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Cos'è l'improvvisazione in musica.

Improvvisare in musica significa creare istantaneamente e, più o meno,


liberamente dei suoni e dei ritmi che risultino coerenti rispetto a un
bisogno espressivo e/o un linguaggio o stile musicale (jazz, rock, barocco, ecc.)
L'improvvisazione può essere idiomatica, quando aderisce alle abitudini
stilistiche di un linguaggio musicale (Jazz, Blues, ecc.) non idiomatica
quando l'espressione è libera da codici stilistici, procedurale,
quando rispetta, anche nella piena libertà stilistica, una o più “consegne”
cioè sistemi di regole, non procedurale quando è totalmente libera da
vincoli.
Perché usare l'improvvisazione nella didattica:
l'improvvisazione
- Permette al bambino e/o ragazzo di esprimersi liberamente.
- Permette di sperimentare nuove pratiche tecniche ed espressive.
- Permette di praticare l'esperienza musicale (e non) insieme ad altri ragazzi
senza il freno inibitore dell'errore
- Se è non procedurale e/o non idiomatica include chiunque decida di
praticarla.
- Attiva le pratiche di cooperative learning.
- Attiva il modello della zona di sviluppo prossimale di Vygotskij.
- Permette un'interazione attiva di pratiche molto diverse tra loro.
L'improvvisazione procedurale non idiomatica.
Permette di coinvolgere chiunque con grande semplicità ed efficacia.
Si può utilizzare con la vocalità, strumenti autocostruiti, strumenti
scolastici, body percussion, strumenti orchestrali, ecc.
È molto usata anche nella lettura delle partiture analogiche.
Usare l'improvvisazione procedurale non idiomatica nella didattica infantile o per ragazzi significa
rapportarsi con l’intero universo musicale soprattutto quando, grazie alla conduction, si usa la
vocalità, e magari il corpo con la body percussion, come strumento creativo per raccontare,
sonorizzare o descrivere un racconto o un testo letterario in genere. In questi casi l’incertezza
pertinente ci spingerà a ricercare nelle direzioni che i bambini/ragazzi stessi ci indicheranno, che
potranno essere di tipo timbrico, dinamico, ritmico o di scoperta di nuovi suoni della vocalità e/o del
corpo.
L'improvvisazione procedurale idiomatica.
Apparentemente più complessa ma in realtà non difficile se si padroneggiano i diversi
linguaggi. Tutti i tasti neri di un pianoforte formano naturalmente una pentatonica di Sol
bemolle, ottima per improvvisare su un blues in Mi bemolle, un violino e un cello
potranno improvvisare un funk su un groove suonato dal cello con corde vuote re e la...
L'improvvisazione NON procedurale NON idiomatica.
È l'improvvisazione più creativa perché svincolata da elementi lessicali, legati a generi
musicali, e da “rassicuranti” istruzioni o consegne. Una forma meno libera è legata alla
conduction, codificata nel jazz da Bucth Morris, che vede molte applicazioni, con le
opportune modifiche, nella didattica infantile.
L'improvvisazione è molto utilizzata nelle pedagogie sperimentali come la didattica reticolare o la
didattica semplessa
La didattica reticolare è una pedagogia attiva progettuale: “Nella didattica reticolare l’esperienza è
tanto importante quanto il concetto e la riflessione parte dal tentativo di organizzare le percezioni
corporee. Presuppone la natura sociale del conoscere. Secondo i principi della didattica reticolare, i
bambini ricevono in parallelo numerose informazioni, per lo più trasmesse attraverso il “fare”, ed
hanno la possibilità di elaborarle individualmente e attraverso il confronto tra pari. In tal modo
l’interesse e la motivazione all’apprendimento è continuamente alimentato attraverso attività che
stimolano l’iniziativa e la soluzione originale dei problemi, l’interazione e la competizione positiva con
i compagni”. Così il prof. Colazzo, ordinario di pedagogia sperimentale dell’Unisalento, definisce,
durante il seminario sulle didattiche musicali sperimentali, la didattica reticolare che è infatti una
continua ricerca di sintonia tra docente e discente, un modo per stimolare la ricerca personale del
didatta per motivare, interessare e “sedurre esteticamente” l’allievo. (Gargiulo A., Altomare E.
Musicabilia, Radici Future, Bari, 2017)
DIDATTICA SEMPLESSA
Sibilio M. la didattica semplessa, Liguori, 2014.

DIDATTICA RETICOLARE
Gargiulo A., la didattica reticolare come proposta operativa,
in A. Caroccia e A. Dall’Arche (a cura di),
Quando la musica cambia la vita: conoscere e interagire con “El Sistema” Abreu,
atti del Convegno di studi (Foggia 23 Maggio 2014), Aracne, Roma 2014.
AA.VV., Musica per gioco, F.Mazzoli (a cura di), 1997, EDT, Torino.
Gargiulo A., Altomare E., Musicabilia, Bari 2017, Radici future.

Santi Marina, Zorzi Eleonora, Education as jazz, Hardcover – Unabridged 2016


Grazie per l'attenzione!!!

Andrea Gargiulo (Napoli, 1968. Pianista, direttore, compositore, didatta)


“..è un pianista di cultura afroamericana a cui si aggiunge la componente melodica
insita nella sua natura napoletana e mediterranea” così lo definisce Flavio Caprera
nel dizionario del jazz italiano edito dalla Feltrinelli.
Si Diploma in Pianoforte con il M° Sergio Fiorentino e in Musica Corale presso il
Conservatorio S.Pietro a Majella di Napoli, sua città natale, ha collaborato con
musicisti di grande prestigio, ha suonato e diretto in numerosi festival in Italia,
Spagna, Finlandia e Albania. È titolare della cattedra di Formazione corale presso il
Conservatorio “N. Piccinni” di Bari ed è stato docente incaricato presso i corsi di
Jazz, docente a contratto di “Popular music” presso l’Università Federico II di Napoli
e l’Istituto universitario “Suor Orsola Benincasa”. È Docente a contratto presso
l'Università del Salento, collabora con la Scuola di Musica di Fiesole, l'Università
telematica “Giustino Fortunato”, le ASL di Bari e Foggia e l'Università di Salerno.

andrea.gargiulo68@gmail.com, andrea.gargiulo@unisalento.it
3381931953