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La Fenice e lOcchio di Horus

Nellesoterismo egizio le figure terrene, i laghi, i campi, gli animali, le molteplici effigi degli di dalle membra composite, non sono immagini delle realt corrispondenti, ma funzioni multiple di potenze che, attraverso il linguaggio metaforico appreso dagli iniziati nella Casa della Vita, attivano un proprio sistema di significanti, questi ultimi celati da un linguaggio liturgico intenzionale. Matrici matematiche si rivelano nel linguaggio formalizzato dei riti e le gesta interpretate dagli di vengono redatte in forma di dogmi sacri mediati dalle immagini. Una delle pi famose lOcchio di Horus nella quale si visualizza l'occhio magico che Osiride, una volta reintegrate le membra disperse da Seth, grazie allopera di Iside e Neftis, dona al figlio Horus allorquando, emergendo dal mondo della luce velata, la Duat, lo abbraccia trasmettendogli il potere della conoscenza, della consapevolezza e della trasformazione. Nella rinascita lOcchio di Horus vira su un piano superiore, anche nel dato numerico, lo smembramento di Osiride e questo processo registrato nella sua polarizzazione, come mostra il Duplice Occhio di Horus ai lati di Osiride risorto con Corona Atef[1], nella tomba di Sennedjen, XIX dinastia.

Figura 1 - Osiride tra il duplice Occhio di Horus

Al Duplice Occhio di Horus connessa una numerazione e una simbologia iniziatica.

Il racconto egizio riferisce che un allievo scriba della Casa della Vita, facendo notare al suo maestro che il totale delle frazioni ottenute sommando i valori dellOcchio di Horus si dava nellespressione 1/2 + 1/4 + 1/8 + 1/16 + 1/32 +1/64 = 63/64 ebbe per risposta che il sessantaquattresimo mancante a completare lunit sarebbe stato donato dal dio Thoth allo scriba che si fosse messo sotto la sua protezione. Lunit che Osiride incarna nella rinascita viene celebrata nel Serapeum di Sakkara ove 64 sarcofagi custodiscono i corpi mummificati di altrettanti tori Apis offerti in sacrificio per la resurrezione di Osiride; la radice etimologica che designa il toro Apis hep indicante lunit primigenia gi nei Testi delle Piramidi. Parimenti la Pietra di Palermo, V dinastia, attesta ladorazione di Apis nel regno di Den, I dinastia. Il sessantaquattresimo mancante si ricollega alla speculazione teologica che vedeva nel numero di genesi 8, di cui 64 un multiplo, il nucleo attivo del Cosmo gestito dagli di nella citt di Ermopoli, aspetto iniziatico di cui ho parlato in altro articolo. Che questa simbologia egizia sia rintracciabile trasversalmente nel cammino dei riti lo dimostra la sua persistenza teologica nella Stele di Metternich (IV secolo a.C.). In essa sono espresse alcune chiavi iniziatiche daccesso alla simbologia del dio Horus che indirettamente danno luce al simbolo della Fenice inquadrandolo nella sua valenza cosmologica: La protezione di Horus colui che nel suo disco ( Ra) che illumina la terra con i suoi Due Occhi. La protezione di Horus il Leone della Notte che viaggia nella Montagna di Manu (lOccidente). La protezione di Horus la Grande Anima Nascosta che circola nei suoi Due Occhi. La protezione di Horus il Grande Falco che attraversa volando il Cielo ,la Terra, lAldil. La protezione di Horus lo Scarabeo Sacro, il Grande Disco Alato che nel Cielo. La protezione di Horus lAldil, il paese dove i visi sono rivolti indietro, dove le cose sono invisibili.

La protezione di Horus la Divina Fenice che risiede nei suoi Occhi.

Si evince da questo dettatoche i visi rivolti allindietro qualificano una direzione retrograda pertinente un moto di ritorno di Osiride a quel Primo Tempo che fonda lorigine del Cosmo, cui rispondeva la tradizione orale della morte di Osiride associata alla mancata apparizione della costellazione di Orione allorizzonte a causa del movimento celeste dovuto alla precessione degli equinozi che interagisce con il piano delleclittica. Comprendiamo quindi chi fosse quel dio nascosto nelle braccia del sole evocato nella celebrazione dei Due Occhi di Horus, come riferisce Plutarco: Negli inni sacri di Osiride viene invocato colui che sta nascosto nelle braccia del sole e il trenta del mese di Epifisi (27 maggio - 26 giugno, quindi al solstizio) si festeggia la nascita degli Occhi di Horus: in questo giorno, infatti, anche la luna e il sole si trovano sulla stessa retta, e per gli egiziani non solo la luna ma anche il sole sono Occhio e luce di Horus (Iside e Osiride 52). Il segreto di queste attribuzioni si fa esplicito nella Stele di Metternich: una Grande Anima Nascosta si sottende e circola allinterno dei periodi lunisolari rappresentati dai Due Occhi di Horo. Essa, attraverso la palingenesi delle forze celesti nel periplo retrogrado, si manifesta prima come Falco, poi come Scarabeo, infine si codifica come Divina Fenice che risiede nei Due Occhi di Horus. Il lascito di questa tradizione simbolica attestato da Orapollo, che cos si esprime: La Fenice simbolo del sole e nulla nelluniverso pi grande di esso; il sole infatti sovrasta e scruta ogni cosa ed per questo che viene chiamato dai molti occhi (I Geroglifici I, 34), come interpretato da Sbordone, che riporta una grafia tarda del nome di Osiride costituita da un Occhio e da uno Scettro. Da qui lOcchio della Fenice inteso come illuminazione consapevole di Osiride che rinascendo incarna il rinnovamento dei cicli celesti. Parimenti Orapollo attesta: Gli Egiziani quando vogliono simboleggiare il grande rinnovamento ciclico degli astri, raffigurano una Fenice (I geroglifici II, 57). Concludiamo col rilevare la dichiarazione di Osiride risorto, resa alla Formula 64 del Libro dei Morti egizio, coerentemente con la metafora numerologica iniziatica esposta: Io sono Ieri e conosco il Domani e ricordo che il Duplice Leone ha i nomi in codice di Ieri e Domani nella funzione di preposto alle rinascite del Sole- Osiride, tema illustrato in un sarcofago del Museo del Cairo.