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vD

==co

ini
VOLGAUI
DI

GIOVANNI BOCCACCIO
CORRETTE SU
I

TESTI A PENNA

EDIZIONE PRIMA
VOL.
IV.

FIRENZE
PER
IL

M AG

II

E RI

MDCCCXXVH.

:M*J

;..

i*

v.

Co/ benigno Sovrano rescritto del d 9 Giugno 18 26,fu conceduta ad Ignazio Moutier
la privativa per anni otto della stampa delle

Opere volgari di Giovanni Boccaccio

PO
1

in

s/.f

ecawton
DI

GIOVANNI BOCCACCIO
CORRETTO ED ILLUSTRATO
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&on SgtU
TOM.
ir.

%\rtnz<
FER
IL

MAGHRI

1827.

K.*>

f)

i.hP

?*

OSSERVAZIONI ISTORICHE

SOPRA

IL

DECAMERON
DI

GIOVANNI BOCCACCIO

GIORNATA OTTAVA

PRO EM

IO

ovella I. Gulfardo In questa novella si fa menzione detta VII. della giorn. VI a conto di madonna Filippa di Rinaldo Pugliesi da Prato, Novella II. Il prete da Varlungo . Della ve.

No

rit di questo/atto

non dubita punto

il i

avendo
il

trovati in documenti autentici


.

Manin nomi che


,

Boccaccio vi cita dentro

Novella III.
dice cos

Calandrino.
,

Giorgio frasari,

nelle Vite dei Pittori


:

venendo a Buffalmacco
,

Come uomo
,

burlevele
!

celebrato da
si

M,

Giovanni Boccaccio
decam. T. IV.

e che fu

come

sa

carissimo

vi

OSSERVAZIONI
di

compagno
essi faceti

Bruno e
.

d Calandrino

pittori

aucora

e piacevoli
,

Vivevano costoro ai tempi


verisimile che egli a-

del Boccaccio

onde non

vesse voluto trattare questo argomento senza a-

verne qualche fatto vero che lo difendesse dalla


taccia di falsit
.

Novella IV. Il proposto


che questa ingegnosa

Il

Manni ,

diligenf

tissimo indagatore dei fatti del Boccaccio


s

crede
,

ma

appannata burla fosse


il
1

fatta al vano e lubrichetto proposto tra


i

3oi e

3og, allora che era vescovo di Fiesole Antonio


,

d' Orso

il

quale dipoi pass al v escovado di

Firenze', e quivi pubblic le sue costituzioni ad re-

Dalla mite pena data da lui si vede eli ei lo avea creduto in gran parte punito essendosi scoperto aver giaciuto con
forraationem
"cleri
. ,

al proposto

la stomachevole Ciutazza
braccio

credendosi aver in

V amabile gentildonna Novella V. Tre giovani Maso del Saggio fu


. ,

fiorentino
zevole
rattere
.

di suo mestiere sensale

uomo
.

sollaz-

Ribifu un parasto di

corti

Questo ca-

d a Ribi Franco
3

Sacchetti nella sua nofo->

vella

XL1X.

1 fiorentini usavano aver giudici

restieri

perche la mal

congegnata costituzione
fonti inesauste di par-

della repubblica non ne ammetteva dei nazionali

a causa delle fazioni


zialit
.

Novella VI. Bruno e Buffalmacco e Calandri^ lio sono enunciati nella III. novella di questa medesima giornata
era
cosi
s
.

La
,

sciocchezza di Calandrino
,

nota in Firenze

e per queste novelle lo

per tutta Italia

che Calandrino in prover*

[STORICHE
tuo

vii

da per

tutto

per denotare uomo scemo di cerScolare. Il San sovino

vello e stupido marito

Novella

ni. Uno

e.

di
che.

juuere che questo caso seguisse veramente , e


il

Boccaccio dipinga se stesso in quello scolare, al


dalla gentildonna ver
e die contra costei egli
:

<juale fu fatta quella burla

dova , per nome Lepida


componesse
vero ohe egli ne fu nulla
.

il

Corhaccio , soggiugnendo
averne fatto

ben

finse d'

la vendetta,

ma non
.

molto naturale ai oravi e agli a-

manti

il

vantar vendette che non fecero


detto
il

Anco
il

luigi Groto

Cieco d' Adria


,

crede

Boccaccio in persona dello scolare

e cos peri si a'

mo

di fare anco noi Novella FUI. Due usano insieme Il marmi seguendo il parere del Fontanini , crede il fatto
. .
,

di questa novella tolto


I

ite

degli antichi poeti franzesi.


sottesi
.

da Claudio Fauchct nelle. I nomi per sono


.

realmente

Novella IX. Maestro Simone


realmente accadesse
vella
cos
:

Il Baldinucci

tiene per fermo che questo fatto di maestro Simone,


,

e nella Vita di

Bruno di
scrisse
li-

Giovanni , uno de* principali


,

attori di questa nopittori


,

e di Nello di

Dino , ambi
,

Dai loro
,

altrettanto ridicolosi
il

quanto

strani

trovamenli

prese materia

nostro celebre favolegil

giatore Giovanni Boccaccio d' arricchire

suo Deca-

merone, impiegandola sua penna in dar


anche
ai posteri
.

notizia di loro

Ne

sia chi dica

che

la

cose ch'ei rac-

cont di costoro fossero pure invenzioni per abbelli-

mento

de' suoi scritti, perch

non

solo

sappiamo noi
,

di certo per molti indubitati

riscontri

che furono

titi
al

OSSERVAZIONI
questi tali

mondo
non

uomini de' quali


tali
,

ei
s'

parl

che
fos-

egli

averia nominati in cose


;

elle

non

sero state vere


scritture
,

ma

io stesso ricercando fra le antiche

ho

ritrovato essere

anche verissime alcune


egli ci

delle pi

minute circostanze che


,

propone nei

suoi racconti

come

potr nelle notizie che

ho dato

di Calandrino ciascheduno vedere a suo piacimento

Novella X. Una Ciciliana


caccio la prese dalla

//

Manni non
il
.

ci

dice altro toccante questa novella se non che

Boc-

LXXIII.

del Novellino

GIORNATA NONA

PROEMIO

N.ovella
non
ci

I.

Madonna Francesca

Il

Manni
non

altro di storico in questa novella se

che la famiglia dei Lazzari era chiara in quei

tempi per nobilt in Pistoia , e

Chiarmontesi e

Palermini esser noto per

le istorie che

erano
.

stati

sbanditi di Firenze per esser ghibellini

Novella II. Levasi una badessa


proposito di questo fatto riporta
vella XI. di Giovanni Morlino

//

Manni a
della no-

il titolo
,

espresso

come
Men-

segue

de Abbatissa

quae moniales corripiens super


.

caput brachas tenebat

E del libro intitolato:

ISTORICI!-.
sa

*
a
e.

pliilosophica

optime

custos vlrtuflinis
Begli narum
,

69:

contigit in

quadam domo
multae
aline

quemdam
ubi ad ca-

clericum nxtc inventimi fuissc cun una

im-ram

illks

convcmrunt ad videndum
il

spectaculum etcj e cos seguitanti) tutto


so di questa novella racconta
.

comples-

Novella 111. Maestro Simone

Questa burla ,

J fatta da Bruno e Buffalmacco coP. accordo di mae-

stro

Simone al goffo Calandrino, il Manni la ere* de tanto vera , die giugne a calcolarne ^la data , cio verso V anno i3ao.
Novella IV* Cecco di m. Fortarrigo II Crescine
beni e
vella
,
f

il

Gigli credono vero

il fatto

di questa no-

perch trovarono che veramente Cecco


,

Ancitta-

giolier

figliuolo d'

uno Angieliero, nobile


il

dino senese , visse nei tempi che addita


cio

Boccac-

a questo proposito

Novella V. Calandrino. Il Baldinucci racconta


questo fatto di Calandrino come realmente seguito,

nomina

il

luogo preciso e le persone delle quali

fa menzione il Boccaccio in questo racconto Novella VI. Due giovani

Novella VII. Talano.


Novella Vili. Biondello. Le persone nominate
principalmente in questa novella sono Biondello
Ciacco, Corso Donati e Filippo Argenti.

Di Ciac-

co parla Dante nel Canto VI. dell' Inferno, ove lo

trov tra

golosi

Voi

cittadini

mi chiamaste

Ciacco.

Benvenuto da Imola nel commento che fa di

OSSERVAZIONI
li

questo canto dice


tiae

Ciacco:

fuit in civitate Floreri-

Ciaccus maximts gulosus etc, e 'venendo

a par,

lare di Biondello , et
cator,

quidam
,

alius jocdator

lec-

nomine Blon^llus

homo

parvulus de
,

persocaesarie

na

sed

multum
,

plitus et ornatus

cim
il

capillorum flava

non habens pilum tortum in capite,

e procedendo innanzi racconta tutto tenuto in questa novella,

fatto con-

il
,

Burchiello, alluden"

do alla

golosit di Ciacco

dice in un sonetto

Nondimen non

lasciar

1'

uso di Ciacco
luogo dove son

Dante

all' ottavo dell' Inferno, nel


J

puniti gl iracondi trov Filippo Argenti; la qual

cosa ricordando dice

Tutti gridavano a Filippo Argenti

Lo

fiorentino spirito bizzarro

In s

medesmo

si

volgea co' denti

Il
li
,

nome della sua famigliafu Adimari


e lo chiamarono Argenti
,

Cavicciu-

perch, essendo ric-

chissimo, in carnaio diferri metteva a' piedi de' suoi

cavalli forme d' argento

E
sesto

Landino parlando nel suo commento al canto dell' Inferno di esso Dante , di Corso
il

Donati dice: messer Corso Donati fu capo


nera: e se
derarsi
,

della parte

il

suo poco quieto animo avesse saputo

motr a
i

sarebbe stato deguo d' essere annoverato


citt
:

pi notabili cittadini della nostra

cose tutte le
il fatto

quali hannofatto credere ai venuti dopo, che

di questa novella sia istoria e non invenzione

ISTORICHE
Novella IX.

XI

Due Giovani
da apportar

A questa

novella

non ho
dice
il

io cosa

lustroo pregio alcuno,

Manni

Novella X. Donno Gianni

A modo

del rac-

contare di questa novella che fa

Boccaccio di,

cendo

: 1'

altro

anno fu
il

a Barletta

unprete
d'

tanto

il

Alarmi quanto

Fontanini sono
.

opinione che

questo caso fosse seguito

abbiamo notizia della somma dabbenaggine del povero volgo

Noi ,

cht

pugliese , non crediamo improbable che , essendo

venuta a quel prete voglia d* ingannare in questa

maniera

il

povero villano

non

gli

fosse riescito
,

agevolmente

V eseguire

il

suo incantesimo

UNISCE

LA SETTIMA GIORNATA

DEL DECAMERON:
INCOMINCIA

V OTTAVA,
Nella quale sotto il reggimento di Lauretta
giona di quelle beffe che tutto na ad uomo , o uomo a donna
all' altro si fanno
.

si

ra-

il
,

giorno o dono

V utio uomo

V_Xih nella sommit de' pi


la

alti

monti apparivano
,

domenica mattina
,

raggi della surgente luce

e o-

gni

sccano
gnia
,

ombra partitasi manifestamente le cose si conoquando la Reina levatasi colla sua compa,

primieramente su per
,

le

rugiadose erbette an-

darono

e poi in su la
,

mezza
il

terza

una

chiesetta

lor

vicina visitata

in quella

divino officio ascoltarono,


letizia

e a casa tornatisene , poich con

e con festa eb,

ber mangiato

cantarono e danzarono alquanto

e apri-

presso licenziati dalla Reina , chi volle andare a

oecm. T. IV.

2
posarsi

GIORNATA OTTAVA
pot
.

Ma
,

avendo

il

sol

gi

passato
,

il

cer-

chio di meriggio

come

alla

Reina piacque

al

no-

vellare usato tutti


posti
,

appresso

la bella

fontana a seder
cosi

per comandamento

della

Reina

Neifile

cominci:

NOVELLA

I.

Gulfardo prende da Guasparruolo denari in pree con la moglie ili lui accordalo ili stanza dover giacer con lei ]<<r quegli , s gliele da e
,
,

presente di lei a Guasparruolo dice che a lei


gli diede
,

ed ella dice che

il vero

\^e
ed
el

cos

ha disposto Iddio che

io

debba

alla pre-

sente giornata con la

mia novella dar cominciamento,

mi

piace.

perci, amorose Donne, conci' sia


si sia

cosa che molto detto

delle beffe fatte dalle don-

ne

agli

uomini, una fallane da uno


piace di raccontarne
:

uomo

.ad

una don-

na mi

non

gi
1'

perche io intenfece,

da in quella di biasimare ci che


re che alla

uom

o di

di-

donna non
1'

fosse

bene

investito,
,

anzi

per

commendar
strai

uomo
gli

e biasimare la donna

e per

moIo-

die anche
essi,

uomini sanno beffare chi erede


egli

io,

come

da cui

credono, son beffati; avvegna

che, chi volesse pi propriamente parlare, quel


dir

dw

i<

debbo nou

si

direbbe beffa

anzi

si

direbbe meri-

to (i). Perciocch (conci sia cosa che la


essere onestissima
,

donna debbe
la

e la sua castit

come

sua vita

guardare, n per alcuna cagione a contaminarla con>


ducersi, e questo non potendosi cosi a pieno tuttala,

come
si

si

converrebbe

per

la fragilit
,

nostra ) all'ermo
pre7.7.o

colei esser

degna del fuoco

la

quale a ci per
le

conduce; dove chi per amor, conoscendo


(1)

sue for-

f Gli

editori del

7 leggono

tinti

merito, tenta

replica Ai si

direbbe

GIORNATA OTTAVA
,

ze grandissime, perviene

da giudice non troppo


,

rigi,

do merita perdono
servato in Prato

come

pochi d son passati

ne
os-

mostr Filostrato essere


.

stato in

madonna Filippa
al

Fu adunque
il

gi in

Melano un Tedesco
,

soldo

cui

nome

fu Gulfardo

pr' della persona e assai


si

leale a coloro ne' cui servigi

mettea
.

il

che rade

volte suole de' Tedeschi avvenire

perciocch egli
gli

era nelle prestanze de' denari che fatte

erano lea-

lissimo Tenditore, assai mercatanti avrebbe trovati che

per piccolo utile ogni quantit di denari


prestata
.

gli

avrebber
,

Pose costui

in

Melan dimorando

l'amor

suo in ama donna

assai bella,

chiamata madonna Ara-

bruogia, moglie d'un ricco mercatante, che aveva no-

me

Guasparruol Cagastraccio
.

il

quale era assai suo


assai discretamente,
altri
,

conoscente e amico
senza avvedersene giorno a parlare
d' essergli del
,

E amandola
marito n

il

le

mand un
dalla

pregandola che
,

le

dovesse piacere

suo amor cortese

e che egli era


gli

sua parte presto a dover far ci che ella


se
.

comandas-

La donna
,

dopo molte novelle

venne a questa

conclusione

che ella era presta di far ci

che Gulfar-

do volesse

dove due cose ne dovesser seguire: l'una,


lui esser manifestato

che questo non dovesse mai per


ad alcuna persona
ella avesse
:

1'

altra

che, conci fosse cosa che


fiorini

per alcuna sua cosa bisogno di


,

duera
,

gento d' oro

voleva che egli


,

che ricco

uomo
al

gliele donasse

e appresso

sempre sarebbe

suo servisdegnato

gio

Gulfardo udendola ingordigia di


lei
,

costei,

per la vilt di

la

quale

egli

credeva che fosse una


il

valente donna, quasi in odio trasmut


re
,

fervente

amo-

pens di doverla beffare

e mandolle dicendo

NOVELLA
egli potesse,

I.

*
altra

che molto volentieri e quello e ogni che


le piacesse:
ella volesse
,

cosa

che
i

e perci mandasse^

pure a dire quando


che
egli gliele

che

egli andasse a lei,

porterebbe
,

u ehe mai di questa cosa


di cui

alcun sentirebbe
egli
si

se
,

non uno suo compagno


e che sempre in sua

fidava molto
in ci
,

compagnia
e mandgli
ivi
,

andava

che faceva. La donna, anzi cattiva fem,

mina (i)

udendo questo

fu contenta

dicendo che Guasparruolo suo marito doveva

a
e

pochi di per sue bisogne andare infino a Genova


allora ella gliele farebbe assaporo e
lui
.

manderebbe per

Gulfardo

quando tempo
si gli

gli

pane

se

n'

and

a Guasparruolo e
fatto
li

disse

io

son per fare un mio


fiorini

per lo quale mi bisognano

dugento d'oro,
utile

quali io voglio che tu

mi

presti

con quello
.

che tu mi negli prestare degli


disse
li,

altri

Guasparruolo
i

che volentieri
.

e di presente gli annover

de-

ui
,

Ivi a pochi giorni


la

Guasparruolo and a Geno:

va

come
li

donna aveva detto


a

per
lei

la

qua! cosa

la

donna mand
recare

Gulfardo che a
fiorin d'

dovesse venire e
,

dugento
,

oro

Gulfardo
della
,

preso
,

il

compagno suo
vatala

se n'

and a casa
,

donna

e tro,

che

1'

aspettava
questi
,

la

prima cosa
fiorin
:

che fece
,

le

mise
il

in

mano

dugento
si

d'oro

veggente
,

suo compagno
,

gli

disse

madonna
,

tenete

questi denari
sar tornato
.

e daretegli a vostro marito


gli
;

quando
egli

La donna

prese

non s'avvide peril

ch Gulfardo dicesse cosi

ma

si

credette che

(i)

Donna, anzi
il

cattiva

femmina
il

otc avverti

, ti

coin

j>i

Jiw'in

Uri luoghi, che

Bocc. ed

Peir. fanno differenaa

In donna e/em-

6
facesse
,

GIORNATA OTTAVA
acciocch:
'1

compagno suo non


gli

s'

accorgesse
.

che

egli a lei
:

per via di prezzo (i)


il

desse

Per che
veder

ella disse

io
;

far volentieri

ma

io voglio
,

quanti sono
gli esser

e versatigli
,

sopra una tavola

e trovati-

dugeuto
,

seco forte contenta gli ripose e tor-

n a Gulfardo

e lui nella sua


,

camera menato
altre, avanti

non
'1

solamente quella notte

ma
,

molte

che

marito tornasse da Genova


disfece
.

della sua persona gli sod,

Tornato Guasparruolo da Genova


,

di pre-

sente Gulfardo

avendo appostato che insieme colla

moglie era
se
:

se n'

and
,

a lui

e in presenza di

lei dis-

Guasparruolo
,

denari

cio
,

li

dugento

fiorili

d' oro

che

1'

altrier

mi

prestasti

non m' ebber luoqui di presente

go

perciocch io non pot' fornir la bisogna per la


gli presi ;

quale
alla

e perci io
s
.

gli recai
,

donna tua e

gliele diedi

e perci dannerai la
,

mia ragione (a)

Guasparruolo
.

volto alla moglie, la


,

domand
gli

se avuti gli avea


,

Ella
,

che quivi vedeva


disse
:

il

testimonio

noi seppe negare

ma

maisl che io
dirloti

ebbi

me

n' era

ancora ricordata di
:

Disse allora Guasparruolo


to
.

Gulfardo

io

son contenla

Andatevi pur con Dio


.

che

io

acconcer bene
,

vostra ragione

Gulfardo

partitosi
il

e la

donna rimasa

scornata
cattivit

diede al marito
e cosi
il

disonesto prezzo della sua

sagace amante senza costo


.

god

della sua avara

donna

(i)

Per

via di prezzo

avverti

pur questo moilo

di dire,

ove via non

adopera allro the in certo uso del parlare.


(2)

Dannerai

la ragione, pet casserai la partita, avvertilo; e poco

appresso dice acconcer la tua ragione.

NOVELLA
// prete

II.

da Varlungo

si

giace con

monna Belcolo-

rc

lasciale
lei

da
re

pegno un suo tabarro ; a accattato un mortaio , il rimanda, e fa domanda:

tabarro lasciato prr ricordanza (1) lo proverbiando la buona donna


il
.

rende-

V_Jommendavano egualmente e Donne ci che Gulfardo fatto aveva


I.iiicsc

gli

Uomiui
ingorda
,

e lo

alla

mesor-

(vi)
g'

quando

la

Reina a Panfdo
el seguitasse:

voltatasi
la

ridendo

impose eh'
.

per

qual co6a

PanGlo incominci
re

Belle

Donne

me occorre di dili

una

novelletta contro a coloro


n'

quali continua-

mente
offesi
gli
,

offendono senza poter da noi del pari essere


a' preti
,

cio contro

li

quali sopra le nostre


,

mo-

hanno bandita

la

croce (3)
il

e par loro

non

altra-

menti aver guadagnato

perdono di colpa e

di pena,

quando una
gnone (5)
lor fare
l'
,

se

ne posson metter sotto, che se d' Ail


i

lcssandria avessero
.

snidano menato legato (4) a Visecolari cattivelli

11

che

non possono a
che

come che

nelle madri, nelle sirocchie, nel-

amiche

e nelle figliuole con

non meno ardore

essi le lor

mogli assaliscano

vendichino

l'ire loro.

(i) (a)
(5)

Ricordanza dicono con modestia quri che non vogliondirp"$/i0.

t Alla ingorda donna melanese, Pedi,

del

i5a7la

Hanno
gi

bandita
la

la

croce, limino dichiarala


'I

guerra,

come

quando
(4)

proclamava

crociala contro
la

Turco.

* Preso

e legato,

stampa dal 37.


slava
il

(5)

Pignone, Avignone, dote

papa nei tempi che

il

Boc-

caccio scriver.

GIORNATA OTTAVA
uno amorazzo contadino
,

perci io intendo raccontarvi

pi da ridere per la conclusione


le
,

che lungo di paro-

del quale ancor potrete per frutto cogliere che

a' preti

non

sia

sempre ogni cosa da credere


,

Dico adunque che a Varlungo


di
to,

villa assai

vicina

qui
fu

come

ciascuna di voi o sa o puote avere udi-

un

valente prete e gagliardo della persona ne' ser-

vigi delle

donne,
,

il

quale,

come che
i

legger

non

sa-

pesse troppo
la

pur con molte buone e sanie parolozze


dell'
,

domenica a pi

e meglio le lor donne

olmo ricreava quando essi


,

suoi popolani

in alcuna parte
vi fosse stato
,

andavano
visitava
,

che altro prete

che prima

portando loro della

festa e dell'

acqua bene-

detta
sa
tra
,

e alcun moccolo di candela talvolta infino a cala

dando loro
1'

sua benedizione
,

Ora avvenne che


gli

altre

sue popolane
tutte

che prima
,

eran piaciute,

una sopra

ne

gli

piacque

che aveva

nome monsi

na Belcolore , moglie d' un lavoratore che

faceva

chiamare Bentivegna del Mazzo

la

qual nel vero era


,

pure una piacevole e fresca foresozza (1) brunazza e ben tarchiata (2), e atta a meglio saper macinar (3)

che alcuna

altra
il

oltre a ci era quella

che meglio
al-

sapeva sonare
la

cembalo, e cantare L'acqua corre


e

borraua (4)

menare

la ridda

(5 ) e

il

ballon-

(1)

Foresozza diminutivo

di

Forese
si

vale alitante fuori della citta ,

contadina.
(2) (3)

Napoli e

Roma

chiamano

For etane
l'alto venereo.

Tarchiato. Voce bassa, di grosse membra, fatticcio.

Macinare: figuratamente

vale

anche usar

(4)

La
.

barrano , Mannelli.
;

Barranti cio borraggine erba


lanesca
(5)

ed era quella

una cauzone

alla vil-

Ridda:

ballo di

molte persone fatto in giro, accompagnalo dal


,

canto, che anche diciamo rigoletto, ballo tondo

e riddane*

NOVELLA
chio (i)
,

II.
,

9
che vicina che
ella

quando bisogno faceva

avesse, con bel moccichino e gentile in

mano: per
forte,

le

quali cose messer lo prete ne invagh

che

egli

ne menava smanie
poterla vedere
.

e tutto

'I

d andava aiato (a), per


la

E
,

quando

domenica mattina

la

diceva un Kyrie e un Sanctus , sentiva in chiesa sforzandosi ben di mostrarsi un gran maestro di canto
la
,

che pareva un asino che ragghiasse ; dove, quando


vi

non

vedeva
s

si

passava assai leggiermente

Ma
se

pure sapeva

fare, che Bentivegna del

Mazzo non

ne avvedeva, n ancora vicino che

egli avesse.

E, per

potere pi aver la dimestichezza di


a otta a otta

monna
aveva

Belcolore,

(3)

la presentava
,

quando

le
i

mandava
pi belli

un mazzuol
mani
(i)

d' agli freschi

che

egli

della contrada in
,

un suo

orto che egli lavorava a sue


,

quando un

cancstr uccio di baccelli

e talora

Balhnehio: Ballo contadinesco.


li

Il

Sansovino lo piega cos:

conladini alle feste


le

mettono con

le lor

donne

in

fila

prendendosi

per

mani, e una
l'altre

di loro d principio a cantare

una

ballata, e fer-

matasi, tutte

aeguitano in quel tuono


si

il

restante della ballata,


la

e intanto

lata, colei

a'

aggirano intorno e

riducono in cerchio. Finita


il

bal-

che cominci rinunzia


che
ella

cominciarne un'altra achilepi


egli, finito, ri-

a grado, laonde avviene

accenna l'amante, ed
si

colai carico alla

prima; e cosi da dare e ridare


,

ha fatto quelPal-

tro

nome ridda,
il

quasi rida

che chiamasi anco rigoletto,,. Quindi


la

form Dante

verbo riddare, cio menare


si

ridda; e per similitudi.

ne, andar rigirando a guisa che

fa

nella ridda,

dicendo nelP Infer.

CanU

7.

Come
Che

fa

l'onda

sovra Cariddi
a*

si

frange con quello in cui


la

intoppa,

Cos convien che qui

gente riddi.
ediaione de' Classici Ita-

Ove

vedi

Comment.
aiato

alla pag.

63.

v.

aa a4

liani.
()

Andare

andare attorno perdendo

il

lempo

, il

che diciamo

anche andare aione, e aioni.


(3)

otta

a otta a ora

a ora, di

quando

in

quando.

GIORNATA OTTAVA
di cipolle malige (i) o di scalogni (2); e,
,

un mazzetto
quando
sco
,

si

vedeva tempo

guatatala

un poco
,

in cagneella co,

per amorevolezza
,

la

rimorchiava (3)
vista di
;

ed

tal salvatichetta

faccendo

non avvedersene

andava pure
te

oltre in contegno

per che messer lo pre.

non ne poteva venire a capo


,

Ora avvenne un
meriggio (4) per
,

di che
la

andando

il

prete di
l

fitto

contrada or

qua or

zazzeato (5)

scontr

Bentivegna del Mazzo con uno asino pien di cose


innanzi j e fattogli motto,
il

domand
:

dov' egli an-

dava
fi)

cui Bentivegna rispose

gnaffe

(6)

se-

Malige. Spiega
Scalogno

l'Acarisio,, Malige sono le cipolle piccole fre-

sche di maggio,,.
(2)
:

spezie di cipolla

che nasce a cespi

e produce le ra-

dici sottili.
(3)

Rimorchiare:
il

dolersi, dir villania

amorosamente. Verbo contadi-

no. Vedi
(4)

Varchi

nell'

Ercolano
testi

Fitto meriggio, di bel mezzo giorno. Molti

hanno di

sotto

meriggio
(5)

Or qua

or l zazzeato

A. zazzeando. G. zazeando.

Il

Vocah.

dice zazzeato e tacconalo essere sinonimi e

voci antiquate contadine-

sche d'ignota significazione.

L'Alunno

dice che zazeare significa

an da-

re a spasso o attorno, e lesse zazeando nel suoDecamerone; e ne porta


1'

altro

esempio nella medesima pag. leggendo zazeando in vece


(

di

zacconatof

A. e G. lessero qui come sopra


si

). Asserisce in oltrech in
la

alcuni testi antichissimi

legge

zanzeando da zanzara
alla fine dell'edizione

quale va atal

torno zufolando. R. nel suo Vocah.

verbo za-

zeare

la significazione di
.

zanzeare ,

ma non
Bembo

prende notizia della voce

tacconato
(6)

Rolli
a f,

Gnaffe,

per mia f.

Il

lib.

lo spiega cos :

pari-

rola del popolo, n vale per

altro,

che per un cominciamenlo di

sposta, e per voce che d principio e via alle altre,,.

II

Castel vetro (Corr. al Dial. delle lingue, p.

198

crede che gnafdi gnaviter


:

fe

derivi dal latino

gnave, che alcuni usarono in luogo

questa derivazione sembra molto probabile eziandio a Giulio Otlonelli

(Annotaz. sopra

il

Vocab.

della

Cf usca

per

la

gran simiglianza delle

due parole e

l'affinit e facile

scambiamento

delle lettere v

ed/. Gnaffe

varrebbe quindi, die' egli, da valenti!

uomo

cosa simile.

Ma

il

Mena-

NOVELLA
n(i),
in

IL
citta

buona

verit io

vo iufino a

per

al-

cuna mia vicenda (a), e porto queste cose a ter Bonaccorri da Ginestreto
in'
,

che m'

aiuti di

non so

clic

ha

fatto

richiedere

per una comparinone del


il

parcntorio (3) per lo pcricolator (4) suo


del
(liticio
,

giudice
fai,
fi-

(5).

Il

prete lieto disse:


la

ben
,

gliuolo
tosto
;

or va* con
,

mia benedizione
,

e torna

se

ti

venisse veduto Lapuccio

o Naldi-

no

non

t'

esca di

mento

di dir
li

lor

che mi rechino
.

<|nclle

gombine (6) per


pens

coreggiati miei
.

Bentive-

ena disse che sarebbe fatto


renze
,

venendosene verso Fi-

si

il

prete che ora era

tempo
:

d' andare

alla Belcolore
\i.i tra'

e di provare sua ventura


,

e messasi la

piedi

non
:

ristette si

fu a casa di lei} ed en,

trato dentro disse

Dio

ci

mandi bene

chi di qua?

gi (ima che
pirli.-

demi
al

questa toc* piuttosto dal francete

pronunciava

suo tempo
il

ma /. Da ma /

mafoi, che la gnaje, e da gnu


la

fi

gnaffe facilissimo

passaggio
pittura,

()

Uileno Niseli nei suoi Proginnasroi, lodando


fa lei

die

il

Boccaccio
ilei

Villano marito della Belcolore, dice cosi,, Bcntirrgna


tanta natura-

Masso contadino semplice, ignorantuuo, tiene con


il

leua delineato, che Fidia e Apelle perderebboo


(a)

contrasto ec.,,.

Vicenda, faccenda.
Parentorio: perentorio.
Pericolvtor, procurator.

(3) (4)

(5) //

Giudice del

dificio
i

Giudice

dell' officio, Bolli.

Giudice del

maleficio, Muri. Tutti


del
si-,

nomi

storpiali in questa

guisa da Bentivcgna
di quel pae-

Masso,

lo

sono cosi ancora con poco divario da'iillani


alle

che pure vicinissimo


(6)

mura

di

Firense.
si

Gombina

quel cuoio con che

congiunge
i

la

tetta

del coreg-

giate col manico. I Deputali


bolario della Crusca)

(come osservano
la

Compilatori del Voca-

non ostante

lesione del Mannelli, che ha


le

comcom-

bine leggono gombine, e cosi hsnno tutte


mile che
il

edisioni.
al

Non
ma

interisi-

Boccaccio facesse dire artatamente

pretedi Varlungo

bine per dimostrarlo non solamente vago delle donne,


nel proprio linguaggio.

ancora

tomo

GIORNATA OTTAVA
Belcolore, ch'era andata in balco (i), udendo!
;

La

disse

o sere

voi siate

il

ben venuto
?

Che andate
i

voi zacconato (2) per questo caldo


se

Il

prete rispose
a star

Dio mi dea bene


,

che

io

mi veniva
1
*

con teco

un pezzo
a
citt
.

perciocch io trovai
Belcolore scesa gi

uom tuo
s
,

che andava
,

La

pose a sedere

cominci a nettar sementa di cavolini


avea poco innanzi trebbiati (3)
ci a dire
:
.

che

il

marito

Il

prete le incomin-

bene, Belcolore, de' mi (4) tu far sempre mai morire a questo modo ? La Belcolore cominci a
:

ridere e a dire

o che ve (5) fo
',

io ? Disse

il

prete

non mi
eh'' io

fai

nulla
,

vorrei

mi lasci fare che Iddio comand Disse


tu non
.
,

ma

a te quel
la

Belco-

lore

deh andate

andate
:

O fanno
?

preti cosi fatte


gli

cose
altri

? Il

prete rispose

si

facciam noi meglio che


e dicoti pi
,

uomini j o perch no

che noi

fac-

ciamo

vie miglior lavorio $ e sai perch? perch noi

maciniamo a

raccolta (6)
,

Ma

in verit,
.

bene a tuo

uopo
che
lora

se tu stai cheta
:

e lascimi fare

Disse la Bei-

colore

o che bene a mio uopo potrebbe esser questo?


quanti pi scarsi che
:

siete tutti
il

'1

fistolo

(7)

Al-

prete disse

io

non

so

chiedi

pur

tu,

o vuogli

(1)

Balco; palco. Balco


9. 1.

luogo alto, dove

si

monta e scende. But.

Purg.
(2)

V. sopra zazzeato.

(5)

Trebbiare. Si dice propriamente del battere

il

grano,

le

biade e

simili sull'aia. Lat. triturare.


(4)

De' mi per devimi

(5)

Che ve fo
il

io? Osservisi ve e non vi, espressamente cosi scritto


.

per imitare
(6)

parlar contadinesco e plebeo

Macinare a raccolta:

vale usar di rado l'alto venereo, e perci

con maggior veemenza,

tolta la

metafora da'molini, che per mancanza

d'acqua non possono continuamente macinare,


(7)

ma

aspettano

la

colta.

Pi

scarsi che' l fistolo

pi avari del demonio. Mail.

NOVELLA
un paio
di scarpette
,

II.

i3

o vuogli un frenello (>), o


,

vuogli una bella Iella di slame

o ci che tu vuogli
sta
,

Disse la Belcolore
coleste cose
j

frate

bene

io

me

n'

ho
,

tli

ma

se voi

mi volete cotanto bene


,

ch

non mi

l'aie

\<i

un
il

.servigio

e io far ci che voi vor-

rete? Allora disse

prete

di ci

ehe tu vuogli, e

io

il

far volentieri

La Belcolore

allora disse: egli

mi cone, ae
ri-

viene andar sahaio a Firenze a render lana, che io

ho
voi

filata

e a far racconciare
,

il

filatoio
1'

mio:

mi

prestale cinque lire


la

che so che

avete, io

coglier dall' usuraio


lo scaggiale (3)
rito
j

gonnella mia del perso (a) e


,

da

d delle feste
ci posso

che

io recai a

ma

che vedete che non

andare a santo (4),


donne. + Se ne cignevan

(l)
la

Frenello, una spezie (l'ornamento

ila

fronte.
(a)

Perso,

torta di colore tra'l

purpureo

e'I

nero.
fibbia
.

(5)

Scagliale, scheggiale, cinlura di cuoio con


editori del

Vedi

Dep.

t Gli
do

97 leggono scheggiale;
i

e veramente a questo
il

mo-

si

scrive;

ma

Deputali
si

a'

attrnnero all'ottimo testo

qual ha

sfuggiate, perch cosi

diceva a quo' tempi,

come

ai

vede anche in

lire scritture antiche. Il

Mcnagio

fa

venire questa voce dal Ialino bar-

baro exeorigialis
Ci)

di cuoio.

t Questa voce fu

talora

dagli
falla

antichi

adoperata nel senso


alle

di

chiesa.

Donde

fosse

venula cos

denominazione

chiese,

si

ha

da Vincenzo Dorghini (Disc, della chiesa e vesc. fiorent.

Parlando

egli delle oblazioni,

che

fedeli

p. 4 a 7 ) facevano assai sovente alle

chiese, di una parte de' loro beni e delle loro ricchezze, nota

che non

dalla sola devozione de' laici si

dee credere cagionata cosi pietosa voreligiosa


e'

glia, ma dalla sxnta vita insieme del clero e da una molto mra avuta allora delle chiese; onde con ragione non tanto
vano per l'obbligo collocarle
della

crede-

religione,

quanto

e'

vedevano negli

effetti di

in parte ove elle

venivano ben governate e ben dispensate e


sartia,
il

veramente maneggiate come cosa

qu.il

nome

(soggi tigne) si
.

diede allora per suo proprio dremo ancora in questa stessa

alle chi. se,

che lungamente dur,,

Vedo-

novella santo nel

medesimo senso

ve dice l'autore che'l prete partendosi dalla Belcolore, se ne torn al


santo.

GIORNATA OTTAVA
,

n in niun buon luogo

perch

io

non

1'

ho
.

e io

sempre mai poscia far ci che voi vorrete


il

Rispose
gli
,

prete
;

se

Dio mi dea
credimi
,

il

buono anno

io

non

ho
io

allato

ma
,

che prima che sabato


,

sia

far

che tu

gli avrai

molto volentieri

S
,

disse la

Belcolore

tutti siete cosi


.

gran promettitori

e poscia

non

attenete altrui nulla

Credete voi fare a me, come

voi faceste alla Biliuzza


toio (i)? alla f di

che se n' and col ceterafarete


:

Dio non

che

ella

di-

fi) Il
ilei

Vocabolario
,

alla

V. Ceteratoio

allega

unicamente questo luogo


:

Forse suono di cetera, detto per ischerzo,e come oggi noi diremmo Sonata o Fischiata. Io non so rinvenire una comoda va per combinare i
discorsi del sere e della Belcolore

Decamerone

e ne u un spiegazione dubbiosa dicendo

con ci che

si

dice della Biliuzza,

la

quale se ne va con

la

fiscbiata,e che

pur per ci ne diviene femmina


e poscia
d'

di

mondo. Essere segretamente gran promettitore,


altrui nulla,

non attenere
fischiala, che

come pu

alla

per fine esser cagione

una

suol farsi dalla

moltitudine pubblicamente? Credo che Ceteratoio sia


s

una

storpiatura contadinesca,

come

sor

quelle die pi verso


il

il

prin-

cipio della Novella


tore
:

pone in bocca di Benlivegna del Mazzo

Novella-

per lo pcricolator suo


il

m' ha fatto richiedere per una comparizione del parentorio il giudice del dificio. Il perch, a mio avviso, Ceteratoio qui significa un precetto di sfratto o di comparigione
,

o per debito, o per

altra

cagione che sia.

E
le

pu benissimo un
,

foglio

8 fatto del dificio esser

chiamato cos per

tante eccelere
le

di che soloro,

gliono

legali,

ministri della giustizia


Il

riempiere
alla

scritture

specialmente in sul fine.

Vocabolario stesso

V. Cetera paragr. 2.

osserva; Cetera, o Eccetera con la

prima

E
al

larga

anche nota

d'abbreviatura, che

si

fa da

chi

scrive: e di ci reca

tratto dalla Fiera del Buonarroti, che

appunto riguarda

un esempio un notaio ser


lo

Candido.
dall'

Ma un
dice

esempio, che

fa

anche pi
l\.

mio proposito,

traggo

Arzigogolo commedia del Lasca A.


cos

S. 7.

ser

Alessio

procu-

ratore
1

Arzigogolo

conladino:
il

Non

so io che siete certi


volete? e ben lo sa

ser arrabbiali, che pricolale

mondo quando
il

la

mia Barlola, che e


cosa che

stata pegnorata

dal messere dieci volle con


Ceteratoio del Boccaccio
a

vostri ceteroni. Supposto


la slessa
il

adunque che

sia

Ceterone del Lasca,

me

pare ebe dar

si

possa

questo luogo del Genio novelle una spiegazione un poco

meno

stirac-

NOVELLA
venuta femmina di
ivttc
,

II.

i5
:

e voi andate per essi.

mondo pur per ci Deh disse


,

se voi
il

non
,

gli

prete

non

mi

fare ora andaro infino a casa


,

che vedi che ho


e' e person.i, e
sia

cos ritta le ventura (1) test

che non

forse
e'

quand'

io ci tornassi ci
;

sarebbe chi che

che

impaccerebbe

e io

non
.

so

quando
non

e'
:

mi

si

venga
j

cos

ben

fatto

come
,

ora

Ed
;

ella disse
,

l>ene sta

se
.

voi volete
Il

andar

andate

se

ve ne durate

prete veggeudo che ella

non

era acconcia a far cosa

chi ala che l'altra


lei .i-re
,

non . La Biliuzza

affidala alle

magnfiche promesse
che
le

cjjer puleraai

avviluppata in debili troppo pi gravi


altri

sue forse non erano, o forse in


del detto sere

impacci, dai quali

la

protesione
in

non era valevole


,

svilupparla.

Andata perci

fumo

ogni promessa

ecco

la

Biliuxsa pignorata col ceteratoio, e non avendo


scasata, ridotta
al

con che soddisfare o difendersi, eccola


data alla mala vita.

lastrico,

In questa Novella tacconato,


1

si
il

trovano le due voci contadinesche tatzeato e

le

quali

Varchi

Vocabolaristi reputano di significato


si

perduto. Si crede che sieno termini sinonimi, come


dell edizione

dice

nella

nota

parmense su queste voci. Comecch


altri

sia

quasi impossibile
toscani,

investigarne l'origine, o la fratellanza con

vocaboli

non-

dimeno

possiamo

approssimarci

alla

significazione
di

loro, giovandoci

dell' antotil d

scrittori

intelligenti
si

assai

nostra

lingua.

Nel Pa-

taffio attribuito a

Ser Brunetto

trova questo verso:

Egli mi porta

broncio, e non ha

tatza. L' annotatore spiega cos:


il

Non
di
p.

ha

tav

tu; forse non ha niente. Presso


ozioso, scioperato.
Bertolino ec. sopra
se: che
egli per
il

Boccaccio
nella

si

ha

tazteato per

Gio.
il

Maria

C cechi

Lezione

Maestro

Sonetto del Derni ec. Fir.

i583.
il

5l. scris-

Bambagione da Furl commentando


Pare che

Petrarca dice, che

l'amore verso Madonna Laura, and torneando dattorno un


e

petto

quando
caendo

ec.

il

Cecchi con qucll' andar tatzeando

voglia significare ci che in

altro

modo

si

dice

andar rado, o andar

qua e
tu a

Nella G. 5. N. 1. dice Efigenia: Cintone, che vai

qucsC ora per questo bosco cercando? domanda simile a quella


che andate voi tacconato per questo caldo? Dal che

della Bclcolore:
si

potrebbe probabilmente dedurre che andar saazealo o zacconalo vo-

lesse significare,

andar qua e

scioperato

(i)

Ventura

figuratamente e in senso osceno:

ruccBI membro

virile.

16
che

GIORNATA OTTAVA
gli piacesse
,

se

non a salvum mefac, ed


,

egli vo-

lea fare sine custodia

disse

ecco tu non

mi
,

credi
io
.

che

io te

gli

rechi

acciocch tu ini creda

ti

lascer pegno questo

mio tabarro
viso e disse
il
:

di sbiavato (i)
s
,

La
io

Belcolore lev alto

il

cotesto tabarro,

o che vale egli? Disse

prete:

come, che vale?

voglio che tu sappi che egli di duagio (2) mino


treagio (3), ed hacci di quegli nel popolo nostro
il

in

che

tengon di quattragio (4)

',

non ancora quindici

d che
te
,

mi

cost da Lotto rigattiere delle lire

ben

set-

ed ebbine buon mercato de* soldi ben cinque, per


,

quel che mi dice Buglietto


cos

che

sai
,

che
,

si

conosce (5)

bene di questi panni sbiavati

sie

(6)

disse

(1)

Sbiavato: sbiadato, aggiunto


altri

di color cilestro,

o azzurro, e se-

condo
(2)
ci

azzuolo, cio turchino buio.


in

Duagio, panno che veuiva da Duagium


del

Ialino, ora

Dou,

U
(3)

Brabanle.

Treagio, voce usata in ischerzo per dimostrare una maggior finez->

za del
(4)

panno

di

Duagio detto
di

di sopra.

Quattragio,

maggior finezza ancora.


alla

(5)

f Nota conoscersi per esserne conoscitore,

maniera

de'

Fi

ari-

cesi,
(6)

ebe hanno se connoitre in questo stesso senso.

Salviati. Io

t A questo modo leggono gli editori dei 27 , i Deputati e il cav. non ho osalo qui toccar nulla u pur nella interpunzione;
o! sie? disse la Belcolore.
voci che

ma
la

io leggerei
alle

noto che

contadini del-

Toscana

hanno

1'

accento in fine aggiungono spesso la


si fa

lettera e,

massime in que' luoghi dove


,

qualche posa, dicendo lai,


.

ee, die, soe

tue ecc. in vece di l, , d, so, tu

Cos nella commeinteresse (att. I,

dia del Fagiuoli, intitolata


se. 6)

Un

vero

amore non cura


v- s. siate

Nanni risponde ad Orazio $er,sie,


il

strologo; che ap-

punto

sie usato qui dal Boccaccio.


isl cos

La edizione
al

di

Lucca ha
(

si

e in

due voci disgiunte. Se non

per errore di stampa

del che

mi
non

nasce alcun sospetto dal non vedervi notata


riante del 27'.,
la

pie della pagina la vaeditori

qual sembra che a


),

que' diligentissimi
s

dovrebhe essere sfuggita

sarebbe da leggersi o ?

eh? Questa
eli

lezio-

ne molto mi piacerebbe, perch da quella particola

megli sarebbe
pie-

espressa la maraviglia della Belcolore nell' intendere che era d tal

NOVELLAI!.
la liei col ore
.

17

Se Dio m'aiuti,

io
.

non l'avrei mai


Messer
il

creduto
eli'

ma

datemelo in prima
la balestra
,

lo prete
,

aveva carica

trattosi

tabarro

gliele

diede.

Ed
;

ella,

poich riposto l'ebbe, disse: sere, an,

diancene qua nella capanna


persona
e cos fecero
.

che non
il

vi
,

vien

mai
i

E
,

quivi
,

prete

dandole

pi dolci basciozzi del


di messer

mondo
con

e faccendola parente

Domeneddio

lei

una gran pezza

si

sol-

lazzo

Poscia partitosi

in gonnella, che pareva che

venisse da servire a nozze, se ne torneai santo.

Qtmi

pensando che quanti moccoli ricoglieva in tutto l'anno


d' offerta

non valevan
,

la

meta

di cinque lire, gli paril

ve aver mal fatto


ro
,

e pentessi d' aver lasciato

tabar-

e cominci a pensare in che


.

modo

riaver lo

po-

tesse senza costo

perciocch alquanto era malizio-

setto

s'
,

avvis troppo bene


.

come

dovesse fare a riail

verlo

e veunegli fatto
,

Perciocch

seguente

essendo festa

in casa questa

egli mand un fanciul d' un suo vicino monna Belcolore,emandolla pregando


il

che
tra
,

le piacesse di prestargli

mortaio suo della pie-

che desinava

la

mattina con lui Binguccio dal


,

Poggio e Nuto Buglietti


salsa
l'
.

che

egli voleva
.

far della

La Belcolore
,

gliele
il

mand

come

fu in su

ora del desinare

prete ( 1 ) appost

quando Ben-

gio

il

tabarro

lei

prete. S' gi osservato altrove

che

usasi
Il
1

talora

la

della

particola

nella inlerrngasione

per mapgior enfasi.

medesimo
ailtri

Nanni

nella slea

commedia
i

(alt.

1. se.

4) dice: non e enno

poderi nil
(l)

mondo che

suo eh?
la

lo ho qui ritenuta

lesione delle stampe del

17

e del "]3.
il

Il

Salviali legge e'/ prete,

ma ma

toglie via la e davanti a

chiamato,
Il

che,
la

quanto

alla

costruzione del periodo, torna lo stesso.


i

Mannelli ha
vi

in amhidue
Sconcia

luoghi;

nell'

uno o

nell'altro essa

ridonda e

In antatai

decm. T. IV.

GIORNATA OTTAVA
Mazzo
e la Belcolore manicassero ( i )
, ,

tivegna del

chiamato

il

cherico suo

gli disse
,

togli
il

quel mortaio
sere che
'1

e riportalo alla Belcolore

e di

dice
il

gran
fan-

merc

e che voi gli rimandiate


.

tabarro che

ciullo vi lasci per ricordanza

Il

cherico and a casa


,

della

Belcolore con questo mortaio

e trovolla in.

sieme con Bentivegna a desco (2) che desinavano

Quivi posto gi
prete
.

il

mortaio

fece

1'

ambasciata del
il

La

Belcolore udendosi richiedere


;

tabarro

volle rispondere
se
:

ma

Bentivegna con un mal viso dis-

dunque
,

a Cristo

al sere? fo boto (4) che mi vien voglia di darti un gran sergoztoi

(3) tu ricordanza

zone (5)
nasca
3
,

Va', rendigliel tosto

che canciola (6)

te

e guarda che di cosa che voglia


1'

mai
,

io dico
gli
,

s e' volesse

asino nostro

non eh'
ne

altro
si

non
lev

sia

detto di no

La

Belcolore brontolando
,

e an-

datasene

al

soppidiano (7)
,

trasse

il

tabarro e diel-

lo al cherico

e disse

dirai cosi al sere

da mia parte:

la Belcolore dice
sterete
si

che

fa

prego a Dio che voi non pe,

mai pi
1'

salsa in

suo mortaio
.

non

1'

avete voi

bello onor fatto di questa

Il

cherico se n' and col


.

tabarro e fece

ambasciata
,

al sere

cui

il

prete

ridendo disse

dira'le

quando tu

la vedrai, che, s'ella

(1)

Manicassero

in

isti] villesco

mangiassero
si

(2)
(3)
.

Desco,
Toi per

tavola, e propriamente quella sulla quale


togli

mangia.

molto
toi

della

lingua. Petr.

fuggendo mi

quel ch'io pi bramo,,.

(4)
(5)
l'

Fo

boto, fo volo.
:

Se rgozzone

anche colpo che

si

d nella gola a

man

chiusa al-

ins.
(6) (7)

Canciola: detto

cos per

imprecazione in vece

di

canchero.
che

Soppidiano , soppediano e suppediano spezie


si

di cassa bassa,

anticamente

teneva intorno

a' lutti

NOVELLAI!.
non
che
ci

19
a
lui
il

prestcrrh

il

mortaio

io noti prestcrr
.

pestello; vada l'ini per l'altro


la

Denti veglia
,

si

credeva
egli
1'

moglie quelle parole dicesse


e non
se ne cur
,
.

perch

a-

veva garrito,
in iscrezio
;i

Ma la Belcolorc venne
il

(1) col sere


:

e tennegli favella (a) insino


prete di

vendemmia

poscia avendola minacciata


di

farnela andare in bocca


bella paura entro (3) col

Lucifera maggiore, per


le

mosto e con
,

castagne cal-

de

si

rappattum con
.

lui

e pi

volte insieme fecer

poi gozzoviglia
fece
il

in iscambio delle cinque lire le


il

prete rincartare
,

ccmbal suo e appiccarvi un


.

souagliuzzo

ed

ella

fu contenta

(1) (3)
(.">

Screzio: cruccio, discordi. Vedi iDep.

Tenere favella

restar di parlare ad alcuno per isdegno,"


(

f Parve

a'

Deputati

Annoi, pag. 70
io

che

la

particella entro sia

qui puramente riempitiva; ma


derivala dal Ialino inter
.

credo piuttosto die vaglia


il

tra e sia

Usolla in questo senso

Hocc. anclie nell'A-

morosa visione cant. 6

dove disse

Ed

entro P altre cose eh'


Allora filimi,
.

ivi

scorie

11

...

..,.. fu di' a sesta

(*) I

Un

cerchio
il

si

rcovca

('):

Deputati, come dice


la

Sig.

Colombo, supposero che


riempitiva
:

in

questo
cre-

luogo

particella

entro

sia

puramente

ma

egli

de piuttosto che vsglia tra, e ne reca un esempio


rosa Visione, ove essa
col Sig.

tratto

dall'Amo-

ha l'indicato valore. Io son d'accordo in parie


che polrehbesi
fare

Colombo:

e solo aggiugnerei

una

leggeris-

sima routasione leggendo cosi; per bella paura, e'n tra col mosto a

con

le

castagne calde

si

rappattum con lui

ec. ed

usando

la

par-

ticella tra in
(Vi

quel modo, che suol chiamarsi per divisione, di

cui son

queliti gli

esempi. G. 3. N.

I. 's

che ira per

runa

cosa e per
io.

altra io

non

vi volli star pru, e

sonimene venuto. E G. 3. N.
atti il

La

giovane

tra

eon parole e con


o
della

mostr loro.

ma

il

vero

che io cangio

la lettera

voce entro nella lettera n,

si falli

cangiamenti non son gi sensa esempio esiandio nel Testo Mannelli.


Nella N. 8. della G. IO.
e
il

si

trova nel testo detto altro nel

primo caso;

Sig.

Colombo, T.

3. p.

391.

ci

dice

c'ie:

gli editori del

37 ,aue' del

ao

GIORNATA OTTAVA

NOVELLA

III.

Calandrino, Bruno e Buffalmacco gi per lo

Mu-

gnone vanno cercando di trovar

l'clitropia (i),

e Calandrino se la crede aver trovata: tornasi

a casa carico di pietre : la moglie il proverbia , 3 ed egli turbato la batte, e a suoi compagni racconta ci che
essi

sanno meglio di

lui.

Fiinita la novella
ne avevano tanto
Elisa
riso
,

di Panfilo

della quale le
,

Donri-

che ancor ridono


.

la

Reina ad

commise che
.

seguitasse

La

quale ancora

dendo incominci
egli

Io non so

piacevoli

Donne

se

mi

si

verr fatto di farvi con una mia novelletta,


,

non men vera che piacevole


ha
fatto Panfilo

tanto ridere

quanto
;

con

la

sua

ma io me

ne ingegner

75, ed
si

il

Salviati leggono conformemente aliti; laonde

da creder-

che

altro

nelV ottimo testo sia error del copista.


del

se quella lettera

o quivi error del copista, esser pu error


altres.

copista in questo luogo

Un

error di penna molto maggiore che questo


essere

non

pare al
7. p.

Si.

Colombo

manifestamente uella G. 8. N. 9. T.

202.
.

ove dal Mannelli stato scritto sciocchezze in luogo di sciocche


jioi

Se

fo precedere la particella tra dall'altra particella in, stimo

che non

me

ne sar fatto rimprovero, sapendosi per ognuno che non fuori del
della lingua

huon uso
posto

che questa particola accompagni quella preceden-

dola, senza che per la tela del discorso vi sia necessaria. Il Boccaccio
lia
il

rappatturaamento

della Belcolore nel

tempo

della

vendemmia

forse perch nelle

campagne

f>ir si

solevano allora ritrovati di gozzoviglia


ha.

e d'allegria. Cos Lorenzo de' Medici nella Nencia Stanza 47-

detto:

Or se Or

tu

mi

vuoi bene, or su Ja tosto


i

che ne viene

castagnacci, e

il

mosto,

E
(1)

nella Stanza 17.

Aval che viene


Eutropia,

il

mosto, e

castagnacci. FIACCHI.

pietra simile allo smeraldo, macchiala di rosso.

NOVELLA III.
Nella nostra citta
,

la

qual sempre di varie maniere

e di nuove genti
,

.stata

abbondevole
,

fu,

ancora non
,

gran tempo un dipintore

chiamato Calandrino
,

uom

semplice e di nuovi costumi


altri

il

quale

il

pi del
1'

tempo condite
Bruno
to
,

dipintori usava, chiamati

un

1'

altro Buffalmacco,

uomini sollazzevoli mol.

ma

per altro ( i ) avveduti e sagaci

Li quali con

Calandrino usavano, perciocch de' modi suoi e della


sua simplicit sovente gran festa prendevano
.

Era

si-

milmente

allora in

Firenze un giovane di maravi-

gliosa piacevolezza in ciascuna cosa

che far voleva


:

astuto e avvcnevole

chiamato Maso del Saggio

il

quale udendo alcune cose della simplicilh di Calandrino, propose di Voler prender diletto de'
col fargli
fatti

suoi

alcuna bella o fargli credere alcuna nuova

cosa
di
s.

per avventura trovandolo un di nella chiesa


,

Giovanni

e vedendolo stare attento a riguardar

le dipinture e g' intagli del

tabernacolo,
,

il

quale

sopra

1'

altare della
,

detta chiesa

non molto tempo un suo compagno


s'

di\ anti postovi


alla

pens essergli dato luogo (a) e tempo


:

sua intenzione

e informato
,

di ci che fare intendeva

insieme
;

accostarono l

dove Calandrino solo

si

sedeva

e faccendo vista di

non vederlo

insieme cominciarono a ragionare delle

virt di diverse pietre, delle quali

mente parlava
lapidario
.

come

se stato fosse

Maso cos efficaceun solenne e gran

A' quali ragionamenti Calandrino posto

(t)

Per

altro usa

il

Bocc. in quel modo stesso eh: oggi noi pi

vol-

garmente diciamo nel resto.


(2)

Dato luogo,

cio data comodit.

Di sopra nel

fine della

VII.

giorn.,, Alti ragionamenti dilettevoli


lutto contrario a questo.

demmo

luogo,, che in significalo

zi
orecchie
,

GIORNATA OTTAVA
e

dopo alquanto
,

levatosi
si
il

in

pi

sentendo
.

che non era credenza (i)


che forte piacque a Maso
parole
,

congiunse con loro


quale seguendo
le

Il

sue

fu da

Calandrili
si

domandato
.

dove

queste

pietre cos virtuose

trovassero
,

Maso

rispose che le
in

pi

si

trovavano in Berlinzone
si

terra de' Baschi,


,

una contrada che


quale
si

legano le

chiamava Bengodi (2) nella e avevasi vigne con le salsicce


,

un' oca a denaio e

un papero

giunta

ed eravi una

montagna
sopra
la

tutta di

formaggio parmigiano grattugiato,

quale stavan genti che niuna altra cosa face,

van

che fare maccheroni e raviuoli


,

e cuocergli in

brodo di capponi

e poi gli gittavan quindi gi,


,

chi pi ne pigliava

pi se n' aveva
,

e ivi presso cor-

reva

uno lumicel
si

di vernaccia

della

migliore che

mai
che
so
:

bevve

senza avervi entro gocciol d' acqua.


,

O,
,

disse Calandrino
si

cotesto

buon paese
tutti

ma dimmi

fa de'

capponi che cuocou coloro? Rispose Mai

mangiansegli
:

Baschi

Disse allora Calanrispose


;

drino
vi fu'

fostivi tu
si vi

mai ? a cui Maso

di tu se io

mai?

sono stato cosi una volta come mille.


:

Disse allora Calandrino


rispose
:

e quante miglia ci ha?


,

Maso
notte

haccene pi di millanta
:

che

tutta

canta
l
le

Disse Calandrino
.

dunque dee
,

egli essere
,

pi

che Abruzzi
(3)
.

S bene

rispose
,

Maso

si

cavel-

Calandrino semplice

veggendo Maso dir


ridere, quella

queste parole con

un

viso

fermo e senza

(1)

Non

era credenza, cio non era cosa secreta


,

tra loro.

Cos dir

tener credenza
(2)

per tener secreto


tutti qnesti

Bengodi:

nomi, che mentova qui Maso


il

del Saggio,

uomo
(3)

astuto, sono figurati per beffare

semplici

Calandrino.

Cavelle; voce usata bassamente, e vale qualche cosa; piccola


coyelle, voce romagnuola
.

cosa

., , .

NOVELLA HI.
iole vi dava
iii.iiiil'ist.i
,

al
verit e pi

cho dar
eoli
1'

si

pu a qualunque

<

aveva per vere, e disse: troppoci


;

e di lutici

a' falli

miri

ma

se pi presso ci fosse

ben

ti

dico che io vi verrei una volta con esso teco pur


il

per veder fare

tomo (1)
.

a quei

maccheroni
,

e torie tu
,

menc una

satolla (>)

Ma dimmi
se

che

lieto

in queste contrade

non
?

ne truova ninna di queste

pietre eosl virtuose

cui

Maso

rispose

due ma-

niere di pietre ci

si

truovano di grandissima virt


Setti gnano

L' una sono


])ci
\
ii

macigni da
,

e da Montisci
fatti, se

i de' quali
;

quando son macine


si

ne fa
,

farina

e perci

dice egli in quegli paesi di la


,

che da Dio vengono


cine
.

le grazie

e da Montisci le
si

ma-

Ma
,

ecci di questi macigni

gran quantit, che


loro gli sme-

appo noi
raldi

e poco prezzala

come appo

de' quali v' ha maggior


,

montagne che Monte


,

morello

che rilucon di mezza notte

vatli

con Dio

E sappi che
in anella
,

chi facesse le macine belle e fatte legare


elle si l'orassero
.
,

prima che

e portassele al
si

soklano
pietra
,

u'

avrebbe ci che volesse


noi
altri

L' altra

una

la (piale

lapidarli
;

appelliamo

elitro-

pia

pietra di troppo gran virt


la

perciocch qualun,

que persona

porta sopra di s

mentre

la tiene
.

non

e da alcuna altra persona veduto


:

dove non (3)


j

Allora Calandrili disse


questa seconda dove
Fare
si

gran virt son queste

ma
,

truova?

cui

Maso

rispose

(i)

il

tomo, cio ridere; mi non ogni cader fti/ure iltomo,


ai

mi

solo

quando

cade rotolando come d'un monte.

Onde
far

I'

Ariosto di
ilto-

quei che caggiono dalla ruota della Fortuna disse,,

cadendo

mo.,,
(a)

Satolla; tanta qnantit di cibo che

satolli.

(3)

Non
la

veduto dove non ; questo

modo

scherzevole del Saggio

mostra

notisi che aveva della stottiata di Calandrino, e se n' adusa

14

GIORNATA OTTAVA
.

che nel Mugnone se ne solevan trovare


landrino
colore
sezze
;
:

Disse Ca?

di che grossezza questa pietra

o che

il

suo

Rispose Maso

ella

di varie gros-

che alcuna n' pi e alcuna

meno

ma

tutte

son di colore quasi

come nero
da Maso
$

Calandrino avendo

tutte queste cose seco notate, fatto altro a fare


,

sembiante d' avere

si

part

e seco propose di voler

cercare di questa pietra


fare senza saputa di

ma
.

diliber di

non volerlo
,

spezialissimamente
di costoro
,

Bruuo amava

e di Buffalmacco

li

quali

Diessi

adunque
,

a cercar
al-

acciocch senza indugio


n' andassero a cercare
,

prima che
il
.

cuno

altro

e tutto

rimaUlti,

nente di quella mattina consum iu cercargli

mamente

essendo gi
essi

l'

ora della nona passata

ri-

cordandosi egli che

lavoravano nel monistero delle


il

donne di Faenza
simo
n'
,

quantunque

caldo fosse grandis-

lasciata ogni altra sua faccenda, quasi


,

correndo

and a costoro
,

e chiamatigli

cos disse loro:


,

com-

pagni

quando voi
i

vogliate credermi

noi possiamo
,

divenire
io
si

pi ricchi uomini di Firenze

perciocch

ho

inteso

da

uomo degno
,

di fede
la

che in Mugnone
porta sopra
,

truova una pietra

la

qual chi
:

non
paraltra
la

veduto da niun' altra persoua

per che a
,

me
.

rebbe che noi senza alcuno indugio


persona
v'

prima che

andasse

v'
,

andassimo a cercare
io la

Noi
',

troveremo per certo


vata che noi
1'

perciocch
,

conosco

e tro,

avremo

che avrem noi a fare altro se

non mettercela
de' cambiatori
,

nella scarsella e andare alle tavole


le quali sapete
,

che stanno sempre ca-

riche di grossi e di fiorini

e torcene quanti noi ne

vorremo

niuno
,

ci

vedr

e cos potremo arricchire


'1

subitamente

senza avere tutto

d a schiccherare le

NOVELLA
mura
re, e

III.
.

modo che
1'

fa la

lumaca

Bruno e Buffalmacco
a ridevi

udendo

costui, fra so

medesimi cominciarono
1'

guatando

un verso

altro fecer sembianti di


il

maravigliarsi forte, e lodarono

consiglio di Calan-

drino;
avesse

ma domand
.

Bulialuiacco
,

come

questa pietra
,

nome A Calandrino che era di grossa pasta era gi il nome uscito di mente ; per che egli rispose: che abbia m noi a far del nome poich noi sappiam
,

irt

A me
.

parrebbe che noi andassimo a cercar,

senza sur pi
ta ? Calandrili

Or ben
dine
:
:

disse

Bruno come
,

ella fat-

eyli

ne son d'ogni

fatta

,ma

tut-

te

son quasi nere

per che a

me
;

pare che noi abbia-

mo a

ricogliere tutte quelle


ci

che noi vedrem nere, tanto


e perci
:

che noi

abbattiamo ad
,

essa

non perdiaor
t'

mo tempo ta. E volto


ora da ci
,

andiamo

A cui
,

Bruii disse
:

aspet-

a Buffalmacco
;

disse

me

pare che Ca-

landrino dica bene

ma non mi
il

pare che questa sia

perciocch

sole alto e

d per lo Mugno,

ne enU'o ed ha
paion
tina.,

tutte le pietre rasciutte

per che
la

tali

test

bianche delle pietre che vi sono, che


il

mat-

anzi che

sole

l'

abbia rasciutte, paion nerej e ol-

tre a ci

molta gente per diverse cagioni oggi, che di

di lavorare,

perloMugnone, li quali (i) vedendoci si potrebbono indovinare quello che noi andassimo fac,

cendo
le
1'

e forse farlo essi altres


a loro, e noi
.

e potrebbe venire alil

mani

avremmo perduto
pare
,

trotto
,

per che

anibiadura (a)

A me
li

se pare a voi

(i)

t Nola molla gente

quali, doppia discordanti gramaticale, di

genere e di numero; e tuttavia non hvi errore, perciocch li quali concorda con uomini che l'autore ha nel pensiero ed accenna con la toc* gente
(a)

Ambiadura

ambio: andatura

di cavallo, aaino, o

mulo a

patti

a6
questa
sia

GIORNATA OTTAVA
opera da dover fare da mattina
le
,

che

si

co-

noscon meglio

nere dalle bianche

e in d di festa,
.

che non
lod
il

vi sar persona

che
,

ci

vegga

Buffalmacco
vi
s'

consiglio di

Bruno e Calandrino

accord,
tutti

e ordinarono che

la

domenica mattina vegnente


;

e tre fossero insieme a cercar di questa pietra

ma sonon

pra ogni

altra cosa gli

preg Calandrino

che

essi

dovesser questa cosa con persona del


re
,

mondo

ragiona.

E
la

perciocch a lui era stata posta in credenza (2) ragionato questo , disse loro ci che udito avea delcontrada di Bengodi
. ,

con saramenti affermando che


,

cosi era

Partito Calandrino da loro


,

essi

quello

che

intorno a questo avessero a fare

ordinarono fra s
la

medesimi. Calandrino con desiderio aspett


nica mattina
.

Domesi

La qual venuta
i
,

in sul far del di


la

le-

e chiamati
,

compagni per
discesi
,

porta a san Gallo

usciti

nel

Mugnon

cominciarono ad andare
.

in gi della pietra cercando

Calandrino andava
,

come pi
or
si

volonteroso, avanti
,

e prestamente or

qua e
,

saltando
,

dovunque alcuna
,

pietra nera vedeva


si

gittava

e quella ricogliendo

metteva in seno
e quan-

compagni andavano appresso,


altra

quando una

do un'

ne ricoglievano
,

ma
il

Calandrino non fu

guari di via andato

che

egli

seno se n' ebbe pieno:


,

per che alzandosi

gheroni (2) della gonnella

che

al-

corli e veloci, mossi in contrattempo.

questa tale andatura


il

si

dice

anche portatile e traino


cio

Avremmo

perduto

trotto

per V ambiadura,
volerlo procurare

perderemmo quello che potevamo conseguire, per


tolta la

con modi straordinari:

metafora da' cavalli,

a'

quali si

pu

mal;.-

mente dar l'ambio contro


il

la lor

natura, senza tor loro l'andar naturale;


il

che
(1)

si

dice ancora perdere o lasciare


in

tratto per

V ambio

Ecco pur posta

credenza per detta


si

di segreto.

(a)

Gherone: pezzo che

mette

alle vesti

per giunta o supplemento

NOVELLA
la

IH.

nalda ( x ) non ora, e facccndo di


alla

quegli ampio grem-

bo, bene avendogli


parto
,

coreggia attaccali d'ogni


,

non dopo molto

gli cinjii.'-

| in

ailito

do-

pi) ;il(|iianto

spazio, fatto del mantello

grembo,

(inol-

io di pietre

empie. Per che veggendo Buffai macco

e Bruno, che Calandrino era carico e l'ora del


giare
se
s*

man-

avvicinava
i

secondo

1'

ordine da so posto, dis-

Bruno

Buffalmacco: Calandrino dove e? Buffali\


i

macco, clic
l'i.

presso sei vedeva, volgendosi intorno e or

e or la riguardando, rispose: io
fa

non

so,

ma

egli era

par poco
fa

qui dinanzi da noi. Disse Bruno: bench

poco (a), a

me

pare egli esc e" certo che egli ora


si

(spesialmrnte nel fondo, per farle pi larghe), e ancora


alcuna parte del vestimento.
(i)

prende per

Alla nitida

foggia di vestire inventata forse

da qualche persona

di casa Naldi.
(a)

Doveva

essere

una

sorte di vestito stretto.


tutte le
,

Io leggo ben

che in quasi
(

stampe.

Il Salviali

H*gTi

Avvertimenti della lingua


antichi testi

t.

I.

cap.

8) afferma che

in

tulli gli

bench,

la

qual cosa
si

egli

attrihuisce alla ortografa con-

fusa di que'tempi, e vuole che

legga ben eh' in tre distinte

parole,
; e

segnando,
oggi ugne

die' egli,

V apostrofo sopra f h

r accento grave sopra T

che cos a questo luogo si rende

il

proprio senso , che pri ma non


le

l'intendeva.

Ma se in

quelle parole fa poco,

quali

vengono appresso,

la

voce fa, siccome avverte egli slesso, significa


esiandio
sopra
quell'altra spiccala da
il

e,
la

come mai pu sveni luogo


quale, per esservisi segnato

bench,

l'accento grave, ha
la

medesimo

significato ancor essa? Sostitu-

endosi

voce
egli
'

alla

voce fa, di egual valore in questo luogo, non se


Arri
eli

ne avrrhhe
piuttosto
e',

con manifesto assurdo


il

poco? Sarehhe
il

stato

da porvi
ci

segno

dell'

apostrofo, per averne


il

riempitivo
edizione

che non

starebbe male; e cos fece


io

Ciccarelli nella

del

1718.
nella a

Ma

sono del parer del Dionisi che meglio


che trovasi ne* che ne
risulti
testi

sia lasciarci

benil

ch

stessa guisa

antichi

Che che ne

dica

Salviati,

me sembra

un senso

assai naturale.

Bruno

domanda Buffalmacco: Calandrino dov' f Buffalmacco risponde: in non so, ma era pur poco fa qui dinanii da noi e Bruno ripiglia ben: :

ch fa poco, o
noi), a
(*)

sta

bench poco

intendi ch'egli era qui dinanzi da


(*)

me

pare esser certo eh* egli ora a casa a desinare


s fatta

Consacrando

spiegasene, essa non mi pare molto adattabile

28

GIORNATA OTTAVA
,

a casa a desinare

e noi

ha

lasciati

nel farnetico d' an-

dar cercando
alla localit,

le pietre

nere gi per lo
il

Mugnone
il

Deh

ove

si

suppone essere
sia passalo

fatto

accaduto. Bench
citt,

Magnolie
che

antichissimamenle

per dove ora


il

pure

egli certo

nei tempi del Boccaccio teneva sente: e l'avere


il

medesimo corso ch'esso


la

tiene al pre-

novellatore

menzionata
si

porta a san Gallo

pu

servir di conferma. Nella novella

dice che Caladrino in sul far del


la porta

d si levo, e chiamati

compagni , per

a san Gallo
fiume

usciti,

nel

Mugnone

discesi,

cominciarono ad andare in gi della pietra


lo

cercando.

se

cominciarono ad andare in gi per


i

di
la

huon
bur-

mattino, quando
Ja,

compagni s'avvisarono

di fare a

Calandrino

perch

Fora del mangiare s' avvicinava , dovean pure


lo

aver percorso

qualche tratto del fiume. Per

che riunendo insieme

lo spazio

da per-

correre tornando indietro nel fiume, quello che dal fiume alla porta, e

quello che corre dalla porta


Lei tratto di strada da
ti.

al

Canto

alla

macina,

si

viene a fare
in

non

potersi divorare

n pure
il

a corsa

un momen-

Orpare

me

che se Brunoavesse approvalo


ivi

detto di Buffalmacco,
egli gi era a

che Calandrino era

poco

fa

e poi avesse creduto eh'

casa a desinare, egli avrebbe pensato assai scioccamente; quasi che in

quel piccolo tempo che


fosse

si

suol dare
a casa
della

all'

espression
al

poco

fa, Calandrino
alla

volato dal
soddisfatto
il

Mugnone
adunque

sua, che era

Can'o

macina.
tentato di

Poco

spiegazione surriferita, ho

volgere
cos:

sentimento in differente maniera. Comincio dal punteggiare

Disse Bruno: ben : che fa poco? a

me par e

egli esser certo che


a

egli

ora a casa a desinare. Quella voce ben o bene

me

par detta

ironicamente, come usiamo anche oggigiorno, che quando ascolliamo


dire da alcuno qualche solenne sproposito; diciamo '.bene o benissimo

Per esempio: P. Voi

vi siete alzato dal letto

poco

fa.

B. Benissimo: che

poco fa? o, come poco fa?

io

credo d'essermi alzato ptiina di voi.

Quedel

sto discorso naturalissimo secondo l'uso

comune. In Calandrino
disse

porco G. 8. N. 6. T. 7. p. log. avendo detto Buffalmacco di voler fare

r esperienza del pane e del formaggio, S


con pane e con formaggio a certi
ve quel S, ben farai dello con

Bruno, ben farai


ha dattorno.
D'odi

gentilotti che ci
la stessa

ironia, che

ho supposta

sopra. Nelle commedie fiorentine del Sec.

XVI.
un
alla
il

si

trova spesso che

quando un personaggio udiva


spondeva: mi piace.

dir da

un

altro

grosso farfallone, ridel

nell'Introduzione

prima Cena

Lasca

avendo uno dei giovani detto nel mostrare

Decaraerone: Queste so,

no

le favole di

messer Giovanni Boccaccio

anzi di san Giovanni

Boccadoro:
sogghign
.

bene, rispose, un'altra di loro: santo

mi piacque,

FIACCHI

NOVELLA
come
egli

III.

aa
Buffalmacco
,

ha ben

fatto

disse allora
,

d' asi

verci beffati e lasciati qui

poscia che noi


!

fummo

sciocchi che noi


stato
si

gli

credemmo
<-s.se

Sappi

chi sarebb

stolto

che

a\

creduto che in
,

Mugnone
altri

si
?

dovesse trovare una cos virtuosa pietra

che noi

Calandrino queste parole udendo, imagi n che quella


pietra alle

mari
,

foaw venata; e che per


,

la

virt

d' essa coloro

ancor che lor fosse presente


oltre

noi vedes-

sero. Lieto

adunque

modo

di tal ventura, senza


;

dir loro alcuna cosa, pens di tornarsi a casa


i

e volti
ci

passi indietro

se

ne cominci a venire

Vedendo

Buffalmacco, disse a Bruno: noi che faremo? che

non ce ne andiam noi


nc,

cui

Bruno

rispose: andian-

ma

io giuro a

Dio che mai Calandrino non


io gli fossi presso,

me
ciot-

ne far pi ninna; e se
sono tutta mattina
,

come stato

io gli darei tale


,

(i) di questo

to (a) nelle calcagna

che
:

egli si
il

ricorderebbe forse
1'

un mese
e
'1

di questa beffa

dir le parole e

aprirsi

dar del ciotto nel calcagno a Calandrino fu tutto


il

uno. Calandrino sentendo


cominci a
soffiare
,

duolo, lev alto


si

il

pie e
.

ma

pur

tacque, e and oltre


de' ciottoli

Iiiilalinacco, recatosi in

mano uno
:

che
,

raccolti atea

disse a

Bruno

deh vedi bel

ciottolo
;

cos giugnesse egli test nelle reni a Calandrino sciato

e la-

andare

gli

dio con esso nelle reni

una gran
con una paintino alla

percossa.

in breve (3) in cotal guisa or

rola e or con un' altra su per lo

Mugnone

(l)

Tale per talmente mollo spesso


nr
il

lisse

il

Bocc, e talmente n

il

1W e.
(3)

Petr.

non

ltssrr

mai.

(a) Ciotto, ciottolo, sasso.

In

hrie\'c

usa spesso

il

Bocc., cos posto, per quello che opg> p

tulgui lincile diciamo in

somma

e finalmente.

.,

3o

GIORNATA OTTAVA
il

porta a san Gallo

vennero lapidando
,

Quindi in
,

terra gittate le pietre

che ricolte aveano


si

alquanto

con

le guardie de' gabellieri

ristettero
-vista

le quali pri-

ma

da loro informate

faccendo

di

non vedere,
risa

lasciarono andar Calandrino con le maggior

del

mondo
sua
,

Il

quale

senza arrestarsi
al

se

ne venne a casa
.

la

quale era vicina

canto alla Macina


,

in

tanto fu la fortuna piacevole alla beffa

che

mentre
,

Calandrino per lo fiume ne venne e poi per


niuna persona
scontrasse
,

la citt

gli

fece motto,

come che pochi ne

perciocch quasi a desinare era ciascuno

Entrossene adunque Calandrino cosi carico in casa sua.

Era per avventura

la
,

moglie di lui

la

quale ebbe no-

me monna Tessa
della scala
ra
,

bella e valente

donna

in

e alquanto turbata della sua lunga

capo dimo-

veggendol venire, cominci proverbiando a dire;


,

mai

frate

il

diavol

ti ci

reca

ogni gente ha gi de.

sinato

quando tu
,

torni a desinare

Il

che udendo Ca,

landrino

veggendo che veduto era


:

pieno di cruc-

cio e di dolore cominci a dire

oim malvagia fem:

mina
di

eri

tu cost

tu
.

m' hai

diserto (i)

ma

in f

Dio

io te

ne pagher

salito in

una sua

saletta

e quivi scaricate le molte pietre che recate avea, niquitoso (i) corse verso la moglie
la si gitt a' piedi, e quivi
,

e presala per le trecce,


egli pot

quanto

menar

le

braccia

e'

piedi

tanto le die per tutta la persona pulasciarle in

gna e calci, senza

capo capello o osso ad,

dosso, che macero non

fosse

(3)

niuna cosa valendo

(1)
(2)
(3)

Diserto, rovinato.

Nequitoso, irato.

f L'ottimo

testo

ha : quanto
la

egli

pot

menar

le braccia e' piedi,

tanto le die per tutta

persona pugna e calci, senza lasciarle iu ca-

NOVELLA
le
il

III.
.

3i
Buffalraac

chieder merco con le mani in croce


,

co e Bruno
p
capello

poich co' guardiani della porta ebbero


De-

o omo addosso, che macero non (bue, le diede : e

putali

ri assicurano (pag.

migliori libri; dal


cio.

167) che coti si legge anche ne* due altri che apparisce non altramente avereacrillo il Boccacegli
(

Ben
la

chiaro eh'

siccome osservano

medesimi
I'

aeriate

le

diede

seconda volta per non essersi avveduto che


il

avea gi scritto

prima; e per
pertanto
il

tolsero via gli editori del

37. Di parere diverso non


di
il

Dionisi. Egli slima


;

che in vece

diede

si

dehha leggere

diece e
,,

soltintriiilcrri volte

soggiugnendo che

Boccaccio,, nelP rspri-

uh

re la

misera dal bestiale


le

prese forse di mira

parole di
le

manto malconcia, Dante (lnf.


sue opere
hit-ce

pii

d'una

volta e di due,
)

XXV,
forse

3l

Onde

cessar
la

Sotto

matta d'Krcolc, che

Gliene die cento, e non sentile diece.

Ma

questo non olir che pura

purissima congettura
a

e non havvi n
la

pun- un testo che io mi sappia, nslampato n


(*)
Il
i

mano, che

avvalori (*).

Mannelli

scrisse in

margine: Ecci troppo quel Diede: quei dei


il

37

Deputati nelle loro stampe tolsero via qinsta voce, e cos fece

Salviati.

Aggiugnero che
di essa

due codici magliahechiani primo e secondo

mancano non che


non foste, anti
il

voce,
lascia

ma

dell'altre antecedenti
le altre

che

macero
il

secondo

pure

o osso

addosso, e
Il

ter-

zo pone gli diede,


pare che
i

ma non

ha, che

macero non fosse.

perch a
si

me

cottici

raaglialx-chiani
sa da fare

treno in questo

luogo

fattamente

imbrogliati, che

non

alcun capitale di essi, e l'opinione del

Dionisi

si

riduce a pura purissima congettura.

cos la lesione dei testi migliori

abbandonata,
di

A me dispiace ma pure appena


uomini
.

che

resti

ch'io

ardiscs

oppormi

ai

pensamenti
d'

tanti grand'

Dir pertanto
il

l'avtiso

mio senta pretender

apporvi alcuna importante. Io pongo


d'

periodo del Boccaccio con una sola variet

interpunzione, come qui

appresso: niquitoso corse verso la moglie, e presala per le trecce, la


si gitl a"

piedi, e quivi quanto egli pot

menar

le

traccia

e'

piedi,

tanto le die per tutta la persona: pugna e calci , senta lasciarle in

capo capello o osso addosso die macero non Josse , le diede

ec. Il

veri dare usitalissirao nella significazione di percuotere, e |*rci


le die

per

tutta la
di

persona vuol dire

la

percosse per tutta

la

persona,

n v' bisogno
bo
il

andare a cercare

pugna

e calci per dare ad esso veril

quarto caso. Si prenda in considerazione

seguente

petiodo,

tratto dal volga rista mento del

Dialogo di S. Gregorio, ottimo testo a


car.

penna pucciano
piccato

scritto nel

1578.

95.

il

detto vassoio

ani ap-

istette in

quello luogo per molti

anni dinanzi agli occhi di

3a

GIORNATA OTTAVA
,

alquanto riso, con lento passo cominciarono alquanto


lontani a seguitar Calandrino
scio di lui
,

e giunti a pie dell'

li-

sentirono la fiera battitura la quale alla


,

moglie dava
il

e faccendo vista di giungere pure allora,


.

chiamarono
si

Calandrino tutto sudato

rosso ed af-

fannato

fece alla finestra e preggli che suso a lui do.

vessero andare

Essi mostrandosi alquanto turbati, an-

daron suso
de' canti la

e videro la sala piena di pietre e nell'


scapigliata
,

un

donna

stracciata

tutta livida

te

e rotta nel viso dolorosamente piagnere, e d* altra parCalandrino scinto e ansando , a guisa d' uom lasso
,
.

sedersi

Dove

come alquanto ebbero


,

riguardato
,

dissero

che questo

Calandrino
pietre?

vuoi tu murare

che ni veggiamo qui tante


soggiunsero: e

Ed
e*

oltre a questo

monna Tessa che

ha?

par che tu l'ab-

bi battuta

che novelle son queste? Calandrino faticato

dal peso delle pietre e dalla rabbia con la quale la

donna

aveva battuta, e del dolore della ventura


duta
tutti:

la

quale per-

gli

pareva avere, non poteva raccogliere lo spirito


Longoba
a

insino a questi tempi de

rdi pendette appiccato sopra

alla porla della della chiesa. Pare

me

che

il

periodo iti Dialogo

molto

sia somigliatile al
i

periodo del^Decamerone.
i

Calandrino appar-

tengono
slelle, e

due verbi

le die, le diede; al vassoio

due verbi appiccalo

pendette appiccalo.
il

se

due punti bastano per render chiail

ro e distinto

periodo del Dialogo, essi dovrebbcn potere


al

medesimo

servigio prestare

periodo del Decamerone.

Il

volgarizzamento puc-

ciano del Dialogo

di S.

Gregorio molto differente dallo stampato in


notato nella prefazione
al

Roma

nel

1764 come ho
Il
.

Trattato di

Tullio

dell'amicizia.

passo da

me

recato a pag.

68

dell'edizione
si

romana,

ma
e

vario assai

Nel vedere che nella detta edizione


il

legge: e insino

questi tempi,

mi nasce
tali

pensiero che

si

potrebbe pur leggere: e


falle eziandio
i

a pugna

calci; perciocch

minute variazioni hanno


si

Deputatesti

ti,

ed

altri,

senza che

possa dire alterala

la

buona lezione

dei
a

penna. Nella Novella d'Arriguccio un luogo alquanto simile


di Calandrino:

questo

quanto egli pot menare

le

mani

e'

piedi tante

pugna

tanti calci le diede. Fiacchi.

NOVELLA
|

III.
ci.-

formare intera

la

parola alla risposta. IVr

>o|n.i-

tando, Un Hai macco rincominci: Calandrino, se


avevi altra ira
hai
:

tu

non

ci

dovevi straziare

come

fiuto

qb

poi condotti ci avesti a cercar teco della pie-

tra preziosa, senza dirci a

Dio n

a diavolo, a guisa di
,

due Lecconi nel Mugnon

ci lasciasti
:

e venistitenc

il

che noi abbiamo forte per male


fia la

ma
.

per certo questa

sezzaia (i) che tu ci farai

mai

queste parole
vi tur.

Calandrino sforzandosi rispose: compagni, non


bate
,

T opera

sta ni tra menti

che voi non pensate


:

Io

m< Miniato avea quella pietra trovata


se io 'lieo
il

e volete udire

vero
l'

quando
altro
,

voi

primieramente di
presso a

n
di

domandaste
lice

un

1'

io v' era

men

e braccia

e veggendo che voi ve ne venavale e


,

non mi vedavate

v' entrai innanzi

e continuamente
.

poco innanzi a voi


dosi dall'
<

me

ne son venuto

comincianci

un

de* capi ialino la fine raccont loro

In- essi

fatto e detto

aveano, e mostr loro


conci
gliel'

il

dosso e
,

le

calcagna
i

come

ciotti

avessero

e poi
tutte

ito

e dicovi che entrando alla porta con


,

queste pietre in seno

che voi vedete qui

ninna cosa

mi

fu detta

che sapete quanto esser sogliano spiaceque' guardiani e volere ogni cosa vedere;

voli e noiosi

e oltre a questo e amici


,

ho

travati

per la via pi miei compar


far

li

quali
,

sempre mi soglion

motto e

invi-

tarmi a bere

n alcun fu che parola mi dicesse n


quegli che
,

mezza

come

non mi vedeano. Alla

fine giunto

qui a casa
si

questo diavolo di questa fem-

mina mal. niella mi


perciocch
,

par dinanzi, ed ebbemi veduto;


,

come

voi sapete

le

femmine fanno

per-

ii)

La

settata, rullimi.

DECM. T. IV.

34
der
dire
il

GIORNATA OTTAVA
la virt
il

ad ogni cosa

di

che

io

che mi poteva
,

pi avventurato
;

uom

di Firenze
1'

sono rimaso
tanto

pi sventurato

e per

questo

ho
,

battuta

quant' io ho potuto menar le mani

non

so a quello

che

io

mi tengo che
,

io

non
io
.

le sego le veni
la vidi e

(i)

che
ella

maladetta

sia

Y ora che

prima

quand'
si

mi venne
macco
e

in questa casa
,

raccesosi nell' ira


.

vo-

leva levare

per tornare a batterla da capo


cose

Buffal-

Bruno queste
,

udendo

facevan vista di

maravigliarsi forte

e spesso affermavano quello che

Calandrino diceva

e avevano
;

gran voglia di ridere

che quasi scoppiavano


per battere un'
contro
il

ma

vedendolo furioso levare

altra volta la moglie, levati glisi allo in-

ritennero, dicendo di queste cose niuna colpa


,

aver

la

donna

ma

egli

che sapeva che le femmine

facevano perdere
to

le virt alle cose, e

non le aveva

det-

che
.

ella si

guardasse d'apparirgli innanzi quel giorgli

no

11

quale avvedimento Iddio


la

aveva

tolto

o per-

ciocch

ventura non doveva esser sua o perch egli


i

aveva in animo d' ingannare


li
,

suoi

compagni
,

a'

qua-

come
,

s'
,

avvedeva

d' averla trovata


,

il

doveva pafatica

lesare

dopo molte parole


donna
riconciliata

non senza gran


lui
,

la dolente

con esso

e lascian,

do! malinconoso con la casa piena di pietre

si

para-

rono.

(i)

f Nella stampa

del

27 vene , e pare che, andando


,

dietto alla
nel"

regola, cos

ves->e a stare
si

essendo che(come avverte

il

Salviali)

minor numero

dice vena, e

non v;ne.

Ma

osserva egli

essere questo

uno

da'

ti

orni chiamati eterocliti, cio

che

nella loro declinazione

escono

delle regole ordinarie degli altri

nomi

Ha

esso

una

sola uscita nel

minor

numero, e due

nel

numero

del pi.

35

NOMILA
fi

l\.

proposto di Fiesole

ama una donna vedova

non
vii

i^iace

amato da lei, e cmlt -ritinsi giacer con Iti, con una sua fante, e i fratelli della donna
trovare al vescovo
.

fanno

euula ora Elisa alla

(ine;

della sua novella

non

tema gnu
ont.t.i
,

piacere di tutta la compagnia avendola racla

quando
che

Reina ad Emilia
la

voltatasi, le

mo-

str voler

ella

appresso d'Elisa
cosi cominci.

sua raccontasse.

La qual prestamente
(pianto
i

Valorose Donne,

preti e' frati e ogni cherico sieno sollecitatori

delle menti nostre, in pi novelle dette


ser mostrato;

mi

ricorda es-

ma

perciocch dir non se ne potrebbe


fosse
,

tanto

che ancora pi non ne


5

io oltre a quelle
,

intendo di dirvene una d

un proposto
o no

il

quale mal

grado di tutto
gli volesse
i

il

mondo
il

veleva che una gentil donna


ella
si
.

bene, o volesse
,

La quale
era
il

s
.

co-

me moki savia Come ciascuna


grande,

tratt

come egli
,

degno

di voi sa

Fiesole,

cui poggio noi


citta

possiamo quinci vedere, fu gi antichissima

come che
alla
,

oggi tutta disfatta sia

n perci

mai

cessato che vescovo avuto

non abbia ed ha ancora.


gentil

Quivi vicino

maggior chiesa ebbe gi una


,

donna vedova

chiamata monna Picca rda

un suo pomagfra-

dere con una sua casa non troppo grande; e perciocch


la

pi agiata donna del

mondo non
,

era, quivi la
lei
.

gior parte dell'


telli,

anno dimorava

e cou

due suoi

giovani assai

dabbene e

cortesi

Ora avvenne

36
die
,

GIORNATA OTTAVA
usando questa donna
alla

chiesa

maggiore

ed

essendo ancora assai giovane e bella e piacevole, di


lei s'

innamor

forte

il

proposto della chiesa, che

pi qua n pi

non vedea (i).

dopo alcun temdisse a

po, fu di tanto ardire, che egli


sta

medesimo

que-

donna

il

piacer suo, e pregolla che ella dovesse esd'

ser contenta del suo


.

amore e amava Era questo proposto


,

amar

lui

come

egli lei
,

d' anni

gi vecchio
,

ma

di senno giovianissimo

baldanzoso e altiero

di so

ogni gran cosa presummeva, con suoi


pieni di scede (2) e di spiacevolezze
le e rincrescevole
,

modi

e costumi

e tanto sazievogli

che niuna persona era che ben


ne
gli

volesse

e se alcuno

voleva poco
gli

questa donna
,

era colei che

non solamente non ne


il

voleva punto
del capo
.

ma
che

ella ella

1'

aveva pi in odio che


si

mal

Per

come

savia

gli sispose:
,

messere, che voi


e io

m'amiate, mi pu esser molto caro


voi
5
,

debbo amar

amerovvi

volentieri

ma

tra

'1

vostro

amore e
Voi
siete

mio niuna

cosa disonesta dee cader


,

mai

mio padre
molto bene

spirituale e siete prete


alla vecchiezza
j
,

e gi v' appressate

le

quali cose vi

debbono
fan-

fare e onesto e casto

e d' altra parte io

non son

ciulla alla quale questi innamoramenti steano oggimai

bene, e son vedova


vedove
che
al
si

che sapete quanta onest nelle


,

richiede: e perci abbiatemi per iscusata voi

modo che

mi

richiedete io

non
.

v'

amer
non
falla

mai, n

cos voglio essere

amata da voi

Il

proposto
,

per quella volta non potendo trarre da

lei altro

(1)

f Nel

lesto

Mannelli poteva. Qual senso


ilei

si

cavi da cos
e

legione io non saprei. Nell'edizione


sto luogo s'attennero
(2)
i

27

vedeva,
il

ad essa in quei

Deputati, e parimente
affettazioni.

cav. Salviali.

Scede, smorfie, sciocche

NOVFXLA
f<
(

IV.

3?
;

-e

come
la

sbigottito
tra.se- 11 tata

u vinto

al

primo colpo
,

mn

usati*
\

do
te

sua

prontezza

la solli< ito

molle
egli

ul-

e con lettera

ooti

ambasciate e ancora
la

stesso

(piando nella chiesa

vedeva venire.

IVr

In;

pa-

rendo ipicsto stimolo troppo grave e troppo noi


alla

donna,

si

pen.s
la

li

volcilosi levar da dosso


egli

per

({nella

maniera

quale
;

meritava

poscia die

allrameuti non poteva

ma
'1

cosa alcuna far


ragionasse.

non volle,
detto loro

che prima
ci che
rile
liecn/.ia
il

cu'

"rateili

no

proposto verso

lei

operava, e ((nello anco-

ella

intendeva di lare, e avendo in ci piena


ivi a

da loro,

pochi giorni and

alla

chiesa,
,

come il proposto vide COS se ne venne verso lei e come far soleva , per un modo parentevole seco entr in parole. La donna vedencome
osata era.

La

ijuaie
,

dol venire, e verso lui riguardando,


so, e da
te

gli
il

fece lieto vi-

una parte

tiratasi

avendole
,

proposto mul-

parole dette al
:

modo
,

usato
io

la

donna dopo un gran


assai volle

sospiro disse

mo-ere
si

ho udito

che

egli

non
che

alcun cartello

forte

che, emendo ogni d compreso una volta


j il

b itulo,
io

non venga

fatto d' esser

veggo molto bene

in mi' essere

avvenuto. Tanto

ora con dolci parole e ora con una piacevole/./,a e ora

con uu'

altra

mi

siete
il

andato dattorno, che voi

in' a-

vete fatto rompere


sta,

mio proponimento, e son dispo-

poscia che
.

io cos vi piaccio, a volere esser vo:

stra

Il
;

proposto tutto lieto disse


e a dirvi
il

madonna

gran

merco

vero, io

mi son
,

forte maravigliato

come

voi vi siete tanto tenuta

pensando che mai pi

di niuna

non m' avvenne

anzi

ho

io alcuna volta det-

to, se le

femmine
.

fossero d'arienlo, elle

nou varreb-

bon

dei

iai.

perciocch niuna se ne terrebbe a martcl-

38
lo
.

GIORNATA OTTAVA
Ma
lasciamo andare ora questo: quando e dove
essere insieme
,

potrem noi
signor

cui la

donna rispose

mio dolce

il

quando potrebbe

essere qualora
ini

pi

ci

piacesse, perocch io non


notti

no marito a cui
j

convenga render ragion delle


sare
il

ma

io

non

so pen-

dove. Disse
.

il

proposto:

come no?
,

o, in casa

vostra

Rispose
fratelli

la

donna : messer
,

voi sapete

che

io

ho due
gono

giovani

li

quali e di d e di notte ven,

in casa
,

con lor brigate

e la casa
si

mia non
,

trop-

po grande e perci esser non vi


chi

potrebbe

salvo ( i )

non

volesse starvi a
zitto

modo
buio a
,

di

mutolo

senza far
;

motto o

alcuno e
,

al

modo

di ciech i
essi
si

vo-

gliendo far cosi


s'

si

potrebbe

perciocch
,

non

impacciano nella camera mia

ma

la loro
si
J

allato

alla

mia, che paroluzza


si

s
il

cheta non

non

senta. Disse allora

proposto

pu dire, che madonna, per


,

questo non rimanga per una notte o per due

intanto

che io pensi dove noi possiamo essere in

altra parte

con pi

agio.
:

pure a voi

La donna disse messere questo ma d' una cosa vi priego che questo
:
, ,

stea
stea

segreto, che

mai parola non

se

ne sappia

Il

proposto
se

disse allora: esser

madonna
fate

non dubitate
1'

di ci; e,
.

puoie
disse

che

istasera noi

siamo insieme
ordine

donna

piacemi ; e datogli
,

La come e quan.

do venir dovesse
sta

si

part e tornossi a casa


,

Aveva quepi con-

donna una sua fante

la

quale non era per troppo


il

giovane,

ma

ella

aveva

il

pi brutto viso e

(1) Sali>o

per eccello che, us alcune volte


!>a

il

Bocc,

anzi

sempre

quando non
il

nome

appresso, che allora dir fuor che,


in

come fuor che

papi, o dal papa

fuori,

ma

cos senza

nome

appresso,

come

qui, dir quasi sempre safao, perciocch eccetto non disse egli mai,

quantunque

dicesse eccezioni.

NOVELLA
iralTatto clie si valesse

l\
ella

3(,

mai

ch
e

aveva

il

naso

Minacciato Iurte e
i

la

borra

torl.i

le labbr.i

(lenii

mal composti e grandi (i) e sentiva del guercio,


gial-

n mai era senza mal d'orchi, con un color \crdee


lo,

die pareva che non

Fiesole

ma
,

aSinigaglia avesse

fatta la suite ().

E oltre

a tutto questo era sciancata e

un poco monca dal


Ciuta (3)
;

lato destro

il

suo

nome
,

era

e jierch cos engnazzo viso avea

da ogni

uomo

era chiamata Cintati* (/})


,

bench

ella fosse

contraffatta della persona


liziosetta.
C'.iutn zza,
ti

ella era

pure alquanto maa se e dissele:

La quale

la

donna chiam

seiu mi vuoi lare un servigio stanotte, io


bella camiscia
la

doner una

nuova
disse
:

La Ciutazza
,

u-

dendo ricordar

camiscia
ia
,
,

madonna

se voi
,

mi che

date una
altro
.

camix

io

mi

gitter nel

fuoco

non

Or ben
faccia

disse la

donna

io voglio
il

che tu

giaccia stanotte con luto

uomo
,

entro

letto

mio, e
far

che tu

gli
,

carezze

e guarditi

ben

di

non
,

motto
sai

si
ti

che tu non

fossi sentita
,

da' fratei mici


ti

che

che
.

dormono

a Unto
:

e poscia io

dar
sei,

la carni-

Mia

la Ciutazza
,

disse

si
.

dormir

io

con

non che
la sera
,

con uno

s' e'

bisogner

Venuta adunque

(j)

Nella stampa

ilei

r
i

>a7

si

legge

ei denti miti composti e grati'


la

di e feri;

ma

Deputati giudicarono die

voce neri rifosse siala p

la dagli editori di proprio capriccio,

per aggiugnere alla Ciulaxaa


1

un

nuovo vezzo, essendoch non


migliori
e pi
ci
la

ai

rinviene in nessuno de quattro testi


!>en

riputati: e perci (se

confessassero che (pie' denti

d'ebano

qnadrerehbono

assai Itene) la tolsero via, per restituire a

que-

sto |)sso

sua genuina lesione.


sopra

(a) Fiesole sta

un monte

d'aria sanissima; Sinigaglia

giaw

in

una maremma paludosa e malsana.


(3)

Cinta, diminutivo

di

Bencivenuta.

Ciuta. (4) dittatiti, peggiorativo di

4o

GIORNATA OTTAVA
,

messer lo proposto venne


to
,

come
la

ordinato

gli

era sta*
t

due giovani

come
al

donna composto avea


;

erano nella camera e facevansi ben sentire


proposto tacitamente e

per che

il

buio nella camera della don,

na entratosene,

se n'

and come
,

ella gli disse, al letto,

e dall' altra parte la Ciutazza

ben

dalla

donna

infor-

mata

di ci

che a fare avesse

Messer
,

lo proposto cre-

dendosi aver la donna sua allato

si

rec in braccio la
,

Ciutazza e cominciolla a basciar senza dir parola


la

Ciutazza lui; e cominciossi


lei
,

il

proposto a sollazzar

con

la possession

pigliando de' berti lungamente

disiderati .

Quando
,

la

donna ebbe questo


il

fatto

impo-

se a' fratelli

che facessero

rimanente di ci che ordi-

nato era. Li quali chetamente della camera usciti,


n'

andarono verso

la piazza,

e fu lor la fortuna in
essi

quello che far volevano pi favorevole che


simi non dimandavano
:

medecaldo

perciocch
il

essendo

il

grande
giovani

aveva domandato

vescovo di questi due

per andarsi infno a casa lor diportando e ber


.

con loro

Ma come
,

venir

gli

vide

cosi
,

detto loro e in

il

suo desiderio

con loro

si

mise in via

una

lor

corticella fresca entrato,

dove molti lumi accesi erano,

con gran piacer bevve

d'

un loro buon vino


:

aven-

do bevuto

dissouo

giovani
,

messer

poich tanto
visitar

di grazia n' avete fatto

che degnato
,

siete di

questa nostra piccola casetta

alla

quale noi venava-

mo

ad invitarvi

noi vogliam che vi piaccia di voler


.

vedere una cosetta che noi vi vogliam mostrare


vescovo rispose che volentieri
vani preso
.

Il

Per che

1'

un

de' gio-

un

torchietto acceso in
il

mano

e messosi in,

nanzi

seguitandolo

vescovo e

tutti gli altri

si

di-

NOVELLA
6 verso la

1\.
lo

4
proposto giacer

camera

d<>\<-

metter

eoiilaCintazza.ll quale, per giugner tosto, s'era


(Frettato di cavalcare, ed era, avanti che costor qiri\i

venissero, cavalcato gi delle miglia pi di tre,

p-r-

ch isianchelto, avendo, non ostante


li//:i in

il

caldo, la Ciu-

braccio

, si

riposava.

Entrato adunque con


il

lume

in

mano
la

il

giovane nella camera e


,

vescovo
il

appresso e poi
posto con

tutti gli altri

gli

fu

mostrato

pro-

Ciutazza in braccio. In questo destatosi


il

m esser

lo

proposto e veduto
,

lume e questa gente


,

dattorno*

vergognandosi forte e temendo


i

mise

il

capo sotto

panni
,

Al quale
il

il

vescovo disse una

gran villania

e fecegli trarre
Il

capo fuori e vedere

con cui giaciuto era*

proposto, conosciuto l'in-

ganno

della

donna

si

per quello e

m per lo
il

vituperio,

ohe aver

gli

pareo, subito divenne

pi doloroso

uomo
scovo

che fosse mai, e per comandamento del verivestitosi


,

a patir gran

penitenza del peccato


alla

commesso con buona guardia ne fu mandato


casa
fosse
.

Volle

il

vescovo appresso sapere


egli quivi

come questo
fosse a

avvenuto che
.

con

la

Ciutazza

giacere andato

giovani
il

gli

dissero ordinatamente

ogni cosa
la

Il
i

che

vescovo udito,
,

commend molto
senza volersi del
lui
s

donna e

giovani altres

che

sangue de' preti imbrattar


era degno avevan trattato

le
.

mani,

come
gli

egli
il

Questo peccato
;

fece

vescovo piagnere
gliele fece

(pi a rati fa d

ma amore
,

isdegno

piagnere pi di quarantanove
egli

senza che

poi ad

un gran tempo
non
:

non poteva mai andar per


mostrato a dito,
li

via che egli

fosse da' fanciulli

quali dicevano

vedi colui dia

grripr con la Ciu-

, ,

4*
tazza
in su
.

GIORNATA OTTAVA
Il

che

gli

era
.

gran noia

che

egli

ne fu quasi
valente

l'

impazzare
tolse
,

in cosi fatta guisa la


la

donna

si

da dosso

noia dello impronto (i)

proposto

e la Ciutazza guadagn la camiscia e la


<

buona

notte

NOVELLA

V.

Tre giovani traggono le Brache ad un giudice marchigiano in Firenze, mentre che egli essen~

do al banco teneva ragione

F
mente

atto

aveva Emilia fine

al

suo ragionamento
tutti
:

essendo stata la vedova donna

commendata da
disse

quando

la

Reina a Filostrato guardando


dover dire
.

a te

viene ora

il

Per

la

qual cosa egli presta,

rispose s essere apparecchiato

e cominci

Dilettose

min
una

cio

Donne Maso
, ,

il

giovane che Elisa poco avanti no,

del Saggio

mi

far lasciare stare


,

una novella

la

quale io di dire intendeva

per dirne
ancora

di lui e d' alcuni suoi


sia
,

compagni

la quale,

che disonesta non


s'

perciocch vocaboli in essa


,

usano

che voi d' usar vi vergognate


da ridere
,

nondimeno
.

ella tanto

che

io la

pur dir

Come
citt

voi tutte potete avere udito


rettori

nella nostra
,

vengono molto spesso

marchigiani

li

quali generalmente sono uomini di povero cuore e


di vita tanto strema e tanto misera
,

che altro non

(1)

Impronto, cio importuno,

e cosi usa improntitudine per impor-

tunit o noia o fastidio.

NOVELLA
ugni lor fatto
sta loro
,

V.
:

P
e por queseco e giudici

che una pidocchieria

innata miseria e avarizia


,

mcnan

e notai
tro

che paiono uomini


dalla calzoleria

levati
,

pi tosto dall' ara-

o
.

tratti

che delle scuole delle


,

leggi

gli altri
il

Ora csscndovcnc vcnulu uno p-r podest tra molti giudi ebfl seco mono, ne meno uno,
i ,

piale si facca
il

chiamare messer Niccola da san Le,

pidio,
tro
,

qual pareva pi tosto un magnano

che

al-

a vedere; e fu posto costui tra gli altri giudioi


le

ad

udire

tmSttioa criminali.
i

E, come

spesso
fare

avviene
cosa del

ehe

bench
a

cittadini
,

non abbiano a
talvolta vi
,

mondo
Maso
co
,

palagio

pur

vanno, avvenne che

del Saggio

una mattina

cercando un suo ami-

v'

and

venutogli guardato Ih dove questo


,

messer Niccola sedeva


uccelloue
,

parendogli che fosse un nuovo


.

tutto

il
il

venne considerando

E come
gonnella

elio

e^li gli vedesse

vaio (1) tutto affumicato in capo e

un pennaiuolo
che
la

a cintola e pi lunga la
,

(2)

guarnaeca (3)

e assai altre cose tutte strane

da ordinato (4) e costumato

uomoj

tra queste

una

(i)

t U vaio

un animale
Irli

simile allo iroiatlolo; e vaio


si

chiama

altres la

sua pelle,

quale

fanno

vestiti

chiamati vai ancor essi.

Qui

|>oln-l)l>e

forse significare la stessa lierrctla faita della detta pelle.

(a)

f Gonnella
la

propriamente veste femminile

la

quale scende dalla

cintura tino alle calcagnai


otto
(5)

ma

anche uoa roha che portano i magistrati

guarnaeca e chiamasi esiandio cintino.


i

t Guarnaeca, dicono
si

compilatori del Vocabolario, una veste


Lai. toga.
Il
il

lunga che

porta

di sopra

Menagio ne deriva

il

nome

dal vocaholo greco

granatia che, secondo


si

Meursio, era una veste usala


a' talloni.

dagl'imperatori con maniche


(4)

lunghe, che giugneano fino

R. lesse da ordinato.
col sesto caso uislo

f Strano
volta.

anche da Matteo Villani, e pi d'una

44
ne
(
gli

GIORNATA OTTAVA
vide
;

eh' pia notabile che alcuna dell' altre, al parer suo,

e ci fu
,

un paio

di brache

le

quali

sedendo

egli

panni per istrettezza standogli ail

perti dinanzi ) vide che

fondo loro infino a mezza

gamba

gli
,

aggiugnea. Per che, senza star troppo a


lasciato quello

guardarle

che andava cercando


,

in-

cominci a far cerca nuova


gni
,

de' quali

1'

e trov due uno aveva nome Ribi e

suoi
l'

compaMat-

altro

teuzzo, uomini ciascun di loro non

meno

sollazzevoli

che Maso

e disse loro

se vi cai di

me

venite
il

meco

infino a palagio; che io vi voglio mostrare

pi nuo-

vo squasimodeo ()
brache sue

che voi vedeste mai.


,

con loro

andatosene in palagio
le
.

mostr loro questo giudice e


ri-

Costoro dalla lungi cominciarono a


:

dere di questo fatto


sopra
le

e fattisi

pi vicini alle panche


,

quali messer lo giudice stava


si

vider che sotto


,

quelle panche molto leggiermente


e oltre a ci videro rotta
1'

poteva andare

asse la quale messer lo giu-

dicio (2) teneva a' piedi

tanto che a grand' agio vi


'1

si

poteva mettere
disse a'

la

mano
:

braccio

allora

Maso

compagni
,

io voglio

che noi
e' si

gli

traiamo quelle

brache del tutto

perciocch'

pu troppo bene.
:

Aveva
che
,

gi

ciascun de'

compagni veduto come


,

per

fra s ordinato

che dovessero fare e dire


.

la se-

guente mattina

vi ritornarono
,

Ed

essendo la corte

molto piena

d'

uomini

Matteuzzo , che persona non

(1)

Squasimodeo

si

ilice in

isclierza, in vece

tir

minchione

e uccel-

lacelo, a
(2)

uomo

di

poco senno.
.

del

f Giudicio per giudice qui <lello per ischerno Nella slampa 27 videro rotta l'asse, sopra la quale messer lo giudice teneva
piedi

NOVELLA V.
e

45
piedi.

ne avvide, entr sotto


il

il

banco e andosscne appunto


i

lotto
dall'

luogo dote
lati

il

giudice teneva
a

Ma so
,

un de*

accostatosi

raesser lo giudice
,

il

prese per lo

lembo

della gunrnaeca
il

e Ribi

accosta-

tOti dall' nitro

e fatto

simigliaute

cominci Ma.so a
Dio
,

dire: messer, o messere, io vi prtego per

che

innanzi che cotesto ladroncello


a

che v'e

costi dallato,

mia altrove, che voi mi facciate

rendere im mio
e

paio d'uose (1) che egli


di

m'ha imbolate,

dine pur
,

no

e io

il

vidi
.

non ancora un mese


dall' altra parte

che

le

faceva risolare

Ribi

gridava forte]

messere, non

gli

credete, che egli

un gbiottODCeUo:
ed
in
,

e perch egli sa di lui

che

io son

venuto a richiamarmi
,

d'una

valigia, la
,

quale egli m'ha imbolata


dell'

egli test

venuto e dice
j

uosa che

io

m' aveva

CMC
la

infin vie l'altr'ieri

e, se voi
la

non mi credeste

io vi posso

dare per testimonia

Trecca mia dallato e


la

Grassa ventraiuola e un che va raccogliendo


'1

spaz-

zatura da santa Maria a Verzaia, che


egli

vide

quando
lasciava
.

tornava di villa.
,

Maso
,

d' altra parte

non

dire a Ribi

anzi gridava

e Ribi gridava ancora


,

E
la

mentre che

il

giudice stava ritto

e loro pi vicino

per

intendergli meglio, Matteuzzo, preso

tempo, mise

mano

per lo rotto dell'asse, e pigli


tir gi forte.

il

fondo delle bra-

che del giudice e

Le brache ne venner
il

gi (*) incontanente, perciocch

giudice era

magro
,

e sgroppato (3)

Il

quale questo fatto sentendo

non

(1)

Uosa: TOCt

di

due

sillabe col dittongo sulla

prima, spesi* di

sti-

rai,.

Vf
(3)

Giit.10,

edii. del

37.
.

Sgroppato: aeosa groppa

46

GIORNATA OTTAVA
si

sappiendo che ci

fosse

volendosi tirare

panni di-

nanzi e ricoprirsi e porsi a sedere,

Maso

dall'

un

lato

e Ribi dall' altro pur tenendolo, e gridando forte (i):

messer, voi fate villania a non farmi ragione e non vo-

lermi udire e volervene andare altrove


cosa
,

di cosi piccola
ter-

come

questa

non

si

da libello in questa
il

ra (2),

E tanto in queste parole


n' erano nella corte

tennero per

li

panni,

che quanti
tratte le

s'

accorsero essergli state

brache.

Ma
.

(3) Matteuzzo, poich alquanto


,

tenute

1'

ebbe

lasciatele

se n' usc fuori e andossene

senza esser veduto


disse
:

Ribi, parendogli avere assai fatto,


al

io fo

boto a Dio d'aiutarmene


,

sindacato
,

E
:

Mpso
no
,

d' altra parte

lasciatagli la
,

guarnacca
io

disse

io ci

pur verr
,

tante volte

che

non

vi trover-

r cos impacciato
1'

come

voi siete parato

stamane j e

uno

in

qua e
.

1'

altro in l,

come pi
,

tosto poterono,

si

partirono

Messer lo giudice

tirate in

su

le

brache
levas-

in presenza d'ogni

uomo, come

se

da dormir

si

se

accorgendosi pure allora del fatto,

domand dove
cominci a
giu-<

fossero andati quegli che dell' uose e della valigia ave-

van quistione

ma non

ritrovandosi
e' gli

rare per le budella di

Dio che

(4) conveniva co-

fi)

\ La

ellissi della

voce diceano,

la

qual vi

s'

intende, ,
l'

al

parer nar-

mio, in questo luogo


rare
le

di

molta bellezza. L'autore con


,

affrettarsi a

parole di

Maso

e di Ribi

fa

meglio sentir
il

al lettore la fretta

con

cui gridavano a gara costoro per istordire


(2)

giudice.

Non
Mart.

si

libello in questa terra:


si

non

si

d luogo a scritture;

per dire che simili cause

trattano

sommariamente, udite

parli in

voce

(3)
(4)

f Nella stampa t Che egli, il


i

del

testo

27 questo ma non si legge. Mann, e le ediz. di Livorno


stim che quelV egli

e di

Milano;
fos-.

che gli,

Deputati.

Il Salviati

nel testo

Mann.

se scritto per la rozzezza dell' ortografia luti' insieme per e' gli.

NOVFXL V.
gnosctTc e saper e egli
s'

47
al

usava a Firenze di trarre le

brache
gione
.

a'
Il

giudici

quando sedevano

banco della ra-

podest d' altra parte sentitolo fece un ^rnn:

de schiamazzio
questo non
gli

poi per suoi amici mostratogli che


,

era fatto

se

non per mostrargli che


,

Fiorentini conoscevano che

dove

egli

doveva aver

menati giudici

egli
,

aveva menati beccoui, per aver-

ne miglior mercato

per lo miglior

si
.

tacque

n pi

avanti and la cosa per quella volta

NOVELLA

VI.

Bruno e Buffalmacco imbolano un porco a Calandrino y f annoili fare la sperienza da ritrovar' e a lo con galle di gengiovo e con vernaccia
,

lui

ne danno due, V una dopo

l'altra,

di quel-

le del
/'

cane confettate in alo, e pare che (1) abbia axmto egli stesso : annoio ricompera-

re (a)

se egli

non vuole che alla moglie

il

dicano

N.on ebbe prima la novella di Filostrato


la

fine, del-

quale molto

si rise

che

la

Reina a Filomena impo-

(l)
(a)

"T

CKe\
il

Salviali.
in

Hicuiiipi'i.u'f

questo luogo significa riscattare o liberare,

si

come
il

spiega

Vocabolario nel paragrafo 3. e riguarda Calandri uo, non


Il

poico iiuboUto.
a

senso perci questo:


egli

Bruno e Buffalmacco
lui:

ap-

pongono

Calandrino afer

donalo
alla

il

porco ad una giovinetta mira


fannolo riconi|>e-

sus, e minacciano di rifrir tutto


luie, cio fanno di' ci
si

moglie di

liberi

da

tsle

minacciala accusa donando loro


il

due paia
p.'i-'gr.

di

ra|>|>>ni.

Il

Vocabolario per confermare

significalo del
titubi

i. reca tra gli altri

un esempio hallo appunto da questo

48
se
ziose

GIORNATA OTTAVA
.

che seguitando dicesse

Donne

come

Filostrato fu dal

La quale incominci. Granome di Maso tida quello


di Calan,

rato a dover dire la novella la quale da lui udita avete,


cos n pi

men son

tirata io

drino e de' compagai suoi a dirne un' altra di loro


la

qual

come

io credo

vi piacer

Mi
passo

nasce eziandio qualche dubbio sopra ci che


ili

si

dice intorno a
,

questa Novella, che


il

il

seguente:

Aveva Calandrino
il

la

mai-

lina, che costor giunsero

d, uccso
si

porco

ec. Io penso
il

che in

questo luogo con

la

voce di non
il

voglia esprimere tutto

tempo, in
che corte
espression

che illumina
dal
lei

il

sole

nostro

orizzonte,

ma

piuttosto quello
1'

mezzo giorno
Boccaccio
il

alla notte.

Con

questa supposizione riesce

di

pi facile intelligenza, volendo dire, che Calandrino

uccise

porco la mattina, e costoro (cio Bruno e Buffalmacco) giundi e giorno


di
si

sero in sul vespro. Osservo che queste due voci

usano

indifferentemente l'una per

1'

altra.

Noi diciamo

di

in d, ed lo

stesso che dire di giorno in giorno. Sul far del d vale precisamente sul
far

del

giorno.

Ma

giorno in
si

diverse clausole
I'

pu

significar
s'

tempi di
il

lunghezza diversa. Se
corso di 24- ore. Se
significa
il

dice

ultimo giorno del mese,


a

intende

si

pone correlativo
il

notte, dicendo notte e giorno


il

tempo

in che rischiara

sole

nostro orizzonte. Se cor-

relativo a

manina, come
il

raa't u e giorno, indica quel

tempo di luce,

che corre dopo che


te
l'

sole

ha valicatoli meridiano.
e
la

hene l'ultimo d
uso familiare
il

del

mese,

notte e
il

il

d:

Or si dice ugualmenma nel vero noq della

dire, la mattina e
io

d.

Non

perci abbandono

mia

conghieltura, comecch

non

la

reputi di

grandissimo peso. L'uso

familtarissimo di sostituire l'una all'altra di queste voci

mi

fa

credere

che possano
la

gli

scrittori

specialmente antichi avere alcuna volta posto


divisato.

voce d nel senso da

me

Con
altro

pi sicurezza mi pare di poter dire essere male interpetrato


di questa

un

luogo

Novella

Infatti

si

trova

Disse

Buffalmac-

co:

ma
lire.

che sei
der

riferire si

che ne avesti, sozio, alla buona f? avestine sei? Si crede debba a galle: ma per me indubitato doversi inten-

Buffalmacco sempre in sul conquidere Calandrino mostrando


il

credere aver egli venduto


di lui,

porco, n

fa

conto alcuno dei giuramenti


il

che asserisce

essergli slato

rubato; onde
il

domanda: avestine

sei lire?

Termina

poi di convincermi

codice primo magliahechiano,

ove leggesi: avestine sei lire? Fiacchi.

NOVELLA
ma che
udito
:

VI.

49
avete di sopra
,

Chi Calandrino, Bruno e Buffalmacco fossero, non


io vi mostri
,

che

assai

l'

e perci pi avanti faccendomi

dico clic

laminilo aveva

un suo poderctto non guari lontano da


aveva avuto della moglie
,

Firanae

che
1'

in dote

del

quale

tra

altre rose

che su

vi ricoglieva

n' aveva ogni

anno un porco: ed era sua usanza sempre cola di dicembre d' andarsene la moglie ed egli in
quivi farlo salare.
villa,

e ucciderlo e

Ora avvenne una


,

volta tra l'altre, che,

non essendo

la

moglie ben sana


il

Calandrino and egli

solo ad uccidere

porco.

La qual cosa sentendo Bruno


grandissilui

e Buffalmacco, e sappiendo che la moglie di lui non


v'

andava

se n'

andarono ad un prete loro


starsi

mo
d
il
.

amico, vicino di Calandrino, a

con

alcun

Aveva Calandrino
ucciso
il

la

mattina

che costor giunsero


gli

d,

porco, e vedendogli col prete,


i

chia-

d isse

voi siate

ben venuti
;

Io voglio che voi


,

veggiate che massaio io sono

e menatigli in casa
il

mostr loro questo porco


esser bellissimo
,

Videro costoro

porco

e da Calandrino intesero che per la


.

famiglia sua

il

voleva salare

cui

Brun
i

disse:

deh
,

come
disse:

tu se' grosso!

Vendilo e godiamei
ti

denari

e a

mogliata (i) d che

sia stato

imbolato. Calandrino

no

ella noi v'

crederrebbe, e caccercbbemi fuor di


,

casa

Non

impacciate
,

che io noi

farei

mai

Le

parole furono assai

ma

niente montarono. Calandritristi


,

no
a

g'

invit a cena cotale alla

s
.

che costoro
Disse Bruno

non

vi vollon

cenare, e partirsi da lui

Buffalmacco: vogliauigli noi imbolare stanotte quel

porco? Disse Buffalmacco: o come potremmo noi?

(a)

Molinin

mobile tua,

alla tua

moglie.

DECM. T. IV.

5o
Disse Bruno
:

GIORNATA OTTAVA
il

come ho

io
.

ben veduto

se egli

noi

muta

di l
,

ove

egli era test

Adunque

disse Buffal?

macco facciamlo : perch noi faremo cel goderemo qui insieme col domine.
che
gli

noi
Il

e poscia

prete disse
si
,

era molto caro

Disse allora Bruno: qui


,

vuo-

le usare

un poco
paga

d' arte: tu sai


,

Buffalmacco

come
e

Calandrino avaro

come

egli

bee volentieri quanalla

do

altri
il

andiamo e meniallo (1)


egli si

taverna

quivi

prete faccia vista di

pagare tutto per onorarci,


:

e non lasci pagare a lui nulla


verracci troppo
in casa.

ciurmer (a)

ben

fatto poi

perciocch egli solo

Come Brun
il

disse, cosi fecero. Calandrino

veggendo che
sul bere (3)
,

prete

non

lasciava pagare
gli

si

diede in
,

bench non ne

bisognasse troppo

pur

si

caric bene: ed essendo gi


della taverna
si

buona ora

di notte

quando
cenare
1'
,

parti
,

senza volere altramenti

se n' entr in casa


,

e credendosi aver serrato

uscio

il

lasci aperto, e andossi al letto.

Buffalmac-

co e Bruno se n andarono

a cenare col prete, e,

come

cenato ebbero, presi certi argomenti per entrare in casa

Calandrino (4) l onde Bruno aveva divisato, l chetamente n andarono | ma trovando aperto 1 uscio
, ,

entrarono dentro

e ispiccato

il

porco

via a casa del

prete nel portarono, e ripostolo, se n'andarono a dor-

mire. Calandrino
si

essendogli
,

il

vino uscito del capo


,

lev

la

mattina e

come

scese gi

guard e non

(1)

Meniallo, meniamolo.
1'

t Mcniamlo, 28 novelle che ne


(2)

edizione di Napoli ed altres quella del Cornino delle


il

scelse

Seghezzi

Si ciurmer, figuratala, neut. pass, vale inebriarsi col vino.

(5)
(4)

"t

t Questa locuzione molto In casa di Calandrino,

bella e

piena di

t'orza.

P ediz. del 27.

NOVKU.\
\idc
il

\l.
:

porco suo

e vide

1'

uscio aperto

per die, doil

mandalo questo e
s'

quell' altro se sapessero chi

porco
il

avesse avuto

e
:

non trovandolo incominci


,

a fare

romore grande

ois
.

dolcute se (i)

che

il

porco
,

gli

era stato imbolato


n' iridarono
.

Bruno e Buffalmacco
quale
,

levatisi

se

verso Calandrino, per udir ci che


Il
,

vj)\

del porco dicesse.

come
:

gli

vide

quasi pia-

gnendo chiamati (a)


ehe
gisi
il

disse

oim, compagni miri,


maraviglia, che

porco mio m'


gli

e stato

imbolato. l>runo accostatose'

pianamente
.

disse:

Unta
dico

savio una volta

Oime,
,

disse

Calandrino
,

ehe

io
si,

da dovero

Cos di

diceva Bruno
.

grida forte

che

paia bene che sia stato cos

Calandrino gridava allora


io dico

pi forte e diceva

al

corpo di Dio, che


;

da
:

dovero che

egli

m'
,

slato imbolato

Bruno diceva
,

ben di
l'aiti

ben

e' si
,

vuol ben dir cos


egli paia
l'

grida forte,

ben sentire
:

che dar
!

vero
al
sia

Disse Calan.

drino

tu

mi

faresti

anima

nimico

Io dico
la

che tu non mi credi


gola
Irli
,

se io

non

impiccato per

che

egli

m'

e stato imbolato. Disse allora Bruno:


?

come dee
.

potere esser questo


far credere

io

il

vidi

Mie ieri
Bru-

cost

Credimi tu
:

che
ti

egli sia volato? Dis.

se Calandrino

egli e

come
Per

io

dico

Deh,

disse

no

pu
j

egli essere ?

certo, disse Calandrino, egli

e cos
a casa

di.
:

che

io

son diserto e non so

come io mi
il

torni

mogliama noi mi crederrh,


io

e, se ella

mi pur
.

crede
allora

non avr uguanno (3) pace con lei Disse Bruno se Dio mi salvi questo mal fatto se
:
,

mio
(i) (*) (3)

ma

tu sai

Calandrino, che

ieri io

t'

insegnai

Oiti t dolente s, radono lo iteso die ne miserimi! Chiamali: penso clic dovrebbe leggerai chiamatili. Rolli.

Uguanno: quinto auuo.

51
dir cos
;

GIORNATA OTTAVA
io

non vorrei che tu ad un' ora


.

ti

facessi beffe

di mogliata e di noi

Calandrino incominci a gridare

e a dire
re Iddio

deli

perch mi farete disperare e bestemmiae ci che v'


?

e' santi

Io vi dico che

il

porco

m'

stato stanotte imbolato. Disse allora

Buffalmacco:

se egli

pur
.

cosi

vuoisi veder via


,

se noi
,

sappiamo

di riaverlo

che via

disse

Calandrino

potrem noi

trovare? Disse allora Buffalmacco: per certo egli


e'

non

venuto

d' India

niuno a

torti il
j

porco

alcuno di

questi tuoi vicini dee essere stato


gli potessi

e per certo , se tu

ragunare
,

io so fare la esperienza del

pane
1'

e del formaggio

vederemmo
,

di botto (i) chi

ha

avuto

.'

disse

Bruno

ben
che

farai
ci

con pane e con for,

maggio a

certi gentilotti
l'

ha dattorno

che son

certo che alcun di loro

ha avuto,

e avvederebbesi (2)
.

del fatto

e non ci vorrebber venire


disse

Come

dunque
vorreb-

da fare

Buffalmacco

Rispose Bruno

besi fare con belle galle di gengiovo (3) e con bella

vernaccia

e invitargli a bere
cos
si

Essi

non

sei

pensereble galle

bono e verrebbono ; e
del gengiovo,

possono benedire

come il pane e '1 cacio.


il

Disse Buffalmac-

co

per certo tu di

vero

e tu

Calandrino, che d ?

(1) (2)

Di

botto, subito.
si

f Qui

potrebbe dire tanto nel

numero

del

meno awederebbesi

e vorrebbe , riferendo questi due verbi ad alcun, quanto nel numero


ilei

pi avvederebbersi e vorrebbero, riferendoli a gentilotti. L'autore

fa tuli' e

due queste cose insieme con

riferirne

il

primo ad alcuno e il

secondo a gentilotti^ per quella Ggura che da' gramatici chiamata

zeuma
(3)
al

Gengiovo'. zenzero, in latino gingiber: aromato di sapore simile

pepe.
Si avverta che
la

parola di

gengiovo

stata aggiunta in

margine da

altra

mano.

NOVELLA
vogliamlo (i) fare
?

VI.

53
vene
pricI'

Disse Calandrino: anzi


io sapessi

go

io

per l'amor di Dio; clu\ m


si

pur chi

lui

avuto,
se

mi parrebbe esser mezzo consolato. Or via,


,

dis-

Bruno

io

sono acconcio d' andare iufino a Firenze


in tuo servigio
,

per quelle cose

se tu

mi

dai
li

denari.

Aveva Calandrino
gli

forse

quaranta soldi,

quali egli

diede

Bruno andatosene a Firenze ad un suo ami,

co speziale
giovo
li
,

comper una libbra

di belle galle di gen('>.),

e fecene far due di quelle del cane

le

qua-

egli fece confettare in

uno

aloe patico (.{) fresco;

poscia lece dar loro le coverte del zucchero,

come ave,

van V

altre

per non ismarrirle o scambiarle

fece

lor fare

un

certo segnaluz/.o per lo quale egli molto


:

bene

le

conoscea
,

comperato un Casco d' una buona


villa a

vernaccia
gli
:

se

ne torn in
inviti

Calandrino

e disse-

farai

che tu

domattina a ber con teco coloro


:

di cui tu hai sospetto


lentieri
la
,

egli festa

ciascun verr vo-

e io far stanotte insieme con Buffai macco

incantagione sopra le galle e rechcrolleti domattina


,

a casa

e per tuo
111

amore

io stesso le dar, e far e dir


fare.

ci che

da dire e da

Calandrino cos fece. Ratra di giovani fio-

gunata adunque una buona brigata


rentini
tina
,

che per

la villa erano, e di lavoratori la

mat-

vegnente dinanzi alla chiesa intorno all'olmo, Bruscatola di galle e


,

no e Buffalmacco vennono con una


col fiasco del vino
:

fatti

stare costoro in cerchio

() (a)

t Voglialloy il tetto Di quelle del cane:


cune. Rolli
.

Mannelli.
di altra

suede

di gengioTO

amata, e delta per

distintivo del
(3)

t Patico o epatico chiamasi una


gli
il

specie

di'

alo

lai

suo color del


il

fegato, secondo

accademici delia Crusca;


fegato.

ma, secondo

Mcn..g.o,

'perch buono per

54
disse

GIORNATA OTTAVA
Bruno
:

signori

e'
,

mi
non

vi

convien dir
,

la

cagione
,

per che voi

siete

qui
,

acciocch
v'

se altro avvenisse

che non
di

vi piacesse

voi
,

abbiate a rammaricar
,

me

Calandrino

che qui

fu ier notte tolto


l'

un suo
gliele

bel porco, n sa trovare chi avuto se

abbia

e perciocch altri che alcun di noi che qui siamo

non

dee potere aver


,

tolto, esso,

per ritrovar chi avu-

to

l'

ha
.

vi

d a mangiar queste galle una per uno e

bere

infino

da ora sappiate che chi avuto avr


la galla
',

il

porco non potr mandar gi


pi amara che veleno
,

anzi gli parr

e sputeralla

e perci

anzi

che questa vergogna


forse
il

gli sia fatta

in presenza di tanti,
1'

meglio che quel cotale, che avuto


il

avesse
di

in penitenzia

dica al sere (i)

e io

mi

ritrarr

questo fatto

Ciascun che
:

v' era disse

che ne voleva

volentier mangiare

per che Bruno ordinatigli e mes,

so Calandrino tra loro

cominciatosi
la

all'

cominci a dare a ciascun


Calandrino (2)
,

sua

e,

un de' capi come fu per mei


,

presa una delle canine

gliele

pose in

(1)

(2)

Al sere, al signore; s'intende al prete. Permei Calandrino: vicino a Calandrino.


la

Ecco mei, con


lessero
1

preposizione per, in significato di pressa a


.

:A

per me. R. per me' . Alunno spiegalo

per mezzo. Rolli.


,

t Per me o per mei


per
lo

voce contadinesca
.

si

suole adoperare

pi nel senso di

rimpelto
la

L'usa

il

Boccaccio scherzevolmente
si fa

in questo luogo, perch

sperienza delle galle

in

mezzo

a que'vil-

lanzoni. Questa preposizione cosa affatto diversa dalla interiezione

mei

the ahbiam veduta nella novella di


(*)

frate Cipolla

Trovandola in iscrutture non rusticali, e non punto scherzevoli,


fosse ne'

di

mala voglia m' adatterei a crederla voce che


appartenuta
significali;
si

tempi andati so-

lamente
to diversi

al

contado.

bens vero che pare avere essa avu-

n
s'

io saprei darle

una spiegazione che


al

a [tutti gli

esempi che
ce

trovano

adattasse.il Vocabolario
,

pnragr. 85. della vo-

Per,

dice che

Per me ,o per mei vogliono Per mezzo, Nel mezsi

zo, Ricino, Allato, Dirimpetto, o In quel luogo appunto di cui

NOVFXLA
ni iiu-i

VI.

16

ninno. Calandrino prestamente la sigill in bocca e coa masticare


j

ma

to6to

come
alle

la

lingua sent

ragiona.
ficile clie

certamente con Unte significazioni


all'

mani

sari lien
ci ti

dif-

alcuna non so ne trovi adattabile

esempio che
gli

para

(l'aranti. Il Cesari alla voce

Mei

ne allega pare

esempi, th'ei spie-

ga o con mezzo, e con meglio. Considerandone alcuni esempi, a


ri
i

me

venuto

in pensiero

che mei avesse avuto origine da

meme
,

avverimi

(Itila

lingua Francesca pronunziato in fine gutturalmente


i

ed aggiunta-

vi la

per istrascico,

come

tante altre voci toscane accaduto. In

c|ueslo caso

mei avrehhe

valuto

medesimamente, anche,
il

ctiarulio

ma
dalla
ili

ci

non

sarelihe stato clic accrescere


.

numero

de' significali posti


alle

Crusca, die non son pochi


fra
ti

Il

Dollari nella

Nota 97.

lettere

Guidone ha

osservato che

gli

antichi

hanno detto mei prr


significalo di

me

prori-

dmii- de* casi

obliqui,

come

tei per te.

Me'xa
Beila

meglio

ceve anche l'articolo, e ine ne sovviene un esempio di Sennuccio drl

BfM
l'ir.

nelle

Rimr
p.

antiche aggiunte

alla

Mano
si

di

Giusto dc'Conti

1715.

li.')

Dunque

s'io posso, il

me' eh* io mi dilegui. Neltrova,


,

la

S. 3. dell' A. 5. dei Bernardi

dell'Ambra

da

me

per

da me-

glio,

come

ai

dice da pi'
,

Io son da

me

di te

vecchio disutile.
la

Ma

rispetto a

mei

e per

mei non

so qual possa essere

significazione pi

generale

applicabile alla maggior parte degli esempi. In si falli casi di


il

signific alo incerto od oscuro

metodo pi
si

profittevole di raccogliere
lutti

il

maggior numero d'esempi che


esame,

pu, e prendendogli
Il

insieme in
nulla

osservare qual senso adattabile ai pi.

perch senza

decidere, aggiugner un

numero d'esempi,

patte

comunalmente conoil

scimi, e parte no, lasciando a chi vorr occuparsi di questa voce


coglierne
sari.
altri

rac-

da

me
fra

tralasciati

nella

Crusca o nell'aggiunte del Cep.

Prediche di

Giordano Fir. 17^9.


'

64. / Discepoli non la'n-

tesero; imperocch la

nlendeano che Cristo avesse detto, che nonmur-

ma e' non la' aleser bene; che mei Santo Joanni dice, che non intese di ci. Preti, di Fra Giordano p 70. Uh come dwremmo temere, e avere vergogna di/are i peccati! Se tuli narrhhe mai, e che rimanesse in vita ;
tcondi, e fai
genti non
ti

il

peccato di nascoso alle tenebre per vergogna che le


stessi ti

veggiano; e dui mei tu


7.

ne vergogni infra
:

te
le

mecose

desimo? Decani. G.
che non
si

N. 10. Tingoccio rispose

perdute son

ritruovano; e come sarei io in mei chi, se iofussi perdu-

to ? Decani.

G.

6.

N. IO.

E in

breve tanto andai a dentro, che io

pervenni mei infino in India pastinaca. Decanti. G. 5. N. io. wt degli asini,


l

che grandissima sete avea


;

andava fiutando
s'

se

torse lro\ asse dell'acqua


sotto la

e cosi

andando
Il

avvenne per me' la cesia

qtude era

il

giovinetto.

quatto esempio del Dccamcium-

56
l'alo, cos

GIORNATA OTTAVA
Calandrino
.

non potendo l'amaritudine

so-

stenere, la sput fuori


1'

Quivi ciascun guatava nel viso


,

uno

all'

altro

per veder chi la sua sputasse


di darle
,

non

avendo Bruno ancora compiuto

non faeceneh
ia,

do sembianti d'intendere a
Calandrino
,

ci, s'ud dir dietro:


?

che vuol dir questo

per che prestamenla

te rivolto, e

vedendo che Calandrino


aspettati
,

sua aveva spualtra cosa glie-

tata

disse

forse

che alcuna

quello che posto in principio


vella di

ili

questa osservazione, tratto dalla

No-

Calamitino del porco. Nelle Delizie degli eruditi toscani pub-

blicate dal

Stefani:

Ed

chiesa di

Marehionne di Coppo papa nel Renaio, ove oggi la S. Gregorio, per me' ove sono oggi le mulina , fece fare
8. p. 16. Storia di
il

Padre IldefonsoT.
(Ceti

due di luglio

un palchetto alto, dove slava con


quivi
si

tutta la

baroniu, e cardinali, e

die la sentenza.
di faccia alle

La

chiesa di S. Gregorio, abolita


della Vita di

non

ria

gran
Cridella

tempo, era
sto, testo a

mulina. Meditazioni
del

Ges
parla

penna pucciano

buon secolo

car.

66. ove

si

Lavanda

di

G. C.

rasciugavali col panno eli avea cinto innanzi: e


disse Pietro
le
:

quando venne per mei san Piero ,

or lavi tu

me ? In

un mio amico
si

manoscritto contenente

Meditazioni della Vita di Ge-

forche di Valenza

si legge a car. 73. a tergo: Alle avea un die impiccato un uomo : sicch un pazzo se n'andoe nel tramontare del sole a quelle Jor che , e salivvi suso a cavalcione Sicch uno cavaliere si andava a Valen-

Cristo, e varie Leggende ed esempi


si

za,

ed era in su uno ronzino

tutto solo.

Quando J'ue per


,

vie' le forche

guat le /orche , e vide bene quello pazzo

eh* era

a cavalcione
Pinastro

ec.

In una Commedia

intitolala

Pornona

scritta ia ottava

rima da Niccol
villano

Alticozzi Cortonese, e stampata in Siena

nel

Sa/J.

dice:

Non piagnar di' io so vivo; so quifuora: Non l'ho detto a chivei; ancor ho'l guscio. La spalla l'ho me' qui; apremi V uscio. E in altro luogo dice lo stesso Pinastro:
Vea: uno
sia

spino m' entrato me' qui. I quali esempi essendo posti in

bocca d'un villano son favorevoli all'opinione del Sig. Colombo, che mei
voce contadinesca
.

La voce

chivei

che

si

trova nel

primo

di questi

esempi, pare che nel dialetto cortonese significasse alcuno, perciocch


in altro luogo della sopra

nominala commedia

si

legge:

Ecci

chivei

con voi? Fiacchi.

NOVELLA
le
di!

VI.

57

loco sputare
,

Tenne (1)
in

un' altra, e presa la secone forn di darm: la


)i

gliele

mise
.

Locca

1'

altre

che

dar a\ea

Calandrino
gif

ima
;

li

<'ra

parata

amara

questa

pMPVt amatissima
,

ma

pur vergola

gnandosi di sputarla
in

alquanto masticandola
gitlar le lagi

tenne

bocca ,e tenendola cominei a


Doccinole,
,

une che

(uevan

si ci ;ni

grosse; e ultimamente,
,

non
fal-

potendo pi
lo
li
.

la gili fuori

come

la

prima aveva

Bnllalniacco face\a dar bere alla brigata e Brano:

ijuali

insieme con

gli altri

piolo vedendo,
1'

tutti dis-

sero (he per certo Calandrino se


gli

aveva imbolato eil

stesso; e furonvene di ([negli

che aspramente
si

ri-

pi

>

Ma

pur, poich

partiti

furono
,

rimasi

Bruno
che tu
die
ti

Buffalmacco con Calandrino

1'

incominci

Buffalmacco a dire: io l'aveva per lo certo tuttavia


te
1'

avevi avuto tu

e a uoi volevi mostrare

fosse stato

imbolato

per non darci una volta


.

bere de' denari che tu n' avesti

Calandrino

il

quale

ancora non aveva sputata l'amaritudine (a) dello alo,

incominci
se
il 11
l'I

a giurare
:

che

egli

avuto non P avea


,

Dis-

Ima eco
sei

ma
?

che n'

avesti

sozio

alla

buona
s'in-

f?

w e.stiiie
,

(3)

Calandrino udendo questo,


.

cominci a disperare

cui Bruii disse

intendi sa,

namente Calaudrino
vi quinci su

che

egli fu tale nella brigata


,

che con noi mangi e bevve

che mi disse che tu ave-

una

giovinetta

che tu tenevi a tua posta


,

e davile ci che tu potevi rimedire (4)


aveva per certo che tu
1*

e che egli
:

avevi

mandato questo porco

(1)
(a)
(^)

Tenne,

cio tienine, pigliane.


<ni disse
il

Amaritudine sempre, amarezza non

Boccaccio.

+ Cio:

vestine sci lire

ilei

|)orco

che hai fenduto?

(4)

Rimedire: procacciare o mettete

inaiente

radunando.

58
tu
si

GIORNATA OTTAVA
hai apparato ad esser beffardo
volta gi per lo
.

Tu

ci

menasti

una

Mugnone

ricogliendo pietre nere,


,

e quando tu

ci avesti
,

messo in galea senza biscotto

tu te ne venisti

e poscia ci volevi far credere che tu

avessi trovata

e ora similmente
altres
,

ti

credi co'tuoi giu,

ramenti far credere


nato ovver venduto

che

il

porco

che tu hai do.

ti

sia stato
,

imbolato
:

Noi

si sia-

mo usi

delle

tue beffe
.

e conosciamle
,

tu
,

non ce ne
noi ci ab-

potresti far pi

perci

a dirti

il

vero

biamo durata diamo che tu

fatica in far
ci

1'

arte

per che noi inten,

doni due paia di capponi


.

se

non

che noi diremo a monna Tessa ogni cosa

Calandri-

no vedendo che creduto non


re assai dolore
della moglie
,

gli

era

parendogli aveil

non volendo anche


essi salato il

riscaldamento

diede a costoro due paia di capponi . Li

quali

avendo

porco

portatisene a File beffe


.

renze

lasciaron Calandrino col

danno e con

NOVELLA VII.
/

Uno

scolare

ama una donna vedova

la quale

innamorata d' altnd , una notte di verno il fa stare sopra la neve ad aspettarsi : la quale egli poi con

gnuda

tutto

un suo consiglio di mezzo luglio iun d fa stare in su una torre alle

mosche e a' tafani e al sole

lTJLolto avevan le

Donne

riso del cattivello di Ca-

landrino

e pi n' avrebbono ancora, se stato non fosi

se che loro increbbe di vedergli torre ancora

cappola

ni a coloro che tolto gli aveano

il

porco

Ma

poich

NOVELLA
fine fu vomita, In
In

VII.
clic

Sq
diceva

Reina

Pampinea impose
che
il

sua

Ed

essa

prestamente cos cominci. Carissime


l'arte

Donne, spesse
nita
}

volte avviene

dall'arte scherdi

e perci poco senno


.

dilettarsi

schemi re
riso

altrui

Noi abbiamo per pi novellette detto


ninna

mol-

to delle beffe state fatte, delle quali

vendetta
io

esserne stata fatta s' raccontato:

ma

(1)

intenda

di farvi avere alquanta compassione d'

una
,

giusta realla

tribuzione ad una nostra cittadina renduta


la

quale
t

sua beffa presso che con morte


il

essendo beila

ritorn sopra
utiliih di voi
,

capo.

questo udire non sar senza

perciocch meglio di beffare altrui vi


.

guarderete

e farete gran senno

Egli non sono ancora molti anni passati che in Fi-

renze fu una giovane del corpo bella e d' animo altiera e di legnaggio assai gentile
,

de' beni della for,

tuna convenevolmente abbondante

e nominata Ele,

na

la

quale rimasa del suo marito vedova

mai pi

rimaritar

non

si

volle

essendosi ella d'

un
;

giovinetto

bello e leggiadro a sua scelta innamorata


altra sollicitudine sviluppata,

e da ogni

con
,

1'

opera d* una sua

fante

di cui ella

si

fidava

molto

spesse volte con lui

con maraviglioso

diletto si

dava buon tempo. Avvenne


,

che in questi tempi un giovane chiamato Rinieri


bile

no-

uomo

della nostra citt


,

avendo lungamente stula

diato a Parigi

non per vender poi


molti fanno
,

sua scienza a
la

minuto

come

ma

per sapere

ragion
sta

delle cose e la cagion d' esse (il

che ottimamente

(i)

+ WW,
il

gli f^litori lei

7,

Drput. e

il

SW.;

mo

tUI Ut.

Mo-

do

),

tetto

Mannelli.

6o
in gentile

GIORNATA OTTAVA
uomo
(i ) ), torn
si

da Parigi a Firenze
la

e
la

quivi

onorato molto
,

per

sua nobilt e
.

si
,

per

sua scienza

cittadinescamente viveasi
,

Ma

come

spesso avviene

coloro
,

ne' quali pi l'avvedimento

delle cose profonde


pestrati
,

pi tosto da amore essere inca.

(2) avvenne a questo Rinieri

Al quale,

es-

sendo egli un giorno per via di diporto andato ad una


festa, davanti agli occhi si

par questa Elena vestita di


,

nero

come

le nostre

vedove vanno

piena di tanta

bellezza al suo giudizio e di tanta piacevolezza, quanto alcuna altra

ne

gli fosse

mai paruta vedere


,

e seco

estim colui potersi beato chiamare


grazia facesse
lei

al

quale Iddio
.

potere ignuda nelle braccia tenere


,

una

volta e altra cautamente riguardatala


le

e cono-

scendo che

gran cose e care non


,

si

possono senza

fatica acquistare

seco diliber del tutto di porre ogni


,

pena (3) e ogni

sollicitudine in piacere a costei

ac-

(1)

Questo carattere, che

il

Boccaccio
i

fa dello scolare,

pare

il

mo-

dello di
(2)

come dovrebbero

essere tutti

gentili

uomini. Mari.

Nell'otlirro testo fu aggiunta in questo luogo da

mano

postee di

riore la particella cos ritenutasi dipoi nelle edizioni di

Livorno
altri

Mitesti

lano. Egli

da credersi che non


ci si

ci

sia

n pure negli

buoni

a mano; perciocch non


l'

trova nelle stampe del 27, del 70,

del-

82
(3)

e dell'

87

Nell'edizione del
ci

XXVII
i

si

legge di porre ogni opera;

ma

Deputati
,,

fanno sapere che,,

miglior libri unitamente hanno ogni

pena,,; ed osservano che, se bene pena significa comunemente


si

doag-

lore,

piglia

pur anche alla provenzale per fatica


sta

il

Salviali

giugne che,, pena


;,

qui allajrancesca per istudio e fatica, e a pro-

posilo torna allo scolare, che avea studiato

lungamente

a Parigi,,.

me

pare che, solendo


i

la fatica

per

lo
la

pi cagionare una certa pena, abfigura

biano

nostri scrittori potuto, per

metonimia, anche
guisa che usarono
e
il

italia-

namente usar pena


con
istvnto e

pei fatica nella stessa


,

verbo

penare per durar fatica

gli

avverbi

a mala pena

a gran

pezza per

con grave fatica, senza che alcuno perci s'avvisasse

NOVELLA
feSocche per lo piacerle
il

VII.

61

suo amore acquistasse, e p<T


lei
.

Questo
li

il

potere aver copia di


gli

Le giovane donna
in

quale non tenete

occhi

futi

inferno,
nrtili.

ma,

quello, e pi, tenendosi clie ella era,

-iosamentc

inibendogli

si

guardava dintorno
la

e prestamente co.

nosceva chi con diletto


Rinieri
,

riguardava
:

accortasi di
ci

in so stessa
j

ridendo disse
,

io
,

non

sar oggi

venuta invano

che

se io
.

non erro

io

avr preso mi
la

pnolin (i) per lo naso

cominciatolo con

coda
ella

drir occhio alcuna volta a guardare, in quanto

poteva
lesse
j

s'

ingegnava di dimostrargli che di lui le ca-

d' altra parte pensandosi

the
,

quanti pi n'adetanto di maggior

ie

e prendesse col suo piacere


,

pregio fosse la sua bellezza


al

e massimamente a colui
1'

quale

ella

insieme col suo amore


i

aveva data

Il

savio scolare, lasciati


tutto
1*

pensier filosofici da una parte,


:

animo
,

rivolse a costei
,

e credendosi doverle
davanti v' incominci
1'

piacere

la sua casa apparata

a passare, con varie cagioni colorando

andate. Al
di ci

qual
stessa
sai

la

donna

per

la

cagion gi detta
,

seco

vanamente
:

gloriandosi
la

mostrava di vederlo as-

volentieri
,

per

qual cosa lo scolare, trovato molei

do

s'

accont con la fante di


colla sua

il

suo amor

le scosi

perse e la preg che

donna operasse

che

la grazia di lei potesse

avere.
il
l'

La

fante promise larga,

menti*, e alla sua donna

raccont
ascolt
il
,

la

quale con

le

maggior

risa

del

mondo
?

e disse: hai veduto


egli ci
e'

dove costui venuto a perdere


da Parigi recato
mai
usi
:

senno che

ha
va

or via

diamgli di quello eh'

di tire
i

che

il

(trito

vrlin e que' due avverbi Colsero io questo lento


nll-i

iill.-i

provengale e

frinu-ete aniicli IP

il

diana,
sciocco o sci (.ilo

(l) l'aolino: snetie d'uccello,

si

dice

d'uomo

$a
cercando
.

GIORNATA OTTAYA
Dira'gK
,

qualora egli
egli
1'

ti

parla pi

che

io

amo

molto pi lui che

non ama
onest

me
s

ma
$

che a

me si
Y
egli
,

convien di guardar

mia

che io con
di che

altre

donne possa andare a fronte scoperta

se cos savio
.

come

si
,

dice

mi dee molto pi
non sapeva

cara avere

Ahi

cattivella
,

cattivella! ella

Donne mie che cosa il mettere in aia con gli scolari (i) La fante trovatolo, fece quello che dalla
ben
,
.

donna sua

le

fu imposto

Lo

scolar lieto procedette a


,

pi caldi prieghi e a scriver lettere e a mandar doni


e ogni cosa era ricevuta
sposte
,

ma
e in
.

indietro

non venivan
il
,

ri-

se

non

generali

questa guisa

tenne

gran tempo in pastura (2)


ella al

Ultimamente

avendo

suo amante ogni cosa scoperta, ed


lei

egli essendo-

sene con

alcuna volta turbato

e alcuna gelosia
lei sospi-

presane
casse
,

per mostargli che a torto di ci di

sollicitandola la scolare
,

molto

la

sua fante
ella

gli

mand

la

quale da sua parte

gli disse

che

tempo

mai non aveva avuto da poter


poich del suo amore per
le feste del
fatta

far cosa

che
,

gli piacesse,

V aveva
s'

certa
,

se

non che,
sperava

Natale che

appressava

ella

di potere esser con lui j e perci la seguente sera alla


festa
,

di notte
,

se gli piacesse

nella sua corte se

ne
an-

venisse

dove

ella

per lui

come prima

potesse
,

drebbe

Lo

scolare pi che altro

uom
,

lieto

al

tempo

impostogli and alla casa della donna


fante in

e messo dalla

una corte e dentro


.

serratovi,
,

quivi la donna

cominci ad aspettare
sera fatto venire
il

La donna
,

avendosi quella

suo amante

e con lui lietamente

(x)

Vale per impacciarsi cogli scolari.


il

E' sanno ehm


(3)

diavolo tien la coda.

M.
;

f Tenere

in

pastura o tenere le oche in pastura

leneie a bada

NOVELLA
vendo
^li

VII.

63
vedere quanto e
a co-

cenato

ci clic fare quella notte intendeva

ragion, aggiugnendo: e potrai


sia
1'

mule
lui del

amore
1'

il

quale

io

ho portato e porto
d'

quale scioccamente hai gelosia presa.


ascoll

Queste
di-

prole

amante con gran piacer

animo,

sidcroso di veder per opera ci che la


role gli

donna con pail

dava ad intendere

Era per avventura


,

di

davanti a quello nevicato forte

e ogni cosa di neve

era coperta; per la qual cosa lo scolare fu


corte dimorato
,

poco

nella

che

egli

cominci a sentir pi freddo


ristorarsi
al
%

che voluto non avrebbe j ma aspettando di pur pazicnt emente il sosteneva . La donna
inante disse

suo a-

dopo alquanto

andiameene in camera, e
,

da una
se'

finestrella

guardiamo ci che colui


,

di cui tu

divenuto geloso
,

fa

e quello che egli risponder

alla fante

la

quale io

gli

ho mandata a

favellare.

An-

datisene

adunque costoro ad una


esser veduti
,

finestretta,

e veggenaltra
fa-

do senza
dolente

udiron
:

la fante
,

da un'

vellare allo scolare e dire

Rinieri
,

madonna

e la pi

femmina

clic

mai

fosse

perciocc ho egli ci

Morra venuto un
u'

dc'suoi fratelli, ed ha molto con lei

favellato e poi volle ccuar

con

lei

e ancora

non
:

se

andato

ma

io

credo che

egli se n'

audr tosto
,

per questo non

ella
ti

potuta (i) venire a te


priega che non
t'

ma

tosto

verr oggimai. Ella


tare
.

incresca l'aspet-

Lo

scolare

credendo questo esser vero, rispose:

dirai alla
ni
>

mia donna che di


che questo

a tanto che ella possa con suo acconcio per


,

me niun pensier si dea in time vecome pi


tosto

nire

ma

ella faccia

pu
.

La

fante dentro tornatasi se n'

and a dui mire

La

(i)

t Cosi

le i-ili*,

del

37:

il

Manticlli e

il

Sulvia leggono/; Aulo.

64
donna
di tu che io
ferissi

GIORNATA OTTAVA
allora disse al suo amante: ben,
,

che

dirai? cre,

se quel

ben

gli volessi

che tu temi

sof-

che
,

egli stesse lagguso

ad agghiacciare?
,

que-

sto detto

con
se n'

l'

amante suo
al

che gi in parte era


e grandissima pezza

contento

and

letto
,

stettero in festa e in piacere

del misero scolare riden-

dosi e faccendosi beffe.


s'

Lo scolare andando perla corte,


e maladiceva la lunga di,

esercitava per riscaldarsi, n aveva dove porsi a sedere


il

n dove fuggire

sereno

mora

del fratel con la donna


fosse

e ci che udiva credeva


s*

che uscio

che per lui dalla donna


.

aprisse

ma

invano sperava

Essa infino vicino della


gli disse:
?

mezza notte
ti

col suo- amante sollazzatasi,

che

pare, ani-

ma mia
il

dello scolare nostro


1'

qual

ti

par maggiore o
?

suo senno o

amore
entr
,

eh' io gli porto

faratti

il

fred-

do, che io
li

gli fo patire,
t'

uscir del petto quello che per


l'

miei motti vi

altr' ieri ?

L' amante rispose:

cuor del corpo mio


tu
se' il

si
il
,

assai

conosco che cos


il

come
e

mio bene
or

mio
cosi

riposo e
la

mio
.

diletto

tutta la

mia speranza
,

sono io

tua

Adunque,
a veder

diceva la donna
se tu di vero
.

mi

bascia

ben mille volte,


1'

Per

la

qual cosa
,

amante, abbraccian-

dola

stretta
.

non che mille


disse la

ma
:

pi di cento milia la
stati

basciava

E
,

poich in cotale ragionamento

furo,

no alquanto

donna
'1

deh leviamei un poco


,

e andiamo a vedere se

fuoco punto spento


il

nel

quale questo mio novello amante tutto

mi scrivea
andaro-

che ardeva

levati

alla finestretta usata n'


,

no

e nella corte guardando

videro lo scolare fare

su per la neve una carola

trita ( i ) al

suon

d'

un

bat-

(l)

Un

ballo

aminuzzato.

NOVELLA
(ir
ili

VII.

65

(Itali
,

sa e ratta

che egli faceva per troppo freddo si spesche mai simile veduta non aveano. Alloia
,

disse la

donna

che dirai

speranza mia dolce

parti

che

io sappia far gli

uomini carolare senza suono


?

di
ri-

innube o
spose
glio
:

di

cornamusa

A
,

cui
.

1'

amante ridendo
la

diletto

mio grande
parler

si

Disse
all'

donna
.

io vostarai
j

che noi andiamo insin gi


gli
,

uscio

Tu

ti

cheto e io

e udirem quello che egli dira


festa

e per a \ ventura n'


eli

avrem non mcn

che noi abbiam

vederlo.

E aperto la camera, chcUunentese ne scesero


donna con voee
il

all'uscio, e quivi, senza aprir punto, la

Minimela da un pertugetto che


scolare

v' era

chiam. Lo
,

udendosi chiamare
:

lod Iddio

credendosi
uscio dis,

troppo bene entrar dentro


se
:

e accostatosi
.

all'

eccomi qui
di freddo

madonna
.

Aprite per Dio


: ,

che

io

muoio

La donna disse o s che io so che tu se' uno assiderato (i)!e anche il freddo molto grande perch costi sia un poco di neve gi so io
, !

ohe

elle

sono molto maggiori a Parigi


,

Io non

ti

posso

ancora aprire
tello
,

perciocch questo mio maladetto fra-

che

ierscra ci
,

venne meco a cenare


andr
tosto, e io

non

se ne

va ancora

ma

egli se n'

verr inconfatica scan1*

tanente ad aprirti. Io

mi son

test

con gran

tonala (a) da lui, per venirti a confortare che


tar

aspet-

non

ti

rincresca

Disse lo scolare

deh madonna,
,
,

io vi priego

per Dio che voi

ni' apriate
,

acciocch io

possa cost dentro stare al coperto


in

perciocch da poco

qua

s'

messa la pi folta neve del

mondo

e nevica
Dis*.

tuttavia, e io v' attender

quanto

vi sar a

grado.

(i) (a)

Attiderato

agghiaccialo.
alla tfuggil

Scantonarsi tuie andarsene naacoalanaenle t

DECAM. T. IV.

66
se la

GIORNATA OTTAVA
donua : oim
,

ben mio dolce


s

che io non posso;


s'
,

che questo uscio fa

gran romore quando

apre,
se io

che leggiermente sarei sentita da fratelmo (i)


t'

aprissi

ma

io voglio

andare a dirgli che se ne vada,

acciocch io possa poi tornare ad aprirti. Disse lo scolare


:

ora andate tosto


,

e priegovi che voi facciate fare

un buon fuoco acciocch, come io entrer dentro, io mi possa riscaldare; che io son tutto divenuto s freddo che appena sento di me Disse la donna questo
.

non dee potere


pi volte
tutto
;

essere

se quello vero

che tu m' hai

scritto,

cio che tu per

ma

io son certa

che tu

V amor di me ardi mi beffi Ora io vo a.

spettati(a) e sia di

buon cuore L' amante


.

che tutto

udiva e aveva
tosi
,

sommo

piacere

con
,

lei

nel letto torna-

poco quella notte dormirono

anzi quasi tutta in

lor diletto e in farsi beffe dello scolare

consumarono.
s
,

Lo

scolare cattivello
i

quasi cicogna divenuto (

forpi.

te batteva

denti ) accorgendosi d' esser beffato


l'

volte tent

uscio se aprir lo potesse


,

e riguard se
il

altronde ne potesse uscire

n vedendo
,

come
la

fac-

cendo
del

le volte del
,

leone (3)

maladiceva

qualit

tempo

la

malvagit della donna e la lunghezza

della notte insieme forte verso di lei


,

con
il

la

sua simplicit

e sdegnato

lungo e fervente amor portatole

subitamente in crudo e acerbo odio trasmut, seco gran


cose e varie volgendo a trovar

modo
,

alla vendetta

la

quale ora molto pi disiderava

che prima esser con

(i)

Fratelmo,
t

fratel

mio.
si

27 non mente aspettati di buon cuore.


(a)
(3)

Nulla stampa del

leggono

le

parole e sia,

ma
come

sola-

Faccendo

le volle del leone,

andando

in su e in gi

fa

il

leone

NOM-'.LL\
la

MI.
notte

donna non nvea

disiato.

La

6j dopo molla e
l'ali) i
I

lunga dimoranza s'avvicin


apparir
.

al d e

cominci
della
,

Por
,

la

qual cosa
gii
,

la

fante

donna ame mostrando

maestrata
d' aver

scesa

aperse la corte
,

compassion di costui
,

disse

malaventura pos.

sa egli avere

che

iersera ci

venne

Egli n' ha tutta

notte tenuta in bistento (i), e te

ha
;

fatto agghiacciare;
sta-

ma
!)i

sai

che
e.

portatelo in pace
,

ch quello che
.

notte

non
,

potuto essere

sar un' altra volta

So

io

no che

cosa non potrebbe essere avvenuta che tan-

to fosso dispiaciuta a
s

madonna

Lo

scolare sdegnoso,
le

come

savio

il

qual sapeva niun' altra cosa


,

mi-

nacce essere che arme del minacciato


potto suo ci che la

serr dentro al
s'

non temperata volont


nel vero io
;

ingegna-

va di

mandar

fuori, e

con voce sommessa, senza pun,

to mostrarsi crucciato

disse

ho avuta la
perinlin

piggior notte che io avessi


sciuto che di ci

mai

ma

bene ho cono,

non ha
,

la
s

donna alcuna colpa


pietosa di

ciocch essa medesima

come

me
:

quaggi venne a scusar s e a confortar


tu d
volta
,

me
.

come

quello che stanotte non stato sar un' altra

raccomandalemi
(a)
,

fatti
,

con Dio

quasi tut-

to rattrappato

come pot
di

a casa sua se ne torn.


il

Do\o, essendo stanco e


letto
si

sonno morendo, sopra

gitt a

dormire

donde
si

tutto quasi perduto

delle braccia e delle


to per alcun

gambe

dest. Per che


il

manda-

medico e

dettogli

freddo che avuto

voa

alla

sua salute f provedere. Li medici con gran-

dissimi argomenti e con presti aiutandolo, appena do-

(l)

Bistento, gian jwna, gran disagio,

(a)

Rattrappato,

l'

isteaao

che attrailo.

68
che

GIORNATA OTTAVA
il

p alquanto di tempo
far s
si

poterono de' nervi guerire e

distendessero, e, se
il

non
,

fosse

che

egli era

giovane e sopravveniva

caldo

egli

avrebbe avuto

troppo a sosteuere
il

Ma
,

ritornato sano e fresco, dentro

suo odio servando

vie pi che
.

mai

si

mostrava
,

in-

na moxato della vedova sua


spazio di

Ora avvenne

dopo certo

tempo

che

la fortuna

apparecchi caso di

poter lo scolare
essendosi
il

al

suo desiderio soddisfare: perciocch

giovane che dalla vedova era amato ( non


all'

avendo alcun riguardo


innamorato d' un'
altra

amore da

lei

portatogli)

donna, e non volendo n poco

n molto dire n

far cosa

che a

lei fosse
si

a piacere

essa in-lagrime e in amaritudine

consumava.

Ma

la

sua fante,

la

qual gran passion


la sua

le

portava,

non trovanIo

do modo da levar
perduto amante per
la
,

donna dal dolor preso per


lo scolare al

vedendo
,

modo

usato

contrada passare
,

entr in
della

uno

sciocco- pensie-

ro ; e ci fu

che
,

l'

amante

donna sua ad amarla,

come

far solea

si

dovesse poter riducere per alcuna

nigromatica operazione; e che di ci lo scolare dovesse essere gran maestro


,

e disselo alla sua donna


,

La

donna poco
be, pose

savia

senza pensare che


,

se lo scolare
1'

saputo avesse nigromanzia


1'

per s adoperata

avreb-

animo

alle parole della sua fante, e subitail

mente

le disse

che da lui sapesse se fare

volesse

sicuramente

gli

promettesse che per merito di ci ella


.

farebbe ci che a lui piacesse


sciata
,

La fante fece 1' ambaLa quale udendo lo scolare tutto lieto seco medesimo disse lodato Iddio sie tu: venuto il tempo che io far col tuo aiuto portar pena alla malvagia femmina della ingiuria fattami
bene e diligentemente
.

in

premio del grande amore che

io le portava.

alla

NOVELLA
fante d'isso
:

VII.
di questo

69
non
,

(limi alla

mia (Ioana che


se
il

sica in pensiero; io gliele

che

suo aman

in Indi

far prestamente venire e


al

domandar merc
fatto.
,

di ci

che contro

suo piacer avesse

Ma il moattendo di
,

do

che

ella ahhia a tenere intorno a ci

dire a lei

quando

e <lo\r pi Ir piaceri
.

e cosi le di

e da mia parte la conforta

La

fante (eco la risposta,

e ordinossi che in santa Lucia del prato fossero insie

me. Quivi

venuta

la

donna e lo scolare, e soli insieme


ella

parlando, non ricordandosi


te condotto avesse, gli disse

che

lui

quasi alla morfatto


.

apertamente ogni suo

e quello che desiderava

e pregollo per la sua salute


,

cui lo scolar disse

madonna

egli
si

il

vro che tra

l'altre cose clic io apparai a Parigi

funigromau/.ia,
;

della quale per certo io so ci

che

n'

ma

percioc,

ch

ella e di

grandissimo dispiacer di Dio

io

avea

giuralo di

mai n per
1'

me
il

n per altrui d' adoperarla.


io vi

il

vero che
,

amore

quale
io

porto di tanta

forza

che

io

non so come
io faccia
:

mi

vi nieghi cosa

che

vni vogliate

che

e perci, se io ne dovessi
si

pei questo solo andare a casa del diavolo,


d larlo
,

son presto

poich

vi

piace

Ma

io vi ricordo

che

ella

pi malagevole cosa a fare, che voi por avventura non


v* avvisate
,

e massimamente quando una donna vuole


l'

rivocare

uno uomo ad amar s e


si

uomo una donna


non per
la

perciocch questo non

pu far,
;

se

propria

persona a cui appartiene


'1

e a far ci convien che chi


perciocclt di notte
si

fa sia di sicuro

animo

con-

vien fare e in luoghi


li

.solitari!

e senza compagnia: le qua-

cose io non so

come

voi vi siate a far disposta.

A cui

la

donna

pi innamorata che savia, rispose: amor mi


si fatta

sprona per

marner, che uiuna cosa ia quale

7o
io

GIORNATA OTTAVA
non
facessi
;

per riaver colui che a lorto m' ha abban,

donata

ma tuttavia

se

ti

piace

mostrami
,

in

che mi

convenga

esser sicura
,

Lo

scolare
:

che di mal pelo


,

avea taccata lo coda


r fare

disse

madonna

me

converil

una imagine

di stagno in

nome

di colui

qual
ar

voi disiderate di racquistare.

La quale quando io

v'

mandata

converr che voi, essendo la luna molto sce-

ma

ignuda in un fiume vivo in sul primo sonno e

tutta sola sette volte

con lei

vi

bagnate

e appresso cos

ignuda n' andiate sopra ad un albero o sopra una qual-

che casa
gine
in

disabitata

volta a tramontana conia ima-

mano

sette volte diciate certe

parole che io

vi dar'scritte: le quali

come

dette avrete, verranno a

voi
si

due damigelle

delle pi belle che voi vedeste mai, e

vi saluteranno e piacevolmente vi domanderanno quel


si

che voi vogliate che


diciate

faccia

A queste
i

farete

che voi

bene e pienamente (i)

desiderii vostri; e guaraltro


:

datevi che

non

vi venisse
1'

nominato un per un
elle si

come

detto

avrete
al

partiranno,
i

e voi ve

ne potrete scendere
lasciati e rivestirvi e

luogo dove

vostri
.

panni avrete

tornarvene a casa
la

E
che

per certo
il

egli

non

sar

mezza

seguente notte

vostro

amante piangendo
per alcuna altra

vi verr

a dimandar merc e mise-

ricordia: e sappiate che

mai da questa ora innanzi egli non vi lascier La donna udendo


.

queste cose e intera fede prestandovi, parendole

il

suo

amante
disse
:

gi riaver nelle braccia,


,

mezza

lieta divenuta,

non-dubitare
efho
il

che queste cose far

io

troppo

bene

pi bel destro da ci del mondo; che io


27
e in alcun lesto a penna leggesi pianai

(1)

Nella stampa del


a'

mente; e

Deputati non dispiace questa lezione, ptr

>cch ..nchepifl-

namenle ,

cio apertamente quadra al enso di questo luogo

NOVELLA
lui

VII.
,

71
il

un podere verso

il

Valdarno di sopra

piale
luglio,

assai vicino alla riva del

(lume, ed egli tHl


.

li

che sar
esser

il

bagnarsi dilettevole

ancora mi ricorda

non guari lontana


,

dal fiume

una

torricella disa,

bitata
vi

se
1

non che per

cotali scale di castagnuoli


i

che

sono

salgono alcuna volta

pastori sopra

un

battu-

to (1),

che v', a guardar di lor bestie smarrite, luogo


,

molto solingo e fuor di mano


r
,

sopra

la

quale io sagli-

e quivi

il

meglio del
.

mondo
,

spero di fare quello

che m' imporrai


va e
il

Lo

scolare

che ottimamente sapecontento d' es:

luogo della donna e

la torricella,
,

ser certificato della sua intenzione


io

disse

madonna
non so

non

fu'

mai

in coleste contrade: e perci


j

il

podere ne

la torricella

ma,

se cosi sta
.

come
perci,

voi dite,

non pu

essere al
,

mondo

migliore
la

quando

tempo
ben

sar

vi

mander
,

imagine e
il

1'

orazione;

ma

vi priego

che

cpiando

vostro desiderio avrete


,

e conoscerete che io v' avr ben servita


di di

che

vi ricor-

me
,

e d' attenermi la promessa


$

cui la

donna

disse di farlo senza alcun fallo

e preso da lui

comuna

mi.io
il

se

ne torn a casa

Lo

scolar lieto di ci che


,

suo avviso pareva dovere aver effetto


scrisse

fece (2)

imagine con sue cateratte (3), e

una sua favola

(l)
[t)

Battuto qui per puvimcnto

i Fece fare, U stampa

Wl 37.
.

(3)

Con

sue cateratte. A. R. e G. con sue carattere

La

nostra

la lettura del

Vocah.

nel

quale una lignificasione di


i

tal

roce e quel-

la di caratteri

magici. Meravigliotni che


plurale,

detti

editori facessero

ca-

ratiere voce

femminina

quando

ella

mascolina terminante in
il

ix

sngoUre: forse immaginarono dai le coti


.

distinliro di caratteri

r segni magici

Rolli

t Nota
hurlesca

il

Barelli che cateratte nel acnso di caratteri magici tocc

72

GIORNATA OTTAVA
,

per orazione e
alla

quando tempo

gli

parve

la

mand
1'

donna

e mandolle a dire che la

notte vegnente

senza pi indugio dovesse far quello che detto


e appresso segretamente con

avea;

un suo

fante se n'

and a

casa d'
cella,

un suo amico che


al

assai vicino stava alla torrieffetto.

per dovere

suo pensiero dare


la
',

La donal
,

na

d' altra parte

con

sua fante
e
,

si

mise in via e

suo podere se n' and


vista

come
,

la notte

fu venuta

faccendo d' andarsi


:

al letto

la fante

ne
,

mand
di casa

a dormire

e in su
,

1'

ora del primo sonno

chetamente uscita

vicino alla torricella sopra la riva

d'Arno

se n'

and e molto dattorno guatatosi , n veg:

gendo n sentendo alcuno


sotto
si

spogliatasi e

suoi panni
la

un

cespuglio nascosi
,

sette volte
la

con

imagine

bagn

e appresso ignuda cou

imagine in mail

no verso

la torricella n'

and

Lo

scolare ,

quale in

sul fare della notte col suo fante tra salci e altri alberi

presso della torricella nascoso era e aveva tutte queste cose

vedute

e passandogli ella quasi allato cosi


lei

ignuda, ed egli veggendo

con

la

bianchezza del suo


,

corpo vincere le tenebre della notte

e appresso riguar-

dandole
belle
,

il

petto e

1'

altre parti del

corpo e vedendole
piccol termine doal-

e seco pensando quali infra


sent di lei alcuna

vean divenire,

compassione: e d'

tra parte lo stimolo della carnei' assal

subitamente e

fece tale in pie levare, che

si

giaceva, e confortavalo

che

egli d'

aguato uscisse e

lei

andasse a prendere e
tra

il

suo piacer ne facesse $ e vicinfu ad essere


e dall' altro vinto.
era e qual fosse
l'

dall'uno
egli

Ma

nella

mente tornandosi chi

ingiuria ricevuta e perch e da cui


,

e perci nello sdegno raccesosi

e la compassione e

il

carnale appetito cacciati , stette nel suo proponimento

NOVELLAMI.
fermo (i) e
la

73

lasciolla

andare. La (Ioana montata in su

torre e a tramontana rivolta,


.

cominci a dire

le

pa-

role datele dallo scolare


I

Il

quale poco appresso nella


a

>i

icella entrato

chetamente, a poco

poco lev quella

la scala

che saliva in sul battuto dove

donna era e
,

appresso aspett quello che ella dovesse dire e

fare

La donna

detta sette volte la sua orazione


le

cominci
1*

ad aspettare

due damigelle

e fu

lungo

aspet-

tare ( senzadio fresco le faceva troppo pi

che voluto
.

non avrebbe), che

ella

vide

1'

aurora apparire

Per

che dolente che avvenuto non era ci che lo scolare


detto
l'

avea

seco disse

io

temo che costui non


mal

ni' ab;

bia voluto dare una notte chente io diedi a lui


se perci

ma

questo

ni'

ha

fatto

s'

saputo vendicala

re

che questa non e


,

stata

lunga per lo terzo che fu

sua
il

Mimchfl

il

freddo fu d' altra qualit.

perch

giorno quivi non la cogliesse, cominci a volere

smontare della torre,


la.

ma ella
se
il

trov non esservi la scasotto


i

Allora, quasi

come

mondo
,

piedi le fos-

se
il

venuto

meno

le fuggi
.

l'

animo e
poich

vinta cadde sopra

battuto della torre


,

le forze le ritornaro$

no

miseramente cominci a piagnere e a dolersi

assai

ben conoscendo questa dovere essere


,

stata

opera

dello scolare
altrui offeso
lui
il
,

s'incominci a rammaricare d'avere


e appresso d' essersi troppo fidata di co-

quale

ella

doveva meritamente creder nimico

e in ci

stette

lunghissimo spazio. Poi riguardando se


vi fosse
.

via alcuna

da scender
il

non veggendola

rin-

cominciato

pianto

entr in

uno amaro

penste-

(1)

Qui mostra

il

Boce. quanto

il

desiderio della renrlettaaia pi forte

(Togai altra passione. Mari.

74
ro
,

GIORNATA OTTAVA
a s stessa dicendo
fratelli
,

o sventurata

che

si

dira

da' tuoi

da' parenti e
i

da' vicini e genesi


,

ralmente da
tu
sii
,

tutti

Fiorentini
?

quando

sapr che
stata

qui trovata ignuda


sar

La

tua onest

co-

tanta

conosciuta essere stata falsa

e
,

se tu

volessi a queste cose trovare scuse

bugiarde
,

che pur
i

ce ne avrebbe
tuoi sa
,

il

maladetto scolare
.

che

tutti

fatti
,

non

ti

lascer mentire
il

Ahi misera

te

che
il

ad una ora avrai perduto


tuo onore!

male amato giovane e

E
il

dopo questo venne


ed

in tanto dolore, che


.

quasi fu per gittarsi della torre in terra


gi levato
sole,
ella

Ma

essendosi

alquanto pi dall'una delle

parti pi al

muro

accostatasi della torre,


colle bestie
la sua fante
s'
,

guardando se

alcun fanciullo quivi


potesse
lare
,

accostasse , cui essa

mandare per
d'

avvenne che lo sco-

avendo a pie

un

cespuglio dormito alquanto,


.

destandosi la vide, ed ella lui


disse
:

Alla quale lo scolare


le

buon

di

madonna . Sono ancor venute

da-

migelle ?

La donna vedendolo

e udendolo , rincomin-

ci a piagner forte e pregollo che nella torre venisse

acciocch essa potesse parlargli.

Lo

scolare le fu di

questo assai cortese.

La donna
il

postasi a giacer bocalla cateratta


,

cone sopra

il

battuto,
,

capo solo fece


:

di quello (i)
te , se io
ti

e piagnendo disse

Rinieri
ti se*

sicuramen-

diedi la

mala notte
,

tu

ben di

me ven,

dicato, perciocch

quantunque
,

di luglio sia
,

mi
ti

so:

no

io creduta questa notte

stando ignuda
l'

assiderare

senzach io ho tanto pianto e


e la mia sciocchezza

inganno che io
,

feci

che

ti

credetti

che maraviglia
.

come
(1)

gli

occhi

mi sono
tra' vari

in capo rimasi

E perci io
e scendere
.

f La voce cateratta

suoi significati ha quello di apertura

fiitta ne'

palchi e nel haltulo delle torri per potervi

mouUre

NOVELLA
ti

VII.
la

75

priego,
i

non per nroor

di

me,

qual tu amar non

de

ma

por

amor

di te

che

se' gentile
la

uomo
,

che

ti
,

li.i.sti

per vendetta della ingiuria,

quale ioti feci


e

(j

nello

che infno a questo punto

fallo hai

ine -cimi

miei panni recare e che

io possa di

quass discendere;

e non

mi

vole r

tor quello che tu poscia vogliendo ren,

der non mi potresti


a te
1'

cio

1'

onor mio
notte
,

che se io

tolsi

esser
ti

cou meco quella

io ogni

ora che

a grado
Baciti
assai
l'

fia te

ne posso render molte per quella una


e,

adunque questo,

come

a valente
l'

uomo,

sieti

esserti potuto vendicare e

averlomi fatto conoeser-

scere:

non volere le tue forze contro ad una femmina

citare.

Niuna

gloria

ad una aquila l'aver vinta una cote t'inla rice-

lomba: dunque per l'amor di Dio e per onor di


cresca di

me Lo
.

scolare con fiero

animo seco

vuta ingiuria rivolgendo, e veggendo piagnere e pregare,

ad una ora aveva piacere e noia


della vendetta, la quale pi

nell'

animo ; piacere
disidei aia

che

altra cosa

avea

e noia sentiva

movendolo

la

umanit sua a comla


:

passion della misera (1).

Ma

pur non potendo


,

umanit vincere

la

fierezza dello appetito


i

rispose

madonna Elena

se

miei prieghi (

li

quali io nel

vero non seppi bagnare di lagrime n far melati


tu ora sai porgere
notte
,

come

tuoi )

m'

avessero impetrato la

che
,

io uclla tua corte di

neve piena moriva di


te

freddo

di potere essere stato


,

messo da

pur un poco
al

sotto al coperto
i

leggier cosa

mi serebbe
grave

presente

tuoi esaudire

ma
ti

se cotanto or pi

che per lo pasil

sato del tuo

onor

cale

ed

etti

cost su

ignuda

(a)

f Della misera donna


erte

leggono

gli editori del 37-,

bui Deputati

affermano che donna non e ne' migliori

tetti:

pare (toggiangon et-

si )

tenta abbia

un

certo pi di compatitone e di maggior forta .

76
dimorare
cia
,

GIORNATA OTTAVA
porgi cotesti prieghi a colui nelle cui brac,

non

t'

inerebbe quella notte


,

che tu

stessa ricordi,
i

ignuda stare

me
J

sentendo per la tua corte andare


,

denti battendo e scalpitando la neve


tare
,

e a lui
ti

ti fa'

aiu-

a lui

ti

fa

tuoi panni recare, a lui


,

fa'por la

scala per la qual tu sce nda


ter tenerezza del tuo onore

in lui

t'

ingegna di met-

per cui quel medesimo e


di mettere

ora e mille
periglio
.

al

re volte

non hai dubitato


ti

in

Come

noi chiami tu che

venga ad aiutare?
?

e a cui appartiene egli pi che a lui

tu

se'

sua

quali cose guarder egli o aiuter

se egli
se',

non guarda

e aiuta te? Chiamalo, stolta che tu


l'

e pruova se
ti

amore

il

quale tu

gli porti e il

tuo senno col suo

possono dalla mia sciocchezza liberare, la qual sollaz-

zando (i) con


giore o la
vi
.

lui

domandasti quale

gli

pareva maggli

mia sciocchezza o 1' amor che tu

portadisi-

N
,

essere a

me
il

ora cortese di ci che io uon

dero

n negare

mi puoi
,

se io

il

disiderassi

Al tuo

amante
qui viva
d'

le tue notti riserba


ti

se egli avviene

che tu di

parti.

Tue

sieno e di lui. Io n' ebbi troppo

una

e bastimi d' essere stato


la

una

volta schernito
t'

ancora

tua astuzia usando nel favellare,


la

ingegni
,

col

commendarmi
gentile

mia benevolenza
e valente
,

acquistare

chiamimi
io

uomo

e tacitamente, che

come magnanimo mi
,

ritragga dal punirti della tua


;

malvagit

t'

ingegni di fare
ora
gli

ma

le tue lusinghe

non

m' adombreranno
n tanto di

occhi dell' intelletto


.

come

gi fecero le tue disleali promessioni

Io

mi

conosco,

me

stesso apparai

mentre dimorai a Pa~

()

Della quale sollazzandoti


editori del

Ruscelli; f Della quale sollazzan-

do

gli

27.

NOVELLA
rigi

VII.

77
facesti

qunnto tu in una sola notte delle tue mi


.

onoscere
,

Ma
se'

presupposto che io pnr


ili

magnanimo
penilenzia

fossi

non

tu

quelle in cui
.

la

magnanimit deb-

ba

suoi

effetti

mostrare

La
tu

fine della
se',

nelle sabatiche fiere,

come

e similmente delle

fendette, vuole esser la morte, dove negli uomini

quel dee bastare

che tu
,

dicesti

Per che
,

quantunvelenosa

que

io

aquila non sia


,

te

non colomba

ma

eerpe conoscendo

come antichissimo nimico con ogni


forza
io
ti

odio e 000 tutta

la

di perseguire intendo,

con

mito che questo che

fo non

si

possa assai propria-

metite vendetta chiamare,

ma

pi tosto gastigainento,
1'

inquanto

la

vendetta dee trapassare


:

offesa

e questo

non
lessi

v'
,

aggiugner

perciocch

se io vendicar
1'

mi voanima
,

riguardando a che partito tu ponesti


la tua vita

mia
rei

non

ini

basterebbe togliendolati
,

cento altre alla tua simigliami

perciocch, io uccide-

una

vile e cattiva e rea feinminctta.

da che diail

voi ( togliendo via cotesto tuo pochetlo di viso,


le

qua-

pochi anni guasteranno riempiendolo di crespe)

se' tu

pi

che qualunque altra dolorosetta fante

dove per

te

non rimase

di far

morire un valente uomo,


,

come
lia

tu

poco avanti mi chiamasti


ili

la

cui vita ancora

potr pi in un
tue pari
neretti

essere utile al

mondo, che centomiil

non potrauuo, mentre

mondo durar dee.


,

che cote

adunque con questa noia che tu sostieni, ne lo schernir gli uomini che hauno alcun
sia lo

sentimento, e clic cosa

schernir

gli

scola ri, e darolti


se tu

materia di giammai pi in

tal follia

non cader,

campi
re
,

Ma
non

et tu

hai cosi gran voglia di scendetu in terrafe


il

cli

te

ne

gitti

ad una ora con


uscirai della

lo

aiuto di Dio (laccandoti tu

collo

pena

78

GIORNATA OTTAVA
ti

nella quale esser

pare e
io

me
ti

farai

il

pi

lieto

uo-

mo
pi

del

mondo. Ora

non

vo' dir pi. Io septi

tanto

fare che io costass

feci
,

salire

Sappi
tu

tu ora tanto fare che tu


sapesti beffare
.

ne scenda

come
e
il

mi
di-

Parte (i) che lo scolare questo


,

ceva

la

misera donna piagneva continuo


,

tempo
.

se n' andava

sngliendo
senti tacer
la

tuttavia
,

il

sol
,

pi alto
crudele
,

Ma

poich
se egli
il

ella
ti

il

disse:

deh

uomo

fu tanto
cos

maladetla notte grave


,

e parveti

fallo

mio

grande

che n

ti

posson muovere a
,

pietate alcuna la

mia giovane bellezza


,

le

amare

la-

grime n

gli

umili prieghi

almeno muovati alquanto

e la tua severa rigidezza diminuisca questo solo


atto, l'essermi di te

mio

nuovamente

fidata e l'averti ogni

mio

segreto scoperto, col quale

ho dato

via al tuo desi-

derio in potermi fare del


sia cosa

mio peccato conoscente,con ci


te,

che

senza fidarmi io di

niuna via fosse a

te a poterti di

me
.

vendicare

',

il

che tu mostri con


lascia
l'

tanto ardore aver disiderato

Deh

ira tua e

perdonami ornai

Io sono

quando

tu perdonar

mi

vogli e di quinci farmi discendere, acconcia (2) d' ab-

bandonare del tutto

il

disleal
,

giovane

e te solo aver
la

per amadore e per signore

quantunque tu molto

mia
la: la

bellezza biasimi

brieve e poco cara mostrando-

quale, chente che ella insieme con quella dell'al,

tre

si sia
}

pur so che

se

per altro non fosse

da aver

cara

si

perciocch vaghezza e trastullo e diletto

della giovanezza degli uomini, e tu

non

se'

vecchio.

quantunque
(1)

io

crudelmente da

te trattata sia,

non pos-

Parte che

mentre che.
disposta, son risoluta,

(2)

In sono acconcia, sono

quantunque

la

parola acconcia propriamente significhi

accomodata.

NOVELLA
nesta

VII.

79

so perci credere che tu volessi vedermi fare cosi diso-

morte

come sarebbe
cri,

il

pittarmi a guisa di di,

sperata quinci gi dinan/.i tgfl occhi tuoi


tu bugiardo

a* quali, se

non

come

se' diventato,

gi piacqui

cotanto

Deli increscati di

me

per Dio e per piet


,

Il sole s'

incomincia a riscaldar troppo

come
il

il

troppo freddo (i) questa notte m' offese, cosi

caldo

m' incomincia a
lare
,

far

grand itimi noia.


,

cui lo sco:

che a
,

diletto la teneva a parole

rispose

ma-

donna

la

tua fede

non

si

rimise ora nelle

mie mani

per amor che tu mi portassi,


ijnello

ma

per racquistare

che tu perduto avevi


;

perci niunacosa merita


,

altro

che maggior male


,

e mattamente credi
,

se tu

credi
ta

questa sola via, senza pi

essere alla desidera-

vendetta da

me

opportuna

stata. Io

n'aveva mille

alno, e mille lacciuoli col mostrar d'amarti t'aveva


tesi

intorno

a' piedi
,

ne guari di tempo era ad andare,

che di necessita
veniva in

avvenuto non fosse, ti conuno incappare: u potevi incappare in alcuse questo

no
ti

che
a
,

in

maggior pena e vergogna


fossi
;

che questa non

fi

caduta non
,

e questo presi

non per agetutti

volarti

ma

per esser pi tosto lieto. E, dove


,

mancati mi fossero
quale tante e
si fatte

non mi fuggiva

la

penna

con
si

la

cose di te scritte avrei e in


,

fatta

maniera, che avendole tu risapute


avresti
il

che l'avresti,

di mille volte disideratO di

mai non
,

esser

uata

Le

forze della peana sono troppo maggiori

che

coloro non eslituano, che quelle con coik.m intenti

provato non hanno

Io giuro a

Dio

( e se (2) egli

ili

(1)
(

t T

// troppo

fresco ,

la eJ!.

il.-l

fj.
.

iu juralo luogo parliceli tlnoUnle iktitktio e vite coti

80

GIORNATA OTTAVA
,

questa vendetta

che

io di te

prendo

mi

faccia alle-

gro iiiun la

fine,

come

nel comiiiciameuto m' ha fatto)


,

che

io avrei di te scritte cose

che

non che

dell' altre

persone,

ma

di te stessa vergognandoti, per


gli

non poterti

vedere, t'avresti cavati

occhi; e perci
il

non rimpro-

verare al
letto.

mare

d' averlo fatto crescere


sii

piccol ruscel-

Del tuo amore o che tu


,

mia, non ho io, co-

me
al

gi dissi

alcuna cura

Sieti

pur

di colui

di
,

cui
cosi

stata se', se tu

puoi

Il

quale come

io gi

odiai

presente amo, riguardando a ci che egli ha ora ver.

so te operato

Voi

v'

andate innamorando e disiderate

l'amor de'giovani, perciocch alquanto colle carni pi


vive
e' con le

barbe pi nere
i

gli

vedete e sopra so anda-

re e carolare e giostrare

le quali cose tutte

ebber co-

loro che pi alquanto attempati sono, e quel

sanno

che coloro hanno ad imparare.

oltre a ci gli sti-

mate miglior
nate
fesso
,

cavalieri e far di pi miglia le lor

gior-

che che
,

gli

uomini pi maturi (i)

Certo io
i

con-

essi

con maggior forza scuotono


gli

pilliccio,

ni (2)

ma

attempati
in

si

come

esperti

sanno
d'

Ne abbiamo un esempio anche


cap. 2
)

que' versi del Petrarca

Tr.

Am,

,,(

Or dimmi, se colui 'n pace vi guide E mostrai '1 duca lor ), che coppia
( ,

questa

e un altro in questi del Guarini

Pastor fido

att.

1, se.
.

(1)

Ma

se

li

guardi

'l

ciel

cortese Ergasto

Non mi

tacer ecc.
di logica

Questo ingegnoso sforzo


preferisca in

non

far

mai chequalsisiadon

na non

amore un inesperto
il

alferino a

qualunque famosis-

simo generale. Quando


ca

Bocc. scriveva questa nov. doveva avere cirla

35
(2)

anni, e trattava in questo discorso

propria causa. Mart.


si

Scuotere

il

pilliccone: usar l'atto venereo, e

dice figurata-

mente per

ricoprir la disonest.
il

t Pilliccone,
pelliccione
la

testo

Mann,

e le

due
del

ediz. citate nel

Vocabolario;

stampa del 27 e quella

73.

NOVELLA
meglio
i

VII.
:

81
e di gran lunga
il

luoghi dove stantio le pulci


il

da eleggere
sipido
;

poco (i) e saporito

che

molto e
,

in-

e
sia

il

trottar forte
;

rompe
il

e stanca altrui

quan-

tunque

giovane

dove

soavemente andare, auco-

ra che alquanto pi tardi altrui


egli
il

meni

allo albergo

vi

conduce almeu riposato. Voi non v'accorgesenza intelletto, quanto di male sotto quelsta
(.*)

te, .ini ni. ili

la
i

poca di bella apparenza

nascoso

Non sono
:

giovani <T una conlenti,


,

ma

quante ne veggono tante


per che

ne disiderano
essere

di tante par
stabile
il

loro esser degni

non pu

loro

amore e
,

tu ora ne puoi

perpruova

esser verissima testimonia.

par loro esser

degni d'essere reveriti e careggiati (3) dalle lor donne;

n
le

altra gloria

hanno maggiore che il


:

vaularsi di quela' frati,

che ha uno avute


,

il

qual fallo gi sotto

che

noi ridicono
i
il

ne mise molte. Bench tu dichi che mai


altri

tuoi
sai

amori non seppe

che

la tua fante
.

e io

tu

male, e mal credi, se cosi credi

La sua contrada
;

quasi di ninna altra cosa ragiona e la tua


volte
l'

ma

le

pi

ultimo, a cui colali cose agli orecchi perven.

gono

colui a cui elle appartengono


,

Essi ancora
.

vi

rubano

dove dagli attempati


,

v' donato

Tu
ti

adundesti:

que, che male eleggesti


e
io

sieti
,

di colui a cui tu

me
ho

il

quale schernisti

lascia stare

ad altrui; che
se'
,

trovata

donna da molto pi che tu non


facesti.

che

meglio m' ha conosciuto che tu non

accioc-

ch tu del desiderio degli occhi miei (4) possi maggior

(i)

(a)

t Eleggere piuttosto il poco, t Sten, la stampa del %"j.


Careggiare:
il

la

stampa

ilei

v],

(3)

far

catene,

far eaai, tener care, atere in pregio.

(4) Dare

desideri

ed altre passioni, che propriamente sono


solo Je'poeli
,

i^

l'anima,

sajli

tedi, non

ma

anco degli oratmi.

DECAM. T. IV.

,,

82

GIORNATA OTTAVA
mondo
tua

certezza nell' altro

portare

che non mostra


,

che tu in questo prenda dalle mie parole


pi tosto
,

gittati
,

gi

F anima

come
,

io

credo

gi ricegli

vuta nelle braccia del diavolo

potr vedere se

oc-

chi miei d' averti veduta strabocchevolmente cadere


si

saranno turbati o no

Ma
,

perciocch io credo che


,

di tanto
ti

non mi vorrai

far lieto

ti

dico che

se

il

sole

comincia a scaldare
facesti patire
il

ricorditi del freddo


il

che tu a

me

e se con cotesto caldo

mescolerai,

senza fallo

sol sentirai

temperato.

La

sconsolata don-

na veggendo che pure a crudel


le dello scolare
,

fine riuscivano le paro,

rincominci a piagnere e disse

ec-

co

poich niuna mia cosa di


1'

me
,

a piet

ti

muove
,

muovati

amore

il

qual tu porti a quella donna

che

pi savia di

me
,

di che hai trovata e per

e da cui tu di (1) e
i

che

se'

amato

amor

di lei

mi perdona

miei

panni mi reca, che io


fa'

rivestir

mi

possa, e quinci

mi
,

smontare.

Lo

scolare allora cominci a ridere


la

veggendo che gi
rispose
:

terza era di

buona ora
,

passata

ecco io non so ora dir di no


.

per

tal

donna

me

n' hai pregato

Insegnamegli (2)
scendere
.

e io andr per
ci creil

essi e farotti di costass

La donna

dendo, alquanto
dove aveva
i

si

confort, e insegngli
.

luogo

panni posti

Lo
si

scolare della torre uscito


si

comand

al fante

suo che quindi non

partisse, anzi

vi stesse vicino e a suo poter

guardasse che alcun non

v' entrasse dentro infino a tanto

che

egli tornato fosse:

e questo detto, se n'


vi a

and a
,

e & sa dei suo amico, e qui,

grande agio desin


D
{

e appresso

quando ora

gli

(1) (2)

per In dici,
lesto

si

trova

sempre in

tutti

migliori Bocc.
e cos pure nelle edizio-

Nel

Mannelli ed insegnamegli,

ni di Livorno e di Milano.

,,

NOVELLA
parve
,

VII.
la

K .1

s'and

dormire. La donna sopra

ione n-

masa

quantunque da sciocca speranza un poco riconfotte


,

li.n.iia

pure oltre misura dolente ti dirizz a se-

Mn
ri

e a <piella parte del


s'

muro dove un poco d'omama-

bra era

aeeost e cominci accompagnata da

imi pontieri ad aspettare.


(
i

ora pensando e or

piagnendo
I.ik

) e or
,

disperando della tornata dello sco*


si

oo' panni

ed' un pensiero in altro saltando,

CODM
il

quella che dal dolore era vinta e che niente


,

la

notte passala aveva dormito

s*

addorment
al

Il

sole gior-

quale era fonrentitsimo j essendo gi


salito
,

mezzo
il

no

feriva alla scopetta e al diritto sopra

tene,

ro e dilicato corpo di costei e sopra la sua

testa

da

uiuna cosa coperta

con tanta forza

che non

sola,

mente

le cosse le

carni

tanto quanto ne vedea


1'

ma
co-

quelle minuto minuto (2) tutte


tura tale che
lei
,

aperse; e fu

la cot,

che profondamente dormiva

strinse a destarsi.

sentendosi cuocere e alquanto


cotta

mo-

vendoti , parve nel muoversi che tutta la


le s' aprisse e ischiautasse
il
,

pelle

come veggiamo
,

avvenire
tira
.

una tarla

eli

pecora abbruciata
s

se altri la

oltre a (mesto le doleva


le
si

forte la testa

che pareva che


.

spezzasse

il

che niuna maraviglia era

E
,

il

bat-

tuto della torre era fervente tanto che ella n co'piedi

n eon altro
star

vi

poteva trovar luogo


si

per che

senza
.

ferma

or qua or Ih
,

tramutava piagnendo
di vento
,

oltre a questo

non faccendo punto

v'

erano

mosche e

tafaui in grandissima (piantila

abbondati

(*) (a)

t L'edii.

del

27

in vece di

piagnendo

li*

sperando:
ratto ratto ed altri
certo Iijuuo

Minuto minuto, pian piano,


il

clteto eliclo,

tuli avverili

cos raddoppiati ha la lingua nostra, e |icr

una

Iona, che

Ialino nella tua

non

I'

ha

tale

ne'auoi.

84
li

GIORNATA OTTAVA
,

quali

pognendolesi sopra le carni aperte

fiera-

mente
tura d'

la

stimolavano che ciascuno


:

le

pareva una pun-

uno spontone per che


,

ella di
,

menare
,

le

mani

attorno non restava niente

la

sua vita

il

suo a-

mante

e lo scolare

sempre maladicendo.
,

cos essen-

do

dal caldo inestimabile, dal sole

dalle

mosche e

da'
,

tafani e

ancor dalla fame

ma

molto pi dalla

sete

per aggiunta da mille noiosi pensieri, angosciata e sti-

molata e

trafitta

in pie dirizzata

cominci a guarda,

re se vicino di s vedesse o udisse alcuna persona


sposta del tutto
,

di-

che che avvenire ne


.

le dovesse

di

chiamarla e di domandarle aiuto


l'aveva sua nimica fortuna tolto.
ti

Ma

anche questo

I
,

lavoratori eran tut-

partiti da'
ivi

campi per

lo caldo

avvegna che quel d

niuno
gli

appresso era andato

a lovorare, s

come que:

che

allato alle lor case tutti le lor

biade battevano

per che niuna

altra cosa

udiva che cicale, e vedeva Ar-

no

il

qual porgendole desiderio delle sue acque, non


la

iscemava

sete

ma 1' accresceva Vedeva


.

ancora in

pi luoghi boschi e ombre e case,

le quali tutte simil.

mente

1*

erano angoscia

disiderando

Che direm pi
il

della sventurata

donna

? Il

sol di sopra e

fervor del
e de' tafani
,

battuto di sotto e le trafitture delle


dallato e
s

mosche
,

per tutto

1'

avean concia

che

ella

dove

la

notte passata con la sua bianchezza vinceva le tenebre,


allora rossa divenuta

come

labbia (i)

e tutta di san-

gue chiazzata

sarebbe paruta a chi veduta l'avesse la

pi brutta cosa del

mondo

cos
,

dimorando
pi
la

costei

senza consiglio alcuno o speranza

morte aspet-

tando che altro


(i)

essendo gi la mezza nona passata, lo


un malore
cui

i Rabbia o
il

stizza

vanno

soggetti

cani

ed

lupi,

quale rende lor rossa

la pelle e tutta

scabbiosa.

NOVELLA
scolaro di
dosi
,

VII.

85
donna ricordan-

dormir

levatosi e della sua


lei

per veder che di


,

fosse se ne torn alla torri-,


,

il

suo fante
.

ehe ancora era digiuno


la

ne

mand

mangiare

Il

quale avendo

donna

sentito, debole e
la cateratta,
:

della grave noia angosciosa venne sopra


postasi a sedere
,

8
i,

piagnendo cominci a dire


;

Rimci

ben
la

ti

se' oltre

misura vendico

che
,

so io feci te nel-

mia corte

di notte agghiacciare

tu hai

me

di

gior,

no sopra questa
oltre a ci di

torre fatta arrostire, anzi ardere


di $cte morire: per clje io
, ,

fame e

ti

pie-

go per solo Iddio che quass salghi e poicli a me non soflcra il cuore di dare a me stessa la morte dal,

lami tu
tale
il

ch

io la disidero

pi che altra cpsa


.

tanto e

tormento che
fare,

io sento

E,

se tu questa grazia d'

non mi vuoi
venire
,

almeno un bicchier
bagnarmi
,

acqua mi
,

fa'

che

io possa
le

la

bocca
l'

alla

quale

non bastano

mie lagrime

tanta e

asciugaggine e
lo sco-

V
il

arsura la quale io v' ho dentro.


,

Don conobbe
per

lare alla voce la sua debolezza

e ancor vide in parte


:

corpo suo tutto riarso dal sole


gli

le

quali cose e
gli

per

umili suoi prieghi un poco di compassione


lei
;

venne di
na
,

ma non

pertanto rispose

malvagia don-

delle
,

mie mani non morrai tu


se voglia te

gij tu

morrai pur

delle tue

ne verr

e tanta acqua avrai


,

da

me

a sollevamento del tuo caldo


te

quanto fuoco io
tanto
col

ebbi da

ad

alleggia tnento del


,

mio freddo. Di
convenne curare

mi dolgo
({nella del

forte

che

1'

infermit del
si

mio freddo
,

caldo del letame puzzolente

ove

tuo caldo col freddo della odorifera acqua


j

rosa si curer

e dove io per perdere

nervi e la per,

sona fui
ti

tu da questo caldo scorticata

non

altra monil

rimarrai bella che

faccia la serpo lasciando

vec-

86
cliio

cuoio

GIORNATA OTTAVA O misera me disse la donna


,

queste bel-

lezze in cos fatta guisa acquistate dea Iddio a quelle

persone che mal mi vogliono


ogni altra fiera
,

ma

tu,

pi crudele che

come
?

hai potuto sofferire di straziar-

mi

a questa

maniera
,

che pi doveva
il

io aspettar

da

te

o da alcuno altro

se io tutto

tuo parentado sotto


?

crudelissimi tormenti avessi uccisi

Certo io non so

qual maggior crudelt


ditore che tutta

si

fosse potuta usare in

un

tra,

una

citta

avesse messa ad uccisione

che quella
al sole e

alla

qual tu m' hai posta, a farmi arrostire


alle

manicare

mosche

oltre a
,

questo non

un
li

bicchier d' acqua volermi dare

che (i ^'micidiaessi alla


essi

dannati dalla ragione (2), andando


,

morte,

dato ber molte volte del vino

purch

ne doman-

dino

Ora

ecco, poscia che io veggo te star


la

fermo

nelin
la

la tua

acerba crudelt n poterti

mia passione

parte alcuna

muovere
,

con pazienzia mi disporr a

morte ricevere
dell'

acciocch Iddio abbia misericordia


Il

anima mia.

quale io priego che con giusti oc.

chi questa tua


dette
,

operazion riguardi

queste parole
il

si

trasse

con gravosa pena verso

mezzo

del

battuto

disperandosi di dovere da cosi ardente caldo


:

campare
gendo

non una

volta

ma

mille

oltre agli altri

suoi dolori, credette di sete ispasimare, tuttavia pianforte e della sua sciagura dolendosi.

Ma

essen-

do

gi vespro, e

parendo

allo scolare avere assai fatto,


lei

fatti

prendere
,

panni di

e inviluppare nel mantello

del fante

verso la casa della misera donna se n'and,

e quivi sconsolata e trista e senza consiglio la fante di


Quest'uso
della

(1)

particella

che invece

di

quando

stranissimo,

olii,
(2)

Dannati dalla ragione, condannali

dalla giustizia.

NOVELLA
In trov sopra la porta sedersi
,

\ll.
alla

87
anale
<

tgli

disse
la

buona Illumina,
riapote: messere
trovarla nel
1
-

In-

della

donna ina?

cui

laute

io

non so. lo mi credeva stamane

dova isser

me

era

parola

ve,

line andare,

ma
Ma

io

non

la
,

trovai ne quivi n ajtrgve


<li

ne so

clic si aia

divenuti
voi
,

che

io \i\<>

con grandis-

simo dolore.
te
lei
si
?

messere, saprestemene dir nien:

cui lo scolar rispose

cos avess* io avuta te

con

insieme l dove io

ho

lei

avuta, acciocch io t'aves-

della tua colpa casi punita

come

io

ho

lei della
,

sua.

Ma
io

fermamente tu non mi scapperai delle mani


li

che

non

}>n-lii s
,

dell'opere tue che mai di niuno uo-

mo
ili

farai beffe
,

che di

me
:

non

ti

ricordi

questo
,

ito

disse al

suo fante
lei,
:

dalle (1) cotesti panni

e
il

dille

che vada per

s'ella vuole. Il

fante fece

suo comandamento
sciutigli,

per che

la fante presigli e ricono-

udendo ci ehe detto l'era, temette


,

forte
:

non

1'

avessero uccisa

e appena di gridar
,

si

ritenne

e subitamente piagnendo
tito
,

essendosi gi lo scolar par-

con

<[iu -^li

verso la torre

n'and correndo. Ave-

va per isciagura

un

lavoratore di questa donna quel di


,

due suoi porci smarriti

e andandogli cercando, poco

dopo
ne: e

la partita dello scolare a

quella torricella perveni

andando guataudoper
il

lutto se

suoi porci vedesse,

sent

miserabile pianto che la sventurata donna face

vaj per che salito su, quanto pot grid: chi piange lass?

matol per
fante
,

La donna cognobbe la voce del suo lavoratore, nome gli disse deh vammi per
, :

e chiala

mia
.

fa'

che

ella

possa qua su a
:

me

venire
,

Il

lavoratore conosciutola disse

oim
orli'

madonna
,

o chi
or qui,

(i)

Dalle \*r

liti

lei

Unto

dice

iinp ralTO

come

quanto oel

iliiiiostmlivo.

88
vi

GIORNATA OTTAVA
port costass
:

La

fante vostra v' tutto di oggi

andata cercando

ma

chi avrebbe inai pensato che voi


?

doveste essere stata qui


la

E presi
star
.

travicelli della scala,

cominci a drizzar come


i

dovea

,ea legarvi con


famedi
lei

ritorte

bastoni a traverso
,

in questo la
,

sopravvenne

la

quale nella torre entrata


,

non poten,

do pi

la
:

voce tenere
,

battendosi a
,

palme cominci
ove
siete voi ?
:

a gridare

oim donna mia dolce


,

La

donna udendola
chia mia
tosto
i
,

come pi
quass
.
.

forte pot disse


,

siroc-

io son

panni miei

Non piangere ma recami Quando la fante l' ud parlare


,

quasi tutta riconfortata

sali

su per
,

la scala

gi presso
,

che racconcia dal lavoratore

e aiutata da lui

in sul

battuto pervenne; e vedendo la donna sua

non corpo

umano ma
parere
,

pi tosto un cepperello (i)innarsicciato (2)


,

tutta vinta

tutta spunta

e giacere in terra

ignuda, messesi l'unghie nel viso, cominci a piagnere sopra di


lei

non

altra menti

che se morta fosse


ella tacesse e lei ri-

Ma

la

donna

la
.

preg per Dio che

vestire aiutasse

avendo da

lei

saputo che niuna per,

sona sapeva dove

ella stata fosse


il

se

non coloro che


,

panni portati
v' era
,

1'

aveano e

lavoratore

che
,

al

presente

alquanto di ci racconsolata

gli

preg per

Dio che mai ad alcuna persona


Il lavoratore

di ci niente dicessero.
levatasi la

dopo molte novelle

donna in

collo

che andar non poteva, salvamente infin fuor delcondusse


, .

la torre la

La

fante cattivella

che di dietro

era rimasa

scendendo

meno avvedutamente, smuc-

(1)

Cepperello

dira, di
:

ceppo

base e piede

dell'

albero.

(2)

Innarsiccialo

arsicciato, cio alquanto arso, che

anche diciamo

abljruciatircio.

NOVELLA VII.
dandole
il

89
,

pi (t), cadde dalla scala in terra


,

e rup-

pesi la coscia

e per lo dolor sentito cominci a

mug-

ghiar che pnreva

un leone
,

Il

lavoratore

posata la

donna sopra ad uno erbaio


la fnntc
,

and

a vedere
,

che avesse
similmente
.

e trovatala colla coscia rotta


,

nello erbaio la rec

e allato alla donna la pose


altri
,

La
ella

quale veggendo questo a giunta degli

suoi mali

avvenuto

e (a) colei avere rotta la coscia

da cui

sperava essere aiutata pi che da altrui, dolorosa senza


te
,

modo

rincominci

il
il

suo pianto tanto miseramenlavoratore

che non solamente


,

non

la

pot rac.

consolare

ma
il
,

egli altres

cominci a piagnere

Ma

essendo gi
se la notte

sol basso,

acciocch quivi non

gli coglies-

come
,

alla sconsolata

donna piacque, n'an-

d
la

alla casa sua

e quivi chiamati

due suoi
,

fratelli

moglie

Ih tornati

con una tavola


ne
la

su

v'

acconcia-

rono
ta la

la fante, e alla casa

portarono^ e riconfortafresca e
,

donna con un pocod' acqua


,

con buone

parole
di

levatalasi

il

lavoratore in collo

nella

camera

lei la

port.

La moglie

del lavoratore, datole

man,

giar

pan lavato e poi

spogliatala, nel letto la mise


la fante fosser la notte
.

ordinarono che essa e


Firenze
,

portate a

e cosi fu fatto

Quivi
,

la

donna

che aveva
tutta

a gran divizia lacciuoli (3)

fatta

una sua favola


s

fuor
la

dell'

ordine delle cose avvenute,


a' suoi fratelli

di so e

del-

sua fante fece


Smuccitrndnle

e allesirocchie e ad ogni
pie, sdruci ioland

(1)

il

pie, sdrucciolandole
la

il

(l)
(3)
C.

t Nota

il

Mannelli che qui

palliceli

sia in

ree di cio
(

t Dante atea dello ancor

egli

quasi colle tesse parole

Inf.

13)

Orni'

ei, ch'area lacciuoli a gran diviata

Rispose ecc.
il

cio ripieghi tf attutiti, spiega

Venturi.

go:
altra

GIORNATA OTTAVA
persona credere che per indozzamenti (i) di defosse avvenuto. I

moni questo loro


e

medici furon

presti,

non senza grandissima angoscia


,

e affanno della don-

na

che tutta
,

la pelle

pi volte appiccata lasci alle


febbre e degli
altri

lenzuola

lei d'
,

una

fiera

accidenti
.

guerirono

e similmente la fante della coscia

Per

la
in-

qual cosa

la

donna, dimenticato

il

suo amante, da

di innanzi e di beffare e d'


te
.

amare si guard saviamensenza altro

E
,

lo scolare sentendo alla fante la coscia rotta, pa,

rendogli avere assai intera vendetta


dirne
se

lieto

ne pass

Cosi adunque alla stolta giovane


,

addivenne delle sue beffe

non altramenti con uno

scolare credendosi frascheggiare (2) che con

un

altro

avrebbe
tutti
,

fatto
la

non sappieudo bene che


perci guardatevi
.

essi,
il

non dico
dal bef-

ma

maggior parte, sanno dove


.

diavolo tien
,

la

coda (3)
,

Donne

fare

e gli scolari spezialmente

(1)

Indozzamento : persecuzione o

fattura diabolica.

Indozzare

ili-

nota l'esser degli animali, quando per principio di soprav vegnente indisposizione intristiscono,

non crescono

non Tengono innanzi:

si

prende talora per affatturare.


(2)
(3)

Frascheggiare: burlare, beffare, scherzare, voler


"j-

la

baia

Per dinotare che alcuno


il

scaltrito, diccsi

proverbialmente ch'egli

sa dove

diavol tien la coda

91

NOVELLA
/hir usano insieme
tro si giace
:

Vili.

l'uno con la moglie dell' al-

altro

awedulosene
serrato in

fa con
,

la
,

sua moglie

che
,

V uno

una cassa

sopra la quale

standovi
si

V un
giace

dentro
.

altro

con la moglie dell' un

G,

Travi e noiosi

erano
,

stati

casi d'

Elcna ad ascol-

tare alle

Donne ; ma
gli

perciocch in parte giustamente

avvenutigli
ioli gli

estimavano, con pi moderata corn-

avean trapassati, quantunque rigido e co,

Stante fieramente

anzi crudele riputassero lo scolare.


,

Ma
alla

essendo Pampinea venutane alla line

la

Reina

Fiammetta impose die

seguitasse.

bidire disiderosa disse. Piacevoli


Oli

La quale d'ubDonne perciocch


,

pare che alquanto


,

traftto v'

abbia

la severit
sia

dello

offeso scolare

estimo che convenevole

con alcuna
luti

cosa pi dilettevole

rammorbidare

g'

innacci

spi-

rita e perci intendo di


\niie
il

dirvi una novelletta d' un

gio-

quale con pi mansueto animo una ingiuria


,

ricevette (i)

e quella con pi moderata operazion

vebdie. Per

la

quale potrete comprendere che assai


,

dee bastare a ciascuno


tal riceve,

se

piale asino

da

in parete
la

senza volere, soprabbondando oltre


,

con-

venevolezza della vendetta


si

ingiuriare,

dove
.

1'

uomo
io

mette a

la

rieevuta ingiuria vendicare


in Siena

Dovete adunque sapere che


intesi gi
,

come

furon due giovani assai agiati e di buone


letti

(i)

Sostenne, non ricevette trovo io alcuni


.

penna, e pi pia-

cera a chi ben considera

, . ,

92
nelloccio

GIORNATA OTTAVA
,

famiglie popolane

de' quali

1'

uno ebbe nomo SpiCammollia. Que,


,

Tanena

altro

ebbe nome Zeppa di Mi no

amenduni eran

vicini a casa (i) in

sti

due giovani sempre usavano insieme e per quello


,

che mostrassono
stati fosser fratelli

cos

s'

amavano o pi

come

se

e ciascun di loro avea per moglie

una donna

assai bella

usando molto

in casa
,

Ora avvenne che Spinelloccio del Zeppa ed essendovi il Zeppa


.

e non essendovi
del

per

si

fatta

maniera con

la

moglie

Zeppa
lei

si
;

dimestic, che egli incominci a giacersi


e in questo continuarono una
.

con esso

buona pez-

za avanti che persona se n' avvedesse

Pure a lungo
,

andare

essendo
la

un

giorno
,

il

Zeppa

in casa

non

sappiendolo

donna

Spinelloccio venne a chiamarlo

La donna

disse che egli

non era

in casa: di

che (2)

Spinelloccio prestamente andato su e trovata la donna


nella sala e
tala, la

veggendo che

altri

non

v' era^

abbraccia-

cominci a baciare ed
,

ella lui. Il
,

Zeppa, che
si stette
;

questo vide

non

fece motto
il

ma

nascoso

veder quello a che

giuoco dovesse riuscire

e brie-

vemente

egli vide la stia

moglie e Spinelloccio cosi abin quella serrarsi


:

bracciati andarsene in

camera e
.

di

che

egli si

turb forte

Ma

conoscendo che per far

romore n per
nore
,

altro la sua ingiuria


,

non diveniva misi

anzi ne cresceva la vergogna

diede a pensar
,

che

vendetta di questa cosa dovesse fare


,

che senza
.

sapersi dattorno

1'

animo suo rimanesse contento


,

dopo lungo pensiero parendogli aver trovato

il

mo-

(1)
(2)

Vicini a casa, per vicini

di casa, avvertilo.
si

Di che

invece di per la t/ual cosa, molte volte


il

trova in

que-

sto libro,

quantunque

suo proprio significato si, della </ual cosa,


egJi si

conte poco di sotto

Di che

turb furto

ed

infiniti altri

, ,

NOVELLA
do
la
,

Vili.

p3
ne fu
cos egli

tanto stette nascoso quanto Spinelloccio tette con


.

donna

Il

quale

come andato
,

se

nella

camera
s'

se n' entr

dove trov

la

donna che anco-

ra
li

non

era compiuta ( 1 ) di racconciare i veli in capo


fatti
1'

quali scherzando Spinelloccio


:

aveva cadere

e disse

donna
?

che
il

fai

tu

?
:

A
s

cui la

donna rispose
,

noi vedi tu

Disse

Zeppa
non

bene
;

ho

io

veduto

anche

altro

che

io

vorrei

e con

lei

delle cose

stile entr in

parole, ed essa con grandissima paura

dopo molte novelle quello avendogli confessato che acconciamente della sua dimestichezza con Ispiuelloccio

M0U non
perdono
.

potea

piagnendo
il

g'

incominci a chieder
:

Alla quale
,

Zeppa

disse

vedi

donna
ti

tu

hai fatto male

il

quale se tu vuogli che

io

perdoni,

pensa di fare compiutamente quello che io t'imporr:


il

che

questo

Io voglio che tu dichi a Spinelloccio


l'

che domattina

in su

ora della terza egli truovi qual-

che cagione

di partirsi

da

me

e venirsene qui a
,

te: e,

quando
cos
il

egli ci sar, io torner, e

come
il

tu

mi

senti

fa' entrare in

questa cassa e serravel dentro: poi,


ti

quando questo
na,ch

fatto avrai, e io

dir

rimanente che

a fare avrai; e di far questo non aver dottanza (2) niuio


ti

prometto che
per sodisfargli

io
,

non

gli

far male alcuno.


,

la donna

disse di farlo

e cos fece.

Venuto

il

d seguente (3)

essendo
,

il

Zeppa e Spinel,

loccio insieme in su la terza

Spinelloccio

che pro-

fi)

S era
1

compiuta, era cavalcata, e molti


il

altri tali

che usa per

tutto questo libro


ecc. chi
Iteti

Bocc. invece

li

avea compiuto, avea cavalcato


nel 5. M>. delle sue

andr

tutti

considerando, trover che in molti luoghi non


il

ferma
(a)

la

regola che ne d

Bembo

Prose

Dottanza e dotta, voci antiche

e vigliono timore, paura, sos|iello.


il

(3) Si avverta
nelli
il

che dopo questa parola ha aggiunto nel testo


il

Man-

di

sema averne espunto

precedente.

94
messo aveva
disse al

GIORNATA OTTAVA
alla
:

donna

d'

andare a

lei

a quella ora

Zeppa
al

io

debbo stamane desinare con alcuno


,

amico
perci

quale io non mi voglio fare aspettare

fatti

con Dio

Disse

il

Zeppa

egli

non

ora
:

di desinare di questa pezza (1).

Spinelloccio disse

non
ora

fa forza
,

(2)
egli

io

ho

altres a parlar seco

d'un mio

fatto
.

che

mi

vi convien

pure

essere a

buona
,

Partitosi

adunque
,

Spinelloccio dal

Zeppa data
guari che
,

una sua

volta

fu in casa con la moglie di lui ; ed es,

sendosene entrati in camera

non

stette

il

Zeppa torn

il

quale

come

la

donna

sent

mostratasi
il

paurosa molto, lui fece ricoverare in quella cassa che

marito detto l' avea, e serrollovi entro e usc della camera


.

11

Zeppa giunto suso


?

disse
:

donna,
.

egli otta di

desinare
il

La donna

rispose

oggimai

Disse allora

Zeppa: Spinelloccio
,

andato a desinare
la

stamane
:

con un suo conico


fatti alla finestra

ed ha

donna sua

lasciata sola

e chiamala e d che venga a desinar


di s stessa
,

con

esso noi

La donna

temendo, e perci
il

molto ubbidente divenuta


le

fece quello che


,

marito

impose

La moglie

di Spinelloccio
,

pregata molto

dalla moglie del


rito

Zeppa

vi

venne
.

udendo che il maella


,

non
il

vi

doveva desinare
le
,

quando

venula

fu

Zeppa faccendole

carezze grandi

e presala
alla

dimesticamente per

mano

comand pianamente

moglie che in cucina


(1)

n' andasse, e quella seco

ne me-

Di

questa pezza: in questo tempo.


,

(2)

NonJ'ajorza

hanno

^li

antichi

cio

non imporla modo


,

di dir

popolaresco.

{ Alcuni

leggono non fare forza

cio

non mi
i

ritenere,

non impe-

dire che io vada;

ma
tutti

la reca lezione
i

, dicono

Deputali, nonja forelegante e molto pro-

za; che cos in

testi

migliori, ed

modo

prio della lingua, com' essi provauo con esempi di approvati scrittori

NOVELLA
d in camera
lo
la
,

Vili.

95
donna vide serrar
,

nella quale come

fu, voltatosi addietro,


la

camera dentro. Quando


disse:

camera dentro,

oim, Zeppa
voi latta

che vuol dir

questo? Donqtlfl mici avete

venir per questo?

Ora
pa
lei
ti

e questo

1'

amor che voi

portate a Spinelloccio e

la leale
,

eompagnia che voi


,

gli fate ?

Alla quale
il

il

-Zep-

accostatosi alla cassa

dove serrato era


:

marito di

e tenendola bene, disse


,

donna
io
ti

imprima che tu
.

rammarichi
e

ascolta ci

che

vo' dire
;

Io ho a,

mato
che
io
la

amo

Spinelloccio
,

come

fratello

e ieri
la

come
quale

egli noi sappia

io trovai

che

la fidanza

ho

di lui

avuta era pervenuta a questo che egli con


cos
si

mia donna
1'

giace

come con
stata
1'

reco

Ora per,

cocche io

amo
,

non intendo

di voler di lui pigliar


offesa
.

vendetta (i)
la

se

non quale
,

Egli

ha
tu
j

mia donna avuta


vogli
,

e io intendo d' aver te.


egli

Dove

non
(l)

per certo

converr che io

il

ci colga

II

Mannelli, non trovami nell'originale


senso, ce
i

la

voce vendetta

ri-

chiestavi

ilal

la

mise egli, notando nel inargine deficiebul.


cuti

Confessarono

Deputali che cos resta ogni cosa facile e piana; e


eli'

tutto ci, avendo osservato

essa

non

n pure
il

io ijuell' altro
1'

testo,

chiamalo
ta

ila

loro

il

secondo, sospettarono che

Boccaccio

avesse lasciaaltre

avvisatamente

siccome nge\ole a intendersi, osservando che


il

simigliaiiti ellissi ritrovansi negli scrittori del trecento-,

che

essi

com-

provarono con parecchi esempi, e

Ira gli altri

con queslo di l)aule(lnf.

IV)
Quivi, secondo che per ascoltate,

Non
vale a dire

avea pianto,

secondo

cie

per ascoltare

si

poteva comprendere

non

eravi piantai e per


detta.

essi nella

stampa
gli

del

73 omisero

quella voce ven-

Ma

parve
al

al Salviali

che

esempi da loro

allegati

non quadrasil

sero affatto

caso presente: e d'altra parte non essendo sicuri che

Boccaccio avesse scritto vendetta piuttosto che altra parola, come

clic

non

sia facile

imaginarne alcuna che qui torni bene, fuorch questa, ne

lasciarono in bianco lo spasio.

96
e perciocch

GIORNATA OTTAVA
io

non intendo
gli

di lasciare questa vendet-

ta impunita (i), io

far giuoco, che n tu n egli sa-

rete

La donna udendo questo, e dopo molte riconfermazioni fattelenedal Zeppa credendo!, disse:
mai
lieti.

Zeppa mio poich sopra me dee cadere questa vendetta , e io soa contenta si veramente che tu mi fac,

ci di questo
la tua

che
,

far

dobbiamo rimanere in pace con


,

donna
fatto
:
,

come

io

non

ostante quello che ella


lei
.

m* ha

intendo di rimaner con


io
il

A cui

il

Zepti

pa rispose
doner un

sicuramente

far

e oltre a questo
,

cosi caro e bello gioiello


,

come niun

altro

che tu

n'

abbi

E
,

cosi detto
la distese

abbracciatala e comin-

ciatala a basciare
le era
il

sopra la cassa nella qua,

marito di
lei si

lei serrato

e quivi su quanto gli

piacque con

sollazz ed ella con lui. Spinelloccio,


,

che nella

cassa era

e udite aveva tutte le parole dal

Zeppa

dette e la risposta della sua moglie, e poi aveva

sentita la
ta gli era,

danza trivigiana (2)

che sopra

il

capo

fat-

una grandissima pezza


;

senti tal dolore,


,

che

parea che morisse


del

se

non

fosse
alla

che

egli

temeva

Zeppa

egli

avrebbe detta

moglie una gran

villania cosi rinchiuso

come

era.

Poi pur ripensandosi

che da

lui era la villania incominciata, e

che
,

il

Zeppa

aveva ragione di far ci


di lui

che

egli faceva

e che verso
,

umanamente
quando
gli

come compagno s'


Il

era portato

seco stesso disse di volere esser pi che mai amico del

Zeppa
quanto

volesse
,

Zeppa

stato
,

con

la

donna

piacque

scese della cassa

domandando
debba leg-

(1)

Questa vendetta impunita: evidentissimo


non vendetta
.

patini che

gersi offesa e

Rolli

(a)

Danza

trivigiana: ballo antico

meno che

onesto, usato in Trevigi

o Treviso

NOVELLA
l.i

Vili.
,

<

>7

donna
In

il

gioiello
la

promesso

npertala camera

fece

venir

moglie,
,

quale muri' altra cosa

disse, se

non:
;

madonna

voi

m'

avete rendnto pan per focaccia


il

e
:

([Misto disse (i) rdendo. Alla quale

Zeppa
quale
il

disse

tori questa cassa;

ed
il

ella

il

fece: nella

Zeppa

mostr

alla

donna

suo Spinelloccio.

lungo sareb-

be a
cio

dire (piai pi di lor


il

due

si

vergogn, o Spinellocegli

vedendo
fatto

Zeppa e sappiendo che


,

sapeva ci

che

aveva

la

donna vedendo

il

suo marito e
el-

conoscendo che
ln

egli

aveva e udito e sentito ci che


gli
il

sopra

il

capo fatto
il

aveva

Alla quale
ti

il

Zeppa
disse:
,

disse: ecco

gioiello

quale io

dono. Spinelloccio

uscito

della
,

cassa, senza far troppe novelle,


;

Zeppa
t'i

noi siam pari pari

e perci
,

buono

come

dicevi dianzi alla

mia donna
e

che noi siamo amici


tra noi

come solavamo (a),


tra cosa
,

non essendo
,

due niun' al-

che

le

mogli
Il

divisa

che noi quelle ancora

comunichiamo.
pace del mondo

Zeppa

fu contento; e nella miglior

tutti

e quattro desinarono insieme.

d indi innanzi ciascuna di quelle due donne ebbe due


miriti, e ciascun di loro

ebbe due mogli, senza alcuna


.

quistionc o zuila

mai per quello insieme averne

(1)

Queste parole e questo disse ridendo non sono in alcuni


il

listi,

e-

cerlo, disse
gli altri

Rase,

vi

stanno mollo disrouciamrnU-, e tinto pi net


I'

disse, che stanno

un prima, e

l'altro poi.

cos: la qual ridmdo, niun' ultra cosa disse se non:


(a)

Hanno adunqut madonna, ec.

Come

$olavatno per solevamo

alla

maniera

sani-se.

DEC\M. T. IV.

98

GIORNATA OTTAVA

NOVELLA IX.
Maestro Simone medico da Bruno e Buffalmacco, per esser fatto d' una brigata che va in corso ,
fatto andar di notte in alcun luogo, da Buf-

falmacco gittato in una fossa di bruttura


sciatovi
.

e la-

Jtoich
accomunar
alla

le le

Donne alquanto ebber


mogli
fatto da'
,

cianciato
,

dello
,

due Sanesi

la

Reina

qual sola restava a dire


,

per non fare ingiuria a


,

Dioneo

cominci

Assai bene

amorose Donne
che

si

guadagn Spinelloccio

la beffa

fatta gli fu dai

Zeppa j per
sia

la

qual cosa non

mi pare che agramente

da riprendere (come Pampinea volle poco innanzi

mostrare) chi fa beffa alcuna a colui che la va cercan-

do o che

la

si

guadagna. Spinelloccio
1'

la si

guadagn^
,

ed io intendo di dirvi d' uno che se


estimando che quegli che
gliele

and cercando

fecero
.

non da

biasi-

mare
fatta
,

ma

da commendar sieno

fu colui, a cui fu
,

un medico che
,

a Firenze da Bologna

essendo
.

una pecora
Si

torn tutto coperto di pelli di vaii (t)


il

come

noi veggiam tutto


ci

di

nostri
,

cittadini

da Bologna

tornano

qual giudice

e quel medico,
gli scar-

e qual notai co' panni lunghi e larghi, e con


latti

e co'vaii (2) e

con

altre assai

apparenze grandis-

(1)

Vaia: animale

simile allo scoiattolo, col dosso di color bigio e la


alla pelle di

pancia bianca ; e dicesi vaio anche


Lito fatto di della pelle.
(2)

questo animale e

all'

a-

Con

gli scarlatti e co' vaii

I medici vestirono di scarlatto fino

NOVELLA
sime
,

IX.

) f)

alle quali

coin
.

gli effetti

succedano anche veg-

giamo
Villa
,

tutto giorno

Tra' quali un maestro Simone da


,

pi ricco di ben paterni che di scienza


,

non

ha gran tempo
talo

vestito di scarlatto e
,

con un gran Daegli

(i)

dottor di medicine
,

secondo che

medequa-

simo diceva
le

ci ritorn

e prese casa nella via

la

noi oggi

chiamiamo

la \ia del

cocomero
,

Questo

maestro Simone novellamente tornato


to
,

come Odet-

tra gli altri suoi

costumi notabili aveva in costului era


,

me
atti

di

domandare chi con


uomini dovesse
,

chi fosse qualun-

que nomo veduto avesse per


degli
le
,

via passare; e quasi degli

medicine, che dar doveva


a tutti poneva
li

a' suoi

infermi

comporre

mente e

raccoglievagli.

intra gli altri,

quali con pi effica,

cia gli vennero gli occhi addosso posti

furono due di,

pintori

de' quali

s*

oggi qui
la

due

volte ragionato

Bruno e Buffalmacco,
tinua
,

compagnia de' quali era con.

ed cran suoi vicini

parendogli che costoro

meno
lieti

che alcuni
,

altri

del

moudo

curassero e pi

vivessero

si

come

essi
.

facevano, pi persone do-

mand

di lor condizione

udendo da
,

tutti

costoro

essere poveri

uomini e dipintori

gli

entr nel capo

al

i5oo.

Il

Borgliini nelle sue Famiglie fiorentine |>ag.


ila

/:

pur
il

non molti anni che qui


stire di color rosalo,
il

noi

il

collegio de medici ecc. dismesse


la

ve-

quale oltre a rappresentare subito


,

profusione,
al

faceva una bella ed allegra vista

e se

le

veslimenta facessero

ben

medicare, sarebbe con alcun danno stala questa mutaaionc. Io so ben*

che per

gran pesta ne furono da chi s'era assuefallo a quella

usanu

fieramente biasimali, e desiderato l'antico costume,,.


(i)

Baialo e batolo:
il

falda del cappuccio, che copriva le spalle.


la falda

t Crede

Menagio che
le spalle, e

del cappuccio si

chiamasse batolo
si

perch batlea

soggiugne che auchc batticulo


In'

lice

per at>

madura

delle parti deretane per.

batte

il

colo.

Ma per

questa ragione

awebbe dovuto chiamare baUispulle e non baialo,

ioo

GIORNATA OTTAVA
essere

non dover potere


mente vivere
na
che udito aveva
altra parte,

che

essi

dovessero cos lieta-

della lor povert;


,

ma

s'

avvis per ci
d' alcu-

che

astuti

uomini erano, che


dagli uomini,

non saputa

dovesser

trarre proftti grandissimi ; e perci gli venne in desiderio di volersi


l'
,

se esso potesse
:

con amenduni o con

uno almeno dimesticare

e vennegli fatto di piglia-

re (i) dimestichezza con

Bruno.

Bruno conoscen-

dolo (2) in poche di volte, che con lui stato era, questo

medico
il

essere

uno animale

cominci ad avere di

lui

pi bel tempo del

mondo con sue nuove novelle,


di lui a prendere

il

medico similmente cominci

ma-

la viglioso -piacere.

Ed

avendolo alcuna volta seco invi-

tato a desinare, e per questo credendosi dimesticamente

ron
egli

lui poter ragionare


si

gli disse la

maraviglia che
,

faceva di lui e di Buffalmacco che


,

essendo

poveri uomini

cos lietamente viveano


.

e pregollo

che

g'

insegnasse

medico, e
che e

come facevano Bruno , udendo il parendogli la domanda dell' altre sue scioc(3)
,

dissipite

cominci a ridere (4), e pens di

(1)

(2)

f Di prender ; l'edizione ilei 27. Conoscendolo: A. G. e R. lessero conoscendo, e non conoscenperch


il

dolo

pronome

lo

v'

superfluo.

(3) Dissipile, elegantissima voce, insipide.


"t
li ,

Io ho qui preferita alle altre

la
Il

lezione del Salviati e del Ciccarel-

che

mi

parata la migliore.

Mannelli

Deputali leggono del-

l''

altre sue sciocchezze e dissipile;

ma

io

non

so cavarne nuoti senso,

n veggo in qual modo quelL copulativa e possa congiugnere un sustantivo con

un

addietlivo.
di

A me

par manifesto diesi

sia scritto

scioc-

chezze in luogo

sciocche per errore di penna. Nella stampa del 27

trovo sciocche e dissipile parole;

ma

ehiaro the quel parole vi fu ag-

giunto da chi non s'avvide che sciocche e dissipite appartiene a do-

mande
(4)

che manifestamente e necessariamente


di subito

vi

s'intende.
la

t Infra se

comincio a ridere;

stampa

del 27,

NOVELLA
nivi
,

IX.
si

mi
conve-

rispondere secondo che alla sua pecoraggine

e disse: maestro, io noi direi a molte persone


,

come
.

noi facciamo

ma

di dirlo a voi
,

perdio

siete

amico
.

e so che ad altrui noi direte


I
il

non mi guarder
io

Egli

vero che
cosi

'

lmio compagno ed
,

viviamo

cosi lieta-

mente e
traiamo

bene

come

vi

pare , e pi; n di nostra

arte n d' altro frutto,

che noi d'alcune possessioni

avremmo da
:

poter pagar pur l' acqua che noi

logoriamo

n voglio perci che voi crediate che noi


,

andiamo ad imbolare

ma

noi

andiamo

in corso, e di
,

questo ogni cosa che a noi di diletto o di bisogno

senza alcun danno d' altrui, tutto traiamo, e da questo


viene
il

nostro viver lieto che voi vedete


e,

Il

medico

udendo questo
si

senza saper che

si

fosse,

credendolo,

maravigli molto j e subitamente entr in desiderio


,

caldissimo di sapere che cosa fosse l'andare in corso

e con grande inslanzia

il

preg che gliel dicesse, afferil

mandogli che per certo mai a niuna persona

direb-

be

Oim

disse

Bruno

maestro

che mi domanda-

te voi? egli

troppo gran segreto quello che voi volete

sapere, ed cosa da disfarmi e da cacciarmi del

mondo,

anzi da farmi

mettere in bocca del Lucifero da san


il

Gallo (i)
(i) Il

se altri

risapesse (a)

Ma

si

grande

Lucifero da san Gallo dovea essere qualche spaventoso diain quella chiesa.
nella

volo
(3)

tli|>inlo

f Dopo risapesse
io

stampa

del

37

si

leggono le seguenti pa-

role:

e per

non ve

lo

direi

mai. Disse

il

medico: Bruno,

sii

certo

che mai cosa che tu mi dica non sapra persona, se non tu ed

io.

cui
il

Bruno, dopo

assai

novelle, disse: or ecco, maestro, egli

Unto

grande amore ec.

I Deputali

non avendole trovate


ci

ne' qustlro

migliori testi a

penna,
e per

sospettarono che

fossero state aggiunte da qualche altra

mano;

ne furono da loro omesse, e parimente dal Salvia ti e dalla pi parte

02

GIORNATA OTTAVA
io

V amore che
voi

porto alla vostra qualitativa mellonag-

gine (i) da Legnaia (2), e alla fidanza la quale


,

ho

in

che

io

non posso negarvi cosa che voi


il

vogliate
la

e perci io

vi dir

con questo patto

che voi per

croce a Montesone (3)

mi
il

giurerete che
direte.
Il

mai

come

promesso avete, a

mimo

maestro afferm

che non farebbe. Dovete adunque, disse Bruno, maestro

mio

dolciato, sapere che egli


citt

non ha ancora guari

che in questa
il

fu

un gran maestro in nigromanzia,


Scotto (4) , perciocch di

quale ebbe

nome Michele

degli altri accurati editori.

Io sono slato da principio perplesso intorno

a ci che io
si

mi

dovessi fare.

Per

esse

il

dialogo tra

Bruno

e'1

medico
al

rende pi pieno e pi verisimile, e per convengono assai bene


il

Boccaccio, scrittore di vena feconda,


nelle particolarit delle

quale suol molto diffondersi

cose, per accrescerne l'evidenza e dpignerle


di

pi
suo.

al

naturale
dall'

Esse inoltre sono

quell' attico sapore

che tutto

Ma

altra
s'

parte, se appartenessero

veramente

al

Boccaccio,

come mai non


ste Novelle?

avrebbono

a leggere ne' quattro libri principali di

que-

non da

dirsi
si

che sieno rimaste nella penna

al

primo

copista

perciocch, dove
far

vogliano inserire, acciocch vi s'acconcino

bene, d'uopo

qualche mutazione nel testo ed a

ma

sostituire or
il

ecco, siccome s'

fatto nella edizione del

27. Io ho preso pertanto

partito di lasciamele

fuori ancor io, e di metterle

in pie di pagina,
lesto e se

affinch a questo
tenesse
(1)
la

modo

si

serbasse la purezza del

ne man-

integrit nel

medesimo tempo.
rinomato per buoni melloni.

Mellonaggine, sciocchezza.

(3)

Da
Di

Legnaia,

castello

(3)
(4)

Montesone: nome
costui parla

di luogo dov'era forse piantata


dell'

una croce.

Dante nel XXI.

Inferno.

Quell'altro, che ne' fianchi cos poco, Michele Scotto fu, che veramente

Delle magiche
Crist.

frodi seppe

il

gioco.

Landino, commentando questi

versi di

Dante, scrive

di

questo

Michele ci che segue: alcuni vogliono che questo Michele fosse Spa gnuolo, la consuetudine lei quali era in quei tempi portare vesti-

menti molto
,,
.,

assettati e stringersi stretto

onde vogliono che per queolie

sto dica, che ne* fianchi cos


l'isola di

poco. Alquanti dicono

fu del-

Scozia, e per lo chiamano Michele Scotto,

ma

tutti con-

NOVELLA
Soocia ora
,

IX.

io3

o da molti gentili uomini, dc'quali pochi

ggi son vivi, ricevette grandissimo onore, e volendosi


ili riti

partire,

ad instanzia de'prieghi loro


,

ci lasci

due

suoi sofficenti discepoli

a' (piali

impose che ad ogni

piacere di questi colali gentili uomini che onorato


1'

avevano fossero sempre presti


i

Costoro adunque
di certi loro inna.

servivano

predetti gentili

uomini

moramenti e
cendo lorla

d' altre cosette liberamente


i

Poi

pia-

citta e

costumi degli uomini,

ci si dispo-

sero a voler sempre stare, e proserei di grandi e di strette

amist con alcuni, senza guardare chi


gentili

essi fossero,

pi

che non

gentili

o pi ricchi che poveri, solamen-

te

che uomini fossero conformi a'ior costumi. E, per


fatti

compiacere a questi cosi

loro amici, ordinarono

una

brigata forse di venticinque uomini ,li quali

due

volte al-

meno il meseinsicrae si dovessero ritrovare in alcun luogo da loro ordinato, e quivi essendo, ciascuno a costoro
il

suo desiderio dice


il

ed

essi

prestamente per quella

notte

forniscono. Co' quali

due avendo Buffalmacco


da loro in colai
,

ed

io singolare amist e dimestichezza,

brigata

fummo

messi e

siamo

dicovi cosi che


ci

qualora egli avvien che noi insieme


maravigliosa cosa a vedere
sala
i

raccogliamo

capoletti

(i) intorno

alla

dove mangiamo

e le tavole messe alla reale e la

chiudono che

fosse

ottimo Mitologo e gran mago.


ili

spesso convitava
del

senxa alcuna preparaxiooe


giare costringeva
spiriti a

vivande, e

di poi

in sull'ora

manIn-

condurle di diverti luoghi, e diceva questo


d'

viene dalla cucina del re di Francia, e questo da quella del re


ghillerra,,.
I

Vedi, o

lettore,

che secolo di beata ignoranxa

doveva

esser quello
(i)
alle

Capoletlo: Quel panno o drappo che s'appiccava propriamente


delle

mura
.

camere per

lo

pi a capo letto, che noi diciamo para-

menta

GIORNATA OTTAVA
,

quantit de' nobili e belli servidori

cos

femmine
tal

co-

me
gnia

maschi
,

al

piacer di ciascuno che di


,

compa1

bacini

gli orciuoli

fiaschi e le

coppe e

altro vasellamento

d'oro e d'argento
',

ne' quali noi

mangiamo

beiamo (i)
,

e oltre a questo le molte e


,

varie vivande

secondo che ciascun disidera


,

che re-

cate ci sono davanti


vi potrei

ciascheduna a suo tempo. Io non


i

mai

divisare clienti e quanti sieno


i

dolci suo-

ni d' infiniti istrumenti (2) e

canti pieni di

melodia
la
i i

che che

vi vi

s'
s'

odono

vi potrei dire
,

quanta

sia

cera

arde a queste cene

n quanti sieno
sieno preziosi

confetti

che
vi
si

vi si

consumano
.

come
,

vini

che

beono

E
ci

non

vorrei

zucca mia da

sale,

che voi

credeste che noi stessimo l in questo abito o con questi

panni che

vedete

egli

non ve

n'
,

niuno
s

cat-

tivo

che non

vi paresse

uno imperadore
.

siamo di

cari vestimenti e di belle cose ornati


gli altri piaceri

Ma

sopra tutti

che

vi

sono
,

si

quello delle belle don,

ne

le quali
il

subitamente

purch l'uom voglia

di
la

tutto

mondo

vi son recate.
,

Voi vedreste quivi

donna de' Barbanicchi


moglie del Soldano
,

la reina de'

Baschi (3) , la
,

la
,

imperadrice d' Osbech

la

Ciancianfera di Nornieca

la Semistante di Berlinzo.

ne e

la

Scalpedra di Narsia

Che

vi

vo

io

annoveran-

(1)

Beiamo, hanno qui

lutti

gli

antichi migliori,
il
1'

beviamo

moe

derni.

L'uno

1'

altro

pu

stare,

ma

primo pi fiorentino,

per

questo pi proprio in questo lihro, che


volgar fiorentino.

autor dice d'avere scritto in

27 e del j5. nomi tutti immaginari! o storpiati da' veri nomi, come JSornieca per Norvegia, Presto Giovanni per Preteianni: il che vi serva di regola per altri simili in questa uoveU
(2)
le ediz. del

f Strumenti,
Barbanicchi

(3)

Baschi

ec.

la

Rolli.

NOVELLA
do?
e' vi

IX.

io5
,

sono tutte

le rcine del

mondo

io dico in,

fino alla

Schinchimurra del Presto Giovanni


culo le corna
.

che ha
.

per

me

'1

Or

vedete oggi mai voi

Douna

ve poich hanno bevuto e confettato (i),

fatta

danza o due

ciascuna con colui a cui stanzia (q) v'

fatta venire, se

ne va nella sua camera.

E sappiate che
,

quelle camere paiono


belle
;

un paradiso

a vedere

tanto son
i

e sono non

meno

odorifere che sieno

bossoli

delle spezie della bottega vostra (3)

quando
vi
,

voi fate

pestare
belli

il

cornino: ed havvi

letti

che

parrebberpi
e in quegli a

che quello del doge di Vinegia

riposar se ne

vanno

Or che menar
,

di calcole
il

(4)

e
,

di tirar le casse

(5) a s
,

per fare

panno

serrato
.

faccian le tessitrici
tra gli altri

lascer io pensare pure a voi


il

Ma

che meglio stanno, secondo


io
:

parer mio,

siam Buffalmacco ed

perciocch Buffalmacco le
reina di Francia
le quali

pi delle volte vi fa venir per so la

ed

io

per

me

quella d' Inghilterra

son due

pur

le

pi belle donne del


,

mondo j
altro

abbiamo sapu-

to fare

che

elle

non hanno

occhio in capo che


se noi

noi

Per che da voi medesimo pensar potete

(i)

ConJvUare;

vale
:

anche mangiar confetti,

(a)

cui starniti

ad iatania di cui
i

(3)

Questa moalra che

medici crauo anco spellali, e fabbricavano

e vendevano rimedii. Mart.


(4)

Calcole:
la

certi regoli appiccati

con funicelle

a' licci del


i

pettine,

per cui pasta

tela, in su

quali

il

tessitore tiene
le

piedi, ed or abtela

bassando
atane
il

l'uni)

ed aliando l'altro, apre e serra

fila Iella

e for-

panno.
le calcole: aiutarsi nelF atto venereo
i

Menare
(5)
il
"t"

Cassa chiamano
quale puss.m

tessitori

quell' ordigno cui


:

accomandato
il

(iettine pel

le fila

dell'orditura

quando
la

tessitore

ha
il

falla scorrere la spola, lira la cassa a se per

batterne

trama e fare

panno

serrato.

.,

106
uomini,

GIORNATA OTTAVA
,

possiamo e dobbiamo vivere e andare pi


tri lieti,

elie gli al-

pensando che noi abbiamo l'amor di


\

due

cosi fatte reine

senzadio
fiorini

quando noi vogliamo


loro, noi

un
l'

mille o
.

un dumilia

da

non

gli

ab-

biamo (i)

questa cosa
5

chiamiam noi vulgarmente


si

andare in corso

perciocch
,

come

corsari tolgono
:

la

roba d' ogni

uomo
la

e cos facciam noi

se

non che

di tanto siam differenti

da

loro,

che eglino mai

nonk
dies-

rendono, e noi

rendiamo come adoperata l'abbiamo

Ora

avete, maestro

mio dabbene,
;

inteso ci

che noi

ciamo l'andare
ser segreto voi

in corso
il

ma

quanto questo voglia


,

vi potete
.

vedere

e perci pi noi \i

dico n ve ne priego
si

Il

maestro, la cui scienzia non


il

stendeva forse pi oltre che


,

medicare i fanciulli del

lattime (2)

diede tanta fede alle parole di Bruno

quanta

si

saria

convenuta a qualunque verit


s'

e in

tanto desiderio

accese di volere essere in questa brialtra cosa

gata ricevuto
siderabile
si

quanto di qualunque
,

pi di-

potesse essere acceso

Per

la

qual cosa a
se

Bruno
lieti

rispose che
;

fermamente maraviglia non era


pena
il

andavano

e a gran

si

temper in
,

riservarsi

di richiederlo che essere

vi fecesse
gli

infino a tanto

che, con pi onor fattogli,


porgere
i

potesse con pi fidanza


,

prieghi suoi

Avendolo adunque riservato


lui
l'

cominci pi a continuare con


lo

usanza e ad aver-

da sera e da mattina a mangiar seco e a mostrargli

smisurato amore.
loro usanza, che

Ed

era

grande e

continua questa
il

non parea che senza Bruno

maestro

(1)

Noi

gli

abbiamo prestamente

Ruscelli.

j Questa
(2)

lezione nella stampa del 27.


sorta di croste lossigue che

f Lattime,

vengono

talora

a'

bambini

sul capo e sul collo.

NOVELLA IX.
potesse ne sapesse vivere
ni
,

107
parendogli star

Bruno

be-

acciocch ingrato non paresse di questo onor fat-

togli dal

medico

gli

aveva dipinto nella sala sua la

quaresima, e uno ugnus


e sopra ro
,

Dei

all'entrar della
,

camera %
sapesse-

1'

uscio della via

uno

orinale

acciocch colo,

che avessero del suo consiglio bisogno


altri.

il

ro riconoscere dagli

in

una sua

loggetta gli ave,

va dipinta la battaglia de' topi e delle gatte

la

quale
questo

troppo bella cosa pareva al medico.


diceva alcuna volta al maestro

E oltre a
,

quando con

lui

non

avea cenato

stanotte fu' io alla brigata (1)


la reina

ed essen-

domi un poco
foci venire la

d'Inghilterra rincresciuta,
del gran

mi

Gumedra

Can

dal Tarisi. Diceio

va

il

maestro : che vuol dire


.

Gumedra ?
,

non

g' in,

tendo questi nomi

O maestro
io

mio diceva Bruno

io

non me ne maraviglio ; che

ho bene udito

dire

che
il

Porco grasso e Vannaccna non ne dicon nulla . Disse

maestro t tu vuoi dire Ipocrasso e Avicenna. Disse Bru-

no

gnaffe io

uon

so

Io in' intendo cosi


.

male de' voin quel-

stri

uomi come

voi de' miei

Ma

la

Gumedra

la lingua del

gran Cane vuol tanto dire quanto impe.

radrice nella nostra

O ella vi parrebbe la
che
ella vi

bella

fem-

minaccia

Beu

vi so dire
gli

farebbe dimenti-

care le medicine e

argomenti (a) e ogni impiastro.


volta per pi accenderlo, av-

E cos dicendogli alcuna


verine

che ( parendo a messer lo maestro una sera a vegghiarc, parte (3) che il lume teneva a Bruno, e (4)
(1)

Alla brigala che voi sapete,

il

lesto

Jd

07.
,

(a)

Argomento:

ti

usa oche per uueniione

nioJo, pro\ cedimento,

rimedio e semaiale.
(3)

A vegghiarc

parte che;

il

R. non inlese

la

yoce parte qui a?-

\erliialmenle posta per mentre,;c disse ch'era popolar frase vezglar parte.
('1}

Certamente questa e superflua

A. e R. ne

la tolsero.

io8
che

GIORNATA OTTAVA
la battaglia de' topi e delle gatte dipignea,
si

bene a-

verlo co' suoi onori preso ) che egli


gli
l'

dispose d' aprir:

animo suo j
,

e soli essendo

gli disse

Bruno co,

me
co
,

Iddio sa

egli

non vive oggi alcuna persona per

cui io facessi ogni cosa


se tu

come

io farei

per

te

e per po,

mi

dicessi
v'

che
;

io andassi di

qui a Peretola
tu

credo che io

andrei
te

e perci

non voglio che

ti

maravigli se io
r
sti
.

dimesticamente e a fidanza richiede-

Come
de'

tu sai, egli non guari che tu


della vostra lieta brigata
,

mi

ragionas

modi

di

che

gran

desiderio d'esserne m'evenuto, che


sa sidisider tanto,

mai niuna

altra co-

E questo
ti

non senza cagione, come


io

tu vedrai

se

mai avviene che

ne

sia

che iufino ad
se io

ora voglio io che tu

facci beffe di

me

non

vi

fo venire la pi bella fante che tu vedessi gi

buona
,

pezza, che io vidi pur


cui io voglio tutto
sto
il

1'

altr'

anno a Gacavincigli

mio bene. non

per lo corpo di Cri-

che

io le volli dare dieci bolognini grossi,

ed (i)
,

el-

la

mi

s'

acconsentisse
,

volle

per

quanto

pi posso

ti

priego che

m'

insegni quello che io ab-

bia a fare per dovervi potere essere , e che tu ancora


facci e adoperi

che

io vi sia

e nel vero voi avrete di


e orrevole.

me buono

e fedel

compagno

Tu
,

vedi in-

nanzi innanzi (2)


stanno bene le
viso che pare

come io sono bell'uomo e come mi gambe in su la persona (3) ed ho un


rosa, e oltre e ci son dottore di
ri'

una

me-

dicina

che non credo che voi ve

abbiate niunoj e

(1)

E qui

vale

acciocch

(2)
(3)

f Innanzi innanzi, primieramente.


L'autore
in questa novella fa parlare

sconciamente

il

Medico e
|

Bruno, l'uno per pecoraggine,


lare
:

e l'altro per burla.


.

La

vera iiase

opo-

mi

sta

bene la persona in sulle gambe

NOVELLA

IX.
,

109
e votene

so di molte belle cose e di belle canzonette


din- uni; e di botto incominci a cantare.

Bruno avemae-

va

si

gran voglia di ridere che egli in s medesimo non

r.i|)(-\.i.

ma

pur

si

tenne.

E finita

la

canzone, e

il

stro disse:

che

te

ne pare? Disse Bruno: per certo con

V>i perderieno le celere de'sagginali (1), si artagou'ca-

mente (a)
fin- tu
to.

stracaniate (3). Disse


l'avresti

il

maestro: iodico

non

mai creduto se tu non m'avessi udi,

Per certo voi dite vero

disse
;

Bruno. Disse

il

mae-

stro io so

bene anche

dell' altre

ma

lasciamo ora star


fu gen-

questo. Casi fatto,


tile
,

come

tu

mi vedi, mio padre


contado
,

uomo bench

egli stesse in

e io altres

son nato per madre di quegli di Valecchio.


tu hai potuto vedere, io

E, come
pi

ho pure i pi
di

be'libri e le
f di

belle robe che

medico
,

Firenze

In
,

Dio

io

ho

roba che cost

contata ogni cosa

delle lire presso a

cento di bagatlini, gi degli anni pi di dieci: per che


(pianto pi posso
f di
ti

priego che lacci che io ne


,

sia;

e in

Dio, se tu
di

il fii

sie

pure infermo se
ti
,

tu, sai,

che

mai

mio mestiere
costui
gli era,
,

io

uon

torr
si

udendo
panilo

e parendogli

un denaio. Bruno come altre volte assai


disse
:

un poco
che
io
.

di

un lavaceci (4) lume pi qua, e non


le

maestro

fate

v' incresca infili tanto

abbia fatte
le

code a questi topi, e poi vi rispon-

der Fomite

code, e Bruno faccendo vista che for,

te la petizion gli gravasse

disse

maestro mio

gran

(1)
lica.

Celere de* sagginali : celere di canne

di saggina
ilalle

meliga

me-

Qmste

si

fanno per

Laminai luto

persone di campagna.

Ma.t.
() jdrtagoticamente
:

roce detta a uno scimunito quasi io scuso di

miracolosamente

(3) Stracaniate', cantate (4}

con recesso di squisite***.

Lavaceci: uomo scimunito e dappoco.

1 1

GIORNATA OTTAVA
,

cose son quelle che per

me fareste e io Ma tuttavia quella che a me addimaadate,


alla

il

conosco

quantunque
,

grandezza del vostro cervello


grandissima
,

sia piccola

pure
,

me

n so alcuna persona del


la

mondo
s

per cui io potendo per voi,


le
si

mi

facessi, se io

non

la facessi

perch

v'

amo

quanto

si

conviene e

per

parole vostre, le quali son condite di tanto sen,

no

che trarrebbono le pinzochere degli

usatti ( i),

non che me del mio proponimento j e quanto pi uso


con voi
cosi
,
,

pi (a) mi parete savio


,

dicovi ancora

che

se altro

non mi

y facesse voler bene, s vi


siete di

vo'

bene perch Veggio che innamorato


,

cos

bella cosa

come diceste Ma
.

tanto vi vo' dire: io


,

non

posso in queste cose quello che voi avvisate

e per

(1)

Pinzochere hanno

tutti

testi
al

antichi, cio bizzocche, quelle

che portano abito di religione laudo

secolo. 1 moderni, non intendi

dendo bene
degli usatli,
difendere la

il

parlare,

hanno posto in luogo


fatto

pinzochere,
di

le

forme

ma hanno
gamba
dall'

male. Usailo un calzare

cuoio per

acqua e dal fango, adoperato propriamente per

vali e le

comune cavar leforme degli stimonache del monistero per esprimere cose difficili. Qui il proverbii, Boccaccio facendo che Bruno uccelli il maestro, confonde
cavalcare, oggi stivale. Il proverbio
i

e di due ne fa
chi vede tutto

uno dicendo trarrebbono le pinzochere degli usatti, il resto del parlar di Bruno a questo medicastro conoscer
il

quanta pi grazia ha

dir qui
le
il

le

pinzochere, che ejortne.


del monistero, e trar lefor-

^ Se

de'

due proverbi trar

monache

me
re,
(

degli stivali avesse avuta


di farne

Boccaccio intenzione, confondendoli


le
le

insieme,

uno,
le
al

egli

non avrebbe detto trarrebbe


degli usatti; essendoch
a far nulla col

pinzochepinzochere

ma trarrebbe
quali
si

monache
secolo)

le

stanno

non hanno

proverhioirar-

re le

monache del monastero. Bruno,


trarre gli stivali a chi
,

per farsi beffe della bahbuassag-

gine del maestro, accozza insieme qui due madornali spropositi, sic-

come sono
alla

non ne

porla, e trarre,

non

gli stivali

persona
la

ma

la

persona dagli stivali; e in ci consiste, se io

non

erro,
(2)

lepidezza di questo trailo.

f Cio

tanto pi;

ellissi

dell'avverbio.

NOVELLA
adoperare
ii. nule
j

IX.

ni
la

questo non posso per voi quello che bisognerebbe

ma

ove voi mi promettiate sopra

vostra

e caltcrilA (t) fede di tencrlomi credenza (2),


il

dar

modo che

a tenere avrete
cosi be' libri e

panni esser

certo che

(avendo voi

altre cose

che
cui

di sopra detti
il

m' avete) che


:

egli vi verr fatto.


di.

maestro disse

sicuramente
,

Io veggio che tu non

mi conosci bene
segreto
.

non

sai

ancora

come

io so

tenere

Egli erano poche cose, che messer Guaspar-

ruolo da Saliceto facesse, quando egli era giudice della


pud ->t di t'orlimpopoli
se a dire
,

che

egli

non

me

le

mandas-

perche mi trovava cosi buon segretaro.


f

Mini vedere se io dico vero

io fui

il

primo uomo a
disse

cui egli dicesse che egli era per isposare la Bcrgamina:

vedi oggi mai tu


se cotestui se

Or bene
,

sta

dunque

Bruno
io. Il
si

ne fidava

bea

me
,

ne posso fidare
questo
.

mulo che
biamo
due

voi avrete a tener

fia

Noi

ab-

a questa uoslra brigata


,

sempre un capitano con


si

consiglieri

li

quali di sci in sei mesi

mutano; e

senza fallo a calendi sar capitano Buffalmacco, ed io


consigliere
,

e cosi fermato
far

chi capitano

pu

molto in mettervi e

che messo

vi sia chi egli vuole;

(1)
1

Calleritajede

G.

scalterta.

R. scaltrita, e male intesero


il

vote, perch rallenta lignifica non franta , intera: tedine

Vocab.

11

Vocalwlario, per quanto a

me

sembra, dice

ami

il

contrario: ed
trasportala la

io credo

che in questa nota

siasi

per errore di stampa

paiticola ta
,

non

fuor di luogo e fatto


il

non

franiti, intera in vece i fran-

non intera. Slima

Mcnagio che

callerilo derivi da calce trilus.


,

Vorrebbe dunque callerilo, secondo


ch cali significa anche calcagno,

questa origine, calpestalo

giac,

fede grande

e calpestata

altro

arcisolenne sproposito dello gravemente da


di

Bruno per

prendersi giuoco

questo scioccone.
(a)

Tener eredenta: tenere segreto. V. sopra.

1 1

GIORNATA OTTAVA
me parrebbe
la
.

e per ci a
ste
,

che voi

inquanto voi pote-

prendeste

dimestichezza di Buffalmacco e face-

stegli
s'
l'

onore

Egli

uomo

che

veggendovi cos savio,


,

innamorer

di' voi

incontanente

quando voi
cose,

avrete col senno vostro e con queste


,

buone

che
$

avete
egli

un poco dimesticato
vi

voi

il

potrete richiedere

non
,

sapr dir di no. Io


il

gli

ho
:

gi ragionato di

voi

e vuoivi

meglio del
lasciate far

mondo

quando

voi ail

vrete fatto cos

me

con

lui.

Allora disse

maestro : troppo mi piace ci che tu ragioni;

e, se egli

uomo che si
,

diletti

de' savi uomini, e favellami pure


egli

un poco
cando
,

io far

ben che

m* andr sempre
,

cerio

perciocch io n' ho tanto del senno

che
.

ne

potrei fornire

una

citt

e rimarrei savissimo

Ordi-

nato questo

Bruno

disse ogni cosa a

Buffalmacco per

ordine. Di che a Buffalmacco parea mille anni di do-

vere essere a far quello che questo maestro Scipa ( i )

andava cercando

Il

medico
,

che

oltre

modo
,

diside-

rava d' andare in corso


egli

non moll (2) mai


; il

divenne amico di Buffalmacco


gli

che (3) che agevol-

mente
con

venne
i

fatto

E
si

comincigli a

dare le pi

belle cene e

pi belli desinari del mondo, e a Bruno


;

lui altres
,

ed

essi

carapignavano (4)

come
,

que' signori
grossi

li

quali sentendo gli bonissimi vini


altre
,

e di

capponi e d'

buone cose

assai

gli si tene-

vano

assai di presso

e senza troppi inviti ( dicendo

(1)

Scipa: nome

finto per ischerno.


i

Forse

il

Boccaccio

il

form

dalla

voce scipito; e cos credono

compilatori del Vocabolario

(2)

Mollare:

finare, ristare.

(3)
(4)

Notisi che per injin a tanto che.


a fine

Carapignare: impegnarsi con porole ad uno,

di cavarne

qualche utile. Parola disusata, e forse composta per ischeizo.

N0VFXLA1X.
sempre, che con un altro ci non farebhono
)
si

1.3
rimaal

uevan con
maestro
richiese
,

lui

Ma

pure

quando tempo parve


fatto, cos
si

come Bruno aveva

Buffalmacco

Di che Buffalmacco

mastro molto turbain testa


, ,

to

o fece a Bruno
all' alto
,

un gran romoro
io

dicendo
io
,

io fo boto

Dio da Passignano (i)

che

mi
che

tengo a poco
il

che

non

ti

do
,

tale in su la testa

naso

ti

caschi nelle calcagna

traditor

che tu se'; ch^


al

altri

che tu non ha questo rose manifestate


maestro lo scusava forte
,

maestro.
,

Ma

il

dicendo e giurando

se averlo d' altra parte

saputo; e, dopo molte delle


il

sue savie parole

pure
:

pacefc

Buffalmacco
egli si

ri-

volto al maestro disse

maestro mio
,

par bene

che voi

siete stato a

Bologna

e che voi infino in que,

sta terra abbiate recata la

bocca chiusa

e ancora vi

dico pi, che voi non apparaste miga


la

1'

abbici

in

su

mela

come

molti sciocconi voglion fare, anzi l'ap,

paraste bene in sul mellone (a)


se io

eh' cos lungo

non m' inganno


.

voi fustc battezzato in

dome-

nica (3)

E come

che Bruno m' abbia detto che voi


,

studiaste Ih in medicine (4)

me

pare che voi stu-

fi)

Dio da Passignano. Immagine


ili

in

ilio dipinta

ned* chiesa

ilei

castello

l'iissigrui'io

(a)

A. nel tuo Vucab.


:

alle

fine del libro,

dice die piota frase


,

pro-

verbi, ile

imparar su la mela e sul nfllone


die pu ben estere:

I'

di

aignificasione
i|ui

nefatto

fanda;

il

ma

io dico

die

autore ne ba

uso solamente per alludere con gioco


scr lo (3)

di paiola alla

sciocchn*a di rues-

medico, chiamala mellonaggine.

Lo

tocca

vsgameute ancor in questo di sciocche ss


in

perchi

in
sale

Toscana ogliono dire esser battezzato


tn testa, cio
si

domenica

chi

non bn
il

gli

sciocchi, perch dicono che la bottega o

luogo dote

vende

il

sale era serrato,

onde

si

convenne ballettar sena' esso.

(4) <*

R. l tu medicina.

DBCAM. T. IV.

GIORNATA OTTAVA
uomini
j

diaste in apparare a pigliar

il

che voi meglio

che
stro

altro

uomo

che

io vidi

mai
.

sapete fare con vo-

senno e con vostre novelle


,

Il

medico rompen:

dogli le parole in bocca (1)

verso Brtin disse

che
to-

cosa a favellare e ad usare co' savi!


sto (a)

Chi avrebbe

ogni particularitk compresa del


questo valente

mio sentimento,
te

come ha
miga

uomo

tu

non

ne avvedesti
,

cosi tosto tu di quel

che

io valeva

come ha
quando

fatto eglij

ma

di

almeno quello che


si

io

ti

dissi

tu

mi
.

dicesti

che Buffalmacco

dilettava de' savi uo?

mini
glio
.

Parti che io

V abbia fatto

Disse Bruno
:

medove

Allora
,

il

maestro disse a Buffalmacco

altro a,

vresii detto

se tu

m'

avessi

veduto a Bologna

non era niuno grande n piccolo n dottore n scolare


che non mi volesse
il

meglio del

mondo

si

tutti

gli
.

sapeva appagare col mio ragionare e col senno mio

dirotti

pi

che

io

non

vi dissi
,

mai parola che

io

non
del

facessi ridere ogni

uomo

si

forte piaceva loroj e,


il

quando

io

me
,

ne

partii, fecero tutti


io

maggior pianto
vi
,

mondo

e volevano tutti che


,

pur

rimanessi

e fu a tanto la cosa
lasciare a

perch' io vi
io leggessi io
,

stessi

che vollono

me

solo

che
:

a quanti scolari v'a,

veva

le

medicine

ma
a

non

volli

che

io era
ci

pur
ho,

disposto a venir
state

qua

grandissime eredita che io

sempre

di quei di casa

mia
:

e cosi feci
ti

Disse

allora

Bruno

a Buffalmacco
io il
ti

che
.

pare

tu noi
egli

mi
non

credevi

quando

diceva

Alle gnagnere
s'

ha in questa terra medico che


sino-ra petto

intenda d' orina d' atrove-

a costui

e fermamente tu non ne

(1)

f Rompere f Cos

altrui le parole in

bocca per interrompergli

il

di-

scorso merita osservazione


(2)

tosto, Pediz. del 27.

5
. .

NOVFXL^
resti

IX.

1 1

un

altro di (fui alle porte di Parigi de' cosi falli

Va',

li enti

oggimai tu di non fare ci eh*


r

e'

vuole
ci

Disse

il

medico
.

Bruti dice
siete anzi

il

vero

ma
,

io

non
;

sono
io

conosciuto

Voi

gente grossa che no

ma

vorrei che voi


stare
.

mi vedeste

tra' dottori
:

come
,

io soglio

Allora disse Huilal macco

veramente
avrei

maestro,

voi le sapete troppo pi che io di che io parlandovi

non

mai creduto:
a'savi,

come

si

vuole parlare

come

voi siete, frastagliata inente (t) vi dico che io procac-

cer senza fallo che voi di nostra brigata sarete. Gli


onori
,

dal

medico

fatti

a costoro, appresso (mesta proessi

messa mulliplicarono: laonde

godendo gli facevan

cavalcar la capra (a) delle maggiori sciocchezze del

mondo
che
si

e impromisongli di dargli per

donna

la

con-

tessa di Cavillali (3), la

quale era

la

pi bella cosa

trovasse in tutto
.

il

Culattario dell'
,

umana

gene-

razione
tessa
.

Domand
ella

il

medico

chi
:

fosse

questa con-

Al quale Buffalmacco
,

disse

pinca mia da se,

me

(4)

una troppo gran donna


,

e poche case

ha per

lo

mondo
;

nelle quali ella


altri
,

non abbia alcuna


i

giurisdizione

non che
le

ma
.

frati

minori a

sutm di nacchere

rendon tributo
,

E sovvi dire
sentire
,

che

quando
ch

ella

va dattorno
il

ella si fa

ben

ben-

ella sica

pi rinchiusa:

ma

uon ha perci mollo

(l)
(a)

Frastagliatamente, confusamente, indistintamente,

Cavalcare la capra:
un'altra.

lasciarsi

dare, o datai ad intendete uua

com per
(3)

La

contessi Ji Civillari con quel che segue tutta una metai

fora per esprimere

luoghi

comuni e

le

persone che
le

li

puliscono, esprcs-

sacon nomi ignoti ilio stupido medico. V.


alla

Ricchezze delt Alunno

voce

Conte

(4)

Pincu mia da seme

Celriuolo maturo

minto

per

semema

titolo ingiurioso per similitudine.

6
ella vi

GIORN4TA OTTAVA
pass innanzi
a lavarsi
i

che

all'

uscio una notte

che an-

dava ad Arno
d' aria
;

piedi e per pigliare un poco

ma

la

sua pi continua di inora in Laterina.


de' suoi sergenti spesso dattorno
,

Ben vanno perci


tutti a

dimostrazion della maggioranza


'1

di lei portano
si

la

verga e

piombino
s

De' suoi baron

veggon per

tutto assai

come
,

il

Tamagnin
di scopa

della porta (i),


,

don Meta (2)


ra (4) e altri
,

Manico
li

(3)

lo

Squacche-

quali vostri dimestici credo che sieno,


.

ma
que

ora
,

non ve ne ricordate

cos

gran donna adun,

lasciata star quella

da Gacavincigli
nelle dolci

se

'1

pensier
.

non

e'

inganna
,

vi

metteremo

braccia
,

Il

medico

che a Bologna nato (5) e cresciuto era


i

non

intendeva

vocaboli di

costoro
.

per che egli della

donna
(1)

chiam per contento N guari dopo queste


nel Vocabolario della

f La voce tamagnino non


nelle

Crusca,
.

ma

itovasi

Ricchezze

della lingua

compilate dall'Alunno

Egli dice

che lamagnino della porla significa

uom

picciolo che

che non mostra


po' sudicio)

e che significa

ancora

(gli si

perdoni

il

ha pi anni termine un

uno stronzo gi divenuto muffo per vecchiezza , alludendosi


i

ad una porta ch'entra in Arno, luogo dove

putti ed

altra gentaglia

depongono

il

superfluo peso del ventre. Sarebbe mai

tamagnino un
a di notare scher-

diminutivo derivato del latino

tam magnus? In
s
1'

tal

caso questo vocabolo

sonerebbe cos, grandicello, espressione assai acconcia

zosamente e non senza grazia


(2)

una che

l'altra delle dette

due cose

f Secondo il medesimo autore meta, con l' chiusa, cumulo di sterco Jalto in guisa di piramide; e, secondo il Vocabolario della Crusca, quella quantit che V animale ne fa in una volta. popolaccio con cui egli (5) f Manico di scopa un altro gergo dal dinota lo sterco umano quando piglia in qualche modo la forma del
manico
(4)
della

acopa

f Squacchera
.

la

feccia del ventre

quando

esce liquida,

forse

della cosi dal

suono che

fa nell'escire

con impeto da chi patisce di soc-

correnza
(5)

Bologna nato

R. dice aver

letto in
si

MS. buoni a Bologna


che
il

allevato: perch a principio della novella


era fiorenliuo.

disse

buon medico

NOVELLA IV
novello
\11fo.
gli

117
era

recarono

dipintori che egli


,

per rice
si

E venuto il Il man? il maestro


,

che

la

notte seguente
l

dovetti

gli

ebbe amenduni
,

domare, e

desinato che egli (1) ebbero


gli
le

gli

domand ohe modo


a voi conviene

conveniva tenere

venire a questa brigata. Al (pia-

IhiHalmacco diate

vedete
:

maestro
,

esser

molto sicuro (a)


,

perciocch

se voi

non

molto sicuro

voi potreste ricevere

impedimento
,

e lare

a noi grandissimo

danno

e quello

a che egli vi con-

viene esser molto sicuro, voi l'udirete.


vicn trovar

voi

si

con-

modo che
uno

voi siate stasera

in sul

primo

sonno
po

in su

di quegli avelli rilevati

che poco tem-

Ita si

fecero di fuori a santa Maria novella, con

una

delle pi n belle vostre robe in dosso, acciocch

voi per la
alla brigata

prima volta compariate orrevole dinanzi


:

e
,

ancora ( perciocch per quello che


vi

detto ne fosse
siete gentile

non

fummo
,

noi poi ) perciocch voi

nomo

(3)

la

contessa

intende di farvi
.

cavalier bagnato (/,) alle sue spese (5)


spettate tanto,

COIVI v'a-

che per voi venga colui che noi man-

deremo
egli

acciocch voi siate d' osni cosa informato,


,

verr per "Voi una bestia nera e cornuta

non

(1)

Egli ebbero:

egli |*c eglino

siccome molto di rado se oc lruo\a


seguirti. Rolli,

esempio
(a) (3)

in tutori voli letti, cos

non deve

Sicuro, animoso e costante.

A.

lesse

perciocch (per quel che dcUo ne fusse) voi liete te,


vera lesione. Rolli.
cavalleria era in quei
i

e questa n'
(4)
1

la

Cavalier bagnato, questa


si

tempi in granin

ii

uso e riputasione, e
si

conscersvano

cavalieri,

bagnandoli

un

bagno che
(5)

preparava in chiesa pubblicamente. M*rt.


spese. Notano
i

t Alle sue

Deputali che

si

dava questo

grado

con grandissima

pompa,

alla

quale conseguentemente andava dietro

non piccinla spesa, meglio .

dalla

qual costoro f assicurano per accenderlo

1 1

GIORNATA OTTAVA
,

molto grande

e andr faccendo per la piazza dinanzi

da voi un grande sufolare e un gran saltare per ispaventarvi


ventiate
,

ma
si

poi

quando vedr che

voi

non

vi spaac-

ella vi s' accoster

pianamente : quando

costata vi

sar, e voi allora senza


e,

alcuna paura sceno' santi,


,

dete gi dello avello


vi salite suso e
,

senza ricordare o Iddio


suso vi siete acconcio
,

come

cosi a
al

modo che
petto
,

se steste cortese (i)

vi recate le
.

mani

senza pi toccar la bestia


si

Ella allora soave:

mente
ora
,

mover e recher vvene a noi


o Dio
o' santi

ma

infino ad
,

se voi ricordaste

o aveste paura o percuotere


vi

vi dich' io che ella vi potrebbe gitiare

irj

parte che vi putirebbe

',

e perci, se

non

il

cuore

d'esser ben sicuro, non vi venite, che voi

fareste
il

danno

a voi senza fare a noi pr veruno


disse
,

Allora

medico
lunghi

voi non

mi

conoscete ancora.
i

Voi guare'

date forse
.

perch

io porto

guanti in
io

mano

panni

Se voi sapeste quello che

ho

gi fatto di
co'
.

notte a Bologna

quaudo
,

io andava

talvolta

miei
In
f

compagni
di

alle

femmine
tal notte

voi vi maravlgliereste
noijj a7t,lendone
,

Dio

egli

fu

che ,

una venir

con noi

( ed era una tristanzuola


alta

non era

un sommesso (3) )
, ,

che (2) peggio, che io le diedi in prima


peso
, ,

di molte

pugna poscia
che

presala di

credo che

io la portassi presso

ad una balestrata

e
.

pur conven-

ne

si

feci

ella

ne venisse con noi


,

un' altra

volta

mi

ricorda che io
,

senza esser
l'

meco

altri

che un

mio
(1)

fante

col

un poco dopo

avemaria
starai colle

passai al-

Stare cortese o recarsi cortese: vale


al

braccia avvolte

insieme, appoggiale
(2)

petto

A. e R. lessero e peggio

(5)

Sommesso,

la

lunghezza

ilei

pugno

col dito grosso alzato.

NOVELLA
lato al cimitero de' frati
stata sotterrata

IX.
,

-j il

minori
,

ed cra\i

stesso

una femmina

non ebbi paura niu,

na

e perci di questo non vi sfidate


.

che sicuro e ga,

gliardo son io iropjjo

dicovi che io
la

per venirvi

bene orrevole
con
la

mi metter

roba mia dello scarlatto


,

la

quale
si

io fui

eonven tato (i)

vedere (i)
,

.se

brigala

rallegrer (piando
a

mi vedr
.

e se io sar

fatto a
l'

mano

man

(3) capitano

Vedrete pure come


,

opera andr, (pianilo

io vi sar slato

da che

non
si

avendomi ancor quella contessa veduto,


innamorata
gnato
:

ella s*

di

me

che

ella

mi vuol

fare cavatici* ba-

e forse che la cavalleria

mi

star cosi

male

saprolla cos
far

mal mantenere o pur bene:


:

lascerete
,

pur

me

Buffalmacco disse

troppo dite bene


;

ma

guardate che voi non


ste

ci faceste la beffa

non

veni-

o non

vi foste trovato
,

quando per
egli fa
.

voi
,

manderemo;
e voi, signor

e questo dico

perciocch

freddo

medici
disse
il

ve ne guardate molto
io

Non

piaccia a

Dio
(.{)
,

medico j

non sono
:

di questi assiderati
io
1'

io

non curo freddo


che
il

poche volte mai che


,

mi

levi
fa

la notte cosi
tal volta
,

per bisogno del corpo


io

come
il

uora

mi metta
',

altro

che

pelliccione

mio sopra
(i)

farsetto

e perci io vi sar fermamente.


adunanza

Contentare: dar

le

ingegno del dottorato, ascrivere

all'

o congregazione de' dottori.


(a)

E vedente ha
si

la

stampa

del

97 con

altri testi a
citi

penna

Ma

Deputati |>ensano che

sia slato co!

mutolo da

am

pi (ilicon es-

si) la chiarezza che la leggiadria; e |rci

s'attennero all'ottimo Irato

in cui

e imperfetti (soggiungono) sono pi ra ghi e vivaci, che quel parlar pianissimo e stiettsmentc lerolli

legge a vedere.

Colai modi

gato e
(3)

come impastoiato
*f

nelle minute regole giaroalicali.


,

mano a mano non


<rui,
,

solo vai successivamente

ma

talora

esiandio,

come

prontamente, spacciatamene

(4) Assiderati

agghiacciati

tao
Partitisi

GIORNATA OTTAVA
adunque
costoro,

come

notte

si

venne faccenla

do,

il

maestro trov sue scuse in casa con


,

moglie

e trattane celata mente la sua bella roba


gli

parve

messalasi in dosso
;

de' detti avelli

e sopra quegli
,

come tempo se n' and sopra uno marmi ristrettosi es,

sendo
stia
.

il

freddo grande
,

cominci ad aspettar

la

be-

Buffalmacco

il

quale era grande e atante (1)

della persona ordin d' avere

una

di queste
,

maschere

che usare
si

si

solcano a certi giuochi

li

quali oggi non

fanno
,

e messosi in dosso
s'

un

pilliccion nero a rove,

scio

in quello
,

acconci in guisa
la

che pareva pure


viso di diavolo

un

orso

se

non che
.

maschera aveva
,

ed era cornuta
appresso
,

cos acconcio

venendogli Bruno

per vedere

come

l'

opera andasse, se n'and


.

nella piazza

nuova

di santa

Maria novella

E come
,

egli si fu accorto

che messer lo maestro

v' era

cosi

cominci a saltabellare e a fare un nabissare (2) grandissimo su per la piazza


,

a sufolare e

ad urlare e a
.

stridere a guisa che se imperversato fosse

Il

quale cos'

me
lui

il

maestro senti e vide

cos tutti

peli gli
,

arric-

ciarono addosso e tutto cominci a tremare

come

co-

che era pi che una femmina pauroso


egli
.

e fu ora,
,

che

vorrebbe essere

stato innanzi a casa sua


,

che
,

quivi
si

Ma

non pertanto pur


,

poich andato v' era


vinceva
il

sforz d' assicurarsi


le

tanto

il

desiderio di
.

giugnere a vedere

maraviglie dettegli da costoro

Ma
s'

poich Buffalmacco ebbe alquanto imperversato,


detto
,

come

faccendo sembianti di rappacificarsi


il

accost allo avello sopra

quale era

il

maestro e

{1) (2)

Mante:

poderoso, forte, gagliardo.

Nabissare^ infuriare, imperversare.

NOVELLA
stette

IX.
quegli
,

lai
he tulio Ur-

fermo.

Il
,

maestro
noti

come

inava di paura

sapeva che

farsi

se su vi salisse
gli

ose

si

stesse.

Ultimamente temendo non


vi salisse
,

facesse

male
la

se su
:

non

con

la
,

seconda paura cacci


:

prima

e sceso dello avello


,

pianamente dicendo
,

m' aiuti su vi sali e acconciossi molto bene e sempre tremando tutto si rec con le mani a star
Iddio
,

cortese

come
s'

detto gli era stato

Allora Buffalmacco

pianamente
ria della

incominci a dirizzare veno santa

Madon-

Scala, e

andando carpone
.

infiu presso le

ne di

Ili poi e il
f

condusse Erano allora per quella coni

trada fosse
\;in

nelle quali
la

lavoratori di que'
illari

campi
i

face-

votare
.

contessa a Ci\

per ingrassare

cam,

pi loro

Alle quali

come Buffalmacco fu

vicino
,

acla

costatosi alla

proda d' una e preso tempo


de' piedi (i) del
,

messa

mano
in essa

all'

un

medico, e con
capo innanzi
il

essa
gitt

sospiulolsi
,

da dosso

di uetto col

e cominci a ringhiare (2) forte e a saltare e

ad imperversare e ad andarsene lungo santa Maria della

Siala verso

il

prato d' Ognissanti, dove ritrov Brule risa


,

no che per non poter tener


der quello che
lo

fuggito
si

s'

era

anici 11 In ni festa faccendosi, di lontano


il

misero a ve-

medico impastato (3)

facesse.

Messer

medico sentendosi in questo luogo


si

cos

abbominecapo

vole,

sforz di rilevarsi e di volersi aiutare per uscir-

ne

e ora in

qua e ora

in Ih ricadendo

tutto dal

al pi

impastato, dolente e cattivo avendone alquante

(l)
(a)

t Sotto air un dcpitdi,


inilali, digrignando

il

tetto del 17.

Ringiiare dice* d'alcuni animali, e particolarmente de'


i

cani
di

quando

denti e quasi brontolando,


si

mostrati

*oler moidere, e 6guratameiile


(3)

dice anche degli uomini.

i Impattato;

in tolto nella brulluia.

2 t.

GIORNATA OTTAVA
ingozzate , pur n' usc fuori e lasciovvi il cap.

dramme
puccio

E spostandosi

con

le

mani

come poteva
,

il

meglio, non sappiendo che altro consiglio pigliarsi

se

ne torn a casa sua e picchi tanto

che aperto

gli fu.
,

N prima
fu
ivi
1'

essendo egli entrato dentro cos putente


,

uscio riserrato

che Bruno e Buffalmacco furono


maestro fosse dalla sua donna rac,

per udire
.

come

il

colto

Li quali stando ad udir


maggior
:

sentirono alla donna


si

dirgli la
tristo ,

villania

che mai

dicesse a niun
!

dicendo
altra

deh come ben ti

sta

Tu
ti

eri ito a

qualche

femmina, e volevi comparire molto orre.

vole con la roba dello scarlatto


frate
,

Or non
,

bastava io?
te

io sarei sofficiente
t'

ad un popolo

non che a

Deh
Ih

or

av essono
eri

essi affogato,

come

essi ti
.

gittarono

dove tu

degno

d' esser gittato

Ecco medico

onorato, aver moglie e andar la notte alle


trui
il
.

femmine
,

al-

E con queste e con altre assai parole


tutto lavare
,

faccendosi
notte

medico

infino alla
.

mezza
la

non

rifin la
te

donna

di tormentarlo

Poi

mattina seguen-

Bruno

e Buffalmacco avendosi tutte le carni dipinte


di lividori a guisa

soppanno (i)
titure, se

che far sogliono

le bat-

ne vennero a casa del medico, e trovaron lui


j

gi levato
putirvi,

ed

entrati dentro a lui

sentirono ogni cosa

che ancora non


\i putisse.

s'era s ogni cosa potuta nettare,


il

che non
a lui,
il

E sentendo

medico costor venire


che Iddio desse loro
,

si

fece loro incontro dicendo


d.

buon

Al quale Bruno e Buffalmacco

come

proposto aveano, risposero con turbato viso: questo non

diciam noi a

voi,

anzi preghiamo Iddio, che vi dea

(i)

f Soppanno,

sotto

panni

..

NOVELLA IX.
t.tnti

i3
ri

malanni, che voi


il

siate
il

morto a ghiado (i),


traditor
,

come

pi disleale e

maggior

che viva

Perciocch egli non rimaso per voi

ingegnandoci
stati

noi di farvi onore e piacere, che noi non 6amo

morti

come

cani

per

la vostra

dislealt

abbiamo

stanotte avute tante busse,

che

di

meno andrebbe uno


stati

asino a

Roma

senzadio noi siamo

a pericolo

d' essere stati cacciati della

compagnia

nella quale noi


.

avavamo (a) ordinato


ci credete
,

di farvi ricevere
,

E se voi
apertisi
i

non

ponete mente

le carni nostre (3)

come
pan,

elle

stanno.
,

ad un cotal barlume (4)


mostrarono
i

ni dinanzi

gli

petti loro tutti dipinti

richiusongli senza indugio. 11 sare e dir delle sue sciagure e


stato gittato
.

medico

si

volea

scu-

come

e dove egli era

Al qual Buffalmacco

disse: io vorrei

che

egli v' avesse gittato dal

ponte in Arno. Perch ricor-

davate voi o Dio o' santi? non vi fu egli detto dinanzi ?

Disse
,

il

medico :

in f di

Dio non ricordava

Co-

me

disse

Buffalmacco, non ricordavate? voi ve ne


;

ricordate molto

che ne disse

il

messo nostro che voi

tremavate
(i)

come
oltre
il

verga e non sapavatc (5) dove voi vi


significare eccessivo
.

Ghindo:

freddo ,*ale ancora coltello ,

ai

uta solamente culla preposizione a


spiega m.irire

L'

Alunno morire a ghiado o

a ghiadi
(a)
(3)

a stento.

Avevamo.
A. G. e R. Ietter alle carni:
il

diresi meglio

por mente

a. Rolli
il

t Set ondo
tigli

modo

di puntare,

che tennero in questo luogo

Sal-

il

Cccarelli, quel le airiti nostre


il

non ha

a far

nulla

con por

mente, come credevaai

Rolli,

ma

primo caso di stanno.

L'ordine

naturale delle parole e ponete


particola cllet' posta per
slessa guisa

mente come stanno

le carni nostre; e [a

un

certo vesso e propriet della lingua. Nella

diciamo le tavole elle son messe: le vivande elle tono imdi favellare

bandite ec.de'quali modi


(4)
(5)

non mancano esempi ne'buoni

autori.

Barlume ,
Sapevate.

tra

lume

e Inno.

<*4

GIORNATA OTTAVA
Or
voi ce
}

foste

1
,

avete ben fatta

ma mai

pi perso-

na non

la ci far

e a vof ne faremo ancora quello


.

onore che vi se ne conviene

Il

medico cominci a

chieder perdono e a pregargli per Dio che noi dovessero vituperare : e con le miglior parole, che egli pot,
s'

ingegn di paceficargli

E per paura
,

che

essi

que-

sto vitupero
rati gli

non
,

palesassero
gli

se

da indi a dietro ono(


i

avea

molto pi

onor e careggi
.

con
,

conviti e altre cose

da

indi innanzi
s'

Cosi adunque

come

udito avete, senno

insegna a chi tanto non ap-

par a Bologna

NOVELLA
Una

X.

Ciciliana maestrevolmente toglie


ha>

ad un mer:

catante ci che in Palermo

portato

il

quale

sembiante /accendo d' esservi tornato con molta

pi mercatanzia che prima , da


nari
,

lei accattati de.

le lascia

acqua e capecchio

\/uanto
facesse le

la

novella della Reina in diversi luoghi


ridere,

Donne

non da domandare

Niuna
poich

ve n' era a cui per soperchio riso non fossero dodici


volte le lagrime venute in su gli occhi
ella
.

Ma

ebbe
,

line ,

Dioneo

che sapeva che a lui toccava

la

volta

disse:
l'

graziose
,

Donne, manifesta

cosa

tanto pi

arti

piacere

quanto pi
.

sottile artefice

per quelle artificiosamente beffato

perci

quan-

(l)

Careggiare :Jar capezze

ec.

V. sopra.

NOVELLA
tunqne bellissime cose
iutendo di
i

X.

ia5
,

tutte

raccontate abbiate

io
al-

ra<

untarne una tanto pi, cine alcuna

ti

dettane, da dovervi aggradire, quanto colei che


fa era

ltcffata

Maggior maestra di

bell'are altrui

che

alcuno altro bella to fosse di quegli o di quelle che


avete
i

ornate
,

Soleva essere, e forse che ancora oggi


za
in
,

una usan,

tutte le terre

marine , che hanno porto


,

cosi

fatta

che

tutti

mercatanti
,

che

in quelle
,

con mer
in

eatanzie capitano

faccendole scaricare

tutte

un
le

fondaco

il

quale in molti luoghi chiamato dogana,

tenuto per lo

comune o per

lo signor della
,

terra

portano

quivi dando a coloro

che sopra ci
il

so-

no per
,

iscritto tutta la
li

mercatanzia e

pregio di quel-

la

dato per
la
li

detti al

mercatante un magazzino nel


la

quale esso
eli

sua mercatanzia ripone e serralo con


detti doganieri poi scrivono in

lave

sul

libro

Iella

dogana a ragione del mercatante


,

tutta la sua

merche

catanzia

faccendosi poi del lor diritto pagare al mer-

catante o per tutta o per parte della mercatanzia


egli della

dogana

traesse

E da
i

questo libro della doqualit

gana

assai volte s*

iuformano

sensali e della

e della quantit delle mercatanzie che vi sono, e ancora chi sieno


]m>
i

mercatanti che l'hanno, con

li

quali

essi

secondo che lor cade per


,

mano

ragionano
I
i

di

cambi

di baratti e di vendite e d' altri spacci.


,

quale usanza

si

come
,

in molli altri luoghi

era

Palermo
souo
assai

in [Cicilia

dove similmente erano e ancor

femmine
.

del corpo bellissime,

ma

nimiche

della onest

Le

quali da chi

non

le

conosce sarebbo-

no e sou tenute grandi e onestissime donne.

Ed

esscu-

ia6
del tutto

GIORNATA OTTAVA
ma
s'
,

do (1) non a radere (2),


,

a scorticare uomini date


forestiere vi

come un mercatante
dogana
fare

veggono
egli

cosi dal libro della


v'

informano di ci che

ha e di quanto. pu
amorosi
s'

e appresso con lor piace-

voli e

atti

e con parole dolcissime questi cotali


d' adescare e di trarre nel loro

mercatanti

ingegnano

amore

e gi molti ve n'

hanno

tratti

a'

quali

buona

parte della lor mercatanzia hanno delle


d' assai

mani

tratta, e

(3)
'1

tuttaj e di quelli vi

sono
l'

stati,

che la mer-

catanzia e

navilio e le polpe e

ossa lasciate v' han-

no

si
.

ha soavemente
,

la barbiera

saputo menare
,

il

ra-

soio

Ora

non ancora molto tempo avvenne che


mandato arriv un giovane noGignano , come che
panni lani
, ,

quivi da' suoi maestri


stro

fiorentino detto Niccol da


,

Salabaetto fosse chiamato


alla
fiera di

con

tanti

che

Salerno

gli

erano avanzati

che potevan
dato
il

valere

un cinquecento

fiorin d'
,

oro
gli

legag-

gio (4) di quegli a' doganieri

mise in un magaz-

zino
cio
,

senza mostrar troppo gran fretta dello spac-

s'

incominci ad andare alcuna volta a solazzo

per

la terra.
,

Ed

essendo egli bianco a biondo e leggia-

dro molto

e standogli

ben
,

la vita
si

(5)

avvenne che

una
fi)

di queste barbiere

che

faceva chiamare

ma-

Essendo date:

per allendendo, studiando, dando opera: avverti-

lo,

che modo di dir assai bello e usato, ed ha forma dal Ialino.

(a)

Radere

per

metai

,cio cavar da dosso

danari destramente e
trargli

con qualche riguardo, a differenza di scorticare, che vale


riguardo e senza misericordia
(3)

mow

(lassai. A. corresse e

ad

assai.

(4)

Legaggio; inventario, nota, f


Cio essendo
al

La

nota, la

lista

che

si

d a' do-

ganieri. Alunno
(5)

diritto e disposto della persona: ove avverti vita pec


.

persona

modo lombardo

'

NOVELLA
donna JancoGore (1)
de'
latti
,

X.

137
sentita

avendo alcuna cosa


occhio addosso
eli
i

suoi

gli

pose

1'

Di che egli

accorgendosi, estimando eh*

t'osse

una gran donle

na

s'

avvis che per la sua bellezza

piacesse

pensossi di volere molto caut mirine

menar

questo a,

more

senza dirne cosa alcuna a persona


le passate

inco.

minci a far

dinanzi alla casa di costei

La

quale accortasene, poich abrasati d Y ebbe ben con


p}'i

occhi acceso

mostrando

ella di

consumarsi per

lui,

segretamente
1'

gli

ottimamente

arto

mand una sua femmina, la quale sapeva del ruffianesimo. La quale


gli

quasi con le lagrime in su


le, gli disse

occhi

dopo molte novelche


,

che

egli
s

con

la

bellezza e con la piacevo,

lezza sua aveva

la

sua donna presa

ella

non
a lui

trovava luogo n di ne notte j e perci


ji -ice \sse
,

quando

che disiderava pi che

altra cosa di potersi

con

lui

ad un bagno segretamente trovare: e appresso

questo, trattosi

uno anello
.

di borsa

da parte della sua


,

donna
pi

gliele

don

Salabaetto,
fosse
,

udendo (mesto
l'

fu

il

lieto

uomo che mai

e preso
,

anello e fre-

gatoselo agli occhi e poi basciatolo


e rispuose alla
fiorc

sci

mise in dito

buona femmina, che,


era
la

se

madonna Jancoe che


gra-

ch

egli

P amava , che ella n' amava pi lei che

ben cambiata, percioc,

sua propria vita

egli era disposto d'

andare dovunque a

lei fosse a

do

e ad ogni ora. Tornata adunque la messaggiera

alla

sua donna con (mesta risposta


a
,

a Salabaetto fu a

mano

man

detto a qual

bagno
.

il

di seguente, passato

vespro

la dovesse aspettare

11

quale

senza dirne
all'

cosa del

mondo

a persona

prestamente

ora impo-

(t)

Biancofiore.

a8
and
,

GIORNATA OTTAVA
e trov
il

stagli v'

bagno per
guari che

la

donna

esser
veri-

preso.

Dove
:

egli
1'

non

istette

due schiave
di

ner cariche

una aveva un materasso


l'

bambagia
panie-

bello e grande in capo, e

altra

un grandissimo

re pien di cose

e steso questo materasso in


lettiera, vi

una ca-

mera

del

bagno sopra una

miser su un paio

di lenzuola sottilissime listate di seta, e poi

una

coltre
ori-

di bucherarne (t) cipriana bianchissima con


glieri

due

lavorati a maraviglie (3)

appresso questo
tutto lavarono

spogliatesi

ed entrate nel bagno, quello

e spazzarono ottimamente.

stette

guari che la don.

na

con due

altre schiave

appresso , al bagno venne


,

Dove
do

ella, conia

prima ebbe agio

fece a Salabaetto

grandissima
,

festa, e,

dopo

maggiori sospiri del mongli

poich molto e abbracciato e basciato V ebbe,


i

disse

non
altro

so chi

mi

s'

avesse a questo potuto


s

couduall'

cere

che

tuj tu

hai miso (3) lo foco


.

ar-

ma

Toscano acanino (4)


Bucherarne ,
R.
lesse

Appresso a questo, come

(1)

sorla di tela.

(2)

a maraviglia
che a maraviglie in forza d'avverbio nel numero del

\ Pare
pi non

me

ci possa slare: perciocch gli^avverbii

sono indeclinabili
le

di lor

naiura: e con tutto ci hanno a maraviglie tutte

migliori edizioni.
sorta
assai

Laonde

io inclino piuttosto a credere

che quesla
d'

voce dinoli una

di lavoro

Chiamasi maraviglia una spezie

erba con foglie di

vaghi colori: quindi lavorati a maraviglie avrebbe potuto forse significare che sopra quegli origlieri erano bellissimi ricami di queste maraviglie.

in

\ Messo ha la slampa del 27. I Deputati, i quali hanno avuto mano l'esemplare che s' era adoperato nella detla stampa, asseriscono che v'era miso: ma essendo quella voce forse parula allo stampatore
(3)

scorretta, egli vi fece

messo, non accorgendosi che


il

il

Boccaccio

a bello

studio qui contraffa


(4)

parlar della giovane siciliana


:

Modo

di parlare siciliano

non
'

so chi

mi
il

s'

avesse a questo po-

tuto

condurre

altri

che

tu:

tu

hai messo

fuoco alt anima , To-

scano canino.

Acanino par che

vaglia crudele

NOVELLA
.1

X.

i*9

lei

piacque

ignudi

bagno, e con loro


lasciargli

amenduni se n' entrarono uri due delle schiave. Quivi tenui


,

por

mano

addosso ad

altrui, ella

medesima
e appresso
.

con sapone inoscoleato (i) e con garofanato in.'n.m


gliosamente e bene tutto lav Salabaetto
;

s fece e lavare e stropicciare alle schiave

E
,

fatto

questo
e

recaron
,

le

schiave due leuzuoli bianchissimi


s

sottili

de' quali veniva

grande odor di rose


1'

ciu-

ci chev' era pareva rose; e

una invilupp

nell'

uno

Salabaetto e
vatigli
,

1'

altra nell' altro la

donna

e in collo le.

amenduni

nel letto fatto ne gli portarono


restati
,

quivi

poich di sudare furono


tratti
,

dalle

scliinxc
altri.

fuor dique' lenzuoli

rimasono ignudi negli

E
ci
,

tratti

del paniere oricanni (i)d' ariento bellissimi

e pieni qual d' acqua rosa, qual d'acqua di 6or d'aran-

qual d'acqua di gelsomino e qual d'acqua nanqueste acque spruzzarono


confetti
:

fa (3), tutti costoro di

appresso
simi vini

tratte fuori scatole di

e preziosis-

alquanto

si

confortarono.
,

Salabaetto pa-

reva essere in paradiso

e mille volte aveva riguarda-

ti)

Moscoleato composto eoo muschio,


L' Alunno nelle
alla

clic

ha odore di muschio,

f
passo

Ricchnte

della lingua italiana allega questo


testi litichi si legil

voce moscato, avvertendo tuttavia che ne'


;

ge moscolealo

e par che confessi ancor

egli

aver cos scritto

liocil

caccio, giacch indi soggiugne essersi cos detto,,

per contraffare

ci-

ciliano; che toscanamente avrebbe detto moscato,,.


(a)

Oreanno:

picciol vasetto e di stretta bocca, per tenervi l'acque

odorifere.
(3)

Nanfa

In alcuni

testi

penna trovo

<T angioli ove

ora

dice

nanfa, vd

altri

ho veduti che dicono qual d'acqua di fior d'arancio


voce nanfa
dice: aggiunto d'acqua odorifera.

nanfa. Rusc.
Il

Vocah,

alla

Mcnagio avverte
si

nelle Origini della lingua italiana che


a quella di fior d' arancio

\ E il acqua nanfa
in

dice in

Lombardia

che

si

chiama lanfa

Toscana

DECAM. T. IV.

3o

GIORNATA OTTAVA
quale era in vero bellissima, e cento anni

ta costei, la
gli

pareva ciascuna ora che queste schiave se n' andassi

sero e che egli nelle braccia di costei

ritrovasse.
,

Le

quali poich per

comandamento della donna


ed

lasciato

un

torchietto acceso nella camera, andate se ne furon


,

fuori

costei abbracci Salabaetto

egli lei

con

grandissimo piacer di Salabaetto,


costei tutta
si

al

quale pareva che


,

struggesse per suo


.

amore

dimorarono

una lunga ora


donna,
volta
to
:

Ma

poich tempo parve di levarsi alla

fatte venire le schiave, si vestirono, e un' altra


si

bevendo e confettando
il

riconfortarono alquan-

viso e le

mani

di quelle
,

acque odorifere lava-

tisi ,

e volendosi partire

disse la
,

donna a Salabaetto

quando

a te fosse a grado

me

sarebbe grandissima

grazia che questa sera te ne venissi a cenare e ad alber-

go meco. Salabaetto,

il

qual gi e della bellezza e della


preso
,

artificiosa piacevolezza di costei era

credendosi

fermamente da amato
,

lei
;

essere,
,

come

il

cuor del corpo,

rispose

madonna
;

ogni vostro piacere

m'

sommamente
fin

a grado

e perci e istasera e sempre

intendo di far quello che vi piacer e che per voi

mi
ca->

comandato

Tornatasene adunque

la

donna a casa

e fatta bene di sue robe e di suoi arnesi ornar la

mera sua
l se n'

e fatto splendidamente far da cena


.

aspett

Salabaetto

Il
,

quale

come alquanto fu
,

fatto

oscuro

and

e lietamente ricevuto
.

con gran

festa e
,

ben

servito

cen

Poi nella camera entratisene


,

senti

quivi maraviglioso odore di legno alo


ti

e d' uccellet-

cipriani vide

il

letto ricchissimo e
.

molte belle robe


,

su per le stanghe

Le

quali cose tutte insieme


,

e cia-

scuna per s

gli

fecero stimare

costei

dovere essere
in contrario

una grande e

ricca donna.

quantunque

NOVELLA
del

X.
( i)
,

i3i
per cosa

avesse della vita di lei udito bucinare

mondo

noi voleva credere


lei gi

se
,

pure alquanto
per cosa del
lui interve-

u credeva

alcuno aver beffato

mondo non poteva credere questo dovere a


nire
.

Egli giacque con grandissimo piacere la notte


lei,

con esso
tina
,

sempre pi accendendosi. Venutala mat-

ella

gli cinss

una bella e leggiadra cinturetta


si gli
:

d' argento

con una bella borsa e


,

disse

Salabaet-

to

mio dolce

io
al

mi

ti

raccomando

e cos
ci

come
e
,

la

persona mia

piacer tuo, cosi ci che


allo

e ci

che per

me si pu

comando
,

tuio (2). Salabaetto


s'

lieto abbracciatala
stei

e basciatala

usci di casa di co.

e venne sene dove usavano gli altri mercatanti


altra

usando una volta e


cosa del

con

costei

senza costargli
,

mondo
.

e ogui ora pi invescandosi


i

avven-

ne che

egli

vend
che

panni suoi a contanti e guadagnon-

ne bene

Il

la

senti incontanente.

donna non da lui ma da altrui Ed essendo Salabaetto da lei andato


,

una
lui
lui
,

sera, costei

incominci a cianciare e a ruzzare con


,

a basciarlo e abbracciarlo

mostrandosi

si

forte di

infiammata, che pareva che


$

ella gli

dovesse d'

amor

morir nelle braccia


lissimi

e volevagli pur donare due bel-

nappi

d' argento

che ella aveva


s

li

quali Salalei tra

baetto non voleva torre,

come

colui che da

una

volta e altra aveva avuto quello

che valeva ben

trenta Gorin d'

oro, senza aver potuto fare che ella


.

da

lui

prendesse tanto che valesse un grosso


,

Al-

la fine

avendol costei bene acceso col mostrar s ac,

cesa e liberale

una delle sue schiave,

come

ella

(l)
(a)

Bucinare: andar dicendo riserTatamrnlr.

Tuio iiluii incute

ul tuo

comando.

3-a

GIORNATA OTTAVA
la

aveva ordinato,

chiam
,

per che ella uscita della


,

camera
sopra
il

e stata alquanto

torn dentro piagnendo


,

letto gittatasi

boccone

cominci a
.

fare

il

pi

doloroso lamento che mai facesse femmina


to maravigliandosi la
si

Salabaet-

rec in braccio e cominci a

piagner con

lei e

a dire:

deh, cuor del corpo mio,


la
.

che avete voi


questo dolore
?

cos

subitamente? che
,

cagione di

deh ditemelo

anima mia
ed

Poich

la

donna s'ebbe
signor
dire
.

assai fatta pregare,


,

ella disse:

oim,

mio dolce
fratello

io

non so n che mi

far

n che mi
,

Io ho test ricevute lettere da Messina

e scrive-

mi mio

che, se io dovessi vendere e impegnagli


,

re ci che ci , che senza alcun fallo io

abbia fra

qui e otto d mandati mille fiorin d' oro


gli sar tagliata la testa: e io

se

non che

non

so quello che io

mi
:

debba
che

fare

che io

gli

possa cos prestamente avere

se io avessi spazio

pur quindici

d, io troverei

mo-

do da civirne (i)

d' alcun luogo

donde

io

ne debbo

avere molti pi, o io venderei alcuna delle nostre possessionij

ma non

potendo, io vorrei esser morta prima


.

clie quella

mala novella mi venisse

detto questo

forte mostrandosi tribolata,

non

restava di piagnere

Salabaetto

al

quale

1'

amorose fiamme avevan gran


,

parte del debito conoscimento tolto

credendo quelle
,

verissime lagrime

e le parole ancor pi vere

disse:

madonna,

io

non

vi potrei servire di mille,


s

ma di cin-

quecento fiorin d' oro

bene, dove voi crediate poter;

megli rendere di qui a quindici d


ventura, che pure
ieri

e questa vostra
i

mi vennero venduti

panni mieij

che, se cos non fosse, io non

vi potrei prestare

un

gros-

(t)

Civile, procacciare, provvedere.

NOVELLA
so.

X.

i33
hai tu patito disarichiedevi tu? per-

Oim
io

disse la

donna

dunque
in:

gio di denari? oh perche non ine

ob

non ahhia mille,


darti
.

io

ne aveva ben cento e aUche


tutta
in
la

dugenlo da

Tu

ni' Imi tolta


il

baldanza
proffer.

da dovere da

te ricevere

servigio che

mi

Salabaetto vie pi che preso da questa parole di

madonna
che
,

per questo non voglio io che voi lasciate

se fosse cosi bisogno a

me come egli
,

fa a voi
,

io

v'avrei ben richiesta.


etto
,

Oim,

disse la

donna

Salaba-

mio ben conosco che il tuo vero e perfetto amore verso di me, quando, senza aspettar d'esser
moneta
in cos fat-

richiesto, di cosi gran quantit di


to bisogno liberamente

mi

sovvieni.

per certo io

era tutta tua senza questo, e con questo sar molto


in aggiorni ente j
te la lesta di
n>

sarh

mai che

io

non riconosca da
Iddio che io mal
se'

mio

fratello.
,

Ma

sallo

volcnticr
tante
,

gli

prendo

considerando che tu
tutti
i

mercaloro:

mercatanti fanno co' denari


il

falli

ma, perciocch
1'

bisogno
,

mi
io

stringe

ed ho ferma speprender j e per


,

ranza di tosto rendcrgliti

pur

gli

avanzo

se pi presta via

uon trover

impegner

tulle queste

mie cose(i): e
si

cosi detto, lagri mando

sopra
la

il

viso di Salabaetto

lasci cadere. Salabaetto

cominci a confortare: e

stato la notte

con

lei,

per

mostrarsi bene libralissimo suo servidore, senza al-

cuna richiesta di
be'
li

lei
li

aspettare, le port cinquecento

oiin d' oro

quali ella ridendo col cuore e pia-

li)

t Alcuni

testi

hanno ente, men acconciamente, secondo


le

il

Sal-

*iati;

che l'impegnare

case

par cosa,

die' egli,

troppo lunga. Archiaro qual


sia di

terie inoltre che nel testo

Mano, non ^pt'rc bea

lucale due voci

34

GIORNATA OTTAVA
gli

gnendo con

occhi prese, attenendosene (x) Salaba.

etto alla sua

semplice promessione
,

Come

la

donna
(2) a

ebbe

denari
:

cosi

s'

incominciarono
1'

le indizioni

mutare

e,

dove prima era libera

andata alla donna


,

ogni volta che a Salabaetto era in piacere

cos incole

minciaron poi a sopravvenire delle cagioni per


li

qua-

non

gli
,

veniva delle sette volte

1'

una

fatto

il

potervi

entrare

n quel viso n quelle carezze n quelle feste


fatte

pi

gli
il

eran

che prima

E passato d' un mese e di


i

due

termine, non che venuto, al quale

suoi danari

riaver dovea, richiedendogli, gli eran date parole in

pagamento. Laonde avvedendosi Salabaetto


della malvagia

dell'

arte

femmina
lei

e del suo poco senno


,

^co-

noscendo che di

niuna cosa pi

che

le si piaces-

se (3), di questo poteva dire, si

come
s

colui che di

ci
si

non aveva n

scritta

n testimonio, e vergognando,

di rammaricai'sene

con alcuno
s

perch n' era

sta-

to fatto avveduto dinanzi e

per

le

beffe le quali
,

me-

ritamente della sua bestialit n' aspettava


tre

dolente ol-

modo

seco

medesimo

la

sua sciocchezza piagnea

(1)

Attenere pi volle

di

sopra

a'

trovalo per osservare.

Attenendo-

sene qui vale standosene , fidandosene


(2)

he indizioni:
alla

R. e G.

lessero

condizioni, e mal lessero


dell' originale.

toglien-

do molta grazia

metaforica espressione

Indizioni qui
entrare
nella

significano tutte le volte che a Salabaetto era permesso

casa della donna.


"f

L'Alunno

dice che ne'huoni testi antichi

si

legge condizioni;

ma

Deputati

ci assicurano

che

migliori libri

hanno indizioni;

e certo

cos si trova

anche nell'edizione del 27. Questo termine esprime distinda' notai


alla

zione di
si

tempo, ed usavasi

testa

delle scritture
(

ch'esi

rogavano. L'autore l'adopera qui in isclierzo, e

come osservano

Deputati) con molta vivacit e grazia.


(3)

Niuna cosa che


A. non islamp

gli giovasse

hanuo alcuni

testi

la s.

NOVKLLA
I.

\.
lettere

avendo da' suoi maestri pi

avute che egli

quegli denari cambiasse e mandassegli loro, acciocch,

non faccendolo
non

egli,

quivi non fosse


:

il

suo diletto sco-

perto, diliber di partirti


tato,

6 in su

un legnetto monPietro deli.?

a Pisa,

come dovea, ma

a Napoli se ne ven-

ne. Kra quivi in (pici tempi nostro

compar

CaaigiM

tidMiiier di
,

madama

1'

iinperadrice di Co-

Maulinopoli

uomo

di grande

intelletto e di sottile in}

gegno, grandissimo amico e di Salabaelto e de' suoi


eoi quale,
itili
>i

come con
il

discretissimo
,

uomo* dopo

al-

giorno Salabaetlo dolendosi

raccont ci che

(alto

aveva e

suo misero accidente, e domandogli

aiuto e consiglio in fare ohe esso quivi potesse sostentar la

sua vita, affermando che mai a Firenze non


Il

intendeva di ritornare.

Canigiano dolente di queste

cose, disse: male hai fattoj

mal

ti

se'

portato}

male

hai

tuoi maestri ubbiditi; troppi denari

ad un tratto

hai spesi in dolcitudine

ma

che?

fatto , vuoisi ve,

dere altro (i)

E,

si

come avveduto uomo


il

presta-

mente
baetto
in

efebi pensalo quello che era da fare, e a 8alail

disse.

Al quale piacendo
seguirei
e

fallo

si

mise

avventura di volerlo
il

avendo alcuuo

denaio l

Canigiano aveudonegli alquanti prestati,

fece molle balle

ben legate

ben magliaie (a)

(1)
Stile.
il

t Maravighoso

scrittore

il

Boccaccio in qualsivoglia sorta di


stil

Osserviti t|ut-sto bellissimo esempio di

conciso. Porti egli che

Davanzali avrebbe potalo rislrigncre pi cose di


.'

queste in

si

poche

parole
(a)

f Magliaie. L'Alunno
Magliaio non

spiega battute

con maglio

maio credo
la

ch'egli erri.
stessa cosa

deriva da maglio,

ma

da maglia, ed

che ammagliato, dal verbo ammagliare, che significa legar


mercalaniie in guisa che
la

le Italie delle

legatura ne formi intorno in-

torno quasi una rete.

36

GIORNATA OTTAVA
botti

comperale da venti
cato ogni cosa
,

da

olio

ed empiutele e cari:

se

ne torn in Palermo

e
il

il

legaggio

delle balle dato a' doganieri e similmente


botti
,

costo delle
,

e fatto ogni cosa scrivere a sua ragione

quelle

mise ne'magazzini, dicendo che, infino che


catanzia
,

altra
,

mer-

la

quale egli aspettava

non veniva

quelle

non voleva toccare. Jancofiore avendo


e

sentito questo,

udendo che ben duomilia

fiorin d'oro valeva,


,

o pi,

quello che al presente aveva recato


egli aspettava
,

senza quello che


,

che valeva pi di tremila


ristituirgli
i

parendole

aver tirato a pochi, pens di

cinquecento,

per potere avere


e

la

maggior parte de' cinquemila (i)>

mand per lui.


.

Salabaetto, divenuto malizioso, v'an,

Al quale

ella
s'

faccendo

vista di niente sapere di

ci che recato

avesse, fece maravigliosa festa e disse:


ti

ecco, se tufossi(2) crucciato meco, perch io non

ren-

(1) (2)

f Cinquemila, V ediz. del 27. Se tu fossi: A. e R. se tu Jorse


tal

avverti se per sei, che devesi


la

apostrofare in

caso: se'. Questa n'

vera lettura, e

non so per-

ch

D. leggessero

se' tu /ossi, eh' lo stesso

che leggere sei tu /ossi

Rolli.

S tu fossi
1

uno

sproposito

bestiale

che rnaravigliomi come


i

il

Rolli abbia potuto darsi a credere che cos leggessero

Deputati, e non

s'avvedesse essere questo nella edizione del

^3 un
il

pretto errore di stamloro

pa. S'egli

ai

fosse preso

il

pensiero di leggere

Avvertimento so-

pra questo luogo, avrebbe veduto ch'essi furono anzi sostenitori dell'antica lezione

Ecco

se tu fossi ecc., assicurandoci che cos

hanno

pi

autorevoli testi, e mostrando con esempi d'altri scrittori e toscani e latini

quanto sien naturali in

simili casi questi parlari rotti e


il

quanto
il

essi
let-

tornino bene. Jancofiore non avea terminato

suo ragionare, e

tore dee immaginarsi ch'ella avrebbe soggiunto io son presta


ti,

a soddisfar-

e delle
i

anche

altre cose in
le tagli
si

cono

ter

Deputati)

astutamente

sua scusa, quando Salabaetto ridendo (dile paiole, mostrando o di non


essere accorto dello inganno di
fine,,.
lei,

ne tener conto o di non


meglio pervenire
al

per po-

concepulo

Ma

qualche imperito, perch

non s'avvide

dell' artifizio

usato qui dal Boccaccio, non parendo a lui

NOVELLA
de' ( i ) cos ni termine
i

X.
.

i3 7
Salahaelto co-

tuoi denari

minci a ridere e disse: madonna, nel vro


spiacine bene un poco
rei
il
,

come

a colui

mi dimi trarche
egli

cuor per darlovi.se

io credrs-si

piarmene; ma

io

voglio che voi udiate

Egli tanto e tale


fatto

1*

come io son crucciato con voi amor che io vi porto che io ho


,

vendere

la

maggior parte delle mie possessioni, ed

ho

al

presente recata qui tanta racrcatanzia che vale

oltre a

duomilia

fiorini

e aspettone di Ponente tanta


,

che varr
terra

oltre a tremilia

e intendo di fare in questa


,

un fondaco e
che
stea
:

di starmi qui

per esservi sempre

presso, parendomi meglio stare del vostro amore, che


io creda
la

alcuno (a) innamorato del suo.


,

A cui
mi

donna

disse
s

vedi

Salabaetto, ogni tuo acconcio


di quello di colui
il

piace forte,

come
,

quale io

amo

pi che la vita mia

e piaccmi forte che tu con tnten-

dimento (3) di
re

starci tornato sii,

perocch spero d'avej

ancora assai di buon tempo con teco

ma

io
,

mi

ti

voglio

un poco

scusare (4) che di quei tempi


ci volesti

che tu
potesti,

te n'andasti,

alcune volte

venire e

non

e alcune

ci venisti e
,

non

fosti cos

lietamente veduto

come

solevi

e oltre a questo di ci che io al termine


ti

promesso non

rende'

tuoi denari

Tu

dei sapere

clic io era allora in

grandissimo dolore e in grandissi-

me

rosi stesse Itene,


la

mut

il!

uo arbitrio

e,

per renderne

il

sento pi
ili

piano, ne guast

bellezsa.

v'ha tuttavia chi approva mutamenti

questa fatta; e tu odi dirti: questa n' la vera lettura.


(i)

Rende' per rendei toscanamente detto

(a)

f Mannelli che

stia

alcuno:

la

stampa del 97. che stea alcuno

altro.
(3)

Intendimento qui vale disegno, intensione, proponimento.


"t"

(4)

Qui Jancofiore
i

ripiglia
)

il

discorso che

(come avevano giudisoda Salabaetto.

ssmeote osservato

Deputati

le era stato interrotto

i38

GIORNATA OTTAVA
;

ma

afflizione

e chi in cos fatta disposizione, qungli

tiinque egli

ami molto altrui, non


eli' egli

pu

far cos

buon
:

viso n attende tuttavia a lui

come

colui vorrebbe

appresso dei sapere

mlto malagevole ad
,

una

donna
il

il

poter trovar mille fiorin d' oro

e sonci tutto

d dette delle bugie e

non

e'

attenuto quello che ci

promesso, e per questo conviene Che noi altres

menpoco

tiamo

altrui; e di
i

quinci venne

non da

altro difetto,

che

io

tuoi denari

non
i

ti

rendei :
,

ma

io gli ebbi

appresso la tua partita

se io avessi

saputo dove

mandargli (i), abbi per certo che io


dati
;

te gli avrei

man-

ma

perch saputo non


,

l'

ho

te gli

ho

guardati.

E
se

fattasi

venire una borsa


1'

dove erano quegli mede-

simi che esso portati


:

avea, gliele pose in


.

mano

e dis-

annovera

s' e'

son cinquecento

Salabaetto

non fu

mai s lieto; e

annoveratigli e trovatigli cinquecento e ri-

postigli, disse*

madonna,

io

conosco che voi dite vero,

ma Voi

n' avete fatto assai; e dicovi


io vi porto, voi

che per questo e per


vorreste da
,

lo amore, che

non ne

me per

niun vostro bisogno quella quantit


re (2), che io

che io

potessi fa-

non ve ne

servissi; e,

come

io ci sar ac-

concio, voi ne potrete essere alla pruova.


sa reintegrato

E in questa guiSa
-

con lei l'amore

in parole, rincominci

labaetto vezzatamente(3)ad usar con lei, ed ella a fargli


i

maggiori piacri e

maggiori onori del

mondo e a mo-

strargli il

maggiore amore.
la ediz.

Ma

Salabaetto volendo col

(1)

+ Mandargliti,

del 27.
,

(2) Avverti qui


f

jare per raccolte

trovare, avere.

Osservisi

come, parlandosi

di danari, usasi

molto bene Jare per


dito

raccorrei

ma non

gi parlandosi d'altre cose.

Onde non

daglie, far libri, far quadri[c\\e significherebbe

luti' altro),

far mema raccor

medaglie, raccor
(3)

libri,

raccorre quadri ecc.

pezzatamente, piacevolmente.

NOVELLA X.
suo inganno punire
di (i)
1'

139
,

inganno di

lei

avendogli ella

il

mandato che
,

egli a

cena e ad albergo con


tristo,

lei

andasse
egli

v'

and tanto malinconoso e tanto


lo incominci a
.

che

pareva che volesse morire. Jancofiore abbraccian,

dolo

o basciandolo

domandare, pcr-

hl egli questa malinconia a\ea

Egli, poich una

buona pezza
to;

s*

ebbe

fatto pregare, disse: io son diseril

perciocch

il

legno, sopra

quale

la

mercatanzia

che

io aspettava, stato preso da' corsari di

Monaco, e

riscattasi

diecimila

fiorili

d'oro de' quali ne tocca a pali

gare a

me

mille, e io

non ho un denaio, perciocch


per far venir qui

cinquecento che mi

rendesti incontanente mandai a


in tele
:

Napoli ad investire
vorr
al

se io

presente vendere la mercatanzia la quale

ho

qui, perciocch
le

non

tempo, appena che


e io non
ci

io

abbia delsi

due derrate

(?.)

un denaio;
non so

sono

ancosov-

ra conosciuto,

che

io ci trovassi chi di questo

mi

venisse

e perci io

che mi
i

fare n
,

che mi di-

re

se io

non mando

tosto

denari

la

mercatanzia

ne

fia

portata a

Monaco, e non ne riavr mai nulla


s

La donna
do
ella
,

forte crucciosa di questo,


il

come

colei alla

quale lutto

pareva perdere
,

avvisando che

moan-

dovesse tenere
:

acciocch a

Monaco non

dasse

disse
;

Dio

il

sa

che ben
il

me

ne incresce per
?

tuo amore

ma che
,

giova
,

tribolarsene tanto

se io

avessi questi denari

sallo Iddio

che
.

io gli

ti

presterrei

incontanente

ma
,

io
il

non

gli

ho

il

vero che egli ci

alcuna persona

quale Y

altr' ieri
,

mi

serv de' cin-

quecento che mi mancavano


(1)
(a)

ma grossa

usura ne vuo-

Alcuni

lesti

danno un di.
sorli di

Cio

delle

due

mercatanti

che eiano

le

k.lle Ielle robe

le botti dell' olio

4o
;

GIORNATA OTTAVA
non ne vuol meno che
:

le

cli egli

a ragione di trenta
gli

per centinaio
si
,

se

da questa cotal persona tu

volesio

converrebbesi far sicuro di

buon pegno
egli ci

per

me sono
re
,

acconcia d' impegnar per te tutte queste robe


,

e la persona per tanto

quanto
j

vorr su prestail

per poterti servire


?

ma

del rimanente come


la
,

sicurerai tu

Conobbe Salabaetto

cagione che

mo-

veva costei a fargli questo servigio


lei

e accorsesi che di
:

dovevano essere
,

denari prestati
,

il

che piacendo-

gli

prima

la ringrazi

e appresso disse che gi per


,

pregio ingordo non lascerebbe

strignendolo

il

biso-

gno

e poi disse che egli

il

sicurerebbe della merca,

tanzia la quale aveva in


in colui che
i

dogana

faccendola scrivere

denar

gli prestasse
?

',

ma
si

che

egli voleva

guardar
la

la

chiave de magazzini
,

per poter mostrar


,

sua mercatanzia
gli

se richiesta gli fosse

acciocch

niuna cosa
biata.
assai
ella

potesse esser tocca o tramutata o scamdisse


.

La donna

che questo era ben detto, ed era


perci,
,

buona

sicurt

come

il

di fu
si

venuto

mand per un
oro
li

sensale

di cui

ella
,

confidava
die mille

molto, e ragionato con lui questo


fiorin d'

fatto

gli

quali

il

sensale presto port a Salabaetscrivere alla

to

e fece in suo

nome

dogana ci che
e conattesero

Salabaetto dentro v' avea:


trascritte
a'

e fattesi loro scritte


,

insieme
fatti
.

e in concordia rimasi
,

loro altri

Salabaetto

come pi

tosto

pot

montato in su un legnetto con mille cinquecento


rin d' oro
poli
,
,

fio-

a Pietro dello Canigiano se ne torn a

Na-

e di quindi buona e intera ragione rimand a


a'
,

Firenze
dato
:

suoi maestri che co' panni

1'

avevan man-

e
,

pagato Pietro e ogni altro a cui alcuna cosa

doveva

pi di col Canigiano

si

die

buon tempo

dello

ROTELLA X.
incanno
fatto alla

.fi
,

Ciriliana

Poi di quindi

non vo-

lendo pi mercatante essere, se ne venne a Ferrara (i)


.

Jancofiore
s'

non trovandosi Salabaetto

in

Pa

formo

incominci a maravigliare e divenne so,

spettosa (a): e

poich ben due mesi aspettato l'ebbe,


,

veggendo che non veniva


schiavare
botti
,

fece che

'1

sensale fece
tastate
,

magazzini

primieramente

le

che

si

credeva che piene d'olio fossero

trov

quelle esser piene d' acqua

manna, avendo
tutte

in ciascu-

na

forse
(3)'.

un

barile d' olio di sopra vicino al cocchiu,


,

me

Poi sciogliendo le balle


,

fuor che due


J

che panni erano


in brieve tra ci

piene le trov di capecchio (4)

e
a

(5)

che

v' era

non valeva

oltre

dugento
ta
,

fiorini

Di che Jancofiore tenendosi scornai

lungamente pianse
i

cinquecento renduti, e troppo


:

pi

mille prestati

spesse volte dicendo


.

chi ha a far

con Tosco non vuole esser losco

cos rimasasi col


altri

danno e con
to
altri
.

le beffe, trov

che tanto seppe

quan-

Come Dioneo ebbe


retta

la

sua novella

finita

cosi
al

Lau-

conoscendo

il

termine esser venuto oltre


,

quale

pi regger non dovea


Pietro Canigiano
,

commendato

il

consiglio di

che apparve dal suo


,

effetto

buono

e la sagacita di Salabaetto

che non fu minore a manla laurea

darlo ad esecuzione
testa

levatasi
,

di capo

in

ad Emilia

la

pose

donnescamente dicendo: ma37 con


lei

(i)

t
il

Virente
.

la ediiiooe del

altri libri

sUropa; e cos

Dionigi

(2)
(3)

f Mezzo sospettosa, la lampa Cocchiume Quel turacciol di


:

37.
la

legno o di sughero che tura


la

Luca

d'

onde

s'

empie

la

botte, ed anco

buca atessa

(4)

Capecchio , materia grossa

del lino.

(5) li

da notarsi tra ci per tutto ci.

*4*
donna
voi
,
,

GIORNATA OTTAVA
io

ma

bella la pure
l'

non so corno piacevole Reina noi avrem. di avrem noi Fate adunque che
.

alle vostre bellezze

opere sien rispondenti; e tornossi

a sedere. Emilia non tanto dell'esser Reina fatta,

quanto del vedersi in pubblico (e) commendare di


ci che le

donne sogliono
,

esser

pi vaghe

un po-

chette

si

vergogn

e tal nel viso divenne quale in su


.

P aurora son
ebbe
luogo
gli
,

le novelle rose

Ma

pur

poich tenuti
il

occhi alquanto bassi ed ebbe

rossore dato
pertinenti
;

avendo col suo siniscalco de'


,

fatti

alla brigata ordinato

cosi

cominci a parlare

dilet,

tose

Donne,
i

assai

manifestamente veggiamo che

poi-

ch

buoi alcuna parte del giorno hanno faticato sotto


ristretti
,

giogo
,

quegli esser dal giogo alleviati e dili

sciolti

e liberamente dove lor pi piace per

boschi

lasciati

sono andare

alla
,

pastura

E
,

veggiamo ancora
i

non

esser

men

belli
,

ma
i

molto pi
boschi
,

giardini di va

rie piante fronzuti

che

ne' quali solamente

querce veggiamo

',

per

le quali cose io estimo,

avendo

riguardo quanti giorni sotto certa legge ristretti ragionato abbiamo


,

che

come

a'

bisoguosi di vagare

alil

quanto
giogo
,

e vagando riprender forze a rientrar sotto


fia utile

non solamente
,

ma

opportuno
il

per-

ci quello

che domane , seguendo


,

vostro dilettedi
ristri,

vole ragionare

sia

da dire
,

non intendo

gnervi sotto alcuna spezialit

ma
,

voglio che ciascun

secondo che

gli

piace

ragioni

fermamente tenendo
diranno
,

che

la variet delle cose


l'

che

si

non meno
:

graziosa ne fa che

avere pur d' una parlato

e cos
,

avendo

fatto

chi appresso di

me

nel

reame verr

(1)

f Cosi

in pubblico, la stampa del 27.

, ,

. ,

NOVELLA
come pi
forti
,

X.

143
infino all' ora

con maggior sicurt ne potr nelle


.

usate leggi ristrignere

detto questo

della cena libert concedette a ciascuno.

Commend
savia; e in

ciascun la Reina delle cose dette,


Die drizzatisi (1)
si
,

si

come

chi ad un

diletto e chi

ad un

altro
,

diede

Le Donne

a far ghirlande e a trastullarsi


all'

Giovani a giucare e a cantare , e cosi infino


della cena passarono
:

ora

la

quale venuta

intorno alla

bella fontana
la

con

festa

e con piacer cenarono.


si

E dopo
trastul-

cena
.

al

modo

usato cantando e ballando


,

larono

Alla fine la Reina


,

per seguire de' suoi prede-

cessori lo stile

non

ostanti quelle

(2)

che volontaa Panfilo


,

riamente avean dette pi di loro,

comand

che una ne dovesse cantare.

Il

quale liberamente cosi

cominci

Tanto
Ch'
Ch'
i'

Amore
son

il

bene
e
l'

per

te sento
felice

allegrezza e

'1

gioco

io

ardendo nel tuo foco


,

L' abbondante allegrezza


Dell' alta gioia e cara
,

eh' nel core

Nella qual m' ha' recato

Non potendo

capervi

esce di fore

nella faccia chiara


'1

Mostra

mio

lieto stato

Ch' essendo innamorato


In cosi alto e ragguardevol loco
Lieve
(l)
,

mi

fa lo star dov' io

mi coco
ma
4

i Marsiglia

clic

il

Rolli

non abhia gridato anche qui


figura ciascun drixtalisi,

in

grumatica? essendoci pur


vea ItiasimaU di sopra
(a)
.

la slessa

eh

egli

a-

Quelli, cio cantoni.

i44

GIORNATA OTTAVA
Io noi so col

mio canto dimostrare


,

Ne disegnar col dito Amore il ben eh' i' sento


,

s'

io sapessi se
'1

me '1
,

convien celare

Che

fosse sentito

Torneria in tormento

Ma

i'

son

si

contento

Ch' ogni parlar sarebbe corto e


Pria n' avessi mostrato pure

fioco
.

un poco

Chi potrebbe estimar che


Aggiugnesser giammai

le

mie braccia

L La

dov' io P

ho tenute
giunger la mia faccia
accostai
?

E eh' io dovessi
dov' io
1'

Per grazia e per salute

Non mi sarien credute Le mie fortune ond' io


,

tutto
io

m' infoco

Quel nascondendo ond'

m'

allegro e gioco

La canzone
tunque per

di Panfilo aveva fine

alla

quale quan,

tutti fosse

compiutamente

risposto
,

niun
lui

ve n' ebbe che con pi attenta sollicitudine

che a
,

non apparteneva

non

notasse le parole di quella

in-

gegnandosi di quello volersi indovinare, che egli di


convenirgli tener nascoso cantava.
varie cose andassero
rit del fatto

quantunque

varii

imaginando
*

niun perci
,

alla vela

pervenne

Ma
,

la

Reina

poich vide

canzone di Panfilo

finita,

e le giovani

Donne

e gli

Uo-

mini volentier riposarsi


n' andasse a

comand che

ciascuno se

dormire

FINISCE

L*

OTTAVA GIORNATA

DEL DECAMERON:
INCOMINCIA

LA NONA,
Nella quale sotto
che pi gli
il

reggimento d* Emilia
clic

si

ra-

giona ciascuno secondo

gli piace, e di quello

aggrada

T luco J_ja
gi
1'

il

cui splendore la

notte fugge

aveva

oliavo cielo d' azzurrino in color cilestro


,

mutato
levar

tutto

e cominciavansi

fioretti
,

per

li

prati a

suso

quando Emilia

levatasi

{eoe le sue
.

compagne

giovani parimente chiamare


alli lenti
,

Li quali venuti e
avviatisi, ini ino
,

appresso

passi della
al

Reina

ad
si

un

boschetto
:

non guari

palagio lontano
,

se n' an,

darono

e per quello entrati


,

videro

gli

animali

come
tori

cavriuoli

cervi ed altri, quasi sicuri da' caccia,

per

la soprastante pistolcnzia

non altramente

a-

spcttargli

che

se senza

tema o dimestichi fossero dive-

nuti

e ora a questo e ora a quell'altro appressandosi,


gli

masi giugnere
saltare
,

dovessero

faccendogli correre e
.

per alcuno spazio sollazzo presero

Ma
IO

gin-

DECAM. T. IV.

i46
rialzando
tutti di
il

GIORNATA NONA
sole
,

parve a

tutti di ritornare
,

Essi eran
le

frondi di quercia inghirlandati


fiori j

con

mani

piene o d' erbe odorifere o di


avesse
,

e chi scontrati gli


,

niuna

altra cosa

avrebbe potuto dire, se non


vinti

o costor non saranno dalla morte


der
lieti
, .

ella gli ucci-

Cosi adunque piede innanzi piede venen-

dosene

cantando e cianciando e motteggiando peral palagio


,

vennero
sposta
,

dove ogni cosa ordinatamente dilieti

li

lor famigliar
riposatisi
sei

e (1) festeggianti trova,

rono. Quivi

alquanto
,

non prima a tavola


pi
lieta
1'

andarono
l'

che

canzonette

una che

altra

da' giovani e dalle


,

presso alle quali

data

1'

donne cantate furono. Apacqua alle mani tutti se,

condo
vola
,

il

piacer della Reina


le

gli
,

mise

il

siniscalco a tatutti

dove

vivande venute
(2)
,

allegri

mangiarosonare (3)

no
si

E da quello levati
,

al carolare e al
:

dierono per alquanto spazio

e poi

comandandolo

la

Reina

chi volle
,

s'

and a riposare

Ma

gi
s

1'

ora

usitata venuta

ciascuno nel luogo


la

usato

adun a
disse
.

ragionare

Dove

Reina a Filomena guardando


alle novelle del

che principio desse

presente giorno
:

La qual
(i)
(2)

sorridendo cominci in questa guisa

Festeggiatiti, Mannelli.
detto che
il

f Essendosi

siniscalco tulli gli

mise a tavola

semtutti

bra die s'avesse qui


j

a leggere

da quella

levali: e
si

non pertanto

testi

hanno concordemente da quello, che non

vede a che debba

riferirsi.

Tavola qui
che
alla

significa

desinare: e perci l'autore, pi inlento


.

al significato,

parola, dice quello in vece di quella

Parecchie
perch io

altre sillessi di tal natura abbiala

vedute in questo libro;


il

il

sarei quasi tentalo di credere che le usasse

Boccaccio con intenzione

di dare

una

cert'aria di negligenza allo stile

con cos

fatte trascuranze

delle rigorose leggi grarnalicali.


(3)
"t

Al

carolare e a sonare,

il

testo

Mannelli e

le

edizioni del

27

e del 75. Io
relli
,

mi sono qui attenuto

alla lezione del Salviati

e del Cicca-

la

quale pi regolare

i;

NOVELLA

I.

Madonna Francesca amata da uno Hinuccio e da uno Alessandro , e niuno amandone, col fan- entrare V un per morto in una sepoltura, e
,

V altro

quello trarne per morto


,

non potendo

essi venire al

fine imposto leva d' addosso

cautamente se gli

M
<lie

.adonna

assai

m' aggrada, poich


ha messi

vi piace (i),
la

per questo

campo
il

aperto e libero, nel (male


,

vostra magnificenzia n'


ser colei

del novellare
:

d' es-

che corra

primo aringo
,

il

quale

se

ben

far

non dubito cho quegli


,

che appresso verranno,

non facciano bene


so6e

e meglio

Molte volte

s'

o vez-

Donne

ne'nostri ragionamenti
le

mostralo quante

e mali

Mimo

forze

d'amore: n per credo che


n sarebbe ancora
,

pienamente se ne

sia detto,

se

di
:

qui ad uno anno d' altro che di ci non parlassimo


v jHrciocch esso

non solamente a varii dubbi


,

di

dover

morire

gli

amanti conduce

ma

quegli ancora ad en,

trare nelle case de' morti per morti tira

m' aggrada
,

di ci raccontarvi

oltre a quelle

che dette sono

una

novella

nella quale
,

non solamente la potenza d'amore


il

comprenderete

ma

senno da una valorosa donna


,

usato a torsi d' addosso due


re

che contro

al

suo pince-

P amavan
\
()

cognosceretc
,

Dico adunque

che nella

citt di Pistoia fu gi

una

1 Poich'

e" vi

piace,

le

due

di.

ciUte nel VocadoUii*.

tj%
bellissima
tini

GIORNATA NONA
donna vedova,
la

quale due nostri Fioren,

che, per aver bando di Firenze


l'

l
1'

dimoravano,
altro Alessan,

chiamati

uno Rinuccio Palermini


,

dro Chiarmontesi

senza sapere

l'

un

dell' altro

per
ope-

caso di costei presi (t),

sommamente amavano,
lui si

rando cautamente ciascuno ci che per


a dovere
sta gentil
l'

poteva

amor di
,

costei acquistare.

Ed

essendo que-

donna
,

il

cui

nome

fu

madonna Francesca

de' Lazzari

assai

sovente stimolata da ambasciate e

da'prieghi di ciascun di costoro, ed avendo ella ad esse

men

saviamente pi volte

gli
,

orecchi porti (2)

e vo-

lendosi saviamente ritrai-re

non polendo

le

venne,
,

acciocch

la lor seccaggine si levasse d'

addosso

un

pensiero : e quel fu di volergli richiedere d'

un

servi-

gio (il quale ella pens niuno dovergliele fare, quan-

tunque
essi
,

egli fosse possibile) acciocch,

nou faccendolo
'1

ella avesse onesta

o colorata cagione (3) di pi


pensiero fu
le

non

volere le loro ambasciate udire j e


.

questo

Era

il

giorno

che questo pensier

venne

morto
sero
i

in Pistoia

uno,

il

quale, quantunque

stati
il

fos-

suoi passati gentili


,

uomini

era reputato
,

pegil

uomo che non che in Pistoia ma mondo fosse ; e oltre a questo vivendo era
giore
fatto e di s divisato
l'

in tutto
si

contraf-

avesse

(4) viso , che chi conosciuto non vedendol da prima, n' avrebbe avuto paura;

ed era
(1)
lire

stato sotterrato in

uno

avello fuori della chiesa

Di

costei presi per


dell'

innamorati , avvertilo; pi spesso

egli

usa di

preso

amor

di costei o cV altra ec.


,

(2)

Porti gli orecchi, cio ascoltatele

avvertilo per bel

modo

di

dire.
(3)
(4)
{

Ragione,

il

lesto

Mannelli.
.

Divisato per conlrajfatto

Lai. informis, de/'urmis

Vedilo

aa-;

Cora nella Novella V. Giornata Vii.

NOVF.T.LA
de' frati minori
:

T.

i/fo

il

quale

olla

avviso dovere in parte

essere grande aeeoneio del suo


la piai

proponimento. Per
:

easa ella disse ad una sua fante


,

tu sai la noia

1'

angoscia

la

quale

io tutto

il

d
,

ricevo dall'

am-

basciate di questi due Fiorentini


.

da Rinuncio e da

Alessandro Ora io non son disposta a dover loro del mio amore compiacere: e, per torglimi d' addosso
,

m' ho posto
no, di

in

cuore

per

le grandi profferte

che fancerta
;

volergli in cosa provare, la quale io son


,

che non faranno


e odi
de'

e cosi questa seccaggine torro via

come Tu
.

sai

che stamane fu sotterrato

al

luogo

frati

minori lo Scannadio ( cos era chiamato quel


di cui di sopra

reo

uomo

dicemmo)

del quale

non che

morto,
sta terra

ma

vivo (t)

pi sicuri (2) uomini di que;

vedendolo avevan paura

e per tu te n' ans

drai segretamente

prima ad Alessando e
ti

gli

dirai

madonna Francesca

manda dicendo che


il

ora ve,

nuto tempo che tu puoi avere


tu hai cotanto disiderato,
gli in

suo amore
lei,

il

qual

ed esser con

dove tu von

questa forma
,

lei

dee per alcuna cagione

che tu poi saprai

questa notte essere da


il

un suo pa-

rente recato a casa


fu seppellito,

corpo di Scannadio che stamane

ed

ella, s

come
,

quella che ha di lui cosi

morto, come
ella
ti

egli ,

paura

noi vi vorrebbe: per che


,

priega in luogo di gran servigio

che

ti

debbia

piacere d'andare stasera in sul


in quella sepoltura

primo sonno ed entrare


,

dove Scannadio seppellito


,

metterti
fossi
,

suoi panni indosso e stare

come

se tu desso
,

iati

no a tanto che per


che morto,

te sia

venuto

senza

(1)
i

Non
|>i

ma

wVo,

detto donneacamcnlc
i

parendole che

morti
(a)

sicno da temere, cke

iti.

Sicuro per ardito.

i5o

GIORNATA NONA
,

alcuna cosa dire o motto fare


e recare a casa sua
,

di quella trarre
ti

ti

lasci

dove

ella
ti

ricever

e con lei
,

poi

ti

starai

e a tua posta
il

potrai partire
.

lasciando

del rimanente
lerlo fare
s gli
,

pensiero a
sta
:

lei

se egli dice di vo,

bene

dove dicesse di non volerlo fare


,

di
,

da mia parte
e
,

che pi dove

io sia

non apche pi

parisca

come

egli

ha cara

la vita, si guardi

n messo n ambasciata mi mandi.


n'andrai a Rinuccio Palermini e

E appresso questo te
dirai
:

s gli

madonna
fa-

Francesca dice che presta di volere ogni tuo piacer


re,

dove tu a

lei facci

un gran

servigio, cio,

che tu

sta-

notte in su la

mezza

notte te ne vadi allo avello


,

dove

fu stamane sotterrato Scannadio

e lui

senza dire al-

cuna parola di cosa che tu oda o


lo
il

senta, tragghi di quel.

soavemente e rechigliele a casa


voglia vedrai
ti
,

Quivi perch
;

ella

e di lei avrai
,

il

piacer tuo

dove
le

questo non

piaccia di fare

che tu mai pi non


.

mandi (i) n messo n ambasciata


ad amenduni
che imposto
,

La

fante n'
,

and

e ordinatamente a ciascuno
,

secondo

le fu

disse

Alla quale risposto fu da


,

ognuno

che non che in una sepoltura


,

ma
s

in inferno

andrebber
alla
zi
,

quando

le piacesse

La

fante f la risposta
fosser paz-

donna. La quale aspett di vedere se

che

essi

il

facessero

Venuta adunque

la notte, es-

(a)

f Pare a prima giunta che questo che tu mai pi non


il

le

man-

di sia qui imperativo e stia alla maniera de' Francesi,

che non ve-

ro; perciocch,

come hanno osservato Deputati , si riferisce a donna Francesca dice , che di sopra In altri testi si legge,, e dove questo non ti piaccia di fare, ella infino ad ora i' impone che tu ecc., e cos ha la slampa del 27. Ed certo che quelle parole ella infino ad
i .

ora

impone rendono pi piano


che fecero parimente

il

favellare: ad ogni

modo

Deputati

s'attennero all'ottimo testo, in cui esse non sono, eie omisero siccome
superflue;
di
il

il

Salviati e gli editori di

Livorno e

Milano.

NOVELLAI.
scndo gih
il

i5i

primo sonno, Alessandro Chinrmontesi


,

spogliatosi in farsetto
stare in luogo di

usc di casa sua

per andare a
gli

Scannadio nello avello; e andando


ncll'

venne un pensicr molto pauroso


ci a dir seco
:

animo, e cominf

deh

clic bestia

sono io

dove vo

io

che so
io

io
,

se

parenti di costei, forse avvedutisi che


essi

Y amo

credendo

quel che non e

le

fanno far

questo per uccidermi in quello avello


nisse
,

? Il

che se avve-

io

m* avrei

il

danno

n mai cosa del


.

mondo se
,

ne saprebbe, che

lor nocesse

O che

so io

se forse
il

alcun mio nimico questo m' ha procacciato


Ila forse
,

quale

amando di questo il vuol servire ? e poi die che : ma pognam che niuna di queste cose sia cca pure suoi parenti a casa di lei portar mi debbano, io
,

debbo credere che


braccio a
far

essi

il

corpo di Scannadio non vo-

gliano per doverlosi tenere in braccio o metterlo in


lei
;

anzi

si
si

dee credere che

essi

ne voglia

qualche

strazio,

come

di colui che forse gi d'al-

cuna cosa
io senta
,

gli

discrv (i). Costei dice


faccia

che

di cosa

che

non

motto
i

O se
,

essi

mi

cacciasser gli
le

occhi

o mi traessero
5

denti

o mozzasscmii
giuoco
,
,

mani,

o facessermi alcuno
rc' io
?

altro cos fatto


?

a che sa,

come

potre io star cheto


,

se io favello

o
,

mi conosceranno e per avventura mi faranno male o come che essi non me ne facciano, io non avr fatto nulla che essi non mi lascieranno con la donna e
, : ,

la

donna dira poi che


far

io

abbia rotto

il

suo comanda.

mento e non
cendo
(1)
()

mai cosa che mi

piaccia
:

cos di-

fu tutto che tornato a casa (a)

ma

pure

il

Diservire, mal servire, far danno, o dispiacere, nuocere.

A mii questo modo


tornalo a casa.

di

dire/u tutto che tornato a casa, cio era

l'.iasi

, .

i5a
grande amore
trarii Il

GIORNATA NONA
il

sospinse innanzi con argomenti con,

e di tanta forza
,

che

allo avello

il

condussero

quale egli aperse

ed entratovi dentro e spogliae


1'

to

Scaunadio e s

rivestito

avello sopra s
,

ri-

chiuso e nel luogo di Scaunadio postosi

g'
,

incomine le cose

ci a tornare a niente chi costui era stato

che gi aveva udite dire che


te
,

di notte erano intervenu,

non che
i

nelle sepolture de' morti


peli gli s'incominciarono

ma

ancora al-

trove, tutti

ad arricciare adsi

dosso

e parevagli tratto tratto che Scannadio

do-

vesse levar ritto e quivi scannar lui.

Ma
fosse

da fervente

amore
cendo
,

aiutato

questi e gli altri paurosi pensier vinse egli


il

stando

come

morto

cominci
Pinuccio
, ,

ad aspettare che di

lui dovesse intervenire.

appressandosi la mezza notte, usc di casa sua


far quello

per

che dalla sua donna


,

gli

era stato

mandato a

dire,

ed andando in molti e

varii pensieri entr delle


,

cose possibili ad intervenirgli

come

di poter col
alle

corpo sopra

le spalle di

Scannadio venire

mani
al fuo-

della siguoria

ed esser come malioso condennato


,

co

o di dovere

se egli si risapesse

venire in odio

de' suoi parenti, e d' altri simili (i), da' quali (2) tutto

che rattenuto fu (3).

Ma

poi rivolto disse

deh

di,

r io di no della prima cosa che questa gentil donna


la

quale io ho cotanto amata e


la

amo m' ha
,

richiesto

e spezialmente dovendone

sua grazia acquistare? non


io

ne dovess'io di certo morire, che


ta

non

me

ne met-

(4) a fare ci che promesso l'hoj e andato avanti


(1) (2)

f Intendi pensieri. f Da' quali pensieri,

la

slampa del 27.

(3) (4)

Cio: fu quasi l'attenuto.


L' ordine naturai delle parole dovrebbe essere,, Se
io

pur ne do-

vessi di certo

morire, non rester che io non mi metta a far ci cne

NOVELLAI.
s.-indro

i53

giunse nlla sepoltura e quella leggiermente aperse. Alea-

sentendola aprire, aneora che gran paura aves-

se, stette

pur cheto. Rinuccio entrato dentro, creden,

dosi

il

corpo di Scannadio prendere


,

prese Alessandro

pe'piedi e lui fuor ne tir

e in su le spalle levatoselo,

verso
cosi

la

casa della gentil

donna cominci ad andare; e

andando e non riguardandolo altramenti, spesse


il

Volte

percoteva ora in un canto e ora in un altro

il'

alcune panche che allato alla via erano; e


s

la notte era

buia osi oscura

che
gi

egli

non poteva discernere ove

s'andava.
gentil

Ed essendo
,

Rinuccio a pi dell'uscio della


la

donna

la

quale alle finestre con

sua fante sta-

va, per sentire se

Rinuccio Alessandro recasse, gi (i)


via, av-

da

so

armata in
la

modo da mandargli amenduni

venne che
ripostasi e

famiglia della signoria in quella


,

contrada

chetamente standosi

aspettando di dover

pigliare

uno sbandito, sentendo loscalpiccio che Rinuc,

cio co' pi faceva

subitamente

tratto fuori
i

u lume

D6V veder che

si

fare e

dove andarsi, e mossi


l
?

pavesi (a)

e le lance, grid: chi

La quale Rinuccio codile

noscendo

non avendo tempo da troppa (3) lunga


,

liberazione

lasciatosi

cadere Alessandro

quanto

gambe
viti
,,

nel poterou portare,

and

via. Alessandro lei

-si

prestamente, con tutto che


le

panni del morto


avesse avuto
all'
I'

promesso

lio

e cosi favellalo avri-lilw te

animo

ri-

pos to e tranquillo.
ril)ollimento
il< -II'

Ma

in quel

primo

risolversi
il

impri-sa e

in quel

animo,

egli precipita

favellare,

ne inverte l'ordine e

non

dice

tutto ci che dovrebl*; e quel

non
1

nel

remimi. micnto, e
di se

quella omissione del vcilio, e quel

ne doves io in vece

io

pur

ne dovessi sono qui


(l)
(a)

di

una

fotta e di

una

vivacit tenta pari.

E gi

P edit. del 27.

Puvesex arme difensiva, che 'imbraccia, come scudo, targa o

rotella
(5)

f Troppa hanno
ai

tutte le migliori elisioni

Richiederebbe
;

la re-

golai cuatiuiioott che

diceste

da troppo lunga diliberaone

ma per

i54
avesse in dosso,
via altres
.

GIORNATA NONA
li

quali erari molto lunghi, pure and


lo

La donna per
alle spalle

lume

tratto fuori

dalla

famiglia ottimamente veduto avea Rinuccio con Ales-

sandro dietro

e similmente aveva scorto


>

Alessandro esser vestito dei panni di Scannadio


maravigliossi molto del grande ardire di ciascuno^

ma

con

tutta la maraviglia rise assai del

veder gittar giuso


.

Alessandro e del vedergli poscia fuggire


di tale accidente molto lieta
l'
,

Ed

essendo

e lodando Iddio che dalavea


,

impaccio di costoro

tolta
,

1'

se

ne torn dentro
la fante

e andossene in camera

affermando con

senza
,

alcun dubbio ciascun di costoro amarla molto


scia

po-

(i) quello avevan

fatto
.

come appariva

che

ella loro

aveva imposto

Rinuccio dolente, e bestemse

miando la sua sventura, non


questo
,

ne torn a casa per tutto


,

ma

partita di quella contrada la famiglia


,

col torn dove Alessandro aveva gittato

cominci

brancolone a cercare se
il

egli

il

ritrovasse

per fornire

suo servigio

ma non

trovandolo e avvisando la fa,

miglia quindi averlo tolto

dolente a casa se ne torn.


farsi
,

Alessandro non sappiendo altro che


conosciuto chi portato se

senza aver

Y avesse,
n'

dolente di tale scia.

gura

similmente a casa sua se

and

La

mattina

trovata aperta la sepoltura di Scannadio n dentro

vedendovisi , perciocch nel fondo

1'

aveva Alessandro

la

figura

enallage l'autore sostitu all'avverbio troppo P addiettivo

troppa, accordando questa voce col sostantivo diliberazione ,

quantun-

que

essa cada

siili*

addiellivo lunga

Non

sarebbe mica impossibile che

alcuni errori di scrittura, commessi inavvertitamente da qualche autore


di

rinomanza, fossero decorati d'un nome greco o posti nel novero delle

figure gramaticali.
(1)
il

Poscia quello avevan fatto


la

A. e R. Poscia che',
.

altre

volte

Bocc. soppresse

che

iu tale occasione

Rolli

NOVELLAI.
voltato
,

i55

tutta Pistoia
gli

ne fu in

\arii ragionamenti, esti-

mando
via
alla
.

sciocchi lui da' diavoli essere stato portato

Nondimeno
donna
,

ciascun de' due amanti

significato

ci che fatto avea e quello

che era interve-

nuto

e con questo scusandosi se fornito non avean


il

pienamente

suo comandamento
.

la

sua grazia e

il

suo amore addimandava


ci voler
,

La qnal mostrando a niun recisa ( ) risposta di mai per credere con


t ,

lor niente voler fare

poich
fatto
,

essi ci

che

essa

addo-

mandato avea non avean

se gli tolse d' addosso.

NOVELLA II.
Levasi una badessa in fretta e al buio
vare
,
,

per tro-

una sua monaca , a lei accusata col suo amante nel letto } ed essendo con lei un prete ,
credendosi
il

saltero (a) de' veli aver posto in


:

capo

le brache del prete vi si pose

le

quali

vedendo
.

accusata

e faltalane accorgere , fu

diliberata ed ebbe agio di starsi col suo amante.

VJTi
torsi d'
tutti

si

tacea

Filomena
,

il

senno della donna a

addosso coloro

li

quali
,

amar non
1'

volca

da

era stato

commendato

e cosi in contrario
tutti

non

amor ma

pazzia era stata tenuta da


,

ardita pre-

sunzione degli amanti

quando
,

la

Reina ad Elisa vez-

zosamente disse

Elisa

segui

La quale prestamente

(i)

Recisa qui
Salter

tal

risoluta, ultima, che

taglia T*ia

ogni replica.

Voceb. breve.
(a)
ilieeai

anche

i I

velo o acconciatura di veli che portano

in capo le

monache.

i56
incominci
.

GIORNATA NONA
Carissime
,

Donne

saviamente

si

seppe

madonna Francesca
sua
s
:

come

detto ^ liberar dalla noia


,

ma una
.

giovane monaca
,

aiutandola

la

fortuna,

da un soprastante pericolo
,

leggiadramente parlan,

do

diliber

come
,

voi sapete

assai

sono

li

quali,

essendo stoltissimi
stigatori
:

maestri degli
si
,

altri si

fanno e ga-

li

quali

come

voi potrete comprendere

per

la

mia novella
,

la

fortuna alcuna volta, e merita-

mente vitupera j

e ci addivenne alla badessa sotto la

cui obbedienzia era la

monaca

della quale

debbo

dire.

Sapere adunque dovete in Lombardia essere un


famosissimo monistero di santit edi religione, nel quale, tra
1'

altre

donne monacbe che

v' erano, v'era

una

giovane di sangue nobile e di maravigliosa belleza dotata, la quale, Isabetta

chiamata, essendo

un

di ad

un

suo parente

alla grata
s'

venuta
.

d'

un

bel giovane che

con

lui era
il

innamor

Ed
',

esso lei

veggeudo

bellis-

sima, gi

suo desiderio avendo con


lei

gli

occhi concetto,
di

similmente di

s'accese

non senza gran pena

ciascuno questo amore


stennero
.

un gran tempo senza


,

frutto sosollicito,
alla

Ultimamente

essendone ciascun

venne

al

giovane veduta una via da potere


:

sua
con-

monaca occultissimamente andare


tentandosi ,

di

che

ella

non una

volta

ma

molte con gran piacer di


,

ciascuno la visit .

Ma

continuandosi questo

avvenentro

ne una notte che


fu veduto
,

egli

da una delle donne di


,

senza avvedersene egli o ella

dall' Isabetal-

ta partirsi e

andarsene
.

Il

che costei con alquante

tre
alla

comunic
badessa
,

prima ebber consiglio


secondo
la

d' accusarla

la

quale madonna Usimbalda ebbe no,

me

buona e santa donna


d

la

opinione delle
:

donne monache e

chiunque

conoscea

poi pen-

NOVELLA
sarono
,

IL

i5 7

acciocch la negazione non avesse luogo (i).


.

di volerla far cogliere col giovane alla badessa cosi taciutesi


te
,

tra se le vigilie e le

guardie segreta men.

partirono
l'

per incoglier (a) costei

Ora non guarvenire

dandoci

isabella da questo n alcuna cosa sappienella

dono, avvenne che

una Dotta

vel fece

il

che tantosto sepper quelle elica ci badavano.


li
,

Le qua-

quando a

loro parve
,

tempo

essendo gi buona

pezza di notte

in

due

si

divisero, e una parie se ne


l>ali<tta
,

mise a guardia

dell' uscio della cella dell'

e
,

un' altra n' and correndo alla camera della badessa

e picchiando
sero
:

1'

uscio
,

a lei

che gi rispondeva
,

dis-

su

madonna

levatevi tosto

che noi abbiam


nella cella
.

trovato che

Isabetla

ha un giovane
una
,

Era
,

quella notte la badessa accompagnata d'

un

prete

il

quale

ella spesse volte in

cassa

si

faceva venire.
forse le

La quale udendo questo temendo non


nache per troppa
l'

mo-

fretta

o troppo volonterose tanto


s'

uscio sospignessero che egli


lev suso
,

aprisse

spacciatamenvesti al

te si

come
il

il

meglio seppe
,

si

buio,

e credendosi tor

certi veli piegali

li

quali in capo por-

tano e chiamatigli
del

saltero

le

venner toltele brache


,

prete

e tanta fu la fretta che


si

senza avvedersene,
,

in luogo del saltero le

giit in

capo e usci fuori


,

prestamente V uscio

si

riserr dietro
?

dicendo: dove
,

questa maledetta da Dio


cose e
bella
s'
,

e con

1'

altre

che

si

fo-

si

attente erano a

dover far trovare


la

in fallo l'Isa-

clic di cosa
,

che

badessa in capo avesse non

avvedicno
(i)

giunse

all'

uscio della cella e quello dalper valesse. Di sopra pi volte


'

Aveste luogo qui

sta posto

trovalo
(a)

ebbe luogo per fu bisogno.

Incogliere : cogliere , acchuppare

i58

GIORNATA NONA
:

altre aiutata pinse in terra

ed entrate dentro

nel

letto

trovarono

due amanti

abbracciati. Li quali da
storditi
,

cos fatto

soprapprendimento
,

non sappiendo

che

farsi

stettero fermi

dall' altre

monache presa

La giovane fu incontanente e per comandamento della


.

badessa menata in capitolo

Il

giovane

s'

era rimaso

vestitosi

aspettava di veder che fine la cosa avesse


fare

con intenzione di
ne potesse se
,

un mal giuoco

a quante giugner

alla

sua giovane novit niuna fosse fatta

e di lei menarne con seco.

La

badessa postasi e sedere in

capitolo, in presenzia di tutte le

monache,

le quali sola-

mente
la

alla colpevole

riguardavano , incominci a dirle


fosse detta,
si

maggior villania che mai a femmina


a colei, la quale la santit,
1'

come

onesta e la buona fa-

ma del monistero con le sue sconce e vituperevoli opere,


se di fuor
si

sapesse

contaminate avea

e dietro alla

villania aggiugneva gravissime

minacce. La giovane
,

vergognosa e timida

come

colpevole
,

non sapeva
compas-

che

si

rispondere
:

ma

tacendo

di s metteva

sion nell' altre


velle
,

e multiplicando

pur
il

la

badessa in no-

venne

alla

giocane alzato
,

viso e veduto ci

che

la] badessa

aveva in capo
.

e gli usolieri (i) che di


ella
,

qua e

di l pendevano
,

Di che
:

avvisando ci
,

che era
v' aiuti

tutta rassicurata disse

annodatevi la cuffia
.

e poscia

madonna se Iddio mi dite ci che


,

voi volete

La
rea

badessa , che non la intendeva

disse

che

cuffia
?

femmina

ora hai tu viso di motteg-

giare

parti egli aver fatta cosa

che

motti ci abbian

(i)

Usoliere: nastro, o altro legame, col <uale

si

legano

le

brache,

o simili cose

t Oli
careili

usolieri delle brache leggono gli editori

del

27

il

Cic-

NOVELLA II.
luogo? Allora
la

i5 9
:

giovane un' altra volta disse

madon,

na

io vi pricgo

che voi
vi piace

v'
.

annodiate la cuffia

poi

dite a

me ci

che
il

Laonde molte
maui
la

delle

mo-

nache levarono

viso al

capo della badessa, ed


,

ella si-

milmente ponendovisi

le

s'

accorsero perch

Isabetta cosi diceva


fallo
,

Di che

badessa avvedutasi del

suo medesimo
era
,

e vedendo che da tutte veduto


,

n aveva ricoperta (i)

mut sermone,
il

e in tutta

altra

guisa che fatto non avea cominci a parlare, e


potersi dagli

conchiudendo venne impossibile essere

stimoli della carne difendere: e perci chetamente,

come
desse

infino a quel di fatto

s'

era

disse

che ciascuna

si

buon tempo quando


col suo prete
.

potesse.

E liberata
l'
,

la giova-

ne

si

torn a dormire e

Isabella col

suo amante

11

qual poi molte volte

in dispetto di

quelle che di

lei

avevano invidia
,

vi f venire. L'altre,
il

che senza amante erano come seppero


gretamente procacciarmi lor ventura

meglio

se-

NOVELLA HI.
Maestro Simone ad instanz ia di Bruno e di Buffalmacco e di Nello fa credere a Calandrino die egli pregno: il quale per medicine d
a' predetti capponi e denari
,

e guarisce senza

partorire

Aoich
da
tutte

Elisa

ebbe

la

sua novella
la

finita

essendo

rendute grazie a Dio che

giovane mouaca

(i)

Ricoperta: figuntamenle per

vccullumento

i6o
aveva con

GIORNATA NONA
lieta uscita
,

tratta

de' morsi delle invidiose

compagne
tasse
.

la

Reina a Filostrato comand che segui,

Il

quale
.

senza pi

comandamento
,

aspettare

incominci

Bellissime
,

Donne

lo scostumato giudice
,

marchigiano

di cui ieri vi novellai


,

mi

trasse di

boc-

ca (i) una novella di Calandrino


dirvi
altro
.

la
si

quale io era per


ragiona non

perciocch ci che di lui


la festa
,

pu

che multiplicar

bench di
,

lui e de' suoi

compagni
ieri

assai ragionato si sia


.

ancor pur quella che

aveva in animo vi dir

Mostrato di sopra assai chiaro chi Calandrin


se e
ito
-,

fos-

gli altri de'

quali in questa novella ragionar deb,

e per ci, senza pi dirne


zia di Calandrin si

dico che egli avvenne


lascigli

che una

mori e

dugento

lire di piccioli contanti.

Perla qual cosa Calandrino


voleva comperare

cominci a dire che

egli

un podere:
se

e con quanti sensali avea in Firenze,

come
al

da spen-

dere avesse avuti diecimilia


cato
,

fiorili

d'oro, teneva merprezzo del

il

quale sempre
si

si

guastava quando
.

poder domandato

perveniva
,

Bruno e Buffalmacco,

che queste cose sapevano

gli

avevan pi volte detto


insie-

che

egli
,

farebbe

il

meglio a goderglisi con loro


terra,

me
1'

che andar comperando


;

come

se egli avesse
essi

avuto a far pallottole

ma, non che a questo,


egli loro

non
voles-

aveano mai potuto conducere che

una

ta d'esse

mangiare. Per che un d dolendosene, ed


,

sendo a ci sopravvenuto un lor compagno

che avea.

nome
(1)

Nello

dipintore

diliberar tutti e tre di dover

Trasse di bocca qui

vai tolse

che io non dicessi: altrove trarre


altri

di bocca varr dir prima quello che


trove ancora irar di

avea in animo di dire: ed al-

bocca

vai

con astuzia o con forza far dire quello che

non vonebbe dire.

NOVELLA
trovar nuxlo da ugnerai
il

III.

.<<

grifo (i) alle spose di


.

Calantra se

drino

o senza troppo indugio dirvi


:\

avendo

Ordinato quello che

fare ;t\i'ssrn. la

seguente mat-

tina appostato (piando

Calandrino
,

di casa uscisse,

non

essendo
disse:

egli guari

andato

gli si fece

incontro Nello e
gli
.

buon
gli
,

Calandrino. Calandrino
il

rispose che

Iddio

desse

buon

di e

'1

buono anno
,

Appresso

questo

Nello rattenutosi un poco

lo

incominci a
:

guardar nel viso.


tu
?

cui Calandrino disse


lui
:

che guati

E
?

Nello disse a
tu

hai tu

Matita stanotte cosa

ninna

non mi par

desso. Calandrino incontanente


:

incominci a dubitare e dissse


paro
egli
,

oim
:

come
,

che

ti

che

io

abbia

Disse Nello

deh
,

io

noi dico

perci

ma

tn

mi
.

pari tutto cambiato

fia

forse altro;
,

e lasciollo andare

Calandrino tutto sospettoso

non
.

sentendosi perci cosa del

mondo

and avanti

Ma
,

Buffalmacco, che guari non era lontano, vedendol


partito da Nello
,

gli si fece

incontro

e salutatolo

il

domand
io

se egli

si

sentisse niente.

Calandrino
,

rispose:

non so; pur

test
.

mi diceva Nello
Potrebbe
si

che
,

io gli pareio aves-

va tutto cambiato
si

egli essere

che

nulla? Disse Buffalmacco:


.

potrest aver cavelle(a),


.

non che nulla


pareva gi aver

Tu

par mezzo morto

Calandrino

la

febbre. Ed ecco Bruno sopravvenire, e

prima che

altro dicesse, disse:

Calandrino, che viso 6

quello? e'parche tu sia morto.

Che

ti

senti tu?

Calan-

drino udendo ciascun di costor cos dire, per certissimo

ebbe seco medesimo d'esser malato; e


gli

tutto

sgomentato
te

domand: che

io? Disse

Bruuo:a

me

pare che lu

(i)

Ugneni

il

grifo parUr furbesco, per mingi re

ili

Li>ono.

(a)

Covrile, covrite: qualche cou.


I I

DECAM. T. IV.

,. ,

162

GIORNATA NONA
mandi
il

ne torni a casa e vaditene in su'l letto e facciti ben coprire


,

e che tu

segnai (i) tuo al maestro Simo-

ne

clie cosi nostra cosa

come

tu

sai.

Egli

ti

dir ine,

contanente che tu avrai a fare, e noi ne verrem teco


se bisogner far cosa

niuna

noi la faremo.
se

con

lo-

ro aggiuntosi Nello

con Calandrino

ne tornarono a

casa sua; ed egli entratosene tutto affaticato nella ra


,

cameche io

disse alla

moglie

vieni e

cuoprimi bene

mi
sto

sento
,

un gran male. Essendo adunque

a giacer poal

il

suo segnale per una fanticella


il

mand

mae-

stro

Simone,
all'

quale allora a bottega stava in mercato

vecchio

insegna del mellone (2).


vi

E Bruno
lui, e io

disse a'

compagni: voi

rimanete qui con


il

voglio an-

dare a sapere che

medico dir

e, se

bisogno sar^ a

s, compagno mio vavvi e sappimi ridire come il fatto sta, che io mi sento non so che dentro. Bruno andatosene al mae-

menarloci. Calandrino allora disse: deh


,

stro

Simone
,

vi fu

prima che

la fanticella

che

il

segno
fatto
il

portava

ed ebbe informato maestro Simon del


la fanticella e
:

Per che, venuta


gno che
,

il

maestro veduto

se-

disse alla fanticella

vattene e di a Calandrino
,

egli si tenga

ben caldo

e io verr a lui inconta,

nente e dirogli ci che egli ha


fare
il
.

e ci che egli avr a


;

La

fanticella cosi rapport

stette
il

guari che
se-

maestro e Brun
g'

vennero: e postoglisi
il

medico a
,

dere allato,

incominci a toccare
ivi

polso
,

e
:

dopo
vedi

alquanto

essendo

presente la moglie

disse

(1)

Segno o segnale

ilicouo l'orina che si

manda

vedere

al

me-

dico.
(2)

stesso a cui
vvlla

f Allude l'autore alla mellonaggine del maestro. costui quegli Bruno e Buffalmacco avean fatta la luffa narratasi nella uo-

nona dell'antecedente giornata.

NOVELLA
Calandrino
tro
,

HI
,

i63
tu noti hai al-

a parlarli

come ad amico
pregno
.

male

se

non
,

clic tu se'

Come

Calandri-

no ud questo
dire
:

dolorosamente cominci
,

a gridare e a
,

oime, Tessa

questo

in'
.

hai fatto tu Io
il

che non
.

vuogli stare altro che di sopra

ti

diceva bene

La donna, che
dire al marito
ta la
,

assai onesta

persona era, udendo cosi

tutta di

vergogna arross, e abbassas'

fronte,

senza risponder parola,


il

usc

della

camera. Calandrino continuando


diceva
:

suo rammarichio,
io
?

oim

tristo

me come
,

far

come
?

par-

torir io questo figliuolo

onde uscir
la

egli

ben veg-

go

che
,

io sdii

morto per
la faccia

rabbia di questa mia


trista
,

moglie

che tanto

Iddio

quanto
io

io vo-

glio esser lieto;

ma

cos foss' io sano,

come
stea

non

so-

no, che

io

mi
la

leverei e dare'lc tante busse che


,

io la

romperei

tutta

avvegna che

egli

mi

molto bene,
.

che io non
per certo
,

doveva mai

lasciar salir di sopra


,

Ma

se io

campo
.

di questa

ella se

ne potr ben

prima morir di voglia


avevan
s

Bruno

e Buffalmacco e Nello

gran voglia di ridere che scoppiavano, uden,

do

le
il

parole di Calandrino

ma pur
si

se

ne tenevano
s

ma

maestro Scimmione (1) rideva


tutti
i

squacchera.

tamente che

denti gli

sarebber potuti trarre

Ma
al

purea! lungo andare, raccomandandosi Calandrino


gli

medico e pregandolo clie in questo


il

dovesse dar con-

siglio e aiuto, gli disse

maestro: Calandrino, io non vosia

glio

che tu

li

sgomenti; che, lodato

Iddio, noi ci siafatica

mo s tosto
chi d
ti

accorti del fatto,

che con poca

e in po-

dilibercr;
:

ma conviensi un poco spendere. Dis,

se Calandrino

oim

maestro mio

per

1'

amor

di

(l)

Scimmione

storpiatura liurleaca |*r maestro

Simone.

i64
Dio
.

GIORNATA NONA
Io

ho qui dugento
:

lire

di

che
,

io

voleva comtoglie-

perare un podere
te
,

se tutti

bisognano
,

tutti gli

purch
io

io

non abbia a partorire


;

che

io

non

so

come
si

mi

facessi

che io odo fare

alle

femmine un
,

gran rumore quando son per partorire


elle

con
,

tutto

che
io

abbian buon cotal grande donde farlo


,

che

credo

se io avessi quel dolore


io partorissi
.

che

io
:

mi morrei
non aver
stillata

prima che
pensiero
.

Disse

il

medico

Io

ti

far fare

una

certa

bevanda

molto buona e molto piacevole a bere, che


tine risolver ogni cosa
,

in tre
,

mat-

e rimarrai pi sano

che pe-

sce

',

ma

farai

che tu

sii

poscia savio e pi
ci

non incappi

in queste sciocchezze

Ora

bisogna per quella acqua

tre paia di

buon capponi
,

e grossi, e per altre cose, che

bisognan dattorno
di piccioli
,

darai ad

un

di costoro cinque lire

che

le
,

comperi; e fara'mi ogni cosa ree io al

care alla bottega

nome

di
,

Dio domattina
Calandrino

ti

mander

di quel beveraggio stillato

e comincera'ue a
.

bere un buon bicchier grande per volta


udito questo
date cinque
,

disse

maestro mio

ci siane in voij e

lire

a Bruno e denari per tre paia di cap-

poni

il

preg che in suo servigio in queste cose du.

rasse fatica

Il

medico

partitosi
.

gli fece fare

un poco
i

di chiarea ( 1 )

e mondgliele

Bruno
godere

comperati
,

capponi e altre cose necessarie

al

insieme col
.

medico e
no bevve
a lui e
i

co'
tre

compagni suoi compagni

se gli

mangi
il

Calandri-

mattine della chiarea, e


e,

medico venne
,

suoi
,

toccatogli

il

polso
,

gli disse:

Calandrino
fi)

tu se' guerito senza fallo

e per sicura-

Chiarea, bevanda medicinale.


quel

R. nella annotazione dice; chiarea


derni chiamano Ipocrasso
.

Tino spezialo, chei mo-

NOVELLA
monto ogftimai
star
i

III.

.'.>
,

va' a faro ogni


.

tuo fatto

no per questo
l'aod
a fare

pi in casa
suoi
,

Calandrino
,

lieto levatosi

l'aiti

lodando molto
,

ovunque con persona


che di
fatto
lui
il

parlar s'avveniva

la

bella cura

maestro
d lenza

Simone aveva

fatta, d'averlo
.

in

tre

pena alcuna sprcgnare (i)

Bruno

Buffalmacco e

Nello rimascr contenti d'aver con ingegni saputo schernire


1'

avarizia di Calandrino

quantunque monna

Tessa

avvedendosene
.

molto col marito ne bron-

tolasse

NOVELLA

IV.

Cecco di messer Fortarrigo giuoco, a Buonconvento ogni sua cosa e


i

denari di Cecco di messer

Angiulieri

e in carni scia correndogli dietro e

dicendo che rubato


lani
,

V avea,

il

panni di

lui si veste e

fa pigliare a' vilmonta sopra il

palla/reno, e lui venendosene lascia in camiscia.

V_Jon grandissime
state ascoltate le parole

risa di

tutta la

brigata erano

da Calandrino dette della sua


,

moglie

ma

tacendosi Filostrato

Neifile

come

la

Reina volle, incominci. Valorose Donne, se non fosse pi malagevole agli uomini il mostrare
trui
il

egli al'I

senno e
invano
parole

la virt
si
:

loro

che

sia la

sciocchezza o

vizio

fatichcrebber molti in porre freno

alle lor
tizia di

e questo v'
,

ha

assai manifestata la stol-

Calandrino

al (piale di

ninna necessita era


gli

voler guerire del male che la sua simplicit


(i) Sprcgnare, sgravitlgrc, stonar JclU {ircguciu,

faccxa

166
a credere
,

GIORNATA NONA
che
egli

avesse

segreti
.

diletti

della sua

donna

in pubblico a

dimostrare La qual

cosa
cio

una a
con

s contraria nella

mente

me

n'

ha recata
d'
,

come la

malizia d' uno

il

senno soperchiasse

un

altro

grave danno e scorno del soperchiato


di raccontarvi
, .

il

che mi piace

Erano non sono molti anni


gi per et compiuti

passati

in Siena

due

uomini

ciascuno chiamato Cec,

co

ma

1'

uno
.

di

messer Angiulieri

altro di

messer

Fortarrigo

Li quali quantunque in molte


di costumi
li

altre cose
,

male insieme
vano

si

convenissero , in uno

cio

che amenduni
,

lr padri

odiavano tanto
,

si

conveni-

che amici n'erano divenuti e spesso


.

n'

usavano

insieme

Ma

parendo
era

all'
,

Angiulieri

il

quale e bello

e costumato

uomo

mal dimorare
gli

in Siena della
,

provisione
la

che dal padre donata


d'

era

sentendo nel-

Marca

Ancona

esser per legato del


,

papa venuto
si

un

cardinale che molto suo signore era


,

dispose a

volersene andare a lui

credendone

la

sua condizione

migliorare

fatto

questo al padre sentire, con lui


sei

ordin d' avere ad una ora ci che in


'

mesi

gli

do-

vesse dare , acciocch vestir

si

potesse e fornir di ca-

valcatura e andare orrevole

cercando
,

d'

alcuno

il

qual seco menar potesse

al
.

suo servigio
Il

venne questa
al,

cosa sentita al Fortarrigo


l'

qual di presente fu
il

Angiulieri

e cominci
il

come

meglio seppe
,

pregarlo che seco

dovesse menare

e che egli voleva


,

essere e fante e famiglio e ogni


salario sopra le spese
.

cosa

e senza alcun

Al quale

1'

Angiulieri rispose che

mener noi voleva

non perch egli noi conoscesse be,

ne ad ogni servigio sufficiente


giucava e oltre a ci
s'

ma

perciocch egli
.

innebbriava alcuna volta

NOVELLA
die
il

IV.
dell'

167
uno e
dell'altro

Fortarrigo

risposo

che

MMI dubbiosi guarderebbe, e con molti saramenti (1 )


gliele
1'

afferm, tanti priegln sopraggi ugnendo


,

che

Angiulieri
entrati

si

come

vinto, disse
in

che era contento.


1

Ed

una mattina

nani' andarono a Buonconvento


giulicr desinato,

cammino amenduni, a Dove avendo 1' An.

ed essendo

il

caldo grande, fatto ac,

conciare
1.

un

letto nello
,

albergo e spogliatosi
dissegli

dal For-

irrigo aiutato

s'and a dormire e
chiamasse.
Il

nona sonasse,

il

Fortarrigo,
,

come dormendo
ohe,
e quivi
al-

r
re

Angiulieri

se n'

and
,

in su la taverna

quanto avendo bevuto


.

cominci con alcuni


,

a giura-

Li quali in poca d' ora alcuni denari


,

che

egli

avea

avendogli vinti, similmente quanti panni egli


gli

nveva in dosso
scuotersi
,

vinsero

onde

egli disideroso di ri,

cos in camiscia

come era

se n'

and

la dove

dormiva

l'

Angiulieri , e vedendol dormir forte, di bor,

sa gli trasse quanti denari egli avea


si
si
,

e al giuoco tornato-

cos gli perdo,


,

lev e vestissi
,

come gli altri L' Angiulieri destatosi domand del Fortarrigo Il quale
.

non trovandosi avvis Y Angiulieri


ebbro dormirsi
,

lui in

alcuno luogo

come

altra volta era usato di fare

Perche
sella

dilibera tosi di lasciarlo stare, fatta mettere la

la valigia

ad un suo pallafreno, avvisando di


aCorsignano, volendo, per

fornirsi d'altro famigliare

andarsene
il

1'

oste pagare
,

non

si

trov danaio

di

che

romore fu grande e
l'

tutta la casa dell'oste fu in tur-

bazione, dicendo
stato

Angiulieri che egli Ih entro era


tutti preti

rubato, e minacciando egli di farncgli


il

andare a Siena: ed ecco venire in camiscia

Fortarrigo,

1)

i Sacramenti

la stiu;>u

ilei

7.

168
il

GIORNATA NONA
i

quale per torre


.

panni
1'

come

fatto

aveva

denari

veniva
car
,

E
:

veggendo

Angiulieri in concio di
>

caval-

disse

che questo
?

Angiulieri

voglianocene
.

noi andare ancora

deh

aspettati

un poco
il

Egli dee
farset-

venire qui testeso (1) uno, che ha pegno


to per trentotto soldi
]>er
:

mio

son certo che egli cel render


test
.

trentacinque

pagandol
il

duranti ancora le
l'

jiarole,
lieri
,

sopravvenne uno,

quale fece certo


i

Angiuche

il

Fortarrigo essere stato colui che


tolti,

suoi denar

gli

aveva

col mostrargli la quantit di quegli


.

egli

aveva perduti

Per

la

qual cosa F Angiulier tur-

batissimo disse al Fortarrigo una grandissima villauia,


e, se

pi d' altrui che di Dio temuto non avesse, gliele


fatta
;

avrebbe
la gola

e minacciandolo di farlo impiccar per

fargli
.

dar bando delle forche di Siena,

mont

a cavallo
lui

Il

Fortarrigo,
altro dicesse

non come
,

se

1'

Angiulieri a
,

ma

ad un

diceva

deh

Angiulieri

in

buona ora lasciamo

stare ora

costette

(a) parole

che non montan(3) cavalle (4)j intendiamo a questo:


noi
il

riavrem per trentacinque

soldi, ricogliendol test;

che indugiandosi pure da qui a domane, non ne vorr

meno

di trentotto,
,

come egli me ne
io gli

prest, e

fammene
,

questo piacere

perch
ci

misi a suo senno (5)


tre soldi

Deh
(i)

perch non
Testeso:

miglioriam noi questi

lo stesso

che teste, cio ora, in questo punto o poco

avanti.
(2)

Cos dice

il

testo originale, e per

non radere tu che


i

leggi.

M.

Costette: coleste, forse dal dialetto sanese. Vedi


(3)
(4)

Dep.

Montare, importare,
Cornile: V
lia

rilevare.
alla

islesso

che cavelle,

maniera sanese :i La stampa

del

(5)

27 Io

cavelle.

gli misi

a suo senno, cio:


egli

io

li

posi,

gli

arrischiai a

una po-

sta, o tratto,

secondo che
li

mi consigli ch'io

gli

mettessi, eperch
lascia tre soldi.

per

tal

suo consiglio io

misi e perdei, egli

me ne

NOVELLA

IV.
,

*t
si

V An

g al ieri

ndendol

cos parlare

disperava

massi ma monte

veggendosi guatare a quegli che v eran


,

dintorno

li

quali parca che credessono

non che

il

Fortarrigo

denari dello Angiulieri avesse giucati,


,

ma
:

che

1'

Angiulieri ancora avesse de' suoi


io a fare di

e dicevagli

che ho
per
il

tuo farsetto? che appiccato sia tu

la gola,
,

che non solamente m' hai rubato e giucato


sopra ci hai impedita la mia andata
beffe di
,

mio

ma
fai

anche

ti

me.

11

Fortarrigo stava pur fermo,

come se a lui non dicesse , e diceva: deh perch non mi vuo' tu migliorar qui tre soldi ? non credi tu che
io te gli possa

ancor servire? deh


fretta? noi
i

fallo, se

ti

cai di

me:
Sap-

perch hai tu questa

giugnerem bene ancora


la borsa.

stasera a Torrenieri (

).

Fa' (2), truova

pi che io potrei cercar tutta Siena, e


re'

non ve ne trover:

uno che
io
il

cosi

mi

stesse

ben come questo e a dire


per trentotto
soldi, egli vale

che

lasciassi a costui
,

ancor quaranta

o pi,

si

che tu mi piggiorresti in
,

due modi

L' Angiulier di gravissimo dolor punto


,

veggendosi rubare (3) da costui


role
,

e ora tenersi a pa-

senza pi rispondergli
,

voltata la testa del pal.

afreno
il

prese
,

il

cammin
una

verso Torrenieri

Al quale
,

Fortarrigo

in

sottil

malizia entrato

cosi

in

camiscia cominci a trottar dietro: ed essendo gi ben

due miglia andato pur del


done
l'

farsetto

pregando

andan-

Angiulieri forte per levarsi quella seccaggine


,

dagli orecchi
in

venner veduti

al

Fortarrigo lavoratori
all'

un campo
(1)

vicino alla strada dinanzi

Angiulieri,

(a)

ta\

f Stater a buon'ora a Torrenieri, A. R. e G. va' oon Ja\

la edia.

del fj.

(3) Si avverta che nel litio diceva

rubare, corretto poi, come pare

da

altra

mauo rubato.

170
a' quali
il

GIORNATA NONA
Fortarrigo gridando forte incominci a dire:
piagatelo
.

pigliatel

Per che

essi

con vanga e chi con

marra (1)

nella strada paratisi dinanzi all' Angiulieri,

avvisandosi che rubato avesse colui che in camiscia


dietro gli venia gridando ,
il

ritennero e presono

Al

quale per dir loro chi

egli fosse e

come il

fatto stesse,

un mal come io non t' uccido ladro disleale che ti fuggivi col mio E a' villani rivolto disse: vedete, signori, come egli m' aveva lasciato nello
il

poco giovava.
viso
disse
,

Ma

Fortarrigo giunto la con

io

non

so

albergo in arnese
ta.

avendo prima ogni sua cosa giuca-

Ben posso

dire che per


,

Dio e per
io

voi io abbia questo


vi sar tenuto
.

cotanto racquistato

di

che

sempre
,

L' Angiulieri diceva egli

altres

ma
5

le

sue parole non


il

erano ascoltate

Il

Fortarrigo con

aiuto de' villani

mise in terra del


ni
si rivest
:

pali afreno, e spogliatolo, de' suoi

pan-

e a cavai
,

montato

lasciato

1'

Angiulieri

in camiscia e scalzo

a Siena se ne torn
e'

per tutto
all'

dicendo
giulieri
.

. il

pallafreno
,

panni aver vinto


si

An-

L* Angiulieri

che ricco

credeva andare
si

al cardinal nella

Marca
,

povero e in camiscia
a'

torn

a Buonconvento

n per vergogna
:

que' tempi ardi


,

di tornare a Siena

ma

statigli

panni prestati
,

in sul
a'

ronzino

che cavalcava Fortarrigo

se n'

and
,

suoi

parenti a Corsignano, co' quali

si stette

tanto

che da

capo dal padre fu sovvenuto


Fortarrigo turb
il

cos la

malizia del

buono

avviso dello Angiulieri

quantunque da
impunita
-

lui

non

fosse a

luogo e a tempo lasciata

(1)

t Chi con vanga e ehi con marra sarebbe


addice

stato pi regolare, e

tuttavia forse

non

si

men hello in questo luogo, dove un po' di disordine graruaticale.

a quel parapiglia

mal

, ,

NOVELLA
Calandrino
ella
s*

V.
al quale

innamora d' una giovano.


col quale
,

Bruno fa un brieve

come

egli la tocca
,

va con

lui

dalla moglie trovato

ha

gravissima e noiosa quistione.

M_

inlta la

non lunga novella

di Neifile, senza tropla brigata


,

po riderne o parlarne passatasene


verso la

la

Reina
co-

Fiammetta
.

rivolta

che

ella seguitasse le

mand

La
.

quale, tutta lieta rispuose che volentieri, e

cominci

Gentilissime
,

Donne
,

si

come
e

io
si
il

credo che
,

voi sappiate

niuna cosa
,

di cui tanto
il

parli

che

sempre pi non piaccia


ne vuole

dove
,

tempo

luogo, che

quella cotal cosa richiede


lar
,

si

sappi per colui, che par.

debitamente eleggere

E
,

perci

se

io

riguardo quello per che noi siam qui (che per aver
Irsi a

buon tempo
,

e non per altro


festa e

ci

siamo)

sti-

mo

che ogni cosa

che

piacer possa porgere


;

qui abbia e luogo e tempo debito


te ragionato

e bench mille vol-

ne

fosse

altro
.

che
la

dilettar
,

non debbia

altrettanto parlandone
sai volte de' fatti di

Per

qual cosa
si

posto che asnoi


, ,

Calandrino detto

sia tra

ri-

guardando
essi

si

come poco
,

avanti disse Filostrato

che

son

tutti piacevoli
,

ardir oltre alle dette di dir,

vene una novella

la

quale

se io dalla verit del fatto


,

mi

fossi scostare

voluta o volessi

avrei

ben saputo e
;

saprei sotto altri

nomi comporta e

raccontarla

ma

perciocch

il

partirsi dalla verit delle cose

state

nel

novellare gran diminuire di diletto negP intendenti

72

GIORNATA NONA
forma
,

in propria
la vi dir

dalla ragion di sopra detta aiutata

Niccol Cornacchini fu nostro cittadino e ricco uo,

mo,
lo

e tra l'altre sue possessioni


,

una

bella n'

ebbe in

Camerata sopra
casamento
,

la

quale fece fare uno orrevole e bel-

e con

Bruno
si

e con Buffalmacco
li

che

tutto gliele dipignessero,

convenne:

quali, percioc-

ch il lavorio era molto, seco aggiunsero e Nello e Calandrino, e cominciarono a lavorare.

Dove, bench al

>

cuna camera
ne
fosse
,

fornita di letto e dell'altre cose opportusi

e una fante vecchia dimorasse,


,

come guarv' era,


>

diana del luogo


era usato

perciocch altra famiglia non


,

un
,

figliuolo del detto Niccol


si

che avea no

me Filippo
nar talvolta

come giovane e senza moglie, di mealcuna femmina a suo diletto e tenervela


,

un
te

d o

due e poscia mandarla


egli

via

Ora

tra l'altre vol-

avvenne che
,

ve ne

men
tristo

una, che aveva


,

nome
il

la Niccolosa

la

quale

un

che era chiamato

Mangione
doli
,

a sua posta tenendola in


.

una casa a Caraal,

prestava a vettura

Aveva

costei bella persona

ed era ben

vestita e, secondo sua pari, assai

costumata

e ben parlante.
la

Ed

essendo ella un d di meriggio del-

un guarnello (i) bianco e co' capelli ravvolti al capo e ad un pozzo che nella corte era del casamento lavandosi le mani e '1 viso, avvencamera
uscita in
,

ne che Calandrino quivi venne per acqua e dimesticamente la salut. Ella rispostogli il cominci a guata,

re, pi perch Calandrino le pareva

un nuovo uomo,

che per

altra

vaghezza

Calandrino cominci a guatar

(1)

i Propriamente panno

tessuto d'accia e bambagia;

ma

dicesi an-

cora parlandosi di veste femminile fatta del detto panuo.

NOTtflX
lei
.

V.

173

e parendogli bolla

comincio a trovar sue cagio-

ni (1), e

non tornava accompagni con l'acqua:


cosa ardiva di dirle. Klla,

ma non
he av-

conoscendola, ninna

veduta

s'

era del guatar di costui, per uccellarlo, alcului,

na volta guatava

alcun sospirctto gillaudo. Perla


lei

qual cosa Calandrino subitamente di n prima


nella
si

s'imbard (a)j
da Filippo

part della coite,


.

che

ella fu

camera richiamata
altro

Calandrino tornato a lavo:

rare

che

soffiare

(3) non faceva

di che

Bruno

accortosi, perciocch molto gli poneva


ni (4)
fatti
,

mente

allo

ma-

s
,

come
disse:

quegli che gran diletto prendeva de'

suoi

che diavolo hai


soffiare.

tu, sozio

Calandrino?
disse
:

tu

non
,

fai altro

che

cui Calandrino
,

sozio

se io avessi chi m'aiutassi (5) disse

io starei

bene
e'

Come?
si

Bruno

A
.

cui Calandrino disse:

non
,

vuol dire a persona

Egli e una giovane quaggi


,

che pi bella che una lanimia (6)


ti)

la

quale e

si for-

t Notisi bel

modo

di favellare per diro


.

che Calandrino

'

infin-

ge v
(a)

di vere quivi

faccenda

Imbardare, metter

le

barde

a' cavalli

NeuL

pass, pec

Inna-

morarsi.
(3) Soffiare
(f\)
,

per ithuffare per collera

altra passion d'

animo
fami-

t Cio, poneva mente a quel

eh' e' ficea.


.

(5)

f Aiutassi
Lasca,
il

per aiutasse idiotismo fiorentino

Nello

stile

liare, e
ili,
il

massime nel burlesco l'usarono molli

fiorentini scrittori. Il Bel-

Burchiello ec. ce ne forniscono frequenti esempi.


strega, incantatrice, maliarda. Era anco
faccia di
il

(6)

Lommia:

'

La li ni fam:

mi.

un animale con

femmina e
,

co' piedi di cavallo


vogliati)

onde ane parlare

co

a'

tempi nostri, dice

Buse.

quando

farci lieffe

in contrario

d'una molto brutta, diciamo ella pi

Mia che una lattidicea; onde ora se

mia:
non

la la

qual voce avendo forse udita dire alcuna volta Calandrino,

dove aver pigliata pur ironia,


la

come

altri la

ne serve per rassomiglianza con


(*)

sua druda

(*).
1

Io non credo che faccia


di

d'

uopo ricorrere ne
alla

ali

ironia, n

all'

e-

quivoco

Calandrino

Il

Vocabolario

voce Lanimia oltre a'significati


:

di strega ec. pone in ultimo anche ninfa

qorst' ultimo quello

il

174
te

GIORNATA NONA
me
,

innamorata di

che

ti

parrebbe un gran
io andai
ella
il

fatto

io

me n'
,

avvidi test

quando

per

1'

acqua

Oim
egli la

disse
.

Bruno

guarda che

non

sia la

moglie

di Filippo

Disse Calandrino: io
ella se n'

credo, perciocch
lui nella

chiam, ed

and a

camera;

ma

che vuol perci dir questo?

io la freghrrei (1)
ti

a Cristo di cos fatte cose, non che a Filippo. Io


vo' dire
il

vero

sozio , ella

mi

piace tanto , che io noi

quale

si

conf eoo l'espressione di Calandrino. Nell'uso familiare preil

sente ahhiam perduto

nome lammia, ma
Nella

bens parlando di bella donna

abbigliala leggiadramente, noi sogliam dire: ella pare


e'

una ninfa;

non

intende

come una

Pietro .

Tanca A. 1. S. 4. mi pari una Ninfa , e una stella.


strega
.

Tancia.

Eh

C non son la Sninfia.

Ove

dice

il

Salvini:

non accetta

ella

il titolo

di Ninfa,

ma seneburla
si

strasfigurandolo in Sninfia. Cos per ischerzo diciamo Sninno a uno

zerbino affettatamente attillato.

La

voce contadinesca Sninfia


il

trova

pure nella

St.

25. del Cecco da Varlungo del Baldovini, ove

Marrini

spiega: Ninfette, figurini, ganimedi.


detto
il

Lamia

in significato di strega ha

Redi

nel

Son. 39.
Strigi,

Lamie,
Il

Meduse, Arpie, Megere.


di

Ceccbi nel Cicalamento

Maestro Barlolino
belle

ec.

Fir. i583. p.

18. scrive: certe vedovolle attempate,

come Lammie. Mail

Boccaccio pare che nel Filocopo abbia adoperato questo vocabolo per
significare statue

o busti di Ninfe. Filoc. Oper. ediz. Nap. Voi. 3.


le

p.

110. Permansi

lamie di questa sala sopra capitelli


<F

<T oro,

posti

sopra le ricche colonne, le quali sopra base


il

oro similmente sopra

pavimento

si

posano

Queste lamie sono gravanti per molto oro

ec.

Ed

ivi

pag. 206.

La

natura, maestra di
,

tutte

le

cose, co* suoi

ingegni, nelle interiora del monte


il

aveva volto un rozzo arco , sopra


Il

quale fortissima lamia


il

si

posava.

Vocabolario n cita questi luoci si

ghi, u perci
bioso su
la

vero significato spiega di lamia, che

legge.

Dubdi-

mia opinione ho consultato l'edizione del Filocopo

citata,

se per avventura vi fosse stata varianza,


versit. FIACCHI.
(1)

ma non

ho trovato alcuna

Fregare

vale anche fare qualche ingiuria ad alcuno o con ingan-

no o senza
carla
,

rispetto, che anche si dice barbarla, attaccarla, o

accoc-

NOVELLA
ti

V.
sozio, io
ti

75

potrei

din. Disse
tuoi in
.

allora

Bruno:

spier

chi ella rj e, se ella ola moglie di Filippo, io accon-

cer

fatti

due paralo* perciocch


posso mai favellare
:

ella

molto

mia domestica
noi sappia
.sia
.

Ma come
non
le

l'arem noi che Buffalmacco


,

io

eh'

e'

non

meco Disse Calandrino


,

di

Buffalmacco non mi
,

curo io
la
1><

ma
),

guardiamei di Nello

che parente del-

Tessa ( 1
u d
.

e guastcrebbeci ogni cosa. Disse Bruno:


,

Or

sapeva Bruno chi costei era


1'

come

co-

lui

che veduta
.

avea venire

e anche Filippo gliele

aveva detto

Per che, essendosi Calandrino un poco


,

dal lavorio partito e andato per vederla

Bruno

disse

ogni cosa a Nello e a Buffalmacco

e insieme tacitadovessero di que-

mente ordinarono quello che fare


sto

gli

suo innamoramento

E
:

come

egli ritornato fu
f

disse

Bruno pianamente
:

vedeslila

Rispose Calan-

drino

oliar

.s,

ella

m'ha morto.

Disse Bruno: io

voglio andare a vedere se ella quella che io credo;

se cos sar
,

lascia poscia far

me

Sceso adunque

Bruuo giuso
lor detto

e trovato Filippo e costei, ordinatamente

disse loro chi era Calandrino e quello


,

che

egli

aveva

e con loro ordin quello

che ciascun di loro

dovesse fare e dire , per avere festa e piacere dello in-

namoramento
sene
,

di

Calandrino
,

Ea

Calandrino tornatosi
,

disse

bene dessa
;

e perci

vuol questa cosa

molto saviamente fare


avvedesse
,

perciocch

se Filippo se
ci

ne

tutta l'acqua
io le dica

d'Arno non

laverebbe.
egli

Ma
le

che vuo' tu che

da tua parte, se

avvien

eh.- io le favelli?

Rispose Calandrino: gnaffe, tu


io le voglio mille

dirai

imprima imprima che

moggia

(l)

Cio

Idia moglie di

Calamitino, che Testa aveva nume.

76

GIORNATA NONA
buon beue da impregnare
, ,

di quel

e poscia
:

che io

son suo servgiale


inteso
?

e se ella |vuol nulla


:

ha'mi bene

Disse Bruno

lascia far

me

Venuta

l'

ora

della cena, e costoro

avendo

lasciata opera, e gi nella


,

corte discesi

essendovi Filippo e la Niccolosa


si

al.

quanto in servigio di Calandrino ivi

posero a stare

Dove Calandrino incominci


a fare
i

a guardare la Niccolosa e
,

pi nuovi

atti

del

mondo

tali

e tanti, che se

ne sarebbe avveduto un cieco. Ella

d' altra parte ogni


,

cosa faceva per la quale credesse bene accenderlo

secondo
glior

la

informazione avuta
del

da Bruno
de'

il

mi-

tempo
,

mondo prendendo
(li

modi di Cagli

landrino

Filippo con Buffalmacco e con

altri

faceva vista di ragionare e


sto fatto
.

non avvedersi
,

di que-

Ma

pur dopo alquanto


si

con grandissi.

ma
ti

noia di Calandrino
,

partirono

venendo:

sene verso Firenze


dico che tu la
:

disse

Bruno

a Calandrino

ben

fai

struggere
,

come

ghiaccio al so-

le

per lo corpo di Dio

se tu ci rechi la ribeba (i )
essa di quelle tue

tua e canti

un poco con

canzoni in-

namorate, tu
venire a te
io la rechi
se: tu
.

la farai gittare a terra delle finestre


:

per

Disse Calandrino
?

parti
.

sozio

parti

che

rispose

Bruno

cui Calandrino disio


il ti

non mi credevi oggi quando


sozio
,

diceva

Per
al-

certo
tro

io m' avveggio che io so meglio che

uomo
che

far ci
io far

che

io voglio

Chi avrebbe saputo


cos fatta

altri

cos tosto
?

innamorare una
otta
1'

donna come

costei

buona

avrebber saputo
'1
,

fare questi giovani di


(1)
lice

tromba marina (2) che tutto


coide
ila

Ribeba, strumento
.

ili

sonare, die pi comunemente si

ribeca

(2)

Dal sonar
il

la

tromba

di

qualunque favore amoroso conseguiscano

dalle

011

ne. Mart.

NOVELLA
d
\

V.

77

ouno

in gi c in su

e in mille anni non saprei)


.

bero accozzare Ire

mau

di noccioli (i)
la

Ora
$

io

vorr

che tu mi vegghi uu poco con

ribella

vedrai bel

giuoco: intendi sanamente che io non sou vecchio, co-

me
ne
so
:

ti

paio, ella se n'e

bene accorta

ellaj
la
,

ma altramente
branca addosio le
la

li

far io accorgere, se io le

per lo verace corpo di


,

pongo Gr isto

che

far
al

giuoco

che

ella

mi

verr dietro
te la

come va

pazza

figliuolo.

O,

disse

Bruno, tu

griferai (2).

E' mi
fatti

par pur vederti morderle con cotesti tuoi denti

bischeri (3) quella sua bocca vermigliuzza e quelle

suo gote che paiou due rose, e poscia


tutta

manicarlati
,

quanta

Calandrino udeudo queste parole


a' fatti,

gli

pareva essere

e amia va cantando e saltando


.

tanto lieto che

non capeva nel cuoio


,

Ma
tutta
,

l'

altro di

recata la ribeba

con gran

diletto di

la brigata

cant pi canzoui con essa.


sta

in brieve
,

in tanta

fe-

entr dello spesso veder costei

che

egli

non

lavo-

(l) Ifoeeioli
ciulli clic

chiamano

Tosami

ogai orlo

4,

d' ossa di frutti. I


lai

fan-

con osi giuocano coniandoli

i^o iSiS oallro


.

nu-

mero, chaamnno ogni 4 o ogni S cosi conlati una mano


le

K
il

queste snn proverbio

man
(a)

di noccioli Im
si

Calandrino qui dice, perch cosi

comune che
"f

dica de' dappochi.

Grifare , secondo
il

grifo

e, secondo

bra che colai

gli Accad. della Crusca, stropicciare con Mcnsgio, stropicciare grifo con grifo. A me semsenso non consuoni con la parole precedenti. Ca landrino

atea dello te io le pongo la branca addosso; e


te la griferai; ed al parer

Bruno risponde: o
o tu
le
uccelli

tu

mio, come

se gli dicesse:
pigliata dagli

metterai
:

addosso gli ugnoni di eerto, metafora

di rapina

laonde io credo che questo verbo grifare derivi dalla toc* grifagno aggiunto che si d a cosi falli uccelli . Grifare varrebbe dunque propria-

mente, secondo questa supposisione, ghermir* cogli


so metaforico agguantare,
(3)

artigli, ci io sen-

a guisa tTuccel grifagno

+ Bischero chiamasi quel


I Y.

legocllo a cui s'attaccano le corde del

liuto.

DBCAM. T.

8
,

GIORNATA NONA
ma
mille volte
il

rava punto

d ora alla

finestra

ora
:

alla porta e ora nella corte correa per veder costei

la

quale astutamente", secondo

1'

ammaestramento
gli

di
.

Bruno adoperando
Bruno
te
,

molto bene ne

dava cagione

d' altra parte gli rispondeva alle sue

ambascia-

e da parte di lei ne gli faceva lalvolle (i):

quando
faceva

ella

non

v' era

che era
lei
,

il

pi del tempo

gli

venir lettere

da

nelle quali esso gli dava


,

grande
fosse

speranza de' desiderii suoi


a casa di suoi parenti
,

mostrando che
eyli allora

ella

dove

non

la pote,

va vedere

in questa guisa
al fatto
,

Bruno

e Buffalmacco
fatti

che tenevano mano


landrino
il

traevano de'
,

di

Ca-

maggior piacer del mondo


,

faccendosi tal-

volta dare

come domandato dalla sua donna, quanquando una borsa e quando


:

do un

pettine d' avorio e

un

coltellino e cotali ciance


contraffatti

all'

incontro recandogli
,

cotali anelletti

di ni un valore
festa
.

de' quali

Calandrino faceva maravigliosa


n'

E oltre a questo
.

avevan da

lui di

buone merende
a' latti

e d' altri onoretti

acciocch

solliciti fossero

suoi

Ora avendol
,

tenuto costoro ben due mesi in questa forma

senza
si

pi aver

fatto

vedendo Calandrino che


,

il

lavorio

veniva finendo e avvisando che

se egli

non

recasse
il

ad
rio

effetto
,

il

suo amore prima che


fatto

finito fosse
,

lavo-

mai pi

non

gli

potesse venire

cominci
la

molto a strignere e a
TaWolte hanno

sollicitare

Bruno

Per

qual

(1)

i"

tutte

le

pi accreditate edizioni, se non che

in alcune scritto in due voci disgiunte lai volle, io credo per errore di

slampa, essendo che


lettera.

tali nel

numero

del pi

non

soffre

troncamento di

Essendo

l'

avverino talvolta formalo


si

dall' addieltivo tale e dal sola

stantivo volta, forse gli

voluto conservar dal Boccaccio


la

primiera
il

6ua propriet di ricevere anche

desinenza del maggior


dell'

numero ;

che

par tuttavia che repugni alla natura

avverbio

NOVELLA
cosa
,

V.
,

7! ,

essendovi la giovane venuta


lei
:

avendo Bruno

pri-

ma
fare

con l'ilippo e con


,

ordinato ([nello che fosse da


vedi
,

disse a

Calandrino

sozio

questa donna

m' lia ben


vorrai
,

mille volle promesso di dover far ci che tu


fa

e poscia non ne
lo

nulla
,

e parati che ella

ti

meni (i) per

naso

e perci

poscia che ella noi

fa,

Come
ella

ella

promette, noi

gliele fa rem fare,

o voglia
si

o no,

se tu vorrai. Rispose

Calandrino: deh

per T amor di Dio, facciasi


egli
il

tosto.

Disse Bruno: daratti


io
ti

cuore di toccarla con un brieve (a) che


si

da-

r? Disse Calandrino:
fa'

bene.

Adunque,

disse

Bruno,

che tu mi rechi un poco di carta non nata (3) e un vispistrcllo (4) vivo e tre granella d'incenso e una
candela benedetta
tutta la sera
,

e lascia far

me

Calandrino

slette

vegnente con suoi

artificii,

per pigliare un
il

vispistrcllo

e alla fine presolo, coll'altre cose

port

Bruno

quale

tiratosi in

una camera

scrisse in

su

quella carta certe sue frasche coti alquaute cateratte

(5)

e portogliele e disse

Calandrino

sappi che

(i)

1 Ci meni,
ilei te

stampa

del

17;

il

che 4 pi coerente con quelle

prole,
so
ce.

poco prima, questa donna m* ha ben mille volte promes-

(a)

Breve e brieve, piccolo


per divoxione.

involto entravi reliquie o orazioni

e pol-

lasi al collo

qui per una borsetta entravi carta

altro.

Mari.

(3)

Carla non nata;

carta di pelle d' agnello

non nato,

delta

carta

pecora sottilissima. Mart.


(4) Vispistrcllo , pipistrello.

(5)
tulli i
e*

Cateratte per caratteri magici. R.

lo

crede errore, ed afferma che

buoni
.

testi
il

penna hanno carattere, e non cateratte;

ma

egli

inganna

V.

Vocab.

t Anche nella nov. 7. della giorn. 8 adoper l'autore questa voce nel medesimo senso l dove disse: lo scolar lieto ecc. fece fare una immagine

con sue cateratte, e scrisse una sua favola per orazione


i

Stiili

marono

Deputali (pag. ia5) che l'autore diceste cateratte in vece

180

GIORNATA NONA
eoa questa
scritta
,

se tu la toccherai

ella

ti

verr in-

contanente dietro e far quello che tu vorrai.


se Filippo va oggi fn niun luogo
,

E per

accostaleti in qual-

che

modo

e toccala

e vattene nella casa della paglia,


il

eh' qui dallato, che

miglior luogo che


:

ci sia,

perelt'

ciocch non vi bazzica mai persona


la vi

tu vedrai che

verr
.

quando

ella v
il
:

tu

sai

ben

ci

che tu
del

hai a fare
',

Calandrino fu
la scritta
,

pi

lieto
,

uomo

mon-

do e presa
lo
,

disse
si

sozio

lascia far

me. Nel-

da cui Calandrino
che

guardava

avea di questa co-

sa quel diletto

gli altri ,
s

e con loro insieme teneva

mano
dinato

a beffarlo, e perci,
,

come Bruno
alla

gli

aveva or-

se n'
:

and a Firenze
Tessa
il
,

moglie di Calandriti

no e

dissele

tu sai quante busse Calandrino

die senza ragione

d che egli ci torn colle pietre di


;

Mugnone
amico
ella

e perci io intendo che tu te ne vendichi

e, se tu noi fai,
.

non m' aver mai n per parente n per


innamorato d'una donna colass, ed
,

Egli

s s'

tanto trista
,

che
e

ella si

va rinchiudendo assai

spesso con essolui

poco

fa si diede r la posta d'essere


ti

insieme via via

(i)je

perci io voglio che tu

ven-

caratlere per trasposizione di lettere,

come fiso/olo, padule,


non sono

costetie in

vece

Ai filosofo,

palude

coleste;

ma

io

del loro avviso.


il

Una

semplice trasposizione di lettere cambia cosi un poco


rola senza pi.

suono

della pa-

Che
il

io dica filosofo o fisofolo,

palude o padule, cole,

ste o costelte,

genere ne cimane sempre lo 6lesso

sempre

lo stesso i|

numero.

perch dunque se invece di carattere


il

io dir cateratte troil

ver cambiato

genere di maschile in femminile e

numero

di singo-

lare in plurale?

Perch queste, dico


in

io,

sono voci realmente diverse, e


il

non

gi

una

sola profferita

due guise. Io crederei piuttosto che


di

Boccaccio, scherzando sulla somiglianza


teratte in luogo di carattere a
li

queste due voci, dicesse ca-

un

dipresso
i

come

il

Panciatichi in vece

dire
(l)

gli

opuscoli disse per ischerzo

crepuscoli di Plutarco,

| Cio subito subito, incontanente,

NOVELLA
j;hi

V.

18

(l) e vcgghilo e castighil bene.


,

Come

la

donna ud

questo

non

le

parve giuoco
,

ma

levatasi in pi co-

minci a dire: oirne


sto
te
1

ladro piuvico (a), fa'mi tu que,

alla

croce di Dio ella non andr cosi

che

io

non

ne paghi.
,

E
La

preso suo mantello e una femminetta in

compagnia
s n' and
.

vie pih

che di passo insieme con Nello las-

qual
:

come Bruno
ecco
1*

vide venire di lonta.

no, disse a Filippo

amico nostro

Per

la

qual

cosa Filippo andato cola dove Calandrino e

gli altri la-

voravano

disse
,

maestri

me
.

conviene andare test

a Firenze

lavorate di forza (3)

partitosi

s'

and a

nascondere in parte, che


to,

egli poteva,

senza esser vedu-

veder ci che facesse Calandrino. Calandrino,

come
ne

credette che Filippo alquanto dilungato fosse, cosi se


scese nella corte
,

dove

egli trov sola la Niccolosa:

ed

entrato con

lei in

novelle, ed ella, che sapeva

ben ci che

a fare aveva, accosta taglisi,

un poco
.

di pi dimestichezla

za

che usata non era


scritta, e,

gli fece

Donde Calandrino
dove

tocc colla
volse
sa gli
i

come

tocca l'ebbe, senza dir nulla,


la Niccolo1'

passi verso la casa della paglia,


,

and dietro ; e come dentro fu


,

chiuso
,

uscio

abbracci Calandrino
in terra
,

e in su la paglia

che era
:

ivi

il

gitt e saligli

addosso a cavalcione

e te-

nendogli le mani in su
pressare al viso
,

gli

omeri senza

lasciarlosi apil

quasi
:

come un suo
ben mio

grau desiderio
,

guardava dicendo

o Calandrino mio dolce


, ,

cuor del

corpo mio

anima mia

riposo mio, quanto

(1)

f Che

tu vi

venga,

il

(tato

Mannelli.

Pistoiesi niello

venga

nella seconda persona tra gl'idiotismi ed errori.


(a)

Piuvico per pubblico.

(3)

Dijorut,

cio tolorosamente, gagliardamente


.

quanto pi pote-

te, modj) tutto toscano

i8 2

GIORNATA NONA
io desiderato d' averti e di poterti tenere a
.

tempo ho

mio senno

Tu

m' hai con

la piacevolezza tua tratto il

fdo della camiscia -(i), tu


il

m'

hai aggratigliato (2)


egli

cuore colla tua ribeba


ti

pu

esser vero

che

io

tenga
:

Calandrino appena potendosi muover


,

diceva

deh

anima mia dolce


:

lasciamiti basciare

La

Niccolosa diceva

o tu hai

la
,

gran

fretta

lascia-

miti

prima vedere a mio senno


.

lasciami saziar gli


e Buffalmacco

occhi di questo tuo viso dolce

Bruno

n'erano andati da Filippo udivano questo


fatto
.

e tut e tre vedevano

Ed

essendo gi Calandrino per

voler pur la Niccolosa basciare, ed ecco giugner Nello

con monna Tessa


boto a Dio
,

11

quale

come

giunse
all'

disse

io fo

eh'

e'

sono insieme; e
,

uscio della casa

pervenuti, la donna
ni
,

che arrabbiava, datovi delle ma,

il

mand

oltre

ed entrata dentro
.

vide la Nicco-

losa addosso a Calandrino

La
,

quale

come

la

donna

vide

subitamente levatasi

fugg via e andossene Ih

dove era Filippo. Monna Tessa corse con l'unghie


nel viso a Calandrino
tutto gliele graffi
:
,

che ancora levalo non era


li
:

e presolo per

capelli

e in

qua

e in la tirandolo
rato,

cominci a dire
fai
il

sozzo can vitupe-

dunque mi
sia

tu questo? vecchio impazzato,


io
t'

che maladetto

ben che

ho voluto
,

Dunque
ti

non

ti

pare avere tanto a fare a casa tua


l'

che

vai in!

namorando per

altrui ?

Ecco bello innamorato

Or

())

Trarre

il

filo della

camicia ad uno

vale in
al

modo

proverbiale

ottenere ci che Paoni vuole, far piegare alcuno


(2)

suo desiderio.
credi;

Aggratigllare

incatenare, imprigionare,

f L' Alunno

che
per

significhi allegrare, indolcire, e nota altres

che da alcuni

pigliasi

cuocere sopra la gratcola;

il

che sarebbe detto da costei buffonesca-

mente per

beffar Calandrino.

NOVELLA
non
ti

V.
conosci tu
,

i83
dolente
,

conosci tu

tristo?
,

non

ti

ohe premendoti tutto


bastasse ad
la

non

uscirebbe tanto sugo

che

una

salsa

Alla f di Dio, egli non era ora

Tessa quella che


,

t'

impregnava (t), che Dio


| elio ella
,

la fac-

cia trista

chiunque

ella

dee ben

sicura-

monte

esser oalliva cosa

ad aver vaghezza di cosi

come tu se'. Calandrino vedendo venir la moglie non rimase u morto n vivo n ebbe ardibolla gioia
,
,

re di far contro di lei difesa


tutto pelato e rabbuffato
levatosi
, ,

ma pur
il

cos graffialo

ricolto

cappuccio suo e
la

cominci umilmente a pregar


,

moglie che
fosse tagliato

non

gridasse

se ella

non voleva che egli


,

tutto a pezzi

perciocch colei

che con

lui

era

era
sia,
,

moglie del signor della

casa. La donna
.

disse:

che Iddio

le

dea

il

mal' anno
la

Bruno e Buffalmacco

che con Filippo e con

Niccolosa avevan di questa


,

cosa riso a lor senno (a)


cola trassero (3)
la
,

quasi al

romor venendo

dopo molte novelle

rappacificata
,

donna

dicron per consiglio a Calandrino


,

che a
accioc-

Ti renze se n* andasse

e pi non vi tornasse

ch Filippo
facesse

se niente di questa cosa sentisse


.

non

gli

male

Cesi adunque Calandrino

tristo e catti-

vo ne

tutto pelato e lutto graffiato a Firenze

tornatose,

pi colass non avendo ardir d' andare


aillitto

il

di e la
,

notte molestato e

da' rimbrotti della moglie


,

al

suo fervente amor pose fine


ridere
a'

avendo molto dato da


Filippo

suoi

compagni e

alla Niccolosa e a

(1)

Questo

ilice,

perch Calandrino quando fu pregno giur


gli

<li

non

voler pi star di sotto, ed ora costei

era cavalcata sopra valorosa uten-

te. V. la nov. III. di questa sUsaa giornata.


(a)
(3)

f 41 lor senno, Mann, e i Deput. Col trassero, col andai odo.

j84

GIORNATA NONA

NOVELLA
Due
si

VI.
3

giovani albergano con uno

de quali l'uno
e la moglie di
.

va a giacere con la figliuola ,


disavvedutamente
si

lui

giace con l'altro

Que-

gli che era con la figliuola si corica col

padre

di lei e dicegli ogni cosa


.

credendosi dire al
.

compagno Fanno romore insieme

La donna
,

ravvedutasi entra nel letto della figliuola quindi con certe parole ogni cosa pacefica %

V>4alandrino
ridere
,

che

altre volte la brigata


la

aveva fatta
fatti

similmente questa volta


si

fece
,

de'

del

quale poscia che le Donne


pose a Panfilo che dicesse
,
.

tacquero

la
.

Reina imLaudevoli

Il

qual disse

Donne il nome della Niccolosa amata da Calandrino m' ha nella memoria tornata una novella d' un' altra Niccolosa la quale di raccontarvi mi piace perciocch in essa vedrete un subito avvedimento d'una buona donna avere un grande scandolo tolto via Nel pian di Mugnone fu , non ha guari un buono
,
, .

uomo il

quale
;

a'

viandanti dava pe' lor danari

man-

giare e bere

e , come che povera persona fosse e a,

vesse piccola casa

alcuna volta per un bisogno gran-

de

non ogni persona,


costui

ma

alcun conoscente albergava.


assai bella
l'

Ora aveva

una sua moglie


due
figliuoli
,

femmina,
gio-

della quale aveva

uno era una


1'

vanetti bella e leggiadra


dici anni
,

d' et di quindici o di se:

che ancora marito non aveva


,

altro era
,

un

iuneiu] piccolino

che ancora non aveva un anno

, ,

NOVELLAVI.
U quale
posto
la

i85

madre

stessa allattava

Alla giovane aveva

gli
,

ocehi addosso un giovanetto leggiadro e pia-

cevole

e gentile

uomo
la

della

nostra citt

il

quale

molto usava per

contrada e focosamente l'amava.

della
si

che d'

esser
,

da un

cosi

fatto

giovane amata

forte

gloriava

mentre

di

ritenerlo

con piacevoli

sembianti nel suo


s'

amor

si

sforzava, di lui similmente

innamor

e pi volte per grado di ciascuna delle


tale

parti

avrebbe

amore avuto
il
'1

effetto

se Pinuccio

(che
il

cosi aveva

nome

giovane) non avesse schifato

biasimo della giovane e


1*

suo
,

Ma

pur

di giorno in

giorno multiplicando

ardore

venne desiderio a Pi,

nuccio di doversi pur con costei ritrovare


nel pensiero di trovar

e caddcgli

modo
si

di dovere col padre alcolui che la disposizion


,

bergare

avvisando

come

della casa della giovane sapeva


cesse
,

che

se questo falei
,

gli

potrebbe venir fatto d' esser con


;

senza

come nell' animo gli venne cos senza indugio mand ad effetto Esso insieme con un suo fidato compagno , chiamato Adriano il quale questo amor sapeva tolti una sera al tardi due
e
,
.

avvedersene persona

ronzini a vettura e postevi su


paglia
,

due

valige, forse pine di

di Firenze uscirono

e presa una lor volta

sopra

il

pian di
$

essendo gi notte

Mugnone cavalcando pervennero, e di quindi come se di Roma,

gna tornassero
vennero e
quale
,

data la volta

verso la casa se ne
il

alla casa del

buono uom picchiarono:

si

come
vedi

colui che molto era dimestico di cia-

scuno

aperse la porta prestamente. Al quale Pinuc:


,

cio disse
ci

a te conviene stanotte albergarci; noi

credemmo dover
siamo
s

potere entrare in Firenze

e non

ci

saputi studiare che noi

non siam qui pure

186
a cosi fatta ora

GIORNATA NONA
,

come
,

tu vedi

giunti.

cui

1'

oste

rispose: Pinuccio

tu

sai
,

bene come

io sono agiato di

poter cos

fatti

uomini

come

voi siete, albergare^


,

ma
n

pur

poich questa ora v' ha qui sopraggiunti


ci

tempo

da potere andare altrove


,

io v' albergher
i

volentieri

come

io potr

Ismontati adunque
,

due
i

giovani e nello alberghetto entrati


loro ronzini adagiarono
,

primieramente
,

e appresso
1*

avendo ben seco


cenarono
..

portato da cena

insieme con

oste

Ora
nella

non avea

1'

oste

che una cameretta


messi

assai piccola
il

quale eran
avea saputo
,

tre letticeli!
:

come

meglio V oste
ri-

v' era

per tutto ci tanto di spazio

maso essendone due


ra, e
'1

dall'

una

delle facce della

came-

terzo di rincontro a quegli dall' altra, che altro


vi
si

che strettamente andar


ti

potesse

Di

questi tre letli

fece

1'

oste

il

men

cattivo acconciar per

due commostras-

pagni e fecegli coricare. Poi, dopo alquanto, non

dormendo alcun
sero
,

di loro,

come diedi dormir


de'
s'
,

fece l'oste nell'


,

un

due che rimasi erano coentr egli e la donna

ricar la figliuola

e nell' altro

sua

La quale

allato del letto


il

dove dormiva
fi

pose
.

la culla nella

quale

suo piccolo

g iole ilo

teneva

Ed

essendo le cose in questa guisa disposte, e Pinuccio


,

avendo ogni cosa veduta


rendogli che ogni

dopo alquanto spazio pafosse


,

uomo addormentato
se n'

pia-

namente

levatosi

and

al letticello

dove

la gio-

vane amata da
(dalla quale
,

lui si giaceva, e miselesi a giacere allato

ancora che paurosamente


lei

il

facesse, fu

lietamente raccolto) e con esso

di quel piacere,
.

che

pi desideravano
Pinuccio con
la

prendendo
,

si stette

standosi cos

giovane

avvenne che una gatta fece

certe cose cadere, le quali la

donna

destatasi sent: per

NOVELLAVI.
che temendo non
,

187
buio levatasi coil

fosse altro, cos al


Ih

me

era, se n'
,

and

dove

sentilo avea
1'

romore

Adriano

che a ci non avea

animo
si

per avventura

MC alcuna opportunit
non potendo
,

naturai

lev; alla quale espe-

dire andando, trov la culla postavi dalla

donna: e
presala, la

senza levarla

oltre passare

lev del luogo dove era, e poscia allato al letto dove


esso

dormiva ; e
,

fornito quello per

che levato
,

s'

era e

tornandosene
n' entr. lo

senza della culla curarsi

nel letto se

La donna, avendo

cerco, e trovato che quel,

che caduto era non era tal cosa (1) non si cur d'

al-

tri menti accender

lume per vederlo, ma garrito alla gatne torn e a tentone dirittamen,

ta

nella cameretta se
,

te al letto

dove

il

marito dormiva se n' and


,

Ma non

trovandovi la culla, disse seco

stessa:

oim, cattiva me,

vedi quel che io faceva! in f di

Dioche io men' andava

dirittamente nel letto degli osti (2) miei.

fattasi

un

poco

pi l'i avanti

e trovata la culla, in quello letto, al

quale

ella era allato,

insieme con Adriano si coric, cre.

dendosi col marito coricare

Adriano

che ancora adla ricevette

dormentalo non era

sentendo questo,
al

be-

ne e lietamente, e, senza fare

trameni motto, da

una

volta in su caric l'orza

con gran piacer della don-

fi)

prole dette
in

t Cio quella com ch'ella aveva creduto. Ci si riferisce a quelle li aopra temendo non fosse altro. I Deputali trovarono
testo a

un

penna non era cosa da curarsene;

ma

giudicarono eh
il

alcuno avesse voluto interpretar quelle parole tal cosa,


gli

cui senso non


in luogo

era sembralo assai chiaro, ed avesse


.

poeta dipoi la chiosa

del testo

Anche

il

Mannelli

si

mostr poco soddisfatto di questo luosi

go; nientedimeno
nel margine
,

egli

non ard toccar nulla, e

content di avvertire

che cos era nelt originale;

ma
,

ch'egli crtdea che

ma-

lamente stesse.
{*)

Oste diciamo non solo

all'

albergatore

ma

anche all'albergato.

188
na
.

GIORNATA NONA
cosi stando,
il

temendo Pinuccio non


,

il

sonno

coj

la sua giovane

8oprapprendesse
,

avendone quel pia-

cer preso che egli- desiderava

per tornar nel suo letto

a dormire le
culla
,

si

lev dallato, e l venendone, trovata la


:

credette quello essere quel dell' oste

per ohe
si

fattosi

un poco pi

avanti

insieme con Y oste


si
,

cori-

c.

Il

quale per la venuta di Pinuccio

dest. Pinucdisse
:

cio credendosi essere allato

ad Adriano

ben

ti

dico che mai

dolce cosa non fu


io

come la
maggior
dicoti

Niccolosa.
diletto

Al corpo
andato da
ti*

di

Dio

ho avuto (i)
su in

il

che

mai uomo

avesse con

femmina , e
villa
,

che

io

sono
par-

sei volte in

poscia che io

mi

quinci. L'oste
,

udendo queste novelle e non piacendisse seco stesso


:

doli troppo
stui

prima

che diavol

fa co-

qui

Poi pi turbato che consigliato disse: Pinuc-

cio

la tua stata
t'

una gran
;

villania

non so perch
pi savio

tu
te

mi

abbi a far questo


. ,

ma

per lo corpo di Dio io


il

ne pagher Pinuccio che non era

giori-

vane del
corse ad
se
;

mondo

avveggendosi del suo errore^ non


avesse potuto,

emendare come meglio


?

ma dis?

di

che mi pagherai
dell' oste
:
,

che mi potrest
si

far tu

La

donna
se

che col marito

credeva essere, dis,

ad Adriano

oim

odi

gli osti nostri

che hanno
disse
essi
:

non so che parole insieme. Adriano ridendo


sciagli fare,

la-

che Iddio
.

gli

metta in mal' anno $


,

bev-

ver troppo iersera


il

La donna parendole
e con cui
,

avere udito

marito garrire
l

e udendo Adriano , incontanente co:

nobbe
via
,

dove

stata era

per che

come
si

sa,

senza alcuna parola dire

subitamente
,

lev

presa la culla del suo figlioletto

come che punto lu-

(j)

i Avuto con

lei; la

stampa

ilei

27.

NOVELLAVI.
me nella
si
il

189
la

camera non

si

vedesse

per avviso (1)


,

porlei

t allato al letto

dove dormiva

la figliuola

con

eoric

e quasi desta fosse per lo

romor

del marito,

chiam e domandollo, che parole


Il

egli avesse

con Pi-

nuccio.

marito rispose: non

odi tu ci eh' e'dice


?

che
egli

ha

fatto

stanotte alla Niccolosa


la gola
5

La donna
la

disse

mente bene per


giaciuto
:

che con

Niccolosa non egli

che

io

mi

ci coricni io in

quel punto che io


e tu se'
,

non ho mai poscia potuto dormire;


che
gli .redi.

una

bestia,

Voi bevete tanto


,

la sera
Ih

che poscia sosenza sentirvi

gnate la notte

e andate in qua e in

e parvi far maraviglie. Egli e gran peccato che voi


a

non

fiaccate

il

collol

ma

che

fa egli cost
?

Pinuccio? per-

ch non

si sta egli

nel letto suo

D'

altra parte

Adria-

no, veggendo cho la donna saviamente la sua vergogna

e quella della figliuola ricopriva, disse: Pinuccio, io te


1'

ho

detto cento volte che tu

non vada attorno

che

questo tuo vizio del levarti in sogno e di dire le favole,


la

che tu sogni, per vere


;

ti

daranno una volta


ti

la

ma.

ventura
,

torna qua

che Dio
la

dea

la

mala

notte

L* oste

udendo quello che


,

donna diceva e quello

che diceva Adriano

cominci a creder troppo bene


:

che Pinuccio sognasse


lo incominci a
cio, destati
,

per che presolo per

la spalla

dimenare e a chiamar dicendo: Pinuc-

torna al letto tuo. Pinuccio avendo racs'

colto ci che detto

era , cominci

a guisa d'
:

uom
1'

che sognasse

ad entrare

in altri farnetichi

di

che

oste faceva le

maggior

risa del

mondo

Alla fine pur

sentendosi dimenare, fece sembiante di destarsi, e chiaPer


avviso qui vale a discrezione , a pensiero, a

(1)

memoria,

co-

me

chi ad

un luogo, che non teda,

ra non con

gli

occhi del cuq>o,

ma

con quei della mente.

190

GIORNATA NONA
disse: egli
s,

mando Adrian
mi? Adriano
si,

ancora d, che tu mi chia-

disse:

Vienne qua. Costui infignendo,

e mostrandosi (1)

beh sonnocchioso

al fine si lev
.

dallato all'oste e tornossi al letto con

Adriano

ve-

nuto

il

giorno e levatisi

1'

oste incominci a ridere e a

farsi beffe di lui e

de'suoi sogni.
i

cos d'

uno

in altro

motto

acconci

due giovani

lor ronzoni e messe le

lor valigie e

bevuto con V

oste, rimontati a cavallo, se

ne vennero a Firenze , non

meno

contenti del

modo in

che

la

cosa avvenuta era

che dello
altri

effetto stesso della

cosa.

poi appresso [trovati


,

modi, Pinuccio con

la Niccolosa si ritrov

la

quale

alla la

madre affermava
qual cosa la don,

lui

fermamente aver sognato. Per


dell'

na ricordandosi

abbraccir d' Adriano

sola seco

diceva d' aver vegghiato

NOVELLA
ta la gola e
viso alla

VII.

Talano di Malese sogna che un lupo squarcia


'l

tut-

moglie r dicele che se ne


.

guardi , ella noi fa, e avviente

JLJssendo

la

novella di Panfilo finita

e
,

1'

avvedi-

mento

della

donna commendato da
che dicesse
la sua,

tutti

la

Reina a

Pampinea

disse

La quale

allora co-

minci. Altra volta, piacevoli Donne, delle verit dimostrate da' sogni
fra noi ragionato
;
,

le quali
,

molte scherniscono
detto ne sia

s'

e per

come che

non

(1)

Infignendosi e mostrandosi non sono qui

il

medesimo, comeail

alcuni pare. Perciocch infignendosi non va ordinato con sonnocchioso

come mostrandosi , ma
gua.

sta tla s solo;

che cos solo

lo suole usar la lin-

NOVELLA
lascer io
,

VII.
assai brieve io

191

che con una novelletta


che ad una mia
,

non

vi narri (jiiello

vicina,

non ancor gualei


,

ri,
rito

addivenne
veduto.

per nou crederne uuo di

dal

ma-

Io non so se voi vi conosceste Talano di Molese

uomo assai
glie presa
,

onorevole. Costui avendo ( 1) una giovane,


,

chiamata Margarita

bella tra tutte

1'

altre
,

per mo-

ma

sopra ogni altra bizzarra


luogo dove
incontra

spiacevole

(1}

t Ecco un diro
avendo

l'

il

gerundio posto in luogo


la

del verbo;

in vece di

aveva, come richiedereblie

costruitone
gli scrit-

del periodo. Di quell'uso che alcuna Tolta fecero* del gerundio


tori del trecento l' gi parlato altrove (*).

(*) Il Sig.

Colombo ha

osservalo altrove nel

Decamerone si

fatto

modo

di costruire, ed ha ben ragione.

Ma
le

non per tanto tesi

tentasse togliere

con

inlerpunsione diversa questa irregolarit di sintassi, mi parrebbe

miglior consiglio.

Ho

confrontato

edizioni del testo

Mannelli 17O1.,

1718. di Livorno 17S9. e tulle interpungono cos. I soli Deputali pongono punto e virgola avanti alle parole, il che. Io interpungo tutto questo luogo cos, e non mi pare che
del Salviati 1578., di Napoli
vi reali alcun vizio di costruitone.

Costui avendo una giovane, chia-

mala Margarita,

bella tra tulle

V altre, per moglie presa, ma sopra

ogni altra bizzarra, spiacevole e ritrosa intanto che a senno di niu-

na persona voleva Jare alcuna cosa, n altri far la poteva a suo ( il che aunnlunifue gravissimo Josse a comportare a Talano) non potendo altro fare, sc'l sofferiva. Con simile correzione aarei d'avviso di
racconciare

un luogo

agitalo dai critici nella

N.

4- della

G.
il

7.

E vomodi,

lendo di questo, se cos fosse ,far pruova, senta avere

d bevuto,

una sera mostrandosi


gli bisognasse

il

pi ebbro

uomo

e nel parlare , e ne'

che fosse mai [il che la donna credendo, n eslimando che pi bere a ben dormire)
il

mise prestamente . Tutte

le edisiooi
il

ineniionale di aopra fanno punto dopo che/osse mai, e dividendo


discorso in

due periodi, rendono

il

primo

alnilto sospeso

Il

Sig.

Co-

lombo

ricorre al gerundio dagli antichi alcuna volta adoperalo pel verla

bo. Io considerando
vecchi manoscritti,

mancanza assoluta
la

della

buona interpunzione nei

mi tengo

mia opinione, pronto a deporta subilo

die mi sar mostrata forte ragione in contrario.


to

A me poi non
Per
ai fatta

pare pun-

duro dopo

le

parole

i7

mise prettamente

il

sottintendete
.

a dormire,
ragione ho

essendo questo verbo immediatamente di sopra


incluso nella parentesi

a ben dormire. FIACCHI

iga

GIORNATA NONA
mima
( i ) persona vo. ,

e ritrosa intanto che a senno di


leva fare alcuna cosa

altri far la

poteva a suo

Il

che quantunque gravissimo


lano
,

fosse a
,

comportare a Tasofferiva
.

non potendo
,

altro fare

se

'1

Ora avdormen-

venne una notte

essendo Talano con questa sua Mar-

garita in contado

ad una sua possessione


la

do

egli

gli

parve in sogno vedere


assai bello
.

donna sua andar


andarla vedeva,

per un bosco
alla lor casa
gli

il

quale

essi

non guari lontano

avevano

mentre

cosi

parve che d' una parte del bosco uscisse un grande


il

e fiero lupo

quale prestamente a' avventava

alla
si

gola

di costei e tiravala in terra, e lei gridante aiuto

sfor-

zava di
e
'1

tirar via, e poi di


1'

bocca

uscitagli, tutta la gola


.

viso pareva

avesse guasto

II

quale la mattina
;

appresso levatosi, disse alla

moglie

donna, ancora
che
io

che

la tua ritrosia

non abbia mai

sofferto
,

abbia

potuto avere un buon di con teco

pur
,

sarei dolente

qnando mai

t'
,

avvenisse
tu

e perci

se tu crederra* al
:

mio

consiglio

non

uscirai oggi di casa


,

domanil

dato da

lei del
.

perch

ordinatamente
il

le

cont
:

sol

gno suo La donna crollando


ti

capo disse molto di

chi

ma-

vuole

mal

ti

sogna

Tu

ti fai

me pietoso:
farti

ma

tu sogui di

me

quello che tu vorresti vedere: e per

certo io

me

ne guarder e oggi e sempre di non


d* altro
io

n di questo n
allora

mio male mai

allegro .

Disse
,

Talano

sapeva bene che tu dovevi dir cosi


chi tigna pettina (2)
:

perci cotal grado ha

ma

credi

(1)

Niuna

(ju sia

negativamente; pi Tolte

si

trova posta per al-

cuna .
(2)
ti

Pettinar tigna

dice in

modo

proverbiale del far serrino a ingra-

o a chi noi merita:

Benissimo accomodalo proverbio in

tal

luogo e con

tai

persone.

Con-

NOVELLA
che
<

MI.

l$3
o almeno
disse:

ti

piace, io per

me

il

dico per bene, e ancora da

i|)o te

ne consiglio

clic tu

o^i

ti

stea in casa,
.

ti

guardi d' andare nel nostro basco


il

Ln donna
a

bene, io

far.

poi seco

stessa

cominci
si

dire-

nai veduto,

come

costui maliziosamente

creile a\ ci?

mi

mcvs.j

p.iura d'

andare oggi

al

bosco nostro

Ih

dove
tiva
,

egli per certo

dee aver data posta a qualche catil

e non vuol che io

vi truovi
,

O
j

egli

avrebbe
,

buon manicar
non
gli

co' cicchi (1)


il

e io sarei bene sciocca


credessi

se io noi conoscessi e se io
e'

ma

per certo

verr fatto

e'

convicn pur che


,

io vegga, se es-

io vi dovessi star tutto d

che mercatan/.ia debba

ser questa che egli oggi far vuole.

E come

(mesto eb,

be detto

uscito

il

marito d' una parte della casa


,

ed
.

ella usc dell' altra

e,

come pi nascosamente
v' era
si

pot

senza alcuno indugio se n' and nel bosco, e in quello


nella pi folta parte
tenta e

che

nascose

stando at\<

guardando or qua or

Ih se

alcuua persona

nir vedesse.

E mentre
di

in questa guisa stava senza

al-

cun sospetto

lupo

ed ecco vicino a

lei uscir V

una
ella,

macchia
che
la

folta

un lupo grande e
,

terribile,

n pot

poich veduto l'ebbe


il

appena

dire,

Domine

aiutami,

lupo

le si fu

avventato alla gola, e presala forte,


stata fosse
,

cominci a portar via come se


.

no piccolo
la
,

agnelletto
stretta
,

Essa non poteva gridare


altra

s
;

aveva

gola

n in
il

maniera

aiutarsi

per che

por-

tandoseuela

lupo, senza

fallo strangolata
,

l'avrebbe
piali sgri.

se in certi pastori

non
il

si

fosse scontrato

li

dandolo a

lasciarla

costrinsero; ed essa misera e


cnnvrnevolr , rome

ii-

Itre poi 'uteri

motln

li

dire pi
,

ipiel'o YI Pi-u.
.

di

buon seme mal jrullo mieto


(l)

e lui meri? ha chi 'aerato *prvc


il

Manicar

co' ciechi: terc

lontu tuo.
1

DECAM. T. IV.

94

GIORNATA NONA
dopo
,

tiva, da' pastori riconosciuta, e a casa portatane ,

lungo studio da' medici fu guarita


tutta la gola e
ta

ma non

si

che

una parte del


,

viso

non avesse per

s fat,

maniera guasta

che

dove prima era bella


.

non

paresse poi sempre sozzissima e contraffatta


ella

Laonde
,

vergognandosi d' apparire dove veduta fosse

assai

volte

miseramente pianse

la

sua ritrosia e

il

non volere

in quello,
rito voluto

che niente

le costava, al
.

vero sogno del ma-

(i) dar fede

NOVELLA Vili.
Biondello fa una beffa (2) a Ciacco aV un desinare , della quale Ciacco cautamente si vendica
,

faccendo

lui

sconciamente battere

U
scuno
,

niversalmente ciascuno della


,

lieta

compagnia

disse quello

che Talano veduto avea dormendo, non

essere stato sogno

ma
,

visione

appunto
.

senza al-

cuna cosa mancarne

era avvenuto
alla

Ma

tacendo cia.

impose
disse
.

la

Reina

Lauretta che seguitasse


,

La qual

oggi davanti a

Come costoro savissime Donne me hanno parlato quasi tutti da


,

che
alcu-

na cosa gi detta mossi sono

stati

a ragionare

cos

me

muove
che

la rigida

vendetta
,

ieri

raccontata da Pampinea,

f lo scolare

a dover dire d'

una

assai

grave a co-

fi)

ila

notarsi questa locuzione il

non volere voluto per

il

non

avere voluto
(a) Il

Bccc. usa
voce
il

la

parola beffa -per quello slesso che oggi

iliciamW-

la,

la crual

Boccaccio non us m'

NOVELLA
lui

MI.

mi
fosse perci tanto

che
.

la

sostenne

quantunque non

lici.l

perci dico clic


,

essendo in Firenze uno, dn


gliiottissimo

tulli
.-li-

chiamato Ciacco
tro fosse
;

uomo
,

quanto alcun
sua

i.-iinniai

e non posseudo

la

possibilit

sostenere le spese che la sua gliiottornia richiedea, es-

sendo per altro

assai

costumato e lutto pieno


diede ad essere non

ili

belli e

di piacevoli motti,

si

del tutto
colori
si

uom

di corte,

ma
<

morditore, e ad usare con


di

che ricchi erano


lettavano
eliiainato
;

mangiare delle buone cose

diclic
.

e con questi a desinare e a cena, ancor


fosse ogni volta
,

non

andava
in

assai

sovente
il

Era similmente
le

in quei

tempi
,

Firenze uno,

qua.

era chiamato Biondello

piccoletto della

penosa
,

leggiadro

molto e pi pulito che una mosca


,

con

su.\

cuffia in capo

con una znzzerina bionda, e por punto


,

senza

un

capei torto avervi.

il

quale quel medesimo


quale essendo una matil

mestiere usava che Ciacco


tina di

11

quaresima andato
grossi

la

dove

pesce

si

vendi

<

comperando due
de' Cerchi
,

me

lamprede per messcr \


il

ieri

fu veduto
:

da Ciacco,

quale avvicinatosi
?

a Biondello disse
dello rispose
:

che vuol dir questo

cui

Bion-

iersera

ne furon mandate tre


,

altre trop-

po pi

belle

che queste non sono


,

e uuo storione a
,

messer Corso Donati

le

quali

non bastandogli

per
fatte

voler dar mangiare a certi gentili

uomini

m' ha
?

comperare quest'
Ciacco: ben
sai

altre

due: non

vi verrai tu

Rispose
gli

che

io vi verr.

quando tempo
,

parve

a casa messer Corso se n'

and

e trovollo

con

alcuni suoi vicini che ancora


re. Al quale egli
,

non era andato essendo da lui domandato


:

a desina,

che an-

dasse faccendo

rispose

messere

io

vengo a desinar

96
tu sie
'1

con voi e con


disse
,

la vostra brigata

GIORNATA NONA A cui


.

messer Corso

ben venuto
.

perciocch egli temtavola, )


,

po andianne
sce d'

Pstisi

dunque a
(
1

primieramente

ebbero del cece e della sorra

e appresso del pe-

Arno

fritto

senza pi. Ciacco accortosi dell' in,

ganno

di Biondello

e in s
.

non poco turbatosene

propose di dovernel pagare


egli in lui
si

passar molti d

che

scontr
.

il

qual gi molti aveva


il

fatti ri,

dere di questa beffa

Biondello vedutolo
clienti fossero

salut

ridendo

il

domand
.

state le

lamprede
:

di messer Corso

A cui
,

Ciacco rispondendo disse


,

a-

vanti che otto giorni passino


glio dir di
titosi

tu

il

saprai molto
al fatto,

mepar-

me E
.

senza mettere indugio

da Biondello

con un saccente barattiere


,

(4) si
,

convenne del prezzo


il

e datogli

un

bottaccio di vetro
,

men

vicino della loggia de' Cavicciuli

e mostrgli

in quella

un

cavalier

chiamato messer Filippo Ar,

genti

uomo

grande e nerboruto e forte


,

sdegnoso
:

iracundo e bizzarro pi che altro

e dissegli

tu te ne

andrai a lui con questo fiasco in mano, e dira'gli cos:


messere, a voi

mi manda Biondello
vin vermiglio

e mandavi pre-

gando che
del vostro
sollazzar

vi piaccia d' arrubinargli

(3) questo fiasco

buon

che

si
:

vuole alquanto

con suoi zanzeri (4)

e sta

bene accorto che

(1)

di pesce.
(2)

{ Sorra Alunno

cibo di pance salale di pesce,

la

tonnina,

il

presciutto

Barattiere: che

fa l'arte della baratteria,


.

vendendo lecose

a prez-

zo o cambiando cosa a cosa


(3)

Arrubinargli: questo era


il

il

gergo dell'osterie, e arrubinare

il

fiasco voleva dire empire


(4)

fiasco di vino rosso

come

il

rubino

Zanzero: giovane da

sollazzo.

Questa erudizione combina molto con quella dell'Inno d'Omero sopra Bacco quaudo giovanetto viaggi in Toscana. Mait.

NOVELLA
egli

VIIL
,

197
perciocch egli
fatti
ti

non

ti
il

ponesse
inni d
,

le

mani addosso
i

(l.nchhe
il

e avresti guasti

mici
:

Di.w
'

barattiere:
,

ho
IH

io a dire altro?
liai

Disse Ciacco
,

no, va

piuv e

OOBM

questo detto

torna qui a
il

me col

fiasco, e io

pagher. Mossosi aduu(|tte

barattiere, fece

a messer Filippiil'ambasciata. Messer Filippo, udito costui,

come colui, che


,

piccola levatura avea (1), avvisan-

do che Biondello
belle di lui
,

il

quale egli conosceva


,

si
:

facesse

tutto tinto nel viso

dicendo
?

che arru-

binatemi, e clic zanzeri son questi

che nel malfanno


il

metta Iddio

te

e lui

si

lev in pi e distese
il

bracbarat-

cio per pigliar con la


tiere
,

mano

barattiere
,

ma
il

il

come

colui che attento stava

fu presto e fuggi
,

via

e per altra parte ritorn a Ciacco


,

quale ogni

cosa veduta avea

e dissegli ci che messer Filippo


il

aveva detto
ripos

Ciacco contento pag

barattiere, e
,

non
qua-

mai

eh' egli ebbe ritrovato Biondello


:

al

le egli disse vicciuli ?

fost a questa pezza dalla loggia de'


:

Ca-

Rispose Biondello
tu? disse Ciacco
ti
:

mai no

perch
ti

me

ne

domandi
le

perciocch io

so dire che
e' si

messer Filippo
.

fa

cercare; non so quel eh'


:

vuo,

Disse allora Biondello

bene

io

vo verso
gli
.

Ih

io

gli far

motto. Partitosi Biondello, Ciacco

and ap-

presso

per vedere

come
si

il

fatto

andasse

Messer Fi-

(1)

Avere piccola levatura


Differente

dice di persone leggiere e di carso

talento

f
stui

ita

questa

la

interprctasione datatene dall' Alunno.

Egli crede che quelle parole piccola levatura avea significhino che co-

era facile ad adirarsi


al

veramente pare rhe cos


si

falla spiegazio-

ne meglio convenga

luogo presente, dove non

vede per qual


di lui

cagio.

ne

I'

autore avesse
il

a far

mensione

del

poco o molto talento

Dire

dunque

Boccaccio che questo Filippo Argenti avea piccola levatura,


eh' ci

cio che piccola fatica et a far s


ritse.

levaste in capo e inibixui-

98

GIORNATA NONA
il

lippo, non avendo potuto giugnere

barattiere, era
s

rimaso fieramente turbato e tutto in


rodea
,

medesimo

si

non

potendo dalle parole dette dal barattiere


se

cosa del

mondo trarre,
che
rodeva

non che Biondello ad instan-

zia di cui

sia si facesse beffe di lui.


,

in questo

che

egli cos si

e Biondel venne. Il quale co-

me

egli vide, fattoglisi

(1) incontro,

gli

dio nel viso

Un gran punzone. Oim, messere,


che questo
?

disse Biondello (2),


li

Messer Filippo

presolo per
il

capelli

e stracciatagli la cuffia in capo e gittato

cappuccio

per terra e dandogli tuttavia forte, diceva: traditore,


tu
e
il

vedrai bene ci che questo

che arrubinatemi

che zanzeri mi mandi tu dicendo a


?

me ?
cosi

paioti io

fanciullo da dovere essere uccellato

dicendo

con
to
il

le

pugna

le

quali aveva che parevan di ferro,


gli lasci in

tut-

viso gli
gli

ruppe n
;

capo capello che


i

ben

volesse (3)

e convoltolo per lo fango, tutti e


si

panni in dosso

gli stracci j

a questo fatto

si

studia-

li)
(2) (3)

f Fallosigli, Mannelli. i Oim


-fr

messer, disse Biondel,


gli volesse qui detto

il

lesto

Mannelli.
,

Che ben

figuratamene

e vale

che beio

ne

gli slesse in

capo; che malconcio e rabbuffato non/osse. Certo


sia
il

mi credo che questo ne


sando

vero senso, e tanto pi che cos spii-gasi

questo luogo anche nel Vocabolario della Crusca. Nientedimeno pendall'

mente

sa di raffinamento e
1

un canto ohe questo modo voler bene per islare acconciamolto non si confa con lo slil del Boccacnon sono rade
si

cio, e dall' altro che in questo autore

le ellissi,

non
1'

troinfi-

vo

affatto irragionevole

il

pensare che qui


il

possa sottintendere
ci si

nito del verbo lasciare,

qual verbo

v'

prima, e per

pu ingli
si

tendere facilmente

laonde io non saprei biasimar chi leggesse: n


gli

lasci in capo capello che ben


dicesse:

volesse lasciare ,;che


si

come
,

se

con tanto furore costui gli

era avventato

a' capelli

glieli stracciava e svelleva,

che n pur uno gliene avrebbe voluto la-

sciare in capo.

NOVELLA
gli pot.

Vili.

199
domandar por
arvo-

va, che pure una volta dalla prima innanzi () non


Biondello dire una parola n
gli facesse.

elio

questo

Aveva

egli

bene inteso dello


va cU<

rubinatemi e de' zanzeri,


lesse dire
.

ma udnaip

ci

si

Alla Ime, aveudol messor Filippo l>en bit-

tuto, ed essendogli molti dintorno, alla maggior fatica

del

mondo gliele trasscr di mano casi rahbuUato m a concio come era e dissergli perch m esser Filippo
<

questo avea fatto, riprendendolo di ci che mandalo

gli

avea dicendo

e dicendogli eh' egli doveva


,

bene oggi-

mai cognoscer messer Filippo

e che egli non era uosi

mo

da motteggiar con

lui.

Biondello piangendo

scu-

sava e diceva che

mai
.

a messer Filippo
,

non aveva
fu rimesso
,

mandato per vino


in assetto
,

Ma

poich un poco

si

tristo e

dolente se ne torn a casa


.

avvisan-

do questa po molti
sa

essere stata opera di Ciacco


,

poich do-

partiti
,

lividori del viso,


il

cominci di cail

ad uscire
:

avvenne che Ciacco


,

trov e ridendo
il

domand
le

Biondello
?

chetilo

ti

parve
:

vino di mesparute a
te

ser Filippo

Rispose Biondello

tali fosscr

lamprede di messer (k>vso. Allora


sta

disse

Ciacco: a

te

oramai

qualora tu mi vuogli cosi ben dar da


facesti
,

mangiare come

e io
,

dar a

te casi

ben da bere

come
( li

avesti

Biondello

che conoscea che contro a


,

arco egli poteva pi aver mala voglia che opera


,

preg Iddio della pace sua

da

indi innanzi

si

guar-

di

mai pi non

bollarlo.

(1)

Dalla prima innanzi: per,


prima.

dalla

prima infuori

dopo che ebbe

tirilo la

uoo

GIORNATA NONA

NOVELLA

IX.

Due giovani domandano consiglio a Salamone , Vuno come possa essere amato, l'altro come gastigar possa (i) la moglie ritrosa. All' un ri-

sponde die ami


all'

all' altro che

vada

al ponte

oca

Niiuno

altro
,

che

la

Reina

volendo

il

privilegio

servare a Dioneo

restava a dover novellare.


assai

La

qual

poich le Donne ebbero

riso dello

sventurato

Biondello, lieta cominci cosi a parlare. Amabili

Don^

ne

se con sana mente sar riguardato


,

1'

ordine delle

cose

assai

leggiermente

si

conoscer tutta la universal

moltitudine delle femmine dalla natura e da' costumi


e dalle leggi essere agli uomini sottomessa
,

e secondo

la discrezion di quegli convenirsi reggere e governare^

e perci ciascuna

che quiete

consolazione e riposo
a'

vuole con quegli uomini avere

quali

s'
,

appartiene

dee essere umile


sere onesta
:

paziente e ubbidiente

oltre all' es-

il

che

sommo

e speziai tesoro di ciascule leggi


, ,

na savia

quando a questo

le quali

il

ben

comune riguardano

in tutte le cose

non

ci

ammae-

strassono e l'usanza o costume che vogliam dire, le cui

forze son grandissime e reverende, la natura assai aper-

tamente cel mostra


eate e

la

quale

ci

ha

fatte ne' corpi dli,

morbide

negli animi timide e paurose (2)

ed

(1)

f Gastigare debba,
"t

la

slampa

del 27.

(2)

Nelle edizioni del


le

27

e del 7.3, e cos pure in

alcuni

testi

penna, appresso

parole negli

animi Umide e paurose sono queste

al-

NOVELLA
lincei

IX.
,

aoi
le voci piacevoli

date

le

corporali forze leggieri


:

movimenti de' membri soavi

cose tutte testificanti


.

noi avere dell' altrui governo bisogno

chi ha biso-

gno

d' essere aiutato e governato, ogni ragion vuol, lui


al go-

dovere essere obbediente e subbictto e reverente


vernator suo
tori
, .

E cui

se

non

gli

uomini

abbiam noi governatori e aiuta? dunque agli uomini dobbianon


sola-

mo sommamente
,

onorandogli, soggiacere: e qual da


sia

questo

si

parte

estimo che degnissima


,

mente di riprension grave


to.

ma

d' aspro gastigamen-

a cosi fatta considerazione,


1'

come che

altra volta

avuta

abbia

pur poco

fa

mi

ricondusse ci che
,

Pampinea

della ritrosa moglie di

Talano raccont

al-

mand che il marila e per nel mio giudicio to dare non aveva saputo cape tutte quelle esser degne come gi dissi di riquale Iddio quel gastigamento
,
, ,

gido e aspro gastigamento


lx

che
la

dall' esser piacevoli

nivolc e pieghevoli
si

come

natura

1'

usanza e le

Ittp vogliono,
raccontarvi

partono. Per che m'aggrada di

un

consiglio renduto da
,

Salamone
che
cos

si

co-

me
te
,

utile

medicina a guerire quelle


.

son fat-

da cotal male

Il
,

quale niuna

che di
letto

tal

medico-

cina degna non

sia

reputi ci

MMf
,

per

lei,
:

BM

che
i

gli

uomini un

cotal proverbio usino

buon

.i\.ill<>

mal cavallo vuole sprone

buona femmina
con-

e mala
lesse

femmina vuol bastone. Le

quali parole chi vo,

sollazzevolmente interpetrare

di leggieri

si

tri nelle metili


le
lu'.l'

benigne e pietose:
e a cui

ma

il

Sarviati, the

non
le

lo

ha Irow,

Oltiiiio
le

non parvero necessarie, come


tlelP altrui
;

premimi!
le

provar che

donne hanno mcaiicri

governo,

ontmiae, so-

spettando che non fossero del Boccaccio

e lo slesso fecero gli editori di

Livorno

e cine' di

Milano.

202

GIORNATA NONA
Ma pur
vogliendole
,

cederebbe da tutte cosi esser vero.

moralmente intendere
naturalmente
le

dico che da concedere.

Sono
,

femmine

tutte labili e inchinevoli


,

perci a correggere la iniquit di quelle


fuori de' termini posti loro
si

che troppo
,

lasciano andare

si

con-

viene

il

bastone che
,

le

punisca j e a sostentar la virt


si

dell' altre
il

che trascorrere non

lascino ,

si

conviene

bastone che le sostenga e che le spaventi.


stare
il

Ma lascian-

do ora

predicare
,

a quel venendo che di di re


,

ho

nello

animo dico che

Essendo

gi quasi per tutto

il

mondo

l'

altissima fa-

ma

del miracoloso senno di


il

Salamone discorsa

per 1'

universo, e
tore a

suo essere di quello libralissimo mostra -

chiunque per esperienza ne voleva certezza, molti

di diverse parti del

mondo
si

a lui per loro strettissimi e


gli
altri

ardui bisogni concorrevano per consiglio; e tra

che a ci andavano
fu Melisso
zo
l
,

part

un giovane

il

cui

nome
Laiaz-

nobile e ricco molto della citt di

onde

egli era e

dove

egli abitava

verso Geru-

salem cavalcando, avvenne che, uscendo d' Antioccia (i) con

un

altro giovane

chiamato Giosefo

i 1
,

qual
ca-

quel medesimo

cammin

teneva che faceva esso

valc per alquanto spazio, e,

come costume

de'

cam-

minanti
to
.

con

lui

cominci ad entrare in
gi
,

ragionamencondizione
e per che
,

Avendo Melisso

da Giosefo di sua
egli andasse
,

e donde fosse saputo


il

dove

domand. Al quale Giosefo

disse

che a Salamone

andava, per aver consiglio da lui, che via tener dovesse con

una sua moglie pi che altra femmina


,

ritro-

sa e perversa

la

quale egli n con prieghi n con lu-

(i)

D'Antiochia.

NOVELLA
poteva.

IX.

ao3
ritrai-

singhe n in alcuna altra guisa dalle sue ritrosie

appresso lui similmente donde fosse e dove

andasse, e per che,

domand. Al quale Melisso


si
.

ri-

spose
zia
,

io soii di

Laiazzo, e

come

tu hai

una disgra-

cosi n'
il

ho

io un' altra

Io sono ricco giovane e


i

spondo
tadini,

mio

in mettere tavola e onorare

miei

cit-

ed nuova e strana cosa a pensare che per

tutto questo io
glia
j

non posso

trovare

uom che ben mi


sia
.

vo-

e perci io vado dove tu vai , per aver consiglio


addivenir possa che io amato
i

come

Camminarono

adunque

due compagni insieme, e

in

Gerusalem per-

venuti, per introdotto (i)

d'uno
.

de' baroni di Sala-

mone
te

davanti da lui furon messi

Al qual brievemenSala mone rispo-

Melisso disse la sua bisogna.

A cui

se:

ama E detto
.

questo

prestamente Melisso fu mes-

so fuori , e Giosefo disse quello per che v' era .

Al

quale Salamone
all'

nuli' altro rispose


,

se

non

va'al ponte

oca

Il

che detto

similmente Giosefo fu senza in-

dugio dalla presenza del re levato, e ritrov Melisso


il

quale l'aspettava, e dissegli ci che per risposta avea


.

avuto

Li quali a queste parole pensando e non po-

tendo d' esse comprendere n intendimento n frutto alcuno

per la loro bisogna

(piasi scornati a ritornarsi


.

indietro enu-arono in

cammino

poich alquante

giornate camminali furono, pervennero ad

un Gumc

sopra

il

quale era un bel ponte; e perciocch una gran

carovana di some sopra muli e sopra cavalli passava-

no, convenne lor sofferir di passar tantoch quelle


passate fossero.

Ed

essendo gi quasi che tutte passate,

()

Per

introdotto:

cio

per

inlrotlucimcnlo, pei messo, per o-

per.

204 come
sovente

GIORNATA NONA
il

per ventura v'ebbe un mulo


gli

quale adombr (t),


,

si

veggiam

fare
la

n volea per alcuna

maniera avanti passare: per


presa una stecca
,

qual cosa un mulattiere,

prima

assai
'1

temperatamente lo inco.

minci a battere perch

passasse

Ma

il

mulo ora

da questa parte della via e ora da quella attraversandosi


,

e talvolta indietro tornando


il

per niun partito

passar volea: per la qual cosa

mulattiere oltre

momag-

do adirato

g'

incominci con

la stecca a

dare

gior colpi del

mondo
groppa
li

ora nella testa e ora ne' fianchi


;

e ora sopra

la

ma

tutto era nulla

Per che

Melisso e Giosefo',

quali questa cosa stavano a ve:

dere

sovente dicevano al mulattiere


?

deh

cattivo
t'

che

farai

vuo

'1

tu uccidere

perch

non
?

inge-

gni tu di menarlo

bene e pianamente
fai
.

egli verr

pi

tosto

che a bastonarlo come tu


:

A' quali

il

mulattiere rispose

voi conoscete
lasciate far

vostri cavalli e io

conosco
sto detto

il
,

mio mulo j
ne
gli die,

me

con

lui.

que-

rincominci a bastonarlo, e tante d'una par-

te e d'altra
il

che

il

mulo
.

pass avanti,

s
i

che

mulattiere vinse la pruova


,

Essendo adunque

due

giovani per partirsi

mo
qui

il

quale a

domand Giosefo un buono uocapo del ponte si sedea come quivi si


,

chiamasse. Al quale
si

il

buono uomo
all'oca. Il

rispose

messere

chiama
,

il

ponte

che come Giosefo eb,

be udito
consiglio

cos

si

ricord delle parole di Salamone


:

e
il

disse verso Melisso

or

ti

dico io

compagno che
,

datomi da Salamone potrebbe

esser

buono e

(1)

Adombr:

in aignific. neut. per

ombrare, Lai. exterreri. Petr.

Son, 19 3.
Cora' animai che spesso adombre e incespe.
,,

NOVELLA
vero
,

IX.

ao5
questo mulattie-

perciocch assai
la

manifestamente conosco che io

non sapeva battere

donna mia ;

ma

re m' ha mostrato quello che io abbia a fare. Quindi

dopo alquanti

di divenuti ad Antioccia

ritenne Gio-

sefo Melisso seco a riposarsi alcun di.


l'<

Kd

essendo assai

rial

mnite (i) dalla donna ricevuto,

le disse
.

che
Il

cos

facesse far

da cena come Melisso divisasse


,

quale

poi vide (2) che a Giosefo piaceva


se ne diliber
.

in

poche parole
lo passato era

La donna

si

come per
,

usata
il

non come Melisso


Il

divisato avea

ma
,

quasi tutto

contrario fece.

che Giosefo vedendo

turbato dis-

se:
sta

non

li

fu egli detto in ch maniera tu facessi que?

cena fare

La donna

rivoltasi

con orgoglio
,

disse

ora che vuol dir questo ? deh che non ceni

se tu

vuoi

cenare
cos; se

se
ti

mi

fu detto altramenti , a
si ti

me

parve da far

piace,

piaccia, se non,

si te

ne sta'.Mara-

vigliossi
assai.

Melisso della risposta della donna e biasimolla


se'

Giosefo udendo questo, disse: donna, ancor

tu

quclchetusuog1i;ma credimi che io ti far mutar modo.

E a Melisso
il

rivolto disse: amico, tosto vedremo clien-

te sia stato

consiglio di

Salamone

ma

io

ti

priego

non

ti

sia

grave lo stare a vedere e di reputare per


.

un

giuoco quello che io far


pellisela
tiere
,

E
e'

acciocch tu non

m' immulat-

ricorditi della risposta

che

ci fece
.

il

quando
:

del suo

mulo

increbbe
,

Al (male Meio

lisso disse

io

sono in casa tua

dove dal tuo piacer

(l)
"t

Ferialmente: dosai nalmeole, ordinariamenle, (lilialmente.

Ferialmente;
e'

alla trascurala

e sena* quella festa che

ai

f* eli' ci

caro (piando
ta ila'
li

torna a casa appresso


vive con

un lungo

viaggio: meta fura tratne' d di festa.


il

feriali in riti si

minor cara che


\rd*.

(a)

Poi vide: A. R. G. poich

Altre volle per

Boccaccio

us poi semplice per poich.

ao6
non intendo
dove

GIORNATA NONA
di

mutarmi. Giosefo

trovato

un baston

tondo d' un querciuolo giovane, se n' and in camera,


la

donna per

istizza
,

da tavola levatasi brontolan,

do

se n' era andata

e presala per le trecce

la si gitt

a' piedi

e cominciolla fieramente a battere con questo

bastone.

La donna cominci prima


;

a gridare e poi a
tutto ci Giosefo

minacciare

ma
egli

veggendo che per

non

ristava

gi tutta rotta

cominci a chieder merc


,

per Dio , che


di

non

l'

uccidesse

dicendo oltre a ci
.

mai dal suo piacer non


1'

partirsi

Giosefo per tutto

questo non rifinava (i), anzi con pi furia l'una volta

che
per

altra or

per lo costato, or per

l'

anche

e ora su
ri-

le spalle battendola forte


;

F andava
,

le costure

trovando (2)
in brieve
della
fatto,

n prima

ristette

che egli fu stanco: e

niuno osso n alcuna parte rimase nel dosso


,

buona donna
fatto

che macerata non


dissegli:

fosse.

E questo

ne venne a Melisso e
il

doman vedrem che


mani
con
ri-

pruova avr

consiglio del

Va' al ponte all'oca^


,

e riposatosi alquanto e poi lavatesi le

Melisso cen

e,

quando fu tempo
cattivella a
gitt
,

s'

andarono a
si

posare

La donna
la

gran fatica

lev di teril

ra e in sul letto
posatasi
si
,
,

si

dove come pot

meglio

ri-

mattina vegnente per tempissimo levatasi

domandar Giosefo quello che voleva


.

facesse

da desinare
lisso
,

Egli di ci insieme ridendosi con


,

Me-

il

divis

e poi

quando fu ora
1'

tornati

ottima-

mente ogni cosa e secondo


fatto
:

ordine dato

trovaron
lor

per la qual cosa

il

consiglio

prima da

male

(1)

2Vcw rifinava, non cessava

(2)

Ritrovare le costure: bastonare,


la

tolta

la

metafora de' sarti


la

che

dopo cucita
nare
il

costura (cucitura che fa costola)

picchiano, perispia-

rilevato di essa.

NOVELLA IV
<>

ao 7
di par-

sommamente

lodarono.

E dopo alquanti

titosi

Melisso da Giosefo e tornato a casa sua, ad alcun

che savio
avea
.

uomo

era disse ci
:

che da Salamoile avuto non ami persogti fai,

11

quale
ti

gli disse
.

niuno pi vero consiglio n


sai
li

miglioro

potr de

Tu
,

die

in

na

gli

onori

e' servigi

quali lu lai,

non

per amore che tu ad

altrui porti,
ti

ma
,

per

pompa.
amagiovane

Ama
to
.

adunque, come Salamoi


fu amato

disse, e sarai

Cos adunque

fu gastigata la ritrosa

il

amando

NOVELLA

X.

Donno Gianni ad distanzia di compar Pietro fa lo incantesimo per far diventar la moglie una cavalla, e quando viene ad appiccar la coda compar Pietro dicendo che non vi voleva co da , guasta tutto lo incantamento
,

\Juesta

novella dalla Reina detta diede


alle

un poco

da mormorare

Donne e da
Dioneo
infra

ridere a* Giovani;

ma

poieli ristate furono,

cosi

cominci a parlare.

Leggiadre Donne

molte bianche colombe ag-

giugue pi di bellezza uno nero corvo che non fareb-

be un candido cigno; e
volta

cos

tra

molli savi

alcuna

un raen

savio

non solamente accrescere (i)


,

splendore e bellezza alla lor maturit


letto e sollazzo
.

ma

ancora di-

Per

la

qual cosa

essendo voi tutte

(1) "f II l)ionis


l.'iitii ri

svina tuttava rigettar questa lrai.>nr, le^gr pi O-

alcuna

volta

un meo

savio

e'

non solanieulv uiaefce

J|iIvikIv>-

> f

c ecc.

3o8
discretissime e

GIORNATA NONA
moderate
,

io

il

qual sento anzi dello pi lucente

scemo (i) che no faccendo


col

la vostra virt

mio

difetto

pi "vi debbo esser caro che se con


facessi

pi valore quella

divenir pi oscura; e per

conseguente pi largo arbitrio debbo avere in dimostrarvi tal

(2) qual io sono


,

e pi pazientemente dee
io pi

da voi esser sostenuto

che non dovrebbe se

savio fossi, quel dicendo che io dir. Dirovvi

adunque

una novella non troppo lunga


derete quanto diligentemente
le cose

nella quale

compren-

si

convengano osservare

imposte da coloro che alcuna cosa per forza


,

d' incantamento fanno


le

e quanto piccol fallo in quel.

commesso ogni
L'
altr'

cosa guasti dallo incantator fatta

anno fu a Barletta un prete chiamato donno


,

Gianni di Barolo
avea
,

il

qual

perciocch povera chiesa

per sostentar

la vita

sua con una cavalla cominci


e in l per le fiere di

a portar mercatanzia in
glia
,

qua

Pupre-

e a comperare e a vendere.

E cos andando
si

se stretta dimestichezza con


tro

uno che

chiamava Pie-

da Tresanti

che quello medesimo mestiere con


,

uno suo

asino faceva

e in segno d' amorevolezza e

d' amist alla guisa pugliese noi

chiamava se non com,

par Pietro
pre

e quante volte in Barletta arrivava

sem-

alla chiesa
,

sua nel menava

e quivi
.

il

teneva seco
Pie-

ad albergo e

come poteva

1'

onorava
,

Gompar

tro d' altra parte essendo poverissimo

e avendo

una

(1)

Sentire dello scemo: avere poco senno, dar a divedere di nou

esser mollo savio.


(2)

Ecco

il

vero senso di questo luogo: pi largo arbitrio


;

debbo

io

avere per conseguente in dimostrar a voi qual io sono


quel di' io dir , voi
il

e dicendo

dovete pi pazientemente sostenere , che

non

fareste se io /ossi pi savio.

piccola casetta in
lui e

NOVELLA X. T resami appena


,

309
bastevole (1) a
all'

ad una sua giovane e bella moglie e

asino

suo, quante volte donno Gianni in


tante sei

T resami
,

capitava,

menava

a casa

e
,

come

poteva

in ricono-

scimento dell' onor (a)


(t)

che da

lui in

Barletta rice-

Bastevole, ufficiente, tanto che


il.il

liuti, voce

usata

pi spesso

dal

Bembo, che
(a) Si avverta

Bocc.

il

quale quella loia volta, te io non erro, pax

che l'usasse nel Deramerone.

che dopo riconoscimento aveva


la

il

Mannelli lasciato

uno ipaxio (cou

nota deficit lue uliquid) in cui da altra

mano

citalo

aggiunto de lo onor, e F iateau

mano ha soggiunto
ci

lotto la nota del

Mannelli non deficit amplini.


f

11 Salviati

alimi che non

inaurasse nulla, e che n


la

il

Mannelli
par*

n chi
tic

vi

aggiunte deir onore intendessero liene


la

fona

di quella

ola

die,

quale sia
(*)

ivi
.

per di ci che, ed

modo untalo,

die' egli,

nell'idioma toscano
(*) Il

pres<oso

frammento roaglishechiano,

il

quale contiene intera


Salviaette

la
ti.

Novella di

Donno Gianni, ci toglie di dubbio, e fa contro il Esso legge: e come poteva, in riconoscimento deir onore,
f onorava
.

da

lui in Barletta riceveva,

Affidato

al
i

frammento
Deputati
(

io

non ho

all'aggiunta dell'onore l'avversione die


il

hanno

p. il a. )e

Salviati

Aw.

V.
si

\. p.

plice particola che

possa

Mi nasce piuttosto scrupolo selasetnprendere comunalmenU per di che, o di ci


5g.
).

che

il

vero che essa particola nella tua lignificaiione ha


ai

.;ran
Il

numero

di variet, e talvolta

trova anche stranamente ndoprata


car. Sa.
(

medesimo

Salviati nella

Lesione quinta

Lezioni,!'' ir. i5"jS') sopra quei

veisi del Petrarca

Questa

vita terrena quasi


trai' fiori

un prato

Che'l serpente
osserva che
riferisce,
la

e f erba giace,
d'
si

che per in che pienamente


il

uso quando a tempo

si

come, Era

giorno che al sol


lo

scoloraro ec.

ma

fuor

che in

vocalioli di

tempo non

reputa costume ricevuto n da

parlar

domestico, n da scrittura. Egli pure negli Avveri. V. a. p.


strana
la

1 7.

trova

che per a cui

in quel verso del Petrarca:


.

Ed

io

sono un di
la

quei che'l pianger giova

Ed

io pure confesso

che io trovo strana

che per di che o


si
li

ili

ci che nel passo presente del Decamerone. Se non

dovesse curare l'auto riti del frammento, direi piuttosto col Mannel-

che fosse

il

deficit nell'originale,
,

ma

lo supplirei

solamente con di,

leggendo di che

supponendo che un mouosillaho, siccome questo,


1

potesse sfuggire di facile aU'stlensiooe dell'autore medesimo.

uccui.

DECAM. T. IV.

l4

aio
veva
,

GIORNATA NONA
l'

onorava

Ma

pure
se

al fatto dello albergo,


letticello,

non
nel

avendo compar Pietro


quale con
teva
la

non un piccol
conveniva che

sua bella moglie dormiva, onorar noi poj

come

voleva

ma
,

essendo in

una sua
la di

stalletta allato all' asino

suo allogata la cavala


lei

donno Gianni
si

cbe

egli allato

sopra al-

quanto di paglia
nor che
volte
il

giacesse.

La donna sappiendol'o,

prete faceva al marito a Barletta


il

era pi,

quando

prete vi veniva volutasene andare a


,

dormire con una sua vicina


rapresa di Giudice Leo
,

che avea nome Zita Cail

acciocch

prete col marito

dormisse nel
to
,

letto

e avevalo molte volte al prete det',

ma

egli

non avea mai voluto


:

e tra
ti

altre volte

una
che

le disse

cornar
,

Gemmeta non
,

tribolar di

me,

io sto

bene

perciocch quando

mi

piace io fo

questa cavalla diventare una

bella zittella e

stommi
cavalla
si
;

con

essa

e poi quando

voglio la fo diventar

e perci

non mi

partirei
,

da

lei

La

giovane
,

mara:

vigli e credettelo

e al marito

il

disse

aggiugnendo
ti

se egli cos tuo

come

tu di
,

che non

fai

tu inse-

gnare quello incantesimo

che tu possa far cavalla di


1'

me

e fare

i fatti

tuoi con

asino e con la cavalla


e

jguadagneremo due cotanti


tornati

quando a casa fossimo


io sono.
,

mi potresti
,

rifar

femmina come

Compar
credette

Pietro

che era anzi grossetto

uom

che no

questo fatto, e accordossi al consiglio, e,


glio seppe
,

come me,

cominci a
gli

sollicitar
.

donno Gianni

che
s'in-

questa cosa

dovesse insegnare

Donno Gianni
,

gegn

assai di trarre costui di questa sciocchezza


,

ma

pur non potendo


domattina
ci

disse
,

ecco

poich voi pur


,

volete,

leveremo

come
si

noi sogliamo

anzi d

ed

io vi

mosterr

come

fa

il

vero che quello, che

NOVELLA
pi malagevole in questa cosa,

X.
si

in
ap-

l'appiccar la coda,

come

tu vedrai.

Compar Pietro e cornar Gemmata


come
vicino a d fu
,

pena avendo lanotte dormito(con tanto desiderio questo


fatto aspettavano),
si

levarono (i) e

chiamarono donno Gianni


tosi
,

il

quale in camiscia levadisse:

venne nella cameretta di compar Pietro, e


so al
,

io

non

mondo

persona a cui io questo facessi se


,

non

a voi

e perri(S
far vi

poich

vi

pur piace

io

il

far
,

vero

che

conviene quello che io vi dir


.

se

voi volete che venga fatto

Costor dissero di far ci


,

che

egli dicesse
il

Per che donno Gianni


a

preso un lu-

me,
ta

pose in

mano

compar

Pietro, e disseglir gua-

ben come
io dir
,

io far, e

che tu tenghi bene a mente co,

me
gia
]a
,

e guardati
,

quanto tu hai caro di non


,

guastare ogni cosa


tu

che per cosa


,

che tu oda o veg-

coda
,

non dica una parola sola e priega Iddio che Compar Pietro preso il lus' appicchi bene
.
,

che ben lo farebbe. Appresso, donno Gianme ui fece spogliare ignuda nata (a) cornar Gemmata e
disse
,

fecela stare

con

le
,

mani e

co' piedi in terra a guisa

che

ammaestrandola similmente che di cosa che avvenisse motto non facesse ; e con le mastanno le cavalle
ni cominciandole a toccare
ci a dire
:

il

viso e la testa
j

comin-

questa sia bella testa di cavalla

e toccan-

dole

capelli, disse: questi sieno belli crini di cavalla;


,

e poi toccandole le braccia

disse

e queste sieno belle


il

gambe

e belli piedi di cavalla. Poi toccandole

petto

e trovandolo sodo e tondo, risvegliandosi tale che non


(1) f La slampa ilei 37 ha con tanto desidero questo/atto aspetta' Vano, che come vicino a (ti fu si levarono te

(a)

Ignuda nata ,
Della

considera

come questo modo

di dire

si

sa

intro-

messo

lingua, che quanto dire ignuda

come

ella

nacque.

aia
era chiamato
,

GIORNATA NONA
e su levandosi
;
,

disse

e questo sia bel

petto di cavalla
alle
te
,

e cosi fece alla schiena e al ventre e

groppe e

alle coscie e alle

gambe.
,

ultimamenla

niuna cosa restandogli a fare


il

se

non

coda

le-

vata la camiscia, e preso


tava gli
fatto
la
.

pivolo( i ) col quale egli pian-

uomini (2)
,

e prestamente nel solco

per ci

messolo

disse

e questa sia bella coda di caval-

Compar

Pietro, che attentamente infino allora ave,

va ogni cosa guardata


parendonegli bene
voglio coda
,
,

veggendo questa ultima e non


:

disse

o donno Gianni

io
l'

non

vi

io

non

vi voglio

coda
le

Era

gi
s'

umido
,

radicale

per lo quale tutte

piante

appiccano

venuto

quando donno Gianni


Pietro
,

tiratolo indietro, disse:


fatto
?

oim

compar

che hai tu

non ti

diss' io
?

che tu non

facessi

motto di cosa che tu vedessi

La

cavalla era per esser fatta,

ma

tu favellando hai guasta


poterla rifare oggimai.

ogni cosa, n pi ci ha

modo da
bene

Compar
la

Pietro disse
:

sta, io

non

vi voleva quelfalla

coda

io
1'

perch non diciavate voi a me:

tu

e anche
ni
:

appiccavate troppo bassa. Disse donno Gian1'

perch tu non
si

avresti

per

la

prima

volta saputa

appiccar

com' io
,

La giovane queste
f

parole udendo,
:

levatasi in pie

di

buona

(3) disse al marito

be->

(1)
tare,
l'

Pivolo, piccolo legnetto aguzzo

il

quale

si ficca in terra

per pian-

erbaggi, per servirsene a diversi usi. Il lettore vedr facilmente


.

intenzione di questa metafora


(2)

Mart.

Piantava
la

gli

uomini,

tolto da

Diogene,

il

quale usando in pubrispose


:

blico con

moglie, e dimandato che fosse ci ch'ei facea,

hominem pianto
(3)

Di buona f ,

cio semplicemente e senza maglignit.


li
i

questo

dice, perciocch tu hai guasti


della novella interpretare che

tuoifatti e' miei

si

potea dagli ascoltati li


a che

falli della

donna intendesse, quello

gi

donno Gianni

la

dovea aver risvegliala

NOVELLA
feti*
,

v
ttl

uri
piasti
li

(l) che tu

le'

pnriii- bit

tuoi fatti

e'

miei? Quii avalla vedcst mai senza coda?

Sem'a-

tilt

Dio, tu

v 'poter ma
,

egli

sarebbe merc che


pi

tu fossi molto piti.

Non avendo adunque


.me cavalla per
,

modo

dotar
te

fcre della ^i>

le parole

che detsi

avea compar Pietro


,

ella

dolente e uialinconosa

rivesti

compar
n'

Pietro con
il

uno

asino

come

usalo

era

attese a fare

suo mestiere antico

e con donno
,

Gianni insieme
pi di
tal

and
il

alla fiera di Bitonlo

n mai

servigio

richiese.

Quanto
donne
l tu

di rjeata

novella

si

ridesse,

meglio dalle
sei pensi

intesa

che Dioneo non voleva, colei


.

che
il

ora ne rider

Ma

essendo le novelle finite,


intiepidire
,

sole gih

cominciando ad
il

e la Reina cono-

scendo

fine della sua signoria esser

venuto, in pie
a

levatasi e trattasi la

corona, (pialla in capo mise

Paniilo

il

quale solo di cosi fatto onore restava ad o-

norare
resta
,

e sorridendo disse: signor

mio

gran carico

ti

si

come

e l'avere

il

mio

difetto e degli

altri

che
1'

il

luogo hanno tenuto che tu tieni, essendo tu


,

ultimo
a

ad emendare

di

che Iddio

ti

presti grazia,
li-

come
te
1'

me

l'ha prestata di farti Re. Panfilo, lietauu


la vostra
,

onor ricevuto, rispose:


s,

virt e degli altri

miti sudditi far


sar da lodare
.

che

io

come

li altri

sono

stati

E
27
se'

seeondo

il

costume de' suoi prede-

fi)

i La

eds. del

h>leh, bestia che tu


,.

': ma

chi

l>n

pua

ma

ilicono

Deputati)

trover mol.o maggior foia* dicendoti cnj

rolla bestia

che tu

sema

quella giunta . Coai sembra mitrai,

ad ogni

modo

chi volesse s.ifutirare potrebbe dir che, servi

mio

le partisi

celle in tei ict li ve ad

esprimere

gagliardi

movimenti dell'animo, m>n

su vedete perch questo deli abbia


la fotta di

qui a diminuite ausi che accrvscrie

quelle parole.

2i4
sposto
alle

GIORNATA NONA
opportune avendo
rivolse e disse
:

cessori col siniscalco delle cose


,

di-

donne
,

aspettanti

si

inna-

morate Donne
stata

la discrezion d'
,

Emilia

nostra

Reina

questo giorno
,

per dare alcun riposo

alle vostre

forze

arbitrio vi die di ragionare ci

che pi vi piagiudico che sia

cesse: per che, gi riposati essendo,

bene

il

ritornale alla legge usata

e perci voglio che

domane
sto
,

ciascuna di voi pensi di ragionare sopra que-

cio di chi liberalmente ovvero magnificamente


a' fatti d'

alcuna cosa operasse intorno


cosa
.

amore o d' altra


valorosamente

Queste cose e dicendo e faccendo senza alcun


gli

dubbio

animi

vostri
j

ben

disposti a

adoperare accender
brieve esser non

che

la vita nostra

(che
si

altro

che

pu nel mortai corpo


il

)
,

perpetuer
al

nella laudevole fama:

che ciascuno

che

ventre
,

solamente a guisa che

le bestie
,

fanno non serve

dee

non solamente desiderare ma con ogni studio cercare e operare La tma piacque alla lieta brigata, la qua.

le

con licenzia del nuovo


si

Re

tutta levatasi

da sedere

agli usati diletti

diede

ciascuno secondo quello a


tirato
,

che pi dal desiderio era


all'

e cos fecero insino


,

ora della cena

Alla quale con festa venuti

e ser-

viti

diligentemente e con ordine, dopo la fine di quel-

la si

levarono
,

a' balli

costumati (i)
,

e forse mille can-

zonette

pi sollazzevoli di parole

che di canto maeil

strevoli,

avendo cantate

comand

Re

a Neifile che

una ne cantasse a suo nome. La quale con voce chiara


e lieta cos piacevolmente e senza indugio incominci
:

(2) Io

mi son

giovinetta

e volentieri

(1) Avverti costumati per usati.


(2)

Quesla canzone, che sarebbe


il

stata

una pittura

nella
le

bocca
tante

ili

Saf-

fo,

innamor tanlo

vivacissimo conte d' Oxford per

idee de-

,,

, ,

NOVELLA
M'
Merae
d'

X.
,

ai

allegro e canto en la stngion novella

amore e

de' dolci pensieri

Io vo po' verdi prati riguardando


I bianchi fiori e' gialli

ed
1

vermigli
i

Le

rose in su le spini ( ) e
tutti

bianchi gigli

E
Al

quanti

gli
,

vo somigliando
che

viso di colui

me amando
,

Ha
Ch'

presa e terra sempre


altro
,

come

quella
piaceri.
sia

non ha

in disio

chV suoi
c*i

De' quai

quand'

io

ne truovo alcun che


lui

Al mio parer ben simile


II

colgo e bacio
,

e parlomi con lui


1'

com'

io so
gli

cos

anima mia
'1

Tututta

apro e ci che
altri
il

cor disia

Quindi con
Legato

metto in ghirlandella

co' miei crin biondi e leggieri


,

E quel piacer

che di natura
,

il

Core
,

Agli occhi porge

quel simil mei dona

Che s' io vedessi la propria persona Che m' ha accesa del suo dolce amore : Quel che mi faccia pi il suo odore
Esprimer noi
potrei -con la favella
.

Ma

sospir ne son testimon veri


gi

Li quai non escon

mai del mio petto


,

Come

dell' altre

donne

aspri n gravi
,

Ma Ed al mio amor sen


11

se ne vengon fuor caldi e soavi

vanno nel cospetto


,

quai

come
ti

gli

sente

a dar diletto

lcate

e peregrine che
la Tolle

tono dentro, non meno ebe par

lolctxw del

metro, che
il

der

poti in musica dsll'ingegnoaiaiiino Burney,


.

quale
(t)

vi riescilo

maravigliosamente

Mail,

t Coti

in tolte le miglior edix.

2i6
Di
s a

GIORNATA NONA
me
si

muove
:

e viene in quella
i'

Ch' i'son per dir


Assai fu e dal

deh vien, eh'


tutte le
:

non

disperi.

Re

da

Donne commencomand

data la canzonetta di Neifile

appresso alla quale


,

perciocch gi molta notte andata n' era

il

Re

che ciascuno per infino


.

al

giorno

s'

andasse a

ri-

posare

INDICE
DELLR NOVELLE
CONTENUTE
nm.

QUARTO VOLUMI:

Ossserva zioni Storiche sopra


'

la

Giornata
v

ottava

Osservazioni Storiche

sopra

la

Giornata

nona

vm

GIORNATA OTTAVA

i\ ella quale sotto il reggimento di'Ljvhett.4


si

ragiona di quelle beffe che tutto

il

gior-

no o donna ad uomo , o uomo a donna , o l' uno uomo all' altro si fanno pg.
.

ai8

INDICE
NOVELLA
I.

Gulfardo prende da Guasparruolo denari in prestanza , e con la moglie di lui accordato di dover giacer con
gliele
lei

per quegli

d
il

e presente di lei a Guasparruo-

lo dice die

lei gli

diede

ed ella dice

che

vero

NOVELLA

II.

// prete

da Varlungo si giace con monna Bei,

pegno un suo tabarro ; e accattato da lei un mortaio , il rimanda e fa domandare il tabarro lasciato per ricordanza : rendelo proverbiando la buona
colore
lasciale

donna
NOVELLA
III.

Calandrino, Bruno e Buffalmacco gi per lo Mugnone vanno cercando di trovar V elitropia


,

e Calandrino se la crede aver tro:

vata

tornasi a casa carico di pietre


il

la

moglie

proverbia

ed

egli turbato la

3 batte, e a suoi compagni racconta ci che

essi

sanno meglio di

lu

20
IV.

NOVELLA

J7 proposto di Fiesole

ama una donna

vedo-

INDICE
va
f

119
i

non

amato da
,

lei

e credendosi gia-

cer con lei

giace con una sua fante , e

fratelli della donna'vel

fanno

trovare al

vescovo

35
NOVELLA V.

Tre giovani traggono le brache ad un giudice marchigiano in Firenze , mentre che . . egli essendo al banco teneva ragione
.

4*

ROVELLA

TI.

Bruno e Buffalmacco imbolano un porco a Calandrino , fanno gli fare la sperienza da ritrovarlo con galle di gengiovo e con vernaccia
,
,

e a lui ne danno due

V una dopo

altra
t

di quelle del cane confettate in

aloe

e pare che

abbia avuto egli stesso:

annoio ricomperare , se egli non vuole die


il

alla moglie

dicano

47
VII.

NOVELLA

Uno
le

scolare
,

ama una donna

vedova, la qua-

innamorata d' altrui , una notte di


il

verno
si
:

fa

stare sopra la neve

ad aspettar-

la quale egli poi con un suo consiglio

di mezzo luglio ignuda tutto un d fa stare in su

una

torre alle

mosche e

a' tafani

al sole

58

aao

INDICE
NOVELLA
Vili.

Due usano insieme V uno con la moglie del" V altro si giace V altro avvedutosene , fa
:
:

con la sua moglie, che

l'

uno
,

serrato

in

una cassa , sopra


dentro ,
giace
.

la quale

standosi

V un
si

V altro

con la moglie dell' un

9
NOVELLA

IX.

Maestro Simone medico da Bruno e Buffai'

macco , per

esser fatto

d'una brigata che

va in corso , fatto andar di notte in alcun luogo 3 da Buffalmacco gittata in una fossa di bruttura e lasciatovi
NOVELLA

98

x.

Una
il

Ciciliana maestrevolmente toglie

ad un

mercatante ci che in Palermo ha portato:


quale sembiante

faccendo
,

d' esservi tor~

nato con molta pi mercatanzia che prima,

da

lei accattati

denari

le lascia

acqua e

capecchio

.......124
GIORNATA NONA

Nella quale

sotto il

reggimento d' Emilia

si

ragiona ciascuno secondo che gli piace , e


di quello che pi gli

aggrada

4*

INDI'
NOVELLI
I.

* ai

Madonna
v <la

Francesca HttM da uno Binuccio,


,

uno Alessandro

ninno amandone,
se-

col fare entrare

V un

per morto in una

poltura , e V altro quello trarne per morto, non potendo essi venire al fine imposto
,

cautamente se gli leva d' addosso


novklla

47

li.

Levasi una badessa in fretta e al buio , per trovare una sua monaca , a lei accusata ,
col suo
lei

amante nel
,

letto

ed essendo con
saltero de' veli

un prete

credendosi
,

il

aver posto in capo le brache del prete vi si pose : le quali vedendo l'accusata, efattalanc accorgere, fu diliberata ed ebbe
agio di starsi col suo amante
NOVELLA

*55

III.

Maestro Simone ad instanzia di Bruno e di Buffalmacco e di Nello fa credere a Calandrino che egli pregno : il quale per medicine d a* predetti capponi e denari
e guarisce senza partorire
.

59

NOVELLA

IV.

Cecco di messer Fortarrigo giuoca a Buon-

an2

INDICE
i

convento ogni sua cosa e

denari di Cecco
camiscia cor-

di messer Angiulieri

e in

rendogli dietro -e dicendo che rubato

V a-

vea ,
di lui

il

fa pigliare a
veste e

villani

panni
i65

si

monta sopra

il

palla/reno,
.
. .

e lui venendosene lascia in camiscia

NOVELLA. V.

Calandrino

s'

innamora d' una giovane

al

quale Bruno fa un brieve col quale come


egli la tocca ella

va con

lui, e,

dalla mo-

glie trovato
stione

ha gravissima e noiosa quii

171

NOVELLA. VI.

Due

giovani albergano con uno , de' quali

uno

si

va a giacere con la figliuola, e la


lui

moglie di

disavvedutamente si giace con


si

V altro

Quegli che era con la figliuola

corica col padre di lei e dicegli ogni cosa,

credendosi dire al compagno


.

Fanno

ro~

more insieme La donna ravvedutasi entra


nel letto della figliuola , e quindi con certe parole ogni cosa

pace fca.
VII.

.,.,...

184

NOVELLA

Talano di Molese sogna che un lupo squarcia


tutta la gola e
'l ,

viso alla moglie: dicele

che se ne guardi

ella noi fa, e avviente

90

INDICE
ROTELLA
YIII.

aa3

Biondello fa una beffa a Ciacco d'un desinare , della quale Ciacco cautamente si
vendica,/accendo lui sconciamente battere.
I

94

KOVIXLA

IX.

De giovani domandano
,

consiglio

a Salamo~
l'altro
.

ne V uno come possa essere amato,

come gastigar possa, la moglie ritrosa All' un risponde che ami , all' altro che 100 vada al ponte all' oca
.

rovelli

x.

Donno Gianni ad instanzia di compar Pietro fa lo incantesimo per far diventar la moglie una cavalla, e quando viene ad appiccar la coda , compar Pietro dicendo che non vi voleva coda, guasta tutto lo incan
,

lamento

207

^yc

PQ 4266
Al

Boccaccio, Giovanni Opere volgari 1 # ed.

1827

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