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L’Imperatore d’Austria che Papa Wojtyla tanto ammirava

Scritto da Administrator
Sunday 01 May 2011
di Renzo Allegri (ZENIT.org)

Due eccezionali protagonisti della storia del secolo Ventesimo. Due persone che non si sono mai conosciute
su questa terra, ma che erano legate dalla fede cristiana, dalla pratica eroica delle virtù evangeliche nella vita
quotidiana e anche da un sottile e misterioso dettaglio affettivo: avevano avuto al battesimo lo stesso nome,
Carlo.

In genere, nei libri biografici di Papa Giovanni Paolo II non si trova alcun cenno a questo dettaglio. Dai registri
parrocchiali si sa che venne battezzato con due nomi: Karol Jozef (Carlo Giuseppe). Tutti i biografi hanno
sempre scritto che il primo nome ricordava il padre del futuro Papa, che si chiamava appunto Karol (Carlo),
mentre il secondo, Jozef, gli era stato dato in omaggio al generale Pilsudski, l’eroe fondatore della Repubblica
Polacca.

Ma recentemente su questo argomento ho raccolto una testimonianza nuova e inedita. Uno dei tre figli viventi
dell’Imperatore Carlo I Suoi altezza imperiale reale Arciduca Rodolfo, mi ha raccontato che lo stesso Giovanni
Paolo II gli ha rivelato perché al battesimo fu chiamato Carlo. "Fu durante un’udienza privata che Papa
Wojtyla concesse alla mia famiglia", mi ha raccontato l’Arciduca Rodolfo. "C’erano i miei figli, con le loro
famiglie e c’era anche mia madre, l’Imperatrice Zita. Il Papa ci accolse con grande cordialità. Parlò con
grande entusiasmo di mio padre, l’Imperatore Carlo. E rivolgendosi a mia madre, la chiamava “la mia
Imperatrice” e ogni volta si inchinava verso di lei. Ad un certo momento disse: “Sapete perché al battesimo io
fui chiamato Carlo? Proprio perché mio padre aveva una grande ammirazione per l’Imperatore Carlo I, di cui
è stato un soldato".

Due eccezionali protagonisti della storia del secolo Ventesimo. Due persone che non si sono mai conosciute
su questa terra, ma che erano legate dalla fede cristiana, dalla pratica eroica delle virtù evangeliche nella vita
quotidiana e anche da un sottile e misterioso dettaglio affettivo: avevano avuto al battesimo lo stesso nome,
Carlo.

In genere, nei libri biografici di Papa Giovanni Paolo II non si trova alcun cenno a questo dettaglio. Dai registri
parrocchiali si sa che venne battezzato con due nomi: Karol Jozef (Carlo Giuseppe). Tutti i biografi hanno
sempre scritto che il primo nome ricordava il padre del futuro Papa, che si chiamava appunto Karol (Carlo),
mentre il secondo, Jozef, gli era stato dato in omaggio al generale Pilsudski, l’eroe fondatore della Repubblica
Polacca.

Ma recentemente su questo argomento ho raccolto una testimonianza nuova e inedita. Uno dei tre figli viventi
dell’Imperatore Carlo I Suoi altezza imperiale reale Arciduca Rodolfo, mi ha raccontato che lo stesso Giovanni
Paolo II gli ha rivelato perché al battesimo fu chiamato Carlo. "Fu durante un’udienza privata che Papa
Wojtyla concesse alla mia famiglia", mi ha raccontato l’Arciduca Rodolfo. "C’erano i miei figli, con le loro
famiglie e c’era anche mia madre, l’Imperatrice Zita. Il Papa ci accolse con grande cordialità. Parlò con
grande entusiasmo di mio padre, l’Imperatore Carlo. E rivolgendosi a mia madre, la chiamava “la mia
Imperatrice” e ogni volta si inchinava verso di lei. Ad un certo momento disse: “Sapete perché al battesimo io
fui chiamato Carlo? Proprio perché mio padre aveva una grande ammirazione per l’Imperatore Carlo I, di cui
è stato un soldato".

Testimonianza molto significativa che spiega la costante ammirazione manifestata sempre da Giovanni Paolo
II per l’Imperatore austriaco. Aveva imparato a conoscerlo dal proprio genitore, Karol Wojtyla senior, che era
stato sottufficiale del 56° reggimento di fanteria dell’esercito austroungarico, quindi soldato dell’Imperatore
Carlo I°. Fin da allora, Karol Wojtyla senior aveva intuito la grandezza morale e spirituale del suo Imperatore e
se ne era entusiasmato al punto da dare al proprio figlio quel nome. E, mano a mano che il figlio cresceva, gli
trasmetteva la vera storia di quell’Imperatore, confutando le dicerie e le calunnie diffuse da coloro che lo
avevano cacciato dal trono.

Così, anche il futuro Papa imparò ad apprezzare il giovane e sfortunato Imperatore austriaco, vedendo in lui
una rara e fulgida figura di sovrano giusto e leale, generoso e amorevole, pronto a qualsiasi sacrificio
personale per il bene del popolo. Per questo, da Papa, ne sostenne apertamente e con entusiasmo il
processo di beatificazione e quando potè celebrare la solenne cerimonia lo fece con gioia, indicando il
sovrano austriaco come modello per tutti gli uomini politici.

Quando, nel 2004, venne diffusa la notizia che l’Imperatore Carlo I° d’Austria sarebbe stato beatificato, molti,
anche in ambito cattolico, si meravigliarono. Trovavano strano che un Imperatore, cioè un uomo appartenente
al mondo dei nobili, dei ricchi, dei potenti della terra potesse diventare santo.

I giornali ricordarono figure del passato: Re Stefano d’Ungheria, Sant’Agnese di Praga, Sant’Elisabetta
d’Ungheria, Sant’Enrico II Imperatore, Santa Brigida di Svezia, San Luigi IX re di Francia, San Ferdinando re
del Portogallo eccetera, sottolineando, però, che si trattava di “regnanti” vissuti in tempi molto lontani, quando
i processi di beatificazione non erano rigorosi come lo sono ora, mentre Carlo I d’Austria era morto nel 1922,
all’inizio del secolo scorso, meno di cento anni prima. Era un uomo giovane, intelligente, colto, bello, marito di
una principessa bellissima, Zita dei Borboni Parma, dalla quale aveva avuto otto figli. Per la mentalità
moderna, sembrava impossibile che una persona del genere avesse esercitato le virtù evangeliche in
maniera eroica al punto da meritare la gloria degli altari.

Su di lui inoltre circolavano molti pregiudizi. Gli storici laici lo avevano sempre definito “un debole e un
incapace”. Salito al trono nel 1916, quando era in pieno svolgimento la Prima guerra mondiale, lo incolpavano
di non essere stato capace di vincere la guerra. Per questo, dopo il conflitto era stato esiliato dal suo Paese.
Ma, poi, alla luce di una grande mole di documenti emersi al processo di beatificazione e di altri studi
pubblicati dopo quel processo, si è scoperto invece che l’Imperatore Carlo I fu un politico lungimirante, che
voleva il “bene vero” dei suoi sudditi, che aveva grandi idee d’avanguardia per l’Europa.

"Sì, il processo di beatificazione ha molto contribuito a cambiare il giudizio che gli storici avevano sempre
dato su mio nonno", dice l’arciduchessa Catharina d’Austria, figlia dell’arciduca Rodolfo. "Finalmente, molti
studiosi hanno cominciato a mettere da parte i pregiudizi derivanti dal fatto che mio padre era un cattolico
praticante, e hanno iniziato a valutarne obbiettivamente le idee politiche, constatando che erano geniali".

Trentasei anni, laureata in Giurisprudenza e specializzata in Scienze politiche, Catharina d’Austria è autrice di
vari saggi storici sui personaggi della propria famiglia e, naturalmente, anche lei grande appassionata della
storia del suo illustre nonno

"Oggi per fortuna, molti riconoscono che mio nonno fu un illuminato pacifista, uno dei primi convinti sostenitori
di una Grande Europa Unita, basata non sui conflitti armati ma sulla cooperazione, sul rispetto delle
minoranze, delle autonomie, delle culture e delle singole persone. Se fosse stato ascoltato, l’Europa unita
sarebbe nata molto prima, e certamente non ci sarebbero stati gli orrori della terribile Seconda guerra
mondiale".

L’arciduchessa Catharina d’Austria, che ha sposato un italiano, il conte Massimiliano Secco d’Aragona,
cittadino bresciano, è promotrice di varie iniziative a favore della conoscenza vera dell’Imperatore Carlo I
d’Austria. A Brescia, dove spesso vive con il marito e i due figli, Costantino, 8 anni, e Nicolò, 6, ha patrocinato
un centro culturale e religioso che ha lo scopo di far conoscere ed apprezzare la vita, l’opera e la santità del
Beato Imperatore Carlo d’Austria. Questo centro ha sede nella parrocchia di San Gottardo, dove si
conservano alcune reliquie dell’Imperatore. Al movimento hanno aderito importanti personalità del mondo
cattolico, uomini politici, professori universitari, vescovi e prelati illustri. In quel centro, gestito dal parroco
monsignor Arnaldo Morandi, si tengono convegni, conferenze, dibattiti per approfondire la conoscenza della
politica cristiana di Carlo I Imperatore.

"Io sono la più piccola dei nipoti dell’Imperatore Carlo I", dice l’arciduchessa Catharina. "Ho imparato a
conoscerlo soprattutto attraverso i racconti di mia nonna, l’Imperatrice Zita dei Borboni Parma. Passava molto
tempo nella nostra casa a Bruxelles e io, essendo la più piccola, ero un po’ la sua coccola. Era religiosissima.
Fu lei a insegnarmi il catechismo e a prepararmi per la Prima Comunione. Parlava sempre del nonno. Ne
parlava con tale trasporto che era impossibile non rimanere affascinati. E, dai suoi racconti, mi sono fatta
l’idea che il nonno non fu un santo solo da adulto, da Imperatore, ma da sempre, da ragazzo, da giovane, da
fidanzato. Un grande santo".

A Roma, intanto, l’avvocato Andrea Ambrosi, postulatore della causa di beatificazione dell’Imperatore Carlo I
d’Austria, sta lavorando per l’ultima tappa del processo: la “canonizzazione”, cioè la proclamazione della
santità. Per raggiungere questo traguardo, la Chiesa richiede l’approvazione di un nuovo miracolo, avvenuto
dopo che il soggetto era stato proclamato beato. E questo miracolo per l’Imperatore d’Austria Carlo I c’è già.
Riguarda una signora americana, Tamara Staggs, di Orlando, in Florida. Nel 2002 fu colpita da tumore
maligno alla mammella. Fu operata e sottoposta a chemioterapia, ma nel 2004 il male si ripresentò più grave,
con metastasi anche al fegato. Medicine e terapie risultarono inutili. La situazione precipitava. I medici dissero
che all’ammalata restavano pochi mesi di vita.

I coniugi Melancon, amici della signora Tamara, ma amici anche della famiglia del beato Carlo, dalla quale
avevano ricevuto in dono una reliquia, cominciarono a pregare l’Imperatore per la guarigione della signora
Tamara. La cosa sembrava un po’ “difficile” perchè la signora Tamara non era di religione cattolica, ma
riuscirono egualmente a coinvolgerla nelle preghiere e, all’improvviso, arrivò la guarigione.

Il 19 gennaio 2005, una TAC evidenziava, in modo del tutto inatteso, la completa scomparsa delle metastasi
epatiche. Successivi controlli, ripetuti periodicamente – l’ultimo nell’ottobre 2008 – hanno dimostrato che del
male non c’è più alcuna traccia.

A Orlando è già stato fatto il processo diocesano per questa guarigione con le deposizioni giurate di tutti i
testimoni e dei medici. L’incartamento è già a Roma. "Sono trascorsi tre anni dalla guarigione, quindi va
ritenuta inconfutabile", dice il postulatore avvocato Ambrosi. "Ho già fatto esaminare il caso anche a un
famoso oncologo dell’Università 'La Sapienza' di Roma, che lo ha ritenuto validissimo. Però, per avere la
certezza assoluta, ho deciso di aspettare fino al 2010, cioè cinque anni dopo la guarigione. E sono certo che
questo miracolo farà diventare presto Santo l’Imperatore d’Austria".
Ultimo aggiornamento ( Sunday 01 May 2011 )