscienza di scrivere in modo noi i Werfel e i Frank. “Conversazione sul mondo del
falso”, la stesura del romanzo aveva ripreso un poco libro”. Poi: “Alle undici abbiamo ascoltato da Holly­
del primo slancio. Dipendeva forse dal fatto che si wood e Londra notizie particolareggiate sull’invasione”.
rinnovava la “mia stagione”, i mesi di maggio e giu-
756 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 757

V III s’iniziò un’avanzata russa di velocità quasi paurosa


durante la quale le più salde fortezze (Leopoli, Brest-
Il venerdì 23 giugno 1944 fu, scrivevo, “una giorna­
Litovsk) caddero come prugne mature. Schönberg, e
ta memorabile nel corso di questi ultimi undici anni”. non solo lui tra i miei conoscenti, credeva allora fer­
Ci eravamo alzati per tempo e appena presa la cola­
mamente a un’azione concentrata, a un accordo che
zione ci recammo a Los Angeles nel Federai Building, solo poteva spiegare il contrasto fra la tenace difesa
dove ci accolse una sala affollata in cui funzionari im­ tedesca in Italia e in Francia e la passiva ritirata in
partivano disposizioni. Il judge, assiso in cattedra, ten­ Oriente. Ma dopo tutto ciò che era successo, come si
ne una allocuzione che, per la bella forma e per il gen­ poteva pensare a un’intesa fra i russi e il regime te­
tile ragionamento, toccò il cuore non soltanto a me. desco di allora? Anch’io avevo considerato più volte
Tutti ci alzammo per il giuramento in comune e ci l’eventualità che la Germania potesse trovare l’unica
recammo poi a uno a uno a firmare i documenti di na­ via d’uscita buttandosi tra le braccia dei russi. Ma era
turalizzazione. Così diventammo citizens americani e poco probabile che ne avesse ancora la possibilità e,
sono lieto di pensare (ma faccio bene a tagliar corto secondo me, quel sospetto abbastanza diffuso era pu­
nel pronunciare questo pensiero) che lo sono diven­ ra fantasia. D ’altro canto, mentre le bombe volanti pro­
tato ancora sotto Roosevelt, nell’America sua. vocavano gravi distruzioni in Inghilterra, Goebbels
Alla lettera di Adrian da Lipsia, un vero tour de nel Reich pretendeva che si facesse la pace con gli an­
force e uno dei punti più difficili del libro, ritornai glosassoni, lanciava accuse contro la Russia e, secondo
più volte dai capitoli successivi, scontento e deside­ il vecchio metodo che aveva dato buona prova ma ora
roso di modificare. “Comunque faccia, faccio male. non la dava più, puntava tutto sulla paura del bol­
Sarò forse costretto a svuotare e sciupare l’argomen­ scevismo.
to? ” Erano momenti, e talvolta assai lunghi, di tor­ In quel tempo mi capitò tra le mani, per la prima
mentata stanchezza. La colpa era forse della mia po­ volta, il magistrale saggio di Sainte-Beuve su Moliè­
ca salute e della pressione troppo bassa che è uno de­ re, un brillante lavoro di beatificazione critica, intor­
gli effetti meno favorevoli del clima della California. no al quale aleggiano tutti gli spiriti della tradizione
Ero senza appetito, dispeptico, fiacco e ipercritico verso e della civiltà francesi. Vi è messa stupendamente in
tutto ciò che facevo. Il medico mi ordinò atropina, rilievo la posizione ambigua dell’attore-poeta nel suo
acido cloridrico, iniezioni di vitamine... il cui unico tempo e nella società di allora, posizione che deve es­
vantaggio, secondo le mie esperienze, consiste nel sa­ sere stata molto simile a quella di Shakespeare. Luigi
pere che qualche cosa si fa. Più feconde furono le no­ XIV gli metteva il pollo nel piatto, ma per gli ufficia­
tizie da Cherbourg, come quella della resa del gene­ li del re il commediografo non era abbastanza fine e
rale e dell’ammiraglio tedesco dopo eroici radiogram­ persino Boileau si rammaricava della sua “strambe­
mi al Führer. Quei due erano stati invitati a colazio­ ria”. Sainte-Beuve però lo colloca fra i cinque o sei ge­
ne e avevano lasciato i loro uomini con l’ordine di ni del mondo che, agendo fra epoche primitive ed epo­
combattere fino all’ultimo. Già si combatteva per Caen che civilizzate, fra omeriche e alessandrine, ancora in­
e in fondo, si può dire, per Parigi. In Oriente, Minsk genui e già savi, sopravanzano per ricchezza, fecondi­
stava per cadere e, dopo la presa di questa fortezza, tà e facilità anche i più grandi, tra i quali è chiaro che
758 Thomas Manti La genesi del Doctor Faustus 759

egli, per esempio, non mette Goethe. Non ci si met­ questa trasposizione, ma non è in rapporti personali
teva, del resto, nemmeno Goethe stesso, perché altri­ con Dio”. Lo stile, almeno nella traduzione, non è
menti non avrebbe veduto, per tutta la vita, Wilhelm bello. Ma quanto è nuova e profonda questa defini­
Shakespeare così in alto sopra di sé. Ma nel criti­ zione deH’umorismo! Quanta grandiosa saggezza nel­
co francese si trovano definizioni di Goethe che col­ l’osservazione!
piscono, sia pure non a torto, con singolare asprezza Alla musica, ascoltando ogni sera la radio o i dischi,
l’orecchio tedesco. Egli parla della presenza di spiri­ dedicavo la più oggettiva attenzione. Si diede il caso
to di Molière, del suo dominio di sé, della freddezza che avessimo più volte musica da camera in casa no­
e lucidità in mezzo all’ardore; ma questa freddezza stra. Venivano il violoncellista olandese Vandenburg,
abituale nella commedia più commovente non avrebbe i violinisti Temianka e Pollack e talvolta, davanti a
niente a che vedere con quella calcolata e gelida im­ parecchi ospiti, suonavano con qualche amico quartetti
parzialità che si riscontra in Goethe, vero Talleyrand di Haydn, Mozart, Beethoven (132!), Mendelssohn,
dell’arte. “Siffatte finezze critiche nel grembo della Brahms e Dvoïàk. Michael, il nostro figlio minore, che
poesia non erano ancora nate a quel tempo.” Il critico era venuto a trovarci con i suoi, prendeva parte suo­
è contrario alle “finezze critiche”. In fondo, lo stori­ nando la viola. Frido si presentò questa volta coi capel­
co è contrario alla modernità. Ma a proposito del “Tal­ li corti. “Eseguito disegni per il piccolo” trovo scritto
leyrand” in Goethe, anche Byron lo chiamò una “vec­ più volte. “Frido, nervoso e di malumore, sta molto
chia volpe”, e precisamente a proposito delle Affinità con me.”
elettive. In un giornale svizzero lessi un articolo sul I russi erano alle porte di Varsavia e minacciavano
poeta francese Saint John-Perse e mi annotai il suo giu­ Memel. A Parigi gli occupanti con l ’aiuto dei colla­
dizio sul Carlo X I I di Voltaire: “Straordinario, ma borazionisti infuriavano contro la Resistenza che in­
non grande”. Distinzione notevole!... Fu Jacob Burck­ sorgeva sempre più forte. Ci pervenivano notizie or­
hardt a dire di Voltaire: “In lui il razionalismo di­ rende sul ripetersi di massacri di ebrei in Europa. Ar­
venta poetico, anzi magico”. Vorrei vedere lo scritto­ rivarono poi i comunicati sull’attentato dei generali
re tedesco che osasse scrivere questa frase! La Svizze­ contro Hitler, sul fallimento dell’insurrezione, l’ucci­
ra è il paese dove si ha il piacere di sentir dire, in te­ sione in massa di ufficiali dell’esercito, la completa na-
desco, ciò che non è tedesco. Perciò mi è cara. zificazione delle forze armate e, una specie di mobi­
Raccolsi molte informazioni su Kierkegaard ed era litazione del popolo, la “guerra totalitaria” di Goeb­
strano che lo facessi prima di decidermi a leggerlo di­ bels.
rettamente. Adorno mi aveva fatto avere il suo im­ In quel tempo mandai una lunga lettera al Presiden­
portante lavoro su questo filosofo e io lo studiai in­ te Benes nella quale chiedevo comprensione per la mia
sieme col brillante saggio di Brandes. Ecco un passo rinuncia alla cittadinanza ceca e per aver accettato
di Kierkegaard che ricopiai: “L’umorista accosta sem­ quella americana. Ricevetti la più cortese delle rispo­
pre l’idea di Dio a qualcos’altro e provoca la contrad­ ste. Nel romanzo era all’ordine del giorno il ritratto
dizione, ma, a sua volta, non è con Dio in rapporti di Rüdiger Schildknapp, un pezzo artisticamente riu­
di passione religiosa (stride sic dictus)\ egli trasfor­ scito, della cui temerità umana (poiché si trattava, è
ma se stesso in un varco scherzevole e profondo per vero, di un ritratto, stilizzato per giunta, la cui vivez-
760 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 761

za è molto diversa da quella del modello) in quel mo­ se Hanno Buddenbrook. E dicevo il vero: condivide­
mento non mi resi nemmeno conto. Oltre a ciò l’Eu­ vo letteralmente i sentimenti che il buon Serenus nu­
ropa, la Germania e chi ci viveva, o non ci viveva più, triva per lui, ne ero affettuosamente innamorato fin
erano troppo staccati, sommersi e diventati ormai so­ dai caparbi giorni di scuola, ammaliato della sua “fred­
gno e passato, erano sommersi e perduti per loro pro­ dezza”, del suo distacco dalla vita, della sua mancan­
pria volontà e così pure la figura dell’amico che fa­ za di “anima”, che è la mediazione e conciliazione
cevo risorgere con tratti apparentemente precisi, ma fra lo spirito e l’istinto, della sua “disumanità” e del
anche con molte omissioni. Troppo subivo d ’altronde “cuore disperato”, della sua convinzione di essere dan­
il fascino di un’opera che, confessione e sacrificio da nato. E, quel che è strano, non gli diedi un aspetto,
cima a fondo, non ammette riguardi e presentandosi una figura, un corpo. I miei pretendevano che lo de­
come opera d ’arte vincolatissima esce nello stesso tem­ scrivessi, che se anche doveva limitarsi a essere un
po dall’arte ed è realtà. Eppure questa realtà è riferi­ cuore buono e una trepida penna il narratore doveva
ta a sua volta alla composizione e in certi casi è più almeno rendere visibile, individualizzare fisicamente,
legata a quest’ultima che alla verità, più metaforica e far palese il suo e mio protagonista. E come sarebbe
apparente. Un’elevata recensione tedesca del mio ro­ stato facile! Come d’altro canto enigmaticamente inam­
manzo (di Paul Riila in “Dramaturgische Blätter”) do­ missibile e impossibile in un senso non ancora mai
veva notare in seguito: “Può capitare ciò che è capi­ sperimentato! Impossibile in modo diverso da quel­
tato all’autore di questi appunti, il quale con gradita lo che sarebbe stata l’autodescrizione di Zeitblom. Qui
sorpresa ha scoperto nel libro il ritratto di un amico, bisognava osservare un divieto, o per lo meno obbedi­
un caro scrittore e traduttore, preciso in ogni tratto, re a un comandamento di massimo ritegno, pur prov­
calzante in ogni gesto...”. Ebbene, 1’“ interessato” avrà vedendo alla vita esteriore che minacciava di sminui­
pensato, anzi ha pensato diversamente circa la “pre­ re e rendere triviale la caduta psichica e il suo valo­
cisione” del quadro. E qui attesto, con ammirazione, re simbolico e rappresentativo. Proprio così: perso­
che ha dimostrato solo un mimmo di quella suscetti­ naggi da romanzo in senso pittoresco potevano essere
bilità che dovevo pur aspettarmi da lui. soltanto le figure periferiche del libro, i vari Schild­
Una sera, dopo una lettura, Leonhard Frank mi do­ knapp, Schwerdtfeger, Rodde, Schlaginhaufen, ecc. ...ma
mandò se nel presentare Adrian avessi seguito un mo­ non i due protagonisti che hanno troppo da nascon­
dello. Dissi di no e soggiunsi che la difficoltà stava dere, il segreto cioè della loro identità.
appunto nell’inventare liberamente una vita di musi­ Le settimane estive durante le quali composi i ca­
cista che avesse un posto credibile tra i reali rappre­ pitoli che precedono il trasloco di Adrian a Monaco,
sentanti della vita musicale moderna. Leverkühn è, recarono una visita per me molto importante: venne
dissi, una specie di figura ideale, un “eroe del nostro a trovarci Ernst Krenek con sua moglie, e io potei rin­
tempo”, un uomo che porta le sofferenze dell’epoca. graziarlo per Music Here and Now, e durante una
Andai più in là e confessai che non avevo mai amato passeggiata a due sotto le palme egizie della Ocean
quanto lui altri miei personaggi, né Thomas Budden­ Avenue, nonché più tardi in casa nostra, appresi da
brook, né Hans Castorp, né Aschenbach, né Giusep­ lui molte nozioni istruttive sulle sorti della musica
pe, né il Goethe di Carlotta a Weimar, eccettuato for- negli ultimi quarant’anni, sulla situazione presente,
La genesi d el D o cto r Faustus 763
762 Thomas Mann

che non è più romanzo. N el lib ro di Levin ci sono fra­


sul rapporto tra il pubblico e i vari solisti e diretto­
si che mi turbarono profondam ente. “T h e best w rittin g
ri e le nuove forme. Libri come Music, a Science and
of our contemporaries is not an act o f creation, b u t an
Art di Redfield, The Musical Scene di Virgil Thom ­
act of evocation, peculiarly saturated w ith rem iniscen­
son, The Book of M odem Composers di Ewen e par­
ces.” E q u est’altra: “H e has enorm ously increased th e
ticolarmente The Unconscious Beethoven di E rnest
Newman completarono quelle impressioni personali. difficulties of being a n o v e llisi”.
Con molta attenzione lessi un libro che non apparte­ “ Faticoso il capitolo. Bisogna m e tte r da p a rte ele­
neva direttam ente all’argomento, ma con le intelli­ m enti previsti che qui p ro d u rreb b ero pesantezza ed
genti analisi mi dava conto di molte cose riguardan­ effetti troppo m ateriali. M i viene l ’idea di far a p p a ri­
ti la situazione nel romanzo e la mia propria posi­ re il diavolo sotto tre m aschere, sem pre av v o lto nel
zione nella sua storia: James Joyce di H arry Levin. gelo... R iscritta l ’ultim a parte. M eilleur. A ncora u n a
Siccome mi è precluso l’accesso diretto all’opera lin­ volta al XXI. A p p u n ti per il colloquio col diavolo. L a­
guistica dell’autore irlandese, sono costretto, per stu­ vorato al capitolo X X II (tecnica dodecafonica). D e li­
diare il fenomeno, a fare assegnamento sulla m edia­ zioso il com pletam ento degli stu d i fa tti e delle cose
zione dei critici e devo dire che opere come quella di apprese n ell’atm osfera e nel co n testo del lib ro ...” A n ­
Levin e il grande commento di Campbell a Finnigan’s davo avanti saldo nella mia fiducia o no. V erso la fi­
W ake mi hanno chiarito parecchie insospettate rela­ ne di agosto - Parigi era co n q u istata, la g u arn ig io n e
zioni e, nonostante la grande diversità della natura tedesca espulsa, Lavai fuggiasco, P é ta in ra p ito d ai te ­
letteraria... persino qualche affinità. N utrivo il pre­ deschi - considerai il rom anzo “ sc ritto a m e tà ” e m i
giudizio che, accanto all’avanguardismo eccentrico di decisi a u n ’in terru zio n e... la cui causa, n o n u ltim a , era
Joyce, la mia opera dovesse fare l’effetto di un fiacco forse il fa tto che p er l ’a u tu n n o avevo c o n c e rta to con
tradizionalismo. Vero è che il legame tradizionale, an­ l ’Agenzia C olston Leigh un giro di conferen ze che b i­
che se tinto di parodia, consente una più facile acces­ sognava scrivere. P er le tte ra lo ab b rev iai p erc h é d e­
sibilità e comporta la possibilità di essere più popo­ sideravo di non im piegare tro p p e en erg ie in lu n g h i
lare. Tuttavia è più questione di atteggiam ento che viaggi. In ta n to , m en tre ero o ccu p ato con piccoli lav o ­
di essenza. “A s his subject-m atter reveals the decom ­ ri intercalati, com e u na prefazio n e a ll’ed izio n e di S to c­
position of the m iddle class” scrive Levin “Joyce's colma del C ervantes di B ru n o F ra n k e u n a rtic o lo su
technique passes beyond the lim its of realistic fiction. G rim m elshausen p er u n a ltro e d ito re sved ese, ascol­
N either the Portrait of the A rtist nor F in nigan’s W a ­ tavo i b rani che L eo n h ard F ra n k n elle sue v is ite sera­
ke is a novel, strictly speaking, and Ulysses is a novel li ci leggeva da u n racco n to che stava sc riv e n d o , cioè
to end all novels”. Ciò vale non m eno per la M onta­ la D eutsche N o velle. E gli si tro v av a n ella c u rio sa si­
gna incantata, il G iuseppe e il D octor Faustus e la do­ tuazione di non p o te r co n clu d ere il ro m an zo M a th ild e
manda di T. S. E liot, “w hether the novel had not o u t­ perché prim a doveva a sp e tta re lo svolgersi deg li av v e­
lived its function since Flaubert and James, and w h e­ n im enti e la fin e d ella g u e rra , sicché im p ieg av a u til­
ther Ulysses should not be considered an ep ic” , co rri­ m ente il suo tem p o crean d o q u e ll’o p e ra m in o re . N e s ­
spondeva esattam ente alla mia dom anda se, a q u an to sun d u b b io che vi sia accolto p arecch io d ello s p irito
pare, nel campo del rom anzo valga oggi so ltanto ciò del F austus, cioè im p ressio n i e id ee ch e d e l re s to ap-
764 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 765

partenevano altrettanto a lui quanto a me. Ma il ti­ un compositore ungherese là presente. Cenammo con
tolo mi spaventava. Era in ballo la parola “tedesco”, Charles Laughton, il profondo, divertente e impressio­
ma, mentre io l’avevo collocata nel sottotitolo come nante attore, che poi recitò a meraviglia brani della
attributo di precisazione a “compositore”, egli la fa­ Tempesta nel suo inglese europeo. Né Parigi né la
ceva spiccare nel titolo principale, anzi ne faceva il ti­ Monaco del 1900 avrebbero potuto offrire una serata
tolo stesso. E respingeva ogni perplessità sul gusto di di più intima atmosfera artistica, di tale brio e allegria.
esso e sulla opportunità per quanto, d ’altronde, si Adorno mi fece leggere allora il suo intelligentissi­
lasciasse consigliare e correggere nei particolari. Alla mo trattato su Wagner, la cui profondità critica e la
sua lettura sommessa e non senza intoppi assistevo cui avversione, che non scivola mai del tutto nella
con sincera stima. L’ambiente della vecchia cittadina negazione, non mancano di affinità col mio saggio su
tedesca (Rothenburg ob der Tauber) poeticamente riu­ Dolore e grandezza di Richard Wagner. Fu probabil­
scitissimo; la parte artigiana che l’ex meccanico e ap­ mente quella lettura che m’indusse una sera a riudi­
prendista-fabbro conosceva con tanta precisione e cui re i dischi del Sogno di Elsa col magico intervento del­
sapeva poi conferire un’aureola specificamente “tede­ la tromba in pianissimo alle parole “Al fulgore di ar­
sca”; la storia fondata su una differenza psicologica, mi lucenti, un cavaliere s’appressò”, e della scena fi­
la scissione cioè tra sesso ed eros; nonché il segreto nale dell’Oro del Reno con il suo cumulo di bellezze
substrato demoniaco dell’opera: tutto ciò mi attraeva e di profondi significati, quali la prima comparsa del­
in modo straordinario e fin da allora sono un ammi­ l’idea della spada, il meraviglioso uso del tema del
ratore di quel racconto troppo poco considerato che Walhalla, le geniali e caratteristiche interruzioni di
invece è un piccolo capolavoro. Loge, la frase “Non più splende a voi, fanciulle, Toro”
E musica ancora e sempre: la vita e la società mi­ e soprattutto l’altra, così sentimentale che tocca il cuo­
steriosamente servizievoli me la offrivano via via as­ re: “Schietta fedeltà è solo nel profondo” del terzetto
sai più spesso di oggi che, compiuta l’opera, l’inte­ delle figlie del Reno. “Il mondo degli accordi nel-
ressamento per la musica è passato di nuovo ai mar­ YAnello” ammette il diario “è in fondo la mia patria
gini. Dal dottor Albersheim, che conoscemmo per il musicale.” Con questa aggiunta, però: “Eppure non mi
tramite dei Neumann ed era un musicologo e musici­ sazio di ascoltare al pianoforte l’accordo del Tristano”.
sta di tendenze conservatrici ben lontano dalla men­ D ’altro canto la musica non era di attualità nel pro­
talità di Adorno, più consona al mio compito, passam­ gredire del romanzo che avevo ripreso poco dopo. Col
mo serate di vero godimento, durante le quali ci fu capitolo XXIII entravo in un’azione secondaria, i ri­
occasione di sentire vari concertisti e cantanti di bel­ cordi di Monaco, e dovevo avviare l’incontro di Adrian
le speranze, stars in the making. Temianka abitava con Pfeiffering e con la casa Schweigestill. Non sen­
parecchio lontano, dietro la “Bowl” verso Down-Town, za un legame con questo lavoro mi misi a leggere le
ma la strada non mi spaventava, anche se la stagione lettere di Stendhal. E ammirai non poco lo spirito,
presentava il pericolo della nebbia al ritorno. Potei la sensibilità, il virile coraggio dell’autore di Le Rou­
sentire la sonata per violino di Händel, col magnifico ge et le Noir, leggendo il quale si ha l’impressione
larghetto; la partita in otto tempi di Bach; un quar­ che non sia mai esistito prima un romanzo. Molto no­
tetto con oboe, che però fu sostituito dal violino di tevole mi parve la sua avventura con quel giovane uf-
766 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 767

fidale russo che egli “non osa guardare”. La passione sa in un film per il Führer, non ebbe altra scelta che
lo prenderebbe “se” (ed è ripetuto) lui, Stendhal, “fos­ il suicidio con i funerali a spese dello Stato oppure
se una donna”. Ma sono le doglie di una passione quel­ l’infamante processo per alto tradimento con la morte
le che egli osserva in se stesso. È una rara irruzione sul patibolo. Egli prese il veleno e rimase “il più im­
di omoerotismo in una natura molto virile, ma anche portante condottiero di questa guerra”.
molto aperta e psicologicamente curiosa. Presi nota Montgomery ne aveva sempre portato con sé il ri­
del fatto pensando certamente alla vecchia relazione tratto sperando di trovarselo un giorno di fronte. Non
di Adrian con Rudi Schwerdtfeger, la seduzione della c’è dubbio che l’Inghilterra, paese dall’anima sporti­
solitudine mediante una confidenza imperterrita nella va, lo avrebbe esaltato come quell’avversario tenace,
quale l’omosessualità ha una parte di folletto. abile e ardito che era. Non aveva proprio trovato mo­
Trovai un grande godimento nella lettura di II tem­ do di fuggire al di là del Canale? Era un vero pecca­
po si deve fermare di Aldous Huxley che è senza dub­ to che qualcuno morisse ancora per Hitler!... Quando
bio un prodotto ardito e magistrale nel campo del ro­ Aquisgrana fu un cumulo di macerie, incominciarono
manzo contemporaneo. Rilessi YEcce Homo di Nietz­ i suicidii tra i pezzi grossi del nazismo.
sche, il Beethoven di Bekker, i Ricordi di Nietzsche Da noi si trattava di assicurare il fourth term1 di
di Deussen. Giunsero dall’Europa lettere dei nostri fi­ Roosevelt contro la candidatura repubblicana ed io
gli che ci empirono di apprensioni nonché dell’orgo­ fui lieto che la locale sezione del partito mi invitas­
glio di partecipare con loro alla guerra che considera­ se a una manifestazione per quell’uomo ammirato.
vamo una lotta contro il nemico dell’umanità. Klaus, Accanto ad appunti come: “H o lavorato a lungo e
al quale in una cittadina italiana una granata aveva intensamente al capitolo” trovo anche questo: “Di­
strappato quasi letteralmente un amico dal fianco, era scorso per Roosevelt”. La riunione ebbe luogo il 29
ammalato di malaria nell’8® Armata britannica. Golo, del mese nel pomeriggio, in un giardino privato del
che dal m attino a mezzanotte lavorava a Londra per quartiere di villini Bel-Air. Erano presenti solo due­
la Radio americana in Europa, minimizzava ad usum cento persone circa, le quali, nonostante la nebbia e
parentum gli effetti delle bombe volanti. Erika era a la frescura della sera, resistettero per ore sulle se­
Parigi e osservava l’incorreggibile atteggiamento della die collocate in mezzo all’erba, poiché si divertivano.
borghesia francese e della classe dirigente... conferma­ In siffatte occasioni gli infiammati discorsi politici e
to e incoraggiato dal comportamento dei liberatori. le collette, per le quali certi oratori possiedono una
Ma il destino del Terzo Reich si compì rapidamen­ tecnica incredibile, sogliono essere inframmezzati da
te. Già non era più in pericolo la “fortezza europea”, divertimenti di varietà che non hanno niente a che ve­
bensì la "fortezza germanica”. Nomi tedeschi incomin­ dere con l’argomento, ma a modo loro contribuiscono
ciarono a comparire nei bollettini dell’una e dell’al­ a rendere attraente la manifestazione. Lì c’era un pre­
tra parte. In O riente e in Occidente gli alleati calca­ stigiatore sedicente “spagnolo” e abilissimo, che asse­
vano suolo tedesco. La vita che ancora pulsava nello riva di aver imparato le sue arti meravigliose da un
stato nazista era impiegata in orride stragi. Il genera­ grande mago cinese di nome Rosenthal, e c’era una
le Rommel, implicato nella congiura di salvataggio
degli ufficiali, la cui lenta repressione era stata ripre-
Quarta elezion e». (N .d .T .)
768 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 769

giovanissima ventriloqua, artista di prim’ordine nel ganismo e produsse spiacevoli postumi: prima di tut­
suo campo, la quale conversava con la bambola che to una noiosa infiammazione alla gola, poi violenti do­
teneva in grembo in un modo così buffo che ridevo lori al viso e apparentemente ai denti causati dal tri­
ancora quando salii sulla tribuna per tenere il mio di­ gemino, i quali mi fecero passare cattive giornate e
scorso, evidentemente troppo serio per la circostanza. peggiori nottate. La mistura di empirina e codeina ser­
Non fu invece troppo serio, ma proprio quel che ci vì a poco, sicché dovetti ricorrere a piccoli empiastri
voleva... a modo suo beninteso. Seguirono altri nume­ di seme di lino che introducevo nella bocca e, nella
ri buffi e alla fine tutti si erano divertiti talmente che mia stizza contro la nevralgia, applicavo con tale fu­
nessuno nutriva alcun dubbio sulla rielezione di F.D.R. ria da provocare gravi scottature alle mucose interne.
Quale strana impressione mi fa la breve annotazio­ Intanto mi parve opportuno cambiar lavoro, com­
ne del giorno successivo! Si parla della ripresa di Pe­ binare una conferenza da tenere in più luoghi e in­
ne d ’amore perdute e si riporta una presaga sentenza cominciai a guardarmi in giro e a cercare un argomen­
della commedia: to conforme alle circostanze e adatto per me. Doveva
però allontanarsi il meno possibile dal mio principale
Their form confounded makes most form in mirth; lavoro corrente, appoggiarvisi al massimo ed esserne
When great things labouring perish in their birth. una derivazione. Doveva essere qualcosa sulla Germa­
nia, sul carattere e la sorte di questo popolo, sicché
E io aggiunsi: “Il primo verso può valere per il
tra svariate letture di storia tedesca, sulla Riforma e
Giuseppe, il secondo per il Faustus”. La citazione e
la Guerra dei trent’anni, e della Storia d’Europa di
il commento m’indicherebbero, anche se l’avessi di­
Benedetto Croce, incominciai a raccogliere appunti e
menticato, con quali scrupoli e dubbi dovetti lottare
notizie su questo soggetto, ma senza la risoluzione e
e quanto ero incline a credere che il romanzo sarebbe
la buona volontà di continuare. Un siffatto mutamen­
naufragato. Queste ansietà acuivano il mio tormento
to di direzione del mio pensiero, lo sforzo di adden­
a misura che la salute andava peggiorando. Già due
trarmi in qualcosa di nuovo rappresenta sempre per
giorni dopo, a un ritrovo serale (da Eddy Knopf con
me un peso irritante per i nervi che mi fa quasi am­
Ernst Lubitsch, il conte Ostheim, la sua consorte ame­
malare. Questa volta, date le circostanze, lo fu tre
ricana e Salka Viertel), ebbi violenti dolori di capo e
volte più del solito. Ma l’interiore renitenza non po­
il giorno dopo mi trovai a letto con un’influenza che
teva certo appellarsi al desiderio di ritornare al com­
mi prese lo stomaco e l’intestino e in una settimana
pito principale. “Durevole abbassamento del morale,
mi portò via 14 libbre di peso, delle quali per molti
peggiorato dal timore di aver sbagliato il romanzo in­
mesi non potei ricuperare niente.IX
cominciato con così baldanzosi sensi di novità. Gior­
nate grevi e inerti”. E poi: “Cena dai Werfel coi
Frank, appena ritornati dalla gita a New York. Frank,
IX
piuttosto peggiorato che riposato. Ho letto il capito­
Il 7 novembre, a tempo per le elezioni, potei lasciare lo XXIII con grande sforzo. Effetto sorprendente. Sa­
il letto, ma, come mi avviene di solito, fu difficile li­ vie e commoventi osservazioni di Werfel sul tema e
berarmi dall’infezione che continuò a covare nell’or- sull’insolita composizione del libro che a me sembra
770 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 771

tanto in pericolo”. Ciò fu decisivo: impiegai le ore spiega probabilmente col fatto che nella venerazione
di lavoro del giorno seguente a tracciare le linee della del discepolo il maestro fiutava l’atteggiamento criti­
conferenza, ma nel successivo decisi di rimandarla a co. In casa Schönberg incontravamo invece Hans Eis­
data indeterminata e d ’inviare sia all’agente sia a Mac- ler, la cui scintillante conversazione mi dava sempre
Leish telegrammi di disdetta motivata da ragioni di il più sereno godimento. Specialmente quando si trat­
salute. “Decisione grave alla quale stavo pensando da tava di Wagner e della comica ambivalenza della sua
un pezzo. Ne traggo un sollievo, ma d ’altro canto me relazione col grande demagogo, quando gli “scopriva
ne vergogno come se marinassi la scuola. Eppure l’avrei gli altarini” e agitando un dito esclamava: « Oh, vec­
ben marinata, se avessi piantato in asso il romanzo! chio briccone! », allora mi torcevo dalle risa. Ricor­
L’inquietudine che mi dà quest’opera, la quale in un do una sera in cui, per mia iniziativa, lui e Schön­
modo o nell’altro dev’essere condotta a termine, è un berg al pianoforte andarono in cerca di dissonanze non
motivo di più per non rimandarla con le lunghe fati­ risolte nell’armonia del Parsifal. A rigore ce n ’era una
che della conferenza e del viaggio. Mentre scrivo, K. sola: nella parte di Amfortas, nell’ultimo atto. Seguì
spedisce i telegrammi. Empirina contro i dolori...” una discussione sulle forme arcaiche della variazione,
In un modo o nell’altro. Poi si legge: “Mi dedico al delle quali mi ero informato per le mie buone ragio­
Faustus. Lavoro preparatorio, linguaggio e argomento ni, e Schönberg mi regalò un autografo a matita dove
per la parte che verrà... Di sera ho ripreso a lungo le note e cifre illustravano quell’argomento.
lettere di Nietzsche. Commosso dalla relazione con In quel tempo mi capitò fra le mani YAut aut di
Rohde, la quale diventa sempre più irresistibilmente Kierkegaard che lessi con la massima attenzione. “Suo
una non-relazione. Rapporti unilaterali e senza spe­ folle amore per il Don Giovanni di Mozart. La sensua­
ranze con Burckhardt. Brandes, raggio di luce. Entu­ lità, scoperta dal cristianesimo insieme con lo spirito.
siasmo (un po’ da matricolino) di N. per la notizia che La musica: sfera demoniaca, genialità sensuale... Af­
Goethe significa colui che versa, il generatore, lo stal­ finità fra il romanzo e il pensiero di Kierkegaard sen­
lone, l’uomo maschio!...”. In due settimane scrissi il za averlo conosciuto. La conversazione sul Monte di
capitolo XXIV che si svolge a Palestrina e una sera Sion circa il matrimonio cristiano (e parecchie altre
lessi ai coniugi Adorno e ad amici da loro introdotti cose) dovrebbero far supporre la conoscenza di K .”
il carteggio Adrian-Kretzschmar. Allo hegeliano Ador­ Verso la metà di dicembre incominciai a scrivere, “qua­
no piacque la “dialettica” di quello scambio, ma più lunque cosa ne debba risultare”, il capitolo del diavo­
ancora lodò l’inserita descrizione musicale, di cui pe­ lo, il XXV, al cui inizio nella sala italiana Leverkühn
rò è strano non abbia riconosciuto il modello (il pre­ ha in mano il libro del cristiano. “Conversazione col
ludio del terzo atto dei Maestri cantori). S’ingannò diavolo”: questa rimane per due mesi, oltre Natale e
sulle dimensioni e credette si trattasse di un brano per un bel pezzo dell’anno nuovo, il costante riferi­
molto più lungo di mia invenzione... e ciò non mi par­ mento al mio lavoro tra le peripezie della vita, degli
ve uno svantaggio. Per me era importante averlo ri­ avvenimenti bellici, della salute e delle inevitabili di­
messo a contatto con l’atmosfera musicale del libro e strazioni, fra le quali cito soltanto i messaggi mensi­
di averlo entusiasmato. Con Schönberg, che pur stima­ li per la Germania, per la cui incisione su dischi do­
va molto, non coltivava rapporti personali e ciò si vevo sempre recarmi alla National Broadcasting Com-
772 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 773

pany a Hollywood, e quell’articolo sull’agonia della furono i battesimi: Tonio, il secondo bambino del no­
Germania, intonato al tema centrale del romanzo già stro figlio minore, e Dominica, la seconda bambina di
nel titolo “The Ends”, che scrissi per “Free W orld” Elisabeth Borgese, la nostra figlia minore, diventaro­
e, col “Reader’s Digest” e attraverso alcune grandi no cristiani nella Unitarian Church con un minimo di
stazioni della Radio, ebbe larga diffusione. pompa religiosa e nelle forme più umane e ragionevo­
Il dialogo di Adrian col visitatore lungamente atte­ li. Fu la più bella esperienza ecclesiastica che io abbia
so e introdotto di soppiatto era ancora agli inizi al­ fatto. In famiglia, con Borgese e anche con amici co­
lorché una telefonata di mio fratello Heinrich ci an­ me i Neumann, si parlava continuamente della situa­
nunciò il decesso di quella che da molti anni era la zione bellica. Ripensandoci ora, il giudizio oscillante
sua compagna. Il ripetuto tentativo dell’infelice di sull’avvenire che a quel tempo era ancora possibile
sbarazzarsi della vita con una dose eccessiva di sonni­ appare alquanto strano. Nonostante la situazione di­
fero, questa volta era riuscito. La seppellimmo il 20 sperata della Germania di Hitler pareva che non fosse
dicembre nel cimitero di Santa Monica, e un numero­ da escludere una previsione come il trascinarsi inde­
so corteo di dolenti espresse al desolato la più devota ciso della guerra, questo o quel cambiamento di gover­
simpatia. Egli passò il resto della giornata con noi e no, qualche caso di morte fra i capi, e la pace soltan­
s’intende che dopo quella perdita i rapporti con lui to dopo un periodo di caos conchiusa da uomini nuo­
si fecero molto più stretti. Se da una parte lo invita­ vi. Se dagli umori privati si potevano trarre deduzio­
vamo da noi con una certa regolarità, d ’altro canto ni circa il morale delle truppe americane, c’era da es­
passavamo talvolta la sera nella sua abitazione di Be­ sere in pensiero per queste. Regnava nel paese l’odio
verly Hills, alla quale era rimasto fedele, e in quelle contro gli ebrei, i russi, gli inglesi... meno che contro
occasioni ci leggeva qualche brano del Ricevimento i tedeschi coi quali bisognava far la guerra. L’unica
nel mondo, il romanzo fantastico-geniale che si svol­ cosa che sorreggeva l’alleanza intimamente minata era
ge dappertutto e in nessun luogo e allora stava forman­ l’energia diplomatica di Eisenhower, il cui sbarco in
dosi tra le mani dell’instancabile lavoratore, ed era Normandia era stato un capolavoro tecnico senza pre­
una mascherata spettrale, un gioco sociale e non lo­ cedenti. Ed egli non era che il fedele esecutore d’un
calizzato di generazioni, della massima originalità. Po­ superiore ingegno e volere politico. L’uomo politico
co dopo dovevano apparire nella “Letteratura Interna­ però, signore per la quarta volta della Casa Bianca,
zionale” di Mosca ampie parti delle sue memorie in­ l’aristocratico amico del popolo, pari ai dittatori eu­
titolate “Visita a un’epoca”. Nell’articolo “Relazione su ropei come esperto guidatore di masse e loro antago­
mio fratello” che scrissi per un giornale tedesco del nista per natura, il grande politico del bene, per il qua­
Messico, in occasione del 75° genetliaco del grande le la guerra popolare contro il Giappone era stata un
scrittore, tentai di esprimere la mia ammirazione per mezzo per battere il fascismo salvato, nel 1938, da Mo­
quel libro singolare, per la sua orgogliosa modestia, naco: quest’uomo era segnato dalla morte.
per il suo stile avvenirista, misto di semplicità e di L’anno volse al termine tra apprensioni politiche
scattante intellettualismo, come pure per la sua pro­ molto concrete. L’offensiva di Rundstedt, ultimo ardi­
fondamente ingenua bizzarria. to, disperato e ben preparato tentativo della potenza
Così è la vita... Dieci giorni dopo quel funerale ci nazista per scongiurare la sorte, era in pieno svolgi-
774 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 775

mento e raggiungeva risultati paurosi. Di “ritirate su compiuta quasi esattamente la metà del libro e pare­
posizioni più favorevoli” si era sentito parlare da un va giunto il momento buono per un’interruzione, sic­
pezzo soltanto nei bollettini del nemico. Ora invece ché il giorno seguente incominciai ad elaborare il di­
toccava a noi nella Francia orientale. Perdute tutte le scorso per Washington, La Germania e i tedeschi, che
teste di ponte su un fronte di cinquanta miglia, salve era già preparato nelle linee essenziali e mi tenne oc­
soltanto la zona di Aquisgrana e una striscia di terre­ cupato quattro settimane. Intanto lo sfacelo del Ter­
no nella Saar, minacciate Strasburgo e persino Parigi, zo Reich aveva fatto altri progressi. Memel conquista­
panico in tutta Europa per la ripresa tedesca: ecco il ta, Poznan e Breslavia accerchiate. I fuggiaschi arriva­
quadro come si presentava allora. Con raccapriccio si vano a Berlino ed erano cacciati più avanti. Senza in­
pensava alla sorte dei poveri belgi ricaduti nelle ma­ contrare l’ostacolo della censura, la “Kölnische Zei­
ni dei tedeschi. Per fortuna l’avventura si arenò. Du­ tung” aveva scritto apertamente che il Reich era pre­
rò solo pochi giorni e, come i giornali, così il mio dia­ so dal panico da un capo all’altro; che le energie del
rio preferì tacere. In quelle ore angosciose avevo con­ popolo, dell’esercito e del Führer si erano esaurite nei
tinuato a scrivere e durante una riunione in casa mia, cinque anni di guerra. I russi, a trenta miglia da Ber­
dopo la metà di gennaio, feci sentire in una volta so­ lino, dove ammassavano fanteria e artiglierie pesanti,
la quasi tutto il colloquio centrale: saranno state tren­ avevano diramato un nuovo invito a rovesciare il re­
ta pagine. Erika, che aveva ascoltato, propose subito gime e ad arrendersi perché altrimenti la catastrofe
di alleggerire il pezzo con qualche taglio. “La lunghez­ nazionale sarebbe stata inevitabile. Ma chi doveva ro­
za” dice il diario “rappresenta il pericolo estetico del vesciare? chi arrendersi? I nazisti avevano provvedu­
capitolo vivacemente iniziato... e di tutto il libro. Se to a che il Reich potesse non sopravvivere, ma soltan­
la tensione si mantiene nonostante queste proporzio­ to sgretolarsi pezzo per pezzo. Intendevano (così si
ni, vuol dire che è di natura solida.” Ai primi di feb­ diceva ai primi di febbraio) organizzare, dopo la per­
braio si poteva intravedere la fine del mostruoso col­ dita di Berlino, una linea di resistenza dall’Austria al­
loquio. Avendo nelle orecchie le declamazioni isteri­ le Alpi bavaresi con Berchtesgaden fortezza principa­
che degli annunciatori tedeschi “ sulla sacra battaglia le e ritirarsi, insomma, nelle foreste della Boemia.
della libertà contro la massa senza anima”, scrissi le Queste voci però si spensero rapidamente.
pagine sull’inferno che contengono, credo, il più im­ Il manifesto dei Big Three da Jalta non mitigava
pressionante episodio del capitolo e d ’altro canto non per nulla la “resa incondizionata” ma conteneva l’as­
sono pensabili senza l’intima esperienza dei sotterra­ sicurazione che si era ben lontani dal voler distrugge­
nei della Gestapo; tan t’è vero che ne davo lettura ogni­ re il popolo tedesco. La ritirata dell’esercito hitleria­
qualvolta, per attingere coraggio e ingannare me stes­ no sulla riva orientale del Reno era compiuta dopo la
so, presentavo il nucleo più sicuro del libro, cioè quel­ distruzione dei ponti, tranne uno che si era conserva­
lo che poteva impedire all’uditorio di comprendere to misteriosamente. Il passaggio del fiume da parte de­
come mai fossi in pensiero per la riuscita dell’opera. gli americani era stato considerato un’impresa diffici­
Era, secondo gli appunti, il 20 febbraio quando con le: ma ai primi di marzo era un fatto compiuto, le co­
sicuro sollievo portai a termine quel dialogo. Occupa­ municazioni erano assicurate, Bonn conquistata. In
va cinquantadue fogli manoscritti. Soltanto ora era quei giorni lessi molto Heine: gli articoli sulla filoso-
776 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 111

fia e letteratura tedesche e anche le pagine sulla leg­ sentimento e la mia posizione, i quali poi diretti da
genda di Faust. Durante la stesura della conferenza penne ancor più grossolane, assecondati e rinfocolati,
rimasi intimamente vicino al mio compito principale purtroppo, da Alfred Döblin, si riaccesero di quando
e all’occasione feci sentire qualche brano scritto di re­ in quando nei mesi seguenti e mi ferirono e oppresse­
cente. Gli incontri in società, per esempio con Schna­ ro più di quanto avrei dovuto permettere.
bel, Schönberg, Klemperer in casa del giovane Rein­ I preparativi per la continuazione del Faustus fu­
hardt, dove si svolse dopo cena una lunga discussione rono ripresi dopo il 20 di marzo. Predisposi una ta­
musicale, servivano anch’essi a mantenere “il contat­ bella cronologica e un quadro dei fatti e degli svolgi­
to”. Mentre elaborando quel discorso scrivevo il bra­ menti spirituali fra il 1913 e la fine, e ripassai le note
no sul romanticismo tedesco, lessi i diari di Hebbel, del diario dalla conclusione della prima guerra mon­
e vi trovai queste grandi parole (scritte a Parigi): “Fi­ diale in poi. Correggevo le copie dattiloscritte e “non
no ad oggi la storia ha soltanto conquistato l’idea del ero felice”. Molto mi distraevano, senza sollevarmi lo
diritto eterno, la storia futura dovrà applicarlo”. spirito, gli avvenimenti in Germania accavallantisi do­
Ricevetti allora una lettera straordinariamente bel­ po il passaggio del Reno e dell’Oder. “Vittoriosa man­
la, mandata da un soldato americano delle Filippine. canza di speranze”: ecco l’espressione del diario che
“I envy you your swift, sure maturity, your heritage interpreto come mancanza di fede nella capacità dei
of culture, your relentless self-discipline. Such things vincitori di vincere, dopo la guerra, anche la pace. Una
are hardwon in European civilization. Here in Ameri­ conversazione con due svizzeri, un console e un gior­
ca they are almost non-existent”. La lettera mi fece nalista, venuti a trovarmi, si aggirò sul contrasto ame­
bene, non tanto per me quanto per amore dell’Euro­ ricano-russo e sulla futura ricostruzione della Germa­
pa infelice e umiliata. Non pareva che quel giovane nia. “La vittoria sarà perduta peggio dell’altra volta.”
yankee fosse un seguace dell’“American Century”. An­ Tra .amici si parlava addirittura della “futura guerra
che un’altra manifestazione americana mi commosse: di distruzione ormai quasi certa”.
quella cioè del nostro amico e vicino, l’emerito pro­ “Mi occupo del romanzo. Tento di riannodare il fi­
fessore di filosofia Dean Henry Rieber, il quale, col­ lo e di animare la volontà, ma disgusto e fastidio mi
pito dalla malinconia del mio articolo “The E nd” pub­ ostacolano. Reputo non ci sia più alcun dubbio sul
blicato da “Free W orld” mi disse, stringendomi le fallimento dell’opera. Tuttavia la condurrò a termi­
mani: « Don’t take the world too hard. Each evening ne.” Avevo incominciato a scrivere il capitolo XXVI,
we pray for you ». Quanto diverso l’atteggiamento dei cioè la parte del libro che porta allo scoppio della guer­
patrioti emigrati di fronte al mio modo di vivere e di ra nel 1914, allorché un pomeriggio (era il 12 aprile),
discutere il crollo della Germania! Avevo appena ter­ nell’ingresso di casa, raccolsi il giornale della sera dal
minato di scrivere La Germania e i tedeschi, un’inter­ pavimento dove il distributore soleva deporlo. Gettai
pretazione della tragedia tedesca, che al suo apparire un’occhiata sulla testata a caratteri cubitali, e dopo un
nell’antica patria mi doveva conquistare molti cuori momento di esitazione porsi, senza una parola, il gior­
perduti, allorché con l’articolo di un professor von nale a mia moglie. Era morto Roosevelt. Restammo
Hentig nella socialdemocratica “Wolkszeitung” di New costernati, pensando che intorno a noi tutto un mon­
York incominciarono gli aspri attacchi contro il mio do stava col fiato sospeso. Il telefono squillò. Mi fu
778 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 779

proposto di improvvisare un discorso alla radio, ma ri­ pagnato dal pianto rituale del gruppo degli ebrei pre­
fiutai. Inviammo un telegramma alla vedova e, com­ senti. Seguirono le mie parole commemorative. Non
mossi dagli omaggi e dalle manifestazioni di lutto del potemmo poi aspettare il discorso del vescovo perché
mondo intero, ascoltammo tutta la sera l’altoparlan­ il testo inglese e tedesco del mio necrologio doveva es­
te. Nei giorni seguenti non avevamo voglia di ascolta­ sere subito recapitato all’ufficio telegrafico. Lo pub­
re e di leggere se non di lui e di sentire i particolari blicarono “Free W orld” e “Aufbau” e comparve anche
della sua morte e dei solenni funerali a Hyde Park. in lingua spagnola. Ne feci la base del mio ultimo mes­
Tutto il mondo era scosso e consapevole di aver subi­ saggio radiofonico per la Germania dove la stampa si
to una perdita fatale. Tutti avevamo nelle orecchie le era sfogata a lanciare volgarità contro il grande avver­
parole della venerata Eleanor Roosevelt: « Sono più sario dei suoi padroni. Dovetti anche preparare un
addolorata per il nostro popolo e per l’umanità che per brindisi che dovevo tenere al banchetto per l’inaugu­
noi stessi ». Eppure, era certo che nel paese più d’uno razione del movimento di “Interdipendence” creato dal
provava sentimenti di soddisfazione e di sollievo sen­ filosofo Will Durant. La manifestazione ebbe luogo il
za neanche cercare di nascondersi dietro le manifesta­ 22 aprile all’Hòtel Roosevelt di Hollywood. Era pre­
zioni del lutto ufficiale. Quell’«/// che non si può non sente anche Theodor Dreiser.
udire alla morte di un grande, il quale abbia elevato Intanto, dopo la conquista di Weimar, il generale
la sua nazione oltre il livello quotidiano, non senza americano aveva fatto sfilare la popolazione civile te­
molta fatica della nazione stessa, lo si udì distintamen­ desca davanti ai forni crematori di quel campo di con­
te anche allora. Si seppe che, alla notizia della morte, centramento, assegnando ai cittadini che non avevano
certa gente aveva fatto saltare i tappi dello spuman­ voluto saper nulla la loro parte di responsabilità per
te... Non mancarono le assicurazioni che tutto sarebbe gli orrori ormai rivelati al mondo intero. Le scoperte
rimasto come prima. Il termine per l ’apertura della che si fecero lì e altrove superavano per atrocità ogni
conferenza alleata di San Francisco, dove il defunto attesa e immaginazione. Commissioni parlamentari par­
avrebbe dovuto recarsi, non fu spostato. La guerra con­ tirono per la Germania per riferire l’incredibile ai de­
tinuava. Il discorso del successore al Congresso acco­ legati di San Francisco. Per noi che avevamo fatto
glieva tale e quale la resa incondizionata e, per dopo, presto l’esperienza di quello che in Germania si chia­
la costruzione di una pace duratura. Non era previsto mava “lo Stato nazionale”, nulla fu sorprendente, nul­
alcun cambiamento nell’ambiente militare; tanto più la incredibile. Ma l’agitazione era grande e una signo­
era probabile che se ne facessero in quello civile. ra tedesca, nostra conoscente, maritata a uno scienzia­
“Un’epoca è terminata. L’America non sarà più quel­ to americano, non si fece vedere più giorni in società
la del nostro arrivo.” e quasi neanche per la strada, tanta era la sua vergo­
Partecipai alla funzione funebre nel Municipal Buil­ gna. L’Ufficio Informazioni di guerra chiese la mia
ding in Santa Monica. La direzione era affidata a re­ collaborazione e io accettai scrivendo un articolo sui
ligiosi, un vescovo e un rabbino, al quale ultimo toccò Lager che, come seppi in seguito dall’ufficio, ebbe una
persino il discorso principale. Egli ne fece uno strano diffusione enorme.
lamento all’antica, una specie di canto nel deserto che, Ciò nonostante, sotto la valanga di fatti travolgen­
ad ogni ripetizione del nome del defunto, era accom- ti e la quotidiana grandinata di notizie impressionan-
780 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 781

ti - Mussolini catturato e miseramente giustiziato; Ber­ l’affollarsi degli avvenimenti, a continuare (nel capi­
lino tutta in mani russe; la bandiera sovietica sulla cu­ tolo XXVII) l’attività di Adrian, compositore di inni
pola del Reichstag; suicidii in serie fra gli alti papave­ di Keats e di Klopstock, non senza la collaborazione
ri del nazismo, che ora schiacciavano fra i denti le fia­ di Adorno che quanto più si addentrava nel libro tan­
le di cianuro provvidenzialmente distribuite; Hitler e to più vi si appassionava e mobilitava per esso la sua
Goebbels morti e carbonizzati, mentre la stampa in­ fantasia musicale.
glese citava: “The Day is ours, the bloody dog is dead” Arrivavano pertanto le prime notizie dirette dalla
- avevo, per usare l’espressione del diario, “ripreso in Germania occupata. Così appresi quante persone vi
spalla” il romanzo e scrivevo addirittura “corrente- avevano ascoltato avidamente, nonostante il pericolo,
mente” il capitolo XXVI, l’insediamento di Adrian a la radio inglese e anche i miei discorsi. Klaus era a Mo­
Pfeiffering; e così feci anche il 7 maggio alla cui data naco come inviato speciale di “Stars and Stripes”. La
trovo scritto: “Capitolazione della Germania. Firma nostra casa, ripetutamente colpita dalle bombe ma con­
della resa incondizionata con appello alla generosità servata nello scheletro, era completamente distrutta
dei vincitori... È questo dunque il giorno corrispon­ nell’interno che già prima aveva subito qualche modi­
dente a quello di dodici anni fa, quando iniziai la se­ ficazione. Sapevamo che al tempo dei nazisti aveva
rie di queste note quotidiane: un giorno di conquista servito qualche tempo da ricovero per madri illegitti­
e trionfo? Non direi che quello che provo sia un sen­ me, sotto l’insegna “Fonte di vita, S.p.A.”. In quelle
so di sollievo. Della Germania si farà questo e que- rovine desolate abitava ora ogni sorta di fuggiaschi e
st’altro... ma nulla si farà in Germania. Le animosità di senzatetto. Significativo era ed è ancora il fatto che
di certi compatrioti contribuiscono, appunto per que­ nessuno di quei compratori che all’inizio del Regno
sta convinzione, a smorzare la gioia. La soddisfazione Millenario avevano partecipato all’asta della mobilia,
sta nel sopravvivere fisicamente. Dopo il crollo della dei libri, degli oggetti d’arte, ebbe l’idea (né l’ha avu­
Francia, cinque anni or sono, Goebbels diramò la no­ ta fino ad oggi) di rimettere a nostra disposizione qual­
tizia della mia morte. Non poteva immaginare che fos­ che pezzo di quella refurtiva acquistata.
se altrimenti. E se mi fossi preso a cuore, se avessi In quei giorni di maggio, stagione di solito così con­
preso sul serio la falsa vittoria di Hitler, non mi sa­ sona a me e così benefica, incominciano a comparire
rebbe, in verità, rimasto altro che sparire. Sopravvi­ nel diario notizie su consultazioni in gabinetti Ront­
vere voleva dire vincere. Vivendo avevo lottato e lan­ gen, su controlli sanitari, esami del sangue, esami di
ciato ironie e maledizioni contro i bestemmiatori del­ singoli organi... con risultati, del resto, negativi e tran­
l’umanità: dunque, anche personalmente, è una vit­ quillanti. Ciò nonostante stavo proprio male. Il tur­
toria. So benissimo a chi questa vittoria sia dovuta: a bine travolgente e fantastico degli avvenimenti, gli al­
Roosevelt”. ti e bassi del lavoro, la lotta col libro che mi stava
Senza la radicata consuetudine, osservata con fer­ tanto a cuore e che cercavo di portare avanti, tutto
mezza anche allora, di erigere una barriera contro le ciò era un po’ troppo, anche per il mio fisico pur ca­
impressioni esterne nelle ore del mattino tra le 9 e pace di molta resistenza. “Tutti mi dicono che sono
le 12 o le 12.30, riservandole interamente e per prin­ dimagrato. Dosi di arsenico e vitamine non riescono a
cipio a me e al mio lavoro, non sarei riuscito, dato impedire altre lievi diminuzioni di peso. Mi sentissi
782 Thomas Mann
La genesi del Doctor Faustus 783

almeno più in gambe! In complesso ho combinato de fu la tentazione di imitarlo. Oh, poter svenire più
qualcosa di buono anche in questi ultimi tempi, ma
facilmente! Le mie sorelle, da ragazze, lo facevano
mi sento calare.” Usai la parola nel senso mitologico-
senza simulazione quando non avevano voglia di an­
lunare che ha spesso nelle Storie di Giuseppe. Difatti
dare in chiesa.
la stanchezza nervosa rasentava spesso lo sfinimento.
Durante il viaggio lessi L’histoire des Treize con
Durante la mia passeggiata verso l’oceano mi capita­
sentimenti incerti, come sempre, a contatto con Bal­
va di dovermi sedere sul margine della strada, ben con­
zac: ora trascinato dalla sua grandezza, ora irritato
tento che la macchina venisse a prendermi e a portar­
dalla reazionaria critica sociale, dalla compunzione cat­
mi a casa. E intanto si avvicinava il termine della mia
tolica, dal sentimentalismo romantico e dalla gonfia
partenza per il viaggio verso oriente durante il quale
esagerazione. Ci trattenemmo un giorno a Chicago per
avrei dovuto compiere i settant’anni e, secondo tutte vedere i nostri cari e con loro feci la prova della con­
le previsioni, espormi a una vita molto varia e piena ferenza sulla Germania che apparve ancora troppo lun­
di esigenze. ga. Durante il viaggio per Washington la rielaborai
Partii il 24 del mese con la fedele compagna, alla insieme con Erika che, come tante altre volte, si di­
cui amorevole e sempre salda assistenza la mia vita mostrò vera artista dell’omissione e del riassunto, abi­
deve più gratitudine di quanta si possa esprimere con
le nello smorzare ogni pedantesco eccesso. Nella capi­
parole, e accettai il compito fidando nelle riserve di tale, ospiti anche questa volta nella casa di Crescent
energia che pur si manifestano in siffatte occasioni,
Place, godemmo belle giornate di vacanza. La confe­
nei vantaggi del cambiamento d’aria e di una forma renza nella Library si svolse felicemente, come al soli­
di vita tutta esteriore, nell’alleggerimento derivante da
to, davanti a un doppio uditorio, quello a cui parlavo
un intervallo di festeggiamenti spensierati e d ’altro
personalmente e quello che nella sala attigua ascolta­
canto accompagnati da grandi soddisfazioni morali.
va il discorso trasmesso da un altoparlante. Fui pre­
sentato da MacLeish appena ritornato da San Franci­
sco. Luther Evans, il suo successore nella carica di bi­
X bliotecario governativo, propose che la conferenza ve­
nisse diffusa in Europa tramite l’Ufficio Informazio­
Si viaggiava ancora con le scomodità del tempo di guer­ ni di guerra. Il ricevimento che seguì in casa Meyer
ra: il treno era troppo lungo; il passaggio dal com­ ci fece incontrare di nuovo Francis Biddle che, se non
partimento alla carrozza ristorante, una lunga passeg­ erro, aveva già lasciato la carica di Attorney General,
giata; la coda per un pasto, una prova di pazienza tal­
e sua moglie; nonché l’intelligente Walter Lippman,
volta di ore, inasprita, in prossimità del traguardo,
cui piacque molto udirmi respingere la leggenda di una
dallo sgradevole calore della cucina. Un signore in età Germania “buona” e di una Germania “cattiva” e
che davanti a me si era aggrappato all’asta di ottone spiegare che la cattiva è, nello stesso tempo, la buona,
del finestrino, cadde svenuto. Gli uomini della Mili­ ma traviata e incamminata verso il tramonto. Borgese
tary Polke di sorveglianza nel treno accorsero e lo era venuto da Chicago, Gottfried Bermann Fischer da
portarono rapidamente dove tutti noi desideravamo New York: con quest’ultimo c’erano vari punti da
arrivare: a una tavola della carrozza ristorante. Gran- chiarire circa il programma della riedizione dei miei
784 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 785

libri a Stoccolma. Il giorno seguente andai a visitare santissima conversazione sul primitivo legame rivo­
la Library e guidato attraverso i due palazzi mi feci luzionario fra il pensiero nazionale e il pensiero libera­
un’idea deU’immensa ricchezza di quelle raccolte che le-democratico e sulla lotta reazionaria bensì, ma spi­
tutto ricevono e tutto abbracciano. Il dottor Evans ritualmente non spregevole dei Metternich e Gentz
sciorinò su una tavola i manoscritti di Johann Conrad contro questa fusione magnanima, rivolta all’unione e
Beissel, il maestro di canto di Ephrata, poiché anche tuttavia esplosiva.
questi vi erano accuratamente conservati tra le cose Ai primi di luglio seguirono poi New York e una
curiose e così, quasi incredulo, vidi coi miei occhi i serie di giornate piene di amichevoli e turbinosi fe­
prodotti reali di quell’innovatore della musica, inge­ steggiamenti, che dovetti rinunciare a fissare nel mio
nuo e tirannico, la cui persona aveva una parte così diario. E ora faccio bene a tirar via e a trascurarne la
singolare nel mio romanzo. maggior parte nel tacito ricordo. Dirò soltanto il mio
Insieme coi nostri ospiti fummo invitati dal giorna­ rammarico, al vedere i musicisti accorati per la parte
lista Pearson a un pranzo al quale intervenne Sumner assegnata alla musica nella conferenza sulla Germania
Welles. Questi parlò molto ragionevolmente dell’av­ (che ripetei nello Hunter College). Ricordo ancora che
venire della Germania, in favore della suddivisione a tarda notte telefonai dall’albergo al conturbato Adolf
della Prussia e in genere di una soluzione federalistica Busch per assicurarlo che gli scrupoli da me espressi
e di molto moderate rettifiche alla frontiera orienta­ contro la più tedesca delle arti erano soltanto una for­
le. Le sue affermazioni mi parvero evidenti, umane e ma di omaggio.
accettabili. Gli avvenimenti invece hanno preso, come Dopo una festa organizzata dalla “Tribune”, alla
al solito, la via meno intelligente. quale era intervenuto da Princeton lo scienziato ami­
Passammo una mattina memorabile nella National co nostro Dean Christian Gauss, mi trovai a bere un
Gallery, davanti a Rembrandt e ai pittori italiani, sot­ bicchier di vino insieme con Paul Tilrich e con lo scrit­
to la guida di Mr. Findley che nel suo ufficio ci re­ tore Heinrich Eduard Jacob, il quale, in base ai suoi
galò il magnifico catalogo illustrato della pinacoteca. ricordi indelebili, ci parlò delle esperienze fatte nel
All’uscita feci colazione con Elmer Davis e il suo assi­ campo di concentramento: e intorno agli elementi ar­
stente nel vicino Palazzo della Sicurezza Sociale. An­ caici in fondo all’anima popolare fece osservazioni che
che qui naturalmente, proseguendo la mia conferenza, concordavano in maniera sorprendente con certe mie
si parlò della questione tedesca e ricordo ancora il sor­ asserzioni all’inizio del Faustus.
riso scettico con cui fu accolta la mia spiegazione che Con Ake Bonnier e la sua consorte americana ci re­
il famigerato “Deutschland, Deutschland über alles” cammo a Old Greenwich dai Bermann, dove trovam­
era veramente una parola d’ordine molto bene inten­ mo numerosi ospiti e buoni musicisti che ci deliziaro­
zionata, l’espressione di una speranza democratica del­ no col Trio in si bemolle maggiore di Schubert. Si stet­
la grande Germania e niente affatto intesa nel senso te molto a discorrere amichevolmente con Erich Kah­
che la Germania dovesse regnare über alles, su tutto, ler. Passammo la sera del 6 giugno in una cerchia mol­
ma nel senso che la si debba amare sopra tutto quan­ to ristretta con Bruno Walter. C’era anche Hubermann
do sarà una e libera. Davis prese evidentemente le mie e dopo cena arrivarono alcuni amici. I due maestri suo­
parole come difesa patriottica e ne seguì una interes- narono insieme Mozart e fu un dono che non tutti ri-
786 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 787

cevono per il compleanno. Soppesai l’archetto di Hu- to invito a continuare la collaborazione con la Russia.
bermann che mi parve straordinariamente pesante. Io non dubito davvero che certe svolte nella vita se­
Walter si mise a ridere. « Ecco » disse « la leggerezza guente del generale dipesero parecchio da questa men­
sta in lui, non nell’archetto! » talità non conformista, e che senza di essa egli non sa­
Per il 25 era indetto un banchetto politico dei “Na­ rebbe oggi presidente della Columbia University. Non
tion Associates”. Con nostra figlia Monica passammo era forse una un-American activity quella di sconfiggere
dieci giorni in campagna sul Lago Mohonk, nella con­ la Germania attraverso l’alleanza con la Russia? Met­
tea dell’Ulster, sulle propaggini delle Montagne Roc­ terebbe conto di indire a questo proposito un congres­
ciose. Il grande albergo in stile svizzero detto Moun­ sional hearing.
tain House, diretto da quacqueri, sorge in riva al la­ La passeggiata intorno al lago mi fece ricordare la
go, dentro un parco con colline rupestri, una specie Chasté nei pressi di Sils Maria e così nacque l’associa­
di recinto del Gral di gusto vittoriano, nel quale non zione di idee con Nietzsche... e col mio libro. Ogni se­
può entrare nessuna macchina estranea; vi è ogni sor­ ra gli ospiti dell’albergo si divertivano col cinemato­
ta di outlooks e di graziose torrette e ponticelli, un grafo sulla terrazza e con musica da camera nel salo­
vecchio luogo di cura... senza cura, a meno che non si ne. Eravamo da appena una settimana a Mohonk al­
voglia prendere per tale l’abolizione delle bevande al- lorché ci giunse una triste notizia: era morto Bruno
cooliche; soggiorno fatto apposta per riposare e a Frank. Col cuore in grave disordine aveva superato
quella stagione più fresco dell’asfissiante New York. una polmonite all’ospedale. Ritornato poi a casa era
Anche lì, del resto, l’atmosfera era abbastanza depri­ trapassato insensibilmente un pomeriggio nel sonno,
mente e snervante e per lo più tuonava dalla mattina con espressione serena, una mano sotto la testa e ogni
alla sera. Durai fatica a mettere insieme il brindisi per sorta di giornali sulla coperta: beniamino della fortu­
quel pranzo imminente, leggevo lettere, ripassai il Mo­ na, nella morte come in vita, anche nelle avversità dei
zart di Alfred Einstein nella traduzione inglese e II tempi. Con questa notizia nel cuore avrei voluto rian­
sogno dello zio, commuovendomi alla dolce figura di dare in silenzio trentacinque anni di vicinato quasi
Zinaida, la quale fa tanta impressione per l’evidente mai interrotto e di costante scambio intellettuale con
affetto di cui l’autore la circonda. Questa lettura fu la quel bravo figliolo e maledissi il mestiere dello scrit­
conseguenza di una promessa che avevo fatto alla Dail tore che, in tali occasioni, impone subito l’obbligo di
Press di New York di scrivere l’introduzione a una esprimersi in bella forma, di infilar parole e di torni­
edizione dei brevi romanzi di Dostoevskij. La promes­ re periodi. Non potevo rifiutare un articolo comme­
sa aveva le sue ragioni: nell’epoca della mia vita se­ morativo per 1’“Aufbau” di New York. Per metter­
gnata dal Faustus l’interessamento al grottesco e apo­ lo insieme impiegai una mattina afosa e sciroccale,
calittico mondo di dolore dostoievskiano prevaleva contento però di poter versare il mio tributo di rico­
nettamente sull’amore, di solito più sentito, per la pri­ noscenza all’uomo cortese, al felice poeta, all’amico pie­
mitiva omerica forza di Tolstoj. no di fede.
I giornali erano pieni della marcia trionfale di Ei­ Frank aveva offerto l’ultima cosa che gli era stato
senhower, il vincitore della guerra europea, attraverso concesso di scrivere, il capitolo introduttivo a un ro­
le capitali del paese, e non nascondevano il suo ripetu- manzo su Chamfort che, a giudicare da questo inizio,
788 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 789

sarebbe diventato l’opera della sua migliore maturità, la di commiato nel momento in cui lasciavamo Lake
al fascicolo della “Neue Rundschau”, uscito per il mio Mohonk. Cynthia, una sedicenne, passava coi genito­
compleanno, pieno di manifestazioni di cordiale rico­ ri le vacanze o una parte di esse in quel luogo cinta­
noscimento; con esso lo storico periodico della vec­ to. Era una college girl e non apprezzava affatto quel
chia casa editrice S. Fischer riprendeva le regolari pub­ modo di vivere provvisorio. Ciò che le offriva era
blicazioni. Avevo con me il fascicolo a Mohonk e da­ “molto insignificante” e lo diceva con una scrollata
vo di quando in quando una timida occhiata a quella di spalle. Leggeva un “classico” americano, The Magic
giungla di elogi. Mio genero, Antonio Borgese, suol Mountain, ed era uno spettacolo grazioso vederla andar
parlare di “vitamina P ” che sarebbe praise ed è pro­ in giro con quel libro, specialmente quando portava
prio vero che questa droga può avere effetti tonici una giacca rosso-chiaro, capo di vestiario da lei predilet­
e vivificanti e recare almeno un po’ di serenità an­ to giustamente e magari per calcolo, poiché donava mol­
che alle anime scettiche. Tutti abbiamo qualche feri­ to alla sua figuretta. Per lei fu certo una sorpresa in­
ta e la lode le è un balsamo che, se proprio non gua­ contrare l’autore di quella non facile, ma appunto per­
risce, almeno reca sollievo. Tuttavia, se mi è lecito ciò edificante lettura. Fu anzi un’avventura giovanile
giudicare dalla mia esperienza, la nostra disposizione e quando la sua buona mamma una sera, al concerto,
ad accogliere le lodi non è punto proporzionata alla avviò la presentazione, si scusò facendo intendere che
prontezza con cui ci offendiamo per il malvagio di­ Cynthia era molto agitata. In quel momento, infatti,
sprezzo, per il perfido scherno. Per quanto ciò sia questa aveva le mani gelate, ma poi non più durante
sciocco e magari determinato da qualche personale ran­ le amichevoli conversazioni nel ridotto o sul balcone
core, il disprezzo come espressione di inimicizia ci che girava intorno alla casa. Aveva forse scoperto che
colpisce più a fondo e più a lungo del contrario... ed è la tenera ammirazione per ciò che è difficile e edifi­
molto stolto, perché i nemici sono l’accompagnamen­ cante si placa nella corrisposta ammirazione che si ri­
to necessario e addirittura probante di ogni vita un po’ volge all’eterno fascino della dolce giovinezza e, all’ul­
energica. D ’altra parte la lode è un cibo che sazia pre­ timo sguardo negli occhi bruni, non riesce a celare la
sto e presto ripugna, mentre l’interiore ripulsa ad es­ propria tenerezza? « Oh, really?! »
sa si esaurisce rapidamente, e perciò sarebbe preferi­
Anche il pranzo dei “Nation Associates” al Waldorf
bile non sentir dire di noi né bene né male, la qual co­
Astoria di New York fu superato. Non era cosa da
sa poi non è possibile quando si viva una vita che agi­
sce oltre noi e tocca variamente i cuori. È una fortu­ poco. Benché il coperto costasse 25 dollari, la sala era
na se, come avveniva lì negli articoli più notevoli, la strapiena. Nessuna meraviglia poiché l’elenco degli ora­
persona e l’opera diventano occasione più o meno for­ tori era impressionante. Robert Sherwood faceva il ce­
tuita di più elevate e universali considerazioni. Ser­ rimoniere, per la prima e l’ultima volta, come assicu­
vire da mezzo di esperienze, di critica culturale o di rò a me e al pubblico. Parlarono Freda Kirchwey, Fe­
filosofia dell’arte è più che lusinghiero: è onorevole e lix Frankfurter della Supreme Court, Negrin, shirer
reca vantaggi oggettivi. e secretary of the Interior, Ickes. Appena terminato
Ancora mi risuona all’orecchio un « Oh, really? » il mio discorsetto dovetti recarmi al Columbia Broad­
espresso con soave titubanza, in risposta a una paro- cast per pronunciare al microfono il discorso stesso op-
790 Thomas M.ann
La genesi del Doctor Faustus 791

portunamente abbreviato. I giornali pubblicarono ar­ la fine, tendendo con ogni parola verso l ’oratorio apo­
ticoli di fondo su quella festa eminentemente politica. calittico, l’opera decisiva e rappresentativa di Lever­
Eppure fu per me assai meno importante di quella che kühn. Avevo appena terminato il capitolo XXVII col
si svelse il giorno dopo in tedesco: con i Bermann, viaggio di Adrian negli abissi del mare e fra le stelle,
la signora Hedwig Fischer, Fritz Landshoff, Gum- allorché ebbe luogo il primo attacco al Giappone con
pert, Kahler, Kadidja Wedekind e Monica avevamo bombe nelle quali agivano le forze dell’atomo di ura­
cenato non so dove in città, poi ci raggiunse Joachim nio disgregato, e, pochi giorni dopo, la distruzione di
Maass, e nel nostro salotto all’Hotel St. Regis lessi, a Hiroscima mediante poteri cosmici, al cui asservimen­
quelle donne e fanciulle, a editori e scrittori alcuni to per inauditi sterminii migliaia di uomini avevano la­
brani del Faustus: il capitolo di Esmeralda, quello vorato e faticato attraverso una segreta divisione del
dei medici, il principio della diabolica conversazione lavoro e una spesa di due miliardi di dollari. Nagasaki
con l’inferno. Se mai ho avuto incoraggiamenti da que­ fu colpita dal medesimo destino. Era lo sfruttamento
ste comunicazioni, li ebbi allora e la relazione del dia­ politico dell’“intimo della natura” nel quale, come di­
rio, il giorno seguente, registra gli echi di una serata ce il poeta, non era dato “allo spirito creato” di pene­
felice. trare: era un fatto politico perché l’uso della terribi­
Continuammo il viaggio. A Chicago ci fu ancora una le “arma” non era più necessario per ottenere la vit­
festa bene organizzata dovuta all’università e personal­ toria sul Giappone. Era soltanto necessario per preve­
mente a James Frank, il grande fisico e nostro buon nire la partecipazione della Russia a questa vittoria:
amico, finché il 4 luglio ritornammo a casa. Bisogna­ motivo che nemmeno al Vaticano sembrò sufficiente,
va provvedere subito all’articolo su Dostoievski. Stan­ poiché manifestò le sue preoccupazioni e la disappro­
co e raffreddato scrissi le ventiquattro pagine in dodi­ vazione religiosa. Gli scrupoli del Santo Padre erano
ci giorni e, nell’ultima decade del mese, potei ridedi­ condivisi da molti e anche da me. Ma fu fortuna che
carmi al Faustus, dapprima ritoccando, poi proseguendo. l’America avesse vinto la corsa nella competizione con
la fisica nazista.
In ogni caso prima ancora della metà d ’agosto si po­
XI terono registrare la resa incondizionata del Giappone
e con ciò, solo sei giorni dopo la dichiarazione di guer­
Allora si formarono quelle parti del romanzo che mu­ ra della Russia all’Impero insulare, la fine della “se­
tando il piano cronologico e stabilendo il contrappun­ conda guerra mondiale”. In realtà nulla finì: ma un
to fra la precedente catastrofe tedesca e quella immi­ infrenabile processo di metamorfosi sociale-economico-
nente e ancor più spaventevole, fanno progredire la culturale del mondo, iniziato una generazione prima,
sorte del protagonista e di altri personaggi del libro, continuò senza vera e propria interruzione e gravido di
come delle ragazze Rodde e del violinista Schwerdtfe- avventure. Mentre tra il giubilo popolare e lo svento­
ger, e ricorrendo tanto al tragico quanto al grottesco
lio delle bandiere la Storia universale celebrava uno
cercano di delineare le condizioni finali di una socie­
dei suoi miopi festeggiamenti, io avevo da pensare al­
tà, derise con cavillosi raggiri dello spirito, e mirano
le mie piccole preoccupazioni e fatiche personali che
in genere a provocare con ritmo accelerato il senso del-
mi distraevano inserendosi nelle fatiche e preoccupa-
792 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 793

zioni per il romanzo. L’Ufficio Informazioni di guerra vemente turbata dal pensiero che non potevo fare a
mi aveva comunicato una “lettera aperta” direttami dal­ meno di dare una risposta, e abbastanza esauriente, al
lo scrittore tedesco W. von Molo, pubblicata ai primi von Molo o, meglio, alla Germania. Una sera, in casa
del mese nel giornale “Hessische Post”, con un urgen­ Adorno, mi ritrovai con Hans Eisler, col quale parlai
te invito a ritornare in Germania e a riprendere domi­ di parecchie cose “inerenti” e per me stimolanti: del­
cilio in mezzo a quel popolo cui per tanto tempo la l’inferiorità della musica omofona di fronte al contrap­
mia esistenza era stata uno scandalo, un popolo che punto, di Bach “armonico” (come lo aveva definito
non aveva trovato niente da obiettare contro il tratta­ Goethe), della polifonia di Beethoven che sarebbe non
mento che mi era stato fatto dai suoi governanti. “Ven­ naturale e “peggiore” di quella di Mozart.
ga come un buon medico...” Queste parole avevano Sentii musica anche nella casa ospitale di una Mrs.
per me un suono falso e il diario cerca di stornare l’ir­ Wells a Beverly Hills, dove il brillante pianista Ja­
ragionevole disturbo con la frase costante: “Ho conti­ cob Gimbel (tipo di quei virtuosi ebrei orientali che
nuato il capitolo”. Ebbi anche altri inviti. Liesl Frank, sono imbattibili e sempre si rinnovano) suonò Beetho­
nel suo lutto incomposto per il marito perduto e nel ven e Chopin. E ancora una volta i nostri figli e ni­
desiderio di esaltarne la memoria, non solo progettò poti vennero a San Francisco a trovarci: “Ho rivedu­
per più tardi una grande commemorazione pubblica, to Frido, con entusiasmo... La mattina con Frido. Ho
ma volle anche che attuassimo subito una più intima riso fino alle lagrime ai suoi discorsi che mi hanno di­
manifestazione. Invitammo perciò una ventina di per­ stratto. Ma poi ho continuato il capitolo e sono molto
sone, tra le quali i Feuchtwanger e Bruno W alter nel­ curioso”. La sera del 26 agosto, una domenica, aveva­
la nostra sala di soggiorno dove dal mio leggio spiegai mo ospiti e musica da camera: Vandenburg suonò con
che quella non era un’ora di abbattimento, ma di gioia amici americani trii di Schubert, Mozart e Beethoven.
per la traccia luminosa lasciata dal defunto amico. Da­ A un tratto mia moglie mi trasse in disparte e mi co­
vanti a me, stringendo la mano a mia moglie, era se­ municò che era morto Werfel. Era giunta una telefo­
duta la dolente in abito nero e assaporava fra le la­ nata di Lotte Walter. Verso sera era stato nello stu­
grime la mia lettura del delizioso racconto di Frank dio e aveva appena finito di rivedere l ’ultima edizione
“Die Monduhr”, di alcune sue poesie e di versi del delle sue poesie, allorché passando dalla scrivania al­
vecchio Fontane che, nella loro sapiente sciatteria, ave­ la porta era crollato e spirato con un po’ di sangue agli
vamo amato insieme e recitato spesso l’un l’altro a me­ angoli della bocca. Lasciammo che la festicciola ter­
moria. Non posso dire che questi sforzi fossero molto minasse senza comunicare la notizia e, usciti gli ospiti,
adeguati alle mie condizioni fisiche. Ma chi negherà rimanemmo a lungo a conversare commossi. La matti­
le sue energie a un caro trapassato? na seguente eravamo da Alma dove erano convenuti
L’estate fu più bella del solito, radiosa senza calore, gli Arlt, i Neumann, M.me Massary, i Walter e altri.
come la si gode soltanto qui, rinfrescata ogni giorno Liesl Frank arrivò contemporaneamente con noi. « Che
dalla brezza oceanica. In soli dieci giorni portai a ter­ buona annata, vero? » esclamò amaramente. Si capiva
mine il capitolo XXVIII (le confusioni del barone von che era leggermente offesa per la diminuzione che quel­
Riedesel) e incominciai a narrare il seguente, le nozze la morte recava al suo dolore personale. Non c’è in­
di Ines con Helmut Institoris... con la coscienza lie- fatti realmente, nella morte dell’artista che eternando-
794 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 795

si entra nell’immortalità, una certa apoteosi che l’ere­ lo rivelò la necessità di modificare la chiusa o, dirò
de affezionato non vorrebbe veder limitata dalla con­ meglio, la seconda metà. Un giorno fu dedicato a “di­
correnza di casi paralleli? versi tentativi incerti”, un altro a una nuova conclu­
Non avevo potuto intervenire alle esequie di Frank. sione e sotto la data di un altro ancora leggo: “In
Ora però assistemmo il 29 a quelle di Werfel, nella realtà da capo”. Poi, se Dio vuole, lo scritto fu con­
cappella della società per le cerimonie funebri di Be­ chiuso in uno spirito umano, mi pareva, uno spirito
verly Hills. Magnifici furono gli omaggi floreali e nu­ di conciliazione e d’incoraggiamento, almeno secondo
merosi i convenuti tra i quali molti musicisti e scrit­ la mia convinzione, benché fosse facile prevedere che
tori. La vedova, vedova di Mahler e ora di Werfel, laggiù si sarebbe udito in primo luogo soltanto il no:
non era presente. « Io non ci sono mai » aveva detto e il documento fu spedito in Germania, all’“Aufbau”
quella donna straordinaria: parole che, nella loro schiet­ di New York e all’Ufficio Informazioni di guerra.
tezza, mi parvero così buffe che non capivo se fosse “Riletto il capitolo in corso. Finalmente continuato
riso o singhiozzo quello che mi scuoteva davanti al fe­ quest’altro.” In quei giorni mi era capitato fra le mani
retro. Nel locale attiguo Lotte Lehmann cantò accom­ un vecchio libro: Die Sage vom Faust, Volksbücher,
pagnata da Walter. Il discorso commemorativo del­ Volksbühne, Puppenspiele, Höllenzwang und Zauber­
l’abate Moenius si fece aspettare a lungo mentre l’or­ bücher di J. Scheible, Stoccarda, 1847, edizione del cu­
gano preludiava sempre più imbarazzato, perché Al­ ratore. È una grossa antologia di tutte le versioni esi­
ma aveva preteso all’ultimo momento di controllare stenti di questo soggetto popolare e di tutte le immagi­
attentamente il manoscritto. Moenius non parlò come nabili considerazioni su di esso, compreso il saggio di
rappresentante della Chiesa, ma come amico di casa Görres sulla leggenda magica, sull’incantamento degli
Werfel. Tuttavia il suo discorso, ornato di citazioni spiriti, sull’alleanza col maligno, tolto dalla sua Mistica
dantesche anziché di parole bibliche, aveva tutto il cristiana, compreso un curiosissimo brano dall’opera
carattere della civiltà cattolica. La manifestazione, co­ Über Calderons Tragödie vom wundertätigen Magus.
me idea e come quadro, mi commosse quasi oltre il Ein Beitrag zum Verständnis der Faustischen Fabel,
giusto e quando fui all’aperto per salutare amici e co­ 1836, del dottor Karl Rosenkranz, dove si citano le
noscenti scorsi sui loro visi lo spavento che destava seguenti frasi dalle lezioni di filosofia religiosa di
il mio aspetto. Franz Baader: “Il vero diavolo deve essere il mas­
“Ho lavorato a lungo” dice il diario del giorno se­ simo raffreddamento. Deve essere... la suprema autar­
guente. Si alludeva al romanzo, ma la risposta alla chia, l’estrema indifferenza, la negazione che assapora
Germania, la lettera allo scrittore che mi aveva inter­ se stessa. Non si può negare che un siffatto irrigidi­
pellato non poteva più essere rimandata, e se con qual­ mento della vuota sicurezza di sé, la quale esclude ogni
che sospiro mi accinsi a scriverla, c’erano, come quan­ contenuto tranne questo possesso di se stessa, sia la
do da Zurigo scrissi all’Università di Bonn, molte co­ completa nullità, abbandonata da qualsiasi vita tranne
se da dire e da racchiudere in una forma documenta­ la più pungente egoità. Ma appunto questo gelo rende
ria e durevole. Con mia vergogna impiegai non meno impossibile la rappresentazione del diabolico nella poe­
di etto giorni per stendere la replica. Benché infatti sia. Qui non può avverarsi lo spoglio di ogni pathos,
l’avessi terminata già al quinto, una lettura di control- ma per l’azione occorre un interessamento di Satana,
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la cui manifestazione si presenta appunto come iro­ sorte, ma l’avevano onestamente condivisa. L’avrebbe­
nia circa la realtà...”. Ciò mi piacque non poco e con­ ro condivisa onestamente, anche se Hitler avesse vin­
tinuai a leggere il vecchio volume cartonato. Oltre a to. Ora i rimpiattati si eran visti crollare il tetto ad­
ciò mi occupai nuovamente e con insistenza di Adal­ dosso, se ne facevano un grande merito e lanciavano
bert Stifter. Rilessi il suo Scapolo, YAbdias, il Calcare offese a coloro che si erano esposti ai venti dei paesi
che mi parve “indescrivibilmente singolare e pieno di stranieri incontrando in tanti casi la miseria e la mor­
pacato ardimento”, e pagine meravigliose come quelle te. E dire che Thiess, nella Germania stessa, si era
della grandinata e dell’incendio nella Storia della ra­ gravemente compromesso con la pubblicazione di una
gazza bruna. Molte volte si è messo in rilievo il con­ intervista del 1933 in cui si professava entusiastico
trasto tra la fine sanguinosa dello Stifter suicida e la seguace di Hitler: e così la truppa perdette il suo ca­
nobile dolcezza della sua opera di scrittore. Più di rado po. Ingiurie di ignoranti contro la mia persona in gior-
si è osservato che sotto la quieta e intima precisione nalucoli tedesco-americani mettevano a dura prova i
del suo studio della natura si agita una tendenza agli miei nervi. Emigrati scrivevano dopo il ritorno in pa­
eccessi, alle catastrofi elementari, al fatto patologico tria contro di me nella stampa tedesca. “Gli attacchi,
come appare paurosamente, per esempio, nell’indimen­ le falsità, le stupidaggini” confessa il diario “mi stan­
ticabile descrizione della grandiosa nevicata nella fore­ cano come una grave ferita.”
sta bavarese, nella celebre siccità del Villaggio della C’erano d ’altro canto i compensi e i raggi di sole.
brughiera e nei pezzi nominati più sopra. Anche i rap­ Un ampio saggio delle “Nouvelles Littéraires” in cui
porti della fanciulla col fulmine, la sua parentela coi si rendeva conto dei meriti straordinari di Louise Ser­
temporali neWAbdias, entrano in questo campo pau­ vicen nel tradurre Carlotta a Weimar e si criticava
roso. Non si troverà niente di simile in Gottfried con rara finezza il libro stesso, mi diede più gioia di
Keller, al cui umorismo si accosta d ’altra parte chia­ quanto m’indispettissero quelle seccature.
ramente un racconto come “Il sentiero nel bosco”. Stif­ Erika mi mandò la rivista da Mondorf nel Lussem­
ter è uno dei più strani, profondi, celatamente arditi e burgo, insieme con una relazione sulla sua visita ai
travolgenti narratori della letteratura universale, ma la pezzi grossi nazisti, in attesa di giudizio nel loro al­
critica lo ha studiato troppo poco.
bergo-prigione. L’agitazione dei decaduti uomini del
In quel tempo mi presi a cuore, da vero sciocco, la
terrore all’apprendere chi fosse quella corrispondente
volgare sudiceria d’un certo C. Barth nella “Neue
di guerra americana si era manifestata in varie forme,
Deutsche Volkszeitung” di New York, mentre attra­
dal profondo ribrezzo al rammarico di non avere scam­
verso l’Ufficio Informazioni di guerra mi arrivava con­
biato con lei qualche parola ragionevole. « Io le avrei
temporaneamente uno strambo e irritante articolo di
Frank Thiess nella “Münchener Zeitung”, un documen­ spiegato ogni cosa! » aveva esclamato Goring. « Il caso
to con cui si fondava non senza presunzione una socie­ Mann è stato trattato male. Io avrei fatto diversa-
tà detta “Emigrazione interna”, cioè la comunità degli mente. » Chi sa come? Certo ci avrebbe offerto un
intellettuali che avevano “serbato fede alla Germania”, castello, un milione e un anello con brillanti a cia­
senza “piantarla in asso nella sventura”, né avevano scuno, se avessimo aderito al Terzo Reich. Va’ là, gio­
“assistito dalle comode poltrone dell’estero” alla sua viale assassino! Tu, almeno, te la sei goduta, mentre
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il tuo maestro e donno non è mai vissuto se non nel­ che, per quanto siano benevole le valutazioni su que­
l’inferno. sta linea critica e in questa atmosfera, i libri su Giu­
Quasi contemporaneamente mi arrivò il forte arti­ seppe siano regolarmente omessi e ignorati. Si tratta
colo che Georg Lukacs aveva pubblicato per il mio 70° di consuetudine e di riguardo totalitario: il Giuseppe
compleanno nella “Internationale Literatur”. Questo è “mito”, vale a dire evasione e controrivoluzione.
comunista cui sta a cuore il “retaggio borghese” ed Peccato. E forse non è giusto. Ma siccome anche la
è capace di scrivere pagine avvincenti e piene di com­ Chiesa cattolica non vede di buon occhio questo ro­
prensione su Raabe, Keller o Fontane, mi aveva ricor­ manzo, perché relativizza il cristianesimo, gli rimane
dato con tutti gli onori in una serie di articoli sulla soltanto una schiera di umanisti che accettano libera­
letteratura tedesca nell’epoca deH’imperialismo, dimo­ mente la simpatia per l’umano della quale l’opera vive
strando la capacità indispensabile per un critico di di­ in serenità.
stinguere fra l’opinare e l’essere (o il fare nato dal­ Non si pensi però che il bene e il conforto mi siano
l’essere) e di prendere soltanto questo e non quello venuti soltanto dal mondo non tedesco. Klaus scrisse
per moneta sonante. Ciò che io opinavo a quarant’anni da Roma ricordando i manifesti che aveva visti dovun­
non gli impedisce di mettermi decisamente insieme con que a Berlino, annuncianti conferenze sul Giuseppe e
mio fratello e di affermare: “Il Suddito di Heinrich letture dalla Carlotta. La nuova Radio tedesca recava
Mann e la Morte a Venezia di Thomas Mann si pos­ dalle mie opere questo e quest’altro. “Der Ruf”, il
sono considerare i grandi precursori di quella tendenza periodico dei campi dei prigionieri (che ora si pub­
che ha segnalato il pericolo d’un sottosuolo barbarico blica a Monaco), stampò parole amichevoli e fiduciose
entro la moderna civiltà tedesca, come suo necessario sul mio conto. Contro Thiess e gli altri c’era chi nei
prodotto complementare”. Qui sono già preannunciate giornali tedeschi prendeva le mie parti. Il ripudio in­
le relazioni tra la novella veneziana e il Faustus. Ed è somma non era unanime: come avrebbe potuto esserlo
bene, perché il concetto del “segnalare” è somma­ il consenso? Bisogna sempre darsi pace pensando al­
mente importante in ogni letteratura e in ogni espe­ l’antico detto che fin da ragazzo mi era capitato di
rienza letteraria. Il poeta (e anche il filosofo) come leggere sul frontone d’una casa di Lubecca: “È im­
strumento segnalatore, come sismografo e medium di possibile piacere a tu tti”. Come se si trattasse di pia­
sensibilità, senza chiara consapevolezza di questa sua cere e non piuttosto dell’effetto che finisce per emer­
funzione organica e pertanto capacissimo di dare nello gere da malintesi, controversie e molestie. Certo, que­
stesso tempo giudizi errati: questa mi sembra l’unica sta chiarificazione è qualcosa di molto vicino alla
prospettiva giusta. Ora, il saggio “Alla ricerca del morte o che si compie soltanto dopo la morte. La vita
borghese”, scritto per il mio compleanno, era una è pena e noi viviamo solo fintanto che soffriamo.
esposizione sociologico-psicologica della mia esistenza Ora che la Germania era di nuovo aperta, arriva­
e del mio lavoro come non ne avevo mai avute su rono anche lettere di vecchi amici: di Preetorius, di
così vasta scala e perciò mi empì il cuore di seria gra­ Reisiger, di giovani come Siiskind, ma nulla di Ernst
titudine... anche perché lo scrittore non vedeva sol­ Bertram, di cui assunsi informazioni qua e là senza
tanto “storicamente” le cose mie, ma le metteva in però venire a sapere altro che notizie relativamente
rapporto con l’avvenire della Germania. Strano però, tranquillanti. Arrivarono anche lettere di persone che
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ci eravamo avvezzati a considerare figure sinistre, pia sala era piena, vi era convenuta tutta la “Germania
alle quali, benché pretendessero di non esserlo state di California”. C’era anche mio fratello che pure esce
mai, non era molto facile rispondere. Tra questi era tanto di rado. Vi furono recite e letture di esperti di­
Kirchner della “Frankfurter Zeitung” e Blunck, già citori che però non poterono superare certe difficoltà
presidente della hitleriana Associazione degli scrittori di acustica e furono disturbati dal pubblico più lon­
di tutto il Reich. Scrivevano inoltre dalla Germania tano con l’orribile invito a parlare “più forte”. Segui­
moltissime persone per espormi le loro lagnanze, per­ rono scene staccate, troppo staccate, della deliziosa
ché i vincitori non volevano distinguere tra bianchi e commedia Tempesta in un bicchier d’acqua. Io parlai
neri, tra colpevoli e innocenti, trattando alla mede­ per ultimo, col cuore in mano, prima della conclusione
sima stregua morale tutti i tedeschi e mi scongiura­ pianistica, ed ero affaticato, sfinito; Heinrich giudicò
vano di far valere la mia enorme influenza per mutare che ero stato commovente, troppo commovente. Il
quello stato di cose. giorno dopo Liesl Frank mi telefonò per dire che non
“Occupato con la continuazione del romanzo (scop­ avrebbe dovuto pretendere da me un discorso come
pio della guerra), sulla scorta di vecchi diari. Conti­ quello del giorno prima, che davo troppo di me stesso
nuato con urgenza il XXX... Di notte un malessere, e quella doveva essere l’ultima volta. Già, e se si arri­
brividi, agitazione, infreddatura, sonno turbato, im­ vava anche alla commemorazione di Werfel?
pressione d ’una malattia imminente... Versione inglese Ero al capitolo XXXI che espone la fine della guerra,
della lettera alla Germania per il ‘London News la descrizione delle “donne devote” e la conversione
Chronicle’... Ore e ore per la corrispondenza. Le Ma­ di Adrian all’opera per burattini, e “la sera lessi a
rionette di Kleist. Libro di Frank Harris su Shake­ lungo i Gesta Romanorum. La storia più bella e sor­
speare. Ho ricordato con K. gli orrori di quest’anno, prendente è quella della nascita del santo papa Gre­
la grandinata di perturbamenti compresi i numerosi gorio e della sua elezione, meritata per la sua nascita
morti: recentemente ancora Béla Bärtok, Roda-Roda, da una relazione tra fratelli e per l’incesto con la ma­
Beer-Hofmann e anche Seabrook, che si era tolto la dre, mentre poi tutto è espiato in diciassette anni di in­
vita. Nessuna meraviglia che si sia ancora più stan­ credibile ascesi sullo scoglio solitario. Peccato estremo,
chi. Ma in questi giorni si è rianimato l’interessa­ estrema penitenza: solo questa successione crea san­
mento al romanzo. Perplessità di fronte al non ro­ tità”. Non conoscevo affatto le molteplici forme di
manzesco, alla strana realtà biografica che pure è fin­ questa leggenda; del poema medio-alto-tedesco di H art­
zione... Apprensioni per l’avvenire e superamento di mann von Aue avevo appena sentito parlare. Ma la
molte difficoltà. Ho scritto a Walter, a New York, leggenda mi piacque talmente che già allora mi venne
di mandarmi in prestito la mia lettera su Frido, a pro­ l’idea di rubare un giorno l’argomento al mio prota­
posito di Nepomuk Schneidewein... Terminato nel po­ gonista e di farne io stesso un romanzetto arcaico.
meriggio il discorso per la commemorazione di Frank.” Il capitolo XXXII, con l’angoscioso colloquio fra
Ecco, era venuto il momento: un calice, un sacrifi­ Ines e Zeitblom, fu iniziato il 9 novembre e termi­
cio fatto volentieri, ma anche con tacito borbottio per nato venti giorni dopo. Tosto incominciarono i prepa­
l’inesorabile pretesa. La manifestazione ebbe luogo il rativi per il successivo che doveva ancora operare con
29 settembre nella Play House di Hollywood. L’am- la “doppia cronologia”, svolgere il motivo della Sire-
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netta e far sentire profondamente il carattere flirtante grado di generale), il quale con impressionante corag­
di Schwerdtfeger. Ma il mio stato di salute con forte gio fustigò l’abusivo impiego delle nostre truppe in
raffreddore e tosse, con attacchi di catarro insistente Cina, dove non avevano niente a che vedere, tanto
e con cattiva cera, richiese una nuova consultazione più che l’unica parte del paese dove regnasse un po’
del medico, il cui risultato corrispose alle mie intui­ di ordine era quella organizzata dai comunisti... Quanto
zioni: il medico trovò un’ulteriore diminuzione di diversi e a lor modo interessanti i ricevimenti serali
peso, il catarro ai bronchi, la pressione troppo bassa, in casa del conte Ostheim, imparentato con gli Hohen-
e prescrisse una ricetta per favorire l’appetito. Ritornai zollern, e della sua consorte americana, dove eravamo
dunque al romanzo, munito di grosse pillole rosse di invitati di quando in quando: era il successore al
vitamine che ingoiavo con fatica tre volte al giorno. trono di Weimar, escluso assai presto per antimilita­
Col dicembre incominciò la stesura del capitolo XXXIII, rismo e altri sentimenti squalificanti. Là s’incontrava
ed ero tranquillo perché non avevo niente di grave e una società internazionale, varia ed elegante, e certi
il cuore si era dimostrato ancora una volta sanissimo. nobili russi bianchi emigrati affermavano di essere
Ma fu un peccato che proprio allora, mentre il com­ sotto la minaccia di richieste di estradizione da parte
pito più difficile da risolvere si approssimava di giorno del governo di Stalin. Può darsi che fosse vero, ben­
in giorno: cioè la descrizione veritiera e convincente ché mi riuscisse difficile credere che a Mosca costoro
dell’Oratorio apocalittico di Leverkühn, che non po­ fossero considerati pericolosi. Ma come mai avevano
teva attuarsi se non in una serie di tre capitoli, poiché accesso nel salotto del “Principe rosso”? Sono cose
ero convinto di dover unire l’analisi della cattiva ul­ che bisogna capire. L’esilio crea una forma di vita co­
tima opera con la descrizione di esperienze paurosa­ mune e la diversità delle cause conta poco. Rosso o
non rosso, l’uguaglianza della sorte e la solidarietà di
mente affini da parte del buon Serenus (le conversa­
zioni arcifasciste in casa di Kridwiss): fu un peccato classe sono più importanti di siffatte sfumature di sen­
timento e tutti si sentono uniti.
che proprio allora l’eterno catarro alla trachea e ai
“Continuazione del capitolo.” “Ancora il capitolo.”
bronchi mi assalisse con tale violenza da diminuire e
“Verso la fine del XXXIII.” Il 27 dicembre: “Ho ter­
talvolta togliermi le forze. E non fu neanche un gran
minato il XXXIII. - Lettura. - Forse per stanchezza,
bene che il mio intervento personale in varie manife­
stazioni pubbliche fosse più volte inevitabile: a Royce critico troppo meticolosamente tutto il lavoro. Ho letto
Hall, Westwood, offersi, alla presenza di delegati del YApocalisse, preso da queste parole: ‘Tu possiedi una
Consolato russo, una riduzione a conferenza del mio piccola forza e hai osservato la mia parola e non hai
saggio su Dostoevskij, che con mia grande gioia piac­ rinnegato il mio nome’”.
que particolarmente a Klemperer, ivi presente. E ad
un pranzo dell’Indipendent Citizen Committee, del XII
quale facevano parte i professori Shapley, e Dykstra,
Mrs. Douglas-Gahagen della House of Representatives Già ai primi di dicembre avevo preso ed effettuato la
e il colonnello Carlsson, dovetti prender parte con un risoluzione di consegnare a Adorno tutto ciò che del
brindisi. Il punto culminante della serata fu il discorso Faustus avevo scritto fino allora e fatto copiare a
macchina per dargli la possibilità di seguire tutta
del colonnello liberale (congedato nel frattempo col
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l’idea, di conoscere bene le mie intenzioni e per in­ tute e addirittura alla successione tradizionale delle
durlo ad aiutarmi nell’inventare le future parti mu­ note (glissandi dei tromboni); e poi qualcosa che sia
sicali. Verso la fine dell’anno, invece del solito lavoro quasi ineseguibile, come antichi modi ecclesiastici, cori
del mattino, scrissi una lettera-commento di dieci pa­ a cappella da cantare con suoni non temperati, in mo­
gine in cui giustificavo alla meglio i miei “gravemente- do che non ci sia praticamente né una nota né un in­
indecorosi” interventi nella sua filosofia della musica: tervallo che siano riproducibili sul pianoforte, e così
erano avvenuti, gli scrivevo, con la fiducia che le cose via. Ma è facile dire e così via!...”
imparate potessero benissimo acquistare nella compo­ Questa dei cori in accordatura non temperata era
sizione dell’opera una funzione autonoma e una pro­ una mia folle idea fissa, alla quale mi tenni aggrap­
pria vita simbolica, pur rimanendo intatte al loro pato con lunga ostinazione, benché l’interpellato non
posto critico di origine. Gli spiegavo inoltre quanto ne volesse sapere. Ero così innamorato di questa idea
la mia “avviata ignoranza” avesse bisogno in avve­ che persino all’insaputa di Adorno chiesi consiglio a
nire di procurarsi l’esattezza da una persona del me­ Schönberg, il quale mi rispose: “Io non lo farei. Ma
stiere. “Il romanzo” scrivevo “è arrivato al punto che in teoria è certo possibile”. Nonostante questa auto­
Leverkühn, trentacinquenne, investito da una prima rizzazione, venuta molto dall’alto, abbandonai infine
ondata d ’ispirazione euforica, compone in un tempo il pensiero, mentre la rinuncia alla suddivisione delle
paurosamente breve la sua opera principale o il suo battute è conservata ironicamente come conquista della
primo capolavoro VApocalypsis cum figuris, seguendo civiltà. Tanto più, invece, misi in rilievo le barbarie
i quindici disegni di Dürer, oppure direttamente il del glissando strumentale e vocale.
testo dell'Apocalisse. Qui l’opera (che mi figuro come Ed ecco di nuovo un Natale, con la pioggia questa
una produzione molto tedesca, come oratorio con or­ volta... e con la famigliola venuta da San Francisco...
chestra, cori, solisti e un narratore) vuol essere imma­ ed ecco arrivare Mill Valley, e siccome mancavano i lu­
ginata, attuata e definita con una certa forza sugge­ strini per l’albero ci trovammo occupati la vigilia a ta­
stiva, e io scrivo questa lettera, a dire il vero, per re­ gliare una quantità di stagnola in striscioline affinché i
stare nell’argomento che non oso ancora svolgere. Mi piccoli ne avessero gioia. “Ho riveduto Frido. Quale
occorrono alcuni particolari precisi (bastano pochi) che felicità!” Anche durante le feste continuai il capitolo
servano a caratterizzare e a presentare al lettore un XXXIII, nel quale intercalai le curiose osservazioni di
quadro plausibile e addirittura convincente. Le dispia­ Adrian sulla bellezza e la verità della Sirena, e lo ter­
cerebbe pensare insieme con me in che modo si possa minai poco prima della fine deil’anno. Mi era costato
all’incirca attuare il lavoro, intendo quello di Lever­ ventisette giorni di lavoro. Adorno mi mandò a dire
kühn; e come farebbe lei se fosse legato da un patto che aveva letto tutto e preparato gli appunti per la
col diavolo; e suggerirmi qualche particolare musicale discussione. “Correzioni al capitolo. Durante la pas­
per facilitare l’illusione? Ho in mente qualche cosa di seggiata, sopraffatto dalla stanchezza, e durante il resto
religioso-satanico, di pio-demoniaco, di strettamente le­ della giornata, sofferente e assonnato senza poter dor­
gato e delittuoso, che schernisca talvolta l’arte e che mire. Ho ricevuto il dottor Schiff. (Finora il dottore
risalga all’elementarità primitiva (il ricordo Kretz- era Wolff, ma in condizioni come le mie il cambio ri­
schmar-Beissel); che rinunci alla suddivisione in bat- petuto del medico è un fatto tipico. Doveva venire
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anche il turno del dottor Rosenthal, il medico di mio presa. Certe parti del manoscritto gli erano note dalle
fratello.) Disse che il catarro alla trachea e ai bronchi mie letture, parecchie altre nuove, e particolarmente
era probabilmente di origine infettiva e prescrisse ogni mi parlò dell’“umanità” che emerge dal capitolo sulle
sorta di palliativi, solventi e ricostituenti.” Fin qui il donne devote e sull’“esperienza” delle appassionate
diario. Dunque, ero senza febbre, non ero malato se confessioni di Ines Rodde a Serenus, il “buono” che
non a metà, e continuavo la solita vita, l’usato turno non suscita emozioni. Non era molto convinto del pen­
di lavoro, letture, passeggiate in riva al mare, detta­ siero concepito da un pezzo irrevocabilmente, di ba­
ture di lettere e corrispondenza manoscritta. “Chi sa sare, cioè, l’oratorio sui fogli apocalittici di Dürer, e
perché tutti quelli che vogliono immigrare o cercano così ci trovammo d ’accordo nel ritenere che lo spazio
un job si rivolgono proprio a me?” Domanda rivolta interiore dell’opera dovesse ampliarsi il più possibile
al Destino. verso una escatologia universale, accogliere possibil­
I preparativi per il tripartito capitolo XXXIV inco­ mente tutta la “civiltà apocalittica” ed essere rappre­
minciarono col principio del nuovo anno 1946, la cui sentato come una specie di riassunto di tutte le pre­
prima registrazione nel diario riguarda il Faustus nel dizioni della fine. Simili propositi erano del resto già
suo complesso, e precisamente in relazione alla lettura nella mia mente poiché i particolari che Giovanni di
delle Memorie di Max Osborn, per le quali l’autore Patmo ha desunto da altri visionari ed estatici sono
mi aveva chiesto la prefazione. Vi lessi pagine su abbastanza evidenti e il fatto che in questo campo esi­
Menzel, Liebermann, Klinger, Lesser-Ury e Bode, il ste un’antichissima convenzione e tradizione, la quale
padreterno dei musei. “Quante personalità! Io credo offre a chi è tentato visioni ed esperienze fisse non­
di non essere una personalità. Non mi si ricorderà ché la stranezza psicologica che, come dice il testo,
come non si ricorda, per esempio, Proust.” E ad un “uno segue con la propria febbre la febbre dei prede­
tratto: “Come è contenuta nel Faustus l’atmosfera della cessori e che si va in estasi in dipendenza da altri e
mia vita! In fondo è una radicale confessione. Questo come a prestito e seguendo un modello”, mi pareva
è stato fin dall’inizio l’elemento sconvolgente di questo molto allettante e da mettere in rilievo, e fra me sa­
libro”. pevo anche perché. In certo qual modo ciò corrispon­
Uno dei pomeriggi seguenti mi trovai da Adorno, il deva alla mia sempre più forte tendenza (che, come
quale insieme con sua moglie aveva letto il mano­ avevo scoperto, non era solo mia individuale) di consi­
scritto. Essi si erano tolti di mano l’un l’altro i sin­ derare tutta la vita come prodotto della civiltà e sotto
goli fogli e io, nei miei dubbi, ascoltai avidamente la forma di ripetizioni mitiche, e di preferire la citazione
loro relazione sul modo in cui vi si erano immersi at­ alla invenzione “indipendente”. Nel Faustus se ne trova
tenti e agitati. Che l’autore della Filosofia della mu­ più d’una traccia.
sica moderna facesse buon viso alla maniera in cui In quel momento Adorno non era disposto a dare
avevo “fatto entrare nell’arte”, come dice Adrian, il suggerimenti musicali per l’opera di Leverkühn, ma
mio diavolo ostile all’opera e qualcuna delle sue tro­ mi assicurò che la questione lo interessava, che aveva
vate di critica contemporanea, mi alleggerì la coscienza. già molte idee in proposito e me le avrebbe comuni­
Trovandomi solo con lui, nel suo studio, ascoltai molte cate quanto prima. Se omettessi di dire come man­
parole buone e sagge sulla vastità e difficoltà dell’im- tenne la promessa, questi ricordi rimarrebbero molto
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incompleti. Nelle settimane seguenti fui ripetute volte dell’opera incompiuta, voci confortanti e, nella loro
da lui con taccuino e matita e, davanti a un ottimo e precisione scritta, più commoventi degli elogi orali
casalingo liquore di frutta, notai in fretta per accenni che pure mi venivano già proferiti. Erich Kahler di
quei miglioramenti e quelle precisazioni circa le pre­ Princeton aveva rapito pezzo per pezzo il dattiloscritto
cedenti parti musicali che egli aveva preparato per alla traduttrice Helen Lowe-Porter, via via che l’aveva
l’Oratorio. Essendo al corrente delle intenzioni del­ pronto, e proprio lui, l’uomo che un giorno doveva
l’opera intera e di quelle del brano specifico, mirava darci la grandiosa analisi del libro intitolata Secola­
coi suoi suggerimenti e le sue proposte all’essenziale, rizzazione del diavolo, mi scrisse a proposito dei fram­
cioè a esporre l’opera al rimprovero di sanguinosa bar­ menti che aveva sottomano in un tono che mi diede
barie e a quello di esangue intellettualismo. tanta gioia quante erano in proporzione naturale le
I lunghi preparativi per questo capitolo così impor­ preoccupazioni e le incertezze procuratemi da quella
tante erano accompagnati dalla lettura di Dante, dallo dolorosa fatica. La stessa fedele interprete, che di so­
studio degli apocrifi e di altri scritti, benevolmente lito si manteneva sostenuta per pura modestia e re­
offerti, su antiche concezioni cristiane dell’al di là. stia a pronunciarsi sul compito affidatole, mi scrisse:
Verso la metà di gennaio incominciai a scrivere e per “I strongly feel that in this book you will have given
sei settimane, cioè fino ai primi di marzo 1946, do­ your utmost to the German people”.
vetti impegnare in questo lavoro tutte le mie energie: E che altro ci dovrebbe stare a cuore se non di dare
che non è molto, perché quelle energie vacillavano il massimo? L’arte, quando è degna di questo nome,
sempre più, e nel diario si ripetono le asciutte anno­ è testimonianza di questa volontà di toccare l’estremo
tazioni su mali di capo, notti di tosse, debolezza ner­ limite, di arrivare risolutamente alla meta, e reca le
vosa e "assurde” stanchezze. Oltre a ciò c’era sempre stimmate deWutmost. Fu proprio questo senso della
da improvvisare una cosa o l’altra e da dare il pro­ volontà di cimentarsi con l’estrema avventura a inca­
prio contributo: dovevo parlare in una riunione per la tenarmi all’utopistico romanzo postumo di Werfel, Il
“Difesa della libertà accademica”, dettare una allocu­ pianeta dei nascituri. Gustav Arlt, il traduttore, mi
zione alla radio per il giorno natalizio di Roosevelt, fece avere l’originale dattiloscritto. Un capitolo, il
stendere la “Relazione su mio fratello”, lavoro a me viaggio della classe cronosofica negli spazi interpla­
caro e documento importante. Non mancavano im­ netari, era stato offerto dal defunto alla “Neue Rund­
pressioni benefiche a innalzare il fiacco morale. schau” (fascicolo di giugno) come dono natalizio per
Fu pubblicato allora a Goteborg, in Svezia, il libro me. Esso si chiude col mistico paradosso che una
di Käte Hamburger su Giuseppe e i suoi fratelli, pe­ grandezza può superare se stessa in grandezza, che
netrante commento di una filoioga, alla cui lettura pro­ l’energia di un altro luminoso può essere più grande
vai però una certa invidia per i tempi di quel sereno di se stessa e che in questo modo si comporta il mi­
gioco mitologico che non poteva purtroppo trovar po­ racolo del sacrificio d ’amore, della distruzione di sé
sto nell’attuale macabro lavoro. Me la prendevo con “attraverso la glorificazione”. La poesia morale di
questo definendolo non narrativo, non umoristico, non questo pensiero (se lo si può chiamare pensiero) mi
piacevole e artisticamente disgraziato. Eppure me ne aveva colpito allora profondamente e Werfel mi aveva
giungeva la prima eco, la voce dei primissimi lettori detto di avermi dedicato il capitolo proprio per que-
810 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 811

sto. Ritrovai qualcosa della sua trascendenza nell’opera gio appropriato. Io lessi il libro due volte, la seconda
intera, che, scritta, per così dire, dopo la morte del­ volta “con la m atita” e concepii l’idea di farne una
l’autore e col cuore distrutto, raggiunge effetti spiri­ conferenza che poi non feci.
tici; d ’altro canto è così ardita che diremmo non faccia Il 2 febbraio ci fu un concerto di Hubermann ai
più parte della vita né la si può considerare artistica­ Filarmonici di Los Angeles. Non ci spaventò la di­
mente felice. Il disegno, i discorsi, la vita psichica di stanza e andammo a sentire il brutto piccolo stregone
questi uomini che vivono centinaia di migliaia di anni che, esercitando la potenza affascinante del violinista
dopo di noi sulla terra iperspiritualizzata e ipertecni- diabolico, suonò Beethoven, Bach (una ciaccona nella
cizzata, fanno un che di (ripeto la parola) spiritica­ quale cavava dal violino strani effetti d’organo), un’a­
mente vuoto e vacuo, e certe inimmaginabili inven­ mabile sonata di César Franck e pezzi zingareschi fuori
zioni per definire quella vita terrena infinitamente programma. Dopo il concerto l’andammo a trovare in
lontana, come per esempio la pubblicità luminosa con mezzo alla calca nella stanza degli artisti. Quando ci
le stelle, o il fatto che non ci si muove più verso la vide, esultò. La nostra conoscenza e la simpatia erano
meta d ’un viaggio, ma la si attrae a sé mediante uno di vecchia data e le avevamo sempre rinnovate a Mo­
strumento per vie tecnico-spirituali, fanno pensare a naco, Salisburgo, Zurigo, all’Aia (dove avevamo abi­
visioni di sogno che durante il sogno sembrano ottime tato insieme presso l’ambasciatore tedesco) e a New
e utili, ma allo svegliarsi risultano del tutto insensate. York. Il 5 fu a colazione da noi e ci invitò nella sua
Qui pare non ci sia più stato un ritorno alla critica e villa sopra Vevey, quando, secondo i piani, saremmo
se non vi fosse accolto qualche tratto comico, per esem­ arrivati in Europa. Quando rivedemmo la Svizzera, era
pio il linguaggio ingenuo e pasticciato dei cani, si ca­ morto.
drebbe facilmente nella noia e nel disgusto che si prova Un’altra visita memorabile fu quella del grande fo­
di fronte a cose non più vive. Tuttavia in questa ardi­ tografo canadese Karsh, lo stesso che aveva fatto il
tissima narrazione della morte si riscontrano intuizioni ritratto di Churchill col sorriso fieramente pensoso.
assolutamente grandiose e avvincenti, nonché novità Questi gli aveva concesso cinque minuti ed egli si
incommensurabili e prodotti di una fantasia ormai fuori vantava di avergli tolto il sigaro per tutti i cinque
di strada e appunto perciò geniale. Le scene angosciose minuti. Con me gli era permesso di operare più co­
e gli eventi nel mondo sotterraneo, nell’interna cavità modamente. Con un grande apparecchio che provocò
della terra con la sua cupa atmosfera, rimangono insu­ più volte un corto circuito, lavorò quasi due ore a
perate fantasie in tutte le letterature, e il particolare farmi una serie di ritratti, alcuni dei quali per felice
interesse e l’importanza dell’opera consistono, secondo “somiglianza” e per effetti plastici di luce rappresen­
me, proprio nei suoi segreti rapporti con la letteratura tano veramente il meglio di quanto io abbia visto non
universale, nel fatto cioè che, alla sua maniera diva­ solo di ritratti miei, ma di fotografie in genere. Pec­
gante, l’opera continua una tradizione e precisamente cato soltanto che proprio allora non fossi un modello
quella dei “romanzi di viaggio”. Come tale, essa ri­ in ferma, e che quei ritratti, incomparabili in tutto il
corda tanto Defoe, quanto Swift e Dante, quest’ul­ resto, presentino un pallore nei lineamenti e un’acuta
timo specialmente, nelle intenzioni se non nella felice “spiritualità” che non si può dire proprio autentica.
riuscita perché, a differenza di lui, non ha un linguag- Altri esperimenti fotografici di natura più intima,
812 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 813

cioè le radiografie dei miei polmoni, avevano rivelato aveva, secondo me, del tutto torto. Così accade per lo
un’“ombra” in qualche parte che il medico consigliò più, e una volta sola trovai con mia edificazione che
di tenere opportunamente in osservazione. Per il mo­ non era così. Hitler ebbe il grande pregio di provocare
mento raccomandò la cura del naso e della gola da una semplificazione dei sentimenti, cioè il no senza
parte di uno specialista di nome Mantschik, un po­ perplessità, l’odio deciso e mortale. Gli anni della lotta
lacco naturalizzato francese, dal tocco abilissimo, il contro di lui furono bei tempi dal punto di vista mo­
quale fece del suo meglio per moderare i sintomi il rale.
cui carattere secondario appariva sempre più evidente. Seguì una serie di alti e bassi tra una mezza guari­
Da parecchio tempo, confessandolo solo a metà, avevo gione e una ricaduta in stati febbrili. Uscivo un poco
nel pomeriggio e la sera un po’ di alterazione che si a piedi o in macchina, ma non mi faceva bene, spe­
manifestò anche il giorno in cui, portato a termine cialmente mi dava noia la brezza marina che di solito
l’Oratorio, andai con mio fratello a una serata di re­ invece mi era stata propizia. Vedevo ospiti all’ora del
cite, organizzata da Ernst Deutsch, nello Studio W ar­ tè, ma mia moglie arrivava col termometro che avevo
ner. Avevo già perduto una simile manifestazione del lasciato di sopra, e vedendolo salire oltre i 38°, mi
grande attore ed esemplare dicitore e questa volta non mandava a letto scuotendo il capo. Ripassavo Nietzsche,
avevo potuto fare a meno di accettare il suo cordiale specialmente gli scritti dei primi anni dopo il ’70, e
invito scritto. C’erano molti conoscenti e la serata mi Utilità e svantaggi della storia, e prendevo appunti.
piacque assai, anche per quelle condizioni un po’ Festeggiammo il 75° compleanno di mio fratello con
strane, fra stanchezza ed esaltazione, che dà la febbre un piccolo gruppo d’invitati e ricordo un vivace col­
moderata. Andai a letto tardi... e ci rimasi per alcuni loquio con lui sull’argomento della mia conferenza.
giorni inchiodato da un’influenza che nel pomeriggio Per suo desiderio passai allora in cura del dottor Frie­
mi dava sempre 39 gradi di febbre. Una cura di pe­ drich Rosenthal. Questi ricorse all’emoterapia, ma senza
nicillina per via orale, somministrata giorno e notte trarne alcun giovamento, e tentò poi una cura di em­
ogni tre ore, non ebbe alcun effetto. Di maggiore aiuto pirina e bellergal per evitare la febbre. Intanto si era
fu sempre la miscela di empirina e codeina. Dormivo fatto dare le ultime radiografie del polmone che gli
molto, anche di giorno, e leggevo non poco, special- presentarono chiaramente il quadro di una infiltra­
mente Nietzsche, poiché la conferenza su questo argo­ zione al lobo destro inferiore. Chiese il consulto di
mento pareva dovesse essere il prossimo programma uno specialista, un americano, che confermò quel re­
di lavoro. Vennero poi giornate che, guarito alla me­ ferto e propose la broncoscopia al fine di costatare
glio ma con costante tendenza a ricadere in tempera­ l’ascesso non senza fare intendere alla lontana la ne­
ture eccessive, passai parte alzato, parte a letto durante cessità di un’operazione. Io rimasi più stupito che
il mattino, leggendo e sonnecchiando. Una crisi in seno spaventato perché non avevo mai pensato di dover ve­
alle Nazioni Unite per l’Iran e per l’alleanza militare dere in pericolo i miei organi della respirazione, infatti
anglo-americana, suggerita da Churchill, e oltre a ciò i medici erano concordi nell’assicurare che non si trat­
il duello oratorio fra lui e Stalin si stavano svolgendo tava di un processo tubercolare. “Questa scoperta”
appunto allora. Churchill parlava un linguaggio ele­ scrissi “spiega molte cose del mio stato di salute in
gante, Stalin un linguaggio villano e né l’uno né l’altro questi ultimi mesi. In che cattive condizioni ho lavo-
814 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 815

rato! D’altra parte la colpa della malattia resa acuta ne rendessi conto mi trovai davanti alla casa sotto lo
dall’influenza va ascritta certamente al terribile ro­ sguardo angosciato di Vattaru e Koto, la nostra coppia
manzo e agli scandali tedeschi. Ormai è deciso di ri­ giapponese, steso sulla barella che fu infilata nell’au­
mandare a ottobre il giro di conferenze.” tomezzo molleggiato e veloce.
E qui il diario ha una frattura. In condizioni così insolite si arrivò all’Union Station
e, col diritto di precedenza, alla vettura-letto dove
passai in pigiama le successive trentasei ore in com­
XIII pagnia di mia moglie che vi stava molto scomoda.
A Chicago ci aspettavano Elisabeth e un’altra ambu­
Lo svolgersi energico nonché felice delle cose da quel lanza, la cui lettiga a ruote sollevata da inservienti
momento in poi dipese esclusivamente da mia moglie, mi portò attraverso i lunghi corridoi del Billings Hospi­
l’unica che sapesse che cosa voleva e che provvide al tal nella camera preparata e già ornata di fiori dalla
necessario. Rosenthal era, in fondo, sfavorevole all’ope­ cara figliuola. Io che non avevo mai fatto esperienza
razione per via della mia età e addirittura, per non della vita di un grande ospedale, né avevo avuto mai a
darmi fastidio, contrario alla broncoscopia, dalla quale che fare con la chirurgia, rivedo ancora vivamente
il medico americano aveva detto tranquillamente che quell’arrivo e quella sistemazione: il contatto con le
mi sarei rimesso in otto giorni. Il suo collega curante, infermiere che entravano e uscivano dalla porta a
per pura umanità, non era alieno dall’idea di lasciare vento e venivano a misurare, a fare iniezioni, a som­
che l’ascesso si riassorbisse senza interventi in un orga­ ministrare tutti i momenti qualche calmante; la quasi
nismo che in complesso era ben disposto, e questa al­ immediata visita di saluto dei medici curanti in corpore
ternativa pareva confortata dal successo di una cura di con alla testa l’operatore dottor Adams in persona,
iniezioni di penicillina che un’infermiera assunta per uomo di schietta amabilità e di buon cuore, senza om­
tale scopo mi somministrò otto volte in 24 ore. La me­ bra delle arie tiranniche che hanno i potenti primari di
dicina eliminò completamente la febbre che anzi du­ stile tedesco, davanti ai quali tremano assistenti e
rante tutta questa faccenda non ricomparve mai. Ep­ suore; poi il suo medicai advisor, professor Bloch, in­
pure tutti sapevano che il metodo dello stare a vedere ternista e professore d’università, uomo alto e bruno,
era sempre accompagnato dal non piccolo rischio di oriundo, come mi confidò subito in tedesco, di Fürth
gravissime conseguenze; e mentre il medico esitava e presso Norimberga; inoltre un certo dottor Philipps,
io stesso consideravo comodo lasciare che altri deci­ specialista di malattie polmonari, pronto a celiare e a
dessero, mia moglie aveva già preso le sue risoluzioni. chiacchierare, un dottor Carlson, appena ventiquat­
Si era messa in comunicazione con la nostra figlia trenne, di origine nordica e bellissimo, assistente di
Borgese a Chicago e questa con la clinica universitaria quella grande clinica per la particolare intelligenza e
Billings Hospital, dove operava il dottor Adams, uno abilità manuale; e altre persone in camice bianco.
dei primi chirurghi d ’America, celebre specialmente Erano, per cominciare, impressioni personali piace­
come pneumotomo. Laggiù si preparò rapidamente ogni voli. La prima visita generale la fece il professor Bloch
cosa, qui si riservarono i posti in ferrovia e l’ambu­ il quale entrato con autorità sostituì l’assistente che
lanza per il trasporto alla stazione e prima che io me aveva già incominciato. L’interrogatorio sui precedenti
La genesi del Doctor Faustus 817
816 Thomas Mann

della malattia fu cortese e preciso, messo a verbale da verso la trachea (dove una specie di periscopio per­
medici più giovani in parecchie ore di lavoro, su det­ mette di chiarire esattamente la situazione di laggiù),
tatura di mia moglie. La decisione d ’intervenire con provoca, beninteso, un’irritazione viscosa e facilmente
un atto operatorio non era ancora presa formalmente, sanguigna in tutto il tratto respiratorio sicché, alla
ma dipendeva dai risultati della broncoscopia, che però fine, ci si deve servire di alcune salviette di carta;
erano quasi certi. ma il disturbo è tutto lì. Ero entusiasta e per più
La procedura fu uno degli avvenimenti più notevoli giorni, con gran divertimento dei medici giovani, par­
dei dieci giorni successivi, i quali mi fecero conoscere lai della magica sonda con ammirazione, con lode e
il mio letto d ’ospedale, che ingegnosamente costruito gratitudine.
si poteva sollevare dalla testa e dai piedi all’altezza Il medicamento che è in uso da poco si chiama, se
voluta e, in genere, la forma di vita dei pazienti e non erro, pentothal, ma sul posto non ne ho mai sen­
l’andamento della giornata che incominciava presto e tito il nome. Una delle strane leggi di questi luoghi è
presto terminava. Disteso su un lettino a rotelle e l’ordine di tacere, sicché non si sa mai in che cosa con­
spinto nell’ascensore arrivai nelle stanze inferiori, dove sistano le applicazioni e presto s’impara che le domande
era raccolto un gruppo di conoscenti o direttamente curiose sono una mancanza di tatto. Le suore rifiutano
interessati alla visita o curiosi di vedere, tra i quali qualsiasi informazione sulle misurazioni della tempe­
c’era anche l’amico Bloch. I riguardi coi quali si pro­ ratura e non rivelerebbero mai di che cosa siano fatte
cedeva erano sorprendenti e degni di riconoscenza; le bianche pasticche che porgono ogni tante ore con
magico l’uso dei mezzi. Si incominciò col pennellare un bicchier d’acqua, né il medico comunicherebbe mai
la gola con sostanze anestetiche. Poi, mentre posavo il nome e la natura di una medicina prescritta. Ricordo
la testa in grembo a un assistente (che poi doveva che durante la convalescenza mi ero un po’ guastato
sollevarla rapidamente) ricevetti da una donna di tipo lo stomaco col pesce fritto e la sera tardi feci venire
energico e attivo, in grembiule bianco, un’iniezione l’assistente di servizio e accusai i miei disturbi. Sog­
nel braccio sinistro con l’osservazione che tra poco mi giunsi che in questi casi il mio rimedio migliore era
sarebbe venuta la sonnolenza. Altro che sonnolenza! mezzo cucchiaino di bicarbonato di sodio. Egli fece
Avevo fatto appena in tempo a dire due parole che la finta di non sentire; s’informò a lungo dei sintomi che
mia coscienza scomparve dolcemente e del tutto e io provavo e della loro eventuale causa. Infine conchiuse:
rimasi ignaro di ogni cosa, probabilmente per soli cin­ « Well, don’t worry, we will give you a little something
que o sei minuti. Ciò che avvenne doveva essere molto
which will be helpful ». La suora recò il “little someth­
penoso a mente sveglia, tanto è vero che lo specialista
ing” in una tazza: era bicarbonato.
californiano aveva detto che mi sarei rimesso benis­
L’operazione era ormai decisa e i prossimi cinque o
simo in una settimana. Non era necessario rimettersi
perché non si trattava di strapazzi. Mi ridestai, ormai sei giorni, in assenza del dottor Adams recatosi a non
nella mia camera, mentre l’ottimo dottor Adams, che so quale congresso di medici, furono dedicati a tutti
mi ci aveva accompagnato, mi puliva benevolmente il gli immaginabili preparativi e a tutte le misure di si­
naso. Infatti, l’introduzione dell’apparecchio munito di curezza. Esami del sangue, escursioni in sedia a rotelle
una minuscola lampadina elettrica nel polmone attra- o sul lettino nel gabinetto dei raggi X, visite di vari
818 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 819

specialisti si susseguivano senza posa. Specialmente il trasfusione del sangue che mi fecero un giorno o due
cardiologo che, se ricordo bene, era un inglese, rimase prima dell’operazione non era probabilmente super­
molto soddisfatto. Dichiarò che con quel cuore potevo flua. Due giovani assistenti la praticarono secondo le
reggere a qualsiasi operazione. Venne anche a trovarmi regole; e mentre la riserva di sangue scorreva lenta­
una personalità molto importante: la dottoressa Lev- mente nei miei vasi sanguigni, intrattenevo i dottori
ingstone, moglie del mio operatore e dirigente delle con la lettura di una di quelle stupefacenti “Recentis­
narcosi, magica dispensiera di fluidi sonniferi. Le feci sime” che Erika fabbricava con lettere e parole di gior­
promettere di ripetere nell’operazione principale l’am­ nali incollate su fogli. Era un 4-Power Showdown
mirata e benefica iniezione nel braccio. Venne anche Triumph Bulletin 1946, released after W ild Ride for
il momento di praticare il pneumotorace, vale a dire Germany con titoli come: Truman sniffs at U. S. Po­
l’immissione di azoto nella cavità toracica per fermare licy; Eisenhower May Be Arrested on Spy Charge;
il lobo malato del polmone, e fu molto strano subire Germany Demands Dismissal of U. S. Government.
personalmente un’applicazione della quale avevo tanto Explains Why; Russia Asked to Neglect Red Defense;
parlato in altri tempi, quando cioè lavoravo alla Mon­ Truman Hopes to Lure Stalin to Missouri, Peper Says;
tagna incantata. Il professor Bloch la praticò con la Foreign Born Babies by War, Navy Leaders Pose Pro­
massima cura e abilità, mentre il piccolo Carlson as­ blem - Ike W ill Recognize Quintuplets - Bradley Fa­
sisteva desideroso di istruirsi. Non fu un grande fa­ vors Murder ecc. Regnava dunque un’allegria non pro­
stidio, ma Bloch mi fece gli elogi per la mia volen­ prio decente durante quella funzione, ma io tenevo a
terosa cooperazione e quando me ne meravigliai sog­ far ridere quei giovani per superare meglio il lato un
giunse: « Sapesse come si comporta la gente in que­ po’ raccapricciante della faccenda.
ste occasioni! ». Poi ritornò Adams, il quale mi disse che se non ave­
Intanto, alla notizia di ciò che stava accadendo, vo niente in contrario, potevamo continuare. L’indo­
Erika ci aveva raggiunto in volo da Norimberga, met­ mani mattina, dunque, mia moglie, violando un po’
tendosi a fianco di sua madre che abitava coi Bor- il regolamento interno, volle passare la notte sullo
gese e passava la maggior parte della giornata accanto scomodo seggiolone accanto al mio letto, mentre io
al mio letto. Nulla poteva essere per noi due più ac­ dormivo il sonno delle anime tranquille. Eppure ave­
cetto e confortante della presenza di questa figliola vo chiesto ancora quel pomeriggio al dottor Bloch co­
piena di vita e di affetto, apportatrice sempre di se­ me si dice in inglese Lampenfieberx. « Stage fright »
renità. Ella si assunse il compito di badare ai fiori che aveva risposto. Alle sette in punto, come al solito, fu
empivano la mia camera e di cambiarli: lauri offerti in data la sveglia e si fece toilette. Ebbi la mia hypo
anticipo prima della battaglia, ma anche gioia degli (abbreviazione familiare per hypodermic infection-, era
occhi, della quale ero orgoglioso e appassionato come morfina, beninteso, ma chi avrebbe avuto il coraggio
tutti gl’inquilini dei letti mobili; “just another pa­ di domandare?) e poi dalla lettiga che mi portava via
tient'”, come mi aveva descritto una delle infermiere feci un cenno di commiato ai miei cari che rimaneva-
a conoscenti curiosi che chiedevano di me. Sfebbrato
e senza dolori, ero soltanto molto debole, di modo che
il farmi la barba costituiva già un’enorme fatica; e la « Panico della ribalta». (N.4.T.)
820 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 821

no. Non dimenticherò mai la dolce atmosfera nella se­ Mia moglie, Erika e Medi passarono quelle ore in
mibuia anticamera della sala operatoria dove mi toccò fiduciosa attesa nello studio del dottor Bloch, il qua­
aspettare qualche istante. Intorno a me c’erano persone le arrivava di tanto in tanto con le notizie. « Tutto
in movimento, ma camminavano in punta di piedi e chi bene, tutto benissimo » diceva e aveva le mani fred­
mi si avvicinava per un breve saluto lo faceva con estre­ de. Mia moglie mi aveva poi aspettato in camera dove
ma delicatezza. Bloch sporse la testa dalla porta e mi mi destai un momento, dopo un pezzo che ero già nel
salutò con un cenno. « No stage fright today », gli dis­ mio letto. Ancora stordito le parlai, cosa del tutto in­
si, ma egli non accolse lo scherzo. Il dottor Adams solita, in inglese, e, caso strano, per lamentarmi. « It
mi diede il buongiorno e mi annunciò che oltre alla was much worse than I thought » dissi. « I suffered
cara iniezione nel braccio mi avrebbe dato qualche co­ too much! » Oggi ancora penso quale possa essere
sa da aspirare, a little something. Rimasi commosso stato il senso di quella insensatezza. Di che cosa par­
della sua precisione. “La conosco, la regina d ’Irlanda” lavo? Se non avevo sentito niente! Esistono forse abis­
citai fra me intendendo la Levingstone. La quale, in­ si della vita nei quali, escludendo interamente i sen­
fatti, s’avvicinò e si occupò anzitutto del mio braccio si, si soffre tuttavia? Che non si possa separare, in
(forse fingeva soltanto; che cosa importa un po’ di fondo in fondo, il soffrire dal subire? Ciò potrebbe
pentothal quando si prevede un lungo lavoro?) e con riferirsi persino all’organismo “morto” del quale nes­
mano leggera m’impose la maschera imbevuta di no­ suno, prima della vera dissoluzione, sa quanto sia mor­
bili sostanze. Via tutto! Fu la più pacifica e rapida to; e potrebbe essere, sia pure come diffidente que­
narcosi che si possa immaginare. Credo che bastò un sito, un argomento contro la cremazione.
unico respiro per gettarmi nella più completa assen­ I postumi della narcosi furono insignificanti e m’im­
za... che però nelle successive tre o quattro mezze ore pedirono assai poco di continuare a dormire e dormi­
dovette essere prorogata con altre somministrazioni.
re. Con un cannello di vetro mi diedero da bere un
Per quanto ne so, io non vi avevo parte, ma da quel­
po’ d’acqua calda o, per cambiare, anche fredda. La
lo che mi dissero in seguito furono ore felici. Era una
perdita di liquido in simili interventi è sempre con­
bella mattina, tutti avevano dormito bene, tutti lavo­
siderevole. Alle sette chiesi l’ora al medico di guar­
ravano freschi e di buonumore con alla testa il dot­
tor Adams, il quale procedeva con la solita maestria, dia. Egli me la disse ed io esclamai meravigliato: « Si
misurando esattamente e senza fretta il ritmo preciso è alzato presto lei! ». Rispose: « Non tanto. È anco­
dei singoli movimenti, cercando sempre di risparmiar ra la stessa giornata ». Ma io ero già riaddormentato.
tempo. Lo aiutava la mia natura paziente, che con la Quella notte stessa, credo, o la mattina seguente ri­
sua base ancora solida (durante l’operazione ci fu bi­ cevetti col cannello di vetro un po’ di succo d’aran­
sogno di una sola trasfusione di sangue mentre per al­ cia. Nessuna cosa mi era mai piaciuta tanto nella mia
tri, e più giovani, ne occorrono due o tre) e questa vita. Una vera delizia. Evidentemente ne rimangono
mia natura, unita con la più perfetta capacità medica, soddisfatte la sete e la fame, ed è incredibile come
ottenne un successo quasi impressionante. Dicono che l’incosciente bisogno del corpo intensifichi fino alla
per vari giorni nei circoli medici di New York e di voluttà la sensibilità dei nervi e del gusto. Pare che
Chicago si parlò della most elegant operation. un godimento simile sia la reazione a qualunque dol-
822 Thomas Mann
La genesi del Doctor Faustus 823

ciume, a un semplice cioccolatino, dopo l’uso dell’in­ mente e di malumore nel seggiolone non volevo dor­
sulina. Ora avevo ben tre infermiere private che si mire né ritornare a letto. Allora mi rabboniva e do­
davano il cambio a turni di otto ore, giorno e notte. po avermi appoggiato un cuscino alla schiena e aver
Oltre a somministrarmi ogni tre ore la penicillina per saldato alla coperta con una spilla di sicurezza la pe­
impedire infezioni, avevano soprattutto il compito di
retta della luce, chiedeva mezz’ora di licenza per an­
assistermi nella fatica continuamente richiesta di gi­
dare a prendere il caffè con le altre infermiere della
rarmi nel letto: la tecnica delle cure moderne esige in­
notte: « Now I am going to have my coffee »; e dice­
fatti il movimento e il cambiamento di posizione ora
va quel “my coffee” con l’acquolina in bocca e in un
di qua ora di là, senza preferenze per la parte illesa,
tono così tenero che ancora ci penso con piacere.
sicché già il secondo giorno il giovane Carlson mi co­
Come l’operazione si era svolta secondo la norma
strinse, s’intende sotto la sua sorveglianza, a stare un
classica e senza alcun incidente, così la guarigione pro­
paio di minuti in piedi accanto al letto. Ci riuscivo
cedette senza avvenimenti in senso clinico, rapida e
bene, mentre egli era pronto a sostenermi per ogni
senza disturbi. Un trentenne, assicuravano i dottori,
eventualità, e difficile era soltanto montare sullo sga­
non avrebbe potuto essere più compiacente. Passavo
bello per ritornare nel letto piuttosto alto.
per una specie di paziente modello. L’urto che questi
L’infermiera delle ore notturne, dalle 23 alle 7, era interventi imprimono all’organismo e al sistema ner­
una donna alquanto simpatica e si chiamava June Col- voso, lo sentivo molto bene. Mi era anche rimasta una
man. Ë quasi inevitabile che i sentimenti del pazien­ debolezza di petto che insieme alla tendenza a man­
te, sia pur vecchio, ricucito e difficile da girare, si dare i cibi di traverso mi rendeva paurosamente diffi­
scaldino di una certa tenerezza per l’angelo della not­ cile il raschiarmi la gola e l’espettorare. I dolori ob­
te, purché questo sia abbastanza carino (e June era de­ bligati della cicatrizzazione alla schiena erano combat­
cisamente bella). Anche in questo riguardo ero just tuti con la codeina e le modificazioni avvenute den­
another patient. Quando intorno all’una o alle due tro di me con l’eliminazione della settima costola,
non potevo più dormire e lei mi recava, con una taz­ l’innalzamento del diaframma e simili, mi provocava­
za di tè, la seconda compressa di seconal (quest’ottima no a ogni movimento troppo rapido qualche difficol­
medicina che, strana cosa, non si trova in Europa, si tà di respiro. Ma l’ossigeno che era stato per qualche
chiamava beninteso soltanto “la compressa rossa”), tempo accanto al mio letto scomparve assai presto e
le chiedevo notizie di casa sua, degli studi fatti, delle il taglio lungo un metro guarì egregiamente di modo
sue condizioni. Era o meglio era stata fidanzata, poi­ che il bel Carlson (le belle creature, siano maschi o
ché lui, com’ella raccontava con una scrollata di spal­ femmine, fanno piacere) potè togliere i punti dopo un
le, si era squagliato e l’aveva piantata. Ma perché mai? paio di settimane... con un’abilità che evitò tutti i di­
E sospettava che fosse andato con un’altra? « Non mi sagi previsti. Egli era della High School, i cui fini pre­
stupirei » rispose. « Io invece » replicai « mi stupi­ fissi non hanno nulla di esagerato, e senza frequenta­
rei moltissimo di quello sciocco! » A questo punto re un college era passato subito alla Medical School,
arrivavo e lei sorrideva di gusto. Aveva un sorriso dove, come aspirante di marina, era stato istruito gra­
tuitamente; era palese che non sapeva nulla di nulla
molto affabile quando di notte accoccolato ostinata-
se non di chirurgia, per la quale era nato altrettanto
824 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 825

palesemente e nella quale si sentiva felice. Mi pare visto sempre di lavoro per giorni e anni, sempre os­
ancor di vederlo in camice di gomma e grembiule, men­ sessionato e preoccupato, sarà mai stato... un uomo
tre spinge una lettiga a rotelle con sopra una figura piacevole? Ne dubito. E ne dubito, in modo partico­
avvolta in un lenzuolo e col suo trotto giovanile pas­ lare, per la mia persona. Vediamo: può la coscienza
sa per i corridoi del Billings Hospital: creatura con­ della mancanza di umanità, fondata su una distrazio­
tenta nella sua unilateralità, brava e bella da vedersi. ne concentrata, può forse un’esistenza intonata a que­
La mattina presto, quando June mi aveva lavato a sta consapevolezza della propria colpa compensare il
regola d ’arte, mentre ero ancora coricato, e prima di proprio insufficiente rendimento e ottenere perdono
andarsene mi aveva recato una tazza di caffè (la cola­ o addirittura simpatia? “Speculazione”, questa, abba­
zione arrivava soltanto alle nove), mi affacciavo in pi­ stanza nefanda da poter essere attribuita a Adrian Le­
giama alla finestra, osservavo l’andirivieni sotto il por­ verkühn.
tone d ’ingresso, notavo i progressi degli alberi del cor­ Il romanzo... lo portavo in fondo al cuore durante
tile che si rivestivano di verde e leggevo con sottoli­ quelle settimane strane e avventurose e tra me com­
neature le opere di Nietzsche perché avevo sempre da­ pilavo e continuavo un elenco di correzioni necessarie.
vanti agli occhi, come prossimo compito, la promessa Il mio buon contegno di paziente, la rapidità della
lecture. Poi, entrava da me il dottor Fennister, presi­ guarigione quasi inconciliabile con la mia età, la mia
dente della American Association of Surgeons e pri­ volontà di reggere a una tarda e inattesa prova di re­
mario della Clinica Universitaria, un ottimo tipo di sistenza e il modo in cui la passavo liscia: tutto ciò
scienziato americano, il quale s’informava delle mie non aveva forse uno scopo segreto? Non era forse al
occupazioni, sfogliava la mia edizione Neumann del­ servizio di questo scopo e non lo ricavavo dall’incon­
le opere di Nietzsche e mi lasciava qualche articolo scio per attuarlo? Intanto il pensiero dell’opera era
di storia della medicina, firmato da lui. Adams e il come una ferita aperta che bastava toccare, sia pure
suo seguito mi facevano durante il giro la visita mat­ amorosissimamente, per ferire in modo imprevisto la
tutina; veniva mia moglie, venivano le figliole, e dal mia debolezza. Mia moglie ed Erika avevano sfoglia­
difuori arrivava, durante il giorno, durante i giorni, to e letto il dattiloscritto che avevo con me e, mentre
qualche visita: vennero Bermann e Gumpert, arrivò me ne stavo in pigiama e senza appetito al piccolo de­
accanto al mio letto Bruno Walter che dava concerti sco, Erika mi espose le sue impressioni su qualche par­
a Chicago proprio allora, venne Caroline Newton che ticolare, sulle prime visite che gli amici Spengler, Jea­
aveva affrontato il viaggio da New York per recar­ nette Scheurl, Schwerdtfeger facevano a Adrian, sul­
mi in dono un servizio da tè per il pomeriggio e una l’arte di Rudi nel fischiare, tutte cose che le pareva­
coperta di lana finissima. Alfred Knopf mi mandò no eccellenti. Tosto mi sciolsi in lagrime... e poiché
del caviale. I fiori non mancavano mai. Quando sta­ mia figlia si faceva rimproveri per la sua imprudenza,
vo per rimaner senza, Erika arrivava con le rose fre­ dovetti spiegarle che quelle erano lagrime di gioia.
sche. Trovandosi in situazioni critiche, circondati da L’assoluta disappetenza era l’unico inconveniente di
tante cure, da tanto affetto e interessamento, ci si do­ cui avessi ancora da lagnarmi durante le visite medi­
manda come lo si sia meritato... e lo si chiede invano. che, sempre più superflue. In gran parte era da attri­
Un uomo assillato dal demonio della produzione, prov- buire alle eterne somministrazioni di penicillina, con-
826 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 827

tinuate sino alla fine del soggiorno: medicina certa­ timo ha dato a Keller l’incarico di scrivere un “roman­
mente preziosa che però, a lungo andare, sconcia i ci­ zo” e ora chiede, insiste, non riesce a capire come mai
bi come bruttura di arpie e toglie la voglia di man­ non lo porti a termine, la considera una poltroneria e
giare perché tutto finisce per avere odore e sapore di una frode e infine perde seriamente la pazienza, men­
penicillina. Rimane però in tali condizioni una certa tre il giovane autore che si vede crescere fra le mani
delicatezza critica dei sensi che si considerano troppo un’opera unica, fuori dell’ordinario, un’opera di sin­
fini per certe cose le quali si addicono a un’esistenza golare grandezza e tale da richiedere anni di lavoro,
più volgare. Ciò si manifestava nella ripugnanza, per si scusa, cerca di spiegare, non riesce a mantenere i
me stesso stupefacente, alle bevande alcooliche. Non termini e deve chiedere continue proroghe. Il buffis­
potevo prendere o non mi piaceva affatto il più genti­ simo conflitto mi era piaciuto molto, eppure non mi
le vino meridionale che Medi Borgese mi portava in ero mai sentito in obbligo di conoscere più che su­
camera. Mi consideravo persino indegno della legge­ perficialmente un’opera di così grande fama e così vi­
ra birra americana. Bevevo invece ad ogni pasto, in cina al mio campo di lavoro. Dipendeva forse dal fat­
grandi quantità, la coca-cola, la bevanda popolare, pas­ to che in gioventù mi ero formato sulla letteratura
sione dei fanciulli, che non mi è mai piaciuta né pri­ “europea” russa, francese, scandinava, inglese, più che
ma né poi, mentre allora era diventata tutto per me. sulla tedesca, di modo che anche l’incontro con Stifter
Questi capricci e dinieghi dell’organismo non osta­ si era protratto in modo incredibile? Credo che del­
colarono il ritorno delle forze o della libera facoltà di l’epica autobiografica di Keller non conoscevo altro
muovermi. Quanto mi parve difficile la prima volta che qualche episodio giovanile, nient’altro che Meier-
il breve tratto dall’uscio della camera al salotto comu­ lein e le sue "brevi cifrette”. Ora mi misi a leggere
ne in fondo al corridoio! Assai presto però percorsi con piacere e interessamento, con crescente ammira­
al braccio di mia moglie o di una delle infermiere del zione per la ricchezza di vita esposta pulitamente nel
pomeriggio un multiplo di quella stanza nei lunghi libro, per la deliziosa accuratezza del linguaggio li­
corridoi del mio piano dove gli altoparlanti chiama­ beramente formato su quello di Goethe: con ammira­
vano continuamente i medici desiderati in una camera zione, benché nel protagonista che racconta in prima
o nell’altra. Venne il giorno in cui indossai di nuovo persona, appunto in Enrico il Verde, ci sia così poco
l’abito da passeggio e la mia sedia a ruote fu spinta da­ da ammirare come (certo per norma) nei protagonisti
vanti all’edificio, nella tiepida aria primaverile. E anche di altri romanzi pedagogico-formativi, e quantunque
mi alzavo un pochino per fare una breve passeggiata il titolo che Goethe affibbia una volta al suo Wilhelm:
lungo il palazzo o sostare su una panca con la coperta “un povero cane”, si attagli più a lui che a quest’ultimo.
sulle ginocchia. Durante le lunghe ore di riposo leggevo « You are still reading? You don’t sleep? Shame
molto. Prima fu l’edizione inglese del libro intelligen­ on you! ». Così diceva June quando entrava alle ven­
te e molto elogiato del nostro Golo su Friedrich Gentz. titré e trovava ancora la mia luce accesa. Spenta que­
Pci i Borgese mi prestarono Enrico il Verde in quat­ sta, rimaneva soltanto il barlume azzurro della lam­
tro volumi, un’opera che era strano e anzi scandaloso padina e dopo che mi ero voltato sul fianco, appog­
mi fosse quasi ignota fino a quel momento. Conosce­ giato ai cuscini, l ’angelo notturno si sedeva a guardia
vo il carteggio fra Keller e l’editore Vieweg: quest’ul- sulla sedia che di giorno serviva ormai a me. Ma ero
828 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 829

stanco di quella vita e ne avevo tutte le ragioni, sic­ XIV


ché una notte concepii l ’eccitante progetto di non re­
sistere lì sei settimane dopo l’operazione, di instaura­ Era la più bella stagione. Ogni passeggiata nel giardi­
re un periodo di transizione e di trasferirmi, gli ulti­ no ben curato da Vattaru, la sua magnificenza florea­
mi giorni prima della nostra partenza, al ben noto le, il panorama oltre, la. valle e i colli sulla catena del­
Hotel Windermere, in riva al lago. Il dottor Bloch, la Sierra che si stagliava nel cielo e, dall’altra parte,
interrogato, si disse d ’accordo. Si fecero subito i pre­ oltre le palme su Catalina e l’oceano: tutte quelle vi­
parativi, seguirono cordiali commiati, dediche di li­ sioni di paradiso e quei colori mi davano una gioia
bri, doni alle infermiere e in tutta fretta si indisse immensa. Ero felice di aver dato buona prova col fi­
anche una conferenza stampa. Un certo numero di sico, di aver sostenuto con lode un esame rigoroso, fe­
giornalisti si era radunato in uno dei salotti, dove mi lice di essere ritornato nell’ambito della mia vita e
presentai al braccio di Erika, non ancora in possesso di aver ritrovato i miei libri e le solite cose necessa­
di tutte le mie facoltà oratorie... ma desideroso sol­ rie alla mia incalzante attività, felice persino della gioia
tanto di fare gli elogi della clinica, dei medici e delle del can barbone che aveva ben capito il significato so­
loro gloriose gesta nei miei riguardi. Ma proprio que­ spetto della nostra partenza e con uno sguardo triste
sto mi era vietato perché il Billings Hospital non tol­ mi aveva messo la zampa sul ginocchio, quando nella
lera la pubblicità e in tutto quel tempo era stato estre­ camera da letto aspettavo l’ambulanza, e ora festeg­
mamente avaro di informazioni sul mio conto. A quei giava il nostro ritorno con danze e galoppate; felice
boys non potei dunque dire altro che qualche buona soprattutto della decisione alla quale specialmente An­
parola in fatto di politica e poi fui interrotto da Eri­ tonio Borgese mi aveva incoraggiato e che avevo pre­
ka che voleva economizzare le mie forze. Medi Bor- sa da un pezzo, di non pensare per il momento ad al­
gese ci portò in macchina all’albergo dove aveva pre­ tro che a terminare il romanzo il quale, in comples­
parato l’alloggio. Che ambienti magnifici! E il pasto so, mi pareva in porto e il cui svolgimento mi era ben
nella nostra dînette quanto era più allettante del vit­ chiaro. Certo fino all’ultima parola avrebbe presen­
to in clinica! Ora non bevevo più coca-cola. Il dottor tato difficoltà, anche grandi, ma passo passo le avrei
Bloch venne a trovarci in libertà. Lo sciopero dei fer­ superate.
rovieri ritardò di 24 ore la nostra partenza. Si fecero Buoni amici vennero a trovarmi recando buoni re­
molte telefonate per sentire se e quando il chief sa­ gali: i Dieterle, i Neumann, Helene Thimig, Fritzi
rebbe partito per Los Angeles. La domenica era pron­ Massary. Adorno mi donò il menzionato libro di Be­
to. In condizioni di massima comodità facemmo il njamin sulla tragedia tedesca, tra i cui più interessan­
viaggio di ritorno in un drawingroom con pasti priva­ ti accenni trovai quello al nesso che ancora qua e là
ti. Martedì 28 maggio rientravamo in tre alPUnion si avverte fra il dramma shakespeariano e l’allegorico
Station. ludo del diavolo nel Medioevo: gli arcifurfanti di
Shakespeare e i rappresentanti del male, i vari Ric­
cardo e Jago sarebbero, secondo lui, nella loro spes­
so non ambigua comicità messa in rilievo anche da
grandi attori, grandiosi relitti di quella zona di scher-
830 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 831

zi religiosi non molto lontana ancora dal loro creato­ gnato da sostanze per conciliare il sonno e, durante il
re: congettura spiritosa e in ogni caso attraente per giorno, le due ore di riposo a letto. Ma due soli gior­
me che beninteso mi sentivo particolarmente vicino ai ni dopo l’arrivo, il diario, ripreso, annota “mi occu­
capitoli del libro dedicati all’elemento satanico. La fa­ po delle ultime parti del manoscritto” e, ai primi di
coltà e la disposizione a rintracciare in ogni lettura i giugno, mi ritrovai felicemente molto avanti a ritoc­
rapporti con la propria appassionata attività sono, se care e a correggere il mai soddisfacente capitolo V ili,
vogliamo, quasi comiche, ma sta il fatto che i rappor­ quello delle conferenze. Siccome lo star seduto alla
ti e le allusioni ti vengono incontro da tutte le parti scrivania mi causava dolori alla schiena, dovetti adot­
e ti si offrono quasi facendo da mezzani. Le felicita­ tare una nuova posizione di lavoro, alla quale mi at­
zioni di Lion Feuchtwanger, che ne sapeva ben poco tengo ancora: scrivo cioè nell’angolo del sofà, tenen­
della mia opera e delle mie aspirazioni, erano accom­ do in grembo il foglio steso su una cartella e fissato
pagnate dal dono degli scritti di Agrippa di Nettes­ con un fermaglio di metallo. In questo modo ripassa­
heim: attenzione squisita! Vi trovai, infatti, subito vo alla mattina l’elenco delle correzioni già previste
un capitolo pieno di buffa indignazione per lo scon­ fra me e me. Prima della metà del mese le terminai
giuro del diavolo e la negromanzia, e meglio ancora, e fu il momento di continuare la stesura. Rimaneva
uno sulla musica, o anzi contro la musica, pieno di in­ però ancora il difetto di “prolissità e licenza”, come
vettive morali. Secondo i poeti greci, vi si legge, il si esprime il diario, con l’incurante aggiunta “che al­
dio Giove non ha mai cantato né suonato la cetra e tri provvederanno a eliminare”. Questa inclinazione
Pallade ha maledetto il flauto. “A dire il vero, che co­ a lasciare ad altri la responsabilità di ulteriori inter­
sa è più inutile, più spregevole e da evitare che i suo­ venti che probabilmente dovevano essere energici va
natori di piffero, i cantori e simile specie di musici, attribuita alla mia condizione di convalescente avvez­
i quali, usando quasi un dolciume avvelenato, come le zo ai riguardi, ma si collegava anche al mio intimo
sirene col frivolo canto, con gesti simulati e con suoni concetto dell’opera che doveva essere un retaggio, la
cercano di incantare e conquistare il cuore degli uo­ cui pubblicazione non mi riguardava quasi più, men­
mini? Pertanto le donne dei traci valorosi hanno per­ tre l’editore e l’esecutore potevano disporne a piaci­
seguitato Orfeo, perché coi suoi canti effeminava gli mento. Per qualche tempo, almeno, fu questo il mio
uomini.” La musica è sempre stata sospetta, più che modo di vedere. D ’altro canto però, scrivendo quelle
mai a coloro che più intensamente la amavano, come parole pensavo fosse alla persona del mio ambiente,
Nietzsche. per la quale era valida la frase paterna “con me solo
Ma il troppo conversare mi faceva sudare e mi da­ mi consiglio quando parlo con te” e il cui consiglio
va difficoltà di respiro, sicché le donne insistettero sarebbe stato il mio proprio discorso.
perché avessi riguardo e non mi occupassi soprattut­ Per il momento era bene riprendere il cammino.
to della corrispondenza ammucchiata, il cui disbri­ Non eravamo ancora alla metà di giugno quando in­
go andava lasciato a loro e alla segretaria, la fedele cominciai a scrivere il capitolo XXXV che descrive la
Hilde Kahn, la copista del Faustus. Ancora continua­ sorte della povera Clarissa, libera imitazione della vi­
rono, in parte per attaccamento sentimentale, le con­ ta e di una realtà fraterna, e dodici giorni dopo ero
suetudini della clinica, come il tè notturno accompa- alla fine di modo che, prima che terminasse il mese,
832 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 833

potei incominciare il capitolo successivo che rievoca romanzi divertendomi e rimanendo impressionato e,
l’atmosfera tedesca dopo il 1920, introduce, esempio come tedesco, quasi umiliato da un’arte narrativa vi­
di profonda discrezione, l’amica che si tiene nascosta, rile, avventurosa, linguisticamente elevata, nonché pro­
e si diverte a descrivere il suo dono dell’anello. In­ fonda per psicologia e morale, come da noi non sol­
tanto avevo compiuto i settantun anni. Il dono più tanto è rara, ma manca senz’altro. Continuavo ad oc­
utile e necessario che mi venne fatto fu una bella se­ cuparmi di Enrico il Verde che, come mi accorsi, è at­
dia pieghevole che mi accompagnò in tutte le escur­ traverso Goethe affine a Nachsommer. Compreso di
sioni automobilistiche e mi servì per riposare all’aper­ ammirazione fino in fondo, mi trovai confuso, nella
to nei luoghi preferiti con la vista sul mare. Ancora mia ignoranza di storia letteraria, e disorientato dalla
camminavo con difficoltà, e la mia innata incapacità discordanza fra il quarto volume che avevo in mano e
a sorpassare col pensiero la situazione presente mi fa­ l’edizione usata nella mia camera di ammalato, dalla
ceva immaginare che mi sarei portato dietro quella evidente doppia stesura che comprende anche il terzo
sedia sino alla fine dei miei giorni... mentre invece volume, perché anche il “combattimento dei m atti”
scomparve rapidamente. ha una chiusa diversa, dato che, in una versione, Lys
Nella rivista “L’Arche”, fondata da Gide, che ri­ muore in seguito alla ferita. E come è strano l’abban­
cevevo regolarmente, lessi uno studio istruttivo su An­ dono della forma autobiografica, il passaggio dalla pri­
ton von Webern, l’allievo di Schönberg, che mi di­ ma alla terza persona! Per fortuna un giorno di giu­
mostrò quanto gli intellettuali francesi fossero aperti gno venne a trovarci un amico di Zurigo, il giovane
alla musica moderna; c’era anche un intelligente arti­ scrittore Richard Schweizer che aveva da fare da que­
colo sull’ateismo di Nietzsche, inteso come forma re­ ste parti per faccende cinematografiche: mi lagnai
ligiosa particolare in accordo col concetto a me vicino con lui di quelle discordanze, gliene appioppai la re­
e già incontrato nella critica americana che la batta­ sponsabilità e dopo qualche settimana, essendo egli ri­
glia di Nietzsche contro la morale cristiana costituisce tornato a Zurigo, ricevetti in otto bei volumi rilegati
un fatto dentro la storia del cristianesimo. in tela le due versioni della magnifica opera curata da
Stephen Spender aveva viaggiato la Germania di­ Jonas Frankel “in base al lascito”: quella del 1926 e
strutta e la sua vivacissima relazione apparsa in tede­ quella del 1854, che stanno ora in evidenza su uno
sco nella “Neue Schweizer Rundschau” suscitò un lie­ scaffale del mio studio.
ve spavento con la sua disgustata descrizione dei tra­ Dalla Germania arrivò una notizia che mi fece mol­
gici sfoghi di scrittori tedeschi, nella loro sentimen­ to piacere: intorno a Carlotta a Weimar si tenevano
tale presunzione, nel loro stile sbiadito, e scadente: sul posto, cioè nelle sale della casa di Goethe, sotto
lieve spavento, ancora una volta, per il contegno del­
auspici russi, alcune conferenze che, se le mie notizie
la “emigrazione interna”. L’articolo avrebbe potuto in­
erano esatte, erano molto frequentate. Il fatto mi com­
titolarsi “Con gli occhi dell’Occidente”, come il ca­
mosse profondamente. A questo però faceva riscontro
polavoro di Joseph Conrad, del quale prima di anda­
re a letto leggevo ora moltissimo o addirittura tutto: un avvenimento comico del quale seppi un po’ più
avevo incominciato con Lord Jim, continuai con Vic­ tardi. Già durante la guerra avevano circolato in Ger­
tory e, in alcune settimane, lessi tutta la serie di quei mania alcune copie del romanzo contrabbandate dal-
834 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 835

la Svizzera; e dal grande monologo del capitolo V II, tenne a lungo col defunto riandando i nostri nume­
dove l’autentico e documentabile è mescolato in mo­ rosi incontri che talora, come a Bolzano e a Hidden­
do indistinguibile con l’apocrifo anche se linguistica- see, erano diventati una convivenza sotto il medesimo
mente e spiritualmente ben adeguato, i nemici del re­ tetto e rievocando l’esperienza singolarissima, tra co­
gime avevano estratto alcuni pezzi che toccavano il mica e attraente, ma molto avvincente, della sua per­
carattere tedesco e presagivano sventura, li avevano sonalità che ispirava amore e rispetto. Aveva senza
moltiplicati e fatti circolare come foglietto volante in­ dubbio qualche cosa di truccato, di futilmente impor­
titolato “Dai colloqui di Goethe con Riemer”. Una co­ tante, questa “personalità”, e nel suo aspetto spiritua­
pia o la traduzione del singolare documento falso era le aveva una certa grandezza non bene maturata e svi­
stata presentata all’accusatore britannico nel processo di luppata, quasi da maschera, di modo che, presi da uno
Norimberga, sir Hartley Shawcross, il quale inganna­ strano fascino, si poteva pendere per ore dalle lab­
to dall’attualità di quelle frasi le aveva citate larga­ bra di quest’uomo dai capelli candidi, sempre gesti­
mente e in buona fede nella sua arringa. Il suo erro­ colante, senza che alla fine si cavasse un ragno dal bu­
re non fu lasciato passare. Nel “Literary Supplement” co. Eppure, certe volte se ne cavava qualcosa di mol­
del “Times” di Londra comparve un articolo in cui si to semplice forse, ma messo in rilievo dalla persona­
dimostrava che Shawcross non aveva citato Goethe, lità ed elevato a una nuova e potente verità che ri­
ma il mio romanzo, e ciò mise un po’ in imbarazzo i maneva indimenticabile. Una sera a Hiddensee, sarà
circoli ufficiali londinesi. Per incarico del Foreign Of­ stato nell’estate del ’23, ci aveva letto in camera sua
fice, Lord Inverchapel, ambasciatore a Washington, (era presente anche la Jungmann, la sua segretaria)
mi scrisse chiedendo spiegazioni. Nella mia risposta brani dal suo poema Till Eulenspiegel, e precisamen­
ammisi che il “Times” aveva ragione e che si trattava te il canto raccapricciante in cui il sole si dimentica
di una mistificazione fatta a fin di bene. Ma garantii di sorgere; e dopo una breve conversazione in propo­
che, se Goethe non aveva realmente detto ciò che l’ac­ sito, mi invitò a comunicare qualcosa della Monta­
cusatore gli aveva fatto dire, avrebbe però potuto dir­ gna incantata, con la quale ero arrivato circa a tre
lo benissimo, sicché sir Hartley, da un punto di vista quarti. Io mi schermii. Ero onestamente restio a leg­
superiore, aveva citato giusto. gere dopo che aveva letto lui, e lo dissi. Allora inco­
Questa piccola commedia degli errori si svolse un minciò ad agitarsi e ci volle un po’ prima che mani­
po’ più tardi, nell’estate avanzata. Ancora in giugno festasse il suo pensiero. Dopo un preludio di proteste
però mi giunse dalla Germania, dapprima senza par­ mimiche, di gesti e inviti a prestare attenzione, riuscì
ticolari, una notizia molto più grave e commovente: a dire: « Caro amico... non così... Lei ha torto... Nel­
il 6 del mese, proprio nel giorno del mio compleanno, la casa del Padre nostro ci sono molte stanze! ». La
era morto Gerhart Hauptmann. Solo più tardi venni frase era così bene azzeccata e così sentita, era pen­
a sapere di più: che l’ottantaquattrenne era stato co­ sata così grandiosamente che ne rimasi commosso nel
stretto ad abbandonare la sua casa in mezzo ai monti profondo. Alla mia approvazione rispose con ripetuti
slesiani, requisita dai polacchi, che si era messo a let­ e soddisfatti: « Non è vero? Non è vero? » e io non
to ed era morto sul punto di lasciare l’abitazione, in mi rifiutai più. Lessi un brano che avevo appena scrit­
mezzo ai bagagli già pronti. Il mio pensiero s’intrat- to, il capitolo “Passeggiata sulla spiaggia”, brano moi-
836 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 837

to astratto di filosofia umoristica che non è facile amico”, a far colazione con lui all’Hotel Continental.
staccare dal contesto, sicché la Jungmann si annoiò La colazione si protrasse dall’una e mezzo alle sei
mortalmente. Il vecchio invece ne fu tutto compre­ e divenne una di quelle sedute coi bicchieri colmi che
so. Mentre ascoltava, aveva notato il tono della voce, piacevano a lui. Egli fu grandioso, importante e nul-
il tipo di espressione, il ritmo spirituale e si mise a ladicente come sempre. Quando uno si accingeva a
fare confronti stilistici. « Più che altro mi ricorda discorrere, interrompeva deciso: « Ragazzi, beviamo
Meredith » disse. Ricordo ancora questa osservazione piuttosto ancora un po’ di questa roba innocua! ». La
perché caratterizza la sua sensibilità per le somiglian­ “roba innocua” era il Moét-Chandon. Infatti salì ben
ze e le affinità ritmiche. Egli stesso, infatti, era un pieno in camera sua, si coricò e s’addormentò all’istan­
grande ritmico nel quale già Richard Dehmel aveva te, prima ancora che chi l’aveva messo a letto avesse
notato il “verso interiore”, il segreto legame col “na­ chiuso la porta dietro di sé. La rappresentazione di
turalistico” dialetto slesiano, e la cui poesia si regge gala dei Topi al teatro di prosa doveva incominciare
spesso, come alla fine del Michael Kramer, esclusiva- alle otto. Egli arrivò nel palco con venti minuti di ri­
mente sulla lingua essendo quasi priva di pensiero o tardo, fu accolto come un re dal pubblico che aveva
avendo pensieri estremamente vaghi. Una volta disse aspettato paziente e assistette alla rappresentazione -
che l’inizio dell’Andrea di Hofmannsthal era influen­ stupenda rappresentazione della sua forse migliore com­
zato dal modo come incomincia il Lenz di Büchner. media - fino all’ultima parola con grande godimento.
Osservazione puramente ritmica che difficilmente altri Uomo felice e fortunato. E così volle restare, rifiu­
avrebbero fatta. tando la parte di martire. La lotta incondizionata con­
Devo parlare anche della sua bontà d ’animo e sol­ tro la montante barbarie nazionalista fu da lui defini­
lecitudine. A Hiddensee faceva il bagno molto per ta “priva di grazia”. Pensava forse anche di dover at­
tempo e una mattina, scendendo alla spiaggia, lo tro­ tenersi a Goethe che aveva detto: “A me piace con­
vai già là che coi capelli appiccicati, in accappatoio, versare con gli accorti, coi tiranni”. Con gli accorti?
si stava asciugando. Ci salutammo e io domandai, co­ O anche coi tangheri sanguinari? Egli era disposto a
sì per dire: « Com’era l’acqua? ». « Molto piacevole » farlo. La “salita al potere” non doveva mutare niente
rispose. « Soltanto un po’ troppo calda. » « Be’, tan­ per lui. Né volle rinunciare alla rappresentanza e desi­
to meglio! » osservai e proseguii. Avevo fatto forse derò di festeggiare l’80° compleanno come il 70°. Ri­
quindici passi, allorché mi corse dietro, mettendosi mase in Germania, issò la bandiera con la croce un­
letteralmente al trotto. Mi chiamò più volte per no­ cinata, scrisse “Io dico sì!” e arrivò persino a un’in­
me e quando mi voltai, esclamò un po’ sfiatato: « Ec­ tervista con Hitler, il quale, per un meschino minuto,
co, deve sapere che è stato uno scherzo. L’acqua è ter­ fissò il proprio stupido sguardo di basilisco in que­
ribilmente fredda! ». Evidentemente temeva che mi gli occhi piccoli e scialbi tu tt’altro che goethiani e pas­
prendessi un accidente. Era un buon uomo, e fu fe­ sò oltre.
lice per gran parte della vita. Quando fu a Monaco Intorno al 1900 Harden soleva chiamare il benia­
per i festeggiamenti in occasione del 70° complean­ mino germanico della critica ebraica “il povero signor
no (che durarono per settimane), mi trovai con Max Hauptmann”. Ora, era davvero “il povero signor
Halbe, che lo apostrofava sempre con “mio grande Hauptmann” e, isolato, amareggiato, beffato per giun-
838 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 839

ta dai nazisti per la sua condiscendenza, ebbe certo a sciamo stare ». E continuammo col lei. Eppure chi al­
soffrire immensamente in quell’atmosfera asfissiante, tri fra i presenti avrebbe potuto chiamare fratello?
nell’odor di sangue del Terzo Reich, e a crucciarsi in I miei nervi si riebbero solo lentamente, ma ciò che
modo ineffabile per la rovina del paese e del popolo da tempo non mi era più riuscito avvenne adesso sen­
amato. I suoi ultimi ritratti mostrano i lineamenti del za fatica: ogni settimana, senza soste o ritorni, la bi­
martire che non aveva voluto essere. Alla notizia del­ lancia segnava un aumento di peso di una libbra e
la sua dipartita lo vidi con dolore davanti a me, e la mezzo o due. Gli interventi chirurgici sono spesso se­
mia tristezza era alimentata dal pensiero che, nono­ guiti da siffatte riprese biologiche. Mi era forse anche
stante la diversità dei nostri caratteri e per quanto la d’aiuto un rimedio miracoloso di recente invenzione
vita e gli avvenimenti ci avessero distaccati, eravamo russa che il dottor Rosenthal mi iniettò alcune volte
pure stati, direi, amici. Non voglio negare quel gra­ e che d ’altra parte mi lasciò un braccio dolente, con
nello di ironia che era sempre misto alla mia ammi­ rossore e prurito. Il diario annota: “I più decisi pre­
razione per lui, ma, come questa ammirazione era pur parativi di guerra psicologici e tecnici nel paese”, ma
cordiale, così egli stimava la stanza che occupavo “nel­ di pari passo e senza preoccupazioni vi sono registra­
la casa del Padre nostro” e con stupenda tolleranza ti i regolari progressi del romanzo che alla metà di
seppe passar sopra alla caricatura della “personalità” luglio era arrivato al capitolo XXXVII, quello di Fi-
che mi ero permessa nella Montagna incantata, a quel telberg, o alla raccolta di materiali per questo capito­
simbolo di maestosa insufficienza che vi avevo eretto lo. La figura dell’agente internazionale e la scena sim­
a sua immagine e somiglianza, ad onta dei pettegoli bolica in cui il “mondo” va a tentare la solitudine era­
che pretendevano di strofinargliela sotto il naso e di no previste da un pezzo e l’idea di far parlare quasi
aizzarlo contro di me. Nel 1925 pubblicò parole di al­ esclusivamente l’allegro tentatore, accennando soltan­
to elogio su quel mio libro e, se nel 1929 fui insigni­ to alle reazioni degli interlocutori, prese forma già
to del premio Nobel, fu non per ultimo, anzi forse durante la raccolta del materiale per quella conversa­
in primo luogo, opera sua. Da Schreiberhau mi tele­ zione. Mi mancava ancora e non riuscivo a vedere in
fonò a Monaco per comunicarmi che poco prima ave­ concreto la persona, l’aspetto del personaggio. Ma an­
va avuto, per telefono, una conversazione decisiva col che in questo trovai aiuto quando si trattò di conti­
professor Book dell’Accademia di Svezia, il kingma­ nuare a scrivere: una mattina, mentre in camera pren­
ker a Stoccolma, ed era lieto di essere il primo a feli­ devo il caffè, parlai a mia moglie di quel piccolo e
citarsi con me. Gli risposi che l’onorificenza mi sareb­ pur grave tormento che mi ricordava i giorni lontani
be stata tanto più cara quanto più la dovevo a lui... di Bolzano, quando non sapevo come rendere pittore­
Amici, ma sempre osservando le forme. Il momento sco Mynheer Peeperkorn; e l’interrogata trovò la so­
luzione. Il tipo che cercavo, disse, l’avevo quasi sot­
più singolare e comico dei nostri rapporti fu quello
tomano, bastava che pensassi sulle generali al nostro
in cui egli fu lì lì per offrirmi il tu... e poi non ne fe­
vecchio amico di New York, l’ex agente letterario
ce nulla. Aveva bevuto un po’ e incominciò a dire:
e teatrale S. C. già occupato a Parigi (il quale però era
« Dunque... stia bene attento... Bene! Noi siamo fra­
ben lontano dalla musica) perché “l’uomo di mondo”
telli, non è vero?... Perciò, direi che... Certo... Be’, la- acquistasse un volto. Benissimo! Era proprio lui! Co-
840 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 841

me mai non ci avevo pensato? Lavorare dal vero, po­ ne dice che i miei ebrei sono semplicemente figli del­
tenziando lo spirito è divertentissimo, e a chi mi rim­ la loro epoca come gli altri, anzi, in virtù della loro
proverasse la mancata somiglianza saprei rispondere intelligenza, sono spesso i suoi figli più fedeli. La se­
come Liebermann: “Questo è più somigliante di lei!”. conda poi allude alla particolare dignità spirituale de­
Di qui in poi si ripete la nota: “Lavoro al capitolo gli ebrei, il cui riconoscimento pare non ci sia nel li­
XXXVII”, “Tutto il giorno con Fitelberg”, e benché bro, della quale però ho pure assegnato una parte al
dedicassi alcuni giorni a un articolo che il “Musical mio ebreo impresario. Del resto, se si eccettuano il nar­
Quarterly” mi aveva chiesto per il 70° compleanno ratore stesso, Serenus Zeitblom, e mamma Schweige­
di Bruno Walter e che io stesi in forma di lettera ami­ still, i personaggi tedeschi di questo romanzo sono for­
chevole, potei però conchiudere il capitolo alla metà se più simpatici dei personaggi ebrei? L’insieme è un
di agosto, poco più di tre settimane dacché l’avevo in­ curioso acquario di creature dell’epoca fatale. In ogni
cominciato: episodio, in ogni caso, rasserenante in caso Fitelberg mi è più caro degli spettri tedeschi pu­
tutta quella tetraggine e molto efficace da leggere per­ rosangue che con Kridwiss discutono il tempo e i suoi
ché possiede un po’ la gaia ambiguità ed efficacia tea­ capricci. E fintanto che si esiterà a chiamare antite­
trale della scena di Riccaut de la Marlinière. Per que­ desco questo romanzo (nemmeno a far questo, però,
sta particina il Lessing non potè sfuggire al rimprove­ si esiterà in qualche ambiente), vorrei che non mi si
ro nazionalista di aver denigrato la nazione francese; facesse il rimprovero di antisemitismo.
e siccome mi è sempre sembrato che egli si sia davve­ Nella seconda metà d’agosto, mentre incominciavo
ro reso colpevole di una certa leggerezza morale per il capitolo XXXVIII, quello della sonata per violino
amor dell’effetto, devo anche riconoscere che, nono­ e della conversazione in casa Bullinger sulla bellezza
stante la simpatica buffonaggine di cui tentai di rive­ sensibile, ebbero luogo le sedute con Erika che si era
stire il mio Riccaut ebreo, sussiste un po’ il pericolo molto dedicata al dattiloscritto, chiesto a Mrs Lowe
di una erronea interpretazione antisemita del personag­ in restituzione, e procurava amorosamente di liberar­
gio. Fui avvertito di ciò con una certa preoccupazio­ lo da prolissità, da inutili difficoltà per i traduttori,
ne, fin dalla prima lettura del brano in famiglia e tra da pedanterie opprimenti, che io da solo non avevo
amici e, per quanto l’idea mi sorprendesse, dovetti trovato il coraggio di eliminare. Ora si andò all’assalto
ammettere il buon diritto, tanto più che avevo intro­ del lavoro di parecchie mattinate in varie parti del li­
dotto anche il tristo Breisacher, un intellettuale intri­ bro, specie nelle prime, con la continua titubanza del­
gante e battistrada della sventura, la cui presentazio­ la amorevole proponente, secondo la quale tutto era
ne può favorire il medesimo sospetto. Di lui si dice scritto bene ed era peccato toglierlo, ma i vari sacri­
però: “Possiamo fare un rimprovero allo spirito ebrai­ fici avrebbero fatto acquistar pregio all’opera. Proba­
co quando la sua acuta sensibilità per il nuovo e per bilmente ella si aspettava che io lottassi per ogni ri­
il futuro fa buona prova anche nelle situazioni imba­ ga e rimase sorpresa della mia condiscendenza... che
razzanti dove i movimenti di avanguardia coincidono era di vecchia data e che bastava invocare. Non si
coi movimenti reazionari?”. E di Fitelberg: “Io ho in stette quasi mai a tirare e contrattare. « Ma sì! Con­
corpo l’Antico Testamento, e questo è un fatto non cesso! Via di qua! Tagliamo una pagina e mezzo, ta^
meno serio del germanesimo...”. La prima affermazio- gliamo tre pagine. Sarà più leggibile, un poco più leg-
842 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 843

gibile. » Certi interventi toccarono ancora il capitolo si ai presenti il mio articolo per il “Musical Quarter­
delle conferenze di Kretzschmar; parti di teoria mu­ ly” in tedesco e gliene offrii il manoscritto in un astuc­
sicale furono buttate a mare; le conversazioni tra stu­ cio. Infine non gli davo più di quanto non avessi ri­
denti furono accorciate, arginato lo scialo di canti di cevuto da lui, perché il mio lavoretto non faceva che
Brentano, e dalla teologia di Halle fu espulso un pro­ parafrasare le sue memorie, Tema con variazioni che
fessore intero con tutto il suo corso di lezioni. Infine, erano appena pubblicate in inglese e ricordavano mol­
dopo alcune visite della savia consulente, il manoscrit­ to amichevolmente il nostro primo incontro e la no­
to si trovò alleggerito di una quarantina di fogli... ed stra vicinanza nello Herzogpark di Monaco. La serata
erano proprio quelli giusti. Nessuno ne sente la man­ fu molto allegra per virtù di Karlweiss, il famoso “Prin­
canza, nemmeno io; estrarli e toglierli di mezzo fu un cipe Orlowsky” nella messa in scena del Pipistrello da
cordiale sollievo e provocò soltanto un po’ di ritardo parte di Reinhardt. Karlweiss offrì i frutti del suo in­
e di fatica per mascherare le fratture e costruire qual­ gegno comico veramente eccezionale e ripetè il suo
che ponte dove il filo era strappato. Poi si potè man­ impagabile numero personale, cioè l’imitazione del­
dare un altro bel pacco di manoscritto definitivo alla l’attore viennese Moser: una cicalata popolare, un pez­
traduttrice residente a Oxford in Inghilterra. zo di bravura della durata di circa dieci minuti. Chi
In quanto al concerto per violino, l’ibrido dono di lo ha udito sa le lagrime che abbiamo versate. Non
Adrian all’amico invadente, avevo già disegnato un saprei dire tutta la gratitudine che provo per siffatti
quadro abbastanza somigliante nella sua singolare im­ doni di autentica vis comica. Una società che possieda
portanza psichica, allorché Adorno me ne chiese in­ uno dei suoi rappresentanti e virtuosi è salva; io, in
formazioni. « Quel concerto di cui mi parlava, è già ogni caso, ne ho un vantaggio poiché la mia ammira­
scritto? » « Sì, quasi. » « Scusi, è una cosa molto im­ zione per la parodia bene applicata e per la facoltà co­
portante e dobbiamo essere molto precisi! » Dopo po­ mica è illimitata, e non mi stanco mai di godermela. È
che parole l’invenzione, per la quale avevo utilizzato la gioia con cui saluto Charlie Chaplin quando lo in­
in parte i suggerimenti, la “parodia del travolgente” contro in qualche ritrovo. La sua fecondità mimica
ebbe la sua armatura tecnica. piena di grazia e di precisione ne fa subito il centro
Il capitolo XXXVIII fu compiuto in dodici giorni; del circolo e la serata è gloriosamente salva. Anche a
e due giorni dopo la fine incominciai il seguente, quel­ quel tempo lo incontrammo spesso, per esempio da
lo che si svolge da principio a Zurigo e introduce Ma­ Salka Viertel o da Florence Jomolka, e non dimenti­
rie Godeau nel romanzo, che va diventando sempre cherò mai la descrizione del suo trionfo giovanile, di
più romanzesco, vale a dire drammatico. Quella sera un viaggio da Hollywood a New York intrapreso
eravamo andati a festeggiare il compleanno di Wal­ quando non si rendeva ancora conto della sua enorme
ter, in casa di Alma Mahler-Werfel, insieme con gli fama e delle situazioni fantastiche nelle quali lo por­
Arlt, con Fritzi Massary e Oskar Karlweiss. Al festeg­ tò quella popolarità sconfinata e turbolenta. Era un
giato, che si preparava per il suo primo viaggio in Eu­ capolavoro di narrazione teatrale e grottesca. Lo stes­
ropa dopo la guerra, regalammo un’edizione di Grill­ so geniale clown stette ad ascoltare con grande atten­
parzer per la sua nuova casa di Beverly Hills. Dopo zione quando, per suo desiderio, gli parlai del mio la­
cena, con grande commozione del vecchio amico, les- voro di cui aveva sentito dire che volgeva al termine.
844 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 845

« That’s fascinating! » disse. « That may happen to be sia difficile curare queste affezioni, in parte nervose,
your greatest book. » ma d’altro canto molto reali, e come le applicazioni
Dopo il 20 agosto, quando stavo raccogliendo an­ di raggi Rontgen o di rimedi anestetici possano più
notazioni per il dramma Adrian-Marie-Rudi-Tnes, un nuocere che giovare; tuttavia cercai aiuto passando da
vero e proprio plot che provoca persino un omicidio un dottore all’altro e consultando medici americani e
per gelosia, ricevemmo parecchie visite: Medi Bor- tedeschi, i quali fallirono tutti o, ad onta della miglio­
gese arrivò per un lungo soggiorno con le due figlio­ re volontà, combinarono qualche malanno. Un fatto
lette che parlavano inglese e la mia gioia per queste curioso di quelle settimane di dolore, che un poco mi
graziose nipoti ne fu non meno viva, se anche meno fece pensare alle fallite visite mediche di Adrian a
immediata, di quella che mi davano i bimbetti sviz­ Lipsia, fu il seguente: un giorno trovai bruciato du­
zeri: la maggiore, una principessina mediterranea dal­ rante la notte e inaccessibile il Medicai Building a Be­
l’intelligenza divertente, la minore, Dominica, ancor verly Hills, dove esercitava il dottore su cui fondavo le
più somigliante al babbo con quegli occhi neri e il vi­ mie speranze; non trovai altro che i muri anneriti e
setto di contadinella siciliana, buffoneria, ma nello grondanti in mezzo a sudiciume e desolazione... e forse
stesso tempo dotata di un senso di dignità singolare fu per me una fortuna che per intervento di forze su­
e raro nei bambini. Non le piace che gli adulti rida­ periori venisse recisa a tempo una di quelle cure be­
no di lei e in questi casi si rivolge alla mamma con nintenzionate e probabilmente a regola d’arte, ma per
la domanda risentita e quasi severa: « W hy do they me dannose. Infine capitai da una piccola ebrea rus­
laugh? », col tono di chi voglia dire: “Mi sono sa con gli occhi di topo nella più remota Los Ange­
forse comportata in modo ridicolo?”. Allora non les, in un quartiere così lontano che richiedeva un
si finisce di rassicurarla che l’allegria non era viaggio per arrivarci, ed ella era talmente occupata e
intesa come derisione e che si prende assolutamen­ disordinata nel fissare gli appuntamenti che bisogna­
te sul serio la sua personcina. Ci fu poi, cosa non po­ va fare ore di anticamera, ma così esperta in questo
co strana, un incontro coi tempi dell’ospedale, con uno punto che mi procurò tosto un sollievo e mi guarì in
dei suoi volti più rilevanti: ospitammo il professor poche settimane.
Bloch di Chicago e sua moglie. Egli controllò la cica­ “Lavorerò anche senza aver dormito.” Sono parole
trice, le aderenze e mi trovò in condizioni molto sod­ caparbie del diario. E corrispondono al vero poiché
disfacenti. Infatti l’aumento di peso continuava ben­ anche nei momenti peggiori quella tortura non potè
ché, proprio allora, poco dopo la visita di Bloch, fos­ impedire che il romanzo progredisse. Ero troppo pre­
si colto da un male che avevo già provato anni pri­ so dal compito già tanto avanzato e troppo sicuro di
ma a Zurigo, ma in forma più leggera, dopo una risi- ciò che facevo. M ’interruppi un giorno o due verso
pola alla testa, dunque anche allora dopo essere sta­ la fine di settembre per scrivere una lettera-prefazio­
to lungamente costretto a letto: una malattia della ne al romanzo II villaggio di Dio, pubblicato in In­
pelle molto tormentosa con infiammazione e prurito ghilterra da Bohus Benes, un nipote del Presidente
tale da guastarmi in pieno le notti; incominciò ai pri­ nostro amico e protettore; e poi continuai ogni matti­
mi di settembre e durò fino a ottobre avanzato con na a filare la trama e a lasciare che il dramma mitico
una irritazione spesso insopportabile. È noto quanto della donna e degli amici si svolgesse in una paurosa
846 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 847

e speciale variazione: narrai l’esposizione dei deside­ “Sembra un elfo.” “Questa mattina, sul balcone, col
ri matrimoniali da parte di Adrian, la gita invernale piccolo elfo...” Si avvicinava la sua ora. Il capitolo
svoltasi sulle montagne bavaresi, scrissi il dialogo fra XLII, e con questo la penultima parte del libro, fu
Adrian e Schwerdtfeger a Pfeiffering (XLI), curiosi­ terminato verso la fine di ottobre e l’ultimo del mese
tà enigmatica dietro la quale sta in agguato il diavo­ incominciavo il XLIII, quello della musica da camera,
lo e durante la cui stesura il diario registra più volte che è l’avvio all’Oratorio del lamento, la cui esecu­
“lettura di Shakespeare”, aggiunsi le scene fra Rudi e zione è poi ritardata dalla comparsa e dalla spavente­
Marie che precedono il fidanzamento e, dopo la metà vole dipartita del meraviglioso fanciullo. Ma quanti
di ottobre, portai a termine con facilità (come è faci­ fatti impegnativi, politici e personali, quante esperien­
le descrivere le catastrofi!) il capitolo XLII, quello ze di letture, di incidenti in società, o attraverso la
dell’omicidio sul tranvai. Alcuni giorni dopo, quando corrispondenza, s’inseriscono continuamente nel com­
lessi questi capitoli in casa Neumann a Hollywood, pito principale, nell’opera in corso alla quale erano de­
mi sovvenne quanto addietro risalga nella mia fanta­ dicate, a rigore, solo tre o quattro ore del giorno, sia
sia l’idea del fuoco elettrico che sibila e balena sotto pure le migliori ed ermeticamente isolate! In quanto
le ruote e in cima all’asta di presa di una carrozza a letture, pareva ancora che i romanzi di Conrad fos­
tranviaria sulla quale si dovrà perpetrare l’assassinio. sero i più adatti allo stadio raggiunto dal mio “ro­
L’idea faceva parte delle vecchissime e mai attuate manzo” o fossero la distrazione di minor disturbo.
concezioni di romanzi che ho menzionato all’inizio di Lessi II negro del Narciso, Nostromo, La freccia d’oro,
questa relazione. Per quasi cinquant’anni avevo cova­ Un reietto delle Isole, e non so quali altri ottimi rac­
to in me l’immagine di quelle “fiamme fredde” prima conti con grande godimento, ma anche cose del tutto
di collocarla finalmente in una tarda opera che acco­ diverse come Lo spirito elementare di Hoffmann e
glie parecchie cose del mondo sentimentale di quella opere puramente filologiche, atte ad alimentare e stuz­
prima età. Kitty Neumann mi salvò, d ’altro canto, dal­ zicare la fantasia linguistica, come i Proverbi medie­
la brutta figura che stavo per fare con la mia topo­ vali del reverendo Samuel Singer a Berna. In settem­
grafia di Monaco. Avevo localizzato il misfatto di Ines bre si era svolto il conflitto Wallace-Byrnes e il Secre­
in una carrozza della linea 1... la quale non è mai an­ tary of Commerce, il quale col suo discorso di politi­
data a Schwabing! Ne avevo parecchie altre a dispo­ ca estera aveva messo in pericolo “l’opera di pace”
sizione per una giusta scelta e oggi si legge onesta­ parigina, fu abbandonato dal successore di Roosevelt.
mente nel testo “linea 10”, grazie alla vigilanza del- “Praised by Reds” era il suo stigma e dopo non molto
l’ascoltatrice che, parlando in dialetto, mi fece tosto l’uomo dell’Iowa doveva più o meno retoricamente
rilevare la svista. essere invitato a firmare come Foreign Agent. La se­
E di nuovo arrivarono i piccoli da San Francisco e ra in cui la radio annunciò le sue dimissioni, gli man­
di nuovo si legge nel diario: “Ho disegnato per Frido dammo un telegramma di simpatia. Di quei giorni fu
una palma, un treno, un suonatore di violoncello, una anche il discorso paneuropeo di Churchill a Zurigo in
casa incendiata”. Il diario descrive poi in vario mo­ avore della collaborazione franco-tedesca sotto un pa-
do il grazioso bambino trasfigurandolo e sollevandolo americano e russo. Esso superava per sospetta
in un mondo di fiaba, con la definizione di “elfo”. filia le parole pronunciate a Stoccarda dal sot-
848 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 849

tosegretario di Stato americano e più che mai si ve­ Un giovane studente di Chicago, membro di un’as­
niva delineando la volontà di riarmare la Germania sociazione per la propaganda dell’idea di un World
contro la Russia insieme con la personale speranza del Government, profondamente scosso dall’esito delle ele­
vecchio campione in “one more gallant fight”. Ai zioni e dalla strada per la quale il suo paese si era in­
primi di novembre ci fu da noi la vittoria elettorale camminato, si trovò un pomeriggio di settembre in
dei repubblicani con circa 55% contro 45. I com­ casa mia per una lunga conversazione nella quale si
menti europei facevano notare che Truman aveva discusse la minaccia della bomba atomica e l’assoluta
procurato troppa disistima al partito e che, a necessità di un controllo internazionale nel senso me­
differenza del resto del mondo, l’America sta­ desimo in cui, dopo qualche settimana, questo proble­
va a destra. Non sarebbe rimasta dove era già. Po­ ma fatale fu presentato dal proclama di Einstein e di
tenti interessi erano all’opera per demolire dalle sette altri fisici. Il giovanotto mi pregò insistentemen­
fondamenta la costruzione di Roosevelt e per soffiare te di recarmi a Chicago e di parlare a nome della sua
nel fuoco e far divampare il pentimento di aver scon­ associazione della necessità di istituire un’autorità mon­
fitto la Germania con la Russia anziché la Russia con diale a difesa della pace. Non potei assolutamente ac­
la Germania, per far progredire il movimento di re­ consentire a quel viaggio ma gli promisi uno statement
gresso... fin dove? Fino al fascismo? Fino alla guer­ o, come si suol dire, un messaggio sulla pace come su­
ra? Anche tutte queste cose seguite giorno per giorno premo comandamento e sulla riduzione dell’utopia a
nei vari sintomi occupavano la mente e costituivano, postulato pratico di vita, e realmente interruppi il ca­
come gli avvenimenti degli anni passati, lo sfondo del pitolo corrente per mantener la parola data a quei gio­
romanzo di un romanzo. vani sensibili... convinto beninteso che la mia mani­
Non senza tinta politica fu un avvenimento perso­ festazione sarebbe stata ingoiata dalla marea del de­
nale della fine di settembre; la posta mi recò la lette­ stino ancor più presto e in maggior silenzio che il pro­
ra d’un ex professore di Bonn occupato ora a Londra, clama del grande scienziato.
il quale aveva avuto l’incarico di tastare il terreno e Il “Musical Quarterly” si mostrò riconoscente per
di sentire se fossi disposto a riaccettare la laurea ad l’articolo recentemente fornito offrendomi uno strano
honorem della Facoltà di lettere di Bonn, toltami sot­ libro: la riproduzione in facsimile di lettere di Beet­
to la pressione nazista. Con ovvio spirito di concilia­ hoven esistenti in America. Li guardai a lungo, quei
zione risposi: « Molto volentieri! » e tenni per me la tratti graffiati e tormentati, quell’ortografia disperata,
tranquillante riserva mentale che ciò che avevo avuto quel disordine semiselvaggio... e nel mio cuore non
da dire nel 1936 ai miei connazionali e al mondo, in potei trovare “amore”. Anche questa volta condivisi
occasione della mia scomunica nazionale e accademica, il senso di avversione che Goethe aveva provato per
cioè la “Lettera di Bonn”, non veniva, grazie a Dio, quell’“uomo scatenato” e anche questa volta fu il ca­
soppresso da quell’atto di reintegrazione... In breve so di riflettere sul rapporto fra musica e spirito, musi­
ricevetti addirittura in due copie il diploma del 1919 ca e morale, musica e umanità. Non ha forse il genio
col suo latino solenne (l’avevo perduto da un pezzo) musicale niente a che vedere col senso di umanità e
accompagnato da lettere molto cordiali del rettore e col “miglioramento della società”? È la musica addi­
del preside della Facoltà. rittura contraria a quest’ultimo? Beethoven però ere-
850 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 851

deva nella filantropia rivoluzionaria, tant’è vero che primi di novembre e io vi scrivevo un giorno dopo
letterati francesi gli hanno rimproverato con disprez­ l’altro. Presentai il tenero rampollo come elfo affasci­
zo di aver adottato in quanto musicista un linguaggio nante, elevai la tenerezza del mio cuore a un piano
da ministro radicale... I francesi, si dica quel che si non più razionale e a una grazia che suggerisce alla
vuole, sono esteti. Me ne convinsi ancora confrontan­ gente l’idea del divino, l’idea dell’epifania, di una crea­
do due libri, uno tedesco e uno francese, che trattano tura che viene in visita da regioni lontane e sublimi.
dei miei lavori e mi giunsero quell’autunno quasi con­ Anzitutto feci recitare al piccolo messaggero gli strani
temporaneamente. Il titolo di quello francese (autore versetti avendo nelle orecchie la voce e l’accento del
Jean Fougère) unisce il mio nome all’idea della Sé­ mio nipotino che aveva realmente pronunciato almeno
duction de la Mort, quello tedesco invece, di Arnold una di quelle frasi curiose, quel “sicché sei contento
Bauer, pubblicato nella zona orientale, parla dell’ope­ che io sia venuto”. Tutta la mia opera di trasforma­
ra mia in rapporto alla “crisi della civiltà borghese”. zione e di elevazione è racchiusa nella trasparenza ul­
Crede lo spirito francese in questa crisi? Mi pare che, traterrena che questo “venuto” assume quasi sponta­
come dopo la prima guerra mondiale, esso lasci ai te­ neamente nel romanzo. Nello stesso tempo era per
deschi il compito di “sognare apocalissi” e si occupi me un sogno singolare vedere come il libro che, infi­
molto più di bellezze sul tipo della “seduzione eserci­ ne, verte sul germanesimo, acquistasse attraverso la
tata dalla M orte”. Che lo spirito tedesco sia metafi­ parola del bambino e il dialetto svizzero un approfon­
sico e quello francese sociale, anche questo è giusto dimento linguistico dal barocco e luterano al più lon­
solo relativamente. tano medio-alto-tedesco. Per le preghiere della sera di
In quei giorni è ricordato e desidero che anche qui Echo, che nessuno sa dove le abbia prese, mi servii
sia ricordato un incontro con Schönberg, il quale mi di sentenze della Modestia di Freidank (secolo XIII),
parlò del suo nuovo Trio appena compiuto e delle che adattai a preghiera modificando i terzi e quarti
esperienze misteriosamente insinuate nella composizio­ versi. I versetti moderni del piccolo li tolsi a memoria
ne che sarebbe in certo qual modo un loro prodotto. da un dimenticato libro di figure, al quale da bambi­
Disse di avervi rappresentato la sua malattia e la cura no ero molto attaccato. Credo di non aver mai lavora­
medica compreso il male nurse1 e tutto il resto. L’ese­ to con tanto zelo. “Intorno al capitolo di Echo” tro­
cuzione sarebbe estremamente difficile, anzi quasi im­ vo annotato in più giorni. “Molto occupato fin dalla
possibile o possibile soltanto per tre suonatori di gra­ mattina presto.” “Lettura assidua della Tem pesta”
do eccezionale, ma d ’altro canto molto grata in virtù “Sonno inquieto in seguito a fatica mentale della se­
di straordinari effetti sonori. La combinazione “im­ ra.” Poi, ai primi di dicembre: “La malattia mortale
possibile ma grata” entrò nel capitolo della musica da di Echo, con sofferenza”. “Con sofferenza!” Questa
camera di Leverkühn. formula è ripetuta più volte. Il “divino fanciullo” do­
Alla fine di ottobre partì un questionario per il dot­ veva essere tolto a colui che non doveva amare, al­
tor Rosenthal circa il decorso della meningite. Il pri­ l’uomo della “freddezza”: ciò era inflitto e deciso da
mo capitolo di Echo (XLIV) era stato incominciato ai1 un pezzo. Mi ci ero preparato con precise informazio­
ni sulla malattia della quale il Maligno deve servirsi
1 « Infermiere ». (N .d .T .) per il suo misfatto. L’esecuzione mi riuscì amara e
852 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 853

difficile e quando in seguito la traduttrice mi doman­ il Lamento del dottor Faustus. “Estratti dalle idee del
dò, a Londra, con gran serietà: « How could you do libro popolare per l’Oratorio faustiano. Il tutto sarà
it? » le risposi che dal comportamento di Adrian, corale, riferito storicamente ai Lamenti del secolo
dal suo “non deve essere”, dal suo abbandono XVII; passaggio dalla costruzione all’espressione”: so­
della speranza, dalla sua parola “ritirare”, poteva no parole notate nei giorni in cui lavoravo ancora al
farsi un’idea di quanto mi era stato doloroso. Il primo capitolo di Echo. “Discorso con Adorno sulla
giorno prima della metà di dicembre registravo: cantata” è detto in quel torno di tempo. “Gli Adorno
“Finito il capitolo XLV, proprio come doveva es­ a cena. Dopo, ho letto nello studio il colloquio di
sere”. Il giorno seguente: “Svegliato per tempo, agi­ Pfeiffering e la morte di Rudolf. Il confronto col Par­
tato dalle condizioni del libro, dall’intenzione di co­ sifal nei suoi rapporti con tutto ciò che precede, mi
municarne l’ultima parte scritta e da ciò che manca s’impone continuamente.” Poi, c’è una di quelle escla­
ancora da fare”. Klaus Pringsheim, il gemello di mia mazioni dal profondo che incontro di quando in quan­
moglie, era arrivato con suo figlio il mese precedente do tra gli appunti di quegli anni: “Nessun lavoro, ri­
da Tokio, dove era stato per anni direttore della Ban­ mane ormai stabilito, mi ha mai agitato e commosso
ca Imperiale, ed era da qualche settimana nostro ospi­ tanto!”. Era ormai all’ordine del giorno l’attuazione
te. Alla presenza di lui e del nostro Golo, che aveva fantastica dell’opera della “revoca” e ricordo bene
assunto allora una cattedra di storia al Pomona Col­ quel proficuo pomeriggio di novembre che passai per
lege, lessi una sera questo episodio dolce e spavente­ questa urgente faccenda presso l’amico e coadiutore
vole, probabilmente il più poetico al quale il romanzo in fatto di musica. Il nostro colloquio si svolse anzi­
gì innalzi, con una commozione che si trasmise eviden­ tutto intorno al quarto volume della grande biografia
temente agli ascoltatori. Parlammo a lungo di quel wagneriana di Ernest Newman che, probabilmente per
fatto etereo e lagrimevole e fummo d'accordo che bi­ via del Parsifal, mi ero fatto mandare per favore da
sognava nasconderlo, finché era possibile, alla madre Knopf, e della cui spiegazione psicologica della rottu­
del fanciullo vero, il quale del resto aveva già supe­ ra fra Nietzsche e Wagner (di solito la si fa risalire a
rato vigorosamente l’età di Echo. comune gelosia o magari a gelosia di rapporti sociali)
Un’opera d’arte la si porta sempre per intero den­ ero assai malcontento. Newman parla spesso di Wag­
tro di sé e quand’anche la filosofia estetica pretenda ner in quanto pensatore con quella mancanza di ri­
che le opere della parola e della musica, a differenza spetto che usa con Nietzsche, ma al primo perdona
di quelle dell’arte figurativa, siano legate al tempo e tutto per amore delle opere... come se queste non
alla sua successione, anch’esse però cercano di essere avessero niente a che vedere col pensare. D ’altro can­
tutte presenti in ogni istante. Nell’inizio vivono la to chiama una volta il suo protagonista a born
metà e la fine, il passato imbeve il presente e anche amateur1, e non capisce che proprio questa natu­
nell’estrema concentrazione su questo s’insinua l’an­ ra e il conseguente autoritario interloquire su tutti e
sia di ciò che verrà. Mentre dunque pareva che il rac­ tutto, l’infinita immodestia che anticipa quella di
conto del fanciullo mi occupasse tutto, il mio pensie­ Hitler, tutto ciò urtava i nervi a Nietzsche. L’osser-
ro era nello stesso tempo rivolto alla parte seguente,
alla descrizione del secondo capolavoro di Leverkühn, « Un dilettante nato ». (N.d.T.)
854 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 855

vazione, del resto, non mi dispiaceva. Quale scandalo volta le due pagine, alzai lo sguardo... e non ebbi bi­
avevo suscitato quando, in Dolore e grandezza di Ri­ sogno di chiedere altro.
chard Wagner, avevo chiamato l’uomo dell’“opera d ’ar­ Il Natale del 1946 arrivò con aria pesante e cielo
te totale” un geniale dilettante! Ora, il biografo dei piovoso. Il 23, mentre ero ancora occupato con la can­
quattro volumi lo confermava con la sua impavida de­ tata, ripensai alla mia infanzia quando nella casa pa­
finizione del dilettante nato. Passiamo ad altro. Si terna si ricevevano i doni già in questo giorno, poi­
venne a parlare della cantata per la quale il “vero con­ ché la vigilia era riservata alla festa pia e grandiosa
sigliere segreto”, come lo chiamai nella dedica del li­ nella casa della nonna, le cui rovine, la sola facciata
bro finito, aveva escogitato parecchie cose utili. Ep­ rimasta con le vuote occhiaie delle finestre, vedevo
pure sarei tentato di affermare che il suo maggior me­ ora spesso in fotografia. Davanti all’albero già orna­
rito per questo capitolo non sta nella parte musicale, to ascoltammo alla radio il Messia di Händel.
bensì nel campo della lingua e delle sue sfumature, In quei giorni rilessi YEcce Homo di Nietzsche, cer­
che verso la fine girano intorno a un fatto morale, re­ to per prepararmi ai capitoli finali del romanzo. Les­
ligioso e teologico. Quando infatti dopo due settima­ si anche il libro di Joël Nietzsche e il romanticismo
ne di lavoro ebbi finito o credetti di aver finito que­ che avevo perduto da molti anni e dal quale, giovinet­
sto capitolo, lo feci sentire una sera in camera mia a to, avevo imparato molte cose; ora l’avevo riacquista­
Adorno. Nella parte musicale non trovò niente da ri­ to di seconda mano. I Dieterle erano appena ritornati
dire, ma si mostrò insoddisfatto della conclusione del­ dall’Europa, dalla Germania sconquassata: ci descris­
le ultime quaranta righe che, dopo tanta tenebra, trat­ sero la miseria, il cattivo odore delle città e della gen­
tano della speranza e della grazia e non erano scritte te e ci parlarono con amarezza della vita comoda che
come si leggono ora, ma erano riuscite male. Ero sta­ facevano i militi delle SS, custoditi nei Lager, dove
to troppo ottimista, troppo buono, avevo acceso trop­ erano trattati con un vitto uguale a quello degli ame­
pe luci e esagerato nel recar conforto. Le obiezioni sol­ ricani e facevano i bagni di sole. Questa volta la vi­
levate dal mio critico erano, dovetti riconoscerlo, fin gilia di Natale passò senza i nipotini, telefonammo a
troppo giuste. La mattina seguente mi accinsi subito Erika e Klaus a New York, ai figlioli in Mill Val­
a rielaborare a fondo quella pagina e mezzo o quelle ley e a Frido. Il programma della sera recava la Nona
due pagine e diedi loro la forma cauta che hanno ades­ Sinfonia, molto adatta al lavoro che stavo svolgendo.
Non avevo mai ammirato tanto lo Scherzo e l’Adagio,
so trovando finalmente le frasi “dell’estrema dispe­
ma nemmeno questa volta provai amore per il disperso
razione”, del “miracolo superiore a ogni fede” e la
ultimo tempo, quello con le variazioni. Ogni mattina
quasi ritmica cadenza finale - tanto citata che la si
lavoravo al romanzo e negli ultimi giorni dell’anno ri­
trova, si può dire, in tutte le recensioni del libro - do­
lessi Dalla casa dei morti di Dostoevskij. Pioveva a di­
ve la tristezza si spegne e diventa una “luce nella not­ rotto. Le mene del “Committee on Un-American Acti­
te”. Solo dopo qualche settimana, ancora in casa di vities” contro la Library of Congress, infetta evidente­
Adorno, gli feci sentire la modificazione e chiesi se mente di comuniSmo, mi deprimevano e m’indignava­
ora andava bene. Invece di rispondere chiamò sua mo­ no. Il dottor Hermann Rauschnigg e sua moglie fu­
glie perché sentisse anche lei. Lessi quindi un’altra rono da noi a cena poco prima della fine dell’anno.
856 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 857

Si parlò di politica: secondo lui i tedeschi non sareb­ il trucco delle ciglia e il resto le era colato insieme con
bero più tollerabili come popolo, rimane soltanto il le lagrime giù per il viso.
tedesco come individuo. Gli pareva desiderabile una Quel giorno arrivò anche l’edizione di Carlotta a
Federazione europea che comprendesse i singoli paesi Weimar destinata alla Germania, che forse non per
tedeschi con rinuncia al nome di Reich. caso e col mio consenso fu il primo dei miei libri of­
A San Silvestro, giornata limpida e ventosa, non ferto nuovamente ai tedeschi. Passammo la sera coi
ero ancora venuto a capo del capitolo XLVI. In se­ Chaplin, i Dieterle, i Feuchtwanger, Hans Eisler, nel­
rata Colo ci portò il giovane Eysoldt, figlio di quella la casa del filosofo Weil e della sua consorte america­
Gertrud Eysoldt che in gioventù mi aveva fatto un’im­ na e anche questa volta ebbi con Eisler una di quelle
pressione indelebile nella parte della Lulu di Wede­ discussioni su Wagner miste di entusiasmo e di catti­
kind, con Reinhardt regista. I giovani mi pregarono veria che tanto mi divertivano. Quasi contemporanea­
di leggere qualche cosa e io offersi loro le pagine che mente arrivò una lettera con documenti allegati, in­
trattano dei medici di Adrian e una parte del suo col­ viata dal dottor Franz Beidler, il nipote di Wagner,
loquio col diavolo. Si parlò poi di Hugo Wolf, il qua­ che gli somiglia in modo impressionante; la lettera
le (cosa nuova per me) durante un’unica visita al bor­ veniva da Bayreuth e il problema che mi proponeva
dello si era preso i “francesi” da una ragazza ceduta­ mi diede da pensare per più giorni. Conoscevo Beid­
gli dall’amico che là suonava il pianoforte. ler, il quale aveva lasciato la Germania nel 1933, fin
Il Capodanno del ’47, in cui terminai, non ancora dai tempi di Berlino e di Monaco; a Zurigo aveva fre­
come si doveva, il capitolo della cantata, mi recò una quentato con la moglie la nostra casa e un paio di vol­
grande gioia. Alcuni giorni prima avevo mandato a te ci aveva letto le prime parti del suo libro su sua
Erika le parti del manoscritto che ella non conosce­ nonna Cosima, libro molto delicato e forse non anco­
va ancora (saranno stati dieci capitoli) perché li rive­ ra compiuto nemmeno oggi. Ora, il borgomastro di Bay­
desse, e ora, al ritorno dalla passeggiata, trovai con reuth, ambizioso della sua città, si era rivolto a lui
un po’ di apprensione la notizia di un telegramma che per la riorganizzazione del teatro wagneriano e la ri­
era arrivato “not to be telephoned”. Lo mandai a pren­ presa dei festival “con spirito democratico” e aveva
dere e lessi: “Read all night. Shall go into newyear red­ offerto la sovrintendenza proprio a lui che si era mes­
dened eyes but happy heart. Wondering only how on so in rigida opposizione alla Bayreuth di Hitler e al re­
gime di sua zia; e dopo un lungo scambio di lettere
earth you do it. Thanks, congratulations”, ecc. Come
l’aveva invitato a recarsi sul posto per un abbocca­
sorrise al mio cuore questa caratteristica comunicazione
mento. Credo che il maggior utile di quel viaggio sia
della mia fedele creatura! Sapevo che avrebbe pianto
stato per Beidler l’occasione di penetrare nell’archivio
per Echo; ma, come mi raccontò in seguito, la realtà si della villa Wahnfried che fino allora, con grave dan­
era svolta in modo più comico di quanto avessi pensato. no del suo libro, gli era stato precluso. Si erano svol­
Infatti, in onore del passaggio da un anno all’altro, do­ te trattative minuziose circa il progetto del borgoma­
po aver letto tutta la notte, era andata a farsi mette­ stro, l’elenco delle persone a cui rivolgersi e la costi­
re in ordine in un beauty shop e, nel pomeriggio, alla tuzione di un curatorio; e Beidler aveva proposto me
lettura dei capitoli di Echo, tutto l’artistico make-up, come presidente onorario facendo quasi dipendere la
858 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 859

sua collaborazione dalla accettazione di questa propo­ sottocchio un avviso che, molto irragionevolmente,
sta. La sua lettera me ne parlava seriamente e con cor­ mi parve addirittura un mostruoso e folle errore. Ar­
dialità. La mia impressione fu strana, fantastica e in rivò cioè da Zurigo il catalogo della libreria Oprecht
un certo senso sconcertante. Per mille ragioni, spiri­ che citava, in bei caratteri, il Faustus col titolo per
tuali, politiche, materiali, l’idea doveva sembrarmi esteso come novità, indicando il prezzo provvisorio
un’utopia lontana dalla vita e pericolosa, precoce da del volume rilegato in tela! Non saprei descrivere le
un lato, antiquata dall’altro e superata dal tempo e sensazioni di incredulità, di ambascia, di spavento con
dalla storia, sicché non fui capace di prenderla sul se­ cui lessi l’avviso, come fosse un’indiscrezione bene­
rio. Presi sul serio soltanto i pensieri, i sentimenti, i vola ma penosa. Stavo ancora lottando col libro, e in
ricordi che suscitò in me: ricordi del mio contatto col questi casi si vive fino all’ultima parola con l’idea che
mondo wagneriano che era durato una vita intera e ci saranno da superare ancora difficoltà decisive e la
nei giorni lontani era stato incoraggiato e approfon­ parte compiuta dovrà essere salvata da quella che ri­
dito dalla fascinosa critica di Nietzsche; ricordi degli mane da fare! Vedere offerto come merce finita e rile­
influssi enormi e molto decisivi che l’ambiguo fasci­ gata in tela ciò che mi pareva lontano dal compimento,
no di quell’arte aveva esercitato sulla mia gioventù. mi parve orribile e avventato; e poi, nonostante le co­
Orrendamente compromessa dalla parte che avevo avu­ municazioni in privato che la mia mente traboccante
ta nello Stato nazionalsocialista, doveva ora essere ri­ si era sempre permesse, il pensiero di presentare in
conosciuta nella sua purezza (ma era mai stata pura?) pubblico quest’opera di vita e di segreti e di farla vi­
e, dopo tanto tempo, la realtà mi assegnava un posto vere nel mondo come un libro fra tanti, mi era ancora
di rappresentanza ufficiale nel mito dei miei giovani profondamente estraneo e inconcepibile e mi affrettai
anni. Non era una tentazione, ma un sogno, e real­ a far sparire il catalogo con quell’urtante annuncio.
mente avrei terminato molto prima le ultime cinquan­ Mi ci vollero diciassette giorni per il penultimo ca­
ta pagine del Faustus, se quel fuoco fatuo non mi aves­ pitolo: che poi è l’ultimo, perché la conclusione era
se danzato davanti agli occhi per più giorni e se la intesa come poscritto. L’allocuzione di Adrian mi toc­
lettera di rifiuto che pur dovevo scrivere a Beidler cò il cuore, dal cui profondo veniva, e soltanto la vec­
non mi avesse distratto. chia consuetudine di affiancare la politica alla parte
Il capitolo XLVII, quello della riunione e della con­ umana e poetica e di passare, variando, da un’atmo­
fessione, era stato iniziato alla meglio il secondo gior­ sfera all’altra, mi spiega come io abbia potuto pren­
no dell’anno nuovo, e ricordo che quella sera riascol­ der nota dei fatti del giorno, quali il ritiro di Byrnes
tai il magnifico Trio in si bemolle maggiore di Schu­ da ministro degli Esteri e la sua sostituzione col gene­
bert pensando alle beate condizioni della musica di rale Marshall richiamato dalla Cina. Nemmeno la ste­
quel tempo, al destino dell’arte successiva, al paradi­ sura del l'Orazione m’impedì di ascoltare le notizie sul­
so perduto. Il lavoro era accompagnato dalla lettura la Germania. Ernst Wiechert, una personalità della
di prosa del Mörike, del quale, suscitando la mia in­ “Emigrazione Interna”, parlava allora pubblicamente
vidia, mi fecero impressione specialmente I folletti di di “questo popolo senza speranza”; e per chi non fos­
Stoccarda per l’uso spontaneo e apparentemente non se bene in chiaro se intendeva un popolo al quale non
erudito del tedesco antico. In quei giorni mi venne si lasciava alcuna speranza o un popolo nel quale era
860 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 861

impossibile sperare, la questione era in certo modo era già attuata allorché l’abbandonai di nuovo. Passò
chiarita dall’aggiunta che, se oggi Hitler ricomparisse, ancora una settimana, la prima di febbraio, e poi di­
dal sessanta all’ottanta per cento i tedeschi raccoglie­ chiarai il libro “definitivamente licenziato” e decisi di
rebbero a braccia aperte. Ma non era detto che qui si non metterci più le mani. Passammo quella sera in
scontravano due mancanze di speranza, cioè la tedesca casa di Alfred Neumann e brindammo con lo spu­
e quella della nostra politica di occupazione. In segui­ mante alla conclusione di un’opera al cui piano il buon
to però Wiechert è passato alla “emigrazione esterna” amico si era interessato con tanta attenzione. Dopo il
e ha preso stanza in Svizzera, vivamente risentito per caffè lessi i capitoli di Echo suscitando molta commo­
la mancanza di riguardo con cui gli erano state impo­ zione. Kitty (così venimmo a sapere il giorno dopo)
ste displaced persons in casa sua. non potè dormire tutta la notte, costretta a pensare
Sole e scirocco opprimente regnavano nei giorni del soltanto al fanciullo.
gennaio in cui, chiudendo la lunga serie dei capitoli Ora bisognava provvedere alla conferenza su Nietz­
numerati, diedi la parola alla contadina dell’Alta Ba­ sche per il viaggio verso est e in Europa, del quale
viera, esempio anche lei di umanità vissuta, e incomin­ facevamo i primi preparativi. L’epilogo saggistico al
ciai i preparativi per l’epilogo. Questo richiese otto Faustus richiese circa quattro settimane e, avendo 40
giorni di lavoro. La mattina del 29 gennaio scrissi le fogli manoscritti, era di venti pagine troppo lungo per
ultime righe del Doctor Faustus che avevo in mente la conferenza sia in inglese, sia in tedesco. Erika compì
da un pezzo - la breve preghiera di Zeitblom per un capolavoro di regìa letteraria, riducendo il saggio
l’amico e per la patria - e riandai i tre anni e otto per l’esposizione orale esattamente alla metà, con cento
mesi vissuti nella tensione di quest’opera risalendo economie particolari, ma sempre conservando l’essen­
fino a quel mattino di maggio in piena guerra, in cui ziale. Un articolo per il 70° compleanno di Hermann
avevo preso la penna per incominciare. « Ho finito » Hesse, insieme con la redazione del discorso su Nietz­
dissi a mia moglie quando venne a prendermi con la sche in inglese, mi tenne occupato nelle ultime setti­
macchina dall’usata passeggiata verso l’oceano. E lei, mane prima della nostra partenza. Il 22 aprile par­
che aveva fedelmente atteso e festeggiato con me già timmo per l’est e I’l l maggio ci imbarcammo sul
parecchie fini, mi fece le più cordiali felicitazioni. “A Queen Elizabeth. Parlai a Londra e una mattina di
buon diritto?” chiede il diario. E soggiunge: “Ricono­ giugno - ci parve un sogno - mi trovai sul palcosce­
sco la mia prestazione morale”. nico del teatro di Zurigo dove otto anni prima mi ero
In verità, non avevo l’impressione di aver finito solo accomiatato con la lettura di brani della Carlotta a
perché era scritta la parola fine. “Riflessioni e ritoc­ Weimar e, pieno di letizia per aver riveduto la cara
chi sul manoscritto” si legge ancora per alcuni giorni. città, presentai al pubblico, festoso a sua volta per
Cancellai certi particolari dell’epilogo che alla lettura quell’incontro, la scena di Riccaut-Fitelberg. Passammo
erano stati giudicati troppo deprimenti, ripresi la so­ alcune settimane di quell’estate tutta sole a Flims nel
nata per violino e la musica da camera, aggiunsi il Cantone dei Grigioni, dove lessi le bozze del Doctor
motto dantesco e a un certo momento mi parve con­ Faustus che affluivano ogni giorno dalla stamperia di
sigliabile dare maggior chiarezza alla massa pesante W interthur. Il romanzo della sua genesi era terminato.
dei capitoli, suddividendoli in sei “libri”. Questa idea Incominciava quello della sua vita terrena.
706 Thomas Mann La genesi del Doctor Faustus 707

discorsi tenuti alla Lega delle Nazioni, per la sua insi­ ternazionale dovevano trattare in racconti drammati­
stenza sull’indivisibilità della pace. Dissi che era sem­ ci il delittuoso disprezzo della legge morale, cioè dei
pre stato l’unico a dir pane al pane e a favorire (pur­ singoli dieci Comandamenti, e a me si chiedeva verso
troppo invano) la verità. Mi ringraziò con una certa un compenso di mille dollari un breve saggio intro­
malinconia. Mi parve di umore piuttosto amaro, infa­ duttivo alla collezione. In viaggio si è più accessibili
stidito, e ciò non era forse provocato soltanto dalle che a casa a queste proposte di lavoro che vengono dal
tremende prove, dai sacrifici e dalle sofferenze che la difuori. Accettai e due giorni dopo, nello studio di
guerra imponeva al suo paese. Ebbi l’impressione che un avvocato dove incontrai Sigrid Undset pure dispo­
gli si rendesse più che mai difficile la missione di me­ sta a collaborare, firmai un contratto pieno di taglio­
diatore fra Oriente e Occidente e che forse non sareb­ le e rampini, che avevo appena scorso, suggellando i
be rimasto più a lungo all’Ambasciata di Washington. diritti perpetui dell’imprenditore a un lavoro che non
Nelle ore libere da impegni di società cercavo di c’era ancora, del cui sviluppo non avevo un’idea e che
mandare avanti il capitolo in corso di Giuseppe il nu­ dovevo prendere molto più sul serio di quanto richie­
tritore, ormai uno degli ultimi, cioè il capitolo della desse l’occasione. Se è una leggerezza acquistare la gat­
benedizione dei figli. Mi appare invece sorprendente ta nel sacco, venderla nel sacco è ancor meno consi­
e misteriosa la scelta delle mie letture durante quel gliabile.
viaggio nei treni, nelle ore serali e negli intervalli di L’impressionante avvenimento bellico della flotta
riposo, poiché, contrariamente alla mia solita igiene francese affondata nelle acque di Tolone ad opera dei
del leggere, non avevano alcun legame con il mio la­ comandanti e degli equipaggi piombò nelle nostre gior­
voro di allora né con quello che doveva essere il suc­ nate animate da concerti e teatri, da inviti e convegni
cessivo. Studiavo “con la matita”, cioè sottolineando di amici, e interrotte sempre da lavori occasionali che
i passi su cui ritornare, le memorie di Igor Stravinskij occorreva improvvisare. Le pagine di solito quiete del
e rilessi, sempre con segni a matita, due libri che co­ quaderno che avevo portato ancora dalla Svizzera ci­
noscevo da un pezzo, Nietzsches Zusammenbruch di tano ora molti nomi: vi figurano i W alter e i Wer­
Podach e i ricordi di Nietzsche della Lou Andreas- fel, Max Reinhardt, l’attore Karlweis, Martin Gum-
Salomé. “Misticismo fatale, illecito, che spesso desta pert, l’editore Landshoff, Fritz von Unruh e sua mo­
pietà. L ’infelice!” Questo è un appunto a matita nel glie, l’amabile vecchia Annette Kolb, Erich von Kah­
diario e una testimonianza di quelle letture. Musica, ler, Molly Shenstone nostra amica britannica di Prin­
dunque, e Nietzsche. Non saprei come spiegare questa ceton, e i colleghi americani della giovane generazio­
direzione dei miei pensieri e del mio interessamento ne, come Glenway Westcott, Charles Neider, Chri­
in quei momenti. stopher Lazare, e i nostri figli. Passammo il thanks-
Nel nostro albergo di New York venne un giorno givings-day con ospiti sudamericani nella villa di Al­
a trovarci l’agente Armin Robinson per proporci, in fred Knopf a Whiteplane. In ambienti tedeschi si da­
modo molto allettante, il progetto di un libro da pub­ va lettura di brani da libri in gestazione: Kahler co­
blicare non solo in inglese, ma anche in quattro o cin­ municò alcune parti impressionanti della sua storia
que altre lingue, col titolo I dieci Comandamenti. spirituale dell’umanità che doveva uscire col titolo
L’idea era polemico-morale. Dieci scrittori di fama in Man the Measure-, a mia volta presentai il felice ca-