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L'ALTRA FACCIA

DEL SIGNORE DEGLI


ANELLI
Quand'ero ragazzo, Il Signore degli anelli era una specie di
bibbia esoterica per i giovani di destra. Adesso è diventato un
fenomeno planetario, girato in Nuova Zelanda, esploso negli
Stati Uniti e dilagante ovunque.
Cosa è accaduto nel frattempo? Per cercare di capirlo sono
andato a vedere in anteprima il Kolossal di Peter Jackson.
Il film è grandioso, a volte in senso deteriore, ma trasmette
emozioni e rispetta la mitologia tiolkieniana. Ed è bello
conoscere di persona personaggi finora conosciuti per lettura;
prendono corpo e vita le parole, si anima il lungo cappello di
Gandalf.
L'unico precedente cinematografico dell'opera di Tolkien era
la versione cartoon che vidi vent'anni fa, più per spirito
comunitario che per amor dell'opera. Non amavo gli hobbit e
non mi piaceva questo ripiegamento dei giovani di destra nella
dimensione fiabesca della fantasy e dei mezzi uomini dai piedi
pelosi. Naturalmente mi sbagliavo, ma la mania di Tolkien la
consideravo allora una fuga dalla realtà, frutto dell'incapacità di
affrontare il mondo, preferendo rifugiarsi nei castelli della
fantasia.
Tolkien dava una rappresentazione fiabesca del Mondo della
Tradizione, come l'avevano descritto Evola e Guénon; quasi un
modo per coltivare l'infanzia ed insieme la schizofrenia tra un
mondo magico di eroi, di maghi e di demoni ed il mondo della
vita quotidiana.
Ricordo in quegli anni le riviste e rivistine dell'ambiente
militante della destra dedicate a La Contea, agli Elfi, alla Terra
di mezzo; ricordo il gruppo musicale dedicato alla Compagnia
dell'Anello; ricordo, da partecipante, il campo Hobbit dove si

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dettero appuntamento i ragazzi di destra in un luogo che non
era la Nuova Zelanda, ma più modestamente Montesarchio,
poco amena località presso Benevento. Pareva un campo di
concentramento, ma allora eravamo grati a Generoso Simeone
che organizzò quel raduno. Per la prima volta i giovani di
destra si ritrovavano insieme per motivi che con la storia e la
politica, la nostalgia e la guerra, non c'entravano affatto. E si
liberavano dalla volontà di potenza: in fondo la saga di Tolkien
era rivolta contro il potere e il suo desiderio.
Quell'universo tolkieniano aveva dato un legame
comunitario a quell'ambiente, lo aveva traghettato su sponde
diverse dove la natura e la mitologia prendevano il posto della
storia e dell'ideologia e aveva consentito di coltivare nostalgie
meno laceranti e meno pericolose; ma proprio quell'innocuità
da hobbit, che per me erano una variante dei puffi, mi pareva
una fuga ed una resa. Tolkienismo, malattia infantile del
tradizionalismo. E poi trovavo noioso quel librone.
Adesso che gli Hobbit colonizzano gli States, coinvolgono
masse di spettatori, popolano il mercato e signoreggiano la
fiction, e grazie alla tecnologia più moderna introducono la
dimensione magica e arcaica nel nostro secolo profano,
comincio a pensare che quei giovani sognatori di Frodo fossero
gli ignari precursori di un bisogno profondo, diffuso e
insoddisfatto del nostro tempo.
Era l'epoca in cui la sinistra giovanile viveva tra il
comunismo e l'anarchia. La fuga dal presente cresceva anche
da quelle parti, ma anziché inseguire tempi lontani e medioevi
dello spirito, come facevano i ragazzi di destra, a sinistra
inseguivano miti esotici e rivoluzioni premoderne,
ondeggiando tra Mao, Ho-chi-min e il Che.
L'altrove delle destra era fuori dal nostro tempo; l'altrove
della sinistra rivoluzionaria era fuori dal nostro spazio
capitalistico-occidentale. L'unico Medioevo che si affacciò a
sinistra fu quello che poi assunse le fattezze letterarie del Nome
della rosa; ma il loro Tolkien era l'Eco dell'illuminismo e del
progressismo. Un Tolkien a rovescio. A destra no, Tolkien

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ridava fiato all'immaginario simbolico del Graal, di Re Artù e
perfino della Divina Commedia col suo cammino iniziatico
dagli inferi al cielo; e lo faceva mettendo per la prima volta
d'accordo giovani cattolici e giovani pagani. Il sacro si
incontrava con il santo, il mito con la storia sacra, e gli elfi
apparivano un po' angeli e un po' dei, un po' fate e un po'
madonne. E questa ambiguità cristiano-pagana è rispettata nel
film di Jackson. Che a volte deborda tra Godzilla e la fiction-
computer, ma alla fine regge.
Dell'universo tolkieniano non amavo la rappresentazione
troppo infantilmente manichea della lotta tra il Bene e il Male.
Mi guardavo intorno e vedevo emergere soprattutto il Grigio, la
confusione di bene e male o la loro anemia, l'indifferenza ad
entrambi, il meschino vivere al di qua del bene e del male. Al
cinema, ammettiamolo, il male fa più spettacolo del bene, e qui
si vede. Ma anche sui giornali fa più notizia.
Ma ora perché nessuno più ricorda i libri di culto della
sinistra giovanile negli anni Settanta ed esplode invece il libro
che piaceva ai ragazzi di destra? Come mai la colta sinistra ha
ceduto il libro all'incolta destra dei boschi? Perché le letture
sulla fine del capitalismo e sulle lotte operaie mutano col
mutare dei tempi; e invece il bisogno di coltivare mondi
ulteriori, di viaggiare in dimensioni fantastiche, di passare
dall'inferno al paradiso, ce lo portiamo dentro di noi, sempre.
Il mito abita dentro alla nostra anima, e niente può sfrattarlo;
il senso del sacro è una dimensione radicale, costitutiva del
nostro essere uomini. Possiamo figurarlo in modi diversi, ma
non sopprimerlo.
Ma perché proprio ora esplode Il Signore degli anelli? E'
solo frutto di un'accorta e costosa operazione di marketing? Ma
no, quella c'è, sicuramente. Ma non basta a spiegare perché
proprio ora. C'è la svolta del millennio che alimenta visioni
millenaristiche, certo; ma neanche quello basta a spiegare il
successo e l'attesa di un'opera del genere.
E' che da quando il mondo ha scoperto di essere dentro
un'unica dimensione, chiamata globale, si avverte ancora più il

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bisogno di abitare anche un'altra città non dominata dalla
tecnica e dall'economia. Una città dell'anima e dei sogni, dove
abitano i desideri e le pulsioni, i sentimenti e i valori negati
nella realtà. E' il bisogno di connettersi a un aldilà, a un'altra
dimensione, la necessità di trascendere il nostro io piccino e
quotidiano, il nostro presente meschino e profano.
Non sappiamo vivere senza un aldilà, un alter mundus,
come diceva Petrarca (che il mio stupido computer corregge in
Tetrarca). Oltre la fisica cerchiamo una metafisica. Anche
puerile, anche inattendibile, fantasiosa, ma ne abbiamo bisogno
come il pane. Perché siamo liberi solo se non siamo inchiodati
ad un mondo, ad una serie di fatti, di cose e di sequenze
obbligate; ma se abbiamo la possibilità di uscire, di vedere le
stelle, di immaginare altre possibilità oltre quella che stiamo
vivendo.
Non solo i pantaloni, ma anche la mente ha le sue tasche,
dove tintinnano altre monete che non sono gli euro. E' la
moneta del sogno.

Marcello Veneziani

IL SIGNORE DEGLI ANELLI


Tra i tanti lettori del "Il Signore degli anelli" ci sono anch'io.
Forse non peccherò di modestia se mi azzardo a dire che ora
voi morite dalla voglia di sapere cosa ne penso del libro che ha
rivoluzionato, nel suo genere, la letteratura moderna. La chiave
del mio pensiero è in alcune proposizioni che ho copiato da
alcuni articoli di giornali che riguardavano sia il libro che
l'autore e che qui riporto: "Forse questa è la caratteristica più
insolita del romanzo che ha il potere di richiamare in vita
epoche e mondi perduti", "L'avventura si apre
improvvisamente per chi non la cercava", "Tolkien ci dice
come la fiaba non sia patrimonio di bambini, né terra di adulti,
ma sia ricchezza dell'uomo intero, ne racconti la verità e il
significato", "La fiaba è un'evasione dal carcere delle realtà
transitorie: il Vangelo è la fiaba suprema", "Il romanzo di

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Tolkien è in realtà un'allegoria della condizione umana che
ripropone in chiave moderna i miti antichi", "Ricordiamo
quando bambini la magia era il nostro pane, la realtà un
burattino e noi il burattinaio", "Il Signore degli anelli è
l'affresco della nostra vita limpido e luminoso, giocati sui toni
di un'epopea cavalleresca, di una leggenda". Tutte le
proposizioni o pensieri che ho riportati, avrete notato, si
rivolgono all'uomo, alla sua esistenza, al suo mondo, alla sua
crescita, alla sua conoscenza, alla sua innocenza, alla sua
vita… "Alla sua vita", ecco, per me il Signore degli anelli è la
nostra vita interiore che subisce lo scontro con la nostra vita
esteriore.
Noi quando veniamo al mondo siamo all'oscuro di tutto;
viviamo in un altro mondo dove tutto è bello, semplice, chiaro,
pur vivendo nello stesso mondo dove non tutto è bello,
semplice, chiaro e abbiamo, nella maggior parte dei casi chi ci
protegge e si preoccupa per noi… In un certo senso nel Signore
degli anelli chi meglio degli Hobbit ci ripropone quella prima
fase della nostra vita accennata.
Gli Hobbit, piccoli esseri che vivono spensierati e sicuri
nella loro terra; mangiano, dormono, trascorrono il tempo nei
migliori dei modi e tutto è bello nella loro terra, non esiste il
male, non sanno che cos'è il male, sono all'oscuro di tutto e
così anche noi all'inizio della nostra vita. Ma poi pian piano gli
anni trascorrono e inevitabilmente il nostro piccolo e pacifico
mondo ha lo scontro con altri piccoli e pacifici mondi che a
loro volta hanno tutti lo scontro con l'unico grande mondo che
è quello degli adulti, quello dei bambini diventati uomini.
Il mondo degli adulti è molto diverso: è complicato, cattivo,
falso e il male ha trovato la sua fissa dimora, così è nel Signore
degli anelli è il regno di Sauron, l'"Oscuro Signore".
Il regno di Sauron è orribile, mostruoso, triste, ci si perde
facilmente con la paura di essere assaliti da creature strane,
malvagie, orripilanti. Ecco che a questo punto "l'avventura si
apre per chi non la cercava" e come l'hobbit acquista carattere,
impara a conoscere il male e a fronteggiarlo, a combatterlo e a
sconfiggerlo e diventa il protagonista del racconto e da lui
dipenderà la vittoria sul male dopo avventure che metteranno a
dura prova il piccolo essere che non chiedeva altro dalla vita
che restarsene nella sua terra con le comodità che le offriva;
così il bambino, divenuto adolescente sarà messo a dura prova

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affinchè impari a riconoscere il bene e a saper combattere e
sconfiggere il male che quando meno se lo aspetta gli si
presenta sotto le forme più svariate e ingannatrici.
L'adolescente diventa il protagonista della sua vita."Tutto
intorno si fa ombra e finzione come di sogno e l'ansia e il
desiderio inappagato dello spirito costituiscono appunto la
magia che forma e dissolve e tramuta senza tregua la grande
foresta incantata delle illusorie parvenze".
Certamente come l'hobbit non è solo, ma stanno con lui
coloro che lo aiutano: Mithrandir o Gandalf, il mago; gli elfi,
spiriti belli, beati e immortali; gli uomini, fragili e mortali; i
nani, barbuti e rozzi…; così l'adolescente è aiutato dai genitori,
dagli amici, dalla religione…Molti sono gli ostacoli nel fatale
andare di entrambi, molti i pericoli, le sconfitte; la natura ora
sarà con e ora contro, amica e nemica, insegnerà e arricchirà di
esperienze e si rivolterà contro chi le farà del male; ma
coraggio, amore, speranza, amicizia, sapienza, fede… spingono
entrambi i protagonisti fino alla vittoria. Dolce e inebriante è la
vittoria per l'adolescente che ha vinto la sua battaglia; il male è
sconfitto tutto è più chiaro; ora può entrare nel mondo degli
adulti, è diventato uomo con le sue sconfitte e le sue vittorie,
nel bene e nel male, nel bello e nel brutto, con le sue debolezze,
con le sue esperienze, con le sue idee, con le sue capacità…
Chi l'ha aiutato scompare apparentemente dalla sua vita.
Qualche rimpianto per il mondo lasciato? Certo, perché quello
in cui è entrato a far parte è faticoso, è fatto di alti e di bassi, di
giustizie ed ingiustizia, di sofferenza e di gioia…ma alla fine ci
sarà la ricompensa per chi l'avrà meritata, questo è sicuro.
Anche nel "Il Signore degli anelli" l'hobbit, Frodo, ce l'ha
fatta, ha distrutto l'anello pericoloso per il male che
racchiudeva, il bene trionfa e per il mondo inizia una nuova Era
che sarà solo di uomini; gli altri esseri favolosi: stregoni, nani,
elfi…scompaiono. Gli orchetti, i nazgul o ulairi… sono quegli
adolescenti che si sono arresi alle prime difficoltà perché non
aiutati o perché attirati, trascinati, trasportati dal male che li ha
resi schiavi. Gli anelli: nove per gli uomini, sette per i nani, tre
per gli elfi e l'unico anello che è l'insieme di tutti gli anelli,
rappresentano le diverse forme di male che colpiscono
l'adolescente: ignoranza, indifferenza, sesso, denaro, potere,
superbia…

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Questo che ho scritto, è ciò che ho pensato, dopo aver letto
"Il Signore degli anelli", ma non è tutto perché il libro è così
complesso e così libero che dà tanti spunti e argomenti da
discutere e approfondire e che io non ho toccato come: canti,
leggende, fiabe, cavalieri, lingua…d'altronde lo stesso Tolkien
non ha mai dato una sua versione del "Il Signore degli anelli",
ma si è limitato a dire: "Queste fiabe sono sbocciate nella mia
mente come entità separate e concrete; ho sempre avuto la
sensazione di registrare ciò che già esisteva, non di inventare
un mondo nuovo".
"Col passare del tempo le vecchie leggende per Tolkien
diventano il veicolo e il deposito delle sue più profonde
meditazioni". "Solo la vita è insieme di immaginazione,
fantasia, culto, fiaba, leggenda, poesia, magia, realtà,
mitologia…". "Il mistero nella vita è grande". "L'universo è un
gran libro aperto all'occhio dell'uomo; questi tormentato dal
desiderio di conoscere il vero, lo sfoglia e cerca e cerca: ma
invano. Il tempo passa, passano gli uomini, il mistero
permane".

Sara Carnicella

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