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UGO FOSCOLO

LE IDEE E LA POETICA
TRA PASSATO E FUTURO: IL NEOCLASSICISMO E L'IMPEGNO CIVILE

Dal punto di vista dello stile e della lingua i suoi testi sono permeati di tradizione
e costituiscono il vertice del movimento artistico e letterario che va sotto il nome
di Neoclassicismo: il lessico è ricercato e prezioso, la sintassi elaborata, le figure
retoriche sono numerose e riferimenti alla mitologia classica sono continui. Il
poeta sottopone le sue opere a una cura estrema, sino a raggiungere la perfezione
armoniosa della forma. Il recupero dei miti antichi è uno strumento per guardare
al futuro e raggiungere un obiettivo politico.

In questa compresenza di forma tradizionale e obiettivi civili, Foscolo si collega ai


modelli di Parini e Alfieri, realizzando però in modo più compiuto il
coinvolgimento diretto dell'intellettuale, attraverso l'azione e le prese di
posizione pubbliche.

IL DEBITO NEI CONFRONTI DI VICO

Il modo in cui Foscolo guarda agli antichi deve molto al pensiero del filosofo
napoletano Giambattista Vico, il quale sostiene che la poesia nasce da un
atteggiamento passionale. Nella sua concezione la storia dell'umanità segue tre
tappe, corrispondenti alle fasi dello sviluppo individuale dell'uomo: l'età degli dei,
ossia l'epoca primitiva (la fanciullezza) nella quale gli uomini percepiscono in
modo confuso attraverso i sensi; l'età degli eroi, cioè l'epoca degli antichi (la
giovinezza) nella quale sono dominati dalla fantasia e dall'immaginazione; l'età
degli uomini, cioè l'epoca moderna (la maturità) nella quale si servono
dell'intelletto per cercare spiegazioni logiche.

La poesia per Vico è caratteristica della prima e della seconda epoca, quando gli
antichi si abbandonano allo stupore di fronte ai fenomeni naturali e li
rappresentano in forme poetiche, creando miti che hanno una funzione civile,
ossia fondano le modalità di convivenza comune che costituiscono il patrimonio di
un popolo. Foscolo riprende dunque da Vico l'idea che la poesia possa fare
progredire la civiltà attraverso la sua capacità di creare miti e immagini.

UNA FITTA RETE DI PRESTITI, IMITAZIONI, RIPRESE: "LIBRI COMPOSTI D'ALTRUI


LIBRI A MOSAICO"

In questo stretto legame con il passato, diventa naturale per Foscolo attingere
costantemente ai testi altrui, attraverso un lavoro di citazione esplicita e di
allusione indiretta. I principali modelli sono la Bibbia, i poemi omerici, Virgilio, gli
autori italiani (Dante, Petrarca...), gli autori europei (Goethe, Gray,Montesquieu...)
e se stesso.

La nascita a Zante e l'educazione religiosa greco-orientale lasciano ulteriori tracce


sulla lingua e sullo stile di Foscolo.

I TEMI

Foscolo è un autore estremamente selettivo e anche i suoi temi sono in numero


limitato. La lontananza dalla madre, dalla patria e dal mondo greco generano
nelle opere del Foscolo un senso di tensione sempre frustrata, di nostalgia per un
obiettivo continuamente negato.

Il giudizio di Foscolo sulla propria epoca è netto: si tratta di un "reo tempo"


dominato dalla violenza, nella quale le virtù sono bandite e prevalgono gli uomini
mediocri oppure quelli più spregiudicati. L'intera storia dell'umanità è considerata
una catena di sopraffazioni, nella quale nessun popolo può considerarsi esente
dalla rovina; la legge è il diritto imposto dal più forte e i vincitori si trasformano
rapidamente in schiavi.

La visione negativa della storia non è però priva di consolazioni per l'uomo: esiste
infatti la bellezza, intesa come grazia femminile, dolcezza di un paesaggio
naturale, perfezione di un'opera artistica. Lo spettacolo della bellezza secondo
Foscolo ha il potere di rasserenare l'animo, di placare i tormenti e le passioni
infelici. Tuttavia la bellezza è esposta alla precarietà: può essere aggredita dalla
malattia, dalla morte, dal tempo... L'ultima parola spetta alla poesia, che riesce a
rendere eterno quello che altrimenti sarebbe soggetto alla caducità.

La funzione determinante della bellezza e della poesia emerge con chiarezza


nell'ode All'amica risanata (1803) dedicata ad Antonietta Fagnani Arese, reduce
da una lunga malattia. Le prime due strofe celebrano il momento in cui la donna
lascia il proprio letto guarita, e la sua bellezza appare più forte, in grado di offrire
agli uomini quel conforto e quella consolazione di cui essi hanno assolutamente
bisogno.

Se anche la bellezza è destinata a finire, la salvezza è affidata alla parola poetica.

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