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Come innaffiare una Phalaenopsis??

La prima orchidea di un neofita è quasi sempre una Phalaenopsis ed inevitabilmente la


prima domanda che ci si pone è: come e quando innaffiarla?

Innaffiare una Phalaenopsis è una delle domande più frequenti che i neofiti si pongono
poichè c''è sempre il timore d'innaffiare nella maniera sbagliata, di fornire troppa o
poca acqua, ma in realtà la questione non è poi così spinosa come sembra.

Per innaffiare nella giusta maniera bisogna prendere in considerazione alcuni elementi:

1) tipo di substrato ;

2) la stagione;

3) tasso di umidità ambientale.

Vediamo più da vicino questi 3 fattori:

1) se nel vaso è presente bark (corteccia) miscelato con torba, le innaffiature dovranno
essere molto moderate ed effettuate a distanza di tempo perchè la torba tenderà a
trattenere un eccessivo quantitativo di acqua che potrà far marcire le radici. In
presenza di torba, quindi, usate davvero poca acqua, se possibile innaffiate con uno
spruzzino vaporizzando il substrato superficiale, in questa maniera il substrato non
s'inzuppera ma si inumidirà al punto giusto ed in maniera leggera.

Vaso contenente torba e bark= inadeguato


Innaffiate solo quando le radici assumono una colorazione argentea e quando la torba
presente nel vaso è quasi asciutta. Ulteriore consiglio: cambiate il prima possibile il
substrato contenente torba con un substrato di solo bark, così facendo avrete meno
possibilità d'innescare marciumi radicali.

1.1) se nel vaso è presente solo bark allora la questione innaffiature sarà molto più
semplice: innaffiate quando le radici assumono una colorazione argentea e
vaporizzate giornalmente il bark superficiale principalmente in primavera-estate mentre
in autunno inverno vaporizzate il bark superficiale di tanto in tanto (ogni 3-4 giorni).

Vaso contenente solo bark=adeguato

2) Anche la stagione incide sulle innaffiature e naturalmente occorre diradare le


innaffiature e usare piccoli quantitativi di acqua durante l'autunno-inverno;

2.2) in primavera/estate sia il quantitativo che la frequenza delle innaffiature vanno


incrementati.

3) Se durante l'autunno inverno le temperature negli ambienti casalinghi non sono


particolarmente elevate e si aggirano intorno ai 18-20°C il tasso di umidità ambientale
potrebbe essere abbastanza significativo e agevolare l'insorgere di marciumi soprattutto
in seguito a vaporizzazioni eccessive delle foglie.

Per questo motivo fate attenzione alle nebulizzazioni nei periodi freddi e qualora sia
necessario vaporizzare fatelo al mattino o nel primo pomeriggio in maniera tale da
permettere alle foglie di asciugare bene prima di sera.

Fate altresì molta attenzione ai tempi di asciugatura in quanto nonostante l'accensione


dei caloriferi i tempi di asciugatura di substrato e radici sono abbastanza rallentati per
cui i marciumi possono manifestarsi con molta facilità.
La maggior parte degli ibridi di Phalaenopsis che troviamo sugli scaffali dei negozi, delle
grandi catene di distribuzione tra i quali Ikea, centri commerciali vari ecc. sono vendute
in vasi con substrati non adeguati per la salute delle Phalaenopsis e delle orchidee in
generale. La maggior parte di queste orchidee sono invasate in vasi contenenti piccoli
pezzi di corteccia (di scarsa qualità) ed un certo quantitativo di torba. Quest'ultima
come ho già detto è purtroppo la principale causa di marciumi radicali dovuti ad eccessi
d'acqua è quindi buona norma svasare la pianta il prima possibile e rinvasare con solo
bark.

CONSIGLI DI COLTIVAZIONE

PER LA RIUSCITA DELLE VOSTRE COLTIVAZIONI

LA TEMPERATURA

Le orchidee vengono suddivise in tre grandi gruppi in base alle esigenze di temperatura: orchidee da
serra fredda , temperata e calda.

Le piante che sono originarie di basse altitudini, vale a dire dal bordo del mare a circa 800 metri e
che vivono in un’atmosfera calda e umida dovranno essere coltivate durante l’inverno in un
ambiente riscaldato: serra, veranda o appartamento; il locale di coltivazione dovrà assicurare anche
un buon grado di umidità con le temperature notturne invernali di circa 17-18°.
Le specie che vivono dagli 800 ai 1500 metri sono le più numerose; esse beneficeranno di
temperature intermedie e si adattano molto bene alla coltivazione in appartamento se doniamo loro
una differenza di temperatura tra il giorno a la notte di almeno 4-5 gradi. Una temperatura troppo
stabile notte e giorno non permette loro di avere una adeguata induzione a fiore e la vegetazione
continuerà tutto l’anno senza un adeguato periodo di riposo, la temperatura notturna invernale
consigliata per queste specie è di circa 14-16°

Le specie delle regioni fredde e quelle che vivono in altitudine esigono temperature più fresche. Un
locale leggermente riscaldato ci permetterà di avere la temperatura ideale di circa 10-14°.
Variazioni di temperatura tra notte e giorno sono essenziali per una buona induzione a fiore.

Qualche consiglio pratico perché le vostre piante sopportino meglio le alte temperature estive:
-se è possibile mettetele all’esterno all’ombra sotto un albero o con un telo ombreggiante al 50% e
assicurate una buona ventilazione.
-innaffiatele copiosamente al mattino e vaporizzatele leggermente più volte al giorno, anche con un
impianto automatico.
-utilizzate un ventilatore nelle ore più calde della giornata e mantenete bagnato, se è possibile, il
pavimento, l’evaporazione contribuisce all’abbassamento della temperatura.
-non dimenticate che gli ibridi hanno le stesse esigenze dei loro genitori anche se in genere sono un
po’ più tolleranti.

LA LUCE

Tutte le piante abbisognano di luce per assicurare la fotosintesi. Le orchidee in coltivazione devono
ricevere molta luce, ma mai il sole diretto, soprattutto mai sole attraverso i vetri. Una pianta con
foglie erbacee, sottili o molto acquose potrebbe essere danneggiate dal sole diretto, con una finestra
soleggiata sarà necessario prevedere una tenda che attenui i raggi solari, inoltre sulle bruciature
delle foglie potrebbero installarsi dei funghi patogeni. Un’orchidea con foglie spesse e coriacee in
generale è una pianta che vive in regioni con una forte luminosità, questa sopporterà il sole in
inverno, in una veranda o una serra dovrà essere posizionata in alto vicino ai vetri e leggermente
ombreggiata in estate. Se le foglie sono di un colore verde scuro si tratta sicuramente di una pianta
che in natura vive in zone ombreggiate dunque una finestra a nord sarà l’ideale. Sono molto
importanti anche le ore di luce. Se non disponiamo di luce naturale sufficiente dovremo predisporre
un impianto per aumentare le ore di luce disponibili, tuttavia non dovremo lasciare accese le luci in
continuazione, anche in natura vi è l’alternanza notte e giorno.

INNAFFIATURE

La domanda più frequente che mi sento rivolgere da chi inizia a coltivare le orchidee è: ogni quanti
giorni devo bagnare la mia orchidea? E’ impossibile dire con che frequenza si deve innaffiare una
pianta, sono molto numerosi i fattori che determinano la frequenza delle annaffiature; la
raccomandazione, in linea generale, è di bagnare bene solo quando il composto è asciutto. La
frequenza e l’abbondanza delle annaffiature non sono uguali per le orchidee terrestri e per le epifite,
queste ultime non dispongono della riserva di acqua che hanno a disposizione le orchidee coltivate
in vaso per cui andranno innaffiate molto più frequentemente. Informiamoci sempre dai nostri
fornitori delle esigenze delle piante acquistate, in alcuni casi queste amano avere le radici a bagno!!!
Un buon sistema per stabilire quando è ora di annaffiare un’orchidea è di soppesare il vaso: quando
questo è pesante non dobbiamo dare ulteriore acqua perché questa è già presente nel substrato,
quando invece il vaso è leggero significa che tutta l’ acqua è evaporata e dunque è ora di annaffiare,
se non siamo sicuri del peso del vaso aspettiamo ancora un giorno è meglio non esagerare con
l’acqua.

La qualità dell’acqua

Molto importante è la qualità dell’acqua che utilizziamo per vaporizzare ed innaffiare le orchidee.
L’acqua piovana che filtra nel sottosuolo si arricchisce di carbonato di calcio (CaCo3). Il calcio
(Ca) è indispensabile per gli organismi umani e vegetali. Il calcio è presente nelle pareti delle
cellule delle orchidee, favorisce la rigidità degli steli e interviene nella maturazione dei frutti e dei
semi. Un'acqua ricca di calcare viene definita dura mentre quella povera di calcare viene definita
dolce. L’acqua troppo dura o troppo dolce è nefasta per la coltivazione delle orchidee. L’eccesso di
calcare (CaCo3) provoca un antiestetico deposito biancastro sulle foglie delle piante ed impedisce la
traspirazione e l’assorbimento di acqua da parte delle foglie inoltre danneggia anche il velamen
delle radici. Un’acqua troppo dolce provoca l’ingiallimento delle estremità delle foglie e la
comparsa di macchie nere sui bordi delle stesse.

Se utilizziamo per l’annaffiatura acqua piovana o acqua da osmosi inversa è bene aggiungere
sempre una piccola quantità di fertilizzante. Fate molta attenzione se utilizzate un’addolcitore
domestico per l’acqua che questo non ceda sodio all’acqua perchè molto dannoso.
Un altro parametro molto importante è il pH dell’acqua. Il pH indica l’acidità o l’alcalinità
dell’acqua, si misura su una scala da 0 a 14; un valore di 7 indica un’acqua neutra, al di sopra indica
un acqua calcarea mentre al di sotto un’acqua acida, naturalmente più ci avviciniamo agli estremi
della scala aumenta l’alcalinità o l’acidità. Il pH ideale per la coltivazione delle orchidee si aggira
intorno a 6 o 6,5.
Se si raccoglie acqua piovana bisogna evitare di raccogliere la prima pioggia dopo un lungo periodo
di siccità, questa sarà sicuramente piena di agenti inquinanti e molto acida. Conservatela inoltre in
un contenitore scuro altrimenti prolifereranno alghe ed altri organismi indesiderati.

Durante la visita alle nostre serre, se ci portate un campione della vostra acqua, possiamo verificare
gratuitamente per voi il pH e la salinità della stessa (previo appuntamento).
L’UMIDITÀ AMBIENTALE

Per umidità ambientale si intende la quantità di acqua, sotto forma di vapore, contenuta
nell’atmosfera , l’umidità ideale per le nostre piante si aggira intorno al 60% per le piante coltivate
in vaso, mentre quelle coltivate su zattera beneficeranno di un’umidità di circa il 70%. Tenete
presente che l’umidità è in relazione alla temperatura, più questa è elevata maggiore è la quantità di
vapore acqueo che potrà essere contenuta nell’atmosfera. Un’aria troppo secca stressa le piante,
l’estremità delle radici si secca, le foglie appassiscono e a lungo andare oltre che a compromettere
la fioritura può portare anche alla morte della pianta.

VENTILAZIONE

Le piante non devono vivere in un ambiente dove l’aria è confinata, aprite le finestre del vostro
locale di coltura quando la temperatura lo permette e prevedete sempre un ventilatore che garantisca
un buon ricircolo dell’aria, anche se le nostre piante amano un ambiente umido l’aria non deve
essere stagnante, una buona circolazione d’aria evita malattie e marciumi.

CONCIMAZIONI

I mezzi di coltura delle orchidee in genere non forniscono molti elementi nutritivi in quanto sono
abbastanza inerti; perciò le nostre piante trarranno sicuramente beneficio da una regolare
concimazione.
E’ dunque necessario per la loro crescita e fioritura apportare elementi minerali necessari.
-L’azoto per la crescita delle nuove vegetazioni le radici e le foglie.
-Il fosforo per la fioritura.
-Il potassio per i tessuti della pianta e la protezione contro le malattie.
E’ inoltre necessario che i nostri fertilizzanti contengano una giusta dose di oligoelementi. Cercate
concimi specifici per orchidea perché normalmente sono composti da materie prime pure, molto
solubili, che non cristallizzino di nuovo quando il composto tornerà ad asciugare. Rispettate le dosi
indicate e non concimate con composti troppo asciutti, eventualmente bagnate prima di concimare.
Il fertilizzante verrà dato per annaffiatura alle orchidee coltivate in vaso mentre per le epifite si
aggiungerà all’acqua delle vaporizzazioni. Non andranno concimate le piante durante il loro periodo
di riposo.
In commercio troviamo numerosi concimi con diversi titoli (i titoli sono quei numerini che si
trovano sull’etichetta delle varie confezioni ed indicano la percentuale dei vari elementi contenuti),
dobbiamo usare concimi con una più alta percentuale d’azoto nel periodo di massima crescita,
primavera ed estate; mentre nel periodo dove la crescita è più lenta utilizzeremo concimi con i vari
elementi in percentuali uguali, vi sono inoltre concimi per il periodo di fioritura dove sono più alte
le percentuali di fosforo e potassio; ogni 6-8 settimane è bene inoltre dare alle nostre piante del
nitrato di calcio, questo serve a irrobustire le pareti cellulari.

PERIODO DI RIPOSO

Le piante hanno un ciclo di vita che comprende periodi di crescita, di fioritura, di fruttificazione e di
riposo, in molti casi sono in relazione ai cicli stagionali. Durante il periodo di riposo le piante
rallentano le loro attività vitali per cui diminuisce il bisogno di acqua e sostanze nutritive e in alcuni
casi anche di calore, ma hanno sempre bisogno di luminosità. In molti casi il periodo di riposo
favorisce l’induzione alla fioritura.
Alcune orchidee, come le Phalaenopsis, non hanno bisogno di alcun periodo di riposo e la loro
crescita continua per tutto l’anno; altre, come alcuni tipi di Dendrobium, esigono periodi di riposo
molto marcati e prolungati; alcune specie di orchidee perdono completamente le loro foglie durante
il periodo di riposo. In ogni caso gli pseudobulbi non devono disidratarsi per cui leggere bagnature
o spruzzature potranno rendersi necessarie ed è bene mantenere comunque una buona umidità
ambientale con una buona luminosità. Alla fine del periodo di riposo non dobbiamo riprendere le
bagnature finché non inizia la nuova vegetazione e questo sarà anche il periodo per gli eventuali
rinvasi prima che le piante emettano le nuove radici che saranno molto fragili e potrebbero essere
danneggiate da rinvasi tardivi.
LA COLTIVAZIONE IN VASO

Un gran numero di orchidee, sia terrestri che epifite, si adattano ad essere coltivate in vaso, sebbene
questo sia un ambiente artificiale con alcuni semplici accorgimenti la coltivazione in un contenitore
avrà un eccellente risultato.

I vasi
I vasi in terracotta sono rustici, estetici e abbastanza pesanti da dare stabilità anche a piante
abbastanza pesanti. Sono realizzati con materiali porosi che permettono una rapida traspirazione
della acqua. D’altro canto i vasi in terracotta comportano anche notevoli svantaggi: la rapida
traspirazione provoca un abbassamento della temperatura del composto che se per alcune specie che
prediligono il fresco intorno alle radici può essere un vantaggio, per la gran parte delle orchidee
questo è nocivo. Il materiale poroso di cui sono composti assorbe il calcare dell’acqua e i sali
minerali delle concimazione ciò provoca un eccessivo aumento della salinità con conseguente
bruciature delle radici. E’ difficile provvedere ad una adeguata pulizia dei vasi usati. Le radici delle
orchidee epifite si attaccano saldamente alle pareti dei vasi in terracotta per cui durante i rinvasi è
praticamente impossibile svasarle senza romperle, anche rompendo il vaso, con conseguente danno
per la pianta. Per cui preferiamo sicuramente vasi di plastica. Questi sono economici, leggeri, poco
fragili, permettono di essere riutilizzati più volte previa una facile pulizia; le radici delle orchidee
epifite non si attaccano alle pareti del vaso per cui le operazioni di rinvaso sono molto facilitate,
inoltre il materiale plastico impedisce un troppo rapido disseccamento del composto con
conseguente raffreddamento dello stesso. Se usate sottovasi o portavasi fate attenzione che non
rimanga acqua a contatto del vaso, mettete del ghiaietto o delle biglie d’argilla sul fondo in modo
che il vaso resti sollevato da eventuali residui di acqua e crei nel contempo una certa umidità.
I composti
La premessa è che ogni coltivatore di orchidee ha il suo composto “miracoloso”, se voi parlate con
100 appassionati sentirete 100 pareri diversi.
Solo per alcune orchidee terrestri possiamo usare, come per le comuni piante verdi d’appartamento,
del terriccio, per tutte le orchidee epifite dovremo usare composti che trattengano l’umidità ma
lascino circolare molta aria intorno alle radici.

Attualmente tutti i composti per orchidea sono a base di corteccia di pino con l’aggiunta di altri
materiali in varie percentuali, la corteccia di pino ha la proprietà di trattenere l’umidità senza
compattarsi eccessivamente, di durare abbastanza a lungo senza decomporsi e di lasciar circolare
l’aria a livello radicale. La pezzatura della corteccia da usare per i rinvasi dipende dal tipo di radici
delle nostre piante e dalla dimensione dei vasi usati; per vasi di piccole dimensioni è giocoforza
usare la pezzatura più fine che useremo anche per piante con radici di dimensioni sottili, mentre per
vasi più grandi e per piante con radici grandi useremo una pezzatura maggiore. Non usiamo
corteccia per pacciamatura, questa generalmente è ottenuta da abeti con molta resina e a volte
raccolta in zone vicine al mare per cui può contenere dei residui di sale dannoso per le radici e la
pezzatura è generalmente troppo grossolana, facciamo anche attenzione se vogliamo raccogliere noi
stessi la corteccia nei boschi, questa non dovrà contenere troppa resina, dovrà essere ben pulita, che
non inizi già a decomporsi e che non vi siano nascosti insetti o lumache. Anche i composti che si
trovano già pronti in vendita nelle giadinerie in genere contengono molta torba e altri materiali che
trattengono l’acqua molto a lungo con il rischio di marciumi radicali.

Alla corteccia possiamo aggiungere altri materiali che, in base alle loro caratteristiche, potranno o
trattenere una maggiore quantità di acqua o di aerare i nostri composti. I materiali che trattengono
meno acqua sono:
-corteccia di pino, di cui abbiamo parlato
-fibra di cocco, è un materiale che non si decompone facilmente, molto usato in Asia per la
coltivazione
-carbonella, scegliete un prodotto che non sia impregnato di acceleranti per la combustione, questi
sono tossici per le orchidee
- polistirolo, scegliere un prodotto non colorato
- perlite, prodotto industriale usato per l’isolamento, trattiene circa il 40% di acqua, è neutra e
arieggia i composti.
-lava vulcanica, roccia macinata, qualche coltivatore la usa per coltivare Paphiopedilum e
Phragmipedium
Materiali che trattengono l’acqua sono:
-torba fibrosa, quando è bagnata impiega molto tempo ad asciugare, evitare torba troppo fine e
arricchita di fertilizzanti.
-sfagno, muschio naturale che cresce nelle paludi (in Italia è protetto). Quello che si trova in
commercio si trova secco e compresso, proviene dal Cile e dalla Nuova Zelanda, da usare previa
reidratazione in acqua abbondante; è un prodotto molto valido che possiede numerose virtù:
favorisce la radicazione di piante debilitate, tagliato a pezzetti si usa mescolato ai composti, assorbe
una gran quantità di acqua (circa 20 volte il peso secco), anche bagnato contiene aria, se secco si
reidrata alla prima annaffiatura, ha una azione antibatterica, infatti anticamente veniva usato sui
campi di battaglia per metterlo sulle ferite, inoltre dura molto tempo ed è pressoché imputrescibile.
-biglie d’argilla, utilizzare quelle per idrocoltura non quelle per edilizia
-lana di roccia, trattiene l’acqua per lunghi periodi da utilizzare solo per piante che devono sempre
essere umide
-felce arborea, commercializzata in lastre o panieri quando è bagnata trattiene l’acqua molto a
lungo.

RINVASO
Perché rinvasare
perché le piante sono cresciute e escono dal vaso, perché il substrato di coltura è vecchio i pezzi di
corteccia si sono decomposti l’acqua viene trattenuta e non sgronda più con facilità, si sono
accumulati concimi e sali minerali che rendono il composto acido e salato.
Quando rinvasare
-Normalmente a primavera quando inizia la nuova vegetazione, non attendiamo troppo a lungo
rischieremmo di rompere le nuove radici che crescono molto velocemente.
-In qualsiasi momento dell’anno se ci accorgiamo che le radici hanno problemi, sono marcite, le
foglie sono a “orecchie di Cocher”.
-Dopo la fioritura, soprattutto se avete molte piante , per evitare di dover rinvasare tutto nello stesso
periodo.
- Rinvasare ogni 2-3 anni anche se la pianta sembra non necessiti di rinvaso, eventualmente non
aumentate la dimensione del vaso sostituite solo il vecchio composto, un rinvaso frequente
mantiene le piante in buona salute.

COLTIVARE LE EPIFITE

Le orchidee epifite devono essere coltivate in modo che le loro condizioni siano il più possibili
simili alle condizioni naturali. Numerosissime orchidee possono essere coltivate in ambiente
domestico, con un minimo di cure esse ci regaleranno fioriture spettacolari.

Il modo migliore è installarle su rami o pezzi di corteccia, questo però implica un ambiente di
coltura che sia adeguato alle loro esigenze; umidità e luminosità devono essere controllate e la
possibilità di bagnarle regolarmente deve essere assicurata. Non avendo a disposizione un locale
dedicato alle piante molti hobbisti si ingegnano a coltivare queste piante in bagno o in cucina, due
ambienti dove l’umidità è normalmente più alta che nel resto della casa.
Un altro modo è coltivare le epifite in vaso, è imperativo che il composto usato sia molto aerato, la
prima causa di morte delle orchidee è un composto troppo compatto questo provoca asfissia radicale
con conseguente morte della pianta.

La coltivazione su un supporto è sicuramente la più affascinante, essa ci ricorda come la pianta


cresca in natura, le radici che vagano per l’aria, gli steli florali che assumono la loro forma naturale
senza bisogno di sostegni, muschi e licheni che condividono il sostegno con le orchidee creano un
insieme che evoca l’ambiente naturale di queste piante.

Questo tipo di coltivazione presenta numerosi aspetti positivi.


Le piante di piccola taglia, quelle rampicanti o cascanti, quelle che tra una bagnatura e l’altra
devono asciugare rapidamente e che temono l’umidità stagnante intorno alle radici sono
sicuramente avvantaggiate da questo tipo di coltivazione, le radici sono visibili e facilmente
controllabili, le piante assumono una posizione a loro confacente e il rischio di ristagni d’acqua nel
cuore della pianta è evitato, non è più necessario rinvasare regolarmente e le piante montate
possono restare sullo stesso supporto per parecchi anni.
Questa tuttavia non è la soluzione miracolosa, le piante vanno comunque sorvegliate e in periodi di
forte calore l’umidità e le bagnature devono essere più frequenti.
- Il supporto su cui vengono fissate le orchidee epifite deve essere di legno duro, deve durare in
ambiente molto umido diversi anni
- evitare legni di conifere molto resinose
- non utilizzare legni caduti a terra da molto tempo nei boschi e che cominciano già a decomporsi,
evitare anche legni raccolti sulla riva del mare perché sicuramente la salinità sarà molto alta,
- non utilizzare legno o rami tagliati di fresco essi devono seccare qualche mese per mantenere la
corteccia ben attaccata al legno
- i legni più adatti a questo scopo sono: robinia (acacia), quercia, ceppi di vite ed altre piante da
frutto e naturalmente la corteccia di sughero, evitate legni con corteccia troppo liscia le piccole
rugosità permettono alle radici di attaccarsi fortemente e l’umidità trova spazio per penetrare e
restare più a lungo.
- noi non amiamo i supporti di felce arborea, molto usata nei paesi tropicali, in quanto oltre al costo
elevato e al difficile reperimento questa quando si impregna di acqua asciuga molto lentamente e a
volte può causare danni alle radici
- naturalmente le orchidee epifite andranno concimate regolarmente, essendo innaffiante molto
frequentemente i sali nutritivi vengono dilavati senza pericolo di ristagni.

Quanto annaffiare
L’importanza dell’annaffiatura per l’Orchidea si ferma in primis sulla quantità di queste
innaffiature, cosa molto importante perché per l’Orchidea (come altre tantissime specie di piante)
esiste un limite sottile tra il “troppo” ed il “troppo poco”, ciascuno dei quali porta problemi alla
pianta e ne mina le possibilità di sopravvivenza. In generale possiamo dire che nella stagione fertile
(delle piogge, in origine) bisogna annaffiare la pianta di Orchidea dalle due alle quattro volte
settimanali, distinguendo poi a seconda di come vedete la pianta, se troppa arida e “moscia” o ben
messa. Non solo, in questo periodo poi è importante effettuare giornalmente delle vaporizzazioni
con nebulizzatore per tenere alto il livello di umidità, così come la pianta vuole ed è abituata dai
suoi geni. Nel periodo di secca invece bisogna evitare del tutto le vaporizzazioni ed è bene ridurre al
minimo le annaffiature, ovvero a circa una volta alla settimana.

Quando annaffiare
Visto che la maggior parte delle Orchidee alle nostre latitudini vengono tenute in interni, e visto che
comunque esse non devono mai essere esposte alla luce diretta del sole, non c’è molto da stare
attenti su quando innaffiare. Diciamo però che la cosa migliore sarebbe innaffiare l’orchidea a circa
metà mattinata, dopo che ha già assorbito l’umidità mattutina ed utilizzerà le forze per la giornata.
Le nebulizzazioni invece è bene solo farle distribuendole durante l’arco delle giornata, evitando
solo la sera tardi perché le notti sono generalmente già più umide.

Come annaffiare
La tecnica preferita di annaffiatura dell’orchidea è quella che vede l’immersione del vaso
dove si trova la pianta in acqua per circa trenta minuti, poi farlo sgocciolare ed asciugare
all’aria per più di un’ora e poi riportare la pianta al suo luogo abituale. Ciò permette all’acqua
di penetrare in ogni punto delle fitte radici dell’orchidea e poi di evitare i ristagni con lo
sgocciolamento. E’ importante evitare i ristagni in foglie e fiori.

Innaffiare orchidea: Piante di Orchidea


L'annaffiatura è davvero molto
importante per veder crescere e fiorire la nostra orchidea, ma lo sono anche l'esposizione e la
temperatura. La posizione ideale per questa pianta è in una stanza esposta a sud e soleggiata, fate
però attenzione a non esporla direttamente ai raggi del sole. Un buon metodo per verificare se la
posizione scelta è quella giusta, è osservare le foglie: se ingialliscono c'è troppa luce, se si
accartocciano ce n'è troppo poca. In entrambi i casi è opportuno spostare l'orchidea. Sempre le
foglie possono rivelarci se la pianta soffre il freddo: in questo caso appariranno delle macchie sia
sulle foglie che sui fiori. Spostatela in un luogo più caldo ma non troppo, l'esposizione a fonti di
calore dirette potrebbe seccare le radici che sono piuttosto delicate.

leggi ancora su: Innaffiare orchidea - orchidee - come annaffiare una pianta di orchidea
http://www.giardinaggio.net/piante-appartamento/orchidee/innaffiare-orchidea.asp#ixzz3ZkBcEhjq

Come posso avere acqua non calcarea x innaffiare le piante?

Risposte
Migliore risposta: l'acqua distillata non va bene perché è priva di qualsiasi sostanza nutritiva, basta che la
lasci decantare in un grosso contenitore e raccogli sempre l'acqua sopra senza smuoverla troppo
p.s. versa nell'acqua 4 gocce di aceto ogni litro d'acqua (l'aceto funziona anche nel semplice annaffiatoio ad
uso immediato (senza decantare), anche se un po' meno efficacemente)

I sali di calcio e di magnesio, presenti in un'acqua si combinano col ferro (elemento essenziale per la
sintesi clorofilliana ) creando un composto insolubile e impossibile da assimilare dalle piante, in
molti casi le vedi ingiallire (clorosi delle piante).
In questi casi è necessario intervenire con chelati solfato di ferro!

Pochissime piante vegetano normalmente con irrigazioni d’acqua calcarea.


L'acqua priva di calcare è quella
>piovana,
>residuo dei deumidificatori,
> condizionatori,
> acqua demineralizzata, distillata,
> oppure l'acqua trattata da addolcitori a resine a cambio ionico.
> oppure trattamento acqua ad osmosi inversa.

Dove i sali di Calcio e magnesio sono eliminati.


Ultime tre info...In appartamento acqua a temperatura ambiente, mai ristagni d'acqua, e non
abbondare, solo quando il terriccio è asciutto, e ogni 2 3 settimane con una forchetta leggermente
muovere il terriccio. Ciao.

ne non vuoi spendere ...fai bollire l'acqua, la fai raffreddare e ...buona annaffiatura!!!!!! ciao !!
puoi anche fartene delle belle scorte ..

Non l'acqua distillata: non ha calcare ma nemmeno altri sali (rischi di sballare l'equilibrio osmotico).
Non serve bollire: si disinfeta ma non togli proprio nulla che sia calcare o alrtri sali..
Diciamo che l'ideale "sarebbe" l'acqua piovana (che con tutto l'inquinamento che abbiamo...
capirai..), la raccogli in un bidone e la lasci decantare, così il grosso dei sali non solubilizzati vanno
sul fondo.
Una valida alternativa è l'acqua minerale natura, avendo cura di sceglierne una a basso contenuto
di calcio e magnesio.
Se no un bel dolcificatore domestico...

le possibilita' una volta erano 2


potevi raccogliere acqua piovana
ma da quando molto spesso si parla di piogge acide, non ti rimane che bollirla e poi prendere quasi
tutta l'acqua, ma lasciandone un po' dove si e' depositato il calcare.ciao

Io uso l'acqua non calcarea per le acidofile e per averla la preparo con il tè, una bustina ogni 10 litri
di acqua fredda, lasci riposare un giorno e una notte e poi innaffi, io mi trovo benissimo. Se vuoi
puoi visitare il mio photoalbum
http://s69.photobucket.com/albums/i70/Ro...

Usa l'acqua piovana è la meglio indicata per innaffiare e non è calarea. metti un bidone in giardino
che raccoglie l'acqua quando piove all'occorrenza avrai la tua acqua per innaffiare

riempi un recipiente, lasciala decantare per una notte.........................fatto

prova ad usare l'acqua distillata...io la uso per le mie orchidee

se non vuoi ricorrere all' acqua distillata...fai semplicemente bollire a lungo l'acqua, fa' depositare il
calcare e una volta fredda la usi...faccio così anche per il ferro da stiro.
ciao