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Contare l’infinito

Michele Passante

1 Introduzione

Questi appunti nascono da un’attività svolta con la classe 2H del Liceo Classico Aristofane,
nata da un’ossevazione che definirei ardita, di un alunno di nome Tommaso. Mentre parlavo
di rette e segmenti, qualcuno si è posto il problema di confrontare il numero dei punti di
una retta con quello di un segmento; a questo punto il protagonista di questa storia,
Tommaso, ebbe l’ardire di affermare che un segmento ha un numero finito di punti. Ce
n’era abbastanza per avventurarsi in un discorso sull’infinito...

2 I numeri irrazionali

Se ordiniamo i numeri naturali su una retta possiamo renderci conto che essi si dispongono
in maniera regolare ad una certa distanza l’uno dall’altro (tale distanza è uguale all’unità
di misura che abbiamo stabilito), come nella seguente figura.

Figura 1: La retta dei numeri naturali

Tra un numero naturale e l’altro c’è il vuoto. Tra un punto ed un altro della “retta fatta
dai naturali” non troviamo nulla, se non il vuoto assoluto. La cosa sembra essere diversa se
consideriamo i numeri razionali (cioè i rapporti m/n tra numeri naturali). In questo caso
l’ordinamento dei numeri razionali non sembra lasciare spazio a voragini: tra due numeri
razionali qualsiasi, ve ne è sempre almeno uno (e quindi infiniti) che si trova in mezzo: se

1
a e b sono due numeri razionali, allora il numero
a+b
2
è un numero razionale compreso tra a e b. Per quanto possano essere vicini due punti “ra-
zionali”, tra di essi troviamo un’infinità di altri numeri razionali, e continuando ad indagare
tra questi infiniti razionali, ne troviamo ancora un’infinità, occupando ogni possibile spazio
tra due punti qualsiasi. Osservando la retta razionale, non abbiamo modo di osservare
“buchi” nella retta: ogni possibile spazio sembra essere riempito da un’infinità di punti
razionali.
Ecco in figura come appare la retta razionale

Figura 2: La retta razionale non presenta buchi visibili

Mentre è evidente che i numeri naturali non sono sufficienti per descrivere la lunghezza di
ogni segmento, pare ovvio che la cosa sia possibile con i numeri razionali; attraverso un
numero razionale possiamo descrivere la lunghezza di un segmento qualsiasi, perchè i numeri
razionali sono “infinitamente vicini” tra loro, quindi rendono possibile ogni misurazione.
Ebbene, anche se è vero che i numeri razionali sono infinitamente vicini uno all’altro (nel
senso che dato un qualsiasi numero razionale, ne possiamo trovare un altro la cui distanza
dal primo è piccola quanto vogliamo) coi numeri razionali non riusciamo a misurare tutti
i segmenti che vogliamo.
Prendiamo ad esempio la diagonale di un quadrato di lato 1. Per il teorema di Pitagora
sappiamo che tale diagonale è uguale a
p √
d = 12 + 1 2 = 2

Ma la radice di 2,√ come ci insegnano i Pitagorici, non è un numero razionale. Non è


possibile scrivere 2 come√rapporto tra due numeri naturali.
Teorema 2.1. Il numero 2 non è razionale

Dim. Supponiamo che sia possibile scrivere 2 come un numero razionale:
√ m
2=
n
e, senza perdita di generalità, supponiamo che m e n siano primi tra loro (se non lo
fossero, potremmo sempre semplificare la frazione m
n ed ottenere una frazione equivalente

2
con numeratore e denominatore primi tra loro). Elevando al quadrato otteniamo

m2
2=
n2
da cui ricaviamo 2n2 = m2 . Dato che m2 è un multiplo di 2, tale deve essere anche m
(infatti, sia m che il suo quadrato m2 hanno gli stessi fattori primi nella loro scomposizione;
il primo è multiplo di 2 se e solo se lo è anche il secondo).
Ma se m è un multiplo di 2 possiamo scriverlo nella forma m = 2k. L’uguaglianza 2n2 = m2
diventa allora 2n2 = 4k 2 e, dividendo entrambi i membri per 2, arriviamo a

n2 = 2k 2

Ma allora anche n2 , e quindi n è un multiplo di 2. Questo però è impossibile, perché


avevamo supposto che m e n non fossero divisibili per lo stesso √
numero. La contraddizione
nasce proprio dall’aver supposto che fosse possibile scrivere 2 sotto forma di numero
razionale, quindi il teorema è dimostrato 
Abbiamo scoperto che i numeri√ razionali lasciano dei buchi sulla retta. Ne abbiamo trovato
uno in corrispondenza di 2; non è difficile trovarne altri: per esempio tutte le radici
quadrate di numeri che non sono quadrati perfetti. Sono solo questi? Beh... non proprio.
La realtà è molto diversa, e anzi scopriremo tra poco che trovare un numero razionale
sulla retta è un’autentica impresa. La retta infatti è popolata, in pratica, solo dai numeri
irrazionali, cioè numeri che non è possibile scrivere sotto forma di frazioni. In confronto i
numeri razionali, quelli con i quali operiamo di solito, sono talmente pochi da poter essere
considerati inesistenti!!
Esagero? Può sembrare, ma non è cosı̀. Cercherò di convincervi; è dura, ma farò finta di
avere di fronte tanti TommasiPasini pronti a sfidarmi sui temi dell’infinito, del continuo e
riuscirò a convincervi di questo fatto.
Pensate ad una cosa: quando scriviamo un numero razionale nella sua rappresentazione
decimale (cioè come numero con la virgola) otteniamo sempre un numero decimale perio-
dico. ”Perbacco!” - esclamerà il Pasini di turno - ”con questa affermazione lei mi vuole
gabbare, caro professore. Ma io non mi farò ingannare dalle sue argomentazioni! Per dirne
una: il numero 3 è un numero naturale, ma anche razionale, giusto?”
”Giusto, caro Tommaso”, rispondo. ”E allora, le pare che sia anche un numero periodico?
Guardi, premo qui sulla calcolatrice TRE-DIVISO-UNO e mi risponde con un 3. Dove
sarebbe il periodo?”
”Caro Tommaso, dipende tutto da cosa intendiamo per numero periodico. Io dico che un
numero è periodico se, nella sua rappresentazione decimale, ad un certo punto una o più
cifre si ripetono, all’infinito. Pensi di essere d’accordo?”.

3
”Certamente”
”E allora, se scrivo 3 come 3,0000000000... non ti sembra che da un certo punto in poi lo
zero si ripeta all’infinito?”
”Oh!” esclama Tommaso, entrando in un preoccupante, nonché breve, silenzio.
”Però... va bene, consideriamo i numeri naturali periodici. Chi mi dice però che tut-
ti i numeri razionali lo sono? E poi, siamo sicuri che tutti i periodici siano numeri
razionali?”
”Tommaso” - rispondo ”ti chiedo di accettare, per un attimo, questo fatto. Ci torneremo in
un altro momento; per ora considera sub judice le mie argomentazioni. Facciamo cosı̀. Per
Tommaso e per tutti coloro che non credono che i numeri periodici coincidano coi numeri
razionali, dimostrerò quanto segue.
”SE I RAZIONALI SONO PERIODICI ALLORA SE SI PRENDE UN PUNTO
A CASO SULLA RETTA, QUESTO CORRISPONDERA’ AD UN NUMERO
IRRAZIONALE”
Poiché i razionali sono periodici, ne consegue che i punti su una retta sono quasi tutti
irrazionali. Vediamo cosa voglio dire: mi limiterò a vedere la cosa nel segmento che ha per
estremi lo zero e l’uno. Un numero dentro questo segmento deve avere una rappresentazione
decimale come questa:
0, a1 a2 a3 a4 a5 a6 a7 . . .

dove a1 , a2 . . . sono cifre del sistema decimale (da 0 a 9). Prendere un punto a caso sul
segmento equivale a prendere a caso le cifre decimali della sua rappresentazione.
Proviamo allora a scegliere (casualmente) il numero in questo modo: estraiamo a caso tutte
le sue cifre decimali e provate a rispondere a questa domanda:
”E’ verosimile che, estraendo a caso un numero da 0 a 9 per un numero infinito di volte,
esca sempre la stessa sequenza?”
Se avete un minimo di buon senso, potete rispondere tranquillamente di no. Addirittura,
è possibile dire che la probabilità (qualunque significato abbia questo termine) di pescare
una sequenza di questo tipo è nulla. Tradotto in altri termini: scegliendo un numero a
caso tra 0 e 1, è sicuro che il numero scelto sia irrazionale

3 Lo strano conteggio di Marystar

Il ministro della pubblica (per poco) istruzione Marystar è molto irritato per le nume-
rose manifestazioni di piazza, che hanno preso di mira la sua simpatica riforma. Non

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riesce a capacitarsi di come possano tanti studenti, genitori e insegnanti contrastare un
provvedimento che a suo modo di vedere risolleverà le sorti della scuola italiana.
Marystar è anche preoccupata: è una persona responsabile e generosa; anche se non condivi-
de le proteste, vorrebbe tanto assicurarsi che tutti coloro che manifestano possano rientrare
tranquilli nelle loro case, scuole, università. Decide quindi di andare personalmente nelle
scuole e scortare i manifestanti nelle piazze. A manifestazione conclusa li riporterà nelle
rispettive sedi. Purtroppo Marystar ha avuto sempre qualche difficoltà in matematica,
tanto che per superare l’esame sulle quattro operazioni fu costretta ad affrontare un lungo
viaggio verso un paese lontano, dove però regalavano il diploma PIUPERMENO=MENO.
Riuscı̀ sı̀ ad avere l’abilitazione in matematica, ma continuava ad avere enormi problemi,
tanto che ancora oggi non è in grado di contare fino a 4.
Si poneva quindi il problema di capire come fare a contare quelle orde di manifestanti che
continuavano a riempire le piazze. Il conteggio era necessario, per assicurarsi che tutti
rientrassero poi nelle loro scuole. Marystar non avrebbe retto al dolore di perdere anche
un solo manifestante. Per fortuna il ministro dell’Economia del governo di cui faceva parte,
uno che i conti li sapeva fare moto bene, le consigliò un piccolo trucco.
”Marystar, fai cosı̀. Ogni volta che uno studente esce da una scuola per manifestare metti
un chicco di riso in questo sacchetto. Quando poi li riporterai indietro, toglierai un chicco di
riso dal sacchetto che avevi precedentemente riempito. Se alla fine non avanzeranno chicchi
vorrà dire che tutti gli studenti saranno ritornati sani e salvi nella loro scuola.”
Marystar ringraziò il ministro e il giorno dopo si presentò puntuale a fare il giro delle scuole
portando con sé 10 sacchi e un furgoncino pieno di riso (era pronta al peggio...). Controllò
l’uscita degli studenti e, diligentemente, cominciò a riempire i sacchi.
Erano circa le tre del pomeriggio quando i manifestanti dissero al ministro che erano pronti
a tornare nelle scuole. Il furgoncino, carico di sacchi di riso riempiti all’inverosimile, tornò
a fare il giro delle scuole. Siamo davanti alla prima, il liceo classico Aristofane; i ragazzi
rientrano nella scuola, e il ministro inizia a contare i chicchi, togliendoli dai sacchi
Entra il primo ragazzo e Marystar, esclamando ”Uno!” toglie il primo chicco di riso; ne
entra un altro: ”Due!” e toglie un secondo chicco, poi un altro ancora (”E tre!” per Mary-
star ancora non è un problema). Passa qualche secondo ed entra una ragazza; ”Tanti!” -
esclama Marystar togliendo il quarto chicco. La scena si ripete più volte (circa cinquecen-
tomila) e ogni volta Marystar lo segnala togliendo un chicco ed esclamando ”tanti, tanti e
poi ancora tanti!”, mentre il furgoncino si riempie di chicchi
E’ quasi arrivato il tramonto e, tra uno slogan e l’altro, un’altra ragazza entra nella scuola;
Marystar, abbozzando un sorriso, toglie l’ultimo sassolino dall’ultimo sacco e torna a casa
soddisfatta: “Anche oggi sono rientrati tutti gli studenti”.

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3.1 Corrispondenze biunivoche

Grazie ad un semplice trucco Marystar è sicura di aver riportato a scuola tutti gli stu-
denti. Non sa contare fino a quattro, ma non le serve. Non è necessario saper contare
fino a 100, o fino a 1000 o fino a dove vi spinge la vostra fantasia. L’importante è che
gli studenti siano tanti quanti i chicchi di riso. Quello che è riuscita a fare Marystar è
stabilire una corrispondenza bunivoca tra l’insieme degli studenti e i chicchi di riso.
Finché tale corrispondenza sarà mantenuta Marystar sarà sicura di non perdere neanche
uno studente.
Può sembrare strano, ma lo stratagemma usato da Marystar è stato abilmente usato anche
da un altro grande matematico: George Cantor, il padre della teoria degli insiemi. Cantor
non era di certo indigente, era colto e non aveva il problema di dover prendere provvedimenti
impopolari. Eppure ricorse allo stesso stratagemma di Marystar, anche se lo usò per
risolvere un altro problema; ma di questo parleremo più in là.
Fatto n◦ 1 Si può ”contare” fino a un milione, anche se si conoscono i numeri fino a
tre
Ciò è abbastanza evidente: se due insiemi sono in corrispondenza biunivoca allora hanno lo
stesso numero di elementi. Ciò permette di evidenziare meglio il concetto di numero
Un numero naturale è ciò che hanno in comune tutti gli insiemi in corrispon-
denza biunivoca tra loro.
Mi spiego (o almeno ci provo, ma comunque potete saltare, non è essenziale). Cosa hanno
in comune un insieme di tre studenti, tre chicchi, tre lettere, tre professori, tre Tommasi,
tre Manuel, tre Michelipassanti ecc.? Naturalmente sono tutti insiemi in corrispondenza
biunivoca tra loro, e questa corrispondenza viene evidenziata con il concetto del numero
“tre”. Diciamo che con il simbolo 3 denotiamo l’idea di tutti questi insiemi.
Dunque un numero naturale rappresenta la totalità degli insiemi in corrispondenza biuni-
voca tra loro.
Se abbiamo capito questo, siamo pronti al grande salto. In fondo, tutti noi siamo un po’
come Marystar di fronte alle sue difficoltà nel contare anche pochi oggetti. Il suo ”tante”
che usa per contare le dita di una mano o i vertici di un quadrato, somiglia molto al nostro
”infinito” che usiamo indifferentemente per indicare il numero di punti di un segmento, la
totalità dei numeri naturali o il numero di punti dello spazio.

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4 Il primo livello di infinito: gli insiemi numerabili

Ora siamo pronti a liberarci dai nostri fardelli. Armati del concetto di corrispondenza
biunivoca iniziamo ad esplorare gli insiemi infiniti. Inizieremo questo nostro viaggio con
un famoso paradosso, di cui si occupò, tra gli altri, anche Galileo.
Consideriamo l’insieme dei numeri naturali, N. Tra i numeri naturali consideriamo i
quadrati perfetti, cioè quei numeri che sono i quadrati di qualche numero naturale.

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 13 14 15 16 17 18 . . .

Ho evidenziato i quadrati; è evidente che i numeri quadrati sono solo una parte di tutti i
numeri naturali. Ci si può chiedere quale dei due insiemi sia più ”numeroso”; a nessuno
sfuggirà il fatto che sono entrambi infiniti, e quindi forse la domanda non sembra avere
molto senso. Però non si può neanche negare che i quadrati siano solo una parte di tutti i
numeri naturali. Da questo punto di vista non sembra azzardato affermare che ci sono più
numeri naturali di quanti siano i numeri quadrati. Ma è proprio cosı̀?
Se disponiamo sia i numeri naturali che i quadrati su due file, come segue

1 2 3 4 5 6 7 8 9 ...
1 4 9 16 25 36 49 64 81 ...

ci accorgiamo che ad ogni numero naturale corrisponde un quadrato perfetto e che, vice-
versa, ogni quadrato perfetto ha il suo corrispondente numero naturale. Non vi è alcun
quadrato in più e, sorprendentemente, non uno in meno. I numeri quadrati sono tanti quanti
tutti i numeri naturali, anche se il primo è un sottoinsieme proprio del secondo.
Fatto n. 2 Una parte può essere ”uguale” al tutto
Quest’ultima proprietà non vale per gli insiemi finiti; è un fatto che può sembrare pa-
radossale, ma solo perché noi siamo abituati a ragionare con insiemi finiti. Come disse
Galileo:
Ha quindi senso la definizione di insieme infinito data da Cantor:
Definizione 4.1. Un insieme si dice infinito se esiste una corrispondenza biunivoca tra
l’insieme ed un suo sottoinsieme proprio. In caso contrario l’insieme si dice finito.
Abbiamo visto che l’insieme dei quadrati perfetti può essere messo in corrispondenza biuni-
voca con l’insieme dei numeri naturali. Questo significa che possiamo ”contare” i quadrati
perfetti, potendo far corrispondere ad ogni elemento di tale insieme i numeri 1,2,3... Diamo
allora la seguente definizione

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Definizione 4.2. Un insieme si dice numerabile (o contabile) se può essere messo in
corrispondenza biunivoca con l’insieme dei numeri naturali
Possiamo allora dire che l’insieme dei quadrati perfetti è numerabile. Per riconoscere
un insieme numerabile è sufficiente vedere se è possibile ordinare tutti i suoi elementi in
modo che esista un primo elemento da cui partire per i conteggio e avere un criterio per
proseguire senza saltare nessun elemento. Vediamo un esempio: l’insieme dei numeri pari
è numerabile: basta prendere come primo elemento lo 0 e poi elencare tutti i numeri pari
in ordine crescente.

0 2 4 6 7 8 10 ...

Contando (a partire da zero) i numeri pari in questo modo otteniamo in modo naturale
una corrispondenza biunivoca tra l’insieme dei numeri pari e N

0O 2O 4O 6O 8O 10
O ··· 2n
O

      
0 1 2 3 4 5 ··· n

Anche l’insieme dei numeri interi negativi è numerabile, ma questa volta per contarli
dobbiamo invertire l’ordine. Partiamo dal numero −1 e andiamo a ritroso:

−1 −2 −3 −4 −5 ...

otteniamo questa corrispondenza:

−1
O −2
O −3
O −4
O −5
O −6
O ···

     
1 2 3 4 5 6 ···

Passiamo all’insieme dei numeri interi, Z. Nei casi precedenti siamo riusciti a ”contare”
gli insiemi perché abbiamo individuato un primo elemento da cui iniziare il conteggio.
Inoltre, era ovvio come procedere da un elemento al successivo. Nel caso degli interi,
con l’ordinamento naturale, non c’è né un primo né un ultimo elemento. Da quale numero
iniziamo? E’ possibile contare tutti gli interi e quindi stabilire una corrispondenza biunivoca
tra Z e N? In effetti, anche Z è numerabile, basta cambiare l’ordinamento naturale; iniziamo
dallo 0, poi continuiamo con numeri in valore assoluto via via più grande, alternando i
segni. La seguente successione mostra l’ordinamento e come sia possibile contare tutti gli
elementi:

0 +1 −1 +2 −2 +3 −3 +4 − 4...

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Tutti gli insiemi numerabili sono in corrispondenza biunivoca con l’insieme dei numeri
naturali, e quindi lo sono anche tra loro. Prima di andare avanti, vediamo altri esempi di
insiemi numerabili.
L’insieme dei numeri pari può essere messo in corrispondenza biunivoca con l’insieme N,
infatti possiamo ”contare” i numeri pari ordinandoli a partire dal più piccolo e procedendo
con i successivi (0, 2, 4, 6, . . . )
Cosa succede se passiamo ai numeri razionali? Tra un numero razionale e l’altro vi sono
infiniti numeri razionali, sembra difficile, se non impossibile, riuscire ad ”ordinarli” e con-
tarli tutti quanti. Ma Cantor riuscı̀ a trovare un modo per contare (e quindi numerare)
tutti i numeri razionali. Il procedimento è il seguente: si dispongono i numeri razionali in
una tabella ad infinite righe e infinite colonne, ponendo nella prima riga tutte le frazioni
con denominatore uguale a 1. Nella seconda riga si dispongono tutte le frazioni con deno-
minatore uguale a 2, e cosı̀ via per le righe seguenti. Se contiamo i numeri sulle diagonali,
come in figura, siamo sicuri di riuscire a contare, tutte le frazioni.

1 2 / 3 4 / 5 ...
1 ? 1  1 ? 1  1 ?
    
    
  







1 2 3 4 5 ...
2
2 ? 2 2 ? 2
   
   
1
 2
 3
 4
 5 ...
3  ? 3  3  ? 3 3
  
  
  
   
1 2 3 4 5 ...
? 4
 
4 4 4 4
 
 
 
1
  2
 3 4 5
>| 5
...
5 5 5 5
|
||
|||
 ||
··· ··· ··· ··· ···

In questo modo vediamo che, soprendentemente, anche l’insieme Q dei numeri razionali
è numerabile! Ci sono tanti numeri razionali quanti sono i naturali, anche se questo può
sembrare strano.

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4.1 Il primo numero transfinito

Se per indicare il numero degli elementi di un qualsiasi insieme finito usiamo un numero
naturale, quale numero dobbiamo usare per contare gli elementi di un insieme infinito,
come può essere quello dei numeri naturali? Cantor introdusse una nuova classe di numeri,
i numeri transfiniti proprio per indicare la quantità degli elementi in un insieme infinito.
Per indicare il numero degli elementi dell’insieme dei numeri naturali e di tutti gli insiemi
numerabili Cantor introdusse il simbolo ℵ0 (si legge ”aleph 0”, aleph è la prima lettera
dell’alfabeto ebraico). Possiamo quindi dire che ℵ0 indica il numero degli elementi degli
insiemi N, Z e Q.

5 Oltre il numerabile

Gli esempi visti potrebbero indurci a pensare che ogni insieme infinito sia numerabile e che
in fondo sia inutile classificare l’infinito, visto che sembra che ci sia poco da classificare.
In realtà non è proprio cosı̀, vedremo infatti che esistono insiemi infiniti che non sono
numerabili. Un esempio è dato dall’insieme T = (0, 1) dei numeri reali compresi tra 0 e 1.
Per far vedere che questo insieme non è numerabile procediamo per assurdo; supponiamo
quindi che T sia numerabile, cioè che sia possibile stabilire una corrispondenza biunivoca
con l’insieme dei naturali. Con questa ipotesi possiamo associare ad ogni elemento di T un
numero naturale ed elencare gli elementi di T in una successione t1 , t2 , t3 , t4 . . .
Poichè T = (0, 1) ogni elemento di T è u numero decimale della forma

0, abcdef g . . .

dove a, b, c . . . sono le cifre del suo sviluppo decimale.


Possiamo elencare gli elementi di T in questo modo:

t1 = 0, a1 b1 c1 d1 e1 f1 . . .
t2 = 0, a2 b2 c2 d2 e2 f2 . . .
t3 = 0, a3 b3 c3 d3 e3 f3 . . .
..
.
tn = 0, an bn cn dn en fn . . .
..
.

Dato che abbiamo supposto che T sia numerabile, ogni numero decimale compreso tra 0 e
1 deve comparire nell’elenco, deve essere cioè uguale a qualche tn (per un qualche valore

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di n). Costruiamo allora un numero decimale compreso tra 0 e 1 (quindi un elemento di
T) nel seguente modo:
z = 0, z1 z2 z3 z4 z5 z6 . . .

in cui:
la prima cifra decimale di z sia diversa dalla prima cifra decimale di t1 (z1 6= a1 )
la seconda cifra decimale di z sia diversa dalla seconda cifra decimale di t2 (z2 6= b2 )
la terza cifra decimale di z sia diversa dalla terza cifra decimale di t3 (z3 6= c3 )
...
l’ennesima cifra decimale di z sia diversa dalla ennesima cifra decimale di tn
il numero z cosı̀ costruito è un elemento di T (è compreso tra 0 e 1), ma non può comparire
nella numerazione, perchè è diverso da tutti gli elementi tn . Infatti:
• z differisce da t1 per la prima cifra decimale
• z differisce da t2 per la seconda cifra decimale
• z differisce da t3 per la terza cifra decimale
• ···
• z differisce da tn per la n-esima cifra decimale
z non può essere nessuno dei numeri t1 , t2 , . . . , d’altra parte z ∈ T e questo è un assurdo.
La contraddizione nasce dall’aver supposto che l’insieme T fosse numerabile. Possiamo
quindi dire che T non è numerabile.
A questo punto abbiamo incontrato un nuovo tipo di infinito, che è certamente superiore
a quello degli insiemi numerabili (poiché possiamo trovare un sottoinsieme numerabile in
T , ad esempio l’insieme degli elementi an = n1 ). Indichiamo con c la cardinalità di questo
insieme: si tratta della cardinalità del continuo. Non è difficile far vedere che i punti di
un segmento unitario sono tanti quanti quelli di una retta. Possiamo facilmente stabilire
una corrispondenza tra i punti di un segmento e quelli di una retta come mostrato in
figura:

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Il segmento è stato curvato fino ad ottenere una semicirconferenza; dal centro di questa
semicirconferenza si traccia una semiretta che incontra la semicirconferenza ed una retta
parallela al diametro della semicirconferenza. La corrispondenza che associa al punto P il
punto P 0 è biunivoca e fa corrispondere ad ogni punto del segmento un punto sulla retta.
Con ciò si dimostra che i due insiemi hanno la stessa cardinalità (quella del continuo).
Si potrebbe addirittura dimostrare che l’insieme dei punti del piano e dello spazio hanno la
cardinalità del continuo (non è difficile, se volete lo vediamo). Insomma, stavolta sembra
proprio che non si riesca ad andare molto avanti, è difficile pensare ad insiemi più ”nu-
merosi” di uno continuo. Piuttosto, sarebbe interessante sapere se tra il numerabile ed il
continuo vi sia un numero transfinito intermedio, ma di questo parleremo più in là

6 La scala degli infiniti

In realtà Cantor dimostrò che esiste una scala di numeri transfiniti sempre più grandi e
mostrò anche come passare da un insieme ad un altro con cardinalità più grande. Nel caso
degli insiemi finiti è facile, basta aggiungere un elemento. Nel caso degli insiemi infiniti
aggiungere un elemento non fa cambiare la cardinalità di un insieme: se all’insieme dei
numeri naturali aggiungiamo il −1 non otteniamo un insieme più grande, ma restiamo
con un insieme di cardinalità ℵ0 (infatti basta iniziare a contare da −1 e cosı̀ facendo
riusciamo a ”scorrere” tutti gli elementi dell’insieme). In pratica, se con i numeri naturali
abbiamo
2+1=3
con i numeri transfiniti otteniamo
ℵ0 + 1 = ℵ0

Non solo: non riusciamo a costruire un numero transfinito più grande neanche aggiungendo
ad un insieme infinito un altro insieme infinito. Pensate, per esempio, all’insieme dei numeri
naturali (cardinalità ℵ0 ); se gli aggiungiamo i numeri interi negativi (di nuovo ℵ0 ) otteniamo
l’insieme Z, un altro insieme numerabile; perciò

ℵ0 + ℵ0 = ℵ0

L’operazione che permette di salire lungo la scala dei numeri transfiniti è il passaggio
all’insieme delle parti. L’insieme delle parti di un sottoinsieme A - indicato con P (A) - è
l’insieme formato da tutti i sottoinsiemi di A. Mostriamo ora questo importante risultato
di Cantor:
Teorema 6.1. La cardinalità di P (A) è maggiore di quella di A

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Dim. Dimostriamolo per assurdo. Supponiamo che A e P (A) abbiano la stessa cardinalità,
e che quindi possa stabilirsi una corrispondenza biunivoca tra i due insiemi. Ad ogni
elemento a ∈ A dovrà corrispondere un sottoinsieme Sa ∈ P (A) (cioè un sottoinsieme di
A):
a / Sa ⊂ A

Ora possiamo chiederci se un elemento di A appartenga o no al suo corrispondente sot-


toinsieme; in fondo a ∈ A e Sa ⊂ A. Ha senso quindi chiedersi se a ∈ Sa . Ci saranno degli
x ∈ A tali che x ∈ Sx e altri elementi y ∈ A tali che y ∈
/ Sy . Consideriamo il sottoinsieme
di A formato da questi ultimi elementi e chiamiamolo Ω:

Ω = {a ∈ A|a ∈
/ Sa }

(Ri)spiego cosa ho fatto.... prendo un elemento a di A ed il suo corrispondente sottoinsieme


Sa e mi chiedo se l’elemento a appartiene o no al corrispondente sottoinsieme Sa . Se a ∈
/ Sa
allora a è un elemento dell’insieme Ω, altrimenti non lo è. Ovviamente Ω è formato da
elementi dell’insieme A, quindi è un sottoinsieme di A, cioè un elemento dell’insieme delle
parti P (A). Ora, poiché stiamo supponendo che esista una corrispondenza biunivoca tra
gli elementi di A e i suoi sottoinsiemi, al sottoinsieme Ω dovrà corrispondere un elemento
di A; chiamiamolo, con un eccesso di fantasia, ω:

ω / Sω = Ω

Secondo voi, ω stesso appartiene o no al sottoinsieme Sω ? Proviamo a rispondere sı̀? Pro-


viamo! Allora, se ω ∈ Sω = Ω, per definizione di Ω, ω non appartiene a Sω . Quindi

ω ∈ Sω =⇒ ω ∈
/ Sω

No, non possiamo accettarlo! Quindi sicuramente ω ∈ / Sω . Ma se questo è vero, poiché Sω


contiene tutti e soli gli elementi di A che non appartengono al corrispondente sottoinsieme
Sa , se ω ∈
/ Sω allora ω deve essere contenuto in Sω ; in pratica:

ω∈
/ Sω =⇒ ω ∈ Sω

e anche questo non è possibile! Comunque la si metta cadiamo in contraddizione, causata


dal fatto di aver supposto che potesse esistere una corrispondenza biunivoca tra A e il
suo insieme delle parti. Quindi dobbiamo concludere che una tale corrispondenza non può
esistere. I due insiemi non hanno la stessa cardinalità, e poiché evidentemente il numero
dei sottoinsiemi di A è superiore a quello degli elementi di A, deduciamo che P (A) ha
cardinalità maggiore. 

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Con questo teorema Cantor dimostrò che è possibile costruire una scala di infiniti via via
crescenti. Ogni volta che si costruisce l’insieme di tutti i sottoinsiemi di un insieme A,
anche nel caso infinito, si ottiene un insieme di cardinalità più grande. Cantor riesce
quindi a dimostrare che esiste una scala (anch’essa infinita) di numeri transfiniti via via
più grandi

ℵ0 ℵ1 ℵ2 ℵ3 ···

resta però un problema: quando si costruisce l’insieme delle parti, si passa al numero
transfinito successivo o si ”salta” qualcosa?
Inoltre, la teoria dei numeri transfiniti suscitò vivaci polemiche all’epoca della sua scoperta
(o invenzione?). Leopold Kronecker, uno dei più grandi ed influenti matematici dell’epoca,
fu uno dei più grandi critici e molti altri, anche in seguito, rifiutarono le elaborazioni
teoriche di Cantor. Tanto che David Hilbert arrivò a dire
Nessuno potrà cacciarci dal Paradiso che Cantor ha creato per noi

7 L’ipotesi del continuo

Qui l’argomento si fa più complesso, quindi mi limiterò a poche righe. Il problema è


stato già posto nel paragrafo precedente e anche prima. Supponiamo di avere un insieme
A = {1, 2}. La cardinalità di A è uguale a 2 (in simboli scriviamo |A| = 2). Elenchiamo
tutti i sottoinsiemi di A:
∅ {1} {2} {1, 2}

troviamo quattro sottoinsiemi, quindi |P (A)| = 4. In generale, e non è difficile dimostrarlo


(esercizio!), se |A| = n allora |P (A) = 2n |. Quindi, nel caso finito, il passaggio all’insieme
delle parti fa sı̀ crescere il numero degli elementi, ma non consente di scorrere tutte le
possibili cardinalità: da 2 si passa a 4 e si salta il 3, dal 3 si passa all’8, saltando i numeri
4,5,6 e 7.
Ha senso quindi chiedersi se nel caso infinito valga la stessa cosa. Non è difficile dimostrare
che se partiamo da un insieme numerabile (|A| = ℵ0 ) il suo insieme delle parti ha la
cardinalità del continuo (|P (A)| = c). Il problema è: che posto occupa il continuo, c, nella
scala dei numeri transfiniti? Non può essere il primo (quello spetta ad ℵ0 !); può essere il
secondo? O forse il terzo? In altri termini:
Esiste una cardinalità intermedia tra il numerabile ed il continuo? Possiamo
immaginare un insieme che sia più ”numeroso” dei numeri naturali ma meno dei punti di
una retta? Quale degli aleph è uguale a c?

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Cantor cercò insistentemente un insieme intermedio tra il numerabile ed il continuo e non
trovandolo formulò una famosa congettura, detta ipotesi del continuo:
non esiste alcun insieme che abbia cardinalità superiore al numerabile ed infe-
riore al continuo
In pratica, secondo questa ipotesi, il continuo occupa il secondo posto nella scala degli
aleph e quindi, nel passaggio all’insieme delle parti, possiamo scrivere

2ℵ0 = ℵ1

Cantor generalizzò anche questo risultato e formulò l’ipotesi generalizzata del continuo
secondo la quale la costruzione dell’insieme delle parti consente di scalare di un posto nella
scala dei numeri transfiniti. In pratica 2ℵ1 = ℵ2 , 2ℵ2 = ℵ3 e cosı̀ via...
L’ipotesi del continuo fu uno dei più grandi problemi della matematica, e Cantor finı̀ in de-
pressione nel cercarne una dimostrazione. Nel celebre congresso matematico internazionale
che si tenne a Parigi nel 1900 David Hilbert lo presentò come primo problema da risolvere.
Nel 1963 fu data una risposta sorprendente al problema: il matematico americano Paul
Cohen dimostrò che l’ipotesi del continuo è indipendente dagli altri assiomi della teoria
degli insiemi. In pratica, si può decidere di accettarla o di refutarla. In un caso o nell’altro
si costruiranno due matematiche diverse, ma perfettamente coerenti al loro interno.

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