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Lo strano caso del guerriero illuminato

La citt delle frottole

Droctulft (o, alla greca, Drocton) stato un generale bizantino di origine sveva. Crebbe presso i Longobardi negli anni della Guerra Gotica e, poich era "forma idoneus", si era meritato la dignit di duca1, ma poi, a detta di Paolo Diacono, aveva scelto di raggiungere l'esercito bizantino per vendicarsi della sua prigionia2 Pi probabilmente Droctulft fu uno dei Longobardi che avevano seguito a Ravenna Elmichi e Rosmunda, gli assassini di Alboino, in fuga davanti alla reazione dei guerrieri pavesi comandati da Clefi. comunque in questi anni che avvenne la defezione e che Droctulft si rintan a Brixellum. L'epitaffio racconta che Droctulft si rifugi a Ravenna abbandonando i suoi "cari genitori", indizio, forse, della sua giovane et; ma difficile credere che giovanissimo nel 572, nel 575-576 fosse gi a capo di un contingente bizantino. Droctulft, lasciati i Longobardi, trov accoglienza a Ravenna, citt che, da allora, egli consider come la sua patria3. La sua fu una tipica vita di un guerriero federato dell'Impero; egli era di aspetto terribile, con una lunga barba che gli scendeva sul petto robusto; egli non fu solo un formidabile guerriero, ma anche un "distruttore" nemico della sua stessa gente. Per conto dellImperatore, Droctulft riconquist Brescello, che era stata occupata dai Longobardi e che rappresent unimportante testa di ponte bizantina sulla riva destra del Po: fu il suo primo successo 4, ma ce ne furono altri. Negli anni successivi, alla guida del presidio imperiale di Brescello continu a difendser Ravenna: dopo aver apprestato una flottiglia di piccole barche, ridiscese il corso del Padoreno (un ramo del delta del Po oggi scomparso) fino ad investire e a conquistare Classe, allora tenuta dal Longobardo Faroaldo. Erano gli anni tra il 575 e il 5765., Alla fine del Periodo dei duchi, quando i Longobardi elessero un nuovo re, resistette a lungo allassedio postogli dai soldati di Autari. Il Re, alla fine, costrinse la citt a capitolare, tuttavia, prima che i viveri finissero, Droctulft, con unaudace fuga riusc a mettere in salvo s e le insegne imperiali. Brescello, invece, rioccupata dai Longobardi, venne saccheggiata, privata delle mura e, in seguito, rasa al suolo6. La carriera di Droctulft non si limit al suolo italiano e alla lotta contro i Longobardi, infatti nel 586 lo troviamo nei Balcani a fronteggiare gli Avari. Le armate bizantine non riuscivano a fermare gli invasori, per cui, l'imperatore
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Maurizio decise di potenziare la sua macchina bellica. Affid il comando allo stratego Giovanni Mistacon, affiancandogli Droctulft, che viene definito "longobardo di stirpe, uomo prode e robustissimo per la guerra". I due nuovi comandanti vinsero gli Avari ad Adrianopoli, grazie ad uno stratagemma decisivo di Droctulft che, dopo aver simulato la fuga, si gett alla testa dei suoi uomini sugli inseguitori, disperdendoli. Cos gli Avari dovettero cedere il campo e ritirarsi. L'epitaffio di Droctulft ne ricorda la sepoltura in San Vitale a Ravenna, ma suggerendo esplicitamente che egli fosse morto lontano da quella citt, e che vi torn solo dopo morto per avervi sepoltura, grazie alle cure di un certo prete Giovanni, al quale Droctulft aveva confidato di voler essere sepolto a Ravenna. L'epitaffio ricorda che egli tornava spesso a San Vitale, dopo le sue vittorie; possibile che sia stato da Ravenna inviato a Roma e da l in Africa, a cercare una nuova collocazione presso lesarca Gennadio. E' probabile che sia morto combattendo al servizio di Bisanzio

A pagina 278 del libro La poesia (Bari, 1942), Croce7, riassumendo un testo latino dello storico Paolo Diacono 8,

P. Diacono, Historia Langobardorum, II,18 Ibidem effettuata da re Agilulfo, successore di Autari, che demol completamente il centro rivierasco 3 epitaffio di Droctulft, v.12, in P. Diacono, HL, II,19. 4 epitaffio di Droctulft, v.11, ibid. 5 epitaffio di Droctulft, v.21, ibid 6 Gi importante centro celtico (Brixellum) venne colonizzata da Roma e travolta dalla guerra fra Longobardi e Bizantini (VI secolo). Da rammentare alla fine del 584 loccupazione del re Autari, e, nel 589, una terribile alluvione del Po seguita dalla massiccia distruzione

Benedetto Croce (Pescasseroli, 1866 Napoli 1952) stato un filosofo, un critico letterario, uno storico, uno scrittore e un politico italiano, principale ideologo del liberalismo novecentesco italiano e "rifondatore" del Partito Liberale. Con Giovanni Gentile considerato un importante protagonista della cultura italiana ed europea della prima met del XX secolo. 8 Paolo Diacono stato un monaco, storico, poeta e scrittore longobardo di espressione latina. Era discendente di Leupichi, che affiancava re Alboino nel passaggio dei Longobardi dalla Pannonia all'Italia. Da Cividale del Friuli, dove nacque nel 720, raggiunse Pavia in giovane et per seguire gli studi in quella che allora era la capitale longobarda. Si form alla corte del re Rachis, allievo di Flaviano, ed alla scuola del monastero di San Pietro in Ciel d'Oro, dove consegu la carica di docente. Rest alla corte con i successivi re Astolfo e Desiderio. Divenne anche il precettore di Adelperga figlia di Desiderio che segu quando ella si spos con il duca Arechi II di Benevento. Nel 774 visse il crollo del regno longobardo e per evitare rischi di prigionia si fece monaco nel monastero di Montecassino. Dal 782 al 787 fu attivo presso la corte di Carlo Magno, presso la quale si rec per chiedere la liberazione dei suoi parenti prigionieri, in particolare il fratello Arichis, catturato e condotto in Francia nel 776 dopo la sua partecipazione ad una rivolta del Friuli contro i nuovi occupanti, e che alla fine fu liberato. L acquist una certa notoriet e prestigio come maestro di grammatica.

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narra la sorte e cita l'epitaffio9 di Droctulft; ne fui singolarmente commosso, e in seguito compresi perch. Droctulft fu un guerriero, longobardo che, durante l'assedio di Ravenna, abbandon i suoi e mor difendendo la citt che prima aveva attaccata. Gli abitanti di Ravenna gli dettero, sepoltura in un tempio e composero, un epitaffio nel quale espressero la loro gratitudine ( contempsit caros, dum nos amat ille, parentes10) e il curioso contrasto che si avvertiva tra l'aspetto atroce di quel barbaro, e la sua semplicit e bont:

che andava al Sud e che guerreggiava contro il nome romano. Forse professava l'arianesimo1712, che sostiene

Terribilis visu facies, sed mente benignus, longaque robusto pectore barba fuit!11

Tale la storia del destino di Droctulft, barbaro, che mor difendendo Roma, o tale il frammento della sua storia che pot salvare Paolo Diacono. Non so neppure in quale periodo sia accaduto il fatto: se a met del sesto secolo, quando i longobardi devastarono le pianure italiane, o nell'ottavo, prima della resa di Ravenna. Immaginiamo (giacch questo non un lavoro storico) che fosse il primo. Immaginiamo, sub specie aeterntiatis12, Droctulft, non l'individuo Droctulft, che indubbiamente fu unico e insondabile13 (tutti gli individui lo sono), ma il tipo generico che di lui e di molti altri come lui ha fatto la tradizione, che opera dell'oblio14 e della memoria. Attraverso un'oscura geografia di selve e paludi, le guerre lo portarono in Italia, dalle rive del Danubio1510 e dell'Elba1611; forse non sapeva Nel 787 torn a Montecassino, dove fra l'altro scrisse l'Historia Langobardorum, la sua opera pi famosa in cui narra, fra mito e storia, le vicende del suo popolo, dalla partenza dalla Scandinavia all'arrivo in Italia. La scrittura del testo impegn Paolo Diacono per due anni, dal 787 al 789. 9 Con il termine epitaffio si intende un'iscrizione funebre, il cui scopo onorare e ricordare il defunto. Generalmente, pur non sempre, si tratta di uno o pi versi di una poesia: molti poeti hanno infatti composto il proprio epitaffio. Per epitaffio si intendeva, in tutta probabilit, l'orazione funebre pubblica che durante i secoli della Grecia antica si teneva ad Atene in onore dei soldati caduti. Nell'antica Roma, si confuse con la laudatio funebris, pronunciata da un figlio o da un parente del morto. Per estensione, si sarebbe poi dato tale nome alla semplice iscrizione tombale.
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Non am i suoi cari, mentre lui ama noi come fossimo suoi parenti. 11 Fu di aspetto terribile ma ricco di intelligenza , aveva una lunga barba e un petto robusto.
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lett. Sotto lo sguardo delleterna memoria. L'espressione indica qualcosa di universalmente ed eternamente vero, senza alcun riferimento al contingente e al relativo. Possiamo tradurla con in astratto, come esempio 13 Incomprensibile, misterioso, oscuro. 14 oblio = Perdita di ogni ricordo, dimenticanza. La memoria, scrive Borges non tanto latto del ricordare, il frutto della selezione; ricordare , in realt, dimenticare i dettagli. Poich non sempre i dettagli che si perdono sono inutili, la memoria inevitabilmente una falsificazione della realt 15 Il Danubio un fiume dell'Europa centro-orientale. Con 2.902 km il secondo corso dacqua pi lungo del continente (dopo il Volga), e il pi lungo fiume navigabile dell'Unione Europea. Le sue fonti sono

nella Foresta Nera in Germania. Dalle sorgenti scorre verso est il fiume corre lungo i confini di dieci paesi: Austria, Slovacchia, Ungheria, Croazia, Serbia, Bulga ria, Romania, Moldavia, Ucraina e attraversa varie capitali dell'Europa centrale e orientale. Alla fine del suo corso si getta nel Mar Nero attraverso un ampio delta sul confine tra Romania e Ucraina. Il Danubio stato per secoli una delle frontiere dell'Impero Romano. 16 L'Elba uno dei pi lunghi fiumi dell'Europa centrale (1091 km). Nasce nel nord della Repubblica Ceca, nella catena montuosa dei Monti Sudeti, a circa 1400 metri di altezza. Attraversa quindi la Germania, bagna le citt di Dresda, Magdeburgo e Amburgo e sfocia nel Mare del Nord. La sua lunghezza totale di 1091 km. Da due secoli un'importante rotta commerciale, l'Elba stato collegato tramite un sistema di canali navigabili col Reno, il Weser e l'Oder. Il fiume stesso navigabile con battelli commerciali fino all'interno del continente europeo, addirittura a Praga, mentre altri sistemi di canali artificiali lo collegano alle aree industriali della Germania e alla capitale Berlino. 17 L'arianesimo il nome con cui conosciuta una dottrina cristologica elaborata dal monaco e teologo cristiano Ario, condannata al primo concilio di Nicea. Sosteneva che la natura divina di Ges fosse sostanzialmente inferiore a quella di Dio e che, pertanto, vi fu un tempo in cui il Verbo di Dio non esisteva e dunque che fosse stato creato in seguito. In tal senso contraddiceva l'idea della Trinit maturata attorno agli scritti di Giustino di Nablus. Ario non negava la Trinit ma subordinava il Figlio al Padre, negandone la consustanzialit che sar poi formulata nel concilio di Nicea (325) nel noto credo niceno-costantinopolitano. Per Ario, quindi, Ges era solo un uomo, non identificabile con Dio stesso. Sebbene Ario fosse stato scomunicato per eresia e la sua dottrina condannata, questa corrente religiosa resistette a lungo tanto da diventare religione ufficiale dell'impero romano sotto Costanzo II. Nel IV secolo, fu molto diffusa anche in Italia: ad esempio, in Romagna sono noti per aver combattuto l'eresia ariana, i vescovi San Mercuriale di Forl, San Rufillo di Forlimpopoli, San Leo di Montefeltro e San Gaudenzio di Rimini. I germani cristianizzati furono inoltre i maggiori seguaci dell'arianesimo, fino al VII secolo. Costantino Nel 325 Costantino I indice il Concilio di Nicea che elabora un "simbolo", cio una definizione dogmatica relativa alla fede in Dio nel quale compare il termine homoosios (= consustanziale al Padre, letteralmente "della stessa sostanza") attribuito al Cristo e che costituisce, tuttora, la base dogmatica del Cristianesimo storico. Successivamente per lo stesso imperatore venne battezzato in punto di morte da un vescovo ariano, Eusebio di Nicomedia. Costanzo II L'arianesimo ebbe fortuna in certi momenti fra la corte imperiale e nell'ultima fase dell'Impero Romano. Furono ariani gli imperatori Costanzo II e Valente e il generale Stilicone. Teodosio Nel 380, sotto l'influsso di Ambrogio, venne emanato da Teodosio I e Graziano l'editto di Tessalonica che definiva il credo niceno come religione di stato. La condanna dell'Arianesimo venne ribadita nel 381 durante il primo concilio di Costantinopoli.

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che la gloria del Figlio un riflesso della gloria del Padre, ma pi verosimile immaginarlo devoto della Terra, di Hertha, il cui simulacro18 velato andava di capanna in capanna su un carro tirato da vacche, o degli dei della guerra e del tuono, che erano rozze immagini di legno, avvolte in stoffe e cariche di monete e cerchi di metallo. Veniva dalle selve inestricabili del cinghiale e dell'uro 19; era bianco, coraggioso, innocente, crudele, leale al suo capo e alla sua trib non all'universo. Le guerre lo portano a Ravenna e l vede qualcosa che non ha mai vista, o che non ha vista pienamente. Vede il giorno e i cipressi e il marmo. Vede un insieme che molteplice senza disordine; vede una citt, un organismo fatto di statue, di templi, di giardini, di case, di gradini, di vasi, di capitelli, di spazi regolari e aperti. Nessuna di quelle opere, vero, lo impressiona per la sua bellezza; lo toccano come oggi si toccherebbe un meccanismo complesso, il cui fine ignoriamo, ma nel cui disegno si scorgesse un'intelligenza immortale. Forse gli basta vedere un solo arco, con un'incomprensibile iscrizione in eterne lettere romane. Bruscamente, lo acceca e lo trasforma questa rivelazione: la Citt. Sa che in essa egli sar un cane, un bambino, e che non potr mai capirla, ma sa anche ch'essa vale pi dei suoi di e della fede giurata e di tutte le paludi di Germania. Droctulft abbandona i suoi e combatte per Ravenna. Muore, e sulla sua tomba incidono parole che non avrebbe mai comprese:

hanc patriam reputant esse, Ravenna, suam.20


Non fu un traditore (i traditori non sogliono ispirare epitaffi pietosi), fu un illuminato, un convertito. Alcune generazioni pi tardi, i longobardi che avevano accusato il disertore21, rocedettero come lui; si fecero italiani, lombardi, e forse qualcuno del loro sangue? un Aldiger?22 gener i progenitori dell'Alighieri... Molte congetture23 dato applicare all'atto di Droctulft; la mia la pi spiccia; se non vera come fatto, lo sar come simbolo.

Contempsit caros, dum nos amat ille, parentes,


Medioevo Nei secoli successivi tuttavia venne progressivamente perdendo peso nell'ambito dell'Impero. Tuttavia, grazie alla predicazione condotta nel IV secolo fra i Goti, l'arianesimo conobbe una grande diffusione fra i popoli germanici, specialmente Goti, Vandali e Longobardi. Fu ariano il re ostrogoto Teodorico, mentre fu Teodolinda la regina che determin la conversione dei Longobardi al cattolicesimo. 18 Un simulacro una statua o unimmagine di una divinit o di un personaggio illustre. 19 L'uro una specie di grande bovino selvatico ormai estinto, ma, in passato, molto diffuso in Europa. Corrispondeva al nostro bue, come il cinghiale corrisponde al maiale. Gli uri erano noti anche per il loro temperamento molto aggressivo e nelle culture antiche ucciderne uno era visto come un grande atto di coraggio. I bovini moderni sono divenuti molto pi piccoli dei loro antenati selvatici: l'altezza al garrese di una vacca domestica di taglia media di circa 150 cm, mentre l'uro raggiungeva mediamente i 175 cm di altezza. Esistevano tre sottospecie di uro: il Bos primigenius nomadicus, che viveva in India, il Bos primigenius mauretanicus del Nordafrica e, naturalmente, il Bos primigenius primigenius dell'Europa e del Medio Oriente. Solo la sottospecie europea sopravvissuta fino a tempi recenti. L'uro possedeva anche alcuni aspetti che si riscontrano raramente nei bovini moderni, come le corna a forma di lira ricurve in avanti, una striscia pallida lungo la spina dorsale e un dimorfismo sessuale nei colori del mantello. I maschi erano neri con una striscia color grigio pi chiaro o marroncina lungo la spina dorsale, mentre le femmine e i vitelli erano rossastri (questi colori si riscontrano tuttora in pochi bovini domestici, come i bovini di Jersey).

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Non am i suoi cari, mentre lui ama noi come fossimo suoi parenti, considera come sua patria Ravenna. 21 Infedele. 22 Alcune fonti sostengono che la radice "Ald" derivi dall'antico germanico-danese Athal (nobile) e di conseguenza i nomi originari: Aldiger e Hadalgher, andrebbero tradotti come "lancia nobile o nobile lanciere". Da ci si pu affermare che si tratta della "cognominizzazione" della professione del capostipite di una famiglia, o il capo di una trib di barbari: ovverosia "un abile guerriero armato di lancia". 23 Giudizi fondati pi su un'intuizione personale che su prove reali; sono ipotesi o supposizioni ritenute probabilmente vere, ma non dimostrate

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Riportato da Paolo Diacono in Historia Langobardorum (liber III, caput 19).

Huius sane Droctulft, de quo praemisimus, amminiculo saepe Ravennatium milites adversum Langobardos dimicarunt, extructaque classe, Langobardos, qui Classem urbem tenebant, hoc adiuvante pepulerunt. Cui, cum vitae explesset terminum, honorabile sepulchrum ante limina Beati Vitalis martyris tribuentes, tali eius laudes epitaphio extulerunt: Clauditur hoc tumulo, tantum sed corpore, Drocton; Nam meritis toto vivit in orbe suis. Cum Bardis fuit ipse quidem, nam gente Suavus; Omnibus et populis inde suavis erat. 5 Terribilis visu facies, sed mente benignus, Longaque robusto pectore barba fuit. Hic et amans semper Romana ac publica signa, Vastator genti adfuit ipse suae. Contempsit caros, dum nos amat ille, parentes, 10 Hanc patriam reputans esse, Ravenna, suam. Huius prima fuit Brexilli gloria capti; Quo residens cunctis hostibus horror erat. Quo Romana potens valuit post signa iubare, Vexillum primum Christus habere dedit. 15 Inde etiam, retinet dum Classem fraude Faroaldus, Vindicet ut Classem, classibus arma parat. Puppibus exiguis decertans amne Badrino, Bardorum innumeras vicit et ipse manus. Rursus et in terris Avarem superavit eois, 20 Conquirens dominis maxima lucra suis. Martyris auxilio Vitalis fultus, ad istos Pervenit victor saepe triumphos ovans; Cuius et in templis petiit sua membra iacere, Haec loca post mortem bustis habere iubat. 25 Ipse sacerdotem moriens petit ista Iohannem, His rediit terris cuius amore pio.

Con l'aiuto di questo Droctulft, del quale abbiamo gi parlato in precedenza, spesso i soldati di Ravenna combatterono contro i Longobardi presso il torrente e - riallestita la flotta sconfissero, grazie a lui, i Longobardi che occupavano la citt di Classe Giunto al termine della vita, i Ravennati quando gli diedero onorato sepolcro davanti alla Basilica del Beato Martire Vitale, scrissero le sue lodi con questo epitaffio: In questa tomba chiuso, ma solo nel corpo Droctulft; infatti, per i suoi meriti ancora vivo nel il mondo. In verit fu con i Bardei, infatti, per stirpe era un Suebo, dalla qual cosa dal popolo tutto era reputato soave. Daspetto terribile a vedersi, ma era buono nell'anima, fu di petto robusto e di lunga barba. Poich am sempre il nome di Roma, egli stesso fu sterminatore della propria stirpe, disprezz i suoi cari parenti e ora ama noi, reputando che questa, Ravenna, fosse la sua patria. La sua prima impresa gloriosa fu la conquista di Brescello, dove, essendosi trincerato, era il terrore di tutti i nemici. Dove fu capace di salvare le insegne romane e di sostenere il primo vessillo di Cristo. Poi, mentre Faroaldo tiene fraudolentemente la citt di Classe rinforza la flotta per riscattare Classe. Combattendo in prima fila con poche navi presso il fiume Padoreno, sconfisse le innumerevoli navi dei Bardei e una seconda volta super gli Avari nelle loro terre, conquistando grandissime ricchezze per i suoi signori. Con l'aiuto di San Vitale torn spesso vincitore meritando ovazioni trionfali. E nel tempio di San Vitale chiese che giacessero le sue spoglie, chiedendo che, dopo la morte abbia questi per sepolcro. Egli stesso, in punto di morte, chiese queste cose al sacerdote Giovanni, per il devoto affetto del quale, ritorn in queste terre.

Historia Langobardorum (liber III, caput 18).

18. His ita gestis, Authari rex Brexillum civitatem super Padi marginem positam expugnare adgressus est. In qua Droctulft dux a Langobardis confugerat, seque partibus imperatoris tradens, sociatus militibus, Langobardorum exercitui fortiter resistebat. Iste ex Suavorum, hoc est Alamannorum, gente oriundus, inter Langobardos creverat et, quia erat forma idoneus, ducatus honorem emeruerat; sed cum occasionem ulciscendae suae captivitatis repperit, contra Langobardorum

18 Fatto ci, il re Autari si apprest ad espugnare la citt di Brescello , situata vicino al Po. In essa era riparato, fuggendo dai Longobardi, il duca Droctulft il quale, passato sotto le insegne dell'imperatore e raggiunto dai suoi soldati, opponeva strenua resistenza all'esercito Longobardo. Droctulft era di origine Sveva, cio Alemanna, ma era cresciuto fra i Longobardi tra i quali - per la sua figura maestosa - aveva meritato l'onore di essere nominato duca.

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ilico arma surrexit. Adversus quem Langobardi gravia bella gesserunt, tandemque eum cum militibus quos iuvabat exuperantes, Ravennam cedere compulerunt. Brexillus capta est, muri quoque eius solum ad usque destructi sunt. Post haec Authari rex cum Smaracdo patricio, qui tunc Ravennae preerat, usque in annum tertium pacem fecit. Huius sane Droctulft.....

Ma quando ebbe occasione di vendicarsi della sua prigionia , improvvisamente prese le armi contro i Longobardi. Contro di lui i Longobardi portarono pesanti attacchi, e grazie ad una soverchiante superiorit di truppe lo costrinsero a fuggire a Ravenna Brescello fu presa e rasa al suolo; successivamente Autari concluse un trattato di pace triennale con il patrizio Smaragdo, che reggeva Ravenna.

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Del sepolcro e dell'epitaffio di Droctone non rimangono tracce. Il nome DROCTVLFI BRIXELIQ[..] per citato nella cosiddetta Pietra di Proclo, una lastra tombale rinvenuta nel 1583, durante i lavori di demolizione della chiesa di S. Biagio a Sabbioneta. Il testo fu copiato e tradotto al momento del ritrovamento da don Cristoforo Spalenza da Ostiano, futuro prevosto di Sabbioneta24.

Proclo, prefetto di corti romane, ottimo soldato e fedelissimo segu lestrema fortuna dellinvittissimo Folcari. Devoto ai voleri e alla persona dellimperatore, parteggi per Droctulfo; ferito a Brescello, nella fuga disordinata dei suoi, rifugi nel castello di Sabbioneta dove visse ancora parecchio tempo. Mor a 78 anni nel 591 e fu sepolto a spese dellospite.

Pubblicazione Bologna : Zanichelli, 1910, in "Atti e memorie della R. Deputazione di Storia patria per la Romagna", Serie III, volume 27. Questa iscrizione data da Paolo Diacono (Hist. Langob.,II, 19). Da Paolo Diacono stesso sappiamo che l' iscrizione apparteneva al sepolcro di Droctone (o Droctulfto, come appresso dir) fatto costruire innanzi alla Chiesa del Beato Vitale (cio di S. Vitale). E di gran valore storico, ed appartiene per il contenuto alla fine del VI secolo, come sto per mostrare: Droctulfto mori in Ravenna verso l'anno 586. In luogo dei versi 15-20 il Rossi ( = Libri rubei historiarumn Ravenntium libri decem, Venezia 1572 e 1690) ha invece

Inde etiara retinet dum Classem classibus, arma Armis opposuit, moenia nostra diu, Loiigo hic bardorum vires contrivii opesque Ipsorum titulis chirus ad astra datis.
(Cf. Fabri: Le sacre memorie di Ravenna antica, pag. 365). Questa iscrizione conferma il racconto di Theofilatto Simocatta, Historiarum libri octo, II, 17,9 a cura di C. de Boor, Lipsia 1887, pp. 103 ss.), presso cui conservato memoria del nome de delle imprese dellIpostratego Drocton. una figura simpaticissima a mezzo il VI secolo quella di Droctone, che, innamorato ammiratore della gloria antica dei Romani, defeziona dall'interesse della sua gente ed ipostratego nellesercito del basileus contro i Longobardi stessi, quando contemporaneamente il re Childeberto dei Franchi tradiva la fiducia in lui riposta da Maurizio Tiberio (rimando il lettore al cit. mio lavoro). N si pu spiegare quest'atto di eroismo, come ancora agli occhi nostri si mostra, se non si ha in considerazione l'azione, innegabilmente benefica della Chiesa di Roma o, meglio, della religione cristiana, che col suo carattere d' universalit fin dal III secolo era venuta insinuandosi sempre pi nell'anima di tu tto il mondo. (Cfr. a proposito dellinfluenza della Chiesa
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Antonio Racheli, Memorie Storiche di Sabbioneta, Libro 1, Bizzarri, Casalmaggiore, 1849.

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sulla coscienza politica del VI secolo il Grisar: Roma alla fine del Mondo antico, voi. I, parte II, pag. 648 segg.). Droctulfto infatti dall' iscrizione in esame risulta profondamente compreso del sentimento religioso Romano. V frattanto C. Troya ; Cod. Dipi. Long., tom. I: doc n. LXXIV, p. 230 segg. Al v. 3 dell' iscr. per Siaiyus da intendersi Suevus. Anche in Dante si trova Soave per Svevia: Quest' la luce della gran Costanza, Che del secondo vento di Soave Gener il terzo, e 1' ultima possanza. (Farad. III, 119).

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Benedetto Croce, La poesia: introduzione alla critica e storia della poesia e della letteratura25

Tutto iniziato da qui, dove Borges lesse per la prima volta di Droctulft in cui a pagina 269 Croce scrive: Mi piacerebbe andare notando, per offrirne esemp, la poesia che alza il capo dove meno si aspetterebbe. Era un tempo in San Vitale di Ravenna lepitaffio (serbatoci da Paolo Diacono) di un alemanno Droctulft, che aveva abbandonato i longobardi per difendere contro di loro quella citt. Lepitaffio versificato conteneva un attestato di gratitudine per quelluomo, che aveva sacrificato laffetto dei suoi cari alla sua nuova patria (contempsit caros, dum nos amat ille, parentes hanc patriam reputans esse, Ravenna Suam). Ma, nel dettare questi distici, lignoto autore preso da una visione lirico -epica del personaggio, e in pochi tratti lo scolpisce nella sua fisica possanza e nella sua particolare maest e umanit di barbaro:

Terribilis visu facies, sed mente benignus, Longaque robusto pectore barba fuit!

B. Croce La Poesia pagina delledizione economica del 23 1971

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Grazie a www.vincenzoreda.it/la-storia-di-Droctulft-da-jl-borges-e-b-croce/

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LE ORIGINI DEI SUEBI P.C.Tacito, La Germania, 38 e ss.

Le origini dei LONGOBARDI Longobardi (o Langobardi), popolazione germanica che appare nelle fonti scritte nel V secolo, quando si stanzi nel Meclemburgo Secondo lantico mito delle origini, i longobardi originari dalla Scandinavia, sarebbero partiti verso il continente europeo a causa di una grave carestia. Nel 488 giunsero nel Rugiland (Bassa Austria); guidati dal re Vacone, passarono il Danubio (527-28) penetrando in Ungheria. nella qualit di federati di Costantinopoli i Longobardi prima si scontrarono con i Gepidi, poi furono coinvolti nella guerra greco-gotica come alleati dei Bizantini; lo scoppio aperto delle ostilit contro i Gepidi vide in seguito i Longobardi vittoriosi ma a prezzo di una pericolosa alleanza con gli Avari, che divennero la forza dominante in area balcanica. Per lasciare loro spazio, i Longobardi furono costretti a dirigersi pi a ovest e, guidati dal re Alboino, nel 569 penetrarono in Italia; al momento dellinvasione i Longobardi. mantennero quasi intatta la loro antica cultura tribale, lunico elemento di chiara influenza romana fu la loro conversione al cristianesimo ariano. Alboino occup parte del Veneto e punt su Milano e Pavia; il fatto militarmente pi rilevante fu il lunghissimo assedio di Pavia, lantica capitale del regno gotico, che si arrese dopo tre anni. Lassassinio di Alboino (certo per manovre bizantine), poco dopo la presa di Pavia (572), gett i Longobardi nel caos e dopo lassassinio del loro secondo re Clefi, una parte cadde sotto linfluenza bizantina; tra costoro, probabilmete, cera anche Droctulft; daltro canto la struttura anarchica dei L. permise a molti duchi e alle loro fare non solo di rimanere indipendenti, ma anche di continuare a estendere larea da essi controllata. Durante la cosiddetta anarchia ducale (574-84), il paese fu percorso da bande di guerrieri che saccheggiavano e devastavano; tramont cos quello che restava in piedi dellapparato statale e dellassetto sociale e culturale tardo antico, e con esso la classe dei senatori-proprietari di terre. Nel 584, di fronte alla concreta minaccia di uninvasione franca i L. si sottomisero al re Autari ma il caos politico cominci a diradarsi solo con il suo successore, Agilulfo (590-616)

Debbo ora parlare degli Svevi, che non costituiscono un unico popolo come i Catti o i Tencteri; occupano infatti la maggior parte della Germania, per di pi distinti in trib con nomi diversi, pur chiamandosi, nel loro complesso, Svevi. Una caratteristica di questa gente piegare i capelli da un lato e stringerli in un nodo. Cos gli Svevi si differenziano dagli altri Germani; cos, fra gli Svevi, i liberi dagli schiavi. Un'usanza del genere si riscontra presso altri popoli - o per parentela cogli Svevi, oppure, come spesso accade, per imitazione - ma rara e limitata alla giovinezza, mentre gli Svevi tirano in su, fino alla vecchiaia, i loro ispidi capelli e spesso li legano al sommo della testa. I capi li adornano anche. La loro attenzione a farsi belli tutta qui, ma innocente; non si ornano infatti per amare o farsi amare, bens per accrescere l'imponenza e incutere timore agli occhi del nemico, quando vanno alla guerra.
La maggior parte dei Suebi abit le terre sulla riva destra del Reno fino agli inizi del V secolo, quando il grosso delle trib si un ai Vandali e agli Alani per invadere le Gallie Mentre i Vandali e gli Alani si scontravano con i Franchi alleati di Roma per il dominio sulla Gallia, i Suebi di re Ermerico si diressero a sud, attraversando i Pirenei e il paese dei Baschi, penetrarono in Spagna allora era fuori dal controllo imperiale. Dopo aver adottato un atteggiamento pi pacifico, i conquistatori, non pi di 30.000, ottennero da Roma lo status di foederaii, in cambio del giuramento di fedelt all'imperatore Onorio (410). Nel 411, l'imperatore assegn loro delle terre, tramite sorteggio; agli Svevi e ai Vandali Asdingi tocc la Galizia, ai Vandali la Betica e agli Alani Lusitania. Durante i regni di Carrarico e Teodemaro, in seguito all'influenza di san Martino, vescovo di Braga, dal 561, il popolo svevo si convert al cattolicesimo. il Regno dei Suebi fin poi per essere assorbito da quello dei Visigoti e ridotto al rango di Ducato. Droctulft faceva parte delle trib Suebe che erano rimaste in Germania (la regione della Svevia prende il nome proprio da loro) e che furono attratte nellarea di gravitazione dei Longobardi. I Suebi, insieme ai Bulgari e ai Sassoni, furono ingaggiati come truppe ausiliarie dai Longobardi di Alarico che attaccarono la penisola italica nel 569.

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C'era questo di meraviglioso nel regno dei Longobardi: non c'erano violenze, non si tramavano insidie; nessuno opprimeva gli altri ingiustamente, nessuno depredava; non c'erano furti, non c'erano rapine; oguno andava dove voleva, sicuro e senza alcun timore HL, II Presso i Longobardi, il duca era colui che rivestiva il ruolo, politico e militare, di comandante di un insieme di "famiglie militari" (la fara), indipendentemente da un eventuale stanziamento territoriale. Il termine latino dux (ovvero condottiero, comandante, generale) fu adottato per designare questa figura politica e militare che non aveva un esatto equivalente nel mondo classico. Non noto il termine proprio della lingua longobarda per indicare la figura del duca; anche le fonti storiografiche longobarde pi antiche (l'anonima Origo gentis Langobardorum e la Historia Langobardorum di Paolo Diacono) sono state, infatti, redatte in latino. Durante le battaglie per la conquista dei territori italiani furono dunque istituite le cariche dei Duchi, che si stanziavano sul territorio prevalentemente nelle vecchie citt fortificate romane. I relativi ducati erano strettamente connessi ai comandanti (duces, che guidano le farae, gruppi militari familari). I principali ducati che si formarono in seguito alle invasioni furono 35:

Costituito nel 569 da Alboino e affidato a Gisulfo I del Friuli; Fu il pi influente e importante Ducato della Longobardia Maior e dellintero regno Longobardo. Lultimo duca Longobardo fu Rotgaudo, il Ducato di Friuli rimase potente fino al 776, in seguito alla caduta del regno Longobardo per via degli attacchi dei Franchi con a capo Carlo Magno venne riorganizzato e venne affidato a suo figlio.

Fu eretto per contrastare Padova, rivestendo un ruolo principalmente strategico che poi accrebbe con la caduta di Padova.

Durante il Regno Longobardo rivest un peso politico rilevante soltanto a tratti e grazie alla personalit di qualche singolo duca, stretto com era tra i vicini e ben pi potenti ducati di Vicenza e Friuli.

Nei libri dellHistoria Langobardorum di Paolo Diacono nominato un solo Duca di Ceneda che si era distinto nella battaglia persa contro gli Slavi, Orso fratello del Duca di Friuli.

Verona fu tra le prime citt a cadere, nellautunno del 568, sotto il dominio del Longobardi guidati da Alboino, che ne fece il suo quartier generale. Proprio a Verona Alboino venne ucciso, nel 572, dalla congiura ordita dalla moglie Rosmunda. La costituzione del ducato risale, con ogni probabilit, a quegli stessi anni, forse gi nel 568.

Trento fu probabilmente tra le prime citt a cadere sotto il dominio dei longobardi guidati da Alboino, nel corso dell invasione del 568-569. La costruzione del ducato risale, con ogni probabilit, a quegli stessi anni, forse gi nel tardo 568 (ma la penetrazione tra le montagne deve essere stata lenta) . Fu tra i pi importanti ducati della Longobarda Maior anche in virt della sua posizione strategica e ridosso dei valichi alpini. Alla sua massima estensione il ducato comprendeva l attuale Trentino (eccetto il Primiero e la Val di Fassa) e una parte del odierno Alto Adige (da Merano a Bolzano e fino a Bressanone). Diversi duchi di Trento giocarono un ruolo importante nella storia del regno longobardo; Siccano Ewin, durante il periodo dei Duchi, e l usurpatore Alachis.

Loccupazione di Brescia avvenne durante la prima fase dellinvasione longobarda dellItalia settentrionale, tra il 568 e il 569; Brixia fu una delle citt dove la presenza

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longobarda fu maggiore e che ricopr un ruolo di primaria importanza nella storia del regno longobardo, esprimendo anche personalit come re Rotari e re Desiderio.

una freccia, perch era contro la rivolta di alcuni duchi longobardi

Con l invasione del 568 guidata da Alboino anche Bergamo cadde sotto il dominio Longobardo, assumendo un importanza notevole per la sua posizione geopolitica. Bergamo ,infatti, costituiva il crocevia tra le strade militari che congiungevano il Friuli alla parte occidentale della pianura padana e a Pavia, capitale del regno. Dopo l uccisione di Alboino e di quella di Clefi, suo successore, il regno cadde in quella che fu definita l anarchia longobarda (periodo dei Duchi), della durata di dieci anni, in cui governarono i duchi, a Bergamo govern Wallari, che fu dunque il primo duca di Bergamo e del suo territorio nel primo tumultuoso periodo della conquista longobarda non ancora consolidata.

La sua esistenza fu comprovata dai documenti contenuti nella cattedrale di Piacenza e si fa ancora riferimento alle conquiste di Agilulfo.

Pavia divenne longobarda nel 572 allorch Alboino ne pieg la resistenza tra violenza e devastazione, ma non venne immediatamente eretta a capitale: inizialmente gli era stata preferita Verona. Da quando, per, nel medesimo anno, luccisione di Alboino fece riunire tutti i 35 duchi longobardi proprio a Pavia per lelezione di Clefi a nuovo re la citt assunse un ruolo di preminenza che non avrebbe pi abbandonato.. verosimile supporre che il Ducato di Pavia abbia origine propria nel 572 ed abbia avuto come primo duca Zabano, che aveva partecipato all invasione dItalia con Alboino. Il territorio del Ducato di Pavia comprendeva il Pavese e la capitale Pavia, contemporaneamente capitale del Regno Longobardo fino al 774, quando fu conquistata dai Franchi dopo un assedio durato 9 mesi.

Non molto si sa del Ducato di Reggio a parte che fu istituito secondo le regole Longobarde e assegnato il suo Duca in seguito alla conquista del territorio da re Agilulfo. Apparteneva a questo territorio la citt di Brescello, sulla quale governava Droctulft negli anni del Periodo dei Duchi La citt, a lungo contesa tra i re dei Longobardi e lesarca di Ravenna sub una prima devastazione nel 585, allorch il re longobardo Autari assedi e costrinse alla fuga Droctulft; la definitiva distruzione si ebbe nel 603, per mano dei bizantini in ritirata di fronte all'incalzare del re Agilulfo. L'opera devastatrice fu completata dalle alluvioni del Po, rimasto senza opere di contenimento. Decadde la citt e con essa anche la sede vescovile, traslata per necessit a Parma.

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Fu uno degli ultimi ducati istituiti durante la guerra con i Longobardi, nasce negli anni ottante del sesto secolo d.C in seguito allincursione di re Agilulfo che condusse molti Longobardi alla conquista di nuovi territori come appunto Parma.

Non nota la data di fondazione del ducato, il cui territorio fu conquistato dai longobardi gi al tempo di Alborino; il nome di un solo duca ci stato tramandato: Mimulfo, che fu duca dell isola di San Giulio dal 575 circa. Il duca Mimulfo, ribellatosi al re Agilulfo fu da questi fatto decapitare nel 591.

Fu istituito da Liutprando nel 728 circa durante lespansione longobarda in Emilia-Romagna ai danni dellEsarcato dItalia, il primo duca fu Orso I che ricevette molti doni da re Agilulfo.

La capitale del ducato era Ivrea stessa, il territorio comprendeva le diocesi di Ivrea e Vercelli

Il primo duca di Torino a essere ricordato Agilufo, che nel 591 divenne re dei longobardi grazie al matrimonio con Teodolinda, vedova del re Autari. Come duca, Agilufo aveva adattato a proprio palazzo gli edifici esistenti nella attuale piazza 4 marzo. Per volere di Teodolinda, san Giovanni Battista venne proclamato patrono di torino.

Inizialmente ducato di Lucca, fu un ducato Longobardo dell Italia centrale, che comprendeva gran parte dell odierna Toscana e della provincia di Viterbo. Dopo l occupazione dei territori appartenenti ai Bizantini, i Longobardi fondarono questo florido ducato che conteneva anche Firenze. Capitale del ducato era Lucca, dove risiedeva il duca, indicato nei documenti dux et iudex. il ducato stato costituito nel 574 dopo loccupazione Longobarda di Tuscia. Insieme al Ducato di Benevento costituiva la Langobardia Minor. il ducato comprendeva inizialmente parti delle odierne regioni di Abruzzo, Lazio , Marche e Umbria. La penetrazione longobarda nell Italia centro -meridionale, tradizionalmente considerata coeva o immediatamente successiva alla conquista del settentrione condotta da Alboino nel 568-569. La conquista di Spoleto da parte di Faroaldo primo e la conseguente fondazione del ducato nei primi anni del periodo dei duchi.

Asti apparteneva ai domini longobardi liguri, in particolare alla regione della Neustria( ovvero alla parte occidentale della Langobardia maior). Il primo duca di Asti a essere ricordato Gundoalo, fratello di Teodolinda. La nomina di Gundoaldo avvenne contestualmente al matrimonio di Teodolinda con Autari nel 589; i loro due figli era cattolici quindi alcuni suppongono che il nuovo duca diffuse la fede cattolica in Piemonte. Gundoaldo costru vari monasteri e mori tra il 612 e il 615 colpito da

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17. Aistulf (Astolfo) 749 - 756 18. Desiderius (Desiderio) 756 - 774 Il ducato di Benevento costitu l estrema propaggine meridionale del dominio longobardo in Italia ed insieme al ducato di Spoleto costituirono quella che venne chiamata Langobardia Minor. Benevento fu indipendente fin dal principio della fondazione del ducato. I suoi destini strettamente legati alla corona reale longobarda solo durante il regno di Grimoaldo e dei sovrani succeduti a Liutprando. 1. ALBOINO, il re dei Longobardi che riesce nella impresa che tutti i Germani avevano sognato, farsi padrone dell'Italia, diviene un personaggio leggendario. Esistevano diversi canti epici longobardi sulle sue imprese; Paolo Diacono vi si ispira per numerosi episodi da lui narrati nella sua Historia Langobardorum. 2. CLEFI, il suo regno dur poco, appena 18 mesi: nel 574 fu ucciso e sgozzato con una spada da una guardia del corpo, assieme alla moglie Masane, secondo quanto riporta Paolo Diacono nella sua Historia Langobardorum (libro II, capitolo 31). L'aggressione al re fu guidata da alcuni duchi oppure dall'esarca di Ravenna. In seguito alla sua morte, i Longobardi rinunciarono all'elezione di un successore e si costituirono in 36 ducati separati, sostanzialmente indipendenti tra loro (Periodo dei Duchi). 3. AUTARI, La sua proclamazione a re, nell'autunno del 584, pose termine a quel periodo della storia dei Longobardi in Italia che si suole denominare "interregno ducale". 4. TEODOLINDA Figlia del duca dei Bavari, Teodolinda era una principessa di stirpe regale, discendente per parte materna della casata longobarda maggior portatrice del "carisma" regale, i Letingi. Per suggellare l'alleanza tra Bavari e Longobardi venne data in sposa ad Autari, re dei Longobardi, asceso al trono dopo una fase di assenza di potere regio. Morto Autari, dopo solo un anno di nozze, Teodolinda si rispos con Agilulfo, duca di Torino, da cui ebbe un figlio, Adaloaldo, futuro re dei Longobardi e il primo ad essere battezzato nella fede cattolica. Teodolinda, infatti, essendo cattolica, anche se aderente allo scisma dei Tre Capitoli, rappresent il primo stabile collegamento tra i Longobardi ariani e la Chiesa di Roma, grazie ai suoi rapporti amichevoli con papa Gregorio Magno. Donna bella e intelligente, fu molto amata dal suo popolo, che pot godere durante il suo regno e quello di Agilulfo di anni prosperi e fruttuosi. La regina fu una grande mecenate e benefici soprattutto Monza, la citt che lei scelse come capitale estiva del Regno Longobardo, con una Basilica, un palazzo reale e numerose reliquie. Sepolta con tutti gli onori nel suo Duomo, fu venerata dai monzesi come una santa e la sua figura amatissima divenne il fulcro di numerose leggende e storie popolari. Per approfondire vedi in Storia di Milano allURL:

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Il Regno longobardo o Regno dei Longobardi (Regnum Langobardorum in latino, Langbardland in antico germanico) fu l'entit statale costituita in Italia dai Longobardi tra il 568-569 (invasione dell'Italia) e il 774 (caduta del regno a opera dei Franchi di Carlo Magno), con capitale Pavia. Presso i Longobardi, cos come presso tutti i popoli germanici, il veniva eletto dalle assemblee generali delle fare26 ed aveva la sua ragion dessere in quanto capo militare (rex gentis langobardorum). L'effettivo controllo dei sovrani sulle due grandi aree che costituivano il regno, la Langobardia Maior nel centro-nord (a sua volta ripartita in un'area occidentale, o Neustria, e in una orientale, o Austria) e la Langobardia Minor nel centrosud, non fu costante nel corso dei due secoli di durata del regno. Nella fase iniziale, quando linsediamento longobardo appariva stabile e lesigenza di un re era poco sentita, si ebbe un decennio di forte autonomia dei numerosi ducati che componevano il Regno; tuttavia si svilupp con il tempo una sempre maggior autorit del sovrano, anche se le pulsioni autonomiste dei duchi non furono mai del tutto imbrigliate. RE D'ITALIA LONGOBARDI 1. Alboino 568 - 573 2. Celphi (Clefi) 573 - 575 3. Autharis (Autari) 584 - 590 4. Theodelinda (Teodolinda) 590 - 591 5. Agilulfo 591 - 615 6. Adaloaldo 615 625 7. Arioaldo 625 - 636 8. Rotharis (Rotari) 636 652 9. Ariberto I 652 - 661 10. Grimoaldo 662 671 11. Garibaldo 671 - 674 12. Bertharito 674 688 13. Cuniberto 688 - 700 14. Ariberto II 701 - 712 15. Liutprando 712 - 744 16. Rachis del Friuli 744 - 749
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http://www.storiadimilano.it/Personaggi/Ritratti%20femmi nili/longobarde.htm

La fara era l'unit fondamentale dell'organizzazione sociale e militare dei Longobardi. Essa era costituita dall'aggregazione di un gruppo omogeneo e compatto di famiglie (originate dallo stesso clan gentilizio) ed era in grado di organizzarsi in contingente con funzioni militari di esplorazione, di attacco e di occupazione di territori durante le grandi migrazioni che condussero il popolo longobardo dall'area del Baltico, alla Pannonia, fino in Italia.

5. AGILULFO, duca di Torino, spos Teodolinda, vedova del re longobardo Autari, e sal al trono nel 591. Stipulata la pace con i Franchi, Unni e Avari, cerc di affermare l'autorit regia sui duchi ribelli e di estendere i confini del regno. 6. ADALOALDO, fu il primo sovrano longobardo a essere battezzato secondo il rito cattolico nel 603, un anno dopo la sua nascita, avvenuta nel Palazzo Reale di Monza (eretto a residenza estiva della coppia reale). 7. ARIOALDO, duca di Torino della stirpe dei Caupu, ariano, Arioaldo fu marito di Gundeperga, figlia di Teodolinda e del re Agilulfo.

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8. ROTARI, gi duca di Brescia, ariano, apparteneva alla stirpe degli Arodingi, termine che potrebbe indicare la discendenza da una popolazione, gli Arudi. 9. ARIPERTO, fin dall'ascesa al trono, favor il cattolicesimo rispetto alla corrente scismatica tricapitolina e all'arianesimo (Paolo Diacono scrive, forse eccedendo, che "elimin l'eresia ariana"). 10. GRIMOALDO, esercit i poteri sovrani con una pienezza fino ad allora mai raggiunta dai suoi predecessori. Rafforz ulteriormente il controllo dell'Italia centro-meridionale. 11. GARIBALDO, figlio di Grimoaldo e di Teodota, eredit il trono alla morte del padre nel 671, quando era ancora bambino; il suo regno dur poche settimane. 12. BERTHERITO, ? 13. CUNIPERTO, continu la politica filocattolica della dinastia Bavarese, fondando alcuni monasteri . 14. ARIPERTO II, figlio del duca di Torino Ragimperto, nel 700 sostenne il padre nella sua ascesa al trono contro il figlio del defunto Cuniperto, Liutperto. 15. LIUTPRANDO, tra i pi grandi sovrani longobardi, cattolico, fu "litterarum quidem ignarus" ("alquanto ignorante nelle lettere", secondo quanto dice Paolo Diacono nella sua Historia Langobardorum), ma intelligente, energico ed ambizioso. 16. RACHIS, nipote di re Liutprando, nel 737 fu nominato duca del Friuli. 17. ASTOLFO, divenuto re per conseguire l'obiettivo di portare sotto il suo dominio l'intera Italia, si dedic fin da

principio alla dell'esercito.

riorganizzazione

al

rafforzamento

18. DESIDERIO, alla morte di Astolfo aspir al trono longobardo in opposizione al fratello e predecessore del defunto, Rachis.

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Testina di Teodolinda. Per quanto rozza la prima scultura realizzata dai Longobardi. evidente il richiamo al modello della teta dell'imperatrice Teodora

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ii. i

La geografia di Ravenna, molto modificata nei secoli stata oggetto di difficili studi fin dal XVIII secolo. Ai tempi di Giustiniano la citt romagnola era al centro di una laguna circondata da tre Fosse la cui scomparsa molto antica, precedente, in ogni caso, all'anno Mille: la Fossa Augusta, Messanica, l'Ascone e il Padoreno. Scriveva il Conte Marco Fantucci , all'inizio del XIX secolo: "II Padoreno era certamente

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il ramo pi inferiore (meridionale n.d.r.) del Po, che s' inoltrava sotto Ravenna, e che costeggiava internamente le varie Isole, che si andarono formando dalle alture di Comacchio [...] Cos pure il Padoreno fu una terza Fossa o ramo del Po, che formatesi le nuove Isole, e nuova spiaggia colle alluvioni del P, corse anch' essa paralella alle altre poco sotto la Citt di Ravenna, e form dopo l'interramento del Porto di Augusto, gli altri Porti [...]1

Al centro di Ravenna troviamo il Mausoleo di Galla Placidia. L'edificio, in origine collegato alla chiesa di Santa Croce da un portico, era probabilmente un oratorio dedicato ai santi Nazario e Celso. Tradizione vuole che l'augusta Galla Placidia, reggente dell'Impero Romano d'Occidente, avrebbe ideato e fatto edificare per s, per il marito Costanzo III e per il fratello Onorio questo sacello funebre. Si dice che la storia di questo luogo incanta sempre il visitatore che vi accede. Ledificio era stato eretto da 150 anni quando Droctulft abitava a Ravenna e, dunque, stato sicuramente visitato dal Longobardo. E a monumenti come questo che Borges pensa quando fa convertire il suo Droctulft. La parte pi spettacolare della struttura e la cupola. Essa domina lo spazio interno ed affiancata sui lati da quattro lunette ed altre tre lunette si trovano alle estremit dei bracci, mentre le volte a botte sono coperte da un tappeto stilizzato di fiori a sfondo azzurro. Ovviamente interamente realizzato a mosaico. Al centro domina la Croce in una volta di stelle su sfondo azzurro, mentre alle quattro estremit si trovano i simboli degli evangelisti. Le lunette della cupola presentano coppie di santi e di apostoli. Ai lati finestre ricoperte di alabastro formano giochi di luce che sono parte integrante della rappresentazione religiosa. Simboli dell'iconografia cristiana sono poi rappresentati ovunque: le colombe che si abbeverano alla fonte e i cervi tra la vegetazione, entrambi animali simbolo nelle sacre scritture.

Nei pressi del mausoleo si trova la Basilica di San Vitale. Si tratta di un bell'edificio a pianta ottagonale realizzato nel VI secolo d.C da Giuliano Argentario su ordine del vescovo Ecclesio. Questa basilica una delle testimonianze pi importante dellarte paleocristiana in Italia. Sono notevoli le influenze orientali nelle decorazioni mentre la cupola e i nicchioni risalgono al 1780. Al suo interno possiamo ammirare i famosi pannelli musivi con l'imperatore Giustiniano e l'imperatrice Teodora, che qui sono raffigurati riccamente abbigliati di abiti e gioielli lussuosissimi. Questi mosaici fanno la grande notoriet della chiesa a Ravenna, che iscritta nel patrimonio UNESCO. Da qualche parte sotto il pavimento della chiesa o allesterno riposano le ossa di Droctulft Unaltra Basilica al centro di Ravenna quella di San. Francesco, ma oggi una chiesa in stile romanico che poco conserva dellaspetto primigenio. Eretta poco dopo la met del V secolo dal Vescovo Neone, che la dedic agli Apostoli, fu completamente rifatta verso il X-IX secolo. La Basilica di SantApollinare in Classe (Ravenna), invece, una delle pi celebri chiese bizantine dItalia. Si trova appena fuori dal centro storico dellultima capitale dellImpero Romano dOccidente e conserva dei sublimi mosaici che la rendono nota in tutto il mondo.

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Il Porto di Classe fu unito, per mezzo d'un largo canale, al ramo meridionale del Po, questo per risolvere il problema dellinterramento del porto di classe.

che unisse Ravenna con il porto stesso e che continuasse fino a Rimini. La nuova strada Romea si connetteva direttamente allantica Strada Flaminia e permetteva di giungere dal porto e dal centro di Ravenna a Roma. Su questa strada che scorreva tra paludi, pineta e mare sorse una terza cittadina: Cesarea, di cui oggi rimasto solo il nome di una strada oltre Porta Nuova Il tronco iniziale della Fossa Augusta stato individuato dagli archeologi nella frazione di Sant'Alberto, dove era possibile collegare il Padoreno alla citt di Ravenna e al porto di Classe. Si trattava, dunque, di un Canale artificiale scavato in epoca romana per regolarizzare uno dei bracci minori del Po e per ostacolare il graduale alluvionamento della foce della laguna ravennate a N di Classe. Rimase in funzione fino al Medioevo e in diversi tratti fino al 18 secolo. L'antico fiume Padoreno, che venne percorso dalle navi di Droctulft quando guid la riconquista di Classe nasceva alla confluenza del fiume Reno con il ramo pi meridionale del Po. Il fiume, che tendeva a uscire all'alveo e a impaludarsi, cambi spesso il corso27 e oggi non esiste pi. Ma non tutto di Droctulft andato perduto a Ravenna. Proprio quando pensavamo che del nostro longobardo non restasse che un nome, scritto su una storia dimenticata, siamo finiti nella Piazzetta degli Ariani e l. Casa del Longobardo o Muro di Drogdone. Nel Liber Pontificalis dello storico ed ecclesiastico ravennate Andrea Agnello (IX secolo), si legge che la casa di Drocdone situata nellantico quartiere ariano di Ravenna non lontano dalla chiesa di S. Teodoro, ovvero lattuale chiesa dello Spirito Santo, originariamente cattedrale ariana dell Aghia Anastasis (Santa Resurrezione) o Anastasis gothorum (Resurrezioni dei goti, ovvero gli ostrogoti di re Teoderico), e dunque vicino allex battistero ariano, divenuto in seguito alla vittoria bizantina (540 d.C.) chiesa cattolica col nome di S. Maria Ornata o in Cosmedin. Tale abitazione, riferisce sempre Agnello, faceva parte d elloggi scomparso episcopio ariano, con tanto di cappella dedicata a S. Apollinare costruita nella sua parte superiore, specularmente al complesso cattolico tuttora esistente e visitabile nella zona opposta della citt e comprendente cattedrale, battistero ed episcopio, al cui interno la meravigliosa cappella di S. Andrea.

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E' questa la Fossa Augustea la quale, prima di raggiungere Ravenna, sembra che si dividesse in due rami: uno girava attorno alle mura, venendo in tal modo a garantire una maggiore difesa; l'altro scorreva in mezzo all'abitato, agevolando cos i commerci. Il suo corso, ricercato da geografi e topografi, stato rintracciato e seguito per circa dieci chilometri da S. Alberto fino alle porte della citt, che pare la attraversasse lungo l'attuale Via di Roma, uscendo verso se per gettarsi entro il canale del porto. La fossa fu scavata da migliaia di schiavi in un arco di tempo di cinque anni. Era larga non meno di 50 metri, profonda almeno 4 metri. La Fossa Augustea serviva: - per tenere libera l'imboccatura del porto determinando una corrente d'acqua che disperdeva le sabbie. - per provvedere al transito di ci che abbisognava all'antico Padoreno, che venne percorso dalle navi di Droctulft; un fiume che nasceva alla confluenza del fiume Reno con il ramo pi meridionale del Po, la Padusa La costruzione della Fossa e del Porto di Classe, nel I sec., fu linizio della fortuna di Ravenna, che acquis maggiore importanza dopo che Augusto volle costruire una strada

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Lintervento delluomo ha cancellato dalla geografia questo fiume, che prima fu deviato da sud a ovest, poi, nel 1604, dopo che ne fu chiuso l'imbocco al Po e il Reno fu incanalato in Adriatico.

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Il sesto secolo fu un' epoca di profondi cambiamenti dopo un periodo di guerre, carestie e pesti. La guerra grecagotica e l'invasione dei longobardi nel 568 portarono una profonda trasformazione nelle strutture economiche, sociali ed istituzionali. Possiamo vedere una netta differenza se confrontiamo l'area d'Italia longobardo-franco con quella romanicobizantina. La diversit di tradizioni si vede soprattutto sul piano dell'organizzazione produttiva, dei rapporti di lavoro, delle strutture agrarie e delle organizzazioni del territorio. LONGOBARDIA Nei territori che subirono la dominazione longobarda prima e, in seguito, quella franca, le citt registrarono un processo di decadenza, e persero la capacit di controllo e di organizzazione del territorio. Dopo la violenza dell'invasione longobarda si svilupparono centri amministrativi rurali dotati di una notevole autonomia e furono spezzati i distretti territoriali. Il popolo longobardo si era diffuso nelle citt e nelle campagne. Qui aveva dato vita a villaggi (''vici'' ), centri insediativi pi o meno estesi, ma dotati di una loro forte individualit. A differenza di quanto era avvenuto nel mondo romano, i longobardi avevano sviluppato un rapporto personale con la terra, che faceva sempre riferimento al suo proprietario, il quale risiedeva in un villaggio. Anche in et carolingia, i villaggi non persero la loro funzione e le loro caratteristiche; la grande propriet fondiaria fu organizzata secondo il modello curtense. Il modello curtense rappresenta il modello pi diffuso per lorganizzazione della terra; non solo per le grandi propriet laiche ed ecclesiastiche, ma anche per le medie e le piccole propriet contadine, che tendevano ad assumere una struttura a '' curtis'', caratterizzata da una suddivisione in due parti. Le ''curtis'' rappresentarono, con i villaggi, un punto di coagulo della popolazione rurale. ABITAZIONI DEI NOBILI E DELLE GENTI MECCANICHE Molte delle opere architettoniche dei Longobardi, tra cui case, templi e torri, sono andati perduti, gli unici esempi di edifici esistenti ancora oggi di questa civilt sono: - il Tempietto Longobardo di Cividale del Friuli rimasto quasi completamente intatto; - gli edifici religiosi e civili di Pavia e Monza ; - altre chiese ed edifici sacri sparsi in gran parte della nostra penisola (chiesa di San Salvatore a Brescia, chiesa di Santa Sofia a Benevento). In genere il popolo dei Longobardi era solito utilizzare, nellambito edile il legno; scarso lo sfruttamento di altri tipi di materiali. In un mondo ormai spopolato, non avevano bisogno di costrure nuove strutture, per cui, nel primo periodo della loro dominazione, i Longobardi attuarono soprattutto una pratica di riuso delle strutture preesistenti, soprattutto di quelle ubicate a ridosso delle mura o presso le porte cittadine, secondo una tendenza insediativa tipica dei Germani.

E per via di questo fenomeno se, limitatamente allAlto Medioevo, praticamente non abbiamo, attestazioni di fornaci. Le case potevano essere fatte interamente di legno (sotto forma di pali o di tavolati variamente connessi), oppure, questultimo poteva comporre solo lo scheletro dellabitazione; il resto di essa era fatta di argilla unita a ciottoli o pietre molto piccole. Anche la pietra usata a secco, puramente lavorata, poteva trovare un suo impiego, soprattutto nelle aree appenniniche. Il tetto era costituito da materiali vegetali come, ad esempio, la paglia o le scandolae, tavole di legno. Queste tecniche di carpenteria dovevano essere conosciute, perch gli stessi cittadini dovevano costruire la propria casa; questa poteva essere addirittura smontata e rimontata. Le case dei Longobardi, inoltre erano molto anguste, infatti allinterno di esse cera una sola stanza scarsamente illuminata. Si trattava per lo pi di un unico locale, allinterno del quale vi entrava poca luce: solo dalla porta dingresso e dal caminetto interno che doveva essere posto a livello del suolo e il fumo doveva trovare un punto di sfogo che era lapertura del tetto.

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Il re e i suoi funzionari, a differenza delle classi meno agiate, invece, risiedevano negli edifici di et imperiale; i sovrani longobardi, ad esempio, occuparono i palatia eretti da Teodorico a Verona e a Pavia. Gli ambienti principali dei palazzi dovevano essere: la sala, il luogo dove il sovrano espletava le sue funzioni pubbliche e dove si svolgeva la vita di corte, e la laubia dove il re esercitava la giustizia.

LE CITT

Nei secoli dellalto Medioevo, in Longobardia, la campagna influenz molto la citt, anche dal punto di vista materiale e fisico. I centri urbani acquisirono spesso un aspetto marcatamente rurale,contraendosi in superficie e aprendosi, al loro interno, ad una massiccia penetrazione

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di campi, orti, giardini, vigne, frutteti e spazi incolti. Le stesse case cittadine, ad eccezione dei palatia, avevano una struttura organizzativa assai simile a quella delle dimore rurali. Nuclei abitativi caratterizzati da cortili, orti e altre piccole unit culturali, differenti dai giardini prediletti nella citt classica. Nelle aree urbane infatti era conosciuto il termine sedimen e casalivo, usati per indicare il complesso della struttura insediativa. Le misure erano varie, ma tendenzialmente oscillanti tra valori di gran lunga inferiori ai 1000 m quadrati. Per le abitazioni dei poveri si usavano materiali meno costosi e pi fragili; in questo modo venivano costruite case poco robuste che si contrapponevano alle case per i ricchi e ai luoghi di culto. Con il tempo, lorganizzazione delle case cambiata e s i visto un notevole cambiamento nella struttura verticale delle case e dalla presenza di complesse e articolate strutture. Troviamo case dove allinterno ci sono pi stanze nelle quali si svolgono diverse cose: magazzino,stanza da letto, bagno TERMINI USATI PER CHIAMARE LABITAZIONE LONGOBARDA.

La casa di abitazione, in citt come in campagna, comprendeva come nucleo abitativo funzionale alcuni elementi strutturali che erano indicati generalmente con i termini edificium, fabbrica, tectum o, pi raramente, con termini ben precisi, che ci qualificano la destinazione di ognuno di essi.

Casa : era labitazione vera e propria. Domus: erano gli edifici di maggior pregio come le chiese. Solarium: una casa di abitazione che si sviluppava non solo orizzontalmente, ma anche e soprattutto verticalmente, in altezza. Sala: edificio ad uso abitativo sviluppato orizzontalmente, un pianoterra. Edificium : abitazione in senso stretto e per i rustici e i servizi ad essi connessi. Fabbrica o tectum : strutture ricoperte da un tetto, o comunque protette. Caminata : ambiente con focolare Fondamentum: il terreno sottostante una costruzione.

ROMANIA In area romanica prese corpo la pieve come elemento di organizzazione. La divisione in fundi e massae era ormai riferita alla distribuzione della propriet sul territorio pi che alla realt organizzativa agraria. In vaste zone dellItalia centrale nel periodo longobardo, si assistette ad un processo di ruralizzazione. Zone inedificate, spazi verdi, campi, orti, cortili, edifici monumentali antichi trasformati in abitazioni e non pi destinati alla loro funzione originaria, case a struttura chiusa, cellule edilizie costituite da pi edifici raggruppati in unarea cortiliva comune, si alternavano dando vita a d una realt articolata e variata sul piano insediativo. I materiali da costruzioni che venivano utilizzati per ricoprire i tetti, cerano assicelle lignee, tegole ed embrici. Lelemento caratterizzante dellItalia Centrale il processo di incastellamento, spesso proprio di nuovo impianto, che comport una concentrazione dellinsediamento, allinterno di centri fortificati appositamente strutturati, ma anche di abitanti accentrati. (esempi: Montecassino e Subiaco). La tipologia costruttiva delle abitazioni era una struttura sviluppata a pianterreno, pi che non verso lalto: la domus terrania scandolicia. I solaria, cio le costruzioni a un piano o a pi piani, prevarranno pi avanti. Il materiale da costruzione predominante, oltre al legno, era la pietra con murature sia a secco che con leganti. Scarso invece, era limpiego di materiale laterizio, che veniva impiegato, qualche volta, per ricoprire il tetto. Le abitazioni contadine, costruite su fondi gestiti dai coloni, erano fatte con il legno. Infatt i, nellalto Medioevo, lindustria laterizia decadde.

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Una distanza abissale separava il mondo dei <<romani>> da quello dei <<barbari>>; i valori, le ideologie, le realt produttive delluno da quelle dellaltro.
La cultura romana aveva creato il proprio spazio ideale in una campagna organizzata intorno alla citt, detta ager. Leconomia del bosco e della palude erano molto praticate, ma lagricoltura e arboricoltura erano il perno delleconomia e della cultura dei greci e dei romani, che avevano nella triade grano, vite e ulivo un simbolo della propria identit. Accanto e quei tre elementi svolgevano un ruolo importante anche lorticoltura e la pastorizia ovina; la pesca assumeva qualche importanza solo nelle regioni costiere. La loro dieta si potrebbe dire che era un sistema di alimentazione vegetale, basato sulle farine e sul pane, sul vino, sullolio, sulle verdure; tutto questo era integrato da un po di carne di porco e, sopratutto, dal formaggio (pecore e capre utilizzate per latte e lana). I barbari avevano modi di produzione e valori culturali del tutto diversi. La caccia e la pesca, la raccolta dei frutti selvatici, lallevamento brado dei boschi erano attivit centrali e caratterizzanti del loro sistema di vita. La carne era il valore alimentare di primo grado. Il vino non lo bevevano ma il latte di giumenta e i liquidi acidi; o il sidro; o la birra. Non usavano lolio per ungere e cuocere ma il burro e il lardo. Per anche loro consumavano cereali, pappe davena o focacce dorzo.

essere riconducibile al porridge inglese e al grot scandinavo. La grautr veniva accompagnata da pane dorzo macinato in casa (che in realt erano gallette). Su questo pane si poteva spalmare il burro (come fanno oggi Belgio), il quale veniva salato per la conservazione ed anche tenuto dentro a dei vasi che rendevano il trasporto via mare pi facile. A seconda della vicinanza dal mare, il piatto forte era costituito dal pesce o dalla carne, entrambi erano, la maggior parte delle volte, secchi invece che freschi. La carne di norma veniva prima battuta per poi essere bollita, come ancora si fa in Europa centrale. Molti erano i prodotti derivati dal latte. I principali erano lo skyr, latte del quale i vichinghi erano ghiotti, oppure il syra, un siero che costutuiva una bevanda abituale. L ostr, formaggio di capra. La frutta non era totalmente assente dallalimentazione, anche se la scelta non era vasta. Dalle nostre fonti emerge solo il nome delle mele, delle noci e nocciole, ma specialmente ogni specie di bacche, con le quali venivano preparati dei vini o delle birre aromatizzate. LE BEVANDE Le nostri fonti danno molata importanza allatto del bere. Il termine drykkja o drekka equivalrebbe al banchetto. Il bere non riguardava solo la soddisfazione di un bisogno, ma si trattava di un gesto conviviale, il quale diveniva centrale durante feste, matrimoni e o funerali. Che cosa si beveva oltre acqua e latte?... Per prima cosa la birra (malto, orzo, luppolo fermentato arricchito con spezie). La birra veniva chiamata almeno in tre modi: ol, bjorr e mungt. La produzione era una faccenda delicata, importante e accurata, la quale era affidata ad un tecnico, il quale appunto aveva il compito di produrre la bevanda in questione; (ognuno aveva il suo metodo, alcuni la facevano fermentare altri no). Nel nord la bevanda di eccellenza era di gran lunga lidromele, a base di miele. Tutte le bevande si bevevano in un recipiente a corno, naturali o di metallo o di legno, molto spesso erano colorati e dipinti, oppure incisi per arricchire il bicchiere, venivano messe anche delle piastre di metallo poste su supporti ingegnosi. Si usavano anche coppe senza piede (come oggi in Bretagna), che erano impossibili da poggiare sul tavolo ancora piene. Solitamente si beveva con il proprio vicino. Talvolta si beveva anche da soli ma in corni pi piccoli. Un vero eroe doveva reggere il pi possibile questi alcolici fino a svuotare pi e pi bicchieri senza risparmiarsi. UTENSILI Alcuni utensili sono stati portati alla luce dagli alcheologi, alcuni dei quali erano molto pratici e originali per quel tempo. Si usavano piatti, scodelle, un coltello e un cucchiaio a testa (le forchette erano sconosciute ovunque!). Un po ovunque sono stati trovati caldai marmitte bollitori con mestoli dal manico lungo per mescolare liquidi e servirli.

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Cesare sche i germani non praticavano il lavoro dei campi e la maggior parte del loro vitto consisteva in latte, formaggio e carne. Agli inizi del II secolo, Tacito informa nei suoi scritti che essi comprano anche del vino, ma la loro bevanda abituale <<un liquido composto di orzo e frumento, affatturato a mo di vino>>: la birra, che si nutrono semplicemente con frutti selvatici, con cacciagione appena uccisa, con latte cagliato. Il modello culturale <<barbarico>> compare con Massimo il Trace, il primo imperatore-soldato, nato da genitori barbari. Scrive lHistoria augusta che bevesse fino a unanfora di vino al giorno; e che arrivasse a mangiare quaranta libre di carne, o addirittura sessanta. Pare anche che non abbia mai assaggiato ortaggi.

I PASTI I popoli germanici consumavano due pasti al giorno. Il primo era il principale e si chiamava dagverdhr; si consumava alle nove del mattino (daeghmar) dopo aver concluso i lavori alla fattoria, come il pascolo degli animali. Il secondo era il nttverdhr, che veniva consumato finiti i lavori della giornata verso nttml (le nove di sera). Tra i cibi tuttofare cera una specie di minestra densa che si chiamava grautr, preparata con cereali che potrebbe

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<< Una caratteristica di questa gente piegare i capelli da un lato e stringerli in un nodo. Cos gli Svevi si differenziano dagli altri Germani; cos, fra gli Svevi, i liberi dagli schiavi. Un'usanza del genere si riscontra presso altri popoli - o per parentela cogli Svevi, oppure, come spesso accade, per imitazione - ma rara e limitata alla giovinezza, mentre gli Svevi tirano in su, fino alla vecchiaia, i loro ispidi capelli e spesso li legano al sommo della testa. I capi li adornano anche. La loro attenzione a farsi belli tutta qui, ma innocente; non si ornano infatti per amare o farsi amare, bens per accrescere l'imponenza e incutere timore agli occhi del nemico, quando vanno alla guerra. P.C.Tacito, La Germania, 38 COSTUMI: NellAlto Medio Evo si aveva ancora come modello la cultura e la moda di Roma, che i longobardi potevano ammirare dai tantissimi resti di tombe e di edifici che presentavano figure maschili e femminili in larghissime tuniche. Per tradizione, dunque, la tunica era labito pi diffuso, sia per le donne che per gli uomini. Le donne portavano una tunica a maniche lunghe che arrivava fino ai piedi, spesso con lo strascico, sulla quale indossavano vesti pi preziose, quando se le potevano permettere. In vita anche le donne portavano una cintura, spesso in cuoio, alla quale appendere i diversi utensili da lavoro o preziosi, borsette, oggetti. La tunica degli uomini, invece, era pi corta ed arrivava fino al ginocchio, legata in vita da una robusta cintura in cuoio, che oltre ad essere lelemento pi importante del vestiario, testimoniava anche la classe sociale di appartenenza. Attraverso la propria cintura, un arimanno longobardo manifestava il suo peso sociale e la sua ricchezza. I longobardi erano essenzialmente guerrieri, per cui nel loro abbigliamento maschile un ruolo centrale veniva occupato dalla spada, dallo scudo, spesso dalla lancia o da altre armi. Una volta stabilitisi in Italia, infatti, i longobardi adottarono stoffe pi leggere, a partire dal Lino (per i ricchi), ma non disdegnavano di utilizzare il cotone. Di una o pi tuniche di lino come indumento principale dei longobardi, parla espressamente Paolo Diacono nella Historia Langorbardorum, specificando che le tuniche erano ornate con larghi orli tessuti in vari colori. Sempre Paolo Diacono ci fornisce alcune importanti notizie sulle calzature, che erano aperte fino quasi allestremit dellalluce e assicurate da lacci intrecciati. Al di sotto della tunica, i longobardi indossavano pesanti brache, una sorta

di pantaloni spessi, che li proteggevano dal freddo. Alle caviglie indossavano una sorta di parastinchi in panno pesante, che li difendeva sia dalle storte che dalla fanghiglia, dalla polvere, dalla sporcizia, sempre in agguato su strade sterrate e su terreni impervi. Per molti secoli, dunque, i colori a disposizione erano pochi e molto opachi e, come se non bastasse, i processi di colorazione erano lunghi e complessi. Per questo motivo, durante tutto il Medio Evo, il colore era sinonimo di ricchezza e si arriv a definire delle leggi suntuarie che proibivano ai poveri di indossare vesti colorate, che restava quindi un privilegio dei nobili. Il Giallo si ricavava dallo zafferano, il Rosso dalla robbia, il Viola dai mirtilli neri, il Marrone dal noce e dal nocciolo (a seconda dellintensit), il Nero dal castagno. Quelle che oggi sono dunque le cosiddette macchie ostinate che sempre pi efficaci detersivi provano ad eliminare, allepoca erano i colori veri e propri a disposizione delle persone. Il materiale che abbiamo usato per la riproduzione degli abiti longobardi il cotone, essendo il lino e la canapa divenuti col tempo costosissimi. La produzione affidata ad artigiani e piccole attivit tessili della nostra provincia, ma per gli abiti pi ricercati, in particolare quelli delle protagoniste femminili, la progettazione e il confezionamento sono stati affidati ad una giovane costumista locale, Francesca De Rienzo .Le cinture di cuoio sono state realizzate artigianalmente, da due diversi artigiani: uno specializzato in cinture in cuoio per nobili arimanni ed uno che ha prodotto le cinture per il popolo minuto. Le donne, invece, indossano una tunica lunga fino ai piedi, una cintura di cotone o di cuoio e dei sandali senza lacci. A completare il loro vestiario ci sono ghirlande, mantelline e soprattutto scialli, pezzi di stoffa che le principesse longobarde indossavano per manifestare il loro rango sociale. Ovviamente i costumi sono diversificati in base al rango sociale di appartenenza dei figuranti. SITOGRAFIA http://www.museotorino.it/view/s/61fe0d2a1783474c97a0 97ad8de207b5 http://www.cividale.com/citta/museo.asp http://www.beneventolongobarda.it/beneventolongobarda/ beneventolongobarda-costumi/ http://cronologia.leonardo.it/storia/biografie/longoba3.htm http://www.winniler.net/esercito.html

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2. NOBILE ARIMANNO CON MANTELLO

1. NOBILDONNA

Sitografia http://www.museotorino.it/view/s/61fe0d2a1783474 c97a097ad8de207b5 http://www.cividale.com/citta/museo.asp http://www.beneventolongobarda.it/beneventolongo barda/beneventolongobarda-costumi/ http://cronologia.leonardo.it/storia/biografie/longoba 3.htm http://www.winniler.net/esercito.html

3. SERVANTE

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Definivano se stessi come esercito, erano una popolazione guerriera figlia del Dio Godan (il padre degli eserciti della tradizione germanica) forgiata da secoli di scontri attraverso lEuropa. Allet di 12 anni, a meno che non fossero menomati nel fisico o nella mente, i maschi ricevevano una spada ed iniziavano ad allenarsi nellarte della guerra lasciando alle popolazioni assoggettate il compito di lavorare i campi ed allevare il bestiame cos da provvedere al loro sostentamento. Il guerriero Longobardo era chiamato arimanno che letteralmente significava uomo dellesercito ma che per estensione indicava qualsiasi appartenente al Volk longobardo cio qualsiasi uomo libero. Il re era il comandante supremo dellesercito, la sua guardia personale era formata dai gasindi (lett. compagni di viaggio o uomini del seguito) capitanata dal mahrskalk (lett. addetto alle scuderie [regie], in quanto come

dusanza germanica gli uomini pi vicini al re svolgevano le principali funzioni di corte; significato analogo ha anche marphais). Carica importante era anche quella di scildpor (scudiero). Sotto il re verano i duchi (dal latino dux) da cui dipendevano gli sculdahis a cui seguivano i decani fino ad arrivare ai semplici arimanni. IN GUERRA I Longobardi, almeno fino a che mantennero una struttura tribale poco influenzata dal costume romano, combattevano per fare cio si raggruppavano in schieramenti formati da guerrieri uniti da vincoli di sangue (la fara era il nucleo alla base della societ longobarda), non a caso in area germanica alcuni studiosi traducono il termine arimanno con colui che segue lo scudo del proprio casato. Nel 750, iAstolfo promulgava alcune nuove leggi che ci permettono di capire come fosse composto uno schieramento longobardo in battaglia:

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2. circa quegli uomini che possono avere una corazza e pure non ce lhanno affatto, o quegli uomini minori che possono avere un cavallo, scudo e lancia e pure non li hanno affatto, oppure quegli uomini che non possono avere, n hanno, di che mettere assieme, [stabiliamo] che debbano avere scudo e faretra. Resta fermo che quelluomo che ha sette case massaricie abbia la sua corazza con il restante equipaggiamento e debba avere anche cavalli; e se ne ha di pi, per questo numero deve avere i cavalli ed il restante armamento. Piace inoltre che quegli uomini che non hanno case massaricie ed hanno 40 iugeri di terra abbiano cavallo, scudo e lancia; cos inoltre piace al principe circa gli uomini minori, che, se possono avere lo scudo, abbiano la faretra con le frecce e larco. 3. Inoltre, circa quegli uomini che sono mercanti e che non hanno beni fondiari, quelli che sono maggiori e potenti abbiano corazza e cavalli, scudo e lancia; quelli che vengono dopo abbiano cavalli, scudo e lancia; quelli che sono minori abbiano faretre con le frecce e larco.
Queste poche righe ci permettono di ipotizzare su come chi non poteva permettersi nemmeno uno scudo veniva automaticamente esonerato dallesercito (perdendo quindi lo status di longobardo) mentre solo i pi facoltosi, e il loro seguito, potevano permettersi una corazza ed un cavallo. Quasi nulla si sa delle tattiche impiegate dai Longobardi in guerra. Di sicuro avevano assimilato ci che ritenevano valido delle strategie bizantine, ma avevano comunque conservato pressoch intatto lo spirito guerresco tipico delle popolazioni germaniche che li spingeva a cercare il singolo duello per la gloria propria e della propria famiglia, a impegnarsi in combattimento spinti dal furor e a travolgere le linee nemiche prima con il terrore che con le armi, attaccando anche nottetempo comera dusanza presso gli antichi Germani .Una delle tattiche offensive che possiamo ritenere plausibile per i Longobardi era la cosiddetta formazione a testa di cinghiale (o cuneo) che vedeva il capo, circondato dai guerrieri migliori e

4. CORREDO DA BATTAGLIA

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meglio armati, dare il via alla carica sul nemico cercando poi di aprirne un varco nelle difese .Tale formazione veniva usata anche dalla cavalleria. La cavalleria, forse secondo lesempio bizantino, era solita schierarsi ai lati della fanteria cos da proteggere i guerrieri appiedati e poter caricare il nemico ai lati. Sicura formazione difensiva era lo scildburg, il muro di scudi con cui ci si opponeva alle cariche di cavalleria o ad una compatta formazione dattacco. I cavalieri, a seconda della necessit, smontavano da cavallo per attestarsi a difesa. Le Storie dei Longobardi sono povere di riferimenti concreti alla loro condotta militare ed in particolare alle tecniche di spada. La natura dell'armamento proprio dell'arimanno longobardo ci ben nota dai corredi funerari e consisteva di: - Spatha: Lama a doppio filo, strettamente imparentata con tutte le lame germaniche del periodo delle migrazioni, come naturale nella sostanziale koin metallotecnica di queste popolazioni. - Scramasax: lama a filo singolo, di lunghezza variabile ma sempre inferiore a quella della spatha, ideale nel combattimento ravvicinato e arma identificativa dell'uomo libero e sintomatica dei lunghi e proficui rapporti che i longobardi ebbero con le popolazioni sassoni. - Lancia: arma principe del corredo del guerriero, basilare sia nel suo utilizzo da fanteria che in quello da cavalleria, tanto nell'uso diretto che nel getto. Culturalmente legata a Gotan (Odino) il vero simbolo del potere regio come diversi miti attestano, molto pi della spada che assurger a tale ruolo solo successivamente. - Scudo: disco ligneo, con manico singolo coincidente con il diametro e umbonato nella parte centrale. Le forme degli umboni mutano a seconda dei periodi e delle collocazioni geografiche mantenendo ad ogni modo la costante germanica del perimetro circolare. - Scure: sono rari i ritrovamenti di scuri (barbuta) nelle sepolture anche della prima generazione, ciononostante non nulli. Inoltre un episodio narrato dall' Historia Paolina racconta di come un principe longobardo per dimostrare il suo valore si cimenti proprio nel lancio della scure - Arco: tale arma utile per il ferimento a distanza dell'avversario sembra essere stata tipica degli Aldii, i semi liberi, o dei ceti meno abbienti. Ad ogni modo, fuori dalla pratica bellica trovava sicuramente impiego nella condotta venatoria come attestano i numerosi ritrovamenti di punte di freccia nelle sepolture.

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Approfondimento dei Longobardi: http://www.youtube.com/watch?v=Qyfj4mZ54N8 (video armi) http://www.youtube.com/watch?v=mwWHbdI5dLQ (video) http://www.youtube.com/watch?v=17VoNRb5-kg (video) http://www.youtube.com/watch?v=YtUMDb6QlrQ (video) http://www.youtube.com/watch?v=2kOK5WpL7hA (video)

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