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DEDICATO AL PROFESSOR

sua debolezza e nella sua fragilità, nella sua


umanità. Come padre e figlio abbiamo anche
litigato, bisticciando per una mia presunta man-
canza di rispetto e poi ci siamo ritrovati, con
un concerto di Brahms, che gli inviai in segno
di riconciliazione. Dovevo laurearmi con lui (il

LEONCILLI MASSI
tema era: Trentasei variazioni su una piccola
chiesa), ma a causa del litigio tornai da lui dopo
essere diventato architetto.
E’stato severo con me, e lo devo ringraziare
per questo. Mi ha obbligato a mettere il vestito
buono, con le scarpe lucide e la cravatta “giu-
sta” come forma di rispetto verso gli studenti e
verso l’istituzione “Università”. Mi ha richia-
“Non scholae, sed vitae discimus” (Seneca) mato ad un’educazione che pensavo retaggio
di un mondo scomparso ed inutile. Ma tutto
quello di buono che mi è arrivato dopo è stato
Bruno Mario Broccolo.* IL RICORDO. in virtù di questa educazione.
A questa forma di educazione signorile, a
Il professor Leoncilli è stato per me un padre, cui lui stesso si atteneva, faceva da perfetto
prima che un insegnante e un architetto, e il mio contrappeso una palese insofferenza allo star
ricordo non può prescinderne. E d’altronde è system, al networking, alle relazioni pubbliche.
stato sempre difficile separare le cose quando Poteva essere gentilissimo con un muratore
si veniva coinvolti nella sua orbita emotiva. La appena conosciuto in cantiere e tranchant con
sua è stata una grande perdita, così come fu un personaggio pubblico, magari suo collega,
una grande fortuna l’averlo incontrato. Spero magari in occasioni pubbliche. Ha pagato molto
dunque che i lettori mi perdoneranno il lato salato questo lato del suo carattere.
intimistico di questo scritto. In compenso, piut- Sotto l’aspetto dell’insegnamento dell’ar-
tosto che insistere su una parte più saggistica, chitettura gli devo tutto. E’stato lui a farmi
su cui forse ci sarà altra occasione di tornare, capire l’importanza dello studio e della storia.
ho ritenuto opportuno disporre in coda a questo L’importanza della musica, della grande musi-
testo un tentativo di primo regesto delle sue ca, dell’arte, della cultura. Prima di lui per me
opere e dei suoi scritti. l’architettura era fare cose carine ed originali
e l’architetto era un professionista à la page,
una griffe, una star. Dopo di lui l’architettura
era la cosa più seria del mondo, e l’architetto
un uomo di cultura, investito di responsabilità
particolari. Sostenere l’esame con lui non era
semplicemente fare un esame: era un percorso
di crescita personale; una presa di coscienza.
Con lui si sceglieva se diventare architetto o
professionista. Seguire il suo corso di studi era
una scelta etica, dunque, prima che accademica.
Ecco, una volta chiuso l’esame o, a maggior ra-
gione la tesi, ha dato ai suoi studenti, tra le altre
cose, la fierezza e la dignità di essere architetti.
Non ho mai conosciuto altri docenti, insegnanti,
formatori, che riuscissero a trasmettere una
simile passione nelle loro materie.
In Italia credo sia stato finora sottovaluta-
to come architetto. Sottovalutato perché ha
costruito pochissimo, anche a causa di quel
carattere che aveva: chi lo ha conosciuto di
persona ha sicuramente un aneddoto da raccon-
tare sulla sua vita, sul suo carattere. Non voglio
però alimentare ulteriormente la collezione,
perché credo che gli sia costata anche più di
quanto lui stesso immaginasse. Ha costruito
pochissimo, tuttavia ritengo fosse uno dei più
grandi nel contemporaneo, insieme ad Aldo
Andai da lui, ancora studente, nei primi Rossi, legati infatti da un filo particolare (Aldo
mesi del ’93 chiedendogli un lavoro: me ne Rossi ha scritto l’introduzione alla mostra su
uscii con un lavoro vero (il restauro di Casa Leoncilli a Mantova). Aveva una cultura com-
Angeletti), con una casa e con … un orologio. positiva straordinaria ed una capacità fulminea
Mi offrì gratuitamente la casa dei suoi avi,

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a Giano dell’Umbria, nel momento in cui io
stavo uscendo dalla mia e non sapevo dove Carriera accademica.
andare. Ricordo che fece anche il contratto per Gian Carlo Leoncilli Massi si è laureato a
l’allaccio del telefono, immaginando che non Roma nel 1969 con Ludovico Quaroni.
avessi i soldi necessari. Egli ha insegnato Composizione Ar-
E’stato un padre perché mi diede la forza per chitettonica allo IUAV di Venezia, dal
diventare padre a mia volta. E’stato anche una 1975, in qualità di Professore Associato
spalla, un appoggio, quando ho attraversato e all’Università di Firenze, dal 1987, in
successivi momenti difficili. E’stato un padre qualità di Professore Ordinario.
perché qualche volta mi si è mostrato nella
I tre concetti sono questi: lo spazio, la storia, Studio per la Torre
la variazione. Credo che, nella necessaria sin- principale della Rocca di
tesi che qui tento di fare, possano inquadrare e Spoleto.
definire bene il tema.
Nella poetica e nella didattica leoncilliana, lo
spazio architettonico torna ad essere il soggetto
principale della composizione architettonica.
Questo vuol dire porsi fuori da quasi tutta la
contemporaneità, dove lo spazio architettonico
è in subordine ad altri concetti quali la superfi-
cie, la tecnologia, la complessità … “Lo spazio
è creato dai corpi”, ripeteva spesso, citando
Masaccio.
Riportare lo spazio a soggetto principale gli
consentiva anche di far saltare alcune categorie
e divisioni che spesso gli apparivano difficili
da comprendere. E’giusto che ribadisca l’alto
rispetto che il prof. Leoncilli tributava agli
ingegneri, non distinguendo tra architetti ed
ingegneri quando li accomunava la passione
verso l’architettura. A testimoniarlo sta il suo
riconoscimento e la stima verso Guglielmo De
Angelis D’Ossat, e poi verso Luciano Marchet-
ti, Massimo Mariani e Paolo Belardi.
Altra differenza di difficile comprensione
era tra progetto sul nuovo (chiamiamolo così),
e restauro, rientrando tutto nell’alveo dell’ar-
chitettura con la A maiuscola. Il restauro è un
atto creativo, parafrasando Rogers. Così come
il progetto di una nuova casa, di un ponte, di
un giardino, di una decorazione musiva, di
un pavimento, ecc. Come questa differenza
potesse influire nel giudizio di merito sul Ca-
stelvecchio di Verona era una cosa che non gli
apparteneva.

La storia. Ho già anticipato lo strano ibrido


tra la severità etrusca e il raffinatismo viennese,
di comprendere un disegno, di analizzarlo, di veneziano. Credo che uno dei tratti più singolari
migliorarlo. Occorrerà un po’di tempo, e uno e fecondi della visione di Leoncilli sia stato
sforzo critico onesto per situarlo correttamente l’obbligo (tra virgolette) del ritorno alla storia,
nell’àmbito della cultura e della storia dell’ar- alla cultura. La storia vista non più o non solo
chitettura contemporanea. La cornice di rife- come dato, accettato acriticamente, ma come
rimento, per quanto possa sembrare lontano, una scelta, e quindi già memoria.
è data da Aldo Rossi, e poi da James Stirling, Se infatti la memoria è una raccolta ordinata
con cui condivideva il gusto dell’ironia, della è perché è impossibile ricordare tutto. E quindi
citazione. I poli tra cui possiamo far oscillare i è impossibile conservare tutto, anche sotto il
suoi disegni sono da una parte l’Umbria, l’ar- profilo architettonico, ovviamente. E la cosa
chitettura di masse, e l’altro è dato da una sorta ha conseguenze immaginabili nel progetto.
di appartenenza al clima veneziano ed austria- Le opere di architettura vengono ridisegnate e
piegate al solo uso compositivo, e non storico.
co, fatto di raffinatezze e di senso del colore. Che il Tempietto del Clitunno fosse autentica- Pagina di appunti
Un’oscillazione che di fatto lo faceva essere mente romano o posteriore era ininfluente ai sull’architettura
un ”Etrusco” (come l’aveva soprannominato fini di una riflessione sulla composizione. carolingia.
Carlo Scarpa), ornato spesso da un autentico
loden viennese.
Non era un teorico: non un teorico sistema-
tico, insomma. I suoi ultimi anni li ha consu-
mati nello scrivere La leggenda del comporre,
ma avrebbe preferito costruire piuttosto che
scrivere.

Riassumere la sua poetica o il suo insegna-


mento in poche righe è quasi impossibile.
Nonostante le sue affermazioni di senso con-
trario, non vi era molta differenza tra quello che
insegnava e quello che disegnava, nelle poche
occasioni in cui era possibile.
E’innegabile che il perno intorno a cui ruo-
tavano l’insegnamento e la poetica di Leoncilli
sia stato il tema della composizione architetto-
nica. Composizione e non progettazione, come
ammoniva severamente. La composizione ar-
chitettonica di Leoncilli può essere disarticolata
in tre concetti, a mio avviso: due sostanziali ed
uno di metodo.
Scritti di Gian Carlo Leoncilli Massi. corboli Editore, Firenze, n. 6, 1994
La composizione. Commentari, Marsilio, Venezia 1985 «Il primo Sublimatolo di Gian Carlo Leoncilli Massi», in Architettura
& Arte, Angelo Pontecorboli Editore, Firenze, n. 6-7, 1999
L’Etrusco torna a scrivere, Alinea, Firenze 1997 (contiene la raccolta
di quasi tutti gli scritti fino al 1996) «L’antica favola di Piazza Duomo», in Spoleto Magazine ‘96
Danteum. Dar forma all’idea: un Danteum fiorentino, con saggi di I labirinti, le piazze, le porte e i velari, i ponti, i palazzi, le case, i giar-
Salvatore Di Pasquale, Gian Carlo Leoncilli Massi, Loris Macci, dini: architetture di Giancarlo Leoncilli Massi. Provincia di Mantova,
Gabriele Morolli, Elena Pontiggia, Andrea Ricci, Daniele Spoletini,
Thimothy Verdon, Angelo Pontecorboli Editore/ EDK srl, Firenze Casa del Mantegna, stampa 1988
stampa 2000
“Quando l’immagine uccide il reale”, in MondOperaio, Marzo-Aprile
La leggenda del Comporre, Alinea, Firenze 2002 1996, pp. 25-28
«Voluttà, frode, felicità, inganno», in La Nuova Città, Angelo Ponte- “Progetti 1969-77”, in Controspazio, luglio-agosto 1978, pp. 22-31

Una visione non ideologica della storia dell’ar- della scuola leoncilliana è stato sicuramente il
chitettura consentiva poi di reintrodurre il concetto ritorno al disegno manuale. Disegnare il fabbricato
della decorazione, dell’ornamento, in architettura. standogli davanti obbliga a ricostruire il fabbricato
A parte il senso del ritmo, rientrano a pieno titolo stesso. Obbliga a tornare quasi al momento della
nell’architettura le pavimentazioni disegnate, costruzione originaria. E’quello che egli chiamava
motivi parietali, l’uso del rivestimento (il finto esercizio di lettura compositiva.
marmo), il colore, le scritte, i grandi vasi, ecc. Il E arrivo all’ultimo elemento: la composizione.
rapporto con la Storia è più profondo e disinvolto L’insegnamento della composizione come con-
allo stesso tempo. tinua variazione. Quanta fatica per comprendere
Questo rapporto con la storia ha un suo momento questa cosa!
di verifica nel disegno. Un altro dei tratti distintivi Dopo la lettura compositiva, abbiamo dunque il
progetto come una sorta di ri-scrittura compositiva.
Il testo architettonico è una partitura musicale su
OPERE, PROGETTI: Virgilio Marchi “architetto futurista” cui sono consentite delle cadenze musicali, delle
Festival dei Due Mondi di Spoleto fioriture.
Anno – Oggetto – Luogo – Realiz- - Spoleto con Angelo Puerari, Pier- In un’epoca in cui trionfa il mito del nuovo, della
zazione: paolo Vetta, Antonello Zeppadoro
– realizzato novità, dell’originalità, lui chiedeva di tornare al
1969 – Villa Cicchetti Pizzoli – Rieti già noto, al già conosciuto, e di variarlo. A fronte
– realizzata 1979 – Allestimento “Venezia e lo dell’invenzione (la cui radice etimologica tradisce
spazio scenico” per la Biennale del comunque l’elemento del trovare e non del creare),
1969 – Targa IN/ARCH per il re- 1979 veniva richiesta la variazione.
stauro
1980 – Piano Particolareggiato “Piaz- Solo adesso mi rendo conto, tra l’altro, che
1969-1971 – progetto per la nuova za del Mercato” – Bastia Umbra – questo procedimento implica per il docente uno
scuola media“Gentile Non realizzato sforzo in più. Infatti allo studente va proposta
da Foligno” a Foligno con Carlo Di quella figura, quell’universo di figure, che meglio
Pascasio e Alessandro Latini 1980 – Piano Particolareggiato di si adatta al tema progettuale scelto, ma anche alle
Area “Ex Lolli” – Bastia Umbra –
1970 – Progetto per il centro dire- Non realizzato possibilità espressive o culturali dell’allievo stesso.
zionale di Fontivegge Bellocchio – Il materiale figurativo su cui variare è scelta non
concorso – menzione speciale – non 1980 – Velario per le porte del facile.
realizzato Duomo di Spoleto – Spoleto - Non Chiudo questo mio intervento tornando all’”inat-
realizzato
1970 – progetto per edificio polifun- tualità” del suo insegnamento.
zionale a Spoleto con Alessandro 1982 – Palazzo della Provincia di Spesso si ha l’impressione che Leoncilli abbia
Latini – non realizzato Perugia - Parzialmente realizzato pensato di far rivivere una figura di architetto
1982 – Allestimento della mostra
intransigente, autorevole, ferma, se non al Rinasci-
1972 – progetto per la nuova centrale mento, a Schinkel. Può darsi. E’probabile che sia
telefonica di Spoleto con Alessandro “Schinckel, l’architetto del principe”
Latini e Carlo Di Pascasio - non – Venezia e Roma così, che tutto sembri un anacronismo insensato,
realizzato un inutile irrigidimento. Tuttavia non possiamo
Con Massimo Colocci, Costantino 1983 – Ristrutturazione Negozio non riconoscere che questo suo essere fermo di
Dardi, Mariella Zattera “Zeppadoro 1” – Viale Trento e Trie- fronte a declinazioni mediatiche, di griffe, ecc.,
ste - Spoleto
riconsegni all’architetto, con tutte le responsabilità
1972 – progetto per il polo scolastico che ne conseguono, un profilo di alto livello etico e
di San Sisto con Carlo Di Pascasio e 1985 – Progetto per Piazza del Duo-
Alessandro Latini – non realizzato mo – Spoleto – Non realizzato culturale a cui non credo si possa (e non si debba),
1985 – Palazzo Bufalini – Città di
rinunciare in maniera indolore.
1974 – Bastia Umbra - Mercato co- Castello –- Non realizzato L’architetto che egli immaginava non è (non
perto – Realizzato (con modifiche) dovrebbe essere) solo un tecnico. All’architetto
1974 – Allestimento Sala del Con-
1985 – Venezia – Concorso per il spetta la responsabilità culturale, storica ed estetica
Ponte dell’Accademia del suo operare.
siglio Comunale – Bastia Umbra
–Realizzato 1985 – Invitato alla Biennale di Vorrei indicare un parallelismo ancora inesplora-
Venezia to tra Gian Carlo Leoncilli Massi e Ernesto Nathan
1974 – Piano Particolareggiato di Rogers. Fatte le dovute proporzioni sotto il profilo
Area “Villaggio XXV Aprile” – Ba- 1985 – Ristrutturazione Negozio della capacità di scrittura, entrambi hanno dedicato
stia Umbra – Non realizzato “Zucchero” – Corso Mazzini - Spo-
1975 – Ristrutturazione Negozio leto moltissimo della propria vita all’insegnamento.
“Arco” – Via del Duomo – realiz- Entrambi parlavano della storia e del rilievo dell’ar-
zato 1990 – Ristrutturazione Negozio chitettura in termini simili. Entrambi, infine, hanno
“Zeppadoro 2” – Viale Trento e Trie- consacrato la loro vita alla scuola.
1976-1977 – Studi per una casa a ste - Spoleto
strisce per la valle spoletina – non
realizzata 1993 – Ristrutturazione Farmacia *Bruno Mario Broccolo, architetto, è stato
“Amici” – Realizzato – Piazza Gari- assistente del Prof. Leoncilli dal 1993. é docente
1975-1977 – progetto per il nuovo baldi – Spoleto a contratto presso la Facoltà di Architettura di
teatro di Forlì - concorso – terzo
premio – 1993 – Piano di Recupero per S. Firenze, co-autore del libro sulla Rocca di Spo-
Pietro di Spoleto – Non realizzato – leto. é inoltre dirigente del settore urbanistica
1977 – allestimento per la mostra di Pubblicato in Zodiac n. 19 del Comune di Bastia Umbra.