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Il Paradosso di BanachTarski

Emanuele Paolini 15 giugno 2001


Informazioni pi` dettagliate sul paradosso di BanachTarski si possono trovare nel libro S. Wau gon: The BanachTarski Paradox.

Indice
1 Introduzione 2 Misure 3 Equiscindibilit` a 4 Decomposizione paradossale di un gruppo libero 5 Decomposizione paradossale di quasi tutta S2 6 Il teorema di Bernstein 7 Assorbimento 8 Forma forte 9 Alcune considerazioni nali 1 2 3 6 7 8 9 10 10

Introduzione

Il paradosso di BanachTarski pu` essere enunciato cos` E possibile suddividere una palla in 10 o : ` parti e poi ricomporre le parti per formare due palle identiche alla prima. Prima di discuterlo, dobbiamo per` dare una denizione precisa di cosa si intende per palla, per o parti e per ricomporre. Quelle che seguono sono forse le denizioni pi` naturali che darebbe u chiunque abbia una minima conoscenza di insiemistica. Indichiamo con B 3 R3 la palla aperta unitaria ovvero linsieme di tutti i punti di R3 che distano meno di 1 dallorigine. Con S2 R3 indichiamo invece la supercie sferica, ovvero linsieme dei punti con distanza 1 dallorigine. Introduciamo inoltre il simbolo di unione disgiunta A B che indica lusuale unione A B di due insiemi ma, allo stesso tempo, aerma che A B = . Denizione 1.1 (equidecomponibilit`). Diciamo che due sottoinsiemi A, B Rn sono equia decomponibili, e scriviamo A B, se ` possibile trovare degli insiemi A1 , . . . , AN e delle isometrie e dirette (rototraslazioni) 1 , . . . , N : R3 R3 tali che A = A1 ... AN B = 1 (A1 ) ... N (AN ).

Possiamo quindi enunciare il paradosso di BanachTarski.


Questo

documento ` disponibile allindirizzo http://www.math.unifi.it/paolini/diletto/banach-tarski/ e

Teorema 1.2 (BanachTarski). La palla B 3 ` equidecomponibile a due copie di se stessa: e B3 B3 B3. Nota: Scrivendo B 3 B 3 B 3 abbiamo abusato della notazione appena introdotta per il simbolo in quanto chiaramente B 3 B 3 = . In questo caso (e in altri casi simili nel seguito) si intende che una delle due B 3 va traslata in modo che risulti disgiunta dallaltra.

Misure

Come mai il Teorema di BanachTarski ci sembra paradossale? Perch abbiamo lidea che ci sia e una funzione che ad ogni sottoinsieme di R3 associa il suo volume, e che questa funzione si debba conservare per equidecomposizione. Quello che sarebbe comodo poter avere ` una misura invariante denita sulle parti di Rn , cio` e e una funzione : P(Rn ) [0, +] con le seguenti propriet`: a (i) (
kN

Ak ) =

kN

(Ak )

(numerabile additivit`); a (invarianza);

(ii) ((A)) = (A) se : Rn Rn ` unisometria e (iii) 0 < (B n ) < (non banalit`). a

Una conseguenza del paradosso di BanachTarski ` che questa misura su R3 non esiste. e In realt`, in queste ipotesi, c` una dimostrazione pi` semplice della non esistenza di una misura a e u siatta, che vale in generale per ogni dimensione n N. ` Teorema 2.1 (Vitali). E possibile trovare degli insiemi disgiunti Ck [0, 1) tutti equidecomponibili allo stesso insieme T e tali che [0, 1) =
kN

Ck .

Se esistesse una misura invariante sulle parti di R seguirebbe ([0, 1)) = kN (Ck ) = (T ), se fosse (T ) = 0 allora avremmo ([0, 1)) = 0 se invece (T ) > 0 si avrebbe ([0, 1)) = . In ogni caso sarebbe una misura banale. Vediamo la dimostrazione di questo teorema, (meglio conosciuto come esempio di Vitali ) che ha alcune idee in comune con la dimostrazione del paradosso di BanachTarski.
kN

Dimostrazione del Teorema di Vitali. Diciamo che due numeri in [0, 1) sono equivalenti se la loro dierenza ` razionale. Lassioma della scelta ci assicura che ` possibile trovare un insieme T [0, 1) e e che contiene esattamente un elemento per ogni classe di equivalenza. Esiste cio` T con la propriet` e a che se x, y T allora x y non ` razionale, inoltre per ogni numero t [0, 1) esiste x T tale che e x t ` razionale. e Consideriamo ora una numerazione qk dei razionali in [0, 1) cio` Q [0, 1) = {qk : k N}. e Deniamo poi Ak Bk Ck Chiaramente T Ck = Ak kN Ck . = (T + qk ) [0, 1) = (T + qk 1) [0, 1) = Ak Bk .

Bk . Inoltre, per costruzione, si verica facilmente che [0, 1) =

Questo esempio si pu` poi estendere facilmente ad ogni dimensione in quanto o [0, 1) = [0, 1) [0, 1)
n n1

=
kN

Ck [0, 1)

n1

Il paradosso di BanachTarski, invece, pu` essere dimostrato in Rn solo se n 3. Questo o paradosso ha delle conseguenze pi` forti rispetto allesempio di Vitali, in quanto implica la non u esistenza di una misura invariante sulle parti di Rn nemmeno se al posto della numerabile additivit` si richiede solo ladditivit` nita: a a (A B) = (A) + (B).

` E stato invece dimostrato che su R ed R2 esistono eettivamente delle misure invarianti nitamente additive. Il fatto di non poter avere delle misure invarianti denite su tutti i sottoinsiemi di Rn , oltre ad essere controintuitiva,` una cosa piuttosto spiacevole in teoria della misura. La soluzione consiste e nel denire la misura soltanto su di una classe ristretta di insiemi, che verranno chiamati insiemi misurabili, per i quali valgano le propriet` di cui sopra. a Ritornando al paradosso di BanachTarski, segue che le parti in cui viene divisa la sfera non possono essere tutte misurabili.

Equiscindibilit` a

La nozione di equidecomponibilit` data sopra ` molto semplice e naturale per chi ` abituato a e e a pensare che una gura geometrica ` linsieme dei propri punti. Questo concetto per`, ` relatie o e vamente recente (1800 circa). Basti pensare a come Euclide aveva invece posto gli assiomi della geometria euclidea: rette e punti sono entit` separate, lappartenenza di un punto ad una retta ` a e una relazione tra oggetti distinti. Daltra parte per poter fare geometria con gli insiemi di punti occorre conoscere linsieme R dei numeri reali, che gi` contiene in s` una struttura talmente ricca a e da essere, in un certo senso, paradossale. Pensiamo ad esempio al rettangolo [0, 2] [0, 1] R2 . La nostra idea intuitiva di rettangolo 2 1 ci dice che ` possibile tagliarlo a met` per ottenere due quadrati 1 1. Ma dal punto di e a vista insiemistico come posso fare questa decomposizione? Gli insiemi [0, 1] [0, 1] e [1, 2] [0, 1] non sono una decomposizione perch hanno intersezione non vuota data da {1} [0, 1]. In questo e senso non ` chiaro se [0, 2] [0, 1] sia equidecomponibile a [0, 1] [0, 1] [2, 3] [0, 1]. e Vediamo ora come questa decomposizione pu` essere eettivamente fatta, sebbene i pezzi usati o siano piuttosto brutti. Lidea fondamentale ` innanzitutto quella di sfruttare il paradosso intrinseco degli insiemi e inniti: Un insieme innito pu` essere messo in corrispondenza biunivoca con una sua parte o propria. Lesempio pi` semplice ` dato dal pi` piccolo insieme innito, N i numeri naturali, u e u che pu` essere messo in corrispondenza con N + 1 = N \ {0} mediante una traslazione. Questa o corrispondenza ` addirittura isometrica, quindi N e N \ {0} risultano essere equidecomponibili e (tramite un unico pezzo). Come si pu` sfruttare questa idea nel caso del nostro rettangolo? Notiamo che per provare che o [0, 2] [0, 1] [0, 1] [0, 1] [2, 3] [0, 1], sar` suciente provare che [0, 1] [0, 1] [0, 1) [0, 1]. a Quello che dobbiamo riuscire a fare ` assorbire il segmento {1} [0, 1] nella decomposizione, e cos` come abbiamo fatto con il numero 0 per i naturali. Per trovare una struttura simile alle traslazioni di N su un insieme limitato come [0, 1] [0, 1] ricorriamo alle rotazioni. Consideriamo la trasformazione : R2 R2 che rappresenta una rotazione di centro (1/2, 1/2) di un angolo irrazionale rispetto a . Lidea ` che il semigruppo e (non ci sono gli elementi inversi, come in N) delle rotazioni {n : n N} ` isomorfo a N stesso. e e Infatti n = m implica nm = Id che signica che langolo di rotazione di nm ` multiplo di 2 il che, per la nostra scelta dellangolo, pu` accadere solo quando n = m. Consideriamo dunque o il segmento T = {1/2}]0, 1/3] e linsieme D = nN n (T ). Siccome su T non ci sono punti ssi di si vede facilmente che (D) = D \ T , iterando si ottiene 3 (D) = D \ (T (T ) 2 (T )). 3

(T )

Figura 1: Lassorbimento di un segmento. Dunque potendo dividere il segmento {1} [0, 1) in tre segmenti isometrici a T , si ottiene che [0, 1] [0, 1] = = = [0, 1] [0, 1] \ D D [0, 1) [0, 1] \ D {1} [0, 1) (1, 1) [0, 1) [0, 1] \ D {(1, 1)} T (T ) [0, 1) [0, 1] \ D {(1, 1)} D [0, 1) [0, 1] {(1, 1)} T 3 (D) 2 (T ) 3 (D)

(si veda la Figura 1). Ci avanza dunque il solo punto (1, 1) che pu` essere riassorbito in maniera o analoga al segmento, considerando, ad esempio, lorbita tramite del punto (1/2, 3/8), i dettagli sono lasciati al lettore. Lequidecomposizione appena fatta si basa su tecniche moderne. Un concetto pi` classico u che rappresenta meglio lidea del tagliare con le forbici ` invece il seguente. e Denizione 3.1. Diciamo che due npoliedri (segmenti se n = 1, poligoni se n = 2) A, B Rn sono equiscindibili se ` possibile trovare degli npoliedri A1 , . . . , AN e delle isometrie dirette e 1 , . . . , N tali che A = A1 AN B = 1 (A1 ) N (AN ) e tali che le intersezioni Ai Aj , i (Ai ) j (Aj ) siano contenute in piani (n 1)dimensionali (ovvero abbiano parte interna vuota). Lequiscindibilit` viene comunemente usata per dimostrare elementarmente le formule usate a per calcolare le aree dei poligoni nel piano. Si assume a priori che larea di due gure equiscindibili sia la stessa e si riconduce larea di un poligono qualunque a quella di un rettangolo. Ad esempio, un poligono regolare di perimetro p e apotema a ` equiscindibile ad un rettangolo di e base p/2 e altezza a, da cui la formula per larea di un poligono regolare (Figura 2). Si pu` dimostrare senza troppe dicolt` che due poligoni con la stessa area sono equiscindibili o a (in realt` ` addirittura possibile equiscindere i due poligoni usando solo traslazioni). Innanzitutto ae un poligono pu` essere scisso in triangoli (` in un certo senso la denizione di poligono). Poi ogni o e triangolo ` equiscindibile ad un rettangolo. Una volta che ho ottenuto dal poligono una unione e disgiunta di rettangolini, posso trasformare tutti i rettangolini in rettangoli con la stessa altezza (due rettangoli con la stessa area sono equiscindibili) e formare quindi un unico rettangolo che ` e equiscindibile ad un quadrato con la stessa area (Figura 3). Un fatto sorprendente ` lesistenza del seguente risultato, in un certo senso opposto a quello e del paradosso di BanachTarski. Teorema 3.2 (Dehn). Un tetraedro e un cubo dello stesso volume non sono equiscindibili. La dimostrazione di questo teorema si basa sullesistenza di funzioni additive non lineari. Come per lesempio di Vitali e per il paradosso di BanachTarski, anche qui serve lassioma della scelta (il lettore attento scoprir` dove, sebbene non venga esplicitamente evidenziato). a 4

Figura 2: La trasformazione di un poligono regolare in un rettangolo.

Figura 3: Un triangolo ` equiscindibile ad un rettangolo, e un rettangolo ad un quadrato (se il e rettangolo ` troppo stretto prima lo devo dividere a met` e ingrossarlo). e a Sia f : R R una funzione tale che f (x + y) = f (x) + f (y) (funzione additiva). Ci chiediamo se ` vero che f (x) = xf (1), cio` f ` una funzione lineare. e e e Notiamo che f (2) = f (1) + f (1) = 2f (1) e per induzione f (n) = f (1) + f (n 1) = nf (1). Pi` u in generale f (n(x/n)) = nf (x/n) e quindi f (x/n) = f (x)/n. Questo ci permette di concludere che f ((p/q)x) = (p/q)f (x) ovvero la funzione f ` Qlineare. Viceversa, ogni funzione Qlineare ` e e ovviamente additiva. Se allora consideriamo lo spazio vettoriale RQ (cio` R visto come spazio vettoriale sul campo e Q) possiamo denire una funzione lineare su RQ ssandone a piacere i valori su una base. Poich e esiste almeno una base che contiene i vettori indipendenti 1 e (ad esempio) , imponendo f (1) = 1, f () = e a piacere sui restanti elementi della base, si ottiene una funzione additiva su R ma non lineare. Tornando al teorema di Dehn, lidea ` quella di costruire una funzione F che associa ad ogni e poliedro un numero reale, e che sia invariante per equiscissione, cio` se A e B equiscindono C si e ha F (C) = F (A) + F (B). Se troviamo una tale funzione che assuma valori diversi sul cubo e sul tetraedro il teorema ` dimostrato. e Dimostrazione del Teorema di Dehn. Consideriamo la seguente funzione F F (P ) =
s

f (s )l(s)

dove P ` un generico poliedro, la somma ` fatta su tutti gli spigoli s di P , s ` langolo formato e e e dalle due facce di P che si appoggiano su s, l(s) ` la lunghezza dello spigolo s ed f ` una qualunque e e funzione additiva tale che che f () = 0 (da quanto detto prima si ha allora f (/2) = f (2) = 0). Verichiamo ora che F ` invariante per equiscissione. Sia P equiscisso in P1 , . . . , PN , quando e andiamo a considerare uno spigolo s di P , questo spigolo, sar` diviso in un numero nito di spigoli a dei pezzi Pi . La lunghezza di s per` sar` esattamente la somma della lunghezza dei vari pezzi, o a e langolo s sar` la somma degli angoli dei pezzi che si appoggiano su s. Daltra parte i nuovi a spigoli che si sono venuti a creare nella equiscissione, non contribuiscono a F in quanto la somma degli angoli su tali spigoli sar` 2 se lo spigolo ` interno a P e se gli spigoli si trovano sulle facce a e 5

di P . In ogni caso dopo aver sommato otteniamo f () = f (2) = 0. Segue che F ` invariante per e equiscissione. Ora F calcolata sul cubo d` 0 in quanto gli angoli sono tutti /2 ma f (/2) = 0. Gli angoli a tre le facce del tetraedro misurano invece arccos(1/3) ed essendo arccos(1/3) irrazionale con ` e possibile scegliere f in modo che f (arccos(1/3)) = 0, da cui lassurdo se fossero equiscindibili. Il teorema di Dehn ` dunque dimostrato. Si noti che ci` implica che, a dierenza di quanto suce o cede nel piano, dove larea di un qualunque poligono pu` essere ricondotta allarea del rettangolo, o nello spazio non c` un modo analogo per dimostrare la formula del volume di una piramide: e Area di base per altezza diviso tre. Di fatto la dimostrazione, o meglio, la giusticazione di tale formula richiede luso degli integrali.

Decomposizione paradossale di un gruppo libero

La possibilit` di dimostrare il paradosso di BanachTarski si basa sullesistenza di un sottogruppo a libero generato da due elementi nel gruppo SO(3) delle rotazioni nello spazio R3 . Consideriamo due rotazioni , SO(3) (cio` due rotazioni dello spazio con centro lorigine) e e consideriamo poi il gruppo G generato da queste due rotazioni, ovvero linsieme di tutte le rotazioni che possono essere ottenute mediante la composizione di , , 1 e 1 . Ogni elemento di G pu` dunque essere rappresentato da una parola scritta con le lettere , 1 , e 1 . o Ci chiediamo se ` possibile, a forza di comporre tra loro , , 1 , 1 ottenere lidentit` e. Chiarae a mente la risposta, in questo contesto, ` s` ad esempio 1 = e ma anche 1 1 = 1 = e. e , Dunque per rendere la cosa pi` consistente, richiediamo che se durante la composizione si usa u una rotazione (ad esempio ) allora al passo immediatamente successivo non si pu` usare la sua o inversa (1 ). Cio` richiediamo che le parole non contengano mai consecutivamente una lettera e e la sua inversa. Con questa restrizione, la possibilit` di ottenere lidentit` dipende dalla scelta delle a a rotazioni e . Nel caso in cui non sia possibile ottenere lidentit` diciamo che G ` liberamente a e generato da e o il gruppo libero su e (per essere precisi lidentit` di fatto ` la composizione a e di 0 rotazioni, quello che si richiede ` che non sia possibile ottenerla con un numero positivo di e rotazioni). Notiamo poi che se il gruppo G ` liberamente generato, allora ogni elemento di G si scrive in e modo unico come composizione di , 1 , e 1 ferma restando limposizione di non usare mai di seguito una rotazione e la sua inversa. Ad esempio se fosse = otterrei innanzitutto = (ho moltiplicato a sinistra per 1 ) e quindi 1 1 1 = 1 1 1 = e. Si noti che se ci restringiamo al gruppo delle rotazioni del piano SO(2) non ` possibile trovare e un sottogruppo libero. Infatti date due rotazioni , SO(2) si ha sempre = e quindi 1 1 = e. Per quanto riguarda SO(3) (e in generale SO(n) con n 3) ` possibile trovare due rotazioni e e che generano un gruppo libero. Una possibile scelta ` data dalle rotazioni attorno agli assi e 1 e z e x di un angolo pari a arccos 3 cio` (in notazione matriciale) =
1 3 2 2 3

232
1 3

0
1 3 2 2 3

0 , 1

= 0 0

232 .
1 3

La verica del fatto che queste due rotazioni sono indipendenti (cio` generano un gruppo libero) e ` elementare e lasciata al lettore interessato. e Sia allora G il gruppo libero generato da questi due elementi e . Una possibile rappresentazione graca di G ` quella data in Figura 4. Il punto al centro ` lelemento neutro e, ogni moltiplicae e zione a destra per mi fa procedere verso destra, per 1 verso sinistra, una moltiplicazione (a destra) per mi fa procedere verso lalto e per 1 verso il basso. La moltiplicazione a sinistra ` leggermente pi` complicata. Se moltiplico un elemento g a sinistra per , (cio` voglio calcolare e u e 6

Figura 4: Una rappresentazione graca del gruppo libero generato da due elementi , . g), devo considerare lintero ramo che congiunge e a g e spostarlo tutto a destra riscalandolo opportunamente. Questa rappresentazione di G ` chiaramente frattale ed autosimile, dunque si presta ad essere e utilizzata per decomporre G in copie di s` stesso. Si consideri ad esempio linsieme G dato dalline sieme degli elementi di G che cominciano con la lettera . Questo insieme, nella rappresentazione graca, ` il ramo di destra uscente da e. Allo stesso modo consideriamo gli insiemi G1 , G e e G1 che sono gli altri tre rami del graco. Si ottiene dunque la seguente decomposizione G = {e} G G1 G G1 .

e Ora cerchiamo invece di capire come ` fatto linsieme G1 (cio` linsieme delle parole di G1 e moltiplicate a sinistra per ). Basta prendere linsieme G1 e spostare il gambo che lo congiunge ad e sullelemento . Quello che si ottiene ` linsieme di tutte le parole che non iniziano per . e Abbiamo allora ottenuto la seguente decomposizione G = G e analogamente G = G G1 . Questa decomposizione pu` essere facilmente vericata anche senza il supporto del graco, o basta notare che una qualunque parola g di G o inizia con la lettera (e quindi sta in G ) oppure pu` essere scritta come g = 1 g dove 1 g ` eettivamente una parola che inizia per 1 (non o e ci pu` essere cancellazione perch g non inizia per ). o e In conclusione abbiamo che G contiene quattro pezzi G , G1 , G e G1 che possono essere ricomposti (usando le traslazioni a sinistra del gruppo) in due copie di G stesso. G1

Decomposizione paradossale di quasi tutta S2 .

Vogliamo sfruttare questa decomposizione di G per ottenere una decomposizione di S2 ovvero la supercie sferica di raggio unitario e centro lorigine in R3 . 7

Innanzitutto consideriamo linsieme D S2 formato dallintersezione con S2 di tutti gli assi di rotazione degli elementi di G. Siccome G ` un insieme numerabile (posso mettere tutte le e parole che rappresentano elementi di G in ordine alfabetico e numerarle una alla volta) anche D ` numerabile. Deniamo poi D come linsieme di tutte le immagini dei punti di D tramite una e qualunque rotazione di G (cio` D = G(D )). Anche D sar` un insieme numerabile. e a Inoltre il gruppo G agisce su S2 \ D, nel senso che preso un punto x S2 \ D e una rotazione g G allora anche il punto g(x) appartiene a S2 \ D. Il fatto che g sia una rotazione ci assicura che g(x) S2 ; inoltre se fosse g(x) D allora sarebbe g(x) = h(z) per qualche z D e h G e quindi anche x = g 1 h(z) sarebbe elemento di D. Dato un punto x S2 \ D deniamo lorbita Orb(x) come linsieme dei punti g(x) al variare di g G. Chiaramente due punti x, y appartengono alla stessa orbita, Orb(x) = Orb(y), se e solo se esiste un elemento g G tale che g(x) = y. Linsieme delle orbite risulta essere una partizione di S2 \ D. In base allassioma della scelta possiamo trovare una sezione della partizione, ovvero un insieme M S2 \ D che contiene uno ed un solo punto per ogni orbita. Dunque ogni elemento x M ha la propriet` che g(x) M a qualunque sia g G. Inoltre ogni orbita interseca M e quindi dato un qualunque punto y S2 \ D esistono x M e g G tali che g(x) = y. Se g ` una rotazione in G, linsieme g(M ) ` linsieme di tutti i punti di M ruotati secondo g e e (ovvero limmagine di M tramite la rotazione g). Vogliamo dimostrare ora che se g, h sono due diverse rotazioni di G allora g(M ) e h(M ) sono disgiunti. Supponiamo per assurdo che esistano x, y M tali che g(x) = h(y). Se x = y allora avrei h1 g(x) = x ma questo ` impossibile e perch signicherebbe che x sta nellasse di rotazione di h1 g e quindi x D. Se invece x = y e avrei h1 g(x) = y e quindi x e y dovrebbero stare nella stessa orbita cosa che ho escluso essendo x, y M . Se H ` un sottoinsieme di G posso denire inoltre H(M ) come lunione di h(M ) al variare di h in e H. Per quanto detto prima si ha G(M ) = S2 \ D. Riprendendo ora la decomposizione di G trovata nella sezione precedente, ottengo che gli insiemi A1 = G (M ), A2 = G1 (M ), A3 = G (M ), A4 = G1 (M ) sono a due a due disgiunti, e inoltre si ha A1 A2 = S2 \ D, A3 A4 = S2 \ D.

Abbiamo cos` ottenuto una decomposizione di un sottoinsieme di S2 \D (ricordiamo che S2 \D = A1 A2 A3 A4 M ) in due copie identiche di S2 \ D. La denizione seguente ci permetter` di scrivere il risultato appena ottenuto cos` S2 \ D a : 2 (S \ D) S2 \ D (dove ` una traslazione). e Denizione 5.1. Diciamo che A B se A ` equidecomponibile ad un sottoinsieme di B ovvero e esiste un insieme B tale che A B B. Ci sar` dunque utile avere a disposizione il seguente teorema, che dimostreremo nella prossima a sezione. Teorema 5.2. Se A B eB A allora A B.

Il teorema di Bernstein

Per avere una visione pi` intuitiva del teorema precedente, il seguente esempio dovrebbe essere u piuttosto chiaricatore. Allarghiamo per un momento la classe di trasformazioni ammissibili, aggiungendo alle isometrie anche le omotetie. La questione che ci poniamo `: E possibile suddividere un cerchio in un numero e ` nito di parti e ricomporle usando isometrie e omotetie in modo da ottenere un quadrato? A prima vista pu` sembrare molto dicile risolvere questa questione, ma in realt` la soluzione o a (aermativa) ` piuttosto semplice. Lidea fondamentale ` che ` possibile rimpicciolire il quadrato e e e e 8

Figura 5: Come decomporre un cerchio in due parti da ricomporre (mediante omotetie) in un quadrato. mandarlo in un sottoinsieme del cerchio (tramite unomotetia f ) e viceversa ` possibile rimpicciolire e il cerchio e mandarlo in un sottoinsieme del quadrato (tramite g). Iterando pi` volte (innite u ` volte!) f e g otteniamo gli insiemi inscatolati come in Figura 5. E chiaro dunque che la parte ombreggiata del quadrato ` omotetica (tramite f ) alla parte ombreggiata nel cerchio, e viceversa e la parte bianca del quadrato ` omotetica (tramite g) alla parte bianca del cerchio. e Il fatto di avere usato omotetie come funzioni f e g non ` rilevante in questo esempio. Se e come f e g prendiamo due funzioni iniettive qualunque abbiamo dimostrato il seguente teorema, fondamentale nello studio della cardinalit`. Se A e B sono insiemi si dice che A e B hanno la a stessa cardinalit`, #A = #B, se esiste una funzione bigettiva f : A B. Si dice che A ha a cardinalit` pi` piccola di B, #A #B, se esiste una funzione iniettiva f : A B. a u Teorema 6.1 (Bernstein). Siano f : A B e g : B A funzioni iniettive. Allora esiste h : A B bigettiva. Ovvero #A #B, #B #A #A = #B.

In particolare il precedente teorema permette di dimostrare facilmente che due insiemi di Rn con parte interna non vuota possono essere messi in corrispondenza biunivoca. Ora la dimostrazione del Teorema 5.2 si svolge nello stesso modo. Se A B allora esiste una funzione iniettiva f : A B, (f sar` denita sui pezzi Ai della decomposizione come lisometria a i ) e viceversa se B A sar` denita una funzione iniettiva g : B A. Si possono dividere a quindi A e B in due parti, come nel caso del quadrato e del cerchio. Si prendono poi i pezzi Ai di A e si intersecano con la parte ombreggiata di A. Questi nuovi pezzi vengono mandati (tramite f che ` una isometria su ogni singolo pezzo) esattamente nella parte ombreggiata di B. e Viceversa la parte bianca di B si decompone coi pezzi Bi di B e viene mandata tramite g nella parte bianca di A. Questa idea pu` essere eettivamente formalizzata in una dimostrazione del o teorema (esercizio per il lettore).

Assorbimento

Ricordando quanto ottenuto nelle sezioni precedenti, siamo arrivati alla seguente decomposizione paradossale S2 \ D S2 \ D (S2 \ D). Il problema di eliminare linsieme D ` un problema di assorbimento come quello che abbiamo e avuto per dimostrare che il rettangolo pu` essere diviso in due parti uguali. o Siccome D ` numerabile, esister` sicuramente una rotazione SO(3) tale che n (D) e a m (D) = . Infatti ` possibile ssare a priori un asse di rotazione, e considerare linsieme X degli e 9

BP

CQ

BP

CQ

BP

CQ

BPX

CQ

BP

CQ

BP

CQ

g
@ A @ A

BP

CQ

vw

tuv

BY`

BPXYfghi

CQ

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f
F G F G        

               

      !   !   !              

7 67 456       !   ( ! )   '( ! )   &'  &         

" # " # " #       8 9 8 9 2 3

$%

01

" # " # " #       8 9 8 9 2 3

           

angoli assunti (rispetto allasse di rotazione ssato) da due qualunque punti di D. Siccome D ` e numerabile anche X ` numerabile, e quindi esister` un angolo che non sta in X. e a Preso ora T = kN k (D) si trova che T =D
kN

k+1 (D) = D

(T )

cio` T \ D T . Dunque e S2 \ D = S2 \ T T \ D S2 \ T T = S2

cio` S2 \ D S2 . e In denitiva, abbiamo trovato una decomposizione paradossale di S2 S2 S2 (S2 )

(per una certa traslazione ). La conclusione ` ormai facile. Prendendo i coni formati dai pezzi della decomposizione di S2 e con vertice nellorigine, si ottiene subito una decomposizione paradossale di B 3 \ {0}. Non ci resta che assorbire il punto 0. Per far questo prendiamo come prima una qualunque rotazione tale che n (0) = m (0) e consideriamo lorbita T = nN n (0). Come prima si ottiene T T \ {0} e quindi si ottiene facilmente la decomposizione cercata B 3 \ {0} B 3 e quindi la tesi.

Forma forte

` E molto semplice ora generalizzare il paradosso di BanachTarski nella seguente forma forte. Teorema 8.1. Se A e B sono due insiemi limitati di R3 con parte interna non vuota allora A B. Essendo riusciti a duplicare la sfera, possiamo iterare il procedimento, ottenendo B 3 B 3 B B3 . . . B3. Il fatto che A ha parte interna non vuota signica che A contiene una palletta B , daltra parte, essendo B limitato, B pu` essere ricoperto da un numero nito di pallette B , e quindi B o B . . . B B . Daltra parte lo stesso ragionamento vale scambiando A e B da cui A B (supponiamo che anche B contenga una palletta di raggio in caso contrario bisognava scegliere allinizio un pi` piccolo che andasse bene per entrambi) e quindi A B. u
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Alcune considerazioni nali

Lassioma della scelta AC, su cui si basano pesantemente i risultati precedenti, ` indipendente e dagli altri assiomi della teoria degli insiemi di ZermeloFraenkel ZF . Questo da un lato signica che AC non pu` essere dimostrato in ZF dallaltro signica che se ZF ` coerente anche ZF + AC o e ` coerente. In pratica un matematico pu` decidere a suo piacere se assumere che valga AC oppure e o no. Abbiamo visto che AC ha molte spiacevoli e strane conseguenze: il paradosso di Banach Tarski, la non esistenza di misure invarianti sulle parti di Rn , la non equiscindibilit` di cubo a e tetraedro. Ci` porterebbe a pensare che sarebbe molto ragionevole non accettare AC come o assioma. Questo ` vero solo in parte. In primo luogo AC ha conseguenze fondamentali in vari campi della e matematica (ad esempio in teoria dei gruppi o in analisi funzionale), ma a prescindere da questo, il fatto di non prendere AC come assioma non aiuta molto, infatti senza AC non potremmo comunque dimostrare che esiste una misura invariante sulle parti di Rn o che non ` possibile e 10

duplicare la sfera... semplicemente queste aermazioni sarebbero non decidibili in ZF . Daltra parte sarebbe anche inutile prendere la negazione di AC come assioma (cosa che sembra, tra laltro, molto poco naturale), perch anche questo non sarebbe suciente a rendere decidibili e tali aermazioni. Una possibilit` sarebbe invece prendere invece come assioma lesistenza di una misura invariana te sulle parti di Rn . Questa possibilit` ` contemplata nel libro citato allinizio, e porta a svariate ae conseguenze, in particolare in teoria degli insiemi, che dato il loro contenuti tecnico non ` possibile e discutere in questa sede. Di certo in tal caso il Teorema di BanachTarski sarebbe falso. In conclusione vogliamo soltanto sottolineare che, indipendentemente, dallaccettazione o meno dellassioma della scelta, la natura paradossale del Teorema di BanachTarski (e dellesempio di Vitali e del Teorema di Dehn) ` una conseguenza della teoria moderna degli insiemi. Il fatto e di supporre che esistono numeri irrazionali risulta essere molto utile ma non ha un riscontro concreto ed ` una delle fonti di questi paradossi. e Ancor pi` paradossale ` (nello stesso senso) lesistenza di insiemi inniti. Gran parte dei prou e blemi matematici possono essere enunciati usando solo insiemi niti, cos` come non ` del tutto e assurda lipotesi che luniverso stesso sia nito (nel senso di nitamente descrivibile). Lutilizzo di questi concetti astratti, ` giusticato semplicemente dal fatto che risultano, a posteriori, utili e nella risoluzione dei problemi. Lavversione spontanea di ognuno di noi (e di molti matematici professionisti) rispetto al paradosso di BanachTarski probabilmente non ` molto diversa dallavversione che doveva provare e Pitagora rispetto allesistenza di 2.

Aggiornamenti apportati al documento


15 giugno 2001: prima versione denitiva. 13 novembre 2003: inserimento degli hyperlinks e dellindice. 1 dicembre 2003: ho rifatto tutte le gure.

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