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GIOVANNI SCOTO

Sulle nature dell'universo (Periphyseon)


Volume I (Libro I). A cura di Peter Dronke. Testo basato sulla Versione II di douard Jeauneau. Traduzione di Michela Pereira. Fondazione Lorenzo Valla / Arnoldo Mondadori Editore ISBN 978-88-04-61396-1 30

Risvolto di copertina:
Un dialogo tra un insegnante e il suo allievo, ricco di arguzia. Questo il Periphyseon, l'opera forse pi grande e originale del pensiero medievale prima della Summa di Tommaso d'Aquino. il lavoro di un irlandese, Giovannni Scoto Eriugena, maestro alla corte carolingia di Carlo il Calvo nel IX secolo, traduttore dal greco e commentatore di importanti testi quali il Vangelo di Giovanni e i trattati di Dionigi l'Areopagita. Scritto in un latino straordinario da uno dei pochissimi filosofi del Medioevo che conoscessero il greco, e profondamente influenzato dal pensiero di Padri greci quali Basilio, Massimo il Confessore, Gregorio di Nissa e Gregorio di Nazianzo, Sulle nature dell'universo vibrante testimonianza personale che si presenta come ''racconto immaginario di un'immagine''. Ma anche una discussione serrata e razionalmente argomentata, una trama di fili multicolori, un labirinto di ''nature'' e ''modi''. ''Natura dunque il nome generale di tutte le cose che sono e di tutte quelle che non sono'', scrive Giovannni all'inizio del suo libro. Essa comprende sia Dio sia il creato, ed divisa in quattro specie: ci che crea senza essere creato, Dio; ci che crea ed creato, le Cause Prime o Idee; ci che creato e non crea, gli effetti temporali, le cose create; e infine ci che non creato e non crea, il non essere, il nulla: e, di nuovo, Dio. Tutto il Libro I del Periphyseon dedicato alla Creazione dell'universo da parte di Dio. ''Dio'' deriva, dichiara Giovanni, da due parole che significano ''vedere'' e ''correre'': egli ''vede infatti tutte le cose che sono in lui, mentre non vede niente al di fuori di s stesso, perch niente al di fuori di lui''; egli ''corre infatti in tutte le cose e non sta assolutamente fermo, anzi correndo riempie tutto... eppure non si muove assolutamente. Perci di dio verissimo dire che moto stabile e stato mobile. Sta infatti immutabilmente in s stesso, senza mai abbandonare la sua stabilit naturale, e tuttavia si muove attraverso tutte le cose affinch esistano derivando da lui essenzialmente la loro sussistenza. Dal suo movimento sono fatte tutte le cose''. Ricco di immagini, di echi e riverberi, Sulle nature dell'universo in effetti la summa del platonismo medievale e un vero e proprio capolavoro. La Fondazione Valla ne presenta il testo appositamente stabilito da Peter Dronke su quello di douard Jeauneau, con la prima traduzione integrale in italiano per mano di Michela Pereira, e uno splendido commento dello stesso Dronke.

Di quest'opera in cinque Libri, nota anche sotto il titolo latino De divisione naturae e della quale uscita ora la bella edizione italiana del Libro I, ha trattato in modo ampio e magistrale Werner Beierwaltes in Eriugena. I fondamenti del suo pensiero (presentazione di Giovanni Reale, traduzione di Enrico Peroli, Vita e Pensiero, Milano, 1998), cui senzaltro rinviamo per gli opportuni approfondimenti. Per facilitare il lettore, anticipiamo separatamente il capitolo V dello studio di Beierwaltes (Negati affirmatio: il mondo come metafora. Sulla fondazione di un'estetica medievale), basato in gran parte sul Periphyseon. 1