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MAZAR SOPOTI, un martire dimenticato

Mazar Sopoti, scrittore, direttore generale di tutta la stampa albanese, pubblicista ed esponente di
spicco del Fronte Nazionalista degli anni Quaranta, nasce a Tirana nel 1905. Come la stragrande
maggioranza dei cittadini albanesi, conserva un attaccamento particolare per la penisola italiana, al
punto di frequentare le scuole medie a San Demetrio Corona, in Calabria, proprio lì dove, più di
cinquecento anni prima, si erano stabiliti gli arberesh sfuggiti alle orde ottomane.
Ben presto, il suo impegno politico lo porta ad essere uno dei sostenitori del movimento di Fan Noli,
il grande patriota che voleva cambiare il corso della storia del piccolo paese dei Balcani, organizzando
una rivoluzione "dal guanto di velluto" e riuscendo a costituire un governo di tipo occidentale nel
giugno del 1924. Ma quel sogno ha vita breve e si infrange nel dicembre dello stesso anno a causa di
Zog, il quale, servendosi dell' appoggio serbo, costringe i nazionalisti di Fan Noli a prendere la via dell'
esilio.
In quello stesso anno, è proprio nella casa della famiglia Sopoti che il giovane patriota Avni Rustemi
fonda l' associazione "Bashkimi" -l'Unione- che diventa un focolare di idee, ben presto diffuse in tutto il
paese, per una patria che, pur vincolata alla propria specifica tradizione, sappia coniugare questa con un
vero progresso sociale
Sopoti si laurea in Legge a Parigi e si mette in contatto con gli intellettuali di destra europei. Nel
1929, ritorna in Italia e si trasferisce a Bari, ove dirige, quale redattore capo, la "Gazeta Shqiptare",
edizione in lingua albanese de "La Gazzetta del Mezzogiorno". Nel contempo, è anche speaker di
Radio Bari per il notiziario che si trasmette nel Paese delle Aquile; questo, naturalmente, prima che vi
siano a Tirana le condizioni per una radiodiffusione sul territorio. I suoi articoli sono dedicati
prevalentemente al revisionismo storico, alla rivalutazione di figure patriottiche -come i fratelli
Frasheri-, alla rivendicazione delle terre irredente del Kosovo (ceduto ai serbi) e della Ciameria
(predata dai greci).
A Bari, Mazar si sposa il 15 giugno 1934 con Anna Turi, nata a Bari ma di origine modugnese. La
cerimonia ha luogo nel Consolato albanese. "La Gazzetta del Mezzogiorno" pubblica, per l'occasione,
in prima pagina, la foto del matrimonio. Sopoti continua il suo lavoro di giornalista a Bari fino alla fine
del '38, anno in cui decide di tornare in Albania.
A Tirana pubblica articoli sulla politica balcanica, sulle motivazioni che condussero le grandi Potenze
a commettere la grande rapina della Conferenza di Londra, nel 1913, con la spogliazione dei grandi e
ricchi territori del Kosovo e della Ciameria. Come saggista dedica i suoi studi ad un' analisi sulle
condizioni economiche, sociali e politiche del suo Paese assediato da vicini "orientaleggianti" che mai
hanno cessato la loro politica di aggressione e saccheggio verso un popolo coraggioso che non si è mai
dato per vinto.
Studiando le vicende storiche dell'Albania, sin da giovane Sopoti nutre una spiccata simpatia per l'
Italia e l' Europa, esprimendo la ferma convinzione che per il popolo albanese l'unica via da seguire è
quella di far parte delle nazioni che hanno contribuito in passato, alla storia e alla cultura del Vecchio
Continente. Il nemico da combattere, per Mazar Sopoti, è il panslavismo, vale a dire quella forma
geopolitica che storicamente ha sempre influito negativamente sul destino albanese. Unendosi con lo
sciovinismo greco, che utilizza anche la Chiesa ortodossa come strumento per i suoi scopi
espansionistici, i panslavisti creano discordie tra gli stessi albanesi, diffondendo all' estero l' immagine
di un' Albania incapace di autogovernarsi. Sopoti denuncia che sono appunto loro, i greci e i serbi,
quelli che hanno sempre voluto cancellare dalla carta geografica il Paese delle Aquile.
Il suo fermo atteggiamento antislavo naturalmente non viene gradito dal Partito Comunista albanese,
postosi al servizio di Belgrado e Mosca. La penna di Sopoti continua a scrivere articoli che
smascherano i piani concepiti contro gli interessi della nazione. Così viene deciso a tavolino di
eliminare la voce più importante del nazionalismo, colui che ha voluto seguire le orme di patrioti
come i fratelli Frasheri, De Rada, Konica, Fan Noli, Fishta, Koliqi, Gurakuqi, Prishtina e di tanti altri
che, con la loro vita e le loro opere, hanno dato corpo ad un' Albania combattente. Tutti questi uomini
hanno chiuso i loro occhi senza poter rivedere la loro patria.
Per due volte, i comunisti, nel 1944, tentano di eliminare Sopoti. La prima volta, un commando
armato cerca di occupare uno stabile di fronte all'abitazione di Sopoti, dal quale sparare sull'uomo
politico. Ma gli abitanti dello stabile, con una buona dose di coraggio, sbarrano la strada agli assassini,
che sono costretti a ripiegare. La seconda volta, l'attentato fallisce per la prontezza d' animo di sua
moglie che, per salvare la vita a Mazar, si mette davanti all' attentatore col piccolo figlio tra le braccia.
Il killer è disorientato, giusto il tempo per far accorrere la guardia del corpo di Sopoti. A quel punto,
l'assassino abbandona il campo. Nonostante questi episodi, Mazar resta al suo posto e continua a
pubblicare e parlare alla radio contro il comunismo e la politica panslava nei Balcani.
Nei primi giorni del novembre 1944, Mazar è costretto a lasciare la sua patria e i suoi cari,
approdando di nuovo sulle coste pugliesi e torna a Bari, ove ha già svolto la sua attività di giornalista,
con l'intento di continuare a combattere coi suoi articoli per il bene del Paese delle Aquile. Ma il
dittatore rosso di Tirana ha già fatto i suoi calcoli. Il "nemico del popolo" Mazar Sopoti deve
assolutamente essere eliminato.
I sicari di Zog avevano già ucciso Luigj Gurakuqi a Bari, Hasan Prishtina in Grecia e Avni Rustemi a
Tirana. Il loro mestiere è quello di ammazzare. Sopoti viene ucciso a Bari il primo dicembre del 1944.
E' l'epoca in cui Bari è diventata il più importante centro dell'antifascismo meridionale. Presso il
Comando Alleato, si è installata anche la rappresentanza ufficiale dei partigiani albanesi. Sopoti è, in
pratica, privo di qualsiasi protezione. Viene rinchiuso in un campo profughi, sotto controllo alleato, ma
il cui acceso è facilissimo per gli uomini di Hoxha. Saputo il suo nome e la sua storia, viene separato
dagli altri "ospiti" e relegato da solo, unico tra più di duecento profughi. Per i sicari è l'occasione
propizia. E' lì che bisogna eliminarlo, visto che non si può ucciderlo pubblicamente, considerata la
notorietà e la mitezza dello scrittore. E' d'obbligo, quindi, che la sua morte appaia del tutto incidentale.
Sopoti, nonostante la falsa versione ufficiale sulla sua morte, viene in realtà ucciso di notte nel
campo. Il mattino dopo, si sparge la voce che Sopoti è stato ricoverato morente in ospedale. Allora un
congiunto di sua moglie, Pietro Potenza, si precipita al nosocomio e chiede di vedere il cadavere di
Sopoti. Ma gli viene impedito dalle autorità. Dopo oltre sette giorni, Mazar viene seppellito nel
cimitero di Bari e, dopo alcuni anni, le sue ossa vengono disperse in una fossa comune.
Enver Hoxha l'aveva già condannato a morte quale "criminale" e "nemico del popolo". Quattro anni
dopo, nel 1948, negli Stati Uniti, il leader del Fronte Nazionalista albanese, Mithat Frasheri, figlio del
grande patriota Abdul (fondatore della leggendaria Lega di Prizren), nel momento in cui sta costituendo
un governo in esilio, viene eliminato dagli agenti del Kgb, che eseguono l'operazione per conto di
Hoxha.
La lista dei martiri albanesi è lunga e, purtroppo, ancora sconosciuta.

Pino Tosca

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Il professor Adem Hodo, vecchio amico di Mazar Sopoti, oggi residente in Florida, ha dedicato questa
poesia a Mazar. Nei suoi versi si legge che Sopoti nella città di Bari "é caduto", e non che è
semplicemente "morto". I colori rosso-neri sono quelli della bandiera albanese.

All' usignolo di Radio Tirana del tempo passato

Nel cimitero di Bari sono andato un giorno,


poichè un amico in quella città è caduto
e volevo incontrarlo lì
Tanta gente, tanti fiori vidi intorno,
in quel campo, sparsi dappertutto.
Un nastro rosso e nero su quella tomba
il vento faceva sventolare.
Una calda lacrima dai miei occhi sgorgò.
Mazar Sopoti, tu solo
sei la memoria di un usignolo:
sul freddo marmo c' era scritto.