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Docsity Le Grazie Ugo Foscolo 1

Il documento descrive il poema incompiuto Le Grazie di Ugo Foscolo. Il poema era composto da tre inni dedicati alle dee Venere, Vesta e Atena/Pallade e alle Grazie. Vengono riassunti i contenuti dei vari inni e il contesto di composizione dell'opera che rimase incompiuta a causa della morte del poeta.

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Il documento descrive il poema incompiuto Le Grazie di Ugo Foscolo. Il poema era composto da tre inni dedicati alle dee Venere, Vesta e Atena/Pallade e alle Grazie. Vengono riassunti i contenuti dei vari inni e il contesto di composizione dell'opera che rimase incompiuta a causa della morte del poeta.

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Le Grazie - Ugo Foscolo

Lingue e letterature classiche


5 pag.

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Downloaded by: Requiem1 (gokuvegeta_2022@[Link])
LE GRAZIE
Le Grazie è composto da tre inni in endecasillabi sciolti, anticipati da una dedica a Canova in cui Foscolo spiega
l'occasione poetica del componimento.
Le Grazie è un poema incompiuto di Ugo Foscolo composto a più riprese a partire dal 1803 fino alla morte del poeta.
Partendo da alcuni versi di un inno del poeta Fanocle che Foscolo finge di aver tradotto dal greco, egli prende spunto
e progetta il poema, che si presenta come una raccolta di liriche in endecasillabi sciolti. Tra 1812 e 1813, mentre
Foscolo si trova nella villa di Bellosguardo a Firenze, il poeta si dedica del tutto alla stesura del poema, dal momento
che aveva la possibilità di comporre e lavorare con tranquillità in un ambiente sereno. Tuttavia nel corso degli anni
Foscolo continua a modificare e ad aggiungere nuovi episodi al poema. Alcuni passi de Le Grazie vengono pubblicati
nel 1822 a Londra. Ma l’opera rimane incompiuta a causa della morte del poeta nel 1827. Le figure centrali del
componimento sono le tre Grazie, Eufrosine, Aglaia e Talia, figure mitologiche figlie della dea Venere. Queste sono
il simbolo di bellezza e armonia, e attraverso loro si realizzano l’ordine e la civiltà nel mondo. L’opera, così, si
presenta con una struttura allegorica complessa.
Sono tre gli inni che compongono l'opera, anticipati da una dedica a Canova in cui Foscolo spiega l'occasione poetica
del componimento. I vari episodi non sono uniti contenutisticamente, ma rimangono separati e sciolti; la loro unità,
infatti, si coglie solo a livello stilistico.
Il primo inno è dedicato alla dea Venere e alla sua nascita e apparizione nel mare greco insieme alle sue figlie le
Grazie. Viene qui rievocata la terra natale di Zacinto, che verrà celebrata anche in uno dei sonetti più famosi di
Foscolo intitolato, appunto, A Zacinto. L'isola viene descritta in un'eterna primavera. Venere, con la sua apparizione,
fa scoprire all'uomo la bellezza, infondendola sul creato, tema che ricorre anche nel sonetto A Zacinto. Infine la dea
abbandona la terra, invitando le Grazie a ricordare sempre i valori e i sentimenti che rendono grande ed eterno l'uomo.
Composto da 299 versi e dedicato a Venere “Divinità che ha per distintivo la bella natura apparente”, contiene la
celebrazione del potere civilizzatore della poesia e delle arti. Il poeta si rivolge allo scultore Antonio Canova, autore di
una statua di Venere che dal 1812 si trovava alla Galleria degli Uffizi di Firenze, invitandolo a partecipare a un rito in
onore delle Grazie, in nome di una comune adesione ai principi del mondo classico. L’inno celebra la nascita delle tre
Grazie, definite, in appunti sul carme (EN I, p. 949), delle “divinità intermedie tra il cielo e la terra” che appaiono
assieme a Venere sul mare greco; ad esse spetta il compito di condurre gli uomini al controllo degli innati istinti ferini,
infondendo armonia e concordia.
Nel secondo inno viene presentato un rito in onore della dea del focolare Vesta. Questo inno è ambientato a
Bellosguardo, a Firenze, dove il poeta tra 1812 e 1813 si trovava a lavorare. Le Grazie officiano questo rito alla
presenza di tre sacerdotesse, che sono le tre donne amate dal poeta e rappresentano allegoricamente tre forme
artistiche: musica, poesia e danza. Compaiono anche persone umili del popolo, che fanno da coro. La prima
sacerdotessa suona l'arpa, la cui melodia ispira armonia al mondo, la seconda porta in omaggio alla dea un favo,
simbolo della dolcezza della poesia, la terza infine, danzando, offre un cigno. evocazione di Galileo.
Nel secondo Inno, di 350 versi, dedicato a Vesta “Nume virginale e custode del foco eterno che anima i cuori gentili”,
le Grazie passano dalla Grecia all’Italia; qui, sulle colline di Bellosguardo, si celebra un rito propiziatorio al quale
sono invitate a partecipare tre amiche del poeta: la fiorentina Eleonora Nencini, suonatrice d’arpa, simbolo della
musica; la bolognese Cornelia Martinetti che reca all’altare un favo di miele che simboleggia la dolcezza della
poesia trasmigrata dalla Grecia all’Italia e, infine, la milanese Maddalena Bignami, danzatrice.
Il terzo inno è dedicato alla dea Atena/Pallade, che su un cocchio trasporta le Grazie nel mondo dell'Atlantide, un
mondo mitico, senza tempo e impulsi irrazionali, dove vive la più grande armonia. Atena ordina alle Grazie e ad altre
dee minori di tessere un velo, in cui vengono rappresentate le virtù, unica difesa dalle passioni irrazionali. L'inno si
chiude con una preghiera dal poeta alle Grazie medesime. Di soli 24 versi, è dedicato a Pallade/Atene “Dea delle arti
consolatrici della vita e maestra d’ingegni”; rivolgendosi nuovamente al Canova, Foscolo evoca la protezione dei
grandi poeti del passato. L’inno avrebbe dovuto rappresentare le Grazie nell’isola di Atlantide dove le tre divinità si
rifugiano per sfuggire alla corruzione del mondo: da qui Pallade le fa tornare presso gli uomini, protette dalle insidie
delle passioni da un miracoloso velo, nel quale sono rappresentati i sentimenti più sacri all’uomo.

• Lunga lettera di Foscolo a monti nel 1808, dopo la traduzione della Chioma di Berenice fa un programma di
lavoro molto ambizioso e dice di voler scrivere degli inni italiani alle grazie una specie di poesia filosofica
dove parla in modo metafisico delle grazie.

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«Qui è sculta da Canova Elena bella /e van tutti dicendo ecco Isabella; / l’illusion però • Nella lettera a
non tocca il segno / perché dato non è scolpir l’ingegno» ( Filippo Scolari) isabella dell’agosto
(versi galanti per Isabella) del 1812 dice che è
imminente la
pubblicazione di un
carme diretto a
canova perché la
poesia è applicata
alle belle arti.
• Nel 1818 su “La Biblioteca Italiana” vengono pubblicati i primi 156 delle Grazie di Foscolo, a sua insaputa da
Scalvini (vengono pubblicati solo alcuni versi).

• Nel 1822 vi è la prima pubblicazione autorizzata da Foscolo


• Poema allegorico e macchinoso
• Omaggio al più grande artista contemporaneo dell’epoca Antonio Canova
• ERPHRASIS
• Tre inni
• Dediche a:
• 3 donne Eleonora Nencini - Cornelia Martinetti - Maddalena Bignami
• 3 arti musica – poesia – danza
• 3 dee Venere – Vesta – Pallade/Atena
• Le tre Grazie: Eufrosine – Agalia – Talia le quali non vengono mai citate
DA CANOVA A FOSCOLO
Antonio Canova, Le Grazie e Venere danzano davanti a Marte, 1799, tempera su carta (Possagno, Museo Canova)

Antonio Canova, Testa di Elena, donata a Isabella Teotochi Albrizzi, 1811 (San Pietroburgo, Ermitage)

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Qui Canova, riprende e reinterpreta in maniera
moderna la statua ellenistica.

La Venere Medicea
(Firenze, Museo degli Uffizi, età ellenistica)

Canova, La Venere italica, 1804-1812 (Firenze,


Pitti, Galleria Palatina)

• Annota Foscolo sul manoscritto delle Grazie (agosto-settembre 1812) a


proposito della Venere canoviana confrontata a quella greca: «La nuova
Venere è pur la bellissima cosa! Non spira deità come l’altra, né quella celeste armonia. Canova abbellì invece
la sua Venere di tutte quelle grazie che spirano un non so che di terreno [...] La Venere de’ Medici era
bellissima dea; e questa ch’io guardo e riguardo è voluttuosissima donna».
• Similmente aveva scritto il letterato toscano Giovanni Rosini (letterato e storico dell’arte) in un opuscolo che
celebrava la scultura: «Accende maggiormente gli animi quella ineffabile voluttà che traluce dal volto, o il
pudore che si mostra nella mossa di tutto il corpo [...]. Canova parmi ha superato se stesso nell’atteggiamento
voluttuoso del collo; nell’amorosa verecondia del volto e principalmente degli occhi; e nella mossa amabile
della testa». F 0parole
E0 molto simili a quelle di Foscolo
• Nella Dissertation on an Ancient Hymn to the Graces (1822) scriverà: «Per i poeti e gli artisti della Grecia
Venere non era niente più che una rappresentazione personificata della bellezza ideale; e la statua della Venere
dei Medici lo spiega molto meglio che tutte le raffinate teorie che sono state scritte sul Bello e sul Sublime. Se
invece dei loro poeti che fornivano soggetti, attitudini ed espressioni agli artisti, gli ateniesi avessero avuto
filosofi come Burke e come Mendelssohn, è lecito dubitare che avrebbero eseguito quei capolavori di scultura
che Fidia riconosce aver copiato da tre versi dell’Iliade. Così Michelangelo [...] vantava di aver ricavato le sue

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«E allor faconde di Talìa le corde, / E Tersicore Dea, che a te dintorno / figure, le composizioni dei suoi gruppi, le
«E fra
fea l’altrediimmortali
tripudio ballo e ti ultima venne
guardava, / rugiadosa
/ eran confortolaa’bionda Ebe, costretti
tuoi pensieri e / in movenze delle membra e le espressioni
mille nodi(Foscolo,
all’opra» fra le perle
LeiGrazie, Inno III) e l’anfora converse: / e dell’altre ladei volti dal poema di Dante».
crini, / silenzïosa,
vaga opra fatale / rorò d’ambrosia; e fu quel velo eterno» (Foscolo, Le Grazie,
Inno III)

Ebe è la coppiera degli dei.


I gruppi scultorei delle Tre Grazie rimasti sono tre:

• A. Canova, Le Tre Grazie, 1812-1816, gruppo marmoreo


eseguito per Joséphine de Beauharnais (prima moglie di Napoleone)
oggi all’Ermitage di San Pietroburgo,
e rispetta l’iconografia classica delle Grazie.
La voluttà dell’abbraccio è una delle caratteristiche canoviane
principali


A. Canova, Le Tre Grazie, 1814-1817, gruppo eseguito per John Russell VI, duca di
Bedford, collocata in Woburn Abbey, dove lo vide Foscolo (ora al Victoria and Albert
Museum di Londra) Questa versione molto simile anche se lo stato di conservazione è
diverso.

Antonio Canova, “Ebe” scolpita per J. Beauharnais, 1800-1805 (San Pietroburgo, Ermitage); esistono altre tre
versioni canoviane del medesimo soggetto.

A. Canova, La danzatrice con cembali, 1809-1814 (Berlino, Staatliches Museum)

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• Lettura del passo che scrisse Isabella Teotochi Albrizzi
Canova fu un uomo dalla formazione politica dell’ancien regime e aveva bisogno di grandi committenze e nel regalare
la Venere Italica a Firenze non ha intenzioni politiche come invece scrive Foscolo.

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