T La “donna dello schermo”
dalla Vita nova, cap. 2, 3-8
Dopo il saluto di Beatrice e la «maravigliosa visione», Dante è così preso dall’amore per la fanciulla che
non pensa più a nutrirsi, mostrando perciò in breve tempo segni di deperimento sul viso. Per far tacere
le chiacchiere su di lui e nascondere l’identità dell’amata, fa credere a tutti di amare un’altra donna.
2. [3] Da questa visione innanzi cominciò lo mio spirito naturale ad essere impedi-
to nella sua operazione1, però che l’anima era tutta data nel pensare di questa gen-
tilissima2 , ond’io divenni in picciolo tempo poi di sì fraile e debole condizione3 che
a molti amici pesava de la mia vista e molti, pieni d’invidia, già si procacciavano di
5 sapere di me quello ch’io volea del tutto celare ad altrui4 . [4] Ed io, accorgendomi
del malvagio domandare che mi facevano, per volontà d’Amore, lo qual mi coman-
dava secondo ’l consiglio de la Ragione, rispondea loro che Amore era quelli che
così m’avea governato5 . Dicea d’Amore però ch’i’ portava nel viso tante delle sue
insegne che questo non si potea ricovrire6 . [5] E quando mi domandavano: «Per
10 cui7 t’à così distrutto questo Amore?», ed io sorridendo li guardava e nulla dicea
loro. [6] Un giorno avenne che questa gentilissima sedea in parte ove s’udiano pa-
role de la Reina de la gloria8 ed io era in luogo dal quale vedea la mia beatitudine9,
e nel mezzo di lei e di me10 per la retta linea sedea una gentile donna di molto pia-
cevole aspetto, la quale mi mirava11 spesse volte maravigliandosi del mio sguarda-
15 re12 che parea che sopra lei terminasse13 . [7] Onde molti s’accorsero del suo mirare
ed in tanto vi fue posto mente che, partendomi di questo luogo, mi sentìo dire ap-
presso di me14: «vedi come cotale donna distrugge la persona di costui»; e, nomi-
nandola, intesi che dicea di colei ch’era stata nel mezzo de la retta linea la qual
movea da la gentilissima Beatrice e terminava negli occhi miei15 . [8] Allora mi con-
20 fortai molto assicurandomi che ’l mio segreto non era comunicato, il giorno, altrui
per mia vista16; e mantenente pensai di fare di questa gentile donna schermo de la
veritade e tanto ne mostrai in poco di tempo che il mio segreto fu creduto sapere da
le più persone che di me ragionavano17.
(Dante Alighieri, Vita nova, a cura di Stefano Carrai, Rizzoli, Milano 2011)
1. Da questa ... operazione: Da questo so- gni (insegne) che il fatto di essere innamo- su questo fatto (vi fue posto mente, im-
gno (quello seguito al saluto di Beatrice per rato (questo) non si poteva nascondere. personale) che, allontanandomi (parten-
via) in poi il mio spirito naturale (quello che Dante mostra sul volto i segni di deperi- domi) da questo luogo, sentivo dire dietro
presiede alla digestione) cominciò a non po- mento tipici degli innamorati. (appresso) di me.
ter più operare (Dante cioè smette di nutrirsi). 7. Per cui: Per chi. 15. e, nominandola ... miei: e, poiché (la
2. però che ... gentilissima: poiché la 8. in parte ... gloria: in un luogo dove si persona che diceva ciò) la nominava, capii
(mia) anima era tutta rivolta (data) a pen- udivano risuonare le parole (in onore) del- che si riferiva a colei che si era trovata a
sare a questa gentilissima (Beatrice). la regina della gloria (la Madonna), cioè in metà della linea retta che partiva dalla
3. ond’io ... condizione: per cui io diven- una chiesa. gentilissima Beatrice e terminava ai miei
ni in breve (picciolo) tempo così fragile e 9. la mia beatitudine: Beatrice. occhi.
debole. 10. nel mezzo ... di me: tra lei e me. 16. assicurandomi ... vista: constatando
4. a molti amici ... altrui: molti amici si 11. mi mirava: mi guardava. che il mio (amore) segreto non era stato
dispiacevano del mio aspetto (vista) e 12. sguardare: guardare, dal provenzale comunicato ad altri, durante quel giorno,
molti invidiosi cercavano (si procacciava- esgardar, che indica uno sguardo conti- per mezzo dei miei sguardi (mia vista).
no) già di sapere riguardo a me (di me) nuato, da cui non si distoglie mai l’atten- 17. e mantenente ... ragionavano: e su-
quello che io volevo nascondere comple- zione. bito pensai di usare questa donna gentile
tamente agli altri (altrui). 13. che sopra lei terminasse: cadesse in- come riparo (schermo) (per dissimulare) la
5. quelli ... governato: colui (quelli) che tenzionalmente su di lei. verità e tanto mostrai di questo amore si-
mi aveva ridotto (governato) a quel modo. 14. Onde ... di me: Perciò molti si accorse- mulato (ne) in poco tempo, che la mag-
6. Dicea ... ricovrire: Parlavo di Amore ro del fatto che lei mi guardava (del suo gior parte delle persone che parlavano di
perché portavo sul viso tanti dei suoi se- mirare) e tanto si concentrò l’attenzione me credevano di conoscere il mio segreto.
© Sanoma Italia, A. Terrile, P. Biglia, C. Terrile, Paravia 1
Analisi del testo
PER ORIENTARSI Il più visibile effetto dell’amore su Dante è il deperimento fisico. Mentre gli amici
si preoccupano, gli invidiosi e i pettegoli si affannano per scoprire chi sia colei che gli procura tanto
patimento. È un evento casuale a offrire a Dante l’occasione per mettere a tacere i curiosi senza svelare
il suo segreto: mentre si trova in una chiesa, una bella ragazza crede di essere la destinataria dei suoi
sguardi e, meravigliandosi di tale attenzione, risponde guardandolo a sua volta. Si diffonde tra i
presenti la voce che sia lei la donna amata da Dante; egli allora, per proteggere Beatrice, approfitta
dell’equivoco e lascia che tutti vi credano.
La città che chiacchiera
Lo spazio in cui avviene la scena qui descritta è quello della città. Essa appare un luogo
sussurrante e malevolo, dove tutti conoscono tutti, si intromettono, commentano e giudica-
no. I giovani innamorati si incontrano nelle vie cittadine, nelle piazze, nelle chiese; in par-
ticolare durante le funzioni religiose è possibile per un ragazzo rivolgere sguardi a una
fanciulla e manifestarle così il proprio interesse. Secondo il codice amoroso del tempo, lo
sguardo ricambiato era un segno importante di reciprocità, un esplicito messaggio di inco-
raggiamento per l’innamorato. E così le chiese, dove si recavano abitualmente le fanciulle,
divenivano facilmente scenari per scambi amorosi, e anche luoghi dove era possibile per i
curiosi raccogliere notizie sui nuovi amori, commentarle e diffonderle.
I riferimenti spaziali del racconto restano tuttavia vaghi (quale chiesa? dove?), così come
quelli temporali («in picciolo tempo», «Un giorno avenne», «in poco di tempo»), né viene ri-
velata l’identità della donna dello schermo («una gentile donna», «cotale donna»). Dante non
ha interesse a raccontare un’esperienza particolare, precisando i dettagli che la renderebbero
unica (lo spazio, il tempo, i nomi delle persone), ma colloca il suo percorso di formazione in-
teriore su un piano esemplare, in modo che possa essere esteso a ogni uomo.
I modelli letterari e il loro superamento
La vicenda della donna dello schermo è la parte della Vita nova in cui è più riconoscibile l’in-
fluenza della tradizione cortese dell’amore, così come era stata diffusa dal trattato De amo-
re di Andrea Cappellano (fine del XII sec.) e dai poeti provenzali. In particolare è qui ripreso
il precetto del “ben celare”, ossia l’obbligo di tenere nascosto il nome dell’amata, sia per pro-
teggere il suo onore, sia per evitare le insidie degli invidiosi e dei malparliers (“maldicenti”).
Così Dante non esita a fingere un falso amore pur di proteggere Beatrice: chi vede in pubblico
la propria amata infatti, come aveva scritto Cappellano, deve fingere di non conoscerla, per
non suscitare chiacchiere malevole. Un secondo riferimento ben visibile in questo passo è a
Guido Cavalcanti, sia per la personificazione delle facoltà spirituali e fisiche dell’io (lo
«spirito naturale» non riesce più a dedicarsi al nutrimento del corpo perché l’«anima» è assor-
bita da un pensiero unico), sia per la concezione drammatica dell’amore, descritto come
forza logorante e distruttiva. Dante supera però tali modelli e si orienta verso una progres-
siva sublimazione della donna, rappresentata con forti connotazioni religiose: Beatrice non
è soltanto designata con l’epiteto superlativo di «gentilissima», ma è implicitamente accostata
alla Madonna ed è infine chiamata, con un termine proprio del lessico sacro, «la mia beatitu-
dine». La trasformazione della donna in una creatura soprannaturale diventerà sempre più
evidente nella continuazione della vicenda, in particolare dopo la morte di Beatrice.
I campi semantici prevalenti
Si possono individuare nel passo alcuni significativi campi semantici: quello degli effetti
distruttivi di Amore, quello del segreto e quello dello sguardo, principale tramite della
comunicazione amorosa. Se la parola chiave per descrivere gli effetti devastanti di Amore è
«distrutto» / «distrugge», le parole della dissimulazione sono «celare», «ricovrire», «segreto»,
«schermo», mentre il coro accerchiante delle voci cittadine si esprime nei verbi «sapere»,
«domandare», «ragionavano».
2 © Sanoma Italia, A. Terrile, P. Biglia, C. Terrile, Paravia
Esercizi
COMPRENDERE E ANALIZZARE
1. Dante narratore decide di non rivelare il nome della donna dello schermo, che pure evidentemente
Dante personaggio conosce. Individua nel testo il passo da cui si può osservare questa scelta e,
dopo avere letto l’analisi, spiega per quale ragione Dante evita di specificare i nomi dei luoghi e
delle persone.
2. Il sorriso di Dante Quando i curiosi assillano Dante per conoscere il nome dell’amata, egli li guarda
e sorride (r. 10). Che cosa intende significare con quel sorriso? In generale come definiresti l’atteg-
giamento di Dante innamorato nei confronti degli altri? Giustifica la tua risposta con riferimento al
testo.
3. Le due donne Individua nel testo le parole con cui Dante designa Beatrice e la donna dello scher-
mo. Qual è la differenza?
4. Dopo avere letto l’analisi del testo, sottolinea in colori diversi i differenti campi semantici, poi colle-
gali ai temi principali della narrazione.
© Sanoma Italia, A. Terrile, P. Biglia, C. Terrile, Paravia 3