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LE QUALITA’ UMANE DELL’ANIMATORE

La realtà spirituale è parte della libertà che il Signore ci permette di avere nonostante tutti i nostri condizionamenti di
ferite, di cultura, di educazione perché

- Non si può amare per dovere, per imposizione, ma si ama liberamente


- Non ci sono qualità dell’animatore, ma c’è un modo di rapportarsi perché o non posso avere atteggiamenti non
corrispondenti a quanto io vivo dentro di me
- Deve esistere una relazione armoniosa dentro di me, quando la mia identità è stabile, è definitiva
- L’animatore è un leader, nel senso che diventa un punto di riferimento, un testimone, un modello,
- L’animatore deve avere questo notevole grado di libertà interiore e conoscere quali sono gl’inciampi, che gli
vengono dalla sua non libertà,
- Deve conoscere il gruppo, non solo le persone, ma anche alcune leggi particolari che esistono in qualsiasi gruppo
- Due aree dove dobbiamo essere liberi.
 L’area dell’intimità, affettiva - relazioni affettive forti che noi instauriamo a livello di amicizia
 l’area dell’autorità = potere.
- Libertà è avere stima di se stesso o la mia identità è una stima di me, una concezione di me positiva
 comprendere che io sono una meraviglia di Dio e una miseria ambulante: la gioia di essere “la meraviglia di
Dio”, gioia che mi dà la miseria di “voler camminare nella grazia di Dio” e di sentire che la grazia di Dio fa di
quella miseria, una meraviglia
 Quando questo bisogno non è adeguatamente risorto, allora la persona accuserà una serie notevole di
scompensi e di crisi, e la sua problematica interiore avvelenerà i rapporti che sono all’interno del gruppo
 Se non ho stima cercherò dall’esterno quella stima che io non ho trovato all’interno di me. Quindi e mi
piacerà molto chi me la darà, ma non mi piacerà affatto chi non me la darà.
 Identità è conoscere le proprie virtù e i propri difetti, e accettare di essere scoperto agli occhi dell’altro sui
due fronti positivo e negativo.
- L’area del potere - Il bisogno di dominare.
 Se io non mi sento abbastanza positivo, cercherò di ottenere potere con ogni mezzo e lo utilizzerò per farmi
valere
 Perciò la relazione interpersonale sarà conflittuale
 Avviene in modo sottile, inconscio
o § una cosa in se stessa buona, bella, ma la utilizzo per avere potere.
o § m’incaponisco senza avere fatto discernimento di tempo, di luogo, del cammino fatto dagli altri:
o § le cose sono imposte e non proposte in modo tale che possano essere accettate, ma anche rifiutate.
o § Sintomi: rigidità, autoritarismo, attaccamento al ruolo, gelosia verso delle persone
- L’area del potere - Il bisogno di essere dominato
 Coloro che hanno bisogno di essere dominati, perché hanno una cattiva stima di se. Si sentono dei perdenti
e si mettono alle dipendenze
 Rifiutano qualsiasi incarico in nome dell’umiltà (falsa).
- L’area del potere - Il bisogno di essere dominato
 è soprattutto di colui che ha il bisogno di dominare
- L’area affettiva.
 o i nostri sono dei gruppi di consolazione -, ci fa sentire che solo per il fatto che esistiamo, valiamo.
 o questo atteggiamento aiuta l’uomo ad aprirsi allo Spirito santo
 o se l’animatore non ha una percezione positiva di sé ha bisogno che un altro gli confermi che è degno di
essere amato. Tu mi servi per compensare il vuoto affettivo che mi trovo dentro. Questa è una forma di
narcisismo notevole.
 § Un atteggiamento attivo – “Ti amo perché mi servi”, mi dai questa possibilità di essere qualcuno
 § Un atteggiamento passivo – essere amato come un bambino, coccolato, vezzeggiato, ben voluto.
Quanti non nascono mai?
 § (P. Cencini) è bene che l’animatore non si trovi nella stessa situazione, o perlomeno che ne sia
cosciente e sappia vedere e capire quando scattano questi tipi di meccanismi”.
 § Ci saranno coloro che mi servono e quelli che non mi servono nel gruppo: ci sono i miei e ci sono
quelli che non sono miei
- cosa dovremo fare?
 o per il nostro cammino di santità personale puntare sullo spazio di libertà! Se noi non possiamo andare
contro traumi o incidenti della vita, dei quali non siamo responsabili, siamo responsabili invece di cosa ne
facciamo oggi di quei traumi e di quello spazio di libertà che noi abbiamo.
 o La minore libertà della persona limita l’efficacia apostolica: considerare le proprie schiavitù
- Cercare di capire:
 o quando scoppiano, in quali situazioni,
 o quando sento che c’è una schiavitù,
 o da dove nascono, da dove sono originate,
 o quando ho sempre fatto così o c’è una differenza nelle mie relazioni, perché c’è questa differenza?
 o perché io le vivo così,
 o che cosa fare per limitare l’influsso nella vita del gruppo.
- I gruppi fondamentali sono di tre tipi:
 § il gruppo di riferimento, per risolvere dei problemi fondamentali: che cos’è la vita, da dove vengo, chi è
l’uomo (es. la Chiesa)
 § il gruppo di appartenenza dove io esprimo concretamente la mia identità ed anche il mio progetto di
vita.
 § il gruppo dell’adesione-incontro dove trovo confermate quelle realtà che io trovo nel gruppo di
riferimento e che esprimo nel gruppo di appartenenza
 o Ogni gruppo sano, deve riferirsi, deve appartenere e deve fare l’incontro, cioè deve avere le tre
caratteristiche
- Il gruppo del Rinnovamento nello Spirito

o ha dentro di sé la conferma di ciò che io voglio esprimere, cioè quei valori a cui fare riferimento, che sono della
Chiesa.

o è un gruppo primario, cioè ha una cooperazione faccia, faccia, viso a viso, interpersonale

o Questa relazione costante è sottoposta a delle leggi e delle dinamiche che noi chiameremo “dinamica di gruppo”.

- La pressione di conformità

o tipica della dinamica di gruppo: cercare di far assumere ai propri membri determinati standard di comportamento.

o Bisogna assumerle perché il diverso nel gruppo viene guardato e subire lo sguardo da parte del diverso è molto
difficile

o Il gruppo è tanto più solidale quanto più è forte la pressione di conformità, ma il gruppo ha difficoltà ad assorbire
l’estraneo,

o esprime la ricerca di due bisogni fondamentali che ha l’uomo.

§ il bisogno della sicurezza – bisogno di essere approvato. Ho bisogno di trovare attorno a me dei segni di
quest’approvazione e, se io mi conformo, posso essere approvato.

§ bisogno di certezze - bisogno di avere delle informazioni sicure per poter giudicare.

- Le regole per un buon ordine

o chiara distinzione tra ciò che l’annuncio Evangelico che ci proviene dalla potenza dello Spirito santo, dalla Parola
di Dio, da ciò che il Signore ci dice e ciò che è semplicemente “regola per un buon ordine”.

§ Nel gruppo ci sono le verità di riferimento che sono nella Chiesa, ma se io non penso, riterrò verità anche dei
codici molto superficiali che non hanno niente a che fare con le verità della Chiesa.

§ nel momento in cui verranno cambiate le regole, noi ci sentiremo insicuri.

§ i gruppi del Rinnovamento sono i gruppi che presentano la novità sempre, eterna e continua dello Spirito santo.

§ I nostri gruppi si sono invecchiati perché hanno dato maggiore spazio alla conformità non a Cristo, ma alle regole

o tenere sempre l’occhio puntato aiutare il gruppo a vivere questa verità assoluta.

- fratelli che dopo un poco di tempo non vediamo più.

o Se ne sono andati perché la loro vita non è cambiata, hanno avuto una regola in più.

o non hanno incarnato i valori che s’aspettavano di trovare aderendo a quel gruppo

- Noi manchiamo di trasparenza.


o dobbiamo avere il coraggio di metterci davanti al fratello e riconoscere il nostro limite e il suo limite

o Fare trasparenza significa avere il coraggio anche dello scontro, perché dopo lo scontro nasce un incontro, a
volte.

- i gruppi di Rinnovamento si devono porre nella vita dell’individuo come aiuto, non come esperienza totalizzante

o qui trovi i mezzi, gli strumenti, perché il cammino lo fai da solo

o Perché se il gruppo diventa totalizzante (soddisfare tutti i bisogni) allora non esprimerà più i bisogni primari,
fondamentali di ogni uomo (identità, certezze, approvazione) succederà, che scoppieranno i bisogni secondari.

- I bisogni secondari

o conforto, calore, stare insieme, cercare chi mi risponde...

o non sono necessari per la mia crescita, né tanto meno per la mia maturità, non solo cristiana, ma proprio
personale psichica.

o più io tendo a favorire questi bisogni, più perdo di vista i bisogni fondamentali

o E allora noi vediamo preghiere di guarigione continue

o evitare che il gruppo diventi troppo materno, altrimenti favorirà l’emergere di gratificazioni psicologiche

o Il gruppo dovrebbe diventare sempre più un luogo formativo, quindi con una capacità di bilanciare sempre di più
l’aspetto consolante

o più diventerà formativo il gruppo, più spingerà la persona ad entrare in dialogo con lo Spirito

o Trovare un equilibrio fra un metodo troppo permissivo e un metodo autoritario; perché ci possa essere una buona
comunicazione.

- Modi sbagliati di essere animatore

o il mago, cioè quello che elimina tutti i problemi

o il capo squadra, dà ordini a tutti, da degli incarichi a tutti

o il floricultore, che fa dei grandi discorsi fioriti sui problemi ma non li affronta; molto belli, però sempre angelicati e
non vengono al concreto

o il Guru, il saggio che ritiene che non va bene che qualcuno abbia delle incertezze, che abbia dei dubbi sulla fede,
e allora ha delle risposte sempre pronte per tutti quanti i problemi. Sa sempre tutto, risponde sempre a tutto.
Modello difficile da imitare.

o il profeta, cioè quello che facendo delle profezie declina la propria responsabilità: “Non è colpa mia, senti cosa
dice il Signore”.

- Conclusione

o rendere evidente che si è insieme non perché è bello ma perché è lo Spirito che ci ha riuniti.

o Una verità posseduta è quella della Chiesa, che è una verità oggettiva e vera; è Cristo che è una persona, quindi
non è una delle tante verità…
o una verità sempre da ricercare, perché la devo manifestare nella mia vita.

o il gruppo è costantemente sollecitato a manifestare e cercare all’interno della mia esistenza come il Signore opera
dentro di me.

o Ed è per questo che ho bisogno, che ogni giorno la mia vita sia costantemente alimentata. Il gruppo mi dà molta
forza in questo.

Introduzione
Sono entrata in crisi perché le qualità umane dell’animatore sono state così ben sviluppate da padre Cencini. Voi
tutti forse avrete un libretto dove si parla del gruppo del Rinnovamento, delle qualità umane dell’animatore, come
colui che serve, e poi è legato al ministero dell’impegno sociale…

Io mi sono ritrovata un pochino in difficoltà perché ho pensato che comunque gia aveva parlato una persona
decisamente preparata, non solo professionalmente, ma anche teologicamente e praticamente, in quanto insieme a
padre Manenchi, ha sviluppato, credo, una scuola proprio per formatori di catechisti, o formatori per gruppi o per
comunità, per cui lui è proprio sul campo.

Quindi io ho pensato che avrei fatto senza dubbio un doppione, supponendo che padre Amedeo avrebbe parlato,
come noi tutti ci aspettavamo, delle qualità particolari che permettono di avere un rapporto con l’altro, mentre
invece padre Amedeo ha parlato soprattutto della qualità fondamentale della persona per potersi relazionare: la
libertà interiore.

Quindi io credo di dovermi tenere su questa linea, riprendendo decisamente i punti salienti che padre Amedeo ha
portato, magari anche con un dialogo, se volete, che potremo istaurare insieme sulla base delle vostre domande.
Perché la persona che sappia perfettamente relazionarsi con l’altro è un’utopia e noi sappiamo perfettamente che,
quando ci relazioniamo gli uni gli altri, portiamo tutti i nostri studi, portiamo il nostro temperamento, la nostra
personalità, le nostre ferite, le nostre attese, e quindi è tutto il nostro essere che si relaziona con l’altro.

Allora noi potremmo dire per quale motivo oggi noi siamo qui: per poter conoscere un pochino di più noi, perché
nella misura in cui noi ci conosciamo nel nostro modo di relazionarci, se comprendiamo meglio da dove nascono
certi nostri atteggiamenti, certi nostri pensieri o giudizi, forse possiamo essere in grado di poterli cambiare.

In effetti il problema del Rinnovamento, a volte, è stato proprio questo.

La psicologia e la spiritualità

Io ricordo che questo insegnamento che padre Amedeo riporta poi in questo libricino, pensate, era stato fatto, mi
sembra nell’ ’80, a Bienno, quando incominciavano i primi incontri formativi per gli animatori e i pastorali. Io ricordo
perfettamente che, pur essendo una tematica molto interessante, molto importante per conoscere noi stessi, per
conoscere anche le modalità in cui noi ci muoviamo all’interno dei gruppi, aveva lasciato un pochino il tempo che
trovava, perché si diceva: ma noi non siamo interessati a tutto ciò che è psicologico. Ciò che importa è lo spirituale,
come se lo spirituale non usasse la parte psicologica per esprimersi. Perché lo spirituale si esprime attraverso la
parte nostra psicologica, non c’è niente da fare, siamo un tutt’uno.

Allora spesso dovremo chiederci: ma quello che io metto allo scoperto davanti all’altro, è veramente una realtà
spirituale o invece sono solamente delle ferite psicologiche che vengono fuori? Quando io penso di mostrarmi
spirituale in realtà mostro il fianco di volere coprire con una finta o falsa spiritualità dei deficit psicologici? In realtà
noi non possiamo pensare di fare a meno di questo tipo di realtà (psicologica), che è sottomessa anche a varie
leggi che noi conosciamo dalle scienze umane. Quanto ci hanno aiutato le scienze umane ad avvicinarci
maggiormente alla comprensione di questo uomo psicologico, nel comprendere il perché di certi suoi atteggiamenti,
che cosa hanno formulato o sono state per lui certe ferite, che cosa l’hanno condotto a volte a fare, ad esprimersi!

La libertà dono del Signore


Quello che noi vogliamo dire, quando non ci vogliamo fermare alla realtà psicologica, è che noi superiamo
abbondantemente la realtà psicologica, perché noi diremo che la realtà spirituale è parte della libertà che il Signore
ci permette di avere nonostante tutti i nostri condizionamenti di ferite, di cultura, di educazione. Noi abbiamo una
libertà che ci proviene dallo Spirito per cui noi possiamo modificare, volendo, anche i nostri atteggiamenti. Quindi
non siamo determinati!
Quando noi vogliamo valutare o visitare la nostra realtà psichica, a volte, è per dire: è vero abbiamo questo, questo
ci ha in qualche modo condizionato, abbiamo avuto certe situazioni ambientali, educative, famigliari, che ci hanno
portato forse più facilmente a fare delle scelte al posto di altre, tuttavia mai siamo stati costretti a fare delle scelte al
posto di altre. Scegliere è proprio dell’uomo libero, e noi siamo liberi e questa libertà ci viene dal fatto che noi siamo
creature ad immagine di Dio, e siccome siamo ad immagine di Dio, Dio ci ha dato questo input, questa impronta
sua che è un impronta di amore. E l’amore è libertà.

Non si può amare per dovere, non si può amare per imposizione, ma si ama liberamente, ed è per questo che il
Signore in fondo, ha corso anche il rischio di permettere che noi facessimo delle scelte, perché non voleva
condizionarci ad amare per forza, imponendocelo, ma per scelta; e se io dico scelta, significa che dico libertà. Solo
colui che è libero può scegliere.

A volte questa nostra libertà non viene usata, perché noi non sappiamo e non capiamo qual’è lo spazio della nostra
libertà, alla quale ci dobbiamo agganciare per potere fare le vere scelte rette,m di relazione ma anche di santità
nostra e personale, e questo ci crea un disagio, Il capire per quale motivo per noi è molto importante, perché

ci renderemo molto più aperti e disponibili allo Spirito santo;

aiuteremo addirittura lo Spirito santo ad abbattere quei muri e quegl’ostacoli

lo Spirito santo non vuole fare tutto, ma vuole che noi siamo collaboratori: la grazia ci viene da lui ma noi possiamo
non dire sì a questa grazia; e se diciamo sì a questa grazia, significa che diciamo un sì riconoscente, un sì
responsabile, un sì che ci coinvolge, non un sì, perché magari mi devo conquistare la fiducia, perché mi devo
conquistare l’amore, perché, perché…

L’identità, integrazione di fisicità, psiche, spirito


Allora, vi dicevo, terrei proprio fede a questa linea perché, se è vero che la tematica che voi vi aspettate, è in fondo:
“Le qualità umane dell’animatore-formatore”. Questa volta non guardiamo più, abbiamo capito quali sono le qualità
che deve avere l’animatore, ma quando l’animatore si mette in contatto per formare, quali sono le qualità che deve
avere? E ancora: non ci sono qualità, vi dicevo, ma c’è un modo di rapportarsi.

Non è una qualità ma è una dinamica interrelazionale. E questa dinamica interrelazionale fa sì che io debba entrare
a capire la dinamica intrapsichica, cioè, tra me e me. Vale a dire: c’è n’è una interpersonale, che è fra me e l’altro,
fra due persone, ma c’è anche e soprattutto una realtà intrapsichica, cioè dentro di me, fra me e me. Cioè questi
livelli, il mio livello psichico, il mio livello fisico, il mio livello spirituale, come sono integrati, come vivono? Vivono una
comunione, vivono una dimensione serena? Ho sviluppato una stima di me, una identità mia, sto camminando per
questa identità?

Allora, nella misura in cui esiste questa relazione armoniosa dentro di me, quando la mia identità è stabile, è
definitiva, non è qualche cosa di fluttuante che va è viene, io mi guardo nell’occhio dell’altro e allora sono quello,
sono quell’altro, sono quest’altro, non sono alla ricerca di altri immagini, ma io ho scoperto che cosa porto in me,
l’immagine profonda di questo Dio che è in me e che mi ha fatto sua creatura.

La libertà interiore
Questi tre livelli si sono integrati in questa armonia?

Se sono integrati in quest’armonia, io sto camminando verso una libertà interiore che mi permette d’essere libero
quando entro nelle relazioni interpersonali, ecco perché non possiamo dire: Nella relazione con l’altro tu ti devi
mostrare così, così e così...

Non posso fare violenza contro me stesso, non posso avere degli atteggiamenti che non sono corrispondenti a
quanto io vivo dentro di me, perché prima o poi, salterà e scatterà questa realtà, scoppierà, perché nel momento in
cui m’impongo di muovermi in una relazione con l’altro non sentita, non vissuta profondamente, ma obbligata, io
rimetterò dentro di me, mi mangerò dentro di me tutta la mia voglia di essere diverso da come mi viene imposto di
essere. E allora sapete che farò: scoppierò, e allora ci sarà il momento in cui io diventerò o eccessivamente
aggressivo, o diventerò depresso, o scapperò via dal servizio che sto facendo o diventerò il servitore che si attacca
alla poltrona e che assolutamente non la vuole lasciare, per cui distrugge tutti gli avversari e tutti coloro che vi si
oppongono.

Avremo delle reazioni, e saranno queste reazioni che saranno il nostro termometro e ci faranno capire: Ma io a che
punto sto, dove sono io?

Quindi quando io desidero formare un altro animatore, quando desidero che un altro animatore possa vivere questa
dimensione, questo ruolo comunque autorevole all’interno di un gruppo, quale testimonianza gli do? Come portarlo
a questo? Qual è la relazione che instauro con lui? E’ una relazione di “ti insegno”, ti do un cliché di regole e con
quelle tu puoi appianare tutto e tutti? Allora tu non avrai problemi, non avrai bisogno del gruppo?

Io aiuterò alla maturità questa persona, a crescere nella liberazione da quelli che sono gli ostacoli potenti all’interno
di noi, che sono non libertà, che non ci permettono questa relazione. Quindi l’aiuterò ad una maturazione, umana,
perché nella misura in cui c’è questa maturazione umana, io esprimo anche la mia fede interiore.

Allora, abbiamo bisogno di dirci queste cose e di rivederle, di rivisitarci e di chiederci.

L’animatore è un leader
Nell’animatore tre punti fondamentali.

L’animatore intanto è un leader. E’ brutta la parola leader, ma è così. Leader nel senso che diventa per il gruppo un
punto di riferimento. Quindi, se noi guardiamo la dinamica dei gruppi, è leader, proprio perché faccio riferimento a
lui; esso diventa anche un testimone, diventa anche un modello, se volete. Ecco perché all’animatore viene chiesta
una libertà…, che forse si chiede a tutti, perché tutti gli uomini sono chiamati da Dio alla libertà.

Se è vero che personalmente il mio cammino di santità può anche essere e andare avanti con delle non libertà -
cioè voglio dire, anche se sono un nevrotico mi posso santificare lo stesso - nel momento in cui io entro in una
relazione apostolica, quindi di guida, quando c’è una efficacia apostolica, una missione, io non posso più pensare:
“Beh! visto che sono nevrotico…”, perché io passo la nevrosi non passo più la fede.

Quindi la mia santità può avvenire su tutti i fronti. Non c’è malattia, non c’è squilibrio anche psicologico, psichico
che non mi permetta di santificarmi. Dio è così buono che ha chiamato tutti alla santità. Questa è la vocazione di
ogni uomo.

Ma l’animatore non può pensare solo ad una santità personale, ma deve conoscere maggiormente quali sono
gl’inciampi suoi nella missione, cioè vale a dire in quello che è l’efficacia apostolica. Quindi abbiamo bisogno di fare
questa differenziazione, ed è lì allora che abbiamo bisogno di capire che quando noi diciamo: quella persona è
leader, noi lo diciamo perché è una persona di riferimento, quindi l’animatore è leader.

Quando noi vogliamo formare degl’altri animatori, noi dobbiamo dire loro: Guarda, per prima cosa ricordati che tu
nel gruppo diventi un leader, sei una figura di riferimento, quindi, se prima camminavi, adesso devi correre, se
prima lo zelo di conversione, di santità, di maturazione poteva andare con un passo anche più lento, ricordati che,
proprio perché sei questa figura di riferimento, lo zelo deve essere centuplicato, per tè, su di tè, verso di tè, per
cambiare e modificare il tuo atteggiamento.

Quindi l’animatore è un leader e ha una grande responsabilità. Ha la responsabilità del gruppo, proprio perché ha
questa responsabilità di essere un punto di riferimento: una grande responsabilità di chi come lui affronta la propria
esistenza, il proprio rapporto, tra sé e sé, tra sé e Dio, tra sé e i fratelli. Quindi ha una grandissima responsabilità su
questo, e deve avere questo notevole grado di libertà interiore.

Gli inciampi nella relazione con altri e con me stesso


Possiamo fare diventare animatore, possiamo diventare noi animatori?

Io penso che tutti quanti possono diventare animatori, però è vero che noi non ci possiamo improvvisare. Quindi
proprio per questo lavoro che ciascuno deve fare su se stesso, non ci possiamo improvvisare animatori e non è
neanche sufficiente che noi lo andiamo a chiedere allo Spirito santo. Chiediamolo allo Spirito santo: “Abbiamo
bisogno di camminare su una via di maturazione”.
Io vorrei sottolineare allora quali sono gl’inciampi che non permettono una relazione con l’altro, ma anche una
relazione con me, e sono quelle aree di non libertà che ci danno una incapacità di essere all’interno del gruppo,
portatori di cammino di maturazione.

Abbiamo bisogno che l’animatore conosca, conosca se stesso, conosca il gruppo. Cosa vuol dire?

- Conoscere se stesso: capire quali sono queste aree di non libertà sua personale

- Conoscere il gruppo significa, non conoscere solo le persone che fanno parte del gruppo, ma conoscere anche
alcune leggi particolari che esistono in qualsiasi gruppo, sia esso un gruppo di Rinnovamento, sia esso il gruppo
che si forma quando s’incontrano i condomini per un incontro sul loro condominio.

In un gruppo, dove c’è un rapporto faccia a faccia, si sviluppano, diciamo, delle scintille, nel senso che si sviluppano
delle dinamiche che favoriscono nel gruppo dei sottogruppi, favoriscono una estraneità da parte di alcuni, un
eccessivo zelo e invasività da parte di altri… Esiste quindi una leaderismo sotteso, cioè vale a dire informale.
Quindi il leader è l’animatore riconosciuto pubblicamente dal gruppo, ma questo animatore molto spesso viene
messo da parte, perché esiste nel gruppo un leader che s’impone attraverso un tipo di modalità che attrae, è
attraente, e che quindi finisce per assorbire molte personalità che hanno una inconsistenza psicologica, perché ci
sono molte persone che non avendo sviluppato un’identità personale, assorbono tutte le proposte d’identità che
provengono d’attorno a loro e quindi si ritrovano in questa inconsistenza. Sono le canne sbattute dal vento che
vanno qua e là.

Ora noi potremmo dire: “Ma che cosa dobbiamo fare? Adesso tecnicizziamo la cosa?”. No, no, non si tratta
assolutamente di fare nessuna tecnicismo. Solamente nella misura in cui noi possiamo cogliere che esistono
queste realtà, possiamo anche rendere la situazione, l’atmosfera più adatta per una ricezione migliore dello Spirito
santo: possiamo spingere per comprendere meglio, per aiutare a ricevere lo Spirito santo, ad aprirsi maggiormente,
perché lo Spirito santo possa avere uno spazio maggiore, per operare maggiormente su noi stessi e su tutti il nostro
gruppo.

Quindi la conoscenza non significa che noi dovremo fare degli studi particolari, né psicologici, né sociologici, né
tanto meno pensare che i nostri gruppi devono avere dentro delle tecniche di gruppo.

Non è certamente questo, perché, noi siamo lì perché siamo convocati dallo Spirito santo, ma è vero che nel
momento in cui noi siamo insieme scattano anche tutti i meccanismi della nostra incarnazione. Siamo lì e siamo
incarnati.

Quindi ci siamo con il fisico: sentiamo perfettamente il nostro corpo in questo momento, sentiamo se abbiamo il mal
di schiena, se siamo seduti male, ci spostiamo con le gambe perché da una parte incominciamo ad avere il
formicolio, comincio ad avere un pochino di sonnolenza…

Ho la coscienza della mia psiche: accolgo, non accolgo, mi piace, non mi piace. Vedete, c’è un atteggiamento di
attrazione affettiva o repulsione, quello che mi dice che è un’attrazione o repulsione affettiva, dovuta anche
agl’ideali che io mi sono posta, alle idea che io penso di avere sulla religione, sul gruppo.

Noi siamo non nuovi alla dinamica dei rapporti all’interno del gruppo, e forse in alcuni noi ci riconosceremo e ci
saremo confermati, in altri lasceremo un po’ in sospeso la cosa, perché quando dobbiamo immettere qualche cosa
di nuovo, immediatamente innalziamo le antenne, perché quel qualcosa di nuovo può venire a sconcertare le
sicurezze che avevamo. Quindi, noi non siamo nuovi, senza dubbio, a questo discorso, ma soprattutto non siamo
nuovi nel rapporto con i nostri gruppi.

Oggi nel fare questo discorso, dovremmo mettere a nudo noi stessi come siamo all’interno per poter aiutare poi i
nostri fratelli ad essere sia del gruppo, ma anche a coloro che si formeranno in modo diverso.

Vi dicevo all’inizio che, se è vero che tutti quanti noi siamo chiamati, e quindi tutto il gruppo, tutte le persone e ogni
uomo è chiamato a questa libertà interiore, è vero che un animatore deve averla sviluppata in un modo
particolarmente notevole, e quindi deve darsi da fare, rimboccarsi di più le maniche per poter accedere a questa
libertà.
morfeo68

 
 
00 26/09/2011 14:41  
L’area dell’intimità = affettività
Quando noi parliamo di libertà, vi dicevo che ci sono due aree molto importanti per noi, l’area dell’intimità o
dell’affettività e quella dell’autorità.[2]

Quando parliamo d’intimità parliamo di quelle relazioni affettive forti che noi instauriamo a livello di amicizia, anche
all’interno della famiglia, senza dubbio, a livello di genitori e figli, non solamente nella coppia, quindi a livello
dell’affettività, con i nostri parenti, con il clan, e con tutti coloro che ci circondano.

L’area di quest’affettività fa parte dei nostri rapporti interpersonali ed è lì che noi siamo chiamati sempre più ad
esprimerci.

Poi c’è l’area del potere. Quando parliamo dell’area del potere noi ci volgiamo all’area dell’autorità.

La libertà che cosa è?


Che cosa vuol dire libertà su queste due aree?

Allora, teniamo ben fissa una cosa: libertà in queste due aree significa che io ho risposto ad un bisogno
fondamentale dell’uomo, che è quello di avere un’identità personale positiva di se stesso, cioè, una stima personale
positiva di se stesso.

Quando noi parliamo di stima personale, dell’identità di sé, significa quella presa di coscienza del mio essere
psicofisico e spirituale in una maniera unica ed irrepetibile, con degli ideali, con dei valori, con un senso della mia
esistenza alle quali io accedo perché ho dato delle risposte. Vale a dire, la mia identità è una stima di me, una
concezione di me, positiva, non perché io sono il più bravo, il più bello, il più buono, ma positiva perché è integrata
su questi tre aspetti.

Se per esempio, dicessi: Accetto di me le parti positive e quelle che mi vedo positive e non accetto quelle negative,
io non ho una buona identità, perché la stima di se stesso è il comprendere che io sono una meraviglia di Dio e una
miseria ambulante; quindi che sono queste due cose e non butto via nessuna delle due perché, mentre la
meraviglia mi dà questa gioia di essere “la meraviglia di Dio”, la miseria ambulante mi dà un’altra gioia di “voler
camminare nella grazia di Dio” e di sentire che nella grazia di Dio, Dio fa di quella miseria, una meraviglia e che la
può trasformare in questa meraviglia, nella misura in cui io l’accolgo, io ho la stima positiva di me. Positivo non
significa che vedo tutto bello, ma vedo insieme bottiglia metà vuota e metà piena, la vedo insieme, vedo che esiste
la parte vuota e la parte piena.

Questa è l’identità deve essere definitiva in qualche modo e sostanziale, cioè, so di che sostanza sono fatto,
conosco le mie virtù e i miei difetti, conosco e so muovermi e non vado alla ricerca di nascondere gli uni per mettere
solamente gli altri in visione, ma accetto di essere scoperto agli occhi dell’altro sui due fronti.

Questo significa che io ho veramente un’identità positiva di me.

“Io sono ciò che sono agli occhi di Dio”, diceva santa Teresa, e quindi agli occhi di Dio “sono questa meraviglia,
sono questa miseria ambulante”: sei una meraviglia perché sei la mia creatura, ma sei un peccatore fino alle radici:
alle radici porti l’immagine, alle radici porti il peccato.

E’ importante dire questo, io devo accedere a questa libertà.

Come mai non sono così libero, come mai, cos’è che non mi permette questa libertà?

E’ la libertà a cui noi dobbiamo condurre i nostri fratelli, soprattutto che si prestano a diventare animatori di un
gruppo, perché vi dicevo, il gruppo fa riferimento a questi fratelli.
Questo è un bisogno fondamentale, dobbiamo sottolinearlo, il bisogno fondamentale di stima in fondo è il bisogno di
essere amati per ciò che si è, così come si è – la bellezza e la devianza insieme. Ho bisogno di essere amato: si
riporta l’amore, ma noi adesso diciamo “stima di me” – io riconosco questo e accetto questo di me.

Quando questo bisogno di identità positiva, non è adeguatamente risorto, allora la persona accuserà una serie
notevole di scompensi e di crisi, e la sua problematica interiore avvelenerà i rapporti che sono all’interno del
gruppo, e quindi i suoi rapporti interpersonali e cercherà allora di ottenere dall’esterno quella stima che non riesce a
trovare all’interno di sé.

Ci siamo? – voi capite il dramma e su questo fratelli e sorelle ci stiamo dentro tutti, ci stiamo dentro tutti!

Il conoscerlo, il saperlo è importante per noi, prima di tutto perché ci permette di avvicinarci ai nostri fratelli con
molta più umiltà, riconoscendo che siamo della stessa pasta.

(…)

Allora dicevo, che se noi non portiamo in noi stessi questa stima positiva di noi, cosa faremo? Noi la cercheremo
all’esterno e cercandola all’esterno le nostre relazioni interpersonali faranno scoprire una problematica, una crisi
propria, che io riverserò su queste relazioni, per cui le mie relazioni interpersonali verranno avvelenate dal fatto che
io vorrò che tu mi dia quella stima, quindi cercherò dall’esterno quella stima che io non ho trovato all’interno di me.
Quindi farò leva su questo, e allora cercherò chi me la darà, vedete, cercherò e vedrò e mi piacerà molto chi me la
darà, ma non mi piacerà affatto chi non me la darà. Quindi vedete già i movimenti, per cui il problema proprio di
quest’identità irrisolta finirà per andare a toccare queste due aree delle relazioni, la relazione interpersonale e la
relazione dell’autorità, del potere.

Se noi guardiamo la non libertà che noi abbiamo, quindi la non identità sull’area del potere, dell’autorità, noi la
potremmo vedere un pochino, fatta in tre forme:

c’è un grande bisogno di dominare

c’è un bisogno di essere dominati

c’è una paura di essere dominati

e sono tre che s’integrano abbastanza bene.

Il bisogno di dominare.
Se io non mi sento abbastanza positivo, perciò non ho questa libertà interiore, cosa farò: approfitterò del potere che
ho o cercherò di ottenere questo potere con ogni mezzo, ma utilizzerò questo potere per farmi valere, per essere
qualcuno, perché l’altro mi riconosca qualcuno.

Perciò la relazione interpersonale sarà conflittuale, sarà sempre un conflitto soprattutto con chi accetta di non
essere dominato. Chi non vuole essere dominato entrerà veramente in un conflitto grosso con me, perché più
domino più mi sento qualcuno; l’altro diventa oggetto del mio dominio; più l’altro diventa oggetto del mio dominio più
io posso mostrare che sono qualcuno. Ma questo lo posso mostrare tutto a me stesso, perché qui è una
problematica proprio interiore, io sentirò di essere qualcuno, lo mostrerò e sentirò e dirò. “è perbacco!”.

Qualsiasi situazione può prestarsi alla soddisfazione di questo bisogno; anche all’animatore dei gruppi di
Rinnovamento può capitare proprio questo. E’ vero, dobbiamo tenere conto di una cosa: questa deviazione o
distorsione s’infiltra lentamente e silenziosamente nel nostro operare. A volte noi non ce n’accorgiamo neppure,
anzi crediamo di fare una cosa giusta e doverosa, e molto spesso, quella cosa da farsi, è senza dubbio in se stessa
buona, bella, ma io la utilizzo per potere avere potere. Credo di fare questa cosa buona e giusta, ma non scopro la
motivazione profonda del mio comportamento, che è molto spesso quella di sfruttare la situazione per potere
compensare questa carenza della mia stima personale. La posso scoprire quando quella cosa che può essere
buona e che per se stessa è tale e buona, io m’incaponisco e deve assolutamente riuscire, senza avere fatto
discernimento di tempo, di luogo, del cammino fatto dagli altri: quando è imposta e non proposta in modo tale che
possa essere eventualmente accettata ma anche eventualmente rifiutata.

Quando io ho quest’atteggiamento nei riguardi di qualche cosa che può essere anche buono - e senza dubbio non
posso pensare di scegliere delle cose che non siano buone - la motivazione profonda è perché io sfrutto quella
situazione per potere imporre e per potere crescere della mia stima personale.

Quindi non ci sono delle imposizioni di potere dovute ad una scelta consapevole, questa è la prima cosa che
dobbiamo capire.

Io credo veramente che non ci sia da parte di nessuna persona, di nessun animatore, specialmente all’interno dei
gruppi, la volontà sicura, consapevole, ferma di dominare il gruppo, di gestirlo da dominatore, di autoritarismo. Non
può esserci questa consapevolezza, questa coscienza: saremmo in una scelta deliberata, veramente di peccato,
demoniaca. Ma poi il Signore butterebbe poi all’aria tutto quanto, perché Dio è liberatore, non durerebbe a lungo
una cosa demone, quindi non ci può essere questa situazione.

Essa è sottile, è inconscia, ma l’importante per noi, dobbiamo prendere nota che ci può essere. Ci sono alcuni
sintomi che possono veramente illuminarci: sono quelli della rigidità, dell’autoritarismo, di un attaccamento al mio
ruolo, della gelosia verso delle persone i cui toni sembrano minacciare il potere. Sono delle piccole sintomatologie
che noi dovremmo vedere dentro di noi e scoprirle prima di tutto dentro di noi e dire: “Come mai io mi muovo così?
Perché, che cosa avviene, che cosa sperimento in questo tipo di relazione?”. Sono dei piccoli sintomi che ci dicono
che le nostre motivazioni sono solo perché la nostra identità è carente e noi stiamo cercando di potercene costruire
una sulla pelle degli altri.

Il bisogno di essere dominato


Come c’è il bisogno di dominare c’è il bisogno di essere dominato.

E’ proprio il contrario, è dall’altra parte. Sapete come fa piacere a colui che ha bisogno di dominare di trovarsi con
uno che vuole essere dominato. Ci sono delle coppie che sono i “inossidabili” perché, vivono questa dimensione
molto bene, finché poi scoppia qualche cosa, perché mentre uno cresce, dall’altra parte l’altro veramente finisce
per…, e quindi prima o poi una certa crisi. Però è terribile, ma questi servono tantissimo a quello che deve
dominare.

Ma ci sono anche coloro che hanno bisogno di essere dominati, perché hanno una cattiva stima di se stessi. Non è
che non hanno una stima positiva, ma hanno proprio una cattiva stima di sé, si sentono dei perdenti e si mettono
alle dipendenze di colui o di colei che ha il potere; diventano poi i gregari, vivono da parassita, sono ubbidienti,
ossequiosi.

Questo ottiene da parte di colui che deve dominare o da colei che deve dominare, una gratitudine immensa. Si
dice, questa è proprio la persona che mi capisce fino in fondo, questa ha capito tutto, è umile, è gentile, è
sottomessa. Ed essa acquista per ciò quella stima che lei non ha di se stessa. Lei era perdente, ma trova che
invece colui che ha autorità e potere dice che è così brava, così buona, che gli serve… Quindi lei ottiene gratitudine
e quindi, stima di sé: allora si dice che è comprensiva, è umile. Sono quelle persone che sono incapaci di prendere
da sole delle decisioni e rifiutano di prendere qualsiasi incarico, qualsiasi responsabilità in nome dell’umiltà.

In realtà noi ormai, sappiamo perfettamente che questa è una falsa umiltà, perché la vera umiltà è quella di
sporcarsi la faccia, e quindi rischiare la propria immagine.

Colui che è veramente umile non ha timore di perdere la faccia, perché non è alla ricerca di una conquista, di una
identità positiva, perché lui la vive gia dentro di se; quindi io non mi devo conquistare proprio niente perché vivo gia
questa identità positiva. – allora l’umile non ha timore di mettersi allo scoperto.

La paura di essere dominato.


Naturalmente la paura di essere dominato è soprattutto di colui che ha il bisogno di dominare: ha una grande paura,
vive con il terrore che il suo dominio, il suo potere possa essere rosicchiato da qualcun altro (per esempio persone
che hanno carismi, hanno doni notevoli) o che altrimenti ci siano coloro che siano in opposizione.
Sono le persone che molto spesso hanno paura dell’autorità. Proprio perché loro dominano, hanno timore, a loro
volta, in qualche modo di essere dominati dagli altri: quindi sono coloro che si ribellano alla propria autorità, ma la
fanno e la esprimano nella relazione.

Se noi ci guardiamo un attimo diciamo: “E beh!, qualche volta però mi è successo, mi succede spesso, ce l’ho, l’ho
superato, l’ho colto… Ma poi come è stato il mio cambiamento, come è avvenuta la mia liberazione da questa
modalità che avevo relativamente all’autorità e al potere”. Perché noi sappiamo che abbiamo bisogno tutti di questa
identità e quindi questa identità come me la sono costruita, cosa faccio, ce l’ho, non ce l’ho, com’è?

Così allora, c’è questa distorsione nell’area del potere, c’è quella dell’area dell’intimità, l’area affettiva che riguarda
le relazioni interpersonali.

La non libertà nell’area affettiva.


Noi sappiamo che nell’interno dei nostri gruppi, si creano queste relazioni affettive: i nostri gruppi sono dei gruppi di
consolazione, vero? Tutti vengono, vogliono guarire, vogliono essere consolati, vogliono essere amati; ed è vero,
perché in un primo momento, molto spesso nei gruppi si arriva per questa carenza, direi quasi, affettiva, questa
carenza di amore, e quindi, ciò che ci colpisce è quest’accoglienza calorosa, che ci fa sentire qualcuno, ci fa sentire
che solo per il fatto che esistiamo, valiamo.

Quindi questo è uno dei primi cammini. Potremmo dire, che l’accoglienza con questo atteggiamento aiuta l’uomo ad
aprirsi per permettere allo Spirito santo di lavorare. Ma, se io non ho una percezione, se l’animatore non ha una
percezione positiva di sé, cosa fa? Ha bisogno che un altro, con la sua vicinanza, col suo atteggiamento, gli
confermi che è degno di essere amato. Per questo succede che l’altro non è visto nella sua realtà d’essere umano,
nella sua dignità, nel suo valore, ma è uno strumento, che mi serve perché io possa sentirmi amato. Diciamo che è
una forma d’egocentrismo. Tu mi servi, perché io devo compensare il vuoto affettivo che mi trovo dentro e tu allora,
con il tuo atteggiamento affettivo, lo riempi in qualche modo e quindi mi compensi. Questa è una forma di
narcisismo notevole.

Questo favorisce due tipi d’atteggiamento, guardiamo se ci siamo dentro.

Un atteggiamento attivo – amore che è mescolato un po’ alla dominazione – vale a dire: “Ti amo perché mi servi” -
mi dai questa possibilità di essere qualcuno e quindi io ti … è un amore attivo, cioè ti tengo vicino, ti do
quest’amore, quest’atteggiamento proprio perché mi servi; quando il giorno in cui mi dirà qualche cosa di diverso,
forse non mi servi più. Questo è attivo.

Può essere passivo – bisogno di essere amato come un bambino, coccolato, vezzeggiato, ben voluto. Quanti
vengono ancora dentro a questo grande seno materno, e stanno lì dentro e non nascono mai? Ma prima o poi
sappiamo che un bambino deve nascere, perché se rimane dentro al grembo materno muore lui e la madre, e
quindi è necessario questo. Eppure tanti vivono solamente questo habitat consolatorio. Allora, l’animatore dovrà
essere attento a questo.

Sentite cosa dice padre Cencini: “alcune persone possono venire nei nostri gruppi anche per avere un po’ di questa
compensazione” - e guardate che questo non fa una piega: tutti quanti noi abbiamo bisogno di avere un po’ di
questa compensazione affettiva, perché tutti noi abbiamo dei vuoti affettivi - ma questo non è un male. Però è bene
che l’animatore non si trovi anche lui nella stessa situazione o perlomeno che ne sia cosciente e soprattutto sappia
vedere e capire quando scattano questi tipi di meccanismi”. Questo è importante, capite? Quindi l’animatore deve
avere questo occhio, e ha un occhio nella misura in cui lui ha una libertà interiore su questa tematica, altrimenti non
la vede. Come fa? E’ un cieco che vedrebbe attraverso questi tipi delle non libertà.

La non libertà nell’area dell’affettività cosa porta come conseguenza.

La conseguenza di quel bisogno di compensazione affettiva, di riempire il vuoto, mi porta ad evitare alcuni che non
mi danno questa compensazione e ad aggrapparmi ad altri che me la danno. Quindi avviene che ci saranno coloro
che mi servono e quelli che non mi servono nel gruppo, mi curerò molto di coloro che mi servono sotto
quest’aspetto e non mi curerò o anzi sarò completamente quasi indifferente nei riguardi di coloro che non mi
servono. In poche parole, che ci siano o non ci siano quelli che non mi servono in fondo a me fa poi proprio un
baffo.
L’animatore può provare questo: ci sono i suoi e ci sono quelli che non sono suoi; quindi dobbiamo essere attenti.

E’ diverso - e non possiamo parlarne qui - il discorso della simpatia, dell’antipatia, ma dobbiamo tenere conto:
l’animatore, deve guardarsi dentro.

E’ chiaro che molto spesso noi avremo queste relazioni molto strane, perché ci saranno delle relazioni
eccessivamente calorose, intime, e ce ne saranno alcune freddissime, quindi scaturiranno questi tipi di relazione
nell’interno del gruppo.

Quali sono le conseguenze che noi potremmo dire di queste non libertà? Sono su due fronti: sul piano personale,
ma anche sull’efficacia apostolica.

Gia qualche cosa ve l’avevo accennato prima, io vi dicevo che queste devianze s’infiltrano lentamente, molto
spesso noi non le conosciamo, sono inconsce e quindi sul piano personale non intaccano la nostra possibilità di
fare un cammino di santità. L’abbiamo gia detto prima, quindi non dobbiamo avere questa paura, perché ogni volta
che ci sono queste non libertà, che riducono lo spazio di libertà, tuttavia non ci possono portare via tutta la libertà.

Allora noi cosa dovremo fare per il nostro cammino di santità personale? Noi dobbiamo puntare su quello spazio di
libertà! Se noi non possiamo, per esempio, andare contro o a batterci contro quelli che sono traumi infantili o
incidenti della vita o del passato, che non possiamo modificare e dei quali quindi non siamo responsabili, siamo
responsabili invece di cosa ne facciamo oggi di quei traumi e di che cosa ne facciamo di quello spazio di libertà che
noi abbiamo.

Il Signore mi ama così come sono, mi prende così come sono, vuole che io m’impegni però su quella parte di libertà
che mi rimane: mi rimane quella e su quella che io punto tutto.

Allora, se è vero che questo è importante per tutti, sul piano personale l’animatore però, non può, vi dicevo prima,
lasciar correre: se da una parte può santificarsi comunque, non può lasciar correre le sue inconsistenti
psicologiche, le sue difficoltà psicologiche perché esse hanno una risonanza sull’efficacia apostolica.

Quindi, sul piano personale, la santità è possibile, ma sul piano dell’essere animatore, cioè vivere come
responsabile di un gruppo, l’efficacia apostolica viene limitata notevolmente.

La minore libertà della persona limita l’efficacia apostolica, quindi, l’animatore ha un dovere preciso: quello di
considerare le proprie schiavitù.

Il Signore vuole che ce la metta tutta per evitare che le non libertà impediscano il passaggio della grazia, perciò
ripeto, e questo è da sottolineare, la responsabilità dell’animatore non è verso le non libertà, che sono nate da un
passato su cui lui non ha potere, ma la sua responsabilità si situa oggi nell’atteggiamento che prende di fronte a
questa non libertà. Molto spesso noi li rimuoviamo, diciamo che non esistono, che noi le abbiamo risolte, e quindi
non prendendone atto, esse faranno dei disastri ancora maggiori.

Quindi l’atteggiamento positivo e responsabile qual è?

Cercare di capire dove si manifestano le non libertà per comprendere l’origine:

quando scoppiano, in quali situazioni,

quand’è che in queste mie relazioni a livello di autorità e a livello di rapporto inter-relazionale scattano queste
modalità e io sento che c’è una schiavitù,

da dove nascono, da dove sono originate,

quando, ho sempre fatto così in tutte le relazioni o c’è una differenza nelle mie relazioni, perché c’è questa
differenza?

cercare di farmi anche domande, capire l’origine di queste non libertà e chiedermi
perché io le vivo così,

perché anche noi viviamo in questa maniera queste non libertà

che cosa fare perché io possa limitare l’influsso di queste non libertà nella vita del gruppo.

II Parte

Caratteristiche dei gruppi


Vorrei fare alcuni accenni relativamente a quello che abbiamo toccato – le non libertà personali e le non libertà che
avvengono nella relazione interpersonale e nella relazione di gruppo.

Perché l’animatore colga meglio la sua relazione, il suo vivere all’interno del gruppo, sarebbe bene che sapesse
anche come il gruppo stesso si muove: che cos’è questo gruppo, che tipo di gruppo è? Lui sta conducendo dei
fratelli che si muovono all’interno di un gruppo che ha delle caratteristiche particolari: che caratteristiche devono
avere, che gruppo è e come dobbiamo definire i gruppi di Rinnovamento nello Spirito?

Partiamo subito da questo sottolineare che nella vita di ciascuna persona, quindi di ciascun uomo, esistono dei
gruppi fondamentali. Noi non siamo delle isole, per cui noi siamo degli esseri di relazione, il che significa che noi
facciamo parte di un gruppo.

Partiamo dal gruppo familiare: in un primo momento nasciamo tra padre e madre e quindi siamo all’interno di una
famiglia. Questo è un gruppo familiare.

Poi piano, piano ci apriamo, diventa un gruppo più sociale, perché diventa scolastico, poi sempre di più lavorativo,
poi incominciamo a partecipare ad altri gruppi…

I gruppi fondamentali sono di tre tipi:

c’è il gruppo di riferimento,

c’è il gruppo di appartenenza

e c’è il gruppo dell’adesione incontro.

Gruppi di riferimento
Quali sono i gruppi di riferimento?

Sono costituiti da quelle persone che si riuniscono per risolvere dei problemi fondamentali: che cos’è la vita, da
dove vengo, chi è l’uomo, dove và. Cioè coloro che hanno bisogno di trovare delle risposte fondamentali per la
propria vita.

Per esempio, per noi la Chiesa: essa dà alla nostra esistenza dei valori e quindi delle risposte fondamentali per la
nostra vita.

Io quindi faccio riferimento a quel gruppo lì, perché esso mi dà delle risposte alle mie domande esistenziali.

Gruppo di appartenenza
Poi c’è il gruppo d’appartenenza, quella realtà di vita dove io esprimo concretamente la mia identità ed anche il mio
progetto di vita.

Appartengo per esempio ad una comunità, ad una famiglia, ad una comunità religiosa, a quella determinata
famiglia, appartengo a quel determinato gruppo. Quindi c’è un gruppo d’appartenenza, ed è lì, in quel gruppo lì in
cui l’“io”, cioè la mia identità, esprime i valori che io ho colto nel gruppo di riferimento. Il gruppo di riferimento mi ha
dato dei valori (mi ha detto chi sono, mi dice dove vado, da dove vengo) e li esprimo all’interno di un gruppo di
appartenenza. E’ lì dove io esprimo la mia identità, relativamente a quei valori

Gruppi di adesione - incontro


In essi trovo confermate quelle realtà che io trovo nel gruppo di riferimento e che esprimo nel gruppo di
appartenenza.

D’accordo! Deve esserci questo legame: quindi il gruppo d’adesione in qualche modo diventa il mio gruppo
d’appartenenza.

Io sono nel gruppo della Chiesa, faccio riferimento alla Chiesa per i miei valori esistenziali. Io voglio sapere chi
sono, da dove vengo, dove vado? La Chiesa mi dà della risposte.

Ma queste risposte io le devo vivere: dove le vivo, dove le esprimo, dove li manifesto? In un gruppo, appartengo ad
un gruppo dove io le posso manifestare.

Ma dentro quel gruppo io aderisco anche, perché c’è un’adesione, un incontro perché in quell’incontro di quel
gruppo mi vengono confermate quelle espressioni esistenziali che io trovo nel riferimento e nell’appartenenza.

I gruppi di Rinnovamento
Ogni gruppo sano, deve riferirsi, deve appartenere e deve fare l’incontro. Quindi deve avere un riferimento di valori,
deve avere la possibilità di manifestare ed esprime quei valori e deve trovare la conferma di quei valori che
esprime.

Se c’è una rottura, vuol dire che io non ho più riferimento di valori. Se diventa solamente un gruppo dove i valori me
li sono inventati, appartenere a quel gruppo, o altrimenti aderire a qualche cosa d’invenzione, significa non avere
più riferimento, o altrimenti avere solamente un riferimento, ma non vivere i valori che mi vengono espressi significa
essere tagliata, monca, perché mi manca questo legame.

Il gruppo del Rinnovamento nello Spirito è proprio un gruppo che ha dentro di sé la conferma di ciò che io voglio
esprimere, cioè quei valori a cui fare riferimento, che sono della Chiesa. Quindi il gruppo deve mantenere
costantemente questo legame: ecco perché farà sempre riferimento alla Chiesa.

Il problema grosso in un primo momento era quello: “Ma che cos’è il gruppo di Rinnovamento? I gruppi del
Rinnovamento per caso, sono una Chiesa nella Chiesa?” No! Esso fa riferimento alla Chiesa, è un modo in cui io
manifesto i valori che la Chiesa mi dice e attraverso l’incontro io li confermo.

Quindi, è importantissimo per noi mantenere costantemente questa dinamica, e quindi questa specie di polmone e
di respiro. Nel momento in cui noi usciamo fuori da questa modalità, noi ci togliamo via, perché ci togliamo via dal
gruppo stesso di riferimento e molto spesso dalla Chiesa stessa.

Il gruppo di Rinnovamento è caratterizzato da essere un gruppo primario. Un gruppo primario è quello che ha una
cooperazione faccia, faccia, viso a viso, vale a dire interpersonale. Non è un gruppo qualsiasi, un gruppo amorfo,
ma è un gruppo dove, proprio perché io posso esprimere ciò che io vivo e dove io chiedo di essere confermato, di
avere la conferma dei valori che io vivo, è un gruppo che vive delle relazioni. Ecco perché si costituiscono delle
grosse relazioni ed ecco perché può andare in crisi, perché lì dentro si possono verificare le varie non libertà che ci
sono.

Questa relazione costante, subisce ed è sottoposta a delle leggi, a delle dinamiche che noi chiameremo “dinamica
di gruppo”. Ormai penso che tutti sappiate che esistono queste leggi, di cui noi non ce n’accorgiamo, ma sono leggi
che implicitamente, formalmente vengono sempre attuate, anche se noi inconsciamente non ce n’accorgiamo.

La pressione di conformità
Una legge tipica della dinamica di gruppo è la “pressione di conformità”: cercare di far assumere ai propri membri
determinati standard di comportamento.
Noi abbiamo molto spesso una specie di standard di comportamento: ad es. noi alziamo le braccia, - tutti ci
riconoscono – Guarda, guarda chi sono quelli? - Quelli? ah sì, sì li riconoscono, sono i Carismatici. - Come hai fatto
ad individuarli? - Alzavano le braccia, cantavano, danzavano.

Abbiamo una manifestazione comportamentale e nel gruppo di fronte a incapacità di scelta, io sposo la pressione
che mi viene fatta dal gruppo di comportarmi come il gruppo vuole, con un suo codice comportamentale, che è
quello di alzare le braccia, di cantare, di gioire, di saltare, di battere le mani.

Non solo, dirò di più, se questo non avviene, vengo avvicinata da qualcuno che mi dice: “come mai, ma gioisci, alza
le braccia, ma canta, ma fai…” e io quindi devo decidermi: che faccio? Accetto, non accetto, come mi devo
muovere? Nel gruppo “ci vuole questo”, perché il diverso nel gruppo viene guardato e subire lo sguardo da parte
del diverso è molto difficile; bisogna essere una personalità molto forte per poter accettare questo sguardo su di me
del diverso, perché viene censurato sulla persona e questa è la pressione che noi abbiamo.

Ci sono delle norme comuni e noi costituiamo quelle norme comuni all’interno dei nostri gruppi. Il gruppo è’ molto
esigente nei confronti di coloro che partecipano, perché tende ad uniformare le condotte, le opinioni, le idee, tende
ad amalgamare i membri tra di loro.

Questo avviene ad ogni gruppo, quindi anche il gruppo di Rinnovamento non è esente da questa dinamica. Ogni
gruppo che si costituisce, per la coesione tende a mettere un codice anche di comportamento, al quale tu in
qualche modo devi sottostare, pena l’esclusione e l’emarginazione, non perché effettivamente sei buttato fuori, ma
perché tu ti senti emarginato da questa situazione.

Quindi c’è questa pressione e questa tendenza ed in realtà essa esprime la ricerca di due bisogni fondamentali che
ha l’uomo.

- “il bisogno della sicurezza” –

L’uomo ha bisogno di sicurezza e quindi ha bisogno di essere approvato. Allora ho bisogno di trovare attorno a me
dei segni di quest’approvazione e, se io mi conformo a ciò che il gruppo mi chiede, io posso essere approvato. Si
ricerca un’accettazione di se per mezzo di altri, e quindi di regole di altri che ti dicono: “Sei nella regola, va molto
bene”. Ed io a volte, pur di essere dentro a quest’accettazione, sono capace anche di “sacrificare” la mia identità e
tutto ciò che potrebbe farmi respingere dall’altro.

Io ho bisogno d’approvazione, tutti noi abbiamo bisogno d’approvazione e quindi direttamente o indirettamente
tendiamo a conformarci a questo.

- Abbiamo bisogno di certezze.

Quindi abbiamo bisogno di avere delle informazioni sicure per poter giudicare, per poter affermare o negare
qualcosa sulla base di un valore oggettivo della nostra informazione. Siccome noi siamo molto sicuri delle
informazioni che abbiamo da parte del gruppo di riferimento, della Chiesa, aderiamo all’opinione del gruppo senza
fare nessun discernimento personale, senza approfondire ciò che mi viene detto dal gruppo. Il gruppo mostra, con
la sua adesione completa, di avere delle certezze; siccome io sono alla ricerca di certezze, a me non importa, me
l’hanno detto, me l’ha detto il gruppo, basta!

Verità e regole di buon ordine


Io abdico alla mia accettazione per scelta e non perché l’opinione di molti è diventata la verità. E’ vero che io mi
ritrovo in un gruppo dove ci sono le verità di riferimento che sono nella Chiesa, ma molto spesso il gruppo, se io
tendo ad avere quest’atteggiamento senza mettere dentro anche la mia psiche, cioè la mia intelligenza, la mia
mente, la mia adesione a Cristo - che vuole tutto, vuole mente e cuore, vuole tutto, vuole gli affetti ma vuole anche
l’intelligenza - allora io non solo accetterò e accoglierò dal gruppo le verità che io trovo dette dal gruppo di
riferimento della Chiesa, ma penserò che siano verità anche dei codici molto superficiali che non hanno niente a
che fare con le verità della Chiesa o le verità del gruppo di riferimento. Accetterò quindi come certezza assoluta
anche alcune verità che non hanno consistenza e succederà che nel momento in cui queste verità non sono verità,
ma sono dei codici che ci siamo dati per un rapporto, se vogliamo anche positivo, tra di noi, nel momento in cui
verranno cambiate, perché sono cambiati i tempi, perché sono cambiate le persone, perché è cambiato il modo, è
cambiato l’orario, è cambiata la giornata, nel momento in cui cadranno e non ci saranno più queste, noi ci sentiremo
insicuri, scatterà qualche cosa come se il gruppo non rispondesse più alle verità di riferimento.
Sono purtroppo delle attenzioni che noi dobbiamo avere, per cui ci deve essere chiara la distinzione netta tra ciò
che l’annuncio Evangelico, l’annuncio che ci proviene dalla potenza dello Spirito santo, dalla Parola di Dio, da ciò
che il Signore ci dice a tutto ciò invece che è semplicemente “regola per un buon ordine”.

La regola al buon ordine può anche essere a volte, buttata all’aria, perché essa non toglierà niente alla potenza
dello Spirito santo, mentre invece mi toglierà molto se io non avrò più “Carisma” per esempio profetico, se non avrò
più la profezia, se non avrò più la Parola di Dio; non m’importerà niente se la regola esterna è stata rispettata, resta
il fatto che io non sono cresciuto ed il mio gruppo di riferimento e la Chiesa è rimasto un riferimento astratto, perché
non si è tramutato in vita concreta.

Ci siamo, perché è importante!

L’animatore perciò ha l’occhio puntato su che cosa, è l’animatore di ché, dà l’anima a l’anima, per che cosa, l’anima
è di Dio, l’ha data Dio, e Dio dice: “io voglio plasmarti perché tu possa far passare me, non te”.

Tu sei quello che porta le regole, e ci vogliono. Noi sappiamo tutti quanti che se fossimo senza regole sarebbe
un’anarchia in assoluto, abbiamo bisogno di queste regole, ma le regole sono un mezzo, lo scopo è ben altro. Sono
mezzi e siccome sono mezzi, sono sempre transitori e quindi sono sempre anche temporanei, sono sempre legati
al qui ed ora, contrariamente invece alla verità in assoluto oggettiva.

Allora i nostri animatori dovranno tenere sempre l’occhio puntato sulla verità in assoluto ed aiutare il gruppo a
vivere questa verità assoluta. La verità assoluta non sarà la regola, perché la regola dovrà essere fatta, modificata
nella misura in cui c’è, adattata all’esigenza, alle necessità alle persone, perché non avvenga che “l’uomo sia fatto
per il sabato”, ma è il sabato che è fatto per l’uomo.

Attenzione, noi abbiamo dei codici ma dall’altra parte non ne usciamo neanche noi perché anche noi abbiamo
bisogno di questi codici. E c’è questa pressione di conformità e noi vedremo dei fratelli che si adattano benissimo a
questi codici per poi, dopo un poco di tempo non vederli più. Se ne sono andati perché la loro vita non è cambiata,
ha avuto una regola in più. Se prima l’avevano nella famiglia, poi piano, piano, l’hanno incominciata ad avere lì.
Allora l’avevano nella famiglia, l’avevano nel lavoro, l’avevano nella società, adesso ce l’hanno anche nel gruppo,
quindi non hanno portato nessun vento nuovo dentro, non hanno incarnato i valori che s’aspettavano di trovare
aderendo a quel gruppo. Hanno trovato altre regole e si sono imbattute con altre regole. Allora noi magari diciamo
“disobbedienti” e sono disobbedienti: alcuni senza dubbio sono forse dentro la non libertà, perché hanno paura di
ogni autorità e di ogni autoritarismo, sono quelli che sono capaci di distruggerti tutto.

Ma è anche vero che molto spesso sono queste persone a cui tu chiedi: “Ma tu che cosa faresti, che cosa vorresti,
ma tu che cosa impari all’interno del gruppo? Hai visto solo questo o c’è qualche cosa? Cosa sta dandoti il gruppo,
sta portando avanti una realtà di Dio, una realtà dell’uomo?”. Forse entrare in un dialogo con queste persone per
l’animatore è importantissimo.[3]

Questa pressione di conformità è molto importante perché ha un influsso normativo sul comportamento che deve
essere standardizzato da parte del gruppo. Il gruppo è tanto più solidale quanto più è forte la pressione di
conformità, ma nel caso di non conformità di un gruppo, se ci sono delle reazioni particolari, allora vediamo subito
che il gruppo incomincia ad oscillare, ad avere delle preoccupazioni. Allora il gruppo ha difficoltà ad assorbire
l’estraneo, (cioè quello che và e viene, quello che può essere il simpatizzante, il visitatore), ha difficoltà ad assorbire
il nuovo aiutandolo a far parte del gruppo.

A meno che non l’assorba attraverso le consolazioni materne, d’amore, ha difficoltà nel mettersi in rapporto col
dissenziente. Quindi, più è solidale, più è legato alla conformità, più è pressante su tutto ciò che è nuovo; fa una
pressione terribile e un’opposizione terribile, perché più è pressato, più si tiene stretto su queste regole, più è non
aperto alla novità.

Sempre novità nel Rinnovamento


Noi dobbiamo sapere che i gruppi del Rinnovamento sono i gruppi che presentano la novità sempre, eterna e
continua dello Spirito santo. I nostri gruppi si sono invecchiati perché hanno dato maggiore spazio alla conformità.
Non conformi, formati secondo l’immagine di Cristo, ma conformi a delle regole e a delle novità, se vogliamo, socio-
cultuali, storiche che ci siamo dati.

Il Rinnovamento è ormai una regola, non ho più bisogno di niente.


Dobbiamo essere attenti, a capire che, se i gruppi di Rinnovamento rispondono a questo bisogno, che è un
bisogno, vi dicevo, di certezza, di stabilità, di identità, di stima di sé, che sono bisogni fondamentali nell’uomo,
attenzione però che esso si deve porre nella vita dell’individuo e dei suoi membri come aiuto, non come esperienza
totalizzante. Vale a dire: il gruppo mi aiuta a risolvere problemi spesso riferiti ai valori essenziali, mi può aiutare
anche nel problema che ho conflittuale con mio marito, coi miei figli, ma in che modo mi aiuta rimandandomi a quei
valori fondamentali ai quali io faccio riferimento e ancora non sto incarnando nella mia vita? Quindi mi rimanda a
riconvertirmi continuamente a quei valori?

Quindi il gruppo mi si pone come colui che mi annuncia e mi da questi mezzi e dice: insieme a me noi facciamo
quest’esperienza, l’esperienza potente che lo Spirito santo ha la possibilità di trasformare il tuo cuore, perché sei tu
nel gruppo di adesione-incontro, non quello di tuo marito o dei tuoi figli, ma ci sei tu in quel gruppo, ed è su quel
gruppo che lo Spirito santo in quel momento lavora. Tu lascia stare, che poi Lui lavorerà anche di là, ma intanto è lì.

Allora, se il gruppo non si pone come colui che risponderà totalizzante su tutti i fronti, economici, politici, religiosi,
affettivi, risponderà a tutto, se non mi risponde a questo, io me ne vado perché non ha risposto alle mie attese.

Il gruppo deve porsi chiaro e preciso: io sono il mezzo, qui tu trovi i mezzi, gli strumenti, perché il cammino lo fai da
solo, perché prima o poi la tua conversione è solitudine. Tu sei solo, perché Dio ti chiede una relazione a tu per tu
con te e la responsabilità non la puoi delegare al gruppo.

Il gruppo non può rispondere alle tue mancanze, non cammina coi tuoi piedi: tu devi camminare con le tue gambe,
ti dà i mezzi per camminare con le tue gambe.

Voi capite che, se il gruppo rimane in questa direzione d’essere solo un mezzo, uno strumento, non si porrà davanti
all’individuo come totalizzante, non si porrà davanti all’individuo come colui: “Vieni da noi che risolveremo tutto”.

I bisogni secondari
Perché se il gruppo diventa totalizzante allora non esprimerà più i bisogni primari, fondamentali di ogni uomo, che
sono quelli dell’identità, quelli dei bisogni di certezze, quelli di avere bisogno di una certa approvazione succederà,
che scoppieranno i famosi bisogni secondari.

Quali sono i bisogni secondari?

I bisogni di conforto, bisogno di calore, di stare insieme, bisogno di fuggire il gruppo di appartenenza, perché non mi
ha dato quello che mi doveva dare, bisogno di andare a cercare qualche altro che invece risponda. Questi sono
bisogni secondari, che significa che non sono necessari e non sono fondamentali per la mia crescita, né tanto meno
per la mia maturità, non solo cristiana, ma proprio personale psichica.

Perché più io tendo a favorire e a compensare questi tipi di bisogni, più perderò di vista i bisogni fondamentali, che
sono quelli di una ricerca di valore, di un rapporto profondo e vivo con lo Spirito santo, ma sarò sempre più legata al
bisogno secondario di calore, di tenerezza, di amore, di …. E allora noi vediamo preghiere di guarigione continue,
le persone che chiedono sono sempre quelle, e quindi sempre continuamente … Queste stanno sviluppando
bisogni secondari che non portano beneficio, vi dicevo, né per la crescita di maturità psichica, personale, umana, né
per quella spirituale. Dobbiamo essere molto attenti.

Il gruppo deve avere il coraggio di non totalizzare tutto, di rimandare sempre l’individuo a delle scelte personali di
vita e di rapporto con il Signore dove trova la fonte, il desiderio.

Ma attenzione, perché perdiamo il senso della relazione personale con Dio, stiamo come collettivizzandoci diciamo,
con delle regole, con delle cose e si è persa la parola viva, forte, tenace del Signore, quotidiana, personale, quello
che dice a me, che cambia la mia vita.

Il gruppo è sano quando m’indica dove riferirmi e quindi quando mi indica il Signore e io mi riferisco là, non quando
mi sostituisce.

Devo essere molto attenta su questo ed evitare che il gruppo diventi troppo materno, altrimenti favorirà l’emergere
di gratificazioni psicologiche. Le persone avranno sempre di più queste gratificazioni. Noi dobbiamo avere il giusto
distacco, e una partecipazione al bisogno dell’altro, ma dovrà risultare sempre più evidente, che i gruppi di
Rinnovamento nascono e stanno in piedi non perché hanno delle soddisfazioni psicologiche nel loro interno, non
perché i propri membri vivono queste consolazioni o queste compensazioni, ma perché è la potenza dello Spirito
santo che li tiene in piedi.
Quindi se noi abbiamo questa chiarezza smetteremo di mettere le mani su ciò che appartiene a Dio.

Perché le madri hanno delle difficoltà così enormi a staccarsi dai loro figli? Perché li possiedono, li vogliono
possedere. Perché soffrono così tanto?

C’è un bellissimo testo di quella donna che diceva che capiva un po’ la sofferenza del cuore di Dio. Lei come madre
aveva capito che, se in un primo momento la libertà di suo figlio era sua, - perché quand’era piccolo, sceglieva lei,
faceva tutto lei per lui - diventando più grande lei si è scontrata con un'altra libertà e la sua sofferenza nasceva dal
fatto di dovere lasciare libera questa persona di fare delle scelte che lei non condivideva, ma pur tuttavia non
poteva entrare a distruggerle. Quindi diceva: “Capivo cosa doveva essere il cuore di Dio, la sofferenza di Dio nel
vedere il suo bambino che fa delle scelte che sono per la morte, e lo lasci fare e tu vivi questo distacco. E’ un
doloroso distacco, ma nello stesso tempo è solamente l’unica strada per far crescere.

Noi dobbiamo avere anche noi questo distacco. Questo distacco ci dice che, maternizzare in questa maniera non
và. Noi dobbiamo maternizzare come Maria, in questo distacco che ha dato a suo Figlio,. ma non solo, addirittura il
Figlio le dice: “Senti mamma, prendi gli altri, prendi come figli quegl’altri che mi hanno ucciso” cioè vale a dire:
“Entra in questo distacco, pur nella partecipazione più profonda e completa con la persona”.

E’ questo scandalo se vogliamo, della ragione, ma che è potenza dello Spirito santo.

Quindi noi, o entriamo dentro a questa modalità, come animatore, e aiutiamo altri che noi vediamo che potrebbero
fare, avere delle relazioni, che piano, piano s’innestano, incontrarsi magari con loro, suggerire che esistono queste
difficoltà, vederle insieme.

Quindi abbiamo bisogno di purificare i nostri gruppi e fare questa purificazione, perché vi dicevo, la nascita del
gruppo non è dalla carne, dal sangue, ma è dalla potenza dello Spirito santo e dobbiamo credere che non esistono
comunque delle realtà problematiche che ci possono distruggere.

Alcune linee di comportamento

Altre due cose conseguenze operative per l’animatore.

Il gruppo dovrebbe diventare sempre più un luogo formativo, quindi con una capacità di bilanciare sempre di più
l’aspetto consolante. Quando è troppo bisogna fermarlo. Perché noi ce ne accorgiamo, quando vediamo che il
gruppo sta diventando troppo consolatorio, troppo materno, troppo cheek to cheek, che perde un pochino questa
sua forza di virilità, questa forza davanti allo Spirito, allora noi dobbiamo sapere bilanciare e controllare l’invadenza
del gruppo nella vita del singolo. Attenzione perché se il gruppo invade la vita del singolo, il singolo ti mangia,
perché ti chiede sempre di più.

Allora, più io rendo il gruppo un luogo formativo, più io potrò bilanciare quest’aspetto consolante; più esso sarà
formativo, perché luogo d’ascolto dello Spirito santo, della Parola di Dio, meno io darò le parole mie, consolanti.

Significa che più diventerà formativo il gruppo, più spingerà la persona ad entrare in dialogo con lo Spirito, e non
solamente in dialogo con le persone, quindi diventerà sempre maggiore l’invadenza dello Spirito nella vita
personale.

Trovare – ancora per l’animatore - un equilibrio fra un metodo permissivo – troppo – e un metodo autoritario; perché
ci possa essere una buona comunicazione.

Un equilibrio significa leggere le situazioni, leggere un pochino anche le persone; valutare, sapere intervenire
quando c’è la necessità, ma attenzione saper leggere anche dietro alle necessità, quali sono i bisogni profondi che
vengono e quindi tirare fuori quelli che sono i bisogni fondamentali e fare la cernita con quelli che sono secondari,
che sono consolatori. Quindi sapere destreggiarsi, equilibrarsi.

Modi sbagliati di essere animatore


Per esempio ci sono alcuni modi sbagliati di comunicazione del gruppo.

C’è l’animatore che è il mago, cioè quello che elimina tutti i problemi; dice che non esistono: “No! Ma non esistono!
Basta! Noi preghiamo e il Signore, basta non esiste nessun problema!” - Attenzione a fare il mago.
l’animatore che fa il capo squadra, dà ordini a tutti, da degli incarichi a tutti, quindi ha questo ruolo;

l’animatore che fa il floricultore, che fa dei grandi discorsi fioriti sui problemi ma non li affronta; molto belli, però
sempre angelicati e non vengono al concreto

l’animatore Guru, cioè il saggio che ritiene che non va bene che qualcuno abbia delle incertezze, che abbia dei
dubbi sulla fede, e allora ha delle risposte sempre pronte per tutti quanti i problemi. Il Guru non mostra mai il fianco,
non fa mai una grinza, sa sempre tutto, sa rispondere sempre a tutto. Voi capite, modelli di questo genere sono
difficili da imitare, quindi se io ho davanti un modello di questo genere chi è che vuol fare l’animatore? Ma neanche
per sogno, io no! Sa tutto lui, ha tutto lei, ha preso tutto quanto, io non mi sento.

o il profeta, cioè quello che facendo delle profezie declina la propria responsabilità: “Non è colpa mia, senti cosa
dice il Signore”.

Questi sono sempre collegati come abbiamo detto questa mattina, ai bisogni di non libertà.

Conclusione
Quindi noi dovremmo sempre rendere più evidente che si è insieme non perché è bello ma perché è lo Spirito che
ci ha riuniti.

La verità posseduta è quella a cui noi facciamo riferimento: la Chiesa, che è una verità oggettiva e vera; è Cristo
che è una persona, quindi non è una delle tante verità… L’hai già posseduta, è gia oggettivamente, che io ci creda
o non creda lei c’è, quindi c’è.

Allora, un equilibrio fra questa verità che è gia posseduta, ma anche una verità che è sempre da ricercare, perché
nella mia vita io la devo vedere incarnata, e quindi, io la credo, ma la ricerco e la devo manifestare nella mia vita.

Ed è questo allora che mi rende vivo e rende vivo il gruppo, perché il gruppo è costantemente sollecitato a prendere
d’impegno, non solo di manifestare ciò che io esprimo, ma anche cercare all’interno della mia esistenza come il
Signore opera dentro di me. Ed è per questo che ho bisogno, che ogni giorno la mia vita sia costantemente
alimentata. Il gruppo mi dà molta forza in questo.

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[1] NOTA IMPORTANTE - Questa affermazione sembra essere contrastante con quella che nel Rns non vi sono
leaders. In realtà l’animatore appare al gruppo come leader, cioè punto di riferimento, ma bisogna tenere presente
che l’animatore, se è vero, opera sotto la guida dello Spirito santo, che è il vero leader. Altrimenti è un semplice
animatore umano, incapace di guidare la vera preghiera carismatica. Inoltre l’animatore lo è in collaborazione con
altri fratelli o addirittura con tutto il gruppo, per cui semmai esiste un team che guida il gruppo sotto l’azione dello
Spirito.

[2] Io v’invito a leggere, questo libretto che dice le qualità dell’animatore, perché io prendo a piene mani da padre
Cencini. Tuttavia il dircelo insieme ed eventualmente fare degl’incisi, a volte, permette che rimanga molto di più che
con una lettura sporadica. Credo di non avere trovato, almeno nel progetto che volevo sviluppare, un qualche cosa
di migliore di questo riferimento. Anche padre Sovernigo parla abbastanza in un suo libro, sulla persona e
formazione; parla moltissimo di quelle che sono le risposte autentiche, problematiche, non religiose, religiose nei
riguardi della fede, e vi possiamo prendere a piene mani, approfondire il discorso… Però questo è senza dubbio un
discorso fondamentale che vorrei che tutti noi tenessimo bene nella nostra mente.

[3] Noi manchiamo di trasparenza. Trasparenza significa che, se noi abbiamo delle crisi e ci ritroviamo in difficoltà
come animatori con i nostri gruppi o con i membri del gruppo, a volte questo nasce dal fatto che noi, proprio per un
falso amore - e non è amore questo, perché amore e verità si uniscono insieme - non abbiamo mai il coraggio di
metterci davanti a queste persone e riconoscere il nostro limite e il suo limite, perché normalmente ci sono due limiti
che s’incontrano. Non c’è mai una perfezione da una parte e una limitazione dall’altra: sono due limiti che
s’incontrano e si scontrano. Quindi hanno bisogno di essere chiariti gli uni agli altri e di trovare quali sono i loro
punti per poter accoglierci gli uni gli altri. Fare trasparenza significa avere il coraggio di fare anche lo scontro,
perché dopo lo scontro nasce un incontro, a volte. Si può a volte mettere le basi per rivisitare questo scontro,
rivederlo e forse pensare che ci potrebbe essere un’altra strada, perché se lo Spirito santo ti spinge ad una
riconciliazione, ti spinge al perdono, ti spingerà anche a dire: “Ecco lì dentro è il punto chiave”.