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Gli Occhi Di Traldar

Il documento descrive due oggetti magici leggendari chiamati Occhio di Traldar e Opale Nero. Sono due gemme che contengono l'energia residua di antichi dispositivi tecnologici creati dalla civiltà perduta di Blackmoor per scopi di sorveglianza e controllo mentale su vasta scala. Le gemme conferiscono poteri divinatori e di incantesimo ai maghi che si sincronizzano con esse.

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Gli Occhi Di Traldar

Il documento descrive due oggetti magici leggendari chiamati Occhio di Traldar e Opale Nero. Sono due gemme che contengono l'energia residua di antichi dispositivi tecnologici creati dalla civiltà perduta di Blackmoor per scopi di sorveglianza e controllo mentale su vasta scala. Le gemme conferiscono poteri divinatori e di incantesimo ai maghi che si sincronizzano con esse.

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L'Occhio di Traldar (Opale di Fuoco)

(Oggetto Magico Leggendario. Unico. Richiede la sintonia dell'utilizzatore.


Può essere utilizzato solo da incantatori arcani)
L'Occhio di Traldar è una gemma
grande quasi quanto un uovo di struzzo,
dalle accese tonalità arancioni e gialle e
dalle molteplici sfaccettature.

La tradizione lo vuole incastonato in un


basamento d'oro massiccio a forma di
artiglio di drago.

L'Occhio di Traldar, sempre stando al


mito e alla leggenda che lo avvolge, è un
potente oggetto divinatorio.

La gemma nota come l'Occhio di Traldar è dotata di cariche che vengono


temporaneamente consumate quando utilizzate per attivare un potere (un po' come
per gli slot di incantesimi). L'oggetto, ad ogni alba, recupera 1d4+1/livello
dell'incantatore cariche. Se viene utilizzata l'ultima carica, l'utilizzatore deve tirare
1d20. Con un risultato di “1” l'oggetto impiegherà 1 anno per rigenerare una carica;
dopodiché inizierà a rigenerarsi come normale. Inoltre ha diversi poteri il cui costo,
in cariche, è indicato nella descrizione del potere stesso. I poteri a cui ha accesso
l'utilizzatore, che deve essersi precedentemente sintonizzato con l'oggetto, dipendono
dal livello di potere di quest'ultimo.
Al I livello l'Occhio di Traldar ha 4 cariche e l'incantatore ha accesso ai seguenti
poteri:
Detect Evil and Good (1 carica)
Detect Magic (1 carica)
Identify (1 cariche)
Al II livello l'Occhio di Traldar ha 6 cariche e l'incantatore ha accesso, oltre ai
poteri indicati sopra, anche ai seguenti poteri:
Augury (2 cariche)
Detect Thoughts (2 cariche)
Locate Object (2 cariche)
Al III livello l'Occhio di Traldar ha 8 cariche e l'incantatore ha accesso, oltre ai
poteri indicati sopra, anche ai seguenti poteri:
Clairvoyance (3 cariche)
Sempre secondo la leggenda, se usato congiuntamente con la gemma gemella nota
come l'Occhio d'Opale Nero, altri poteri verranno attivati.
L'Opale Nero
(Oggetto Magico Leggendario. Unico. Richiede la sintonia dell'utilizzatore.
Può essere utilizzato solo da incantatori arcani)
L'Occhio di Opale Nero è una gemma
grande quasi quanto un uovo di struzzo,
dalla forte colorazione nera e dai risvolti
blu scuro.

L'Opale Nero è un oggetto magico


circondato da una potente aurea di
ammaliamento.

L'Opale Nero è una gemma dotata di cariche che vengono temporaneamente


consumate quando utilizzate per attivare un potere (un po' come per gli slot di
incantesimi). L'oggetto, ad ogni mezzanotte, recupera 1d4+1/livello dell'incantatore
cariche. Se viene utilizzata l'ultima carica, l'utilizzatore deve tirare 1d20. Con un
risultato di “1” l'oggetto impiegherà 1 anno per rigenerare una carica; dopodiché
inizierà a rigenerarsi come normale. Inoltre ha diversi poteri il cui costo, in cariche,
è indicato nella descrizione del potere stesso. I poteri a cui ha accesso l'utilizzatore,
che deve essersi precedentemente sintonizzato con l'oggetto, dipendono dal livello di
potere di quest'ultimo.
Al I livello l'Opale Nero ha 4 cariche e l'incantatore ha accesso ai seguenti poteri:
Charm Person (1 carica)
Command (1 carica)
Heroism (1 cariche)
Al II livello l'Opale Nero ha 6 cariche e l'incantatore ha accesso, oltre ai poteri
indicati sopra, anche ai seguenti poteri:
Calm Emotion (2 cariche)
Suggestion (2 cariche)
Zone of Truth (2 cariche)
Al III livello l'Opale Nero ha 8 cariche e l'incantatore ha accesso, oltre ai poteri
indicati sopra, anche ai seguenti poteri:
Confusion (3 cariche)
Sempre secondo la leggenda, se usato congiuntamente con la gemma gemella nota
come l'Occhio d'Opale Nero, altri poteri verranno attivati.
Quando le due gemme sono assieme e l'incantatore che intende utilizzarne i poteri
congiunti, oltre ad averne il potere necessario, si è posto in sintonia con entrambe,
questi ha accesso anche ai seguenti incantesimi:

Al V livello ciascun Occhio ha a disposizione 9 cariche e l'incantatore ha accesso


ai seguenti poteri:
Divination (4 cariche)
Dominate Person (4 cariche)
Al IX livello ciascun Occhio ha a disposizione 10 cariche e l'incantatore ha
accesso ai seguenti poteri:
Commune (5 cariche)
Geas (5 cariche)

Inoltre i due oggetti, attraverso un rituale simile alla messa in sintonia con ciascuno
di essi, sono in grado di localizzare le stazioni di Blackmoor preposte alla raccolta
dati da loro (teoricamente) inviati. Gli “Occhi”, utilizzati nel modo corretto, fungono
anche da lasciapassare all'interno delle stesse.
Storia: all'apice dello sviluppo tecnologico di Blackmoor corrispose anche la sua
massima espansione territoriale che vedeva, la potente tecnocrazia, dominare su gran
parte delle terre emerse di Mystara. Un Impero però di siffatta vastità richiedeva un
ingente dispendio di energie, economiche, militari, energetiche, per poter essere
controllato. Fu così che l'élite al comando della nazione si convinse della necessità di
sviluppare una nuova tecnologia e con essa dei nuovi strumenti in grado di servire
allo scopo. In quel periodo un giovane e brillante scienziato, rispondente al nome di
Rafiel, stava portando avanti avveniristici studi relativi la trasmissione del pensiero e
la supersimmetria (materia assai complessa e relativa lo studio e lo sviluppo dei
pensieri e dell'inconscio collettivo). I suoi studi erano in una fase ancora molto teorica
ma indubbiamente avevano già destato l'attenzione delle più alte cariche militari che
in essi intravvedevano enormi potenzialità. Queste furono le premesse per la nascita
del progetto “S.C.U.D.O.” (Sistema di Controllo Universale per la Dominazione e
l'Ordine). Il progetto, mai completato a seguito degli eventi nefasti che portarono
Mystara sull'orlo del baratro e ai giorni del cataclisma conosciuto come la Grande
Pioggia di Fuoco, prevedeva la costruzione di una cinquantina di ordigni, denominati
“Occhi” di forma sferica del diametro di circa 10 piedi, che una volta lanciati nello
spazio si sarebbero messi ad orbitare attorno al pianeta. Una volta entrati in funzione
questi “Occhi” si sarebbero collegati l'un l'altro mediante una forma embrionale di
pensiero collettivo diventando, di fatto, un tutt'uno e andando a costituire una sorta
di scudo protettivo sul pianeta. Attraverso questi “Occhi”, non solo in grado di
vedere anche il più piccolo dettaglio posto sulla superficie di Mystara (dagli
spostamenti di intere popolazioni ai piccoli movimenti insurrezionali), Blackmoor
sarebbe stata soprattutto in grado di esercitare un controllo mentale, pressoché totale
sugli individui “selezionati” e posti sotto “osservazione”. Quando la civiltà
blackmoriana si eclissò, spazzata via dalla propria tecnologia, solo una ventina di
questi congegni orbitavano attorno al pianeta di Mystara. Non entrarono quindi mai
realmente in funzione e, nel corso di decenni forse secoli, alcuni di essi, si persero o
vennero distrutti. Alcuni infatti, mai posizionati correttamente, sfuggirono alla forza
gravitazionale del pianeta e ora vagano nello spazio infinito. Altri entrarono in
collisione con altri oggetti vaganti nel cosmo quali pietre, pulviscolo stellare, comete,
altri oggetti simili e si distrussero. Uno addirittura finì con lo schiantarsi sulla luna di
Matera. Due di questi, infine, ebbero una strana sorte comune.
A cavallo dei secoli sedicesimo e quindicesimo P.I. (Prima dell'Incoronazione del
Primo Imperatore di Thyatis), in un anno non ben precisato, due di questi “Occhi”
infatti entrarono in collisione e pressoché contemporaneamente precipitarono al
suolo. Il destino volle che l'astronomo di corte del Principe Nithiano Traldar, signore
dell'omonima baronia posta ai confini meridionali dell'allora Regno di Nithia, le
scambiò in un primo momento per due stelle cadenti gemelle. Il segno venne
interpretato come un buon auspicio, vista la contemporanea nascita dei due figli
primogeniti del Principe, i gemelli Meketre (M) e Isisalam (F) ma anche come un
avvertimento a che, un giorno, la loro nascita simultanea avrebbe potuto generare
lotte fratricide per il controllo della baronia di Traldar. Il primo atto che fu intrapreso
dal Principe Traldar fu quello di organizzare una spedizione militare affinché i resti
dei due astri, qualora ne fossero rimasti, fossero recuperati. Nei giorni che seguirono,
non senza fatica, furono portati d'innanzi a lui i resti carbonizzati e fusi di due
ammassi ferrosi ridottisi al diametro di poco più di un metro l'uno ma dal peso
decisamente spropositato rispetto al volume. Ci vollero ancora giorni, probabilmente
settimane, ai maghi di corte per riuscire ad “aprire” gli involucri metallici e a svelarne
l'arcano contenuto. Al centro di quello che, una volta aperto, appariva come un
grande occhio metallico e che venne classificato come “un dono degli dei” si trovava
infatti un nucleo di “energia viva e pulsante”, dai riflessi azzurri accesi e dalle
dimensioni di un uovo di quaglia. La consistenza era però simile a quella del
mercurio e quindi necessitava di un contenitore per essere spostato. Vennero fatti
alcuni esperimenti dai maghi di Traldar e questi appresero e riferirono al loro
Principe di come i liquidi recuperati dai due astri si attirassero l'uno con l'altro ma
che, una volta uniti, ogni volta si fossero poi ridivisi mantenendo sempre le
dimensioni originali. Infine vennero rilevate su di loro forti auree di divinazione e
ammaliamento. Il Principe decise quindi di commissionare ai suoi maghi e chierici
più potenti la realizzazione di due gemme, note come “gli Occhi di Traldar” che
avrebbe donato ai due figli. Le gemme, al cui centro pulsa l'energia viva originaria di
Blackmoor, vennero dotate di poteri unici, se usate separatamente ma anche di
straordinari poteri comuni se utilizzate congiuntamente. La realizzazione delle gemme
richiese diversi anni e quando furono pronte i figli di Traldar erano già due giovani
adulti all'apice della loro bellezza e vigore fisico. Sotto gli insegnamenti di un padre
amorevole e dei migliori maestri, Meketre divenne uno stregone-guerriero di
impareggiabile valore mentre Isisalam dedicò la sua vita al culto dell'Immortale Pflarr
diventandone favorita tra le sue sacerdotesse. Quando Traldar ritenne pronti i suoi
figli fece loro dono i due “Occhi” regalando l'Opale di Fuoco, la gemma giallo-
arancio dotata dei poteri divinatori, al figlio Meketre e l'Opale Nero, con i poteri
ammalianti, alla figlia Isisalam. Infine diede loro il compito di guidare il clan Traldar
a sud dei monti Altan e di colonizzare a suo nome le terre che avessero trovato. La
sua convinzione e speranza era che i due figli avrebbero imparato a collaborare e a
sfruttare così al meglio i poteri congiunti delle due gemme. Sarebbe stato quindi più
semplice, una volta colonizzata la nuova terra, assegnare questa ad uno dei due e la
“madrepatria” Traldar all'altro. Il destino volle che le cose non andarono esattamente
come desiderate dal Principe. La principessa Isisalam infatti scoprì ben presto la valle
degli Hutaaka e i suoi misteriosi abitanti, araldi in terra dell'immortale Pflarr. Si unì a
loro e passò la sua esistenza dedicando ogni suo giorno all'adorazione dell'immortale
dalla testa di sciacallo e cercando di accrescere il potere e l'influenza dei suoi eletti.
Il fratello ebbe così la strada spianata verso la conquista e il controllo totale delle
terre a sud dei monti Altan (l'attuale Karameikos). Il suo dominio fu lungo e sereno,
contrassegnato da pace e prosperità anche per le popolazioni sottomesse che, negli
anni adottarono, indistintamente dall'origine indigena o meno, il nome di Traldar.
Egli, come la sorella, non rientrò mai in patria a Nithia, in quanto si adattò più che
velocemente alla vita nelle ricche e fertili terre bagnate dai fiumi Volaga e Rugalov.
Alla sua morte venne costruito un mausoleo nei pressi delle sorgenti del fiume
Volaga e in esso furono poste le sue spoglie mortali. Tra i suoi tesori trovò posto
anche il suo bene più prezioso: l'Opale di Fuoco che nel tempo divenne noto anche
come Occhio di Traldar.
La tradizione popolare Traldar vuole che sia stato Zirchev a creare gli Occhi di
Traldar ma questa è una distorsione della realtà, dovuta principalmente agli effetti
dell'Incantesimo di Oblio che spazzò via la civiltà di Nithia e ne cancellò (quasi) del
tutto il ricordo. Zirchev, giunto al rango di arcimago sotto gli insegnamenti degli
ultimi hutaakani, ebbe come grande merito quello di riunire i due oggetti per
“donarli” al popolo Traldar. Popolo che però, attraverso un suo eletto e
rappresentante meritevole, doveva essere istruito all'uso del potere degli Occhi e
incaricato della loro protezione. Nacque così la figura del Veggente del Lago dei
Sogni Perduti (o Veggente del Lago delle Anime Perdute o più semplicemente
Veggente di Traldar).
Quasi otto secoli più tardi, l'immortale Rafiel attivo nella ricerca di manufatti
tecnologici risalenti all'epoca di Blackmoor, percepì negli Occhi di Traldar un
pericoloso residuo dei suoi lavori mortali. Risoluto a metterli “in sicurezza” al fine di
evitare che accidentalmente si possa generare un nuovo olocausto, come quello che
devastò le terre a sud di Glantri e generò le Terre Brulle, assunse identità mortale e
prese il nome di Elyas. La sua affinità con la magia e il popolo elfico lo portarono
ben presto a diventare il nuovo Veggente di Traldar. Il suo primo atto fu quello di
separare le gemme: l'Opale di Fuoco venne lasciato nell'isola al centro del Lago dei
Sogni Perduti; l'Opale Nero invece venne affidato alle cure degli elfi Vyalia residenti
nel piccolo villaggio di Kota-Hutan (situato nell'attuale Impero di Thyatis tra la
Contea di Vyalia e la Baronia di Biazzan). Qui, nella Valle di Hantu, fondò la
filosofia della Via Tranquilla e l'ordine di monaci-elfi Siswa. Il resto della storia e la
morte di Elyas, uno degli Avatar di Rafiel, sono descritti nel modulo B7 – Rahasia.
Prima di separare i due oggetti Rafiel/Elyas utilizzò il loro potere congiunto per
individuare la “Stazione Freccia”, un laboratorio/bunker sotterraneo, situato nel cuore
della Foresta Dymrak, risalente all'epoca della colonizzazione blackmooriana. Questo
laboratorio, come altri simili e disseminati sul globo di Mystara, aveva tra le altre cose
lo scopo di raccogliere i dati inviati sul pianeta dai vari “Occhi” e di convogliarli poi
ad un macchinario centrale, situato al centro dell'Impero, per la loro analisi. La
stazione, in attesa di essere distrutta definitivamente, era stata messa
temporaneamente in sicurezza dall'Immortale con l'ausilio di trappole e guardiani. La
perdita però del suo Avatar e dell'Opale Nero ad opera delle tre streghe serve di
Orcus aveva convinto Rafiel a desistere dal suo obbiettivo primario in quanto egli
ritenne che difficilmente qualcuno sarebbe stato in grado di rimettere assieme gli
Occhi di Traldar, localizzare la Stazione Freccia, entrarvi ed accedere ai suoi segreti.
Per Rafiel quella storia costituiva un capitolo chiuso e dedicarvi altro tempo, magari
sottraendolo allo sviluppo della Camera delle Sfere, sarebbe stato deleterio e
controproducente per i suoi nuovi fini.

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