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Dr.

Madarász Kára Gera Zsófi


XX. századi olasz regény szeminárium
2010.12.18.

Il tema della salvezza nel romanzo intitolato „Tre Croci” di Federigo Tozzi

Quando Federigo Tozzi incontró Giuseppe Borgese a Milano nel 1920, solo settimane
prima della sua morte, per consegnarlo il suo ultimo romanzo, intitolato Tre Croci, gli disse
che questo fosse stato anche „piú bello dell’altro” (riferendosi al romanzo Con gli occhi
chiusi). (Borgese, 30) Lo scrittore senese, che aveva pubblicato solo pochi dei suoi libri
fin’allora, aggiunse che questo romanzo sarebbe stato non solo il piú bello, ma anche l’ultimo
che avrebbe scritto. Ed é fu cosí. Il romanzo fu il suo ultimo romanzo compiuto prima della
sua morte precoce (morí colpito da polmonite a solo 38 anni) e per me é uno dei piú belli per
il messaggio salvatrice che porta dentro.

Il tema della salvezza appare nel romanzo in tre diversi modi. Per primo, i fratelli
Gambi che si avvicinano sempre di piú al fallimento della loro impresa, ció il crollo della loro
libreria, non possono evitare la catastrofe incombente ed aspettano di essere salvati in
qualche modo. La salvezza per loro in questo senso significarebbe un cambio della fortuna,
secondo il quale potrebbero pagare i loro debiti e nascondere la veritá sui cambiali falsificati
in nome del cavaliere Orazio Nicchioli. In realtá, questo tipo di salvezza, questo miracolo, non
púo avvenire e questo lo sappiamo giá dal primo capitolo del libro. I protagonisti, cioé i tre
fratelli, sono consapevoli del fatto che non possono fare niente, ma ció nonostante cercano
di crederci lo stesso. La seconda e la terza forma di salvazione appaiono solo alla fine del
romanzo e ci si presentano solo cosí tardi nel romanzo perché, questi non possono essere
visti come alternative alla loro vita e al loro modo di vivere, in quanto i protagonisti non
sanno e non vogliono cambiare le loro vite fino alla fine delle proprie vite. Queste forme
alternative sarebbero la salvezza dalla loro vita quotidiana, che potrebbe portarli
ultimamente alla salvezza definitiva, la salvezza cristiana. I tre fratelli subiscono in parte una
Questa tensione si manifesta anche nello stile e nel linguaggio che usa Tozzi per descrivere le sue
figure. „Gli interventi sulla voce, modulati sullo spartito espressionistico dei contrasti violenti,
hanno una funzione che é, per certi veri, compensatoria della struttura assunta dal dialogo nel
romanzo. Serrato, privo di pause autoriali e innervato da una tensione emotiva sempre sul punto
di esplodere, esso, se mostra in trasparenza le tonalitá del dialetto senese, muove, su un piano di
piú ampie relazioni semiotiche, dall’equazione tra il registro orale della lingua e la dimensione
agressiva e brutale del comportamento.” (Testa, 205) oldal 1
salvezza (il secondo tipo) che si manifesta in un cambiamento della loro vita fin’allora visto
come „normale”, peró siccome questo cambiamento non porta con sé una conversione
spirituale, si svuota in se stesso e i protagonisti non vengono salvati alla fine. La salvezza
cristiana non avviene mai nel caso dei tre fratelli, se non per mediazione delle tre figure
femminili che rappresentano la via giusta, quella dell’umiltá e della fede in Cristo. Sono loro
che pregano per la salvezza delle loro anime dopo le morte dei fratelli. In questo saggio
voglio esplorare in piú profonditá le tre opportunitá che si presentano per i protagonisti per
salvarsi e mostrare le ragioni per cui questi non possono essere alternative vere, lasciando
l'ultima possibilitá di salvezza nelle mani delle tre figure femminili nel romanzo.

La ragione per cui considero questa opera di Tozzi un capolavoro é perché non ci
rendiamo conto della vera forza drammatica che sta al cuore del romanzo fino alla fine della
storia. É vero che c’é una tensione palpabile che si presenta nella storia dall’inizio del
romanzo e che aumenta gradualmente finché non culmina nel suicidio del fratello maggiore,
Giulio. Questa tensione sembra dovuta al fatto che i fratelli hanno paura di essere svelati e
che il giorno del fallimento si avvicina sempre di piú. La vera tensione drammatica che
sottosta alla trama peró é dovuta non tanto alla gravitá della situazione economica dei tre
fratelli (perché neanche i fratelli sembrano molto preoccupati delle consequenze delle loro
azioni) ma invece alla lotta per la salvezza delle loro anime. Al livello della trama, vediamo i
fratelli come sono quasi „indifferenti” alla loro situazione critica, passando le loro giornate
con passatempi „inutili” fino al crollo definitivo. Sotto le superficie peró, i loro
comportamenti risultano come mezzi, o meglio, „maschere” (usando la terminologia di Ulivi)
per nascondere la loro paura di essere svelati e la disperazione interna a causa della
vergogna che gli oscurerá. La ragione per cui sembrano cosí indifferenti é che fino in fondo,
giá sanno che non c’é una via d’uscita di questa situazione terribile e non vogliono neanche
cercare un modo di salvarsi.

„I tre sanno bene che prima o poi tutto sará svelato, e saranno la rovina e la vergogna. Il
mondo di abitudini e convenienze che li ha circondati fino alla tarda maturitá sta per
sprofondare. Invece della normale stima di persone oneste e piuttosto agiate, da tranquilli
piccoli borghesi, saranno l’addebito e la vergogna della frode.” (Ulivi, 102)

Non si vede nessuna volontá in loro di guadagnare i soldi necessari per restituire i
debiti, non provano di risparmiare soldi ma danno libero sfogo ai loro desideri, comprando
dei ottimi cibi e giocando a carte, per esempio, nel caso di Enrico. Giulio, il piú intelligente di
loro tre, e quello che é piú disposto a lavorare, é anche il piú malinconico per il fatto che sa
che ormai il disastro é inevitabile. Enrico, il piú indolente e ottuso dei tre fratelli, passa il suo
tempo con delle passeggiate, mentre Niccoló dimostra il suo diritto di fare come se fossi un
signore, si vanta di fare niente nella libreria e mostra la sua prepotenza e arroganza anche
con le poche persone che capitano nella loro bottega.

„E io campo da signore per dispetto a quelli che mi vorrebbero vedere a mendicare. Non
faccio bene? Devono tutti mangiarsi il fegato dalla rabbia!” (Tozzi, 1)

Niccoló esprime in continuazione l’opposizione che sta tra lui e la sua societá e cerca
di mostrare il piú possibile il disprezzo che sente per gli altri. La sua prepotenza e arroganza
puó risultare anche da un inquietezza interna, un complesso di inferioritá verso i ricchi e i
potenti della societá, la classe a cui lui non apparteneva mai. Vuole mostrare a ogni modo
che vive allo stesso livello, se non meglio degli altri, „i veri signori”, vantandosi del cibo e del
vino che si permette di cosumare nonostante le gravi condizioni economiche.

„Oggi, a pranzo, tordi e quaglie. E mi son fatto mandare da una delle migliori tenute del
Chianti un vino, che, se lo bevesse lei, resterebbe stupito! Dio! Come mi voglio godere! Per
me, nella vita, non c’é altro! Sono nato un signore, io; piú di lei! (Tozzi, 2)

Queste esclamazioni stanno al cuore del vero problema del romanzo: la grande
distanza che esiste tra la veritá (il fallimento della loro impresa) e le parvenze che usano i
fratelli per nascondere la situazione reale. In fatti, poco dopo questa esclamazione di Niccoló
siamo di fronte a una situazione completamente diversa. Niccoló si trova davanti al
fruttivendolo, dove gli viene quasi da piangere quando realizza che non ha nessun denaro.
Nonostante i loro debiti enormi peró, non riescono a resistere alla tentazione del cibo e
subitó Giulio e Niccoló si mettono d’accordo di mandare Enrico a comprare la frutta
desiderata. Allo stesso tempo, Enrico similmente non puó resistere alla tentazione di andare
a giocare a carte tutti i giorni, che ormai é diventato un’ossessione sua.

Tutti i tre fratelli esprimono il loro malcontento, le loro paure e incertezze in diversi
modi. Niccoló attraverso la sua arroganza con la gente intorno a lui : tratta male la moglie, i
clienti, ed Enrico; Enrico soffre dal fatto che lui é il meno intelligente dei suoi fratelli e che

Questa tensione si manifesta anche nello stile e nel linguaggio che usa Tozzi per descrivere le sue
figure. „Gli interventi sulla voce, modulati sullo spartito espressionistico dei contrasti violenti,
hanno una funzione che é, per certi veri, compensatoria della struttura assunta dal dialogo nel
romanzo. Serrato, privo di pause autoriali e innervato da una tensione emotiva sempre sul punto
di esplodere, esso, se mostra in trasparenza le tonalitá del dialetto senese, muove, su un piano di
piú ampie relazioni semiotiche, dall’equazione tra il registro orale della lingua e la dimensione
agressiva e brutale del comportamento.” (Testa, 205) oldal 3
dipende da loro (per cui si allontana sempre dai fratelli e passa intere giornate fuori dalla
loro compagnia) e Giulio che cerca rifiugo nel lavoro che fa nella libreria. Inoltre, i tre fratelli
sono sempre disposti a litigare tra di loro. Niccoló dimostra disprezzo per Enrico e lo caccia
via sempre. Enrico sembra odiare tutti e due, ma da la colpa della loro miseria a Giulio, ed é
sicuro che se lui non ci fosse, non avrebbero preso la decisione di falsificare le cambiali ed
ora sarebbero felici.

Enrico esprime onestamente nella taverna agli amici la sua ragione perché ha questa
ossessione con le carte e da la colpa al suo fratello, Giulio perché si é degradato cosí:

„Vedete: io vengo qui a giocare e a sorsellare un gocciolo di vino, perché ho bisogno di distrarmi! Non
ho altra consolazione! Dalla mattina alla sera, non ho altro svago. Mi si puó rimproverare, dunque? E
pare, secondo loro, che io sia un essere spregevole; uno che non é buono a niente. Come se fossi
incastronito. Ma io l’ho specie con Giulio, che é responsabile di tutti i nostri affari.” (Tozzi, 27)

Poi va direttamente alla libreria per sfogarsi e per svelare il loro segreto anche davanti
a un cliente. Si voltó a Giulio accusandolo della loro sfortuna:

„Perché non dici chiaramente qual’é la ragione della mia arrabbiatura? Se lo dici, a me ormai non
importa nulla.” (Tozzi, 29)

Questo é un momento decisivo nella storia perché per la prima volta qualcuno fa un
tentativo di portare la veritá alle superficie e di svelare il segreto dei tre fratelli. Da quel
momento in poi, anche Giulio si rende conto del fatto che non possono piú nascondere la
veritá delle cambiali falsificati. Questa esplosione di rabbia di Enrico era un segno che la
tensione era giá cuminato al suo massimo livello e qualcosa terribile stava per accadere.
Giulio da ora in poi si sente malato e anche il suo viso cambia di aspetto, diventa „molto
abbattuto d’animo”. (Tozzi, 30) Possiamo dire che da quel momento in poi, Giulio ha
l’opportunitá di trovare la sua salvezza spirituale, perché si risveglia dal suo stato di
indifferenza ma non trova la forza di pentire e sceglie il martiro per assumere la responsibilitá
da solo.

Quando il giorno dopo viene alla libreria il Nisard che aveva attestato il lite dei fratelli
il giorno prima, Giulio gli mostra una frase significante del libro l’Imitazione di Cristo di
Tommaso da Kempis. Questa frase, tradotta e un po semplificata, leggerebbe: „sia fatta la
tua volontá”, alludendo alla forza del destino, cioé alla volontá di Dio di portare a termine
quello che é scritto. Giulio non a caso prende questo libro di Kempis (che é l’opera piú
diffusa dopo la Bibbia della letteratura cristiana occidentale) perché parla sopratutto della via
da percorrere per raggiungere la perfezione e la salvezza eterna. Quando lui mostra la frase
al Nisard vuole forse solo scoprire se il cliente avesse capito o intuito qualcosa del segreto da
quello che aveva sentito il giorno prima. Da un altro lato peró, era un modo di giustificarsi
davanti al cliente per la sua colpa nel fallimento della libreria. Da parte sua ha fatto tutto ció
che si poteva fare per salvare la libreria, ora toccava alla Providenza Divina di compiere il loro
destino, cioé, portare al termine quello che era scritto. Quello che succede a Giulio da questo
punto in poi, potrebbe essere definito come un continuo sensazione di malessere fino alla
sua illuminazione prima della sua morte. É l’inizio di un processo di realizzazione che Eduardo
Saccone definisce come una „crisi” tra le „cose” e le „parole”.

„La crisi di cui questi [riferendosi ai fratelli Gambi], come del resto tutti i personaggi di Tozzi, soffrono
riguarda in veritá- come esplicitato e lamentato nel’altro importante articolo del 1919 intitolato
Rerum fide- il rapporto, che si é incrinato, é diventato problematico ovvero sié rotto, tra parole e
cose: „tra le ’cose’ e le ’parole’ non c’é piú quella vergine fede di una volta.” (276) Le cambiali
falsificati da Giulio, che consentono ai fratelli Gambi di prolungare la menzogna di un’esistenza
umana, nel tessuto sociale della cittá in cui vivono…denunciano precisamente e efficacemente questa
crisi: la quale, nel caso del personaggio piú dolente, si avvicina almeno una volta a qualcosa che
somiglia a una presa di coscienza.” (Saccone, 234)

Giulio viene travolto dalla realizzazione della grandezza della crisi quando nel X.
capitolo del libro, il Nicchioli rifiuta di firmarlo un’altra cambiale. Viene invaso di un „delirio
senza scampo”. (Tozzi, 34) Ed é questo il punto quando Giulio riesce a differenziare tra le
parvenze nella sua vita dalle cose importanti e reali. É questo il momento quando realizza
che tutta la sua vita fin’allora era una seguenza di atti superficiali che lui si é imposta a se
stesso.

„Poi pensava: „Tutta la nostra regola dev’essere intesa in un altro modo. Altrimenti, vuol dire che io,
in quarant’anni che ho, non sono mai riuscito ad imbastire attorno a me una cosa che mi possa fare
veramente piacere e che risponda ai miei sentimenti….Io ho continuato a vivere adattandomi sempre,
e costringendo me stesso a una certa regolaritá, che mi sembrava giusta e oportuna. Ora m’accorgo
che posso esser vissuto soltanto provvisoriamente, finché un giorno dovesse sopravvenire un fatto
decisivo, come quello della cambiale, che fará doventare debole ció che prima mi sembrava
sicuramente forte e scelto bene.” (Tozzi, 35)

Questa tensione si manifesta anche nello stile e nel linguaggio che usa Tozzi per descrivere le sue
figure. „Gli interventi sulla voce, modulati sullo spartito espressionistico dei contrasti violenti,
hanno una funzione che é, per certi veri, compensatoria della struttura assunta dal dialogo nel
romanzo. Serrato, privo di pause autoriali e innervato da una tensione emotiva sempre sul punto
di esplodere, esso, se mostra in trasparenza le tonalitá del dialetto senese, muove, su un piano di
piú ampie relazioni semiotiche, dall’equazione tra il registro orale della lingua e la dimensione
agressiva e brutale del comportamento.” (Testa, 205) oldal 5
La notte prima della sua morte Giulio prova una sensazione strana accanto alla sua
tristezza, é un sentimento di „dolcezza” e „timidezza” che lo „affascinava” e non sapeva
spiegare. (Tozzi, 42) Poi, la mattina dopo si sveglia con un occhio cambiato: „Ho capito ormai,
che le cose bisogna guardare in un modo come ancora non sapevo” e decide in quel
momento che deve fare la „prova della morte”. (Tozzi, 42) Quando Giulio fa per l’ultima volta
quel pomeriggio prima che si suicidasse una passeggiata per vedere la sua amata Siena,
vuole condividere la sua nuova sensazione di esistenza con un'amico, che invece non é molto
disposto a sentirlo. Giulio in quel momento cerca di spiegare la sua nuova realizzazione,
secondo la quale tutta la sua vita era vuota di significato perché non riusciva a viverla
pienamente, cioé a collegare i suoi sogni con le necessitá dell’esistenza.

„Io non ero mai sicuro di vivere. Il sospetto che avevo non glie lo so spiegare; ma cercheró di farglielo
capire. Lei sognando, qualche volta, ha certamente avuto nello stesso istante una sensazione vaga,
non si sa se con piacere o con dolore, che le impediva di credere al suo sogno; e avrebbe voluto che
fosse stata la realtá, invece. Ma quella sensazione staccava il suo sogno, lo teneva discosto, senza
riescire peró a fare di lei stesso e del sogno una cosa sola. Ebbene la realtá- la chiamiamo realtá- che
m’era intorno, mi faceva lo stesso effetto. Io non sapevo se quel che vedevo era un sogno piú vasto,
continuo, a cui mi ero abituato; e del quale soltanto poch volte avevo coscienza. Per farla capire
meglio, imagini che il presente stesso era per me il senso d’una realtá convenzionale.” (Tozzi, 44)

Giulio non riesce ad uscire da questa logica ed é proprio a causa della sua vita
convenzionale che lo é sempre condizionata che non riesce ad aprire il suo cuore alla
redenzione e al mesaggio cristiano che potrebbe salvarlo e cambiarlo. In consequenza, vede
anche la morte „inveriabile” (Tozzi, 44) come il resto della sua vita e toglierla diventa un
tappo necessario nella logica seguenza delle cose invariabili. Era cosí incosciente dei suoi
sentimenti nell’atto del suo suicidio che non si rendeva conto nemmeno di quello che faceva,
come se avesse seguito un’ordine superiore.

Niccoló é il secondo in fila a morire, poco dopo la morte del fratello maggiore. Anche
lui muore senza pentirsi, preceduto da giorni interi di delirio che segnala un cambiamento
psichico anche nel suo caso. Il terzo figlio, Enrico, é forse quello che viene piú vicino alla vera
salvazione cristiana quando viene costretto dai fratelli dell’Ospizio de’Vecchi Impotenti di
lavorare per la prima volta. Ancora prima, anche Modesta cerca di convincerlo di andare a
confessare, sapendo che é l’unico modo di salvarlo. Peró anche se prova la forza dell’umiltá e
impara a lavorare (che non ha fatto mai nella vita) non riesce a trovare la strada giusta e vede
la sua unica speranza di redenzione nelle due nipotine, che i fratelli consideravano „angeli”e
che tutti e tre ammiravano e rispettavano. Prima della sua morte invoca i loro nomi (forse
perché vuole la loro mediazione) quando dice: „Anch’io ho un briciolo di coscienza. E
soltanto quelle bambine capiscono che é vero.” (Tozzi, 51)

La salvezza che tutti i tre fratelli Gambi aspettano non arriva mai, cioé il cambio della
fortuna, un miracolo che gli potesse salvare dal fallimento economico. Non vengono in realtá
salvati neanche quando Giulio si sacrifica per „salvare” Enrico e Niccoló dal prigione perché
loro degenerano gradualmente in stati miserabili accausa delle proprie colpe di coscienza.
Niccoló poco dopo la morte di Giulio si ammala di mente, soffre dall’insonnia ed é stremato
da deliri giorno e notte, finché non muore anche lui. Enrico, in consequenza di esser stato
mandato via da Niccoló, si trova senza lavoro e senza casa e si riduce in uno stato pietoso.
Solo nell’Ospizio di mendicitá dove con gli altri vecchi e malati é costretto di lavorare impara
il significato del sacrificio e dell’umiltá, che potrebbe portarlo alla vera salvezza, la salvezza
cristiana. Purtoppo, questa realizzazione avviene troppo tardí, perché anche Enrico muore
priam di pentirsi.

La chiave della salvezza cristiana nel romanzo dunque sta nelle mani delle figure
femminili. Modesta e le due nipote, Chiarina e Lola sono personaggi che invocano le figure
delle santi e della Madonna in particolare. Sono umili e benefiche, altruiste e pietose. Non
sono irrascibili, non entrano mai in litigi e la loro vita é caraterrizata da pace interna e
accettazione delle loro sorti. Hanno tutte le qualitá e caratteristiche opposti di quelli dei tre
fratelli. Non a caso Tozzi sceglie di presentare proprio loro alla fine della storia a vegliare
sopra i spiriti dei tre fratelli morti. Solo loro hanno la capacitá di salvare le anime dei tre
fratelli tramite la loro mediazione, attraverso le loro preghiere.

Anche se nella vita i tre fratelli non vengono salvati in nessuno dei tre modi, cioé non
economicamente, non attraverso un cambiamento cosciente della loro vita, e nemmeno in
senso cristiano, perché non si confessano, possiamo ancora credere nella loro salvazione
eterna. I tre croci che diventano i simboli del declino e della morte dei tre fratelli e che

Questa tensione si manifesta anche nello stile e nel linguaggio che usa Tozzi per descrivere le sue
figure. „Gli interventi sulla voce, modulati sullo spartito espressionistico dei contrasti violenti,
hanno una funzione che é, per certi veri, compensatoria della struttura assunta dal dialogo nel
romanzo. Serrato, privo di pause autoriali e innervato da una tensione emotiva sempre sul punto
di esplodere, esso, se mostra in trasparenza le tonalitá del dialetto senese, muove, su un piano di
piú ampie relazioni semiotiche, dall’equazione tra il registro orale della lingua e la dimensione
agressiva e brutale del comportamento.” (Testa, 205) oldal 7
diventa il titolo della storia stessa ci fa pensare del messaggio religioso di quest’opera di
Tozzi. Proprio alla fine del romanzo, Tozzi riesce a capovolgere tutto in cui eravamo sicuri fino
a quel punto, secondo il quale i fratelli verrebbero giustamente giudicati per le loro vite
meschine, se non secondo la legge della societá, allora secondo la legge divina. Siccome peró
ci sono le figure delle donne sante nel romanzo che pregano per le loro anime, possiamo
sperare che il giudizio divino sará piú pietoso nei loro confronti delle regole umane. E quindi,
io rifuiterei l’affermazione di Luigi Baldacci quando dice che „invano si cercherebbe
l’impegno ideologico di quel libro [riferendosi a Tre Croci], il suo messaggio cristiano”.
(Balducci, 131) Secondo me, é proprio l’allusione alla forza della fede cristiana per salvare le
anime della perdizione che é sottointeso nel romanzo che ci rivela nel libro che sta al cuore
della storia tragica dei tre fratelli sfortunati.
Bibliografia

Eduardo Saccone, „Narrative di crisi. Sulla forma di alcuni romanzi e novelle di Federigo
Tozzi”, in Tozzi: La Scrittura Crudele. Atti del convegno Internazionale, Moderna IV-2, Istituti
Editoriali e Poligrafici Internazionali, Roma, Pisa, 2002

Enrico Testa, Lo Stile Semplice. Discorso e romanzo,Torino, Giulio Einaudi editore, 1997.pp
202-207

Federigo Tozzi, Tre Croci, Milano, Rizzoli Editore, 1979. www.liberliber.it

Ferruccio Ulvi, Federigo Tozzi, Milano, U. Mursia & C., 1962. pp. 100-116.

Giuseppe Antonio Borgese, „Federigo Tozzi”, in Tempo di edificare, Milano, Treves, 1923.
http://www.archive.org/stream/tempodiedificare00borguoft/tempodiedificare00borguoft_d
jvu.txt

Luigi Baldacci, Tozzi Moderno, Torino, Giulio Einaudi editore, 1997.

Il Vangelo e Atti degli Apostoli, Torino, Edizioni San Paolo, 1987.

Questa tensione si manifesta anche nello stile e nel linguaggio che usa Tozzi per descrivere le sue
figure. „Gli interventi sulla voce, modulati sullo spartito espressionistico dei contrasti violenti,
hanno una funzione che é, per certi veri, compensatoria della struttura assunta dal dialogo nel
romanzo. Serrato, privo di pause autoriali e innervato da una tensione emotiva sempre sul punto
di esplodere, esso, se mostra in trasparenza le tonalitá del dialetto senese, muove, su un piano di
piú ampie relazioni semiotiche, dall’equazione tra il registro orale della lingua e la dimensione
agressiva e brutale del comportamento.” (Testa, 205) oldal 9

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