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POSTILLE AL FALSO PROBLEMA DI UGOLINO

POSTILLE AL FALSO PROBLEMA DI UGOLINO...............................................................1 Lussuriello Sargentoni..............................................................................................2 Fattore Poiani..........................................................................................................6 Angelica Grillo e Esterina Kapllani .........................................................................10 Principi Caiola........................................................................................................ 12 Cionna Sargentoni...............................................................................................14

Quaderni della Citt delle Frottole - no. 3

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LUSSURIELLO SARGENTONI
Gi i contemporanei di Dante si interrogavano sul significato di questo verso, ancora oggi avvolto nel mistero ed oggetto di numerose interpretazioni da parte degli intellettuali di ieri e di oggi. Il primo commento da analizzare quello di Francesco da Buti (1324-1406), che fu pi interessato alla storia del conte rispetto ai contemporanei in quanto abitava molto vicino a Pisa. Il suo commento molto lungo. In primo luogo divide il canto in sette parti e fa una parafrasi del testo; in seguito si concentra sulla possibile spiegazione. Riguardo al verso 75 viene spiegato come il dolore abbia permesso ad Ugolino, nonostante il digiuno, di sopravvivere pi a lungo dei figli: E cos rende ragione come potee tanto vivere, e dice che ne fu cagione il dolore. Francesco da Buti, inoltre, aggiunge che, se Ugolino anche fosse davvero stato colpevole, i Pisani non avrebbe dovuto sottoporre anche i figli alla sua stessa punizione, poich essi erano piccoli ed innocenti. Dopo otto giorni, racconta il cronista con un dettaglio impressionante, tirarono fuori dalla torre i cadaveri di Ugolino e degli altri, li avvolsero nelle stuoie e poi li portarono nella chiesa di San Francesco; li sotterrarono con ancora le catene addosso. Buti ci racconta che le pot vedere lui stesso 100 anni dopo. Nonostante tutto, Buti non sembra interrogarsi sul possibile episodio di antropofagia. Lo fa perch sarebbe uno scandalo per la citt di Pisa e quindi ha preferito non esprimersi in merito? O, semolicemente non gli venuto in mente? Tra i tanti che commentarono questo versio troviammo anche Torquato Tasso. Il suo commento brevissimo: Qui lascia di dir la morte, ma la suppone. Secondo lui lunica cosa interessante che Dante non ha detto esplicitamente che Ugolino era morto, ma ha voluto comunicarlo indirettamente. Tasso non ha minimamente parlato di cannibalismo o meno. Il terzo commentatore di cui ci occupiamo Pompeo Venturi (1732), che spiega con chiarezza il suo punto di vista, molto simile a quello di Biagioli: fu il digiuno ad uccidere Ugolino e non il dolore (Il digiuno prevalse, perch mi fece morir di fame). Ci non significa, tuttavia, che, spinto dalla fame, si cib delle carni dei suoi figli (Non vuol dir dunque che si mettesse a mangiar le carni de' suoi figliuoli). La fame stata pi forte del dolore (pi pot il digiuno che il dolore, perch il digiuno m'uccise e non il dolore, bench era

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cagione sufficiente ad uccidermi). Nel settecento lipotesi della tecnoagia era sentita incompatibile con la poesia Giuseppe Campi (1888-93) sostiene che Ugolino della Gherardesca visse otto giorni nella torre senza mangiare niente. Nella sua analisi si concentra su altri aspetti della vicenda come la cecit del conte: La sua analisi si serve dei commenti di Vellutello e Biagioli; il primo riteneva che in un uomo la prima cosa a morire fossero sempre gli occhi ed il fatto accaduto sembra dargli ragione, perch per prima cosa Ugolino divent cieco. Secondo Biagioli, invece, il conte fu accecato dal dolore e, in mancanza di alimenti, le sue forze vennero meno cos come la sua vista. Alla fine, quindi, non fu il dolore ad ammazzarlo, ma il digiuno. Riguardo al nostro dubbio, Campi si limita a riferire che molti sostennero che Ugolino, dopo otto o nove giorni di digiuno, spinto dalla fame si cib delle carni dei suoi figli ormai defunti; questa ipotesi fu per respinta da Bianchi. Il quinto commento che analizziamo quello di Nicola Fosca (2003-2006), che in realt non fornisce una propria interpretazione, ma si limita a dire che la pi comune quella di Ugolino ucciso dalla fame e non dal dolore. Questa idea era la pi diffusa tra gli antichi commentatori (L'interpretazione di gran lunga pi diffusa del celebre verso la seguente: non riusc il dolore ad uccidermi, ci riusc la fame. Ed quella di quasi tutti gli antichi commentatori ), anche se in quel tempo circolavano voci secondo cui il conte avrebbe mangiato la carne dei suoi figli (La tesi era comunque gi circolante all'epoca tanto che viene riferita in un'antica cronaca)). Questa convinzione, tuttavia, sembrerebbe aver preso consistenza solo in tempi moderni. E interessante notare come Fosca sia lunico commentatore di cui ci siamo occupati che parla anche di ci che ha preceduto la prigionia di Ugolino, del motivo per cui sia stato condannato a soffrire la fame. Tale morte sembrerebbe essere la giusta punizione, per un uomo che viene anche citato in una cronaca fiorentina del tempo: Ugolino faceva morire di fame il popolo pisano e lui stesso stato sottoposto al digiuno (Questo conte Ugolino fue homo di cos fatta maniera, ch'elli facea morire il popolo di Pisa di fame).

I commenti antici non riferiscono di ombre di cannibalismo dentro la Torre della Fame. Il primo a fare un accenno Guglielmo Maramauro (1369-73), per il quale molto semplice comprendere il significato del verso 75: Dante intendeva che, a causa del dolore per i figli morti, Ugolino riusc a
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sopravvivere due giorni pi di loro. Tuttavia, sebbene si mostri scettico Maramauro accenna alle voci che riguardano il possibile cannibalismo del conte mentre era prigioniero (Altri dicono che mangi de li fioli per fame). Per trovere un commento efficace sullipoteesi della tecnofagia

dobbiamo aspettare il XX secolo. Nel commento di Luigi Pietrobono si sottolinea come il racconto di Ugolino inizia con suoni cupi e si conclude sempre con suoni cupi. Traducendo il verso 75, egli sostiene che il significato il digiuno fu pi forte del dolore e che sitratta di unespressione volutamente misteriosa. Molte possono essere le interpretazioni: il digiuno gli diede quella morte che non gli aveva dato il dolore, oppure la fame, pi forte del dolore, lo spinse a mangiare la carne dei figli? Molti sono contrari a questidea, ma essa sinistramente presente durante tutto lepisodio (essa lampeggia sinistramente dal principio alla fine dell'episodio). Gi dallinizio, per esempio, Dante vede Ugolino che morde larcivescovo Ruggieri nello stesso modo in cui un uomo affamato mangia il pane. Finito il racconto, Ugolino riprende a mordere eternamente larcivescovo. Alcuni cronisti del tempo, inoltre, danno per certo quellevento di cui ancora oggi si discute (Al cronista che narra: e quindi si trov che l'uno mangi de le carni de l'altro, la cosa non parve inammissibile; la d anzi per certa). Singleton (1970-75) non si esprime e non ci descrive quello che per lui il significato del verso 75. Molti commentatori hanno sostenuto che, in base a ci che ha scritto Dante, il conte Ugolino, per la fame, si sia nutrito della carne dei suoi figli per cercare di prolungare la sua vita, proprio come i figli stessi gli avevano detto di fare (vv. 61-63). Secondo questa interpretazione, quindi, la fame ha prevalso sul dolore. Se il senso del verso fosse questo, per Singleton non ci sarebbe bisogno di ulteriori discussioni sulla vicenda. Secondo Anna Maria Chiavacci Leonardi (1991-1997), lintenzione di Dante era proprio quella di scrivere un verso molto ambiguo e non chiaro (Il tragico verso resta come Dante lo ha voluto, ambiguo e velato), cosa che del resto aveva gi fatto per lultimo verso di Francesca da Polenta. Ai tempi gi correvano le voci sul possibile cannibalismo di Ugolino e per dimostrarlo, la Leonardi presenta unaltra testimonianza scritta, in aggiunta a quelle gi riportate: e cos morirono d'inopia fame tutti e cinque... e quivi si trov che
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'll'uno mangi de le carni all'altro. Il verso 75 del XXXIII canto dellInferno copre con un alone di mistero gli ultimi istanti della vita del conte. ed in questo la sua opinione la stessa Di Pietrobono. Ancora oggi, questo verso spinge gli intellettuali a cercare di interpretarlo e forse rimarr per sempre un enigma. La bellezza della Divina Commedia risiede anche nella capacit di Dante di creare un alone di mistero intorno ad eventi realmente accaduti o di cui si hanno notizie incerte.

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FATTORE POIANI

Nel 33 canto dellInferno Dante , accompagnato da Virgilio, incontra il Conte Ugolino, nobiluomo pisano di parte ghibellina. Costui aveva tramato contro la sua patria e il suo partito, fu esiliato e accusato di tradimento, perdonato e, a sua volta tradito dall Arcivescovo Ruggieri; fu imprigionato per mesi nella Torre dei Gualandi con i due figli e due nipoti e, infine, fu lasciato morire di fame. La vicenda del Conte ha suggestionato milioni di lettori di Dante. Sono svariati i critici che hanno commentato le vicende del Conte. Questi sono coloro che hanno sostenuto la morte di Ugolino a causa della fame:

Francesco Da Buti (1385-95) Questo commentatore scrive che la morte sopravvenne al quarto giorno perch se anche per tre giorni un fisico robusto pu vivere senza mangiare di pi non possibile. Cos il conte Ugolino vide spegnersi i quattro figlioli uno dopo laltro. E lui trascorse il quinto e il sesto giorno a andando alla cieca chiamando i figlioli uno ad uno. Questo fa pensare che possa essere vissuto per otto giorni. La vita di Ugolino fin a causa del digiuno perch il dolore lo fece sopravvivere tutti quei giorni. Terminati gli otto giorno i corpi furono tirati fuori dalla torre, arrotolati in coperte e seppelliti a san Francesco. E una volta concluso il colloquio con Dante il conte torn al suo fiero pasto.

P. Pompeo Venturi (1693-1752) Sostiene che anche se il digiuno prevalse il dolore, non vuole dire che il Conte mangi le carni dei propri figli, e ne tanto meno gli fosse pi sensibile la fame che ormai non ne sentiva neanche pi il dolore. Ma a suo parere non vuol dire che il dolore lo conserv in vita pi tempo, ma che l'aveva vinta il digiuno nonostante il dolore. Venturi, infine, scrive che a parit delle circostanze, lui stimerebbe una persona che morirebbe sia di fame che di dolore, piuttosto che una che morirebbe di sola fame.

Giuseppe Campi (1888-93)

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Secondo Campi il conte visse per otto giorni senza alcun nutrimento: venne ucciso dalla fame mentre sopravvisse al dolore. Lottavo giorno inizi ad avere problemi alla vista e divenne cieco dalla fame, perch come dicono anche studiosi del tempo la prima parte a morire, in un uomo, sono gli occhi; mentre alcuni sostengono che Ugolino divenne cieco dal dolore. Si a lungo discusso sul numero dei giorni in cui i quattro bambini e Ugolino sopravvissero, e anche sullatroce sospetto che il conte possa essersi cibato dei figli, addirittura sotto loro consenso. Unaltra discussione quella che riguarda la causa della morte di Ugolino, infatti: c chi sostiene che sia morto per la fame e altre che sostengono che sia morto per il dolore. Nicola Fosca (2003-2006) Lultimo dei tanti Nicola Fosca che sostiene linterpretazione: non riusc il dolore ad uccidermi, ci riusc la fame. linterpretazione certamente pi diffusa del celebre verso 75 poscia,pi che l dolor ,pot l digiuno, la sostengono quasi tutti i commentatori a partire dai figli di Dante. In tempi moderni, per, ha preso consistenza la tesi dellUgolino cannibale o, meglio, tecnofago, che si sarebbe nutrito della carne dei propri figli. Se per tale tesi fosse vera, chiosa il Di Siena, "diremmo che le parole del Conte sono infami e questo, a suo parere, svaluterebbe irrimediabilmente la figura di Ugolino e il suo dramma.

Questi elencati sono coloro,che non sostengono la tesi dell'Ugolino cannibale :

Gugliemo Maramauro (1350) Maramauro afferma che quando Dante scrive che l dolor pot pi che il digiuno intende che Ugolino non mor per la fame, bens dal dolore che prov nel vedere i suoi figli morire uno dietro laltro. Luigi Pietrobono (1946 [1924-30]) Riprendendo il verso 75 sostiene che " Si tratta di un'espressione alquanto misteriosa [] Vuol dire che il digiuno valse a dargli quella morte,che non gli aveva dato il dolore? oppure, che il digiuno,pi forte del dolore lo spinse fino a mettere i denti nelle carni dei figli?". Molti all'idea dell'Ugolino cannibale si ribellano e protestano. Il critico sostiene, per che la figura del Conte apparsa a Dante fino dal principio nell'atto di mettere i denti nella nuca dell'arcivescovo Ruggieri con lo stesso avido desiderio con cui uomo affamato mangia il pane. Se davvero avesse morso ,semplicemente morso le carni dei figli ,si pensi alla drammaticit che acquisterebbero i suoi atti e che
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lugubre risonanza avrebbero alcune sue parole. Dalla torre all'Antenora non ci sarebbe quasi differenza ,il Conte gi cieco, si ritrova con i denti attaccati al capo dell'arcivescovo . Con ci Pietrobono, non intende sostenere che quel verso tanto discusso voglia dir questo, ma che potrebbe essere sottointeso. Charles S. Singleton (1975) Non si sbilancia, si limita a riferire che alcuni commentatori hanno sostenuto la tesi dellUgolino cannibale, cio quella secondo la quale il conte ha effettivamente tentato di prolungare la propria vita cibandosi delle carni dei suoi figli, cos come essi gli avevano pregato di fare mentre erano ancora vivi. "Ma tale punto di vista non merita - scrive il dantista della Harvard University una confutazione seria . E infine ci sono coloro che sostengono la testi dell'Ugolino cannibale: Anna Maria Chiavacci Leonardi (1997) Secondo Anna Maria Chiavacci Leonardi (1997) il verso 75 resta come Dante lo ha voluto, ambiguo e velato. Ma lipotesi pi terribile come tutti i grandi critici hanno sostenuto, pu essere fatta e ne rimane traccia in unantica cronaca: e cos morirono dinopia fame tutti e cinque e quivi si trov che lluno mangi de le carni all'altro" cio sta a dire che i cinque morirono di fame e si trovarono a mangiare l'uno le carni dell'altro. La critica sostiene che i riferimenti continui sparsi dall'inizio alla fine, del mangiare e del demordere sono segnali per il lettore che avvertono e guidano: chi vuole intendere, intenda. Robert Hollander (2007) Sostiene che quella di Ugolino una storia che da secoli divide le opinioni. Il Professore dellUniversit di Princeton, esimio traduttore di Dante in inglese, sostiene che quella di Ugolino fu una forma di cannibalismo. Hollander si sofferma sui sette giorni di prigionia: vero che, secondo gli antichi, come scrive Guido da Pisa, il limite di sopravvivenza per uomo in quelle condizioni di sette giorni, ma Hollander rispolvera Pietro di Dante, il quale sostiene che nei sette giorni di prigionia sia sottinteso un riferimento biblico: anche Davide, dopo la morte del figlio, fece passare sette giorni prima che i sacerdoti lo convincessero a riprendere a mangiare. L'accusa di Hollander sostenuta anche dalle lacerazioni che sono state scoperte sui corpi una volta portati fuori dalla torre. Visti i pareri degli autorevoli commentatori, personalmente ritengo e auspico che il Conte Ugolino non abbia potuto mangiare la carne della sua carne, e che, morti i nipoti e i figli sia morto alla fine anch'egli per il dolore e per la fame. Peraltro, per quanto mi dato di sapere sul cannibalismo di alcune trib
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dedicate in passato a tale pratica, gli individui si cibavano di carne umana di prigionieri non appartenenti allo stesso ceppo familiare. Quindi penso che la fine del conte Ugolino e dei suoi figli e nipoti, in relazione al presunto cannibalismo, sia stata avvolta dalla leggenda legata anche a quel periodo storico oscuro.

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ANGELICA GRILLO

ESTERINA KAPLLANI

Poscia, pi che il dolor, pot il digiuno il settantacinquesimo verso appartenente al trentatreesimo canto della Divina Commedia che ha fatto molto discutere i commentatori sia del periodo dantesco, sia quelli contemporanei. Pietro Alighieri, figlio maggiore di Dante, visse per molto tempo con il padre in esilio e, il suo commento, risulta tra i pi antichi. Lui ci vuole descrivere come il Conte mor di fame insieme ai figli nella torre e come vissero imprigionati per molto tempo lasciandoci il dubbio riguardo al suo atto di cannibalismo. Un altro commentatore importante fu un anonimo personaggio fiorentino : secondo lui fu il digiuno ad uccidere il conte, non il dolore. Cos esplicando possiamo capire che non si cib dei suoi figli, ma che mor di fame insieme a loro. Guglielmo Maramauro, invece, nel 1340 fu il primo ad utilizzare la Tecnofagia: il Conte prov dolore sia per la morte dei figli, sia per la fame. Per questultima scamp due giorni in pi di loro. Quindi secondo questo commentatore il Conte fu innocente, mentre altri affermarono il contrario. Contrariamente a ci che afferm Maramauro, Martin Novarese afferm che il digiuno prese il sopravvento sul dolore tanto da condurlo a mangiare le carni dei figli morti. Per i Fisiologhi, come Landino, in questi momenti cos tristi non possibile che Ugolino cercasse di sostentare una vita di sofferenze in cui il dolore prese il sopravvento, in quanto unaltra persona cercherebbe di troncarla. Venturi, invece, non ammette nessun contrasto tra la fame e il dolore, ma chiaro che il dolore contribu alla morte di Ugolino. Per lui non fu la fame ad uccidere il conte, ma il dolore estremo. Ma, ovviamente, non possiamo escludere lipotesi pi cruda che sta nel fatto di aver mangiato i figli. Per questo Venturi rimane nel dubbio. Secondo Brunone Bianchi, il Conte non avrebbe mai potuto mangiare le carni dei figli perch si sarebbe trattato sicuramente di qualcosa di inverosimile in quanto sarebbe stato accostato alla figura di una bestia feroce e insensibile. Per Gregorio Da Siena sono presenti due forze di contrasto tra di loro: la fame e il digiuno. La fame, con la sua potenza consumatrice, non promosse limmediata distruzione di Ugolino quanto il dolore. Tuttavia, alla fine, trionf il digiuno. Per, a quanto pare, laffetto che il conte prova per i figli gli fece sentire in minor modo la mancanza di cibo. Gregorio, nel suo commento, cita due personaggi contemporanei a Dante: Buti e Giovanni Villani che descrissero la condizione in cui i prigionieri erano una volta morti e la maniera in cui furono seppelliti. Nessuno ha mai lasciato detto o scritto che i figli furono mangiati dal padre in quanto non mai stato trovato presente, sui loro corpi, lembi di pelle staccati i segni di cannibalismo. Dante, difatti, non parla di fame ( desiderio di cibo), ma di digiuno ( privazione di cibo). In Ugolino, durante lottavo giorno, il dolore e il digiuno giunsero allapice tanto da fargli scomparire la voglia di mangiare. Il
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dolore viene considerato come un mezzo che fece sopravvivere il Conte tre giorni in pi dei suoi figli. Gregorio valorizza il dolore di Ugolino in quanto grazie ad esso viene reso vano leffetto della fame. Attilio Momigliano apre il suo commento descrivendo il luogo in cui si svolge laccaduto e la drammatica scena del padre che al buio barcolla sui cadaveri dei figli morti. La morte del sesto figlio fa risuonare in noi limmagine del fiero pasto sopraffatto dalla passione paterna. In tutto questo larcivescovo Ruggeri non altro che un teschio che nel poema vivo come qualsiasi personaggio. Il rapporto che esiste tra Ugolino e Ruggeri lo stesso che intercorre fra Paolo e Francesca: tacciono fra di loro, ma sono presenti sentimentalmente nel poema.Momigliano cerca semplicemente di descrivere il contesto in cui si svolge la scena. Secondo lui Ugolino morto solo di fame in quanto non si pu morire di dolore. Luigi Pietrobono, uno fra i commentatori pi recenti, si chiede se il digiuno provoc la morte del Conte o lo spinse a mangiare i figli. Molti a questultimo dubbio non sono daccordo, per Dante per limmagine che fornisce del Conte fa intendere che mangi le loro carni e che per due giorni successivi barcoll sui loro corpi. Il critico di cui parla Pietrobono non vuole far intendere che il conte mangi i figli, ma che resta ancora in sospeso il dubbio riguardo la sua pena allinferno. Al cronista che narra, la cosa non parve inammissibile, anzi, la da per certo facendogli venire in mente lepisodio narrato da Giuseppe Flavio in cui Maria, per non morire di fame, uccise il figlio e si cib delle sue carni. Charles S. Singleton, un commentatore inglese, afferm che la fame prese il sopravvento sul dolore. Il Conte cerc disperatamente di prolungare la sua vita mangiando i corpi dei figli come in precedenza gli avevano pregato di fare. Per Chiavacci- Leonardi il verso di Dante rimane ancora ambiguo e velato, ma lipotesi pi terribile non si potrebbe escludere anche grazie ad una fonte del tempo: questa afferm che morirono di fame tutti e cinque e che uno di loro mangi i corpi dellaltro. Hollander, invece,la visione del Conte Ugolino come Cannibale non sembra abbastanza convicente. Guido Da Pisa, diversamente, afferma che una persona non potrebbe mai vivere sette giorni senza mangiare. Se il Conte avesse provato a mangiare le carni dei figli sicuramente sarebbe stato uno scandalo. I commentatori sopra citati hanno espresso il loro parere sullaccaduto: molti di loro sono daccordo sul fatto che il Conte Ugolino non abbia mangiato i figli sopraffatto dallamore paterno, altri, invece, non hanno potuto negare questa ipotesi che potrebbe sembrare la pi convincente. Secondo il nostro parere, il Conte non avrebbe mai potuto mangiare le carni dei suoi figli, sia perch sui loro corpi non sono stati trovati segni evidenti di cannibalismo, sia perch, moralmente parlando, ai nostri occhi non potrebbe sembrare una cosa giusta.

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PRINCIPI CAIOLA
Nel trentatreesimo canto dellInferno Dante visita il nono cerchio, quello dei traditori e incontra Ugolino della Gherardesca. Al verso 75 il poeta scrive Poscia, pi che 'l dolor, pot 'l digiuno che in italiano letteralmente significa pi crudele del dolore fu il digiuno, che ci fece divorar l'uno l'altro . Molti, quindi, leggendo, si sono domandati: il conte Ugolino ha mangiato i suoi figli? In quelle ultime disperate ore il Conte Ugolino si trasformato in un cannibale? Vi sono numerose interpretazioni. Una delle pi antiche quella dell'Ottimo Commento del 1338. Lanonimo commentatore sottolinea che il conte rimasto il pi a lungo possibile [?] senza cibo, ma dice anche il dolore non uccide ma la fame pu farlo. [considerazioni vostre: perch non fa cenno allantropofagia? Perch la cosa orrenda o perch non lo ha nemmeno sfiorato il dubbio] Anche Maramauro nel 1370 circa afferma che dalla fame Ugolino mangi i suoi figli.[!] Tra il 1385 e il 1395 Francesco Da Buti pensa che il conte abbia mangiato i suoi figli. [!] Racconta che insieme ai figli fu rinchiuso senza cibo per giorni. I medici del tempo dicevano che si poteva sopravvivere solo tre giorni senza mangiare. Pian piano morirono i figli e infine lui, dopo otto giorni, li mangi. Poich si afferma inoltre che Dante abbia visto Ugolino con in mano un teschio. Nel 1544 Alessandro Vellutello, afferma che la prima parte a morire sono stati gli occhi, che dopo otto giorni senza mangiare si muore ma secondo alcuni testi corrotti nove, perch dicono abbia mangiato i figli. [considerazioni vostre: perch ricorre alla scienza? Cos esclude lantropofagia?] Nel 1837 Tommaseo sostiene che Ugolino tenuto in vita dal dolore per giorni ma poi la fame lo spense. Parla di dolore iracondo Pietrobono nel 1946 fa queste riflessioni: L'espressione volutamente misteriosa. Vuol dire che il digiuno valse a dargli quella morte, che non gli aveva data il dolore? oppure, che il digiuno, pi forte del dolore, lo spinse fino a mettere i denti nelle carni dei figli? Il critico di Alatri sottolinea come Ugolino appaia fin da principio a Dante nell'atto di mettere i denti nella nuca dell'arcivescovo Ruggeri. Se davvero, come pure si scrisse da cronisti del tempo, avesse morso, semplicemente morso, alle carni dei figliuoli, si pensi alla potente drammaticit che acquisterebbero i suoi atti e che lugubre risonanza avrebbero certe sue parole. Quel mangiare sarebbe una pena indicibile.
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Secondo il famoso commento di Umberto Bosco e Giovanni Reggio del 1979, Ugolino non pot essere ucciso dal dolore, la terra non si era aperta prima; doveva morire per fame. Lo strazio del Conte non infatti la fame propria.: Egli vuole rivelare a Dante, perch a sua volta lo riveli nel mondo, quanto sia stata cruda non la sua morte in s, ma la morte lenta, venuta dopo aver visto morire i figli, senza poterli aiutare. Per Anna Maria Chiavacci Leonardi (1997) pi che il dolore che mi spingeva a chiamarli e accarezzarli, pot la fame. Il tragico verso resta come Dante lo ha voluto, ambiguo e velato. Hollander nel 2000 sostiene che Ugolino un cannibale perch impossibile vivere cos a lungo senza cibo. il limite della sopravvivenza umana.

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CIONNA SARGENTONI

Questo famoso verso, tratto dalla Divina Commedia di Dante Alighieri (Inf. 33.75), ha suscitato numerosi dubbi che hanno portato alla nascita di varie critiche e commenti da parte dei grandi studiosi di tutti i secoli. Nei testi di questultimi, antichi e contemporanei, italiani e stranieri, troviamo come il dilemma abbia coinvolto non solo la dialettica italiana, ma anche quella inglese. Il problema che si pongono se il conte Ugolino abbia mangiato o meno i corpi dei suoi figli e nipoti per sopravvivere allinterno della torre. Molti, come Dante stesso, hanno lasciato intuire e interpretare al lettore la scelta di Ugolino, lasciando una sensazione di mistero e di occulto, ma aperta a pensieri personali o addirittura scientifici. Citiamo cos Cristoforo Landino ( 1481 ) con lillustrazione di due teorie in cui solo un poeta e fisico pu darle , affermandone una prima sulla mancanza di cibo e acqua nellessere umano e, generando un nuovo essere, la trasmetter; ma questultima non sopportata alla stesso modo, perch il pi giovane, non avendo raggiunto let perfetta, pi vulnerabile alla fame rispetto a quella di un uomo gi costituito, e ci sufficiente per spiegare perch il conte sopravvive pi a lungo rispetto ai figli senza dover tirar fuori la tecnofogia; e una seconda affermazione sulla complessit dellumore che varia da persona a persona sulla sopportazione della fame. Un altro Luigi Pietrobono ( 1924-1930), che non ha unopinione precisa ma sostiene di veder lepisodio solcato da tratti di luci sinistre che lo incupiscono. A differenza di questi pensieri soggettivi, Dante volle farci sospettare che il conte si sia macchiato dellorrendo delitto? Ci sono due idee opposte su come il fatto avvenuto: il digiuno prese il sopravvento sul dolore del conte, o viceversa. Esistono continui riferimenti intesi come segnali per il lettore con il tema dominante del mangiare e del mordere, lasciando sicuramente pi intendere che Ugolino si cib delle carni dei suoi cari. A sostegno di ci, troviamo Jacopo della Lana ( 1324-1328 ) Benvenuto da Imola ( 1375-1380 ), Natalino Sapegno ( 1955-1957 ), Charles S. Singleton ( 1970- 1975 ), Anna Maria Chiavacci Leonardi ( 1991- 1997 ).
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Al contrario altri sostengono che il conte mor di fame e non di dolore. Cos avvenne, ma doveva essere diverso: difatti sul punto di morte lui rincresce il fatto di non essere morto prima dei suoi cari, e con ci avrebbe preferito morire per dolore della loro perdita piuttosto che di fame. ( Guglielmo Maramauro 1369-1373; Francesco Torraca 1905 ). Inoltre c chi pensa che Ugolino mor al limite della sopportazione umana, senza nutrimento; e se avesse ingerito le carni dei suoi figli e nipoti, avrebbe vissuto pi a lungo. Questo particolare si sarebbe potuto notare dal fatto che in seguito allesposizione dei corpi allesterno della torre, i denti del conte, sarebbero stati pieni di carne. ( Robert Hollander 2000-2007 ). Cosa sosteniamo noi? E chiaro che, anche con laiuto di questi commenti, ci siamo fatti la nostra opinione: Dante voleva lasciare uninterpretazione personale al lettore e quindi essere misterioso, ma non credeva, a sostegno di ci che pensiamo, di creare un dibattito cos ampio e coinvolgente sotto diversi punti di vista. Crediamo che il dolore del conte prese il sopravvento sul digiuno, e di conseguenza affermiamo che non li abbia mangiati.

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