ESTRATTI DA VITA NOVA E CONVIVIO
Vita nova 24 [= XXXV secondo l’edizione Barbi]
[...] Poi per alquanto tempo, con ciò fosse cosa che io fosse in parte nella quale mi
ricordava del passato tempo, molto stava pensoso, e con dolorosi pensamenti tanto, che
mi faceano parere di fuori una vista di terribile sbigottimento. Onde io, accorgendomi
del mio travagliare, levai gli occhi per vedere se altri mi vedesse. Allora vidi una gentil
donna giovane e bella molto, la quale da una finestra mi riguardava sì
pietosamente quanto alla vista, che tutta la pietà parea in lei accolta. Onde con ciò
sia cosa che quando li miseri veggiono di loro compassione altrui più tosto si muovono a
lagrimare, quasi come di sé stessi avendo pietade, io senti' allora cominciare li miei occhi
a volere piangere; e però, temendo di non mostrare la mia vile vita, mi partio d'inanzi
dagli occhi di questa gentile. E dicea poi fra me medesimo: «E' non può essere che con
quella pietosa donna non sia nobilissimo amore». [...]
27 [XXXVIII]
Ricoverai la vista di questa donna in sì nuova conditione, che molte volte ne pensava sì
come di persona che troppo mi piacesse, e pensava di lei così: «Questa è una donna
gentile, bella, giovane e savia, ed è apparita forse per volontà d'Amore acciò che
la mia vita si riposi». E molte volte pensava più amorosamente, tanto che lo cuore
consentia in lui, cioè nel suo ragionare. E quando io avea consentito ciò, e io mi
ripensava sì come dalla Ragione mosso e dicea fra me medesimo: «Deh, che pensero è
questo, che in così vile modo vuole consolar me, e non mi lascia quasi altro pensare?».
Poi si rilevava un altro pensero e diceami: «Or tu se' stato in tanta tribulatione; perché
non vuoli tu ritrarre te da tanta amaritudine? Tu vedi che questo è uno spiramento
d'Amore, che ne reca li disiri d'amore dinanzi, ed è mosso da così gentil parte com'è
quella degli occhi della donna che tanto pietosa ci s'àe mostrata». [...]
Convivio
Filosofia
II ii 1-2
Cominciando adunque, dico che la stella di Venere due fiate rivolta era in quello suo
cerchio che la fa parere serotina e matutina secondo diversi tempi, apresso lo
trapassamento [erano passati circa tre anni dalla morte] di quella Beatrice beata che vive
in cielo colli angeli e in terra colla mia anima, quando quella gentile donna di cui feci
menzione nella fine della Vita Nova, parve primamente, acompagnata d'Amore,
alli occhi miei e prese luogo alcuno nella mia mente.
E sì come è ragionato per me nello allegato libello, più da sua gentilezza che da mia
elezione venne ch'io ad essere suo consentisse; ché passionata di tanta misericordia si
dimostrava sopra la mia vedovata vita, che li spiriti delli occhi miei a lei si fero
massimamente amici.
II XII, 5-7
E sì come essere suole che l'uomo va cercando argento e fuori della 'ntenzione truova
oro, lo quale occulta cagione presenta; non forse sanza divino imperio, io, che cercava
di consolar me, trovai non solamente a le mie lagrime rimedio, ma vocabuli d'autori e di
scienze e di libri: li quali considerando, giudicava bene che la filosofia, che era donna di
questi autori, di queste scienze e di questi libri, fosse somma cosa. Ed imaginava lei
fatta come una donna gentile, e non la poteva imaginare in atto alcuno se non
misericordioso (...) E da questo imaginare cominciai ad andare là dov'ella si dimostrava
veracemente, cioè ne le scuole delli religiosi e alle disputazioni de li filosofanti; sì che in
picciolo tempo, forse di trenta mesi, cominciai tanto a sentire della sua dolcezza,
che lo suo amore cacciava e distruggeva ogni altro pensiero.
II xv 3 e 12
Ove si vuole sapere che questa donna è la Filosofia; la quale veramente è donna
piena di dolcezza, ornata d'onestade, mirabile di savere, gloriosa di libertade, sì
come nel terzo trattato, dove la sua nobilitade si tratterà, fia manifesto. [...] E così, in fine
di questo secondo trattato, dico e affermo che la donna di cu' io innamorai appresso
lo primo amore fu la bellissima e onestissima figlia dello Imperadore
dell'universo, alla quale Pittagora puose nome Filosofia.
III [canzone seconda] vv. 1-8
Amor che nella mente mi ragiona
della mia donna disiosamente,
move cose di lei meco sovente
che lo 'ntelletto sovr'esse desvia.
Lo suo parlar sì dolcemente sona,
che l'anima ch'ascolta e che lo sente
dice: «Oh me lassa!, ch'io non son possente
di dir quel ch'odo della donna mia!»
III xi 1
dico che questa donna è quella donna de lo ‘ntelletto che Filosofia si chiama.
Musica
Convivio II XIII, 24
Ancora: la Musica trae a sé li spiriti umani, che quasi sono principalmente vapori del
cuore, sì che quasi cessano da ogni operazione: sì è l'anima intera, quando l'ode, e la
virtù di tutti quasi corre allo spirito sensibile che riceve lo suono.
Convivio III XI, 9
Onde non si dee dicere vero filosofo alcuno che per alcuno diletto colla sapienza in
alcuna sua parte sia amico: sì come sono molti che si dilettano in intendere canzoni ed
istudiare in quelle, e che si dilettano studiare in Rettorica o in Musica, e l'altre
scienze fuggono e abbandonano, che son tutte membra di sapienza.
Le citazioni sono tratte da Dante Alighieri, Vita nova, a cura di Stefano Carrai, Milano, BUR, 2009 e
Dante Alighieri, Convivio, a cura di Gianfranco Fioravanti; canzoni a cura di Claudio Giunta, in Id.,
Opere. Edizione diretta da Marco Santagata, vol. II, Milano, Mondadori, 2014.