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Le più belle paglie

HANNO LA TINTA SPENTA

SOTTO CHIAVE [1]

di Maurice Joyeux
Se un'idea sembra essere sfuggita sino ad oggi ad ogni impresa di riduzione, aver tenuto testa
ai più grandi pessimisti, pensiamo che sia l'idea dell'amore, la sola capace di riconciliare ogni
uomo, momentaneamente o non, con l'idea della vita.
Secondo manifesto del surrealismo
In cosa André Breton può interessare i quadri del nostro movimento
sindacale? si chiederanno alcuni. Nel momento di rispondere mi
torna in mente questa magnifica formula di un delegato del
sindacato dei costruttori al nostro ultimo Congresso della regione
parigina: "Due elementi rimangono il simbolo del nostro sindacato,
disse, il manico del piccone che il militante regge con la mano e la
mensola dei libri che egli ha fissato sopra il suo letto". Esclamazione
tagliente che definisce il nostro modo di procedere che è alla volta
lotta e conoscenza. Ora, per cinquanta anni André Breton ha
proseguito sulle strade della libertà questa spinta verso la
conoscenza degli esseri che è la conseguenza logica della loro lotta
per la loro emancipazione.
Meglio del letterato che descrive delle situazioni, il poeta alla ricerca
di forme di espressioni nuove è il complemento del militante alla
ricerca di nuove strutture. Per l'uno come per l'altro, la dignità
umana è l'oggetto della loro ricerca dell'assoluto. L'uno e l'altro nel
campo che è loro peculiare si rifiutano di essere soltanto dei
testimoni del loro tempo, ma degli attori che lo modificano. Thomas
Moore, Etienne de la Boetie, Erasmo e gli umanisti suonano la
campana a martello di un mondo che sta per partorire la Riforma e
vedere fiorire il Rinascimento. Hugo, Lamartine, Vigny ed i
romantici sono il riflesso letterraio delle barricate del 1848. André
Breton, Benjamin Péret, Philippe Soupault ed i surrealisti
singolarizzano l'espressione di un mondo che intorno al 1920 era
deciso a porre e risolvere il problema sociale. "L'Utopia", "La Storia
di un crimine", "Il secondo manifesto del surrealismo", sono i vertici
di un'insurrezione estetica che accelerò la mutazione della società
del loro tempo. Dopo le esplosioni umaniste, romantiche e
surrealiste, nulla fu più eguale a ciò che prima veniva insegnato
come delle leggi spirituali inamovibili.

Per Breton ed i suoi amici, tutto cominciò con uno spaventoso


bagno di fango e di sangue.
La guerra 14-18.

Chi avrebbe oggi il coraggio di rileggere gli articoli che poterono


scrivere dei Barrés o dei Bergson? Non vi era nulla che si elevasse
al di sopra del livello d'espressione di una stampa mercenaria.
Emaciati, con la barba lunga, a brandelli, stralunati, gli uomini
uscivano dalle trincee. I pidocchi avevano scavato solchi su carni
che l'acciaio aveva risparmiato. Le donne dagli occhi lucidi che li
aspettavano, non erano più le stesse che avevano lasciato quattro
anni prima. Quelli della riserva, gioviali e soddisfatti di sé, davano
loro delle pacche sulla spalla. Un ronzio di frasi scavate bucava loro
il cervello più sgualcito del loro cuore. "L'ultima delle guerre!", "Non
passeranno!", "Abbiamo dei diritti!", "Il crucco pagherà!", ecc. e la
canzone "La Madelon" straripava come il vino rosso drogato, le sere
dell'attacco. Eppure un lontano rumore si alzava all'est che
difficilmente giungeva alle orecchie.
Tornarono ai loro campi e alle loro officine come dei sonnambuli,
cullati dalla musica militare, la voce da raganella di Poincaré, il
cuore intenerito dalle mollettiere di Clémenceau, "il padre della
Vittoria" che si era fatto fotografare nelle trincee per la prima
pagina di L'Illustration che essi ritrovavano attaccata ai muri della
loro cucina macchiata di chiazze di grasso e di "cacche di mosca".
Nei loro villaggi come nei quartieri della loro città, i nuovi ricchi
imbrattavano i marciapiedi sui quali i nuovi poveri aspettavano le
provviste, il carbone, del lavoro. Ed è là, alla fonte di quel che era
stata la loro esistenza che il miracolo si dissolse. Ritornati lucidi,
uno ad uno i militanti raggiunsero le Case comuni che i vecchi con
grandi fatiche avevano mantenute. L'organizzazione operaia si
ricostituì.
Alla dichiarazione di guerra, André Breton non aveva ancora venti
anni. È un giovane nutrito di Victor Hugo, dei simbolisti, di Valéry
ed inebriato di poesia, che la guerra ghermì; è un altro uomo che la
guerra restituirà! Per quattro anni lo spirito ha piegato e
terrorizzato l'elite intellettuale, i France, I Claudel, i Barrés, lo
stesso Apollinaire vivranno inginocchiati davanti al potere della
guerra. La stupidità fa dappertutto corteo alla viltà e soltanto alcuni
sindacalisti cercheranno di salvare l'onore del movimento operaio.
Tuttavia, nel cielo di fuliggine, si sono prodotte delle lacerazioni.
Pagine strappate alla sofferenza, "Il Fuoco" di Barbusse vara la
demistificazione e Duhamel si appresta a ricevere il Goncourt per
Civilisation. È allora che André Breton incontra Jacques Vaché, poi
Apollinaire, Soupault, Tzara, Aragon, Pierre Reverdy. Apollinaire e
Vaché, minati dall aguerra, spariranno presto e per gli altri,
raggruppati intorno a Breton, la grande avventura del surrealismo
sta per cominciare.
IL PROGETTO SURREALISTA
Il surrealismo così come lo intendo, dichiara molto il nostro anticonformismo,
perché non possa essere questione di tradurlo, al processo del mondo reale,
come testimone a scarico.

Manifesto del surrealismo.

Il primo Manifesto del surrealismo apparirà nel 1924, ma durante i


cinque anni di gestione che sfoceranno a questo opuscolo, il
gruppo, riunito intorno a Breton, si impegnerà a far esplodere il
conformismo piccolo borghese di una società che non vive che di
parole. Sarà dapprima l'esperienza Dada che si nutre di parossismo,
d'insolenza, di esibizionismo e che si farà suscitare contro tutte le
"persone oneste" a cominciare dai lavoratori che si lanciano
all'assalto della borghesia, senza accorgersi che le giustificazioni
intellettuali a cui fanno riferimento sono le stesse di cui questa
borghesia si serve per garantirsi semplicemente contro l'oggetto
stesso, ma la visione intima, profonda che l'uomo se ne fa. In
poesia, come in pittura, il soggetto come colui che l'esprime, si
mischieranno così strettamente che ne risulterà una creazione
inedita, originale che sarà il frutto della loro collaborazione e che
sarà l'opera stessa.

Ed è di questa liberazione dell'artista che sono nate tutte le Arti


d'espressione moderna ed è il primo Manifesto del surrealismo che
ha portato il colpo decisivo ad un arte di sufficienza il cui progetto
consisteva nel magnificare una società che viveva dello
sfruttamento dell'uomo sull'uomo.
Il Surrealismo è l'insurrezione degli spiriti!

Credo che non possiamo evitare di porci in modo bruciante il problema del
regime sociale sotto cui viviamo, voglio dire l'accettazione o la non
accettazione di questo regime.
Secondo Manifesto del Surrealismo

Il coinvolgimento politico

È dalla creazione di La Révolution Surréaliste che data il primo


coinvolgimento formale di Breton e dei suoi amici sulla strada
rivoluzionaria. Sulla copertina del primo numero della rivista, figura
questa dichiarazione: bisogna approdare ad una nuova
dichiarazione dei diritti dell'uomo; ed è a quest'epoca e sotto
l'impulso di Antonin Artaud che dei testi come Aprite le galere,
sopprimete l'esercito escono dal "Bureau des recherche
surréalistes" [Ufficio delle ricerche surrealiste]. Infine, nel numero
quattro della rivista, un documento di Breton dichiara: Nello stato
attuale della società in Europa, continuiamo ad aderire ai principi di
ogni azione rivoluzionaria, anche se prendesse come punto di
partenza la lotta di classe. Poi viene una proclamazione contro la
guerra della Marne ed infine il famoso banchetto di Saint-Pol-Roux
che contrassegnò la rottura dei surrealisti con i vecchi scrittori
combattenti che dominano la vita letteraria di quest'epoca.

In Légitime Défense, André Breton scrive: Non c'è tra di noi


nessuno che non si auguri il passaggio del potere dalle mani della
borghesia a quelle del proletariato. Delle polemiche si scatenano
sulla famosa frase di Aragon "Mosca la rimbecillita". Il gruppo si
avvicina allora a Clarté, la rivista degli intellettuali comunisti diretta
da Henri Barbusse. La fede rivoluzionaria spingeva questi
intellettuali, di cui pochi erano marxisti, ad aderire al Partito
comunista che li accolse con diffidenza. Soltanto, i militanti
sindacalisti della mia generazione, di cui molti, benché molto più
avvertiti di questi giovani intellettuali, si lasciarono prendere
egualmente dal miraggio russo, possono comprendere.
L'entusiasmo allora esistente per una rivoluzione i cui crimini erano
ancora sconosciuti.

André Breton, dopo molti divertenti interrogatori, effettuati da quel


abrutito di Michel Marty (l'ho conosciuto), fu assegnato alla "società
del gas". Le sue controversie con il partito rimangono un pezzo da
antologia indispensabile a chi vorrà tracciare il ritratto dell'uomo
comunista di questo periodo. Quelle intimidazioni odiose e ridicole
provocheranno nel gruppo delle agitazioni e Artaud, Vitrac,
Soupault e alcuni altri, che si ripiegheranno verso "l'arte per l'arte"
ne saranno esclusi.
Da quel momento, l'evolversi di André Breton assume due aspetti:
da una parte un irrigidimento contro la posizione di partenza del
surrealismo che voleva che questi bastasse a se stesso e dall'altra
un irrigidimento contro tutto quel che potrebbe portarlo ad
affondarsi per permettere ai suoi elementi di raggiungere i
rivoluzionari politici. Il dramma ha inizio! Per quattro anni, Breton
tenterà di far procedere di pari passo la rivoluzione dell'intelligenza
con la rivoluzione sociale rappresentata dal Partito comunista.

Fu un errore ed egli fallirà.


La strada della libertà

L'uomo che s'intimorisse a torto per alcune mostruose sconfitte


storiche è ancora libero di credere alla libertà. È padrone di sé a
dispetto delle vecchie nubi e di quelle forze cieche contro le quali
egli lotta.
Secondo Manifesto del Surrealismo

Malgrado le preoccupazioni dei cellulardi (Cellulards) [2], il gruppo


surrealista entra in un periodo di intensa attività. Essa sarà
dominata nel 1930 dall'apparizione del secondo Manifesto,
preceduto da Nadja nel 1928 e che sarà seguito da Les vases
communicants nel 1932.
Una nuova rivista, Le Surréalisme au service de la révolution
difenderà le posizioni del gruppo e proseguirà l'esperienza
surrealista in un modo del tutto indipendente al Partito comunista.
Prévert, Dalì, Bunuel, Queneau, Sadoul, René Char hanno raggiunto
il gruppo che entra in lotta aperta con il Bureau International des
écrivains [Ufficio Internazionale degli scrittori] con sede a Mosca.
Un viaggio di Sadoul e di Aragon a Mosca, farà precipitare la
rottura. Partiti in Russia per difendere la libertà della cultura, questi
due personaggi capitoleranno di fronte alla burocrazia staliniana e
firmeranno un testo che si impegnava "a sottoporre la loro attività
letteraria al controllo del partito comunista". Malgrado un testo di
rettifica molto piatto, è il grande scisma. Aragon, Sadoul e qualcun
altro diventeranno i valetti della politica di guerra dei partiti
comunisti diventati nazionalisti. Breton ed i suoi amici cercheranno
di mantenersi per un periodo all'A.E.A.R., l'Association des Ecrivains
et Artistes Révolutionnaires, da Vaillant Couturier, associazione di
scrittori comunisteggianti, ma un testo di Fernand Alquié Le
surréalisme au service de la révolution [Il surrealismo al servizio
della rivoluzione] reciderà gli ultimi legami che univano il gruppo al
partito comunista.
Da quel momento, ritroveremo Breton ad ogni svolta della storia in
cui essa è presa alla gola sia dai fascisti sia dai comunisti. La sera
del 6 febbraio 1934, prende l'iniziativa del primo appello alla lotta
da parte degli intellettuali a fianco del proletariato. In calce al
documento ritroviamo, con il suo, il nome di Malraux, Monatte,
Alain, Henri Jeanson, Poulaille, Ilie Fuare, ecc. Prende contatto con
Léon Blum. Ci ha lasciato un gradevole racconto dei suoi rapporti
con l'uomo politico nutrito da una letteratura abbondante e varia. È
a quest'epoca che vedrò chiudersi in faccia le porte del Congresso
degli scrittori per la difesa della cultura, per aver somministrato a
quel delinquente di Ilija Ehrenburg, il giorno prima, quel paio di
schiaffi che si meritava da tanto tempo. Poi fu la guerra di Spagna
ed il gruppo surrealista si schierò a fianco dei militanti del POUM e
della Fai. Le maschere sono allora cadute e ritrovammo André
Breton nel corso di lotte che il mondo del lavoro condurrà per la
libertà contro l'oppressione, qualunque sia l'etichetta dietro cui
quest'ultima si camuffa.
Intellettualmente, il surrealismo ha allora vinto la partita. La guerra
sorprenderà il poeta al suo ritorno dal Messico in cui il suo incontro
con Trotsky sarà decisivo. Si può certo discutere le posizioni
politiche di quest'ultimo, sia riconoscere una certa responsabilità
nell'evoluzione del comunismo in Russia, ma è a mia conoscenza il
solo marxista che si sia rifiutato a porre l'espressione letteraria o
artistica a rimorchio di un partito. Breton e Trotsky parteciperanno
all'elaborazione di un testo capitale che ha per titolo "Per un arte
rivoluzionaria indipendente" e che dichiara che l'arte e la poesia
devono rimanere interamente libere.
Breton passerà i cinque anni di guerra a New York in cui, speaker a
La voix de l'Amerique, continuerà la lotta per la libertà. Di ritorno in
Francia, e sotto l'influenza di Charles Fourier e di, socialsiti utopisti,
lo vedremo proporre la creazione di stati generali. È a quest'epoca
che scrive l'Ode à Charles Fourier. Poi di nuovo le nostre strade si
incontreranno e lo ritroveremo a nostro fianco ogni volta che la
libertà verrà messa in questione. Penso in particolare ai momenti
difficili della guerra d'Algeria o per protestare contro lo
schiacciamento del popolo ungherese da parte della sbirraglia
sovietica.
André Breton è appena morto ma il surrealismo, lui, è ben vivo.
Come tutti i movimenti di idee, fu al contempo flusso e riflusso,
errore e verità. Il momento sembra essere giunto per il movimento
operaio di evidenziarne l'apporto essenziale.
L'INSURREZIONE DELLO SPIRITO ED IL MOVIMENTO
SOCIALE

A coloro che ci facevano pressioni per acconsentire a che


l'arte sia sottomessa ad una disciplina che riteniamo come
radicalmente incompatibile con i suoi mezzi, opponiamo un
rifiuto formale.
Messico 1938.

Si è spesso rimproverato al surrealismo il suo esibizionismo. È vero!


Ma è egualmente vero per tutte le insurrezioni dello spirito che
hanno scosso la storia intellettuale dell'umanità. Gli eccessi del
linguaggio surrealista ed i suoi giudizi a priori sono della stessa
ispirazione del gilet rosso di Théophile Gauthier la sera della
battaglia di Hernani o dell'iconoclastia che accompagnò la Riforma.
La profanazione del rito stabilito è l'arma essenziale
dell'intellettuale che critica i valori spirituali che gli sono imposti e
ne propone degli altri. Tuttavia il surrealismo è andato più lontano
delle altre discipline che l'avevano preceduto. Ha chiarito i rapporti
esistenti tra gli intellettuali ed i lavoratori, ha definito i loro reciproci
campi d'azione ed è in ciò che ci è caro.

Con Breton, l'espressione letteraria o artistica non era considerata


come possedente un valore rivoluzionario o sociale in sé. Questa
espressione esisteva ed è il suo contenuto, o piuttosto il soggetto
che esponeva, che si giudicava rivoluzionario o conservatore. Lo
scrittore uscito dal popolo o andante verso il popolo descriveva la
miseria del popolo. La sua opera di scrittore o di pittore aveva
valore di un atto di un atto di propaganda. Quando denunciava o
quando proponeva, lo faceva nella lingua e con i mezzi che erano
quelli di tutti gli intellettuali della sua epoca. Si mischiava con il
popolo, si integrava con il popolo, si confondeva con il popolo. Le
sue preoccupazioni sociali erano esclusivamente quelle del popolo
stesso quando la sua esistenza personale si confondeva con quella
della borghesia. A volte "per fare essere più vero" lo scrittore o
l'artista raggiungeva il popolo nelle fabbriche. Non per molto tempo
in genere! La cultura era allora considerata come patrimonio della
popolazione intera, anche se quasta popolazione era divisa in classi
diverse. Per un romantico, ad esempio, lo sforzo rivoluzionario
consisteva a scrivere I Miserabili o L'insorto ed a sparare dietro le
barricate. L'operaio colto, si ingegnava a copiare la forma
espressiva che era quella della classe dominante.

Certo, nel corso della storia, delle voci si erano levate contro questa
generalizzazione, degli scrittori avevano denunciato un'arte ed una
cultura che non erano che il riflesso della buona coscienza della
classe dirigente. Certo, si cominciava già a capire che se Coubet era
un artista mischiatosi con il popolo, Rimbaud, lui, era per la sua
tecnica, per la sua rimessa tra le muse dei valori morali della
società, il vero demolitore dell'estetica della borghesia. Ma è il
surrealismo, senza forse nemmeno rendersene ben conto, che
stava per far andare in pezzi il vecchio mito di un'espressione
letteraria ed artistica comune a tutti, e la borghesia lo comprese
bene, non avendo che lodi per la Barricate di Delacrois e lancerà
fulmini contro gli impressionisti i cui soggetti non hanno nulla di
rivoluzionario, ma lo è la sua tecnica.

Il surrealismo stava per far uscire l'élite intellettuale dalle stampe


alla Epinal [3] sulle miserie del popolo. Gli affari sociali erano affare
del popolo, il surrealismo, stava per attaccare uno stesso
avversario, la borghesia, sul suo stesso terreno, il terreno
intellettuale. I lavoratori conducevano la lotta contro un'economia
che li opprimeva, gli intellettuali rivoluzionari stavano per condurre
la lotta contro le arti e l'espressione che giustificavano lo
sfruttamento dei lavoratori. Il posto dello scrittore non era più in
fabbrica per difendere i salari, ma nei cenacoli per demolire i valori
letterari e artistici di giustificazione del sistema capitalista. Battaglia
parallela che aveva lo stesso obiettivo, ma che ognuno conduceva
secondo i propri mezzi e nella sfera particolare in cui evolveva.
I problemi dei rapporti del mondo del lavoro e dell'insurrezione
dello spirito erano per la prima volta risolti, senza che Breton ed i
suoi amici se ne rendessero conto essi stessi. L'aneddoto era posto
al suo vero posto, quello di un volantino di propaganda di qualità
superiore. Il ruolo degli intellettuali non consisteva più nel guidare
gli operai ma a condurre una lotta parallela contro un nemico
comune, la borghesia. Ed è contribuendo ad evidenziare queste
verità che i surrealisti e Breton hanno compiuto il loro compito
maggiore, anche se non ne furono essi stessi convinti.
André Breton non si mischierà mai direttamente di questioni
operaie. Non lo si vedrà mai dare consigli agli operai sul modo di
condurre le loro lotte. Sarà presente in numerose manifestazioni.

Maurice Joyeux
Joyeux nel suo ufficio a Monmartre.

Signora contessa, abbiamo degli antenati comuni,


i miei hanno tagliato la testa ai vostri nel 1789!
M. Joyeux
Prima pagina di "Le Monde Libertaire": André Breton è morto, Aragon è
vivo, una doppia sciagura per il pensiero onesto.
NOTE

[1] Il titolo del presente saggio non è che la citazione di tre versi di una poesia
di Breton intitolata Poesia, un componimento che fa uso di caratteri tipografici
di diverso stile e diverse grandezza in quanto ottenuti con la tecnica del
ritagliare titoli di giornali e sceglierne alcuni poi caso, e contenuta a titolo di
esempio nel primo manifesto del surrealismo del 1924. Versi che l'autore di
questo ottimo saggio, Maurice Joyeux, ha riprodotto senza mutarne la forma
grafica [N. d. T.].

[2] Cellulards, alla lettera cellulardi, dalla parola céllule, cioè cellula, era il
nomignolo dispregiativo con cui gli anarchici francesi negli anni 20 e 30,
designavano i militanti del PCF, organizzati appunto in cellule, quest'ultime
intese come elemento base della propria organizzazione partitica ricalcando il
termine dall'immagine dell'alveare [N. d. T.].

[3] Epinal, celebre località della Francia in cui per più di un secolo, dalla fine
del XVIII secolo sino ai primi decenni del XX, si effettuò una grande produzione
di stampe a soggetto e stile popolari, soprattutto santi, grandi condottieri,
eventi storici nazionali gloriosi, volti ad esaltare la grandezza e nobiltà della
nazione, può essere considerato una delle fonti del protofumetto francese [N.
d. T.]

[Traduzione di Ario Libert]

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Les plus belles pailles ONT LE TEINT FANÉ SOUS LES VERROUS