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Joannes Yrpekh

Il Cammino di Maat
Luci sullantica sapienza egizia

La citazione in copertina: poich non esistono saggi per nascita, tratta dal prologo de
Gli Insegnamenti di Ptah-Hotep (41).

Alla memoria di Antonio,


un seguace di Horus della nostra epoca.

INDICE

Ringraziamenti
Premessa
Introduzione
I. LINSPIEGABILE NOSTALGIA
Cosa si nasconde dietro il linguaggio geroglifico
I limiti della razionalit
La riscoperta dei simboli
Un archeologo alieno
Principi cabalistici
Simboli vivi e simboli artificiali
Sulla soglia dellantico Egitto
Il mistero della vita
La terra dEgitto
La scienza degli dei
I geroglifici si rivelano
Il Tao egizio
II. SULLA SOGLIA DEL TEMPIO
Una civilt solare
Coscienza osiridea e coscienza horusiana
La mitologia dellEssenza
LEgitto biblico
La ricerca della perfezione
La teocrazia faraonica
Le corone della vita
Larte del cambiamento
La natura dei conflitti
Il servizio disinteressato
III. CON NUOVI OCCHI
La Casa della Vita
Due livelli di insegnamento
La meta della felicit
Il valore dellamicizia
LInsegnamento Universale
La funzione di un maestro e di una scuola
Il metodo

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Limportanza della gratuit


La struttura dellessere umano
La conquista dellimmortalit
Il desiderio di esistere
Larte di ascoltare il proprio cuore
Luovo-microcosmo
Energia ed Essenza
Il contatto con il divino
IV. OLTRE IL PENSIERO
La pesatura del cuore
Libro dei morti o libro dei vivi?
La consapevolezza del proprio destino
Il contrappeso
Il verdetto della bilancia
La forza attrattiva delle illusioni
I differenti piani di esistenza
Il nuovo Egitto
Attraverso le ere
Leone di Maat
La comprensione dellAmore
Larte di ascoltare
Tutti sotto un unico cielo
V. LADDIO
Conclusione
Bibliografia

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Ringraziamenti
Un ringraziamento particolare alla mia compagna di viaggio in
questa vita; averla al fianco fa sorgere in me ogni giorno il desiderio
di smascherare le illusioni che mi impediscono di poterla amare
sempre pi profondamente.
Un ringraziamento a Sergio per la passionale rilettura e
correzione del presente lavoro, e alla sua compagna Daniela per non
essersi fatta scoraggiare dalle avversit del passato, ritornando pi
che mai salda e sincera nella danza della vita.
Un ringraziamento agli amici del Lectorium Rosicrucianum per
aver rinnovato in me la gioia di poter condividere le avventure del
Cammino.

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Premessa

Questo libro tratta di SPIRITUALIT.


Ma cosa significa questa parola? Si potrebbe traslitterare con
amore verso il prossimo, oppure contatto con il divino, ma tali
definizioni sono ancora troppo evanescenti, troppo lontane da una
comprensione quotidiana, troppo soggettive e fraintendibili; da un
certo punto di vista, troppo comode.
Il significato che qui assume la spiritualit quello di
CONSAPEVOLEZZA, di se stessi, degli altri, dei rapporti, della vita
in generale. In altre parole, spiritualit il RISVEGLIO dal torpore
di unesistenza abitudinaria, fondata sulla mediocrit del tutto
automatica e priva di ogni impulso creativo.
La spiritualit LIBERT, in primo luogo dallillusione di
essere gi liberi, in secondo luogo dai condizionamenti, dalle
identificazioni, dal cieco egoismo. La spiritualit non dunque un
preciso e definibile stato di coscienza, ma un processo, un percorso
graduale, un CAMMINO appunto, che conduce verso una
leggerezza danimo.
Si possono allora individuare alcune caratteristiche fondamentali
con cui affrontare questa meravigliosa per quanto spesso faticosa
avventura: lUMILT, ossia la predisposizione a mettersi
costantemente in gioco di fronte allimprevedibilit della vita, la
SINCERIT di voler intimamente riconoscere ed accettare quanto
passo a passo i propri comportamenti, parole e pensieri, riveleranno
della propria attuale natura e condizione; lONEST nel far fronte
alla moltitudine di paradossi, dissonanze e discrepanze tra il mondo
delle convinzioni personali e il mondo del reale. E ancora il
CORAGGIO di affrontare a testa alta le proprie paure e la
RESPONSABILIT di riconoscersi come protagonisti allinterno
del gioco della vita, e non pi come semplici spettatori inermi.
Ovviamente, non necessario aderire ad un credo o ad una
religione per rendere spirituale la propria vita, giacch questo
implica lassunzione di un approccio concreto allesistenza
incontenibile da un qualsivoglia ideale o filosofia.

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Introduzione

Il presente trattato non ha pretese di scientificit, perlomeno non


come comunemente la si considera. Lobiettivo quello di evocare
la ricchezza della civilt egizia attraverso una visione simbolica,
assumendo in tal senso una prospettiva esoterica, dal greco
esoterikos, ossia INTERIORE. Nulla a che vedere dunque con
loccultismo o lo spiritismo.
Invito dunque il lettore a farsi prendere per mano per compiere
un viaggio in un mondo a mio avviso ancora troppo inesplorato; un
viaggio onirico i cui riflessi si possono per ritrovare chiaramente
dentro la struttura animica di ogni essere umano.
probabile che molte considerazioni che verranno qui esposte
potranno non essere condivise dai lettori di stampo prettamente
egittologico, da ci la mia premessa di non volermi schierare contro
nessuna metodologia archeologica classica, ma di voler solo offrire
una chiave di lettura alternativa di carattere psicologico, filosofico,
religioso, in definitiva, spirituale.
Non posso in tal senso non manifestare la mia gratitudine alla
schiera di egittologi che da pi di duecento anni hanno cercato di
recuperare e ricostruire limmagine della civilt faraonica,
mantenendone sempre viva lattenzione e linteresse. proprio
grazie alla divulgazione delle loro ricerche e delle loro testimonianze
litografiche prima e fotografiche poi, che possibile librarsi in volo
verso nuove esplorazioni interiori proprio come da un trampolino di
lancio. Molti grandi uomini della nostra epoca noti e non hanno
dedicato buona parte della loro vita al tentativo di evidenziare tali
spunti di riflessione, a mio avviso di un valore per nulla inferiore
agli approcci storiografici di stampo accademico.
Le considerazioni presenti in questo lavoro sono dunque frutto di
esperienze dirette, studi, osservazioni effettuate sul campo della vita
quotidiana e accurate riflessioni compiute intorno a diversi testi e
testimonianze orali che si tramandano da secoli.
Volgo al termine di questa introduzione con un solo augurio: che
nulla di quanto sar qui di seguito esposto possa divenire una
considerazione conclusiva intorno ad un universo simbolico di una
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portata vitale impossibile da racchiudersi allinterno di sterili


classificazioni, cos come non possibile contenere entro argini
artificiali e definiti la vitalit di un fiume in piena.
Non nascondo infatti le difficolt nellesporre in forma
sequenziale una dottrina di natura tuttaltro che analitica, e a tal
proposito mi affido allo sforzo del lettore nel cercare di assimilarla
in una visione vitale e compenetrata, dove ogni concetto non segue
n precede un altro, ma dove tutti coesistono simbolicamente legati
tra loro come cellule di un unico organismo.
Ogni parola spesa in merito ad un messaggio spirituale di natura
simbolica sar infatti nel migliore dei casi unonesta menzogna, nel
senso che non potr non tradirne il profondo messaggio evocativo,
per sua peculiarit situato ad un livello superiore al comune
linguaggio del pensiero. Esorto dunque il lettore ad accogliere ogni
nozione che verr qui esposta unicamente come un modesto
tentativo di offrire spunti di riflessione per unindagine interiore del
tutto intima e personale.
Ogni due capitoli, lo scritto sar inoltre intervallato dal racconto
di un giovane cercatore della Verit nellantica terra dEgitto, la cui
avventura prover ad accompagnare il lettore nel cuore
dellinsegnamento faraonico.

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La ricerca di Ak-Yb-Ka
I.
LINSPIEGABILE NOSTALGIA

Ak-Yb-Ka era ancora molto giovane, ma gi vedeva intorno a s i


suoi coetanei divertirsi e godersi spensieratamente la loro
adolescenza, perfettamente immersi nelle innumerevoli distrazioni
che un paese come lEgitto poteva offrire ai suoi figli. Inoltre, molti
di loro non avevano dubbi sul futuro che li attendeva; alcuni si
allenavano con tenacia alla lotta sognando di divenire grandi
condottieri, altri si cimentavano nei rudimenti della scrittura per
poter presto ricoprire un lavoro di rilievo nella societ, altri ancora
perfezionavano lintelletto giocando al senet per imparare larte
della strategia politica e della diplomazia.
Ma lui, nonostante cercasse nei modi pi disparati di svagarsi o
di dare un senso alla sua vita, non riusciva a liberarsi da quel
profondo senso di vuoto, quellinspiegabile nostalgia. Per quanto
potesse infatti lasciarsi trasportare da frequenti e facili entusiasmi,
una velata tristezza tornava presto a ricoprire il suo cuore. Si
sentiva solo, disperatamente solo. Eppure era circondato da una
famiglia affettuosa e premurosa, e da molti amici con cui aveva un
forte legame.
Cercava ardentemente delle risposte per quella sua incolmabile
insoddisfazione nella religione, trovandovi a volte anche delle
spiegazioni convincenti. Ma come fragile la logica nel mezzo della
danza della vita! Eppure, ogni tanto avvertiva un flebile sussurro
che dal profondo del suo essere gli suggeriva che ben altro si celava
dietro ai racconti mitologici, alle monumentali costruzioni, ai
simboli che lo circondavano ovunque, alle cerimonie e ritualit
ricorrenti.
Poteva il mondo essere realmente sorretto dai tanti dei
dallaspetto antropomorfo? E dove si nascondevano? E come
giustificare il senso di ingiustizia che permeava la vita intorno a lui?

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No, dietro tutto ci doveva necessariamente nascondersi qualcosa di


diverso, un altro tipo di conoscenza.
Tutta la sua curiosit inizi a rivolgersi verso ci che si celava
dietro al Tempio, oltre la sua funzione manifesta cui tutti
sembravano accontentarsi, nellineffabile Scuola dei Misteri che
lontano dagli occhi del mondo operava silenziosamente. Lintero
popolo dEgitto era consapevole di questo nucleo di persone, di
questi grandi saggi cui il faraone stesso apparteneva. Ma nessuno
sapeva nulla di pi, nessuno ne conosceva lidentit oltre a quella
visibile del re. Coperti infatti dal voto di sacra umilt, quei sapienti
vivevano nel mondo quotidiano nelle insospettabili vesti di qualsiasi
funzione sociale, dagli scribi agli artigiani, commercianti, pescatori
o contadini.
S, non vi erano pi dubbi ormai, Ak-Yb-Ka riconobbe
chiaramente ci che il suo cuore desiderava ardentemente: entrare
a far parte della Scuola della Vita, fino alla sfera pi intima di essa,
l dove ogni segreto cessa di essere tale.
Fu cos che si mise in viaggio attraverso tutto lEgitto,
guadagnandosi da vivere con umili mansioni sempre diverse, e nella
speranza di arricchirsi il pi possibile di quelle occulte conoscenze
che gli avrebbero con certezza aperto le porte del Tempio Interiore.

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Cosa si nasconde dietro il linguaggio geroglifico

I limiti della razionalit


Alla nostra cultura occidentale piace considerarsi fondata su una
mentalit scientifica e razionale. Tutto sommato, anche noi siamo
felici ed orgogliosi di considerarci tali, indipendentemente da come
poi viviamo realmente la vita. Tale presupposto ormai divenuto
garanzia di seriet, obiettivit, pragmaticit, insomma, di un
approccio lucido e maturo verso gli eventi dellesistenza. Eppure, in
molte occasioni non possiamo non ammettere di nasconderci dietro
questa cos nobile modalit operativa. Significative appaiono a tal
proposito le parole dellegittologo John Anthony West.
Sono i sensi a favorire lo scetticismo. Quando scienziati e
intellettuali sostengono che la ragione a imporre loro
lateismo o lagnosticismo, hanno torto. Semplicemente, non
sono riusciti ad applicare la loro razionalit ai dati relativi e
provvisori riverberati dai sensi.1

Ogni fenomeno che pu spaventarci o che richiede in noi uno


sforzo anche solo concettuale per poter essere compreso, non
rientrando nella nostra ordinaria visione del mondo, tende ad essere
negato o ridimensionato nella sua portata con poche semplici parole:
sono un tipo razionale con i piedi per terra, io. La verit, che
siamo costantemente in lotta per mantenere in piedi le rudimentali
certezze su cui basiamo quotidianamente le nostre scelte di vita, e
nelle quali vogliamo ancorarci per affrontare il futuro. In rari casi
una sincera curiosit ci spinge ad affrontare il nuovo per conoscerlo,
liberi da pregiudizi e da aspettative.
In questo modo, passo dopo passo, ci illudiamo di vivere nel
migliore dei modi, issando ogni volta la bandiera della verit, cui ci
sentiamo ovviamente detentori in quanto membri effettivi della
civilt pi evoluta che la storia abbia mai visto.
1

John Anthony West, Il serpente celeste, Corbaccio, Milano, 1993.

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Ma esistono realmente le prove di questo assunto? tale


convinzione una reale sicurezza nelle nostre virt, o forse una
scorciatoia per compensare un vuoto di insicurezze che dal fondo di
noi stessi reclamano il loro diritto ad essere affrontate e rimesse in
discussione? Proviamo ad esaminare pi da vicino la semplice vita
quotidiana che accomuna tutti quanti. Anche perch lo scopo di tale
trattato proprio quello di parlare di noi, del nostro mondo interiore
pi che di quello esteriore, perch qui che troveremo le prove
dellesistenza di un attuale antico Egitto, oltre gli schemi classici
convenzionali.
Approfondiamo dunque il nostro approccio razionale alla vita in
relazione ad un approccio chiaramente simbolico e ben conosciuto
da tutti: la PUBBLICIT, i cui fondamenti poggiano sulla scienza
del comportamento umano. Per esempio, chiunque di noi,
aggirandosi tra gli scaffali di un supermercato alla ricerca di una
confezione di biscotti, sar propenso a lasciarsi attrarre molto pi
facilmente da unetichetta nota piuttosto che da una sconosciuta. Se
poi la marca stata ripetutamente vista o sentita in televisione, le
probabilit aumentano vertiginosamente.
Ma da cosa guidato questo strano impulso dacquisto? Dal fatto
che negli spot vengono illustrate e dimostrate nel dettaglio la
provenienza delle materie prime, la loro preparazione tradizionale
senza laggiunta di sostanze additive dubbie per la nostra salute? Il
tutto magari attraverso un rigoroso metodo scientifico e razionale
che ne certifica lindiscussa qualit? Facile immaginare la risposta.
Qualsiasi azienda con un minimo di senso commerciale, saprebbe di
buttare via i soldi nellinvestire in una propaganda di questo genere.
Buona parte degli stimoli pubblicitari fanno leva su
caratteristiche che con il prodotto non hanno quasi mai una reale
relazione. Basti pensare proprio alla famiglia perfetta cui tutta la
felicit sembra ruotare intorno a una merendina, o alla frequente
associazione che vede a fianco di un nuovo modello di auto una
splendida modella. Gli esempi potrebbero continuare per pagine e
pagine, ma ci che ci interessa ora constatare come tutte le
strategie psicologiche siano edificate sulla base di tre materie prime
indissolubilmente legate tra loro: EMOZIONI, ILLUSIONI e
DESIDERI.

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Nel profondo di noi stessi, nel nostro intimo, siamo molto pi


attratti dallidea seppur evanescente ed illogica di ritrovare forse
un po di quella felicit che viene presentata, piuttosto che dirigere
in modo razionale, obiettivo e scientifico la nostra attenzione verso
aspetti che sappiamo essere di gran lunga molto pi importanti e
seri, ad esempio gli ingredienti di un alimento che potrebbero
influire sulla salute, o le caratteristiche tecniche di unauto
necessarie e sufficienti per lutilizzo reale che ne andremo a fare.
Non necessario scandagliare ulteriormente tutti gli ambiti in cui
la nostra stabilit razionale viene a mancare, anche perch tali
tentativi di condizionamento sono talmente presenti e ramificati, che
in molti casi addirittura impossibile delineare quella linea interiore
che separa ci che siamo realmente da ci che le forze esterne
concorrono a delineare della nostra immagine.
La verit che oggi pi che mai, specialmente nellambito delle
scienze umane, si giunti allinequivocabile conclusione che i fili
che muovono la nostra vita sono tuttaltro che razionali. Se pur
vero che i recinti della nostra cultura sembrano nettamente stabiliti
entro limiti logici e di parvenza scientifica, anche fin troppo
evidente quanto allinterno di essi si muovano caoticamente un
marasma di impulsi soggettivi, irrazionali, incoerenti ed instabili.
Eppure, alla prima occasione troviamo sempre la forza di
riaffermare: sono un tipo razionale con i piedi per terra, io.

La riscoperta dei simboli


Il mondo scientifico ha attraversato negli ultimi cinquantanni
una rivoluzione paradigmatica senza pari che lo ha portato a mettere
in discussione alcuni fondamenti su cui si sempre poggiato, primo
fra tutti il fatto che non pu esistere una modalit conoscitiva di tipo
oggettivo, ma ogni osservatore per quanto si sforzi di rimanere
neutrale di fronte ad un fenomeno che vuole studiare diviene
inevitabilmente un PARTECIPATORE, nel senso che non potr non
influire su ci che intende esaminare, con le sue aspettative, con le
sue idee, con le sue esperienze, con il fatto stesso di esistere.
Altro punto essenziale, protagonista del capovolgimento di
prospettiva, stato il riconoscimento dellinadeguatezza del
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linguaggio razionale nellesprimere ci che progressivamente il


linguaggio simbolico matematico portava alla luce.
La realt che si dispiegata agli occhi dei grandi ricercatori delle
diverse discipline scientifiche, appare incomunicabile tramite i
comuni canali logici, attraverso i quali non potrebbe che scontrarsi
in continue definizioni contraddittorie. Pensiamo ad esempio al
fenomeno della dualit onda-particella, per il quale la natura della
luce pu essere osservata e descritta sia tramite caratteristiche
corpuscolari che ondulatorie, due aspetti razionalmente inconciliabili
tra loro. Ci che potrebbe sembrare un koan zen, divenuto invece
un assunto scientifico.
sorta quindi lesigenza di rivolgersi a strumenti comunicativi
pi evoluti, in grado di sopperire alle limitate restrizioni del
linguaggio e della logica umana. Quale migliore strumento del
linguaggio simbolico? Come afferm Georg Groddeck, principale
fonte di ispirazione del pensiero psicoanalitico di Sigmund Freud:
i simboli non sono inventati; esistono, appartengono
allinalienabile patrimonio dellumanit; si potrebbe anzi dire
che tutti i pensieri e le azioni coscienti sono la conseguenza
inevitabile del processo inconscio di simbolizzazione, e che
la vita delluomo governata dai simboli. 2

Abbiamo precedentemente messo in risalto come i messaggi


simbolici, che sono il campo di studi e di applicazione nellambito
pubblicitario, assumono la stessa importanza anche per i moderni
sistemi didattici, i quali ne hanno riscontrato lelevato grado di
efficacia nella sfera dellapprendimento.
Passiamo ora a cercare di capire pi nel dettaglio cosa sia in
realt un simbolo. Letimologia greca della parola, symbll, la
forma verbale che significa METTERE INSIEME, legare tra loro
parti separate. Essa costituisce un mezzo per indicare qualcosa che
va oltre se stesso attivando un pensiero di tipo associativo, una
naturale funzione della mente umana, molto pi profonda ed efficace
di un pensiero di tipo lineare e razionale.
Consideriamo per un attimo il classico simbolo del dollaro
(figura 1), da sempre il pi rappresentativo per tutto ci che riguarda
2

Georg Groddeck, Il libro dellEs, Adelphi, Milano, 1990.

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il mondo del denaro. La maggior parte delle persone di questo


pianeta assocer alla vista di questa immagine una serie di concetti
ed emozioni relativi agli affari, alleconomia, al potere di acquisto,
alle banche. Altri potrebbero associarlo alla corruzione, alla
malavita, alla causa della povert nel mondo, ed altri ancora ai
propri sogni di ricchezza, di successo e fama, di vincita a qualche
lotteria. Si potrebbe scrivere un intero libro per racchiudere tutte le
associazioni possibili che un simbolo del genere in grado di
risvegliare nellessere umano, ma ci che si pu facilmente
constatare come esso sia a tutti gli effetti una sorta di chiave in
grado di aprire la porta ad un flusso di emozioni, aspettative, idee e
pregiudizi.

Figura 1 Il simbolo del dollaro.

I simboli hanno dunque una portata molto pi ampia, veloce ed


impattante di ogni qualsivoglia concettualizzazione; essi utilizzano
infatti una canale comunicativo che veicola contemporaneamente
sensazioni e ragione, agendo direttamente sul nostro lato
inconscio.
Pensiamo ad esempio alla croce cristiana, la cui sola immagine
pu evocare in un breve istante aspetti religiosi, mistici, devozionali,

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oppure pu richiamare scene di guerre sante, inquisizioni e genocidi


in virt di una conversione forzata. Se ci sforzassimo di mettere in
parole tutto ci che racchiude il simbolo della croce per poter
trasmettere pienamente il suo significato ad altre persone, ci
troveremmo in seria difficolt.

Un archeologo alieno
Proviamo per un attimo a cavalcare limmaginazione
proiettandoci come osservatori esterni, silenziosi, in un futuro molto
molto lontano. Ipotizziamo ora che la nostra attuale civilt sia gi
scomparsa da millenni, lasciando sul pianeta solo una serie di reperti
confusi e poco comprensibili, e che casualmente lastronave di un
archeologo alieno approdi proprio sul pianeta Terra.
Ebbene, questo anomalo esploratore potrebbe essere incuriosito
ed affascinato dalle tracce lasciate da una civilt come la nostra, ed
inizierebbe molto probabilmente a raccogliere con cura tutti i reperti
a disposizione, nel tentativo di formulare poi delle ipotesi in grado di
evocare la nostra vita quotidiana, il pensiero, la religione, e cos via.
Ad un certo punto il caro alieno potrebbe ritrovare, ai bordi di
una strada, una strana tavola con sopra disegnati la figura di una
piccola astronave che poggia su quattro ruote e un animale intento a
saltare allinterno di un minuscolo foro del veicolo. Noi sappiamo
benissimo che si tratta della famosa pubblicit di una nota
compagnia petrolifera, in cui una scritta e unimmagine esprimono
lidea di mettere una tigre nel motore di unautomobile, per
simboleggiare il concetto di un carburante in grado di offrire potenza
ed elevate prestazioni.
Il problema che il nostro caro alieno potrebbe non avere la
minima idea di cosa sia la pubblicit n tantomeno la tipologia di
linguaggio che essa utilizza. Ecco che allora potremmo essere
facilmente considerati come esseri preistorici, decisamente ingenui
nel credere di poter mettere un animale dentro una macchina
attraverso un foro per poter ottenere migliori prestazioni! Oppure
potremmo essere dipinti come una civilt estremamente
superstiziosa, ancora convinta che una sorta di richiamo magico
dello spirito della tigre possa animare uno strumento meccanico. E
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ancora orrore e disgusto potremmo essere marchiati di incivilt


per torturare e uccidere un animale costringendolo a passare per
unapertura cos piccola, in una sorta di brutale rituale di battesimo
per una macchina.
Ritorniamo ora indietro fino ai giorni nostri, e proviamo a
rimetterci nelle vesti dellumano-alieno che cerca di conoscere una
possente civilt ormai scomparsa da diversi secoli, e il cui ricordo
sopravvissuto solo tramite una serie di immagini, di scritti
difficilmente comprensibili, di opere architettoniche maestose
quanto misteriose e di pochissime testimonianze dirette. Stiamo
parlando dellantico Egitto.
Come possiamo studiare e interpretare i lasciti di una civilt
senza compiere le sforzo di calarci il pi possibile nella visione
dellesistenza che essa esprimeva e ricercava, nel concreto modo di
affrontare la vita degli individui che la formavano? Generalmente
noi ci illudiamo di effettuare questo tipo di lavoro, ma il pi delle
volte non facciamo che far accomodare barlumi di idee differenti
dalle nostre in una ben stabile e radicata costruzione di preconcetti
culturali indiscutibili.
Perfino nella nostra quotidianit abbiamo spesso la sensazione di
vivere in mezzo ad estranei, perfino con le persone con cui
condividiamo lo stesso tetto sopra la testa: genitori, fratelli, sorelle,
marito, moglie, figli, ecc. Non riusciamo a comprendere certi loro
ideali, certe loro prese di posizione e scelte di vita. Ogni nostro
sforzo di calarci nei loro panni, nei rari casi in cui le nostre energie
non siano convogliate nel tentativo di convincerli altrimenti, si
concretizza nel confrontare le altrui prospettive con le nostre,
trovando una sorta di compromesso accettabile; per farcene
insomma una ragione, non certo per provare ad accoglierle come
innovazioni esistenziali da poter sperimentare.
E quante volte ci ritroviamo a chiederci: io quello proprio non lo
capisco, come possibile ragionare in quel modo? La realt che
siamo completamente assorbiti in una sorta di incantesimo culturaleegocentrico per il quale tutto ci che non si conforma ai nostri
ordinari processi di pensiero ci spaventa. Ora pi che mai sono state
attivate delle paure ancestrali di autodifesa verso alcune culture
come quella musulmana; la stessa parola rimanda per i pi a concetti

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di fanatismo, di maschilismo, di terrorismo, di incivilt. E poi, la


nostra religione senzaltro la migliore!
Poco importa se noi, magari, non abbiamo mai letto neanche una
volta il Vangelo o la Bibbia, se ne conosciamo molto
approssimativamente i dettami guida e non ci siamo mai realmente
posti il problema di come poterli vivere praticamente. Gi, perch
risaputo che la maggior parte dei musulmani sono pi dediti di noi
allo studio del Corano e alle pratiche quotidiane di preghiera.
Per tali motivi possiamo giungere ad una clamorosa conclusione:
gli alieni esistono, e sono proprio in mezzo a noi, al nostro fianco,
nella casa in cui viviamo, sul posto di lavoro, ovunque. Si, siamo
tutti alieni lun con laltro, e anche con noi stessi. Non c alcun
bisogno di andare a disturbare labitante di qualche mondo lontano.
Come fare dunque per superare questo empasse? Come fare per
allargare lo sguardo oltre i paraocchi che da sempre ci
accompagnano stabili ed immobili? La risposta implica una nostra
totale volont a metterci in gioco, a buttarci verso il nuovo, non
necessariamente per distruggere tutto ci in cui crediamo, ma
perlomeno per accogliere altre prospettive con sincera
predisposizione. Tale il motivo per cui gli antropologi conducono
buona parte della loro vita nel mezzo della civilt che studiano,
vivendo con loro ogni prezioso istante della vita quotidiana. E
quanto imparano da queste esperienze: aspetti che non avrebbero
mai immaginato, e che con stupore li colpiscono spesso a tal punto
da segnare per sempre la loro vita.
Ovviamente a noi ora non data la possibilit di vivere in mezzo
al popolo dellantica terra dEgitto, ma non sono pochi coloro che ci
sussurrano come la strada per una comprensione pi profonda sia
comunque ancora possibile, passando attraverso una riscoperta di s
che viaggia di pari passo con il riconoscimento del messaggio che
questa sacra civilt sembrava permeare in ogni suo aspetto. Come
scrisse Ren Schwaller de Lubicz:
nella storia dellumanit, una data importante quella in cui
Champollion ha riscoperto uno dei significati di queste
iscrizioni; uno dei significati, perch laltro indissociabile
dallo spirito stesso del pensiero dei maestri dellOpera, un

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tutto, una sintesi che non potrebbe essere trascritta in


vocaboli di un dizionario. 3

Alcuni passi sono gi stati compiuti, e grazie ad essi possiamo


avvalerci di alcune basi concettuali per intraprendere unavventura
in un mondo completamente sconosciuto fino a duecento anni fa.
Possiamo ora metaforicamente affermare di avere a disposizione una
buona mappa sotto mano, ma il vero passo per unesplorazione
approfondita e dettagliata necessita che ognuno di noi scenda
fattivamente sul campo.
Lavventura nel mondo simbolico e sacrale infatti, secondo il
pensiero dei maestri alchimisti, non pu che essere essenzialmente
individuale; solo nella propria interiorit si possono ritrovare le
risonanze, le conferme, le certezze e, cosa ancora pi importante, le
vere domande. Ci che si pu fare insieme condividere le
indicazioni di un percorso tanto meraviglioso quanto misterioso,
sempre pieno di sorprese e certamente non privo di difficolt.

Principi cabalistici
La prime osservazioni sulla natura della scrittura geroglifica si
ritrovano nei vari scritti di Jean-Franois Champollion, il geniale
studioso francese che nel 1822 riusc a fornire la prima chiave per
decifrare lantica scrittura, e per tale motivo ancora oggi considerato
il padre dellegittologia. Anche se alcune spiegazioni si sono poi
rivelate errate, la maggior parte delle sue intuizioni sono risultate
esatte. Come egli stesso afferm:
la mia scienza geroglifica avanzata quanto basta per
intravedere limmenso spazio che le resta da percorrere prima
di marciare senza ostacoli nel grande labirinto della scrittura
sacra. Io vedo la strada che bisogna seguire, ma ignoro se lo
zelo di un solo uomo e la sua intera vita possono bastare per
una s vasta impresa.4

Ren Adolphe Schwaller de Lubicz, I Templi di Karnak (vol. I), Mediterranee, Roma, 2001.
Jean-Franois Champollion, citato da Jves Naud, La vendetta dei faraoni, Famot, Ginevra,
1977.
4

25

Lintero corpo geroglifico composto da oltre settecento


caratteri, che nel loro complesso offrono limmagine di tutte le classi
di esseri presenti nella creazione, o perlomeno nella creazione
conosciuta a quellepoca nella terra dEgitto. Vi possiamo
riconoscere infatti la rappresentazione dei diversi corpi celesti,
delluomo in tutte le sue forme, degli animali domestici e selvaggi,
degli uccelli, dei rettili, dei pesci, degli insetti, dei vegetali, fiori e
frutti. Il tutto affiancato da altri generi di segni rappresentanti tutti i
tipi di attrezzature e prodotti utilizzati dalluomo e dalla donna per lo
svolgimento della vita quotidiana, e da altri segni ancora di forme
geometriche. Ma oltre a ci che lessere umano poteva osservare nel
campo dellesistenza visibile e apparentemente reale, compaiono
anche una serie di caratteri che raffigurano esseri fantastici, forse
mitologici.
Solo una piccola parte di questa moltitudine di segni, dai
ventidue ai ventotto a seconda dellinterpretazione, assumono la
funzione di lettere alfabetiche, e vengono denominati
GEROGLIFICI FONDAMENTALI, cio i mattoni che costituiscono
le fondamenta dellintera scrittura. Altri caratteri rappresentano con
una sola immagine il suono di una sillaba o addirittura una parola
intera; altri ancora esprimono unidea che determina il significato
della parola.
Vi poi un elevato numero di geroglifici comunemente chiamati
biconsonantici e triconsonantici, che individuano lassociazione di
due o tre segni fondamentali. Per chiarire meglio il concetto (che
torner utile in seguito) possiamo prendere come esempio un
geroglifico triconsonantico tra i pi noti, il famoso ankh,
comunemente conosciuto come CHIAVE DELLA VITA, e la sua
relativa composizione:

A tali caratteri fondamentali corrispondono determinate


consonanti, mentre le vocali non compaiono, e vengono oggi
utilizzate dalla traslitterazione egittologica come pura convenzione.
Senza di esse non sarebbe infatti possibile rendere leggibile nessuna
parola egizia antica.
26

Se proviamo a fare un piccolo salto nella tradizione ebraica, che


ci verr in soccorso diverse volte nel corso di questo lavoro,
possiamo vedere come in tale scrittura valga lo stesso principio di
assenza di vocali. Anche in questo caso esse vengono
convenzionalmente inserite in un secondo momento dallapparizione
di un testo sacro composto unicamente da consonanti tramite
lutilizzo di piccoli segni denominati masoretici e che vengono
situati sotto le lettere o allinterno di esse. Il tutto per rendere
possibile perlomeno un primo livello di lettura razionalmente
comprensibile.
Immaginiamo un libro scritto interamente da una serie
ininterrotta di caratteri, senza vocali e senza punteggiatura, un vero e
proprio codice cifrato la cui genialit dellautore ha permesso che vi
si possano ritrovare diversi livelli di lettura semplicemente
modificando al suo interno le vocali e la punteggiatura secondo uno
schema criptico ben definito.
Permettiamoci ora di considerare un esempio estremamente
banale e riduttivo, ma di altrettanta efficacia per comprendere i
principi di cui stiamo parlando. Data una serie di consonanti:
C N S C T S T S S
si potranno ottenere diverse soluzioni interpretative in base alle
vocali inserite:
C NaSCiTa Se i Tuoi USi oSi
CoN uSi CauTi Si TeSSe
CoNoSCi Te STeSSo
ecc
Uno dei testi pi noti al mondo redatto tramite un sistema del
genere proprio la Bibbia (per essere pi precisi i primi cinque libri,
che costituiscono la Torah ebraica). La traduzione comunemente
conosciuta e considerata da diverse religioni non rappresenta infatti

27

che un primo livello di lettura, piccolissima parte di un messaggio in


realt molto pi vasto e profondo.
Si vocifera che secondo la Cabal, definibile altrimenti come la
corrente esoterica (quindi interiore) della cultura ebraica, esistano in
realt quindici livelli di lettura differenti, e che ognuno di essi riveli
aspetti dettagliati della natura umana e della realt non
comunemente visibile.
Non dimentichiamoci infatti che la Bibbia adottata dalla cultura
cristiana la traduzione effettuata a partire da una versione ebraica
divulgata nel X secolo d.C., e che ne esistevano e ne esistono in
realt molte altre versioni, la maggior parte delle quali
probabilmente ancora oggi sconosciute ai pi.
Oltretutto, nelle versioni che si possono ottenere dai codici
consonantici delle lingue sacre, emergono spesso delle omonimie su
cui altrettanto possibile lavorare. Anche in questo caso possiamo
considerare un semplice esempio a partire dalle parole:
IL SENSO DEL TASSO
si potranno leggere almeno quattro interpretazioni diverse:
La direzione verso cui diretto lanimale,
il significato che lanimale assume,
la direzione dellindice di interesse,
il significato che lindice di interesse assume.
Non dimentichiamo infine che le due prospettive interpretative
appena analizzate sono sempre associate anche ad altri aspetti di
carattere sia simbolico-figurativo che allegorico-metaforico.
Insomma, non difficile essere sopraffatti da un indescrivibile senso
di stupore e meraviglia quasi incredulit di fronte a tanta
genialit e perfezione comunicativa, cos immensamente lontana dai
classici parametri linguistici cui siamo abituati.
Ma la nostra naturale tendenza quella di accontentarci di ci
che viene superficialmente offerto, sedendoci comodamente sopra
gli allori di una versione apparentemente moralistica e a tratti
contraddittoria, per nulla utile al nostro concreto sviluppo interiore
se non viene accesa da una riflessione pi approfondita e
28

intimamente correlata alla propria quotidianit. S, perch anche


nella versione ufficiale dai pi oggi conosciuta, sono nascoste una
miriade di sfaccettature in grado di offrire insegnamenti di carattere
metaforico e simbolico.
Un discorso analogo vale per la tradizione egizia, per i suoi testi
sacri e i geroglifici che li compongono. Nulla lasciato al caso, tutto
codice, tutto metafora, tutto simbolo. Lo stesso Champollion si
rese conto di questa realt, e il suo colpo di genio fu proprio quello
di non scindere le diverse parti tra loro, ma di approcciarsi ad esse
con una visione pi olistica. Scrive a tal proposito:
la scrittura geroglifica un sistema complesso, una scrittura
nel contempo figurativa, simbolica e fonetica, in uno stesso
testo, in una stessa frase, direi quasi nella stessa parola.5

A onor del vero, il primo personaggio della storia occidentale che


propose una lettura in chiave simbolica-figurativa fu lo scrittore
egiziano Orapollo nel IV secolo d.C. Il suo scritto fondamentale, lo
Hieroglyphica, fu scoperto nel 1419 e rimase per diversi secoli come
lunico punto di riferimento per lantica scrittura egizia.
Champollion part proprio da tale prospettiva ma, senza escluderla,
introdusse lidea che ogni geroglifico potesse anche assumere il
carattere di un segno fonetico.
Noi oggi potremmo aggiungere, in analogia con la Ghematria,
che ad ogni carattere corrisponde anche un numero. Secondo tale
metodologia interpretativa esiste infatti unequivalenza analogica fra
parole le cui lettere possiedono lo stesso valore numerico.

Simboli vivi e simboli artificiali


Il nostro approccio interpretativo dunque viziato da una
mentalit estremamente diversa e lontana da quella antica, per certi
versi molto pi sterile e riduttiva. Cercare di convertire una s ampia
forma darte, cos geniale e profonda, entro i parametri classici con i
quali siamo abituati a leggere e tradurre le opere della nostra cultura,
5

Jean-Franois Champollion, Compendio del sistema geroglifico, su www.aton.ra.com.

29

tanto assurdo quanto voler far passare una tigre attraverso il foro di
un serbatoio.
Fino a quando terremo ben stretti un paio di occhiali con le lenti
grigie, come potremmo pensare di cogliere tutte le sfaccettature di
un mondo colorato? Necessitiamo allora di un aiuto che possa porci
il pi possibile in sintonia con una prospettiva che ha consentito agli
antichi saggi di dar vita ad una lingua sacra cos perfetta e compiuta,
in grado non dimentichiamocelo di apparire quasi
improvvisamente nella storia della civilt e di rimanere
sostanzialmente inalterata per almeno quattromila anni.
Il metodo interpretativo che pi di ogni altro pu oggi avvicinarsi
alla scrittura geroglifica il REBUS, dove il significato delle
immagini e delle parole varia a seconda del contesto, basato su
forme grammaticali e figurative miste tra loro. Inoltre, non esistendo
linterpunzione nella lingua sacra, sar il testo stesso ad evocarla alla
nostra coscienza in parallelo con la personale predisposizione ad
accoglierne un significato piuttosto che un altro. Non azzardato
affermare che solo colui che raggiunge la piena realizzazione
interiore, il contatto con la parte pi intima e sacra di s, potr
disporre di tutte le chiavi per una lettura definitiva e completa. Da
tale punto di vista lo studio dei geroglifici diviene implicitamente
anche uno sprono a percorrere un cammino per ampliare la propria
consapevolezza ed ottenere cos nuovi stimoli a proseguire.
Un ultimo tratto essenziale da considerare per un approccio del
genere, impone di non cadere nella trappola di confondere ci che la
nostra mentalit intende comunemente con la parola simbolo e ci
che intendeva invece la mentalit faraonica. Il simbolismo dei
geroglifici sempre naturale, universale, mai convenzionale. Esso
non uninvenzione umana, una trasmissione divina, e come tale
coglie ed esprime una particolare ESPRESSIONE VITALE
dellesistenza, comunicandola per mezzo del principio di
evocazione. Compito del neofita che gli si avvicina quello di creare
le condizioni interiori affinch tale evocazione possa trovare lo
spazio per esprimersi.
Cosa si intende dunque per simbolo convenzionale, e come fare a
riconoscerlo? Prendiamo come esempio le bandiere che
contraddistinguono le diverse nazioni. Esse sono state create
artificialmente dallintelletto umano per esprimere tramite alcuni
30

segni e colori le caratteristiche che possono sommariamente


rappresentare una popolazione. Noi sappiamo infatti che il
significato dei colori che compongono la bandiera italiana pu
essere sintetizzato nel seguente modo: verde per la speranza, bianco
per la fede e rosso per la carit. Una simbologia del genere, nel caso
della nostra nazione come per le altre, acquisisce poi un valore
rappresentativo estremamente forte, tanto da costituire precise
condanne per coloro che la oltraggiano in qualsivoglia forma.
Diviene difficile quindi non considerare viva una bandiera del
genere.
Eppure, se volgiamo lattenzione verso una bandiera dai colori
analoghi alla nostra, come quella messicana, ritroviamo una serie di
significati completamente diversi associati ai colori: il verde per
lindipendenza, il bianco per la religione e il rosso per lunione. Non
solo, ma gli stessi colori possono nel tempo acquisire modificazioni
nel loro significato, infatti rimanendo in Messico intorno al 1870
stata introdotta dal presidente Benito Jurez una nuova
interpretazione: il verde per la speranza, il bianco per lunit e il
rosso per il sangue degli eroi della patria.
Ma come possibile che un colore possa assumere
arbitrariamente significati diversi? La risposta diviene piuttosto
complessa, dato che non vi limite alle possibilit di associazione.
In tutti i casi tali significati acquisiranno comunque un certo valore e
connotato emotivo per coloro che li hanno scelti, ma ci nonostante
potrebbero non riguardare il vero significato vitale di cui il colore
portatore.
Se rappresentassimo il sole tramite un segno stilizzato, e
volessimo poi rappresentare tramite questa immagine un circolo
culturale di speleologia, non ci sarebbe alcun problema. Anzi,
nessuno escluderebbe che tale immagine possa raccogliere intorno a
s molte persone attratte dal mondo delle grotte, e che in breve
tempo tali persone possano anche associare questa loro passione al
simbolo del sole. Eppure, volenti o nolenti, il sole continuer ad
essere tale, e nessun ragionamento o decisione umana potrebbe mai
modificare uno dei suoi profondi ed evidenti significati vitali poco
conformi al mondo delle grotte: luce e calore.
La scrittura geroglifica rientra nellinalienabile patrimonio
simbolico universale che da sempre ha accompagnato e
31

accompagna tuttora lessere umano nel suo percorso di risveglio. I


simboli che la compongono sono veri, vivi, finestre verso una realt
molto pi vasta di quella visibile e tangibile, una realt interiore. A
noi compete il compito di renderli nuovamente vivi dentro di noi,
sperimentarli nella vita quotidiana, lasciare che ci possano
trasmettere i messaggi di cui sono portatori. Non ci saranno limiti
per coloro che vi si pongono di fronte con cuore sincero e onesto,
non ci saranno domande alle quali non forniranno risposta.
Ma occorre procedere con prudenza, perch la nostra coscienza
logica e razionale sempre in agguato, e tende ad offrirci ad ogni
passo delle comode soluzioni ed approssimative interpretazioni sulle
quali poter speculare senza sosta. Lessenza vitale di un simbolo non
potr mai essere rinchiusa in una descrizione, per quanto
soddisfacente essa sia. Attenti dunque a non soffocarne i messaggi.
Manteniamo sempre acceso il desiderio della ricerca.
Non occorre dilungarci oltre la breve panoramica fin qui esposta,
giacch non lobiettivo di tale trattato scendere nel dettaglio della
grammatica geroglifica. Fondamentale per scorgere lenigma che
ancora oggi rappresentano le scritture sacre, il profondo mistero che
si cela dietro di esse, e verso il quale non si potr giungere attraverso
i metodi classici di ricerca.
Ci che le lingue antiche reclamano di essere continuamente
studiate e vissute. Le tradizioni tramandano che la loro
comprensione viaggia di pari passo con lo sviluppo coscienziale di
chi le legge. Daltronde, probabile che molti di noi abbiano toccato
con mano un simile principio nella propria vita ogni qual volta si
sono apprestati a rileggere uno stesso libro a distanza di anni,
ritrovandosi poi a pensare: mi sembra di aver letto un altro libro,
quante cose mi erano sfuggite la scorsa volta! Applicando dunque la
stessa regola ai testi sacri, depositari del mistero della vita e
volutamente scritti con lintento di rivelarlo a coloro che con zelo e
perseveranza lo ricercano, il risultato sar analogo ma molto, molto
pi travolgente.

32

Sulla soglia dellantico Egitto

Il mistero della vita


Ci si potrebbe chiedere, in effetti, il motivo per cui valga la pena
compiere un cos ampio tuffo nel passato per cercare di risvegliare le
vestigia di una civilt ormai scomparsa da oltre duemila anni. Forse
per la nostalgia di un passato tanto affascinante? O per rifugiarsi
emotivamente in un mondo lontano da quello attuale, con il quale
difficile identificarsi? O, ancora, per accogliere la sfida di poter
trovare una volta per tutte unappagante spiegazione in grado di
colmare le miriadi di enigmi che continuano a circondare lantica
cultura egizia?
Quale che sia la risposta, ciascuno di noi sar comunque sempre
ricondotto di fronte allunico vero quesito, che lo si voglia
riconoscere o meno: il senso della vita. In un periodo come quello in
cui stiamo vivendo, dove ogni sorta di corrente psicologica,
filosofica, religiosa ed iniziatica sembra essere a disposizione di
tutti, riempiendo libri, pagine web, riviste, centri di formazione, e
cos via, ci sentiamo paradossalmente pi confusi, pi soli che mai.
In molti il desiderio di ricerca cresce di pari passo con la diffidenza,
e molte sono probabilmente le delusioni in cui ognuno di noi si sar
imbattuto. Eppure, una strana forza ci spinge ogni volta a guardare
avanti, a cercare ancora.
Lantica tradizione egizia non conceder certo risposte precise e
definitive, ma potr piuttosto offrire tutte le indicazioni necessarie
per imparare a porsi in modo pi chiaro e sincero la domanda
esistenziale sul senso della vita o, meglio ancora, sul senso della
propria vita.
Ogni sistema tradizionale in grado anzi nato con tale
nobile obiettivo. Siamo noi stessi ad averli intorpiditi per piegarli ed
adattarli ai nostri doppi fini, ai nostri interessi ed ai nostri bisogni di
certezza. In unepoca in cui arti sacre come lo Yoga o il Tai-Chi
sono divenuti principalmente passatempi da palestra, in cui
lAstrologia e il Tarot vengono relegati ad appariscenti quanto futili
sistemi per predire il futuro, in cui ogni reale messaggio tradizionale
33

diviene una moda speculativa priva di ogni risvolto pratico se non


quello di alimentare la propria autostima, come non ci si pu sentire
frastornati e delusi? Tutti noi siamo dunque chiamati a ritornare sui
nostri passi, a lottare per ridare dignit a questi antichi saperi
millenari il cui cuore continua a pulsare pi che mai dietro la coltre
di banalit con cui li abbiamo ricoperti.
Lantico Egitto rappresenta la culla della nostra civilt
occidentale, il primo luogo in cui si storicamente manifestata la
GNOSI, e la prima civilt da noi oggi conosciuta che ha dato cos
tanto risalto a questo messaggio universale. Ogni testo, ogni
immagine, ogni costruzione, ogni gesto quotidiano, religioso,
scientifico, medico, politico e poetico ci parla in modo pi o meno
velato di tale rivelazione divina.
Lantico Egitto dunque qualcosa di pi di un insieme di reperti
archeologici e di dati storici. Una sintesi magistrale venne esposta
dal prof. Pasquier (che conobbe e frequent la coppia Schwaller de
Lubicz) in una conferenza tenuta nel 1986 presso il castello di
Guardea.
Egitto, come una precisa Qualit dellIntelligenza; un altro
modo di esistenza dellIntelligenza umana. Questo Egitto
non ha niente a che vedere con i tempi storici (anche se
questa Intelligenza si espresse nella terra del Nilo in una
precisa epoca storica), ma rappresenta piuttosto un ben
preciso Luogo/Stato di coscienza. Per entrare in questo
Egitto, eternamente presente, luomo deve imporre a se stesso
una disciplina. Egli deve, abbandonando la coscienza
dialettica, risvegliare un rapporto interiore vivente con
loggetto della propria ricerca, quella che AOR [nome con
cui si firmava Ren Schwaller de Lubicz] definiva
Intelligenza del Cuore. Questo era lo scopo: risvegliare, con
un lavoro su di s, lIntelligenza del Cuore, giungere con essa
allessenza vivente dei fenomeni, e quindi poter giungere
allEssere Universale. Se luomo riesce a penetrare nel
proprio Cuore, riesce anche a penetrare nel Cuore delle
cose.6

Prof. Pasquier, LEgitto di Schwaller de Lubicz - AOR, su


www.accademiehermetichekremmerzianeunite.org.

34

La SFINGE simboleggia proprio questo mistero della vita che


ogni individuo chiamato a ricercare. Lei rimane sempre l,
imperturbabile, e con una pazienza senza tempo e senza spazio ci
attende sulla soglia di un nuovo viaggio, il ritorno verso casa, la cui
dimora si trova nascosta dentro di noi. Ecco perch la sfinge non
scruta nessun paesaggio terreno, il suo sguardo immobile sempre
rivolto allinterno, e il segreto del suo enigmatico sorriso la
conoscenza del S.
La sfinge, il cui nome significa STATUA VIVENTE, in egizio
shesep ankh, e in geroglifico

incarna le tre domande essenziali di colui che si appresta ad


intraprendere un cammino iniziatico: da dove vengo, chi sono e dove
vado. Tale quesito ci che ha regolato per migliaia di anni lintero
sviluppo della civilt sorta intorno alle rive del Nilo.

La terra dEgitto
Il nome Egitto da noi oggi conosciuto trae le sue origini dalla
parola egizia het ka ptah, letteralmente la CITT DELLA DIMORA
DEL KA DI PTAH, in geroglifico

I greci antichi tradussero questo nome del Tempio di Menfi nel


termine da noi oggi conosciuto. In origine il popolo egizio nominava
per la sua terra (figura 2) in altri modi: kemyt o kemet, ossia
TERRA NERA, in geroglifico

o
da cui tra laltro trae origine la parola ALCHIMIA.

35

Comunemente lEgitto viene associato ad un luogo desertico,


tuttavia, ad una indagine pi approfondita, si pu evincere come
anticamente era al contrario noto per la sua eccezionale fertilit e
rigogliosit, dovuta proprio al limo grigio-nero portato dal Nilo
durante le sue regolari inondazioni.
In altre occasioni il paese assumeva lepiteto di ta neteru, ossia
TERRA DEGLI DEI, in geroglifico

dato che veniva simbolicamente considerata come lo specchio del


regno divino.
Un altro nome cui veniva associato lEgitto ta mery, ossia
TERRA AMATA o TERRA DELLAMORE o TERRA
CALAMITA, in geroglifico

sia perch la sua civilt era tesa verso la ricerca e la trasmissione


del puro sentimento, sia perch attraeva le forze vitali a s come una
calamita.
Un ultimo epiteto era tawy, ossia LE DUE TERRE, in geroglifico

dato che il paese nato mitologicamente e, forse, storicamente


dallunione della terra del sud, lAlto Egitto, suddiviso
simbolicamente in 22 distretti o province, e quella del nord, cio del
Basso Egitto, suddiviso in 20 distretti.
A livello climatico, lanno egizio era composto da tre stagioni,
comprendenti ciascuna quattro mesi. La prima si estendeva dalla fine
di Luglio alla fine di Novembre, denominata akhet, ossia
INONDAZIONE, in geroglifico

36

dove il carattere raffigura un terreno inondato dal quale


spuntano dei germogli, per indicare il senso di ci che inizia. Il suo
nome basato sulla radice della parola akh, che significa LUCE; tale
momento era infatti luminoso, benedetto, in quanto le terre venivano
irrigate dalla piena del Nilo che deponeva il suo fertile limo sulle
coltivazioni.

Figura 2 Mappa contemporanea dei luoghi pi significatici


con evidenziata lantica suddivisione in Alto e Basso Egitto.

37

La seconda stagione si estendeva dalla fine di Novembre alla fine


di Marzo, e prendeva il nome di peret, ossia la STAGIONE DEI
GERMOGLI, in geroglifico

simile alla nostra stagione invernale, era caratterizzata dalla


nascita del grano. La radice che compone il suo nome per
significa infatti USCIRE, ad indicare che in tale periodo tutto ci che
era stato seminato iniziava ad uscire dalla terra.
La terza ed ultima stagione si estendeva invece dalla fine di
Marzo alla fine di Luglio, col nome di shemu, ossia STAGIONE
CALDA, in geroglifico

era il tempo dei raccolti ed anche del caldo pi intenso dellanno.


In quanto periodo pi secco dellanno, il segno che
contraddistingue il suo nome evidenzia il necessario utilizzo
dellacqua contenuta nei bacini idrici di riserva.

La scienza degli dei


Inizieremo ora ad addentrarci nel vivo della tradizione egizia, e lo
faremo prendendo in considerazione la religione, nonostante il fatto
che non esisteva a quel tempo un simile termine in contrapposizione
alla scienza o alla filosofia. In Egitto ogni forma di conoscenza era
vita ed esaltava la vita, e i nostri attuali significati contrapposti di
fede, ateismo, agnosticismo, misticismo o razionalismo, non
avevano alcuna ragion dessere.
Ad ogni modo, comunemente, si considera lantico culto egizio
come una religione politeista, ed comico constatare come sia
spesso sufficiente tale definizione per risvegliare in noi la
presuntuosa idea di appartenere oggi ad una religione monoteista,
dunque superiore, pi evoluta.
38

Procediamo allora per gradi, iniziando ad analizzare il termine


neter, che contraddistingue il concetto di Dio, in geroglifico

il cui significato letterale FUNZIONE o PRINCIPIO.


Per quale motivo utilizzare una bandiera per esprimere il concetto
di divinit?
Noi possiamo osservare che la bandiera contraddistingue un
punto di riferimento, una direzione da seguire, cos sono infatti gli
dei per gli uomini; ma ancor pi in profondit essa simboleggia lo
strumento per mezzo del quale una forza che non direttamente
visibile si manifesta (sventolando lo stendardo), rivelando cos la
propria esistenza attraverso la constatazione e la verifica dei suoi
effetti. Difficile scindere in una definizione del genere gli aspetti
religiosi da quelli scientifici.
Consideriamo per esempio la legge di gravit: nessuno
obietterebbe sulla sua esistenza, sugli effetti estremamente fisici e
tangibili della sua forza. Eppure non la si pu vedere, toccare,
fissare, ed inoltre cosa ancora pi importante non la si pu
eludere. Ecco perch Carl Gustav Jung incise sulla porta di ingresso
della sua casa la massima: invocati o meno, gli dei sono presenti.
Gli dei venivano considerati dagli antichi egizi al pari di leggi o
principi di vita (da cui la traduzione del geroglifico) impossibili da
relegare in un ambito scientifico piuttosto che religioso o filosofico.
I neter simboleggiano la molteplicit delle forze che permettono
la vita, le funzioni della natura attraverso le quali la Creazione
venuta in essere e si mantiene. La loro rappresentazione attraverso
immagini antropomorfiche e allinterno di unorganizzazione di
legami parentali, non che un escamotage simbolico-figurativo per
avvicinare alla loro comprensione la coscienza umana ordinaria e
dialettica. Fermarsi ad esse significa per soffocarne il valore
spirituale, e questo ben lo sapevano gli antichi saggi che non si
risparmiavano certo di sottolinearlo come monito. Ricordiamo le
parole di Plutarco:

39

perci quando ascolterai le storie che gli egiziani raccontano


sugli dei peregrinazioni, smembramenti e altre avventure
del genere dovrai ricordarti di quello che abbiamo detto, e
non credere che quanto essi affermano corrisponda a fatti
realmente accaduti. [] solo cos potrai sfuggire alla
superstizione, che un male certo non inferiore allateismo
stesso.7

I neter rappresentano unenergia divina in azione, sfaccettature


differenti che compongono la superficie dello stesso diamante, verso
il quale pi facile avvicinarsi a piccoli passi, analizzando lato per
lato le sue singole caratteristiche, i suoi attributi, per poi giungere
infine alla sua interezza, priva di ogni reale suddivisione.
Scomporre in piccoli sottoinsiemi la natura di un organismo o di
unentit difficile da comprendere nella sua interezza, insita nella
modalit umana di condurre una ricerca. Gli antichi saggi non
facevano altro che adeguarsi a questa evidenza cavalcandone la
metodologia con lauspicio di poter poi ricondurre le coscienze
verso la riunificazione del tutto, verso la percezione dellunit di
base.
Osserviamo come la fisica sia da secoli dedita allo studio dei
mattoni fondamentali che compongono la materia, gli atomi, o la
biologia con lo studio delle cellule. Eppure proprio la rivoluzione
scientifica attuale sta invertendo la rotta, prendendo coscienza del
fatto che la realt dei fenomeni non potr mai essere compresa se
non ricongiungendo i suoi diversi aspetti.
Una vera medicina non pu pi permettersi di trascurare gli
aspetti psicologici o alimentari tanto quanto quelli anatomici e
fisiologici. La dinamicit e la vitalit di una foresta non potr mai
essere compresa a fondo con lo studio in laboratorio di ogni suo
singolo abitante, per quanto approfondito esso sia. Solo
losservazione sul campo, anzi, la partecipazione sul campo,
permetter di cogliere quellanima vitalizzante che tutto muove,
quella forza invisibile che sventola la bandiera.
Saltando dallaltro lato della barricata osserviamo come anche
nella religione cristiana domini la tendenza a parcellizzare il modo di
adorare il Signore attraverso le diverse figure di angeli e di santi,
7

Plutarco, Iside e Osiride, Adelphi, Milano, 2002.

40

ognuno dei quali incarna proprio degli aspetti vitali divinizzati.


Nulla di diverso dalle strutture deistiche antiche. In tale ottica non
possono allora non nascere seri dubbi sulla possibilit o meno di
confinare una religione entro parametri definiti. Dove risiede la linea
di confine che separa il monoteismo dal politeismo? E ancora, quale
superbia ci fa sentire in diritto di volgere lo sguardo con superiorit e
sufficienza verso unantica tradizione come quella egizia?
I differenti neter, al plurale neteru, sono lespressione di ununica
potenza divina originaria, il Neter Neteru, il PRINCIPIO DEI
PRINCIPI, in geroglifico

la suprema divinit senza nome cui pu corrispondere il concetto


di ASSOLUTO.
Il pericolo pi grande nello studio della tradizione egizia,
nellapprofondimento dei neteru, infatti quello di perdere di vista il
Neter Unico, soffermandosi ad adorare o a speculare intorno ai
mezzi che conducono ad esso.
Non dimentichiamoci mai che il dito che indica la luna non la
luna, giacch la nostra cerebralit sempre pronta ad appropriarsi ed
identificarsi con nozioni schematiche e limitative che nascondono la
vera conoscenza, la Gnosi. Occorre dunque prestare attenzione e
vigilare affinch la mente non divenga il proprio neter distruttore,
trasformandoci in adoratori di noi stessi in un circolo vizioso senza
uscita.
Si potrebbe ora dedurre che la visione cosmologica dellantico
Egitto sia di carattere panteistico, secondo il quale tutto Dio, ma
anche questa visione si rivela inesatta. Il panteismo identifica il
Creatore con la Creazione. Sarebbe dunque pi corretto parlare di
paninteismo, dove tutto in Dio. Il mondo non Dio ma solo una
parte di esso; mentre Dio riempie il mondo, il mondo non riempie
tutta lessenza divina, ma rappresenta solo la manifestazione di una
realt che va ben oltre, che siamo chiamati a ricercare e a riscoprire.
In tal senso la tradizione contemporanea pi affine allantica
tradizione egizia sembra essere la corrente ebraica del chassidismo,

41

non meglio sintetizzabile che con le parole di un suo eccellente


portavoce attuale, Rabbi Rami Shapiro.
La nostra esperienza di Dio e della creazione di per s
dualistica: vediamo noi stessi e gli altri, Dio e la creazione, il
bene e il male, e tutte le miriadi di diadi che compongono la
nostra visione della realt. Proiettiamo questo dualismo su
Dio quando ci esprimiamo in termini di contrazione ed
espansione, rottura e riparazione, esilio e redenzione, ma in
realt si tratta solo di una proiezione. Dio lAyn Sof,
infinito, ed quindi un non-dualismo intatto. La dveikus,
lunione con Dio, non un traguardo da raggiungere ma un
dato acquisito di cui prendere coscienza. Il fine non
raggiungere la dveikus ma esserne consapevoli, sperimentare
la daat dveikus, ovvero la consapevolezza del non-dualismo
di Dio presente con (e in) tutte le cose.8

La tradizione egizia ha espresso il suo insegnamento mediante la


raffigurazione simbolica e mitica proprio nel tentativo di evitare
lerrore di cadere in schematizzazioni, classificazioni, speculazioni
teoriche o dogmatismi sterili che sopprimono il carattere vitale del
vero messaggio universale. Liniziazione egizia impone alla
coscienza unIDENTIFICAZIONE CONTINUA con la vita per
poterla comprendere e trascendere.
LInconoscibile pu essere avvicinato con la pura meditazione
senza oggetto o con lintuizione risvegliata dai simboli analogici; i
saggi egizi adottarono questo secondo sistema nella stesura dei testi
e nella costruzione dei templi, fornendo tutti gli elementi esoterici
necessari per la comprensione della vita, ma sempre velati da un
aspetto apparentemente banale.
I neteru sono le caratteristiche, gli attributi che la divinit
suprema manifesta in NATURA. Proprio tale parola trae la sua
origine etimologica dal termine neteru. La natura e lessere umano
stesso esistono e si esprimono per mezzo di queste potenze divine;
ecco perch i neteru sono presenti dentro ognuno di noi, e solo l
possono essere ritrovati.

Rami Shapiro (a cura di), Un silenzio straordinario. Racconti chassidici, Giuntina, Firenze,
2004.

42

Tutta la scenografia del mondo manifesto che ci circonda non


altro che uno specchio magico in grado di riflettere la nostra
interiorit, un concetto forse semplice da comprendere
razionalmente (anche grazie alle ultime ricerche in ambito
scientifico) ma estremamente complesso da applicare nel quotidiano.

I geroglifici si rivelano
Permettiamo ora alla scrittura sacra egizia di presentarsi da sola
attraverso il termine che la contraddistingue, ossia medu neteru,
traducibile come PAROLE DIVINE, in geroglifico

dove il simbolo intermedio raffigura un semplice bastone di


legno. Una traduzione pi dettagliata del termine infatti PRINCIPI
(o FUNZIONI) PORTATI DA UN SEGNO, dato che le parole sacre
si poggiano sui segni come luomo si poggia sul bastone. La divinit
stessa si appoggia ad essi per esprimersi e manifestare le sue
molteplici caratteristiche, e per mettersi in contatto con la scintilla
divina che giace ancora assopita nellessere umano.
Il bastone lo strumento utilizzato per spostarsi sicuri e stabili
sul cammino, per raggirare gli ostacoli ed aiutarsi a mantenere
lequilibrio. Esso costituito da un ramo di legno nel quale fluita
la linfa; nonostante si presenti di consistenza secca ed inerte,
conserva la forma del vegetale anche in assenza del fluido vitale.
Allo stesso modo la parola conserva la forma ma non la vita, che
sar resa possibile dallintonazione della voce nella lettura e dalla
profondit di coscienza applicata per sviscerarne il significato.
Come il bastone porta la linfa, i geroglifici veicolano la
conoscenza dei neteru grazie allausilio di immagini simboliche in
grado di richiamarne le funzioni, percepibili nella natura esteriore
quanto in quella interiore.
Secondo la vera conoscenza, lo studio delluomo deve
svolgersi parallelamente allo studio del mondo e lo studio del
mondo parallelamente allo studio delluomo. Le leggi [o
43

principi] sono dappertutto le stesse, nel mondo come


nelluomo. [] Rendendosi conto dellimperfezione e della
debolezza del linguaggio ordinario, gli uomini che
possedevano la conoscenza oggettiva hanno cercato di
esprimere lidea dellunit sotto forma di miti, di
simboli, e di aforismi particolari che, trasmessi senza
alterazione, hanno tramandato questa idea da una scuola
allaltra, sovente da unepoca allaltra. [] I simboli
impiegati per trasmettere le idee della conoscenza oggettiva
racchiudevano i diagrammi delle leggi fondamentali
delluniverso, e non trasmettevano soltanto la conoscenza
stessa, ma indicavano anche la via per raggiungerla. [] I
simboli erano suddivisi in fondamentali e secondari. I primi
comprendevano i principi dei differenti rami della
conoscenza; i secondi esprimevano la natura essenziale dei
fenomeni in relazione con lunit.9

Queste parole di George Ivanov Gurdjieff aiutano a ricollegarci


con quanto anticipato nel capitolo precedente, cio come allinterno
di una moltitudine di segni che compongono lalfabeto ve ne siano
alcuni (figura 3) con la funzione di rappresentarne le fondamenta, i
mattoni dellintera struttura simbolica. Mentre questi ultimi
assumono laspetto di simboli fondamentali, tutti gli altri assolvono
la funzione di simboli secondari.
Potremmo anche esemplificare tale aspetto attraverso un
parallelismo analogico con lorganismo legislativo di una nazione:
cos come i principi di una costituzione definiscono la struttura, la
forma e le regole fondamentali di uno stato, da cui derivano tutte le
altre classi di leggi che li approfondiscono nei dettagli per renderli
pi facilmente comprensibili ed applicabili, nel medesimo modo i
principi divini che regolano la Creazione sono espressi dai
geroglifici fondamentali, e sviscerati in modo particolareggiato
tramite lausilio di altri caratteri ed immagini. Tale esempio non fa
altro che evidenziare il fatto di come sia insita nella natura umana,
per quanto spesso inconsapevole, lidea di una struttura esistenziale
che viene inevitabilmente dalluomo riproposta goffamente nel

G. I. Gurdjieff, citazione in P.D. Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto,


Astrolabio, Roma, 1976.

44

tentativo di ripristinare un giusto ordine di vita. Non cre forse


Dio luomo a sua immagine e somiglianza?

Figura 3 Una delle possibili classificazioni dei


geroglifici fondamentali e relativa traslitterazione.

Ogni insegnamento tradizionale in alcuni casi in forma pi


esplicita, in altri meno conduce verso la conoscenza di tali principi
divini. E anche se questa realt potrebbe spaventare ed apparire
troppo cinica da accettare (se la vita guidata da leggi precise, dove
45

finisce infatti la figura di un Dio buono e compassionevole pronto ad


intervenire per mezzo di suppliche e preghiere?), anche vero che
una prospettiva del genere pone una luce molto pi nitida su diversi
aspetti apparentemente inspiegabili dellesistenza. Ma per fare
questo necessario invertire la tendenza attuale, nella quale
lessere umano ad aver creato un Dio a sua immagine e somiglianza.
Occorre sforzarsi di lasciare alle spalle i propri moralismi, le
proprie personalissime concezioni di giustizia od ingiustizia divina,
di bene e di male. Se ad esempio ci capitasse di ritrovarci in alcune
localit esquimesi, potremmo imbatterci in una tipica usanza del
luogo per la quale gli uomini offrono ad altri uomini la propria
moglie in regalo per una notte come gesto di ospitalit. Inutile
precisare che un nostro rifiuto provocherebbe una grave offesa, per
luomo e per la donna. Nel caso volessimo invece dimostrare con lo
stesso sistema la nostra gratitudine per lospitalit in un altro angolo
del mondo, ci ritroveremmo con altissima probabilit ad essere
cacciati malamente da chi, poco prima, ci ha calorosamente invitato.
Siamo dunque sinceramente in grado di definire cosa
universalmente giusto o sbagliato?
Ci reputiamo una civilt evoluta in quanto improntata su
fondamenta scientifiche, obiettive ed oggettive; eppure, non appena
volgiamo lo sguardo in una direzione considerata spirituale
perdiamo completamente le qualit che contraddistinguono una
mentalit razionale.
Ci sogneremmo mai di giudicare ingiusta la legge di gravit nel
vedere un individuo cadere per terra dopo essere inciampato sopra
una pietra? Oppure potremmo additare come cattivo il fuoco
nellassistere ad unustione di un incauto giocoliere alle prese con
torce infuocate? O ancora, chi accuserebbe lacqua di essere maligna
se per una propria incapacit di nuotare dovesse ingurgitarne un po
durante un bagno al mare?
evidente che tali domande potrebbero continuare allinfinito.
altrettanto evidente come vi siano alcuni aspetti naturali
dellesistenza la cui neutralit data ormai per scontata: non sono
tali entit a manifestare caratteristiche di bene o male, ma sar il
nostro approccio ad esse a determinarne gli esiti.
Ipotizziamo allora che i principi spirituali che regolano
lesistenza non siano differenti dalle leggi scientifiche, ma anzi le
46

incorporino al loro interno. Immaginiamo inoltre che tali principi,


disponendo di un linguaggio simbolico estremamente pi ampio e
completo di quello logico-razionale, rivelino anche aspetti
dellesistenza molto pi sottili di quelli osservabili da un punto di
vista fisico, scandagliando la natura umana da una prospettiva
organica, psicologica, energetica e spirituale. Se tutto ci fosse vero,
ogni nostra recriminazione nei confronti dellesistenza dovrebbe
essere imputata ad un problema di inconsapevolezza piuttosto che un
problema di ingiustizia.
Il monito biblico per il quale occorre assumere un atteggiamento
timoroso verso il Signore potrebbe non essere interpretato come una
sorta di minaccia di un Dio severo e vendicativo, bens come un
avvertimento, un consiglio di procedere con prudenza ed attenzione
nella propria vita, alla stregua di come si fronteggerebbe un
fenomeno naturale ancora ignoto, per poterlo meglio conoscere, a
piccoli passi e, perch no, per prove ed errori compiuti in modo
consapevole.
La condizione di schiavit e sofferenza dellessere umano cui
tante tradizioni fanno riferimento, viene infatti attribuita proprio
allignoranza, non ad un male oggettivo, non alla cattiveria, non ad
entit demoniache. Non siamo realmente vittime della vita pi di
quanto non lo sia un principiante sul bordo di una piscina che si
appresta ad entrare senza saper nuotare. Il problema che nella
maggior parte dei casi ci ostiniamo a volerci buttare senza prima
fermarci un attimo per acquisire le nozioni basilari, oppure
preferiamo rimanere allasciutto fantasticando sulla bellezza del
nuoto!
In entrambi i casi non potremmo mai fare realmente esperienza di
come i principi dellacqua agiscono sul nostro corpo, e non
potremmo mai acquisire un reale ed efficace stile di nuoto, piacevole
ed elegante. Tale appare infatti lo stile di vita di coloro che ricercano
la perfezione nellarte della vita.
Ma, ahim, non esister manuale tecnico in grado di esporre i
principi divini con una chiarezza logica tanto cara alla nostra
razionalit. La maturazione di una tale conoscenza per sua stessa
natura simbolica deve inevitabilmente passare attraverso una
sperimentazione concreta nel quotidiano di ci che viene trasmesso
dagli insegnamenti tradizionali. Cos come la pratica senza studio
47

pu divenire pericolosa, lo studio senza la pratica rimane sterile ed


inutile. Il vero manuale il LIBRO DELLA VITA, e le sue pagine
sono le esperienze che ci vengono presentate in ogni momento.
Non dimentichiamo che nella storia occidentale Socrate fu il
primo a parlare esplicitamente dellesistenza di questi principi
divini, le cui forze si dispiegano costantemente mostrando i loro
effetti attraverso i diversi elementi organici ed inorganici che si
muovono intorno a noi.
Si tratta di scoprire in oggetti diversi le parti elementari
uguali che si possono avere. Cos si svelano i sacri segni.
[] Agisce allora la funzione: ci che puro, immortale,
immutabile, appunto. La materia agisce sui sensi, la funzione
sui pensieri. Staccati dal corpo i pensieri agiscono per mezzo
di queste funzioni invarianti, semplici, indissolubili, costanti
e immutabili. [] Ma quando vedrete chiaramente gli
archetipi viventi che da sempre sono in voi, e muoiono con
voi, e non muoiono e non nascono, allora vorrei vedere la
vostra faccia stupefatta!10

Linsegnamento egizio sprona infatti il ricercatore ad osservare


con estrema attenzione e sacralit ci che lo circonda, ogni cosa che
possa rientrare nel suo campo esperienziale. Ci conduce a tutti gli
effetti liniziato a vivere in uno stato di meditazione, in una completa
immersione nel momento presente, per riconoscere infine il tutto
come un riflesso della propria realt interiore. Sar allora che
ritrover le chiavi della Gnosi, l dove non avrebbe mai pensato di
guardare.

Il Tao egizio
Vi sono ancora alcuni simboli tradizionali il cui messaggio
originario non andato perduto nel tempo. Uno di questi casi il
TAO cinese (figura 4). Certamente non possiamo affermare di
conoscerne in profondit il reale potere evocativo, per una serie di
10

Socrate, citazione in Mario Pincherle, Archetipi. Le Chiavi dellUniverso, Macro edizioni,


Diegaro di Cesena (FC), 2002.

48

ovvie motivazioni che abbiamo precedentemente affrontato, ma ne


possiamo delineare approssimativamente alcune evidenti peculiarit.

Figura 4 Il Tao cinese.

Traducibile letteralmente come LA VIA o IL SENTIERO, dalla


traslitterazione cinese do, rappresenta leterna forza essenziale che
d vita e sostiene tutto luniverso attraverso lalternanza di due
principi fondamentali: lo yang, il principio positivo maschile
(bianco) e lo yin, il principio femminile negativo (nero).
la loro costante alternanza a costituire la trama della vita in cui
siamo immersi e cui siamo soggiogati oscillando da una parte
allaltra inconsapevolmente. Ci si verifica sia fuori di noi, con il
susseguirsi del giorno e della notte, dei cicli stagionali, caldo e
freddo, dilatazione e contrazione, sia dentro di noi, con le sensazioni
di tristezza e gioia, salute e malattia, piacere e dispiacere, giudizi di
bene e male. Tale lintreccio di forze opposte cos chiaramente
rappresentato nella simbologia celtica (figura 5) e nella simbologia
templare (figura 6); tale il campo esperienziale in cui viviamo.
La via proposta dal Tao il raggiungimento dellarmonia con la
vita che si concretizza nellequilibrio dei due principi, altres
definibile come assenza di polarit. In tale condizione il saggio non
si identifica pi con lalternanza degli opposti, non ne viene
49

costantemente coinvolto e sommerso, ma vi cammina con


leggerezza ed agilit, in mezzo ad essi ed allo stesso tempo al di
fuori di essi. Egli trova la pace interiore, una serenit che nulla ha a
che vedere con gli eccessi di una gioia entusiastica o di una cupa
tristezza.

Figura 5 La dualit secondo la simbologia celtica.

Figura 6 La dualit secondo la simbologia templare.

50

La sapienza faraonica esprime tale principio dualistico attraverso


la simbologia di uno dei geroglifici fondamentali, vero e proprio Tao
egizio:

che oltre a rappresentare la lettera b, caratterizzata dal numero 2


in rapporto agli alfabeti semitici, esprime molto chiaramente
limmagine di una gamba, evocando lidea di un appoggio e di
unalternanza necessari al movimento. Una sola gamba non infatti
sufficiente per camminare, ecco perch la struttura dellessere
umano dotata di due arti inferiori opposti tra loro, senza i quali
nessuna strada, nessun sentiero potr essere percorso.
Tale
simbolo
rappresenta
dunque
il
SOSTEGNO,
lALTERNANZA e il MOVIMENTO, dove ogni passo richiama
naturalmente quello successivo, cos come nel Tao cinese
compaiono in ogni forza i semi di quella opposta. Non solo, ma la
gamba sottintende implicitamente lesistenza di un unico corpo a
cui entrambi gli arti sono collegati. Per quale motivo allora gli egizi
avrebbero omesso di rappresentare lintero organismo, forse per
dimenticanza?
Cos come il Tao cinese cela lidea di ununica forza alla base
della quale si dispiegano lo yin e lo yang, anche tale geroglifico ne
vela lesistenza non per volont di nasconderla, ma semplicemente
perch essa naturalmente invisibile ed intangibile per la coscienza
umana ordinaria. A noi spetta lavventura di ricercarla, di risalire
verso lalto per svelarne il corpo, e la volont che lo guida.
Per arricchire la simbologia di questo principio duale, possiamo
richiamare la figura della dea NEITH (figura 7), in egizio Neret,
traducibile come LA TESSITRICE, in geroglifico

lenergia primordiale femminile della Creazione. Le due frecce


che impugna rappresentano lalternanza che d un aspetto a tutto
ci che esiste nel tempo; il suo nome contraddistingue infatti la

51

funzione di tessitura della vita, il misterioso sistema di intreccio alla


base della realt visibile.

Figura 7 La dea Neith.

il neter che veicola la Verit dellesistenza, in quanto artefice


dei meccanismi che strutturano le concatenazioni di tutti gli eventi.
Per tale motivo preposta alla tutela dei tribunali e dei giudici.
Come evidenzia Luigi Anzoli:
il Principio di Giustizia nasce soltanto dopo la conoscenza
delle leggi che governano la Manifestazione quindi, in
altre parole, dopo che luomo ha imparato ad osservare i
sottili fili dOro e di Argento che, intrecciati da Neith, creano
il Tutto. In questottica, soltanto Neith e coloro che
possono osservare la Doppia Verit saranno in grado di
vedere e comprendere la natura umana, poich avranno
52

scoperto locculto sistema di intreccio che sta a monte della


Manifestazione.11

11

Luigi Anzoli, Neith. Custode dellultimo segreto alchimico, Kemi, Milano, 1999.

53

54

La ricerca di Ak-Yb-Ka
II.
SULLA SOGLIA DEL TEMPIO

Ak-Yb-Ka si trovava finalmente l, di fronte ai portali del Tempio,


in attesa che si aprissero per rivelare laspetto di colui che si celava
dietro di essi.
Sapeva di essere pronto, da diversi anni ormai si era cimentato
nello studio dei testi occulti, nellesercitazione delle pi disparate
tecniche energetiche per manipolare gli eventi secondo la sua
volont. Aveva girato in lungo e in largo il paese per incontrare i
pi noti custodi delle arti magiche e aveva appreso i sistemi per
entrare in contatto con entit sottili e farsi insegnare da esse.
S, sentiva di non aver pi nulla da condividere con le persone
comuni; egli ambiva ormai al raggiungimento delle pi alte vette
spirituali, ambiva ad entrare nellintima e misteriosa cerchia dei
grandi sacerdoti, nella scuola dei misteri della vita.
Il suo corpo era ora febbricitante di emozione, una sorta di
entusiasmo misto a timore per ci che stava per accadere. Una
svolta epocale stava infatti per rivoluzionare la sua vita. Quante
volte cerc in passato di mettere in mostra le sue capacit e le sue
conoscenze per attirare lattenzione dei saggi! Finalmente, avevano
forse riconosciuto le sue qualit convocandolo al Tempio.
Passarono solo pochi minuti ma gli parvero uneternit.
Ed ecco schiudersi lentamente limponente portale di legno.
Dietro si intravedeva la figura sempre pi nitida del faraone, il
padre dEgitto, messaggero divino. Fece pochi passi per avvicinarsi
di fronte al candidato, il quale si inginocchi come distinto e, con
voce tremante per la commozione, disse:
Mio Signore, ho inseguito per anni le sottili conoscenze che
conducono oltre le apparenze ed ora sono pronto per conoscere
Dio.
Il faraone gli prese amichevolmente la mano e lo fece alzare;
senza dire nulla, gli diede una rapida occhiata dallalto verso il
55

basso, soffermandosi un solo istante sui calzari dellaspirante. Poi il


suo sguardo gli si pose pieno di compassione e tenerezza negli
occhi, ma con tono severo e grave parl:
Forse sarebbe meglio iniziare prima con limparare ad
allacciarsi i sandali

56

Una civilt solare

Coscienza osiridea e coscienza horusiana


Il percorso che conduce verso la conoscenza dei principi
universali e verso la consapevolezza dei loro influssi nellintima
sfera vitale, non pu che procedere di pari passo al risveglio di una
scintilla divina che giace assopita in ciascuno di noi.
Stante alla cultura religiosa cui siamo abituati, ciascun essere
umano possiede gi per diritto di nascita unanima immortale, e il
destino oltre la vita terrena sar definitivamente stabilito per
leternit in base alla sua scelta di fede o meno.
Secondo la sapienza egizia invece, ogni individuo nasce con la
possibilit di conquistarsi limmortalit, e tale coronamento potr
avvenire solo nel riconoscimento e nellascolto di quel principio
germinale che dal profondo del proprio essere reclama
nostalgicamente la sua salita al trono interiore.
La scienza faraonica distingue due processi allinterno di questa
maturazione spirituale. Il primo viene identificato con il dio
OSIRIDE (figura 8), in egizio Usyr e in geroglifico

il cui nome significa RINNOVAMENTO, nella natura come


nellindividuo umano. Egli esprime tutte le forze cicliche presenti
nelluomo, nella societ, nel mondo e nel cosmo; il neter del
DIVENIRE ESISTENZIALE, dove la vita non si estingue con la
morte ma rinasce sotto unaltra apparenza. la trasposizione della
vita essenziale nella vita organica, per cui ne subisce
inesorabilmente le leggi. Il suo regno dunque la terra, il mondo
dialettico. I suoi scettri contraddistinguono il dominio sui tre aspetti
dellessere: fisico, emotivo e mentale (o animico).

57

Figura 8 Il dio Osiride.

Lo stato di coscienza che Osiride rappresenta la COSCIENZA


DELLIO, testimone permanente delle diverse personalit umane sia
allinterno di questa vita materiale che nella sopravvivenza nel regno
dellaldil; tale sopravvivenza rimane per sempre uno stato di
immortalit relativo perch non definitivo.
Secondo la saggezza faraonica oltre la morte si trova un luogo
non sottomesso alle contingenze fisiche ma in cui sussiste comunque
uno stato dessere psichicamente vegetativo, per molti versi non
dissimile da quello attuale, alimentato dai legami terreni contratti a
causa dei desideri e degli interessi personali. La transitoriet di tale
regno condizionata dallesaurimento pi o meno rapido di queste
forze di attrazione di carattere psichico, o dalla necessit di una
nuova incarnazione.

58

La coscienza osiridea concede alluomo la padronanza sul piano


terreno e sul piano astrale, da non confondersi per con le questioni
di Dio. Ecco perch il geroglifico che contraddistingue il suo nome
il trono il seggio fisico su cui poggia la volont divina per
espletarsi ma senza rivelare apertamente i suoi intenti.
Il secondo tipo di maturazione spirituale viene invece identificata
con il dio HORUS (figura 9), in egizio Hor e in geroglifico

il cui significato letterale QUELLO CHE SOPRA,


identificando uno stato di coscienza dentro il mondo ma al di sopra
di esso. il figlio di RA (figura 10), in egizio Ra e in geroglifico

che pu essere tradotto sia come SOLE che come VERBO IN


AZIONE (facilmente deducibile dal segno della bocca congiunto a
quello del braccio), a sottintendere il fatto che la Parola che Dio
profer al principio divenne realt, ossia visibile. Il sole infatti la
manifestazione visibile pi vicina alla divinit, simbolo di sorgente
di ogni vita sulla terra, di potenza, di punto di riferimento e centro
dal quale irradia la luce che rende visibile tutte le forme del creato.
La parola Ra anche una sillaba-seme, un suono che denota il
potere creativo, concetto analogo a quello espresso dalla Om
secondo la tradizione induista.
Lanimale che rappresenta entrambi i neteru Horus e Ra il
falco, i cui occhi possono affrontare meglio di chiunque altro i raggi
del sole senza che questi disturbino o possano danneggiare
minimamente la vista; inoltre il solo in grado di volare diritto verso
lalto, mentre gli altri uccelli devono salire obliquamente.
Simboleggia anche la superiorit e la vittoria, in quanto superiore a
tutti gli altri uccelli presenti nella terra dEgitto ed in grado di
vincerli nella lotta.

59

Figura 9 Il dio Horus, figlio di Ra.

Figura 10 Il dio supremo Ra.

Horus simboleggia dunque il principio divino realizzato


nellumano, unione indissociabile della consapevolezza terrena con
quella spirituale. LELEMENTO HORUSIANO o elemento
cristico il solo ed unico atomo immortale presente in potenza
dentro lessere umano, e la cui volont quella di unirsi alluomo
corporale per globalizzarne la coscienza ed insegnargli a discernere i
valori reali dai valori relativi.
La luce divina risvegliata nella sua incarnazione umana assume
infatti il nome di Cristo nel Vangelo e Horus nella tradizione egizia.
Abbiamo quindi rilevato una prima importante analogia tra le due
figure, simboli del processo di rinascita interiore giunto al suo
compimento, che delimita il passaggio dalla sensazione di essere un
organismo individuale alla sensazione cosciente di essere una parte
del Tutto. Per un unico principio che sorge dalla forza generatrice
60

della volont orientata allo spirito, sono sorti tanti nomi e tante
immagini quante lingue e culture hanno solcato il mondo nel corso
dei millenni.
Chi realizza se stesso risvegliando il proprio Horus, o meglio,
diventano egli stesso Horus, entra a far parte di coloro che gli egizi
conoscevano come la confraternita dei SEGUACI DI HORUS,
Shemes Hor e in geroglifico

altrimenti conosciuti in occidente come la FRATELLANZA DEL


SOLE o lORDINE DEI ROSACROCE. Pochi sono realmente
questi Inviati; mai descrivono se stessi con tali epiteti e difficilmente
si rivelano apertamente al mondo, ma nel silenzio accompagnano
instancabilmente lumanit senza mai abbandonarla.
Il loro operato viene volutamente svolto lontano dallattenzione
caotica ordinaria, ma nei rarissimi casi in cui la loro missione
impone di palesarsi alle masse, ecco che la loro memoria si inscrive
indelebilmente nella storia. Alcuni di questi nomi possono essere
Buddha, Ges, Khrisnamurti, ecc.
Coloro che raggiungono la liberazione dalle illusioni vanno al di
l delle religioni, delle definizioni, perdendo la propria individualit
e divenendo parte di quella forza spirituale destinata a guidare tutti
coloro che iniziano ad avvertire la voce di Horus in forma ancora
germinale e confusa.

La mitologia dellEssenza
La storia di Osiride la trasposizione mitologica del percorso
iniziatico. Osiride fu il primo sovrano della terra e, portando la
civilt agli uomini, insegn loro come coltivare i campi, ottenerne
del cibo e produrne del vino. Molto amato dal popolo, attir su di s
linvidia di suo fratello SETH (figura 11), in egizio Suty e in
geroglifico

61

o
letteralmente TAGLIARE o DIVIDERE; significato analogo al
concetto cristiano di diavolo, dal greco diabolos, ossia COLUI CHE
DIVIDE, ma anche in stretta analogia con il termine ebraico di
Satana, ossia Saitan, letteralmente AVVERSARIO. Lanimale che lo
rappresenta somiglia in parte ad un asino ed in parte ad un
formichiere, la cui punta delle orecchie tagliata ad indicare che non
in grado di ascoltare la saggezza divina.
Seth cospir dunque per uccidere il fratello Osiride, vi riusc
smembrandolo in quattordici pezzi e disperdendolo nelle varie parti
dEgitto. Tale la condizione nella quale un individuo si ritrova
quando perde la propria illusoria identit, la propria certezza di
essere un Io integro, riconoscendosi piuttosto in una moltitudine di
personalit differenti, ciascuna in lotta per la supremazia.
Una presa di consapevolezza del genere non pu che coincidere
con la profonda sensazione di essere a pezzi, avendo perso ogni
parametro, ogni punto di riferimento, ogni certezza in merito alla
propria reale identit. Tutte le diverse personalit o maschere che
riscopriamo in noi stessi, rispecchiano la coscienza osiridea
dellesistenza; esse sono di natura precaria e nascono, vivono e si
alimentano allinterno di una visione dualistica della vita.
I frammenti di Osiride furono poi ritrovati dalla sua sposa, la dea
ISIDE (figura 12), in egizio Aset e in geroglifico

controparte femminile del principio incarnato dal marito.


Ma nonostante il tentativo di ricomporre le diverse parti, il dio
che fu non riusc a riprendere vita. Solo in uno dei suoi lembi,
lorgano genitale, inghiottito e quindi custodito dal pesce ossirinco,
continu a persistere quellenergia vitale in grado di fecondare Iside.
Tale energia simboleggia la VOLONT DESISTENZA oltre il
mondo dialettico, rappresenta la quintessenza di Osiride, la pura
creativit, riconoscibile attraverso quellinspiegabile senso
nostalgico che sprona a ricercare la verit celata oltre le apparenze.
62

Durante il periodo della gravidanza, Iside si nascose per evitare


di essere scoperta dallinvidioso e spietato Seth. In altri termini, il
principio germinale dellEssenza ancora molto fragile tende
spontaneamente a non manifestarsi troppo per non consentire alle
forze caotiche della vita illusoria di sopprimere quella debole voce
che reclama il diritto alla vita, alla vera vita, per fuoriuscire
dallopprimente ciclicit terrena, osiridea.

Figura 11 Il dio Seth.

Figura 12 La dea Iside.

E fu cos che da questa magica unione tra Iside e lorgano


genitale di Osiride prese vita HORUS BAMBINO o HORUS IL
FANCIULLO in egizio Hor pa Khred e in geroglifico

63

che rappresenta la SCINTILLA SPIRITUALE risvegliata a


nuova vita. Le numerose raffigurazioni di questa importante fase del
mito lo rappresentano nelle braccia di Iside da cui viene
amorevolmente allattato (figura 13), una rappresentazione per nulla
differente dal significato veicolato dalle immagini cristiane della
Madonna che allatta Ges bambino.
In tale fase Iside rivela un nuovo aspetto di se stessa, fino ad ora
rimasto celato agli occhi e alla coscienza delliniziato, assumendo il
nuovo nome di HATHOR (figura 14), in egizio Het-het, in
geroglifico

il neter dellAMORE DIVINO che sostiene ed alimenta tutta la


vita, assumendo ora simbolicamente le sembianze della
PROVVIDENZA che si preoccupa di fornire alliniziato tutto ci di
cui ha bisogno per procedere nel suo cammino, sia in termini di
necessit terrene contingenti che di esperienze vitali.
Per questo vi dico, non preoccupatevi per la vostra vita, cosa
mangiate, o cosa beviate, n per il vostro corpo, cosa vestiate.
Non la vita pi del cibo e il corpo del vestito? [] Non
preoccupatevi perci del domani; infatti il domani si
preoccuper di se stesso: basta a ciascun giorno il suo
affanno.12
Gli intrighi del genere umano non arrivano mai a
compimento, quello che Dio ordina che si compie. Pensa a
vivere in pace con quello che hai e quello che ti spetta verr
da s.13

Iside-Hathor, nelle vesti della VITA MADRE-MAESTRA, ci


chiede di occuparci della nostra vita e non di preoccuparci per essa;
una sottile differenza concettuale che contraddistingue per un
approccio alla vita estremamente rivoluzionario in confronto a
quanto siamo comunemente abituati.
12
13

Vangelo (Mt 6,25).


Gli insegnamenti di Ptah-Hotep (115).

64

Figura 13 La dea Iside (qui ha gi assunto


laspetto di Hathor) che allatta Horus bambino.

Di esperienza in esperienza, un passo dopo laltro, il piccolo


seme spirituale acquisir sempre pi spazio allinterno della vita
delliniziato, fino a raggiungere una maturazione tale da consentirgli
di vivere apertamente la sua nuova natura, sperimentandola in ogni
occasione con tutte le forze a disposizione.
questo il punto di svolta che coincide con linizio di una nuova
avventura interiore, in quanto la natura di Horus ancora vincolata
al dominio materialistico di Seth, ed anzi proprio qui che
questultimo sfoggia tutte le sue armi pi sottili. Secondo la
65

mitologia Horus dichiar infatti guerra a suo zio per vendicare la


morte del padre. La loro leterna battaglia della luce contro le
tenebre, lessere contro il non-essere, la conoscenza contro
lignoranza.
Ma proprio quando Horus sembr avere la meglio contro Seth,
nel momento in cui stette per infliggergli il colpo di grazia,
intervenne il dio THOT (figura 15), in egizio Thehuty e in
geroglifico

o
colui che riflette la luce di Ra come la luna riflette la luce del sole
nella notte, confortando coloro che vagano nel buio.
Egli simboleggia la SCIENZA SACRA DELLO SPIRITO, la
reale conoscenza e comprensione della vita, il mediatore tra gli
esseri umani e il mondo divino, il neter che veicola la Gnosi
stimolandone la ricerca ed occultandola allo stesso tempo.
LInsegnamento Universale di cui portatore viene modellato e
plasmato attraverso i tempi, adattandosi alla cultura e alla mentalit
del momento in cui si manifesta, rimanendo per sempre invariato
ed immutabile nella sua essenza.
Il suo animale sacro libis simboleggia il cuore, luogo in cui
risiede la conoscenza divina. In natura infatti, quando la testa
dellibis ripiegata sul suo petto, forma con il corpo e le ali una
figura simile al geroglifico del cuore. Tale uccello utilizza inoltre il
suo lungo becco per pescare nel fango, e questa caratteristica di
attingere il nutrimento dentro un fondale melmoso apparentemente
privo di vita, indica per analogia la funzione di cogliere le
caratteristiche dellEssenza assopite e nascoste allinterno di noi.
Thot assume nel mito il ruolo di portatore di SERENIT, di pace
interiore, di pacificatore nellinterminabile conflitto tra Seth e Horus,
impedendo a questultimo di uccidere lo zio, ed offrendogli allo
stesso tempo la sublime coscienza del progetto divino, della Grande
Opera. La realizzazione ultima lunione in amicizia tra i due rivali,
la loro conciliazione.
Horus ottenne allora il potere supremo non uccidendo Seth, ma
piuttosto tenendolo sotto controllo, mantenendo un equilibrio tra i
66

due principi che rappresentano. Ecco perch liniziato che raggiunge


un tale livello di consapevolezza viene raffigurato con i due neteru
ai lati in atteggiamento di riverenza (figura 16).

Figura 14 Il dio Thot.

Figura 15 La dea Hathor.

Anche secondo gli insegnamenti cabalistici gli uomini nascono


con due impulsi: lo yetzer har, lISTINTO VERSO IL MALE, e lo
yetzer hatov, lISTINTO VERSO IL BENE. Il primo non designa il
male di per s, ma piuttosto linclinazione al male quando esso non
viene propriamente bilanciato dal secondo istinto; potrebbero
tradursi infatti pi propriamente come lISTINTO EGOISTICO nel
primo caso, e lISTINTO ALTRUISTICO nel secondo caso. Senza il
primo un uomo non potrebbe costruirsi una casa, sposarsi e avere
famiglia, perch tali cose richiedono un senso della propria identit

67

che aspira ad autorealizzarsi. Esso diviene specificatamente


malvagio quando gli si permette di agire senza essere
controbilanciato dallistinto del bene. Quando agiamo solo per noi
stessi, il lavoro diventa sfruttamento, il matrimonio oppressione, il
sesso violenza. Quando agiamo invece sia per noi che per gli altri, il
yetzer har sotto controllo, segue la guida dellistinto buono e gli
fornisce lenergia per raggiungere il bene, diviene il suo veicolo
fondamentale in terra.

Figura 16 La riappacificazione di Horus e Seth nelliniziato.

a tal punto che lHorus che vive in noi raggiunge la piena


maturazione, la completa coronazione, trovando la sua definitiva
dimora: lAMORE, simboleggiato nella mitologia dalla sua unione
68

matrimoniale con Hathor, il cui nome significa letteralmente la


DIMORA DI HORUS, e che esprime il sentimento divino nella sua
purezza pi elevata. Colei che in una fase precedente era la madre
dellEssenza in divenire, ne diviene infine anche la sposa fondendosi
con essa.
Le corna di bovino raffigurate sul suo copricapo (figura 14)
rivestono unelevata importanza per gli egizi, evocando lidea di
aprire o inaugurare la capacit di DISCERNIMENTO, di giudicare
non pi attraverso parametri umani ma secondo la volont divina. Le
due corna rappresentano infatti i due aspetti della realt allinterno
dei quali sorto il Sole, simbolo dellintelligenza divina per
eccellenza, unica in grado di discernere senza mettere in opposizione
e separare. Da ci si pu dedurre che liniziato che realizza se stesso,
che diviene Horus, dimora stabile nellAmore e con lAmore.
Con questa breve panoramica sul mito di Horus non abbiamo che
sorvolato solo alcuni dei possibili messaggi contenuti al suo interno.
Ogni fase della storia potrebbe infatti essere ulteriormente
approfondita, ricercandone i significati nella genesi del nostro
mondo interiore cos come in quello esteriore, senza per mai
perdere di vista il fatto che il linguaggio con cui cerca di comunicare
il simbolo.

LEgitto biblico
Volgendo lattenzione sulla Torah ebraica, possiamo cogliere
alcune importanti considerazioni sia sulla civilt che sulla tradizione
dellantico Egitto. La legge mosaica che traspare da una visione
letterale del testo sacro coincide con il principio osirideo della vita,
per il quale lalternanza tra un bene e un male relativi incombono
senza sosta sullessere umano; unica possibilit per mantenersi il pi
possibile lontani dalle sventure accidentali quella di obbedire ai
dettami imposti.
Tale visione la religione di superficie, cui la maggior parte del
popolo si accontenta sforzandosi di seguirne le regole con la paura di
risvegliare lira del dio, e con la speranza di accontentarlo in modo
che la propria vita possa galleggiare in acque tranquille.
Lobbedienza ci che contraddistingue questa religiosit, in cui
69

non vi consapevolezza reale di ci che risiede dietro le apparenze,


e in cui le illusioni della manifestazione continuano a dominare
indisturbate.
Ma proviamo a scendere ad un livello interpretativo allegoricosimbolico pi profondo. Nel fare questo, possiamo cogliere
loccasione per sfatare la tanto radicata quanto falsa idea della
schiavit del popolo ebraico in Egitto, per la quale non esiste
nessuna testimonianza n reperto archeologico che faccia supporre la
veridicit della narrazione biblica.
Secondo lopinione della maggioranza degli studiosi, la Bibbia
dal punto di vista storico un poema epico che coniuga molte
invenzioni ed alcuni avvenimenti reali allinterno di una narrazione
mitologica.
Esaminiamo allora gli avvenimenti che vedono co-protagonisti
gli antichi egizi, partendo proprio dalla parola comunemente tradotta
con Egitto, in ebraico Mytzraym, scritto

il cui significato letterale NEL MEZZO DELLE ACQUE.


Possiamo subito notare come non vi sia nessuna correlazione con il
termine utilizzato dagli egizi per nominare la loro stessa terra (come
precedentemente analizzato), n tanto meno questo nome descrive la
posizione geografica del paese, non essendo certo unisola situata in
mezzo al mare.
Limmagine evocata dal nome potrebbe per simboleggiare
proprio il mare della vita cui ci sentiamo spesso naufraghi, soli e
sperduti nella continua ricerca di certezze, la terraferma. Ed ancora
ritorna il concetto di esistenza osiridea, secondo la quale la nostra
vita comunemente immersa in unincostante alternanza duale di
stati danimo: la calma e tranquillit dellacqua seguita da tempeste
ed uragani in un divenire ciclico senza fine.
Lunica via di fuga da una tale condizione quella di superare le
acque passando per la via che le attraversa, l dove esse si sono
miracolosamente divise in due, mostrando chiaramente come la
natura che le contraddistingue possa tenere lessere umano
prigioniero nella convinzione che la possibilit di approdare alla
terra promessa al di l di esse sia unassurda utopia.
70

Una tale lettura dellEsodo biblico potrebbe venire altres


avvalorata dallanalisi del termine utilizzato per designare il faraone,
in ebraico pharaoh, scritto

la cui radice rimanda al significato letterale di GIOVANE TORO.


Anche in questo caso come vedremo in seguito non vi alcuna
relazione con il termine utilizzato dagli egizi per contraddistinguere
il loro re. Tale nome sembra piuttosto rimandare al concetto egoico
di Io: giovane, scalpitante, forte ed accentratore come un sovrano. Il
suo regno il mondo terreno, e tutto ci che rischia di metterne in
discussione il potere e il controllo sulla totalit dellindividuo, lo
conduce a lottare per ostacolarne il processo. Non pu fare
altrimenti, questa la sua natura.
Ecco dunque che il pi grande profeta della cultura ebraica,
MOS, nasce s in seno alla famiglia reale ed allevato da essa, ma
senza esserne consanguineo, come a simboleggiare che la sua vera
natura non di questo mondo anche se nasce in questo mondo. Il
termine ebraico Moshe si scrive

e significa letteralmente TRATTO DALLE ACQUE o


SALVATO DALLE ACQUE.
Mettendo in relazione il nome col significato della parola Egitto,
emerge una meravigliosa correlazione con la genesi spirituale
propria dellessere umano, il quale vede nascere una scintilla
spirituale allinterno del regno della personalit terrena succube
inconsapevole delle influenze di carattere fisico, emotivo e razionale
che via via prende sempre pi spazio fino a manifestarsi
apertamente, creando uninevitabile contrasto con lenergia egoica
che fino a quel momento ha regnato indisturbata.
Lego non pu far altro che lottare per la propria sopravvivenza,
non potendo seguire il seme spirituale al di l dei confini del suo
regno mondano.

71

Seguendo tale interpretazione il popolo eletto, ISRAELE, altro


non che la rappresentazione mitica della coscienza umana che
prende atto della sua condizione di schiavit e decide di
intraprendere un cammino di consapevolezza che la condurr verso
il regno divino, oltre le apparenze del mondo.
Uno dei tanti paradossi che costellano la Bibbia vuole che la
stirpe prescelta da Dio sia stata da egli stesso nominata con il
termine ebraico Yshrael, scritto

letteralmente COLUI CHE LOTTA CONTRO DIO.


Come potrebbe dunque una tradizione spirituale di cos ampia
portata denominare la figura ideale di un iniziato con un tale
appellativo? Ci sembra in evidente contrasto con lidea di fede,
devozione ed obbedienza che contraddistinguono tutto
linsegnamento ebraico-cristiano. Ed in effetti, cos .
Per quanto consapevoli che una tale osservazione potrebbe
scuotere le fondamenta di molte delle nostre certezze religiose, non
possiamo esimerci di porla in rilievo, giacch il profondo valore
spirituale del nome, il suo obiettivo vitale, proprio di destabilizzare
in noi queste fondamenta concettuali cui siamo sterilmente abituati.
Il passo in cui viene effettuata questa nomina divina si ritrova
nella Genesi, dove Giacobbe trascorre una notte intera a lottare
contro un misterioso personaggio, che si riveler essere Dio solo
dopo aver subito e riconosciuto la sconfitta.
La divinit sembra dunque affrontarci continuamente in battaglia
nel campo della vita, e solo se abbiamo il coraggio di raccogliere la
sfida e lottare fino alla vittoria, potremo riconoscere gli intenti di
questo suo strano modo di agire.
Ma di quale battaglia stiamo parlando? Riflettiamo sulle parole di
Krishnamurti per aiutarci nella riflessione.
Credere in Dio o essere atei sono, secondo me, entrambe cose
assurde. Se sapeste che cos la verit, se sapeste che cos
Dio, non sareste n credenti, n atei, perch quella
consapevolezza renderebbe inutile qualsiasi bisogno di
credere. Ma quando lessere umano non consapevole, vive
72

di speranze e di immaginazioni e nella fede o nella mancanza


di fede cerca un appoggio che gli consenta di agire in un
determinato modo. [] Per scoprire Dio, per scoprire la
verit e io affermo che esistono, io li ho scoperti la mente
deve essere libera da qualsiasi impedimento creato nel corso
dei secoli dalla sua continua ricerca di sicurezza e di
protezione.14

Nella Bibbia Dio ci offre una vasta panoramica di dettami cui


attenerci scrupolosamente, alcuni ovvi per la nostra moralit, altri
meno comprensibili o per certi versi troppo rigidi da accettare.
Leggendo per tra le righe, sembra essere lui stesso a suggerire di
non accontentarsi delle sue regole ma di cercare di andare oltre, di
lottare contro di lui appunto, o meglio contro le idee e i preconcetti
che inevitabilmente ci costruiamo intorno alla sua figura.
In altre parole, egli ci chiede di non dimenticare mai di essere
stati creati a sua immagine e somiglianza, e non viceversa. La nostra
umana tendenza infatti quella di ricercare certezze relative e punti
saldi provvisori su cui poter gettare le fondamenta vitali, e da l
interpretare e filtrare ogni esperienza futura.
Ma la ricerca della Verit deve passare attraverso la disponibilit
di accettare il nuovo e limprevedibile ad ogni istante. La vita un
torrente in piena sempre in movimento, ed accontentarsi di risposte
prestabilite e relativi dettami cui adeguarsi, significa aderire alla
legge mosaica (od osiridea). Ci permetter comunque di galleggiare
sulle acque della vita, ma non consentir mai di risalire il torrente
fino a conoscerne la sorgente.
Nelle scritture, Dio sembra offrire allessere umano entrambe le
possibilit; mentre laccettazione passiva di regole morali alla
portata di tutti e dunque esplicitamente e letteralmente espressa, la
ricerca dei significati profondi richiede una precisa volont di
orientare la propria vita verso una direzione verticale, spostando il
proprio sguardo dal mondo esteriore alluniverso interiore.
a questo punto, dopo una tale scelta espressamente manifestata
attraverso passi concreti e non teorico-filosofici, che liniziato
assume il nome di Israele, aprendo le porte a quella scintilla interiore
denominata Mos.
14

Jiddu Krishnamurti, Il libro della vita, Aequilibrium, Milano, 1997.

73

Mos sembra infatti seguire i dettami del suo Signore, sembra


accettare le regole del gioco divino, i principi che governano il
mondo terreno a cui non ci si pu sottrarre, ma la sua sete di
comprensione si spinge anche oltre, affrontando con un
RAGIONEVOLE DUBBIO la voce divina e contrapponendosi ad
essa laddove la sua valutazione cosciente non gli permette di
obbedire
ciecamente,
in
alcune
occasioni
addirittura
rimproverandola!
Il Signore disse ancora a Mos: Ho considerato bene questo
popolo; ecco, un popolo dal collo duro. Dunque, lascia che
la mia ira sinfiammi contro di loro e che io li consumi, ma di
te io far una grande nazione. Allora Mos supplic il
Signore, il suo Dio, e disse: Perch, o Signore, la tua ira
sinfiammerebbe contro il tuo popolo che ha fatto uscire dal
paese dEgitto con grande potenza e con mano forte? []
Calma lardore della tua ira e pentiti del male di cui minacci
il tuo popolo. [] E il Signore si pent del male che aveva
detto di fare al suo popolo. 15

Credo appaia evidente il fatto che passi biblici come il sopracitato


siano piuttosto enigmatici e di difficile comprensione, e sembrino
invocare lo sforzo di scendere a livelli interpretativi pi sottili. Come
potrebbe mai osare un profeta opporsi al proprio Signore? E come
potrebbe mai un dio pentirsi di ci che con solennit ha appena
affermato?
Lasciando ad ognuno la possibilit di riflettere personalmente su
queste domande, possiamo comunque raccoglierle come spunti
rappresentativi dellintero racconto biblico, una veste allegoricosimbolica necessaria per veicolare profondi messaggi esistenziali
che non devono necessariamente essere confusi con una veridicit
storica.
In questa accezione vengono scardinati i preconcetti per i quali
lantico Egitto stato un reale protagonista biblico, un popolo
schiavista con a capo un sovrano tirannico e crudele.

15

Bibbia, Esodo 32, 9.

74

La ricerca della perfezione

La teocrazia faraonica
stato Ren Schwaller de Lubicz il primo a parlare di teocrazia
faraonica per indicare il tipo di governo di carattere politico e
religioso vigente nellantico Egitto, in cui il faraone incarnava sia il
potere temporale che quello spirituale, per alcuni tratti non dissimile
dalla figura del Dalai Lama per la popolazione tibetana attuale.
La parola faraone risale al termine greco phara, traduzione
dallegizio per-aa, letteralmente GRANDE CASA, in geroglifico

dove il primo segno raffigura la pianta semplificata di un edificio,


mentre il secondo una colonna, in tale contesto simbolo di
grandezza.
Ci indica che il faraone non era ritenuto unicamente un uomo
politico ma unentit simbolica, un grande tempio la cui funzione era
quella di accogliere dentro di s tutti i neter e tutto il popolo
dEgitto. Egli offriva rifugio e protezione, ed il suo nome ricalca
lappellativo indiano di Mahatma, letteralmente GRANDE ANIMA,
riservato alle grandi guide spirituali come Gandhi.
Dobbiamo per oggi compiere uno sforzo notevole per
comprendere quanto in realt tali concetti non erano per gli antichi
egizi solo sterili ideali, fantasie od aspettative illusorie in merito alla
sua figura. Il faraone non si sforzava di incarnare o di mostrare le
qualit che gli competevano, egli era effettivamente e
quotidianamente quelle qualit.
Il tirocinio che lo conduceva al trono non era certo paragonabile
alle nostre universit o ai nostri master, ma era un cammino
iniziatico trasfiguristico che lo poneva in pieno contatto con la
divinit celata dentro il suo cuore.
Il faraone era divinizzato non in quanto Dio in terra, ma in quanto
tramite di Dio in terra, profondo conoscitore dei suoi principi e,
75

quindi, della sua Volont. In estrema sintesi egli era il simbolo


dellESSERE UMANO REALIZZATO, lesempio vivente sotto
gli occhi di tutti di un percorso evolutivo potenzialmente aperto a
chiunque ne avverta il richiamo.
dunque di vitale importanza non confondere la figura storica
del faraone cui siamo generalmente abituati con la sua immagine
simbolica, che si situa per definizione al di fuori del tempo e dello
spazio, veicolando un messaggio sempre attuale di speranza, di
possibilit di incarnare il PRINCIPIO REGALE attraverso un serio
percorso di conoscenza interiore. La funzione faraonica non si limita
nel mostrare come diventa un essere umano realmente libero, ma
principalmente come lo si diventa.
Diversi sono gli appellativi che contraddistinguono i suoi
attributi. Vediamone alcuni tra quelli pi significativi.
Nelle vesti di sovrano del sud, cio dellAlto Egitto, egli porta in
capo la corona bianca ed assume lepiteto di nesut, ossia QUELLO
DEL GIUNCO, in geroglifico

pianta considerata sacra in quanto permetteva la costruzione di


oggetti particolarmente utili alla vita quotidiana, dai sandali al
supporto scrittoio degli scribi. Tale infatti il faraone per il popolo,
offrendo a chiunque tutte le condizioni necessarie per poter condurre
una vita terrena dignitosa e per poter realizzare le proprie aspirazioni
spirituali.
In qualit di sovrano del nord, cio del Basso Egitto, egli porta in
capo la corona rossa e assume lepiteto di byt, letteralmente APE, in
geroglifico

creatura straordinaria che incarna pi di ogni altro essere la totale


devozione al prossimo, al popolo. Ogni ape dedica infatti tutta la sua
vita al sostentamento e alla crescita dellalveare, consentendo inoltre
alle piante di esistere e di riprodursi. Non solo, essa anche in grado

76

di compiere una vera e propria trasmutazione alchemica producendo


loro liquido, il miele, estremamente prezioso per le sue qualit
terapeutiche antisettiche e cicatrizzanti; ecco che il faraone incarna
colui che si prende cura della salute fisica e spirituale del suo
popolo.
Il suo potere associato al bastone heqa (visibile in mano ad
Osiride nella figura 8), in geroglifico

che significa letteralmente GOVERNARE, comunemente


conosciuto per la sua funzione di bastone pastorale. Simboleggia
infatti il compito del faraone nella guida del popolo cos come un
pastore guida e veglia sul suo gregge cercando di impedire che
qualche pecora si possa smarrire. Egli era infatti conosciuto anche
come IL BUON PASTORE secoli prima dellavvento del
cristianesimo.
Laltro scettro regale spesso associato al bastone pastorale il
nek-hakha (anchesso visibile nella figura 8), in geroglifico

letteralmente FLAGELLO, anchesso uno strumento da pastore,


utilizzato inoltre per la raccolta di unessenza sacra, il laudano.
Mentre con il bastone pastorale il faraone tiene a s i suoi sudditi
per evitare che possano smarrirsi dalla Via, con il flagello egli li
sprona affinch possano proseguire senza perdersi danimo. Da tale
bastone sgorgano inoltre tre flutti, ossia i tre aspetti dellessere
fisico, emotivo e mentale, sui quali vi a questo livello di coscienza
pieno controllo e consapevolezza.
Un ultimo importante epiteto con cui si designa il faraone ketankh, in geroglifico

77

che significa letteralmente ALBERO DELLA VITA, a


simboleggiare il fatto che egli il vero albero della civilt egizia,
colui che le apporta nutrimento spirituale e materiale cos come il
fusto e i rami sostengono le numerose foglie. Tale appellativo
rimanda inoltre allo stesso concetto presente nella Cabal,
simboleggiando la sintesi del sentiero che conduce dalla condizione
umana istintuale a quella divina.
Nei tempi antichi, nella stanza dedicata a Ra sulla terrazza del
tempio di Amon a Karnak, durante la processione pi importante che
si svolgeva al suo interno per festeggiare il nuovo anno, il faraone
rinnovava la sua unione con il Padre per mezzo di un rito conosciuto
come knem yten, in geroglifico

letteralmente UNIRSI AL SOLE o IRRADIAZIONE, nella quale


avveniva una rigenerazione che infondeva al re una nuova energia,
ristabilendo il suo patto con il popolo, con la vita, con Dio.

Le corone della vita


Per fare un passo avanti nella comprensione della simbologia
egizia, diviene indispensabile soffermarsi sul significato che
assumono le diverse corone spesso associate ai neteru, ai faraoni o
ad altre personalit che rivestivano importanti ruoli allinterno della
societ.
In tutte le culture del mondo il copricapo ha sempre assunto la
funzione di contraddistinguere lo stato di coscienza della persona
che lo veste, una sorta di artefatto convenzionale con lo scopo di
rendere manifesto a tutti un livello energetico comunemente non
visibile allocchio umano.
Un esempio lo possiamo facilmente osservare nellarte sacra a
noi pi vicina, in cui le raffigurazioni del Cristo e dei santi vengono
accompagnate dal famoso attributo figurativo noto come
AUREOLA o NIMBO; ma una tale usanza la ritroviamo anche

78

allinterno delle principali dottrine del mondo, da occidente a oriente


(figura 17).
Da una tale evidenza non possiamo non riconoscere la possibilit
dellesistenza di una sorta di sfera energetica che viene attivata
allaltezza del capo in concomitanza ad una determinata
consapevolezza vitale, per quanto i nostri occhi fisici non la riescano
a scorgere e per quanto non esistano ad oggi comprovati strumenti di
misurazione che ne attestino la presenza.

Figura 17 Rappresentazione dellaureola nel cristianesimo e nel buddismo.

La simbologia egizia parte dallo stesso assunto, rappresentando


tramite lutilizzo delle corone i diversi stati di coscienza che un
essere umano pu raggiungere o pu assumere in determinati
momenti della sua vita, prima del raggiungimento della piena
consapevolezza divina che laureola sembra certificare: la
COSCIENZA SOLARE, evidenziata dal disco solare di Ra (figura
10).

79

Anche questo tipo di analisi ci impone uno sforzo di


comprensione in grado di superare gli attuali stereotipi, che
associano le corone regali ad un concetto di potere puramente
egocentrico, senza alcuna correlazione con la reale maturazione
interiore di coloro che le portano in capo.
infatti facilmente deducibile dalla storia a noi pi prossima
come il diritto al trono potesse essere ereditato unicamente per linea
di sangue o per conquista militare. Non compaiono allusioni al fatto
che un regnante avesse dovuto intraprendere un determinato
percorso iniziatico per poter assumere la funzione di guida del
popolo, n ci lo si pu dedurre dalle molteplici evidenze di
atteggiamenti unicamente egoistici, avidi e crudeli che hanno mosso
diverse scelte politiche nella storia.
Il profondo significato dei diademi regali si affievolito nel
tempo fino a perdere quasi completamente loriginario valore. La
responsabilit cui era messo di fronte un sovrano in Egitto come in
diversi altri antichi popoli nel mondo era un qualcosa di
estremamente serio, di vitalmente sacro. La sua saggezza e la sua
coscienza dovevano essere cos limpide da non rischiare di essere
compromesse da aspettative personali, interessi economici o ideali di
auto-affermazione; ogni decisione o presa di posizione era
determinata da una forza interiore in grado di travalicare il comune
limite individuale.
Uno dei copricapi egizi pi noti dalle comuni raffigurazioni il
nemes (figura 18), in geroglifico

conosciuto come lACCONCIATURA REALE, una cuffia di


stoffa a strisce oro e blu che avviluppa la testa e, allargandosi da
ciascun lato delle orecchie, ricade sul petto.
Essa caratterizza il fatto che colui che la porta in capo sta
percorrendo la Via solare che conduce alla realizzazione, al pieno
riconoscimento della propria natura divina e al conseguente dominio
sui propri impulsi egoici.

80

Figura 18 Tutankhamon con il copricapo nemes

Figura 19 - Stemma pontificio con le due chiavi.

81

Passiamo ora ad esaminare le tre corone fondamentali, le tre


tappe del risveglio dellessere umano. Il potere di accesso al Regno
dei Cieli che dentro di noi simboleggiato nel cristianesimo
attraverso la CHIAVE DARGENTO e la CHIAVE DORO, ben
espresso nello stemma pontificio (figura 19).
Nellarte egizia tali chiavi sono espresse per mezzo di due
copricapo, il primo dei quali il khedyet, la CORONA BIANCA
(figura 20), in geroglifico

che oltre a rappresentare la sovranit sullalto Egitto simboleggia


la COSCIENZA DELLIO, in altre parole il potere temporale sugli
esseri e sugli stati dessere che fanno parte della natura, e in quanto
tale condizionato dal tempo e dalle circostanze del divenire ciclico
dellesistenza terrena. Ecco il motivo per cui questa corona sovrasta
la figura del dio Osiride (figura 8).
La coscienza osiriaca dellIo dona alluomo la padronanza sul
regno terreno, egli non pi vittima inconsapevole di ignote forze
che lo muovono e lo dominano, non pi soggiogato dal suo mondo
inconscio, ma ne interamente cosciente muovendosi nella sfera
materiale con sicurezza e disinvoltura.
Viene qui a cadere il contrasto interiore dovuto al continuo ed
inconsapevole altalenarsi delle molteplici personalit, lasciando
emergere un unico centro di relazione con il mondo circostante. Ma
questo stato per una sorta di immortalit transitoria e non
definitiva, ancora vincolata ai legami terreni contratti a causa di
desideri e obiettivi personali.
Si potrebbe altres affermare che in questa fase lessere umano
libero dai condizionamenti esteriori della vita, dallinfluenza
delleducazione ricevuta, della cultura di appartenenza e da tutte le
idee preconcette fornite dalla societ circostante, ma non libero dai
condizionamenti interiori. Il proprio ego qui libero di esprimersi e
di muoversi nel mondo con agilit e sicurezza, ma ancora schiavo
di se stesso.

82

La coscienza dellIo fornisce alluomo la chiave della padronanza


dei tre stati inferiori del suo essere: fisico, emotivo e mentale. Tale
padronanza non per che il piano inferiore del regno sovraumano,
riferendosi ancora agli affari degli uomini e non al mistero di Dio.
Questo punto di vitale importanza, dato che frequentemente siamo
portati a confondere un percorso di carattere spirituale con un
percorso di carattere personale.
Lattrazione verso il mistero della vita rischia di approdare verso
campi comunemente ignorati che possono profondamente ammaliare
per il potere in grado di sprigionare; quindi molto facile lasciarsi
conquistare da essi scivolando nellerrore di identificarli con il regno
divino. Rientrano in tal senso molte tecniche cosiddette
energetiche che promettono alluomo di migliorare la sua
esistenza, celebrando per questo obiettivo retaggi tradizionali come
la meditazione, danze sacre, cerimonialit varie, studi simbolici,
eccetera. E, in molti casi, la confusione aumenta.
Estrapolare alcune nozioni da contesti molti pi ampi e per
millenni indissociabili dalle dottrine che le hanno veicolate, con tutti
gli accorgimenti del caso, tanto sciocco quanto pericoloso.
Laddove anche i risultati di determinate tecniche possano rivelarsi
estremamente efficaci, ci non significa che corrispondano a salti
evolutivi.
Il fatto che si possa accumulare pi energia per realizzare i propri
desideri, per ottenere dalla vita ci che si reputa giusto per se stessi,
per affermare la propria immagine agli occhi altrui o per ostentare
qualche potere in grado di far distinguere dalla massa, non far
necessariamente di noi delle persone migliori, pi libere. Eppure
quanto facile confondere la propria elevatura energetica per
elevatura spirituale.
Se un antico romano fosse improvvisamente proiettato qui oggi e
fosse messo davanti a un televisore, con molta probabilit vedrebbe
in esso uno strumento divino, messaggero di realt pi sottili ed
inspiegabili, e dunque spirituali. Ma noi ben sappiamo, a livello pi
o meno tecnico, cosa si nasconde dietro un televisore. Eppure la
tendenza psicologica umana da sempre quella di associare
linspiegabile al divino, come se fosse istintivamente preclusa la
ricerca di Dio negli aspetti pi semplici e banali della vita
quotidiana.
83

La corona bianca simboleggia dunque uno stato di coscienza


potenzialmente pericoloso per i risvolti in cui rischia di far
inciampare, ma altrettanto fondamentale come tappa per un
risveglio sovraumano, dato che tale passaggio permette allindividuo
di uscire dalla sua condizione di automa e di divenire cosciente di
tutti i recinti concettuali ed emotivi che lo tengono prigioniero.
La seconda chiave invece rappresentata con la CORONA
ROSSA (figura 20), il desheret, in geroglifico

raffigurante la sovranit sul Basso Egitto e simbolo della


COSCIENZA SPIRITUALE, il potere spirituale che dona la
consapevolezza del proprio principio divino universale.
Essa dunque la chiave del regno sovraumano, la forza che tende
a condurre lessere umano verso la liberazione dai cicli del divenire,
dallincatenamento karmico. Tale coscienza di carattere neutro,
totalmente indipendente dalla personalit che la veicola ed in
costante contatto con le sfere pi sottili del creato, i principi
invisibili dellesistenza.
Ma anche tale stato coscienziale, per quando possa apparire
compiuto e definitivo, in realt incompleto. Per colui che si
estranea dal mondo per isolarsi in un quieto eremitaggio
contemplativo, non vi potr mai essere una reale vittoria sul mondo.
Un misticismo vissuto in solitudine potr avvicinare ad un contatto
con piani esistenziali pi sottili, ma inesorabilmente allontaner dal
proprio mondo quotidiano, e quindi dalla vitale possibilit di
confrontarsi con gli altri e con se stessi.
Sar solo lincrocio delle due chiavi (figura 19), lunione della
corona rossa con la corona bianca, il sekhemty (figura 20), in
geroglifico

a simboleggiare la completa supremazia sul regno dEgitto, in


altre parole lunione indissociabile della coscienza umana con la

84

coscienza divina, il potere supremo che dona limmortalit


definitiva, lingresso nel regno dellEterno.
Tale la REALIZZAZIONE HORUSIANA, in cui la propria
personalit terrena si purifica dalle incontrollabili tendenze egoiche
per conciliarsi con la volont divina e servirla. Colui che pone in
capo entrambe le corone, uscito dal ciclo delle reincarnazioni e non
appartiene pi al mondo dei vivi n a quello dei morti, pur
continuando a vivere in mezzo a loro per aiutarli. Non ci si libera
per se stessi, ma per assistere gli altri nel loro percorso.

Figura 20 Raffigurazione della corona bianca, rossa e della loro unione.

Lelemento horusiano, o cristico, la parte immortale delluomo


che vuole unirsi allindividuo per espandergli la coscienza ed
insegnargli a discernere i valori reali da quelli relativi, propri della
natura dualistica del mondo. Ed proprio questa la grande paura
della personalit mortale che cerca di resistergli fino allultimo,
dando vita a quella sorta di combattimento interiore che siamo
chiamati quotidianamente ad affrontare.
Diventa allora pi semplice comprendere il significato attribuito
ad un altro importante diadema: la CORONA AZZURRA (figura
21), il khepresh, in geroglifico

85

nota pi propriamente come la CORONA DEL TRIONFO. Essa


simbolo per eccellenza delliniziato posto consapevolmente di
fronte ai propri conflitti interiori, e di come la forza di volont del
suo spirito possa raggiungere la supremazia sulle energie avverse
che ne opprimono la vitalit.
Il tema del conflitto, delle battaglie e delle innumerevoli guerre
cui sembra costellata la storia antica, di fondamentale importanza
quanto di delicata analisi.

Figura 21 Corona azzurra in capo al faraone durante la battaglia.

Possiamo infatti notare che buona parte dei testi sacri sono
strettamente collegati a temi di carattere bellico: il caso della
Bhagavad Gita, della Bibbia, del Corano e della simbologia egizia
stessa. Ci potrebbe apparire ovviamente insensato: come possono
parlare di guerra i libri che insegnano a perseguire il vero Amore
verso la vita e il prossimo?
86

Eppure i paradossi sono chiarissimi e sotto gli occhi di tutti, basti


pensare al fatto che nel libro sacro pi letto al mondo coesiste a
fianco del comandamento di non uccidere un incitamento alla
battaglia per linvasione di terre e popoli stranieri. evidente che se
non vogliamo farci trarre in inganno da una visione letterale, occorre
approfondire ulteriormente la questione.

Larte del cambiamento


Per affrontare il tema del cambiamento opportuno esaminare il
termine che contraddistingue la corona del trionfo. Il primo
geroglifico che la caratterizza infatti la raffigurazione del famoso
scarabeo stercorario con cui veniva identificato il neter KHEPRY,
analogo allegizio Khepry (figura 22), in geroglifico

che significa letteralmente DIVENIRE, TRASFORMARSI,


TRASFIGURARSI.
Questa divinit rappresenta la natura mutante di Ra, la
manifestazione dei cambiamenti che avvengono in natura e che
elevano verso una consapevolezza pi ampia, pi reale. Mentre i
mutamenti che soggiacciono sotto linfluenza di Osiride rientrano in
un processo di trasformazione sopra un piano orizzontale dunque
allinterno di un circuito chiuso in se stesso le modificazioni
animate dallo spirito di Khepry contraddistinguono uno sviluppo
verticale, unascesa alchemica verso il divino nascosto dentro di s.
Per quanto si possano ricercare modificazioni caratteriali e
comportamentali in vista di una vita pi piena, pi felice, pi
appagante e pi emozionante, o per quanto si possano sviluppare
poteri e capacit non ordinarie in grado di percepire od anche
manipolare una realt pi sottile di quella apparente, tutto ci
rientrer sempre allinterno di un circolo vizioso sottostante alle
medesime leggi di natura terrena, da non confondere quindi con il
regno spirituale.

87

Figura 22 Il dio Khepry.

Un concetto analogo lo si ritrova in tutte le dottrine nate con lo


scopo di condurre lessere umano verso la meta della liberazione. La
Ruota della Vita presente nelliconografia buddista tibetana (figura
23), rappresenta proprio lininterrotto ciclo di vita-morte-rinascita, il
SAMSARA. In esso ogni individuo pu sperimentare condizioni
esistenziali che potremmo definire infernali o celestiali, ma anche in
questo secondo caso non sar libero dal Signore del Tempo, il
padrone delle illusioni (che nellimmagine sostiene il cerchio
mordendolo).
Nella stessa illustrazione simbolica viene spesso raffigurata una
piccolissima strada che fuoriesce dallimmensa ruota per condurre
verso la condizione di Buddha (in alto a destra), colui che si
risveglia dal sonno della coscienza, osservando dallesterno i suoi

88

simili in modo distaccato e libero, con il solo fine di indicare loro la


Via.

Figura 23 La Ruota della Vita secondo il buddismo tibetano.

89

Ecco allora che lo stato coscienziale rappresentato da Khepry


individua quella forza in grado di guidarci nelle lotte interiori cui ci
troviamo immersi quotidianamente, dove uno schieramento tende a
tenerci vincolati alla natura ciclica mentre laltro a spingerci fuori da
essa per risorgere a nuova vita.
Una considerazione del genere ci porta a comprendere pi da
vicino il motivo per cui il simbolo di questo dio stato scelto come
geroglifico per delineare il nome della corona del trionfo, laddove
colui che la porta in capo ne ispirato a tal punto da trovare la forza
di perseguirne i dettami attraverso le difficolt dellesistenza, mosso
da un desiderio di libert in grado di trascendere le forze avverse: le
illusioni.
Non a caso il piccolo insetto nero, lo scarabeo, si pu osservare in
natura nel suo paziente lavoro di raccogliere gli escrementi per
deporvi le uova, e poi formarne delle pallottole nere da cui
nasceranno i suoi piccoli. Quale migliore rappresentazione
alchemica! Elaborare pazientemente la materia informe e putrida per
trasformarla in un ambiente fertile da cui nascer nuova vita. Da ci
possiamo facilmente dedurre il motivo per cui ancora oggi lo
scarabeo viene associato seppur in modo molto sbrigativo alla
fortuna e al buon auspicio, divenendo forse il souvenir pi noto nelle
attuali mete turistiche egiziane.
Khepry incarna il risveglio di un rivoluzionario modo di vedere la
vita e di porsi in essa, un approccio creativo completamente
svincolato dai classici modelli trasmessi dalleducazione e dalla
cultura. Egli pi propriamente lINTELLIGENZA DEL CUORE,
generalmente assopita nella maggior parte degli esseri umani e
facilmente confusa con aspetti caratteriali emotivi o buonisti. Tale
intelligenza va al di l di parametri specifici con cui poterla
identificare dallesterno; essa emerge in ciascuno di noi a mano a
mano che si dissolvono i veli delle proprie false personalit tenute in
vita da una moltitudine di paure e attaccamenti.
Interessante notare infatti come la prospettiva dello scarabeo
visto dallalto ricordi quella della calotta cranica, custode
dellorgano preposto alla ragione umana, cos come Khepry lo
dellintuito (figura 24).

90

a questo tipo di intelligenza, la ROSA DEL CUORE, nella sua


disarmante semplicit, cui tutte le dottrine fanno riferimento come
prerogativa per riscoprire la realt divina dentro di s.
Convertitevi, poich vicino il regno dei cieli.16

Facendo riferimento a tale monito si sono compiuti nellarco


della storia ogni sorta di efferatezze e guerre sante. Il concetto di
conversione stato comodamente utilizzato per scopi colonialistici,
dove il forzare altre culture e civilt ad aderire a un credo cristiano
liberamente interpretato equivaleva nei fatti a controllarle e
dunque sfruttarle con pi facilit. La tendenza umana a voler
imporre ad altri il proprio credo nasconde sempre fini egoistici,
siano essi di natura economica, di potere, di affermazione o
semplicemente di compensazione per le proprie profonde incertezze
ed insicurezze.

Figura 24 Lo scarabeo e la calotta cranica a confronto.

16

Vangelo (Mt 4,17).

91

Ma i principi alla base di ogni tradizione, vissuta nella sua


purezza, sono estremamente chiari e rigorosi nellescludere ogni
forma di coercizione nel cammino spirituale. Tutte le dottrine sono
consapevoli di portare in serbo lo stesso Insegnamento Universale,
come potrebbero dunque veicolare messaggi di superiorit nei
confronti delle altre?
Non si pone certo come voce fuori dal coro il cristianesimo: la
parola conversione infatti la traduzione del termine greco
originario di metanoein, che significa letteralmente CAMBIARE
MENTALIT o CAMBIARE NEL CUORE. Ben lontani dunque da
un dover aderire ad una religione piuttosto che unaltra.
Sostituire un credo con un altro, senza effettuare uneffettiva
conversione nel proprio intimo, equivale semplicemente a riempire
la propria mente di pensieri diversi da quelli precedenti, cosa che
non provocher nessun reale cambiamento.
Parimenti, mantenere una stessa fede religiosa con una
disposizione danimo tanto flessibile da permettere una continua
messa in gioco del proprio modus operandi, rimanendo sempre tesi
verso lascolto di unintelligenza di fondo in grado di valicare i
limiti di una logica assordante, potrebbe coincidere a pieno titolo
con uneffettiva conversione.
Un approccio di questo tipo non implica labbattimento della
ragione, ma un suo decisivo ridimensionamento nelle scelte vitali
che siamo chiamati ad affrontare nel corso dellesistenza. infatti
importante comprendere che il pensiero discorsivo a governare
tutta la nostra vita, e che per sua stessa natura non pu offrire
soluzioni creative ai problemi, ma ci spinge nel rimuginare sempre
allinterno di rivisitazioni di esperienze passate o ipotesi future. Ogni
attimo unico ed irripetibile, e non vi sar razionalit in grado di
fissarlo ed analizzarlo senza perderne il valore vitale.
Il giusto posto della ragione quello di affiancare gli impulsi di
una coscienza superiore, dellintelligenza del cuore appunto, senza
soffocarne i sussurri o filtrarne i messaggi per meglio adattarli al
proprio egoismo. In altre parole, mente e cuore devono imparare a
collaborare armonicamente; ogni dissonanza tra loro non potrebbe
portare buoni frutti ma solo dogmatismo, fanatismo, sofferenza e
caos. Ben identific Ges questa necessit vitale.

92

Ma il vostro parlare sia: S, s; no, no; poich il di pi viene


dal maligno.17

La tradizione egizia illustra in modo meraviglioso il potenziale


equilibro tra i due aspetti attraverso i geroglifici che li
rappresentano. Un altro modo di definire lintelligenza del cuore
infatti sya, in geroglifico

traducibile come INTELLIGENZA INTUITIVA, limpulso


horusiano che tende a sintetizzare le percezioni per farne emergere
un aspetto vitale.
Al suo opposto troviamo la funzione cerebrale ays, in geroglifico

letteralmente INTELLIGENZA COMPARATIVA, limpulso


sethiano razionale analitico e separatore.
facilmente osservabile come i due termini siano
figurativamente speculari, luno il riflesso dellaltro, evocando in tal
senso la naturale necessit di conciliazione, dove il primo impulso
sar veicolato dal secondo, la mente al servizio del cuore.
Ma il processo che conduce a un tale equilibrio, per quanto
appaia concettualmente molto semplice, si concretizza in una sottile
lotta interiore, trovando nella vita quotidiana il campo di battaglia
ideale.
La scelta di accettare apertamente questa sfida richiede una
sincera aspirazione e una forte determinazione, dato che le difficolt
e le ripetute sconfitte non si faranno certo attendere. Non a caso gli
egizi consideravano la mente razionale il laboratorio di Seth, nella
quale moltitudini di ingegnosi alibi e giustificazioni sono sempre in
agguato per reprimere od alterare ogni eventuale barlume di
consapevolezza spirituale.

17

Vangelo (Mt 5,37).

93

La natura dei conflitti


Possiamo ora volgere nuovamente lattenzione alle simbologie
guerriere per ricercarne un significato che travalica i limiti
dellapparenza. La raffigurazione del faraone nel bel mezzo di una
battaglia (figura 21) potrebbe non essere dissimile dalla condizione
interiore descritta nel pi famoso poema sacro indiano: la Bhagavad
Gita (figura 25).
In tale trasposizione simbolica viene infatti narrato lo stato
coscienziale in cui si trova liniziato, Arjuna, nel momento in cui
riconosce al suo fianco Dio stesso nelle vesti del fedele amico,
Krishna, che lo ha sempre accompagnato nel corso della vita ma che
solo ora gli si rivela apertamente per incitarlo al combattimento e per
indicargli il Cammino.

Figura 25 La battaglia di Arjuna nella Bhagavad Gita.

Il campo di battaglia in cui il protagonista si ritrova prende il


nome di Kurukshetra la vita quotidiana e gli avversari che
94

tenuto ad affrontare ed uccidere sono i membri della sua stessa


famiglia, parenti, mentori ed amici del passato.
Possibile che la divinit sia cos crudele da condurre il devoto a
macchiarsi le coscienza con simili omicidi, contravvenendo al
dettame universale di non uccidere? Eppure non necessario
giungere fino alla tradizione indiana per scorgere simili paradossi.
Non pensate che io sia venuto a mettere pace sulla terra; non
sono venuto a metter pace, ma spada. Perch sono venuto a
dividere il figlio da suo padre, la figlia da sua madre, la nuora
dalla suocera; e i nemici delluomo saranno quelli stessi di
casa sua. Chi ama padre e madre pi di me, non degno di
me; e chi ama figlio e figlia pi di me, non degno di me.
Chi non prende la sua croce e non viene dietro a me, non
degno di me. Chi avr trovato la sua vita la perder; e chi
avr perduto la sua vita per causa mia, la trover.18

Siamo stati abituati fin da piccoli ad immaginare la figura di


Ges come un essere estremamente amorevole, dolce e
compassionevole; la medesima cosa credo la si possa affermare
relativamente allimmagine di Krishna per gli indiani. Possibile
dunque che la dottrina di questi grandi inviati si riduca nel gettare
semi di discordia tra le persone? O come fare per conciliare tali
insegnamenti con il loro messaggio di amore verso il prossimo?
Torniamo dunque alla nostra ipotesi di lavoro iniziale,
considerando ogni descrizione od incitamento bellico come
unevocazione simbolica di una condizione in cui ognuno di noi pu
rispecchiarsi dentro la propria sfera interiore.
In quante occasioni ci ritroviamo infatti a dover compiere delle
scelte nella vita e a sentirci per questo combattuti da una parte di s
che vorrebbe perseguire una strada e unaltra parte che desidererebbe
andare in unaltra? Spesso poi, le parti in gioco non sono solamente
due ma ne intervengono molte altre. Non occorre allora andare
molto lontano per assistere ad uno scontro di diversi schieramenti.
Il nostro comune stato dessere di natura conflittuale. Divenirne
consapevoli non significa creare nuovi problemi esistenziali come
spesso alcuni di noi si trovano a pensare quando viene loro
18

Vangelo (Mt 10,34).

95

consigliato di volgere dentro di s lattenzione ma significa


riconoscere uno stato dessere cui siamo inevitabilmente soggetti,
volenti o nolenti.
Un cammino iniziatico (al di l del nome altisonante che pu far
pensare a chiss quale tecnica occulta e segreta) passa proprio
attraverso un meticoloso studio di s, dei conflitti in atto, degli
schieramenti in gioco e del movente che li ha condotti a
fronteggiarsi in battaglia.
Il primo passo quello di divenire uno spettatore cosciente
dellarena interiore, di aprire gli occhi di fronte ad una sottile guerra
che si svolge quotidianamente nelle profondit dellanimo. A ben
osservare vi possiamo scorgere molteplici personalit che si
contendono la supremazia le une sulle altre, in una lotta di potere
senza sosta, nonostante talmente impercettibile da mantenere in noi
viva lillusione di essere persone integre e dotate di un Io stabile.
Ma le sensazioni di disagio che accompagnano spesso la nostra
esistenza possono ritrovare le loro radici anche in altri aspetti
conflittuali, come ad esempio la dissonanza causata tra ci che si e
ci che si vorrebbe essere, o ancora tra ci che si e ci che si pensa
di dover essere. Nulla provoca pi spossatezza del prendere atto di
come le nostre azioni e i nostri comportamenti siano spesso in piena
contraddizione con pensieri e buoni propositi.
Una tale prospettiva offre una solida base interpretativa per
comprendere a fondo gli accadimenti bellici descritti nei pi
importanti poemi sacri, per i quali sono sorte non poche perplessit
in merito alleffettiva veridicit dei fatti narrati. Potremmo allora
decidere di scartarne a priori ogni validit per via della loro
infondatezza storica, o volgerci ad essi con un punto di vista meno
comune ma sicuramente pi prezioso.
Per esempio, la tanto nota battaglia di Kadesh (figura 21),
documentata nelle raffigurazioni di ben sette monumenti dellantico
Egitto, rappresenta uno scontro bellico avvenuto tra il faraone
Ramesse II e lesercito Ittita sulle rive del fiume Oronte in Siria.
Secondo il resoconto egizio il faraone ottenne una memorabile e
gloriosa vittoria, sottomettendo gli stranieri alla sua volont; peccato
che gli storici moderni siano propensi ad affermare che a vincere
furono gli Ittiti.

96

Il poema egizio si rivela essere unopera surreale delle gesta del


faraone, di carattere quasi propagandistico e di molto lontano dal
potersi considerare un effettivo resoconto della battaglia. Di fronte
ad esso ci si pu dunque porre con un duplice atteggiamento: o
credere che il faraone abbia voluto ingannare il suo popolo per
coprire lumiliazione di una sconfitta subita in tal caso risulta
difficile comprendere come possa aver nascosto levidenza di una
ritirata di circa 20.000 uomini oppure considerare tale battaglia
come unoccasione storica per mettere in scena unavventura mitica
di natura quasi esclusivamente simbolica.
Ci cui liniziato ambisce proprio il raggiungimento della
PACE INTERIORE, ponendo fine ai conflitti che attanagliano la sua
vita. Mentre il faraone simboleggia la nostra Essenza, gli stranieri
sono i nemici da affrontare e sconfiggere, in altre parole gli aspetti di
noi che non ci appartengono, estranei appunto, e che mirano a
tenerci legati ad essi nel caos del mondo dialettico. Tra essi vi
troviamo le paure, insicurezze, invidie, avidit, dubbi, pregiudizi,
abitudini, eccetera. Se volessimo identificarli in una parola sola: ego.
interessante osservare come la parola egizia pace, hotep, in
geroglifico

figurativamente, considerando i caratteri fondamentali che li


compongono, il riflesso del nome del dio PTAH (figura 26), Ptah
anche in egizio e in geroglifico

simbolo della SCINTILLA DIVINA ancora imprigionata nella


materia, in attesa di essere liberata per poter esprimere la sua vitalit.
Lunione di queste due parole d vita ad un nome molto noto
nellantico Egitto, PTAH-HOTEP, in geroglifico

97

associabile sia ad un personaggio realmente esistito quanto ad


una figura simbolica, per nulla dissimile dalla possibile realt
storico-mitologica di Ges Cristo o Cristiano Rosacroce. Il nome
Ptah-Hotep si presta infatti a molteplici possibilit di traduzione ed
interpretazione, la prima delle quali potrebbe essere COLUI NEL
QUALE LA SCINTILLA DIVINA HA TROVATO LA PACE.

Figura 26 Il dio Ptah.

Egli contraddistingue infatti lessere umano che ha conciliato il


divino con la propria individualit terrena, librandosi oltre i limiti
della dualit per raggiungere la pace interiore, la liberazione.
Analizzando il nome privo dellaggiunta convenzionale di vocali,
ci si trova di fronte ad un palindromo:
P-T-H-H-T-P

98

che individua nel suo centro il proprio equilibrio, la stabilit


interiore, il ritrovamento del proprio centro di gravit permanente,
cos come le due intelligenze dellessere umano (analizzate in
precedenza) trovano la loro piena e corretta vitalit nellequilibrio.
Lunione delle due parole che compongono il termine Ptah-Hotep
rimandano infatti allidea di una scintilla divina cui stata offerta
lopportunit di ritrovare la pace, liberandosi dalle costrizioni
illusorie del mondo, ponendo fine alleterna lotta contro i nemici
interiori che mirano al lento soffocamento della sua voce.
Ad una figura di cos ampia portata viene attribuito un magnifico
testo sacro, valutato come uno dei pi antichi scritti dellumanit,
risalente a circa 4500 anni or sono. Stiamo parlando
dellINSEGNAMENTO DI PTAH-HOTEP, considerato a tutti gli
effetti come lequivalente egizio del Tao Te Ching cinese.
Tale libro costituito da una serie di massime che sono state a
lungo presenti nella storia dellantico Egitto, sopravvivendo fino ai
giorni nostri grazie alla protezione dei monaci copti, i probabili
discendenti delloriginaria civilt faraonica (oggi infatti la maggior
parte degli abitanti del paese dEgitto sono i discendenti dei
colonizzatori arabi) che hanno cercato di mantenere viva la Gnosi
egizia velandone il messaggio per mezzo del simbolismo cristiano.
Ma per tornare allanalisi della natura conflittuale, anche nella
Bibbia possiamo trovare diversi riferimenti, alcuni pi espliciti
mentre altri pi velati. Un esempio tanto evidente quanto enigmatico
lo si incontra nellEsodo.
Il Signore disse a Mos: Quando sarai tornato in Egitto,
avrai cura di fare davanti al faraone tutti i prodigi che ti ho
dato potere di compiere; ma io gli indurir il cuore ed egli
non lascer partire il popolo.19 [] Mos e Aronne fecero
tutti questi prodigi davanti al faraone; ma il Signore indur il
cuore del faraone, ed egli non lasci uscire i figli dIsraele dal
suo paese.20

In diverse occasioni nel corso del racconto delle dieci piaghe


dEgitto, il faraone sembra infatti ravvedere la sua posizione in
19
20

Bibbia, Esodo 4,21.


Bibbia, Esodo 11, 10.

99

merito al popolo ebraico, pronto a lasciarlo partire in pace verso la


sua terra promessa; ma ogni volta interviene il Signore per indurirgli
il cuore.
Per quale assurdo motivo Dio avrebbe allora chiesto al suo pi
caro devoto di compiere unimpresa nella quale lui stesso sarebbe
poi intervenuto per interferire? Ci troviamo forse di fronte ad
uningiustizia e un sadismo divini? Oppure questo aneddoto
potrebbe rivelare la necessit vitale di passare attraverso le diverse
esperienze conflittuali?
In questo caso infatti Dio stesso a spronare continuamente
Mos nel recarsi al cospetto del faraone, figura autoritaria che il
profeta teme e che non si sente allaltezza di affrontare. Ma il
destino lo chiama a compiere una simile impresa, cos come Krishna
chiama Arjuna ad impugnare con coraggio le sue armi per
limminente battaglia. Saranno proprio le difficolt insite in una tale
esperienza che gli permetteranno di fuoriuscirne pi forte, pi
consapevole.
Potremmo dedurre che proprio grazie a questo difficile compito
Mos ha potuto maturare pi che mai il forte senso della presenza
divina dentro di s. A ben guardare infatti la pi corretta traduzione
delle parole rivoltegli da Dio, emerge un particolare di straordinaria
importanza:
Vieni dal faraone.21

Vieni, non v. In altre parole, il Signore era perfettamente


consapevole delle paure che affliggevano Mos, della sua sensazione
di inferiorit nel porsi di fronte ad una cos ampia impresa, per
questo gli disse: Vieni con me dal faraone, ricordandogli che
sarebbe stato sempre con lui, dentro di lui.
Nel porci di fronte alle difficolt della vita, Dio sembra offrirci la
possibilit di rivoluzionare il nostro comune atteggiamento mentale
di paura e senso di abbandono. Egli ci invita ad andare con lui, a
ricercarne la presenza attraverso tutte le esperienze che siamo
chiamati ad affrontare, consapevoli che in definitiva come nel caso

21

Bibbia, Esodo 9,1.

100

di Mos sar sempre lui a dar vita alle nostra battaglie e ad agire in
noi anche per mezzo di coloro che consideriamo nemici.

Figura 27 Il simbolo di Horus evidenziato nel cerchio.

Figura 28 Horus scolpito dietro il capo del faraone

101

Ecco infine lo scopo di ogni battaglia interiore: la conoscenza di


s e il senso della Presenza. Diviene ora pi chiara limmagine di
Horus spesso raffigurata nella corona del trionfo (figura 27) o
scolpita dietro il capo nelle statue dei faraoni (figura 28). Tale
infatti il simbolo della VOCE DI HORUS, della Presenza divina, del
Signore al nostro fianco, dellamicizia di Krishna.

Il servizio disinteressato
Secondo una storiella ebraica, ad un rabbi molto giusto fu
concesso di visitare ancora in vita il purgatorio, Gehenna, e il
paradiso, Gan Eden. Venne prima condotto verso il purgatorio e,
man mano che si avvicinava, poteva udire sempre pi nitidamente
terribili grida di uomini e donne fortemente tormentati; varcata la
soglia vide un gran numero di persone sedute a banchetto intorno ad
una grande tavola apparecchiata in modo lussuoso ed imbandita con
i cibi pi prelibati che si possano immaginare. Non riuscendo a
capacitarsi del motivo per cui soffrissero tanto, il rabbi si accorse
dopo qualche attimo che i loro gomiti erano invertiti, in modo tale da
non poter piegare le braccia per portarsi il cibo alla bocca. Il rabbi
venne poi condotto verso il paradiso, dove echeggiavano gi in
lontananza forti risa di gioia e di festa. Ma con sua grande sorpresa
si imbatt in una scena simile alla precedente: uomini e donne seduti
ad un sontuoso banchetto, ed anche in questo caso con i gomiti alla
rovescia. Solo un particolare era diverso: ognuno di essi portava il
cibo alla bocca del proprio vicino o della propria vicina.
Il concetto di servizio indissociabilmente legato ad un percorso
di consapevolezza, a tal punto che risulta difficile stabilire quale dei
due sia la conseguenza dellaltro. Tutti i grandi maestri della storia
sono noti per la loro totale dedizione al prossimo, instancabilmente
occupati ad offrire i propri servigi al fine di indicare la Via ed
incoraggiare a percorrerla.
Poich la vita nello Spirito, con lo Spirito e attraverso lo
Spirito innanzitutto unificatrice. [] Il segreto del successo
sta nel non limitarsi soltanto a cercare, ma nel voler anche
costruire; e ci non per se stessi, ma innanzitutto al servizio

102

degli altri [] Servire gli uomini il solo modo per ottenere


la resa di s. Solo servendo gli altri infatti simpara a
dimenticare se stessi; solo mettendosi al servizio degli uomini
lIo eliminato, annientato, purificato. Solo mettendosi al
servizio degli uomini si pu percorrere il cammino.22

Diviene dunque un paradosso spirituale la ricerca della


liberazione per se stessi, per sentirsi meglio e per poter essere
riconosciuti e rispettati come maestri illuminati. Lo scopo della
liberazione di aiutare i propri simili nel raggiungimento dello
stesso fine. Ecco perch un vero maestro difficilmente si proclama
tale; ecco perch un rosacroce non dichiara di esserlo, vive
semplicemente la sua condizione in totale umilt, completamente
indifferente al fatto che il mondo intorno a lui possa accorgersi o
meno del suo stato.
Mille Cristo possono essere venuti prima e dopo la scomparsa di
Ges senza che nessuno di noi se ne sia mai accorto. Diverse
condizioni storiche, religiose e politiche hanno permesso che una
figura di duemila anni fa divenisse particolarmente nota, ma siamo
realmente convinti che se oggi fosse vivo tra noi un simile uomo o
donna si porrebbe sotto i riflettori? Siamo inoltre sicuri che il
mondo di oggi sarebbe in grado di accettare il suo messaggio
rinnovato? E ancora, siamo cos certi di poter essere noi per primi in
grado di riconoscerlo?
Deificare un grande maestro dopo la sua morte rischia di divenire
molto pi comodo che deificarne gli insegnamenti: mentre il primo
non pu pi garantire la sua presenza fisica per stimolare e
correggere severamente, i secondi, se vissuti con estrema onest,
possono continuare a mantenerne vivo il messaggio nel tempo. Ma
la difficolt di poterli accogliere, sperimentare e vivere, risiede
proprio nella loro natura non egoica, in netto contrasto con le
comuni aspettative di poterne ottenere un tornaconto personale.
Uno dei principali appellativi spesso associato al nome del
faraone hem, in geroglifico

22

Jan van Rijckenborgh, La Gnosi nella sua manifestazione attuale, Edizioni Lectorium
Rosicrucianum, Milano, 1991.

103

comunemente tradotto come SUA MAEST, che ha in realt il


significato letterale di SERVO.
Il simbolo della parola raffigura un picchetto, ossia ci che
designa lasse, la stabilit interiore, la lealt incorruttibile verso il
benessere del proprio popolo, la capacit di non essere influenzati da
interessi personali nelladempiere alla propria missione. Il rimando
alla scena del Vangelo in cui Ges lava i piedi ai suoi discepoli
evidente; tale compito era infatti una consuetudine dei servi.
Sempre al concetto di servizio legato il termine SACERDOTE,
hem neter, in geroglifico

letteralmente SERVO DI DIO.


Lepiteto hem assume unimportanza fondamentale nella
tradizione egizia e rappresenta molto di pi di una semplice nozione,
simboleggia la PASSIVIT VIVENTE, lo stato di non volont
personale. Tale condizione interiore lunica in grado di accogliere
limpulso di saggezza, di captare la Luce divina e di conoscere
infallibilmente i principi universali. Ecco la vera maest regale.
Lo stesso concetto viene veicolato dalla tradizione cinese con il
termine wu wei, in ideogrammi

traducibile come NON AZIONE, da non confondersi come


indolenza o pigrizia. Essa da intendersi piuttosto come unazione
disinteressata, scevra dallattaccamento al risultato, dalle aspettative
di poterne cogliere e gustare i frutti.
Il wu wei il fine della saggezza, potremmo anzi dire che
lattuazione stessa della saggezza. Il sapiente non infatti mai
immobile, sempre attivissimo ma completamente libero da ogni
secondo fine che non sia quello di agire per amore della vita e in
equilibrio con essa.
104

Occorre dunque uno sforzo elevato per comprendere la


profondit di questo messaggio, giacch la prospettiva vitale radicata
nelle nostre cellule viziata da una forte cultura utilitaristica, per la
quale ogni nostra azione deve mirare ad un preciso fine, sia esso
materiale od affettivo, anche a scapito del benessere altrui. E il
problema non si esaurisce qui, dato che nella maggior parte dei casi
coloriamo ogni nostra azione con splendide motivazioni altruistiche,
senza valutare realmente ci che ha mosso lagire.
Eppure ritroviamo in tutte le dottrine la necessit di divenire
consapevoli delle reali cause che muovono la nostra vita, per
trasmutare infine la volont personale nella volont di Dio. Possiamo
infatti leggere ci che Krishna insegna ad Arjuna:
Compi sempre i tuoi doveri senza essere attaccato ai risultati,
perch colui che compie il suo dovere senza alcun
attaccamento raggiunge il Supremo. [...] Cos come
lignorante agisce per attaccamento al frutto dellazione, o
discendente di Bharata, anche il saggio compie il proprio
dovere, ma senza attaccamento, per beneficiare il mondo.
[] Coloro che desiderano il successo nelle attivit
interessate adorano gli esseri celesti in questo mondo, perch
tale metodo permette di ottenere molto velocemente il
successo nellazione interessata.23

Tali parole esprimono con chiarezza e forza il fine cui un sentiero


spirituale deve condurre, e ne evidenziano efficacemente anche il
grosso pericolo insito nel percorso: lasciarsi sedurre dalle
potenzialit che ogni dottrina veicola per volgerle a proprio
vantaggio.
Sempre pi spesso possiamo infatti leggere o entrare in contatto
con nuovi metodi e sistemi che, facendo riferimento ad antiche
tradizioni, provano a riattarne gli insegnamenti promettendo un
sicuro successo nella vita economia ed affettiva. Ma non questo il
fine dei percorsi spirituali nella loro purezza, non lo mai stato n
mai lo sar. Ci non significa che sia semplice superare la propria
volont personale, ma sicuramente disonesto e pericoloso
nascondere i propri limiti con alibi spirituali.
23

Bhagavad Gita, (III, 19; III, 25; IV, 12).

105

Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrer nel regno


dei cieli, ma chi fa la volont del Padre mio che nei cieli.
Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non
abbiamo forse profetato nel tuo nome, e col tuo nome
abbiamo cacciato i demoni e col tuo nome abbiamo fatto
molti prodigi? E allora dir loro apertamente: Mai vi
conobbi. Allontanatevi da me operatori di iniquit.24

Non sufficiente aderire con fervore ad una fede religiosa per


avvicinarsi al divino. Accogliere nuove idee e convinzioni ed
assumere un nuovo linguaggio ricco di termini spirituali,
mantenendo per sostanzialmente inalterato il proprio modo di
rapportarsi con il mondo, equivale semplicemente a colorare con
nuove tinte la stessa parete.
La verit che dietro la cosiddetta parola Dio ci si pu
nascondere meglio di qualsiasi altra cosa; essa pu voler dire tutto o
niente. In suo nome pu alimentarsi comodamente ogni sorta di
desiderio egoico, cos come pu essere attinta quella forza in grado
di far nascere un nuovo nucleo vitale. La differenza la potr stabilire
ognuno per s, nel proprio intimo, purch il livello di onest
interiore sia tale da permettere di affrontare con coraggio le dure
verit che si potranno incontrare.
Di conseguenza, il servizio disinteressato pu facilmente
confondersi con un falso umanitarismo, nel quale, dietro a grandiose
opere in favore del prossimo, si celano sottili interessi pi o meno
consapevoli di auto-affermazione o di un riconoscimento dalla vita
pari alle energie investite.
Per quanto non si possa non essere grati a tutti coloro che
svolgono attivit di aiuto, per amor del vero sar comunque
importante una profonda riflessione sulle motivazioni soggiacenti,
non per ritornare sui propri passi, bens per elevare in senso
realmente spirituale una cos nobile impresa. Le parole di Schwaller
de Lubicz corrono in aiuto per comprendere meglio cosa significa
votarsi al servizio:

24

Vangelo (Mt 7,21).

106

significa voler dare e poter dare; significa saper attingere alla


fonte inesauribile e offrire questo alimento a coloro che
hanno fame e sete, nella forma che a loro si conf.
LAltruismo il criterio per riconoscere luomo che
oltrepassa lumanit.25

Risulta forse ora ancora pi chiaro quanto sia difficile giudicare


dal di fuori la purezza o meno di unazione altruistica. Grandi
personaggi noti per la loro propensione al prossimo possono in realt
nascondere doppi fini di carattere personale, mentre altri individui
sconosciuti che agiscono nella loro sfera vitale con piccoli gesti
sinceri possono incarnare pienamente la passivit vivente, liberi da
ogni vincolo egoico.
In conclusione, importante considerare che lanalisi del
concetto di volont divina rimanda subito allidea di enormi imprese,
di gesta eclatanti che necessitano di una certa mole di energia per
essere attuate. Nulla di pi lontano dalla realt. Ogni dottrina
sottolinea che la Via per tutti e alla portata di tutti, ed proprio
nelle piccole cose che essa pu e deve essere vissuta e sperimentata.
Occorre dunque vigilare affinch lidea di una inarrivabile Volont
di Dio non diventi una buona giustificazione per la propria pigrizia
interiore.

25

R.A. Schwaller de Lubicz, Verbo Natura, Tre Editori, Roma, 1998.

107

108

La ricerca di Ak-Yb-Ka
III.
CON NUOVI OCCHI

Circa un anno trascorse dallemozionante incontro con il


faraone, padre spirituale dEgitto. Pochi attimi, ma quale intensit!
Al ricordo di tutte le certezze e conoscenze con le quali giunse
fino a quel magico momento, un lieve sorriso gli si impresse sul viso.
Era ancora viva infatti la dolorosa ma liberatoria sensazione
provata nel trovarsi faccia a faccia con la sfinge. Quante illusioni
coltivate e quante chimere inseguite! Mai avrebbe prima di allora
immaginato come molte conoscenze potessero essere proposte sotto
le mentite spoglie di insegnamenti spirituali. Quanti inganni sul
Cammino! Ma nessun rimpianto sfiorava il suo cuore; egli sapeva
che tutto quanto aveva compiuto con la massima intensit gli aveva
comunque permesso di raggiungere quel luogo, o meglio
quellintima sfera vitale.
Quanta severit dovette poi fronteggiare da parte dei maestri.
Quante liti e incomprensioni si sono consumate con i suoi compagni.
Fino a maturare lentamente, ma sempre pi limpidamente, come in
realt la sua ricerca spirituale fosse principalmente trainata da
desideri di auto-affermazione che nulla avevano in comune con la
purezza poi assaporata. Tutto quello che pensava di aver
conquistato per potersi meritare lingresso nel Tempio, stato in
realt tutto ci che ha dovuto con sofferenza abbandonare, come
una zavorra pesante. In vista di quale gioia, per!
I padri della Scuola dei Misteri, a differenza di quanto lui aveva
sempre creduto, non smisero mai di seguire con attenzione e
compassione ogni passo da lui compiuto dal momento della sua
nascita in questa vita, ma non gli aprirono le porte della Scuola per
premiare le sue conoscenze acquisite, bens per dare spazio a quella
sua predisposizione di cuore che rivelava una scintilla divina pronta
a destarsi alla vita.

109

Anche il faraone era ben consapevole di questa sua realt


interiore, e la riconobbe subito al primo incontro. Per tale motivo lo
affid direttamente alla protezione e alla guida del Grande Maestro
del Tempio dEgitto, cui il faraone stesso si rivolgeva in segreto per
chiedere consiglio sulle questioni pi difficili e delicate.
Severo linsegnamento, ma delicata ed accogliente la Luce cui
esso conduce.
Ad Ak-Yb-Ka venne cos rivelato il nome e laspetto di colui che
svolgeva una semplicissima vita in mezzo al popolo a parit di
diritti e doveri pur non essendo riconosciuto da esso per la sua
incommensurabile funzione spirituale. E fu per questo motivo che
venne chiesto al novizio di custodire per sempre in segreto tale
identit.

110

La Casa della Vita

Due livelli di insegnamento


Seguendo le diverse citazioni storiche e secondo quanto viene
tradizionalmente tramandato, nellantico Egitto era presente una
forma di istruzione che potrebbe essere suddivisa in due livelli, non
necessariamente consecutivi luno allaltro.
Da un lato veniva impartita unistruzione di tipo ordinario, con lo
scopo utilitaristico ma necessario di formare delle persone in
grado di soddisfare alcune esigenze sociali. Era questo il caso degli
scribi, il cui compito si concretizzava nellamministrazione pubblica,
nella contabilit e nella stesura o riproduzione delle opere letterarie.
Dallaltro lato, per una cerchia pi ristretta di persone, veniva
invece concesso di accedere ad un altro tipo di istruzione,
uneducazione superiore improntata sulla conoscenza dei principi
vitali che regolano lesistenza.
La scuola allinterno della quale venivano impartiti questi due
livelli di istruzione prendeva il nome di CASA DELLA VITA, in
egizio per-ankh e in geroglifico

sede dellinsegnamento esteriore ed interiore.


Tale scuola era molto rinomata nel mondo antico, considerata
centro iniziatico per eccellenza, tanto che diversi grandi personaggi
divenuti noti nella nostra cultura occidentale furono formati proprio
allinterno di essa. Pensiamo ad esempio a Plutarco, Pitagora,
Platone, al Giuseppe biblico e, secondo alcune ipotesi storiche,
anche a Mos.
La maggioranza del popolo invece, nonostante fosse molto
rispettoso dei culti religiosi e delle festivit tradizionali dei neteru,
non prestava molta cura allo studio della scienza dello spirito, ma si
accontentava di ci che pi superficialmente veniva offerto in modo
letterale dalla mitologia.
111

In compenso, qualsiasi persona indipendentemente dal sesso,


dallet e dalla classe sociale di appartenenza poteva risalire tutti i
gradini della scala del TEMPIO, hut neter, in geroglifico

letteralmente CASA DEL DIO, il cuore della Casa della Vita


adibito allinsegnamento interiore.
La terra dEgitto ancora oggi costellata da numerose opere
templari, erette sulla base di principi architettonici di inaudita
precisione e magnificenza. Ma non a tali templi che ci si riferisce
in questo caso, bens a quella CONOSCENZA SACRA da cui essi
traevano ispirazione, una conoscenza vitale ed impercettibile che
viveva e vivr sempre attraverso i tempi indipendentemente da un
suo riconoscimento ufficiale o meno, e che gli egizi denominavano
rek, in geroglifico

dove lultimo segno un papiro arrotolato e sigillato mette in


risalto il fatto che locchio umano non in grado di vederne lo
scritto, dunque deve ricercarne il senso non apparente tramite una
visione diversa da quella comune, oltre la logica e la razionalit: la
gi citata intelligenza del cuore.
Tale simbolismo spiega il motivo per cui in alcune raffigurazioni
di dei, faraoni ed iniziati, li si pu osservare con in mano un papiro
arrotolato: essi sono padroni di una scienza sacra che v al di l delle
parole, oltre il pensiero dialettico, e raggiungibile solo per
RIVELAZIONE, per intuizione diretta, non certo per una serie di
informazioni accumulate.
In Egitto vigeva dunque un sistema didattico proporzionato alle
capacit individuali, in grado di fornire ad ognuno gli elementi
necessari per stimolare linteresse e le capacit di lavoro, ma
riservava linsegnamento del Tempio a chi dimostrava di essere un
sincero cercatore, con la disponibilit ad accogliere una nuova

112

mentalit ed accettare senza riserve le forti responsabilit che una


scelta del genere imponeva.
Cos come oggi, anche allora era infatti essenziale rispettare e
tutelare gli insegnamenti fondamentali come lunico vero tesoro cui
lessere umano possa ambire. Tale il motivo per cui la cerchia
ristretta della sfera pi interiore del Tempio, composta dai grandi
saggi cui il faraone apparteneva non come figura dominante ma
come confratello paritario prestava una particolare attenzione al
mantenimento del SEGRETO, seshetet, in geroglifico

da non considerarsi con il significato generalmente inteso nella


nostra lingua, ossia come qualcosa che si vuole nascondere, bens
con una traduzione pi corretta del termine: INACCESSIBILE. Tale
infatti non ci che nascosto ma ci che non si in grado di
raggiungere o di conoscere per insufficienza di mezzi, di
consapevolezza.
Tale concetto strettamente collegato alla parola SACRO, theser,
in geroglifico

letteralmente METTERE IN DISPARTE, ad indicare che ci che


sacro deve essere tenuto lontano dal profano per proteggerlo da
esso. Possiamo rievocare a tal proposito le parole di Ges:
Non date la cosa santa ai cani, neppure gettate le vostre perle
davanti ai porci, perch non le calpestino con le loro zampe e,
voltatisi, non vi sbranino.26

Anche per tale motivo linsegnamento egizio si espleta attraverso


una modalit simbolica. Tutte le iscrizioni, la storia delle dinastie, le
mitologie, le raffigurazioni, possono essere considerate come
simboli, e in quanto tali possiedono diversi livelli di interpretazione
26

Vangelo (Mt 7,6).

113

via via pi profondi a seconda dello stato di coscienza di colui che si


appresta a studiarli.
Linsegnamento faraonico era infatti esposto sotto gli occhi di
tutti, sui muri dei templi, sulle steli, obelischi, nelle tombe; eppure la
vera scienza era inaccessibile a coloro che non erano educati alla
mentalit dei saggi, non per avidit di sapere ma per evitare che tali
messaggi potessero essere travisati od utilizzati per fini egoistici.
interessante considerate come il verbo INSEGNARE, seba, in
geroglifico

sia contraddistinto come segno finale da un uomo che tiene nelle


mani un bastone onde sottolineare la necessit di approcciarsi con
fermezza nel difficile compito della formazione, e di prestare dunque
molta attenzione nella sua delicata esecuzione.

Figura 29 Raffigurazione alchemica della visione del Reale.

114

Il penultimo geroglifico una stella invece la


rappresentazione simbolica per eccellenza dellinsegnamento; la
stella infatti una guida luminosa nel buio della notte, nel caos
dellesistenza. Lo stesso segno individua anche i concetti di PORTA
e di LUCE, precisando proprio il fatto che gli insegnamenti sono un
corpus di saggezze in grado di aprire la porta ed illuminare il
cammino verso un nuovo modo di vedere e vivere la vita, oltre le
apparenze (figura 29).

La meta della felicit


Per riprendere da unaltra prospettiva larte dellinsegnamento,
importante considerare il verbo ISTRUIRE, suta yb, in geroglifico

che significa letteralmente RENDERE FELICE IL CUORE,


compito tanto nobile quanto arduo e gravoso.
Per gli egizi non poteva essere contemplata una conoscenza priva
di un cuore capace di contenerla e metterla a frutto. Ecco perch una
reale istruzione non poteva ridursi ad una mera trasmissione di
informazioni, ma doveva necessariamente passare tramite una
formazione dellindividuo, un risveglio delle sue particolari facolt
creative. Possiamo leggere a questo proposito negli scritti di Seneca:
Ricordare custodire ci che stato affidato alla memoria,
mentre sapere significa far proprie le nozioni apprese e non
star sempre attaccato al modello, con lo sguardo sempre
rivolto al maestro. Chi accetta passivamente il pensiero di un
altro non trova, anzi non cerca neppure qualcosa di nuovo.27

Lobiettivo di ogni insegnamento non pu che essere la felicit


dellallievo, la sua capacit di adattarsi alla vita muovendosi in essa
27

Seneca, Lettere a Lucilio, BUR, Milano, 2002.

115

con flessibilit ed armonia, e ci pu realizzarsi solo tramite la


riscoperta di uno stile strettamente personale. Ogni altra forma di
indottrinamento non si potr mai definire realmente formativa e
costruttiva, ma piuttosto un modo per ricalcare sterilmente idee
altrui.
Sorge per il problema di comprendere cosa si intenda per
felicit, dato che intorno a questa parola si raggruppano spesso i
significati pi disparati. Se pur vero che la maggior parte di noi
condivide il fatto per cui dietro tutti i desideri che riempiono la vita
si nasconde la speranza di raggiungere definitivamente una tale
condizione, anche vero che difficilmente ci soffermiamo nel
cercare di capire a fondo cosa essa sia.
Potremmo allora partire dallanalisi di ci che non la felicit.
Siamo infatti generalmente portati ad identificarla con lentusiasmo,
ma a ben vedere esso solo una saltuaria scossa emotiva destinata
presto a svanire per lasciare il posto ad una sensazione contraria di
pari intensit.
Alcuni pongono invece il fine della felicit nel raggiungimento di
una stabilit economica o nel mantenimento di una buona salute, o
ancora nella realizzazione delle proprie ambizioni di notoriet,
carriera lavorativa, eccetera.
La cruda verit che nulla di tutto questo riesce mai ad
acquietare e soddisfare definitivamente la nostra ricerca; come veri e
propri tossicodipendenti ritorniamo in breve tempo alla carica per
colmare nuovamente una profonda insoddisfazione.
Come potrebbe infatti una reale serenit danimo dipendere da
eventi esterni? La natura stessa della vita impermanente e
imprevedibile. Vincolare dunque unidea di felicit a condizioni
esistenziali incontrollabili equivale a costruire una casa sulle pendici
di un vulcano attivo. Diviene dunque indispensabile un cambio di
rotta per concentrare la ricerca direttamente allinterno.
Il concetto di felicit viene espresso nella scrittura sacra egizia
per mezzo della parola au-yb, definibile anche come GIOIA, in
geroglifico

116

che significa letteralmente LARGHEZZA DI CUORE, in


esplicita contrapposizione ad un atteggiamento di contrazione, di
chiusura verso la vita e le altre persone.
La vera gioia dunque la capacit di condividere il proprio
cammino con il prossimo, metterne al servizio le esperienze affinch
possano arricchire quelle altrui, sapersi porre in discussione per
poter accogliere altri punti di vista, offrire il proprio aiuto ogni qual
volta le situazioni lo richiedano.
In cos poche parole pu dunque racchiudersi il segreto della
felicit? Secondo la dottrina egizia, s. Nulla di occulto, nulla di
complesso. La semplicit pi disarmante. Eppure, bastano pochi
tentativi per toccare con mano quanto il nostro modo dessere sia
lontano da una spontaneit del genere.
Potremmo leggere tutta la vita i pi diversi testi sacri,
memorizzarne gli insegnamenti carichi di amore verso il prossimo,
ma rimanere negli anni esattamente quelli di sempre, con le proprie
paure, insicurezze, avidit, invidie. Certo, forse con qualche sforzo
di volont potremmo ricalcare pi o meno goffamente qualche
amorevole atteggiamento, ma presto o tardi una tale finzione sarebbe
destinata a smascherarsi. Quindi? Esiste una via di uscita?
I saggi egizi riconducono ancora una volta lesame del problema
negli aspetti pi quotidiani e semplici dellesistenza. Non abbiamo
infatti altre unit di misura per conoscerci se non le nostre stesse
azioni, i fatti concreti con cui costruiamo giorno per giorno la nostra
esistenza. Ogni altra analisi rischia di dissolversi in elucubrazioni
mentali fine a se stesse. Non saranno i nostri splendidi ideali o le
nostre ambizioni spirituali a certificare chi siamo realmente.
Un giorno Omar mor. Nel suo nuovo stato di realt, apprese
i segreti del cielo e della terra e anche le destinazioni dei suoi
simili nei regni dellaltra vita. Cos, fece una scoperta
straordinaria. Un suo amico asceta sarebbe finito tra le
fiamme dellinferno, mentre un potente re avrebbe goduto
delle gioie del Paradiso! Sconcertato, Omar domand a un
arcangelo il motivo di quella strana sorte. Lo spirito rispose:
Non stupirti per ci che hai visto e che accadr nel futuro.
un giusto destino. Lasceta infatti viveva in solitudine, senza
affetto per il prossimo. Mentre il re era sempre in contatto

117

con la gente, elargendo benefici. Perci, finch ti basi sulle


apparenze, come puoi penetrare la volont di Dio?28

Noi possiamo sentirci profondamente generosi, possiamo anche


presentare ad altri questo aspetto come nostro tratto caratteriale, e
trarre conferma da ci per il fatto che nel vedere i senza tetto ai
margini della strada ci rattristiamo, e ci impietosiamo nel leggere
notizie di bambini nel terzo mondo che a stento riescono a procurarsi
una porzione di cibo.
Ma se dalle nostre tasche non uscir fattivamente un solo
centesimo, se ad ogni moto di compassione corrisponder unottima
giustificazione per non compiere nessun passo concreto verso laltro,
allora tutta la nostra generosit rimarr unicamente una pia illusione,
uno spregevole auto-inganno per colmare la paura di osservare
quello che realmente siamo. Solo da l possiamo infatti partire per
dar vita a qualcosa di diverso. Il buon Dante insegna che per
giungere alla pi alta vetta del paradiso, occorre prima passare
attraverso tutto linferno. Non esistono scorciatoie!

Il valore dellamicizia
Per gettare un ponte sullabisso che sembra separare il sentimento
di puro Amore verso il prossimo dal caos di contraddizioni che
accompagnano costantemente le nostre azioni quotidiane, la
tradizione egizia pone in risalto il concetto di amicizia come il
sentimento divino a noi pi vicino.
La parola AMICO, ak-yb, in geroglifico

significa letteralmente COLUI CHE PENETRA ALLINTERNO


DEL CUORE, descrizione che delinea chiaramente il profondo
valore del termine. Strettamente legata ad esso compare anche la sua
caratteristica basilare, uba-yb, in geroglifico

28

Leonardo Vittorio Arena (a cura di), 101 Storie Sufi, Il Punto dIncontro, Vicenza, 2003.

118

traducibile sia come PENETRARE NEL CUORE che come


OTTENERE LA CONFIDENZA, una condizione essenziale che ne
sottende velatamente molte altre: intimit, disponibilit, sincerit,
lealt, discrezione e affetto.
Forse sono proprio queste ultime qualit ad ergere lamicizia
come il veicolo pi sacro per mezzo del quale si pu manifestare la
rivelazione divina. Basti pensare allepopea della Bhagavad Gita,
dove il Signore si cela dietro le vesti del suo fedele amico per
iniziarlo alla scienza del Vero. Ma troviamo riferimenti espliciti
anche nel Vangelo.
Questo il mio comandamento: che vi amate gli uni gli altri,
come io ho amato voi. Nessuno ha amore pi grande di
quello di dar la sua vita per i suoi amici. Voi siete miei amici,
se fate le cose che io vi comando.29

Da sottolineare il fatto che non viene richiesto di morire per i


propri amici, ma di donare la propria vita, quindi di metterla al loro
servizio, senza annullare se stessi ma in virt di ununione capace di
valicare i limiti ordinari per attingere ai livelli pi puri
dellesistenza. Chiunque di noi pu infatti toccare con mano come
condividendo con un amico fidato un problema, questo perda subito
di quelleccessiva importanza che lo poneva poco prima in una
condizione di insuperabilit, lasciando cos emergere un nuovo
punto di vista pi ricco.
infatti evidente che lamicizia di cui si parla non quel legame
illusorio che spesso unisce le persone per farle condividere momenti
di superficialit dietro ai quali non sussiste nulla, ma si tratta di una
condivisione per crescere insieme, per sostenersi lun laltro in vista
di una riscoperta della gioia della vita.

29

Vangelo (Gv 15,12-14).

119

Se mi fosse concessa la saggezza, a patto di tenerla nascosta


in me, senza comunicarla ad altri, la rifiuterei: nessun bene ci
d gioia, senza un compagno.30

Lamicizia quanto di pi naturale e semplice si possa fare


esperienza, al di l di ogni credo, religione o concetto spirituale,
ciascuno di noi tende spontaneamente a riconoscerle un valore
fondamentale per la propria vita. Grazie ad essa possibile mettersi
in gioco e misurarsi senza sosta, e pi la sincerit e la franchezza
conquisteranno spazio, pi lo specchio in cui riflettersi sar limpido.
Le tradizioni ci offrono un preziosissimo regalo ponendo il
sentimento dellamicizia sullo stesso piano di quello dellAmore. Si
potrebbe quasi affermare che in tal modo viene posta alle strette ogni
tentazione di fuga dai nostri limiti caratteriali per divagare su
speculazioni teorico-filosofiche che rischiano di allontanarci dalla
verit di noi stessi.
Spesso e volentieri, infatti, preferiamo fuggire dalla semplicit
perch ci sentiamo forse disarmati di fronte ad essa, e ricerchiamo
rifugi pi scomodi ma pi sicuri nei momenti di meditazione,
preghiera, studio o ritualit in cui, tutto sommato, siamo soli con le
nostre illusioni e quindi al riparo da confronti scottanti.
Per quanto tutte queste forme di cerimonialit possano essere
estremamente sacrali ed importanti, occorre vigilare con severit sul
rischio di trasformarle in nascondigli per i propri limiti egoici;
facilmente esse possono venire travisate per assumere laspetto di
allettanti alibi spirituali con cui isolarsi dalle problematiche
relazionali quotidiane.
Se dunque presenti il tuo dono sullaltare e l ti ricordi che
tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia il tuo dono davanti
allaltare e v prima a riconciliarti con tuo fratello, e dopo
ritorna presentando il tuo dono.31

Una significativa storiella indiana narra di un topolino che per


sventura si ritrov a vagare nel freddo della notte per un alto valico
di montagna. Estremamente infreddolito ed affamato, scorse in
30
31

Seneca, Lettere a Lucilio, BUR, Milano, 2002.


Vangelo (Mt 5,23).

120

lontananza una piccola luce provenire da una grotta non molto


distante da lui. Senza pensarci troppo, si diresse subito verso
quellapertura. Giunto allingresso, vide allinterno un vecchio
asceta seduto in meditazione vicino al fuoco e con al fianco una
sacca colma di cibo. Il topolino, superando per la fame le sue
titubanze, raggiunse i piedi del monaco per spronarlo leggermente
con la sua zampina; ma il vecchio non sembr dargli molto peso,
scuotendo semplicemente il piede per allontanarlo. Il topolino,
credendo di avergli fatto solo solletico, gli si rifece appresso
scuotendogli con pi forza il piede. A questo punto lasceta apr gli
occhi, vide il topolino, e lo allontan con pi decisione
rimproverandolo: Topo! Come osi disturbarmi nella mia
meditazione trascendentale? Non capisci che io sto raggiungendo
lunione con Dio? V dunque a disturbare qualcun altro! Il topolino
rimase alcuni secondi a fissare con occhi spiaciuti e increduli il
monaco, poi disse: Sono giunto fin qui a disturbarti perch sono
infreddolito ed affamato, mi sarebbe bastato molto poco per trovare
sollievo. Se non sei dunque in grado di unirti con un piccolo topo
come me, come potrai mai unirti con Dio? Detto ci, si gir con
delusione ed usc dalla caverna.

LInsegnamento Universale
Si tramanda che ogni dottrina spirituale nella sua purezza non
edulcorata nel corso della storia per fini utilitaristici sia portavoce
di un unico Insegnamento Primordiale che da sempre accompagna
ed accompagner lessere umano, pur adeguandone il linguaggio e il
simbolismo al periodo culturale del momento.
Stiamo dunque parlando di un insegnamento immortale ed
eterno, ossia al di fuori del tempo e dello spazio, alla cui vitalit si
pu accedere in qualsiasi momento, in qualsiasi luogo. Ecco perch
tutti coloro che ergono la propria tradizione sopra un piedistallo
comparandola alle altre, hanno gi compiuto un primo passo di
allontanamento da essa.
Gli antichi saggi egizi erano perfettamente consapevoli di tale
realt, liberi dalla superbia e dallarroganza di considerare la loro
conoscenza la sola ed unica strada per giungere al divino. In
121

profondo contatto con lInsegnamento Universale, i loro sforzi erano


semplicemente tesi a tradurne il messaggio tramite un simbolismo
naturale consono al luogo e alla cultura in cui vivevano.
Unantica leggenda narra che Buddha, dopo aver donato agli
uomini la dottrina per un nuovo risveglio spirituale ed aver cos
lasciato questo mondo al termine dalla sua missione, constat che in
seguito alla sua apparizione si scatenarono terribili lotte tra i
sostenitori e conservatori dellinduismo e i portavoce del nuovo
buddismo. Il Maestro, il cui unico fine era quello di servire
lumanit portando ad essa un messaggio di amore e libert, soffr
profondamente nel veder compiere omicidi nel suo nome. Decise
allora di tornare sulla terra circa dodici secoli dopo la sua scomparsa,
assumendo la nuova identit di Shankara il Sublime. Egli insegn la
sintesi di tutta la saggezza divina contenuta nei Veda, nelle
Upanishad e negli insegnamenti buddisti, mostrando come
parlassero in realt della medesima natura interiore e di come
perseguissero lo stesso obiettivo, pur utilizzando linguaggi e
simbologie differenti.
Attraverso questa prospettiva, possiamo subito renderci conto in
quale particolare momento storico ci ritroviamo oggi a vivere. La
velocissima globalizzazione degli ultimi anni fenomeno del tutto
nuovo per la civilt umana sta causando una sempre pi evidente
compenetrazione di razze, culture e usanze. Ci ha permesso alle
diverse filosofie spirituali di divenire manifeste potenzialmente per
chiunque; unoccasione tanto meravigliosa quanto pericolosa.
Meravigliosa perch i diversi linguaggi si confanno alle pi
disparate strutture mentali che tanto ci contraddistinguono gli uni
dagli altri, offrendo lopportunit di perseguire il medesimo
cammino pur partendo da presupposti apparentemente tanto diversi.
Pericolosa perch le diverse dottrine possono da un lato essere
osteggiate e giudicate ponendosi nella rigida e fanatica prospettiva di
una sola di esse, o dallaltro lato essere inserite con estrema
leggerezza in un unico calderone caotico che rischia di confonderle e
denaturalizzarne. Ogni dottrina esige infatti uno studio e una sua
applicazione seria e meticolosa.

122

Figura 30 La gamba sinistra avanti sul Cammino:


Questa strada ha un cuore?Se lo ha, la strada buona.

Per comprendere meglio questo concetto poniamoci molto


banalmente nei panni di un grande amante dellesercizio fisico.
Costui potrebbe irrigidirsi nella passione per ununica attivit
sportiva denigrando tutte le altre, escludendo in tal modo dalla sua
vita la gioia di poter condividere e accogliere nuovi spunti di
riflessione in grado di migliorare la sua stessa materia ginnica.
Oppure potrebbe saltare qua e l svolgendo superficialmente e
saltuariamente diverse discipline sportive, ma anche in questo caso
rimarr inconcludente e una sensazione di insoddisfazione lo
accompagner sempre, non potendo capire a fondo quella particolare
coscienza fisica cui pu condurre solo una seria a costante
applicazione. O, ancora, potrebbe prediligere ununica attivit
123

sportiva fra le tante, a lui pi affine e pi in sintonia, perseguirla con


passione e dedizione, ma senza per questo considerare di minor
importanza tutte le altre, n tantomeno tirarsi indietro laddove le
circostanze offrano la possibilit di confrontarsi con esse e di
sperimentarle per arricchirsi di nuove prospettive.
Emerge dunque con evidente urgenza la necessit di palesare pi
chiaramente il filo doro che da sempre lega ed anima ogni dottrina
spirituale. Compito assai arduo per lo stato di consapevolezza, di
chiarezza e di onest che un tale lavoro richiede.
Il mondo attuale offre miriadi di offerte spirituali attraverso libri,
corsi, stage, scuole, facenti riferimento alle diverse tradizioni o al
mondo della scienza moderna. Innanzitutto, importante evidenziare
come primo elemento discriminatorio il fatto che un reale percorso
di consapevolezza non potr mai passare tramite una didattica di tipo
informativo, ma unicamente per mezzo di una trasmissione
formativa.
La conoscenza gonfia, lamore edifica.32

Un altro fondamento su cui poggia un vero cammino iniziatico


la necessit di orientare tutta la vita dellaspirante intorno al concetto
di cuore, un atteggiamento che potremmo altres definire come un
sano egoismo di conoscenza interiore il cui fine volto al puro
servizio altruistico, ma analizzeremo maggiormente questo aspetto
in seguito. Emblematiche appaiono a tal proposito le parole che
rivolge don Juan al suo apprendista Carlos Castaneda:
Tutto solo una strada tra tantissime possibili. Devi sempre
tenere a mente che una strada solo una strada; se senti che
non dovresti seguirla, non devi restare con essa a nessuna
condizione. Per raggiungere una chiarezza del genere devi
condurre una vita disciplinata. Solo allora saprai che qualsiasi
strada solo una strada e che non c' nessun affronto, a se
stessi o agli altri, nel lasciarla andare se questo ci che il
tuo cuore ti dice di fare. Ma il tuo desiderio di insistere sulla
strada o di abbandonarla deve essere libero dalla paura o
dall'ambizione. [] Ti avverto. Guarda ogni strada
32

Bibbia, Prima lettera ai Corinzi, 8:1.

124

attentamente e deliberatamente. Mettila alla prova tutte le


volte che lo ritieni necessario. Quindi poni a te stesso, e a te
stesso soltanto, una domanda []: Questa strada ha un
cuore? Se lo ha, la strada buona. Se non lo ha, non serve a
niente.33

Ci letteralmente scolpito nella pietra nella tradizione egizia. In


ogni statua che ritrae un iniziato o un essere divino in movimento, si
pu infatti notare come compaia sempre la gamba sinistra in avanti
lato organico in cui situato il muscolo cardiaco a simboleggiare il
fatto che ogni azione deve essere mossa in virt del proprio cuore
(figura 30). Ogni passo compiuto nella vita non pu prescindere da
questo.

La funzione di un maestro e di una scuola


Altro elemento essenziale per intraprendere un percorso di
conoscenza di s lingresso in una scuola adibita allo svolgimento
di tale compito, e ci apre una serie non indifferente di parentesi e
precisazioni.
Organizzazioni di questo tipo vedono generalmente contrapporsi
due differenti schieramenti di pensiero: da un lato coloro che non
accettano la figura di un maestro di riferimento, dallaltro coloro che
fondano la loro ricerca sullemulazione di una persona riconosciuta
come leader spirituale. La storia religiosa costellata da questo
dibattito, in molte occasioni anche in seno alla medesima corrente
spirituale.
La saggezza egizia si svincola da una simile dualit di carattere
tipicamente umano e poco divino, senza schierarsi per nessuno dei
due arroccamenti ma muovendosi in mezzo ad essi con equilibrio,
flessibilit e, soprattutto, con la consapevolezza di ci che il
momento presente pu offrire.
Abbiamo introdotto questo capitolo parlando della sede
dellinsegnamento esteriore ed interiore, adibita quindi alla
formazione di una coscienza morale e razionale in grado di
permettere solo successivamente lo sviluppo di una vera coscienza
33

Carlos Castaneda, Gli insegnamenti di don Juan, Rizzoli, Milano, 1999.

125

spirituale. Tale organizzazione era dunque una vera e propria Scuola,


riconosciuta e rispettata da tutta la popolazione come il pi elevato
centro di formazione in grado di condurre un individuo verso il
contatto con la sfera pi profonda di s.
interessante osservare come il suo nome, per-ankh, non si
traduce per con il termine scuola della vita ma con casa della vita.
Evidenziando brevemente una differenza tra le due parole, emerge
spontaneamente il fatto che la casa contraddistingue un ambiente pi
familiare, pi intimo, confidenziale, in cui determinate dinamiche
caratteriali si manifestano pi facilmente sotto gli occhi di tutti, ed in
cui la solidariet quotidiana trova un terreno pi fertile.
Inoltre il concetto di casa fa piazza pulita di ogni illusoria
convinzione o speranza di poter raggiungere una qualsivoglia vetta
spirituale in piena autonomia e solitudine. Se pur vero che la
ricerca non pu che essere strettamente personale, altrettanto vero
che necessita vitalmente di un continuo confronto con i propri simili.
La conoscenza di noi stessi affiora quando siamo consapevoli
delle nostre relazioni nelle quali ci riveliamo per quello che
siamo, di momento in momento. La relazione uno specchio
nel quale ci vediamo come effettivamente siamo. Ma la
maggior parte di noi non sopporta di vedersi per quello che ;
cos immediatamente cominciamo a condannare o a
giustificare quello che vediamo. Giudichiamo, valutiamo,
confrontiamo, neghiamo o accettiamo, ma non osserviamo
mai sul serio quello che . Questa sembra essere la cosa pi
difficile e tuttavia lunica che ci consenta di accostarci alla
conoscenza di noi stessi. [] Ed solo allora che la mente
sar libera di scoprire quello che al di l del pensiero.34

Quale ambiente migliore dunque di un gruppo di persone che si


ritrovano allinterno di un clima familiare per condividere un
medesimo obiettivo? Non mancheranno certo le difficolt dovute al
relazionarsi con punti di vista estremamente differenti, con abitudini
differenti, con approcci differenti, ma sar proprio il confronto con
essi a mettere in gioco i propri meccanismi profondi, in virt di una
reale e sincera accettazione.
34

Jiddu Krishnamurti, Il libro della vita, Aequilibrium, Milano, 1997.

126

Sempre collegato al concetto di casa fa seguito il concetto di


maestro, la cui parola non trova realmente spazio nella lingua sacra
se non per mezzo del termine yty, in geroglifico

il cui significato letterale semplicemente PADRE. Non esiste


dunque reale distinzione tra un padre fisico e un padre spirituale; in
entrambi i casi viene contraddistinta una persona che si prende cura
di un figlio o allievo con lobiettivo di renderlo autonomo e
responsabile nei confronti della vita.
Lutilizzo di questa parola ha causato nel tempo non poca
confusione nelle traduzioni dei testi sacri egizi, lasciando sempre
aperto il dubbio sul suo riferimento carnale o spirituale. Ma il
significato si estende ancora oltre, ponendosi al di l dei comuni
concetti di maestro e guru cui siamo attualmente abituati, e
aiutandoci a porre pi chiarezza in essi.
Considerando infatti il prototipo ideale di padre o di madre,
ovviamente la maggior parte di noi converr nel fatto di come la
sua funzione non sia in nessun modo quella di condurre il proprio
figlio ad imitarlo, ricalcandolo goffamente come copia, n
tantomeno quella di spingerlo a confermare le sue aspettative. Il vero
padre infatti colui che, mosso unicamente dallAmore, sprona il
figlio a ricercare la sua vera natura, anche se questo volesse dire
condurlo fisicamente lontano da s o razionalmente al di fuori dei
propri concetti di bene e male. Il puro spirito paterno non
macchiato da doppi fini legati a desideri personali, ma in grado di
calarsi completamente nel cuore del figlio per suggerirgli i passi da
compiere, e tutto ci nel pieno rispetto della sua libert o volont di
perseguire altre strade da quella consigliata.
Laddove un tale spirito si manifesta, sia attraverso una scuola, un
amico, un marito, una moglie, uno sconosciuto, e cos via fino ad
accogliere ogni possibile sfaccettatura con la quale la vita si rivela, l
si potr vivere lesperienza di imparare da un maestro.
Un derviscio disse: Un giorno, finalmente, decisi di
incamminarmi sul sentiero. Tuttavia, non sapevo come
procedere. strano: fu un cane a suggerirmelo! Si era
127

fermato davanti a una pozzanghera e la sua figura si rifletteva


nellacqua. Subito mi accorsi che era impaurito e non
smetteva di contemplare la sua immagine. In realt, credeva
che un altro cane lo stesse minacciando. Ecco perch non si
muoveva, per paura di essere attaccato! Ma poi, finalmente,
vinse lesitazione e si gett nella pozzanghera. Fu allora che,
come per incanto, laltro cane svan, lasciandolo padrone del
campo. Riuscite ora a capirmi, se vi dico che fu un cane a
indicarmi la Via?35

Ovviamente vi sono molti individui che si proclamano


apertamente maestri, guru o guide spirituali, e in molti casi
potremmo con cognizione di causa parlare di falsi profeti, laddove il
loro intento si concretizza nel voler nutrire la personale autostima,
conducendo i relativi discepoli verso il percorso e la realizzazione di
dogmatici e limitativi ideali di vita. Ma se un cieco guida un altro
cieco, entrambi cadranno nel fosso. Personaggi del genere non
sarebbero nemmeno degni di nota, se non per evitare di equipararli
frettolosamente a molti reali messaggeri dediti a servire lumanit
dalla notte dei tempi, celati a volte dietro le vesti pi impensate.
Diviene quindi estremamente relativo negare o accettare
tassativamente la figura di un maestro, idem per quanto riguarda
lautorit o meno di una scuola, criticando magari lassenza di una
figura realmente realizzata che possa guidare impeccabilmente i
passi degli allievi. Ancora una volta infatti, si potrebbe affermare
che la vita batte le opinioni dieci a zero; ad ognuno di noi spetta di
vivere con la massima intensit ci che le circostanze possono
offrire, senza precludersi esperienze sulla base di concettualizzazioni
a priori.
Chi di noi avrebbe il coraggio di disconoscere un gruppo fraterno
di persone con cui poter condividere un reale percorso di
smascheramento delle proprie illusioni? O chi di noi non vorrebbe
stare vicino ad un individuo nel quale si riconosce una pura
espressione cristica?
Il tema forse pi importante da affrontare, sembra ricadere ancora
una volta su se stessi: ricercare la perfezione di una scuola o di una
guida spirituale a cui si possa con tutta tranquillit e sicurezza
35

Leonardo Vittorio Arena (a cura di), 101 Storie Sufi, Il Punto dIncontro, Vicenza, 2003.

128

delegare la propria evoluzione personale, una contraddizione in


termini. Niente e nessuno potr mai compiere una ricerca interiore al
posto nostro, ma al limite solo offrire spunti di riflessione.
Emblematiche sono state le parole di Krishnamurti il giorno in cui
rifiut ufficialmente la nomina di nuovo messia:
Io sostengo che la Verit una terra senza stranieri, e che non
potete accedere ad essa attraverso nessun sentiero, nessuna
religione, nessuna setta. [] Nel momento in cui avrete
compreso questo, vedrete come non possibile organizzare
una fede. La fede una cosa strettamente individuale, e non
potete e non dovete organizzarla. Se lo fate essa muore, si
cristallizza, diventa un credo, una setta, una religione da
imporre ad altri. [] La Verit non pu essere portata al
nostro livello, siamo piuttosto noi che dobbiamo fare lo
sforzo di salire al suo. Non potete portare la cima della
montagna nella valle. [] Se unorganizzazione creata per
questo scopo, diventa una stampella, un fattore dinvalidit,
una catena, e necessariamente azzoppa lindividuo e gli
impedisce di crescere, di dare forma alla sua unicit, che
risiede nella scoperta personale dellassoluta e incondizionata
Verit. [] Quando io vi dico che dovete cercare dentro di
voi se volete trovare lilluminazione, la gloria, la
purificazione, lincorruttibilit del s, nessuno di voi
disposto a farlo. Possono essercene alcuni, ma sono molto,
molto pochi. [] Ma quelli che veramente desiderano capire,
che stanno cercando ci che eterno, senza inizio n fine,
cammineranno insieme con pi ardore, e saranno un pericolo
per tutto quanto inessenziale, per ci che non reale, per le
ombre. [] Per quellautentica amicizia, che voi non
sembrate conoscere, ci sar reale cooperazione da parte di
ciascuno. E questo non perch ci sia lautorit, non perch ci
sia la salvazione, ma perch si comprende realmente e quindi
si capaci di vivere nelleterno. Questa una cosa pi grande
di ogni piacere, di ogni sacrificio.36

Per quanto difficile sia da accettare e, ancor di pi, da vivere, non


possiamo esimerci dal riconoscere che qualsiasi occasione
36

Krishnamurti, citazione in Mary Lutyens, La vita e la morte di Krishnamurti, Ubaldini,


Roma, 1990.

129

esperienziale veicola in s una benedizione e una maledizione allo


stesso tempo. Benedizione in quanto la vita pu concederci pi
facilmente loccasione di entrare a contatto con una parte pi vera di
noi, tramite laiuto di persone che stanno compiendo un percorso
analogo e che ci possono offrire un apporto in tale direzione;
maledizione in quanto la sensazione di appagamento verso le proprie
sicurezze pu spingerci ad accomodarci e a creare alibi per non
accettare le proprie responsabilit.
invece essenziale non dimenticare mai che potremmo
trascorrere tutta la nostra vita in compagnia di cento persone
realizzate e pur giungere alla fine senza aver apportato nessun reale
cambiamento dentro di noi. Se anche Cristo nascesse mille volte a
Betlemme, ma non in noi, saremmo nondimeno perduti, scrisse
Angelus Silesius. Oppure potremmo non conoscere nulla in merito a
concetti spirituali di evoluzione e liberazione, e nonostante ci
riuscire a risvegliare quella scintilla divina che giace assopita nei
recessi del cuore.
Unassociazione o un gruppo a solo scopo di conservazione o
di trasmissione della conoscenza un nonsenso, una cosa
impossibile. Si possono comunicare solo argomenti logici,
dottrine razionali e esperienze; la conoscenza invece di
ordine sovrannaturale e non pu trasmettersi per iscritto, n
da bocca a orecchio, ma solo per ispirazione e illuminazione
diretta. Questo giustifica il carattere simbolico e parabolico
dei testi sacri o degli scritti dei saggi e degli adepti. Perci un
gruppo pu essere motivato soltanto da un comune scopo di
ricerca della conoscenza, in uno spirito di difesa morale della
dispersione della vita ordinaria. Lesistenza di un simile
gruppo richiede una regola generale di vita. Ma neanche la
sola ricerca della conoscenza un motivo sufficiente per
lesistenza di un gruppo di tal genere: la vera ricerca pu
effettuarsi per ciascuno in qualsiasi ambiente e in qualunque
circostanza. La sicurezza e la facilit saranno piuttosto causa
di inerzia e di pigrizia che stimolanti.37

37

R.A. Schwaller de Lubicz, Insegnamenti e scritti inediti, Mediterranee, Roma, 2008.

130

Il metodo
Ci chiederemo ora quale sia la base dellInsegnamento
Universale, quali i principi fondamentali, quale il metodo. La
risposta potrebbe assumere laspetto di un koan zen: esiste un unico
metodo ed esistono infiniti metodi. Laddove ogni dottrina spirituale
conduce verso il medesimo traguardo, verso una consapevolezza del
reale pressoch identica, la strada che vi conduce sembra abbastanza
ampia da poter accogliere differenti modalit di approccio, ciascuna
secondo la natura propria di colui che si pone sul Cammino.
Sul portale di ingresso di alcuni monasteri tibetani compare la
scritta: mille monaci, mille religioni. Ma la cosa ancor pi
interessante che essi convivono fraternamente sotto lo stesso tetto.
Emerge allora levidenza di come la diversit non sia sinonimo di
contrasto o isolamento, tuttaltro!
Secondo quanto ci narra una storia ebraica, il Rabbi Yissachar
Dov si rec un giorno a Lublino per incontrare il suo mentore, il
Rabbi Yaakov Yitzchak, per porgli una domanda che da diverso
tempo lo affliggeva: qual il modo in cui tutti possono servire Dio.
Un solo modo? disse il Veggente. Che cosa ti fa pensare
che ci sia un solo modo? Le persone sono forse tutte uguali,
per cui un unico tipo di pratica spirituale si adatta
indistintamente a tutti? Allora come posso insegnare alle
persone a trovare Dio? chiese Rabbi Yissachar Dov.
impossibile dire alle persone come dovrebbero servire Dio.
Per qualcuno la strada migliore lo studio; per qualcun altro
la preghiera; per qualcun altro ancora il digiuno o il darsi
ai banchetti; oppure per qualcun altro il modo migliore per
servire Dio servire il proprio vicino. Che cosa mai dir,
allora, a coloro che chiedono il mio consiglio in questo
campo? D loro cos disse il Maestro. Osservate con cura
i moti del vostro cuore, vedete cosa muove la vostra passione
per Dio e per la devozione, e poi agite con tutto il vostro
cuore e tutta la vostra energia. 38

38

Rami Shapiro (a cura di), Un silenzio straordinario. Racconti chassidici, Giuntina, Firenze,
2004.

131

Potremmo passare in rassegna centinaia di storie ed insegnamenti


tradizionali per ricercare chiare e lapidarie istruzioni su quale tipo di
strada seguire e sul modo in cui farlo. il nostro innato desiderio di
certezza a condurci attraverso una ricerca del genere. Ma nessun
vero maestro potr mai lasciare in eredit una ricetta di liberazione
predefinita per tutti, ci equivarrebbe infatti a ledere quel puro senso
di riscoperta di s che ognuno di noi chiamato a compiere.
Come abbiamo anticipato nella premessa, la spiritualit
consapevolezza, ed una reale e profonda presa di coscienza non
potr mai essere delegata a qualcun altro, non la si potr realizzare
conformandosi ciecamente ad una pratica, n tanto meno per mezzo
di unesecuzione meccanica di una serie di regole e prescrizioni da
rispettare.
Meglio possiamo ora comprendere perch i grandi saggi hanno
lottato e lottano tuttora per liberare lessere umano dalla sua
condizione di inconsapevolezza, senza voler ovviamente aggiungere
nuove illusioni; essi si limitano dunque ad evocare il desiderio di
salvezza che si cela in noi, mostrandoci con la forza del loro
esempio che vivere in una condizione di gioioso contatto con la
Luce possibile. Il vero Amore non si concretizza semplicemente
nelloffrire pietosamente il pane allaffamato, ma nel prendersene
cura affinch egli possa imparare a procurarselo da solo.
Ecco perch, a dispetto di ogni nostro desiderio di ottenere
risposte definitive o scorciatoie per una rapida realizzazione, un vero
insegnamento ci pone di fronte ad uno specchio in grado di riflettere
unimmagine nella quale non sempre avremo il coraggio di
riconoscerci. Eppure, proprio nel banale quanto difficile atto di
osservare che possiamo ritrovare lunico metodo guida allinterno di
un non-metodo.
Avvicinarsi ad un qualsiasi percorso spirituale senza la
predisposizione e il coraggio di constatare la propria natura nella
migliore delle ipotesi completamente inutile e nel peggiori dei casi
tremendamente pericoloso. La nostra mente costantemente alla
ricerca di buone motivazioni con cui continuare a mantenere in
piedi ed alimentare i desideri egoici, e quale occasione migliore per
colorire le nostre vilt con splendidi pensieri di carattere spirituale!
Non dimentichiamo mai il detto secondo cui la strada per linferno
lastricata di buone intenzioni.
132

Losservazione nuda e cruda dei fatti il primo gradino che ogni


dottrina pone di fronte a chiunque voglia intraprendere un reale
cammino di conoscenza. Nellantica scienza sacra la parola
OSSERVARE, o VEDERE, in egizio maa e in geroglifico

significa anche CONSTATARE, traducibile letteralmente come


PRENDERE COSCIENZA DI.
Non si tratta qui di unattenzione generica da porre
indistintamente su qualsiasi cosa attiri linteresse della propria
mente, ma di iniziare a focalizzarla sui principali accadimenti
quotidiani che ci coinvolgono personalmente e direttamente,
osservando con estrema cura loggettivo dispiegarsi dei fatti e la
personale reazione ad essi.
La nostra vita infatti costellata da reazioni meccaniche ed
impulsive, da accadimenti spesso travisati emotivamente ed
interpretati in base alle personalissime concezioni moralistiche o
utilitaristiche. poi sufficiente che qualcuno ci rivolga una piccola
critica che metta in discussione un nostro atteggiamento per farci
sentire immediatamente minacciati o feriti ingiustamente.
Quante volte ci capita infatti di non reagire istintivamente per
proteggere la nostra immagine, ma piuttosto soffermarci con umilt
per valutare in profondit la veridicit di ci che stato affermato?
Dove ci potr allora condurre una qualsiasi via di conoscenza senza
aver prima affrontato e superato la paura di riconoscere e accettare
quello che umanamente siamo?
Conosci ci che ti sta davanti, e ti si manifester ci che ti
nascosto. 39

, a tal proposito, estremamente interessante evidenziare come la


parola egizia maa contraddistingue anche il concetto di
VEGGENTE, colui in grado di guardare oltre il velo delle apparenze
per scorgere landamento degli eventi in base ai principi della vita.

39

Vangelo (Tm 5).

133

Mentre potremmo infatti essere spontaneamente portati a porre su


piani differenti la capacit di osservare rispetto alla facolt di
intravedere i piani divini, per i saggi egizi non esisteva un preciso
limite di demarcazione: il primo conduce inesorabilmente al
secondo. Essi erano consapevoli di quanto la mente e le emozioni
umane cooperino insieme come abilissimi architetti nel costruire e
perpetuare le prigioni illusorie che pi si confanno a ciascun
individuo, portandolo a vivere entusiasmi passeggeri, sofferenze,
preoccupazioni, liti, eccetera.
Sviluppando lattitudine a confrontare la realt dei fatti privi di
ogni personale deduzione e distorsione con i flussi di pensiero ed
emozioni, emerger una dissonanza disarmante, ma sicuramente
edificante per porre delle nuove basi da cui partire per vivere
veramente. Gli occhiali con i quali osserviamo e filtriamo
continuamente il mondo, non sono altro che congegni olografici di
una realt totalmente soggettiva, e che quindi lasciano pochissimo
spazio per un sincero e aperto confronto con il mondo circostante.
Questo il motivo per cui anche la cultura indo-vedica propone
con estrema concretezza di partire dalla semplice analisi di ci che ,
come possiamo leggere nelle parole di uno dei pi grandi maestri
rappresentativi dellAdvaita Vedanta, Sri Ramana Maharshi:
Un esame della natura effimera dei fenomeni conduce al
distacco. Quindi linchiesta (vichara) il primo passo da
compiere. Quando linchiesta continua automaticamente, si
risolve nellindifferenza per la ricchezza, la fama, la
comodit, il piacere, ecc.40

Ecco perch latto di constatare simboleggiato in caratteri


geroglifici da un occhio che osserva e da una falce, strumento
impiegato per tagliare il grano il nutrimento essenziale e dunque
simbolo per eccellenza della SEPARAZIONE COSTRUTTIVA,
ossia un discernimento in grado di far risaltare con lucidit la forma
e il modo in cui i propri aspetti egoici influenzano il personale modo
di reagire e rapportarsi col mondo, offendo cos nutrimento per una
reale crescita spirituale.

40

Sri Ramana Maharshi, Il Vangelo, I Pitagorici, Catania.

134

Una visione del genere diviene lunico strumento in grado di


condurci verso la consapevolezza dei nostri processi di pensiero, di
quanto il loro rumore e il loro lavorio caotico ci imprigioni e non ci
permetta di vedere altro; solo questa chiarezza pu aprire le porte ad
una nuova vita. Quale cammino seguire dunque?
Quello che ti pare incredibile; quello che coltiva in te un altro
modo di pensare, che risveglia in te una intelligenza senza
antinomie, che ti permette di trovare quella condizione di
neutralit mentale che il terreno su cui cade, come un
seme, lispirazione pura, come la rugiada fecondatrice cade
sui campi.41

Ogni disciplina spirituale pu condurre lontano o da nessuna


parte. La chiave di volta la giusta INTENZIONE, ci che la
tradizione ebraica chiama kavvanah, il desiderio di prendere
coscienza del proprio dialogo interiore, di quanto ci si identifica con
esso e di quanto la propria vita sia completamente avvolta nelle sue
mani, priva di ogni vero contatto con la realt.
Una tale consapevolezza, lungi dallessere una comprensione
razionale, frutto di una instancabile indagine di s nel mondo.

Limportanza della gratuit


Un ultimo aspetto su cui vale la pena soffermarsi per potersi
districare allinterno delle miriadi offerte di gruppi, circoli o scuole
spirituali, il concetto di gratuit ad esse correlato. In unepoca
come la nostra in cui linteresse verso le diverse dottrine sta
aumentando vertiginosamente, si sta assistendo ad un conseguente
affacciarsi sul mercato di moltissime proposte di carattere
commerciale.
Ovviamente una finalit di tipo lucrativo non viene quasi mai
dichiarata apertamente, motivandola piuttosto con il fatto che i
segreti esoterici possono essere comunicati solo a coloro che li
desiderano intensamente, e dunque disposti a compiere anche
sacrifici economici in tale direzione.
41

R.A. Schwaller de Lubicz, Verbo Natura, Tre Editori, Roma, 1998.

135

Ma gli antichi sistemi tradizionali, veicoli dellInsegnamento


Universale, parlano chiaro:
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.42 [] Ed
entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e
comperavano nel tempio; rovesci i tavoli dei cambiavalute e
le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si
portassero cose attraverso il tempio. Ed insegnava loro
dicendo: Non sta forse scritto: la mia casa sar chiamata
casa di preghiera per tutte le genti? Voi invece ne avete fatto
una spelonca di ladri!43

Nessun vero maestro nella storia dellumanit ha mai preteso


compensi di alcun genere per trasmettere gli insegnamenti,
chiedendo in cambio unicamente la buona volont di sperimentarli
per metterli a frutto. Il fatto che un discepolo potesse poi offrire per
gratitudine omaggi di qualsiasi genere, non quindi da confondersi
con una conditio sine qua non per poter accedere alla dottrina, ma
semplicemente come una forma di riconoscenza comunissima in
ogni tipo di rapporto amichevole.
Abbiamo precedentemente osservato come, secondo la saggezza
egizia, il concetto di scuola spirituale venga tradotto con il termine
casa, e il titolo di maestro con padre. Trasportando allora la nostra
attenzione dentro le mura domestiche, in quale famiglia vige
lobbligo di pagare una retta per potervi appartenere, o quale padre o
quale madre potrebbe mai chiedere un compenso economico ai
propri figli in cambio di uneducazione?
Pu realmente celarsi un sentimento vero e puro dietro interessi
di tuttaltra natura? E come possibile veicolare un insegnamento il
cui fine condurre alla libert incondizionata, se i presupposti base
gi sono vincolati e condizionati dalla moneta? Non forse buffo e
particolarmente dissonante affrontare filosoficamente temi come
amore, non-attaccamento e divinit, allinterno di un rapporto
commerciale?
In alcuni circoli teosofici contemporanei si tramanda
ironicamente un detto secondo il quale pi alto il soldone, pi
42
43

Vangelo (Mt 10,8).


Vangelo (Mc 1,15-17).

136

grosso il bidone, sottintendendo proprio limpossibilit di porre sul


medesimo piano la vera trasmissione spirituale con interessi di
carattere economico.
Nel testo egizio che raccoglie gli insegnamenti di Ptah-Hotep,
compare una massima che delinea chiaramente questo aspetto:
Cos prescrive la legge per coloro amati dagli dei: in
relazione alla ricchezza materiale, luomo eccellente la
otterr da solo. Sar Dio a fare in modo che sia una persona
di qualit e a proteggerlo, anche quando dorme.44

Un vero iniziato trover il modo di sostenersi economicamente in


questo mondo senza ricorrere alla commercializzazione di ci che ha
appreso della scienza sacra, consapevole del fatto che gli
insegnamenti hanno un valore inestimabile tale da non poter essere
quantificato con nessuna moneta al mondo, semplicemente perch
appartenenti a due livelli vitali differenti. E una tale visione cos
radicata nelle differenti dottrine da poter essere considerata a tutti gli
effetti un denominatore comune. Pensiamo alla tradizione tolteca
rappresentata da don Juan, con il quale Castaneda decise un giorno
di affrontare la questione.
Lavorerai per me e ti pagher dissi. Quanto mi pagherai?
chiese. Mi parve di notare una nota di avidit nella sua voce.
Quello che pensi sia giusto risposi. Paga il mio tempo
con il tuo tempo disse.45 Prima di tutto ci che faccio per te
gratis. Non mi devi nulla. Con te sono stato impeccabile, lo
sai. Latto di dare gratis e in modo impeccabile mi
ringiovanisce e rinnova la meraviglia.46

Simili prescrizioni le possiamo ritrovare anche nella tradizione


ebraica, e pi precisamente nelle Massime dei Padri, contenute
allinterno del Talmud, dove compare anche un ammonimento per
gli studiosi della Cabal che ne mercificano gli insegnamenti.

44
45
46

Gli Insegnamenti di Ptah-Hotep (X, 183).


Carlos Castaneda, Viaggio a Ixtlan, Rizzoli, Milano, 2000.
Carlos Castaneda, Il potere del silenzio, Rizzoli, Milano, 1988.

137

Hilll infatti soleva dire: Chi trae vantaggio personale dalla


Corona della TORAH finito. Impari cos che chi riceve
profitto dalle parole della TORAH trae la sua persona fuori
dal mondo.47

Riconoscere ed accettare questa norma rischia di mettere in


discussione una moltitudine di offerte pseudo-iniziatiche attuali ed
inoltre impone a ciascuno di noi un riesame della tanto radicata
concezione utilitaristica della cultura in cui viviamo, che spesso
illude di poter avvicinare al sacro per una strada di cui non si
conosce in realt lo sbocco.

47

Massime dei Padri, Mamash, Genova, 2007.

138

La struttura dellessere umano

La conquista dellimmortalit
A differenza di quanto potremmo essere portati a credere, non
in alcun modo possibile circoscrivere la tradizione egizia allinterno
di precisi canoni religiosi.
Di fronte alla domanda fondamentale sullesistenza o meno di
unanima immortale nellessere umano, gli antichi saggi rispondono:
s, e no. infatti una caratteristica distintiva della dottrina egizia
quella di muoversi sinuosa e flessibile attraverso le definizioni e le
classificazioni, ponendosi al di sopra di esse per spronare ogni
individuo a ricercare le risposte oltre i limiti della dualit, nella sfera
pi intima di s.
Ma come possibile conciliare la realt dellimmortalit con il
suo opposto? Si potrebbe brevemente anticipare che ogni individuo
non nasce di fatto immortale ma con la possibilit di diventarlo, ma
per approfondire meglio la questione occorre sviscerare pi nel
dettaglio gli aspetti che compongono e animano la nostra natura.
Il primo e pi elementare costituente grazie al quale possiamo
muoverci e compiere esperienze in questo mondo terreno il
CORPO FISICO, in egizio khat e in geroglifico

ossia il veicolo organico soggetto a crescita e decadimento,


caratteristiche evidenziate dal geroglifico rappresentante il corpo di
un cadavere, non per macabro simbolismo ma per efficacia e
schiettezza comunicativa: polvere eravamo e polvere ritorneremo.
Ma ci non deve trarre nellinganno di associare ad esso una
scarsa rilevanza nellambito di un percorso spirituale, anzi! Il corpo
fisico a tutti gli effetti considerato come un tempio in grado di
ospitare lessenza divina, e ciascuno di noi chiamato a divenirne
responsabile prendendosene cura nello stesso modo in cui farebbe
con qualsiasi costruzione sacra cui tiene particolarmente.
139

buona norma non dare mai nulla per scontato ma osservare con
curiosit silenziosa priva di giudizi di valore i propri
atteggiamenti paradossali. Non di rado capita infatti di volgere le
attenzioni pi meticolose verso la manutenzione di unautomobile,
senza badare a spese per i pezzi di ricambio, le gomme e lolio
migliori, trascurando daltro lato senza troppi problemi la qualit dei
cibi per la propria alimentazione. E questo non rappresenta che uno
tra i tanti possibili esempi.
La salute del corpo una condizione essenziale per colui che
decide di volgere la sua esistenza alla ricerca del vero celato dietro le
apparenze; egli dovr necessariamente compiere i primi passi verso
uno stile di vita improntato sulla qualit e non pi sulla quantit. E
quale prevenzione migliore di una equilibrata e sana alimentazione,
in grado di rispettare il pi possibile i cicli stagionali di ci che la
natura offre nel luogo in cui si vive? La tradizione egizia poneva in
risalto il sublime atto del MANGIARE, unem, in geroglifico

non come unattivit fine a se stessa ma come una precisa


disciplina avente la funzione di predisporre il proprio tempio
organico ad accogliere lOspite pi ambito. Non si riservano forse
spontaneamente le migliori attenzioni nellordine della propria casa
e le migliori cure nella preparazione di un pasto nellinvitare una
persona tanto attesa e a noi molto cara? Come potrebbe non essere
altrimenti nel caso in cui linvitato fosse Dio stesso?
Lalimentazione diviene allora il primo ambito vitale cui iniziare
a porre attenzione per rendere funzionale il corpo fisico ed elevarlo a
veicolo di espressione divina. I primi due geroglifici che
compongono la parola sopra citata, simboleggiano lenergia sottile
che si dischiude dai cibi come il profumo si sprigiona dai fiori da
cui il primo segno e la relativa presenza impercettibile ad uno
sguardo superficiale, cos come la civetta che vive nel buio della
notte.
Ogni alimento qualcosa in pi di una semplice sostanza
organica finalizzata a riempire e saziare lo stomaco. Il cibo contiene
i pi vari elementi nutrizionali: vitamine, proteine, carboidrati e
140

minerali, ma non si ferma qui, porta in serbo anche qualit


energetiche di carattere pi sottile, di natura sia emotiva che
spirituale, inevitabilmente in grado di influenzare il nostro approccio
verso la vita. Daltronde ormai riconosciuto il fatto che, ad
esempio, il nutrirsi di carne incida sul livello di aggressivit e
reattivit istintiva, e questa una prima motivazione per la quale
moltissimi ordini tradizionali prevedevano e prevedono una dieta
vegetariana.
Un argomento del genere meriterebbe un ampio approfondimento
ma, senza intraprendere analisi troppo complesse, potremmo molto
semplicemente constatare ad esempio gli effetti causati da un solo
pasto eccessivamente ricco di grassi nelle ore successive alla sua
assunzione: senso di pesantezza, sonnolenza, lentezza, scarsa
capacit di concentrazione. Situazione evidentemente ben lontana da
una condizione di leggerezza tale da facilitare una presenza in se
stessi.
La cura del corpo si estende per anche oltre lalimentazione, e
riguarda anche la sessualit, il sonno, il movimento e tutto ci che ha
a che fare con il corpo fisico e i suoi bisogni. Trascurare questi
aspetti come non degni di nota, come non inerenti ad un percorso
spirituale, un grave errore da cui ogni tradizione cerca di mettere in
guardia. Ricordiamo le parole che Krishna rivolge ad Arjuna:
Lo yoga non per chi mangia troppo o troppo poco, o
Arjuna, per chi dorme troppo o resta sveglio troppo a lungo.
Chi moderato nel mangiare, dormire, lavorare e vegliare, e
controllato nelle sue attivit, pu liberarsi da ogni sorta di
sofferenza con la pratica dello yoga.48

Lessere umano un corpo fisico ma non necessariamente si


limita ad esso. In qualit di potenziale tempio di Dio in terra, pu
creare le condizioni per accogliere e divenire portavoce di una
Presenza di portata inimmaginabile, eterna ed immortale.
Ma bene sottolineare che questa solo una delle possibilit, e
che la maggior parte dellumanit non solo non riesce a realizzare un
obiettivo del genere, ma spesso e volentieri non vi ambisce neanche.
Se nessun individuo nasce per diritto con unanima imperitura, sorge
48

Bhagavad Gita, (VI, 16).

141

spontanea la domanda di chi o cosa siamo realmente prima di


una tale conquista.

Il desiderio di esistere
La tradizione egizia simboleggia i passaggi che intercorrono tra
lo stato di sopravvivenza a quello di vera esistenza tramite lo
sviluppo di particolari corpi, dal pi materiale (come quello fisico
precedentemente accennato) fino a quello pi sottile e spirituale.
Ovviamente, ogni sorta di schematizzazione di aspetti vitali per
propria natura solo indicativa, una convenzione dialettica necessaria
per stimolare una riflessione pi profonda e strettamente personale.
Come si suole dire: la mappa non il territorio. I confini che
distinguono un corpo dallaltro non potranno mai essere stabiliti con
precisione, cos come non possibile definire oggettivamente dove
inizia il caldo e dove il freddo.
Il livello basilare che permette ad un essere umano di vivere in
questa natura la VOLONT DI ESISTENZA, una sorta di
impulso, di flebile forza che si concretizza nella nascita nel mondo e
che si struttura nellarco di breve tempo costituendo lIO, in egizio
ynuk e in geroglifico

cui il primo segno la canna fiorita simbolo di fragilit e


flessibilit, contraddistingue la naturale propensione umana a farsi
abbattere e piegare dalle diverse circostanze esterne, ma allo stesso
tempo anche la potenziale capacit di rialzarsi senza farsi mai
definitivamente spezzare da nulla.
Il quarto ed ultimo geroglifico rappresenta invece un individuo
inginocchiato che si tocca il petto e alza la mano per manifestare la
sua presenza nelluniverso. LIo non si identifica quindi n con il
corpo n con alcun elemento spirituale, ma inizialmente solo
unentit energetica distinta dal resto del creato che ricerca un
proprio ed altrui riconoscimento.

142

Tale volont di esistenza tende ad accentrare in s tutti gli


elementi vitali che la vestono: essa la forza che permette
lesistenza ad ogni essere umano, mantenendolo e riportandolo
costantemente in vita fino alla sua definitiva realizzazione e
liberazione, o fino alla sua dissoluzione in una seconda morte.
I due geroglifici che compongono internamente il termine Io,

in egizio nuk, formano la parola EGO, una forza primitiva e


cieca, priva di ogni sentimento superiore. Il geroglifico superiore il
vaso simboleggia lenergia racchiusa e sigillata in un contenitore,
mentre sotto situato il segno della cesta in qualit di strumento di
raccolta.
Il principio egoico potrebbe essere altres definito come quella
forza che tende ad incentrare in s tutte le energie con una sete ed
unavidit insaziabili. Sar proprio linsieme di tali energie caotiche
ad offrire le sensazione illusoria di rendere piena la propria vita,
dandole cos un senso.
Pi il vaso, situato non a caso nel centro della parola Io, sar
colmo di emozioni, informazioni, certezze, considerazioni altrui,
eccetera, pi ampia sar la possibilit di sentirsi realizzati. Ma una
tale rincorsa non avr mai fine; non esiste limite alla voracit egoica.
Solo la morte fisica romper il vaso, dando il via ad un processo di
inevitabile disgregazione delle energie in esso contenute, fino a
dissolverle e ridistribuirle nuovamente allinterno di un mare
caotico. Questo il motivo per cui una parte di noi teme tanto la
morte, avvertendo istintivamente linevitabile destino a cui sar
condotta legoicit.
La stessa sorte pu per essere affrontata coscientemente e a
partire da subito, nel qui ed ora. La possibilit di infrangere il vaso
riconoscendo le diverse personalit illusorie che traggono origine e
forza in esso, proprio il percorso proposto da ogni dottrina.
Ritroviamo chiarissime analogie del vaso-ego nello zen, nella nota
storia in cui il maestro avverte un sedicente discepolo di non poter
versare del t in una tazza gi colma, veicolando il messaggio che la
trasmissione di insegnamenti a colui che li ricerca con la consueta
143

predisposizione egoica, perfettamente inutile se non


controproducente.
Emerge a questo punto una delicata ma importante
differenziazione tra ci che si intende per Io e ci che si intende per
ego. Questultimo non infatti equivalente al primo ma ne
costituisce il nucleo, il motore che sprona il movimento orientando
la direzione, rimanendo comunque sempre velato dietro al modo con
cui ci si presenta al mondo.
Ecco perch il termine ego (nuk), si pone figurativamente nel
geroglifico Io (y-nuk) dietro il simbolo della canna, determinativo
utilizzato proprio per contraddistinguere lindividualit, la
membrana che ci differenzia dagli altri rendendoci unici. Ma tale
individualit non realmente un avversario nel cammino verso la
Luce, essa deve piuttosto divenire un alleato volgendo i suoi servigi
al principio divino.
Sarebbe sciocco ed avventato, per non dire contro natura,
dichiarare interiormente ed esteriormente guerra al senso di
individualit; esso infatti tanto inevitabile quanto naturale. grazie
a lui che possiamo muoverci nel mondo, svolgere il lavoro
necessario per vivere dignitosamente, fare esperienza degli eventi
della vita, comunicare con il prossimo ed aiutarci reciprocamente
con esso anche allinterno di un cammino spirituale. Negare dunque
limportanza di una tale funzione, confondendola in modo
indissociabile con la tendenza egoica, equivale a sopprimerne
limmensa potenzialit.
Possiamo in tal senso arricchire la nostra analisi osservando
come, secondo la tradizione ebraica, la parola Io, an, scritto

sia composta dalle tre lettere alef, nun (che assume un connotato
grafico differente quando si trova in fondo alla parola) e yod, le
stesse che compongono anche la parola NULLA, ayn, scritto

144

corrispondente al nome con cui la Cabal contraddistingue Dio,


pi precisamente ayn sof, il NULLA SENZA FINE.
Sappiamo che quando parole diverse sono composte dalle
medesime lettere, si ritiene che condividano una profonda unit. In
questo caso interessante porre lattenzione sul fatto che nel primo
termine la yod si trova alla fine, mentre nel secondo si trova nel
centro. Considerando che tale lettera rappresenta yad, la
CONSAPEVOLEZZA, ne possiamo dedurre che quando essa
rivolta allesterno emerge il principio egoico dellIo, mentre quando
rivolta verso linterno emerge la presenza di Dio.
Nei piccoli particolari, nella totale semplicit, si nascondono le
chiavi di volta in grado di trasformare radicalmente il proprio stato
di coscienza nei confronti della vita, di come la si osserva, la si
comprende e la si vive. In ci racchiuso il prezioso insegnamento
dei saggi.

Larte di ascoltare il proprio cuore


Il vero lavoro non consiste nello spogliarsi dallabito con cui si
vive nel mondo lIo ma nel non identificarci con esso, nel non
lasciarlo in balia di forze inconsce il cui unico fine la
sopravvivenza nei piaceri e dispiaceri materiali. In altri termini,
liberarlo dalla schiavit dellego.
Camminando su questa strada si creer passo dopo passo uno
spazio interiore diverso, si risveglier un organo generalmente
soffocato o tenuto sopito, ritenuto dagli egizi un vero e proprio corpo
spirituale: il CUORE, yb, in geroglifico

il mediatore tra le influenze di natura divina e quelle di natura


terrena; la sede dellintuizione, dei sentimenti e del discernimento.
Se prestiamo attenzione ai geroglifici che compongono la parola,
possiamo subito cogliere come la raffigurazione del cuore (figura
31) si sia qui sostituita al concetto di ego, nuk, rimanendo per
sempre celata dietro il velo manifesto del simbolo dellIo, la canna.
145

In uno stato coscienziale del genere non saranno pi le pulsioni


inconsce ed animali a governare le azioni, le parole e i pensieri,
vincolando ad unesistenza ciclica priva di ogni creativit, ma
interverr un'altra natura pi consapevole, realmente libera di
muoversi e di procedere nella vita da cui il geroglifico della gamba
in movimento.
In questo livello scomparir anche lesigenza di manifestare
apertamente la propria presenza nel mondo, dato che emerger
spontaneamente la profonda percezione di sentirsi gi parte di un
tutto; il bisogno di auto-affermazione lascer il posto alla semplicit
e allumilt.

Figura 31 Il cuore nelle raffigurazioni.

Ma gli antichi saggi distinguevano il cuore yb, considerato come


la SEDE DELLA COMPRENSIONE, dal cuore haty, in geroglifico

ossia la SEDE DELLE PASSIONI che necessario dominare per


trascendere la natura inferiore che lega alla sfera terrena al pari di
146

una forza di gravit. Dunque, uno stesso organo per due aspetti vitali
apparentemente opposti.
Per complicare ulteriormente la faccenda, importante
considerare come anche nel termine DESIDERIO, in egizio set-yb e
in geroglifico

compare il segno del cuore, accompagnato in questo caso dalla


raffigurazione del trono simbolo del nome di Osiride su cui
poggia la nostra possibilit di vivere coscientemente le esperienze
terrene, trasmutandone la natura dialettica in divina.
infatti proprio il mondo nelle sue innumerevoli sfaccettature ad
attrarre la nostra attenzione, in un costante turbinio di pensieri ed
aspettative che si alimentano e si rigenerano. Non vi sosta n limite
alla corsa incontrollata del desiderio. Ma tale forza anche il motore
della vita. Spetta a ciascuno di noi riconoscerne i limiti per uscire dal
suo controllo e poter cos cavalcare il suo fine regale: il
ricongiungimento con lUno.
Occorre quindi osservare con meticolosa attenzione ed onest i
moti dei propri desideri, da dove essi nascono e dove ci vogliono
condurre, con la curiosit di riscoprire quellunica pura aspirazione,
quella nostalgia divina in grado di condurci al cospetto del vero
cuore, l dove inizia per il Cammino.
Perch dov il tuo tesoro, l sar anche il tuo cuore.49

Solo percorrendo questa strada potremmo passo a passo svelare


gli inganni che si annidano intorno al cuore mascherandolo ed
opprimendone il respiro.
Esiste una leggenda in India che parla dellultimo giorno della
Creazione, quando gli dei si riunirono per decidere di comune
accordo dove nascondere il segreto delluniverso. Il primo si fece
avanti consigliando la cima pi alta dellHimalaya, dove gli uomini
non potrebbero mai vivere, giacch le nevi sono eterne e non
esistono sentieri di accesso. No, risposero gli altri dei in coro,
49

Vangelo (Mt 6,21).

147

abbiamo creato luomo forte ed ingegnoso, prima o poi trover il


modo per raggiungere le vette pi alte del mondo. Poco dopo, ad un
altro dio venne lidea di nascondere il segreto della vita nellabisso
pi profondo delloceano. No, no, ribadirono gli altri dei,
abbiamo creato luomo coraggioso e temerario. Verr un giorno in
cui egli escogiter il modo per sondare gli abissi di tutti i mari.
Dopo un lungo silenzio, un altro dio che rimase in silenzio e
pensieroso fino a quel momento, esclam: Io lo so, dov il
nascondiglio pi sicuro. Nascondiamo il segreto delluniverso in
fondo al cuore di ogni essere umano. L, potremo starne certi, non
guarderanno mai. Fu cos che tutti gli dei furono concordi.
Questa semplice storia porta in serbo una verit autentica: il
cuore come chiave di volta di tutte le dottrine. Ogni tradizione
riconosce ad esso un ruolo fondamentale, senza il quale ogni studio
rimane sterile ed ogni pratica diviene fuorviante e pericolosa. Ma la
stessa leggenda anche portatrice di unaltra amara verit: la nostra
naturale tendenza a ricercare risposte altrove, o peggio ancora a
confondere con estrema facilit e comodit emozioni, fantasie,
aspettative e debolezze con i sussurri del cuore.
Se vero che esplorare il proprio cuore significa conoscere
luniverso intero, altrettanto doveroso non illudersi sul fatto che un
tale processo sia privo di ostacoli e difficolt, certamente non
imputabili a un qualsivoglia evento esteriore.
Lombra delle nostre paure e le astute seduzioni dellego sono
costantemente in agguato, in grado di portarci a compiere i pi
deplorevoli atti pur mantenendo elegantemente in piedi compiacenti
alibi spirituali. La storia costellata di genocidi, inquisizioni e
guerre compiute nel nome della pace o del Signore.
Un efficace aiuto chiarificatore ci viene offerto dalla tradizione
Sumarah, originaria dellisola di Giava, nella quale il principio
egoico dellIo, aku in giavanese, viene paragonato simbolicamente
allimmagine di unanguilla bianca.
Aku lungo e scivoloso come le anguille, sembra non aver n
capo n coda, non si lascia mai prendere, ma scappa dalle
mani allultimo momento. bianco perch ha sempre una

148

pretesa di candore, vive nella convinzione di essere


perennemente nel giusto, nel bene, nellonesto.50

Ecco perch sviscerare un concetto come il cuore un lavoro non


esente dal rischio di fraintendimenti. La capacit di ascoltare il
proprio cuore dunque una vera e propria arte, e come tale essa deve
essere tenacemente allenata e costantemente monitorata in modo da
imparare a discernere sempre pi in profondit gli intralci che si
frappongono tra il vero cuore e il falso cuore. Mentre il primo
conduce ad ununione disinteressata e libera con il prossimo, il
secondo non fa altro che simularne goffamente le presunte
caratteristiche, ostentando spesso una gioia e un ottimismo forzati,
cos come una benevolenza ed un umanitarismo che nascondono
tensioni mal comprese e mal gestite.

Luovo-microcosmo
Possiamo ora compiere un ulteriore sguardo nella realt
strutturale umana introducendo il concetto di ci che gli antichi egizi
chiamavano ren, in geroglifico

che significa letteralmente NOME e che contraddistinto


simbolicamente dal primo segno il cartiglio comunemente noto
per la caratteristica figurativa di contenere al suo interno le iscrizioni
dei nomi propri. Ma la sua funzione evocativa va ben oltre!
Il ren infatti la vera identit di ogni essere umano, la sua
impronta cosmica, la sua specifica vibrazione energetica che lo
contraddistingue come singola entit e che, allo stesso tempo, lo lega
a tutto luniverso.
In altre parole, il MICROCOSMO, la cui manifestazione fisica
assume laspetto di una sfera ovoidale che circonda il corpo. Ecco
perch il secondo e il terzo geroglifico che compongono la parola
la bocca aperta e lenergia in movimento indicano che latto
50

Laura Romano, Sumarah. Il risveglio del maestro interiore, Ubaldini, Roma, 1999.

149

sacrale di scegliere un nome equivale a ricercare le reali


caratteristiche energetiche dellindividuo per poterle esprimere, non
certo una convenzione sociale con il solo fine di riconoscersi e
distinguersi dagli altri.
Il ren dunque lattributo con cui la dottrina egizia designa
lindividualit di un essere umano senza necessariamente riferirsi ai
suoi corpi spirituali. Esso costituisce piuttosto lambiente di base
dove sono presenti tutte le condizioni necessarie per permettere una
gestazione della scintilla divina, ma la scelta di intraprendere ed
alimentare un processo del genere strettamente vincolata al libero
arbitrio personale.
Allinterno del ren, nel punto centrale del suo spazio, vibra lIoinek, intorno al quale gravitano caoticamente tutti i desideri e gli
impulsi ad esso collegati. Essi traggono infatti origine dal principio
egoico e lo alimentano a loro volta attraverso un circolo vizioso
apparentemente senza uscita. Solo il graduale processo di
sostituzione della natura egocentrica con quella altruistica, propria
dellelemento cuore, condurr inesorabilmente verso un collasso dei
desideri ed una liberazione dellaspetto divino fino a quel momento
celato e soffocato.

Figura 32 Il cartiglio, simbolo del microcosmo.

150

A ben vedere il simbolo che rappresenta il ren (figura 32), non


raffigura nientaltro che il tratto di una corda avvolta su se stessa in
modo da formare una sorta di anello, e legata poi alla base. Tale
corda il confine che delimita il senso di identit microcosmica
dalla realt macrocosmica, ma anche la FORZA CONDUTTRICE
che lega unesistenza allaltra. Il singolo cartiglio coincide infatti
con una sola esperienza vitale terrena, ma non per questo ne esclude
altre.
Il concetto della reincarnazione non certamente unesclusiva
delle dottrine orientali. Sembra che il cristianesimo la contemplasse
gi allinterno della sua fede originaria, tanto che possiamo
ritrovarne espliciti riferimenti negli scritti di uno dei pi grandi
teologi cristiani, Origene di Alessandria.
Lanima non ha principio n fine. Ogni anima entra in questo
mondo fortificata dalle vittorie oppure indebolita dai difetti
della vita precedente. Il suo posto in questo mondo, quasi
dimora destinata all'onore o al disonore, determinato dai
suoi precedenti meriti. Il suo operato in questo mondo
determina il posto che essa avr nel mondo successivo Non
forse pi conforme a ragione che ogni anima, per certe
misteriose ragioni, venga introdotta in un corpo e ivi
introdotta secondo i suoi meriti e le sue precedenti azioni?51

La tradizione egizia veicola il medesimo messaggio per mezzo


della parola uhem ankh, in geroglifico

traducibile letteralmente come RINNOVAMENTO DELLA


VITA o RIPETIZIONE DELLE NASCITE, un concetto
volutamente reso poco manifesto per una serie di motivazioni che
possono renderlo facilmente fraintendibile.
Ci che effettivamente si reincarna infatti il ren-microcosmo, e
non le personalit con le quali cos facilmente ci identifichiamo, che
51

Origene di Alessandria, cit. in David Donnini, Nuove ipotesi su Ges, Macro Edizioni,
Diegaro di Cesena (FC), 2001.

151

per loro stessa natura sono aggregati energetici precari ed


evanescenti.
Non quindi possibile affermare che esiste per tutti la possibilit
di una reincarnazione cos come comunemente la si pu intendere,
ma pi precisamente una continuit confusa della vita istintiva
contenuta allinterno dellinvolucro microcosmico; solo la graduale
condensazione di un nucleo cosciente potr beneficiare di una reale
continuit cosciente attraverso le diverse vite terrene. Tale il
motivo per cui la dottrina egizia introduceva il concetto della
reincarnazione unicamente allinterno della Scuola dei Misteri,
laddove i partecipanti avevano gi scelto volontariamente e
consapevolmente di intraprendere un cammino di conoscenza
interiore.
Mentre la nascita terrestre crea lo spazio in grado di associare i
diversi elementi che costituiranno poi le caratteristiche della
persona, la morte li dissolver nuovamente nel mare energetico
circostante, trasmettendo ad una vita successiva solo quelle
informazioni relative al grado di risveglio del proprio seme divino.

Figura 33 Il concetto della reincarnazione simbolicamente espresso


tramite il dispiegarsi ed arrotolarsi della corda.

152

Lesistenza compresa tra la nascita e la morte corrisponde


allanello formato sulla corda, il ren, altrimenti rappresentato anche
tramite spirali collegate e sostenute luna allaltra grazie
allimpersonificazione simbolica del destino (figura 33). La corda
pu formare degli avvolgimenti, degli anelli e dei nodi caotici, pu
mutare direzione o mutare nome, ma essa rester sempre quella forza
di coesione che lega unesistenza allaltra, vincolata e soggiogata
dallattrazione dialettica.
Solo una piena consapevolezza interiore permetter di liberarsi
dalla sua morsa incontrollata per divenirne pienamente padroni; tale
lo stato di colui che fuoriesce dal ciclo delle rinascite per rientrarvi
consapevolmente al servizio dei suoi simili. Il ren di un tale essere
diviene un veicolo perfetto per lespressione della sua immagine
divina in terra, in completa armonia con gli altri microcosmi e con il
macrocosmo circostanti.

Energia ed Essenza
Un altro corpo citato frequentemente nella letteratura dellantico
Egitto il ka, in geroglifico

comunemente tradotto con il termine ENERGIA, anche se in


realt esprime un concetto di portata molto pi ampia, difficilmente
circoscrivibile allinterno di chiare descrizioni.
Per aiutarci in questimpresa possibile equipararlo al CHI della
tradizione cinese taoista, oppure ancora al PRANA induista. Il ka
infatti quella forza cosmica che pervade tutto luniverso pur
rimanendo invisibile ed impalpabile, con la quale per possibile
entrare coscientemente in contatto tramite un processo di graduale
sintonizzazione. Ecco perch il simbolo che contraddistingue il
concetto la raffigurazione di due mani tese verso lalto, al pari di
unattuale antenna radiofonica capace di recepire informazioni
comunemente non accessibili ai nostri sensi ma comunque sempre
presenti nello spazio.
153

Lo sviluppo di una tale facolt coincide con la formazione di uno


specifico corpo interiore ad essa correlato, simbolicamente
rappresentato dalla presenza del geroglifico sopra il capo
delliniziato (figura 34).
La caratteristica fondamentale del ka il fatto di essere in origine
una FORZA NEUTRA, unenergia non polarizzata, ancora non
contaminata dallalternanza duale del manifesto. Il fine di
ciascuno di noi proprio quello di accedere alla sua sorgente pi
pura, risalendo i cosiddetti ka inferiori per nutrirsi dei ka superiori.

Figura 34 Colui che padroneggia il ka.

Tale corpo il veicolo necessario per permettere al cuore di


esprimersi nel meglio delle sue possibilit; il nuovo involucro
luminoso, puro, etereo, che permette allindividualit ormai
spoglia delle maschere illusorie con le quali si identificava di
mantenere la sua identit senza il rischio di dissolversi nuovamente.
154

Il ka il primo nucleo imperituro del microcosmo che assicura


allessere umano il mantenimento di unidentit non egoica
attraverso le diverse incarnazioni. Rappresenta il primo livello di
consapevolezza oltre quello razionale e morale, il primo stato di
coscienza potenzialmente esente dallinfluenza delle alternanze
ordinarie della vita. Grazie al ka possibile osservare la vita da una
prospettiva pi obiettiva, in quanto non pi preda dei coinvolgimenti
emotivi delle circostanze.
Si potrebbe affermare che ciascun individuo possiede questo
corpo gi dalla nascita, ma che solo in alcuni casi si struttura in
forma libera ed autonoma. Il modo pi semplice per comprendere il
suo processo di sviluppo immaginarlo come un sintonizzatore di
energie. Fino a quando queste energie saranno di carattere animale,
istintuale e passionale (i ka inferiori), esse continueranno ad
alimentare laspetto egoigo, instabile ed impermanente.
Ma perseguendo un percorso di discernimento interiore, e
adottando uno stile di vita il pi possibile in sintonia con qualit
energetiche di natura consapevole, altruistica e aggregativa (i ka
superiori), queste stesse si accorderanno gradualmente fino a
costituire un vero e proprio organo spirituale, strettamente collegato
con lelemento cuore.
Abbiamo gi anticipato come tutto ci che esiste nelluniverso sia
permeato da energia. Si impone dunque la necessit di passare da
una tipologia di ragionamento di tipo quantitativo ad un tipo
qualitativo o, pi correttamente, vibrazionale.
In questa prospettiva ogni essere umano si nutre, consciamente o
meno, di tutto ci che lo circonda, dai cibi solidi alla musica, alle
letture, agli ambienti che frequenta; e concorre lui stesso ad
immettere nutrimenti nel sistema, tramite azioni, parole e pensieri.
Tutto ka. In accordo con quanto afferma lAyurveda, tutto cibo.
Vigilando con pazienza e perseveranza sul proprio modo di
relazionarsi con il mondo, e cercando instancabilmente di porre
ascolto allintelligenza del cuore, si metter in sintonia il ka
personale con gli altri ka umani e animali, cos come vegetali ed
inorganici, instaurando con loro un contatto di inimmaginabile
profondit.
Sar forse ora pi semplice comprendere il delicato concetto di
MAGIA, in egizio heka e in geroglifico
155

letteralmente lAZIONE DEL KA SUI TRE PIANI, in quanto il


primo segno simboleggia proprio lunione indissociabile di terra,
uomo e cielo.
Larte magica accessibile solo a colui che ha acquisito la
capacit di vedere e sentire coscientemente la vita, in grado di
muoversi agilmente allinterno dei diversi piani dellesistenza.
Ancora una volta, il fine regale dellarte magica quello di metterla
al servizio dei propri simili, per aiutarli e sostenerli nel cammino
della vita.
Mago colui capace di scorgere in profondit le cause al di l
delle apparenze, consapevole delle trame che muovono lesistenza e
delle leggi che la regolano; egli pu dunque alleggerire il fardello di
un proprio simile consigliandolo e sostenendolo rettamente (senza
per mai interferire o lederne la volont), ma non difficile
immaginare quanto siano pericolose simili conoscenze in mano a
coloro che sono ancora pieni di ambiziose velleit.
Coloro che non hanno sviluppato il proprio ka ritornano sulla
terra innumerevoli volte. Essi non beneficiano per coscientemente
di questi ritorni, ne restano piuttosto alloscuro perch la coscienza
individuale sussiste solo attraverso il corpo del ka. Non si pu quindi
dire che vi sia reincarnazione, ma pi propriamente una continuit
della vita istintiva confusa in mezzo ad altre esistenze istintive.
Questo delucida in forma pi completa il motivo precedentemente
accennato dellinutilit di estendere la dottrina della metempsicosi al
popolo immerso nella vita istintiva.
Viceversa, colui che acquisisce la coscienza del ka, inizia a
sviluppare un senso di responsabilit verso le conseguenze future di
tutti i suoi atti allinterno del sistema universo in cui inserito, al
pari di una cellula di un organismo.
Camminare nel sentiero della consapevolezza equivale ad elevare
la qualit del ka personale risvegliandone le facolt spirituali e
riducendo proporzionalmente la tirannia dei ka inferiori, fino al
momento in cui qualcosaltro riconoscer nellindividuo lo

156

strumento ideale per accoglierlo ed esprimerlo: la PRESENZA


DIVINA, il ba, in geroglifico

o
traducibile letteralmente come ESSERE PRESENTE, qui ed ora.
Il primo termine rappresenta la cicogna africana, conosciuta
come jabiru, e simboleggia la facolt di muoversi, di migrare da Dio
alluomo e viceversa, sottolineandone cos il legame sottile ma
inestinguibile. Il secondo geroglifico invece pi comune e raffigura
un uccello con il volto e le braccia umane (figura 35), che
sembrerebbe evocare quellaspetto umano capace di librarsi in volo
verso i piani pi sottili di s.

Figura 35 La Presenza divina, il ba.

La caratteristica pi importante e fondamentale del ba che nelle


raffigurazioni compare sempre al di fuori dellindividuo; eppure ben
157

sappiamo quanto esso ne rappresenti a tutti gli effetti un corpo


interiore. Tale paradosso rivelatore di uno dei pi meravigliosi
misteri della vita cui siamo chiamati a sperimentare e a svelare in noi
stessi.
Il ba la scintilla divina che reclama il suo diritto alla vita.
Ostacolarla, impedendogli di poter trovare un adeguato rifugio
dentro di s, equivale a condannarsi alla morte spirituale, alla
dissoluzione.
Ecco il motivo per cui ogni dottrina prescrive un lavoro di
predisposizione interiore atto a creare le condizioni ideali affinch
lOspite possa riconoscere il suo regale alloggio. Una dieta specifica
e morigerata, uno stile di vita lontano dal chiasso mondano,
ladesione a particolari norme di vita, sono tutte forme preparatorie
con il preciso fine di pulire ed ordinare il proprio Tempio, renderlo
pronto.
Il motivo per cui il ba resta in disparte nelle raffigurazioni,
perch esso neutro, impassibile ed indifferente alle vicende della
persona, al di fuori dalle tempeste emotive e da ogni sorta di
elucubrazione mentale. Esso il vero IO SONO, e come tale pu
essere percepito solo attraverso un silenzio interiore, una
sospensione del pensiero discorsivo capace di aprire le porte ad una
realt del tutto nuova.
Si pu ora facilmente immaginare come lo sviluppo del ka
costituisca un costante richiamo per il ba, che ne ritrova il supporto
energetico ideale e necessario. Mentre ba rispetto a ka lo spirito
animatore, ka rispetto a ba lindividualizzazione della coscienza
(un gioco continuo di intercambio che d ad ognuno di loro un ruolo
sia passivo che attivo, considerazione importante per non cadere
nellerrore di interpretarne schematicamente le funzioni).
Laddove non si realizza nellindividuo una tale unione, il ba
ritorner al suo luogo di origine confondendosi nuovamente con Dio,
cos come una goccia dacqua ritorna nelloceano per dissolversi in
esso, mentre il principio egoico umano lotter in terra per la sua
sopravvivenza, disgregandosi per anchesso nel corso del tempo.

158

Il contatto con il divino


Per un individuo quindi, dopo un percorso di purificazione
interiore in cui inizia a riconoscere in se stesso la presenza del ba, si
aprono le porte per una nuova fase del Cammino.
Come abbiamo visto il ba infatti uno stato coscienziale divino
ma di natura ancora transitoria. Data la sua peculiarit di
trasmigrare, egli pu riconoscere il suo nido nellessere umano
prendendovi alloggio per alcuni attimi, ma non detto che riesca a
porvi dimora definitivamente; le tentazioni e le distrazioni della
natura dialettica hanno ancora la forza di soffocare abilmente la sua
voce e la sua presenza.
Ogni raggiungimento di un nuovo stato di coscienza impone una
sua immediata sperimentazione e concretizzazione a livello pratico,
nella vita quotidiana. Se ci non avviene, qualsiasi eventuale
intuizione o piccola illuminazione perde immediatamente il suo
valore, rischiando di decadere a livello di elucubrazione mentale o
fantasia emotiva, pur mantenendo viva lillusione di aver
definitivamente raggiunto una condizione di consapevolezza divina.
Il rischio di fraintendere alcune profonde ispirazioni filtrandole e
confondendole caoticamente con le proprie personali debolezze,
sempre in agguato. Ci la causa di molti fanatismi, in cui tutte le
limitazioni e gli egoismi umani concorrono nel manifestare
apertamente quello che in origine potrebbe essere stato un reale
barlume di volont superiore. Per ovviare a questo pericolo non vi
altra strada che fare affidamento ad una serrata vigilanza interiore.
Lobiettivo di ogni disciplina tradizionale, dalle meditazioni alle
preghiere, dalle danze alle cerimonie, quello di predisporre
lindividuo affinch possa vivere con piena consapevolezza e
responsabilit ogni attimo della sua esistenza. Si potrebbe dunque
equiparare ogni arte sacra ad una sorta di palestra preparatoria con la
precisa funzione di rendere vivo un particolare stato di coscienza
nella quotidianit.
Ad esempio nella tradizione Sumarah, a fianco della tecnica
meditativa straordinaria denominata sujud kusus, ne esisteva
unaltra di maggiore importanza:

159

il sujud harian, la meditazione quotidiana, il momento in


cui portiamo le nostre conquiste e la nostra nuova e sempre
rinnovata consapevolezza nella vita di tutti i giorni. Possiamo
per un attimo avere lillusione che sar facile o in qualche
modo meno impegnativo meditare in mezzo alla vita che non
sedersi a meditare, ma ci accorgeremo presto che invece
vero il contrario, soprattutto perch proprio qui, nella
cosiddetta normalit della vita quotidiana che il nostro ego si
sbizzarrisce esibendosi in tutti i suoi pi sofisticati giochi e
illusionismi.52

Lobiettivo del Cammino la fusione del ba con tutto il proprio


essere, una vera e propria TRASFORMAZIONE, dove anche la pi
piccola cellula del corpo muta la sua struttura per adempiere
completamente alla nuova funzione. Ad un tale livello il ba prende
definitivamente alloggio nel cuore dellindividuo, dando vita a
quello che gli antichi saggi chiamavano akh, in geroglifico

letteralmente ESSERE DI LUCE, la forma di esistenza perfetta,


impeccabile, dove la propria volont terrena personale diviene un
tuttuno con la volont veicolata dalla presenza divina.
Il segno che rappresenta questo corpo libis comata, uccello
caratteristico per le piume dai riflessi metallici splendenti e luminosi,
simbolo dellessere umano ILLUMINATO, che irradia la sua forza
per mezzo dellesempio.
Akh altrimenti conosciuto come il CORPO DI LUCE che non si
possiede al momento della nascita ma che si pu conquistare solo
tramite un profondo lavoro di conoscenza e purificazione interiore.
Tale stato di coscienza non comunque ancora una fase
conclusiva del Cammino, bens una tappa verso una perfezione pi
alta, verso la pi elevata condizione che un essere umano pu
fisicamente raggiungere nel mondo in cui viviamo: il sa-hu, in
geroglifico

52

Laura Romano, Sumarah. Il risveglio del maestro interiore, Ubaldini, Roma, 1999.

160

che pu essere tradotto come MAGO e contraddistingue il


CORPO DIVINO, attraverso il quale lindividuo raggiunge un totale
contatto con la sfera celeste, unendosi ad essa per divenire a tutti gli
effetti un Dio in terra. Ecco perch il primo geroglifico della parola
simboleggia un particolare nodo che fissa nelluomo la natura
divina, pur rappresentando allo stesso tempo un fluido vitale che
circola senza impedimenti al di fuori del tempo e dello spazio.
Sa-hu il corpo iperspaziale capace di muoversi liberamente
attraverso tutti i mondi e le dimensioni; vivendo nellEternit, egli
non pi soggetto a limitazioni di nessun tipo. La discesa nei pi
profondi meandri di se stessi conduce infatti alla percezione
dellelemento sottile che d vita e sostiene ogni cosa, travalicando la
materialit cristallizzata nello spazio-tempo. in tale luogo
coscienziale che il mago, non pi stregato dallo spettacolo illusorio
della vita, pu coglierne le cause e i disegni soggiacenti in modo
presensoriale.

161

162

La ricerca di Ak-Yb-Ka
IV.
OLTRE IL PENSIERO

Ak-Yb-Ka riusciva a stento ad accettare ci che ora poteva


vedere e sentire. Il bene? Il male? Due sottili inganni del pensiero,
schiavi entrambi della ricerca del piacere. Ma quanti ideali costruiti
negli anni intorno ad essi. La vita? Una serie ininterrotta di
significati ad essa attribuiti. E ora? Frantumare il tutto in vista di
cosa?
Eppure, un richiamo al risveglio lo incitava a spingersi ben oltre,
suggerendogli lesistenza di un bene assoluto, per quanto
irraggiungibile con i comuni mezzi della logica umana.
Nella stessa strada intrapresa, riusc a trovare una nuova
filosofia, una nuova scienza, nuove prospettive cui guardare la vita.
Ma ora stava emergendo la consapevolezza di come la loro funzione
non sia stata altra se non quella di accompagnarlo fino a quel
punto. Ripercorrendo le sue avventure, comprese infatti come
lunico fine del Tempio fosse stato solo quello di spronarlo a
vigilare sempre attentamente su di s.
Gi, perch ogni commovente regalo della vita, ogni inaspettata
sorpresa, porta sempre in serbo anche inebrianti ebbrezze
soporifere per lanima. Ak-Yb-Ka comprese allora come ogni
benedizione nasconde anche una potenziale maledizione di pari
intensit. L dove la Luce si fa pi intensa e pi vicina, le ombre si
fanno pi minacciose, e maggiore sar la responsabilit richiesta
per custodirla e perseguirla, gli veniva spesso ricordato come
monito.
La presenza della Scuola, la presenza del suo maestro: quali
insidiose tentazioni di adagiarsi sul Cammino accontentandosi della
loro protezione e benevolenza. E quanto tirannica la mente nel voler
costantemente fossilizzare linsegnamento in sterili norme di vita
dogmatiche.

163

Ak-Yb-Ka sapeva di trovarsi ormai sulla soglia tra il vecchio


mondo ed un nuovo universo inesplorato, e temeva profondamente
di spingersi oltre, ben sapendo per che nulla sarebbe stato pi lo
stesso tornando indietro. Riport alla memoria il passato,
quellantica sensazione di tristezza ed amarezza che per molto
tempo lo accompagnarono. Non volle essere nuovamente inghiottito
dal caos. Giur a se stesso che non avrebbe pi indossato i vecchi
abiti. E si sentiva nudo, completamente nudo. Non era pi sufficiente
la comoda illusione di appartenere allelit del Tempio. Poteva forse
chiunque altro risvegliarlo al posto suo?
Fu allora che Ak-Yb-Ka si accorse della presenza silenziosa del
maestro alle sue spalle, e fu in quel momento che vide ridere e
danzare la separazione illusoria che tutto invade. Allora sent di
essere parte del Tutto, di partecipare al Tutto. Lo vedeva senza
occhi, lo sentiva senza orecchie. Lesplosione del Sole nel cuore. Il
padre, la madre, i fratelli, gli amici, i nemici il suo maestro, il
faraone, lEgitto, il mondo, luniverso, la vita. Incontenibile il Tutto,
la suprema gioia nel Vuoto. Un silenzio assordante in cui uscire dal
tempo. E poi il pianto di una bambina in lontananza, lo smarrimento
dei suoi compagni, laggi nel mondo; la paura, la solitudine.
Irrefrenabile il desiderio di tornare, per portare speranza, per
testimoniare la Luce.

164

La pesatura del cuore

Libro dei morti o libro dei vivi?


Il testo sacro dellantico Egitto pi noto ai giorni nostri
sicuramente il Libro dei Morti, una raccolta di formule magiche con
lapparente funzione di accompagnare lanima del defunto nel regno
dellaldil. Ma questo titolo rischia di trarre in inganno, giacch il
suo vero nome, in egizio pert em heru e in geroglifico

si traduce letteralmente come USCIRE ALLA LUCE DEL


GIORNO, un significato di gran lunga differente dal primo.
Secondo la tradizione questa raccolta di formule un vero e
proprio manuale simbolico in grado di guidare il microcosmo umano
al di fuori del caos del mondo (figura 19), sottraendolo dalloscurit
dellignoranza per librarlo verso la luce divina. La potenza di questo
libro potrebbe dunque rivolgersi tanto ai vivi quanto ai morti, anche
perch secondo gli egizi la linea di confine tra ci che noi
consideriamo comunemente mondo terreno e laldil molto, molto
aleatoria.
Forse, con maggior precisione, potremmo affermare che ci che
differenzia lo stato di vita da quello di morte non sia solo la presenza
o meno di un corpo fisico. Il nucleo vitale di un essere umano (come
analizzato nel capitolo precedente) pu continuare il suo percorso
anche dopo aver deposto il proprio abito organico terreno, cos come
pu spegnersi e dissolversi ancor prima di averlo abbandonato.
Il Libro dei Morti altro non che uno strumento in grado di
fornire preziose indicazioni per orientare sul Cammino, per aiutare a
porre correttamente le domande esistenziali, non per fornire risposte
definitive. Per tale motivo ci riferiremo dora in avanti a lui con il
titolo di Manuale per la Vita.
Ovviamente non sar qui possibile sviscerarne tutto il contenuto,
formula dopo formula, ma ci soffermeremo sulla famosa
165

raffigurazione della pesatura del cuore (figure 36-37-38), dato il suo


ricchissimo ed esplicativo simbolismo.

Figura 36 La pesatura del cuore (a).

Figura 37 La pesatura del cuore (b).

166

Figura 38 La pesatura del cuore (c).

Conosciuta anche come PSICOSTASIA, questa scena


rappresenta la condizione interiore che ogni essere umano si trova a
vivere nel qui ed ora, non solamente al termine dalla sua esistenza.
Il protagonista il microcosmo, cui viene costantemente offerta
lopportunit di divenire consapevole di se stesso per poter cos
spezzare le catene delle illusioni e divenirne finalmente libero. Esso
viene raffigurato in questo caso per mezzo di una figura maschile
che compare quattro volte allinterno dellintera scena. Inizialmente
compie il suo ingresso nella cosiddetta Sala della Verit
accompagnato da una controparte femminile (figura 36),
impercettibile energia angelica che gli offre sostegno nel suo
desiderio di ricerca, infondendogli forza con il suono cerimoniale del
sistro. Subito dopo si ritrova sotto le braccia della bilancia,
specularmente al dio ANUBI, in egizio ynpu e in geroglifico

che significa APERTURA DEL CAMMINO, simboleggiando


proprio quel richiamo che chi desidera penetrare il mistero della vita
167

sente in fondo al suo cuore. Lanimale che lo contraddistingue lo


sciacallo, le cui qualit naturali gli consentono di ingerire carne
putrefatta per trasformarla in nutrimento, in analogia con la capacit
alchemica di trasmutare gli eventi della vita apparentemente privi di
senso in esperienze realmente spirituali, consapevoli, vere.
Anubi dunque liniziatore, la guida che accompagna lindividuo
attraverso i molteplici ostacoli presenti sul Cammino; incarna infatti
la SPERANZA, qualit necessaria per procedere verso quella luce di
cui ancora non si conosce nulla ma di cui si pu presagire lesistenza
attraverso una profonda ed inspiegabile nostalgia interiore.
Il motivo per cui questo dio spesso associato al concetto di
morte le sue statue presiedevano i sarcofagi e i rituali di
mummificazione perch il suo compito consiste
nellaccompagnare da un vecchio stato di coscienza ad uno nuovo,
verso una vera e propria rinascita interiore.
In verit, in verit vi dico che se il granello di frumento
caduto in terra non muore, rimane solo; ma se muore,
produce molto frutto.53

Prendere coscienza di Anubi significa compiere consapevolmente


la scelta di intraprendere il Cammino, per volgere finalmente il
proprio sguardo dallesterno verso linterno. Laddove una simile
decisione non viene compiuta, le attrazioni caotiche del mondo
continuano a giocare con le proprie illusioni in un circuito vizioso
dal quale non vi reale via di uscita; ed in un tale stato di
incoscienza che Anubi rimane in attesa nel buio nelle vesti di
GUARDIANO DELLA SOGLIA.

La consapevolezza del proprio destino


Concentrando lattenzione sullimmagine della bilancia (figura
36) si pu scorgere come poco sopra la testa del protagonista si
impone come una spada di Damocle una sorta di mattone nero dal
volto umano. il dio shay, in geroglifico
53

Vangelo (Gv 12,24).

168

impersonificazione del DESTINO individuale cui ognuno di noi


inesorabilmente legato.
Occorre per anche in questo caso compiere lo sforzo di superare
il dualismo bene-male per non interpretare il fato come
uningiustizia o una punizione divina, nonostante la raffigurazione
simbolica lo ponga volontariamente in una posizione minacciosa nei
confronti del giudicato.
Shay equivale a tutti gli effetti al concetto orientale di KARMA o
a quello occidentale di SEMINA E RACCOLTA; una vera e propria
legge di causa-effetto cui risponde inevitabilmente ogni passo
compiuto nella vita. Non esiste dunque al suo interno distinzione di
positivo e negativo pi di quanto non si possa definire negativa o
positiva la legge di gravit, ma sono solo i nostri giudizi e significati
ad interpretarla in un senso piuttosto che un altro.
Possiamo considerare, per esempio, il pi condiviso consenso
comune per il quale la fortuna sia direttamente collegata ad
unampia disponibilit economica. Eppure sotto gli occhi di tutti
che esistono persone estremamente ricche e famose profondamente
insoddisfatte e disperate, mentre altre persone particolarmente
povere sono invece piene di vitalit e gratitudine verso la vita.
La legge del karma incombe sul capo fino a quando il nostro
sguardo, la nostra attenzione, rimane rivolta sul piano orizzontale
della vita, totalmente concentrata sugli eventi esterni, interpretandoli
quindi sulla base di casualit fortuite o accidentali. Solo un
capovolgimento di prospettiva in grado di accogliere gli stessi eventi
come il riflesso di una realt interiore ancora incompresa, permetter
di accettare le circostanze presentate dal karma come un vero e
proprio insegnamento, unoccasione unica ed irripetibile per mettere
in luce parti di s nascoste ed impensate.
Diviene inoltre indispensabile considerare come il destino non sia
propriamente qualcosa di inesorabile. Per quanto paradossale possa
sembrare, comprendere il proprio karma equivale anche ad andare al
di l di esso.

169

Simbolicamente quanto graficamente, allinterno del microcosmo


umano (figura 32) coesistono differenti personalit, desideri,
significati, azioni, parole e pensieri strettamente connessi tra loro.
Tutto ci d vita ad un sistema psichico ed organico che si muove
nella vita seguendo precisissimi binari prestabiliti dalla sua stessa
organizzazione interna, ricreando intorno a s condizioni esistenziali
ad essa speculari secondo il principio ermetico cos in alto, cos in
basso.

Figura 39 Il microcosmo dal punto di vista astrologico.

170

La parola stessa micro-cosmo si contrappone analogicamente a


quella di macro-cosmo, evidenziando implicitamente come i due
sistemi siano luno lo specchio dellaltro. Tale il motivo per cui
anche nella tradizione astrologica lessere umano viene
rappresentato con i segni zodiacali impressi interiormente nel corpo
ed in corrispondenza esteriore con quelli universali (figura 39), dove
nello spazio racchiuso nellinvolucro individuale compare una
moltitudine caotica di piccole nuvole scure, gli elementi karmici non
ancora manifestati che si riflettono in tendenze automatiche ed
innate.
La vera funzione di un TEMA NATALE astrologico proprio
quella di rivelare le peculiarit impresse nel microcosmo, offrendo
nel qui ed ora loccasione di prenderne coscienza per divenirne
liberi e non pi vittime inconsapevoli.
I saggi egizi ben conoscevano la condizione in cui ogni essere
umano si trova, per nulla dissimile da quella di un burattino mosso
da fili invisibili, e hanno racchiuso nel simbolo dellankh il fine
esistenziale cui ambire, il superamento delle proprie costrizioni
astrologiche. Attualmente nota come CHIAVE DELLA VITA, in
geroglifico

evoca la possibilit di divenire effettivamente PADRONI DEL


PROPRIO DESTINO, capaci di scegliere e di muoversi
consapevolmente; ecco perch in quasi tutte le statue e raffigurazioni
gli dei, faraoni od iniziati, stringono in mano lankh.
Questo semplice simbolo oltre a veicolare i significati connessi
allimmagine della croce apre le porte a molteplici piani di lettura.
Prima di tutto pu essere interpretato figurativamente come un
laccio di sandalo, ossia ci che consente ai piedi di camminare
agilmente sul loro cammino, ma pu anche essere tradotto
letteralmente come OROSCOPO, in qualit di nodo che ricorda
come la vita del singolo essere umano sia legata alla vita delle stelle.
La sua immagine ricorda inoltre la forma degli specchi rituali
associati ad Hathor: nel proprio oroscopo, cos come nella vita

171

quotidiana, si pu infatti scorgere il riflesso di se stessi, come


realmente siamo, non come pensiamo di essere.
proprio grazie ad un percorso di riconoscimento, di
smascheramento di tutti quegli aspetti con i quali spesso ci
identifichiamo, che passo dopo passo verr posto ordine e chiarezza
nel microcosmo, fino a ristabilire il giusto equilibrio e la giusta
stabilit interiore, fissando lankh in perfetta armonia nel ren (figura
40), e aprendo finalmente il portale nel centro del proprio essere, l
dove Khepry la ROSA DEL CUORE potr finalmente sbocciare.

Figura 40 Lankh ristabilita al centro del microcosmo.

Il contrappeso
Procediamo ora con lesaminare il tipo di unit di misura
utilizzato nella bilancia (figura 36): da un lato abbiamo il cuore e

172

dallaltro una piuma, simbolo della dea MAAT (figura 41), in egizio
maat e in geroglifico

che significa letteralmente ORDINE, VERIT o GIUSTIZIA, e


che simboleggia appunto lequilibrio cosmico emanato da Ra. Maat
la saggezza del mondo, la SAPIENZA DIVINA, il trionfo
definitivo della vita sulla morte. Essa contraddistingue il campo di
coscienza spirituale pi elevato cui si pu attingere, il traguardo di
ogni vero cammino interiore, quel BENE ASSOLUTO che emerge
oltre i concetti di bene e male relativi.

Figura 41 La dea Maat.

173

Nellantico Egitto il ruolo del faraone era proprio quello di essere


il suo principale tutore e la sua vivente manifestazione agli occhi del
popolo. Tutta la sua condotta era tesa ad offrire Maat alla vita in
ogni gesto quotidiano (simbolicamente espresso nella figura 42), sia
pubblicamente che intimamente.
Vivere Maat, in Maat e di Maat, non significa farne filosofia n
tantomeno ostentare sorprendenti poteri in grado di affascinare le
altre persone; significa invece riconoscere i disegni di una volont
superiore e ricercare con gioia di muoversi in armonia con essi.
Una tale condizione interiore non lascia spazio a secondi fini
egoistici e nemmeno a personali concezioni di giustizia. Si narra a
tal proposito nella tradizione sufi di un allievo che ambiva ad entrare
in possesso della pi alta conoscenza divina, che gli avrebbe aperto
le porte ad ogni sorta di potere spirituale.
Devi assolutamente insegnarmi il sacro nome segreto di
Allah, disse un novizio al maestro sufi. Non mi pare che sei
pronto, disse laltro, ma ti metter ugualmente alla prova.
Domattina allalba recati alla porta principale della citt e
riferiscimi ci di cui sarai testimone. Il novizio ubbid e il
giorno dopo, nel luogo indicato, vide un energumeno
maltrattare un povero vecchio. Questuomo fortissimo,
pens, se lo affrontassi, avrei la peggio. La sera stessa, il
giovane narr levento al suo maestro nei minimi dettagli. E,
con tono di rimprovero, aggiunse: Se oggi avessi saputo il
nome segreto, quellomaccione se la sarebbe passata male!
Il maestro ascoltava in silenzio, senza replicare. Allora il
giovane sbott, e disse: Cosa c? Perch non parli? Non
pensi che abbia diritto a conoscere quel nome? Proprio no,
rispose il sufi, in effetti, mio irruento amico, il vecchio
maltrattato non era altro che il mio maestro. Cio luomo che
mi rivel, molto tempo fa, il sacro nome segreto di Allah.54

Questa storia estremamente suggestiva non necessita di


commenti, ma impone silenziosamente a ciascuno di noi una sincera
riflessione su quanto la propria vita possa essere ancora
spiritualmente fragile.

54

Leonardo Vittorio Arena (a cura di), 101 Storie Sufi, Il Punto dIncontro, Vicenza, 2003.

174

Figura 42 Il faraone intento ad offrire Maat alla vita, a Dio.

Maat dunque la coscienza emanata incessantemente da Dio, e


ne rappresenta al tempo stesso anche il nutrimento. Secondo i saggi
egizi la vera felicit di una persona o di un popolo
indissolubilmente legata alla ricerca e alla pratica di Maat; essa il
fine di ogni culto divino, il potenziale equilibrio esistente tra
luniverso e il mondo, tra il macrocosmo e il microcosmo.
Nella scena della pesatura compaiono due espressioni di questa
dea (anche se non sempre presenti a livello figurativo): la MAAT
INDIVIDUALE con la piuma che controbilancia il cuore e la
MAAT UNIVERSALE che assiste al giudizio da unaltra posizione
lontano dalla bilancia. Mentre questultima lessenza stessa della
divinit che tutto pervade, la prima ne rappresenta una particolare ed
intima espressione propria di ogni microcosmo, cos come differenti
componenti di uno stesso puzzle costituiscono piccole ma
fondamentali parti di un tutto.
Tale il motivo per cui non potranno mai esistere indicazioni
prestabilite e definitive per regolare la condotta di ciascun essere
175

umano, dato che di fronte ad una stessa situazione vi potranno essere


molteplici possibilit di azione e, per quanto differenti, ciascuna
impeccabile per quel particolare tipo di microcosmo. Ma altres
importante considerare che prendere coscienza della propria Maat
individuale equivale ad aprire anche un canale diretto con la Maat
universale, tanto da non poterle pi realmente scindere.
Il Cammino di Maat cerca di risvegliare nellessere umano la sua
reale facolt di libera scelta. Mentre il microcosmo risentir sempre
dellinclinazione degli astri, esiste la possibilit di rimanerne in un
certo senso neutrali e distaccati, non facendosi turbare da esse ma
trascendendole seguendo le direttive del proprio cuore.
Tale pratica consiste nelloperare ogni giorno affinch siano
perseverate nella vita intorno a s la coesione, la bellezza e
larmonia. Ma per fare questo necessario prendere coscienza di
quelle forze caotiche che lottano per mantenere lessere umano in
uno stato di sonno e confusione.
Lopposto dellespressione divina Maat yspet, in geroglifico

traducibile come DISORDINE, INGIUSTIZIA o MENZOGNA.


Il ruolo principale della civilt egizia, espresso principalmente
attraverso il compito del faraone, quello di porre Maat al posto del
CAOS. Vivere secondo la Regola di Maat significa amare i propri
simili, condividere ci che si possiede con loro, donarsi
completamente ad essi, sostenere ed insegnare ai pi deboli ed
imparare con umilt dai pi saggi.
In qualit di bene assoluto, Maat emerge l dove si riesce a
superare ogni relativismo e dualismo, l dove svanisce
lIGNORANZA, in egizio kem e in geroglifico

a tutti gli effetti considerata come lunico vero MALE


ASSOLUTO, fonte di ogni sofferenza e schiavit.

176

Questo termine simboleggia il luogo segreto di ogni generazione,


centro oscuro e nascosto che ospita il potere creativo senza poterlo
per vedere e conoscere, in attesa che esso si possa manifestare
apertamente. Il terzo geroglifico raffigura le braccia in un gesto di
negazione ed impotenza, rivelando cos un'altra possibile traduzione
della parola, ossia DISTRUGGERE, nuocere, essere secco, arido;
tutte condizioni cui lignoranza conduce.
Ma il suo effetto pi deleterio per lessere umano ci che viene
considerato dagli egizi come il peggiore male che pu insinuarsi
nellanimo di un individuo, in grado di corroderlo poco a poco fino
ad annullarne ogni vera energia vitale, ogni spiraglio di luce. Si
tratta dellAVIDIT, in egizio aun-yb e in geroglifico

che significa letteralmente RAPACIT DI CUORE, una continua


tensione che spinge a voler inglobare il pi possibile per s, non
tanto per poter godere di ci che viene acquisito, ma per linsaziabile
desiderio di accumulare sempre di pi, anche a scapito delle persone
circostanti. Lavido infatti totalmente insensibile alle necessit
altrui e il suo cuore si riduce in breve tempo a sterile contenitore di
illusioni, sopprimendo ogni barlume di consapevolezza superiore.

Il verdetto della bilancia


Diviene forse ora pi semplice comprendere il significato del
soppesare il cuore con la piuma di Maat. Come abbiamo potuto
osservare nei capitoli precedenti, il cuore lunico strumento a
nostra disposizione in grado di aprirci le porte verso un reale
risveglio spirituale. Ma occorre conoscere in profondit il modo in
cui esso funziona e si esprime.
Abitudinariamente ciascuno di noi tende a far riferimento al
concetto di cuore per motivare o giustificare una miriade di pensieri,
parole ed azioni, siano pur essi di natura prettamente egoica. Non
sar certo un atteggiamento buonista a certificare lesistenza di
sentimenti reali e sinceri; conquistare la stima e lapprezzamento di
177

mille persone non modificher di una sola virgola la propria reale


condizione interiore.
Nel tentativo di fare chiarezza accorre in aiuto il simbolismo
adottato dai saggi egizi (figura 31), dove il cuore rappresentato da
un vaso, una coppa, in altre parole un contenitore. In esso vengono
cos posti per legge naturale ogni azione, parola e pensiero,
seguendo un ordine di importanza pari a quello appena riportato.
La condizione umana caratterizzata da una costante immersione
nei pensieri discorsivi, da rivisitazioni del passato e da
prefigurazioni del futuro, da preoccupazioni, paure, idee,
interpretazioni delle proprie azioni e relative giustificazioni o
colpevolizzazioni. Insomma, non molto difficile comprendere il
motivo per cui tutte le dottrine spirituali incitano al risveglio, a
vivere realmente il presente, ad aprire gli occhi.
Il brahmana Dona vide il Buddha seduto sotto un albero e fu
tanto colpito dallaura consapevole e serena che emanava,
nonch dallo splendore del suo aspetto, che gli chiese: Sei
per caso un dio? No, brahmana, non sono un dio. Allora
sei un angelo? No davvero, brahmana. Allora sei uno
spirito? No, non sono uno spirito. E allora, che cosa sei?
Io sono sveglio.55

Il primo passo da compiere sulla strada della consapevolezza


(come accennato in un capitolo precedente) riconducibile allarte
della CONSTATAZIONE, il cui termine in egizio, maa, si riallaccia
proprio al nome della dea Maat, evidenziandosi come passaggio
fondamentale per raggiungere la completezza di un tale stato di
coscienza.
Come si potrebbe infatti realizzare una piena conoscenza di se
stessi e della vita senza prima riuscire a prendere atto del proprio
modo di porsi in relazione con gli altri e con il mondo? Come poter
vedere la realt senza riconoscere prima i propri molteplici filtri
percettivi?
In altre parole, prima di poter ascoltare il proprio cuore, occorre
conoscerlo, e per poterlo conoscere occorre volgere ad esso la
propria attenzione, sbirciando con obiettivit al suo interno per
55

Anguttara Nikaya, Il Libro dei Quattro (Dona Sutta).

178

vedere quali azioni, parole e pensieri siano in esso contenuti. Un tale


lavoro, per quanto apparentemente semplice e banale, portato a
livello pratico manifesta non poche difficolt, date le forti resistenze
cui il proprio orgoglio si trova costretto ad affrontare. Si tratta infatti
di una vera opera di smascheramento di tutte quelle fasulle immagini
di noi stessi, capace di mettere in luce ogni dissonanza tra ci che
pensiamo e ci che diciamo, tra ci che diciamo e come agiamo.
Arduo il Cammino di Maat, alla portata di tutti ma non per tutti,
esso ci pone di fronte a quel vuoto esistenziale insostenibile ed
insaziabile delle mille distrazioni del mondo. Eppure non vi sono
scappatoie: la consapevolezza necessita di essere coltivata per mezzo
di continue osservazioni, perch solo un tale processo conduce alla
formazione di un preciso organo interiore denominato TESTIMONE
INTERIORE, in egizio tekh e in geroglifico

che significa PENDOLO e che pu essere definito sia


simbolicamente che figurativamente come un piccolo seme, pi
precisamente come il CENTRO DEL CUORE.
il filo a piombo che ritroviamo appeso nella bilancia,
monitorato con la mano da Anubi (figura 36). La sua funzione
quella di offrire costantemente allindividuo un resoconto chiaro ed
onesto della condizione vitale in cui si trova, al di l delle idee
illusorie e delle giustificazioni mentali, suggerendo inoltre qualora
si abbia il coraggio e la voglia di dargli ascolto le azioni da
perseguire per equilibrare il pi possibile il peso del cuore con la
piuma di Maat.
La voce del Testimone Interiore la voce della coscienza, la voce
di Horus, il Grillo Parlante che con fatica cerca di farsi sentire per
ricordare a Pinocchio la strada da percorrere, per ricordargli lo stato
di coscienza in cui si trova, per ricordargli quali agguati fuorvianti
possono nascondersi dietro le seduzioni del mondo.
Il concetto di RICORDARE infatti riconosciuto dai cabalisti
come espressione di una necessit fondamentale, una parola chiave
che compare ben 125 volte allinterno della Torah.

179

Ogni ricercatore subisce fortemente la tentazione di perdersi nei


particolari, di interpretare ci che percepisce o di studiare in base a
opinioni emotive o pregiudizi personali, e di considerare assurdo ci
che momentaneamente gli inaccessibile. difficile voltare le spalle
al pensiero razionale, al senso utilitaristico, alla dialettica orgogliosa;
esse confondono la realt sventolando ipocritamente bandiere
idealistiche o impugnando la logica, l dove il cuore vedrebbe
lucidamente e senza interferenze. Ma una visione di questo tipo
potrebbe apparire cinica se non compresa a fondo.
Un cuore puro non mosso da sentimenti pietisti o romantici,
cos come le sue scelte non si basano sui principi relativi di bene e
male. Egli sa perfettamente quanto dietro a questi due aspetti si
nascondano spesso desideri di ottenere vantaggio e piacere personale
(il bene) contro desideri di allontanare da s ci che risulta
svantaggioso e spiacevole (il male).
La caratteristica del cuore proprio quella di discernere con una
chiarezza ed onest disarmanti ogni significato illusorio che la mente
e le emozioni tendono ad associare a qualsiasi atto, senza farsi
destabilizzare n corrompere da nulla. Ecco perch il termine che
contraddistingue il cuore nella tradizione indiana anahata, in
sanscrito

traducibile come NON COLPITO, stabile in ogni situazione in


quanto neutrale alle influenze caotiche dellesistenza; significato del
tutto analogo allappellativo associato alliniziato nel Manuale per la
Vita, ossia COLUI DAL CUORE IMMOBILE.
Porre il proprio punto di vista allinterno del cuore, equivale a
superare una prospettiva di giudizio sia verso gli altri che verso se
stessi, in virt di unattenzione meticolosa sulla propria condotta,
lunica vera artefice del destino.
Ci conduce inevitabilmente a sviluppare un forte senso di
RESPONSABILIT verso le conseguenze future delle proprie
azioni, non attraverso una forzatura od unauto-imposizione, bens
grazie alla presa di coscienza diretta, sul campo quotidiano, di ci
che realmente rappresentano e causano determinati comportamenti.

180

Molte consuetudini del giorno doggi hanno perso quel reale


significato che tradizionalmente veniva loro assegnato. Pensiamo
alla leggerezza con cui spesso parliamo di altre persone in loro
assenza il pi delle volte per metterle in cattiva luce senza
considerare lampia portata di un comportamento del genere: la
nostra limitatissima e distorta idea della persona in questione diverr
a tutti gli effetti una malattia psichica infettiva che ruoter intorno
alla sfera del malcapitato per portare nella sua vita delle inevitabili
conseguenze. Non per esagerazione secondo la tradizione ebraica la
maldicenza da sempre considerata una colpa superiore a quella
dellomicidio.
Chiamata a s la folla, disse loro: Ascoltate e intendete: non
quello che entra nella bocca contamina luomo; ma quello
che esce dalla bocca, che contamina luomo!56

Per equilibrare il suo peso con la piuma di Maat, il cuore deve


alleggerirsi di ogni fardello egoico, e lunica tecnica a disposizione
per monitorare questa condizione quella di constatare con estrema
sincerit ogni comportamento e ogni parola, inequivocabili
conseguenze del personale stato di coscienza. Al di l dei giudizi
morali, lINDAGINE DI S viene tramandata da millenni come la
chiave di volta per un sicuro viaggio sul Cammino.
Passo dopo passo, il cuore si ripulir dalle vecchie scorie
sedimentate nel tempo per riacquistare le sue originarie
caratteristiche di limpido contenitore, finalmente in grado di
accogliere lacqua vitale dallinesauribile Sorgente per riversarla
intorno a s.
Una tale condizione rende lindividuo o meglio il suo cuore
un essere PURO, in egizio uab, geroglificamente esprimibile in due
modi differenti, da mettersi in relazione alla fase del processo e al
suo completamento; nel primo caso

56

Vangelo (Mt 15,10).

181

contraddistingue la tensione verso la purezza, dove lintento


dellindividuo ormai saldo nella sua ricerca ma ancora ostacolato
dalle molteplici difficolt presenti sul Cammino, simboleggiate
dallalternanza della dualit (la gamba) e dallidea dei conflitti
interiori che ancora rendono confusa la naturale percezione ed
espressione dellEssenza (il corno che incrocia lacqua che sgorga
dalla brocca). Mentre il secondo caso

delinea il raggiungimento definitivo della purezza, la liberazione


interiore da ogni apporto estraneo e la piena consapevolezza di s
come singola cellula di un tutto. Per questo motivo il cuore viene
rappresentato come un vaso, il cui obiettivo quello di svuotarsi di
tutte le personalit egoistiche e caotiche per divenire un CANALE
DELLA DIVINIT, espressione della sua volont. Il cuore
delliniziato diverr allora a tutti gli effetti un SANTO GRAAL,
dove lenergia divina viene convogliata e riversata nelle giuste dosi
per tutti coloro che ne avvertono la sete.
Il cuore porta quindi in s il doppio principio attivo-passivo:
canalizzatore del volere divino e suo esecutore. Ed ecco svelato il
significato simbolico dei due segni espressi sulla raffigurazione del
cuore (figura 31) dove un seme lunare in alto e capovolto
contraddistingue la caratteristica ricettiva, mentre un uovo o seme
solare in basso ne delinea la vitale predisposizione a convertire
creativamente ci che inizialmente stato assorbito; un armonioso
susseguirsi di assimilazione ed offerta secondo il principio espresso
dal Cristo:
Io comunico i miei misteri a coloro che sono degni dei miei
misteri. Ci che fa la tua destra, la tua sinistra lo deve
ignorare.57

Possiamo forse ora comprendere quanto sia ampio il campo di


studio di s, e quanto sia necessaria una lenta purificazione prima di
poter realmente accogliere il sublime ospite tanto ambito: il ba che,
57

Vangelo (Tm 62; Mt 6,3).

182

impassibile ma attento, rimane ad osservare la pesatura del cuore in


attesa che le condizioni del suo tempio divengano ideali per la salita
al trono.

La forza attrattiva delle illusioni


Laddove il cuore si purifica ponendosi al servizio della volont
divina, il suo equilibrio con la piuma di Maat sar perfetto e
costantemente mantenuto; a lui si apriranno le porte per accedere ad
un ordine di vita superiore.
Condotto dalla forza cristica impersonificata da Horus (figura
37) lanimo giunger fino alla soglia del Tribunale di Osiride
(figura 38) per essere innalzato oltre il mondo dialettico e
squarciarne cos il velo delle illusioni, rappresentate simbolicamente
dagli ASSESSORI DI OSIRIDE posti seduti in sequenza sopra la
scena della pesatura (figura 36); in altre parole essi sono le leggi
regolatrici del manifesto che agiscono alloscuro della coscienza
ordinaria.
Il cuore di colui che invece non si assunto le responsabilit del
proprio agire e del proprio destino, accontentandosi di una vita
tranquilla e mediocre senza mai volgersi verso la Luce, risulter
troppo pesante e non gli verr concesso di passare oltre la pesatura.
In tal caso sar inghiottito da AMMIT (figura 37), in egizio ammut e
in geroglifico

conosciuta come la DIVORATRICE, composta dalla testa di


coccodrillo, tronco di leone e parte posteriore di ippopotamo, tre
aspetti della natura che attraggono ed assimilano le energie di
propria spettanza. Rappresenta il TEMPO e la corruzione fisica
ciclicamente contenuta in esso.
Raffigurata spesso in attesa del risultato della pesatura del cuore,
lo divora ogni volta che la piuma di Maat non riesce ad essere
bilanciata. Ammit infatti colei che inghiotte e riassorbe tutto ci
che nellindividuo non stato unificato; simboleggia lAVIDIT
183

DELLE ENERGIE MATERIALI, il caos delle passioni e dei


desideri in cui si dissolvono i costituenti di un essere umano non
sublimati e spiritualizzati.
Troviamo nella Ruota della Vita buddista (figura 23) un analogo
simbolismo rappresentato nel cerchio interno (figura 43), dove
compaiono un gallo, un serpente e un cinghiale che si rincorrono
ciclicamente, indicando rispettivamente i deleteri difetti mentali
dellavido attaccamento, dellira e dellignoranza, fonte di ogni sorta
di sofferenza.

Figura 43 I tre difetti mentali secondo il buddismo.

Per utilizzare un altro tipo di linguaggio, si potrebbe affermare


che nel caso in cui il peso del cuore coincide con quello della piuma,
verr aperto laccesso al PARADISO. Viceversa, pi la condotta si
allontana dalla volont divina, pi Ammit sar propensa ad ingoiare
il cuore fino a farlo scendere nelle profondit delle sue viscere
184

disperdendolo nelle energie caotiche del mondo materiale,


lINFERNO.
per altres importante comprendere come questi due luoghi
siano in realt stati coscienziali, e come linferno non corrisponda ad
una condizione definitiva e priva di possibilit di riscatto, tuttaltro!
Esso dovrebbe essere pi propriamente considerato come un
PURGATORIO nel quale comunque sempre offerta la possibilit
di compiere le opportune esperienze per comprendere appieno i
disegni della Grande Opera.
Una toccante storia zen affronta in maniera estremamente
esplicativa il tema del paradiso e dellinferno.
Un soldato di nome Nobushige and da Hakuin (noto
maestro zen) e gli chiese: Ci sono davvero un paradiso e un
inferno? Chi sei tu? indag Hakuin. Sono un samurai,
rispose il guerriero. Tu, un soldato! esclam Hakuin, che
razza di sovrano vorrebbe averti come guardia? Hai la faccia
di un mendicante. Nobushige divenne cos furioso che fece
per estrarre la spada, ma Hakuin esclam: Cos hai una
spada! La tua arma probabilmente non abbastanza affilata
per tagliarmi la testa. Mentre Nobushige sfilava la sua
spada, Hakuin comment: Qui si aprono le porte
dellinferno! A queste parole il samurai, percependo
linsegnamento del maestro, rinfoder la spada e sinchin.
Qui si aprono le porte del paradiso, disse Hakuin.58

Quando un individuo non riesce a comprendere linsegnamento


insito in unesperienza e si lascia trascinare ciecamente dalle sue
tendenze istintuali, ricade nella ciclicit di se stesso, perpetuando
inconsapevolmente il proprio destino. Ma la vita, prima o poi, gli
riproporr unesperienza analoga in modo che egli abbia
nuovamente la possibilit di soppesare il suo cuore: tale
linesauribile funzione di Ammit, e cio ricondurre instancabilmente
lessere umano di fronte a se stesso.
Ci che allinizio appare come una minacciosa forza malefica,
potrebbe rivelarsi al termine del viaggio come una fondamentale
caratteristica liberatrice. Non dimentichiamo infatti che il nome di
58

Nyogen Senzaki e Paul reps (a cura di), 101 Storie Zen, Il Punto dIncontro, Vicenza, 1996.

185

colui che riconosciamo come il principe degli inferi, LUCIFERO,


dal latino luciferus, significa letteralmente PORTATORE DI LUCE.

I differenti piani di esistenza


Abbiamo potuto brevemente considerare come il paradiso,
linferno e il purgatorio non sono aleatorie regioni situate in chiss
quale sfera esistenziale oltre la morte fisica, ma sono piuttosto degli
stati di coscienza nei quali viviamo nel qui ed ora.
Ripercorrendo infatti il viaggio dantesco nei recessi della nostra
interiorit, possiamo ritrovare in esso precisi simbolismi che
rispecchiano una realt costantemente presente, seppur
comunemente celata dallorientamento della nostra attenzione verso
lesterno.
Per quanto, secondo la sapienza egizia, non esista dunque reale
differenza tra ci che un individuo si trova a vivere in questo mondo
e ci che incontrer nel misterioso aldil, vengono comunque
delineati dei luoghi transfisici adibiti ad accogliere i singoli
microcosmi secondo una precisa legge di affinit selettiva che si
impone tra stati ed esseri della medesima natura coscienziale; in altre
parole, il simile attira il simile.
Queste regioni nel loro insieme costituiscono ci che viene
denominata DUAT, in geroglifico

la cui radice trae origine dal momento di passaggio tra il giorno e


la notte, considerata a tutti gli effetti come il regno
dellOLTRETOMBA.
la fase che conduce verso un DIVENIRE o verso un
RITORNO. Si potrebbe quindi affermare che esistono due duat: la
prima lo stato in cui si trova colui che si avvia verso una nuova
genesi spirituale, la seconda invece lo stato in cui si trova chi
uscito dallesistenza terrestre ma attende di rientrarvi, ancora
vincolato dalle forze attrattive del mondo.

186

Il regno della duat, dal punto di vista interiore, non


sostanzialmente differente dal mondo in cui stiamo vivendo ora. In
entrambi i casi coesistono tutte le possibilit di attingere alla Luce o
di rimanere incatenati alloscurit, nonostante le condizioni vitali
siano per natura fisico-energetica ovviamente differenti.
Lordine di esistenza dialettico in cui lessere umano si trova
ciclicamente incatenato include al suo interno sia la sfera materiale,
il campo di vita terrena, sia la sfera RIFLETTRICE, il processo di
passaggio tra la morte di una personalit e la vivificazione di quella
successiva. La duat che conduce al ritorno a tutti gli effetti uno
specchio un riflesso appunto del luogo in cui ora ci troviamo.
Ecco perch nella rappresentazione simbolica viene espressa
allinterno della Creazione come la sua controparte capovolta
(evidenziata con il cerchio nella figura 44). Entrambe le sfere
esistenziali hanno dunque una durata temporanea, ritrovando solo al
centro di esse nel sole sorretto da Khepry il nucleo immutabile
ed eterno.
Nellapprofondire pi dettagliatamente le regioni della duat
riflettrice, si pu osservare come esse siano simbolicamente ben
caratterizzate e distinte le une dalle altre, affinch ciascuno possa
riconoscere in se stesso la relativa affinit e dunque il proprio grado
di liberazione.
I saggi egizi evocavano tali ambienti interiori tramite
raffigurazioni di ambienti naturali, offrendo in tal modo immagini
familiari agli esseri umani nel tentativo di far comprendere concetti
astratti incomunicabili in altri modi. Ad esempio, le rappresentazioni
di laghi o corsi dacqua esprimono lidea di galleggiare sopra di essi
nellattesa di ulteriori trasformazioni, cos come le isole esprimono
la stabilizzazione di certi stati, oppure come i campi paludosi nei
quali sempre possibile ricercare il giusto nutrimento per far
germogliare ed emergere come un loto la propria Essenza.
Una di queste regioni seket yaru, in geroglifico

traducibile come lOASI DEI GIUNCHI ACQUATICI, in un


certo senso paragonabile allinferno. Allo stesso modo in cui i
187

miraggi del deserto, pur sembrando reali, non sono altro che
immagini fittizie, proiezioni della propria mente, cos anche le scene
presenti nelloasi dei giunchi sono illusorie.

Figura 44 La Duat, l'aldil per gli egizi.

188

Per comprendere meglio questa sfera esistenziale occorre


delineare un nuovo aspetto dellessere umano, giacch i suoi abitanti
sono esseri comunemente conosciuti con il nome di FANTASMI, in
egizio shut o khaibit e in geroglifico

o
il cui significato si pu racchiudere nella parola OMBRA, un
vero e proprio corpo interiore raffigurato come una siluette scura in
piedi o sdraiata (figura 45).
Khaibit lorgano emozionale che conserva limmagine e
limpronta della vita psichica. Possiede delle propriet che il corpo
fisico non possiede in quanto composto di una sostanza pi sottile
che non risente delle stesse leggi; per tale motivo pu vagare nello
spazio senza sostegni e pu attraversare qualsiasi ostacolo fisico.
Eppure, gli stati spirituali sono inaccessibili allombra tanto quanto i
muri lo sono al corpo. Anche il tempo assume con essa una relazione
molto differente da quella comunemente concepita dallintelligenza
razionale.
In colui che non ha mai perseguito nessuna reale ricerca interiore,
il ka personale ridotto allinsieme dei ka inferiori, che
assumeranno gi in vita le sembianze dellombra fino a proseguire
lesistenza con ancor maggiore intensit dopo la morte fisica, e
potendo sopravvivere anche centinaia danni in una forma del genere
(il fantasma), ma destinata anchessa a dissolversi nuovamente nel
caos.
Il fine ultimo del Manuale per la Vita, la fuoriuscita verso la luce
del giorno, consiste proprio nella liberazione dallossessione degli
elementi che soffocano la coscienza con lombra dellignoranza.
Lombra infatti la proiezione di un oggetto illuminato, quindi
quando la Luce sincarna nella sostanza, la sostanza si oppone ad
essa generando un corpo che costituisce proprio il khaibit.
Ogni ostacolo presente sul Cammino, ogni conflitto interiore,
altro non che una lotta per la supremazia che vede schierate da un
lato lombra e dallaltro limpulso divino originario. Ma laddove
liniziato riuscir a non fare oscurare la propria coscienza, il khaibit
stesso si arrender e parteciper al processo evolutivo in modo
189

marginale e non pi tirannico, limitandosi unicamente alle sue


affinit terrestri.

Figura 45 Il khaibit, lombra.

Diviene allora pi comprensibile il significato sotteso al


simbolismo delloasi dei giunchi acquatici, nella quale gli esseri
umani continuano a sopravvivere per mezzo della loro ombra, non
avendo ancora esaurito le attrazioni verso le lusinghe della vita
terrena.
Continuando a subire i miraggi di ci che stata la loro esistenza
fisica, si troveranno qui alle prese con le insidie delle forze ostili che
vogliono impedire loro di passare ad uno stato di libert superiore.
Anche nellaltro mondo infatti, come nel nostro, gli individui schiavi
190

dellego, dominati dalle tendenze tiranniche del proprio ka inferiore,


fanno di tutto per moltiplicare e tenere legati a s i propri compagni
di schiavit.
Esiste poi unaltra localit allinterno del regno della duat, ossia
il seket hotep, in geroglifico

che significa OASI DI PACE, il primo soggiorno verso la


beatitudine, in altre parole il paradiso. In essa si attende lora di
ritornare sulla terra per compiere le ultime esperienze che
consentiranno di unirsi al proprio ba. In tale attesa si rigenera
allinterno del microcosmo un nucleo maggiormente predisposto ad
accogliere la Luce, consentendo di incarnarsi nella vita successiva
con una coscienza superiore a quella precedente.
Una terza ed ultima regione, inserendosi ad un livello intermedio
tra loasi dei giunchi acquatici e loasi di pace, il yu neserser, in
geroglifico

traducibile come ISOLA DELLE FIAMME, a tutti gli effetti un


purgatorio. Si potrebbe definire come il luogo in cui la coscienza
dellindividuo ha raggiunto una velata consapevolezza della sua
condizione interiore e del suo fine, ed in esso consuma ed estingue
pi velocemente i suoi desideri istintivi fino ad imparare a non
vincolare pi ad essi il proprio Cammino. Ecco il motivo per cui il
nome richiama lidea del fuoco, lelemento distruttore ma
rigeneratore allo stesso tempo.

191

192

Il nuovo Egitto

Attraverso le ere
Molte tradizioni hanno da sempre suddiviso la storia del mondo e
della civilt umana sulla base di particolari aspetti astrologici e
relative influenze di carattere fisico, psicologico e spirituale. Queste
suddivisioni prendono appunto il nome di ERE ASTROLOGICHE o
EONI, fondandosi sul principio di correlazione tra eventi terrestri ed
eventi celesti.
Ogni era viene chiamata con il nome del segno zodiacale
allinterno del quale situata la posizione del sole allequinozio di
primavera, ed ha una durata media di 2140 anni circa, nonostante
tale periodo possa variare per una moltitudine di ragioni legate sia al
tipo di simbolismo adottato, sia alla mutevolezza della posizione
delle costellazioni nel corso dei millenni dovuta alla precessione
degli equinozi.
Se durante lanno la sequenza zodiacale segue una certa
progressione, le ere astrologiche seguono lordine inverso. Tali
considerazioni permettono uninteressante lettura interpretativa dei
testi tradizionali.
Per esempio, allinterno della narrazione biblica si pu osservare
come Mos sembri rappresentare un nuovo impulso spirituale che
inaugura la transizione, ossia pesach, che significa appunto
PASSAGGIO, tra lera del Toro collocata allincirca tra il 4300
a.C. e il 2150 a.C. e lera dellAriete tra il 2151 a.C. e lanno 0.
Proprio nella discesa dal monte Sinai, Mos vede il suo popolo
adorare un vitello e si infuria spronando la gente a seguire il nuovo
flusso spirituale, il nuovo dio rivelatosi al popolo di Israele.
Nella stessa epoca troviamo delle analogie in Egitto, dove il culto
principale era fino a quel momento dedicato allanimale sacro di
Ptah (figura 26), il toro appunto, e la maggior parte delle opere
artistiche erano ad esso dedicate (figura 46).

193

Figura 46 Il toro sacro a Ptah.

La fine dellera del Toro coincide dunque con lavvento dellera


dellAriete, animale sacro al dio AMON (figura 47), in egizio Ymen
e in geroglifico

traducibile come IL NASCOSTO o DAL NOME MISTERIOSO,


richiamando un concetto analogo allimpronunciabile tetragramma
divino nella tradizione ebraica.
Egli allo stesso tempo asilo e conforto dellessere umano pi
debole in tutte le avversit che la vita gli pone. Non per altro uno dei
suoi appellativi pi utilizzati COLUI CHE TRAE IN SALVO,
evocando anche in questo caso una probabile assonanza con lesodo
biblico.
Lariete che lo simboleggia stato a lungo tempo utilizzato come
principale tema artistico nelle opere sacre; ancora oggi non passa
certo inosservato il viale delle sfingi nel tempio di Luxor (figura 48).
194

Figura 47 Il dio Amon.

Proseguendo nella successione delle epoche, in concomitanza


non certo casuale con la nascita di Ges e con la graduale fine
dellantica civilt egizia, prende avvento lera dei Pesci, o eone di
Osiride, che dovrebbe concludersi secondo le previsioni astrologiche
intorno al 2140.
Da tale punto di vista la figura del Cristo pu essere considerata
come colei che ha guidato lumanit attraverso lera che sta ora per
giungere al termine. Il suo simbolo originario il pesce (figura 49),
di cui possiamo trovarne ancora traccia nellarte sacra egizia negli
anni successivi allavvento del cristianesimo (figura 50), senza
dimenticare che nella mitologia di Osiride stato proprio il pesce
195

ossirinco a preservarne lorgano genitale dopo la frammentazione,


permettendo cos una rinascita a nuova vita del Cristo-Horus.

Figura 48 Il viale con le sfingi a testa di ariete a Luxor.

Figura 49 Il pesce, simbolo del Cristo.

La vita di Ges ruota intorno al simbolo del pesce, i suoi amici


erano pescatori, lui stesso si definiva pescatore di uomini, sfamando
migliaia di persone con la moltiplicazione dei pesci. Da questa

196

prospettiva non possiamo non considerare le sue ultime parole in


conclusione al vangelo di Matteo:
Ed ecco: io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dellet
presente.59

Il termine et presente si pu tradurre come eone, aeon dal testo


originale greco.

Figura 50 Il pesce nellarte egizia.

Qual dunque la nuova epoca che ci attende? Quale nuovo


impulso spirituale verr veicolato?
Secondo i piani astrologici stiamo entrando nellera
dellAcquario, considerato dalla sapienza egizia sotto la tutela della
dea Maat. Difficile stabilire con estrema precisione la data di
passaggio, ma pur vero che, come linizio di un nuovo periodo

59

Vangelo (Mt 28,20).

197

porta con s ancora le tracce di quello precedente, cos gli anni che
volgono al termine contengono gi i semi di quello futuro.
Per molte correnti tradizionali infatti alcune basandosi su
calcoli astronomici effettuati sulla piramide di Giza lanno 2001
sarebbe proprio coinciso con una sorta di prima inaugurazione della
nuova epoca, un primo decisivo input di trasformazione, un punto di
non ritorno.
opportuno inoltre considerare come molti scenari apocalittici
contenuti nei testi sacri non siano solo espressione di calamit e
catastrofi, ma anche simbolo di rinascita e presa di coscienza di
nuove realt. La parola APOCALISSE trae infatti il suo significato
dal greco apokalypsis, letteralmente RIVELAZIONE, un concetto
estremamente lontano dalla consueta e fuorviante accezione del
termine.

Leone di Maat
Abbiamo brevemente osservato la successione delle ultime ere
astrologiche, ma quello che ora preme veramente comprendere la
loro risonanza nella nostra vita di tutti i giorni, in particolare in un
momento di passaggio cos particolare come quello in cui ci
troviamo.
Le implicazioni macroscopiche di ogni eone sono probabilmente
molto pi sottili e rivoluzionarie di quanto potremmo immaginare,
veicolate e forse anche manipolate da individui ed organizzazioni ad
un livello tale da non poterle mai precisamente tracciare e
classificare.
Uno dei problemi risiede proprio nel rischio di travisare il
messaggio spirituale in corso per rivestirlo di comodi abiti egoici ed
adattarlo ai propri interessi personali o di gruppo. La storia
costellata di simili degenerazioni e di continui tentativi ad opera di
Inviati di ristabilire o rinnovare il messaggio universale nella sua
purezza.
Ogni impulso spirituale, la cui origine non sempre
pubblicamente evidente come lo stata con lavvento di Ges Cristo
nella civilt occidentale, viene generalmente sintetizzato per mezzo
di un motto e di un aforisma che ne racchiudono simbolicamente
198

tutta la potenza creatrice. Lera dei Pesci che volge al termine


contraddistinta da:
SACRIFICIO, MORTE e RESURREZIONE
che veicolava originariamente il concetto di crocifissione dei
propri aspetti relativi terreni le diverse personalit per permettere
una reale rinascita spirituale di quella scintilla divina portata in serbo
dal proprio cuore, nella maggior parte dei casi celata al di sotto di
illusorie e false imitazioni di natura dialettica. Tale processo
accompagnato dallaforisma:
FAI CI CHE DEVI
che evidenzia la necessit di mettersi al servizio di un Bene
supremo per mezzo dellobbedienza ad una figura di riferimento
esterna come un Maestro, un Ordine o una Scuola riconosciuti
come reali testimoni dellInsegnamento Universale.
Osservando da questa prospettiva gli ultimi 2000 anni di storia,
non molto difficile dedurne i molteplici risvolti di degradazione
interpretativa. Il sacrificio ha assunto il significato di sofferenza e
dolore come condizioni esistenziali necessarie per percorrere un
cammino spirituale, il concetto di morte diventato il movente per
giustificare le guerre sante e i genocidi, mentre la resurrezione uno
stato fisico rimandato ad una imprecisata fine dei tempi.
Analogamente, lo spirito dellaforisma divenuto il pretesto per la
pretesa di unobbedienza cieca e priva dello spazio per una
valutazione cosciente.
Allinterno di questa era sono emersi allora diversi tentativi per
rettificare e vivificare il messaggio originario, alcuni dei quali
fungendo anche da ponte intermedio per preparare il terreno
allavvento del periodo successivo.
Un esempio molto esplicativo e a noi pi vicino in termini
spazio-temporali la rivoluzione francese del 1789, il cui motto
LIBERT, UGUAGLIANZA e FRATERNIT

199

corrisponde ad un messaggio spirituale introdotto alcuni anni


prima dallopera di Alessandro conte di Cagliostro, la cui eccelsa
figura stata nel tempo confusa forse volutamente con un
ciarlatano di nome Giuseppe Balsamo. Il vero Cagliostro gir invece
le diverse corti europee dellepoca per promuovere una
trasformazione di pensiero nel tentativo di restituire maggiore
dignit allessere umano, senza ostentare le sue doti alchemiche ma
mettendole instancabilmente al servizio delle classi pi deboli,
operando guarigioni ed elargendo sostentamenti economici per i
poveri.
Stante alle testimonianze storiche, la sua vita e il suo influsso
spirituale non appaiono per nulla differenti dallopera svolta da Ges
circa 1800 anni prima. Il pensiero di Cagliostro influenz
positivamente moltissime persone del suo tempo, inaugurando un
mutamento culturale, filosofico e sociale decisamente significativo.
Lui stesso come peraltro presag fu lultima vittima
dellinquisizione che per molti secoli domin incontrastata in
Europa.
Ma le debolezze e le cupidigie umane sono sempre in agguato ed
anche in questo caso, a fianco di un risveglio di coscienza, il suo
messaggio di rivoluzione interiore si prest facilmente ad essere
utilizzato come alibi per una rivoluzione di fatto anche esteriore, e
poco dopo la sua morte venne affiancato al sopracitato motto
unappendice: nessuna libert per i nemici della libert. A ciascuno
dunque la facolt di effettuare opportune riflessioni in merito.
Giungendo infine al giorno doggi, limpulso spirituale veicolato
dalleone di Maat simboleggiato nel motto:
AMORE, VERIT e GIUSTIZIA
per il quale ogni definizione rischierebbe di limitarne limmensa
portata, ma che contraddistingue certamente un cammino interiore
orientato verso la ricerca di una libert incondizionata, da perseguirsi
per mezzo di una gioiosa offerta di s alla vita invece che di una
sofferente rinuncia di s; una sottile differenza di termini per un
decisivo cambiamento di prospettiva. In questo caso il processo
contraddistinto dallaforisma:

200

FAI CI CHE SEI


che rimanda direttamente alla necessit di comprendere a fondo
tutto ci che in realt non siamo, senza farci prendere dallenfasi
emotiva di identificarci con aspetti buonisti, nascondendoci ancora
una volta dietro falsi sorrisi e dolci parole di matrice spirituale.
Tale aforisma non prevede un libero sfogo alle proprie pulsioni
istintuali o desideri repressi, ma piuttosto un loro onesto
riconoscimento, per poter cos toccare con mano quanto in realt sia
radicata la nostra identificazione con essi. E rimasti soli con il
proprio vuoto interiore, non potremmo non avvertire anche la
possibilit di lasciar spazio ad un impulso creativo, una forza la cui
ricerca non potr pi essere delegata ad altri.

La comprensione dellAmore
Limpossibilit di argomentare intorno ai tre termini costituenti il
motto della nuova era dovuto al fatto che un reale e sincero
percorso di conoscenza non potr mai espletarsi partendo da solide
fondamenta, da confortanti risposte ai quesiti dellesistenza, ma
piuttosto da unincertezza stimolante in grado di alimentare
costantemente la sete di ricerca e la disponibilit a mettersi ogni
momento in discussione.
La parola AMORE infatti, in egizio mer e in geroglifico

contraddistingue il principio universale di ATTRAZIONE che


vive dentro ognuno di noi, e solo l pu essere riscoperto e
vivificato, smascherando velo dopo velo le sottili illusioni con le
quali tendiamo ad identificarlo.
Nelle parole di Krishnamurti forse il pi grande precursore del
nuovo eone possiamo immergerci nel torrente di uninstancabile
ricerca vitale che non lascia spazio a facili fraintendimenti.

201

Lamore linconoscibile. Lo si pu incontrare solo quando


il conosciuto viene capito e trasceso. C amore solo quando
la mente libera dal conosciuto. Per questo dobbiamo
accostarci allamore mediante la negazione, non mediante
laffermazione. Che cos lamore per la maggior di noi? Nel
nostro amore c possessivit, un senso di dominazione o di
sottomissione. Dal bisogno di possedere nascono la gelosia, il
timore di perdere quello che amiamo e cos promulghiamo
delle leggi per difendere questo nostro senso di propriet. il
bisogno di possedere che scatena la gelosia e gli infiniti
conflitti che tutti noi conosciamo bene. Ma questo non
amore. Lamore non sentimentalismo. Sentimentalismo ed
emotivit impediscono lamore.60

Il geroglifico con il quale viene espressa la forza dellamore


raffigura laratro. Quando si vuole bonificare un campo, necessario
scavare al suo interno un canale in modo che lacqua possa confluire
via per rendere visibile ed utilizzabile il terreno; allo stesso modo
occorre bonificare la nostra mente da tutte le false certezze
sullamore per poterla vedere affiorare e farla cos emergere nella
propria vita.
Laratro inoltre lo strumento impiegato nellagricoltura per
smuovere il terreno e renderlo pronto per la semina, e per tale
motivo simboleggia il lavoro di preparazione interiore atto ad
accogliere il seme divino. Ma un intento del genere implica una
scelta di vita compiuta nella pi completa lealt e dedizione, senza le
quali ogni sforzo sar vano, dato che ogni desiderio passato presto o
tardi riemerger esigendo di essere soddisfatto.
Nessuno che pone la mano sullaratro e guarda le cose che
sono dietro adatto al regno di Dio.61

Il simbolo dellAmore una fonte inesauribile di significati che


ognuno di noi pu riscoprire quotidianamente, ammesso che si abbia
il coraggio di accettare le verit che mano a mano potrebbero
rivelarsi.

60
61

Jiddu Krishnamurti, Il libro della vita, Aequilibrium, Milano, 1997.


Vangelo (Lc 9,61).

202

Per esempio, un ulteriore aspetto viene meravigliosamente


evidenziato dalle lettere che compongono la parola amore in ebraico,
generalmente letta come ahav, scritto

che, data linesistenza delle vocali, anche divisibile in due


termini, eh-hav, con il significato di IO DAR. Come potrebbe
infatti coesistere il vero Amore senza la volont di porsi al servizio
del prossimo incondizionatamente?
Pu oltretutto essere interessante osservare come la stessa parola
egizia mer significhi anche PIRAMIDE, in questo caso espressa con
un altro segno geroglifico

traducibile anche come CANALE.


Il nome della maestosa opera architettonica che ha reso celebre
lantico Egitto richiama dunque la forza dellamore, anzi ne diviene
a tutti gli effetti il canale terreno attraverso cui tale energia celeste
pu essere convogliata e forse trasmessa a colui che in essa
risiede.
Il fatto che ancora oggi le piramidi vengano considerate
monumenti tombali, non trova certamente riscontro nella sapienza
faraonica. Infatti il termine utilizzato per definire un luogo di
sepoltura, ossia la TOMBA, per-det in egizio e in geroglifico

letteralmente DIMORA DELLETERNIT.


Le piramidi erano anche il simbolo monumentale della collina
primordiale che, secondo la mitologia, sorse dalloceano primordiale
allalba della Creazione. Ogni anno, quando le acque del Nilo
inondavano la valle e le terre, solo le piramidi emergevano
imponenti e le loro pareti di calcare bianco, su cui era incisa la storia

203

del mondo e dellessere umano, riflettevano la luce solare e


diffondevano un chiarore abbagliante.
Unaltra palese distorsione storica ad esse correlata il fatto di
ritenere che la loro costruzione sia stata effettuata ad opera di
schiavi. Diverse testimonianze dimostrano al contrario come gli
operai di quei tempi fossero tutti mastri artigiani estremamente
preparati nellarte dellarchitettura sacra, la quale non sarebbe quindi
potuta essere delegata nelle mani di persone impreparate, sfruttate o
maltrattate.
I complessi piramidali avevano una precisa funzione rituale di
iniziazione rivolta ai vivi, e il loro scopo era quello di condurre
lindividuo a contatto diretto con i neter o, meglio, con il Neter
Neteru. Ecco il motivo per cui tali costruzioni sono generalmente
accompagnate da piccoli templi di purificazione attraverso i quali
era necessario passare prima di procedere oltre.
Anche la presenza nella loro sala centrale di un SARCOFAGO,
in egizio neb-ankh e in geroglifico

traducibile come PADRONE DELLA VITA, evoca una funzione


rivolta alle persone in vita, un luogo rigeneratore in cui liniziato era
chiamato a compiere un processo di morte e resurrezione interiore.

Larte di ascoltare
Giungendo gradatamente verso la fine di questo saggio, quasi
certo che i dubbi esistenziali non abbiano ancora trovato pace. anzi
auspicabile!
La sapienza egizia altro non offre che uno tra i tanti linguaggi
possibili per avvicinare lessere umano a se stesso, per spronarlo a
rivolgere lattenzione allinterno di s. A cosa potrebbe mai servire
la saggezza di tradizioni millenarie ed il lavoro compiuto da
centinaia di sapienti prima di noi, se non ad offrire lo stimolo per
divenire capaci di osservarci silenziosamente nel mezzo della nostra

204

quotidianit, per comprendere finalmente qualcosa in pi di noi


stessi?
A quale illusorio stato di consapevolezza potrebbero mai portare
anni e anni di studio esoterico se giunti di fronte ad un nostro simile
non fossimo in grado di ascoltarlo con semplicit per instaurare una
sincera relazione con lui?
Ogni disciplina, ogni sistema oracolare o divinatorio, sono stati
originariamente offerti allessere umano con il preciso obiettivo di
condurlo oltre i limiti che lo imprigionano, anche se spesso tali
insegnamenti vengono utilizzati come nascondiglio per le proprie
insicurezze o come stratagemmi spirituali per realizzare i propri fini
egoistici. La riprova della validit di ogni percorso intrapreso non
potr che riflettersi nella capacit di vivere pienamente e
profondamente la vita in mezzo agli altri, attraverso le difficolt
quotidiane che costantemente mettono in gioco il proprio modo di
relazionarsi con chi ci circonda.
Chiunque di noi potrebbe col tempo raggiungere la facolt di
materializzare oggetti o polveri, di leggere nel pensiero, di parlare
con entit sottili e conoscere a memoria tutti i testi sacri del mondo;
ma se il proprio atteggiamento verso la vita e il prossimo rimarr
invariato mosso da aspettative ed ambizioni tutto sar stato vano.
Ecco perch lInsegnamento Universale pone limportanza delle
discipline che lo veicolano come secondaria in relazione alla
necessit di prendere coscienza di s nel quotidiano.
Generalmente il nostro flusso di pensieri occupa tutto, ma proprio
tutto, e non v spazio per nulla. Poco importa se il tema portante di
questo ininterrotto caos mentale sia di natura materiale o spirituale.
Fino a quando non saremo in grado di volgere la nostra attenzione al
mondo e a noi stessi da una prospettiva pi ampia, pi profonda,
allora continueremo ad essere niente o, meglio, illusi di essere tutto.
Senza rendercene conto, le paure insinuate nei recessi del nostro
animo continueranno a governarci la vita, come binari prestabiliti e
rigidi nel bel mezzo di una splendida e vastissima prateria che non
aspetta altro che essere esplorata e vissuta in tutti i suoi angoli. Gli
antichi saggi erano a conoscenza di questa condizione umana, e ben
sapevano come il fondamento su cui poggia e si mantiene in vita
lignoranza sia la PAURA, in egizio sened e in geroglifico

205

raffigura un volatile unoca pronta per la cottura il cui


cadavere spogliato di tutti gli elementi in movimento, a
simboleggiare come la paura blocchi completamente il corso della
vita. Tale significato diviene ancora pi evidente se consideriamo
che limmagine delloca viva era utilizzata per veicolare il concetto
di essere ben equipaggiati, forniti di tutto il necessario; dunque
unoca morta e spiumata lINANIMAZIONE per eccellenza,
lannichilimento degli impulsi vitali, limmobilit esperienziale che
si contrappone alla crescita, al mutamento, alla trasformazione
alchemica.
E sono proprio le paure infatti a tenerci ancorati alle nostre
certezze, confinati in una piccola sfera vitale colma di ansie e
preoccupazioni che non lasciano quasi mai spazio ad una reale
comprensione di se stessi e degli altri. S, perch anche dietro le
eccessive apprensioni per familiari e amici si annidano spesso
personalissime idee ed aspettative, pur mascherate da una coltre di
pensieri altruistici.
Privi della consapevolezza di questo mal celato caos interiore,
come potremmo mai illuderci di conoscere realmente le persone con
cui ci relazioniamo quotidianamente? Come potremo mai seriamente
pensare di raggiungere un contatto con Dio?
La religione non una fuga dai fatti; la religione la
comprensione di quello che siete nelle vostre relazioni
quotidiane. Religione il modo in cui parlate, quello che
dite, il modo in cui trattate un servitore, il modo in cui vi
rivolgete a vostra moglie, ai vostri figli, ai vostri vicini. []
Una mente che sfugge dalla realt, che non si rende conto
delle sue relazioni, non trover mai Dio.62

La capacit di ascoltare diviene allora lunico vero requisito per


ritrovare un reale contatto con la vita in tutte le sue forme. Ma non si
tratta qui di un ascolto sterile ed abitudinario, dove ancora una volta
il velo invisibile di un flusso ininterrotto di pensieri ricopre gli occhi
62

Jiddu Krishnamurti, Il libro della vita, Aequilibrium, Milano, 1997.

206

e il cuore e stordisce inconsapevolmente la mente, bens di un


ascolto attivo, silenziosamente presente e sinceramente aperto verso
la comprensione e la condivisione della sfera vitale altrui.
Un solo attimo di lucidit potrebbe infatti sconcertare lassodata
convinzione di essere in grado di instaurare veritieri rapporti sociali
e familiari. Le parole altrui non vengono generalmente mai accolte
per quello che tentano di veicolare, ma vengono istantaneamente
soppesate e valutate in base a personalissimi parametri.
Cos come nella Torah il concetto di ricordare considerato una
chiave di volta, negli Insegnamenti di Ptah-Hotep assume un
medesimo valore il concetto di ascoltare:
utile ascoltare per il figlio spirituale che apprende. Se latto
di ascoltare incessantemente penetra in colui che apprende,
colui che ascolta diviene colui che comprende. [] Ascoltare
meglio di ogni cosa, cos nasce lamore perfetto. []
Quanto allignorante che non ascolta, non porter a
compimento nulla.63

Lascolto non si limita dunque al prestare attenzione alle parole


altrui in modo aperto e scevro da pregiudizi, ma ancor prima
significa rivolgere tutta la propria sete di verit allosservazione
meticolosa di se stessi, delle proprie azioni e dei relativi moti del
cuore e della mente. Solo ponendo chiarezza ed ordine dentro il
proprio microcosmo sar possibile vedere con pi nitidezza in quello
altrui, ed aiutarlo nel suo processo di sviluppo.

Tutti sotto un unico cielo


Il richiamo dellInsegnamento Universale pi forte che mai,
nonostante si odano in modo ancora troppo confuso le voci che da
sempre ne hanno lodato lo splendore. Il filo doro che velatamente
ha accompagnato lessere umano nel corso dei millenni, reclama ora
il suo riconoscimento a pieno titolo in qualit di unico vero sospiro
di amore intorno al quale si sono strutturate tutte le pi disparate
religioni nel mondo.
63

Gli Insegnamenti di Ptah-Hotep (XXXIX, 534).

207

La nostra epoca ha assistito negli ultimi decenni ad un


rapidissimo ed inimmaginabile interscambio di culture, filosofie e
religioni, tale da potersi attualmente definire a tutti gli effetti come
un villaggio globale. La tecnologia nei trasporti ha favorito la
possibilit di muoversi con grande facilit allinterno del pianeta,
cos come gli sviluppi in ambito informatico hanno permesso di
comunicare istantaneamente privatamente o pubblicamente da
qualsiasi parte ci si pu trovare nel mondo.
Ma questo tipo di progresso non deve essere frainteso con
unevoluzione di consapevolezza. Possiamo infatti constatare quanto
siano ancora ben presenti e radicati tutti i limiti e le debolezze che
contraddistinguono lessere umano. Di guerre ed ingiustizie pieno
il mondo, e a nulla sembra esser valso ogni sforzo e sviluppo
tecnologico in tal senso.
Osservando le condizioni di vita attuali dellessere umano in
generale, possiamo riconoscere forse un miglioramento sul piano
della comodit ma non certamente sul piano della serenit. I
malumori esistenziali continuano ad essere ben presenti dentro
ciascuno di noi, e in alcun modo potr aiutarci ogni sorta di
benessere o ricchezza esteriore. proprio la negazione di questa
realt che continua a mantenere in vita le moltitudini di conflitti in
cui ci ritroviamo, sia a livello macrocosmico che microcosmico.
La lotta che dobbiamo sostenere non deve metterci luno
contro laltro, separarci in partiti e in gruppi, dividerci
secondo simpatie e antipatie, giudizi e pregiudizi, nella critica
e nelloffesa. []. Solo quando si totalmente occupati ad
affondare la spada nella propria anima non si trova il tempo,
n si ha voglia, di combattere e di ferire gli altri. Perch, se
sarete occupati in tal modo con voi stessi, potrete vedere il
vostro smarrimento, i vostri bisogni e le vostre debolezze, e
nascer in voi una grande compassione per quegli altri che
devono ancora imparare a maneggiare la spada. Solo allora,
purificati dalla vostra esperienza personale, sarete capaci di
portare aiuto con il dolce sussurro della compassione.64

64

Jan van Rijckenborgh, La Gnosi nella sua manifestazione attuale, Edizioni Lectorium
Rosicrucianum, Milano, 1991.

208

Non vi nulla di aleatorio, di teorico, di psicologico o filosofico


nel decidere di trasferire la propria attenzione dal mondo esteriore
alluniverso interiore, senza far s che una tale scelta possa divenire
una fuga dai propri doveri quotidiani, ma al contrario un modo per
comprenderli, per viverli profondamente e pienamente, in altre
parole, consapevolmente.
Una rivoluzione del genere implica una viscerale maturazione,
dove non vi sar pi spazio per infantili sensi di colpa od alibi
spirituali con cui giustificare le proprie negligenze verso i doveri del
mondo in cui si vive. Al contrario ogni aspetto esistenziale sar
curato nei minimi dettagli, e tutto quellimmenso spazio prima
occupato da ansie, preoccupazioni ed aspettative, sar colmato da un
sincero interesse verso la vita e i propri simili.
Il grosso problema che non esiste cammino esente dal pericolo
di essere adattato e comodamente interpretato in base ai propri
specifici limiti e restrizioni mentali. Colui che non ha mai visto il
mare ma sogna di raggiungerlo, potr facilmente lasciarsi abbattere
dalle avversit ed accontentarsi di contemplarne ogni tanto un
dipinto. Ma un disegno per quanto ricco di particolari non potr
mai contenere al suo interno limmensit delloceano.
Cos il cercatore di fronte alle diverse dottrine nate con
lobiettivo di condurlo oltre il suo involucro egoico, fino a farlo
attingere ad una sorgente indecifrabile per il pensiero ordinario.
Eppure proprio la mente dialettica a rimanere spesso affascinata e
quindi vincolata dalla teoria piuttosto che dalla pratica, ricadendo
nuovamente allinterno di unaltra gabbia, per quanto
apparentemente pi comoda ed affascinante. Non dobbiamo mai
dimenticare che il dito che indica la luna non la luna.
Due demoni si recarono nel mondo degli uomini, per una
ricognizione. Allimprovviso, si imbatterono in un giovane
intento alla meditazione, e gli lessero nel pensiero.
finita!, disse uno dei due. Dovevamo stare pi attenti. Ora
questo ragazzo ha colto una parte della Verit! Non
importa, rispose laltro, costui fonder una scuola o
unistituzione, e ci penseranno i suoi discepoli a invalidarne

209

la scoperta. Dopo una breve pausa, aggiunse: Come vedi,


non c da preoccuparsi!65

Non esiste al mondo una tradizione iniziatica migliore di un'altra,


tuttal pi possono esistere linguaggi o rappresentazioni simboliche
pi vicine ad un tipo di mentalit piuttosto che unaltra, ma niente
potr mai offrire la garanzia liberati o rimborsati! Semplicemente
perch noi siamo la garanzia, la nostra disposizione a voler sfondare
le barriere concettuali e tutti quei differenti corpus filosofici cui ci
affezioniamo e con cui molto volentieri sostituiamo altri corpus
filosofici precedenti, senza accorgerci che tutto ci che va al di fuori
dellesperienza di tutti i giorni perlopi un gioco, un passatempo
intellettuale o, peggio, misticismo fine a se stesso.
Allessere umano viene ora richiesto uno sforzo di comprensione
ulteriore, un abbattimento di tutti quei muri interiori che continuano
ancora a classificare e mettere in competizione gli insegnamenti tra
loro. La necessit di unificare deve sostituire la comodit di
separare. Ma un passo del genere implica spogliarsi dalle proprie
sicurezze psicologiche o spirituali che siano, faccia a faccia con
quello che siamo e non pi con quello che pensiamo e di cui
parliamo.
Questo comandamento che oggi ti do, non troppo difficile
per te, n troppo lontano da te. Non nel cielo, perch tu
dica: Chi salir per noi nel cielo e ce lo porter e ce lo far
udire perch lo mettiamo in pratica? Non di l dal mare,
perch tu dica: Chi passera per noi di l dal mare e ce lo
porter e ce lo far udire perch lo mettiamo in pratica?
Invece, questa parola molto vicina a te; nella tua bocca e
nel tuo cuore, perch tu la metta in pratica.66

Nei tempi antichi e possiamo tranquillamente riferirci anche


solo a poche decine di anni fa quando ogni civilt e societ era
circoscritta in determinati luoghi ed ignara o quasi dellesistenza
delle altre, poteva forse essere pi plausibile riferirsi ad
insegnamenti specifici e pi adeguati per questo o quel tipo di
65
66

Leonardo Vittorio Arena (a cura di), 101 Storie Sufi, Il Punto dIncontro, Vicenza, 2003.
Bibbia, Deuteronomio 30, 11-14.

210

tradizione, giacch la diversit dello stile di vita era decisamente


marcata, sia per qualit di pensiero che per struttura fisico-organica
degli individui.
Oggi una visione di questo tipo sta divenendo contraddittoria se
paragonata alla realt che ci ritroviamo a vivere. Gli interscambi di
usi e costumi culturali e religiosi stanno ormai permeando lintero
globo, e solo alcune sperdute trib africane, aborigene o
amazzoniche possono forse considerarsi ancora al di fuori di questa
compenetrazione. Possiamo infatti constatare come differenti
correnti esoteriche di matrice cristiana, induista, sufi, buddista,
taoista ed altre ancora, siano presenti come focolai sparsi in tutti i
paesi del mondo.
Ora pi che mai vibra nellaria la necessit di riportare allo
scoperto quel messaggio universale che pulsa come un cuore nel
corpo di ogni insegnamento: la verit di se stessi, di come si , dei
propri limiti e delle proprie potenzialit, di quanto sia in realt
spenta la nostra vita ma di come esista la possibilit di
rivoluzionarla, di trasformarla in qualcosa di creativo, di
effettivamente spirituale.
Nel fare questo ognuno potr scegliere il simbolismo che meglio
lo aggrada per arredare il proprio spazio interiore, che meglio gli
si conf, con cui sente maggior sintonia e grazie al quale riuscir ad
attingere con maggior intensit a quella forza in grado di spronarlo
oltre il muro delle proprie radicate certezze e cristallizzate abitudini.
Non esiste una strada pi spirituale di unaltra! Potr solo esistere
una maggior onest e sincerit nel modo di perseguirne gli
insegnamenti, ma ci non potr mai sostituirsi allimpegno
personale, alla propria umile predisposizione ad accogliere i
messaggi che si celano dietro ogni angolo nella vita. Cosicch
possono esistere perfetti cristiani, ebrei, induisti, musulmani o
buddisti senza nulla conoscere delle suddette tradizioni; o perfetti
studiosi e conoscitori di tali dottrine senza per questo viverle
minimamente.
Disse a lui Giovanni: Maestro, abbiamo visto uno cacciare i
demoni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito, perch non
ci seguiva. Allora Ges disse: Non vietateglielo, non c
infatti nessuno che far un miracolo nel mio nome e potr
subito parlar male di me. Chi infatti non contro di noi, per
211

noi. Chiunque infatti vi dia da bere un bicchiere dacqua nel


mio nome perch siete di Cristo, in verit vi dico che non
perder affatto il suo salario.67

Il sole risplende da sempre e per sempre su tutti, in qualsiasi


luogo ed indipendentemente dalle condizioni sociali, conoscenze
intellettuali o capacit fisiche. Questo un altro fondamentale
messaggio della sapienza egizia, veicolato meravigliosamente dal
simbolismo espresso durante il regno di Akhenaton, dove i raggi
della Luce della Gnosi sono costantemente tesi e rivolti verso
tutti i suoi figli, pur rivelandosi solo a coloro disposti ad offrire con
gioia i propri servigi ad essa (figura 51).

Figura 51 Il dono di Akhenaton.


67

Vangelo (Mr 9,1).

212

Non si tratta qui di offerte intese come sacrifici dolorosi od


immani sforzi contro natura, ma semplicemente di un donare se
stessi esattamente per quello che si , secondo il principio fai ci che
sei, oltre le maschere, le illusioni, le avidit, insomma, oltre tutto ci
che opprime e soffoca la libert di lasciare spazio a quellespressione
horusiana che giace in noi. Per questo motivo i raggi divini
ricambiano simbolicamente i suoi figli con lankh (figura 52), la
chiave per divenire padroni del proprio destino ed accedere a quel
regno interiore eterno, immortale.

Figura 52 Lofferta della vita.

A coloro, e sono rari, che amano la verit e cercano la Via


lo yoga universale il tempio dice: Cerca in te stesso. Sono
rari, infatti, coloro che vanno verso il tempio non per sapere,
ma per conoscere. Ancor pi rari sono coloro che ci entrano
con cognizione di causa, e questi possono anche uscirne:
che cosa importa loro del tempio, quel tempio? Lunico e
vero tempio per loro la natura, il mondo.68
68

R.A. Schwaller de Lubicz, Insegnamenti e scritti inediti, Mediterranee, Roma, 2008.

213

214

La ricerca di Ak-Yb-Ka
V.
LADDIO

Ak-Yb-Ka, figlio mio, quattro anni sono trascorsi dal tuo


ingresso nel Tempio. Lo so, faticoso stato il lavoro. Ma a quale
gioia pu adesso attingere il tuo cuore? Ora non sei pi solo, non lo
sei mai stato in realt. Da qui, inizia per te un nuovo cammino per
unirti a coloro che vivono nella Luce. Al di l di ogni razza,
religione o condizione sociale, essi vivono nelleternit per
testimoniarla, sempre tesi a rinnovare lInsegnamento Universale.
V, figlio mio, i Seguaci di Horus ti stanno dunque aspettando.
Ak-Yb-Ka cap che il suo maestro lo stava per lasciare, e sapeva
anche che a nulla sarebbe valso ogni suo tentativo di convincerlo
altrimenti. Ma unombra di paura ed insicurezza gli pervadde la
mente, e non riusc a trattenere alcune lacrime di tristezza.
Padre, so che la tua saggezza va oltre la mia comprensione, ma
io temo di non essere ancora pronto a lasciare il Tempio e la tua
guida. Dove andr? Cosa far?
Hai preparato per tutto questo tempo il tuo corpo, la tua mente
e il tuo cuore affinch potessero diventare il terreno ideale su cui far
germogliare il seme dello Spirito, ora puoi vederlo e sentirlo con
discernimento. Non hai bisogno di nullaltro, la vita stessa ti culler
e ti guider. Essa stessa ora il tuo Tempio, tu stesso sei il Tempio.
Lasciati guidare dal divino Ospite che hai accolto in te, Egli non
desidera altro che servire la Luce, ma ognuno di noi deve ritrovare
la sua personale strada per completare questopera.
V, figlio mio, il tuo nuovo nome da oggi in poi sar Hem-Ba.
Formula dunque ora la tua pi intima preghiera, non dimenticarla
mai pi e lotta per renderla viva in ogni istante della tua vita futura.
Da oggi tu sarai nel mondo ma anche al di sopra di esso.
Ak-Yb-Ka chiuse un attimo gli occhi per interiorizzare il suo
nuovo nome. Ne poteva sentire la vitalit e la potenza scorrere

215

attraverso il sangue. S, ora era realmente pronto. Si inginocchi,


alz le mani al cielo e lasci parlare il suo cuore:
Signore, che si rafforzi la nostra amicizia
e si consolidi la nostra alleanza,
che io possa camminare fiero nei giardini del mondo
forte della tua presenza nellanimo mio.
Signore, che io possa udire sempre pi chiaramente
la tua voce risuonare dentro il mio cuore,
e perdona le mie debolezze,
esse mi sommergono senza che io me ne accorga.
Signore, dammi la forza di capire,
non lasciarmi straniero sui confini del mondo,
mostrami come la tua mano agisce nel muovere la vita
e donami la forza di non abbattermi
quando non ne comprendo i disegni,
fa che io possa vivere della tua Verit della tua Giustizia.
Signore, fa che la mia lingua si guardi dal discorso malvagio,
e che le mie labbra non proferiscano inganno,
lontano dalle maldicenze del mondo;
che io sia sempre umile con tutti.
Signore, aiutami a divenire un riflesso della tua luce in terra,
che gli uomini e le donne possano trovare conforto dalle mie parole,
che le mie carezze siano veicoli del tuo calore,
che il mio focolare sia rifugio per tutti i tuoi figli.
Signore, fa che io trovi la forza di comunicare
ci che tu a volte mi permetti di vedere,
divengono infatti sterili i tuoi doni
se rimangono chiusi nel mio intimo.
Signore, apri il mio cuore allintelligenza della tua Opera,
che io esegua la tua Volont sotto la tua protezione,
e ogni qual volta ci sar da combattere mi considerer gi armato,
216

poich non esiste arma pi potente dellAmore.


Cos io so pregarti,
cos io so amarti.
Si alz, apr gli occhi, e vide che di fronte a lui non vi era pi
solo il suo maestro, ma il faraone, i saggi della Scuola e i suoi
compagni. Tutti lo guardavano colmi di gioia. Hem-Ba li abbracci
uno per uno teneramente, sussurr infine una parola a colui che lo
aveva accompagnato fino a quel giorno, poi si gir, e si abbandon
nellignoto della vita, cullato dalle onde del tempo.

217

218

Conclusione

Giungendo alla fine di questo libro si potr avere come la


sensazione di aver perso tempo con una serie di teorie strampalate e
prive di fondamento, oppure si potr essere entusiasti nellidea di
aver ritrovato finalmente delle conferme a quanto gi si supponeva.
Entrambe le opzioni non hanno alcun valore, oppure entrambe
potrebbero averlo qualora siano servite per riflettere o mettere in
discussione alcuni aspetti della propria vita generalmente dati per
scontati.
Il mio personale augurio che la piccola scintilla che ciascuno di
noi porta in serbo possa accendere una fiamma, e che tale fiamma
sia lasciata ardere sempre di pi fino a bruciare ogni ostacolo che si
interpone tra noi e quella sacra vitalit che alcuni chiamano Dio, altri
Gnosi, altri ancora Amore o pi semplicemente Vita.
Questo scritto non che un omaggio ad una delle tante splendide
voci con cui la Tradizione Universale ha cantato le sue glorie per
risvegliare i suoi figli. Laddove essa sia in grado di risuonare dentro
il lettore come un dolce richiamo verso una realt ancora ignota ma
di cui si avverte una profonda nostalgia, il mio invito quello di
lasciarsi pervadere per cavalcarne la corrente fino alla Sorgente. Nel
caso contrario poco importa, vi saranno altre musiche, altre danze
pronte ad accompagnare nel Cammino, a patto che il desiderio e la
volont di perseguirlo sia sincera.
Una volta, un mercante domand a un derviscio: Qual il
tipo duomo che, nella vita, compie lo sforzo pi vano? Il
derviscio disse: Tu non lo conosci? Mi pare di s. Non
forse il ricco, che non riesce a godere dei propri tesori?
Niente affatto, replic il derviscio, colui che apprende
tutte le dottrine spirituali, senza praticarne alcuna!69

Credo sia ora doveroso lasciare lultima parola ad un uomo del


nostro secolo che ha dedicato tutta la sua vita in virt di una rinascita
69

Leonardo Vittorio Arena (a cura di), 101 Storie Sufi, Il Punto dIncontro, Vicenza, 2003.

219

spirituale dellantica tradizione egizia, Ren Schwaller de Lubicz. Le


toccanti parole che seguiranno furono da lui rivolte a sua moglie
Isha poco prima di morire, e rappresentano allo stesso tempo un
omaggio in suo onore ed un monito per tutti i sinceri cercatori:
Ora vedo il suo gioco: egli stato mio nemico per tutta la mia
vita... non lo credevo cos feroce! Sapevo che egli era
lostacolo, ma non avevo riconosciuto tutti i suoi inganni,
tutte le forme che egli ha potuto prendere per deviarmi dal
cammino... terrificante, Isha! Vorrei che tu potessi vederlo,
anche tu, per poter insegnare agli altri a liberarsi delle proprie
paure Perch lui, vedi, lui, il Mentale, che crea la
paura e tutti i nostri dubbi, i nostri spaventi []
Guarda, Isha: tu vedi come me, ora, il Reale Vedi che
impossibile da descrivere impossibile da spiegare!... Ma io
te lo faccio vivere perch tu possa affermarlo, ed anche
portarvi coloro che oseranno accettare di lasciare tutto per
porsi in comunione in questo Reale70

70

R.A. Schwaller de Lubicz, cit. in Massimo Marra, R.A. Schwaller de Lubicz. La politica,
lesoterismo, legittologia, Mimesis, 2008.

220

Bibliografia

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Krishnamurti Jiddu, Il libro della vita, Aequilibrium, Milano, 1997.

221

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Ouspensky P.D., Frammenti di un insegnamento sconosciuto, Astrolabio,
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Zenji Dogen, Shobogenzo, Editrice Pisani, Isola del Liri (FR), 2003.

222

Lautore pu essere contattato al seguente indirizzo mail:

joannes.yrpekh@virgilio.it

223