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RENZO PIANO

Un maestro di luce e leggerezza.


Richard Rogers
Renzo Piano (Genova, 14 settembre 1937), architetto
contemporaneo, figlio di un imprenditore edile, subisce, dal
lavoro del padre Carlo, il fascino del cantiere, dei materiali e
delle tecniche costruttive.
Finito il liceo classico di Genova, Renzo, quindi, decide di
frequentare, prima a Firenze e poi a Milano, la facoltà di
Architettura prendendo la laurea nel 1964.
Il periodo milanese di Piano è stato molto importante, egli
passava alcune notti ad occupare l'università, in quanto
convinto attivista politico, e invece, le giornate lavorando
presso lo studio di Franco Albini.
Da Albini, impara ad “eliminare tutto ciò che non è
essenziale” e ad attuare il “processo di smaterializzazione” e
quindi a creare architetture mai “monolitiche”, perché
sempre somma di vari elementi studiati nei minimi dettagli e
particolari.
L'università, per Piano, è stato un “momento di maturazione,
di confronto con la realtà”. In questo periodo, infatti, egli ha
acquisito un alta coscienza sociale e la voglia di migliorare la
comunità.
Egli, infatti, predilige progetti ubicati nelle periferie, un
esempio di ciò ne è la riqualificazione dell'area dell'ex Falck
di Sesto San Giovanni a Milano.
Successivamente al periodo universitario, egli diventa
assistente di Marco Zanuso al corso “caratteri tipologici dei
materiali”. Da Zanuso impara come “ogni materiale abbia
una sua vocazione formale”. I lavori di Piano, infatti, sono
caratterizzati da un ampio studio dei materiali, che all'inizio
riguardava solo quelli high-tech e, invece, successivamente
anche quelli più “classici”, come, ad esempio, il legno delle
opere in Nuova Caledonia, o la terracotta degli auditori di
Roma o dell'IRCAM di Parigi.
Importante per la sua formazione è stato, anche, l'amico e
maestro francese Jean Prouvé, con il quale ha condiviso
l'interesse nei confronti delle nuove tecnologie e dei nuovi
materiali, e, allo stesso tempo, il disinteresse per i
componenti standardizzati che portano all'uniformità
dell'architettura, “alla perdita di individualità dei singoli
edifici”.
Nel 1966 Piano progettò un padiglione per la XIV Triennale,
che lo lanciò sul panorama nazionale, e, di conseguenza, gli
permise di ottenere l'incarico per realizzare il padiglione
dell'industria italiana all'Expo di Osaka del 1970.
Tra il 1964 ed il 1970 viaggia tra gli Stati Uniti e l'Inghilterra.
In particolare tra il 1968 e il 1969, lavora, a Philadelfia, con
Luis Kahn.
Tra il 1964 e il 1970 collabora con Richard Rogers, con il
quale, nel 1971, partecipa e vince il concorso per il Centre
Pompidou di Parigi. Piano afferma, che questo progetto
segnò, il suo passaggio da artigiano ad architetto.
Successivamente, egli effettua una serie di interventi sui
centri storici; fra i quali possiamo ricordare quelli di Otranto
(1979), Genova (1980), Pompei, Matera e Burano, che
denotano il suo interesse per il recupero e la riqualifica delle
aree degradate.
Nel 1981 Piano fonda il “Renzo Piano Building Workshop”,
che, oggi, ha sede a Punta Nave (Genova) e a Parigi. In essi
sono presenti oltre cento persone, che, in alcuni casi,
lavorano con lui da oltre trent'anni.
Oggi, il RPBW, ha realizzato oltre 70 opere in 5 continenti.
Nel suo percorso professionale è ben visibile come ogni
progetto sia un'avventura nuova e diversa; si può notare
come Piano non rientri in quella sfera di architetti che
devono difendere un marchio: un atteggiamento che lui
stesso definisce di prigione.
Nel 1998, Renzo Piano ha vinto il Premio Pritzker per
l'architettura.
“L'architettura è sopratutto un servizio”.
Renzo Piano

Parcheggio, dismesso, di un
supermercato.
L'architetto deve studiare la
società, deve donar ad essa
delle strutture che la rendono
più felice.
Ogni errore architettonico
inciderà sul futuro, l'architetto,
quindi, non può permettersi di
costruire edifici “inutili”, che
seguono una moda
temporanea, egli non deve,
assolutamente, vendersi al
volere degli imprenditori.

Autore Foto: Funky64


Titolo: Auchan decay
Link:www.flickr.com/photos/funky64/352
4468473/

LE RESPONSABILITA' DELL'ARCHITETTO
Secondo Piano, l'architettura è un'arte pericolosa, perché
imposta a tutti, nessuno può fare a meno di vedere un
edificio “scomodo”, “brutto” o “morto”, quindi, l'architetto, a
differenza del poeta, del musicista, del regista o del pittore,
non può compiere errori perché essi incideranno sulla vita di
tutti i cittadini, egli, quindi, ha un compito sociale, prima che
estetico.
L'architettura, comunque, deve relazionare con le altre arti,
deve studiare la storia, deve lavorare con le scienze; essa si
serve di esse, dei nuovi materiali, delle nuove tecniche e dei
nuovi processi costruttivi. L'architettura è uno “specchio del
tempo” che cambia con/per la società.
Secondo Piano l'architettura deve anche prendersi cura della
natura, perché bisogna ridare alla società gli spazi verdi che,
nel secondo dopoguerra, sono stati rubati dal “cemento”.
Egli, infatti, afferma che architettura significa: “capire la
natura, rispettare la fauna e la flora, collocare
correttamente gli edifici e gli impianti, sfruttare la luce e il
vento”. L'architetto, quindi, deve tenere conto del luogo sul
quale l'architettura si ubica, e quindi, oltre a considerare le
condizioni climatiche, deve rispettare le tradizioni, la cultura,
le credenze religiose e la storia.
“La città è una stupenda emozione dell'uomo. La città
è un'invenzione, anzi: è l'invenzione dell'uomo! La
città non è un fatto virtuale, è un fatto fisico perché è
piena di umanità. La città è un continuo divenire”.
Renzo Piano
Autore Foto: Stuck in Customs
Titolo: The Neo Monoliths of Chicago
Link:www.flickr.com/photos/stuckincust
oms/211566219/

LA CITTA'
Secondo Piano la città deve esprimere gioia, quindi deve
essere un luogo felice nella quale l'uomo può vivere in modo
allegro, propizio, gaio. Per far si che ciò avvenga non
bisogna disegnare una città dal nulla, ma piuttosto bisogna
studiare il tessuto sociale, la cultura del luogo, le condizioni
geografiche-atmosferiche.
“La città è il riflesso di tante storie”, l'urbanista, quindi, non
può costruire una città per pochi, ma deve studiare un luogo
nella quale tutti possano vivere bene, uno spazio che rifletta
le varie storie e vite.
La città, quindi, deve essere un luogo di incontro, uno spazio
sempre vivo costruito da tutti i cittadini; essa è un luogo di
sorpresa perché “nulla è programmato, scendi in strada e
incontri persone che conosci e ti imbatti in sconosciuti che
però entrano nel tuo mondo”.
La città, quindi, non può essere soltanto uno spazio-
dormitorio, ma deve essere, necessariamente, un luogo
multietnico e multiculturale e, quindi, di “miscela” di culture,
religioni, filosofie e idee.
“L'acqua trasmette delle vibrazioni, raddoppia le
immagini, restituisce la complessità della visione”.
Renzo Piano

LA LEGGEREZZA E LA TRANSITORIETA'
La ricerca della leggerezza, la sfida con la gravità, è da
sempre riscontrabile nell'opera di Piano, che, influenzato
probabilmente da Le Courbusier, raggiunge l'obbiettivo, non
grazie ai Pilotis che alzano la struttura da terra, ma
attraverso la trasparenza, la vibrazione della luce, la scelta
di strutture esili.
Piano ama anche tutti gli elementi transitori, quali l'acqua, il
vento, la luce. Egli cerca di “rubare” da essi le loro capacità
“poetiche” e “funzionali”.
L'acqua, secondo Piano, “ha il dono di rendere tutto
vibrante” e quindi si collega all'idea di trasparenza,
transitorietà, e, grazie alla sua “vibrazione, che crea una
sorta di texture o tessitura”, all'idea di architettura “fatta di
pezzi” che compongono a un “organismo” unico.
L'acqua, poi, sempre secondo lo stesso Piano, “instilla la
curiosità di sapere cosa c'è al di là”.
Simbolo della transitorietà, secondo Piano, è il porto, perché
in esso vi è l'acqua e, soprattutto, tutte le gru, i pesi, e i
container che si muovono continuamente nella leggerezza
dell'aria creando, così, sempre paesaggi nuovi.
“La tecnologia va utilizzata con discrezione, non va
ostentata”.
Renzo Piano

LA TECNOLOGIA E LA SCIENZA
Secondo Piano nell'architettura si incontrano artigianato e
alta tecnologia. L'architetto, per realizzare le sue opere, si
serve della scienza, egli, infatti, deve usare gli strumenti del
suo tempo.
La scienza è un elemento cardine dell'architettura di Piano,
infatti, soprattutto nelle ultime architetture, egli si serve
degli scienziati e della tecnologia per realizzare i suoi
progetti eco-sostenibili, segnati dall'energia pulita ed
alternativa. Penso che uno degli obbiettivi di Piano, in questi
ultimi anni, è quello di favorire e incentivare il costruire in
modo ambientalmente intelligente, facendo leva sulla
visibilità e l'influenza che il suo operato ha sui suoi colleghi,
sull'opinione pubblica e sulle istituzioni statali. Egli, infatti,
attraverso le sue architetture, vuole “migliorare”, e far
migliorare, l'ecosistema mondiale.
OPERE E PROGETTI
11 progetti rilevanti di Renzo Piano
“Si può dire, insomma, che il Beaubourg è un grande
prototipo, un gigantesco oggetto artigianale fatto a
mano, pezzo per pezzo. E' una sorta di parodia
dell'immaginario tecnologico dei nostri tempi”.
Renzo Piano

Schizzo della “macchina


urbana” del Beaubourg.

CENTRE GEORGES POMPIDOU


Parigi, Francia, 1971-1977

Il Centro Georges Pompidou, conosciuto anche con il nome


Beaubourg, è un centro culturale dedicato alla musica, al
cinema, al design e, sopratutto, all'arte moderna e
contemporanea.
Il progetto, nato dalla volontà dell'ex presidente francese
Georges Pompidou, puntava alla creazione di un centro
interdisciplinare, un museo vivo all'interno del quale si
poteva raccogliere, divulgare e “fare cultura”.
Nel 1971, gli architetti Renzo Piano e Richard Rogers,
assieme agli ingegneri Edmund Happold e Piter Rice, hanno
partecipato, e vinto il concorso per la costruzione del centro.
Il Beaubourg è una macchina, priva di carrozzeria,
progettata “pezzo per pezzo”, ogni suo elemento, infatti, è
frutto di uno studio proprio.
Nel Centro Georges Pompidou, Piano e Rogers, realizzano un
edificio funzionale, flessibile, in grado di accogliere ogni tipo
di manifestazione, esso, infatti, deve poter essere modificato
continuamente cosi che esso possa crescere con la società.
“Per me Otranto è stato un momento fondamentale di
riappropriazione, da parte dei cittadini, del
degradatissimo centro storico”.
Renzo Piano

Schizzo del “cubo-laboratorio”


e della tenda di copertura.

LABORATORIO DI QUARTIERE
Otranto, Italia, 1979

Il progetto, patrocinato dall'UNESCO, puntava ad “educare


gli abitanti a vivere, e far vivere, il centro storico”. Piano,
pensa ad un “laboratorio itinerante” flessibile, che poteva
essere spostato e modificato in base alla varie funzioni che
esso doveva svolgere. Il progetto, studiato in compagnia di
sociologi, urbanisti, giuristi e amministratori locali, è stato
posto nella piazza principale di Otranto, e divenne, per un
intera settimana, un luogo d'incontro per la popolazione, che
sotto la struttura a tenda, poteva, ad esempio, discutere
sulle proposte da attuare sul quartiere, oppure, poteva avere
delle consulenze riguardo ai lavori di manutenzione ordinaria
della propria abitazione.
“A Genova convivono, infatti, due realtà opposte: la
città storica e il porto. La città storica è fatta di strade
e case fatte per durare, rappresenta la stabilità,
l'introversione.
Il porto è un paesaggio forte, fatto di grandi elementi,
ma al tempo stesso effimero, perché cambia
continuamente: i riflessi dell'acqua, i carichi sospesi,
le gru in movimento e poi, naturalmente, le navi che
vanno e vengono”.
Renzo Piano

Schizzo del progetto di


recupero del porto antico di
Genova.

RECUPERO DEL PORTO ANTICO


Genova, Italia, 1985-2001

LA BOLLA
Genova, Italia, 2000-2001

L'intervento, avvenuto in occasione del cinquecentesimo


anniversario del viaggio di Cristoforo Colombo in America, ha
riqualificato gli edifici preesistenti, e quindi il magazzino del
cotone, il Millo, e i quattro magazzini doganali, e ha
realizzato nuove strutture: l'acquario, il Bigo, la “piazza delle
feste”, la bolla ed uno spazio all'aperto.
L'intervento ha portato, anche, all’interramento di un tratto
della strada urbana ad alto traffico che funziona da
collegamento tra porto e quartieri storici.
“Come nella bottega, nel nostro studio si sviluppano i
progetti in un ampia partecipazione di tutti, ciascuno
con il suo contributo particolare ad ogni fase
dell'opera”.
Renzo Piano
Schizzo del progetto del RPBW
di Punta Nave.

RENZO PIANO BUILDING WORKSHOP


Punta Nave (Genova), Italia, 1989-1991

Il RPBW di Punta Nave è una costruzione circondata dalla


vegetazione, in contatto con la natura.
Il tetto spiovente, in vetro, permette alla luce naturale di
entrare nello studio, e, allo stesso tempo, a coloro che sono
all'interno di osservare il mare. Questa “bottega”, quindi, è
un luogo dove la riflessione e il raccoglimento porteranno
alla progettazione.
“Cercammo un legame forte con il territorio, che
scolpisse il Centro culturale nella geografia dell'isola;
rubammo alla cultura locale gli elementi dinamici, la
tensione che avrebbe legato il costruito alla vita degli
abitanti”.
Renzo Piano

Schizzo del progetto: Centro


culturale Jean-Marie Tjibaou.

CENTRO CULTURALE JEAN-MARIE TJIBAOU


Nouméa, Nuova Caledonia, 1991-1998

Il centro, situato in Nuova Caledonia, è dedicato a Jean


Marie Tjibaou, leader della comunità Kanak, che, nel 1989 fu
assassinato perché chiedeva la creazione di uno stato
indipendente: il “Kanaky”. In seguito a questo avvenimento,
il governo francese, promulgò una gara internazionale per la
costruzione di un centro culturale che rispecchiasse e
tramandasse ai posteri la cultura Kanak.
Piano, così, progetta 10 gusci ricurvi, formati da listelli di
legno, che ricordano la forma delle capanne del luogo. Essi,
al loro interno, ospitano una mostra permanente sulla
cultura Kanak, una caffetteria, un auditorium da 400 posti,
una biblioteca multimediale, una sala conferenze, degli spazi
per l’amministrazione, la ricerca e lo studio, una scuola per
educare i bambini alla conoscenza della cultura indigena e,
infine, una serie di spazi dedicati ad attività creative, quali la
danza, la pittura, la scultura, la musica.
“Abbiamo cercato il rapporto con la gente evitando la
scelta monofunzionale, evitando di farne un pezzo di
città viva di giorno e deserta di notte”.
Renzo Piano

Schizzo dell'area di intervento

POTSDAMER PLATZ
Berlino, Germania, 1992-2000

Potsdamer Platz, piazza del quartiere di Tiergarten di


Berlino, è un luogo segnato dalla storia, e, in particolare, dai
bombardamenti della seconda guerra mondiale e dal muro di
Berlino, che, dal 13 agosto 1961, la divise in due fino al 9
novembre 1989, quando, il muro fu fatto cadere da decine di
migliaia di cittadini di Berlino Est.
Con la caduta del muro si crearono, in Potsdamer Platz,
dozzine di spazi vuoti.
Dopo il 1990, la piazza divenne fulcro delle discussioni dei
migliori architetti europei. Il governo cittadino, così, decise
di dividere l'area in quattro parti, da vendere separatamente
a quattro diversi investitori. La più ampia delle quattro fu
acquistata dalla Daimler-Benz, che incaricò Piano della
pianificazione dell'opera. Egli decise di ubicare su quest'area
18 edifici (di cui 8 sono progettati dal Piano) nei quali sono
presenti uffici, residenze, negozi, cinema, ristoranti, hotel,
casinò, e un teatro.
Il RPBW ha coordinato l'operato dei vari architetti; il suo
compito, infatti, era progettare un Masterplan che ha
permesso, a Potsdamer Platz, di riacquistare la vitalità
presente prima della seconda guerra mondiale.
“Nel momento in cui ti metti in testa un progetto come
questo, non sei più l'architetto, sei la città di Roma,
sei i musicisti. E' un compito estremamente
complesso, devi realizzare qualcosa che sia nello
stesso tempo urbanizzazione, ma anche un opera che
attrezza la città, la feconda, un luogo dove far musica
di frontiera, non musica di élite o magari di un certo
stile, ma tutta la musica affinché si contamini
gioiosamente”.
Renzo Piano

Schizzo della cavea all'aperto e


dei prospetti delle sale da
concerto

AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA


Roma, Italia, 1994-2002

L'auditorium Parco della Musica, complesso multifunzionale,


costituito da grandi “scarabei” di diverse dimensioni e da un
anfiteatro all'aperto. La struttura, oltre a tre sale da
concerto, comprende tre diversi studi di registrazione, un
foyer, un Teatro Studio, un bar-caffetteria, un bar-ristorante,
una libreria, gli uffici della “Fondazione Musica per Roma”, e
la sede della “Accademia Nazionale di Santa Cecilia”.
Durante gli scavi fatti per la costruzione del complesso sono
stati ritrovati dei resti di una villa patrizia del 500 a.C., che
oggi possono essere visti dal foyer comune alle tre sale.
L'auditorium Parco della Musica è un complesso che accoglie
eventi multidisciplinari, quindi concerti di musica classica,
lirica, jazz, rock, pop, etnica, elettronica, o rassegne di
teatro, danza, circo, letteratura, poesia, o festival di
matematica, filosofia, cinema o, infine, eventi sportivi.
I tre “scarabei” sono, esternamente, formati da una base in
mattone a vista e da una copertura di listelli in Piombo.
Piano, in questo progetto, ha collaborato con l’Accademia di
Santa Cecilia, con Helmut Müller e i compositori Luciano
Berio e Pierre Boulez, con i quali ha studiato la resa acustica.
L'architetto-paesaggista Franco Zagari, invece, si è occupato
dell'impatto paesaggistico e urbanistico dell'opera.
“Gioca a nascondino con la natura”.
Renzo Piano

Schizzo che riflette la


morfologia curvilinea
dell'edificio.

ZENTRUM PAUL KLEE


Berna, Svizzera, 1999-2005

L'edificio, ispirato dall'idea di leggerezza e di luce, rende


omaggio al poliedrico Klee, pittore, musicista e poeta
svizzero.
Tre colline artificiali, in vetro e acciaio, ospitano al loro
interno un area espositiva, un auditorium per eventi
musicali, un centro di comunicazione con ambienti per
seminari, conferenze e sperimentazioni, una biblioteca, un
museo e dei laboratori didattici dedicati ai bambini.
Il centro occupa una superficie di 16.000 metri, situata in
aperta campagna. Le tre collini artificiali giocano con i campi
arati, esse vengono alternativamente sommerse ed esaltate
dalla natura.
“Il New York Times è pensato come una struttura che
non si arrocca, non si manifesta in maniera dura,
aggressiva, arrogante, ma vibra con la luce, con l'aria,
dialoga con la strada”.
Renzo Piano

Schizzo del grattacielo

THE NEW YORK TIMES BUILDING


New York, Stati Uniti, 2000-2007

Il New York Times Building, sede della “New York Times


Company”, si trova nella parte occidentale di Manhattan.
L'edificio presenta una “doppia pelle”, infatti, la struttura
interna di vetro è avvolta da un'intelaiatura in ceramica, che
permette migliori prestazioni energetiche, in quanto
l'involucro protegge le vetrate interne dai raggi solari,
creando però, allo stesso tempo, un rapporto con la città,
elemento, che secondo Piano è necessario in qualsiasi sede
di giornale che deve essere “un edificio in ascolto. E' questo
il carattere saliente di un giornale: saper ascoltare per poter
comunicare e informare”.
“Questo museo è un regalo ai nostri figli e alle
generazioni future. Uno strumento attraverso cui la
prossima generazione possa dare alla Terra tutto
l’aiuto di cui ha bisogno”.
Renzo Piano

Schizzo dell'edificio

AMPLIAMENTO CALIFORNIA ACADEMY OF


SCIENCES
San Francisco (California), Stati Uniti, 2000-2008

La nuova sede della California Academy of Science di Golden


Gate Park a San Francisco, si sviluppa sull'area della vecchia
sede, che è stata per lo più demolita. Piano, quindi, ingloba
le vecchie parti (l'African e la North American Hall) con nuovi
spazi dedicati alla ricerca e all'esposizione.
Il tetto-giardino, piantumato con essenze locali, ha il
compito di unificare le differenti funzioni dell’Academy,
infatti, esso prende forma dagli spazi interni. Le tre colline,
ad esempio, nascono dalla dallo spazio che il nuovo
planetario, il Rainforest Exhibit, e l'ingresso dello Steinhart
Aquarium necessitavano. Il tetto-giardino ha soprattutto una
funzione energetica, infatti, esso, si estende oltre il
perimetro dei muri garantendo ombra, protezione dalla
pioggia ed energia fotovoltaica catturata dal sole attraverso
60 mila cellule.
“Credo nell'idea di una crescita sostenibile della città
attraverso un processo di completamento del tessuto
esistente”.
Renzo Piano

Schizzo delle “torri” che


caratterizzano il progetto.

RIQUALIFICAZIONE DELL'AREA EX FALCK


Sesto San Giovanni (Milano), Italia, dal 2005

Progetto di riqualifica che unisce le due parti di Sesto San


Giovanni divise dalla ferrovia e dalle ex aree industriali Falck.
Piano, infatti, progetta un masterplan nel quale i vecchi
stabilimenti vengono conservati e riconvertiti. Il Museo del
Lavoro e la biblioteca, ad esempio, diventeranno luoghi per
concerti e mostre. La riqualifica prevede, poi, anche la
realizzazione di residenze, uffici, laboratori di ricerca,
università, piccoli spazi commerciali, una nuova stazione
ferroviaria ed uno spazio verde di un milione di metri.
L'area, 1.300.000 metri quadrati di superficie complessiva,
sarà dotata di un sistema autonomo che prevede l’utilizzo di
risorse locali attraverso lo sfruttamento dell’acqua di falda,
delle biomasse e dell’energia solare. Questo studio, riguardo
all'utilizzo delle energie pulite, è stato condotto in
collaborazione al premio Nobel Carlo Rubbia.
Il masterplan prevede, anche, l'ampliamento della rete di
trasporto, e l'adozione di bus a basso impatto ambientale.
I lavori di bonifica , demolizione e costruzione, iniziati nel
2007, saranno conclusi intorno al 2014.
“L'architettura è l'arte di dare rifugio alle attività
dell'uomo: abitare, lavorare, curarsi, insegnare e,
naturalmente, stare insieme. E' quindi anche l'arte di
costruire la città e i suoi spazi, come le strade, le
piazze, i ponti, i giardini. E, dentro la città, i luoghi di
incontro. Quei luoghi di incontro che danno alla città la
sua funzione sociale e culturale. Ma naturalmente non
è tutto. Perché l'architettura è anche una visione del
mondo. L'architettura non può che essere umanista,
perché la città con i suoi edifici è un modo di vedere,
costruire e cambiare il mondo. E poi l'architettura è
struggimento per quella cosa bellissima che è la
bellezza. Ma questa è un altra storia ed è impossibile
da raccontare”.
Renzo Piano
BIBLIOGRAFIA
Libri
-Cassigoli Renzo (2007), Renzo Piano. Le responsabilità dell'architetto,
Passigli Editori
-Dal Co Francesco (2007), Understatement. Quello che la torre del “New York
Times” di Renzo Piano può suggerire, Casabella, n.756, pp.3-7
-De Seta Daria (2000), Cinquantadue domande a Renzo Piano, Clean Edizioni
-Irace Fulvio (2007), Renzo Piano Building Workshop. Le città visibili,
Triennale Electra
-Nicolin Pierluigi (2008), Zentrum Paul Klee, Editoriale Lotus, n.135, pp.24-25
-Nicolin Pierluigi (2008), California Academy of Sciences, Editoriale Lotus,
n.135, pp.26-27
-Odifreddi Piergiorgio, Renzo Piano. Che cos'è l'architettura?, Luca Sossella
editore
Sitografia
-www.archimagazine.com
-www.archiportale.com
-www.architettiroma.it/archivio.aspx?id=7377
-rpbw.r.ui-pro.com
-www.wikipedia.org