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ROMANTICISMO

 PIANO DI PARIGI HAUSSMAN:

Parigi nella seconda metà dell’800 diventa capitale europea ed inizia il processo di modernizzazione
complessiva operato tra il 1852 e 1870 da Napoleone III e Haussman. Quest’ultimo fu eletto prefetto della
Senna e ridesse il piano per Parigi, in seguito alle problematiche trovate in città quali:

1. Inquinamento dell’acqua potabile,


2. Insufficienza spazi aperti per il verde e cimiteri,
3. Assenza di una rete fognaria,
4. Vaste aree di squallide abitazioni in condizioni insalubri,
5. Congestione del traffico causata dalle strade eccessivamente piccole.

Il progetto toccò tutti gli aspetti dell’urbanistica e dell’urbanizzazione sia nel centro della città che nei
quartieri esterni, in particolare: le strade, i viali, gli spazi verdi, le fognature, rete idrica, monumenti pubblici,
arredo urbano (igiene, viabilità, valorizzazione della proprietà fondiaria). I lavori furono decisi dallo Stato e
realizzati da imprenditori privati e finanziati attraverso prestiti. Lo Stato
espropria i proprietari dai terreni interessati al rinnovamento e vengono
demoliti gli immobili e realizzate nuove strade (circa 40 km di boulevard
alberati e illuminati, dotati di acqua fognante e gas), inoltre vengono create
ampie piazze, migliorata l’accessibilità alle stazioni ferroviarie e creati
edifici di prestigio (opera e teatri), i monumenti storici vengono “ripuliti”
dal tessuto edilizio popolare e isolati diventando punti di fuga per le nuove
prospettive stradali. Tipizzò la pianta delle abitazioni e l’uniformità delle
facciate attraverso la regolamentazione degli edifici con piano terra e
mezzanino con muri rientranti, piano nobile con uno/due balconcini, il
terzo e il quarto con cornici e finestre meno ricche, i quinto con balconcini
continui senza decorazioni, tutti comprendono mansarde inclinate a 45°.
Costruì 600km d’acquedotti per le abitazioni, creò una seconda rete idrica
per l’acqua non potabile affinché ci fosse la pulizia delle strade e irrigazione
degli spazi verdi e parchi. Vengono costruite circa 340 km di fognature.

Ogni quartiere fu dotato di piccoli parchetti con alberi. Progettò l’arredo urbano “standardizzato” come
panchine, pensiline, orologi, lampioni, cartelli etc… Che vennero progettati da degli ingegneri.

Infine vengono creati e ampliati, entro i confini della città, nuovi cimiteri (Pere-Lachaise) e tanti piccoli parchi.

 CARATTERISTICHE GENERALI ROMANTICISMO:

Il Romanticismo è un movimento artistico nato verso il 1800 con contorni meno definiti rispetto al
neoclassicismo (arriva dopo esso) che riprende la razionalità umana a differenza del Romanticismo che esalta
la sfera passionale, sentimentale e irrazionale (perciò soggetta a suggestioni religiose).in questo periodo
vengono anche chiuse le accademie d’arte poiché si credeva che si nascesse già geni e non si necessitasse di
apprendere). Il romanticismo riguarda la storia del medioevo, rivalutando il periodo considerato buio e
barbarico. Rivaluta l’aspirazione e il genio individuale ed è nazionalistico. Può considerarsi una poetica perché
tende all’omogeneità dei contenuti che sono sintetizzabili in 4 categorie:

1. Armonia dell’uomo nella natura


2. Sentimento della religione
3. Riferimento alle storie del medioevo
4. Rivalutazione dei caratteri nazionali dei popoli

In Francia, Germania e Inghilterra l’architettura risalente a quel periodo viene chiamata Neogotica (es. Notre
Dame) mentre in Italia si afferma come Eclettismo in quanto era una nazione più religiosa e legata alla
classicità. Si riconosce questo tipo di architettura grazie a 3 elementi strutturali (arco a sestapunta,
contrafforte, arco rampante) e 3 decorazioni (guglie, cuspidi, pinnacoli). Tutto progettato con il fine di
aumentare l’altezza e stare vicino a Dio.

La natura non produce il bello ma immagini che evocano sentimenti fondamentali: il pittoresco e il sublime.
Il sublime ha radici nei sentimenti di paura e orrore suscitati dall’infinito e nasce dal conflitto tra sensibilità e
ragione, pittoresco invece è la categoria estetica dei paesaggi (es. pittura romantica). Uno dei tratti
caratteristici del romanticismo è la rivalutazione del lato passionale e istintivo dell’uomo da cui la tendenza
a ricercare atmosfere buie e misteriose poiché il pittore ha un’anima ipersensibile, sempre pronto a continui
turbamenti, egli non si sente borghese e inizia a comportarsi in maniera anticonvenzionale. L’ARTISTA è
FORTEMENTE PESSIMISTA E DRAMMATICO Perciò CERCA L’ORRORE NELLA SUA ARTE. In Germania nell’800
c’e una concezione mistica e idealista dell’arte intesa come dono divino grazie a cui si scopre l’animo delle
cose, rivelando concetti quali sentimenti, il religioso, l’interiore (Friedrich). Viene ripreso il medioevo perché:

1. Il medioevo è stato un periodo mistico e religioso


2. Sono state create le nazioni europee
3. Il lavoro era principalmente artigianale

Il periodo del Romanticismo è un periodo industriale dove però le industrie non creavano la possibilità per
un lavoratore di amare il proprio lavoro, con la conseguenza della sua alienazione e impoverimento generale.
Sorsero cosi in Inghilterra delle scuole di arte applicata dei mestieri detta “Art And Craft” (Morris) dove
venivano prodotti manufatti in modo rigorosamente artigianale anche se il costo del lavoro era superiore
rispetto a quello delle industrie (quindi riservato ad un pubblico ricco).
ROMANTICISMO NEOCLASSICISMO
1. Sentimento 1. Razionalità
2. Riscoperta valori religiosi 2. Laico e ateo
3. Medioevo come punto di riferimento 3. Storia classica come riferimento
4. Genio individuale e aspirazione 4. Pratica artistica su metodi e regole standard
5. Nazionale (evoluto di regione in regione 5. Stile internazionale
diversamente) 6. Categoria estetica: bello (sensazioni piacevoli
6. Periodo Europa unita con forme perfette e geometriche, armonia e
equilibrio)
7. Periodo napoleonico e il suo crollo

- LA ZATTERA DELLA MEDUSA (THEODORE GERICAULT) 1818


Doppio schema piramidale: 1° piramide con
vertice nella vela, la bandiera rossa e bianca
sulla stessa retta. Alla base della piramide i
morti che rappresentano i fenomeni di
cannibalismo realmente avvenuti. Realismo
dato dal calzino, insolito nel complesso,
probabilmente è il ritratto di De La Croix. È un
avvenimento accaduto nel 1816:
l’affondamento della nave francese Medusa.
Gli occupanti della zattera (circa 200) si
rifugiarono su una zattera che rimase
abbandonata per diverse settimane. Solo 15
persone sono sopravvissute grazie ad una nave
di passaggio. Esprime un contenuto importante cioè che la vita umana è in bilico tra speranza e
disperazione (Accenno di teatralità). Tratto drammatico con tinte fosche, il cielo è potente sull’uomo ed
è applicato del bitume. Si denota una nave all’orizzonte che viene osservata dall’uomo che agita il panno
(sensazione di lieto fine) ma nella stesura finale la nave scompare per un maggiore senso di pathos
(Argus). L’atmosfera e i contrasti luministici rimandano a Caravaggio (es. braccio bell’acqua dell’uomo
morto Morte di Marat) mentre la tensione muscolare rimanda a Michelangelo.

- LA Libertà CHE GUIDA IL POPOLO (DE LA CROIX) 1830


Medesimo sviluppo piramidale con i gruppo ruotato di 180°. Il
vertice è la donna che guarda verso l’osservatore, ribaltando così il
contenuto che diventa ottimista. In Gericault si cerca di
trasmettere ansia mentre qui la donna conduce la sua marcia per
coinvolgere lo spettatore nelle sue azioni. Il quadro ha una funzione
esortatrice tesa a ispirare sentimenti di forza e giusta ribellione. La
donna è realmente esistita e muove la rivolta per vendicare il
fratello morto in battaglia. Il seno è scoperto, cosa atipica per una
donna del popolo ma comunemente utilizzata per le dee. Si intuisce
sia ambientato in Francia a causa della bandiera e di Notre-Dame
in lontananza. Importante per l’integrazione di ogni classe e ogni età volti alla rivoluzione verso la libertà.
È un quadro a tema sociale sul cui sfondo vi è il centro urbano. La luce proviene da sinistra, si punta
all’iconografia della Venere di Milo (Alessandro di Antiochia); è inoltre presente un autoritratto
dell’artista. La differenza tra Gericault e De La Croix è l’aderenza degli episodi della loro storia
contemporanea. La tendenza francese di legare la pittura alla storia del presente e non del passato, che
attraversa tutto l’800 francese anche con il realismo, impressionismo e post-impressionismo.

- Il bacio (Hayez) 1859


Quadro impostato con due giovani innamorati che si baciano
appassionatamente, è una posa naturale e spontanea con
un’ambientazione spoglia (solo la parete e i primi gradini di una scala
in pietra) con un’architettura medievale (arco a tutto sesso) ma di
ciò non siamo certi. La resa della luce sembra provenire da una fonte
interna al dipinto e rende i colori molto più tenui. Sono presenti 3
versioni di questa opera in cui cambia unicamente il colore dell’abito
della donna, è probabilmente l’unione tra la Francia (uomo, vestito
con colori francesi) e l’Italia (donna, vestita di blu). Interpretata
come un volontario della seconda guerra di indipendenza che dona
un ultimo bacio all’amata per il pensiero della lontananza.

- VIANDANTE SUL MARE DI NEBBIA (Caspar David Friedrich) 1818


Vi è qui rappresentata su maestosità del sublime dove si vede tutta la maestà della natura che provoca
un’esplosione di colori. Quando l’autore si sposò le sue opere divennero più luminose in quanto acquisì
una serenità l’animo (sentimento di speranza) perso però dopo il matrimonio in quanto giungono opere
pessimiste. È solita una figura posizionata al centro del quadro che dà le spalle
e la nebbia avvolge tutto il paesaggio, essa è talmente fitta da ricordare il mare
di ghiaccio che viene spezzato dalla presenza di vette e alberi. Il cielo si fonde
con la nebbia. Sfrutta la figura dell’uomo di spalle affinché l’osservatore ci si
possa immedesimare dandogli l’impressione di trovarsi in prima persona. I
colori sono vari e mischiati tra loro (blu, grigio, rosa, etc...) stende così colori
opachi e tonalità che ricordano il mondo della terra. Il protagonista (uomo
fragile, bastone, emblema uomo titano) prova una sensazione mista tra paura
e piacere davanti alla maestosità della natura. Il secondo piano è sfuocato per
l’immaginazione perché ciò che c’è a livello immaginario è reale. L’autore
suppone che la morte sia l’unica salvezza perciò tutti gli elementi macabri
relativi all’opera non ci spaventano. Essa rappresenta il suo concetto di sublime e ritroviamo tutta la
religiosità in lui. COGLIE IL PAESAGGIO COME PROTAGONISTA. Il profilo dell’uomo è molto dettagliato
(realtà) con dei colori scuri addosso (malinconia) e i colori chiari sullo sfondo rappresentano la speranza.
- L’ INCENDIO ALLA CAMERA DEI LORD
(Turner) 1835
Tragico incidente che distrusse la camera dei lord e dei
comuni il 16 e 17 settembre del 1834, l’autore
lascia intravedere le torri biancheggianti dell'abbazia di
Westminster. Nonostante la grande fiamma sia la
protagonista assoluta del dipinto, l'artista non tralascia le
figure di esseri umani, come le due quinte di spettatori, una
assiepata vicino alla riva del Tamigi (a sinistra), l'altra seduta
a cavalcioni della balaustra del ponte di Waterloo (in basso
a destra del dipinto). Il sublime viene rappresentato attraverso la grandezza che suscita dei sentimenti
non contraddistinti tra fascino, paura, bellezza e riflessione (CARATTERISTICHE ROMANTICISMO). Voleva
rappresentare la luce come essenza soggettiva sulla tela, essa è la vera protagonista. Turner sostituisce
al classico chiaroscuro la stesura a macchie di colori puri e complementari, dimostrando di essere a
conoscenza della teoria dei colori di Goethe.

 CARTE DEL RESTAURO

Pratica iniziata principalmente a causa dei danni causati dalla guerra e da lì utilizzata sempre più frequentemente.
La coerenza stilistica è la coerenza dello stile dell’edificio ristrutturato. Ecco quelli essenziali:

1. RESTAURO STILISTICO  VIOLLET LE DUC. Riportare l’edificio alla sua unitarietà dandogli un aspetto che non
aveva nel passato
2. RESTAURO ROMANTICO TEORIE DI RUSKIN. Restaurare per lui rappresentava una menzogna, l’unica
operazione ammissibile era un mantenimento e non fare nulla se uno di questi monumenti vanno in rovina.
3. RESTAURO STORICO BELTRANI (In Italia). Le eventuali integrazioni e aggiunte devono essere fatte in base
a documentate fonti storiche (non coerenza stilistica)
4. RESTAURO FILOLOGICO BOITO (Italia). I documenti devono essere consolidati rispettando tutte le parti
dell’edificio anche quelle aggiunte durante la sua storia (Patina del tempo) e non riparati. Si deve aggiungere
all’edificio una parte nuova che si deve contraddistinguere per materiali e caratteristiche senza però alterare
l’aspetto complessivo del monumento.
5. RESTAURO SCIENTIFICO GIOVANNONI. Bisogna conservare sia il monumento che l’ambiente circostante.
Necessaria quindi una manutenzione e una ristrutturazione ma ridurre al minimo questi interventi garantendo
l’autenticità della struttura consentendo la stratificazione di un’opera.
MACCHIAIOLI
Movimento dello “specchio nero”: è infatti uno specchio annerito dal fumo che fa apparire il riflesso come
una macchia si sviluppa a Firenze, in Italia. Il termine viene coniato da una gazzetta in senso negativo. Gli
artisti si riunivano nel Caffe Michelangelo e esponevano tra loro le idee (= Gran Tour) e approfittavano di
quei momenti per studiare il classicismo. Ci sono alcune caratteristiche basilari del movimento:

- Il primo impatto di un oggetto è il colore, le loro opere infatti sono caratterizzate da macchie di
colore (macchiatura e non precisione). LE LINEE NON SONO DEFINITE.
- Anticipatori della luce non si cambia il colore ma si modificano le diverse tonalità.
- Soggetti tematica militare/ guerra, in seguito vengono utilizzate di più tematiche ambientali.
Ritratti di persone comuni dai visi minuziosi nei dettagli e lo sfondo con ambienti familiari e
quotidiani alle persone ritratte.
- Le tavole erano piuttosto piccole in quanto non possedevano molto denaro
- Pessimo uso della prospettiva
- Forma definita ma non dettagliata
- Uso intenso di bianco e nero alternati (es. In vedetta)

Gli artisti più importanti sono Lega, Fattori e Palmieri.

- LA VISITA (Lega) 1873


In primo piano vediamo due giovani donne che si baciano mentre
una terza è pronta all'abbraccio e una quarta in lontananza
sembra avanzare verso il terzetto. Come sfondo c'è una villa di
campagna ed alberi. Il quadro è esposto vicino ad una piccola
tavola di Beato Angelico in cui è rappresentata la visitazione della
Vergine a Santa Elisabetta; Rappresenta uno di quei momenti di
socialità piccolo borghese comune a tanti piccoli centri dell’Italia
post-unitaria. Anche qui Lega riesce a cogliere momenti di semplicità quotidiana che rimandano ad una
dimensione malinconica della memoria. Tessuto cromatico molto luminoso, precisione quasi calligrafica e
tono anedottico, privo della partecipazione emotiva delle opere del decennio precedente.

AGGIUNGERE QUALCOSA

- IN VEDETTA (Fattori) 1872


I protagonisti sono 3 soldati a cavallo, si capisce che sono soldati in
quanto posseggono quei copricapo e hanno una postura molto rigida.
Sono rassegnati e privi di speranza. A sinistra del quadro non c’è nulla
mentre a destra c’è quel muro che copre parte della tela. Colori molto
chiari che fanno risaltare il caldo di quella giornata estiva, il soldato a
cavallo non si trova al centro dell’opera, anzi, è addirittura sbilanciato
verso destra (donando così profondità all’immagine altrimenti quasi
vuota). Il forte sole estivo proietta nitidamente la sua ombra sul grande
muro. Fattori per completare la propria opera utilizza esclusivamente delle macchie bianche, nere ed azzurre
(aggiungendo qua e là dei toni intermedi), in questo modo ha ottenuto una scena carica di luce che
rappresenta una perfetta giornata estiva. Gli altri due soldati, con un cavallo nero e uno bianco, sembra quasi
che “prolunghino” l’andamento prospettico dato dal muro. Fattori riduce tutto all’essenziale: il centro del
quadro è costituito dall’equilibrio dei colori chiari e quelli d’ombra, il soggetto è quindi l’ambiente e non i tre
soldati. Lo spazio Non è assolutamente geometrico e il piano orizzontale della scena è costituito dalla sabbia
e dai detriti depositati sulla terra.
- LA ROTONDA DEI BAGNI PALMIERI (Fattori) 1866

Quadro di modeste dimensioni, raffigura una struttura che assomiglia


un po’ ad un moderno gazebo, il quale si affaccia sul mare che
permette alle persone di riposare all’ombra ed osservare il panorama
del mare (Livorno) e della sabbia. All’interno dell’opera sono presenti 7 donne: sono tutte diverse tra loro e
che sono connesse per mezzo di gesti e discorsi che stanno intraprendendo, Non ci sono occhi, bocca e tutto
il resto: sono prive di dettagli ed impossibili da riconoscere ma hanno dei grandi cappelli che
andavano di moda in quegli anni e che servivano a ripararsi dal sole e dal vento; poi le loro
vesti sono coperte da delle evidenti mantelline. C’è anche la firma del pittore in basso a
destra. Il suo lavoro seleziona una serie di colori precisi e li distanzia in modo netto l’uno
dall’altro: c’è il bianco per le vesti di alcune delle donne, l’azzurro per il mare, il nero per i
cappelli ed anche il rosso per la mantellina di una signora che sta sulla destra della scena, le
tonalità sono stese con grande cura sulla tela e ricoprono tutti gli spazi senza lasciare nulla al
caso. Ed inoltre non sono mescolati tra loro: in questo modo ogni tono ha un ruolo ben preciso
e nessuno prevale sugli altri. I colori sono divisi in modo eccellente: nella zona più inferiore
c’è il giallo ocra con cui è stata resa l’ombra della rotonda, poi c’è un giallo più intenso per le
zone colpite dai raggi del sole; più in alto c’è un azzurro per il mare, alternato al bianco della
schiuma per le onde, fino ad arrivare al marrone bruno utilizzato per i monti che stanno a
ridosso del mare, ed infine un azzurro più chiaro per il cielo e l’arancione per il tendone che mantiene al
riparo le protagoniste.
IMPRESSIONISMO
Movimento che nasce in Francia nella seconda metà dell’800 grazie alla poetica romantica e le sue
caratteristiche. La parola impressionismo viene coniata da Leroy in senso dispregiativo. Caratteristiche:

- Teoria accostamento del colori non bisogna mischiare i colori ma accostarli poiché donano più
luminosità e gioia all’opera.
- EN PLEIN AIR. Lavorano all’aria aperta, solitamente sulla riva della Senna e nascono i primi
strumenti portatili (cavalletto, tubetti…) era una pratica sfruttata con il fine di cogliere bene la luce
che era più importante del soggetto stesso. Veniva rappresentato più volte lo stesso soggetto con
diverse condizioni metereologiche e come esso veniva colpito dalla luce.
- Un quadro era molto veloce, rappresentazione rapida per cogliere ogni essenza della realtà
- Eliminazione disegno preparatorio, non c’è una linea di contorno delle figure anzi, sono piuttosto
indefinite.
- L’immagine è in movimento, non statica, è come se fosse in costante vibrazione.
- Rappresentare ciò che avviene nella realtà (i paesaggi) dove si vede e si dimostra quanto si stesse
bene a Parigi con la sua vivacità e spensieratezza.

I maggiori pittori sono stati: Manet (padre impressionismo), Monet, Renoir, Degas

- Manet si rifiutò di essere definito impressionismo ma nel 1866 espose nella Galleria dei Rifiutati il
primo quadro impressionista “Colazione sull’erba”.
- Monet fu fortunato realizzando i sogni della sua vita tramite la vendita delle sue opere. NATO
COME IMPRESSIONISTA.
- Renoir fu amico di Monet, usava tinte più trasparenti e candide rispetto a Monet anche se
sfruttavano gli stessi soggetti.

- Degas non si considera davvero un impressionista in quanto non dipingeva en plein air. Verso la
fine della sua vita si dedica alla scultura perché perse quasi completamente la vita.
Francia 1874-1888 Critico Leroy Fotografo Nadar Attimo fuggente En plein air

Impression soleil Colore, luce Teoria Paesaggi urbani


levantMonet accostamento
(1866) colori Chevrell

- SOLEIL LEVANT (Monet) 1872

Sono rappresentate figure vibranti (riflesso che si muove) ma


per niente definite, il cielo è rosato e il sole si riflette sul fiume.
Sono dipinte numerose navi, se ne distingue una in primo
piano e 2 più sfuocate in lontananza (più profondità) e si
intravedono anche degli edifici industriali anche se non ben
distinguibili. Si denota la modernità del porto. Ci sono diversi
strati di varie tonalità di grigio, alcune più chiare e altre più
scure che donano un’atmosfera vaga e poco nitida. I contorni
tra gli oggetti della scena (cielo e mare) sono molti difficili da
riconoscere. I colori sono mescolati in perfetta armonia
contribuendo a rendere il quadro quasi un paesaggio da sogno.
- COLAZIONE SULL’ERBA (Manet) 1862-1863

È una scena di un pic-nic nel bosco con una donna nuda in primo
piano circondata da uomini eleganti che discutono. Fu rifiutata
dal pubblico a causa della nudità poiché essa era riservata alle
dee, inoltre è presente sullo sfondo un’altra donna in sottana
da giorno che si bagna i piedi. Non è presente né una corretta
prospettiva né il chiaroscuro (tipici elementi classici) quindi non
fu particolarmente apprezzato. Gli elementi caratteristici
dell’impressionismo sono il fatto che non c’è un disegno
preparatorio (le linee di contorno non sono continue, senso di
continuità nell’effetto globale) e la scelta dell’ambiente (un
fiume, en plein air).

- IL BAR DELLE FOLIES-BERGERE (Manet) 1881-1882

In questo quadro è presente l’intento di dimostrare


quanto si stessse bene e ci si divertisse a Parigi (così da
pubblicizzare il luogo). È rappresentata in primo piano la
cameriera Suzon, ferma in piedi in un locale molto
trasgressivo e alla moda di Parigi. Sono ben definite le
bottiglie di champagne e birra appoggiate sul bancone
di marmo davanti alla donna, tra queste spicca quella di
un vino molto costoso e importante di produzione
francese (TROVARE). Su un’alzata sono esposti dei
mandarini e due rose sporgono da un calice. Dietro la
cameriera è posizionato uno specchio dove sono riflesse
le persone che ballano e si divertono ma non sono reali,
tantomeno definite (illusione di un movimento fugace
che svanisce in un lampo). Le forme del dipinto sono determinate da campiture quasi uniformi e
monocromatiche, è presente un minimo chiaroscuro negli effetti della luce riflessa sulle bottiglie. Le masse
sono definite da forti contrasti di luminosità. In profondità le figure si confondono e sono formate da grandi
pennellate. Lo spazio è percepito all’interno dello specchio, i colori sono freddi e prevale il blu e il grigio
(specchio), con una base neutra (marmo). La struttura è frontale e simmetrica.

- LA GRENOUILLERE (Renoir) 1869

È un luogo urbano sulle berges, le figure sono poco definite, l’acqua e i


mille riflessi della luce. Le persone sulla barca sono appartenenti alla
classe borghese perché sono molto eleganti. Persiste una sensazione di
spensieratezza e tranquillità. L’utilizzo di colori puri , di contorni poco
netti e pennellate veloci fa si che il risultato sia il più possibile
spontaneo,fresco e immediato. Le pennellate sono più nette nella parte
inferiore e più sfumate in quella superiore. Il verde cupo delle foglie
del’’albero stacca il primo piano dello sfondo, tarttato con diversa
tonalità di verde.
- BAR AU MOULIN DE LA GALETTE (Renoir) 1876

È il perfetto ritratto della belle époque, carica di valori positivi ovvero la


bellezza, la voglia di vivere. Il quadro rappresenta una domenica
pomeriggio dove i giovani ballano e si divertono sulla terrazza decorata
con gli alberi del famoso Moulin de la Galette. Tutti sono felici e ognuno
passa il tempo come può: c’è chi balla, chi mangia, chi sorride e chi
discute divertendosi. Renoir è stato geniale nel donare un realistico
senso di profondità a tutta la scena: lo puoi notare “tracciando” una linea
diagonale che va dallo schienale della sedia su cui si trova il ragazzo di
spalle, spostandoti verso sinistra. Importante la perfetta armonia dei
colori scelti da Renoir, ideali per dare il giusto dinamismo a tutta la scena. Guarda come la luce penetra
perfettamente attraverso le foglie degli alberi e forma dei piccoli “aloni” sui vestiti e sugli oggetti presenti nel
quadro di Renoir: pensa che per ottenere questo particolare effetto, l’artista non si è servito di tonalità più
scure ma ha utilizzato soltanto del colore puro, ottenendo un effetto impareggiabile. La sua pennellata, in
questo quadro, si allunga in un andamento sinuoso e filamentoso. Le ragazze hanno tutte la stessa faccia.
POST-IMPRESSIONISMO
È una corrente del 1888-1907 (nascita cubismo). Il critico Feneon disse che il loro modo di dipingere era
Neoimpressionismo in quanto si associano all’impressionismo ma allo stesso tempo si allontanano da esso.
Caratteristiche:

- Schizzi en plein air inizialmente, in seguito nello studio viene realizzato un bozzetto seguendo le
regole geometrico-matematiche. È uno studio preciso di tecnica e dettagli.
- Opere anche di 3/5 metri, estese, elaborate in molto tempo
- Uso dell’accostamento dei colori complementari più vicini più il colore è vibrante, più sonno
lontani più il colore è opaco.

In Francia si sviluppa il Puntinismo e in Italia il Divisionismo.

Il puntinismo è un accostamento di puntini di colori complementari con tematiche di tipo ambientale. Un


esempio è Seurat con “domenica pomeriggio sull’isola della grande Jatte”

Il divisionismo è un accostamento di trattini e linee con tematiche di tipo sociale. Un esempio è Pelizza Da
Volpedo con “VI stato”

- DOMENICA POMERIGGIO SULL’ISOLA DELLA GRANDE-JATTE (Seurat)


1883-1885
È di enormi dimensioni e furono fatti più di 500 schizzi.
Sfrutta gli schemi geometrici-matematici ben precisi: 3
dimensioni laterali, rappresentazione di una donna
circondata da delle persone che possono essere in piedi,
sedute o a 90°, le ombre stesse mantengono quella
angolazione perfetta di 180/ 90°. Sono raggruppate a
gruppi, o da due o da tre o da quattro. Sono presenti sia
figure che ambienti riconducibili a forme geometriche
(le foglie sono coni, le donne hanno la forma di un
cilindro). TUTTO RICOLLEGATO ALLA GEOMETRIA. Le donne sono ben vestite e compiono azioni meccaniche
e atipiche, una donna ha una scimmia, questo a manifestare la loro libertà. È presente l’accostamento di
puntini.

- IV STATO (Pellizza da Volpedo) 1901


È la rivolta del proletariato contro le tasse (sale) e quindi
si ribellano. Ci furono 4 versioni dello stesso quadro:

1. AMBASCIATORI DELLA FAME ambiente


circostante, persone, case
2. FIUMANA più persone che avanzano a ritmo
più veloce
3. CAMMINO DEI LAVORATORI leva l’ambiente
architettonico circostante e lascia solo le
persone del paese.
4. IV STATO

Il cielo al tramonto, il buio alle spalle e la luce che illumina il cammino, il loro futuro. È una marcia pacifica.

PAUL GAUGUIN
Nato a Parigi nel 1848, è un post-impressionista, infatti nei suoi dipinti i colori sono dati per
campionature piatte senza sfumature e non usa i colori complementari, ma primari: rosso, giallo, blu.

-visione antinaturalistica sosteneva che se vedeva qualcosa in natura poteva schizzarla ed elaborarla poi
nel suo studio sintetizzando ciò che era rimasto impresso nella memoria, il resto era futile. Dipinge la realtà
non per come appare ma come sente, quindi non usa i colori reali.

- simbolismo/sintetismoil paesaggio e le figure sono appena abbozzate e semplificate pittura composta da


zone piatte, senza sfumature e colori puri e brillanti accostati a contrasto.

- viaggio in Perù dove trascorse la sua infanzia. Nel 1871 si stabilì a Parigi e lavorò come agente di cambio
fino al 1873 quando si sposò e ebbe 5 figli ma si creò una forte crisi economica in Francia e fu costretto ad
abbandonare il suo incarico e dedicarsi come pittore autodidatta.

-usa la tecnica del cloisonnisme le figure si compongono di superfici chiuse da contorni netti.

-incontrò Teo (il fratello di van Gogh) ad Arles che gli propose di andare a convivere con Van Gogh. I due
artisti avevano caratteri molto diversi e quindi ci furono numerosi scontri: LA Più GRANDE LITE FU perché
VAN GOGH LAVORAVA ALL’ARIA APERTA E SI OPPONEVA AL LAVORO DI GAUGUIN NELLO STUDIO. Dopo
questa catastrofica convivenza Gauguin si trasferì in Polinesia dove cambiava villaggio ogni volta che
ingravidava una donna. Tutto avvenne finché non morì la sua primo genita risalente al primo matrimonio e
da quel momento l’artista iniziò a porsi domande esistenziali. Tentò il suicidio e morì qualche anno dopo.

- IL CRISTO GIALLO (1889)


Quadro ambientato in campagna, al centro è posto Cristo crocifisso, ai suoi
piedi due donne vestite con tradizionali abiti bretoni che pregano. Ci sono otto
uomini sullo sfondo che sostituiscono i vari apostoli. Frequente l’uso del giallo
che simboleggia tradimento, invidia, gelosia e rappresenta l’unione tra il grano
e il Cristo. L’artista Si sentiva perseguitato come Gesù perciò il volto del Cristo
è un suo autoritratto. Sullo sfondo ci sono colline ed è un ambiente naturale,
costituito da persone e tre case. Stesura del colore con colpiture piatte e
uniformi racchiuse dentro linee di contorno (I margini) che con le grandi linee
nere (Figure vetrate) richiamano la tecnica del Cloisonnisme (sopracitata).
Non è presente né prospettiva né chiaroscuro ma solo figure piatte e
bidimensionali (percezione senso di profondità).

- NASCITA DI CRISTO FIGLIO DI DIO (te tamari no atua, 1896)


È raffigurata una ragazza dalla carnagione olivastra di 13
anni incinta stesa su un letto giallo. A destra c’è la
rappresentazione del presepe, a sinistra un totem (parte
pagana) ciò rappresenta l’unione tra cristianesimo e
religione pagana, tema ricorrente nel pittore. Imponente
uso dei colori complementari quali il giallo (il letto), il blu
(vestito) e il verde (ombre). La luce non è rappresentata da
illuminazione ambientale ma deriva dalla chiarezza dei
colori usati. La protagonista è Maria che ha l’aspetto di
questa donna tahitiana coperta da un pareo blu stretto
sotto il seno. Anche intorno al suo capo vi è un’aureola
chiara. È posata sul lenzuolo giallo e sulla sua sinistra c’è Tapapaù. L’angelo ha preso il bambino Gesù Cristo
in consegna. È presente un terzo elemento cioè la donna che si occupa della partoriente. Religiosità semplice
e popolare -> tema natività ambientato in un contesto culturale polinesiano. Le campiture sono prive di
chiaroscuro, il contorno è forte e presente per far rafforzare le forme che descrivono le figure. Presenti infine
ampie pennellate sovrapposte che riempiono le campiture. Il dipinto si può dividere in tre zone: parte bassa
occupata dal letto, metà superiore di sinistra con Angelo e donna (in cui vi è un forte contrasto di luminosità
tra la figura della giovane e del lenzuolo, fredda con predominanza di blu e grigio) e la metà a destra dove vi
è la stalla (più calda con predominanza di bruno)

- LA ORANA MARIA (ave Maria, 1891-92)


È una critica al colonialismo che rovina la natura, raffigura una donna
thaitiana in piedi sulla destra che porta sulle spalle un bambino (Gesù
appena nato, somiglia a quello visto precedentemente), entrambi
posseggono un’aureola dorata. Su un tavolo c’è molta frutta esotica e ci
sono due giovani rivolte verso la donna con le mani congiunte in preghiera.
A sinistra un angelo dalle ali azzurre e gialle che le guida. Lo sfondo è
caratterizzato da alberi fioriti, cespugli etc. (somiglia ad un paradiso
terrestre). È una perfetta sintesi tra lo stile semplice e primitivo delle arti
bretoni e la ricerca della spiritualità incontaminata della cultura polinesiano
(vestiti locali e colori brillanti). Le figure sono costituite dall’accostamento
di ampie campiture bidimensionali e per rafforzare le forme e separarle
dallo sfondo utilizzò una linea scura di contorno. Donna e bambino hanno
un leggero chiaroscuro che permette di creare un minimo volume e dare
maggiore massa alle figure. In primo piano è presente la natura morta (presenta colori caldi e brillanti, giallo,
arancione e marrone), sullo sfondo il verde del prato, le montagne grigio-azzurre, il terreno color ocra. I
contrasti permettono un’efficace evidenza delle forme. La prospettiva è data dalla progressiva diminuzione
della grandezza delle figure sulla scena.

- DA DOVE VENIAMO? CHI SIAMO? DOVE ANDIAMO? (1897-98)


Fu realizzata quando era in
Polinesia e scopre la morte della
primogenita e si pone queste
domande a cui risponde attraverso
l’opera. È raffigurato un bambino
appena nato con una donna
(rappresenta la nascita) ovvero la
prima domanda. La donna è di
spalle perché il bimbo deve
imparare a cavarsela da solo nella vita. Il giovane, un po’ decentrato, raffigura la gioventù ovvero il fiore degli
anni, qui risponde alla seconda domanda. La vecchia sulla sinistra rappresenta la morte ovvero la terza
domanda. Tutto è raffigurato in un ambiente naturale, fantastico e idealizzato (12 figure umane e animali) È
un grande fregio concepito per raffigurare le diverse età della vita e la condizione esistenziale che esprimono.
Sui due vertici superiori del quadro, troviamo due triangoli gialli sulla destra vi è la firma e la data sul triangolo
sinistro vi è il titolo dell’opera. È presente ancora l’unione tra il paganesimo e il cattolicesimo poiché troviamo
un idolo pagano ed un ragazzo che prega. Le pennellate sovrapposte su tela vanno a formare campiture
uniformi dalle minime variazioni di tono. Non è presente il chiaroscuro o le ombreggiature sui corpi se non
su quelli dove si coglie un accenno debole di ombreggiatura. Il paesaggio, la vegetazione e le montagne sono
costituiti con semplici campiture ad incastro. I colori dominanti del paesaggio sono: Verde blu viola, colori
scuri e poco saturi. I colori degli incornati sono caldi, bruni, ocra e troviamo il contrasto con rapporti di
luminosità con il paesaggio. Uso arbitrario e antinaturalistico del colore infatti i colori creano la struttura
dell’immagine utilizzando un linguaggio primitivo della distribuzione cromatica. Sono così i contrasti a
costruire le figure e le relazione tra di esse.
VINCENT VAN GOGH
È il pittore della verità, la dipinge così come la vede. Lavorando come pastore si accorge della necessità dei
bisogni primari che avevano le persone perciò si leva i suoi averi e si dirige in miniera. Per questo viene
sollevato dal suo ruolo. Viaggia molto: si dirige a Parigi dallo zio mercante, qui sta a stretto contatto con i
pittori impressionisti e Gauguin (amore per la sua arte), successivamente va in Olanda dove dipinge la casa
gialla, il postino e la sala da biliardo (rappresentazione di personaggi ben precisi reali). Autoritratti: riproduce
più volte lo stesso soggetto perché esprime diversi stati d’animo (negli impressionisti e invece come colpisce
la luce, qui sono le emozioni). Venne spesso ricoverato nei manicomi per trovare una serenità in seguito a
brutti periodi (es. innumerevoli amori...)

- MANGIATORI DI PATATE

Appartiene al primo periodo di attività lavorativa, si


capisce dalle tonalità scure e perché i soggetti sono
persone povere e umili. Qui rappresenta una famiglia
che si ritrova una sera mentre mangiano le patate da un
piatto posto al centro. Lampada che illumina volti e
mani mettendo in risalto rughe (persone che lavorano
la terra quindi tratti più marcati), le persone fiere,
dignitose della propria situazione sociale. Toni marroni
dovuti al colore delle patate cucinate e il fumo da loro
prodotte.

SEDIA DI VAN GOGH SEDIA DI GAUGUIN


è gialla, al di sopra c’è una è più scura, più
pipa e un pacco di confortevole, al di sopra
fiammiferi con girasoli. Si c’è un libro e una
intuisce che è all’aria lampada ad olio dovuta al
aperta. dipingere al chiuso,
quindi più buia.
- CAMERA DA LETTO NELLA CASA GIALLA

Di questo dipinto abbiamo più versioni poiché dedicate a diverse


persone. Colpisce l’osservatore l’ordine nella stanza (lui era
psicologicamente disordinato) in quanto trasmette la pace interiore
a cui aspirava Van Gogh, soprattutto con l’imminente arrivo
dell’amico Gauguin. Si nota il letto matrimoniale (desiderio di una
moglie). I quadri nelle diverse versioni mutano, troviamo: ritratti di
amici, ritratto di madre e padre, solo cornici e vaso vuoto. Presenti
due sedie (senso di profondità). Realizzato tutto con colori
complementari rosso e giallo (letto), arancione. Prospettiva con
punto di vista alto, accentuata da linee del pavimento irregolari e
mosse come il suo stato d’animo.

- AUTORITRATTO CON IL CAPPELLO DI FELTRO GRIGIO

Ha una serie di autoritratti con il cappello di feltro, sia grigio che nero. Il tipo di
pennellata è a virgola, tutte le linee sono indirizzate verso direzioni diverse in
diverse parti del corpo. Sullo sfondo pennellate disposte in senso rotatorio,
circolari come se fosse una aureola, facendo come se si estraniasse dal mondo
andando all’aldilà. Rappresentazione a mezzo busto, sfondo monocromatico e
sguardo rivolto verso il vuoto (come gli “alienati” di Gericault). La giacca presenta
pennellate parallele e il risvolto della stessa presenta pennellate parallele ma di
orientamento diverso. I colori accesi rivelano influenza dell’impressionismo e
post impressionismo. È un autoritratto dedicato a Gauguin, ciò si intuisce per il
medaglione orientale il ciondolo al collo.

- LA NOTTE STELLATA (1889)

È un paesaggio di campagna al centro in basso c’è una


chiesetta, con un alto campanile. Intorno ad esso
semplici case di campagna con le finestre illuminate ed
infine un grande cipresso che interrompe il paesaggio.
All’orizzonte colline e montagne lontane. Uno dei suoi
ultimi quadri dipinti in manicomio, passa tre giorni e tre
notti sveglio osservare il cielo. Il sole, la luna (si trovano
insieme sulla destra) e le stelle riprendono il vecchio
testamento. Opera divisa in quattro zone: 3/4 parte
superiore 1/4 parte inferiore. Al centro doppio vortice
che richiama il lobo dell’orecchio che vortica nel cielo. È
la prima volta in cui dipinge a memoria (contro la sua
abitudine di dipingere con il soggetto davanti a se). Il
cipresso tipico dei cimiteri, rappresenta il collegamento
tra la vita la morte Brevi pennellate modellanti di colore materico. La direzione dei segni colorati segue la
forma delle figure. I tetti presentano linee oblique; i cespugli e gli alberi linee curve; le montagne linee
ondulate; il cipresso come una grande fiammata nera. Il è cielo animato da vortici di nubi e vento che creano
aloni luminosi intorno alla luna e le stelle. Vasta gamma di blu e azzurri che riempie la superficie dipinta. Le
luci artificiali brillano gialle dalla finestra. Luna e stelle spiccano grazie al contrasto complementare (giallo-
arancione è complementare al blu). Atmosfera tra sogno e solitaria freddezza.
- CAMPO DI GRANO CON VOLO DI CORVI (1890)

Questa è l’opera che preannuncia il suo


suicidio, ciò si intuisce dai corvi. Cielo cupo:
da un blu rassicurante passa ad una
tonalità sempre più scura. Atmosfera cupa.
Strade che si incontrano e poi si dividono
andando verso l’ignoto ma
interrompendosi poi. Ritmo a strappi delle
pennellate. I campi di grano (2/3 del
quadro) hanno un valore rurale del passato
che nulla può contro i valori borghesi, egli
non si trova bene nella società in cui vive (elogio di uno sconfitto). Quadro realizzato unendo due tele
quadrate. Volo di corvi rappresentano la morte che incombe. Volano senza direzione e verso. Dure e incisive
pennellate del giallo dorato, miste ad un giallo più spento, il cielo si trasforma in un blu tenebroso come se
la notte fosse calata su tutta la campagna.

- IL POSTINO (1888)

Raffigurato un uomo in uniforme, reale, colui che aiuto a prendere la casa gialla a
Arles. Accostamento colori complementari della tipica divisa da postino, blu, una
giacca gialla e un tavolo verde. Egli ha anche un copricapo con l’immagine delle
poste francesi. Volto sereno e incorniciato da una folta barba (colma tranquilla e
triste). Sfondo blu e non bianco per trasmettere il senso dell’infinito.

- IL DOTTOR GACHET (1890)

Fu il medico che lo seguì negli ultimi anni di vita. Manifesta stanchezza,


volto assente, ha un berretto chiaro che si confonde con i suoi capelli
biondi. Sfondo poco distinguibile e colorato con una superficie
omogenea. Forse il paesaggio collinare. Espressione malinconica per la
disillusione nei valori della sua epoca. Unica speranza rappresentata dal
fiore di digitale che stringe tra le dita (strumento di conforto e serenità
nel dolore). Figura del dottore circondata da una linea di contorno
molto spessa sulla giacca mentre sul volto e sul cappello la linea è più
sottile e colorata di chiaro, con pennellate materiche e dense di colore
che seguono il volume e modellano le forme. Intonazione fredda, le
zone calde sono le mani il volto e il tavolino, di un rosso intenso; la
giacca è pennellata di blu scuro e di nero; lo sfondo con colori tendenti
al cobalto. Complementarità tra verde delle foglie il rosso del tavolino.
Fece una seconda versione poco dopo la prima dove Van Gogh ha
eliminato (a differenza del primo ritratto) il bicchiere e i libri, lasciando
risaltare la pianta di digitale sul fondo rosso, trattando in modo più sommario lo sfondo.
HENRI DI TOULOUSE-
LAUTREC (1884)
Artista problematico: famiglia benestante con cui non si trova bene, nasce con una malattia che comporta
la normale crescita del corpo ma la debolezza delle gambe che rimangono piccole. Si ruppe due femori
cadendo da cavallo e morì a 37 anni era alto 1,52 m. Frequentava il quartiere di Montmartre Dove diventa
un assiduo frequentatore di bar e locali poiché si sentiva se stesso, libero da giudizi e derisioni. Non
essendoci i giudizi egli non giudicava e rappresentava la realtà pura. I paesaggi erano accessori per far
comprendere meglio. Non bisognava rappresentare gli spazi aperti bensì i teatri, i circhi, i locali. Alcune sue
opere sono tele e manifesti pubblicitari commissionati proprio dai locali (LITOGRAFIA), avevano colori
accesi in primo piano mentre lo sfondo era bianco/grigio/nero. I soggetti sono principalmente: ballerina
con gamba alzata e il proprio compagno.

- JANE AVRIL (1893)

Manifesto per locale “Jardin de Paris”, rappresenta la ballerina con la


parte superiore del busto che gira, nella parte inferiore del manifesto
invece c’è un contrabbasso tenuto con una sola mano e degli spartiti
(Orchestra che suona a Jane che balla il cancan). La ballerina presenta un
trucco accentuato, parrucca bionda o rossa, molto presente l’ocra, il
bianco e il nero, il vestito è ampio, stretto sul busto con lunghe calze
nere, guanti e cappello decorati. Lautrec riprende la prospettiva di Degas
(alto e decentrato). L’AFFICHE è una litografia a colori, rivela influenze
provenienti dalle stampe giapponesi. Una linea scura ed elegante crea il
contorno delle forme, colori stesi a formare campiture bidimensionali,
prive di chiaroscuro e quindi volume. L’ambiente è colorato in ocra,
musicista scuro e ballerina colori accesi.
- BALLO AL MOULIN ROUGE

Ballerino (Edme Etienne Renaudin) e ballerina (Louise Weber, anche chiamata “la Goule”), circondati da
figure ben vestite che si intrattengono a bere (tavolini), parlare e ballare, dietro Louise vi sono alcuni amici
dell’artista: Jane Avril, il padre dell’artista. Autoritratto, ricorrente nelle opere, dove accentua i suoi difetti
mentre con gli altri rimane molto realistico. Il taglio dell’inquadratura in stile fotografia da un senso del
movimento e istantaneità. Il colore brillante impiegato: in alcune parti steso in colpiture piatte e sfumate,
altre si trasformano in segno. Protagonisti rappresentati in secondo piano e colti in una posizione inusuale.

ESPRESSIONISMO (1905-
1920)
È il periodo precedente e successivo alla prima guerra mondiale. Nasce in opposizione all’impressionismo,
sostenevano che gli impressionisti rappresentavano la realtà così com’era, mentre gli espressionisti la
guardavano per cosa ci fosse al di là, una visione più soggettiva, rappresentavano i loro sentimenti e
emozioni. Caratterizzante del movimento era il loro disprezzo e la loro condanna verso la società borghese
(a causa del potere corrotto), contestano inoltre il simbolismo, hanno un senso di paura e tormento. È un
periodo in cui si riprende l’architettura neo-gotica. L’artista più importante fu Munch, un vero e proprio
precursore del movimento e le sue opere mostrano l’arte degenerata, per questo furono rifiutate.

- LA DANZA DELLA VITA (Munch) 1899-1900

Sono presenti 3 figure femminili in primo piano


(sempre la stessa), la prima a sinistra indossa il
bianco, il colore della purezza femminile e il fiore
rappresenta la nascita, esso cresce affianco a questa
figura; il rosso indossato dalla figura maschile invece
indica la passione, gli aspetti sensuali dell’età adulta,
mentre la prima a destra è una donna triste e vestita
di nero che va in contro alla morte. Questi tre
personaggi evocano nella mente il ciclo della vita
dove il ballo è l’esistenza vera e propria, quella
collettiva. Sullo sfondo si intravede il mare su cui è
riflessa la luna. I colori sono audaci, le linee ripetute,
le immagini appaiono irreali e deformate secondo gli schemi che trovano piena evoluzione
dell’espressionismo maturo (tratti tipici del pittore contemporaneo). Il ballo viene usato come
rappresentazione del mondo interiore dell’artista con i suoi tormenti, i personaggi consumano il loro
dramma, il disincanto, il tempo che passa. 1° sorriso e braccia aperte grava speranze. 2° bolla rossa
passione. 3° da sola nero, triste.
- SERA SUL VIALE KARL JOHANN (Munch) 1892

Una delle prime opere che verrà poi ripresa nel quadro
“l’Urlo”. È un quadro di disprezzo per la società. È il boulevard
principale di Cristiania (Oslo) dove sfilano persone
appartenenti alla classe medio-alta. Le persone camminano
verso l’osservatore, sono tagliate a metà affinché si abbia una
sensazione di soffocamento/oppressione. Il quadro
rappresenta una sorta di protesta contro la società borghese,
essa è priva di sentimento, passione etc... Viene sottolineato il
tutto dall’uso delle maschere che le persone sono costrette ad
usare per le loro regole e convenzioni. Gli oggetti sono nitidi e
gli alberi sono macchie grigie. Il primo piano c’è la gente con le maschere (falsità borghesia), vanno di spalle,
ombra nera che va verso controcorrente (probabilmente pittore). Infine c’è una macchia sulla destra e gli
edifici sono la camera dei deputati.

- ANGOSCIA, DISPERAZIONE, BAMBINA MALATA (L’URLO) TRITTICO

È una sequenza del percorso, il 1° da sinistra richiama l’uomo di prima. Ponte,


figure che camminano come in “sera sul viale […]” Con sguardi statici e tristi. Il
2° urlo sentito, stessi personaggi “sera […]”. 3° sfondo cielo rosso, linee
asimmetriche e irregolari. Percezione senso di speranza dato dalle barche in
lontananza. L’urlo è l’infatuazione della solitudine umana. È una processione di
uomini e donne muti e con gli occhi sbarrati. L’opera ci evoca un senso di
malinconia; gli anelli di ombre e colori che circondano le figure indicano paura,
ansia, senso di minaccia; la donna con la cuffia è l’unica ben visibile mentre gli
altri sono nitidi.

- L’URLO

Mentre passeggiava sentì un urlo talmente forte che il cielo diventa rosso. Si ritrae tanto da diventare un
teschio. Le mani erano appoggiate sulle orecchie. La bocca è il punto focale dell’opera, da lì parte il
movimento delle linee. È il punto di fuga. Il cielo è rosso per ricreare la puzza di sangue in cui la mamma morì.
Le figure di spalle sono i suoi amici che se ne vanno (falsità delle amicizie). Tutto il quadro è mosso tranne il
pontile. Sullo sfondo ci sono delle barche (rappr. Speranza)

- Pubertà (1894-1895)

È un’adolescente seduta su un grande letto che occupa la parte inferiore


dell’opera, niente vestiti e gli occhi sbarrati verso l’osservatore. È leggermente
inclinata verso destra. L’ambiente circostante è vuoto e caratterizzato
dall’assenza di dettagli. Molto ricorrente è l’utilizzo di tonalità molto scure a
parte il letto con cui crea forte contrasto, bianco e il rosso mescolato al marrone
che viene applicato sul contorno della pelle e sui riflessi dei capelli. La vuotezza
del quadro amplifica il senso di disagio e solitudine provata dalla protagonista.
La luce è debole e proviene da sinistra, riesce a dare un tocco di realisticità al
quadro. La figura femminile è un’evoluzione da bambina (parte superiore) a
donna (parte inferiore), il cambiamento incute terrore (ombra dietro di lei) infatti
la ragazza ha le mani davanti alla vagina perché vergine ma cosciente che non
durerà molto.

KIRCHNER

Viene solitamente messa a paragone con Marcella di Wirchner (1909). Possiamo dividere la sua produzione
in 3 fasi: la prima in cui dipinge “Marcella” e la seconda in cui vi è il momento massimo dove decide di
denunciare la città di Berlino ed infine la terza dove il sentimento di follia, delirio, pazzia e l’utilizzo di colori
scuri quali viola e blu è molto ricorrente, in questa fase tende a rappresentare i fiori.
- MARCELLA (Kirchner) 1909

È una rappresentazione della condanna che lui fa alla borghesia corrotta.


Appartiene al primo periodo: contorni ben marcati, colori vivaci
(innaturali), pennellate uniformi. Qui è presente una ragazza-bambina,
accentuata nel volto con labbra molto rosse, è una donna molto truccata
(sinonimo di prostitute) e per antitesi aggiunge un fiocco bianco che è
tipico della purezza dell’infanzia. È molto simile alla Pubertà di Munch.
Lo spazio è appiattito, le superfici e le forme sono deformate, la ragazza
è sgraziata e disarmonica, il corpo esile, fuori asse, il volto estremamente
semplificato e molto triangolare. Gli occhi sono definiti da pennellate
nere (trucco pesante) e bocca mal dipinta con due pennellate di rosso
fuoco con due occhiaie verdi. NO PRESENZA CHIARO SCURO. Il
pavimento è giallo e fa risaltare tutta la figura, stessa cosa per i capelli e
il muro.

- 5 DONNE PER STRADA (Kirchner) 1913

Seconda fase, è di notte e 5 prostitute con una pelliccia sono sotto un lampione a gas. Si scorge la ruota di
una macchina che si ferma. Ogni donna sta da sola e non interagisce con le altre o con l’osservatore. Le forme
sono spigolose (vestiti, nasi, volti, ombre, scarpe), uno schema a rombo: profili diritti e taglienti, volti
cadaverici. Non è presente una spazialità ben definita e la gamma di colori è molto ridotta (principalmente
tra verde e nero). Gli elementi tipici dell’espressionismo qui presenti sono la semplificazione delle forme, le
atmosfere cupe e poco allegre, l’uso espressivo del colore, la denuncia contro la solita società borghese ed
infine la rinuncia alla bellezza come valore tranquillante e consolatorio dell’arte.

OPERE REALIZZATE NEI


CAMPI DI
CONCENTRAMENTO
Hitler era molto bravo nella pittura ma non nell’architettura, per questo motivo si farà affiancare da Sper (un
architetto). Chagall nelle sue opere manifesta il vissuto (la sua deportazione perché ebreo), fa molte
crocifissioni dove si esalta l’unione tra cristianesimo e ebraismo.

- CROCIFISSIONE BIANCA (Chagall) 1938

Realizzata in occasione della Shoà, s’ispira al genocidio del popolo


d’Israele in Europa. È un’unione tra la cultura ebraica e quella
cristiana infatti sono distinguibili innumerevoli oggetti di entrambe
(iconografia). Il Signore è raffigurato al centro del quadro, indossa
il tallit, (lo scialle ebraico per la preghiera) sui fianchi, Attorno alla
testa, un’aureola bianca ricorda la santità dell’uomo, la corona di
spine cede il posto ad una stoffa bianca, la Croce sulla quale è
inchiodato ricorda la lettera "T”. Gesù non esprime sofferenza ma
rassegnazione, ha infatti una morte piuttosto serena. Un fascio di luce
bianca, che simboleggia la luce divina, inonda la croce come un
riflettore da palcoscenico. L’iscrizione I.N.R.I. “Iesus Nazarenus Rex
Iudaeorum” sulla croce è riportata due volte: in gotico di colore rosso
che richiama quello del sangue, allude agli opuscoli infamanti dei nazisti, l’altra scritta in lingua ebraica. Un
raggio bianco di luce dall’alto illumina la Croce fino alla menorah collocata ai piedi del Signore con le candele
che ardono, quindi l’artista riesce a trovare quell’equilibrio e l’armonia tra ebraismo e cristianesimo. Sopra
la croce una donna e tre anziani che piangono in abiti tipici in uso al tempo di Gesù. Sul lato sinistro del
Crocifisso c’è un soldato con l’uniforme nera, è il piromane che dà fuoco alla tenda del tempio, l’Arca
dell’Alleanza è spezzata (perdita della speranza), per strada notiamo alcuni arredi rovesciati, invece
dall’altra parte è raffigurata una barca carica di ebrei in cerca di un rifugio, ma nessuno li accoglie. Dalla parte
opposta vi sono delle case anch’esse distrutte dalle fiamme ma comunque solide (come il popolo ebraico) e
sopra un esercito comunista come s’intuisce dalle bandiere rosse. Nella parte inferiore della tela, c’è un uomo
anziano umiliato dalla targa bianca al collo per l’origine ebraica, l’altro uomo vestito di verde con cappello
azzurro ha un sacco sulle spalle, dà l’impressione di uscire dal dipinto. In cima alla sinagoga si vedono le due
tavole dei Dieci Comandamenti e l’altro importante simbolo della religione ebraica: la stella di Davide. Essa
è una stella a sei punte formata da due triangoli rovesciati e sovrapposti: la punta del triangolo che sale verso
il basso simboleggia Dio che scende verso l’uomo, mentre quella che punta verso l’alto rappresenta l’uomo
che cerca Dio. Altri ebrei, scappano per rifugiarsi portando con sé i doni più belli i bambini e la Torah, mentre
un secondo rotolo della Legge sta bruciando dal quale sale un fumo grigio. La scala infine può essere
interpretata in due maniere: come un risalita degli ebrei o l’unione tra il mondo celeste e il nostro. È presente
nel quadro la croce di san Francesco e il candelabro tipico ebraico con 7 braccia.

- CROCIFISSIONE GIALLA

È ispirata al Cristo Giallo di Gauguin. L’opera trasmette il senso di disperazione


dominante che si parò davanti agli occhi dell’artista durante il conflitto mondiale.
È la rappresentazione di cristo su una croce. La donna (che è la speranza) con il
bambino in grembo è in realtà la moglie, una costante nelle opere dell’artista.
Per Chagall quindi il Cristo è l’ebreo giusto ucciso ingiustamente, è l’ebreo tra
gli ebrei sacrificato. Ma non c’è speranza di resurrezione: per il pittore l’unica
fonte di salvezza è racchiusa nella Torah, che Gesù nella Crocifissione Gialla tiene
in mano, e sa che il suo Dio è pronto a mettere a dura prova il Popolo Eletto
ciclicamente, che però sempre troverà il modo per salvarsi. La torah unisce la
religione cristiana e quella ebraica. La scala viene tolta per intendere che Dio si
era dimenticato di loro, l’uomo che toglie la scala rappresenta simbolicamente
l’ascesa di Gesù in cielo e il distacco dalla catastrofe. Accosta i colori
complementari.

- AUTORITRATTO CON CARTA D’ IDENTITà EBRAICA


(Nussbaum) 1943

È presente un ebreo in primo piano, si capisce che è ebreo dalla stella gialla sulla carta
d’identità. Sullo sfondo abbiamo un palazzo con il fumo (forno crematorio). L’albero
spoglio indica la decadenza morale e umana ma rimane comunque in piedi, proprio
come gli ebrei (es. crocifissione bianca, gli edifici).

ART NOUVEAU (1895)


Movimento che nasce dal rifiuto della tradizione, la data di nascita viene fatta risalire ad un cartello affisso
in una bottega. Si sviluppa principalmente in Belgio, il paese più in contatto con l’Inghilterra ma comunque si
sviluppa anche in altri paesi con caratteristiche comuni e discordi. L’art Nouveau prende spunto da Art And
Craft ma aggiunge i macchinari fondando così sia la produzione industriale che l’artigianato. È una forma
d’arte che unisce tutte le altre (scultura, pittura, ceramica), di aspirazione orientale (temi presi dal Giappone,
le sue stampe floreali) ed è principalmente caratterizzata dalla linea curva con superfici ondulate come
parabole, iperboli etc.. Le opere realizzate sono fatte con nuovi materiali. La sua denominazione varia a
seconda del luogo in cui si sviluppa:

Francia Italiastile Spagnamodernismo Germania AustriaSecessione,


Stile metrò liberty/floreale Giunghestain(?) Vienna è la sede.

- PALAZZO DELLA SECESSIONE


Progettato e costruito tra il 1897-98, la sua immagine è strettamente legata al celebre “Beethovenfries” (il
Fregio di Beethoven) di Gustav Klimt. Concepito come tempio dell’arte moderna, il monumento divenne dal
momento della sua inaugurazione (1898) il simbolo della Gesamtkunstwerk di wagneriana memoria
(letteralmente “Opera d’arte totale”), ovvero l’unione tra le Arti. La planimetria presenta uno sviluppo a
croce greca con una struttura elegante e rigorosamente geometrica costituita essenzialmente da
parallelepipedi compatti con superfici bianche ravvivate da elementi decorativi floreali dorati incisi
sull’intonaco. L’architetto riprese dal suo maestro Otto Wagner il motivo delle murature esterne piatte,
chiuse dal segno netto di una semplice cornice aggettante, priva di ornamentazione classica.
Olbrich elabora la pianta sul “modulo” geometrico del cerchio, quadrato e cubo sul quale si sviluppa il volume,
composto da pareti lisce e apparentemente disadorne, ma, in realtà, arricchito per tutto il suo perimetro da
elementi floreali e zoomorfi stilizzati: foglie di alloro, tartarughe, lucertole, gufi; e geometrici: sfere e triangoli
posti a coronamento delle lesène.
Nel prospetto principale due ali laterali dai volumi pieni e privi di
finestre delimitano la profonda apertura al centro, ove è collocato,
in posizione arretrata, memore dei templi divini egizi, il portale
d’ingresso. Al di sopra di quest’ultimo è posto il bassorilievo in
stucco con le teste serpeggianti delle tre Gòrgoni al di sotto delle
quali appaiono i termini in ferro dorato: Malerei, Architektur,
Plastik (Pittura, Architettura, Scultura), al fine di sottolineare la
sinergia tra le tre Arti Maggiori.
Proseguendo ancora verso l’alto, su di una larga trabeazione, è
riportato il motto della secessione: “Al tempo (Ad ogni epoca) la sua
arte, all’arte la sua libertà” (Der Zeit ihre Kunst / der Kunst ihre
Freiheit), suggerita dal critico Ludwig Hevesi e rimossa dai nazisti nel 1938. La copertura è dominata da
un’originalissima cupola arborescente traforata la cui sontuosità crea un’aurea magica, presentandosi come
l’unica fonte di luce dello spazio interno: incastonata da quattro bassi corpi troncopiramidali, ha una struttura
metallica sferica, rivestita da 3000 foglie di alloro in laminate d’oro con motivi circolari concentrici che creano
un contrasto netto con il candore delle murature sottostanti.

KLIMT
Egli è il maggiore esponente dell’art nouveau, è un pittore dell’accademia. La sua vita è divisa in 3 periodi:
periodo sinuoso forme sinuose Periodo aureo prevale color Periodo fiorito elementi
oro floreali

Le principali protagoniste delle sue opere sono le figure femminili, le femme fatale descritte da Baudelaire.
Klimt partiva prima dalle fotografie.

- LE TRE Età DELLA DONNA (Klimt) 1905

Il dipinto rivisita in modo simbolico tre momenti (o fasi) della


vita femminile: l’infanzia, la maternità e la vecchiaia. È un tema
che troviamo spesso nella sua produzione: la precarietà della
vita e della bellezza. Ne Le tre età della donna appare
esplicita un’allegoria della vita e del corso delle stagioni. Il
gesto della donna anziana che si copre gli occhi ha un carattere
drammatico: rappresenta la rinuncia ad affrontare la realtà e
l’inevitabilità della morte. Simboleggia il tempo che scorre
inesorabile e la morte che minaccia il genere umano, non solo
quello femminile. La donna giovane, raffigurata frontalmente
e coperta soltanto da un velo, appare con una carnagione
pallida ma la sua luminosità crea un deciso ed energico
contrasto con quella della donna anziana, così come il colore dorato della capigliatura. La sua immagine è
molto espressiva e di forte impatto a causa dell’estremo realismo: le spalle sono molto curve, i capelli lunghi
castani non sono luminosi, il seno è deformato e il ventre gonfio fa contrasto con il corpo magro dalla pelle
di un colore ormai spento e quasi scuro. La piccola è paffuta, dettaglio che si nota nelle guance rosa. Come
la donna che la tiene in braccio ha gli occhi chiusi, come immersa in una dimensione irreale: dai visi delle due
figure femminili con gli occhi chiusi si intuisce tuttavia un senso di appagamento o felicità spirituale. Le tre
donne hanno gli occhi chiusi, ma con significati ben diversi: la mamma e la bambina infatti sono immerse nei
loro sogni, mentre la vecchia, nascondendosi il volto con la mano, è l’impossibilità di sognare. Klimt inoltre
sceglie tre figure femminili a rappresentare questo tema perchè è tramite la donna che può nascere la vita.
Infatti nell’anziana uno dei particolari più evidenti è il grembo ormai deformato e freddo, incapace di donare
la vita. L’anziana si trova su un piano arretrato, dallo sfondo scuro, composto di toni che vanno dall’ocra al
marrone al nero; le altre due si trovano su uno sfondo color oro, tinteggiato da colori pastello, decorato in
modo ricco con motivi geometrici. Da notare come le tre figure nel loro insieme diano l’idea di essere poste
in un’area geometrica che ricorda quella di un sarcofago egizio. Molto particolare è lo sfondo, ricco di
sfumature grigie e brune, illuminate nella parte superiore specialmente da una sorta di pulviscolo bianco. In
alto una fascia nera che si interrompe sulla sinistra, somiglia ad una voragine. Lo sfondo così piatto e dorato
riduce l’immagine a due sole dimensioni.

- GIUDITTA (1° E 2° VERSIONE)

Nella prima versione (sinistra) la modella è una giovane modella borghese mentre
nella seconda (destra) è rappresentata un’eroina ebrea che seduce un uomo al
fine di ucciderlo (oloferne). La seconda viene eseguita 8 anni dopo la prima. Viene
rappresentata a figura intera e non più mezzo busto, cambia la posizione (I
frontale, II di profilo, di prospettiva). Ci sono molte linee sinuose e ondeggianti
che vanno su tutta la figura. Il volto è di profilo, la testa mozzata prende il quadro.
SINISTRA  Nonostante questo l’immagine in sè non sembra perdere in termini
di drammaticità. L’artista, infatti, sopperisce alla mancanza dei consueti attributi dipingendo una donna
dall’aria austera e vittoriosa, ma soprattutto dalla sconvolgente sensualità. Le sue membra pallide si ergono
in tutta la loro tridimensionalità, secondo quello che diverrà tratto distintivo dell’artista, ovvero attraverso il
contrasto diretto della carne con lo sfondo dorato. Giuditta immersa nella sua aurea dorata che richiama i
tempi antichi, si contraddistingue però per una acconciatura molto moderna che la ricolloca nella Vienna
dell’artista. Anche la raffinata collana gioca con il tempo rimanendo fedele alle sperimentazioni delle arti
decorative in voga all’epoca. La cornice in metallo è, infatti, come in altre delle sui lavori, pensata
appositamente dallo stesso artista come parte integrante dell’opera e in questo caso realizzata dal fratello
Georg.

Destra trasformazione nello stile dell’artista, il quale ha subito le influenze della fascinosa e tormentata
visione del gentil sesso di Egon Schiele. Qui, si allunga andando a delineare una silhouette serpentina,
monumentale ed elegante. A differenza della recedente, non è più ammaliatrice, ammiccante al suo
pubblico, ma definitivamente carnefice spietata. Giuditta, infatti, nella sua seconda versione sembra
incedere solennemente verso sinistra mentre il suo sguardo arido sfugge il contatto diretto con lo spettatore.
Le sue carni chiare emergono da un opulento ambito nero, dove ancora si fa manifesta pienamente l’estetica
del decoro in un turbinio di forme geometriche e motivi lineari. Da uno sfondo non più dorato, meno
appariscente di quello dipinto nella prima Giuditta emergono prepotentemente mani rapaci, tese in modo
innaturale, tra le cui dita sono come impigliati i capelli di Oloferne. Proprio queste mani, così torte, insieme
ai tratti affilati del volto e colori freddi della veste, tradiscono il contatto di Klimt con le nuove esperienze
dell’espressionismo tedesco.

IL BACIO (Klimt)

Esempio perfetto del periodo d’oro (utilizzo di toni dorati), rappresenta un


uomo che abbraccia una donna sulle spalle, inginocchiata sul prato (distacco
mondo inorganico) e le tiene il volto. Lei socchiude gli occhi e piega il viso in
un campo fiorito. L’abito femminile ha figure circolari (organi genitali
femminili) e quello maschile rettangolari (organo genitale maschile); lui, tra
i capelli, porta una corona di viti, mentre la donna ha un vestito aderente,
decorato con una fantasia a cerchi (con all’interno fiori), e sul resto del vestito, si scorgono grandi linee
parallele ondulate. Vi è una vasta varietà di materiali preziosi quali topazi, perle, oro, lapislazzuli. Tutto
l’ambiente che li avvolge, è scintillante e luminoso, i colori della scena che circonda l’abbraccio di Klimt sono
eccezionalmente vivaci e molto forti, ricordando molto da vicino lo stile delle opere dell’Art Nouveau. Oltre
alle tonalità dorate, l’utilizzo della già citata foglia d’oro mette in risalto il legame tra il bacio quadro ed i
dipinti dell’antico mondo medievale (oltre che i codici miniati); guardando con attenzione i protagonisti
dell’abbraccio Klimt, si può notare che il loro abbigliamento è molto simile a quello degli uomini dell’età del
Bronzo, o dell’epoca classica. Il bacio dipinto da Klimt, mostra anche l’influsso delle stampe giapponesi: la
testa dell’uomo è praticamente al limite della parte superiore della tela, proprio come accade in molti lavori
provenienti dall’Oriente. I protagonisti del Klimt sono appoggiati delicatamente su un pezzo di prato fiorito,
il quale però, non copre tutta la parte inferiore del dipinto, lasciando vuota la parte destra della scena.

Uno degli allievi di Klimt è Schiele, egli incarna lo stereotipo dell’artista incompreso e socialmente alienato e
appare essere il maggiore interprete dell’angoscia esistenziale dell’uomo.
Per comprendere i suoi dipinti occorre ricordare la sua personale visione del mondo, secondo cui “tutto ciò
che sta vivendo è già morto” e quindi attorno a questo concetto gravita tutta la sua produzione artistica. Le
sue opere erano spesso condannate per nudo. Troppo audaci, provocatorie ma mia volgari. Dipinse:

- LA FAMIGLIA

Similitudine accentuata con Klimt come si osserva dalle linee sinuose o


dalle figure nude. Nel buio di una stanza che il sole non potrà più e mai
illuminare, siedono 3 corpi i cui volti sono quello del pittore, della moglie
(Edith Harms, anche sua modella) e del piccolo bambino che non verrà mai
alla luce a causa della morte della madre. La protagonista assoluta del
dipinto appare essere la donna, vista come nell’atto di generare e quindi
con le gambe aperte, al centro delle quali spicca la figura di un bambino.
Come si può ben notare i corpi dei genitori sono rappresentati nella loro
nudità, mentre il bambino appare vestito, per sottolineare la sua
innocenza e la sua spensieratezza. Lo sguardo della donna non è rivolto verso lo spettatore, ma è come
perso nel vuoto, come se guardasse verso il suo destino nei confronti del quale è impossibile sottrarsi.
In secondo piano è la figura del padre, autoritratto del pittore stesso. L’uomo volge lo sguardo verso lo
spettatore, ma appare comunque perso, ormai rassegnato ad un crudele destino. Egli circonda la donna e
per fare questo deve forzare le proporzioni della sua figura, si può infatti benissimo notare l’estensione
innaturale del braccio sinistro, che lo porta ad assumere una pozione quasi scimmiesca.
I corpi, soprattutto quello dell’uomo, sono segnati dal disordine di macchie di colore, quasi per far affiorare
gli umori che si vorrebbero tenere nascosti.

La stanza è buia, non si intuisce la presenza né di una finestra né di un’apertura che possa illuminarla,
questo forse per trasmettere il senso di un triste presagio; dopo pochi mesi infatti Edith morirà di febbre
spagnola al sesto mese di gravidanza e Schiele la seguirà dopo tre giorni.
l’uomo ha le gambe divaricate dove in mezzo c’è la donna partoriente, come se lui volesse partorire
attraverso di lei. Lo sfondo è scuro per mettere in risalto le figure che posseggono incarnati diversi tra loro
(femmina rosato. Uomo scuro, più virile per arte greca, bambina bianco, esile, puro, unica con
vestiti). L’uomo guarda verso lo spettatore in quanto è l’unico cosciente. C’è un punto indefinito in basso a
destra poiché hanno un presentimento della morte.
GAUDI
1878 1903 1914-1922 1904 1906 1883-1914-1926 SAGRADA FAMILIA
Programma palazzo parco Guell casa Batllò casa Mila/ -S.matteo –s.luca –s.giovanni –s.marco
campioni Guell (risolve (2005 Pedrera -aria -terra -acqua -fuoco
problema Unesco) (1984 -angelo -bue -aquila -leone
acqua) Unesco)

Per tutta la sua vita si è dedicato alla realizzazione della Sagrada Familia (rimasta comunque incompleta).
Realizzò molte opere i cui profitti venivano indirizzati direttamente al suo progetto più grande. Non era un
amante del disegno, preferiva rappresentare tridimensionalmente i suoi lavori. Il suo successo nasce poiché
la borghesia e lo stato (municipio) necessitavano di edifici a causa dell’aumento demografico e lui, attraverso
la vincita ad un concorso per i lampioni in una piazza di Barcellona (1878, li realizzò in ferro e ghisa), iniziò la
sua rinomata carriera. I suoi edifici sono originali in quanto hanno la superficie curva (principalmente pareti
ondulate) con le decorazioni floreali aggiunte e con l’elemento del drago (costante nelle sue opere
architettoniche, patrono della città).

-1903 PALAZZO GUELL


Il progetto richiede molto tempo all’architetto, che elabora ben venticinque
soluzioni diverse per la facciata principale. Le cancellate sono incorniciate in alto
da parti fisse, nelle quali i ferri sono piegati in morbide ondulazioni attorno agli
scudi araldici, che portano le iniziali del proprietario. Per celebrare il fervore
catalanista, nello spazio di risulta fra i due archi in pietra emerge un grande scudo
a struttura cilindrica, dal quale sta per spiccare il volo un aquilotto. L’intreccio di
lavorazioni a fasce, a maglie, a nastri fa di questo stemma catalano un celebrato
capolavoro di ferreria. Caratteristica dell’edificio è la sua superficie curva, infatti
non c’è pressoché mai un la linea retta ma abbondati sono gli elementi floreali e
ispirazioni alla natura. Il palazzo aveva più piani divisi con diverse aree: quello
sotterraneo era una stalla, il piano terra era l’atrio, il primo piano una zona
sociale, il secondo piano la zona privata ed infine il terzo era riservato alla zona
dei servizi (cucina, servizi, etc..). Cuore dell’edificio è il vasto appartamento padronale, ricco di particolari
decorativi preziosi, di giochi prospettici, di effetti scenografici, di intrecci. Centro dell’appartamento è il
salone, che si sviluppa in altezza fino al tetto. Ha una copertura che consente effetti suggestivi di filtraggio
all’interno della luce naturale esterna, luce che gioca sempre un ruolo fondamentale in tutte le opere
dell’architetto catalano. Progetta l’arredamento con maniglie con 2 serpenti che si intrecciano e formano la
lettera G.

-1914 PARCO GUELL

Il parco Güell ha un'estensione di 17,18 ettari e sorge ai piedi di una montagna, non troppo lontano dal centro
urbano. Inizialmente furono costruite solo due ville come modello: una per il proprietario e una abitata da
Gaudì ma nel 1922 l'intera zona fu acquistata dalla città e trasformata in parco municipale. Nel parco Gaudì
sfruttò a tal punto la topografia del terreno, che l'intera opera sembra nascere dalla terra. Egli seppe
valorizzare al massimo le possibilità offerte dai dislivelli naturali e dalla forte pendenza del sito, attraverso un
linguaggio che eccede dai tradizionali canoni architettonici, al fine di tramutare in forme materiali i frutti di
una sorprendente forza immaginativa. L'ingresso
principale al parco è fiancheggiato da due edifici fiabeschi,
con le murature in pietra rustica e i tetti e le merlature in
maiolica colorata.
Gli edifici sono coronati da comignoli dalla forma di fungo,
rivestiti, come gran parte delle strutture del parco, con
trencadis di altissimo livello artigianale. Una volta entrati,
si è subito accolti da un imponente scalinata ornata da una
fontana, un medaglione con il simbolo della Catalogna e
una coloratissima salamandra. Il fulcro del parco è la zona mediana del pendio, dove si apre in una cavità
naturale una grande sala ipostila, il cui soffitto è sorretto da ottantasei colossali colonne, che doveva ospitare
il mercato. La parte inferiore di ciascuna colonna è rivestita in ceramica a mosaico.

Le colonne più esterne sono inclinate; abaco ed echino, sorreggono un architrave che li fonde perfettamente
con il parapetto. Il fregio è mosso da decorazioni naturalistiche a forma di goccia, mentre teste di leone con
la bocca aperta sono pensate per far scorrere l'acqua. Al di sopra della sala Gaudì ha costruito un'ampia
piazza destinata ai giochi e alle feste, delimitata da un sedile-parapetto dal ritmo ondulato. È stato progettato
perché è un punto strategico per l’acqua, progetta l’intero parco assecondando l’andamento naturale: una
scalinata porta a 86 colonne di ordine ionico dove inserisce un sistema di acqua canalizzazione che scarica
l’acqua piovana in due cisterne e annaffia l’intera superficie del parco. È circondato da un muro. La piazza
centrale ha una panchina ondulata con maloniche (mattonelle colorate).
- 1904 CASA BATLLO

Fu contestata perché alla base presenta pilastri che poi si propagano fino
al marciapiede (zampa di elefante). Caratterizzato anche esso da pareti
ondulate con andamento sinuoso poiché lo spazio era stretto e lungo ,
sembrava che i balconi avessero la forma di teschi di ossa. I camini
sembravano degli spicchi di aglio da cui fuoriusciva un fiore che si tramuta
poi in una croce (elemento religioso). La facciata dell'edificio è
interamente rivestita con trencadis ed è costellata di dischi in ceramica di
vari spessori e dimensioni che creano vibrazioni cangianti a seconda
dell'incidenza della luce. Una torre cilindrica coronata da una croce a
quattro bracci fiancheggia l'originalissimo tetto a squame in maiolica dalle
tinte violette e terre di Siena, serpeggiante come fosse un rettile
primordiale. Anche all'interno gli spazi, modellati da linee ondulate,
sembrano cavità naturali palpitanti di vita. La costruzione fu
soprannominata "casa delle ossa" o "degli sbadigli" per l'aspetto di strano fossile che le danno i parapetti
traforati e la tribuna vetrata del piano principale, le cui decorazioni naturalistiche rimandano a forme
geometriche o geologiche, erose dal vento e dall'acqua.

- CASA MILA/ PEDRERA

A causa dei materiali e di ciò che rappresenta, la casa ricorda la


montagna non molto lontana da barcellona, Pedrera.anche qui le
pareti sono ondulate, questa linea ondulata scandisce i piani e
conferisce alla facciata un movimento vitale e ininterrotto,
eludendo gli angoli e creando una varietà continua di anfratti e
rilievi. La pietra chiara patinata dal tempo crea un lieve contrasto
con il rivestimento in marmo bianco della mansarda e delle edicole
che costituiscono la copertura delle scale d'accesso al tetto. Qui,
sulla terrazza, tra i differenti dislivelli, ci si trova d'improvviso in un
paesaggio magico, dove comignoli e condotti di ventilazione si trasformano in monumentali sculture,
guerrieri inamovibili, che inizialmente dovevano fare parte del simbolico corteo della Vergine del Rosario,
a cui era dedicata Casa Milà. La planimetria è irregolare e si sviluppa attorno a due cortili interni, uno
circolare e uno ovale, dai quali si innalzano le scale che conducono agli appartamenti, tutti asimmetrici e
diversi l'uno dall'altro per forma, dimensioni e orientamento dei locali. I muri portanti di Casa Milà sono
interni, essa, infatti, si sorregge mediante colonne che tolgono il peso alle facciate esterne. Gli spazi
interni sono misteriosi e inafferrabili e le decorazioni evocano temi marini: sui pavimenti in verde chiaro
si scorgono stelle e lumache in leggero rilievo, mentre gli straordinari soffitti modellati in gesso sembrano
dune, oppure onde increspate dal vento.

- SAGRADA FAMILIA

È una cattedrale dei poveri (realizzata con l’elemosina dei poveri) che durante i lavori era anche la sua
residenza (viveva nella cripta).la sua pianta è a croce latina che richiama la crocifissione di Gesù, con
cinque navate longitudinali e tre nel transetto; nel punto di intersezione delle due crociere si innesta il
tamburo con il torrione del Redentore, il presbiterio è circondato da un deambulatorio in cui si aprono
sette cappelle radiali. Percorrendo le navate, si ha la sensazione di trovarsi veramente in un bosco sacro:
la luce, infatti, è diffusa e filtra ora dalle navate laterali, ora dalle chiavi trasparenti delle volte, costituite
da sfere in alabastro a forma di stella. Gaudì riuscì a realizzare solo l'abside, la cripta, cui si accede da due
scale ai lati dell'abside, e una torre della facciata dedicata alla Natività. Le facciate sarebbero dovute
essere tre, dotate di tre portali ispirati alle Virtù teologali e dominate da quattro torri laterali collegate
da passaggi aerei. Quella principale, rivolta a sud, doveva essere dedicata alla Predicazione di Cristo,
quelle alle due estremità del transetto alla Natività, a est, e alla Passione, a ovest.
Ispirandosi alle grandi cattedrali del Medioevo, l'architetto impostò la chiesa secondo un corretto piano
liturgico, creando una sintesi dei principi della dottrina cristiana, mentre dal punto di vista strutturale
impresse una svolta al linguaggio gotico perfezionandolo, come lui stesso asserviva, attraverso
innovazioni fantastiche. Innanzitutto sostituì gli archi a sesto acuto con archi parabolici; inoltre evitò
l'utilizzo di archi rampanti e contrafforti esterni, pur senza rinunciare alle vetrate nei muri perimetrali.
Alla fine c’è l’abside, posta dietro l’altare, formata da 7 cappelle.

Erano presenti 3 facciate, che corrispondono ai 3 portali d’ingresso (= le virtù teologali fede, speranza
e carità) sono rappresentanti la nascita, la morte, la resurrezione. Ogni facciata aveva 4 torri che
formavano un totale di 12 torri (come gli apostoli). 4 per gli evangelisti+1 per la vergine+1 per Gesù. I
campanili sono alti dai 90 metri ai 120 mentre quello di Gesù 170m. Al di sopra di tutto sono posti guglie
e pinnacoli. La vergine aveva la sfera con la croce mentre Gesù il candelabro a 7 braccia. Sulla facciata c’è
un quadrato. La somma da sempre il n33.

CUBISMO
Fu una delle prime avanguardie storiche (1908). La Definizione fu data da Matis il quale vide un’opera di
Braque e la definì “piccoli cubi”. I pittori cubisti non cercano di compiacere il nostro occhio imitando la realtà
né tentano di interpretare le suggestioni, come gli Impressionisti. Essi costruiscono una nuova realtà non
necessariamente simile a quella ce conosciamo ma comunque parallela. La realtà che percepiamo dal senso
della vista è spesso diversissima dalla realtà vera. Il pittore cubista si figura di guardare l'oggetto da
rappresentare tutto intorno, in questo modo non conosce solo un aspetto ma ne percepisce diversi.
Introducono la 4° dimensione: il tempo di osservazione cioè più tempo ci mette un pittore e realizzare l’opera
più essa e complessa e necessita di più tempo per essere apprezzata e compresa a pieno nella sua totalità.
Il cubismo scompone la realtà in piani in piani e volumi elementari. Non ècome lo vedi
nella realtà ma è l’insieme di più punti di vista infatti non c’è più una profondità e la
prospettiva quindi l’interpretazione risulta più difficile).

È diviso in 3 fasi:

- Protocubismo (1907-09) consiste nello scomporre i semplici oggetti quotidiani (bottiglie, bicchieri,
pipe, strumenti musicali) secondo i principali piani che li compongono (in volumi puri, spesso
geometrici). Tali piani poi vengono distesi e ricomposti sulla tela. I colori impiegati solitamente sono
terrosi o di tonalità neutra. I personaggi sono principalmente natura morta e paesaggi.
- Analitico (1909-12) uso della sfaccettatura (scomposizione e ricomposizione) della forma. La
simultaneità dei diversi punti di vista. Maggiore frequenta di ritratti.
- Sintetico (1912-14) ricomposizione di oggetti precedentemente frammentati in oggetti nuovi e
fantasiosi che però conservano qualche caratteristica. Vengono usati colori brillanti e volutamente
non verosimili. Perché la pittura non cada nell'astrattismo vengono introdotti lettere e numeri che
riconducono alla concretezza del quotidiano, anche i collage saranno in grado di ricondurre alla
mente gli oggetti reali. inserimento di più materiali sulla tela (parti in sughero, pezzi di giornali).
Vengono realizzati dipinti con elementi in rilievo.

PABLO PICASSO
È il padre del movimento, ha un grande interesse per la pittura. Ebbe una vita sregolata a causa di molte
amanti e figli illegittimi, fu uno dei pochi ad avere successo anche durante la sua vita. MAI SPOSATO. Il padre
era un pittore e da lui imparò la tecnica infatti, anche se non sembra dalle sue opere, egli era molto abile a
disegnare ma tutte linee perfette e gli elementi caratteristici del classicismo non lo soddisfavano e lo
invogliavano a scomporre tutte i personaggi e gli ambienti. Diviso in diversi periodi:

- Periodo blu (1901-04) inizia dopo la notizia del suicidio di un suo amico dovuto ad un amore non
ricambiato. Usa tonalità che evocano malinconia e tristezza, ricorrenti le tematiche relative la morte,
gli emarginati, i poveri etc.. In omaggio all’amico. Le figure sono delineate da linee di contorno nere
(riprese da Gauguin) e sono anche slanciate e affusolate. (POVERI IN RIVA AL MARE)
- Periodo rosa(1905-06) principalmente rappresentazione del circo con personaggi che indossano
tute aderenti per la muscolatura. (SALTIMBANCHI, RITRATTO GERTRUDE STEIN)
- Periodo cubista (analitico) 1907 il manifesto di questo periodo sono le “damigelle di avignon” che
rappresentano un po’ tutto il movimento cubista.
- Periodo classicista (tra le due guerre mondiali) si cerca di tornare al periodo di classicità dove non
si cerca la somiglianza realistica delle figure bensi si aspira alla medesima elasticità delle figure
arcaiche (DUE CORRONO SULLA SPIAGGIA)
- Periodo surrealista (1925)  disarticolazione della figura e aumento sproporzionato di alcune parti
del corpo. (DONNA CON LA POLTRONA ROSSA)
- Guernica (1937)
- Periodo sculture e ceramica (1945) LA CAPRA

Opere:
- RITRATTO DI GERTRUDE STEIN (1905-06)

La donna raffigurata è una scrittrice americana di grande popolarità,


Gertrude Stein, la quale era grandissima amica di Picasso ed amava
collezionare quadri di stampo cubista. In questo lavoro Picasso ritrae la
scrittrice mentre si trova seduta su una poltrona e con lo sguardo verso
qualcosa o qualcuno fuori dalla scena. Il soggetto è vestito con una
giacca marrone scuro e con sotto una vestaglia di un marrone più
chiaro, da cui sporge un colletto bianco. Risale alla fine del periodo rosa,
vennero fatti più di 90 schizzi ma non era mai soddisfatto infatti
interrompe l’opera per poi riprenderla completando il volto su cui ebbe
molti ripensamenti, questo provoca delle differenze nelle diverse parti
del dipinto (come gli occhi che sono diversi) e la figura della donna non
sembra la stessa della modella ma, dopo una lunga osservazione, si riesce a scorgere la netta somiglianza. Il
colore che domina tutta la composizione è il marrone, riproposto in tante sfumature differenti; Picasso,
inoltre ha scelto spontaneamente di dare grande importanza agli occhi della Stein, evidenziandoli con un
forte nero.

- FAMIGLIA DI SALTIMBANCHI (1905)


Periodo rosa. I protagonisti sono una serie di acrobati e saltimbanchi
facenti parte di un circo itinerante in un luogo desertico. Tutti i
personaggi sono differenti (uomo con maglia a rombi, l’altro il
collarino), e nonostante siano stati riprodotti come un gruppo, tutti
sembrano sconnessi tra loro e sembrano essere completamente isolati,
come si può notare dai loro sguardi e gesti, che li portano ad isolarsi
reciprocamente. I colori utilizzati nella composizione sono vari:
troviamo il blu, il rosso, il marrone ma soprattutto il rosa, declinato in
varie tonalità e che domina gran parte dell’ambiente e parte
dell’abbigliamento dei protagonisti del quadro. Importante la linea di
contorno nera che definisce i volumi, le figure rispetto a ciò che avviene
sullo sfondo. I personaggi sembrano icone dell’emarginazione e vittime della riprovazione borghese.
Diversamente dai mendicanti del periodo blu i membri della Famiglia di Saltimbanchi diventano simboli della
sofferenza umana. I saltimbanchi raffigurati comunque non manifestano sguardi tristi. Esprimono piuttosto
una certa serenità sottolineata anche dai colori. Il vuoto che li circonda suggerisce invece una sensazione di
solitudine. Le figure sono infatti disposte in posizioni poco interattive. Si può notare che l’illuminazione solare
che di solito viene rappresentata con il giallo, in questo caso è sostituita da una luce rosa. I contrasti
luminosità permettono di costruire un chiaroscuro deciso nei passaggi tra luce ed ombra. Quadro che
appartiene al periodo rosa ma il clima emotivo è diverso dal periodo blu e diventa più romantico e nostalgico,
legato a rappresentazioni familiari.

- LE DAMIGELLE DI AVIGNONE (1906-07)

Periodo cubista. Il soggetto del quadro è la visione di una casa


d’appuntamento (bordello) in cui figurano cinque donne che cercano di
spostare la tenda invitando così l’osservatore ad entrare). In origine doveva
contenere anche due uomini (un marinaio e uno studente di medicina, si
intuisce per il teschio e il libro di anatomia), poi scomparsi nelle successive
modifiche apportate al quadro da Picasso insieme alla natura morta (cesto di
frutta in basso). Le donne sulla destra sono di aspirazione africana mentre
sulla sinistra di ispirazione egiziana (questo perché egli studiava la statuaria
negra con le sue caratteristiche fisiognomiche) però ognuna di esse aveva una
vita stretta e fianchi molto larghi. Le figure sono scomposte e viste da più
punti di vista contemporaneamente (testa frontale, naso di profilo, corpo di
profilo). Le donne in primo piano hanno un incarnato scuro e lo sfondo è di colori freddi (blu). Il risultato a
cui giunge è in realtà disomogeneo.

Le due figure centrali hanno un aspetto molto diverso dalle figure ai lati. In queste ultime, specie le due di
destra, la modellazione dei volti ricorda le sculture africane che in quel periodo conoscevano un momento di
grande popolarità tra gli artisti europei. Ciò che costituisce la grande novità dell’opera è l’annullamento di
differenza tra pieni e vuoti. L’immagine si compone di una serie di piani solidi che si intersecano secondo
angolazioni diverse. Ogni angolazione è il frutto di una visione parziale per cui lo spazio si satura di materia
annullando la separazione tra un corpo ed un altro. Le singole figure, costruite secondo il criterio della visione
simultanea da più lati, si presentano con un aspetto decisamente inconsueto che sembra ignorare qualsiasi
legge anatomica. Vediamo così apparire su un volto frontale un naso di profilo, oppure, come nella figura in
basso a destra, la testa appare ruotata sulle spalle di un angolo innaturale. Tutto ciò è comunque la premessa
di quella grande svolta, che Picasso compie con il cubismo, per cui la rappresentazione tiene conto non solo
di ciò che si vede in un solo istante, ma di tutta la percezione e conoscenza che l’artista ha del soggetto che
rappresenta.

- 2 DONNE CHE CORRONO SULLA SPIAGGIA

Questa è la fase in cui si ritorna alla classicità, è un’opera piccola ed è un


bozzetto dello spettacolo teatrale “parade”, la ballerina che si esibiva si
sposò con Picasso. Ritrae 2 nudità che corrono come se ballassero, senza
gravità, questo grazie alle linee orizzontali che marcano la zona del cielo
che sembra faccia volteggiare le figure. Esse indossano due vestiti simili
a tuniche molto utilizzate nella classicità. Trasmette energia vitale,
senso di libertà, strabordante felicità. È un Picasso in cui il rapporto tra l’uomo (o meglio la donna…) e il
mondo è un rapporto sciolto da problematicità. Un rapporto senza riserve. La spiaggia diventa così una sorta
di Eden non mentale, non auspicato, ma fisicamente sperimentato: le sue due “gigantesse” sembrano bersi
tutto il cielo e mangiare la terra nella loro corsa travolgente. I loro corpi occupano l'intero spazio, muovendosi
in diverse direzioni. Nonostante le forme monumentali e il drapaggio, che richiama il panneggio delle statue
antiche, le due donne sembrano stiano danzando.
A rendere l'impressione di leggerezza concorre lo sfondo blu.
Il senso del colore è pieno e solare, alla cui riscoperta contribuirono il paesaggio mediterraneo. Molto
evidenti sono le sproporzioni e le incongruenze visive, la linea di orizzonte non è continua, queste
imprecisioni forniscono la percezione delle figure senza annullare pero l'immediatezza e la libertà
compositiva.
- GUERNICA (1937, Bombardamento città spagnola di Guernica)

È un quadro molto grande che venne pubblicato dopo la morte di Francesco Franco in quanto era un
manifesto su quanto gli effetti della guerra fossero catastrofici su persone, animali e cose. L'opera finale
condensa i tanti errori prodotti dal bombardamento in uno spazio denso e caotico, privo di impianto
prospettico e costruito per sovrapposizione di elementi: le case in fiamme, il terrore degli animali, i corpi
dilaniati, lo strazio di una madre che regge fra le braccia il figlioletto morto. È un quadro interamente in
bianco, nero e grigio poiché evoca una maggiore incisività e durezza sull’osservatore vengono messi in atto i
principi propri del Cubismo: la
scena è insieme interna ed
esterna, a indicare una
distruzione universale lo si
deduce grazie alla strombatura
della finestra, usata prima nelle
cattedrali dove erano
leggermente inclinate con il fine
di invogliare i fedeli ad entrare
mentre qui ha una doppia
funzione perché dalla
prospettiva sembra di stare
dentro ma non è definita a
causa delle fiamme sopra
l’edificio.
Nello spazio congestionato tutti i personaggi sono rivolti a sinistra, in fuga dalle fiamme; la luce artificiale di
una lampada elettrica delinea una sorta di triangolo centrale più chiaro.
La composizione ha un andamento paratattico e monumentale che richiama i bassorilievi antichi. Anche la
mancanza del colore concorre a generare la sensazione di trovarsi di fronte a figure “scultoree”.
A modelli del passato rimandano anche alcune iconografie, di cui Picasso si serve per conferire drammaticità
al dipinto, come la madre che sulla sinistra fugge con il bambino privo di vita collegato all'episodio biblico
della Strage degli Innocenti o al tema della Deposizione; sempre alla Deposizione rimanda la figura urlante
con le bracci levate riconducibile alla disperazione della Maddalena.
Alla vita che rinasce dalla morte allude forse il fiore che spunta al fianco della spada spazzata impugnata
dall'uomo morto (simbolo di speranza). Nel quadro sono presenti 7 figure morte con parti di corpo spezzate
e sparse. Da una lampada proviene la luce ed essa può rappresentare o l’occhio di Dio o lo scoppio che
provoca scintille e distruzione. Il braccio in centro indica un’arretratezza causata dalla guerra, sorregge una
candela e non cose più tecnologiche. La parte bianca possiede scritte come se fosse carta da giornali per
attribuire un maggiore senso di realismo e incisività. La simbologia è ricorrente: troviamo un toro che in
principio simboleggiava la spagna ma poi la Brutalità; il cavallo che simboleggiava la guerra e poi il POPOLO
MASSACRATO DALLA GUERRA, ciò si deduce dal missile che ha nella bocca.

- LA CAPRA (in bronzo)

Il soggetto della scultura, una capretta


incinta, rappresenta una nuova e crescente ondata di
ottimismo e di amore per la vita dovuta alla conclusione
della guerra. Per Picasso una scultura non era una
massa plastica solida e compatta da modellare ma era
una costruzione aperta di piani, una combinazione di
forme astratte e indipendenti che potevano essere
accostate e modulate fino a formare una nuova
figurazione coerente.

- DONNA SULLA POLTRONA ROSSA

Periodo surrealista. Raffigura la sua ragazza in quel periodo, è difficile distinguere la figura perché
amalgamata con lo sfondo e la poltrona (es. di disarticolazione)