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Dada o la bussola pazza dell'anarchia

Un saggio davvero interessante, questo di Laurent Margantin,


ed importante anche. Non vengono analizzate in esso nessuna
tecnica artistica oppure specifici contributi teorici dei loro vari
membri, ma, cosa rara e quindi tanto più preziosa, il saggio è
centrato sulla verifica dell'influenza di un orientamento etico-
politico, all'epoca molto influente e ricco di personalità
appartenenti al mondo della cultura in generale e dell'arte e
della letteratura.

Un contributo quindi prezioso e che aiuta soprattutto a meglio


inquadrare storicamente e nell'importante campo della storia
delle idee questo capitale movimento artistico di avanguardia
grazie anche soprattutto alla competenza in materia ed alla
notevole capacità di sintesi e di inquadramento
dell'argomento del suo autore.
Una Germania sommersa

Se l'anarchismo è
innanzitutto l'affermazione
delle potenzialità individuali
contro la società borghese,
contro lo Stato, contro tutte
le forme di alienazione
collettiva, allora bisogna
cominciare a riconoscere
prima del dadaismo, nella
letteratura tedesca, quanto
ha potuto annunciare
quest'avanguardia che si
associa automaticamente
all'anarchismo.

Tutto comincia con Fichte ed i romantici tedeschi, con l'affermazione


di un soggetto autonomo e assolutamente libero di auto-crearsi: Con
l'essere libero, cosciente di sé, appare allo stesso tempo tutto un
mondo, a partire dal nulla. Il "Più antico programma dell'idealismo
tedesco", di cui l'autore è sia Hölderlin, sia Hegel, sia Schelling (più
probabilmente Schelling), continua demolendo la legittimità dello
Stato: Soltanto ciò che è oggetto della libertà si chiama Idea.
Dobbiamo dunque superare anche lo Stato! Perché ogni Stato è
obbligato di trattare gli uomini come un ingranaggio meccanico; ed è
quanto non deve accadere, bisogna
dunque che si fermi.
Fondato sull'idea di libertà, questo
"Programma" è senza dubbio il primo
manifesto anarchico, ben lungi dal
culto dello Stato al quale si associa
abitualmente il romanticismo tedesco
e la cultura germanica. Nel suo fondo,
il primo romanticismo è anarchizzante
ed annuncia il dadaismo, è anche
fondalmentalmente provocatore,
come emerge da questo testo di
Friedrich Schlegel, le cui intonazioni
sono dadaiste (addirittura
nietzscheane) ante litteram: "L'uomo
domestico deriva la sua formazione
dal gregge in cui è nutrito e
soprattutto dal divino pastore; quando
giunge alla, stabilisce e rinuncia
allora, sino a finire con il pietrificarsi,
al folle desiderio di muoversi liberamente, il che non l'impedisce
spesso, nei suoi ultimi giorni, di mettersi a giocare con le multicolori
caricature. Certo, non è innanzitutto
senza fatica né senza male che il borghese
è calzato e vestito per essere trasformato in
macchina. Ma per poco che esso sia
diventato una cifra nella somma politica, ha
fatto la sua felicità e si può, ad ogni punto
di vista, considerare che è compiuto sin da
quando, da persona umana che era, si è
metamorfizzato in personaggio. E la stessa
cosa vale tanto per la massa quanto per gli
individui. Essi si nutrono, si sposano, fanno
dei figli, invecchiano e lasciano dopo di loro
dei figli che vivono di nuovo allo stesso
modo, lasciano dei figli simili e così via all'infinito". E Schlegel
aggiunge una sentenza implacabile: "Non vivere che per vivere,
questa è la vera fonte della volgarità".

All'inizio del XVIII secolo, i romantici tedeschi iniziarono il grande


movimento di critica dell'anima borghese, per la quale l'individualità
dell'uomo doveva essere bandita a profitto della riproduzione di un
modello sociale inamovibile, qui comparato al modello macchinale (il
borghese "calzato e vestito per essere trasformato in macchina").
Singolare critica in un'epoca in cui la Germania non era ancora
entrata nell'era industriale e che si trovò amplificata un secolo più
tardi e sino a noi.

Dall'anarchismo a Dada

Dal primo romanticismo che critica lo Stato-macchina e la società


meccanizzata all'anarchismo, non c'è dunque che un passo. In
compenso, si può dire senza esagerare che Dada deriva direttamente
da un confronto diretto con le tesi e la realtà anarchiche. Nel suo libro
Avant garde und Anarchismus, Hubert van den Berg ha eretto un
panorama impressionante di questo confronto, senza scartare le altre
correnti politiche maggiori. Egli ricorda innanzitutto che in Europa,
alla fine del XIX secolo e all'inizio del XX, l'anarchismo era una
corrente politica potente che faceva concorrenza ai partiti
socialdemocratici al punto che i governi in carica si adoperavano
molto in fatto di sicurezza e repressione di questo movimento politico.

Ci si ricorda anche degli attentati anarchici della fine del XIX secolo
contro personalità ed istituzioni, attentati che ebbero un impatto
importante sull'opinione pubblica ed apportarono all'anarchismo
un'aura particolare. Nel suo Piccolo lessico filosofico dell'anarchismo,
Daniel Colson fa dell'attività terroristica di una parte del movimento
libertario il quadro seguente, senza il quale non si può comprendere
l'attività dadaista: "ampiamente negativo nei suoi effetti (la morte dei
suoi autori e delle sue vittime), il carattere "esplosivo" delle bombe
anarchiche non cesserà più
tuttavia, per un mezzo secolo,
di dare, simbolicamente
questa volta, il senso
dell'azione libertaria e del suo
modo di concepire il mondo.
In effetti, istantanea nei suoi
effetti, incaricata di esprimere
tutte le speranze di un atto
irrimediabile e definitivo, tutti i
timori e tutte le speranze di
una volontà individuale
confrontata alla vita ed alla
morte, la bomba anarchica è
direttamente portatrice nella
sua materialità stessa dell'idea
di "esplosione" dell'ordine del
mondo, di ricomposizione
radicale degli elementi che lo
compongono".

Nella sfera del potere simbolico che Dada avrebbe rappresentato


tanto a Berlino quanto a Zurigo, si sarebbe trattato di colpire gli spiriti
attraverso il rovesciamento di tutti i codici letterari e poetici esistenti,
di fare esplodere dunque l'ordine del mondo nella sua realtà sociale,
senza che sia certo che l'obiettivo di questa esplosione era "la
ricomposizione radicale degli elementi che lo compongono".

Allo stesso tempo, e per il fatto della grande risonanza in tutta


Europa degli attentati con la bomba o altri tentativi di assassinio
( come quella dell'Imperatore tedesco Guglielmo II), gli scritti di
anarchici come Kropotkin, Bakunin o Stirner beneficeranno di
un'importante uditorio negli ambienti intellettuali europei. Molto
presto, un movimento intellettuale e
"bohême" si formò intorno ad autori come
Gustav Landauer o Erich Mühsam, i quali,
con gli espressionisti, fondarono una cultura
o meglio un clima anarchico nella Germania
degli anni precedenti la Prima Guerra
mondiale.
I legami tra espressionisti ed anarchici erano
numerosi nell'ambiente culturale monachese,
come evidenzia il giornale di Mühsam negli
anni '10 e si sa che il dadaismo, anche se
prese le sue distanze dall'espressionismo, si
riconobbe nel suo appello ad una rivolta
totale contro l'ordine stabilito. Esisteva
dunque un clima propizio all'apparizione di
un movimento nuovo che combinasse in modo indissociabile rivolta
politica ed espressione artistica di un nuovo ordine. Senza lo sfondo
politico e rivoluzionario dell'epoca, vigoroso e fermo come mai in un
momento chiave della storia della Germania- segnata
dall'esasperazione del nazionalismo e del colonialismo dell'impero
guglielmino, poi, conseguenza diretta, dalla prima guerra mondiale,
che rivelò agli occhi della nuova generazione l'assurdità omicida del
capitalismo moderno, Dada poi il surrealismo non sarebbero mai
apparsi.

Bisogna dunque rovesciare la prospettiva secondo la quale l'artista


moderno si sarebbe impegnato in un momento dato nella lotta
rivoluzionaria e tentare di comprendere come, in circostanze storiche
precise, la scrittura dadaista, fu l'espressione più forte dell'arte come
politica, ma come politica di un individuo disalienato dallo Stato e da
tutte le "verità" collettive, di un individuo in cammino verso la libertà
e pronto a sacrificarle tutto. È qui appunto che Dada dovette rompere
con il campo politico come era dato, anche rivoluzionario. Anarchia
nel senso dunque più estremo del termine, anarchia nei margini di
ogni entità sociale riconoscibile.
Hugo Ball, mentre recita la sua poesia Karawane, al Cabaret
Voltaire, Zurigo 1916.

Che molti dadaisti, sopratutto Hugo Ball e Richard Huelsenbeck,


abbiano collaborato alla stessa rivista di Erich Mühsam, Revolution,
non meraviglia affatto. Un testo di Mühsam apparso nel primo
numero, nel 1913, è anticipatore dei futuri manifesti anarco-dadaisti
e soprattutto situa l'azione rivoluzionaria su un piano tanto sociale
quanto spirituale, dimensione che caratterizza fortemente il
dadaismo: "La evoluzione è un movimento tra due condizioni. Non ci
si rappresenti un lento movimento rotatorio ma un'eruzione
vulcanica, l'esplosione di una bomba o ancora una suora che si sta
spogliando. Una rivoluzione si produce quando una situazione è
diventata insopportabile: che questa situazione abbia preso la forma
delle relazioni politiche o sociali di un paese, di una civiltà spirituale o
religiosa o delle caratteristiche di un individuo. Le forze produttive
della rivoluzione sono noia e desiderio, lel oro espressioni sono
distruzione ed elevazione. Distruzione ed elevazione sono identiche
nella rivoluzione. Ogni desiderio è desiderio creatore (Bakunin)
Alcune forme della rivoluzione: morte del tiranno, rovesciamento di
un potere autoritario, fondazione di una religione, distruzione di tutte
le tavole (nelle convenzioni ed in arte), creazione di un'opera d'arte;
l'accoppiamento. Qualche sinonimo per la rivoluzione: Dio, vita, estro,
ebbrezza, caos. Lasciateci essere caotici!"

Mühsam, in modo manifesto, anticipa qui Dada, non fosse che per la
sua concezione di una rivoluzione violenta e spontanea (eruzione
vulcanica, esplosione di una bomba o suora che sta denudandosi) che
non consiste in un semplice movimento popolare o in una seria di atti
individuali che dovrebbero essere eseguiti ad un livello collettivo, ma
si caratterizza soprattutto per la sua dimensione spirituale ed
artistica, l'atto rivoluzionario principale essendo la "distruzione di
tutte le tavole (nelle convenzioni e nell'arte)" e la "creazione di
un'opera d'arte".

Rivoluzione che non richiede dunque un rovesciamento del potere


esistente per sostituirne un altro, ma una distruzione del potere,
dell'essenza stessa del potere, sotto tutte le sue forme sociali, siano
esse politiche, artistiche, morali. Contro la legislazione, il vulcano;
contro l'arte, la poesia-bomba; contro la Chiesa, la suora nuda. Dada,
sotto molti aspetti, non sarà che questo: la rappresentazione
incessante del rovesciamento di tutte le forme del potere, quanto la
rappresentazione dell'opera d'arte borghese, ultimo sogno di un
ordine estetico a venire, nel caos ed il frastuono della poesia
disarticolata, disfatta, cacofonica. Rivoluzione realizzata dal solo
vacillamento della lingua, arkè assoluto e che si trattava, attraverso
la poesia-esplosione, di abolire.
Vi fu tuttavia, in ragione
delle circostanza storiche e
delle affinità intellettuali
suddette, subordinazione del
movimento Dada verso
l'anarchismo come corrente
politica o anche pensiero
filosofico? Crediamo proprio
di no. Una prima
caratteristica della politica
dadaista (se si può parlare a
proposito di politica nel
senso classico del termine) è
il suo esplosivo sincretismo.

Così, Hubert van den Berg


distingue quattro tendenze
politiche nel dadaismo: 1)
un comunismo a carattere marxista (vicino allo spartachismo),
rappresentato da Franz Jung o Georg Grosz ad esempio; 2) un
nichilismo antipolitico a forte tendenza individualistica le cui figure
sarebbero Picabia, Tzara o il berlinese Huelsenbeck; 3) una messa in
scena messianica di cui il migliore rappresentante è Johannes Baader;
4) una sinistra radicale in cui
l'anarchismo svolge un grande ruolo,
rappresentato da Hugo Ball e Raoul
Hausmann. Questa ripartizione mostra
la difficoltà a ricondurre il dadaismo ad
un inquadramento politico qualunque,
anche se i riferimenti anarchici sono
numerosi. L'evoluzione di diversi
dadaisti verso il marxismo e la loro
adesione al partito comunista fondato in
Germania nel 1919 è un dato
importante.

Malgrado queste differenze sul piano


ideologico, non è meno certo che
numerosi atteggiamenti ed atti dadaisti
sono, al di là del campo politico ed
anche ideologico, l'espressione di una
volontà di andare oltre, di superare la
politica rivoluzionaria spicciola, come se la coscienza dada fosse
sempre la più forte, secondo cui una vera rivoluzione si compie fuori
dei quadri ideologici precisi, in una specie di allegra distruzione di
tutto ciò che impedisce all'essere umano- in modo collettivo ed
alienante- di accedere al dominio della libertà individuale.
Il manifesto per dinamitare il potere

Dada, che sia a Zurigo, Berlino o


Parigi, scriverà dei manifesti.
Leggiamo quello diJefim
Golyscheff, Raoul Hausmann e
Richard Huelsenbeck, che dada
1919, redatto a Berlino in una delle
epoche più torbide della storia
moderna della Germania,
caratterizzata dalla sconfitta del
nazionalismo e del militarismo
prussiani, e la repressione di un
movimento rivoluzionario. Il testo
si intitola "Che cos'è il dadaismo e
cosa vuole in Germania?".

Si legge innanzitutto che il dadaismo chiama alla "unione


rivoluzionaria internazionale di tutti gli uomini creatoti e spirituali del
mondo intero sulla base del comunismo radicale", parola d'ordine che
non potrebbe essere più classica di
così se non si menzionassero gli
uomini sia creatori sia spirituali
(benché abbiamo visto Mühsam far
appello all'intelligenza artistica), in
seguito- e là le cose si degradano
dal punto di vista propriamente
rivoluzionario- il dadaismo chiama
alla "introduzione dello sciopero
progressivo attraverso la
meccanizzazione generalizzata di
ogni attività. È soltanto attraverso
lo sciopero che l'individuo ha la
possibilità di assicurarsi della verità
della sua esistenza e di abituarsi
infine all'esperienza".
Il manifesto in seguito si trasforma
in una parodia di appello
rivoluzionario, come se la
specificità dell'anarchismo dadaista
dovesse esssere di svuotare del suo senso e della sua potenza tutte le
forme catalogate dell'espressione politica. È così questione di un
"comitato centrale" creato "affinché gli articoli di legge dadaisti siano
rispettati da tutti i cleri ed i professori", "affinché il concetto di
proprietà sparisca totalmente", "affinché sia introdotta la poesia
simultaneista come preghiera dello Stato comunista", "affinché le
Chiese autorizzino la rappresentazione di poesie Bruitiste,
simultaneiste e dadaiste", "Affinché sia creato un comitato dadaista in
ogni città con più di 50.000 abitanti in vista di una nuova formazione
dell'esistenza", "Affinché siano controllate tutte le leggi e tutti i
decreti dal comitato centrale dadaista della rivoluzione mondiale" e
"Affinché tutte le relazioni sessuali siano presto regolamentate nel
senso dadaista internazionale attraverso la creazione di una centrale
sessuale dadaista". L'intenzione qui è quello di squalificare il discorso
rivoluzionario così come è usato nei partiti comunisti europei, ma più
generalmente tutte le costruzioni
ideologiche attraverso le quali si
opera un saccheggio del collettivo
sull'individuo creatore di sé, il
solo individuo che valga
veramente, l'artista.

Ma c'è una politica dell'individuo-


artista, fondata sull'idea di libertà,
se non quella, dadaista, che disfa
giustamente ogni possibilità di
una politica concepita come
potenza di uno solo su alcuni o di
alcuni su alcuni? Se c'è
anarchismo dadaista, non è
questo nichilismo antipolitico
evocato a proposito di

Huelsenbeck, non è una forma di


anarchismo disperato spezzante la
potenza sin nella parola di cui mette in
scena, in poesia catastrofiche, il ritorno
al suono primitivo? Perché c'è una
volontà dadaista di ritornare al
primordiale, a ciò che precede lo stato
sociale dell'uomo, in una prospettiva
stranamente rousseauiana e che
potrebbe bene, nel suo fondo, animare
il dadaismo.

Così, uno dei fondatori del gruppo di


Zurigo, Hans Arp, ha intitolato una
raccolta di poesie Ich bin in der Natur
geboren (Sono nato nella natura),
raccolta nella quale si può leggere la
poesia Configurations de Strasbourg
(configurazioni di Strasburgo) che inizia così: Sono nato nella natura.
Sono nato a Strasburgo. Sono nato in una nube. Sono nato in una
pompa. Sono nato in un vestito,
e che seguita con una
presentazione del gruppo
dadaista e dei suoi obiettivi:
"Nel 1916, a Zurigo, ho
generato Dada con degli amici.
Dada è per il non senso il che
non vuol dire idiozia. Dada è
privo di senso come la natura e
la vita. Dada è per la natura e
contro l'arte". Questo tema è
ricorrente presso Arp così come
nella maggior parte dei dadaisti.
Affermare la vita individuale, è
affermarsi come essere vivente
in mezzo alla realtà non
condizionata dall'uomo e
l'universo fittizio da lui creato. Il
processo di decondizionamento passa a volte attraverso
un'esperienza onirica ed immaginaria che è quella della metamorfosi
delle forme, degli esseri o delle situazioni ("Sono nato in una nuvola.
Sono nato in una pompa").

Raoul Hausmann proclama in un manifesto dadaista del 1918 firmato


tra gli altri da Tristan Tzara, Hugo Ball e Hans Arp che "La parola
Dada simbolizza la relazione
primitiva con la realtà circostante" e
che "con il dadaismo una nuova
realtà prende posto". E aggiunge:
"Per la prima volta nella Storia, il
dadaismo non si pone più di fronte
alla vita ad un livello estetico, lacera
tutti gli slogan dell'etica, della
cultura e dell'interiorità che non
sono che dei mantelli per muscoli
magri". Con il dadaismo, scrive
ancora, "la vita appare come un
intreccio simultaneo di rumori, colori
e di ritmi spirituali che risorgono
direttamente nell'arte dadaista sotto
forma di grida e di febbri
sensazionali della psiche quotidiana
e in tutta la sua brutale realtà".
L'arte dada è associazione di
elementi contradditori e anacronistici ed è in questo che esprime la
vita, che è anarchia. Essere anarchici nel vero senso del termine, nel
senso artistico del termine, è sposare il flusso della vita, anarchia
prima, è ritornare a ciò che ha preceduto tutte le costruzioni mentali
dell'umanità ricoprendo la libera anima dell'individuo.

Johannes Baader, in quanto "dada in capo", presenta così le cose:


"Un dadaista è un uomo che ama la vita nelle sue forme più singolari
e che dice: so che la vita non è tutta qui, ma che è anche là, là, là
(da, da, da ist das Leben)! Di conseguenza il vero dadaista
padroneggia tutto il registro delle espressioni vitali umane,
dall'autodenigrazione sino alla parola sacra della liturgia religiosa su
questo globo terrestre che appartiene a tutti gli uomini. E farò del
tutto affinché degli uomini vivano su questa Terra in futuro. Degli
uomini che siano padroni del loro spirito e che con l'aiuto di
quest'ultimo ricreeranno l'umanità". Dinamitare il potere (di Dio, ma
anche di innumerevoli piccoli dei che ricoprono la terra), è affermare
la vita in tutte le sue forme, nella sua assoluta libertà creativa alla
quale l'uomo deve tendere, ricreando così l'umanità. L'anarchia del
verbo dadaista (bruitista, simultaneista, ecc.) non smette di
proclamare questa professione di fede: è ritornando alla primitività
della vita, anteriore a tutte le fondazioni sociali, che l'uomo si
libererà.

La bussola pazza

La strategia dadaista conduce ad un'agitazione della bussola politica,


sconvolgimento provocatore, da qui un intreccio dei registri della
parola (poesia, canto, manifesto, dimostrazione pseudo-filosofiche
volgenti all'assurdo, pezzi teatrali o racconto delirante), ma anche
degli orientamenti politici, filosofici e religiosi. Occorre che l'ago della
bussola giri con una tale intensità che alla fine la bussola esploda,
lasciando infine l'umanità ad esplorare la libertà. Si potrebbe
parafrasare Friedrich Schlegel dicendo che colui che vuole qualcosa di
infinito (la libertà in questo caso) non sa cosa vuole; ma Dada sa che
non sa cosa vuole, da qui il gioco infinito delle negazioni che è
peculiare del dadaismo, la cui ultima negazione è così formulata:
"Dada! Perché siamo antidadaisti!" (p. 66).

Possiamo dunque interpretare ogni atteggiamento anche postura


dadaista come un atto di distruzione parodica, come quelle scelte
ideologiche o religiose turbanti, ad esempio quelle di Johannes
Baader. Si tratta, per ogni parola, di scombussolare l'uditore, di
ostacolarlo nelle sue scelte mostrandogli un'immagine eccessiva delle
sue credenze. Baader eccelse in questo esercizio, lui che un giorno di
novembre 1918 interruppe un predicatore alla corte Dryander
durante una messa alla cattedrale di Berlino interpellandolo in questo
modo: "Un momento! Voglio chiederle, cos'è per voi Gesù Cristo? Vi
somiglia così tanto!" Baader fu arrestato e accusato di blasfemia,
l'avvenimento fece molto scalpore, sui giornali dell'epoca soprattutto.
Anche se colui che venne qualificato come "anarchico individualista" si
presentava come il
"nuovo Cristo",
Raoul Hausmann
fece del
personaggio uno
dei più eminenti
rappresentanti del
dadaismo
berlinese, vedendo
per un certo
periodo nel suo
delirio messianico
una
rappresentazione
dello spirito esplosivo proprio di Dada.

Sul piano politico, i Berlinesi furono senza alcun dubbio i più nichilisti
degli anarchici, cambiando di identità e di ideologia secondo i
contesti, in funzione del grado di sovversione che quest'ultime
potevano rappresentare. Nulla nella "offerta politica" del momento
poteva soddisfarli, come se il carattere gregario di tutti i partiti e di
tutti i movimenti li rivoltassero sistematicamente, qualunque essi
fossero. L'umanità volgare dell'uomo, quella che lo spinge a
raggrupparsi, era da eliminare, in un movimento forzatamente
individuale- per questo aspetto i due riferimenti filosofici principali-
come in Picabia- erano Stirner e Nietzsche. Così Huelsenbeck si
riconobbe nel 1920 nel comunismo più radicale (una scelta ideologica
non potendo essere che radicale), al punto di qualificare dada come
bolscevico", prima di considerare il comunismo come settario (quello
del partito) come troppo "costruttivo", legato com'era alla fondazione
di un paradiso sulla terra a cui non poteva credere, mentre il dadaista
sosteneva un programma distruttivo da compiersi nell'indifferenza
politica.

Fondamentalmente sincretico, intrecciando le correnti del pensiero, le


ideologie, le credenze, ciò che potremmo chiamare infine gli istinti
spirituali per contraddistinguere il fatto che lo spirito è retto anch'esso
dalle forze del corpo, l'anarchismo dadaista approda ad un nichilismo
estremo che prende la forma di una "indifferenza creatrice", concetto
preso a prestito al filosofo Salomon Friedlaender, per il quale il fatto
che la cosa in sé kantiana sia inconoscibile gettava il soggetto in un
universo di relatività, cioè di innumerevoli polarità che non potevano
essere superate che in un punto di assoluta indifferenza, momento di
assoluta libertà.

È la stessa cosa oggi, in cui il pensiero libertario evoca le figure più


discordanti, da Rimbaud a Nietzsche, da Deleuze a Bakunin, da
Spinoza a Leibniz, come se la specificità dell'anarchismo fosse infine,
come per Dada, di cercare prima di tutto di produrre l'esplosione
spirituale, la sola attraverso la quale la volontà umana non gregaria
potrebbe esprimersi. E ci si può interrogare sul fatto che l'anarchismo
ritorni precisamente oggi, come se si trattasse attraverso esso di
combinare per poi superare tutte le forme di rivolta che, nella loro
realizzazione storica, sono fallite, in primo luogo beninteso il
comunismo.

Sul fatto che ritorni in una epoca "scombussolata", ma il cui


scombussolamento sembra non attivo, ma passivo, esprimentesi a
fatica (si è giustamente detto che Sisifo era stanco) ed una
spossatezza vertiginosa. Punto di indifferenza inverso di quello del
dadaismo, che esso era espressione di un'energia estrema, quando la
nostra epoca si sprofonda in un nulla di volontà. Il dadaismo ci
seduce, l'anarchismo anche, come il sogno ultimo che una rivolta
potrebbe ancora animare l'individuo, allorché tutto sembra dormire
nell'infinito ritorno dei ritornelli politici.

Laurent Margantin

Questo testo è apparso sulla rivista Lignes, n° 16,


"Anarchies", Febbraio 2005.

Nota sull'autore.

I suoi primi testi sono stati pubblicati da Kenneth White in Cahiers de


géopoétique, successivamente delle poesie e dei testi in prosa sono
apparsi in Poésie 98, Fario, Le Nouveau Recueil, così come degli
articoli di ricerca sulle riviste specializzate come Romantisme,
Littérature o Mélusine.

Dopo studi in letteratura comparata, Laurent Margatin si è orientato


verso la letteratura tedesca, prima di vivere una decina d'anni a
Tubinga in Germania. Ha lavorato soprattutto ad un dottorato su
Novalis et les sciences de la terre, e ad un'antologia sul romanticismo
tedesco intitolato La forme poétique du monde edito presso le
edizioni José Corti.

Durante questi anni, è stato in stretto contatto con il filosofo Manfred


Frank ed i poeti Auxeméry e Lorand Gaspar. Collabora alla "Quinzaine
littéraire" ed ha cominciato a partecipare alla "Revue des
Ressources", sin dal 1998 facendo parte del comitato di redazione. È
responsabile della rubrica "Ecritures & Critiques" suddivisa in quattro
parti: D’autres espaces, Critiques, Littérature et Internet et
Romantisme allemand.
Ha recentemente posto on line diversi scritti sul sito delle éditions Léo
Scheer.

[Traduzione di Elisa Cardellini]

Post originale datato lunedì 18 dicembre 2006


LINK al post originale:
Dada ou la boussole folle de l'anarchisme