Sei sulla pagina 1di 12

Ascoltate l’edificante storia di un grazioso

asinello bianco, candidato alla Capitale. Non è un


racconto di Mamma Oca né una storia di Il
Giornalino. È una storia vera per i vecchi ragazzi
che ancora votano:
Un burricco, figlio del paese di La Fontaine e di
Rabelias, un asino così bianco che il Signor
Vervoot ne ha mangiato ghiottamente, tramava
al gioco elettorale un mandato di legislatore.
Giunto il giorno delle elezioni, questo burricco,
candidato-tipo, rispondente al nome chiaro di
Nullo, fece una manovra dell’ultima ora.
In una calda domenica di maggio in cui il
popolo correva alle urne, l’asino bianco, il
candidato Nullo, aggiogato ad un carro trionfale
e trainato dagli elettori, attraversò Parigi, la sua
buona città.
Ritto sulle zampe, orecchie al vento, erigendosi
fiero dal veicolo tappezzato dai suoi manifesti-
dal veicolo a forma d’urna! La testa alta tra il
bicchiere d’acqua e il campanello presidenziale,
egli passò tra le indignazioni e gli applausi ed le
battute…
L’Asino vide Parigi che lo guardava.
Parigi! La Parigi che vota, la calca, il popolo
sovrano ogni quattro anni… Il popolo abbastanza
allocco da credere che la sovranità consista nel
nominare dei padroni.
Come parcheggiati davanti ai Comuni, stavano
branchi di elettori, degli inebetiti, dei feticisti che
reggevano la scheda elettorale con cui dicevano:
abdico.
Il Signor Tal dei Tali li rappresenterà. Li
rappresenterà tanto meglio in quanto non
rappresenta nessuna idea. E ci riuscirà! Si
faranno delle leggi, si pareggeranno dei conti. Le
leggi saranno delle catene in più, i bilanci, delle
nuove imposte…
Lentamente, l’Asino percorre le strade.
Al suo passaggio, i muri si ricoprono di
manifesti che membri del suo comitato aveva
affisso, mentre altri distribuivano i suoi proclami
alla folla:
“Riflettete, cari cittadini. Sapete che i vostri
eletti vi ingannano, vi hanno ingannato e vi
inganneranno- e malgrado tutto andate a
votare… Votate dunque per me! Eleggete
l’Asino!... Non sono più bestia di voi tutti”.
Questa franchezza, un po’ brutale, non piaceva
a tutti.
-Ci insultano, urlavano gli uni.
-Si ridicolizza il suffragio universale, gridavano
gli altri più giustamente.
-Lurido Ebreo!
Ma delle risate echeggiavano sonore. Si
acclamava il candidato. Valorosamente l’elettore
si burlava e di se stesso e dei suoi eletti. I
cappelli si agitavano e così i bastoni da
passeggio. Delle donne gettavano dei fiori…
L’Asino passava.
Scendeva dall’alto di Montmartre recandosi
verso il Quartiere Latino. Attraversò i grandi
boulevards, i grandi viali alberati, il Croissant
dove si cucinano, senza sale, le notizie ordinarie
vendute nei giornali. Vide le Halles, i mercati
coperti, dove dei morti di fame, degli uomini del
Popolo-Sovrano, frugano in cumuli di rifiuti; i
Quais, i lungofiume dove degli Elettori eleggono i
ponti come alloggi…
Cuore e cervello!... Era Parigi. Era questa la
Democrazia!
Siamo tutti fratelli, vecchi vagabondi!
Compatite il borghese” Ha la gotta… ed è vostro
fratello, gente senza pane, uomo senza lavoro e
madre stanca che, questa sera, rientrerete a
casa vostra per morire con i figli…
Siamo tutti fratelli, giovano coscritti! È fratello
tuo, l’ufficiale, laggiù, bustino da donna e fronte
bassa. Saluta! Attenti! La mano nella fila… Il
Codice ti spia- il Codice militare. Dodici pallottole
sulla pelle per un gesto. È la tariffa
Repubblicana. [1]
L’Asino arrivava davanti al Senato.
Costeggiò il Palazzo da cui il veicolò uscì tra la
calca; seguì esteriormente, ahimè! i giardini
troppo verdi. Poi fu la volta del boulevard Saint-
Michel. Alla terrazza dei caffè, dei ragazzi
battevano allegramente le mani. La folla in
continua crescita si contendeva i proclami. Degli
studenti si aggiogavano al carro, un professore
spingeva le ruote…
Verso le tre comparvero dei poliziotti.
Dalle dieci del mattino, da ogni stazione di
polizia al commissariato, il telegrafo ed il
telefono segnalavano lo strano passaggio
dell’animale sovversivo. L’ordine di comparizione
era stato emesso: Arrestate l’Asino! E, ora, gli
agenti di polizia di guardia sbarravano la strada
al candidato.
Vicino a piazza Saint-Michel, il fedele comitato
di Nul fu intimato dalla forza armata di
ricondurre il suo cliente al commissariato più
vicino. Naturalmente il Comitato passò oltre-
attraversò la Senna. E presto il carro sostava
davanti la Palais de Justice.
Più numerosi, gli agenti circondarono l’asino
bianco, impassibile. Il Candidato era arrestato
alla porta di questo Palazzo di Giustizia da cui i
deputati, i corrotti, tutti i grandi ladri uscivano
liberi.

Nella marea popolare, il carro era scosso da


movimenti di rollio. Gli agenti, brigadieri in testa,
avevano afferrato le stanghe e si erano passati
la seccatura. Il Comitato non insisteva più: si era
messo a bardare gli agenti…
Così fu lasciato l’asino bianco dai suoi più
accesi sostenitori. Come un volgare politico,
l’animale aveva voltato gabbana. La polizia lo
scortava, l’Autorità guidava il suo Cammino… sin
da quell’istante. Nullo non era che un candidato
ufficiale! I suoi amici non lo riconoscevano più.
La porta della Prefettura apriva i suoi largi
battenti- e l’asino entro come se fosse casa sua.
…Oggi se ne parliamo è per far notare al
popolo, popolo di Parigi e delle Campagne,
operai, contadini, borghesi, fieri Cittadini, cari
Signori, è per rendere noto a tutti che l’asino
bianco Nullo è stato eletto. È stato eletto a
Parigi. È stato eletto in Provincia. Sommate le
schede bianche e contate le schede nulle,
aggiungetevi le astensioni, voti e silenzi che
normalmente si riuniscono per significare o il
disgusto o il disprezzo. Un po’ di statistica per
piacere e constaterete facilmente che, in tutte le
circoscrizioni, il signore proclamato
fraudolentemente deputato non ha un quarto del
suffragio. Da lì, per i bisogni della causa, questa
locuzione imbecille: Maggioranza relativa- tanto
varrebbe dire che, la notte fa relativamente
giorno.
Così l’incoerente, il brutale Suffragio Universale
che non si appoggia che sul numero- e non ha
nemmeno per se stesso il numero- perirà nel
ridicolo. A proposito delle elezioni di Francia, i
giornali del mondo intero hanno, senza malizia,
accostato i due fatti salienti della giornata:
“Sin dal mattino, verso le nove, il Signor Félix Faure
andava a votare. Nel primo pomeriggio, verso le tre,
l’Asino bianco era stato arrestato”.
Ho letto questa cosa in trecento giornali.
L’Argus ed il Courrier de la Presse mi hanno
sovraccaricato con i loro ritagli. Ce n’erano in
inglese, in valacco, in spagnolo; sempre
comunque capivo. –Ogni volta che leggevo Félix
ero sicuro che si parlava dell’asino.
Note
[1] Zo d’Axa si riferisce all’episodio di insubordinazione di cui lui
stesso trattò nel n° 4 del 17 dicembre del 1897 del suo giornale La
Feuille e di cui si rese protagonista il giovane soldato Charles Hatier
di stanza ad Algeri condannato al plotone di esecuzione per aver
dato uno spintone ad un suo superiore.

Immagine tratta dal Blog Caricatures & caricature.


Documentazione relativa ai tre scritti politico-satirici
scritti da Zo d'Axa per le elezioni legislative del 1898.

Il primo è una nota editoriale all'edizione della raccolta di alcuni areticoli di La


Feuille in volume e risale al 1900. Il secondo invece è l'introduzione ad una
riedizione di un gruppo anarchico chiamato Groupe Maurice-Joyeux e risale al
2003 e consisterebbe nella ristampa di un opuscolo del 1936 che oltre a
raccogliere i tre articolo di Zo d'Axa scritti per le elezioni legislative del 1898,
comprendeva anche uno scritto antielettoralistico del 1878, intitolato Testa di
Legno e Orecchie d'asino, dotato di due splendide illsutrazioni e che presto
traduremo e collocheremo in rete, scritto da un gruppo anarchico di Bel-Air,
nello stesso spirito che era stato quello di Zo d'Axa.

[1]
Nota dell’Editore.- Durante il periodo elettorale il
manifesto programmatico fu realmente incollato sui
muri e il giorno dello scrutino il candidato satirico
attraversò realmente Parigi, da Montmartre al Quartiere
Latino, fendendo la folla entusiasta o scandalizzata che
manifestava rumorosamente. Viale del Palazzo, l’asino
fu dovutamente arrestato dalla polizia che si sentì in
obbligo di trainare il suo carro per condurlo al canile e
se non vi fu allora scontri tra i sostenitori dell’Asino ed i
rappresentanti dell’Ordine è per via del fatto che, come
raccontarono i giornali dell’epoca, grazie al direttore di
La Feuille che gridò: Non insistiamo, ora è un candidato
ufficiale!

[2]

Introduzione dell’edizione Maurice-Joyeux del


2003, riproposizione di un opuscolo del 1936.

Qualche parola…
I testi che proponiamo in extenso per il lettore
nelle pagine che seguono, sono state pubblicate
nell’aprile del 1936 nel n° 160 di La Brochure
mensuelle diretto dal nostro compagno Bidault.
Questo grande libellista, quel “rivoltoso per
temperamento”, che fu Zo d’Axa, redasse i tre
primi: Le candidat di la feuille, Aux Électeurs, Il
est élu, in occasione delle elezioni legislative del
1898 che si svolsero in pieno caso Dreyfus e altri
scandali politico-finanziari!
Li fece apparire in La Feuille- pubblicazione di cui
egli assicurava la redazione e l’apparizione “ad
ogni occasione”- con la collaborazione
amichevole di grandi disegnatori dell’epoca:
Steinlen, Luce, Anquetin, Willette, Hermann-
Paul, Léandre e Couturier.
Testi, sempre di attualità, si tratta di una
vigorosa denuncia della monumentale truffa
costituita dal suffragio universale. Da qui la
derisione e le risate in occasione di una
memorabile campagna elettorale a Parigi,
orchestrata da Zo d’Axa stesso, in favore di un
candidato: un asino bianco, chiamato Nullo a
giusta causa!
Quest’ultimo, simbolo dell’astensione e del
rifiuto della farsa elettorale, fu portato in
processione su un carro di trionfo a Parigi, da
Montmartre al boulevard Saint-Michel, il giorno
delle elezioni in mezzo alle risate e le battute
della folla! L’arrivo degli sbirri pose fine a questa
manifestazione antipatriottica del miglio gusto!
In quanto al quarto testo- Testa di Legno e
Orecchie d’Asino- Fu pubblicato sotto forma di
un opuscolo nel 1883 dal gruppo anarchico “Le
drapeau noir de Bel-Air” [La bandiera nera di
Bel-Air]. Un documento dunque… di un’epoca
che nessuno qualificherebbe come eroica”.
Gruppo Maurice-Joyeux
[3]

Copertina di La Brochure mensuelle [L'opuscolo mensile], n° 160, edito nell’aprile del 1936, in
cui furono riproposti i tre scritti di Zo d'axa, più un altro del 1878, Testa di Legno e Orecchie
d'Asino, del Gruppo anarchico di Bel-Air.

Tratto dal Blog: Letteratura&Grafica

[Traduzione di Massimo Cardellini]

Link all'articolo presente presso l'Istituto Internazionale di storia sociale di


Amsterdam:
http://www.iisg.nl/collections/zodaxa/feuilles139.php