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IL MOVIMENTO DI PREGHIERA

GIOSEFINO

è lieto di offrire
spunti di meditazione e
preghiere in onore di
S. Giuseppe

SAN GIUSEPPE VI BENEDICA


© Movimento Giosefino - 2005

Edizione extracommerciale
Introduzione

La devozione giosefina è da sempre consi-


derata di rievangelizzazione.
San Giuseppe ha il compito di riconquistare a
Gesù l’umanità, per la quale il Salvatore ha
effuso il Suo Sangue.
Questa è la missione del Custode del Reden-
tore in questo secolo e in questo millennio.

Preghiera
“Dive Joseph, recipe nos et nobis”
“San Giuseppe, riconquista noi” (a Gesù)
“e a noi” (tutto quello cui abbiamo diritto per i
meriti di Gesù).

“Recipe nos et nobis, virgo pater Jesu


et noster, ut utamur tota opera Christi”.
“Riconquista noi e per noi, padre verginale
di Gesù e nostro, affinchè beneficiamo
dell’intera opera di Cristo”.

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La Croce di San Giuseppe

J
E J
JOSEF JHR
U S
S

J = Jesus
H = Hominum Gesù Salvatore
S = Salvator degli Uomini

J = Joseph
H = Hominum Giuseppe Riconquistatore
R = Receptor degli Uomini (a Gesù)

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Dignita’ di San Giuseppe

Giuseppe di Nazaret vanta una dignità “naturale”


tra le più alte, discendendo naturalmente dalla
casa di Davide. Ma ne ha ricevuta una immensa-
mente superiore, essendo stato insignito da Dio
Padre del titolo di “Padre legale del Figlio” (“Tu gli
porrai nome Gesù”: Mt 1,21).
L’Annunciazione al carpentiere nazareno ha
appunto lo scopo di informarlo dell’avvenuta Incar-
nazione e della carica, nonché dell’incarico, attri-
buitogli. Quale l’effetto dell’intervento divino nella
famiglia di Giuseppe?
Giovanni Paolo II lo ha esplicitato nell’Esortazione
apostolica Redemptoris Custos1 del 15 agosto
1989, richiamando e condividendo pienamente l’il-
luminazione di Sant’Agostino, secondo cui lo Spi-
rito Santo non ha steso la sua “ombra” santificante
solo su Maria, ma sul nucleo familiare composto
da lei e Giuseppe. Ed ha santificato e “fecondato”
l’intera famiglia di Giuseppe, anche se era la
donna colei che naturalmente doveva dare alla
luce il Bambino. (cf. R.C. n.1)

1
L’Esortazione apostolica sarà citata più volte in questo testo e verrà abbreviata R.C.

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Il tesoro nascosto

“I l Regno dei Cieli è simile a un tesoro nasco-


sto”, insegna Gesù nel Vangelo di San Matteo
(13,44), e continua spiegando che chi lo scopre,
“per la gioia che ne ha, va, vende tutto ciò che
ha e compra quel campo”.

Quindi una scoperta, un ritrovamento inaspet-


tato, e una scoperta che suscita gioia. Tanta
gioia che, per poterla conservare, lo scopritore
subito vende tutto quanto possiede per poter
acquistare quel tesoro. Ma, nel successivo ver-
setto 52 del capitolo evangelico citato, il Signore
spiega ulteriormente che “ogni scriba divenuto
discepolo del regno dei cieli è simile a un
padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose
nuove e cose antiche”. Quindi quel tesoro offre
non solo cose conosciute o “antiche”, ma anche
cose “nuove”, è uno scrigno dal quale perenne-
mente si possono (si devono) estrarre cose pre-
ziose evidenti, ed anche cose preziose scono-
sciute, che man mano emergono.

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Entrambe queste parabole sono applicabili a
San Giuseppe, ed anzi la loro combinazione si
addice perfettamente e in modo del tutto singo-
lare al sommo Patriarca. Infatti la devozione al
Custode del Redentore è considerata e svilup-
pata nei secoli dalla Chiesa, che non solo gli
attribuisce il culto più alto dovuto a una creatura
dopo quello dovuto alla Madre di Dio, ma gli ha
anche conferito, “unico tra i Santi”, ben quattro
patrocini: dei morenti, delle famiglie, dei lavora-
tori, della Chiesa Universale.

Sono centinaia le opere e le Congregazioni che


hanno San Giuseppe come Patrono o Compa-
trono, e anche nell’antichità la tradizione mona-
stica si rifaceva a lui come modello di silenzio e
di umiltà.

Ma l’insegnamento dei Dottori della Chiesa, dei


Sommi Pontefici, e il “ sensus fidei ” dei fedeli,
continuano a scoprire ed a riscoprire antiche e
nuove grandezze in questo tesoro celato dalla
propria umiltà.

Santa Teresa d’Avila lo presenta come mae-


stro di preghiera e patrono e protettore in tutte le

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circostanze della vita. Altri santi e pontefici ne
hanno parlato in termini spirituali commoventi.

Papa Giovanni XXIII, nel Discorso di chiusura


del primo periodo del Concilio Ecumenico Vati-
cano II, l’8 dicembre 1962, disse: “… Giuseppe,
patrono del Concilio Ecumenico, il cui nome da
oggi splende nel Canone della Messa, ci
accompagni nel viaggio, come ha accompa-
gnato la Sacra Famiglia col suo sostegno,
voluto da Dio”.

Papa Paolo VI, nel Discorso di apertura del


secondo periodo del Concilio, il 29 settembre
1963 riaffermò detto patrocinio di San Giuseppe.

Papa Giovanni Paolo II proclama “una rinno-


vata attualità” (di San Giuseppe) per la Chiesa
del nostro tempo, in relazione al nuovo millennio
cristiano; ed esorta a rivolgersi a Lui come a un
“padre amantissimo”, che, superando i singoli
stati di vita, si propone all’intera umanità come
modello, esempio, protettore (cf. R.C. nn.31-32).

E’ tempo di riscoprire questo Santo, tanto insi-


gne e potente quanto umile, che nei secoli sem-
bra essersi sempre più nascosto nel “tesoro”

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evangelico, per fare posto ad altri “tesori” antichi
e nuovi, anche se non altrettanto preziosi. Ma è
lui ad un tempo nuovo e antico, in quanto da
sempre conosciuto e venerato, sebbene la sua
devozione sia andata affievolendosi, fino quasi a
essere dimenticata negli ultimi decenni.
Ora deve tornare a brillare di molta luce, il cui
splendore perfetto è stato appannato dall’oblio.
Sta a noi, richiamarlo all’evidenza e onorarlo,
per ottenergli impareggiabili patrocini e grazie.
Per il bene della Chiesa, per il bene nostro.

Se il terzo millennio è auspicato in particolare


come il millennio della Terza Persona della Tri-
nità Celeste, lo Spirito Santo, può essere di
aiuto l’invocare maggiormente anche la terza
persona della “trinità terrena” costituita dalla
Sacra Famiglia: San Giuseppe. E lo Spirito
Santo che ci sta conducendo “alla verità tutta
intera” (Gv 16,13), anche per quanto concerne il
nostro Giuseppe, non mancherà di indicarcene
ancor più l’esemplarità evangelica tutta spe-
ciale.

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L’ora di Giuseppe

L a Bibbia scandisce i tempi della manifesta-


zione di Dio all’uomo. Secondo il calendario
biblico, ancora seguito dal calendario religioso
degli Ebrei, sono intercorsi quattromila anni
dalla creazione di Adamo sino alla nascita di
Cristo.
Durante questi quattromila anni, Dio si è mani-
festato ed è stato conosciuto dall’uomo nella
fede monoteista come unico Dio, bensì pure
creduto come una sola Persona: il Creatore.

Nella pienezza dei tempi, il Figlio ci ha rivelato


la Unità e Trinità della Divinità. Con Cristo,
secondo il piano divino, è iniziata l’Era Cristiana,
caratterizzata dalla fede trinitaria.
I primi quattromila anni della storia umana,
secondo la Bibbia, sono stati pedagogia alla
conoscenza di Dio Padre; quindi, dalla pienezza
del tempo (cf. Gal 4,4) la divina Rivelazione ha
manifestato palesemente anche le altre due
Persone della Santissima Trinità.
Questi duemila anni cristiani sono serviti preva-
lentemente a far conoscere il grande Mistero

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della Redenzione, non senza prestare atten-
zione sempre più profonda anche al culto di
Maria Santissima, Madre del Redentore.
Il terzo millennio, destinato particolarmente ad
incrementare la conoscenza ed il culto dello Spi-
rito Santo, Terza Persona della Trinità Celeste,
può introdurci anche alla rinnovata diffusione del
culto di San Giuseppe.
Siamo entrati nell’ora della Terza Persona della
SS. Trinità, lo Spirito Santo, e San Giuseppe
che ne ha ricevuto dono e grazia specialissimi
per la singolare missione di “Custode del
Redentore” può accompagnare e custodire la
nostra fede in questo nuovo viaggio di approfon-
dimento e di testimonianza del Vangelo, cui
siamo chiamati nei nostri difficili tempi.
E’ l’ora, dunque, di accogliere sia lo Spirito di
Dio nei nostri cuori, sia questo insigne Santo
custode della nostra fede, chiedendone l’inter-
cessione per il compimento del disegno di Dio
su di noi.

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Opera di San Giuseppe

E’ un movimento di preghiera basato sulla


fede nella Comunione dei Santi, avente come
riferimento e come unico Patrono San Giuseppe
di Nazaret.
Suo scopo è onorare il Custode del Redentore,
facendone conoscere e riconoscere le glorie; e
nello stesso tempo richiedere il suo intervento e
la sua opera per i bisogni spirituali e materiali
propri e di quanti lo pregano in sintonia con il
movimento.
Non ha in terra una sede, né un registro con i
nomi degli aderenti, ma li ha in cielo, presso il
trono del Patrono della Chiesa Universale.
Egli solo conosce i nomi di tutti coloro che vi
partecipano, anche solo occasionalmente o
temporaneamente, e ne accoglie le preghiere e
le richieste, unendole e accumulandole così da
conferire a ciascuna il suo patrocinio e la forza
impetrativa di tutte, come se fossero elevate
contemporaneamente e concordemente da tutti
coloro che gliele innalzano.
La spiritualità dell’ Opus Joseph (Opera di
S.Giuseppe) si basa essenzialmente sul Van-

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gelo di S. Matteo 6,6: “Tu invece, quando pre-
ghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta,
prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo,
che vede nel segreto, ti ricompenserà”; nonché
ancora in Matteo 18,19: “In verità vi dico ancora:
se due di voi sopra la terra si accorderanno per
domandare qualunque cosa, il Padre mio che è
nei cieli ve la concederà”.
Chi prega con l’intenzione di farlo nello spirito di
questo movimento, fa proprie anche le rette inten-
zioni di tutti gli altri, con reciproco scambio di
carità e di aiuto; e lo può fare nel segreto della
propria cameretta o del proprio cuore.
San Giuseppe, intercessore potente presso Dio,
aspetta solo di poter dispensare le grazie e le
benedizioni di cui è depositario, per venire incon-
tro alle necessità della Chiesa e dell’umanità.
Il papà putativo di Gesù è anche il papà putativo
dei cristiani. Qualsiasi preghiera e qualsiasi buona
azione è utile per l’ Opus Joseph. Sono ovviamente
suggerite le preghiere rivolte a San Giuseppe (Ave
Giuseppe, la Corona di San Giuseppe, A Te o
Beato Giuseppe, Il Sacro Manto, ecc.).
Sono molto gradite le SS. Messe, partecipate o
fatte celebrare, sempre con l’intenzione di
offrirle per sé e gli altri, all’Opus Joseph.

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Si costituisce così un tesoro perenne e sempre
più ricco di grazie, benedizioni, aiuti da cui attin-
gere e in cui conferire, in ogni momento e in
ogni circostanza, praticamente sempre, con il
sostegno e la comunione di quanti vi parteci-
pano o vi abbiano partecipato.
Si suggerisce, quale accordo e richiesta a Dio di
quanto sopra, di pregare un “Ave Giuseppe”,
che può servire anche come adesione e prima
preghiera per il movimento.

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“Ave Giuseppe”

Ave Joseph, fili David (Mt 1,20),


vicari Patris, nutrici Filii,
depositari Spiritus Sancti.

Benedictus tu in hominibus,
et benedictus amatus tuus Jesus.

Juste in iustis, sponse Mariae,


Provide nobis filiis tuis
Nunc et in hora mortis nostrae. Amen.

Ave Giuseppe, figlio di Davide (Mt 1,20),


vicario del Padre, nutrizio del Figlio,
depositario dello Spirito Santo.

Benedetto sei tu tra gli uomini,


e benedetto è il tuo amato Gesù.

Giusto tra i giusti, sposo di Maria,


provvedi a noi figli tuoi
adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

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L’ “Ave Giuseppe” comprende alcune delle più
sublimi caratteristiche del Patrono della Chiesa
Universale; e, rivolgendogliele a lode e invoca-
zione, reclama il suo intervento.
Ricorda l’eccelsa investitura conferita direttamen-
te da Dio; i rapporti unici con le Tre Persone della
Santissima Trinità; il primato umano sulla Sacra
Famiglia e l’autorità paterna su Dio Incarnato; il
legame legittimo con la Madre del Redentore; la
funzione salvìfica nel progetto redentivo divino; la
paternità legale sul corpo mistico di Cristo; la
carica di provveditore dei figli adottivi di Dio; l’ec-
cellenza della sua giustizia su quella di tutti gli altri
uomini; le benedizioni uniche elargitegli e i doni
singolari di cui è stato gratificato.

“ Ave Giuseppe ”, per assonanza con il saluto


dell’angelo a Maria (Lc 1,28), ci rivolge a Giu-
seppe con la stessa formula angelica.

“Figlio di Davide” è il saluto, o meglio il titolo,


effettivamente rivolto dall’angelo a Giuseppe (Mt
1,20), che è l’unica persona del Nuovo Testa-
mento cui venga concesso tale appellativo, oltre
al Figlio di Dio.

Che Gesù discenda da Davide è chiaramente e

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generazionalmente illustrato dall’evangelista nei
versetti immediatamente precedenti (Mt 1,1-17).
Inoltre, si consideri che l’appellativo “figlio di
David” è messo dallo Spirito Santo non in bocca
ad un uomo, ma ad un angelo di Dio, strumento
diretto e portavoce perfetto dell’Altissimo.
Questo ci fa comprendere che tale saluto è ad
un tempo un riconoscimento ed un’investitura
per Giuseppe.
Con il titolo “Figlio di Davide” gli Ebrei inten-
devano colui che avrebbe restaurato il regno.
Ed in effetti, con Giuseppe, padre legale del
Redentore, inizia un nuovo corso storico e la
restaurazione del regno; ma non del regno tem-
porale di Davide, bensì di quello originariamente
progettato da Dio ed affidato ad Adamo, che ora
ha ripristinato, in forza del nuovo patto nel San-
gue di Cristo, la divina Signoria di Dio nella Sua
creazione.
Inoltre è un’investitura straordinaria, effettuata
non con l’olio di un profeta o l’acclamazione di
un popolo, ma direttamente da Dio tramite un
suo messaggero. Dio stesso elegge e chiama
Giuseppe ad un compito insigne di cui il titolo
“figlio di Davide” è foriero.
Come ad Abramo (“Padre Elevato”) Dio ha
mutato il nome e la caratteristica in Abrahamo

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(“Padre di una moltitudine” - Genesi 17,5), e a
Simone (“Canna”) Gesù ha mutato il nome e la
chiamata in Pietro (“Roccia” - Mt 16,18), confe-
rendo loro nuovo “status” per le relative mis-
sioni, così a Giuseppe viene conferito il titolo e
la missione di introdurre l’umanità alla pienezza
dei tempi.

“Vicario del Padre”: ecco la prima funzione di


Giuseppe; significa far le veci in terra della
Prima Persona della Santissima Trinità, sia
davanti agli uomini imponendo il nome del Figlio
(“tu lo chiamerai Gesù” - Mt 1,21) e tenendolo
presso di sè, sia esercitando la paterna potestà
su di Lui e costituendone l’esempio su cui
modellare la sua crescita umana (“Non è costui
Gesù, figlio di Giuseppe?” - Gv 6,42).

“ Nutrizio del Figlio ”: il rapporto di Giuseppe


con il Verbo Incarnato è quello di un padre verso
un figlio. Giuseppe si accolla l’obbligo ed il diritto
di tenere presso di sè Gesù, di nutrirlo, proteg-
gerlo, istruirlo, insegnargli un mestiere; e da
Gesù ha diritto al rispetto ed all’ubbidienza (“e
stava loro sottomesso” - Lc 2,51).
Ma Giuseppe è, soprattutto, colui che ha salvato
il Salvatore non solo dalla gelosia di Erode (Mt

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2,13-18), ma anche prima, quando ancora era in
grembo a Maria.
Infatti, sapendo di non essere il padre del bam-
bino che la sua sposa portava in sè, secondo la
legge di Mosè avrebbe dovuto ripudiarla con la
relativa motivazione, il che avrebbe condannato
la donna ed il Figlio a morte per lapidazione. Ma
essendo la sua giustizia superiore a quella
mosaica, aveva deciso di rimandare la sposa in
segreto (cf. Mt 1,19). Così facendo (e ricordia-
moci che Dio gli fa il suo annuncio solo dopo
che Giuseppe ha preso la decisione) ha salvato
il Redentore quando era ancora nel ventre
materno. Per questo Giuseppe è il patrono
“naturale” dei concepiti.

Ha salvato Gesù anche dopo, accogliendolo con


la Madre nella propria casa e dando loro uno
“status” sociale giuridicamente e religiosamente
riconosciuto e tutelato, salvandolo da un’esi-
stenza che sarebbe stata a grave rischio in
un’epoca in cui orfani e vedove non avevano
pressochè protezione alcuna. Perciò Giuseppe
è anche patrono “naturale” dell’infanzia.

“Depositario dello Spirito Santo”: il rapporto


singolarissimo di Giuseppe con la Terza Per-

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sona della Santissima Trinità è simile a quello di
Maria con lo Spirito Santo. Tale qualifica gli
viene conferita da Giovanni Paolo II nell’Esorta-
zione Apostolica Redemptoris Custos, derivan-
dola direttamente ed esplicitamente dal “ De
nuptiis” di S. Agostino (cf. R.C. n. 1).
L’Introduzione dell’Esortazione di Giovanni
Paolo II, in conformità con il vescovo di Ippona,
dichiara che Giuseppe partecipò con Maria al
mistero dell’Incarnazione, “e fu depositario dello
stesso amore, per la cui potenza l’Eterno Padre
ci ha predestinati ad essere suoi figli adottivi per
opera di Gesù Cristo (Ef 1,5)”.

Questo “amore” divino è chiaramente lo “Spirito


Santo”, sceso su Maria a seguito del suo “fiat”; è
“la potenza dell’Altissimo” che ha steso su di lei la
sua “ombra” per renderla madre del “Figlio di Dio”
(cf. Lc 1,35 e Mt 1,20). E’ appunto lo “spirito da
figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: Abba,
Padre!” (Rm 8,15); e lo attesta “il fatto che Dio ha
mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio
che grida : Abbà, Padre!” (Gal 4,6).
Affermava S. Agostino: “Lo Spirito Santo, ripo-
sando nella giustizia, ossia nella santità e nella
verginità di Maria e Giuseppe, diede loro un
figlio che appartiene ad entrambi, sebbene sia

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nato da colei che naturalmente doveva darlo
alla luce.”

Il Figlio è stato ricevuto da “entrambi per mezzo


della mente, non della carne”. Infatti, se Maria è
verginalmente e castamente madre, altrettanto
lo è Giuseppe come padre. Già San Girolamo fu
primo e grande assertore di questa verità.
Quindi lo Spirito Santo ha steso la sua ombra
non soltanto su Maria, ma sull’intera famiglia di
Giuseppe, e l’ha fatta sua depositaria. La Terza
Persona della Santissima Trinità (depositante)
ha deposto la Seconda Persona, il Figlio, nella
famiglia di Maria e Giuseppe (depositari).

“Benedetto sei tu tra gli uomini”: come Maria


è la prediletta e la più benedetta tra le donne,
così Giuseppe è il più venerato e benedetto tra
gli uomini per la sua singolare chiamata e per la
sua perfetta risposta ad essa.
Inoltre è vissuto a contatto con il Figlio di Dio e
la Regina degli Angeli; ed a lui pure è stata ri-
servata l’Annunciazione (Mt 1,20; 2,13 ; 2,19 ;
2,22).

“E benedetto è il tuo amato Gesù”: come con


l’ “Ave Maria”, riprendendo l’espressione scrit-

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turale (Lc 1,42), benediciamo il Figlio e la Madre
verginale, così con l’ “Ave Giuseppe” benedi-
ciamo il Figlio verginale.

“Giusto tra i giusti”: Giuseppe è dichiarato “giu-


sto” (Mt 1,19) dallo Spirito Santo agente nell’evan-
gelista; ma la sua giustizia è implicitamente com-
parata con quella legale e religiosa del tempo, e
presentata tanto superiore a quella da fare di Giu-
seppe “l’uomo giusto” per antonomasia. E poichè
“il giusto vivrà per fede” (Rm 1,17), egli è anche
esempio sublime di fede, come conferma il suo
agire sulla parola di Dio (Mt 1,24; 2).

“ Sposo di Maria ”: l’essere lo sposo legittimo


della Madre di Dio è una prerogativa che poteva
competere solo ad un animo castissimo ed ele-
vatissimo, dotato già di per sé di doti e virtù
eccelse, che non hanno potuto che accrescersi
e moltiplicarsi per la vita familiare con le due
persone più sante di tutta l’umanità.

“ Provvedi a noi ”: non ci accontentiamo della


semplice intercessione da parte di Giuseppe,
vogliamo anche il suo intervento fattivo, confi-
dando che la sua intercessione abbia una prero-
gativa assolutamente unica.

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Affermava Papa Pio XI, nel Discorso del 19
marzo 1935 che “sorgente di ogni grazia è il
Redentore Divino, accanto a Lui è Maria Santis-
sima, dispensatrice dei divini favori; ma se c’è
qualche cosa che supera queste due sublimi
potenze è, in certo modo, il riflettere che è S.
Giuseppe che comanda all’uno ad all’altra, colui
che tutto può presso il Redentore Divino e
presso la Madre Divina in una forma ed in un
potere che non sono soltanto di famulatoria
custodia”.
Ricordiamoci infatti che, mentre tutti vanno a
Gesù implorando le grazie, Giuseppe va con l’au-
torità del padre e del capofamiglia; ed anche se
in cielo la gerarchia della Sacra Famiglia è inver-
tita, gli affetti sono così sublimati da non permet-
tere che nulla venga negato a colui che ha sal-
vato la storia redentiva ed i suoi Protagonisti.
E Pio XI sottolineava: “che egli (S. Giuseppe), con
la sua paterna provvidenza e con la sua onnipo-
tente intercessione, vi sia di aiuto, a voi ed alle
vostre famiglie; diciamo onnipotente interces-
sione, perchè è quello che bisogna dire” (discor-
so agli Sposi Novelli, 19 marzo 1938).

Come l’antico Giuseppe figlio di Giacobbe fu sta-


bilito vicerè d’Egitto (Gen 41,40-41 e 44), così

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Giuseppe di Nazaret è ora vicerè in Paradiso e
detiene le chiavi dei granai eterni.
E come il faraone diceva a chi si rivolgeva a lui
per essere nutrito (Gen 41,55), così la Chiesa
continua a ripetere: “Andate da Giuseppe e fate
quello che vi dirà”.

Oltre che uomo di contemplazione e di sogni cele-


sti, Giuseppe è uomo d’azione; pronto nell’o-
perare in obbedienza a Dio e nel sovvenire a
quanti gli sono affidati. Da lui aspettiamoci inter-
venti concreti; anche se, secondo il suo stile di-
screto e silenzioso, il più delle volte non ce ne ren-
diamo conto. Egli è il santo della Provvidenza.

Santa Teresa d’Avila, la prima donna proclamata


Dottore della Chiesa e riformatrice dell’Ordine
Carmelitano, così si esprimeva nei confronti del
sommo patriarca: “Io invece presi per mio avvo-
cato e patrono il glorioso S. Giuseppe, e mi racco-
mandai a lui con fervore. Questo mio padre e pro-
tettore mi aiutò nella necessità in cui mi trovavo
ed in molte altre più gravi in cui era in gioco il mio
onore e la salute dell’anima mia. Ho visto chiara-
mente che il suo aiuto mi fu sempre più grande di
quello in cui avrei potuto sperare.
Non mi ricordo sinora di averlo mai pregato di una

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grazia senza averla subito ottenuta.
E’ cosa che fa meraviglia ricordare i grandi favori
che il Signore mi ha fatto ed i pericoli di anima e di
corpo da cui mi ha liberata per l’intercessione di
questo santo benedetto. Ad altri santi sembra che
Dio abbia concesso di soccorrerci in questa o in
quell’altra necessità, mentre ho sperimentato che
il glorioso S. Giuseppe estende il suo patrocinio
su tutte. Con ciò il Signore vuole darci ad inten-
dere che, a quel modo che era a lui soggetto in
terra, dove egli come padre putativo gli poteva
comandare, altrettanto gli è ora soggetto in cielo
nel far tutto ciò che gli chiede.
Ciò hanno riconosciuto per esperienza varie
altre persone che dietro mio consiglio gli si sono
raccomandate. Molte altre si sono fatte da poco
sue devote per aver sperimentato questa verità”
(S. Teresa, “Vita”, cap. 6,6).
“Per la grande esperienza che ho dei favori di
S. Giuseppe, vorrei che tutti si persuadessero ad
essergli devoti. Gli devono essere affezionate
specialmente le persone di orazione, perchè non
so come si possa pensare alla Regina degli
Angeli ed al molto da lei sofferto col Bambino
Gesù senza ringraziare S. Giuseppe che fu loro di
tanto aiuto. Chi non avesse maestro da cui impa-

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rare a far orazione, prenda per guida questo
Santo Glorioso, e non sbaglierà” (S. Teresa, Op.
cit., cap.6,8).

“ Figli tuoi ”: Come Maria è madre di Cristo e


della Chiesa, così Giuseppe è padre legale di
Cristo e della Chiesa. Sono i cristiani i suoi figli,
che possono e debbono rivolgersi a lui come il
proprio padre.

“Adesso e nell’ora della nostra morte”: chie-


diamoci ed aspettiamoci adesso dal nostro papà
adottivo le grazie materiali e spirituali necessa-
rie alla nostra vita ed alla nostra santificazione,
giacchè egli è stato custode e provveditore della
Sacra Famiglia, ed ora lo è del corpo mistico di
Cristo. Sta a lui provvedere alle nostre necessità
le grazie necessarie affinchè “possiamo vir-
tuosa-mente vivere, piamente morire, e conse-
guire l’eterna beatitudine in cielo” (“A Te o beato
Giu-seppe” di Papa Leone XIII, con indulgenza
parziale ogni volta).

“Amen”.

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Figlio di Davide

A bbiamo già rilevato che, nel primo dei Van-


geli, quello di San Matteo, al verso 20 del primo
capitolo leggiamo che a S. Giuseppe “appare in
sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giu-
seppe, figlio di Davide, non temere di prendere
con te Maria, tua sposa, perché quel che è
generato in lei viene dallo Spirito Santo»”.

Ecco, nuovamente l’appellativo “figlio di Davide”


già attribuito all’inizio dello stesso capitolo al
Salvatore: “Genealogia di Gesù Cristo figlio di
Davide”.
E’ singolare questa ripetizione di un titolo, por-
tatore di significati e conseguenze peculiari,
attribuito a due persone diverse. Ed è altrettanto
singolare che lo Spirito Santo, Ispiratore dei
Vangeli canonici, ponga questo titolo rivolto a
Giuseppe addirittura sulle labbra di “un angelo
del Signore”.
Titolo che, d’altro canto, non è riservato che a
Gesù Cristo in tutti i Vangeli. Come mai tale pre-
rogativa è concessa a Giuseppe di Nazaret, di
professione falegname in un minuscolo villaggio

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della Galilea? Com’è che Dio lo apostrofa “uffi-
cialmente” con tale appellativo?

Si è detto che l’Evangelista vuole così sottoli-


neare la discendenza davidica del Cristo. Ma lo
aveva appena fatto, all’inizio dello stesso capi-
tolo del suo Vangelo, in maniera esplicita e cate-
gorica: “Genealogia di Gesù Cristo, figlio di
Davide”! Non era certo necessario reiterarlo in
forma così drammatica e sovrannaturale, dato
che aveva appena fornito la genealogia storica.

Quale può essere dunque il significato di un


evento così straordinario che, se ha riempito di sol-
lievo ed esultanza il nostro Giuseppe, nondimeno
deve averlo lasciato perplesso e intimorito dalla
portata e dalla responsabilità connesse a tale
titolo?

Per rendercene un’idea e cominciare a intuirlo,


possiamo riferirci al Vangelo di San Marco, ai capi-
toli 10,47 e 11,10. Infatti, nel primo passo citato
viene attribuito il titolo di “figlio di Davide” al Salva-
tore: “Figlio di Davide, Gesù abbi pietà di me!”, nel
secondo viene spiegato il significato che racchiude
questo titolo: “Benedetto il regno che viene, del
nostro padre Davide!”

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In altre parole, il “figlio di Davide” è colui con cui
“ viene (inizia) il regno di Davide ”. Il “ figlio di
Davide” è l’”unto (Messia)” dallo Spirito Santo, il
consacrato da Dio, che è il segno, il portatore,
l’iniziatore del “regno di Davide”, del regno del-
l’Altissimo.
Tutti i malati, i disperati, i bisognosi, si rivolgono
a Gesù con il titolo di “figlio di Davide”, vedono
in Lui la realizzazione del regno di speranza, di
giustizia, di pace, di benessere, che i profeti
avevano preannunciato.
E’, ad un tempo, l’invocazione, la speranza e la
proclamazione del Regno dei Cieli, e il ricono-
scimento che con Gesù esso ha avuto inizio.
Non si poteva dare un titolo più regale, più
divino, più entusiasta al Messia.
Se noi consideriamo i significati che tale appel-
lativo aveva ed ha, sia per l’Antico che per il
Nuovo Testamento, comprendiamo che esso è il
riconoscimento e la consacrazione della realiz-
zazione della promessa divina fatta ad Adamo
(Gen 3,15) e ad Abramo (Gen 22,18).
E perché quindi è stato elargito al carpentiere
Giuseppe? Perché è lui il depositario, il custode,
l’iniziatore della storia della salvezza, del “regno
di Davide ”. E’ nella sua famiglia che nasce il

29
“germoglio di Jesse” . E’ a lui che è affidata la
fase iniziale – la più debole, la più delicata, la
più vulnerabile – della storia redentiva.

E’ Giuseppe l’ ”unto” con i doni e le virtù eccelse


necessarie per la custodia, la difesa, la sal-
vezza, il sostentamento, l’istruzione umana del
Messia. E’ lui il consacrato, l’incaricato ufficial-
mente (anche se misticamente) di introdurre e
vegliare sul “regno di David”, costituito da Gesù,
il Verbo Incarnato.

La proclamazione del “regno”, fatta in un secon-


do tempo dagli uomini alla vista delle opere del
Redentore, è anticipata da un angelo a Giusep-
pe, conferendogli esplicitamente il ruolo di
“introduttore” e custode di tale “regno”, e di suo
strumento essenziale.
E non è un semplice annuncio: è un confe-
rimento divino diretto e ufficiale di una “carica”
messianica e di una chiamata sublime.
E’ un intervento sovrannaturale e inconfutabile,
costitutivo di effetti, sia personali che storici e
universali, con cui si apre sulla terra il periodo
del Figlio e la Redenzione.

30
Dio stesso dichiara il suo intervento diretto nella
storia umana con la chiamata e l’elezione di
Giuseppe, e – come ha fatto nell’Antico Testa-
mento con Abramo e nel Nuovo con Simone –
gli dà un “nome” che gli conferisce e proclama
la qualità di cui tale nome è foriero.

O Dio onnipotente, che hai voluto affidare gli


inizi della nostra redenzione alla custodia pre-
murosa di San Giuseppe, per sua interces-
sione concedi alla tua Chiesa di cooperare
fedelmente al compimento dell'opera di sal-
vezza. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo
Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'u-
nità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei
secoli. Amen.

(Dalla liturgia)

31
Rosario di San Giuseppe

I Cinque Misteri della vita di S. Giuseppe


❶ - Giuseppe decide di non ripudiare Maria, sal-
vando così la vita a lei ed al nascituro da
morte per lapidazione (Mt 1,19; cfr. Gv 8,4-5).
❷ - Attraverso un sogno Dio dà mandato a Giu-
seppe di essere padre legale del Redentore
(Mt 1,20-21).
❸ - Giuseppe ubbidisce a Dio e prende con sé
Maria ed il Figlio, al quale impose il nome di
Gesù (Mt 1,24-25).
❹ - Giuseppe salva dalla gelosia di Erode il Sal-
vatore, portandolo in Egitto (Mt 2,13-15).
❺ - Giuseppe trasferisce la famiglia in Galilea,
affinchè Gesù sia poi chiamato Nazareno,
secondo le antiche profezie (Mt 2,19-23).

Dopo ogni mistero:

Un Padre Nostro e dieci Ave Giuseppe.


Al termine di ogni decina: “San Giuseppe, pen-
saci tu!”.
Alla fine del Rosario: “A Te, o Beato Giuseppe”.

32
Litanie di San Giuseppe

Signore, pietà. Signore, pietà.


Cristo, pietà. Cristo, pietà.
Signore, pietà. Signore, pietà.
Cristo, ascoltaci. Cristo, ascoltaci.
Cristo, esaudiscici. Cristo, esaudiscici.
Padre celeste, Dio. Abbi pietà di noi.
Figlio Redentore
del mondo, Dio. Abbi pietà di noi.
Spirito Santo, Dio. Abbi pietà di noi.
Santa Trinità, un solo Dio. Abbi pietà di noi.
Santa Maria. Prega per noi.
San Giuseppe. Prega per noi.
Inclita prole di Davide. Prega per noi.
Luce dei Patriarchi. Prega per noi.
Sposo della Madre di Dio. Prega per noi.
Custode purissimo
della Vergine. Prega per noi.
Tu che nutristi il Figlio di Dio. Prega per noi.
Solerte difensore di Cristo. Prega per noi.
Capo della Santa Famiglia. Prega per noi.
O Giuseppe giustissimo. Prega per noi.
O Giuseppe castisimo. Prega per noi.
O Giuseppe prudentissimo. Prega per noi.
O Giuseppe fortissimo. Prega per noi.
O Giuseppe obbedientissimo. Prega per noi.

33
O Giuseppe fedelissimo. Prega per noi.
Modello di pazienza. Prega per noi.
Amante della povertà. Prega per noi.
Esempio ai lavoratori. Prega per noi.
Decoro della vita domestica. Prega per noi.
Custode dei vergini. Prega per noi.
Sostegno delle famiglie. Prega per noi.
Conforto dei sofferenti. Prega per noi.
Speranza degli infermi. Prega per noi.
Patrono dei moribondi. Prega per noi.
Terrore dei demoni. Prega per noi.
Protettore della S. Chiesa. Prega per noi.
Agnello di Dio, che togli
i peccati del mondo. Perdonaci, o Signore
Agnello di Dio, che togli
i peccati del mondo. Esaudisici, o Signore
Agnello di Dio, che togli
i peccati del mondo. Abbi pietà di noi.

Preghiamo

O Signore, che ci hai rinnovati con i tuoi doni, fa che


camminiamo davanti a te nelle vie della santità e della
giustizia, sull'esempio e per l'intercessione di San Giu-
seppe, uomo giusto e fedele, che nella pienezza dei
tempi cooperò al grande mistero della nostra reden-
zione.
Per Cristo nostro Signore.
Amen.

34
La corona di San Giuseppe

Le sue Grandezze in terra


❶- Giuseppe, figlio di Davide,
Ti benediciamo, invochiamo, ringraziamo

❷- Giuseppe, vicario del Padre,


Ti benediciamo, invochiamo, ringraziamo

❸- Giuseppe, nutrizio del Figlio,


Ti benediciamo, invochiamo, ringraziamo

❹- Giuseppe, fiduciario dello Spirito Santo,


Ti benediciamo, invochiamo, ringraziamo

❺- Giuseppe, sposo di Maria,


Ti benediciamo, invochiamo, ringraziamo

Dopo ogni Grandezza:

un “Padre Nostro” e dieci “Ave Giuseppe”


Al termine: “A te, o beato Giuseppe”
(di Papa Leone XIII)

35
Le sue Grandezze in Cielo

❶- Giuseppe, glorioso in Cielo,


Ti benediciamo, invochiamo, ringraziamo

❷- Giuseppe, Vicerè del Paradiso,


Ti benediciamo, invochiamo, ringraziamo

❸- Giuseppe, intercessore onnipotente,


Ti benediciamo, invochiamo, ringraziamo

❹- Giuseppe, sovrintendente ai Granai eterni,


Ti benediciamo, invochiamo, ringraziamo

❺- Giuseppe, Santo di tutte le perfezioni,


Ti benediciamo, invochiamo, ringraziamo

Dopo ogni Grandezza:

un “Padre Nostro” e dieci “Ave Giuseppe”


Al termine: “A te, o beato Giuseppe”
(di Papa Leone XIII)

36
Le sue Grandezze nella Chiesa

❶- Giuseppe, Patrono della Chiesa Universale,


Ti benediciamo, invochiamo, ringraziamo

❷- Giuseppe, rocca dei Cristiani,


Ti benediciamo, invochiamo, ringraziamo

❸- Giuseppe, restauratore della Barca di


Pietro,
Ti benediciamo, invochiamo, ringraziamo

❹- Giuseppe, terrore dei demoni,


Ti benediciamo, invochiamo, ringraziamo

❺- Giuseppe, padre della Chiesa,


Ti benediciamo, invochiamo, ringraziamo

Dopo ogni Grandezza:

un “Padre Nostro” e dieci “Ave Giuseppe”


Al termine: “A te, o beato Giuseppe”
(di Papa Leone XIII)

37
Vicario del Padre

“Tu gli porrai nome Gesù” (Mt 1, 21).


E’ il mandato di Dio a Giuseppe; e in queste
poche parole sono compresi l’incarico e la
carica di cui Giuseppe viene investito.
Egli deve imporre al Figlio di Dio il nome, ma il
nome voluto dal Padre, e su suo incarico.
Questo comporta due conseguenze, frutto delle
due premesse.
Imponendo il nome al Bambino, Giuseppe
acquista autorità su di Lui. L’imposizione del
nome, infatti, è modo biblico per acquistare
potere su qualcuno o qualcosa.

In Gen 2, 19-20 leggiamo che “l’Eterno Dio


formò dalla terra tutti gli animali dei campi e tutti
gli uccelli dei cieli e li condusse all’uomo per
vedere come li avrebbe chiamati; e in qualun-
que modo l’uomo avesse chiamato ogni essere
vivente, quello doveva essere il suo nome. E
l’uomo diede dei nomi a tutto il bestiame, agli
uccelli del cielo e ad ogni animale dei campi.”
E così facendo l’uomo ha acquistato autorità su

38
tutta la creazione: “Lo hai fatto regnare sulle
opere delle tue mani e hai posto ogni cosa sotto
i suoi piedi.” (Sal 8, 6).

Giuseppe impone il nome al Figlio, ma è il nome


scelto dal Padre, che così si riserva la paternità;
e acquista su di Lui autorità, ma è autorità dele-
gata da Dio. Il falegname di Nazaret è delegato
a esercitare paternità e autorità nel nome di Dio.
Egli fa le veci della Prima Persona della Santis-
sima Trinità; ha un incarico e una carica che
superano ogni immaginazione e comprensione
umane, e che presuppongono qualità assoluta-
mente uniche.

E’ la seconda investitura, dopo quella di “figlio di


Davide” (Mt 1, 20); e mentre con quella gli ven-
gono conferite l’eredità e la regalità di Davide,
con questa gli vengono conferite la rappresen-
tanza e la regalità divine.

39
Riflessioni alla luce
dell’Esortazione apostolica
“Redemptoris Custos”
di Giovanni Paolo II
sulla figura e la missione di San Giuseppe
nella vita di Cristo e della Chiesa

Quel suo padre

A lla vigilia del Terzo Millennio cristiano, la


Chiesa “riscopre” San Giuseppe e lo ripropone
alla venerazione dei fedeli.
Diciamo “riscopre” non perché sia stato cancel-
lato dal calendario o declassato, come certi
Santi tradizionali. Infatti sono più di duecento nel
mondo gli Ordini, le Congregazioni, le Associa-
zioni a lui intitolate o poste sotto il suo specifico
patrocinio.
La Chiesa, anzi, lo ha proclamato suo Patrono
Universale.

Ma è un fatto che l’ondata di neomodernismo o


di malinteso ecumenismo, ispiratisi alle dottrine
protestanti, ha fatto sì che per anni le figure e le
devozioni dei Santi (ivi comprese quelle della

40
Beatissima Madre di Dio) fossero riguardate con
supponente sufficienza anche da alcuni teologi
che si ritenevano al passo coi tempi.

Ecco invece che lo Spirito Santo per mezzo del


Vicario di Cristo, ravviva la luce e la sublime
grandezza del nostro Santo, attingendo copio-
samente, oltre che dalla Sacra Scrittura, dalla
sana tradizione cattolica e dal tesoro di
sapienza profuso nei secoli dai Santi e dai Dot-
tori della Chiesa.
E, oltre a riscoprire San Giuseppe, ce lo “ripro-
pone” espressamente quale “esempio che supe-
ra i singoli stati di vita e si propone all’intera comu-
nità cristiana, quali che siano in essa la condi-
zione e i compiti di ciascun fedele” (R.C. n. 30).

Rivive in tutta pienezza ed attualità il biblico


“Andate da Giuseppe” (Gen 41,55), per mezzo
addirittura di un’Esortazione apostolica (la Re-
demptoris Custos), che è rivolta “Ai Vescovi, ai
sacerdoti e ai diaconi, ai religiosi e alle religiose,
a tutti i fedeli”.
Poteva il Santo Padre essere più esplicito di
così?
Egli ci addita San Giuseppe quale “singolare
depositario del mistero nascosto da secoli nella

41
mente di Dio (cf. Ef. 3,9)” e proclama che “la
Chiesa legge in modo sempre attento e consa-
pevole una tale testimonianza (di Giuseppe),
quasi estraendo dal tesoro di questa insigne
figura «cose nuove e cose antiche» (Mt 13.52)”.
(R.C. n. 17). E in questo “tesoro” noi troviamo
sublimate tutte le virtù e tutti i doni, sia riferentisi
alla vita attiva che a quella contemplativa, ele-
vati a un irraggiungibile grado, inferiore solo a
quello di Maria Santissima.

San Giuseppe può e deve, quindi servirci quale


modello e quale intercessore di ogni tipo di gra-
zie, quale patrono e quale custode, nella pere-
grinazione della fede, in cui egli “è stato posto
per primo da Dio” (R.C. n. 5).

Giovanni Paolo II, attingendo dalla teologia catto-


lica, “riscopre” le luminose intuizioni di S. Ago-
stino, che più di quindici secoli fa ha dichiarato
essere “genitori di Cristo, non solo quella madre,
ma anche quel suo padre, entrambi, per mezzo
della mente, non della carne”. (R.C. n. 7).

Giuseppe infatti è, con Maria, “depositario dello


stesso amore per la cui potenza l’Eterno Padre

42
ci ha predestinati ad essere suoi figli adottivi per
opera di Gesù Cristo (Ef. 1,5)” (R.C. Introdu-
zione). Lo Spirito Santo si è posato sull’intera
famiglia di Giuseppe, “sebbene (Gesù) sia nato
da colei che naturalmente doveva darlo alla
Luce” (S. Agostino).

Dio si è incarnato nell’intera umanità, completa


delle sue componenti maschile e femminile,
senza infrangere o alterarne le rispettive funzioni.
Ha rispettato la “specie” – le caratteristiche
naturali – dell’essere umano, così come rispetta
e non altera la “specie” del pane e del vino nel-
l’Eucaristia.
Non è stata una “necessità” quella dell’Altissimo
di servirsi di una donna per venire al mondo. Se
lo ha fatto, avvalendosi delle leggi naturali che
regolano la nascita e lo sviluppo dell’essere
umano, è stato per riscattare e santificare l’uma-
nità intera e quelle stesse leggi, da Lui stabilite,
e deturpate dalla colpa originale.
Ed ha riscattato e santificato l’uomo nelle sue
due componenti, preordinandole prima ed ele-
vandole poi con la sua esistenza in mezzo ad
esse, appunto nelle sublimi persone di Maria e
Giuseppe.

43
Non possiamo inoltre dimenticare che l’uomo fu
creato per primo, ed a lui fu sottomesso il
creato, e la donna fu tratta dalla sua carne e
dalle sue ossa (cf. Gen. 2,7 e 2,21-23). Dio non
poteva certo trascurare la sua prima creatura
nella storia redentiva.
Egli ha amato l’uomo, fatto a sua immagine e
somiglianza, completo nelle sue componenti
uomo e donna, e lo ha chiamato nella sua com-
pletezza a collaborare con lui al riscatto dell’u-
manità decaduta.

La stessa Esortazione ribadisce e chiarisce la


necessità della natura umana, completa delle sue
due componenti, per l’Incarnazione del Figlio, nel
quale “è anche assunto tutto ciò che è umano e,
in particolare, la famiglia, quale prima dimensione
della sua esistenza in terra”. (R.C. n. 21)

Quindi è la coppia completa, Giuseppe-Maria,


che si presta al piano di Dio: ed è la potenza di
Dio che - unendosi al “fiat” di entrambi - porta
nel mondo il “Dio con noi”.
E’ l’umanità completa che, prima totalmente ribelle
in Eva e Adamo, ora si riscatta completamente
nella “prima coppia del Nuovo Testamento”.

44
Tale coppia ha attuato il perfetto amore coniu-
gale, sublimato dalla castità perfetta, già atti-
rando in tal modo le compiacenze divine; ed ha
prima e più ancora attuato quell’amore che
dovrebbe essere superiore ad ogni altro in ogni
creatura, e che per primo è stato infuso nel-
l’uomo: l’amore verso Dio, prerogativa eccelsa
dell’uomo tra tutte le creature corporee, e dove-
roso tributo al Creatore.
Ecco quindi che, alla luce della esplicita dottrina
impartita dall’Esortazione di Giovanni Paolo II, la
figura di Giusppe brilla di una subitanea, sfavil-
lante luce, acquistando “una rinnovata attualità
per la Chiesa del nuovo tempo, in relazione al
nuovo millennio cristiano”. (R.C. n. 32) Egli, che
“fu a suo tempo legittimo e naturale custode,
capo e difensore della divina famiglia”, è ancora
invocato quale padre amatissimo, che col suo
esempio “supera i singoli stati di vita e si pro-
pone all’intera comunità cristiana”.

Giuseppe “è stato chiamato da Dio a servire


direttamente la persona e la missione di Gesù
mediante l’esercizio della sua paternità” (R.C. n.
8), e, come Maria - che ha accolto come Figlio il
Verbo - è madre della Chiesa, così Giuseppe -

45
che pure ha accolto come Figlio il Verbo - eser-
cita in un certo qual modo un’ “intercessione
paterna” nella Chiesa, degna di colui alla cui
“custodia premurosa” “Dio ha affidato gli inizi
della nostra redenzione”, e del quale la Chiesa
“implora la protezione”, “per affidare a lui, Giu-
seppe, ogni anima fedele”.

46
Depositario dello stesso amore

L a Redemptoris Custos che richiama l’atten-


zione del popolo di Dio al dovere ed ai benefici
innumerevoli della devozione a Giuseppe di
Nazaret, è altresì uno scrigno di luminose
gemme spirituali e di spunti teologici riguardanti
il grande Santo, come mai prima era avvenuto
in documenti pontifici.
Le verità ivi contenute meritano tutte di essere
sviluppate e approfondite, come ormai esigono i
tempi, per una più vera e completa conoscenza
di Colui che la Chiesa ha scelto come Patrono
universale

Già l’introduzione all’ultimo paragrafo, ci forni-


sce una considerazione essenziale alla com-
prensione del ruolo e della statura di San Giu-
seppe, ricordandoci che egli “partecipò come
nessun’altra persona umana, ad eccezione di
Maria, la Madre del Verbo Incarnato”, al “mistero
dell’incarnazione” e “vi partecipò insieme con lei
…., e fu depositario dello stesso amore, per la
cui potenza l’Eterno Padre ci ha predestinati ad
essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cri-
sto (Ef. 1,5).

47
Questo “amore” divino, come già si è accen-
nato, è donato dallo Spirito Santo, sceso su
Maria a seguito del suo “fiat”, quando la potenza
dell’Altissimo ha steso su di lei “la sua ombra”
per renderla madre del “Figlio di Dio” (cfr. Lc
1,35 e Mt. 1,20).

E’ anche, in noi, lo “spirito da figli adottivi per


mezzo del quale gridiamo: Abbà, Padre” (Rm
8,15); lo attesta “il fatto che Dio ha mandato nei
nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida:
Abbà, Padre!” (Gal 4,6).

E al paragrafo 5, l’Esortazione lo ribadisce e lo


chiarisce ricordando che gli uomini “nello Spirito
Santo hanno accesso al Padre, e sono resi par-
tecipi della divina natura”.

Vediamo quindi confermato dal Vicario di Cristo il


fatto che Giuseppe fu, “insieme a Maria”, “il primo
depositario” e “cooperatore del mistero provvi-
denziale di Dio”, quindi anche lui partecipe della
missione di dare all’umanità il Salvatore. Ne con-
segue che anch’egli fu investito dalla potenza
divina d’amore, dallo Spirito Santo, della “santità”
che “si spande su tutta la terra” e dei carismi che
richiedeva la missione affidatagli.

48
Ciò completa e chiarisce quanto già compreso
ed esposto da Sant’Agostino nella sua opera
“ De nuptiis et cuncupiscentia ”, più volte citata
nell’Esortazione: “Lo Spirito Santo, riposando
nella giustizia, ossia nella santità e verginità di
Maria e Giuseppe, diede loro un figlio che
appartiene ad entrambi, sebbene sia nato da
colei che naturalmente doveva darlo alla luce”.
E la stessa Esortazione ne riporta la considera-
zione che “meritano entrambi di essere chiamati
genitori di Cristo, non solo quella madre, ma
anche quel suo padre, allo stesso modo che era
coniuge di sua madre, entrambi per mezzo della
mente, non della carne” (S. Agostino, Op. cit.).
(R.C. n.7).

49
Maria e Giuseppe depositari
del Mistero dell’Incarnazione

Se Maria è castamente madre, altrettanto Giu-


seppe è padre castamente. E’ pertanto la stessa
verità esposta e vista da due angolature
diverse, ma con la stessa chiarissima visuale:
- quella di Giovanni Paolo II, che considera l’e-
vento determinante, ossia la discesa dello Spi-
rito e l’Incarnazione del Figlio nella natura
umana;
- quella di Agostino, che considera la natura
umana investita e fecondata dalla potenza di
Dio e la nascita del Figlio.
Ma entrambe le asserzioni comprendono e com-
pletano la stessa verità: che lo Spirito non si è
limitato a stendere la sua ala su Maria, ma che
l’ha stesa sull’intera famiglia di Giuseppe, e che
entrambi sono congiuntamente e inseparabil-
mente depositari del Verbo Incarnato.
Tale verità, che può stupire chi non abbia consi-
derato profondamente l’aspetto dell’Incar-
nazione, è invece di una logica e di una evi-
denza che forse sono proprio una delle cause di
una osservazione troppo veloce e superficiale
dell’intero evento salvifico, e proprio del suo
aspetto più umano e ovvio.

50
D’altro canto, la luce radiante dalle figure di
Gesù e di Maria è troppo forte per i nostri poveri
occhi, che ne rimangono come abbacinati, così
da non scorgere – o appena intravedere – la
figura di chi è elemento essenziale di tale realtà
e “ministro della salvezza”.
Siamo da sempre abituati a vedere la Reden-
zione come un rapporto e un fatto limitato a due
eccelse persone, Gesù e Maria, ed a conside-
rare Giuseppe come una figura “aggiunta”,
quasi per necessità contingenti, che serve solo
a nascondere la maternità singolare di Maria e
l’origine divina di Gesù, ed a sostenerli.

Trascuriamo, tra l’altro, il fatto che le annuncia-


zioni, le manifestazioni della volontà di Dio,
furono fatte a Maria e parimenti a Giuseppe, e
furono effettuate così perché era necessario
l’assenso di entrambi.
Con la conferma e con la chiarificazione che
Giovanni Paolo II ha dato alla luminosa intui-
zione di Sant’Agostino, abbiamo invece il chiari-
mento che Dio non ha scelto solo una donna
come elemento sufficiente per incarnarsi, bensì
la natura umana completa della sua duplice
componente - uomo e donna.

51
L’Incarnazione dell’Uomo-Dio richiedeva un
ambiente e una condizione perfetti, sia sotto il
punto di vista naturale che sotto quello spirituale,
ed è incontestabile che l’ambiente perfetto per la
nascita e la crescita di un uomo è una famiglia, e
che l’ambiente perfetto per il Figlio di Dio era la
Sacra Famiglia. Quindi, l’affermazione che Dio si
è incarnato in una famiglia umana, se teniamo
presenti le distinte nature e funzioni dei compo-
nenti di questa, è enunciazione autentica, forse
nuova alle nostre coscienze.
E’ quanto ricorda l’Esortazione di Giovanni Paolo
II: “in Cristo è anche assunto tutto ciò che è
umano e in particolare la famiglia, quale prima
dimensione della sua esistenza sulla terra”. (R.C.
n. 21).
Il documento riporta il passo evangelico che
indica a Giuseppe le funzioni assegnate alla sua
famiglia dal piano salvifico: “Ella partorirà un figlio
e tu lo chiamerai Gesù” (Mt 1,21), dichiarando e
specificando i compiti e le dignità di cui ciascuno
ed entrambi vengono investiti.
In queste parole è indicato il ruolo assegnato con-
giuntamente ai due sposi, e quale sia la voca-
zione personale e universale di ciascuno di essi;
poiché il “fiat” di entrambi è condizione indispen-
sabile all’Incarnazione del Verbo, e ciascuno di

52
loro ha il suo compito unico e insostituibile.
Se Maria, creatura eccelsa, dovrà dare l’amore
materno e un corpo umano al Creatore, Giusep-
pe dovrà dargli l’amore paterno e l’ambiente fa-
miliare in cui crescere e formarsi.
Ma entrambi questi amori che congiuntamente
costituiscono il più alto riflesso dell’”amore”
divino che li ha preordinatamene plasmati per il
sublime compito di accoglierlo nella vita terrena,
sono indispensabili sia per la costituzione del
“nido” – non solo materiale, ma anche affettivo –
in cui la natura divina si vestirà di quella umana,
sia per la formazione morale, spirituale e sociale
della sua umanità.
E - ricordava Giovanni Paolo II – come dalla
prima famiglia dell’Antico Testamento è derivato
il male che ha inondato il mondo, così dalla
prima famiglia del Nuovo è venuta la salvezza e
la “santità si espande su tutta la terra”.

53
Custode o depositario?

N ell’Introduzione della sua Esortazione aposto-


lica, Giovanni Paolo II riconosceva e dichiarava
due prerogative di San Giuseppe, assolutamente
singolari, complementari funzionalmente tra loro,
ma chiaramente individuate e perfettamente di-
stinte: “custode del Redentore” e “depositario
dello stesso amore, per la cui potenza l’Eterno
Padre ci ha predestinati a essere suoi figli adottivi
per opera di Gesù Cristo”.
Tali prerogative e le rispettive funzioni anche se
intimamente interdipendenti nell’economia della
salvezza, devono essere chiaramente intese e
valutate, per comprenderne la portata e l’efficacia.
Giuseppe è al contempo, “custode” e “deposita-
rio”: custode “del Redentore” e depositario dell’a-
more dello Spirito Santo.
Il Vicario di Cristo ben distingueva i due concetti,
nel suo richiamo apostolico, separandoli concet-
tualmente e pragmaticamente, sia inserendoli in
due espressioni diverse, sia riferendoli e legan-
doli a due Persone, uguali sì, ma distinte: il Figlio
di Dio e lo Spirito di Dio, rispettivamente Secon-
da e Terza Persona della Santissima Trinità.

54
Tale distinzione è utile, oltre che per compren-
dere appieno le prerogative di Giuseppe, anche
per comprendere le sue funzioni nella Reden-
zione, derivanti proprio dalle sue molteplici rela-
zioni con il Dio Uno e Trino.
La custodia è un’attività, un compito cui è tenuto
qualcuno come conseguenza di varie situazioni,
ad esempio: l’usufrutto, il sequestro, il como-
dato, lo stesso deposito. E’ una conseguenza di
tali situazioni.
Il deposito invece, è appunto una delle situa-
zioni da cui nasce l’obbligo di custodire, l’ob-
bligo della custodia. E, a differenza di altre
(come il sequestro) in cui tale obbligo è “auto-
matico”, nel deposito è il depositario (colui che
riceve la cosa in deposito) che accetta tale cosa
dal depositante (colui che la deposita), obbligan-
dosi a restituirla poi a quest’ultimo.
Così è per Giuseppe: egli è custode del Reden-
tore (di Gesù), perché è depositario dell’Amore
dello Spirito Santo.
La prima qualifica e la prima funzione (“custode”)
scaturiscono dalla seconda (“depositario”).
In altre parole, Giuseppe è il custode della
Seconda Persona Divina (Gesù, il Figlio di Dio),
perché gli è stata data in “deposito” - in custodia -
dalla Terza Persona Divina (lo Spirito Santo).

55
In pratica, sono due figure ben distinte: l’effetto (la
custodia) e la causa (il deposito), che assoluta-
mente non possono e non devono essere consi-
derate sinonimi: sarebbe come non vedere la dif-
ferenza tra il frutto e la pianta che lo ha prodotto.
Quindi Giuseppe è custode di Gesù, perché è
depositario dello Spirito del Padre. E giova rile-
vare che il deposito richiede assolutamente e
imprescindibilmente la libera accettazione del
depositario; cosicché ci viene maggiormente
chiarita e sottolineata la libera e cosciente ade-
sione di Giuseppe al piano redentivo divino.

Tali osservazioni, che possono sembrare lapa-


lissiane, sono invece rese necessarie dall’aver
riscontrato traduzioni non sufficientemente
edotte dell’Esortazione Apostolica in altre lin-
gue, nelle quali i due termini “custode” e “depo-
sitario” sono stati resi purtroppo con uno stesso
vocabolo: “custode”.
Ciò ingenera pressoché inevitabilmente la con-
fusione e l’identificazione di un solo Soggetto
nel pensiero di Giovanni Paolo II (e cioè Gesù),
perdendo così di vista il contenuto concreto del-
l’opera dello Spirito, e soprattutto la Sua rela-
zione con Giuseppe e la partecipazione con-
scia e determinata di questi a tale opera.

56
Da ciò deriva una non comprensione del pen-
siero, del resto chiarissimo, del Papa, una muti-
lazione inaccettabile del suo contenuto, una
stroncatura della figura, dei compiti e della gran-
dezza di Giuseppe e della sua partecipazione
alla storia della Redenzione.
Come esposto, non è casuale l’Introduzione,
che specifica – richiamando il pensiero di
Sant’Agostino – due aspetti e due qualifiche di
San Giuseppe, che lo innalzano sulle altre crea-
ture quale partecipe “come nessun’altra persona
umana, ad eccezione di Maria “ “del mistero
dell”Incarnazione”, coinvolgendolo “nella realtà
dello stesso evento salvifico”.
La massima Autorità della Chiesa di Cristo ci
“esorta” a prendere coscienza di queste realtà
eccelse. Non abbiamo il diritto di trascurarle,
bensì abbiamo il dovere di assimilarle e divul-
garle.

SPIRITO SANTO: depositante, che deposita

GESU’: deposito, Colui che è depositato

GIUSEPPE: depositario, che riceve il


depositato e ne è custode

57
Giuseppe modello e guida

U na delle prerogative più insigni che teologi,


santi, studiosi riconoscono a San Giuseppe, è
quella di aver costituito - come ogni padre per i
propri figli - il prototipo su cui Gesù ha costruito
la sua personalità umana.
Senza ovviamente nulla togliere alla Divinità di
Cristo, che già di per sé irradiava, spiritualiz-
zava, santificava la Sacra Famiglia, è ovvio che
la Sua umanità abbia seguito, conformemente
alla “linea” voluta dal Padre - e quindi, secondo
uno sviluppo naturale - quella evoluzione pro-
pria di tutti i figli dell’uomo.
E che lo “stile di vita” e gli atteggiamenti del Cri-
sto fossero simili a quelli del suo padre putativo,
lo dimostra il fatto che i suoi concittadini e i
parenti lo ritenessero il figlio di Giuseppe (“Non
è Egli il figlio di Giuseppe?”: Gv 6,42).

Gesù visse la sua vita terrena e nascosta sem-


pre accanto a Giuseppe, nella sua stessa casa.
Da questa convivenza si ritengono derivare giu-
stamente, a loro volta, le doti eccelse del grande
Patriarca, il quale, a contatto con Dio Incarnato,

58
ne ricevette tutti gli influssi e le grazie che egli
solo potè conseguentemente avere, secondo
solo – fra le creature – a Maria Santissima.
Anche Maria, infatti, ricevette dal Figlio ogni pie-
nezza ed ogni santificazione, Lei che già “era
piena di grazia” (Lc 1,28).
Quindi, come la grandezza di Maria discese dal-
l’essere Madre di Dio, così la grandezza di Giu-
seppe discende dall’essere egli il padre vergi-
nale, il nutrizio, il custode e protettore, nonché il
maestro d’arte, di Gesù. Sia Maria che Giu-
seppe, quindi derivano la loro grandezza e glo-
ria dal rapporto unico avuto con il Redentore.
Quante virtù e quanta santità in quest’uomo for-
tunato voluto dal Padre accanto a Gesù, in uno
strettissimo rapporto di padre e figlio per 30
anni!

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I tre “SÌ”

L’adesione al Mistero della Salvezza

M a c’è qualcosa che più ancora ci sembra


doversi considerare. Come abbiamo detto, Giu-
seppe di Nazaret non è un uomo qualsiasi, coin-
volto in qualcosa di troppo grande, che egli
accetta perché conscio dei propri limiti di crea-
tura. La sua è una partecipazione cosciente ed
attiva, una vocazione cui era stato preparato
dallo Spirito Santo, che ne aveva elevato la gra-
zia a livelli degni di convivenza con il Dio Incar-
nato e con la Madre Sua.

La grandezza di Maria fa perno sul “Sì!” da lei


pronunciato, che è ad un tempo il frutto delle virtù
conferitele e da Lei portate al sommo grado, e l’i-
nizio della sua vita di Madre di Dio e di Correden-
trice.
Similmente, il “Sì” di Giuseppe, non espresso in
parole, ma con l’obbedienza attiva alla voce del-
l’Angelo, è il frutto delle virtù di cui il Paraclito ha
adornato la sua anima, e alle quali egli ha corri-
sposto in modo perfetto.

60
Il Divino Paraclito ha forgiato un Santo degno di
essere sposo della Sua Sposa e padre del Figlio,
così da meritare a Giuseppe i titoli di Fiduciario
dello Spirito Santo e Vicario del Padre.
Sia Maria che Giuseppe rispondono con perfetta
e pronta adesione al volere di Dio onnipotente
manifestato a loro dagli Angeli (Lc 1,30; Mt 1,20).
Entrambi si rendono conto, anche se in modo
incompleto e non ben delineato (“ma essi non
compresero le sue parole”: Lc. 2,50) della chia-
mata divina e ad essa si sottomettono incondizio-
natamente.

Le tre colonne della nostra Salvezza

La storia della salvezza è pertanto sostenuta da


tre colonne, ciascuna di grandezza e di valore
diversi, ma tutte e tre indispensabili al suo compi-
mento: i tre “Sì” di Gesù, Maria e Giuseppe: tre
assensi ad un’unica Volontà che è volontà di
amore e di redenzione.
Il “Sì” del Figlio: “Ecco, io vengo per fare, o Dio, la
Tua Volontà” (Eb 10,7).
Quello di Maria: “Eccomi, sono la serva del Signore,
avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1,38).

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Quello di Giuseppe: “Giuseppe fece come gli
aveva ordinato l’Angelo del Signore” (Mt 1,24).

Sono tre “Sì” all’obbedienza, alla carità, alla


fedeltà, al sacrificio, alla sofferenza. Sono tre
“Sì” alla volontà del Padre, l’adesione alla quale
è la fonte della santità. Sono tre “sì” in scala
diversa, in misura diversa, di diverso valore, ma
tutti e tre indirizzati per la nostra Redenzione.

Il “Sì” di Giuseppe, espresso non a parole, ma


secondo lo stile del Santo del silenzio, è costi-
tuito da un agire: un agire pronto, silenzioso,
umile, totale, concretizzato in una obbedienza e
in una fedeltà perfetta, tanto da costituire altret-
tanti titoli nelle litanie che cantano le sue glorie.
Giuseppe è sempre fedele al suo stile, alla sua
missione. E’ il servo di Javeh che ubbidisce; è lo
sposo che ama; è il capo-famiglia che pronta-
mente interviene; è il padre che accoglie il
Figlio: è l’ombra del Padre!

Senza Giuseppe, Maria sarebbe stata probabil-


mente lapidata (sebbene innocente); senza Giu-
seppe, Gesù non avrebbe avuto una paternità
legittima, o sarebbe stato ucciso dai soldati di
Erode, o non avrebbe avuto una famiglia per-

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fetta in cui crescere e su cui modellarsi, Lui vero
Dio, o non avrebbe avuto chi Gli avesse inse-
gnato o trasmesso un mestiere.

Non è pensabile la Sacra Famiglia senza il capo,


senza Giuseppe. La luce sfolgorante che proviene
da Maria nasconde in certo qual senso, ai nostri
occhi la figura di Giuseppe.

Ma la Chiesa, illuminata dallo Spirito, Lo ha rico-


nosciuto come suo Patrono universale e conti-
nua a ripetere, attraverso la voce dello Spirito
fissata nella Bibbia e attraverso le parole dei
Sommi Pontefici: “Ite ad Joseph”, andate da
Giuseppe, egli ha le chiavi dei granai eterni.
Non a caso Papa Pio XI, nel suo discorso agli
sposi novelli del 19 marzo 1938, per ben tre
volte definiva “onnipotente intercessione” quella
di San Giuseppe.

Leone XIII ha scritto che se fosse stato neces-


sario combattere per Gesù presente nella Sua
Chiesa, allora sarebbero scesi in campo Maria e
Giuseppe.
Ed infatti la Madonna sta operando cose sublimi
e straordinarie, sia nel nascondimento che pale-
sandosi ad anime privilegiate da Lei scelte. Ed è

63
anche l’ora di Giuseppe, per difendere il Corpo
Mistico di Cristo, la Santa Chiesa.

Come Maria è nostra madre, così Giuseppe si


dimostra “padre” e custode nostro. Ma perché
egli venga in nostro aiuto, noi Lo dobbiamo
invocare.
Gesù e Maria fanno innalzare da ogni parte
della terra lodi e preghiere a Giuseppe, per ono-
rare Chi per tutta la vita li ha serviti ed amati, e
per ottenercene i favori.
Intensifichiamo quindi la lode e le invocazioni a
San Giuseppe, il cui “Sì” unito a quelli di Gesù e
di Maria ci è valso la Redenzione e che ancora
una volta fa parte integrante del disegno di Dio
per la salvezza dell’umanità.

64
La chiave di San Giuseppe

S anta Teresa d’Avila, che ne ha diffuso la devo-


zione, spiega di aver constatato per esperienza
che, mentre gli altri Santi esercitano il Patrocinio
su specifiche aree e situazioni, San Giuseppe lo
esercita su tutte le aree dell’esistenza, in ogni
fase ed età.

In un ”messaggio privato” (locuzione interiore),


Maria Santissima ha esortato: “Andate da Giu-
seppe! Egli ha le chiavi dei Granai Eterni”, come
l’antico Giuseppe aveva quelle dei granai egi-
ziani; e ci esorta a rivolgerci a lui quale custode
e dispensatore dei tesori celesti.

Ora San Giuseppe, papà putativo di Gesù e


nostro, vuole affidarci una Chiave per aprire i
Granai Eterni e attingerne i tesori inestimabili ed
inesauribili.

Si suggerisce:
Pregare per 9 giorni di seguito, 9 “Ave Giu-
seppe” al giorno, introducendo e specificando
brevemente, dopo le parole “Provvedi a noi, figli

65
tuoi, la grazia desiderata (ad esempio: “la guari-
gione di ….”, “un buon lavoro per …..”, “la pace
familiare per ….., “la conversione di …..”, ecc.).

Dopo i 9 “Ave Giuseppe”, dire: “San Giuseppe, ti


ringrazio che mi hai esaudito. Io ben sapevo che
tu mi esaudisci sempre” (cf. Gv 11,41-42).

Si possono fare più novene contemporanea-


mente, ciascuna per una grazia specifica, e pos-
sono essere protratte o ripetute.

66
Patrono della vita e dei concepiti

I l Padre Putativo del Redentore è l’unico Santo


al quale la Chiesa Cattolica abbia ufficialmente
conferito quattro Patronati: dei morenti, delle
famiglie, dei lavoratori, della Chiesa Universale.

San Giuseppe è Patrono dei morenti, perché


tradizionalmente lo si vede assistito da Gesù e
da Maria nel momento del trapasso. E in verità,
quel momento tragico, da cui può dipendere il
destino eterno, non poteva avere un protettore e
un intercessore più premuroso e potente di lui,
particolarmente votato a che non sia vanificato
per nessuno il Sacrificio del Suo Figlio adottivo.

Egli è anche il Patrono delle famiglie, avendo


custodito e salvato Gesù e Maria, bisognosi
della sua protezione.

E’ patrono dei lavoratori e viene venerato come


tale il 1° maggio, perché con il suo lavoro assi-
duo, umile, paziente, ha nutrito il Redentore e
Sua Madre.

67
Infine è stato riconosciuto Patrono della Chiesa
Universale, perché è “cosa conveniente somma-
mente degna del beato Giuseppe, che a quel
modo che egli un tempo soleva tutelare in ogni
evento la famiglia di Nazaret, così ora copra e
difenda col suo celeste patrocinio la Chiesa di Cri-
sto”. (R.C. n. 28). “Inoltre, la Chiesa lo invoca pro-
tettore per un profondo attualissimo desiderio di
rinverdire la sua secolare esistenza di veraci virtù
evangeliche, quali in San Giuseppe rifulgono”.
(R.C. n. 29). “Ancora oggi abbiamo perduranti
motivi per raccomandare a San Giuseppe ogni
uomo” (R.C. n.31), dal momento che “nel corso
delle generazioni la Chiesa legge in modo sempre
più attento e consapevole una tale testimonianza,
quasi estraendo dal tesoro di questa insigne
figura «cose nuove e cose antiche»”. (R.C. n. 17).
Infatti, una considerazione attenta della dina-
mica degli eventi evangelici ci illustra come l’in-
tervento di Giuseppe nella storia della Salvezza
sia provvidenzialmente e sostanzialmente mira-
coloso.
Nel Vangelo di San Matteo vediamo come Giu-
seppe, promesso sposo di Maria, si accorge che
essa è incinta, senza aver da lei alcuna spiega-
zione. Quale giudeo “giusto”, dovrebbe ripu-

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diarla, non essendo egli il padre di quel Figlio. E
quale sarebbe la conseguenza inevitabile di tale
atto di ripudio che dovrebbe essere veritiera-
mente motivato dalla maternità non legittima
della promessa sposa?
Lo leggiamo esplicitamente nel Vangelo di San
Giovanni”: “Mosè, nella legge, ci ha comandato
di lapidare tali donne” (Gv 8,5). E’ una sentenza
drastica e definitiva: Maria dovrebbe esser
uccisa, e con lei il bambino.
Ma Giuseppe è “giusto” non solo davanti agli
uomini, ma anche (e soprattutto) davanti a Dio.
Rifiuta di obbedire a una legge che serve a mante-
nere in ambiti umanamente religiosi un popolo dal
“cuore duro” per ubbidire a una legge divinamente
superiore, che dovrà portare alla perfezione il rap-
porto tra Dio e l’uomo. E così facendo precorre la
legge perfetta di Cristo, basata sull’amore, e salva
da morte certa Maria e il Figlio.
Ecco la prima volta che Giuseppe salva la vita a
Gesù e a Maria. Ecco perché è il Patrono “natu-
rale” della vita e dei concepiti. Egli ha salvato la
vita del Salvatore non solo sottraendolo alla
furia di Erode, con la fuga in Egitto, ma altret-
tanto e ancor prima della nascita, sottraendolo
al rigore della legge mosaica.

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Ricordiamoci che la decisione di rimandare
Maria di nascosto è stata presa dopo un periodo
di terribile travaglio interiore, e ben prima del-
l’annuncio angelico.
E ancora, Giuseppe prendendo con sé Gesù e
Maria li salva da una sorte tragica che in quei
tempi incombeva sugli orfani e sulle vedove,
privi di sostegno da parte di chiunque.

Quindi, ancor prima della fuga in Egitto, per ben


due volte il Custode del Redentore ha salvato il
Figlio di Dio e Sua Madre durante la Sua vita
prenatale. Potrebbe pertanto esistere un
Patrono più idoneo alla protezione della vita in
ogni suo aspetto e fase, e particolarmente nel
periodo in cui è più indifesa e bisognosa di cura
e protezione?
Le varie Associazioni per la vita non dovrebbero
invocarlo e proclamarlo loro specifico Protettore?

Se la Chiesa proclamasse San Giuseppe


Patrono della Vita, e della vita prenatale, quanto
sarebbe arginata la piaga dell’aborto, che attira
sull’umanità la vendetta divina!

Pertanto “la figura stessa di Giuseppe” acquista


“una rinnovata attualità per la Chiesa del nostro

70
tempo”, in relazione al nuovo millennio cristiano.
Il Concilio Vaticano II ha di nuovo sensibilizzato
tutti alle “grandi cose di Dio”, a quell’economia
di salvezza, della quale Giuseppe fu speciale
ministro. Raccomandiamoci, dunque, alla prote-
zione di colui al quale Dio stesso affidò “la
custodia dei suoi tesori più preziosi e più grandi”
e affidiamogli la nostra progenie perseguitata e
minacciata dal nemico di Dio e dell’uomo, affin-
ché egli “padre amantissimo” allontani da noi la
peste di errori e di vizi che ammorba il mondo”.

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INDICE
pag. 3 Introduzione
4 La Croce di San Giuseppe
5 Dignità di San Giuseppe
6 Il Tesoro nascosto
10 L'ora di Giuseppe
12 Opera di San Giuseppe
15 Ave Giuseppe
27 Figlio di Davide
32 Rosario di San Giuseppe
33 Litanie
35 La corona di San Giuseppe
38 Vicario del Padre
Riflessioni alla luce dell'Esortazione
apostolica "Redemptoris Custos":
40 - Quel suo Padre
47 - Depositario dello stesso amore
50 - Maria e Giuseppe depositari
del Mistero dell'Incarnazione
54 - Custode o depositario?
58 Giuseppe modello e guida.
I tre "si":
60 - L'adesione al Mistero della Salvezza
61 - Le tre colonne della Salvezza
65 La Chiave di San Giuseppe
67 Patrono della vita e dei concepiti

Finito di stampare nel mese di Settembre 2005


presso le officine grafiche di Comunecazione snc - Bra (CN)