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SOPRA UNA TAVOLETTA CERATA

SCOPERTA A POMPEI

Il prezioso tesoro,

che

SETTEMBRE

IL 20

ai giuristi

1887

ed agli archeologi fornirono le

tavolette cerate rinvenute negli scavi di

Pompei

nel luglio del 1875,

venne aumentato da altre tre tavolette scoperte

il

20 settembre

1887. Queste furono dapprima pubblicate dal prof. Giulio

Mommsen

nelle notizie degli scavi di detto anno, e poscia dal

periodico Hermes, voi. 23, fase.

prima
la

e la terza

1,

pag. 157 e segg. Siccome la

Ma

necessit di accertarmi della lezione, e poich

il

nel

presentavano minor difficolt che la seconda, fermai

mia attenzione specialmente su que^a.

dato

De Petra

pria di tutto vidi la


il

prof.

De Petra avea

fac-simile soltanto della prima, e l'originale della seconda

guasto da rendere impossibile ogni revisione, procurai di avere

una copia esatta della

trascrizione che se ne fece

quando

l'originale

poteva ancora leggersi nella parte che fu pubblicata. Di ci son debitore alla gentilezza del signor professore Vittorio Scialoja.

scorta di questo fac-simile, di cui qui

procurato di restituire

Poppea Frisci
sive ea

Uh.

mancipia

didi (Dicidiae

il

si

Con

la

unisce la riproduzione, ho

documento nel modo che segue:

Note piieros Simplicem

alis

et

nominihus sunt vendidi

Margaridi

et

Petrinum
et

tra

Bicidia Margaris e-

mit ea pr duobu(s millihus sestertium, cuius pecuniae omnis mihi eYe{dive meo usuras.... dari f. p. donec solvatur
s)

5.

atisve fat. Si ea

Pompeis
tibi eg{o)
ci

10.

pecun(m omnis mihi heredive meo

K. Novem. primis solu(^a non erit, miii heredive meo liceat


ea mancipia idibus J){ecemh. primis sub praecone vendere

si

in foro, luce, palam,(wet;e

quid oh eam rem praestare

neve heres meu(5 teneamur, neve ula

mihi de dolo malo, eave((^e re invicem

tatur.

tihi

sii

controversi-

non repromit-

SOPRA UNA TAVOLETTA CERATA SCOPERTA A POMPEI

quo minoris ea mancipia

Si

c?<?)cem debebuntii(r)

{icfa) (ie) venie (rm^,

17

sestertii

mihi erediv(e meo praeter id quo

minoris) ea mancipia ad d[stam] Yeme{rint.

Si vero)

B.{nte

K. Novem. primas

mihi) ered(Ve

Utique ea mancipia sumtu, inp(e)nsa,

Poppea

a Margaris,

(Bicidi-

(P)risci lib. Note, tutore {auctore

supra hec inter eas conveneru(?^^


inter se sunt. Act.

20.

Non

credo che

Cos.

almeno

ne' punti principali,

rifletta a ci

Che qui

si tratti

ea pecun[m]

che anche

pur

proposti debbano rigettarsi,

di

una vendita

il

lo scorsero

il

De Petra ed

Mommsen vide doversi

facile a ravvisarsi

ci

il

si

che

si

ben naturale ravvicinare

emptione (XYIII. 1) ed Ulpiano nella L. 4 3

si

erit.

al nastro

ff (^e

contrah.

Lege commis-

ff (?e

fundus

diem statutum pecunia soluta non

inemptus foret ....

non

quo minoris ea man-

che scrisse Pomponio nella L. 6 1

si in

contraenti avevano in vista un'altra

soria (XVIII. 3). Nella prima leggesi:

id

Mommsen.

ravvisa dalle parole

continuare colle voci

dalla linea 11:

cipia venie[rm^]. Ci posto,

niisset ut,

si

K\alendis] 'Noy em[bribus] primis solu[^a ...

come apparisce

documento

quando

Margaride

di schiavi tra Dicidia

prezzo non fosse stato pagato ben

il

vendita,

come

me

arbitrari e capricciosi,

che sono per dire.

Poppea Note gi

si

P. Calvisio Kusone.

supplementi da

B. Caprasio

et stipulatae

Pompeis IX K.

L. Junio Caesennio

Che

exhinc sint

i^eY{ctdo tuo

mihi tecum convenit. u

id

meo omnis

ea pecunia {solvetur, duo pueri Uhi) m{ancipio dabuntur.

15.

ea lege ve-

esset,

fundus

et ut quanti minoris postea alii veniisset ut

emptor venditori praestaret, ad diem pecunia non soluta, placet

venditori ex vendito eo

scritto:

nomine actionem

esse.

Nella seconda

In commissoria etiam hoc solet convenire ut

si

venditor

eundem fundum

venderet, quanto minoris vendiderit, id a priore

emptore exigat

erit itaque

messa
2.

adversus

eum

ex vendito actio.

la giustezza di questo ravvicinamento,

BulhUino.

Am-

conviene riferire ad

18

BULLETTINO DELL'ISTITUTO DI DIRITTO ROMANO

un'auzione

le

prime parole che possono leggersi nella linea 7 della

nostra tabella dopo la condizione

primis soluta non erit

cio

si

ea pecunia

Pompeiis in

il

disse

Est enim ausus dicere hastaposita^

se

K. Novembribus
il

luogo acconcio per auzioni. Cicerone parlando di Siila

foro era

honorum virorum

deret et

foro, luce ; infatti

suam vendere

et

quum bona in foro

ven-

locupletum et certe civium, praedam

{de offic. II, 8, 27).

La vendita

di schiavi al-

l'

incanto viene indicata nella lex metalli Vipascensis con la frase

qui mancipia sub ptraecone

venum

mi sono

dederit ed a questa

attenuto nel supplemento alla linea 6. Le parole della linea 7 in


foro,

luce,palam

linea

18

palam,

Dovendo porre

trovano un riscontro nella tavola Bantina?e^row^.


luci,

in

forum versus

nelle linee

e 5 la

e linea

parola

miJii^

24

palam,

poich

luci.

senso ne-

il

cessariamente lo esigeva, ho creduto dover aggiungere le parole

her edive meo

tanto perch lo richiedeva la natura dell'atto, quanto

perch dalle linee

3, 12, 14, si

scorge che cos praticava chi scrisse

sulla nostra tavoletta.

Eiconosciuto come convenevole


6,

il

supplemento delle linee

4,

5 e

deve accettarsi, quanto al senso, quello ancora delle linee 11, 12,

e 13.

La

sillaba cem, con cui comincia la linea 12,

credere che

sterzi oltre

il

contraenti avessero pattuito

mi ha

un aumento

rimborso della differenza del prezzo, e

indotto a

10

di

ci era

veniente in pena del compratore che non avesse sborsato

se-

ben conil

prezzo

nel giorno convenuto.

Far ad alcuno meraviglia

mento

il

1"

novembre,

si

che,

mancando

d dell'

compratore

al

paga-

rimettesse la vendita all'incanto agli idi di

decembre. Cesser la meraviglia, se

timo fra

il

si

considera che quello era l'ul-

anno in cui solevansi esigere le

somme date ad inte-

resse colle relative usure (Orazio Epod. 2 in fin. Cicero. 1 Catil. 6. 14

Ad Attic. XIY, 20, 2);

e ci ci

d lume per supplire la linea 3 ove ho

posto la promessa delle medesime. D'altra parte, non facendosi

gamento

all'istante, era

conforme all'uso de' romani

il

il

pa-

pattuire le

SOPRA UNA TAVOLETTA CERATA SCOPERTA A POMPEI


usure (L. 5 C. depactis
nis

ini.

empi. IV, 54).

La

dizione pecunia

om-

per indicare l'intero prezzo leggesi in altra tavoletta Pompeiana

scritta

da M. Cerrinio che aveva ricevuto 520 sesterzi

venditumM. FomponioM. L Nicon .Iy e detto:

nem quae
nius

19

muluni

oh

eampecuniamom-

supra scripta est numerq^tam dixit se accepisse M. Cerri-

(Mommsen. Le Tavolette Pompeiane -Nel

di Pompei,

nuova

serie n.

28

p. 105).

Anche

giornale degli scavi

nella lamina Sivigliana

ov' l'atto di mancipazione fiduciae causa leggesi donec ea omnis

pecunia fidesvepersoluta. Cosi nella caiitio trascritta nella L.40

(XXL

cred.

rei),

1)

ex omni simima etc.

non

venienza della lezione da


sve

fat.

mi parve

Quanto

me

summa

nelle nostre fonti, (v. L.

L. 11 16 eod.

causa ly.

2).

L 58

si

sjati-

cave. . .tahir

trovali repromittere de dolo

13 17 S. de Act. empii vend. XIX.

de eviction. XXI,

2. L. 9

5.

Non vedendo alcun senso plausibile se

si

condizione positiva, credetti preferire

faceva ostacolo

il

Quod

1,

mei.

supponga una

non repromittatur . Qui per

sapere che repromittere de dolo

piuttosto al venditore (L. 11 16 de


si

impossibile che le due ultime sillabe non fossero le finali


.

mi

lin.

10 si mihi de dolo malo

della parola repromittafur Spesso

malo

P. Maevio

che mostra la con-

erit , il

adottata nel principio della

alle linee 9 e

de

In questa stessa cautio

trovansi pattuite le usure si ea die suprascripta


data, soluta satisve eo nomine factum

ff

A. L.

V.).

malo conviene

Quindi l'unica via che

present fu quella di ammettere, essere stata volont delle con-

traenti che la mancanza di quella repromissio non dovesse nuocere ne

all'una ne all'altra.

La locuzione neve

idla sit controversia (posto che

la a finale era scritta nella tabella) facilmente

mi

sar condonata da

chi rifletta essere stata in uso nei pareggiamenti di conti la clausola

hoc contractu nullam Inter

ex

(L.

se

controversiam amplius esse

67 3

ff.

de condici, indeb. Xll. 6).

Circa

il

frammento staccato, ove leggesi

e dal

Mommsen

Mau

NSA PEK:

fu unito alla lin. 18 ove produce

e,

che dal

un grandis-

simo sconcio (essendo chiaro che dovea esservi la parola auctore col

20

BULLETTINO DELL'ISTITUTO DI DIRITTO ROMANO

nome

del tutore,

come

nella tavoletta

prima) mi sembr necessaria

riunirlo alla linea 16 ove adattasi perfettamente.


ficolt la

lib. 1 cap. 2, le

Non deve

unione di sumtu ed impensa, mentre Yarrone, de


distingue scrivendo:

impensam ac sumptum

fici . Infatti

insegnano

Ke Kustica

nemo enim sanus debet

facere in culturam,

far dif-

lessicografi che

il

si

velie

videt non posse re-

sumptus indica

il

denaro

contante, impensa ogni altro oggetto impiegato allo scopo che vuoisi
ottenere. Intorno alla unione delle

gansi la L. 12 1

ff.

due voci impensa epericulo veg-

Beposit.TNl, 2

e la L.

11 1

Ad

Per render ragione del modo con cui ho supplito

exhib. X. 4.

le grandi la-

cune che presentano le linee 14 e 15, dir innanzi tutto che


ragionevolissima V idea del

Mommsen

che la nostra tavola

io

trovo

si riferi-

sca allo stesso contratto di cui tratta la tavola prima, bench non
oserei affermare che siano le due parti dello stesso dittico.

Ora que-

sta prima tavola contiene l'atto di mancipazione di due schiavi

Sim-

plex e Petrinus coU'affermazione giurata della venditrice Poppea Note,

che ambedue sono di sua esclusiva propriet.

mile che la mancipazione


cui la venditrice

si

si

A me

non par verosi-

facesse contemporaneamente all'atto in

riserbava la facolt di porre gli schiavi all'in-

canto qualora nel giorno stabilito non fosse stato pagato

Sicch penso che la prima tavoletta sia stata

seconda
ovvio

e scritta
il

quando Margaride pag

il

il

complemento della

prezzo. Se ci si concede,

pensare che nel nostro documento prevedendosi

pagamento del prezzo (come era

prezzo.

il

il

caso del

stato preveduto quello della

man-

canza di pagamento) sia stato convenuto che, effettuandosi lo sborso


del denaro, la venditrice avrebbe fatto la solenne traslazione del do-

minio.

Sebbene
tutti

io

lettori

conosca che questi

ad accettare

riflessi

non varranno ad indurre

supplementi proposti, pure spero che

libereranno dalla taccia di avere agito a caso e senza ragione.


Prof.

I.

Alibrandi

mi