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PER UN’ETICA DEL PROGETTO: IL RUOLO DELLE NUOVE TECNOLOGIE

NELL’ARCHITETTURA CONTEMPORANEA
ll libro di Roberta Causarano costituisce il primo volume della collana "L'altro dell'architettura"
ideata e diretta da Paola Gregory; la collana intende raccogliere interventi di studiosi e ricercatori
sul tema della complessità dell'architettura contemporanea che, nel suo svilupparsi, si interseca
con pensieri, linguaggi, tecniche di altre discipline e nel suo divenire si ibrida, si contamina, si
arricchisce di nuove interpretazioni, forme e significati. Al centro dell'interesse della collana è il
dibattito architettonico contemporaneo e i diversi aspetti che alimentano il pensiero teorico, il
discorso critico e la pratica progettuale. Il proposito è evidenziare la specificità di un esercizio
disciplinare che non può scindere la riflessione teorica-progettuale dal terreno nel quale si radica:
terreno dell'agire che è sociale-economico-politico e terreno del conoscere che è filosofico-
estetico-scientifico, privilegiando una effettuale eteronomia dell'architettura che sempre sviluppa
un proficuo dialogo con le "cose" del mondo.
1. Il problema della tecnica e la necessità di una “nuova alleanza” tra uomo e natura
- Il ruolo della tecnica nella definizione di nuovi paradigmi. La rivoluzione informatica
Henri Focillon afferma che l’opera d’arte collabora con gli ambienti naturali e quelli storici creando
degli ambienti formali che permettono la definizione degli spazi umani, i quali agiscono sulla vita
delle forme. Il problema della forma è che viene considerata come un concetto legato al tempo
storico, considerato come una realtà fluida in divenire, una variabile; la forma è azione che agisce
nello spazio creando ambienti imprevedibili. L’architettura è da sempre stata influenzata da fattori
sociali, economici e tecnologici, dunque l’immagine di un’epoca concepita come conseguenza dei
mezzi espressivi disponibili. L’informatica in architettura è legata non solo ai nuovi strumenti ma
alla visione del mondo; esiste quindi un legame tra processo creativo e tecnica. La scienza e la
tecnica hanno introdotto non solo nuove realizzazioni dell’opera, ma anche strumenti per indagare
da più vicini la realtà, creando nuovi paradigmi: la prospettiva, gli specchi, il telescopio e il
microscopio.
- Il paradosso della tecnica - Tecnoscettici e “transumanisti”
È essenziale inserire il tema della rivoluzione digitale in architettura nell’ambito più generale della
tecnica e dei suoi rapporti con l’arte, con la scienza e con l’etica. I progressi sempre più rapidi della
tecnologia e le sue conseguenze richiedono oggi la necessità di un’attenta riflessione sul tema
della tecnica e del rapporto uomo ambiente. Bisogna comprendere e interpretare i rapporti della
tecnica con la scienza; della tecnica di esaltano le conquiste condannando le conseguenze. La
Tecnologia tende ad essere la costruzione del mondo sulla base di progetti del soggetto e il mondo
diventa l’immagine che noi stessi ci costruiamo e creiamo. L’uomo, sfruttando la tecnica e le
tecnologie si sta lentamente avviando verso una specie ibrida; l’obbiettivo è quello di tracciare dei
percorsi che consentono di porre le basi per l’etica della responsabilità.
- Tecnica e scienza nel confronto tra Martin Heidegger e Werner Heisenberg
I problemi della tecnica e del rapporto tra la tecnica e la scienza rivestono un ruolo centrale nella
costruzione del pensiero filosofico. Heidegger riesce a cogliere alcuni tratti essenziali del carattere
tecnologico che domina il mondo contemporaneo e considera la tecnica un processo inarrestabile
di dominio dell'uomo sulla natura. Heisenberg è uno dei protagonisti della rivoluzione dei primi
decenni del 900, attraverso la meccanica quantistica e il principio di indeterminazione, sconvolse
l'intero settore delle scienze della natura; il suo ruolo (oltre la portata scientifica delle sue ricerche),
tocca concetti come quelli di realtà e spazio-tempo e contribuisce a creare una nuova immagine
del mondo. Heisenberg ha dedicato molti scritti ai rapporti tra fisica e filosofia, evidenziando la
necessità di instaurare un nuovo rapporto tra l'uomo e la natura un nuovo modo di rapportarsi alla
scienza. La scienza non è più spettatrice davanti alla natura ma riconosce sé stessa come parte di
quel mutuo interscambio tra uomo e natura. Confrontare il pensiero di Heisenberg con quello di
Heidegger permette di scoprire i rapporti tra la tecnica e la fisica, e le possibilità di trovare nella
tecnica una via di salvezza dai pericoli provocati dal progresso tecnologico. Nella conferenza
“l'epoca dell'immagine del mondo” Heidegger descrive la fisica quantistica come un caso limite
della scienza moderna dove il mondo coincide con la configurazione matematica calcolabile e
quindi prevedibile e gestibile. Anche la fisica moderna è considerata essenzialmente matematica,
basata cioè su un immagine del mondo completamente calcolabile e prevedibile in quanto
sperimentale anch'essa; visto che è un esperimento lo scienziato non si limita ad osservare ciò
che succede ma provoca degli eventi per confermare o smentire certe proposizioni. Per Heidegger
la fisica quantistica non costituisce un miglioramento della situazione ma porta ad estreme
conseguenze come la distorsione del rapporto tra soggetto e oggetto e la matematizzazione della
natura, con lo scopo di mantenere l’imprevedibilità entro nessi causali riproducibile calcolabili. La
fisica quantistica è considerato un caso limite della scienza moderna perché attraverso la
calcolabilità dei fenomeni si mette in crisi sia la natura stessa di ciò che viene osservato, sia il
rapporto tra osservatore e osservato. Si capisce ben presto che l'unica via d'uscita è un appello
alla dimensione filosofica delle scienze, quindi per la prima volta nella storia la scienza è costretto
ad indietreggiare consapevolmente in nel campo filosofico della possibilità. Le figure di Heisenberg
e Heidegger forniscono un contributo per comprendere quali siano i pericoli posti dal progresso
tecnico e quali le soluzioni; entrambi propongono i pericoli in cui la tecnologia espone l'uomo ma
allo stesso tempo una possibilità di salvezza, una strada da percorrere per ritrovare un rapporto
più autentico con la natura e l'essenza stessa dell'uomo. Scienza e tecnica sono accomunate per
Heidegger dallo stesso dominio dell’imposizione che esige l’impiegabilità della natura in quanto
fondo; Heisenberg sostiene che la fisica quantistica dissolva l'ideale meccanicistico della scienza
tradizionale e le nozioni classiche di oggetto, che è di determinismo della natura la salvezza per
l'uomo e deriva quindi dal riconoscimento che la tecnica è il supremo pericolo, ma anche una
forma di disvelamento dell'essere. (pericolo esempio nave ferro e bussola). Introduce ancora l'idea
di pensiero matematico, un pensiero che rappresenta anticipatamente lo svolgersi dei fenomeni in
modo da poterli controllare attraverso il calcolo. La scienza, quindi, è calcolo: è un pensiero che
non può cogliere la pienezza dell'essere. Con l'avvento della cibernetica l'uomo come soggetto è
annullato, considerato un fattore di disturbo del calcolo cibernetico. Il pensiero di Heidegger ci fa
riflettere sulla scienza e la tecnica e su ciò che rappresentano oggi per l'uomo contemporaneo; il
confronto con Heisenberg pone l'esigenza di indagare i profondi cambiamenti avvenuti nel
pensiero scientifico a partire dalla fisica quantistica, cambiamenti che oggi fanno parlare di
metamorfosi della scienza.
- Werner Heisenberg: la meccanica quantistica e l’avvio di un nuovo modo di
concepire la scienza
Il principio di complementarità fu elaborato nel 1927 per risolvere il dualismo onda-corpuscolo.
Osservando i comportamenti dell’elettrone si è notato che, a livello microscopico, l'interazione tra
lo strumento di misura è il fenomeno osservato introduceva nell’esperimento una perturbazione
tale da rendere i risultati dell'esperimento incerti. Ne deriva quindi che le leggi della meccanica
quantistica non sono leggi esatte ma rientra nel campo della probabilità; questo da una parte mette
in crisi il determinismo tipico della fisica newtoniana, la certezza di poter descrivere e prevedere
ogni singolo aspetto della realtà, dall'altra il concetto di esperimenti oggettivo e ripetibile e il
rapporto soggetto oggetto, affermando che l'intervento stesso della scienza può modificare
l'oggetto del conoscere.
- La sfida della tecnica nella contemporaneità
Definire le possibilità ai limiti della tecnica è la sfida che ci si pone nella contemporaneità. Nell'età
moderna l'aspetto più pericoloso e l’impreparazione e l’inadeguatezza dell'uomo ad affrontare i
mutamenti sempre più rapidi gli sviluppi impongono alla nostra epoca; deriva da qui la necessità di
superare la concezione strumentale e neutrale, sulla quale si è basato tutto lo sviluppo delle
società industriali. Questo pericolo riduce la natura fondo e investe anche l'architettura, la vita
dell'uomo sulla terra: costruire abitare sono riconducibili alla dimensione dell'essere, sono
un’occasione per interrogarci sul senso stesso del nostro esistere e del nostro fare all'interno di
strutture materiali che costituiscono il mondo degli uomini. Il costituire viene visto come abitare,
cioè l'essere sulla terra per custodire, curare ma anche salvare. L' abitare poeticamente quindi non
è un’attività pratica ma produce manufatti per proteggersi e difendersi dai pericoli della natura e
ricondurre l'uomo alla terra; è dalla scienza che si può trarre quel pensiero relazionale in grado di
attuare un ascolto poetico della natura. La consapevolezza ecologica e la rivoluzione informatica
sono gli elementi su cui l’architettura deve fondare le sue basi concettuali, filosofiche ed estetiche;
deve fare ricorso a piegature (folding) e superfici deformate che sembrano voler rinnovare la
concezione organica dell’architettura, risolvendosi in un origami architettonico. L'elemento di svolta
per l'architettura contemporanea non è allora costituito dalla tecnica ma dalla capacità di stabilire
una connessione tra l’ecologia e l’informazione, riproponendo attraverso gli strumenti informatici i
processi di organizzazione e autorganizzazione. Grazie alle tecnologie informatiche e cibernetiche,
l'architettura oggi è in grado di animarsi, di diventare un sistema interattivo capace di adattarsi alle
mutevoli condizioni dell'ambiente circostante. Gli edifici diventano sistemi aperti e in divenire, ibridi
tra natura e artificio, non sono più oggetti statici chiusi e autonomi ma sistemi di relazioni ed entità
reattive in grado di stabilire nuove alleanze tra uomo e natura.
2. Gli sviluppi del pensiero sistemico e i suoi orizzonti epistemologici
- Dalla cibernetica il concetto di eco-auto-organizzazione dei sistemi complessi
Fritjof Capra afferma che il pensiero sistemico è il pensiero contestuale ovvero il pensiero
ambientale. Con il nuovo paradigma avviato delle ricerche cibernetiche si sottolinea sempre più
l'importanza dell’interconnessione delle relazioni tra organismo e ambiente; si pone l'accento sul
contesto, ogni programma di modificazione parte dalla valutazione delle relazioni con l'esistente.
Le teorie cibernetiche forniscono la chiave fondamentale non solo per comprendere la complessità
della natura vivente, ma anche per trasferire le logiche in processi artefatti che sappiano
rapportarsi in modo sistemico con l'ambiente in cui si inseriscono. La cibernetica si propone di
enunciare leggi e principi validi sia per organismi naturali che persisteva artificiali; la macchina non
è più un semplice oggetto ma un vero e proprio ente organizzatore, capace di creare dar vita a
qualcosa di nuovo e assolutamente diverso dei materiali di partenza. Strettamente legato
all'organizzazione c'è il concetto di sistema; organizzazione e sistema sono due aspetti dello
stesso fenomeno in cui l'organizzazione non è altro che l'insieme delle relazioni fra tutte le parti
che costituiscono qualsiasi sistema. Ciò che caratterizza tutti i processi di trasformazione della
natura è la capacità di mantenere contemporaneamente la stabilità e la possibilità di cambiamento,
di modificare la propria organizzazione in risposta a stimoli provenienti dall’ambiente, mantenendo
costante la struttura. Nella sua teoria Bateson considera un insieme di reti cibernetiche complesse
e le interazioni che caratterizzano gli organismi, i loro scambi e la loro organizzazione interna.
L'intera ecologia planetaria, così come l'insieme dei suoi componenti, sono dotati di processi
mentali che elaborano informazioni per tentativi ed errori. La connessione fra pensiero e biosfera è
descritta attraverso il concetto di pattern o struttura che connette; il pattern è la rappresentazione
di un sistema di relazioni, una meta-struttura che connette tutti gli organismi secondo diversi ordini
di connessione.
- Nuove fenomenologie del vivente: dal concetto di autopoiesi alla vita artificiale
I concetti di organizzazione introdotti dalla cibernetica influenzano anche gli sviluppi della biologia
e della genetica, ponendo le basi per una nuova definizione del concetto di vita. Alla base della vita
si riconosce non una materia vivente ma un sistema vivente: un insieme di relazioni che a partire
dal livello chimico si estende la sfera biologica. Facendo propria la struttura organizzativa della
cibernetica, la biologia moderna supera il concetto di macchina: la vita comporta l'idea di macchina
nel senso più forte di quel termine ma è anche un processo che produce organismi in grado a loro
volta di produrre tutti i materiali e gli organi per auto-rinnovarsi/auto-riprodursi. La cibernetica è un
sistema organizzato ma costruito dall’esterno; non è in grado di ripararsi o riprodursi. Un sistema
auto-poetico è definito come una rete di processi di produzione che, attraverso le loro interazioni,
rigenerano continuamente la rete stessa. L' autopoiesi è una caratteristica fondamentale di ogni
sistema vivente, un concetto fondamentale per la definizione della vita stessa. Il cambiamento del
sistema non è una conseguenza dei cambiamenti dell'ambiente; ciò che cambia radicalmente è il
modo di considerare il ruolo delle influenze dell'ambiente sul sistema. Gli studi sulla vita artificiale
concepiscono la vita non a partire dai materiali ma dall’organizzazione degli elementi nel tempo e
nello spazio, dall'interazione e dai processi di cui questi elementi fanno parte. Ciò che importa non
è la configurazione, il processo e la forma. La sfida per l'architettura allora è di creare sistemi che
si auto organizzano, che siano in grado di creare equilibri dinamici tra l'uomo e tutte le componenti
dell'ambiente in cui vive.
- Precursori del pensiero sistemico in architettura tra gli anni Venti e Quaranta: Bruno
Taut, Hugo Haring, Frederick Kiesler
Abbiamo tre esempi di architetti: troviamo Taut che immaginava le città che come fiori nascevano
direttamente dalla terra e sostituivano le vecchie città di pietra. L'architetto cercava di riferirsi a
connotazione organiche, morfologiche, naturali di e formi inclusive. Per Hugo Haring la creazione
formale è considerata un processo genetico che rende il nuovo parte della creazione del mondo e
l'architettura un processo creativo che ingloba il divenire della natura. La ricerca di Kiesler esprime
una sensibilità diversa dal mainstream del moderno, con uno spostamento dell'interesse del
all'oggetto all’ambiente. Alle logiche del funzionalismo contrappone la filosofia del core, realismo
che nasce dalla necessità di ripensare la questione dell’abitare; la filosofia del co-realismo pone
l'accento sulle relazioni tra le forze che, interagendo, costituiscono tutta la realtà naturale e
artificiale. Secondo la filosofia del co-realismo l'architettura dovrebbe promuovere l’economia e la
trasformazione delle risorse attraverso la tecnica, e il suo obiettivo ultimo dovrebbe essere la
salute dell'uomo. La ricerca architettonica di Kiesler si traduce in una teoria dell'architettura e
dell'arte che focalizza l'attenzione del progettista sul processo più che sull’oggetto.
- L’influenza delle teorie sistemiche sull’architettura degli anni Sessanta
A partire dai primi anni 60 sono diversi gli architetti che cominciano a far propria la visione
sistemica emersa nel pensiero scientifico, oltre ad elaborare un’idea di architettura come parte di
una dinamica naturale più complessa, un sottosistema di soggetti legati alle stesse leggi
dell'universo. A partire dagli anni 60 i primi segni di questa nuova sensibilità portano verso
proposte fortemente innovative, spesso visionare: in seguito alla maggiore attenzione al tema del
rapporto tra architettura e natura l'architettura comincia a lavorare alla ricerca di una nuova
integrazione fra costruito e ambiente, attuati attraverso il ricorso alla flessibilità e alla
tecnologizzazione delle strutture, per rispondere a esigenze di autocontrollo e autorganizzazione.
Tra i famosi progetti di questo periodo troviamo Plague City e Walking City, delle macrostrutture
composte da ossature lungo le quali scorrono i sistemi infrastrutturali e dove possono attaccarsi e
staccarsi le cellule tridimensionali adibite a varie funzioni.
3. Tecnica, materia, forma
- Il divenire della forma: dal pensiero della complessità a Deleuze
Se la geometria è stata per molto tempo l'unico mezzo per descrivere il mondo naturale e creare
nuovi artefatti, le geometrie non euclidee e la meccanica quantistica hanno portato una visione del
mondo nel quale, gli strumenti tradizionali dell’architettura, non sono più stati in grado di
confrontarsi. La scienza segna il passaggio dalla visione meccanicistica e deterministica di
Cartesio a una visione che assume la complessità come fondamento. Si arriva all'idea di natura
come sistema organizzato, da cui parti sono interazione dinamica il cui comportamento
essenzialmente disordinato è connesso alla freccia del tempo. Le ultime frontiere della fisica
quantistica parlano di universi olografici per descrivere un livello di realtà più profondo del quale
non siamo consapevoli, in cui le entità fisiche che percepiamo sono in realtà estensioni di un unico
organismo fondamentale. L'universo che percepiamo e quindi secondo questa interpretazione un
ologramma, ovvero una proiezione di questa rete interrotta in cui non è più possibile distinguere
suddividere classificare i vari fenomeni. Importanti per il pensiero degli architetti sono stati i
concetti di phylum-macchinico e piega, descrivendo una realtà che non ammette il vuoto ma si
evolve e involve differenziandosi. Se il concetto di phylum-macchinico descrive un flusso di materia
e variazione continua che dà origine sia al mondo naturale che a quello artificiale, la piega
suggerisce l'idea di un universo come estensione continua, la cui materia non è costituito da
elementi separati ma è più simile a un tessuto o un foglio che si può piegare infinitamente. Ancora
la teoria dell’autopoiesi afferma che la materia vivente si produce da sé in una rete di processi in
cui ogni componente partecipa alla produzione e alla trasformazione di altri componenti della rete;
il comportamento di ogni organismo vivente non è determinato da forze esterne ma dalla struttura
dell'organismo stesso, una struttura formata in seguito alla serie di cambiamenti strutturali
autonomi. La forma della città e del singolo edificio non sono dati una volta per tutte ma sono il
prodotto di una successione discontinuo di trasformazioni; anche se ci appaiono come qualcosa di
fisso in perfetto equilibrio, sia il singolo edificio che la città presuppongono un processo di genesi e
di formazione, caratterizzata dal dinamismo e dalla evoluzione in cui interagiscono con altre forme.
- Paradigma informatica e pensiero algoritmico: processi computazionali in
architettura
Le tecnologie digitali segnano l'avvento di un nuovo paradigma in architettura perché modificano
profondamente le modalità temporali e spaziali dell'intero processo progettuale; modificano
profondamente il rapporto tra concezione ed esecuzione del progetto attraverso le più recenti
tecnologie cad. L'uso del cad ha introdotto tecniche di modellazione e visualizzazione in grado di
descrivere lo spazio e sviluppare le forme secondo delle organizzazioni complesse. Nella
progettazione architettonica contemporanea gli strumenti digitali non sono semplicemente
strumenti di rappresentazione e visualizzazione ma anche strumenti generativi di forme: il lavoro
dell'architetto si concentra sempre più sul processo e sulle logiche generative. Kostas Terzidis
definisce computation questo calcolo, distinguendolo dalla computerization informatization. La
prima è una procedura di calcolo che consiste nel determinare qualcosa con metodi logico
matematici; la seconda consiste nell’immettere, elaborare e memorizzare informazioni del sistema
informatico. Lo script, l’insieme di istruzioni testuali che permettono al programma di trasformare
un codice semplici linee di testo, diventa la base del processo precedendo la definizione della
forma senza determinarla direttamente. Esattamente come le informazioni contenute nel DNA non
determina direttamente la forma e così lo script non determina la forma dell’architettura ma genera
una serie di variazioni e configurazioni, che dipendono dai dati usati come input ed alle relazioni
imposte fra gli elementi del programma.
- Imparare dalla natura: “algoritmi genetici” in architettura
In generale, tutto quello che viene definito soft computing sono strumenti che derivano dal mondo
naturale quali quelli di organizzazione e autorganizzazione, consentendo di utilizzare i modelli
biologici al fine di comprendere la struttura e i meccanismi di generazione. Due in particolare sono
i principali morfologici naturali che possono essere trasferiti nei programmi digitali per la
generazione della forma: l’ottimizzazione e l'adattamento. La forma finale può essere interpretata
come lo stato più favorevole, un momento di equilibrio all'interno di un continuo processo di
trasformazione. La logica algoritmica è una strategia induttiva che consente di esplorare i processi
generativi o di simulare i fenomeni complessi e può essere considerata l'estensione del pensiero
umano; nel caso in cui si abbiano molte variabili collegate, consente di giungere a una soluzione
che ottimizza i diversi parametri. L' imprevedibilità e la caratteristica di questi processi; la misura, la
forma e la complessità strutturale sono parte della risposta prodotta da una tecnica di soluzione dei
problemi. Gli algoritmi genetici consentono quindi di pensare la forma secondo una logica
organica, di applicare cioè strategie di ottimizzazione e adattamento a un edificio facendo
interagire un insieme di variabili per ottenere la conformazione migliore relazione al contesto; il
progettista, invece, formula delle correlazioni di regole simili a quelli della natura, così ogni oggetto
è creato per connettersi potenzialmente ad una rete di oggetti e può riverberarsi in ognuno di essi.
Il risultato è un’intensificazione delle diverse relazioni che conferiscono una densità performante e
la ricchezza informatica per migliorarne la leggibilità. I sistemi biologici richiamano il concetto di
rizoma elaborato da Deleuze: una configurazione a-gerarchica e complessa in cui ogni parte può
essere connessa un'altra senza punti notevoli predefiniti. Ciò è riferibile alla definizione di
diagramma strato, un modello astratto indifferenziato da cui si generano le forme specifiche. Il
diagramma è inoltre uno schema tipo, una rete mutante interconnessa in cui forma e materia,
soggetto e oggetto si amalgamano e possono prendere le sembianze dell'altro. Il diagramma è uno
strumento in grado di esplicare la complessità.
- Dalla morfogenesi a-computazionale alla digital fabrication
Se da una parte i sistemi cad consentono di definire con precisione delle geometrie molto
complesse, dall'altra i metodi di ricerca computerizzata e gli approcci computazionali superano
questa discrepanza; essi simulano le caratteristiche dei materiali sotto l'influenza di forze esterne,
integrando processi di formazione e materializzazione. L’utilizzo di questi processi integrati
consente di realizzare sistemi complessi ed elaborare strategie di risposta alle condizioni
ambientali e alle forze esterne; se da una parte le recenti esperienze di architettura digitale
modificano l’interpretazione dell’architettura, dall'altra non si possono sottovalutare gli aspetti
formali del progetto e la stretta relazione tra forma e tecnica. Oggi gli strumenti digitali consentono
non solo di concepire e generare forme complesse, ma anche di integrare il momento della
progettazione con quello costruttivo. Tecnica, materia e forma si integrano in processi che
vengono definiti di morfogenesi computazionale proprio perché, come nella morfogenesi naturale,
nascono dall' interazione di capacità materiali intrinseche al sistema e dalle forze ambientali
esterne. Attraverso l'utilizzo di strumenti informatici e software si può gettare la base per un
rinnovamento dell'architettura; si possono usare le forze della natura per ottenere la forma più
adatta a rispondere alle diverse esigenze dell'uomo.
4. Verso una teoria della performatività. Linee di ricerca nell’architettura
contemporanea
- Dalla macchina per abitare all’organizzazione dei sistemi complessi: il concetto di
performatività del progetto di architettura
I concetti di sistema, di organizzazione e di autorganizzazione introdotti dalla cibernetica,
costituiscono la premessa per l'elaborazione di un pensiero sistemico. Il passaggio dall' oggetto al
sistema ha determinato l'emergere di un nuovo modo di concepire la realtà; fondare un pensiero
sistemico in architettura significa spostare l'interesse dalla forma e dal punto di vista metodologico,
abbandonare rigidi schemi e modelli basati su relazioni predeterminate, in favore di modelli e
metodologie di progettazione dinamici. Sono le tecnologie informatiche ad aver profondamente
modificato il modo di concepire l'architettura, privilegiando le interconnessioni dinamiche le
interazioni. Il ruolo del progettista è sempre meno quello di prevedere e programmare tanto la
forma quanto le prestazioni, sempre più quello di avviare, integrare, diversificare e moltiplicare i
processi che coinvolgono tanto la configurazione materiale, quanto il comportamento dell'edificio
nel tempo. Si possono individuare nell’architettura contemporanea due strade o modalità secondo
cui il principio di organizzazione si applica l'architettura: da una parte il principio di organizzazione
come sistema di informazioni svincolato dalla materia, dall'altra il concetto di sistema applicato al
prodotto, che assume le stesse capacità di cambiamento. Kipnis individua in quella che definisce
una nuova architettura l'avvento di due tecnologie digitali: de-formation, che porta avanti una
ricerca formale basata su deformazioni topologica delle superfici; in- formation, che privilegia una
sperimentazione basata su aspetti programmatico latino funzionali.
- Morfogenesi e tecniche di progettazione digitale a carattere generativo
A partire dal testo a revolutionary architecture si tratta l'architettura attraverso una
rappresentazione genetica, una sorta di DNA; il ruolo dell’architetto deve agire da catalizzatore
affinché una città o un edificio possano evolversi. Attraverso questi riferimenti teorici Chu realizza
prototipi di architetture genetiche basate sull’automazione cellulare, su sistemi combinatori e le
entità ibride che si evolvono autonomamente, modificando il proprio codice interno.
- Breeding architecture: filogenesi e specie nel processo progettuale dei foa
Bisogna evidenziare due aspetti: l'importanza del rapporto tra architettura e contesto e un
approccio creativo con fondamenti teorici molto forti, che richiamano le scienze della complessità
da una parte e il pensiero di Deluse dall’altra. I processi naturali costituiscono un riferimento
importante per l'architettura dei foa: si realizza uno scambio tra architettura e paesaggio in cui
l'architettura introietta le regole della natura e progettata secondo gli stessi processi formativi,
esplorando costantemente la possibilità di un nuovo paradigma architettonico che corrisponde
all'ordine della natura Breeding architecture è un’architettura che si riproduce, un’architettura
concepita in maniera analoga agli organismi viventi in grado di evolversi e riprodursi. Gli architetti
rappresentano il sistema di classificazione dei progetti con un albero filogenetico; l'albero
filogenetico non è uno schema statico ma è più vicino all'idea di un albero i cui rami sono collegati
in un intreccio molto complesso e sono frequenti fenomeni di ibridazione fra le varie specie. La
filogenesi è quindi una metafora in movimento; i foa elaborano uno strumento dinamico ed
evolutivo utile a definire le relazioni tra scrittura e contesto, per superare ogni dualismo tra uomo e
natura, tra architettura e natura. Questa classificazione esprime da una parte la volontà di trovare
una coerenza interna e dall'altra la volontà di superare il concetto di tipologia architettonica. La
specie è da una parte uno strumento di classificazione, dall'altro uno strumento che permette lo
studio della generazione della forma; lo scopo degli studi non è individuare uno schema da ripetere
ma individuare aree di sperimentazione per fornire nuove direzioni alla pratica architettonica e
porre le basi per l'evoluzione di una pratica delle potenzialità biologiche. Attraverso l'uso dei
processi di generazione della forma la specie diventa un potenziale mediatore tra un processo top-
down di progettazione tipologica e un approccio parametrico bottom-up. Il diagramma è utilizzato
per descrivere i caratteri morfologici e le peculiarità di ciascun progetto all'interno dell'albero
filogenetico. I foa propongono l'immagine di un nastro astratto di materia che dispiegandosi genera
le varie specie di architettura, concepite come spazi che non sono eterogenei ma al pari della
natura, quindi continui coerenti e differenziati (sembrano fatti di un'unica materia come una pelle o
in tessuto). Vengono definiti dagli stessi architetti suoli attivi o piattaforme costruite per accumuli di
informazioni integrate nel progetto; molte architetture sembrano proprio ispirarsi alla pelle, ma
anche al deserto o il ghiaccio spazi lisci che appaiono come elementi naturali. L'architettura si
compone con il paesaggio e il paesaggio si architettonicizza, in altri casi è il paesaggio che
prevalendo ricopre l’architettura.
- Greg Lynn e Makoto Sei Watanabe: paesaggi epigenetici in architettura
La concezione della forma dinamica ed evolutiva è alla base di molte ricerche architettoniche
contemporanee, nel tentativo di assimilare il mondo degli artefatti a quello degli organismi viventi.
Queste modalità in architettura sono finalizzate a processi che, gestendo le interazioni tra i vari
elementi del progetto, arrivano a generale la soluzione migliore. Attraverso le tecniche
computerizzate è possibile sostituire la logica delle forme della geometria, per costituire una logica
basata sulla simulazione dei processi morfologici; si tratta di sviluppare la capacità di auto-
generazione e autorganizzazione delle forme in un processo di interazione molteplice. A partire
dalla definizione di prototipi provvisori il software configura infinite possibilità di mutazioni indotte
dai campi di forze simulati; il prototipo dell’ambiente sarà un individuo (fenotipo) estratto da una
serie che continua ad evolversi. Le complesse poli-superfici isomorfe si generano nei software
usati da Lynn a partire dall’interazione tra elementi più semplici, secondo una modalità analoga
allo sviluppo delle cellule eucariote. Allo stesso modo Makoto sei Watanabe si domanda se esista
la possibilità di creare un seme architettonico. A partire da questo parallelo elabora una
metodologia, induction design, che ha molto in comune con il modo in cui funziona la natura; la
sua struttura è simile a un eco sistema naturale perché imposta valore programma metodi per
realizzare quei valori. Watanabe utilizza software diversi da Lynn e ottiene quindi diverse modalità
di generazione della forma architettonica; l'obiettivo di cogliere i processi generativi e i meccanismi
evolutivi, si traduce in un metodo in cui la forma rappresenta il risultato finale e non il punto di
partenza del processo progettuale. L' approccio di Watanabe non ha a che fare con l'animazione
ma con la simultaneità: le sue architetture partono dall'analisi di una complessa serie di parametri
in cui anche il fruitore entra come elemento informativo del progetto; il prodotto finale è ciò che
definisce design, less-design o metà design. Il lavoro di Watanabe è quello di architetto
programmatore che non definisce le forme, ma scrive le regole; come avviene nei processi di
evoluzione, la forma non è progettata ma innescata, indotta dai parametri presi in considerazione.
- Il principio auto-poietico: i nuovi artefatti capaci di adattamento e cambiamento
Il computer diventa in molte ricerche lo strumento per realizzare le strutture che mostrano capacità
di autorganizzazione e auto accrescimento (autopoiesi) analoghe a quelle degli organismi viventi,
strutture in grado di reagire alle informazioni provenienti dall' ambiente esterno. Modificando la
propria forma fisica e la propria configurazione spaziale, l'involucro dell'edificio tende a diventare
sempre più soglia che barriera, con la funzione non solo di chiudere e contenere ma anche di
aprire ed estendere: a differenza delle masse murarie tradizionali il volo diventa leggero, capace di
reagire al variare delle situazioni esterne appunto progetti come la d-tower sono vere e proprie
performance, si tratta di artefatti in grado di modificare la propria conformazione fisica i risposta
agli stimoli provenienti dall'esterno. Toyo Ito definisce blurring architetture, architettura dei confini
leggeri che può agire risposta all'ambiente naturale. Questo concetto riguarda la forma dell'edificio
e l'idea di limite, di separazione tra interno ed esterno che si vuole sempre più mettere in
discussione.
- Morfogenesi computazionale: la ricerca di Achim Menges
Integrare le logiche evolutive del processo progettuale e costruttivo è il principale obiettivo della
ricerca di Hchim Menges; è ciò che lo distingue da molti altri metodi di progettazione computer
based. Egli ha lavorato su un metodo progettuale basato sulla ricerca di relazioni tra materia,
forma, struttura e ambiente analoghe a quelle che si realizzano nei processi di morfogenesi
naturale. Nella morfogenesi naturale la forma nasce dall’integrazione tra le caratteristiche materiali
intrinseche al sistema e le influenze ambientali esterne; non è l'informazione contenuta nel DNA a
codificare direttamente il fenotipo bensì processi che sono responsabili del successivo sviluppo
della cellula fecondata. In generale un processo autorganizzato può essere interpretato come una
forma di computazione attivata dall' interazione tra particelle fisiche: i modelli basati sugli automi
cellulari, sono elementi discreti che interagiscono su una griglia regolare attraverso semplici regole
locali; è possibile riprodurre anche i pater presenti natura attraverso modelli basati sugli automi
cellulari. Nella morfogenesi computazionale, il sistema materiale costituisce il genotipo del sistema
da cui deriva attraverso un processo di differenziazione dovuta all' interazione con le superfici;
possono derivare diversi tipi di sistema di modifica in seguito alle variazioni prodotti dall'
interazione tra le sue caratteristiche materiali e il contesto ambientale. Il termine computazione è
usato da Menges sia nel suo significato letterale di capacità di lavorare in formazione, ma anche in
riferimento alla computazione fisica che è alla base dei processi di autorganizzazione e delle
strutture da cui emerge la grande varietà di forme presenti nella materia organica. La
computazione interna dell'essere cellulare è dedicata a governare le informazioni che assicurano
l'integrità di questo essere. I partner presenti nella maggior parte dei sistemi naturali sono il
risultato di interazioni locali tra molteplici componenti di un sistema: una forma di computazione
fisica che dà origine a strutture auto-organizzate e comportamenti emergenti non deducibili o
prevedibili a partire dallo studio delle proprietà dei singoli elementi. La ricerca di Menges indaga la
possibilità di utilizzare le proprietà e il comportamento dei materiali come attivatori di un processo
progettuale, che lega in maniera continua la micro-scala della materia e la macro-scala del sistema
architettonico. Manges sottolinea l'uso degli strumenti informatici, l'architettura e la stretta relazione
tra la generazione della forma e la sua materializzazione: l'uso del cad favorisce la relazione
gerarchica tra forma e materia. Oltre le complesse relazioni tra materiali, forme e prestazioni, la
computazione offre il vantaggio di integrare il momento della progettazione e quello della
realizzazione attraverso le macchine a controllo numerico e dispositivi di fabbricazione aperti, che
consentono di mettere in atto processi personalizzati. Lo scopo della ricerca Menges è quella di
un'architettura la cui essenza non è nella tecnica in sé ma nella consapevolezza delle
conseguenze che l'uso della tecnica può avere, non solo sui processi di realizzazione ma anche
sulla percezione fruizione dello spazio delle strutture architettoniche.
- Sistemi robotici ed evolutivi per l'architettura: R&Sie(n)
Questo studio ha elaborato l’idea di un’architettura genetica basata sui concetti di trasformazione e
rigenerazione della materia: un processo in divenire che coinvolge l'uomo che, attraverso l'uso di
dispositivi informatici, mescola le parti opposte e contraddittorie. Ibridazione, innesti, clonazione,
morphing diventano parole chiave di una strategia progettuale che vuole abbattere le antinomie
oggetto-soggetto e oggetto-territorio. L'obiettivo è far scomparire gli edifici nel contesto, rendere
fluidi i confini tra figura e sfondo in modo che non si percepisca dove l'edificio termina. La
progettazione digitale non si concentra sull’oggetto architettonico ma sulle capacità di mappare le
caratteristiche di un luogo e applicarle direttamente le trasformazioni; nel contesto si dividono le
potenzialità di trasformazione. Il progetto diventa un importante strumento di comprensione;
l'architettura parte indistinguibile da una natura in cui si rivelano essenzialmente i caratteri di
imprevedibilità ma anche i pericoli e le emozioni che l'uomo può provare, usate ora come strumenti
di modellazione. Le forme urbane che derivano da dagli script sono direttamente legate a questi
parametri; il primo script gestisce le dinamiche di flusso all'interno di una veglia deformata a partire
dalla topografia esistente. L'algoritmo successivo inserisce nell’edificio delle volumetrie che
interagiscono con il sistema della mobilità e la topografia; il terzo script agisce sulle interfacce
interno esterno. L'interazione dei tre script si concentra sulle possibili soluzioni con i parametri di
compatibilità ambientale legati alla riduzione delle emissioni. Ciò dimostra come i rapporti tra
tecnica-architettura e architettura-natura assumano molteplici e contraddittorie connotazioni: la loro
ricerca si pone nel panorama architettonico contemporaneo come ecologia, differenziandosi
dall’architettura tradizionale. Ai progettisti interessa rivelare i caratteri più intimi e profondi del luogo
per esaltarli con un intervento artificiale; l’architettura propone un uso della tecnica che rivela
l’essenza.
5. Tecnica ed etica: dal principio computazionale al “principio responsabilità”
- Il paradigma informatico e il ruolo dell’architetto nel processo creativo
Luigi Moretti è il primo architetto a parlare di architettura parametrica con lo scopo di definire una
modalità operativa che consentisse di inglobare nell’architettura le più recenti acquisizioni del
pensiero scientifico moderno. Le intenzioni di Moretti anticipano le ricerche che individuano nel
diagramma piuttosto che nel tipo il punto di partenza del progetto: si fa ricorso al diagramma se
non ci si vuole riferire ad uno schema ideale, indagando le relazioni tra le parti. La differenza
sottolineata da Terzidis tra computation e computerization sottolinea non solo il diverso valore nel
processo progettuale, ma anche il ruolo del progettista nel processo creativo: nel primo caso gli
strumenti digitali sono utilizzati come dispositivi di rappresentazione al servizio della creatività; nel
secondo caso le ricerche tettoniche servono a spostare sempre più il loro nucleo fondamentale
della creazione di forme e linguaggi alla definizione di processi. A questo punto interviene il
progettista: essendo i parametri molteplici, a lui viene affidata la scelta tra le diverse soluzioni
possibili ed è in questa scelta che si dispiega la capacità di pensare architetture non sono efficienti
ma in grado anche di innovare emozionare e coinvolgere. Il computer diventa un artefatto cognitivo
che media tra l'uomo e l'ambiente; il legame tra tecnica, materia e forma è molto forte e reciproco,
non sottrae spazio alla creatività umana che al contrario può essere sospinta verso nuovi ambiti di
ricerca. La tecnica agisce sui materiali attraverso gli strumenti, i quali a loro volta sono guidati dalla
mano dell'uomo che si inserisce in un in un processo in cui tra input e output esistono continui
feedback.
- Un mestiere davvero delicato e pericoloso
Renzo Piano definisce l'architettura, in quanto costruzione del nostro habitat, qualcosa che si
fruisce anche senza volerlo. Fondare una dimensione etica del progetto, inteso come processo di
trasformazione del reale, significa partecipare alla vita e alla sua dimensione relazionale, costruire
l'ambiente in cui l'uomo dimora. La cura diventa un aspetto fondamentale del lavoro dell’architetto,
la cui etica della responsabilità deve confrontarsi con la questione della crisi ecologica e le
conseguenze del processo tecnico e scientifico; il presupposto che deve indurre gli uomini ad agire
responsabilmente deve essere la paura per la distruzione del genere umano, minacciato dai
pericoli creati dal processo tecnico scientifico. Oggi occorre ripensare i fondamenti dell'etica,
riconoscendo i diritti della natura e mettendo al centro dell’agire non più l'individuo ma la
collettività. Nel campo dell'architettura si fa spesso coincidere l’etica del costruire con la
sostenibilità; è sufficiente far coincidere la questione etica e l'architettura con l'attenzione ai temi
ambientali? La tecnica non può essere la soluzione se ha generato questa situazione. Nell'ambito
della nostra disciplina limitarsi all’applicazione di tecnologie normative significherebbe ridurre il
lavoro dell'architetto un’attività strumentale e neutrale; la responsabilità dell’architetto non può
dunque limitarsi all’applicazione di principi normativi e soluzioni tecnologiche. Per far prevalere gli
aspetti etici sulle questioni tecniche bisogna fondare una cultura sostenibile e una coscienza
ecologica; non si tratta di rinunciare alla tecnica ma di riscoprire l’appartenenza dell’uomo e della
natura. Morin individua nell’ecologia dell’azione una strategia in grado di affrontare il problema
degli effetti di ogni azione; la risposta all' incertezza e l’imprevedibilità dell’azione sarà una
strategia che non rinuncia all' azione per paura delle conseguenze ma, consapevole di interagire
con contesti mutevoli e spesso imprevedibili, all’occorrenza può correggere la rotta e cambiare la
propria strategia.