Sei sulla pagina 1di 8

LETTERATURA ALBANESE

L'albanese, lingua indoeuropea, deriva forse dall'antica lingua parlata dai Traci. Era la lingua
degli Illirici (che abitavano alcuni territori della ex Jugoslavia, ed esercitavano la pirateria sul
mare Adriatico). Sembra anche che gli antichi Messapi, abitanti della Puglia preromana,
parlassero un linguaggio di tipo albanese.

Oggi l'albanese, parlato da oltre due milioni e mezzo di persone, parlato anche, oltre che in
Albania ( la lingua nazionale della Repubblica Albanese), in certe zone d'Italia (fra cui la
Sicilia): si tratta di persone discendenti dai profughi albanesi fuggiti in Italia al tempo della
conquista turca (XVI secolo).

L'albanese comprende due dialetti o gruppi di dialetti, il ghego e il tosco. Oggi si affermato il
dialetto tosco che costituisce la base della lingua letteraria.

Nel nord dell'Albania, in cui vivevano molti cattolici, si usava ancora nel XV secolo l'alfabeto
latino; nel sud alcuni scrittori usarono un particolare alfabeto con 57 segni. La maggioranza,
mussulmana, scriveva secondo l'alfabeto arabo. I Turchi imposero naturalmente la lingua turca
come lingua dell'amministrazione. I primi documenti risalgono al XV secolo.

Il pi antico documento in albanese la "professione di battesimo" del vescovo Pal Engela


(1462). Nei secoli XVII e XVIII ebbe una certa diffusione una letteratura religiosa cristiana,
formata da traduzioni (Salmi, Vangeli) e da commenti e trattati filosofico-religiosi, per lo pi
tradotti. Il primo libro in albanese Meshari (1555), una specie di rituale cattolico, opera di
Tion Buzuki.

Peter Buli (1566-1623) tradusse il catechismo cristiano, la Dottrina cristiana (1618). Nel 1635
fu pubblicato il primo Vocabolario latino-albanese, opera di Fran Bardi (1606-1643), mentre
nel 1685 Pieter Bogdani (1625-1689) pubblic I profeti, un trattato teologico.

Nel XVIII secolo si form un gruppo di poeti, ispirati in particolare alle letterature persiana e
turca. Il maggiore fu forse Ziuko Kamberi, autore anche di liriche d'amore e di poesie satiriche.
Intanto in Italia gli Albanesi emigrati produssero alcune opere in lingua albanese (in arberesh,
o albanese antico): ricordiamo Luca Matranga (1560-1619), autore di una Dottrina cristiana
(1592). Il pi eminente poeta arbereshfu Giulio Variboba (1725-1762), autore di un bel poema
La vita della santa Vergine.

La coscienza nazionale albanese e quindi il senso della lotta contro i Turchi trovano espressioni
pi mature dopo la seconda met del XIX secolo: in questo nuovo periodo domina una
letteratura di intonazione romantica, che trova suoi illustri rappresentanti in S. Frasheri (1850-
1904), N. Frasheri (1846-1906), P. Basa (1825-1892), F. Shiroka (1859-1935), tutti poeti.
A N. Frasheri si deve l'infiammato poema Pastorizia e agricoltura (1886). Egli pure autore del
poema La storia di Skanderbeg (1898). Skanderbeg l'eroe nazionale albanese, che fu a capo
della lotta e della resistenza contro i Turchi. Eminente poeta dell'inizio del XX secolo fu A.
Zako-Ciaiupi (1866-1937). Di intonazione e contenuti democratici (antifeudali) furono i versi di
Aleks Sotir Drepov (1872-1945).

Nel 1912 l'Albania ottenne l'indipendenza: la lunga lotta per il potere tra i vari clan e feudatari
si concluse nel 1924 con la vittoria di Achmet Zog (il quale poi fugg per sottrarsi alla cattura
da parte degli Italiani invasori; l'occupazione italiana ebbe inizio il 7 aprile 1937).
L'occupazione italiana fu nociva alle forze intellettuali e letterarie dell'Albania. In questo
periodo emerse il poeta Llazar Siliqi (nato a Scutari nel 1924), che i nazisti rinchiusero nel
campo di concentramento di Prishtina. Egli dedic le sue poesie e i poemi agli ideali comunisti:
fu molto influenzato da Majakovskij.

Nel 1946 fu proclamata la Repubblica Popolare d'Albania, uno stato dittatoriale retto da Enver
Hoxha, segretario generale del partito. Questa situazione perdur fino al crollo dell'Unione
Sovietica; ma l'Albania fu piuttosto filocinese e comunque indipendente e isolata, fiera e ribelle
in mezzo alle sue montagne. Fra i romanzi recenti vanno ricordati I liberatori (1952-1955) di
Dhimiter Shuteriqi e Di nuovo in piedi di Dhimiter Xhuvani.

Il maggior scrittore della moderna Albania, di fama internazionale, Ismail Kadare, nato nel
1936, poeta e prosatore. Un certo sviluppo ha avuto anche la letteratura degli Albanesi del
Kosovo, numerosa colonia che si trova all'interno della ex Jugoslavia. Per quanto riguarda gli
Albanesi d'Italia, dopo G. De Rada e G. Schir (XIX-XX secolo) va ricordato Salvatore Braile
(1872-1960), un poeta di notevole intensit. Fatos Kongoli

Una letteratura che sa descrivere tanto la tetraggine del passato regime, quanto lo
sradicamento e le speranze deluse dell'attualit. Storie di vita sofferta e di chi in albanese
non sa pi scrivere. Breve rassegna sugli scrittori albanesi contemporanei

Di Marjola Rukaj*

Negli anni '90 la letteratura albanese ebbe il suo grande risveglio. All'estero fu considerata uno
strumento valido per scoprire una parte cos sconosciuta d'Europa. Sembrava, infatti, uno scrivere
per parlare di s rivolto a coloro che non avevano subito la stessa sorte di uniformazione e
tetraggine totalitarista. Negli ultimi anni per, qualche traduttore si era lamentato della ritrovata
uniformazione degli scrittori albanesi che si erano per lo pi concentrati sulla dittatura tirandone
fuori il grottesco, fermandosi sul passato come se la vita non fosse pi percepibile dall'89 in poi. Ora
gli albanesi si ripresentano, ma sono diversi. Si scrive ancora di dittatura cupa, ma si scrive anche
di speranze deluse del post comunismo, di vita sofferta, di chi rimpiange il passato e di
sradicamento, di chi in albanese non riesce pi a scrivere.

Di recente nell'area di lingua tedesca si inserito con i suoi ultimi romanzi Fatos Kongoli. E' uno
scrittore dallo sguardo malinconico che appartatosi dalla vita pubblica come pochi altri, descrive la
vita della gente comune. La sua opera la storia della sua generazione che nacque sotto il regime
di Hoxha, ne vide la morte, e adesso non pi giovane vive il postcomunismo. Nel suo "I humburi"
(Lo smarrito) denuncia la perdita dell'identit con una vena d'esistenzialismo tardivo, prodotto dalla
rassegnazione passiva ai dettami della societ. Descrive un mondo dove non si poteva neanche
amare se non si aveva una biografia famigliare immacolata dai peccati politici, e non si poteva
accedere a studi non congruenti alle esigenze del partito.

Riprende nel suo "Pelle di cane" la stessa gente che nel '91 vive un attimo d'ottimismo irrazionale di
massa, mentre si vede l'isolamento ermetico sgretolarsi all'improvviso senza grandi sforzi. Ormai
non pi giovane, la sua generazione rimane vittima della reale incertezza della transizione infinita in
cui sprofondato il paese. Parla della solitudine tra gli albanesi impegnati nella distruzione del
passato e di tutto ci che ne fu il prodotto, tanto da raggiungere un inconsolabile pessimismo sul
futuro del proprio incorreggibile paese ed a subire l'irresistibile attrazione dell'emigrazione di massa.
I suoi personaggi recenti vivono infatti la desolazione di chi non fugge, ma che si trova a rifugiarsi
nella timida psicosi del "si stava meglio prima", mentre si assiste impotenti all'avanzare del
capitalismo selvaggio.

Cosi si scoperto finalmente il presente albanese, che altrettanto complesso e ricco di spunti
letterari quanto l'oscuro passato. Kongoli non ha esitato a raccogliere nel caos contemporaneo il
folle '97 quando la "Svizzera dei Balcani" si rivel di carta facilmente infiammabile e gli albanesi
recuperarono gli istinti tribali e la giustizia "fai da te", cadendo per mesi nell'assurdo pi
incomprensibile. Accolto con notevole curiosit dai lettori interessati agli sviluppi pi recenti in
Albania.

Ornela Vorpsi - Il paese dove non si muore mai

Mentre in Italia quest'anno stata premiata al "Grinzane Cavour" Ornela Vorpsi una scrittrice
albanese che per ha scritto in italiano "Il paese dove non si muore mai". Figlia di dissidenti, con
una vita divisa tra Tirana, Milano e da qualche anno Parigi, dell'Albania conserva il ricordo
dell'incubo, ma anche dell'epico istinto di sopravvivenza di un popolo orgoglioso agli occhi di una
bambina che osserva e subisce ci che le accade attorno. La sua, la definisce un'opera
autobiografica che per riguarda molti albanesi. Scrive in un italiano asciutto che sembra la
traduzione immediata dell'albanese parlato. Racconta l'Albania vissuta tutti i giorni, nella sua cruda
realt, con qualche lieve sfumatura di autoironia balcanica. Tuttavia non ha mai voluto che "Il paese
dove non si muore mai" venisse tradotto in albanese, perch si tratta sempre di un popolo molto
orgoglioso che potrebbe vedersi ferito nella propria sensibilit. Alcuni le hanno segnalato di non
condividere la sua visione unilaterale della realt albanese. Ma Ornela Vorpsi fa parte della
generazione di giovani albanesi tendenzialmente sradicati, che lasciano il proprio paese per darsi
allo status dello straniero, tra interiorizzazione e conflittualit. Con la stessa scrittura scorrevole e
diretta descrive l'approccio con il nuovo mondo, l'estero idealizzato, che disillude con gli stereotipi di
cui ci si vede vittime, e allo stesso tempo affascina con il mondo multicolore dei prodotti che non
c'erano in patria. Di prossima pubblicazione in Italia sar il suo secondo romanzo che spazia tra
Albania, Italia e Francia, in esperienze di albanesi migranti.

Ron Kubati

La novit degli ultimi anni la creazione di una letteratura d'emigrazione, di albanesi che
raccontano l'estero nel quale vivono, Elvira Dones, Gezim Hajdari, Ron Kubati. Quest'ultimo un
tipico albanese della generazione che cerca "l'altrimenti nell'altrove", secondo una definizione da lui
stesso coniata. Dopo aver partecipato, nel '91, al movimento studentesco che mirava a smantellare
il regime, si trov su una delle navi in disuso dei porti albanesi in rotta verso le coste italiane. Vide
in prima persona il fenomeno "Mare" che unisce e divide, rende tangibile ci che prima non lo era e
al contempo lo avvolge nella sua misteriosa immensit, lasciandogli le emozioni indescrivibili che
include nel suo "Va e non torna". Il raffronto tra passato abbandonato e presente estraneo segna la
vita dei protagonisti che assomigliano a Ron Kubati, e ai numerosi albanesi che hanno scelto l'Italia
per la propria formazione professionale e intellettuale. L'albanese di Kubati cerca di costruirsi una
nuova vita nel paese d'accoglienza, affermandosi nella sua singolarit, uscendo dagli schemi che lo
rinchiudono nella figura dell'immigrato. Sembra che ad alimentare la scrittura sia proprio il riscatto
della propria singolarit, nella sfera culturale, economica e sociale, che Kubati stesso considera
ormai una parola d'ordine.

Che si parli del passato o del presente, vi una senso di stupore che accomuna tutti e che pare sia la
vera scaturigine della scrittura. Si ha in qualche modo l'impressione che gli albanesi non si
riconoscano nel proprio passato trovandolo assurdo, e al contempo non si siano ancora abituati al
proprio presente trovandolo estraneo.

C un piccolo agglomerato di case distese sulle verdi colline della Sila Greca che degradano
nella sottostante pianura di Sibari. Uno di quegli angoli di Calabria che il maestro Enotrio ha
impresso sulle sue famose tele, dando alle cose una luminosit che solo questa terra baciata dal
Mediterraneo pu offrire allocchio umano. E il villaggio di Macchia Albanese, frazione della
conosciuta San Demetrio Corone, in provincia di Cosenza, che ha dato lustro alla storia degli
Albanesi, una minoranza linguistica storica tra le pi consistenti in Italia. Macchia A. ha dato i
natali a Girolamo De Rada che, per la sua molteplice attivit culturale, giustamente ritenuto il
Vate di tutti gli Albanesi dAlbania e della diaspora. Egli considerato il padre della letteratura
arbreshe (italo-albanese), oltre che liniziatore della letteratura albanese moderna.

Si istru nello storico Collegio italo-greco di S. Adriano in S. Demetrio Corone, il cui ruolo
determinante nella formazione degli intellettuali italo-albanesi e dove si prepar e si sostenne
ladesione alla causa unitaria, suggellando cos lappartenenza alla storia civile e culturale italiana
di queste popolazioni portatrici di altra cultura. Il De Rada trov la sorgente delle sue ispirazioni
poetiche tra la sua gente, dove diffuse le rapsodie albanesi. Compose lopera i Canti di Milosao
(figlio del despota di Scutari), preceduta dal titolo Poesie albanesi del secolo XV che
rappresenta la prima luminosa espressione della letteratura colta albanese (Gradilone, I canti
di Milosao, Olschki Firenze 1965. Uscirono tre edizioni, la prima nel 1836, curate direttamente
dallAutore.

Ebbe contatti con gli intellettuali europei di allora. Meyer, Dozon, Benloew ed altri scrittori lo
salutavano come il primo grande poeta albanese. Lorientalista di Dresda, Slaa Mller, lo
paragon allo scrittore scozzese Macpherson il quale trovava ispirazione nei canti celtici. Il
grande poeta francese Alfonso Lamartine gli scrisse nel 1844 riconoscendogli lazione in favore
della libert e della risurrezione dellAlbania. Anche Federico Mistral, lOmero della Provenza,
ebbe a scrivere favorevolmente sul Milosao, lopera che rese famoso il De Rada anche allestero.
Lo stesso fece il pubblicista francese G. C. Camet. Il tedesco Teofilo Stier tradusse alcuni canti
del poema nella sua lingua. In Italia il De Rada viene citato da Cesare Cant nella rivista
Melusine. Giovanni Prati e Aleardo Aleardi scrissero di lui giudizi lusinghieri.. Nicol Tommaseo
lod moltissimo il Milosao, in una lettera diretta allautore il 30 luglio del 1873. Le rapsodie, da
lui raccolte tra la sua gente e poi pubblicate a Firenze nel 1866, influenzarono soprattutto gli
scrittori dellAlbania, tra i quali Zef Cubani e Thimi Mitko, che diedero inizio alla valorizzazione
del tesoro spirituale del loro popolo. Tra gli albanesi dItalia, Demetrio Camarda e Michele
Marchian.

Il De Rada, il poeta di Macchia A. stato un personaggio poliedrico. Oltre ad essere scrittore e


poeta, fu anche pubblicista, come si evince nella scheda che correda questo articolo. Fu un grande
sostenitore e propugnatore della libert della madre patria, lAlbania, che egli non ebbe la fortuna
di visitare. Al De Rada spetta il merito di essere stato il primo in Europa a porre la questione
albanese e a farla discutere, nelle sedi delle istituzioni politiche internazionali, con dignit e
serenit. Non cessava mai di lanciare il suo chiaro appello a tutti: LAlbania devessere degli
Albanesi. Parl e scrisse dellAlbania quando questa esisteva solo sulla carta, mentre giungevano
minacce di annessione dei territori dalla Grecia e dalle altre nazioni confinanti. Assieme a tanti
altri suoi contemporanei, anchessi di origine arbresh, come Giuseppe Crispi (zio dello statista
Francesco), Giuseppe Schir, Anselmo Lorecchio, Alberto Stratic, Demetrio Camarda e
Vincenzo Dorsa, si adoper a tenere aperta la questione albanese nei vari circoli politici europei,
sostenendo che lAlbania una nazione, il suo popolo ha origini nobilissime, con lingua
propria, letteratura propria, storia propria e merita, perci, grandissima considerazione, con
diritto assoluto alla propria indipendenza. Tenne una fitta corrispondenza epistolare con i pi
grandi patrioti albanesi, anche quelli residenti a Istambul, Bucarest, Sofia, Cairo. Sostenne
lappello delle Societ Albanesi operanti negli U.S.A. e firmato da Fan Noli, Nicola Zhambasi e
Llambi Bimbi, con il quale si chiedeva di intervenire presso il Sultano per concedere una larga
autonomia allAlbania. Nel suo periodico Fiamuri Arbrit il De Rada contribu ad illuminare il
pensiero sul problema della rinascita albanese (rilindja), rivelando un grande senso realistico ed
una acuta lungimiranza politica. La principessa rumena Dora DIstria (Elena Ghica), intanto
faceva conoscere in tutta lEuropa, con i suoi scritti, il nome di Girolamo De Rada, novello
Byron, e le sue angosce che lo tormentavano sulla situazione dellAlbania, soggetta ancora
allimpero ottomano.

De Rada si distinse maggiormente per aver assunto una posizione molto dura contro la borghesia
reazionaria italiana che assunse un atteggiamento favorevole alla politica espansionistica di
alcuni stati nei confronti del territorio albanese. La corrispondenza che il poeta arbresh ebbe con
Dora DIstria nel 1867 rivela tutta la sua sofferenza nei riguardi della Patria degli avi degli
Albanesi dItalia. Contro lespansionismo italiano in Albania cos scrisse il De Rada alla
principessa romena: Appena avvenuta lunit delle regioni dItalia, sui giornali di quella parte
la quale ha preso in mano le redini si rispecchiava e si rispecchia tuttora il desiderio dellItalia
di porre piede sulla sponda albanese per paura che giunga prima lAustria e le oscuri il sole.
Poi: Non soltanto che questi giornali non dicono nulla di buono per noi, ma allorch vedono
che sorge un po di fumo in Oriente, tutti ad una voce, augurano successo alla Grecia, alla Serbia
ed al Montenegro che tutti assieme vogliono dividere lAlbania in pochi pezzi. Direi che lItalia
dello stesso parere con questi Stati, poich si sono impegnati a darle qualche parte di quella
infelice Albania, oppure perch, a causa della Lega Balcanica, vede preclusa allAustria le coste
meridionali dellAdriatico. Di Francesco Crispi, arbresh di Sicilia, il De Rada non aveva alcuna
fiducia e la DIstria gli diede poi ragione.La posizione coraggiosa del De Rada influenz quasi
tutti gli intellettuali arbresh.

Nel 2003 si sono svolte in Albania, nel Kosovo e nelle comunit albanesi dItalia e della
diaspora le celebrazioni del centenario della morte di Girolamo De Rada, con simposi,
conferenze, ricerche, studi e pubblicazioni. La grande eredit lasciata dal De Rada
continua a produrre nuovi frutti rafforzando le radici della cultura albanese attraverso i
suoi insegnamenti, le sue testimonianze, le sue opere ed i suoi studi. Di questo
consapevole la consistente minoranza linguistica albanese di antico insediamento.
Breve bio-bibliografia - Il calabro-albanese Girolamo De Rada nato a Macchia Albanese, in
provincia di Cosenza, il 19 dic. del 1814 ed morto a San Demetrio Corone il 28 febbraio del
1903. Nel 1834 si iscrisse alla facolt di Giurisprudenza dellUniversit di Napoli, ma si dedic
alla poesia e allo studio dei poeti. Fu insegnante di albanese al Collegio di S. Adriano in S.
Demetrio Corone, dove nel 1825 venne allontanato perch sospettato di attivit antiborbonica.
Nel 1850 spos Maddalena Melicchi, dalla quale ebbe quattro figli. Soltanto nel 1889 gli venne
restituita la cattedra di lingua albanese allo storico Collegio. E la figura pi rappresentativa della
letteratura arbreshe. Non solo. E considerato liniziatore della moderna letteratura albanese e per
questo studiato nelle scuole e nelle universit shqiptare (albanesi). Appassionato dei canti
popolari della sua gente e di una fanciulla, figlia del pastore di famiglia, trasse lispirazione per
scrivere in arbrisht (la lingua parlata dagli albanesi di Calabria) I canti del Milosao,
pubblicato nel 1836, ritenuto dai critici un grande poema del romanticismo, non solo italo-
albanese.

Tra le opere scritte in italiano: la tragedia I Numidi nel 1846, il poemetto lOdisse (1832), il
saggio Principi di Estetica (1864), la dissertazione Pelasgi e Albanesi, la conferenza su
Lantichit della lingua albanese (1890), nel 1891, con il titolo Sofonisba ritorn alla
tragedia rimaneggiando la precedente I Numidi. Tra quelle scritte in albanese: Il Milosao
come gi detto, Skanderbeccu i Pa-faan(Scanderbeg lo sfortunato) nel 1873 1884) e
Serafina Thopia (che poi prese il titolo di Uno specchio di umano transito) la storia della
principessa dArta, raccontata in due fasi: la prima 1839 1843, la seconda nel 1897. In questa
opera descrive il dramma degli albanesi che si apprestavano ad abbandonare la patria per
rifugiarsi in Italia. Nel 1866 pubblic in lingua Rapsodie di un poema albanese; nel 1873 1884
Poesie albanesi.

Svolse una intensa attivit pubblicistica. A Napoli nel 1848 esce il giornale LAlbanese dItalia
in lingua italiana, mentre dal 1883 al 1887, pubblica a Corigliano Calabro ed a Cosenza la rivista
Flamuri Arbrit (La Bandiera dellArbria). De Rada tenne corrispondenze con molti noti
scrittori come Lamatin, Ruber, Mistral, Bucol, Pierre, Hoffer, Cant, Tommaseo, De Sanctis,
Ardig ed altri.

Tenne due congressi linguistici uno a Corigliano Calabro (1895) e laltro a Lungro (1897). Ha
insegnato nel Liceo Telesio di Cosenza e nello storico Liceo del Collegio italo-albanese di
SantAdriano a S. Demetrio C..

Attraverso i suoi scritti diffusi in tutti i circoli politici dEuropa, reclam lindipendenza
dellAlbania. Svolse la sua attivit letteraria per circa settanta anni contribuendo non poco alla
rinascita nazionale albanese: un potente movimento come viene sottolineato in Albania della
liberazione dal giogo ottomano, accompagnata da un vasto movimento culturale e letterario, sia
da patrioti albanesi che da patrioti della diaspora.

Notevoli le tracce del poeta Girolamo De Rada in Italia ed in Albania dove molte scuole,
vie e piazze portano il suo nome. Nel cortile del Collegio italo-albanese di San Demetrio
Corone si conserva il busto bronzeo del vate, dono della Repubblica Popolare dAlbania
agli Arbresh.