Tomàs Carvelli 216543
Elaborato per corso di Storia dell’Architettura II, Marco Stefano Biraghi A.a 2023/2024
Saggio critico sul Discorso Preliminare di “Précis des le leçons d’architecture”, J.N.L:
Durand, 1805.
Siamo nei primissimi anni del XIX secolo quando J.N.L. Durand pubblica “Precis des
leçons d’architecture”. Sono anni di crisi per il linguaggio architettonico. L’avvento
della Rivoluzione Francese scuote le fondamenta della società europea e porta alla
necessità di nuovi approcci progettuali. Nell’architettura abbiamo da un lato il filone
della ricerca stilistica che equivale a legarsi alle espressioni formali di qualche cultura
passata, dall’altro abbiamo il risultato della rivoluzione industriale e del pensiero
illuminista basato sulla ragione e sull’osservazione scientifica. In questo momento di
crisi J.N.L. Durand, offre un nuovo modello di insegnamento fondato su principi di
funzionalità, economia e razionalità. Il corso è diviso in tre sezioni, nella prima
vengono discussi gli elementi degli edifici, i supporti e i materiali utilizzati nelle
costruzioni. Di conseguenza anche i modi di utilizzo, le forme e le proporzioni da
utilizzare. Nella seconda sezione vengono discusse le possibili combinazioni di questi
elementi e come disporli in relazione tra di loro. Una volta familiari con tali
combinazioni si procede ad utilizzarli per formare le parti dell’edificio. Infine, nella
terza ed ultima sezione, vengono discusse le varie tipologie edilizie e i loro modi
costruttivi, a partire dal residenziale al pubblico. Per l’autore tale sequenza del corso
corrisponde a quella utilizzata nelle scienze e nelle arti: dal semplice al composto, dal
generale al particolare. Tale metodo di apprendimento, guidato dalla ragione, è quello
che l’architetto non può far altro che seguire, anticipandolo però con una riflessione
generale sull’architettura. Durand si allinea così alla visione dell’architettura utilitaria,
discostandosi dalla visione dell’architettura che persegue la via della ricerca stilistica.
Seguendo quest’ultima, la maggior parte degli architetti dell’epoca ritiene che fare
architettura sia più l’arte di decorare gli edifici, che l’arte di fare edifici utili. Durand,
come anche vediamo nell’illustrazione della capanna di Laugier, dimostra che la
natura non è modello di decorazioni e che non può essere il fine. L’autore procede
dunque ad affermare che il fine dell’architettura è l’utilità perché, se così non fosse,
sarebbe già stata eclissata dalla pittura e dalla scultura, due discipline che danno
piacere sia agli occhi che all’anima e che sono di gran lunga più facili. Seguendo
questo ragionamento, l’architetto deve progettare un edificio nella maniera più
economica possibile, ponendoci solo ciò che serve. In questo modo gli dà un grado di
bellezza appropriato. Infine, Durand procede a fare un riassunto più esplicativo su ciò
che viene trattato nel corso. La prima lezione di Durand si concentra sulle proporzioni,
un aspetto cruciale nell'architettura. L’autore procede a mostrarci come vi siano
proporzioni che variano a seconda dell’elemento costruttivo, sia alla grande che alla
piccola scala, istruendoci su come comprendere ogni casistica. Come casi per la sua
spiegazione analizza edifici dell’antichità con atteggiamento razionale. Continua cos