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Attacco a Wojtyla e a Ratzinger.

La vendetta dei gesuiti


quarant’anni dopo.
PUBBLICATO 29 aprile 2019 da cronicasdepapafrancisco
I gesuiti di Pedro Arrupe si arrancarono il “diritto” di applicare il Concilio
Vaticano II — il suo “spirito” — e nonostante i continui richiami di quattro
papi (Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI) hanno
continuato su quella diabolica strada. Adesso che sul Trono di Pietro siede
uno di loro, non hanno più freni.
È stato sottoposto all’attenzione della nostra redazione un libro recentemente
pubblicato nel nostro Paese: s’intitola «Il mio caso non è chiuso». Conversazioni con
Jacques Dupuis (EMI, 11 aprile 2019, 30€), il cui autore è il giornalista
americano Gerard O’Connell, corrispondente presso la Santa Sede del mensile
gesuita America.

Non è nostra intenzione fare pubblicità a tale opera, ma, nostro malgrado,
stiamo costretti a parlarne, data l’importanza degli argomenti esposti.

Ma di che cosa si tratta esattamente?

Il libro non è altro che il resoconto fedele delle conversazioni – come dice lo
stesso titolo – che il vaticanista americano ha avuto con il teologo Jacques
Dupuis, poco prima della morte di questi, avvenuta nel 2004.

Chi è questo teologo? È un gesuita belga il cui “caso” fece molto scalpore negli
anni ’90.
Dupuis insegnò nell’università Gregoriana, quella retta
proprio dalla Compagnia non si sa più di quale Gesù, fino
al 17 ottobre del 1988, quando la Congregazione per la
Dottrina della Fede lo sollevò dai suoi incarichi a causa
delle sue «opinioni pericolose», nonché dei suoi «gravi
errori» e delle sue «ambiguità dottrinali».

Questo gesuita belga, infatti, era un fervente sostenitore del


sincretismo religioso. I suoi libri più famosi, Gesù Cristo
incontro alle religioni (Cittadella, 1992) e Verso una teologia
Jacques Dupuis
cristiana del pluralismo religioso (Queriniana, 1997), ebbero
un grande successo in tutto il mondo e furono tradotti in varie lingue.

In sintesi, Dupuis che cosa sosteneva?

Diciamo che egli è stato il “pioniere” del Documento sulla Fratellanza umana per la
pace mondiale e la convivenza comune – firmato ad Abu Dabhi dal Grande Imam
e addirittura da un Vicario di Cristo, l’attuale pontefice Francesco, confratello
di Dupuis – secondo cui «il pluralismo e le diversità di religione, di colore, di
sesso, di razza e di lingua sono una sapiente volontà divina, con la quale Dio ha
creato gli esseri umani»[1]. Quest’espressione è inaccettabile[2], perché si tratta di
una vera e propria eresia[3], a cui il confratello vestito di bianco di Dupuis non
ha voluto rettificare, anzi ha, come si suol dire, “rincarato la dose”[4].

All’epoca di Dupuis – solo 30 anni fa! – queste affermazioni ovviamente erano


inaccettabili per la Santa Sede. Intervennero l’allora generale della Compagnia,
l’olandese padre Peter Hans Kolvenbach[5] (1928-2016), e padre Giuseppe De
Rosa(1921-2011) – progressisti ma fedeli alle direttive del Papa – che stroncò in
modo particolare il libro Verso una teologia cristiana del pluralismo religioso sulle
colonne de La Civiltà Cattolica.

Dato che Dupuis continuava a perseverare nell’eresia, dovette intervenire la


Congregazione per la Dottrina della Fede. Nonostante i continui richiami, sia
privati che pubblici[6] – in particolare nelle persone del prefetto, l’allora card.
Joseph Ratzinger, e i suoi collaboratori, i futuri cardinali Bertone e Amato, i
quali hanno sempre agito con l’approvazione di papa Giovanni Paolo II –, il
gesuita belga non ha mai voluto ritrattare, anzi ha continuato fino alla fine a
sostenere l’ortodossia delle sue tesi, in un suo libro pubblicato postumo[7].

Ci siamo chiesti per quali motivi i gesuiti abbiano deciso di “rispolverare” la


figura di questo loro confratello che, salvo pentimento in extremis che solo Dio
può sapere, ha perseverato diabolicamente nell’errore.

Cercheremo di elencare i motivi più importanti. Ammettiamo che si tratta di


nostre considerazioni personali, ma abbiamo diversi indizi – e diverse prove –
che le sostengono.
Cominciamo ricordando, tra l’altro, che Gerard
O’Connell, l’autore di questo libro-intervista su
Dupuis, oltre che essere uno stipendiato dei
gesuiti, è anche uno dei “cortigiani” di Casa Santa
Marta, essendo il marito di Elisabetta Piqué,
biografa e conoscente di lunga data di papa
Francesco. È raro che questi coniugi scrivano
qualcosa senza informare o avere l’approvazione Gerard O’Connell
del Gesuita vestito di bianco[8].

Uno dei motivi, com’è facile intuire, è quello di rilanciare il pluralismo


religioso, fondamentale per papa Francesco, sostenuto già nel 2013 con la
famosa frase: «Io credo in Dio. Non in un Dio cattolico, non esiste un Dio cattolico,
esiste Dio»[9].

Con un altro motivo, il papa regnante prenderà, come si suol dire, “due piccioni
con una fava”: proseguire lo smantellamento dell’ex Sant’Uffizio[10], per secoli
il baluardo della difesa della Fede, e minare le figure dei suoi immediati
predecessori Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, molto amati dai fedeli
cattolici, a cui rispettivi magisteri fanno ancora riferimento. In che modo?

In queste conversazioni, Dupuis attacca l’allora card. Ratzinger e i suoi


collaboratori (Bertone, Amato, ecc.) di «essere incapaci di cogliere la verità della sua
proposta»[11], oltre che lanciare loro l’accusa ignobile – indirettamente anche a
Giovanni Paolo II – di essere la causa della sua morte.

Altrettanto ignobilmente, O’Connell, sostiene di raccontare, ricavando da


documenti vaticani segreti[12], «le modalità dei processi dottrinali sotto Giovanni
Paolo II e il cardinale Joseph Ratzinger»[13] che «Jacques Dupuis ha vissuto sulla sua
pelle, fino alle estreme conseguenze (lo stress del processo vaticano gli ha causato
scompensi fisici che ne hanno causato la morte), l’anonima durezza dell’inquisizione
ecclesiastica: delazioni, indagini segrete, accuse poi ritrattate, terra bruciata intorno,
continui sospetti»[14].

Consentiteci l’ironia, ma sembra di leggere un sunto de Il nome della rosa[15]!

E poi, domandiamo, O’Connell da chi avuto questi documenti segreti,


dall’attuale prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il gesuita
Ladaria? Per chi non lo sapesse, lo spagnolo Ladaria è un “bergoglioso” della
prima ora, e nel 2014 partecipò ad a convegno in onore dell’eresiarca
gesuita Karl Rahner.

Qualcuno riesce veramente ad immaginare Wojtyla e Ratzinger come degli


spietati torturati psicologici?
Semmai, si può e si deve fare loro l’accusa opposta, di non essere stati
abbastanza intransigenti nel condannare i gesuiti come Dupuis, non avendo
avuto il coraggio di sopprimere definitivamente la Compagnia di chissà quale
Gesù, diventata la diabolica agit-prop di tutte le eresie[16], quando ne hanno
avuto l’occasione[17].

Non possiamo lasciar passare la propaganda di Dupuis come una specie di


“martire bianco”, quando invece i veri martiri, come quelli trucidati in Sri
Lanka durante la Pasqua di quest’anno[18] – proprio dai seguaci delle religioni
tanto care a questo gesuita belga – vengono misconosciuti dall’attuale
Successore di Pietro[19], un altro gesuita, ma che veste di bianco.

È vero che Dupuis affermava che «Gesù Cristo è stato l’unica passione della mia
vita», ma questa frasetta ad affetto, da telenovelas latino-americana, sarebbe
stata sottoscritta anche da tutti gli eresiarchi, dal presbitero Ario (256-336) al
monaco Martin Lutero[20](1483-1546).

Del resto, di quale Gesù Cristo si sta parlando? Forse quello del blasfemo
musical Jesus Christ Superstar, la cui trasposizione cinematografica è stata
influenzata proprio da alcuni gesuiti americani[21]?

Come se non bastasse, il “caso Dupuis” servirà al Gesuita vestito di bianco anche
per avere maggiore autorevolezza nello smantellamento della Congregazione
per la Dottrina della Fede, di cui si è parlato proprio in questi giorni[22], e da
noi anticipato il 18 febbraio del 2018. In quella data, infatti, pubblicammo una
lettera di una dipendente del Vicariato[23], inviataci nel maggio del 2017, in cui,
tra le altre notizie – in seguito tutte verificatesi – veniva comunicato che papa
Francesco voleva trasformare la Congregazione per la Dottrina della Fede in
una specie di congregazione per “la pastorale della fede”.

Forse qualcuno ci accuserà di complottismo. Ebbene, rispondiamo con assoluta


certezza che un complotto contra la Chiesa cattolica esiste ed è stato elaborato
dal Diavolo, il grande nemico della nostra salvezza, di cui i gesuiti –
inconsapevolmente? forse sì, forse no… chi lo sa! – sono diventati i migliori
alleati.

NOTE

[1] Il grassetto è nostro.

[2] Il pluralismo e la diversità di religione sono voluti da Dio nella sua sapienza? (D.
Alfredo Morselli, Cooperatores-Veritatis.org, 17-02-2019)

[3] Gravi preoccupazioni per il documento di Abu Dhabi firmato da Papa


Francesco (Josef Seifert, 12-02-2019).
[4] Bergoglio cambia anche il paradigma della volontà permissiva (Fabrizio
Giudici, Chiesa e post-concilio, 03-04-2019).

Bergoglio riscrive la Volontà permissiva di Dio? (Video-catechesi di Cooperatores-


Veritatis.org, 08-04-2019).

[5] Una “curiosità” molto importante. Padre Kolvenbach, essendo il superiore


diretto di Jorge Mario Bergoglio, fu chiamato dalla Congregazione per i vescovi
a redigere una relazione sull’idoneità all’episcopato del confratello argentino.
La risposta fu negativa. Bergoglio, per Kolvenbach, oltre che carente
dottrinalmente, aveva una personalità doppia, prepotente, e adoperava spesso
un linguaggio volgare. Dall’elezione di Bergoglio al Trono di Pietro, non si
riesce più a trovare questa relazione negli archivi della Compagnia (cfr. Il Papa
dittatore di Marcantonio Colonna). Ma papa Giovanni Paolo II, alla fine, nominò
vescovo Bergoglio, cedendo alle insistenze e alle assicurazioni dell’allora
arcivescovo di Buenos Aries, il cardinale Antonio Quarracino (1923-1998).

[6] Notificazione a proposito del libro Verso una teologia cristiana del pluralismo
religioso di P. Jacques Dupuis SJ (Congregazione per la Dottrina della Fede, 24-
01-2001)

[7] Perché non sono eretico. Teologia del pluralismo religioso: le accuse, la mia
difesa (Jacques Dupuis, SJ, EMI, 2014).

[8] Sul rapporto fra papa Francesco e i coniugi O’Connell-Piqué abbiamo già
brevemente accennato in occasione dell’uscita di un altro libro di O’Connell
dedicato al conclave del 2013 (Al conclave del 2013 lo Spirito Santo trovò il papa già
eletto?, 14-04-2019)

[9] “Così cambierò la Chiesa” (Papa Francesco a colloquio con Eugenio Scalfari, la
Repubblica, 01-10-2013).

[10] Fu papa Paolo VI, quando riformò la Curia romana negli anni ’60, a
dimezzare i poteri del Sant’Uffizio, che prese l’attuale nome di Congregazione
per la Dottrina della Fede. Il card. Giuseppe Siri ha raccontato che, negli ultimi
anni, vedendo la deriva dottrinale del clero, Paolo VI gli confidò che avrebbe
voluto rifare «il Sant’Uffizio come prima. Anzi, peggio!» (cfr. Il papa non eletto.
Giuseppe Siri, cardinale di Santa Romana Chiesa, di Benny Lai, Laterza, 1993).

[11] «Il mio caso non è chiuso». Conversazioni con Jacques Dupuis (quarta di
copertina).

[12] Quando si vuol dimostrare tendenziosamente una teoria prefabbricata, si


dice sempre di avere a disposizione documenti segreti. Ricordiamo il caso, nel
2007, di un libro che uno storico ebreo agnostico, Luzzatto, scrisse su Padre Pio
per cercare di screditarne la persona e la santità. Di fronte alle critiche, Luzzatto
non argomentò, ma si difese dicendo che lui portava documenti inediti e
segreti dell’Archivio Segreto Vaticano.

[13] «Il mio caso non è chiuso». Conversazioni con Jacques Dupuis (quarta di
copertina).

[14] Ibidem.

[15] “Il nome della rosa”? Un romanzo ideologico! (Corrado Gnerre, Il Settimanale di
Padre Pio, 17-03-2019).

[16] Il sito Cooperatores-Veritatis.org ha dedicato un dossier in tre parte


(uno, due e tre) sulla deriva della Compagnia, arricchendolo con vari testi ed
editoriali.

[17] Il “caso gesuiti”. Una riunione segreta in Vaticano (estratto del libro I Gesuiti e il
tradimento della Chiesa di Roma di padre Malachi Martini, riportato dal
sito Cooperatores-Veritatis.org).

[18] Pasqua di sangue in Sri Lanka (ADNCronos, 21-04-2019).

[19] Al termine della Benedizione Urbi et Orbi di Pasqua, papa Francesco ha


appena accennato al martirio di questi nostri fratelli nella fede, limitandosi ad
esprimere «affettuosa vicinanza alla comunità cristiana» e «e a tutte le vittime di così
crudele violenza». Evitando, ovviamente, di rimarcare la matrice anticattolica di
questo attentato.

[20] Alle origini della protesta: Lutero (Cooperatores-Veritatis.org, 31-10-2014)

[21] Vedi nota n. 16.

[22] Francesco prepara la nuova Costituzione con il super-dicastero dedicato alla


dottrina(Riccardo Cascioli, Il Giornale, 28-04-2019)

[23] Da Roma un grido di dolore… (Lettera firmata).

https://cronicasdepapafrancisco.com/2019/04/29/attacco-a-wojtyla-e-a-ratzinger-la-
vendetta-dei-gesuiti-quarantanni-dopo/