Sei sulla pagina 1di 33

Parlare in pubblico

tavole di sintesi
COMUNICARE

METTERE
IN
COMUNE
la parola comunicare..

.. contiene - a livello fonetico- due importanti richiami: cum e unicum,


qualcosa che porta al concetto di essere una cosa sola con .
Dal punto di vista etimologico, poi, l origine del termine
comunicazione porta a communis e a communicare, col senso di
rendere comune, accomunare, far sentire e partecipare, condividere,
rendere generale, universale (in contrapposizione a ciò che è
proprius,cioè di uno solo ).
Comunicare è molto più che trasferire un messaggio, esprimere, dire:
in tutti questi casi l accento è posto su chi parla, invece nel
comunicare l interlocutore ha un ruolo del tutto paritetico a quello
di chi parla.
Basti pensare che il significato di quello che diciamo lo stabilisce
sempre il nostro destinatario…
!
COMUNICARE
NON SIGNIFICA
SOLTANTO
INFORMARE …

tutte le
iniziative
di informazione
devono avere
un

OBIETTIVO
DI
COMUNICAZIONE
NON SI PUÒ NON
COMUNICARE
P. Watzlawick
P. Watzlavith

parole
COMUNICAZIONE
voce VERBALE

gesto
sguardo
mimica
postura
COMUNICAZIONE
analogica

silenzio
assenza
COMPORTAMENTO DI
COMUNICAZIONE
l intuizione di Watzlawick è
che la comunicazione è un comportamento: comunichiamo sempre
quindi, anche con le assenze e con gli atteggiamenti.
la comunicazione non verbale è addirittura più forte di quella
verbale: di dice che il contenuto verbale incida del 7% nella
ricezione del messaggio, mentre gli elementi prosodici (tono, volume,
ritmi) ne detrminino il 38% e il linguaggio del corpo il 55%.
questo per tre motivi fondamentali:
il messaggio di relazione è più evidente, spesso non ha bisogno del
completamento del verbale
è meno controllabile: se è semplice mentire con le parole non lo è
altrettanto con il non verbale. si pensi, come esempio, ai cambiamenti
di colorito..
il messaggio di relazione ha il potere di influenzare il significato del
verbale, infatti può modificare radicalmente il senso di una frase
perfettamente formulata, in questo e basilare l influenza del
contesto.
sguardo
voce
gesto
mimica
postura

COMUNICAZIONE ANALOGICA
abbigliamento
spazio
supporti visivi

COMUNICAZIONE ANALOGICA
lo SGUARDO

lo sguardo è probabilmente il canale attraverso il quale chi parla in pubblico riesce ad


instaurare il più alto livello di contatto con l uditorio. e infatti, attraverso lo sguardo che
l oratore riesce a segnalare che sta parlando proprio quelle persone.
se il pubblico non viene guardato dopo un po si sentirà autorizzato a fare lo stesso con
l oratore: infatti è sempre frustrante guardare qualcuno che non ci ricambia.tecnicamente
questa situazione si chiama disconferma e corrisponde al segnale tu non esisti ,
semplicemente la peggior cosa, in termini relazionali, che si possa comunicare ad un essere
umano.
lo sguardo è anche indispensabile perché si tratta del principale canale di ascolto che il
relatore può utilizzare. come capire che il pubblico è stanco, non ha capito o semplicemente
approva, se non guardandolo?
un altro motivo per cui lo sguardo è così importante è che guardare il pubblico aiuta a vincere
la paura del parlare in pubblico. infatti quello che ci spaventa è il pubblico non come insieme
di persone ma come idealizzazione.abbiamo paura di un fantasma senza volto che sta solo
nella nostra immaginazione.
spesso chi parla in pubblico tende a guardare di più le prime file mentre, in linea di principio è
preferibile concentrare gli sguardi verso chi sta più lontano considerando che sulle prime
file si esercita comunque un controllo di tipo prossemico e sarebbe più facile creare disagio.
spesso si distoglie lo sguardo senza rendersene conto perché si presta eccessiva attenzione
ai supporti visivi. lavagne a fogli o lucidi: in questi casi la fonte di distrazione sono proprio le
note che il relatore si è preparato.
la MIMICA, l ESPRESSIONE

Ovviamente non esiste un espressione giusta per parlare in pubblico, è però utile
verificare la congruenza tra l espressione e il contesto, gli obiettivi, gli
interlocutori.
In assenza di controindicazioni date dal contesto, le persone preferiscono stare con
chi segnala, anche attraverso l espressione del viso, che trova piacevole interagire
con loro.
Va ricordato che l espressione, come il ritmo, è un segnale contagioso, per cui può
succedere che un oratore si presenti davanti al pubblico volendo essere percepito
come serio ma assuma un espressione triste, a questo punto il pubblico reagirà di
conseguenza assumendo a sua volta un espressione che rispecchia quella
dell oratore: si produrrà un escalation di rispecchiamenti che rinforzerà il primo
segnale. Irreparabilmente.
Chiaramente non è pensabile ingannare il pubblico con un sorriso forzato: gli effetti
sarebbero immediatamente percepiti e sarebbero disastrosi.
Occorre avere voglia di parlare col pubblico, per questo è importante avere delle
buone ragioni per farlo.
Nessuna finzione o impostazione ci aiuterà, la carica, l energia, la disponibilità
dipendono fortemente dalla nostra reale disposizione.
la GESTUALITA
La gestualità ha molto a che vedere con la cultura e la personalità dei singoli.
Non esiste una gestualità di per sé buona o cattiva, purchè sia sintonica col messaggio
che si vuole trasmettere. Una gestualità contraddittoria col messaggio ha il
sopravvento e determina la percezione e il significato finale in maniera inappellabile,
anche se non necessariamente lo fa in modo razionale.
saper interpretare e leggere univocamente i gesti e più genericamente il linguaggio del
corpo è uno di quei deliri di onnipotenza che certa letteratura filo-psicologica ha
alimentato negli ultimi anni.
Operazioni di lettura del pensiero del tipo hai le braccia conserte, quindi sei in
chiusura rischiano di non tenere conto di una lunga serie di aspetti che possono
causare quel comportamento.
Resta però vero che se intendiamo segnalare il nostro piacere di trovarci di fronte a
quel particolare pubblico, il nostro messaggio risulterà più credibile se riusciremo ad
evitare di tenere le braccia incrociate.
Una forma gestuale che può presentarsi in chi deve stare di fronte ad un pubblico è
quella di abbandonarsi a gesti di spostamento. Sono movimenti inconsapevoli come il
toccarsi il naso, le braccia o i capelli che sembra abbiano una funzione rassicurante.
Rimane utile padroneggiare una posizione di folle , con le mani sciolte lungo i fianchi,
da cui partire e a cui ritornare dopo aver utilizzato i gesti opportuni a sottolineare le
parti importanti del discorso.
la POSTURA
di solito è preferibile parlare in piedi: offre maggiori libertà di movimento permettendo
di variare le modalità espressive ed inoltre, essendo più faticoso, segnala che si stanno
investendo energie per il pubblico.
potrebbe essere consigliabile mantenere la posizione seduta quando si vuole far
intervenire il pubblico o si vuole affrontare un problema di ordine relazionale,
insomma un messaggio del tipo: adesso parliamo di quel che succede qui tra noi .
naturalmente è tutto diverso quando il pubblico di riferimento è un piccolo gruppo e
l alzarsi potrebbe apparire com un eccesso di formalismo.
nella posizione eretta gli angoli fondamentali sono quelli tronco/gambe, capo/
tronco e l angolo formato dalle spalle. angoli troppo chiusi trasmettono una
sensazione di disagio, troppo aperti una sensazione di arroganza e altezzosità.
L orientamento del corpo davanti al pubblico è un altro aspetto importante:
La posizione base è quella frontale; può accadere, specie nei momenti di tensione, di
porsi in diagonale. questo comportamento che ha l effetto di ridurre il bersaglio e
viene infatti spontaneamente assunto nei combattimenti, rischia di essere percepito
come un segnale di disagio.
la VOCE
Utilità della voce
esplicitare la punteggiatura del discorso: un giusto ritmo permette a chi ascolta di
capire come se avesse davanti un testo ben punteggiato.
Evidenziare le varie parti del discorso: la voce permette di indicare le parti
fondamentali e le parti esemplificative o connettive del discorso, rendendo più agevole
e mirata la comprensione da parte del pubblico
Caricare emotivamente il contenuto: l ascolto diventa più piacevole e il trasferimento
dei messaggi più incisivo
IL VOLUME, misurabile in quantità di decibel, si distingue in forte e piano. Quello che
richiama l attenzione non è il volume ma la variazione di volume. Un improvviso calo di
volume può infatti alzare prodigiosamente l attenzione.
IL TONO riguarda la frequenza del suono e si distingue in grave ed acuto. Si
considerano più importanti le cose dette con tono grave.
IL TIMBRO è la risultanza delle armoniche della nostra voce, è quindi la peculiarità
riscontrabile nella voce di ogni individuo. Alcune modifiche sono possibili in relazione
all utilizzo delle casse armoniche (testa, per suoni acuti; naso; gola, per suoni
metallici; toracica, suoni profondi da respirazione diaframmatica).
pausaIL RITMO
IN
COMUNICAZIONE

respiro
il RITMO

il ritmo è un fattore potente della comunicazione.


Nell uso della voce 5 sono i ritmi più importanti:
Velocità di pronuncia delle singole parole, mai troppo veloci ( si mangia le parole.. ),
ma neanche troppo lenti
Utilizzo delle pause tra una parola e l altra, prima delle parole generano attesa,
dopo le sottolineano. Tecniche e particolari sono le pause in controtempo,
apparentemente casuali e improvvisate ma volute per cambiare il ritmo e per aumentare
l attenzione.
La velocità di eloquio, che riguarda tutto l andamento del discorso: più veloci sulle
parti connettive più lenti sulle cose importanti
Spinta all interno della parola: le parole vanno pronunciate fino in fondo e non
vanno né lasciate cadere né accentate fortemente alla fine. Sono in particolare da
evitare quei trascinamenti della voce e quei parassitismi che appiattiscono il discorso
togliendo rilevanza alle parole di cui è composto, spezzandone il ritmo.
Costanza interna alle frasi: altrimenti denominata cantilena. Tutte le frasi utilizzno
ritmi uguali e costanti, dando l idea di trovarsi di fronte a dun discorso imparato a
memoria, in modo scolastico, senza spinta e senza energia.
GENERARE ATTENZIONE
è UN ATTO DI SEDUZIONE

È UNA RESPONSABILITA
DI CHI COMUNICA

seducere
=
condurre a sè
attirare l attenzione, interessare, appassionare

LE LEVE DI SEDUZIONE – VERBALI E NON VERBALI –


SONO DIVERSE PER OGNUNO
messaggio

emittente

ricevente

feed-back

IL PROCESSO di COMUNICAZIONE
gli ELEMENTI del PROCESSO di COMUNICAZIONE

Emittente chi invia il messaggio, relativi ruoli e bisogni


Ricevente chi riceve il messaggio, relativi ruoli e bisogni
Codice linguaggio condiviso
Messaggio ciò che arriva non ciò che crediamo aver trasmesso
Mezzo canale scelto per veicolare il nostro messaggio
Contesto culturale, psicologico, spazio/temporale
Rumore tutto ciò che affatica l ascolto
Feed back re-azione al messaggio; sempre presente, in quanto
comportamento
CHI SONO Che ruolo rivesto, che aspettative determino?

CHE COSA Qual è il messaggio che deve arrivare?

A CHI Chi sono gli interlocutori, quali bisogni, attese,


DOMANDE interessi, timori hanno?
CHIAVE
PER PERCHE Qual è la mia finalità: persuasione ( far fare ),
COMUNICARE informazione ( far sapere ), coinvolgimento ( far
sentire )?

?
QUANDO In che contesto/occasione avviene la mia
comunicazione? Di quanto tempo dispongo?
COME Quale strumento è più adatto per
trasferire il messaggio?
DOVE Quale spazio utilizzerò? Come sarà disposto?
ANALISI DEL
DESTINATARIO
•  a chi mi rivolgo
•  in che ambito o in che ruolo aziendale opera
•  qual è il suo grado di preparazione culturale
•  che linguaggio usa
•  che attese ha
•  quali sono i suoi bisogni
•  quali sono i suoi timori, i suoi dubbi
•  il contesto/situazione comunicativa

? CHE TIPO DI REAZIONE INTENDO ATTIVARE ?


STRUTTURA DI UNA PRESENTAZIONE

INCIPIT CORPO CHIUSA

catturare articolare il sintetizzare e


l attenzione messaggio forte rafforzare gli
attraverso gli obiettivi
argomenti
INCIPIT

• fare risaltare il tema/argomento


• fare capire l importanza/priorità del tema da
trattare
• definire come si intende affrontare il tema/
argomento
• avvalersi di dati significativi che permettono di
capire e memorizzare la dimensione del fenomeno
che caratterizza l argomento
CORPO

• argomentare per priorità


• selezionare gli argomenti in funzione dei messaggi
forti
• arricchire di elementi concreti, esempi essenziali/
significativi a supporto degli argomenti
CHIUSA

• sintetizzare i punti di maggiore attenzione


• formulare proposte chiare e concrete
• essere costruttivi, pensare al dopo
• aprire alle domande
L EFFICACIA DELLA COMUNICAZIONE è LEGATA ALLA CAPACITA DI

SINTESI
completezza e concisione

IN FUNZIONE DEL DESTINATARIO


imparate a stupire il vostro pubblico finendo un
attimo prima di quello che si aspetta

una comunicazione sintetica non è una comunicazione ermetica: esprime tutto ma lo fa


col minor numero di parole possibili. c è un limite oltre il quale aggiungere parole
toglie significato, d altro canto non c è niente di più irritante per chi ascolta che non
avere ricevuto tutte le informazioni necessarie.
Per quanto riguarda la gestione del tempo ci sono due cifre di fondamentale
importanza. La prima sono i venti minuti che è il tempo massimo per il quale possiamo
aspettarci che un uditorio ci segua su un determinato argomento, al termine dei venti
minuti è necessario cambiare qualcosa, creare uno stacco con la situazione
precedente.
La seconda cifra importante è quella dei Novanta minuti, tempo massimo pe ril quale si
può pretendere che le persone restino sedute ad ascoltarci con un livello di
attenzione accettabile.
Se si prevedono sedute molto lunghe si deve tenere presente che il tempo di recupero
deve aumentare in maniera esponenziale.
L EFFICACIA DELLA COMUNICAZIONE è LEGATA ANCHE ALLA

CHIAREZZA
• scelta delle informazioni più importanti
• frasi brevi, strutture sintattiche semplici,
poche subordinate
• disegno della struttura di argomentazione
TOP DOWN e BOTTOM UP:
le due alternative di argomentazione

TOP DOWN
anticipiamo i punti che tratteremo.
approfondiamo i punti scendendo nei dettagli.

concludiamo con eventuale ripetizione finale.

BOTTOM UP
stipuliamo un contratto di attenzione.
introduciamo un argomento, poi un altro argomento
apparentemente non connesso e così via..
tiriamo le fila fino ad arrivare ad una conclusione ben
precisa
TOP DOWN

+ -
Più chiaro e semplice tenere il filo Rigido e prevedibile
Più semplice prendere appunti L ascoltatore è passivo
Chi si perde può rientrare facilmente Se vi sono resistenze
Più efficiente si scatenano subito

BOTTOM UP
+ -
Più efficace
Facile perdere il filo
Più flessibile, permette
colpi di scena anche per il relatore

L ascoltatore è attivo Difficile prendere appunti

Permette di aggirare le Difficile rientrare se si perde


resistenze il filo
TOP DOWN all incipit +
BOTTOM UP nel corpo

è un buon mix delle due modalità di


argomentazione
3 canali per contattare il mondo esterno
nella comunicazione in pubblico


VISIVO
UDITIVO
CENESTESICO
I canali visivo, uditivo, cenestesico

I tre canali ci permettono di rappresentarci la realtà che ci circonda.


Diventa importante per l oratore saper parlare su tutti e tre i canali in modo da
raggiungere tutte le modalità percettivo-rappresentative degli interlocutori che ha
davanti.
Il canale visivo privilegia le immagini, e, per analogia, i contenuti basati su esempi e
metafore.
Il canale uditivo si basa sull uso sapiente della voce e del sonoro.
Il canale cenestesico invece raccoglie anche le percezioni interne, per intenderci E il
canale attraverso cui sappiamo dove sono i piedi anche senza bisogno di guardarli,
oppure quello attraverso cui sappiamo di avere fame: grazie al canale cenestesico
raccogliamo informazioni che sfociano nel campo psicologico come mi sento oppresso
oppure mi sento stanco . E evidente che il canale cenestesico e alimentato anche da
segnali visivi e uditivi.
Le domande che si deve porre l oratore, rispetto agli interlocutori sono: cosa voglio
Che capiscano ? Che ricordino? Che sentano?
Dieci suggerimenti
Dieci suggerimenti conclusivi

1.  Sorridete e mettete passione nell'esposizione


2.  Non leggete, preparatevi prima e parlate a braccio
3.  Fate esempi, raccontate aneddoti, usate metafore
4.  Dedicate lo sguardo, a turno, a tutto il pubblico presente in sala
5.  Siate sempre voi stessi. Pur adattandovi al vostro uditorio, non snaturate il
vostro stile. Anche se lo potete migliorare grazie alle tecniche, non potrete
mai costruirne uno nuovo: sarebbe sempre una brutta copia dell'originale.
6.  Siate flessibili nel considerare le persone che vi stanno di fronte; è il modo
per far sì che esse lo siano con voi.
7.  Preparate con cura l'argomento e non improvvisate su temi che non conoscete
approfonditamente.
8.  Cercate di capire chi avete di fronte. Informatevi sulle caratteristiche del
vostro pubblico.
9.  Esplorate prima lo spazio in cui svolgerete il vostro intervento
10.  Abbiate consapevolezza del vostro linguaggio del corpo. Il Cosa dite è meno
importante del Come lo dite.