LA CRISI DELL’ORDINE DELL’ARCHITETTURA (1750-1800)
Nel 1753 Laugier da alle stampe il suo trattato sull’architettura la cui immagine nel
frontespizio illustra la ‘’capanna primitiva’’ la prima casa dell’uomo considerata in senso
archeologico, un modello ideale, un’idea di architettura; modello che ricalca in versione
naturalistica lo schema del tempio greco: 4 rami a rappresentare le colonne, 4 rami
orizzontali a fare da trabeazione, rami obliqui a formare il frontone.
Tutti gli elementi essenziali.
Tutta la storia dell’architettura occidentale, da Roma in avanti, parla, non sempre a livello
teorico, di una distinzione tra elementi che svolgono una funzione tettonica ed elementi
decorativi. E anche gli ordini classici, una volta perso il loro significato reale, vengono
adattati alle circostanze, agli usi di un sistema costruttivo che ne riempia le forme rompendo
l'unitarietà originaria.
Con la capanna rustica di Laugier, questo equilibrio già così precario si rivela spezzato. Il
che, se da un lato dimostra quanto poco essa sia in realtà primitiva e quanto valga piuttosto
come indicazione di un modello di architettura futura , dall’altro attesta il carattere icastico, e
addirittura emblematico di tale immagine.
Ciò che la capanna mette in mostra è la crisi i cui effetti non sono più ormai ulteriormente
procrastinabili.
definirla ‘’crisi dell’ordine classico’’ solo in maniera limitata e parziale circoscrive il problema
ai ristretti confini del mondo architettonico: dal momento che è un ordine ben più vasto e
generale a entrare in crisi a partire dalla metà del 700.
Secondo Laugier, l’ordine si presenta come frammento di un sistema linguistico non più
organicamente utilizzabile, o disponibile al più per altri impieghi.
La crisi produce così un ‘’nuovo ordine’’ e la figura chiave di questo periodo sarà quella
dell'architetto - disegnatore, dove il disegno risulta essere la sua arma vincente.
Secondo questa logica, Piranesi ne sarà uno dei massimi esponenti (incisioni su cui studia il
passato per produrre arte nuova); il primo forse ad aver saputo trasfigurare l’esperienza
individuale in opera, ovvero nel tangibile simbolo di un’epoca e ad aver verificato la crisi
architettonica senza costruire quasi nulla.
Come conseguenza di tutto questo, si può affermare che la contemporaneità in architettura
si sviluppa dalla seconda metà del 700 in poi.
In questo periodo in Francia si vedono le figure degli ‘’architetti visionari’’, termine che rende
ragione delle capacità di interpretare la realtà, più che imitarla.
La cosa singolare, è che tale capacità si fonda con una capacità altrettanto sviluppata:
quella di usare la ragione, di fare proprio della ragione, lo strumento e l’oggetto della loro
immaginazione fantastica.
La rivoluzione di cui si parla è solo architettonica.
Fin dal 1780 l’attività di Boullée segue percorsi comuni a quelli degli altri architetti dell’epoca:
progetta e realizza Hotel a Parigi e castelli in periferia; palazzi e dimore residenziali private
che egli risolve con un linguaggio classicista severo e monotono.
Dopo la realizzazione dell’Hotel Brunoy, intraprende una via progettuale più radicale,
caratterizzata dall’immensità della concezione e dall’estrema semplificazione delle forme
impiegate:
1. Volumi puri (coni, piramidi, quadrati, sfere)
2. Dimensioni gigantesche
3. Effetti stupefacenti
E’ all’espressività del disegno che si affidano tali progetti, i quali non trovano posto nella
realtà.
Nei disegni di Boullée si notano i presupposti della sua arte:
- Regolarità
- Simmetria
- Varietà
La cui unione produce armonia -> il solido geometrico da lui prediletto è la sfera, corpo
perfetto sotto ogni riguardo ma meno di ogni altro adatto all’architettura.
Con il Cenotafio di Newton (1784) celebra, mediante la forma stessa della Terra, la scoperta
della gravitazione universale e l’epopea del ‘’genio’’ capace di condurla all’evidenza
razionale.
Da qualunque parte si sposti lo sguardo, si percepisce solo una forma che non ha inizio e ne
fine e più la si scruta più essa si ingrandisce.
Progettare edifici in forma di sfera equivale in tal senso a operare una drastica astrazione sul
corpo concreto dell’architettura.
Se ciò può indurre a scorgere nei ‘’visionari’’ l’anticipazione delle più moderne correnti
astrattiste, dall’altra deve far riconoscere che la loro modernità è solo apparente, ma che in
compenso la crisi che esprimono è molto profonda.
La sua opera vede una assenza dell’ordine architettonico.
All’esatto punto d’incontro tra soggettività, proiezione della ragione ed espressione della
capacità visionaria si situa la ‘’Veduta dell’interno del Teatro di Basencon’’ di Ledoux ->
l’immagine rappresenta la rappresentazione prospettica della sala teatrale da questi
costruita a partire dal 1778.
La vicenda di Ledoux ricarica per qualche versi quella di Boullée ma con più interrelazioni fra
realtà e immaginazione.
La vera differenza tra l’opera di Ledoux e Boullée è che nella prima agisce un impulso
sociale (e anche utopico), che nella seconda manca del tutto, presa com’è nel cerchio
perfettamente ermetico della propria assolutezza.
La salina di Ledoux non è un’utopia realizzata per il solo fatto di sorgere materialmente a
non molta distanza da Besancon.
La costruzione della salina di Arc-et- Senans diviene occasione per Ledoux per una sua
metamorfosi in ‘’città ideale di Chaux’’ dove il semicerchio reale viene sostituito con
un'immaginaria pianta radiale circolare, memoria poco lontana di schemi rinascimentali o
barocchi più o meno utopici.
La crisi dell’ordine dell’architettura appare così momentaneamente oltrepassata dal versante
che della ragione conduce al razionionalismo.
E’ nella tavola finale di L’architecture considerée….’’ Di Ledoux che lo stato di crisi è fissato
forse per l’ultima volta.