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IL SENSO

DELLA CARITATIVA
SCOPO CONSEGUENZE DIRETTIVE

TRACCE

IL SENSO
DELLA CARITATIVA
SCOPO CONSEGUENZE DIRETTIVE

Ristampa dalledizione del 1961

TRACCE

In copertina: Masolino, San Pietro. La guarigione dello zoppo. Cappella Brancacci, Firenze.
Societ Cooperativa Editoriale Nuovo Mondo, Via Porpora 127 - 20131 Milano
Impaginazione: G&C - Stampa: Arti Grafiche Fiorin, Milano
Finito di stampare: ottobre 2012

A quasi cinquantanni dalla prima edizione - apparsa a Milano nel 1961 a cura
di Giovent Studentesca - questo breve
scritto conserva intatto il suo valore di
richiamo di contenuto e di metodo.
Nel ristamparlo, non stata apportata
alcuna correzione, salvo che nei riferimenti a luoghi particolari, che sono stati
omessi, e nei termini raggio, incaricato, Gs, che sono stati sostituiti con
assemblea, responsabile, Cl, ecc.

SCOPO

I.
Innanzitutto la natura nostra ci d
lesigenza di interessarci degli altri.
Quando c qualcosa di bello in noi, noi
ci sentiamo spinti a comunicarlo agli altri.
Quando si vedono altri che stanno peggio
di noi, ci sentiamo spinti ad aiutarli in
qualcosa di nostro. Tale esigenza talmente originale, talmente naturale, che
in noi prima ancora che ne siamo coscienti e noi la chiamiamo giustamente legge
dellesistenza.
Noi andiamo in caritativa per soddisfare questa esigenza.

Il senso della caritativa

II.
Quanto pi noi viviamo questa esigenza
e questo dovere, tanto pi realizziamo noi
stessi; comunicare agli altri ci d proprio
lesperienza di completare noi stessi.
Tanto vero che, se non riusciamo a dare,
ci sentiamo diminuiti.
Interessarci degli altri, comunicarci agli
altri, ci fa compiere il supremo, anzi unico,
dovere della vita, che realizzare noi stessi, compiere noi stessi.
Noi andiamo in caritativa per imparare a compiere questo dovere.

Scopo

III.
Ma Cristo ci ha fatto capire il perch
profondo di tutto ci svelandoci la legge
ultima dellessere e della vita: la carit. La
legge suprema, cio, del nostro essere
condividere lessere degli altri, mettere
in comune se stessi.
Solo Ges Cristo ci dice tutto questo,
perch Egli sa cos ogni cosa, che cos
Dio da cui nasciamo, che cos lEssere.
Tutta la parola carit riesco a spiegarmela quando penso che il Figlio di Dio,
amandoci, non ci ha mandato le sue ricchezze come avrebbe potuto fare, rivoluzionando la nostra situazione, ma si
fatto misero come noi, ha condiviso la
nostra nullit.
Noi andiamo in caritativa per imparare a vivere come Cristo.

CONSEGUENZE

I.
La carit legge dellessere e viene
prima di ogni simpatia e di ogni commozione. Perci il fare per gli altri nudo e
pu essere privo di entusiasmo. Potrebbe
benissimo non esserci nessun risultato
cosiddetto concreto - per noi lunico
atteggiamento concreto lattenzione
alla persona, la considerazione della persona, cio lamore.
Tutto il resto pu venire di conseguenza:
come Ges che dopo fece i miracoli e
sfam la gente.
Due punti di partenza non chiari per la
nostra apertura agli altri noi dobbiamo
notare:
1. Sovvenire ai bisogni altrui.
un punto di partenza ancora incompleto! Qual il bisogno altrui?

Conseguenze

Questa impostazione ambigua, dipende da cosa noi crediamo che sia il bisogno
altrui: e se ci che io porto non veramente quello di cui essi hanno bisogno?
Ci di cui hanno veramente bisogno non
lo so io, non lo misuro io, non ce lho io.
una misura che non possiedo io: una
misura che sta in Dio. Perci le leggi e
le giustizie possono schiacciare, se
dimenticassero o pretendessero sostituirlo,
lunico concreto che ci sia: la persona,
e lamore alla persona.
2. Lamicizia.
Anche cominciare puntando sullamicizia,
con tutta lambiguit che ci pu comportare,
incompleto.
Lamicizia una corrispondenza che si pu
trovare o no, un avvenimento non essenziale
per la nostra azione di oggi, anche se essenziale per il nostro destino finale.

Il senso della caritativa

II.
Landare agli altri liberamente, il condividere un po della loro vita e il mettere in
comune un po della nostra, ci fa scoprire
una cosa sublime e misteriosa (si capisce
facendo!).
la scoperta del fatto che proprio perch li amiamo, non siamo noi a farli contenti; e che neppure la pi perfetta societ,
lorganismo legalmente pi saldo e avveduto, la ricchezza pi ingente, la salute
pi di ferro, la bellezza pi pura, la civilt
pi educata li potr mai fare contenti.
un Altro che li pu fare contenti. Chi
la ragione di tutto? Chi ha fatto tutto? Dio.
Allora Ges non rimane pi soltanto
colui che mi annuncia la parola pi vera,
che mi spiega la legge della mia realt, non
pi la luce della mia mente soltanto: io
scopro che Cristo il senso della mia vita.

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Conseguenze

bellissima la testimonianza di chi ha


sperimentato questo valore: Io continuo
ad andare in caritativa perch tutta la mia
e la loro sofferenza hanno un senso.
Sperando in Cristo, tutto ha un senso:
Cristo.
Questo scopro, finalmente, nellambito
dove vado in caritativa, proprio attraverso limpotenza finale del mio amore:
ed lesperienza in cui lintelligenza
affonda nella saggezza, nella cultura vera.

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Il senso della caritativa

III.
Ma Cristo presente adesso: non
stato, non nato, ma c, nasce
oggi: la Chiesa. La Chiesa Cristo, presente adesso, come Lui ha voluto.
E la Chiesa la comunit di noi, proprio
di noi, poveri e attaccati a Lui.
Perci la speranza ci sostiene; Dio stesso tra noi, presente tra noi.
Uno di noi, in una discussione ha detto:
Continuo ad andare a, perch ci siete
voi. verissimo: proprio il senso del
nostro essere insieme, della comunit
ecclesiale, ci fa tirare avanti oggi fra gli
handicappati, negli ospizi, con chiunque
bisognoso e, domani, nella fabbrica, nella
citt, in Europa, nel Mondo che cos
grande e Lo aspetta.

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DIRETTIVE

Riferirsi continuamente al movimento,


altrimenti pi grande il pericolo di smarrire la ricerca dellidea profonda che ci
sostiene nel fare per gli altri; e pi grande
il pericolo di scoraggiamenti, stanchezza
o infedelt.
La fedelt nel fidarsi delle indicazioni
del movimento e di coloro che ne sono i
responsabili il primo merito e avr il suo
frutto.
Le direttive che, al riguardo, Comunione
e Liberazione d sono tre:

1. Sapere perch.
Finch non sapremo bene, con chiarezza
e semplicit, il perch ultimo, lo scopo del
nostro fare, fino allora non bisogner mai
stare quieti. Il nostro scopo tirar fuori da
quel che facciamo il senso, lidea per la
quale esclusivamente potremo riuscire a
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Il senso della caritativa

essere fedeli, quando non saremo pi


entusiasti o non provassimo pi gusto.
Occorrer quindi dialogare nelle nostre
assemblee, a gruppetti, con i responsabili
della comunit, con le persone pi mature
e vive. Soprattutto revisionarsi ogni tanto
attraverso contatti centrali.

2. Fare per comprendere.


Per capire non basta sapere, occorre fare,
con quel coraggio della libert, che aderire allessere che si vede, cio alla verit.
Questa la maturit suprema, che si
chiama umanit o santit. Per educarci a
questo ideale, lesserci costretti dalle circostanze (il dovere nel senso solito)
serve molto pi difficoltosamente.
il piccolo tempo libero che mi educa; ci
che d lesatta misura della mia disponibilit
agli altri luso di quel tempo che solo mio, in
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Direttive

cui posso fare ci che ho voglia. Ci formiamo cos una mentalit, un modo quasi istintivo
di concepire la vita tutta come un condividere.
Il piccolo tempo libero redime tutto il
resto. E, adagio adagio, andando in caritativa si incomincia a capire di pi il
compagno di banco, il pap e la mamma,
il collega di lavoro.
soprattutto let della giovinezza il
momento unico in cui possiamo con agilit, almeno normalmente, assimilare questa mentalit. Ed solo cominciando a
fare, a donare del tempo libero come integrale gesto di libert, che la carit cristiana diventer mentalit, convinzione,
dimensione permanente.
da notare che a noi non interessa tanto
la molteplicit delle attivit, la quantit
del tempo libero che si dedica. A noi interessa che nella nostra vita e nella nostra
coscienza si affermi il principio del condividere attraverso almeno qualche gesto,
anche minimo, purch sia sistematicamente messo in preventivo e realizzato. Per
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Il senso della caritativa

questo basterebbe, come inizio, anche una


volta al mese. Anche per quanto riguarda
la periodicit dellimpegno bene consultare chi nella comunit pu correttamente
consigliarci.

3. Ordine.
il tempo libero che dobbiamo impegnare (e il pi a fondo possibile). Duplice
il limite che mantiene nellordine la
genialit del tempo libero:
a) Non ledere lo studio (o il lavoro).
b) Non venir meno alla discrezione in
famiglia.
Anche qui sar il personale dialogo con
lautorit familiare e con lautorit nel
movimento che ti aiuter a raggiungere un
criterio per definire il tuo tempo libero.

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Euro 1.00
ISBN 978-88-8417-003-3

9 788884 170033