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Organo ufficiale di Alleanza Cattolica

357
Per una società a misura di uomo
e secondo il piano di Dio

In questo numero:
o In viaggio con il beato Newman. La visita di Papa Benedetto XVI in Gran Bretagna
o Nota su Gian Francesco Galeani Napione e il federalismo italico nel secolo XIX
o Idea di una confederazione delle potenze d’Italia
o «Abuso di minori nelle istituzioni: garantire la piena protezione delle vittime»
o Intolleranza e discriminazione contro i cristiani

rivista trimestrale - anno XXXVIII luglio-settembre 2010 – € 5,00


Cristianità
organo ufficiale di Alleanza Cattolica
trimestrale — dal 1973

ISSN 1120 – 4877

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In viaggio con il beato Newman
La visita di Papa Benedetto XVI
in Gran Bretagna
Massimo Introvigne

Il viaggio apostolico di Papa Benedetto XVI in Gran Bretagna, dal 16 al


19 settembre 2010, ha avuto lo scopo di celebrare il card. John Henry Newman
C.O. (1801-1890) e proclamarne la beatificazione. Con il pontificato di Papa
Benedetto XVI le cerimonie di beatificazione sono normalmente affidate ai ve-
scovi locali e non più al Pontefice. Per il beato Newman il Santo Padre ha inteso
fare un’eccezione, anzitutto perché — ha confidato — «[...] Newman ha avuto
da tanto tempo un influsso importante nella mia vita e nel mio pensiero»1. Più
in generale, si tratta di una personalità di «eccezionale grandezza per il nostro
tempo»2, «[...] uno studioso di grande levatura, un insigne scrittore e poeta, un
sapiente uomo di Dio, il cui pensiero ha illuminato molte coscienze e ancora
oggi esercita un fascino straordinario»3, «una figura di dottore della Chiesa»4
— ancorché non sia stato ancora formalmente proclamato come tale — che ha
affrontato alcuni dei principali problemi della modernità. Nel corso del viaggio
Papa Benedetto XVI è tornato sugli stessi problemi, sia ricordando gl’insegna-
menti del beato Newman sia applicandoli al contesto odierno.
Nell’omelia per la Messa di beatificazione a Birmingham, il Pontefice ha
segnalato tre principali insegnamenti del beato Newman che si è proposto d’il-
lustrare nel suo viaggio: «sulla relazione fra fede e ragione, sullo spazio vitale
della religione rivelata nella società civilizzata, e sulla necessità di un approc-
cio all‟educazione ampiamente fondato e a lungo raggio»5. Convinto che «il
beato John Henry Newman, la cui figura e i cui scritti conservano ancora una

1
Benedetto XVI, Discorso durante la veglia di preghiera per la beatificazione del cardi-
nale John Henry Newman nell‟Hyde Park a Londra, del 18-9-2010, in L‟Osservatore Ro-
mano. Giornale quotidiano politico religioso, Città del Vaticano 20/21-9-2010.
2
Idem, Incontro con i giornalisti durante il volo verso il Regno Unito, del 16-9-2010, ibid.
18-9-2010.
3
Idem, Udienza generale sul viaggio apostolico nel Regno Unito, del 22-9-2010, ibid. 23-
9-2010.
4
Idem, Incontro con i giornalisti durante il volo verso il Regno Unito, cit.
5
Idem, Discorso durante la visita alla Casa per anziani St Peter's Residence a Londra,
del 18-9-2010, in L‟Osservatore Romano. Giornale quotidiano politico religioso, Città del
Vaticano 20/21-9-2010.
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

formidabile attualità, merita di essere conosciuto da tutti»6, a ciascuno dei tre


temi Papa Benedetto XVI ha dedicato ampie riflessioni.

1. Fede e ragione
a. Il beato Newman e la modernità
Il beato Newman «[...] ha vissuto tutto il problema della modernità»7 e ha
«[...] ancora molto da insegnarci sulla vita e la testimonianza cristiane tra le
sfide del mondo contemporaneo, sfide che egli previde con eccezionale chiarez-
za»8. Nel corso del suo viaggio in Portogallo9 Papa Benedetto XVI ha affrontato
il tema della modernità, distinguendo fra istanze e domande legittime, che la
Chiesa ha accolto, e risposte sbagliate che hanno dato vita a una vera e propria
ideologia del moderno, denunciata dalla Chiesa stessa come errata e pericolosa.
«In un mondo già pieno di crescente rumore e confusione, pieno di false vie che
conducono solo a profondo dolore del cuore ed illusione»10, Newman ha assun-
to le istanze della modernità «con tutti i dubbi e i problemi del nostro essere di
oggi»11, ma ha fornito risposte inequivocabilmente cristiane e diffidenti nei con-
fronti di ogni forma d’ideologia.
Si può ricordare qui quello che è forse il più celebre discorso del beato
Newman, il Biglietto Speech, «Discorso del biglietto», pronunciato a Roma il 12
maggio 1879 in risposta alla lettura del biglietto con cui il Segretario di Stato,
card. Lorenzo Nina (1812-1885), gli comunicava formalmente la sua elevazione
a cardinale da parte di Papa Leone XIII (1878-1903). Qui il beato — di cui cito
il testo nella nuova traduzione italiana pubblicata sull’Osservatore Romano del
13 maggio 2009 — tiene a precisare che «fin dall‟inizio mi sono opposto ad una
grande sciagura. Per trenta, quaranta, cinquant‟anni ho cercato di contrastare
con tutte le mie forze lo spirito del liberalismo nella religione. Mai la santa
Chiesa ha avuto maggiore necessità di qualcuno che vi si opponesse più di og-
gi, quando, ahimé! si tratta ormai di un errore che si estende come trappola
mortale su tutta la terra; e nella presente occasione, così grande per me, quan-
do è naturale che io estenda lo sguardo a tutto il mondo, alla santa Chiesa e al
suo futuro, non sarà spero ritenuto inopportuno che io rinnovi quella condanna
che già così spesso ho pronunciato. Il liberalismo in campo religioso è la dot-

6
Idem, Udienza generale sul viaggio apostolico nel Regno Unito, cit.
7
Idem, Incontro con i giornalisti durante il volo verso il Regno Unito, cit.
8
Idem, Discorso alla cerimonia di congedo all‟aeroporto internazionale di Birmingham,
del 19-9-2010, in L‟Osservatore Romano. Giornale quotidiano politico religioso, Città del
Vaticano 20/21-9-2010.
9
Cfr. il mio Fatima e il dramma della modernità. Il viaggio di Papa Benedetto XVI in
Portogallo, in Cristianità, anno XXXVIII, n. 356, Piacenza aprile-giugno 2010, pp. 1-12.
10
Benedetto XVI, Discorso durante la veglia di preghiera per la beatificazione del cardi-
nale John Henry Newman nell‟Hyde Park a Londra, cit.
11
Idem, Incontro con i giornalisti durante il volo verso il Regno Unito, cit.
2
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

trina secondo cui non c‟è alcuna verità positiva nella religione, ma un credo
vale quanto un altro, e questa è una convinzione che ogni giorno acquista più
credito e forza»12. Parole davvero tuttora attuali nella nostra epoca «[...] in cui
un pervasivo relativismo minaccia di oscurare l‟immutabile verità sulla natura
dell‟uomo»13.
Il liberalismo, continua il Biglietto Speech, «[...] è contro qualunque ri-
conoscimento di una religione come vera. Insegna che tutte devono essere tolle-
rate, perché per tutte si tratta di una questione di opinioni. La religione rivelata
non è una verità, ma un sentimento e una preferenza personale; non un fatto
oggettivo o miracoloso; ed è un diritto di ciascun individuo farle dire tutto ciò
che più colpisce la sua fantasia. La devozione non si fonda necessariamente
sulla fede. Si possono frequentare le Chiese protestanti e le Chiese cattoliche,
sedere alla mensa di entrambe e non appartenere a nessuna. Si può fraternizza-
re e avere pensieri e sentimenti spirituali in comune, senza nemmeno porsi il
problema di una comune dottrina o sentirne l‟esigenza. Poiché dunque la reli-
gione è una caratteristica così personale e una proprietà così privata, si deve
assolutamente ignorarla nei rapporti tra le persone. Se anche uno cambiasse
religione ogni mattina, a te che cosa dovrebbe importare? Indagare sulla reli-
gione di un altro non è meno indiscreto che indagare sulle sue risorse economi-
che o sulla sua vita familiare»14.
L’ideologia della modernità è qui colpita al cuore con la denuncia del rela-
tivismo. Su questo tema il Pontefice è ripetutamente tornato nel corso del viaggio
in Gran Bretagna.

b. L‟insidia del relativismo


«Ai nostri giorni — afferma Papa Benedetto XVI —, quando un relativi-
smo intellettuale e morale minaccia di fiaccare i fondamenti stessi della nostra
società, Newman ci rammenta che, quali uomini e donne creati ad immagine e
somiglianza di Dio, siamo stati creati per conoscere la verità, per trovare in es-
sa la nostra definitiva libertà e l‟adempimento delle più profonde aspirazioni
umane»15. Rifiutare il relativismo, spiega il Pontefice, comporta non soltanto il
riconoscimento che esiste una verità ma anche — cosa che oggi rischia di riu-
scire ancora più difficile — la denuncia dell’errore. Se esiste il vero, esiste an-
che il falso. «Coloro che vivono della e nella verità riconoscono istintivamente

12
John Henry Newman, Il «Biglietto Speech» in occasione dell‟elevazione alla dignità
cardinalizia il 12 maggio 1879, trad. it., in L‟Osservatore Romano. Giornale quotidiano
politico religioso, Città del Vaticano 13-5-2009.
13
Benedetto XVI, Udienza generale sul viaggio apostolico nel Regno Unito, cit.
14
J. H. Newman, Il «Biglietto Speech» in occasione dell‟elevazione alla dignità cardinali-
zia il 12 maggio 1879, cit.
15
Benedetto XVI, Discorso durante la veglia di preghiera per la beatificazione del cardi-
nale John Henry Newman nell‟Hyde Park a Londra, cit.
3
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

ciò che è falso e, proprio perché falso, è nemico della bellezza e della bontà che
accompagna lo splendore della verità, veritatis splendor»16.
Il beato Newman è ricordato per le sue profonde riflessioni sulla nozione
di coscienza. Il suo insegnamento, pienamente conforme alla dottrina della
Chiesa, è stato però talora presentato in modo equivoco. Alcuni interpretano la
stessa nozione di coscienza in modo relativista, come se si trattasse di seguire la
propria «preferenza personale»17 a prescindere da ogni autorità esterna. Mentre
la coscienza cui fa riferimento Newman è la «coscienza retta»18.
Due articoli dell’allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della
Fede, card. Joseph Ratzinger, chiariscono i possibili equivoci in riferimento al
beato Newman. Servirsene per commentare il viaggio del Papa è tanto meno
improprio in quanto egli stesso ha voluto richiamare in Gran Bretagna il suo
lungo dialogo con il beato Newman nel corso del suo itinerario di teologo.
Commentando le famose — e, per qualche aspetto, controverse — parole del
beato nella Lettera al Duca di Norfolk secondo cui «se fossi obbligato a intro-
durre la religione nei brindisi dopo un pranzo (il che in verità non mi sembra
proprio la cosa migliore), brinderò, se volete, al Papa; tuttavia prima alla co-
scienza, poi al Papa»19, il card. Ratzinger commenta che la frase va inquadrata
nel complessivo pensiero di Newman e nella sua fedeltà alla «[...] tradizione
medioevale [che] giustamente aveva individuato due livelli del concetto di co-
scienza, che si devono distinguere accuratamente, ma anche mettere sempre in
rapporto l‟uno con l‟altro. Molte tesi inaccettabili sul problema della coscienza
mi sembrano dipendere dal fatto che si è trascurata o la distinzione o la corre-
lazione tra i due elementi»20.
Il Medioevo parlava di sinderesi e di coscienza; il card. Ratzinger precisa
questi due termini come «anamnesi della creazione»21 e «anamnesi della fe-
de»22. La prima, l’anamnesi della creazione, deriva dal fatto che con la creazio-
ne «[...] è stato infuso in noi qualcosa di simile ad una originaria memoria del
bene e del vero»23. La seconda, l’anamnesi della fede, nasce dalla redenzione a

16
Ibidem.
17
J. H. Newman, Il «Biglietto Speech» di in occasione dell‟elevazione alla dignità cardi-
nalizia il 12 maggio 1879, cit.
18
Benedetto XVI, Omelia durante la Messa nel Bellahouston Park a Glasgow, del 16-9-
2010, in L‟Osservatore Romano. Giornale quotidiano politico religioso, Città del Vatica-
no 18-9-2010.
19
J. H. Newman, Lettera al duca di Norfolk. Coscienza e libertà, trad. it., a cura di Valen-
tino Gambi, Paoline, Milano 1999, p. 237.
20
Joseph Ratzinger, Elogio della coscienza: il brindisi del Cardinale, in Il Sabato. Fatti e
commenti della settimana, anno XIV, n. 11, Milano 16-3-1991, pp. 83-91 (p. 89).
21
Ibidem.
22
Ibidem.
23
Ibidem.
4
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

opera di Gesù Cristo «[...] il cui raggio a partire dal Logos redentore si estende
oltre il dono della creazione»24 la cui memoria è custodita dalla Chiesa e, nella
Chiesa, dal Papa. Cronologicamente, l’anamnesi della creazione viene prima:
«[...] si identifica col fondamento stesso della nostra esistenza»25 e fonda la pos-
sibilità anche dell’anamnesi della fede. Come la creazione precede storicamente
la redenzione così, perché ci sia una coscienza formata e illuminata dalla Chiesa
e dal Papa, occorre prima che ci sia una coscienza. In questo senso «siamo ora
in grado di comprendere correttamente il brindisi di Newman prima per la co-
scienza e solo dopo per il Papa»26. I due brindisi stanno in sequenza, non in
contrapposizione.
Se invece si ritiene che l’appello alla coscienza sia solo una giustificazio-
ne per seguire il proprio arbitrio — «Fai ciò che vuoi, sarà tutta la legge»27, se-
condo la celebre formula dell’esoterista inglese Aleister Crowley (1875-1947),
che non solo dava a questa proposizione un fondamento specificamente magico,
ma in essa catturava l’essenza stessa della magia come primato del potere — il
passaggio successivo non può che essere l’abolizione della coscienza. Per fare
quel che si vuole non vi è bisogno né della legge, né della coscienza. Il relativi-
smo liberale evolve così naturalmente verso il relativismo aggressivo delle ideo-
logie del secolo XX fino all’affermazione del gerarca nazional-socialista Her-
mann Göring (1893-1946), citata dal card. Ratzinger: «Io non ho nessuna co-
scienza! La mia coscienza è Adolf Hitler [1889-1945]»28. La nozione relativista
della coscienza porta ultimamente all’eliminazione della coscienza.
Il cattolico, nota il card. Ratzinger, non adotta certamente la formula di
Göring mettendo il Papa al posto di Hitler. Questa sarebbe una versione carica-
turale del cattolicesimo: «una simile concezione moderna e volontaristica del-
l‟autorità può soltanto deformare l‟autentico significato teologico del papa-
to»29. Il cattolico dirà al contrario di avere una coscienza e di trovare in essa una
memoria del bene originario e l’apertura alla «possibilità»30 di una rivelazione
di Dio, che di quel bene è fondamento. Nel momento in cui accetta per fede che
Dio si è rivelato in Gesù Cristo, è pronto ad accogliere la tesi che il Papa è «ga-
rante della memoria»31 della rivelazione cristiana. Il Magistero del Papa entra

24
Ibidem.
25
Ibidem.
26
Ibidem.
27
Aleister Crowley, Liber AL vel Legis sub figura CCXX come fu dato da XCIII = 418 a
DCLXVI, trad. it., S.O.T.V.L. Novara s.d. (ma 1993)], cap. I, v. 40.
28
Cit. in J. Ratzinger, Discorso introduttivo alla III Giornata del Simposio su Newman,
28-4-1990, in Euntes Docete. Commentaria Urbaniana, anno XLIII, n. 3, Roma 1990, pp.
431-436 (p. 432).
29
Idem, Elogio della coscienza: il brindisi del Cardinale, cit., p. 89.
30
Ibidem.
31
Ibidem.
5
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

così nella coscienza, per così dire, dall’interno: «tutto il potere che egli [il Papa]
ha è potere della coscienza»32.
Il card. Ratzinger cita come prova del carattere tutt’altro che soggettivo e
arbitrario dell’idea di coscienza nel beato Newman precisamente la sua conver-
sione dalla Comunione Anglicana alla Chiesa Cattolica del 1845. «Proprio per-
ché Newman spiegava l‟esistenza dell‟uomo a partire dalla coscienza, ossia
nella relazione tra Dio e l‟anima, era anche chiaro che questo personalismo
non rappresentava nessun cedimento all‟individualismo, e che il legame alla
coscienza non significava nessuna concessione all‟arbitrarietà — anzi che si
trattava proprio del contrario. Da Newman abbiamo imparato a comprendere il
primato del Papa: la libertà di coscienza — così ci insegnava Newman — non
si identifica affatto col diritto di ―dispensarsi dalla coscienza, di ignorare il Le-
gislatore e il Giudice, e di essere indipendenti da doveri invisibili‖. In tal modo
la coscienza, nel suo significato autentico, è il vero fondamento dell‟autorità
del Papa. Infatti la sua forza viene dalla Rivelazione, che completa la coscienza
naturale illuminata in modo solo incompleto, e ―la sua [del Papa] raison d‟être
è quella di essere il campione della legge morale e della coscienza‖»33.
«Questa dottrina sulla coscienza — continuava nel 1990 il card. Ratzin-
ger — è diventata per me sempre più importante nello sviluppo successivo della
Chiesa e del mondo. Mi accorgo sempre di più che essa si dischiude in modo
completo solo in riferimento alla biografia del Cardinale, la quale suppone tut-
to il dramma spirituale del suo secolo. Newman, in quanto uomo della coscien-
za, era divenuto un convertito; fu la sua coscienza che lo condusse dagli antichi
legami e dalle antiche certezze dentro il mondo per lui difficile e inconsueto del
cattolicesimo. Tuttavia, proprio questa via della coscienza è tutt‟altro che una
via della soggettività che afferma se stessa: è invece una via dell‟obbedienza al-
la verità oggettiva. Il secondo passo del cammino di conversione che dura tutta
la vita di Newman fu infatti il superamento della posizione del soggettivismo e-
vangelico, in favore d‟una concezione del Cristianesimo fondata sull‟oggettività
del dogma [...]. E solo così, attraverso il legame alla verità, a Dio, la coscienza
riceve valore, dignità e forza»34.
Quando, a proposito della conversione al cattolicesimo, ricordiamo che il
beato Newman fu «[...] mosso dal seguire la propria coscienza, anche con un
pesante costo personale»35, o che san Tommaso Moro (1478-1535), giustiziato
per ordine di re Enrico VIII Tudor (1491-1547), di cui era stato Lord Cancellie-

32
Ibidem.
33
Idem, Discorso introduttivo alla III Giornata del Simposio su Newman, cit., pp. 433-
434, che cita J. H. Newman, Lettera al Duca di Norfolk. Coscienza e libertà, cit., p. 226.
34
Ibid., p. 434.
35
Benedetto XVI, Visita all‟arcivescovo di Canterbury nel Lambeth Palace a Londra, del
17-9-2010, in L‟Osservatore Romano. Giornale quotidiano politico religioso, Città del
Vaticano 18-9-2010.
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Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

re ma che non aveva voluto seguire nella sua rivolta contro il Papa, «[...] fu ca-
pace di seguire la propria coscienza, anche a costo di dispiacere al proprio so-
vrano, di cui era “buon servitore”»36, non ci riferiamo a opzioni o a semplici
preferenze soggettive ma a un rapporto con la verità oggettiva — «[...] quella
verità [che ultimamente] è nient‟altro che Gesù Cristo»37 — così forte da rende-
re disposti a sacrificare affetti, amicizie e perfino la propria stessa vita. E la que-
stione della coscienza ha un diretto collegamento con il rapporto fra fede e ra-
gione. Il beato Newman, insegna Papa Benedetto XVI, fu insieme «[...] intellet-
tuale e credente, il cui messaggio spirituale si può sintetizzare nella testimo-
nianza che la via della coscienza non è chiusura nel proprio “io”, ma è apertu-
ra, conversione e obbedienza a Colui che è Via, Verità e Vita»38.

c. Il corretto rapporto tra fede e ragione


Solo una volta che si è sgombrato il campo dal relativismo è possibile
impostare correttamente, alla scuola del beato Newman, il problema del rappor-
to fra fede e ragione. Sul punto, certamente non nuovo nel suo Magistero, Papa
Benedetto XVI ha offerto importanti approfondimenti nel discorso ai parlamen-
tari e alle autorità nella Westminster Hall di Londra.
«La tradizione cattolica — ha affermato il Pontefice — sostiene che le
norme obiettive che governano il retto agire sono accessibili alla ragione, pre-
scindendo dal contenuto della rivelazione»39. Dunque, queste norme possono
«essere conosciute dai non credenti»40, così che la fede non ha il compito diret-
to di «fornire tali norme»41. Ma questo significa che la fede deve limitarsi a ri-
manere sullo sfondo, lasciando che sia la ragione da sola a discernere le norme
del «retto agire»? No, risponde Papa Benedetto XVI. Infatti la ragione discerne
queste norme con difficoltà. Il credente sa che il motivo della difficoltà sta nel
peccato originale, ma che il compito sia difficile è chiaro anche a chi non crede.
Ecco allora che la fede interviene per «[...] aiutare nel purificare e getta-
re luce sull‟applicazione della ragione nella scoperta dei principi morali ogget-
tivi»42. «[...] la “luce gentile” della fede — come la chiamava il beato Newman

36
Idem, Incontro con esponenti della società civile, del mondo accademico, culturale e
imprenditoriale, con il corpo diplomatico e con leader religiosi nella Westminster Hall a
Londra, del 17-9-2010, ibid. 19-9-2010.
37
Idem, Visita all‟arcivescovo di Canterbury nel Lambeth Palace a Londra, cit.
38
Idem, Udienza generale sul viaggio apostolico nel Regno Unito, cit.
39
Idem, Incontro con esponenti della società civile, del mondo accademico, culturale e
imprenditoriale, con il corpo diplomatico e con leader religiosi nella Westminster Hall a
Londra, cit.
40
Ibidem.
41
Ibidem.
42
Ibidem.
7
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

— ci conduce a renderci conto della verità»43. Se sempre vi sono stati non cre-
denti sospettosi di fronte alla fede, oggi però è sorta una difficoltà nuova. «Que-
sto ruolo “correttivo” della religione nei confronti della ragione, tuttavia, non
è sempre bene accolto, in parte poiché delle forme distorte di religione, come il
settarismo e il fondamentalismo, possono mostrarsi esse stesse causa di seri
problemi sociali»44. Se si lascia che la fede abbia un ruolo nel discernere le nor-
me dell’agire, il campo — si obietta oggi — è lasciato libero ai fondamentalisti
che giustificano con la fede attentati suicidi come quelli, ispirati all’ultrafonda-
mentalismo islamico, dell’11 settembre 2001 a New York e a Washington o del
7 luglio 2005 a Londra. L’obiezione, rileva Papa Benedetto XVI, va presa sul
serio. Infatti, «[...] distorsioni della religione emergono quando viene data una
non sufficiente attenzione al ruolo purificatore e strutturante della ragione al-
l‟interno della religione»45.
L’interazione fra fede e ragione non è a senso unico. Al contrario, «è un
processo che funziona nel doppio senso»46. Da una parte, «senza il correttivo
fornito dalla religione, [...] la ragione può cadere preda di distorsioni, come
avviene quando essa è manipolata dall‟ideologia, o applicata in un modo par-
ziale»47. Dall’altra, se si separa dalla ragione, la fede degenera in fondamentali-
smo. «Per questo vorrei suggerire che il mondo della ragione ed il mondo della
fede — il mondo della secolarità razionale e il mondo del credo religioso —
hanno bisogno l‟uno dell‟altro e non dovrebbero avere timore di entrare in un
profondo e continuo dialogo, per il bene della nostra civiltà»48.

d. Verità ed ecumenismo
Il beato Newman, come si è accennato, nacque nella comunità anglicana
e fu sacerdote anglicano dal 1825 al 1845, quando fu accolto nella Chiesa Catto-
lica dal beato Domenico Barberi C.P. (1792-1849). La sua beatificazione in ter-
ra inglese non poteva dunque non essere occasione per una riflessione di Papa
Benedetto XVI sull’ecumenismo, tanto più in un contesto segnato dai molti an-
glicani che, delusi dalle aperture della loro comunità al sacerdozio femminile e
al matrimonio omosessuale, sono riaccolti, ripercorrendo così il percorso del
beato Newman, nella Chiesa di Roma. La materia è ora regolata nella Chiesa
Cattolica dalla Costituzione apostolica Anglicanorum coetibus, del 4 novembre

43
Idem, Discorso durante la veglia di preghiera per la beatificazione del cardinale John
Henry Newman nell‟Hyde Park a Londra, cit.
44
Idem, Incontro con esponenti della società civile, del mondo accademico, culturale e
imprenditoriale, con il corpo diplomatico e con leader religiosi nella Westminster Hall a
Londra, cit.
45
Ibidem.
46
Ibidem.
47
Ibidem.
48
Ibidem.
8
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

2009, nei cui confronti — a fronte di obiezioni secondo le quali l’accoglienza di


questi anglicani nuocerebbe all’ecumenismo — Papa Benedetto XVI ha esortato
i vescovi cattolici britannici a «essere generosi»49, ricordando che «[...] scopo
ultimo di ogni attività ecumenica [è] la restaurazione della piena comunione ec-
clesiale»50.
Papa Benedetto XVI ha voluto dare al suo viaggio un carattere marcata-
mente ecumenico, moltiplicando i gesti di simpatia nei confronti delle autorità
anglicane e ricordando in Scozia «[...] il centenario della Conferenza Missiona-
ria Mondiale di Edimburgo [del 1910], che è generalmente considerata come la
nascita del movimento ecumenico moderno»51. Nello stesso tempo, proprio ri-
cordando l’intransigente opposizione a ogni forma di relativismo del beato Ne-
wman, il Pontefice ha pure ricordato, visitando l’arcivescovo di Canterbury,
primate della Comunione Anglicana, che «[...] la Chiesa è chiamata ad essere
inclusiva, ma mai a scapito della verità cristiana. Qui si colloca il dilemma che
sta davanti a tutti coloro che sono genuinamente impegnati nel cammino ecu-
menico»52. Visitando l’abbazia di Westminster, il cuore storico della Comunio-
ne Anglicana, il Papa non si è astenuto dal ricordare che la sua visita avviene
«in fedeltà al mio ministero di Vescovo di Roma e Successore di San Pietro, in-
caricato di una cura particolare per l‟unità del gregge di Cristo»53.
L’ecumenismo fra le Chiese e le comunità cristiane non può che avere al
suo centro — a fronte di tante dubbie formulazioni — il riconoscimento come
fatto storico della morte e della risurrezione di Gesù Cristo, figlio di Dio e Dio
egli stesso. «Il nostro impegno per l‟unità dei cristiani non ha altro fondamento
che la nostra fede in Cristo, in questo Cristo, risorto da morte e assiso alla de-
stra del Padre, che tornerà nella gloria per giudicare i vivi e i morti. È la realtà
della persona di Cristo, la sua opera salvifica e soprattutto il fatto storico della
sua risurrezione, che è il contenuto del kerygma apostolico e di quelle formule
di fede che, a partire dal Nuovo Testamento stesso, hanno garantito l‟integrità
della sua trasmissione. L‟unità della Chiesa, in una parola, non può mai essere
altro che una unità nella fede apostolica»54. Il mancato riconoscimento del ca-

49
Idem, Discorso ai vescovi d‟Inghilterra, Scozia e Galles nella cappella dell‟Oscott Col-
lege a Birmingham, del 19-9-2010, in L‟Osservatore Romano. Giornale quotidiano politi-
co religioso, Città del Vaticano 20/21-9-2010.
50
Ibidem.
51
Idem, Omelia durante la Messa nel Bellahouston Park a Glasgow, cit.
52
Idem, Visita all‟arcivescovo di Canterbury nel Lambeth Palace a Londra, cit.
53
Idem, Saluto al termine dei Vespri durante la celebrazione ecumenica nella Westmin-
ster Abbey a Londra, del 17-9-2010, in L‟Osservatore Romano. Giornale quotidiano poli-
tico religioso, Città del Vaticano 19-9-2010.
54
Ibidem.
9
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

rattere essenziale e non negoziabile di questi fondamenti della fede è alla radice
delle «delusioni»55 che l’ecumenismo ha sperimentato nella sua storia recente.

e. Verità e dialogo interreligioso


Il primato della verità deve contraddistinguere anche il dialogo interreli-
gioso con i non cristiani, un tema di particolare attualità nella Gran Bretagna di
oggi caratterizzata dal multiculturalismo, un’espressione ambigua che indica sia
un fatto — la compresenza sullo stesso territorio di tante diverse religioni e cul-
ture — sia un’ideologia relativista, per cui le culture e religioni sarebbero tutte
di uguale valore e non esisterebbero criteri tali da permettere un discernimento.
Il Papa propone una preziosa distinzione fra tre diversi livelli di dialogo
interreligioso. Non tutti e tre i livelli sono possibili con tutti gl’interlocutori.
Con alcuni non si potrà che limitarsi al primo: il «dialogo della vita»56, che
«[...] implica semplicemente vivere fianco a fianco ed imparare l‟uno dall‟altro
in maniera da crescere nella reciproca comprensione e nel reciproco rispet-
to»57, coesistendo pacificamente e astenendosi da ogni insulto o violenza. Già
questo primo dialogo non è semplice e comporta problemi delicati. Anzitutto —
il Papa lo afferma a Londra, di fronte fra l’altro ad alcuni dei più autorevoli rap-
presentanti del mondo islamico britannico — «[...] occorre reciprocità da parte
di tutte le componenti in dialogo e da parte dei seguaci delle altre religioni.
Penso in particolare a situazioni in alcune parti del mondo, in cui la collabora-
zione e il dialogo fra religioni richiede il rispetto reciproco, la libertà di prati-
care la propria religione e di compiere atti di culto pubblico, come pure la li-
bertà di seguire la propria coscienza senza soffrire ostracismo o persecuzione,
anche dopo la conversione da una religione ad un‟altra»58. «Un dialogo since-
ro [...] ha bisogno del rispetto del principio di reciprocità»59.
Il secondo livello è quello del «dialogo dell‟azione»60, possibile quando
— sia pure sulla base di motivazioni diverse — si condividono obiettivi comuni
e si riconoscono princìpi della legge naturale, di per sé accessibili anche alla so-
la ragione. In questo caso diventano possibili «forme concrete di collaborazio-
ne»61. Gli esempi scelti da Papa Benedetto XVI sono significativi. Si può per e-
sempio, afferma, «[...] esplorare assieme come difendere la vita umana ad ogni

55
Ibidem.
56
Idem, Discorso durante l‟incontro con i rappresentanti di altre religioni nella Walde-
grave Drawing Room del St Mary‟s University College a Londra, del 17-9-2010, ibid. 18-
9-2010.
57
Ibidem.
58
Ibidem.
59
Idem, Udienza generale sul viaggio apostolico nel Regno Unito, cit.
60
Idem, Discorso durante l‟incontro con i rappresentanti di altre religioni nella Walde-
grave Drawing Room del St Mary‟s University College a Londra, cit.
61
Ibidem.
10
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

stadio e come assicurare la non esclusione della dimensione religiosa di indivi-


dui e comunità dalla vita della società»62.
Il terzo livello, infine, è quello del dialogo delle idee, delle «discussioni
formali»63 per un riavvicinamento teologico, di cui Papa Benedetto XVI non
manca di sottolineare i limiti. In queste conversazioni, nota pure il Pontefice, «[...]
non vi è solo la necessità dello scambio teologico, ma anche il porre alla recipro-
ca considerazione le proprie ricchezze spirituali, il parlare della propria espe-
rienza di preghiera e di contemplazione»64. Questo potrebbe effettivamente di-
ventare una forma di testimonianza a favore della rilevanza della religione in un
mondo che, notava il beato Newman65, sempre più spesso pensa di poterne fare a
meno.

2. La rilevanza pubblica della religione


Nel Biglietto Speech del 1879 il beato Newman lamenta la perdita di rile-
vanza pubblica del cristianesimo nella Gran Bretagna del suo tempo. «Finora
— afferma — il potere civile è stato cristiano. Anche in Nazioni separate dalla
Chiesa, come nella mia, quand‟ero giovane valeva ancora il detto: “Il cristia-
nesimo è la legge del Paese”. Ora questa struttura civile della società, che è
stata creazione del cristianesimo, sta rigettando il cristianesimo. Il detto, e tanti
altri che ne conseguivano, è scomparso o sta scomparendo, e per la fine del se-
colo, se Dio non interviene, sarà del tutto dimenticato. Finora si pensava che
bastasse la religione con le sue sanzioni soprannaturali ad assicurare alla no-
stra popolazione la legge e l‟ordine; ora filosofi e politici tendono a risolvere
questo problema senza l‟aiuto del cristianesimo. Al posto dell‟autorità e dell‟in-
segnamento della Chiesa, essi sostengono innanzitutto un‟educazione totalmen-
te secolarizzata, intesa a far capire ad ogni individuo che essere ordinato, labo-
rioso e sobrio torna a suo personale vantaggio. Poi si forniscono i grandi prin-
cìpi che devono sostituire la religione e che le masse così educate dovrebbero
seguire, le verità etiche fondamentali nel loro senso più ampio, la giustizia, la
benevolenza, l‟onestà, ecc; l‟esperienza acquisita; e quelle leggi naturali che e-
sistono e agiscono spontaneamente nella società e nelle cose sociali, sia fisiche
che psicologiche, ad esempio, nel governo, nel commercio, nella finanza, nel
campo sanitario e nei rapporti tra le Nazioni. Quanto alla religione, essa è un
lusso privato, che uno può permettersi, se vuole, ma che ovviamente deve pa-
gare, e che non può né imporre agli altri né infastidirli praticandola lui stesso.
Le caratteristiche generali di questa grande apostasia sono identiche dovunque;

62
Ibidem.
63
Ibidem.
64
Ibidem.
65
J. H. Newman, Il «Biglietto Speech» in occasione dell‟elevazione alla dignità cardinali-
zia il 12 maggio 1879, cit.
11
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

ma nei particolari variano a seconda dei Paesi. Parlerò del mio Paese perché
lo conosco meglio. Temo che essa avrà qui un grande seguito, anche se non si
può immaginare come finirà»66.
In teoria, i princìpi di benevolenza e di onestà, che sono pubblicamente
proclamati, non sono falsi. «È solo quando ci accorgiamo che questo bell‟elen-
co di princìpi è inteso a mettere da parte e cancellare completamente la religio-
ne, che ci troviamo costretti a condannare il liberalismo. Invero, non c‟è mai
stato un piano del Nemico così abilmente architettato e con più grandi possibi-
lità di riuscita. E, di fatto, esso sta ampiamente raggiungendo i suoi scopi, atti-
rando nei propri ranghi moltissimi uomini capaci, seri ed onesti, anziani stima-
ti, dotati di lunga esperienza, e giovani di belle speranze»67. La situazione dei
nostri giorni non è molto diversa da quella dei tempi del beato Newman. Per
molti versi, è perfino peggiorata. Riproponendo un’espressione già usata in altri
discorsi, il Papa denuncia «[...] una “dittatura del relativismo” [che] minaccia
di oscurare l‟immutabile verità sulla natura dell‟uomo, il suo destino e il suo
bene ultimo. Vi sono oggi alcuni che cercano di escludere il credo religioso dal-
la sfera pubblica, di privatizzarlo o addirittura di presentarlo come una minac-
cia all‟uguaglianza e alla libertà»68.
Beninteso, questi «alcuni» rappresentano i poteri forti e la cultura domi-
nante. Vi è ancora un popolo cristiano britannico, che si ribella alla cultura ege-
mone o almeno ha nostalgia di una cultura diversa, come dimostra lo stesso en-
tusiasmo che ha fatto della visita del Papa un successo al di là di ogni previsione
e ha colto di sorpresa media in gran parte prevenuti e ostili. Tornando sulla visi-
ta tre giorni dopo la sua conclusione, Papa Benedetto XVI ha osservato che
«[...] nelle quattro intense e bellissime giornate trascorse in quella nobile terra
ho avuto la grande gioia di parlare al cuore degli abitanti del Regno Unito, ed
essi hanno parlato al mio, specialmente con la loro presenza e con la testimo-
nianza della loro fede. Ho potuto infatti constatare quanto l‟eredità cristiana
sia ancora forte e tuttora attiva in ogni strato della vita sociale. Il cuore dei bri-
tannici e la loro esistenza sono aperti alla realtà di Dio e vi sono numerose e-
spressioni di religiosità che questa mia visita ha posto ancora più in evidenza.
Sin dal primo giorno della mia permanenza nel Regno Unito, e durante tutto il
periodo del mio soggiorno, ovunque ho ricevuto una calorosa accoglienza»69.

a. Ritornare alle radici


Per riaffermare la rilevanza pubblica del cristianesimo in Gran Bretagna,
il beato Newman aveva deciso di lanciare una collana di volumetti dedicata ai
santi britannici. Ne sarebbe emerso che la storia britannica era strettamente le-
66
Ibidem.
67
Ibidem.
68
Benedetto XVI, Omelia durante la Messa nel Bellahouston Park a Glasgow, cit.
69
Idem, Udienza generale sul viaggio apostolico nel Regno Unito, cit.
12
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

gata ai santi e alla Chiesa. Il venerabile Papa Giovanni Paolo II (1978-2005) e


Papa Benedetto XVI hanno fatto di questo programma un metodo. In qualunque
paese di tradizione cristiana si siano recati, sempre hanno insistito sul fatto che
le origini e la storia di questo paese sono segnate dall’opera dei santi e da una
particolare presenza della Madonna. Infatti, «le antiche nazioni dell'Europa
hanno un’anima cristiana, che costituisce un tutt‟uno col “genio” e la storia dei
rispettivi popoli, e la Chiesa non cessa di lavorare per mantenere continuamen-
te desta questa tradizione spirituale e culturale»70.
Sulla scia di Newman, Papa Benedetto XVI ritorna sistematicamente, nel
suo viaggio, al tema della «[...] lunga storia dell‟Inghilterra, così profondamente
segnata dalla predicazione del Vangelo e dalla cultura cristiana dalla quale è na-
ta»71, e delle «[...] profonde radici cristiane che sono tuttora presenti in ogni stra-
to della vita britannica»72. La stessa architettura e l’arte, cui Papa Benedetto XVI
non manca mai di essere attento, «[...] parlano in maniera tanto eloquente della
nostra comune eredità di fede»73, e dalle abbazie e cattedrali «[...] non possiamo
non essere richiamati a come la fede cristiana abbia plasmato in modo così pro-
fondo l‟unità e la cultura dell‟Europa ed il cuore e lo spirito del popolo ingle-
se»74.
Questa memoria si articola in cinque diversi passaggi. In primo luogo, il
Pontefice — proprio per sottolineare il rilievo pubblico e politico della fede —
ricorda i re, le regine e le principesse canonizzate, che non si ritrovano soltanto
in Gran Bretagna ma qui hanno espresso più di una figura di grande rilievo spi-
rituale e storico. Rivolgendosi alla regina Elisabetta II il Papa così si esprime: «I
monarchi d‟Inghilterra e Scozia erano cristiani sin dai primissimi tempi ed in-
cludono straordinari Santi come Edoardo il Confessore [1002-1066] e Marghe-
rita di Scozia [1045-1093]. Come Le è noto, molti di loro hanno esercitato co-
scienziosamente i loro doveri sovrani alla luce del Vangelo, modellando in tal
modo la nazione nel bene al livello più profondo. Ne risultò che il messaggio
cristiano è diventato parte integrale della lingua, del pensiero e della cultura
dei popoli di queste isole per più di un millennio. Il rispetto dei vostri antenati
per la verità e la giustizia, per la clemenza e la carità giungono a voi da una fe-

70
Ibidem.
71
Idem, Parole introduttive nella recita dei Vespri durante la celebrazione ecumenica
nella Westminster Abbey a Londra, del 17-9-2010, in L‟Osservatore Romano. Giornale
quotidiano politico religioso, Città del Vaticano 19-9-2010.
72
Idem, Visita a Sua Maestà la Regina e incontro con le autorità nel Parco del Palazzo
Reale di Holyroodhouse a Edimburgo, del 16-9-2010, ibid. 17-9-2010.
73
Idem, Saluto al termine dei Vespri durante la celebrazione ecumenica nella Westmin-
ster Abbey a Londra, cit.
74
Ibidem.
13
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

de che rimane una forza potente per il bene nel vostro regno»75. In particolare,
sant’Edoardo il Confessore, «[...] re d‟Inghilterra, rimane un modello di testi-
monianza cristiana ed un esempio di quella vera grandezza alla quale il Signo-
re nelle Scritture chiama i suoi discepoli»76.
In secondo luogo — citando esplicitamente il suo viaggio in Francia del
2008, dove aveva affermato che le radici dell’Europa non sono solo cristiane,
ma monastiche77 — Papa Benedetto XVI richiama il ruolo essenziale svolto per
la nascita delle nazioni che compongono la Gran Bretagna dai «[...] monaci che
hanno così tanto contribuito alla evangelizzazione di queste isole. Sto pensando
ai Benedettini che accompagnarono Sant‟Agostino [di Canterbury (534-604)]
nella sua missione in Inghilterra, ai discepoli di San Columba [521-597], che
hanno diffuso la fede in Scozia e nell‟Inghilterra del Nord, a San Davide [ca.
512-601] e ai suoi compagni nel Galles»78. Salutando i cattolici del Galles, che
il Pontefice non ha potuto includere nella sua visita, convenuti nella cattedrale
di Westminster a Londra, Papa Benedetto XVI afferma che il loro patrono «San
Davide fu uno dei grandi santi del sesto secolo, quell‟epoca d‟oro di santi e
missionari in queste isole, e fu per questo un fondatore della cultura cristiana
che sta alle radici dell‟Europa moderna»79.
Ancora prima la Scozia fu evangelizzata dal monaco san Mungo (518-
603), presentato da Papa Benedetto XVI come continuatore dell’opera di san
Niniano (360 ca.-432 ca.), di cui afferma che «[...] non ebbe paura di essere una
voce solitaria. [...] Ninian fu uno dei primissimi missionari cattolici a portare ai
suoi connazionali la buona novella di Gesù Cristo. La sua missione a Galloway
divenne un centro per la prima evangelizzazione di questo Paese»80. Il Papa
prende così posizione nella controversia sull’esistenza storica di san Niniano,
oggi considerato da alcuni una figura meramente mitologica.
E nel secolo successivo all’epoca d’oro dei santi inglesi, il settimo, il Pa-
pa evoca la figura del benedettino san Beda il Venerabile (672-735), il quale
75
Idem, Visita a Sua Maestà la Regina e incontro con le autorità nel Parco del Palazzo
Reale di Holyroodhouse a Edimburgo, cit.
76
Idem, Saluto al termine dei Vespri durante la celebrazione ecumenica nella Westmin-
ster Abbey a Londra, cit.
77
Cfr. il mio Le radici cristiane di un‟Europa laica. Il viaggio di Papa Benedetto XVI in
Francia, in Cristianità, anno XXXVI, n. 349-350, Piacenza settembre-dicembre 2008, pp.
25-36.
78
Benedetto XVI, Indirizzo agli insegnanti e ai religiosi durante l‟incontro con il mondo
dell‟educazione cattolica nella cappella del St Mary‟s University College a Londra, del
17-9-2010, in L‟Osservatore Romano. Giornale quotidiano politico religioso, Città del
Vaticano 18-9-2010.
79
Idem, Saluto ai fedeli del Galles al termine della Messa nella cattedrale del Preziosis-
simo Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo a Westminster, del 18-9-2010, ibid. 20/21-9-
2010.
80
Idem, Omelia durante la Messa nel Bellahouston Park a Glasgow, cit.
14
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

«[...] comprese sia l‟importanza della fedeltà alla parola di Dio come trasmessa
dalla tradizione apostolica, sia la necessità di un‟apertura creativa ai nuovi
sviluppi e alle esigenze di un adeguato radicamento del Vangelo nel linguaggio
e nella cultura del suo tempo»81. Il santo benedettino è tanto più meritevole di
essere ricordato oggi, quando «questa nazione, e l‟Europa che Beda e i suoi
contemporanei hanno contribuito ad edificare, ancora una volta si trova alle
soglie di una nuova epoca»82.
I monaci hanno davvero diritto a essere ricordati come edificatori delle
nazioni britanniche e dell’Europa. «Poiché la ricerca di Dio che si colloca nel
cuore della vocazione monastica richiede un attivo impegno coi mezzi tramite i
quali egli si fa conoscere — la sua creazione e la sua parola rivelata — era
semplicemente naturale che il monastero dovesse avere una biblioteca ed una
scuola»83, e che dunque ne sia nata una cultura. «Fu l‟impegno dei monaci nel-
l‟imparare la via sulla quale incontrare la Parola Incarnata di Dio che gettò le
fondamenta della nostra cultura e civiltà occidentali»84.
In terzo luogo, Papa Benedetto XVI ricorda che la storia della Gran Bre-
tagna cristiana riposa sulle più solide delle fondamenta, quelle bagnate dal san-
gue sacro dei martiri. «L‟Inghilterra ha una grande tradizione di Santi martiri,
la cui coraggiosa testimonianza ha sostenuto ed ispirato la comunità cattolica
locale per secoli»85. Ai martiri uccisi dai pagani al tempo della prima evangeliz-
zazione fanno seguito i due Lord Cancellieri del Regno che preferirono obbedi-
re alla propria coscienza e al Papa piuttosto che al loro sovrano: il già citato san
Tommaso Moro e prima di lui san Tommaso Becket (1118-1170) che, anch’e-
gli, «[...] rese testimonianza a Cristo versando il proprio sangue»86 nella catte-
drale di Canterbury. Vengono poi i cattolici che pagarono con la vita la fedeltà a
Roma dopo lo scisma di Enrico VIII. Il Papa ricorda i martiri di Tyburn, presso
Londra, beatificati nel 1987, i quali «[...] morirono per la fede; la testimonianza
della loro fedeltà sino alla fine fu ben più potente delle parole ispirate che molti
di loro dissero prima di abbandonare ogni cosa al Signore»87. Tanti altri furono

81
Idem, Saluto al termine dei Vespri durante la celebrazione ecumenica nella Westmin-
ster Abbey a Londra, cit.
82
Ibidem.
83
Idem, Indirizzo agli insegnanti e ai religiosi durante l‟incontro con il mondo dell‟edu-
cazione cattolica nella cappella del St Mary‟s University College a Londra, cit.
84
Ibidem.
85
Idem, Omelia durante la Messa con beatificazione del venerabile cardinale John Henry
Newman nel Cofton Park a Birmingham, del 19-9-2010, in L‟Osservatore Romano. Gior-
nale quotidiano politico religioso, Città del Vaticano 20/21-9-2010.
86
Idem, Visita all‟arcivescovo di Canterbury nel Lambeth Palace a Londra, cit.
87
Idem, Discorso durante la veglia di preghiera per la beatificazione del cardinale John
Henry Newman nell‟Hyde Park a Londra, cit.
15
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

in quei secoli «impiccati, affogati e squartati»88 per la loro indomita «fedeltà al


Vangelo»89.
Il martirio non appartiene solo al passato. Anzitutto, vi sono luoghi nel
mondo dove il martirio cruento continua ancora oggi. Il Papa celebra i «[...]
martiri di ogni tempo, che hanno bevuto al calice da cui Cristo stesso ha bevu-
to, ed il cui sangue, sparso in unione al suo sacrificio, dà nuova vita alla Chie-
sa. Ciò è anche riflesso nei nostri fratelli e sorelle nel mondo, che ancora oggi
soffrono discriminazioni e persecuzioni per la loro fede cristiana»90. In secondo
luogo, non vi è solo il martirio cruento. Talora «il prezzo da pagare per la fedel-
tà al Vangelo»91 non è quello di essere torturati e uccisi ma «[...] implica l‟esse-
re additati come irrilevanti, ridicolizzati o fatti segno di parodia»92. La stessa
vita del beato Newman, che dopo la conversione al cattolicesimo fu ripudiato da
amici e perfino da familiari, «[...] ci insegna che la passione per la verità, per
l‟onestà intellettuale e per la conversione genuina comporta un grande prezzo
da pagare»93. Ma il sangue dei martiri è sempre fondamento di cristianità rin-
novate. «Nella vita della Chiesa, nelle sue prove e tribolazioni, Cristo continua,
secondo l‟incisiva espressione di [Blaise] Pascal [1623-1662], ad essere in ago-
nia fino alla fine del mondo (Pensées, 553, éd. [a cura di Lèon] Brunschvicg
[1869-1944])»94.
Una quarta memoria, che il Papa non omette mai nei suoi viaggi in Euro-
pa, è quella — tanto cara al beato Newman — delle radici mariane delle nazioni
britanniche. «Quando il Beato John Henry Newman venne a vivere a Birmin-
gham, diede il nome di “Maryvale” alla sua prima casa. L‟Oratorio da lui fon-
dato è dedicato all‟Immacolata Concezione della Beata Vergine. E l‟Università
Cattolica dell‟Irlanda venne da lui posta sotto la protezione di Maria, Sedes sa-
pientiae»95. E ai gallesi il Papa ricorda che «nella sua secolare storia, la gente
del Galles si è distinta per la sua devozione alla Madre di Dio; ciò è posto in
evidenza dagli innumerevoli luoghi del Galles chiamati “Llanfair” — Chiesa di

88
Ibidem.
89
Ibidem.
90
Idem, Omelia durante la Messa nella cattedrale del Preziosissimo Sangue di Nostro Si-
gnore Gesù Cristo a Westminster, del 18-9-2010, in L‟Osservatore Romano. Giornale
quotidiano politico religioso, Città del Vaticano 19-9-2010.
91
Idem, Discorso durante la veglia di preghiera per la beatificazione del cardinale John
Henry Newman nell‟Hyde Park a Londra, cit.
92
Ibidem.
93
Ibidem.
94
Idem, Omelia durante la Messa nella cattedrale del Preziosissimo Sangue di Nostro Si-
gnore Gesù Cristo a Westminster, cit.
95
Idem, Recita dell‟Angelus Domini a Birmingham, del 19-9-2010, in L‟Osservatore Ro-
mano. Giornale quotidiano politico religioso, Città del Vaticano 20/21-9-2010.
16
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Maria»96, nonché dall’importanza nella storia del Paese del «Santuario Nazio-
nale di Nostra Signora di Cardigan»97.
Vi è, infine, una quinta memoria storica che Papa Benedetto XVI ricorda.
È l’eredità giuridica e politica di quello che chiama il «[...] desiderio di rag-
giungere un giusto equilibrio tra le legittime esigenze del potere dello Stato e i
diritti di coloro che gli sono soggetti. Se da un lato, nella vostra storia, sono
stati compiuti a più riprese dei passi decisivi per porre dei limiti all‟esercizio
del potere, dall‟altro le istituzioni politiche della nazione sono state in grado di
evolvere all‟interno di un notevole grado di stabilità»98. Questa tradizione, che
parte almeno dalla Magna Charta Libertatum del 1215 e trova una base nel
«senso istintivo di moderazione presente nella Nazione»99, apprezzato pure dal
beato Newman, nella sua parte essenziale e migliore secondo Papa Benedetto
XVI «[...] ha molto in comune»100 con «la dottrina sociale cattolica, pur formu-
lata in linguaggio diverso»101.
Al di là delle singole, complesse vicende storiche il Papa vede in due epi-
sodi della storia moderna l’impronta della passione della libertà che caratterizza
la storia istituzionale britannica. Il primo è il contributo della Gran Bretagna al-
l’abolizione del commercio degli schiavi. «La campagna che portò a questa le-
gislazione epocale, si basò su principi morali solidi, fondati sulla legge natura-
le, e ha costituito un contributo alla civilizzazione di cui questa nazione può es-
sere giustamente orgogliosa»102, e alle cui origini si situano peraltro cristiani
mossi da motivazioni religiose, «figure come [l’uomo politico anglicano] Wil-
liam Wilberforce [1759-1833] e [il missionario ed esploratore riformato scozze-
se] David Livingstone [1813-1873]»103.
Il secondo episodio riguarda il modo con cui il popolo inglese e molti
suoi leader percepirono la Seconda Guerra Mondiale (1939-1945): una lotta
contro «[...] una tirannia nazista che aveva in animo di sradicare Dio dalla so-
cietà»104. Beatificando il card. Newman proprio nel «giorno prescelto per com-

96
Idem, Saluto ai fedeli del Galles al termine della Messa nella cattedrale del Preziosis-
simo Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo a Westminster, cit.
97
Ibidem.
98
Idem, Incontro con esponenti della società civile, del mondo accademico, culturale e
imprenditoriale, con il corpo diplomatico e con leader religiosi nella Westminster Hall a
Londra, cit.
99
Ibidem.
100
Ibidem.
101
Ibidem.
102
Ibidem.
103
Idem, Visita a Sua Maestà la Regina e incontro con le autorità nel Parco del Palazzo
Reale di Holyroodhouse a Edimburgo, cit.
104
Ibidem.
17
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

memorare il 70mo anniversario della “Battle of Britain”»105 — la battaglia aerea


combattuta nel 1940 fra le aviazioni britannica e tedesca per il controllo dello
spazio aereo sopra la Gran Bretagna —, il Papa tedesco confida: «Per me, che
ho vissuto e sofferto lungo i tenebrosi giorni del regime nazista in Germania, è
profondamente commovente essere qui con voi in tale occasione, e ricordare
quanti dei vostri concittadini hanno sacrificato la propria vita, resistendo co-
raggiosamente alle forze di quella ideologia maligna»106.

b. Rispondere al secolarismo
Ma vi è anche un’altra storia. Se è vero che «[...] i Paesi occidentali han-
no tutti, ognuno nel loro modo specifico e secondo la loro propria storia, forti
correnti anticlericali e anticattoliche»107, «naturalmente la Gran Bretagna ha
una sua propria storia di anticattolicesimo»108. E l’anticattolicesimo oggi di-
venta parte di un più generale secolarismo che mira a emarginare la religione
dalla vita pubblica riducendola a un mero fatto privato, secondo una tendenza
che, come si è visto, già il beato Newman aveva denunciato nel suo Biglietto
Speech. «Alla fine della vita, Newman avrebbe descritto il proprio lavoro come
una lotta contro la tendenza crescente a considerare la religione come un fatto
puramente privato e soggettivo, una questione di opinione personale»109.
«Non posso che esprimere la mia preoccupazione — ha detto Papa Bene-
detto XVI ai parlamentari inglesi — di fronte alla crescente marginalizzazione
della religione, in particolare del Cristianesimo, che sta prendendo piede in al-
cuni ambienti, anche in nazioni che attribuiscono alla tolleranza un grande va-
lore. Vi sono alcuni che sostengono che la voce della religione andrebbe messa
a tacere, o tutt‟al più relegata alla sfera puramente privata. Vi sono alcuni che
sostengono che la celebrazione pubblica di festività come il Natale andrebbe
scoraggiata, secondo la discutibile convinzione che essa potrebbe in qualche
modo offendere coloro che appartengono ad altre religioni o a nessuna. E vi
sono altri ancora che — paradossalmente con lo scopo di eliminare le discri-
minazioni — ritengono che i cristiani che rivestono cariche pubbliche dovreb-
bero, in determinati casi, agire contro la propria coscienza. Questi sono segni
preoccupanti dell‟incapacità di tenere nel giusto conto non solo i diritti dei cre-

105
Idem, Omelia durante la Messa con beatificazione del venerabile cardinale John
Henry Newman nel Cofton Park a Birmingham, cit.
106
Ibidem.
107
Idem, Incontro con i giornalisti durante il volo verso il Regno Unito, cit.
108
Ibidem.
109
Idem, Discorso durante la veglia di preghiera per la beatificazione del cardinale John
Henry Newman nell‟Hyde Park a Londra, cit.
18
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

denti alla libertà di coscienza e di religione, ma anche il ruolo legittimo della


religione nella sfera pubblica»110.
«Mentre riflettiamo sui moniti dell‟estremismo ateo del ventesimo secolo,
non possiamo mai dimenticare come l‟esclusione di Dio, della religione e della
virtù dalla vita pubblica conduce in ultima analisi ad una visione monca del-
l‟uomo e della società»111. Oggi viviamo «[...] in una società che è divenuta
sempre più indifferente e perfino ostile al messaggio cristiano»112, giacché «ve-
de il Vangelo come un limite alla libertà umana, invece che come verità che li-
bera»113, e in cui «[...] la cultura che ci circonda si sviluppa in modo sempre più
distante dalle sue radici cristiane, nonostante una profonda e diffusa fame di
nutrimento spirituale»114. Nella Gran Bretagna «multiculturale»115, che «così
spesso sembra a rischio di frammentazione»116, vi è il pericolo che venga meno
il «[...] rispetto per quei valori tradizionali e per quelle espressioni culturali che
forme più aggressive di secolarismo non stimano più, né tollerano più. Non si
lasci oscurare il fondamento cristiano che sta alla base delle sue libertà»117. Di
questo oscuramento sono talora agenti primari i media: e «[...] poiché le loro o-
pinioni raggiungono un così vasto uditorio, i media britannici hanno una re-
sponsabilità più grave di altri»118.
Richiamando la sua enciclica Caritas in veritate, del 2009, Papa Benedet-
to XVI ricorda pure come l’esclusione del fondamento religioso — e quindi, i-
nevitabilmente, di quello etico — della società e dell’economia sia stata fra le
cause della crisi economica del 2008, che ha colpito duramente la Gran Breta-
gna. «L‟inadeguatezza di soluzioni pragmatiche, di breve termine, ai complessi
problemi sociali ed etici è stata messa in tutta evidenza dalla recente crisi fi-
nanziaria globale. Vi è un vasto consenso sul fatto che la mancanza di un solido
fondamento etico dell‟attività economica abbia contribuito a creare la situazio-
ne di grave difficoltà nella quale si trovano ora milioni di persone nel mon-

110
Idem, Incontro con esponenti della società civile, del mondo accademico, culturale e
imprenditoriale, con il corpo diplomatico e con leader religiosi nella Westminster Hall a
Londra, cit.
111
Idem, Visita a Sua Maestà la Regina e incontro con le autorità nel Parco del Palazzo
Reale di Holyroodhouse a Edimburgo, cit.
112
Idem, Saluto al termine dei Vespri durante la celebrazione ecumenica nella Westmin-
ster Abbey a Londra, cit.
113
Idem, Omelia durante la Messa nella cattedrale del Preziosissimo Sangue di Nostro
Signore Gesù Cristo a Westminster, cit.
114
Idem, Visita all‟arcivescovo di Canterbury nel Lambeth Palace a Londra, cit.
115
Ibidem.
116
Ibidem.
117
Idem, Visita a Sua Maestà la Regina e incontro con le autorità nel Parco del Palazzo
Reale di Holyroodhouse a Edimburgo, cit.
118
Ibidem.
19
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

do»119. Come risultato, «lo spettro della disoccupazione sta stendendo le pro-
prie ombre sulla vita di molta gente, ed il costo a lungo termine di pratiche
d‟investimento dei tempi recenti, mal consigliate, sta diventando quanto mai e-
vidente»120. Ne deriva purtroppo «un retroterra di crescente cinismo addirittura
circa la possibilità di una vita virtuosa»121. Ma dal messaggio del beato New-
man emerge un invito a reagire e a «[...] lavorare strenuamente per difendere le
immutabili verità morali che, riprese, illuminate e confermate dal Vangelo,
stanno alla base di una società veramente umana, giusta e libera»122.
Il beato «[...] Newman ci insegna che se abbiamo accolto la verità di Cri-
sto e abbiamo impegnato la nostra vita per lui, non vi può essere separazione
tra ciò che crediamo ed il modo in cui viviamo la nostra esistenza»123. Anche
per questo compito — ricorda il Papa ai vescovi britannici — «[...] è stato di re-
cente costituito un Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione dei Pae-
si di lunga tradizione cristiana, e desidero incoraggiarvi ad avvalervi dei suoi
servigi per affrontare i compiti che vi stanno innanzi»124.
Con i parlamentari Papa Benedetto XVI ritorna sul caso esemplare di san
Tommaso Moro. «Il dilemma con cui Tommaso Moro si confrontava, in quei
tempi difficili, la perenne questione del rapporto tra ciò che è dovuto a Cesare e
ciò che è dovuto a Dio, mi offre l‟opportunità di riflettere brevemente con voi
sul giusto posto che il credo religioso mantiene nel processo politico»125. «E, in
verità, le questioni di fondo che furono in gioco nel processo contro Tommaso
Moro continuano a presentarsi, in termini sempre nuovi, con il mutare delle
condizioni sociali. Ogni generazione, mentre cerca di promuovere il bene co-
mune, deve chiedersi sempre di nuovo: quali sono le esigenze che i governi pos-
sono ragionevolmente imporre ai propri cittadini, e fin dove esse possono esten-
dersi? A quale autorità ci si può appellare per risolvere i dilemmi morali? Que-
ste questioni ci portano direttamente ai fondamenti etici del discorso civile»126.

119
Idem, Incontro con esponenti della società civile, del mondo accademico, culturale e
imprenditoriale, con il corpo diplomatico e con leader religiosi nella Westminster Hall a
Londra, cit.
120
Idem, Discorso ai vescovi d‟Inghilterra, Scozia e Galles nella cappella dell‟Oscott
College a Birmingham, cit.
121
Ibidem.
122
Idem, Udienza generale sul viaggio apostolico nel Regno Unito, cit.
123
Idem, Discorso durante la veglia di preghiera per la beatificazione del cardinale John
Henry Newman nell‟Hyde Park a Londra, cit.
124
Idem, Discorso ai vescovi d‟Inghilterra, Scozia e Galles nella cappella dell‟Oscott
College a Birmingham, cit.
125
Idem, Incontro con esponenti della società civile, del mondo accademico, culturale e
imprenditoriale, con il corpo diplomatico e con leader religiosi nella Westminster Hall a
Londra, cit.
126
Ibidem.
20
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

Come il venerabile Papa Giovanni Paolo II e lo stesso Papa Benedetto


XVI hanno più volte ricordato, non è sufficiente rispondere che l’autorità su-
prema è costituita dalla democrazia e dal voto liberamente espresso dalla mag-
gioranza dei cittadini. «Se i principi morali che sostengono il processo demo-
cratico non si fondano, a loro volta, su nient‟altro di più solido che sul consen-
so sociale, allora la fragilità del processo si mostra in tutta la sua evidenza.
Qui si trova la reale sfida per la democrazia»127. «La questione centrale in gio-
co, dunque, è la seguente: dove può essere trovato il fondamento etico per le
scelte politiche?»128. La risposta del Papa è che questo fondamento può essere
trovato soltanto nella legge naturale, che la ragione — come si è accennato —
può conoscere, ma con difficoltà, così che l’aiuto offerto dalla fede non può es-
sere rifiutato senza grave pericolo. «La religione, in altre parole, per i legislato-
ri non è un problema da risolvere, ma un fattore che contribuisce in modo vitale
al dibattito pubblico nella nazione»129.
Papa Benedetto XVI, rispondendo a polemiche non solo inglesi, ha espres-
so soddisfazione perché — a differenza di quanto avvenne per la visita del vene-
rabile Papa Giovanni Paolo II nel 1982 — il suo viaggio apostolico è stato consi-
derato dal Regno Unito come visita di Stato. «Sono molto grato a Sua Maestà la
Regina Elisabetta II, che ha voluto dare a questa visita il rango di una visita di
Stato, che sa esprimere il carattere pubblico di questa visita e anche la responsa-
bilità comune tra politica e religione»130. Non si tratta di una questione di mera
forma. Infatti «[...] mette al centro dell‟attenzione, questo carattere di visita di
Stato, le coincidenze tra l‟interesse della politica e della religione. La politica so-
stanzialmente è creata per garantire giustizia, e con la giustizia libertà, ma giu-
stizia è un valore morale, un valore religioso e così la fede, l‟annuncio del Van-
gelo, si collega, nel punto “giustizia”, con la politica»131. «Naturalmente questo
fatto che giuridicamente è una visita di Stato non rende la mia visita un fatto poli-
tico, perché se il Papa è capo di Stato, questo è solo uno strumento per garantire
l‟indipendenza del suo annuncio e il carattere pubblico del suo lavoro di Pasto-
re»132.
Il Papa non ha mancato di fare cenno anche a problemi specifici. Così, ha
ricordato ai parlamentari che «[...] le istituzioni religiose, comprese quelle legate
alla Chiesa cattolica, devono essere libere di agire in accordo con i propri prin-
cipi e le proprie specifiche convinzioni, basate sulla fede e sull‟insegnamento uf-

127
Ibidem.
128
Ibidem.
129
Ibidem.
130
Idem, Incontro con i giornalisti durante il volo verso il Regno Unito, cit.
131
Ibidem.
132
Ibidem.
21
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

ficiale della Chiesa»133. L’allusione è qui a leggi che pretendono d’imporre agli
ospedali cattolici di praticare aborti e alle agenzie cattoliche che si occupano di
adozioni di offrire bambini per l’adozione anche a coppie omosessuali.
Particolarmente toccanti sono state le parole che Papa Benedetto XVI ha
rivolto agli anziani di una casa di riposo di Londra, che ha tenuto a includere fra
le mete del suo viaggio. «La vita è un dono unico, ad ogni stadio, dal concepi-
mento fino alla morte naturale, e spetta solo a Dio darla e toglierla»134. La con-
danna dell’eutanasia diventa però una profonda riflessione del Papa ottantatre-
enne sulla condizione degli anziani. «Uno può godere buona salute in tarda età;
ma ugualmente i Cristiani non dovrebbero avere paura di partecipare alle sof-
ferenze di Cristo se Dio vuole che affrontiamo l‟infermità. Il mio predecessore
il Papa Giovanni Paolo, ha sofferto pubblicamente negli ultimi anni della sua
vita. Appariva chiaro a tutti che viveva questo in unione alle sofferenze del no-
stro Salvatore. La sua letizia e pazienza nell‟affrontare i suoi ultimi giorni fu-
rono un significativo e commovente esempio per tutti noi che dobbiamo portare
il carico degli anni che avanzano»135.
Occorre dunque, all’estremo opposto della mentalità eutanasica, «[...] ri-
conoscere la presenza di un crescente numero di anziani come una benedizione
per la società. Ogni generazione può imparare dall‟esperienza e saggezza della
generazione che l‟ha preceduta. Inoltre il provvedere alla cura delle persone
anziane non dovrebbe essere anzitutto considerata come un atto di generosità,
ma come il ripagare un debito di gratitudine»136. «Mentre cresce il nostro nor-
male periodo di vita — ha voluto aggiungere Papa Benedetto XVI — le nostre
capacità fisiche spesso vengono meno; e tuttavia questi periodi possono essere
fra gli anni spiritualmente più fruttuosi della nostra vita. Questi anni sono
un‟opportunità per ricordare in una preghiera affettuosa tutti quelli che abbia-
mo amato in questa vita e porre tutto quello che siamo stati e abbiamo fatto da-
vanti alla grazia e alla tenerezza di Dio»137.

c. Valorizzare il ruolo dei laici


Contemplando il grande crocifisso che domina la navata della cattedrale
cattolica di Westminster, a Londra, realizzato a Bruges in Belgio su disegni
dell’architetto della cattedrale John Francis Bentley (1839-1902) nello stile neo-
medioevale del secolo XIX, in questo caso, neo-bizantino, per cui ha espresso
più volte apprezzamento, Papa Benedetto XVI — rivolgendosi in particolare ai

133
Idem, Incontro con esponenti della società civile, del mondo accademico, culturale e
imprenditoriale, con il corpo diplomatico e con leader religiosi nella Westminster Hall a
Londra, cit.
134
Idem, Discorso durante la visita alla Casa per anziani St Peter's Residence, cit.
135
Ibidem.
136
Ibidem.
137
Ibidem.
22
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

fedeli laici — nota come «le mani di nostro Signore, stese sulla Croce, ci invi-
tano a contemplare anche la nostra partecipazione al suo eterno sacerdozio e la
responsabilità che abbiamo, in quanto membra del suo corpo, di portare al
mondo in cui viviamo il potere riconciliante del suo sacrificio. Il Concilio Vati-
cano II [1962-1965] parlò in maniera eloquente dell‟indispensabile ruolo del
laicato di portare avanti la missione della Chiesa, attraverso lo sforzo di servi-
re da fermento del Vangelo nella società, lavorando per l‟avanzamento del Re-
gno di Dio nel mondo»138. «Il richiamo del Concilio ai fedeli laici ad assumere
il loro impegno battesimale partecipando alla missione di Cristo richiama le in-
tuizioni e gli insegnamenti di John Henry Newman»139.
Né si tratta solo della partecipazione dei laici, tramite il sacerdozio comune
— che, naturalmente, è cosa ben distinta dal sacerdozio ministeriale dei presbiteri
—, all’ufficio sacerdotale di Gesù Cristo e, tramite la consecratio mundi, al Suo
ufficio regale. I laici partecipano anche al terzo ufficio di Gesù Cristo, quello pro-
fetico. Il beato Newman «fu il grande campione dell‟ufficio profetico del laicato
cristiano»140. E ai laici, sulla scia di Newman, il Papa si rivolge accoratamente da
Glasgow: «Faccio appello in particolare a voi, fedeli laici, affinché, in conformi-
tà con la vostra vocazione e missione battesimale, non solo possiate essere esem-
pio pubblico di fede, ma sappiate anche farvi avvocati nella sfera pubblica della
promozione della sapienza e della visione del mondo che derivano dalla fede. La
società odierna necessita di voci chiare, che propongano il nostro diritto a vivere
non in una giungla di libertà auto-distruttive ed arbitrarie, ma in una società che
lavora per il vero benessere dei suoi cittadini, offrendo loro guida e protezione di
fronte alle loro debolezze e fragilità»141.
Le riflessioni del beato Newman sui laici si radicano in un suo profondo
accostamento alla tematica della vocazione. Il beato «[...] ci dice che il nostro
divino Maestro ha assegnato un compito specifico a ciascuno di noi, un “servi-
zio ben definito”, affidato unicamente ad ogni singolo: “io ho la mia missione
— scrisse — sono un anello in una catena, un vincolo di connessione fra perso-
ne. Egli non mi ha creato per niente. Farò il bene, compirò la sua opera; sarò
un angelo di pace, un predicatore di verità proprio nel mio posto… se lo faccio
obbedirò ai suoi comandamenti e lo servirò nella mia vocazione” (Meditations
and devotions, 301-2)»142.

138
Idem, Omelia durante la Messa nella cattedrale del Preziosissimo Sangue di Nostro
Signore Gesù Cristo a Westminster, cit.
139
Ibidem.
140
Idem, Discorso durante la veglia di preghiera per la beatificazione del cardinale John
Henry Newman nell‟Hyde Park a Londra, cit.
141
Idem, Omelia durante la Messa nel Bellahouston Park a Glasgow, cit.
142
Idem, Omelia durante la Messa con beatificazione del venerabile cardinale John
Henry Newman nel Cofton Park a Birmingham, cit.
23
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

«Una delle più amate meditazioni del Cardinale contiene queste parole:
“Dio mi ha creato per offrire a lui un certo specifico servizio. Mi ha affidato un
certo lavoro che non ha affidato ad altri” (Meditations on Christian Doctrine).
Vediamo qui il preciso realismo cristiano di Newman, il punto nel quale la fede
e la vita inevitabilmente si incrociano. [...] Nessuno che guardi realisticamente
al nostro mondo d‟oggi può pensare che i cristiani possano continuare a far le
cose di ogni giorno, ignorando la profonda crisi di fede che è sopraggiunta nel-
la società, o semplicemente confidando che il patrimonio di valori trasmesso
lungo i secoli cristiani possa continuare ad ispirare e plasmare il futuro della
nostra società. [...] Ciascuno di noi, secondo il proprio stato di vita, è chiamato
ad operare per la diffusione del Regno di Dio impregnando la vita temporale
dei valori del Vangelo»143.
Per realizzare la sua vocazione d’instaurazione cristiana dell’ordine tem-
porale il laicato, insegnava il beato Newman, dev’essere formato. «“Voglio un
laicato non arrogante, non precipitoso nei discorsi, non polemico, ma uomini
che conoscono la propria religione, che in essa vi entrino, che sappiano bene
dove si ergono, che sanno cosa credono e cosa non credono, che conoscono il
proprio credo così bene da dare conto di esso, che conoscono così bene la sto-
ria da poterlo difendere” (The Present Position of Catholics in England, IX,
390)»144. E i laici non possono essere formati se mancano santi e dotti sacerdoti.
«Più si sviluppa l‟apostolato dei laici, più urgente viene sentito il bisogno di sa-
cerdoti, e più il laicato approfondisce la consapevolezza della propria specifica
vocazione, più si rende evidente ciò che è proprio del sacerdote»145. Nel beato
Newman non vi è contrasto fra promozione dei laici e consapevolezza della di-
gnità straordinaria e unica del sacerdozio.

3. L’emergenza educativa
Papa Benedetto XVI ha parlato più volte di un’«emergenza educativa»146.
L’emergenza non è però solo degli ultimi anni. Il problema era già ben presente
al beato Newman. «Desidero rendere onore — ha affermato il Papa — alla sua
visione dell‟educazione, che ha fatto così tanto per plasmare l‟“ethos” che è la
forza sottostante alle scuole ed agli istituti universitari cattolici di oggi [...]. Il

143
Idem, Discorso durante la veglia di preghiera per la beatificazione del cardinale John
Henry Newman nell‟Hyde Park a Londra, cit.
144
Idem, Omelia durante la Messa con beatificazione del venerabile cardinale John Hen-
ry Newman nel Cofton Park a Birmingham, cit.
145
Idem, Omelia durante la Messa nella cattedrale del Preziosissimo Sangue di Nostro
Signore Gesù Cristo a Westminster, cit.
146
Idem, Lettera alla diocesi e alla città di Roma sul compito urgente della formazione
delle nuove generazioni, del 21-1-2008, in Insegnamenti di Benedetto XVI, vol. IV, 1,
2008. (Gennaio-Giugno), Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2009, pp. 116-120
(p. 116).
24
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

progetto di fondare un‟università cattolica in Irlanda gli diede l‟opportunità di


sviluppare le proprie idee su tale argomento e la raccolta di discorsi da lui
pubblicati come The Idea of a University contiene un ideale dal quale possono
imparare quanti sono impegnati nella formazione accademica»147.

a. Per un‟educazione integrale


Il beato Newman era «fermamente contrario ad ogni approccio riduttivo
o utilitaristico»148 al problema dell’educazione, e «[...] cercò di raggiungere un
ambiente educativo nel quale la formazione intellettuale, la disciplina morale e
l‟impegno religioso procedessero assieme»149. Il beato concepiva «[...] il compi-
to dell‟insegnante non [come] solo quello di impartire informazioni o di provve-
dere ad una preparazione tecnica per portare benefici economici alla società;
l‟educazione non è e non deve essere mai considerata come puramente utilitari-
stica. Riguarda piuttosto formare la persona umana, preparare lui o lei a vivere
la vita in pienezza — in poche parole riguarda educare alla saggezza. E la vera
saggezza è inseparabile dalla conoscenza del Creatore»150.
L’educazione integrale del beato Newman non trascura né svaluta le
scienze. Al contrario, ripete Papa Benedetto XVI, «[...] le scienze umane e natu-
rali ci forniscono una comprensione inestimabile di aspetti della nostra esisten-
za»151. Il loro studio è necessario. Ma non può essere sufficiente, perché «[...]
tuttavia queste discipline non danno risposta, e non possono darla, alla doman-
da fondamentale, perché operano ad un livello totalmente diverso. Non possono
soddisfare i desideri più profondi del cuore umano, né spiegarci pienamente la
nostra origine ed il nostro destino, per quale motivo e per quale scopo noi esi-
stiamo, né possono darci una risposta esaustiva alla domanda: “Per quale mo-
tivo esiste qualcosa, piuttosto che il niente?”»152.
Ecco allora il grande insegnamento del beato Newman, che il Papa ripro-
pone ai giovani: studiate ogni materia utile e lecita, ma inseritela sempre in un
quadro più ampio. «Ricordate sempre però che ogni materia che studiate si in-
serisce in un orizzonte più ampio. Non riducetevi mai ad un orizzonte ristretto.

147
Idem, Omelia durante la Messa con beatificazione del venerabile cardinale John Hen-
ry Newman nel Cofton Park a Birmingham, cit.; cfr. J. H. Newman, L‟idea di università,
trad. it., a cura di Angelo Bottone, con Introduzione di Vincenzo Cappelletti, Studium,
Roma 2005.
148
Benedetto XVI, Omelia durante la Messa con beatificazione del venerabile cardinale
John Henry Newman nel Cofton Park a Birmingham, cit.
149
Ibidem.
150
Idem, Indirizzo agli insegnanti e ai religiosi durante l‟incontro con il mondo dell‟e-
ducazione cattolica nella cappella del St Mary‟s University College a Londra, cit.
151
Idem, Discorso durante l‟incontro con i rappresentanti di altre religioni nella Walde-
grave Drawing Room del St Mary‟s University College a Londra, cit.
152
Ibidem.
25
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

Il mondo ha bisogno di buoni scienziati, ma una prospettiva scientifica diventa


pericolosamente angusta, se ignora la dimensione etica e religiosa della vita,
così come la religione diventa angusta, se rifiuta il legittimo contributo della
scienza alla nostra comprensione del mondo. Abbiamo bisogno di buoni storici,
filosofi ed economisti, ma se la percezione che essi offrono della vita umana al-
l‟interno del loro specifico campo è centrata su di una prospettiva troppo ri-
stretta, essi possono seriamente portarci fuori strada»153.

b. La scuola cattolica
«Una buona scuola offre una formazione completa per l‟intera persona.
Ed una buona scuola cattolica, al di sopra e al di là di questo, dovrebbe aiutare
i suoi studenti a diventare santi»154. Vi erano buone scuole nella Gran Bretagna
del beato Newman. Ma egli non se ne accontentò e s’impegnò con i suoi confra-
telli oratoriani e con altri che — non senza difficoltà e incomprensioni — ap-
poggiarono i suoi progetti di fondare scuole cattoliche e anche, come si è accen-
nato, un’università cattolica in Irlanda. Non si trattava di una novità, ricorda Pa-
pa Benedetto XVI: «in Scozia, penso alle tre università medievali fondate dai
pontefici, compresa quella di S. Andrea, che sta per celebrare il sesto centena-
rio della sua fondazione»155. Il Papa aggiunge un aneddoto personale. Questo
tema, afferma, «[...] mi offre l‟opportunità di rendere grazie a Dio per la vita e
l‟opera della Venerabile Mary Ward [1585-1645], nativa di questa terra [ingle-
se], la cui visione pionieristica di vita religiosa apostolica per le donne ha por-
tato così tanti frutti. Io stesso da giovane ragazzo sono stato educato dalle “Da-
me Inglesi” e devo loro un profondo debito di gratitudine»156.
Oggi, come ai tempi della venerabile Mary Ward o del beato Newman,
«Cristo [...] ha bisogno di uomini e donne che dedichino la loro vita al nobile
compito dell‟educazione, prendendosi cura dei giovani e formandoli secondo le
vie del Vangelo»157. Occorre tuttavia contrastare un equivoco. Spesso le scuole
cattoliche sono riconosciute come istituti di formazione d’eccellenza: ma non è
questa la loro ragion d’essere. La scuola cattolica dev’essere, appunto, cattolica
e testimoniare quotidianamente l’ideale del beato Newman dell’educazione in-
tegrale: «C‟è sempre un orizzonte più grande, nelle vostre scuole cattoliche, so-
pra e al di là delle singole materie del vostro studio e delle varie capacità che

153
Idem, Indirizzo agli alunni durante l‟incontro con il mondo dell‟educazione cattolica
nel campo sportivo del St Mary‟s University College a Londra, del 17-9-2010, in L‟Os-
servatore Romano. Giornale quotidiano politico religioso, Città del Vaticano 18-9-2010.
154
Ibidem.
155
Idem, Omelia durante la Messa nel Bellahouston Park a Glasgow, cit.
156
Idem, Indirizzo agli insegnanti e ai religiosi durante l‟incontro con il mondo dell‟edu-
cazione cattolica nella cappella del St Mary‟s University College a Londra, cit.
157
Idem, Discorso durante la veglia di preghiera per la beatificazione del cardinale John
Henry Newman nell‟Hyde Park a Londra, cit.
26
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

acquisite»158. La stessa «[...] presenza dei religiosi nelle scuole cattoliche è un


forte richiamo all‟ampiamente discusso carattere cattolico, che è necessario
permei ogni aspetto della vita scolastica»159. E «carattere cattolico» significa
ortodossia della dottrina. Vi è, afferma il Pontefice, un’«[...] evidente esigenza
che il contenuto dell'insegnamento dovrebbe essere sempre in conformità con la
dottrina della Chiesa. Ciò significa che la vita di fede deve essere la forza guida
alla base di ogni attività nella scuola [cattolica], così che la missione della
Chiesa possa essere effettivamente servita»160.

c. Educare alla santità


La scuola cattolica, e l’educazione cattolica dei giovani in famiglia e nel-
le chiese, ha un ideale ancora più grande, tanto spesso sottolineato dal beato
Newman: educare alla santità. «Vi sono molte tentazioni — ricorda il Papa ai
giovani — che dovete affrontare ogni giorno — droga, denaro, sesso, porno-
grafia, alcool — che secondo il mondo vi daranno felicità, mentre in realtà si
tratta di cose distruttive, che creano divisione. C‟è una sola cosa che permane:
l‟amore personale di Gesù Cristo per ciascuno di voi. Cercatelo, conoscetelo ed
amatelo, ed egli vi renderà liberi dalla schiavitù dell‟esistenza seducente ma su-
perficiale frequentemente proposta dalla società di oggi»161.
Da Londra, collegato via Internet con tutte le scuole cattoliche d’Inghil-
terra, Scozia e Galles, Papa Benedetto XVI ha tenuto il 17 settembre agli allievi
una stupenda lezione sulla santità. «Non capita spesso ad un Papa — in verità
nemmeno a qualsiasi altra persona — l‟opportunità di parlare contemporanea-
mente agli studenti di tutte le scuole cattoliche dell‟Inghilterra, del Galles e del-
la Scozia. E dal momento che ora io ho questa possibilità, c‟è qualcosa che mi
sta davvero molto a cuore di dirvi. Ho la speranza che fra voi che oggi siete qui
ad ascoltarmi vi siano alcuni dei futuri santi del ventunesimo secolo. La cosa
che Dio desidera maggiormente per ciascuno di voi è che diventiate santi. Egli
vi ama molto più di quanto voi possiate immaginare e desidera per voi il mas-
simo. E la cosa migliore di tutte per voi è di gran lunga il crescere in santità.
«Forse alcuni di voi non ci hanno mai pensato prima d‟ora. Forse alcuni
pensano che essere santi non sia per loro. Lasciatemi spiegare cosa intendo di-
re. Quando si è giovani, si è soliti pensare a persone che stimiamo e ammiria-
mo, persone alle quali vorremmo assomigliare. Potrebbe trattarsi di qualcuno
che incontriamo nella nostra vita quotidiana e che teniamo in grande stima.
Oppure potrebbe essere qualcuno famoso. Viviamo in una cultura della celebri-

158
Idem, Indirizzo agli alunni durante l‟incontro con il mondo dell‟educazione cattolica
nel campo sportivo del St Mary‟s University College a Londra, cit.
159
Idem, Indirizzo agli insegnanti e ai religiosi durante l‟incontro con il mondo dell‟edu-
cazione cattolica nella cappella del St Mary‟s University College a Londra, cit.
160
Ibidem.
161
Idem, Omelia durante la Messa nel Bellahouston Park a Glasgow, cit.
27
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

tà ed i giovani sono spesso incoraggiati ad avere come modello figure del mon-
do dello sport o dello spettacolo. Io vorrei farvi questa domanda: quali sono le
qualità che vedete negli altri e che voi stessi vorreste maggiormente possedere?
Quale tipo di persona vorreste davvero essere?
«Quando vi invito a diventare santi, vi sto chiedendo di non accontentar-
vi di seconde scelte. Vi sto chiedendo di non perseguire un obiettivo limitato,
ignorando tutti gli altri. Avere soldi rende possibile essere generosi e fare del
bene nel mondo, ma, da solo, non è sufficiente a renderci felici. Essere grande-
mente dotati in alcune attività o professioni è una cosa buona, ma non potrà
mai soddisfarci, finché non puntiamo a qualcosa di ancora più grande. Potrà
renderci famosi, ma non ci renderà felici. La felicità è qualcosa che tutti desi-
deriamo, ma una delle grandi tragedie di questo mondo è che così tanti non rie-
scono mai a trovarla, perché la cercano nei posti sbagliati. La soluzione è mol-
to semplice: la vera felicità va cercata in Dio»162.
«E, una volta che voi siete entrati in amicizia con Dio — prosegue il Pa-
pa — ogni cosa nella vostra vita inizia a cambiare. Mentre giungete a cono-
scerlo meglio, vi rendete conto di voler riflettere nella vostra stessa vita qualco-
sa della sua infinita bontà. Siete attratti dalla pratica della virtù. Incominciate
a vedere l‟avidità e l‟egoismo, e tutti gli altri peccati, per quello che realmente
sono, tendenze distruttive e pericolose che causano profonda sofferenza e gran-
de danno, e volete evitare di cadere voi stessi in quella trappola [...]. Quando
queste cose iniziano a starvi a cuore, siete già pienamente incamminati sulla
via della santità»163.
Il beato Newman aveva compreso che la santità si può apprendere non
solo con lo studio, ma anzitutto con la preghiera. Nello stesso tempo, anche la
preghiera s’impara e richiede un’educazione. «Il motto del Cardinale Newman,
Cor ad cor loquitur, “il cuore parla al cuore”, ci permette di penetrare nella
sua comprensione della vita cristiana come chiamata alla santità, sperimentata
come l‟intenso desiderio del cuore umano di entrare in intima comunione con il
Cuore di Dio. Egli ci rammenta che la fedeltà alla preghiera ci trasforma gra-
dualmente nell‟immagine divina. Come scrisse in uno dei suoi forbiti sermoni:
“l‟abitudine alla preghiera, che è pratica di rivolgersi a Dio e al mondo invisi-
bile in ogni stagione, in ogni luogo, in ogni emergenza, la preghiera, dico, ha
ciò che può essere chiamato un effetto naturale nello spiritualizzare ed elevare
l‟anima. Un uomo non è più ciò che era prima; gradualmente… ha interiorizza-
to un nuovo sistema di idee ed è divenuto impregnato di freschi principi” (Paro-
chial and plain sermons, IV, 230-231)»164.

162
Idem, Indirizzo agli alunni durante l‟incontro con il mondo dell‟educazione cattolica
nel campo sportivo del St Mary‟s University College a Londra, cit.
163
Ibidem.
164
Idem, Omelia durante la Messa con beatificazione del venerabile cardinale John
Henry Newman nel Cofton Park a Birmingham, cit.
28
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

Londra è stata descritta come la prima vera metropoli del secolo XXI,
dove il tempo scorre così velocemente e freneticamente da indurre vere e pro-
prie mutazioni qualitative nel modo di accostarsi alla vita e al lavoro165. Proprio
da Londra Papa Benedetto XVI richiama a fermarsi per trovare un tempo di
preghiera e di silenzio. «Nel profondo del vostro cuore egli vi chiama a trascor-
rere del tempo con lui nella preghiera. Ma questo tipo di preghiera, la vera
preghiera, richiede disciplina: richiede di trovare dei momenti di silenzio ogni
giorno. Spesso ciò significa attendere che il Signore parli. Anche fra le occupa-
zioni e lo stress della nostra vita quotidiana abbiamo bisogno di dare spazio al
silenzio, perché è nel silenzio che troviamo Dio, ed è nel silenzio che scopriamo
chi siamo veramente»166.
La preghiera, insegnava il beato Newman, è essenziale perché anche i lai-
ci possano esercitare un vero apostolato. «Permettendo a questa luce della fede
di risplendere nei nostri cuori e abbandonandoci ad essa mediante la quotidia-
na unione al Signore nella preghiera e nella partecipazione ai sacramenti della
Chiesa, datori di vita, diventiamo noi stessi luce per quanti ci stanno attorno;
esercitiamo il nostro “ufficio profetico”; spesso, senza saperlo, attiriamo le
persone più vicino al Signore ed alla sua verità. Senza la vita di preghiera, sen-
za l‟interiore trasformazione che avviene mediante la grazia dei sacramenti,
non possiamo — con le parole di Newman — “irradiare Cristo”; diveniamo
semplicemente un altro “cembalo squillante” (1Cor 13, 1)»167. Papa Benedetto
XVI lo ricorda anzitutto a coloro, religiosi e laici, che fanno parte di realtà par-
ticolarmente ispirate al pensiero del beato Newman, fra cui cita «i membri della
famiglia spirituale Das Werk»168, fondata da Julia Verhaeghe (1910-1997). Si
tratta di una citazione non banale e non casuale, se si considera che Das Werk
— «l’Opera», da non confondere con l’Opus Dei — è stata ripetutamente ogget-
to nel Paese in cui è stata fondata, in Belgio, di attacchi giornalistici e perfino
governativi che hanno cercato di squalificarla come «setta»169.

165
Cfr. per esempio le inchieste del giornalista italiano, da anni residente nella capitale
britannica, Marco Niada, La nuova Londra. Capitale del XXI secolo, Garzanti, Milano
2008; e Idem, Il tempo breve. Nell‟era della frenesia: la fine della memoria e la morte
dell‟attenzione, Garzanti, Milano 2010.
166
Benedetto XVI, Saluto ai giovani al termine della Messa nella cattedrale del Preziosis-
simo Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo a Westminster, del 18-9-2010, in L‟Osser-
vatore Romano. Giornale quotidiano politico religioso, Città del Vaticano 20/21-9-2010.
167
Idem, Discorso durante la veglia di preghiera per la beatificazione del cardinale John
Henry Newman nell‟Hyde Park a Londra, cit.
168
Idem, Omelia durante la Messa con beatificazione del venerabile cardinale John Hen-
ry Newman nel Cofton Park a Birmingham, cit.
169
Cfr. il mio Il ritorno dei giacobini. Il rapporto della commissione parlamentare belga
d‟inchiesta sulle sette, in Cristianità, anno XXV, n. 269, Piacenza settembre 1997, pp. 5-
17.
29
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

d. Il sacerdote, primo educatore, e i suoi problemi


«Così come è l‟Eucarestia che fa la Chiesa, il sacerdozio è centrale per
la vita della Chiesa»170. Il beato Newman, così attento al ruolo dei laici, aveva
piena coscienza del fatto che nella Chiesa nessuna educazione è possibile se
viene meno il ruolo del sacerdote come primo educatore — insieme ai genitori
per i figli — alla fede. Il nuovo beato s’inserisce in una lunga tradizione di santi
sacerdoti britannici, fra i quali il Papa ricorda «l‟esempio di dedizione, di gene-
rosità e di coraggio di San John Ogilvie [S.J. (1579-1615)]»171, martire sventra-
to e impiccato nel 1615 a Glasgow per il suo rifiuto di tornare al calvinismo, in
cui era nato ma da cui si era separato nel 1596 per diventare cattolico, poi gesui-
ta e sacerdote.
Una sana vita sacerdotale, insegnava il beato Newman, trova il suo centro
nell’Eucarestia, per cui molti martiri inglesi dopo la separazione della Comunio-
ne Anglicana da Roma hanno dato la vita. «La realtà del sacrificio Eucaristico
è sempre stata al cuore della fede cattolica; messa in discussione nel sedicesi-
mo secolo, essa venne solennemente riaffermata al Concilio di Trento [1545-
1563], nel contesto della nostra giustificazione in Cristo. Qui in Inghilterra, co-
me sappiamo, molti difesero strenuamente la Messa, sovente a caro prezzo,
dando vita a quella devozione alla Santissima Eucaristia che è stata una carat-
teristica del cattolicesimo in queste terre»172. In tema di Eucarestia, Papa Bene-
detto XVI menziona «l‟imminente pubblicazione della nuova traduzione [ingle-
se] del Messale Romano»173, che ha comportato a fronte di varie critiche una
«revisione»174 di diversi testi. Il Papa invita i vescovi britannici a «[...] cogliere
l‟occasione che questa nuova traduzione offre, per una approfondita catechesi
sull‟Eucaristia e per una rinnovata devozione nei modi in cui essa viene cele-
brata»175.
Il beato Newman aveva piena coscienza del fatto che i sacerdoti non sono
angeli ma uomini, non esenti dai peccati e dai problemi comuni. «Il calore e l‟u-
manità che sottostanno al suo apprezzamento del ministero pastorale vengono
magnificamente espressi da un altro dei suoi famosi discorsi: “Se gli angeli fos-
sero stati i vostri sacerdoti, cari fratelli, non avrebbero potuto partecipare alle
vostre sofferenze, né compatirvi, né aver compassione per voi, né provare tene-
rezza nei vostri confronti e trovare motivi per giustificarvi, come possiamo noi;
non avrebbero potuto essere modelli e guide per voi, ed avervi condotto dal vo-

170
Benedetto XVI, Omelia durante la Messa nel Bellahouston Park a Glasgow, cit.
171
Ibidem.
172
Idem, Omelia durante la Messa nella cattedrale del Preziosissimo Sangue di Nostro
Signore Gesù Cristo a Westminster, cit.
173
Idem, Discorso ai vescovi d‟Inghilterra, Scozia e Galles nella cappella dell‟Oscott
College a Birmingham, cit.
174
Ibidem.
175
Ibidem.
30
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

stro uomo vecchio a vita nuova, come lo possono quanti vengono dal vostro
stesso ambiente (“Men, not Angels: the Priests of the Gospel”, Discourses to
mixed congregations, 3)»176. Scrive ancora «[...] il beato John Henry Newman:
“Che Dio ci doni dei sacerdoti che sappiano sentire la propria debolezza di
peccatori, e che il popolo li sappia compatire ed amare e pregare per la loro
crescita in ogni buon dono di grazia” (Sermon, 22 marzo 1829. 191)»177.
Se l’umana debolezza dei sacerdoti è di ogni epoca, oggi un problema
«[...] che mina seriamente la credibilità morale dei responsabili della Chiesa è
il vergognoso abuso di ragazzi e di giovani da parte di sacerdoti e di religio-
si»178. Il Papa confida «[...] che queste rivelazioni sono state per me uno choc.
Sono una grande tristezza, è difficile capire come questa perversione del mini-
stero sacerdotale sia stata possibile. Il sacerdote, nel momento dell‟ordinazio-
ne, preparato per anni a questo momento, dice sì a Cristo per farsi la sua voce,
la sua bocca, la sua mano e servirlo con tutta l‟esistenza perché il Buon Pasto-
re, che ama e aiuta e guida alla verità, sia presente nel mondo. Come un uomo
che ha fatto e detto questo possa poi cadere in questa perversione, è difficile
capire; è una grande tristezza, tristezza anche che l‟autorità della Chiesa non
sia stata sufficientemente vigilante e non sufficientemente veloce, decisa, nel
prendere le misure necessarie. Per tutto questo siamo in un momento di peni-
tenza, di umiltà e di rinnovata sincerità, come ho scritto ai Vescovi irlandesi
[nella Lettera ai cattolici dell‟Irlanda, del 19-3-2010]. Mi sembra che dobbiamo
adesso realizzare proprio un tempo di penitenza, un tempo di umiltà, e rinnova-
re e reimparare un‟assoluta sincerità»179.
Senza che si possa ridurre il viaggio in Gran Bretagna — come ha detto il
Papa nella successiva udienza generale di mercoledì 22 settembre, «scopo prin-
cipale della visita era quello di proclamare beato il Cardinale John Henry Ne-
wman»180, così che «in effetti, la cerimonia di beatificazione ha rappresentato il
momento preminente del viaggio apostolico»181 — alla questione dei preti pedo-
fili, che ha invece dominato certe cronache giornalistiche a scapito di ogni altro
tema, è vero che, nel contesto della descrizione di una crisi educativa che è an-
che crisi del sacerdozio, Papa Benedetto XVI non ha mancato di proporre qual-
che riflessione sul doloroso argomento. Non si è limitato a esprimere dolore e
vergogna, ma ha tracciato un programma di azione. «Tre cose — ha detto —
sono importanti. Primo interesse sono le vittime, come possiamo riparare, che

176
Idem, Omelia durante la Messa con beatificazione del venerabile cardinale John Hen-
ry Newman nel Cofton Park a Birmingham, cit.
177
Idem, Discorso ai vescovi d‟Inghilterra, Scozia e Galles nella cappella dell‟Oscott
College a Birmingham, cit.
178
Ibidem.
179
Idem, Incontro con i giornalisti durante il volo verso il Regno Unito, cit.
180
Idem, Udienza generale sul viaggio apostolico nel Regno Unito, cit.
181
Ibidem.
31
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

cosa possiamo fare per aiutare queste persone a superare questo trauma, a ri-
trovare la vita, a ritrovare anche la fiducia nel messaggio di Cristo. Cura, im-
pegno per le vittime è la prima priorità con aiuti materiali, psicologici, spiri-
tuali. Secondo, è il problema delle persone colpevoli: la giusta pena, escluderli
da ogni possibilità di accesso ai giovani, perché sappiamo che questa è una ma-
lattia e la libera volontà non funziona dove c‟è questa malattia; quindi dobbia-
mo proteggere queste persone contro se stesse, e trovare il modo di aiutarle e di
proteggerle contro se stesse ed escluderle da ogni accesso ai giovani. E il terzo
punto è la prevenzione nella educazione e nella scelta dei candidati al sacerdo-
zio. Essere così attenti che secondo le possibilità umane si escludano futuri ca-
si»182.
Al di là dell’indagine sulle cause e della messa in opera di possibili rime-
di183 il Papa riporta il problema alla sua dimensione spirituale. Qui, anche nel
fondo più buio di una crisi particolarmente vergognosa, nell’esprimere senti-
menti di «profondo dolore alle vittime innocenti di questi inqualificabili crimi-
ni»184, il Papa non perde «[...] la speranza che il potere della grazia di Cristo, il
suo sacrificio di riconciliazione, porterà profonda guarigione e pace alle loro
vite. Riconosco anche, con voi, la vergogna e l‟umiliazione che tutti abbiamo
sofferto a causa di questi peccati; vi invito a offrirle al Signore con la fiducia
che questo castigo contribuirà alla guarigione delle vittime, alla purificazione
della Chiesa ed al rinnovamento del suo secolare compito di formazione e cura
dei giovani»185. Al fondo di ogni crisi morale — insegna il beato Newman — vi
è sempre una crisi educativa. Per superare le crisi, occorre ripartire da un’educa-
zione integrale che sia insieme educazione alla santità e alla preghiera.

182
Idem, Incontro con i giornalisti durante il volo verso il Regno Unito, cit.
183
Cfr. il mio, Preti pedofili. La vergogna, il dolore e la verità sull‟attacco a Benedetto
XVI, San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano) 2010.
184
Benedetto XVI, Omelia durante la Messa nella cattedrale del Preziosissimo Sangue di
Nostro Signore Gesù Cristo a Westminster, cit.
185
Ibidem.
32
Nota su Gian Francesco Galeani Napione
e il federalismo italico nel secolo XIX
Francesco Verna

La vita e le opere
Gian Francesco Galeani Napione, conte di Cocconato, nasce a Torino il
1° novembre 1748 da Carlo Giuseppe Amedeo Valeriano (1699-1769) e dalla
contessa Maddalena de Maistre (1714-1802)1. Pur incline a studi storici e lette-
rari, consegue la laurea in giurisprudenza e dopo la morte del padre intraprende
la carriera amministrativa. Nel 1776 viene assunto come impiegato nelle Regie
Finanze, diventando intendente della provincia di Susa e poi di quella di Saluz-
zo. Sposa nel 1786 Luigia Crotti di Costigliole, che muore due anni dopo dando
alla luce una figlia, e nel 1792 Barbara Lodi di Capriglio, da cui ha cinque figli.
Re Vittorio Amedeo III di Savoia (1726-1796) lo nomina nel 1787 so-
vrintendente alla perequazione e al censimento del Monferrato, nel 1790 com-
ponente della giunta per l’amministrazione dei Comuni e nel 1796 consigliere di
Stato addetto agli archivi di Corte. Nei differenti incarichi si rivela attento e pre-
parato studioso di economia e di finanza, e asseconda l’intento riformistico della
Corte2. Nel 1797 ottiene l’incarico di controllore generale delle Finanze — cioè
responsabile di tutto il settore economico finanziario del regno — da cui si di-
mette poco dopo per non sottoscrivere un editto che riteneva dannoso al Paese.
Nel periodo repubblicano (1798-1799) si tiene lontano dalla vita pubbli-
ca, dedicandosi a saggi di varia erudizione su argomenti storici, militari, anti-
quari, paleografici, numismatici e letterari. Nominato socio dell’Accademia del-
le Scienze di Torino nel 1801, ne diventa presidente per la classe di scienze mo-

1
Sulla vita, cfr. Lorenzo Martini (1785-1844), Vita del Conte Gian-Francesco Galeani
Napione, Bocca, Torino 1836; Leonilda Fusani, Gian Francesco Galeani Napione di Coc-
conato-Passerano. Vita e opere, Tip. Baravalle e Falconieri, Torino 1907; Francesco
Lemmi (1876-1947), Galeoni Napione di Cocconato, conte Gian Francesco, in Enciclo-
pedia italiana di scienze, lettere ed arti, Istituto G. Treccani, Milano 1932, vol. XVI
(Franck-Gian), pp. 265-266; Orietta Bergo, Galeoni Napione di Cocconato, Gian France-
sco, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, vol. 51, Ro-
ma 1998, pp. 384-387; Paola Bianchi, Introduzione a G. F. Galeani Napione, Del modo di
riordinare la Regia Università degli Studi, Deputazione Subalpina di Storia Patria, Torino
1993, pp. 1-43; e Corrado Malandrino, Il conte Gian Francesco Galeani Napione. Una
proposta di confederazione italiana, in Trimestre. Storia-politica-società, anno XXXIII, n.
1-2, Teramo 2000, pp. 63-76.
2
Cfr. Antonio Fossati (1900-1954), Il pensiero economico del conte G. F. Galeani-Napio-
ne (1748-1830), Fedetto & C., Torino 1935.
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

rali, storiche e filologiche, e infine bibliotecario. Nello stesso 1801 elabora una
memoria sul riordino dell’università di Torino3. Accetta senza entusiasmo l’an-
nessione alla Francia di Napoleone Bonaparte (1769-1821), nel corso della qua-
le, peraltro, è insignito della Legion d’Onore ed è nominato membro dell’Acca-
demia della Crusca. Dopo la Restaurazione, nel 1814, è presidente dei Regi Ar-
chivi di Corte e fa parte del Magistrato per la Riforma dell’Università, adope-
randosi per l’istituzione della cattedra di Economia Politica. Nel 1816 gli viene
conferita la croce dell’Ordine Mauriziano. Muore a Torino nel 1830.
Uomo di cultura ampia e raffinata, ha lasciato scritti letterari, in prosa e in
versi, una nutrita serie di memorie — politiche, economiche e finanziarie — e
un’opera che lo ha reso celebre, Dell‟uso e dei pregi della lingua italiana, del
1791, in cui disserta sulla necessità di avere nel regno una sola lingua, appunto
l’italiano4. Lungi dall’essere precorritrice di un «imminente Risorgimento»5, l’o-
pera utilizza negativamente il termine «francese» per criticare l’illuminismo e il
fanatismo rivoluzionario, così che «il pensiero di Napione non è molto distante
da quello del De Maistre [Joseph (1753-1821)]»6.
Fra le memorie di politica estera e interna, commissionategli dalla Corte,
alcune sono relative a progetti di federazione fra gli Stati italiani. È del 1780 la
stesura delle Osservazioni intorno al progetto di pace tra S[ua]. M[aestà]. e le
potenze barbaresche, in cui auspica la creazione di una confederazione degli
Stati marittimi della Penisola per difendere il commercio via mare e rafforzare
l’unione fra le popolazioni italiche; come capo della confederazione propone il
Pontefice, «venerabile per rispetto della Religione e principe per instituto paci-
fico»7.
Ritorna sull’argomento nel 1791 con l’Idea di una confederazione delle
potenze d‟Italia8, rivista l’anno seguente anche alla luce della crescente aggres-
sività della Francia rivoluzionaria e poi rielaborata nel 1797 nell’opuscolo Del
nuovo stabilimento delle Repubbliche lombarde9. Una confederazione di Stati è,
a suo avviso, la soluzione migliore per amalgamare e per difendere la nazione
3
Cfr. G. F. Galeani Napione, Del modo di riordinare la Regia Università degli Studi, cit.
4
Cfr. Idem, Dell‟uso e dei pregi della lingua italiana. Libri tre, Fontana, Torino 1846.
5
Cfr. Carlo Calcaterra (1884-1952), Il nostro imminente Risorgimento. Gli studi e la lette-
ratura in Piemonte nel periodo della Sampaolina e della Filopatria, Società Editrice In-
ternazionale, Torino 1935.
6
Giuseppe Crosa, Carlo Luigi Amico di Castellalfero e l‟«Idea di una Confederazione
delle Potenze d‟Italia» di Gian Francesco Napione, in Studi Piemontesi, vol. XVIII, fasc.
2, Torino novembre 1989, pp. 525-529 (p. 527).
7
Cit. in L. Fusani, op. cit., p. 8.
8
Cfr. G. F. Galeani Napione, Idea di una confederazione delle potenze d‟Italia, in questo
numero di Cristianità, pp. 41-54.
9
Cfr. Idem, Del nuovo stabilimento delle Repubbliche lombarde, in Nicomede Bianchi
(1818-1886), Storia della monarchia piemontese dal 1773 al 1861, vol. III. Predominio
francese. Governo provvisorio. 1799-1802, Fratelli Bocca, Torino 1879, pp. 570-611.
34
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

contro i nemici esterni, accrescerne la gloria e porla fra le grandi potenze euro-
pee. Nel corso dei secoli non si era dato vita a una stabile alleanza perché la
presenza diretta del Pontificato e quella indiretta del Sacro Romano Impero non
avevano reso indispensabile tale soluzione. Ma la mutata situazione internazio-
nale suggerisce la nascita di una confederazione, che avrebbe avuto, rispetto a
quella elvetica e a quella germanica, in cui confluivano popolazioni di religione
diversa, il vantaggio di riunire genti con un unico credo e di annoverare fra i
suoi potentati l’autorità suprema del cattolicesimo.

Le teorie federaliste in Italia


In Italia, nonostante l’allarme destato dalla Rivoluzione Francese del
178910, il dibattito sul federalismo stenta a decollare «[...] perché quella che ap-
pare nelle opere di alcuni scrittori e nell‟azione di alcuni governi (quando si
prescinda dall‟unico caso del Napione che proponeva una confederazione fra le
potenze della Penisola al fine di stringerla in un “vasto corpo politico”) non va
al di là di una semplice speculazione filosofica o di una occasionale unione di
stati per lega od alleanza»11.
Il tema federalista acquisisce un’importanza crescente dopo la Restaura-
zione, alla luce della bufera napoleonica, che ha messo in luce la debolezza dei
piccoli Stati di fronte al prevalere di una politica di potenza e di spregiudicata
competizione internazionale. Consapevoli della grande disomogeneità delle di-
verse parti della penisola, unificate solo parzialmente dalla lingua letteraria e di-
vise da costumi e da strutture politiche peculiari, moderati e democratici conce-
piscono l’unificazione nazionale come il risultato di un’evoluzione graduale e la
immaginano come frutto di politiche convergenti dei singoli governi. L’orien-
tamento predominante nella prima metà del secolo XIX è quello federale, rite-
nuto più realistico rispetto alla prospettiva unitaria e comunque da compiersi
gradualmente, salvaguardando la necessaria libertà d’azione del pontefice. Se-
condo una suddivisione effettuata dallo storico Antonio Monti la produzione po-
litico-letteraria del decennio 1840-1850, ossia nel periodo immediatamente an-
tecedente l’Unità d’Italia, si può raggruppare in:
«1) idea dell‟unità nazionale personificata da Mazzini [Giuseppe (1805-
1872)] con programma repubblicano-unitario;
«2) idea neoguelfa, o della federazione presieduta dal Pontefice;
10
Sui tentativi di creare una lega italiana antirivoluzionaria, cfr. Giuseppe Nuzzo (1902-
1996), Italia e Rivoluzione francese. La resistenza dei principi (1791-1796), Liguori, Na-
poli 1965.
11
Antonio Monti (1882-1953), L‟idea federalistica nel Risorgimento Italiano. Saggio sto-
rico, Laterza, Bari 1922, p. 82; cfr. anche, con maggiore attenzione alla posizione dei de-
mocratici, Franco Della Peruta, Le ideologie del federalismo italiano, in Luigi De Rosa e
Ennio Di Nolfo (a cura di), Regionalismo e centralizzazione nella storia di Italia e Stati
Uniti, Olschki, Firenze 1986, pp. 135-168.
35
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

«3) idea repubblicana-federalistica, con carattere decisamente rivolu-


zionario;
«4) idea piemontese, o della missione storica del Piemonte, che diede
luogo al partito d‟azione italiano, alla quale presto o tardi aderirono la prima e
la seconda idea e tutte le loro sottospecie»12.
L’esponente più noto dell’idea neoguelfa è l’abate torinese Vincenzo
Gioberti (1801-1852) che nell’opera Del Primato morale e civile degli italiani13,
del 1843, auspica un movimento nazionale guidato dal Papa per dar vita a un’I-
talia con una struttura federalistica. Ma il modello proposto è molto generico e
tralascia una serie di questioni, quali la presenza austriaca nel Paese, la defini-
zione del ruolo dello Stato Pontificio e le modalità con cui il Papa avrebbe potu-
to conciliare la presidenza della nuova federazione con il suo mandato universa-
le. La natura «congiunturale e tattica»14 di tale soluzione è evidenziata anche
dal repentino mutamento di prospettiva di Gioberti, che pochi anni dopo propu-
gna una soluzione unitaria, auspicando per di più la fine del potere temporale e
la separazione completa fra Stato e Chiesa15.
Più concrete sono le teorie del beato Antonio Rosmini-Serbati (1797-
1855), sacerdote di Rovereto, che propugna una soluzione federale per difende-
re il pluralismo sociale, visto come limite efficace contro il centralismo e lo sta-
talismo. Partendo da considerazioni realistiche Rosmini-Serbati asserisce che
l’Italia, con le sue differenze di dialetti, usi, costumi, consuetudini e ordinamen-
ti politici può trovare unità nella varietà16. Alla base del progetto elaborato vi
sono tre punti: l’uniformità legislativa degli Stati, l’organizzazione di una Dieta
cui affidare la gestione dei rapporti tra gli Stati e le relazioni estere, l’istituzione
di un’Alta Corte di giustizia, con a capo il Papa, che giudicasse sulle controver-
sie insorte fra gli Stati.
I principali teorici del modello repubblicano-federalista sono Giuseppe
Ferrari (1811-1876) e Carlo Cattaneo (1801-1869), estranei a ogni esperienza
religiosa e sostenitori della soppressione del potere temporale del Papa e dell’in-
staurazione generalizzata di una forma di governo repubblicana; per questi mo-
tivi Monti li annovera fra i «rivoluzionari estremisti»17. Opponendosi tanto al
programma unitario repubblicano quanto a quello monarchico, entrambi restano

12
A. Monti, op. cit., p. 43.
13
Cfr. Vincenzo Gioberti, Del Primato morale e civile degli italiani, a cura di Gustavo
Balsamo Crivelli (1869-1929), Utet, Torino 1946.
14
C. Malandrino, op. cit., p. 72, nota 29.
15
Cfr. V. Gioberti, Del Rinnovamento civile dell‟Italia, a cura di Luigi Quattrocchi, A-
bete, Roma 1969.
16
Cfr. Antonio Rosmini-Serbati, Sull‟unità d‟Italia, in Idem, Scritti politici, a cura di pa-
dre Umberto Muratore I.C., seconda edizione accresciuta, Edizioni Rosminiane, Stresa
(VB) 2010, pp. 247-265.
17
A. Monti, op. cit., p. 83.
36
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

ai margini del processo di unificazione politica dell’Italia, iniziato dal primo e


concluso dal secondo.
Il sospetto insinuatosi fra i diversi regnanti, la difficoltà d’individuare una
soluzione rispettosa delle prerogative del Pontefice e la presenza asburgica nella
Penisola indicano che un processo federativo richiede tempo e riflessione, ma il
precipitare degli eventi non offre a questa prospettiva il tempo necessario per
una maturazione adeguata.
Dopo l’Unità lo storico napoletano Giacinto de’ Sivo (1814-1867) con-
trappone al principio di nazionalità l’universalismo cattolico e prospetta, in op-
posizione al piano rivoluzionario, che persegue «l‟unità geografica, e la disu-
nione morale»18, l’ipotesi di una confederazione italiana in cui possano soprav-
vivere le autonomie, le leggi, le tradizioni di ciascun popolo della penisola; in
questo modo, inoltre, «[...] l‟Italia cristiana riederà al suo naturale primato»19,
cioè alla sua vocazione storica di accogliere e di proteggere la Cattedra di Pie-
tro. «L‟Italia non fu una come Inghilterra, Spagna e Francia, perché Iddio la
creò svariata, la fe‟ lunga e smilza, e rotta da fiumi e da montagne; la popolò di
stirpi diverse d‟indoli, di bisogni, di costumanze, e quasi anche di linguaggio;
le mise più centri, le fe‟ elevare più città capitali; e die‟ a tutte le sue contrade
una prosperità che basta a ciascuna, e a ciascuna una mente, un‟anima e una
persona compiuta. Han sì somiglianza, ma non omogeneità.
«[...] Non si può per una nazionalità ideale distruggere le nazionalità re-
ali»20.
Infine, «particolarmente notevole dal punto di vista federale, più ancora
che da quello reazionario, è l‟opera del Conte Emiliano Avogadro della Motta
[1798-1865]»21, che critica in particolare la scelta di far di Roma la capitale del
nuovo Stato unitario. «In essa deve stare il cervello della nazione, e tutta la tra-
dizione, il suo centro di luce, di calore, di azione. [...] Orbene, Roma e il popolo
suo non ebbero la menoma iniziativa a formare tale regno, non possono posse-
derne l‟idea e lo spirito; per Roma, l‟Italia fu sempre ed è troppo piccola»22.

18
Giacinto de’ Sivo, I Napolitani al cospetto delle nazioni civili, Borzi, Roma 1967, p. 43.
19
Ibid., p. 64.
20
Ibid., pp. 46-47.
21
A. Monti, op. cit., p. 168.
22
Ibid., p. 169; la citazione è tratta da Emiliano Avogadro della Motta, La Rivoluzione e il
ministero torinese in faccia al Papa e all‟Episcopato italiano, Speirani, Torino 1862.
37
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Os

prudentis

La parola del prudente è ricercata nell’assemblea;


si rifletterà seriamente sui suoi discorsi
(Sir. 20, 17)
Idea di una confederazione
delle potenze d’Italia
Gian Francesco Napione*

I. Pretensioni delle Corti di Francia e di Vienna di disporre delle cose d’Italia


La bilancia politica degli Stati, di cui si ebbe prima un modello nel fine del
secolo XV in Italia, si estese, come è noto, a tutta l’Europa nel secolo XVI se-
guente. Vi diedero origine le famose controversie tra Carlo V [d’Asburgo (1500-
1558)] e Francesco I [di Valois (1494-1547)], che divisero l’Europa a un dipresso
in due partiti eguali, Francia ed Austria, collegandosi per più di due secoli le altre
Corti, o contro gli Austriaci, o contro la Francia, secondo che vedevano che l’una
o l’altra di queste due Potenze aspirasse alla tanto temuta Monarchia universale:
così a tempi più antichi furono più frequenti le leghe contro l’Austria, e regnando
Luigi XIV [di Borbone (1638-1715)] quelle contro la Francia. Le nuove Potenze
nate nel Settentrione, la civilizzazione della Russia, e lo spirito intraprendente di
Federico II [Hohenzollern (1712-1786)] re di Prussia, fecero cambiar l’aspetto po-
litico di Europa. La linea politica, a dir così, che rispetto agli interessi delle Corti,
la divideva in Orientale ed Occidentale, è cangiata, e la divide al presente in Set-
tentrionale e Meridionale. Si vide perciò verso la metà di questo secolo con esem-
pio inaudito la Francia unirsi colla Corte di Vienna in vigor del trattato di Versail-
les del 9 maggio 1756. Il signor di Peyssonel [Claude Charles de (1727-1790)]1
credé quest’alleanza pregiudicievole oltremodo alla Francia, ed intraprese un’ope-
ra a nient’altro diretta che a mostrarne le dannose conseguenze, chiamandola nul-
lameno che mostruosa, perché si oppone di fronte, secondo lui, al primo assioma
della politica, «[...] che non vi può essere alleanza sincera e solida tra nemici na-

*
Cfr. il documento — indirizzato nell’ottobre del 1791 a Giuseppe Francesco Gerolamo
Perret, conte d’Hauteville (1731-1810), reggente la Segreteria di Stato per gli Affari Esteri
del Re di Sardegna — in Nicomede Bianchi (1818-1886), Storia della monarchia piemon-
tese dal 1773 al 1861, vol. III, Predominio francese. Governo provvisorio. 1799-1802,
Fratelli Bocca, Torino 1879, pp. 527-548. Il testo è integrato con le note aggiunte dal-
l’autore nel maggio del 1792 in una lettera al cavalier Damiano di Priocca (1749-1813),
ambasciatore sabaudo presso la Santa Sede. Le note, inserite nel corpo, sono contraddi-
stinte da una lettera dell’alfabeto e la fine è segnalata con richiami corrispondenti. Le in-
serzioni fra parentesi quadre sia nel testo che nelle note sono redazionali. Sull’autore e sul-
la problematica, cfr. Francesco Verna, Nota su Gian Francesco Galeani Napione e il fede-
ralismo italico nel secolo XIX, in questo numero di Cristianità, pp. 33-37.
1
[Cfr. Claude-Charles de Peyssonnel,] Situation politique de la France, et ses rapports
actuels avec toutes les Puissances de l‟Europe, tomo I, Neuchatel 1789, p. 19.
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

turali»2. Certamente le Leghe tra Stati troppo estesi è difficile che partoriscano buon
effetto, non solo perché i popoli sono di natura diversa, ma inoltre perché è difficile
che l’interesse particolare d’uno degli alleati non prevalga agli interessi communi
ad entrambi, onde nasce la diffidenza e la poco buona armonia. Con tutto ciò, se si
fosse mantenuto il buon ordine in Francia, mancato non avrebbe il trattato del 1756
di bilanciare, in vantaggio della Francia medesima, la potenza delle Corti del Set-
tentrione. Si potrebbe dire bensì essersi il Peyssonnel affrettato a cercar pretesti per
chiamarlo dannoso, perciocché si può dire che i torbidi attuali di quel Regno,
l’anarchia e gli attentati contro la Sovranità e contro la persona stessa del Monarca
abbiano già una siffatta Lega totalmente annichilata e distrutta.
(a) La recente dichiarazione di guerra [20 aprile 1792] della Francia contro
l’Austria ha espressamente e formalmente sciolta l’alleanza contratta tra quelle
due Corti in vigore dal Trattato di Versailles del 17563.
Tra le ragioni che si allegano dal Peyssonel contro la mentovata Lega, è
degna di particolar considerazione quella che mediante di essa siasi impegnata la
Francia gratuitamente a dar valore e consistenza alle pretensioni chimeriche della
Corte di Vienna sopra l’Italia4 a danno grandissimo dei rami della Casa di Borbo-
ne in essa stabiliti, ed abbia perduto la sua preminenza sui potentati d’Italia, ed il
dritto che avea di accordar loro la sua protezione contro chiunque volesse ingerir-
si negli affari d’Italia; preponderanza che il Trattato d’Aquisgrana [18 ottobre
1748] e quello di Genova [Versailles, 15 maggio 1768], la consanguinità del suo
Re con quello di Napoli e col Duca di Parma, e la sua qualità di protettrice della
Chiesa Romana, assicuravano alla Francia. Dov’è notabile, che la dipendenza de-
gli altri Stati d’Italia dall’una o dall’altra delle due Corti si considera quasi come
un patrimonio che debba appartenere ad alcuna, di modo che mancando per ra-
gion del Trattato anzidetto la protezione interessata di Francia, non possa a meno
di ricader sotto il dominio della Corte di Vienna, e che le principali Potenze ita-
liane non possano esimersi dal lasciarsi signoreggiare da una delle prenominate
Corti, né possano aver vigore sufficiente da governarsi da per sé stesse5.

II. Confederazione delle Potenze d’Italia. Ragioni per cui non si conchiuse sinora
Sembra per altro che lo stato attuale d’Europa, e le circostanze presenti, nel
mentre che persuadono ogni Sovrano a cercar modo di assicurar la pubblica tran-
quillità, rendere debbano meno difficile la conclusione di un trattato tra le diverse
Corti d’Italia; il quale unirebbe la Nazione contro gli inimici esterni, ne farebbe
un tutto, ne estenderebbe la gloria e la prosperità, e la porrebbe in grado di poter
comparir sul teatro politico delle grandi Nazioni d’Europa da per se stessa, e sen-

2
[Ibid., pp. 15-16].
3
[Fine della nota del 1792].
4
Cfr. ibid., p. 227.
5
Cfr. ibid., p. 231.
42
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

za aver bisogno di cercar appoggi stranieri. Questo sarebbe un trattato di alleanza


ben concepito tra le Potenze italiane, e massimamente tra quelle che hanno So-
vrani naturali — e per tali riguardar si possono i Papi e Venezia — trattato che li
unisse in una confederazione consimile a quella del Corpo Germanico. Son più di
due secoli che i politici zelanti del bene d’Italia van ripetendo che il cattivo desti-
no di questa famosa contrada, per cui non poté salire in grandezza, deriva dalla
politica de’ Papi, che non avendo tanta forza per impadronirsi di tutta l’Italia,
n’ebbero però sempre quanta basta per impedire che si riunisse tutta sotto di un
solo Principe. Per altro, se si riflette bene, non sarebbe una sciagura per l’Italia il
trovarsi divisi in tanti e parecchi Stati, ogniqualvolta le diverse Corti avessero un
modo facile di riunirsi per gli interessi a tutti communi. Anzi in questa guisa si
congiungerebbe il vantaggio della retta amministrazione interna, principale prero-
gativa degli Stati mediocri, con quello della forza, della potenza, della sicurezza e
della considerazione politica di uno Stato grande.
La lega dei Principi e delle Città lombarde [1167] contro l’Imperator Fede-
rico I [Hohenstaufen (1122-1190)] sin dai tempi più antichi presentò un saggio di
una confederazione di tal natura. Ma il tentar cose più grandi, e il darsi a credere
di possederle ancora, mentre non ne rimaneva più che un’ombra, fece sì che si
trascurò di promuovere sì fatto vantaggioso sistema. Durante lunghissimo tempo
si considerò l’Italia non solo come sede del Pontificato, ma eziandio come arbitra
dell’Impero; e con queste grandiose idee si trascurò di stringere una unione in-
sieme più salda e vantaggiosa, e più reale tra i suoi Potentati. Di fatto, sebbene
molti Principi e Città si dichiarassero per l’Impero, ed altre per la Chiesa, e seb-
bene i Principi reali di Francia come capi de’ Guelfi, sempre tenessero per li Papi,
e ciò per impedire che la fazione contraria imperiale dominasse, ognuno con tutto
ciò portava opinione a que’ tempi che il fonte della podestà Imperiale fosse in Ita-
lia, e procedesse dal Papa, così che gli Imperatori medesimi non si riputavano tali,
se almeno da un Antipapa od in altro modo non si facevano coronare in Roma6.
E questa potenza ed autorità de’ Papi nel temporale fu potenza e grandezza
reale degli Italiani dal Mille sino al Millecinquecento. Da ogni provincia d’Italia

6
Il passo d’Arnolfo Milanese [m. 1085], Rerum italicarum scriptores, tomo IV, p. 15, ci-
tato dal Mascovio [Johann Jakob Mascov (1689-1761)], Principia iuris publici imperii
Romano-Germanici ex ipsis legibus, actisque publicis eruta et ad usum rerum accomoda-
ta, Lipsia, 1738, pp. 133-134, dove parla della coronazione degli Imperatori, è del tenor
seguente: «Certum est quidem (parla lo stesso imperator Corrado [di Franconia (990 ca.-
1039)] al popolo) [...] quia sicut Privilegium est apostolicae sedis consecratio imperialis,
ita ambrosianae sedis Privilegium est electio et consecratio regalis. Unde ratum videtur,
ut manus quae benedicit [...] repraesentet regem ad Imperium promovendum sancto Petro
et eius vicario» [«È certo che [...], così come la consacrazione imperiale è privilegio della
Sede Apostolica, parimenti è privilegio della Sede Ambrosiana l‟elezione e la consacra-
zione regale. Perciò appare evidente che la mano che benedice [...] indica a san Pietro e
al suo Vicario il re da promuovere all‟Impero»].
43
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

partivano legati con podestà amplissima. Tra il 1100 ed il 1200 tre ne uscirono dal
solo Piemonte7, che disposero quasi a loro senno dell’Inghilterra. Nel secolo XVI
era ancora tale opinione così altamente radicata, che non solo i Prelati8 adoperati
dalla Corte di Roma, ma persino i Principi protestanti, e gli stessi Imperatori, mo-
stravano di riconoscere l’Impero come dipendente dalla Chiesa. In certo modo vi
ebbe qualche deferenza lo stesso Leibnizio [Gottfried Wilhelm von Leibniz
(1646-1716)] in fine del secolo scorso, sebbene anche protestante9. Ma dopo Car-
lo V gli Imperatori pretesero superiorità sull’Italia senza nemmeno compir più il
cerimoniale di farsi riconoscere col prender la corona in Italia; ed i Sommi Ponte-
fici non spiegarono più giurisdizione temporale al di là dei proprii Stati, massi-
mamente dopo variato il sistema degli studi di Diritto Pubblico Ecclesiastico.

III. Necessità di una Confederazione degli Stati d’Italia, Capi principali


che dovrebbe contenere
Ma se per una parte nessuno tra i pubblicisti accorda più ora ai Papi l’in-
gerirsi nella elezione degli Imperatori, sembra d’altro canto che l’Imperador
medesimo non dovrebbe più vantare diritti che annessi erano e dipendenti da un

7
Sant’Anselmo [d’Aosta (1033/1034-1109)], il Cardinal Enrico [di Susa (1210-1271)], ed
il Cardinal Guala [Bicchieri, (1150 ca. -1227)] vercellese.
8
Il Cardinal Commendone [Giovanni Francesco (1523-1584)], famoso negoziatore della Corte
di Roma a’ tempi del Concilio di Trento [1545-1563], in un intervallo d’ozio aveva intrapresa
un’opera di diritto pubblico fondata sui diplomi e trattati esistenti nella Biblioteca Vaticana, o-
pera diretta a mostrare l’autorità dei Papi sull’Impero Romano Germanico. Il medesimo Com-
mendone sostenne la causa dell’indipendenza del Gran-Duca di Toscana dall’Impero (cfr. An-
tonio Maria Graziani [1537-1611], De vita Ioannis Francisci Commendoni cardinalis, Parigi,
1669, trad. fr. di Esprit Fléchier [1632-1710] Parigi 1671, lib. I, cap. XVII, e lib. III, cap. VIII).
Lo stesso Prelato trovandosi Legato in Germania, disse un tratto all’Elettore di Brandeburgo
Gioachino [1505-1571], che l’Imperio aveva ricevuta tutta la sua autorità dal Papato; e l’Eletto-
re, cavatosi il cappello, subito rispose: «Ego hoc non diffiteor» [«Io non contesto ciò»] (cfr.
Giulio Poggiani [1522-1568], Epistolae et orationes olim collectae ab Antonio Maria Gratiano
nunc ab Hieronymo Lagomarsinio e Societate Jesu adnotationibus illustratae ac primum edi-
tae, tomo III, Roma 1757, p. 126). In una lettera del Cardinal Borromeo [san Carlo (1538-
1584)] scritta nel 1563 a Zaccaria Delfino [1527-1583], nunzio presso l’Imperatore Ferdinando
[d’Asburgo (1503-1564)], si dice nulla l’elezione in Re de’ Romani di Massimiliano [II d’A-
sburgo (1527-1576)] per diversi motivi ivi addotti, e principalmente per la futura successione
nell’Impero, la quale non può esser concessa dagli Elettori, ma solo da Sua Santità, soggiun-
gendosi che Carlo V, quando volle far Re de’ Romani suo fratello, lo aveva prima partecipato
al Papa, come appariva per molti Brevi e lettere. Con altra lettera poi del 5 febbraio 1564 avvi-
sa che il Papa aveva approvata l’elezione del Re de’ Romani, ed aveva con quell’atto supplito a
tutti i difetti della elezione (Cfr. ibidem, p. 184).
9
Cfr. [Bernard le Bovier de (1657-1757)] Fontenelle, Èloge de Leibnitz [sic] [, in Jean
François Thurot (1768-1832), Oeuvres de (John) Locke (1632-1704) et Leibnitz [sic]: con-
tenant l‟essai sur l‟entendement humain, Firmin-Didot, Parigi 1879, pp. 479-48].
44
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

sistema di cose affatto diverse, e che forse non tanto a torto il Sig. Peyssonel
chiama chimerici e prescritti10. Pare che il sistema feudale, anche rispetto agli Sta-
ti, sia andato fuori d’uso: si preferiscono Confederazioni, e nella stessa Germania,
all’antico Gotico Corpo Germanico, che co’ suoi Circoli, Diete, e Principati e Re-
pubbliche, e in politica ciò ch’era in astronomia il sistema di Tolomeo. Il defunto
Re di Prussia [Federico II] avea contrapposto la Confederazione Germanica.
(b) La Confederazione Germanica fu ideata dal defunto Re di Prussia, non
solo per correggere i difetti e la lentezza del Corpo Germanico, per contrappesare
la potenza della Casa d’Austria, massime allora che sussisteva l’alleanza colla
Francia, per impedire il vantaggiosissimo cambio della Baviera, con cui avrebbe
fatto un grande accrescimento di potenza, ma eziandio per mettersi egli alla testa
di una nuova Lega, diversa da quella di cui sono capi gli Imperatori. Un Principe
valoroso, possessore di uno Stato alquanto esteso ed armigero, entrando in una
Lega, acquista in certo modo un predominio sempre maggiore quanto più saranno
questi deboli. Non in altro modo Filippo di Macedonia [382 a.C.-336 a.C.], a cui
venne da taluno paragonato Federico II, arrivò a dominare in Grecia11.
Ad ogni modo, una confederazione tra gli Stati d’Italia per assicurare la
tranquillità di ciascuno di essi, si rende di giorno in giorno più necessaria in vista
dei torbidi della Francia. Perciocché, o le fazioni si dichiarano una volta in quel
Regno, e scoppia la guerra civile, ed allora il partito popolare farà ogni sforzo,
come già fa attualmente, per accendere il fuoco nelle altre Nazioni, e massima-
mente nelle confinanti, onde non possano prender parte nelle loro controversie; o
con inaudito esempio si stabilisce solidamente in quel Regno la nuova costituzio-
ne senza spargimento di sangue, ed in questo secondo caso, ancorché ciò seguisse
con qualche modificazione, vi ha maggiore pericolo che il male divenga contagio-
so, qualora non si usino per tempo le opportune precauzioni.
Sì fatta confederazione sarebbe per altro nelle attuali circostanze più facile
a conchiudersi, e potrebbe produrre più vantaggiosi effetti.
Sarebbe più facile a conchiudersi per l’interesse grandissimo, commune a
tutte le Potenze d’Italia, e che prevale ad ogni interesse particolare, quale si è
quello di assicurare la tranquillità interna di ciascuno Stato contro il fermento che
tentano spargere da per tutto i Francesi fanatici. Sarebbe poi più vantaggiosa, per-
ché nella declinazione delle cose de’ Francesi si potrebbe far prosperare i diversi
rami di pubblica opulenza, regolar meglio il commercio interno, e soprattutto e-
stendere la sfera de’ traffici marittimi, e far rinascere l’antica potenza e l’antica
gloria navale dell’Italia, segnatamente nelle scale del Levante, dove dicesi che
sieno ora scarsi i bastimenti, e scaduto il credito de’ Francesi, e che non si voglia
eziandio in qualche porto riconoscere il Padiglione riformato dell’Assemblea Na-

10
Cfr. C. C. de Peyssonnel, op. cit., tomo II, p. 56.
11
[Fine della nota del 1792].
45
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

zionale. Gli oggetti principali adunque che pare che fornir dovrebbono la materia
degli articoli di una confederazione tra le Potenze d’Italia, sono i seguenti:
I. La guarentigia reciproca dell’attuale Costituzione e Leggi fondamentali
di ciascuno Stato, tanto rispetto al pieno ed assoluto esercizio dell’autorità sovra-
na, quanto rispetto all’ordine di successione.
(c) Un patto consimile a questo proposto, formò poi un articolo del Trattato
di alleanza conchiuso ultimamente [febbraio 1792] tra l’Austria e la Prussia12.
II. La difesa comune contro chiunque intendesse mover guerra ad alcuno
degli Stati confederati.
III. La protezione del Commercio contro ogni Nazione che infestasse i ma-
ri, e specialmente contro i Corsari Barbareschi; Convenzioni intorno alla Moneta,
al corso di essa, ai Dazii e gabelle, e generalmente intorno a tutti i mezzi propri a
far fiorire il Commercio.
IV. Lo stabilimento di un Lazzaretto comune a tutte le Nazioni in qualche
isoletta rimota del Mediterraneo, dove si ricevessero e si spurgassero i bastimenti
infetti di qualunque Nazione eziandio infedele e corsale, e come tale scacciati da-
gli altri luoghi, per evitar che la peste vada liberamente vagando per il mare, mi-
nacciando e spaventando tutti, colle regole, e nella conformità che il propone lo
sperimentato Negoziante napolitano Carlo Broggia [1698-1767]13.
(d) Se è vero quanto ho sentito assicurare (da persone informatissime) in
Roma, che l’esteso litorale dello Stato Pontificio resti con poca o niuna difesa,
con pericolo continuo di peste, grandissimo vantaggio ricaverebbe il Papa da que-
sti due articoli III e IV, massime ora che mancando le altre sorgenti di ricchezza,
sono costretti i popoli della Stato Ecclesiastico a rivolgersi ai veri fonti dell’opu-
lenza pubblica, l’agricoltura ed il commercio14.
V. Un congresso o Dieta di Ministri di ciascuno degli Stati confederati sta-
bilmente residente in una determinata Città per trattar gli interessi di ciascuno de’
Co-Stati, ed i comuni di tutti, principalmente quelli riguardanti il Commercio.
VI. Le regole per terminare in essa Dieta, ove sia fattibile, amichevolmente
le differenze che sorgessero per qualunque oggetto tra Stato e Stato.
VII. La facoltà di accordarsi a ciascuno Stato confederato, di far Patti, Al-
leanze, e Trattati con qualunque Potenza, purché tali Alleanze non sieno contrarie
al bene universale degli Stati confederati.
VIII. La reciproca obbligazione di consegnarsi i delinquenti di qualunque
delitto, che secondo le Leggi dei rispettivi Stati porti pena afflittiva, e di mettere
in opera tutti i mezzi per l’estirpazione de’ malviventi.

12
[Fine della nota del 1792].
13
[Cfr. Carlo Antonio Broggia, in Idem, Trattato de‟ tributi, delle monete, e del governo
politico della sanità, Napoli 1743, cap. IX, Trattato politico della Sanità, pp. 498-503].
14
[Fine della nota del 1792].
46
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

IX. La libertà a ciascun individuo di contrattare, trafficare, comprar beni, e


stabilirsi, e partecipare a tutti i dritti di Cittadino in ciascuno degli Stati Confede-
rati.

IV. Spiegazioni ed osservazioni intorno ai Capi della Confederazione


Tutti i sopraccennati Capi principali si potrebbero spiegare più ampiamente
con articoli subalterni. A cagion d’esempio, al Capo II, si vorrebbe aggiungere il
contingente di truppe, o di denaro, che dovrebbe fornire ciascuno Stato ogni qual
volta venisse assalita alcuna delle Potenze Confederate; esprimere le circostanze,
e i requisiti necessarii perché una determinata guerra venisse dichiarata guerra
della Nazione; e qual Potenza in tal caso dovesse avere il comando supremo delle
armi. Rispetto al Capo III, converrebbe dichiarar l’ordine dell’armata di mare,
tanto da tenersi continuamente in pronto per la difesa del Litorale e per la prote-
zione del commercio, quanta per li casi straordinarii.
Si farebbe un vantaggio immenso all’umanità quando colle forze riunite
dell’Italia, e continuamente in azione, riuscisse di costringere i Corsari Barbare-
schi a lasciare la lor professione, cosicché dovessero diventar coltivatori, con mol-
to maggior profitto loro, di una delle più fertili regioni del mondo che lasciano de-
serta. Era questa una delle massime della falsa politica francese, prestar aiuto e fa-
vore a que’ Corsari, per impedire il commercio marittimo delle Potenze d’Italia.
Uno15 de’ più famosi loro politici non ebbe ribrezzo di pubblicare, anzi quasi di
vantarsi di una condotta politica così perversa. Del resto, i trattati di pace che di-
verse Potenze d’Italia hanno conchiusi colle Reggenze dell’Affrica non sono mai
stati stabili, essendo impossibile ottenerne l’osservanza, eccetto mediante la forza.
E per questo probabilmente non ebbe luogo il progetto di un Trattato consimile di
pace, stato proposto circa dieci anni sono alla nostra Corte. All’ultimo, una mari-
neria militare farebbe nascere una marineria mercantile, darebbe sfogo ed occupa-
zioni a tante persone senza partito, ed anche torbide, farebbe rinascere lo spirito
mercantile, nello stesso tempo che manterrebbe in vigore in tempo di pace gli spi-
riti guerrieri, e forse in queste circostanze presenti potrebbe attrarre all’Italia gran
parte del commercio di Levante. Colla facoltà, di cui al Capo VII, di far Patti ed
Alleanze con Potenze straniere — purché colla condizione ivi espressa —, facoltà
consimile a quella di cui godono i Co-Stati del Corpo Germanico16, non resta e-
scluso alcuno de’ modi di giusta ampliazione, come successioni, permute, com-

15
Cfr. Charles-Louis de Secondat, barone de La Brède et de Montesquieu [1689 -1755],
De l‟esprit des loix, Ginevra 1748 [trad. it., Lo spirito delle leggi, a cura di Sergio Cotta
(1920-2007), 2 voll., UTET, Torino 2005].
16
Stabilì chiaramente tale diritto il Trattato di Vestfalia [1648], e fu inserito per la prima
volta nella Capitolazione di Giuseppe I [d’Asburgo (1678-1711)] nel 1689. Cfr. Christian
Conrad Wilhelm von Dohm [1751-1820], L‟alliance des Princes de l‟Empire Germa-
nique, P.F. Gosse, La Haye 1786, p. 13 ss.
47
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

pre, e di far eziandio valere colla forza i propri diritti, ogni qualvolta non riesca di
terminare amichevolmente le controversie.

V. Negoziazioni che si propongono, per conchiudere la Confederazione


di cui si tratta
Una sì fatta confederazione si potrebbe proporre prima di tutto a quelle
Corti dove il Governo ha maggior interesse di mantenere la tranquillità pubblica,
ed è quasi per costituzione pacifico, come Roma e Venezia. Quando non riuscisse
di conchiuderla se non con alcune Corti, sarebbe sempre una Lega particolare: e
lasciandosi per un articolo espresso di essa campo aperto alle altre Potenze d’Ita-
lia d’entrarvi, una tal clausula non solamente toglierebbe ogni motivo di gelosia,
ma inviterebbe le altre Potenze ad unirvisi per goderne de’ vantaggi.
Il Re di Napoli, che non ha voluto entrare nel Patto di famiglia de’ Borbo-
nici del 176117, è da credere che si risolverebbe più facilmente a far lega co’ Prin-
cipi d’Italia suoi alleati naturali, e coi quali può avere, ed ha interessi comuni. La
Corte di Roma facilmente potrebbe persuadere a quella di Napoli di entrare in sì
fatta confederazione quando si disponesse di rinunciare al preteso omaggio feuda-
le pel Regno solennemente, omaggio da cui non cavò, né caverà mai la Corte di
Roma un’utilità diretta e reale, la quale utilità d’altronde verrebbe in ogni caso
abbondantemente controbilanciata dai buoni effetti, che produrrebbe la buona ar-
monia tra le principali Potenze dell’Italia, mediante la mentovata Confederazione.
(e) Il dotto cardinale Borgia [Stefano, 1731-1804] provò, con un’opera eru-
ditissima, l’antico e mai interrotto possesso della Santa Sede di esigere l’omaggio
feudale del Re di Napoli. Forse se ne potrebbe fare una egualmente voluminosa,
che comprendesse i mali che cagionò allo Stato Pontificio il dovere spedire inve-
stiture a questi vassalli troppo potenti, ed i danni che ne ebbero a soffrire i Papi. I
Re di Spagna, vassalli per lo Regno di Napoli della Santa Sede, si può dire che
comandarono in Roma da Carlo V insino alla estinzione della linea degli Austria-
ci di Spagna in fine dello scorso secolo. Le guerre per la successione di Spagna
[1701-1714], e per conseguente anche del Regno di Napoli, ognuno sa di quanti
disturbi furono cagione ai Papi, sin quasi alla metà di questo secolo, di quante de-
vastazioni allo Stato della Chiesa. Inoltre, l’autorità dei Papi sebbene illimitata nel
temporale, resta però per mille motivi inceppata nel suo esercizio. I principali so-
no l’essere il Papa principe elettivo, e che deve avere troppi riguardi, la potenza
de’ Cardinali e de’ Nobili. Un’alleanza colle altre Potenze d’Italia, e col rinuncia-
re a certe pretensioni vuote di sostanza, porrebbe in grado i sommi Pontefici di
poter esercitar più liberamente ne’ proprii Stati ed in Roma stessa l’autorità loro, e
sradicare gli abusi favoriti dai Grandi18.

17
Cfr. C.C. de Peyssonel, op. cit., tomo II, p. 105 e 179.
18
[Fine della nota del 1792].
48
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

I Toscani, ed il Toscano ministero certamente, è da supporre che volentieri


abbraccerebbero una occasione per ordinare le cose in modo che quello Stato non
corra mai più rischio di diventare Stato di Provincia, intento che potrebbero più
facilmente ottenere mediante la Confederazione medesima, e ciò oltre agli altri
vantaggi che verrebbero da essa alla Toscana, massime rispetto al Commercio.
(f) Vivendo tuttora l’Imperator Leopoldo, fu cosa facile il ravvisare che il
Governo di Toscana, dopo che ne aveva preso le redini il nuovo Gran-Duca [Fer-
dinando III d’Asburgo-Lorena (1769-1824)], non camminava più colle massime
del di lui padre. È da credere perciò a più forte ragione, che dipenderebbe anche
meno al presente dagli interessi della Corte di Vienna. Certamente quel Ministero,
è da credere che prenderebbe ogni occasione per prevenir che la Toscana non ri-
cadesse in istato di Provincia, il che potrebbe succedere, quando non avesse suc-
cessione l’attuale Gran-Duca. Una Confederazione degli Stati d’Italia potrebbe
assicurarli da siffatto timore col stabilirsi che mai non potesse riunirsi la Toscana
ai dominii della Casa d’Austria. Si potrebbe piuttosto convenire che mancando la
discendenza dell’attuale Gran-Duca, dovesse succedervi chi avrà il Ducato di
Modena, e quello Stato potrebbe allora unirsi a quello di Milano19.
L’Imperatore, come Duca di Milano e di Mantova, e Potenza Italiana, ma
Potenza tale che per via degli altri amplissimi suoi Stati di Germania non rimoti,
ben lungi dall’abbisognare di Confederazioni per assicurarsi, secondo il Peysso-
nel, aspira a predominare in Italia.
Un grave e giudicioso politico italiano20 osservò che gli Imperatori occupati
dalle guerre di Alemagna abbandonarono nei tempi antichi le cose d’Italia, che se-
paratasi a poco a poco dall’Imperio, rimase soggetta ai proprii e particolari signori.
Se è vero che nel recentissimo Trattato di Pilnitz [1791] il Re di Prussia
[Federico Guglielmo II 1744-1797] abbia promesso d’impiegar tutto il suo credito
per cooperare al cambio della Baviera coi Paesi Bassi Austriaci in favore dell’Im-
perator regnante21 — progetto, l’esecuzione del quale venne a tutto potere impedi-
ta dal Re di Prussia defunto, al qual effetto mise in campo la Lega Germanica —,
si può congetturare che l’Imperator medesimo, per non metter in allarme tutti i
Principi della Germania, abbraccerebbe l’occasione di mostrar moderazione in I-
talia, per estendere più sicuramente la sua potenza al di là delle Alpi. In questo ca-
so potrebbe convenirgli entrar in essa Confederazione come Principe Italiano per
assicurarsi de’ suoi Stati che vi possiede, prevenir le diversioni, ed impiegar le sue
forze altrove. Del resto, conviene assaissimo alla Real Casa di Savoia che lo Stato
di Milano continui ad essere Stato di Provincia, perché in tal modo non è perduta
la speranza di farne acquisto in una occasione favorevole col mezzo di una ben
guidata negoziazione a titolo di permuta, od in altra maniera. Non è vana lusinga
19
[Fine della nota del 1792].
20
Cfr. Discorsi politici di Paolo Paruta [1540-1598] nobile vinetiano caualiere e procu-
rator di San Marco, libro II, dis. IX, p. 285.
21
Cfr. C.C. W. Dohm, op. cit., p. 31 e seg.
49
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

il congetturar che l’Imperatore rinuncierebbe di buon grado agli Stati d’Italia o-


gniqualvolta ciò contribuir potesse a renderlo più grande in Germania.
Il Duca di Modena, in cosa riguardante il sistema politico di tutta Italia, non
potrebbe a meno di non seguire le determinazioni che prenderebbe l’Imperatore
pel Milanese; ed il Duca di Parma seguir dovrebbe quelle del Re di Napoli. Quan-
to alla Repubblica di Genova finalmente, non v’ha dubbio che se conoscesse il
suo vero interesse, dovrebbe farsi premura di entrare in tale Confederazione, sia
per assicurar meglio la tranquillità interna, sia per estendere, e rendere più fruttuo-
so il suo commercio marittimo. In tal caso, si potrebbe con un articolo espresso
salvar le ragioni del nostro Sovrano sui diversi luoghi della Riviera, e prefiggere
un termine per l’ultimazione delle differenze vertenti già da sì lungo tempo sul
fatto dei confini.

VI. Buoni effetti che produrrebbe la Confederazione d’Italia,


specialmente per la Real Casa di Savoia
Qualora riuscisse di formare delle Potenze Italiane una Confederazione nel-
la maniera suddivisata, gli Stati uniti dell’Italia potrebbono, al pari del Corpo
Germanico, avere influenza diretta nelle negoziazioni che riguardano gli affari ge-
nerali di Europa, e trattar alla pari colle Potenze più grandi senza aver bisogno
dell’appoggio sempre interessato di Potenze Estere, e potrebbe eziandio la Confe-
derazione unita conchiudere trattati vantaggiosi a tutta la Nazione.
Tali sarebbero un Trattato difensivo colla Spagna contro i Corsari Barbare-
schi, e contro chiunque infestasse i mari, ed un altro Trattato parimenti difensivo
cogli Svizzeri, che già, sono i più antichi Alleati della Real Casa di Savoia, contro
ogni Potenza che intendesse assalire qualunque degli Stati Confederati.
(g) Dicesi che il Gran Cancelliere Gubernatis [Gian Battista de Gubernatis
(1774-1836)] abbia fatto un progetto di unir la Savoia intimamente cogli Svizzeri.
Io non ho mai veduto questo scritto: ma sicuramente, se si trovasse modo di affi-
darne a quella bellicosa Nazione la difesa senza pregiudicio della sovranità de’
nostri Monarchi, si risparmierebbero spese infinite, e si provvederebbe meglio al-
la sicurezza di un paese aperto, e senza fortezze22.
Oltre a questi due Trattati di alleanza colla Spagna per mare, e cogli Sviz-
zeri per terra, forse sarebbe opportuno, e più facile a conseguirsi, qualora tutta la
Nazione fosse riunita in un sol corpo, l’intavolare un Trattato, mediante di cui si
ottenesse dall’Impero Germanico una solenne rinuncia ad ogni preteso diritto so-
pra l’Italia. La cosa non è senza esempio. Nei tempi passati vi furono Potenze che,
a poco a poco si levarono dalla suggezione dell’Impero, o ad un tratto da per sé
stesse si dichiararono libere da ogni dipendenza per le provincie acquistate.
Delle vaste provincie che formavano il Regno di Borgogna, del Delfinato,
della Provenza, del Lionese, e della Bressa medesima ceduta dalla Real Casa di

22
[Fine della nota del 1792].
50
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

Savoia alla Francia, si riguardavano que’ Regnanti come Padroni assoluti senza
voler dipendere in modo nessuno dall’Impero Germanico, sebbene taluno de’ mo-
derni più riputati giuspubblicisti Tedeschi pretenda che i Re di Francia possiedano
senza titolo il dominio diretto di esse Provincie23.
Lo stesso fecero quando s’impadronirono, ed occuparono alcuna parte
d’Italia. Luigi XII [di Valois-Orléans (1462-1515)], impadronitosi di Genova, con
editto del mese di maggio del 1507 unì totalmente quella città al suo dominio, e
secondo che narra il Guicciardini [Francesco (1483-1540)], fece rimovere dalle
monete Genovesi i segni antichi, ed ordinò che vi fossero impressi i suoi, per di-
mostrazione di assoluta superiorità24. Lo stesso praticarono i Re di Francia25 ri-
spetto al Marchesato di Saluzzo ed alla Signoria di Pinerolo durante l’occupazio-
ne di quei dominii a pregiudicio della Real Casa di Savoia, per modo che, dopo il
cambio del Marchesato colla Bressa, e la restituzione di Pinerolo, vi ha chi asseri-
sce che per quelle Provincie non abbia il Re nostro Monarca dipendenza nessuna
dall’Impero26, anche per lo motivo (per ciò che appartiene al Marchesato di Sa-
luzzo), che l’Imperatore e l’Impero abbandonarono i Duchi di Savoia, e segnata-
mente i Duchi Emanuele Filiberto [1528-1580] e Carlo Emanuele I [1562-1630],
allorché furono assaliti dai Re di Francia per ragion di esso Marchesato, che i detti
Re pretendevano appartener loro, onde il Duca Carlo Emanuele fu costretto a ce-
dere buona parte del suo patrimonio per riaverlo. I Veneziani sono riconosciuti
per indipendenti totalmente dall’Impero dal precitato Mascovio, anche rispetto a
Padova, Vicenza, e Verona, una volta immediatamente sottoposte al Regno d’Ita-
lia, a Brescia, a Bergamo smembrate dal Ducato di Milano, e ad una parte del
Friuli, una volta sottoposto agli Austriaci27.
E finalmente, per quanta appartiene ai Cantoni Elvetici, questi nella pace di
Westfalia furono dichiarati totalmente liberi, ed esenti da ogni giurisdizione del-
l’Impero28. E quanto alla Toscana, varia fu la condizione di quello Stato, quanta
alla relazione che si avesse coll’Impero29. I primi de’ Medici, sebben Principi
nuovi arricchiti dai Papi, e fatti potenti coi privilegi imperiali, vantarono indipen-
denza sin dal secolo XVI, e fu soltanto all’estinzione della linea di que’ Principi
che si fecero rivivere i diritti dell’Impero nel Trattato della quadruplice alleanza
[stipulata il il 2 agosto 1718 fra Regno Unito, Sacro Romano Impero, Regno di

23
Cfr. J.J. Mascov, op.cit., libro II, cap. IV, par. 18, p. 68.
24
Cfr. François Le Blanc [1648-1698], Traité historique des monnoyes de France, Ams-
terdam 1692, p. 262.
25
Cfr. Francesco Guicciardini, La Historia d‟Italia, Venezia 1563, libro VII, p. 196.
26
Cfr. Recherches des titres qui ont acquis à la Royale Maison de Savoie les Etats qu‟elle
possède, pp. 82 e 89.
27
Cfr. J.J. Mascov, op.cit., libro II, cap. V, par. 63-66, p. 91.
28
Cfr. ibidem, cap. IV, par. 33, p. 71.
29
Cfr. Galluzzi [Iacopo Riguccio (1739-1801)], Istoria del Granducato di Toscana sotto il
governo della Casa Medici, Cambiagi, Firenze 1781, passim.
51
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

Francia e Repubblica delle Province Unite]. Quello Stato passò poi, come ognun
sa, in potere della Casa di Lorena, ed è cosa singolare che durante che fu possedu-
to dall’attuale Imperatore regnante [Leopoldo II d’Asburgo-Lorena (1747-1792)],
vivendo Giuseppe II [1741-1790] suo fratello, si sostenesse da tutti pubblicamen-
te l’indipendenza della Toscana dall’Impero, ed ora sì fatta indipendenza sia stata
posta per condizione — per quanto si dice — del matrimonio fra il Gran-Duca
[Ferdinando III (1769-1824)] e la Principessa di Napoli [Maria Luisa di Borbone
(1773-182)]. Quanto alla Casa d’Este, l’esser feudataria per Ferrara, ne produsse
la perdita: e dopo, la total dipendenza dall’Austria condusse le cose al punto di
veder terminare quello Stato in mani degli Austriaci. Più funesta fu la catastrofe
dei Duchi di Mantova, il cui dominio venne nel 1708 confiscato dall’Imperatore
[Giuseppe I d’Asburgo (1678-1711)] in odio del Duca Ferdinando Carlo [di Gon-
zaga-Nevers (1652-1708)], per preteso delitto di fellonia30, quantunque i Gonza-
ghi sempre fossero stati ben affetti all’Impero, ed in tempo prossimo avessero da-
te due Imperatrici del lor sangue alla Germania, e sebbene n’esistessero allora i
rami dei Duchi di Guastalla, e di altri Agnati di quella famiglia. Lo stesso inter-
venne al Duca della Mirandola, e ad altri Principi minori. In tempo di guerra viva,
è troppo facile che un Principe debole sia costretto a contrarre alleanze con Poten-
ze ragguardevoli, diverse dall’Impero, massime mancando la difesa del Padron di-
retto, che è remoto. Facendosi poi la pace, è troppo facile che l’alleato debole sia
abbandonato dal potente, ed allora il pretesto di fellonia non manca mai. Il siste-
ma feudale non pare pertanto adattato ai Principati motivo per cui Napoli31, Par-
ma, del pari che Venezia, e Toscana, non vogliono più riconoscere per superiore
diretto né il Papa né l’Imperadore.

VII. Vicariato Imperiale della Real Casa di Savoia, e conclusione


Di diversa natura invero è il Vicariato Imperiale della Real Casa di Savoia,
ed in vigor di esso due accreditatissimi Giureconsulti32 chiamarono eguale l’auto-
rità de’ Sovrani nostri33 negli Stati loro, e quella degli Imperatori. Tuttavia reste-

30
Cfr. J.J. Mascov, op.cit., libro II, cap. V, par. 48-49, p. 88.
31
Rispetto a Napoli, vedi l’opera del prefato [Michele Maria Vecchioni,] Del preteso do-
minio diretto della Santa Sede in ragion feudale sul Reame di Napoli, Napoli 1788.
32
Il Menocchio [Giacomo (1532-1607)], nel consiglio per la causa del Monferrato, n° 158,
Dux Serenissimus Sabaudiae in suo Ducatu Imperii, et omnimodae potestatis jura habet, ci-
tando Giacobino [Jacopino (sec. XV, 2a metà)] da San Giorgio ed il Porporato [Gian France-
sco (1484-1544)], il qual ultimo nella rubrica ff. De iis cujus mandata est jurisdictio, n° 20,
scrisse Ducem. Sabaudiae in suo Ducatu aequiparari Imperatori in suo Imperio.
33
Questa autorità sopra gli Stati d’Italia probabilmente deriva dal Marchesato d’Italia
(Cfr. De la supériorité sur le ville de Gênes [Mémoires touchant la supériorité impériale
sur les villes de Gênes et de San Remo ainsi que sur toute la Ligurie, Ratisbonne 1768, 3
tomi], tomo I, cap. IV, p. 35; e Pièces justificatives, n. XI, p. 31. Thomas Comes Sabau-
diae, totius Italiae Legatus, et Marchio ejusdem, così si sottoscrive quel Principe in un di-
52
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

rebbe a determinarsi se al presente non sarebbe da preferirsi che si dichiarasse che


ogni diritto dell’Impero, non in forza di Vicariato, ma per diritto proprio assolu-
tamente si esercitasse dal nostro Monarca, e se una più intima Confederazione co-
gli altri Stati d’Italia non sarebbe migliore di questa relazione colla Germania. Lo
stesso Eineccio [Johann Gottlieb Heinecke (1681-1741)] pare che ammetta che il
Vicariato solennemente concesso dall’Imperatore possa sopprimersi dall’Imperio,
quando vi sia cagione creduta giusta34. Tutti i Principi procurano a’ dì nostri di to-
gliersi ogni ombra di dipendenza che in tempi di minorità, di Reggenza, o di guer-
ra sfortunata può produrre maggior male di quello che sieno i vantaggi che parto-
risce in tempi quieti e prosperi. Perciò il Re di Prussia procurò di liberar il suo
dominio da ogni reliquia di dipendenza dalla Polonia. Inoltre, i Giureconsulti Te-
deschi pretendono che l’autorità de’ Vicari Imperiali Germanici35, che sono il
conte Palatino e l’Elettore di Sassonia, si estenda eziandio all’Italia ed alle reli-
quie del Regno di Borgogna, vale a dire, secondo essi, alla Savoia. E sebbene il
Vicariato Imperiale de’ Principi di Savoia sia di ragione più antico che non quelli
di Germania, perciocché l’atto con cui l’Imperador Federico II constituisce il
Conte Tommaso [II] di Savoia [1199-1259] Vicario Generale Imperiale per tutta
la Lombardia è dell’anno 124936, quandoché il primo Diploma in cui trovasi fatta
menzione del Vicariato Imperiale del conte Palatino in Germania è dell’anno
127937, con tutto ciò resterebbe ad esaminarsi se abbia prodotto tal officio vantag-
gi reali, massime dopo lo stabilimento del Diritto pubblico d’Europa: anzi sembra
che con detti Diplomi Imperiali altro non si facesse che concedere in certo modo
ciò che i nostri Sovrani gia possedevano. Di fatti, l’Imperator Carlo IV [di Lus-
semburgo (1316-1378)] avendo accordato al Conte Amedeo VI [1334-1383] nel
1365 ed a’suoi successori il privilegio di suo Vicario Generale in parecchie Dio-
cesi, e segnatamente in quelle di Lione, Macon, e Grenoble, l’Imperator Massimi-
liano I [d’Asburgo (1459-1519)] limitò tale autorità alle sole porzioni di dette Di-
ocesi, che si stendevano nel Ducato di Savoia38. Tutti questi riflessi potrebbono
dar materia di disamina se nello stato attuale delle cose non sarebbe preferibile,

ploma di Federico II Imperatore in favore di Enrico del Carretto [XVII-XVIII sec.], in da-
ta del 6 luglio 1220. Diploma esistente negli Archivi di Genova).
34
Johann Gottlieb Heinecke, Responsum de quaestionibus quibusdam ad feuda Langharum,
pot. Sardiniae regi cessis pertinentibus, in Operum Omnium supplementum, Genevae, 1771,
par. 22, p. 33. Prima edizione Responsa iuris super feudis Langharum pot. Sardin. regi ces-
sis et super tabulis supremis Usimbardianis ex schedis paterni, Vratislaviae 1744.
35
Cfr. J.J. Mascov, op.cit., libro III, cap. VIII, par. 22, p. 200.
36
Cfr. Samuel Guichenon [1607-1664], Histoire généalogique de la royale maison de Sa-
voie, tomo I, volume II, Torino 1778, p. 301.
37
Cfr. Pseffel [Christian Friedrich Pfeffel von Kriegelstein (1726-1807)], Abrege chrono-
logique de l‟histoire et du droit public d‟Allemagne, contenant les guerres, les traites de
paix, les loix[, Parigi 1754, pp. 374-386].
38
Cfr. S. Guichenon, op. cit., Tomo II, p. 468.
53
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

per la Real nostra Corte, una salda e più intima alleanza colle altre Potenze d’Italia
ai vincoli colla Germania, da cui troppo è difficile ottener soccorso in caso di biso-
gno, e che anzi in certe occasioni potrebbon dare pretesto ad indebite pretensioni.
(h) Oltre alle considerazioni toccate nella nota (b) è da notarsi che una Con-
federazione nel modo divisato renderebbe più facili alla Real Casa di Savoia le
successioni, e le vantaggiose permute degli Stati de’ nostri Sovrani. La Sardegna,
la Savoia e Nizza potrebbe forse col tempo riuscire di cambiarle utilmente con
Stati di Lombardia, compreso il Ducato di Milano. Nelle Diete della Nazione sa-
rebbe di grandissimo peso l’influenza del Principe più antico, più riputato per for-
ze militari, ed anche per arti di Governo, che sia in Italia. E se sin d’oggi sussi-
stesse una sì fatta Confederazione, non sarebbe stato difficile d’ottenere aiuti di
uomini e di denari per le spese grandiose del cordone delle truppe in Savoia e nel
Contado di Nizza, cordone diretto a difendere non meno il Piemonte che tutto il
rimanente d’Italia dalla più perniciosa guerra che sia stata mai, come quella che
tende a far ribellare i Popoli contra i loro legittimi Sovrani39.
Ad ogni modo, quando la Nazione Italiana riunita fosse disposta a dichiarar
prescritti i succennati pretesi dritti dell’Impero, l’Imperador regnante, per le ra-
gioni dette di sopra, procurerebbe per avventura di trar partito da una preventiva
volontaria rinuncia, per poter ottenere di estendere maggiormente la sua potenza
in Germania, senza eccitar maggiore gelosia. Vi potrebbe anche avere un interes-
se diretto col dichiararsi in questa guisa indipendenti dall’Imperio i Ducati di Mi-
lano e di Mantova.
Una Confederazione così fatta è certamente cosa nuova ed insolita in Italia,
ma a’ dì nostri, non già ne’ tempi antichi; ma non nell’Europa moderna, che anzi
le Confederazioni, quando composte di Stati di una Nazione medesima, quando
ristrette alla difesa, quando il principale loro scopo fu diretto alla sicurezza ed alla
prosperità commune, furono durevolissime, e produssero buoni effetti. Per lasciar
tanti esempi che ne somministra la storia antica, è notabile che siffatte Confedera-
zioni ebbero buonissima riuscita in nazioni di natura affatto diverse, e non ostante
che si opponessero ostacoli gravissimi. Qual differenza non passa tra gli Svizzeri,
alpigiani, e gli Olandesi, marittimi, e ricchi trafficanti? Tra i principati e le repu-
bliche che compongono il Corpo Germanico, e gli Stati Uniti d’America? E nelle
Confederazioni medesime succennate entrarono Stati di natura molto più tra loro
diversa, che non il sieno gli Stati principali d’Italia. Nella Confederazione de’
Cantoni Elvetici vi sono repubbliche aristocratiche e repubbliche democratiche.
Nel Corpo Germanico vi è ogni specie di governo. Ma quello che è più, tanto nel-
l’una quanta nell’altra di queste due famose Confederazioni entrano Stati di reli-
gioni diverse; laddove in una Confederazione degli Stati d’Italia si riunirebbero
popoli non solo della stessa Nazione, ma eziandio tutti della stessa Religione, an-
noverando inoltre tra i suoi potentati il Capo medesimo della Religione Cattolica.

39
[Fine della nota del 1792].
54
Il resto

della Verità

La verità non è mai tutta


(proverbio)
«Abuso di minori nelle istituzioni:
garantire la piena protezione
delle vittime»
Massimo Introvigne*

1. Sono un sociologo delle religioni e fra i temi di cui mi sono occupato vi


è l’abuso dei minori in istituzioni religiose. Ho scritto diversi testi su questo ar-
gomento1. Questo breve intervento si concentra sul problema dell’abuso di minori
in istituzioni della Chiesa Cattolica. Il problema è stato trattato in profondità da
Papa Benedetto XVI nella recente Lettera pastorale ai cattolici dell‟Irlanda2, del
19 marzo 2010. Il punto di partenza di questa lettera è che ci sono sacerdoti che
hanno abusato di minori. Alcuni casi sono sconcertanti, e perfino disgustosi. Que-
sti casi — negli Stati Uniti d’America, in Irlanda, in Germania, in Austria e altro-
ve — spiegano le parole molto severe del Papa, la sua richiesta di perdono alle
vittime e la sua affermazione che la Chiesa «[...] deve in primo luogo riconoscere
davanti al Signore e davanti agli altri, i gravi peccati commessi contro ragazzi
indifesi» (n. 2). Anche se ci fosse un solo caso — e purtroppo i casi sono più di
uno — sarebbe sempre un caso di troppo. Nulla in questo mio intervento intende
negare l’orrore di quanto è avvenuto in alcune istituzioni cattoliche, che costitui-
sce oggetto di vergogna per la Chiesa intera.

* Traduzione italiana, riveduta e annotata, dell’intervento tenuto in inglese, in qualità di


rappresentante ad hoc della Santa Sede, all’udienza su L‟abuso dei bambini nelle istituzio-
ni: assicurare la piena protezione delle vittime, organizzata il 22-6-2010 dalla Commis-
sione Affari Sociali, Salute e Famiglia dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Euro-
pa nell’Aula 1 del Palais de l’Europe di Strasburgo, in Francia. Questo testo non tiene con-
to delle modifiche al diritto canonico vigente — che hanno reso la procedura penale nei
confronti dei sacerdoti e dei religiosi accusati di abusi su minori più rapida e severa, in
parte peraltro confermando e codificando una prassi già seguita da anni — introdotte dalla
Congregazione per la Dottrina della Fede con la Lettera ai Vescovi della Chiesa cattolica
e agli altri Ordinari e Gerarchi interessati circa le modifiche introdotte nella Lettera apo-
stolica Motu Proprio data Sacramentorum sanctitatis tutela, datata 21 maggio 2010 ma
pubblicata il 15 luglio 2010.
1
Cfr. in particolare il mio Preti pedofili. La vergogna, il dolore e la verità sull‟attacco a
Benedetto XVI, San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano) 2010.
2
Cfr. Benedetto XVI, Lettera pastorale ai cattolici dell‟Irlanda, del 19-3-2010, in L‟Os-
servatore Romano. Giornale quotidiano politico religioso, Città del Vaticano 20/ 21-3-
2010. Tutte le citazioni senz’altra indicazione sono tratte da questo testo, di cui, fra paren-
tesi, viene indicato il paragrafo.
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

2. Benché il Papa non abbia certamente voluto proporre un’analisi sociolo-


gica della crisi, come sociologo sono colpito dalla profondità della sua riflessione,
che s’inserisce in dibattiti di grande attualità in corso fra i sociologi e gli storici
sociali — soprattutto dopo la pubblicazione, nel 2007, dell’importante opera di
Hugh McLeod The Religious Crisis of the 1960s3 — sulla rivoluzione silenziosa
che ha profondamente cambiato le abitudini morali, religiose e sessuali degli eu-
ropei e degli americani del Nord nei decenni 1960 e 1970. Il Papa afferma che in
Irlanda — ma la sua osservazione è ugualmente valida per altri Paesi — si sono
verificati una «rapida trasformazione e secolarizzazione della società» (n. 4),
«[...] un rapidissimo cambiamento sociale, che spesso ha colpito con effetti avver-
si la tradizionale adesione del popolo all‟insegnamento e ai valori cattolici» (ibi-
dem), con un «indebolimento della fede» (ibidem ) e una «perdita del rispetto per
la Chiesa e per i suoi insegnamenti» (ibidem): «É in questo contesto generale che
dobbiamo cercare di comprendere lo sconcertante problema dell‟abuso sessuale
dei ragazzi» (ibidem).

3. Come il Papa afferma nella stessa lettera, «[...] il problema dell‟abuso


dei minori non è specifico né dell‟Irlanda né della Chiesa» (n. 2). La rivoluzione
sessuale e morale degli anni 1960 ha coinvolto l’intera cultura occidentale. Se il
Papa ha espresso «la vergogna e il rimorso» (n. 6) della Chiesa Cattolica, il socio-
logo deve sottolineare che il problema riguarda tutte le società occidentali dopo la
Seconda Guerra Mondiale (1939-1945) e non soltanto la Chiesa. Paragonare i sa-
cerdoti cattolici ad altre categorie può sembrare per qualche verso di cattivo gu-
sto. Ma nello stesso tempo è importante per comprendere il problema nel suo con-
testo specifico. Secondo l’opera molto spesso citata di Philip Jenkins Pedophiles
and Priests4, se si paragona la Chiesa Cattolica ad altre organizzazioni religiose
negli Stati Uniti d’America si scopre che i casi di abuso di minori sono stati più
numerosi in altre denominazioni e religioni, almeno nel periodo di tempo esami-
nato da Jenkins. Fra l’altro, questi dati dimostrano che il problema non è il celiba-
to. Il personale religioso di altre comunità e religioni è in maggioranza sposato. Il
numero di maestri di ginnastica e di allenatori di squadre sportive giovanili che
sono stati condannati per abuso sessuale di minori negli Stati Uniti d’America
nell’arco di cinquant’anni è di circa seimila5. Secondo il cosiddetto Rapporto
Shakeshaft, commissionato dal Ministero dell’Educazione statunitense e pubbli-
cato nel 2004, il 6,7 per cento degli alunni delle scuole elementari pubbliche ame-

3
Cfr. Hugh McLeod, The Religious Crisis of the 1960s, Oxford University Press, Oxford
2007.
4
Cfr. Philip Jenkins, Pedophiles and Priests, Oxford University Press, New York 1996,
pp. 50 e 81.
5
Cfr. Michael Dobie, Violation of Trust; When Young Athletes Are Sex-Abuse Victims,
Their Coaches Are Often the Culprits, in Newsday, New York 9-6-2002, p. C25.
58
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

ricane è stato molestato da maestri o da personale non docente6. Lo stesso docu-


mento ci ricorda che negli Stati Uniti d’America due terzi degli abusi sessuali su
minori non vengono da persone estranee alla cerchia familiare — compresi i sa-
cerdoti cattolici e i pastori protestanti — ma da membri della famiglia: zii, cugini,
fratelli e purtroppo anche genitori.

4. Per quanto riguarda i sacerdoti e le istituzioni cattoliche, pochi Paesi


hanno compiuto uno sforzo di raccolta di dati paragonabile a quello del rapporto
irlandese della Commission to Inquire into Child Abuse, il cosiddetto Rapporto
Ryan7, o del rapporto statunitense pubblicato nel 2004 dal John Jay College della
City University of the New York8. Quest’ultimo esamina gli anni fra il 1950 e il
2002, e conclude che 4.392 sacerdoti e religiosi statunitensi, su un totale di oltre
109.000, sono stati accusati di molestie sessuali a minorenni, con un numero di
condanne congruamente più basso. Vi sono anche stati casi clamorosi di sacerdoti
accusati ingiustamente. Lo studio del John Jay College ci dice, come si legge
spesso, che il quattro per cento dei preti americani è pedofilo? Non è così. Secon-
do la ricerca, il 78,2 per cento delle accuse si riferisce a minori che hanno supera-
to la soglia della pubertà. Avere un rapporto sessuale con una, o un, diciassettenne
non è certo una bella cosa per un adulto, e lo è ancora meno per un prete, ma non
è pedofilia. Infatti nell’arco di cinquantadue anni il numero di sacerdoti e di reli-
giosi accusati di pedofilia, nel senso tecnico di rapporti o di molestie sessuali a
minori prepuberi, è 958. Anche in questo caso, le condanne sono in numero molto
minore rispetto alle accuse.

5. Permettetemi di ripetere che i casi di abusi sessuali di minori da parte di


sacerdoti cattolici, benché siano meno numerosi di quanto alcuni media hanno ri-
ferito e non siano più diffusi fra i sacerdoti che fra altre categorie in frequente
contatto con minorenni, sono oggetto di seria preoccupazione e di «vergogna e
rimorso» per la Chiesa, come ha detto il Papa. Nessuna statistica può attenuare la
tragedia. Come ha reagito la Chiesa? A questa domanda occorre rispondere te-
nendo ben fermo il riferimento ai dati e ai testi, che spesso non sono ben compresi
da giornalisti che hanno scarsa familiarità con il diritto canonico o con la Chiesa.
Per esempio, è stata molto criticata l’istruzione Crimen sollicitationis9, che risale

6
Cfr. Charol Shakeshaft, Educator Sexual Misconduct. A Synthesis of Existing Literature,
U.S. Department of Education, Office of the Under Secretary, Washington D.C. 2004, p. 20.
7
Cfr. Commission to Inquire into Child Abuse, Report of the Commission to Inquire into
Child Abuse, 5 voll., Commission to Inquire into Child Abuse, Dublino 2009.
8
Cfr. National Review Board for the Protection of Young People, A Report on the Crisis
in the Catholic Church in the United States, National Review Board for the Protection of
Young People, Washington D.C. 2004.
9
Cfr. Sacra Congregazione del Sant’Uffizio, Instructio de modo procedendi in causis sol-
licitationis, del 16-3-1962, Tipografia Poliglotta Vaticana, Città del Vaticano 1962.
59
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al 1922. Normalmente si legge che questa istruzione è del 1962. Ma in effetti il


testo del 1962 della Crimen sollicitations è identico a quello di un’analoga istru-
zione del 1922 intitolata Pagella, se si eccettuano tre piccole aggiunte relative ai
membri d’istituti religiosi. Lo stesso testo del 1922 non costituiva tanto una nuova
normativa quanto una compilazione di vecchie norme, che si trattava di armoniz-
zare con il Codice di Diritto Canonico che era stato allora da poco pubblicato, nel
1917. Alcuni che attaccano le diocesi cattoliche hanno scoperto la Crimen sollici-
tationis solo perché è citata nel motu proprio di Papa Giovanni Paolo II (1978-
2005) Sacramentorum sanctitatis tutela10 del 2001. Qualcuno ha pensato di avere
finalmente trovato la prova decisiva contro la Chiesa, un documento che avrebbe
coperto le inchieste sugli abusi sessuali del clero con uno spesso velo di segretez-
za. Ma in realtà la Crimen sollicitationis faceva obbligo alle vittime e a chiunque
altro fosse venuto a conoscenza degli abusi di denunciarli sollecitamente all’auto-
rità ecclesiastica. Che la successiva procedura canonica dovesse svolgersi a porte
chiuse e in segreto era, ed è, normale per cause di questo genere in tutti gli ordi-
namenti giuridici, e protegge la riservatezza della vittima non meno di quella del-
l’accusato, che può essere a sua volta colpevole ma anche innocente. Non ha
niente a che fare con il tenere nascosti i fatti alle autorità degli Stati, un problema
che cade completamente al di fuori dell’oggetto e degli scopi della Crimen sollici-
tationis. Ma forse l’aspetto più importante è che la Crimen sollicitationis ha avuto
una circolazione molto limitata, e fino al primo decennio del secolo XXI le dioce-
si che dovevano occuparsi di casi di abusi sessuali commessi da sacerdoti in gene-
re non sapevano neppure che l’istruzione esistesse11.

6. Con il già citato motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela del 2001
e il relativo regolamento costituito dalla lettera della Congregazione per la Dottri-
na della Fede De delictis gravioribus12, pure del 2001, la Chiesa ha riformato le
norme canoniche relative a certi crimini, compreso l’abuso sessuale di minori da
parte di sacerdoti e di religiosi. Queste regole sono già di per sé stesse una prova
di quanto la Chiesa Cattolica prenda sul serio il problema dell’abuso di minori da
parte di sacerdoti. Lo include nei delicta graviora, i «crimini più gravi» che le di-
ocesi devono segnalare alla Congregazione per la Dottrina della Fede a Roma.
Contrariamente a quanto talora si è letto, le nuove regole non hanno sottratto al

10
Cfr. Giovanni Paolo II, Litterae apostolicae motu proprio datae «Sacramentorum sancti-
tatis tutela» quibus normae de gravioribus delictis Congregatione pro Doctrina Fidei reser-
vatis promulgantur, del 30-4-2001, in Enchiridion Vaticanum. Documenti ufficiali della
Santa Sede, vol. 20, 2001, EDB. Edizioni Dehoniane Bologna, Bologna 2004, pp. 396-401.
11
Cfr. John P. Beal, The 1962 Instruction Crimen sollicitationis. Caught Red-Handed or
Handed a Red Herring?, in Studia Canonica, vol. 41, 2007, pp. 199-236.
12
Cfr. Congregazione per la Dottrina della Fede, Epistula «De delictis gravioribus» eidem
Congregationi pro Doctrina Fidei reservatis, del 18-5-2001, in Enchiridion Vaticanum.
Documenti ufficiali della Santa Sede, vol. 20, 2001, cit., pp. 490-497.
60
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vescovo locale la sua responsabilità. Infatti, la Congregazione studia i documenti


che arrivano dal vescovo e in molti casi autorizza l’avvio di una procedura nella
diocesi locale. In questo caso il processo è condotto nella diocesi e la Congrega-
zione opera sia con una funzione di consulenza sia come istanza d’appello. Si de-
ve notare che il Promotore di Giustizia presso la Congregazione può presentare
appello anche contro una decisione della diocesi locale che ha giudicato innocente
l’imputato. In altri casi la Congregazione e il vescovo possono imporre sanzioni
amministrative, come l’esclusione del sacerdote da ogni ulteriore esercizio pub-
blico del suo ministero. Fin dall’inizio della procedura si raccomanda che il ve-
scovo locale adotti «misure precauzionali per la salvaguardia della comunità,
comprese le vittime»13. Le direttive della Santa Sede, contenute nel testo Guida
alla comprensione delle procedure di base della Congregazione per la Dottrina
della Fede (CDF) riguardo alle accuse di abusi sessuali, precisano pure che «va
sempre dato seguito alle disposizioni della legge civile per quanto riguarda il de-
ferimento di crimini alle autorità preposte»14.

7. È piuttosto importante notare che la procedura della Congregazione ru-


brica fra i «crimini più gravi» l’abuso sessuale di minori, ma questo «non signifi-
ca solo contatto fisico o abuso diretto, ma comprende anche l‟abuso indiretto
[...]. È compreso anche il possesso, o il download da Internet, di materiale por-
nografico dove compaiono minori. Questo tipo di comportamento è considerato
un reato in diversi Paesi. Mentre il browsing su Internet può essere involontario,
è difficile concepire situazioni dove sia involontario il download, che non solo
implica compiere una scelta o scegliere una specifica opzione, ma spesso com-
prende un pagamento tramite carta di credito e la fornitura da parte dell‟acqui-
rente di informazioni personali che permettono d‟identificarlo [...]. Secondo la
prassi della Congregazione per la Dottrina della Fede anche questo comporta-
mento è considerato un delictum gravius»15.

8. Il motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela e le varie direttive del-


la Santa Sede sono state accompagnate da documenti delle varie Conferenze Epi-
scopali, come la Carta di Dallas del 2002 negli Stati Uniti d’America, le Direttive
su come si debba procedere in casi di abusi sessuali da parte di sacerdoti e reli-
giosi che rientrano nella sfera d‟influenza della Conferenza Episcopale Tedesca

13
Eadem, Guida alla comprensione delle procedure di base della Congregazione per la
Dottrina della Fede (CDF) riguardo alle accuse di abusi sessuali, s.d., in La Civiltà Cat-
tolica, anno 161, quad. 3837, Roma 1°-5-2010, pp. 272-273.
14
Ibidem.
15
Mgr. Charles J. Scicluna, Promotore di Giustizia, The Procedure and Praxis of the Con-
gregation for the Doctrine of the Faith regarding Graviora Delicta, disponibile sul sito
Internet della Santa Sede all’indirizzo <www.vatican.va/resources/resources_mons-sciclu-
na-graviora-delicta_en.html>.
61
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(Leitlinien zum Vorgehen bei sexuellem Missbrauch Minderjähriger durch Gei-


stliche im Bereich der Deutschen Bischofskonferenz), pure del 2002; e simili do-
cumenti in Irlanda, nel Regno Unito e altrove.

9. Il John Jay Report del 2004 concludeva che vi era stato un «significativo
declino»16 nel numero di casi nuovi — da non confondersi con casi più antichi,
che venivano alla luce o arrivavano a un processo dopo molti anni — emersi nella
Chiesa Cattolica fra il 2000 e il 2003. Ci si attende che un nuovo rapporto del
John Jay College, di prossima pubblicazione, insista su questa tendenza. Ciò con-
ferma che le misure prese dalla Chiesa Cattolica fra la fine del secolo XX e l’i-
nizio del XXI sono state ragionevolmente efficaci. È anche importante notare che
il diritto canonico non ha mai favorito le incertezze o i veri e propri insabbiamenti
da parte di qualche vescovo. Ai vescovi irlandesi Papa Benedetto XVI ha scritto
nella sua lettera: «Non si può negare che alcuni di voi e dei vostri predecessori
avete mancato, a volte gravemente, nell‟applicare le norme del diritto canonico
codificate da lungo tempo circa i crimini di abusi di ragazzi» (n. 11). Vi furono
mancanze di vescovi? Sì, vi furono. Ma furono mancanze commesse contro il di-
ritto canonico, non a causa o con il favore della normativa. Beninteso, il diritto
canonico è opera di uomini e come tale può sempre essere migliorato.

10. La Chiesa Cattolica crede pure che la radice profonda di questa tragedia
sia il peccato. Benché questo punto possa essere più difficile da capire per i non
credenti, il Papa nella sua lettera ha anche affermato che i problemi dei sacerdoti
derivano per una parte importante dal fatto che «le pratiche sacramentali e devo-
zionali che sostengono la fede e la rendono capace di crescere, come ad esempio
la frequente confessione, la preghiera quotidiana e i ritiri annuali, sono state di-
sattese» (n. 4). A queste pratiche il Papa raccomanda di tornare. Nello stesso tem-
po sono state prese misure anche sul piano del diritto e della prassi amministrati-
va, che sono state piuttosto efficaci e forse possono essere studiate da altre istitu-
zioni che oggi patiscono gli stessi problemi. Nessuno ha fatto di più per instaurare
nella Chiesa procedure nuove e più rigorose per affrontare questa tragedia del
cardinale Joseph Ratzinger, oggi Papa Benedetto XVI. Per questa ragione, sia
come cattolico sia come studioso sono profondamente turbato dagli attacchi alla
persona e all’insegnamento del Santo Padre. Sono convinto che uno studio di que-
sta materia fondato sui dati e sui documenti, più che sulle emozioni e sui ritagli di
stampa, potrà sia confermare come siano appropriati «la vergogna e il rimorso»
(n. 6) cui ci chiama il Papa, sia fare emergere il suo ruolo luminoso di avvocato
tanto delle vittime quanto di quella stragrande maggioranza dei sacerdoti cattolici
che non ha niente a che fare con gli abusi e continua a offrire in silenzio la sua
opera quotidiana per l’amore di Dio e per il bene comune della nostra umanità
sofferente.
16
National Review Board for the Protection of Children and Young People, op. cit., p. 26.
62
Intolleranza e discriminazione
contro i cristiani
Massimo Introvigne*

L’intolleranza e la discriminazione contro i cristiani, come quella contro i


membri di altre religioni, possono verificarsi quando la libertà religiosa o non è
garantita oppure è travisata. Le mie osservazioni si fondano sulla convinzione
che la dottrina sociale della Chiesa, e in particolare i documenti più recenti di
Papa Benedetto XVI — che partono da argomenti di ragione e non solo di fede
—, possono essere d’interesse generale, anche per i non cristiani e i non creden-
ti, e offrire un aiuto a tutti.
I princìpi della libertà religiosa sono in genere affermati dalle Costituzio-
ni e dalle leggi degli Stati membri dell’OSCE. Rimangono tuttavia tre possibili
aree di equivoco.
La prima riguarda lo statuto della libertà religiosa. La libertà di religione
non è solo uno fra i tanti elementi di una lunga lista di diritti e di libertà. È la
pietra angolare di una vita sociale in cui le altre libertà possono fiorire. Parlando
a Washington il 17 aprile 2008 Papa Benedetto XVI ha citato un pensatore fran-
cese, non credente, Alexis de Tocqueville (1805-1859), il quale insegnava che
«la religione e la libertà sono “intimamente legate” nel contribuire a una de-
mocrazia stabile»1. Quando la libertà religiosa è considerata un diritto minore, o
secondario rispetto ad altri, la libertà in generale non può essere veramente ga-
rantita.
La seconda concerne l’estensione della libertà religiosa. L’Instrumentum
laboris della prossima Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei
Vescovi cita il fatto che in alcuni Paesi «libertà di religione vuol dire solitamen-
te libertà di culto. Non si tratta dunque di libertà di coscienza, cioè della libertà
di credere o non credere, di praticare una religione da soli o in pubblico senza
alcun impedimento, e dunque della libertà di cambiare religione [...]. Cambiare
religione è ritenuto un tradimento verso la società, la cultura e la Nazione co-

*
Traduzione italiana, riveduta e annotata, della relazione introduttiva svolta in inglese alla
terza sessione della conferenza diplomatica dell’OSCE, l’Organizzazione per la Sicurezza
e la Cooperazione in Europa, sul tema Tolleranza e Non-Discriminazione, tenuta il 29-6-
2010 nel Palazzo della Pace e dell’Armonia di Astana, nel Kazakhstan.
1
Benedetto XVI, Incontro con i rappresentanti di altre religioni nella Sala «Rotonda»
del Pope John Paul II Cultural Center di Washington, del 17-4-2008, in Insegnamenti
di Benedetto XVI, vol. IV, 1, 2008 (Gennaio-Giugno), Libreria Editrice Vaticana, Città
del Vaticano 2009, pp. 609-613 (p. 610).
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

struita principalmente su una tradizione religiosa»2. Al contrario, una vera li-


bertà religiosa deve comprendere la libertà di predicare, di convertire e di con-
vertirsi.
In terzo luogo, in alcuni Paesi la libertà di religione è considerata da al-
cuni con sospetto, come se implicasse necessariamente il relativismo e la nega-
zione dell’eredità spirituale nazionale. La Chiesa Cattolica ha dovuto affrontare
lo stesso problema quando si è trovata di fronte ai problemi d’interpretazione
della dichiarazione sulla libertà religiosa Dignitatis humanae del Concilio Ecu-
menico Vaticano II (1962-1965). Alcuni, anche all’interno della Chiesa, teme-
vano che la proclamazione della libertà religiosa potesse promuovere il relativi-
smo e l’indifferentismo. Ma in realtà, come Papa Benedetto XVI ha ripetuta-
mente mostrato, la libertà religiosa e una ferma difesa della propria identità reli-
giosa contro il relativismo possono e devono coesistere. La libertà religiosa è re-
lativa all’immunità individuale e collettiva dei credenti da ogni coercizione del-
lo Stato laico moderno nel momento della formazione e dell’annuncio della
propria esperienza religiosa. Non implica invece che il credente non abbia il di-
ritto e il dovere di esercitare un «adeguato discernimento»3 tra le diverse propo-
ste religiose, come il Papa ha sottolineato nella sua enciclica del 2009 Caritas in
veritate: «La libertà religiosa non significa indifferentismo religioso e non
comporta che tutte le religioni siano uguali»4.
Con riferimento alla città sede dell’OSCE, possiamo dire che questi tre
equivoci creano problemi sia a est sia a ovest di Vienna. A est di Vienna, i pro-
blemi circa l’estensione della libertà religiosa e il timore che la libertà di reli-
gione in senso occidentale possa indurre relativismo e un tradimento delle cultu-
re tradizionali possono generare forme normative che danneggiano le Chiese e
le comunità cristiane. Fra queste vi sono il rifiuto della registrazione legale e
dell’esenzione fiscale, e il rifiuto di concedere visti ai missionari o licenze per
costruire edifici di culto. In alcuni paesi una virulenta propaganda anti-cristiana
ha portato a una diffusa violenza.
A ovest di Vienna troppo spesso assistiamo alla marginalizzazione dei
cristiani, i cui diritti di partecipare pienamente al dialogo sociale annunciando la
loro fede sono limitati in nome del laicismo. Parlando alle Nazioni Unite a New
York il 18 aprile 2008 Papa Benedetto XVI ha affermato che «è inconcepibile
che dei credenti debbano sopprimere una parte di se stessi — la loro fede —
per essere cittadini attivi; non dovrebbe mai essere necessario rinnegare Dio

2
Sinodo dei Vescovi, Assemblea Speciale per il Medio Oriente. La Chiesa Cattolica nel
Medio Oriente: comunione e testimonianza. «La moltitudine di coloro che erano diven-
tati credenti aveva un cuor solo e un‟anima sola» (At 4, 32). Instrumentum laboris, Li-
breria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2010, n. 37, p. 11.
3
Benedetto XVI, Enciclica «Caritas in veritate» sullo sviluppo umano integrale nella carità
e nella verità, del 29-6-2009, n. 55.
4
Ibidem.
64
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

per poter godere dei propri diritti. I diritti collegati con la religione sono quan-
to mai bisognosi di essere protetti se vengono considerati in conflitto con l‟i-
deologia secolare prevalente [...]. Non si può limitare la piena garanzia della
libertà religiosa al libero esercizio del culto; al contrario, deve esser tenuta in
giusta considerazione la dimensione pubblica della religione e quindi la possi-
bilità dei credenti di fare la loro parte nella costruzione dell‟ordine sociale»5.
La causa di questi problemi sembra essere il primo dei tre equivoci che ho cita-
to. La libertà religiosa è considerata solo come uno fra tanti diversi diritti, e la
sua importanza cruciale è sistematicamente sottovalutata. E il problema diventa
peggiore quando fra i diritti che s’invocano per limitare la libertà religiosa vi
sono — secondo l’espressione della Caritas in veritate — «presunti diritti, di
carattere arbitrario e voluttuario», e perfino «diritti» «addirittura alla tra-
sgressione e al vizio»6. Il riconoscimento dei diritti delle minoranze religiose è
certo uno sviluppo importante dei sistemi giuridici moderni. Ma i diritti delle
minoranze non devono essere usati per negare i diritti delle maggioranze. Anche
le maggioranze hanno i loro diritti. I cristiani, dove sono maggioranza culturale,
sono oggi nel mirino di quanti pensano che la migliore società possibile debba
essere completamente secolarizzata e non religiosa.
Il tempo mi permette di citare solo due esempi. Il primo riguarda un nu-
mero ormai ampio d’incidenti in Europa dove predicatori cristiani, compresi
predicatori di strada, e istituzioni ecclesiali sono stati incriminati o citati in giu-
dizio per avere criticato stili di vita e atteggiamenti relativi alla sessualità che
considerano peccaminosi. Alcuni genitori sono stati multati o incriminati per
avere rifiutato di mandare i loro figli a cosiddetti corsi anti-discriminazione che,
a loro avviso, promuovono stili di vita che non approvano. In quest’area, come
in altre, come minimo dev’essere sempre riconosciuto un ampio diritto all’obie-
zione di coscienza. Le proposte di legge che intendono punire come incitamento
all’odio la critica religiosa di stili di vita alternativi sono percepite da molte
Chiese e comunità cristiane come una seria minaccia alla loro libertà di predica-
zione.
Il secondo esempio riguarda la sentenza del 2009 Lautsi c. Italia, con cui
la Corte Europea dei Diritti Umani ha deciso che la presenza di crocifissi nelle
scuole pubbliche italiane viola i diritti dei non credenti e degli alunni che in Ita-
lia, un paese a larga maggioranza cattolico, appartengono a minoranze religiose.
Il caso è riesaminato dalla Camera Superiore della Corte Europea dei Diritti
Umani il 30 giugno7. I sondaggi hanno confermato che un’ampia maggioranza

5
Idem, Incontro con i membri dell‟Assemblea Generale dell‟Organizzazione delle Na-
zioni Unite a New York, del 18-4-2008, in Insegnamenti di Benedetto XVI, cit., pp. 618-
626 (pp. 624-625).
6
Idem, Enciclica «Caritas in veritate» sullo sviluppo umano integrale nella carità e nella
verità, cit., n. 42.
7
La sentenza del riesame non è stata ancora emessa.
65
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

degli italiani, l’82 per cento8 — compresa una solida maggioranza degli italiani
che non sono cattolici praticanti — è favorevole a mantenere nelle scuole il cro-
cifisso, un simbolo della più alta forma di amore oltre che dell’identità e della
storia nazionale molto amato in Italia. Questo sembra un caso particolarmente
chiaro dove i diritti di un’ampia maggioranza sono ignorati in nome dei diritti di
una minoranza, o dell’opinione di un numero molto limitato di militanti del lai-
cismo.
Vi sono naturalmente molti altri esempi di discriminazione contro i cri-
stiani, sia a ovest di Vienna sia a est di Vienna. Ma credo che questi casi siano
sufficienti a confermare che quello dell’intolleranza e della discriminazione
contro i cristiani è un problema molto grave, che merita la più grande attenzione
di questo autorevole consesso.

8
Cfr. Franco Garelli, Gustavo Guizzardi ed Enzo Pace (a cura di), Un singolare plurali-
smo. Indagine sul pluralismo morale e religioso degli italiani, il Mulino, Bologna 2003,
pp. 146-147.
66
Ex libris

Una casa senza biblioteca è come


una fortezza senza armeria
(detto monastico)
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

Christopher Caldwell, L’ultima rivoluzione dell’Europa. L’immigrazione,


l’islam e l’Occidente, trad. it., Garzanti, Milano 2009, pp. 350, € 16,00
Christopher Caldwell, giornalista statunitense, è nato nel 1962 a Lynn, nel Massa-
chusetts, s’è laureato in Letteratura inglese all’Harvard College ed è sposato con Zelda, fi-
glia dell’intellettuale cattolico conservatore, pure statunitense, Robert Novak (1931-2009),
dalla quale ha avuto cinque figli. Caldwell — redattore di The Weekly Standard, e collabo-
ratore del quotidiano Financial Times e del periodico Slate — ha pubblicato, prontamente
tradotto in italiano, L‟ultima rivoluzione dell‟Europa. L‟immigrazione, l‟Islam e l‟Occi-
dente.
L’opera — lontana dai canoni del testo accademico ma ben fornita sia di dati che di
documenti — si presenta come un pamphlet di denuncia della gestione troppo spensiera-
ta del fenomeno immigratorio da parte dell’Europa Occidentale, che «[...] è diventata u-
na società multietnica in un momento di distrazione» (p. 11), e si divide in tre parti, o-
gnuna delle quali suddivisa in quattro capitoli: L‟immigrazione (pp. 11-121) — Fiumi di
sangue (pp. 11-35), L‟economia dell‟immigrazione (pp. 37-61), A chi giova l‟immi-
grazione? (pp. 63-94) e La paura mascherata da tolleranza (pp. 95-121) —, L‟islam
(pp. 125-262) — Colonie etniche (pp. 125-160), Una cultura antagonista (pp. 161-188),
La crisi della fede in Europa (pp. 189-226) e Regole sessuali (pp. 227-262) — e L‟Oc-
cidente (pp. 265-374) — Tolleranza e impunità (pp. 265-287), Resistenza e «jihad» (pp.
289-320), Liberalismo e diversità (pp. 321-350) e Sopravvivenza e cultura (pp. 351-374).
La verve dell’autore s’intuisce fin dalle prime pagine, da cui emerge con nitidezza
l’immagine di un’Europa in crisi nel gestire l’immigrazione, un fenomeno sociale e cul-
turale che sta mettendo a serio rischio la sopravvivenza stessa della società europea. In
particolare, «[...] è l‟islam a creare i problemi più gravi. Sono 1400 anni che il mondo
musulmano e quello cristiano si contrappongono, e in determinati momenti in modo
violento. Oggi stiamo attraversando proprio uno di questi momenti» (p. 19).
Quel che più deve preoccupare, nell’ambito di una seria analisi dell’immigrazione, è
il peso demografico che sta progressivamente assumendo l’ondata immigratoria nell’U-
nione Europea: a fronte di un forte tasso di natalità delle popolazioni immigrate, si regi-
stra che «[...] il tasso di fertilità dei nativi europei continua a precipitare da anni, e al
momento è il più basso che si sia mai registrato in qualsiasi grande regione del mondo»
(p. 23). In poche parole Caldwell mette in guardia gli europei dal progressivo e inesora-
bile invecchiamento della popolazione, a fronte di un’esponenziale crescita numerica
degli immigrati.
Questa prospettiva è spesso utilizzata come vero e proprio grimaldello per forzare le
coscienze europee ad accettare, volenti o nolenti, l’immigrazione di massa: si dice in so-
stanza che l’immigrazione, oltre a rappresentare un dovere etico, presenta profili d’indi-
scutibile convenienza economica e sociale per gli europei. Il problema è che «[...] l‟Eu-
ropa non sta dando il benvenuto ai nuovi residenti, bensì sta cedendo loro il passo» (p.
29), guardando al fenomeno immigratorio con un ottimismo che mal risponde alla real-
tà. Su queste basi preoccupanti si fonda quello che Caldwell — riprendendo l’espressio-
ne coniata dal politologo francese Pierre-André Taguieff — definisce «immigrazioni-
smo», ossia l’ideologia secondo cui l’immigrazione è sempre e comunque un fenomeno
culturalmente buono ed economicamente vantaggioso, e negare ciò è manifestazione di
xenofobia.
69
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

«Per difendere l‟immigrazione sul piano economico — scrive Caldwell — si posso-


no adottare due diverse argomentazioni, una capitalista, l‟altra socialista» (p. 47). La
prima si fonda sulla dichiarata necessità di ricorrere alla manodopera straniera per occu-
pare quei posti di lavoro non più graditi agli europei; la seconda, sull’assunto in base al
quale bisognerebbe accogliere il maggior numero possibile d’immigrati per evitare il
collasso del welfare state che, a causa dello spaventoso calo demografico europeo, po-
trebbe essere salvato soltanto dai nuovi lavoratori-contribuenti stranieri. Entrambe le te-
si si fondano su premesse false e dunque non possono che giungere a conclusioni errate.
La premessa su cui si fonda l’argomentazione «capitalista» è sbagliata perché non è ve-
ro che gli europei non vogliano più svolgere determinate mansioni lavorative: in realtà
non sono disposti a svolgere alcuni mestieri se sottopagati. Ed è sbagliata pure l’argo-
mentazione «socialista» perché è falso che la massiccia presenza degli immigrati giovi
alle finanze degli stati ospitanti: contro un aumento dei contributi previdenziali — peral-
tro non elevato dato che spesso gli immigrati svolgono attività lavorative poco remune-
rative — si riscontra un elevato costo pubblico degli immigrati per l’assistenza sanitaria
e sociale, dato che anche essi si ammalano e invecchiano.
Dimostrata l’assoluta inconsistenza delle giustificazioni ideologiche utilizzate dai
sostenitori dell’immigrazionismo, Caldwell sottolinea che «la compatibilità culturale è
dunque una questione di primaria importanza» (p. 74). La società ospitante non può
non subire ripercussioni negative se la maggior parte dei suoi ospiti aderisce a culture,
talvolta tribali, che si nutrono di profondo disprezzo per i valori alla base della società
occidentale. «È inevitabile che i paesi meta di immigrazione di massa risentano di qual-
che forma di conflitto etnico» (p. 95), scrive Caldwell confortato dalla cronaca delle ri-
volte degli immigrati africani in Calabria, in Lombardia e dalla meno recente rivolta
delle banlieue francesi. Qualcosa nel modello d’integrazione multiculturale europeo è
andato storto: invece di assistere a un progressivo e compiuto inserimento culturale ed
economico degli immigrati, di seconda e di terza generazione, nel tessuto sociale occi-
dentale, si assiste al proliferare di ghetti culturali e religiosi che fungono da freno ri-
spetto a una compiuta integrazione dei nuovi arrivati. In questo marasma culturale e so-
ciale si sta facendo spazio l’islam, che Caldwell definisce, senza mezzi termini, «una
minaccia letale» (p. 125) per l’Occidente: «quei liberali che difendono l‟islam non lo
conoscono» (p. 127), afferma citando il filosofo e storico delle religioni francese Ernest
Renan (1823-1892). Il vuoto d’identità che sta soffocando l’Europa rischia di essere col-
mato dall’attivismo iper-identitario dell’islam. Storicamente gli europei sono riusciti a
frenare e talvolta a respingere la violenta pressione islamica affidandosi alla propria i-
dentità cristiana; oggi, invece, faticano a resistere alla vitalità spirituale, culturale e bio-
logica delle popolazioni islamiche immigrate.
Caldwell ha il merito di sottolineare che «non è solo l‟immigrazione a causare l‟au-
mento della presenza islamica in Europa» (p. 132) proprio perché «[...] la maggiore fer-
tilità degli immigrati rispetto ai nativi riguarda soprattutto gli islamici» (ibidem): il
problema di fondo è che questa crescita demograficamente esponenziale non si sta svi-
luppando in modo armonico con la realtà occidentale preesistente. L’islam tende ad au-
to-segregarsi fondando la propria identità proprio sulle differenze religiose, culturali e
sociali con la tradizione occidentale e cerca di creare spazi franchi all’interno delle re-
gioni europee: lo sviluppo di quartieri islamici in numerose metropoli dimostra chiara-
mente l’intento auto-segregazionista proprio della cultura di molte comunità islamiche
oggi stanziate in Europa.
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Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

La pericolosità di questo atteggiamento è emersa in Francia: «Le rivolte scoppiate


nelle banlieues parigine nell‟ottobre del 2005 furono l‟episodio di violenza civile più
grave e diffuso che l‟Europa occidentale avesse conosciuto da decenni» (p. 150). Ma
chi erano i rivoltosi? Erano giovani «[...] che simpatizzavano con la jihad» (p. 155) e
«sostenitori agguerriti della causa araba in Iraq, Afghanistan e Palestina» (ibidem).
Caldwell insiste nel sottolineare il rapporto esistente fra le rivolte sociali anti-occidenta-
li e il background religioso e culturale islamico comune a molti immigrati.
L’islam si sta declinando sempre più come un fenomeno antagonista dei valori euro-
pei: a tal proposito Caldwell analizza il grado d’integrazione raggiunto dagli immigrati
musulmani accolti in Europa, mettendo in luce il totale fallimento delle relative politi-
che. La progressiva sostituzione del concetto di jus sanguinis — il diritto di sangue, in
base al quale la cittadinanza spetterebbe solo a figli di cittadini italiani — con quello di
jus soli — il diritto del suolo, per il quale la cittadinanza spetta a chiunque nasca in un
determinato territorio — ha indebolito il rapporto fra cittadinanza e appartenenza etnica,
religiosa e culturale.
Le recenti proposte di cittadinanza take-away lanciate da politici europei, sia di de-
stra che di sinistra, testimoniano la pericolosa superficialità delle politiche immigratorie.
Caldwell non manca di sottolineare quanto sia ormai vacuo il concetto d’integrazione: il
fallimento del multi-culturalismo, sia britannico sia francese sia tedesco, è sotto gli oc-
chi di tutti. L’unica strada che l’Europa può imboccare per dare avvio a una nuova poli-
tica immigratoria è quella dell’assimilazione, punto d’arrivo di un percorso di inte-
grazione e di adattamento sociale e culturale serio e organico. Lo scrittore statunitense
cita a tal proposito l’ex ministro dell’Interno tedesco, Otto Schily, secondo cui «la for-
ma migliore di integrazione [...] è l‟assimilazione» (p. 167). Non basta infatti che un
immigrato si limiti a rispettare le leggi dello stato ospitante: per avere le carte in regola
per ottenere la cittadinanza ogni straniero deve riuscire ad adattare i suoi usi e costumi
originari alla realtà del paese che lo accoglie. È necessario ricercare un parametro di
compatibilità fra l’identità, la religione e la cultura dell’immigrato e quelle della società
ospitante: questo è lo sforzo che l’Europa sembra avere ignorato finora.
Questo discorso assume un’importanza assai rilevante nell’ambito dell’analisi dei
rapporti fra l’islam e la società europea: «L‟islam è sempre stato inteso come identità
forte che caratterizza ogni aspetto della vita del credente e riduce all‟irrilevanza qual-
siasi altro legame di minore importanza» (p. 173). In un’Europa alle prese con un mon-
tante relativismo e con una cronica crisi d’identità la presenza dell’iper-identità islamica
rappresenta un serio pericolo per la conservazione di molte strutture sociali e culturali
figlie della tradizione occidentale.
Gli attentati dell’11 settembre 2001 a New York e a Washington, dell’ 11 marzo
2004 a Madrid e del 7 luglio 2005 a Londra hanno posto all’ordine del giorno del nuovo
millennio la «doppia lealtà» (p. 177) di molti islamici stabilizzatisi in Occidente. Cald-
well mette in guardia dal rischio, tutt’altro che immaginario, che dietro un’integrazione
di facciata s’insinui il morbo di un islam che in realtà non accetta nemmeno le fonda-
menta su cui si basa il vivere civile delle società ospitanti. I fatti confermano tale anali-
si: gli attentatori islamici londinesi che il 7 luglio 2005 fecero esplodere più ordigni nel-
la metropolitana di Londra, causando oltre cinquanta morti e settecento feriti, erano im-
migrati islamici di terza generazione, figli di persone a cui la Gran Bretagna aveva spa-
lancato le porte, concedendo addirittura la cittadinanza, in nome di quel mito multi-
culturale deflagrato proprio assieme a quei kamikaze.
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Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

L’islam si sta dimostrando impermeabile ai valori e al modus vivendi occidentale ed


è falso l’assunto di chi spera che si sviluppi, a forza di convivere con le popolazioni au-
toctone, un islam europeo: i fatti dimostrano che anche i figli dei figli degli immigrati
mantengono un sovrano disprezzo verso quegli aspetti dell’Occidente da loro considera-
ti «deleteri». «È uno spettacolo quasi patetico — scrive Caldwell riferendosi a taluni
benpensanti europei — vederli in attesa che l‟islam si “modernizzi” o cessi di essere
“onnipervasivo” nella vita dei suoi praticanti» (p. 217): questo immobilismo è da a-
scrivere, ovviamente, a cause insite nella stessa weltanschauung islamica e, in parte, an-
che all’atteggiamento molto tollerante che l’Europa mostra nei confronti dell’islam stes-
so. Si assiste, giorno dopo giorno, al progressivo tentativo di molti paesi europei di mo-
dificare le proprie leggi per rendere il proprio diritto più gradito agli ospiti: questo atteg-
giamento «islamicamente corretto» (cfr. Giovanni Cantoni, Aspetti in ombra della legge
sociale dell‟islam. Per una critica della «vulgata» «islamicamente corretta», con una
Prefazione di Samir Khalil Samir S.J., Centro Studi sulla Cooperazione «Arcangelo
Cammarata», San Cataldo [Caltanissetta] 2000) non si ferma solo all’aspetto giuridico,
ma mette in discussione — sempre in nome della tolleranza e del rispetto multi-cultura-
le — uno dei cardini dell’Europa moderna, ossia la libertà di espressione. Così come av-
venne nel settembre 2005 in Danimarca, in modo plateale, per il caso delle vignette raf-
figuranti Maometto: l’islam scatenò una vera e propria rivolta mondiale contro la pub-
blicazione, definita «blasfema», di raffigurazioni satiriche che avevano come soggetto
principale il «profeta» Muhammad (570 ca.-632). Molti uomini di cultura e molti politi-
ci europei si lanciarono in vibranti arringhe a difesa della sensibilità islamica offesa e
censurarono la pubblicazione delle vignette.
«In tutte le migrazioni di massa esiste un momento di svolta in cui gli immigrati — o
i loro figli nati sul posto — smettono di abitare semplicemente nel paese che li ha accol-
ti e iniziano a plasmarlo. I nativi si aspettano che gli immigrati diventino uguali a loro,
prima che questi ultimi comincino a far sentire il proprio peso politico» (p. 266): così
Caldwell mette in guardia l’Europa dal rischio concreto d’islamizzazione silenziosa del-
la società. L’islam non risponde alla logica presunta del progressivo adattamento ai co-
stumi occidentali, ma si radicalizza ulteriormente a contatto con ogni cultura diversa.
Questo preoccupante dato va analizzato all’interno di una cornice storica di decaden-
za profonda che interessa l’Occidente — e l’Europa in particolare — in tutte le sue ma-
nifestazioni. L’annichilimento di ogni identità tradizionale non consente all’Europa di
potersi confrontare ad armi pari con le sfide globali del nuovo millennio. «L‟islam è ri-
masto a lungo nascosto, ma adesso il mondo si sta accorgendo della sua esistenza» (p.
289): l’incapacità occidentale di comprendere la mentalità dello sfidante rischia di ren-
dere pressoché vano ogni tentativo di vincere la battaglia. Proprio per questa ragione
l’Europa deve sforzarsi — sulla scorta dei saggi richiami di Papa Benedetto XVI — di
riappropriarsi di quel preziosissimo bagaglio identitario che è rappresentato dal cristia-
nesimo: senza una forte consapevolezza di sé stessa l’Europa parte sconfitta.
Emanuele Pozzolo

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Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

Giuseppe Brienza, Identità cattolica e anticomunismo nell’Italia del do-


poguerra. La figura e l’opera di mons. Roberto Ronca, D’Ettoris, Cro-
tone 2008, pp. 244, € 18,90
Il merito della storica vittoria elettorale del mondo cattolico alle elezioni politiche del
18 aprile 1948 viene comunemente attribuito ai Comitati Civici di Luigi Gedda (1902-
2000). Sarebbe comunque ingeneroso non ricordare anche quanti — pur con un’azione
propagandistica meno diffusa e radicata territorialmente — hanno dato un contributo non
marginale all’affermazione dei cattolici. Fra questi va annoverata l’Unione Nazionale Ci-
viltà Italica, fondata da mons. Roberto Ronca (1901-1977), al quale è dedicata l’opera di
Giuseppe Brienza — dottore di ricerca presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Univer-
sità La Sapienza di Roma, che aveva già trattato il tema in Mons. Roberto Ronca «vescovo
delle carceri» (in Cristianità, anno XXII, n. 322, marzo-aprile 2004, pp. 5-11) —, Identità
cattolica e anticomunismo nell‟Italia del dopoguerra. La figura e l‟opera di mons. Rober-
to Ronca.
Il libro si apre con una Presentazione (pp. 9-12) del card. Fiorenzo Angelini, che
sottolinea come l’impegno civile e politico di mons. Ronca — da lui conosciuto negli
anni 1930, quando questi era rettore del Pontificio Seminario Romano Maggiore —, u-
nitamente a quello di Gedda e del gesuita Riccardo Lombardi (1908-1979), sia stato de-
finito «di destra irriducibile» (p. 10) in modo sbrigativo e semplicistico, senza alcuno
sforzo di contestualizzare gli eventi, e come una storiografia approssimativa abbia volu-
to dimenticare queste «nobili figure di sacerdoti e di laici» (p. 12).
Nella Prefazione (pp. 13-17) Marco Invernizzi, presidente dell’ISIIN, l’Istituto Sto-
rico dell’Insorgenza e per l’Identità Nazionale, descrive l’itinerario dei cattolici nella vi-
ta politica dello Stato unitario, dall’Opera dei Congressi (1874-1904) all’Unione Eletto-
rale Cattolica Italiana (1906-1919), dal Patto Gentiloni del 1913, che sanciva attraverso
un accordo elettorale con i liberali moderati la prima forma di partecipazione politica
dei cattolici, ai Comitati Civici di Gedda. È una storia poco conosciuta, anche sottaciuta,
sia dagli esponenti della Democrazia Cristiana (DC) — che nel secondo dopoguerra si è
presentata come erede del Partito Popolare di don Luigi Sturzo (1871-1959) —, sia da
significativi esponenti della gerarchia ecclesiastica e del laicato cattolico. Mons. Ronca
appartiene alla categoria dei cattolici «sconfitti» e «silenziati», contrari a ogni apertura a
sinistra e fautori di alleanze elettorali che superassero gli interessi di un partito. Il falli-
mento di questa prospettiva è la diretta conseguenza di una battaglia culturale persa,
quella «[...] conservatrice e ostile al processo rivoluzionario che anche in Italia ha at-
traversato il Risorgimento, il fascismo e gli anni successivi alla seconda guerra mon-
diale» (p. 17). Ma la prospettiva di mons. Ronca non è andata perduta e può essere riva-
lutata come profetica nella nuova situazione politica creatasi dopo gli avvenimenti del
1989.
Nella Premessa (pp. 19-23) l’autore espone le finalità del suo studio: ricostruire la
biografia di mons. Ronca, dare un contributo alla storia dei movimenti politici nati nel
secondo dopoguerra; e «[...] “rendere giustizia” ad un gruppo di cattolici italiani [...] i
quali, negli anni cruciali della ricostruzione della nostra patria, hanno contribuito alla
salvaguardia delle libertà civili di cui ancora oggi godiamo, minacciate allora dalla
prorompente avanzata del fronte social-comunista» (p. 19).

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Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

Nato il 23 febbraio 1901 a Roma — si legge nel capitolo I, La vita (pp. 25-57) —
Roberto Ronca si laurea in ingegneria nel 1923 all’Università La Sapienza. La sua è una
vocazione adulta, favorita dalla frequentazione degli ambienti gesuitici della capitale e
dalla meditazione de L‟anima di ogni apostolato, dell’abate cistercense Jean-Baptiste
Chautard (1858-1935): entra, infatti, nel Seminario Maggiore nell’ottobre del 1926 e
viene ordinato sacerdote due anni dopo. Apprezzato nella funzione di Aiutante di Studio
nella Congregazione concistoriale, l’odierna Congregazione per i Vescovi, a soli trenta-
due anni diventa rettore del Seminario Maggiore, dove s’impegna soprattutto ad assicu-
rare ai futuri sacerdoti un’intensa formazione intellettuale e spirituale: la società poteva
ritornare a Dio solo se si fossero combattuti «il laicismo, l‟ignoranza religiosa, la dissi-
pazione» (p. 31) e il clero fosse stato «all‟avanguardia del movimento spirituale della
nazione» (ibidem).
Assistente dell’Associazione Romana Universitaria di Azione Cattolica dal 1931 al
1933 e del Circolo Romano FUCI, la Federazione Universitaria Cattolica Italiana in so-
stituzione di monsignor Giovan Battista Montini (1897-1978), il futuro Papa Paolo VI
(1963-1978), si scontra con le tendenze neomodernistiche presenti nelle associazioni
cattoliche romane e con la diffusione di una nuova cultura aperta alle istanze del cattoli-
cesimo democratico e non insensibile alle sirene del marxismo. Preoccupazione non in-
fondata, se è vero che in quel periodo negli ambienti cattolici della capitale «[...] nasce-
va la “Sinistra cristiana”, o “partito cattolico-comunista”» (p. 35), di cui era esponente
di rilievo Franco Rodano (1920-1983). Mons. Ronca agisce con grande risolutezza e
viene accusato di autoritarismo, anche se come educatore si muove «[...] nel solco della
tradizione, ma modernizzando ciò che poteva esserlo senza intaccare il senso della di-
sciplina e i metodi di formazione» (p. 38). Non gli viene risparmiata neanche l’accusa di
bigottismo, a causa del suo continuo invito ai giovani alla pratica delle forme devozio-
nali popolari delle «coroncine, novene, giaculatorie» (p. 42).
Durante l’occupazione tedesca di Roma, nel 1943-1944, accoglie nell’edificio extra-
territoriale del Laterano, sede del Seminario Maggiore, molti ricercati per motivi politici
e fonda alcune associazioni caritative — l’Aiuto Cristiano e l’Ente Distribuzione Ali-
menti e Manufatti — per distribuire viveri, indumenti e medicinali a prezzi molto con-
venienti. Non meno significativa è la sua azione in favore degli ebrei perseguitati e la
premura verso l’ex rabbino capo di Roma Israel Zolli (1881-1956), ostracizzato dalla
comunità ebraica dopo la sua clamorosa conversione al cattolicesimo, che, grazie all’in-
teressamento di mons. Ronca, riceve solidarietà morale e materiale anche mediante il
conferimento di una cattedra all’Università La Sapienza.
Il secondo capitolo (pp. 59-127) — L‟«Unione Nazionale Civiltà Italica» (1946-
1955) — descrive la nascita, il programma e le iniziative del movimento fondato da
mons. Ronca, anche alla luce delle preoccupazioni di Papa Pio XII (1939-1958) per le
sorti dell’Italia in quel pericoloso frangente storico, ed evidenzia i contesti ecclesiali e
politici in cui il medesimo opera, i contrasti suscitati in seno al mondo cattolico e le bat-
taglie culturali affrontate. Dopo le elezioni per l’Assemblea Costituente, nel giugno del
1946, dove i partiti d’ispirazione marxista avevano ottenuto il 39,6 per cento contro il
35,2 per cento dei democristiani, che avevano mostrato forti carenze culturali, propa-
gandistiche e organizzative, mons. Ronca — dopo numerosi incontri con i gesuiti padre
Lombardi e padre Giacomo Felice Martegani (1902-1981), direttore de La Civiltà Cat-
tolica — fonda nel gennaio 1947 il nuovo organismo con lo scopo di «orientare co-
scienze e propositi per la tutela dei principi fondamentali della civiltà e dell‟ordine cri-
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Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

stiano» (p. 63). Civiltà Italica si presenta dunque come un movimento apartitico, volto
alla difesa dell’ordine sociale cristiano, secondo l’insegnamento cattolico tradizionale,
proposto in particolare dal gesuita Luigi Taparelli d’Azeglio (1793-1862). Il movimento
si radica in ogni capoluogo di provincia e nei maggiori comuni, organizzando «convegni
di studio, dibattiti pubblici, giornali parlati, conferenze su problemi politici, economici,
sociali e di attualità, comitati d‟intesa, manifestazioni artistiche e ricreative, concerti,
itinerari turistici, mostre d‟arte [...] opere sindacali, ricreative, economiche, assisten-
ziali» (p. 67).
Il prelato romano crea all’interno di Civiltà Italica anche una Commissione politica,
ai cui lavori vengono invitati, per esaminare determinate questioni politiche, singoli e-
sponenti democristiani e dei movimenti e partiti del centro-destra — il Partito Liberale
Italiano, il Fronte dell’Uomo Qualunque e il Partito Nazionale Monarchico —, che si ri-
conoscevano nelle tradizioni morali cattoliche da porre a base dell’opera di governo.
Manifestamente ostile all’iniziativa si mostra l’Azione Cattolica, sia a livello di presi-
denza generale che di singoli esponenti, per i quali Civiltà Italica avrebbe minato la
compattezza dei cattolici, ingenerando confusione e disorientamento tra i fedeli. L’opi-
nione della dirigenza nazionale dell’Azione Cattolica però, non viene da tutti accolta e,
in particolare nel Mezzogiorno, giungono a mons. Ronca numerose adesioni. Non può
essere condiviso il giudizio di quanti vedono in Civiltà Italica un movimento carente di
uomini capaci di elaborare programmi politici. Mons. Ronca non pensa a un movimento
di massa ma alla formazione di una élite di personalità — e le collaborazioni e la qualità
umana e professionale delle adesioni lo stavano a dimostrare —, una «unione di uomini:
non di masse» (p. 85), come recitava il motto del movimento. Quanto al programma,
vengono affrontate le principali emergenze della vita sociale, dall’agricoltura all’emi-
grazione, dall’università alla difesa della funzione sociale della proprietà. Molto incisiva
è la propaganda anticomunista, che si basa sullo studio del marxismo-leninismo e delle
condizioni di vita sotto i regimi socialcomunisti. Mons. Ronca — animatore del setti-
manale anticomunista Fronte Est, che tirava più di cinquantamila copie — si prodiga
anche in attività riservate volte a favorire i resistenti anticomunisti o a organizzarne la
fuga in Occidente.
Il terzo capitolo, Civiltà Italica nell‟Italia del centrismo (pp. 129-152), descrive
l’impegno di mons. Ronca per «[...] orientare verso un più deciso anticomunismo la
D.C., onde spostarla dalla sua collocazione centrista [...] ad un rapporto con le destre»
(pp. 131-132). Questa linea incontra il favore del card. Alfredo Ottaviani (1890-1979),
dal 1953 pro-segretario della Congregazione del Santo Uffizio, decisamente contrario al
collateralismo con la DC, perché a suo avviso la civiltà cristiana poteva essere salvata
dal pericolo comunista con un’alleanza politica che andasse oltre il partito di Alcide De
Gasperi (1881-1954). A questa impostazione si oppone invece il sostituto alla Segreteria
di Stato, monsignor Montini, «favorevole ad un‟autonoma qualificazione del laicato ed
alla mediazione del partito cattolico» (p. 133). Mons. Ronca sostiene prima l’impegno
del Fronte dell’Uomo Qualunque di Gugliemo Giannini (1891-1960), quindi la collabo-
razione fra il Movimento Sociale Italiano (MSI) guidato da Augusto De Marsanich
(1893-1973) e il Partito Nazionale Monarchico, di cui è segretario Alfredo Covelli
(1914-1998). L’accordo fra i due schieramenti viene premiato alle elezioni amministra-
tive del 1951, aprendo la strada a una possibile saldatura fra queste due forze politiche e
la minoranza di destra interna alla DC. Covelli chiede a Civiltà Italica una collaborazio-
ne per lavorare alla pacificazione nazionale e per un «anticomunismo positivo» (p. 151),
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Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

ma tale prospettiva naufraga a causa sia dell’opposizione di gran parte della DC sia per
la polemica di Giorgio Almirante (1914-1988) — segretario del MSI dal 1946 al 1950 e
dal 1969 al 1987 — contro i monarchici, accusati di essere gli eredi di quanti avevano
causato la fine del regime fascista.
Il quarto capitolo tratta de La mobilitazione di Civiltà Italica nelle elezioni del 18
aprile 1948 (pp. 153-157), la cui opera propagandistica spazia dall’affissione di manife-
sti all’invio di lettere a enti, organizzazioni e associazioni, e all’utilizzo della radio e del
cinematografo. Il movimento di mons. Ronca non riceve contributi dal Vaticano, ma
può contare sulle offerte raccolte in occasioni di viaggi negli Stati Uniti d’America or-
ganizzati da aderenti e simpatizzanti del movimento. Al termine di questa mobilitazio-
ne, il 21 giugno 1948, mons. Ronca, anche per «la meritoria attività da lui svolta» (p.
156), viene elevato alla dignità vescovile in partibus infidelium con il titolo di arcive-
scovo di Lepanto e gli viene assegnata la prelatura del santuario di Pompei, in provincia
di Napoli.
Il quinto capitolo — Mons. Ronca, Prelato di Pompei (1948-1955) (pp. 159-172) —
confuta l’ipotesi che tale nomina fosse stata caldeggiata da monsignor Montini e da am-
bienti filo-democristiani per allontanare da Roma un prelato scomodo. Infatti mons.
Ronca anche a Pompei continua ad occuparsi di questioni politiche, avendo avuto dal
Pontefice l’autorizzazione a continuare l’opera di Civiltà Italica. Non si tratta dunque di
una promozione per allontanare l’interessato da Roma bensì del coronamento del suo
fervore mariano sempre manifestato nei quindici anni di rettorato in Laterano; significa-
tiva in tal senso è l’affermazione resa da Papa Pio XII al termine dell’udienza privata
concessa a mons. Ronca il giorno dopo la consacrazione episcopale: «Ci siamo tolti un
tesoro per darlo a Pompei» (p. 162).
Nella città campana mons. Ronca favorisce alle elezioni comunali del 1952 la costi-
tuzione e la vittoria di una lista civica denominata Lista Bartolo Longo, fondata sull’ap-
parentamento dei partiti di centro-destra. La sua fiera politica antidegasperiana gli pro-
cura non poche inimicizie, anche negli ambienti della Segreteria di Stato. L’accusa di
aver contratto «[...] un mutuo di 50 milioni sui beni di Pompei» (p. 167) — imputazione
poi dimostratasi infondata, così come si erano rivelate ingiustificate altre calunnie sul
suo conto — ne determina, il 20 dicembre 1954, il richiamo a Roma. Sarà poi riabilitato
da Papa Pio XII, che lo nomina canonico di San Pietro, e da Papa Giovanni XXIII
(1958-1963), che riteneva l’allontanamento di mons. Ronca da Pompei «[...] un errore
che tutti hanno riconosciuto» (p. 172).
Il sesto capitolo, Mons. Ronca, l‟M.S.I. e l‟ «Operazione Sturzo» (pp. 173-194), met-
te in luce la complessità del rapporto fra il MSI e Civiltà Italica e il ruolo da questa svol-
to in occasione delle elezioni amministrative romane del 1952. Mons. Ronca ha intensi
rapporti con De Marsanich, che più volte aveva dichiarato di voler estromettere dal par-
tito gli anticlericali e di auspicare la collaborazione di tutte le forze anticomuniste. Il
presule, nel 1952, in occasione della discussione del disegno di legge sostenuto dal mi-
nistro degli Interni Mario Scelba (1901-1991), sul divieto di ricostituzione del partito
fascista, ottiene dai vertici del MSI «[...] notevoli impegni di moderazione e di cattolici-
tà» (p. 175). L’intervento di De Gasperi — contrario alla collaborazione con le destre e
sordo alle sollecitazioni provenienti dagli ambienti vaticani — determina un irrigidi-
mento politico del MSI. Tuttavia la destra cattolica nelle località del Mezzogiorno a li-
vello amministrativo favorisce accorpamenti elettorali con i monarchici, conquistando
numerosi comuni. Forte di questi successi, mons. Ronca accentua ancor di più la critica
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Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

alla DC, che a suo parere doveva essere costituita da «uomini di maggior fedeltà alla
gerarchia somma e periferica della Chiesa» (p. 178).
E proprio questa mancanza di fedeltà alle direttive della gerarchia determina il falli-
mento della cosiddetta «Operazione Sturzo» — suggerita da mons. Ronca —, cioè la
candidatura alle elezioni amministrative di Roma del 1952 del sacerdote di Caltagirone
alla guida di una coalizione di forze anticomuniste raggruppate in un’unica lista. L’op-
posizione dei presidenti centrali dell’Azione Cattolica e le critiche di De Gasperi fanno
naufragare l’iniziativa; commentando la vicenda, Pio XII dirà a Gedda che l’Azione
Cattolica non stava più collaborando con la Chiesa ma con la DC. Mons. Ronca rafforza
così la propria convinzione che la DC fosse rappresentata da uomini di scarso acume
politico e di carente struttura politico-morale. Nel 1953 si dichiara favorevole al gover-
no del democristiano Giuseppe Pella (1902-1981), appoggiato dai monarchici e favorito
dall’astensione dei missini, ma il timore di un allargamento del quadro politico ad altre
formazioni causa un forte dissenso interno alla Dc e con esso la caduta del governo. Con
sano realismo politico mons. Ronca si attiva pure nel gennaio del 1954, chiedendo ad
esponenti del MSI l’astensione per favorire la nascita del governo monocolore di Amin-
tore Fanfani (1908-1999). L’imminente congresso democristiano di Napoli, nel giugno
1954, spinge mons. Ronca a fondare un nuovo giornale, La Tribuna d‟Italia, dalle cui
colonne ripropone con vigore la leadership di Pella. Non bastano né l’opposizione da
parte di democristiani di destra — in particolare di Pella e di Giuseppe Togni (1903-
1981) —, né l’appoggio de La Civiltà Cattolica: al congresso, grazie anche all’atteggia-
mento favorevole di De Gasperi, esce vincitrice la corrente d’Iniziativa Democratica, fa-
cente capo a Benigno Zaccagnini (1912-1989), che raccoglie le correnti di sinistra.
Il settimo capitolo (pp. 195-215), Fine ed «eredità» di Civiltà Italica: le riviste e le
iniziative giornalistiche del movimento di mons. Ronca (1945-56), illustra le ragioni del-
l’eclissi della prospettiva politica del prelato romano, ma espone anche il suo lascito nel
campo della comunicazione giornalistica. Fra le prime va annoverato il rifiuto dell’A-
zione Cattolica Italiana di appoggiare le iniziative di Civiltà Italica. Lo stesso presidente
degli Uomini di Azione Cattolica, Luigi Gedda, nel 1947, prima della costituzione dei
Comitati Civici — che con Civiltà Italica avevano non pochi punti in comune, sia dal
punto di vista politico-religioso che da quello organizzativo — manifesta a Papa Pio XII
delle riserve sull’opportunità di appoggiare il movimento di mons. Ronca, preferendo
una riedizione dell’Unione Elettorale Cattolica Italiana (1906-1919). Pesa inoltre la va-
lutazione negativa più volte espressa dal sostituto alla Segreteria di Stato, monsignor
Montini, sulle iniziative di mons. Ronca. Dopo la vittoria del 18 aprile, la consolidata
linea dell’unità politica dei cattolici attorno alla DC — della quale si erano convinti
molti ecclesiastici anche di tendenze conservatrici — e l’attribuzione dei meriti maggio-
ri ai Comitati Civici chiudono a Civiltà Italica ulteriori possibilità di sviluppo.
Fra le eredità lasciate dal movimento vi è la convinzione che, per la realizzazione di
uno «Stato cattolico», occorre essere ben rappresentati nel mondo della comunicazione.
Mons. Ronca interviene per evitare la chiusura de Il Messaggero, fonda l’Agenzia Ro-
mana Informazioni, pubblica dal 1950 al 1954 la rivista Civiltà Italica. Mensile di studi
politici economici sociali e il settimanale di propaganda L‟Italiano. Periodico per la
borghesia italiana. La prima rivista, che ospitava prestigiose firme — fra cui Enrico
Mattei (1906-1962), Umberto Tupini (1889-1973) Guglielmo Giannini, Luigi Stefanini
(1891-1956), il futuro cardinale Pietro Palazzini (1912-2000) —, valorizza e difende la
grande tradizione giuridica italiana e indica come la giustizia sociale dovesse essere per-
77
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

seguita senza limitare la libertà delle persone, in particolare quella economica, da salva-
guardare nei confronti dello Stato imprenditore. Su L‟Italiano gli avvenimenti nazionali
e internazionali sono trattati in brevi articoli e in forma apertamente propagandistica —
fra i temi ricorrenti, l’anticomunismo, l’antipartitismo, la critica alla prospettiva marxi-
sta dei sindacati politicizzati, il sinistrismo della DC, l’italianità di Trieste — ma tenen-
do sempre saldi due princìpi: «la fede cattolica e l‟interesse dell‟Italia» (pp. 213-214).
L’ottavo capitolo, Mons. Ronca «vescovo nelle carceri» e la rivoluzione del „68 (pp.
217-226), mette in risalto la sensibilità pastorale del presule in un ambiente d’apostolato
particolarmente difficile e il confronto con l’emergente cultura libertaria e permissiva e
con la temperie seguente allo svolgimento del Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-
1965). Nominato da Papa beato Giovanni XXIII ispettore capo dei cappellani delle car-
ceri italiane, mons. Ronca si ispira, per la sua pastorale, a Pio XII e alla «“spiritualità di
san Disma”, ossia il ladrone pentito crocifisso alla destra di Cristo, molto cara a quel
Papa» (p. 218). Al riguardo, nel 1968 fonda un periodico, Itinerari, per formare i cap-
pellani delle carceri e illustrare il significato tradizionale della pena carceraria. Nel cor-
so dei lavori del Concilio sostiene il primato di Pietro contro le riaffioranti tendenze
conciliariste, auspica una maggiore diffusione della devozione mariana, contrastando
ogni riduzionismo della figura della Madonna all’interno della Chiesa, e difende i cano-
ni tradizionali della vita di perfezione sacerdotale o religiosa.
Nella Conclusione (pp. 227-228) l’autore evidenzia che la parabola discendente di
mons. Ronca e di quanti ne avevano condivisi ideali e strategie politiche, in particolare
padre Martegani, ha avuto inizio dalla rottura con De Gasperi nel luglio del 1952: da al-
lora Civiltà Italica — espressione di un orientamento maggioritario nel mondo cattolico
italiano durante la ricostruzione postbellica — perde rilievo e peso politico, e il suo
blocco d’ordine cattolico, auspicato ma mai diffusamente realizzato, si esaurisce con
l’affermazione del disegno montiniano in campo ecclesiale e delle correnti di centrosi-
nistra in seno alla DC. Va comunque difeso dall’oblio questo ecclesiastico italiano, che,
come ha ricordato il card. Palazzini, è stato «sempre e solo Vescovo cattolico in un con-
testo storico non facile della Chiesa» (p. 228). Ancorato alle devozioni tradizionali, egli
ha contribuito alla conservazione della devozione mariana, esaltandola nelle regole delle
due congregazioni da lui fondate, gli Oblati e le Oblate della Madonna del Rosario.
Paolo Martinucci

78
La buona

battaglia

Ho combattuto la buona battaglia


(2 Timoteo 4, 7)
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

Magistero
Camposanto (Modena), 3 marzo 2010. Nel salone della parrocchia di San Nicola di
Bari, organizzato da Scienza & Vita Modena, si è tenuto un incontro su La «Caritas in
veritate» di Benedetto XVI e l’attuale dibattito bioetico. Presentato dal parroco, don
Walter Tardini, ha trattato l’argomento l’avvocato Paride Casini, di Alleanza Cattolica,
vicepresidente dell’organismo promotore.

Roma, 20 marzo 2010. Nel Teatro Studio dell’Auditorium del Parco della Musica, or-
ganizzato dall’UNITALSI, l’Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e
Santuari Internazionali, e da Alleanza Cattolica, si è tenuto un convegno sul tema Carità
contro Avidità. Benedetto XVI e l’enciclica «Caritas in veritate». Dopo l’intervento del
dottor Antonio Diella e dell’avvocato Salvatore Pagliuca, rispettivamente presidente e
vicepresidente nazionale dell’UNITALSI, di fronte a un pubblico di circa duecento per-
sone, ha trattato l’argomento il dottor Massimo Introvigne, di Alleanza Cattolica, diret-
tore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni. L’iniziativa è stata annunciata
e ha avuto eco sui mass media nazionali.

Sassuolo (Modena), 7 aprile 2010. Nella parrocchia di Sant’Antonio di Padova, orga-


nizzato dagli Amici di Medjugorje in collaborazione con Alleanza Cattolica, con la Fon-
dazione Gesù Misericordioso Onlus e con la parrocchia stessa, con il patrocinio del Co-
mune, si è tenuto un incontro dal titolo «Caritas in veritate»: «Per una società a misura
d’uomo e secondo il piano di Dio», ultimo di un Ciclo di incontri sull’Enciclica di Be-
nedetto XVI. Presentato dal parroco, don Alcide Mariotti, ha trattato l’argomento l’avvo-
cato Fabio Sciascia, di Alleanza Cattolica. Gl’incontri precedenti, tutti con lo stesso pre-
sentatore e con relatori di Alleanza Cattolica, si sono tenuti il 3 marzo, relatore Massimo
Introvigne, su Carità contro avidità. Benedetto XVI e l'enciclica «Caritas in veritate»; il
10, relatore l’avvocato Paride Casini, su La «Caritas in veritate» nell'attuale dibattito
bioetico. Il senso del vivere; e il 17, relatore il dottor Marco Invernizzi, su La «Caritas
in veritate» nella dottrina sociale della Chiesa. L’iniziativa è stata annunciata con l’af-
fissione di locandine.

Pedace (Cosenza), 15 aprile 2010. Nella Sala Consiliare del Comune, organizzato dalle
ACLI, le Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani, Alleanza Cattolica, Azione Cattoli-
ca e la parrocchia dei Santi Pietro e Paolo, si è tenuto un incontro su Le responsabilità
dei cristiani in campo sociale. Conversazione sulla «Caritas in veritate». Dopo i saluti
del parroco, don Tullio Scancello, e del sindaco, Salvatore Martire, presentati da Aldo
Pisano di Azione Cattolica Giovani, sono intervenuti il magistrato Domenico Airoma, di
Alleanza Cattolica, l’avvocato Pio Micieli, componente della presidenza provinciale
delle ACLI, Concettina Pirillo, vicepresidente diocesana di Azione Cattolica, e il dottor
Franco Sergio, presidente provinciale del Forum delle Famiglie. L’iniziativa è stata an-
nunciata e ha avuto eco sui mass media locali.

La Valletta (Malta), 17 aprile 2010. Nella sede del Movimento Azione Nazionale or-
ganizzata dal movimento Gioventù, in collaborazione con Alleanza Cattolica, si è tenuta
una giornata di studio dal titolo Aspettando il Papa. Benedetto XVI, l’Europa, la speran-

81
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

za, in preparazione alla visita del Pontefice Benedetto XVI. Dopo la recita del Rosario,
presentato dal presidente del movimento promotore, Edric Micallef Figallo, ha trattato i
temi il dottor Massimo Introvigne, di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR, il Cen-
tro Studi sulle Nuove Religioni.

Torino, 2 maggio 2010. Soci di Alleanza Cattolica e amici di Cristianità hanno reso o-
maggio, anche con bandiere e striscioni, a Papa Benedetto XVI in occasione della sua
visita.

Palermo, 7 maggio 2010. Nella Cappella di Santa Barbara presso il Pantheon di San
Domenico, organizzato dall’Associazione Culturale Identità Giovane e da Alleanza Cat-
tolica, si è tenuto un incontro sull’enciclica Caritas in veritate. Presentato da Salvatore
Zinnanti, di Alleanza Cattolica, ha trattato l’argomento don Pietro Cantoni, moderatore
dell’OMME, l’Opus Mariae Matris Ecclesiae. Ha concluso don Giuseppe Di Giovanni,
parroco di San Basilio.

Torino, 14 maggio 2010. In diretta da Terrazza Solferino a Torino il dottor Massimo


Introvigne, di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove
Religioni, ha partecipato a una puntata della trasmissione Mattino 5, condotta dal gior-
nalista dottor Paolo Del Debbio in onda su Canale 5 e dedicata al pellegrinaggio aposto-
lico a Fatima di Papa Benedetto XVI.

Crotone, 19 maggio 2010. Nella Basilica Cattedrale, organizzato dall’arcidiocesi di Cro-


tone-Santa Severina, si è tenuto un incontro della Cattedra Ratzinger dal titolo La dottrina
sociale e l’identità di genere. Introdotto dall’avvocato Giancarlo Cerrelli, di Alleanza
Cattolica, presidente provinciale dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani, ha trattato l’argo-
mento il dottor Marco Invernizzi, pure di Alleanza Cattolica, conduttore di Radio Ma-
ria. Ha concluso l’arcivescovo S. E. mons. Domenico Graziani. L’iniziativa è stata an-
nunciata e ha avuto eco sui mass media locali.

Torino, 26 maggio 2010. Presso la Galleria d’Arte Moderna, organizzato dalla Fami-
glia Vincenziana in occasione delle celebrazioni per il 350° anniversario della morte di
san Vincenzo de’ Paoli (1581-1660) e di santa Luisa de Marillac (1591-1660), si è tenu-
to un convegno dal titolo La Carità è sempre giovane. E lo dimostra anche l’enciclica
«Caritas in veritate» di Benedetto XVI. Presentati dal giornalista e diacono dottor Gior-
gio Agagliati, sono intervenuti padre Erminio Antonello C.M., visitatore dei Missionari
di San Vincenzo della Provincia di Torino, che ha pure presentato un video da lui realiz-
zato su san Vincenzo de’ Paoli, e il dottor Massimo Introvigne, di Alleanza Cattolica,
direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni. L’iniziativa è stata an-
nunciata sui mass media locali.

Alleanza Cattolica
Crotone, 12 marzo 2010. Nella cappella dell’arcivescovo di Crotone-Santa Severina, S.
E. mons. Domenico Graziani, si è svolta la cerimonia d’ingresso di nuovi soci in Alle-
anza Cattolica, introdotta da Giovanni Cantoni, reggente dell’associazione, e conclusa
dall’arcivescovo stesso.
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Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

Patti (Messina), 17 marzo 2010. Nella rubrica La verità vi farà liberi, in onda su Radio
Tindari, il dottor Luca Basilio Bucca ha intervistato Giovanni Cantoni, direttore di Cri-
stianità, su La storia di Alleanza Cattolica nel cinquantenario della prima attività pub-
blica.

Apologetica
Crotone, 12 marzo 2010. Nel Salone Sant’Agostino della parrocchia di Santa Rita, orga-
nizzato dall’arcidiocesi di Crotone-Santa Severina, si è tenuto un incontro della Cattedra
Ratzinger dal titolo La Chiesa e la Storia. Introdotto dall’avvocato Giancarlo Cerrelli, pre-
sidente dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani di Crotone, ha trattato l’argomento Giovanni
Cantoni, direttore di Cristianità. Ha concluso l’arcivescovo S. E. mons. Domenico Gra-
ziani. Fra i presenti, don Franco Lonetti, parroco della chiesa ospitante. L’iniziativa è stata
annunciata con manifesti e la diffusione di volantini e ha avuto eco sui mass media locali.

Modena, 20 marzo 2010. Presso la parrocchia dello Spirito Santo, organizzato


dal Centro Culturale Cattolico Il Faro, si è tenuto un incontro su I totalitarismi del XX
secolo e il Magistero della Chiesa, ultimo di un ciclo sul tema Le leggende nere: un rie-
same storico alla luce della verità. Presentato da Giuliano Bursi, del Centro promotore,
ha trattato l’argomento il dottor Marco Invernizzi, di Alleanza Cattolica, redattore de il
Timone. Mensile di informazione e formazione apologetica. Gl’incontri precedenti, tutti
con lo stesso presentatore, si sono tenuti il 23 gennaio, relatore il dottor Andrea Arnaldi,
pure di Alleanza Cattolica, su Le Crociate; il 6 febbraio, relatore lo scrittore e giornali-
sta dottor Rino Cammilleri su L’inquisizione e il caso Galileo; il 20, relatore il giornali-
sta e saggista dottor Mario Arturo Iannaccone su I conquistadores e le civiltà precolom-
biane; e il 6 marzo, relatore il dottor Massimo Introvigne, di Alleanza Cattolica, diretto-
re del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni. su La rivoluzione francese. A
tutti gl’incontri ha presenziato il parroco, don Giorgio Bellei. L’iniziativa è stata annun-
ciata sui mass media locali.

Lecce, 26 marzo 2010. Organizzato da Alleanza Cattolica in collaborazione con Dadà


Librerie, nei locali della stessa, nell’ambito del ciclo d’incontri dal titolo Quaresima in
libreria, si è tenuto un incontro dal titolo Resurrezione: Dio è cattolico?, di presenta-
zione dell’omonima opera di Rino Camilleri, edita da Lindau. Presentato dal dottor Sal-
vatore Calasso, di Alleanza Cattolica, ha trattato l’argomento il dottor Roberto Cavallo,
della medesima associazione. Il 13 si è tenuto il primo incontro sul tema Il Giovedì San-
to: forma e contenuto della S. Messa, presentazione dell’opera di Joseph Ratzinger-Be-
nedetto XVI Davanti al protagonista. Alle radici della liturgia, edita da Cantagalli, rela-
tore il dottor Giuseppe Capoccia, vicecapo del Settore Legislativo del Ministero della
Gioventù. Il 20 si è tenuto il secondo incontro sul tema Il Venerdì Santo: chi ha paura
del Crocifisso?, relatore l’avvocato Francesco Cavallo, dottorando di ricerca in Diritto
Costituzionale Comparato. Gl’incontri del 13 e del 20 sono stati presentati da Vincenzo
Pitotti, di Alleanza Cattolica. L’iniziativa è stata annunciata con l’affissione di locandi-
ne e sui mass media locali.

Torino, 15 maggio 2010. Nella sala convegni di Terrazza Solferino, organizzato da Al-
leanza Cattolica, si è tenuto un incontro di presentazione dell’opera di Rita Coruzzi Un
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Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

volo di farfalla. Come la fede mi ha ridato il sorriso, edita da Piemme. Introdotti da


Giovanni Maria Leotta, dell’organismo promotore, sono intervenuti Andrea Ronco, vo-
lontario dell’Opera Mensa del povero, e l’autrice.

Pedofilia
Roma, 23 marzo 2010. Nel corso del programma Uno Mattina, in onda su RAI Uno,
condotto da Michele Cucuzza ed Eleonora Daniele, padre Federico Lombardi S.J., por-
tavoce della Sala Stampa Vaticana, e il dottor Massimo Introvigne, di Alleanza Cattoli-
ca, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni, hanno presentato la
Lettera ai cattolici d’Irlanda di Papa Benedetto XVI.

Roma, 11 aprile 2010. Nel corso del programma Uno Mattina in onda su RAI Uno, la
giornalista Monica Marangoni ha intervistato il dottor Massimo Introvigne, di Alleanza
Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni, in tema di pe-
dofilia e sacerdoti cattolici.

Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), 18 aprile 2010. Soci e amici di Alleanza Catto-
lica hanno diffuso davanti alle chiese principali un volantino dal titolo Noi stiamo con il
Papa contro falsità, mistificazioni e calunnie. L’iniziativa è stata ripetuta anche dome-
nica 25 e ha avuto eco sui mass media locali.

Torino, 21 aprile 2010. Nel corso della trasmissione Balon, in onda su Quartarete, si è
tenuta una tavola rotonda sul tema I rapporti tra Chiesa e società, morale cristiana e
mondo contemporaneo, con particolare riferimento alle accuse che hanno investito e-
sponenti della Chiesa per episodi di pedofilia. Sono intervenuti il dottor Igor Boni, se-
gretario dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta, Enzo Pasqualetto, esponente del-
l’Unione degli Atei e Agnostici Razionalisti, don Orazio Anselmi, missionario della
Consolata, e l’avvocato professor Mauro Ronco, di Alleanza Cattolica.

Gubbio (Perugia), 23 aprile 2010. Presso l’Hotel Beniamino Ubaldi, organizzato dal-
l’Associazione Culturale Benedetto XVI, si è tenuto un incontro sul tema Pedofilia nel-
la Chiesa? L’intervento del Papa e l’attacco della lobby laicista. Presentato dal presi-
dente dell’associazione promotrice, professor Luigi Girlanda, e dopo un intervento di
don Claudio Crescimanno, del clero diocesano, che ha portato il saluto del vescovo S. E.
mons. Mario Ceccobelli, ha trattato l’argomento il dottor Massimo Introvigne, di Alle-
anza Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni. L’iniziati-
va è stata annunciata e ha avuto eco sui mass media locali.

Caselette (Torino), 6 maggio 2010. Organizzato dalla Gioventù Ardente Mariana nella
propria sede, si è tenuto un incontro sul tema Preti pedofili e attacchi alla Chiesa. Pre-
sentato dal professor Giovanni Ravalli a nome del movimento promotore, ha trattato
l’argomento il dottor Massimo Introvigne, di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR,
il Centro Studi sulle Nuove Religioni.

Genova, 27 maggio 2010. Presso la Parrocchia del Sacro Cuore e di San Giacomo di
Carignano, organizzato da Alleanza Cattolica, si è tenuto un incontro sul tema Pedofilia
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Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

anche nella Chiesa? Il dolore del Papa e l’attacco della lobby laicista. Presentato dal
dottor Carlo Martelli, del Consiglio Pastorale, di fronte a circa duecento persone, ha
trattato l’argomento il dottor Massimo Introvigne, di Alleanza Cattolica, direttore del
CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni. Fra i presenti il parroco, don Rocco
De Nisi, il responsabile diocesano della Pastorale Giovanile don Guido Gallese, i consi-
glieri regionali dottor Matteo Rosso, dottoressa Raffaella Della Bianca e dottor Aldo Si-
ri, il consigliere comunale dottor Stefano Balleari, i consiglieri municipali dottoressa
Roberta Bergamaschi e Alberto Loi, e l’avvocato Stefano Marletta, responsabile regio-
nale dell’Associazione Famiglie Numerose. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto
eco sui mass media nazionali.

Pie pratiche
Crotone, 30 marzo 2010. Nella rettoria dell’Immacolata, organizzata da Alleanza Cat-
tolica, dall’Apostolato della Preghiera e dall’Unione Giuristi Cattolici Italiani, si è svol-
ta la pia pratica della Via Crucis. Ha introdotto e concluso il rettore, monsignor Giusep-
pe Covelli.

Ferrara, 1° aprile 2010. Nella chiesa di Santa Chiara delle Cappuccine, organizzata da
Alleanza Cattolica e dal Circolo di Cristianità, si è tenuta una Via Crucis in riparazione
dei peccati sociali.

Torino, 1° maggio 2010. Organizzato da Alleanza Cattolica, si è tenuto un pellegrinag-


gio nazionale alla Sacra Sindone. Gli oltre trecento partecipanti si sono ritrovati all’Isti-
tuto Faà di Bruno, dove don Pietro Cantoni, moderatore dell’Opus Mariae Matris Eccle-
siae, ha celebrato la Messa. Introdotto da Giovanni Cantoni, dell’associazione promotri-
ce, l’ingegner Francesco Barbesino, del medesimo organismo, ha presentato la storia e
le caratteristiche salienti della Sindone.

Torino, 9 maggio 2010. Presso l’Istituto Faà di Bruno Alleanza Cattolica ha accolto un
gruppo di pellegrini alla Sacra Sindone di Modena, di Sassuolo, in provincia di Modena,
e di Parma. Il dottor Massimo Introvigne, di Alleanza Cattolica, ha illustrato i luoghi de-
vozionali della Torino cattolica, oggetto di una visita pomeridiana guidata dalla profes-
soressa Silvia Scaranari, della medesima associazione.

Crotone, 16 maggio 2010. Soci e amici di Alleanza Cattolica hanno partecipato con lo
stendardo associativo alla processione della Madonna di Capocolonna.

Categorie e attualità politico-culturali


Correggio (Reggio Emilia), 9 aprile 2010. Nella Sala Bellelli-Contarelli, organizzato
dal Vicariato III della diocesi di Reggio Emilia in collaborazione con il Circolo Cultura-
le Pier Giorgio Frassati, si è tenuto un incontro sul tema Immigrazione e legalità. Pre-
sentato a nome del Vicariato promotore da don Carlo Castellini, parroco di Rio Saliceto,
in provincia di Reggio Emilia, ha trattato l’argomento il dottor Massimo Introvigne, di
Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni. L’ini-
ziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui mass media locali.
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Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

Ferrara, 15 aprile 2010. Organizzata da Alleanza Cattolica e dal Circolo di Cristianità


nella propria sede, si è tenuta una serata musicale, presentata dal professor Leonardo
Gallotta, di Alleanza Cattolica, con audizione dell’Oratorio di don Lorenzo Perosi La
Resurrezione di Cristo. L’ascolto è stato accompagnato dal commento multimediale del
dottor Marco Voli, della Fraternità di Comunione e Liberazione.

Portici (Napoli), 24 aprile 2010. Organizzato nel proprio auditorium dal Liceo Classi-
co Quinto Orazio Flacco per gli studenti delle ultime classi, si è tenuto un incontro sul
tema Le regole del vivere civile. Presentato dal professore Antonio Buono, ha trattato
l’argomento il magistrato Domenico Airoma, di Alleanza Cattolica. Fra i presenti, gl’in-
segnanti Salvatore Buonomo, Annamaria Ragazzino e Paola Mannara.

Vittuone (Milano), 25 aprile 2010. Nella Sala Conferenze del Palazzo Municipale, or-
ganizzato dal Comune, si è tenuto un convegno su Risorgimento e Resistenza: due mo-
menti cruciali della storia italiana. Presentato dall’assessore alla Cultura dottor Antonio
Miglio, ha trattato l’argomento il dottor Marco Invernizzi, di Alleanza Cattolica, docen-
te di Storia dei Partiti e dei Movimenti politici all’Università Europea di Roma e presi-
dente dell’Istituto Storico dell’Insorgenza e per l’Identità Nazionale. Fra i presenti il
sindaco Enzo Tenti e i componenti della giunta comunale. L’iniziativa è stata annuncia-
ta e ha avuto eco sui mass media locali.

Milano, 26 aprile 2010. Presso la Sala degli Affreschi di Palazzo Isimbardi, organizza-
to da Alleanza Cattolica in collaborazione con la Provincia, si è tenuto un incontro su
Identità e multiculturalismo. Dopo i saluti dell’ingegner Novo Umberto Maerna, vice-
presidente e assessore provinciale alla Cultura, introdotti dal dottor Marco Invernizzi, di
Alleanza Cattolica, e moderati dal giornalista dottor Andrea Morigi, sono intervenuti
l’on. Souad Sbai, presidente dell’Associazione della Comunità Marocchina delle Donne
in Italia, e l’on. Alfredo Mantovano, sottosegretario di Stato all’Interno. Fra i presenti il
consigliere provinciale dottor Nicolò Mardegan. L’iniziativa è stata annunciata sui mass
media nazionali.

Ferrara, 29 aprile 2010. Con una lezione in videoconferenza di Giovanni Cantoni, di-
rettore di Cristianità, dal titolo «I barbari sono tornati»: una «visione» di re sant’Al-
fredo il Grande, si sono conclusi i corsi della Scuola di Educazione Civile, organizzati
da Alleanza Cattolica nella propria sede e con propri relatori, a eccezione del dottor Ma-
rio Gallotta. Apertisi il 15 ottobre 2009 con la lezione del direttore della Scuola, profes-
sor Leonardo Gallotta, su Che cos’è la Dottrina sociale della Chiesa, sono proseguiti
con cinque lezioni sull’enciclica Caritas in veritate di Papa Benedetto XVI: La «Popu-
lorum progressio» nella «Caritas in veritate», pure di Gallotta, Economia e finanza nel-
la «Caritas in veritate» del dottor Mario Gallotta, docente di Diritto Commerciale alla
Camera di Commercio di Bologna, Libertà e responsabilità: collaborazione della fami-
glia umana e Sviluppo e fraternità nella «Caritas in veritate», entrambe di Renato Ci-
relli, e infine La bioetica nella «Caritas in veritate», della dottoressa Chiara Mantovani,
tenute rispettivamente il 22 e 29 ottobre e il 5, 12 e 19 novembre 2009. La lezione in-
troduttiva al corso su Cristianesimo e comunicazione è stata tenuta il 12 febbraio dalla
professoressa Laura Boccenti; hanno fatto seguito il 25 Comunicazione ed educazione
dell’ingegner Lucia Martinucci e il 4 marzo Comunicazione, mass media e informazione
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di Cirelli. Infine, per il corso su Storia della Cristianità nelle ricorrenze liturgiche sono
state tenute, relatore Cirelli, le seguenti lezioni, rispettivamente il 14 e 28 gennaio e l’11
e il 18 marzo: La festa dell’Esaltazione della Croce. Il ritrovamento della Croce perdu-
ta; La festa della Trasfigurazione del Signore. La liberazione di Belgrado; La festa del-
la Beata Vergine del Rosario. Il miracolo di Lepanto; e La festa del Nome di Maria. La
salvezza dell’Europa a Vienna. I corsi sono stati annunciati sui mass media locali.

Piacenza, 14 maggio 2010. Nella Galleria Spazio Rosso Tiziano, organizzato dalla Le-
ga Nord Padania nell’ambito di una giornata dal titolo Avanti Po: pellegrinaggio verso
le regioni rosse liberate, si è tenuto un convegno dal titolo La forza delle identità contro
le ideologie. La nuova coscienza dei territori liberati. Presentati dall’on. Massimo Pol-
ledri, dell’organismo promotore, sono intervenuti il giornalista e scrittore dottor Paolo
Stefanini, autore dell’opera Avanti Po. La Lega Nord alla riscossa nelle regioni rosse,
edita da il Saggiatore; Giovanni Cantoni, direttore di Cristianità; il professor Stefano
Bruno Galli, ordinario di Storia delle Dottrine Politiche all’università di Milano, e il
professor Giuseppe Reguzzoni. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui media
locali e nazionali.

Sindone
Sesto San Giovanni (Milano), 14 aprile 2010. Organizzato dalla parrocchia di S. Ma-
ria Ausiliatrice nei propri locali, si è tenuto un incontro sul tema Illustrazione della Sindo-
ne. Presentato dal parroco don Nunzio Casati, di fronte a un pubblico di oltre duecento
persone, ha trattato l’argomento l’ingegner Francesco Barbesino, di Alleanza Cattolica.

Piacenza, 17 aprile 2010. Nel salone parrocchiale di San Giovanni in Canale, organiz-
zato dal Serra Club Piacenza, si è tenuto un incontro su La santa Sindone. Presentato dal
presidente dell’organismo promotore Loris Guglielmetti, ha trattato l’argomento l’inge-
gner Francesco Barbesino, di Alleanza Cattolica.

Bergamo, 25 aprile 2010. Organizzato dal Centro Socio-Culturale di Celadina nella


propria sede, si è tenuto un incontro dal titolo L’Uomo della Sindone. I misteri della Sa-
cra Sindone di Torino. Presentato dal consigliere comunale professor Enzo De Canio,
ha trattato l’argomento l’ingegner Francesco Barbesino, di Alleanza Cattolica.

Vittoria (Ragusa), 9 maggio 2010. Organizzato dalla Confraternita del SS. Crocifisso,
dalla parrocchia San Giovanni Battista e da Alleanza Cattolica, nei locali della parroc-
chia stessa, si è tenuto un incontro con l’ausilio di diapositive dal titolo La Sacra Sindo-
ne testimone di verità. Presentato dal presidente della Confraternita, Emanuele Ingrao
Ingrao, di fronte a un pubblico di circa duecento persone, ha trattato l’argomento Calo-
gero Rotolo, di Alleanza Cattolica. Ha concluso l’arciprete don Vittorio Pirillo. L’inizia-
tiva è stata annunciata con l’affissione di manifesti e ha avuto eco sui mass media locali.

Torino, 10 maggio 2010. Organizzata da Alleanza Cattolica, si è tenuta una giornata di


studio e di preghiera sul tema Torino, la Sindone e Del Noce. I partecipanti si sono reca-
ti in pellegrinaggio alla Sacra Sindone e hanno quindi ascoltato presso il Centro Incontri
Terrazza Solferino un omaggio al filosofo Augusto Del Noce (1910-1989) nel centena-
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Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

rio della nascita. Presentato dal dottor Massimo Introvigne, dell’organismo promotore, è
intervenuto il professor Mauro Ronco, pure di Alleanza Cattolica, ordinario di Diritto
Penale presso l’università di Padova.

Bergamo, 13 maggio 2010. Organizzato nella propria sede dalla Biblioteca della fra-
zione di Valesse, si è tenuto un incontro sul tema La Sindone di Torino. Un’occasione
di contemplazione. Presentato dal consigliere comunale professor Enzo De Canio, ha
trattato l’argomento l’ingegner Francesco Barbesino, di Alleanza Cattolica. L’iniziativa
è stata annunciata sui mass media locali.

Sociologia della religione


Pamplona (Spagna), 14 aprile 2010. Organizzato dall’Università di Navarra nell’Aula
Magna della Facoltà di Teologia, si è aperto il XXXI Simposio Internazionale di Teolo-
gia sul tema Conversión cristiana y evangelización. Presentato dal professor Juan Luis
Lorda, docente di Antropologia Teologica presso l’ateneo promotore, il dottor Massimo
Introvigne, di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove
Religioni, ha tenuto la relazione inaugurale sul tema El hecho de la conversión religio-
sa. Fra i presenti S. E. mons. Adolfo González Montes, vescovo di Almería, in Andalu-
sia. L’iniziativa ha avuto eco sui mass media nazionali e internazionali.

Firenze, 5 maggio 2010. A Villa Viviani, organizzata dal Rotary Club Firenze Nord, si è te-
nuta una serata conviviale sul tema Forme e correnti dell’esoterismo contemporaneo. Pre-
sentato dal dottor Andrea Vettori, del Club promotore, ha trattato l’argomento PierLuigi
Zoccatelli, di Alleanza Cattolica e del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni.

Magnano (Biella), 20 maggio 2010. Presso il Monastero di Bose si è tenuta una giorna-
ta di aggiornamento per i membri delle commissioni ecumeniche diocesane del Piemon-
te e della Valle d’Aosta. Nella sessione mattutina, dopo un saluto di fratel Guido Dotti,
monaco di Bose, e un’introduzione di S. E. mons. Pier Giorgio Debernardi, vescovo di
Pinerolo, in provincia di Torino, e presidente della Commissione per l’ecumenismo e il
dialogo con le altre religioni della Conferenza Episcopale del Piemonte e della Valle
d’Aosta, presentato dal professor don Andrea Pacini, presidente della Commissione per
l’ecumenismo e il dialogo con le altre religioni dell’arcidiocesi di Torino, è intervenuto
PierLuigi Zoccatelli, di Alleanza Cattolica e del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove
Religioni, su I movimenti tradizionalisti cattolici: profilo storico-teologico e politico-
culturale e problematiche attuali.

Massoneria
Torino, 19 aprile 2010. Organizzato nella propria sede dal Centro Universitario Villa
San Giuseppe, si è tenuto un incontro su Massoneria e Chiesa Cattolica. Presentato da
fratel Igino Trisoglio F.S.C., ha trattato l’argomento Valter Maccantelli, di Alleanza
Cattolica. L’iniziativa ha avuto eco sui mass media locali.

Gubbio (Perugia), 24 aprile 2010. Presso la parrocchia di San Secondo, organizzata


dall’Associazione Culturale Benedetto XVI, in collaborazione con Alleanza Cattolica, si è
88
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

tenuta una giornata di studio su Massoneria e Chiesa. Presentato da don Claudio Cresci-
manno, del clero di Gubbio, ha trattato l’argomento il dottor Massimo Introvigne, di Alle-
anza Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni. Nella chiesa
di Santa Croce della Foce don Crescimanno ha poi celebrato la Messa per i partecipanti.

Saronno (Varese), 29 aprile 2010. Organizzato dall’Associazione Satelios nel proprio


Centro Congressi, si è tenuto un incontro di presentazione dell’opera di Massimo Intro-
vigne Il simbolo ritrovato. Massoneria e società segrete: la verità oltre i miti, edita da
Piemme. Introdotto dal dottor Carlo Mazzola, presidente dell’associazione promotrice,
ha trattato l’argomento lo stesso dottor Introvigne, di Alleanza Cattolica, direttore del
CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni. L’iniziativa è stata annunciata e ha
avuto eco sui mass media locali.

Orbassano (Torino), 7 maggio 2010. Nel Teatro Comunale Sandro Pertini, organizzato
dalla Biblioteca Comunale, in collaborazione con la libreria Dinoitre e con il patrocinio
del Comune, si è tenuto un incontro di presentazione dell’opera di Massimo Introvigne
Il simbolo ritrovato. Massoneria e società segrete: la verità oltre i miti, edita da Piem-
me. Dopo un saluto della dottoressa Chiara Baldissera, direttrice della Biblioteca pro-
motrice, presentato da Roberto Rolando, di Alleanza Cattolica, è intervenuto l’autore,
pure di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religio-
ni. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui mass media locali.

Storia
Roma, 19-22 aprile 2010. Organizzato dall’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum nel-
la propria sede, dall’Università Europea, dal Pontificio Consiglio della Cultura e dalla
Pontificia Commissione per l’America Latina, con il patrocinio del Consiglio Nazionale
delle Ricerche, della Provincia e del Comune, delle ambasciate di Spagna e di Venezue-
la presso la Santa Sede, si è tenuto il Congresso Internazionale di Storici dal titolo La
Iglesia Católica ante la Independencia de la América Española. 1810-2010. Con motivo
del bicentenario del inicio de las independencias hispanoamericanas, coordinato dal
professor Emilio Martínez Albesa, dell’Università promotrice. Nel corso della sessione
antimeridiana del 19, tenutasi presso la residenza Domus Sanctae Marthae in Vaticano,
ha svolto una relazione il dottor Oscar Sanguinetti, di Alleanza Cattolica, docente presso
l’Università Europea, sul tema I rapporti fra Pio VII e Bonaparte nel loro riflesso
sull’opzione legittimistica della Santa Sede negli anni 1815-1823. Fra i presenti S. Em.
il card. Giovanni Battista Re, prefetto della Congregazione per i Vescovi e presidente
della Pontificia Commissione per l’America Latina, S. E. mons. José Octavio Ruiz Are-
nas, vicepresidente del medesimo organismo, padre Bernard Ardura O. Praem., presi-
dente del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, e don Miguel Ángel Reyes, responsa-
bile per l’America Latina del Pontificio Consiglio della Cultura. Nella sessione antime-
ridiana del 22, tenutasi presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, Giovanni Can-
toni, reggente nazionale di Alleanza Cattolica, ha presentato il proprio contributo «Gé-
nesis de la independencia hispanoamericana» di Julio César Ycaza Tigerino (1919-
2001). Un manifesto «revisionista». Il congresso, che ha radunato circa cinquanta spe-
cialisti di storia dell’Ispanoamerica di vari paesi, è stato concluso da S. E. mons. Gian-
franco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura.
89
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

Evoluzionismo
Collepasso (Lecce), 29 aprile 2010. Nell’Aula Magna dell’Istituto Professionale per i Ser-
vizi Commerciali, organizzato dall’associazione culturale Akàdemos Edizioni, in collabora-
zione con Azione Cattolica e con l’associazione Federico Rollo, si è tenuta una tavola roton-
da di presentazione dell’opera di Stefano Marra Alberi senza tronco. Il problema scientifico
della crisi dell’evoluzionismo, i suoi rapporti con la teologia e le nuove prospettive filosofi-
che, edita da Akàdemos. Introdotti dal professor Paolo Menozzi, dell’associazione promotri-
ce, dopo i saluti del professor Antonio Fachechi, dirigente scolastico dell’Istituto d’Istruzio-
ne Secondaria Superiore di Gallipoli-Collepasso, di Loredana Ria, presidente dell’associa-
zione Federico Rollo, del sindaco dottor Vito Perrone e del presidente della Provincia dottor
Antonio Gabellone, sono intervenuti la professoressa Maria Assunta Spacchiarello, il profes-
sor Luca Calò, di Alleanza Cattolica, e il professor Giuseppe Campa, già docente presso l’I-
stituto di Scienze Religiose di Otranto, in provincia di Lecce. Ha concluso l’autore. L’ini-
ziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui mass media locali.

In memoriam
Bergamo, 10 maggio 2010. Nella chiesa del Conventino presso la casa del Giovane, a
richiesta di Alleanza Cattolica, monsignor Daniele Rota, canonico di San Pietro, ha ce-
lebrato una Messa in suffragio del socio dottor Bruto Maria Bruti.

Marina di Pisa (Pisa), 4 giugno 2010. Nella chiesa di Santa Maria Ausiliatrice, a ri-
chiesta di Alleanza Cattolica, il parroco, don Edoardo Butta, ha celebrato una Messa in
suffragio del socio dottor Bruto Maria Bruti.

Satanismo
Torino, 11 maggio 2010. Organizzato nella propria sede dall’Istituto Sociale dei Padri
Gesuiti, si è tenuto un incontro sul tema Il satanismo: fra mito metropolitano e realtà.
Presentati dalla professoressa Mariachiara Giorda, docente presso l’istituto promotore,
sono intervenuti il dottor Massimo Introvigne, di Alleanza Cattolica, direttore del CE-
SNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni, e don Marcello Stanzione, del clero di Sa-
lerno. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui mass media locali.

Biella, 18 maggio 2010. Presso il Circolo I Faggi, organizzato da Alleanza Cattolica, si


è tenuto un incontro dal titolo Dobbiamo avere paura dei satanisti? Il satanismo in
Piemonte e altrove e la Chiesa, inteso a presentare l’opera di Massimo Introvigne I sa-
tanisti. Storia, riti e miti del satanismo, edita da Sugarco. Presentato dal professor Pier
Marco Ferraresi, dell’organismo promotore, ha trattato l’argomento lo stesso dottor In-
trovigne, pure di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove
Religioni. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui mass media locali.

Montemurro (Potenza), 29 maggio 2010. Organizzato nei propri locali dalla parroc-
chia di Santa Maria Assunta, dall’associazione Cronoscout e da Alleanza Cattolica, si è
tenuto un incontro sul tema La Chiesa e la sfida del satanismo. Presentato dal parroco,
don Antonio Mattatelli, esorcista diocesano, ha trattato l’argomento il dottor Massimo

90
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

Introvigne, di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove
Religioni. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui mass media locali.

Chiesa
Torino, 13 maggio 2010. Nel padiglione L’Incubatore del Lingotto, nell’ambito del Sa-
lone del Libro, si è tenuta una tavola rotonda sul romanzo di Marcel Martin — pseudo-
nimo di Marcello Lattuca e Martina Carli — Abrasax. Complotto in Vaticano, edito da
Arkadia. Il coautore Lattuca ne ha discusso con Massimo Introvigne, di Alleanza Catto-
lica, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni. L’iniziativa è stata
annunciata sui mass media locali.

Torino, 14 maggio 2010. Nella Sala Rossa del Lingotto, nell’ambito del Salone del Li-
bro, si è tenuta una tavola rotonda sul saggio di Riccardo Chiaberge Lo scisma. Cattolici
senza papa, edito da Longanesi. Di fronte a un pubblico di oltre duecento persone, sono
intervenuti l’autore, il dottor Massimo Introvigne, di Alleanza Cattolica, direttore del
CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni, e il professor Giulio Giorello, docente
di Filosofia della Scienza presso l’università di Milano. L’iniziativa è stata annunciata e
ha avuto eco sui mass media locali e nazionali.

Portici (Napoli), 20 maggio 2010. Nella sala di Villa Savonarola, organizzato da Alle-
anza Cattolica, si è tenuto un incontro sul tema La Chiesa di Pio XII e la persecuzione
degli ebrei. Una testimonianza dall’Europa martire. Presentato dall’avvocato Giovanni
Formicola, dell’organismo promotore, ha trattato l’argomento lo scrittore e saggista Igor
Argamante, di cui nell’occasione è stata presentata l’opera Gerico 1941. Storie di ghetto
e dintorni, edita da Bollati e Boringhieri.

Torino, 20 maggio 2010. Nella Sala Auditorium della Biblioteca Nazionale Universita-
ria, organizzato dalla Confederazione dell’Oratorio di San Filippo Neri e presieduto da
padre Edoardo Aldo Cerrato, procuratore generale della Confederazione promotrice, si è
tenuto un convegno dal titolo Sebastiano Valfré. La Sindone ci restituì Cristo vivo. Con-
vegno nei 300 anni dalla morte. Nella seconda sessione, introdotto dallo storico dottor
Gustavo Mola di Nomaglio, il dottor Massimo Introvigne, di Alleanza Cattolica, diretto-
re del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni, ha presentato una relazione su Il
beato Sebastiano Valfré e i valdesi. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui
mass media locali.

Torino, 24 maggio 2010. Presso il Centro Incontri Terrazza Solferino, organizzato da


Alleanza Cattolica, si è tenuto un incontro sul tema Pio XII e gli ebrei. Storia di una ca-
lunnia. Dopo la recita del Rosario, presentata dal dottor Massimo Introvigne, di Allean-
za Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni, ha trattato
l’argomento la storica statunitense suor Margherita Marchione M.P.F.

Bioetica
Torino, 15 maggio 2010. Presso l’Auditorium dell’Educatorio della Provvidenza, orga-
nizzato da Federvita Piemonte, in collaborazione con le Misericordie del Piemonte e
91
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

con il Servizio Emergenza Anziani, si è svolto un convegno dal titolo Testamento biolo-
gico: serve una legge?. L’iniziativa, introdotta e presieduta dalla professoressa Silvia
Scaranari, di Alleanza Cattolica, è stata annunciata e ha avuto eco sui mass media locali.

Torino, 19 maggio 2010. Nella Sala multimediale del Collegio Universitario Renato Ei-
naudi, organizzato dalla Fondazione Franco e Marilisa Caligara per l’Alta Formazione In-
terdisciplinare, in collaborazione con la Facoltà di Medicina e Chirurgia e con il Collegio
Universitario, nell’ambito degl’incontri di Bioetica Vita e morte nella cultura medica e nel
diritto, si è tenuto un incontro sul tema Il testamento biologico. Presentati dal professor
Rinaldo Bertolino, presidente della Fondazione promotrice, e dal professor Giorgio Pale-
stro, preside della facoltà di Medicina, sono intervenuti il professor Maurizio Mori, ordi-
nario di Bioetica dell’ateneo torinese, e il professor Mauro Ronco, di Alleanza Cattolica,
ordinario di Diritto Penale dell’università di Padova. L’iniziativa è stata annunciata sui
mass media locali.

Crotone, 21 maggio 2010. Nella Basilica Cattedrale, organizzato da Alleanza Cattolica,


dall’UGCI, l’Unione Giuristi Cattolici Italiani, e dall’Associazione Scienza & Vita, in
collaborazione con l’arcidiocesi e con la Basilica ospitante, si è tenuto un incontro dal
titolo Gli impegni dei politici cattolici sui valori non negoziabili. Nuove forme di ag-
gressione alla vita: la diffusione in Italia della RU486. Introdotto dall’avvocato Gian-
carlo Cerrelli, di Alleanza Cattolica, presidente provinciale dell’UGCI, ha trattato l’ar-
gomento il professor Mauro Ronco, pure di Alleanza Cattolica, ordinario di Diritto Pe-
nale presso l’università di Padova. Ha concluso l’arcivescovo S. E. mons. Domenico
Graziani. L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui mass media locali.

Augusto Del Noce


Pistoia, 16 maggio 2010. Nel residence Artemura, organizzato dal Comitato per il cen-
tenario della nascita di Augusto del Noce, in collaborazione con Alleanza Cattolica e
con l’Associazione John Locke, si è tenuto un convegno su Augusto Del Noce: cultura e
politica di fronte al suicidio della rivoluzione. Dopo i saluti dell’avvocato Alessio Bia-
gioni, del Comitato promotore, sono intervenuti l’on. Rocco Buttiglione e Giovanni
Cantoni, direttore di Cristianità. Nella prima sessione hanno svolto relazioni il dottor
Massimo Introvigne, di Alleanza Cattolica, su Due centenari s’incontrano. Augusto Del
Noce e il magistero di Leone XIII, e il professor Mauro Ronco, della medesima associa-
zione, su La linea di Vico-Rosmini come risposta all’ateismo nel pensiero di Augusto
Del Noce. Nella seconda sessione sono intervenuti il professor Maurizio Schoepflin su
Del Noce filosofo inascoltato e controcorrente, la dottoressa Lucia Palumbo su L’irreli-
gione occidentale come affermazione della semplice tecnica e la dottoressa Lavinia Pe-
serico su Del Noce e il 1968. È stata data inoltre lettura di un intervento di monsignor
Antonio Livi, professore emerito di Filosofia della Conoscenza nella Pontificia Univer-
sità Lateranense. Hanno inviato messaggi il vescovo S. E. mons. Mansueto Bianchi, e S.
E. mons. Luigi Negri, vescovo di San Marino-Montefeltro. L’iniziativa è stata annun-
ciata sui mass media nazionali e locali, su cui ha pure avuto eco.

92
Pubblicazioni
delle Edizioni Cristianità
MAGISTERO PONTIFICIO
1. Giovanni Paolo II, Per iscrivere la verità cristiana sull‟uomo nella realtà della nazione
italiana. Loreto, 11 aprile 1985, 1985, € 1,55
2. Paolo VI, La società democratica. Lettera «Les prochaines assises», 1990, € 1,03
3. Giovanni Paolo II, Annunciare il valore religioso della vita umana. Discorso «Sono lie-
to», 2a ed. accresciuta, 1993, € 1,55
4. Pio XII, I sommi postulati morali di un retto e sano ordinamento democratico. Radiomes-
saggio natalizio «Benignitas et humanitas», 1991, € 2,07
5. San Pio X, La concezione secolarizzata della democrazia. Lettera agli Arcivescovi e ai
Vescovi francesi «Notre charge apostolique», 1993, € 2,07

MAGISTERO EPISCOPALE
2. Mons. Hans Ludvig Martensen S.J., vescovo di Copenaghen — Danimarca, Reincarnazione
e dottrina cattolica. La Chiesa di fronte alla dottrina della reincarnazione, 1a ristampa, 1994,
€ 3,10

IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE
2. Plinio Corrêa de Oliveira, Via Crucis. Due meditazioni, con 14 tavole di Giorgio
Fanzini, 1991, € 5,16

LABATTAGLIADELLEIDEE
Dottrina e teoria dell’azione
1. Plinio Corrêa de Oliveira, Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, con lettere di encomio
di S. E. mons. Romolo Carboni, arcivescovo titolare di Sidone e nunzio apostolico, e
con L‟Italia tra Rivoluzione e Contro-Rivoluzione. Saggio introduttivo di Giovanni
Cantoni, 3a ed. it. accresciuta, 1977, € 10,33
2. Plinio Corrêa de Oliveira, La libertà della Chiesa nello Stato comunista. La Chiesa, il de-
calogo e il diritto di proprietà, con una lettera di encomio della Sacra Congregazione dei
Seminari e delle Università, 1978, € 3,62
3. Giovanni Cantoni e Massimo Introvigne, Libertà religiosa, «sette» e «diritto di persecuzio-
ne». Con appendici, 1996, € 7,75

Panorami e documenti
1. Fabio Vidigal Xavier da Silveira, Frei, il Kerensky cileno, con lettere di encomio delle LL.
EE. mons. Alfonso Maria Buteler, arcivescovo di Mendoza, in Argentina, mons. Antonio de
Castro Mayer, vescovo di Campos, in Brasile, e mons. Antonio Corso, vescovo di Mal-
donado-Punta del Este, in Uruguay, e con prefazione di Plinio Corrêa de Oliveira, 1973, €
7,75
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

2. Plinio Corrêa de Oliveira e Sociedad Chilena de Defensa de la Tradición, Familia y Pro-


piedad, Il crepuscolo artificiale del Cile cattolico, 1973, € 10,33
3. Giovanni Cantoni, La «lezione italiana». Premesse, manovre e riflessi della politica di «com-
promesso storico» sulla soglia dell‟Italia rossa, con in appendice l’Atto di consacrazione
dell‟Italia al Cuore Immacolato di Maria, 1980, € 12,91
4. Alfredo Mantovano, La giustizia negata. L‟esplosione della criminalità fra crisi dei valori ed
emergenza istituzionale, con presentazione di Mauro Ronco, 1992, € 7,75
5. Giulio Dante Guerra, La Madonna di Guadalupe. Un caso di «inculturazione» miracolosa.
In appendice «Preghiera per la Vergine di Guadalupe» di Papa Giovanni Paolo II, 1992, €
1,55
7. Marco Invernizzi, L‟Unione Elettorale Cattolica Italiana. 1906-1919. Un modello di impegno
politico unitario dei cattolici. Con un‟appendice documentaria, 1993, € 4,13
8. Alfredo Mantovano, Giustizia a una svolta. Verso il ricupero o verso il tramonto della legali-
tà?, con prefazione di Mario Cicala, 1993, € 10,33
10. Lorenzo Cantoni, Il problema della popolazione mondiale e le politiche demografiche. A-
spetti etici, 1994, € 5,16
11. Oscar Sanguinetti, Le insorgenze contro-rivoluzionarie in Lombardia nel primo anno della
dominazione napoleonica. 1796, con prefazione di Marco Tangheroni, 1996, € 10,33
12. IDIS. Istituto per la Dottrina e l’Informazione Sociale, Voci per un «Dizionario del Pen-
siero Forte», a cura di Giovanni Cantoni e con presentazione di Gennaro Malgieri, 1997, €
12,91
13. Ermanno Pavesi, Follia della Croce o nevrosi? «Funzionari di Dio. Psicogramma di un i-
deale» di Eugen Drewermann e la critica della psicologia del profondo alla religione, con
presentazione di S. E. mons. Wolfgang Haas, arcivescovo di Vaduz, in Liechtenstein, e am-
ministratore apostolico di Coira, in Svizzera, e con prefazione di don Pietro Cantoni, 1998, €
9,30

Quaderni di «Cristianità», serie quadrimestrale 1985-1986, disponibili il numero 3 (Paolo Callia-


ri O.M.V., Itinerario dalle cose a Dio ovvero la «dialettica degli Esercizi» secondo padre Pio
Bruno Lanteri [1759-1830]; Estanislao Cantero Núñez, Evoluzione del concetto di democra-
zia; Francesco Pappalardo, 1799: la crociata della Santa Fede; e documenti), e il numero 5
(Enzo Peserico, Gli anni del desiderio e del piombo. Dal Sessantotto al terrorismo; documen-
ti, recensioni e segnalazioni), € 5,16 ciascuno

Distributore esclusivo nelle librerie: Mescat s. r. l. — viale Bacchiglione, 20/A — I-20139 Mila-
no — tel. 02-55.21.08.00 — fax 02-55.21.13.15

Ordinazioni: (a) per posta: Cristianità, C.P. 185, I-29100 Piacenza; (b) per e-mail: info@ alle-
anzacattolica.org; (c) tramite versamento sul c.c.p. 12837290; (d) per telefono, alle sedi di
Alleanza Cattolica in Torino: 011-53.44. 54 — Milano: 02-73.05.14 — Bergamo: 035-
24.90.73 — Modena: 340-54.82.252— Roma: 06-68.76.738 — Napoli: 081-47.03.57 —
Palermo: 091-6788289 — Caltanissetta: 333-5768518

94
Cristianità in libreria
Abruzzo
Chieti — Libreria De Luca — via Cesare De Lollis 12-14
L’Aquila — Libreria Colacchi — via Andrea Bafile 17

Basilicata
Matera — Libreria Di Giulio — via Dante 61
Potenza — Edicola Arcangela Rondella — piazza Vittorio Emanuele II

Calabria
Lamezia Terme (Catanzaro) — Libreria Gioacchino Tavella — via Crati 15/17

Campania
Avellino — Libreria Guida — corso Vittorio Emanuele II 101
Caserta — Libreria Guida — via Caduti sul Lavoro 29/33
Napoli — Libreria Guida — via Port’Alba 20/23
Salerno — Libreria Guida — corso Garibaldi 142/b

Emilia-Romagna
Ferrara — Libreria Edizioni Paoline — via San Romano 35
Modena — Galleria Incontro Dehoniana— corso Canalchiaro 159
Parma — Libreria Fiaccadori — strada Duomo 8/a
Piacenza — Libreria Berti — via Legnano 1
Reggio Emilia — Libreria S. Paolo — via Emilia Santo Stefano 3/B
Sassuolo (Modena) — Libreria Cefa Galleria — via C. Stazione 30-35

Lazio
Frosinone — Libreria Il Sagrato — via Mastroianni
Roma — Libreria Coletti a San Pietro — via della Conciliazione 3/A
— Libreria Edizioni Paoline — via della Conciliazione 22
— Libreria Àncora — via della Conciliazione 63

Liguria
Genova — Libreria San Paolo — piazza Matteotti 31/33r

Lombardia
Bergamo — Libreria S. Paolo — via Paglia 2/H
Chiavenna (Sondrio) — Cartolibreria Paiarola — piazza Bertacchi 8
Cremona — Libreria S. Paolo — via Decia 1
Mantova — Libreria S. Paolo — viale Rimembranze 1/A
Milano — Libreria S. Paolo — piazza Duomo 18
— Libreria Àncora Artigianelli — via Larga 7
Pavia — Libreria S. Paolo — via Menocchio 8
Varese — Libreria Ambrosiana — galleria Manzoni 3
Varese — Libreria Don Bosco Elledici — via Cesare Battisti 6
Voghera (Pavia) — Libreria Bottazzi — via Cavour 59

Marche
San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno) — Libreria Nuovi Orizzonti — via Montebello 61
Cristianità n. 357, luglio-settembre 2010

Piemonte
Biella — Libreria Paoline — via Seminari 9/a
Cuneo — Libreria Stella Maris — via Statuto 6
Torino — Libreria San Paolo — via Consolata 1 bis
Tortona (Alessandria) — Cartolibreria E. Balbi — corso Montebello 45

Puglia
Lecce — Libreria Edizioni Paoline — via S. Lazzaro 19
Taranto — Paoline Libreria — corso Umberto 76

Sicilia
Acireale (Catania) — Libreria Cattolica Veritas — via Genuardi 1
Agrigento — Libreria Edizioni Paoline — via Atenea 143
Caltanissetta — Libreria San Paolo — corso Umberto 125
Catania — Libreria C. Bonaccorso & A. Di Stefano — via Etnea 20/22
Enna — Libreria San Paolo di Enrico Di Venti — Via Roma 244
Gela (Caltanissetta) — Cartolibreria Miriam — via Cappuccini 26
Messina — Libreria Figlie di S. Paolo — via Garibaldi 59/61
Palermo — Libreria Lombardo-LDC — via Autonomia Siciliana 16/D

Toscana
Massa — Libreria Marzocco Paoline — via S. Sebastiano 2
Pisa — Libreria Edizioni Paoline — via Capponi 6
Lucca — Lucca Libri — corso Garibaldi 56

Veneto
Padova — Libreria San Paolo Gregoriana — via Vandelli 8-9
Rovigo — Libreria Paoline — via dei Cappuccini 1
Verona — Libreria Editrice Salesiana — via Rigaste San Zeno 13

***

Argentina
Buenos Aires — Club del Libro Cívico — M. T. de Alvear 1348-Local 147
Buenos Aires — Librería Huemul — Avenida Santa Fe 2237
Villa María (Cordova) — Expolibro — San Martín 85

Francia
Parigi — Duquesne Diffusion — 27 avenue Duquesne

Spagna
Barcellona — Librería Balmes — Durán i Bas 11

96
Il sito Internet di Alleanza Cattolica — Cristianità
è raggiungibile all’indirizzo:

www.alleanzacattolica.org
info@alleanzacattolica.org

Le edizioni e la rivista Cristianità


 il catalogo dei libri disponibili, con la possibilità di ordinarli e di
acquistarli on-line
 l’indice completo di tutti i numeri di Cristianità
 il testo di oltre trecentocinquanta articoli
 la versione elettronica integrale del penultimo numero di Cristia-
nità, con la possibilità di farne il download gratuito in formato PDF

Alleanza Cattolica
 la presentazione dell’associazione, lo statuto, le sedi principali
 l’annuncio delle attività, con aggiornamento quotidiano
 i comunicati stampa
 i messaggi dell’agenzia ACNews
 documenti e materiali suddivisi per aree tematiche

«Voci per un Dizionario del Pensiero Forte»


 più di cento «Voci per un ―Dizionario del Pensiero Forte‖»,
un’iniziativa editoriale dell’IDIS, l’Istituto per la Dottrina e
l’Informazione Sociale, di Roma.

***

Il sito di Alleanza Cattolica – Cristianità viene aggiornato, di norma, ogni


mese.
ACList: un servizio, completamente gratuito, che informa regolarmente,
tramite posta elettronica, sugli aggiornamenti del sito, e invia
i comunicati stampa di Alleanza Cattolica – Cristianità e i messaggi
di ACNews. Per iscriversi è sufficiente inviare un messaggio di posta e-
lettronica a info@alleanzacattolica.org, indicando nel subject:
«Iscrizione ad ACList».
Indice del numero 357, luglio-settembre 2010:

1 In viaggio con il beato Newman. La visita di Papa Benedetto XVI in


Gran Bretagna
Massimo Introvigne

33 Nota su Gian Francesco Galeani Napione e il federalismo italico nel


secolo XIX
Francesco Verna

OS PRUDENTIS
41 Idea di una confederazione delle potenze d’Italia
Gian Francesco Napione

IL RESTO DELLA VERITÀ


57 «Abuso di minori nelle istituzioni: garantire la piena protezione delle
vittime»
Massimo Introvigne

63 Intolleranza e discriminazione contro i cristiani


Massimo Introvigne

EX LIBRIS
69 Christopher Caldwell, L’ultima rivoluzione dell’Europa.
L’immigrazione, l’islam e l’Occidente, trad. it., Garzanti, Milano 2009
Recensione a cura di Emanuele Pozzolo

73 Giuseppe Brienza, Identità cattolica e anticomunismo nell’Italia del


dopoguerra. La figura e l’opera di mons. Roberto Ronca, D’Ettoris,
Crotone 2008
Recensione a cura di Paolo Martinucci

79 LA BUONA BATTAGLIA
grafica: gae@gaecammarata.it

Fascicolo chiuso in redazione il 7 ottobre 2010


Beata Vergine Maria del Rosario
Cristianità - c.p. 185 - I- 29100 Piacenza (conv. in 27/02/2004 n. 46) art. 1,
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