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r.

'

'^i:

Wk^ 1

C^^#^

%
VOLGARI
DI

GIOVANNI BOCCACCIO
CORRETTE SU
I

TESTI A PENNA

EDIZIONE PRIMA
VOL. X.

FIRENZE
PER la M OU TI E n^
MDCCCXXXI.

Col benigno Sovrano

rescritto del d

9 Gu^

gno iS ^d^fu conceduta ad Ignazio Moutie r


la privativa per anni otto della stampa del'
le

Opere volgari di Giovanni Boccaccio .

PQ
ai
^"'Z^,

IMPUESSO CON
DELLA

TOHCHl

STAMPERIA MAOHERI

omMo
SOPRA LA COMMEDIA

DI

GIOVAIMNI BOCCACCIO
NrOVAMEJMTE CORRETTO SOPRA.
L'

TtSTO

A PEDINA

TOMO

I.

ifF^'^ff jiT.^'^'^^n

PER

IO.

MOUTIKR

1831

Ja

stima grandissima che


,

il

Boccaccio faceva
,

del divino Alighieri

e delle sue opere

appare da

molte testimonianze che ce ne ha


scritti,

lasciate nel suoi

ove costantemente chiama Dante suo maestro,


egli fosse

non perch

da

lui

ammaestrato

polche na,

cque pochi anni avanti

la

morte di Dante

ma

per la

dottrina che aveva attinta nello studio della divina

Commedia Bench
.

di questa opera esistessero molti

e dilFusi

commenti

parve

al

Boccaccio di poter far


fatto
,

meglio di quel che era stato

e intraprese negli

ultimi anni della sua vita V illustrazione dell' Inferno


di

Dante

la
,

quale non

si

estese oltre

il

Canto decl.

mosettlrao
prezioso

che

la

morte lo sopravvenne
di lui ci rimasto,
lette

Questo

Commento che

non sono

che Lezioni da esso pubblicamente


per ordine della repubblica
naldl nel suo Diario
spiegar
,
,

in Firenze

ed abbiamo dal MoBoccaccip cominci a


,

che
,

il

Dante

in Firenze

Domenica

a di

28 Otto-

VI

bre 1373. Lodevolssimo parr a ciascuno

il

divisa-

mento
una

della fiorentina repubblica

di

avere ordinato
,

cattedra per la spiegazione di


all'

Dante

ed averla

affidata

uomo

pli

dotto ed eloquente di quel

tempo
Questo commento rimasto
cosi incompleto per la
all'

morte

dell' autore
,

giacque inedito fino

anno

1724

epoca in cui fu pubblicato in Napoli per ope,

ra del Giccarelli

con

la falsa

data di Firenze, in

due

volumi
torit di

in ottavo. Quest" edizione fu eseguita sull' au-

un codice appartenuto ad Antonio Magliabecopia del quale fuJaltaL.pfj: cura dei due ce-

cbi

la

lebri letterati
.

Anton Maria Salvini e Anton Francesco


edizione era generalmente assai
sti-

Marmi Questa
mala
di
,

bencb modernamente qualche dotto studioso


della fedelt della sua leziodi voler

Dante abbia dubitato

ne.

Procedendo sempre nel primitivo assunto


i

riscontrare su

manoscritti le opere volgari del Boc-

caccio

mi

accinsi a questo

non piccolo lavoro

e tro-

vato nella libreria Magliabecbiana lo stesso codice

che servi per


intrapresi
il

la

precedente edizione del


,

(72^, ne
che per
la

confronto

piuttosto per volont di effet,

tuare scrupolosamente la mia promessa

supposizione di trovar da emendare


cos la bisogna
,

Ma
,

non and

poich nel corso di questo primo


1'

volume

che un terzo di tutta

opera

ho potuto
,

rilevare pi di duecento fra errori e omissioni

senza

tener conto di molte altre inesattezze

nel successivo
,

volume

gli errori

e le omissioni d' interi periodi


.

fa-

ranno certamente sorpresa


dusse alla

Questo

fatto

mi

ricon-

memoria V acerbe

critiche

che

ai giorni

VII
nostri
si

divulgarono contro

il

benemerito editore

deir Olllmo sandro Torri per dare


lottare
alla

Commento sopra Dante, il Sig. AlesDopo parecchi anni di assidue fatiche


.

luce un' opera desideratlssima


,

dovendo
che
si

con un' antica scorretta copia


,

la

sola

conosca di quest^ opera


nell'

ed avendo di pi trionfato
,

emendare pi

di

duel mila lezioni errate

fu
,

inurbanamente rampognato per pochissimi errori


molti non lo sono neppure
edizione
,

che scorsero nella sua


scritto
il

Che avrebbe mai Anton Francesco Marmi e


.

il

critico

contro

celebre

Anton Maria
?

Salvini

se fosse vissuto

in quell'

epoca

Sull' auto-

rit della

copia da
il

essi

trasmessa^al Ciccarelli di

Naec-

poli fu stampato

Commento

del^ Boccaccio sopra

Dante

questa copia fu tratta da


,

un manuscritto
di

cellente

interissimo, e scritto a parole chiare e roj

tondeggianti

pure

vi scorsero un'infinit
,

errori

omissioni

e controsensi

non per colpa del codice


,

che questo leggeva benissimo


copia
.

ma

di chi

ne

trasse
,

la

che

la

colpa sia tutta della copia


,

non

dell' editore

napoletano

si

rileva

da qualche nota

apposta dall' editore in alcuni passi di dubbia lezione,

ove avverte

il

lettore

qui sembra che manchi , e

il
,

manoscritto di fatto era stato copiato infedelmente

come sono Un Marmi


che
il

stato in

grado di riscontrare

Nessuno

al

certo vorr dubitare della critica e della capacit di


e di

un

Salvini

ma

molti converranno
il

facilmente che impresa assai pi agevole


fare
,

criticare

e che affatto impossibile poter


la

pubbli-

care senza trrori un' opera antica che per


volta silolga dai manoscritti:

prima

ma

ai questa verit

vili

non possono pienamente convenirne


che hanno provato per esperienza
di SI fatto lavoro
Il

che

tutti quelli

la difficile

impresa

manoscritto sopra
,

il

quale fu

fatta

V edizione di

Napoli sopra indicata


giovato per

quello stesso di cui


il

mi son
da

emendare
esiste

testo

dell' edizione

me

procurata

nella biblioteca Magliabechiana al

numero 58.

stato scritto

sul principio del secolo

XV

lutto dall' istessa

mano, ed cartaceo

in foglio,

consistente di pagine

4^7 Questo bel codice corintelligenza

rettissimo

ed facile accorgersi che fu copiato da

persona di non

comune
il

reca per di-

spiacere di osservare

margine delle pagine occupato


il

da

inutili postille

, ^

e spesso anche
il

testo

con

goffi

freghi e richiami

carattere di queste postille di

mani

diverse

dei secoli

XVII

XVIII,
Dante

Io non ho certamente la presunzione di offrire agli

ammiratori del Boccaccio e


quest' edizione del
errori di sorta
,

agli studiosi di

Commento

perfettissima e senza
l'

so che affermerei

impossibile

per vero che molti editori e antichi e moderni pro-

clamano
ne
,

le loro edizioni

come

il

tipo della perfezio,

con quella medesima indiscretezza


i

con
.

la

quale
lettore

bene spesso

critici

censurano

gli editori gli

Il

intelligente giudicher

quanto

uni e
.

gli altri siano

valenti speculatori dell'

umane

forze

Ben lungi da
la

supporre perfetta l'opera mia,


di avere

ho bens

convinzione
nel miglior

adempito
per

all'
si

impegno contratto
,

modo che

me

poteva
il

e la certezza di avere

infinitamente migliorato

testo del

Commento
si

del

Boccaccio, che assai infedelmente

leggeva nella

IX

prima

ed unica edizione del

17^4. Per avvalorare


al diligente lettore di

quanto asserisco non dispiacer

osservare una serie delle principali emendazioni che

ho procurate
lume,

a questa edizione in questo

primo vo-

la quale

pu

servire di

Errataleorrig all'edi-

zione del 1724*

gSI&iiff^^EfilRMSIB

PER SERVIRE ALL EDIZIONE DEL COMMENTO

DI

G.

BOCCACCIO SOPRA DANTE


FIRENZE, 1^24 V. 2.
8,

ERRATA
rOLUME
Pag,
/.

CORRIGE
i

T.

a4 che

essendo tulli

ri-

che essendo tulli

ritmi d' egual

tmi, del qual numero


di sillabe

numero
zo
pie

di sillabe,

sempre
fine

il

ter-

sempre

il

ter-

nella sua

conso-

zo pie nella sua fine

nante
quella

alla fine del

primo, che in
finisce:
colali
,

consonante

alla fine del

consonanza

perusi

primo,

che in quella

ch pare che a questi

consonanza finisca: perch pare, che a queste


colali

o
lo

Ojpere

composte per versi


si

quel-

nome

convegna

etc.

voci

opere
veisi
,

composte
quel

per
si

nome
etc.

conver

mik

XI
Pag.

V.

3o non riconducete
ed slata

non

in riconducete

V. 1 1

e slata

ivi V.
ivi V. ivi V.

i6 introducono
17 Mirami

introduceano

mimi
pognaroo
della

22 ponghiarao

ivi V.

25

dalla

mente

mente

7 V. 13 totalmente

stoltamente

V.

gli storiografi, e

anco-

g' istoriografi, e

ancora vi prese

ra vi apprese eie.

v.

a sar reputalo

sar reputato

ivi V.

IO Che

costui
1'

ne desse

Che
r

costui ne
noi

desse volentieri,
.

volentieri

effetto, noi
tatti

effetto

nasconde

Esso

nasconde esso a

tutti coloro

che prendere ne vor-

coloro, che prender ne

ranno, ha messo davanti questo


suo singulare e caro tesoro ec.

vorranno

Ha

messo

davanti questo suo singolare e caro tesoro eie.

10

V,
V.

7 nominare tutte

di

nominare tutte

ff

IO

36
2

e sen' pii
e dovergli
si

d'uno

e se

n* pi

eh'

uno

l3

V.
V.
V.
V.

a dovergli

18
19

l5 dove

Iro^:

dove

si

ritrov

16 mi troviy essendo
i3 grandissima
1 era

mi

ritrovai ^ errando

20
23
ivi

gravissima
era perseverata

V.

pervenuta

.
V.

33

non sarehbe immol-

non

s'

arehbe

immollate

le

lata le piante
yt

piante

a6

23 temere
25
del leone

da temere
del venire del leone

ivi V.
V.

28

29

alquanta umidit
gli

alquanta

d'
gli

umidit
era, era plulloslo

29

V.

i3 apparilo
tosto

era,

pi

apparito

35

V.

21 dove

finsero

dove fingessero
delle citt, quasi corrompitori

36

V.

36

dalle Citt, quasi co-

me
I,

corrompilori

4^

^*

^^' alcuna occasione

alcuna eanione

XII
Pag. 44
V.

28 fu

da' Greci

che fu
I*

da'

Greci
,

n
t,

ivi v.ull. l'autore, e col

autore rispondea

e col

5o 64

y.
V.

5 convenne,

avvenne
sentirne un' altra

5i
^

sentire un' altra

37 dabo
te

vohis

que^

Daho

vobis: e san Polo: ut re-

cipiat unusquisque

sedemeaqut

Jecil, Di queste etc.


,

66

T.

34 4

qual fosse
eh' nel

qual
eh'

si
il

fosse

67

V.
V.

mezzo
,

mezzo
,

63

34 a
tocco

colui

il

quale

a colui

il

qual' tocco

69
70

V.
V.

preziosi

pietosi

a3 Dunque
mente

congruente-'

Dunque congniamente

-72 V.

la cosa,
sei

la

quale da et-

cosa

la qual'

da esser

ivi T.

29

e salire

e di salire
s'

73

V.

i5 s'invbchiano

inviscan*

ivi V.

25

inveschi a to

invescato

77

V.

36

dimostrare
quello, che

mostrare
quello che

78

5 e

ivi y.

23

fu la cagione
il

fu cagione
al

ivi T.

26
3

quale quantunque
il

quale, quantunque
il

82

T.

lasciare

tuo

lasciare

suo

ivi T.

14

irrigiovinisce

irringioTinisce

83

9 preminenze
17 da quella

preemneaze
da quelle

ivi T. ivi y.

n
,;

33 mortai sonno
37 bisogno
n' era

mental sonno
bisogno sar
cosa sia
I'

84
85 88
89
Hi

tt

y. y. y.

37

cosa sa la verit,

avarizia

i,

8 ne minacci
7 se dir volessono

ne minaccia
sed
e'

Q n
ft

volessono

y.

20 preminenza
33
3
altra parte

preeminenza
altra parte pare aver

ivi y.

aver

90

y.

ad afforzare

a roborare

XUl
Pag. 9
V.

in altre
si

e
si

non

iu altra

ivi V. ivi y.

crede

creda

20 25

sia credere

sia a credere

,}

93

V.

slrolagi

astrologi

ivi V. 29,

5o

II

naturale
ore

Il

di

naluraie
:

di

venliquallro

di

quattordici
:

e-

ore eguali

guali

ivi V.

33

il

quale viene

li

quale in latino viene

gS

y,

uh. pare dover


operazione
etc.
,

pare di dover
e

96
98

y, ult.

vera-

operazione veramente

mente

V.

37 Muse,
10
si

loro nomi,

Muse,
si

loro

nomi

100

Y.
T.

soglion

sogliano
del parlare fiorentino

103

28

l'uso del parlare fre-

V uso

quentato

104 n 106

y* Ti

^2 con
10 Sede
2
della

cui lla

con cui ch'ella


fede

108

,-,

y.

Tribo

della trib

ivi y.

3i

essere
di

degno

esserne degno
in questo
gi-

Ila

y.
y.

18

questo

114

2 tiranni huomini
ganti,

Titani uomini giganti

'

118

y, y.

12, i3 nelle prime siede

nelle

prime sedie
di te
migliore

I,

125

9 Curan

di te

Oran
s'
il

128
,

y.
y.

28

se

il

migliore
disidernie

129

26 mostra
1

mostra di disiderare
avea dispersa
celebro

l32
,1

y.
"^^

aveva disperala

1^4

^ celabro

I,

ivi y, ivi y.

in questo

questo

20

fu bisogno

fu di bisogno

i35
i36
139
I,

v.
y.

39 proccuri

procurin
era di bisogno

4
3o

^^^ bisogno

y.
v.

sogliono

vogliono

142

17 avviene

avvenire

ti

143

14 adoperano

ado^ieravan^

,.

UT
Pag. 147

57

alla

morte

morte

148
^ l54
V,

V.

i6

disposto: ed essendo

disposto, essendo

58

.
T. T.

6 chiam
18 essendo per arvenlura 19 alcuni membri

chiama
essendo per paura

ft

ivi V.

alcun mem!)ro
la larga entrata

160
161

14

larga

1'

entrata

ft

21 sporcizioso modo

sporcinoso

modo
''

ivi T.

37 vermi
33, 53 e divengbiam

vermini
e

i6a
,,

.
y.

dlvegnamo

i65

3 tranguggian
infino a questo

trangugian

164 V. 13, l3

anno

infino a questo

anno

p<'rseTerato

pervenuto, MDLXXII

6573 anni

anni

167

T.

8 Che qualunque huo-

Che qualunque uomo, che cade


in peccato

mo,

che cade in
eia

pecin-

mortale, sia incontanella

cato mortale,

nente messo
diavolo:

prigione

del

contanente messo nella


prigione
del

ma nondimeno
,

esserci

diavolo

con questa condizione

etc.

per lo quale serro del


diavolo divenuto
:

non-

dimeno

esservi,

ma con

questa condizione, etc.


j,

167

V.

3q

a dimostraaione

della

a dimostraaione che della vanit

vanit

168
171
n 179

V.

a a averlo

avervelo

.
Vt

a8
i5

di genti

dannate

di genti esser

dannate

impallidisce

impalidisce

n
I)

li T.
ivi T.

ai impallid

impalidi
palido

37

pallido

173

T.
T.

37 non ha Inferno

non ha
fur
dinanzi

in Inferno

n 175
>.

mjuron
diami
esso gliene

ivi r. 33. T.

n 177
ft

18 ed

ed esso gliele

ivi

178

. 3a che da Cristo . 3o e risucitare

che quella che da Cristo


rduscitare

XT
Pag. 179
vi

la

statua sua

la statura

sua

ivi ?,
ivi V.

36

quelle sleile
di

quelle sedie

37 presa forma
pente,

Ser-

prese forma di serpente,


se etc.
Ja

dis-

ilisse etc.

180
181

V.

3a

la

statua
nostra

statura

V. V.
V.

9 l'anima 9

1'

anime uoitre

187
,,

raenandogi
del

menandonegli
di

188
ivi

26
3

lume
iu tal
lui

quel lume

y.

ult.

in cotal

194

V. ult.
V.

che

che per lui


dalia libert
le

195

7 della libert

196

V.
V.

Je vestigie

sue vestigia

197

nelle sue

Belle sue opere

ivi V. ivi V.

14 ammaestrato

aiomaeslr
si

33 non
vino

credo, che

tro-

non credo

si

trovino

.,

ivi V.

37 fu nativo
7 inclinevole

fu natio

198
199

v;
V. V.

inchinevole
slette infino

28

stette fino

204
207,

3i solamente averlo

solamente ad averlo
noi
a

V. 2,

3 noi

a credere

cercare
si

ivi V.
V.
V.

35 superchio, manifesta
ai macchiato
11 per
paia
cjutrllo,

superchio,

manifesta

228
229

macchiatolo
che

mi

per quello mi paia

a3o

V.

22 per
dio

lo preservato stu-

ptr

lo

perseveralo studio

201

V.

opporgli

jpporgli

a 39
,,

V.

i5 chiamiamo

chiamava
e fallo, e senza

ivi V. '

24

e fatto

senza

244

2 servano

serva

ivi V.

25 non

trovai:

non

trovai

mai

ivi V.
ivi V.

32 Eleate

Eracleate

35 Elea
a discrive

Eiacl a
discrisse

246

V.

XVI
Pag.

346
ivi V.
ivi

V.

16 divenir
ella

diventar

aa andando

andandosi

ella

. 3 ult. 347 ag si
V. ult.

a guardarla

a riguardarla
si

reputarono

reputavano

a5i
a53 a54

e naturale, a Claudio
,

e naturale di Claudio,

V.
V.

9 trov

che

trov lui che


e che ninna

10 che niuna
a 6 che
gli dasse

ff

ivi V.

che

gli

desse

ivi V.

35 36
do

dal vapore del cal-

dal vapore caldo dell'

acqua

dell*

acqua
il

n a55

V.

36

che esso,

quale disi

che esso
8

il

quale

in quanto che
etc.

ceva, inquanto
pia, che
;;;

sapetc.

sappia,

quantunque

quantunque

s56

.
v,

10

credere
'

crederne

%5j

4
i5

''^''o

vili.

in libro XVIIIi
particola

sSq

particella

ivi Y.
ivi V.
V.

a 3 manifesto
a 6 nondimeno chi

manifestato

nondimeno a chi
Giudei
:

a 63
,,375

3o Giudei: Divisa

Esodi Divisa
:

. ^6 foxmato

fermato

COMENTO

DI

M.

GIOVANNI
SOPRA LA COMMEDIA

BOCCACCI
ILLUSTRISSIMO POETA FIORENTINO

CAPITOLO
di

I.

Della prima Cantica della Commedia

Dante Alighieri

Nel mezzo del cammin di nostra

\fita ec.

Xja

nostra umanit

quantunque

di molli privi,

legii dal nostro creatore nobilitata sia

nondimeno
,

di sua natura e

debole
,

che cosa alcuna

quan-

tunque

menoma
,

sia

fare

non pu, n bene n com.

piutamente

senza la divina grazia

La qual

cosa gli
,

antichi -valenti

uomini e moderni considerando

quella semplicemente, e

domandare
,

e con ogni dine' priul

\ozione a nostro potere impetrare

almeno

COM, DI .DANTE

a
(ipii

COMENTO DEL BOCCACCI


d'ogni nostra operazione
,

pietosamente e con

p terna
quello
le

affezione ne confortano. Alla qual cosa dee


,

ciascuno senza alcuna dfficulta divenire

leggendo
celestia-

che ne scrive
,

Platone

uomo

di

ingegno
,

nel fine del


:

primo

libro del suo Tisit,

meo
bus ^

per s dicendo

Nani cum hominihus mos


,

et quasi
s^el

quaedam

relgio

qui vel de maxiniis re-

de minimis aliquid acturi sunt y precari dii^initatem ad auxilium; quanto nos aequjus est,
qui universitatis naturae
,

suhstan ti aeque ratio-

nem
fusi

praestaturi sumus

invocare divinani
,

opem

piane quodam soevo furore raptemur amentia E se Platone


.

et

implacabili
,

confessa

s pi

elle alcuno altro avere del divino aiuto bisogno, io che

debbo
tardo
,

di
lo

me

presumere, conoscendo
,

il

mio

intelletto

ingegno piccolo

e la

memoria

labile?

spezialmente sottentrando a peso molto maggiore che


a'

miei omeri
,

si

convegna

cio a

spiegare
,

1* artifi-

cioso testo

la
,

moltitudine delle storie


nascoso sotto
il

e la

subli-

mit de'sensi

poetico velo della

Com-

media
d* alto

del nostro

Dante: e massimamente ad uomini


,

intendimento, e di mirabile pcrspicacita

rome universalmente
tini
;

solete esser voi, signori Fioren-

certo, oltre ogni considerazione


*

umana

debbo

credere abbisognarmi

Adunque

acciocch quello
del santissimo
,

che

io

debbo
di

dire sia a onore e gloria


,

nome

Dio

e consolazione e uillllh degli ndiiori


,

intendo avanti che io pi olire proceda

(juanto pi
il

umilemente posso
d' alcuno

ricorrere ad invocare

suo aiu,

to; molto pi della sua

benignit fidandomi

che

mio merito

imperciocch di materia

SOPRA DANTE
poetica parlare

dovemo, poeticamente quello invo,

cher con Anchise troiano

dicendo que' versi che


:

nel a. del suo Eneida scrive Virgilio

Jupiter omnipotens
uispice nos
:

praecibus
:

si

/leder is ullis

hoc tantum
,

et si piotate
.

meremur y

Da

deinde auxilium

pater

Invocata adunque la divina clemenza che alla presente fatica ne presti della sua grazia, avanti che alla
lettera del testo si

vegna

estimo siano da vedere Ire


si

cose

le quali

generalmente

sogliono cercare ne*


:

principii di ciascuna cosa che appartegna a dottrina


la

primiera d mostrare quante e quali siano le


:

cause di questo libro


del libro
:

la

seconda

qual

sia

il

titolo
il

la terza

a qual parte di filosofia sia

pre-

sente libro supposto.

Le cause
,

di questo libro son


,

quattro
finale

la

materiale

la

formale

la efficiente

e la

cosi
teria

La materiale nella presente opera doppia , come doppio il suggetto , il quale colla mauna medesima cosa
,

perciocch altro quello

del senso lltterale

e altro quello del senso allegori-

co

11

quali nel presente libro

amenduni sono,

sic-

come manifestamente
que
deli'
il

apparir nel processo.


il

adun-

suggetto

secondo
la

senso litterale

lo stato

anime dopo

morte de' corpi semplicemente

preso; perciocch di quello, e intorno a quello,


tutto
il

processo della presente opera intende


il

11

sug-

getto secondo

senso allegorico

come

1'

uomo
,

per lo libero arbitrio montando e dismontando


alla giustizia di

guidardonare e di punire obbligato


,

La

causa formale similmente doppia


,

perciocch
tratta-

ella la foroaa del tratta lore

e la

forma del

4
to
.

COMENTO DEL BOCCACCI


La forma
del trattalo divisa in tre
.
,

secondo

la

triplice divisione del libro

La prima
1'

divisione

quella secondo la quale tutta


in tre cantiche
.

opera

si

divide

cio

La seconda

divisione

quella sesi

condo

la

quale ciascuna delle tre cantiche

divide

in canti (i).

La

terza divisione
si

quella secondo la

quale ciascuno canto

divide in ritmi (2).


,

La

for,

ma

o vero
,

il

modo

del trattare poetico


:

fittivo

^Iscrlttlvo
difinitlvo
,

e digressivo e transitivo

con questo
,

divisivo
.

probativo

reprobaiivo

e posi-

tivo d' esempli

La causa
,

efficiente esso

medesimo

autore

Dante Alighieri

del quale pi distesamente


titolo del libro

diremo appresso, dove del

parleremo.

La

causa finale della presente opera in muovere


,

quegli che della presente vila vivono


della miseria allo
stato

dallo stato

della

felicit
,

La seconda
il

cosa principale che da vedere

qua! sia

titolo

del presente libro

il

quale secondo alcuni questo:

Incomincia la Commedia di Dante Alighieri


Fiorentino
dell' autore

Alcun
dice
il

altro,
titolo

seguendo pi
essere questo

l'
:

intenzione

Incomin-*

ciano le cantiche della


ghieri Fiorentino
to
,

Commedia
,
,

di

la

quale

perciocch,
il

Dante Ali' come detquesta

in tre parti divisa

dice

titolo di

prima parte essere incominciata la prima cantica


delle cantiche della

Commedia
,

di

Dante Alighieri
il

volendo per questo mostrare


ta

dovere

titolo di

tut-

V opera

essere

Cominciano

le cantiche della

(1) Canliclii.

(a) Ripiimi

SOPRA DANTE
Commedia
di Dante
,

5
.

ec, e
,

come

detto

Ma
all'

per-

ch questo poco resulta


degli scrittori
,

il

lasceremo

nell'

arblrlo

verremo

quello perch
,

auto-

re dov parere di doverlo cosi intitolare

dicendo la
si

cagione del titolo secondo

perciocch in quello
,

conterra la cagione del primo


usitato
.

il

quale quasi da tutti


,

ad evidenza di questo
i

secondo

il

mio
arti-

giudicio, da sapere, siccome


ficio

musici ogni loro


di

formano sopra certe dimensioni


,

tempi lunghi
di

e brevi

e acuti e gravi

e dalle variet

quelle

con debita e misurata proporzione congiunta, e quello poi appellano cantico


te quelli
5

cosi

poeti
,

non solamen-

che in latino scrivono


il

ma
la

eziandio coloro,

che come

nostro autore
i

fa

volgarmente dettano
diversa
di

componendo
d* essi
,

loro versi

secondo

qualit

di certo
,

e determinato

numero

piedi

intra s

medesimo dopo
,

certa e limitata quantit di


trattato veg-

parole consonanti

siccome nel presente


tutti
i

giamo
sillabe

che essendo

ritmi d' egual

numero

di

sempre

il

terzo pie nella sua fine consonan,

te alla fine del

primo
,

che in quella consonanza


cotali usi
si
, ,

fini-

sce

perch pare

che a questi
,

o opere
i

composte per
musici

versi

quello

nome

convegna che

alla loro
,

invenzione danno
:

come

davanti di-

cemmo
lare
si
,

cio canti

e per conseguente

quella opera

che di molti canti composta doversi cantica appelcio cosa in s contenente pi canti
titolo
,

Appresso

dimostra uel

questo libro essere appellato

Commedia ;
che
le
,

a notizia della qual cosa

da sapere,

poetiche narrazioni sono di pi e varie

ma-

niere

siccome Tragedia, Satira e Commedia, Bue-

6
colica
la
,

COiMENTO DEL BOCCACCI


Elegia, Lirica ed altre.

Ma

volendo di quel,

sola

che

al

presente

titolo

appartiene \edere

vogliono alcuni mal convenirsi a questo libro questo argomentando primieramente dal significato titolo
,

del vocabolo

e appresso dal

modo

del trattare

di

commedia

il 1'

quale pare molto essere differente da


autore serva in questo libro
.

quello che

Dicono

adunque primieramente mal convenirsi


tate in questo libro col significato del

le cose can,

vocabolo

per-

ciocch
di villa
,

Commedia
,

vuole tanto dire quanto


,

Canto

composto da Comos
e
,

che in latino viene a


:

dire Flla

canti villeschi

Odos che viene a dire Canto e i come noi sappiamo sono di basse
, ,

materie, siccome di loro quistioni intorno al cultivare


della terra
,

o conservazioni di loro bestiame

o di
5

lor bassi e rozzi


a'

innamoramenti e costumi rugali

quali in alcuno atto

non sono conformi

le cose nar,

rate in alcuna parte della presente opera

ma

sono

di persone eccellenti
zioni degli

di singolari e

notabili opera,

uomini
,

viziosi e virtuosi

degli effetti
,

della penitenza

de' costumi dogli angeli


,

e della di

vina essenza
le e rimesso

Oltre a questo
,

lo stilo

comico
sia
si
,

umi-

acciocch alla materia

conforme,

quello che della presente opera dire non

pu

per-

ciocch quantunque in volgare

scritto sia
,

nel quale

pare che comunichino

le

femminette
,

egli
,

nondi-

meno
per
,

ornato

e leggiadro
il

sublime

delle quali
:

cose nulla sente

volgare delle

femmine
,

non dico
il

che

se in versi latini fosse


,

non mutato

peso
arti-

delle parole volgari


ficioso e

eh' egli

non fosse molto pi

pi eublimc, perciocch molto

pili arte

nel

parlare latino
te spettante al

SOPRA DANTE che nel moderno. E appresso


-

7
dell' ar-

conimedo

mai

nella

commedia non
,

in riconducere s

medesimo
,

In alcun alto a parlare

ma

sempre

a varie persone

che in diversi luoghi e

tempi, e per diverse cagioni deduce a parlare insieme,


fa ragionare quello

che crede che appartenga


.

al teli-

ma
bro

impreso (1) dalla commedia


,

Dove
,

in questo

lasciato

P
,

artificio del

commedo V autore

spes-

sssime volte

e quasi sempre or di so e ora d' altrui


.

ragionando favella

similmente nelle commedie


,

non
rie

s'

usano comparazioni
di quelle

ne recitazioni d'altre sto-

che
;

che

al

tema assunto appartengosi

no

dove
,

in questo libro
si

pongono comparazioni

in-

finite

e assai storie
al

raccontano che dirittamente

non fanno
se

principale intento.
si

Sono ancora

le

co-

che nelle commedie

raccontano, cose che pe,

ravventura mai non furono


strane dal

quantunque non sieno


che essere

si

costumi degli uomini

state

non possano. La

sustanziale storia del presente libro


i

dello essere dannati

peccatori che ne' loro peccati


,

muoiono
di

perpetua pena

e quegli che nella grazia


,

Dio trapassano

essere allevati alla eterna gloria

secondo

la cattolica fede

vera
,

e stata

sempre. Ghia-

commedi le parti intra s distinte delle loro commedie storie ; percioccb recitando li commedi quelle nel luogo detto sce,

mano

oltre a tutto questo

na

nel

mezzo

del teatro

quante volte introduceano


tante della scena uscivano

"varie
i

persone a ragionare

Mimi trasformati da
'

quelli che

prima avevano

pav-

(1)

Impresso

COMENTO DEL BOCCACCI


alto
,

lato e fatto alcun

e in forma di

quelli

che

parlare

doveano davanti dal popolo riguardante e


il

ascoltante,

commedo che

raccontava

dove

il

no.

stro autore chiama le parli della sua

commedia
argomenti
,

E
pa-

cosi

acciocch Gne

pognamo
,

agli

come di sopra detto non convenirsi a questo non esselibro nome di commedia N si pu dire
re
,

re stato della
si

mente

dell'
,

autore che questo libro non

chiamasse commedia

come
,

talvolta

ad alcuno di

alcuna sua opera avvenuto

conciossiacosach esso

medesimo

nel xxi. canto di questa


,

prima cantica

il

chiami commedia

dicendo

Cos di ponte in ponte altro parlando

Che la mia Commedia cantar non cura ec. Che adunque diremo alle obiezioni fatte? Credo, con,

ciossiacosach oculatissimo

uomo

fosse l'autore

lui

non avere avuto riguardo

alle parti
al titolo
,
,

che nelle come da quello ave-

medie
re
il

si

contengono

ma
,

suo libro dinominato


della

figurativamente parlando.

11 titolo

commedia
la

per quello che per Plauto

e per Terenzio, che furono poeti comici,

prendere
pio
,

che

si pu comcommedia abbia turbolento princi-

e pieno di romori

e di discordie

e poi

ulti-

ma
al

parte di quella finisca in pace e

in
il

tranquillit:

quale tutto ottimamente conforme

libro presentri-

te; perciocch egli incomincia da' dolori e dalle

bulazioni inferoaH
ce e nella gloria

e finisce nel riposo

e nella pa-

la

quale hanno

beati in vita eter-

na.

questo dee poter bastare a fare che cosi fatto


si

nome

possa di ragione convenire a questo libro


1'

Resta a vedere chi fosse

autore di questo libro

SOPRA DANTE

9 ma
in ciascu;

k
no

qual cosa non

pure in questo libro,

altro pare di necessit di doversi sapere

e que-

sto accioccli noi

non prestiamo stoltamente fede a


-,

chi non la merita

conciossiacosach noi leggiamo


,

Qui misere
nit e
all'

credit

creditur esse miser


al

qual co-

sa pi misera che credere

patricida dell'umaScrittura
volte

piet,

all'invidioso della
?

(1), o
avviene

eretico della fede cattolica

Rade

che alcuno contro alla sna professione favelli ; voglionsi adunque esaminare la vita , e' costumi e gli
studii degli
ta fede sia

uomini, acciocch noi cognosciamo quanda prestare alle loro parole


,

Fu adunque
ne
testi-

autore del presente libro

siccome

il

titolo

monia

Dante Alighieri
5

per ischiatta nobile

della nostra citta

e la sua vita
infestala

non fu uniforme
,

uomo ma
,

da varie permutazioni
ve qualit di studii
si

spesse volle in nuosi

permut, della quale non


,

pu

convenevolmente parlare
ni de'suoi studii^ e

che con

essa

non

si

ragio-

per egli nella sua puerizia nella


,

patria

si

dette agli studii liberali


s^

e in quegli
oltre alla
,

mara-

vigliosamente
arte
,

avanz^ perciocch
si

prima

fu
,

secoudoth appresso

dir

maraviglioso

lolco

e seppe retorica,
:

siccome nelle sue opere ap-

pare assai bene

perciocch nella presente opera ap,

pare lui essere


si

stato astrolago

e quello essere
,

non

pu senza arismetrica

e geometria

estimo lui

similemente in queste

arti essere stato

ammaestrato

Ragionasi similemente lui nella sua giovanezza avere


udita filosofia morale in Firenze
,

quella muravi-

[i) Scripla

invece Ji ScrlUura.

. ,

IO

COMENTO DEL BOCCACCI


:

gliosamente bene avere saputa


volle
tato
,

la

qual cosa

egli

noQ
trat-

che nascosa fosse nel

xi.

canto di questo
:

dove
ti

si

fa dire a Virgilio

Non
Con
le

rimembra di quelle parole


s'

le quai la tua etica pertratta

ec.

quasi voglia per questo

intenda
stata

la

filosofia

mora-

in singularit essere
.

lui

familiarissima

e nota

Similemente in quella udi


g' istorografi
,

gli autori poetici

e studi

ancora vi prese altissimi


,

principii nella filosofia naturale

siccome esso vuole

che

si

senta per

li

ragionamenti suoi in questa opera


,

avuti con ser

Brunetta Latini

il

quale in quella
.

scienza fu

reputato

sommo uomo

fu

quan-

tunque a questi studii attendesse, senza grandissimi


stimoli datigli da quella passione la qual noi

gene-

ralmente chiamiamo amore

e similemente dalla
,

sollecitudine presa degli onori pubblici

a'
,

quali ar-

dentemente
di peggio
,

attese

infino al

tempo che

per paura

andate
setta
la
,

le cose traverse
,

a lui e a quelli
di Firencir-

che quella
ze
:

seguiano

convenne partire

dopo

qual partita

avendo alquanti anni

cuita Italia
la patria
,

credendosi trovar

modo

di ritornare nel,

e di ci avendo la speranza perduta


,

se

n'

and a Parigi

e quivi ad
j

udire filosofia natura-

le e teologia si
s'

diede
,

nelle quali in e

poco tempo
volta certi

avanz tanto
,

che

fatti

una e

altra

atti scolastici

siccome sermonare, leggere e disputa*

re

merit

grandissime laude dai valenti uomini


,

Poi in

Italia tornatosi
il

e in Ravenna riduttosi, aven-

do

gi
,

cinquantesimosesto anno della sua et comcattolico cristiano fece fine alla sua vi-

piuto

come

SOPRA DANTE
ta e alle

sue fatiche

dove onorevolmente fu appo


,

la chiesa de' frati

minori seppellito

senza aver pre,

so alcun titolo o onore di maestrato

siccome colui
citt
,

che

intendea d
esso

prendere la laurea nella sua


testifica
5

come
la

medesimo

nel principio del Cnn-

to XiV. del Paradiso

ma *1

suo desiderio prevenne

morte

come
,

detto . I suoi costumi furono gravi


e quasi laudevoli tutti
5

e pesanti assai

ma

percioc-

ch

gi delle predette cose scrissi in sua laude


,

un

trat.

tatello

non curo

al

presente di pi distenderle

quali cose se con sana

mente riguardate

Le saranno mi
,

pare esser certo che assai dicevole testimonio sar


reputalo e degno di fede
stata nella
,

in

qualunque materia
.

sua

commedia da

lui recitala
,

Ma del suo
si;

nome

resta
,

alcuna cosa da recitare

e pria del suo


si

gnificato

il

quale assai per s medesimo


,

dimostra

perciocch ciascuna persona

la

quale con liberale

animo dona di quelle cose


ricevute da

le quali egli

ha

di grazia

Dio
Esso

puote essere

meritamente appellato
,

Dante . Che costui ne desse


nasconde
.
,

volentieri

effetto

noi

a tutti coloro che prendere ne vor-

ranno
tesoro

ha messo davanti questo suo singulare e caro


nel quale parimente onesto diletto e
si

salute-

vole utilit

trova da ciascuno

che con caritatevole


gli
,

ingegno cercare ne vuole.


re eccellentissimo

perciocch questo
la ragion delta

pasi

dono

per
,

perch con molta sua fatica

con lunghe

vigilie

con

istudio continuo

acquist, non parve a lui do-

vere esser contento che questo

nome

da'suoi ( i ) pa-

(1)

Sua per suoi.

1^
remi

COMENTO DEL BOCCACCI


gli fosse

imposto casualmente

come

molti cia-

scun di se ne pongono^ per dimostrar quello essergli

per disposizione celeste imposto

a due eccellentissi-

me
li

persone in questo libro

si fa

nominare, delle qua-

la

prima Beatrice

la

quale apparendogli in sul


in su
,

trionfale carro del celestiale esercito

la

supre-

ma

altezza del monte di Purgatorio

intende essere

la sacra

Teologia

dalla quale

si

dee credere ogni digli


altri

vino misterio essere inteso, e con

insieme

questo, cio che egli per divina disposizione chia-

mato

sia

Dante

a confermazione di ci
in quella parte del xxx.

si

fa

lei

Dante appellare
Purgatorio
,

Canto del
,

nel quale essa parlandogli gli dice

Dante perche Virgilio


Quasi voglia s'intenda
lo avesse conosciuto
,

se

ne vada

se ella di
,

questo
1'

nome non
Oltre a ci

degno

o non

arebbe nomina.

to, o arebbelo per altro

nome chiamato
e

soggiugnendo, per

la

ragione gi detta in quello luogo,


il

di necessita recitarsi

nome suo ,

questo ancora

acciocch paia lui

a tal

termine della teologia essere


,

pervenuto

che, essendo Dante


,

possa senza Virgi-

lio e senza la poesia

o vogliam dire senza la ragioalle divine.


si

ne delle terrene cose, valere


sona alla quale nominar
,

L' altra per,

fa

Adamo

nostra

primo padre
nare tutte

al

quale fu conceduto da Dio di nomi,

le cose create
.

perch

si

crede lui averle


,

degnamente nominate
nominato
imposto
,

Volle Dante

essendo da lui

mostrare che degnamente quello nome

gli fosse

con la testimonianza di

Adamo

la

SOPRA DAjNTE
qual cosa fu nel canto xxvi. del Paradiso
,

i3
ih.

dove

Adamo
Dante

gli
,

dice

la voglia tua di s cerno meglio


al titolo
,

ec*
.

questo basti intorno

avere scritto

La
il

terza cosa principale


,

la

quale

dissi
sia

essere

da

investigare

a qual parte di filosofia


,

sottoposto

presente libro

il

quale

secondo

il

mio

giudicio
^

sottoposto alla parte morale, ovvero etica

percioc-

ch quantunque in alcuno passo


speculativo,
ci posto
,

si

tratti

per

modo

non perci per cagione


per cagione
dell'

di speculazione
,

ma

opera

la

quale quivi

ha quel modo
Espedite

richiesto di trattare.

le tre

cose sopraddette

da vedere
:

del-

la rubrica particulare il

che segue
.

cio

Incomincia

primo Canto

dell' Inferno

Ma

avanti che io pi

oltre proceda, considerando la variet e la moltitudi-

ne delle materie che nella presente lettura sopravver-

ranno

il

mio poco ingegno e


,

la

debolezza della

mia memoria
qual fosse

intendo, che se alcuna cosa

meno
,

avla
,

vedutamente o per ignoranza mi venisse detta

meno che conforme


sia,

alla

cattolica verit

che per non detta

e da ora la rivoco, e alla

emenDice

dazione della santa chiesa

me
:

ne sommetto
il

adunque

la

nostra rubrica
:

Incomincia

primo

canto deir Inferno


s'

intorno alla quale da vedere

egli inferno

e se n' pii eh'


sia
, ,

uno

e in qual

parte del
la
si

mondo

d'onde

si

vada in
,

esso,

qual

sia

forma

di quello

che serva

e se per altro

nome

chiama che inferno.


,

primieramente dico, ch'e-

gli inferno

il

che per molte autorit della Scrit,

tura

si

prova

e primieramente per Isaia

il

quale

4
:

COMENTO DEL BOCCACCI


Dilatavit infernus

dice

animam suam
.

et ape-^

ruit OS

suum absque

ullo termine

Virgilio nel

sesto dell'

Eneida dice: Inferni janua regis,

Job:

In profundissimum infernum descendet anima mea. Per le quali autorit appare essere inferno. Ap^ presso si domanda se egli n'era pi che uno Appare
.

per lo senso della Scrittura sacra che ne sieno


de' quali
i

tre
il

santi

chiamano
,

l'

uno superiore
;

se-;

condo mezzano
il

il

terzo inferiore
,

vogliendo che
,

superiore sia nella vita presente


:

piena di pene

di
il

angosce e di peccati
SAmstSL
:

e di questo parlando

dice

Circumdederu7it

pericula inferni
dice
:

me dolores invenerunt me E in
,
.

mortis, et
altra
:

parte
vo-?

Descendant in infernum viventes

quasi
di

glia dire nelle miserie della presente vita

que-

sto inferno sentono

poeti co' santi, fingendo questo


,

inferno essere nel cuore de' mortali

in ci dilatando^

r
il

affezione
,

Dicono a quello inferno

essere

un

por-

tinaio

e questo dicono essere Cerbero infemal cane,

quale interpeirato divoratore; sentendo per lui


de' nostri desiderii
,

la insaziabilit

li

quali saziare n

empiere non
di vietare

si

possono.

l'uficio di
,

questo cane non


di guardare

1'

entrata ad alcuno
,

ma

che
,

alcuno dello inferno non esca


la

volendo per questo


,

dove entra

la cupidit delle ricchezze


,

degli stati

de' diletti e delle altre cose terrene

ella

non esce
e' si

mai

e con difGculth se ne trae

siccome

mostra

ingendo questo cane essere stato tratto da Ercole dello inferno


,

cio questa insaziabilit de' desiderii ter-

reni essere dal virtuoso

uomo

tratta e tirala fuori del


lu^

cuore di quel cotale virtuoso. Appresso dicono

. ,

SOPRA DANTE
questo inferno essere

i5
e
il

Garone nocchiere,

fiume di

Acheronte

e per Acheronte sentono la labile e flus-

sa condizione delle cose desiderate alla miseria di


sto

que,

mondo

e per Carene intendono


le

il

tempo

il

quale per varii spazii

nostre \olonta e le nostre


,

speranze d' un termine trasporta in un altro


glion dire
,

e vo-

che secondo
,

va^ii

tempi e varie cose che

muovono
cono
e
le

gli appetiti

essere al cuore trasportate. Dir

oltre a ci sedere in questo inferno

Minos , Eaco,

Radamanto
anime che

giudici e sentenziatori delle colpe delin quello inferno


,

vanno

e a costoro

questo uficio attribuiscono


legisti

perciocch grandissimi
,

furono e

giusti

uomini
,

per loro intendendo

la coscienza di stra

ciascuno

la
ci

quale sedendo nella no-

mente

che prima
,

ha veduta giudicatrice

delle nostre operazioni


affligge e

e di quelle col

morso suo

ci

tormenta

e appresso a quali pene ella con-

danni

peccatori in alquanti tormentati disegnano


essere Tantalo re di Frigia
il
, ,

Dicono quivi

il

quale
id-

perciocch pose
di i
,

figliuolo per cibo davanti

agr

in

un fiume
avaro,

e tra grande

abbondanza

di

pomi
at:qu-

di

fame

e di sete morire; sentendo per costui la quail

lit dell'

quale, per non dimenuire,


,

1'

stato

non ardisce toccare


,

e cosi in cose assai patisce

disagio
lo

potendosene aglare: e senza fallo sono quel,

che Tantalo interpetrato secondo Fulgenzio

pio, valente visione, perciocch gli avari alcuna cosa

non vogliono de' loro

tesori

se

non vedergli
,

Finper?,
,

gono ancora

in quello essere Islone


,

il

quale

ciocch essendo
gretario di

secondo che alcuni vogliono


e di

se-

Giove

Giunone

richiefe

Giunone

di

COMENTO DEL BOCCACCI


lei
, ,

\oIer giacere con

la

quale in forma di s
la

gli
,

pose

innanzi una nuvola

con

quale giacendo
il

d' essa

ingener

Centauri^ e Giove

dann

a questa
a'

pena
raggi
5

ia inferno, che egli fosse legato con serpenti


di

una ruota

la

quale mai non


s'

ristasse

di volgersi
,

volendo per questo Isioue

intendano coloro
,

gli

quali sono desiderosi di signoria


tirannia

e per forza alcuna


,

occupano

la

quale ha sembianza di regno


:

che per Giunone

s'

intende
,

e di questa tirannia soi

pravvegnendo
gli

sospetti
,

nascono
i

Centauri

cio

uomini deV arme

co' quali

tiranni tengono le
:

signorie contro a' piaceri de' popoli

ed hanno

ti-

ranni questa pena


e se
ni
;

che sono sempre in revoluzioni


essere

non sono, par loro


le quali afflizioni
,

con occulte

sollicitudi-

per

la

ruota volubile

e per

le serpi s'

intendono
,

Oltre a questi

vi

descrivono Tizio
,

perciocch
lui

disonestamente richiese Latona

dicono

da Apol-

lo essere stato allo inferno dannato a dovergli


essere
il

sempre
,

fegato beccato da avvoltoi


,

e quello

come
gltlati

consumato
quegli
,

rinascere intero
alto
li

per costui sentendo

che d'
,

e splendido

luogo sono
infestati

in basso stalo

quali sempre sono


>

da morl

dacissimi pensieri

intenti

come
dall'

tornar

possano

onde caduti sono^ n prima

una sollecitudine sonell' altra


,

no

lasciati

che

essi

sono rientrati
.

cosi

senza requie s'affliggono


le di
riti
,

Pongonvi ancora
1'

le figliuoi

Danao

e dicono

per

avere esse uccisi


d'

macerti

essere dannate a dovere empiere


,

acqua

vasi senza fondo


8

per
:

la

qual cosa sempre attignendo


la

faticano invano

per questo dimostrare

stoltizia

SOPRA DANTE
Ielle

17

femmine,

le

quali avendosi la ragione sottomes,

sa

la

quale dee essere loro capo e loro guida

co-

me

il

marito

intendono con loro

ariifcii far
,

quello

che giudicano non aver


dosi e diplgnendosi
volle
il
,

fatto la natura
;

cio liscianle

farsi belle

che segue

pi

contrario

e perci la loro fatica perduta e scioc-

O vogliam ijire sentirsi per queste la infermit


chezza di molti
,

quali mentre stimano con contiali* altrui

nuato coito soddisfare

libidine

votano

ed altrui non empiono

Ma

acciocch io non
discritte
,

vada

per

tutte le
,

pene in quello

che sarebbono

molte
tono
i

dico che questo del superiore inferno senpoeti gentili


,

Il

secondo inferno

dissi

chia-

mavano mezzano

sentendo quello essere vicino alla


,

superficie della terra

il

quale noi volgarmente chiatalvolta


il

miamo limbo

e la

santa Scrittura

chiasestati

ma
i

il

seno d'

Abraam;

e quello vogliono essere


,

parato da' luoghi penali

volendo in esso essere


venuta di Cristo.

giusti antichi aspettanti la


il

di

questo mostra
gli

nostro autore sentire, dove pone que,

o che non peccarono

o che
.

bene aoperando

morirono senza battesimo


quello de' santi
,

Ma

questo differente da
v'

inquanto quegli che


,

erano desi,

deravano e speravano
gli

venne

la

loro salute
,

e queispe-

che

l'

autore pone

desiderano

ma non

rano

Estimarono ancora essere un inferno inferiore


quello essere

un luogo
il

di

pene eterne, date a'dannati.


:

E di

questo dice

Vangelo
.

mortuus
il

est dives

et

sepultus est in inferno

Ed
tibi

Salmista:

In inferno
sia
,

autem quis conftebitur


COM. DI DANTE T.
I.

che questo
4

si

i8

COMENTO DEL BOCCACCI


,

legge nel Vangello


pellito in inferno,

in quella parie
s

ove

il

ricco sep-

vedendo sopra

Lazzero nel gremil

bo

di

Abraam^
acqua
.
,

il

prega che intinga


in

dito
il

minimo
refrigeri
il

nell'

gillandogliele

bocca

alquanto

di questo inferno tratta

slmilemente

nostro autore dal sesto canto in gi.


oltre a questo

Domandavasi

dove

sa

entrata ad andare in questo


1*

inferno

couciossiecosach
^

autore quella

nel prin,

cipio del terzo canto

scrivendo dove
;

ella sia

in al-

cuna parte non mostra


chi non una

della qual cosa


.

appo
,

gli antiil

medesima opinione

Omero

quale

pare essere de' pi antichi poeti che di ci menzio-

ne

faccia, scrive nel lib. xi. della sua Odissea


in

Ulisse

per mare essere stato mandato da Circe

oceano per

dovere in inferno discendere a sapere da Tiresia Te-

bano

suoi futuri accidenti

e quivi
,

dice lui essere

pervenuto appo

certi popoli

li

quali chiama Scizii


,

dove alcuna luce

di sole

mai non appare


il

e quivi

avere lo inferno trovato. Virgilio


se
il

quale in molte co,

seguita, in questo discorda da lui

scrivendo nel

sesto della sua

Enelda T entrata dello inferno essere

appo

il

lago d'
:

A verno
,

Ira la citt di

Pozzuolo e Baia

dicendo

Spelunca alta fiat

uastogue immanis hiatu

Scrupea, tuta lacu ngro nemorumque

tenebris:

Quam

super

haud ullae poterant impune volantes


pennis
:

Tendere

iter

talis sese haiitus atris

Faucius ejfundeus supera ad con^exa ferehat : Unde locum Graii dixerunt nomine Aornon,etc.

per questa spelunca scrive essere sceso Enea ap-

presso la Sibilla in iafemo. Stazio nel

primo del suo

SOPRA DANTE
Tlicbaidos dice, questo luogo essere in una
guari lontana da quella stremila d' Acaia
isola
, la

19
non
quale

pi propinqua alP isola di Greti 2'enaroni e di quindi dice essere, a'

tempi di Edipo re di Tebe

d'infer-

no venuta nel mondo Tesifone, pregata da


tere discordia tra Eteocle
si

lui a

met-

e Polinice suoi figliuoli, co-

scrivendo :
illa

per umhras

Et

caligantes

animarum examine campos


irremeabile portae, etc,
,

Taenariae

linieri petit

con costui mostra d* accordarsi Seneca iragedo


, ,

in
n-

tragedia Herculis FuretUis dove dice


fernal cane essere stato tratto d' inferno

Cerbero

da Ercole e
:

da Teseo per

la

spelunca di Tenaro

dicendo cosi
,

Postquam

est

ad
nel

oras Taenari ventuni


,

et nitor

Percussit oculos lucis

etc,

Pomponio Mela
fia

primo

libro della sua


i

Cosmograli
,

dice

questo luogo essere appo


all'

popoli

quali

mar maggiore scrivendo in questa forma In eo primum Mariandjni urbem habitant , ab Argiva utferunt Ilercule daabitano vicini
entrata del
; ,

tam, Heraclea vocitatar


pervius

Idfamae fideni
,

adjecit:
,

juxta specus est Acherusia


;

ad manes ,

ut ajunt

atque inde extrasicum Cerberum existidicono di Mongibello


,

mant
no e

etc. Altri
,

e di Vulca-

di simili

quello affermando con favole non assai


.

convenienti alle femminelle

La forma
di cosa

di questo in,

ferno, parlando di lui


scrive
1'

come
(ei

materiale
,

di-

autore essere a guisa di un corno

il

quale

diritto fosse, e di

questo

marsi

la

punta

iq sul centro

30

COMENTO DEL BOCCACCI


terra
:

della terra, e la bocca di sopra venire vicina alla superfcie della in quello aggirandosi
,

1'

uomo
fa

intorno

al

voto del corno


,

a guisa

che

1'

uomo
si

in

queste scale rivolte


chiocciole
,

che vulgarmente
5

chiamano

discendersi
,

bench

in alcuna parte apallo

paia questo luogo


via

se

non quanto
quanto

spazio della
,

onde

si

scende
:

essere in parte
,

cavernoso

e in

parte solido
li

cavernoso

in

vi distingue
i

luoghi

quali appella cerchi!, e ne' quali

miseri sono pu,

niti: e

alcuna volta
,

vi discrlve scogli

e alcuni laghi
,

e fiumi

li

quali non potrebbono per lo vacuo

per

quello ordine che egli discrive, discendere.


lo inferno alla divina
giustizia
l'
,

Serve

ricevendo

l'

anime
,

de* peccatori

le

quali

ira di
,

Dio hanno meritata

e in s

gli

tormenta e
peccato
si
,

affligge

secondo che hanno,


,

pi o

meno

essendo loro eterna prigione


se
altri
i

Ultimamente
che inferno
,

domandava

nomi avea
poeti mani-

il

quale averne pi appo

festamente appare. Virgilio, siccome nel sesto dell'Ex

neida

si

legge

il

chiama Averno

dove dice

Tros jLncdsiada , facili s descensus uiverno nominasi questo misero luogo Averno, ah a quod est sine , et F^ernus quod est laetitia : cio luogo
.

senza letizia

E
:

in altra parte nel preallega^o libro

il

chiama Tartaro

quivi

tum Tartarus
,

pse

>

Bis patet in praeceps

eie.
,

questo
,

nome
quale

dello da tortura
i

cio da tormen;

tamcnto

il

miseri in questo ricevono


la

ed

secondo Virgilio questo

pi profonda parte del-

SOPRA DANTE
lo inferno
.

21
nel preallegato
li-

Chiamalo ancora Dite


:

bro

dove dice

Ferque domos Ditis

y^acuas

et

inania regna
il

Ed

cos

chiamato dal suo re,


,

quale da' poeti


5

chiamato Dite

cio ricco e abbondante

percioc-

ch in questo luogo grandissima moltitudine d' anime


discendono sempre
.

Nominalo similmente Orco nel


,

libro spesse volte allegato

dove scrive

Kestlbulum ante ipsiim, primisquein faucihus Orci,

Ed
1'

chiamato

Orco

cio oscuro, perciocch oscu.

rissimo,

come
et

nel processo apparir


gi detto libro
,

Oltre a questo

appella

rebo nel
,

dicendo

Venimus

magnos rebi tranavimus amnes


rebo
s'
,

E
plicii

perci chiamato
,

secondo che dice

Uguccione
j

perch

egli

accosta molto co'suoi supli

secondo che Uguccione dice a coloro,


s tiene
,

quali

miseramente riceve e in

Ed

ancora
1'

chiamato questo luogo Baratro, come


autore nel canto xii. di questa parte

appresso dice

dove dice

Coiai di quel baratro era la scesa

chiamasi Baratro dalla forma di un vaso di giun,

chi

il

quale tondo

nella parte superiore


.

ampio

e nella inferiore aguto

Chiamalo ancora Abisso,


legge ove dice: Bestia,

sic-

come

neir Apocalisse
,

si

quae
:

ascendet de abisso
e in altra parte
:

faciet adversiis illos bellum


est illi clavis putei abissi

Data

et aperuit puteuni abissi. Il qual

nome
.

significa pro-

fondit

Hanae ancora
avanti che

il

detto luogo alcuni altri,

ma
ve*

basti al presente aver narrati questi

Vedute

le
si

pre-

dette cose

all'

ordine della fettura

22

COMENTO DEL BOCCACCI


,

gna

pnre dovere rimuovere un dubbio

il

qnnle

spesse volte gi stato, e

massimamente da
.

liiierati

uomini mosso
questi colali
,

il

quale questo

Dicono adunque
,

secondocli ciascuno ragiona

Dante
,

fu litteratissimo
si

uomo
,

e se egli

fu litterato
,

come
si

dispose egli a
,

comporre

tanta opera
? a"*

e cosi laude-

vole

come

questa

in volgare

quali

mi pare

possa cosi rispondere

Certa cosa
e

che Dante fu eruditissimo


in poesia
,

uomo

massimamente

e desideroso di fama, co-

me

generalmente siamo
,

tutti.
r

Cominci

il

presente

libro in versi latini

cosi

UUima
J
Pro

regna canam fluido contermina miwdo

Spiritibus,

quae lata patente quae praemia solvunt

meritis

utcumque
stilo

siiis

et e
,

gi era

alquanto proceduto avanti


:

quando
il

gli

par,

ve da mutare

il

consiglio
i

che

mosse fu

manifestamente conoscere
ci essere del tutto

liberali

studii e' filosofi,

abbandonati da' principi


1

e da'

si-

gnori

e dagli altri eccellenti uomini,


i

qnali soHeno
:

onorare e rendere famosi

poeti e le loro opere


gli

e
al-

per veggendo quasi abbandonato Virgilio e


tri
,

o essere nelle mani d' uomini plebei e di bassa


al

condizione, estim cos


nire
,

suo lavorio dovere addiveperch


il

e per conseguente conseguirgli quello


.

alla fatica si sottometlea

Di che
,

gli

parve dovere,

suo poema fare conforme


fuori
,

almeno

nella corteccia di
;

agi'

ingegni de' presenti signori

de' quali se

alcuno n' che alcuno libro voglia vedere, e esso


8a in latino, tontosto
il

fanno trasformare in volgare:


,

d'

onde prese argomento

che se vulgare

fosse

il

suo

SOPPiA.

DANTE
in latino sarebbe
,

a3
schi-

poema
fato
.

egli

piacerebbe
,

dove
i

perci
,

lasciati

versi latini
.

in ritmi
,

(i)

vulgare scrisse
resta venire
,

come veggiamo
Kesta a venire

Questo soluto
ordine della

ne
let-

ec.

all'

tura

e primieramente alle divisioni. Dividesi adun-

que
li

il

presente vilume in tre parti principali, le quali

sono

tre libri

ne' quali
il

1'

autore

medesimo
in

1'

ha

diviso: de' quali

primo

il

quale per leggere siaparti


,

mo

ni

presente

si

divide in

due

proemio

e trattato.

La seconda comincia
parte
si

nel

secondo canto.

La prima
ve
1'

divide in due

nella

prima

descriil

autore la sua

mina

nella seconda dimostra


,

soccorso venutogli per sua salute

La seconda

co-

mincia quivi

Mentre
scrive

eh' io

rumava
si

in basso loco
:

Nella prima fa
il

autore tre cose


ritrov
,

primieramenle di-

luogo dove

appresso mostra don-

de
go

gli
.

nascesse speranza di potersi partire di quel luofosse quella


.

Ultimamente pone qual cosa


Io non so ben ridir

che
se:

lo impedisse a dovere di quello luogo uscire

La

conda quivi

La
:

terza quivi

Ed ecco quasi

Dice adunque cosi

Nel mezzo del cammin di nostra vita


vita de' mortali

ove ad evidenza di questo principio da sapere


,

la

massimamente
,

di quelli

li

quali

a quel termine divengono

il

quale pare che per conj

venevole ne

sia

posto settanta anni


,

quantunque

al-

quanti o pochi pi ne vivano

e infinita moltitudine

(i) Rilllmi.

24

COMENTO DEL BOCCACCI


,

meno

siccome per lo Salmista

si

comprende nel

Salmo 89. dove dice: anni nostri sicut aranea meditahuntur des annorum nostrorum in ipsis se^
',

ptunginta anni

Si auteni in potentatibus octo,

sinta anni ; et amplius eoriim labor


perci colui
si
il

et

dolor

E
,

quale perviene a

trentacinque anni
vita
.

pu

dire essere nel

mezzo
d'

della nostra
,

Ed

figurata nella

forma

un arco
si

dalla
,

prima stremitk

della quale Infino al

mezzo
si

salga
:

e dal

mezzo

insti-

fino

all' altra
,

estremit

discenda

e questo

mato

perciocch infino

all'

et di trentacinque anni,
le

o in quel torno, pare sempre aumentarsi


,

forze

degli

uomini
a

e quel termine passato diminuirsi: e


1'

questo termine d' anni pare che


fosse
,

autore pervenuto
.

quando prima

s'

accorse del suo errore

che
gi

egli fosse cosi, assai

ben

si

verifica

per quello che


ser Pie-

mi ragionasse un valente uomo, chiamato


,

ro di messer Giardino da Ravenna


de' pi intimi amici e servidori

il

quale fu uno
in

che Dante avesse


,

Ravenna
cendo

affermandomi avere avuto da Dante


infermit della quale
il

gia,

egli nella

e'

mor

lui
,

avere di tanto trapassato

cinquantesimosesto anno

quanto dal preterito maggio aveva infino a quel di

assai

ne costa Dante essere morto negli anni di

Cristo i39. 1. di 14. di settembre^ perch sottraendo

21. di 56. restano 35. e cotanti anni aveva nel iSoo.

quando mostra avere


dicendo

la

detta
la

opera incominciata
sua et essere

perch appare ottimamente


scritta
:

de-

Nel mezzo del cammin ,


\^ita ,

cio dello
,

spazio di nostra

cio di noi mortali

mi

ri*

SOPRA DANTE
troi^ai
f

^5
,

errando

per una
,

selva oscura

a dllTeren,

za d' alcune selve

che sono dilettevoli e luminosa


,

come la Pineta di Chiassi Che la diritta via era smarrita


entrato in questa selva

vuole mostrare qui che di suo proponimento non era


,

ma

per ismarrimento
,

E
;

quanto a dir
selva
,

cio a discrivere

quaV era

questa

dura , quasi voglia dire impossibile Est selva selvaggia ed aspra e forte :
cosa
,

pon qui
che
eli'

tre condizioni di questa

selva

dice

prima

era selvaggia

quasi voglia dinotare non aveabitazione


,

re in questa alcuna

umana

e per conseella

guente essere orribile: dice appresso eh'


aspra, a dimostrare
gulti di quelli
,

era

la qualit degli alberi

e de' vir,

li

quali dovieno essere antichi


,

con

rami lunghi e ravvolti


s stessi
;

contessuti e intrecciati intra


,

e similemente piena di pruni


,

di
,

tribuli

di stecchi

senza alcuno ordine cresciuti


:

e in

qua e

in l distesi

per

le quali cose era

aspra cosa e

ma-

lagevole ad andare per quella.

in

quanto dice

forte,

dichiaralo impedimento gi premostrato, vogliendo

per

1'

asprezza di quella essa esser forte

cio diilcile

a potere per essa andare e fuori uscirne: e questo


dice esser tanto
,

c^e nel pensier

cio nella

ram-

menzione

d' esserv stato dentro,


,

rinnuova la paura.
,

Umano
quante
stato
sualit
te,
.

costume
1'

tante volte

da capo rimpaurire

uomo

si

ricorda de' pericoli ne'quali

l^uomo

Tanto amara , non al gusto ma alla senumana che poco e piii morte ed la mor,
-,

secondo

il

Filosofo

1'

ultima delle cose


,

terribili

intantoch ciascuno animale naturalmente

ad ogni

a6
la

COMENTO DEL BOCCCCI


si

estremo pericolo

mette per fuggirla

adunque
,

se

morte poco pi amara che quella selva


lei

assai
,

chiaro appare

dovere essere molto amara


:

cio

ispaventevole ed intricata

le quali
:

cose prestano a-

maritudine gravissima di mente

Ma
e

per trattar del ben di io vi trovai


1'

maravigliosa cosa pare quella che

autore dice qui

che

egli
,

alcuno bene trovasse in una selva tanto oregli

ribile

quanto

ha mostrato

essere questa

e per-

ciocch egli nella lettera non esprime qual bene in


quella trovasse
,

assai si

pu vedere questo bene

tro-

vato da lui convenirsi trattare di sotto alla corteccia


litterale
5

e perci dove di questa parte apriremo


,

allegoria
:

chiariremo quello che qui vogliamo in,

tendere

dir dell' altre cose


io
"v

cio

che non sono


:

bene

clt

ho scorte

cio vedute
.

e questo al-

tres si

conoscer nell* allegoria


1'

F non so ben ridir:


,

in questa parte mostra

autore

donde

gli
5

nascesse

speranza di potersi partire di quel luogo

e primie-

ramente risponde a una

tacita

quistione;
:

Potrebbe alcuno domandare


cosi paurosa

se questa selva era


v' entrastu
;

e amara cosa
,

come

entro

A che egli risponde


gione
,

non saperlo

e assegna la ra-

dicendo

S era pien di sonno in su quel punto,

Che
la

la verace via

quale mi menava l dove io dovea e volea andare


.

abbandonai
do
,

Ma po'

eh'

i'

fui

errando e cercan-

come
,

di quella uscir potessi


,

appi d' un colle

giunto

cio pervenuto

L dove

terminava ,

fini-

va, quella valle, nella quale era questa selva oscura,

SOPRA DANTE
Cile rn avea di
cio
afililto

7
,

paura

il

cuor compunto

Guarda'
cio la

in alto

e vidi le sue spalle


,

sommila quasi

siccome

le spalle nostre
,

sono

quasi la pi alta parte della persona nostra

Coperte gi de' ^^SS^ ^^^ pianeta


cio del sole
,

il

quale
,

1'

uno

de' sette pianeti

perci dice del sole natura luminoso


planer o
stella
,

perciocch esso solo di sua


,

e ogni altro corpo che luce


altro
5 :

o
la

o qualunque

ha da questo

luce

siccome da fonte di quella


si

siccome per espee questa luce ha

rienza
solo

vede negli
la

eclissi lunari
,

non per

sua potenza
,

ma

per singular dono

dei suo creatore

hanne

in tanta
s

abbondanza

che

ad ogni parte dintorno a


dine di raggi
,

manda
la

inflnlta moltita-

per

li

quali

ovunque pervenire posluce

sono
raggi

s'
,

infonde copiosamente
sagliendo
,

sua

e questi

il

sole dallo inferiore emisperio al

superiore
terra
le
,

le

prime

parti che toccano del corpo della


il

alla

quale sagliendo
.

sole

pervengono

sono

sommit de' monti


il

Per

la

qual cosa appare qui


,

che

giorno cominciava ad apparire

quando V au-

tore cominci

ad avvedersi dove era


:

ed a volere di

quel luogo uscire


ranza
neto
,

e di potere ci fare gli venne spela luce di questo pla-

rammemorandosi che

Che mena
terra

dritto altrui per ogni calle


;

cio per ogni via


,

in

quanto essendo
si

il

sole sopra

la

vede
si

1'

uomo dove
.

va

e ancora con miglior


,

giudicio

dirizza l dove andar vuole

mediatite la

luce di costui

E per questa

speranza presa dice i

!d

COMENTO DEL BOCCACCI


,
.

cio

Ali or fu la paura un poco queta , meno infesta che nel lago del cuor
,

E
,

nel

cuore una parie concava

sempre abbondante
opinione d' alcuni

di sanabita-

gue

nel quale, secondo


spiriti vitali
,
,

1*

no

li

e di quella^ siccome di fonte pere


il

petuo
il

si

ministra alle vene quel sangue


il

calore

quale per tutto

corpo

si

spande: ed
5

quella

parte ricettacolo di ogni nostra passione


dice che in
della

e perci

quello
;

gli

era perseverata la passione


,

paura avuta
notte y ch^
i"

e perci dice

in^

era durata
,

La

passai con tanta piet


,

cio con tanta afflizione

per

la diritta via la
,

quale

smarrita avea
della notte
,

si

per

lo

non vedere
egli
,

per

le

tenebre

donde n come
.

si

potesse alla diritta


y

via ritornare
virt
,

E guai' e quei
,
,

che con lena

cio

affannata
in

affaticato

come

colui

il

quale

rompe
sa

mare

che dopo molto notare faticato e


,

vinto viene alla riva


,

e vol^esi
,

alV acqua periglio,

della quale uscito

guata

e in quel guatare

cognosce molto meglio


pato
,

il

pericolo del quale scam-

che esso non cognosceva mentrech in esso era:


la

perciocch allora, spronandolo

paura del perire

nuir
pare

altra cosa
,

aveva l'animo che solo allo scam,

ma

scampato

con pi riposato giudici vede


sua salute impedire
5

quante cose potieno


in esso fosse
v' era
. ,

la

e quasi

molto pi teme che non facea quando


alla

per seguita adattando s

compara-

zione

Cos

V animo mio

di ancor fuggiva

cio che ancora scampato esser

noa

gli

parca
si

ma

come se

nel pericolo fosse ancora, di fuggire

sforza-

SOPRA DANTE
va
.

29
,

cos parendogli

si

volse indietro
riva
,

come

fa

colui che notando pervenuto alla

a rimirar
che non
,

lo posso
sci

pericoloso della oscura selva


uscire di s
,

la-r

giammai ,
si

persona viva

Questa

parola non
va
,

vuole strettamente intendere essere vi1'

perciocch qui usa


,

autore una figura che

si

chiama iperbole
volta
si

per
,

la

quale non solamente alcuna


si

dice

il

vero
,

ma

trapassa oltre al

vero

come
della
1'

fa Virgilio

che per manifestare

la leggerezza

Cammilla

dice che ella sarebbe corsa sopra


s'

onde del mare turbalo, e non


piante de' piedi
1'
,

arebbe immollate

le

perci

si

vuole intendere qui

sanamente

autore, cio che di quello pericoloso


;

passo pochi ne sieno usciti vivi

perciocch se alcuno
,

non avesse vivo

lasciato
,

giammai

autore, che dice


?

s esserne uscito

come sarebbe
il

vivo

E poi
per

cJi

ebbi posato
sostenuta
,

corpo lasso

la fatica

Ripresi via per la piaggia diserta

e cosi mostra avere abbandonata la valle per dover


salire al

monte

cio in

si

fatta

maniera andando,
il

Che

''l

pie fermo sempre era

pi basso

Mostra P usato costume di coloro che salgono

che

sempre
rimane

si

ferman pi

in su quel pie che pi bassa

Ed

ecco

quasi al cominciar deir erta


1'

In questa terza parte dimostra


fosse quella

autore

qual cosa

che lo impedisse a dovere di quel luoe dice ci essere slato tre bestie
, ,

go uscire

per la
,

fierezza delle quali


egli fu

non che

salir

pi avanti

ma,

per tornare indietro nel pericolo dal quale

, ,

3o

COMENTO DEL BOCCACCI


.

era couaiuciato ad uscire

Dice adunque
,

Ed

ecco
,

quasi al cominciar delV erLa

cio della costa

su

per

la
,'

quale

salir

dovea

per partirsi della pericolosa

\alle

Una

lonza leggiera

e presta molto
:

Che di pel maculato era coperta

poi descritta la forma della bestia dice

E non
che
essa
al

mi

si

partia dinanzi al 9olto

Appresso dice che questo stargli sempre

davanti
,

impediva tanto

il
,

mio cammino

per lo

quale

monte
,

salir volea

Ch'i' fui per ritornar,


,

nella \alle

piii

volte volto
l'

Temp* era dal prinera


,

cipio

Descrive qui
egli era

autore

V ora che

del di

quando

da questa bestia impedito


all'

e la qua-

lit della

stagione dell* anno: e quanto


il

ora del di
assai
si

dice eh' era principio del mattino,

che

apve-

pare per

li

raggi del sole,

li

quali ancora non


.

deano se non nella sommit del monte

'l

sol

montava
superiore

'n su

cio sopra

J*

orizzonte orientale di
al

quella regione vegnendo dallo emisperio inferiore


,

con quelle stelle


,

in

compagnia,
,

quando V amor divino cio lo Spirito santo, mosse da prima, cio nel principio del mondo quelle cose belle , cio il cielo e
Ch" eran con lui
,

le stelle

Dimostra qui

1'

autore per una bella e leg-

giadra discrizione la qualit della stagione dell'anno.

Ad
mi

evidenza della quale da sapere


appresso loro

che
,

gli

antichi
i

filosofi caldei, e

gli egizii

furono

pri-

clie

per considerazione conobbero


,

il

movimento

dell' ottava sfera e de' pianeti

similmente quello
negl' infe-

che per

gli

movimenti de' corpi superiori

SOPRA DANTE
rlorl

3i

ne seguiva

e per lunghe esperienze avvedenil

dosi,

che essendo

sole in diverse parti del cielo, evisi

dentemente quaggi
l'

premutavano

le
,

qualit delcio quelle

anno

e queste qualit essere quattro


,

che noi Primavera

State

Autunno

Verno

chia-

miamo

Intesa gi qual
il
.

fosse nel cielo la via del sole,

quella secondo
tro parti eguali

numero

di queste divisero in quat-

E
i

poi,

perch sentirono ciascuna di


'1

queste parti avere

principii differenti dalle fini, e

mezzo

sentire della natura del principio e della fine,

ciascuna di queste quattro parti divisero in tre parti


eguali^ e cos fu da loro la via del sole divisa in
dici parti eguali
,

doac-

e quelle

chiamarono segni
,

ciocch

1'

uno

si

cognoscesse dall' altro

immagina-

rono di figura in ciascuna parte alcuno animale ornalo

da certa quantit di
,

stelle

e ingegnandosi di figu-

rare in quelle animali

la

natura de' quali fosse connella

forme

agli effetti di quella parte


il

quale con

la

immaginazione
qualit dell'

figuravano

e perciocch la prima
essere la

anno eslimarono
il
,

primavera
5

quella vollero fosse quella parte del

principio dell' anno


nella

e cos
il

cielo

quale essendo

sole

quando questa primavera venia , vollero che fosse la prima parte della via del sole e quivi figurarono un
,

segno

il

quale noi chiamiamo Ariete

',

nel princpio

del quale affermano alcuni, nostro signore aver crealo e posto


il

corpo del sole

e perci volendo
il

V auemi-

tore dimostrare per questa descrizione


della

principio

primavera

dice che

il

sole saliva su dallo

sperio inferiore al superiore, con quelle stelle le quali

erano con lui

quando

il

divino amore lui e

altre

32

COMENTO DEL BOCCACCI


,

cose belle cre

e diede loro

il

movimento

il

quale

sempre poi continovato hamio j volendo per questo darne ad intendere quando da prima pose la mano
,

alla presente

opera

essere circa al principio della

primavera

e cosi fu siccome appresso apparir; egli

nella presente fantasia entr a d 25. di

Marzo

che a bene sperar


nare: L' ora del

questa lettera

si

vuole cosi ordi-

tempo ^ e la dolce stagione, m'era


la lettera dice

cagione a sperar bene di quella fiera alla gaietta


pelle
:

o vero se

di quella fiera la
;

gaietta pelle

y si

vuole ordinare cos

to'

era cagio.

ne a sperar bene la gaietta pelle di quella fiera Ciascuna di queste due lettere si pu sostenere per*
,

ciocche sentenza quasi non se ne muta

Reassumen^
,

do adunque

la lettera

come
ni"

giace

il

testo

dice

S che a bene sperar

era cagione
,

Di

quella fiera, cio di quella lonza


,

alla gaietta

pelle

cio leggiadretta
:

perciocch pulita molto


1

la pelle della lonza

o vero, secondo
,

altra lettera

w' era cagione di bene sperare


la pelle di quella fiera, la

di dovere ottenere

quale esso intendea di prenla

dere

se potuto avesse

con una corda

quale cinta

avea

secondoch esso medesimo dice in questo me^


:

desimo libro nel canto xvi. dove scrive

Io aveva una corda intorno cinta

E con essa pensai

alcuna volta

Prender la lonza alla pelle dipinta

U ora del tempo


ce stagione
y

cio

il

principio del d,

ala doli
qui dodi vittoria

ciocia primavera.

Ma

puossi

mandare, che speranza poteva qui porgere


^opra la lonza,
1'

ora del mattino e ta stagione della

SOPRA DANTE
Primavera
;

33
si

conciossiecosach ia questi due tempi

soglia pi di ferocith essere negli animali; perciocch


1'

ora del mattino

gli

suole generalmente tutti rendere


feroci; e la stagione del

affamati, e (i)per conseguente

tempo

gli soglia

rendere innamorati pi che alcuna

altra stagione di

tempo: e

gli

animali sogliono per


,

queste due cose


rocissimi; e

per lo cibo e per venere


la

essere fe-

massimamente
che
conforta

lonza
;

la

quale di

sua natura lussuriosissimo animale


di quello di
si

e cosi pare che

si

dovesse piuttosto scon,

fortare

Puossl

nondimeno

cosi rispondere

che con-

ceduto quello che detto essere negli animali bruti


credibile negli uomini similemente in questo
crescere
il

tempo
,

vigore

in quanto essi

che razionali sono


,

\eggendo partire

le

tenebre della notte


,

le

quali solu-

gliono essere e sono piene di paura

e nel

tempo

cido veggono
sare a vincere

come possano V
,

arti

del loro ingegno ui

e in che guisa possano

pericoli e

y esser
condo
nea
,

vinti fuggire
i

E
il

il

tempo

della primavera, se-

fisici

conforme alla compressione sangui-

e per in quella

sangue pi chiaro
al
si

pi
al

cal-

do e pi ardire amministra
po; e quinci per avventura

cuore e forze

cor-

puote nell'autore accen.

dere ottima speranza di vittoria

Ma non

s^ gli die-

de speranza
desse

1*

ora de!

tempo

ec.

Che paura non mi

La

vista

cio la veduta

che

tn*

apparve , appresso

la

lonza

d' un leone

(i)

PersegucDle.
I.

CM. DI DANTE T.

34

COMENTO DEL BOCCACCI


me
vertesse
il ;
,

Questi purea che contro a

e cos appare questo leone essere


il

secondo ostacolo
al

quale

il

suo

cammino (i)
,

per salire
si

monte imped.

Colla

test'

alta

nel qual atto


,

mostrava audace

e con rabbiosa fame

questo

il

faceva meritamente
,

da temere

come

di sopra detto

S che parea che


in

V aer ne
,

temesse

quanto Taere impulso dall'impeto del venire del


gi

leo-

ne indietro

traeva

il

quale atto di chi fugge: con

questo mostrava impropriamente parlando di aver

paura di
il

lui.

Ed una
salire

lupa

questo
,

il

terzo ostacolo

quale

il

suo

impediva

che di tutte brame


.

Pareva carca nella sua magrezza

brama
care
,

propriamente

il

bestiale appetito d*
si

mani
^

perocch oltremodo pieno di voler


lupa testimonia

mostra

le quali essere in questa

la

magrez-

za sua

della quale noi

prosumiamo quello animale


male
stato pasciuto

in cui la

veggiamo

essere
,

e per

conseguente magro

e indi

bramoso

Che molte
cio dolorose

genti f' gi viver


,

grame

Questa, lupa, mi porse tanta di gra^


,

mezza

clo di noia

Colla paura eh* uscia di sua vista


cio era
s

orribile nello aspetto,

che

ella

porgea pau-

ra altrui

cio di potere pervenire alla

Ch' io perdei la speranza dell' altezza, sommit del monte


i

so-

pra le cui spalle avea veduti

raggi del sole


,

E quale e
(1)

que* che volentieri acquista

Manca questo per.

SOPRA DANTE
per questa comparazione ne dimostra
divenisse per lo
stia
,

35
l'

autore qual

impedimento portogli da questa be


,

dicendo:

E quale

que
cio

o mercatante o

altro,

che volentieri acquista

guadagna

E giugne
qual che
ne' quali
si
,

"*/

tempo che perder lo face ,


cagione
,

sia la

che ^n tutti

suo' pensier

solca

guadagnando rallegrare, perden-

do piange

s'

attrista ;
,

Tal
pace

mi fece la bestia

senza pace

cio questa lupa, la quale dice essere animale


,

senza
attent.-i

perciocch la notte e

'1

di

sempre
:

sta

e sollecita a potere prendere e divorare

che venenvo-

domi incontro come


,

soglion fare le bestie che

gliono altrui assalire


dietro
y

a poco a poco
'l

tirandomi in-

Mi

ripigneya l dove
,

sol tace,
^

cio nella oscura selva

della quale io era uscito

ed
,

questo
e
ti

cio

dove

"*/

sol tace

improprio parlare

non

1*

usa

autore pur qui,

ma ancora
v.
,

in altre par:

in questa opera,

siccome nel canto

quando dice
n
1*

venni in luogo d' ogni luce muto


il

Assai manifesta cosa che

sole

non parla

si-

milemenle alcuno luogo di quelli che dice qui


tore
,

au-

cio

il

sole

il

luogo muto di luce


il

sono

questi

due

accidenti (i),

tacere e l'essere
il

muto, pro,

priamente deir

umo ; quantunque
,

vangelo dica

che uno avea un dimenio addosso

e quello era muto.

Ma
la

questo
si

modo

di parlare

si
.

scusa per una figura

quale

chiama

acirologia

Vuole adunque

dir

(i)

Il cuore e

essere

muto

36
animale

COMENTO DEL BOCCACCI


,

qui V autore
,

che

la

paura

che
il

egli

avea di questo
,

il

ripignea la dove

sole

non luce

cio
fug-

in quella oscurit la quale


gire.

egli desiderava di

Mentre eh' io rumava in basso loco Qui si couiincla la seconda parte di questo
.

canto, nel-

la

quale Fautore dimostra

il

soccorso venutogli, (i) per


valle
;

aiutarlo uscir fuori di quella

e fa in questa

parte sei cose


dia a Virgilio

Egli primieramente chiede misericorquivi apparitogli


,

quantunque noi coau-

noscesse

Appresso, senza nominarsi, per pi segni


egli : poi
s'
1'

dimostra Virgilio allo autore chi


tore estollendo

con pi

titoli Vir^^Ilio,

ingegna di

accattare la benivolenza

sua

e mostrali di quello
gli

che

egli

teme

Oltre a ci Virgilio
,

dichiara la nalei
,

tura di quella lupa

il

disfacimento di
.

consi,

gliandolo della via la quale dee tenere


1*

Appresso

autore prega Virgilio che

gli

mostri quello che


,

detto gli ha. Ultimamente, movendosi Virgilio


tore
il

l'aur

segue

E
ud.

segue
J

la

seconda quivi
se' tu

Ed

egli

m3.

La

terza quivi

Or

quel Virgilio. La

La quinta quivi: Edio a lui: poeta. La sesta quivi: Allor si mosse Di' ce adunque nella prima Mentre eh' io ruinas^a ,
quarta quivi:
te convien.
.
,

cio tornava

in basso loco , cio nella valle della


,

quale era cominciato a partire

Dinanzi agli occhi mi si fu offerto Chi per lungo silenzio parea fioco
.

11

che avviene

o perch da alcuna secchezza iauia^

(i) Quello per

manca.

SOPRA DANTE
seca
s

87
,

rasclutta la via del


si

polmone

del quale la

prolazlone

muove

che
,

le parole

non ne possono
in quella
il

uscire sonore e chiare


via alquanta

come fanno quando


:

d'umidita rivocata
,

o talvolta che
dell'

lungo silenzio

per alcun difetto intrinseco

uo,

mo

provoca tanta umidit vischiosa in questa via


1'

che similemente rende


parlante

.
,

uomo meno

espeditamente

infinattantoch o rasciutta o sputata

non
,

Ma non

credo

1'

autore questo intenda qui


ingegni
,

ma
la

piuttosto per difetto delli nostri

libri di
,

Virgilio essere intralasciati gih tanto

tempo
vidi

che

chiara

fama

di loro quasi perduta


.

o divenuta pi
costui
l
l

oscura che essere non solca

Quando
,

cio Virgilio apparitogli innanzi cio per quella tenebrosa valle


,

pel gran diserto

meritamente chiaaspra

mata dair autore


pra ha detto
,

diserto

sendo
,

come

di so-

e priva di luce

Miserare di

me

gridai a lui
g'

siccome molte volle

impauriti e sbigottiti usano


,

per essere del loro avvenuto caso soccorsi gridare


tale
1'

autore

nella

paura presa della orribile bestia

fece alla veduta di Virgilio,

umilemente verso

di lu
,

gridando
aiutami
,

abbi misericordia di
innanzi
si

me

quasi dicendo
.

come pi
tu sii
,

dichiarer

Qual che

o ombra , o
1'

uomo

certo

Non

conosceva quivi
,

autore

per lo impedimento
,

della paura
spirito

se costui eh' apparito gli era


,

piuttosto

che

uomo

nomo

che

spirito
,

e in questo

parlare in forse

il

chiama ombra
5

il

quale voca-

bolo (i) usasi


(l)Usi.

tra' testi de' poeti

e questo

muove

38

COMENTO DEL BOCCACCI


si

da ci, che altrimenti non

possono prendere, che


fac-

r uomo
cia
1'
.

possa pigliare

l'

ombra che alcun corpo


,

E
,

perciocch questa materia


,

cio che cosa sia

ombra ovvero anima


il

come l'ombra prende quel


ella

corpo
bia

quale agli occhi nostri appare che


talvolta n'

ab-

quando

appaiono
,

si

tratter

siccome

in luogo ci richiedente
torio
,

nel xxv. canto del Purga.

non curo qui di farne pi lungo sermone


:

Hisi

sposemi
dimostra
questo
si

non uomo
chi costui

In questa seconda particella


fosse
sei

che apparito

gli

era

dimostra per
:

cose spettanti al domandato.

Dice adunque
composto d'
dall' altro

non uomo,

a dimostrare che l'uomo

anima e

di corpo, e per separato l'uno


,

non rimane uomo


1'

n
in

il

corpo per se me:

desimo n

anima per

quanto dice
,

uomo
mani-

gi fui

mostra s essere spirito

gi stato congiunto
si

con corpo:
festa

E li parenti miei
j

colui che

qua Virgilio

prima

si

manifesta dalla regio,

ne nella quale nacque in quanto dice

furon Lomquale faceva


:

bardi

dove da sapere
,

che Virgilio fu figliuolo di

Virgilio Lutlfigolo
quell' arte
la
,

cio d'

uomo

il

cio di
,

comporre

diversi vasi di terra


1'

madre

di lui

secondoch dice Servio sopra


,

E-

neida quasi nel principio

ebbe nome Maia


,

Dice

adunque che costoro furon Lombardi


nati da

cosi

dinomi'1

Lombardia

provincia situata tra


il

monte

Appennino

e l'Alpi, e
si

mare Adriano

e avanti che
,

Lombardia
li

chiamasse fu chiamata Gallia


i

da' Gal:

che quella occuparono e cacciaronne


si

Toscani

prima che Gallia

chiamasse quella parte dove


,

Mantova

fu chiamala Venezia

da quelli Eneti che

SOPRA DANTE
seguirono Antenore Troiano dopo
il

39
disfacimento di
si

Troia che

La cagione perch Lombardia


tra

chiama
,

partitisi certi

popoli dell' isola di Scandinavia

la

quale

Ponente e Tramontana e Oceano, chia,

mati dalle barbe grandi e da' capelli


torceano davanti
signori
,

li

quali

si

ri-

al viso

Longobardi

e sotto diversi
varie regioni
,

dopo lunghissimo tempo


,

in

venendo dimorati
tempi

si

fermarono in Ungheria

e in

quella stettero nel torno di quarantasei anni


a'

Poi

di Giustiniano iroperadore, essendo patricio

in Italia per lui

un suo eunuco chiamato Narsele


nella grazia di Sofia
lei
,

non essendo bene


Giustiniano
5

moglie di
ri-

ed essendo da
,

minacciato che

chiamare

il

farebbe
:

e metterebbelo a filare colle


,

femmine sue
lare
,

sdegnato rispose
le
,

che
,

se ella sapesse

fi-

al

bisogno

sarebbe venuto
eh' ella

perciocch

egli
tes-

ordirebbe

tal tela
:

non

la

fornirebbe di

sere in vita sua


frutti
,

e carichi molti somieri di diversi


gli

con una solenne ambasciata


,

mand

in

Un-

gberia ad Albuino

il

quale allora era re de' Longo,

bardi

mandandolo pregando

che

egli

co' suoi pofrutti


,

poli venissero

ad abitare quel paese ove quelli

nascevano

Albuino, che gi in Gallia era stalo


,

ed

era amico di Narsete


vicini,
tutti
i

lasci

Ungheria a

certi

popoli

chiamavano Avari, ed in Gallia con suoi maschi e femmine , piccoli e grandi ne


li

quali

si

venne

e con la lor forza


il

e col consiglio e aiuto di


^

Narsete, tutto
antico
,

paese occuparono

e toltogli

il

nome
qual

da' suoi lo dinominaro

Lombardia;
.

il

nome insino a' nostri di persevera Mantovani , per patria , amendui

4o

COMENTO DEL BOCCACCI


Mantova fu
gi notabile citt;

ma

perciocch d' es-

sa

tratter nel xx. canto di questo pienamente, qui

non curo

di pi scriverne
,

Nacqui sub Julio


sua nascita
nato vicino
la

ancorch fosse tardi


fosse dal

qui dimostra Virgilio chi egli


;

tempo
,

della

e pare che

l'

autore voglia

lui essere
-,

al fine della dettatura di

Giulio Cesare

qual cosa non veggo

come

esser potesse; perciocch,

se al fine della dettatura di Giulio nato fosse,

ed essen-

do cinquantadue anni

vissuto,

come

fece, sarebbe Cri-

sto nato avanti la sua morte: dove

Eusebio, in libro de
l'

imperiali, scrive lui esser morto

anno

dell'

imperio

d'Ottaviano Cesare, che fa avanti

la nativit di Cristo
il

da quattordici o quindici anni : e


scrive nel detto libro
,

predetto Eusebio

della sua nativit, cosi: Virgi,

lius

Maro
et

in vico

Andes , haud longe a Mantua


-,

Crasso
avanti

Pompeio consulibus

il

quale anno fu
la dettatura
,

che Giulio Cesare occupasse


,

la

qual tenne quattro anni


venti anni
gilio
.

e parte del quinto


.

bene

E vissi a Roma
dove

Certa cosa

che Vir-

avendo V ingegno disposto e acuto


,

agli studii

primieramente studi a Cremona

e di quindi n' an-,

d a Milano
avendo
1'

egli

studi in medicina
poesia
,

e
i

ingegno pronto

alla

e vedendo
,

poeti essere nel cospetto d' Ottaviano accetti

se

ne

and a Napoli

e quivi

si

crede sotto Cornuto poeta

udisse alquanto tempo: e quivi similemente dimoran-

do, siccome egli medesimo testimonia nel


libro
,

fine del
,

avendo prima composto la Buccolica


i

e a ra-

cquistare, per opera d' Ottaviano,


li

campi paterni

quali a

Mantova erano

stati

conceduti a uq oca-

SOPRA DANTE
turione chiamato Arrlo
,

4i
Georgica
:

compose

la

poi,

siccome Macrobio, in libro Salurn ali orum, mostra,

mentre
dice
,

scrisse

l'Eneida

si

stesse in 'villa

il

dove non

ma

per quello che delle sua ossa fece Ottaviavilla

no

si

presume questa
al

propinqua
,

a Napoli
tra

prossimana
Pozzuolo.

promontorio di Posilipo

Napoli e
,

port tanto amore a quella


,

citt

che esno-

sendo solennissimo astrolago


tabili

vi fece
;

certe cose

con V aiuto della

strologia

perocch essendo

Napoli fieramente infestato da continua moltitudine di

mosche
mosca
stala

e di zenzare e di tafani

egli

vi fece unr
,

di

rame
il

sotto

si

fatta costellazione

che po-

sopra

muro
e
i

della citt, verso quella parte on,

de

le

mosche
,

tafani

da una padule vicina

vi veni-

vano, mai
tr

mentre

star fu lasciata, in Napoli

non en-

n mosca
,

n tafano. Fecevi similemente tm cavallo


quale avea a
dolori
,

di bronzo

il
i

far

sano ogni cavallo che

avesse avuti

altra naturale infermit, avena

do
1*

tr volte
,

menatolo d' intomo


teste di

questo
,

Fece oltre
delle quali
,

a queste

due

marmo
;

intagliate

una piangea e V
quale
si

altra ridea

e posele ad una porta


,

la

chiamava porta Nolana


,

Puna

dall'un lato

della porta

altra dall' altro

ed aveano questa

propriet

che chi veniva per alcuna sua vicenda a

Napoli

e disavvedutamente entrava per quella porto,

se egli passava dalla parte della porta dove era posta quella che piangea
,

mai non potea


v'

recare a fine

quello perch egli venuto

era

e se

pure
il

il

recava
;

penava molto

e con gran noia e fatica


,

faceva

se
,

passava dall' altra parte


di presente spacciava la

dove era quella che rideva


bisogna sua
.

per credo

42

COMENTO DEL BOCCACCI


Roma, ma che
.

che egli vivesse poco a

egli talvolta vi

passasse questo credibile

Sotto
,

il

buono Augu-

sto, cio Ottaviano Cesare

il

quale essendo per na-

zione della gente Ottavia


Velletri, d'Ottavio
lio Cesare,

anticamente cittadina di

padre e di Giulia, sirocchia di Giu-

nacque, il quale poi Giulio Cesare s'adott


,

in figliuolo

e per testamento
:

gli

lasci

questo co-

gnome

di Cesare

poi avendo egli perseguitati e dili

sfatti tutti

coloro
,

quali avevano congiurato contro

a Giulio Cesare

e finite nella morte di Antonio e di


,

Cleopatra le guerre cittadine


giunte allo imperio di

e molte nazioni ag-

Roma

',

ed essendo a
,

Roma

ve-

nuti ambasciadori indiani e di Scitia

genti ancora

appena da' Romani conosciute


cizia

domandare V amie oltre a


tolti

e la compagnia sua e de'

Romani 5

ci

avendo

Parti

renduti

segni

romani

Crasso e ad Antonio, parendo


maravigliosa cosa,
il

a'

Romani

questo essere

vollero,
:

secondo che alcuni dico-

no

adorare per iddio

la

qual cosa egli rifiut del


egli tutto
il

tutto,

E nondimeno avendo
,

governo della

repubblica commesso
doverlo cognominare

e tenendo ragionamento di
,

Romolo

per consiglio di

Nu-

maccio Fianco senatore fu cognominato Augusto,


cio accrescitore
.

Ma

perciocch in molte parti di

questo libro

si fa
,

di lui

menzione
il

per questa credo


,

assai sia detto

chiamarlo

buono Augusto Tautore


,

perciocch quantunque crudel giovane fosse


et

nella
,

matura divent umano e benigno principe


la

buono per
Sono

repubblica.
e bugiardi

Nel tempo degV iddii falsi


falsi

non

veri iddii

quia Dii gentium de-

SOPRA DANTE
monia
:

43
il

bugiardi
e'

gli cliiania

percoccli
,

demonio,
di

siccome

medesimo
,

in altra parte dice


.

padre

menzogna
per questo

Poeta fui

Altres ancora qui Virgilio


:

nome
sia

di poeta pi all' autore


,

intorno al

qual nome, chiamato da molti


chi
,

e conosciuto da po.

estimo

alquanto da estendersi

dunque da
origi-

vedere donde avesse la poesia e questo

nome

ne

qual sia

1'

uficio del poeta


.

e che onore sia at,

tribuito al

buon poeta

Estimarono molti

forse
,

pi
que,

da invidia che da
sto
il

altro sentimento

ammaestrati
detto

nome

poeta venire da
i

un verbo

paio pois

quale, secondoch

gramatichi vogliono vuol tanto


:

dire quanto Jlngojngis


ficazioni
;

il

qual^n^o ha pi
per comporre
,

signi-

perciocch egli

sta

per orQuelli
,

nare

e per mentire e per altri significati


,

adunque

che

dall' avvilire altrui

crede s esaltare

dissono e dicono che dal detto verbo paio viene questo

nome
f

poeta

e perciocch quello suona poto che

fingo
do

lasciati stare gli altri significati di


,

fingo, e pre-

so quel solo nel quale significa mentire


,

Conthluden-

vogliono che poeta e mentitore


cosa
:

sia

una medesian-

ma

e per questo sprezzano e avviliscono e


i

nullano in quanto possono


oltre a questo
,

poeti
di

ingegnandosi

di

scacciargli e

sterminargli del

mondo, do
,

nel cospetto del

non intendente vulgo gridan-

poeti per autorit di Platone dovere esser cac:

ciati delle citt

e oltre a ci

prendendo

d'

una

pi-

stola di

Geronimo a Damaso papa de filio prodigo, questa parola Carmina poetarum sunt cibus demoniorum : quasi armati dell' arme d' Achille , con
,

ardita fi:onte contra

poeti tumultuosamente insulta-

44
7

COMENTO DEL BOCCCCI


;

no

aggiugnendo

a' loro

argomenti
:

le

parole della

Filosofia a Boezio,

dove dice

Qus, inquit, has sce-

nicas meretriculas

dere ?

ad hunc aegrum permisit acceQuae aolores ejus non modo nullis remediis
,

foverent , veram dulcibus insuper alerent venens?

se

pi alcuna cosa trovano

slmllemente come
essi

contro a

nemici della repubblica contro a

la

spongono .
risposto
,

Ma

perocch a questi
alla

colali a

tempo

sar

vengo

prima parte
.

cio

donde avesse

origine

il

nome

di poeta

Ad
il

evidenza della qual

mio padre e maestro messer Francesco Petrarca scrive a Gherardo suo


cosa da sapere, secondo che
fratello

monaco

di Certosa

gli

antichi Greci
cielo
,

poi-

ch per V ordinato movimento del

muta-

mento appo noi


sere colui

di tempi dell'
,

anno

e per

altri assai

evidenti argomenti
,

ebbero compreso uno dovere

es-

il

quale con perpetua ragione d ordine

a queste cose, e quello essere Iddio, e tra loro gli eb-

bero

edificati

templi

e ordinati sacerdoti e sacrificii,


il

estimando di necessit essere


zioni di questi sacrificii

dovere
alcune
i

nelle obla-

dire
,

parole nelle
lor preghi a

quali le laude degne a Dio

e ancora

Dio

si

contenessero

e conoscendo

non

essere

degna

cosa a tanta deit dir parole simili a quelle

che noi
,

V uno amico con V


signore al servo suo

altro familiarmente
,

diciamo

o
,

il
li

costituirono che
,

sacerdoti

quali eletti e
trovassero
,

sommi uomini erano

queste parole
;

le quali questi sacerdoti trovarono

e per

farle ancora pi strane dall' usi tato parlar degli

uo-

mini

artificiosamente le
si

composero in
gli alti

versi

E per-

ch in quelle

contenevano

misterii della

SOPRA DANTE
cHvinta
,

45

acciocch per troppa notizia non venissero


il

in

poco pregio appo


Il

popolo

nascosero quegli sotto


di parlare
,

fabuloso velame.

qual

modo

appo

gli

antichi Greci fu appellato poetos

il

qual vocabolo

suona
il

in latino esquisito parlare

e da poetos venne

nome
i

del poeta

il
.

qual nulla altra cosa suona che

esquisito parlatore

quegli che prima trovarono


,

appo

greci questo

furono Museo

Lino

Orfeo

perch ne*lor versi parlavano delle cose divine,

furono appellati non solamente poeti


per
le

ma
se

teologi
i

opere di costoro

dice Aristotile, che


i

primi
si ri-

che teologizzarono furono


guarder
alli

poeti

bene

loro

stili

essi
,

non sono dal modo del


li

parlare differenti da' profeti

quali leggiamo sotto

velamento di parole
se
,

nella

prima apparenza fabulo-

V opere ammirabili

della divina potenza.

vero,

che coloro

spirati dallo Spirito


,

santo

quel dissero

che

si

legge

il

quale credo tutto esser vero, siccome


;

da verace dettatore stato dettato

quello che
,

poeti

finsero stato per forza d* ingegno

e in assai cose
i

non
ro

il

vero

ma

quello che essi secondo


,

loro errori

estimarono vero
!

sotto

il

velame delle favole ascose*


de* quali sono stati assai

ma

poeti cristiani
sotto
il

non ascosero
alla divinit
sai

loro fabuloso parlare alcuna cosa

non vera, e massimamente dove fingessero cose spettanti


,

e alla fede cristiana


la

la

qual cosa

as-

bene

si

pu cognoscere per
non con

Buccolica del

mio

eccellente maestro

m esser Francesco Petrarca, la quale


,

chi prender e aprir

invidia

ma

con pia-

cevole discrezione
salutevoli

trover

sotto alle

dure cortecce

e dolcissimi ammaestramenti: e simile^

46
mente

COMENTO DEL BOCCACCI


nella presente opera
si
,

siccome

io spero
i

che nel

processo apparir^ e cos


sere mentitori
,

cognoscer

poeti

non

es-

come
all'

g'

invidiosi e ignoranti gli fan-

no

Appresso

ufcio del

poeta
si

siccome per

le
,

cose sopraddette assai chiaro

pu comprendere

quanto nascondere la verit


lare
,

sotto favoloso e ornato parfatto


i

il

che avere sempre

valorosi poeti si
:

trover da chi con diligenza ne cercherh


io

ma ci
^

che

ho

detto

1*

da intendere sanamente. Io dico


opinione di quelli
,

la ve-

rit

secondo
il

tali

poeti

percioc-

ch

poeta gentile

al

auale
ia

niuzisi

notizia fu della

cattolica fede,

non pot

verit di

quella nascon-

dere nelle sue

fzioni, oascosevi quelle


^

che

la sua eral-

ronea religione estimava esser vere

perciocch se

tro che quello che vero avesse istimato avesse nasco-

so

non sarebbe

stato

buon poeta

e perciocch
teologi
,

poeti furono estimati

non solamente

ma

e-

ziandio esaltatori delle oper* de' valorosi uomini per


li

quali

li

stali
;

de* regni

delle provinci e e delle citt

si

serrano

e oltre o ci quegli ne* loro versi di fare

etemisi sforzarono: e similemerte furono grandissimi commendatori de! le virt e vituperatori de'vizii^

estimarono lor dovere

estollere

con quel singulare

onore

che

principi trionfanti per alcuna vittoria


|

erano onorati

cio che
,

dopo

la vittoria d'alcuna loro

laudevole impresa

in

comporre alcun singular libro,


dimostrare che
,

essi fossero coronati di alloro; a

come

r
8Q

alloro serva

sempre

la

sua verdezza

cosi

sempre

era da conervare la loro

fama
,

le

fatiche de' quali


il

molto laudevoli non fossero

non credibile che


il

aeaato di

Roma

al qual solo apparteneva

conce-

SOPRA DANTE
dere a cui degno ne reputava
la
la

4;
concedette ad
e agli altri vit-

laurea, avesse quelegli


,

ad un poeta conceduta, che


,

Affricano

Pompeo, e
,

a Ottaviano

toriosi principi

e solenni

uomini

la

qual cosa per

avventura non considerano

coloro che

meno

avve-

dutamente
son dire
,

gli

biasimano.
gli

se per avventura volesgentili,

noi

biasiminmo perocch furono

le scritture de* quali

sono da schifare siccome erro,

nee, direi
tile
,

che da tollerar fosse


,

se Platone
,

Aristo-

Ipocrate
,

Galieno

Euclide
i

Tolomeo
,

altri

simili assai

cosi gentili
|

come

poeti furono

fossero

similmente schifati

il

che non avvenendo

non

si

pu
zia

forse altro dire


faccia fare

se

non che singoiar malavolenalle obbiezioni


.

il

Ma
,

da rispondere
fatte

di questi valenti

uomini

contro

a' poeti

Dicono adunque
che
i

aiutati dall' autorith di Platone,

poeti sono da essere cacciali delle cilth,


.

quasi

corrompitori de' buoni costumi


gare non
si

La qual

cosa ne-

pu che Platone
;

nel libro della sua re-

pubblica non lo scriva


intese

ma

le

sue parole, non bene

da questi

cotali
.

fanno loro queste cose senza


,

sentimento dire

Fu

ne* tempi di Platone


,

e avan-

ti, e poi persever

lungamente

ed eziandio in Ro
li

ma, una
lor

spezie di poeti comici


,

quali per acqui-

stare ricchezze

il

favore del popolo,

componevano

commedie

nelle

quali fingevano certi adulterii


,

e altre disoneste cose


li

state

operate dagli uomini

quali la stoltizia di quella eth avea mescolati nel


degl' iddii; e queste cotali
,

numero

commedie poi
casetta
,

re-

citavano nella scena

cio in

una piccola

la

quale era constituita nel mezzo del teatro, stando

48
ni e le

GOMENTO DEL BOCCACCI


il

dintorno alla detta scena tutto

popolo

e gli

uomi-

femmine
il

della citt
il

ad udire.
di

non

gli trae-

vano tanto
di vedere
i

diletto e

desiderio

udire, quanto

giuochi che dalla recitazione del comme-


^ i

do procedevano

quali erano in questa forma


,

che

una specie di buffoni

chiamati

mimi

1*

uficio

de' quali sapere contraffare gli atti degli

uomini,
in

uscivano di quella scena informati dal

commedo,

quegli abiti eh' erano convenienti a quelle persone


gli alti
tali alti
il

delle quali
,

dovevano contraffare

e questi co*

onesti

o disonesti cha fossero


.

secondoch

commedo
,

diceva facevano

E
si

perciocch spessa
,

vi si

facevano intorno agli adulterii


di disoneste cose
,

che

commedi
gli appe-<
si^

recitavano
fili

movevano
di

degli

uomini e delle femmine riguardanti a


,

mlli

cose desiderare e adoperare


le

che
,

buoni

costumi e

menti sane
5

si

corrompevano
,

e ad ogni

disonest discorrevano
sasse,

perci

acciocch questo ces-

Platone considerando se la repubblica non fosse

onesta

non poter

consistere

scrisse

meritamente

questi colali dovere essere cacciali delle citt.

Non

adunque
raento

disse d* ogni po<)ta

Chi

fia

di

si folle senli-

che creda che Platone volesse che Omero.


,

fosse cacciato della citta

il
?

quale dalle leggi chia,

malo padre

d' ogni virt


,

Chi Solone

che nello
,

e-

stremo de' suoi di

ogni altro studio lasciato

ferven-

tissimamente studiava in poesia?

Le

leggi del

qual

Solone, non solamente lo scapestralo vivere degli Ateniesi regolarono


di*
,

ma

ancora composero

costumi
.

Romani, gi cominciati a divenire grandi


avesse cacciato Virgilio
,

Chi

creder eh' egli

chi Ora^

SOPRA DANTE
zio o Giovenale, acerrinii riprendi tori de' vlzli?

49
Chi
venerabile
i

creder che egli avesse cacciato

il

mio
cui

maestro messer Francesco Petrarca, la cui vita e

costumi sono manifestissimo esemplo d'onest


il

Chi

nostro autore
?

la cui dottrina si
fatti

pu

dire evange,

lica

E se

egli questi cosi

poeti

cacciasse
,

cui

ricever egli poi per cittadino?

Sardanapalo
,

Tolo?

meo

Evergete

Lucio Catellina

Neron Cesare
essi
s
,

Ma

in verit questa obbiezione potevano

o potrebgran calca
.

bono agevolmente tacere, non


fatta di

egli

poeti onesti d' abitare nelle citt


piti

Omero

abit

il

per

li

luoghi solitarli

d"*

Arcadia, Virgilio

come detto
chiusa
,

in villa, messer Francesco Petrarca a Val-

luogo separato da ogni


si

usanza d'uomini
si

se investigando

verr

questo medesimo

trover

di molti altri

Dicono
:

oltre a questo

le

parole scritte da S. Gi-

rolamo Deinonum
le quali

cibus sunt

carmina poetarum
:

parole senza alcun dubbio son vero

ma

chi avesse in questa

medesima

pistola letto,

avrebbe

potuto vedere di quali poeti S. Girolamo avesse inteso


5

massimamente

nella figura, la quale


,

pone d'una

femmina non giudea


menti suol
e toltesi

ma
il

prigione de' giudei, la qual


i

dice, che avendo raso


,

capo, e posti gi
1

vesti-

1'

unghie e

peli, potersi

ad uno
5

ismaelita per via di

matrimonio congiugnere
la figura intesa,
.

forse

con minore fervore avendo

avrebbero
acciocch

quelle parole contro a' poeti allegate

questo pi apertamente
figura posta da S.

s'

intenda, non vuole altro la


,

Girolamo

se

non per

.quegli atti

che

la Scrittura di

Dio dice
I.

dover fare se noa una

COM, DI DANTE T.

5o

COMEiSTO DEL BOCCACCI


setta fatta
,

purgazione del paganesimo o d' altra


tere

po-

qualunque feaimina nel matrioiouio venire dei

giudei: e cosi purgare certe inconvenenze del


de' poeti
di
,

numero
cibo

restare
,

versi de' poeti

non come

demonio

ma come

angelico potersi da' fedeli crila

stiani

usare.

questa purgazione per


,

grazia

di
,

Dio

si

pu

dir fatta

poich Costantino imperadore

battezzato da san Silvestro, diede luogo al


verit
5

lame della

perciocch per
altri

la santit

e sollecitudine dei
,

papi e degli

ecclesiastici pastori

scacciando
,

sopraddetti comici e ogni disonesto libro

par questa

poesia antica purgata

e potersi ne' libri autorevoli

e laudevoli rimasi congiugnere

con ogni

cristiano

Non

dico perci

che quello a che S.


,

Girolamo
prete o
,

nella predetta pistola attende molto

che

il

il

monaco o qual
,

altro religioso
,

vogliam dire

al

di-

vino uficio obbligato


Virgilio;

debba

il

breviario posporre a
il

ma

avendo con divozione e con lagrime


,

divino uficio detto

non peccare in Spirito santo qualunque poeta,


religiosi
,

il

vedere
sti

gli

onesti versi di

se

que-

colali

non fossero pi
i

pi

dilicati

che

stati

sieno
,

santi dottori

essi

ritroverebbero questo
,

cibo

il

quale dicono de' demoni

non solamente
,

non

essere stato giuato via

o messo nel fuoco

come
con

alcuni per avventura vorrebbono,

ma

essere stato

diligenza servato, trattato e gustato da Fulgenzio dottoro e pontefice cattolico


libro
il
,

siccome appare in quello


,

quale esso appella delle mitologie


stilo

da

lui

con elegantissimo
de' poeti
;

scritto

esponendo

le

favole

e similmente troverebbero sanlo Agostina


la ix)^

nobilissimo dottore, non avere avuto in odio

SOPRA DANTE
sia
gli

5i

versi de' poeti

ma
:

eoa solerte vigilanza queche se negare alcuno vo-

avere studiali e intesi

il

lesse

non puote

conclossiecosach spessissi me volle


ne' suoi

questo santo
e
gli altri

uomo
;

volumi induca Virgilio

poeti

n quasi mai nomina Virgilio senza


laude
.

alcuno

titolo di

Similemente

Geronimo
g'

dottore esimio e santissimo


te

uomo, maravigliosamen,

ammaestrato
si

in tre linguaggi

il

quale

igno-

ranti

sforzano di tirare in testimonio di ci che essi


i

non intendono, con tanta diligenza


studi
,

versi de' poeti

e serv nella

memoria

che quasi paia nelle

sue opere non avere senza la testimonianza loro for-

mate
altri

E se

essi
,

non credono questo


il

veggano,

tra gli

suoi libri

prologo del libro

il

quale egli chia-

ma Hehraicarum quaestionum ,
quello tutto terenziano
.

e considerino se
se

Veggano

esso spessissi-

me
zio

volte
;

quasi suoi assertori induce Virgilio e Ora,

non solamente questi


.

ma

Persio e gli altri

minori poeti

Leggano

oltre

a questo quella facon,

dissima epistola da lui scritta a santo Agostino

e cer-

chino se in essa l'ammaestrato

uomo pone
,

poeti nel
si

numero

de' chiarissimi

uomini

li

quali

essi

sfor,

zano di confondere Appresso, se

essi

noi sanno
,

leg-

gano negli

atti

degli Apostoli e troveranno


i

se

Paolo

vaso d' elezione studi

versi poetici

e quelli co-

nobbe

e seppe
,

si

troveranno lui non avere avuto


la osti-

in fastidio

disputando nello Areopago contro


,

nazione degli Ateniesi


poeti
'y

d' usare la testimonianza dei


il
:

e in altra parte avere usato

testimonio di

Menandro comico poeta quando


honos mores colloquia mala
,

disse

Corrumpunt

similmente se io

52

COMENTO DEL BOCCACCI


,

bene mi ricordo
poeta
,

egli allega

un

verso di
si

Eplmenide
Cre-

il

quale attissimamente

potrebbe dire con-

tro a questi sprezzatori de' poeti

quando dice
bestiae
,

tentes semper

mendaces
il

malae

ventres
al terzo

pigri
cielo

E
,

cosi colui

quale fu rapito insino


santi

non estim quello che questi pi


cio esser peccato o

di

lui

vogliono aver
letti

abbominevole cosa
.

e apparati

versi de' poeti

Oltre a tutto

questo cerchino quello che scrisse Dionisio Areopagita discepolo di

Paolo
il

e glorioso martire di

Ges
divina

Cristo, nel libro

quale compose della celeste Ge,

rarchia

Esso dice

e perseguita e prova
,

la

teologia usare le poetiche fizioni dicendo


tre cose cos
:

intra

al-

Etenim valde
,

artifici ali ter

theologia
in^

poeticis sacris formationibus , in


tellectibus usa est

non figurali s
,

nostrum, ut dictum est

ani

mum relevans

et ipsi
,

propria

et conjecturali re

ductione providens

et

ad ipsum reformans ana"


altre cose ancora as.

gogicas sanctas Scripturas; ed


sai
,

le quali a

questa

somma

seguitano
,

ultima-

mente, acciocch
trei

io lasci star gli altri

li

quali io po-

inducere incontro a questi nemici del poetico no,

me

non

esso

medesimo Ges
,

Cristo

nostro salva-

dor e signore

nella evangelica dottrina parl molte


,

cose in parabole
stilo

le quali

son conformi in parte allo


a Paolo
,

comico? Non

esso

medesimo incontro
,

abbattuto dalla sua potenza in terra

us

il

verso di

Terenzio cio,
calcitrare
?

Durum
sia di

est tibi

cantra stmulum che io creda Crifosse,

Ma

lungi da

me

sto queste parole,

quantunque molto davanti


,

da

Terenzio prendesse

assai

mi

basta a coafermare

SOPRA DANTE
mia Qlenzone
,

53
prolata gi per la

il

nostro Signore aver voluto alcuna


,

volta usare la parola e la sentenza

bocca di Terenzio
tutto
i

acciocch egli appaia che del

versi de' poeti

non sono cibo del


,

dia volo

Che
?

adunque diranno

questi

li

quali

cosi presuntuosail

mente
Certo
il

s'

ingegnano di scalpitare

nome
non

poetico

giudicio
,

mio

non

gli

possono giustamente
si

dannare

se

non che

co' versi poetici

giiada-

gnan danari, che credo quello che


nazione
siderii
gli

in tanta

abbomi-

ha loro messi nel petto

perch alloro de-

non sono conformi


le
ri-

Resta a spezzare P ultima parte delle loro armi,


quali in gran parte deono esser rotte
,

se a quel

si

guarda che
sopra
le
.

alla sentenza di

Platone fu risposto

di

Essi vogliono

che

la filosofia
,

abbia cacciate

muse

poetiche da Boezio
e
i

siccome femmine mequali conduco-

retrici e disoneste 5

conforti delle

no chi r

ascolta,
lesto

non

a sanit di mente,
,

ma

a morte.

Ma quel
testo in

male

inteso

fa errare chi

reca quel

argomento contro
,

a' poeti.

Egli senza alcun

dubbio vero

la filosofia essere
,

venerabile maestra di

tutte le scienze

e di ciascuna onesta cosa: e in quel-

lo luogo

dove Boezio giaceva della mente infermo

turbato e
to
5

commosso

dello esilio a gran torto ricevu,

egli

siccome impaziente
s ogni

avendo per quello cac,

ciata

da

conoscenza del vero


1

non attendeva

colla considerazione a trovare

rimedi opportuni a

dover cacciar via


la presente vita
-,

le noie

che danno gl'infortunii del-

anzi cercava di
,

comporre cose
mostrassero

le

quali non liberasson lui

ma

il

afflitto

molto

e per conseguente mettessero compassion di

54

COMENTO DEL BOCCACCI


.

lui in altrui

questa

gli

pareva

si

soave operazione,

che senza guardare che


filosofica verit
,

egli in ci faceva ingiuria alla

la cui
,

opera di sanare

non

di lu-

singare

il

passionato

che esso con

la dolcezza delle

lusinghe del potersi dolere insino alla sua estrema

confusione

avrebbe In

tale

impresa proceduto

e pe,

rocch questo esercizio de' comici di sopra detti


fine di

guadagnare , di lusingare e di compiacere


,

alle

inferme menti

chiama
,

la filosofia

queste

muse memuse
es-

retricule sceniche

non perch

ella

creda le

sere meretrici

ma

per vituperare con questo voca-

bolo V ingegno
lo

dell' artefice

che nelle disoneste cose

induce

Assai manifesto
,

non

essere difetto del

martello fabbrile

se

il

fabbro fa piuttosto con esso


,

un coltello col quale s' uccide gli uomini che un bomere col quale si fende la terra e rendesi abile a ricevere il seme del frutto del quale noi poscia ci
,

nutrichiamo.

E
,

che
il

le

muse

sieno qui istrumenlo ado,

perante secondo

giudlcio dell' artefice


il

non

se,

condo

il

loro

ottimamente

dimostra

la filosofia

dicendo in quel medesimo luogo che di sopra


strato,

mo-

quando dice

Partitevi di qui, serene dolci,


e lasciate questo infermo cura-

infino alla morte


re alle

^
,

mie muse
,

cio

all'

onestk e alla integrit del

mio

stilo

nel quale mediante le


,

mie muse

io gli

mostrer
nosce
li
,

la verit

la

quale

egli al presente
afflitto.

non co-

siccome
si

uomo

passionato e
,

Nelle qua-

parole

pu comprendere non

essere altre

muse

quelle della filosofa che quelle de' comici disonesti e degli elegiaci passionati
Tartefice
,
,

ma

essere d' altra

qualit

il

quale questo istrumento dee adoperare.

, ,,

SOPRA DANTE
Non adunque
le quali

55

del disonesto appetito di queste


la filosofia

muse

chiama

meretricule

sono vitu-

perate le

muse

ma

coloro che in disonesto esercizio

r adoperano
sai

Restavano sopra
,

la

presente materia a dir cose aspili

ma

perciocch in altra parte


,

distesamente di
detto al
.

questo abbiamo scritto

basti questo averne

presente, e alla nostra impresa

ne ritorniamo

adunque

Virgilio poeta
,

non fu popolare poeta

Fu ma
il

solennissimo

e le sue opere e la sua


.

fama chiaro
:

dimostrano agF intendenti

cantai

usa Virgilio
:

questo vocabolo in luogo di


gione in parte
si

compor

versi
si

la

ra-

dimostr dove di sopra


1'

disse peralla

ch cantiche
le si

si

chiamano

opere de* poeti;

qua-

puote aggiugnere una usanza antica de' Greci

dalla qual credo

non meno
dicono
l'
i

esser

mossa

la

ragione

perch cantare

si
.

versi poetici,
,

che

di quella

che gi detta
giovani greci
si

usanza era questa

eh' e' nobili


il

reputavano quasi vergogna


,

non

sa-

per cantare e sonare

e questi loro canti e suoni usa:

vano molto ne' lor conviti


di cose vane,

non erano

li

loro canti

come

il

pi delle canzoni odierne sono,


,

anzi erano versi poetici

ne' quali dolcissime materie

o laudevoli operazioni da valenti uomini adoperate


siccome noi possiam vedere nella
l'

fine del

primo

del-

Eneida di Virgilio
fatta

dove dopo
,

la notabile

cena di
canta

Didone

ad Enea

Jopa sonando
,

la cetera

gli errori

del sole e della luna

e la

prima genera,

zione degli uomini e degli


fosse
l'

altri

animali
,

donde
simili
i

origine delle piove e del fuoco


il

e altre
,

cose : dal quale atto pot nascere

dir^

che

poe-

56
ticl versi
l'

COMENTO DEL BOCCACCI


si

cantino

E per conseguente
,

Virgilio

del-

opere da s composte dice


1'

cantai

il

qual non so,

lamente compose

Eneida

ma
,

molti

altri libri
,

sic,

come secondoch
il

Servio scrive
il il

lo Stiriua

1'

Etna

Culice, la Priapea,
,

Cathalecthon, la Ciri,

gli

Epitutti

grammati
fu
se

la
,

Copa
la

Morelo

e altri

ma

sopra

r Eneida
.

quale in laude di Ottaviano compo,

Poi partendosi da Napoli


filosofa
,

andandone ad Atene
il

ad udir

non avendo

corretto

detto Enei-

da, quello lasci a

due suoi amici

valenti poeti, cio a

Tucca
che

e a Varrone, con questo patto, che se avvenisse

egli avanti la tornata sua

morisse

che

essi il

do-

vessero ardere ; perch essendo a Brandizio

morto,

senza potere essere pervenuto ad Atene

Tucca e

Yarrone sapendo questo

libro in laude di Ottaviano


il

essere stato composto, e che esso

sapeva, temettero
;

d' arderlo senza coscienza d' Ottaviano

e perci racin co-

contata a lui la intenzion di Virgilio

ebbero

mandamento
gione
,

di

non doverlo ardere per alcuna


,

caessi

ma

il

correggessero, con questi patti


v'

che

alcuna cosa non

aggiugnessero

e se vi trovassero
:

cosa da doverne sottrarre potessero

il

che

essi

con

fede fecero

Poi Ottaviano
,

fatte recare le

sue ossa da
s'
*I

Brandizio a Napoli
lettato di vivere
il

vicino al luogo

dove

era di-

fece seppellire, cio infra


,

secondo

miglio da Napoli
teolana
,

lungo

la via

che

si

chiamava Pumorto dove

acciocch

esso quivi giacesse

gli era dilettato di

vivere

D quel
d'

giusto Jgliuol

d'Anchise

cio d' Enea, del quale Virgilio nel prifa

mo

dell'

Eneida

ad llioneo dire
:

Enea

alla reina

Dido queste parole

SOPRA DANTE
Hex
erat j^neas nobis
,

67

quo jastior alter


et

JVec pietatefuit

nec bello major

armis

Nelle quali testimonia Enea

essere stato giustissimo


,

Anchise fu della schiatta de' re di Troia


di Gapis
,

figliuolo

figliuolo di Assaraco

figliuolo di
:

Troio

fu padre d'

Enea

come qui
alla

si

dice

che venne

da
,

Troia

Troia una provincia nella minore Asia


,

vicina d' Ellesponto

quale di \er ponente

il

mare Egeo
maggiore
,

dal mezzod

Meonla

da levante Frigia
,

da tramontana Bitimia

cosi

dinominala

da Troio re di quella

Poich
llione fu di Troia

il

superbo Ilionfu combusto


citt di

una
,

Troia

cosi
,

nominata da
,

Ilio re

e fu la citlk reale
scrive nel

e quella

secondoch

Pomponio Mela
fia,

primo

della sua

Cosmogra-

che fu da' Greci


.

assediata, e

ultimamente presa e
,

arsa e disfatta
lo stato del re

Chiamalo superbo

dall'altezza
.

del-

Priamo

e de' suoi predecessori

E poiall'au-

ch manifestato
tore
,

se gli , fa

una breve domanda

dicendo

Ma
se'
;

tu perche ritorni

a tanta noia
,

T
ti

quanta a essere nella selva


e quinci segue
,

della

quale partito
,

e fanne un' altra

Perch non sali al dilettoso monte , Ch' e principio e cagion di tutta gioia
Espedite queste parole di Virgilio
,

?
la

segue

terza

parte di questa seconda, nella quale dissi che con

ame ri-

mirazione l'autore rispondea, e col commendar Virgilio s'ingegnava d' accattar la

sua benivolenza

spondendo
al

alla

dimanda
,

di lui, gli mostra quello perch

monte non

sale

il

suo aiuto addimanda, e dice

58

COMENTO DEL BOCCACCI


se' tu

Or

quel Virgilio e quella fonte

Che spande di parlar s largo fiume ? Commendalo qui 1' autore dell'amplitudiae della sua facundia, quella facendo simigliante ad un fiume;
Rispos' io lui
,

con vergognosa fronte

Vergognossi l'autore d' essere da tanto


in
si

uomo

veduto

miserabile luogo

e dice

con vergognosa fron*

te , perciocch in quella parte del viso

prima apparisi

scono

segni del nostro vergognare


il

come che qui


il

pu prendere
per la fronte
.

tutto per la parte

cio tutto
_,

viso
-,

Oh

degli altri poeti


il

latini

onore

perciocch per Virgilio tutto


rato^ e

nome

poetico onoa' poeti,


il

lume : sono
lui

state

1'

opere di Virgilio
,

che appresso di

sono

stati

un esempio

quale

ha

dirizzate le loro invenzioni a laudevole fine,


i

come
dove

la luce dirizza

passi nostri in quella parte


:

d' andare intendiamo

Vagliami 7 lungo studio e il grande amore Poich V autore ha poste le laude di Virgilio accioc,

ch per quelle
per
li

il

meriti di

muova al suo bisogno s medesimo per li


,

ora

il

prega

quali estima

Virgilio siccome obbligatogli

il

debba

aiutare, e dice;
:

vagliami

a questo bisogno
1*

il

lungo studio

vuol
,

mostrare d' avere


discorrendo,

opera di Virgilio studiata


;

non
;

ma

con diligenza

'l

grande amore
,

e per questo intende mostrare


fatto gli

un

atto caritativo
;

che

ha studiare
,

il

libro di Virgilio

non come

molti fanno

averlo studiato per trovarvi che potere

mordere e biasimare

Che m'ha fatto cercare il tuo volume, V Eneida^ Tu se' il mio maestro Qui eoa re veri rio vuol
.

SOPRA DANTE
muovere
tore
.

Sg
,

Virgilio chiamandol maestro


si

'l

mio au-

In altra parte

legge signore

e credo che stia


,

altres

bene
il
.

-,

perciocch qui umiliandosi


il

vuol pre-

tendere
aiutare

signore dovere ne' bisogni

suo servidore

7 u se' solo colui da Lo hello stilo del


,

cui io tolsi
trattato e

cio presi

massimamente dello
V^edi la

Inferno
il

che m' ha fatto onore, cio fara^ e pon qui


.

preterito per lo futuro facendo solecismo


,

bestia

e mostragli la lupa, della quale di sopra


cu' io
gli

eWoi per
presso

mi

volsi,
all'

dal salire al dilettoso

monte; e qui
il

risponde
.

interrogazion fatta

Ap-

prega dicendo

aiutami da
essere saggio
il

lei famoso e

saggio
,

Nelle quali parole vuol mostrare

colui veramente

quale non solamente saggio nel suo


altri

segreto

ma

eziandio nel gudicio dogli

per lo

quale esso diventa famoso

Ch' ella mi fa tremar

le

vene e

polsi

Tremano
ra

le

vene
,

e' polsi

quando

dal sangue abbanil

donate sono
5

il

che avviene quando


il

cuore ha pauritrae a lui


1'

perciocch allora tutto


,

sangue

si

ad

aiutarlo e riscaldarlo

il

rimanente di tutto

altro

corpo rimane vacuo di sangue, e freddo e palido. u te convien tenere altro viaggio ,
In questa quarta particella
fa

V autore due cose

pri-

ma dichiara
la lupa
,

ci

che Virgilio dice della natura di quelt

il

suo futuro disfacimento

appresso

gli

dimostra Virgilio quel


re
,

cammino che

gli

par da tene-

acciocch egli possa di quello luogo pericoloso

6o
.

COMENTO DEL BOCCACCI


quivi
:

uscire La seconda Dice adunque

Ond'

io per lo tuo me*.

^ te campieri tenere altro uia^gio


che quello
il

quale di tenere

ti

sforzi

Rispose

( Virgilio )
,

poi che lacrimar mi vide


,

Se vuoi campar
selvaggio
,

senza morte uscire

d' esto loco


.

come

di sopra dimostrato

seguendo
te-

Virgilio gli dice la cagione perch a lui convien

nere altro cammino, dicendo: che quella bestia, cio


quella lupa
sericordia
, ,

per la qual tu gride, domandando mi-

Non
non

lascia altrui passar


,

p^^a

sua via

,
:

della lupa

ma di

colui che andar vuole

Ma
tura
s

tanto
,

in un' altra

r impedisce ^ ora in una maniera e ora che V uccide. Ed ha, questa lupa, na,

malvagia e ria Che mai non empie la bramosa voglia, e\ divorare, Ma dopo il pasto ha pi fame che pria
il

Vuole Virgilio per queste parole muovere un pensier


vano
,

quale potrebbe cadere


bestia sia

nell*

autore dicendo
e abbia la

quantunque questa
grande
,

bramosa

fame

egli potr

avvenire che ella prender alcu,

no animale a
dove

pascersi
:

e pasciuta
si

mi

lascer andare

io desidero
r

il

qual avviso

rimuove per quel-

le parole

E dopo il pasto
cio co' quali
si

ha

pii

fame
s'
.

che pria

Molti son gli animali a cui


congiugne
della natura di

ammoglia

Questo fuori

dell'

uso

qualunque animale, congiugnersi con


^

molti animali di diverse spezie

ma

con alcuno

assai

SOPRA DANTE
bestie
il

61
,

faano

siccome
,

il

cavallo coli' asino


col cane
.

la leo-

nessa col leopardo

e la lupa
1'

E
;

questo

non

da dubitare che
assai

autore non sapesse


si

perch
l'autore

avendol posto,

ben

pu comprendere,

\olere altro sentire che quello che

semplicemente

suona

la lettera

e cosi in ci che seguita del rimetti-

mento

di questa lupa in inferno: la sposizione delle

quali cose a suo

tempo riserberemo
non sono, infinche

E pi saranno
il

ancora, che

il

stati

veltro verr

veltro

una spezie
:

di cani, maravigliosamente ne-

mici de' lupi

de' quali veltri dice,


,

come

appare, do-

verne venire uno

c/^e

/a yrri morir con doglia


,

Questi

cio questo veltro


,

non ciber ,

cio

non

manger, terra nh peltro


di metallo

Peltro una

spezie vile

composta

d' altri
,

Ma
sai

sapienza e amore e virtute

Questi non sogliono essere cibi de' cani

e perci as-

chiaro appare lui intendere altro che non par che


:

dica la lettera

E sua nazion sar

il

tra feltro e feltro

feltro vih'ssima spezie di


.

panno come ciascun

sa

manifestamente

Di quella umile. Usa


si

qui l'autore

un tropo
trario

il

quale

chiama

ironia

per vocabolo con-

mostrando quello che


,

egli intende di dimostra-

re

',

cio per umile superba


,

siccome noi

tutto

'1

di

usiamo
il

dicendo d' un pessimo


d'

uomo

or questi
il

buon uomo ,

un

traditore

questi e

leale

W-

mo ,

e simili cose. Dice


,

adunque: di quella umie


.

cio superba

Italia fia salute

Italia

una

j'ran

provincia
fratello di

nominata da

Italo figliuolo di Gerito :e e

Dardano

del quale poi distesamente lire-

6a

COME NTO DEL BOCCACCI


appresso nel iv. canto
dall'
,

mo

terminata dall' Alpi


,

>

dal mare Tirreno e

Adriano

contenente in s

molte Provincie.

perci a voler dimostrare di qual


:

parte di questa Italia dice soggiugne


cio fu uccisa
,

per cui mor ,


.

la tergine
,

Cammilla

Fu

questa

Cammilla
,

secondoch Virgilio scrive

nel XI. dell' Eneida

figliuola di

Metabo

re di Pri-

verno e di Casmilla sua moglie? e perciocch nel


partorire questa fanciulla

mori

la
,

madre, piacque
S
,

al

padre di levare una


era nel

lettera sola

cio quella
,

che
la

nome

di Casmilla sua
:

moglie

nominare

figliuola

Camilla

la

quale essendo ancora picco-

lissima

avvenne per certe divisioni de' Privernati


re a furore fu cacciato di

Metabo
dere

Priverno

il

quale

non avendo spazio


,

di potere alcuna altra cosa pren,

prese questa piccola figliuola

e una lancia
si

con
ga
:

essa,

essendo dai Privernati seguito,


,

mise in fu-

pervegnendo a un fiume
,

il

quale

si

chiamava

Amasena
cresciuto

e trovandol
,

per una grandissima piova

molto

e s reggendo convenirgli lasciar la


il

fanciulla se

notando
d"*

volea trapassare

subitamente

prese consiglio

involgere questa fanciulla in


,

un

su-

vero e legarla alla sua lancia


dal

e quella lanciare di l
:

fiume
,

e poi esso notando passarlo


,

perch

le-

gatola

e dovendola glttare oltre


a

umiieinente
,

la rac-

ejmand

Diana

a lei botandola

se ella salva glie


:

lefacesse dall' altra parie del


cinola, e poi

fiume ritrovare

e lan-

notando seguitolla, e

dall'altra parte tro,

vati senza alcuna lesione la figliuola


essa in certe selve vicine
,

andatosene con

allev questa sua figliuola

allepoppe d'una cavalla. Alla quale

come crescendo

SOPRA DANTE
venne, appicc una faretra
alle

63
un

spalle, e posele
filare,
,

arco in mano, e insegnolle non


glttare le pietre

ma

saettare e

con
:

la

rombola

e correr dietro agli

animali

salvaticlii

ne' quali esercizii costei gi dive.

nuta grande fu maraviglosa femmina


rere di tanta velocit
sciasse dietro
i
,

E
,

fu in corsi

che correndo
si

ella

pareva

la-

venti

e fu

leggiera

che Virgilio

iperbolicamente parlando dice, che ella sarebbe corsa


sopra
piedi
in
.

1'

onde del mare senza immollarsi


nobili

le

piante de'

Costei da molti
,

uomini addomandala

matrimonio

mai alcuna
si

cosa

non ne

volle udire

ma

virginit servando

dilettava d' abitar le selve


,

nelle quali era stata allevata

e di cacciare

poi pare

che richiamata

fosse nel

regno paterno^ e ritornatavi,


,

e sentendo la guerra di
richiesta
lui
;
,

Turno con Enea


a'

da Turno

con molti de' suoi Volsci and in aiuto di


Troiani comfu fedita d' una saetta nella

dove un d fieramente contro


,

battendo

poppa da uno
essa

che avea

nome Arruns ^

della qual fedita

mori

incontanente

Euri alo Turno e Ni so d fcrute

Eurialo e Niso furono due giovani Troiani

li

quali

in Italia aveano seguito Enea^ ed essendo insieme

con

Ascanio

figliuolo d'
,

Enea rimasi a guardia

del

cam-

po

d'

Enea

il

quale era andato a cercare aiuto con,

Turno a certi popoli circonvicini, avvenne che premendo Turno molto Ascanio si dispose Ascanio,
tro a
,

per tema di non poter


di far sentire ad

sofFerre

la

forza di

Turno

Enea come da

assedio era grave-

mente
il

stretto
s'

acciocch di tornare in soccorso di lui

padre

affrettasse. Alla

qual cosa fare Kiso

si

prof-

64

COMENTO DEL BOCCACCI


occultamente da Eurlalo^
il

ferse, e ingegnavasi di farlo

perciocch conosceva
rialo ancora

pericolo esser grande, ed


,

Eu-

un garzone

ed

egli
si

noi voleva mettere


fare

a quel pericolo.
sentisse
5

Ma

non seppe

che Eurialo noi

per

la
:

qual cosa convenne che Eurialo ane usciti

dasse con lui

una notte del campo


lo

d*

Asca-

nio
ci,

convenendo loro passare per

mezzo

de'

nemi-

e tacitamente andando, e trovandogli tutti dormire


:

n' ucciser molti

ed Eurialo vago come


belle
,
,

garzon sono
li

di certe
cisi

armadure
,

tratte a coloro
,

quali ucsi

aveano

carico

seguitando Niso
di

avvenne che
,

scontrarono in

una gran quantit


,

nemici

li
,

quali
creri-

come Niso

vide

tantosto

si

ricolse in
5

un bosco

dendo avere appresso

di s Eurialo
.

ma
,

egli era

maso, e gi intorniato da* nemici

Quando Niso

lui

non
nel

esser seco si avvide

perch voltosi

e vedendol

mezzo
,

de' nemici

e loro correntigli addosso per


a gridare,

ucciderlo

tornando addietro cominci


,

che

perdonassero ad Eurialo
uccidesson lui,
il

siccome a non colpevole, e

quale aveva tutto quello male fatto;


uccisono Eurialo e poi ucciser
.

ma
lui

poco
;

valse

essi

e cos

amenduni quivi morti rimasero

Turno
e nepote

costui fu figliuolo di

Danno

re '

Ardea

carnale d'

Amata moglie
,

di Latino re de* Laurent!


:

giovane ardentissimo e di gran cuore

il

quale ve-

dendo Latino

re aver data
,

Lavina sua

figliuola

per
lui,

moglie ad Enea

la

quale prima avea promessa a


,

sdegnato avea mosso guerra ad Enea

e per questo

molte battaglie avea

fatte:

ultimamente, secondoch
,

Virgilio scrive nella fine del xii. dell* Eneida


standogli

sopra-

Enea

in

una singular

battaglia slata fra loro,

SOPRA DANTE
e veggendogli cinto
Fallante
,

65

il

balteo,
,

il

quale era stato di

cui ucciso avea lui


:

addomandante perdo1'

no uccise

e cosi dalle

morti di costoro ha

autore

descritta di quale parte d' Italia intenda, cio di quella Ik

dove

Roma

con alcune piccole circustanze:


,

la
il

quale in tanta superbia crebbe


voler soprastare a tutto
il

che
;

le

parve poco
la

mondo

n per

runa
,

del

romano imperio

cess per la
la

romana superbia

perseverando in essa

sede apostolica. Alla quale, al

tempo che
tunque

l'autore di

prima pose mano


,

alla presente

opera, sedeva Bonifazio papa ottavo


altiero signor fosse
all'

il

quale quan-

molto
autore

parve per avvenin

tura ancor molto pi

quanto piegare
fatte

non fu potuto

a' piaceri

n alle

domande
autore
.

da
,

quegli della setta della quale fu


cio questo veltro
,

1'

Questi
,

la caccer per ogni villa

cio

estermineralla del

mondo

j
,

Fin che V avr rimessa nelV inferno L onde invidia prima dipartilla
,

In queste parole chiaramente


tre dire

si

pu intendere,
altra
i,

l'au-

una cosa e sentirne un'


sia
,

conclosiaco,

sach manifesto

in inferno

non generarsi lupi


essere stato
:

e perci di quello

non poterne

tratto al-

cuno

per doverlo in questa vita menare


particella

ond"" io

per lo tuo me\ In questa


quarta
,

seconda della

dice

l'

autore

il

consiglio preso da Virgilio


l'

per sua salute: e secondo

usanza poetica

mostra in
suo

poche parole ci che dee

trattare in tutto questo


,

volume 5

e dice cosi

ond' io

considerata la natura

di questa lupa

che
,

t'

impedisce, per lo tuo me', pen^

so e discerno

giudico
I,

COM. DI DANTE T.

66
Che
tu

COMENTO DEL BOCCACCI


mi segua ed
,
,

io sar tua

guida
,

trarrotti di qui
,

cio di questo luogo pericoloso

per luogo eterno


gatorio
,

cio per lo inferno e per lo pur,

quali sono luoghi eterni


,

Dove
,

cio in

quel luogo

udirai le dispietate strida


e senza alcuna
,

in

quanto
.

paiono

d'

uomini crudeli

umanit

E
po

cederai gli spiriti dolenti

Che
la

la seconda morte ciascun grida

cio la morte dell' anima, perciocch quella del cor,

quale

la

prima
la

essi

V hanno avuta
,

Addo-

mandano adunque
le

seconda

credendo per quella


.

pene che sentono non dovere poscia sentire


,

Ma

nostri teologi tengono

che quantunque
,

essi la

spiri-

tual
la

morte domandino
,

non perci potendola avere


Deesi adunque inten-

vorrebbono

perciocch per alcuna cagione non


1'

vorrebbono perdere
dere
,

essere

li

dannati chiamar la

seconda morte siccome


la

noi mortali spesse volte


se venir la

chiamiamo

prima^

la

quale

vedessimo

senza alcun dubbio a nostro


.

potere la

fuggiremmo

puossi sporre cos

tiensi

per
la
la

li

teologi essere pi specie di


,

morte

delle quali

prima

della quale tutti corporalmente raoiamo:


,

seconda dicono che morte di miseria


io

la
,

qua]

veramente

credo essere inGssa ne' dannati


;

in tanta

tribulazione e angoscia sono

e questo quello che


,

ciascun dannato grida


lendosi
.

non dimandandola

ma

do-

E vederai color che son contenti


Nel fuoco
,

della penitenza
,

e dice contenti
ci

per-

ciocch quella penitenza

che non

facesse
,

con con-

tentamento d' aaimo di colui che

la facesse

non var-

SOPRA DANTE
rebbe alcuna cosa a salute^ perclw speran di

67
svenire.
,

Quando

che sia

finito

il

tempo
,

della

penitenza
,

alle beate genti :

Alle quali

beate genti

se tu

vorrai salire

perocch sono in cielo


ci di

Anima jia a
Con
poscia
torio
,

me pi degna
.
,

lei ti
fia

lascer nel mio partire


quella di Stazio poeta

E questa
il

con

la

quale egli
di purga-

lasci in su la
la riva

sommit del monte


legge

sopra

del fiume di Lete,


si
.

come

nel xxx.

canto del Purgatorio

Che quello impera^


cio in cielo
, ,

dor

cio Iddio

che lass

regna

Perch' io fu ribellante , non seguendola

alla sua

legge
citt
f

a* suoi

comandamenti
,

ISon vuol che a sua


.

in paradiso
,

per
,

me

si

sdegna
,

In

tutte parti
,

impera
regge
:

comandando
reale

e quivi
,

nel cielo impireo


,

Quivi e la sua citt


,

nel cielo

V alto

seggio

O felice colui
ciai
:

cui quivi elegge


i

per abltator di quello, come

beati sono

Io comin1'

Poeta
il

In questa quinta particella

autore

udito

consiglio di Virgilio, e approvandolo, lo sconil

giura elle quivi

meni
,

dicendo

io ti richieggio

Per quello Iddio


noscesti
,

cio

Ges

Cristo, che tu

non
,

coil

Accioccli io

fugga

questo male
,

cio

pericolo nel quale al presente sono


la

e peggio

cio

morte
tu

Che

mi meni

l ove or dicesti ^
,

cio in inferno e in purgatorio

S eh'

i'

vegga la porta di san Pietro ,


il

cio la porta del Purgatorio, dove sta

vicario di san
,

Piero

Con

quelli

quai tu fai

cio di essere

cO'

68
Allor

COMENTO DEL BOCCACCI


,

tanto mesti
si

cio dolorosi, dannati alle pene eterne.


,

mosse

entrando nel

cammino

dimostrato

Ed
sta
la

atto

d'uomo

disposto a quello di che richiesto,


il

che senza eccezione

mette ad esecuzione: ed que-

P ultima

particella delle sei,

che

dissi esser partita


:

seconda parte principale del primo canto


,

ed

io

gli tenni dietro

cio

il

seguitai

ALLEGORIE DEL CAPITOLO PRIMO DELLA PRIMA CANTICA

DELLA COMMEDIA DI DANTE ALIGHIERI

Nel mezzo del cammin di nostra

vita

ec,

oich per la
il

grazia di

Dio dimostrato
si

quello
,

che secondo

senso litterale

pu dimostrare
,

da

tornarsi al principio di questo canto

e quello che
,

sotto la rozza corteccia delle parole nascoso

cio

il

senso allegorico

aprire e dichiarare

Intorno alla
po-

qual cosa

credo udirete cose per

le quali vi si
,

trebbe forse meritamente dire le parole


re

che l'auto-

medesimamente dice
,

nel secondo canto del Para-

diso

cio

Que^ gloriosi che passaro a Coleo

Non

ammiraron , come voi farete Quando vider Giason fatto bifolco


5'

Perciocch allora per


d' arte e
stilo

effetto potrete

vedere
,

quanto
nello
.

quanto di sentimento
,

sia stato

e sia

poetico

oltre alla
l'

stima che molti


intelletto
il

fanno

perocch gustando con

melllluo e cele-

SOPRA DANTE
slial

6g
altri

sapore
,

nascoso sotto
il

il

velo del favoloso descri-

vere

forse vi dorrete

nostro poeta e gli


in guisa

ave-

re tanta soavit riposta

che senza

difficolt
i

aver non

si

puote; e direte, perch non diedero

poeti

la lor dottrina libera e aperta


altri

ed espedila, come molti

fanno

la loro

sicch chi volesse ne potesse pren?

dere frutto pi tosto


s

In risponsione della qual cosa


,

possono tre ragioni dimostrare

e la prima

pu

es-

ser questa.

Costume generale
,

di tutte le cose meri-

tamente da aver care


in piazza
,

il

discreto

uomo non
e'

tenerle

ma

sotto

il

pi forte serrarne

ha nella
,

sua casa

e con grandissima diligenza guardarle

ad alquanti suoi amici e pochi e rade volte mostrarle:


e questo fa acciocch
il

troppo farne copia non faccia

quelle divenire pi vili:


il

il

che(i)ln parte possiam tutto


altra cosa
,

di vedere avvenire

E se in ogni
guardiamo
,

nascosa
luce del
,

ci fosse

questa verit
si

al sole

la

quale alcuna volta

bella

non che pi veggiamo


,

n alcuna
se

chiara muoversi

tirato
,

n sospinto

non dal divino ordine impostogli

pieno di tanta
,

luce che ogni altro lucido corpo illumina

ogni ter-

rena cosa vivifica accresce e nutrica

e al suo fine

conduce

il

quale per troppo mostrarsi non sola,

mente poco prezzato


lo
si

ma

son di quegli che di veder-

schifano
,

per

la

qual cosa, acciocch questo non


altra cosa noi

seguiti

non so qual'

possiamo con pi

certa ragion dire che sia pi cara, pi


e

meglio da riporre e da guardare


natura
.

da (2) gradire, che sono gli ahi

effetti della

segreti misteri e sublimi della

(1)

Per

arie

(a)

Da

randire.

70

COMENTO DEL BOCCACCI


universalmente del
,

divinit. Questi, se negl' intelletti

vulgo divenissero, in poco tempo ne seguirebbe

che
i
.

sarebbon prezzati meno che non


ragionamenti meccanici e

il

sole

o che

le favole delle

femminelle
,

E per

questo lo Spirito santo cosi dottissimo

gli alti

segreti della divina

mente nascose

come

noi possiam
,

vedere nelle figure del vecchio Testamento


sioni di certi profeti
,

nelle vi-

e ancora nella Apocalissi di


,

Giovanni Evangelista

sotto parole tanto nella

prima

faccia differenti dal vero, e

meno conformi

nell'appa-

renza

a' sensi nascosi

che per poco pi esser non po,

trebbono. Le vestigie del quale


possono
gli

con quelle forze che


la divinit,

umani ingegni seguir


i

con ogni

arte s'ingegnarono di seguitare


essi

poeti, quelle cose

che

estimavaa pi degne sotto favoloso parlare na,

scondendo
venissero

acciocch dove carissime sono


,

non
:

diil

vili

ad ogni

uomo

aperte lasciandole

che

assai
,

bene pare ne dimostri Macrobio nel primo

libro

cap, secondo
;

cendo

De

de Somno Scpions cosi diDiis autem ut dixi , ceteris et de ani, ,


,

ma

non frustra
:

se

nec, ut oblectent,

ad fabulosa
sicut
,

convertunt

scd quia sciunt inimicam esse naturae

apertam

vulgaribus

nudamene espositionem sui : quae hominum sensibus inteliectum sui


,

va
ita

no rerum tegmine operimentoque


ctari
. ,

subtraxit

aprudentibus arcana sua voluit per fabulosa tra'


Sic ipsa mjsteria flgurarum cuniculis ope;

riuntur
se

ne

re/

haec ademtis
;

nuda rerum talium


viriSj

natura praebeat

sed summalibus tantum


^

sapientia interprete

veri arcani consciis, contenti

sunt reliqui

ad venerationem figuris

defendenti-

SOPRA DANTE
bus a militate secretum etc.

71
ragione

La seconda
con

pu

esser questa. Suole quello che


sta piacer

difficultk s'acqui,

pi

e guardarsi

meglio
si

che quello che


:

senza

alcuna fatica o poca


a' nostri

trova

e questo

le

grandi eredita rimase

giovani cittadini

hanno
,

mostrato

Non

essendo adunque alcun dubbio


il

es-

sere molta malagevolezza

trarre la
,

nascosa verit

di sotto al fabuloso parlare

dee seguire essere in-

comparabile

diletto a colui

che per suo studio vede

averla saputa trovare: laonde non solamente ogni af-

fanno avutone se ne dimentica


dolcezza nell'animo,
solubile ferma nella
l'

ma

ne rimane una

la

quale quasi con legame indisdi

memoria
:

colui che ritrovata


al-

ha

la verit ritrovata
s'

dove quella che senza


,

cuna difEculta

acquista
si

come leggiermente venne,


Di che seguita che
dell'a-

cosi leggiermente

parte

vere faticato
1'

s'

acquista, dove del

non avere studiato

uomo

si

ritrova di scienza voto


esser questa
i
.

La

terza ragione

mi pare dovere
dubbio
sia
,

E' non pare che alcun


mini-

li

cieli

pianeti e le stelle essere


,

stri della

divina potenza
i

e secondo la virt loro at,

tribuita

corpi inferiori generare

mediante quelle
,

cagioni che dalla natura sono ordinate


trire e nel lor fine

e quegli nuessi

menargli

E
1'

perciocch
,

corpi
si

superiori sono in continuo

moto

e in diversi
dall' altro
,

modi

congiungono

si

separano

un

par di

necessit che gli effetti da lor prodotti in diversi tem-

pi

e in materie diverse
:

debbano
uomini
:

esser diversi

e a

diverse cose disposti

e quinci par che seguiti la di,

versit degli aspetti degli

de' qtfli

non pare

che alcuno alcun altro somigli

e similmente degli

72
oficii
,

COMENTO DEL BOCCACCI


i

quali veggiaui manifeslamente essere, ezian

do naturalmente diversi negli uomini


cosa mosso
,

Dalla qua!
.

dice

il

nostro autore nel Paradiso


,

Un

ci

nasce Solone

e altro Serse

,
,

Altri Melchsedech

e altri quello
il figlio

Che volando per V aere

perse

questo
il

si

dee conoscere muovere dal divino

intel-

letto,

quale cognosce una universit,


generazione
,

come

quella
,

dell'

umana

non poter
,

consistere
,

se

in se

non avesse

diversit d' uGcii

perci

accioc,

ch
ci

dell' altre cose

lasciamo
,

al

presente stare
,

alcun

nasce atto a
,

filosofa

alcuno ad astrologia
.

alcuno

a poesia

e alcuni altri ad altre scienze

Colui che

nasce atto a poesia, seguita in quanto pu essa d'esercitarsi nel

poetico ofcio

quantunque da Dio
immediate crea
,
,

sia

alle nostre

anime
,

le quali esso

data

la ragione

il

libero arbitrio
,

per lo quale

non
che

ostante la forza de' cieli


pili gli

ciascun
il

pu

far quello
gli

aggrada

pare che

pi seguitin
:

uomini

quello a che

essi

sono

atti
,

nati

laonde quegli che


,

al poetico oficio nato

eziandio volendo

non pare

che possa fare


partiene
j

altro

che quello che a

tale oficio s'aps

e perciocch a quello oficio


,

appartiene

quello che di sopra detto


"volmente
gliarsene
s'
.

se egli in quello laude-

esercita

non

peravventura da maravisi

perci non

rammarichi alcuno
,

se

da' poeti sotto favole nascosa la verit


sto si dolga della sua negligenza

ma
,

piuttoe'

per

la

quale

perde

o ha perduto quello che


d' avere ritrovata la cara

il

farebbe

lieto

faticandosi

gemma

nella spazzatura na-

scosa

questo basti avere a questa parte risposto

SOPRA DANTE
Fu adunque
ti il

73
gli altri

nostro poeta
,

siccome

poe-

sono, nasconditore
,

come

si

vede, di cos cara gio-

ia

del

come la cattolica verit sotto volgare corteccia Per la qual cosa si pu meritamente suo poema
,
.

dire questo libro essere (1) pollsenno, cio di pi sensi,


de' quali
il

primo senso quello


,

il

quale egli ha nelle

cose significate per la lettera

siccome voi potete aver


:

di sopra nella esposizlon litterale udito

e chiamasi

questo senso litterale

e cosi
,

Il

secondo senso

allegorico o vero morale

il

quale acciocch voi com-

prendiate meglio
questi versi
:

esemplificando vel dichiarer in


,

In exito hrael de j^gjpto


est
.

domus
sanctise noi
,

Jacob de popalo barbaro : facta


Jcatio ejus
,

Judea

Israel potestas ejus


a quello

De' quali

guarderemo

che

la lettera
l'

suona solamente

vedremo

esserci significalo

uscimento de'

figliuoli

di Israel d' Egitto al

tempo
,

di

Mois

-,

e se noi guarla

deremo

alla

allegoria

vedremo vedremo
,

esserci mostrata
:

nostra redenzione fatta per Cristo

e se noi guarde-

remo

al

senso morale

esserci

mostrata la

conversione dell' anima nostra

dal pianto e dalla mi-

seria del peccato allo stato della grazia: e se noi guar-

deremo
strato

al

senso anagogico
dell'

vederemo

esserci

dimo-

r uscimento

anima santa
,

dalla corruzione
gloria

della presente servitudine

alla

liberta della

eternale

cosi

come

questi sensi mistici sono gene,

ralmente per varii nomi appellati


si

tutti

nondimeno
essi
.

possono appellare allegorici

;
,

conciosiacosach

sieno diversi dal senso litterale

o vero

istoriale

(1)

Poliseno.

74
questo
,

GOMENTO DEL BOCCACCI


perciocch allegoria detta da un vocabolo
il

greco, detto alleon,

quale in latino suona alieno ^OS'


dissi

vero diverso: e perci

questo libro esser (i) poli-

senno

perciocch

tutti questi sensi,


si

da chi tritamente

volesse guardare, gli

potrebbono

in assai parti dare.


,

per questo agutamente pensando


,

forse

potremmo

del presente libro dir quello

che san Gregorio dice

nel proemio de'suoi Morali della santa Scrittura, cosi

scrivendo

Divinus etenim sermo


sic

sicut mjsteris

prudentes exercet ;
plices refovet
trial
,

plerumque

superficie sim-

Hahet

in publico
,

serbai in secreto

unde parvulos nuunde mente s sublimium


,

in admiratione suspendat

Quasi quidem quippe


y

estfluvius

ut ita

dixerim
,

planus

et

altus
etc.

in

quo

et

agnus amhulet

et

elephans nateti
la
il

Per-

ciocch recitando della presente opera


litterale
,

corteccia

con quella insieme narriamo

misterio

delle cose divine e

umane
i

sotto

quella artificiosaal

mente nascose
allegorico
si

in questa

maniera intorno
,

senso
alla
li

possono

savii esercitare
i

e intorno

dolcezza testuale nudrire

semplici
,

cio quelli

quali ancora tanto noa sentono

che

essi

possano

al
,

senso allegorico trapassare

cosi

pnssiam vedere

questo libro avere in pubblico donde nutrir possa


g'

Ingegni di quegli che


egli

meno

sentimento hanno
la

donde

sospenda con ammirazione

mente de'pi
Scrittura

provetti.

E ancora
come

quantunque
si

alla

sacra
in

del tutto agguagliar non

possa, se
,

non

quanto di
lar-

quella favelli

in assai parti fa

nondimeno

(i)

PoUseno.

SOPRA DANTE
gamente parlando, dir
serne
,

7S
quello es,

si

pu

di questo

che san Gregorio afferma di quella

cio que-

sto libro essere


l'

un fiume piano
,

e profondo^ nel quale


:

agnello puote andare


si

il

leofante notare
,

cio in

esso

possono

rozzi dilettare

gran valenti uodelle

mini esercitare
in questo

Ma

avendo

gi

V una

due

parti

primo canto mostrata, cio come quegli


,

che di minor sentimento sono


senso litterale

si

possano intorno al
,

non solamente

dilettare

ma
5

ancora e
da di-

nudrire e

le lor

forze crescere in maggiori


,

mostrare

la

seconda

intorno

alla
:

quale

si

possano
si

gP ingegni pi sublimi esercitare

la

qual cosa

far

aprendo quello che sotto


nascoso
.

la

crosta della lettera sta


,

Intorno
alla

alla

qual cosa sono da considerare


,

quanto
cose
:

prima parte del presente canto

dieci
il

delle quali la

prima

sar

il

veder quello che


,

nostro autore voglia sentire per lo sonno


dice che ricordar
s'

il

quale

non

lascia
,

entrasse

leghiamo

La seconda La terza, qual

come come noi

nella oscura selva


in questo

sonno

ci

fosse la diritta va la
.

quale
,

per questo sonno dice d* avere smarrita


qual cosa potesse essere quella che
vedersi
,

La quarta

il

movesse a rav.

che esso avesse la

diritta via smarrita

La

quinta
vita

perch pi nel mezzo del


altra et
.

cammino

di nostra

che in

La

sesta

quello che egli in-

tenda per quella selva tanto oscura e malagevole

quanto dimostra esser quella nella quale dice v


.

si

ritro-

La

settima

perch pi nel principio del di che


ravveduto
li
.

ad

altra ora scriva d' essersi


s'

La

ottava

quello che vuole


ritigli
,

intenda per

raggi del sole appadel quale gli

e per lo monte, nella

sommit

76
apparvero

COMENTO DEL BOCCACCI


.

La nona

quello che esso senta per la

considerazione avuta
cess
.

poicb alquanto

la

paura

gli

La decima
,

quello che noi

doLbiam
alla

sentire
al

per

le tre bestie
:

le quali lo
,

impedivano

al salire

monte

e queste vedute

precederemo
.

seconda

parte del presente canto

La prima cosa,
ciocch
il

la

qual

dissi

si

voleva investigare, ac-

senso allegorico, nascoso sotto la lettera della


il

prima parte di questo canto (i), quello che


autore voglia sentire per lo sonno
ricordar
,

nostro

il

quale dice , che

non

lascia

come

egli entrasse nell' oscura sel-

va

Ad evidenza
alla presente

della quale

da sapere, che

il

sonno

che

materia appartiene di due maniere


,

L'una sonno corporale e


sonno corporale
si

l'

altra

sonno mentale.

Il

pu

in

due maniere distinguere 5


si

delle quali l'una naturale, e puossi dire esser quella la

quale naturalmente in noi

richiede in nudrimento,
il

e conservazione della nostra sanit;

quale occupan-

doci lega e quasi oziose rende tutte le nostre forze, ov-

vero potenze sensitive


perseverante esso
cosa
la
'y

e le intellettive

perciocch

n sentiamo n intendiamo alcuna

di che a' morti simili

divegnamo

Ma

poich

natura ha preso per la sua indigenza quello che


delle virti faticate nel-

V opportuno a restaurazione
la vigilia
,

e in conforto della vegetativa virt, ezian,

dio senza essere da alcuno escitati

da questo per noi

medesimi

ci

sciogliamo

e di questa alcuna cosa pi

distesamente diremo nel principio del quarto canto


del presente libro
.

L' altra maniera del corporale

(1)

Pare che manchi.

SOPRA DANTE
sonno quella
tenza
si
,

77
e senza

della quale vinta ogni corporal po-

separa

V anima

dal corpo
,

-,

alcuna
,

cosa sentire o potere o sapere

immobili giacciamo

e giaceremo infino al d novissimo senza poterci vare


-,

le-r

e di questo intende

il

Salmista

quando dice
11

Cum
tale

dederis dilectis suis

somnum
,

sonno men-

allegoricamente parlando

quello

quando
,

1'

a-

nima

sottoposta la ragione a' carnali


s'

appetiti

vinta

dalle concupiscenze temporali,

addormenta

in esse,

e oziosa e negligente diventa

e del tutto dalle nostre

colpe legata diviene, quanto in potere alcuna cosa


a nostra salute operare
:

questo quel sonno del


,

quale ne richiama san Paolo

dicendo

Hora

est

jam

nos de somno surgere

questo sonno pu es^


:

sere temporale e

pu

esser perpetuo

temporale

quando
deritis

ne' peccati e nelle

colpe nostre inviluppati

dormiamo:
,

il

Salmista dice : Sur gite post

quam

se^

qui manducatis

panem

doloris

e in altra
^

parte san Paolo dicendo:

Surge , qui dormi s

et

exurge a mortuis ,
risvegliamo

et illuminabit te Christus

E
ci

talvolta avviene per sola benignit di


,

Dio che noi

e riconosciuti

nostri errori e le
ci

nostre

colpe, per

la

penitenza levandoci

riconciliamo a
-,

Dio

il

quale non vuole la morte de' peccatori


,

e a
,

lui riconciliati
la

ripognamo

mediante

la

sua grazia

ragione
,

siccome donna e maestra della nostra


sedia dell'

vir

ta

nella

suprema

anima

ogni scellerata

operazione per lo suo imperio scalpitando e discac-

ciando da noi

Perpetuo quel sonno mentale

il

quale raentrecli ostinatamente ne' nostri peccati per-

severiamo

ne sopraggiugne

ora ultima della prp-

7
seate vita
,

COMENTO DEL BOCCACCI


e in esso addormentati nell'altra passiamo:
la
tal

laddove non meritata


piterno co' miseri in

misericordia di
guisa passati

Dio

in semli

dimoriamo:
,

quali

si

dicon dormire nel sonno della miseria


il

in

quanto hanno perduto


gustare
il

poter vedere
,

conoscere e

bene dello
,

intelletto

nel quale consiste la

gloria de' beali

E
ii

adunque questo sonno mentale

quello del quale

nostro autore vuole che qui alle^


si

goricamente s'intenda, nel qual ciascuno che


pili di

diletta

seguir
,

1'

appetito che la
,

ragione veramente
della verit
,

legato
alla

e ismarrisce

anzi perde la via

quale in eterno non pu ritornare.


cosa che era da vedere, dissi che era co-

La seconda
ch
e
il

me noi in questo sonno mentale ci leghiamo. E percioci

lacciuoli sono infiniti,

li

quali la carne,

il

mondo

demonio tendono
non
se

alla nostra sensualilh,

pienamen,

te dire

ne potrebbe per lingua


, il

d'

uomo
,

ma

ad un de' modi
cendoci dico
,

quale quasi universale

ridu-

Che
piedi
si
,

dalla nostra puerizia noi

il

plii

dirizziamo

cio le nostre affezioni


,

in questi lacci, e
i

quache

non accorgendocene

perciocch pi
,

sensi

la

ragione abbiamo allora per guida

s e'

in^eschia-^
,

mo, che

poi o non

ci

sciogliamo da quegli
,

o non

senza grande difficulta

volendo, ce ne sviluppiamo,

A
sta

questa eih

nostri tre predetti


:

nemici con ogni soK


e la ragione

lecitudine stendono le reti loro


,

que-

L' et

come

detto , tenera, e nuova, e vaga,


,

e la sensualit in essa fortissima

pcrcioccli la ra-

gione non v' ancora assai perfetta: e sccondoch paye che la esperienza ne dimostri
,

dalla gola, alla qua-

SOPRA DANTE
le quella et e

79
la

inchinevole

par che prenda inizio

nostra ruina

e la ragione pare assai manifesta.


i

Sono

generalmente
gli a ci
la

fanciulli vaghi del cibo


il

sospignendoj

natura che

suo aumento desidera


le saporite e

gustando, come spesso avviene,

dilcate

vivande

vini esquisiii

a pian passo
gli

procedendo,
bisognereb,

ed ausando

il

gusto 9 quello che noia


,

be

cominciano

quantunque
che
,

piccoli fnnciulli

ad

avere

men

cari quegli cibi

quantunque
,

rozzi
i

solcano satisfare alla fame e alla sete loro


preziosi desiderano e
ottenergli
si

pi

domandano
;

e dal desiderio ad

sforzano
,

e con questo nella eth pii pie-

na procedendo

quasi

come da

naturale ordine

tirati,

^1 vizio della lussuria discorrono.

Questa,
fa s
tali

la

quale

flpn

solamente

giovani
,

ma

vecchi

medesimi
lusinghe

sovente dimenticare

loro
all'
,

con tante e

ddetica, che potendo


1

appetito la vigorosa et del-

adolescenza

sodisfare

con ogni pensiero e con


se^

ardentissima affezione quello vituperevole diletto

guendo
re
,

tutti si

mettono

quinci

per compiace,

negli ornamenti del corpo discorrono

non

allrisi
,

nienti assai sovente ornandosi

che

se

vender

vopersi

iessono al mercato de* poco savi

Le

quali cose

ciocch senza denari esercitare meritamente non

possono

sospingono nel desiderio d' aver denari, e per quelli ogni coscienza posposta senza alcuna ,
,

gli

difncult ad ogni disonesto guadagno


e quinci giucatori
fiani e disleali
a'
,

si

dispongono,
,

ladri

barattieri

simoniaci
,

ruf-

divengono

Le

quali cose
,

acciocch

Lacedemoni avvenir non potessero


,

per legge CQ^

mand Licurgo

che

lor figliuoli

ec.

Vedi

Giusti-

8o

GOiMENTO DEL BOGGAGGl


,

no nel terzo libro


et

poco dopo
,

il

principio
gli

E
,

gi
,

ad
la
si-

pi piena d' anni venuti


,

veggendo

onori
e

pompa
gnori
,

la

potenza e

la
,

grandigia de' re
di quegli
,

de'

de' gran cittadini


,

s'accendono, e
e ambiziosi di'

quinci invidiosi

superbi
,

crudeli

tengono

le quali cose

e altre molte cosi successiva,

mente

e talora con altro ordine cresciute


,

e multi-

plicate e abituate in noi

nel sonno della oblivione


ci

de'
ti
,

comandamenti

di

Dio

legano, e tengono
,

si stret-

che quasi convertite

in natura

per romore che

fatto ci sia in

capo destare non


,

ci lasciano
5

da addorperciocch
li

mentare
molti

miseri

nel sonno de' peccati


gli avversarii nostri,

altri,

ma

non
,

con

quali,

se creduti

sono

ogni matura e robusta eth adoppiafar singular


presi
,

no:

ma
,

perci

mi piacque
por gi
1'

menzione di
ci

questa

perch in questo
.

modo

abituiamo
,

ne' peccati e se

abito preso difficilissimo


talvolta del peccare
,

pur

si

rimuove l'uomo

con

molto meno
vi fu,

difficult n' rivocato colui


vi

che abituato

che colui che non

fu abituato, e alcuna volta


gi

da essa memoria delle colpe


to
:

commesse
.

n' ritira-

n mia intenzione

il

modo

La
sto

terza cosa, la qual dissi era


la via
,

da cercare, di veder

qual sia

la

quale

l'

autore dice d' avere per queil

sonno smarrita. Egli


tutte
,

vero che le vie son molte,


di salute
nell'

ma tra

non che una che a porto


il

ne

meni, e quella esso Iddio,


vangelio:

quale di s dice
,

Ego sum
si

via, veritas

et vita-, e questa via


,

tante volte

smarrisce ( dico smarrisce


ritrovare
,

perch chi

vuole

la

pu

mentre

nella

pi esente vita
di

jsliamo )

quante

le nostre iniquit da' piacer

Dio

SOPRA DANTE
ne Irasvianoj mostrandoci nelle cose
che esser
per
la

81
labili e

cadu,

somma
i

e vera beatitudine

questa via
,

quale

nostri avversari ci ritorcono

danna

il

Salmista, dicendo: Beatiis vir, qui


silio

non

ahiit in Constetit, et*

impiorum^

et in via

peccatoriininon
:

ed in

altra parte dice

pregando

Fiam

iniquitatis

amove a me,
ancora
sta
:

et in lege

tua miserere mei Chiamasi


il

la vita

presente via 5 e di questa dice


:

Salmi:

Beati immaculati in via

e in altra parte

De

torrente in via bibet.


di

Ma come
il

detto

acciocch
la

molte altre lasciamo stare

ragionare

prima
ci

quella, per la quale se la gloria eterna

vogliamo

conviene andare
il

e di questa

si si

smarrisce ciascuno
lega
.

quale nel sonno de' peccati


di sopra mostrato
i
,

perciocch

come
trano

lusinghevolmente sotten-

vizii

e cominciano in et nella quale piena,

mente conosciuti non sono


darsi

dice

1'

autore,
:

non

ricor-

come
:

questa via diritta abbandonasse

e credi-

bile

chi sarh colui che


si

pienamente della origine

delle sue colpe


esse

possa ricordare? conciossiecosach


diletto della sensualit
,

vengano con

e quel pas-

sato, quasi state

non

fossero

leggermente in dimen,

ticanza

si

mettono. La quarta cosa


,

la

qual proposi

da essere da investigare
quella che
1'

fu

quale cosa potesse esser


a ravvedersi
.
,

autor movesse

che esso

avesse la diritta via smarrita

questa senza alcun


di

dubbio
quale
ci
,

si

dee credere che fosse


assai

la grazia
ci

Dio

il

ama
e

pi che non

amiamo

noi meil

desimi
assai

sempre

alla nostra salute sollecito^


,

che

bene ne mostra Giovenale


I.

dicendo

COM. DI DANTE T.

82

COMENTO DEL BOCCACCI


dt:
.

JYam pr jucundis aptissima quaeqae dahunt Cariar est illis homo , quam sibi

Ma acciocch
Dio
,

noicognosciamo qual

fosse la grazia di

dalla quale

V autore tocco

si

raovesse a destarsi
legata,
;

del sonno mortale nel quale la

mente sua era


l'

e a ravvedersi in qual pericolo fosse

anima sua

da sapere, siccome

il

maestro delle sentenze afferma

esser quattro grazie quelle


sta alla nostra salute
,

che

la divina

bont

ci

pre-

delle quali la

prima chiamata
:

grazia operante

della quale dice san Paolo

per la

grazia di Dio io sono quello che io sono


conda grazia
si

La

se-

chiama cooperante
:

e di questa dice

san Paolo medesimo

la grazia i
si
;

Dio non fu in
,

me vacua La
.

terza grazia

chiama perseverante

Et misericordia della quale dice il Salmista subsequatur me omnibus diebus s^itae meae
quarta grazia
si

ejus
.

La

chiama salvante
:

della quale

si

legge

de plenitudine ejus omnes accepi' mus gratiam per gratiam , Fa adunque la prima grazia del malvagio uomo buono siccome nel libro della Sapienza si scrive Kerte ipsum et non erit ;
nelP Evangelio
,

e san Paolo dice

Fuistis aliquando tenebrae, nunc


.

autem lux
rante
,

in

Domino

La seconda
:

cio la coopeil

fa dei

buono migliore

e di ci dice
.

Sal-

mo

Ibunt de y ir tute in virtutem


,

La

terza

cio
,

la perseverante

no trasporta della via nella patria

della quale dice l'Evangelio:

Qui perses^era^^erit usque


nelF Apocalissi
si

infuiem, hic salvus

erit

legge

Quincumque vicerity dabo ei edere de Ugno y^itae quod est in Paradiso Dei mei e in altra parte nel:

SOPRA DANTE
r
Apocalissi

83

medesima

illum columnam
cio la salvante
canti
ti die
j
,

in tempio

Quicumque vicerit , facianL Dei mei . La quarta


, i

secondo

meriti guiderdona

fati-

di che

r Evangelio
ite et

dice:

Quid

hic statis quoet

ociosi

vos in vineam
.

meam y
:

quod

justumfuerit dabo vobis

san Paolo
,

ut recipiat

unusquisque sedem eaque fecit


grazie delle quali

Di queste quattro
,

ho alquanto parlato

perciocch pi

volte nel processo di questo libro se n'ha a ragionare,


piiwiifFusa mente se ne vorrebbe esser detto,
nondi-

meno
dona
:

questo basti

al

presente

e dico

che

la

prima
si
,

grazia senza alcun merito di


di che dice san Paolo
,
:

colui che la riceve

Non

semper opera

quae fecimus nos

sed secundum suam misercor.

diam

salvos nos fecit


,

Le

qualit delle quali grazie


,

considerate

assai

manifestamente appare

la

prima
autore
si

delle quattro essere stata quella

che

al nostro

e similmente a ciascun altro che in simile caso trova


,

fu conceduta da
.

Dio

per

la

quale esso

il

suo

misero stato conobbe


re
,

Ma

potrebbe alcun domandai

in

che maniera tocca Domeneddio


?

peccatori con

questa sua grazia

Le maniere son molte^ perciocch

a tanto artefice quanto Iddio non


a quello che egli volesse adoperare

manc mai modo


:

dice

il

Salmista

Dixit

et

facta sunt

mandavit

et creata

sunt

Esso primieramente alcuna volta con visioni tocca

le

menti di coloro che di questa grazia hanno bisogno , siccome noi leggiamo di Costantino imperadore
,

il

quale dormendo vide san Piero e san Paolo

il

loro

ammaestramento ud

e poi desto dal


,

cor-

poral sonno e dal mentale quello se|ui

e gli errori

84
del

comeNto del bocccci


paganesimo
tutti
,

da s cacci. Tocca alcuna voltn


fece san Paolo
si fatta

con aperta visione dava a Damasco


:

come

quando an-

e fu di

forza questo tocca-

mento
lo
,

che esso divenne subitamente di lupo agnel.

e vaso di elezione pieno di Spirito santo


,

Toc,

ca ancora co' suoi messaggeri


il

siccome fece David


1'

quale per

1'

omicidio d' Uria e per

adulterio
,

di Bersab essendosi dal suo piacer


togli

partito
,

manda-

Natani profeta
,

il

fece conoscere

il

quale pian-

gendo

e in quel salmo allora da lu composto, cio,


la

Mlserere mei Deus ,

sua misericordia addoman.

dando

impetr del commesso perdonanza

simil-

mente Ezechia re, nunziatagli per comandamento di

Dio da

Isaia profeta la sua

morte

pianse e preg

impetr quindici anni di

vita.

Tocca ancora con


;

tri-

bulazioni intorno alle cose

mondane

perch

gli

uo-

mini sentendosi
delle possessioni
simili cose
,

affliggere nella perdita


,

de' figliuoli e

delle

mercanze

degli stati e di
si

quasi desti dal mortai sonno


,

ritornano

verso Iddio

e ingegnansi d' uscire della via delle tealla luce


.

nebre, e tornare

quantunque saper non


,

possiamo qual
tra
l'
,

si

fosse di queste
la

o forse d'alcuna

al-

la

maniera con
,

quale

la

grazia di

Dio tocc
,

autore

addormentato del sonno mentale

credesi

nondimeno per molti che da


co
',

tribulazioni fosse toc-

gi avveggendosi in questo
,

tempo

nel quale la

presente opera incominci

di quello

che poi quasi a

mano
stato

mano
,

gli

avvenne

cio di dover perdere lo


,

suo

e di dovere andare in esilio

e di dovere

nelle proprie cose ricever

danno
,

',

per

la

qual cosa

da questa grazia operante tocco

cominci a pensare,

SOPRA DANTE
e pensando a conoscere
,

85
non avere
,

le

cose presenti

alcuna

slabilit

esser piene d' invidia e di pericoli


,

nulla altra cosa in s aver fermezza


e

se

non

il

servire

amare Iddio
la

del quale pensiero fu cominciata


,

rompere

nuvola della ignoranza


,

la

quale infino a

quella ora P avea occupalo


la

e cominci a conoscere
,

miseria dello stato de' peccati

e ad avvedersi in
,

quanti e quali esso fosse inviluppato


ricolo esso fosse

e in quanto ped'

lungamente dimorato

andare ad

eterna perdizione.

La

quinta cosa che dissi era da vedere


vita

perdio
eia que,

pi nel mezzo della nostra


sto avvenisse
.

che in

altra

Intorno alla qual cosa da sapere

questo \ocabol

mezzo

potersi prendere in

due modi

V un modo

quello che nella esposizione litterale di:

cemmo

cio puntale

il

quale mezzo dirittamente

quel punto che egualmente distante a due estremit; verbigrazia


cia
,

egli

una verga lunga due bracdella verga all'altra sono


di questa verga
,

cio dall'

una estremit
il

due braccia, perch


sar l
,

mezzo puntale

dove

dall'

una estremit cominciandosi


puntalmenle
,

e
,

andando verso V
l
sta

altra la

lunghezza d' un braccio


il
il

dove

egli finir sia


.

mezzo

di

que-

verga

possiamo ancor dire


il

mezzo puntale

esser quel

punto

quale la sesta fa quando alcun


,

cerchio descriviamo

perciocch questo in ogni parte

del cerchio egualmente distante dalla circonferenza.

La seconda maniera
ci che
si

del

mezzo

s'intende assai sovente


,

contiene intra due estremi

o infra

la

cir-

conferenza del cerchio^ siccome Nitcolaio di


sopra
il

Tamech

Tito Livio dice

che Arno un fiume posto

86
nel

GOMENTO DEL BOCCACCt


mezzo
tra Fiesole e
,

Arezzo

e ia

alcun luogo

dice la Scrittura

Jerusalem essere nel mezzo del


il

mondo

per lo qual mezzo molti intendono

mez-

zo puntale, e ci,

come

geometri sanno, non vero:

e perci in questa parte da prendere la parola dell'

autore, quanto alla persona sua, per lo mezzo pun-

tale; perciocch,

come

di sopra
,

mostrammo,
il

egli era

di et di trentacinque anni
della vita nostra
si
,

eh'

mezzo puntale

quando, tocco dalla grazia di Dio,


la

ravvide dove

V aveva
di

ignoranza menato.
in

Ma per,

ciocch a ciascuno
avvenire tutto
il

uomo
,

che et egli

si

sia

pu
vedi

che abbandonata
,

la via della
la

rit s' entra ne' vizii

e similmente per
gli altri
,

grazia

Dio
et

il

ravvedersi
1'

si

pu per
si

quali in altra

che

autore

ravveggono

intender questo
il

mezzo quello
stra nativit e
il

spazio che posto infra


il

di della no-

di della morte
s'
,

e puossi quel

mezzo
all'

quale per

1'

autore

intende, che intorno

et

de' trentacinque anni

moralmente prendere

secon-

doch

in quella et ogni corporale virt a sua per.

fezion venuta

cosi in

qualunque tempo l'uomo


,

si

ravvede del suo mal vivere


verte
,

e al ben vivere

si

con-

si

pu

dire ogni potenza animale esser venuta

in perfetta virt; e cosi nella

buona

disposizione, aiu-

tato dalla grazia cooperante, perseverando,


sta virt in altra

va di que-

maggiore

e d quclP altra in un' al-

tra

tantoch egli perviene dove ciascun discreto de.

sidera di venire

La

sesta cosa, la

qual

dissi

che era da investigare

era quello che egli intendesse per quella selva oscura e malagevole
,

nella quale dice

si

ritrov.

E adun-

SOPRA DANTE
que questa
dere
lo
,
,

87

selva
,

per quello che io posso comprenil

iuferno

quale casa e prigione del diavo-

nella quale ciascun peccatore

cade ed entra
.

si

tosto

come cade
,

in peccato mortale

E
il

che

ella

sia

inferno
,

la

descrizion di quella
ella era

dimostra assai
,

chiaro

in

quanto dice che


j il

oscura

cio pie-

na

d' ignoranza
:

che

assai chiaro

ne mostra Isaia
,

quando dice
che in

Erravimus a via
;

yertatis

et sol ju~

stitiae llluxit nohis


essa

considerata la qualit di coloro

dimorano

perocch se in loro fosse alcu-

na luce di sapienza, non alcun dubbio che non cessasson tantosto d' uscirne
colui
,
.

chi pi ignorante che


il

il

quale potendo schifare


del suo creatore
,

fare contro a' co-

mandamenti
vuole
,

che

pu ciascun che
e del

si
,

lascia tirare alle lusinghe della carne

mondo
vendo

e alle fallacie del

demonio?

che pure vegsi

gendosi per la nostra fragilit tirato


la via d'
,

non

sforza

a-

uscirne,

ma

agglugnendo l'una colpa


,

sopra r altra

pi s medesimo inviluppa
il

e fa

col
,

continuo peccare pi tenebroso

suo
?

intelletto

e u

pi

forti le

catene del suo avversario


,

Dice

oltre

ci questa selva essere selvaggia

siccome del tutto


^

strana da ogni abitazione

umana

perciocch nella

prlglon del diavolo

nella

quale noi medesimi pec-

cando

ci

mettiamo
,

non

alcuna

umanit
,

n piet

n clemenza
di iniquit
peccatori
1'
,

anzi piena di crudelt


il

di bestialit e
gli

n osta

dire

egli v'

abitano
,

uomini

perciocch questo non vero


il

che come

uomo ha commesso
,

peccato egli diventa quella

bestia

li

cui costumi son simili a quel peccato. Vercolui che nel vizio della* lussuria
si

bigrazla

lascia

88
cadere
,

COMENTO DEL BOCCACCI


perciocch
al

la lussuria

per

la

sua bruttezzi

simigliata
effigie

porco, esso diventa porco quantunque


gli

umana
il

rimanga

il

rapace diventa lupo


;

perch

lupo rapacissimo animale

e cosi quello

luogo salvatico siccome privato d'ogni


za
.

umana
per
li

stan-

oltre a questo aspra

per

le

spine

triboli
,

e per

li

stecchi

cio per le

punture de' peccati

li

quali continuamente da' morsi della coscienza infestato in


,

dolorosamente pungono

il

peccatore

Ed

forte

quanto tenacissimi sono

legami del diavolo, o


li

massimamente

negli ostinati,

quali poich nel pro-

fondo delle colpe caduti sono, della divina misericordia disperandosi disprezzano Iddio, e turano
gli

orec-

chi agli

ammonimenti

de' giusti uomini, e alla evanil

gelica dottrina.

per queste qualit, a colui


,

qual\>

tocco dalla divina grazia

ella pare, e

cos

piena
eter-

di tanta amaritudine che

poco

pii

la
s'

morte

nale, nella quale alcuna dolcezza

non

aspetta giam-

mai

Nondimeno
:

dice l'autore, alcun

bene aver
altra

trovato in essa

per lo qual bene niuna


,

cosa

credo che
di

sia

da intendere

altro

che

la misericordia
si

Dio
:

la

quale non ha luogo che ne' giusti


,

adoso

peri
essa

e cosi ne' peccatori tanto necessaria


fosse
,

che

non

alcun nostro merito n lagrima mai


alla

potrebbe sodisfare

divinit

pel

peccato

com-

messo

Ella

adunque

quella che nella oscurit della


,

nostra ignoranza e delle nostre colpe

colle braccia
a' difetti

apertesi trova presta a non

guardare

com^a

messi
lei

ma

solamente
si

alla

buona

affezione di chi
.

rivolger

vuole per doverla ricevere


,

Questa

^>

quella la cui benignit riguardata

a se

dalla dujpfe-

SOPRA DANTE
tazion
l
ci

89

ritira: della quale, sicconie di bene trovato,

ove

ella

opportuna

1'

autore dice di voler trat-

tare,

siccome

fa nel libro

secondo della presente comsi

media, nel quale pienamente


e la sua santissima liberalit
i
,

posson comprendere
i

pietosi

effetti

verso

peccatori

quantunque

essi

abbiano incontro ad

essa operato

La

settima cosa dissi era da vedere, perch pi nel

principio del di scriva

P autore

d^ essersi

ravveduto

che ad

altra ora
gli

Puossi intorno a questa parte dire


involti ne' peccati
,

quanto

uomini

dimorano, tanto
cio della ignoil

dimorare nelle tenebre della notte


ranza
,

la

quale

come
,

la notte toglie

poter conosce-

re o vedere le cose
no, cosi toglie
utili dalle
il

quantunque
il

nel cospetto ci siefalso, e le cose

coguoscere
.

vero dal

dannose

perci qualora avviene che la


il

grazia di

Dio operante tocca

peccatore

ed da lui

ricevuta, cosi comincia a tornar la luce della conoscenza di Dio, e di s

medesimo
,

e del suo stalo

ognora
tenebre

che

la

luce apparisce
:

di necessit
in quella

the

le

della notte cessino

ed

ora che le tenebre

cessano

siccome manifestamente appare, principio


il

del d
la

e massioia mente a colui


,

cjuale

abbandona

notte della ignoranza


.

sollecitato

e sospinto dalla

divina grazia

di questi dice

Osea profeta in per-

sona di Cristo: In tnbulatiow sua majie consuri^ent


agli

ad me Ed
.

il

peccatore d' altra parte


gli

come
,

occhi dell' intelletto

apparisce la divina luce

gi le sue

malvage operazioni cominciando a .conodire quelle parole del Salmist:

scere

pu

Mane

^Habo

libi et

vidcho

-,

quoiiiam non Deus ijolens

90
r
to

COMENTO DEL BOGCiCCI


tu
es
.

iiiiquitatem

Dunque congruamente

finge

autore da mattina essere stato questo ravvedimen,

per Io quale

si

conobbe essere
.

nella oscura selva

de' peccati e della ignoranza

L'ottava cosa dissi era da vedere, quello che


tore vuole intendere per lo sole che sopra
vide, e per lo monte.
il

1'

au-

monte

Per

li

monti intende
:

la Scrittura

di Dio, spesse fiate gli apostoli

e questo

perciocch
i

come

monti son quegli che prima ricevono


,

raggi
i

del sole materiale surgente

cosi gli apostoli furono

primi che ricevettero

raggi, cio la dottrina del vero


il

sole, cio di Gesi Cristo,

quale veramente sole

di giustizia e luce

la

quale illumina ciascuno che


.

viene in questo

mondo

che esso

sia

vero sole, per


al
,

molte ragioni

si

dimostrerebbe, le quali

presente per
nell'

brevit ometto.
sentita

E secondoch
Dio

io

estimo

autore
,

la grazia di

venne quel desiderio


il

il

quale

si

dee credere che vegna in ciascuno


,

quale

quella grazia in s riceve

cio

di conoscere piena-

mente

le

colpe sue
5

e qual via dovesse tenere per po-

ter venire a salute

ed occorsegli nella mente, alcuna

dottrina re
,

non

potergli in questo suo desiderio satisfa-

come r

apostolica,
,

rammemorandosi

delle parole
:

del Salmista

dove parlando di loro dice

Non

sunt

loquelae

ncque sermones, quorum non audiantur

voces eorum

rum
pu

et

In omnem terram exivit sonus eoinfines orbis terme verba eorum E per
,

fuggendo

la

confusione delle tenebre del peccato


disse
,

si

come talvolta vavi oculos meos in montes


dire dicesse
:

il

Salmista

Ze-

un de veniet auxi,

lium mihi

volendo in questo dire

che

egli levasse

SOPRA DANTE
gli ocelli della

91
apo-

mente

alle Scritture e alla dottrina

stolica

dalla quale sperava dovere avere aiuto al suo


.

bisogno
se nel

Ed

acciocch questa speranza


,

gli si

fermasquesto

cuore

dice che vide la

sommit

di

monte coperta
del

de' raggi del pianeta, cio del sole, a


sia

dimostrare che essa dottrina apostolica

illuminata

lume

dello Spirito santo


diritto

il

quale veramente mecio da che che colpa


in porto d sa,

na altrui
1^

per ogni calle


,-

uomo
.

si

parte

egli

da

lui

menato

lute

che

la dottrina degli apostoli sia santa

e ve-

ramente piena de' doni dello Spirito santo, appare


per
le

parole di

Ges dove

dice

Requiescet super

eos spes tmoris


lectus
,

Domni
,

spes sapientiae et intel'

spes con sii i


,

et fortitudinis, spes scientiae

et pietatis

et replevit

eum

spes timoris
altro
,
,

Domini

perch

1'

autore, e

qualunque

veggendosi cosi

fatto refugio apparecchiato davanti

dove prender
e

lo

voglia

puote meritamente sperare


,

sperando miil

nulre la paura della morte eterna

nella quale

fan-

no dimorare

le catene del diavolo


.

mentre in

esse di-

mora
monte
giamo

legalo
il

oltre a

ci veggendo sopra questo


,

sole scacciatore delle tenebre eterne


,

il

quale toglitore de' peccati


:

siccome noi di

lui leg-

Ecce agnus Dei


;

ecce qui tollit peccata

wa/zJi

puote ancora maggiormente sperar salute,


il

sospinto dalle parole d' Isaia,

quale dice

Vobis

qui timetis

Deum
V
si

orietur sol justitiae


,

perci

meritamente

autore

conosciuto laddove era esser

valle di miseria,
ler salire al

sforza di partir di quella e di vo,

monte

cio alla dottrina dell* verit

9^
a colui
il

COMENTO DEL BOCC AC(


quale puote liberare ciascuno
, ,

:t

che con

ef-

fetto vuole

delle

mani

dello inferno
si

La nona
quello che
ta
,

cosa la qual dissi considerar


1'

volea

era

autor sentisse per


la

la

considerazione avu;

poich alquanto

paura

gli cess

e appare per

le sue parole essere slata del pericolo nel

quale

si

ve-

deva essere

stato la passata notte


il

per

la

quale dobbiadi colui

mo
che

intendere
la passata
:

primiero atto

dell'

animo

miseria della sua vita comincia a co,

gnoscere

il

quale veramente non altro che paura

e spezialmente avendo egli spazio e alcuna luce di

sentimento

per

la

qual possa discernere quante e


cose che in quella
,

quali possano essere state quelle

miseria

1'

avrebbono

ciascuna per s medesima


:

po-

tuto far morire di perpetua morte

massimamente
sua giu-

conoscendo

la ingratitudine

sua verso Iddio, dal quala

le infiniti beneficii
stizia
,

ha ricevuti, conoscendo
il

la

quale passato
,

tempo

della misericordia

irrevocabile

si

pu come quella

de' mortali
,

giudicii con preghi n con lagrime piegare

n cor.

romper con doni o con


quale considerazione
si

eccezioni prolungare

Dalla
quali

levan presti coloro


divina grazia
,

11

invano non ricevono


piaggia a salire al

la

e per

la diserta
.

monte muovono

passi loro

dice diserta , perciocch ancora


virtuoso frutto

sterile,
,

e senza alcun

P anima

di colui

che pure ora co,

mincia a

partirsi della via del

peccato

La decima
quali

cosa la qual' da essere cercata dissi


le tre bestie
il
,

le

quello che noi dobbiamo sentire per

P autor mostra che impedivano

suo cammi-

SOPRA DANTE
no
.

98
.

Ed

Intorno a questo da considerare

queste

bestie altrimenti doversi intendere, avendo riguardo

solamente

all'

autore

altrimenti avendo riguardo


,

generalmente a ciascun peccatore


della
verit

che vuole

alla via

ritornare

Percioccli

non ogni uomo

egualmente conosceva da una medesima passione impedito


,

e perci avviso
s'
^

1'

autor ponesse quello che


,

a lui sentiva

appartenesse

e di che piii

si

conosce-

va passionato

e per pi meritamente quello dir


all'

eh' io sentir per queste tre bestie appartenere


tore
:

au-

poi se ninna cosa n' avr da mutare


ali'

per ridu,

cerle al senso spettante

universit de' peccatori


.

come sapr

il

far e dimostrer

Dice adunque che


,

essendo nella predetta meditazione


sciare la valle oscura

diliberato di la-

e di salire al

monte luminoso e
impedivae

chiaro, cio alla dottrina apostolica ed evangelica, essere state tre bestie quelle che
il

suo

salire

no, una leonza, o lonza che

si

dica, e

un leone
e diversi

una
vizii

lupa

le quali
si

quantunque

a molti

adattare

potessono,

nondimeno qui secondo


si
il

la sen-

tenza di tutti par che


sto
,

debbano intendere per quevizio della lussuria


, ,

cio per la lonza


il

e per lo
il

leone

vizio della superbia


.

per

la

lupa

vizio

dell' avarizia

perciocch io non intendo di partir-

mi

dal parere generale di tutti gli altri, verr a

dimo-

strare

come
,

questi animali a' detti vizii


e poi se
all'

si

possono
at-

appropriare
tribuire
,

autore parr di dovergli


.

rimangasi nello arbitrio di ciascuno


,

Sono

nella lonza

tra

1'

altre molte, quattro singolari pro-

priet
tanto

Ella primieramente leggierissima del corpo,


pili

quanto alcuno

altro

quadrupede.*

A ppres-

94

COMENTO DEL BOCCACCI


,

so la sua pelle leccata

piana e di molle maccliie

dipinta. Oltre a questo ella maravigliosamente vaga

del sangue del becco

Ultimamente
.

ella di sua na-

tura crudelissimo animale


t,

Le quali quattro proprie,

secondo
al

il

mio giudici

sono mirabilmente con-

formi

vizio della carnea perciocch la sua legge-

rezza ha a dimostrare la levit degli animi di quelle

persone

o che con

1'

appetito o che attualmente con

esso vizio s'inviscanoj

perciocch

essi

alcuna volta

ardon
cesi
;

tutti

da fervente desiderio della cosa amata acaltri

alcun

son pi freddi che

la

neve

cessan-

do
in

in

un punto

la

speranza della cosa amata

e quasi

un momento ridono e cantano,


,

e lamentansi e pian,

gono

e cos insuperbiscono subito

e subitamente

diventano umili: ora turbati garrono e gridano, e di


presente mitigati lusingano: le quali levit oltima-

meote descrive Plauto


Cistellaria
,

in

una sua commedia chiamata


gli era

dove un giovane poich uopo non


,

invescato in questa pania

dice cosi

Credo ego amorem piimum apad homnes carni*


Jlcinam commentum
i

Hanc ego de me
,

conjecturam domifacio

nefo-

vis quaeram Qui omnes homines supero ci abilitatihus animi :

atque antideo cru-

Jactor , crucior , agitor

stimulor

versor in

amoris rota miser


y

Exanimor , feror differor distrahor , ita nubilam mentem Animi habeo : ubi sum , ibi non sum sum y ibi est animus
^

deripior:

ubi

non

SOPRA DANTE
Ita mihi omnia in^enia sunt
lubet jam d continuo
.

tj6

Quod

luhet

non
a-

Ita

me amor lassum animi


,

ludijicat

fugat

git

appetii

Raptat y

retinet
:

lactat

largitur

quod dat

non dat

Modo

deludit : quod suasit , dissuadet


.

quod dissuasit
ita

id ostentai

Mariiimis moribus mecum experitur


frangit amantem

meum

Animum

neque, ni si quia miser non eo pessum^

mihi ulla obesi


Perdilo pernicies
.

Oltre a ci questo disonesto appetito velocissimo in

permutarsi

e salta tosto di una cosa in un' altra


,

un

muover
amore

d' occhi

un

atto vezzoso,
,

un

riso

una gua-

tatura soave,
in

una
altro

parolelta accesa
,

una lusinga d'uno


gli

un

come

vento foglia

trasporta
,

e ora avendo a schifo questa che piacque

e ora de-

siderando quella che ancora non era piaciuta, dimostrano


lice
il

lieve
,

movimento

della lor
,

mente. La

infe-

Bidone
,

secondo Virgilio
,

per un forestiero af-

fabile
il

mai pi non veduto


1'

subitamente dimentic
assai

lungamente amato Sicheo^

bene verificando

quello che

autore nel Purgatorio delle

femmine

dice:

Per lei assai , di lieve si comprende , Quanto in femmina fuoco d" amor dura
,

*Se

occhio
dell'

o'I tatto spesso


d' Isifle in

noi raccende,

Giasone

amor
,

breve tempo salt in


,

quel di Medea

e lei abbandonata

poi

ai

rivolse

c>6

COMENTO DEL BOCCACCI


.

Creusa
petiti
,

Alle quali inconvenienze

e dlsordlnAt apdi questa


la

assai

bene convenirsi

la

leggerezza
.

bestia co' miseri libidinosi dimostrano

Appresso
,

pelle sua leccata

e di

macchie dipinta

non meno
lascivi: per,

che

la predetta
,

si

confa co' costumi de'


tal

ciocch quelli

li

quali da

passione son faticati


,

quanto possono
diano di piacere

o per pigliare o per tenere


j

si

stuvesti-

perlaqualcosa
,

s*

adornano di
,

menti

varii
,

pettinansi
,

lavansi

e dlpingonsi
,

spec-

chiansi
,

tondonsi
,

vanno
,

e tornano

cantano, suonabegli e

no spendono

g Ita no
si

e dove di parer pi
,

pi accettevoli

sforzano

vituperevolmente di disi

soneste ed enormi brutture


ste

macchiano

Con que:

armi e prese e fu preso Paris da Elena

con

queste armi mise Dalila nelle

mani

de' suoi

nemici

Sansone
Cesare.

con queste armi prese

e irret Cleopatra

oltre a

questo, questa bestia maravi-

gliosamente vaga del sangue del becco. Intorno alla

qual cosa
1'

si

dee intendere, in questo dimostrarsi


li

appetito corrotto di coloro


si

quali in questa brutil

tura

mescolano

perciocch siccome
,

becco

lussuriosissimo

animale
si

cosi

per V usare questo


.

vizio pi lussurioso

diviene

Per

la

qual cosa
svi-

nlcuni miseramente, credendosi in cotal guisa

luppare, non accorgendosene,


ciocch non

s'

inviluppano; pervlzii

questo

come
si

gli
,

altri

per con:

tinuo combattimento

vince

ma
i

per fuggire
poeti

il

che ottimamente dimostrarono

nella stru.

zione della battaglia d' Ercole e d' Anteo


ci
,

Oltre a

il

becco

fiatoso

animale, e olldo
:

del qualo
la

questa bestia

si diletta

in

che

si

dimostra

vaglici-

SOPRA DANTE
za de' libidinosi
atto venereo
,

97
agli occhi

intorno al flatoso e abbomlnevole

il

quale in tanto

al

naso e
se

noioso

e allo intelletto

umano , che

non

fosse

che

la natura

ha

in quello posto maravigloso diletto, ac-

ciocch P

umana

specie per

non generare non venga


cVie
.

meno

io

sono d' opinione


il

ciascuno

come

fala

stidiosissima cosa

fuggirebbe

la dilettazione

quale questa bestia ha del sangue del becco, assai chiaro dimostra V appetito
quelli
,

che ciascuna delle parti di


si

che a questa turpitudine

congiungono, han,

no del Gne
gue

di quello disonesto atto

nel quale

il

san-

de' miseri dannosamente, tante volte quante per

altro

che per generare

si

versa

n on meno biasimesi

volmente che se in una


perde
il
:

fetida se ntina
i

giltasse

si
,

senzadio

per questo
,

nervi indeboliscono

veder ne raccorcia

membri ne diventan

tremuli,
1'

e la nodosa podagra, con gravissima noia di chi


tiene lutto
il

ha
:

corpo quasi immobile e contralto


se n'offende Iddio,
.

cosi

non solamente
i

ma ancora

se

ne

guastano

miseri la persona

Per questo convenne a

Gaio Antonio, poste gi Parmi, militare con l'animo


dietro a Catellina; e

come che pi non me ne


da dubitare che
i

ridica
sel'

or la memoria
coli

non

passati

non sieno
per

stati cosi

copiosi

come \eggiamo

o*

dierno. Ultimamente

dissi,

questo animale essere cru-

dele

la

qual crudelt da intendere la crudelt


,

di questo peccato
si

il

quale quegli

che pi con lui


delle

dimesticano

e congiungono, le pi
di

volte
ro-

conduce a crudelissime specie


busti giovani
,

morte
,

Quanti

quante vaghe donne

mentre senza
,

alcun freno questo disonesto diletto hanno seguito

COM. DI DANTE T.

I.

98
hanno
clata
?

COMENTO DEL BOCCACCI


gikla lor morte,

dopo

faticosa infermit, avac,

Quanti ancora

non potendo sostenere

porre
quello
Il

modo
,

al loro

fervente desiderio di pervenire a


disfatti ?

hanno

medesimi disonestamente

non potere

aspettare

Demofonte suo amico con.

dusse Fillide ad impiccarsi


zio diede

La

miseria di questo vi-

ad Artabano

Mede

vittoria sopra

Sardana-

palo.

qual porco crederem noi che uccidesse Adoil

ne

altro eh'

soperchio coito con Venere reina di


?

Cipri sua moglie

Bene adunque
morte
,

si

pu questa
,

bestia

dire essere la concupiscenza carnale

la

quale lusinmortali

ghevole insino

alla

con

tutte quelle

dolcezze eh* ella porge


sualit

facendosi incontro alla sen,

umana
,

qualora V animo
si

riconosciuta la
alle

tri-

stizia di

quella, da essa partir

vuole e
s'

divine
ri-

cose tornarsi
tenerlo
,

con non piccola forza

ingegna di
volto
;

non partendoglisi dinanzi dal


,

quasi

voglia dire

rammemorandosi
state

tutte

quelle persone
atti
,

che gi sono

amate

tutti

quegli

tutte le

parole che gi sono state piaciute; le lagrime, la pro-

messa fede

rotti

saramenti con pietoso aspetto


false

ri-

cordandogli

con

dimostrazioni suaden dogli

che questa

castit,
,

questo proponimento riserbi agli

anni vecchi

non voglia ora perdere quello che


li

mai non dee potere recuperare. Con


e altri molti a questi simigliami
,

quali conforti,

nel quarto dell'

Eri-

neida mostra Virgilio essersi Didone ingegnala di


tenere Enea, e dalla gloriosa impresa rivolgerlo,
gi assai dal

come

buon principio hanno

rivolti al
si

doloroso

fine d' eterna perdizione.

Questa adunque

par da-

vanti al nostro autore

per doverlo fare nelle abbaq^

SOPRA DANTE
donate tenebre ritornare
,

99
tem-

il

quale

dall' ora del

po e

dalla dolce stagione

prese speranza di \incere


:

questo \izio oppostosi alla sua salute

per

la

quale
l'

ora del principio del d

credo

sia

da prendere

ora
Il
il

'1

tempo

nel quale Cristo prese carne


di carne
,

umana

quale prender

fu senza alcun dubbio


,

principio della nostra salute

il

princpio della ricon-

ciliazione del nostro signore Iddio


nit
,

con

la nostra
,

uma-

il

principio del

tempo

accettevole
.

il

quale per

tante migliaia d* anni fu aspettato

questo percioc-

ch in quel proprio di
zo
,

fu, cio di

venticinque di mar,

nel quale

siccome apparir appresso

il

nostro
,

autore dice s essere risentito dal sonno mortale


cosi vuole

adunque
,

1'

autore darne a vedere

che di

ci ricordandosi

prendesse buona speranza della mi,

sericordia di colui
d'

senza la quale non


.

si

puote avere
simil-

alcun vizio vittoria


gli

La cagion
,

del

tempo

mente

die

buona speranza

conoscendo che in

quella stagione era cominciato

il

tempo
,

della grazia

e aperta la via alla nostra salute


serrata,

lungamente

stata

ed

il

nemico

della

umana generazione

abbat-

tuto; perch sperar


battere
i

si

dovea di poter similmente ab-

suoi ministri
bestia
,

La seconda
per

la

quale
,

si

fece incontro al nodissi essere

stro autore, fu
la superbia

un leone
,

il

quale

inteso

alla

quale

come

egli si confaccia

ne

mostreranno alcune delle sue propriet a quelle del


vizio poi equiparate
.

il

lione

non solamente audace


,

ma

temerario

e appresso rapace e soprastame

ed

ancora altisono nel ruggir suo, intanto che egli spa-

venta le bestie circunvicine che

1'

odono : e cai^iecb

00

GOMENTO DEL BOCCACCI


,

assai pi ce n' abbia

queste tre bastino a mostrare


il

per

lui

ottimamente potersi intendere

vizio della

superbia
te

Dissi
,

adunque
temerario

il

lione essere

non solamenche ne

audace

ma
,

perciocch senza misurare


si

Je forze sua

non

alcuno animale
,

forte

sono

assai

pi
,

forti di lui

il

quale egli non presuma

d' assalire

di che egli talvolta con gran suo


.

danno
,

ributtato indietro
la

Ed

Aristotile nel terzo dell'Etica


,

dove parla della fortezza


,

dice che

l'

esser temera-

rio vizio

in quanto

il

temerario presume oltre alle


s'

sue forze

quello che a lui non


il

appartiene

questo vizio

presumere alcuno di combattere con


5

due o con

tre

o con pi

conciosiacosach ciascun
altro
,

debba credere uno poter quanto un


l'

e con quel-

uno

mettersi a combattere ardire e segno di for-

tezza,

dove

1*

andar contro
1'

a pi potendogli schifare,

temerit. In questo
al

uomo superbo
non
,

simigliante

leone

perciocch

il

desiderio del superbo tanto

di parere quello che egli

na

grave che egli non presuma di fare

che cosa non alcuquantun,

que

a lui

non

si

convenga

solo che egli creda per


,

quello essere reputato

magnanimo
la

questa cechith

ha

gi

messo in distruzione molti regni, molte provn*


.

eie e

molte genti

Questa fu

cagione

al

primo
i

a-

gnolo d' esser cacciato di paradiso con


seguaci. Questa fu cagione a

tutti

suoi

Capane d'essere fulmi^

nato e gettato dalle

mura

di

Tebe

in

terra

Questa
,

fu cagione a Golia d' essere ucciso da David


la Scrittura santa

come
lione

ne dice
r

Dissi
la

ancora che

il

era rapace e soprastante

qual cosa quanto pi


,

pu propria

al

superbo ,

al

quale

quantunque ricco

,,

SOPRA DANTE
sa
,

loi

non

soffer

1*

animo d' esser contento al suo,


i

ma
l'

continuamente preme e oppressa


vere
ti
,
,

minori

ruba
i

a-

occupa

le possessioni

batte e ferisce

resisten-

e in ciascun suo atto violento e pieno d' ogni ne,

quizia

e in ogni cosa vuol soprastare agli

altri

esti-

mando per questo


pi temuto e di

lo stato suo divenir maggiore, essere


piii eccellente

animo reputato. La
e Jezzabel ad

qual cosa condusse Giugurta re di Numidla ad essere


del sasso Tarpeio gittato nel Tevero
essere della torre sospinta
, ,

e da cavalli e da carri e

dagli uomini scalpitata

e divenir loto e sterco della

vigna di Nabaot
sere oltre al

e Antioco re d' Asia e di Siria esrilegato. Simi-

monte Tauro da'Romani


che
il

lemente

dissi,

leone era altisono nel ruggir suo


il

e che egli spaventa le bestie circunstanti:


profeta dice
:

che

Amos

Leo
in
,

rugiet, quis

non timebit? Al qual


superbo sempre usa

romore

il

vizio della superbia evidentissimamente


,

simigliarne

quanto

1'

uomo

parole altiere
fatto;
tasi e

spaventevoli e oltraggiose in ogni suo


di s e de' suoi gran fatti, e dilet-

sempre parla
vuole che
i

altri

ne parli

quello eslimando d'es.

sere

che

paurosi ragionano per piacergli

Per

la

qual

bestialit

Nabuccodonosor
,

di s

medesimo per
il

divina operazione ingannato


n'

lasciato
:

solio

reale

and a pascer T erbe

ne' boschi
:

cadde
dei
,

d' aria e fiaccossi la coscia


,

Simon Mago Roboan re de'Giu.

de' dodici tribi d* Israel


,

perdo nove

Le

quali

cose sanamente considerate

assai
,

aperto dimostrano

noi dover potere per lo leone


rito, intendersi
il

al nostro

autore appa-

vizio della superbia, la quale all'uosi

mo

che da

lei

e dall' altre nequizie

vuol partire

I02

COMENTO DEL BOCCACCI


cammino
clella

e tornare nel

virt

si

para dinanzi

agli occhi della

mente, non lusingandolo,

ma

spaven-

tandolo, col mostrargli che dove egli la sua maggio-

ranza

il

suo altiero stalo abbandoni

egli diventa

un

menomo
chiamato

plebeo
,

ne sar mai ad alcuna gran cosa


.

e intra' suoi di ninna riputazione avuto


,

Sara dispettato

e da coloro
,

li

quali esso ha gi pre:

muli
egli

offeso e scalpitato

rubato e spogliato
vi

e se

ancora del suo stato scende, non


risalire
.

potr quando

vorr
za
,

Para ancora

la gloria della
,

preminen,

la

potenza del levare in alto


il

e d' abbassare
,

se-

condo

suo volere
:

la

pompa

degli onori

simili

cose assai

le quali cose

senza alcun dubbio hanno

molto a muovere

le tenere

menti, e a renderle timi-

de

di cadere

e per conseguente a farle ritirare indie.

tro dalla laudevole impresa


l'

Ma

a queste due,
il

dice

autore

essere ancora ad impedire

suo

cammino

sopravvenuta una lupa, e quella, pi che P altre due,


averlo spaventato
,

e rispintolo indietro

Le

terza bestia
fiero
,

che davanti

all'

autore
il

par

fu

una lupa,

animale e orribile,
,

quale,
la

come
,

davanti dissi

inteso per l'avarizia

con

quale

come
fatto
,

costei

si

convenga,

come

nell' altre
,

due abbiam
con quelle

alcune delle sue propriet prese


,

del vizio conformatole


sa , la

il

mostreremo

Manifesta co-

lupa essere animale famelico e bramoso sem,

pre

Appresso

quando quel tempo viene nel quale


a quello

ella atta a

dovere concepere, avendo molti lupi die,

tro continuamente
tutti le

il
,

quale pi misero di
si

pare

gli altri schifati

concede

oltre a

ci,

il

lupo animale sospettissimo, continuo

ci

guar-

SOPRA DANTE
da d' intorno
,

io3
si

e quasi in parie alcuna non

reude

si-

curo
sato
.

credendo dalla coscienza sua medesima accu-

Dico adunque
,

la

lupa essere famelico e braessere

moso animale
ro
j

e quel

medesimo
1'

V uomo
avaro

ava-

perciocch quantunque
gli

uomo

abbia

quello che

bisogna onestamente e in qualunque


,

guisa ragunato

forse

con molta sollecitudine e gran


quel contento
,

suo pericolo

non

sta a
,

ma

da mag,

gior cupidit acceso

e da

nuova

sete stimolato
si

in
:

ciascun suo esercizio pi che mai

mostra affamato
,

per sodisfare a questa insaziabile fame


lo , nuna disonest
nella quale
,

niun perico-

ninna
.

falsit

o altra nequizia

non

si

mettesse
,

Per

la

qual cosa Virgilio


sgrida dicendo
:

nel terzo dell' Eneida

fieramente

la

Quid non mortali a pectora


juri sacrafames
?

cogis,

Secondariamente

il

vizio dell' avarizia


il

si

mette

in

uomini

cattivi e pusillanimi,

che appare, in quanto


si

in alcun valente

uomo

magnanimo non
,

vede
il

giammai 5 e che
dimostrano
.

essi

sleno cosi

le loro

operazioni

Metterassi

V avaro

in
,

una piccola

casetta,
,

e in quella in continua dieta

per non spendere

dimorando senza muoversi


ster

dieci e venti

anni pre,

ad usura

vestir

male e calzer peggio


:

rifiu-

ter gli onori per

non onorare

e dove egli

dovrebbe
de' suoi

de' suoi acquisti esser signore


tesori vilissimo servo
:

esso, diventa

e quanto maggiore strettezza fa


all'

del suo

tanto tien gli occhi pii diritl


,

altrui

Sempre
povero
,

pieno di rammarichii e mostrasi


:

sempre dice s esser

e brevemente, facendosi de' beni

io4

COMENTO DEL BOCCACCI


quanto l'animo suo
misero manifestamente dimostra. Nelle

della fortuna (i) tristissima parte,


sia piccolo e

quali cose

si

pu comprendere
lupa col pi
dissi

1'

avarizia

accompasi

gnarsi con la pi misera condizion d^ uomini che


trovi
,

come
.

la

tristo
,

de' lupi

si

con-

giugne

Appresso questo
:

il

lupo essere sospet1'

toso animale

la

qual cosa essere


.

avaro

suoi

co-

stumi

il

dimostrano

Esso con alcuno suo amico non


beni
y

comunica
la

la quantit de' suoi


gli

sospicando non

gran quantit palesata


,

generi aguati o invidia:


all'

e oltre a ci

ninna fede presta

altrui parole
gli

sempre suspica che viziatamente parlato


sottrargli
sai

sia

per

alcuna cosa
,

in niuna parte estima essere asdella

sicuro

e di ciascuno che guarda la porta

sua casa teme non per doverlo rubare la riguardi

Alcun sonno non puote avere


cuna notte
;

intero

n riposata

al-

ogni piccol movimento di qualunque


sia de' la-

menomo
dri
si
;

animale suspica non andamento


delle casse ferrale
.
,

non fidandosi
alle

suo danari

fida

cave e fosse sotterranee


i

Chi potrebbe

assai
li

pienamente innarrare

sospetti de' miseri avari


,

quali tutti in s convertono lacciuoli


tesi

li

quali gi

hanno
lo

ad altrui
,

perci dovendo bastare quelassai

che detto n'

credo

convenientemente
alla

1'

a-

varizia o

V avaro convenirsi
si

lupa
,

la
il

quale piei

na di spavento

para davanti a colui

quale

di>

sonesti guadagni e altre


lasciare
,

men

che buone opere vuole


:

per dovere in miglior via ritornare

e nel

(i)

Trise$sima

SOPRA DANTE
cuore
gli

io5
fai

mette cotali pensieri


?

che

tu

misero

ove vuo' tu andare


rendere
in mille
i

da qual parte
,

comincerai tu a
,

furti

le

ruberie

e le baratterie
?

denari

modi male
,

acquistati

vuo' tu lasciare quello


sai se tu
t'

cbe tu hai

per quello che tu non


,

avrai t

vuo' tu avere tanta fatica

tanto
?

tempo perduto, quanto

tu hai messo in ragunare


degli

vuo' tu venire alla merc

come faranno i figliuoli tuoi ? vuo' gli tu vedere morir di fame ? come farkla tua bella donna 5 e tu misero come farai ? tu diventerai favola del
uomini
?
,

vulgo

tu sarai schernito

non

sark chi

ti

voglia ve-

dere n udire: tu puoi ancora indugiare: ogni volta,


eziandio

morendo
V

pu' tu lasciare
:

il

suo a coloro

da' quali tu

hai avuto

egli sar
.

il

meglio che tu
si-

ancora attenda a guadagnare


mili dimostrazioni che
il

E
il

con questa e con


,

misero fa
,

per sodduci-

mento
lute

e opera del
s'

dlmonio

quale alla nostra saspesse volte siamo

sempre
5

oppone quanto pu,

frastornati

e avuta poco a prezzo la


,

grazia di

Dio

nella nostra miseria ricaggiamo

e per conseguente in

eterna perdizione
e'

miniamo

n a guardarcene mai
5

induce

1'

eth piena d' anni

perciocch quantunque

gli altri vizii

invecchino con
.

gli

uomini

sola

1'

avatesti-,

rizia irringiovenisce

E di ci
,

faccian verissimi
,

monii Tantalo

Mida

e Crasso

li

quali

morendo
vizii es-

prima
fosse

lei

abbandonarono
.

che

essa

da loro vivendo

abbandonata
all'

Poterono adunque questi

sere

autore in sngularlta cagione di resistenza


.

e di paura
sti

Ma che

direm noi in generalit


,

che que-

tre animali significhino in altri assai

che dal vizio


Nulla
altra

partendosi vogliono alla virt ritornare

toS
cosa

COMENTO DEL BOCCACCI


m' occorre
,

alla
,

quale queste tre bestie

si

postutti

sano meglio adattare

che

sia

quello

il

che a
,

comune che alli tre la carne il mondo


,
, ,

nostri

principali nemici
:

cio

il

diavolo

e per la

carne inil

tendere la lonza

per lo
tre

mondo

il

leone

diavolo
,

per

la

lupa

Questi

continuamente vegghiano

stanno intenti alla nostra dannazione.


singa con la
a'

La camene
,

lu-

dolcezza
il

de' diletti

temporali
,

sotto

quali ha nascoso
il

veleno infernale
piglia

il

quale noi
cosi

come

pesce con V esca


co'diletti

P amo

quasi

sempre

prendiamo 5
la

e di ci velenati, miseil

ramente moiamo. Per


n' ammaestra
,

qual cosa

nostro Salvador
a
,

e sollecita di stare
,

attenti

non

la-

sciarci ingannare

quando
,

dice: Vigilate

et

orate:
.

spiritus

quidem promtus

caro autem infirma

san Paolo similemente ne rende avveduti e cauti

quando dice

Spiritus concupiscit adversus car,

nem

et caro adversus spiritum

Yogliendone per

questo

ammaestrare

che noi siamo e avveduti e


.

forti a resistere alle tentazioni carnali

il

simigliante

fa
g'

il

mondo
,

questi ne para dinanzi

gli

splendor suol,
la

imperii

regni

le

provincie

gli stati e
5

pom-

pa secolare

gli

onori e la peritura gloria


i

nascon-

dendo
g'

sotto la sua falsa luce,


,

tradimenti, le violenze
,

inganni
,

le

guerre

1'

uccisioni

l'

invidie
,

fu-

rori
li

cadimenti e altre cose assai


si

senza le

qua,

n pigliare n tenere

possono queste preeminenze

questi fulgori, queste grandezze temporali: le quali tutte,

e ciascuna n'ha a privare di pace,e di riposo, e della


il

eterna beatitudine. Susseguente

dimonlo, rapacissi-

mo

ed insaziabile divoratore

pieno d' ingegno e

SOPRA DANTE
d'

107
,

avvedimento nel male adoperare


,

ne minaccia e
tribulazioni
,

spaventa di mine

di

tempeste
5

di

se

della sua via usciremo

attorniandoci sempre con

aguati

non

forse da quelle

dovessimo deviare

in

tanta ansiet con le sue dimostrazioni assai volte ci


reca, che toltoci lo sperar della divina

misericordia,

a volontaria morte

e'

induce

e cosi impedisce tanto


,

chi vuole alla via della verit ritornare

che

egli nelle
,

tenebre eterne

il

conduce

queste sono le paure

questi sono g' impedimenti e le noie che preparale

e date da' nostri nemici ne sono, e


lere adoperare

il

nostro ben
,

vonella

impedito e frastornato

come
.

corteccia della lettera

P autore ne dimostra
,

Mentre
strato

eli

io

ruinava in basso loco

Nella precedente parte di questo Canto stato dimo,

per opera della divina grazia


il

il

peccatore

aver conosciuto

suo stato, e desiderar d'uscir di

quello, e tornare alla via della verit, da lui per lo

mental sonno smarrita


le quali
il

e oltre a ci quali sieno le cose


diritta

suo tornare

alla
il

via impediscano

in questa parte

dimostra

divino aiuto al suo

scampo

mandatogli, acciocch schifato lo impedimento delli


detti vizii esso possa

quel

che opportuno
dato
gli fosse
.
,

alla sua

cammin prendere e seguire salute : e come questo mansi

pi distintamente
perciocch
i
,

mostrer nel Canto


noi per esperienza
si
,

seguente

E
,

come

vegglamo

coloro

quali delle infermit


atanti della persona
,

lievano

essere deboli e

male
l'

cos creder

dobbiamo
t

esser

anima
s'

la

quale dalla infermit del

peccato levandosi,
:

ingegna di tornare alla sua sani,

come

il

nostro corpo infermo

senza

l'

aiuto

o8

COMENTO DEL BOCCACCI


si

d'

alcun bastone sostener non


atto utile, cosi
,

puoie

n muoversi
,

ad alcuno

T anima

nostra

dal peccato

vinta e stanca
,

senza alcuno aiuto della divina clein sua salute.


,

menza non pu aoperare


ha sempre
sogni
rante
le noi
,

perci in,

tende qui V autore di mostrarci


gli

come Iddio

il

quale

occhi della sua piet


la sua

diritti a' nostri bi,

ne manda

seconda grazia

cio la coope-

con

1*

aiuto e con la dimostrazione della qua,

prendiarn forza

e noi

medesimi ordiniamo

e riconosciute con pi avvedimento le nostre colpe


nel timor di

Dio torniamo
ci

e della terza grazia, per,

severando

facciam degni

quando

della quarta.
il

Le

quali cose in questa parte V autore sotto


,

velame

de' suoi versi intende

sentendo per Virgilio questa


:

seconda grazia cooperante


ciente
,

e lui prende e
si

come
si

suffi-

per discrezione

per iscienza, e
.

ancoa

ra per laudevoli costumi atto a tanto uficio


ci
,

E oltre
,

perciocch Virgilio

quantunque con

altro sen*
la

so

in parte tratt quella


;
,

medesima materia
,

quale
trat-

egli intende di trattare

e ancora

perciocch

il

tato
ta

dee essere poetico

era pi conveniente

un poe-

che alcun altro sublime


alcun
altro
.
,

uomo
costui

per prese lui


tra' la-

piuttosto che
tini ottiene il

perciocch egli
,

principato
,

dice

gli

apparve

nel gran diserto

cio in quella

parte dove l'anima

sua

timida di non essere dalle lusinghe e dagli sparitratta

ventamenti de' suoi viziosi pensieri

nel pro-

fondo delle miserie


d' uscire
,

del quale del tutto era disposto

si

ritrovava senza consiglio alcuno e senza


in questa parte da intendere in questa
,

conforto

Ed

torma

che Virgilio

laddove bisogno sar nella pre-

SOPRA DANTE
sente opera
,

109
animali

s'

intenda per la ragione a noi conceduta

da Dio

e per la quale noi siamo chiamali


5

razionali

perciocch la ragione quella parte del'


nella quale
si

r uomo

dee credere questa seconda


j

grazia ricevere
fia

e abitare
,

concosiacosach essa ne
1'

da Dio data

non solamente a cooperare con


,

al-

tre nostre potenze animali e intellettive

ma

a di

rizzare e a guidare ogni nostra operazione in


la

bene

qual cosa
,

ella fu

mossa e ammaestrata dalla


lasciata esser
la

divi-

na grazia

quante volte da noi


:

donna
sensua,

e imperadrice de* nostri sensi


lit
,

ma quando
,

per

le nostre
,

colpe

la caccia del

luogo suo

e
,

signoreggia ella

la ragion tace

e diventa
il

mutola

non comanda

non dispon pi secondo


.

suo consii

glio le nostre operazioni

perciocch sotto

piedi

della sensualit era nell' autore lungo


si

tempo

giaciuta,

pu dire

che nel primo muover delle sue parole


.

paresse fioca

Questa adunque
,

come
,

il

desiderio
,

della virt torna

abbattuta la sensualit
,

rsurge

torna nella sua sedia

e manifestasi alla desti tuta ani,

ma

constituita

nel diserto

cio nel luogo d' ogni


,

virt d' ogni

buona operazione vacuo

pronta

e ap-

parecchiata ad ogni sua opportunit: e avanti ad ogni


altra cosa
,

fa in s
5

medesima maravigliar V anima


salire a Cristo
,

riil

conosciuta

perch lasciando di

quale principio e cagione d' intera beatitudine


lascia dallo

si

spaventamento de'
,

vizii

sospignere allo inla


1'

ferno

Della qual cosa segue

che

ragione
,

mo-

strandole apertamente che cosa sia


gi
il

avarizia
,

e qua!

fine

suo

cio che dalla liberalit


,

la

quale
,

morale e laudevole virt

ella

sia scacciata

6upe-

no
rata
,

COMENTO DEL BOCCACCI


e vinta
,

e in inferno

laonde

il

diavolo, per

invidia della gloriosa vita promessa

razione

la trasse
,

e menolla nel

umana genemondo, acciocch


all'

per

la

sua opera

V anime create ad
,

esser beate fos-

sero laggi traboccate

onde

ella

era stata

menata

di questo seguita
y

che poich per lo impedimento

de' vizii

quella via pi
,

propinqua di
,

salire

Dio

gli era tolta

che

a lui

conveniva

e a ciascun conve-

nirsi

che vuole uscire della via del peccato , e a Dio


,

ritornarsi
t
,

seguire la ragione dimostratrice della verinel testo


,

a vedere que' luoghi che

si

leggono

Intorno alla qual cosa da sapere


misterio
,

non

essere senza

volendo uscire dello


,

stato della
il

miseria

ritornare nella grazia

tenere

cammino che
:

la ra-

gion dimostra

ali*

autore convenirsi tenere


.

e la ragio^
,

ne pu
le

esser questa

Opportuno a ciascuno
,

il

qua-

vuol fare quello che detto


;

primieramente cono-

scere le colpe sue

alle

quali conosciute, e veduto

come
di

dalla giustizia di

Dio siano quelle colpe punite,


anima ben disposta
,

non dubbio seguire


Dio,
il

nel!'

il

timor
il

quale principio della sapienza


:

come

Salmista ne dice

e questo timore di

Dio

inconta-

nente fa seguire nelle nostre menti contrizione e pen-

timento delle cose non ben

fatte

dalla quale

secon-

doch

la

censura ecclesiastica ne dimostra,


,

si
^

viene

alla confessione

e da quella alla satisfazione


,

dopo la

quale

si

saghe alla gloria


nel

mente comprendere
tiene seguire
alla gloria
,
.

come possiamo ordinatacammino che il nostro autore


cose
,

tutte queste
la nostra

insino al salire

ne pu
sono

ragion dimostrare; pere morali


,

ciocch

tutti

atti civili

e reduttibili

SOPRA DANTE
agli spirituali
.

m
il

Nasce adunque da questo


,

consiglio,

il

quale

la

ragione
,

che
,

tien qui luogo della grazia


,

cooperante
cio per gli

gli
atti

cio che egli per lo inferno

degli

uomini
,

terreni

li

quali a

ri-

spetto de' corpi celestiali

ci

possiam reputare di es,

sere in Inferno; e tra quegli


la nostra

considerati
,

quegli che

ragione

le leggi positive

e la divina dansi

nino

conoscer quello da che astener


,

dee ciascu-

no che secondo virt vuol vivere


guendo! merita pena
temporali
di
,

e quello che sele leggi

e qual

pena secondo
;

e secondo

eterne

conoscer la giustizia
.

Dio

e meritamente avr timore dell' ira sua


,

da questo luogo
tendosl
,

gi delle cose

men che ben


penitenza

fatte

pen-

venga a veder color che son contenti nel


;

fuoco

cio nell* afflizione della


,

accioc,

ch quindi

dietro alla guida della Teologia

le

cui

ragioni e dimostrazioni la nostra ragione

non pu
all'

comprendere
beatitudine
.

salga

purgnto delle offese

eterna

Ed

in questo

mi pare

consista la senten.

za dell' allegoria di

questo primo Canto


alla

Restaci

nondimeno
dirizzi
1'

vedere una parte,


il

quale par che

animo ciascuno che


,

presente libro legge,


l'

e quella desidera di sapere

cio quello che


,

autore

abbia voluto sentire per quel veltro


dice esser tra feltro e feltro
.

la cui

nazione

per quello che io


dell'

abbia potuto comprendere


tore
,

si

per le parole

au-

s
il

per

li

ragionamenti intorno a questo di cia,

scuno

quale ha alcun sentimento

l'

autore intende

qui dovere essere alcuna costellazione

celeste, la
la

quale
virt

dee negli uomini generalmente imprimere


della liberalit
,

come

gi

lungo tempo

e ancora

1 1

COMENTO DFX BOCCACCI


.

della persevera quel vizio dell' avarizia

11

che
,

l'

au-

tore assai

chiaro dimostra nel

Purgatorio

dove

dice:

O del

nel cui girar par che

si

creda
,

Le condizion di quaggi tramutarsi Quando verr , per cui questa disceda


Cio questa lupa
tende
il
,

?
,

per la quale
.

come

detto

s'

in-

vizio dell' avarizia

perciocch queste ims*

pressioni del cielo, conviene che quaggi

inizino

e comincino ad apparer

loro effetti

o per alcuni
,

uomo
uno
si

o per pi

par P autore qui sentire

che per

debbano
:

gli altri effetti di

questa impression

dimostrare
ciocch
all'
i

il

quale metaforice chiama veltroj pereffetti


il

suoi
,

saranno del tulio cosi contrarii


veltro di sua natura contrario

avarizia
,

come

al

lupo
,

costui mostra dovere essere virtuosissimo

uomo
feltro
.

e che la nazion sua

debba

essere tra

feltro
,

Or non so io

se questo dovere avvenire


si

1'

au-

tore ne* moti futuri de' superiori corpi

vide, o se
s'

per alcune altre conietture ci dovere avvenire


avvisato
;

ha

nondimeno
,

assai

chiaro

costumi degli
trasportarsi
5

uomini mutarsi

e d'

una parte

in altra

perciocch siccome ne mostrano le


e ancora dell' altre
,

istorie de* gentili,

1'

imperio delle cose temporali


re
i
,

cominciando
ni sotto

sotto
,

Nino
sotto

fu molte centinaia d' an,

gli Assiri

Medi

e sotto

Persi

lungamente avanti
za , le quali

vi era stata la religione e la scienstate


,

come prima l erano


e poi da

cosi primiera-

mente
to in

se ne partirono, e vennerne in Egitto, e d' Egit:

Grecia

Alessandro re di Macedonia
,

fu d* Asia

r imperio

trasportato in Grecia

doode

la

SOPRA DANTE
scienza
,

ii3
ne

la

religione e
i

V armi

poi partendosi

vennero appo

Latini, e qui per lungo spazio furono:


,

poi di qui paiono andate in ver ponente

essendo apil

po

Tedeschi e appo

Galli

e par gi che

cielo

ne minaccia di portarle in Inghilterra


ventura potr, se piacer
fia di

Jl

che perav-

Dio
.

d questa costei

lazione che Tautor dice avvenire

E
la

questa quella

parte dalla quale

muove
si

tutto
:

il

dubbio che nella


qual parte io ma-

presente discrizione

contiene

nifestamente confesso eh' io non intendo: e perci in

questo sar pi recitatore de' sentimenti altrui che


esponitore de' miei. Vogliono

adunque alcuni

inten,

dere per questo veltro doversi intendere Cristo


sua venuta dovere essere
egli
nell'

e la
,

estremo giudicio

ed
,

dovere allora esser salute di quella umile

Italia
,

della quale nella esposizion litterale


sto vizio rimettere in inferno.

dicemmo
il

e que-

Ma
e

questa opinione a
,

nlun partito mi piace

perciocch Cristo
d' ogni

quale
cosa
,

signore e creatore del cielo

altra

non prende
anzi essi
,

suoi

movimenti
altra

dalle loro operazioni

siccome ogni
,

creatura

seguitano

il

suo piacere
quel
ra

e fanno
,

suoi

comandamenti 5 e quando
,

tempo verr sar^ il cielo nuovo nuova , e non saranno pi. uomini

e la terne' quali
:

questo vizio o alcun altro abbia ad aver luogo

e la

venuta di Cristo non sark allora salute u d' Italia

n d'

altra parte

perciocch solo

la

giustizia

avr
il

luogo, e

alla misericordia sar


tutti

posto silenzio, e

diavolo co' suoi seguaci


legati in inferno
.

saranno in perpetuo ih
,

oltre a ci

Cristo

non dee mai

pi nascere

dove V

autor dice che qnesto veltro deq


I.

COM. DI DANTE T.

ii4
nascere
il
.

COMEPn'O DEL BOCCACCI


N
si

pu

dire qui
,

1'

autore aver qui usalo


e*

futuro per lo preterito

quasi

nacque

tra feltro

e feltro, cio della

Vergine Maria, che era povera don:

na, e nacque in povero luogo

ma

questa ragione
.

non
anla

procederebbe
ni che

perciocch sono
,

MGGGLXXIII

nacque

ne'

tempi che nacque

era

potenza di questo vizio nelle menti

umane grand is^


,

sima

n poi
.

si

vede
si

non che
dire
;

essere scacciata
tra

ma

n mancata
e feltro
,

pu

che nascesse
egli fu

feltro

cio di vii nazione

figliuolo del re
,

del cielo

della terra
;

e della Vergine
,

che era di
povera
,

reale progenie
la

e sed e' volessono


,

ella era

povert non vizio

e perci non ha a imporre

vilt nel suggetto^

perciocch noi leggiamo di

molti
,

essere stati delle sustanze temporali poverissimi

ricchissimi di vert e di santit

Perch dico

io tante

parole ? Questa ragione non procede in alcuno atto


Altri dicono
,

e al parer

mio con pi sentimento


la

dover potere avvenire, secondo


alle stelle
,

potenza conceduta
,

che alcuno poveramente


il
,

e di parenti di

bassa ed infima condizione nato (

che paiono voler

quelle parole ra y/^ro e feltro


spezie di

inquanto questa
altra
,

panno

oltre

ad ogni

vilissinia )

potrebbe per virt e land e voli operazioni in tanta

preeminenza venire, e

in tanta eccellenza di principa-

to, che dirizzandosi tutte le sue operazioni a magnificenza


,

senza avere in alcuno atto animo o appetito


;

ad alcuno acquisto di reami o di tesoro

ed aven^
;

do

in singulare

abominazione

il

vizio dell' avarizia

e dando di s ottimo esemplo a tutti nelle cose appartenenti alla magnificenza


;

e la costellazione del

SOPRA DANTE
cielo essendogli a ci favorevole
,

u5
egli

che

potrebbe

o potr, muovere cendo


il

gli

animi de' sudditi a seguire,


,

fa-

simigliante, le sue vestigie

e per conseguente

cacciar questo vizio universalmente del

mondo

Ed
in

essendo salute di quella umile

Italia

la
,

qual fu gi
pi che

capo del mondo

e dove

questo vizio

alcuna altra parte pare aver potenza, sarebbe salute di


tutto
il

rimanente del

mondo
:

e cos d' ogni parte di-

scacciatola, la rimetterebbe in inferno, cio in

dimen-

ticanza e

in

abusione

o voglia m dire in quella


son
tutti
,

parte dove

gli

altri vizil

donde

ella

pri-

mieramente surse
sta loro
stati
li
,

intra'raortal.

roborare (i) quei

opinione inducono questi cotali

tempi gi
quali per
di

cio quegli ne' quali regn Saturno,


si

li

poeti

trovano essere

stati
,

d'

oro

cio pieni

buona

e di

pura slmpllcith

e ne' quali questi beni

temporali dicon che eran


seguente
,

tutti

comuni

e per con,

se questo fu

anche dover potere essere

che questi

sotto

il

governo d' alcuno altro


altri
,

uomo

saalla

rebbono

Alcuni

accostandosi in ogni cosa


del tra feltro e feltro
,

predetta opinione

dando

una

esposizione assai pellegrina

dicendo so estimare

la di-

mostrazione di questa mutazione, cio del permutarsi


i

costumi degli uomini


,

e gli appetiti da avarizia in


,

liberallth

doversi cominciare in Tartaria


,

ovvero

nello imperio di

mezzo laddove estimano essere adutesori


,

nate le maggiori ricchezze e moltitudini di

che oggi in alcuna

altra parte

sopra la terra
la loro

si

sappiaforti-

no
(

la ragione
legge

con
il

la

quale

opinione
^,

1)

Roborare

codice, e

non afforzare

come

-vi

fu

soili-

tuito arbitrariameule da

mano

naoderua

ii6
ficano
,

COMENTO DEL BOCCACCI


che dicono essere antico costume degl' im,

peradori de' Tartari

le

magnificenze de' quali e le


,

ricchezze appo noi sono incredibili

morendo
di feltro

essere
asta
,

da alcuno de' loro servidori portato, sopra un'


per
lui
tale
la

contrada dove more


la porta

una pezza
:

e co-

che

andar gridando
j

ecco ci che
di lutti

il
i

cosuoi

imperadore, che morto


:

ne porta
,

tesori

e poich questa grida andata


il

in questo feltro

inviluppano
cosi senza

morto corpo

di quello
il

imperadore

e
.

alcun altro ornamento

seppelliscono
,

E per questo
lazione
,

dicon cosi

questo veltro
gli effetti

cio colui

che prima dee dimostrare

di questa costel,

nascer in Tartaria tra feltro e feltro


il

cio

regnante alcuno di questi iraperadori


tra feltro
,

quale regna

adoperato nella morte del suo predecessosi

re

e quello che

dee

in lui nella

sua morte adodi quelli


,

perare. Questa

opinione sarebbero

che
quaatto

direbbono avere alcuna similitudine di vero


le

la

non

mia intenzione

di volere fuori

che in uno
,

riprovare, e questo in quanto dicono

quegli impe,

radori aver grandissimi tesori

e perci quivi mostra


,

istimino dall' abbondanza de' tesori riservati


sparti
effetti
,

e sendo
,

doversi la gola dell' avarizia riempiere

e gli

magnifichi cominciare
:

il

che mi

par piuttosto

da ridere che da credere


fu mai sotto
saziare la
la

perciocch quanti tesori

luna

o sar , non avrebbe forza di


solo avaro
,

fame di un

non che
.

d' infiniti
?

che sempre sopra

la terra

ne sono

Che dunque pi
Dio

tenga di questo ciascuno quello che pi credibile


pare, che io per

gli

me credo, quando piacer di


cielo
,

sar,

o con opera del

o senza,

si

trasmuteranno ia

meglio

nostri
,

costumi

SOPRA DANTE E questo


. ,

117
quanto sopra
il

primo Canto

basti d' avere scritto,

sempre

corre

Eone di coloro che pi sentono che io non faccio

Possono per avventura essere alcuni


stimano
,

li

quali forse

non solamente
,

in

questo libro

ma

ezian-

do in ogni altro
s

e ne' divini, ne' quali figuratamente


,

parli

ogni parola aver sotto s alcun sentimento


;

diverso da quello che la lettera suona

e per

non

essendo nel precedente Canto ad ogni

parola altro
nell' aprire

sentimento dato che

il

litterale

diranno

allegoria essere

difettuosa mente da
,

me

proceduto.

Ma
chi

in questa parte
il

salva

sempre

la

reverenza di

dicesse
5

questi cotali sono della loro opinione


si

ingannati

perciocch in ciascuna figurata scrittura

pongono parole
figurata,

che hanno a nascondere

la

cosa

e alcune che alcuna cosa


vi si

non ascondono

ma

per

pongono
:

perch quelle che figurano


si
.

possan consistere

siccome per esempio


opera

pu dimo-

strare in assai parti nella presente

Che ha

fare al senso allegorico

La
Che

sesta
n'

compagnia
fare
,

in

duo

si

scema

ha a

Cos discesi del cerchio primaio

Che molte altre a queste simili ? E tolgono come potr seguire 1' ordine
,

se queste se

ne

della dimostra-

zione che l'autore


ciarsi quelle

intende di

fare?

Come
si*

accon-

che per significare altro


altro senso

scrivono t
il

Se ogni parola avesse alcun

che

litte-

rale a nascondere, di soperchio

avrebbe san Girolamo


,

detto nel

proemio

dell' Apocalissi
,

n^n

in altra par-

te della Scrittura

tanti essere

misterii

quante son

ii8
le parole
;

COMENTO DEL BOCCACCI


conciosiacosach nel!' Apocalissi
si
,

per ec-

cellenza quello

creda avvenire
Scrittura

che in alcun altro


.

libro della sacra

non avviene
si

Tyitlavia

acciocch pi pienamente

creda non ogni parola

avere allegorico senso

leggasi quello

che ne scrive
,

santo Agostino nel libro dell' eterna Jerusalem

di-

cendo:

Non omnia , quae gesta narrantur


^

aliquid
illa
,

edam

significare

putanda sunt ; sed propter


solo

quae aliquid signijicant afferuntur


tri
ris,

enim
cita-

vere terra praescinditur', sed ut hoc fieri pos situara*

membra
;

sunt necessaria
^vasis

Et

soli nervi in

atque kujusmodi

musicis aptantur ad can,

tum

sed ut aptari possint


,

insunt etiam in comr

pagibus organorum
hinc connectuntur
pi onesto

quae non percutiuntur a ca,

nentibus , sed etiam ea


,

quae percussa resonant ,


perci estimo
,

etc,

che molto

sia a credere ad Agostino, che stoltamente


si

opinare quello che manifestamente


re
:

pu riprovaalle,

e quinci prendere certezza omessa


,

se

alcuna cosa

gorizzando

quella non per negligenza

ma

per non conoscere che opportuna vi

sia 1' allego^

ria essere stata intralasciata

CAPITOLO SECONDO
Lo giorno
se n'

andaya

aer bruno

ec,

V-Jomincia qui
Cantica

la

parte seconda di questa prima


,

chiamata Inferno
trattato

nella qual dissi


.

V ausi

tore cominciare suo

comech questa

potesse in diverse maniere dividere ,

questa sola in-

. ,

SOPRA DANTE
parti
,

hq

tendo che basti per universale, cio dividersi in tante


quanti Canti seguiranno ; perciocch pare che
tratti di

ciascun Canto

materia differente dagli


sei parti
.

altri
si

questo Canto divider in


l'

Nella prima
,

continua

autore al precedente
,

Nella seconda
.

se-

condo

il

costume poetico

fa la sua invocazione

Nel-

la terza

muove V

autore a Virgilio
il
,

un dubbio

Nella

quarta Virgilio solve

dubbio mossogli . Nella quinta


dice di seguir Virgilio

autore rassicuratosi

Nella

sesta

ed ultima

1'

autor mostra
.

come

appresso a

cammino La seconda comincia quio alto ingegno La terza quivi Io vi : O Muse cominciai : Poeta La quarta quivi : Se io ho ben la tua parola La quinta quivi : Quale i fioretti
Virgilio entr in
,
.

Le

sesta quivi
,

E poich
si

mosso fue

Dico adun5

que

che r autore

continua alle cose precedenti


fine del
,

perciocch avendo detto nella

precedente

Canto

s esser

mosso dietro a Virgilio


l'

nel principio

di questo discrive

ora nella quale


:

si

mossero

di-

cendo:

Lo

giorno se n'
all'

nare del sole

andava e questo per lo chicio la occidente : e V aer bruno


, ,

notte soprav vegnente


sole seguita
il
.

la

qual sempre
,

all'

occultar del
essere

Di che appare

nuli* altra cosa terra


,

di

se

non

la stanza del sole sopra la


,

questo
luce.

quello che cosi chiamato

cio

di

dalla

perciocch

al

levarsi di

quello sempre la notte


,

fugge, Pronopide greco poeta


racconta una cotal favola
.

e maestro di
gli

Omero
,

E' vogliono
,

astrologi

questo chiamarsi di

artificiale
il

cio quello
1'

spazio

il

quale

si

contiene tra

levare del sole e

occultare:

e la ragione perch

essi

usandolo

nelle loro eleva-

IO
,

COMENTO DEL BOCCACCI


d' ogni

zionl
li
,

tempo

il

dividono in dodici parli egua.

e cosi fanno la notte

Il

d naturale di venti-

quattro ore eguali, e in questo la notte congiunta col


di
^

ma
il

dinominasl lutto di

dalla parte pi

degna

cio dalia parte splendida: e chiamasi d da


co,

Dios

gre-

quale in latino viene a dire Iddio: perciocch


in ogni cosa

come Iddio sempre


sua luce

buona ne giova e
ne aiuta
il

aiuta, cos nelle nostre operazioni


.

di con la

potrebbesi dire che egli n' aiuta nelle


fa

buone

perciocch chi

male ha

in

odio

la

luce.

E
1'

mostra per questa discrizione del farsi


autore fosse stato dal farsi d infno al
,

notte,
farsi

che
notte

di quel d
stie
,

in quella valle occupato da quelle tre be.

ed a ragionar con Virgilio

Toglieva gli animai che sono in terra

Dalle fatiche loro


notte

Dimostrane qui V autore una


,

delle operazioni della

la
,

quale

1'

ordine della natura


,

attribuisce

al riposo

e alla quiete degli animali


^

degli alTanni
al ri-

avuti

il

di passato
si

perciocch se alcun tempo


,

poso non

prestasse

non sarebbe alcuno animale


;

che nelle sue operazioni potesse perseverare


dice
l'

e perci

autore

che
:

l'

aer

bruno
:

toglieva

cio levava
,

dalle fatiche loro

e seguita

ed io

sol

uno Par che

qui

sia

un

vizio

il

quale

si

chiama inculcatio , cio


che una medesima cosa

porre parole sopra parole


significhino
essere se
,

non uno
questo
, il

come qui sono^ perciocch solo non pu e uno non pu essere se non
:

solo

ma

si

scusa per lo lungo e continuo

uso del parlare

quale pare aver prescritto questo


inculcazione

modo

di parlare

contro al vizio della

SOPRA DANTE

121
fosse no-

O potrebbesi dire
me
adiettivo
, ,

che questo
fosse

uno

nome solo nome proprio di


vizio
.

quel nu-

mero

e cosi cesserebbe

il

M^ apparecchi a^'a
cio la fatica
,

a sostener la guerra
infesta al

nemica e

mio

riposo

del
re
il

cammino y

che far doveva, in che mostra dove:

corpo essere gravato

della pietate

cio

della compassione, la quale aspetta d' avere,

vedendo

afflizioni e le
si

pene de' dannati

e di quegli che

nel fuoco

purgano.
;

Ed

in

questo dimostra l'anima

dovere esser faticata


ni
,

perciocch essa dalle passio-

che dalle cose


e non
il

esteriori

vengono

gravata e nosia

iata essa

corpo, quantunque ella


:

ancor
,

gravata dalle passioni corporali

che tratter

cio
,

racconter

la mente
:

cio la potenza

memorativa
si

che non erra


avere tenace

e questo dice perciocch


,

conosceva

memoria
,

per

la

qual cosa non temeva


,

dovere errare

n nella quantit
.

n nella qualit

O
r

Muse
.

o alto ingegno

In questa seconda parte


,

autore fa la sua invocazione

secondo

il

costume

poetico

Usano

poeti in pochi versi dire la inleoEiotrattare


,

ne sommaria di ci che poi intendono di


lutto
il

in

processo del libro


:

e questo detto

fare la

loro invocazione

e cosi fa Virgilio nel principio del

suo Eneida :

at nunc horrentia Martis

^rma,vinimque cano,Trojae qui pjimus aboris,etc,

E questi
cendo
:

pochi versi detti

incontanente invoca

di-

Musa, mihi causas memora: quonuminelaeso^etCi

aa
Ovidio
.

GOMENTO DEL BOCCACCI


nel principio
del

suo maggior volume

dice

In novafert animus mutatas dicere formas Corp or a


.

Ed

incontanente invoca

dicendo

dt coeptis,nam vos mutastis, et


,

illas,

j4spirate meis

etc,
,

talvolta
la

poeti

insieme con V invocazione


:

mescolano

sommarla intenzion loro

e cosi nel
versi del
,

principio della sua Odissea fece

Omero

li

quale ottimamente traslat in latino Orazio

di-

cendo

Die mihi, Musa, virum captae post tempora Trojae, Qui mores hominum multorum vidit , et urbes , cosi similmente il venerabile mio precettore M. Francesco Petrarca fece
nel principio della sua Africa
,

dicendo

Et mihi conspicuum
,

meritis, belloque
,

tremendum

Musa virum referas

ma
lio
,

il

nostro autore

s'

accost pi allo stilo di Virgi,

come
5

in ciascuna cosa fa

che a quello

d'

alcun

altro

perciocch avendo sotto brevit del preceil

dente Canto mostrato quello che intende in tutto


libro suo di dire
,

laddove dice
,

E trarrotti di qui
qui fa
la

per luogo eterno


,

ec,

sua invocazione
,
,

dicendo
,

O Muse O mente
J>are
,

o alto ingegno
die scrivesti
,

or

aiutate

ec.
,

Invoca adunque in questo suo principio


le

siccome ap-

Muse siccome
,

di sopra mostrato far gli

SOPRA DANTE
altri poeti
;

i<a5

perch pare di dover dichiarare che cosa


,

sieno queste Muse, e quante


cio
,

e qual sia

il

loro uh-

e questo

per pi pienamente dar lo intelletto


,

del presente testo

ancora perch in pi parti

del presente libro se ne far

menzione

adunque da

sapere, secondoch

poeti fingono, che le

Muse sono
Memoria:
fingendo

nove
e
la

e furono figliuole di

Giove e
sia

della

ragione perch
,

questo

da' poeti

detto

questa

Piace ad Isidero cristiano, e san,

tissimo

uomo

e pontefice
il

nel

libro

delle

Etimo-

logie, che perciocch

suono delle predette


,

muse
imprifi-

cosa sensibile

e che nel preterito passa


,

mesi nella memoria


gliuole di

per essere da' poeti dette

Giove e

della

Memoria.

Ma

io a
,

maggior
che
sia

dichiarazione di
cosi

questo sentimento estimo

sia

da dire
,

che conciosiacosach da Dio

ogni

scienza
si

come
,

nel principio del libro della Sapienza

legge

e non basti a ricevere

quella

solamente

Pavere

inteso,

ma

che a

farla in noi essere scienza sia

di necessit le cose intese

e cos divenire in noi scienza.


so assai bene ne dimostra
,

commendare Il che P

alla

memoria

autore appres:

laddove dice

^pri la mente a quel eli io ti paleso E fermai dentro che non fa scienza Senza lo ritenere , avere inteso. Dobbiamo e possiam dire queste Muse
,
,

cio scien-

za

in noi gi abituata per lo intelletto e per la


,

meDio

moria
padre

potersi dire figliuole di

Giove

cio di

e della

Memoria.

E
,

dico di Giove

doversi

intendere qui Iddio padre

perciocch alcuno altro

nome non

so pi conveniente a

Dio padre che quQ-

i!4
slo.

COMENTO DEL BOCCACCI


E
la
,

ragione
il

che Giove

si

chiama

in latino

Juppiter

quale noi intendiamo Juvans Pater, Il


,

qual nome, se ben vorrem riguardare


tro

ad alcun
s'

al;

che a Dio padre dirittamente non


si

appartiene

perciocch esso solo dirittamente

pu

dir padre;
,

perciocch essendo senza avere avuto padre

e delle

cose eterne ed eziandio dell' altre unico e vero creatore e padre,

e oltre a ci ad ogni onesta operazio,

ne veramente aiutatore

si

pu senza

il

suo

aiuto alcuna cosa- perfettamente ad effetto recare; e


cosi

quante volte in alcuno onesto atto Giove

si

nomi-

na

possiamo e dobbiamo di Dio onnipotente inten*

dere. Cosi

adunque
Giove

ritornando

al

proposito

meritadire le

mente

di

e della

Memoria possiam
,

Muse

essere state figliuole

in

quanto

egli

vero di-

mostratore della ragione di qualunque cosa.

Le
,

quali

sue dimostrazioni

servate

nella

memoria
,

fanno

scienza ne' mortali, per la quale qui

largamente

prendendo,
moria

s'

intendono

le

Muse

e cosi sar la

me,

ricevitrice
,

e ritenltrice

di questo santo

seme

e poi riducente

quivi partoritrice
il

madre

delle

muse

Le
to
,

quali

dice

predetto Isidero nel libro preallega,

essere

nominate a qucerendo
,

cio da

cercare ^
,

perciocch per esse


cerca
la

siccome
la

gli

antichi vogliono

si

ragione de' versi, e


,

modulazione
,

della voce,

per questo

per derivazione
di

viene dal

nome
si
i

loro

questo

nome
la

musica

la

quale scienza di sa-

pere moderare le voci.

da questa ragione

pu
poeti

prendere

cagione perch pi se l'hanno

fatte familiari

che alcun'
in

altra

maniera di
:

scientifici.

Sono queste muse

numero nove

e perch elle aie-

SOPRA DANTE
no nove
,

laS

sforza di mostrare

Macrobio nel secondo


,

libro super

somnio

Scipiojiis

equiparando quelle
,

a' canti delle otto

spere del cielo

\ogliendo poi la no-

na essere

il

concento che nasce della modulazione di


5

tutti e otto' cieli

aggiugnendo poi
e questo
,

le

muse

essere

il

canto del

mondo
le

non che

dall' altre genti


,

ma
ne
,

eziandio dagli uomini di villa sapersi

perciocch
quasi cane-

da loro sono

muse chiamate camene

dal cantare cosi nominate.

Ed

acciocch voi q-

tendiate che vuol dire questo canto del

mondo
,

do-

vete sapere
filosofi
,

che fu opinione di Pitagora


,

e di altri
1'

che ciascun cielo di questi otto


i

cio

otta-

va spera e
li

sette
,

de' sette pianeti

volgendosi in
,

su

loro cardini
qufl

facessero alcuno ruggire


,

qual pi
di

aguto e
biti

pi grave
,

si

per divino

arliticio

deface-

tempi misurati

che insieme concordando


,

vano una soavissima melodia

la

quale qui intende


,

Macrobio per
la

lo concento
ci

',

della qual noi


vi

per udir-

continuo

non

curiamo n

riguardiamo.

Ma

questa opinione di Pitagora con manifeste


riprovata da
Aristotile.

ragioni

Ma

di questo

rende Ful,

genzio nel libro delle sue mitologie altra ragione

dicendo, per queste nove muse doversi intendere la

formazione perfetta della nostra voce


dice
,

la

qual voce

si

forma da quattro denti

li

quali la lingua per,

cuote quando V

uomo
.

parla

de' quali
si

se

alcuno

mancasse, parrebbe che piuttosto

mandasse fuori

un
la

sufolo

che voce

Appresso questo dice formarsi


,

voce dalle due nostre labbra

le quali

non

altri-

menti sono che due cembali modulanti


delle nostre parole.

la

comodit

cos la lingua

col suo pie-

126

COMENTO DEL BOCCCCI


modo che un
:

ga mento e circUnflessone essere a


tro
,

plet-

il

quale formi lo spirilo vocale


il

e quindi es-

sere
le si

opportuno
proffera
il

palato

per la concavita del qua-

suono.
,

ultimamente

acciocch
,

nove cose sieno


la quale presta

s'

aggiugne la canna della gola


la

il

corso spirituale per


,

sua ritonsi

da

via

Ed

oltre

a questo

perciocch da molti

dice Apollo cantare con queste nove

muse

non

al-

trimenti che servatore


predette cose
,

del concento al

canto
il

delle

dal detto Fulgenzio aggiunto


,

pol-

mone
cette

il

quale a guisa d' un mantaco


fuori
,

le cose

con,

manda

e rivoca dentro

non volendo

che in cosi riposto segreto della natura

a lui sola-

mente paia
sita

di dovere essere prestata fede di cos esqui-

ragione, induce per testimonii Anassimandro


,

Lam-

psaceuo

e Senofane Eracleopolita

li

quali conferma
;

queste cose avere scritte ne' libri loro

aggiugnendo
chiarissimi

ancora

queste medesime cose da molti

filosofi essere

affermate, siccome da Pisandro Fisiil

co

e da

Anassimene in quel libro


il
,

quale

egli

chiama Telogumenon. Appresso,


ad
altro intelletto

detto Fulgenzio,
effetti

e pi divulgato
,

disegna gli
,

di queste

muse

loro

nomi ponendo
si

e quello
:

per ciascuno in particolarit


cosi la

debbe intendere
s'

e
in-

prima nomina Clio

e per questa vuole

tenda

11

primo pensiero

d* apparare; perciocch

Clios

in greco viene a dire y^ma in latino: e nullo

che

cerchi scienza se

non quella

nella quale crede

potere

prolungare

la dignit della
la

fama
,

sua: e per questa ca-

gione chiamata

prima Clio co pensiero di cer-

care scienza

La

seconda in greco chiamata

Eu*

SOPRA DANTE
terpe
,

127
,

la

quale in latino vuol dire bene dilettante


sia
il

acciocch primieramente
presso sia
il

cercare scienza

e ap.

dilettarsi

in

quello che tu cerchi


quasi

La
co*

terza appellata

Melpomene ,
il

Melempio

mene
letti

co facente stare la
sia

meditazione; acciocch

primieramente

volere, e appresso che quello di-

che tu vuogli, e oltre a ci perseverare, medi.

La quarta ha nome come P uom dicesse Ti' thonlia cio pognen te cosa che germini Ln qun" ta s chiama Poli mnaf quasiPolium neemen ciocosa che faccia molta memoria ; perciocch noi diciamo La the dopo la capacit necessaria la memoria
tando quello che tu desideri

Talia

cio capacit, quasi

ststa

chiamata Erato

cio

Euruncomenon
la

ilqual

noi in latino diciamo trovatore del simile; percioc-

ch dopo
cosa che

la scienza
1'

dopo

memoria

giusta

uomo
si
:

di suo trovi
,

alcuna cosa simile

La

settima

chiama Tersicore cio dilettante am-

maestramento
sogna che V
so trovi
.

adunque appresso

la

invenzione

bies-

uomo

discerna e giudichi quello


si

che

L' ottava

chiama Urania
1'

cio Cele,

stiale
1*

perciocch dopo

aver giudicato
,

elegga

uomo

quello che egli debba dire


rifiutare
,

e quello che

egli

debba

perciocch lo eleggere quello

che

sia utile
,

e rifiutare quello

che
.

sia

caduco e
chia-

disutile

atto di celestiale ingegno


,

La nona
.

mata Caliope

cio ottima

*voce

Sar adunque
la

V ordine questo

Primieramente volere
1'

dottrina
:

appresso dilettarsi in quello che

uom
:

vuole

poi

perseverare in quello che diletta: e oltre a ci prendere quello in che


si

dee perseverare

e quinci ricor-

28

COMENTO DEL BOCCACCI


V uora prende
:

darsi di quello che

appresso trovare

del suo cosa simigliante a quello di che

V
di

uom
che

si

ri-

corda
si

dopo questo , giudicare di quello


,

Tuom
uomo

ricorda

e cos eleggere quello di che

si

giudichi:
1'

e ultimamente profFerere bene quello

che

ha

eletto.

Dalle quali dimostrazioni

e spezialmente per le

pu comprendere che cagione muova i poeti ad invocare il loro aiuto. Nondimeno pare ad alcuno che le muse si debbano dinominare da 3Iojs,
prime,
si

che in latino viene a dire acqua,,


perciocch
invenzione
il

E
il

questo

voglion

comporre

e ancora

meditare alcuna
,

e la composta esaminare

sisogliano con

meno
o
d'

difflcultk fare su

per
,

la riva di

un bel fiume
j

alcun chiaro fonte

che in

altra parte

quasi

il

riguardar dell' acqua abbia alle predette cose


vere e incitare gl'ingegni.

muo-

questo

par che voglia-

no prendere da
sopra
il

ci

che

Cadmo
,

re di

Tebe sedendo
comech

fonte chiamato Ipocrene


,

trov le figure delle


j

lettere

greche

le quali essi
,

ancora usano
,

da Palamede poi

e ancora da Piltagora

ve ne fos-

sero alcune(i) aggiunte.

E quivi similmente medit la


j

loro composizione insieme

acciocch, secondo quello


,

che era opportuno

al

greco idioma

per quelle
,

si

profferesse^ affermando ancora molti fonti

secondo
,

r antico come il

errore

essere stati alle


,

muse

consecrati

sic-
:

fonte Gastalio
,

il

fonte

Aganippe ed

altri

questo rispetto avendo


Alcuna

che sopra quegli fossero

gl'in-

(i)

SOPRA DANTE
gegn

129

umani pi

pronti alle meditazioni, che in alcu-

na

altra parte.

O alto ingegno. E

l'

ingegno
,

dell'

uomo una

for-

za intrinseca dell'animo

per

la

quale noi spesse volle

troviamo di nuovo quello che mal da alcuno non

abbiamo apparato.
in questo libro
si

11

che avere sovente


;

fatto

V autore

trova

perciocch quantunque

Ome-

ro, e appresso lui Virgilio, dello scendere in inferno

scrivessero

ancorach in alcuna parte


,

gli

abbia Faucose tiene


,

tore imitati nell' inferno

nelle pi delle
:

da loro cammino molto diverso


alcuno altro scrittore non
trattato n' abbia, assai
si

del quale

perocch

trova che in quella forn^a

manifestamente possiam vedere


,

della forza del suo ingegno questa invenzione

il

modo
il

del procedere essere provenuto,

Or

m'aiutate:
e

perciocch

mi bisogna
,

a questo

punto

la inventiva,
.

modo
.

del procedere

e la sonorit dello stilo

O
la

mente

Non
,

bastando solo l'ingegno, per


si

la cui forza

le pellegrine inventive

trovano

invoca ancora
lei,

mente sua
mente

acciocch per V apera di

quello possa

servare e poi raccontare che avr trovato.


,

Ed

questa

secondoch Papia scrive

la

pi nobile parte

della nostra

anima

dalla quale procede Tintelligenza, detto fatto alla


,

e per la quale V

uomo
nomi

immagine
li

di

Dio

o r anima

stessa

la

quale per
.

molti suoi

effetti

ha

diversi
,

meritati
ella

Ella allora chiail

mata anima

quando

vivifica

corpo

ella
:

chiamata animo , quando


chiamata ragione
,

ella

alcuna cosa vuole

ella

quando

ella

alcuna cosa dirittar


,

mente giudica
spira
:

ella

chiamata
,

spirito

quando

ella
qob>^

ells^

chiamata senso

quando

ella

^quna

<:p.M.

DI DANTE T. I,

i3o
sente
:

COMENTO DEL BOCCACCI


ella
.

chiamata mente
sta nella

quando

ella sa

ed

in-

tende

Questa

pi eccelsa parte deiranima,


,

e perci chiamata mente

perch

ella

si

ricorda

Per

lo

quale

effetto

qui

il

suo aiuto invoca V autore

perciocch se in questo

la

mente non

1'

aiutasse

in-

vano sarebbe disceso e discenderebbe


cose e cosi diverse
scrive
: ,

vedere tante

quante per opera della mente ne


,

che scrvesti
nel

cio in

te

raccogliesti
fatto
:

eia
cio
,_

di'

i'

vidi,

cammino da me
,

Qui

nella presente opera

si

parr la tua nobilitate


j

cio la tua sufficienza in conservare

perciocch la

nobilt della cosa consiste molto nello esercitar

bene

e compiutamente quello che al suo ufcio appartiene.

Io cominciai
Virgilio

Poeta
,

In questa terza parte del pre-

sente canto dissi


,

che

1*

autore moveva

un dubbio a

il

quale mosso da pusillanimit mostra di


,

temere di mettersi nel cammino


nella fine del

il

quale Virgilio

primo canto
,

disse di dovergli mostrare,,


:

e dice

Io cominciai
f

a dire

Poeta
r

Virgilio

che
,

ini guidi cio la

Guarda ,
forza
:

cio esamina

la

mia

virth

mia
,

s'

ella h possente a sostener tanto


,

alTaimo

quanto nel lungo cammino e malagevole

lo quale tu di' di volermi


sofFerire: e fa' questo,

menare

fia

di necessit d^
^

d' entrare in inferno

Prima chf ali* alto passo cio tu mi fidi , tu mi commetta ;


ad ora
:

quasi voglia dire

io vorrei per avventura


.

tor-

nare indietro che io non potrei

Tu

dici

qui vuol

r autore levar via una risposta, come egli avvisava gli arebbe
,

la

quale Virgilio, sic,

potuta fare

cio di

dire

non pu' tu venire


,

o non credi potere laddove


f

and Enea

e ancora laddove and san Paolo

cc^-

SOPRA DANTE
mincia
:

i3i
Eneida
x

Tu

dici

nel sesto
,

libro del tuo

che di Silvio lo parente

cio padre
,

Ebbe Enea due


di

figliuoli

de' quali fu

V uno chia-

malo Julio Ascanio,


Priamo
Silvio

e questo ebbe di Creusa figliuola


,

re di Troia
,

1'

altro

ebbe nome Julio

Postumo

il

quale Lavina figliuola del re La^


,

lino
la
il

essendo rimasa gravida d' Enea


d*

partor

dopo
per-

morte

Enea

in
:

una
e

selva

per

la

qual cosa ella


y

cognomin
chiamano

Silvio
la

Postumo
che dopo

fu chiamato
:

ciocch dopo
si

umazione del padre era nato


la

e cosi

tutti quelli

morte de* padri


vi*

loro nascono; Corruttibile

ancora, cio ancora


vita vive

vo 5 perciocch chiunque nella presente


corruttibile
,

cio atto a corruzione

ad immortale
Secolo
di
,

cio eterno
il

secolo

cio
,

mondo

secondo
di

suo proprio significato


il

uno spazio
ispazio di

tempo

eento anni secondo

romano uso ma

in questa parte

non

lo intende

V autore per

tempo

ma

se^

guendo

l'uso del parlare fiorentino (i), nel quale vo-

lendo dire in questo


secolo
}

rivolgendo
il

mondo il nome
s''usa
,

spesso

si

dice in questo
in

del

tempo

nome

del

luogo dove
secolo

tempo

cio nel

mondo. Chiama
,

P altro mondo, cio


assai spesso

1*

inferno
l'

il

quale noi

siil
il
:

milemente che

chiamiamo

altro

mondo :

la sacra Scrittura

slmilemente fa alcuna volta :


,

quale del presente

mondo dicendo

dice san Paolo


:

pie
vita

et juste viventes in
:

hoc saeculo

e dell' altra

parlando
Il

Nescimus in quos Jines saeculi d^^


;

{i\

codice leggeva orJginalmeule fiorentino


,

fu

cancellato cen
;

Ire freghi

e scritto aopra

commune ,

da mano (Dodoma

gli editori di

l^agoli fitampas9ao erroncameote/re^ue/i^a^Q.

32
:

COMENTO DEL BOCCACCI


and
,

venerunt
questo
s'

e Ji sensibilmente ^ volendo per


,

intenda Eqea

non per

visione o per con,

templazione essere andato

in inferno

ma
,

col

vero

corpo e sensibilmente
ci

questo prende V autore da


sesto dell' Enelda
,

che Virgilio scrive nel


,

nel quasi

le dice

che essendo Enea

poich di Sicilia

parti

pervenuto nel seno di Baia, e quivi in

assai tranquillo

mare, dando per avventura riposo


grinazione lago d'

a'

suoi compagni,

e desideroso di sapere quello che di questa sua peregli

dovesse avvenire; essendo andato s\


,

Averno

dove aveva udito essere


,

1*

oracolo

della Sibilla

Gumana ed
al

esso altres la preg che in


alla sua

inferno

il

menasse

padre, e dietro
:

guida

vivo e con V arme discese

e per quello passando


,

pervenne ne' campi


istato di beatitudine

Elisil
,

laddove quelli che


1'

\\x

erano

secondo

antico errore

perci dice
l*

autore che egli and sensibilmente


,

Perch se
cio Iddio
,

avversario d' ogni male


,

Cortese fu
uscir
,

di lasciarlo andare senza al:

cuna offenslone, non


effetto
,

maraviglia

pensando
cio d'
,

V
,

alto

Che

dovea di

lui

Enea

"^

chi

e 7. quale
,

cio Cesare dettatore

o Ottaviano
j

iraperadore

de' quali ciascun fu da

molto

e cia-

scun

si

potrebbe dire essere stato fondatore della imperciocch quantunque Cesare non
,

periai dignit 5

fosse iraperadore

egli

fu dettatore perpetuo

e fu

ij

primo dopo
blica

re cacciati d

Bonia ,
il

il

quale rec nelle

sue mani violentemente tutto


:

governo della repubr


il

del quale occupamento segui


;

triumvirato di

Otlaviano e de'compagni

e da quello essendo da Ot-

taviano per loro bestialit posti gi dell' uficio del

SOPRA DANTE
triumvirato

i33
,

Marco Antonio

Marco Lepido
,

e rima,

So egli sol triumviro ne segui

o per

tacita forza

pure per ispontaneo piacere del senato e del popolo


di

Roma
,

l"*

essergli

il

governo della repubblica com:

messo

quando cognominato fu Augusto

dopo
,

il

quale sempre fu servato poi uno dopo altro

essere
.

in quella dignit sustituiti e chiamati imperadori

risponde qui

1'

autore ad una tacita quisllone


i

Po-

trebbe alcun dire

come

dei tu, che se'cristiano, crela-

dere che Iddio fosse pi liberale ad un pagano di


sciarlo andare vivo in inferno,

che a te?
,

che

egli e

nelle parole predette risponde

e in quelle che se-

guono dicendo
sostenuto
il
1'

N'ori

pare indegno , V avere Iddio


,

andata d' Enea

ad uomo

d* intelletto

cui giudicio ragionevole e giusto, e


,

massimamente

avendo riguardo
eccelsa
,

Ch'

ei

Enea,^
il

dell'

alma
;

cio

Roma,
,

la

quale tutto

mondo

si

sottomise,

e delV impero

cio della signoria di

Roma

o vo-

gliam dire della dignit spettante a quelli che noi chia-

miamo

imperadori: de' quali fu

il

primo Ottaviano,

disceso per molti mezzi della schiatta d'

Enea
,

NeU
si

impireo del
il

cio

nel cielo della luce

dove

crede essere

solio della divina


5

maest

chiamasi
,

impicco cio igneo

perciocch pir in greco


i

viene

a dire yoco in latino: e vogliono


dirsi

nostri santi quello

impireo

perciocch egli arde tutto di perfetta


sentir

carit:

per padre eletto. Vuol per questo

autore, per divina disposizione esser d"*Enea seguito


li

quello che leggiamo essere stato operato per


successori
.

suoi

E dice quivi

Enea

essere p^dre di

Roma

e dello imperio, perciocch quegli che di lui nacque-

34

COMt^ilTO
,

DFX BCKX ACCI


Numitore, che fu P ultimo

ro per sedici re
della schiatta

infino a
,

d'Enea

regnarono in Alba per ispazo


:

di quattrocenloventquatlro anni

poi essendo di
di
il

Nu,

mitore

re nata llia

Amulio

fratello

Numitore
,

pi giovane d' et,

tolto a

Numitore

regno

fece
:

uccidere un figliuolo di Numitore chiamato Lauso


e per torre ad
llia

speranza di figliuoli, la fece ver-

gine Vestale

alle quali era

pena

d' essere sotterrate

vive, se in adulterio fossero state trovale.

Nondimeno
ch'ella si

questa

llia,

comecch

ella s facesse,
,

o con cui

giacesse, ella ingravid

e partor

due

figliuoli

ad un

parto

de' quali
:

V uno
,

fu chiamato

Romolo
furono

V altro
di

Remulo Amulio
vero
al
,

li

quali

essendo gi per
viva
,

comandamento
gittati

llia stata sotterrata

da

persone mandate dal re a ci


,

non

nel corso del


si
,

Te-

quale perch cresciuto era non

poteva

andare

ma

alla riva

'1

fiume scemato

e essi tro,

vati vivi

da una chiamata Acca Laurenzia


del re chiamato Faustulo
,
,

moglie

d'

un pastore

furono rac-

colti

e nutricati

niente sapendone
:

il

re, e cosi no-

minati da Faustulo

li

quali cresciuti, ed avendo reale


,

animo

ed essendo pastori

e capitani e maggiori di
,

ladroni e d* uomini violenti


sentito cui figliuoli erano
',

ed avendo da Faustulo
il

composto

modo

tra loro

fu P un
cusato
:

di loro preso

e menato davanti dal


il

re, e ac-

e l'altro, attendendo

re ad udire la querela,

feritolo di dietro,

uccise
,

e a

Numitore loro avolo,


il

che in

villa si stava

restituirono

reame; ed

essi

tornatisene laddove allevati erano


citta
,

stati

fecero quella

la

qual da

Romolo dinominata Roma, divenne


;

donna del mondo

per

la

qual cosa appare Enea pa-

SOPRA DANTE
dre di

i35
,

Roma
,

Appresso

partitosi

Julio Proculo
,

il

qaale fu bisnepote di Julio Silvio


d'

da Romolo re

Alba

e discendente

come

detto d'

Enea
,

e ve-

nutosene con

Romolo ad
,

abitare a

Roma

quivi fon,

la

famiglia de' Giuli!

secondo che Eusebio


quali poi in

in

libro

temporum

dice
,

li

Roma

per

continue successioni
lio

perseverando infno a Gaio Ju1

Cesare pervennero
,

il

quale non avendo alcun

fili

gliuolo

s'

adott in figliuolo Ottaviano Ottavio (


,

cui antichi

secondo che dice Svetonio, de

xji.

Caesi-

saribuSj furono di Velletri) figliuolo d'una sua


rocchia carnale chiamata Julia
:

ed in costui poi fu

di pari consentimento del senato e del popolo di

Ro-

ma, come davanti


repubblica
,

detto,

commesso

il

governo della
:

e fu cognominato
,

Augusto

e fu
:

il

pri-

mo

imperadore

e de' discendenti di

Enea
,

e cos

Enea
le

fu similmente padre dell' imperio


.

cio della
,

dignit imperiale
,

La

quale

cio
,

Roma
Fur

"*/

qua-

imperio
,

a voler dir lo vero

stabiliti, or-

dinali

per evidenza da Dio, per lo loco santo, cio


,

per la fede apostolica

U'

siede
,

il

successor
di

cio

il

papa
stolo,

del maggior Piero

cio

san Piero apo-

il

quale chiama maggiore per la dignit papale,


altri santi

e a diiferenza di pi ro
.

uomini nominati Piesappiamo

che questo fosse preveduto, e ordinato da Dio,


tra le quali
,

appare nelle cose seguite poi,

Constanlino imperadore, mondato della lebbra da san


Silvestro papa, lasci

Roma

e la imperiai sede (i) al


:

papa

e andossene in Constantinopoli

e oltre a que-

(l)

-Sedie.

36

COMENtO DEL BOCCACCI


fe'i

sto,

ordin e

suol successoti

sempre con la loro ptA


,

lenza esser presti contra ciasclieduno


festasse

il

quale

in-

o turbasse
.

la quiete della chiesa di

Dio
1'

e dei

pastori di quella
essere stabiliti e

Perch meritamente dice


e
.

autore,

Roma

1'

imperio per lo sato luopoi conoscendo Iddio


,

go della apostolica fede

E
,

al

quale nulla cosa nascosa


gliare se esso fu cortese

questo, non da maravilasciarlo

ad Enea di

andare

in inferno

e massimamente sapendo, che


,

esso dovea

laggi udir cose

le quali

l'

anlmerebbono a dover

dare opera a quello di che dovea questo seguire.


sogglugne P autore
inferno
,

E poi
,

Per questa andata, d Enea in


,

onde y
si

cio della quale

tu

mi dai vanto
laggii^

cio promesslone dicendo di in alcuni libri

menarmi

bench

legge
,

Per questa andata


la

onde tu gli dai vanto


Eneida

ad Enea commendandolo, ed estollendolo per quella,


ove tu di' nel sesto
,

dell'

Noctes

atque dies patet atri janua Ditis

Sed revocare gradum,superasque evadere ad auras,

Hoc opus, hic labor est: pauci, quos aequus amavit


Juppiter
,

aut ardens evexit

ad

aethera virtus

Dts geniti poture ,


Per da
le quali parole
,

estimo migliore questa secon:

lettera

che

la

prima

intese cose
in

Enea

che fu-

ron cagione Di sua vittoria,


di

quanto riempiendolo
all'

buona speranza

il

fecero animoso
,

impresa

contro a
ria
,

Turno

re de' Rutuli

del quale avuto vitto,

e glK in Italia divenuto potente


si

ne segui

l'

ef-

fetto che poco avanti

legge cio

del papale ani"


s'

manto

Vuol qui V autore per

parte

intenda

il

SOPRA DANTE
tinto
,

iS;
tutta
1'

cio per lo
:

papale

ammanto
,

autorit

papale
l[lieda
l'

ed da intender qui

che

egli in quelle cose

Anchise intese, come Virgilio nel sesto del:

Eneida mostra cominciando quivi

Nunc age, Drdaniamprolem, qiiae dende sequaiar


Gloria
,

etc

non ud cosa

alcuria del papale

cose le quali poi in processo di tempo,

ammanto ma ud come detto ,


,

fnron cagione che

Roma
gi fu
,

divenisse sedia del


.

papa

come lungamente
lo

Andovvi poi
,

cio lungo

tempo dopo Enea lo vas d' elezione cio san Paoma fu il quale non and in inferno come Enea
,
,

rapito in paradiso laddove tu di' che io

andr se

io

vorr

La qual
,

cosa vera

siccome

egli

medesimo
e

testimonia
delle quali

affermando s aver vedute tutte cose


lecito agli
1'

non

uomini di favellare

perciocch Iddio
Salito,

aveva eletto per vaso dello Spirito


il

conoscendo
,

frutto

che delle sue predicazioni

doveva uscire
andata
gli

non

mirabile se Iddio di cos fatta


,

fu cortese

massimamente considerando
,

che

egli v'

and

Per recarne
cristiaiia

quaggi

tira

noi, con^'

forto a quella fede ,

Ch'

principio alla via


,

di salvazione

questo certissimo

perocch non possendosi

gli

alti

segreti della divinit


,

per alcuna nostra ragion

cognoscere

di necessit innanzi ad ogni altra cosa


si

che per fede

Credano

S che

ben dice

1'

autore

la fede cattolica esser principio alla via di salvazione

alla

quale ancora debole e fredda nelle menti di

molti gi cristiani divenuti, san Paolo, con la dottrina

appresa nel celeste regno

rec alla nostra fede molto

i38
1'

COMENTO DEL BOCCCCI

conforto; riscaldando colle sue predicazioni e con


epistole le menti fredde e quasi ancora dubitanti

Ma io perche
metti di

i^envi? ne' luoghi ne'quali tu


:

mi prodebba

menarmi

quasi dica per qual mio merito?


io in questi luoghi

o chi

^l

concede? cio che

Venire; volendo per questo intendere,

come appresso
Io

dimostra

esser temeraria cosa

1'

andare in alcun se.

greto luogo senza alcun merito o senza licenza

non Enea
noto

al quale Iddio fu cortese per le ragioni


.

gi mostrate
,

Chi Enea

fosse

ancora che a molti


si

sia

nondimeno pi distesamente
,

dir appresso

nel quarto canto di questo libro

e per
;

quanto

al

presente

basti quello

che detto n'


trib di
:

io

non Paolo
,

sono

San Paolo fu

della

Beniamml
e

e fu

per patria di Tarso


venisse cristiano
,

citt di Cilicia

avanti che diassai

fu nelle scienze

mondane

am

maestrato
ni

e fu ferventissimo persecutore de' cristiaal

Poi chiamato da Dio


,

suo servigio

fu mirabi-

lissimo dottore

e con le sue predicazioni molte na-

zioni converti al cristianesimo, molti pericoli e molte


avversit di

mare

e di
,

terra e

d'

uomini sostenne
Ne-

per lo

nome
,

di Cristo

e ultimamente, imperante
di Cristo ricevette
il

rone Cesare

per lo

nome

marti-

rio: e perciocch era cittadino di


la testa, e

Roma,

gli

fu tagliata

non fu come san Piero


,

crocefisso.

Di

costui
,

predisse Jacob

molte centinaia d' anni avanti


,

in

persona di Beniamin suo figliuolo

e del quale egli

doveva discendere
de\>orat

Beniamin lupus rapax , mane


et vespere

praedam
vede

dindit spolia

II

quale vaticinio appartenere a san Paolo assai chiara-

mente

si

perciocch esso fu lupo rapace

alla

SOPRA DANTE
uccise
i

ih

mattina, cio nella sua giovanezza, divor la preda, cio


cristiani
,
,

e al vespro, cio nella sua et pi

matura
il

divenuto servidore a Cristo divise le spoglie:

quale da Dio fa eletto a conforto della nostra fede.

Me degno
sia

ci

quasi voglia dire


io potrei

perch

io

non

Enea n san Paolo

per alcun altro gran


,

merito credere d* esser degno di venirvi


so
il

ma
,

io

non
altri

e questo d* esser di Venir


.

degno

ne io
al

ne

crede
:

Appresso questo conchlude

dubbio suo,

dicendo

Perch, cio per non esserne degno, ^e del

>venire , laddove tu

dono ,
nuta
le e
,

mi vuoi menare, io m' abbanmi metto in avventura. Temo che la vemia, non sia folle , cio stolta, in quanto macio

vergogna

me ne

potrebbe seguire.

E quinci rende

Virgilio, al quale egli parla, attento a dover guardare


al

dubbio
,

il

quale egli muove, in quanto dice: Se'sa,

vio

e per questo

e intendi me*, ch'i' non ragiono,


.

cio che io

non
,

ti

so dire

E appresso
l'
,

questo per una

comparazione

liberamente apre

animo suo dicencio

do

quale quei , che dsvuoi


,

non vuole

ci eh* e' volle

poco avanti

E per
,

nuovi pensier
:

sopravvenuti

cangia proposta

di fare

S che dal cominciar tutto

si tolle ;
:

Tal mifec'
che
dosi

io in quella oscura costa

Perciocch mostra non fossero ancor tanto andati


usciti fossero del
8*

luogo oscuro nel quale


,

destati-

era trovato

Perch pensando
,

mostra
il

la ca-

gione perch divenuto era tale


disvuole ci eh
il

quale colui

quale

V volle: e dice che pensando non fosse


:

suo andare pericoloso


t

consumai, cio

fini'

la 'm^

presa che seco

fatta

avea di seguir Virgilio.

i4o

COMENTO DEL BOCCACCI


,

Che fu

nel cominciar
,

cotanto tsta

cio subita

in quanto senza troppo pensare aveva

ri,

sposto a Virgilio,

come

nel canto precedente appare


.

pregandolo che

il

menasse

Se
In.

io

ho ben la tua parola intesa

questa terza parte del presente canto, dimoslfa


,

autore qual fosse la risposta fattagli da Virgilio:


,

nella qual descrive

come

e da cui, e perch e donde

Virgilio fosse mosso a dover venire allo

scampo suo

Dice adunque

Rispose
cio quell*
,

me

del

magnanimo
,

queir ombra

anima

di Virgilio

il

quale

cognomina magnanimo

e meritamente, perciocch

siccome Aristotile nel quarto della sua Etica dimostra, colui

da dire magnanimo

il

quale

si

fa

degn

di prendere e d' adoperare le gran cose.

La
:

qual cosa

maravigliosamente bene fece Virgilio in quello esercizio


,

il

quale alla sua faculta


,

s'

aspettava

percioc-

ch primieramente
si

con lungo studio e con vigilanza


alla

fece degno di dover potere sicuramente ogni


,

materia imprendere
stilo trattare
:

per dovere d' essa in sublime


,

fattosene col bene adoperare degno

non dubit

d'
.

imprenderla e di proseguirla in recarla

a perfezione

E ci
e
,

fu di cantar d'
di

Enea

e delle sue
:

magniCche opere in onore


quali in
s fatto
si

Ottaviano Cesare
,

le

eccelso stilo ne descrisse

che n

prima era

stato

n fu poi alcun latino poeta che

v' aggiugnesse

Ss
cio

io
il
f

ho ben la tua pargola intesa


tuo ragionare
,

il

quale veramente aveva bene

inteso

Z'

anima tua

da

viltate offesa

SOPRA PANTE
pio occupala

l'U
,

da tiepidezza e da pusillanimit
,

la
,

quale non che le maggior cose

ifia
si

eziandio quelle
,

che a colui nel quale


firdisce d'

ella si
.

pon
qual

cqpyengono
,

non

imprendere

La

, vilt
,

molte fiate

r uomo ingombra ,
rata impresa
,

cio impedisce

SI che d' on-

poi fatta, lo rivolve, della sua mispra


:

e tiepida opinione

Come ,

ingombra sfalso veder y


:

parendo una cosa per un'

altra vedere

il

che avviene

per ricevere troppo tosto nella virt fantastica alcuna

forma
sti a

nella

immaginativa subitamente venuta


,

be,-

quand' ombra

cio
.

adombra

temendo non

vuole pi ayanti andare


ordinare
,

E
,

vuoisi questa lettera cos


fiate

la

quale molte

ingombr/

1'

uomo

come
la

falso vedere fa bestia

quand' ombra, e

d' ono-

rata impresa lo rivolve. Poi seguita.

Da

questa tema,
l'

qual tu hai di venire laddove detto


ti

ho
non
e
,

acciocti

ch tu

solve
5

cio sciolghi,

si

che
i'

ella
,

tenga
^^

pi impedito

Dirotti , pereh'
,

venni

dirotti

quel eh' io intesi

Nel primo punto che di


,

te

mi dolvA
te
:

cio

che

io

ebbi compassione di
,

Io era tra color

che son sospesi

In quanto non sono demersi nella profondit dell'

inferno
,

o nella profonda miseria de' supplicii pi


molti
altri

gravi

come sono
,

dannati

n sono non

che

in gloria

ma
:

in alcuna speranza di
.

minor pena,
Virgilio,
;

^he quella

la

quale sostengono

Poi segue

ed essendo quivi

E donna mi chiam beata


poqe
tre epiteti
:

e bella

dove per mostrare pi degna colei che

il

chiam
,

le

prima dice ^he era dono a

>1

qual

4^
,

COMENtO DEL BOCC ACOI


come molte
,

titolo

anzi quasi tutte oggi usino le


si

femmine a molte poche


servile

conf degnamente

e diesser

mostrasi per questo la condizione di costei


,

non
:

Dice

oltre a questo,

che

ella era bella


,

e l'es-

ser bella singular

dono

della natura

il

quale quane poco


du-?

tunque nelle mondane donne


rabile
,

sia fragile

nondimeno da
;

tutte

maravigliosamente de-

siderato

senzach egli pure alcun segno di benivole


concezione di quella cotale che
e quasi

stelle operatesi nella

questo dono riceve


riori corpi

non mai sogliono


,

supe-

questo concedere

che
,

egli

non

sia d* al-

cuna

altra grazia

accompagnato

per la qual cosa pa-

iono pi venerabili quelle persone che hanno bello


aspetto che gli altri , Appresso dice

che era beata


,

nella qual cosa racchiude tutte quelle cose

le quali

debbano potere muovere


lunque persona
richiesta
5

a'

suoi

comandamenti qua,

perocch chi beato


,

non
e

verisimile dovere d'alcuna cosa

se

non

onestissima,

richiedere alcuno: e
deesi credere
si
,

pu chi

beato remunerare:

lui essere grato verso chi a

suo piacer

dispone

Le
,

quali cose Virgilio

siccome avvedu-.
,

tissmo

uomo

conoscendo

dice ella era

Tal
cio

comandare i la richiesi ; offersimi come ella mi chiam, presto ad ogni


che di
,

suo comandamento^

ben doveva questa donna


tanto

esser

degna

di reverenza

quando

uomo

quanto Viril

gilio fu, si profFera a lei.

Poi segue continuando


,

SUQ

dire

e ancora plii degna la dimostra dicendo

Lucevan
Ji^ce degli

gli occhi suoi pia che la stella


,

Deesi qui intendere

1'

autore volere preporre la

occhi di questa donna alla luce di jucfe

SOPRA DANTE
stella

43
di

cV
si

pi lucerne,
,

comnciommi a dir,
:

questa donna
parlare

soave

piana

nel qual

modo

comprende

la qualith dell'
,

anirpo di colui
al-

che favella dovere essere riposata

non mossa da

cuna passione
donnesco,
il

oltre a ci, in questo disegna Tallq


es-

quale in ogni suo movimento dee

sere soave e riposato:

con angelica voce. Aggiu-

gue un'altra cosa mirabilmente opportuna nelle don-

ne d'aver

la

voce piacevole, n pi sonora n me-

no che
tre a

alla pravit

donnesca

si

richiede

e queste

cosi fatte voci fra noi

sono chiamate angeliche.


Virgilio
lei
:

olr

questo

attribuisce

ques!a voce in

testimonio della beatitudine di

perciocch estimar

dobbiamo
volgare

alcuna cosa deforme non potere essere


:

in alcun beato
,

in sim favella

cio in fiorentinq
fosse

non ostante che Virgilio

Mantovano
la sua

ed in ci n' ammaestra, alcuno non dovere


glnal favella lasciare per alcuna altra
ta a ci noi costrignesse

ori-t

dove

necessi-

La qual
essi

cosa fu tanto al
s'

r animo

de'

Romani
,

che

do^erh
,

andassero,

o ambasciadori

o in

altri oficli
-,

mai

in altro

idioma
,

che romano non parlavano


alcuno
,

e gi ordinarono
,

che
parr

di

che nazione
che
la

si

fosse

in senato
la

non

lasse altra lingua


assai nazioni

romana. Per
gi de' lor
,

qual cosa

mandaron

giovani ad imr

prendere quello linguaggio


quello
dere.
,

acciocch intendesser

e in quello sapessero e preporre e rispon-

Ma
si

potrebbe qui muoversi un dubbio

e dirsi,
?

come

sai tu

che questa donna pnrlasse fiorentino


,

A che

pu rispondere
,

apparire in pi luoghi ia

questo volume

Beatrice essere slata una gentildonna^

44
tempo
5

COMENTO DEL BOCCACCI


,

Fiorentina
to

la

quale

1'

autore onestamente

amo mcj,

e per questo

comprendere e dire
.

lei iq

fiorentino volgare aver parlato

perciocch

questa

la primiera volta che di questa donna nel presente libro si fa

menzione, non pare indegna cosa alquan,

to manifestare

di cui

1'

autore in alcune parti della

presente opera intenda

nominando
secondo
la

lei ;

conciosiacp.

sach non sempre di

lei

allegoricamente favelli
la relazione di
,

Fu
fede

adunque questa donna


degna di persona
la

quale

conobbe

e fu per condi

sanguinit strettissima a

lei ) figliuola
,

un valente
di

uomo chiamato Folco


Firenze
trice dal
:

Portinari

antico citiadiqo

comech

1*

autore sempre la nomini Beaella fu

suo primitivo,
il

chiamata Bice: ed
,

egli

acconciamente
dice
:

testimonia nel Paradiso

laddove

Ma quella
Di
tutto

reverenza
,

che
,

s'

indonna

me pur per B
,

e per

ICE
,

E
na

fu di costumi e di onest, laudevole


esser

quanto donleggia-

debba

e possa

e di

bellezza e di

dria assai ornatale fu moglie d'un cavaliere de'Bardi,

chiamato messer Simone, e nel ventiquattresimo anno


della sua et pass di questa vita
sto
,

negli anni di

Cri-

MCGXG. Fu
dall'

questa
:

donna maravigliosamente

amala

autore

n cominci questo amore nella


nella loro fanciullezza
j^

loro provetta e\k,

ma

peroc-

ch essendo ella d'et d' otto anni, el' autore di nove,


siccome egli medesimo testimonia nel principio della
sua Vita nuova, prinia piacque agli occhi suoi
:

ed

iri

questo amore, con maravigliosa onest persever menare ella visse: e

molte cose in rima

per amore

c(j^

SOPRA DANTE
in onor d lei gi

i45
egli

compose
nuova

e secondocli

nella

fine della sua Vita

scrive, esso in
si

onor

di lei a

comporre

la

presente opera
,

dispose: e

come appare
1*

e qui e in altre parli


ra
.

assai

maravigliosamente
le

ono-

anima

Qui cominciano
con
tre

parole le quali
:

Virgilio dice essergli state dette da questa donna


le quali la
si

nel-

donna

commendazioni

di Virgilio
,

sforza di farlosi benivolo ed ubbidiente


:

dicendo

primieramente

cortese

il

che in qualunque, quantitolo, e

tunque eccellente uomo, onorevole


derare
;

da desi-

perciocch in ciascuno nostro atto laude1'

vole cosa

esser cortese
si

quantunque molti voglia1'

no

che ad altro non


al

riferisca
;

esser cortese
:

se

non
la

donare
,

il

suo ad altrui

mantovara
ella
il

il
,

che
e a

donna dice

per mostrare che


,

conosca
:

lui voglia dire

e dica

e non ad

un

altro
,

La

cui fama nel


:

mondo ancora dura

cio persevera

e questa la seconda cosa


si

per
,

la

quale

la

donna

vuol fare benivolo Virgilio

moo

strandogli lui essere famoso.

E ( i) la Fama un romore
quale
sia stata

generale d' alcuna cosa


si

la

operata

creda essere stata, da alcuno: siccome noi sentiamo

e ragioniamo delle magnifiche opere di Scipione


fricano
,

A-

della laudevole povert di Fabrizio

e della

fornicazione di Didone e di siraiglianti; la quale finge


Virgilio nel quarto del suo Eneida essere
(i)

stata figliil

Nel raanoscrlllo essendo corso errore per aver posto


la

copista

in ordine inverso

materia che segue,

si

legge nel

margine questa

nota.

Qui ove
^

tratta della

Fama

si

vuole aggiugnere quello che


ec.

ne dice in quella Rubrica che comincia La cui fama nel mondo

E questo

errore segu perch cos stava nelV originale dal quale


.

questo copiato

COM. DI DANTE T.

I.

10

46
e

GOMENTO DEL BOCCACCI


,

uola della Terra lado


,

e sorella di

e d' Anclie-

lei la
.

Terra commossa
si

dall'ira degl'iddi aver


:

partorita

Della qual

racconta una cotal favola


il

che conciofossecosach per desiderio d' ottenere

re-

gno Olimpo

fosse nata guerra tra

Titani
si
li

uomini

giganti figliuoli della Terra, e

Giove 5
Terra

divenne in
quali inimialtri iddii

questo, che lutti

figliuoli della

cavan Giove
occisi
:

furon dal detto Giove e dagli

per lo qual dolore, la Terra


,

commossa
lei
,

e desifos-

derosa di vendetta
sero

conciofossecosach a

non

arme contro
,

a cosi possenti nemici


le quali essa potesse
,
,

acciocch

con quelle forze

alcun male

contro agi' iddii facesse

costretto

il

ventre suo ne

mand

fuori la

Fama
:

raccontatrice delle scellerate


la

operazioni degP iddii

forma
,

della
:

quale Virgilio

nel preallegato libro discrive

e dice

Fama

malurrif

quo noi aliud velocius ullum


per movimento
,

etc,

seguendo che
acquista forze
s

ella vive
,

e andando

e nella

prima tema piccola,

ma
i

poi

medesima

lieva in alto, e quindi va su per lo suolo


il

della terra, e
ella in su
i

suo capo nasconde

tra'

nuvoli

e che
,

pie velocissima, e alie molto ratte

ed

un mostro
corpo suo ghiano
,

orribile e grande: e
,

quante penne ha nel

tanti

occhi n' ha sotto che sempre veg-

e tante lingue e tante


:

bocche
li

le

quali contie,

tinuamente parlano

e tanti occhi

quali sempre
cielo

ne

levati

e vola la notte per lo

mezzo del

e
:

per l'ombra della terra stridendo senza dormire mai


e
'1

di siede ragguardatrice sopra le soramith delle


:

case, e spaventa le citt grandi

tenace cosi de'


.

comse

posti mali

come

rapportatrice del vero

Ma

io

SOPRA DANTE
avendo
la

147
secondo
quello che

sua origiae, e
poetiche

la

forma
,

e gli effetti
aprissi

le fizioni
essi sotto

discrtte

non
,

questa crosta sentano


:

potrei forse meritagl'iddii


,

mente

essere ripreso

dico
si

adunque che

per
in-

ira de' quali la

Terra

commosse

e turb,

da

tendere d' intorno d* alcuna cosa V operazioni delle


stelle
,

le quali gli antichi

erronei chiamavano gl^ id-

dii

avendo riguardo
,

alla loro eternit e alla loro in:

tegrit

che alcuna corruzione non riceva


,

le

quali
la

stelle e corpi superiori

senza alcun dubbio per


,

potenza loro attribuita dal creatore di quelle

adope-

rano in noi secondo

le

disposizioni delle
:

cose riceil

venti le loro impressioni

e da questo avviene che


il

fanciullo, o vogliam dire

giovane

per loro opera

aumentato

conciosiacosach colui che invecchia


,

sia

diminuito

e conciosiacosach

mai

si

scostino
.

dalla ragione dell' ottimo e perfetto governatore

Al-

cuna volta fanno cose


giudicio de' mortali
rati fatte,

le quali dal repentino e

falso

pare che abbino siccome adiloro

come quando per


,

muore un

giusto re,

un
al

felice iraperadore
,

un caro e opportuno uomo


,

ben comune

un savissimo uomo
:

o un nobile ed

egregio cavaliere

e per questo, cio per lo fare venii


,

meno
adirati

solenni uomini
.

pare che
li

come
quali

adirali con-

tro a loro faccino


,

Dissono

poeti gV iddii essere


li

avendo

uccisi coloro

si

doveano
Terra se

perpetuare:

ma

che di questo seguita che

la

ne commuove, cio l'animoso


tutti

uomo,
e

perciocch

siamo

di terra, e in terra torniamo, e sforzasi d*

adoperare quello di che nasca


la

nome

fama

di lui

quale cosa

sia

vendicatrice della sua futura morte 5

i48

COMENTO DEL BOCCACCI


,

acciocch quando quello avverr


riori facciano venire al

che

corpi supe
,

suo fine
,

il

suo mortai corpo

viva di lui per


i

li
,

suoi meriti
il

eziando non volendo


e la

corpi superiori

nome suo

fama

delle sue

operazioni,

non altrimenti che


,

se esso vivo fosse,

in

quanto dice

questa nella prima tema essere piccola,

non ce ne inganniamo; perciocch quantunque grandi


sieno le opere delle quali ella nasce
,

nondimeno paessa elevarsi nei

iono da un temore degli uditori cominciare a spandersi


.

Poi in quanto dice Virgilio

venti

ninna altra cosa vuol dire se non essa divenire

in pi

ampio

favellio delle genti:

o vogliam per quel

sentire essa mescolarsi ne' ragionamenti della gente

mezzana
terra
cosi
,

in

quanto poi discende nel suolo della


il

intende

poeta
il

lei

mescolarsi nel vulgo


,

quando mette
lei

capo ne' nuvoli

dobbiamo

in-

tendere

dovere mescolarsi ne'ragiona menti de'pren-

cipi e degli

uomini sublimi
,

1'

avere
il

l'

alie

e'

pie

veloci assai

manifestamente dimostra
in un' altra
, :

presto tra,

scorso d'

una parte

e per gli occhi


della

li

quali le descrive molti

sente agli occhi


:

fama
ta-

ogni cosa pervenire, e cosi agli orecchi


cer

lei

non

mai

dovech

ella

si

favelli

o in pubblico o in
lei

occulto

o un luogo o un,

altro

non dormir mai:


1*

e volar

la

notte per lo mezzo del cielo e per


,

om-

bra della terra


se lo

non credo

altro intendere

si

debba
in quel,

non
:

il

suo continuo andamento di questo


li

e per

suoi rapporta menti varii e molti


,

metter

temore ne' popoli


terre
,

e per conseguente fare guardar le

e alle porti e sopra le torri fare stare le guar.

die e gli speculatori

perciocch essa non cura di

SOPRA DANTE
distinguere
il

149
costei dalla

vero dal falso


.

contenta di rapportare

ci che ella ode

Ma
,

in

quanto dicono
i

Terra

essere generata

per dovere
,

peccati e le diso-

neste cose degl' iddi raccontare

per alcun'altra cosa


le

non credo
potendo

essere stato fleto

se

non per dimostrare


,

vendette degli uomini

men

possenti
s*

li

quali

non

altro fare a'grandi


,

uomini,

ingegnano, par,

lando mal di loro

di farli venire in infamia


,

e per

conseguente in disgrazia delle genti

Figliuola della

Terra detta
la terra si

perciocch dell' opere sole che sopra


s'

fanno

ingenera

la

fama

E
il

che

essa

non

abbia padre, credo avvenire da questo, per lo non sapersi

donde

il

pi delle volte nasca

principio del
.

ragionare di quello che poi fama diventa


si

Il

che se
padre

sapesse

direbbe
.

l'

uomo
cosa
,

quel cotale essere

il

della
il

fama

La qual

quantunque ad ogni uomo,


,

quale ha sentimento

molto piaccia
,

sopra a

tutti
al-

gli altri

piacque

a' gentili

li

quali

non avendo
,

cuna notizia della beatitudine


dio concede a coloro
cotanti
li

celestiale

la

quale Id-

li

quali adoperano bene, quegli


,

quali virtuosamente adoperavano

fine

d* acquistar

fama

il

facevano
letizia

e quella vedersi avere

acquistata con

somma
la

ascoltavano

Dunque

mostra in questo
si

donna

di conoscere
5

da quali cose

doveva far benivolo Virgilio


:

e poi soggiugne la

terza dicendo
il

E durer
,

questa tua
il

fama

mentre

mondo lontana
si

ponendo qui

presente

tempo
,

per lo futuro, in quanto dice lontana per lontaner


cio

prolungher.

rima

si

concede

E questo per la Ed questa terza


li

consonanza della
cosa quella che
,

pi piace a coloro

quali

fama acquistano

che essa

5o
la lor

COMENTO DEL BOCCACCI


morte duri lunghissimo tempo; estiman,

dopo

do che quanto pi dura

pi certo testimonio renda


1'

della virt di colui che guadagnata


sto la

ha
gli

Ed
,

in que-

donna

gli

compiace

,
:

in

quanto
oltre
,

dice quello

che

gli

grato ad udire

ci

dicendo

quella dovere essere perpetua

mostra di credere lui

essere stato per sua grandissima virt

degno
si

d' eterna
fa

fama.
zione
,

Ma

perciocch qui di questa fama

men-

e ancora

in pi parti nel processo se


scritta la

ne far,

e di sopra
sia

abbiamo

sua origine
,

estimo che

commendabile

il

mostrare

anzi che

pi proce-

diamo, che differenza sia tra onore e laude, e


gloria
se
,

fama e

acciocch dove nelle cose seguenti menzion


s'

ne fark
,

intenda in che difTerenti sleno

e questo

dico
1'

perocch glk alcuni indifferentemente posero


1'

un nome per

altro

de' quali forse furo di quelli


,

che non sapevano


onore quello
,

la differenza

Dico adunque che


si

il

quale ad alcuno in presenza


,

fa

o meritato o non meritato che V abbia


meritato sia vero onore
a
,

comech
:

il

e V altro non cosi

siccome

Scipione Africano
la

il

quale avendo magnificamente


,

per

repubblica contro a Cartagine aoperato

tor,

nando a

Roma

gli

fu preparato

il

carro triunfale

e
,

fattigli tutti

quegli onori che al triunfo aspettavano


.

che eran molti che per virt

questo era vero e debito onore

di colui

che

il

riceveva s'acquistava.
,

A dimostrazione
Marco Marcello
dice Valerio
,

della

qual cosa da sapere

che

nel quinto suo consolato, secondoch


,

avendo vinto primieramente Clastidio


,

e poi Serngusa in Sicilia

e botalo in questa guerra


,

un tempio

alla

Virt e all'Onore

fu per lo collegio

SOPRA DANTE
de' pontefici giudicato
,

i5i

due

deit

non

potersi

un

tempio solo

farsi

perciocch se alcuna cosa miraco-

losa in quello avvenisse,

non

si

saprebbe a quale delle

due

deit ordinare

sacrificii debiti e le supplicazioni.


,

E
si

perci fu ordinato
facesse

che a ciascuna delle due


li

deit

un tempio

quali furono

fatti

congiunti

insieme in questa guisa, che nel tempio fatto in reverenza deir Onore non
si s'

poteva entrare
andasse.

se per

lo

tempio della Virt non

E
si

questo fu fatto a

dare ad intendere, che onore non


se

poteva acquistare

non per operazione di


,

virti

oltre a questo fatto

onore ad alcuni

11

quali per loro merito

non
,

rice-

vono
la

ma

per alcuna dignit loro conceduta


de' lor passati
,

o per
,

memoria

o forse per
,

la

loro et

questi sono
sedie
1'
,

andando messi innanzi


.

posti nelle

prime

e in simili maniere onorati


si

Le laude

come
,

onore

fa in presenza a colui che meritato P ha

cosisi dicono lui essendo assente,

perciocch se lu
lusinghe parrebfatte
,

presente

si

dicessero

non laude

ma

bono

La
si

gloria quella

che delle ben


,

cose

da' grandi e valenti

uomini
l'

essendo lor vivi

si

can-

tano e
I

dicono

essere

con ammirazione dalla


,

moltitudine riguardati, e mostrati e reveriti


gi

come
,

fu

Giunio Bruto

avendo cacciato Tarquino re

liberata

Roma

dalla sua superbia; e


,

Gajo Mario avene'

do vinto Giugurta

e sconfitti

Cimbri

Teutoni
delle

Fama

quello ragionare che lontano

si fa
,

mala

gnifiche opere d' alcun valente

uomo

e che
i

dopo

sua vita prsevera nelle scritture di coloro


nota messe
1'

quali in
,

hanno

spandendosi per fo
,

mondo

molli secoli continuando

come ancora

udiamo e

5a

COMENTO DEL BOCCACCI


il

leggiamo lutto

di di
,

Pompeo Magno
re di

di Giulio

Cesare dettatore
di simigliaati
.

d' Alessandro

Macedonia e

Ma

da tornare

alla intralasciata

materia

e dico

che avendo questa donna


Virgilio
,

cattata la

benivolenza di
il
,

gli

comincia a dichiarare
,

suo desiderio
il

dicendo

L' amico mio


,

cio Dante

quale

lei

mentre

ella visse

come
;

detto , assai
1'

tempo

e onesta-

mente avea amata


gatorio dice
:

e per siccome

autore nel Pur-

amore
virtii
,

Acceso da

sempre altro accese


:

Sol che la fiamma sua paresse fuore


mostra dovere
lei
:

egli essere stato

onestamente amato da

dal quale onesto amore, di necessita essere stata

generata onesta e laudevole amist, la quale esser vera

non pu n
lando,

durabile se

da virt causata non


la

cosi

mostra che fosse questa, in quanto


il

donna,

di lui par-

chiama suo amico.


il

qui non senza cagione,


il

lasciato stare

proprio

nome ,

chiama

la

donna
e per

amico
fatto

la

quale per dimostrare, per la virt di cosi


,

nome

V autore

le sia

molto

all'

animo

mostrare in ci che
suoi per

ella

non vegna a porgere

preghi

uomo
:

strano o poco conosciuto da lei


,

E
^

agglugne

non della ventura

cio della fortuna


:

perciocch infortunato

uomo

fu V autore

e questo

aggiugne
gilio
,

ella

per mettere compassione di

lui in
aiuti,

Virper.

il

quale intende di richiedere che


si
,

1'

ciocch degV infelici

suole avere compassione

Nella diserta piaggia


volle falla

della quale di sopra pi


,

menzione

impedito
:

dalle tre bestie

delle quali di sopra

dicemmo

cio

tanto

nel

SOPRA DANTE
,

i53

valle

cammini che volto e a ritornarsi nella oscurit della per paura, di quelle bestie E temo che non sia gi s smarrito
: , ,
,

Ch' io mi sia tardi al soccorso

di lui

levata
,

Per quel
da Lucia
ciare
cita
,

eh' io ho di lui nel cielo udito


e

pone

la

donna queste parole per avac:

T andata di Virgilio
dicendo
,

e appresso ancora

il

solle-

Or muovi e con la tua parola ornata ; Commendalo qui d' eloquenza la quale ha
,

grandis-

sime forze nel persuadere quello


crede opportuno
:

che

il

parlatore

E con
L" aiuta

ci
,

che mestiere al suo campare


l'

da quelle bestie che


,

impediscono
,

cio in tal maniera


te queste parole
>

eh' io

ne sia consolata
il
,

det-

manifesta
,

nome suo dicendo :


andare
:

Io son Beatrice

che
,

ti faccio

E detto

il

suo

nome

gli

dice onde ella \iene


,

per

mandarlo in questo servigio

acciocch Virgilio co-

nosca molto calernele^ perciocch senza gran cagione

non
voli
,

il

partirsi

alcuno de' luoghi graziosi e

dilette-

e andare in quelli ne'quali


.

non

altra cosa die

dolore e miseria
paradiso
,

dice

.'

J^egno del luogo, cio di


:

ove tornar disio


1'

e quinci gli apre la cafatta discendere

gione che di paradiso


ferno dicendo
.

ha

in in-

Amor

Grandi sono

le forze dell' a-

more Aequae multae non potuerunt extinguere


charitatem
quegli
,

che

mi mosse l onde io era ed egli mi fa parlare e pregarti Appresso


, :
,

a
,

questo

acciocch Virgilio non

sia

tardo

all'

andare

come persona che guiderdone non

aspetta della fatica,

i54
si

COMENTO DEL BOCCACCI


,

dimostra verso lui dovere essere grata

dicendo

Quando sar dinanzi al Signor mio (cio a Dio) Di te mi loder sovente a lui : E cosi non una volta, ma molte, nella multipllcazlone
delle quali
si

dimostrer esserle stato gratissimo

il

servigio da lui ricevuto: e

quantunque questo guider,

done

il

quale

ella

promette
,

alcuna cosa non monti

alla salute di Virgilio

pur

si

dee credere piacergli

e questo , perciocch s'egli gli

a grado che la
,

fama

di lui tra gli


si

uomini

favelli

quanto maggior-

mente

dee credere essergli caro


di

che una

cosi fatta
si

donna nel cospetto


lui
?

Dio
,

il

commendi e
,

lodi di

Tacquesi allora
,

detto questo

e poi comin-

cia' io

a dire

dissi
,

supple

donna di

virth
,

sola per cui

cio per cui sola

L"

umana

spezie

1'

umana

ge-

nerazione spezie di questo genere che noi diciamo ani-

mali

eccede f cio trapassa di virt

ed oltre a ci

in tanto, che essi

divengono

atti

a cognoscere e cogno-

scono Iddio
sce
,

il

quale alcun altro animale non cognoi

ogni contento cio ogni cosa contenuta


cielo
,

Dal
il

e'

ha minor

li
,

cerchi sui

quale quel della luna

che perciocch pi che


,

alcuno altro vicino

alla terra
,

di necessith
i

minore
,

che alcun degli


le

altri

e perci ha
,

suoi cerchi

cio
cle-

sue circunvoluzoni minori

infra' quali

gli

menti ed ogni cosa dementata


i

si
.

contiene

e ancora

demoni

e le

anime

de' dannati

Le
,

quali cose tutte


trapassa
1'

per V anima razionale e libera


d' eccellenza

uomo

Tanto m' aggrada

'l

tuo

comandamento

SOPRA DANTE
Qui
al
s

i55

dimostra Virgilio assai graziosamente disposto


della

comandamento

donna

mostrando che

egli

non solamente desidera d'ubbidirla prestamente,


dice se
^

ma

Che V ubbidir ,
atto rn e tardi
t'
,

al

comandamento,
per segue
il

se

gi fos-

PiL

non
le

uopo aprirmi

tuo taleito son presto


: ;

quasi dica

assai bai detto,

ed

io

ma

non-

dimeno

Ma dimmi

muove un dubbio dicendo la cagion , che non ti guardi


, :

Dello scender quaggih in questo centro


pieno di scurita e di pene eterne
quel punto
,

e chiamasi centro
il

il

quale

fa

quella parte del sesto

quale

noi fermiamo, quando alcun cerchio facciamo: e per

chiama centro

il

corpo della

terrai

perciocch avendo

riguardo alla grandissima larghezza della circunferenza del cielo


,

e alla piccola quantit del corpo

della terra posta nel

mezzo

de' cieli

qui

si

pu

dire
,

centro del cielo

DalV ampio
,
:

loco

cio dal cielo


.

ove tornar tu ardi

cio ardentemente desideri

Ai

quale Beatrice dice cosi

Da poi
cio
si

che vuoi saper cotanto addentro


,

profonda ed occulta cosa


,

Dirotti brevemente
Verci
i

mi
:

rispose

non temo di venir qua entro ,


dee sol di quelle cose,

in questo carcere cieco

Temer

si

C^ hanno potenza di fare altrui male


siccome Aristotile nel terzo
dell'

Etica vuole
,

il

non

temer
ni
,

le cose

che posson nuocere


,

g'

incendii
,

e' diluvil dell'

acque

come sono i tuola mine degli


,

edifcii

e simili a queste, atto di bestiale e di

te-

56

COMENTO DEL BOCCACCI


uomo
, ;

merario
possono
pre
,

e cos temere quelle che nuocere non


1'

come sarebbe che


volato d'

uomo
,

temesse una

le-

o
,

il

una quaglia

o le corna d' una lu,

maca

atto di vilissmo

uomo

timido e rimesso

le quali

due estremit questa donna


dicendo esser da temere
:

tocca discreta-

mente

le cose
,

che possono
che non son

nuocere

DelV altre no
,

cio quelle

poderose
ura
nell'

a nuocere
,

e che non

debbon metter pasi

uomo

il

quale debitamente

pu dir forte.
,

E
do

quinci dimostra s esser di quei cotall forti


;

dicen-

Io son da Dio y sua merc, quasi dica, non per


,

mio merito
offendere
nati
io
il
,

fatta tale
,

cio beata
sia

alla
,

qual cosa

alcuna noiosa
:

quantunque

grande
,

non puote
quantunque
,

Che la v ostra miseria


,

cio di voi dan,

non mi tange
.

cio

non mi tocca

venga qua entro


quale qui
.

JV

fiamma

d^ esto incendio

E per
,

questa
,

parola nota quegli

del

limbo
to
1*

essere in fuoco

quantunque nel quarto Cansono


,

autore dica

quegli che nel limbo


;

non
cio

avere altra pena che di sospiri

non

rn assale
.

non mi

s'

appressa

Donna
non

nel cielo

Vuole qui

mostrare Beatrice

di suo

proprio

movimento

mandare
che

Virgilio al soccorso dell* autore,

ma

con

di-

vina disposizione^ perciocch in cielo alcuna cosa non


si fa,

dall'

ordine della divina mente non

muova

e perci vuol mostrare che

Donna
cio
si

e nel cielo
:

che

si

compiange

rammarica

n questo da credere che in


alcuno rammarichio,
prendere
il

cielo sia, o possa essere

ma con:

viene a noi da^noslri

atti

modo

del parlare

dimostrativo

a fare intendere gli

elTctli spirituali

SOPRA DANTE
perciocch
a Virgilio
,

167

1'

effetto il

quale segui del venire Beatrice


,

venne da una clemenza divina


le nostre
si

quasi

mossa

come
,

marichio
piangersi

e per dice Beatrice


cio mostrare

muovono per alcuno ramquella donna comdell'

una affezione
tra noi

impedi-

mento

dell'

autore
d'

come qui

mostra chi ha

compassione

alcuno
,

Di
le e

questo impedimento

ov'
;

V ti mando
,

cio alla salute dell' autore

S che duro

cio stabi-

fermo, giudicio, da Dio, cio dispositivo, lassi


,

cio in cielo
le

frange

cio

s'

apre, e dimostra
dall'

come

marine onde, cacciate talvolta


,

impeto d' alcun


,

vento

che vengono insino


s'

alla terra

chiuse

e quivi
la

frangendo

aprono

e cosi sta chiusa

ed occulta

divina disposizione, inflno a tanto che di manifestarla


bisogni.
se

Lucia chiese
,

costei, cio questa


,

donna chie.

Lucia

in suo

dimando
non
si

cio nel suo prego

11

senso di questa lettera, quantunque alquanto di sopra


aperto n^ abbia
rale, e
,

pu qui mostrare
si

essere littel'

per da riserbare quando


,

tratter

allegoil

rico

E disse
,

questa donna

ora ha bisogno

tuo

fedele
zione
il
,

Di

te

perciocch in grandissima tribulala

per

la

paura

quale ha delle tre bestie che


:

suo

cammino impediscono
scampo
s'

ed

io

te lo raccoella

mando y
nel suo

volendo dire, poich suo fedele era, che


adoperasse
,

Lucia nimica di ciascun crudele

Si mosse, udito questo, e ^enne al loco,

dosf' io era,
,

di'

io

mi sedea con V antica Rachele


figliuola di
,

Rachele fu

Labam

fratela di

Rebecla

ca moglie di Isac

e fu moglie di

Giacob:

quale

i58
storia

C3MENT0 DEL BOCCCCl


alquanto pi distesamente
si

racconter appres-

so nel quarto Canto di questo libro. Disse: Beatrice,

loda

cio laudatrice
,

di Dio vera

quasi voglia

per questo intendere

essere vere, e

non lusinghevoli

fittizie

con

le quali Beatrice
,

loda Iddio

Che non

soccorri quei

che

t'

am

tanto

Avanti che impedito fosse in quella valle tenebrosa

Ch' usc per

te della

volgare schiera
i

Cio, che per piacerti, lasciati

riti
.

del vulgo,

si

diede

a costumi e a operazioni laudevoli

Non

odi tu la
il

piet

cio

V afflizione del suo pianto,


,

quale egli

fa nella diserta

piaggia

Non vedi
ra di s
il

tu la morte

che 7 combatte
,

T
la

cio la crudelt di quelle bestie

le quali alla

con

pau:

combattono e conduconlo

morte

Su

la fiumana

Qui chiama fiumana


1'

quello orribile luo-

go
to,

nel quale

autore era da quelle bestie combattu-

quasi quegli medesimi pericoli e quelle paure inla

duca
il

fiumana

cio

l'

impeto del fiume crescente


,

quale di tanta forza

che dir

si

pu

ove

sopra
il

la quale,

7
.

mar non ha vanto? cio non si pu


,

ma-

re vantare d' essere pi impetuoso


di quella

o pi pericoloso

Al mondo nonfur mai persone


cio sollecite
:

ratte

A far lor pr
,

loro utilit,
,

gir lor

danno

Com* io
,
,

sollecitamente
,

ed a fugdopo co,

lai parole fatte

Venni quaggi
cio del luogo

in inferno

del
io ia

mio beato scanno


paradiso sedea
:

mio laddove

Fidandomi del tuo parlare onesto Qui ancora Beatrice onora Virgilio, dicendo

il

suo

SOPRA DANTE
parlare essere onesto
,

169
non
si

il

che di
,

certi altri poeti


5

pu
te
,

dire

Che onora
,

te
,

Virgilio

non solamente
,

ma

ancora

e quei
;

che udito
1'

V hanno

e sera-

vato nella mente


verlo servato
le atto
,

perciocch

avere udito senza

e poi
,

ad esecuzione

in alcuno laudevo.

mandato

non pu avere onorato l'uditore


queste poche parole

mostra

ancora in

precedenti

l'ardente sua affezione verso l'autore, acci per quello faccia ancora pi pronto Virgilio al soccorso dell'au-

tore

Poscia che
,

m
t'

ebbe

cio Beatrice

ragionato

questo

che detto

ho

Gli occhi lucenti l agrimasi volse


per avventura verso
il

cieloj

dove qui da intendere,


si si

che detta
sto

la

sua intenzione a Virgilio,

torn: e que-

lagrimare ancora pi d' affezione

dimostra

di-

mostrandosi ancora un atto d' amante, e massimamente di

donna
la

le quali

come hanno pregalo


,

d' alcuna

cosa

quale desiderino
in quello
la
il

incontanente lagrimano

mostrando
simo
:

desiderio loro essere ardentis-

per

qual cosa dice Virgilio:


:

E seenni a te, nella


laddove
il

Perche mi fece del venir pii presto


sol tace, cos

piaggia diserta, dove tu rimiravi,

come ella

volse-, quasi voglia

dire che altrimenti

non

sarei venuto:

Dinanzi a quel-

la fiera, cio a quella lupa ferocissima, ti levai, Che del bel monte , sopra il quale tu vedesti i raggi del
sole
,

il

corto

andar
fosse

ti
,

tolse

perciocch se davanti
saresti

parata non

ti si

in

breve spazio

potuto

sopra

il

monte

essere andato,

dove per lo suo impedi,

mento

a volervi su pervenire
.

ti

convien

.fare

molto

pi lungo cammino

Dunque , che

? cio qual ca-

i6o
gione
,

COMMENTO DEL BOCCCCI


perch perch ristai d seguirmi
,

e reitera
dell' udi,

la interrogativa

per pugnere pi V animo

tore

Perch

cio per qual

cagione , tanta vilt


,

quanta tu medesimo nelle tue parole dimostri

nel

cuor

t'

allette

cio chiami con la falsa esaminazio:

ne

la

qual fu delle cose esteriori


,

Perch ardire
e

e franchezza
:

non hai

massimamente
Poich tali
tre

donne benedette
l'

quali sopra detto

ho

cio quella
(i")

donna
cio

gentile

Lucia e Beatrice, Oran


tudine di te
cielo
,

di te

hanno

solleci-

e procuran la tua salute, nella corte del

nella quale sussidio


lo

non

mai negato ad
e oltre a ci,

al-

cuno che umilmente

domandi :

E7
,

mio parlar , al quale tu dovresti dare piena fede se come tanto amore hai portato e porti alle mie opere
,

davanti dicesti

Vagliami

'l

lungo studio e'I grande amore


,

ec.

tanto ben ti promette? cio


in parte, della qual tu potrai
gloria eterna
.

di conducerti salvamente
,

se tu vorrai, salire
:

alla

Quali

fioretti

qui
,

dissi

cominciava

la quinta parte di questo canto

nella quale
il

V autore
es-

per una comparazione dimostra


sergli ritornato, e
il

perduto ardire

primo proponimento. Dice adun,

que

cosi
,

Quali i fioretti
sole

li

quali nascono per

li

prati

dal notturno gelo


il
,

Chinati ,

e chiusi

per-

ciocch partendosi
Bench
dai

ogni pianta naturalmente


Commedia sia non ho voOran di te Nolo
,
.

(i)

pi

accurati

editori della

divina

alata preferita la lezione di (juesto passo,

Curari di te

luto dipartirmi dalla lezione del Codice, che legge

questa variante perch non mi par dispregevole

SOPRA DANTE
ristringe
11

i6i

vigor suo;
;

ma

parsi questo pi in
fiori
, li

una che

in un^ altra

e massimamente ne'
,

quali per

tema del freddo


nare
,

tutti,
:

come

il

sole
'l

comincia a decli-

si

richiudono
,

poi die

sol

gV imbianca
.

con

la luce sua
,

"venendo sopra la terra

dice

im-

bianca

per questo vocabolo volendo


,

essi

diventare

parventi

come paiono

le cose

bianche e chiare, dove


,

V oscurila
occulti
.

della notte gli teneva


tutti;
,

quasi non fossero


il

Si drizzati

perciocch avendo
il

gam-

bo

loro sottile e debole

gli fa

freddo notturno chi-

nare,

ma come

il

sole

punto

gli riscalda, tutti si drizil

zanOj aperti in loro stelo, cio sopra

gambo

loro;

Tal mifeciOy
ca
,

quali

fioretti,

di

mia

viriate stan.

per

la vilt

che m' era nel cuor venuta


cuor

E tanto buono ardire al


per
11

mi

corse

conforti di Virgilio
,

Cli io cominciai, a dire

come persona franca


fanno
corse
.

forte e disposta
y

ad ogni

af-

O pietosa
,

colei

cio Beatrice, die

mi
tu,

socfosti,

col sollecitarti, e

mandarti a me.

cortese

che ubbidisti tosto


,

jille vere parole

che

ti

porse
fossi

!
,

Perciocch dove venuto non


per perire
:

io

era veramente

Tu

ni

hai con desiderio

il

cuor disposto
,

S al venir con le parole tue


cio con
i

tuoi utili conforti

e vere dimostrazioni

Ch' io son tornato nel primo proposto


cio di seguirti

Or va', eh' un Non si potrebbe


fosse la guida e

sol volere d'


in altra guisa
'1

amendue
,

bene an<lare

se

non
,

guidato in un voler
I.

Tu duca

COM. DI DANTE T,

i6a
minenza e
al

COMENTO DEL BOCCACCI


alla preeal

quanto nell'andare, tu signore, quanto

comandare

e tu maestro

quanto
il

dimostrare 5 percioccli uficio del maestro


la dottrina
:
,

di-

mostrare

il

solvere

dubbii j
,

Cos

li dissi

e poich mosso
la sesta
1'

fu
:

Qui comincia
Canto
,

ed ultima parte
,

di questo

nella quale
il

autore mostra

come

di capo

riprese
lio
,

cammino con Virgilio entrai^ con per lo cammino alto cio profondo e
,
, ,

Virgisilice-

Siro
si

perciocch in quello n albergo n abitazione


.

trovava

ALLEGORIE DEL SECONDO CAPITOLO


Lo giorno
se n'

andava

aer hruno

ec.

P^i stato dimostrato dalla ragione

nella fine del


gli

precedente Canto,

al

peccatore qual via tener


,

con-

vegna per dover

salire alla beata vita


.

e partirsi della

m.iseria della tenebrosa valle

Per

la

qual dimostra-

zione, essendosi esso messo dietro alla ragione in

cam-

mino

per continuarsi

alle

predette

cose

discrive

l'autore nel principio di questo secondo Canto l'ora


nella quale in questo

csrKmino entrarono

la

qual

dice essere stata nel principio della notte. Sono adun-

que

intorno alla allegoria del presente Canto


tre cose^ delle quali
la

prinla pri-

cipalmente da considerar

miera

qual ragione possa essere per


il

quale esso di

notte cominci

suo

cammino j
la villa,

appresso da vedere
la
;

donde potesse nascere


dubbio
il

qual dimostra nel

quale

muove

a Virgilio

ultimamente e da

SOPRA DANTE
vedere qual cagione movesse Virgilio
,

i63
e perch del

limbo a venire in suo aiuto


sto
,

perciocch veduto que-

assai

chiaramente

si

vedr per qual cagione da


.

lui

si

rimovesse la vilt sua

nella

adunque intenzione
prima parte, che
1'

dell'

autore di dimostrare

dissi essere

da considerare, che
tocco dalla grazia

quantunque

uomo
,

peccatore

operante di Dio

abbia tanto di conoscimento rice-

vuto

che

egli

s'

avvegga essere stato nelle tenebre

della ignoranza, e per quello in pericolo di pervenire


in

morte eterna

e desideri di ritornare alla via della


,

verit e d' acquistare salute


sia dietro alla

e per questo messo

si

guida della ragione , in lui da lungo


;

sonno

stata desta

non

esser perci incontanente tor,

nato nello stato della grazia

se altro
si

non

s'

aopera
,

E
:

perci

acciocch in quella tornar

possa
,

si

vuole

insiememente pregare Iddio col Salmista

dicendo
:

Domine , deduc me

in justitiam

tuam

propter

inimicos meos dirige in conspectu

meo
,

viam. tuam:

e oltre a questo fare alcune altre cose

secondo

la

dimostrazione della ragione


tra volta

e queste sono,

come
i

al-

ho

detto

il

conoscere pienamente

difetti
,

della vita passata

e di quelli pentcrsi e dolersi


,

appresso nelle braccia rimettersene della chiesa


vicario di

e al
:

Dio confessarsene
,

disposto a satisfare

questo fatto
grazia di

potr veramente credere s essere nella


,

Dio tornato

e le sue

buone opere
suo
,

essere

accettevoli e piacevoli nel cospetto


alla sua salute
.

e valevoli

Ma
,

nfino a tanto
,

che

in questa gra-

zia

no

il

peccatore ritornato

non pu andare per


.

la via della luce

ma

va per le tenebre notturne

i64

COMENTO DEL BOCCACCI

perci per dovere tosto a quella grazia pervenire, dee


il

peccatore ingegnarsi di fare ogni atto meritorio


,

far limosine

1'

opere della misericordia


,

usare alla

chiesa

digiunare

orare

e simili cose

adoperare

perciocch quantunque senza lo stato della grazia a


salute

non vagliano

sono nondimeno preparatorie a

doverci pi prontamente e pi prestamente menare a

meritare

e ad avere la divina grazia.


1'

perci quan^
,

tunque ad averla
ancora non r ha
,

autore

si

disponga
il

perciocch

ne dimostra

principio del suo

cammino

cominciarsi di notte

Seguita di vedere, essendo l'autore gi entrato dietro alla ragione in

cammino
,

donde potesse nascere

in esso la vilt d'

animo

la

qual dimostra nel dub-

bio

il

quale seco medesimo

muove

alla ragione

nel quale assai manifestamente mostra lui


nello stato della grazia
sto aver

ancora

non

esser tornato
il

e per que--

avuto in lui forza


.

sospettare de' consigli


,

della ragione in s

Per

la

qual cosa in molti avviene

che

medesimi

raccolti, contro alle dimostrazioni della


;

ragione disputano
fragilit,

e di questo considerata la nostra

non dobbiamo noi per avventura molto ma:

ravigliare

e la ragione
,

pu

esser questa

Assai

ma,

nifesta cosa

eziandio in ciascun costante


di

uomo

nel
gli

mutamento
uomini

uno

stato

ad un

altro alquanto
il

vacillare e stare in pendente, s'


si

miglio-

re o

non

, dello stato nel quale

trova trapassare
.

ad un

altro,
,

o pure in quel dimorarsi


1'

E non
, ,

alcun

dubbio

che stando
il

uomo

in pendente

che ogni

piccola sospinta

pu molto muovere
nell' altra

e farlo pi

neir uqa parte che

pendere. Avviene adui\^

SOPRA DANTE
que
clie quelli
,

i65
,

quali

come

detto

seco talvolta

taccolti sono

quantunque vere conoscano le dimo,

strazioni della ragione

e santi

suoi consigli

non-

dimeno

d' altra
,

parte ascoltando le lusinghe della


conforti del

blanda carne
del diavolo
loro
il
,

mondo

le

persuasioni

fervor preso del bene adoperare

poco a poco cacciando della mente non fermalo


,

ancora da

alcun forte

proponimento

intiepidiscono e
conforti de'suoi
il
.

divengon

vili

e timidi; avvisando, per

li

nemici

non dovere poter bastare a quello che

bene adoperare e lo stato della penitenza richiede


leggiermente miseri volgiamo
t

Per la qual villa, se da solenne aluto, cacciata non


assai
i

passi

e nella

nostra morie ci ritorniamo

la

qual cosa

ali*

autore

av venia

se le pronte e vere dimostrazioni della ra*

gione non
l'

V
4

avesser ritenuto e confortato a seguitar

impresa

Ultimamente

dissi
,

che era da vedere qual cagione

movesse Virgilio

e perch del limbo a venire in

aiuto dell'autore, alla qual dimostrazione tiene questo

ordine

l'

autore
il

E* pare essere

assai manifesto

che

ciascheduno
tocco
si

quale dalla grazia operante di Dio


e vede la miseria nella quale le sue
,

desta

colpe ? hanno condotto

e cacciate le tenebre della

Ignoranza
sia
,

conosce in quanto mortai pericolo posto

che

egli

dopo alcuna paura desideri fuggire


:

il

pericolo e ricorrere alla sua salute

il

che

non che
autore

r nomo, ma
te

eziandio ogni altro animale naturalmen-

procura

*.

questo assai bene apparisce

l'

aver cominciato a fare nel principio della presente

opera

in quanto deslo^ e conosciuto

il

suo malvagio

i66
stato,

COMENTO DEL BOCCCCI


ha cominciato a fuggire
il

pencolo, e mostra di
:

desiderare di pervenire alla salute

e ora in questa

parte ne mostra, quale dee essere quello che ciascuno


il

quale questo desiderar dee

siccome pi presta e
,

pili al

suo bisogno opportuna fare


1'

e ci mostra dosi

vere essere

orazione

perciocch non

pu
si

cos

prestamente ricorrere
lute
tesse

all' altre

cose necessarie alla sa-

come
,

a quella

comech ancora questo


si

po-

non pare che ben


,

proceda se questa non va


la

avanti

alla

quale eziandio

natura
:

e'

induce

sic-

come
a noi

noi per esperienza veggiamo

perciocch in-

contanente che alcuna cosa sinistra veggiamo contro

muoversi, subitamente preghiamo per lo divino


;

aiuto

la

qual cosa per avventura vuol mostrar d* a,

ver fatta P autore in quelle parole del primo canto

dove dice

Guarda' in
il

alto

e vidi le sue spalle


li

perciocch atto di coloro


viso al cielo
,

quali adorano levare

acciocch in quel atto parte della


.

loro affezione dimostrino


e

a questo, che noi


,

oriamo
Cri-

preghiamo ne'

nostri bisogni
,

ne

sollecita

Ges
1'

sto nell'

Evangelio

dove dice

pulsate et aperietur
.

vohis

petite et dahitur vobis

il

vero che

ora,

zione almeno queste due cose vuole avere annesse


fede e umilt 5 perciocch chi non ha fede in colui

il

quale egli prega


gli

cio eh' egli possa fare quello che


,

domandato

non pare orare

anzi tentare e

schernire
se
,

La qual

fede quanto fervente e ferma fos,

apparve nella femmina cananea


,

la

quale ancotanta
il

rach non fosse del popolo di Dio


fedt

nondimeno

ebbe

in

Ges

Cristo

che istantissima mente

y .

SOPRA DANTE
preg
,

167
demonio che
la
ri-

che liberasse la figliuola dal


5

infestava

non essendole da Cristo alcuna cos

sposto

la intera fede la fece

ferma e costante di per-

severare nel pregare incominciato. x\lla quale avendo


Cristo risposto
,

che non

si
,

volea prendere

il

pane

de^ figliuoli e darlo a' cani

non lasciando per questa

repulsa, e sosplgnendola la sua fede, continu nel pre-

gare

e avendo affermato quello che Cristo avea detto


,

esser vero

disse

signor

mio

cani che

si

allie-

va no nella casa mangiano delle micche che caggiono


della

mensa del signor loro^ volendo per questo dire:


che
io

io cognosco
tieni

non sono

del popol tuo,


il

il

quale tu

per figliuolo, e perci non debbo


avere
:

pane de' tuoi

figliuoli

ma

io

sono uno de' cani allevato in


a'cani
si

casa tua
cio

non mi negare quello che


micche che

concede,

delle

caggiono dalla
,

mensa tua
le

La
zia

cui ferma fede conoscendo Cristo


figliuoli

non

volle

quantunque de'suoi

non

fosse, negare la gra-

addomandata,

ma

rivolto a lei, disse:


:

Femmina
^

grande

la fede tua

va' ^ e cos sia fatto

come
farsi
;
,

tu hai creduto : e quella ora fu dal


la figliuola di
lei
.

demonio

liberata

Vuole adunque V orazione


,

con fede, e ancora, siccome voi vedete

con istanza

perciocch Cristo vuole alcuna volta essere sforzato

non perch

la liberalit sua sia

minore
,

men

vo-

lentieri faccia

l'addomandate grazie
,

ma

per fare la

nostra perseveranza maggiore

e acciocch pi. caraistanza

mente riceviamo quello che con

impetria,

mo

Vuole ancora

l'

orazione essere umile

percioc-

ch alcuna nobilt (1) di sangue, n abbondanza di sali)

Alcuna volta.

68

COMENTO DEL BOCCACCI


,

stanze temporali

n magnificenza

d' imperiale o di

reale eccellenza la potrebbe di terra levare

un
,

atti-

mo

L' umilt sola quella che V impenna


,

e falla

iafino sopra le stelle volare

e quella conduce agli


.

orecchi del signor del cielo e della terra

Gran
:

forze

son quelle

dell'

umilt nel cospetto di Dio

e come-

ch

assai in ciascuna cosa


,

che

1'

uom

vorr riguaril

dare appaia

nondimeno mirabilmente
5
,

dimostr
,

nella sua incarnazione

perciocch non real sangue

non

et

non bellezza

non

simplicll,
,

ma

sola

umil-

t riguard in quella vergine

nella quale egli, di cie-

lo in terra discendendo

incarn e prese la nostra

umanit^ siccome
nel suo cantico
,

essa

medesima vergine testimonia


:

quando dice

Hamilitatem ancilet e-

lae suae

perch da questa parola degnamente essa


,

medesima segue: Deposuit potentes de sede


xaltas^it

humiles

Fece adunque

il

nostro autore

fedele ed umile orazione a

Dio per

la salute

sua

la

quale, siccome esso


cospetto di

medesimo

scrive, sali in cielo nel

Dio guidata

dall'umilt; perciocch,
,

come

vedere abblam potuto nel precedente canto

1'

autore
,

non solamente avea


avea paura di
lei,

cacciata

da
t

la

superbia

ma
noi

e fugglvala

come dobbiamo

credere la pietosa e divota orazione guidala dall'umilt essere ricevuta in cielo?

Certo non altrimenti

che

ricevuto fosse

il

figliuol

prodigo dal pietoso padre


,

del quale

il

santo Evangelo ne dimostra


il

Fece

il

pie-

toso padre uccidere


il

vitello

sagginato, fece parare


,

convito

fece chiamare gli amici

e con loro
il

si ral-

legr, e fece festa di avere racquistato


il

suo figliuolo,
si

quale,

gli

pareva aver perduto

Cosi

dee credere

SOPRA DANTE
V
il

169

onnipotente padre aver fatto in cielo, sentendo per


orazione colui alla via della verit ritornare,
,

la divota

quale del tutto partito se n' era


,

e ogni sua
festa

grazia

avea dispersa e gittata va

Che

ancora dobvita

biam credere averne


la letizia

fatta gli angeli

di

eterna

de' quali

maggiore sopra un peccatore


,

che torni a penitenza


Posta dunque

che sopra novantanove


nel cospetto
di

giusi.
,

V orazione

Dio
la

quivi
,

dolendosi del malvagio stato di colui che

manda
,

prega appresso

e quello di
,

che

ella

prega

scrive

autore dicendo
,

che

ella
,

chiede in sua dimanda


e che

Lucia
lei
il

come suo
:

fedele

ha di

lei

bisogno

raccomanda

e cosi dovete

intendere, quella
dal

donna
catore
,

gentile essere la santa orazione fatta

pec-

e in questa parte

dovemo

intendere per Lucia


,

la divina

clemenza
,

la

divina misericordia

la

di-

vina benignit

la

qual veramente nemica di cia-

scun crudele

perciocch in alcun crudele n piet


si

n misericordia

trova

giammai
dell'

Appare adunque
avendo

per questo che P orazione


misericordia
.

autore addomandasse
,

Per

la

qual cosa noi possiamo

peccato, nella grazia di Dio ritornare; perciocch egli

tanta la indegnit e

la iniquit

del peccatore, e ado-

perare contro

a'

comandamenti
,

di

Dio

che

se la sua

misericordia non fosse

alcun nostro merito mai ci


le

potrebbe nel suo amore ritornare. Quinci per

cose

che seguitano

appare
gli

il

nostro signore aver prestati


a'

benignamente
fatti dall'

orecchi della sua divinit


,

preghi
'

umile orazione

in

quanto dice l'autore che


,

Lucia

cio la divina misericordia

chiam Be^*

170
ce
,

COMENTODEL BOCCACCI
cio so

medesima dispose
:

a
,

raeltere in atto
in

il

prego ricevuto

il

che appare
,

quanto Beatrice

che qui
ficante
il

la grazia salvificante

o vogliam dire beatipregante


si

s'

intende

alla salute del

dispose

che dallo intrinseco della divina


.

mente procedetGirolamo
terra,
,

te

Grande

per certo
,

come
la

dice san
fatta in

la virt della orazione

quale

adosic-

pera in cielo

il

che qui manifesta mente appare,


;

come

al

peccatore dimostrato

perciocch la forza
il

della sua orazione

ha

rotto e annullato

duro giuil

dicio di

Dio

nel quale esso Iddio vuole che


l'

pec-

catore sia punito; e

umile orazione ha tanto potuto,


,

che rotto questo gludicio


della

al

peccatore
:

in

luogo
sola-

pena

conceduta misericordia
,

non

mente misericordia
stratagli la via

ma

ancora preparatagli e

mo-

da pervenire a salvazione. Che adun-

que avviene
la divina

Che per

lo desiderio della salute sua


la

bont fa che per


,

grazia salvificante
si

si

muove
zionali

Virgilio del limbo

il

quale qui

prende per

la ragione
,

per

quale noi siamo detti animali ra,

o vogliam dire

per

la grazia

cooperante

vogliam dire V una e V

altra

insieme

conciosiacosa,

ch alcuno pi

allo

luogo in noi io non cognosca


si

dove

la grazia

cooperante mandatane da Dio


,

deb5

ba piuttosto ricevere

che nella sedia della ragione

conciosiacosach essa dopo la grazia operante ben

ri-

cevuta

ogni bene in noi disponga e ordini

e con

noi insieme adoperi.


del limbo sia mosso
,

E
: 1'

a dichiarare
,

come
gih

Virgilio

da sapere

come
il

dicem-

mo

esser

due mondi

uno

si

chiama

maggiore

SOPRA
e l'altro
vestre in
il

DAISTTE

171
Sil-

minore

siccome ne mostra Bernardo


libri,

due suoi (1)

de'quali l'uno intitolato


,

Megacosmo da due nomi


in latino viene a dire
,

greci

cio da

mega , che
,

in latino viene a dire maggiore

e da cosmos
il

che

mondo
,

e
,

secondo chialati-

mato Microcosmo da micros greco , che in no viene a dire minore e cosmos , che vuol

dire

mondo.
nardo
,

E
il
,

ne' detti libri ne dimostra


esser questo

il

detto Ber-

maggior mondo

il

quale noi

abitiamo

e che noi generalmente

chiamiamo mon-

do, e

il

minor mondo
gli
,

esser

1'

uomo,

nel quale
,

vogliono
varsi tutti

antichi, sottilmente investigando


tutti
gli

tro-

o quasi
sono.

accidenti che nel

magquella

gior

mondo

Ed
,

del maggior
la

mondo

parte chiamata limbo


altra cosa
,

quale non ha sopra di s

che

il

cerchio della circunferenza della

terra
glia

la

estrema superficie della terra che noi vo-

dire.

quantunque
,

1'

autore

secondo

la sen,

tenza

lltterale

mostri Virgilio essere nel limbo

cio neir

uno

del

maggior mondo, non da intenla

dere che quindi fosse mossa


ce
,

ragione

o da Beatri,

ma

fu mossa del limbo del

dalla pi eminente parte dell'

mondo minore cio uomo , la quale il


perciocch in
questo
,

celebro

sopra

il

quale nulla altra cosa del nostro

corpo

se

non

il

craneo e

la

cotenna

quello fu da Dio locata la ragione.

per-

ciocch ad essa
il

stata

commessa
il

la

guardia di tutto
re-

corpo nostro
e'

e oltre a ci

dominio a dovere
,

golare

movimenti

della nostra sensualit

siccome

(1)

Due

sue libri.

COMENTO DEL BOCCACCI


distinguilrice delle cose nocive dall' utile
,
*

ad ottima

E
la

convenevole cosa

che colui
,

al

quale commessa

guardia d' alcuna cosa

che

egli stea nella

pi sue

blime parte

di quella, acciocch esso possa vedere

discernere di lontano ogni cosa emergente, e a quelle


cose che fossero avverse alla cosa la qual guarda
,

op:

porsi e trovar rimedio per lo quale da se le dilunghi


la

qual cosa ne' sensati uomini ottimamente fu la ra.

gion posta nella superiore parte di noi


sto
,

Oltre a que-

come

il

savio re

pone

il

suo real solio in quella

parte del suo regno nella qual conosce esser di

magsi

gior bisogno la sua presenza, acciocch per quella

tolgan via le sedizioni e

movimenti inimichevoli, fu
rimanente

di bisogno la ragione esser posta nel cerebro^ percioc-

ch quivi pi di pericolo che in tutto


del nostro corpo.
stra testa

il

la

ragione
,

perciocch nella nola

sono

gli

occhi
,

gli
li

orecchi,

bocca e

tutti

gli altri sensi

del corpo

quali con ogni stanzia nu.

tricano

il

regno della ragione


,

perci se loro viciassai

na non

fosse

potrebbon muovere cose

dannose,
le forze

dove dalla ragione sono oppresse e diminuite


loro
.

questa sedia della ragione essere nel nostro

cerebro, e perch qui, ottimamente sotto maravigliosa


fizione dimostra Virgilio nel

primo dell'Eneida, dove

dice:

y^oliam

venit

Hic
,

vasto

Rex

JEolus antro
,

appresso a questo

in pi

altri versi

adunque

nel limbo, cio nella superior parte di questo minor

mondo
to
,

la

ragione

e quindi la

muove
Il

la grazia sai-

vlficante in soccorso del peccatore.

quale movimen-

non

si

dee

altro intendere

se

non un

rilevarla

SOPRA DANTE
dallo infimo e depresso stato

173
lungamente
,

nel quale

tenuta

V aveano
i

l'appetito concupiscibile e irascbile

e lei sotto

piedi delle loro scellerate operazioni tela sedia

nendo
tanto
citare

aveano occupata
,

sua
il

e questo per

tempo
,

che essa non potendo


,

suo oficio eser-

era tacendo divenuta fioca

cio nell' esser fio;

ca dimostrava la lunghezza della sua servitudlne


cosi rilevatala in essa

e e

pone

la

grazia cooperante

parla dinanzi allo smarrito intelletto del peccatore.

di questo

non

alcun

dubbio

che noi quante vol-

te ci

ravveggiamo delle nostre disoneste operazioni

tante per divina grazia

ricominciamo ad essere uo-

mini

quali non siamo quanto nella ignoranza dei

peccati

dimoriamo

anzi avendo la ragion perduta


a'

siamo divenuti quelli animali bruti,


tra volta detto,
se altra dottrina

quali,

come
Il

al-

sono

nostri difetti conformi.

che
'1

non

ci

mostrasse
,

spesse volte ne

mostrano

le

poetiche Azioni
essersi

quando ne dicono
,

al-

cuno uomo
leone
le
.
,

trasformato in lupo

alcuno in

alcuno in asino o in alcun' altra forma bestia-

come

la

ragione

dalla
,

grazia

salvificante

nella sua real sedia rimessa

fatta
,

donna e

consultri-

ce e aiutatrlce del peccatore

il
li

toglie

co' suoi

amtolta

maestramenti dinanzi
la corta salita al

a^vizii

quali

gli

hanno

monte, cio
,

al

luogo della sua sa,

lute
in

corta dice

perciocch agli uomini


,

li

quali

istato d'

innocenza vivono

il

salire a

questo
,

monte leggerissimo, siccome


laddove dice
:

il

Salmista ne mostra

Qus asaendet in montem Domini ,


in loco sancto ejus ?

aut
alla

qiiis stahit

rispondendo
,

domanda

quello n' afferma che dico

dicendo

174

comes:to del boccacci


qui non ac, et mundo corde animam suam , nec juravit in dolo ma a coloro diventa molto lunga 1
,
,

Innoceiis manibus
cepit in v'ano

proximo suo
sto riprende
i

quali ne' peccati miseramente vivono


e

E
,

oltre a que-

morde

la vilt dell'

animo

di quelli

quali

tirati

dalle mollizie del

mondo

del divino

aiuto mostran di disperarsi; mostrando loro

come
,

per

1'

umile orazione

la

misericordia di Dio

e la

grazia salvificante procurin per loro

nel cospetto di

Dio

mostrando ancora come sicuramente ad ogni


si

affanno metter

possano
,

avendo

se

cio la grazia

cooperante con loro

e in loro aiuto

in consglio
:

Maraviglierannosi per avventura alcuni, e diranno

a che era di bisogno, che la grazia salvificante movesse

rilevasse la ragione nelP autore ? Alla qual


.

domandel-

da la risposta proniissima
le cose
,

Yuole cosila ragion


,

che negli

atti

morali

siccome questo

noi

non possiamo alcuna cosa bene adoperare n con ordine debito se noi primieramente non conosciamo il
,

fine al qual noi

dobbiamo adoperare; perciocch


ha a causare
i

la

notizia di quello

nostri

primi
a'

atti,

di quindi ad ordinare quelli che appresso

primi e
il

susseguente mente deono seguire


cirugico
se
il

Come comporrk
sua medicina
,

suo unguento
cirugico

il

fisico la
il

prima

il

non vede
?

malore
il

il

fisico

l'umore da purgare
del suo legno
a'

Come
,

darU

nocchiere la vela

venti

se esso

primieramente noQ

avr conosciuto e disposto in qual contrada esso voglia pervenire


dificio
,

Come
la

far

1'

architetto fondare
,

un

e-

o preparar

materia da edificarlo

se

egli

primieramente no

sa

che spezie di

edificio

debba

es-

SOPRA DANTE
esser quello

175

che far

si

dee

conciosiacosach altra

forma e

altro

maestro (1) voglia un tempio che un pa-

lagio reale, e altra

forma

il

palagio che una casa

cit-

tadinesca

E
E

adunque di

necessit

primieramente co-

gaoscere
in opera

il

fine

che noi pognamo alcuno nostro atto


,

perci se ben guarderemo


,

se

il

deside-

rio del peccatore di salvarsi

esser la grazia salvifi,

cante causativa di quelle nostre operazioni


salute ci possan producere
5

le quali

e di queste nostre opera-

zioni conviene che sia


la

dimostratrice e ordinatrice

ragione

e perocch la ragione la
,

prima cosa cau-

sata dalla grazia salvificante

la

quale V autor mostra

in persona di Beatrice venire a

muover

Virgilio

questo scendere
tuale
,

non

si

dee intendere essere


la

stato at-

ma

semplicemente

volont di Dio

provo-

cata dalPnmile orazion del peccatore a misericordia:

causativa di questo rilevamento della ragione,in quanto


in essa sta
il

concedere

la

grazia salvificante

Adunque
It^ ri-

avvicinandosi alla conclusione, dico, l'autore per


prensioni della ragione in lui ritornata
,

e per gli

am-

monimenti

di lei

avere la vilt
,

presa da' malvagi


gi
,

conforti de' nostri nemici


s
;

posta

e cacciata da
il

riprende per lo
,

sano consiglio della ragione

vigore

e la forza smarrita, e nel


si

primo suo buon

proponimento

ritorna
,

e ad ogui fatica per acquila

star salute disposto


il
1'

con
si

ragione insieme riprende


dire essere interamente

cammino E
.

questa

pu

esposizione allegorica del presente


Si

canto

IN sia
,

alcuno

poco savio

che creda queste cose

quan-

(1)

Maestero

176
zioni di

COMENTO DEL BOCCACCI


discriversl aver certe interposi-

tunque mostrino nel

tempo

non doversi poter


5
,

fare senza la di-

mostrata interposizione
di

perciocch egli possibile


e d* aver veduto ci che

muovere

la

divinit

r
lo

autore dee nello inferno vedere, e di pervenire al,

la porta di purgatorio
,

ancora di salire in cie,

quasi in
sia

un momento
,

pare che

la

contrizio-

ne

grande
,

11

fervore della carila ferventissidi molti

mo

e intero

come

abbiam

gi letto

essere

stato

CAPITOLO TERZO.
Ver me
si

va nella citt dolente

ec*

Xn

questo canto ne racconta


,

V autore come
e

alla

porta dell* inferno pervenissero


essa fosse

come

dentro ad
i

da Virgilio menato, e quivi vedesse


afflitti
,

cattivi

miseramente

e ultimamente pervenissero al

fiume d* Acheronte
parti
l'
:

E dividesi
,

questo canto in due


alla

nella

prima mostra come

prima porta

del-

inferno pervenisse

e dentro a quella fosse da Vir-

gilio

menato. Nella seconda parte discrive quello


:

che dentro dalla porta udisse e vedesse Quivi sospiri


,

e comincia

pianti

Adunque

nella

prima parte,

continuandosi a quello che nella fine del precedente canto

ha detto
,

cio

come con
:

Virgilio entrasse in

cammino
scritto

dice dove pervenne, cio alla prima porta

dell* entrata d' inferno


,

sopra la quale dice, vide

Per me
,

cio

per entro

me

si
,

va nella
dolente
in

citt dolente

cio nella citt di Dite

SOPRA DANTE
perpetuo
sono
: ,

177
quali dentro vi

per

li

dannati
,

spiriti

li

della qual citt

perciocch pienamente se ne
,

scriver in questo libro appresso nel canto ottavo

qui non curo di dirne alcuna cosa

Per me
al

si

va nelV eterno dolore


li

quale dannati sono coloro

quali

muoiono nelP

ira

di

Dio

Per me

si

va tra la perduta gente ,


e questi cotali meritamente
,

dice perduta, perciocch alcuna potenza di bene ado-

perare non in loro

si

posson dir perduti


giustizia

Giustizia mosse
la

a farmi

e la
,

che

'1

mosse fu

superbia del Lucifero


,

la

quale merit eterno supplicio

il

quale Iddio volle


si

tanto da s dilungare quanto pi

potea

e perci

nel centro della terra gttatolo


fece
,

quivi la sua prigione

e volle quella finalmente esser prigione di tutti


li

quelli

quali contro alla sua deit operassero


:

il

mio alto fattore , cio Iddio Fecemi la divina potestate


cio Iddio padre
,

al

quale attribuita ogni potenza


,

La somma
rito santo
il

sapienzia
,

cio

il

Figliuolo

il

quale

sapienza del padre

e ^l

primo amore ,
,

cio lo Spi-

quale perfettissima carit


.

igualmente
appare
e a
,

moventesi dal Padre e dal Figliuolo

cosi
,

questa porta essere stata fatta dalla Trinit

di-

mostrare che chi offende in alcuna cosa Iddio offen-

da queste

tre

persone

e perci da tutte e tre essere


,

quello luogo composto

dove
.

gli

offenditori in
,

per,

petuo fuoco sono dannati

Dinanzi a me

porta

nonfur

cose create.

Se non eterne y

cosi

mostra

questo luogo essere stato prima creato da Dio che

COM. DI DANTE T.

I.

12

78

COMENTO DEL BOCCACCI


V uomo
i
,

fosse creato

il

quale quanto

al
il

corpo non
cielo

eterno

e fosse creato

polche fu creato
.

e la
,

terra e 11 angioli

quali sono eterni

percloccli

come

parte degli angioli peccarono


1'

che peccarono
detto
,

prima che

uomo

fosse fatto

fu,

come

di

presente creato questo luogo in lor prigione e supplicio


,

quantunque

santi tengano
,

questo aere

te-

nebroso essere pieno di quelli


stesamente alquanto
si

come

appresso pi di-

dira.

in

quanto l'autore dice


,

qui

eterne

favella di licenza poetica


:

impropria-

mente

assai spesso si fa

perciocch V essere eterno


,

a cosa alcuna

non

s'

appartiene

se

non a quella
,

la

quale non ebbe principio n dee aver fine


solo Iddio
:

e questa
certe

gli angioli e le

nostre

anime ^ e
,

altre creature

da Dio immediatamente create

quan-

tunque mai
principio,

fine aver
si

non debbano

perciocch ebber
,

non

deono, propriamente parlando


:

dire

eterne

ma

perpetue

ed

io eterna

duro
;

siccome

opera creata da Dio senza alcun mezzo

perciocch

per

li

dottori

si

tiene ci che
:

immediatamente fu o

sar creato

da Dio eterno

Lasciate ogni speranza voi


dentro da

eli

entrate

me

Quia

in inferno nulla est redemtio

se ci di potenza assoluta Iddio

non
,

facesse

come
gi re-

fece de' santi padri,


suscitato da

li

quali ne trasse
il

quando

morte spogli
,

limbo
,

Queste parole ,
alla

di sopra dette
lit

di colore oscuro

conforme
s'

qua,

del luogo nel quale per quella porla

andava
,

J^id' io scritte al

sommo

d*

una porta

cio a quella per la quale in inferno s'entrava: Pur-

SOPRA DANTE
eh' io
,

179
.

supple

dissi,

Maestro,
,

Virgilio

ben

fa
si

qui a chiamarlo maestro


vogliono muovere
rigioni
;
i

perciocch

a'

maestri

dubbii e da loro aspettare


,

le chia,

il
,

senso lor

cio quello che dir vogliono

m"

duro

cio malagevole
,

ad intendere
,

JE quelli

cio Virgilio

me

supple rispose
,

come persona
acciocch
si-

accorta
ta
,

cio intendente

Qui

cio in questa entra,

si

convien lasciare ogni sospetto


vada: Qui
,

curo
sia

si

si

com^ien ch'ogni
il

i^ilt,

d'animo,

morta

cio cacciata da colui


.

quale vuole en-

trare
dell'

qua entro
Eneida
,

son queste parole prese del sesto


la Sibilla

dove

dice ad
>

Enea

Nane animis opus est /Enea nunc pectore forti. Noi slam venuti al luogo , ov' io t^ ho detto
,

cio air inferno

del quale vicino alla fine del

primo

canto

gli disse

C
il

Che veder ai le genti dolorose hanno perduto per li lor peccati,


,
,

il

ben dell' in:

telletto

cio Iddio

il

quale via, verit e vita

ben

dell' intelletto
ci

la verit ,
,

per

la

quale

lutti

per diverse vie

fatichiamo
.

e pochi alla notzia di

quella pervengono

E poich la sua
Con
Qui
lieto viso
,

mano

alla mia pose


.

ond' io mi confortai

assai

manifestamente n ammaestra

1'

autore, con

che viso noi dobbiamo mettere chi ne segue nelle

dubbiose cose

e dice che dee esser con


lieto del

lieto

persi-

ciocch dal viso


curt chi segue
:

duca prende conforto e


lieto
,

dove non avendolo

coloro che

a lui riguardano assai

leggiermente impauriscono e

diventano

vili,

come

noi leggiamo le legioni romane,

8d

comento d el boccacci
,

eia

contrarli auspizi

e dal viso di

Flaminio consolo

turbato, invilite, da Annibale allato al lago


essere state sconfitte
.

Trasimeno
1'

Dice adunque di s

autore

cbe vedendo
lieto Virgilio

nelt' entrata
,

di cosi dubbioso

luogo

egli si confort tutto

Mi mise dentro
star
i

alle segrete cose

Segrete sono in quanto agli occbi mortali manife-

non

si

possono
,

perciocch cosi

tormenti
tutti
,

come
quansi

tormentati

tormentatori ancora
,

son cose
;

spirituali e ftivislbili a noi

e quinci segrete
,

tunque

gli effetti di

quelle

secondocli mostrar

possono per Iscritture e per ammaestramenti di santi

uomini

tutto

il

di ci sieno aperte e palesate


.

Quivi sospiri f pianti e alti guai

Qui comincia
nella entrata

la

seconda parte del presente canto

nella quale dissi

che

si

descrivea quello che

1'

autore

prima dell'inferno avea veduto e udito.


;

divldesi questa parte in sette

perciocch nella pridolersi


:

ma V autor
seconda
si

pone molti dolorosamente

e nella

gli
:

dichiara Virgilio chi questi sleno che cosi


nella terza descrive
l'

dolgono

autore

la

pena dalla
1'

quale questi son tormentati: nella quarta dice


tore
,

aufiu-

s aver

vedute molte anime correre ad un


,

me

nella quinta dice


,

s essere a questo

fiume perparte

venuto

non averlo voluto passare


,

dall' altra

un nocchiere
passava
:

che

tutti
gli
:

gli

altri

In

una sua barca


ed ultima mo,

nella sesta

apre Virgilio perch Caron


nella settima

non
stra

1'

ha voluto passare
autore
, ,

1*

per un tremor

della terra

e poi

da

un baleno

essere stato vinto e


:

caduto

La seconda

comincia quivi

SOPRA DANTE

t8i

Ed
quivi

egli

me
:

questo misero
io
,

modo
.

la terza quivi
:

Ed
.

c7ie

riguardai

La

quarla
quivi
:

E poi
La

di a riguardare

La quinta
;

Ed

ecco verso noi


,

La

sesta quivi

Figliuol mio
Finito questo

disse

settima e ultima quivi


,

Dice adunque cosi, Quis^i


deir inferno
,

cio nella
:

prima entrata
pi

sospiri

pianti
si fa

pianto quello che


,

con rammarichevole voce


volgari lo intendano
si fa

quantunque

il

ed usino per quel pianto che


:

con lagrime

e alti guai
,

questi

appartengono

ad ogni spezie di dolore

massimamente a quello
si

che con altissime voci e dolorose

dimostra

Risonavan per
cio oscuro
,

l'

aere senza stelle ,

e dal cospetto del cielo chiuso

Perche io

al cominciar ne lagrimai
delle fatiche dell'

Ecco una
disse nel

animo

la

quale pregli s'

oominciamento del secondo canto


.

ap,

parecchiava

Diverse lingue

cio diversi idiomi


,

per

la diversit delle

nazioni dell' universo


:

le

quali

tutte quivi

concorrono

orribili

favelle , cio spa,

ventevoli
li

come son qui

tra noi quelle de' tedeschi


,

quali sempre pare che garrino e gridino


:

quando
,
il

pi amichevolmente favellano
cio significanti dolore
profferere
il
,

Parole di dolore
.

accenti d' ira

Accento
,

quale facciamo alto o piano


:

acuto o
ira

grave o circunflesso
per la quale
si

ma
si

qui dice che erano d'

sogliono molto pi impetuosi fare, che

senza ira parlando non

fanno
.

Koci alte

per le

punture della doglia, e fioche

Suole l'uomo per Io

molto gridare
glio n far le

affiocare

e suon di

man , come
,

so-

femmine

balteadosi a

palme

con elle ,

,, ,

8^

COMENTO DEL BOCCACCI


:

cio con quelle voci

le quali

cose intra s

cliver55e

non melodia
aggira

come

soglion fare le voci misurate,


,

ma

Facevano un tumulto
s'
;

cio

una confusione,
,

il

qual

perciocch
1'

il

luogo ritondo
,

ed essendo
al-

da quel tumulto
cuna
uscita
,

aere percosso

non avendo

di necessita che per lo luogo s'aggiri

e prenda

moto
in

circnlare
,

Sempre
dente

queir aria

senza tempo tinta


,

cio mutata per contrariet di venti


,

o di altro acci-

Come la
zione
,

rena quando turho spira


,

Dimostra qui T autore


il

per una breve compara,

moto

di quel
,

tumulto

come

di sopra dissi

essere circulare
talvolta

e di quella forma che noi veggiam


in cerchio la polvere sopra la super-

muovere

ficie della terra; e

questo massimamente avvenire


il

quando un vento,
turho, spira
; il

quale

si

chiama da' suoi

effetti

quale non pare avere alcuno ordinato


gli

movimento come
calda e secca

altri
,

hanno

',

perciocch non

viene da determinata parte


,

ma

essendo la esalazion
alto
,

che dalla terra surge in

pervea

nuta

alla

freddezza d" alcun nuvolo,


,

e da quella

parte a parte cacciata, divien vento


s'

il

quale laddove

ingenera prende moto circulare


,

e per questo

non

universale

anzi solamente in quella parte dove

generato
il

intanto che in una


in

medesima piazza noi


non
in un' altra

vedremo

una parte

di quella e

perciocch
,

la esalazione a parte a

parte repulsa
intervalli

dal nuvolo

il

veggiam noi per


.

certi

far
,

queste circulazioni sopra la terra

questo vento
il

come che

noi

il

chiamiamo turbo

Aristotile

clila-

SOPR\ DANTE
ma
tifone nella sua meteora
,

i83

dove chi vuole pu pie.

namente vedere
d' orror
niata
;
,

di questa materia
,

Ed

io eh'
,

uvea

cio di stupore

la testa cinta

cio intordi

e questo dice per lo


,

moto circulare

quel tu-

multo

Dissi , Maestro
elle fa

che e quel eh' io odo


,

questo tumulto
s

E
.

che

genf

questa

che

par nel duol


festano
.

vinta? sQcono che

le lor voci

mani-

Ed

egli
,

me

In questa seconda parte


all'

della suddivisione

dichiara Virgilio

autore chi
egli
,

sien costoro de' quali esso


Virgilio,
il

dimanda

Ed

cio

a me

supple rispose : questo misero modo,


e del quale tu se' stupefatto
,

quale tu odi

Tengon V anime triste di Che visser senza infanda


,

coloro

d' alcuna loro malvagia

operazione
sero
,

perciocch quantunque buone noii fossi

erano intorno a

bassa e misera materia


di parlare
,
,

che

di s
si

non davano alcuna cagion

perci
,

pu

dire che senza infamia vissero

e senza lodo

cio senza

fama; perciocch come del loro male adoil

perare detto,

simigliante dir

si

pu

se

alcun bene

adoperavano
essere
:

Ma

da vedere che gente questa pu

e se io estimo
li

bene, questa mi pare quella


quali noi

maniera denomini

chiamiamo mentecatti

o vero dementi
senso
si il

li

quali ancorach abbiano alcun

umano

per molta umidit di cerebro hanno


y

vigore del cuore spento

che cosa alcuna non


si
,

ardiscono adoperare degna di laude, anzi


freddi e rimessi
,

stanno

ed

il

piii del

tempo

oziosi

quandovere

tunque

talvolta sospinti sieno dal desiderio di

84

COMENTO DEL BOCCACCI


:

alcuna cosa adoperare


tore ne dice
,

di

che quello segue che


e senza lodo

i'

au-

cio

Che

visser

senza infamia
(\\xesie
si

Mischiate sono ,
tivo coro
.

mxseve

Amme

a quel

cat-

Coro
li

dice propriamente

una aduna zion


nel quale stan-

d'uomini,
insieme
j

quali in figura di cerchio sieno congiunti


,

o coro detto quello luogo che cantano,


si
il

no
di

nelle chiese coloro

quale ha figura
eia-

mezzo cerchio.

qui

potrebbe prendere per

scuno di questi due


il

significati;
,

perciocch considerato
il

movimento

di questi spiriti
si

quale circulare,
il

come

appresso

dimostrer
il

si

pu

loro dir coro


,

e se per altro significato


di costoro

vorrem prendere
,

quello

potrem dire coro


,

cio loro essere ordinati


,

modo

di coro

ma non
.

a cantare

anzi a piangere

miseramente e
similitudine
la

in eterno

Cattivo

il

chiama per

la

quale hanno quelli


,

spiriti

con queste

anime

de' cattivi

le quali

con loro son mischiate; e

in tanto sono loro simili, in quanto

non seppero

deli-

berar che
fero
,

farsi nel

tempo

della rebelione del


,

Luci-

ma

si

stettero freddi e timidi


,

senza dillberare

Dio come doveano o seguire il Lucicome non doveano. Degli angeli Questo nome angelo derivato da un nome greco cio aggelos
di tenersi con

fero

il

quale in latino viene a dire nunzio, o ambasciadore


5

O messo
fanno
,

e perciocch quello oficio appo

il

diavolo
i

cio d' esser mandali, che appo Iddio fanno


,

buoni angeli

quel

nome
,

antico d'angeli sempre

rite-

nuto s'hanno e ritengono

quantunque sieno divenuti

demoni 5 e quantunque, secondoch alcun santo vua-

SOPRA DANTE
hi
,

iB5
giammai
,

questo

nome non
finita

loro atlribuiio

se

non quanto sono in alcuna commissione loro

fatta
,

da

Dio

la

qual

non

si

chiama pi angelo
ribelli
,

ma
,

spirito beato: che

non furori
,

supple a Dio
.

Ne far fedeli a Dio


Non

ne per se foro

tenner costoro n con Dio n col diavolo

Ed

acciocch qui alcuno per


errasse
,

men

che bene intendere non

da sapere non essere state che due maniere


,

di angeli

siccome

il

maestro ne dimostra nel secon-

do

delle sentenxe, e di queste


si

due V una non pecc, e


:

per appresso a Dio

rimase in paradiso

1'

altra

che pecc, tutta fu

gittata

fuori di paradiso, e cadde,

e questo aere tenebroso propinquo alla terra riempie:

e questo affermano
talvolta

santi esserne

pieno

e da

questi

muovono

le

tempeste

e le impetuose turba:

zionl che nell' aere sono e in terra discendono

e da

questi dicono, noi essere tempestati (i) e stimolati, e

\enire quelle illusioni dalle quali


talvolta beffati

non molto

savii

son

e scherniti

Concedono nondimeno
in

talvolta di questi

dimoni discenderne
1'

inferno ad
;

infestare e tormentare

anime del dannati

affer-

mando

questi cotali spiriti

immondi,

al di del gludl-

cio tutti dovere dalla divina potenza essere racchiusi

in inferno

Ora pare qui che

ali*

autor piaccia questi


divisi
1'
;

malvagi angeli essere in due spezie


quali vuole V una aver

delle
,

men

peccato che

altra
,

in

quanto mostra questa spezie che men pecc


alla superfcie della terra essere rilegata
.

\icini

percioc-

ch

la giustizia di

Dio secondo pi

meno

punisce

(i)

Jempal

e itimolaii.

i86

COMENTO DEL BOCCACCI


al di del

non intende costoro


elle

giudicio dover essere

da Dio nel profondo inferno rilegati, come saranno


gli
altri

molto pi peccarono

e per vuoisi

questa

lettera
i

che segue leggere in questo modo:


,

Cacciarli
gione
,

del

da se
,

e segue incontanente la rabelli


1'

perch, cio
i

per non esser men


,

perloro

ciocch

cieli

son bellissimi

ed intra
essi

altre

singolari bellezze

hanno
;

che in

alcuna macula
essi

di colpa

non

si

trova

perciocch in
,

alcuna cosa

non

si

riceve se non purissima

ed

essi

furono purisricevessero
,

simi creati da Dio; perch segue, se

essi

questa spezie di angeli^ la quale viziosa

essi

ma-

culerebbono
sto

la lor bellezza
,

e perci, acciocch que-

non avvenga

essi

gli

scacciano e dilungangli

da loro

Ne il profondo
cio ricever.

inferno gli riceve


il

ponsi qui

presente per lo futuro

perciocch altrimenti leggendosi o intendendosi par-

rebbero

le

spezie degli angeli esser tre


.

la

qual cosa
,

sarebbe contro alla cattolica verit

dice

il

pro'
,

fondo ,

a differenza del luogo dove sono in


gli

inferno

che veggiamo

pone
la

nella pi alta parte di quello

appresso mostra

cagione perch dal

profondo

inferno ricevuti non sono, dicendo, Cli alcuna glo'

ria, cio piacere,

i rei, angeli,
,

li

quali manifestissi-

mamente furon ribelli avrehher d' elli , veggendoE gli in quel medesimo supplicio che essi saranno
.

cosi

appare non essere opera de' ministri infernali

che questi angeli non sieno nel profondo inferno,


della giustizia di

ma

Dio

la

quale non patisce che di

cosa alcuna quegli spiriti maladotti possano avere al-

leggiamento
ple dissi
,

SOPRA DANTE della pena loro Ed io


.
,

187
:

Maestro , sup-

che e tanto greve

cio qual tormento


s forte?

A lor
cio
volti
s

che lamentar gli fa


.

amaramente
,

Rispose, cio Virgilio, dice,

molto breve

e dice cos. Questi

cattivi

che

tu odi cosi dolersi

non hanno speranza di morte y


1'

perciocch manifesto loro

anime

essere eterne
,

E
do

la lor cieca vita


,

senza alcuna luce di merito


,

tanto bassa

cio tanto depressa

avendo riguardo
,

che in inferno sieno dannati


di loro alcuna

in eterno
sia
,

e su nel

mon-

memoria non
:

e quasi sieuo

come se stati non fossero Che invidiosi son d' ogn altra
di peccatori
,

sorte

quantunque

di gravissimi supplirli torsi

mentati sieno; perch chiaro comprender


storo essere miserissimi
,

pu

co-

poich di ciascuno quantun5

que misero
non
si

invidiosi

sono

concioslacosach invidia
a'

soglia portare se
.

non
:

migliori o
sia

a'

pi fe,

lici di s

Fama
;

di loro

che cosa

fama

mopre-

strato di sopra nella esposizione della lettera del

cedente canto
dani
,

il

mondo

cio
i

il

costume de' mon-

il

quale solamente
esser

segnalati

uomini

far

famosi

non lassa, perciocch furono


e giustzia gli
le loro

torpenli,

miseri e freddi

Misericordia

sdegna

questo perciocch

opere non furon

tali

che

impetrar misericordia per quelle sapessero o potessero^


per
la

qual cosa sarebbero


:

stati

allevati
,

alla

gloria

eterna

e furon
,

si vili

si

dolorose

che
tra

giustizia gli
le
pii

sdegna

cio

non cura
,

di dovergli

gravi

colpe dannare

quantunque

in quelle per meatecat-

88

COMENTO DEL BOCCACCI


^

taggine forse peccassero


grazia di

ma

siccome morti senza

la

Dio

gli lascia

quivi,

come

gittati

da

s,

mi-

seramente dolersi, come miseramente vissero.


sta

que-

seconda cagione troppo pi ponderosa che la


,

primiera

e pi gli

preme 5
1'

e per questa
.

si

manifesta

loro sentire quanto la lor vita sia vile

E
,

questa la

cagione

perch come
il

altre

anime de'peccatori non


quantunque
.

vanno a passare

fiume di Acheronte

nondimeno

in inferno sieno laddove sono


:

Non
:

ra-

gioniam di lor

quasi voglia dire, che

il

ragionar di

cosi fatta spezie di genti

un perder

di

tempo

ma

guarda
,

se t'aggrada di vedere la lor pena, e guar,

dando passa

e lasciagli stare.
,

questo riguardare
dell'

gli concede Virgilio

non

in

contentamento
,

au-

tore

ma

in dispetto de' riguardati


la lor

li

quali noia sen-

tono vedendo

miseria essere da alcuno

veduta

o conosciuta

Ed

io che
r

riguardai

secondo ra'avea
qualit della
si

conceduto Virgilio

e qui descrive la
si

loro afflizione, per la quale

amaramente
,

dolgo-

no: vidi una insegna

Che girando

cio in giro
,

andando
ratta
,

correva
si

cio correndo era portata


,

tanto

cio

velocemente

Cile d' ogni

posa mi pareva indegna


,

E
ta

dietro le venia
,

a questa insegna
,

lunga
anime

tratslate

cio
,

gran quantit

Di gente

d'

di genti
si

d io non avrei creduto, avantich io aves-

veduto questo

Che morte tanta


cio uccisa
.

n' avesse disfatta


,

dice disfatta

perciocch

la

morte non
,

altro che la separazione dell'

anima dal corpo


,

la

quale per

la

morte separandosi

resta questa

compo-

SOPRA DANTE
szone dell'

189
insieme fan-

anima

e del corpo
-,

le quali

no P uomo,
pi

essere disfatta
,

perciocch dopo cotale


,

dipartimento
.

colui che
ci

prima era uomo


,

non poi
,

uomo Poscia
,

io v' ebbi

guardando
,

alcun

riconosciuto
egli
il

il

quale non nomina


,

perciocch se
gli

nominasse

qualche fama o infamia

dareb-

be

il

che sarebbe contro a quello che di sopra ha


,

detto cio

Fama
,

di loro

il

Vidi e conobbi

mondo esser non lassa V ombra di colui ,


gran
rifiuto
.

ec,

Che fece per


Chi
costui
si

viltale il

fosse,

non

si

sa assai certoj
,

ma

per l'ope-

razione, la quale dice da lui fatta

estlman molti lui

avere voluto dire di colui

il

quale noi oggi abbiamo

per santo

e chiamanlo san Piero del

Morrone

il

quale senza alcun dubbio fece un grandissimo


rifiutando
il

rifiuto,

papato

dlcesi lui a questo rifiuto es,

sere in questa

maniera pervenuto
e di

che essendo

egli

semplice

uomo
in

buona

vita

nelle

montagne del
in atto eremi,

Morrone
tico
,

Abruzzo sopra Selmona


d' Ascoli

egli

fu eletto papa in Perugia


;

appresso
il

la

morte

di

papa Niccola
,

ed essendo
.

suo

nome
cit
le,

Piero

fu chiamato Celestino

La

cui sempli-

considerando messer Benedetto Gatano cardinaavvedutlsslmo, e di grande animo e deside,

uomo

roso del papato


a mostrare
,

astutamente operando gl'incomlncic)


dell'

che esso in pregiudico


,

anima sua
si

tenea tanto oficio


tia
:

polche a ci sofficieute non

sen-

alcuni voglion dire che esso us con alcuni suoi


,

segreti servidori

che

la notte voci
,

s'

udivano nella

camera del predetto papa

le

quali

quasi d' angeli

190
stino

COMENTODEL BOCCACCI
,

mandati da Dio fossero


,

dicevano

renunzia

Cele-

renunzia

Celestino: dalle quali mosso


,

ed es-

sendo

uomo
:

idiota

ebbe consiglio

col

predetto mes-

ser Benedetto del


gli disse
il

modo
si

del poter renunziare. 11 quale

modo

sar questo, che voi farete

una de-

cretale

nella quale

contenga

che

il

papa possa
il

nelle
11

mani

de' suoi a

cardinali

renunziare
il

papato
,

quale

come

doverla fare
,

vide disposto

es-

sendo

essi in

Napoli

segretamente fu col re Carlo


,

secondo re di

Sicilia

a cui

istanza

il

detto

papa

poco davanti aveva

fatti

dodici cardinali

apertogli

V animo suo

gli

promise d' aiutarlo con ogni forza


,

della chiesa nella guerra sua di Sicilia

dove facesse
che

che rifiutando Celestino


i

al

papato

esso facesse
,

dodici cardinali

fatti

a sua istanza
,

gli
il

dessero le
re gli pro-

boci loro nella elezione


mise.

la

qual cosa
altri

Laonde

esso

con alcuni

cardinali italiani

sotto certe promessloni, ordinato questo

medesimo,
del dover

adoper che

il

papa pronunzi
il

la legge

potere rinunziare

papato: e

il

di di santa
,

Lucia,
venuto

essendo stato cinque mesi e alcun di papa

co'papal ornamenti in conslstoro, in presenza de'suoi


cardinali pose gi Ja corona

il

papale
,

ammanto
la villa

e rifiut al papato. Di che poi segui

che

di

Natale

messer Benedetto predetto fu eletto papa, e


Il

chiamato Bonifazio ottavo.

quale
di

ivi a

poco tem-

po

perciocch vedeva

gli

animi

molti inchiiarsi

ad avere nel detto


avesse
,

frate Piero,

quantunque rinunziato
il

divozione

come

in vero papa, f^ece


sant'

predetto
in

frate Piero
glia
,

chiamare dal monte

Agnolo
,

Pu-

dove per divozione andato

u' era

e quindi, se-

SOPRA DANTE
condo che alcuni affermano
sene in Ischiavonia
,
,

19
altissime e

era disposto di passar-

e quivi in
i

montagne
di suoi
',

salvatiche finire in penitenza

il

fece chia-

mare, e fecelo andare


lennelo mentre visse
:

alla

rocca di

Fummone, e
,

quivi

ed essendo morto

il

fece in

una piccola
sima

chiesicciuola fuor della rocca, senza alcu,

no onore funebre
,

seppellire in

una

fossa profondis-

acciocch alcuno non curasse di trarne giam-

mai

il

corpo suo

Pare adunque

1'

autore qui volere

lui per questa vilt d'

animo,

in

questa parte supe.

riore dello inferno tra' cattivi esser dannato

Sono
,

per questo alcuni che riprendono


lui

1'

autore dicendo

qui avere errato


si

e detto contro a quello articolo

che

canta nel Simbolo cio:


,

Et

in

imam Sanctam
in

CathoUcam
rato

et

Apostolicara Ecclesiam',

quanto

dice contro a quello che la chiesa di Dio ha dilibe,

cio questo frate Piero


di

essere

santo

ed

egli

mostrando

non crederlo,

il

mette tra'dannati
,

Alla

quale obiezione cosi da rispondere


1'

che quando

autore entr in questo

cammino
vilt
il

il

quale egli de-

scrive, e nel

qual dice aver veduta e conosciuta l'omgran rifiuto


,

bra di colui che fece per

questo

san Fiero non era ancora canonizzato^ perciocch, sic-

come
bro
,

apparir nel vigesimoprimo canto di questo


1'

li-

autore entr in questo

cammino

nel

MCGCI.
:

e questo sauto
cio al

uomo
di

fu canonizzato molti anni dopo,

tempo

papa Giovanni vigesimosecondo


,

per infno a quel d che canonizzato fu


ciascuno di crederne quello che pi
li

fu lecito a
,

piacesse

sic-

come
non

di ciascuna cosa che dalla chiesa determinata


;

sia

e per conseguente l'autore non fece contro al

tga
esser vero
l'

COMENTO DEL BOCCiCCI


ma farebbe
oggi chi credesse quello
cotale
il
,

predetto articolo,

Altri voglion dire questo

di cui

autore seaza nominarlo dice che fece

gran rifiuto,

essere stato

Esa

figliuolo d' Isac


,

il

quale essendo
si

primogenito di Isac

come
,

nel Genesi
lui

legge

per-

ciocch innanzi a Jacob

con

ad un

parto nascena lui

do

usci del ventre della


,

madre ; ed aspettando

per questa ragione


a

la

benedizione del padre quando


s'

morte venisse

secondoch a quelli tempi

usava

tornando un di da cacciare, ed avendo grandissimo


desiderio di mangiare
,

trov Jacob suo fratello avere


,

innanzi una minestra di lenti

le quali

la

madre
,

gli

avea cotte
gliele

e domandogliele
egli
,

Jacob rispose

che non

darebbe, se

non

rifiutasse alle ragioni della

sua primogenitura
cosa

e concedessele a lui. Per la qual

Esa

tirato dallo appetito del

mangiare, rifiut
:

ogni sua ragione e concedettela a Jacob


voglion dire
,

e per questo
,

l' il

aulore intender d' Esa

e lui vuol
la

dire aver fatto

gran
io

rifiuto: la

qual cosa n

nego
si

1'

affermo
,

So

bene, secondoch nel Genesi

legge

Esa fu reo

e malizioso e fattivo
,

uomo,

non

fu semplice e mentecatto

e fu grande e potente uo.

mo

e padre di molte nazioni

Incontanente
,

come

veduto ebbi e riconosciuto costui


vilt, e certo

intesi

dalla sua

fui , Che questa, che


,

cosi correva
,

dietro a quella insegna

era la setta de' cattivi


a' nemici sui
,

^ Dio spiacenti
cio a'demoni
:

ed

quasi voglia dire


il

come

Domeneddio

piace

1'

uomo

quale s'esercita sempre in bene adosufficit

perare

quia non

abstinere a malo, nisifa-,

ciat quis

quod honum

est

cosi

dispiacciono a' de-

,,

SOPRA DANTE
moni coloro che son
esercitano in
sto
tili

198
tardi
,

pigri oziosi e

non

si

male adoperare. Questi sciaurati. Quedall' antico

vocabolo disceso
,

costume de' gengli

li

quali nelle pi lor cose seguivano

augurii
garrito

cio quelle significazioni che dal volato e dal


degli uccelli
le
,

qual buona e qual malvagia

secondo

dimostrazioni di quella facult, scioccamente pren,

devano; laonde quelli che malo augurio avevano


erano chiamati sciagurati;
noi suona sventurati
;

il

qual vocabolo oggi appo


,

che

mai

cio in alcun

tempo

non fur
uomini
sto

s^ivi ,

quanto ad operazioni spettanti ad


si

li

quali
si

dlcan vivere

Erano ignudi Quei

medesimo

pu

dire di tutti

dannati
,

quali

non solamente son

privati di vestimenti
,

ma
, ,

di con-

solazione e di riposo

e stimolati molto
,

trafitti

Da mosconi e da
cio in quel luogo
.

vespe

eh' eran i^i


i

Elle

cio

mosconi e

le

vespe

rigavan lor di sangue,


va
j

il

quale delle trafitture uscifaccia dell'


si

il scolto

Chiamasi
il

la

uomo

volto

in quanto per quella

pi delle volte
si

discerne quello
,

che
sta

1'

uom

vuole

e cos

diriver da volo vis

che

per volere
,

Che mischiato di lagrime

a' lor piedi


,

Da fastidiosi
cattivi.

vermi era ricolto


le

Questo sangue mescolato con

lagrime de' miseri


.

E poi

che a riguardare

Qui comincia

la

quarta parte della suddivisione della seconda parte di questo canto ^ nella quale poich discritta ha la pena
de' cattivi
rere a
,

dice aver vedute molte

anime
vedijta

tutte
la

cor-

un fiume:
,

E
L

poi ^ che

miseria
cio

de' cattivi
CO.M, DI

che a riguardare oltre

mi diedi ,
l3

DANTE T.

. , ,

194
pi avanti

COMENTO DEL BOCCACCI


.

Il

general costume degli uomini pone

li

quali, conciosiacosach tutti siam vaghi di veder cose

nuove, sempre oltre

alle

vedute sospignamo

gli

occhi

Vidi gente alla riva d* un gran fiume ,


PercJi io dissi , maestro
,

a Virgilio

or

mi
il

conceio veg-

di

CJi io
,

sappia quali

e'

sono , quelli che

gio

e guai costume
s\

Le fa di trapassar ^
,

fiume

parer

pronte

cio volonterose

Com' io

discerno per lo fioco lume

cio per lo

non chiaro lume; perciocch siccome


,

l'es*

ser fioco impedisce la chiarit della voce

cosi le te-

nebre impediscono
cio Virgilio
,

la chiarit della

luce
,

Ed

egli

quali tu

a me ^ supple rispose le cose , dello domandi ti fien conte cio manifeste


, , ,

Quando
l

noi fermerem

li

nostri passi

pervenuti

Su

la trista riviera d' Acheronte

Secondoch scrive Prona pide nel suo Protocosmo


Acheronte un fiume infernale
il

quale, dice, che in


,

una spelonca
della

la

quale nelP isola di Greti


figliuola di Celio
,

nacque

prima Cerere

e vergognan-

dosi di venire in pubblico

per certe fessure della


.

terra se ne discese in inferno

Sotto questa fizione


i

da intendere questo: Titano e


con Saturno
,

figliuoli
^

combatterono
per
la

e presero lui e la moglie


,

qual

cosa Cerere figliuola di Celio

perciocch confortato
il

avea Saturno che non rendesse

regno a Titano

temendo
e quivi

di lui

si

fuggi in Creti

tanto dolente quan-

to pi esser poteva di ci che avvenuto era a Saturno,


si

nascose
,

poi sentendo che Giove aveva

\into Titano

e liberato Saturno e la moglie di pri-

,,

SOPRA DANTE
gione
,

igS
il

non altrimenti che

la
,

femmina depone

peso

del ventre suo partorendo


sto luogo,

cosi Cerere posto in


,

que-

dove occulta dimorava


,

ogni dolore gi ed
:

ogni amaritudine
dolore posto gi
quasi voglia dire

usci in pubblico lieta

e da questo
,

fu

data la materia alla fizione

il

dolore essersi tornato al suo prin.

cipio, cio al luogo del dolore in inferno

questo

descrive in forma di fiume

a dimostrare la quantit
.

essere stata grande del dolore

Ma

il

nostro autore gli

d fingendo

altra origine

perciocch, siccome appa-

rir nel quattordicesimo canto del presente libro, egli

mostra questo fiume, e

gli altri infernali,

nascere di
,

gocciole d' acqua che caggiono di fessure

le

quali

dice essere in una statua di pi metalli


sola di Greti
;

dritta nell'i,

e quivi pi a pieno se ne tratter


altri

e di

questo e degli

^llor con gli ocelli vergognosi e bassi Temendo no l mio dir gli asse grave

f
,

cio noioso

Infino al fiume
,

d' Acheronte,

di par.

lar

mi

trassi

cio senza parlare


.

mi

condussi

Ed
moque-

ecco verso noi

Questa

la
,

quinta parte della sudnella quale l'autore

divisione del presente canto


stra
,

un dimonio
,

venire verso loro in

una nave

e pas-

sar gli altri

e lui

non aver voluto

passare.

Ed

sta parte presa

da Virgilio, dove nel

sesto dell'Eneida

scrive

Portitor Jias horrendas aquas, etjlumina servai


Terribili squalore

Charon
.

etc,
,

per ben ventuno verso

Dice adunque

Ed ecco verso noi venir per nave Un vecchio bianco per antico pelo ,*

1
il

90
1'

COMENTO DEL BOCCACCI


,

quale per altro sarebbe paruto nero


avessero fatto divenir canuto
il
;

se

gli

anni

non

perciocch la
,

gente volgare stimano che

diavolo sia nero

per-

ciocch

dipintori dipingono

Domeneddio bianco.
,

Ma
rito

questa sciocchezza a credere

perciocch lo spi

essendo cosa incorporea

non pu d'alcun colore

esser colorato

Gridando > guai a


cio malvage
:

voi

anime prave
lo cielo
,

Non
11

isperate

mai veder
elle
.

che vuole che

intendano

in perpetuo quindi

non dovere

uscire

Io vegno per menarvi


d questo fiume
:

all' altra riva

>

Nelle tenebre eterne

in caldo e 'n gielo

..

E tu che se' cost


volgendo
Partiti
il

anima
all'

viva

suo parlare
cotesti
;

autore

da

che son morti

quasi voglia dire

perciocch con loro lu non dei

puoi passare.

Ma poi eh' e' vide


questa
,

eh' io
,

non mi partiva

per suo comandamento

Disse: per altra via

che

per altri porti y Verrai a piaggia, non qui,


1'

donde

io levo

altre

per passare
,

dall' altra parte,


tra'

P/m lieve legno ,


general

cio nave

legno

marinai
,

nome

di

qualunque spezie
,

di navilio

e mas,

simamente
o per un'
porti
lui
:
,

de' grossi
,

comech qui
Carone
il
:

della sua barca

altra
li
.

lo intenda
.

convien
cio

che
,

ti

cio

valichi

duca
,

Virgilio

Caron
,

Questo Caron

secondoch Crisippo

scrsse

fu figliuolo a' rebo e della Notte ( di questa

SOPRA DANTE
IfeVola sark
il

197
anime dannate

significato nella esposizione allegorica )


1'

ed posto a questo ufcio di passar


dall'

una
:

riva
ti

all'

altra d'
,

Acheronte

come qui ap-

pare

non

crucciare

e incontanente soggi ligue la

cagione per

la

quale

gli
,

mostra non doversi crucciare,


cio che costui vivo vada per
si

dicendo

Fwhi

cos

questo regno de' morti, e dove


si te

vuole

col

dove

puote Ci che
j

si

vuole

cio nella divina


:

mennon

perciocch Iddio pu ci che vuole

e pia non
,

dimandare :
lont di

quasi voglia per questo dirgli


a te si dimostri la
,

convenevole che

cagione della voVirgilio

Dio

Quinci
,

cio dalle parole da

dette y/iir quete

cio quetate, senza alcuna cosa pi


,

dire

le lanute gote

cio barbute

Del nocchier della


cio di Garone
.

livida

palude ,

chiama ora palude quello che di


,

sopra chiama fiume

e questo fa di licenza poetica


si

per

la

quale spessissimamente
,

pone un nome per


al-

un

altro

veramente che quel cotal nome abbia


la cosa

cuna convenienza con


che
il

nominata

come
:

qui

fiume acqua

e la pallide acqua
il

e talvolta
egli

in alcuna parte corre

fiume

si

piano
.

che
la

pat

non men
bidezza

tosto

palude che fiume


sia

Livida
,

chiama,

a dimostrazione che l'acqua


sia

torbida

e quella tor-

nera ed oscura

Che "ntorno agli


queir anime
la

occhi avea di fiamme ruote


il

a dimostrare la sua ferocit e


,

suo furore

Mei

eh'

eran lasse
,

per dolore non per


,

lunghezza di cammino
:

nude

di consiglio e di
1'

aiuto
ri la

Cangiar

colore, mostrando
,

angoscia di fuoi

quale dentro sentivano

e dibatter

denti

tgS

GOMENTO DEL BOCCACCI


coloro fanno
,

come
denti

li

quali la febbre piglia


,

che ini

nanzi lo incendio di quella tremano

e battono

Tosto
dette da

che inteser le parole crude


di sopra
,

Caroa

Io vegno per menarvi


quelle anime

all' altra riva ec.


.

Bestemmiavano Iddio Fa qui


il

1'

autore imitare a

bestiale

costume

di

molti uomini
la

che quando attendono o hanno alcuna cosa


loro a grado

quale

non
,

sia

disperatamente cominciano a

bestemmiare
se

quasi per quello non altrimenti che


,

Dio spaventassono
,

si

debba diminuire o mitigare


la

la fatica

la

quale aspettano o
i

quale hanno
li
:

e'

lor parenti y cio

padri e le madri
all'

quali princi-

pio e cagione dierono

esser loro

U umana
1'

spe-

zie, quasi volessero piuttosto essere stati animali bruti ,

acciocch col corpo


,

si

fosse

morta

anima

il il

luogo

supple

bestemmiavano dove nacquero


'l
,

tempo
cquero

nel qual nacquero , e


,

seme del quale nabestemmiavano


bestemmiavano

Di

lor

semenza ,
,

cio

il

seme
rono

di lor
,

semenza

cio della quale seminati fu,

e di lor nascimenti
'1

cio

il

luogo e

tempo

di lor nascimenti

Poi

si ritrasser tutte

quante insieme ,
:

quinci appare loro quivi esser venute sparte

Forte piangendo alla riva malvagia


d'

Acheronte

Cli attende ciascun

uom ,
.

che Dio non teme


,

Perciocch

tutti

dichlnan quivi coloro


di
,

che vivendo

non ebbono timor

Dio

Caron dimonio

con occhi di bragia

SOPRA DANTE
tio ardenti e focosi
i

199

Loro accennando
la su la sua nave
bastone col quale
rinai
s'
:

tutte le raccoglie

batte con
la

remo ,
,

cio con quel


il

mena
,

sua nave

quale

ma-

chiamano remo
,

qualunque ,

di quelle
.

anime,
d' au-

adagia

a sedere o in altra

guisa

Come

tunno, cio

in quella stagione la quale noi


,

chiamia-

mo
tra
,

autunno
si

da mezzo settembre infino a mezzo di-

cembrcj

levan le foglie,
,

Uuna appresso del T alramo ,


sopra
il

cadendo

injn che

'l

quale

erano

Vede
cio
i

alla terra tutte le sue spoglie


,

vestimenti
.

li

quali la stagione gli ha

fatti

ca-

dere da dosso

Ed

questa comparazione presa da


,

Virgilio in quella parte del sesto libro dell' Eneida

che di sopra dicemmo.

Similemente
il

il

mal seme

d'

Adamo ,
,

quale fu
tutti

il

primo nostro padre

del quale noi

siamo

seme:
1

ma

parte di questo

seme
i

buono

siccome sono

santi

uomini e servanti
,

comandai

menti di Dio
peccatori
,

e parte n' malvagio

siccome sono

li

quali ostinati nelle loro colpe


:

muoiono
si

neir

ira di

Dio

e questa quella parte

che

rac-

coglie nella nave di

Carene
,

Gitlansi di quel lito ^


,

cio d' in su quella riva

anime dannate
Cos
d'

ad una ad una quelle Per cenni , da Garon fatti com^ au,

gcl per suo richiamo , cio per lo pasto mostratogli


,

raccolte
,

sen vanno su per


,

V onda
,
,

bruna

Acheronte
salivano
,

E avanti
,

che sien

queste che pur


discese f

mo

di l

cio dall' altra riva

2 00

COMENTO DEL BOCCACCI


,

Anche di qua

da quest'

altra parte,

nuova
,

schiera

cio quantit d'

anime ancora non

statavi

s^

aduna,
magIn

in questo dimostra l'autore


il

continuamente molti
,

morire sopra
gior parte
,

circuito della terra


ira di
,

de' quali la
:

muoiono nelP

Dio

quia multi sunt


,

vocad pauci vero


cagione

electi

Figliuol mio
gli

disse

questa sesta parte della suddivisione


la
,

apre Virgilio
,

perch Caron non T ha voluto passare

e perch quelle

anime son pronte a voler passare


autore
,

il

fiume, e dice, Figliuol mio-, mostra in questa parola


Virgilio paterna affezione stro cortese
.

all'

Ben

dice maestro
gli solve
il

maeperciocch come
:

disse

il

qui appare, Virgilio

dubbio
,

della

diman,

da

fattagli

da lui di sopra dove dice


,

Maestro

or

mi concedi CA'
bene
i

io

sappia

ce, e coloro
si

che solvono
es-

dubbii

meritamente
.

possono e debbono
il

ser chiamati maestri

Cortese
al

chiama

perciocch
,

continuo in quello che

suo ufcio appartenesse


le loro

gli

fu liberale

Quelli , uomini, o

anime
li

dir

meglio, che muoion nelV ira di Dio,


quelli che senza contrizione
,

quali soa
,

senza confessione
,

veg-

gendosi nel caso della morte


nelle loro nequizie
,

consistono pertinaci
a

e cosi, senza riconciliarsi


,

Dio

de' peccati
nell' ira di

commessi

si

muoiono

e diconsi morire

Dio, in quanto la sua grazia racquistar non


,

hanno voluto
chiesa. Tutti

seguendo

g' instltuti

della cattolica

convengon ,
,

cio insiememente vengo-

no

qui

a questo fiume
,

d^ ogni paese , di levante

e d' occidente

e di ciascuna altra plaga del

mondo

E pronti sono a

trapassar lo rio

SOPRA DANTE
cio
il

aoi
,

fiume

il

quale qui chia/na rio


:

tiralo

dalla

consonanza del verso


questo son pronti

e seguila la ragione perch a

Che
delle

la divina giustizia gli sprona


,

cio gli costrlgne

S che la
si

tema
la

la

quale hanno
,

pene eternali,
.

converte in disio

di andar
,

tosto a quelle

Quivi, cio per

nave di Garone

non pass mai anima buona , cio che al cielo doche non vieni per rivesse ritornare come dei tu
,

manere :

E per se
cio
si

Caron di
,

te si

lagna

duole

non

ti

vuol passare
,

Ben puoi sapere


avendo
questo
.

ornai

che

il

suo dir suona

inlesa la cagione del suo

rammarichio. Finito

Questa

la

settima e ultima parte della


,

suddivisione del presente canto

nella
,

quale
e per

1'

autor

mostra
leno
,

s per un tremore della terra


.

un ba-

vinto e caduto

Dice adunque

Finito questo,

cio la dichiarazione fattami da Virgilio della prontezza dell'

anime a trapassare
.

il

fiume

la buia

cio

oscura
larghi

campagna Campagna sono


i

luoghi piani e
j

quali quivi

non

si

dee credere che slcno


,

ma

usa

il

vocabolo largamente

auctoritate poetica:

e deesi Intendere per la qualit di quello luogo dove

vuole dare ad intendere che era

qual che
:

si

fosse

montuoso o piano

Trem

si forte
,

ma
:

qui da ve-

dere che volle dire questo tremare

conciosiacosach
e perci

autore niente ponga senza cagione


,

da

sapere

Y autore

in ogni cosa porre quelli


,

medesimi

accidenti avvenire a' dannati


5tato di grazia

che a coloro che in


.

sono

ed in via di penifenza

quin-

2ol
cs se

COMENTO DEL BOCCACCI


noi riguarderem

bene
si

come

all'

entrare d*oglil
,

cerchio di purgatorio

trova alcuno agnolo

il

quale
5

lietamente e cantando conforta chi sale in quello


cosi
il

ad ogni cerchio d'inferno

si

trova alcun

demonio,
.

quale orribilmente spaventa chi discende in esso


cosi

come

il

monte

del purgatorio
,

quando alcuna
,

anima purgata
spiriti di

sale al cielo
,

tutto

trema
,

e tutti

gli

quello

sentendo
,

il

tremore
,

ed intendendo

ci

che

significa

da carit mossi

cantano e ringraj

ziano Iddio, che a s quella anima beata chiama


cosi in inferno

come anime di nuovo


Caron feciono
la

vi
,

caggiono,

come
la

delle trasportate da
valle d' inferno
:

trema

tutta

per

qual cosa

l'

anime dannale

che ci sentono

intendendo venire anime ad accre,

scere la loro tristizia

tutte

oltre
1'

al

dolore usato

si

contristano e piangono.

cosi
,

autore mostra di vosia

lere in questa parte sentire

comech non

cosa
tal-

nuova

le parti intrinseche e
,

cavernose della terra

volta tremare

per

la

revoluzione dell' aere che in


:

quelle racchiuso, e che vuole uscir fuori


,

che dello
,

spavento La mente cio il ricordarmene di su' dor ancor mi bagna Suole talvolta agli uomini
,
.

subitamente spaventati, rifuggire dalle parti


dentro al cuore questo coloro
,

esteriori
;

sentendolo temere,

il

sangue
,

e per

alli

quali questo avviene


:

rimangono
este-

pallidi e deboli, e quasi insensibili


riori

ed esse parli

premute

dalla passione della

paura

mandano
,

per

li

pori fuori talvolta un' acqua fredda


:

la qual

noi diciam sudore

e se tosto le parti predette non rele forze loro


,

cuperassero

il

sangue e

caderebbe l'uose egli morisse

mo

e parrebbegli venir

meno come

SOPRA.
e forse perseverando
il

DANTE
si

2o3
:

sudore

morrebbe
paura
il

ed banri,

none

gi

alcuni
,

essendo per

sangue

fuggito dentro

perduti o debilitati alcun


gli

membro

in guisa cbe mai poi operare non

banno

potuti (e

dicono
dal

meno

savi

questi colali essere stati percossi

dimono)

e per avventura ancbe se ne son morti.


,

La
per
dit

terra lagrimosa
li
,

cio quella valle d' inferno


si

molti pianti cbe in quella


la

fanno, o per l'umi-

quale nella concavit della terra generata


,

dal freddo e

il

quale ba

1'

esalazioni della
:

terra calde

umide

risolute in

acqua
,

la

quale primieramente

accostata alla terra fredda

fatta in

forma

di lagri:

me
de

e cosi

si

pu
,

dire

il

luogo essere lagrimoso

die-

cio caus

iterilo

Generansi

venti

secondo,

cb dice Aristotile nel secondo della Meteora


lazioni calde e seccbe della terra
,

d' esa-

cacciate e sospinte

da

so da' nuvoli freddi

o da alcuno freddo cbe nel-

r
so

aere sia
.

Le

quali cose
'1

come
vi

in inferno sieno
, il

non

Estimo cbe

tumultuoso rivolgimento
si
,

quale

V autore vuol mostrare cbe


to
,

causi alcuno impee

il

quale
:

muova

quello aere

V aere mosso paia

vento

Che balen una


questi

luce vermglia
la

non sono accidenti cbe


5

natura soglia pro-

ducere sotterra

e perci verisimile quello


il

movi:

mento

dell' aere
,

quale bo detto essere stato

e ol-

tre a questo

quello impeto avere dalle parti inferiori

recata qualcbe
d'

vampa

di fuoco
all'

la

quale in forma

un baleno apparve

autore

,
,

La

qual mi vinse ogni mio sentimento


,

segno per questo

avere quella luce grandissimo

2o4
quello u

COMENTODEL
,

BOGC/iCGI
stato lauto
clic*

stupore messo nelP autore


sia seguito
,

ed essere
,

che dice

cio

E caddi

come V uova ,

cui sonno piglia

ALLEGORIE DEL TERZO CAPITOLO


Per me
si

va nella citt dolente

N,
disse
,

el principio del presente

canto

continua l'au,

tore alle cose dette nella fine del precedente

laddove

per

le

vere dimostrazioni fattegli dalla ragione,

s avere la vilt dell''

animo posta giuso


primo
;

essersi

ri^

tornato nel proponimento

e cosi dietro alla

ragione essersi rientrato nel

cammino da dovere
,

poter

pervenire allo stato della grazia


salute

e quindi

ad eterna
s alla

come

desiderava: e
essei^e

camminando mostra
pervenuto
.

porta dello inferno

sono intorno

al senso allegorico di

questo canto da considerare tre


1'

cose

La prima

quello che
.

autore voglia inten,

dere per questa porla

La seconda
con

come

si

confor.

mi
d'

il

supplicio dato a' cattivi


,

la colpa loro

La
per

terza

quello che

1'

autore voglia sentire per lo fiume


3

Acheronte

e per lo nocchiere
:

ed

oltre

a ci

lo accidente a lui avvenuto

e queste vedute

assai

convenientemente senza
sente canto
.

il

senso allegorico del prea parte

Avendo adunque riguardo


la

delle

parole scritte sopra

porla

la
,

quale

V autor

descriali* a-

ve

e alla

ampiezza di quella

e similemente
,

verla senza alcun serrarne trovata

possiam compren-

dere quella essere


il

la via della

morte^ conciosiacosach
:

nostro Signore dica ncll' Evangelio

intrate per

5 ,

SOPRA DANTE
angustam portam qui lata , quae ducei ad perditionem ,
,

20
via est
,
,

et spatiosa

et

multi sunt
il

qui

intrant per

eam

cos per questa via


:

peccalo ne
,

mena

a dannazione eterna

ed questa via ampia


il

farne chiari agevole cosa essere


essere assoluto da
delle virt

peccare

e quello
:

ogni strettezza di regola


,

il

che

non avviene
.

le quali son ristrette e limi-

late dalli loro estremi

L' essere senza alcun serrarne,


,

ne mostra

assai chiaro in ogni ora


,

in ogni

tempo

es-

sere a ciascun, volendo


della

possibile d' entrare nella via


.

morte

ed andare ad eterna perdizione

an-

cora

si

pu per l'ampiezza di questa porta comprendelarghezza (1) distendersi, che in qua1'

re, essa in tanta

lunque parte del mondo


sta

uom

pecca

trovi di que-

porta la larga entrata


dell'

fu aperta
,

questa dalla

superbia

angiolo malvagio

il

quale primiera-

mente ardi

di levare la fronte contro a colui


si

che creato

r avea
trata

n mai poi

richiuse

dentro alla quale endietro a' passi


della
i

V umana considerazione

ragione, nel vestibulo della perdizione eterna vede


cattivi e inerti
,

come

nella lettera dimostrato


;

cor-

rere dietro ad una insegna aggirandosi


sere agramente stimolati da

e questi es:

mosconi e da vespe

il

sangue di questi dolenti essere ricevuto da putridi vermini


,

li

quali perci
,

all'

entrata della perduta vita


essi

dimostrati ne sono

acciocch da

prendiamo
inerzia
,

quanto abbominevole colpa

sia quella

veg,

gendo
ancora

essa
a'

non solamente

alla
.

divina giustizia

ma

diavoli dispiacere

per questo siamo am-

(i)

Discendersi,

2o6
miseria
a'

COMENTO DEL BOCCACCI


5

maeslratl di guardarci da quella

acciocch In tanta
a'

non divegnamo

che eguahnente

buoni e

malvagi siamo odiosi

Pare adunque questo \izio


d'

consistere in

una freddezza

animo

la

quale occu-

pate non solamente le potenze intellettive,


dio le sensitive
,

ma

ezian-

tiene

coloro ne' quali esso dimora

del tutto oziosi, intanto che brevemente ninna opportunit pare che
rativo.

muover

gli

possa ad alcuno atto ope-

come uomini, ma come bruti animali, anzi come vermini putridi e fastidiosi menano la vita loro. E in questo pare loro, per quel che com-

per questo non

prender

si

possa

sentire alcun diletto


,

il

quale per-

ciocch da viziosa cagione preso

senza colpa esser


,

non puote

per spenta

la lor sensualit

e tolta

via la gravezza del misero corpo consenziente alla


vilt dell'

animo

avendo quel conoscimento


legati
,

assoluti,

che perduto aveano


za morsi
,

dal vermine della coscien-

e per quello conoscendo s ninno onesto


,

segno nella lor misera vita aver seguito

ora senza
;

pr seco dicendo
tardi n lenti,

cosi

dovremmo

aver fatto

non
per-

ma

correndo seguitano quel segno che


.

seco estimano dovere vivendo aver seguilo

ciocch questo lor vermine non muore,


giro
5

il

seguono in

a dimostrare che
,

come

nel cerchio
fatica

non ^ alcun non debba

principio n fine

cosi questa lor


.

giammai avere requie n riposo


sollecita
il

a questo atto gli

vermine della coscienza con due stimoli,


,

con mosconi e con vespe li quali continuamente gli Li quali mosconi e vespe sono da intentrafiggono
. ,

dere per la memoria di due loro singulari miserie

nelle quali nella loro dolorosa vita presero alcuni pia

SOPRA DANTE
ceri
:

207
nelP oziosamente
i

le quali

furono

1'

una nel brutto e sporcinoso


,

modo

di vivere die tennero

l'

altra

\lvere.

E
:

queste

si

deono intendere; perciocch deono

mo-

sconi sono generati da putredine d' acqua e di terra


corrotte

e questi intender
,

si

la

rimembranza
,

della loro fastidiosa vita

la

quale ora conoscono


,

dispiace lorp
infesta
sto la
;

e dispiacendo

senza pr

gli

affligge e

sicch assai bene dimostrano confarsi in quela

pena con

colpa.

Le vespe

si

generano dell'in:

teriora dell' asino

similmente corrotte
,

1'

asino es-

sere inerto, ozioso e torpente animale

assai chiaro si

conosce per

lutti

E per per le
si

punture delle vespe

araarissime, assai
il

bene
della

dee comprendere, per quelle


della loro ozio;

morso doloroso
,

rimembranza

sita

dalla quale sono dolorosamente trafitti

come

apparir

pu per

lo

sangue

il

quale cade dalle puntu-

re. 11 loro

sangue essere da puzzolenti vermini raccolto,


,

ha a rammemorare a questi dolenti


generato dalla digestione de' cibi
,

che

il

sangue

li

quali usarono

vivendo

non nutric e sostenne


:

in vita corpi

umani,
,

anzi putridi e sozzi vermini

per le quali cose


la

assai
.

bene pare

si

conformi

alla

colpa

pena di costoro
.

questo basti de' cattivi aver detto

Resta a vedere
tore per lo

la terza parte

cio quello che l'au-

fiume e per

lo nocchiere e per lo caso,

che

a lui addivenne, voglia sentire,

secondoch

io

possa
in

comprendere,

la

sua intenzione di mostrare


si
il

come
il

inferno, oltre al fiume d'Acheronte,


sto

discenda: e que-

mostra convenirsi fare passando

fiume

quale

in

due maniere

trapassarsi descrive. Delle quali dice esla

ser la

prima per

nave di Garon

nella quale

come

2o8
detto
,

COMENTO DEL BOCCACCI


esso trapassa

V anime
.

di quelli che in

pec-

cato mortale morti sono

E
,

per avanti che della see

conda maniera tocchiamo

da vedere quello che


,

r autore
re
;

senta per questo fiume


la

che per

lo nocchie-

che per
,

nave

e che per lo
s'

remo
la vita

col

quale

dice

che batte qualunque

adagia.

Vuole adunque
presente
,

per questo fiume V autore disegnare


la

quale ottimamente dir


il

si

pu

simile ad

un fiume
,

perciocch siccome

fiume corre continuo


,

sempre

declinando, senza mai in su ritornare


vita dal d del nostro

cos la nostra

nascimento

sempre e con ve-

locissimo corso declina verso la morte senza


dietro rivolgersi
.

mai

in-

Il

che

ci

oltre alla continua espe-

rienza

perla divina Scrittura mostrato, nella quale


:

leggiamo

omnes mormur
,

et quasi

aquae dilabi,

mur
ci
i

in terram

quae non re\^rtuntur


Il

Sono

oltre a

fiumi

quando per abbondanza d'acque,


.

e quan-

do per forza di venti tempestosi


della nostra vita addiviene
;

che similemente

perciocch alcuna volta


felicit
,

addiviene per troppa

mondana

che noi gon-

fiamo e divegnam superbi, e non ricappiendo in


noi, e
.

non essendo
i

a* nostri

termini contenti esondiatal-

mo E come

fiumi in danno de* campi vicini

volta traboccano, cos noi in

danno del prossimo


:

e di

noi medesimi trabocchiamo

e similmente siamo da
iifllitii
,

diversi impeti della fortuna fieramente


festati negli

e in-

animi

nostri

E come

il

fiume volge

grandissime pietre nel suo fondo, cosi noi nel segreto


del nostro petto
,

continuamente rivolgiamo gravissi:

me
con

e noiose sollecitudini
le

e n altrimenti che

fiumi

loro circunvoluzioni talvolta

irauguglan te

SOPRA DANTE
navi
I

aog
circunvo.

e' navicanti

cosi noi tranghiotlisce la

uzlone de' peccati e della bocca infernale


io faccia fine alle

E
i

acfiu-

ciocch

comparazioni
,

come

mi molte

volte afflizion

pongono
:

cosi la nostra vita


,

piena di tribolazioni infinite

per la qual cosa

per

quel medesimo nome chiamar la possiamo che questo fiume si chiama il quale Acheronte, che tanto
,

suona in latino quanto cosa senza allegrezza:

la

quale

per certo del tutto rimossa dalla presente vita, veg-

gendo non essere alcuno


con verit possa dire
intero
,
,

quantunque vecchio

che

se avere

avuto giammai un di
'1

senza mille angosce pi cocenti che


,

fuoco.

sopra questo una nave

nella quale dall'

una

riva all'altra sono

l'anime trasportate.

manifesta

cosa di legni leggieri comporsi le navi, e quelle, senza molta acqua prendere, sopra essa dimorare; per la

qual mi pare

si

possa sentire le nostre concupiscenze,

le quali leggieri e

mutabili
,

non altrimenti per


1'

la

presente vita trasvolano


le navi
;

che facciano sopra


in

onde

e seco d'
11

uno appetito

un

altro traspor;

tano coloro,

quali miseramente desiderano


,

n pri-

ma
gli

a riva gli

pongono
^

che in perpetua perdizione


essa dice
1'

conducono

come per
l'

autore, che Ca

rpn trasportava

anime

in perpetua doglia

appresso di questa nave nocchiere


,

un demonio
,

chiamato Caron
nella lettera

bianco per antico pelo

il

quale

dicemmo
.

essere slato figliuolo d'

rebo
fu

e della Notte
si

Per

lo quale assai
il

apertamente vedere
il

puote intendersi

Tempoj perciocch
l'altre cose^

Tempo

figliuolo d'
II

rebo, cio del profondo coosiglio

di Dio,

quale cre lui

come
!

e non essendo

COM. DI PAJHTE T.

l^

COMENTO DEL BOCCACCI


moado
alcuna luce sensibile nel
delle tenebre
,

avanti la creazion del

mezzo

le quali avanti la creazion del

mondo
Genesi

erano

produsse lui
distinti
,

guer quelle
si
,

in di

come cominci a distincome nel principio del

legge,

quinci, perch nelle tenebre proi

dotto fu

sentirono

poeti lui essere figliuolo della


.

Notte, cio delle tenebre

11

nome

del quale

Servio
quasi

sopra

V Eneida

di Virgilio dice esser

Caron

Crononi

e questo vocabolo in latino viene a dire tem-

po

il

quale V autore dice essere bianco per antico

pelo, descrivendolo dall'accidente della vecchiezza


degli

uomini

nella quale noi


il

divegnamo canuti

e
,

per questo vuol dimostrare


cio
,

Tempo

essere vecchio
.

gi

lungo spazio stato prodotto


,

nel vero

assai

vecchio

perciocch secondo
,

si

comprende in

libro

temporum d'Eusebio egli mondo infino a questo anno


,

dalla creazion del


,

perseverato

65^2
so-

anni, o in quel torno

E
il

perci

si

pone nocchiere
si

pra questo fiume


esser quello

perciocch dir
s

puote

il

tempo
ne

che in

di della

nostra

nativit

riceve

e con le sue revoluzioni avendone dalla riva


,

del nostro nascimento levati


vita
,

ne mena per
,

la presente
all' altra

qual pi e qual

meno
.

e trasportalo

riva

cio al d della morte

E
1'

vero che egli qui

posto dall' autore a trapassare


nell' ira di

anime che muoiono


j

Dio

e ci non senga cagione

percioc-

ch quelle che questa mortai


zia di Dio,

vita finiscono nella grai

non
d'
,

si

dicono

secondoch

santi dicono,
,

morire

ma
5

una

vita trapassare in altra


il

e quella

essere eterna

nella quale
1'

tempo non ha alcuna


non patisce alcuna

cosa a fare

perciocch

eternit

SOPRA DANTE
diiiieaslone di

aii
si

tempo

De' dannati non

pu

dir

cosi

perciocch di questa vita vanno in morte per5

petua

e perci pare che

il

tempo abbia a determi-

nare con certo


presente vita
e di fatiche
,

numero
la

d' anni e di di lo spazio della


afflizioni

quale quantunque piena d'

sia,

nondimeno beata

stata

aMannati, per

rispetto di quella alla

quale in morte perpetua soa

trapassati

Ma

da vedere quello che intender voglia l'autore


.

per lo remo di questo nocchiere


stone lungo, col quale
il

il

remo uu bala

nocchiere fa muovere
e dirizza d'

sua

nave

e coif esso la

un

altro.

mena Col quale remo


1'

un luogo ad

l'autor dice, questo dis'

monio
ro,

battere

anime

le

quali

adagiano nella sua

nave^ intendendo per questo


li

la sollecitudine di colo-

quali

all'

acquisto delle cose temporali soa lutti

dati 5 perciocch questa sollecitudine dalla variet del

tempo
non

e dalla qualit delle cose imprese stimolata

lascia

alcun cupido sentire alcun riposo


il

ma

egualmente
gli tiene

di e la notte
:

o in pensieri o in opera

occupati

sempre con nuove dimostrazio-

ni

a varie operazioni gli sospigne, molesta e affligge,

in guisa

che

non che riposo prendere

ma
,

elle

non

lasciano altrui avere spazio di respirare

E
,

se di ci

per avventura alcuno esemplo aspettaste


stare la sollecitudine pastorale de'
le grandi

lasciando
pontefici

sommi

imprese de' re
1'

de' principi e de' signori

riguardate con
catanti
,

occhio della mente quelle de' mer-

co' quali noi


,

continuamente siamo, ogni pic,

colo

movimento
,

ora in Inghilterra
,

ora in Fiandra

ora in Ispagna

ora in Cipri

ora in una parte e ora

aia

COMENTODEL BOCCACCI
,

in un' altra

sollecitando
lettere
,

ricordando avvisando

li
:

fa

scrivere

non

ma

vilumi

a' lor
1'

compagni

innanzi tratto sempre con sospetto

apportate rice^
:

vono

ogni vento

gli lien sospesi a'

loro navilii
essi

si

piccolo romore di guerra nasce, che

incontanente

non temano

delle mercalanzie messe in


,

cammino
mutare

quanti sensali parlan loro

lauti fan loro

anile

mi

e consigli
,

Chi potrebbe esplicare quante sieno


impediscano

cose

cbe

agli avviluppati nelle cose


,

temporali romi

pino
posi?

turbino

guastino

desiderati

ri-

Ninna
.

scrittura
i

che appieno
,

gii

potesse
il

mo-

strare

cos

dolenti

che hanno torto

desiderio
,

della eterna beatitudine alle cose

che perir debbono

sono nella presente vita in continua


trapassano alla perpetua

afflizione, e di qi^i

La

cagione perch questo demonio niega di passare


esser questa
,

P autore, puoie

perciocch egli non po,

trebbe ancora conducer V autore alla riva opposita


conciosiacosach ancora venuto npn
dell' autore,
il il

sia

I'

ultimo di

quale ancora vvea

e appresso sentiva

demonio

V autore non

essere in disposizione eh' e-

gli volesse

passare per dover di l dimorare.


al

perci
,

non apparteneva

ministro della divina giustizia


i

al

quale commesso di trapassare


sar similemente quelli

malvagi

di trapas-

che malvagi non sono, e vanno


1'

per esser buoni


gli

siccome

autore andava

per

dice
lieve legno convien che ti porti
, :

Pi
pi

volendo per questo mostrare


lieve, pili

che quanto

la

colpa

lievemente trapassi Acheronte.


lievi
,

E quelle

^ono da dir pi

le

quali lalvoUa

si

posson por

SOPRA Dante
^iis
,

ai

come puote Puorao por


,

gi le sue colpe per la


s
1'

penitenza

che quelle che in eterno non


,

possou
si

metter gi

come

quelle sono nelle quali


,

uomo
1'

muore

E non

da credere

che attualmente

au-

tore in inferno andasse, o che questo fiume, o questo

nocchiere, e l'altre cose che qui e altrove


vi sieno^

si

pongono,

ma

conviensi
,

a' nostri

ingegni in questa

ma-

niera

parlare

acciocch

essi

con minore

difficullk

possino dalle cose attualmente descritte comprendere


le spirituali
,

le quali

per opera d' immaginazione o

di meditazione s'intendono.

Non ha

la

divina volont

bisogno d'alcuno uficiale, basta in lui semplicemente


il

volere

e quello incontanente
il

mandato ad esecu-

zioncj siccome dice

Salmista
.

Dixt^ et Jacta sunt^


questo noi non com*dimostrativi nort

mandavitj
ne

et creata sunt

Ma

prenderemmo,
pera

se in alcuni termini

fosse posto dinanzi quello


,

che Iddio dispone e adosi

siccome nelle cose dette


^

pu comprendere
alla

cio noi vivere

ed essere dal tempo menali


se

mor*

te, e
cos

dopo quella,

male \ivuti siamo

dannati

possiam questa maniera, del passare in inferno,

dire che sia per sentenza diffinitiva data da

Dio

sic-

come da

giudice
:

il

quale esser non pu in alcuna


quegli colali
il
,

cosa ingannato

come

che da questa

sentenza dannali sono, hanno

fiume valicato, in rem


,

judicatam sn

trapassati

senza dovere sperare


si

che

mai per alcuna cagione

cotal sentenza

debba o possa
,

rivocare; quantunque scioccamente Origene


tro prudentissirao e grandissimo litterato
strasse di credere,

per

al-

Iddio alla fine del

uomo, momondo dovere f

COMENTO DEL BOCCACCI


d'altrui,

non che

ma

eziandio do' demoni

aver mi,

sericordia, e

perdonar loro e menargli in

\ita eterna

La seconJa maniera del passare in inferno, cio di


valicare
glia
il

fiume

d'

Acheronte

par cbe

1'

autore vola

qui essere per una spezie di sentenza


,

quale

si

chiama interlocutoria
questa forma.
<!ato

la

quale nostro Signore da

in

Che qualunque uomo che cade


sia

in pec-

mortale,

incontanente messo nella prigion del

diavolo:

ma nondimeno esserci
,

con questa condizione,

che se

egli d'avere

com messo quel peccato, per lo quale


si

servo del diavolo divenuto

vuole riconoscere, e
,

per penitenza riconciliarsi a Dio

che

egli possa cos


;

uscire della detta prigione e ritornare in sua liberta

e dove riconoscer non


esser

si

voglia

s'intenda in perpetuo

dannato a dovere stare in quella prigione, nella


,

quale noi mseri Tutto "T d caggiamo


del diavolo di nostra volont le gole

all'

unghie
:

porgiamo

la
fi-

qual cosa avvenire descrive


zione. Dice

1'

autore sotto questa

adunque per

medesimo,

e cosi ciascun

pu per

se

medesimo

intendere, che,
,

La

terra lagrla-

mosa ,
grime e

cio la presente vita


di miserie
,

la

quale piena di
,

diede vento

Che balen una


cio

luce verna glia


,

uno splendore grande


il

in

apparenza vano e fu-

gace siccome
gliar

vento

il

quale uiuno pu n pi.

n tenere, e sempre fugge

questo splendore,

dice essere stato balenato da questa cosa vana, a dimostrazione che della vanita delle cose della presente vita

nasca questa luce a guisa di baleno,

il

lume
,

del quale

essendo subito reca seco ammirazione

e poi subita-

SOPRA DANTE
mnte
si

ai5

converte in nulla, siccome noi veggiamo ave test

venire de' fulgori temporali, che test sono,

non sono
lit di

Or nondimeno
,

sono appo la nostra fragile

tanta forza

che spesse volte occupano tanto

menti d' alcuno, e con tanta affezione desiderati sono,

che

lasciata la debita notizia di


,

Dio o

dello splendore

eterno

per qual via


si

e per

li
.

vizii e

per le malvage
assai

operazioni

trascorre in essi

Di che

appare a

questi cotali ogni sentimento razionale esser tolto,


essi

ed

cadere nelle colpe e nelle miserie del peccato


colui
il

come cade

quale soprappreso dal sonno


5

fa in questo

V autore debita comparazione

percioc-

ch quantunque peccando mortalmente nella infernal morte


si

caggia

nondimeno questa morte


,

in

tanto simile al sonno


essa destare

in quanto

1'

uomo

si

pu da
,

mentre

nella presente vita

dimora
1'

sicco-

me

nel principio del seguente canto mostra


,

autore
gravita

d' essere stato desto

ma

da grave tuono

la

del qual tuono possam dire essere stala alcuna di

quelle cose, con le quali d'avanti nel principio del

primo canto del presente

libro

dicemmo

che Do,

meneddio toccava

il

peccatore colla grazia operante

quando

in alcuno la

mandava

meritamente qui

possam repetere quello che nel predetto luogo di-

cemmo
come
si

l'

autore per lo sonno non essersi accorto


s"*

nella prigione del diavolo


il

entrasse, cio
;

come

trapassasse

fiume

d'

Acheronte

ma
la

destandosi, e
assai

trovandosi dall' altra parte del fiume,

leggier-

mente conoscer

si

pu

la

sua colpa e

sentenza di

Dio avervelo
rebbe

trasportato: e questo trasportamento sa-

stoltizia a

credere che corporale fosse stalo.

Fu

i6
adunque

COMENTO DEL BOCCACCI


spirituale,

come

spiritualmente intendere
,

si

dee noi per lo peccato divenir servi del diavolo

quantunque a

quelli

che in questa forma trapassano


il

in inferno sia licito volendo

poterne uscire

non

posson per uscirne per tornarsi addietro per

la via
si

donde entrarono

perciocch per lo peccalo non

pu

di peccato uscire,

come
la via
la

quelli farebbono che per


v'

quella via n' usclssono per la quale

entrarono

ma
,

conviensene uscire per

opposlta al peccato
.

la

quale nulla altra che


questa via
,

penitenza

a pervenire a

mostra

1'

autore essergli convenuto tutto

inferno trapassare, e di quello, per la parte opposita


.

a quella onde v' entr, esserne uscito


se noi riguardiam

questa via,
del

bene

il

conduce

a pie

monte
il

della penitenza, dove trova Catone, che a quella


rizza e sollecita

di-

CAPITOLO QUARTO.
Buppemi r alto sonno
nella testa ec.

N,
me
il

el

principio del presente canto, siccome usato


,

V autore
continua

alle cose dette nella fine del

precedente

si

Dissesi nella fine del precedente canto, co,

un vento balen una luce vermiglia


sentimento
,

la

quale

toltogli ogni

il

fece cadere,

come l'uomo
gli
;

quale preso dal sonno


,

perch nel principio di


fosse

questo dimostra
rotto
.

come

questo suo sonno

dividesi questo canto in


rotto gli fosse
,

due
il

parti

nella

prima dimostra come

sonno, e
,

come

nell* inferno si ritrovasse

nella seconda

procedendo

SOPRA DANTE
tlieti'o

^17
ve-

a Virgilio, racconta s avere molti spiriti

duti

pieni di gravi e cocenti sospiri

senza alcuna
:

altra visibile

pena

e questa seconda comincia quivi

Or discendim quaggi
Dice adunque
sto

nel cieco
cosi:

mondo
in

nella

prima parte
5

Huppemi, Queci
sia

vocabolo suona violenza

volendo
si

dimo-

strare, clic ogni aito

che

in inferno

fa

violento
,

non naturale :
.

la

qual cosa non senza cagione


,

la

quale questa
violenza
sta vita
,

Giusta cosa

che chi peccando fece

a"*

comandamenti
sia

e a' piacer di

Dio

in

que-

violentemente
:

da' ministri della giustizia


:

punito

nell' altra

V
,

alto sonno

il

sonno

secondo-

che ad alcun pare


teriore
,

un coslrignimcnto
diffusa per
il
li

del caldo in-

una quiete
.

membri

indeboliti

dalla fatica

Altri dicono
,

sonno essere un riposo

delle virt animali naturali


:

con una intenzione delle virt


i

del qual volendo


:

suoi effetti

mostrare

scrive Ovidio cosi

Somne, quies renitn^ placidissime somne Deorvm, Pax animi y quem curafugit, qui corpora duris
Fessa ministeriis mulces, reparasquc labori
et*

appresso costui assai pi pienamente ne scrive Se,

neca iragedo (1)

in Tragedia Herculis Furentis

dove dice

tuque

o domitor
,

, requies animi Pars humanae meli or uitae , Volucer matris genus Astreae
,

Somiie malorum

Frater durae languide mortis


fi) Tradeo,

ai
y^eris

COMENTO DEL BOCCACCI


mi scens falsa f futuri Certus , et idem pessimus auctor : Pater o rerum , portus wtae ,
Lucis requies
,

noctisque comes

,
,

Qui par regi famxdoque venis Placidus fessum lenisque fovens


,
,

Pavidam
Di

leti

genus

humanum
eie.

Cogis longam discere mortem


costui ancora Ovidio nel suo
,

maggior volume de,

scrive la casa
glia, se

la

camera

il

letto

la

sua

fami

quella per avventura alcun desiderasse.

Nella

testa

La

testa

alcuna volta posta per quella parte

del viso, la qual noi

chiamiamo

fronte

e alcuna volta

per tutto
tore
j

il

capo

e cosi in questo luogo intende l'auil

perciocch nel cspo dimora


,

sonno causato

da' vapori surgenti dallo stomaco


terie del cerebro
.

e sagllenti per l'ar.

Un

greve tuono

il

tuono quel

suono

il

quale nasce da' nuvoli quando sono per


:

violenza rotti
terra fredde e

e causasi

il

tuono da esalazioni della


,

umide

e da esalazioni calde e secche

siccome Aristotile mostra nel terzo libro della sua

Meteora

perciocch essendo
e
,

1'

esalazioni calde e sec,

che

dalle fredde

umide circondate
delle calde

sforzandosi
,

quelle d' uscir fuori

e queste di ritenerle

avviene
,

che per

lo violento

molo

e secche
,

elle

s'accendono: e per quella virt aumentata


glia tanto la spessezza della

assottisi

umidit
fa
il

che
,

ella
il

rom-

pe

ed in quel rompere
il

suono

qual noi

udiamo:
quanto

quale tanto maggiore e pi ponderoso


materia della esalazione umida
si

la

trova
intcr-

esser pi spessa

quando

si

rompe. La qual cosa

SOPRA DANTE
venir non

219
1'

pu

in quello luogo dove

autore disegua

che era

perciocch in quello non possono esalazioni

surgere che possano tuono causare. Perch assai chiaro puote apparere, Fautore per questo tuono inten-

dere altro che quello che


gi
slato
:

la

lettera

suona

siccome

mostrato nell' allegoria del precedente


cA' io
,

Canto

mi

riscossi

Come persona

eh'

per forza desta

in queste parole mostra ancor


.

V autore,

gli atti in:

fernali lutti essere violenti

occhio riposato
si
,

dice riposato

perciocch prima invano

affatiche-

rebbe di guardare chi desto per forza

se

prima

al-

quanto non

fosse lo stupore dello

essere stalo desto

cessato^ conciosiacosach

non solamente l'occhio,


di s divenuto
,

ma
V

ciascun altro senso


y

non incerto

intorno mossi
autore
il

Dritto levato: in questo dimostra


i

suo reducere
,

sensi nelli loro debiti uflci

e fiso riguardai
segue
la

le parti

circustanti
,

ed a questo
,

cagione

perch ci fece
,

cio

Ver conoscer
preso
T^ero e

lo loco

dov' io fossi ,
pareva, dove
il

perciocch quello non


.

gli

sonno Pavea
il

qui dimostra d' aver conosciuto


,

luogo nel quale era

e dimostra qual fosse, dicendo


,

che in su la proda mi trovai

cosi desto
,

Della valle d' abisso dolorosa


sopra
la

quale come esso pervenisse nella fine del


:

senso allegorico del precedente Canto dimostrato

Che tuono
cio

accoglie d' infiniti guai

un romore tumultuoso ed
e nebulosa

orribile simile
,

ad un
all'esi-

tuono. Oscura, all'apparenza, profonda era


stenza
,

per

la

qual cosa

,*oltre all'

oscu-

fta
rlla
,

COMNTO DEL BOCCACCI


era noiosa agli occhi
:

Tanto che per ficcar


^
,

cio agutamente
sivo
,

mandare, lo viso
cio verso
il

cio

il

senso vi-

a fond

fondo

Io non vi discertiea alcuna cosa

Pur dunque alcuna


fosse

cosa vi vedea
,

ma

quello

che

non discerneva

per la grossezza delle tenebre

e della nebbia

Or discendiam
1'

quaggii nel cieco

mondo

In questa seconda parte del presente canto

dimosti-ft

autore essere per una medesima colpa, cio per


,

non avere avuto battesimo


dannate
:

tre

maniere di genti esser


parli
:

e questa

si

divide in

due

nella

prima

dichiara delle

due maniere de'predeiti


:

nella seconda

scrive della terza

e comincia la seconda quivi:


ec. Nella

Non
tre

lasciai^am
fa

V andar ,
,

prima parte
la

1'

autore

due cose

primieramente descrive
j

pena delle
delle

maniere

di genti di sopra dette


1'

pone
,

due

delle quali
li

una dice
1'

essere stati infanti


essere
stati

cio piccio*

fanciulli
.

_,

altra dice

uomini e fem^
,

mine
quivi
B
:

Nella seconda muove un dubbio a Virgilio


gli
,

il

quale Virgilio
:

solve

e comincia questa
,

seconda
co-

Dimmi

maestro mio

ec dice

adunque

Or

discendiam, perciocch in quel luogo sempre


si

infino al centro

diclina
,

quaggiii nel cieco

mancie-

do
co

cio in inferno

il

qual pertanto dice esser


v'

perciocch alcuna naturai luce non


,

Cornin*
,

ci il maestro

cio
.

Virgilio

tutto smorto
1'

cio

pallido oltre
lidisce

1'

usato

il

vero che
,

uomo impa-

per

1'

una

delle tre cagioni

o per infermiti

di corpo, nella quale intervengono le diminuzioni dei

sangue

le diete

1*

altre evacuazioni

le quali

vaw

SOPRA.
no a
torre
.

DANTE
,

aai
,

II

vvido colore

o per paura
si

o per comVirgilio di-

passione

qui
,

come appresso

dir

scendendo gi

impalidl per compassione: Io sar


,
,

primo y cio andr avanti e tu sarai secondo cio mi seguirai volendo per questo ordine dell' andare
,

renderlo

pi4

sicuro

in

quanto colui che va davanti


il

trova prima ogni ostacolo,


disse
,

quale l'andare impe-

e quello

rimuove

se egli

buono

e valoroso
,

duca

Ed

io
,

che del color, palido di Virgilio

mi

fui accorto
r
,

riguardandolo nel viso; Dissi, come ver,

io

appresso

se tu

che vai avanti


,

e ha'mi fatto
,

vedere di menarmi salvamente

paventi

cio hai

paura

Che suogli
Siccome
nel

al

mio dubbiare

esser conforto ?
,

primo canto appare


;

dove tu mi
,

levasti

dinanzi a quella lupa


tu dell'

e nel secondo canto


la
,

dove
.

animo

cacciasti
,

villa

sapravvenuta
:

Ed
in

egli

cio Virgilio

me

disse

l'

angoscia delle

genti, onorevoli e di alta fama,

Che son quaggi,


,

questo prinio cerchio dell' inferno

nel viso

rrii

di^

pigne, cio colora


che tu per tema
,

Quella piet, cio compassione,


,

cio per paura


,

senti

cio estimi
il

che

sia

per paura
sia

Altri vogliono
.

che

senso di
te

questa lettera
roso
,

questo

Perciocch tu senti

pau-

tu estimi da questo
:

mio

colore che io slmil,

mente abbia paura


compassione
,

ma non

cosi

io son pallido

per

ec.

La prima

esposizione
,

mi piace pi.

Andiam ,
re

confortalo ad andare

e dimostragli la ca-

gione dicendo, che la "via lunga ne sospigne, a dove-

andare

Cos

si

mise

,
,

procedendo
JYel

e cos

mi

seguendolo io f' entrare,

primo

cinghio, ciu

2 22
nel

GOMENTO DEL BOCCACCI


, ,

Limbo che V Abisso


.

cio Inferno

cigncy cio

primo cerchio, secotidoche per ascoltare potea comprendere, Non a^^ea pianattornia
y

Quivi

in quel

to

mai

cio d^ altro

che di sospiri

il

sospirare

una esalazione che muove dal cuore , da alcuna noia


faticato
,

il

quale
:

il

cuore

per agevolamento di
facesse
,

manda

fuori

e se cosi

non

potrebbe

1'

an-

goscia ritenuta dentro tanto ampliarsi, e tanto gonfiare intorno a lui


spirito vitale
, ,

che
il

ella

potrebbe interchiuder
:

si

Jo

che

cuore perirebbe

e perciocch la
,

quantit dell' angoscia di quelle anime


gi
,

che eran lag,

era molta

pare

sospiri dovere esser molti


la

con impeto mandati fuori ^ per

qual cosa convien


,

che segua quello che appresso dice

cio,

Che V aue per

ra eterna^
aura
,

in

quanto non

si

muta

la qualit di quella
:

n avia un soave movimento d* aere


il

questa cagione non credo voglia dire

testo
,

aura

perciocch alcuna soavit non ha in inferno


ogni moto impetuoso
glia dire aere eterno
i

anzi v'

e noioso
,

e quinci credo vo-

tremare
che
rare
il

cio

facevan g' impeti de 'sospiri, avere un movimento non maggiore


.

tremare

E ci avvenia
martirj
,

cio questo sospi-

da duol senza
,

Non

eran dunque

quelle anime, che quivi erano


seca stimolate

da alcuna pena estrin,

ma

da affanno intrinseco

il

quale
,

si

causava dal conoscimento della lor miseria


dosi private della presenza di

vedencol-

Dio
dice

non per loro

pa o peccato commesso
battesimo
,

ma
si

per lo non avere avuto


:

come
li

appresso
,

be

cio moltitudini
,

ch^ eran grandi


si

Che avean le turD' infanti


,
, ,

cio di pargoli

quali infanti

chiamano

pcrcioc-

SOPRA DANTE
che ancora non eran venuti ad
potesson parlare.
di genti
sta
,

22 3

et

che perfettamente

questa

delle quali dissi

che

Puna delle due maniere P autor trattava in que,

parte, e di femmine e di viri

cio

d'uomini

e questa P altra maniera, in tanto dalla prima diiferentl,in

quanto i primi morirono

infanti,

come

detto ,

e questi secondi morirono non battezzati in eia


fetta
5 li

per-

quali una
,

medesima
copula

cosa direi loro essere e

gP infanti do dice
:

se quella

la

quale

vi

pone

quan-

D'

infanti

e di femmine

e di viri
.

non mi

togliesse

da questa opinione

la

ragione
io

che mi moverebbe sarebbe questa^ perciocch


estimo che da creder
vita
sia
,

non

quantunque

nella presente
,

gP

infanti in tenerissima et
,

morissono

che

essi

sieno al supplicio in quella et

cio in quello
sia

poco

o nullo conoscimento

anzi credo

da credere, loro

essere in quello intero conoscimento

che qualun:

que

degli

altri

che pi

attv'mpali

morir

la

qua!

perfezione del conoscimento credo sia lor data in tor-

mento e
ceduto

in noia
,

e non in alcuna consolazione,


il

come
quale

a noi mortali
.

quando bene usare

vogliamo, conil

Zo ^uo maestro y

cio Virgilio,

in questa parte per ammaestrarlo

che domandar do,

vesse

quando alcuna cosa vedesse nuova


,

e da do-

verne meritamente addomandare


rarlo al

o forse per assicu-

domandare^ perciocch nel precedente canto,


li

perch non

parve che Virgilio tanto pienamente al


gli

suo dimando

rispondesse

vergognandosi scspic

lion grave fosse a Virgilio

essere

domandato, perch*^

,,

234
disse

COMENTO DEL BOCCCCI


T avea
?
fa
;

poi d*fllcuaa cosa doQiandato non


,

me

tu

non domandi
si

Che

spiriti

son questi , che tu vedi


dolgono
fare
,

qui sospirando

ed appresso

come
,

il

buon maestro dee


incontro

il

quale vedendo quello


il

di

che meritamente pu dubitare


,

suo auditore,
1'

gli si fa

col farlo chiaro di ci che


,

uditore addo-

mandar dovea

e dice

Or

vo'che sappi , avanti che pii andi

Clx e'

non peccavo

questi spiriti che tu vedi qui

s'egli
J)ene
,

hanno mercedi,
il

cio se essi adoperarono alcun


-,

quale meritasse guiderdone


questo
:

IVon basta

cio

non

bene avere adoperato sofBciente


,

alla

loro salvazione

e la cagione
\\

perch' e'

non ebber
Evan-

battesmo
gelio,

e questo

assai manifesto per lo

dove Cristo parlando a Niccodemodce,


libi
,

Amen,
^

jimen dico
et Spirito.

nisi quis renatas fuerit


,

Sancto
quale

ex aqua non potest intrare in regnum


peccato originale
,

jPei,

adunque
la

il

battesimo una regenerazione nuotoglie via


il
,

va

per

si

del

quale

tutti

nascendo siamo maculati


figliuoli di

divegnamo

per quello
lgi

Dio
;

dove d' avanti eravamo


questo sacramento valealla
,

inoli delle tenebre

e fa

voli le nostre

buone operazioni
tutte

nostra salute

dove senza esso son

perdute

siccome qui

alfer-

ma V autore
Ch' parte della fede
cio della fede cattolica
;
,

che tu credi

e per dice che parie di

quella

perciocch
il

gli articoli della

fede son dodici

de' quali dodici

battesimo uno

Appresso

quest^ji

SOPRA DANTE
risponde Virgilio ad una questione
,

2^5
la

quale esso
costoro
^

medesimo muove

dicendo
,

se

pur fuVy

de' quali noi parliamo

Jm2f
le

al Cristianesmo
li

cio avanti che Cristo per

sue opere e per

suoi

ammaestramenti introducesse questa fede, e mostrasse


il

battesimo essere necessario a volere avere vita eter;

na

perci son perduti

perch
:

Non

adorar debitamente Iddio


di

e in tanto

non l'adorarono debitamente,

in

quanto non

dirittamente sentivano

Dio

cio lui essere

una

deit in Ire persone, lui dover venire a prender carne

per

la nostra

redenzione
lui al

non sentirono
,

de'
,

comandabene
in-

menti dati da
tesi
,

popolo suo
li

ne' quali

stava la salute di coloro,

quali avanti alla sua

incarnazione furono suoi buoni e fedeli servidori;

ma

adoravano Iddio secondo loro


al

riti

del lutto deformi

modo
:

nel quale Iddio volea essere adorato e ono,

rato

E di questi coiai
,

cio che dinanzi al cristia:

nesimo furono
lio
,

son' io
libro

siccome
,

ii

medesmo temporum

perciocch Virgi-

d'

Eusebio
il

si

com-

prende

avanti la predicazione di Cristo, e


,

battesimo

da lui introdotto
anni
;

mori nel torno

di quarantacinque
,

n della venuta di Cristo nella Verdine


si

per
:

quello che comprender

possa

senti alcuna cosa

comech

santo Augustino in

un sermone

della

nati-

vit di Cristo, scriva lui avere la venuta di Cristo profetata ne' versi scritti nella

quarta Egloga della sua

Buccolica

dove dice :
s^enit

Ultima Cumaei

jam

carminis aetas

Magnus ab

integro seclorum nascitur ordo


I,
1

COM. DI DANTE T.

2 6

COMENTO DEL BOCCACCI


,

Jam redit et virgo redeunt Saturnia regna: Jam nova progenies Coelo delabitur alto
.

De* quali
quelli che
slino

versi alcun santo

non

sente quello cbe forse


.

\uole pretendere santo Angustino


il

se

pure sono
santo

di

sentono
,

e per avventura

Augu-

medesimo

non credono
,

lui avere inleso quello

che esso medesimo disse

se

non come

fece Caifas

quando
da loro
polo
,
,

al

popolo giudaico disse, per Cristo

gi preso

che bisognava che uno morisse per


la

lo

po-

acciocch tutta

gente non perisse.


,

Non adun-

que

senti Virgilio di

Dio

come

sentir

si

volea a chi

volea avanti al cristianesimo salvarsi

Per
cose

fai difetti

cio

per cose omesse


dire per

non per

commesse, o vogliam

non avere avuto

battesimo, e per non aver debitamente adoralo Iddio:

e non per altro rio


rali

cio per avere contro alle


:

mo,

o naturali leggi commesso


,

Senio perduti

cio
:

dannati

non dovere in perpetuo vedere Iddio

sol d tanto offesi

Che senza speme


il

vi verno in disio

quale disio non altro che di vedere Iddio


.

nel

quale consiste la gloria de' beati

quantunque
,

molto

faticosa cosa sia


,

il

ferventemente desiderare
1*

oltre a ci

quasi fatica e noia importabile


,

arden-

temente desiderare

non conoscere n avere spesi

ranza alcuna di dover potere quello che


ottenere: e perci quantunque
,

desidera paia

prima faci e ^
j

non molto gravosa pena


rare
,

essere

il

desiderare senza spee ancora pi

io

credo che

ella sia

gravissima

SOPRA DANTE
se le

aot;

aggiugne di pena

in

quanto questo desiderio


.

senza alcuna intermissione

Gran
si

diiol

mi prese
,

il

cuor quando
,

V intesi,

per Virgilio

ancora

Perocch gente di molto valore


stati

intorno agli esercizi! temporali

Conobbi

non

qui

ma

nel processo

quando

co' cinque savii entr

nel castello sette volte cerchiato d* alte

mura che
,

in

quel

Limbo ,

cio in quello cerchio superiore, vicino

alla superficie della terra

(chiamano

gli astrologi

un

cerchio dello astrolabio


di quello
,

contiguo alla circunferenza


i

e nel quale sono segnati


,

segni del zodia-

co e

gradi di quelli

Limbo ,

dal quale per avven,

tura gli antichi

dlnominarono questo cerchio

percir-

ciocch quasi immediatamente posto sotto

la

cunferenza della terra


del loro desiderio
.

eran sospesi, dall'ardore


,

Dimmi Maestro mio. Qui


division principale
,

dissi

cominciava

la

seconda particella della prima parte


nella quale

della seconda della

l'autore
solve
.

muove una

questione a Vii'gilio, ed esso gliele


:

Dice adunque
,

Dimmi Maestro mio dimmi Signore


,

Assai

1'

onora

1'

autore per farselo benivolo


gli

acfatto
:

ciocch egli pi pienamente

risponda

che

non avea
dopo
fatta
la

alla

domanda

fattagli nel
,

precedente canto
,

quale alcuna
gli

altra

che questa

infino a qui

non

avea.

Ed

intende in questa

domanda,

non

di voler sapere de' santi padri


tratti ,

che da Cristo ne
il

furon

che dobbiamo credere


,

sapea,

ma

per-

ci fa la

domanda
,

per sapere se in altra guisa che

in questa

cio che fatta fu per la venuta di Cristo

328

COMENTO DEL BOCCACCI


:

alcun altro n usci mai


beaivolo Virgilio
,

quasi per questo voglia farsi

dandogli intenzione occultamente,

che

se

alcuna altra via che quella che da Cristo tenuta


,

fu vi fosse
uscire lui
,

egli

s'

ingegnerebbe

d'

adoperare di farne

e di farlo pervenire a salute


,

Comincia* io per

^volere esser certo


,

Di

quella fede

che s^ince ogni errore

cio per sapere se quello era stato che

per

la

nosti*a
,

fede ne porto, cio, che Cristo scendesse nel

Limbo

e traessene
si

santi padri

Il

che, quantunque credei^?

debba senza testimonio


,

ci che nella divina Scritsti-

tura n' scritto

sono nondimeno di quelli che


.

mano potersi delle cose preterite domandare Ma io per me non credo che senza colpa far si possa per,

ciocch pare
ture
5

un derogare

alla fede debita alle Scrit-

e per le cose passate,


,

come

quelle che venir


,

debbono

senza cercarne testimonianza d' alcuno

si

vogliono fermamente credere e semplicemente confessare


.

Uscicci
,

mai

di questo luogo
1'

alcuno , o

per suo morto

cio per

avere con intera pazienza


,

lungamente sostenuta questa pena


nella mortai vita adoperato
,

o per V avere
egli

che

dopo alcuno
,

spazio di
fatta
,

tempo meritasse
si

O per r altrui

opera o

o che far

possa per l'avvenire, die poi fosse

beato? uscendo

di qui e sagliendo in vita eterna.


,

Ed
coio,

egli, cio Virgilio


verto
,

che'ntese

il
,

mio parlar
per
la

cio intorno a quella pnrle


la

quale

tacitamente intendendo, faceva

domanda
stato
:

generale,

Mispose
dice

io era
,

nuovo in questo
dove
egli slato

nuovo

per rispetto a quelli che forse migliaia


,

d* anni v'erano stati

non era

ollrQ

SOPRA DANTE
t|Uarantotto anni
;

aap
Cri^

perciocch tanti anni erano passati


alla passion di

dopo
sto
,

la

morte di Virgilio, infino

nel qual

tempo quello avvenne che


ci vidi

esso dee

dire, cio,

Quando
,

venire
il

in questo

luogo

un possente
possente

cio Cristo,

quale Virgilio non no-

mina perciocch
,

noi conobbe.

meritamente dice

perciocch egli per propria potenza aveva


;

quel potuto fare che alcuno altro non pot mai

cio vincere la morte e risuscitare; avea vinta la po-

tenza del diavolo, oppostasi alla sua entrata in quel

luogo

ed era questo possente

Con segno di Non mi ricorda


gno

vittoria incoronato
d' avere
si

n udito u

letto

che

se-

di vittoria Cristo

portasse al
,

Limbo,

altro
,

che
che

lo splendore della sua divinit


il

il

quale fu tanto

luogo di sua natura oscurisslmo egli riempi lutto


:

di luce

donde

si

scrive,

che habitantibus in umbra


.

morti

lux orta

est eis

Trasseci
cio

V ombra del primo parente , d'Adamo Adamo fu, siccome noi leggiamo
, il

nel

principio quasi del Genesi


d creato

primo uomo

il

sesto

da Dio

e fu creato del limo della terra


,

in

quella parte del

che poi

mondo secondoch tengono i santi, chiamata fu il campo Damasceno Ed essen.

do da Dio
viso
,

la statura

sua fatta di terra

gli

soffi

nel

e in quel soffiare mise nel petto suo l'anima

dotata di libero arbitrio e di


egli, il

ragione

per

la

quale
,

quale ancora era immobile ed insensibile


sensibile e
1

di-

venne
doch
la

mobile per
,

medesimo

e secon,

santi

credono

egli fu creato in et perfetta

quale tengono esser quella nella quale Cristo mori*

2 3o

COMENTO DEL BOCCACCI


:

cio di trenlatr anni

e lui cos creato

e fatto alla

immagine
lont e

di Dio, in quanto avea in s intelletto, vo-


,

memoria

il

trasport nel paradiso terrestro


,

dove essendosi addormentato


del capo n de' piedi
nostra
,

nostro Signore

non

ma

del costato gli trasse

Eva
:

prima madre

sinillemente di perfetta eia

la

quale come
dell'ossa

Adamo
,

desto vide, disse: questa osso


1'

mie
,

e per costei lascer


accosterassi
,

uomo
:

il

padre
qual'
,

e la

madre ed

alla

moglie

la

tratta

dal suo costato

per darne ad intendere

che

per compagna, non per donna, n per serva dell'uomo

r avea prodotta Iddio:


tudine perpetua
,

ad

Adamo non
,

per

solleci-

e guerra senza pace e senza iriegua,

come

1'

odierne mogli odo che sono


.

ma

per sollazzo
loro
,

e consolazione a lui la diede


tutte le cose le quali nel

E comand
,

che

paradiso erano usassero

siccome produtte a loro piacere


albero solo,
il

ma

del frutto d'uno

quale v'era
,

cio di quello della scien-

za del bene e del male


di quello gustassero

s'

astenessero
:

perciocch se

morrebbero

e quindi in cosi

bello e dilettevole luogo gli lasci nelle lor mani.


1'

Ma

antico nostro

nemico

invidioso che costoro pro,

dotti fossero a

dover riempiere quelle sedie

le

quali
,

per

la ruina

sua e de' suoi compagni evacuate erano


,

prese forma di serpente

e disse

ad Eva

che se

ella

mangiasse del frutto proibito


s'

ella
,

non morrebbe,
il

ma
il
,

aprirebbono
,

gli

occhi suoi

e saprebbe
.

bene e

male

e sarebbe simile a

Dio

Per

la

qual cosa Eva

-mangiato del frutto proibito, e datone ad

Adamo,

in-

contanente

s'

apersero
:

gli

occhi loro

e cognobbero

che

essi

erano ignudi

e fattesi alcune coperture di

SOPRA DANTE
foglie di fico d' avanti
,

!3i
:

si

nascosero per vergogna

e
^

quindi ripresi da Dio

furono cacciati di paradiso


,

nelle fatiche del lavorio della terra divenuti

ebbero
dive-

pi

figliuoli e figliuole

ultimamente

Adamo
si

nuto vecchio d'et

di novecentotrenta anni

mori

Ma

qui son certo

si

mover un dubbio,
,

e dira alcuno:

tu hai detto davanti

che ci che Iddio crea senza


:

alcun mezzo perpetuo


senza alcun

Adamo

fu creato da Dio
fu immortale?
.

mezzo 5 come dunque non

questo

si

pu

in questa

forma rispondere

Egli

vero che ci che Iddio senza mezzo crea perpetuo^


tea questo da intendere delle creature semplici

siccome furono e sono


plicemente
elementi,
ti 5 li

gli angioli
i

li

quali sono sem,

spiriti

come sono
fu cosi
d'

cieli

le

stelle

gli

quali tutti sono di semplice materia crea:

ma l'uomo non
,

anzi fu creato di materia


di corpo
,

composta

siccome

anima e

e perci
.

non perpetuo come sono


vero

le predette creature
,

Ma
egli

quinci pu surgere un' altra obiezione


,

e dirsi

che

l'

uomo

composto d'

anima e

di corpo,

e queste due cose

amendune furon
essere stata da

create da
'1

Dioj

perch dunque l'anima perpetua, e

corpo mortale?

Dir allora

1'

anima
,

Dio composta di
angioli
,

materia semplice

come furon

gli

ma

il

corpo non cosi

perciocch non fu composto del


,

semplice elemento della terra


d' altro

senza alcuna mistura


5

elemento, siccome d'acqua

perciocch della

terra semplice
dell'

non

si

sarebbe potuta fare la statura


fatta del

uomo

fu adunque

limo della terra


io

>

avente alcuna mistura d^ acqua.

Non che

non

cre-

da che a Dio fosse stato possibile averlo

fatto di terra

232
semplice
,

COMENTODEL BOCCACCI
il

quale di nulla cosa fece tutte

le cose

ma la commistione(i) de'corpi ne nioslra, quelli essere


stati fatti di

materia composta
1'

e perci

quantunque
il

in perpetuo viva

anima
.

non seguita
di quelli
,

corpo doalla o-

vere esser perpetuo

Sarebbon

che

biezione prima risponderebbono


sta

Adamo

aversi que-

corruzione e morte de' corpi con la inobbedien-

za acquistata, avendolo
fatto accorto
.

Domeneddio

avanti

il

peccato

Ma

potrebbe qui dire alcuno:


:

Adam

pecc, e di perpetuo divenne mortale

gli
?

angioli clic

peccarono

perch non divenner mortali


5

Alla quale

obiezione assai risposto di sopra

perciocch di
,

semplice materia creati non posson morire

se

non

come r anime
col corpo d' de,

nostre
,

la

quale quantunque peccasse

Adamo non
il

per

la

sua perpetuit per-

ma

perdella

corpo,
,

al

quale, siccome a cosa atta

a ricevere la morte

ella era stata

minacciata da Dio.

Ma
che

questa materia da molto pi sublime ingegno


il

mio non
dubbio
,

si

e perci per la vera soluzione di


a'

tanto

vuole ricorrere

teologi ed a' sof-

ficientissimi lettori, la scienza de' quali d' intorno a cosi fatte quistioni
si

propriamenle
.

distende
si

D' ^bel
fratello
il

suo figlio
il

cio d'

Adam

Questi

crede che fosse

primo uomo che mor, ucciso da Caino suo


.

per invidia

Leggesi nel Genesi, Caino,

il

quale fu
all'

primo
tura
,

flgliuolo di

Adamo
,

essersi dato

agricul-

e Abel similmente figliuolo

d'Adam,

e che
;

appresso a Can nacque

essere divenuto pastore

ed

avendo questi due cominciato a far primi che alcuni

(i)

Commiptione.

SOPRA DANTE
feltri
,

ji3i

de' fruiti delle loro fatiche sacrifcio a Dio, era


di
,

costume
sacrificio

Gain

per avarizia

quando eran per


cattive

far

d' eleggere le pi
,

biade

o che

avessero le spighe vote

o che fossero per altro acci-

dente guaste

e di quelle sacrificare.

Per

la
,

qua! cosa

non essendo
quelle
il

il

suo sacrificio accetto a Dio


,

fuoco acceso avea

incontanente
il

il

come fumo
,

in

di
si

quel fuoco non andava diritto verso

cielo

ma

piegava e andavagli nel viso. Abel in contrario,

quando

a fare
il

il

sacrificio veniva,

sempre eleggeva
,

II

migliore e

pii
:

grasso agnello delle greggi sue


di

e
sa-

quello sacrificava
crificio d'

che seguiva
,

che essendo

il

Abel accetto a Dio

il
il

fummo
cielo
,
.

dello olo-

causto saliva dirittamente verso

La qual cosa
a por-

vedendo Caino

avendone invidia
5

cominci
lui

lare odio al fratello

ed un di

con
,

insieme di-

scendendo

in
,

un

lor
il

campo

non prendendosene

Abel guardia
ne, e ucciselo

Caino

feri in su la testa d'

un

basto-

e quella di

Noe

Dispiacendo a Dola terra


,

meneddio

1'

opere degli uomini sopra


il

e per

questo essendo disposto a mandare

diluvio; cono-

scendo No essere buono


lui
,

uomo
,

diliber di riservar
,

e tre suoi figliuoli e le lor mogli


e

e ordinogli in
v^ en-

che maniera facesse un' arca


trasse
,

come dentro
il
,

e simllemente quanti e quali animali vi met-

tesse: e ci fatto

mand

il

diluvio

quale fu unie tra


'1

versale sopra ogni altezza di

monte

crescere
,

e scemare persever nel torno di dieci mesi

Ed

es-

sendo pervenuta

l'arca, la

quale notava sopra l'acque,


,

sopra le montagne d' Erminia

non movendosi pia


,

per V acque

c^ie

scemavano

aperta una finestra

la

34
qiial

COMENTO DEL BOCCACCI


,

quale era sopra V arca

mand
la

fuora
,

il

corvo

il

non tornando, mand

colomba
;

e quella torla

n con un ramo

d* ulivo in becco
il

per

qual cosa
,

^^o conobbe che


fuori
dell

diluvio era cessato


:

uscito

arca fece sacrificio a Dio


,

appresso
ri-

piant la vigna

della qual poi nel


,

tempo debito

colto del vino inebbri

e addormentato nel taber-

nacolo suo, fu da
il

Cam

suo figliuolo trovato scoperto,


il

quale di lui beffatosi


:

disse a* fratelli

a Sera e a
il

Jafet

li

quali portato

un mantello ricopersero

pa-

dre; ed egli poscia desto, e risaputo questo, maladisse

Cam

ed essendo vivuto novecentocinquanta anni

nella grazia di

Dio

pass di questa vita


,

Di Mos
d' Egitto

legista

ed ubbidiente
che

Mois nacque in Egitto ; ed essendo

stato

per lo re

comandato

tutti

figliuoli degli

Ebrei

maschi fossero
che
,

uccisi, e le

femmine

servate

avvenne

perciocch bello figliuolo era paruto


uccise,

alla

madre
:

non

1'

ma

servollo tre mesi occultamente


pii
,

ma
sic-

poi non potendolo


vasello di giunchi

occultare

fatto

un

picciolo

e quello imbiutato di bitume,


,

ch passar
fiume
:

l'

acqua dentro non poteva


gi
,

il

mise nel
di lui

V acqua menandolo
il

la

sorella
:

seguitava

vasello per vedere che divenisse

ed
le

es-

sendo per ventura la figliuola di

Faraone con

sue

femmine
sello
:

discesa al fiume per bagnarsi, vide questo va-

e fattolo prendere ad
,

una
il

delle sue

femmine

V aperse
bree

e trovatovi dentro
:

picciolo fanciullo che

piagnea, disse
:

questi dee essere de' figliuoli delle E-

allora la fanciulla

che

il

vasello seguiva

disse

madonna, vuogli che

io vada, e trovi

una Ebrea che

il

SOPRA DANTE
ballsca?
la
il

a35

cui la donna disse: va'5 ed ella and, e


,

men

madre medesima
rend
alla

la

quale
il

donna
,

la

quale

come cresciuto V ebbe nomin Mols quasi


,

tratto dall'

acqua

e a

modo

che figliuolo se l'adott.


,

Mois crebbe, ed avendo un Eizio

perciocch egli

batteva un'Ebreo, ucciso, temendo del re se ne and


in

Madian
,

e quivi co' sacerdoti di

Madian

si

mise a

stare

e prese per moglie una fanciulla chiamata See

fora

dopo alcun tempo


a

secondo

il

piacer di

Dio

venne davanti
il

Faraone

e cornandogli che liberasse


il

popolo d' Israel della servitudine nella quale


.

te-

nea
gni,

La qual
secondo

cosa non volendo far Faraone


il

pi
:

se-

comandamento
agli

di Dio, gli mostr


,

ed

ultimamente comandato

Ebrei

che quelle cose


e'

che accattar potessero dagli Egizi!


seguitasserlo
,

prendessero e

che

egli

li

morrebbe

nella terra di pro-

missione:

il

che

fatto,

e con loro messosi in via, e per,

venuti

al

mare

rosso
,

quello percosse con la sua vergli

ga in dodici parti
tribi
,

siccome

Ebrei erano dodici


il

ed in tante

s'

aperse subitamente

mare

per

le quali gli

Ebrei passarono subitamente; e

gli EgiziI,

che dietro a loro seguitandogli per quelle vie mede-

sime
brei
,

si
il

misero

rinchiuso,

come

passati

furono

gli

E-

mare,

tutti

annegarono. Guid adunque Mois


,

costoro per lo diserto

e per le sue orazioni


:

di

man-

na furono nutricati
coturnici
tra
,

in esso

e piovvero loro da cielo

e percossa da Mois con la verga

una pie-

subitamente ne usc per divino miracolo un


d'

fiume

acqua di soavissimo sapore


la sete loro
,

del quale gli

Ebrei saziarono
din loro
il

e oltre a <juesto, esso or-

tabernacolo

nel quale dovessero sacrifi-

*36

COMENTO DEL BOCGAdCt


:

care a Dio

ordin

sacerdoti e

li

loro vestimenti
:

e
i

similmente

le

vittime e gli olocausti

e diede loro
:

giudici a udire, e determinare le loro quistioni


oltre a ci salito in sul

monte Sinai

e quivi
,

dimo-

rato in digiuni e penitenza quaranta di

ebbe da Dio

due tavole,
della legge
,

nelle quali erano scritti


la

comandamenti
al

quale esso disceso del monte diede


11

popolo

e per

soprannom
mor

l'autore legista: al fine

dopo molte
do

fatiche

nella terra di
^

Moab

essen*

d' et di centoventi anni

e fu seppellito nella
:

valle della terra di

Moab
il
.

di contra Assegor

u fu

alcuno che conoscesse

luogo della sua sepoltura

Abraam
nacque
in

Patriarca

Abraani fu figliuolo di Tara, e


Caldea
,

Ur

citta di

V anno quarantatre

di

Nino

re d' Assiria. Questi per

comandamento

di Dio,
:

insieme con Sara sua moglie venne in (]anaam


quivi essendo gi d' et di novantanove anni
,

avendo

prima d'Agar serva


Sara gih vecchia
,

egizia avuto Ismael,


gli

gener in
li

come annunziato

fu da' tre
,

quali gli apparvero nella valle di


gliuolo
il

Mambre

un

fi-

quale chiam Isaac: e avendogli comandato


gli facesse

Iddio che egli

sacrificio del detto Isaac

con

lui insieme,
,

portando esso un fascio di legne in


il

collo

Abraam

fuoco e

*1

coltello in

mano, n'an*

d sopra una montagna:


il

e quivi essendo per uccidere


il

figliuolo,
,

per immolarlo secondo


fu preso
il

comandamento

d' Iddio

gli
il

braccio

e mostratogli
,

un
ri-

montone
ta la

quale in una macchia di pruni era

tenuto da quelli per le corna;

come Iddio
il

volle,
,

veduil

sua obbedienza

lasciato

figliuolo
i

sacrific

montone. Costui fu quegli che

vinti

re di

Soddoma,

, ,

SOPRA DANTE
e riscosso Lot suo nipote
sacrificio
,

a37
e sacerdote

pimieramente offerse per

pane e \ino
:

a Melcbisedecli re

di
a'

Salem

a costui fece Iddio la proniessione di dare

suoi discendenti la terra abbondante di latte e di


il

mele:

quale essendo gi d' et di centosettanlaciii'


da' figliuoli seppellito nel

que anni mor, e fu


d'

campo

Efron

de' figliuoli di
,

Seor Eteo della regione di

Mambre

il

quale avea comperato in quello uso


,

quando mori Sara sua moglie

da' figliuoli di Net


,

costui

chiamato Patriarca
,

_,

a piter

che in latino

viene a dir padre


cipe
:

e arcos

che \iene a dire prin:

e cosi resulta principe de' padri

David
:

re

Questi fu figliuolo di Tesse della trib di Giuda

e le-

vato giovane da guardare le pecore del padrej peroc-

ch ammaestrato era di sonare


servigio di Saul re
, il

la

celer

venne

al
al-

quale esso col suo suono


il

quanto mitigava dalla noia che


volta gli dava
tere
:

demonio alcuna

ed essendo giovanetto and a combat,

con Golia Filisteo


5

il

quale avea statura di


,

gi-

gante

e lui con la fionda (i)


,

la

quale ottimamente
5

sapea adoperare
egli

e con alquante pietre uccise

onde
fi^

merit

la grazia

del popolo

ed ebbe Micol

gliuola di Saul per moglie: racquist


la quale al

V arca Jvederi s,
per forza di
,

popolo d' Israel era


:

stata

guerra tolta

e fu valoroso
,

uomo
al

in guerra

e lunga

persecuzione pati da Saul

quale per invidia era


Filistei

venuto in odio
stato sconfitto

ultimamente essendo da'


,

Saul

e' figliuoli in
,

Gelboe, e quivi

so

medesimo avendo ucciso

fu in suo luogo coronato

,,

238
re
;

COINIENTO DEL BOCCACCI


Dio
:

e nelle sue opere fu grato a


figliuoli
,

e avuti
si

di pi
,

femmine
Israel

e invecchiato molto

mor
,

lasci in suo
,

luogo re Salomone suo figliuolo


,

E
,

cio Jacob

il

quale fu figliuolo di Isaac: ed


e

essendo prima del ventre del-a madre uscito Esa

per quello appartenendosi a

lui

le

prime geniture
gli

quelle acquist con una scodella di lenti la quale

don, tornando

esso affamato da cacciare: e tornan-

dosi esso di Mesopotanin, dove

dopo
,

la

morte d'Isaac,

per paura d'Esa fuggito


si

s*

era

siccome nel Genesi


lui

legge, tutta

una notte fece con un uomo da


:

non

conosciuto alle braccia

e
1'

non potendo da

quell' uo-

mo
se

esser vinto
',

venendo

aurora, disse quell'

uomo:
,

lasciami

al

quale Giacob rispose di non lasciarlo


fosse
:

da lui benedetto non


il
:

il

quale colui doman-

dando come era


chiamato Jacob
tuo

nome

suo, a cui esso rispose, io son

e quell'

uomo

disse

non

fa cos, il

nome
, :

sar Israel; perciocch se tu se'forte contro a


altri

Dio

pensa quello che tu potrai contro agli


e toccatogli
il

uo-

mini
in

nervo

dell'

anca

gliele indeboli
:

si fatta

maniera

che sempre poi and sciancato


i

per questa cagione

Giudei non mangiano


il

di nervo

col padre, cio Isaac,

quale fu figliuolo d'Abraam

e co' suoi nati


dici acquistati

cio di

Giacob,

li

quali furono do:

di

quattro femmine
,

e da' quali le

dodici tribi d' Israel ebbero origine

e ciascuna fu di-

nominata da un

di questi dodici
.

cio da quello dal

quale aveva orgine tratta

con Rachele y per cui tanto f'


,

Jacob

il

quale avendo per

li

consigli di

Rebecca sua

madre

ricevute tutte le

benedizioni da Isaac suo pa-

SOPRA DANTE
re
,

289
detto
di-

le quali

Esa
gli

quantunque per una minestra di


,

lenti

vendute

avesse

come
in

di sopra

ceva che a lui appartenevano siccome a primogenito,

per paura di
fratello di

lui se n'

and

Mesopotania a Labaro,
;

tlebecca sua madre


,

il

quale

Labam

avea

due
si

figliuole

Lia e Rachel : e piacendogli Rachel,

convenne con

Labam
:

di servirlo sette anni, ed esso


il

in

luogo di guiderdone, fatto


e

servigio
sette

gli

dovesse
,

dare per moglie Rachel

avendo
,

anni servito

ed essendo celebrate

le
,

nozze

nelle

quali credeva

Rachel

essergli data

la

mattina seguente trov che

gli era stata

da

Labam
suocero

messa

la

notte preterita nel


:

letto

in luogo di Rachel, Lia, la quale era cispa


al
,

di

che dolendosi
della contrada
rilasse

gli
,

fu risposto che l'usanza


la

non pativa
colei
gli
:

che

pi giovane

si

ma
se
si-

prima che
il

che di pi et fosse;
in

ma

servire

volesse

darebbe

capo del tempo

milmente Rachel
gli

di

che convenutosi insieme, che


,

esso servisse altri sette anni

come
;

serviti gli

ebbe

fu da

Labam

conceduta Rachel
,

e questo quel,

lo

che r autore intende

quando dice, Rachele per

cui tanto fe\ cio tanto tempo servi.

Fu

questo Ja-

cob buono uomo nel cospetto di Dio


se di

e per

fame fu
pae-

costretto egli e' figliuoli e' nipoti di partirsi del

Cananea,
,

d'andarne in Egitto

laddove Josef
altri
fi-

suo figliuolo
gliuoli

il

quale esso per inganno degli


,

lungo tempo davanti credeva morto

era pre-

fetto de' granai di

Faraone

e quivi onoratamente ri-

cevuto
fu
il

gi vecchio d' et di centodieci anni

mori; e

gitto

corpo suo con odorifere spezie seppellito in E5 avendo egli avanti la morte scon furati i fi-

24o
gliiioli,

COMENTO DEL BOCCACCI


che quando da Dio
vicitati
,

fossero,

e neh

terra di promissione tornassero

seco d quindi l'ossa


,

sua ne portassero

E altri
,

molti
,

siccome Eva, Set,


Ezechiel, Daniel
,

Sara

Kebecca

Isaia

Jerema

e gli altri profeti e Giovanni Batista


sti,

e simili a

que-

efecegli beati, menandonegli

in vita eterna, nella


:

quale vera e perpetua beatitudine

E vo' che sappi


Spiriti

che dinanzi

ad

essi

,.

cio innanzi che costoro beatificati fossero

umani non eran

salvati

e ci era per lo peccato del

primo parente
tolta

il

quale
eolp*

ancora non era purgato


per

ma

via quella
clie

la passione di Cristo,

furon quelli

bene arca,

no aoperato

liberati

dalla prigione del diavolo

e
,

aperta loro e a coloro che appresso doveanos venii'e


e

bene adoperare,

la

porta del paradiso.

Non
1

lascia-

vam.

V andar

Questa

la seconda parte principale

della seconda di questo canto,

nella quale
,

autore

dimostra

come procedendo

avanti

pervenisse a ve-

dere la terza spezie degli

spiriti

che in quel cerchio


1'

dimoravano Ed
.

in questa parte fa

autore quattro

cose: nella prima dice s aver veduto in quel luogo

un lume

nella seconda dice


,

come
:

Virgilio da quat-

tro poeti fu

tornando

ricevuto

nella terza

dice

come con come


quivi

quegli cinque poeti entrasse in


i

un

castello

nel quale vide

magnifchi

spiriti

nella quarta dice,


si

egli e Virgilio dagli quattro poeti

partissero

La seconda comincia
:

quivi

In tanto voce. La
,

terza
:

Cos

andammo infmo
.

La quarta
:

quivi

La

sesta
,

compagnia
,

Dice adunque

Noti lascia-

yam

Virgilio ed io

V andar perdi

g dicessi , cio

ragionasse

SOPRA DANTE Ma passavam, andando


:

a4i
,

la telva tut-

tavia

appresso questo dichiara s medesimo, qual

selva voglia dire dicendo

La

selva dico

di spiriti spessi :
,

volendo in questo dare ad intendere


essere cosi spesso di spiriti
,

quello luogo

come

le selve

sono d*

al-

beri

Non
cio

era lunga ancor la nostra via


e'

non
, il

eravam molto dilungati


Alcuna

Di qua dal
suono:

sonno
li

quale nel principio di questo canto mostra


.

fosse rotto

lettera

ha

Di qua dal
,

ed

allora

si
il

dee intendere questo suono

per quello
alcuna
let-

che fece
tera

tuono

il

quale

il

dest.
il

Ed

ha
il

Di qua dal tuono ,


:

quale di sopra dice

che

dest

e ciascuna di queste lettere


si
,

buona

perciocch per alcuna di esse non


la sentenza dell'autore:

muta n vizia quando io vidi un fuoco


,

un lume
una
sia
,

Che Emisperio
,

Emisperio

la

mezza

parte d' una spera

cio d'

un corpo
della

ritondo

come

palla, del quale alcun

lume, quantunque grande


met:

non pu pi vedere (i)


,

Di
,

tenebre

scinda

Qui non

vuole altro dir


,

1*

autore, se

non che
allumi:

quel fuoco, ovver lume

vinceva le tenebre

nandole della mezza parte di quello luogo ritondo

dimostrare che questo lume non toccava quelle altre

due maniere
sciuti fossero

di genti

delle quali di sopra


tali
,

ha detto

perciocch non furon


.

che per gran cose cono-

Di lungi

u^

me

ancora un poco 5
Manca

Ma

eravamo y da questo lunon s , n' eravamo lon-

(1)

nel

MS.

della mela:
I,

COM.

m DANTE

T.

16

24^

COMENTO DEL BOCCACCI


non
discernessi
,

tani , che io

per lo splendore di quel

lume, in parte , quasi dica non perci a pieno : Che


orrevol
,

cio onorevole
,

gente possedea

cio di.

morando occupava

quel loco , nel quale eravamo


1'

O tuy
sieno
l

Virgilio

domanda qui
,

autore chi coloro

quali
1'

hanno luce
:

dove quelli che passali


,

sono non

hanno

che onori
1'

col

ben sapere l'una,


.

e col bene esercitar


Catta qui
1'

altra

ogni scienza ed arte

autore la benivolenza del suo maestro


,

commendandolo
scienza e d' arte
:

e dicendo

lui essere onoratore


,

di

dove da sapere
il

che secondoch
,

scrive Alberto sopra

sesto dell' Etica d' Aristotile


,

sapienza

scienza, arte

prudenza, ed

intelletto,

sono

in colai maniera differenti, che la sapienza delle cose

divine
feriori

le quali trascendono la natura delle cose in-

scienza delle cose inferiori


arte delle cose operate
alle cose

cio della lor


,

natura

da noi

questa
j

propriamente appartiene
per avventura questa
lativa,
si

meccaniche
la
,

e se

prende per
arte

scienza

specule

impropriamente detta

in

quanto con

sue regole e dimostrazioni ne costrigne infra certi


termini
:

prudenza delle cose che deono essere


:

considerale da noi

onde noi diciamo colui

esser pru1'

dente,
si

il

quale buono consigi iatorej

ma

intelletto
sic-

dee propriamente alle preposizioni che

si

fanno,
.

come
que

ogni tutto maggiore che la sua parte


l'autore Virgilio nelle
egli

Estolle

adunque qui
,

due

di queste cin-

dicendo che

onora scienza ed arte , bene e

maestrevolmente operandole, siccome appare ne'suol


libri
,

ne' quali esso agi' inlelligcnl

si

dimostra ouie in naturale.

mamente

aver sentito in

filosofia

morale

SOPRA DANTE
il

243
si

elle aspetta alla scienza

e oltre a ci

dimostra
alla

mirabilmente avere adoperalo in ci che


posizione de' suol

comlibe-

poemi
essi

alle parti di quelli si ri-

chiede

usando in
,

V
le

artificio di

qualunque

rale arte

secondoch

opportunit hanno richiesto.


arte

questo appartiene
;

ali*

non meccanica, ma spe-

culativa

e perci meritamente queste lode dall* au-

tore attribuite gli sono

Questi
il

citi

sono

e*

hanno tanta orranza


gli

qual vocabolo per cagion del verso


,

conviene as,

sincopare

e dire

per onoranza
,

orranza

modo
veduti

degli altri
,

li

quali per Infno a qui

Che dal abbiam


,

gli diparte f in quanto


passati sono

hanno alcuna luce

dove quelli che


cio Virgilio
ta
, ,

non hanno

quegli ,
1'

disse
,

a me

V onrata ,

cio

onora-

nominanza
j^

puossi qui nominanza intender per

fama

Che di
chi
e
si

lor suona su nella tua vita


,

nella quale questi cotall


,

si

nelle scritture degli anti-

ancora ne' ragionamenti de' moderni rac-

cordati sono:

Grazia y
gli

singulare, acquista nel Ciely


,

da Dio

che

luce lasciati

avanza oltre a quelli che senza abbiamo Intorno alla quale risposta
.

dobbiamo
na

sapere

aver luogo quello che della divi,

giustizia si dice cio


,

che

ella

non

lascia
5

alcun
per-

male impunito
ciocch questi
le quali tutte
,

n alcun bene irremunerato


de' quali l^autor
,

domanda, sono genti

virtuosamente
,

ed in bene della repub-,

blica

umana

quanto

al

mortai vivere, adoperarono


,

ma
loro

perciocch non conobbero Iddio

non fecero

le

buone operazioni per Dio

e per questo

non

a 44

COMENTO DEL BOCCACCI


1'

meritarono

eterna gloria

la

quale Iddio concede

per merito a coloro che avendo rispetto a lui adoperaa bene


j

ma nondimeno
i

perciocch bene adopera-

rono, e dispiacque loro

vizii e le

mal

fatte cose,

quan-

tunque

il

rispetto per ignoranza


essi di ci

non

fosse

buono, pur
:

pare che

alcun premio meritino


,

il

quale

secondo

la

intenzion di Virgilio
in soiferire
vita
;

che la giustizia
per fama \i-

di

Dio renda loro,


che
fatte

che

essi

Tano nella presente


gilio,
la

perch bene dice esso Vir-

loro onorata nominanza, delle operazioni


,

bene

da loro

acquista grazia nel cielo, la quale


agli altri noi
la

concede loro lume, dove

concede, /nseconda parte


Virgilio
:

tanto voce fu. Dissi qui cominciare


della seconda principale
essere slato
,

nella qual mostra

da quattro poeti onoratamente ricevuto


,

e dice
alla

Intanto

cio mentre Virgilio


,

mi rispondeva
,

domanda

fatta

come
.

di sopra appare
la

voce

differenza del suono


l'

voce propriamente
il

del-

uomo ,
,

in quanto esprime

concetto della mente

quando

prolata; ogni altra cosa per la bocca dell'uo*

mo

d'

alcun altro animale


:

o di qualunque altra

cosa, o suono o sufolo

e questi suoni

hanno diversi
na:

nomi

secondo

la diversit delle cose dalle quali


,

scono yfu per

me

cio da

me

udita

cosi fatta

Onorate
fosse

V altissimo poeta ^
,

e questa, per quello che poi segue


,

mostra che detta

di chi

che se

la dicesse
si

a quelli quattro poeti

che poi incontro

gli

fecero.
,

Ed

assai

onora qui
,

Dante Virgilio

in

quanto dice
si

altissimo
,

il

quale

adiettivo degnaraenta
egli di

confa a Virgilio

perciocch
in arte

gran lunga trapass in iscienza ed

ogni

SOPRA DANTE
latin poeta
,

^45
cio di Viral
.

stato davanti
stato sia
.

da

lui,

o che poi per infino


,

qusto
gilio
,

tempo

Z* ombra sua
^

torna , eh' era dipartita


,

quando and

soccorso dell' autore

come
,

di sopra dimostrato

Poich la

'Voce

gi detta

/ii ristata
,

e queta
,

Vidi quattro grand' ombre


grandi per dignit
,

non

di statura
1'

ma
t

a noi venire, come


,

uno amico

Va a rlcoglier

1'

altro

quando
ti

d*
,

alcuna parte torna

Sembianza a^^ewan
dimostra
l'

trista

ne lieta

In questa dlscrlzione della sembianza di questi poeti


autore la gravit e la costanza di questi so-

lenni uomini j perciocch


turi e savi

costume laudevole de' ma-

uomini

non mutar sembiante per cosa


,

che avvegna o prospera o avversa


"viso

ma

con eguale

animo
;

le felicit e le avversit

sopravvegnenti
,

ricevono

perciocch chi altrimenti fa

mostra s

es-

sre di leggiere stro


,

animo

e di volubile

Lo buon Mae*
,

Virgilio

cominci a dire

Mira

colui con quella

spada in mafio
bellico
,

la spada

un istrumento
1'

e per per quella

vuol dare

autore ad intendere di che materia colui


:

che

la

portava cantasse

e per a lui

non ad alcun
il

degli

altri, la
si

descrive in

mano

perciocch

primo

fu che

creda che in
,

istilo

metrico scrivesse d guerpare


,

re e di battaglie

e per Conseguente

che chi

dopo

lui scritto n'

ha

l'abbia avuto da lu.


,

Che

vieti
j,

dinanzi a'

tre

poeti che

4 seguono siccome Sire

cio signore e

maggiore

Egli e Omero poeta sovrano


Beir orgine
,

della vita

e degli studil
*

d'Omero

se-

condoch diceva Leon Tessalo

scrive ita Valente

a46
che alcun

COMENTO DEL BOCCCCI


,

uomo Greco
Omero

chiamato Callimaco

pi pienamente
si

altro: nelle scritture del quale

legge,

che
,

fu d' umile nazione ; perciocch in Ismirna


d"*

in que' tempi nobile citt

Asia

il

padre di lui in
,

pubblica taverna fu venditore di vino a minuto

e la

madre fu
fra noi

venditrice d' erbe nella piazza

come qui
non
il

son le trecche^ nondimeno, comech in Ismiri

na
sa

suol parenti facessero

predetti esercizii

si

certamente di qual
la

citlh esso natio fosse

vero

che per

sua singular sufficienza in poesia, sette no-

bili citlh di

Grecia insieme lungamente ebber qul,

stione della sua orgine

affermando ciascuna d'

esse,

e con alcune ragioni dimostrando, lui essere stato suo


cittadino
5

e le citt furon queste


,

Samos

Smirne

Chios

Colofon, Philos
,

Argos, Atene 5 e alcune di


feciono onorevole e magnifittizia fosse
,

queste furono
fica sepoltura ,

le quali

li

quantunque

e ci fecero

per rendere con quella a coloro

li

quali non sape-

vano dove

stato

si

fosse seppellito
:

testimonianza lui

essere stato suo cittadino

e quelli di Smirne,

non

so-

lamente sepoltura,
nel quale

ma

gli

fecero

un

notabile tempio,

non altrimenti che


secondo
il

se del

numero
,

de' loro
la

iddi stato fosse,

loro errore

onorarono
.

sua

memoria per molte


dai pili reputato
, ,

centinaia d' anni

Fu

nondi,

meno

che
,

egli fosse

Ismirneo
allevato
,

o
di-

perocch

come
il

detto
la

in

Smirne fu
di lui
,

morandovi
gli

padre e

madre

o che di ci

Smlrnei mostrassero pi chiara testimonianza che


delP
altre citlh
:

gli altri

e cosi mostra di credere

Lu-

cano dove dice

Quantum Smrnei durabunt

vatis honoi'cs,

SOr^RA
dcenclo
.

DANTE
valente

Hi
uomo, secondo

d^Omero Fu questo
,

Callimaco
detto da

nominato Omero per


,

lo vaticinio di lui

un matematico
,

il
il

quale per avventura inquale disse


,

tervenne

nascendo

egli,

colui che

al

presente nasce morr cieco

e per questo fu dal pa-

dre nominato

Omero
non

il

quale

nome
,

composto ah
,

che in latino viene a dire io


,

mi

che in

la-

tino viene a dire

ed ero

che

in latino viene a

dire veggio

e cosi tutto insieme viene a dire io


nel processo apparir
.
,

non
il
,

peggio

come

secondo

vaticinio

mori cieco

Questi dalla sua fanciullezza


la

aiutandolo
dii
:

come poteva
sotto

madre

si

diede agli stu-

e udite sotto diversi dottori le liberali arti, lungo

tempo ud
questo
se n'

un poeta chiamato Pronapide


5

chia*

rissimo in quei tempi in quella facult


,

e appresso

partitosi di Grecia,

seguendo

famosi studi i

and in Egitto, dove

sotto molti valenti


,

uomini
tempi

ud poesia e
sotto

filosofa e altre scienze

e
,

massimamente

un

filosofo

chiamato Fai acro


;

in quelli

sopra ogn' altro famoso

ed in Egitto persever nel


1

torno di venti anni

con maravigliosa sollecitudine


,

e quindi poi se ne torn in Arcadia

dove per infersi

mit perde

il

vedere

E cieco e povero
di tredici
,

crede che
ti-

componesse nel torno


tolati
,

volumi variamente
si

e tutti in istilo eroico


,

de' quali ancora


,

tro-

vano alquanti

e massimamente la Iliade
,

distinta in

ventiquattro libri

nella quale tratta delle battaglie


alla

de'Greci e de'Troiani, infino

morte d'Ettore, mira-

bilmente

commendando Achille.Compose similemente


Ulisse
li

l'Odissea in ventiquattro libri partita, nella quale tratta


gli errori d'
,

quali dieci anni

pecseverarono

a4B
dopo
il

GOMENTO DEL BOCCACCI


disfacimento di Troia. Scrisse siraileniente
,

tirt

libro delle laude degl' iddii

il

cui titolo non

mi

ri-

corda d' avere udito


in

Scrisse ancora

un
,

libro distinto

due nel quale


rane

scrisse
e' topi
,

una

battaglia

ovvero guerra

stata tra le

la quale non finse senza ma.

ravigliosa e laude vole intenzione

Compose
iddii
,

oltre

ci

un

libro della generazion

degF

e compose-

ne uno chiamato
vai

Egam
il

la

materia del quale non tro-

mai qual

fosse.:

e sirailemente pi altri infino in

tredici, de' quali

tempo ogni

cosa divorante, e mas-

simamente dove
ta,

la negligenza degli

uomini

il

permet,

ba non solamente
1

tolta la notzia delle

materie

ma
in

ancora ba
Latini
.

lor

nomi

nascosi

e spezialmente a noi
sia

accioccb questo non

pretermesso

tanto pregio fu la sua Iliade appo


lenti
,

gli scienziati

e vavin-

uomini che avendo Alessandro Macedonico


,

to

Dario re di Persia

e presa Persida reale citt

tro
:

v in

essa tanto tesoro,

che vedendolo obstupefece


gioielli
,

ed

essendo in quello molti e carissimi


essi

trov tra

una

cassetta preziosissima per maestero, e caris-

sima per ornamento di pietre e di perle: e


baroni
,

co' suoi

siccome scrive Quinto Curzio


stilo scrisse
1'

il

quale in

leggiadro e laudevole

opere del detto


,

Alessandro

come

cosa mirabile riguardandola


essi

do-

mand
vasello
scettro
:

qual cosa di quelle che

sapessero

paresse

loro piuttosto che alcuni altri, da servare in cosi caro

non

v'

ebbe alcuno che

la real corona,
,

o lo

altro reale

ornamento dicesse

ma

tutti
,

con
cio(>

Alessandro insieme in una sentenza concorsono

che

preziosa cassa

cosa

alcuna pi degnamente
d'

servar

non potea

che

la Iliade

Omero:

e cosi a

SOPRA DANTE
lervar quel libro fu deputala
giare
.

^49
nel

Fu Omero

man-

enei bere moderatissimo, e non solamente fu


,

da breve e poco sonno

ma

quello prese con gran

disagio; perciocch, o povert o astinenza

che ne

fosse

cagione

il

suo dormire era in su un pezzp di rete di

funi, alquanto sospeso

da

terra, senza alcuni altri

pan-

ni

Fu

oltre a ci poverissimo tanto, che essendo cie-

co

non aveva
che
il

di

che potesse dare


,

le spese

ad un fanin parte al,

ciullo

guidasse per la via


J

quando

cuna andar volesse

e la sua povert era volontaria


si

perciocch delle temporali sustanze niente

curava

Fu

di piccola statura,
:

con poca barba e con pochi


vita
,

capelli

di
.

mansueto animo e d' onesta

e di po-

che parole

j^

oltre a
,

ci alcuna volta fieramente

infestato dalla fortuna

e tra

altre

essendo in Ate,

ne

ed avendo parte della sua Iliade recitata


^

il

vol-

lero gli Ateniesi lapidare

perciocch in essa
scritto g' iddii

poeti-

camente parlando
all'altro aver

aveva

T un contro
gli
,

combattuto; non sentendo


i

Ateniesi

ancora quali fossero

vela menti poetici

n quello
s'

che per quelle battaglie degl* iddii


desse
:

Omero

intenil

e per questo credendosi lui esser pazzo,

vol-

lero uccidere

e se stato
,

non

fosse

un valente uomo
,

e potente nella citt

chiamato Leontonio
il

il

qualt

dal furioso empito degli Ateniesi

liber, senza

dub-

bio r avrebbono uccso


il

La quale
egli

bestiale

ingiuria,

povero poeta non lasci senza vendetta passare,


,

perciocch appresso questo


cui titolo fu
egli

scrisse

un

libro

il

De

verbositate Atheniensum, nel quale


i

morse fieramente

vizii degli Ateniesi,

mostran-

do nel vulgo

di quelli nulla altra cosa*Tessere

che pa-

lio
role
.

COMENTO BEL BOCCACCt


E
altra fiata

essendo chiamato da Ermolao

re

ovvero tiranno d'Atene


per lui n per tutto
re una
il

quasi sprezzandolo disse, che

suo regno non vorrebbe perde-

menoma

sillaba d'

un suo

verso
,

e che esso

co' suoi versi possedeva

maggior regno
:

che Ermolao
la

non faceva con

la

sua gente d' arme


il

per

qual cosa

turbato Ermolao

fece prendere, e crudelmente bat-

tere e poi metterlo in pregione: nella quale avendolo

otto mesi tenuto

n per questo vedendolo piegarsi

in parte alcuna dalla libert dell'


lasciare:

animo suo

il

fece

n pot fare che con


,

lui volesse

rimanere.
,

Della morte sua

secondoch scrive Callimaco

fu

uno

strano accidente cagione^ perciocch essendo egli


,

in Arcadia

ed andando solo su per lecito del mare,


,

senti pescatori

li

quali sopra

uno

scoglio
reti
:

si

stavano

forse

tendendo o racconciando loro


se preso avessero
,

li

quali esso

domand
si

intendendo seco mede-

simo de' pesci . Costoro risposero, che quelli che preaveano avean perduti, e quelli che presi non avease

no

ne portavano
i

Era

stata

fortuna in mare
,

per noa avendo


loro usanza
,

pescatori potuto pescare


,

come
essi

s'erano stati al sole


,

vestimenti loro

aveano cerchi

e purgati di que' vermini che in

nascono

e quegli che nel cercar trovati e presi avea,

no

gli

aveano uccisi

e quegli che presi

non aveano,
.

essendosi ne' vestimnti rimasi, ne portavan seco

O-

mero
oscura

udita la
,

risposta de' pescatori


al

ed essendogli
,

mentre

doverla intendere andava sospeso


la

per caso percosse in una pietra, per


e fieramente nel cader percosse
il
,

qual cosa cadde,

e di quella percossa

terzo di appresso

si

mori

Alcuni voglion dire, che

,, ,

SOPRA DANTE

*5i

non potendo intender la risposta fattagi da'pescatori, entr in tanta mannconia che una febbre il prese
della quale in pochi di
si

mor, e poveramente in
poi portando
gli

Arcadia fu seppellito

Donde
,

Ateil

niesi le sue ossa in Atene

in quella onorevolmente

seppellirono.

Fu adunque ma

costui estimato
,

il

pi soleni

ne poeta che avesse Grecia


in

n fu pure appo
i

Greci

sommo
,

pregio,

ancora appo

Latini in tanta
si

grazia
stato

che per molti eccellenti uomini

trova essere
gli altri

maravigliosamente commendato: e intra

nel quinto delle sue Quistioni Tusculane scrive Tullio


cos di lui
;

Traditum

est

fuisse: at ejus picturam^

etiam Homerum caecum non poesin videmus Quae


, ,

regio

quae ora qui locus Graeciae


,

quae species
,

formae, quae pugna, quae acies


ut quae ipse

quod remigium

qui motus hominum, qui ferarum non ita expictus


estf

non

viderit , nos ut videremus ef"


i

fecerit? ec.

N si

sono vergognati

nostri poeti di se-

guire in molte cose le sue vestigio, e


gilio j

massimamente Viril

per

la

qual cosa meritamente qui


.

nostro au-

tore

il

chiama poeta sovrano

Fiori

adunque questo

mirabile

uomo chiamato da
,

Giustiniano Cesare, pa

dre d' ogni

virt

secondo P opinione d' alcuni

ne' tempi che Melanto regnava in


Silvio regnava in

Atene, ed Enea
,

Alba

Eratostene dice
.

che

egli fu
,

cento anni polche Troia fu presa


lui essere stato

Aristarco dice

dopo V emigrazion ionica cento anni


,

regnante Echestrato re di Lacedemonia


Silvio re d'Alba. Altri vogliono che fosse

e Latino

dopo questo
,

tempo

detto

essendo Labote re di Lacedemonia


d'

ed Alba Silvio re

Alba

Filocoro dice, che egli fu

aSa
a'

GOMENTO DEL
il
,

BOCCACCl
gli

tempi di Archippo,

quale era appo

Ateniesi

nel

supremo maestrato
*

cio centottanta anni


,

dopo

la

presura di Troia
rente la

Archiloco dice
,

che

egli

fu cor-

XXIII. Olimpiade

cio cinquecento anni

dopo

il

disfacimento di Troia. Apollodoro gramatico,


,

ed Eufarblo istoriografo testimoniano


stato avanti

Omero
la

essere

che

Roma
,

fosse fatta centoventiquattro


,

anni

come

dice Cornelio Nepote

avanti
i

prima

Olimpiade cento anni


pa Silvio
,

regnante appo

Latini
.

A grip-

ed in Lacedemonia Archelao

Del quale

perci cos particulare investigazione del suo tempo

ho

fatta

perch comprender
lui

si
,

possa

poi tanti va-

lenti

uomini di
fossero
,

scrissero

quantunque concordi
essere
,

non
per

ci avvenuto

non poter
.

se

non

la

sua preeminenza sngulare


,

L* altro e Orazio satiro

che viene
assai

Orazio Fiacco fu di nazione

umile e depressa
libertino
:

perciocch egli fu figliuolo d'


bertini
si

uomo

li-

dicevan quelli
il

li

quali erano stati figHuoli

d' alcun servo,


libert ridotto
,

quale dal suo signore fosse stato ia


:

e chiamavansi questi cotali liberti

fu di Venosa,

citt di

Puglia

e nacque sedici anni a*


fatto

vanti che Giulio Cesare fosse

dettatore
,

perpe*

Dove si studiasse o sotto che io mi ricordi ma uomo d'


tuo
.
j
,

cui

non

lessi

mai

altissima scienza e di
espertissisi

profonda fu, e massimamente in poesia fu

mo La
.

dimora sua fu
il

per quello che comprender

possa nelle sue opere,


rit la grazia

pii a

Roma, dove

venuto, me-

d'Ottaviano Cesare, e fugli conceduto d'esil

sere dell'ordine equestre, pi era venerabile assai


.

quale in

Roma

a que' tem-

Fu

oltre a ci fatto

maestro

SOPRA DANTE
della scena
:

a 53
di

e singularmente us

P amist

Mecena-

te nobilissimo

uomo
.

di

Roma

ed in poesia ottimaquella di \^irgi:

mente ammaestr
poeta che in
le

Us similmente
uomini
rec lo

lio e di alcuni altri eccellenti


Italia

e fu

il

primiero
,

stile

de' versi lirici

il

qua-

comech

in

Roma
gli

conosciuto non fosse, era lunga-

mente davanti da
simamente appo
san
d'

altre nazioni

avuto in pregio

mas-

Ebrei ^ perciocch, secondoch

Geronimo

scrive nel
,

proemio

libri

temporum
Sal,

Eusebio Cesariense
,

il

quale esso traslat di greco


il

in latino
terio
il
.

in versi

lirici

fu da'Salmisti composto

questo

stilo

us esso Orazio in un suo libro

quale nominato

Ode
,

Compose

oltre a ci

un

li-

bro chiamato Poelria


ro
,

nel quale egli

ammaestra colo-

li

quali a poesia vogliono attendere, di quello che


,

operando seguir debbono

e di quello da che

si

deb-

bon guardare
ni

volendo laudevolmente comporre. Ne,

gli altri suoi libri


,

siccome nelle Pistole, e

ne'

Sermo-

fu acerrimo riprenditore de'vizii, per la qualcosa


.

merit di esser chiamato poeta satiro


suoi
,

Altri libri de'


si
,

che
in

quattro predetti

non credo

trovino

Mori

Ptoma

d' et di cinquantasette anni


,

secondo

Eusebio dice in libro temporum


dello imperio d'Ottaviano

V anno
.

XXXVI.

Augusto

Owidio
desimo

il terzo

Publio Ovidio Nasone fu natio


in
,

della citt di
in

Sulmona

Abruzzo
quale
si

siccome

egli

me-

un suo libro
,

il

chiama de Tristi^

bus, testimonia

dicendo:
,

Salmo mihi patria

est gelidis uberrimus undis Millia qui decies distai ab Urbe nouem,

secondoch Eusebio in libro temporum dice

egli

254

COMENTO DEL BOCCACCI


nella patria sua
il
:

nacque

secondo anno del triumvie fu di famiglia assai one-

rato di Ottaviano Cesare


sta di quella citt
:

e dalla sua fanciullezza maraviglioagli studii della

samente fu
scienza.

il

suo ingegno inchinevole

Per la qual cosa siccome esso mostra nel preal,

legato libro

il

padre

plii volte si

sforz di farlo stufratello


,

diare in legge
le era di

siccome faceva un suo


5

il

qua-

pi tempo di lui
,

ma

traendolo la sua natu,

ra agli studi! poetici

avveniva
,

che non che

egli in

legge potesse studiare

ma

sforzandosi talvolta di vo,

lere alcuna cosa scrivere in soluto stile

quasi senza
la

avvedersene,

gli

venivano
:

scritti versi|

per

qual cosa

esso dice nel detto libro

Qaidquid conabar
della qual cosa
il

scribere
,

versus erat

padre

dice, che pi volte

il

ripre-

se

dicendo

Saepe pater dixit

studum quid inutile tentasi


.

Maeonides nullas
Per
si

ipse reliqut opes

la

qual cosa eziandio contro al piacer del padre


j

diede lutto alla poesia

e divenuto in ci

eruditis-

simo
gi

uomo

lasciata la patria se

ne venne a
,

Roma
:

imperando Ottaviano Augusto


la grazia

dove

singular-

meute merit

e la familiaritade di lui
all'

per sua opera fu ascritto


le
,

ordine equestre
,

il

qua-

per quello che io possa comprendere


oggi

era quel
:

medesimo che noi

chiamiamo

cavalleria

e oltre

a ci fu sommamente nell'amore de' romani giovani.

Compose
fu
il

costui pi libri essendo in

Roma
il

de' quali

primo quello che noi chiamiamo

l'Epistole: ap-

presso ne

compose uno

partito in tre,
altri
il

quale alcutilu-

no chiama Libcr Amorunii

chiama Sino

SOPRA.
lo
,

DANTE
,

a55

e pu
altra

P un

titolo l'altro avere, percloccli d'al-

cuna
da

cosa non parla

che di suoi innamora-

menti, e di sue lascivie, usate con


la
lui
,

una giovane ama.

la

quale

egli

nomina Corinna

puossi

dire

sxmWmenle Sine tituloy perciocch


,

d' alcuna
,

manon

teria continuata

dalla quale

si

possa intitolare

favella
tra
,

ma

alquanti versi d'una, e alquanti d' un' al-

e cos possiam dir di pezzi,

dicendo procede.
egli intitol

Compose ancora un
Fastis , et Nefastis

libro
,

il

quale

De
le-

cio de' di
,

ne' quali

era

cito di fare alcuna cosa

e di quelli che

lecito

non

era;

narrando in quello
,

le feste e' di solenni degl' id-

di! de'

Romani ed in che tempo e giorno vengano i come appo noi fanno i nostri calendari! e questo li:

bro partito

m sei libri
,

ne' quali tratta di sei mesi


,

e per questo appare non esser compiuto

o che pi
.

non ne

facesse

o che perduti sien


libro,
il

gli altri

Fece

ol-

tre a questo

un

quale partito in tre,


,

chiamasi de
vani
fece
egli
tri
ti
,

Arte amandi

dove
.

egli insegna a' gio-

ed

alle fanciidle

amare

oltre

questo ne

un
s'

altro

il

quale intitol de

Remedio , dove

ingegna d'insegnare disamorare.


,

fece pi al-

piccioli libretti

li

quali tutti sono in versi elegia-

nel quale stilo egli valse pi che


.

alcuno altro

poeta

Ultimamente compose

il

suo maggior volume

in versi esametri, e questo distinse in quindici libri; e

secondoch esso medesimo scrive nel libro de Tristi-

bus , convenendogli

di

Roma
.

andare in
,

esilio

non

ebbe spazio
gione
si

d'
,

emendarlo

Appresso

qual che la ca,

fosse

venuto in indegnazione 4' Ottaviano


gli

per comandamento di lui ne

convenne

ogni sua

li

56

COMENTO DEL BOCCACCI


Mar
,

cosa lasciata, andare ia una isola, la quale nel

maggiore

chiamata Tomitania: ed in quella relega-

to da Ottaviano, stette Infno alla morte.


la nella

questa iso-

pi lontana parte che

sia
,

nel
il

Mar maggiore
quale
,

nella foce d'

un fiume

de' Golchi

si

chlanra
al-

PJiasis

E
,

in questo esilia tiimorando

compose
j

cuni

libri

siccome fu quello de Tristihus


.

in tre

libri partito

Componevi quello,

il

quale egli intitola

in Ibin
to
,

Composevi quello che

egli intitola
,

de Pori^
che di

e tutti sono in versi elegia ti

come

quelli

sopra

dicemmo

La

cagione per la quale fu da Ot,

taviano in Tomitania rilegato


nel libro

siccome

egli

scrive

de Tristibus
5

mostra fosse l'una delle due>


:

o amendue

e questo mostra scrivendo

Perdiderint me

cum duo crlmina carnieri,


dice che fu
1'

et error^

La prima adunque

aver veduta alcuna

cosa d' Ottaviano Cesare, la quale esso Ottaviano

non

avrebbe voluto che alcuno veduta avesse


sta si

e di que:

duole molto nel detto libro


vidi
,

dicendo

Car aliquid

cur lumina noxia feci ?


,

Ma

che cosa questa fosse

in alcuna parte
,

non

iscrive

dicendo convenirgliele tacere

quivi

uilterius facti culpa silenda mihi est

La seconda

cagione dice che fu l'avere composto


,

il li-

bro de udrte amandi

il

quale pareva molto dover

adoperare contro a'buoni costumi de' giovani e delle

donne
molto

di
,

Roma E
.

di questo nel detto libro


s'

si

duol

e quanto

pu

ingegna di mostrare questo


.

peccato non aver meritata quella pena

Alcuni ag*

giungono una terza cagione, e vogliono


leso iu Livia moglie d' Ottaviano
,

lui essersi in-

lei

esser

quella

SOPRA DANTE
la

257
essere stata gi

quale esso sovente nomina Corinna; e di questo es,

sendo nata in Ottaviano una sospezione


cagione dello
esilio datogli.

Ultimamente essendo
,

d' et di cinquantaotto anni


rio Cesare
,

1'

anno quarto di Tibe-

secondoch Eusebio in libro temporum

scrve, nella predetta isola

Tomitania

fini

giorni suoi:
li

e quivi fu seppellito. Sono


li

nondimeno alcuni

qua-

mostran di credere

lui essere stato rivocato

da Otfafat-

taviano a

Roma
,

della qual tornata molti

Romani

cendo mirabile
tisi

festa, e

per questo a lui ritornante


,

incontro

fu tanta la moltitudine

la

quale senza
festa
,

alcuno ordine volendogli ciascun far motto e


elle nel
il

mezzo

di s inconsideratamente striguendolo,
.

costrinse a morire

r ultimo

Lucano
Dove
,

Il

nome

di costui

se-

condoch Eusebio in libro temporum scrive

fu
,

M. Auneo Lucano
donde
ro
.

nascesse

o in Gorduba
assai

suol furono
figliuolo di
,

o in

Roma

non
,

chia-

Fu

Lucio Anneo Mela


,

e di Filla

sua moglie
di Seneca

il

quale Anneo Mela


,

fu fratel carnale
.

Morale

maestro di Nerone
ingegno molto

Giovane uo,

mo

fu e di laudevole

siccome nel

libro delle guerre cittadine tra Cesare e

Pompeo da lui
esti-

composto appare

Fu

alquanto presuntuoso in

mare
ci

della sua sufficienza, oltre al convenevole^ persi

che

legge

che avendo

egli

alcuna volta con

li

amici conferito, leggendo, del suo libro, dovette una


volta dire
:

che dite
?

mancaci cosa alcuna a essere

eguale al Culce

Gulice fu
,

un

libretto metrico

il
:

quale compose Virgilio

essendo ancora giovanetto

e posto che sia laudevole e bello, non per da coni'

eoM. DI DAUTE T.

17

, ,

2 58
j)a rare

COMENTO DEL BOCCACCI


air Eneida
,

e quantunque

Lucano

il

Culice
si

nomiaasse
fatta

fu assai bene dagli amici compreso > in


il

maniera
,

disse

che

egli

voleva che

s'

inten-

desse

se alcuna cosa pareva loro

che

al
;

suo lavoro
della

mancasse ad essere eguale air Enelda


cosa esso maravigliosamente s

qual
.

medesimo ingann
se

Appresso fu costui

chech cagion

ne fosse, assai

male

della grazia di Nerone, in tanto che per


i

Nerone

fu proibito che
letti
.

suoi versi
,

non fossono da alcuno


,

Sono

oltre a ci
,

e furono assai

li

quali esti-

marono

e stimano

costui

non

essere

da metter nel
stata negata la

numero
va

de' poeti

affermando essergli
la

laurea dal senato


:

quale

come

poeta addomanda,

e la cagione dicono essere stata


,

perciocch nel

collegio de' poeti fu determinato

costui
,

non avere

nella sua opera tenuto stilo poetico

ma

piuttosto di
si

storiografo metrico

questo assai leggiermente


stilo

conosce esser vero a chi riguarda lo

eroico d'
,

Oo

mero o
il

di Virgilio

il

tragedo di Seneca poeta


il

comico
,

di Plauto e di Terenzio, o
,

satiro d'

Ora-

zio
li

o di Persio o di Giovenale

con quello de' qua-

quello di

Lucano non
si

in alcuna cosa

conforme 5

ma comech

trattasse,
.

maravigliosa eccellenza d'inassai

gegno dimostra

Esso ancora

giovane

uomo

fu

da Nerone Cesare trovato essere


fatta

in

una congiurazione

contro a lui da un nobile giovane


altri
,

Romano chia:

mato Pisone, con molti

consenziente

e ritenuto

per quella, avendo veduto


cito scrive,

secondoch Cornelio Ta-

una femmina volgare chiamata Epicari


tormenti vinti
,

avere tutti

ultimamente

uccisasi
,

avanlich alcun de' congiurati nominar volesse

non

SOPRA DANTE
desimo
,

289
tor,

solamente alcuno n' aspett per non accusare so me-

ma
i

eziandio non sofferse di vedere n


,

menti n

tormentatori

ma come
gli

domandato fu

se in questa congiurazione era colpevole, prestamente


il

confess
,

non solamente

bast di avere accuAtilla sua

sato s

ma
la
,

con seco insieme accus

ma-

dre

per

qual cosa morto gi Lucio Anneo Seneca

suo zio

essendo a
il

che morire
vene
;

facesse

M. Annenio commesso da Nerone si fece in un bagno aprir le


,

e sentendo gi per lo

diminuimento del sangue


,

le parti inferiori divenir fredde


il

secondoch scrive

predetto Cornelio, ricordatosi di certi versi gi

composti da lui d' uno

uom
,

d'arme,

il

quale per per,

dimento di sangue morire in quelli racconta


a' clrcunstanti

quelli

raccont
.

ed in quelli l'ultime sue pa,

role e la vita finirono

Perocch ciascun
si

di
si

questi

quattro nominati

meco

conviene

cio

conf

o conforme

Nel nome che son la voce soia


cio che dice che ud

Onorate

altissimo poeta

nella qual voce sola


tivo se

non alcun

altro

nome
,

sustan-

non poeta

nel qual
lui
,

nome

dice

questi quat-

tro convenirsi

con

in quanto ciascun di questi

quattro cosi chiamato poeta


in altro con lui

come
;

Virgilio

ma

non

si

convengono

perciocch le
,

materie delle quali ciascun di loro parl

non furono
quanto
e degli

uniformi con quella di che

scrisse Virgilio: in

Omero

scrisse delle battaglie fatte


,

a Troia
satire

errori d' Ulisse

Orazio

scrisse
^

ode e
le

Ovidio

epistole e trasformazioni

Lucano

guerre cittadine

, ,

St6o

COMENTO DEL BOCCACCI


Pompeo
, :
,

di Cesare e di d'

e Virgilio scrisse la

venuta

Enea

in Italia

e le guerre cjuivi fatte da lui con

Turno

re de" Rutoli
,

Fawiomi onore
mente
sione
,

e di ci fanno bene
,

Convenevole cosa onorare ogni


quelli
li

uomo ma
medesima
.

spezial-

quali sono d* una

profes-

come
,

costoro erano con Virgilio


,

Cos , come
,

scritto

vidi adunar

cio congregare
,

essendosi

Virgilio congiunto con loro


in greco

la bella scuola. Scuola

viene a dire convocazione in latino; perli

ciocch per esse son convocati coloro

quali desiil

derano sotto

1'

audienza de' pi
,

savii

apprendere :

qual vocabolo

conciosiacosach sia alquanto discre,

pante da quello che V autore mostra di voler sentire


cio

non adunarsi

la

convocazione

ma
D

convocati
,

nondimeno
der per
la

tollerar si

pu
i

licenza poetica

ed inten,

convocazione
,

convocati.

que' signor

cio maestri e maggiori

deir altissimo canto ,

cio

del parlar poetico

il

quale senza alcun dubbio ogni

altro stilo trapassa,

siccome nelle parole seguenti l'au-

tor

medesimo

dice
.

Che sopra ogn^ aitilo come aquila 'vola Cio come V aquila vola sopra ogn' altro
,

uccello

cos
sti

il

canto poetico, e massimamente quello di que,

poeti

vola sopra ogn* altro cauto

e ancora sopra
a-

quello che alcun altro poeta da costoro in fuori


vessc fatto
: il

che

posloch d" alcuni, non credo di

tutti si verificasse

E poicli
si

egli ehber ragionato alquanto

puossi qui comprendere per

l'atto seguitone,
,

che dice
essi

volson verso lui con salutevol cenno

che

ra-

SOPRA DANTE
gionassero dell'autore
chi fosse colui
il
,

t^t
gli altri
:

domandando

Virgilio

quale seco menava

ed esso dicen,

dolo loro
valenti

commendando V autore molto come i uomini fanno che sempre commendano co,

loro de' quali parlano

se gi

non fossono evidente-

mente uomini infami


ce
,

ne segui ci che appresso di-

cio

a me con salute^'ol cenno : mio maestro sorrise di tanto Cio rallegrossi come colui al quale dilettava
F^olsonsi
"/

uo-*

mini di tanta autorit aver prestata fede


role
,

alle

sue pa-

e per quelle onorar colui


.

il

quale esso comla

mendato avea
rola che dice
,

nondimen qui da considerare

pa-

sorrise, la qual molti prenderebbono,

non per
lo

essersi rallegrato,
:

ma
1'

quasi schernendo quel-

aver fatto

la

qual cosa del tutto non da credere,

perciocch
risimile
il

1'

autore non

avrebbe

scritto

n ve,

dottore farsi beffe de' suoi uditori

con-

ciosiacosach nelP ingegno de' buoni uditori consista

gran parte delP onor del dottore^


bio pose
1'

ma senza
.
:

alcun dub-

autore quella parola sorrise avveduta*

mente

e la ragione
all'

pu

esser questa

il

riso so-

lamente

umana

spezie conceduto
;

alcuno altro

animale non che rida


tura voluto, acciocch

e questo mostra aver la na-

1'

uomo non

solamente parlan-

do

ma

ancora per quello mostri P intrinseca qualit

del cuore, la letizia del quale prestamente, molto pi

che per

le

parole
riso
,

si

dimostra per lo riso

il

vero

che questo

non in una medesima maniera


i

l'usa-

no

gli stolti

che fanno

savii

perciocch

poco av-

veduti uomini fanno le pi delle volte

un

riso grasso,

262
il

COMENTO DEL BOCCACCI


la faccia

quale rende
,

deforme
,

e fa lagrituar

gli

occhi

e ampliar la gola

e doler gli emualorl del

cerebro e

le parti interiori del

corpo vicine
.

al

polri-

mone
dono

e questo

non laudevole mai


,

I savii

non

a questo

modo

anzi
,

quando odono o veggono


la

cosa che piaccia loro

sorridono, e di qusto scintilla


,

per

gli

occhi una letzia piacevole


assai
,

quale rende
.

la

faccia pi bella

che non senza quello


si

Per-

ch

assai

ben comprender

puote

1'

autore aver

detto, Virgilio,
a grado
gli

come

savio, aver sorriso di quello

che
tal,

fu

Sono nondimeno alcuni, che par


turbano
:

volta

che sorridano quando alcuna cosa scherniscono


sdegnando
,

talvolta

si

Questo non da

dir sorridere
tizia
,

anzi

ghignare

e procede
,

non da
che

le-

ma

da malizia d' animo

per

la

qual

ci sforci

ziamo

di volere frodolentemente mostrare

piac-

cia quello

che

ci

dispiace

E pi d' onore ancora assai mifenno ^


cio feciono,
salutalo
:

non essendo contenti solamente ad averlo


onor che
gli

1'

fecero fu questo
,

cio

Che e' mi dichiararon


sia

mifecer della loro schiera


fra

loro esser poeta


,

e questo

propriamente aspetta
sanno che cosa

a coloro
,

li

quali conoscono e

poesia
:

siccome uomini che ia

quella sono ammaestrati

e questo fu per certo solen-

ne onore S
,

eli

io fui sesto tra cotanto senno


,

cio tra' cinque altri cosi notabili poeti


essere stato sesto in

io
:

mi

trovai

numero

in sofficlenza

non dice

Poeta
lare
.

perocch sarebbe paruto troppo superbo par-

Molti nondimeno redarguiscono per questa pa-

SOPRA DANTE
tola

2^53

autor di iattanza
esser dicevole
:

dicendo ad alcuno non star

bene n
la

il

commendar
il

medesimo

qual cosa vera


la verit
,

nondimeno

tacer di s
:

medee per-

simo

alcuna volta sarebbe dannoso


il

ci par di necessit

commendarsi d'alcuno suo lau-

devole merito alcuna fiata.


chiarato per Virgilio nel
esso discrive

questo n' assai di,

primo delP Eneida laddove


dove non sapendo in che

Enea

essere stato sospinto da tempestoso


,

mare
parte

nel lito affricano


si

fosse

e trovando la
,

madre

in

forma di cacegli fos-

ciatrice in

un bosco

e da

lei

domandalo chi

se

il

fa rispondere

Sumpius j^neas fama super aethera notus Direm noi qui Virgilio uomo pieno di tanto
,

avve-

dimento

e intanto essere stato

Enea
,

in ciascuna sua

operazione prudentissimo
dere Enea contro
al

uomo

aver fatto rispon?

buon costume

Certo non da
.

credere lui senza gran cagione aver ci fatto

Che

dunque diremo? Che considerato il luogo nel quale Enea era gli fu di necessit rispondendo di com,

mendar

medesimo^ perciocch
,

se di s quivi avesse
,

taciuta la verit

ne

gli

potea assai sconcio seguire


stato a cui caler

in quanto

non sarebbe

di lui

che

aveva bisogno siccome naufrago della


de' paesani
:

sovvenzione
,

il

quale non dubbio ninno


detto
il

che aven-

do

di s

medesimo
,

vero

cio che egli

non

rubatore

non

di vii condizione

ma

che pietoso uo-

mo era, e

ancora molto per fama conosciuto, avrebbe


se questo avesse taciuto
1

molto piuttosto trovato che

acciocch a provare questa verit alutino


,

divini

esempli

mi

place di producere in

mezzo quello che

,,

^64
di

COMENTO DEL BOCCACCI


,

noi nello Evangelio leggiamo, cio che Cristo figliuol

Dio
i

avendo

il

di della sua ultima cena in


,

terra

lavati

piedi a' discepoli

tra

1'

altre cose

da

lui dette
:

loro in loro

ammaestramento

disse queste parole


^

Voi mi chiamate maestro e signor e e fate bene perciocch io sono Direm noi di questo Cristo aver
.

peccato?
adoperato
lira cosa

O
?
,

contro ad alcun
,

buon costume avere


,

Certo no

perciocch n in questo

n in

pecc giammai colui che era toglitore


,

de' peccati
le

e che col suo preziosissimo sangue lav


;

colpe nostre

anzi cosi questo


^

come

gli altri

suoi

atti tutti

ottimamente fece
,

perciocch se cosi fatto


l'

non
a'

avesse

non avrebbe dato


,

esemplo
i

dell'

umilia

suoi discepoli
,

il

quale lavando loro

piedi aveva
,

inteso di dare

se confessato

non avesse
,

anzi detto

esser loro maestro e signore


il

come

il

chiamavano

che

assai si
,

vede per

le

parole seguenti dove dico

e se io

il

quale voi chiamate maestro e signore


y

e cos sono

ho fatto questo di lavarvi

i
i

piedi;
piedi:

cos dovrete voi

io

v^

ho dato

V uno all'altro V esemplo come io


:

lavare

ho fatto a voi , e
talvolta di

cos similmente fate voi


necessit di parlar

ec.

Adunque

bene di

medesimo, senza incor,

rere nel disonesto peccato della iattanza

e cosi

si
,

pu

dire

che qui facesse

l'

autore

Dlssesi di sopra

nella

esposizione del titolo generale della presente


,

opera
fosse

per convenirsi cognoscere e sapere chi stato


autore d' alcun libro
,

l'

per discernere se da

prestar fosse fede alle cose dette da lui, la qual molto

pende dall'autorit d'esso.


dovendo

perci qui

autore

in questo suo trattato poeticamente scrivere

SOPRA DANTE
cWo
stalo dell'

265
,

anime dopo

la
,

morte temporale

ac-

cioccli prestata gli sia fede

di necessitbi confessa qui

esser da' poeti dichiarato poeta

Cos

andammo

infino alla lumiera

Questa

la terza parte della


,

seconda principale

nella quale esso dice

come con
,

quelli cinque poeti


i

entrasse in
riti,

un

castello

nel quale vide

magnifici spi-

e di quelli alquanti
,

nomina Dice adunque, Cos


ed
io
,

andammo
lumiera
dove
,

questi cinque poeti

infino alla
sopra
,

cio insino al luogo dimostrato di

disse se aver

veduto un fuoco
.

il

quale vinceva
,

emisperio di tenebre
il

Variando insieme
^

cose, che

tacere e bello

cio onesto, Cos come, era bello,


,

il

parlar

di quelle cose

col dov' era


si

Intorno a

queste parole sono alcuni che

sforzano d' indovi-

nare quello che debbano poter aver ragionato questi

savii

>

il

che mi par
si

fatica superflua

Che abbiam
il

noi a cercare che ci


le tacere
?

fosse

poich V autore

vol-

V^enimmo a pie d' un nobile castello


cio nobilmente edificato
,

Sette volte cerchiato d' alte

mura ^

Difeso intorno
cello
.

cio crcundato,

Questo
cio

fiumicello

d'un bel fiumipassammo come terra


se terra

dura
fosse.

non altrimenti che


il

dura
,

stato

Ver

sette porti, le quali


,

castello avea

come

sette cerchi di
ti:

mura entrai con

questi savj , predet-

Fenimmo ,
.

passate le sette porti, in

prato di freil

sca verdura
stello e la

Allegoricamente da intendere
,

ca,

verdura

perciocch n edificio alcun v'

n alcuna erba pu nascere nel ventre della terra

a66
dove n

COMENTO DEL BOCCACCI


sole n aere

puote entrare . Genti


i

v'

aveva
1'

venuti al luogo dove

famosi sono

discrive

autor

primieramente alcuno de^ lor costumi e modi


quali comprender
si

per

li

puote

loro esser persone di

grande autorit

e appresso ne

nomina una parte


in

Dice adunque: Genti v' eran ,


occhi tardi
y

quel luogo, con

e gravi

Dimostrasi molto nel muover

degli occhi delle qualit dell' animo, perciocch co-

loro

li

quali

muovono
,

la

luce dell'occhio soavamente

o con tardit
gli

o con

le

palpebre quasi gravi in parte


1'

cuoprono

dimostrano

animo

loro esser pesato

ne' cousigli, e

non corrente

nelle diliberazioni:

Di grande
in

autorit ne' lor sembianti

quanto sono nel viso modesti, guardandosi dal sualtri

perchio riso e dagli


strare levit
:

atti
,

che abbiano a dimonel

Parlavan rado perciocch


non pu
il

molto

parlare, se necessit

non richiede, e ancora nel troppo


,

tosto e veloce parlare

esser
,

gravit

con

voci soavi

',

perciocch

gridare

elevar la voce

soperchio

si

manifesta piuttosto abbondanza di caldez-

za di cuore che modestia d'

Traemmoci
cio dall'

cos dall'

animo un de' canti


: :

una delle

parti di quel luogo

e son prese

queste parole dell' autore da Virgilio nel sesto dell'

Eneida

ove dice

Conventus trahit in medios,turbamque sonantem:

Et tumulum capit,unde omnes longo


In luogo aperto
noso
y
,

ordine possit
etc*

jidversos legere, et venientum discere vultus,


cio senza alcuno ostacolo
si
,

lumi'

e alto

perciocch del pari non

pu vedere

ogni cosa

SOPRA DANTE
5/ che veder si potean tutti
quelli
li

267
,

quanti

quali quivi erano


,

Col

diritto
il

sopra

'L

verde smalto
:

cio sopra

verde pavimento
,

il

quale dice verde

perciocch di sopra ha detto

F^enimmo in prato di fresca verdura


perch appare che
il

luogo era erhoso


,

la

qual cosa

come poco
e perci
il

avanti dissi

contro a natura del luogo;


,

si

pu comprendere
dichiarer
,

lui intendere altro sotto


-,

velamento di questa verdura


si
.

il

che nella esposimostrati


cio
,

zione allegorica

Mi far

da

quelli cinque poeti


riti di

gli spiriti

magni ,

gli spi-

coloro

li

quali nella presente vita furono di


e furono nelle loro operazioni magni,

grande animo
fichi
:

stesso
esser

Che del vedere cosi eccellenti spiriti, in me n esalto cio me ne reputo in me medesimo
,
.

maggiore

F vidi

Elettra

Elettra
l'

questa

della quale qui

si

dee credere che

autore intenda
;

fu figliuola di Atalante e di Pleione

ma

di quale

Atalante non so

perciocch di due

si

legge che fu-

rono

de' quali

1'

uno

questi, e pi famoso: fu re di
alla

Mauritania in ponente di contro


cui
dal

Spagna
,

ed

il

nome

ancora tiene una gran montagna


atalantiaco
.

la

quale

mare Oceano

andando verso levante

persevera molte giornale

L'altro fu
.

Greco

e questi

nondimeno fu famoso uomo Ragionasi


esserne stato

oltre a questi
,

un

terzo

e quello essere stato toscano

ed edificatore della
tico libro
si

citt di Fiesole, del

quale in auten-

non

lessi

giammai

Sono nondimeno diveril

che credono
altro

lui essere stato


,

padre d' Elettra


!a

ne sanno mostrare

se

non

vicinanza dei

afia

COMENTO DEL BOCCACCI


,

luogo dove maritata fu


castello
,

cio in Gorlto
.

citth

ovver

non guari lontano a


,

Roma Ebbe
detto
,

costei sei

sirocchie
della

chiamate con
,

lei

insieme Pliade, dal

nome
:

madre

chiamata
,

come

Pleione

le

quali sette sirocchie

secondo
,

le favole de' poeti, per-

ciocch nutricaron Bacco


iate in cielo
,

meritarono essere trasponstelle


:

ed

in

forma di

poste nel ginocdelle quali scrive

chio del segno chiamato Tauro

Ovidio nel suo

De

Fastis

cos

Pliades incipiunt humeros relevare paternos

Quae septem diei y sex tamen esse solent : Seu (jiiod in amplexum sex hinc ^venere Deorumi

Nam Steropen Marti concuhuisse ferunt : Neptuno Halyonen , et te formosa Celaeno :


Majan
,

et

Eletean

Tajgetenque Jovi
tibi
,

Septima mortali Merope


Poenitet
;

Sisjphe
.

nupsit

etfacti sola pudore latet

Sive quod Electra Trojae spectare ruinas

Non
Secondo

tulit

ante oculos opposuitqiie

manum

gli astrologi

l'una di queste sette stelle nel'altre

bulosa, e per

come

non apparisce. Chiamanle


.

queste stelle

Latini Virgilie
,

Anselmo

in libro

De

Imagine mundi , dice che queste stelle non si mano Pliade dal nome della madre loro ma
,

chiadalla

quantit

perciocch plio7i
,

m
i

greco

viene a dire
,

moltitudine in latino

Virgilie son chiamate


,

per-

ciocch in quelli tempi


nascere,
si

che

virgulti

cominciano a
all'
,

cominciano a levare, cio


loro
,

entrata di

marzo

Il

numero

che son

sette

puole aver

data cagione alla favola

perciocch essendo simili in


,

numero

alle predette sette stelle

furono cominciate

SOPRA DANTE
a chiamare dalla gente per lo
e perseverando eziandio

<6g
di quelle
stelle
5

nome
la

dopo

morte loro questo


credute essere state
,

numero

furono dal vulgo


.

stolto

trasportate in cielo

L'avere nutricato Bacco


:

pu

es,

ser preso da questo

quando

il

sole
si
,

in

Vergine
,

queste stelle dopo alquanto di notte


la loro uraidith riconfortano le vigne

levano

e con

le quali

per lo

calor del d sono faticate, avendo patito


d'

mancamento
,

umido Che
.

esse
:

abbiano nutrito Giove

si

dice

per questa cagione


lo

Giove alcuna volta s'intende per


dell' aere
,

elemento del fuoco e


,

e se nel!' aere

umidit non fosse


lei

per

la
,

quale

il

calor del fuoco a


i

vicino

si

temperasse
,

1'

aere non potrebbe


:

suoi

effetti

adoperare

si

sarebbe affocata

adunque l'umi-

dit di queste stelle,

che molta

cagione di questa
.

sustentazione

e per conseguente di nutrimento

fu costei moglie di Gerito re della sopraddetta


di Gorito
,

citt
.

la

quale estimo da lui nominata fosse

E
',

sono di quelli che vogliono,


quella terra la quale noi oggi

questo Gorito essere


e
il

chiamiamo Corneto

a questa intenzione forse agevolmente s'adatterebbe

nome

perciocch aggiunta una

al

nome

di Gorito,

far Gomito: e queste addizioni, e diminulzioni, e per-

mutazioni di
vente
si

lettere essere ne'


.

nomi

antichi

fatte so-

trovano

Essendo adunque

costei,

come

detto

, di Gorito re, gli partor tre figliuoli,

Cardano, e Ja-

sio e Italo;

n altro di

lei
.

mi

ricorda aver letto giam-

mai che memorabile


saranno di quelli che
gli spiriti

sia
si

Gredo adunque per questo


,

maraviglieranno
dall'

perch

tra
,

magni non solamente


la

autor posta sia


,

ma

ancora perch

prima nominata Sella qual cosa

270
pu
estimo
l'

GOMENTO DEL BOCCACCI


essere la ragion questa. Volle, per quello che io
,

autore porre qui


,

il

fondamento primo della

troiana progenie

e per conseguente de' discendenti

d^Enea

e della famiglia de'Julii, le quali,


,

o vogliani

dir la quale

pi die alcuna altra


,

stata reputata

splendida per nobilt di sangue

e oltre a questo

quella che in pi secoli perseverata ne' suoi successori


:

perciocch,
si

come

assai

manifestamente per au-

tentichi libri

comprende, per quattro o per cinque


dritta linea si

mezzi discendendo per

pervenne da
,

Bardano

figliuolo d' Elettra

ad Anchise
si

e da

An-

chise per diciassette o forse diciotto

pervenne in
,

Numitore padre
tore di

d' llia

madre

di

Romolo
,

edifica-

Roma
,

e per Giulio Proculo

figliuolo d*
fu,
si

A-

grippa Silvio
in

che de' discendenti d'Enea


:

fond
i

Roma
li

la famiglia Julia

parte della quale furono

Cesari,

quali perseverarono infino in


,

Nerone Cesare:
fanno a crede-

e d'
re
,

altra parte

secondoch alcuni

si

essendo per pi mezzi Ettor disceso di Bardano,


il

dicono che dopo

disfacimento d'ilione, certi figliuoli


,

di Ettore essersene andati in Tracia


fatta
ti

e quivi

aver

una citt chiamata Sicambria: e de'lor discenden-

dopo lungo tempo esserne andati su per lo Danubio e pervenuti infino sopra il Reno il quale Germania divide da' Galli : e appresso dopo pi centinaia d' an,

ni

dietro a
,

due giovani

reali di

quella schiatta di-

scesi

de' quali

P un dicono

essere stato

chiamato

Francone, e Paltro Marcomanno, essere passati in Gallia


,

e quivi aver data origine e principio alla proge:

nie de' reali di Francia

e cosi infino

a' nostri di

vo-

glion diro che pervenuta sia.

Ma

potrebbe nondimeno

SOPRA.
dire alcuno
,

DANTE
voleva
il
,

271
principio di cosi

se

V autore

nobile e cosi antica schiatta porre

perch non pone?

va egli Corito

il

marito di questa Elettra


:

che

si

pu

cosi

rispondere

perch

conciosiacosach

di

questa origine fosse Bardano figliuolo d'Elettra co-

minciamento
di cui

per

gli

errori

degli
,

antichi

si

dubit

Dardano
:

fosse stato figliuolo

o di Corito o di
,

Giove

e per

non avendo questo certo


progene colei

volle porre

r autore
certo

inizio di questa

di cui era
il

Dardano

essere stato figliuolo,

credere

che Dardano
sto,

fosse figliuolo di

Giove nacque da quela

che essendo morto Corito, e per


tra

successione del
Jaslo
,

regno nata quistione

Dardano e
;

avvenne
i

che Dardano uccise Jasio


diti turbati
,

di

che vedendo

egli
,

sude da

prese navi e parte del popolo suo


,

Corito partitosi
in Frigia
,

dopo alcune

altre stanzie
,

pervenne

provincia della minore Asia

dove un re

chiamato Tantalo regnava; dal quale

in parte del reg-

gimento ricevuto
Dardania
:

fece

una

citt

la

quale nomin

a'

suoi cittadini diede ottime e laudevoli

leggi: ed essendo

umano

benigno
,

uomo

e giustissifi-

mo

estimarono quegli cotali

lui

non

essere stato

gliuolo d'

uomo ma

di Giove: e questo, perciocch le


effetti di

sue operazioni erano molto conformi agli


pianeto
sto
,

quel

il

quale noi chiamiamo Giove.

regn que-

Dardano, secondoch scrive Eusebio in libro tem,

poriim

a'

tempi di Mois

regnando in Argo Stele-

no

e in Frigia pervenne
.

1'

anno del mondo tremila-

settecentotrentasette

Cosi adunque quello che prifigliuolo

ma
rito

era certo
,

cio lui essere stato


,

di
il

Co-

si

converil in dubbio

e per non

padre

37

COMENTO DEL BOCCACCI


la

ma

madre
:

come
tra'

detto

pose in questo luogo

primiera

con molti compagni. Questi estimo erano


,

discesi di lei
gli altri

quali ne furono alquanti


:

pi che

famosi e laudevoli uomini


1'

de' quali
:

comre

pagni ne nomina

autore alcuno dicendo


,

Tra' quai

conobbi
di Troia
fatti d*

per fama

Ettorre
,

figliuolo di
si

Priamo

e d' Ecuba

Costui

crede cbe fosse in


i

arme

e forza corporale tra tutti

mortali

maO-

ravgliosissmo

uomo
:
,

e cosi appare nella lllada d'

mero per

tutto

ultimamente avendo molte

vittorie

avute de' Greci

avvenne che avendo Achille, ad


,

istanza de' preghi di Nestore


tere egli
,

non volendo combatamico


,

conceduto a Patroclo suo siugulare

che

egli

per un di si vestisse l'armi suej e Patroclo con


,

esse in dosso essendo disceso nella battaglia

come da

Ettor fu veduto, fu da lui estimato esso essere Achille:

per

la

qual cosa dirizzatosi verso lui, senza troppo affanspogligli quelle armi 5 e quasi

no vintolo l'uccise, e

d' Achille trionfando se

ne torn con esse nella


,

citt

La qual
mente
la

cosa avendo Achille sentita

pianta amara-

morte del suo amico

e altre

armi trovate

discese fieramente
battaglia
.

animoso contro ad Ettore nella


,

Avvenutosi ad Ettore
1'

con

lui

combatto

e ultimamente vintolo
l'

uccise

e tanto

pot in lui
,

odio

il

quale

gli
1'

portava per la morte di Patroclo

che spogliatogli
tro al carro suo
t lo strascin
:

armi

e legato

il

morto corpo

die*
citil

tre volte

intorno intorno alla

e quindi alla tenda sua ritornato


,

guard dodici di senza sepoltura

infino a tanto che


,

Priamo
tenda
,

di notte e nascosamente

venuto

alla

sua

quello grandissimo tesoro e molle care gioie

SOPRA DANTE
ricomper
:

273
,

e
,

portatonelo nella
e degli altri suoi
il
,

citta

con molte
i

sue lacrime
iani
,

e di tutti
.

Tro-

onorevolmente
,

seppell
i

ed Enea
,

Questi

fu figliuolo

secondoch

poeti scrivono
il

d'

Anchise

Troiano e

di

Venere
,

nacque sopra

fiume chia-

mato Siraoente

non guari lontano ad


,

Ilion: al quale

poi Priamo re di Troia

splendidissimo signore, diede


,

Creusa sua figliuola per moglie


gliuolo chiamalo Ascanlo.

e di lei ebbe

uno

fi-

Fu

in

arme valoroso uomo,


in

e tra

gli

altri

nobili

troiani
:

and
la

Grecia

con

Paris quando egli rap Elena

qual cosa mostr

sempre che
patria

gli

splacesse

nonpertanto valorosamente

contro a'Greci combatt molte volte perla salute della


,

e tra
,

1'

altre si

mise una volta a combattere


.

con Achille

non senza suo gran pericolo

In Troia
:

fu sempre ricevitore degli ambasciadori greci


quali cose essendo Ilion preso da' Greci
,

per

le

in

luogo di

guiderdone

gli

fu conceduto di potersi con quella


gli

quantit d' uomini che


partirsi
,

piacesse del paese di Troia


gli

e andare

dove pi

piacesse
,

Per
le
,

la

qual

concessione prese le venti navi


ris

con

quali Pae in quel-

era primieramente andato in Grecia


quelli Troiani
alli

le messi

quali piacque di venir


il

con

lui

e similmente

il

padre di lui ed

figliuolo
,

e secondoch ad alcun place uccisa Creusa


il

lasciato
,

troian lito

primieramente trapass in Tracia


citt
,

quivi fece una

la

quale del suo

nome nomin
,

Enea

nella qual poi esso


sacrifici!

lungamente fu adorato
iddio
,

onorato di

come
;

siccome Tito Livio

nel decimo libro scrive


Polinestore
re
,

e quindi poi sospettando di

il

quale dislealraente per avarizia


I.

COM. DI DANTE T.

iB

274

COMENTO DEL BOCCACCI


si

aveva ucciso Polidoro figliuolo di Priamo,

parli

andonne con
stretto
licia
,

la

sua compagnia in Creti


si

donde coin Gi-

da pestilenza del cielo

part, e
la

venuene

dove Anchise mor appo

citt di

Trapani

Ed

esso poi per passare in Italia rimontato co' suoi


le navi
, ,

amici sopra

e lasciata ad Aceste
citt

nato del

sangue troiano

una

da
li

lui fatta

chiamata A-

cesta, in servigio di coloro

quali seguir noi poteano,


tra-

secondoch Virgilio dice


sportato in Affrica
,

da tempestoso tempo

e quivi da Bidone reina di (Carta,

gine fu ricevuto ed onorato

per alcuno spazio di


,

tempo dimor
sette

Poi da essa partendosi


,

essendo gi

anni errato

pervenne in

Italia
,

e nel seno Baia,

no

non guari lontano a Napoli


,

smontato

quivi per

arte negromantica
gli spiriti

appo

il

lago d' Averno , ebbe con

immondi,
:

di quello

che per innanzi far do,

vesse consiglio
citt di

e quindi partitosi
la nutrice

laddove oggi
,

la

Gaeta perde

sua

il

cui

nome
,

era

Gaeta

e sopra le sue ossa fond quella citt

e dal

nome
venuto
stata

di lei la
,

dinomin

e quindi venuto nella foce


,

del Tevere

ed essendogli
il

secondoch dice Servio


stella, la

meno
:

lume d'una

quale dice essere


il

Venere, estim dovere esser quivi

fine del

suo

cammino
salito

ed entrato nella foce


sue navi
,

e su per lo fiume

con

le

laddove oggi
:

Roma
gli

fu da

Evandro re ricevuto e onorato


lui essendo,

e in compagnia di

da Latino re de' Lurenti


,

fu data per

moglie

la figliuola

chiamata Lavina

la
,

quale prifigliuolo di

mieramente aveva promessa a Turno


.

Dauao re de' Rutoli Per la qual cosa nacque guerra Ua Turno e lui , e molle battaglie vi furono : e se-

SOPRA DANTE
Gondoch scrive Virgilio
cuni
altri
,

276
Turno ; ma
al-

egli uccse
.

sentono altrimenti

Della morte sua non


.

una medesima opinione

in tutti

Scrive Servio
d'

che

Caton dice , che andando in compagnia

Enea pre-

dando appo Lauro Lavinio


battere
,

s'

incominci a com-

ed in quella battaglia fu ucciso Latino re da


quale Enea poi non fu riveduto
.

Enea
cono

il

Altri di,

che avendo Enea avuta vittoria de' Kutoli


il

sacrificando sopra

fiume chiamato Numico


,

che

esso cadde nel detto fiume

e in quello anneg , n
:

mai

si

pot

il

suo corpo ritrovare

e questo assai eledell'

gantemente tocca Virgilio nel IV.


ve pone
le

Eneida

,
,

dodi-

bestemmie mandategli da Didone


audacis populi vexatus
,

cendo

At bello

et

armis ,
,

Finibus extorris

complexu

a\folsus Juli

Auxilium imploret , videatque indigna suorutn Funera : nec cum se sub leges pacis iniquae
,

Tradiderit , regp,o

aut optata lucefruatur

Sed cadet ante diem , mediaq 5 inhumatus arena,

Haec precor

etc.
,

E Virgilio
da Turno
,

medesimo mostra
sollecitata

lui essere stato ucciso


dell'
,

dove nel libro decimo


da Turno

Eneida finge

che Giunone

nel

mezzo ardore
:

della battaglia prende la

forma

d'

Enea
,

e seguitala

da Turno

fugge

alle

navi d' Enea

e infino in su
,

le navi essere stata seguitata


ritagli
fittizia

da Turno
si

e quindi spafosse

dinanzi
,

la

qual fuga

tiene
,

che non

ma

vera fuga d'


:

Enea

e che quivi morto


morisse, fu

esso cadesse nel fiume

ma comech egli
,

da

quelli della contrada deificato

e chiamato Giove

a^
indigele
.

GOMENTO DEL BOCCACCI


Cesare armato

Caio Giulio Cesare fu


,

figliuolo di

Lucio Giulio Cesare


,

disceso d'
,

Enea
discesa

come
come
ventre

di

sopra dimostrato

e d* Aurella

della schiatta d'


si

Anco Marco

re de'

Romani
tratto

n fu

dice, denominato Cesare,


dell'i

perciocch del
avanti
il

madre

tagliato,
5

fosse

tempo

del sue nascimento

perciocch
dice
,

come

Sveto-

nio in libro

XII. Caesarum
a te
se

quando

egli usci
dlssele, io
:

candidato di casa sua,

egli lasci la

madre, e

non torner
fu
,

non pontefice massimo

e cosi

che

egli torn a lei disegnato pontefice


,

massimo;

ma

perci fu cognominato Cesare


,

perciocch ad un

de' suol passati quello addivenne

che molti credono

che a

lui addivenisse
,

e da quel cotale cognominato


fatta

Cesare ah caesura
della
tutti

cio dalla tagliatura stata


Iato

madre, quello

de'Gluliiche dilu dicessero,


.

furono cognominati Cesari

Fu adunque
,

e per

padre e per madre nobilissimo


fu dalla fortuna Impulso
:

uomo

e variamente

e parte della sua adolescen-

za fece in Bittinia appresso al re

Nicomede con poco


,

laudevole fama

Milit sotto diversi imperadori

e
:

divenne nella disciplina militare


gli

am maestra tissimo
ebbe ed
esercit

onorevoli uficli di

Roma
li
,

tutti

tra gli altri

due

consolati,

quali esso quivi govern.

Ma

essendo egli questore


la
,

ed essendogli in provincia
:

venuta

Spagna

ulteriore

ed essendo pervenuto in

Gades
cendo
era
esso
,

e quivi nel tempio d'Ercole avendo veduta

la statua d'
,

Alessandro Macedonio

seco

si

dolse di-

Alessandro gi in quella et nella quale esso

avere gran parte del

mondo

sottomessasi
,

ed

da

cattivit

e da

pigrizia occupato

non avere

SOPRA DANTE
alcuna cosa memorabile fatta
:

Q77
si

e quiaci
,

crede

lu

aver preso animo alle gran cose

le quali

poi molle

adoper
s'

e con aG'nsia e
d' esser

con sollecitudine sempre

ingegn
,

preposto ad alcuna provincia e ad

eserciti

e a farsi grande d' amici in


,

Roma
,

Ed

es-

sendogli

dopo molte
,

altre cose fatte

venuta in pro-

vincia Gallia

ed in quella andato, per dieci anni fu


:

in continue guerre con que' popoli

e fatto

un ponte

sopra

il

Reno, trapass in Germania, e con loro com:

batt e vinsegli
terra
,

e similmente trapassato in Inghilbattaglie gli soggiog


;

dopo pi
in Italia
,

e quindi toril

nando
lato
,

domandando
fatta
la

il

trionfo ed
gli

conso-

per una legge


de'
,

da Pompeo
,

fu negalo

V un

due

-,

per

qual cosa esso

partitosi
,

da Rail

venna

ne venne

in Italia e seguit

Pompeo

quale

col senato di

Roma

partito
:

s'

era

infno a Brandizio,

e di quindi in Epiro
glia
il

e rotte le forze sue in Tessa,

seguit in Egitto

dove da Tolomeo re d' Etesta:

gitto gli

fu presentata la
,

e quivi fatte con gli


,

E-

glziachi certe battaglie

e vintigli, a Cleopatra
s'

nella
,

cui amicizia congiunto

era

concedette

il

reame

quasi in guiderdone dello adulterio commesso. Quindi n^


si

and

in

Ponto, e sconftto Farnace re di Ponto


,

volse in Affrica

dove Giuba re di Numidia, e Sci,

pione suocero di
contra a

Pompeo vinti Gneo Pompeo figliuolo


stette in
e'

trapass in Ispagna
di
la

Quivi alquanto
battendo esso

pendulo

Pompeo Magno . sua fortuna. Com,

suoi contro a'

Pompeani

e'

fu in

tanto pericolo, che esso di voler morire, di quale spezie di

morte

si

volesse uccidere pensava


:

respir la
si

sua fortuna e rimase vincitore

e quindi

torn in

278

GOMENTO DEL BOCCACCI


,

Roma

dove trionf de' Galli e degli Egizaci


tre diversi di
,
.

e di

Farnace in

Scrive Plinio in libro

de

naturali historia

che

egli

personalmente fu In cin-

quanta battaglie ordinate, che ad alcun altro

Romano
,

non avvenne

d' essere in tante

solo

Marco Marcello

secondoch Plinio predetto dice, fu in quaranta.


queste cinquanta
,

E di

le

pi fece in Gallia e in Bretta,

gna ed in Germania
ser prudente
:

n fuorch in una,

si

trov es-

e di questo pot esser cagione la sua


,

mirabile industria
loro
li

e la fidanza che di lui aveano co,

quali

il

seguivano

li
,

quali non potevano crein alcuno


il

dere sotto la sua condotta

quantunque

gran pericolo poter perire

E dice

predetto Plinio,

sotto la sua capitaneria in diverse parti

combattendo

essere stati uccisi de' nemici dalla sua gente

un

miliosi

ne e cento novanta due migliaia d'uomini: n

pon-

gono in questo numero

quelli

che uccisi furono

nelle guerre n nelle battaglie cittadine, le quali tra


lui e

Pompeo

e' suoi

seguaci furono

per la qua!

cosa meritamente dice l'autore, Cesare armato*


oltre a ci costui grandissimo oratore,

Fu

siccome Tullio,

quantunque suo amico non


stimonia.

fosse
,

in alcuna parte te-

Fu

solenne poeta

e leggesi lui nel maggior

fervor della guerra cittadina aver due libri metrici


posti
,

com
.

li

quali da lui furono intitolati Anticatoni


,

Fa
le

grandissimo perdonatore delle ingiurie

intantoch

non solamente
rimise
,

a chi di quelle gli chiese

perdono

ma

a molti senza

addomandar ,
fattegli

di sua spon-

tanea volont perdon. Pazientissimo fu delle ingiurie in

opere ed in parole
,

Fu

lussurioso
,

molto } perciocch

secondoch scrive Svetonio

egli

SOPRA DANTE
nella sua concupiscenza trasse pi nobili

279
femmine
,

romane siccome Postumia


,

di Servio Sulspizio
di

Lol-

ita d'

Aulo Gabbinio, Tertullia

Marco

Crasso,
altre
,

za di

Gneo Pompeo ; ma
madre
1'

oltre a tutte

Muam
Us
e

Servilia
le

di

Marco Bruto, la
,

figliuola della quaegli avesse


,

chiamata Terzia

si

crede

che

ancora

amicizie d' alcune altre forestiere

siccome
,

quella della figliuola di

Nicomede
Bogade
.

re di Bitnia

Eunoe Maura,

moglie di

re de' Mauri, e Cleo-

patra regina d' Egitto e altre

furon questi suoi

adulterii taciuti in parte da' suoi militi trionfando


egli
,

perciocch nel trionfo gallico fu da molti can-

tato

Cesare

si

sottomise Gallia
:

Nicomede Cesare j
al

ed

altri

dicevano
,

ecco Cesare

che

presente trion,

fa di Gallia

Nicomede non
oltre a

trionfa
,

che

si

sotto-

mise Cesare

Ed

questo

in questo

medesimo
le vostre
.

trionfo fu detto

da molti Romani : guardate


il

donne

noi vi rimeniamo

calvo adultero
gittate

nella

persona di lui proprio furon

queste parole : tu
,

comperasti per oro lo stupro in Gallia


preso in prestanza. Costui

e qui
in
,

V hai

adunque tornato
la

Roma,
e fecesi
:

ed avendo trionfato
fare contro alle

occup

repubblica

leggi

romane
si

dittatore perpetuo

dove secondo
mesi stendere
all'

le leggi

non

poteva pi oltre che sei


.

l'uficlo del dittatore


il

Ed

appartenendo

autorit del senato

conceder

1'

uso della laurea,

da esso ottenne

di poterla portare continuo, acciocch


la testa

con quella ricoprisse

sua calva

la

quale luni

gamente

a suo potere avea ricoperta col tirarsi


,

ca-

pelli didietro

dinanzi

Ed

in

questa dignit perse-

verando

ed essendo a molti de' senatori gravissimo

28o
congiurato

COMENTO DEL BOCCACCI


,

intanto che gran parte del senato avea contro a lu


si

riscald nel desiderio, lungamente porj

tato, d' esser re

per

la
,

qual cosa essendosi a vendicastato

re la morte di Crasso

con pi legioni romane


popoli
altri
,

ucciso da' Parti ferocissimi

suborn Lucio

Gotta, al quale con quattordici

uomini apparteli

neva

il

procurare

libri sibillini
,

trovarsi

Parti

non

poter esser vinti n soggiogati


convenirsi
,

se

non da re; e per

cbe Cesare

si

facesse re

La qual
fu

cosa
rssi

parve gravissima

a' senatori

ad udire: e comecb
,

servassero occulta la loro intenzione

nondimeno

qursto un' avacciare a dare opera a quello che parte


di loro

aveano forse ragionato


cio di quindici di

e perci

g' idi

di
sol-

marzo,
lecitato

marzo, Giulio Cesare

molto da Bruto
,

non potendolo Calfurnia


lei

sua moglie

per un sogno da
altri

veduto

la notte, rite,

nere

n ancora alcuni

segni da lui veduti


,

pre-

tendenti quello che poi segui


di
uscito di casa

in su la quinta ora del

ne venne nella corte di


il

Pompeo

dove quel

di era ragunato

senato
,

dove non dopo

lunga dimora fu da Gaio Cassio


e da Decio Bruto
,

e da

Marco Bruto
,

principi della congiurazione

da pi
di
stili

altri
.

senatori assalito, e ferito di ventitr

punte

La qual
,

cosa vedendo esso

e conoscendo la

morte sua
i

recatisi e
,

comportisi

come meglio pot

panni dinanzi
,

acciocch disonestamente non cades-

se

senza fare alcun rumore di voce o di pianto cad-

de

ed essendone
,

stato portato

da alquanti suoi servi


le

a casa

e vedute da Antlstio
,

medico

plaghe di lui
sola
esser-

ancora spirante

disse di tutte quelle


si

una

vene mortale

e quella

crede fosse quella che da

SOPRA DANTE
Marco Bruto
rati
,

281

ricevette

Appresso fuggitisi
,

congiugiudi-

ed

egli

essendo morto

disfatte le sedie

ciali della corte, le quali si

diiamavano

rostri, glie
,

ne

fu fatto secondo

antico costume
11

un rogo
,

e con

grandissimo onore fu
raccolte
,

corpo suo arso

e le ceneri

e diligentemente, furon messe in quel vaso


il

ritondo di bronzo,
la pietra

quale ancora

si
,

vede sopra quel-

quadrangula acuta ed

alta
,

che

oggi dietro
il

alla chiesa di san Piero in

Roma
il
.

la

quale

vulgo

chiama Aguglia
lia
:

comech

suo vero

nome
;

sia

Giu-

con gli occhi grifagni

Non mi

ricorda aver

letta la qualit degli

occhi di Giulio Cesare

ma

per-

ciocch
,

gli

occhi grifagni, se da grifone viene questo


riposti nella fronte sotio ciglia
,

nome sono

aguzzate

e piccoli per rispetto agli altri


significare astuzia

e per questo

hanno a
essere
:

e fierezza
:

d'animo dovere

in colui che

gli

ha

e queste cose furono in Cesare


,

e per credere
,

dobbiamo V autore
dire
il

o colui da cui ^
effetti

r ebbe dovere o
veri,

vero

o estimare dagli
fatti

Cesare dovergli cosi avere avuti


.

ragionevol,

mente
mente

J^idi

Cammilla
il

Chi

costei

fosse

distesali-

scritto sopra

primo canto del presente


.

bro 5 e per qui non bisogna di replicare

Ponla non,

dimeno qui V autore per


per lo suo
virile

la

sua virginit
:

e per la

sua costante perseveranza in quella

e oltre a ci

animo

per lo quale non femminil,

mente

ma
.

virilmente adoper

e mori

e la Pan-

tasilea

La

Pantasilea fu reina delP

Amazzone

cio di

quelle donne, le quali senza volere o compagnia o


signoria d'

uomini

per

medesime

in Asia

allato

al

COMENTO aSa Mar maggiore sotto


,

DEL BOCCACCI
pi reine lungo tempo signo,

reggiarono parte d' Asia

e talora d'
,

Europa . La

origine delle quali fu questa

secondocb Giustino
,

abbrevia tore di Trogo

Pompeo
.

scrive nel libro tercacciati di Scizia


,

zo

della

sua

storia

Essendo

quasi ne' tempi di Nino re d' Assiria

Silisio e Scolo-

pico

giovani di reale scbiatta, per divisione la quale


,

era tra' nobili uomini di Scizia


di giovani Scizii,
le lor

grandissima quantit

avendone seco menata insieme con


contrade di Cappadocia,
si

mogli e

figliuoli, nelle

allato

ad un fiume cbiamato Termodoute


i

posero

e quivi occupati

campi chiamati Ciri,


,

usati per

molti anni di vivere di ratto


spogliare
,

e per questo rubare, e

ed infestare

vicini popoli

da torno
,

av-

venne che per occulto


Veggendo
de' mariti

trattato de' popoli

noiati

loro, essi furono quasi tutti uccisi.

Le mogli
1'

de'quali

essere aggiunto al loro esilio


,

esser private

preson

1'

armi

e con fiero animo andali

rono incontro a coloro che

loro mariti uccisi avea-

no

e quelli cacciarono dal lor terreno : e oltre a

ci continuando la guerra animosamente per alcun

tempo

da ogni nemico

il

difesero

Poi congiugnen,

dosi per matrimonio co' popoli circunstanti

posero

gi alquanto

la ferocit
,

dell'animo;
il

ma

poi ripresala,

e intra s ragionando
ro
,

eslimarono

maritarsi a colo-

a'

quali

si

maritavano, non esser matrimonio,

ma

piuttosto

un

sottomettersi a servitudine
,

Per

la

qual

cosa diliberarono di fare


udita
,

e fecero, cosa

mai pi non
li

e questa fu

che

tutti quelli
,

uomini,
:

quali

con loro erano a casa rimasi

uccisono

e quasi re-

surgendo vendicatrici delle morti degli uccisi loro ma-

SOPRA DANTE
riti
,

a 83
tutte d'
,

nella

morte degli
:

altri

da torno

uno

animo cospirarono
che rimasi erano
,

e per forza d' arme

con quelli

avuta pace
la loro

acciocch per non


gente
,

aver figliuoli non perisse


sto

presero que-

modo,

che a parte a parte andavano a giacere co'vi,

cini

uomini
:

come gravide
e le
:

si

sentivano

si

tornavano
,

a casa

e quelli figliuoli maschi che elle facevano

tutti gli

uccidevano

femmine guardavano,
non

e con
,

diligenza allevavano
filare

le quali

a stare oziose

o a

o a cucire

o ad alcuno altro femminile uficio

adusavano,
tare
,

ma

in

domare
continua

cavalli
l'

in cacce
.

in saet-

ed in

fatica

esercitavano

accioc-

ch

esse potessero nutricare quelle figliuole


,

che di

loro nascessero
delle

essendo loro le poppe agli esercizii


,

armi noiose

lasciavano loro la destra


:

e della

sinistra le

privavano
,

ed

il

modo
la

era

che quando
,

eran piccole

tirata

alquanto

carne in alto
:

quella

con alcun

filo

strettissimamente legavano

di

che

se-

guiva, che la parte legata,


del sangue,
si

non potendo avere


poppa

lo scorso

seccava

e cos poi venendo in pi


.

matura

et

non

v' ingrossava la

da questa
il

privazione dell' una delle poppe nacque loro

per lo quale poi chiamale furono


il

quale tanto vuol dire,

nome, Amazzone , quanto senza poppa, E


,

cio

cos perseverando pii

tempo, quando sotto una reina,


governavano
.
,

quando

sotto
il

due

si

continuamente
in processo di

ampliando

loro imperio

Ed essendo
,

tempo morta una


Orizia
,

loro reina

la

quale fu chiamata
.

fu fatta reina la Pantasilea


il

Costei fu valo:

rosa donna, e govern bene

suo regno

ed avendo

udito

il

valor di Ettorre

figliuolo

del re

Priamo

,,

a84
l'amore e
le

COMENTO DEL BOCCACCI


lui.

desider d'avere alcuna figliuola di


la

per cattare

benivolenza sua, con gran moltitudine del-

sue femmine, contro a'Greci venne in aiuto de'Tro5

iani

ma non
;

pot quello cLe desiderava adempiere


,

perciocch trov

quando giunse , Ettorre

esser gi
la

morto

ma nondimeno

mirabilmente pi volte per


al fine

salute di Troia

combatt;

combattendo fu
,

uccsa

secoudoch alcuni scrivono


la

costei fu

che
lei

prima trov

scure

vero che quella che da


,

fu trovata aveva due

tagli

dove
^

le nostre n'

hanno

un

solo. Dall' altra parte


,

forse a rincontro a' no-

minati

vidi il re Latino

Latino fu re de' Laurenti

e
,

figliuolo

di

Fauno

re de' discendenti di Saturno

e d'

una ninfa Lau-

renle

chiamata Marlca

siccome Virgilio neir Enei-

da dice :

^-*

Rex arva

Latinus et urhes
,

Jani senior longa placidas in pace regehat

Hunc Faunoy et Njmpha genitum LaurenteMarica


Accipimus

Ma

Giustino non dice cosi

anzi dice che egli fu


in

nepote di Fauno,
questa forma
:

cio figliuolo della figliuola,


,

che tornando Ercole di Spagna


,

aven-

do vinto Gerione

e pervenendo nella contrada di


la figliuola
.

Fauno

egli

giacque con

e di quello con-

giugnimento nacque Latino

cosi

non

di
.

Fauno

ma

d'

Ercole sarebbe Latino stalo figliuolo

Ma

Ser-

vio sopra Virgilio dice, che secondo Esiodo in quello


libro
il

quale

egli

compose chiamalo Aspidopia


,

che Latino fu

figliuolo d' Ulisse e di Circe


;

la

quale

alcuni chiamarono Marica

e per dice

il

detto Ser-

5, ,

SOPRA DANTE
vio
,

28
,

Virgilio aver dello di lui

cio di Latino

Sols

avi specimen; perciocch Circe fu

figliuola del Sole.

Ma
pi

dice

il

detto Servio (perciocch la ragione de'tem,

non procede
Ulisse

perciocch Latino era gi vecchio


la

quando

ebbe

dimestichezza di Circe) essere


stati

da prendere quello che Igino dice, cio essere

pi Latini. Oltre

a questo, cos
,

come

del padre di Lagli

lino sono opinioni varie

cos

similmente sono

an-

tichi scrittori scordanti della

madre

perciocch Serde" Miniurnesi


:

vio dice
allato al

Marica essere dea del


;

lito

fiume chiamato Liro

laonde Orazio dice

Et innantem Maricae
Littoribus tenuisse Lirim
e per se noi
di
:

vorrem

dir

Marica essere

stala

moglie

Fauno, non proceder

perciocch gP iddii locali


,

secondo P erronea opinione degli antichi


passano ad altre regioni
ser
alla
.

non

tra-

Alcuni dicono
ella

Marica

es-

Venere , perciocch
Marica
,

ebbe un tempio

allato
.

nel quale era scritto


si

Pontina Venere

Ma

di costei anche
di Latino

pu

dire quello che di sopra

dicemmo

potere essere state pi

Manche

Ma

di cui che egli


,

si

fosse figliuolo, egli fu re


disfatta
:

de'Lau-

reni

ne' tempi
,

che Troia fu
sirocchia di

ed ebbe per

moglie Amata
di

Dauno

re d' Ardea, e zia


.

Turno, siccome per Virgilio appare


il

Ma

Varrone,

in quel libro

quale egli scrive de origine linguae


,

latinae

dice che Pallanzia


.

figliuola

d'Evandro

re,

fu sua moglie
ricevette

Costui

secondoch vogliono alcuni


;

Enea fuggilo da Troia


,

ed avendo avuto un
egli

responso da quelli loro iddii


re, del

che

ad un

forestie-

quale doveva mirabile succession nascere, desse

. ,

286
Lavina sua

COMENTO DEL BOCCACCI


figliuola per
,

moglie

avendola gi pro:

messa a Turno

la

diede ad Enea

di

che gran guer-

ra nacque, nella quale, secondoch dice Servio, questo

Latino mor quasi nella prima battaglia

Che con Lavina sua figlia sedea. Lavina, come detto , fu figliuola di
mata, e moglie d'Enea, del quale
e temendo
il

Latino e d'A-

ella

rimase gravida;

la

superbia di Ascanio figliuolo di

Enea

quale era rimaso vincitore della guerra di


fuggi in una selva
,
-,

Turno

si

e appo

un

pastore

secondoch
:

dice Servio
partor al

chiamato Tiro dimor nascosamente


figliuolo
,

tempo debito un
Silvio

il

quale nomi-

n Giulio
la

Postumo

perciocch nato era dopo'


.

morte del padre

nella selva

Ma
,

poi fu costei da
egli gi fatta
.

Ascanio rivocata nel suo regno


la citt di

avendo

Alba ed
,

in quella andatosene
,

La quale

non essendo

dalle cose avverse rotta


,

tanto reale ani-

mo serv

nel petto femminile


il

che senza alcuna di,

minuzione guard

regno al figliuolo

tanto che
.

egli fu in et da sapere e da potere regnare

Ma Eudopo
la

sebio in libro

temporum
si

dice

che
il

costei

morte

d'

Enea
,

rimarit ad

uno

quale ebbe no-

me Melampo

e di lui concepette
:

un
pili

figliuolo

il

quale fu chiamato Latino Silvio corda aver trovato


.

di lei

mi

ri-

Vidi quel Bruto

che cacci Tarquinio

Bruto fu per lignaggio nobile

uomo

di
i

Roma
Giunii

perciocch egli fu d'una famiglia chiamata

ed

il

suo

nome

fu Caio Giunio Bruto: e la madre di

lui fu sorella di

Tarquinio superbo

re de'

Romani

E perciocch

egli

vedeva Tarquinio incrudelire con-

SOPRA DANTE
Ito a' congiunti
si
,

^87
,

temendo

di s

avendo sana mente,


portando

mostr pazzo

e cosi vfsse
,

buona pezza
fanno

vilissimi vestimenti

e ingegnandosi di fare alcune


talvolta
,

cose piacevoli

come
il

matti

accioc-

ch facesse ridere

altrui

ed ancora per acquistare la


,

benevolenza di chi
la crudelt del zio
.

vedesse

e con questo fuggisse

perciocch poco nettamente vi:

veva

fu cognominato Bruto
,

il

quale per aver


i

fe-

sta di lui

tenevano volentieri appresso di s

figliuoli

di Tarquinio

Ora avvenne

che essendo Tarquinio


,

superbo intorno ad Ardea ad assedio


re con altri loro

figliuoli del
,

compagni avendo cenato


,

entrarono
,

in ragionamento delle loro mogli


far si suole
,

e ciascuno

come
sua

in virt e in costumi preponeva

la

a tutte

altre
,

femmine : e non

finendosi la quistione

per parole

presero per partito d^ andare alle lor case


,

con questi

patti

che quale delle lor donne trovassero


,

in pi laudevole esercizio

quella fosse meritamente


altra
.

da commendare pi che alcuna


a cavallo
,

cosi montati

subitamente fecero

e pervenuti a

Roma

trovano
vicine
d'
,

le

nuore del re

ballare e far festa


i

con

le lor

non ostante che


e a

lor mariti fossero in fatti

arme

campo

e di quindi n'
,

andarono a un

castello

chiamato Gollazio
,

dove un giovane chia-

mato Gollatino loro zio teneva la donna sua, chiamata Lucrezia: e trovarono costei in mezzo delle sue femmine vegghiare e con loro insieme filare , e far
,
,

quello che a buona donna e valente


di fare
;

s'

apparteneva
lo-

perch fu reputato che costei fosse pi da


dell' altre
,

dare che alcuna

e che Gollatino avesse


altri

miglior moglie che alcun degli

Era

tra quesii

288

COMENTO DEL BOCCACCI


,

giovani Sesto Tarqulnio, giovane scellerato e lascivo


il

quale, veduta Lucrezia, e seco medesimo comla

mendatola molto, entratagli nelPanima

bellezza e

onest di lei

seco medesimo dispose di voler del


:

tutto giacer con lei

dopo alquanti
,

di

senza farne
,

sentire alcuna cosa ad alcuno

preso tempo

solo

ri-

torn a Collazio

dove da

lei

parentevolmente rice-

vuto ed onorato
la notte,
lutti

considerato la condizion della casa,


,

come

silenzio sent per tutto

estimando che

dormissero, levatosi, col coltello ignudo in mano,


:

tacitamente n'and dove Lucrezia dormiva


la

e postale

mano mano il coltello ignudo


io
t'

in sul petto disse


:

io

sono Sesto, e tengo in


,

se

tu farai molto alcuno


.

pensa che

uccider di presente
,

Ma
le
,

per questo
al

non tacendo Lucrezia

la

quale in guisa alcuna


,

suo desiderio acconsentir voleva

disse
e

se tu

non

farai

il

piacer

mio

io

l'

uccider
,

appresso di

t uccider
t'

uno
,

de' tuoi servi

e a tutti dir che io

abbia uccisa
abbia trovata
,

perciocch col tuo servo in adulterio


.

t'

Queste parole spaventarono

la

don-

na

seco pensando che


,

se in tal guisa uccisa fosse trolei

vata

leggiermente creduto sarebbe


,

essere

stata

adultera

n sarebbe chi

la

sua innocenza uifendesse;


si

e per quantunque malvolentieri


sto
,

consentisse a Se-

purgherebbe,
parve
,

nondimeno avendo pensato come cotal peccato gli si consent. Sesto, quando tempo gli
se

ne torn ad Ardea

e essa

piena di dolore
si

e d' amaritudine,

come
li

il

giorno appar,

fece eliia-

mare Lucrezio

Tricipitino suo padre,


:

e Collatino
,

suo marito, e Bruto

quali essendo venuti


,

e tro-

vandola cosi dolorosa nelP aspetto

la

domand Col-

SOPRA DANTE
Ialino: che questo Lucrezia
'j cose nostre?

289
sono
:

Non

assai

salve

cui Lucrezia rispose


,

che salvezza

pu

esser nella

donna

la cui pudicizia violala?

Nel

tuo letto

orma

d' altro
,

uomo che
.

di te

quinci

aperse distesamente

ci che per Sesto Tarquinio era

stato la passata notte

adoperato

Il

che udendo Golforte

latino e

gli

altri
,

quantunque
la

dell' accidente

turbati fossero
fortare,

nondimeno
,

cominciarono a conesser conta.

dicendo
,

la

pudicizia
a ci

non potere

minata

dove

la

mente

non avesse consentito

Ma
a

Lucrezia ferma nel suo proposito, trattosi di sotto

a' vestimenti

un

coltello, disse
,

questa colpa in quanto

me
.

appartiene
,

non trapasser impunita: n alcuna


petto sopra la punta

mai
dica

sar

che per esempio di Lucrezia diventi impu,

detto questo
,

e posto

il

del coltello

su vi

si

lasci cadere : e cosi senza poter


il

essere alata, entratole

coltello nel petto, si mor. Tri,

cipitino

e Bruto e Collatino
1'

vedendo questo

non

potendo pi nascondere
tarono
il

indegnit del fatto, ne porl'ini-

corpo morto nella piazza, predicando


,

quit di Sesto Tarquinio

e di
.

moke

altre ingiurie
,

accusando

il

re e' figliuoli
lutto
:

11

pianto fu grande

il

rammarichio per

ma

Bruto estimando che


,

tempo

fosse a

por giuso

la

simulata pazzia
,

tratto

il

coltello del petto alla

brigata de* Gollazii n'

morta Lucrezia con una gran and a Roma , lasciando che


a nunziare

r un
que

de'

due rimasi andassero nel campo


:

questa iniquit
egli

e in

Roma

pervenuto

per dovunla
,

andava piangendo e dolendosi convocava

moltitudine a compassione della innocente donna

ad odio de'Tarquinii
COM. DI DANTE T.

Per

la

qual cosa furono incon"


l

290
la
il

GOMENTO DEL BOCCACCI


Roma
serrate
,

taaente le porte di

e per tutto gridata


figliuoli
.

morte e

il

disfacimento del re e de'

simile era avvenuto nel

campo ad Ardea
a

come
e

fu sentita la scellerata operazione di Tarquinio, e


tutti, lasciato il re e' figliuoli ,

Roma

venutisene

ricevuti dentro
altri

ia

una medesima volont con

gli

divenuti

al re
,

Tarquinio, che minacciando toril

nava da Ardea

del tutto negarono

ritornare in

Ro-

ma
soli
s

e subitamente in luogo del re fecero due cou-

appo

quali fosse la dignit e la signoria del re


d'

veramente che pi

uno anno durar non dovesse:


1'

e di questi due primi consoli fu


tro Gollatino
.

uno Bruto e V
,

al-

sentendo in processo di

tempo Bruspogliare
gli

to

due suoi
il

figliuoli tenere

alcun trattato di dovere

rimettere

re e' figliuoli in
,

Roma

fattigli

e legare ad

un palo prima agramente


,

batter

fece

con verghe di ferro


le scure
,

e poi in sua presenza ferire con


.

e cosi morire

Cotanto adunque mostr

es-

sergli cara la libert racquistata

Ma poi

avendo Tar-

quinio invano tentato di ritornare per trattato in Ro-

ma

ragunata da una parte e d' altra gente d' arme

ad assediare
col popolo
tra'

Roma venne incontro al quale uscirono ed essendosi di Roma armati i consoli


,

due

eserciti
1'

cominciata

la battaglia

avvenne che
,

Arruns,

uno

de' figliuoli di Tarquinio

combattenaltri
:

do vide Bruto; perch


grid
:

lasciata la battaglia degli

questi colui che


il

m' ha

del regno cacciato


,

drizzato
gli

cavallo e la lancia verso lui


il

e punto de-

sproni

cavallo
lui
:

quanto correr potea pi forte


quale veggendo Bruto venire, e
il

n'

and verso
,

il

conosciutolo

non

schif punto

colpo

ma

verso

SOPRA DANTE
lui dirizzatosi

291
,

con

la lancia

e col cavallo

avvenne
ferirono,

che con tanto odio delle punte delle lance

si

che amenduni morti caddero del cavallo.

poi aven-

do

Romani

avuta vittoria de' nemici

con grandissi:

mo
dre

pianto ne recarono in
le

Roma

il

corpo di Bruto
,

laddove egli da tutte


,

donne di

Roma
,
,

siccome pa-

e recuperatore della loro libert

e vendicatore

e guardatore della loro pudicizia

fu amarissima-

mente pianto donna

e poi secondo
.

1'

uso di que' tempi


,

onorevolmente fu seppellito
narrata la storia
.

Lucrezia

di

questa

Marzia

Marzia non so di che famiglia romana


n alcune
storie

si

fosse
,

sono

le quali io
lei
5

abbia vedute

che

guari menzione faccian di


tica

par nondimeno per anonesta e venerabile


il

fama
:

tenersi

lei essere stata


si

donna

e per tutti

tiene

Lucano ancora
,

testi-

monia

lei essere stata

moglie
:

non una

sola

volta

ma due di Catone Uticense il quale avendola la prima volta menata a casa gener in lei tre figliuoli
,

poi dispostosi del tutto di volere nel futuro servar vita


celibe
,

e fuggire ogni

congiugnimento di femmina
,

secondoch alcuni dicono


ci

gliele

disse

e oltre a
a lei

immaginando
grado
si

non dovere per V


,

et essere

questa astinenza possibile


ritare
,

la licenzi di potersi

manon
fi-

se a

le fosse

ad un

altro
:

uomo

per la

qual cosa essa


60
,

rimarit ad Ortensio
5

a quale

che pi ne furono
.

e di lui concepette alcuni


,

gliuoli

Poi essendosi morto Ortensio

e sopravve-

nuto

il

tempo

delle guerre cittadine tra Cesare e


,

Pomuscio

peo

una mattina in su V aurora


,

picchi
gli

all'

di Catone

ed entrala da

lui

il

preg che

piacesse

292

COMENTO DEL BOCCACCI


,

di dovrla ritorre per moglie

e che di questo mairi,

nionio essa non intendeva di volerne altro

che
,

so*-

lamente

il

nome

d' esser

moglie di Catone
,

e sotto

r ombra
venisse
,

di questo ttolo vivere

quando
.

alla

morte
preghi
,

morire moglie di Catone


;

Alli cui

Catone condiscese

e con quella condizione ritoltala

senza alcuna altra solennit osservare, e mentre visse,

servando

il

suo proponimento, per sua moglie


per suo marito
:

la ten-

ne , ed

ella lui

Giulia

Giulia fu figliuola di Giulio Cesare , acquistala in


Cornelia figliuola di Cinna
consolo
5
,

gih quattro volte stata

la
,

quale lasciata Consuzia, che davanti spo.

sata avea

prese per moglie


,

fu costei moglie di

Pompeo Magno
casa
i

il

quale

ella

am

mirabilmente, in-

tanto che essendo delle comzie edilizie riportati a

vestimenti di
il

Pompeo suo
egli

marito rispersi di
^

sangue (

che, secondoch alcuni scrivono


,

era avve-

nuto

che sacrificando
dovea
,

ed essendogli

1'

animale

che

sacrificar

gi ferito, delle

mani scappato

e COSI del suo sangue macchiatolo)


gli

vide

temendo non alcuna violenza


subitamente cadde
,

come prima Giulia fosse a Pome da grave dolore


il

peo

stata fatta

fu costretta, essendo gravida, di gittar fuori


lo

figlluo-r

che nel ventre avea


.

quindi morirsi

E
:

Cornisfor-

glia
zato

Il

vero

nome

di costei fu Cornelia

ma

r autore

dalla consonanza de'futuri versi, alcune


,

lettere

permutate

la

nomina Corniglia

Cornelia fu nobile donna di


de' Corrjjlil
,

Roma
:

della

famiglia

del lato degli Sciploni


,

e fu figliuola

di quello Scipione
dii
,

il

quale con Giuba re de' Numi-

seguendo

le parti di

Pompeo,

fu da Cesare scon-

fitto in

SOPRA DANTE Numidia E fu costei primieramente


.
,

^93
moglie
e a cui

di Lucio Crasso

il

quale fu ucciso da' Parti


:

fu P oro fonduto messo gi per la gola

Lucio mori
quale
ella
,

divenne moglie di

e poi come Pompeo Magno il


:
,

come

valente donna dee fare


,

non

sola-

mente am
crollava

nella sua felicith

ma

veggendo die
il

la

fortuna con le guerre cittadine forte


,

suo stato di,

non dubit

di volere essergli
,

come

nella

grandezza sua era


delle guerre

stata
:

ne' pericoli e negli affanni

compagna
,

ultimamente

secondoch
partias-

Lucano manifesta
tasi n'

con
,

lui dell' isola di

Lesbo

and in Egitto

dove miserabilmente agli


in terra
,

sassini di

Tolomeo, discendendo

il

vide uc-

cidere

Quello che poi di

lei si fosse

non so ;

ma

d'intera fede e di laudabile


te esser pregiata
.

amore puote debitamen-

E solo in parte vidi


11

'/

Saladino

Saladino fu soldano di Babilonia


,

uomo

di

nazione assai umile


addietro sentito
5

per quello

mi

paia avere per

ma

di grande e altissimo
fatti
.

animo

e ammaestratissimo in

di guerra

siccome in

pi sue operazion dimostr


cognoscere
li
;

Fu

vago di vedere e di
,

gran principi del

mondo

e di sapere

loro costumi

n in ci fu contento solamente

alle

relazioni degli

uomini

ma
,

credesi che trasformatosi,


cercasse, e

gran parte del

mondo personalmente
li

mas-

simamente
da
lui

intra' cristiani
gli

quali per la Terra santa

occupata

erano capitali nemici.

fu per

setta de' seguaci di

Maometto
,

quantunque per quelle

lo che alcuni voglion dire

poco
in

sue leggi e

suoi
,

comandamenti prezzasse

Fu

donare magnifico

!a94

COMENTO DEL BOCCACCI


.

delle sue magnificenze se ne raccontano assai

Fa
,

pietoso signore
i

e maravigliosamente
.

am

e onor

valenti

uomini
li

perciocch egli r\on fu gentile

come
scriva

quegli

quali nominati sono, e che appresso

si

nomineranno

estimo che
.

in parte

starsi solo

il

de-

r autore

PoLch' io alzai un poco pia le ciglia


cio gli occhi per vedere pi avanti, stro
,

l^^idi

il

Mac
,

cio Aristotile

di color , che sanno , Seder


atti

cio usare e starei

e quegli

fare che a filosofo

appartengono

ammaestrare, operare e disputare, tra


.

Jlosojca famiglia
Aristotile fu di

Macedonia

figliuolo di
,

Nicoma-

co medico d' Aminta re di Macedonia

e poi di Fij

lippo suo figliuolo e padre d' Alessandro


del quale fu chiamata Efesiide
:

la

madre

li

quali

Nicomaco
Mataone
il

ed Efestide, vogliono alcuni esser


e d' Asclepiade
gli antichi
,

discesi di
:

discendenti d' Esculapio

quale
,

perciocch grandissimo medico fu

dico-

no

essere stato figliuolo d'


:

Apollo

iddio della

medi-

cina

e dicono alcuni lui essere slato d' una citta chiaStagira, la quale se io
,

mata

ho bene

memoria, o

gi

ho
zia

letto o udito
:

che non in Macedonia

ma

in

Tra-

le quali
,

due provincie vero che insieme coni

finano

perch essendo in su
s'

confini la citt, forse

agevolmente
dell'

potuto errare a dinominarla pi


dell' altra
.

una provincia che


,

Fu

costui primiearti
,

ramente

dopo

l'

avere apprese le liberali


:

amli-

maestrato ne'

libri poetici

e credesi che

il

primo
e

bro, che da lui fu composto, fosse uno

scritto
>

ovvero

tomento sopra

li

due maggior

libri d*

Omero

che

, ,

SOPRA DANTE

sqS

per questo ancora giovanetto fosse dato da Filippo per maestro ad Alessandro, toi vogliono lui essere andato ad Atene ad udire
sotto Socrate
lui
,

filosofia

dove ud

tre

anni
:

in que'

tempi famosissimo
,

filosofo

morto

s'

accost a Platone
:

il

quale le scuole di

Socrate ritenne

e sotto lui ud nel torno di venti

anni

perch

si

per P eccellenza del dottore

an-

cora per

lo perseverato studio
;

con vigilanza

divenne

maravglioso filosofo

intanto che andando alcuna


,

volta Platone alla sua casa

e
:

non trovando
l'

lui

con
e'
,

alta voce alcuna volta disse

intelletto

non

sordo

auditorio

Visse appresso la morte di Pla,

tone suo maestro anni ventitr

de' quali parte

am,

maestr Alessandro

e parte con lui circu Asia

e
la

parte di quelli scrisse e


dialettica
,

compose molti

libri

Egli
,

ancora non conosciuta pienamente

prima

in altissimo
scrisse

colmo rec
,

e ad istruzione (i)di quella


:

pi volumi

Scrisse similmente in reltorica

n meno in quella apparve facondo (2), che fosse alcun


altro rettorico, lui
.

quantunque famoso
agli atti
,

stato davanti
,

Similmente intorno

morali

ci che ve-

dere se ne puote per


etica
,

uomo
,

scrisse
5

in tre volumi

politica

ed economica

n delle cose naturali


libri

alcuna lasci indiscussa

siccome in molti suoi

appare
natura

e oltre a ci pass a quelle che

sono sopra
,

con profondissimo intendimento


:

siccome
fu
il

nella sua metafisica appare

brevemente

egli

principio e
i

'1

fondamento

di quella setta di
.

filosofi

quali
(1)
(2)

si

chiamano
.

peripatetici

non vero quello

tnstractione

Facundio.

agS
che alcuni

COMENTO DEL BOCCACCI


si
i

sforzano d' apporgll


libri di

cio che egli fa-

cesse ardere

Platone

la
,

qual cosa credo


in tanto

volendo non averebbe potuta fare


grazia degli Ateniesi fu Platone
li
,

pregio e
e

e la sua

memoria

suoi libri
,

li

quali

vidi

tutti

la

non ha molto tempo che io maggior parte , o almeno i pi notagramatica greca in un granil

bili, scritti in lettera e

dissimo volume

appresso

mio venerabile maestro

messer Francesco Petrarca

il

vero che

la scienza

di questo famosissimo filosofo lungo

tempo

sotto

il

velamento d' una nuvola


nascosa
valenti
,

d' invidia

di fortuna

stette

in maraviglioso prezzo continuandosi


la scienza di Platone
,

appo

uomini

assai certo,

se a venire ancora fosse Averrois

se ella sotto quella

medesima si
lo che io
la

dimorasse. Costui adunque, se vero queltalvolta udito


,

ho
,

fu colui che prima rotta


,

nuvola

fece apparir la sua luce


,

e venirla in pre-

gio intantoch oggi

quasi altra
.

filosofia

che

la

sua

non

dagl' intendenti seguita

Ma

ultimamente perdi sessantatr


,

venuto questo singulare


anni finio la vita sua
:

uomo
.

all' et

e secondoch alcuni dicono

per infermit di stomaco


gular maraviglia
,

Tutti lo miran

per sin;

quegli che in quel luogo erano


tutti

similmente credo facciano


di in filosofia studiano
:

quegli che a' nostri


,

tutti

onor gli fanno


.

sicco,

nje a maestro e maggior di


presso d' Aristotile
,

tutti
:

Quivi vid' io

ap-

e Socrate
si

Socrate originalmente

crede fosse Ateniese


:

ma
li-

di bassissima condizione di parenti disceso

percioc

che, siccome scrive Valerio Massimo nel terzo suo

bro

sotto la rubrica di pazienza

il

padre suo fu chia-

SOPRA DANTE
malo Sofonisco
intagliator di
il

marmi

la sua

297 madre

ebbe nome Fenarete,


ne ne' parti loro
,

cui ufcio era aiutare le don-

e quelle per prezzo servirej ed esso


,

medesimo
s'

secondoch dice Papia


:

alquanto tempo
1'

esercit nell' arte del padre


,

poi lasciata

arte pa-

terna

divenne discepolo d' una femmina chiamala


,

Diotima

secondoch
i.

si

legge

nel libro

De

Vitis

Philosophorum

Ma
,

santo Agostino nel libro VIIT.

De

Cwitate Dei
,

scrive

che

egli

fu uditore d' Ar.

chelao

il

quale era stalo auditore di Anassagora

poich alquanto tempo ebbe udito sotto Archelao,


per divenire pienamente esperto degl' intrinseci
della natura
,

^fieiti

in pi parti del
savii

mondo

gli

ammaestra-

menti de' pi

and cercando , secondoch scrive


:

Tullio nel libro secondo delle Quistioni Tusculane


e in tanta sublimit di scienza pervenne
,

che

egli ter-

secondoch scrive Valerio


restre oraculo dell'

fu reputato quasi

un

umana
,

sapienza

secondoch

mostra di tenere Apulegio


pra
il

e similmente Calcidio sodi Platone^ e

primo

libro del

Timeo

come Agoebbe seco

stino nel libro Vili, della Citt di Dio, egli

infno dalla sua puerizia


legio predetto

un dimenio

il

quale

Apulibro
,

chiama iddio
: il

di Socrate in
g'
.

un

che di ci compose

quale molte cose


l'

insegn

e in ci che egli aveva a fare

ammaestr
,

Ma

chi

che di ci

gji fosse il

dimostratore

egli fu

non

solail

mente
quale

dagli
gli

uomini^

ma

eziandio da Apolline,

antichi ne'loro errori credettero essere iddio


,

della sapienza

giudicato sapientissimo
,

Della qual

cosa non molto da maravigliarsi


egli fosse nelli studii della
filosofa

conciosiacosach
assiduo;
e tanto

298

COMENTO DEL BOCCACCI


^tticarum
d'
,

nelle meditazioni perseverante, che A. Gelilo scrive nel libro II. JYoctium
stare dal
lui essere
,

usato di

cominciamento

un

di

infino al principior

del seguente, in piede senza


col corpo
,

mutarsi poco o molto


'1

e senza volgere gli occhi o

viso dal luogli

go

al
.

quale nel principio della meditazione

po-

neva

Fu

costui di maravigliosa e laudevole umilt

perciocch quantunque in iscienza continuamente divenisse maggiore, tanto

minore nel suo parlare

si

face-

va: e da lu, secondoch Girolamo scrive nella

XXXV.
s'

sua pistola, e oltre a ci nel proemio della Bibbia, na-

cque quel proverbio,


cio
,

il

quale poi per molti


.

detto,
,

hoc scio

quod nescio
opera
,

oltre a
,

questo

es-

sendo tanto e
in parole
tra

si

venerabile filosofo
la

non solamente
.

ma

in

sua umilt dimostr

Esso

altre volte

secondoch negli

studii usanza, fa,

cendo

la colletta degli uditori suoi


,

e essi tutti dan-

dogli volentieri

non solamente

il

debito

secondo

uso,

ma
,

ancora pij Eschilo poverissimo giovane

ma

d'alto ingegno, lasci andare

ogn'uomo

a
,

pagar questo
esso levatosi
,

debito

non andandone pi alcuno


Socrate e disse
ti
:

and

alla cattedra di

maestro

io

non

ho

al
,

mondo
se

cosa alcuna che

dare per questo de-

bito

non
ti

me medesimo

e io

me
t'

ti

do

e ricoraltro

dotl che io

do pi che dato non

ha alcuno

che qui sia^ perciocch non ce n' alcuno che tanto


donato
t'

abbia

che alcuna cosa rimasa non


t'

gli sia

ma
sa
,

me, che

me

ho dato, cosa alcuna non rima:

Al quale Socrate umilemente rispose

Eschilo,

il

tuo dono

m'

molto pi caro che alcuno altro che


sa stato

da costoro mi

dato

e la ragione questa

SOPRA DANTE
Io non lio alcuna cosa
clonare a costoro che a
la

299

quale io possa assai degna

me hanno

donato

ma
mi

io

ho

da potere rendere

a te

guiderdone del dono che

fatto

m'

hai

e quello sono io

medesimo ;
per tuo

e cosi

ti

do

;
,

e perci quanto tu vuogli che io abbia te per


tanto
fa'

mio

che tu abbi
,

me

Fu

di sua natura
liete

pazientissimo

e con egual' animo port le cose

e le avverse: in tanto che molti voglion dire


sergli stato

non

es-

mai veduto pi che un


,

viso

il

che mai

ravigliosamente mostr vivendo

e sostenendo

fieri

costumi

dell'

una
;

delle

due mogli che avea chia,

mata Santippe

la
,

quale senza interporre

il

di e la

notte egualmente

con perturbazioni e con romori


:

era da lei stimolato


s'

la

qual tanto pi nella sua ira

accendeva

quanto

lui

pi paziente vedeva.

Ed

es,

sendo alcuna volta stalo addomandato da Alcibiade


nobilissimo giovane d' Atene
,

secondoch scrive A.
egli

Gellio in libro li.

Noctium Atticarurn, perch


,

non

la

mandava
,

via

conciofossecosach per la legge

lecito gli fosse


l'

rispose che per la continuazione del,

ingiurie dimestiche fattegli da Santippe

egli
le

aveva

apparato a sofFerire con non turbato animo


ste cose
,

disone.

le quali egli
,

vedeva e udiva di fuori

Oltre
,

a questo

tenendosi Santippe

ingiuriata da lui
della

un
li

di preso luogo e

tempo

dalla finestra

casa

vers sopra la testa


il

un

vaso d' acqua putrida e brutta,


,

quale sapendo donde venuto era


,

rasciuttasi la

te-

sta

nuli' altra cosa disse

io sapeva

bene che dopo


sue
irlsposte di

tanti tuoni

dovea piovere
.

Furono
in
,

le

mirabile sentimento
dipintore
,

Era

Alene un giovane
il

uomo

assai conosciuto

quale subitamente di-

3oo

COMENTO DEL BOCCACCI


:

venne medico
questi

il

che essendo dello a Socrate disse

pu

esser savio

uomo

d' aver lasciata

arte

difetti della

quale sempre stanno dinanzi agli occhi


,

degli

uomini
.

e presa quella

li

cui errori la terra ri-

cuopre
vedere

Era

oltre a ci usato di
,

prendere piacere di

le

due sue mogli

per lui talvolta non sola-

mente gridare
avea

ma
,

azzuffarsi insieme, e
il

massimamente
,

s considerando
il
:

quale era del corpo piccolo


,

naso camuso

le spalle pelose

e le
,

gambe
il

storte

e appresso la vilt dell'


,

animo loro

farle
,

venire a zuffa insieme

era qualora egli volea


all'

sol

che un poco
strasse
I

d'

amore pi
una
il

una che

all' altra

mo-

di che esse
,

volta accortesi, e rivoltesi so,

pra

lui

fieramente
,

batterono

e lui fuggente se-

guirono

tantoch la loro indegnazione sfogarono.

Fu

in costumi sopra ogn' altro venerabile

uomo

in tanto

che solamente nel riguardarlo prendevano maravlglioso frutto gli uditori suoi
sesta pistola
,

siccome Seneca nella

a Lucilio dicendo: Piatone e Aristo-

tile

r altra

turba tutta de' savii uomini


Socrate trassero di sapienza
.

, ,

pi
che

da costumi di
tissimo
,

dalle sue parole

Fu

nel cibo e nel bere temperasi

intanto che di lui

legge

che essendo una


,

mortale e universale pestilenza in Atene


parti
senti
,

n mai

si

n mai inferm

n parte

d'

alcuna infermit
la

Sostenne con grandissimo animo

povert

intantoch non che egli mai alcun richiedesse per bi-

sogno

il

quale avesse
offertigli

uomini
le

ma ancora i doni da^ grandi ricus Ed essendo gi vecchio, vol,


.

apprendere

a sonare gli stormenti

musici di corda
:

di che alcuno maravigliandosi gli disse

maestro che

SOPRA DANTE
questo

3oi
della natura
?
,

aver veduti

gli alti

effetti

ora discendere alle


egli

menome

cose musicali

Al quale

dimostr, s estimare esser meglio d'avere tardi


,

apparata quella arte

che morire senza averla saputa.


ozioso
,

in alcuna et pot sofferire d' essere

per-

ciocch secondo scrive Tullio nel libro


egli era gi d'et di
scrisse
il

de Senectute,

novantaquattro anni, quando egli

libro

il

quale egli appell Panatenaico

Una

cosa ebbe questo singulare

uomo

la

quale a

certi Ateniesi fu grave, ed ultimamente cagione della

morte sua
doravano

egli

non pot mai essere indotto ad avere


li

in alcuna reverenza gl'iddi


,

quali gli Ateniesi a,

affermando un cane

un

asino o qualun-

que

altro pili vile

animale esser degno di molla magg' iddii

gior venerazione che

degli

Ateniesi
gli

la

ragione che di ci assegnava era, che

animali erano

opera della natura


ra delle
stati fatti

g' iddii

degli Ateniesi erano ope.

mani
,

degli

uomini

Per

la

qual cosa essendo

ovvero

eletti trenta

uomini in Atene a do-

vere riformare lo stato della citt, e servarlo, ve ne fu-

rono alcuni
gion mossi
,

li

quali forse da alcuna altra occulta ca-

sotto spezie di religione, vollero

che esso

confessasse gli loro iddii essere da onorare, e


dalla lor deit e custodia

che Atene
cosa

servala fosse.

La qual

non volendo
tenuto da

esso fare

essendo gi d' et di novanta,

nove anni, fu

fatto mettere in pregone


.

e in quella
te-

un mese Alla
,

fine

vedendo coloro che


1'

ner vel facevano

non

potersi a ci

animo suo

in-

ducere

gli
,

mandarono
il

in
,

un nappo un beveraggio
sprezzali gli umili rimedii
,

avvelenato
mostratigli

quale egli
alla

da Lisia

sua salute

amaado

pii

di

3'a

COMENTO DEL BOCCACCI


che di diminuire
,

finire la vita

la

sua gravit, con granil

dissimo animo

e con quel viso

quale sempre in
il

ogni cosa occorrente fermo servava,

prese.

pian

gendo Santippe
a torto
,

e dolendosi di' egli era fatto


:

morire
vor-

fieramente la riprese dicendo

dunque

resti tu> stolta

femmina, che

io fossi

morto a ragione?
avvenuto, o avsia
a*
.

Tolgalo Iddio via che

egli possa essere

venga
la

che

io

giustamente condannato
,

bevuto

venenata composizione
gli

molte cose

suoi amici
dell' ani,

che dintorno

erano parl dell' eternit


1'

ma Ma
.

appressandosi gi

ora della morte


s'

per la
,

forza del veneno che al cuore

avvicinava

il

di-

mand un
lo

de' suoi discepoli chiamato Trifone


si

quel-

che esso voleva che del suo corpo


fosse
.

facesse poich
:

morto

Perch Socrate rivolto

agli altri disse


.

lungamente m' ha invano


disse
,

ascoltato Trifone

poi
,

se poi

che P anima mia sar dal corpo partita

voi alcuna cosa che

mia
:

sia ci trovate

fatene quello
,

che da fare estimerete

ma

cos vi dico

che parten-

domi
stette

io

alcun di voi non


egli

mi

potr seguire.
,

guari

che

mori . In onor del quale


,

secondoch
in
,

scrive Tertullio

fecero poi gli Ateniesi

memoria
e quel

e in sembianza di lui fare una statua d' oro


la fecero porre dentro

ad un tempio. Nacque Socrate,

secondoch nelle

istorie scolastiche si legge, al


,

tempo
;

di Serse re di Persia

e mori regnante

il

re Assuero

e Platone

Platone fu per origine nobilissimo ateniese

Egli
e di

fu figliuolo d' Aristone

uomo

di chiara

fama

Perissione sua moglie: e socondoch alcuni affermano,


esso fu de' discendenti del chiaro legnaggio
di Solo-

SOPRA DANTE
ne,
il

3o3
la ciltk di
,

quale orn di santissime leggi

Alene.
e che

volendo Speusippo figliuolo della sorella

dopo

la sua morte le scuole sue ritenae insieme con


slati

Clearco e con Anassalide,


tare la sua origine
,

suoi uditori, nobilinel secondo libro

siccome
,

essi

della filosofia scrivono

finsero Perissione

madre di

lui essere stata oppressa

da una sembianza d' Apolli-

ne

volendo che per questo s'intendesse, lui per ope,

ra del padre

il

quale
,

gli

antichi estimarono

essere
,

iddio della sapienza


la

avere avuta la divina scienza

quale in lui
,

uomo

mortale fu cjnosciuta

Fu

co-

stui

oltre
:

ad ogn' altro suo contemporaneo eloquen-

tissimo

e fu tanta dolcezza e tanta soavit nella sua


,

prolazione

che quasi pareva pi


:

celestial

cosa che

umana parlando
segni
,

la qual cosa per

due

assai evidenti
,

avautich a quella perfezion divenisse


.

fu di-

mostrata

Primieramente essendo
,

egli

ancora piccio-

lissimo fanciullo
trovate api
,

e nella

culla

dormendo, furono
,

le quali sollicita mente studiandosi

non

altrimenti che in

uno

loro fiaro

gli
.

portavano mele

senza d' alcuna


quella notte
,

cosa offenderlo

Secondariamente

che precedente fu

al d

che Aristone
.

lui giovanetto

men

a Socrate
,

acciocch della sua

dottrina

l'

ammaestrasse

parve nel sonno a Socrate

vedere di cielo discendere


le ginocchia
,

un cigno

e porglisi sopra
esso So-

e pascersi di quello che da


.

crate gli era dato


il

Perch come Socrate vide Platone


cigno che

di seguente

cosi estim lui esser quel


.

nel sonno veduto avea


sti fisiologi

il

cigno
,

secondoch quequale soavissimaassai

scrivono
;

uccello

il

mente canta

per

la

qual dolcezza di canto

bene

3o4
si

COMENTO DEL BOCCACCI


,

pu comprendere

essere stata

dimostrata

la

dol-

cezza della sua futura eloquenza.


Plato
,

Fu
,

costui

nominato

secondoch Aristotile afferma

dalla

ampiezza

del petto suo


crate
,

. Esso poich pi anni ebbe udito Sosecondoch Agostino racconta nel IV. della

Citt di

Dio
gli

navic in Egitto
si

e quivi apprese ci
,

che per

Egiziaci

poteva mostrare

E
,

quindi
venuto-

tirato dalla

fama

della dottrina plttagorica


li

sene in Italia, da quelli dottori,


fiorivano
si
,

quali allora in essa

assai

agevolmente apprese ci che per loro


,

tenea

Della sua scienza fu fatta


,

e ancora

raa-

ravigliosa stima

quasi da

tutti

quegli che a* tempi


principato eran
i

eh

V Romani erano nel colmo del lor


:
,

famosi uomini
losofi

e ancora ne la fanno
la

cattolici fi-

affermando in molte cose


alla verit cristiana
,
.

sua dottrina esser


a ci in co-

conforme

Fu oltre

stumi splendido

e nel cibo temperatssimo.

Fu

ol-

iremodo dalla concupiscenza della carne slimolato


intantoch per poterla alquanto
taria

domare

e \ita soliassai eleg-

desiderando

potendo in
,

altre parti

gere la sua solitudine

alcuna altra non ne volle che


,

una

villetta
ri

chiamata Accademia

la

qual non sola^


,

mente

mota era da ogni umano consorzio


:

ma

ella

era per pessimo aere pestilente

e questa

ad ogn 'altra

prepose, estimando la sua infezione dovere poter


porre

modo

domare

la libidine sua

Quivi di
,

ric-

chezze n d*
nell' et di

umana pompa

curandosi

visse infino

anni ottantuno secondoch scrive Seneca


:

a Lucilio nella sessantunesima epistola


libri scritti
sciati
,

avendo molti
si

e scrivendo continuamente

mori

la-

appresso di s molti d^' suoi uditori solcunis-

SOPRA DANTE
siml
filosofi
.

3o5
,

Che 'nnanzi agli


,

altri

siccome pi

degni

filosofi

pii

presso gli stanno

Democrito

supple vidi

Democrito fu Ateniese
bondante di ricchezze
pasto al re Serse
, ,

e fu
si

il

padre suo

si

ab-

che

legge lui aver dato


il

un
,

e con lui a tutto


,

suo esercito

quando venne

in Grecia

che scrive Giustino

fosse

un milione
quale
,

d"

uomini

d'

arme

Dopo

la

morte del

Democrito dato
si

tutto a' filosofici studi i, riser-

batasi di
il

gran ricchezza una piccola quantit, lutto


al

rimanente don

popolo d'Atene
al

dicendo quella

essere

impedimento
,

suo studio

Esso secondoch

Giovenale scrive
ridere di ci

essendo nella piazza era usato di


agli

che esso vedeva

uomini
,

fare
:

e
io

domandato alcuna
gio, perciocch io

volta della cagione


li

rispose

rido della sciocchezza di lutti quegli

quali io veg-

m'accorgo che con l'animo e


,

col corpo tulli faticano intorno a cose

che n onor
oltre
il

n fama lor posson recare


far lunga dimora
.

n con loro

ci

Costui perciocch estim


delle

vede-

re esser

nemico

meditazioni, e grandissimo
,

impedimento degli
questi vacare
tri
,

studii

per potere liberamente a


.

si

fece cavar gli occhi della testa

Al-

dicono
gli

lui aver ci fatto

perch

il
,

vedere

le

fem-

mine

era troppo grande stimolo


.

e incitamento

inespugnabile al vizio della carne

domandato

al-

cuna volta

che
,

utilit si

vedesse d' averlo fattoj nulla


d'

altro rispose

se

non che per quello era


,

uno pi
fanciul

che che

l"*

usato accompagnato

e questo era

un

'1

guidava

Bench Tullio nel V.


,

delle Quistioai

Tusculane dice
cojx. DI

questa essere stala risposta d' Ascle-

DANTE T,

20

3o6
piade
cieco
.
,

COiMENTO DEL BOGGAGGI


il

quale fu

assai

chiaro filosofo

e similmente

Fu

uoDdinieno
,

uomo
,

di grande studio e di
principii delle cose

sottile

ingegno

quantunque de'

tenesse un* opinione strana

e varia da tutte quelle


le cose

degli altri filosofi

Esso estimava tutte


principii
,

proce

dere
re
:

dall'

uno

de'

due

o da odio, o d* amoessere
,

e poneva

una materia mista


fossero
,

nella quale

semi di

tutte le cose
il

e quella diceva chia:

marsi Caos ,

che tanto suona quanto confusione


,

e di questa affermava che a caso


liberazione d' alcuna cosa
ta
,
,

non secondo
,

la de-

ogni animale

ogni pian.

ogni cosa che noi veggiamo nascere


,

questo
,

chiamava odio

in

quanto

le cose

che nascevano
si

dal

lor principio, siccome

da nemico,

separavano
,

Poi

dopo

certo spazio di

ritornavano in
sto appellava

tempo corrompendosi tutte si questa materia chiamata Caos, e qued'

tempo

amore e

d' amist

cosi te-

neva
sto
stui

questi esser

due

principii formali, essendo que.

Caos

principio materiale
,

Fu

oltre a questo

co-

grandissimo magico
>

dopo Zoroaste
,

re de' Bat1

triani

trovatore di questa iniqua arte


.

molto

auopi-

ment e insegn
nioni
1'

Dice adunque per


,

le predette

autor di lui

che

7 mondo a

caso pone
:

essere creato e fatto, e senza alcuna

movente cagione

del quale Tullio nel V.

libro delle Qulslioni


,

Tuscu,

lane dice

Democritus
,

luminibus amissis
j

alba
s^ero

scilicet discernere

et
,

atra non poterai

at

bona y mala y aegua

iniqua y honesta, turpi a,


,

uti-

Ha y

inutilia

magna , parva

poterai ; et fine
,

varietale colorum licebat vivere beate

sine notio-

ne rerum y non licebat ; atque hic vir iwpediri ani-

SOPRA DANTE
mi aciem , aspectu oculorum arbitrabatur
aia persaepe, quod ante pedes
ille
-,

807
et

cum

esset

non viderent,
,

injnitatem

omnem pervagabatuv
,

ut nulla in

extremitate consisterei

Diogene
,

Diogene cui

figliuol fosse

o di qual

citt

non mi

ricorda aver letto,

ma

lui essere stato


,

solenne filosofo,

e uditore di Anassimandro

molti

il

testimoniano

e similmente lui essere rimaso di ricchissimo

padre

erede

11

quale
,

come

la

verit filosofica

cominci a

conoscere

cosi tutte le sue gran ricchezze

don

agli

amici

senza altra cosa serbarsi che un

bastone per

sostegno della

sua vecchiezza
:

e una scodella per

poter bere con essa


gilt via
,

la

qual

poco tempo appresso


primieramente

veggendo un fanciullo bere con mano ad


.

una fonte

cosi ogni cosa donata


sotto
i

cominci ad abitare
pli
:

portici delle case e de'tem-

poi trovato

un doglio

di terra abit in quello

diceva che esso meglio che alcuno altro abitava, per-

ciocch egli aveva una casa volubile


altro Ateniese aveva
:

la

quale ninno
estivo e
l'

e quella nel
,

tempo

'1

caldo volgeva a tramontana

e cosi avea
il il

aere fre-

sco senza punto di sole; e

verno
i

il

volgeva a

mezzo
il

di

e cos aveva lutto


.

di

raggi del sole che


,

riscaldavano

Fu

negli studii continuo


.

e sollecito

dimostratore agli uditor suoi


istrana dagli altri filosofi cio

Tenne una opinione


che ogni cosa onesta
i

si

doveva fare in pubblico

ed eziandio

congiugni*
,

menti de' matrimonii

perciocch erano onesti


vie
.

do-

versi fare nelle piazze e nelle


alto di cani pareva
,

Il

quale perch
,

fu cognominato Cinico

e prin-

cipe della setta de' Cinici.

Di

costui

si

raccontano

3o8
cose assai
,

GOMENTO DEL BOCCACCI


e non
altro

men
che

piacevoli che laudevoli


utile

per-

ch non sar
tata
.

Dice Seneca nel libro


s'

P averne alcuna racconV. de' Beneficii che A*


,

lessandro re di Macedonia

ingegn molto di poterlo

avere appresso di s
ferte

e con grandissimi doni e prof,

molte volte
:

il

fece sollicitare
,

le quali tutte ri-

cus

alcuna volta dicendo

che

egli era

molto mag-

gior signore che Alessandro, in quanto egli era troppa

pi quello che egli poteva rifiutare


Alessandro
gli avesse

che quello che

potuto donare

dice Valerlo

Massimo, che essendo un


casa di Diogene
sole
, ,

di Alessandro

veimto alla
al
gli

per avventura postosegli davanti


lui
s,e

e offerendosi a
,

alcuna cosa volesse


voleva da lui era
gli togliesse
,

rispose

che quello che

egli

che

egli si levasse dal sole, e

non

quello che
tiran-

dare non

gli

potea

Slmilmente aveva Dionisio


d' averlo
,

no

di Slragusa

molto cercato
;

n mai venir

fatto gli era potuto

che essendo Diogene andato ia


l'

Gleilia a considerare

incendio di Monglbello

av-

venne che lavando lattughe salvatlche ad


presso a Siragusa per maugarlesi
,

una fonte

pass un filosofo

chiamato Arlstippo
onore
:

al

quale Dionisio facea molto


gli disse
,

veggendo Diogene

se

tu

volessi

Diogene, credere a Dionisio

non
;

li

bisognerebbe al
,

presente lavare coteste lattughe

quasi volesse dire

tu averesti de' fanti e de' servidori

che

te le
:

laverebArlstip,

bono
po
ti
,

cui Diogene subitamente rispose

se tu volessi lavar delle lattughe


.

come

fo io

non

bisognerebbe di lusingar Dionisio

Altra volta es-

sendo per avventura menato da un ricchissimo uomo,

n quale aveva

il

viso turpissimo

vedere una sua

SOPRA DANTE
bella casa
,

Soq
,

la

quale era ornatissima di dipinture


,

d' oro

e d' altre care cose

non che

le

mura
;

e' pal-

chi

ma

eziandio
,

il

pavimento di quella

volendo

Diogene sputare
va
,

s'

accost a colui che menato l'ave:

e spulgli nel viso


:

perch quegli che presenti


,

erano dissero

perch hai tu fatto cosi


:

Diogene

A* quali Diogene prestamente rispose

perciocch io

non vedeva

in questa casa parte

alcuna cosi vile,


a ci
,

come

quella nella quale sputato

ho . Oltre

secondo-

che Seneca racconta nel

III. libro dell' Ira

avvenne

che leggendo Diogene del vizio


gli

dell' Ira

un giovane

spul nel viso

Di che Diogene prudentemente


,

e con pazienza portando V ingiuria


disse
,

ninna altra cosa


io

se

non

io

non m' adiro


.

ma

dubito se sar
ti-

bisogno o n d'adirarsi
ratosi in

Di che questo medesimo,

bocca uno sputo ben grosso, nel mezzo della


:

fronte da capo gliele sput

il

quale sputo

poich

Diogene ebbe

forbito, disse

per certo coloro che disono fieramente ingan-

cono che tu non hai bocca


nati.

Fu, secondoch A. Gellio scrive in un libro iVbctium Atticarum , Diogene una volta preso: e volendolo colui che preso
1'

aveva vendere

venne un

per comperarlo
vire
.

e dimandollo di che cosa sapeva serio so

Al quale Diogene rispose:


liberi
.

comandare

agli

uomini

acciocch noi trapassiamo da que,

ste laudevoli

sue opere al fine della vita sua


I.

secon-

doch

scrive Tullio nel

libro delle Quistioni

Tu-

sculane, essendo Diogene infermo di quella inferniith


della quale
si
,

mori

fu domandato da alcuno de' disi

scepoli suoi

quello che voleva

facesse

poich egli
:

fosse morto, del

corpo suo. Subitamente rispose

git-

3 IO
lalo al

C