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PIANTE ICNOGiaiaCllE

[]

nio.siMTnciiE

DI
ANTEllIOUl

ROMA
Al,

SECOr.O XVI

RACCOLTE E DKIII^nkTI

DA
..>''

GIO:

BATTISTA DE

lOSSI

PUBBLICAIT, DALLA DIRF7,I0NK CENTRAI^


PKII/ IMPERLM.K
IN.STITLTo
NEIJJ^:

ARCHKOIXXilO)
21

URRMAMCU
1879

IX

iUiMl

PALILIK

APRILE

ClNqUA NTf^I M( ) ANNIVERSARIO

DELLA

FONDAZIONE

DELL' INSTITr^

COI

TUM

ni-:l.

^tALVICCd

PREFAZIONE
INcir
adiiii.'iii/a,
(l
ili

che

tu

inaugurala
lessi

la

novella

aula dei-

ristitnto

il

li (Irccnihro
foiili

1877,

un

discoi*so

inlonio ai

miei studii

sulle

^;i*ali(*tie

della

romana
cillik

to|M)^ralia,
ai

ed

in

specie sulle piante e


deciriioseslo.

prospellive della
piaeipie

anteriori

s4h*oi

l/ar<;()niento

tanto all'eletta soeiel I ai

suoi direttori,

che

lui

invitato a

dare

la

S4Te di (pielle piante

per

la

strenna

t'estiva

del

enipiantesinio anniversario della fonIl

da/ione in

Uoma
s

delllstilulo.

(|uale,

bench oggi denominalo


d sua

germanico,

pregia di mantenere lo spirilo primitivo

fondazione e di sua

energica vita pel corso d mezzo secolo;

abbracciando Tunivcrsalit degli archeologi nella eguale cornonan/a del campo delle classiche antichit e di ipianti
lo
colliio.

vano, senza distinzioni di nazionalit n di parti. Socio anche


oniai

veterano, del piinipiagenario Istituto, mi tenni onoralo dal

nobile invito: ed allestito a cura e spese della direzione cenlralr

IV

lo

splendido aliante delle tavole icnografiche^ mi accingo a ren-

dere conto in parole brevissime del concello e del proposilo del


testo

che

lo

accompagna.
degli studii generali intorno
fiorire
ai

Un punto

monumenti
non

di

Roma

che in tanto

della

nostra scienza
in pi

stato

trattalo

mai nel suo complesso, ed


ignoto

d'una delle sue parli

quasi

ed

intallo,

quello che io
testi

chiamo
e

delle

fonti

grafiche della

romana
di

topografia. Dei
e

antichi

del

medio

evo descrittivi

Roma
sono

delle

sue meraviglie stato fatto un

corpo: codea^ topographicus Urbis Romae. Nel quale argomento


ai

nostri

si

illustrati

Carlo

Ludovico Urlichs per


la

la

raccolta dei testi;


zione.

Enrico Jordan per

loro critica ed esposi;

Tuttavia anche in questa impresa rimane a fare


testi scritti

il

codex topographicus dei


e

ancora giunto alla ultima

desiderabile forma.

Ma

della

parie grafica di questo

corpus,

cio delle piante, delle prospettive e dei disegni d'ogni


dell'antica

maniera

Roma
il

e di

suoi edifici,

soli

frammenti

capitofini

della

forma Urbis Romae

dell'et di Settimio

Severo hanno fino

ad ora avuto
Jordan.
Il

debito onore della perfetta edizione fattane dal


alla

rimanente, fino quasi


:

met
,

del secolo

XVI, giace

o negletto od inedito
grafico di piante,
di

la tela, la storia

il

complesso del corpo

disegni e di loro notizie sono una pagina

non ancora

scritta,

forse n

anche

tentata,

della letteratura

di

nostra scienza topografica e

monumentale romana.
pronunciate nel decembre del 1877
Palilie
di

Queste parole da

me

non sono meno vere


appello
al

nelle

Roma
di

del

1879.

Me ne

volume venuto

in luce in

questo intervallo di tempo,

primo dell'opera fondamentale del maestro


Enrico Jordan. Quivi
egli,

romana topografia
il

pag. ^0, confessa

difetto

nella

scienza nostra d'un lavoro critico circa le rappresentanze grafiche dei

monumenti

di

Roma. Ed

a pag.

8^2 e

segg.
i

tratta preci-

delle piante ed icnografie della citt, e poi

ne annovera

pui esemplari.

Un

tanto maestro costretto a saltare a pie' pari

(lai ri'aiiirn(;iil(;.'i|)iloiiiii

<;

da

scai*sc;

e slegate notizie del


|{iir:ilini

medioevo
|:!il.

al

secolo

\VI

mI

alla ^naiidi; pianta del

edita nel

l/enoi'in(;

lacuna dal mio atlante riempiuta per due, an/i quasi

tre secoli: la

lun^a

tela e la sintesi cronolot^ica delle notizie

con-

cernenti
svolte e

la

s(M'ie

delle

fonnut'

|rraiiclie

dell'

eterna citt sono

dicliiarale nel generale


il

ragionamento. Nel quale ho in


col censo e col

mira costante
suo giure nella
(;ogli

legame della romana topografia


eosmograia

ciltA; ('(dia storia politi(!a della

regina del
dai

mondo;
e

studii

geogralci e di

ispirati

concetti

disegni cosmopolitici dei r(>ggitori degli


L'aliaiil',
i

aiti

destini di
i

Homa.
di

clic

oggi

vede
i

la

luce,

ec;iter

bibliotecari,
gallerie
lo

collellori

(ranlichi disegni,

direttori

di

nmsei e

alla

ricerca di silVatte

icnogratie ed a darcene esalte notizie,

sono persuaso, die


aggiungere, oggi
originali
di di

a (pielle

da

me

raixolte altre se ne |M)tranno

lattMili

o neglcllc.

Una ne

additene nei disegni

Andrea

l^alladio conservati in

Inghilterra nel castello


il

Cliiswick del duca di


nel secolo

Devonshire. Bench
predetta
|iaiita

Palladio sia

fio*

rito
1
il

XVI,

(>

nella
di

sia

segnato Tanno

a()2

(come per mezzo

amici mi stalo
di

certincato);

pure

Magrini nelle

Memorie

Andrea Palladio

p.

309

sc;rive,

che queir icnograia lappresenta

Roma
copia

a volo d'uccello, prima


la basilica

che Ihaniante avesse impreso a

ri(>diticar<>
fati;!

vaticana,
d'

h aduiKpie
delle

probabile
di

che

sia

dal
la

Palladio

una

|)rospellive

Uoina nel secolo XV,


Il

cui storia del

nel pn*-

sente volume

dichiarata.

nobile poss<*ssore

pregevole

documento ne dar, spero,


L'odierno mio discorso
spettive,

al
*

pubblico

la

fotografa.
alle

circoscritto

pianle e prola

che

tnlla

in

gran

parte

abbracciano

citt.

1^

rappresentanze dei singoli monumenti antiche e mmlenie sono


anch'esse una delle fonti
gralcbe
dei
della

romana
chi

to|Mgrafa.

Il

numero
coi:lierli

peiV

e la
in

variet

rilievi,

gralli.

lipinti,
si

disegni,

che enlrano
e

piel

novei'o,
1

sgomentano

accingi' a raos

classificarli.

miei sludil

divisamenti intorno a

VI

ardua impresa non sono ancora rnalurl


l'ora di

al

segno, che slimi venula

renderne conto.

In fronte alla prefazione disegnata la bolla d'oro di


vico
la
il

Ludoclic

Bavaro, della quale ragiono a pag. 87, 88; dicendo,

prospettiva di

Roma

quivi effigiata pare tipo pi d'antico bas-

sorilievo (degli ultimi tempi, cio, dell'impero o del secolo sesto),

che del medio evo. Debbo avvertire,


disegno originale edito dal
sig.

ci

apparire

meglio nel

barone von Reumont, che nelil

r incisione eseguita

in fretta

per

presente volume.

di questo,
all'

come
dei

d'ogni altro difetto del mio scritto, terminato

ultima

ora ed alla vigilia del d prefisso, spero perdonanza dalla cortesia


lettori.

INDICE
^t^*^t^>^^^^^^^

pig.

STORIA GENERALE
DELLK MISlltE K l'IANTE

DI UO.MA K

DELLE SUE KEGIONI


IL

DALLE ORIGINI A TUTTO

SECOLO XV.

CAPO

I.

PRIME ORIGINI

Se delle primissime origini

di Koiiia e del suo sito

sarebbe pazzia

sperare una qualsivof^lia antica icnografa, del tipo delle sue case ed edicole
sacre ci dato eonlemplare immagini tanto aulentirhe e vere, che pi

non polrenmio desiderarle


costruttori
e<l

cio

modelli

fittili

eflgiati

dai medesimi
notis-

abitatori

<Ii

(pielle casae e tuyuria.

Sono oggimai

sime
IVe

le

urne cinerarie foggiate a capanna

dell' arcaica nccro|M)li


il

alluiDa.

furono rinvenuti circa quarantacincpie estMuplari: de' (piali

pi per-

fetto e

preludente all'architettura delle aedes sacrae,

|>erciu> fornito di

vestibolo e fronte teirastila, dinanzi ai miei occhi nel domestico fra-

terno
s

museo paleoetnologico

'.

Ecco

nella pagina seguente

il

disegno di

prezioso campione ed arcaico modello della capanna laziale, ridotto


ter/.a

alla

parte del vero. Viva e perfetta sembianza esso ci reode non


rustici

solo dei

abituri dei prisci pastori

ed agricoltori del
il

Selli nioosio:

ma

eziandio del loro principale santuario,


(rxliis,
sliiiila

focus di Vesta, rolondo,

viiniiw

tpitus^:

delle

altre antichissime edicole sacre del

Vedi UiehAe Stofiino de

i^v-^^i

iu<((U

Aaiuli

deU*bt 1871

ptf.

U*

m$$. ta*. V:

mento dirnl;; Manabotto,


plari aopra
'Istrutti.
'

puafoMaMi ma k muvri^Stm
dati t pasti di

AoM
furono
d*>critti dai

w yta

^
htm
Il

te

annoronti, circa trenta

troTati dal

OamevaU

caaftmto laaiMdNteL Dai ael 1817, dtopaai,

i*

Nore mhio annoriT^ti e


Olii. h\ut. VI. 2fll

gg. Pifwiai Labl>oel^ Mum mn., oo4 (iMMiiia raraiee tm|ilo di Twtai Qm nume Mh, tti/niB Uhm lieta ttimm Et parin Imtt wimim iMfta naf. ^rm* tmtm l ayW, firn maw aiamt, an /Wnt

AW>nu ^

am

KprosicgtM faTologgiMdo nlla

Ibnw

rotaada dalT edicola |i alal ia 4a

Mia

romano

territorio, nelle quali prevalse la

forma

circolare; del tuyuritm


Il

Faustuli e della casa Romuli nel Palatino e nel Campidoglio.

fatto di
';

spontanea evidenza:

lo

confermano

le

testimonianze dei classici


Istituto

ed

stato teste discusso nelle

adunanze del nostro

^
io

Alle osservazioni

svolte dal eh. sig.

W. Helbig

aggiunsi qual-

che notizia, che slimo opportuno in questo luogo dichiarare. La descrizione precisa di
si

preziosi arcaici modelli e delle loro varie fogge veraserie

mente

spetta alla

ed

all'

esame delle rappresentanze plastiche e


dell'eterna citt;

grafiche dei singoli

monumenti

non a quello delle sue

generali o parziali icnografe. La prisca capanna laziale e romulea per

connessa colle lontanissime origini dell'agrimensura del nostro suolo; e


sia

per questo

titolo, sia
nell'

come primo germe

dell'

eterna

citt,

merita che

io

ne ragioni

esordio del presente trattato.

'

Vedi Fr. Cipolla, Dei prischi Latini


Bull, dell' Ist.

e dei

loro usi e costumi, nella Rivista di filologa, Torino

luglio 1878

p.

47

e segg.
2

1878

p.

9 e

seg.

(li

Le casae slrmnineae, de canna utraminihutque domu$t i togurii di Uwn^ canna ', clic la tradizione romana sempre ha ricordato cme propri
ci

delle origini delia

U, avevano
a|)|)ellala

il

loro

monumento ovvero modello pe-

renne nella casa Homuli

exiandio luyunuinFaustuUni l'alaliuo',

e nella casa Homuli sul (lampido^lio. In CapitoUo, scrive Vitruvio, eoMmonf'facere potcsl et siyni/icare mores vetustatis

Homuli casa
la

in

arce

m-

crorum
stala

slra^nt^l^tis

terla

".

Alcuni hanno opinato, che

eaa Romuli sia

trasferita dal Palatino al (Campidoglio,

per cagione di culto e di

onorata e sicura custodia.


zio.

Ma

di silTatla traslazione
:

uon abhiamo

indi*

L'unn e
il

l'altra

casa esisterono distintaineiite

il

Jordan opina, che

mentre

tuyuriitni Fausluli

rappresentava

la

capanna del nutritore di


nel Palalium; la cata

llomolo e l'ahilazione del fondatore della

citt

Homuli

in

CupiloUo

sia stata

l'eilicola
il

sacra al

culto

di

lui

divenuto
fuoco

eroe e semi-dio \ Oni come


perpetuo, non difTeriva nella
slramine tectue del territorio
;

ttMupio di Ve^ta,

casa sacra del

forma

da quella delle rotonde capanne


le

come

le

urne

contenenti

ceneri dei

prisci coloni
rusti-

albano erano foggiate


dei vivi;
la
il

ad imitazione perfetta dei

cani abituri, tuyuria,

tugurium Fausluli abitazione di Ro-

molo vivente nel Palatino e


sul

casa Homuli sacra al culto di lui morto


in circa della

Campidoglio dovettero essere


iittili

medesima foggia e del


in

tipo dei modelli

dell'arcaica

capanna

laziale.

Un'altra

memoria
il

dei lontani tempi di

Roma congiunge
e

un solo

nodo

le

socraria,
il

suolo abitato

vicatim

poi diviso nelle urbane

rejj;ioni,

suo censimento. Dico

degli /irgei e delle

famose cappelle
la

dalla tradizione appellate con quell' oscuro

nome: che sono

pi vetusta
del

memoria
messo
la

a noi jiervenuta attinente


il

iul

una divisione

topografica

Seplimontium.

liiflicile

e corrotto pass di Varrone, che ce ne ha trastratta

distinta notizia,
assjii

dai

libri

rituali dei pontefici

e stalo

con ogni studio ed

sottilmente interpretato dal Jordan

*.

Le pre-

delle cappelle furono ventiquattro: e distinte in quattro gnqipi. ciascuno


di sei, servirono di base

od almeno furono coordinale

alla

divisione

OTid. Amor. II, 9, 18; Aul.

m,

18S; V,

M:
ai*

Sembra oh
XII i
p.
II.

U
1,

mm
6:
rf.

ItomwK

M PalatiM
Val.

It B, M: MtmJK 1,7*. TimMta Oam Mite rin 4i

VML

RH

OaM.

v.

MWHemuu
>

S27.

VitruT

Uv. V. M:
T. VII p.
II

Mu.
rt.

IV, 4. II.
I p.

V. Jonliin
r<>;<v'
I

wWlImnM
IK

IM:

7V>pr.

L
TrAtit p. tlt t

>

SS8,

M:

pi.

>37-m0:

Momwmi.

quadripartita delle regioni serviane. Esse erano appellale sacella e sacrarla:


il

primo vocabolo esprimeva

il

locus sacer coll'ara;

il

secondo

la

tabernola

(=
viri

tugurium), ove erano riposte le res sacrae. La notizia di Festo: Argea


in his sepulti essent
critici
'.

locaRomae appellantury quod


ninna fiducia ispira
ai

quidam Argivoriim

illustres

moderni

La

festa e le sacra degli

Argei

non avevano relazione


di quelle sacra
laziale:

coi sepolcri

ne

col culto dei Mani. Il rituale

per

ricordava tempi e costumi quasi selvaggi della famiglia


Dialis
idi di

F/ammjca

cum

il

ad Argeos ncque comit caput ncque


le Vestali

capil-

lum

depectit

^ Alle

maggio

giltavano nel Tevere fantocci,


^:

priscorum simulacra virorum scirpea, appellati Argei


fossero in sostituzione dei vecchi

si

diceva, che

sessagenari,

quali avrebbero dovuto,


*.

per selvaggio
natura
lustrale

rito,
,

essere sacrificati a Saturno


le

Quel

sacrificio

era di

come
sacella

ambarvalia dei campi attorno


sacrarla

ai confini del

territorio
il

^ Alle

culto dei Lares

compilales

Argeorum succedettero le edicole e e vicani. Da tutto ci raccolgo, che le capstate principali

pelle degli Argei

sembrano essere

tuguria

lares

do-

mestici delle antichissime famiglie di rozzi pastori e dei


tori del

primi agricoldi
et

Settimonzo: prima che quivi fossero borgate cinte

mura

e chiuse da porte:

Quo agri

coli

sunt

coepti

alque in casis
^.

tuguriis

hahitahant, nec murus, nec porta quid essent se iebant

Quei tugurii erano

nei campi stabilmente occupati e coltivati,

divenuti cos patrimoniali


:

ed

ereditarli [ager patritus, avitus, heredium)

prima divisione del

ter-

ritorio e lontana origine dei vici delle regioni serviane, consacrati dalle

antichissime cappelle appellate Argei.


faceva a quelle cappelle
,

Bench

la

processione

che

si

la

loro

festa

non avesse scopo diretto e


i

manifesto di culto dei defonti e dei loro Manes, pure


primitive famiglie furono nel luogo
ereditario.

sepolcri delle

medesimo

di loro domicilio e
est

campo
consue-

Apud

maiores domi suae sepeliehantur; unde orta


Il

tudo ut dii Penates colantur in domibu^s ^

luogo della porta Romanula

'

Haschke, /?5m. Jahr

p.

228; Jordan,

1.

e.

Il p.

233

e segg.

2
'

Masurius Sabinus ap. Geli. X, 15, 30.


Ovid. Fasi. V. 621; Varr,

L
al

L.

VII, 44; Festus

v.

Argeos; Dionys. I, 38.

Intorno a questo punto ed


i

confronto con gli odierni selvaggi, massime di vita nomade, che abbandonano
1.

uccidono

loro vecchi inabili e infermi, v. Cipolla,


ToJv

e.

p.

97 e segg.
cf.

'o fjcyiarof

xa.9a(Pf/v,

Plutarch. Quuesl. fom. 86:

Jordan,

1.

e.

I p. 289.

6
^

Varr, De re rustica III,


Servius, Aeneid. V, 101.

1.

del l'ahiliiio
fumiltui'
].a
':

era

appellato statuiic
sciiihra 'sst-n' slnla
il

(Jinclae

(ptod
la

u.

fuit

Mepulcntm
*,

piivi

<>7.iaii(lio

casa dei (linrii

prisca casa,

Imjunum,

clvciiiitu

poi edicola e santuario vicaoo


il

e compitale, iiiaiilenne assai lungamente


nella religione

vo4*al>olo

della Mia orgine

romana
i

e nei

monumenti
agli

sepolcrali.

Amohio

nel secolo
:

quarto derideva
scrisse celiando
Icffiirium

gentili,
satira.

che
In

Dei consacravano tuijurinla*

n rio

per

epigrafe dell'anno ^)1 leggiamo


farsi
\\

d'un

dedicalo Falta. Fata{hus); ove doveva


v,

contulrium delle

pruedia

l'ondi

nella lapide registrali*. I vocalnili rasa, catuUt e simili

nei secoli dell'impero furono sovente applicali anclie ai sepolcri e

mo-

nuuKMiti sepolcrali.

nel!' epigrafia

latina

di l^lla

Marnia nell Africa


il

apparisce

il

nome

speciale domus iiomula significante

sepolcro *. Tanto

spontanea l'analogia della domus Komula colla


ci forza a

com

Romuli, che quasi


I

cercare nell'una
casula

l'

interpret^izione dell'altra.

sepolcri fof^iali

a tefjurium e casa,

panni dieno suflicientc ragione della


lA'lla

omm
campo
vici

liomuln nelle epigrafi sepolcrali di


.

Marnia

*.

tugurii del Settimon/.io

cos

considerali

in

rel.i/iuin-

col

coltivalo,

palrimonial(>, ereditario,

germe ed embrione dei

futuri

delle regioni serviane e del cullo dei Lares vicani e compilale, ci chia*

mano
delle

a parlare della

prima agrimensura del suolo poi divenuto urbano, e


partizioni.

prime origini delle posteriori sue

Ovunque e

agrcoltura.

propriet stabile, divisione della terra, nect^sariamente un inizio d

agrimensura. Da ]>rincipio per


deliniti

confini, ctmfinia. debl>ono essere siali


la

dalla sola convenifntia e

puclum dei convicin, sotto


alberi prossimi al

coslodia

della /ides
santi,

della reluj'm.

(ili

confine erano sacro:

perch considerali come arhores

ftnales et tenninatei*

e perch

FMtnii, od. Mallor

p. p.

863.
17, 178.
3.

V. Jordan,

l.

r. I

Arnob.

.'((il),

gcntes
I.

M,
V
n.

Momnucn,

C.

5005.

Il

Ubo* (Marni MtkU


[nAVIkrmm

BNtcfaiU
VII p.

f.

tuguriutn:

nw

h tato pinainent ronftitato dal Jordan

19S

IM) 4M WgS4 lV*|r. /.


4S7, M).

f^

tM).

dei tempi imperiali aioniigliaTa al


altari crintiani.

tabwMwoia /Mtn'wiv,

wintta

da fMlti*

! Uaa a
naaaa H Ti

tapnitit d'an*dicola
nl

i wpolcr ebbara riSbtIa Mfarit (v. Baaa aalt T. Ili wpoaala fcggial a tabanacola oaa traa aa Q HtcMI dt ta toetM 4 OMutmtUm XVI ^ pi. n. 3: cf Sri hi ni a. S > Rcnir, Inser. A* FMg. a. 8808-38tt.

Ancho

y^ a ^

M.

V.

Koma

aoU. T. Ili

p.

4M,

4&7.

Il

Rraaa, h*iH,n a. rnr.c. f, 119,


nilliatl;

SU MfMa, tkt la

di Lelia

rangaanMa al Ma mI di irawidiw(>//iiniiii< BcUa Vnikia. I miai amici vataitl uriwrtaUrti g. an. B. fiMm fnt.L OaM al che la prvpoata etaMlogia, cai raatora aoa d altn paaa dW 4i aaagaltam. aagfiMa a yM
Marnia poa
*

mmn vocabolo intrudotto dai SU ^i


td.

CrofNoAW VH.

I.arhmana

p.

270.


in quibus locs arbores

videntur, in his locis


veteres
sacri-

intactae stare

ficium (terminale) facieb(mt\

Silvano, dio

terminale

per eccellenza,
sacri

tutor flnium e perci custode della


gli

domus e del suo limitare, erano


Incus positus,

alberi di

confine

et

est in

confnio

a quo Inter duo

pluresve fines oriuntur^. Indi avvenne, che nei tempi medesimi di


civilt
i

somma
al

cippi terminali
:

non sempre erano

infissi

al

debito posto ed
in fine

vero confine

pliiribus locis terminos sacrifcales

non

ponunt,

sed

ubi illud sacrif di potius opportunitas suadet,

juxta arbores

laetiores^.

L'annua

Ivstratio dei

campi

fatta in

comune

dai convicini, conlustrium,


si

era una religiosa ricognizione e sanzione dei confini: le ambarvalia

celebravano hostia ducta circum arva, circa


legali la

fines*.
si

Cosi poi nei contratti


fece
la

demonstratio

materiale

dei

confini

col

circuire

totum

fundum^; e nella formola del pactum fiduciae per


rustico,

vendita d'un fondo

trovata in Spagna,

si

legge

ad

fines

emulo dixit L. Baianius


I

L. Titium et

C. Seium

et

populum

et si

quos dicere oportet \


limitati

convicani

pacifici dei fondi


il

per comune consenso


la

divisi

costituirono

pagus; vocabolo,

cui

parentela con pax, panrjo,

pactum parmi

felicemente dichiarata dal Rudorf', senza escludere pasco, compascuus

ager

^.

Il

vicus (ohog) era ciascuna

casa
il

con

il

suo

campo

la

riunione

dei vici pacifici nei loro limiti pagus;

quadrifinium, punto angolare di

pi vici, compitum e luogo di convegno dei pagani.

siffatta

primordiale,

pacifica divisione dei

campi

coltivati

e di

patrimoniale dominio da antichissima et successe una pi o


'

meno

regolare

Lib.

cdon.

I, ed.
1.

Lachmann,

p. 241.

2
'

Dolabella

e.

p. 302.
1.

Prontin. De conlrov. agr. Il,

e. p.

43. Il sito preciso di un grappo di cippi sepolcrali dei tempi repubblicani

test trovati presso la via Tiburtina, secondo le attente osservazioni del eh. sig. Stevenson,

non corrispondeva esatso quanto giustamente

tamente

alle

misure

delle

aree

quivi

segnate fBuU. arch. comnn.

a.

1878 pag. 233).


i

Non

potremmo applicare a questo caso la dottrina min in fine ma ove loci commodilas (estj,
*
5

degli agrmensores circa

termini sacrificales juxta

arbores^ e posti

in quo sacri/icium abuti

V. Marini, Arvali p.

XXIX,

138; Henzcn,

Ada fratrum

ArvcU.

commode jiossint (Prontin. 1. e). p. 47; e la mia Koma sott. T. Ili pag. 690
del

e segg.

V. Rudorf, R. Fedm. II V. Huebner,


le

p. 238.
cf.
i

C-

1.

L. II n. 5042:

speciali

commenti deU'Huebner e
inciso

L'Huebner separa
bronzo
(del quale

parole

AD PINES EVNDO
gli occhi la fotografia)
;

dalle seguenti; e le lettere

EVNDO

Degenkolb nellV/ermw, T. IH. muta ed emenda fundo. Nel


le

ho sotto

non solo
contesto

chiaramente

EVNDO; ma
che sopra
dixit eie.

citate parole sono


trascritto. Perci

divise dallo precedenti per interposto spazio

ed

il

le collega al periodo,

ho

converrebbe leggere col Bruns {Fonles juris R. antiqui ed. 3


fines

p. 180):

Adfines fundo

La formola

per

ad

eimdo dixit d anche essa un senso, che pu essere legittimo; n vorrei arbitrariamente mutarla.
'

R. Fedmetserll p. 238, 2-39.

Nel Bull,

della

Comm.
C.
I.

esempio della scrittura paciis in luogo di pagus. Nel che la curva inferiore della
Lanciani
>*

maggiore
16.

di quella delle

Com. a. 1877 p. 241 ho detto, che non conosco antico VI n. 3823 si legge P.\ACO ma quivi avvertito, altre lettere C nel medesimo monumento; perci col
arch.
L.
;

io

leggo

PAAGO.
p.

V.

Mommsen, Tribus

dvl'nl'tii,

tradmooi
pomerio troviamo funrcin meo-

tnetisuralut

',

termiimlio: drlla qualt fino dalle priiiie

iiKMiiorc; <l(>lla citt roiiiiilra

r del suo

/Jone.

lutti

noto

il

vetusto islcma di limitare e miHurare le tempia


U^rre tracciando

(aree sacre), le citt,


il

l(>

due

lince incrociate {deeu$$ata),


i

cardo ed

il

drcmnanus: ed orientandole con

punti cardinali delrielo*.


S|)cciali

Sill'atta sci(;n/a

ed udirio nel Laxio furono dapprima


;

degli auguri

addottrinati da^li Etnischi


sura, (jromalici^
.

poi

comuni
soli

a tutti

professori di agrrocosi

Mlunedium di due

jugeri, che
*,

diceva aasegnaln

Romolo a domestico, non il campo


e misurato da
dodici tavoh;
V hercdinin

ciascun cittiidino
suflicient<>

pot essere soltanto I'Aoi/im


l'intera famiglia*. Nelle

ad alimentare

era nominato in S4'nso di hortiu*. Recinta da

mura
della

la citt,

e divisa in regioni e vici, ciascuna casa o gru|>po di rase


liorttu costitu

medesima gente coll'annesso heredium ed


nella primitiva

un'i/wii/a;
:

come
(piel

Pompei

'.

Poi le

iiutulae

furono tutte fabbricate


la citt

e
in

vocabolo signific quasi sempre corpo di case, (jiduta


in (pialche

miseria e spopolata, tornarono


stalo di luntus:
il

modo

le insulae

al

pristino

progresso del presente trattato lo dimostrer. La limi(|M>i


i

tazione esatta delh* hnrcdia dei singoli proprielarii


<la

chiamati

iiuutttrii)

principio certamente

fu stabilita infiggendo

termini

riveriti

con

somma

religione e consacrati. Dei quali se non troviamo o ravvisiamo


ci

alcun campione dei pi lontani tempi,


stati (pielli

viene non solo

dall' essere

informi ed anepigrafi;

ma
i

eziandio di materia corruttibile e

perci gi da lunga et disfatti

e periti.

Anche

ai

tempi di Augusto
et

nelle regioni vicine a lloma, oltre

termini lapidei,

liynei sacrificalet
actis (fuidem

mnt

consliliUi.

Media aulnn pars

inler liomain et

Portum

im-

suris est adsfnnln, et sliiilihus nleaginis affixis


desi(jmili^. (dolesti slipiles oleagini
la

numeri ad

siiiguios aiHfulo tumt

erano chiamati pali sacri/ieak$; e perci

definizione dei limiti nella Ialina epigrafa chiaiuata de/Mlatio. Trejano

'

Dolio cifro nnmcrioho latino f<iciharat


I

prMUibtIkkc
pigr.

T.

Moaam, M. 0M^
wl

I.

14;ffit4(k

Hom. Imi. BUcs T.


'-

p.

aoO; BortolotU,
Dit

V.

MuriU Cantor.
flsicho T.

SptdL rbmiKhtn A$rim$Monm,

Mo4m.

Ujdm

p. Ite ifg. Ifflft; A. Frani

ML M

wicuio mnt'in. e
t.-inpi

IX >iiro 1876: 0. Roirf. Qnmm iqMilrB, vntn ori m, Btrifai Idi. antichi ni ccolo XVII. Torino 1877. Cf. NUm, Att Timpti ' V. Rnaorf, 1. e. p. 320
*

Vurro, Dt

tr.

rusl. VII,

10.
I

M<in)n)M<n. ttom. Gtteh.


Plin.
//.

e.

13.

'
'

A'.

XIX.
I, 0)1.

U>. .

V. ForcUi, Dcscr. di Pompei p.

J7

acff.

Ub, colon.

l.chinann p.

Hi,

SS8.


ordin, che
territorii
ai pali

io

fossero sostituiti

termini lapidei;

ed

inoltre
est

huius

forma

in tabula aeris

ab imperatore Trajano iussa

describiK

Dovremo discendere per qualche


fin

secolo dalle et antichissime, delle quali

qui ho ragionato, innanzi di trovare la menzione delle formae deli:

neate in tabulis aeris o d'altra materia


di Trajano

la

troveremo per

assai

prima

ed anche

di Augusto.

Il

censo delle terre e del suolo privalo

e pubblico, cos definito e consacrato palis, stipitibus, terminis sacrificalibus,

quando

fu cominciato a scrivere o delineare in tabulis fu affidato alla


:

custodia degli aeditui e delle sacraria dei templi

census omnes

illic

serva-

bantur scrisse Servio*.

Ed anche

ai

tempi dell'impero l'archivio autentico

del censo e delle sue formae era appellato sanctuarium. Siculo Fiacco
scrisse: si qiiis contradicat,

sanctuarium Caesaris respici

solet:

omnium enim
ad san-

agrorum
liabet.

et

divisorum

et

assignatorum formas
fuerint,
erit^.

principatus in sanctuario
fide,

Qualescumque formae

si.ambigatur de earum

ctuarium principis reverlendum

'

L.

e. p.

223.

'

Ad

Aeneid.

IX

v.

648:

cf.

Marquardt, De aediluis Romanorum in Comm. phUd. in hon. Th. Mommseni

p.

385.

Siculns Flaccus, De condii, agr. ed.

Lachmann

p.

154, 155.

CAPO IL

PERIODO REALE

Nel capo precedciiU;


sione del suolo romano,

iio

ragionalo dei priinissinii ^ormi della


poi
le
di*' le

ili

vi-

<*lie

imulap,
il

vici, le regioni e le loro

mPHsurae, forinae, icnografie;


lavoro.

quali sono

tenia speciale del

mio tMliemo

Ho

evitato al possibile di

|)ronunciare nomi di yentei, di fHiyi.

di popoli, e di ricordare notizie dt^terininate pi

o meno tradizionali

e controverso; avendo voluto contemplare nella massima semplicit dello


stalo (piasi direi nebuloso
il

primordiale periodo della pre|)arasione del-

Teterna citt. Avvicinandomi ora ali't'poca storica ed entrando eon franco

piede nel caupo storico e monumentale, dovrei dire della

Roma

qua-

drata nel Pidatium e del suo pomerio; dei pagi e castelli del S*llimonxio
e dei vicini colli cisliberini e trastiherini: <lelle grandi

miim e

dell'agcitt:

gerc serviano, che molti di

ipiei |tagi

chiusero ed unificarono nella

della quadripartita divisione di tpicsta. che gi pi volte

ho rironlato.

Ma

lutto ci stalo

ed tuttod pienamente esposto dai topografi nole

strani e stranieri:

icnografe <lella

Roma

del lurimio reale sono

frutto degli odierni studii

monumentali ed

istorici,

non d'antiche formm


ed

ne di (pialsivoglia loro memoria. Laonde toocheni pi o meno di volo


quei
soli

punti,

che col mio tema sono strettamente connessi;

ai

contorni ed estremi lineamenti del piadro. che ho in mira, necvssari.


Il
*

42

Roma
quadrata del Palatino,

pomerio augurato e consacrato della

e quello poi del recinto di Servio Tullio, furono segnati e definiti dal
solco nel terreno e dai termini lapidei; la parola propria per e sacrale
di quell'inaugurazione e definizione agyer ejfatus, effati urbis fmes^. Pe-

rocch

il

rito voleva,

che l'augure

eff'ando, conceptis verbis,

ne determi:

nasse le regiones e fmes,

come
in

di templum, e col lituo le segnasse

n del

pomerio

fu,

credo

io,
l'

verun tempo posteriore stimata necessaria n

forse delineata

mai

icnografia nelle formae autentiche, delle quali poi

parleremo. Laonde dei termini e fmes pomerii, e delle loro successive


restaurazioni ed ampliazioni % l'argomento
saprei dirne alcun che di

non porta che

io ragioni

nuovo o poco noto. Roma,


iirbs {ab

col suo

pomerium

augurato, dagli antichi delta in pari tempo

orbe) e quadrata.

L'apparente contradizione

si

concilia cos, che Vurbs la figura circolare


fossa;

curva tracciata dal solco dell'aratro e perpetuata nella

quadrata

l'area fortificata sul Palatino*. Nelle piante prospettiche poi, che ve-

dremo rappresentare
essa prese di quelle icnografie.

la citt

chiusa dalle
elillica,

mura aurelianee ed onoriane,


la

forma pi o meno

secondo

varia rozzezza od arte

Le mura e
montiiim, ed
il

le

porte dei re di

cui

compimento,

se

Roma, che recinsero il non l'opera intera, gli

prisco Septistorici con-

cordemente attribuiscono a Servio Tullio, sono


gli

state negli ultimi anni sotto

occhi nostri e sono tuttod tanto illustrate dalle recenti scoperte, che
il

possiamo rallegrarci di conoscerne oggimai quasi esattamente

perimetro

e l'icnografia. Questa fu sagacemente delineata e studiata nel 1871 dal

nostro valoroso topografo sig. cav. R. Lanciani

^;

ed

assai

pi dopo

le
lui

ultime scoperte egli


aspettiamo
.

ci

dar nella insigne pianta di Roma, che da


la

Dionigi di Alicarnasso (IV, 13) ne segn

misura appros-

simativa: dicendola non molto maggiore di quella del recinto dell' 'Atti;
di Atene; che

da Tucidide

(II,

13) e dal suo scoliaste sappiamo essere

'

Sul vocabolo pomerium, e su quanto concerne quello in specie di


Messalla ap. Geli. XIII, -14,
1, 4.

Roma,

v.

Mommsen nel'lltrmes X p. 40

e segg.

2
s
*

V. Henzen nel Bull.


V. Mommsen,
1.

dell'Ist.
cf.

1857

p.

9 e segg.; 1869 pag. 234 e segg.


negli

e.

p. 47:

Lanciani

Ann.

dell'Ist.

1871

p.

42;

il

medesimo

e C. L. Visconti,

Guida

del Palatino
5

1873

p.

17 e segg.

Lanciani negli Ann. dell'Ist. 1871 p. 40-85,

Monum. IX

tav.

XXXVII:

cf.

Bull, arcli.

commi. 1876

p.

29

segg., 121 e segg.


6

E. Lanciani, Intorno

alla

grande pianta di

Roma

antica (estr. dal T. Ili ser. II degli Atti della R. Ac(!ad.

dei Lincei).

slata

(li

sessanta stadii (miglia sette e mezza romane). Dionigi |icr nota


di rinlracriare le
!<;

la (linrolt

mura serviane

ai

suoi di gi coperte da
|)er le

edifici

privati, l'ali
'

ravvisiamo noi medesimi

novelle scoperte

lU'irAveiilino

e nell'altere viminale ed esquilino. laonde Dionigi ne

ricerc le v(>stigia,

ovunque apparivano ed emergevano dallWcuiNizione dei


il

posteriori <>(li(ici;ed
egli s<;nil)ra

<-oniputo

d(;l

perimetro e paragone

coli' 'Arru di

Atene

dedurre dalle
Nei
frauiuu'uli

fatte

ricerche,

non dalla forma ed icnografia


ninna traccia

della

cill.

dell'antica

pianta capitolina
fu

veggo del recinto serviano. Esso per


dinala da Vespasiano.

contemplato nella misura or-

Se tanto nascoste furono dai tempi augustei

ai

nostri le ooloMali

mura

del recinto

di

Servio Tullio, non cos avvenne del suo Celebre


dal

aggere, appellalo anche


del secolo (piarlo

nome

di Tarquinio.

I^

nolitiae
il

regtotmm

concordemente registrano nelle Eujuiiiae


Super ayyerein,

Sub ager

(sub ctgyere'); Lampridio

ricordando punti diversi e lontani di IVoma


in Caelio,

scrisse: in Capilolio, in Piilalio,

Trans Tiberim'.

Nel medio evo


fu

la

vetta del Viminale, ove sorge la basilica Liberiana,


Miirli*

chiamata vwns Supcriujius*: non certamente dal greco <rnpt^is;,

siius,

come

si

favoleggialo,
*.

ma

dall' antico

vocal>olo Super aggtrtm,


Battista
Allierti,

insegnatoci

da Uunpridio

Nel secolo

XV

Leon

che

vedremo

essere stato

primo autore o

direttore*

d'uno studio
lui

circa le

mura

di

Uonia e d'una sua esatta pianta, e dietro


la

Ik'rnardo Kucellai,

osservarono Vayyer Tarfpiinii*. Circa


Cittadini,
in

line del secolo


al

seguente

Ca'Lso

alcune sue note manoscritte

libro antichit et faradots

di Pirro Ligorio, a costui faceva

rimprovero di non avere veduto e sapulo.


orn wlln %uftm
tir

che

l'aulica /">/a .S/r (Collina^

Ftni di

$,

Snlmlnt^

>

Satle caKc addosMto


(<-r.

a<1

ambe

l parti

drllc

mnr

mtfkm adrAvaattM
S.

nH

ci

dM

mM mI

BrfL 4i^

l'

Ui. 1865 pag. XI.VIII


f. :
*
*

Dewremet. Sur U$ fituUkt


13S, 183.

m<iMw

SMm,

Flwfe IMifl UifJMil, Bai.

tmk.

I87

130.

V. Prollfr,
lAiDpritl.

li

-j/ion/'n
e.

p.

I/I

Klagabalo

30.

(l'frut

Urb lomat

Nel cwi. Ottob. Vat. 207 del principio in ck t\ colo XV f. 41: ImetfUiilmi Ikmm -Bimftm 1) aqunnim ituriibus Awiiam rifantibui t. IVrllcr, Pi* iltfiMM fk. 87; ITiIkka. CW.

w^

p. SI).

Nel paragrafo
>

(io

iiiuri/iftui

sopra

il

[mont] KaqniliitM* Kritto ia

Mte

iatofUaai*:

Mmmmt Mm
*
I

ttu SuiMragiu.
V.
il

nmxairo Jrlla hrciate di


bosilirlic di

Maria Mi^giort d
di

alo

tali Uhnliiliv

mu!>airi
*

MU

M mAmm iriM"

Hunia

in

oiw

pvbbBcwiMM.

U Alborti, Od
ma

nt anUfieatoria,

FkmMm a.

I4M

f.

(R, RMvIlai, D

porta tnliT aggrrtt additata da l'oinponiu Iilo e da altri topografl dal

CrtiHmm 9. Bmmtfk p. WOl Km dH k wto o XV; |MnM i mmimmm tmm,


l

non traditionalo

letteraria,

rmta da(U

uttiqMrii di ^Mil'al.

14

et
le

in

Lauro, ove cominciavano yli argini di Tarquinia

mura, come

fin

hoggisivede\ da Sisto
ove fu

E bench

la villa Peretti

ed

cumuli di terre trasportati


il

avessero fatto scomparire e sepolto

tratto

medio
la

dell'aggere,

la

porta Viminale, pure nel secolo XVII, divulgata

Roma

antica

del Nardini, quel punto fu attentamente riveduto e studiato dal dotto Gio-

vanni Lucio Traguritano (morto nel 1679).

Il

quale vide e riconobbe


sito,

il

varco della predetta porta, in quel medesimo preciso


stato

che oggi

nuovamente scoperto e dal Lanciani

illustrato

^.

La memoria inedita

del Traguritano sulle

mura

di

Servio e sulla pianta tentatane dal Nardini

merita, specialmente oggi, la pubblica luce. Si vegga nei documenti, che

accompagnano questo

discorso,

il

numero

I.

Le mura e l'aggere serviano chiusero parte degli antichi pagi


stanti alla

circo-

Roma

quadrata, parte ne lasciarono fuori. Luminosa e feconda

di conseguenze importanti la dimostrazione fatta dal

Mommscn,

con-

fermata poi

dal Detlefsen

con

la

scoperta del pago gianicolense, del-

l'antica distinzione degli abitanti la

Roma

serviana in montani e pagani:

quelli domiciliati sul prisco Septimontium; questi nei prossimi pagi, altri

chiusi entro le mura, altri

con

essi

contigui e continentes ^ La recente

scoperta del pagus montanus, fuori delle

mura serviane

suU'Esquilino, ha

sparso nuova luce su cotesto punto fondamentale delle topografiche origini


e della storia di
dati

Roma**

Il

Lanciani dietro
tutti

la scorta di
i

questo e

d'altri

ha esposto, che

pagi furono

estramurani,

montes intramurani.

Semplicissima e naturale m' parsa sempre cotesta distinzione.

Ma

le

fanno ostacolo

pagani Aventinenses^: n vale

il

rispondere, che l'Aventino


il

fino all'imperatore Claudio fu extra


intra

pomerium. Altro

pomerio augurato
di quello,

agrmn

effatum, altro la citt cinta da


se

mura. Di questa, non


i

domandiamo
pagus.

comprese entro

la

sua cerchia, oltre

montes, anche alcun

E che

l'Aventino fosse cinto dalle

mura

serviane, lo
(la

vediamo

coi

nostri occhi. D'altra parte l'antico

pagus Sucusanus
la regio

Subura), chiuso

entro le

mura

di Servio,

divenne
tutti

prima Suburana;
i

rimanenti

pagi

al

presente d noti sono

estramurani. Forse

pagani Aventinenses

'

Martinelli,

Roma

ex elhn. sacra p. 424.

Bull. arch. com. a.

1876
p.

p.

210 e segg.
I p.

Momnisea,

Tribtis

Detlefsen nel Bull. dell'Ist.


* '

15 e segg., 211 e segg.; Hm. Gesch. 3 ed. 1861 p. 48 e segg.


p.

109; Corpus inscr. Lai. I

p.

205:

V. Lanciani, BuU. arch. comun. 1875

199

e segg.;

Momrasen

nel C.

I.

VI

n.

3823 pag. 848.

Orelli-Henzen

n.

6010.

45

purUim Trigmitam. Qocste


conlraddizionc, e di
ul

uhitai'oiio |M-rsso le radici (icirAvciitin t-xlru

sola

i|)()l<'si

sarebbe
al

('a|>a<-e

di roiiriliare

In

dare

piena credibilil

sistema del l^inciani. Intorno

(|uale

Mpetleremo

luce migliore da novelle scoperte.

Un
la

altro

punto

c(>nc<;rnent(>

pagi capitale |mt lo sladio delle

primitive ed au^ustee regioni urbane e delle loro icnografie. Quale fu

cond/ione dei pagi, che nel recinto di S<>rvio divennero estramu<liritti

rnni? Naturalmente io non parlo dei

politici dei loro abitatori:


circoH(*ritti dalie

ninno ignora, die questi non furono punto


citt
;

mura

della
sti-

e cbe anzi nel processo del


assai

tempo

le

trib nisliclie

furono

mate

pi nobili delle urban>. Io parlo del nesso materiale, topo-

grafico e amministrativo di quei pagi col Scttimonzio chiuso e forliiicato.

Furono

<>ssi

in lutto

in

parte incorporati,
!*

come sobborghi cstramurani,


citta.

alle regioni

intramurane di Servio

Ai tenqii dell'impero le extpt^iamta

teda erano continuazione, che send)rava indefinita, della

Ed

nolo,

che

giureconsulti consideravano

la citt
'.

non

in

quanto

allo spazio cinto

da

mura,

ma

alle vonlinrnlia uodi/ciu


i

Cos l'istituzione alimentaria in Sicca


.

Veneria n<'H Africa abbracciava


aedi/cia morahinitur \
Il

fancinlli

'/ui

intra rmitinentiti eolomiae

colossale svolgimento del

fabbricato continuo

attorno al nucleo serviano fu opera di molti secoli. Prima di Augusto


nella legge Giulia municipale leggiamo, che la giurisdizione dei
viri viis catta
l

duum^

i'rbem liomam pur<jandis cominciava da un miglio al di


'.

dello spazio ubei continente liahilabilur

Cosi pi tardi Macro scrisse:


aedificiis

mille passus

non a miliario Urbis sed a cuntinenlibus


di
la

numerandi
riruii

siml \
al

Una lapide per dell'anno


la

Koma

751 estende ad un

sito

settimo miglio tra

latina e

l^ibicana la giurisdizione degli edili

curuli \

nell'anno

lihli

aediliutn
in

curulium

ediclo

in

CtqtitoUum
denrnttm
,

$taU

convocatae (matronae), quibus

urbe romana

intraque

lapidem
oltre le iira

ab urbe domicilia essent

*.

Aduiupie nella et della repubblica

continentia l'rbi aedi/icia,

anche

le

doncilia in

agris,

riritt.

jHigi*

Orba
173.

a^UUio muHs, Htmm tUM


roytp*
C.
t.

mltMNll'ftiif

(ffei'

^Mfw. PmI Uf.

L, !, ti

<1 7, l,

U7,

154,
* * >
'

riu.<rn.

M
L

Twtit

II (k
cf.

M,

ffh BaU. ddTIi*.

1M3 ^ HI95

Momnwn.
Ug.
I.iv
I.

f. 94:

p.

185; Jordan, 7VifM/r. II p. 01.

t.

154.
nail.

Hentcn.

MVUt
37.

Mi

p.

84 r Mff.

XXVII.

-16

decimum lapidem furono considerate come parte pi o meno integrante


della citt
lo
:

e ci per istituto probabilmente assai antico e, per quanto


il

comportava

territorio, forse originato ai


:

tempi medesimi di Servio


tolius,

Tullio. Nel noto passo di Cicerone

habeto
*,

rationem Urbis
vichiilas

col-

legiorum
avviso,
i

omnium, pagorum, vicinitatum


vici rustici intra

la

abbraccia, a
il

mio

decimum

(in circa) lapidem; presso

quale

nella Latina, nell'Appia

ed

in altre vie

cominciava

il

territorio dei pros-

simi municipii. In

somma

gli abitanti e vicini di


al

Roma

furono

altri intra-

murani,

altri

extramurani lino

miglio in circa decimo ab Urbe.

di
^

cotesta distinzione troviamo ricordo eziandio nella vita di Elagabalo

quando

delle

nascoste
si

mura
;

di Servio

appena

si

conosceva
ancora

il

sito,

poco conto pi

teneva

n quelle di Aureliano

esistevano.

Nei pi antichi tempi e fino alla nuova divisione regionaria di Augusto


i

montani cosi assolutamente detti (non


tutti

gli abitatori

del payus monlanus)

furono

intramurani:

pagani forse

tutti

extramurani.

Era
latina,

dell'

indole e della tenace consuetudine della prisca religione


le

che per qualsivoglia mutamento civile o politico


intermettessero, u sostanzialmente
si

antiche sacra

non
que

si

mutassero. La cinta adunin

di Servio

non dee avere ne abolito ne fuso


le

uno

le

sacra, le

conlustria, le compitalia,

paganalia degli antichi pagi del suolo urbano


festa del primitivo Septimontium
;

e suburbano.
in

cos fu.

La

si

mantenne
le

Roma

propria e speciale non populi sed montanorum

come

paga-

nalia furono proprie di ciascun


le compitalia dei

pagus ^

Il

cullo dei Lares compitales e

pagi e dei vici durarono in


*:

Roma

da Servio Tullio
istituzioni

agli ultimi

tempi della repubblica


i

e gi

prima delle nuove


dei Lari

di

Augusto troviamo

magistri vici pel culto


*.

compitali,

non

magistrati

ma

sacerdoti

Alla festa selvaggia degli Argei, che rappre-

sentava

pi vetusti

riti
i

e tempi preromani,
magistrati della citt
le

prendeano parte
'.

tutti

sacerdoti maggiori ed

le

sacella
,

Argeorum
pi volte

furono distribuite in tutte

quattro

regioni

serviane

gi

'

Cic. De petit, consul. 8.

s 4

Lamprid. in Helagabalo
Varr, De
.

e.

27.

lai.

VI, 24.
i

Dionys. IV, 14, 15: bench nella narrazione di Dionigi

critici

notino qualche anacronismo, la sostanza di

evidente verit.
5
'-

V. Jordan, Topogr. I p. 535; II


Dionys.
I,

p.

51 e segg. Cf. Mommsen,

C.

l.

i. I p.

59; Henzen, Ball. dell'Ist.

865

p.

84 e segg.

34.38.

incnlovalr: (ielle
(|ti>ili,

il

a|i|N>iia

\wrovv\v souo iiolMimc, dar

qoel eetUIO,

che

il

mio discorso richiede.


cilt di

La
divisa
'.

Servio Tullio fu

divizia in ((iiatlro rt>gioni.


pr(;ci>iiontf al
(!

quadrifariam
teina oppor-

Dionigi d'Aliciirnasso scrisse, con

mio

luna, che Servio Tullio ordin ?> xarar/fw?;

labulae cennoriae nominale

da Varrone
t; TOTrrx;

ix ir xara tu; rpuc uXc

^eif

yrnn; ; r.cnnoiv. a)) nana ras rtMOfas

^ non pi secondo
le (]ualtro

le

tre trib gentilizie,

come prima, ma
s

secondo
<leir

topiche, cio regionali.


io

In (piesle

precse

parole

archeologo alcarnassensc
,

trovo

la

menzione del primo germe


ricapitolare e

delle topografie

la

cui storia

ho impreso a

compire.

L' islilu/.ione delle lulmlae

censonae delle quattro trib urbane distribuite

geogralicanienle, e (piella delle trib rustiche, di sua natura richiedeva

un catasto; che presto o

tardi dovette essere


lei

non solo

scritto

ma

trziandio

grafico: cio la descriptio e le fonnae


(piatir regioni
Irinioniali

territorio

estramunuio e delle

urbane, con

le

lon suddivisioni in Iteredia e

temr

|ni.

di

ciascuna gente e famiglia.


farsi

(Juando

precisamente abbia
delinire

comincialo n

cotesta descriptio, a

me non

riesce

n con

probabilit congetturare, ^el cupo seguente vedremo, che gi nell'uso


pid)i)lico

ed anche sacro e privalo comunissime erano

in

Uoma

le foitHoe

nel secolo sesto della citl; e le leggi ne


1

supponevano certa
ed ortografia
fu

l'esistenxa.

monunienli dell'Assiria e dell'Egillo ce ne offrono esemplari antichislatti

simi,
gli

secondo

il

metodo misto

di icnografia

*:

cio eoo

edifci

prospellicamente delineati sulla pianta, che

|)oi

quello

dei romani gromatici;

come

dai disegni inseriti nei loro


loro

scritti

impa':

riamo. Essi professjuio avere ricevuto l'arte


(piali

dagli Etruschi

lei

certo furono discepoli gli auguri

primi

/initores

del

territori

romano.

iMa lo s(piadrare le terre colle linee decussale


Italia speciale

ed orientale del

cardo e del decuinanus non fu in


e
civiltii

propriet della scienza

etrusca

Sanniti, le colonie greche dell' Italia

meridionale.

non meno degli Etruschi, conobbero quel sistema e

lo supplicarono.

Ed

>

Ut.

I,

43

cf.

Juriiao,

r.

p.

S76 t Hfr.

SIS t Mff.

Varr. L.

VI, 86.

IHony. rv,

H.
i
:

V. Jordan,

102:

Urard. Th
>

Arma iirlii AMMMp. II, Uqakfedte MonaMiU mcm Uyrivi, AMiaiMr iMk S Im. MmnamaUt f KMwk 1849 pL 30, 6S, S, 77t Ummriit tf KmA mt ttfk Ui^ t:

scojiut terAi

of tkt mvmi n tt af ifMwfc pL 48, BO. Frontino in OnmaKe. t. LaelMWu T. I p, S7.

i8

Magna Grecia

noto quanto fiorirono la geometra e le mattematiche nella


e nella italica scuola circa gli ultimi tempi di

Roma

reale.

Le tavole
sono citate
suali dei

di Eraclea, del quarto secolo innanzi l'era volgare, sono


dell'arte

un monumento insigne
le px^j

agrimensoria

':

e nella tavola II lin. 25


e

cio assai pi

antiche misurazioni
Il

tavole cenlatino quella

beni del tempio di Bacco.

Mazochi volse
di

in

parola

aniiquas

formas

interpretandola

vere piante icnografiche

dell'anno in circa UhO avanti Cristo ^ I Latini, se dagli Etruschi tolsero


le cifre

numeriche,
s.

l'alfabeto e la scrittura

ebbero dalle colonie degli


Tullio

Eoli Dori in Italia

Ed

ai

tempi di Servio

dell' istituzione

del suo censo l'uso della scrittura greco-italica era in


diffuso
*.

Roma

abbastanza

Le

tabulile censoriae

adunque del popolo romano non debbono


tempo

avere per assai lunga et tardato a fornirsi delle formae agrimensorie;


e queste nel tabularium dei censori avranno datato in circa dal
delle relazioni pi strette di
al

Roma
:

con
:

la

genio pratico della romana cultura


fuit^

in

Magna summo

Grecia. Ci convenne
lionore

apud Graecos
L'intima

geometria

scrisse

Cicerone

itaque nihil matliematicis illustrius: at nos

ratiocinandi metiendique utilitate huius artis terminavimus

modum

^.

connessione del censo romano colle formae icnografiche non solo delle
terre,
citt,

ma

eziandio delle aree e fabbriche urbane, e colle mensurae della


fatti,

apparir manifesta dalla serie e dal complesso dei

che vengo
la

ordinando ed esponendo. Suggello autentico dei miei raziocinii sar


notizia precisa

delle mensurae

topografiche urbane raccolte dall'ultimo

censo

fatto in

Roma more majorum;


I.

da quello, cio, di Vespasiano.

V. Franz,

C.

Gr. T. Ili p. 693-712; Peyron,

La prima

tavola di Eraclea nelle Mera, della R. accad. delle

scienze di Torino ser. TI T.


^

XXVI.
p.

Mazochi, Tab. Heracleenses V.

256.

Mommsen,

R.

Gesch.

I,

14;

V. Bruzza negli Ann.


Cic.

dell' Ist.

1876

Lenormant nel Dictionn. des anliq. di Daremberg e Saglio p. 216. p. 83 e segg. cf. Bull, della Coinm. arch. com. di Roma 1878 p. 177
:

e segg.

Tuscul. quaest. I, 2.

CAro

III.

EPOCA REPUBBLICANA

L'

incondo gallico e

la

liiintiltiinrin ricnslnizion<*

della citt nel suo


il

anno

."(ia

segnano

la

data della grande catastrofe, che cIium

primo

periodo delia
regioni
;

Koma
'.

serviana regolarmente divisa nei vici delle quattro

e coniinri quello della sua nuova forma occttpalae maffU (fuam

divisae similis

Oneste parole di Livio,

rip(>tule dai to|M)gra(i a saziet,

non sono

state forse sotlihnenle esaminale,


il

quanto richiede
la

il

mioasjiuntn.

Forma
turale,

vocabolo tecnico significante


citale
lo

pianta ed icnografa: na-

che Livio nelle parole


alla

abbia adoperato o alludendo

precisamente
la

forma grafica della


(pii

citt:

o concependone con

la

mente
', *.

forma delineata. E

parmi da avvertire, che mentre Dimloro

rife-

rendo noli/ie raccolte


in

dal! aulico storico

romano Fabio

Pittore

nota

genere l'irregolarit delle vie prodotta dalla tumultuaria occupazione

delle aree pubbliche e private falla dai ricostruttori della citt, Livio

dicendo

il

medesimo
primo

(festimttio

curam

exetHt vico tlhgenHi,

dum ommmo
1

sui alienique discrimine, in vacuo aedificant),


veleres

aggiunge

ea est cotua,

cloacae

j)er
sii

publicum ductae, uunc privata passim meoiil

teda: formaque Urbis

occupatae mayis

quam

divisae similis.

Or bcnf.
gli annali.

appunto pochi anni prima che Livio cominciasse a dellan*

'

Lir. V. 55.

: *

Diodor. IV, l.

V.

Moiumwn nU7(mM

1878 XtlI

p.

30& Mcr-' ^-

nell'edilit del

20

721 Agrippa fece


connessi

grandi lavori di riordinamento delle

cloache strettamente

con quelli della forma Urbis di Augusto


poi a suo

e del medesimo Agrippa;

come

luogo esporremo. Laonde

Livio, accennando in ispecie l'occupazione dell'area pubblica del corso


delle cloacae e

conchiudendo con

la definizione

esattissima della forma


in

Urbis occupatae magis qiiam divisae similis,

mi sembra avere
Agrippa e degli

mira

notizie precise; frutto delle cure edilizie di

sludii dei

suoi mensores, che allora preparavano la nuova forma e descriptio della

Roma

augustea. Se Livio abbia potuto alludere anche a formae anteriori

a quella di Agrippa, fatte nel periodo che corse dalla ricostruzione per
la catastrofe gallica alla

morte di Cesare, poi


la citt

lo

cercheremo.

Un'altra notizia circa

tumultuariamente ricostruita, registrala


(l.

da Diodoro e da Livio, merita un cenno in questo luogo. Livio


dice, che ai ricostruttori tegula publice praebita
est.

e.)

Diodoro aggiunge,
a'

che

le

tegole

fittili

allora date a

pubbliche spese erano

suoi

(o

piuttosto a quelli

di

Fabio Pittore,

che egli
t p.xp^

trascrive)

riconoscibili
xaXsOvrat

ed appellate civiche o della repubblica,

vuv

TrsXjTtxitt

Ci in contradizione con l'autorevole e precisa affermazione di Cornelio

Nepote: scandula (tavola di quercia o di faggio) conlectam

fuisse

Romam
est
^.

ad Pyrrhi usque bellum annis La testimonianza


di Cornelio
tegulae fgulinae ai tempi di

CCCCLXX
Nepote

Cornelius Nepos

auclor
rarit

concorde
;

con

la

delle
sigillo
.

Roma

repubblicana

talch

niun

romano

di officine teglariae ante-auguslee stato potuto registrare nel


inscr.

tomo primo del Corpus


che molto
duralo nei
dubita,

Latinarum ^ Qualunque

sia la verit precisa

del fatto delle tegulae distribuite ai ricostruttori di


si

Roma
essere

nel 56b

di

certo

l'uso

delle scandulae

lungamente

tetti

delle case

romane

dell'et repubblicana.

La scandula poi

1
-

Diodor. IV, 17.


Plin.
//.

N. XVI. 15,

1.

Nello
i

ville dei nobili

Romani
e

degli ultimi tempi della repubblica, nei territori! Tnscnlano ed Arieino,


di Cicerone e di Cesare (.\nn. dell' Ist.

ho

additato
e seg.).

sigilli

teglarii

M'TVLI
il

CAISAR, probabilmente
di tegole

1873

p.

216

Nel 1873 nella volta coperta

acuminate
(v.

d'

una

.scala

sotterranea circa

il

secondo miglio della via

Salaria nuova ho trovato

seguente sigillo rettilineo

Bull, d'arch. crist. a.

1873

p. 51):

L CORNELI rVTVL

EPICRATE
La P costantemente
Epicratefs)

aperta ed

il

nominativo Epicrate, soppressa la finale S, mi fanno stimare questo

sigillo figulino

pi antico di quanti fino ad oggi in

Roma

ne conosciamo,

probabilmente ante-augusteo. Ijeggi: L.Cornelii Pupulfij

lorn in
vata

iiho

frccjm'iilr iH'Il'aUf iiicmIo evo;

quando

la

pubblica e prii^imili

iiiisci-a

rdiisgc nuovaiiicnU'

la

cittii

a rondizioni

a quelle

della prisca pnii/H-iim. Alloni iir^li istruincnti ovvia la

mrmiooe ddle
diflfeivnxa

caso scarni nliciap.


Icyuliciw
'.

(vocabolo,

min

nvvi<io.

:u>f;.-n)

.,

delle

Le leda

acundidicia

della

ciU repuhhlt

.m.t

(uprirono domo*

(olr-

nctas: assai pi aliale certo e civili delle


denti capi descritte
lat<>ri/ia
;

ttifjuria

e caae nei prece-

non per

di quella nobile opera,

cbe chiamiamo

ne^li <>dinci dei secoli dell' inqiero. I^ rarit sopra accennala


laterizi

di buoni prodotti
di
i

ad uso di materiale per fabbriche nelle


fu

figline
|M'r

Konia repubblicana non


Uileies delle pareti.
si

minore per

le teyutae

dei

tclti,

che

Le domus

di'll'antica citt iatericia,

che Augusto

poi

vantava avere mutato in mannnrea, debl>ono essere slate, almeno


de<j;li

prima

ultimi tempi

della

repubblica, crudo
laterizie
al

ialere

ac

luto

coit-

stnictae,

come

delle case rustiche

dice (lolumella \

simil-

mente

tornati nel

medio evo

tetti

prstino stato uandulicio, le case

erano lerrineac,

ter raneae,

caement itine*.

La ricostruzione tuuultuaria della

iit.t

nel 3(>o,

irrecrolaril dei

vici e delle insulac, la cons(>^u(Mite tortuosit delle vie

e degli unyiportu*.

furono ca<;ione che assai didcile fosse


nerale icnografia. Livio recita
il

il

rilevarne le fomune e la ge-

senatusconsulto fatto in quel


dei

medesimo

anno per

la

restituzione
.

e terminazione

luoghi sacri: fana omutia,


Delle aree dei pri-

(juod ca hostis pnsscdisspl

rrstituercntnrt terminarentur*.

vati nulla scritto. Essi

debbono averne
|>er

fatto \a profetiio

per

\c labulae
n<*l-

census. L'archivio dei censori

dal Jordan sagacemente additalo


il

Vatrium

Lihertalis,

almeno

secolo sesto*: ignota l'eimca della


Dalla scoperta degli annali di (ranio
aflsse

prima fondazione

di (piell'edilicio.

Liciniano abbiamo imparati, che nel 5!hi furono

ad

Liberlati* le

formae

in

aes imisae dvW'ayrr catnpanus alloni n><lento

dal posaeato dei

<

V. Mimni.r*p>ri
Culuinrltm IX.
1
.

p.

34I,MS,84.

vtuanto

comctm
I.

MMd

oacaro d incerto: redi


tc<

JunUn,

r.

k cottradoM Mk ttm nii mI ytri fa tMla NfaftMkM p. 16. D'ut tnmmmU H pani* 4t wyM ia imm lem (*
i

te
'

alU fli(ttk difU arcaici laaiaU BnaaflMi ia argilla aii lfi<k. SkT. * Iwai. g i n ali Rappart tallr cai^Haa ruuaa, IM8 ^ 30, SI (4alOiai.MiA.Mm wtt TXVm>. palaoatwdofkha ad badao

Mk

V. Marini,
Liv. V. 50.

1.

e.

>

V. Jordan.

Forma

V. A. p. 10. SO.


privali e fatto pubblico ^
Il

-22

Jordan

(I. e.)

con ragione avverte, che coteste


;

formae non poterono essere

le originali

ed autentiche

le quali

dovevano

per legge essere riposte entro l'archivio censorio.


molti
atti

Ma come

gli

esemplari di
del Campi-

solenni e privilegi erano pubblicati ed

affssi alle

mura

doglio e dei templi, ove ne erano deposti gli originali; cos le autentiche
iappae linleae,

formae censuales, perlicae, metationes, paginae fundorum,

typi,

scariphi con

relativi commentarii, affidali poi al labidariumCaesaris^,


;

furono

in origine nel tabularium censorum entro l'atrio della Libert


sesto di
incisae.

ove nel secolo


le

Roma

se

ne proponevano

al

pubblico e affggevano

copie

in aes

La legge Toria agraria promulgata l'anno 643* suppone costantemente l'esistenza regolare, non solo delle tabulae scritte del catasto, ma
eziandio delle/brmae^w6/jcae agrorume
la

loro confezione legittima per cura

dei magistrati: IJIvir dedit,adsignavit, reliquk inve formas tabulasve retulit


referive iusit (e. VII); in

formas publicas

fucilo idei referalur (e.


erit (e.

LXXVIII);

quod ex hac

lege in

formam publicam
coteste formae

rellalum
la

LXXXI). Due esemil

plari autentici

di

legge

esigeva; uno per


il

tabu-

larium della colonia

o municipio, del quale era

territorio

descritto;

uno per

il

tabularium Caesaris* e prima dell'impero per

le tabulae

pu-

blicae populi se,

Romani :

singoli possessori potevano averne, ciascuno per

un

terzo esemplare.

Massima era naturalmente


:

la

cura delle tabulae

e formae dei fondi e luoghi sacri

ed

oltre

documenti custoditi nel

sacrarium di ciascun tempio se ne proponevano anche esemplari incisi


in

bronzo od in pietra sulle pareti del santuario. Ci fu in uso specialin Grecia


scritti
;

mente

anche

ai

tempi della dominazione romana. Cos

do-

cumenti

greci e latini relativi al territorio sacro di Delfo furono

incisi sulle pareti

del tempio d'ApoUine Pitio


in Egitto

*.

Nelle pareti di quello


la

di Apollinopoli
territorio sacro
siffatte

magna

tuttora

si

vede delineata

pianta del

ad Apollo. In

Roma ed

in

tutta la latina epigrafia di

tabulae censuali sacre o civili, scritte o delineate, deploriamo tanta

'

Gran. Licinianus, Ann.


Gromaiic. ed.

XXVIII ed. Pertz p. Lachmann T. I pag. 202, 203:

6.
cf.

Mommsen

e Eudorf,

1.

e.

T. II pag. 152, 405, 407,460:

Ulpian. Dig. 50, 16, 4.


'-

I.

L. I n. 200. limit. constit. ed.


le

* 5

Hygini Gromat., De

Lachmann,

1.

e. I p.

202, 203. Cf. Hcnzen. Tab. alim. Baebian. p. 66.

V. Wescher, Elude sur

sieurs inscripUons etc.,


letlres).
6

nionument bilingue de Delphes et decouvcrle du mur orientai avec le textn de pluParis 1868 [extrail du Tome Vili 1^' parile des Min. presenles l'acad. dssinscr.el belles
U.
p. 10.

V. Jordan,

Forma

/{.

33
penuria, elio dei (empi
olire
le
re|>iil)l)li(-!iiii

ninna sapidi indirarnc: dei pottcrior,


la

due

celebri tavole

ali

nien (urie di bronzo, ricordo oltaolo

(avola scri((u
l'alta

marmorea, cerlanienle cenHuale. del


3*2.*)'.

U'rriUirio VulceiaBO

per im|>eriale autorit nell'anno

e le notitiae
affisse

fimdormm delle

<ristiaue basilieli(>^ parim<'nte incise in

niurmo ed

e propo$Uae a

pen^nne memoria nei


se tanta jattura
lineati, ci

portici,
fatta

come

nelle pareti degli antichi templi.

Che

abbiamo

dei vetusti documenti censoali Mritti e deniut4>ri

viene principalmente dalla


i

in

che ne furono

tracciati

gli esem|)lari autentici e<l


I)'

puhlice propositi in

mapjme

linteae, labulae aerii,

un'altra classe di foniuw

abbiamo

in

lloma expresMi memoria anche

pi antica delle
il

(in tpii allegate.

Livio nell'anno di'Koma 578 narra, che


la

console L. Sempronio (racco, contpiistata


}fu t tilde
iii

Sardegna, poso in

od!

Ma-

Itis

lahitln

cum

indice

(rpnnnyenlarum). Sotto l'indice


in

scritto.
.

Snrdiniac insulae forma erat.

alfjue

ea

simulacra pugnarum

pirlii

Il

Jordan paragona con (piesta notizia un affresco


dito
dell' Ks(|uilino,

assai antico e tuttora ine,

ove rappresentato, parmi


sotto le
le

il

parlamenlare di
ra|>-

llomani con nimici

mura d'una
imoffines e

citt

'.

cotesto genere di
citt e regioni

presen(anze io richiamo
cpiislate,

formae delle

con-

che erano parte della pompa trionfale.


assai noti al
il

Finabuentc

tempo

della repubblica sono

finitm'. apa|i|H llain

pellati poi m('.sores*:

risultamenlo della loro operazione era


T^si

renunciafin'^, domonstrulio''

dcterminaxano e

ieiiniivano le ir-/ '/.,*.

MoiiiniMon,

/.

/I.

N. n. 21C.
paff.

ft

Vedi

cii>

che ho Hcritto nel Bull. arrh. eom. I


28.
I

55 e

M04
i

Mrni ap.

Xm, ftn>C Mt V
l'ABIO;
?. 49.

|(.

Ut. XLI.
Jordan,

Topogr.

p. 49.

Sopra le flgvn

nao
II,

Mrilti

wmL Dm

gli

attri

leggere.
>

Nonint, D$ proprUt.

urm. ed Mercer
il

p.

S4; PlMtae, Aawl. Mli.


1797, 4elk

t Cic. Agr. IT, 13, 34; OrelU n. 4570.


7

Un

ixcrixiono

troraU preHo

flame

CUeaU Tolaatiao m)

conto Carli niantUta al Marini, e ne ho rieenrto

fm

eoitte

M MoauMa Q

mmi

MMMm ! Il
0*

eea

Swte

mnnicipalo Tolentinate. dico:

e TKlnr* a
'

u*
.

noniiJiTK rTLTTH UJCA is.riwsTE p ce


.

i!i.AaR.rcci.xxxii

lirrn %lr\u rhfwnm rr kItom gvim^viD IN KA MUltkidaAA Tioxnt . LOCI at


.

DB rniBTl

Tif

MTXKinaTi
TOLUtTI.XiTIBTI
OONATI'I
*Y.

anmn qmm dtmmHnntrit

rttitt

1^85.


limites,

i24

confmia^ in specie dei campi. Le reyiones della

citt,

lmites e

confmia di ciascuna possessione urbana, massime delle aree sacre e delle

pubbliche, per terminare locapublicaajmvatis, esigevano anch'esse l'opera


dei fmitores.

Le

locazioni poi delle opere pubbliche, sia urbane, sia delle


si

grandi vie che partivano da Roma,


di capitolati

facevano per appalti ed a norma


prestabiliti e tanto precisi,
la lex jttried faciundo

dal magistrato pubblicamente


si

che pi e meglio non

fa

oggid ^ Si legga
presso
la

di

Pozzuoli dell'anno 6^9 ^ In

Roma

porta Collina abbiamo veduto

test venire in luce l'indice dei lavori appaltati,

opera locata, per

la via

Salaria, inciso in pietra nel secolo settimo della citt*. Rasla la lettura

di quei

documenti per intendere, che sovente non


la

si

pot trascurare

la

delineazione preventiva della forma e

conlezione del modello {exemplar,

proplasma operis
scrivendo
:

locati).

Ed

in fatti a questa pratica Cicerone


tuis
litteris,

alludeva

futura expecto, ut ex

cum formam

reipublicae vi-

derim, quale aedificium futurum

sit.

scire possim^.
gli archivii di

Da

tutto

il

precedente discorso raccolgo, che


le

Roma

repubblicana debbono avere custodito non solo


extra Urbem,

formae del territorio

ma

quelle eziandio di molte aree sacre, pubbliche, privale

e di molti edifici urbani. Se alla forma icnografica dell'intera citt fino

da quel tempo

sia stata posta

mano, niun indizio

lo

accenna: e nel totale

silenzio dell'antichit qualsivoglia

congettura sarebbe forse temeraria,

certo inutilissima.

Plaut.

1.

e. si

Delle cmsoriae leges circa le pubbliche licitazioni


I.

vegga

il

Mommsen, Rom.

Staatsr. 2 ediz. II p. 425; e

la legge Julia miinicipalis del 709. C.


:'

L.

n.

206.

C.

I.

L.

I n. 577.

* '

Mommsen, Ephem. Cic. Ad fam. II, 8.


V.

epigr. II p. 199.

CAPO

lY.

COSMOGRAFIA E TOPOORAPIA BOMAKA DI AUGUSTO E DI AORIPPA.

Honcli negli

iilliin

UMiipi (iella repiilililica altorno al nucleo M*r-

viano, uhi conlineule liahilahalttr, sia venuto liilUxli crescendo ed allar|nindosi


il

perimetro dell'area

seii/a interru/ionc edificala: ci


<li

nulladimeno

di iunpliainenlo regolare della citt o

nuova circoscrizione della sua


monarchia universale.

cerehia o <leliniita/ione delle sue interne parti, non trovo indizio prima
di tiulio Cesare e dei suoi smisurati disegni di
Siila and)
<iu(iesivit^i

allargan* la cerchia del pomerio, proferenti jtomerii titulu$n

ma

gi sopra ho avvertito, che

il

pomerio augurato e
de Vrhe

la

vera

citt

ahilata furono cose diversissime.


di

Ci>san> nel

709 promulg dispo-

sizioni,

non sappiamo
l'

piale
I

preciso

tenore,

augmda*;

la
la

morte ne imped

esecu/one.
:

concelti di Cesare
altri confini

ollrepassavaiio

cerchia della metropoli


Vorhis Rovionus

aii/.i

non

avevano, che quelli del-

e della terra conosciuta

o agognata dalla sua mente

cosmopolitica. Augusto ne raccolse IVredit: e col genio pratico, che lo


ispirava,
li

ridusse a forma e

modo

es<*guihili,
:

li

esegu.

Da
e

grandi

imprese naccpie una letteratura cosmografica


y.ioiie

di

che

Roma

la descri-

ed

iciiograiia delle sue regioni

divennero non solo parie,


delluna e

ma

quasi

entro.

cotesta generale letteratura geografica rannoder quella spe-

ciale della

romana

cuoirrafla

le tracce inseparahili

dell'altra

>

GoU. Xni, 14. 3:

cf.

* Ci.

ad AU. XIII, 90. 33, 85: et

Miiwm. A Staftr. S d. n p. TIC, JoHu arOtmm VH ^

717.

>7: Ttftfr-


lettere nel secolo

26

medio evo
fino alle rinnovale

a passo a passo seguiremo pel corso del

XV.
la

Che Giulio Cesare abbia ordinato


romano,
sotto
il

descrizione generale del

mondo
il

lo

affermano alcune

compilazioni cosmografiche
o
di

pervenuteci
circa

supposto

nome

di Etico

Giulio Onorio

vissuto

secolo

quinto

o sesto'; la Mensura orbis terrae

dell'Irlandese

monaco
altri

Dicuil nell'anno 82S^;


dalle

un anonimo autore delle chronica Gothorum^;


Julius Cassar ex senatusconsulto

medesime

fonti in et posteriori^; e lo
:

narrano con date e notizie


censuit
et

anche troppo precise e minute

omnem orbem iam romani


M. Antonio
coss.

nominis admeliri

....

ergo Julia Caesare

orbis terrarum melivi coepit etc.

seguono

nomi dei

principali geometri,
la dimensio di la

ed

computi degli anni mesi e giorni, che dur

ciascuna parte dell'orbe, da quale a quale anno e consolato:

somma

del lavoro distribuita nell'intervallo dall'anno

710

al 7't2 di

Roma\
dicare,

Se e quanto v'abbia di vero in

cotesti particolari, difficile giu-

non del mio scopo discutere. Asserire per che sembra sentenza
gli autori, dai quali

tutto favola,

come
ed

alcuni critici pronunciano*, mi

precipitata.

Im-

perocch
assai

abbiamo coteste

notizie, sono tutti cristiani;

bene memori della

descriplio universi orbis di

Augusto, punto di

partenza della cronologia e storia evangelica: ad essi sarebbe sembrata


colpa, quasi di lesa religione,
il

dimiimire l'importanza e negare

il

primo

cominciamcnto di

grande impresa dall'editto di Augusto, se

l'esjlicita

testimonianza dei pi antichi geografi, e della loro tradizione


augustea,

dall' et

non

li

avesse ammoniti del fatto

e del primo iniziatore del

cosmografico lavoro, Giulio Cesare'. Ai cui cosmopolitici concetti e disegni bene convenne impresa
fissa

siffatta:

e la data del suo

cominciamcnto

nell'anno 710

fa

seguito immediato a quella testificata da Cicerone

d'una promulgalio de urbe augenda nel 709.

'

V. Kar. Pertz, De cosmographia


cf.

Etilici libri Ires,

Bevolini 1853 p. 24 e segg. Intorno alle recensioni diverse

della cosmografia di Giulio Onorio


=
''

il

niio Bull, di arch- crist.

1869

p.

10, li.

Dicuili, Liber de

mensura orbis

terrae ed. Partliey p. 2S.

Pertz,

1.

e.

p. 26.

Marquardt,
IJitschl, Die
p.

R. Slaatsverw.

(Leipzig 1876) II p. 203: e vedi ci che nota


lcichs

il

Pertz,

1.

e.

p.

78-80.
nel Rhein.

'>

Vcrmessung des rmischen

unter Augustus,

die Wellkarte des Agrippa etc.

Mus. 1842
i

489.
1.

V. Pertz,

e.

p.

18; MuUenhoff nelVllermes T.


si

IX

p.

183.
Christi p.

Alla notizia, di che qui


il

tratta,

danno peso
il

il

Zumpt, Das Geburlsjahr


fa

132 e segg., ed

altri:

Marquardt

1.

e. p.

204 ne dubita, massime per

silenzio di Strabene e di Plinio.

Ma

l'onore dell'impresa essendo

stato tutto d'Augusto e di Agrippa, quel silenzio

non mi

meraviglia.

Qualunque
cosnioj^'rafi
S(>iit(>n7.n

27

la notizia
cli<*

si

voglia tenere circa

trasmeiHici dti
dettriptio

roii((>riK'iiU>

(iiilio

Cesare, certo e
',

alla

orbU

urdiiiata da Augusto, diretta

da Agrifipa

fu strettamente
le

congiunta (|uclU

della citt regina del

mondo. Partendo da Koma


<-oine indi

ampie

(ila

della

memnratiu
la loro rete

lotins orhis,
le

partivano e diramavano in ogni verio


la

grandi vie consolari,


in quella

forma icnografica della metniprdi.

se gi esisteva,
pliata; se

operazione dee essere stata riveduta ed am-

non

esisteva, allora

ne dee essere

stata intrapresa la delineazione.


li

Angusto riordin
regioni da
Ini

gli antichi vici


:

della citt e

distrilui

in qualtoniiri

create

con nuove provvidenze ed istituzioni provvide ad


urbana.

ogni
tico

|>arle della polizia


li

ci nel

tempo medesimo, che

nel por-

Polla faceva pubblicamente esporre la grande carta cosmografica,


di'l

frutto

lavoro dei mcnsores totius orhis diretto da Agrippa. laonde


il

sagacemente

Jordan sembra congetturare, che insieme nW'orhii picltu

di Agrippa anclKr la

forma Urm

sia stata nel

medesimo luogo dipinta e


la

pubblicala*: tulli, credo, convengono, che se ne dovette allora deporre negli archivi

un autentico esemplare. Certo

e,

che

fortna Urbi autentica


ai giudizii

ed
di

olliiale nei

primi tempi dell'impero esisteva: ed era base

rivendicazione delle aree pubbliche usurpate doi privati.

Un mutilo
esprcs-

cippo rinvenuto dinanzi S. Maria in Cosmedin e dalla sagacit del Borghesi resliluilo alla censura di Claudio nellanno di Cristo
Siimeitte cita
et columtls,

W,
in

Informa, che

fu

prodotta in giudizio: rensoros loca a pilU

quac aprkalis possidehanlur. causa cognita ex fortna

ptUMatm
h

r<'slilurnnl\
bliciim aree

Se

la

/"ormo nell'anno dell'


essji

<

\.
la

'l7

servi a restituire

pn-

usurpale dai privali,


:

vr,\

mappa

autentica anteriore
ai

all'usurpazione
(IcH'iinpero.

la

sua data naiiirabnenle risale almeno

primi tt*mpi

In

Capua Vespasian( nell'anno

e. v. 77: fine

ayrorum

tlica-

lorum naiKto

Tif<it{iiiar)

a Cornelio Sulla, ex fortna diri

.luijusli, rtstituil*.

Intorno t cotMta dtiertpth mrbU d ai

e tcgg. cr. n. tleften

Zucm<Mr Da

raetoU crttori, ckt m Im^m tntlnt, t. Hm^vmI, L c: ^ 1M OMMMt jMU. in koMnn mmmt ml pw M t gf^ 7IS ttfgi CM>
pife

Cipolla neirVrehlTlo Veato T.


<
* *

TV
II.

P.

1879.'

Jordan, Forma U. R.

p.

V. Htrqurdt, I. r. p. Sol. Borghw, Oiuvns IV p. 76.


('
/.

VI

n. !>I9.
/.

* Mununeii,

A.

n.

3S75. Nrl

<

/.

VI

n.

SM,

ri

lK

<!

io

miM

di

Ito,

dM

Mommwn

t^4. La fnn, (M ikwoH, eomtttimts H***** **t!^ <t rii iw diiiono del Inogo.w Attgutlus pwywil i PWi aMtatra mvA: ftpoo rAifirtB m t. 9L /Mliu I tmUlltm. Cf. Swtoa. te ii^Mli ogni qncNtiono d loeonm
tU hei
l'ubliei /Inibiti (

*'

pMUenm


Qui
si

28

ma
quella di Augusto citata;

noti,
la

che non

la

forma di

Siila,

perch
nerale

prima fu da Augusto riveduta e compresa nella nuova geCos delle formae Augusti e fuori di

c/escn}j^jo.

Roma ed

in

Roma
le

abbiamo

le

pubbliche testimonianze epigrafiche;

che

confermano

notizie dei cosmografi

ed

nostri raziocinii circa la connessione delle


i

une

coU'altra. Della quale connessione

codici
io

medesimi delle cosmoI),

grafie e la pi antica delle piante,

che

divulgo (tav.

danno un

indizio

non ancora osservato.

Gli itinerarii dell'orbe


sotto
i

romano ed

libri geografici

a noi pervenuti

nomi

e titoli di Itinerarium Antonini, Notitia provinciarum Galliae,


Julii Ilonorii, Etilici, e le compilazioni

Cosmographia

dell'Anonimo di Radell'orts pictus

venna e di Guidone sono derivazioni pi o meno mediate


di

Agrippa e della sua esposizione dagli antichi citata col nome di chorografla

Augusti\

V or bis pictus
la

fu in

forma di sphaera^; e
lettere,

la

cosmografia di Giulio

Onorio oratore, cio professore di

fu intitolata

anche sphaera; e

sembra essere

esposizione della tabula o carta geografica, dell' or bis pictus,

che serviva nelle scuole ^ E ad uso delle scuole e delle pubbliche amministrazioni furono
la

non
;

solo delineate tabulae e

mappae mobili e

portatili,

come

Peutingeriana

ma

inoltre negli atrii delle scuole pi celebri, in quella

segnatamente di Autun, fu dipinta ad imitazione del portico di Polla


in

Roma
i

la

cosmografia

in

illis

porticibus Juventus quotidie spectet omnes

terras et cuncta

maria
i

demum orbem
quali ci

depictum*. Ci posto, notabile,


la

che

codici medesimi,

danno Y itinerarium Antonini e


il

cosmo-

graphia e sphaera dello pseudo-Etico o di Giulio Onorio ed


nis, ci

liber

Guido-

danno

altres la notitia

regionum Urbis Romae. Vero

che di questa
itine-

abbiamo esemplari
rarii

assai antichi

indipendentemente dalle raccolte di

e geografie.

Ma una

speciale notitia dei monti e delle

acque di

'

V. Marquardt,

1.

e.

p.

201.

V. la dissertazione del
hisl. ci.

Mommsen
stringe e

sulla geografia dell'Anonimo ravennate nelle Berichte dei'


il

Km. schs.

Ges.

der W. Phil.

15

feb.

1852. Il Desjardins opina, che


e

difettoso sistema della tavola Peutingeriana, la

quale

allunga in linee orizzontali

comprime nella

verticale la carta geografica,

venga dal prototipo orbU

pictus di Agrippa nel portico di Polla {TaUe de Peulinger p. 66; Geoqraphie de la Guide

Romaine T.

Il p. 116).

A me

sembra piuttosto, che quando


l'illustre

la sfera cosmografica di

Agrippa fu voluta adattare


le

all'

uso di carta itineraria, come

geografo francese ottimamente dichiara, allora

fu data la forma che

vediamo nella tavola Peutingeriana.


nell'/Zer-

Ma

nelle scuole e per lo studio della cosmografia rimase in uso la sphaera. Perci distinguerei la carta cosmografica

[prbis piclus), dalle itinerarie.

Dopo

scritta questa nota, trovo che la

medesima sentenza tiene il MttUenhofF

mes T. IX
* *

p.

190.
1.

V. Pertz

e. p.

17 e segg.
scholis e. 20, 21.

Eumenius, Orat. pr instaurandis

Homa,
soli

hienaria rcyumum, e
cuiigiiiiiia

.sc|)aralaincnlf dal UrsU dell*'

al-

'Uinerarium Antonini^ Allrc brevi notitiac locorum (Jrbin Romae, rofiU*n'fiti


i

nomi deih;

riat',

vtnntes.

thennup.

af/uae.

ovvero monte*, portai,


si

viae con l)revi dicliaraxioni etiinulo^'irlie e storiche,

leggono in rmliri

diversi; segnatauuMiU; in qu<lii delia nolUia dujnitalum

dopo

il

UMlu

provinciarum GuUiiie \ Or bene

la

pi antica delle piante superatiti di

Uonia nicdiocvale
seconda di

(tav. I) jiresenla

appunto una recensione


forma

spicciale della
cliltica

(jucib- notitiae, scritta attorno attorno alla

UrbU

Romae.

Aj^li

occhi mici |)are evidente, che

l<>

predette brevissime notUiat

locorum IJrIm Romae furono ab antico segnate attorno alle piante della
citt,

come

in quella,

che

io

divulgo del medio evo; e indi furono tn-

scritle nei codici cosmografici

ed

itinerarii.

Coteste nolitiae locorum Urbis

Romae

trascrille,

mio

avviso, di

:in-

liche tahulae piclae ed icnogndiche,

annoverano nomi e luoghi posteriori


delle
.into'

ad Augusto; e

pcrci\

sono da attribuire alle piante di Homa.


in (piclla,

quali poi parleremo.

Ma

che va congiunta coWilinerarium


ci offre

nini, la sciiiplicissma lista

delle

nomm seplem montium


farla salire ai
il

una partico-

larit,

clic le

d pregio singolare: e pu

tempi della forma

di

Agrippa e di Auguslo. Eccone


l'jSfpiilinus.

testo: Septem monle$ Urbi* Romtae*,


f^imitali*.

Tavpeius.

Paladius*, Celius, ventimu. Quirinali,


libelli
il

Nei soplom monlcs dei


il

regionarii sono annoverati


il

il

Valicano ed
liste

(lianicolo, soppressi

Ouirinale ed
l'altro

Viminale. In altre

dei sette

monti conservalo l'uno o


iiiinale)

dei

due predetti monti (Quiriualet Vilista

sempre ritenuto

il

Gianicolo. I^

ora recitata la sola, che

ci

dia

il

vero Septmoiilium <*hiuso dalle mura serviane: essa ce lo d quale

era riconosciuto dagli scrillori dei tempi di ,\grippae di Augusto*. Oucslo aduncpie

odimo

iulixio dell'origine assai antica e

probabilmente augu>

sten delle tomina septem

monlium congiunte

all' //l'iierariMm

Anlomni; e

provenienti da ima tabula piota ed icnografica della

1.

citt.

'

V.

l'iirtlii'v

i'iiiiior,

lliit.

'

<-

jv.

"n--

optr

''***
I

Nolitia dignilolum.
(lei

ltrol.

187tt p.
1'

llinirmi mm

iMtnM

li|i

(iinnti,

Kirrnii'

L'ilT; ni-l
p. 61.

-apnMtot 1 ialMk i mitlMBMtri. IK*


m
i

l'L'rUrh., 'Vn(.

In/Higr.

A<l

<MU

^aJI

sopra ho citato p. 13 not 4.


s
*

V. l'nrthey e IMniler,
Il

1.

m-,

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titolo nei rodici

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Mimmtm IHk

nomina
*

ttiilrm >
Il
/'/.<
/

3S Milo 4*1

PnOw.

V. Jordan.

50
Chiarita in genere e confermala la
tesi,

che

la

forma Urbis

liornae

ed

nuovi ordinamenti di Augusto circa

le

sue regioni e polizia furono


mestieri venire alquanto

strettamente connessi con


al particolare

la descriptio orbis,

delle notizie

circa

il

processo cronologico e storico del-

l'una e l'altra operazione.

Agrippa nella

edilit dell'anno

721 cur
Livio gi

le
ci

vie e le cloache di

Roma'

che dopo l'incendio gallico, come


revano sotto
l'area pubblica.

ha insegnato, pi non cordi Livio e dalle

Da questa osservazione

parole di Plinio, che per la rete delle sue maravigliose cloache appella

Roma

urbem pensilem subterque navigatani', panni chiaro, che non solo

della superficie esteriore dell'area della citt,

ma

eziandio delle sotter-

ranee sue gallerie e meati debba essere stata allora da Agrippa ordinata
la

forma. La cura delle cloache fu slimata da Augusto di tanta impor-

tanza,

che dopo terminate


et

le

ripe del Tevere nel lk7, la


et

commise

a speciali

curatores alvei

riparum Tiberis

cloacarum Urbis^.

l'

ufficio delle

ripe e

delle cloache

ebbe propria stazione ed archivio:


*.

statio

riparum

Tiberis et cloacarum Urbis

Quivi furono certamente

le

piante delle cloache

e dell'area pubblica della ripa, conformi alle solenni terminationes cipporum

pi volle restituite secundum praecedentem terminationem^

Celeberrima un' altra impresa e cura urbana di Agrippa,


degli acquedotti da lui continuata

quella

dopo

1'

edilit
ai

per molti anni \ La

dispensa e distribuzione delle acque pubbliche

privali fu poi regolata

ex commentariis /4(jrippae\ Frontino, curatore delle acque sotto Nerva,

formas ductuum facere curavit^


fatte

mi sembra per poco


ai

credibile,

che

sif-

formae non

le

abbia gi prima fatte delineare Agrippa e congiunte,


richiedevano,
commentarii divisionum. In
fatti

come

le tabulae publicae

delle formae per la distribuzione delle acque ai privati possediamo per

buona ventura un frammento trovato sull'Aventino,

inciso in

marmo

ai

'

Plin.

//.

JV:

XXXVI,
1.

24, 3; Dio,

XLIX,

43.

L.

e. 2.

Dione

e.

narra, che Agrippa, compiuta l'opera delle cloache nell'edilit del 721, navig per esse

sotterra fino al Tevere.


8

Sveton. in Aug.
I.

e.

37:

cf.

Marini, Iscr. Alb. p. 21; Arv. p. 802.

* C.
5

L.

VI

n.
C.

1224.
I.

V. Henzen,

1.

e.

p.

266.
et

M. Agrijpa post aedilUatem opertim suorum


lacibus,

munerum

velut perpeluus curalor


II,

fuil... et

descripsil quid

aquarum puUicis opmibus, quid


''

quid privatis darelur, Frontin. De aquis

98.

Frontin.

1.

e.

II, 99.

L.

e.

I.

17.

JM tempi
<Ii

Aiimislo'. lin|H>i()(clu;

l'cI

iic

<

manifcitta dall' caseiv quii


liberti,

conU'inpoiaiu'juncnlc iioinnali due C. JuUi CafsarU


//uyusti lilmtuH Tlijrsiis.

ed un

Un

altro framineiito di

forma aqtuufductu colle


per ricem
in die$ ri

scritte iiidica/ioiii della distribiixioiie ai privati


vto<lul()s<pie cfivtos,

honu

viene da Tivoli \

ma non ne

naprei dclinirc con

precisione Tela. Frontino adnnipie non fu primo autore delle icnografie


dei romani ac(pi(Mlolli e delle loro diramazioni per dispensarle ai privali.

An/J dal suo medesimo testo raccolgo quale sia stala


lit

la

novit e

l'uli-

de|j<;

foruxic da Ini ordinate: fonnae ex quibus apparerei, ubi valU$

quantaequc, uhi flutnina Iraiiccrenlur , ubi monlium lateribus apecu appUciii,

Nelle formae in
dotti era

somma di Frontino non segnala, ma (piella altres <li

la

nuda icnografia degli acqueil

liiKo

^iioio

e delle terre ih

essi percorse.

Un monumento solenne dell'anno


foro,
citt,

75fl,

colluralo

da Augusto
il

nel

anzi

Vi

capite fori e nel luogo,

che nippr'"-'' -va


strettissiiu.i,

centro della

lunbilicus

Romae, ha c(mnessione
intende, che

forse

non ancora
posto
ul-

avvertita, coi lavori topografici d Agrippa e col loro


politico.

concetto cosmo-

Ognuno

io

parlo

del

inilliarium

aureum

poi ad imitazione di

Roma

eziandio in Costantinopoli.

Che quel

liurium fosse in relazione colle vie consolari dell' Italia


assai

stato sempre
il
'

chiaro per le testimonianze di Dione e di Plutarco: narrando


7.Vl la

primo, che Augusto assunse nei

cura delle vie attorno alla citt

ed eresse

il

cos detto milliario aureo; e Plutarco del


ov ci rtrinniiivxt

medesimo
Le

milliario

scrvendo -U
Plutarco non

Uaix;

3sr

ntuaa

Trjrvfn .

parole di

possono essere intesi nel senso, che la numerazione delle


le

miglia di tutte

vie d'Italia cominciasse dai foro: e noto questo ess*re


i

errore manifesto, e le colonne migliar avere numerato


porle seivinne
*.

|kiss^

dalle

E
l.

pur<' IMnIarco dire, clu le vimI' Italia lnirtmo tutte

Jordan, Font U.
f.

Uh. Tl\l\

.,

... M^mattra Mi Satinar.


197% f

ZtiUchrift
'

gesch.

RechlneiutnKhaft
'>:

XV

p.

307; ci cb io bo tttitU Mfli Xm.


ir

MTM.
-'

tW
<

Grut. 182,
f.

ho uttVrhio an mi(Iioi Nenplan

"

Cf

'

nfiMl

(cod. rat. 91:Ui


\.n
.'Iti
11.

260).
fra
I.A

Ma
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il

pieno appantlp dcfli ><>mpUri di<


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III

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v

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1-. 11/1.

.un.

qual

r ltref' nfdt'ttu ti

rum. Un nris!ino campioni


^i^X.
rq,*

d'incriion* gira di imilc


p.

<U riannM*
io.

KJa-fy'^i"^)

-)(^*> *' ^f''f'"> *< l!i7^78

Dato

!<i>to

deflnitiro airaiuniinitnuioiM dcllr t loanfiori,

Aifwto

aSlA

ai imiwm la

intorno ni qnali,
t

v.

Uinwhfeld, A. (ncviU.

p 109

Mff

l'IutarthoK in

Mba

r.

tt.

>

V. Marini, Arvali

p.IJCXXV!,3

32
nell'aureo milliario.
Il
i

Nibby congettur, che


via
col

ci significasse

il

milliario

aureo avere notato


esse,

nomi
:

delle vie e la distanza dei punti estremi di

come per esempio Roma La congettura non quadra bene


dera
i

Jppia Brundushtm m. p. CCCLX \ testo: imperocch il Nibby consimiglia

punti estremi noverando le


le vie

che partivano dalle porte;


le

mentre Plutarco dice, che

medesime e

loro misure

finivano

non
nel

alle porle

ma

nell'aureo milliario.
le

Le parole

di Plinio, che citer


alle

capo VI, registrano

misure dall'aureo milliario


altri

singole

porte serviane.
nel

Parmi adunque, come anche


viario del
foro
alla

hanno opinato, che


Romae,
il

monumento

numerazione delle miglia debba


umbilicus

essere stata aggiunta quella dei passi dal caput fori,


alle

porte; talch

le vie tutte d'Italia

avessero cos veramente


il

loro
fosse

centro, caput e

finis,

nel miUiarium aureum; ed

centro di

Roma

quello altres di tutte le vie, della loro mensura e dell' orbis romano,

secondo
In

concetti cosmopolitici di Cesare e di Augusto.

fatti

un' insigne scoperta

avvenuta

ai

nostri

conferma ed

illustra l'importanza

del miUiarium

aureum: e ne rivela chiaramente


Augusto.

l'intimo nesso colla cosmografia di Agrippa e di

Dico degli
il

argentei vasi milliarii di Vicarello

nei

quali

giustamente

Marchi

riconobbe l'imitazione

del milliario aureo, che Augusto aveva fatto

innalzare suU' ombelico di

Roma
il

o in capo

al

foro

romano

con

la

differenza, che questi segnano

viaggio da Cadice a

Roma,

quello

come generale, i viaggi tutti che intraprendere si potevano per l'orbe romano^ . Veramente, che il milliario aureo valicasse i
segnava,

confini d'Italia

ed abbracciasse non solo nel concetto ideale e fondamateriale scrittura, gli ilinerarii
tutti

mentale,

ma

altres nella

dell'orbe

romano

dalle parole degli storici

non

si

poteva rigorosamente inferire;

ed merito, non ancora notato, dei


la

vasi di Vicarello l'avercene fornito

prova almeno probabilissima.

Ma

ci che pi monta, la relazione


milliarii

degli itinerarii incisi sugli argentei vasi


di

con

la la

cosmografia

Agrippa e di Augusto. Ho gi detto essere manifesta


pervenutoci sotto
il

dipendenza

dell' itinerario

nome

di

Antonino Augusto daWorbis


gli

piclus

di

Agrippa e dalla corografia augustea. Or bene

itinerarii

Nibty,

Roma

antica II p. 117.
p. 22.

Marchi, La stipe delle acque apollinari

di

Vi

d una
la S|>

Vicarcllo

ri

danno
;

i|ualtrn OMMiiphui

j^r.nnl.

/h.im

di qiifl
'.

medesimo
I

itine rariwn

soxione traversante

le (jallie, l'Italia

(|iialtro

esem|)lari sono di et diflicile a lefinire con


dell'

precisione;

ma

pi

anlielii

antoniniano
imitanti
la

perci

pi

vicini

al

prototi|Mi: tono

scritti

sopra

vasi

coloinia milliaria, talch furono con questo

medesimo vocabolo
aureo di Augusto
e della viensura

nell'antico linguaggio designati.

Adunque

il

milliaro

in capile fori fu

veramente parie dei lavori topografici

tolius orbi

d Agrippa;

ed essendo esso

stato

il

centro

ed

il

(nt;

di lutto le vie, t<'nuto conto della misura


la

a rapite fori alle


<li

mura
or bis

e porte serviane,

uicnsura e

la

forma medesima

lloma furono

lavoro contemporaneo, coordinato anxi fondamentale a quello della totnu


ilescriptio.

convincente

ragionamento

pongano

il

suggello
tanti

le

seguenti

neravigliose
mensiira urbis

concordanze
et

cronologiche.

Bench

studii

per

la

orbis,

e tanti ordinamenti per ramministrazione della

citt e delle vie consolari,

che

la

collegavano con lutto

il

mondo

ro-

mano,
non

fossero slati gi

fatti

nel 75'l, pure al

coronamento dell'opere
Augusto e

fu posta

mano prima
il

del 7'l6 e 7'l7. Nel 7^6 imprese

comp

col lustrum

secon<lo censo civium


i

romanorum

'.

Nel

medesimo
Tevere
allora
*.

anno cominciarono
ex scnatus consulto
%

consoli la

nuova
la

terminatin delle ripe del


7'l7

ed Augusto

comp nel seguente


topografica
di

Ed

Augusto sanc

la

nuova divisione
:

regioni suddivise nei vici


gi fatto vicalini
''.

il

censo per del

Roma in popolo in Roma

quattordici
egli

aveva

Kd

il

restauro delle edicole

sacre dei vici,

compUa
*

Laruni.

dandone

la

custodia ai vico-ma(jistri, era egli venuto preparendo


del
7'l7

negli anni precedenti. Finalmente alle calende Sexiiles


il

mut
*.

nome

in Au(justav

':

e da ({nelle calende comincia

la

nuova ra, se
rco-mojw/n

non

di tutti, certo del


s

massimo numero

lei

collegi

di

(Coronamento di

grande impresa, e dell'anno cardinale della lop<^rafia

di lloMia imperiale, fu la dedicazione solenne dei sontuosi edifici lasciati

V.

Muchi, L e;
I.

"
'
>

V. Moramnon,
C.

OnlU-BMim b. UlO Aw |wHm Hwi iii|Mtf p.


1885 Hgf.
Mgf.;
ef.

(cf.

n.

(SM)

Owned, IW w wtari i ri

I p-

mu-

S8.

L
n.

VI

n.

r.

19M

Pralkr,
iftl,

fai

Sinvi^ikmyckk

far

HOu.

ikmiu.

nu

u(.

O. IMt

141

^
'

Popdi

nemnm Mfoi

Srtlos. <n Jii. . 40.


/.

V. Honien
Dio. I,V, 8.

MomMM

Mi

CL

VI

|k

M.

V.(./.LI.r.:cf.

BorKbci,OntffrT.VII^)88,4Mtwf.;8awidteMM*wlM7n^M0if.
ft


Agrippa
^,

34

imperfetti da Agrippa, compiuti da Augusto, segnatamente del portico


di Polla sorella di
';

nel quale fu allora proposto al pubblico

il

celeberrimo orbis pictns

prototipo delle future cosmografie e geografie

pel corso di molti secoli.

Presentato cos in scorcio lo splendido complesso delle imprese topografiche urbane e cosmopolitiche di Agrippa e di Augusto, la lunga e

gradata loro preparazione

",

il
l'

finale

compimento nel censo del 7k6 e


le

nell'anno immediate seguente;

intimo nesso, che

collega in

un
la

fascio,

ferir ogni occhio attento e sagace.

la

probabilit

somma, che

pianta

di

Roma

sia stata

da Augusto associata, e forse anche solennemente pro-

posita, coir orbis pictus di Agrippa, diviene quasi certezza.

Dio,

1.

e.

2 Plinius,
'

H. N.

m, 2.
Mommsen,
R. Staatt-

Delle successive istituzioni di Angusto concernenti tutto l'ordinamento della citt, vedi

recht 2 ediz. II p.

990 e segg.

CAPO
LE QUATTORDICI REGIONI,
I

V.

SETTE MONTI,

VICI DI

AU0D8T0.

Del nuovo ordinameli lo

(iella

cilla

con tanto diulurut


,

e romplcii
dei viri
fosse
,

lavori appnrecrliiato, dei limili delle quattordici regioni


clic

in

ciascuna era suddivisa,

avremmo piena
;

certezza

se

ci

dato

ricostruire la forma icnofi;ra(ica

la

cui storia nel

precedente capo ho

epilogalo.

Il

sistema dell(> piante di (piell'et possiamo ravvisare negli


le loro

esemplari superstiti d alcune formae d monumenti sepolcrali con


aree
;

intorno

ai

(piali

cliiam(>

l'attiuizione dei dotti


-.
.

il

mio

fratello nel

primo tomo della


erano

IVoma sotterranea'

Egli avvert, che quelle sono

icnogrnlie lineari |)urament(> dimostrative


poi'/ioni

non pro|>orzionali
delle

le

pro-

notate

nelle

scritte

cifre

misure

gli archetipi

autentici deposti negli archivii

dovevano

ess(>re (esattissimi. In tutto ci

consente

il

.fordan

che nella tavola


i

XXXIV

del

suo

insigne

volume

Forma Urbis Rotnoe ha riunito pochi saggi piante romane incise in marmo od effigiate
pregevoli campioni
ci

a noi |M>rvenuti di anticiic


in

musaico.

oiTre le

fonnas

aedi/ici cuttodiae

Uno di quei wunmmaUi di

Claudia Oclaviae divi Claudi


cio, dell' impero.

[(iliap) Ub(erta)

Pehris

del primo secolo,

Se circa

il

generale sistema e l'aspetto della aiiguslea /rma ngitH

num

Urbis liomae poco o nulla v' a dubitare, non cos facile e piano

Aniil. wrchit. p.

56

Il
il

restituirla,

non dico
i

in

intero,

ma

sia

pure in alcuna sua

parte.

Jordan opina, che

frammenti della celeberrima


;

pianta capitolina

ci

diano un qualche saggio di quella di Augusto

che nella Notitia


tra-

regionum trasmessaci dai compilatori del secolo quarto sieno state


scritte dalla

forma capitolina

le

indicazioni dei

limili e le

misure di

ciascuna regione \ Quale sia

la

relazione delle posteriori topografie delle

quattordici regioni con la forma


delle singole piante nei capi

madre augustea, dovr dirlo toccando seguenti. E vedremo che assai diversa do-

vette essere la forma capitolina, da quella della

Roma

di Augusto;

almeno

nel massimo

numero

delle regioni e nella direzione delle vie e dei vici.

Dei limiti certi

probabili

delle

predette regioni

della
il

loro

amministrazione, polizia ed

officiali,

molti hanno trattato e teste


il

Jordan

ha dottamente conchiuso;
per concernenti
potere
al

al

quale rimetto

lettore

^.

Dei punti diversi

tutto

due mi sembra non pretermettere nel presente discorso. Il primo delle


le

quattordici regioni di Augusto

mura serviane
le

e delle regioni augustee; in quale relazione sieno state


Il

une
le

colle

altre.

secondo dei vici augustei e delle relazioni loro


i

con

arcaiche cappelle degli Argei; con


dei pagi
:

compiti del Seplimontium e


dei montani

con quelli
e pagani.

in

somma con

la prisca distinzione

naturale, che Augusto abbia compreso entro

il

perimetro della

nuova circoscrizione

e dei nuovi ordinamenti tutte le parti della citt,


si

che fuori del nucleo serviano


habilabatur. I senatusconsulti

erano venute agglomerando, ubi continente


e le leggi
la

promulgate nel 7^3 e

7'l5

per

regolare le acque e gli acquedotti, e


citano

Giulia municipale dell'anno 709

sempre ed espressamente

la citt
il

come

costituita

non dalla sola

urbs e dalle sue regioni chiuse entro


dell'abitato': ne
si

recinto,

ma
nel
,

da

tutta la continuit

fa

giammai distinzione

tra citt e

sobborghi.

Come

potremmo adunque supporre, che Augusto


metropoli ed organarne stabilmente
separate e prive delle
tinentes la

riordinare la grande

polizia

abbia
delle
Si

voluto

lasciare

novelle istituzioni alcune


citt?

parti urbi con-

e perci legalmente proprie della

rifiutino

pur una

'

Jordan, Topogr. I p. 44. Jordan,


1.

"
-

e.

p.

296-339:
a.

cf.

Hirschfeld, R.

Verwallungsgesch. I p. 149 e segg.


aediftcia urbi coniuncta
et

Senatusconsulti dell'

743 : in urbe intraque

intra urbrm
iioca]

el [exlrc

urbi con-

tinentia aedifida; legge Quinzia delFa. 745: in urbe


tineniia sunt erunl, Prontin.

Roma

in iis locis iaedificiis, quae

aedi fida urbi con-

De aquis

104, 127, 129 ed. Buecheler p. 40. 42, 49.

-37
vuila ic csag(>ra7.ioiii od
i

la

Tals

supposti circa

coiitinuiU esICM
i

per

pi inizila V

(jiiasi

indefinita dei sobborghi

romani oltre

conGni delle

legioni auguslec. Ci che in cpieslo senso scrisse Dionigi d'Alicamavo


,

come bene ha

notato

il

Fabretli

',

iperbole rctlorica; e dee emtre

inteso con discreta niisnra e della

serie continua pi delle ville,

che

dei pagi subiirhanl.


lusso delle ville

erano disseminati a varie distanze: ed il nell'et imperiale molli ne distrusse, tutti impover
I

(juali

di

po[)()la%ione
la

agricola

preparando di lunga mano


I

il

deserto, che

oggi desola

cam]iagna romana.

capi seguenti ci olTriranno dati amai


\a

luminosi intorno a <piesto punto di non lieve momento.

quattordici

regioni adunipie costituite <le(initivamente nell'anno 7H7 circoscrissero


tutta
la

urbs citm contineutibm aedi/Ini, (|uale


le

la

riconoscevano e defi

nivano

leggi

ed

senatusconsulti dell'et c(>sariana ed augustea.


allora in gran parte nascoste

Le mure serviane, bench


dossati edilci e

dagli ad>
le

da questi soverchiate, continuarono per ad essere


e
nel

nwenia

Urbis

capo

seguente

le

dir

misurate nel censo di


citt:

Vespasiano.
la

Le loro porle continuarono ad essere quelle della


<*

distanza loro dal foro

dal millianum

aureum di Augusto fu regi-

strala,

come sopra ho
,

dichiarato: da quelle porte, non dal milliarium


le

mireuvi

furono

computate sempre
per
gli incendii

miglia delle vie consolari.

Le

statiours vigilimi

la

noltunia custodia della citt furono

stabilite

da Augusto nel 759

circa porlas et
*:

muro di Sergio, come disco|)ertc


lo

mostrai, sono gi molli anni

le posteriori

hanno conper u

lermalo ed lluslrato ^
ordinaria
le

limili delle regioni

auguslee secondano di legge

linee

della

cinta

serviana

*:

non vorrei

asserire

slahilire questa
i)ilc

massima come rigorosa. Imperocch qualche

|)arte nola-

delle urbi coutinetilia aedifriu dell'et inq)eriale rimarnbl)C cscJun

dalle (pialtordci regioni di Augusto, se (pK>sle fossero stale tutte iole-

ramenle

altre intrannrnne altre

estramurane

*.

Oualunquc
,

sia la verit

precisa circa (juosto punto, che mi sar


regioni auguslee ed
i

conlradetto
siali

innegabile le pi o
le

loro con (ini


ali**

essere
di

determinati con
l^ionde,

meno
'

rigoroso rispello

mura

S<rvio.

non ostante

KabroHi,

Ih1

,,

i:

* Ann. iUUI.1t
*
*

lAnoian! nel

liuti.

M'
il'

174; Jotita, Tofttr- 1

F SM

O-

lAoriiini negli .Vnn.

V. Jordan,

fo/ioj/r.

p.

317


mura non
fatti

38

(p. 13),

apparenze contrarie sopra accennate


quelle

parmi poco probabile che

sieno state delineate nella forma Urbis di Agrippa e

di Augusto.

In

dei septem montes chiusi

entro le

mura ho

additato, nel

capo precedente, l'indice pervenutoci insieme agli


milliarium

itinerarii,

che col
coi

auremn di Augusto, coW'orbis

pictus

di Agrippa e

suoi

lavori topografici

hanno

stretta attinenza. Il

Settimonzio delle quattordici

regioni tanto diverso da quello delle

quattro serviane ed alieno da

qualsivoglia relazione colla cerchia murata,

che nei

libri

regionarii e
solo
il

nel latercolo di Polemeo Silvio da quei libri dipendente, non


Gianicolo,

ma

eziandio

il

Vaticano sono annoverati sempre coi septem

montes; mentre questo ultimo fu escluso dal recinto


reliano.

E per mantenere

il

tradizionale

medesimo di Aunumero settenario, non ostante


il

l'intrusione del Gianicolo e del

Vaticano, furono soppressi

Viminale

ed

il

Quirinale; intendendoli compresi coH'Esquilino. Perci nella nota


si

dei montes scritta nella pianta della mia tavola I


et

legge: Exquilmus qui

Salustius

estendendo

cos l'Esquilino fino agli orti sallustiani

ed

alle

pendici occidentali del Quirinale.


Quirinale e del Viminale nelle
liste

cosi

spiegata

l'

ommissione del

dei regionarii, che al Jordan


rifiut
l'

sembr
ipotesi,

problema oscuro e quasi insolubile \ Egli saviamente


che
i

regionarii possano avere voluto attenersi all'arcaica terminologia

osservata dal

Mommsen,
che
le

giusta la quale

il

Quirinale ed

il

Viminale furono
^.

appellati colles per antonomasia

ed

esclusi dal
et

novero dei septem montes

Finalmente,

parole Esquilinus qui

Salustius

non sieno

glossa

degli ultimi secoli del

medio evo, ma antiche ed

in circa

contemporanee

delle breviaria regionum e della loro lista dei septem montes,

mi

facile

dimostrarlo. Quella glossa della recensione speciale della Notitia loco-

rum

Urbis

Romae
scritto

(vedi p. 29); e nei codici congiunta col


Dianiculensis
^
:

nome

del

Gianicolo

idiotismo
in

di

pronuncia comunissimo

dalla fine del secolo

terzo al quinto
la

circa o sesto*; del quale poi


si

nei

lesti,

che rappresentano

pronuncia viva,

perde

la traccia.

Jordan, Topogr. II p. 205, 206.

Mommsen,

R. Gesch. 4 cJ. I p.

112.
cf.

'

V. Urlichs. Cod. topogr. p. 52:

Preller, Die

Regionen

p.

29 Un.

ult.

Nel codice Vat. Eeg. 728: Dyam(vedi C.


I.

clensis, corruttela
col.

dell'amanuense che non intendeva l'antico

Dianiclenns

= Janidens

L.

VI

p.

181

lin. *

51).
crist.

V. Bull, d'ardi,

1872

p.

102: 1874

p.

155.

-39
Viene ora
ii

la

secondo dei punii proposti:

relasiooe dei Tet

gustci coi vici, compiti v sacelli antichissimi dei monlei e dei pagi della

iloma di Servio'. Del numero preciso dei


nella censura di Vespasiano
vici
il

vici auguslci nulla


I>et

sappiamo:

ne vedremo numerati 965.

nomi dei

da

<l(>cum<.'nli

diversi e nella massima parte posteriori ad Augusto

Jordan ha potuto raccoglierne poco pi di centotrenta':

ma

il

loro

numero

a poco a poco cresce per le novelle scoperte epigrafiche.

^cUo
cio

scorso anno al)i)iauio imparato cpieilo iA vicus f^eitm regione

^i II,

del tempio di Vesta presso

il

foro': al line di cotesto capitolo

annun-

cer r ignotissimo ad

Ires Silanos reyione

k'IL L'analisi di cotesti nomi


assai

ne dimostra l'antichit^:
zione del Monunsen, che
singolare,
i

ed a

me semhra

notabile l'osserva
tutti

nomi

genlil7J dei vici

sono
vicu*

in genitivo

non aggettivi ne nel numero plurale*:


Cueselii,
iintjii.

Sulpicii^ Saufeii,

Fabrkii,

Piatii, Fannii,

Comelii (non ComeUorum, coAltret-

me

fu scritto nei libri,

non per nelle piante, del secolo XV).

tanto avviene nei vici denominati dai

cognomi

{>ersonali. f^irorum
isti ibi

mUem
habir

nomina, scrive
taverint, scd

il

Jordan,
eis

vicis

addita esse suspicor, non quod

quod de

aliquo

modo

bene mei'uennt

*.

La quale opinione

pu

essere vera in alcuni casi speciali; pi conforme |>er all'anticbissiiTalli

sima indole di

nomi e

il

crederli

generalmente originati dai

prisci possessori del ricus (slx^) e dell'/ierec/ium;

donde

la

prima divisione

dei vici del territorio romano,

come

nel ca|>o I ho ricordato.

Cotesti vici nel censo di Vespasiano

vedremo

appellati compita Lantm^;

perch

il

cullo dei Laies fu


Il

il

precipuo

uflcio dei vicomayistri istituiti

da Augusto.
presiedette
pili la

(piale culto e lo spirito di restaurazione


le tradizionali

religiosa,

che

al

disegno di coordinare con

sacra dei com

novella distribuzione dei vici, bastano a persuaderci, che Augusto


al possibile
i

mantenne
ed

vici serviani;

ed

ebla^

somma
in

cura delle antiche


fatti

succila dei compili e dei


il

sacrarii

degli

Argei.

le

etmq>itaUa,

culto

coinpitaiicio dei tempi

di Augusto,

Dionigi di Ali<

V. Jordan, Tapogr. I p. ftSO: II p. 80.

*
*
*

Jordan

ni<lU<

Nnoto Moro, drinftitato


Kull. dell'UUt.

p.

Sii

Mgf4

7hftr.

p,Sn

0.

Hentcn nel

1878 p^- MI.


p.

V. Jordan nelU Nuoto

Mcm. ddllaUt
188. Cf.

S8S t Hgf.

MommMn,
I

(7.

/.

I p.

Onim,
to

Ht{

mI kM d((U

Air. f. 91
I

* L. e. p. 93S.
^

Lant

eompiiaits

nw mmI

ob mm

ffiffalb

wm, ttmd, Um.

40

espressamente rannoda a quello dei tempi e delle regioni di Servio \


Speciale ufficio dei viconayislri fu la manutenzione ed
vetuste aediculae
epigrafi di quei
col
il

rislauro delle

Larum

di ciascun vico: e

ne abbiamo
le

documenti nelle

ristauri,

che additano sempre

edicole designandole

numero
Nel

della regione e col

nome

del vico^.

momento medesimo, che

licenzio

questa pagina alla stampa,


di Grotta-

mi viene
ferrata
la

offerto dalla cortesia del eh.

Don Giuseppe Cozza abate


;

un monumento
il

di esempio al tutto singolare


(fino

il

quale registra

regione VII,

vico

ad ora ignoto)

at tres Silanos

ed una

terza

indicazione

AT V

(ad quintum), che nelle regioni urbane non pu signi-

ficare la quinta colonna migliare; e merita

esame e studio

speciale.

REG
AT

VII

TRES AT

SILANOS

La

singolarit del

monumento non
di

minore nella forma sua materiale,

che nell'epigrafe. Questa incisa sulla fronte di una piccola colonnina


o stela

marmorea

forma conica
quale fu

ed

in

cima sopra

le lettere

mostra

l'incavo circolare, nel


fatta

innestato

un

bollo di piombo.

sif-

memoria

d'un tempo solo ed in

un

solo esemplare.

La

stela

conica

fu poi rovesciata

ed accanto

alla

prima epigrafe ne

fu rifatto

un secondo

esemplare a rovescio del primo, con lettere di cattiva paleografia;


esattamente conformi
le lineette
al

ma

tenore del prototipo, eccetto che furono

ommesse

sopra

le cifre

numeriche. Anche

il

secondo

esemplare fu

munito

di bulla

plumbea, di modulo maggiore della prima. In somma

cotesta singolarissima stela fu

due volte

bollata e recoynita

da quale
censo dei
inaudita

autorit e con quale scopo e relazione alla topografia


vici e delle loro edicole

ed

al

sacre

in

fine

che cosa designi

la

nota

AT

V, soggiunta

al

nome

del vico, sono questioni da non risolvere

leggermente a prima giunta. Riservo l'accurata notizia del singolare

monumento ed
a pie' del
'

il

tentativo di sua illustrazione ad un'appendice speciale

volume.

Dionys. IV, 14.


C.
l.

L.

VI

II.

449 e segg.; Heiizen nel Bull.

dell'Ist.

1.

e.

CAPO

VI.

CUUDIO, NERONE, VESPASIANO.

Il

primo
:

ordinaiiK'iilo niigusteo della citt fu collegato alla censara

(leirnnno 7h(

del censo seguente nel 767, ultimo della vita di Augwito.

ninna notizia topografica rimane, per (pianto ricordo. Non cosi di quello,

che primo dopo

la

morte di Augusto,
Viicllio,

fu

compiuto da Claudio more


il

maionim, assunto a collega L.


pi
fu

dopo

quale niun privato mai

censore
la

'.

Gi sopra

(pag. ^7)

ho ragionato d'una memoria


anche

epigrafica,

quale accenna Claudio Augusto e L. Vitellio avere nella

censura

dell'

anno

di Cristo

h7

colle tabulae censui esaminato

la

forma di

tutta

la citt

o (piella almeno delle loca pubiica, e cau$a cogitila


privali e del

giudicato ex forma del possessi dei

puhhiico.

giudizi

ed

atti

censorii pel catasto della citt furono pn>ceduti da


<]uall

non so quali
jo leslifiea

provvidenze, colle

Claudio

tcctis riuoffue
rfuii
:

Urbi protpexit.

l'esordio del senatusconsuilo Osidiano ne


Il

Homum vilUumM
cio agli

dimerel

':

quale allude alia

felicitas saeculi
(S()()

inslanlis

imminenti ludi

secolari per l'anno

di

Uoma

ai

^1 di Aprile dell'anno appunto della

censura |)redelta.
Neil' Intervallo Ira
il

censo di Claudio e quello (di che tosto diremo) di


Il

Vespasiano, avvenne

il

grande disastro dell'incendio di Nerone.


il

quale

segna

il

termine del lungo periodo della llonia risorta do|)o


il

gallico

Incendio: ed

pruu-lpo del nuovo {H'riodo della lloma neroniana v


la

Imperlale. Se nel primo periodo

forma Vrbis

fuit

occt^Mfoe wmgit

'

V. llorph.-ii. V. Orclli
n.

(Kuvra
3115:
cf.

T.

IV

p. 78.

MommM

mU Bn'cMt

t$ K. Selu. tm. . W. ik IS&t

tTt mfg.

42

quam

divisae

similis

nel secondo le novelle fabbriche furono non


distinctione

ut

post gallica

incendia, nulla
et

nec

passim creda,

sed dimensis

viarum ordinibus

latis

viarum

spatiis, cohibitaque aedificiorum altiludine

ac patefactis areis additisque porticibus, qiiae fronlem insidarmn protegerent

\ Queste parole di Tacilo bastano a

farci

intendere chiaro, che

la

forma della

Roma

neroniana e dei suoi vici fu icnograficamente divervie e


dei

sissima da quella di Augusto; e che essa nella pianta delle


privati edifici

non era

stata

mai

allineata

ne mutala gran

fallo

da quella

della citt risorta post gallica incendia.

Laonde

se della pianta capitolina,


il

che

fra

poco

ci

verr innanzi, noi vorremo cercare

prototipo; non a
alla

quella di Agrippa e di Augusto,

come

suole farsi

comunemente, ma

forma neroniana sar


niana

d'

uopo pensare. E

la radicale diversit

geometrica

e topografica delle piazze, vie, vici ed insulae della nuova forma nerodall'

augustea confermala da Tacito

(1.

e.) colle seguenti igieniche

osservazioni. Erant qui crederenl veterem illam


conduxisse^ quoniam angustiae itinerum
et

formam

salubritati

magis
solis

allitudo tectorum
et

non perinde
nulla

vapore perrumperentur

al

nunc patulam lalitudinem

umbra
,

de-

fensani graviore aeslu ardescere.

Laonde

egli

per

me

evidente

che

d'ora innanzi,

almeno per
mira
la

le regioni devastate dall' incendio,

noi dob-

biamo avere

in

forma Urbis neroniana non l'auguslea. Della diviv'

sione per in quattordici regioni e dei loro confini non


dai neroniani mensores punto sia stato mutalo.

indizio, che

Nell'anno 73 dell'era nostra fu cominciato e 'nel 7k compiuto col


lustrum l'ultimo censo

romano more maiorum: ed appunto da questo censo


di Plinio,
i

abbiamo, per

le

mani
citati:

primi dati precisi delle misure urbane

pi volte sopra

Moenia (Urbis) collegere ambitu, imperatoribus cen-

soribusque Vespasianis, anno conditae

DCCCXXVI

m. p. XllI.CC, com-

plexa monles septem. Ipsa dividitur in regiones quattuordecim, compita

CCLXV.
statuto

Eiusdem spalium mensura currente a miliario

in

Larum capite Romani fori


effcit

ad singulas portas, quae sunt hodie numero XXXVII...,

pas-

saum per direclum


praetoriis ab

XX M DCCLXF:

ad extrema vero tectorum cum


colligi
t

castris

eodem miliario per vicos omnium viarum^ mensura

paulo

'

Tacrt.

Annal.

XV,

43.

- Si

emendi

pei' vias

omnium vicorwn,

v.

Jordan, Topo^v.

p.

335.

ampUuH

43

od incerte
nplli* sin^cole

XX

p.

'.

(lolosU* misure, incuinpIcU*

cifro segnate dagli ainaniiensi,

sono state e sono olihietto di


',

tanti tiMitativi

di

(>ni(Mi<la/.i<)ni

e di
il

calcoli

che non volendo entrare nel labirinto

aritmetico, rimetto

lettore al cento volte lodato receoiiiiiimo critico


Iftpografia,

maestro

d(;lla

romana

Enrico Jordan

*.

TI

contento per del

passo di Plinio esige, a mio avviso, un pi attento (>same; e dal


plesso del presente discorso riceve

com-

nuova luce ed interpretazione. Croce


la

degli interpreti e pirira d'inciampo


legete amhitn

prima

fntse:

moema

(Urbi) eo(-

m. p. Mil
noi

('()

I^>

mun

di Servio
la cifra
':

mlsarale dagli
di tredici e pi
assai

antichi e

<la

non hanno

|)otuto
il

dare mai

miglia.

Il

Ni})l)y pn)|)ose di
nell<;

mutare

XIII in Vili
in

emendazione

prohahile
nato.
Il

cifn; manoscritte
il

ed

un passo dai copisti as^i malmeil

Fiale ed

Ihinsen, cui aderirono poi (piasi tutti compreso

Jordan,

osservando che tredici miglia dovette in circa misurare l'ambito delle


quattordici regioni, interpretarono le tnoenta (Urbis), non delle

mura

di

Servio,

ma

delle vonticnlia aedi/cia: e


le

allegano

testi di

antichi auttiri,

che moenia chiamano

case ed ogni maniera di fabbricati e di edifici.

questa interpretazione risolutamente mi oppongo.

Non
|>r()pri()

vogli( (piistionare sul

vocabolo moenia, lM>nchc esso nel aeoao


le

o pi fi-e<piente sia adoperalo per significare

mura

di cinta,

rare volte in altro senso: n cotesla impropriet di linguaggio verisimile nel recitato testo di Plinio e
Il

Iella

mensura Urbis di Vc>spasiaDO.


le

contesto

medesimo mi
septeni.

vietai

d'intendere

moenia Urbi nel

lato (Ielle condiicntia aedi/cia.

V risulta da pi capi. Quelle

mo wiia
ed

complexa montes
intesi nel seooh>

sette monti, (piali solevano essere noverali

primo dell'impero, erano quelli del tqttimoiUium cbioao


il

dalle moenia di Servio. Inoltre Plinio, d(po


le

testo recitalo e r^tstnile

misure, prosieguo descrivendo l'aggere e

la

munizione dei praeceUi

mun
Il

dei re; in fine cond inde: ex-sputiantia teda mullas addidert tarhm.
pii

vocabolo exspatiantla

in relazione immediala coi praecel m^ri,


le

e significa tecta spoliantia extra muros. Ora

misure delle linee che

l>Un.

//.

H. Ili, 5,

tfO.

perch niinuro dolln precedeste, mentre dovrebbe eere

L'nlUiM nitan m MuaNritti iiMjibeiMWiti ri; mggiore; da tetti i

dte

gnato
i

'

|>ui)tini ilclla

Uana.

V. Piale. Della grandetta di

Boom al tBpo
p. rn

di Filli,

BoMa

183)1.

JonUn.

I.

e.

p.

333 e
I

eefjr.; Il
)>.f>8.

Nibby, KuniK anticA T.


partivano dal miliarium in capite

44

furono computate da Plinio in due


le

fori,

modi: ad singulas portas dei muri, e ad extrema teclorum. Cosi


exspatiantia (extra muros) del periodo finale richiamano pi o

teda
esat-

meno
le

tamente Vad extrema tectorum;

praecelsi muri

Vad

portas e

moenia

dei periodi precedenti. Finalmente,


fori

come

delle linee a miliario in capite


l'altra
:

furono fatte due misure, l'una ad portas,

ad extrema tectorum;

cosi dell' ambitus

facilmente se ne fecero due

una delle moenia, una


Il

delle

exspatiantia

teda (ubi continente habitabatur).

testo

nei

codici

difettoso non solo nelle cifre imperfette o trasposte,


sentono,

come

tutti

con-

ma

eziandio in intere parole, che furono supplite da seconda


,

mano. Esso

mio

avviso,

mancante eziandio per

salto dell'inciso indi-

cante la misura deW'ambitus delle exspatiantia

lecta:

e vorrei restituirlo

in circa cosi: moenia eius (Urbis) collegere ambita

m. p

complexa

montes septem: tecta exspatiantia m.

p
si

(se la cifra XIII.

CC

preci-

samente adatta a questo luogo, qui


miliario in capite fori, quella

riponga). Delle altre due cifre a


forse esatta; la seconda
,

ad portas intera e

ad extrema tectorum cwn


compiuta in

castris praetoriis

dal Jordan

per congettura,
la

XXXX

m. p. Vedremo in seguito, che

congettura

confermata dalle posteriori topografie.

Qualunque sieno
stabilire,

le

vere cifre precise,

al

mio ragionamento basta

che nella censura di Vespasiano furono nuovamente misurali e


il

V ambitus delle moenia serviane chiudenti

Setlimonzio; e quello delle


delle singole porte

exspatiantia tecta Urbi conjimda: e le distanze

dal

milliario (aureo) in capite fori (cio la Urbs muris finita); e le regiones

quattuordecim
tectorum

e le distanze da
castris

cum

praetoriis

medesimo milliario ad extrema per vias omnium vicorum (cio la Roma


quel

continentibus aedificiis finita). I vici furono

numerati sotto
il

il

nome

gi

sopra dichiarato di compita Larum; perch


lare

compilum,

punto ango;

d'ognuno di

essi,
si

era consacrato dall'edicola dei Lares

e le compi-

talia di

ciascun vico

celebravano secondo l'antica religione conservata

e riordinata da Augusto.
rata

Ma

per quanta cura vogliamo supporre adopepontefici, magistrati,


architetti e

dopo l'incendio

di

Nerone dai

finitores a fin di
il

mantenere

la topografia sacra di

quelle edicole, tutto

sistema dei vici dee essere stato alterato nella ricostruzione neroniana,
Tacito a chiare note ci ha insegnato e descritto. Talch la
di Vespasiano

come

Roma

misurata nella censura

fu

necessariamente quella della

-46lortnu vicorum iicroniuna;

non

(jurlla della

forma di Agrip|Me di AugOltO,


e dcdi-

(IcHnila nella censura vicalim acta nei IHii, e KoleaoeilMOte tancila

eala Kalendis Auijusit del seguente

anno Ihl.
defonnU veieribm
et

La
cetuliis

citt ai

tempi di \eH()iisiano era tuttora


:

alquc ruinis

perci vucuas area occupare

aedifiean,

jroticg

sores cessarcnt^ (respusiunus) cuique

pennUU

'.

Ci dee etscre avveoalo

dopo
il

la

ricognizione delle aree dei pri\ati fatta pel censo dell'almo 7%.

pomerio, umpUalis popuU romani


al

non spelta propriamente

da Vespasiano nel 7k* censo; ma con esso e con la nuova wawmm


/iiubus, allargato

i/rins Ila (|ual(-lie attinenza.

Direttamente u questa attribuiixro

la

nuova

termina/ione delle ripe del Tevere cominciata ex aucloriUUe di Vespasiano gi censore

nell'anno 73'.

Uno dei

cippi d colesla lermmalio,

spetlant(> all'anno

medesimo
*.

della censura Ih, test

tornato in luce

presso

il

ponte Sisto

Le

epgrali a noi pervenute di Vespasiano

com-

memoranli
del

le viae urbis
^;

e le aedea sacrue reslilutae,

non spellano all'anno


la Miifiiro allora

censo

n iianno forse relazione con esso e con

latin dell'eterna citt. >'on cosi

dir dei cippo da lui posto l'anno 7S,


testiiicautc, clic:

immedialamenle dopo quello dei censo,


publicae occupalum a priiulis per

loeum vmiae
*.

colleyium ponti/icum restituii

Ma
per
lia

assai pi importante al
io

mio tema

la

data del prcdcllo anno 7S


'.

la

dedicazione

lempluin Pucia di Ve8{)asiano

il

Jordan pei primo

congetturato, e forse felicemente divinato, che Vespasiano, compiuta

la

censura, abbia esposto

al

pubblico nel foro della Pace


1'

la

forma Urbi

Hoinae; restituita poi nel


di

medesimo luogo, dopo


raziocinio die io

incendio dei tempi

Commodo, da Severo
alla

e Caracaila*.
il

Ed ognora pi

verisimile

mi sembra
ponendo

questo pensiero e persuasivo

iia

suggerito,

mente
tuita

grande differenza sopra notata della forma vespasianea-nerola

niann da (piella di Augusto;

quale doveva essere anliquala e sosti-

da una novella edizione dell'urbana icnograla, corrispondente alle


vici

nuove circoscrizioni della sua area e dei suoi

e compita Larum,

Steton. in
C.
I.

IViii.

e. 8.

'

VI

n. n.

128.
1888.
rrli.
,,.iii.

* * *

0. t.

Lyi
L
L
VI
VI

V. LancUni nel Bull.


C.
I. I.

iai^

\y

*.M.'.

n. n.

SI. 9S4.

*
'

Dio,

LXVl. 15: V. Jorthn. /otdm

.iril5p*i. ! 87S p. 180

U. A. p. 8;

ef MUlmhoff

mO* Ifcnmt IX p

194.

CAPO

YII.

LIMITI DI FINANZA STABILITI

DA MARCO AURELIO E DA COMMODO

Plinio nel passo sopra dichiarato, descritta


tiantia
il
l'

Roma,

concliiude: exspa-

teda multas addidere

iirbes.

11

vocabolo exspatiantia, significando

libero spaziare fuori de'confini, allude all'accrescimento continuo delabitato attorno alla citt,
la

ed

oltre

limiti delle

regioni augustee.

Ed

eccone

prova in un nuovo provvedimento topografico; che fu neces-

sario, corso

appena un secolo dalla censura di Vespasiano.


di venti anni, che

Sono pi

ho chiamato

l'attenzione degli archeologi

sopra una linea di limiti stabilita attorno alla citt continuatamente abitata,

prima che fossero costruite


bri di

le

mura
si

di Aureliano'. Di cotesto confine nei


il

li-

romana topografia non


lo rivelano,

faceva menzione, perch

senso dei
i

moche
inter

numenti, che

era rimasto oscuro. Questi sono

lapides,

Marco Aurelio e Commodo


mercatores
et

constitui jusserunt propter controversias


ai

mancipes vectigalium ^ Intorno

quali anche

il

sagace

Marini, dopo riferite le vane interpretazioni del Muratori,


altri,

Burmanno ed
ai

e data del testo scritto migliore

ragione

in

quanto

lapides

medesimi conchiuse

sospettando, che fossero misure di pietra ovvero

marmi
il

scritti colla tariffa di

quanto dovevano esiggere


la

gabellieri

Primo

Mommsen

riconobbe in questi lapides

memoria d'una

linea

'

V. rchaot. Anzeiger

a.

1856
6,
e.

p.

147:

cf.

Jordan, Topogr. I

p.

336.

2 C. I. L.
'

VI

n.

1016, a,
Alb.
p.

V. Marini,

Iscr.

29:

cf.

De

Vit, Lexicon, v.

Ansarimn, Foricidiariuin.

-47 o barra
<li

(iiian/.a,

jmt

l'

csazioiif
'.

tl(>l

vectiyal

ili

inlrotluziom? delle

merci e vt'llovaglie nella


clic

cill

Im cosa di

cliiarrzxa

tanto cvideale,

(come suole avvenire) una volta delUi tulli la stala sempre notissima. Ora fa d'uopo da cotesti
loro vero scopo,
trarre

ri|M'tono, quasi
lupitle$,

fame

restituiti al

una iniova pagina della

sl<>i-i

fo|)ognilica dei

confini e recinti di

Roma.
circa
il

Marco Aurelio e Commodo ordinarono


ziont;,
liti

175

la

nuova limiU-

propler controversia quae inler mercatore*


demonstrarent vectujali foriculnri
semel dumtaxnt exifjxmdo
d'
i

et

tiuutpe orlae erant,

/ineni

et

ansarti

promerealniM$eamdmm
recente

veterem

lerjen

*.

Antica era e rimaneva inTarata la


citt:

K'gge del vectiyal


la

introduzione rerum promercalium nella


mercatore ed
finis,
i

controversia Ira
il

manripes (appallntiiri dei dazii), quale


i

fosse

vero limile,

ove

il

dazio diveniva esigibile. Talch


di

mer-

catanti erano soggetti al

danno

pagare due volte

il

vectiyal, tecun-

dum

veterem leyem semel dumtuxat exiyundum. In


il

somma
:

v'era

un limite un

cerio, ove

vectiyal

si

esigeva senza conlroversia; quello senza dubbio

dei confini delle quattordici regioni

estramurane
;

ve

n' era

altro
le

pi ampio pr<>leso

dagli

appaltatori
1*

intorno al quale erano

nate

controversie, v che generava

abuso della doppia esazione del mede-

simo dazio. Questo secondo


delle continentia delle regioni
,

finis

non
nel

jiolcva tessere

diverso

da quello
i

aedificia

che

175 travalicavano lanlo


\\

conlioi
la

da ren<Iere necessario

nuovo provvedimento, e
limiti regionarii.
dell' abitato

costituzione d'una barra pel dazio pi

ampia dei

Questo

dato imporlanle
attorno a
ll<ina

e'

insegna

1'

incessante

crescere

contUmo

dal

tempo dei

Flavii agli Antonini; e fa


la

d'uopo indarelazione con

gare
la

le

tracce della linea di linan/a del 17;>, e trovarne

cinla posteriore d'un secolo piasi preciso, piella delle

mura

aurelianec.

Qualtro esemplari dei lapide conslituti attorno attorno a lloma sono


a nostra notizia
:

tre registrati nel

tomo VI

lei

Corpu$ ucr. Lai. n.

IOCf6;

'

Moninisrn,
I>i>l

nolli'

lUruhif
si

,lft
il

.s.ii-ht

(.drr U'.
I.

fiinniiiarium

fiTino le navi
|H'r
i

yvgg*

Mrini,
il

e.

Il

|H>rto

ni igniflakf
li

diritto

1840p.S09t Wf> TocaboW fliiMrfwi MB mm 4d*a Mwonggi*, MHHMBt 4

porUvMio atio aalbr aiwtto. mftnetk Y nmmrimm i notiminia Uplde deUcmporo tiberino (Ordii a. 89M): na iriwilk fai tatti i dffi MI attorno attorno alla citt. Carto pari, dM yw k ift d'arem Mai |ik ck par b via 41 tarm mmm ti Umm entro nnforo ansate la gigutcMi ptovifteM ti aUawtki* k rftalkt ifft MkBlI k dH 4 1 ki t wbborghi. K no i prova material* il TMMtfe ynaa rnipaite, IhnM 4igl kHll iwa ria kilt a^k lagU AmtM T Vtt^ (1*M)M<^*%>'>1 anso. Intorno al quale ai tega to tapeMa L'ofiMn'utn non i nenia qualche TvlarioM rolk atoria dal TaatMak cnk MnM 41
liqnidi r cereali,

che

MMMvk

eak

M Mk


uno sfuggito

48

quel volume. Esso

alle nostre ricerche preparatorie di

Fu quivi scoperto nel pontificato di Gregorio XVI, scavando il terreno quasi sotto le mura di Aureliano presso la porta Asinaria. Eccone la copia fedele della mano
conservato nelle guardarobe della basilica Lateranense.
perita del sig. prof. G. Gatti
;

che ha deciferato
la

le

tracce delle
di

linee
'.

e lettere cancellate per abolire

memoria dannala

Commodo

im^^.caSSARM AVRELIVS A xN T N I N V S A V G GEKMANICVS SAKMAT et


imp
.

Ca e s ar

4u

eliu

Commodus
gerinanicus

A u g sar matic
'

HOS LAPIDES CONSTITVI IVSSIT nt PROPTEK CONTROVERSIAS QVAE INTER MERCATORES ET MANCIPES ORTAE ERANT VTI PINEM

DEMONSTRAREN.T VECTIGALI PORICVLIri' etANSARlI


?B.Omercalium
veterem
legem
taxat

sECVNDVM
semel exigundo
dum,

Il

dato

topografico
,

del

luogo
la

preciso

della

scoperta di

notabile

monumento

cio
altro

presso

porta Asinaria,
siffatti

di

molta importanza.

Imperocch un

esemplare di

lapUles nel secolo ottavo stava

'

Nei quattro esemplari di questa


;

epigrafe . notabile la variet

circa

l'abrasione del

nome

di

Commodu.

Quello di villa Albani intatto


gi fuori d'uso, quando
i

e ci guida nella restituzione degli altri. L' integrit sua

mi

fa credere,

che sia stato

suoi simili furono cancellati. Quello della via Salaria nel codice d' Einsiedlen trascritto
Il

senza indicazione della lacuna delle linee 4-6, e nella settima dice IVSSIT.

Mommsen

sagacemente indovin, che


della porta

doveva essere stato abraso nelle linee predette, e mutato

il

IVSSERVNT
il

in

IVSSIT. Ecco l'esemplare


atto arbitrario,
la linea

Asinaria, che esattamente concorda con la previsione. Pi strano


al

caso dell'esemplare della porta Flaminia: quivi

nome abraso di Commodo fu sostituito quello di Alessandro Severo. Che ci sia stato Mommsen, mi difficile crederlo. Alessandro Severo avr forse in alcuni punti ampliata
Il

come sospetta

il

segnata da M. Aurelio.

punto
2

oscuro: e la scoperta d'alcun altro

esemplare di cotesti lapides potr chiarirlo.


poi

Da

principio fu scritto

IVSSERVNT,

emendato IVSSIT.

Anche

nella pietra di villa Albani scritto

FGEICVLI.^EI, non 'come

negli esemplari einsiedlensi)

FO-

EICVLARI.

Nella stampa del Corp. inscr. Lat. la mia copia della pietra predetta porta la falsa lezione, credo per

errore tipografico: nei miei appunti originali trovo segnata la vera.

siiiiiliMciiU;

49

un poDlo lunlaniparlam Flamimam hmmIcmiiio codice

virino alle

mura

e porti; uurciianec; ed in

siino (iail'Asinaria. I/anoniino <i'Kirisi<MI<>ii lo vide tmte


in via'.

D'un

terzo esemplare

dobbiamo

la

notizia al

einsiedb'iise:

porta, in favorisce

che anch'esso fosse stato visto preao wnt pipila mla)ria\ Ma il manos<Ttto attentamente esaminato non
la

e sembrava,

proposta brzione.
(li

Dopo

l'epigrafe se|>olcraIe d'un


in

monumento

dei
elle

leiii|)i

Nerone',
eoli'

in tnonuin(enlo)

ria Salaria,

viene quella, di

parliamo,

indicazione:

ITKMIN

MA
Viletn chiama
la

via Salaria; n

si

vede

traccia del P, iniziale di f>orto,


rlie

segnalo nell'edizione dell' llaenel.


l'epgrafe fu vista fuori delle

Ci nondimeno rimane fermo,


in

mura aurelianee

via Salaria, e proha-

bilmente presso
tenuto

alla porla:

non avendo d'ordinario l'anonimo


citt*;

einsiedlen5e
Ira-

conio delle lapidi pagane lonlant dalla


ii)oll(>

e vicevenia

scrillcne

presso

le porte.
la

Csi egli prese nota di tutte quelle del

mausoleo di Adriano presso


della

porta

$.

Petn; di

pielle degli arque<lolti

porla

Pr<>neslina;

trascrisse

(jiiella

del clivo di Marte


lui

presso
la

la

porla A|)|)ia: ho gi ricordato le lapidi da

notate presto
i
riVi

|>orta

Flaminia: fnalmente una greca,


Signorili
fu

che egli addita

(hten$i, dal

vista in via

8.

Pauli extra porlam;


l'in via

cio

non lungi dalla

porta \ Iwidunqiie chiaro che


l'analogia

Salaria dell'Einsiedlense, secondo

ed

il

sistema della sua silloge, indica luogo assai virino alla

porli) Salaria.
al tulio

Del (piarlo esemplare, oggi nella villa .Vlhani, ignoriamo

l'origine: essendo stalo visto nel secolo \\'\ in casa di Federico

aoU, che iauMdtetamoU* dp qite dtM TI il ck. rif. n. C. L. Tbeoati a^MaMalt rolii|aio aJoiK-Tiito nei torrioni, ogfi doMliti, dUa nwdna porto Fbaiid>; \famfimmt ikm il porta non i (1tim da quello dell' utlck vtMumk (BIL ardk tam. a. ISTY faf. SOS eeM.).
t

ViMli

r.

l.

L.

VI

p.

XTII. Si

iloH'anrtra

Calpnrniano in i>m vmi Flominiu: d

wM
144.

te

Aa

="

V.

Mommaen, BmiOU

etcLe.^809:iCknk
Btirri

PriiM nccvito
dei

d*MUdH

Imt.

L'cpignJb

nomlM AftwU

Uk Owm, do4 Ubato


tUI
t

ceMrt Aftwi* Barn fnMto


dei

M
tt

di

Nerone.
*

Diro dello lapidi pa|pui: perdi


<>

I'umOm
p.01.

wrtaiU ealwkMd

mtMlU,

fH

m u imi h

pigrafl, iiinsoimo inctri-ho


'

tonchi.
iecr.

I.e

primo raccolto J'aiitich


Cesi presso l'arco di
della nobile casa:
s.

50

Vito\ La pietra era quivi posta ad ornamento


certo,

n poteva essere originaria del luogo, essendo


la

che da due secoli innanzi a Marco Aurelio


lina quivi

regione augustea esqui-

non

finiva,

ma

cominciava.

Su quattro adunque degli esemplari a noi noti di cotesti lapides, due visti in antico, uno trovato recentemente, erano presso le porte aureianee (Asinaria, Salaria, Flaminia); due fuori delle mura, uno dentro. Ambedue le pietre oggi superstiti non sono a foggia di cippi terminali, ma tavole marmoree quadrate e chiuse da cornice. Esse furono affisse
agli edifici dell'esazione del dazio; alle slationes dei gabellieri stabilite

nel 175. Passalo


nella

un

intero secolo, le

mura

e porte di Aureliano, almeno

sezione del Celio e dal Quirinale alla riva del Tevere, corrispo-

sero in circa con la linea di finanza determinata da M. Aurelio.


s

D'un

importante dato terr

il

debito conto nel capitolo sulla citt recinta

e fortificata da Aureliano.

Vedi

f.

L.

1.

e.

n.

1016

a.

CAPO

Vili.

LA PIANTA, OGGI CAPITOUNA, DI SETTIMIO SEVEBO E CABACALLA.

Ragionare
che ne sono

(h'Ila

celcherriina pianUi capiloliiia, ci*; v frammenti

stati
il

fino

ad oggi scoperti e

raccolti, e

non ripetere

quafti

a verbo ci che

suo classico espositore ne ha scritto con meraviglioM

diligenza, dottrina e sagacil, a

me

sarebbe impossibile. N un lavoro

nel genere suo

si

perfetto ha mestieri della

mia commendazione; o po-

trebbe crescere per essa di pregio v della giusta fama acquistata, .\dunquc.
senza perdenr tempo in vane parole, dico che
la possibile
la

storia critica, l'analisti,

ricostruzione della pianta di lloma, fatta im|M>ranti Settimio


si

Severo e Caracalla,
Urbis

cerchino

nell'insigne

volume
proporre
alla

intitolato:

Forma

RovHte regionum All' edidit llenricus Jordan Berolmi^


le

187^.

per del mio ufficio acceimare

notizie e

le

onervauoD,

che

al

compi mento del precedente discorso ed

op|>ortuna prepara-

zione dei capi seguenti sono necessarie: pielle cio,


nesso

che illustrano
ritess'ndo

il

mutuo

delle fonnae irbis,

delle quali
la

vengo

e resti-

tuendo

la storia.

E debbo

predisporre

soluzione dell'arduo problema,


larcr

se tra l'unica pianta dell'antica


pezzi, e (pugile (U*lla

Homa fiorente a noi pervenuta in medesima Roma in rovine, che oggi divulgo,

corra

alcuna immediata o mediata, vera e tradizionale od ap|>ar(Mite e fortuita


relazione.

La forma

incisi

in

tavole di
le

marmo, che
scoperte

|)er

brevit chiamen'i M^rale

pre capitolina, secondo

ultime

attentissime e certe

52

osservazioni del Jordan, coadjuvalo dal nostro Lanciani, fu affissa ad una

parete alta met. 13, larga 23. Rappresent tutte


in semplice icnografia piana lineare,

le

quattordici regioni
alla

ridotta in

media
i

trecentesima
e
la

parte del vero

senza studio veruno di disegnare

livelli diversi
la

con-

figurazione del suolo e delle colline.


in

Laonde parmi, che

somiglianza sua,
sia

quanto

all'artificio

tecnico, con quella di Agrippa e di Augusto

chiarita

da

ci che sopra (a pag. 54)


di

ho notato
Augusto
dell'

della differenza tra la

forma aquaeducluum
Severo sieno
stati

Agrippa e quella
di

di Frontino.
al

Se

limiti delle

quattordici regioni dalla istituzione


allargati
alla

tempo

di

Settimio

misura

ampliato perimetro delle


di

continentia aedifcia e della cinta fiscale di

M. Aurelio e
i

Commodo

se in

somma

le

regioni della pianta capitolina ahbiano

medesimi

limiti,

che quelle di Augusto, ovvero pi ampi,

difficile risolvere nello stato

frammentario del monumento e nella penuria di dati precisi circa


miti
delle regioni
in

li-

tempi successivi. Io per sono d'avviso, che


stati

gli

estremi limiti severiani delle regioni sieno

pi ampi di quelli della


la

mensura di Vespasiano; e nei capi seguenti accenner


fatto opinare.

ragione di

sif-

In quanto

alle linee delle insulae,

dei vici, delle vie,


la

chiaro che la forma di Settimio Severo dee convenire con

neroniana e

vcspasianea, pi che con quella di Augusto. Dei pubblici e privati

monu-

menti essa presenta


che fu incisa sul
al

le icnografie

nello stato loro preciso al tempo, in

marmo

tra gli anni

203 e 211. E

ci basti in quanto

nesso della pianta capitolina colle precedenti, ed in specie con quella

di

Agrippa ed Augusto.
Rispetto alle seguenti e future piante di

Roma,

il

punto capitale

quello della orientazione dell'icnografia capitolina.

Il

Trendelenburg,

esaminati con scrupolosa esattezza


pitolini e gli originali superstiti

disegni vaticani dei frammenti cas'accinse

nel Campidoglio S

dopo

il

Canina ed

il

Becker e poco prima del Jordan


Il

alla soluzione dell'importante


la

problema ^

Canina ed

il

Becker, esaminata

direzione delle lettere


la

negli edifici di nota orientazione, avevano dimostrato, che


lina
il

pianta capito-

certamente non ebbe, cone consueto,

la

tramontana
Il

in

cima e sotto

mezzod: anzi probabilmente fu orientata viceversa.

Trendelenburg,

'

Ann.

dell'Istit.

1872

p.

66 e segg.

-'

Trendelenburg, Zur Oricntirung des capilolinisrJien Sladtplan nell'Arch. Zeilung 1873 p. 1 e segg.

iimincso

(ile

la

Inimontnnn
((nella parte

in
il

cima definilivameole
levaiilc,

etclitsa,
Il

j'i<-

scelse per por

a piedi

il

|)onenlc.

Jordan
il

eon arf^ornenti,
(laninaed
il

mio avviso,

decisivi ha fcrinainerite ntaliililo ci che


in allo,

Becker avevano congelttinilo: me//odi


|>oiiente a destra.
il

tminonbuia in
il

basso, levante a sinistra,

Se

la

tradizione ed

sistenui

delh; piante seguenti (ino a tutto

secolo

XV hanno
capitolina

alcun diritto di

intcriotpiire in silTatta (piestione, cotesto suffragio ai raziocinii, |>er


certi,

me

del ,]ordan non mancher.


(inva
coi
s.

\a

piantai

nel inczio della

sua cima

limiti

in circa

della

regione porta Captna verto

l'odierna porta
citt dalla

Sebastiano; nel mezzo del basso Univa coll'accetso alla


a levante
il

Fia

lata:
la

castro pretorio; a ponente

il

Valicano.

Tale parimente

disposizione orientata delle piante, che oggi divulgo.


al

se la tavola
il

e le ultime sembrano fare eccezione

generale sisteuui,

attenda
dicher.

lettore

l'esame analitico, che poi ne faremo; ed allora gin-

Se
sieno

l'esercizio di solenni

potest ovvero

\\\^^>\^

ordinamenti

edilixi

stati

cagione della revisione ed edizione marmorea della pianta di

Uoma

sotto Setlinio

Severo e Caracalla,

(piesito

che

il

(ilo

del discorso

non mi permette passare


ravvicinare

sotto silenzio. Al censo e lustro |>eriodico


scrissi

dopo

Vespasiano pi non dobbiamo pensare. Io altra volta

do%'cri

la

novella edizione ed aflissione in luogo pubblico della


ai

pianta severana alle leggi ed

regolamenti promulgati dagli .4ugmli


e segnatamente le insiilae dell'ctcma

Severo e
citt
'

('.aracalla circa gli edilici


I.e

(piali leggi
:

sono ricordale nell'iscrizione dedicata nel 55%

ad un prefetto urbano

ruius pi or idenlia
letjcs

corpor coriarionim m$uia$ ad

prtsttnum statttm sunm. spcuniliim


ptimii Severi
et
.)/.

principum

priomm

impp. yal. 5e
.... protitlit
*.

.tur.

.(nlnitini.

restnurari aUpte tulomari

Settimio Severo

a(Iiiii(]iie

e Caracalla fecero
il

nuove leggi

e<lilizie circa lo

status delle insulae

urbane ed

loro rislauro ed

ornamento: quelle
vieot

sono tanto nahiralnienle connesse colla forma severiana rtgiomim,


et

iusularum, che ninno forse

lo

vorr negare. Veni


le insulne

che

il

Jordan

osserva in contrario ipielle sole leggi circa

non dover enere

considerate

come cagione

snflctMile

e ade(piala della nuova icnografia;

V..liall. d'ardi.

oM.

1867

|>

lU

n>.ii

.k>U'Ift 1871

p.

163

(;./.

VI

n. 1688.

Sila

quale comprende

tutti

pubblici edifici

monumenti
il

e Settimio

Severo e Caracalla tanto


gli

li

restaurarono, che

Senato onor ambedue


la

Augusti quasi come rinnovatori della citt; ed allora questa fu

prima volta appellata urbs sacra Augustorum nostrorum.


oppongo; non avendo mai
della
asserito,
le

ci io nulla

che quelle leggi furono l'unica ragione


all'altra

nuova forma,

ma

che

une

debbono essere ravvicinate.


suo autentico archetipo

Del rimanente, non sulla pianta marmorea, monumento dimostrativo


senza precisione geometrica costante,

ma

sul

furono basate
tipo

le

nuove leggi severiane de

statu nsularum. Quell'arche:

doveva essere deposto nel sanctnarium Caesaris

un secondo esemdei
martiri,

plare autentico ne fu senza dubbio conservato nelle scrinia urbanae praefecturae.


Il

Jordan, edotto dalle testimonianze degli


Urbis, almeno dai
al

atti

pone

il

secretarium praefecti
il

tempi

di

Diocleziano,

presso

templum

Telluris,

prossimo

forum Pacis di Vespasiano ^ Un


stati fatti
^

documento da

me

prodotto ed illustrato conferma quivi essere

giudizi criminali assai prima di Diocleziano, circa l'anno 2oo

ne

v'

ragione di negar fede a


fu affissa

siffatte notizie

'.

Or bene

la

pianta

capitolina
;

ad una parete, che prospettava appunto nel forum Pacis

ed

era parte d'

un antico

edificio nel secolo sesto appellato

templum Urbis
quale inclina

Romae \ probabile
anche
Urbis
il

la

congettura dell'Urlichs, verso


sia stato
il

la

Jordan, che quivi precisamente


*;

secretarium praefecti

Romae

la

pianta

marmorea
proprii

affissa

alla

parete
il

esterna sarebbe
edificio.

stata copia dell'esemplare autentico serbato entro

medesimo
:

La prefettura urbana ebbe

atti

ed archivio

in

una lapide
*.

africana del secondo o terzo secolo nominato

un

optio ab actis urbi

Che

coleste acta stessero precisamente nel secretarium praefecti

et vicarii

Urbis Romae, lo accenna

Simmaco

in

una delle sue

relazioni prefettizie

Qualunque

sia stata la destinazione precisa dell'edificio nel

forum Pacis

appellato templum Urbis Romae, che nel S30 fu incorporato alla chiesa dei

Jordan, Topogi: II pag. 489 e segg.

2
8

V.
II

Roma

sott. T. Ili p.
/(.

206, 211.

Monimsen,

Siaatsr. 2 ed. T. Il p. 1021

ne dubita, perch

le

predette notizie vengono da fonti impure.

Ma,

se

non
*
5

altro, le indicazioni
crist.

almeno
1867
p.

reminiscenze topografiche debbono essere attese.

V. Bull, d'arch.

61 e segg.
CI. a.

Urlichs in Sttzungsberichle der Munehener Akad. phil. hist.

1870

p.

473

e seg.

6
''

Wilmanns, Exempla inscr. LatCum ad examinandos actus v.


ed.

n. 1036;
e.

Hron de

Villefosse, Mission en Algerie p.

85

n.

149.

Bassi ex praefecto urbi polestas vicaria ad secretarium

commime prodiisset;

Symmachi, Relationes

Meyer 23

p.

31.

-M
SS.

(]osma e Damiano, corto clic quivi


pie' di
(|ii(>li:i

fii

affssa la

forma Moerae lirfm Ro-

mae; ed a
porta,

parole noi 1867, dopo tre secoli dalla prima co-

vedemmo

disottorraro alquanti nuovi frammenti di quella pianta


il

preziosa. AlTrollo coi miei voti

giorno, in che esplorato tutto (juel suolo,


notabili

potremo ricuperare
supei'stile deirantica

altre

parti e forse

dell'unico

monumeolo

urbana icnografa.

CAPO

IX.

LE MUEA DI AUEELIANO, E LE TOPOGRAFIE DEL MEDESIMO SECOLO.

Bench

la

celebre cinta murala, intrapresa da Aureliano prima del 272,


la

abbia avuto scopo e sistema strategico, tuttavia manifesta

cura co-

stante in quell'impresa di chiudere al possibile entro le novelle


le

mura

regioni tutte ed

il

fabbricato continuo delle exspatiantia teda.

La cinta

di finanza determinata

da Marco Aurelio e da d7S


;

Commodo

segnava Vextrema

tectoriim dell'anno in circa

e stabiliva quel limite senza impedi-

mento veruno

di rispetti strategici e con rigore fiscale.

Poco sopra ho

mura e porte di Aureliano, almeno nel tratto dall'Asinaria alla Flaminia, non si dilungarono dalla linea deW extrema tectoruin d'un secolo innanzi. Adunque il limite di finanza del 17S nel corso d'un
dimostrato, che le
secolo sembra essere

rimasto
il

invariato

corrispondente tuttora alla

urbs continente habitata circa

270. Aureliano,

chiudendo a scopo

di

difesa la citt, volle coordinare alle esigenze strategiche anche le

am-

ministrative e

fiscali.

Maggiore luce ricever questo punto dalla sco-

perta, che auguro, d'alcun altro dei lapkles di M. Aurelio e di


in regioni diverse
le controversiae,

Commodo
pure
,

da quelle del

tratto

celimontano-quirinale: se
al

che dierono cagione


la

determinare quei

fines

non

furono locali e circoscritte entro

predetta zona del perimetro urbano.

Tritissima n ancora bene risoluta la


dataci da Vopisco, che Aureliano ginta milia
'

questione circa
sic

la

notizia

muros Urbis
'.

ampliavit, ut quinqua-

nmrorum
e.

eius ambitus teneant

Che

le

odierne mura nel loro

Vopiscus in Aurei

39: ed. Peter lenmnt, Jordan tenea.

67 {X'i'motro
rislaiirato

da Onorio

sicMio

in

sosUinza le aiirclianco,

e che

perci

la

cifra d

'>()

miglia di |H*rinietro sia inaccetlaliilc, oggi rhiain-

rairi(>iil<>

diiiioslralo:

in

mi

Hoiiiinario discorso io dchl)o

tomare toprt
il

punti gi dcliniti.
esige

Ma rimane

sonipro a noi di

fronte

lesto

dello

storico, che

o corre/iono od interpretazione. La correnooe


alcun suggeriinenlo critico dei manos^'ritti;
tutti
i

M*
'.

rehhe

arlilraria senni

quali

del riinanenle

pendono

da una recensione sola, forse lacunoa

Una

interprelay.ione, fondala sui testi paralleli,


<lel

mi e suggerita

dalla

tela

inedesinia

mio discorso. IVammentiamoci che Plinio


ha dato
via
la

dalle misure rac-

colte nel censo di Vespasiano ci


in capile fori

somma

collecta

miliario

ad extrema tectorum per


aggiunga l'aumento
il

omnium ticontm. Quella somma

semhra essere
nell'anno
7^1
si

staUi di circa (|uarant;i miglia. Alla


dell' ahitato

mennura
la

di Vcs|>asiano
talch

continuo;

Marco

Aurelio dopo un secolo (circa


finanza
:

i7a) dovetti stahilire

nuova cinta di
da Marco
a capile

nulla forse

si
,

dovr aggiungere pel medesimo


dal

titolo

Aurelio ad .Aureliano

I7M

al

^70,
\a\

periodo che mi S4>mhra quasi

stazionario nelle exlrema leclorum.


fori per vias

cifra di cinipianta miglia,

omnium vicorum ad Urbis muros


il

di Aureliano, lanlo pro(sia


Il

porzionale e ragionevole, che

testo di

Vopisco

esso lacunoso, sia


teneanl
al

intero) io francamente ntiM-prelo in (piesto senso.


lesto cilalo indica

o teneat del

contenenza; peiri conviene meglio

senso predetto,

che
sivi,

alla

misura del perimetro, Nei capi seguenti troveremo dati decila

che confermano
I)(>lia

proposta interpretazione.
ossia delle

nuova cinta stnitegica di Aureliano,

nuove mura
senza dubhio

della citt. sa|)piamo noi o possiamo per indizi storici congetturare, che
sia stata delineata
l'

icnografia? Rispondo negativamente.


al

conforme
che una

all'

indole militare dell' impresa ed

sistema civile romano,

siffatta

forma

sia slata

accuratamente delineata. Ma nelle topocitt


|)(steriori

grafe ufficiali

ed amministrative della

ad Aureliano, che
,

a noi sono pervenute nelle recensioni dell'et

di Costantino

di quel

recinto murato e delle sue porle allo silenzio. Ci per


zio,

me

forte indi-

che r impresa

slnit(>gica di pici

priiici|>e

ntm ahhia punto mutalo

'

Vedi
iM/.

lo

prffuioni Ile

r<"icnti

iMiiitmi gii iiui, ntif. KTt/marwj lanc >wi

rin
tolta

r <uu roaa,

|)

D^ii.

Ik noma
I.'

porKs alque

mmit
tlrll'

Ul. McatJiMiti

al

FU, prtfMa

fti cMfittani

yMi
11 ti.

m taif 41 pwri.

intorprcUiione, che io prcferitco, fondat noa tal tatto laolal

H VafUeai, awaa

triiirin.lnt<-.i

riuM

lo

minare

amNAu

lYHs; e che lafaaaa Nfiatfala aai afi

mw
a

canyliai

58

limiti

sualis

n dato occasione ad una nuova forma cene di urbana polizia. altres prova evidente dell'antica origine
delle

regioni,

di quel

testo

il

quale, se fosse tutto compilazione e fattura posteriore

ad Aureliano,

le

mura aurelianee non avrebbe ommesso:


descriptio

anzi avrebbe
le

tolto a base della

Urbis

la

sua grande cinta murata e

sue

porte. Di quella topografia

diremo nel capo seguente.

Qui debbo tornare sul brevissimo indice dei septem monles e delle
aquae Urbis Romae, soggiunto
sue poste
;

all'

7jcrrn<w generale dell'impero o delle

appellato Anlonini da Caracalla, che sembra avere riordinato

quel servigio importante. La connessione del prelodato indicetto con una


antica pianta di

Roma, congiunta con

le

tavole cosmografiche itinerarie,

gi stata nei precedenti capi da

me
,

accennata (pag. 28 e segg.).


registralo
in

Il

genuino e puro Septimonlium serviano

quel!' indice,

mi
tra-

ha invitato a cercare l'origine prima della pianta, donde


scritti
i

furono

sette

nomi,

in et anteriore
ai

ad Aureliano che chiuse entro


i

le

mura

il

Gianicolo ed anteriore
le

septem monles dei regionarii,

quali,

mentre ignorano
tium non solo
l'et
il

porte aurelianee, comprendono nel loro Septimon-

Gianicolo

ma

eziandio

il

Vaticano. Qualunque sia per

precisa dell'origine prima di quella pianta, sia stata essalaagripla

piana-augustea,

neroniana-vespasianea,
fu
trascritto

la

severiana-capitolina,

il

suo

indice delle acque

da un

esemplare non
;

pi antico di

Alessandro Severo.

Imperocch ne annovera nove


sotto

mero datone da Frontino


III

Nerva

medesimo numa non sono le novem aquae


il

del trattato ufficiale di Frontino, bens le seguenti. I Claudia, II Marcia,

Traiana, IIII Tepula,


'.

V
la

Julia,

VI Jlsiatina, \llAlexaudrina, Vili Virgo,


ci

Villi Drusia
steriori

La Traiana e X Alexandrina
;

conducono a tempi po-

Frontino

seconda

al

secolo terzo. Le annotazioni stoa

riche

aggiunte a ciascun

nome dimostrano,

mio

avviso,

non solo
Aure-

l'ignoranza dell'annotatore,
Cos, per esempio,
liano)

ma

eziandio lacune o trasposizioni del lesto.

alla Julia
est.

soggiunto: inventa ab Aurelio

(al.

perductaque

Quest' articolo

manca

del tutto nel gi sopra citato

codice Ott. Vat. 2072: la sua annotazione spetta evidentemente ad altra

acqua (l'Antoniniana?),

il

cui

nome

nel!'

indice oggi manca,

ma

in origine

non dee essere


a Druso
'

stato
il

ommesso. L'ultima Drusia detta intenta perductaque

e sopra

nome
p.

di

Druso,

in

fine

alla

linea precedente, e

V. Preller, Die Regionen

37; Urlichs. Voci- lopogr. p. 51.

scritto Caesare di seguilo al

m
r.oHtiii

noiiic di //yripim.
l'

tuc altre volte

noniiiiato nell'indice senxa

indebito onore

c(>sureo:

quel

vocabolo

CacHure spetta evid(>nteniente


zione.

al

sotttiposto Diuso.

Ci

merita owerra-

N Frontino u

altri

hanno

sa|)uto

mai nulla d'un'acqua Drutia

pcrdurla a Druso Caesave.


nato di Driiso snll'Appia
ac(|uedotlo,
ignoti.
il

Ma

tuttavia da notare, clic iarco deiiomi


la

presso

porla

di

s.

Sebastiano

'

porta un

cui

antico

nome ed

autore

oggi sono

controversi

ed
'.

Solo certo, che queirac({uedolto fu poi chiamato forma Jobia

(Jovin) per alcun restauro faltovi da Diocleziano


1/ indice adiintpie,

cognominato Giovio

che

illustro,

ci

il

nome, credo volgare,

di quella

forma piiina

dell'

impero
Druso.

di Diocleziano; appellata Driisla,

perch sor-

montava

l'arci

di

ravviso un'altra menzione d quel m(*d(>smo


la

nome
di

tra

le rtr/uftc

ann(verale da Polemeo Silvio: quivi


"*

corrottissima

e non ancora deciferata Dotraciana

la

Drusiana: cos Dnisianus dall'arco


dell'etii

Dniso

fu appellato

un

vice della

regione prima. Nei regonarii


Joia,

costantiniana

ninna menzione

dell'ar/i/fi

ne della Dnisia o Dru'

sinna. In (pielli |)er segnala


ci

una ignota acqua Damnala. La forma Jorio


del secolo ottavo e nono. Io stimo che
della

nota da topografie e

s<-ritt<u'i

Dnisid o Drnsiitiia. Dumniila, Jovia sieno appellazioni


ac<pia.
il

medesima

Ihimnnla non parmi corruttela di Dnisiana; e fu prohahilmente


ndicale, derivalo dal

nome

poco pregio della vena, che l'avea

fatta

rifiutare conu' potabile,

e forse deputare a

meno

nobili uffici.

Dnuia e

Dnisutna
(pu'lla
|><T
i

fu l'antico
:

nome
il

volgare dedotto dall'arco di Druso cavalcato da

forma

Jovia

nonx* vtdgare dal t4>mpo in circa di Dioclexiano

restauri fattivi dal principe

cognominato Giovio. Da cotesto ragiovocaboli delle acque di


s.

nainenlo chiarito un punlo oscurissimo dei

Koma

l'arco (h'Ila
titolo al

forma Jovia presso


suo vero

la

porla

Sebastiano acquista
delle

un nuovo

nome
<la

di arcus Drusi: e nell'indice

aquao, che mi send)ra trailo

una pianta di Homa, troviamo


al

cos

un

novello indizio

di et

anteriore
il

secolo quarto.

Del

quale

indizio

cronologico per conosco bene


se
di
il

valore essere incerto: non sapendo noi

vocabolo /oDiia
il

Jori'a neir

uso volgare abol totalmente lino dall'et


a(fua Drusiana.
p
31. 3&: II p.

Diocleziano
'

pi antico
aqui
y.

nome
TofM^^r.

Vedi Fabrotti.

ft

48: JotiUn.

tM. AMhl

llW k4MBM>

iion dell'arni predetto: fure ne r((ioneM altra Tolt.


*
I

V. Nibbv.
,T.i:.,i..
I

Roma
..

antica
^..
I

T
.1...

1
>

p
,-

133: Corritfor
I

Mi BmmimI, L^r> i9n

^ W.

p.

480.

CAPO X.
LE TOPOGRAFIE REGIONARIE DELL'ET COSTANTINIANA.

Che

le

due genuine recensioni dei

cosi delti libri regionari!,

una

apppellala Notitia, una Curiosum regionum Urbis liomae, sieno estratti di

documenti della urbana prefettura e compilazione del tempo di Costantino,


rito,

dopo

primi cenni del Sarti e del Bunsen, stato abbastanza chia'

massime dal Preller


Il

e dal

Mommsen

nell'edizione del cronografo


il

del 35i.

Jordan

si

studiato di darcene

testo

pi puro possibile;

e ne ha accennato l'attinenza colla forma conservata nello scrinimn praefecti

Urbis

^.

Qu(\

lesto fece parte della

raccolta

di scritti

cronologici,
citt; e del

storici, topografici,

che

io soglio

chiamare almanacco della


dell'

quale possiamo ricomporre l'edizione


a

anno

SS^t illustrata

con disegni
In quei di-

penna

di

Furio Dionisio Filocalo,


altre

il

calligrafo

damasiano

^.

segni

Roma ed

principali citt dell'

impero sono

eflgiale

secondo

le loro personificazioni;

non

in prospettive

n in piante icnografiche.

Del rimanente poich dovr in altra opera tornare suU' argomento della
intera contenenza del predetto almanacco e della sua edizione filocaliana,

ne questa

ci offre

qualsivoglia indizio di pianta icnografica; basti qui


neccssarii al

il

ricordo fattone: e noter soltanto alcuni particolari


plesso del presente discorso.

com-

'

Preller, Die Regionen der

Sladl Rom, Jena 1846.


p.

Jordan,

Forma

Urbis
I

Romae

47

segg.

"

V. Eoraa sott. T.

pag. 116 e segg., II pag. Ili e

-w
I

liiiiili

(Ielle

regioni e ie
tolti

loro

misure nei

U>sli

|irfdcUi tlrlht.i

coslaiiliniaiia

sono

da unu fonnu grafica della

citt, |>rolj;ilHlii
I

dalla severiana; inseritivi alcuni

nomi dei

|>osteriori edilici.

delle domus. insulae, vici^ horrea, halnea eie. debl)on<


scritte

da documenti eensuali e

dell'

urhana prefettura.
^205

lia
:

che nel censo di Vespasiano Turono numerati


costantiniana
vici dalla
essi

vici

nell

sono pi di 500, credo

Ty^ifi '.

L'area adumjue dui


prototi|K dei
r-

misura di Vespasiano a quella, che fu

il

narii

costantiniani,
la

sqmhra

crc>sciuta

circa

d'un quinto. Ci

r,i,\,rle

rebbe con

proporzione delle cintpianta miglia chiuse entro

mura

di Aureliano, verso le (ptaranla approssimative della misura vespa!

s<mimatay;cr vUts ovini um vico rum.


sta

Ma diminuisce

la

convenienza di quela

proporzione l'osservare, che una delle regioni pi anqiliate fu

\IV

trastiberina; la (piale ai tenq)i di

Adriano (probabilmente come a


ai

(|uelli

di Vespasiano)

computava

vci%

tempi costantiniani 78.

Buona
ad

parte della regione


plia/.ione

\IV
di

iu)n fu (hiiisii entro le

mura

di Aureliano. L'am-

a(lun(iue
la

cotesta

regione non pu avere contribuito

accrescere
1

misura dell'area totide recinta da Aureliano. da Vespasiano

vici

numerali

furono appellali compita lAtrum per


1

le edicob; dei

Liri di ciascun vico afiidate ai vicomaijislri.

regionar

costantiniani non
(pianti
vici

ommeltono

la

cura di segnare altrettante aediculae


di

in ciascuna regione; e

noverarne

vicomogistri.

Delle

mura
le

di Aureliano e delle sue |M)rte

ninna menzione.
il

.Negli indici sogtitolo di breriaria

giunti in a|;pendice alla descrizione delle regioni sotto

porte non sono nominate

ma numerate

il

numero

loro

XXWII

(pu'llo del

censo di Vespasiano riferito da Plinio, n conviene alle |)orle

aurelianee. Tutto ci ed altre osservazioni, che (mimetto, mostrano ad

evidenza, che

il

documento costantiniano

ci

presi>nlji

uno

sialo

della

(ina pi di reminiscenzji del passalo, che


secolo (piarlo.
llisptMIo
alle

Ielle

vere sue condizioni nei

aedinilae

Lanim, compita e loro rieomagi$tri debbo


i

avvertire, che

come Costantino ed

suoi successori

vollero

conservali

'

Por

lo

citn

ptmm

<>

iiiaiiil,

Hill

!>

namoro 324,
'

{irrhi qaaai |r qaollo di

rid di

('

tordiri rrgiuni imitkv


C.
I.

d* ptiwii qwll*
181.

di

Kumk.

VI

p.


gli

62

citt

edifici dei

templi pagani ad ornalo della

memoria
tempo

storica
lasciate

delle pubbliche feste \ cosi avranno altres

per lungo

intatte le edicole dei singoli vici; la cui origine saliva ai primi secoli

di

Roma

e talvolta

li

soverchiava.
e

Ma che

ai

tempi, per esempio, di

Costanzo, nel cui impero

dopo

eretto nel

357

l'obelisco

nel

circo
fedel-

massimo fu divulgala

l'edizione del Curiosum, sia stala in

Roma

mente continuata

in

ciascun

vico

l'annua

creazione

dei

vicomagistri,

non verisimile, ne indizio alcuno ne trovo. E


secoli
si

certo,

che per pi
regionarie,
citt:

continu a trascrivere

siffatte

indicazioni

cifre

che ninna relazione avevano collo stalo contemporaneo della


serendo
talvolta

in-

([ualche

rarissima

giunta

alludente

alle

condizioni
istituzioni

presenti in

mezzo

a notizie e noveri e computi

di cose

ed

da lungo tempo antiquate e perite; che sono anacronismi di flagrante


evidenza. Cosi fecero Polemeo Silvio nel khS, Zaccaria nel ^U6.
noscritti delle descrizioni di
I

ma

Roma

continuarono in tutto
l'

il

medio evo
:

riprodurre pi

meno

corrotta

antica Notitia

reffionum

ne

v'

indizio, che
di

ne
i

sia stata

compilata una conforme alle vere condizioni


;

Roma

sotto

primi imperatori cristiani

come
d
il

fu fatto per la

nova

Roma. La descrizione delle quattordici regioni


ad imitazione palese di quelle di Roma,
avrebbe dovuto essere
et.
la ci

di Costantinopoli ^ fatta

modello di ci che

vera Notitia regionum di

Roma

nella predella

Quivi

vicomagistri

non sono pi assegnali


:

a ciascun

vico

ma
per
il

appena cinque ne ha ogni regione


dall'antico, e senza attinenza

ed

il

loro ufficio tanto


,

diverso
iis

veruna col culto compilale


est.

che
il

noctem tuendae urbis cura mandata

Anche

in

Roma

circa

5li6

testo siriaco di Zaccaria ci presenla in


i

luogo degli antichi vicomagistri

custodi della citt;

ma ne

registra

il

numero enorme

di 1672: le

bre-

viario

soggiunte alle regioms ne segnano 672,

credo per ommissione

della cifra millenaria.

Finalmente alcuni degli

edifici registrati

nella Notitia costantiniana

dovevano essere in

slato di

abbandono e

di rovina gi ai

tempi mede-

simi di Costantino. Cosi nella regione


il

XIV

segnato

il

Gaianum, cio
s.

circo Valicano. Tutto

il

lato sinistro

della

basilica di

Pietro

fu

V. Bull, d'areh.
2

crist. a.

1866 pag. 53 e segg.:


p.

Roma

sott. T. Ili pa^.

692

e segg.

Vedi Nolilia dignitalum ed. Seek

229 e segg.

65

l'oiidiilo

(la
i

(^oslaiiliiio sopiii

quel cirro
c(n

(jml

|iriii<'i|H',

clic volle
il

intutl

pubblici uiiinuint'uli e
fallo

profuso spIciMlorc adont


i'c(li(i<-io

circo

massimo, uvrchhc ci
ili

o (olicrato, se
vii

foM* lat.>

lullora

uso

(lei

pubblici spcthu'oli
traila

in stalo d coiiM*r\ azione.

In M>iniiM

lu

[\otillu

reyioHum

da una

pianta e da docuinenli,

che mag-

^ior4'
clic

allincnxa avevano colla llon.a anteriore alle


<HM'll;i
(la

mura
<I'|I^i

di Aureliano,
ili'
^tl

con

ini

ni ira hi e ron

le

roiMli/I'>t

tMiipi

di (loslanlino.

'

Vvill r in'CK-

r llll|>lirtulltv
'

IimIi/.i.i

.l.ll.i

.l.il

liUIMilll .-liti
ritt.>ri
.!
Ilri

,.i

(.fiini

..,*

.1,

''II',

p.

843

poi d* molti

tci|.ii;rali

..

r.miii.I

i;;. ..t-i

\-

i;

^u

:-

;.
'
'

.'osUiitinikiiii
ftnni
ivt/i

l'iiiiilatu

lun);u e xoprA un
Il.rlin

l.it.'

<lel

rirro

mIU

UtroU

agfMiU

al

toww ni4'll>

vnii

l'iMitiioTit.

1^'>

CAPO

XI.

D ONORIO IMPERATORE AL PAPA ADRIANO

I.

Il titolo

del presente capitolo sembrer abbracciare

un periodo troppo
maggiore

ampio: e che meriterebbe suddivisione e studio pi particolareggiato.

Due

ragioni

mi consigliano a
La prima
,

trattarlo in

complesso e con

la

possibile brevit. dell'et di Carlo

che dalla topografia onoriana a quella


utile con-

Magno

corre tutto un periodo: che stimo

siderare in complesso. La seconda, che le particolarit delle topografie


di cotesto novello periodo appartengono in gran parte alla
stiana: dei cui pi antichi

Roma

cri-

ed autorevoli documenti topografici ho gi

fatto la rassegna critica nella

Roma

sotterranea

cristiana ,

massime

nei preliminari di

tutta

l'opera. Ci

che

si

potrebbe ancora dirne ed

aggiungere, ed
cristiana

il

tentativo di restituzione della forma grafica di

Roma

con

la

sua zona suburbana di circa tre miglia, quale dee essere

stala delineata nel

periodo di tempo in che ora entriamo, non dello


le

scopo diretto di questa edizione. Io oggi divulgo

antiche icnografie

a noi pervenute, non tento di restituire graficamente quelle che


perite. Del rimanente quanto concerne
di questa e delle
i

sono

documenti topografici
della
loro

cristiani

seguenti et ed

il

progresso

cognizione

sono obbietto costante e prediletto dei miei studii: e mi propongo di


tornare a ragionarne nella continuazione dell'opera predetta,
altri

negli

miei

scritti

di

cristiana archeologia. Premessa questa avvertenza,


citt.

entriamo nel novello periodo topografico e storico della

-66Onorio nel
'i(KS

ristor le nutra v torri e porte di

Roina miiuieruite

dai Goti. Allora furono ({ueste misurate dal geometra

Aminone;

cui

misura

riferita

uv^i^W

estratti di
'.

Olimpiodoro greeo

scrittore del secolo

quinto conservatici da Fozio

()lini|iioiliiro
la fanl()^a
t

M'risse di

Koma

e delle
fattane

meraviglie circa

il

'l2;>;

dopo

iListrofe della

preM

da

Alarico nel 'llO. La (piale avn^hhe dovuto dare principio ad una nuova letteratura topogralica dell'eterna
cittii

nudnienata dai barbari.

E veramente
al

Zaccaria, cln; scrisse circa


pend(;r(;

il

5^lO,

ma

giustamente e sembrato
la

Jordan

da Olimpiodoro, concliiuse

sua epitome d una pi antica de-

scrizione di llonia dicendo: Itaec dettcipsit scriplor (la versione latina dal
siriaco del Sacliau) nrhein
seni el vastassent
*.

deploruM cum barbari eam

intra*$ent, diripuU'
si

Il

Jordan avverte, che Olimpiodoro

servi delle 6re-

viaria soggiunte; alla Sotitia reyonum del secolo ({uarto: e crede che quel-

l'edizione delle bt eviaria adoperata da Olimpiodoro e da


(a.

Polemeo Silvio

WlS) nel secolo cpiinto

da Zaccaria nel sesto,

sia stata accresciuta

del nuovo indice delle

mura

e porte onoriane; ed abbia servito di fon-

damento

ai

pi antichi itinerarii compilali dai pellegrini cristiani o per

loro uso fno a (piello dell'anonimo di Einsiedleii dei tempi di Carlo

Magno.

Finalmente avverte, che

il

primitivo itinerario dei |>ellegrini cristiani


le

era accoin|)agnato, secondo


intorno
In
alla
si

mie congetture, da una pianta

orientala;

quale nulla possiamo dire con precisione*.

poche parole compendiato ed unificato un grande e moldiverse, ed esame critico delle loro fonti e del

teplice periodo di letteratura topografica; che meriterebbe accurata distin-

zione dei

testi in classi

metodo

di ciascuna compilazione.
,

Poich

il

pieno
luogo
,

tnittato

del lungo

tema non

come ho

gi detto, di questo

dirigo ora la mia

attenzione verso quei soli punti, che sono l'obbielto principale del presente discorso. Dir adun<pie in prima dei
plinto e seguenti concernenti (piasi
testi

to|)ografici
la

del secolo
antica
vista
e<l
i

unicamente
al

Roma
di

suoi edilici non cristiani

e ne tratter

solo

punto

delle

icnografie, piante prospettiche e misure della citt. Poi toccher di volo

dei

testi

topograici

unicamente o principalmente

cristiani:

e soltanto

'

Phutii. Bibt. cod.


Qai>t parole

80

d.

Btckat

f.

68.

non

Uggooo

tu/Niyr.

p. TiO, 61.
'

ina in

qaalU

Mll'adiiioM

Mai,

Jonlaa TVywfr. II

p.
p.

Ser^ Hi. T. X ^ XIT, il|rt1i 577 4* un taif* p*riaaaia uriam M


1&4

MT OriMi.
I

CM.

tmi

Jordan,

Tupof/r. I p. 40: cf.

Roma

lott. T. I


pel

(i6

loro

medesimo
In quanto

titolo

della

relazione

con prospettive

mappe
sulla

tavole grafiche.
al

primo punto, chiamo l'attenzione dei topografi


di Spira

Notitia dignitatum utriusque imperii, pervenutaci nella recensione dei

tempi

di Onorio, per

mezzo d'un solo codice

da lungo tempo perduto.


li

Essa era tutta adorna di disegni a penna pi volle divulgati; io


esaminati nei notissimi esemplari manoscritti di

ho

Monaco e

di

Parigi.

Fra quelli disegni molle sono


militari;

le

piccole prospettive di citt e di castelli


libri

come

quelle, che

vediamo nei
Regiones di

diversi degli antichi agri-

mensori. Nel medesimo codice alla Notitia diynilaliun furono quasi im-

mediatamente premesse
credo che abbiano

le

Roma

e di Costantinopoli: ed io

fatto parte

d'un libro

ufliciale dell'impero. Nella


la

prima
di

pagina della Notitia regionum Urbis

delineata

personificazione

Roma

armata e sedente

coli'

epigrafe: Urbs quae aliquando desolata mine

clariosior (sic) piissimo imperio restaurata.

Adunque

colesta edizione della

Notitia regionum posteriore

non

solo al restauro delle porte e

mura

di

Onorio nel

UQ^ e al disastro di

Roma
;

nel

MO, ma

alla

sua restaurazione

negli anni seguenti. Ci

nondimeno
di

essa la pura e semplice Notitia della

antica recensione costantiniana

senza aggiunta veruna n lontana allu-

sione alle

mura
alle

e torri e porte

Onorio,
citt

alla

misura loro
il

fatta

da

Ammone,
La

nuove condizioni della


ed
ai

dopo

disastro; ancor

meno

alle basiliche

monumenti

cristiani

intramurani od estramurani.

Notitia regionum di

Costantinopoli preceduta da una piccola pro-

spettiva della citt e del Bosforo.

Roma

nel codice predetto, quale al-

meno

a noi pervenuto nel solo esemplare di Spira,

non ha
pi o

la

sua pro-

spettiva.

Ma

stimo assurdo supporre, che una

sifTatta

meno grande

prospettiva di
di altre citt,

Roma,

chiusa da mura,

come

quelle di Costantinopoli e
Io

non abbia

esistilo nel secolo quinto.

opino, che per


fronte alla
la

due ragioni

la

prospettiva di

Roma non

sia stata

posta in

Notitia regionum nel

libro ufficiale

dell'impero. Primo, perch

citt

regina doveva essere effigiata nella sua maest ideale, non accomunata

con

le altre in
il

forma prospettica. Cosi nella grande


porto di

tavola
;

itineraria

Pcutingeriana
chiesa di
s.

Roma
ma

distintamente delineato

schizzata la

Pietro fuori della citt:

Roma medesima

per non appare

nell'aspetto suo materiale,

nel simbolico di centro del

mondo. Essa
tanti

siede ed impera entro un cerchio luminoso, dal quale

come

raggi

-67 partono
Vui
le

grandi vie destinate a giungere


notiita

ai eonliiii

tcW'othu terrantm*.
la

seeonda ragione della

ommissione

che

pianta di

Roma

dov(;va stan; altrove nel


di
(|uel

medesimo eodice

uflieiah.

Dovea cio

far parte

codice l'itinerario delle poste

dell'

im|MTo; n l'itinerario man/ntonini mt\\ fa

cava neH't'seinpIaie di Spira. Kd appnnto


stagnilo
cIk;

aW itiiterarium
IruM'ritta

immediato

la

breve annotazione dei monti e delle aetpie di lloma;

sopra ho illustrato,

come prohai)ilmenle
itinerarie.

da una pianta di

Koma
iiolilia

congiunta

alle

tavole

Nel medesimo codice di Spira, dopo

le

nomina provtnciarum e

la

(itdUaiHin, era trascritta un'altra breve annotazione storica d monti'

/><<.s/{o/;jae

(Aventino,

t'ielio.

Palatino, [Onirinalej, Viminale, Tar|>cio, Vati-

cano),

(le

porlis liomae (le porte antiche del Palatino e quelle di Servio),

de

viis

Komue (un
nella tav. I

frarninento):

le

notizie storiche sono in gran parte


alla

tratte o

da Paolo diacono o dalla medesima fonte,


si

quale egli attinse

'.

Bench

leggano attorno

alla pianta di

Roma

simili notizie
insi-

storiche (da tui'altra recensione, della quale ora


stere sulla confettura, che le annota/ioni

dir),

non vorrei

topografico-storiclie di

Roma

soggiunte

alla l\otiU(i

inovinrianim abbiano similmente servito di corredo

ad una pianta.

Le annotazioni, che troveremo attorno


tavola
I,

alla pianta

delineata

nella

vengono

in

gran parte dalla


si

i\otitia

lororum irbis Romt gi

sopra citata (pag. 58): e cotesta Motilia


le provinciae,

legge in co<lici cosmografici

dopo
allu-

come

nella dichiara/.ione della predetta tavola pi distincotesti tiotiliae

tamente accenner. Ninna di

o brevi annotazioni

fa

sione veruna alle mura e porte; di Aureliano e di Onorio. Ci non prova

che seno state

scritte

unicamente attorno

a piante prosp<>ttiche di

Roma
la

aperta, senza la cerchia delle

mura u

torri onoriane.

Prova soltanto

persistenza ed

il

predominio delle antiche annotazioni topografiche; anche


condizioni maltM'iali ed
estratti
il

dopo mutate
allusione

le

disegno prospettico delia

citt.

Olimpiodoro ne^li
al

conservatici

da Fozio

fa

una speciale

palazzo dei Cesari: e send>ra darlo

come

tipo delle grandi

case dei nobili romani: diciMulo, che queste erano quasi altrettante citt,

ed

in s

racchiudevano ippodromi (circhi),

fori,

templi o basiliche, fonti

<

V. ItMJarJilis.
V. tTrli.lw,

TMi

tk AwtfNfir,

mlim

If.

tu. kftfr-

^M


e terme diverse.
sato
d'
il

68

ho ravvitipo
in

Una descrizione
',

topografica, nella quale io

palazzo dei Cesari

ci

stata trasmessa dal

medio evo, come


testi

ogni nobile casa romana. Ne abbiamo quattro

recensioni

dodici articoletti numerati progressivamente. Farmi annotazione evidente


d'

una pianta icnografica; e

la

sua prima

origine potrebbe essere conil

temporaiiea di Olimpiodoro nel secolo quinto. Se ne consulti


la

testo e

dichiarazione
il

tra
II.

documenti, che accompagnano questo discorso,

sotto

numero

La misura del perimetro


estratti foziani dal testo di

fatta

da

Ammone

nel

403,

secondo

gli

Olimpiodoro, sarebbe slata di miglia ventuno.


registrate nei lesti di

Questa

cifra,

come
la

quelle delle miglia e misure

Plinio e di Vopisco, la croce dei topografi: le

mura onoriane misuricorso


ai
soliti

rando in circa
liti

met
il

di quella

somma.

Si

par-

di

emendare

lesto

scrivere

undici

ove

scritto

ventuno.
greco
la

1/

emendazione poco probabile. La


testi

cifra segnata dall'autore

troviamo poi confermata dai

latini

della

tradizione
alle

topografica

medioevale nelle Mirabilia.

Il

Becker propone, che

21

miglia

si

attribuisca la misura dei passi volgari

non dei geometrici romani ^ Ma

quando mai
e

le

miglia geografiche sono state computale in passi volgari:


siffatta

come mai supporre

anomalia nel computo e nel testo del geoil

metra

Ammone
lesti

o del suo
la

greco espositore? Avvertiamo bene, che


diflcolt di

medesimo problema,
dinanzi in

medesima

misura

ci

tornano sempre

di origine e valore diversissimi. Ci


testi, sia

dovrebbe bastare

a farci accorti, che l'errore (sia esso dei

della nostra interpreta-

zione) coordinato ad
la

un sistema; e che qui giace un'incognita, trovata


la
l'

quale vedremo luce. E gi sopra ho preparalo


;

soluzione dell'invi-

luppato problema

e parmi

averne quasi svelalo


le

enigma. da Plinio delle


e

Riduciamoci

memoria
capite

due somme

registrate

misure dei raggi a

fori

ad porlas (delle mura serviane)

ad

extrema tectorum (extra portas): l'una di miglia circa 21 (passi 20,765);


l'altra

slimata per congettura approssimativa di miglia kO. Coleste due

cifre dei raggi, ripetute poi pi o


tala la

meno

letteralmente (e talvolta aumenalla


citt),

seconda per l'ampliazione deirabitalo attorno

sono

'

V.

Roma

sott. T.

m
vet.

p.

458 e

seg.
p.

Becker, De fomae

muris atque porlis

112.

(testaUi in vurii

modi o dagli

anticlii

o dai moderni

iiilrr{ir(Hi M-aiidiiaU

con quelle

<lel

diametro e dei perimetro. SifTaUo sistrmi

di

inti>qre-

tazione ho gi applicalo al pasHo di Vopisco: e He iu applirlier ora a

quello e/iaiidio di Oliuipiodoro ed alle sue

*i

miglia di circuito ci
teisti

non

sar per idea


ci

(issa

ed arbitrio preconcetto: anzi dalle


giustificate
le le

moniaiue,
ante

che ora

vengono innanzi, vedremo


si

congetture

cedenti. Clu; ad una sola


di

debbano ridurre
il

testimonianze o le fonti

Olimpiodoro e di Zaccaria,
i

Jordan giustamente lo asserisce; e coor^

dina nsi(>me

rcsi<lui

a noi pervenuti dei

due

topografici
:

lesti

'.

Or

bene Zaccaria nel codice siriaco


est

di

Londra dice

Totn*

urbU ambiiiu
e$t

XXXX
Ki'bis

tnilia; sputiiim

inleriun

ah orlu ad occasum .17/ miiia,


inilia
'.

aultm
:

etiam a septentrUmo ud tncridiem

\ll

Nel codice

vaticano

om

bitm

XXI M DCXXXyi pedcs


viillia

(ptae sunl nuudrtujinta

ptutum

mitlia:

la (Il lido

vero ab orlu ad occasum

inillia

passuum duodecun, a teptiaUriom


i

ad mvridicm
scambiata
la
:

passuum XIII \

In

ambedue
raggi

codici e evidentemente

somma

delle linee dei

interni

con

la

misura del

perimetro

e questa scambiata col diametro. Appunto di tredici miglia


il

in circa valutato

p(M-imetro
iSel

della

citt

dal

tempo

di Plinio,

non

davvero

il

diametro.

secondo codice l'eipiazione dei piedi coi passi


|)assi

un

altro errore

madornale (KHM)

= circa

h'Hi) piedi):

ma

le

due
Le
hl

cifre di miglia 'lO e di miglia 21

c(m passi

(i5(),

sono quelle in circa


di
l'Iinio.

delle linee a capile fori

ad porlas e ad extrema
testi (b'Ile

tectoruin

medesime

cifre nei

varii

Mirabilia sono rotondate in


la

ti e

N sembri
citt del

fortuita

ed inverisimile

ripetizione di cifre

si

antiche in

documenti tanto

posteriori. Nelle misure del perimetro delle princi|)ali

mondo

segnale in una miscellanea di


di Alenino,
il

scritti

mcdioevali, segna<
il

laiiiente della

scuola

Mommsen

riconobbe per lloma

perinu'tro dato da Plinio


stajlii

ad

est rema tertorutn; alterato |>er nell' indicare

in

luogo di miglia \ dia ho avvertito, che Polenieo Sihio e Zacil

caria registrano e ripetono

numero

delle 57 porte

li

Plinio;

appunto

delle 57 linee o raggi, le cui misure dettero nel


le

ceiMM di

\cspMiaiiO

due somme,

scambiate poi per equivoci diversi di antichi e di

modtnni

Jordan, Topogr.

H
I.

p.

&7S Mfot.

L. e. p. 677.
* *

Mai, Script. vH.

r.

MoBunMB,

Ptltmii

XMi

MtrcMlMt

mQ AUmL

far f.

.Mi. )

4.

Ut

a.

IMI ^

tt,

tTT

70

citt. Il

con quelle del perimetro e del diametro dell'eterna

medesimo
d

numero
al

di porte segnalo in quello dei testi delle

Mirabilia, che

perimetro miglia 42 \ Delle mura onoriane adunque e della misura


di

loro

Ammone
da

Olimpiodoro fece storica menzione

le

cifre

da

lui

registrate, e

lui

o dai suoi trascrittori frantese, con quelle


le

mura non

hanno relazione, e ripetono


Uscito felicemente da
spaziare in
si

misure di Plinio e del censo vespasianeo.

avviluppato problema e labirinto, potrei

un campo

me bene

noto e dilettoso

in quello degli iti-

nerarii dei pellegrini cristiani dal secolo in circa sesto all'ottavo.


al prescritto in

Ma

fedele

principio di questo capo, correr quel


solo
i

campo con legge-

rissimo piede; toccando

punti relativi a misure e ad icnografie.

Delle prime qui non una traccia. L'epitome topografica conservataci dalh
storico di

Malmesbury annovera
s.

le

porte

di

Onorio:

comincia da
girando da

quella di

Pietro, indi passa alla Flaminia

ed

alle altre;

tramontana a levante, a mezzod, a ponente. Ne miglia novera egli n


altre

misure della cinta urbana. Gli


le

itinerarii dei codici di

Salzburg e di

Wiirzburg nominano

vie estramurane,

non porte n mura. Vanno l'uno


l'altro pel

dalla Flaminia attorno attorno alla citt,

come ilMalmesburiense;
la

verso opposto da

s.

Pietro alla via Aurelia, e cos di seguito da ponente

a mezzod, a levante, a tramontana. Tutti hanno


dinali del cielo; e perci naturale che
i

mira

ai

punti car-

loro autori

abbiano tenuto

l'occhio sopra

una carta orientata

'.

L'

ordine della loro pcriegesi bene


la

converrebbe ad icnografie orientate come


riori,

capitolina e

come

le poste-

che

io divulgo;

prendendo

le

mosse dalla linea pi bassa e pi

all'occhio vicina, e indi salendo a destra o a sinistra, per ridiscendere


al

punto di partenza, compito

il

giro.

Non congetturale, ma
natura icnografica da
dlense,
dell'et
,

certa,

almeno
Quivi

giudizio del Jordan,

la

me

osservata ed asserita della topografia einsiedelle

di

Carlo Magno.

porte,
delle

delle

posterule,
il

delle torri

di

tutte le difese e particolarit

novero esattissimo, ripetuto poi


Jordan inclina
al

in altri

mura troviamo documenti del medio evo.

Il

credere, che questa sia la misura fatta dal geometra

Ammone

nel Ii05.

Ma

costui misur le

mura, e l'icnografo dell'et di

V. la Grapliia aureae U.

/?.,

Urlichs, Cod. top. p.


e segg., e

114: quivi

XXXVI

errore evidente per

XXXVII.

V.

Roma

sott. T. I pag.

138

specialmente a pag. 154.

-li
Curio Ma^llo in
tuiila

riccliraza e precisione di cifre noveranti

propufjuunlu. fimealiun nmiore. ininores, neceg$aria, mai n'gistra

lurm, un pMM
format,

od un piede.
abbia
Il

Puriiii

che l'iciiogranu
le

(riiiHcdleiiH(>, Immici
cutest4.*

non indipen-

dente dalla catena, che


|)(;r,

une

alle altre lega

antirlie

massiiiie nella descrizione delle


nlffue

mura, un tipo kuo proprio.


et

papa Adriano muros

tunes Romanae Urbis, quae lUruUte erant


'.

usque ad fundaiueiila dislnictae . noviler renlauravU

Egli

fu

anzi

quasi

rinnovatore della citt ed

istitu

un nuovo censo e nuova divbione


tempi
icnografie della

delle terre e dei possessi del patrimonio ecclesiastico urbano e subur-

bano ^

Clic tuttora

si

facessero u quei

cittii fi

vede dal

fatto della einsiediense;

che diversissima dalle antiche, e


I

rappresenta lo slato della topografia romana del secolo ottavo.


nienti nnlitlii conservavano quasi lutti
i

uionu-

loro veri nomi, e se

ne leggevano

intere
dirci

le epigrafi.

clii

nu'glio che al [lapa Adriano ristoratore, e quasi


citt

nuovo censore, della


niassn<'

conviene l'averne ordinato una nuova

icnografia,
sarcilc'::'

rispetto

alle
alle

mura e

torri

da

lui riedificate
|H>liliclie

ri-

llipcnsianio
(lell:i

anche

inlime relazioni

letterarie

romano con Carlo Magno e con le scuole del suo impero: e ricordiamoci, che Carlo possedette ed ebbe cara una pianta di Uoma, incisa in tavola d'argento, della quale nel capo
di Adriano,

sua corte, del pojiolo

seguente ragioner.

11

codice di Kinsiedlen e copia d'uno di

s.

Gallo;
sti-

monastero e centro fumoso di studi! nell'impero di Carlo. Chi non

mer

pr()l)al)il(>,

che Adriano medesimo abbia invialo quella pianta a


(pialun(|ue sia di queste congetture la probabilit, io
il

Curio Magn(V

Ma

non veggo |)erch

computo minuto

delle opere di dif(*sa delle

mura

e della cinta restaurata dal papa .\driano non debba esM*re stalo fatto
dagli archilelli di (piell'el. piulloslo che cercalo negli scritti del geometra

Animone. Della misura dell'anno


n
in
(pialsi voglia

'l(K>,

n nella topografa einsicillense, ed occidentale lro\o vestigio.

allro

documento
di torri e

Ialino

An/.i (pu'l

novero minuto

propugnacidi senza veruna misura mi

d idea

d' un' icnografia

pi dimoslraliva che geometrica: e

conviene

alle condizioni della scienza

gromatica nel medio evo, delle quali ora

dar un brevissimo cenno.

'

/.i.

1 Mmfn'iUM

ft.

'

V. TummftMH>lti n*irci;TvgA totoro

Mik

wyf fin. Arri M

!4*ria

)tikl97t

to # *tft

CAPO

XII.

LA COSMOGRAFIA E LA PIANTA DI ROMA POSSEDUTE DA CARLO MAGNO COSMOGRAFIE ARABO-SICULE.

Il

rapido discorso del capo precedente


introdotti in pieno
ecliss e per.

ci

ha gi

tratti

lungi dall'et

romana ed
geometri
si

medio evo. Nel quale


fu obbliterata. In

l'arte degli antichi

Ma non

ogni tradizione degli studii geografici

ed agrimensorii delle passate et

un codice del secolo

nono delineata una bellissima

pianta,

non esattamente proporzionale

ma
s.

dimostrativa, di tutto
';

il

complesso delle fabbriche del monastero di

Gallo in Svizzera

similissima a quelle delle antiche

romane

icno-

grafe incise nel

marmo,

salvo
le

che

mancano

le

misure. Pi

comuni
antichi

per furono nel medio evo


quelle del sistema misto di

piante rozzamente prospettiche S imitanti


prospettiva
degli

icnografia e di

gromatici, e delle tabulae itinerariae e cosmografiche generale daWorbis

pictm di Agrippa. Ne
Il

di coteste cosmografie era

perduta

la tradizione.

papa Zaccaria nel 7U1 fece dipingere nel


del

triclinio

Lateranense (come
'.

gi Agrippa nel portico di Polla) descriptonem orbis terrarum


cetto imperiale cosmopolitico

Il

con-

vincolo tra l'orbis pictm e la forma

Urbis aveva ricevuto e religiosa del

il

suggello dall'ideale cristiano dell'unit politica


e sede delle
nelle quali

mondo, con Roma predestinala a caput orbis due podest. Carlo Magno possedette tres mensas argenteas,

'

V. Lenoir, Architecture monaslique T.

I.

p.

XVII

24

n.

15.

2
'

Vedi

1.

e.

p.

26-29.

Lib. poni, in

Zacharia

XVin.

73-.
erano incise
linopolitanae
Ire
'

\e
.

icnografie totim mundi, romanae urbU, rd

hts

mintan-

Evidt^nle

il

nesso e forse anche l'unit

lei
\

lavoro delle

mense,

(loslaiitinopoli era lu

twva Rotna, e pretendi


dell' ini|>ero
tnliu$
,

ciala all'elerna citt nella rappresentatr/^i

nio

'

Htanlmopolis

nova lioma,

vestiem
in

diadema
circa

cum puifiura
des<rrivendo
la
,

oiIms,

dice un

geografo del

secolo

s(>ttinio

carta

cosniografica itineraria dell'orbe

romano ^

fjui%i

('.oslantino|Hili

come
,

Homa

nella carta del Peutinger, era certamente |K*rsoni(icata s<'dentr


il

vestita di porpora, cinta

capo di regale diadema.

.Non

devier dal

mio tema per cercare


incisa nella tavola

piale sia stata la

forma precsa della cosmografia


*;

argentea di Carlo Magno

quale

la

relazione sua

colle spharrae e carte itinerarie della letli'ratura rosinograHca derivata

daW'orhis piclus di Agrippa. Pi necessario


se le
tre

al

mo

soo|m>

il

cercare,
di

mensae

arynitvar, e sp(>cialmente quelle

delle

icnografie

Roma
dei

e di Costantinopoli, si'rhate nel tesoro di Carlo, sieno state opera


di
lui

tein|)i

e del secolo ottavo o nono, o non


tesori

piuttosto

cimelii

dei regii ed

ini|)<M'iali
e<l
il

dei secoli precedenti. I^

mensa

effigianle

Costantinopoli
ai

con|>lesso delle tre tavole assai

bene converrelilM*ro
imperii
coli itine-

tempi ed

al

concetto del libro nflciale

ulritisf/ue
li

rario cosmografico e le

due

ISolitiae

reyionum

Homa
nei

e di

Costanti-

nopoli. Cim(*lii d'oro e d'argento dei tempi di .4rcadio e di Onorio e

dei loro successori furono lungamente conservati


in Costantinopoli, e lei

tesori

impt^rinli
*.

re e delle chiese

massime

in Francia

Non
sieno
Molilia

adtnupie strano

il

sospetto, che le

mense argentee
forse
lei

d Carlo

Magno
della

state pi anlilie del


utrinsfiuc inipcrii.

secolo di

lui; e

tempi

La desaiplio non
fu in

tolius

mandi

Iella

mensa argentea
piale

posseiliita
*

da

Cjirlo
:

forma di tavola oblunga itineraria,

la

|ieutingerana

Ri^nardo ietaim eod

tn

bum wiatM

M Unra Culo
M
qm$ /knm nimmia
i

guta (kuriplionem Urbis consUmlinopolittMf mUSittt altm*


Ifflia, (/IMO
<.
ili

fx Iribut orbibut cwiimm, MI(m>


(I.

mundi dut ripti im mIMK


di Carlo

3. F^finartlo

riMnamdo

11

Urtaanito

!!(, Milft

A bi

lUvcnna

VA

in

IkM Agsdlo

nella vita

MMxtao

aun: mUl IwitttMi

KaKili

mi

.tfir/iftttm

p<mii/le$m huius

AiMnnaMt miti

mmimm

rfMlMi
4fl^ Qrf *
la
f.

anaglipMe
flirura
3 *

Mam

Aoiiiont {Lib. pont. Aptttwn. I.

BmAW
ili ii

rmbolira di Roma,

m*

dell' tenogiafia

MKw

T. Il p
.

CI Pnlltr
9
p.

Anonyini RaTcnnalis et Qaidoaia, Oumogr.

Ptedar ( VuVktj

KM.
f-

V.

I.>lew<<l.

Migr. du

mo^m

4f T. I p.

LXXIX
a.

ngf^

tlf

O*

U*10

V. De

l/>ngp<<rifr nel

JMtrnal

dm MranA

1077

780 f Mgff.

74 ma
ex tribus orbibus connexa. Le quali parole mi richiamano alla mente
Urbis
la descriptio orbis tripartiti et descriptio
scritti

Romae

\"

che fu uno degli

cosmografici del secolo quinto o sesto, accolti nelle compilazioni

intitolate di Etico e di Giulio Onorio.

Queste furono

assai

in

voga

ai

tempi di Carlo Magno; e Dicuil poi

le fuse in

uno nell'anno 825 ^ Egli


itineraria,

ebbe

sotto gli occhi la

grande carta oblunga


II nell'a.

secondo

l'editri-

zione ordinata da Teodosio


partiti;
scrisse

^35 ^ non

la descriptio

orbis

n conobbe una speciale


soltanto
:

descriptio Urbis
et

Romae. Di

Roma

Dicuil

Tyberina

ostia

Roma
il

terrarum caput Xf^I milium

passmim

intervallo a
la

mari ^

chiaro, che

cosmografo irlandese descrive


;

Roma

quale

vediamo delineata
ostia tiberina.

nella carta peutingeriana


lo

centro e

capo di tutte

le

maggiori linee itinerarie con

sbocco sul mare nel

grandioso porto ad

Un'altra mensa argentea cosmografica, che

ninna relazione

ebbe
d'

mai con Roma, merita d'essere qui ricordata

perch tipica

un

nuovo

indirizzo delle scienze cosmografiche nell'occidente latino; e di


le

quel periodo, nel quale andarono perdute


all'et di

formae Urbis salvate fino


et delineate.

Carlo

Magno od

in

quella

medesima

Celeber-

rima

la tavola

rogeriana-edrisiana;
il

mensa rotonda d'argento


la

fatta in Si-

cilia nel

1154 per Ruggero

Normanno, e rappresentante

cosmografia

del grande geografo arabo Edrs ^


arabo-sicule, che nel centro dell'

Le cosmografie e carte geografiche orbe abitato ponevano Gerusalemme,


iti-

fecero trascurare e porre molto da banda le antiche sfere e carte


nerarie dell'orbe

romano

colle quali

dall'et di

Augusto era connessa


di

ed

associata la

romana

topografia.

Le strane meraviglie, che


gli

Roma
accolse

gi nel secolo nono


nella

favoleggiavano

Arabi

che Edrsi

sua

opera

geografica,

erano negazione di qualsivoglia possibile


il

topografia
raviglie

\ In
reali

Roma medesima, dopo


rovine con
flebili

secolo nono, fantastiche

me-

voci

deplorate

dai

contemporanei

'

V. Pertz, De cosnwgraphia Elhici


Dicuil, Liber de
II

p. 48.

mensura
p.

orbis
,

terrae ed. Parthey, Berolini 1870.


a.

Parthey

(1.

e.

XIII

aderendo al testo di Dicuil, assegna quell'edizione a Teodosio I

393.

La

data,

che con la comune dei


dosiana
* 5

critici io

adotto, si raccoglie dai versi dello scriptor e j'iclor della tavola cosmografica teoe

riferiti

dal
1.

medesimo Dicuil
e.

da

lui

male interpretati.
T. I p.

Dicuil,

p. 8.

V. Lelewel, Gographie du

moyen ge

LXXV

pi.

X.
:

Vedi la bellissima memoria del eh.

sig. prof.

Ignazio Guidi intitolata

La

descrizione di

Boma

nei geografi

Arabi

nell'Archivio di storia patria 1877 pag. 173 e segg.

75

pn;s(TO

il

luogo dei sontuosi monumenti e delle loro vere topogrtfie.

Se alcun lineamento, alcuna tradizione delle antiche fonnae Urbi* Romae abbia soprannuotato al miserando naufragio, b verremo indagando dopo
brevi parole intorno allo stato di f^nni
<lal

dlli>

<ti<>

regioni e divisioni

<lecimo

al

diiodcrinio secolo.

CAPO xin.
STATO, REGIONI E DIVISIONI DI ROMA, TRA IL DECIMO ED IL DUODECIMO SECOLO.

Nella topografia
l'antica

dei

tempi

di

papa

Adriano e di Carlo Magno

Roma, bench

quassata dai terremoti e calcinata dagli incendii,


suoi

pure nella quasi

totalit dei

monumenti
il

ci

appare tuttora consi-

stente in piedi. Nel secolo seguente


il

papa Leone IV chiuse di mura


for-

borgo
il

s.

Pietro (citt Leonina);


s.

il

papa Giovanni VTII edific o


;

tific

borgo di

Paolo (Giovannipoli)

l'una e l'altra difesa contro

le incursioni

devastatrici dei Saraceni.

Ma ninna
ai

cura bastava contro


la

l'irrompere di

mille mali e nemici esterni

ed interni; n

pubblica
citt.

e privala miseria poteva provvedere

monumenti

dell'eterna

Gi nel secolo decimo

le

prossimit del pi nobile gruppo delle mera-

viglie dell'et imperiale e l'area

medesima dei monumenti


e

nella linea
affssa

dal Colosseo

alla

chiesa

de' ss.

Cosma

Damiano, ove era

la

marmorea pianta di Roma, erano occupate da orti e da case dei privati \ E da molto tempo innanzi il patrimonio urbano era generalmente tornato al suo pristino stato: domus cum horlis ^. Le quali condizioni della

'

Locazione di casa a Leone prete della diaconia

ss.

martyrum Cosmae
in

domum positam Romae regione quarta non longe a Colossus ab uno lalere domum de Romano ferrano atque domum de Franco et
a.

972

et Damiani quae ponilur in via sacra templum qui vocatur Ruinuleum. inter afines

Sergio germanis sive hortuo de heredes


et

quondam
horlus
f.

Kalo Petra,

el

a secundo

Intere

hortuo de

Conslanlio presbijtero
el

et

de suis consortibus

tertio latere

de

Anna
ex

nobilissima puella et

domum
I

de Slephano herario,

quarto latere via publica. Galletti, cod. vat. 8054

58

labul. s.
2

Mariae novaenel Bull, di crist. arch.

V. la bolla di Sergio

1870

p.

94.


citt

TI

la

suggerirono a mio credere nel secolo ottavo ad nn gloitografo


r/ut

definizione: insulae.
d<>i

tnter vicoa $unt horti

':

mentre

in antico le

mtuUm
che
i

vici

urhuni significavano domu.

aeiies. Il

caseggiato, in tanta copia


nobili e
!U*ulti,

di

materiale laterizio e lapideo e di

marmi
in

di

faceva

ogni

barbaro

abuso

pure

era

gran parte

ridivenuto

ter-

rineus, caementiliuH,

con

tetti

scandiilicii*.

E bene un

poeta dell'anno

mille,
riale

quando dimorava
in

in

Roma

il

terzo Ottone, potea in <(enM> mate-

mettere
:

bocca

alla

regina del

mondo

ci che le fece dire in senM>

morale

Quid memoras

lilulos

aut cur insiynia prisca

Obici in vullum, (fuid

memoraM
orbv

titulos ?

liitui facie loto ntemorahilis


lit

posi dclicias setnino


fu
la

mmc
di

lacltnjmas

*.

Assai

maggiore

desolazione
le

Uoma dopo

incendio

di

Roberto Guiscardo. Ma n
le

notissime vicende storiche

di-Ila citt,

non meno noie sue descrizioni compilale dal secolo decimo


il

al

decimo-

(piarto sotto

lilolo di Mirahilia Irbis

sono materia propria del presente


altri,

ragionninenlo.
ai)I)i:iiiio

Dopo

(pianto io

medesimo ed
testi,

massime

il

Jordan,

indagalo e scritto intorno a (piei

non molto rimane a dime:


icnografe
d

nulla che accenni

pure

<ia

lungi a piante ed

Uoma

nel

medio evo. La
carte
<lei

perieg<'si

delle Mirabilia
*,

dichiarala anche per mezzo di


*,

icnografiche dal-

Massmann

Gfnirer*, Kiepert

opera

sagace

prelodati aulori: non resliluzione di alcun antico disegno, che da


lesli <lelle

ninno dei

Mirabilia

si

pu argomentare abbia
sono
tulli

<sistito

giammai
:

in (pialsivoglia

forma. Onci

lesli

anonimi nei manoscritti

Rannifo
la

H>gl('ii per,

monaco
dujna

inglese, nel Polychroiiicon


scrisse:

composto verso

met del secolo deciniixpiarlo

magislpr
eslratti

Cregorius de Urbi
delle

mirabilibia protraj'it

memoralu \ Gli

MintbUm

di

<

Cod. P&rb.
V. iopra
p.

ut. 7051
81.
p.

f.

18, 81; t. Momaiwii

mU' ArinM
!!

T.

m^

SOS.

*
* t

Cod. CaMin. 451


JahrbOeh. fr

8S6; radi Di

CmUiuo. Vrm.
i.

Rnfino p 423.

MM.

1851

p.

868.
\
k'

nr

'</ Grtforiut
10

VII unrf ttn Vimifrr

il.

*
>

N
al

dMI MirubOi
f.

daU

d*l Puth*;, BtroUni I8.

CoU. flrMf. 890

mtm. Di ^Mte iiiOMiWii

ne dit'noUiik
il

pabblico bI TVdkv-

Uimtmtktt

di

|mM fto ft tkw M 3A BWM ItTO m. S. Il Bxk nAtckt!

ck.

bm. W^

raro ntore delle Mirabilia'. Wi inpoidbil* a MtInMr.


cotesto autore, che

78 -^

abbiamo dal monaco Hygden, dimostrano

la

com-

pilazione di Gregorio

non essere n

la

originale o primaria n

una delle
Essa

pi

antiche

anzi

una delle ultime del secolo XIII o della prima

met del XIV,


e

infarcita di

nuove varianti delle vecchie

favole.

per ha qualche relazione colla pianta di

Roma

esibita nella tavola I;

per questo

titolo

dovr poi

citarla

ed ho voluto qui farne

distinta

menzione. Un

altro titolo connette la descrizione di

Roma

di Gregorius

magisler, adoperata dal

dro ed assunto.

monaco Hygden, L'opera del monaco fu


:

colle grandi linee del


intitolata:

mio qua-

Polychronicon cum

charta geographica orbis terrarum

ed una delle

fonti della cartografa

cosmografica del medio evo \ Le Mirabilia in questa ed in altre enciclopedie e raccolte di


scritti

geografici e di itinerarii presero quel posto,


al tutto

che aveva dapprima tenuto, ne giammai

perde,

la Nolilia regio-

num

costantiniana.

Un

solo

paragrafo
coli'

delle

recensioni

diverse
fin

delle Mirabilia Urbis

ha attinenza diretta

argomento, che

qui sono venuto svolgendo,

delle autentiche formae e misure della citt. Nel paragrafo

De

miliaribus

leggiamo:
el civitas

in circuitu eius (Urbis) sunl milaria

XXII,

exceplo Transtiberini

Leoniana.

Ma

la

recensione appellala Graphia aureae Urbis Romae

d XLII in luogo di XXII ^


liare
alle

Ambedue
la citt

le cifre

conobbe e volle concila

Martino Polono nella sua cronaca, applicando

prima

cifra

XXII

mura senza
certificato

il

Trastevere e
il

Leonina,

la

seconda XLII all'am-

bito totale,

compreso

tratto trastiberino.

Dai precedenti ragionamenti

parmi

che coteste cifre sono erroneamente applicate; non per

erronee nella loro origine e tradizione, come dichiarato a pag. 69, 70.
Della divisione di

Roma

nelle quattordici

regioni augustee niun

conto pi

si

tiene nelle Mirabilia. Un'altra divisione gi dal secolo terzo

vigeva nella chiesa romana; quella delle sette regioni stabilite dal papa

Fabiano

tra gli

anni 231i e 2S0; della quale molto ho ragionato, e parmi


il

averne felicemente trovato

sistema ed

limiti,

nel

tomo

III della

Roma
limiti

sotterranea
delle

'.

Le regioni ecclesiastiche non corrispondevano


civili.

coi

regioni

Ho

cercato

se

alcuna
dei

attinenza
:

avessero

colla

distribuzione settenaria

delle

coorti

vigili

n anche

con

V. Lelewel, Epilogue de la gogr. du moyen dge


V. Ozanam, Docwnens indits
etc. p.

p.

145 e segg.

2
3

155; Urlichs, Cod. topogr. p.

IH.

Roma

sott. T. Ili

pag. 514 e segg.

79qiicsUi
li
il

conviene

ia

divisione settemplice delln primitiva Ronui criuuu


ie selle

Jordan nega,
posto delle

che

regioni
:

eeclesiasliclie

abbiano preso mai

quattordici

civili

ne anche ammette, che sieoo citale

in antichi contratti e simili

istromenti,

come

io l'avevo afTcrmalo'. 11

eh. sig. ab.

Duchesne ha

teste

discusso con

autorevole compelcoia

il

problema ^ K^li sostiene, che


cess in

(ino dal secolo s(;sto,

dopo

la

guerra gotica,
loro sostituite

Homa
in

l'uso delle

quattordici regioni

e furono

negli atti pubblici

le sette ecclesiastiche;
la

e che nel m'coIo duodecimo,

cadente

rovina
la

vecchia

citt dei stette colli

e discesane perci in

grande numero
viso in dieci

popolazioni^ al
;

Campo

Marzio, qut^to solo fu suddi-

regioni

origine e base della odierna circo6crixione. Nel

sistema del Ihicliesne scorgo punti luminosi ed assai sagacemente divinati


:

nella sua forma assoluta per


tutti
i

non
Il

facile applicarlo

con rigida
confessa,

uniformit a

testi

e documenti.

medesimo Duchesnc

che

la

reminiscenza storica delle regioni augustee duniva,e talvolta anche


topogralco, nel secolo undecimo; lino al
guisji

era adoperata nel linguaggio

quale
pi o

il

Jordan, ed
vigente

in
il

qualche

anche

il

(rcgorovius*, riconoscono
s

meno

vecchio sistema regionario. Fer discutere


citt

ardui

problemi di topograiia e di storia della

mi converrebbe schierare e
dagli istromenti dei nostri
altre nolixie

classificare moltissimi dati traili dai regesti e

archivii dal secolo oliavo al

duodecimo; e parag(marli con

della storia e dei


disseriazione.
(pialsi voglia

monumenti. Onesta sarebbe materia d'una


il

prolissa

Ma ne

mio argomento oggi

la

esige,

niuna traccia di

sistema regionario essendo segnata nelle piante mediocvali:

n l'apparalo dei dali da

me

lino

ad oggi raccolti, bench non povero,


il

suflciente alla piena discussione del proposto quesito. Perci basti

cenno dalone; e torno

al

mio punto

di mira.

Delle fonnae o prospettive della


del

Koma

dei tenari e dei pruni mcuI

medio evo dopo

il

mille noi perdiamo ogni traccia. Pert> delia i^otia

regionutt si

continuava a trarre copie. In una enciclopedia geografica


il

e storica, conqiosla l'anno 1119, che sotto


nostri giorni ha levalo (pialche

nome

di Li6er (irM^OM ai

rumore \
p. 315 e nelU Ham
>

alla Ao/i/i'a

regionum taBegato

V.

.lor.iaii,
/

'

:i

li

) Du.h.<Mie,
*

>'.

m fmtHmu kMvifiw JdBtl ISM ^


IMA*kf,
la

tl7 t^g.

Grc)(onixiuis

M.

Ui

I'

tgy.
p.

V. Pertx,

rchiv
1
|).

lirr

il
1

537 Hg(.:

BtIgiqM

IMi

X,

A6S, X, 2 p. 7; 1844 XI,

p.

I^ d ^iijmm^

* la

OC


il

80

ed
essa

posto prima
capitoletti

deW itinerarium
dei

y4ntonini;

preceduta
dei
quali

da

quei

due

septem montes e

delle aquae,
trascritti

pi volte

sopra ho ragionato, e che io


citt.
Il

credo

da una icnografia della

Liber Guidonis

fu

corredato di carte geografiche e di varie

miniature. Gli esemplari,


al

che se ne conoscono, sono


I

assai

posteriori

1119; ninno pi antico del secolo XIII.

disegni

per,

come

il

testo,

sono copiati a seconda del primo esemplare. Io ne ho veduto

la copia,

che nella Riccardiana di Firenze, cod. 881 membranaceo


f.

del secolo in circa XIV. Quivi nel

9 dipinta

la

prospettiva d'una

porta merlata e turrita di

citt, nella

quale entra da basso ovvero dalla


:

quale esce un fiume cavalcato entro essa da un ponte

sopra

la

porla
scritto

sono rozzamente accennati a decorazione sette

colli; al

margine

Roma

civitas

Septicollis.

Nei codici geografici

altri

simili

disegni non

mancano. Nella sua forma immaginaria e rudimentale quella prospettiva


sarebbe pel mio tema preziosa,
se
fossi

certo

della

sua

caratteristica

orientazione da mezzod a tramontana, col Tevere in basso, che entra


nella citt. Tale
il

tipo e

1'

orientazione di quasi tutte


ci

le

piante pro:

spettiche del secolo

XIV

XV, che ora

verranno dinanzi
il

tale la

prospettiva di

Roma

nel sigillo di

Ludovico

Ravaro

(a.

1328), che

adorna

la

fronte della prefazione di questo volume; tale fu l'orientazione

della forma Urbis capitolina e perci anche della vespasianea

ed agrip-

piana-augustea.
esca.

Ma non

posso affermare, che

il

fiume entri e non anzi

Mi sfugge adunque dalle mani cotesto tenuissimo anello del secolo duodecimo, che potrebbe legare le piante prospettiche degli ultimi tempi
del

medio evo

a quelle delle et anteriori

e forse

alle

formae Urbis

Romae dell'epoca imperiale


Bock, Lettres M. L. Bethmann sur

e degli antichi gromatici.

un manuscrit de

la bibliotheque de

Bourgognc

intitul

Liber Gnidonis,

nell"

An-

nuaire de la Ubi. royale de Belgique, Bruxelles 1851: e


a.

U mio

discorso sol

Cosmografo EaTennate nel Giornale Are.

18&2

voi.

124.

CAPO XIV.
PIANTA DI KOMA DEL SECOLO
XIII.

La

priint),

nun

iinina^iiinria prospetti vu,

ma

icnografia di llonui a
I

noi perveiiutu dai secoli del iin'dio evo, quella della tavola
allaiil',

del

mio

traila

dal codice vaticano I960. Hencli rozzissima


die' in

degna di
luce un
il

alU'M/ione, perch unica del genere suo. L'Hoeder ne

disegno iniperfellissinio; nella


pregio: anche
il

Roma

sotterranea ne ho

commendalo

Jordan ne ha

trattalo

con cuni: meritava l'onore della

odierna fedele e completa edizione. Le notizie hihliogralche concnMOli


si

raro

documento e

In

lellura di pianto scritto nei margini,

si

cerchino

nella dichiarazione della tavola.


al

Ora ragioniamone nel mudo conveniente

generale discoi-so.
Il

predetto c(dice, scritto e adornato di molti disegni nella prima

met del secolo XIV, contiene: JonUus, Clironica a crealione (mumdi) ad lleuncum / //. cio fino al l.'>.')l in circa: /nonymi. Mappa mtmdi: Pi-orincialc

romanae curioe
fine del

Provimlule seciindmn oniinem Fratntm


le pianti*

Mmomm.
,

Verso

la

codice sono delineate


(s.

di

Gerusaleniine

di

Antiochia, di

Tolemaidc

Giovanni dWcri), di

lluma. Non

\oglio

ragionare della molta importanza delle citate piante di citt dell'Oriente


(forse tuttora inedile),
(esploratore
le
i

alla cui

edizione certainMit' attender

l'illustre

ed espositore

di pianto
la

concerne rOrienle Ialino,

il

sig.

conte

Kant. Dico soltanto, che


Ielle

pianta di Tolemaide stagna distintamente


loro

piar! ieri

nazi>ni

e repid)hliche occidentali e degli ordini


II

82
cavallereschi.

La

citt fu ritolta ai cavalieri latini

ed

ai crociati

nel 1291.

Una adunque almeno


fine del secolo XIII;

delle icnografie di questa raccolta anteriore alla

ed

il

complesso della

contenenza del codice

la

dimostra connessa con

la storia delle crociate,

dei pellegrinaggi e delle

missioni francescane in Oriente. Cosi la pianta di


associata con

Roma

in

questo codice

un nuovo nesso

alla

Mappa mundi,

e in particolare alla e

pianta di Gerusalemme. Nei codici di questa et

Roma
il

Gerusalemme
ad
itinerario
allora
l'iti-

sono

il

punto

finale degli itinerarii registranti le stazioni e le miglia,

imitazione dell'antico itinerarium /Antonini: sovente


passa da

medesimo

Roma

Gerusalemme, o viceversa. N ci era cominciato


gemello

nei secoli delle crociate: fino dall'et di Costantino fu compilato

nerario di Gerusalemme;

tanto

agli

itinerarii

antoniniani di

Roma, che
tutti

nelle odierne edizioni l'uno dagli altri inseparabile. Divul-

gate poi fra noi le cosmografie degli Arabo-Siculi, Gerusalemme fu da


stimata
il

centro

dell'emisfero

abitato:

opinione per antichisil

sima dei Cristiani d'Oriente e d'Occidente. Perci


pose Gerusalemme nel punto centrale geografico del

nostro

Dante
:

divino
nel

poema

mantenendo Roma centro


imperiale, e
di

di

unit

politica

del

mondo
'.

concetto

unit

religiosa nel concetto

cristiano

Le

piante di

Gerusalemme e

d'altre citt dell'Oriente

occupate dai crociati, unite nel

medesimo codice con quella di Roma, appartengono alla geografia e letteratura del grande movimento di pellegrinaggi devoti e militari
dell'Occidente latino verso l'Oriente.
In
d'
fatti

la

rozza icnografia prospettica della tavola

non

copia
secolo di

una forma della

Roma

antica imperiale, ne di quella del

papa Adriano e di Carlo Magno;

ma

della

Roma

d'

Innocenzo HI e del

suo secolo. Le indicazioni di edifici non antichi n sacri quivi segnate


sono: palatium senatorum, turris comilis, mililiae. La prima allude
al

senato
palazzo

rinnovato in
dei senatori

Roma

l'anno 1143: la data della

coslnizione
soli

del

non fermamente determinata. Sette

anni dopo

la rivo-

luzione politica del

Hi3

trovo scritto: in Capitolio in

cosislorio

novo

palata

^:

ne parmi probabile che

sia stata differita alla fine in circa del

'

Della divina commedia rispetto ai monumenti di


p.

Roma

vedi

il

mio

discorso sull'archeologia nel secolo


illustrate

XIV
dal

(Ball, dell' Ist. 1871


sig.

3 e segg.).
Jalirb. d.

Roma

e la sua pianta al

tempo

di

Dante sono state nobilmente

Barone von Eeumont,


-

deutschcn Dante-Gcsclsch. Ili p. 369 e segg.


I.

Chron. Pisan. ap. Muratori, S. R.

T.

VI

p.

171.

scgiiciile secolo
l'(Mincazioiic del

iunis

palathtm nenatorum. m
ai k'inpi

'
.

o (fuella delle militiae sono iimbedin attrihiiiU;


r<;n7.o
:

del terzo Innu-

la

prima

fu

costriiitu

nel

1^)5

'.

Il

prototipo

adunque
cui

della

pianta, di che ra^iono,

non pu essere
\je

stato anteriore al

secolo XIll;
il

n veggo indizio di et posteriore.


scritto presso
la

chiese intraniuranc,
. petittSy
$.

loro

immagine, sono
$.

p$ {$pintu$,
,

nome nome
irn

che data da Innocenzo IH),


lata ano; tutte

iacobus, saucla sanctorum


XIII.

$.

whanne

convengono

al s(>colo

Le

altre
si

maggiori

liasiliche

e chiese titolari non sono denominate,

ma bene

ravvisano, non ostante

rin-egoiarl di loro posizioni topografiche. Della porta rir/oriii


s.

presM

Pietro, che
,

vedremo o leggeremo distintamente nominala


(piesta niiin

nelle piante
vtrfiiarnfiM

seguenti

in

cenno.

Quel nome

le

venne dal

uovuin (ap|)(>llalo anche iK>moeiitnn. per l'antico errore di credere questo

vocabolo sinonimo di pimmrium).

fatto

dal

papa Nicol

111

negli

anni 1^277- hi79 ^


AtlenlaiiKMite

esaminando
i

la

rozzissima

icnografia,

si

ravvisano le

dire/ioni delle vie ed

siti <lei

principali edifici;

quale allora era, non quale era stata nei


<lei

immagine della citt tempi antichi. Anche le rovine


e palaxxi

classici

monumenti sono mascherate


il

in foggia di castelli

fortificati.

Cos

palazzo dei Cesari (palatium nuiins): l'anfiteatro caslreofe

presso
forse

s.

Croce; e grandiosi castelli sull'Esqulino. Ouirinale, Pincio. che


le

sono

tenne costantiniane e dioclezane e


tra la porta

le

rovine del palano


falsa-

pnciano.

Una rotonda

Labicana e

la

Tiburlina (qui

mente detta Nomeutana) sormontala da croce, e la rovina del palano liciniano, volgarmente tempio di Minerva medica. Delle vie sono' accennate le lince pi verso
falsa
la

circonferenza delle mura, che nel centro.


pianta ha reso impossibile

Iji la

forma

ellittica

e schiacciala della

prosecuzione delh; vie e del loro intreccio nel centro: ed


tutte le parti.

ha spostalo
sialo

Non

verisimile,

che altrettanto

imperfetto sia

<

V. Fen, Koine di K.>m, nIk Storia


si

Mi

arti

M WlfMm. ]tM
lU

rhc tuttora

vetlo

uri baMtincnto
Slinii)

dcHa tom, raok


ofni

MMft npvlsia
disa,

PMr

1784 T.m p. aX L'i awatac* Mlfa- 1181: a

pm

ftk

anticK e d' un h>iriu


via. St. di

Sirhitiur. In

cbm

Ma

cka qatl htruf aMift

Meala

la

tam^ Ot

Ruma
il

T.

|>.

751. 7J.
etr. p. 70.

' V. Marini.
(r(Hl.

Ruolo dei profoMori

Ntll'Mamplar* di ^aaal'apMB, ha *

9147).

Marini ug^fivm di

na aaao

potUb iatfcaatt

^ latiawiaU dalTaicMita gnla i^ Mi lt-9


i

MOa MUMaca Va

|K>r

rai<)ui.oto dei

j/i-t(r/iruni fiotl

trrn-ni exin pcfUtm tiridUriam. in tmmH Otnti$, at taiMM MttawKiaf domini /pa jMiatfa. Qaati mari ftti dal papa Niffolo HI aaaa aati al

Uonina

(v.

Tialo. Dello

mura

dal Vaticano nqrli Atti dalla poni.


'circo), drl

aMd. di aitk. T. IV).

Il

(hlAinatu

d.tllii

TidnantA dl girulus

qnab

dir<>

alla

fa* di gaaala apHal^


XIV

84

Il

l'esemplare prototipo di cotesta icnografia.


colo
fu
si

quale nel codice del seil

negligentemente copiato,
facilissimo a

che ne anche

numero

sito delle porte,

mantenere, quivi rimasto completo;


spostati,
le epigrafi corrotte

ed

nomi ne sono enormemente


Sabenam

e fran-

lese.

Cosi della porta salaria quae ducit ad Sabinam scritto: quae ducil
(s.

ad

s.

Sabina sull'Aventino).

Il

muro

della citt

contro

il

vero continuato nella riva destra del Tevere dal

sito della porta Fla-

minia (qui falsamente Metronia)


l'ellissi.

alla cinta del

borgo, per chiudere tutta


solo lato di

Le chiese del suburbano sono accennate nel

mez-

zogiorno; negli altri tre ommesse, per angustia dei margini e negligenza.

Nel lato meridionale fuori delle


delle

mura sono segnate


e
di
s.

le

chiese di

s.

Paolo,

catacombe

(s.

Sebastiano)

Lorenzo (lungi

dal

debito
di

luogo); una anonima fuori della porta Latina, certamente


s.

la basilica
Il

Stefano, la cui ultima storica menzione dell'anno


citt:

li67.
lato

monte
al

Mario anche esso segnato fuori della


vero, rispetto a
s.

ma

nel

opposto

Pietro.
si

L'orientazione della pianta


ci

pu dire essere

in qualsivoglia verso

piaccia rivolgerla. I vocaboli occidens, oriens, meridies, septentrio sono


in

scritti

modo, che

fa

d'uopo leggere occidens in


si

alto, oriens in

basso.
al

Le

altre iscrizioni attorno alla pianta

leggono nel verso contrario

predetto, che quello delle pagine

del codice; cio oriente in cima,

occidente sotto. Le iscrizioni interne per leggeremo, altre da mezzod,


altre

da ponente. Gli

edifici

sono delineati in

tutti

versi

non

si

pu

immaginare negazione pi assoluta d'ogni idea di prospettiva. Tuttavia


parmi, che
il

prototipo di cotesta pianta sia stato orientato secondo

il

tipo tradizionale da

mezzod a tramontana. Imperocch in

tutte le piante
il

prospettiche, orientate secondo la tradizione icnografica, la Rotonda,

Campidoglio,

il

Colosseo tengono la linea di mezzo ed in essa dominano.


talch la giacitura

Lo
e

stesso osservo nel centro della presente icnografia:

direzione

di quei

monumenti, che dovrebbe


scritte degli antichi

essere

da mezzod

tramontana, qui sconvolta e torta da levante a ponente.

Le poche denominazioni

monumenti: sepidcrum

RomuU,

palatiimi maius, palatami Neronis lateranense, coliseus, sono quelle

delle Mirabilia; segnatamente del testo in varii

modi rimaneggiato
coliseiim

nel

secolo XIII
Mirabilia

ed

il

Colosseo coperto da cupola emisferica, perch nelle


prolisse

delle

recensioni pi

narrato:

totum erat

- 86coojmium noren
iiiex/o

caalo

et

ttmurnln
({iiel

',

(li

una slalna del *olc cretla nel


%%

del

flol()S<ico

sotto
et

cielo di hron/.o dorato molto


sunt ante palatium in
/Alterano,

favole^;-

giava

cuim mauus

caput

come a|H

|Aml() invila presente pianta

vediamo.

(ire(joru mayiater,

rironlato nel

rapo precedenti, cene d pi

niiinita notizia:

caput

cum manu dertra


dell'ohelinco

sperum

Icticnle iiunc

ante palacium domini pape nuper duan ctAumpna mar-

morcas risuntur.

Sinfi^oiare

il

vocabolo acu scritto

al lato

valicano. Nelle Mirabilia


acus.
la

si

legge sempre atjulia; che

veramente vale
s.

Ma

di (piesto preciso vocabolo applicato alla guglia di


d<'l

Pietro, erro

teslinionian/.a

prelodato Gregorio: inter omnes piramides mirahilior


liane prreffrini

est

piramis

lulii Caesaris...

acum

s.

Peiri appellaul

La pi singolare, e

(ino

ad ora oscurissima, delle part delineale nella


il

])resenlc icnografia quel tratto chiuso tra

fiume e

le

mura presso

il

ca-

slrmn

s.

/inceli, nel

quale

(>fligiala

una caccia di cervi e


la

d'altri animali,

e fra (jnesti un leone. In mezzo

al

recinto manifesta

spina d'un circo.

Kd

in falli piasi tulle le

piante seguenti, che io oggi divulgo, nel tratto in

circa legli odierni prati di castello ci

mostrano grandiose rovine,


il

d<"si-

gnatc coi vocaboli circus e thealrum. Flavio Biondo ed


Iil)ri

Fulvio nei loro

le

accennano parimente come theatrum, ovvero


*.

circu$ in prati vai

ticanis

haud Umge a mole lladriani

Procopio narra, che

Coli

si forti-

ficarono in

uno

stadio nei piali presso la

mole adrianu': ed evidente,


del secolo
XIII
le
.

che

l'arbilraria

delineazi(me
il

della

pianta

spostato

secondo suo sistema

silo,

e
a.

falsamente chiusolo enlro

mura,

ci

mostra nei prati del castrum


copio, forse con
Nella pianta
<lel
i

ylnyeli lo stadio e circo additato

da Pro-

residui <lelle
(jiiel

mura

e difese del gotico

accampamento.

tnfalni

circo pi

non appare: nello scorso scroio


Canina
ha nuovamente

ne furono rinvenute

le vestigia,

descritte dal llevillas, rlie le dimostr


*.

appartenenti ad un circo di Adriano


luslrale\ Ninno per seppe, che
le

Il

le

il-

rovine del circo predetto erano dial

segnale in

(piasi tutte le

piante anteriori

secolo

\VI

e che nel

medio

evo

(piel

circo

sembra essere

stalo tuttora luogo di spettacoli e d cacce

V. Urlirli, Cud.
Fulvius,
I*ro<^p.
ttr

loitgr.

p.

136.

iinliq.

Jrbit

lib.

IV.
1.

IM

M/o Goih H.
e.

ItcvilU*. nogli Atti

ileirMOuL

|iot. di

krek. T.

i-

Canili,

p.

48S Mff.

86
solenni.
testi

si

obbietti, che ninna

menzione ne fanno

le Mirabilia

ed

descrittivi di

Roma
il

e della citt Leonina nel secolo XIII. Se ninno

di quei testi conosce

circo di Adriano,

nome

ignorato gi da Procopio
il

nel secolo sesto, tutti


prati di castello nel

pongono Jwxto caslellum

theatrum ISeronis: ed'i


il

medio evo sono

celebri sotto

nome

di prala Ne-

ronis. Nella storia la loro

menzione quasi inseparabile da quella degli


alla

accampamenti tedeschi, quando l'imperatore veniva


zione in Vaticano.

solenne corona-

Non

strana

adunque,

ma

di archeologica e storica

importanza,

la

comparsa di quel circo e di uno spettacolo di caccia


ISeronis
;

medioevale nei prati di castello e nel theatrum


di Adriano, gi dai Goti ridotto

cio

nel circo
le cui ro-

ad accampamento militare, e

vine durarono a tutto

il

secolo decimoquinto.
dell'utilit di siffatte piante,

Dopo questo primo saggio


la notizia

non

solo per

letteraria dei

documenti di romana topografia,

ma

eziandio

per l'intrinseco loro pregio storico ed archeologico,


offro allo studio dei topografi
la

con alacre fiducia

seguente serie di inedite prospettive


il

icnografiche.

E ne

ragioner continuando a tracciare, giusta


origini

metodo

tenuto

fin

qui, le grandi linee del quadro, che dalle

di

Roma

dee essere chiuso col secolo XV.

CAPO XV.
PIANTE PROSPETTICnE DEL SI!COLO XIV.

Viene
del tribuno

il

secolo di Danio, di T.ola

<ii

IVienzo, d Pclrarca.

Il

nume

romano veranienlc troppo piccino


lettere di (leda a {uel posto. (>lie

in

mezzo a

quelli dei

due grandi rinnovatori delle


chiama
il

nel secolo \1Y.

Ma l'argomento
ahiiiani
In

nome

Dante e Petrarca
>

con

occhio poetico contcmphito iloma


delle Mirahilia, e che dola di
la

e l'ardua sua opra

dietro

scorta

lli(>n7.o

primo nel suo secolo abbia tentalo

ricerca e lo studio archeologico dei

monumenti romani,
il

l'ho esposto

in

uno speciale

discoi'so;

fa

d'uopo ridire

gi detto*.

Egli visse

rusticus inter

rusticos

lungi da

Homa

(ino

al

!.*>.'>.'>

o l.'Wi.

Perci ad

ispira/ione di lui non posso attribuire la elegante prospettiva di

Koma,

che sembra bassorilievo di gusto antico, nella bolla d'oro


il

<li

Ludovico

liavaro circa

il

1.'>'28;

e che adorna

la

fronte della

mia prefazione*.

AsvSai

pregevole quel cimelio nella serie, che veniamo riciunpoDeodo


L'aflinit tipica di quella

ed esaminando.
con

immagine
le

prosp<^ttica di

Koma
Ludo-

le usi tate nei secoli

\1V e XV, per


In

mie tavole diviene manifesta.


efiigie

K poich non
essa

credibile, che

minuta

della

bolla di

vico, anatematizzato dal papa e ri|)udiato dal popolo, sia stata proprio
il

modello delle seguenti prospettive di

Uoma

dipinte

nei cmlici

'

Ball, dell' Ixt. 1871 pi.

8 mgg.
dton cb.
ig.

'

L*ho dolinrat*

datl'c

wmpUr

taroM

tm

BMal, Omik. ir Stttt mn

J. Ili f, fTJ.

I/origlnalc neiran-hiTo di *tto in AqaiignuM.

88
pel corso di quasi

due

secoli, quella effigie sar stala

piuttosto ritratta

dal tipo gi solenne e tradizionale. Entro la cinta delle antiche

e torri sono studiosamente posti in rilievo

principali

mura monumenti di
Colosseo, in

Roma pagana
mezzo
il

e cristiana. In fondo alla scena la basilica lateranense, la


l'arco di Tito;
il

piramide di Cajo Cestio,

poco pi innanzi
s.

il

Campidoglio, poi
s.

Pantheon: a destra
la

Maria in Trastevere,
colonna An-

l'obelisco vaticano,

Pietro,

mole adriana; a

sinistra la

tonina ed una torre, che sta troppo innanzi perch io possa ravvisare
in essa la

famosa dei Conti; e parmi piuttosto quella, che nelle tavole

II
Il

e seguenti

vedremo appellata

di Nerone, presso la porla Flaminia

'.

Colosseo non coperto dal favoloso eneo cielo,


secolo XIII e nella prossima seguente
nili,
:

le

come nella pianta del basiliche non hanno campaporta Flaminia somiglia a
Il

n tipo architettonico del medio evo, e sembrano quelle degli

antichi bassirilievi;

anche

la torre

presso

la

monumento
lino in

sepolcrale antico,

non a torre medioevale.

palazzo capito-

ninna delle

altre prospettive fa tanto spiccata e perfetta

mostra

di se. Pi che artistica, politica


il

e storica ne la cagione.
la

Ludovico

Bavaro con inaudito esempio prese

corona imperiale dalle mani

dei sindaci del popolo

romano

il

suo suggello e l'epigrafe


al

Roma

caput

mundi

regit orbis frena rotundi

alludono
Il

programma

poltico di lui e
l'artista
il

del suo consigliere Marsilio Ficino.

quale forse diresse


il

inci-

sore

e lo consigli a dare al Colosseo


il

vero aspetto, non

favoloso.
di

Circa trenta anni dopo


gi leggeva le epigrafi

descritto cimelio, e
le
il il

quando Cola
^

Rienzo
Fazio

ed interpretava

antiche [iure (figure),

degli

liberti
le

nel

poema cosmografico

Dittamondo

descrisse
:

Roma

secondo
Castel,

favolose sue meraviglie, ed

Colosseo addit
.

come un
di Lodi

eh' quasi tondo,

coperto di rame

Un

codice del Dittamondo

nella biblioteca nazionale di Parigi, scritto da

Andrea Morena
ritraente
il

l'anno hk7, adorno


d' uccello;

di

miniatura colorita,

Roma

a volo

quivi

il

Colosseo

coperto da bassa cupola, a


terra

cielo di

rame

(tav. II, 2).

Entro

la citt

siede

mesta e avvolta in vedovile


e
nel Dittamondo
parla al

ammanto

la

donna, che personifica

Roma

'

Intorno a questa torre, ossia rudere d'un antico


p.

monumento
si

sepolcrale, vedi C. L. Visconti nel Bull. arch.

com. 1877
"

196.
il

Che

fiorire di
il

Fazio degli Ubeiti ed

il

suo

poema non

possano muovere dal decennio


p.

in circa

1355-1364

lo

ha

testt

confermato

Cant, neirArch. storico-Lombardo, Dee. 1877

966.


|M)('la:
l'iiori
<l(>li(!

8U

la

l'ovina della

mimi due personaggi ammirano l' aspello e dcplonuio citt. Uno il poeta Fazio, l'altro Solino, suo duce nrl
i:

cosinografico via^^io. L' icnografia

hmizi

paragone migliore di quella

del

secolo XIII;

n pot

ess<;re

fattoi

in l^<li: fu M>nza

dubbio copiata
medio*

ri<lotta alla

pccola dinien.sione del codice da un eM*niplare anli'Hore,

forse conleniporaneo di

Fn/io degli UlM'rti. L'aH|)elto e


e delle piante

lo Htilc

evale della |)rospettiva


frontali

sue singole parti spictrano da s, conprospettiche del secolo decimoquinlo.


lia

con

le

segiH'uti

La pccola proporzione del disegno


nionnnienl:
|>ti

dato
le

<'ain|)0

{lochi

edifici

ma

se

ne v(>ggono cliaraniente
alle rinate lettere

forme accennata*
conveniente.

in nitnlo

al

medio evo, che

ed

arti

\je lettere

che a<'compa^nano ciascun monumento mi ds|>ensano

dall' indicarli

ad

uno ad uno. La
sigillo di

pros|)eltiva disposta
il

ed orientata come quella del


le

Ludovico

Ua\aro, come l'antica pianta capitolina, come

seguenti dei codici di Tolomeo e del codice del Hedi.

it

CAPO XYI.
PIANTE PEOSPETTICHE NEI CODICI DELLA GEOGRAFIA DI TOLOMEO DIVULGATA IN LATINO NEL SECOLO XV.

Le cosmogr.ifie e
tica

le carte geografiche

ed

itinerarie propagate dall'an-

romana desoiplio

orbis terrarum ai primi secoli del


all'

medio evo, e
primi decendi

quelle dagli Arabo-Siculi date


nii del secolo

Occidente latino,
il

nei

XV

dovettero cedere

passo alla cosmografia


l'

Todi

lomeo

che volta dal greco

lev in tutta
i

Europa altissimo grido


con
tavole

ammirazione.

Se ne

moltiplicarono

codici
fatte

geografiche

splendidamente miniate; e ne furono

edizioni

tipografiche
l't82,

con
1^90.

tavole in rame, in legno e colorite fino dagli anni

H78,

Tutto ci assai noto:


dei codici latini di

ma non

del pari noto e divulgato , che in alcuni


alle

Tolomeo

mappe

geografiche

furono aggiunte

piante a volo di uccello delle principali citt del mondo.

Un

bello esem-

plare di

siffatta classe fu nella

biblioteca

dei

duchi di Urbino, oggi

nella Vaticana Urbinate n. 277;

dell'anno i472, di

mano

di

Ugone

Comminelli de Maceriis. Quivi


seguilo
le

alle nobili carte geografiche

miniate fanno

piante

colorite

volo d'uccello di Alessandria d'Egitto,


,

del Cairo, di Damasco, Gerusalemme, Costantinopoli

Roma
III.

Firenze

Milano, Volterra. Indi ho cavato


plare della cosmografia di

la

pianta della mia tavola


della

Un esemdi
la

Tolomeo

medesima

mano

quello pianta

dell'Urbinate nella biblioteca nazionale di Parigi n. ^t02: e


di

Roma

volo di uccello vi anche pi finamente miniata e delineata.


scritte nei

Le indicazioni

due esemplari variano

assai

(vedi tav.

II, I):

va\

91

quello di Parigi
cercalo alcun

( iililissiiMo
iiiin

II

cniifi-onlo (iciriiiio coiraltru fS4Mii|ilart*:


Ioli' l'rhiriate.

ahhraccia

zona pi iai^a

Ne

liu iiHlariiu

simile eseiii|>lare nella Laurenziuna in Firenze, che |)oMe(le )>clliinii


codici ninial d Tolomeo, ed in parecchie altre hihiioleche di Italia.

Uno ne possiede
lo vidi

la

biblioteca dei duchi di Korf^ognu in UruxelU*H:

non

quando
la

col

mi recai per

miei studii: e poi ho IniM'urato di


rinl<Te)>se degli archeodi

pro<-urarm<>ne

rolo<;i'a(ia.

Oggi per, destato


il

logi circa silTatle

piante, e agevolato

modo

(>saminarle

confron-

landol<>

con

due

esenqilari che io ne produco, del codice di Krtixfllc

e di

altri

ancora non larderemo ad avere esatte novelle.


la

Che
sia

pianta di H(ma aggiunta ai co<lici di


facile

Tolomeo

circa

il

hl'i

copia

d'un esenqtlare anteriore, e


posta
nella

persuaderlo.

La

pianta
la

di

Costantinopoli

medesima
;

raccolta

rappresenta
dal

citt

avanti v\u\ fosse


l'anno [hit
',

presa

dai

Turchi

quella

fatta

Buondelmunti

della (piale as|)ettiaino nella

una nuova ed accurata edizione dal


dei

eh. sig. cav. Belgrano

raccolta

documenti

illustranti

Pera.

le

altre piante di citt dell'Egitto,

dell'Asia, dell' Euro|)a


li

dehiwno
|M*r

essere stale fatte per questa appendice alle t^ivole


essa raccolte
^.

Tolomeo, ma
furono
e

Siinilniente la pianta di
di

Uoma

fu tolta

da t*semplari, che
IIh*-

nei

due codici

FolonuM usciti dalla medesima odicina

ranuMite e con ineguale diligenza ed ampiezza delineati


annotati. Evidente
la

variamente

relazione di cotesta pianta con (|uella del co<lice


l^l'l7

di Fazio degli liberti dipinta nel

da pi antico prototipo; e ron


le

la

bolla d'oro di Ludovico

il

Ibvaro: bench e per


di coloro

dimensioni maggiori
Ielle

e per

la

maggiore perizia
sia

che

la

delinearono, assii pi

precedenti

questa ricca di edifici e di disegni. Cercando io alcun dato


l'et,

cronologico per delinirne

uno

in

primo luogo ne ravviso, che


contemporanee.
|>onle Sisto fondalo nel IHT.l.

dimostra

le

due piante gemelle


ViT.i: l'i?^,

niui essere esitttamenle


lei

Nella Urbinate (tav. Ili) ninna traccia

aperto

al

pubblico nel

nella Parigina appare quel |Mmlc.


la

La Ur-

binate fu delineata nel


4'aratteristico dell'et del
la

gemella qualche anno do{>o. Un punto

prototipo d'ambedue gli esemplari mi sembra


la />o; ^j

grossa torre rotonda press

vndatin

c/imr vi

mwcI Prlri m||o

V.

Pa

Ctage, OoiitMtiitopotU OuristiMt,

Intorno ali pianta di

mU toT*k fnmttm al tMU. AltMudrk mI aNdcite nOf, *^ Milkn miiBMtryu UT y.

ISI

taf.

92
il

p(alalmm)

pontificis.

Sul basamento di quella torre nell'esemplare di

Urbino
fresca

Nova Turris. L'epiteto nova la farebbe supporre di data quando fu dipinta la pianta; ed in ogni caso il tempo della
scritto:
fisso

fondazione di quella torre sar un termine

cronologico, oltre
della

il

quale non potremo salire nella presente ricerca. La torre


Viridaria certamente non fu rinnovata da Niccol V,
stru tanta parte della cinta leonina del borgo.
il

porta

quando
quel

egli rico-

Lo

testifica

espressamente
pontefice \

Manetti nella descrizione dei grandiosi disegni


a Sisto

di

N da Niccol V
opere furono
in

IV ed

all'et dei cilati codici di

Tolomeo nuove
porta Viri,

fatte in

quel lato delle mm-a del Vaticano. L'anno preciso,


le

che furono demolite


le

antiche torri leonine presso

la

daria e gittate

fondamenta delle fabbriche e munizioni


nova della pianta d'Urbino, fu
Il
il

alle

(piali

appartiene

la

turris
-.

l'tll nel pontificato


II, 1, III

di Giovanni

XXIII

prototipo adunque delle tavole

non

fu

anteriore

al

1M2
altro

in circa.

Ma un

dato mi

rivela,
al

che quell'originale disegno


1412. Si paragonino
i

fu

di

quaranta e pi anni posteriore

ponti Milvio

e Salario delle due piante delineale nella medesima tavola IL In quella


del codice di Fazio degli Uberti
torricelle; nell'altra
alta torre.
i

due ponti sono


non conosco

difesi

da

piccole
sola

ognuno

dei

due ponti munito

di

una

ed

Della torre del ponte Salario

la storia

e l'autore;

quella

del Milvio fu ordinata


^

da Nicol
tardi

e compiuta dal successore


D'altra parte la chiesa

Callisto III

nel

U^^,

al

pi

nel 1457 \

di

s.

Marco
II

effigiata

senza un cenno del gigantesco palazzo pontificio di


il

Paolo

sembra

vietarci

discendere fino a quel pontificato.


in circa tra
i

limiti

cronologici

da noi cercati sono adunque chiusi

termini

del

ikm

e k6U.
il

In questi anni
loro accordalo dal

rifiorire delle lettere

greche e latine ed
allo studio della

il

favore

papa Nicol

aveva dato

romana

topografia un primo indirizzo di classiche ricerche,


viete favole e delle medioevali denominazioni dei
Tortelli nei

di

rifiuto delle

monumenti. Giovanni
scritti nel pontificato

commenlarii grammaticali ed ortografici,

'

V. Miintz, Les arls la cour des papes pendant

2 ^
'

le XV' et le XVl' sicle p. 341. V. Piale, Delle mura del Vaticano negli Atti della pont. accad. di arch. T. IV

p.

227.

von Reumont, Gesch. der Stadi lom T. Ili p. 378. Vedi i documenti editi dal Muntz, 1. e. p. 203.

(ici
|):i|Ki

WS

lunga dMrriziuiie
ini|tortanle solo

.Nicola,

|m)m;

soUo

il

vomiiolo Hhotna una


:

dei

iiioiiiiiiienli
lii

aiiliclii

della iiosliu ciK

ducumenU

per
e

storia IcUoraria di cotesti studii; |)ereli lutto iuteuto di notizie


tratti

nomi

daj^li antichi scrittori,

nulla dalla

tradizione

to|MJgralica
'.

e dalle prevalse denomina/ioni v(d{{ari dei luoghi e delle ru\ine


studii epi^M-alici del Signorili,
lei

IVgli
altri,

l'oggio, di Ciriaco

d'Ancona e di

nella |)rinia

met

in circa

del secolo

XV,

gi da gran teni|M> ho diKicsa-

m<>nt(! trattalo

^ In

(piesti

anni medesimi Flavio Biondo (morto nel

h&)
si'lai

scriveva

la

sua lionia insluuraUi, che Antonio Ivano in Firenze* ridusM! a


nell inedito trattalo Ile
'.

forma pi chiara, man<'ggevole e sonnuaria

Urbis lioinae diretto a Lorenzo de' Medici l'anno l'iM


(Oricellarius) liorenlino scri\eva anch'egli
gli

lU'rnardu Uucellai

De

Le Uinna,
'.

cunsultaodu
studii

anli<iii

s(

rillori

seguendo

le

orme

del l'oggio
le

lK*gli

di

cotesti

letterali

ninna iin|)ronla portano

denominazioni dei nioiiu

nienti e le annotazioni loro, scritte nella pianta di

Koma

dei cmlici di
della

lOlouK'o. Univi lutti

nomi

topogralici sono

volgari

e quelli

terminologia,
la

<

he \orrei chiamar

mirahiliana (Alirabilium); c lalvolla

nu(>\a ulliira d a (|uei

nomi

forma

meno

volgare

ci serve
la

corromperli, non ad emendarli. Cosi l'arco di Costantino,


grafe era notissima, appellato per dal volgo arco
ile irosi,

cui

epi-

nelle piante,

che esaminiamo, divenne arcus thracius, trax arcus.


nare
i

K
da

inutile

accen-

singoli vocaholi e le singole notizie delle predette annotazioni,


facile inteliigen/a ai periti: basta l'ossi'rvaziune
il

tutte di

me
il

pru|M>ta,

per confermare l'origine ed

tipo

mediuevale e tradizionale della

pianta di lloma aggiunta ad alcuni codici di

Tolomeo

circa

hl'.

Nulo

per, che l'esemplare di Parigi conserva talvolta le denominazioni del \vcchi) originale;

rtrlnnate

le

ripudia. Cosi

la

porta, che in c|uesto chia-

mala
secoli

Ipina. in (|uello P(orltt) dazzu, cio d'Accia,


in

nome

volgane dal

circa
volU',

duodecimo. Ed
nei!

il

ColoMetim. nel codice di l^irigi n|H^


et (^olossntm. L'aldi-

luto

due

Irhinate /imphilealrtnn quod

teatro castrense nel


Iruin tjitod et

primo Colossmtn //niim. nel Si*condo .ImphiirO'


(ioloseum.
In

parnim

lutto

il

complesso ''*'M'innolaiono

J. Turtellii,
I-e

ComimnlnrionnH

Or^mmUieomm

ilf

arth agrtflti

*
*

friM recoHc d'antirho U<-rifM,

IUm

1899: tt I<'im, C.

lUHitnm Ht, Vmm4m Kit, t T VI r X^ t.

r.

Cod. Laurtnl. iJul.


Il

XXIX. Kh

t.

Butdini. VkltL T.

t.
l.

uu trattato i nt\ turno

II itgi

SrHft. rrrum

itti,

di

Bwd Fhc. IT? w4i W wW Pirtaw tmintti te- y>

94
dei

due esemplari manifesto

il

sistema di tipo e tradizione del medio


annotatori

evo nell'originale, variamente interpolato dagli amanuensi


del disegno nel decennio in circa l't70-1^80.

N meno evidente

il

notato tipo,

se

volgiamo

gli

occhi

lo

studio alle delineazioni dei singoli edifici e monumenti. La disposizione

generale della prospettiva quella medesima della


Fazio degli liberti e della bolla d'oro di Ludovico
tre soli
il
il

Roma

del codice di

Bavaro. Dei palazzi

sono rappresentati;

pontificii del Vaticano e del Laterano,

ed

capitolino: dei casamenti cittadini, nulla. Degli edifici sacri e pubblici,

le basiliche

e chiese principali

ed

monumenti pi

celebri delf antialterati se-

chit sono accennati in

modo

al

tutto

sommario, non per

condo

la favola

medioevale. Laonde fanfiteatro Flavio qui non coperto


;

dal cielo creo favoloso

ci che gi

notammo anche

nella bolla d'oro,

che forse

ci

presenta

la

tradizione d'una genuina forma prospettica di

tipo anteriore alla barbarie degli ultimi secoli del

medio evo.
nelle

L'aspetto e

disegni degli antichi

monumenti

due piante ge-

melle, e la loro posizione topografica, meritano confronto con l'icnografia


delineata nel codice di Fazio degli liberti. Li questa ninna cura, ninno

studio architettonico di rappresentare

monumenti
di

in

forma alquanto

simile alla vera, o del tipo antico o delle rovine contemporanee. Nella

cerchia delle

mura appare qualche

studio

rappresentarne
la

il

giro

e le sinuosit;
grafica dei

ma
Non

studio rudimentale. e
la

Tutta

prospettiva

topo

monumenti

posizione

degli

uni

rispetto
di

agli altri

imperfettissima.

cos nelle piante dei

due codici

Tolomeo. Si
il

paragonino nelfuna e nelle


del

altre l'aspetto generale, le

mura ed
le

corso
di

Tevere;

neU' interno

della

citt
s.

il

Pantheon,

terme

Diocleziano, la piramide alla porta di

Paolo, gli acquedotti. Se nella

nomenclatura niun vestigio e niun frutto abbiamo fino ad ora scrto


delle lettere rinascenti,

non

cos

avviene degli studii architettonici

to-

pografici e dell'arte del disegno.

le

delineazioni

dei

singoli

monudi

menti antichi sono senza paragone migliori nei codici della cosmografia
di

Tolomeo, che in quello del Dittamondo.

Cerchiamo

gli

autori

cotesto progresso della

romana topografia prospettica e

artistica.

CAPO XYII.
STUDI! ARCHITETTONICI INTORNO AI

MONUMENTI

DI

ROMA ED

ALU SUA PIANTA.

CIRCA LA MKT DEL SECOIX) XV.

Nel mo discorso sopra citato sulle origini degli studii archeologici


nel secolo

XIV

avvertii, che fino dal

l.*>7M

ho trovalo

primi

ricordi

ed appunti di misure archilclloniche dei monumenti


dal celebre (iovanni Dondi,

di

lloma, prese
:

medico pa<iovano ed insigne meccanico


la

appellato dall'Orologio, per


orologio, che segnava
i

celebrit dell'invenzione da lui fatta d'un


stelle
'.

moli delle

Circa

il

h(Y7 Brunellesco

Donatello misurarono in

Uoma

le

rovine delle tenne, dei circhi, dei

templi, delle basiliche; e fecero scavi per compire esattamente l'opera


loro. 1 llomani
usi

cavar lucro di

distruzione,

non a <lomandare

misure e proporzioni, dalle rovine monumentali, Brunellesco e Donatello


stimarono cercatori di tesori nascosti ^ K
prensibili al volgo degli ignoranti
lo

erano:

ma

di Icsor incora*

dei
di

dotti di quell'et.

Nel WHk

Ciriaco d'Ancona disegn

monumenti

Koma:

Qiiaequc

.sh/xt/k'/

a/W vrtcum monunirnta, po^ai>


vetusta dedtt.

Omnia hyiiaco Uoma


lite triumiihales ile llle

marmare

sublevat arcus

locat scaenas, amphithefilra docel.


tulrr''
*.

Cosmofj rapii II m snl't nfc saccuta prisca


0)d. Mare. AppeiuL ri.
p.

>

XIV, S3S

(rf.

Morelli.

O^nrt

II p.

tt H|g.J

aclllrt. 1871
> *

IO.

11; C.

I.

T. VI

p.

XXVH.
l!i79 p. ^
p.

V. Manli nella

ArvM mth. JtMxwt

p. 89.

Kyriaci arontani, //in. ti.

Mebw

15.


Cosi cant Stefano Porcari
di
:

96

frasi

le

sue parole sono

poetiche vuole

senso

di

verit. Certo ,

che Ciriaco anconitano disegn e di-

resse altri nel disegnare gli antichi


Italia

monumenti

di Grecia, Asia, Egitto,

ed anche di

Roma

'.

Giuliano di Francesco
el
'

Giamberti, detto da

San Gallo, raccolse


libro

molli disegni misurali

traili dallo anlicho

in

un

chominciato a

'

CCCC L

XF

'

in

Roma

Questo

prezioso

volume

di disegni, oggi nella Barberiniana (cod.822),

ne contiene

alcuni eziandio di Ciriaco d'Ancona misti a quelli del predetto Giuliano.


Cos negli studii del Bramantino (Bartolomeo Suardi) circa le rovine di

Roma, ove
(a.

egli fu nel 1S05,

ravvisiamo disegni di pi antica et e degli

architetti del secolo

XV
i

^ Al periodo di tempo, del quale ora favello,


disegni di

H'iT-l^G?) spettano

romane

antichit

fatti

da Francesco di
^)

Giorgio Martini di Siena;

misurati e disegnati (sono parole del Promis

come usava
di Giuliano

allora,
la

piuttosto a

modo
al

significativo

di

studio,
i

che

non per avere

minuta esattezza:

modo
di

stesso vedonsi

disegni

da San Gallo, di Bramante,


i

Ciriaco

anconitano, di
in

Donatello, del Brunellesco,


quasi
colle
tutti gli edificii di

quali

levavano

yrossamenlc

disegno
fuori,

Roma, ed
che
di

in molli luoghi circostanti di

misure delle larghezze ed altezze, secondo che potevano arbitrando


ci

certificarsi* . Il codice,

conserva questi studii, ora in Torino


(n.
I'l8);

nella biblioteca del

Duca

Genova
dalla

ove

io

l'ho esaminato,
sig.

e n'ho

disegni lucidatimi

mano

perita

ed amica del eh.

cav. Vincenzo Promis.


alle ortografie
:

Sono circa

ottanta, con le icnografie

congiunte

il

loro sistema per tanto grossamente


l'utilit

significativo e
I

poco preciso, che

ne minore dell'aspettazione \

nomi

delle

rovine e dei monumenti non differiscono dai volgari e da quelli delle


Mirabilia
:

gli

artisti

cercavano
edifici.

le

proporzioni e

le

norme, non
e

nomi
fin

classici degli

antichi

Niuno degli
nostra

architetti

disegnatori

qui nominati fece, per quanto a

notizia,

la

pianta generale

V. Mehus,

1.

e. p.

LXXIII, LXXV: Marini,

.Vivali p. 721; .lahn nel Ball, dell' Ist.

1861

p.

180 e segg.; Promis,

St. dell'antica

Torino p. 200. D' un disegno di Nimfidio

diretto

da Ciriaco

in

Costantinopoli, vedi Dethier nel-

Univers, revue Orientae, Conslantinoile


2

Mars 1875

p.

233 e segg.
dell'Ambrosiana, Milano 1875:
cf.

Mongcri, Le rovine di

Roma

da un manoscritto

Govi nella Gazzetta

Uflciale
'

9 Genn. 1875; nel Buonarroti, Febbr. 1876; Jordan

neW

Eiiliem. epigr.

1876

p.

240.
p.

Carlo Promis, Vita di Francesco di Giorgio Martini architetto senese, Torino 1841

12.
al suo autore

Anonimo
1.

del Moreni, Vita del Brunelleschi, Firenze 1812 p. 305: intorno a questa vita ed

vedi Promis,
'

e.

Vedi

la pianta del

Campidoglio

da me data ad esamiiare

al

Lanciani,

il

qaalo

l'ha illustrata nel Bull,

arch. coiium. 1876 p. 32.

97
(Iella C'ill;
i

loro sltidii pero


le

rata

>iiip)li iikmiuiiuiiI a\Kiii


|)ros|H.'ltive
ili

contrihuio

ronu n iliro%irc

vecchie e tradzionuli

Uonia.
fu
ni

Un
amico

iioiiio

illiislrc

ed un indegno singolare, che


al

urcIrih'Uo,
'!

(lei

(uilori (ielle rinascenti lettere e letterato egli

In

qucst'nltiino periodo di storia che volg<;


le

sno termine
Il

prinic

parli.
la

Kgli

Leon

Battista 'Alberti.
;

quale

pubMieu
ci
si

(in

dal hlii
att(>nlo e

famosa

opera

dell' arelitelltira

ed in essa

rivela nella

minuto

osservalor(> degli antichi

monumenti. Egli guid

visita e ricerca delle anlieliil di

Uoma
'.

suoi amici I^renzo de' .Medici

Donalo Acciaioli, Kernardo Kucellai


nuMilo

Nel 1*^57 per mezzo d'uno slrunaturali e

trov

il

modo

di lucidare

le

prospettive
il

diminuire
la

le figure*. Tra le opere inedile d lu

Ma/zucchelli annovera

choro'

(jrapliia Urbis

Roman

anliffuuc''.

Ma

il

Morelli, insigne hihliografo, scrsse,


;

che ninno mai vide colesla opera dell'Alberti


grafia antica di lui

che

la

pretesa coro-

dee essere uu opuscolo intorno


divulg

alle

misure della
L'opuscolo

Roma

dei tempi

suoi, del (piale egli

la jtrefazione*.

intitolalo Descriptio Urbis lomae ; ne abbiamo c(pia in un codice .Marciano-Zeniano *. Nella prefazione divulgata dal Morelli l'Alberti dice
d'essere slato indotto ab ainicis
litleratis,

quorum
et

slutliis

fmendum
et

ceiuuil,

all'impresa seguente:
et
et

Murorum

Urbis

Romae

fluminis et vianim iluctu

limamenta ahjue eliam templorum publicorumque opervm


Iroplu'orum situs coUoc((lwnpm(p(e alque etiam tnontium

pvrtarum
aique

fiiitione

areain quac ledo

ad liabilamlum

<>perta sii, uli esse

jxr nostra haec temoora


antwtavi: eaque exeo-

coynovimus, ex matlumalicis inslrutnenlis

(liliyentissitne

gitavi quo pacto quivis rei mediocri praedilus iiiyeuio fellissime et


dissiito

eommo-

piiKjcre,
la

quaulacumque roluerit

in superficie, possit.

Egli

medesimo

cos riassume
tota re

somma

delle

misure con

molto studio raccolte. jr

quae collegerim haec sunt. Murorum reterutn nulla uspiam tettiyia

apparere (anche nel Irallalo deirarcliilellura l'Alberti aveva giudicato le

mura

di

Uoma

essere stale tulle rifalle dai pontefici nel Maculo oliavo

'

V. Ilcrimrdi OricelUrii, /V Vrbt Hoiita in IWco.i. >

>

;.'.i

T.

p.

83, 1077.

Maimcchelli. Scrittori d'Italia T.


I,.

p.

SU.

e.

p.

317.

'

Morelli, Operette T. II
Il

M8.
pabbUnuioM 4'iadlU
twlii

rh. sig. prof.


<l*'l

UtiUi prepara la

Ml'AIWli Da tiptgidh --iri tmni


iIm

.1.111.1

i>ibliottM

mnaM

Britaanieo ia Londra. Ifaoro

cUati tadU

^wW ntal, ckt la fg!


13

()H)r>om|>U[o .Mitrciano-Zasiaiio.

98
seguenti)
hoc
est
;

viariim etiam perpaucas haberi inteyras

tinn a centro urbis,

a Capitolio, portnm distare nullam plus cubitos VI


stadia

CXL

et

mupre-

rorum ambitum adstructorum


L'

non excedere

LXXV

[al.

LXXX).
il

opuscolo di Leon Battista Alberti, nel quale insegnato

detto

metodo e sono ordinate e


sia

registrate le tavole delle misure,


utilit,

bench

oggi non

per noi di speciale prattica

per documento

capitale della storia che io narro. Esso assai pregevole per lo specchio

delle misure diverse,

di

quelle segnatamente del Tevere, raccolte dal

grande ingegnere del secolo


le scritture inedite,

XV

e viene per
il

la

prima volta

in luce tra

che accompagnano

presente discorso.

CAPO

XVIII.

LA PIANTA DELINEATA DA ALESSANDRO STROZZI NEL

1474.

Se nelle

piniite

a^|{iiin(e

ai

codici
1'

di

Tolomeo

nel

ihlt e negli

anni segu(>nli scorciamo


lopo^ralico per
la

iiianiresta

inipronla
della

riino studio prospettico

inij^iiorc dclineaziiuie

pianta generale e della

posi/.one (lei sin^^ol


di questo studio <i

nioniiinenti, assai pi progredito e


scliizr.o

maturo frutto

appare in uno

a |)enna di (|uegli anni mede^^imi


lo

(tav. IV); del (puile io faccio

grande conto e

stimo uno dei pi im-

portanti documenti delia mia storia, e dei pi preziosi anelli della catena
di

lopogralie

del

secolo

XV. L'ho rinvenuto ove punto

as|)ettato

non

l'avrei: nel celebre

codice epi^ralco appellalo del Redi, ora nella Lauren-

ziana di Firen/'e. Ksso da dut* e pi secoli nelle mani degli epigrafisti


e degli archeologi
di
:

v pur ninno ha posto

mente

al

pregio della pianta

Uoma

ipiivi schi//ata coli' inchiostro nelle

due pagine d'una {lergamena


tiel

di risguardo in principio del


Strozzi, clu nella
alle

volume. Autore

disegno fu AIssandro

prima pagina del codice, innne<liatamente precedcntr


scrisse:

due
di

del

disegno a penna,

VENECIIS

hlK

W
i(.

A\tt

MCCCCLXXIlll
notizie

ALKX

STK
al

SCRII

ET

PINX. Avendo
Anziani

chi.^i..

cotesto

Strozzi

eh. sig. Nicola


nella

vicchihlinUtario
tavola
il

della
neri)

Laurenziana (del
il

(piale

dichiarazione della

a<-reii-

favore e l'aiuto prestato alia

mia impresa), ne ebbi

cenno

s(guente. Dalle carte Strozzi-rguccioni conser\ate nell'archivio generale


in

Firenze e dalla

Gloria

della famiglia Strozzi nell'opera nolisiini.i del


Lilla
si

100

raccoglie,

che Alessandro Slrozzi figliuolo di Messer Palla di

Noferi (Onofrio) nacque nel l'iSS; e nel 149'^ fu assoluto da ogni pena
di ribelle e
gli antenati

da ogni bando e condannazione, di che- erano


di lui. L'anno della
in

siali

colpiti

morte ignoto. Lo Strozzi aduncjue

mentre era

bando

dalla patria, avuta

una bellissima ed

assai accurata

pianta prospettica di
io

Roma, ne
le

fece in Venezia lo schizzo minuto, che


il

pubblico da fotografia ingrandita di circa un terzo oltre


visibili

vero; per

rendere pi

lineuzze

le

letterine

dell'originale.

La data

dell'anno U7U, scritta col

nome

dello Slrozzi, confermata dalla pianta

medesima. Quivi del ponte


ristica di cronologia,

Sisto,

che

in coleste piante nota carattele testale

erano segnate soltanto

e poi tre languide

linee senza gli archi nel letto del fiume: le lettere scrittegli da presso

furono poi cancellate, e da seconda


scrittura

mano

sostituito:
il

pons

sistus.

La prima

doveva dire pons

fractus;

che era

vocabolo di quel ponte prima

della restituzione e del

nuovo nome impostogli nel H75'. L'esemplare della pianta di Roma, che lo Strozzi ebbe
tipo tradizionale.
il

in

Venezia

nel Ulh, della famiglia di quelle dei codici di Tolomeo; e nell'orientazione mantiene precisamente
il

Ma

tanta la copia

degli edifici quivi rappresentati, tanto notabile

progresso nella esattezza

topografica di loro posizione prospettica, che panni certo a cotesta prospettiva aver servito di base una icnografia.

Ed

in fatti gi

ho narrato,

che

l'Alberti ad istanza degli amici cultori delle lettere e dell'archeologia


il

insegn

modo

di jjingere quantacumque in superficie la pianta di

Roma:

e nell'opuscolo dettato a quest' uopo, che io oggi divulgo, die' le misure


delle linee icnografiche della cinta delle

mura, del corso del fiume e


predetto

dei raggi dal Campidoglio, scelto per centro, a varii punti pi elevati
della
citt

dei

suoi

edifici.
:

Egli

chiuse la prefazione
ita esse

al

opuscolo colle parole seguenti


ex ipsa pichira apparebit.

haec

ex parlium dimensione atque


pianta prospettica,
la partiiim

Adunque

alla pictura della

desiderata e procurata dai dotti amici dell'Alberti, fu base


sio: e

dimen-

di questa

dimensione troveremo poi

le

prove nella maggiore delle

piante prospettiche a noi pervenute dai topografi disegnatori della scuola


dell'Alberti e degli amici di lui.

Detto cos brevemente della storia e dell'artificio della pianta schizzata


nel codice del Redi, farebbe

d'uopo esaminarne

le

singole parti. La

copia per degli edifici e delle scritte indicazioni

esigerebbe non un


l)i'C've

iO

romana topografia v della


v.

cupitoio,

ma

(|ii!isi

un

lil>ru

aiialiico di

nonicnclaliira adottala nella Hciiola d<>irAII)('r(i

dei letterati di cpiell'et.


sifTatta
;

Tale non
analisi
in

io

scopo del mio generale dist'orso; n converr fare


sola

nna

delU;

piante,

che divulgo,

ma

in
Il

tutte ioMeine
filo

|)ai-a^onan(lole

con

pielle

del seguente secolo \VI.

adunque

del discorso vnole, die io

non

lo sminn//.i

intorno ai singoli punti:

ma

del loro complesso tocchi col

metodo conveniente
trattare.

alle generalit dell'ar

gonuMito oggi da

me

impreso a

Dir prima del sistema generale

delht scritte indicazioni; poi di (piello dei disegni e cenni di edifici e


di rovine

monumentali.
al

Rispetto

primo

|>in)to

comincio (lallawerlire, chela lettura dei


facile,

nomi e delle

|>ostlle

non sempre
nella

massime
della
le

nella

litografia,
alla

li

agevolata agli studiosi


invito a ricorrjrre.

dichiarazione
le

tavola,

quale

Due almeno sono


la

mani e
si

successive scritture,

che hanno amiotato

pianta: e d'ordinario

discernono, almeno nell'orile

ginale, senza esitanza; essendo la seconda


di

mano o

secoDde

po<tille

penna pi grossa e

lettere pi negligenti delle prime.


la

I^ indicazioni

deli'

nna e deH' altra mano rappresentano

nuova letteratura topografica,


le |>orte:

di

che ho detto nel capo

XM.

Osserviamo a cagion d'esempio


il

esse

hanno quasi
le

tutte pi

nomi:

volgare ed
etii.

il

presunto antico, se-

condo

opinioni dei dotti di quella

1^ porta 5. M. del popolo


\a

parificata colla

Vlumonlamt

la

Pinciana colla CoUaltna;

Salaria colla

(Juirlnalis e seguila

sempre

cos.

Le porle

di Servio sono confuse

con quelle
siti,

delle nuM'a di Aureliano e di Onorio; e collocate fuori dei dehiti

secondo
sarebbe

gli errori dei topografi letterati

del secolo
i

XV. Dei

quali errori
S4-ritti

mi
di

facile

additare

gli autori,

e convocare

testimoni dagli

Flavio Itiondo e del suo epilomalore Antonio Ivano, del Tortelli, del llu-

ccllaiedi

altri scrittori editi

ed

inediti.

Ma

sarelihe fatica

poco

utile in s.

ed episodio

questo luogo non confacente. Alcune indicaiioni per sono

errori proprii dell'annotatore di questa pianta: cosi nella cinta del

borgo

leonino
piante

la

porla riridaria, che

pi volte

ho nominato e nelle altre


e Ira-

e rettamente collocala a pie' del palazzo ponlilicio. qui


del colle, ove fu
la

sferita all'alto

porta l*ertusa: e viceversa

la Pertitsa.

mutata

il

in

Postumia, segnata nel luogo della Firidaria. Poco di?imile


presso
gli

sistema delle annotazioni

edifici

antichi

e medioevali
[ter

ncir interno della citt: ed anche qui\i noto lras|M>siioni di nomi


mero
s.

402

Cosi
il

errore,

non per

falsa

opinione dell'annolalore.

vocabolo

Prisca dall'Aventino (ove quella chiesa delineata al debito luogo,

ma

senza

nome)

trasferito al Celio presso la porta Melroni ed

il

Laterano.
di

L'edificio quivi

delineato e
le altre

chiamato di

s.

Prisca

il

monastero

S.Erasmo: in tutte

piante mancante. Rarissimi sono per questi


coll'aiuto e confronto della

errori; e facili a scoprire

ed emendare

grande

pianta, esibita nelle tavole VI-XII, della quale

diremo nel capo seguente.


il

La seconda mano ha talvolta


proprio
dell'

vacillato, e cercato in punti diversi


il

si(o

annotazione. Cos
la

circo

massimo

lo

ha segnalo
ISaumachia
;

giusta-

mente nel luogo^ ove


aveva gi
tizono. Quivi le rovine

prima mano aveva

scritto

ma
il

lo

scritto altres e ripetuto

due volte nel Palatino e presso

Set-

presentavano forma semicircolare, come vedremo


di

nella pianta
lo

massima del museo


verso

Mantova

e pel confronto con essa

discerno anche nello schizzo di Alessandro Strozzi. La fabbrica, che

sul Palatino presentava

ponente

la

forma

semicircolare, era lo

stadio; le cui
allora

smantellate

mura
terra,

ora abbiamo

veduto disotterrare: ed
ai

emergeva tanto da

che

la

sua

curva parve

disegnatori

prospettici del secolo

XV

il

punto saliente delle ingenti rovine del palazzo


della

dei Cesari.

Le annotazioni adunque
dell'

pianta

non debbono essere

senza previo esame accettate,


i

come esprimenti

nei singoli casi e punti

veri

nomi

uso

letterati del secolo

comune ne quelli delle opinioni e congetture dei XV. Alessandro Strozzi, o chiunque altri corred di

quelle scritture in Venezia la pianta di

Roma,

err talvolta per disat-

tenzione o per equivoci e poca pratica dei luoghi della

lontana citt.

In quanto alle fabbriche rappresentate nella pianta prospettica, esse

sono tutte o monumenti antichi e loro ruderi o chiese; eccetto


de' Conti, celebre al pari degli antichi editici, de' senatori, centro civile

la torre

il

palazzo

capitolino

ed icnografico della

citt.

Dei casamenti modi

derni nulla; non


In
in

palazzi,

u anche quello gigantesco

papa Paolo IL
simili,

somma
il

cotesta pianta prospettica,


la

anche pi delle sue

ebbe
;

mira esclusiva
lurido

Roma

antica e
l'

monumentale pagana e
nel corso del
,

cristiana

senza
e dei

ingombro e

irregolare usurpazione dell'area pubblica

monumenti medesimi, avvenuta


loro scritti ed

medio evo; onde


ammiratori
della

essa era divenuta di quell'aspetto

deforme
i

che

gli

romana grandezza nei


edilizie del secolo

pontefici

nelle

provvide

leggi

decimoquinto deplorano, con parole piene di vergogna

e
(li

mmura
loro di

:iiMan;7.%:i.

iiioiiuniciili

od

ruderi, cosi sgombrali dalle

addossale, a|)|)aioito nelle forine areliilelloiiiclie proprie

ciascuno e

genuine. In ei
seiiix/.o

in

posto mollo studio; tnirlie rliinro, rarriieli|H) dello

stro/7,iano essere stato di assai ma|([giori pro|M)rzioni: in i*o le

faMirieiie e le roviiu* erano aceuralamente delineate. Utilisisima <iareld>e


a

noi

(pn'llii

arrlietipa |)ianla

per conoscere

lo slato dei tanti

ruderi,

<ie' (piali

fanno menzione Flavio Biondo e


<pi:ili

gli altri S(Tttori del (|uattro-

cento.

iiideri,

ogni di pi guasti e deformali nel corso del secolo


i

deciinoipiinli e del decimosesto, e sovente {nt


(ica/.ioni
lini

nuovi edifici e

le retti-

d<>llc

vie al tutto demoliti, n anche nella icnograla del Bufa

sono segnali. Al desiderio di (piell'arehetipo prezioso supplisce io


il

pialelie guisa

disegno conservatocene nel codice rediano:


ci

che

con

molla diligen/.a in piccolissim<> [iroporzioni


e
le

mostra tulta
<lello

la

cont*nemBi
strozziano

singole forme dell'originah.


la

Il

ronfronU

schizzo

con

massima pianta

pros|>ellica,
il

che ora trarr

in luce dal

museo

di

Mantova, mostrer chiaranuMite


(piel

valore del primo.

Ed

il

pregio suo da

confronto
la

ci si

manifester singolare nella qualit caratteristica, che


lui

distingue

prospettiva stroz/iana dalla mantovana,

prima, eliminando
isolati gli

tutte le lahhrii-iie e case


fici

moderne, mette
presenlando

in

piena luce
intera
la

edi-

e ruderi

anticlii.

I/altra,

tuli'

citt

aulica e

moderna,

(piale essa era

nel secolo

XV, molti ruderi


che
il

moiiumenti di
vista

necessit e>pre e nasconde; seciuido

punto di

della pro-

spettiva e r

ingombro delle fabbriche

lo esigeva.

CAPO XIX.
LA TAVOLA PROSPETTICA EDITA DALLO SCHEDEL PANORAMA IN TELA COLORITA DEL MUSEO DI MANTOVA.

ED

IL

Harlmanno Schedel
hystoriis

nel libro

intitolato

De

temporibus

inumli.
f.

De

etatum

mundi ,

stampato in Norimberga l'anno 1W3,

LVII

verso, LVIII pubblic la prospettiva di

nella tavola

del

mio

atlante.

Roma, che ho fedelmente ritratto Un esemplare della medesima stampa egli


:

pose in fronte
biblioteca di
agli

all'

opus

de antiquilalihus

manoscritto conservato nella

Monaco cod. 716, che rimasto inosservato io raccomandai archeologi in speciale memoria nel i86S '. In quel volume furono
l'a.

raccolti

\^0h molti

scritti

e disegni di antichit, rara opera multo


i

ingenio ac prece deprompta. Fra

quali sono le rozze terzine intitolate:

Antiquarie prospetiche

Romane composte per

Prospectivo Melanese depictore,


,

stampate circa

il

ISOO senza nota di luogo ed anno

teste

rimesse

in

luce e commentate dal eh. sig. prof. G. Govi ^


la

Quando
all'

nel

186S additai

prospettiva di

Roma, che

sta in fronte

alla

raccolta dello Schedel,

come degna

di esame, ero assai lungi dal pensare


siffatti

importanza, che

oggi le dar nella storia di

disegni

per l'attinenza sua col masal

simo e pi perfetto, nascosto o piuttosto negletto in Mantova fino

1868.

il

merito del eh.

sig.

cav. D. Attilio
tela,

Portioli

l'avere

conosciuto
al

pregio di quel dipinto su

d'averne annunciato

pubblico

V. Nuove meni,

dell' Ist. di oorrisp. arch. p.

501 e segg.

Govi, Intorno a un opuscolo rarissimo deWa, Une e secolo

iatito\a,to:

Antiquarie prospettiche romane etc

Roma

1876.


Kiia [>atna

406

traslazione al

r ignorata esisU;n/u, dopo otU'iiuluiic .


I.a tela

la

museo

civico della

dipliila a lc*in|M>ra, alta 1,18,

lunga 9,35; rappresela


*l<>lla
/
.

tante,

(li

come scrisse il l'orlioli, un panorama a volo t\'urt-\\n Roma, (piale era nel medio evo . E delineala all.i i^i.n
!

citt

'f'-ll'oril'-f-r*

finale nelle tavole triple o

liste

oblunghe VI-XII, che

del)li;i..

,^, ..

accanto

posto

all'altra disposte.

Uno
del

schizzo ridotto in piccolo di


pres(;nte

Imi><-

M "

nel

principio

volume.

L' origint

j....
il

h
'

storia d(>l pr(>'Aoso dipinto (ino

ad oggi sono ignote: ed


la

piti

Portioli

mi scrive essere certa soltanto


all'

proveniet/:
{u:\\\/<

truvlaziou.

*U

alcuno dei conventi soppressi


|)rin(-ipio

udcio delle
il

M Miinvn. Da
Ut^M'

parve allo scopritore, che

nirissimo

p.otui.Hii.t

del

tempo

di

Urbano VI

(a.

1578-S9), con ritocchi ed inter|H)lazioni po8le>

riori. .Mostrata poi la tela al (regorovius,


il

che ne commend()

l'alto

pregio

',

Portioli

convenne con
Il

lui,

che d'un secolo e pi debba (>ssenie ab-

bassata l'et.

medesimo

Portioli ha poi a

mia

istanza con attento studio

cercato e m'ha cortesemente suggerito dati per circoscriverne entro ter-

mini

al

possibile brevi e precisi la cronologia. I/orgine per della pro-

spettiva, la scuola (se

non

l'autore),

il

posto eminente che a

si

grande e

rara opera

compele

nella serie delle

romane

icnogratie, dal compl(>vo dei

disegni, dei documenti, delle notizie che ho raccolto ed ordinato, rice-

vono luce
spontanea

splendida, che
evidente.

la

risposta ai (pulsiti

diviene

rpias ovvia,

(^d

Stabilisco per
il

primo punto ci che ogni occhio attento


prospettiva servita
alla

\e<lr ih m>,
.Sched(l

prototipo della

stampa edita dallo

nel l'l95 essere stato quello

medesimo

del

panorama romano

di .Mantova.

Nelle pagine dello Schedel non capiva tanta distesi) di prospettiva: ne fu


ritratto
s.

meno
la

d'un

t(*r7o,

pn^scegliendo

la

parte d(>stra. ove


(schisi
il

dominano
Pantheon
sinistra:

Pietro e
il

mole

di Adriano: e poich

ne rimanevano

ed

('olosseo,

del s(>condo fu segnato


ai cavalli
il

un cenno nell'esln^mil
(*d alle

spostandolo e avvicinandolo

del Quirinale

rotonde delle

terme

di DocKv.iano: tutto

rimanente fu

ristretto e abbreviato. Nella

somma
delt
il

per

le

grosse linee dell'incisione schedeliana ritraggono con fedella tavola di Mantova: salvo (pialche minuta variet.

panorama

rortioli,
p.

lUlMkM

iitonw

ai

waL pwvMiti
7.

aaMO

dvic*

<ii

Mirttti Mgtt

mt IMK. IW7.

toTik

186^
)

108 e t*gg.

Urpgon>TiB, 8(. di

RoaM

T. Vili p.

14

di che poi dir.


Il

<I06

quando

prototipo adunque delia prospettiva, che per brevit


;

chiamer mantovana, esisteva gi prima del k9


e

fu

compiuta

data in luce

la

stampa della grande opera dello Schedel, che essendo


la

piena di simili

disegni incisi richiedette tempo notabile per

prepa-

razione sua ed esecuzione.

Cerchiamo ora
del 1^195.
rovius
la
Il

la

data ultima della prospettiva schedel iana, prima


al colle

Il

Belvedere in cima
fisso

Vaticano sembrato

al

Gregola

un punto
al

cronologico della prospettiva mantovana, che

discendere

pontificato di Innocenzo Vili

ed all'anno
al

in circa 1490.

medesimo

raziocinio, se esatto,
il

dovremo applicare
dell'edificio

disegno dello

Schedel; nell'uno e nell'altra


Il

Belvidere egualmente rappresentato.


di Innocenzo Vili,
ci

suo aspetto per, non quello


tipo pi antico: e
il

ma

di

Belvedere di Nicol V, che

trae indietro alla


il

met del secolo XV. Dato cronologico certo del kl^


nella tavola dello Schedel effigiato dietro
il

ponte Sisto,

Pantheon, Anche questo dato


alle

per vacilla, in quanto

al

prototipo

comune
il

due prospettive scheal

deliana e mantovana. Nella seconda

ponte Sisto

Portioli

sembra

di

colore pi sbiadito, l'epigrafe sua certamente di seconda mano;


fu aggiunto,

forse

dopo compiuta

la

copia d'un

originale

ove quel ponte

non

era.

Un

altro dato cronologico

certo ed inconcusso in

ambedue
si

le

pro-

spettive trovo nella fronte della basilica vaticana. Questa ci


di faccia:
basilica,

presenta

ed

alla destra di chi

guarda, a pie'
di

dell'

ampia gradinata della


II

una delle due statue

Mino del Regno postevi da Pio


(l'altra

apparisce nel dipinto di Mantova


s.

coperta

dal

campanile di

Spirito), nella stampa dello Schedel manca.


sia

Non perci diremo, che


s.

questa
col

anteriore a Pio

II:

tutto

il

lavoro della gradinata di

Pietro,

grande portico

laterale destinato a loggia e pulpito delle benedizioni

papali, fu opera insigne di quel pontefice:

ed parte tanto saliente

d'ambedue

le

prospettive

che non possiamo sospettarla di interpolaIl

zione e ritocco posteriore.

eh.

sig.

Eug. Miintz
ili61

ci

minuto ragsi

guaglio delle spese fatte in quell' impresa dal

al

ik6k \ Egli

rammarica, che

le

notizie circa la

forma

dell' edificio sieno imperfette:


Il

non ce ne dieno un' idea chiara e determinata.

desiderio

di

un

<

Muntz, Lcs aris

la coiir

des ixipes, 1417-1464 p. 277 e segg.


(lisCf^lK)
iif

W7
iir

^)||^;i sodlllsllllin
i
I I

(i(*l

IMOIMillM'IllU
nelle*

ili

(|llill<

il

ili

('<>nl('ni|ili:iino

prospettive scluMieli.in

inniit<i>aM;i:

mr^liu iu

qiiesUi

die

in

(piella.

Ix; culoiiiie

per iidoperale in quella


noll'ahlio/./.o

logj^ia

non

furono rincpie. (piante nr vediamo


tolte

mantovano:
di

fiirono ^itU,

apud

s.

/tmjclum ih

(Jrl}

(cio
al

dal

portico

Ottavia),
racconciar**

come
i

iiotiUo nelle spese

per trasferirle
l'iO'l
'.

Vaticano e

|><r

muri
e

s.

Angolo ncH'anno
ci

FI

|>r(tolipo

coiiuiik*

aduncpie delle due


^i
eri'ltt*

prospettive, che

danno

(piella
<*

lo^jjia

con

le

colonne

compiuta, certamente* non


[/esemplare
riore eziandio della sua
pillilo,

anteriore al
t<*la

l'l(>'l.

copialo

n(*lla
il

mantovana

fu

S(>nza

dubbio poste*
nobile moslni

Paolo

II:

suo pala/.zo facendo

tpiivi

mole

gifi;ant(*sca.
('

La tavola dello Scliedel non giunge a quel


abbreviata.

o piilloslo

(piivi

Anzi

una

sottile

oflienranone,

suggeritami dal Portioli, sembra darci


servilo di base
(lav.
al

(piasi l'nnno
Il

preciso del prototipo

d|)inlo

manlovano.
,

tetto d(>lla chiesa di S.


l'edifieio

AgMlino
non

XI) in parte
Il

scoperto

per

dimostrare che

ew

ancora compitilo.
la

cardinale d' Kstoiiteville ricostru quella chiesa, e


l'iS'i.

fabbrica fu compiuta nel


la

Egli mor l'anno pr(*cedente.

lIlHS.

nel suo palazzo presso


nel

chiesa predelta ^

Anche

il

{Milazzo e

effigiato

panorama

a guisa di torre, e porta l'epigi-ab*


il

I)

HOANO: Pakuso
Rohan.
I>a

d(i) loano:

cos era cliiamato

(rEsloiiteville arcivescovo di
il

tela a(bin(|ii(* di

Mantova non solo el)be

suo prototipo comune ron

(piello della tavola sclie(b>liana gi

stampata e pubblicata nel H9^:

ma

in essa di

scopriamo indi/i fortissimi del tempo e dei lavori del ranlinale


a
s.

Roano

Agostino circa
la

il

J'iS.").
(l(*ll(*

Se evidente

relaziom*

due prospettive verso un comune

prototipo della seconda met del secolo


il

XV,
la

certain(*nle anteriore al l'iW.

miiliio loro confronto

m'insegna che

copia

mantovana non

fu di-

pinta prima del Km'i. Imperocch noto, che neiriuilN>ccatiira del ponte
di Castel
s.

Angelo nel
e ne

l>>7

furono distrutte due edicole, e sostituite poi nel

loro luogo le statue degli apostoli Pietro e Paolo erette nel liH: le quali
tuttora

vediamo

leggiamo

le epigrafi.
la

Or bene

la pns|H*t ti va

schede-

liana cpiivi ci mostra le edc(de.

mantovana

le statue, (^i Iwista


I.Vi'i
:

ad inso-

gnarci, che

la

seconda
Uivirnlo

fu dipinta

non prima del


l'^raiTi*

e che

il

pnlotip*

'

A. UJwi

lu'l

<ii

rilin

!'"

II*.

li."*.

^08

mano

del secolo decimoquinto fu in essa alquanto modificato. Questo per


il

solo punto, nel quale possiamo

sorprendere

la

modificatrice

del primitivo disegno nel

secolo

XVI. Tutto

il

rimanente

puro

pretto secolo

XV. Nel Vaticano non una


s.
^;

linea delle gigantesche imprese di

Giulio

II

e del Bramante; nel borgo

Pietro dura la piramide distrutta


la

da Alessandro VI nel 1499


poi
il

nel Laterano
^:

statua

equestre trasferita

al

Campidoglio nel 1538


s.

n voglio continuare
,

siffatto

novero; tutto

panorama parla da

Esso non

come quello

di Alessandro Strozzi,

prospettiva semplificata e ridotta a forma soltanto monumentale ad uso


degli archeologi, e perci pi o
della

meno

arbitraria: pittura viva e reale


si

Roma

antica in rovine, e della medioevale che

trasformava in

moderna, negli ultimi decennii del secolo decimoquinto.


L'orientazione dello stupendo panorama, che valicate
le

mura

ab-

braccia la prima zona suburbana e delinca nel fondo le prossime colline,

sembra

prima giunta

al

tutto diversa e indipendente dal tipo tradizio-

nale, serbato eziandio nella pianta archeologica del codice rediano.

Ma

esaminata

la

cosa dappresso,

si

scorge che dalla catena della tradizione

qui non v', ne vi dee essere, disgiungimento assoluto. Dico non vi dee
essere
;

che

la prospettiva strozziana e la

mantovana per

l'et

loro,

la

storia generale sopra tracciata, e le annotazioni,

che l'una e

l'altra cor-

redano, sembrano uscite dalla medesima scuola.


assoluto dalla tradizione qui

E veramente
di vista del

divorzio

non

vi . Il
,

punto
la

panorama
la

fu cercato da tramontana a mezzod

come

tradizione

norma

data dall'Alberti prescrivevano.


trionale
di

Il

vero tratto medio per del lato setten-

Roma non

alla

porla Flaminia,

ma

dalla Pinciana alla

Nomcntana. E quivi nelle alture dei monti


e ville della Salaria fu cercato
In
fatti
si
il

Parioli o

delle collinette

punto di vista centrale del panorama.


le

presentano nel mezzo della zona inferiore


i

terme di Dio-

cleziano ed

cavalli del Quirinale


s.

e pi innanzi

s.

Vitale (voltato per

errore a rovescio) e

Susanna

e grandiose antiche rovine chiuse da


il

mura merlate medioevali,

coll'epigrafe

gran

castello, e

prossime quelle

L'annotatore della tela di Mantova


VI. 11

al

nome

del

monumento
p. 9,

META

DI

EOMVLO

sogginnse

in

corsivo

nunc dextrucla per Alexandre


polcro, che nelle piante e nei

Severano, Sette chiese


del'

narra la scoperta delle fondamenta di questo seseptilcrutn

documenti

medio evo chiamato


Capitolio.

Romuli: intorno

al

quale vedi

il

Jordan,

Tapogi: Il p. 405 e segg.


-

questa statua annotato

nune posila in

Intorno a questa e ad altre annotazioni del secolo

XVI

si

vegga

la dichiarazione della tavola.

- 409dci Pinci,
noi',

dv loro palazzo.
salliisluiii,

a- pciiiiltiiiH* (il

gran castello)
et

MMO

le

rovine degli orti


<lae

che Flavio Biondo tWee magnae

o&fAfWi-

murorum
'.

fornintmfjue reliquiae, e pari alle maggiori meraviglie ro-

mane:
Siinna

le d(>H(*riv(> distese dalla

porta Salaria alla

Nomentana ed a
I)

s.

Su-

Nella pianta di
<li

Roma
<>

del secolo XIII (tav.

le ravtrigai la

ma-

scherate in forma

castello,

n senza ragione: ecconc

prova fino

ad ora ignota

n<*l

disegno

nella scritta annotazione del gran

panorama.

La proi<>zione [)rospettica dal punto a tramontana prescelto dal disegnatore,


e
il

proposito di presentare di fronti-

la hasilica

di

s.

Pietro, portarono

il

Vaticano all'angolo superiore verso ponente, e S.Sebastiano all'angolo

opposto verso levante. Cos

la

prospettiva e

la

conscguente orientazione
opposto n sostanzial-

della |)innta furono modificate,

non volte

in senso

mente diverso da
tica e

cpiello della

consuetudine tradizionale.

Chi sar mai l'autore di

siffatto

panorama generale
lei

della citt an-

moderna:
nel

l'autore,
l'l!)5,

cio,

del prototipo
il

due esemplari, l'uno


sua et,
i

puhhiicalo

l'altro

dipinto circa
storia

l^'Vl^ I^

donoalla

cumenti sopra schierati della


vit

delle

romane
si

icnografie,

la

ed ampiezza dell'ardita prospettiva chiamano


;

grande lavoro

scuola deH'Alherli

che priuo e solo troviamo avere insegnato nella

se-

conda met del secolo

\V

il

modo

di pinypip (/uantacunqw in superficie

l'icnografia di tutta lloma; e di ridurre prospetticamente le


alle

immagini

proporzioni volute.

I^ ragionevole presunzione
contemporanee.
edifci scrini

si

volge quasi in

certezza, gettando l'occhio sulle scritte annotazioni. Queste sono di


classi
:

due

e di pi mani, n
classe dei

tulli*

La prima

nomi degli
latino

in lettere

maiuscole;

quasi tutti volgari, e conformi alla pronuncia romana n<*ir ultimo

medio

evo.

pochi

nomi

scritti

in

nell'esemplare schedeliano edito

nel hS)^ concordano esatlament<> con quelli del


alla loro
tutti
i

mantovano: e convengono
secolo

comune

<lerivazione dal prototipo


della

lei

XV.

Il

confronto di
alln* piante
la

nomi e vocaboli

prima classe con quelli delle

del secolo

XV

confernu l'origine predelta. Cosi nella torre presso


II

porta
Ili

del Popolo, ove nella tav.


turris ubi

scritto turris spritus Meroni, nella lav.


munsilavil (nella lav.
IV.

umbra

Serouis diu

lavoro di dotti

che sdegnavano

le favole, nulla), nella

mantovana

lorre dott $IHi

moUo

FI.

Blondm,

/Ioiim

iHtkmnUM

II.

CT.

MarilMi, Or* H. ttrtfr. Vt,

U.


tempo
il

440

del

spirito

di

Nerone.

II

nome

ponte Sisto,

che nelle piante

anteriori

manca, anche qui non

fu scritto dalla

prima

ma

dalla seconda

mano.
altri:

Il

ponte medesimo per mi sembra dipinto

in pari

tempo

cogli

ed anche nella tavola dello Schedel


la

fu ritratto al suo posto,

ben-

ch quivi

prospettiva sia accorciata e mutilata.


classe delle annotazioni in corsivo; di due, forse di tre

La seconda

mani; molte difficilissime a leggere, perch pi o


Dello stato loro e di tutta
la tela,

meno

cancellate e svanite.

degli studii pazienti del Portioli e miei

per deciferare

lo scritto

dar un cenno nella dichiarazione delle tavole.


il

Qui debbo soltanto notare, che

sistema delle annotazioni nell'esemplare

mantovano trova riscontro


alle strozziane

in

quello delle altre tavole icnografiche a

noi pervenute, anteriori al secolo XVI. Oltre alle annotazioni per simili
della

scuola

dei
le

topografi

letterati

del

secolo

XV, ve
Celi'

n'

una serie speciale, che d

distanze da porta a porta; e indica la loro

orientazione precisa. Eccone due esempi:

PORTA

S.

IANNI, lias

montana vel sinaria a Nevia


prospiciens:

stadiis

ferme Vili distans hiemale ortum

PORTA MAGGIORE,

Jlias Nevia vel lab(icana) disiai a tau-

rina prope stadiis F, in ortum solis vergens. Altre annotazioni

danno

le

misure della circonferenza di ciascuno dei


rate a stadii; le seconde a passi, eccetto
surati a stadii. Tutto ci fece
il

colli.

Le prime sono misu-

Campidoglio col Tarpeo mi-

appunto Leon Battista Alberti. Egli pose

mente non

solo alla icnografia della

Roma

antica e dei suoi

monumenti,

ma
dum
dere

a quella eziandio della

modewia; e ne

defin V area ledo

ad habilan-

operla; egli misur l'ambito dei colli romani, montium flniliones; e

l'ambito delle

mura comput
la

a stadii,

murorum ambilum

stadia non exce-

LXXV.

Se

tela di
il

Mantova

sua leggibile in tutto

giro delle

meno deperita e l'annotazione mura, potremmo raccogliere le somme


fosse

delle distanze e confrontarle con quelle, che l'Alberti scrive


notalae.

avere an-

Ma, anche senza questo riscontro,


al

il

mio

raziocinio e la storia

che ho svolto e tocca

suo termine bastano a persuaderci,

che nel

grande panorama conservatoci nell'unico esemplare mantovano noi ab-

biamo

la

pi grande opera superstite di romana icnografia uscita dalia

scuola di Leon Battista Alberti nella seconda met del secolo


dalla scuola e

XV. Dico
a
teril

non

dalla

mano
Wl)

di lui

medesimo; per attenermi


l'Alberti

mini modesti e

discreti:

e perch

mentre
in

mori circa
gli

hl', lo

pure

il

ponte Sisto (del

appare

ambedue

esemplari,

sclicdclaiio

mi|u'l

ed

il

mantovano,

il

noin<* |>rr di

|NinU',

coiiu;

ho gi

avvertito, nella tela di


('lino al

Mantova

fu

aggiunto dalla H<*conda iDMio. Io inil

rrcdcn*, che l'originalo ed

|)rototi|)o di

opera
lui

si

grande
lui

f*

fi

d(>gna <ieirinsigne nreliitetto, sia stato veramente di

o da

me-

desimo ordinato e
l)el

<iiretto.

nome

dell'arlista, elie lia


gli

dipinto cotesto unico ftemplare del gran


le tracce nella

panorama, aguzzando

occhi ho scoperto e deciferato

base
lato

del fulcro, che regge uno dei

medagli<mi

effigiati

nel

mezzo del

inferiore (v. lav. Vili). I/epigrafe dice

SOUMIim

II VSC- Ferii?.... ATO....

il

prelodato Porliidi ne

il

cav. Hraghiroli, conoscitore esimio della


sia costui.

storia artistica
tifico

mantovana, sanno dirmi chi


ci

Per

il

valore scien-

del

monumento
orali

poco monta. Avverto per, che due Rusconi

scultori

ed

iiorirono in

Mantova nel secolo XV; e facilmente di


il

loro famiglia e discendtMi/a fu

pittore Solanzio liusc(on), che

panni

avere scritto nella (piarta linea

la

menzione della

patria sua

mantovana:

MATOrrjjio o MA'FOro/io. Se non fosse questo indizio o congettura della


patria

mantovana del
il

pittore,

io sospetterei

ch'egli sia l'anonimo .Mila-

nese, nascosto sotto


terzine delh^

titolo di

Prospettivo dipintore, e che scrisse in

antiquarie prnspecticlie

romane

Egli <lee essersi esercitato


il

in silTatle prospettive di

IVoma, e indi aver tratto


in Italia
il

soprannome. Spefuori
tra
In

riamo che alcuno esemplare se ne trovi


neglette;
in

le

tele

come

era quella di M.mlnva. prima che

Porlioii

mettesse

onore.

CAPO ULTIMO
DEGLI ORNAMENTI SIMBOLICI DEL GRANDE PANORAMA DI ROMA DEL SECOLO XV.

Nel vessillo

coli' insegna dell'aquila,

che insieme a quello del popolo

romano

(S. P. Q.
si

R) inalberato

sulla porta di

mezzo del

lato inferiore

del panorama,

tent da principio

di

ravvisare lo

stemma

del papa
la

Urbano VI

(a.

4378-1389) \ Rifiutata questa interpretazione, per

data
al

del dipinto e del suo prototipo,

certamente posteriore d'un secolo


altri

predetto pontefice, ho cercato a chi

mai quell'aquila abbia potuto

alludere ed appartenere; sia per alcun titolo storico, sia di cortesia e


di possesso del quadro.
fosse

Ma

l'insegna gentilizia d'un qualsivoglia privato,


citt,

pure d'un senatore della

non

si

conf

al

gonfalone inalberato
proviti-

sulle torri della metropoli del

mondo, domina gentium, princeps

ciarum; come scritto presso quel medesimo vessillo, nel medaglione


di che tosto dir. L'aquila

adunque qui

il

glorioso uccello dell'insedi


siffatta

gna romana e

del

romano impero. L'autore


il

decorazione

vagheggi, come Dante e Cola di Rienzo e


senato

Signorili segretario del

romano nel secolo XV, il potere imperiale tornato alla sua fonte ed alla sua sede in Roma, centro politico e religioso del mondo cristiano. Lo dimostrano due medaglioni ed il quadro centrale, effigianti a sinistra le mitiche origini di Roma pagana; in mezzo Enea che con Ascanio
i

fugge da Troia portando in collo

il

vecchio Anchise; a destra

Roma

V. Portioli, Relazione

cit.

p.

Ili e seg.


cristiana
ailoiala

413

dai

|m)|h>I

(ulti

duil Kuropa, (UrllAsia, dell Atrita.


latine

quali concetti
in

dichiarati

dalle

iscrizioni

sono eziandio
flcritta

eiipre<tA

una terzina

(infelice centone di

parole dantesche)

negli svo-

lazzi

del gonfalone romano.

Il I

pio Enea, onde >i

dMOo

vanto

gran Komani, d(e)o ctgkme


ptpal'i

Di tanto impero e del

Tutto ci

poesia

politica

del

secolo deciinoquarto ed in parte del

decinioquinto; anacronismo nel decimoseslo. laonde le decorazioni artistiche, poetiche e politiche del gran

panonima

lo

suggellano

come ultimo
i

lavoro (piasi niedioevale della romana topografia congiunta con


e disegni cosmopolitici; di

concelli

che da Cesare ed Augusto durati

{k>I

vario corso

quindici secoli, vennero nieno negli esordii del decmose^to e dell'eia


.\llora
la

moderna,
topografia
storia.

topografia tradizionale quasi

si

spense: e cominci

In

critica

dell'antica

Roma
io

e dei suoi monumenti d'arie e di

Sul limitare di

<piel

periodo

fermo

il

passo: e cedo

la

|>cniM a

chi trover gli sludii desiderati di llalTacllo d'Urhino sulla antica


icnografia;

romana

ed a

chi illustrer la gigantesca piantai di

Leonardo Kufalini,

stupendo lavoro della prima met del secolo XVI, odilo l'anno 1551.

is

DOCUMENTI

DICUlAlJAZIOxNE

DELLE TAVOLE

I.

DISSERTAZIONE DI OlOVANNI LUCIO TRAOUBITANO SULLE MURA DI SERVIO.

A
sulle

png.

1^1

\o citalo

una

(liss(>rtaziuiic di

Giovanni Lucio Tragurilano

mura

di Servio, e

promesso

di

pubblicarla.

Ne ho
nel

trovato

dar

copie nelle carte di Gaetano Marini,


Vaticana.
scritta

da

me

ordinate
fiorito

nella

biblioteca

Una

contemporanea

h'IT autore,

secolo XVII,

da un amanuense negligente e imperilo; l'ho posta nel codice


f.

Vaticano 9157
della prima,

"2^)1

e segg. La seconda (nel cod. Val. 9096) copia


la

fatta

verso
la

line

lei

passalo secolo.

Non ne ho tenuto
errori
titolo,

conto: e pubblico

copia

primaria,

emendando
presso

gli
il

manifesti
il

deiraiiianuense. In cima alla

prima pagina,

Suarez

vescovo di Vaison scrisse di suo pugno: Joa, Ludi Trayurilttni.

Questo dotto

uomo
et

assai noto

'

a lui

il

Fabretli dedic la prima


|>ales*:

dissertazione de (Ufus

aquacductihus.

Il

pregio del documento


le

ogni memoria ed osservazione isolala circa

mura
Il

serviane, |ervenulaci

dai secoli passati, oggi avidaniiMile raccolta.

I^nciani ed
a

il

Jordan
*.

hanno ordinato
viana;

in serie

topitgrafica

pielle

che erano

loro

notizia

La disseriazione di Giovanni Lucio non solo

tutta abbraccia la cinta ser-

ma

basala sopra una diligentissima pianta di lloma antica, che

veniva preparando Pietro Andrea Bufalini di Urbino. Intorno a cotesto

>

V.

MommMii

nel

l.

L HI

|ir-

^'^
p.

UnriMii

nffV Ann. lir lt.

1871

4(>-SS:

Ball.

rcb.

<.

II7<

aiaf.. Iti

MfV:


Bufalni giuniore ed
al

UH -

suo inedito e sconosciuto lavoro topografico ho


;

interrogato

il

nostro Lanciani

il

quale mi risponde saperne solo quanto

se ne impara dal seguente cenno in

una delle tavole

di Sante Bartoli

(Sepolcri tav. 74).

"

Pianta del mausoleo di Augusto nel

disegnato da Pietro Andrea Bufalini architetto,


diligenza misurato in ogni sua parie
.
Il

Campo Marzo da esso con somma


il

Lanciani osserva,

saggio
ritro-

citato dei lavori del giuniore Bufalini essere tanto perfetto,

che

il

vamento degli
fruttuose alla

studi i topografici di lui sarebbe

una delle scoperte pi

romana archeologia.

11

quale giudizio confermalo dalla

testimonianza autorevole di Giovanni Lucio Tragurilano. Tanto


giore adunque
l'

mag-

importanza dello

scritto di lui:

quanto pi pregiati
Giovanni Lucio

sono

gli sludii

dell' icnografo,

che

alle osservazioni di

furono guida.

La massima parte per delle notizie del Lucio


scrittori a noi famigliari.

tratta dagli antichi


lo

Queste ho troncato ed ommcsso, quanto


le

permet-

teva

il

nesso del testo: per non occupare

pagine con

inutili superfluit.

Delle

mura
Roma
altri,

antiche di
antica,

Roma

e loro vestigli.

Famiano Nardini

nella sua

sicome con maggior accura tezza degl' altri andato


le

investigando l'antichit, cos v'ha posto varie figure,


quelle del Marliano, Donati et

quali

bene sono

pili

proportionate

di

nondimeno non sono


che
usata da

cos giuste ne' siti, che

non se ne possi,
di

haver maggior certezza dalla pianta,


continua fatica con esattezza non
Mett'il Nardini a
la quale
e.

Pietro Andrea Bufalini

d'Urbino doppo molti anni


in breve.

pii

14

la figura delle duplicate


riferire

venmo per publicar mura di Komolo,


quello,

e della palude del Velabro:


delli

dovendo esaminarsi, necessario


da esso Romolo; nel che
si

che viene scritto

varii recinti
e'

di

mura
{Si

fatti

deve

seguitare Dionigi

Halicarnasseo,

come quello

ha

trattato l'antichit

Romane
il

difusamente, le quali da Livio e dagl'altri sono state brevemente toccate.


delle notizie tratte

ammette

tutto

paragrafo

da Dionigi
il

da

Livio.)
sin'

Tutto ci non pu esser ben inteso, n dalla figura del Nardini n da quant' altre
state stampate; poich

bora sono

non ve

n' alcima, che rappresenti

vero sino dove arrivasse l'estremit de


distanti: e

sudetti colli, n

meno per quanto


i

spatio fossero

l'

un

dall' altro

con tutto che nel stato

presente per le tante mutationi de'piani c'hanno cavato le rovine delle fabriche in tanti secoli non
possibile discernere
veri siti antichi degl'estremi d'essi colli,
Pii,

nondimeno doppo
sia

la

morte del
di terra

Nardini nel fare una grotta nel giardino gi di


servato, che quell'erto
situato

et bora delle zittelle mendicanti, stato os-

per fianco delle rovine

del tempio della Pace

colle

naturale (che nel

dorso che forma

l'ha creduto fosse aggregato de rovine de fabriche),

che nel

dorso, che forma la strada da Levante,

veniva

ad imirsi col monte Esquilino verso S. Pietro in

Vincola ed

uno

delli

tanti colli, ne' quali

era diviso esso monte.


pigliarsi per giusta;

Onde
si

la carta del

Nardini del foro

Romano non deve

ma

fatta

(come
le

lui

dichiar ad
scritte.

un suo amico)
Similmente
il

et quella ed altre al di presso, accioch siano

meglio intese

cose
ch'il

da lui

Marliano nella pianta della sua


e nell' altra pii

Roma

antica se bene fa apparire,


nella

Quirinale sia unito al Capitolino,

moderna disgiunto,

quale

ponendovi

la

Colonna Trujuna voi


inrcrirn, ch'avanti
'I

Ili

KUTlMt (|MUa
colli
vi

rh Trajano

|HUrtt

IJlltrtlWlf

dote la
ti

predetta Colonna fosue unito

Quii inule col (JapitoUno, noniimtm

U MMMai $ iw
dagU Ucrki t^Ut

nono a Macel de Corvi, convincono che tra questi


il

foiM ptaao lUada, tamt

Nardini a
tltii

e.

20....

(Si

ommeUe un

altro paragrafo di noUMit trcM

j'itUi<

re). In

Nel Hiluar
e

mura
il

vecchie (dei re) s'accorda

*1

Nardini col

e Panvioio, che l'antiche

mura
a

di

Koma

non s'estendessero oltre


il

Himilmenle che
;

ponte detto quattro capi per


pili

quale

si

DoMti eoalro l*pii0M iti Ifarlin il On^idogUe vtn Omp* Ifinst puM Mll'Itofal CtMW hin 'ttm
di

mura

a((fi^unKendo di

e.

2i,

che quel pezzo di

moro

^tn qMdnto dM

ri

fti

Mlk

ripa de Tevere vicino al opradctto ponte poati

rupe Tarpeia e per

la

sommit del
lo
si

enerne on ttnedo che d'iadi mIImcto mfn h Campido^rlio disMBdtMero a Ifaeel d Corti e d'iadi sl Qaiiivicino a
la

nalc venissero ad unirsi con gl'aretini


jtortu

porta Salara; nel qoal tratto dol Qairaalo


la

un altro vestigio con


giardino di liarborino

seguenti parole: Nella strada che fra

'1

vede un traccelto di muro antico di pietre

eUaaa di a. qMdnto, aoa lo

gih

avanzo

di

quelle mura;
si

ma

n pur
si

si

pu (cred'io) assoluiaoMste dir


i

MB

aaaaro . Avaali
la tarra

ch'il libro del Nardini


sol ordine di pietre

stampasse

vedevano

vestigi! d qaeato

maro diilMO

d*a

quadrate d8|>08t nel

modo seguente eoa

la Iheeia volta alla ralle detta di SalMlia.

_! (__i |_)
Ma
perch dalla
la

U'J-terra,

medesima parte avanzavano tanto aopra


vedono,

ohe

divano

salita ai carri, perci vi furono gettate


si

alcune carrettate di terra

Mfn e
:

reatareoo aepolte;
ai

perci liora non

ma

facil cosa,

che col tempo sdrucciolando di nooTO la terra

Altri vestigli di
]>er

mura antiche

di pietre

quadre di peperino

ai

vedono a

la

quale

si

scende nella predetta vallo di Saluslio tra la chiesa della Madoana della VUlorfa,

e le
|)ez7.o

monache
di
la

di s.

Susanna che stanno

ttiori

muro grosso

di quattr'ordini delle

del muro d'eaao orto, e da qnello poeo loatBae aa medesime pietre quadre aenia ealee follaie OM'a^

con

faccia verso la sopradettu vaile, che viene

ad internarsi nel moro del pradatte erta: foall

vestigii

danno indicio poter esser residui


e.

di qualche torre e foni ivi era la porta Salvlara, ek'il

Nardini mette nella ]>ianta di Itoma a

50

fosse nel Quirinale.


l'i

Un

altro

vestigio de

simili

pietre si

vede nell'angolo, che forma

convento della predetta Madonna della Vittoria sotto la casa della vigaa Borbariaa, eh'l
dovette servire per sustruttione d'esso monte, argine e
vare,

muro sopra

poetori; nel quale si pft

die

le

pietre non sono poste a

piombo una sopra


forma de

l'altra,

ma

gl*ordiai avptfiori ai
al

ritirando in dentro pili degl'inferiori in manii>ra che


fraposti pezzi di muraglie di mattoni in

formaao acarpa a awliai} at ia qaoDa

pilastri fiibrioate

ne teaipi poelariori, e
diaoaraaaaara^ e se

esso

muro do
erano
di

peperini per fabricarli, dal ohe viene

a verificare quello serire Dioaigi ehe


ai

fabriche
u'

appoggiate

all'

antiche

mura

in

maniera ohe diOdbDeale


ti

tempi

Dionigi (che fu al tempo d'Augusto) diflelmeate

dieeemevaoo, aoa maiafigtta 9*

doppo

tanti secoli se ne
fatti

vedono cosi pochi


i

vestigii.
'1

Degl'argini

dal re Servio

d'accordo

porta Collina, che vole fosse vicina al di dentro di porta Salari d*boggi ehe diadi qaaai
linea continuassero verso la porta di
rotti
s.

Nardui con g aiui, eoe cQmin> wwwrv dail'aalk a dritta

Lorenzo; de quali se ne vedoeo

maaikM U
aad

solamente dalle strade Pia, e


si

l'altra

che tra Certoeini e la vigna Maotalta;

cW

unni sono dall'istessa strada Pia

vedeva l'estremo della si^erfleie d'eeao argiae che aepia aaa/ava '1 muro della vigna Ikrberina, che poi tu abbasaato qaoade tt flitto 1 viale, clwggidi i * eant'al muro d'essa vigna, che risponde verso la preilelta strada Pia; e per aiadl canai IW
inteiTotto nella pn>detta vigna Montalta col viale, che tis l*aatiehe
di
Dioi'letiiino od
il

muro

d^essa vigna. Li inredetti argini


Salava come
li

420

predetti scrivono; poich

si

vedono uniformi

loro vestigli cominciare dalla soprala

detta casa della vigna Barbarina e caminando per l'orlo,


Salustio,

che risponde sopra

predetta valle di

vengono ad unirsi e formar angolo col sopradetto argine in quel luoco


li

dove

si

vedono

quell'anticaglie, ch'il Nardini stima siano

residui del foro di Salustio, dove anticamente doveva

cominciar la fossa e continuava al di fuori d'essi argini.

qui s'ha d'avvertire, ch'il Nardini a


si

e.

26

e 194 piglia la villa Mandosia in cambio della Barberina, poich


riesce fuori dell'angolo che

vede manifestamente che quella

formano

sopradetti argini di sito pi bassa e eguale alla strada che


vi

va a porta Salara, e viene ad occupare quel sito dove anticamente

doveva esser

la

fossa che

doveva congiungersi con gl'estremi della valle predetta


le rovine delle

avanti

che fossero fatte quelle muraglia,


il

quali

si

vedono in forma de mezzi cerchi sustentar


ch'il

piano d'essa vigna Mandosia:

onde questo deve essere uno di quei luoghi,


Continuano
al luoco dove
li

Nardini prevenuto dalla morte non rivide.

li

predetti vestigli degl'argini sino dentro la vigna di Montalto sempre diritti sin

condotti dell'acqua di Sisto vengono ad interrarsi, ed ivi cominciano a piegare, e

continuano
di
s.

la

piegatura verso mezzo giorno sin'alla porta d'essa vigna, che risponde oltr'alla chiesa
si
l

Antonio, e d'indi
e Donati; e

dirizzano verso l'arco di Gallieno, detto ora di

s.

Vito come scrive

il

Marliano

di

avanti non v' vestigio tale, che possi evidentemente aifermarsi, per le

tante inequalit de

siti,

o vero de residui che

non possono distinguersi


diritti

se siano vestigli d'argini,

ripe naturali del colle Esquilino, o vero de residui de rovine de fabricbe.


Il
diritti
Il

Nardini con tutto ci vole che continuassero


verso
s.

sin'a

porta

Maggiore
, ch'i

d'indi altres
citt.

Croce

e poi

secondassero le mura, e continuassero sino dove la Marana entra nella


vestigli de

che dovendo esaminarsi bisogna premettere una considerati one ed

sopra-

detti argini se
secoli,

bene riescono evidenti, nondimeno sono

stati cos spiantati dalla coltivazione di tanti


si

e la fossa, che gli era avanti,

uguagliava in maniera col piano che non

conosce vestigio

alcuno d'artificio manuale;


s'alzi

ma

pare ima ripa naturale di terra, che piacevolmente d'ambe le parti


cos lunga la

et abbassi,

e se

non fusse

sua

dirittura

prima non

si

poterebbe persuadere

l'imaginativa, che siano stati fatti a


Il

mano, come scrivono Dionigi e Livio et altri. Nardini dunque, o non osservata quella svolta, che formano nella predetta vigna Montalta,
sufficiente a persuaderlo, si sar forsi imaginato, che
li

non credutala
porta di
s.

stipiti dell'antico

arco della
si

Lorenzo siano stati in parte sepolti dalle rovine d'ess'argine, e che quella terra che
le

vede dietro

mura

tra essa porta

e la

Maggiore (facendo

riescire

il

sito di

dentro pi

alto di

quello di fuori) sia delli medesimi argini e cos di


v'

mano

in

mano

sin alla Marrana;

ma

sicome non

necessit alcuna

d'imaginarsi, ch'il predett'arco anticamente sia stato pi alto sopra terra di


si

quello al presente, poich

discerne che serviva per condotto dell'acqua Martia di livello infeil

riore a quella di Sisto c'hoggi vi passa, cos

sito circonvicino tanto fuori


fa

quanto dentro d'essa


stati

porta per molto spatio essendo tutto


quelli contorni.

nel

medesimo piano

indicio

non esservi

argini in

Che

gl'argini predetti

non arrivassero a porta Maggiore ne d


si

indicio

un sepulcreto

di fattura

ordinaria (come mostrano le sue rovine), che


della citt, che con la fabrica rotonda detta

vede nella vigna Vizzana poco lontana dalle


Galozze
e

mura
rin-

le

la chiesa di

s.

Bibiana forma quasi un

triangolo de lati uguali: onde se le antiche

mura

fossero state dove sono le

moderne havrebbono

chiuso dentro la citt esso sepolcro,


scrittore o

il

che non deve presupporsi senza necessit e autorit di qualche


la soglia superiore di tever-

memoria.
si

In oltre
lino

vedono nelle medesime mura due porte una piccola con


e

mezza sepolta, commessa c'haver


stipite destro stata

ima grande pur

di tevertini d'opera rustica

con l'architrave in tre pezzi ben

servito per

una

delle porte della citt; poich si vede, ch'una delle pietre del
carri et

consumata dalle rote de

mancandovi

la soglia

pu presupporsi ch'all'hora
per poterla meglio mutare,

quando fu murata fosse tanto rovinata che stimassero bene levarla

allatto

come
dove
esse

si
si

vede che stato fatto all'altra porta di matoni, ch'era una delle porte del Castro Pretorio
vede un pezzo di soglia di tevertino
fabricate da Aureliano
il

sott' il

stipite destro: quali porte indicano,

che quando

mura furono

piano di dentro fusse uguale a quello di fuori, e per

conseguenza che la terra che di dentro sia stata portata posteriormente e fors'all'hora quando

IJl

a\.iiiti

i-nliatoM

ii^.ina

foco scavar
((iinllii

le

fonsf

|iii

|irori)ii<l>'

iDitrt

6(NM Mlirt

FlTMOftio, terr

fatto portar

dentro

titrra

p^r rorllcar la

ii<l><>l<-zza

vedundoHi fatta in divorH altri luoghi, dor non

ri

pMMam potevano arrirar* gl'aifiBi aatkfci, ne


d'ii.-

ninrt. Sterflt

di

Imtb

tra la porta di
di

h.

Paolo et

il

fiume attorno aU sepoUara di Coatio,

dM twan

4 ^mU Mpolte l im

colotini)

marmo
la

Hcanncllat, che sono state coperte poeb'anai

aooo,

Di

pili

predetta terra di poca larghezia riapett'agli

irgfaii

Htato erano larghi


la

piedi,
la
I

come
' '

derive Dionigi e

loro reiitigii;

ttane afl*MgoU 4'eM*. dM Mi kr* pria* mollo pih per eMini abbMHis
Mtidri,

sua altezza e dilatata

/a; e quello h detto delle

man,

die aeso tri


di

le

dM

petto

di H.

Lorenzo n Maggiore,

leve intendenti del


8.

muro, che

ilall'aiifttfflrint

a.

Craee detto

rommimemcnte Castrense

corre verso la |>orta di

Giovanni; poicb anch'

iri

vede murata

om
pw

porla grande che rispondeva nel piano di fuori ed sepolta nel terrapieM di

destro: eooae

poco lontano dalla predetta porta di


ili

a.

Giovanni

si

rede ana torre fondata in parto sopra fiigli*

reticolato anlicho, e ]>eperini e parte sopra peperini naturali: tutti inditii ch'iri

aatcHMato
stali

Ma

vi

fossero gl'argini; e se non furono sin'alla porta di

Giovanni molto meno


in quella vestigi! di

auioM

ad

reato

del

muro

sin'all'ingrcsso della

Marano, vedendosi anch'

ftbridM
i

magnificile.
il

Nel resto del circuito delle mura vecchie,


dalle

i\

come

il

Nardini diitligBSndn

pomerio

mura
cos

uscito dalla

necessit di figurar doppie


lo

man
con

all'Areatiao,

gl'altri

aiiti(iiiarii,

impegnato nel secondare


stiite

mura
il

vecchie

le

nere a

e.

27 BMMtn
aito
li

di

dubitar, che le vecchie possine esser


I>as8a la

pili

a dentro tra'l Celio e l'AreatiM ia

qad

dora
priari

Marana, come scrivono Marliano, Ligorio et

Doiuti ri eooseate: e

eome die
*1

dd

scrissero ne tempi, no quali si vedevano pi vestigli de sepolcri dentro la porta .


vati

BasliaM meato
Nardiai di

dal

Ligorio nelle sue Paradosse, di quello

si

rede hoggi; nondimeno mostra

aM

farne gran conto; e pure di tali sepolcri so ne redono

anoon
s.
s.

tleoai

petti

di

roriM dalla parto

destra della strada per la quale


se])olcro scrostato

si

ra alla porta predetta di


la

BastilM, et oa

gnu peiM

par di

che pare una torre tra

chiesa di

Gioraaai et la porto Litiaa; e poto prJBM


possi esser stato per pririlegio destra
il

a
la

e.

2(;

per

il

sepolcro di Piihlicio (ch'egli

medesimo dubita

citt) si dichiara

stimare che sia stato fuori: tanto preralso in lui

presappoaito oIm le
la

aian
eko

vecchie continiiaitsero col


ritirando le

muro

d'Aureliano, e per ci lo rende scrupoloso

coasideratioao,

mura vecchio

nel sito dove corro la

Marana

le

terme Aatoniano aarabboM slato

IWi

della citt;
certificato,

ma

questo suo

scrupolo per apunto quello, che da Sesto

che scrivo di Caracalla: Aucta Urbs


si

magno

acettsu vi* novjs.

H ad lavammm

opera pulrhri cultus. Dallo quali

comprende, che fosse aoeresdote la

AnraliaM Vitlora tm* tolato dtt da OuaaaDa OM la

giunta della strada nova, e terme che devono esser stato tkito fbori delle
occasione spianate, e con
il

Bara ToeeUa, o

OM tale

d'esM fitrmaU ood nobil piatta, come la descrive Spartiano: hem vtam novam tnunivit, qum esl $ub tha lAtrmU Amtomimm '>. Ck* tk anco eraata sciticel qua pulrhriui ituer Rnmanas plateas non facile quii
fosso empieto, et altro sito al difuor

do portici

vi

mancavano da Alesandro Severo, come

scrre Lai^

.utorit

diStnboM

la

ogni dubbio poich scrive: Incipit l/ilina a Via Appia

ad

siniUram ab o prope ilomaai dt^ttHl.


piti

bisogMdira dM ooonaiadMBe i dentro del laooo dar* 4|l due strado s'uniscono, ambi nel loro sito antico. Con quest'autoriti dunque m tom ia che le mura vecchie che congiungovano il Celio colPArentino escladeraM (bori di so il sito doro bora sono le termo Antonane; ma in che luogo paasissero dall' Ksquilino d Celio et di qaosto drAve>
Onde
se vicino a
citt,

Roma

si

dilatava la strada Latina daU'A|^ia


la porta

t'uori

della

e per

conseguenza che

Caponi fbese

tino,

non essendovi autore che

lo specifichi, resto incerto

il

loro ito, e insienM

qad

porto d'oHi

monti Celio et

Aventino fosse inclusa in esse mura:


il

nominati che pongono

sito

loro doro corre la

MarliaM eoa gli dferi sopra Manna pan ebo roglM laMra ebo aaliassro
e se

bene

il

Bdbiaa, aeadiaNM apparsado il dorso di quel colle sino alla |>orta di s. Bastiano egnde senta alcuna ooBearitb o ralla. ooaM quella per la quale passi li strada, che l'arco di Coetantino ooadaeeado alla porta di s. Praia dhide l'Aventino, per ci se si hanno da addottare le parole di Dioa^i. b'il rodato aatieo di
immediate sopra
'1

monte Aventino, et indodossoro

il

ooUe di

t.

andasse p^r crepiidnfs moniium pare che riesca pih rersimile. che

man

aatkbe


sopra
'1

122

che includendoli
si

ciglio meridionale dell'Aventino, che soprasta alla predetta valle, che lo divide, et escluli

dessero fuori

colli di ss.

Balbina e Sabba, di quello

distendessero sopra

'1

piano d'esso Aventino;

ma

dall'altra parte a l'esclusione di questi doi colli resta


e

poco spatio d'esso

Aventino incluso nel recinto delle mura


argini forse per congiungerlo col Celio:

lunga valle o campagna, ch'era necessaria chiuder con


siano stati questi argini in quelli vi dove-

ma dovunque

vano esser rinchiusi


la bassezza

li

condotti dell'acqua Appia, ch'era la pi bassa di livello di tutte l'altre: per


sudetti archi servito per soglia superiore della porta Capena, e per ci
diffi-

haranno

li

cilmente

si

mantenivano stagni, onde con ragione da Martiale vien detto: Capena grandis porta
antiche di

qua
alli

pluit gutta e Giuvenale

circa le

mura

Madidamque Capcnam: e questo tutto Roma. E si come per la sopracitata autorit


tempo
di Tiberio fosse

quello

si

pu aggiungere
dei

di Dionigi consta che sino

suoi tempi, che furono quelli di Augusto, non siano state


cos

fatte altre

re:

scrivendo Dione ch'ai

rovinata parte

delle

mura doppo quelle mura della citt,

dal

terremoto, deve ci intendersi dell'istesse


di privati in quel

mura

antiche, le quali
si

bench fossero ascose da

edifitii

tempo, che Dionigi scrisse ch'apena

discernevano, e molto pi dovettero restare

nondimeno conservarono il nome di mura della citt come scrive Lampridio nella sua vita. E li dur tal nome sino al tempo d'Aureliano, come testifica Vopisco, che registra una lettera scritta ad Ulpio Crinito suo padre adottivo, nella quale sono le seguenti parole: seditio intramurana bellum mihi gravissimum peperit etc. Fu distinto dunque sino al tempo d'Aureliano il numeroso popolo di Roma in doi parti o denominationi, l'una di quelli chabitavano dentro '1 recinto delle antiche mm'a de i re e l'altera
ascosi
li

loro vestigii ne' tempi posteriori,

sino alli tempi d'Heliogabalo,

di quelli, che stavano fuori di quelle, ch'anticamente si

dicevano suburbio, ed hoggi Dorghi.


il

Quante porte havessero l'antiche mura,


quari tra di loro, ed alcuni confondono
Il sito della
i

e qual fosse

sito di ciascuna d'esse variano gl'anti-

nomi

delle vecchie con quelle d'Aureliano.,


si

Porta Collina, ch'era nel recinto vecchio, hora non

discerne dove fosse, consta

solo ch'era al di dentro di porta Salara, che fabbricata da Aureliano sopra la via Salara da quella

prese

'1

nome, com'anco

l'altre,

cio

Numentana, Prenestina, Latina, Ostiense


non
ci

e Flaminia.

Dell'altre porte cio Quirinale, Viminale et Esquilina negl'argini

sono vestigii di sort'al-

cuna, che corrispondino a questi

colli: solo

che dentro la vigna di Montalto tra le cisterne e l'argine

che pi s'alza degl'altri (detto communemente torre di Mecenate) s'apre un sentiero che pare possi
esser stata apertura di porta, che risponde fuori alla strada, c'hora passa tra le vigne, et antica-alla porta di tevertino chiusa,

mente rispondeva

che nell'angolo dove

si

congiungono

le repezzate

mura

del Castro Pretorio, con


il

l'altre del circuito d'Aureliano; e

questa poterebbe dirsi esser stata


tal
'1

la porta inler aggeres, eh'

Nardini prolongando essi argini a porta Maggiore attribuisce


riescendo quest'apertura nel Viminale non se
li

nome
nome,
verso

a quella di

s.

Lorenzo;
li

ma

pu adattare

che fosse tra

doi argini di Servio e Tarquinio, poich Tarquinio rinforz le

mura

volte

Gabio, ch'erano nell'Esquilie: onde riesce pi verisimile


di Strabene scriv'il Donati, che fosse in

che fosse la Viminale, come con l'autorit

mezzo

all'argine.

Se poi le strade Tiburtina, Colatina prima insieme di quello che arrivassero

e l'altre v'erano

che rispondevano nell'Esquilie

si

unissero

alla porta Esquilina, dalla quale scrive

Strabene nel luoco


vaglia;

citato ch'uscissero la Prenestina e Labicana,

non

si

pu portar congiettura 'che


'1

dove fosse l'antica porta Celimontana, che nel recinto d'Aureliano ha conservato
con
l'altra detta

suo

come anco nome insieme


ch'in
si

Capena.
che siano
i

Viene communemente stimato

vestigii

della torre
li
'1

di

Mecenate
di

le rovine

forma del sopranominato colle di terra alto s'ergono sopra congiungono i doi colli Viminale e Esquilino, come scrive
autorit alcuna, e trovandosi in Trebellio

predetti argini

Servio,
altri

dove

Marliano;

ma
sibi

u lui n

portano

PoUione

di Gallieno: colle

Slatuam
il

maiorem

colosso fieri

praecepit

etc.

non sarebbe gran cosa che questo

possa esser

vestigio della base di cos

vasto colosso.

II.

ANTICA DESCRIZIONE ICNOGRAFICA DEL PALAZZO IMPEBIALK.

(liirlo

[Noinis, di illustre e venerata

memoria,

nel

{XMlumo studio

sui vociiholi Ialini di arcliiteltiira

non vitruviani,

rita

sovente una carta

di

Farfa dell'anno Sl'f,


il

come

descrizione tipica della casa romana: e ne

ripete

lesto,

secondo

tre recensioni diverse, a pie' del

volume*. Egli

segue

in ci le vestigia d(>l
la

Mahilon

':

ma

il

Faltesclii

da molto tempo

ha dimostrato, che

descrizione predetta non ha attinenza ron veruna

carta dell'anno 8l'l, n di altro qualsivoglia


di Farfa fu
letta in

anno

':

e che nella hihlioleca


l'et.

un codice miscellaneo, del quale non d(*signa

Io

ne ho

trattalo nella

Uoma

sotterranea T.
io

Ili

pag. HUS, hli9. I.'argn*

mento del presente volume vuole, che


scritto nel

qui ripeta e svolga quanto ho e che soggiunga l'edizione

luogo citato (vedi sopra p.

^):

critica

(li

(pu'l testo lino

ad ora poco

<

male

inleso. Iji pret(*5a descrizione

della casa

romana

di\isa in dodici arlicolelti numerati in online pro>

gressivo: (pu'i nunu>ri


Il

debbono
e. sulla

riferirsi

ad una fonna icnografica.

Mabllon stim, che questa descrizione fosse del |uilazzo dei duchi
fede di
s

longobardi di Spoleto:
il

dotto uomo,

come

tale la ri|M>t
il

Muratori

*.

Ma

il

Fatteschi avverti, che nel codice di Farfa

citato

Crlo IVimlv Vocaboli latini di arrhitettaim pctUrio ri k


di

delk icienM
* *

IVrno

Mr

II
t.

T.

XXVIII

p.

ma-^

tSI,

VHmrfo tST

tte. (llr.

db

Mabillon. Ann. ord.

BfHfd. T.

Il d.

Le. |^ 888.

FattoMhi.

Mom.

iirtornMliplontaUrh* Ut 4aito di

ByalHo
T.

Annali d'Italia an

814

(Sregn>Tw, 8t. di

Rmm

^
p

I8&

M^^
ricalate
ti

84C ha

Ante

4i

MubML


lesto

m
il

punto non indica

ii

luogo, ove fu

descritto palazzo; che la


si

me-

desima descrizione, sempre priva di topografico indizio,


viata in
altri codici,
il

legge abbre-

lesto

d'uno dei quali conservato nell'archivio


;

della basilica vaticana

ei;li

die' in luce

che fu conosciuta da Orderico

Vitale scrittore del secolo XII e adoperata

come schema generico d'un


la

nobile palazzo di antica architettura'. Tale anche


il

stim

il

Fatteschi:

Suarez per, avendone conosciuto

il

solo testo abbreviato del codice

della basilica vaticana, scrisse: forsitan liaec est


scriptio,
et

Lateninensis palalii de^.

thermae

illae (sunt)

Fauslae Augustae praefocalione insignes

Anche

io

ne ho trovato un esemplare breviato e alquanto variante dagli


aggiunto con
altri

editi nel codice vaticano 58S1,

documenti di origini e
imperiale nel Palatino:

luoghi diversi alle Regiones Urbis Romae.

Opino, che questa descrizione


e che perci
il

sia del palazzo

documento debba essere ammesso nel codex topoyra-

phicus Urbis Romae. Le ragioni del

descrizione non di
regale, ove
tipo antico,
si

mio opinare sono le seguenti. La qualsivoglia palazzo, ma di un palazzo imperiale o


le

discutevano
;

cause nel consislorium


il

del principe: di
l'ippo-

non barbaro

comprendendo anche
il

yymnasium e
il

dromo. In primo luogo sono annoverati


il
il

proaulium,

salutatoriuin

ed

consistoriuni

e nell'inedito codice vaticano espressamente notato, che

proaulium

respicit

ad orientem contra orlum

solis

habens ingressum. Apsale del palazzo

punto all'oriente volto l'ingresso delle maggiori


riale sul Palatino; e indi tosto si entra nell'aula

impeBian-

massima, che

il

chini

chiam aida regia

*,

e cosi

bene

le

conviene

il

nome
et

di salutatorium,
la basilica:

o sala di ricevimento.

Contigua e laterale all'aula regia


lites
il

che esattamente chiamata consistorium, ubi


et

causae audiebantur

discutiebantur. Dall' aula


s'ala

massima, traversato
;

peristilio, si
il

viene alla

magnifica

dei conviti

che nella descrizione tiene

quarto luogo.

La serie delle parti seguenti meno


assegnano appunto

facile a ravvisare

con precisione
s.

nelle rovine palatine: l'ultima l'ippodromo, che gli alti di


al Palatino,

Sebastiano

ne

d'altro

ippodromo

in

Roma

rimaneva

memoria ^.
Fatteschi,
2
'
1.

e. p.

165-167, 349.
(pagine non numerate).
p.

Cod. Barb.

XXXVIII, 100

Sul consistorium vedi Mommseii, Rm. Staalsr. 2 ed. T. II

949.
p.

*
5

Vedi

la

Guida

del Palatino compilata


I

da C. L. Visconti e da R. Lanciali!
p.

104.

Vedi Jordan, Topographie T.

p.

443, II

384, 385.


Il

'

sig.

cav. Luiiciaii ravvisa aiirircKli

il

|>alazio dei

CeMri e

le

tue

parti

fino

ad oggi sU'rratc nel


ai iingoli

(lociiiiiento di

che ragiono. L'annotazione


qui sog-

t<)|)(>gi-a(ica

artcoli,

da

lui corteseineiiU fornitami,

giuiilii

ul

(|ua(lni|)lice testo.

Del quale ho dis|M>sto in quattro rolonn;

paralN'Ie le recensioni diverse. L'ultima pi semplice

mi sembra prele varie

sentare

la

genuina forma delle indica/ioni icnografiche:


di
glossiitori

giunte

delle tre prime <'olonne sono conunenti


L'et precisa del testo primitivo
I

del

medio
da uno

non pu

ess<*re definita

con prove sicure.


M-elti

vocaboli per sono

tutti

di

tipo antico: essi

non furono

scrittore del

medio evo;

anzi in quell'et furono guasti. Cosi

VepicauvocalNilo
',

storium per

me

corruttela e\idente di

hypocamtum: ed
e dei
loro

il

guasto entr poi nel patrimonio dei glossografi

glossarii

Lo stadio classicamente appellato


stadio fu applicato
ci
il

(jjmnasium

nel secolo
gli atti di

decimo
s.

.allo

nome

d'

ippodromo \ che
la

S<>l)asliano
la

additano neiralti|)iano sopra

\ia sacra. Dello

stadio

|)alatino

pianta del

museo
la

<li

Mantova e

piella

dello Schedel mostrano la pr-

sptMtiva e tutta

curva assai conservata nel secolo XV. Del vero ippot'.irca il

dromo
negli

oggi non vediamo vestigio,


alti

luogo, ove esso ci additalo

di

s.

Sebastiano, Fla>io Kiondo not

rovine grandi, che

avevano

(piasi

intere

due
che

|)orte di

marmo

cosi belle,

che avanxavano
*

ogni altro edificio,

si

veda

in

Il<una antico

o nuovo

Segue

il

testo

promesso

in (piatir colonne.

>

V.

Da

Cango,

flou. v.

Spieauilonum.

)
*

V. Jordan,
FI. UionJo,

Topogr. II p. S84 ttfg.

Roma risUoraU tml.

in

volfw* pr Lacw f an

i26

I.

II.

un.
3851
f.

wv.

codice Farfensi (Mabillon, Ann. ord.


ed.

E
s.

cod.

Val.

44
in

cod. saec.

vel

XI
Val.
ist.

Ex Orderici Vilalis
llist. eccl.

(Codex

esl saec.

XV).

tabul.

basilicae

BenedicU T. II
p. 383).

Lue.

(Fatteschi,

Mem.

(T. I lib. II ed. Pari:

diplom. de'duch e ducato


di Spoleto p. 149).

1838

p. 310).

...Ecce januas hic dispo-

nam,

et ad ortum ingressum:

solis

I.

In

primo

proaulium,

Primum proalium

id est locus ante aulam.

i. pri- In I. Proalium h. e. ae- primo proaulam, porta que respicit ad dificium ante portam. orientem contra ortum solis habens ingressum.

ma

n.

secundo salutato- Secundo salutatorium. In rium, id est locus salu- locus salutationis. tandi officio deputatus, juxta majorem domum
constitutus.

i.

In
e.

II.

Salutatorium

h.

secundo salutatorium.

locus salutationis.

m.

In tertio consistorium, in tertio consistorio. i, In III. Consistorium h. in tertio consistorium, domus in palatio locus in quo ante pran- e. locus ubi diffinitur magna et ampia, ubi li- dium consistunt et la- aliquid ante prandium. tes et causae audieban- vantur manus. tur et discutiebantur; dictum consistorium a consistendo, quia ibi, ut quaelibet audirent et terminarent negotia, judices vel officiales consistere debent.
id est

IV.

In quarto trichorum, id in quarto trichorum i, In IV. Trichorus h. est domus conviviis de- locus ubi prandium fit. locus prandii. putata, in qua sunt tres ordines mensarum; et

e.

in quarto tricorium,

dictum
a tribus
tribus

est

trichorum

choris, id est

ordinibus

com-

mensantium.
In quinto zetae hiema- In quinto zetas yemales In V. Zetas hymales h, in quinto domus que calida facit e. locus Palatii qui ca- males, les, id est camerae hilidus est obducta flamberno tempori compe- cum obducta fiamma.
tentes.

zetas

hye-

ma.
zetae aestiva- in sexto 9etas estivales In VI. Zetas estivales. in sexto camerae ae- .i. domus que frigida h. e. locus Palatii qui les,
zetas

VI.

In sexto
les, id

aestiva-

est

stivo
tentes.

tempore

compe-

facit

cum obducta

aqua. frigidus
vent.

fit

ubi

aqua


VII.

Ii7

In

In

Heptimo epicaustorum et triclinia acciibitanca, u


uni

in
.1.

Mptimo epicattorium
'rriclDa.i.

VIL EpiMstarium
loeu qni

ia

lortisdiiceriiendicao- b. e.

(Ioni uh, HUH.

leeubi-

ardw igiMnB et

in

qua inccnHum *tt uro- Laliu (|Uod Mt MIU60- leeubitalia h. . Trielimata in i^^nc poucbun- lum diitcumbcntliiio a olnm ad roenaumn eotur, ut ma^at^; odore tribus lectulin. bitortun i. ubi in$ laeyario reficnrentur in toli poni powntai
.

eadem dumo

tripvrtito

ordine connidenteB.

vni. In
est

oclavo

thcrmae,

id in ottavo Uiniiaa.i. lo-

Mtero

balncarum locus ca- cuR balnearnm nbi pu rissima squa calida cur lidarum.
rere facit.

IX.

nono binnasium.i. In IX. jmusiinn h. e. In nono gyuiuaHiuni, id in est locuH dHputationi- locus in quo exercent lucus nbi paeri diacut bu8 et diversis exorci- vanaa artas maxime phi-aliquid rei ludmt.
putatua.

tationum generibus de- loHophiam aive in quiburi juvenes cofim pftrentibus iocant.

decimo coquina, id In decimo coquinam i.<In X. Coqoioa. domuH, ubi pulmcn- Immih ubi varetu |tr*j ta et cibaria coquuntur. I>aratur ciborum.
In
est

XI.

In undecimo columbum, In
id

undecimo

est

ubi

aquao

in- et

aquarum

XII.

puteoa sire ubi congreganti aquam durcntos de domo iu donium. In duodecimo hypodro- in duodecimo yppodro- In XII. Tpodromom. b in daodeefaM Iqrpodr' w ubi suptos el mun, id est locus cur- mumotppriryrum'arcn
fluunt.

columbo In XI. Columbum. b. e. { i. locns nbi aqoae faiint 0I cisterna veli in medio coqwiiiaa
influens

oalyMbaa
aqi

I0CU8

'

'sui

equorum

in

deputala.

palatio il<Mnil>iil,itHrii. i. loci; ..r.'tus ad ou-[t eet


1111

homo Tel keni a eeralui ai

tliesaurum'enstodiendnm
lorpo- nun. Kxe-;

vel

ail

(liiifsU-^

rum
dras.

neci'ssaria.M.
i

Ictus

.siibsi,'llit>-

abeidam drej (-amer nec Bon et locai


ruin vel

qut'dam separata modi-'


(uni a pretorio aul palatio.

Annotazioni del
I. Il

s^.

cav. R. Lanciani

I particolari

primo luogo accennato nell'indice detto PKOAVLIVlf in tatto qaattro le Teetibola^ eeaaynae fka accennati nelle tre prime tendono a desi^niare un atr<^
le

!%

^'rosso principale rivolto ad oriente

aule del palaaio. Ora tutto


....

eoUfana a Cifella oea la

disposizione e l'orientazione

delle Atrio
il

taettaa0

dei Flavii scoperto dal Uosa. Se poi


sola

significato

nMtftalo eaM dommt (Maniato U 71) della rooe ftvtndi m m ToleaM raalriagani alla
la
rtocBoacerri ia

Mk

prima porla quae respicU ad ori

mhm

(eoL 8), io

fMik

Cod. graim.


ritrovata al

i28

tempo

di

Flaminio Vacca,
li

il

quale ne parla cosi


....

(presso gli orti farnesiani) fu trovala

una porta rovinata molto grande:

erano di 40 palmi (m. 8,92) circa, di marmo saligno, con una mezza nicchia di mischio africano, ed una testa di Giove .... di basalte due volte magstipiti

giore del naturale


II.

(Mem. 76)

Il

secondo ambiente chiamato


si

SALVTATOEIVM
il

iuxta maiorem
si

domum

constitutum.

Anche per questo


nominato

possono proporre due ipotesi. Se alla indicazione iuxta

attribuisce

un senso

rigoroso, in opposizione all'in del


di sopra.

numero seguente,

salutalorium sarebbe l'atrio del palazzo,


il

Forse pi consentaneo al vero riconoscervi

tablino del Rosa, ossia Vania

regia del Bianchini destinata alle udienze imperiali, ed ai ricevimenti publici e solenni (Guida
del Palat. p. 104).

Quivi era V aug^islale solium mentovato nella cronaca Cassinese

a proposito

dell'incoronazione di Eraclio.

La

porta d' ingresso era ornata di due colonne di giallo, vendute per

2000 zecchini: ed avea una

soglia monolitica di

marmo
e

greco cos grande, che ne fu ricavata la

mensa

dell'aitar

maggiore

al

Pantheon. Meravigliosa poi la coincidenza del


che
detto

III.

ambiente, a contatto del salutatorium

CONSISTORIVM,
et

ovvero

domus

(aula) in palatio

magna

et

ampia ubi

lites

et

causae audiebantur

discutiebantur. Questa non

pu esser
cano

altra,

che la sala di forma basilicale, detta con istrano equivoco basilica lovis,

ma

che

in ogni caso fu addetta all'amministrazione della giustizia. Gli avanzi che ne rimangono giustifigli aggettivi di

magna
se
il

et

ampia

della

prima recensione.
al quarto

IV. Io non

so,

l'esistenza di tre absidi.


tale era la

nome TRICHORVM dato Mi sembra piti ovvio essere

ambiente richiegga necessariamente

stato cos chiamato in senso translato, perch

denominazione tecnica e volgare della bassa latinit, che pii si addiceva alla sala triscorgerei quasi una derivazione dal suo pi vetusto nome iriclinium: ed in tal caso Vi cliniare. evidente il suo riferimento alla grande sala da conviti del palazzo de'Flavii. A destra ed a sinistra di questa sala, cio lungo
i

due

lati

del peristilio rivolti a mezzogiorno ed a settentrione,

corrispondono le

V.
VI.
'

ZETAE HIEMALES id est camerae hiberno tempori compelentes e ZETAE AESTIVALES id est camerae aestivo tempon competenfes.
sono

le

Quest'ultime

attualmente

visibili, in

numero

di

otto, notabili

per

la

variet delle forme.

Le
le

altre corrispondenti alla parte meridionale sono nascoste dal terrapieno della villa Mills;

ma

io

ho vedute nel 1869, quando

si

scavarono le fondamenta di una nuova ala del monastero delle

Salesiane.

Fin qui tutto coincide rigorosamente con


essere stato l'ultimo a cadere in rovina,
traccia degli altri luoghi indicati nel

la pianta

del palazzo dei Flavii,

che

sappiamo

dopo

tempi di Carlo Magno. Dovendo ora uscirne in

documento,

necessario prima di tutto determinare da qual


oriente, perch di l che

parte dobbiamo rivolgere le nostre ricerche.

Non ad

siamo venuti

non
ci

ad occidente, perch gi siamo sull'orlo della collina.

La menzione

dell'

hippodromum
io

n. XII,
v'

costringe a scegliere una direzione meridionale, perch dal lato rivolto a tramontana non

luogo

alcuno, cui possa ragionevolmente attribuirsi quella denominazione. Ci posto,

non dubito che

alcuni dei cinque ambienti designati coi nomi

VII.
VIII.

EPICAVSTORIVM

IX.

THERMAE GYMXASIVM
COQVINA

X.
XI. debbansi

COLVMBVM
ricercare

nella

DOMVS AVGVSTANA
noto che
il

dei

cataloglii

posta fra la casa dei Flavii e

l'ippodromo o stadio.

Rancoureil nell'anno 1777 ne scopr gli avanzi in uno stato


il

perfetto di conservazione

onde

ragionevole

supporre, che

la-

sua rovina non sia stata di molto


Rancoureil,
forse

anteriore a quella della casa dei Flavii. Studiando accuratamente la pianta degli scavi di
rilevata da Benedetto Mori, ed inserita nei

Monumenti

inediti del Guattani,

si

potrebbero

riconoscere uno ad uno

cinque luoghi sopra indicati,

ma

a titolo di semplice congettura, perch

quelle denominazioni sono troppo vaghe o strane, per farne

un uso

esatto.

certo che la casa di


Au(;iiHto
11^;

IJO

btpo (IhtrmM)
a di

non mancava n^

di

nn oaenaeulum a di m1 d
della

mm

(oapifag)

(li

coHHtirvt! (l'actqiia

(co/t/m/^m). L'anicft difflcolt

OMM

dta aMBria 4*1 (yuMOJflMI, IMfdb

iiosMiino dai
t;Kk>ndcrL>i
al

piccoli aniliieiiti

cua uagatiui,

ti

pretta quatte

pwapota JwoaUatrio
MtUaa,

Pambito delb pianto-deHcrztone

fino alla vigna Barberini all'angolo della

rirelt

ColoHHfo; m in tal caso rconoix''


...::.

ilfpuuuus in quo pueri /uduni, nelL


purta di recente nella

tomi divr$$ trtnUaHtmmm a, imlle ad aa pioeolo lalttaln,


de'tmpidi Todrko;
ti

met occidenUile dello


di

tadio, cotruzione

eoinin-

huvi, cisterna
la
<

ubi congregarU aquaa. ovvero (UfuarxK


8.

nelle

aiinbili dtltraa ta tal fd8i


-i

chiesa ed ex-convento
8.

Bonaventura.
pili
....

Barigli
....

fabbricarti

il

naaitiffii di

Bonaventura

....

fu notato la

parte delli

"Vi^ di wn*{v

ptatUi, aaa

dolio quali servo di refettorio


di

Vi fu trovato un
.
/.'
:

ibo,

BaacUa
:

metallo

...

di

peso libbre sino a novanta

'"

nul palatio, riconoscerei nello spazio aperto di vii^i.. e che detto i]>podromo negli atti di 8. Sebaatano.

\i

i;

III.

METODO E MISURE PER

L'

ICNOGRAFIA ROMANA DI LEON BATTISTA ALBERTI.

Lo

scritto

di

Leon

Battista

Alberti,

del

quale

ho

trattato

nel

capo XVII, mi noto pel solo codice Marciano-Zeniano, accennato gi,

come sopra ho

detto, dal Morelli

del quale divulgo la copia riveduta

e corretta dal eh. sig.

comm. Veludo
in

bibliotecario della Marciana. L'ho


lettera e manifesto
;

appena lievemente toccato

qualche

errore

deltra-

l'amanuense. L'esemplare non autografo dell'Alberti


scritto dall'autografo:

n sembra

imperocch

il

copista in tre luoghi segna le varianti


gli occhi.

d'un secondo esemplare, che egli ebbe dinanzi


diligenza di lui
locali,
:

Ci prova

la

ma

noto qualche rara corruttela e volgarit di nomi

impossibile nell'originale.
l'Alberti,

Per esempio Laocloana (porta) forse


certamente scrisse iSomentana.

Lamentana:

che

affetta classicismo,

L'orientazione prescritta dall'Alberti nella figura prima la tradizionale: da mezzod, scendendo a tramontana.

Le mura e
Tevere
:

le

porte sono

distinte in tre gruppi: in Lalio, riva sinistra del

Transtyberim,

riva destra

ad Leoninam,

citt leonina. I

nomi

delle porte leonine sono


di ovvia

in parte diversi

da quelli dell'uso comune;

ma

intelligenza,

perci non
nel trattato

li

ho dichiarati. Dell'aggere serviano, ricordato dall'Alberti


re aedificatoria (Lib. 1
f.

De

12 verso dell'esemplare Barbenel

riniano

dell'edizione

principe in Firenze l'tSl),

seguente scritto

ninna misura. Quelle del Tevere, saranno grate a coloro, che molto oggi
studiano intorno
(radii) dal
al

nostro fiume

essi

ne stimeranno
citt

il

valore.
la

Le linee
torri,
;

Campidoglio a punti diversi della


di

hanno

mira a

chiese,

rovine monumentali

altura

varia,

sovente,

mediocre

pi

rho poi
I

t%

titolo

(li

('U'\MU)iu\ scrllc per qucllu del {MmIo loro topografico.


lutto ci

periti

iiit('ii<i('ianiio

le

tavole ulhertiuiie assai meglio,

che

io

non saprei loro

(iicliiararle.

Leonia BaptstM Alberti


Descriptiu
(0 eod.

Urbis
el.

Romaa.
n.

Mare. Mite.

Jlal.

XI

LXVU
et

f.

122-127)

Muroriim Urbis Bomao et Huniinis


|iul)licoriinique

et

riariun

duch
tit, oti

UiuaoMBti atqw

operuiu et portarum et trophaeorum dttu eollooitioMBqae


U^cti)

M
fiifii wtl
aipiiiflto,

atquo etiam arcuin qiiue

ud hahitamlura operta

ene

per noitia ttc

ex niathcrnaticis iiistrument qiiani diligentiaiiD adootaT eaqiM iflOfiteTi,

mediocri
possit.

iiigeiiio

pracditus beliisHiniu et coiiunodMin piagare,

qe fMl qnaalMaBqw TolMril ia


flirwilliim

Hoc

ut facerom induxertint amici littcrati,


liaoc
8iint.

quorum

atodiia

eaaaaL

Iota re

vlanm ilOtm fur paucas habcri intcgran. Tiini a centro urbin hoc est a GapitoUo portun dialm nllaa piM tmbitos Vi cxL et murorum anibituin udatructorum stadia non exoadan Lxxr (alUar 80). Hate ila Pictanm aie Ikeiea: priseipio qaaiim esse ex partiiim dimenHiono atquo ex ipsa pictura a
quac collo^'erim
. .

Miiroriim vetorum nulla uapiain raatigia apparera:

fore opcris

aroam

velin,

conHtituito atqux ad eius aiii|iiituiiiaem horitoalflai


pin(,'ere

peneriMla.

HwiMalm

appello circulum quo urbis pictura, qiuni

institidsti,

dreandodator.

bimus. Kt

ut numero sint ceto et qtOMinigiflta, qnaa modi a principio incipiens quibusqoam daiooapa in mudimi ordino 1, 2, H, 4, r> uuquc in 48, ita ut sit horiKNltia istiaa gradoa prtni a si'ptontrione, merdionalis vero numerus habeat 24: in orientali numarw adalt 12, oedlMldi vero regnostio ;tt>. Kursus graduni quomquam istorum ubdivido in partaa qoatoor, qaaa alnla

bitum

in partes dividi coaequales


(,'radibiis istius

HohM horinaUi iB> pvtw gradi

'

nuncupantur.
(

Brevitatis grotia

atque etiam commoditatia iatonun quae dixi

nrrnjhf U

d'un cerchio diviso in quattro parti 9 48 frai nuwmwM tl htm, ijirando da sinistra a destra. Dal centro alla cireonftr9iua a H itkhn dilintah mm raggio A, divUo in gradi. Kntro teritto HORIZON fitori, U UUert t eifrt afpMnlO.
(Jui

la figura

Anater

24

Oriens

OeeideBa

XII

XXXYI

48
Septaatro


Conscripto horizonte radium
efficio.

d-i

ambitum
et

Est enim radius recta regala sive lignea sive ex aere

tennis cuius allerum lateris caput in centro, alterum eiusdem lateris caput per horizontis

numeros circumducatur.
radium divido

Istius igitur radii longitudo erit quanta horizontis ipsius semidiameter.

in partes quinquaginta coaequales,

quas etiam gradus appello et

Hunc gradum quemquam

itidem quatuor subdivido in minuta; et a gradu, qui

ad horizontis centrum haereat, incipiens suis

suum

singulis ascribo

numerum

1, 2, 3, 4.

Erit igitur ultimo in

graduum istorum qui horizontem

astringat

numerus

ascriptus 50.

Istorum quisquam gradus in pictura pedes dabit proportionales.

Kadii quoque istius exemplar hic

ponendum

censui.

B
Caput

50
I

45
I

40
I I

35
I

30
I

25
I

20
I

15

10

5
|

^
attingit

quod

attingit

Caput quod

numeros horizontis

centrum

numeros,

His peractis observo ex tabulis quas hic subscripsimus quinam sint earum tituli; observo etiam nam (uti vides) titulis distinctae sunt. Primae quaedam tabulae titulus talis est. Murorum

anguli in Latio;
altera flexa se se

angulum appello eam perscriptionem mutuo secantibus. Secundse tabulae


anguli Transtiberim, et

quae

fiat

lineis

seu rectis

seu altera recta


in Latio.

titulus est:

Murorum aux

Augem
tabulae
tituli

appello
titulus:

summam

curvitatem et

recessum a directione quam

flexa eftecerit linea. Tertiae vero

Murorum

demum

istius

modi qui sequuntur tabularum

adnotandi sunt, atque una adverlendum;


nas geminas suis notatas
titulis.

nam Ad primam

ad singulas tabulas videbis subscriptas


titulus horizon id inditio est, tales

numerorum columnumeros in eo quem


columna ascribitur
regula
effecisti

conscripsisti operis horizonte quaerendos esse. Altera vero adiuncta et pariter in


titulo Radius, id monstrat scriptos istic de

columna numeros
anguli in Latio

in radio

quem

tibi ex

quaerendos esse. Itaque his paratis et constitutis picturam inchoans incipio a qua velim tabularum,

exempli gratia a prima cui titulus


horizon, primos

Murorum

illic

prima

in columna, ubi titulus

numeros inscriptos vides gradus 43. minuta 2: hunc mihi numerum in picto horizonte conquiro atque illic mobile radii caput colloco, quo collato (item collocato) spoeto ex tabula

eodem

parili in versu.

Secunda

in

columna numerorum cui titulus Radius

illic

habeo gradus 31 mifacta

nuta Vi hunc
feci,

numerum

quaesitum in radio pictur mobili adnoto, prescriptione puncti

in

superficie pingenda, pari deinceps prosequor ratione

ex tabula ad numeros secundos ut in primis


1. Ad quos in picto nostro horizonte radii numerum columnai secundie. Hinc parilem in

sunt autem hi sub horizonte gradus 44 minuta

caput colloco in

quam
quod

radio ipso ex tabulis adnoto


in primis

eodem versu

et

numeris

feci,

in his atque reliquis

prosequor quoad

caeptse istius

tabulae adnotationes peregerim, positis punctis in superficie pingenda ab eoruni quolibet ad jn-oxinium

alterum punctum lineam duco rectam praeterque ad punctum cuius in tabula titulus est ascriptus Aux, namque ad punctum quidem hunc, non recta sed sinuosa accedendum est linea, et itidem sinuosa recedendum est linea, ita ut istarum ductu arcum ad eam illic positum flexionis adnotationem
efficias.

Illud moneo,

nam quod

in tahulis

interdum inveniens Va

'/(

et eiusmodi, id feci

brevitatis causa.

-4

AngM murorum

in

Latto

Horizon

434

ft.

Hoi

361.

Nomina portarum

in

Latb

436

11.

Fluminis latitudo

171 vel 181

Horizon

ft.

137

~
17.

uges

138

tH.

t.

IT.

DICHIAKAZIONE DELLA TAVOLA

I.

La
alla
r.

piaiila ('sii>ita in questa tavola, illustrata nel


(lell'

rapo XIV,

rlnilUi

^randoxza

originale

dal

codice membranaceo Vaticano I960


i

170. Ouv le linee


le

sono segnale a penna in nero:


il

monti

tinti in

rosso,

mura

in giallo,

Tevere

in cenileo.

stata posta

molla rura

iiciresatl<*7.za

della presente edizione: assai diflicile ad oltenen,

massime
ad

nelle ledere, che sono di ardua lettura: e nelle quali altri

fini

om
il

hanno

rotto in pi d'uno scoglio.


sig.

Un primo lucido mi
il

trass<>

dal codice

giovane archeologo

Orazio Marucclii:

disegnatore litografo sig. F.


l'in-

Fazzone ha lavorato altenlamente sull'originale. Assai im|M'rfella


cisione datane in

hue
:

nel

IH."!)

nel

tomo

della pregiata ctpera deiriloefler.

Die

lietilsvheii

Papste
il

quivi a pag.

.'"i'i-.Vi^

ne trascritto

anch'esso

iniperfetlaiiiente,
Ira
i

testo marginale. Molti poi


il

hanno

citato questa pianta:


.

topografi

merita' speciale menzione

Jordan, Topofji

11

p.

.V>'|

e segg.

Le poche indicazioni sparse ad


delle mura, sono gi stat<*da
a sinistra di chi

intervalli, entro e fuori del |M>rimeln

me

leltee deciferate nel ca|M\l\.ll liume


i

guarda tniscorre oltre

limiti del suhurltano. e<l

in

capo

ad esso

scritto: fonles tiheris iuxia tnontrs


la

alceme.

Il

testo

marginale,
;

che attorno attorno correda


cosi

pianta, io l'ho diviso in cinque articoli


I

numerati

(pii

li

trascrivo. L'articolo

delle trenta vie

il

primo
cikc

di quelli,

che nel mio discorso ho notalo essere ctmgiunti


provincianim sotto
il

nei
*

con

/i6e//i'

titolo:

Yo/i/ia

loconti.

Homat.


L'Urlichs, Cod. topogr. p. 52
l'

140

ha stampato da un manoscritto Yossiaiio.

Nei codici predetti


nella

il

novero dei trenta nomi delle vie


,

completo

presente pianta ne mancano sei

ma

la

mancanza

espressa-

mente avvertita

nelle parole finali. L'articolo


citata Notitia

2 delle terme numerale,


sono nominate e numerate;
dell'

non nominate. Nei codici della


in alcuni nove, in altri undici.

La somma XIIII

annotalore della

pianta erronea, forse

coli'

intento di

sommare

tante terme quante realterato


:

gioni. L' articolo 3 dei montes evidentemente

nella J\utilia

predetta mutilo; e patisce difetto almeno d'uno dei sette monti. Dico

almeno d'uno; perch dal codice


raccolgo, che anche
il

di

Vienna 339 (Endlichcr, Co/a/,

p.

238)

colle Vaticano fece parte della lista, nella quale noet

minato YExquilinus qui

Sallustius.

Da

questi dati ed elementi

il

Selti-

monzio della
cosi:
lensis;
i

lista

prototipa del testo marginale della pianta io ricostituisco

Tarpeius, in quo
;

Capitolium

2 Celius; 3 Avenlinus

4 JanicuSallustius;

S Palatinus

6 Exquilinm- Fiminalis-QuirinaUs, qui


ai

et

7 Faticaniis. Le postille storiche aggiunte


ritano osservazione. L'articolo h la
alle porte;
\

nomi dei montes non menomi


scritti

raccolta dei

intorno

ka

l'appendice a quei nomi:


i

de porlis a{d)de. Gli uni

e
la

l'altra

rappresentano

vocaboli delle porte onoriane e leonine, secondo


Gli
articoli

versione degli ultimi secoli del medio evo.

5 e 6 non

meritano osservazione.
Kome
vie famose sunt xxx. Nuraentana, traiana, Apia, Latina, Laricana, Penestina,

1.

Tybnr-

tina,

Salaria, riaminia, Emilia, Claudia. Valleria, Aiirelia, Campania, Hostensis, Portuensis, Jani',

culensis, Laurentina, Gallica, Ardeatina, Cornelia, Tjburtina

Quincia, Triumfalis, et sex alle que

quibusdam personis vel a locis ad quae tendunt vel a quibusdam eventibus nomen acceperunt. 2. Terme autem Rome sunt xiiij. 3. De montibus Eome. Tarpeius in quo est Capitolium ubique Romulo regnante Tarpeia Aventinus et Janiclipeis sabinorum est coronata '. Celius, hunc TuUus Hostilius urbi adiecit. In Janiculo Janus colebatur qui Janiculi opidum ediculus quos Anchus Macius urbi adidit.
vel a
ficavit.

Palatinus

qui

et Quirinalis.

Exquilinus

qui

et

Salustius, Biminalis quos Servius

rex uj urbi adiecit.


4.

Porta Salaria vadit ad sanctam Sabenam.


porta Capena vel sancti Pauli

porta Apia que ducit ad domine quo vadis et ad catacumbas.


porta latina porta asinaria lateranensis porta lavicana que maior dicitur

'

Ripetuta per errore; leggi Tiberina.


Leggi, necala.

porta DumenLuim que porta Molroniu porta pincianu qin!


<!hI

fil

vu'lit

ad tairfttm

AgMteB

Felici in pineia

porta taurina ve! tiburtina vel aneti lanrenti


4a.
l)t>

porti.s atc. lU'.m


niilviiiiii.

porta FlaniiuM

'

itur ad poiitt-m
l'etri:

lu-m porta Coliiia qne


iij

eirw oclMiam Hocte bvn 4 pop*te ptt Mt tompliun Adriiaf, bt oat^m uaet

dm

mm
'i

'

TranH tiber 8unt


5.

])ort

et in civitat leonioft i^.

.\ lu : tonB oniit aab AUr, raiamun tetraetos iyUa*i, t uutt* genia decrcpiti vix potest alieno bacillo ustentari nil ttabeac booorabUJs ntwlilii pmlai att^ quatain lapidimi conKeriem et vesti^^ia ruinowi. Ei gectia beati Beaedieti aatiati U (teaiia, imm Koma por Totilam d(!Htruo(ro)tur ait: Roma a gentibas aoa eitenaiaabitar, m4 tfliBpMlBlftwt coru8c!i et tiirl)inil)U!4 uc tt-rriMuotii fatigata nurceaeet ia MBMtipM. G. Circum Tarquiniua Pri8cui edcaTit et roauuuM lodo* iaatitait: dream pataat Uetaa

Koma

hiioh

cinereu vidt Hub duce Dreno, ineendioiD

tilio

GaiaoniH

regiii

liritonie. SucceiiivoH at<|ue

cotidiaoM
:

circuitii

('quorum quia circum metas

Tuatrum autum a

spcctaiulo iiom

populua lodoe

wwiicw

eoataaipiabatar et

est semicirculariii figure. Antteatrum vero circulara ex

daobaa

taatris.

Ni-lln tiivoU

iembra

critlo

Oaminia

|ir

diMto dd Utognl,

bm A

dto.

Y.

DICHIARAZIONE DELLA TAVOLA

II,

2.

La pianta prospettica minore della tavola


ritratta

II, illustrata

nel capo

XV,
il

da fotografia grande

al

vero della miniatura che adorna

Dittamondo

di Fazio degli liberti nel codice

membranaceo
f.

della biblio-

teca nazionale di Parigi,


scritto in lettere rosse
transcriptiis
bris
:

Fond

Italten n.

81

18.

pie' del

volume

ExpUcit

liber Facii de liberti nohilis civis Florentie


el

anno Christi MCCCCXLYU

absolutus die Sabbali ultimo decemetc.

quem

scripsit

Andreas Morena Laudensis Christophoro de Cassano


dalla cortesia del eh. sig. G.
la sezione
:

Ne ebbi un primo disegno


nella tavola

Rouhault
Laterano

de Fleurj; che ne aveva pubblicato

concernente

il

LVI, 2 della bellissima opera

Le Latran au moyen ge,


:

Paris 1877. Della miniatura egli

mi

scrive cosi

elle

est

d'une grande

valeur arlistique,
les

les

figures sont d'une finesse et d'une expression ravissante;


le

couleurs

assez

pales n'ont pas


assise,

ton fonc des gouaches

du XIII

et

XIV sicles.
rouge
et

La femme
le

allegorie de

Rome,

est

enveloppe dans
la ville ont

des

habits de deuil. Les


bleu:

deux personnages qui regardent


et

un costume

plus eloign une toque

une collerelle dliermine.

Seguono

le scritte indicazioni, in caratteri


la

comuni e

sciolte le sigle,

per agevolarne

lettura.

{fuori

delle

muraj

Porta maore

Sancto Sebastiano

Castel sancto. Agnolo

ponte Molle

Sancto Paulo

porta por(tuense)

sancto

Pietro

[onte Salario.


{dentro

ir,

mura;

Sancta croce

porta xan Gianni

Sancto Johan(D) Lat(Tan(o)

Lo

forino

Campo Termino Colonna


Militie

Coli*o

Sancto l'imo a incula


fioro.

nula Templum

porta reatini.
di $, Pkol'

paeii

tancu uacUu.

Adriana

Monto

(le

cavalli

niarmord

Stoet* Colonna Antonioa.

Ilaria ritonda.

YI.

DICHIARAZIONE DELLE TAVOLE

II,

1,

III.

Queste due tavole rappresentano due delle piante prospettiche di

Roma
secolo
rainelli
tratta

delineate in parecchi codici della cosmografia di Tolomeo,

nel

XV: segnatamente

in quelli,

che portano

il

nome

di

Ugo Com-

de Maccriis; dei quali ho ragionato nel capo XVI. La prima dal codice di Parigi Fond Latin 4802; adorno degli stemmi del
II

re Enrico
la

nella legatura.

Il

sig.

Rouhault de Fleury ne ha cavato


lodala. Le Latrati

piccola prospettiva del Laterano nell'opera sopra

pi.

XV,

1.

L'originale largo
i

56 centim.

allo flS:

stimo inutile notarne

minutamente
Segue

colori. Il

medesimo dico
III,

della pianta rappresentala alla

grandezza del vero nella tavola

dal codice Vat. Urb. 277.


indicazioni.

la lettura delle scritte

Tavola
(fuori delle

TI,

1.

mura)
sancii Jolianni

porta Laterani porta Hic Adnutiata Sebastianus theatrum porta Nastasius Paulus Pauli porta Pauli Scala Janiculus mons Porta septignana Jacopus de septignano porta C(astellum) Angeli Tiber Theatrum porta Agnesa pons milvius pons pinciana Laurentius. porta numentana Agnesa
Sub hoc tumulo templum

porta latina
celi
s.

est

latina fcancellatoj,

S.

decollatio s(anc)t(oriira)

Petri et

s.

porta saiicti
S.

portiiensis

sancti Pancratii

sancti

Spiritus

porta viridaria

Castelli

sancti

fluvius
S.

salarius

porta
s.

s.

porta

Salaria

fcancellatoj

mU
muraj

fdtnln
GoIos8ouni parvum

gepulchrutn.

porto iaau p(iliUMi) fwli TliftrmM ntooiuM 8ms TwtoeehH mtm. Sancta Porta maior Aqueductus ColoMeam ini arcui porto portacaaU. Aquaoductiis vincula ColoaMum. Trophca Porta eomitom Adrtesu ~ AnootU Tempi Templum SjrbiUarom p(abtiutn) maior Hc m iodt borallM san. UartoloniouH QriiogoDus . Petrus b montorio ubi crneiSim it Maria maggiore Tcrraao OMaaria OfepitolinB Oaorgiuu Maria Columna antoniana Hic XpT, Xpi. okom BaMrit Mnenra Manaa Aagalas kW Porta forum apostolus Bruti sopulcrum Eustacbiui Area Traiana columna Adriani Maria rotoada Agaaaa Plalaa i(il) campus de Porta pinciana Sihestor ubi caput Johaaii ApoUioaria abi mtarit Maonietus gon CeUus. Laurentius Turri8 Neronis. Porta maior Thermae Antoniaaaa Areaa Tarqaiai pifad & Alani Porta quae mons Testayus. eolosaoun Palalinm nutu* Aro Uuactei Arcus Cymbriis Amphithcatniro quod Tumplura Sanctae Saaeti FrBa(dad). Spelunca Tante Tiburtioa Porta cavina quae Templom SovaiiaBom ^ poaa Jwtmnm -> comitum Sancta Maria Ara Bartholomei pons sancUe Mariae pons tranatiberim Saniti GriofBl montorio ubi Templum Jotia qond doaias 8affltonBB Sanctao Mariae Maioris P(alatium)

porta

duza CconeMaioj

-f-

ieniiialcm

SL

s.

l'otrus

in

Haiicti

Laurenti

cyinhrica

Tiirrit

8.

inn

paci

ia

S.

dioclotianao

S.

p(alaiiaiD)

a.

il.

tnin.stil)erim.

in natali

nijiiiftit^ina

>

Bfilitiao

Militae turris

8.

pisiatoruni.

S.

s.

iodoa.

p(alatiuni)

S.

a,

flore.

s.

aat batfatoa

S.

in

lucina.

flaminia

spiritusi

liavicana

ot

<

et

Cacci

Sybillae

Coeiliae

et Sancti

I^aurentii

rei

Saocti

Petri

ia

Tiaealia

caeli

Kieolai

S.
in

flaacii Patri

cruci fuit adfixus.

Caeiiatis

et

Sanctao Mariae transtiberm unde oleum fluiit usqoe tiberim

nodo

aativitatte

DaoriaL

Platea iudea.

Saaetoa Mariae wlaai MareelU Aatoaiaaa Agnoaae Porta numentana quae Adriani Agnosao Campus Augustini Agon Domua Omna Saaeta Lucina ambra Nciaate 4ia Saoetao Mariae populi Turris Pinciana
Sancti

Thonnao

Mensa Neronis

Apostoli

Militiae palatiom

Minerrae

templum

Adrtoaa.
Bruti

sepulcnun

et

sanctao

Saaeti

P(alatitta)

s.

floreus.
s.

Sancii Laur(ontii) in
porta

Pincs

ubi

Kitavit

s.

Trifouis

s.

Blasit.

Xn%>ola III.
fuori

murt

Snb hoc monte iemplum


quae
et lateranonsia

mctroiui

quo vadis

Amphithoatnim quod parraai eoloawaai porta Theatrura gladinlorium Theatro dor batagk OMCtoli Anno capo de bo Caput bovi* SmoU SeUiUaBi murata Aiiuunliata Fontoa ubi dtcoUalus Paalas Scah oooU Saaeti Aaaataafi
e>t
ot
a
-

pi-rta

latina

est

s.


Sanoti Paul!
liane
s.

146

dixerat)

Apiid crucem Paulns prout a(nte mortem defunctus telum (em. velum) porta portuensis porta Aurelia porta Septignana porta porta Remuli sepulcrum porta quae Lacus Neronis Nova Moles adriane quae castrum Angeli porta flaminea quae quae Sanctae Agnesae Sancti porta pons milvius porta populi
mulieri reddidit
Saii'^ti

Spiritus

turris

viridaria

et sancti Petri

Collina
et

et Castelli

et

sancti

Salaria

Laur(entii).

{'dentro le

mura)

Sancta *^ in ierusalem
porta Appia

Sancta Sanctorum

porta Capena quae et saucti

Scala haec per quam Christus ad Pilatum Pauli Remi sepiilcbrum.

VII.

DICHUBAZIONE DELLA TAVOU

IV.

Ln

lutila

piaiila assai

piv^ovolc d

<|ii('sla

Uivola, dichiaraUi nel

capo Wllf,

hiMoleca Lanrenzaiia di Firrnzc, codice del

Hedi 77; conte-

nenie

la

raccolla di antiche iscrizioni, che gli epigrafisti citano col


Il

nome

del codice predetto.

volume

e cartaceo in ottavo: la

pianta v dise-

gnala a penna in una pagina doppia sopra pergamena legata in principio


del codice. Li mia tavola ritrae l'inunaginc fotografica ingrandita circa

d'un

terzo,

che dehho
della

al

generoso dono del eh. Don Nicola .\nziani,


Il

vice hihiiotecario vato


zione.

Laurenziana.
e

quale in molti modi

ha gio-

con

pari

cortesia

diligenza

ad ogni

uopo della presente edidi

Le annotazioni di due o pi mani, ovvero non


facili a deciferarc. Ia:

due o pi tempi
lette sull'originale

successivi, sono tavolta

ho

medesimo: non appagandomi


assai spesse e<l accavallate le

in ci della fotografia.

Essendo

le letten*

une

sulle altre,

lo

studioso che

volewe

fare uso della seguente trascrizione ha hisogno di guida |ht giovars4'ne.

Egli giri

dapprima
una

fuori delle

mura

dalla

cima scendendo verso


chiusa entn) le

la

destra,

e tornando in su a sinistra. Per


sulla tavola

la si-rillura

mura ponga

riga: e cerchi

nomi

e le postille varie, in tante linee

parallele (lall'alto

scendendo

al

basso.

'fuori dtUt

mmraJ

C.vrcus

porti Metroni
Coli

porta

Oelimontana

>

porta Asinan. none porta La ti

porta

S:iucto

Paulo

Utina

S. Sebastiano

L'AnunciaU k
s.

wawn to

CiaU

S.

|Mrte Oakiaria. Naaton Scala

porta Tergemina nunc

I*auli.

porta

Harti MWta < porta


porta Aurelia
S.

148

s.

Jacobo septiniana Obeliscus Naumachia Stagnum Cyrcus Neronis Agnolo Seporta Viridaria porta Postumia Cyrcus porta Subiecta, porta Castel porta Maria Angolo pons Milius porta Flumentana pulcrum Adriani Castel Pinciana Quirinalis raons Salarius Agnesa porta pons porta popolo Lorenzo. Viminalis mons
a
s.
,

s.

del

Collatina,
S.

s.

{"dentro le

muraj

S.

Jovanni Laterano

Sancta Sanctorum
S.

s.

s.

Prisca

s.

Johannis

porta Appia, porta Capena.

Sisto.

Croce in Yherusalem

Aqueducti

Celilo m(ons)

Thermae Antonianae.

Sepulcruni Remi.

Porta Nevia, porta Lavicana, nunc porta Magiore.

Eegio Tabernole Begio Carine,

s.

Marcelino et Piero.

ximo

rum

Roma

vetus

S.

Maria Scola greca

Capoccio Coliseo Thermae Aventinus mons Savina


S.

Titi Vespasiani
S. Alesio

Cyro Ma-

Vicus Vitrario-

Testacelo.

Aqueducti

Nastasa Cyrco Maximo. Ar(co) Vito Piero Vincola Tore de Conti P. Lentulo Templum Jani novo. Forum Boarii Septimio Ar. Therme Nomantinae Templum Maitis ponte de Oracio Lorenzo Gordianae Therme Prischa LoPorta Tyburtina, porta Cavina, porta Giorgio Ripa. renzo Polisperna Forum Nervae Pompeiana domus Maria Magior Eusebio Porta Exquilina Aerarium Mons Tarpeius, Capitolium Potentiana pons Marie Grisogono. Terme Agnolo dove Suburra Ture Mecenatica vende pesce Nicol, Bonosa ponte Trestevero. Cornelio colonna Traiana Nicol Palazo Forum Traiani Templum Severiani Amphith(eatrum) Opus Phidiae, opus Francescho. pons Jude(orum) Marche Templum Veste Honophrius. Apostolo Minerva templum Agnesa Susana Porta Numentana, porta Viminalis, porta Pompei templum Minervae pons Janiculus mons. Minervae Marcello Sepu(lcnim) Bruti Piacza Campo Horti Salustiani Therme Agrippine M. AGRIPA Eustachio Lorenzo Damaso. Maria Pantheon L V. Templum Fortunae primigeniae Agnesa piacza Pompei. Theatrum Parione Ar(cus) Domitiani c(olumna) Antoniana comitio Therme Constantine olim Neroniane pagnota. Biasio porta Quirinalis Porta Lorenzo Lucina Agostino Agon, cyrco Flamineo M(onte) Giordano Trifoue ApolPinci Domitiani Therme Metodium Naumachia Tore Sanguigna pons Triumphalis Neronis Campus Maitius Musoleus Augusti Vaticanum
s.

templum Pacis S. Maria Nova Cyrco Maximo. domus Cat(ilinae) Naumachia hara hercu(li8). C. Marii tropheum Arcus Vespasiani Mons Palatinus S. Cosmo e Dam(iano) Templum Concordie

Silvestro

S.

Cimbro

s.

S.

in

Ar(co)

di

p(ont6)

Choclide.

s.

s.

S.

S.

s.

S.

Militiae

S.

Cicilia.
s.

Dioclitiani

s.

s.

Carinis et

s.

si

il

s.

carcere di Tulio.
di

s.

s.

Praxitelis

s.

S.

s.

s.

s.

s.

fonte di Trivio

titulus C.

Sistus

s.

di

di fiore.

S.

Silvestro

s.

Silvestro

s.

s.

in

s.

ritonda,

s.

di

in

s.

a la

Salaria,

s.

in

s.

s.

Cielso.

sive

sive

fuerit

s.

s.

linario

s.

Spirito

cyrco.

divi

s.

Petri.

Templum
S.

Isidis.

Maria del popolo.

vili.

DICHIARAZIONE DELLR TAVOLE V B VI-XH.

Dell tavola

hash'rohlx* oiUire

il

titolo: essa

e riprodotta con pre:

cisione, quale fu incisa in

Norimberga per
KVl).
il

ro)H>ra dello Sehedel

e quivi

data in luce l'anno V\)% (vedi pag.


nel prototipo, che ha

Ma poich
gran
tela,

il

suo pregio
di

comune con

panorama

della tela

Mantova,

prima di dichiarare
sieno
le

le tavole

ritraenti tpiesta

accenneni quali

precipue difl'crenze prospetti<'he dell'esemplare schedeliano dal


la

mantovano. Nella tavola dello Sehedel manca


s. s.

torre di

Nerone presso
al

Alalia

ile
il

populo; viceversa nella

tela

di

Mantova manca
fu
|M)

fianco di
il

Pietro

campanile, cui falsamente dallo Sehedel


guglia colla palla dorala in cima
di
si

dato

nome:
Il

la guia.

\a\

vede

nella tavola V:

ma ne
Dopo
senza
il

falsato l'aspeUc a foggia

torre
la

con

finestre

e fcriloie.

coi*so del

liume verso tranu>iitana in tutta

lunghezza raccorcialo.
il

ponte Sisto verso levante dato in scorcio


e senza
i

solo Traslrvcrc.
s<*gnali

l'isola

ponti

nella

parte
i

inferiore

sono

lungi

dal loro posto, e


a tanto
s.

tirali
il

a foi'/a entro

limili della tavola. trop|>o angusti

panorama,

Palatino col suo stadio visibilissimo, ed alle railir


s.

Anastasia, l'arco di ('.oslantino mutalo in Giano quadrifronlo.


la

Stefano

rotondo,

sezione anteriore settentrionale del (IoIossm

Non
museo

cos

semplice e piana
ritraenti alla

la

des<-r7.ione delle s<*Ue listo


la tela

ta% de

Iriple VI-\II,

grandezza vera

colorila a

tempera del
capi del

civico di Mantova: illustrata in complevso negli ultimi


discorso.
Il

mio generale

dipinto assai illanguidito, in qualche parte

-loO

il

colore caduto, tulio offuscalo; talch non sempre facile discernere

a prima giunta le
le

menome

linee degli edifici: le lettere annotate,

massime

corsive, sono per lo pi


fotografia

appena
Il

visibili,

non poche quasi


allento

invisibili.

La

il

riuscita vana.

Portioli con
la

amore

perizia

ne ha diretto

disegno, che oggi vede


sig.

luce in litografia:

eseguito

con maestria e paziente lavoro dal

Annibale Zanetti.

Ma

la

presenza

dell'originale sarebbe stata utilissima in


il

Roma mentre
le

se

ne litografava

disegno; a

me

necessaria per deciferare a poco a poco minutamente


e discernere

le

svanite lettere

con

precisione

singole

mani degli
tem-

annotatori,

ovunque

l'occhio del Portioli

non era giunto a vedere od


comunali
il

esitava circa la lettura. Perci

fu chiesto alle autorit


dell'

poraneo trasferimento a

Roma
il

insigne dipinto. Con generosa lar-

ghezza di mente e di cuore


giunta del

sindaco, conte cav. Ercole Magnaguti, e la


alla nostra

Comune

di

Mantova acconsentirono

preghiera.

Ma

la

commissione conservatrice dei monumenti d'arte della provincia temette,

n senza ragione, che

malfermi e polverizzali colori avessero detri-

mento

dal

molo

della ferrovia.

stalo mestieri

contentarsi della revi-

sione del disegno sul luogo. Nel passato ottobre

mi

recai a Mantova,

ed

avuta dall'onorevole sindaco ogni facilit

al

mio

studio, di che gli rendo

pubbliche grazie, accolto ed aiutato con ogni cortesia dal Portioli, per

due

interi giorni stancai

gli

occhi sulla tela preziosa; cimentandola ad


di luce naturale

ogni variet di modi e

riflessi

ed

artificiale.

Il

frullo

raccolto da colesla revisione del disegno e della lettura delle annotazioni

mi

slato

guida nel dirigerne

la

riproduzione litografica.

Ma non ho

po-

tuto ritrarre con precisione le forme paleografiche delle varie

mani degli
memoria:

annotatori

perche come venivo a gran pena scoprendo qualche lettera


per non perderne
nii la

o parola intera, dovevo tosto segnarla e la stanchezza della mia vista


assai

debole e logorata

consigli a

contentarmi dell'essenziale; e rimettere a pi riposati studii l'esame paleografico e critico delle singole parli e d'ogni linea e lettera e minuzia

della tela mantovana. Al qual'uopo


sia

desidero, che pel

museo
colori

capitolino
di

ordinala e con attenta cura eseguila una

copia a

quella

tela singolare,

con

le

annotazioni imitanti le forme precise delle varie

scritture,

ed

il

colore dei diversi inchiostri.

Ed

allora
le

potremo

defini-

tivamente

classificarle.

Intorno alle quali perci, oltre

nozioni generali

gi date, far soltanto le avvertenze seguenti.

Le
le

annolii/ioii

riira

iioiiii

vari (Ielle porte, le dislnnzc

da \toHM

porla, le orieiila/.ioiii loro, sono in eorsivo della prima

mela del M*rolo \\;

credo ronl(iMp()ran<'e della pittura del panorama e Inille dall'orijiinale

e prototipo del serolo

XV. N

si

stimino tdle dal Mnrliano;

rlie nel '.iHh

divulg

la

|)ianla

di

Homa
e

antica di Giovarmi Battista Palatino con le


piedi
:

misure precise a

stadii

non

computate

in

somme
il

approtsi-

mali ve di stadii senza frazioni,


il

come

fece l'Alberti.

Marliano n
le stagioni, le

suo icnografo segnarono l'orientazione distinguendo anche


acslivaloin,

orlum

ortmn hiitnalcm. Della med<>sinui


finitiimes:

mano sono

misuri*

dei colli,

monliinn

certamente indipendenti dalla pianta del

Marliano o del Palatino, ove quelle non S4no M'gnate. Della

medcMma

mano

parim<>nt(>

mi sembr l'annotazione
stulna

alla statua

equi^stredeil^lemiio:

haec aenea

efjuestris

M. .IupIU
cos,

yintonint
la

Snrri aul Srptimii Seteri

nunc posila
steriore al

in

(ijtilolio.
'.

Se

tutta

prima annotazione fu p-

1558

Del

nome

di Settimio S<*vero e dei

nomi

varii,

nel

secolo

XVI
di

e nei precedenti, attribuiti alla statua e^]ueslre del luterano,


<piesto luogo <lissertare.
il

non

Facile

supplire parecchie delle annotazioni da


I*er

me non

|Mlute

leggere intere.

esempio nella

tav.

IX

lo scritto a pie* del colle c-

|)itolino. dinicllissimo nell'originale, si

supplisca cosi: hic pvope fuit career


lite

t'olmnna a{in ea)


cfarcer
s.

et

miliarium ex qua [numerahantur) otnnes riae Italiar...


del pari felice

p)etri.

Non

mi

riuscito

il

tentativo di decifrare

o sup))lire le lettere scritte nella

medesima

tavola sotto lo stadio |>alalino


di

presso S.

ANASTASIA. Ouelle
cosi:
[)olervisi

lettere

non sono

prima mano:
.\l

io le

ho notale
sembrato
la

ESTVS AllX
leggere
la

N: ne danno senso.

Porlioli

menzione dello stadio e del circo massimo:


pie' dell'edificio allora

prima sarebbe importante a

lanlo

consiTvatu

dello stadio palatino.

Del riman<Mite
le simili

il

valore archeologico del grande panonima, e di tulle

prospetti\e da

me

prodotte del secolo XV,

niella

nippn*sen-

tanza di tante rovine di antichi

monumenti: non nei nomi

loro allrihuili.

Alcuni monumenti per furono dai disegnatori


del vero.

<*ngiati in stalo

migiion*

(piesle avvertenze bastino all'uopo Iella pri'senle edisionc.

Intorno alla statua rqontrc

UtnsM

alla tfaii rirof

mt ICMiiMagB

wA

deiri-t

1S77 p

:ri

152

AVVERTENZA
L'appendice
fatta sperare a

pag. kO, intorno ad un singolare

monuil

mento venuto
volume dee

in .luce all'ultima ora,

non ancora pronta; mentre

essere apparecchiato pel di della festa. Perci necessario

rimetterla ad altro luogo.

AGGIUNTA
Quando a pag. 68
p.

e segg.

ho

scritto

del problema
il

eV ambitus Urbis mil. XXI,

avere felicemente risolato, m' era uscito di mente


17S:
perci ho

tentativo esitante fatto nel


poi, supplisco

XXXX, L, che mi sembra medesimo senso dal Jordan, Topogr. IT


al difetto.

ommesso

di citarlo.

Avvedatomene

con questo cenno

l)

PtEASE

DO NOT RMOVE
FROM THS POCKET

CAROS OR

SL3P%

UNT/KSJTY Of TORONTO UBRARY

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