LONGOBARDI- JORG JARNUT
I longobardi stessi si sono definiti « gens Langobardorum » . Una gens è un gruppo di individui, la cui
consapevolezza di formare una comunità è basata sul fatto di credere in un’ascendenza comune, non per
motivi etnici. Anzi i longobardi non erano un gruppo etnicamente omogeoneo, perchè nelle loro migrazione
annettevano sempre al proprio esercito frammenti di altri popoli stanziati nei territori attraversati. L’esercito
longobardo che invade l’Italia nel 568 comprende anche Gepidi, Unni, Sarmati, Svevi e Romani delle
province di Pannonia e Norico.
Il primo re secondo la tradizione uffciale è re Agilmondo e sembra essere stato eletto da un’assemblea
dell’esercito come in un elezione anche se non si sanno i dettagli. Diviene re perchè la sua stirpe era
giudicata particolarmente nobile ed egli era un condottiero esperto. Il ruolo del re come guida dell’esercito
determinò il fatto che il regno longobardo, in misura maggiore di quano forse non sia accaduto per altri
popoli germanici, rimase un regno basato sull’esercito. La dimensione sacrale presente nel regno germanico,
nel caso dei longobardi restò invece del tutto sullo sfondo.
Quando i Longobardi occupano le antiche province romane nella Pannonia, vi trovano residui del sistema
economico sociale romano. I longobardi quindi svilupparono forme di vita e di insediamento che da un lato
preservavano quanto possibile le loro vecchie tradizioni e dall’altro consentirono i necessari adattamenti al
nuovo ambiente. Cosi svilupparono già in Pannonia i primi elementi del sistema di governo territoriale che
avrebbe poi caratterizzato la fase iniziale della loro conquista in Italia. Prima dell’italia furono influenzati da
forme di cultura tardoantiche, in quanto appartenenti all’esercito bizantino nell’impero romano d’Oriente. (si
danno delle cariche dux e comes)
Pochi popoli germanici riservano tanto potere all’assemblea di popolo quanto i Longobardi. L’assemblea
sceglieva il re, e le altre decisioni importanti, alleanze e leggi. Ma non era una democratica adunanza di
guerrieri con gli stessi diritti, era più che altro composta da duces, sia nominati dal re che autoproclamati in
quanto capi di importanti raggruppamenti militari. Il duca era il capo supremo militare, giuridico e
amministrativo dei guerrieri sotto il suo controllo. Sotto ai duchi c’erano i centenarii e i decani, funzionari di
nomina.
Religione :
Quando partirono dall’Elba i Longobardi erano adoratori di Wotan, quando sono sotto Alboino e arrivano in
Italia erano almeno in parte cristiani arianizzati, ma si parla dei ceti superiori con il re che possiibilmente si
erano convertiti per motivi politici. Sicuramente però nel VI sec il cristianesimo era ancora estraneo alla
massa del popolo longobardo, ancora impregnato dall’antica religione germanica. questo consenti ai re di
aderire a diverse forme di cristianesimo, senza che il popolo ne venisse direttamente toccato, in quanto liberi
di esercitare il loro culto. Solo quando si stanziarono in Italia e iniziarono a subire più fortemente l’impegno
missionario del cattolicesimo il re Autari proibi di far battezzare i figli per evitare spaccature religiose. Con
Agilulfo e la cattolica Teodolinda si ha più apertura verso il cattolicesimo ortodosso, fecero battezzare il
figlio anche se Agilulfo non si converti.
Sviluppo della chiesa cattolica :
si alternano re ariani e cattolici, anche se i re ariani non coprono che 1 terzo del perido, mentre gli altri due
terzi furono re cattolici. E anche quando al trono vi era un re ariano, mantengono comunque un attegiamento
di tolleranza, anche dovuto alle mogli sempre cattoliche. Nel corso del VII sec il regno partecipa attivamente
alle vicende della chiesa cattolica edificando chiese e monasteri facendo diventare Pavia, la capitale, una
città adorna di sfarzose chiese cattoliche, con un vescovo cattolico ai vertici della gerarchia ecclessiastica.
Dalla metà del VIII sec i legami tra regno e papato si rinsaldano ulteriormente soprattutto con l’attività
evangelizzatrice cattolica in tutto il regno. Opera che fu intrpresa dai sacerdoti bizantini con a capo il
vescovo di Pavia.
La legislazione longobarda
Appartengono a quei popoli germanici che hanno sviluppato una cultura giuridica differenziata. Il 22
novembre 643 il re Rotari sottopose all’approvazione dell’esercito un codice in cui erano fissate le leggi del
suo popolo, finora solo tramandate oralmente. A questo lavoro di codificazione contribuirono anche i duchi e
vennero aggiunte anche nuove norme. Viene scritto in latino, ma un latino permeato di molte formulazioni
giuridiche longobarde. Nell’Editto di Rotari entrarono anche norme di altri popoli germanici e disposizioni
del diritto romano. Il re fece redirigere la legge per iscritto per impedire che una manipolazione arbitraria del
diritto i ricchi e potenti nelle loro funzioni giuridiche recassero danno ai poveri e inermi. Serviva dunque a
favorire la pace locale. Contribuì indubbiamente a dare più vigorosa espressione alla consapevolezza di una
comunità unitaria, di diritto e di pace. Questa tradizione fu seguita dai successori di questo re, anche nel
ducato di Benevento, e l’Editto venne integrato con molte nuove norme. Naturalmente rappresenta una fonte
preziosa, che ci ha consentito di ricavare informazioni anche sulla vita economica e sociale del regno.
Quest’opera e i più antichi documenti a noi pervenuti sono fonti per discernere con chiarezza i rapporti
sociali nel regno longobardo del VII secolo. Se ne ricava che da popolo guerriero si fosse trasformato
gradualmente in un popolo socialmente differenziato di signori fondiari e contadini, senza tuttavia superare
del tutto le forme di vita sviluppate durante la migrazione e la conquista d’Italia. Lo si nota dalle forme di
insediamento longobarde. Molte delle leggi dell’editto sono infatti norme sulla difesa delle proprietà
individuali o ne regolano le trasmissioni ereditarie in famiglia.
La differenziazione sociale era notevole il cui valore per alcuni importi veniva valutato in base alla nobiltà
della discendenza, al rango, alla proprietà fondiaria. Nonostante questo, il legislatore partiva dal fatto che i
Longobardi liberi erano un gruppo omogeneo separato in maniera netta dai non liberi, e questo gruppo
rappresentava il popolo vero e proprio. Essi in quanto uomini armati, costituivano l’esercito e perciò
impersonavano il popolo in armi.
I non liberi erano sottoposti al dominio del loro signore, e non erano autorizzati ad agire in modo autonomo
in alcuni azione, mentre i semiliberi, gli aldi, avevano una limitata capacità di agire.
Ma il fossato tra condizione libera e non era valicabile, con le emancipazioni, atti pubblici simboli era
possibile fare di schiavi o aldi uomini liberi.
Longobardi e Romanici :
Nel corso del VII il rapporto dei conquistatori nei confronti dei sudditi romanici cambio gradualmente.
Bisogna ricordare che i longobardi in Italia sono una minoranza e che i romanici hanno la superiorità
culturale e civile. L’abbattimento delle barriere che li separano viene facilitato dall’adesione dei longobardi
al cattolicesimo, l’integrazione della chiesa cattolica nello stato longobardo fece si che i preti e vescovi
cattolici godessero di alta considerazione. Quindi anche i romanici entravano in competizione per le
posizioni al vertice della piramide sociale. Prima longobardi= superiori e romanici= inferiore ma ora si
avvicinano i due popoli. Anche se ancora nella prima metà del secolo VII erano una differenza ben profonda,
infatti l’editto di Rotari era rivolto solo ai longobardi, I romanici liberi continuavano a vivere seguendo il
diritto romano. Tutte le testimonianze longobarde sono pero scritte in latino compreso l’editto anche se
troviamo termini tecnici giuridici in longobardo ma con la traduzione latina. Quindi si deduce che molti
Longobardi erano bilingui e che la loro lingua nativa perse lentamente di importanza nel corso del tempo.
Inoltre sotto dominio di re cattolici alcuni Romanici vengono accettati negli eserciti longob e raggiungono
quindi lo stesso status di un longobardo libero. Il VIII rappresentò un’epoca di passaggio tra la rigida
separazione e una iniziale e lenta fusione, tra Longobardi e Romanici : infine si compenetrarono, ma di una
vera e propria fusione non si può parlare ancora per lungo tempo. Un accelerazione di questo avvicinamento
avviene durante il lungo regno di re Liutprando (712-744). Riconosce formalmente i matrimoni tra
Longobarde libere e Romanici liberi e stabili che i figli erano romani, cosi riconobbe l’ugual valore del
diritto romano e di quello longobardo. Anche a causa di ciò muto la struttura etnica del popolo longobardo,
ma soprattutto a causa della più frequente liberazione degli schiavi, che erano perlopiù romanici.
Non c’è dubbio che dopo 6 o7 generazioni in Italia i Longobardi si siano adattati nelle loro consuetudini e
usanze alle condizioni sia di quella che adesso non è più la patria nuova, sia per molti aspetti al modo di
vivere della maggioranza della popolazione, nella quasi totalità romanica. Cosi smisero il loro abito
tradizionale e adottarono l’abito dei romanici. Si ha una fase di “romanicizzazione”. Come nel modo di
vestire, lentamente si conformano anche per la lingua. Probabilmente il bilinguismo del VII ha lentamente
ceduto il posto in molti casi al monolinguismo del latino volgare. Anche se comunque il longobardo in sede
di amministrazione della giustizia e nell’esercito rimase dominante fino ai primi anni del VIII sec. il mezzo
di comunicazione quotidiano era tuttavia il latino volgare, tanto che si può affermare che al tempo di
Liutprando la lingua longobarda non era più parlata in molte famiglie. L’avvicinamento alle forma di vita
romanici e i matrimonio fecero si che i figli fossero sempre più spesso chiamati con nomi romanici, mentre
al contrario nomi longobardi erano introdotti nelle famiglie romaniche, cosi tanto che dal nome non si poteva
più capire la provenienza etnica. Questo ovviamente esclude i ceti piu alti longobardi che ancora per qualche
generazione conservò la distanza dai ceti inferiori che erano sempre in prevalenza romanici.
Il longobardo, al contrario del gotico, anglosassone o alto-tedesco antico, non è stato mai una lingua scritta.
Tutte le testimonianze scritte di questo popolo a noi pervenute sono in latino.
L’importanza storica dei Longobardi:
quanto il nord è stato influenzato dai Longobardi è testimoniato con ogni evidenza dal fatto che la regione si
chiama ancora Lombardia. Inoltre il diritto longobardo condiziono la vita giuridica dell’italia settentrionale e
centrale fino alla riscoperta del diritto romano nei secoli XI e XII e anche in seguito mantenne un peso
significativo. Un’importanza che si è conservata fino ai giorni nostri, anche se in modo piu limitato, ha avuto
nel secolo VIIII la morebte lingua longobarda per quella italiana. I filologi hanno potuto stabilire che sono
alcune centinaia le parole di origine longobarda. Il patrimonio onomastico italiano, al contrario è stato
durevolmente influenzato da quello longobardo. (i nomi)