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Lo Scrigno

Il mio primo libro di lettura

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Scuola Steiner Waldorf Aurora

Questo libro di lettura appartiene a:

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VIEN LAUTUNNO VIEN LAUTUNNO CAVALCANDO CAVALCANDO DA LONTANO SAI TU DIRMI CHE TI PORTA? QUALCHE BACCA PORPORINA NIDI VUOTI, RAMI SPOGLI E UN PUGNEL DI MORTE FOGLIE.

LA VENDEMMIA GRAPPOLINI ROSSI E BIANCHI BEN SUCCOSI ED INVITANTI, SOTTO IL PERGOLO CRESCIUTI IL CALDO SOL VI HA MATURATI. VI COGLIAMO E VI METTIAMO DENTRO AL NOSTRO GRANDE TINO, CON I PIEDI E CON LE MANI VI PIGIAM FINO A DOMANI; SUCCO BUONO, PORPORINO DELIZIOSO E ZUCCHERINO.
ELENA DA DALT

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LA CASTAGNA TONDA TONDETTA E LA CASTAGNA BRUNA BRUNETTA LEI E PROTETTA DA UNA VESTE MOLTO SPINOSA SE TU LA COGLI FAI ATTENZIONE RISCHI DI DIRE : AHI, AHI, AHI, AHI AHI, AHI, AHI, AHI! TOLTO IL RICCIO,CHE MERAVIGLIA ECCOLA, GUARDA, SPLENDE AL SOL! COTTA, BOLLITA O COME FARINA SEMPRE E BUONA LA NOSTRA CASTAGNA REGINA AMATA DELLA MONTAGNA.
ELENA DA DALT

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PARLA LA G IL GATTO GUARDA IL GUFO GRULLO GIROLAMO GIRA GIA LA GIOSTRA GIRA E RIGIRA, CASCA GIU OR TIRIAMOLO BEN SU! G G G G
ELENA DA DALT

INDOVINELLO INDOVINA INDOVINELLO QUAL E QUELLACQUA ORIGINALE CHE NON DAL CIELO SCENDE, NE DAL MARE SALE EPPUR LA VEDI AD OGNI ORA SULLA FRONTE DI CHI LAVORA?
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ZUCCONE HO DETTO DI NO E NON LO FARO! CHE SE PER NATURA LA TESTA LHO DURA, CAMBIAR NON SI PUO HO DETTO DI NO! HO DETTO DI SI, E VOGLIO COSI! CHE SONO CAPACE SE QUESTO MI PIACE, DI STAR TUTTO IL DI A DIRE DI SI!
LINA SCHWARZ

LE VOCALI CHE COSE STRAMBE! LA CON DUE GAMBE, LE CON DUE BRACCIA, LO TONDO IN FACCIA. CURIOSO E LU CHE GUARDA IN SU, MA E PIU CARINO LI COL PUNTINO.
LINA SCHWARZ

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NANI PIM PUM PIM PAM NOI DEI BOSCHI I NANI SIAM PROTEGGIAMO LE SEMENTI RACCOGLIAM GEMME LUCENTI PIM PUM PIM PAM TUTTO IL GIORNO LAVORIAM LE RADICI DIFENDIAM CUSTODIAM ORO E ARGENTO SIAMO SEMPRE IN MOVIMENTO PIM PUM PIM PAM NOI DEL BOSCO I NANI SIAM!!!

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VENTI NANETTI
VENTI NANETTI SI TENGON PER MANO SALTANO, GIOCANO, FANNO BACCANO CORRONO IN FILA BEN STRETTI IN CATENA VOLANO INSIEME SULLALTALENA, NESSUNO DELLALTRO LA MANO MOLLA APPICCICATI SON CON LA COLLA! SE UNO SALTA SALTANO TUTTI SE UNO CADE CADONO TUTTI MA SEMPRE OGNUNO RIMANE SANO PORTA FORTUNA TENERSI PER MANO!!!

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IL PRINCIPE RANOCCHIO CERA UN TEMPO UNO STAGNO ERA PROPRIO UN BEL REGNO LE SUE ACQUE ERAN QUIETE CIRCONDATE DALLE PIANTE QUANTE BELLE E VERDI RANE SE NE STANNO A GRACIDARE CRA CRA CRA CRA CRA CRA SE POI SMETTON DI CANTARE LOR SI METTONO A SALTARE .. .. MA TRA QUESTE CE NE UNA CON IN TESTA UNA CORONA CON UN BACIO SI TRASFORMA ED UN PRINCIPE RITORNA.
ELENA DA DALT

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CRA CRA CRA UNA RARA RANA NERA SULLA RENA ERRO UNA SERA UNA RARA RANA BIANCA SULLA RENA ERRO UN POSTANCA.

LA CAPRA SOPRA LA PANCA LA CAPRA CAMPA SOTTO LA PANCA LA CAPRA CREPA.

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GALLO GALLETTO GALLO GALLETTO CHICCHIRICHI NON VE LHO DETTO CHE SPUNTA IL DI GALLO GALLETTO ALTO E GIA IL DI GIU DA QUEL LETTO CHICCHIRICHI!
LINA SCHWARZ

ORA CONTIAMO NOI


TRE PULCINI, TRE ANATRINI,TRE GATTINI VAN BEL BELLO CON LOMBRELLO PERCHE PIOVE TRE PIU TRE PIU TRE FA . MA E ANCHE VERO CHE TRE PER TRE FA ANCHE!

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PARLANO I NUMERI (di Anna Stiore) NUMERAZIONE DELL 1


1 IL PRUNO 2 IL BUE 3 IL RE 4 IL CIOCCOLATO 5 LE ARINGHE 6 GLI SCARABEI 7 LE CIVETTE 8 IL BISCOTTO 9 IL BOVE 10 PASTA E CECI

NUMERAZIONE DEL 2
1-2 LASINO E IL BUE 3 E 4 IL CANE E IL GATTO 5 E 6 I PIEDI MIEI 7 E 8 PANE BISCOTTO 9 -10 PASTA E CECI 11-12 RIDONO I COMICI 13- 14 TAGLIANO LE FORBICI 15-16 CURANO I MEDICI 17-18 SALTA IL LEPROTTO 19-20 SIAM TUTTI CONTENTI
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NUMERAZIONE DEL 3 1-2-3 SE TU VUOI SAPER PERCHE 4-5-6 TI DIRO CHE E STATA LEI 7-8-9 TI DARO TUTTE LE PROVE 10-11-12 ERAVAMO BAGNATI FRADICI 13-14-15 PUNZECCHIATI DALLE CIMICI 16-17-18 ABBIAM DECISO DI FAR FAGOTTO 19-20-21 NON E RIMASTO PIU NESSUNO 22-23-24 ABBIAM TROVATO UN TIPO MATTO 25-26-27 CHE VOLEVA TAGLIARCI A FETTE 28-29-30 CHE GIORNATA SANTA POLENTA!

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NUMERAZIONE DEL 4
1-2-3-4 ABBIAM COMPRATO UN GATTO MATTO 5-6-7-8 ED INSIEME UN BEL LEPROTTO 9-10-11-12 SIAMO ANDATI A VEDERE I COMICI 13-14-15-16 SONO VENUTI PURE I MEDICI 17-18-19-20 CHE A CAUSA DEL FREDDO BATTEVANO I DENTI 21-22-23-24 MA ANCHE IL LEPROTTO DIVENNE MATTO 25-26-27-28 E DECISE DI FAR FAGOTTO 29-30-31-32 ANDO A TROVARE LASINO E IL BUE 33- 34- 35-36 MA ERANO PARTITI PER CANAREI 37-38-39-40 QUANTA STRADA, TANTA, TANTA!

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IL POLLAIO NELLALLEGRO E BEL POLLAIO QUANTE BESTIE HA ZIO GAIO! COCCODE COCCODE NEL POLLAIO COSA CE? TRE PULCINI APPENA NATI NERI E BIANCHI UN PO STRIATI, SOTTO LALI LA CHIOCCETTA I PULCINI CHIAMA E ASPETTA. COCCODE COCCODE NEL POLLAIO QUESTO CE!
INDOVINELLO LUNO SORPASSA SEMPRE A DESTRA LALTRO SEMPRE A SINISTRA.
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L A L F A B E T O
Aa Ff Ll Qq Bb Gg Mm Rr Vv Cc Hh Nn Ss Ww Dd Kk Oo Tt Zz Ee Ii Pp Uu

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IL GIRASOLE E IL SOLE Il girasole disse un giorno al Sole:- Vedi? Son come te! Ogni petalo un raggio, e le viole sinchinano ai miei piedi, come a un re! Tu guardi gli orizzonti, e anchio li guardo; io pure, come te, risplendo e ardo! Tacque il Sole. Ma il fiore mor, e il Sole, lo sapete, ancora l.
GABRIELLI

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INDOVINA CHE COSE E POI DISEGNA

Sto chiusa in un riccio ma non per capriccio. Mi trovo in montagna sono:


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LA PELLE DEL LEONE Un asino si butt addosso una pelle di leone, e tutti lo prendevano per un leone e gli uomini scappavano e le bestie scappavano. Ma venne una ventata, che gli lev di dosso quella pelle e lasino torn asino. Tutti allora gli saltarono addosso e furono calci e legnate.

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LA PECORA E LA RONDINE Una rondine vol su una pecora per strapparle un po di lana per il suo nido. La pecora irritata saltava di qua e di l. -Perch mai sei cos avara solo con me? Permetti al pastore di spogliarti di tutta la tua lana e a me neghi un piccolo fiocco. Come si spiega?-Si spiega cos,- rispose la pecoraperch tu non sai prender la mia lana con la stessa buona grazia del pastore.-

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IL VENTO E IL SOLE Un giorno il vento e il sole vennero a disputa fra di loro. Ognuno dei due pretendeva di essere il pi forte. Decisero di fare una gara: chi dei due riuscisse per primo a togliere il mantello ad un viandante. Il vento cominci ad urlare furiosamente, tentando di soffiar via dalle spalle del viandante il mantello. Ma invece di soffiarglielo via, luomo se lo avviluppava sempre pi stretto. Allora cominci la prova del sole. Il sole fug le nubi e cominci a dardeggiare i suoi raggi cocenti sul poveruomo con
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tanto ardore, che questi, tutto sudato, gett il mantello e si sedette allombra. Il sole, silenzioso, vinse la gara.
ESOPO

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IL CORVO E LA VOLPE Un corvo aveva rubato un pezzo di carne ed era andato a posarsi su di un albero. Lo vide la volpe e le venne voglia di quella carne. Si ferm ai piedi del corvo e cominci a far gran lodi del suo corpo perfetto e della sua bellezza; disse che nessuno era pi adatto di lui ad essere il re degli uccelli, e che lo sarebbe diventato senzaltro, se avesse avuto la voce. Il corvo, allora, volendo mostrare che neanche la voce gli mancava, si mise a
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gracchiare con tutte le sue forze, e lasci cadere la carne. La volpe si precipit ad afferrarla, soggiungendo: -Se poi, caro il mio corvo, tu avessi anche il cervello, non ti mancherebbe proprio altro, per diventare re -.
ESOPO

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SALVARE CAPRA E CAVOLI Un contadino camminava portando con s un lupo, una capra e dei cavoli. Giunse ad un fiumicello, e si accorse che non poteva attraversarlo portando pi di una cosa per volta. Il contadino pens allora fra s: -Se porto prima la capra e poi i cavoli, quando torno per prendere il lupo la capra mangia i cavoli. Se porto prima i cavoli, nel frattempo il lupo mangia la capra-. Il contadino, per, era molto furbo e trov il modo di non correre alcun rischio. Pass la prima volta il fiume portando la capra, poi ritorn col lupo e riport indietro la capra. La lasci per portare i
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cavoli e in ultimo condusse anche la capra sullaltra riva. Cos riusc a salvare capra e cavoli.
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LA LINGUA E LE ORECCHIE Un giorno una lingua spenzolandosi un po fuor dalla bocca in qua e in la, come da una finestra, vide le orecchie e domand stupita: -Chi siete voi? Che fate?- Noi siamo le orecchie, fatte apposta per ascoltare.- E perch mai siete in due ad ascoltare, mentre io sono sola a parlare?- Perch, signora lingua, bene ascoltare molto e parlare poco.-

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LA FORMICA E LA COLOMBA Una formica scese al ruscello: le era venuta sete. Un'onda la trascin via e per poco non la affog. Una colomba stava trasportando un ramoscello; vide che la formica affogava e le gett il ramoscello nel ruscello. La formica sal sul ramoscello e si salv. Dopo qualche giorno un cacciatore gett la rete sulla colomba e la voleva acchiappare. La formica si arrampic sul cacciatore e lo morse a una gamba; il cacciatore dette un grido e lasci cadere la rete. La colomba spicc il volo e fugg .

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LE DITA Erano cinque fratelli, tutti della famiglia delle dita: e si tenevano molto uniti fra loro, sebbene fossero di statura diversa. Il maggiore, Messer pollice, era piccolo e grosso, sapeva fare un bellinchino e diceva: - Io sono il padrone, senza di me non infila lago nemmeno il re e dai pi piccini sono succhiato come un gelato -. Messer Leccapiatti, il secondo, si ficcava per tutto, nellagro e nel dolce; segnava a dito il sole, la luna e le stelle: - Io insegno la strada al turista e al ciclista e suono il campanello al portone del castello -.

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Messer Lungo, chera il terzo, anche chiamato dito medio disse di s:- Io tengo il ditale alla sartina che fa la vestina ticchete, ticchete ta ago che viene ago che va ticchete ticchete ta! Facciadoro, il quarto, si pavoneggiava, perch aveva una cintura dorata, stretta alla vita:- Io sono lanulare e ho poca voglia di lavorare!Il piccolo Pierino Balocchino aveva una voce flebile e carina:- E io che son il pi piccino mi chiamo mignolino-.

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Fai l'impronta della tua mano

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IL FUMO, LA FULIGGINE E LA CENERE Il fumo, in lente volute azzurre, saliva su per la nera cappa del camino ed usciva fuori dal comignolo disperdendosi nellaria. - Fratello gli dissero con voce lamentosa la cenere e la fuliggine perch ci abbandoni? Noi siamo nati dalla stessa madre, la legna, e dallo stesso padre, il fuoco: perch, dunque, non ci porti con te? Rispose il fumo: - Io non ho nulla a che fare con voi. Siete continuamente in discordia, senza mai riuscire a mettervi daccordo. Tu fuliggine, pretendi di ascendere senza prima liberarti di tutte le tue scorie. Cos,per non ricadere in basso, ti attacchi alle nere pareti del camino. Tu cenere ti attacchi nel focolare,
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per stare al caldo anche dopo che la fiamma si spenta. Io invece volo in cielo!LEON BATTISTA ALBERTI

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LOMBRA Verso lora del tramonto lombra delluomo divent immensa. Che cosera luomo al suo confronto? Una piccola cosa. Lei, invece, quanto pi il sole scendeva verso lorizzonte, tanto pi si allungava: non cera al mondo uomo pi grande di lei. - Io, non luomo pens lombra rassomiglio a Dio. Ma quando il sole scomparve, lombra svan. Cominci allora a rimpiangere la luce del giorno; desider rivedere il sole alto nel cielo.

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LAVARO Ogni tanto il rospo allungava il muso e addentava un po di terra. - Perch sei sempre cos magro? gli chiese un giorno una coccinella. - Perch ho sempre fame rispose il rospo. - Ma se ti nutri soltanto di terra! esclam il gentile insetto. Perch non ne mangi a saziet?-Perch un giorno- disse con tono lugubre lavaro- anche la terra potrebbe finire.
LEONARDO DA VINCI

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IL TORO Un toro in libert faceva strage fra le mandrie e gli armenti. I pastori non avevano pi coraggio di portare al pascolo gli animali. Temevano quel selvaggio bestione che arrivava allimprovviso e infilzava con le corna tutto ci che incontrava. I pastori, per, sapevano che il toro odiava il colore rosso; quindi un giorno decisero di tendergli un tranello. Fasciarono di stoffa rossa il grosso tronco di un albero e poi si nascosero. Giunse presto il toro soffiando dalle narici. Vedendo quel tronco rosso abbass la testa partendo alla carica. Con un gran fracasso inchiod le corna nellalbero, restandovi prigioniero. Cos i pastori lo uccisero.
LEONARDO DA VINCI 48

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LO SCOIATTOLO O vispo scoiattolino, che allegro salti al sole, riempi il magazzino di ghiande e di nocciole. Mature l nel bosco, ti attendono al lavoro, linverno sar fosco se non farai tesoro dei doni che natura, provvida e amorosa, ad ogni creatura va offrendo generosa. Sei nato in piena estate, ami il verde e i trastulli;
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niente sai di gelate, di rami secchi e brulli. I frutti torneranno solo a nuova stagione e per linverno, ognanno, dobbiam far provvigione. Soffi allor tramontana, venga il freddo pi duro, ben nutrito in tua tana, ti sentirai sicuro.
GIOVANNA CHIANTELLI

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LELEFANTE In India gli elefanti vengono adoperati nei lavori pesanti dei campi (come da noi i buoi e i cavalli) oppure per trasportare merci. Sono animali molto forti e abbastanza docili, che si affezionano al padrone se esso li cura e li rispetta. Ma guai a colui che cerchi di maltrattarli ingiustamente. Lelefante, infatti, assai vendicativo. Questa una storia vera accaduta tanto tempo fa in India. Un contadino indiano cattur un giovane elefante e, dopo averlo addestrato un poco, pens di servirsene per i lavori pi duri. Dapprima lo curava e lo nutriva bene, ma in seguito prese a maltrattarlo. Un giorno lanimale si stanc e, accecato dallira, distrusse tutto ci che aveva attorno
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a s. Poi, lanciando un terribile barrito, afferr il padrone con la proboscide e lo scagli contro un muro, uccidendolo. Quando la moglie vide il corpo senza vita del marito, pianse disperata perch ormai non cera pi chi provvedesse a lei e ai bimbi. Poi prese per mano i suoi figlioletti e li mostr allelefante gridando: -Avanti, bestia vendicativa! Come hai ucciso il loro padre ora uccidi anche loro!Ma lelefante fiss a lungo i fanciulli poi, con la forte proboscide, raccolse da terra il maggiore e se lo pose sulla groppa. Con quel gesto, lelefante riconosceva il fanciullo come suo padrone. E infatti, da allora, lo serv fedelmente per tutta la vita.
L.TOLSTOI

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IL CONTADINO E I COCOMERI In un campo ben soleggiato crescevano tanti cocomeri. Un contadino pass di l, li vide e decise di rubarne un sacco pieno. Badando di non fare rumore, egli strisci fra le piante e cominci a riempire il suo sacco. Intanto pensava, beato: - Ecco cosa far per arricchire: quando avr raccolto tanti cocomeri, li porter al mercato e li vender. Con i rubli ricavati acquister una chioccia che cover le uova e mi dar tanti pulcini. Vender i pulcini e col denaro ricavato comprer una coniglia che avr tanti coniglietti. Vender anche quelli al mercato e il guadagno lo impiegher per acquistare una pecorella. La pecorella mi dar tanti agnellini bianchi come il latte. Io li vender e col denaro guadagnato comprer una bella
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mucca. La mucca avr tanti bei vitellini che io porter al mercato e ricaver molti rubli doro. Allora, finalmente, potr comprare un terreno sul quale pianter dei cocomeri che cresceranno belli e rigogliosi! Ma non sar sciocco come il padrone di questo campo che si lascia derubare in pieno giorno. Io star ben attento, pagher dei guardiani che sorveglino i miei cocomeri e ogni tanto grider:-Oh fannulloni! Fate buona guardia!Cos il ladruncolo, tutto assorto nei suoi programmi, dimentic ogni prudenza e si mise davvero a gridare: - Oh fate buona guardia!Allora i guardiani accorsero e lo caricarono di botte.
L. TOLSTOI

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VIEN LINVERNO E linverno vien tremando, vien tremando alla tua porta: -Sai tu dirmi che ti porta?-Un fastel daridi ceppi, un fringuello intirizzito e poi neve neve a fiocchi e ghiaccioli grossi un dito. Fai il disegno

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PRESEPIO Ora Natale e nella capanna C un dolce bimbo con la sua mamma, mentre il padre dal volto sereno la mangiatoia riempie di fieno. C tanto freddo e tanto gelo e per coprirlo non c un velo. Ma lasino e il bue messisi a lato lo riscaldano col fiato.
G. ROSSI

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GHIRLANDETTA DEI MESI Dice gennaio:- Chiudete quelluscio. Dice febbraio:- Io sto nel mio guscio. Marzo apre un occhio e inventa i colori. Aprile copre ogni prato di fiori. Maggio ti porge la rosa pi bella. Giugno ha nel pugno una spiga e una stella. Luglio si beve il ruscello dun fiato. Sonnecchia Agosto in unombra sdraiato. Settembre morde le uve violette. Pi saggio Ottobre nei tini le mette. Novembre fa dogni sterpo fascina. Verso il Presepe Dicembre cammina.

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IL SALE E IL GHIACCIO Il sale si ribell. Era disposto a coabitare1 con tutti, ma non con il ghiaccio. In quella dispensa non poteva esserci posto per tutti e due. - Perch ? - gli domand il pepe.- Non siete forse nati tutti e due dalla medesima madre, lacqua del mare? Essa prosciugandosi al sole ha depositato te sulla riva ed evaporando in nuvole e ricadendo in pioggia diventata la dolce genitrice2 del ghiaccio. - vero rispose il sale ma lincostanza e la volubilit3 del ghiaccio mi fanno paura. Stando accanto a me, mi farebbe diventare freddo e duro come lui; ma basterebbe un po di calore per trasformarlo in acqua: e se io gli fossi vicino, mi scioglierebbe.-

LEONARDO DA VINCI

1 coabitare: abitare con 2 genitrice: madre, colei che ti ha generato, che ti ha fatto nascere. 3 volubilit: cambiamento veloce, mutevolezza.

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IL NOCCIOLO E LULIVO Proprio a met dellinverno, allimprovviso, il nocciolo schiuse le sue gemme; e bench in terra ci fossero
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ancora varie chiazze di neve, si copr di fiori. Un ulivo, che a poca distanza dal nocciolo rabbrividiva con tutte le sue foglie alla gelida brezza di tramontana gli disse: - Beato te, che senti gi la primavera. Se in pieno inverno ti sei rivestito di fiori, vuol dire che presto ci farai assaggiare anche i frutti.Rispose il nocciolo: - Ogni cosa a suo tempo.LEONARDO DA VINCI
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1 schiuse: apr.

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LASTRONOMO Un astronomo aveva labitudine di uscire tutte le sere per studiare le stelle. Una notte, che saggirava nel paese con la mente tutta rivolta al cielo, cadde senza accorgersene in un pozzo. Mentre egli si lamentava e gridava, un passante ud i suoi gemiti1 e si avvicin. Dopo aver ascoltato ci che gli era successo, gli disse: - Caro mio, tu cerchi di sapere quello che c nel cielo, ma intanto non vedi quello che c sulla terra.

1 gemiti: lamenti di dolore. 66

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LABETE E IL ROVO Un giorno labete e il rovo si misero a discutere su chi fosse pi bello e degno di gloria. Labete si vantava, dicendo: - Io sono bello; io sono slanciato; io sono alto; io servo per i tetti dei templi e per le navi. Come osi misurarti con me? -. Ma il rovo osserv: - Se ti venissero in mente le scuri e le seghe che ti faranno a pezzi, certo preferiresti essere un rovo anche tu! -.
ESOPO

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IL SALICE PIANGENTE Un tempo, narra la leggenda, il salice piangente levava i rami verso il cielo, come gli altri alberi. Una notte, si fermarono vicino a lui un uomo, una donna e un somarello. La donna stringeva al cuore un bambino. - Maria, - diceva luomo non possiamo fermarci qui. I soldati ci raggiungeranno. - Sono stanca, Giuseppe. Riposiamoci un poco, poi riprenderemo il cammino. Ma i soldati gi arrivavano sui loro cavalli focosi. Gli sposi impallidirono. Allora lalbero, lentamente, abbass i rami fino a terra e nascose Ges, Giuseppe, Maria e il somarello alla vista di Erode. I soldati passarono urlando, e uno sghignazz: - Mai visto un albero cos buffo! Quando i soldati furono lontani, la Sacra Famiglia, riprese il suo viaggio verso il lontano Egitto. Ges sfior con la piccola mano i rami ricurvi e li rese simili a una verde cascata.
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Da allora, il salice piangente divent quellalbero meraviglioso che orna i nostri giardini.
M. COMASSI

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LASINO STOLTO Un asino stava attraversando una stretta passerella gettata su un fiume impetuoso: portava un pesante carico e il suo padrone lo pungolava con un bastone. L'asino pieg indietro le lunghe orecchie e ragli impaurito, temendo di perdere l'equilibrio. Subito dopo infatti mise una zampa in fallo e rotol nel fiume con tutto il carico. - Povero me, sono spacciato!- pens.- Se non fosse per questo carico, potrei salvarmi nuotando fino a riva.Ma l'asino fu fortunato: trasportava un carico di sale, che nell' acqua si disciolse. Pot cos nuotare a riva senza impaccio. Non trascorse molto tempo che l'asino si trov a compiere di nuovo lo stesso percorso: anche questa volta portava un pesante carico. Quando giunse alla passerella il suo padrone si mise ancora a pungolarlo perch si affrettasse. - Ah, ah!- pens l'asino. - Adesso so quel che devo fare. Perch dovrei darmi la pena di mantenere l'equilibrio su questo ponticello? Se mi lascio cadere
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dentro l'acqua, il mio carico si dissolver come l'altra volta. Sarei davvero stolto a continuare il viaggio cos appesantito, quando posso liberarmi tanto facilmente del carico!E cos si lasci cadere nell'acqua con un gran pluff! Ma, ahim! avrebbe fatto meglio a proseguire sulla passerella: questa volta portava un carico di spugne. Quando cadde nel fiume quelle s'inzupparono d'acqua e lo appesantirono tanto che egli non riusc a tener fuori la testa e anneg.

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LA CHIAVE DORO Una volta, dinverno, che cera la neve alta, un povero ragazzo dovette uscire e andare a prendere la legna con la slitta. Quando lebbe raccolta e caricata, era cos gelato che pens di non tornar subito a casa, ma di accendere un fuoco e di scaldarsi un po. Spal la neve e, mentre sgombrava il terreno, trov una piccola chiave doro. Pens che dove cera la chiave doveva esserci anche la serratura; scav in terra e trov una cassettina di ferro. - Purch la chiave vada bene! - pens - nella cassetta ci son certo cose preziose.Cerc, ma non cera nessun foro; alla fine ne scopr uno, ma cos piccolo che lo vedeva appena. Prov: la chiave andava benissimo. La gir; e adesso dobbiamo aspettare che abbia aperto del tutto e sollevato il coperchio: allora sapremo che meraviglie cerano nella cassetta.

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LA QUERCIA E IL GIUNCO Una quercia e un giunco crescevano vicini sulla sponda di un fiume. Di tanto in tanto si parlavano, ma non erano amici. La quercia possente si considerava enormemente superiore all'umile giunco e lo guardava dall'alto in basso. - Tu non hai ombra d'amor proprio - diceva la quercia al giunco. - Tu fletti e ti inchini al minimo soffio di vento. Dovresti stare dritto come me. Vedi: non c vento che possa piegarmi. In quel preciso istante si scaten una violenta tempesta. Tra il lampeggiare di fulmini un vento selvaggio invest gli alberi. Per un po' la quercia resistette impavida, ma la sua rigidit fu la sua condanna. La tempesta si accan contro di lei, denud i suoi rami, ne spezz i pi grossi, infine la rovesci nel fiume. Il giunco, invece, flettendosi, aveva permesso al vento di scivolargli sopra; passata la tempesta lo si vedeva crescere sulla sponda del fiume esattamente come prima, proprio come se nulla fosse accaduto.

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LA FOGLIA DEL PIOPPO

Un giorno una gazza se ne stava appollaiata su un ramo di pioppo. Si guardava attorno, cercando qualcuno con cui poter fare la solita chiacchierata. Scorse al piede dellalbero una bella capretta, che pareva anchessa desiderosa di trovare con chi potesse scambiare quattro chiacchiere. Era una bella fortuna, e la gazza non se la lasci sfuggire. - Buon giorno, comarina, - le disse per cominciare vi piace brucare queste belle foglie verdi? Se volete, io ve ne mando gi. - Buon giorno a voi, comare. Vi ringrazio dellofferta: per, badate che le foglie di questalbero non sono verdi come voi dite; sarebbe una bella novit per un albero di pioppo! Guardate bene, e vedrete che sono biancastre. Non lavesse mai detto! La gazza replic, irritata, che nessuno poteva insegnarle comerano fatte le foglie del pioppo, e che erano verdi e verdi.
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La capretta ribad che esse erano bianche, bianche e bianche. Chi sa quanto ancora sarebbe durata la sciocca disputa, se a un tratto, da una spaccatura del tronco dellalbero, non si fosse affacciato un ghiro, dicendo: - E questo il modo di rompere il sonno alla gente, per ostinarsi in una disputa sciocca? Tu, gazza chiacchierona, alza gli occhi alle foglie che pendono dai rami pi alti. E tu, capretta ostinata, rivolta con la zampetta quella foglia che hai vicina, e rimarrete con un palmo di naso.La foglia del pioppo verde di sopra e bianchiccia di sotto.

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IL FASCIO DI VERGHE Un vecchio contadino sentiva avvicinarsi la fine, ed era triste perch doveva lasciare la famiglia e la fattoria. Ma soprattutto lo addolorava il fatto che i suoi tre figli non andassero mai d'accordo. Tante e tante volte aveva cercato di spiegar loro quanto fosse importante la concordia. Sembrava proprio che non lo udissero! Ed ora, sul letto di morte, preg il maggiore di portargli un fascio di verghe. Quando il giovane fu tornato con il fascio di verghe, gli disse di legarle assieme, poi soggiunse: - Adesso prova a spezzarle -. Il figlio maggiore prov, ma inutilmente. Prov anche il secondo, con lo stesso risultato. Neppure il terzo riusc a far meglio degli altri. Il fascio non si lasciava spezzare. - Slegatelo - disse il padre - e vedete se riuscite a spezzare le verghe ad una ad una -. Il maggiore spezz una verga senza alcuna fatica. Il secondo prese un'altra verga e la spezz facilmente.
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Cos fece anche il terzo figlio. - Adesso capite - disse il padre - perch tanto importante smettere di litigare e stare uniti. Finch vi tenete separati l'uno dall'altro, siete deboli. Ma uniti sarete tanto forti che nessuno potr farvi del male -.
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IL PAPPAGALLO INTELLIGENTE Un venditore d'uccelli ammaestr un pappagallo a parlare. Ma le parole erano sempre le stesse. A chi gli rivolgeva una domanda, il pappagallo rispondeva immancabilmente: - Proprio cos! Nella bottega capit un compratore. - Mi piacerebbe un pappagallo.- Questo bellissimo,- rispose il venditore, - e poi molto intelligente, non vero Cocorito?-. - Proprio cos! - disse l'animale. - E' straordinario! - esclam il cliente. - E quanto costa?- Cento monete - rispose il venditore. - E un prezzo molto modesto, non vero Cocorito? - Proprio cos! - rispose il pappagallo. - Dunque varresti anche pi di cento monete?- chiese il cliente al pappagallo, credendolo davvero intelligente. - Proprio cos! - ripet l'animale. - Ecco le cento monete, - disse allora il compratore, prendendo sulla spalla il pappagallo. Lungo la strada ripens all'acquisto fatto.
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- Credo d'averti pagato troppo caro, - disse, sbirciando il pappagallo. - Proprio cos! - gli rispose l'uccello. - Forse non vali neppure dieci monete -. - Proprio cos! - Anch'io per sono stato uno stupido, - disse malinconicamente il compratore. - Proprio cos! - Pazienza, - esclam alla fine l'uomo rassegnato. - Quando abbiamo sbagliato, inutile brontolare. E il pappagallo imperterrito: - Proprio cos! -

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IL BOSCAIOLO E LO SPIRITO DEL FIUME Un boscaiolo, cui era caduta la scure nel fiume, si era seduto sulla riva e si era messo a piangere. Lo spirito del fiume ebbe piet di lui, raccolse una scure d'oro sul fondo e sal alla superficie. - E questa la tua scure? - chiese lo spirito del fiume al boscaiolo, agitando la scure d'oro nell'aria. Il boscaiolo guard la scure e rispose: -No, questa non la mia scure.Lo spirito del fiume si rituff e gliene port unaltra. Era una scure d'argento. - E questa la tua scure? - No - rispose anche questa volta il boscaiolo. Allora lo spirito del fiume torn in fondo alle acque e questa volta gli riport veramente la sua scure. Il boscaiolo la riconobbe subito e grid tutto felice: - Oh, s! Questa la mia scure! Lo spirito del fiume, per premiarlo della sua sincerit, gli regal anche le altre due scuri. Il boscaiolo fece ritorno al suo villaggio, mostr le scuri ai suoi amici e raccont la meravigliosa avventura che gli era capitata.
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Allora un altro boscaiolo pens di fare altrettanto. Si rec in riva al fiume, vi lasci cadere la scure di proposito, poi sedette sull'argine e scoppi a piangere. Ed ecco apparire di nuovo lo spirito del fiume. Gli mostr una scure d'oro e gli chiese: - E forse questa la tua scure? Il boscaiolo, tutto felice, grid avidamente: - S, la mia scure! E mia! Ma lo spirito del fiume, scomparve all'istante nelle acque. Per punirlo della sua bugia, non soltanto non diede a quel boscaiolo la scure d'oro, ma non gli restitu neppure la sua, quella cio che egli aveva gettata di proposito nel fiume.

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CARNEVALE Viva viva Carnevale Che fischiando Saltellando Tintinnando viene innanzi e non fa male, con i sacchi pieni zeppi di coriandoli e confetti, di burlette e di sberleffi, di scherzetti, di vestiti a fogge strane, di lucenti durlindane, di suonate, di ballate, di graziose cavatine, di trovate birichine! Viva viva Carnevale Con le belle mascherine!

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PULCINELLA E GLI SPECCHI Pulcinella, sempre un po stordito e pazzerello, una volta fu al servizio di un padrone pi stordito di lui. Un giorno questi gli ordin di trasportare, da una sala allaltra del suo splendido palazzo, due grandi specchi, che erano una meraviglia. Pulcinella cominci il lavoro allegro e svagato come sempre e per faticare di meno li sollev tutti e due insieme. Pesavano e uno scivol dalle mani; cadde ed and in cento frantumi. - Uh! esclam il padrone, rimirandosi in tutti quei pezzi.- Guarda, guarda Pulcinella! Era uno specchio solo ed ora sono cento. Come hai fatto questo miracolo?- Ho fatto cos rispose Pulcinella, e lasci cadere anche laltro specchio.

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LE CHIAVI DEL PARADISO Dopo un buon sonno invernale la signora talpa si puliva i baffi davanti alla sua tana. Ecco da l in poi si estendeva il mondo: il prato, il bosco, il torrente. Buongiorno vicino disse la talpa al coniglio le mie provviste stanno per esaurirsi e, secondo i miei conti, linverno devessere sul finire. Non so, temo che ti sbagli rispose il coniglio non c neanche un filo di verde qui attorno. I prati sono gialli e grigi, gli alberi spogli, il torrente ghiacciato. Dove sar finita la primavera? Gi lo pensavo anchio disse lo scoiattolo e con lui i fili derba grigia e i piccoli germogli dei crocus che si fanno strada fra la neve. Vogliamo il sole dissero tutti in coro. Che cosa duolebrontol linverno che era un vecchio mezzo sordo. Non duole ma sole, sole! gridarono in coro tutti gli animali del bosco e fili derba gialla e secca. Nemmeno per sogno bofonchi linverno dovete aspettare ancora. Basta inverno gridavano tutti vogliamo la
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primavera! Questo fece arrabbiare non poco linverno che chiam i suoi servi fedeli: ghiaccio e bufera. La bufera arriv con fischi di vento e il ghiaccio con le sue mille lame taglienti e tutti e due si inchinarono al loro padrone, linverno. State bene attenti disse linverno la primavera devessere ormai qui vicina. Appostatevi dietro quelle rocce e quando arriva saltatele addosso, prendetela e cacciatela in questa buia grotta. Avete capito?
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Appena la primavera spunt in tutta la sua bellezza, da dietro l'angolo,bufera e ghiaccio la presero e la chiusero nella grotta con una grossa chiave di ferro, che ghiaccio si nascose nella tasca del suo mantello. La signora talpa vide tutto dal suo buco ed imprec contro linverno: Cattivo inverno, non possiamo pi sopportarti. Queste parole mi rallegrano disse linverno che invit a un punch i suoi due compari. Dopo un po tutti e tre giacevano profondamente addormentati. Allora la talpa chiam il coniglio e lo scoiattolo e tutti e tre tennero consiglio sul come fare. Lo scoiattolo si avvicin a ghiaccio per rubargli la chiave della prigione, ma la chiave era troppo fonda nella sua tasca e il cattivo compare ci giaceva sopra con tutto il suo freddo peso. Tutti gli animali erano disperati. Se la primavera tardava ancora sarebbe stata per tutti la morte. A un tratto qualche cosa di luminoso brill sul bruno pavimento della grotta. Raggio di sole, Raggio di sole! gridarono tutti Sei venuto a salvarci? Certo rispose Raggio di sole io accompagno
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sempre la primavera nel suo viaggio di ritorno alla terra e sto seduto sulla sua spalla. Quando bufera e ghiaccio hanno preso la primavera io sono scappato in tempo e loro non se ne sono accorti. Ti prego Raggio di sole disse coniglio scaldami un po la spalla che sono pieno di dolori e raccontaci come farai a salvarci. Il raggio di sole si pos sulla schiena del coniglio che se la godeva davvero, poi inizi a parlare. Quando ho visto quello che i due servi dellinverno hanno fatto, sono corso subito in cielo a chiedere aiuto. E poi? esclamarono gli animali. State a vedere disse il raggio di sole e scivol dalla schiena del coniglio, usc dalla grotta buia e fredda e si diresse verso il torrente. Il coniglio cap tutto al volo. Dove raggio di sole passava fiorivano dei fiorellini gialli a forma di chiavi, le chiavi del paradiso. Il coniglio ne stacc una dal suolo con i suoi denti taglienti e la avvicin alla porta della prigione della primavera. La primavera usc, cacci linverno e i suoi compari che, in fondo sognavano gi il Polo.
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Da quel giorno il piccolo fiore giallo che spunta sui prati ancora gialli dall inverno si chiam Chiave del paradiso perch apre la porta alla primavera.
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PRIMAVERA Primavera vien danzando, vien danzando alla tua porta: - Sai tu dirmi che ti porta?Ghirlandette di farfalle, campanelle di vilucchi, quali azzurri, quali gialli e poi rose a mazzi a mucchi!

INDOVINA Verdi e piccini Fatti a pallini Stiam dentro una buccia Verdina verduccia Siam tutti fratelli Ci chiaman.

APE + R + mezzo TORO = ..

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FATA PRIMAVERA
I primi tepori sono cominciati. Gli alberi li sentono e dicono: - E ora di svegliarsi, dopo il lungo sonno che abbiamo fatto. Linverno, finalmente, se ne va col suo abbaglio di neve, di ghiaccio e di brina; lo porter lontano lontanoLerbetta alza la testina ancora insonnolita per sapere qualcosa della Fata Primavera. Fata Primavera sta arrivando e manda avanti i suoi tepori. Appena giunta, toccando le pianticelle dir: - Non temete, ora ci sono io che vi accarezzo. Le mie mani non sono di gelo: sono tiepide, al mio tocco le vostre gemme sbocceranno. Fiori e foglie ricopriranno i vostri rami nudi. E tu erbetta, ritornerai verde e vellutata. Tutte le piante, perci, attendono, cariche di desiderio, larrivo di Fata Primavera.
P. BORANGA

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LASTUZIA DI BERTOLDO - Qual il giorno pi lungo? chiese il re a Bertoldo. - Quello in cui si resta senza mangiare. rispose Bertoldo. - Qual la donna che balla sempre nellacqua? - La barca.- Qual la cosa pi bianca?- Il giorno.- Pi del latte? - Pi del latte e anche della neve. - Se non me lo dimostri concluse il re ti far bastonare. Allora Bertoldo prese un secchio di latte, lo port di nascosto nella camera del re e chiuse le finestre e le imposte. Il re, entrando in camera, vi inciamp, rovesciandolo e per poco non cadde egli stesso. - Chi stato - grid indignato che ha posto quel secchio di latte nella mia camera e ha serrato le imposte per farmi cadere? - Sono stato io rispose Bertoldo e lho fatto per provarti che il giorno pi bianco del latte. Se non
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fosse cos, il latte ti avrebbe rischiarata la camera e tu non avresti fatto cadere il secchio.
DAL BERTOLDO

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IL BRUCO

Fermo sopra una foglia il bruco guardava intorno: chi cantava, chi saltava, chi correva, chi volava; tutti gli insetti erano in continuo movimento. Lui solo, poveretto, non aveva luce, non correva e non volava. Con grande fatica riusciva a muoversi, ma cos piano, che quando passava da una foglia allaltra gli sembrava di aver fatto il giro del mondo. Eppure non invidiava nessuno. Sapeva di essere un bruco, e che i bruchi dovevano imparare a filare una bava sottilissima per tessere, con arte meravigliosa, la loro casetta. Perci, con molto impegno, incominci il suo lavoro. In breve tempo il bruco si trov chiuso in un tiepido bozzolo di seta, isolato dal resto del mondo. E ora? si chiese. Ora aspetta gli rispose una voce. Ancora un po di pazienza e vedrai. Al momento giusto il bruco si dest, e non era pi un bruco. Usc fuori dal bozzolo con due ali bellissime, dipinte di vivi colori, e subito si lev alto nel cielo.
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IL CERVO VANITOSO Sulle montagne viveva un cervo molto vanitoso. Ogni volta che passava vicino ad una pozza d'acqua non perdeva l'occasione di specchiarvisi. Come sono bello! diceva ogni volta tra s. Ho un muso elegante e le corna, poi, sono meravigliose. Nessun cervo ha le corna pi slanciate e maestose delle mie! Non si sarebbe mai allontanato dall'acqua, tanto gli piaceva ammirarsi in essa. Erano proprio le sue corna che lo rendevano fiero. Aveva anche gambe lunghe e snelle, ma a quelle non badava, perch anche i suoi simili le avevano uguali. Apprezzava quell'ornamento della sua testa a tal punto che, in caso di disgrazia, avrebbe preferito spezzarsi una gamba piuttosto che rovinarsi le corna. Ma venne il giorno in cui dovette accorgersi quanto fosse sbagliato il suo modo di ragionare. Era l'alba, e il cervo era appena uscito dal suo rifugio notturno per cercare un po' di erba fresca. Stava pascolando in una radura, quando ud alcuni spari lontani e subito dopo un abbaiare furioso.
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Stavano arrivando i cacciatori! Vi fu un fuggi fuggi generale ed anche il cervo si mise a correre per nascondersi nel bosco. I cani intanto, fiutata la sua presenza, lo inseguivano, cercando di raggiungerlo. Presto, gambe mie! pensava tra s il cervo. La mia salvezza dipende da voi! Correte veloci! Le zampe del cervo facevano il loro dovere e lo portarono velocemente fino al bosco. Qui finalmente l'animale pot respirare. Ora penetrer nel fitto del bosco si disse; mi nasconder ed i cani non mi troveranno pi. Ma mentre cos pensava, le sue corna s'impigliarono tra i rami bassi di un albero ed egli si arrest di colpo. Si udivano i cani abbaiare sempre pi vicino. Allora il cervo, preso dal terrore, incominci a scuotersi e a dimenarsi per liberare le corna impigliate nei rami. Inutile! Pi tentava di liberarsi, pi quelle si intrecciavano coi rami; ed i cani si avvicinavano sempre pi! Allora il cervo cap che quelle corna avrebbero provocato la sua rovina, perch per causa loro i cani sarebbero riusciti a raggiungerlo.
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IL TOPO DI CITT E IL TOPO DI CAMPAGNA Un topo, che abitava in una tana scavata nel terreno in mezzo ai campi, un giorno invit un suo parente di citt. Per fare onore all'ospite, si procur un bel po' di cibo, facendosi aiutare anche dai vicini. Trov delle ottime noci mature, un bel po' di nocciole, ghiande e semi di vario tipo, uva matura e persino una bella mela rossa. Sperava proprio di far contento il suo parente cittadino, ma questi, abituato ai cibi di citt, aveva gusti raffinati. A tavola, anzich gustare quei cibi genuini, se ne mostr piuttosto infastidito e assaggi appena qualche acino di uva passa. Il topo di campagna rest assai mortificato, specie quando vide che il suo parente di citt voleva far le valigie per tornarsene a casa sua. Ma si rinfranc un po' quando questi gli disse: Sei stato molto gentile ad invitarmi. Ora vorrei ricambiare. Vieni a trovarmi in citt; ti far vedere dove abito e come si sta bene.
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Qualche giorno dopo il topino si present dal suo parente di citt. Oh! Com' bello qui! esclam stupito. Quando si tratt di mettersi a tavola, il topo di campagna rest senza fiato nel vedere l'abbondanza e la variet dei cibi raffinati che il suo parente gli offriva. Pensava gi di fare un magnifico pranzo e si accingeva a mettersi a tavola, quando un colpo di scopa lo fece ruzzolare lontano insieme col suo ospite. Topacci maledetti! gridava la voce di una donna. Ora ci penso io. Fufi, vieni qui, presto! E a quel richiamo apparve un enorme gatto nero. Presto! Da questa parte gli grid il topo di citt, fuggendo dentro un buco. Il topo di campagna fece appena in tempo a seguirlo sfuggendo agli artigli del gatto. Come si fu rimesso dallo spavento, decise di tornarsene in campagna e disse al suo parente: Ti ringrazio dell'invito. In citt hai tutto quello che vuoi. Ma preferisco mangiare solo qualche ghianda ed essere libero, invece di vivere
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nell'abbondanza ed essere sempre in preda dello spavento.


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IL LUPO E LAGNELLO Un lupo vagava per la foresta sempre affamato. Giunto ad un ruscello, vide un agnellino che, chino sull'acqua fresca, si abbeverava, e decise di mangiarselo subito: un bocconcino cos buono non gli capitava da un bel pezzo! Si accinse a saltargli addosso, ma si arrest un momento, pensando:Se qualcuno mi vede, che figura faccio a mangiare una bestiola cos debole che non nemmeno in grado di difendersi? Devo trovare una scusa buona per sbranarla! Corse un poco pi in alto, lungo il ruscello, in modo che l'agnellino lo potesse vedere bene, e finse di bere anche lui. Poi, facendo mostra di essere molto arrabbiato, esclam: Ehi tu! Perch mi sporchi l'acqua? Non vedi che sto bevendo? Nessuno ti ha insegnato l'educazione? Mi spiace, signor lupo gli rispose il vocino sottile dell'agnello ma impossibile che io le sporchi l'acqua. Mi trovo pi in basso di lei, e l'acqua che io tocco non pu salire.
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Di fronte all'evidenza della bugia che aveva detto, il lupo rimase senza parole, ma poi si riprese: Tu per ce l'hai con me disse all'agnello cercando un altro pretesto. Mi hanno riferito che sei mesi fa tu hai detto sul mio conto delle cose che non mi piacciono affatto. Sei un calunniatore, e io so bene come si devono punire i tipi come te! Ma aveva ancora scelto male la scusa, perch l'agnello gli rispose: Impossibile che io abbia parlato male di lei sei mesi fa, signor lupo! Io a quel tempo non ero ancora nato! Allora il lupo si spazient. Non era riuscito a trovare una scusa valida per mangiarsi l'agnello, mentre la fame si faceva sempre pi sentire: Bene! disse la belva. Non m'importa nulla! Se non sei stato tu a parlar male di me, sar stato tuo padre! E con un balzo gli fu addosso e lo sbran.

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STORIA DI UN CHICCO DI GRANO


Cera una volta un chicco di grano. Nel chicco stava chiusa una piantina. Un bimbo piant il chicco in un vaso. Sotto terra la piantina si animava: Voglio diventare grande. Voglio uscire da questa prigione e rivedere il sole. Ma per crescere bisogna mangiare; come far? Oh, guarda! In questo granello c una buona provvista di farina. Mangi e crebbe fino a diventare una pianticella. Ora come far? si chiese Ma guarda! Anche sulla terra cera qualche cosa da mangiare. Radici mie sprofondatevi nella terra Cos la piantina crebbe e mise spiga. Il sole diede loro dei suoi raggi e la spiga matur cento chicchi di grano.

GASPARINI

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LA LITE
In un caldissimo giorno d'estate, un leone e un cinghiale giunsero alla stessa pozza di acqua. Sul terreno intorno erano impresse le tracce di molti cervi e capre, volpi e sciacalli, elefanti e rinoceronti, nessuno dei quali avrebbe osato abbeverarsi insieme al leone, perch ne avevano troppa paura. Ma, il feroce cinghiale con le sue zanne affilate, era forte quanto il leone con i suoi crudeli arti. Il cinghiale si avvicin alla pozza, ma prima che potesse bere il leone, nell'impazienza di raggiungere l'acqua, lo spinse da parte. -Sono arrivato prima di te -grugn furiosamente il cinghiale -quindi ho diritto di bere per primo! -Fuori dai piedi!- rugg il leone. -Berrai quando mi sar dissetato io.-Se non aspetti il tuo turno ti far a pezzi con le mie zanne affilate!lo minacci il cinghiale. -Ti ridurr a brandelli con gli artigli, se non ti levi di torno!- replic il leone. E di colpo si lanciarono l'uno contro l'altro, decisi a battersi all'ultimo sangue. Il cinghiale assal il leone lacerandogli i fianchi fino a farne sgorgare abbondantemente il sangue. Il leone balz sul cinghiale e lo colp con gli artigli al punto che il poveraccio si reggeva a malapena in piedi. D'un tratto udirono un fruscio tra gli alberi, e guardando in su scorsero un gruppo di neri avvoltoi appollaiati sui rami sopra di loro:

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erano in attesa di divorare quello dei due che sarebbe morto. Non ci volle altro per por fine alla lite! Il leone disse: -Veniamo ad una tregua: meglio per noi essere amici, piuttosto che finire in pasto a quegli uccelli del malaugurio! Il cinghiale accett di cuore: cos, leccandosi le ferite, bevvero a turno e si lasciarono da buoni amici.
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LA FORMICA E IL CHICCO DI GRANO


Un chicco di grano, rimasto solo nel campo dopo la mietitura, aspettava la pioggia per tornare a nascondersi sotto le zolle. Una formica lo vide, se lo caric addosso e si avvi, con grande fatica, verso il nido lontano. Cammina e cammina, il chicco di grano sembrava diventare sempre pi pesante sulle spalle affaticate della formica. Perch non mi lasci stare? disse il chicco di grano. La formica rispose: Se ti lascio stare, non avremo provviste per quest'inverno. Siamo in tante, noi formiche, e ciascuna di noi deve portare nella dispensa quanto pi cibo riesce a trovare. Ma io non sono fatto soltanto per essere mangiato seguit il chicco di grano. io sono un seme pieno di vita e il mio destino quello di far nascere una pianta. Ascoltami, cara formica; facciamo un patto. La formica, contenta di riposarsi un po, depose il chicco di grano e chiese: Quale patto? Se tu mi lasci qui nel mio campo disse il chicco di grano rinunciando a portarmi nel tuo nido, io, fra un anno, ti restituir cento chicchi uguali a me. La formica lo guard con aria incredula. S, cara formica. Credi a quello che ti dico. Se oggi tu rinunci a me, io ti dar cento me, ti regaler cento chicchi di grano per il tuo nido.
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La formica pens: Cento chicchi in cambio di uno solo; ma un miracolo! E come farai? chiese al chicco di grano. E un mistero rispose il chicco di grano. E il mistero della vita. Scava una piccola fossa, seppelliscimi l dentro e ritorna fra un anno. L'anno dopo la formica ritorn. Il chicco di grano aveva mantenuto la promessa.

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LA FORMICA PREVIDENTE
Era estate. Il sole splendeva tutto il giorno; nei campi maturava il grano, gli alberi erano carichi di frutti e i fiori riboccavano di nettare. Per gli insetti era una festa: nessuna fatica per trovare il cibo, era l che aspettava solo di essere raccolto. La farfalla svolazzava pigramente nell'aria calda, la cicala, oziosamente aggrappata a una foglia, strideva la sua canzone e si godeva il sole. Ma la formica previdente continuava a darsi da fare: per tutta l'estate non aveva cessato di affannarsi nei campi, raccogliendo chicchi di grano e d'orzo e immagazzinandoli per l'inverno. -Ora caldo e asciutto- pensava. -Ma presto sar freddo e piovoso. Neve e ghiaccio copriranno la terra e non si trover pi il cibo.Invece lo scarabeo dal nero e lucido corpo era imprevidente: passava tutta l'estate a crogiolarsi al sole su una pietra piatta e, guardando la formica affaccendata, le rideva dietro. -Perch ti preoccupi tanto del lavoro?- la scherniva. -Non sai che estate, la stagione in cui tutte le creature si riposano dalle loro fatiche? Ma la formica era troppo indaffarata per porgergli ascolto: non lo degnava di uno sguardo ogni volta che gli passava accanto con un nuovo carico di chicchi per il suo magazzino. Venne l'inverno. Venti gelidi sferzarono il paese; cadde la pioggia. Poi la neve copr il terreno e l'acqua gel.
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Invano lo scarabeo cerc qualcosa da mettere sotto i denti: non trovava neanche una briciola di cibo. Era stremato dalla fame. Alla fine, tremante e languente, giunse davanti alla tana della formica. Questa se ne stava al calduccio, sorvegliando il suo prezioso tesoro: i chicchi di grano e d'orzo che aveva raccolto durante l'estate. -Dammi un po del tuo cibo, o morir di fame!- preg lo scarabeo. La formica, gli lanci uno sguardo di scherno. -Non ho cibo che mi avanzi!- rispose. -Avresti dovuto lavorare come ho fatto io durante l' estate, per accumulare le tue provviste; invece, te ne sei stato su un sasso a far nulla, solo a prendermi in giro per la mia operosit. Non colpa mia se ora hai fame. Lo scarabeo si allontan tristemente, e non pass molto tempo che avvenne quel che aveva temuto: mor di fame.

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IL BASTONE FIORITO
Tanti anni fa visse un eremita che aveva il suo rifugio nel folto di un bosco e trascorreva tutto il tempo in preghiera. Si nutriva solo di erbe e di frutti, e un Angelo ogni giorno scendeva dal Cielo a parlargli del Paradiso. Un giorno che il tempo si era guastato, l'eremita non pot girare per il bosco in cerca della poca cicoria e delle quattro castagne che gli servivano per sopravvivere. Allora perse la pazienza ed esclam: Che giornataccia! Per nove giorni l'Angelo non si fece vedere: torn soltanto il decimo giorno, ma era triste. Il Signore adirato con te perch hai perso la pazienza e hai osato criticare la sua opera. Dovrai fare penitenza. Pianta il tuo bastone in terra e scendi tre volte al giorno al fiume: riempiti la bocca d'acqua e con quella innaffia il bastone. Quando quello fiorir, io torner e ti accompagner in Paradiso. L'eremita non pot fare altro che obbedire: tutti i giorni, all'alba, a mezzogiorno e al tramonto scendeva al fiume, si riempiva la bocca d'acqua e tornava nel bosco ad innaffiare il bastone secco e inaridito. Un giorno giunse l un feroce brigante, not lo strano andirivieni dell'eremita, e, pieno di stupore, gli chiese il perch di tutto quell'affannarsi. Quando l'ebbe saputo si mise a ridere. Ma come! Credi davvero che quel bastone, tagliato dall'albero chiss quanti anni fa, possa fiorire? E poi, una penitenza cos dura, per una colpa cos piccola! Allora io, che ho commesso tanti delitti, cosa dovrei fare per entrare in Paradiso? La misericordia di Dio infinita gli rispose l'eremita stringendosi nelle spalle. Il brigante adesso non rideva pi e dopo aver riflettuto a lungo disse: Voglio crederti: rester qui con te e seguir il tuo esempio. Profondamente pentito dei suoi delitti, il brigante cominci a fare penitenza e a pregare.
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Piantato in terra il suo bastone, andava al fiume tre volte al giorno, all'alba, a mezzo giorno e al tramonto, tornava con la bocca piena d'acqua e lo innaffiava, ma non sperava davvero che il bastone di un peccatore come lui potesse una volta o l'altra fiorire. Era per contento di fare penitenza. Una mattina l'eremita lo chiam e gli disse: Guarda! Il tuo bastone fiorito e il mio no! Allora scese dal Cielo un Angelo, chiam a s il brigante e lo port in Paradiso. Invece il bastone dell'eremita fior molto tempo dopo: il vecchio non si era pentito cos profondamente come il brigante e anzi qualche volta quando scendeva al fiume per prendere l'acqua con la bocca brontolava tra s e s che in fin dei conti quella penitenza era un po' troppo severa per una colpa tanto piccola.

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INDICE
VIEN LAUTUNNO LA VENDEMMIA LA CASTAGNA PARLA LA GG ZUCCONE LE VOCALI NANI VENTI NANETTI IL POLLAIO GALLO GALLETTO ORA CONTIAMO NOI IL PRINCIPE RANOCCHIO CRA CRA CRA LA CAPRA PARLANO I NUMERI L A L F A B E T O IL GIRASOLE E IL SOLE INDOVINA CHE COSE LA PELLE DEL LEONE LA PECORA E LA RONDINE IL VENTO E IL SOLE IL CORVO E LA VOLPE SALVARE CAPRA E CAVOLI LA LINGUA E LE ORECCHIE LA FORMICA E LA COLOMBA LE DITA IL FUMO, LA FULIGGINE E LA CENERE LOMBRA LAVARO IL TORO LO SCOIATTOLO LELEFANTE IL CONTADINO E I COCOMERI INVERNO VIEN LINVERNO PRESEPIO 130 pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. 4 5 6 7 8 9 11 12 13 14 14 15 16 16 17 20 21 23 24 25 27 29 32 35 36 38 41 43 45 47 49 52 55 58 59 60

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GHIRLANDETTA DEI MESI IL SALE E IL GHIACCIO IL NOCCIOLO E LULIVO LASTRONOMO LABETE E IL ROVO IL SALICE PIANGENTE LASINO STOLTO LA CHIAVE DORO LA QUERCIA E IL GIUNCO LA FOGLIA DEL PIOPPO IL FASCIO DI VERGHE IL PAPPAGALLO INTELLIGENTE IL BOSCAIOLO E LO SPIRITO DEL FIUME CARNEVALE PULCINELLA E GLI SPECCHI LE CHIAVI DEL PARADISO MOTIVO DI PRIMAVERA PRIMAVERA FATA PRIMAVERA LASTUZIA DI BERTOLDO IL BRUCO IL CERVO VANITOSO IL TOPO DI CITT E IL TOPO DI CAMPAGNA IL LUPO E L'AGNELLO ESTATE STORIA DI UN CHICCO DI GRANO LA LITE LA FORMICA E IL CHICCO DI GRANO LA FORMICA PREVIDENTE IL BASTONE FIORITO

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Libro di lettura realizzato dai maestri Luca Gastaldello ed Elena Da Dalt in collaborazione con il dott. Remigio Cenzato. Per maggiori info: www.progettodislessia.blogspot.com

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Scuola Steiner Waldorf Aurora


Via Casaretta 103, 35013 Cittadella (Pd) Tel. 049.9401303 - info@aurorascuola.it - www.aurorascuola.it
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