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Liceo Artistico Teramo Appunti del corso di Architettura prof. Rocco Garibaldi APPUNTI DEL CORSO B 1

Appunti del corso di Architettura prof. Rocco Garibaldi

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APPUNTI DEL CORSO B

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Appunti del corso di Architettura prof. Rocco Garibaldi

APPUNTI DEL CORSO DI ARCHITETTURA

Premessa Gli appunti seguenti fanno parte della ricerca progettuale per una didattica della architettura nel Liceo Artistico Statale di Teramo. La necessità di individuare una metodologia didattica che permetta di mettere a punto un processo educativo efficace e soprattutto controllabile, é stata accentuata dalla riforma degli esami di maturità (adesso “di Stato”). Con essa, infatti, attraverso l'introduzione della terza prova e del colloquio su tutte le materie, viene ampliato il campo di intervento didattico. In pratica non é più sufficiente perseguire l'obiettivo esclusivamente pratico/progettuale ma diventa altrettanto importante una adeguata assimilazione degli aspetti teorici (storia, tecnologia, tecniche di rappresentazione, ecc.). Ciò, a mio avviso, è valido se si rifiuta l’idea che la riforma della scuola debba necessariamente portare ad un impoverimento dei contenuti educativi disciplinari e si voglia mantenere le finalità sperimentate in precedenza 1 . Con questi presupposti diventa scontata l'osservazione che un percorso difficile rischia adesso di diventare arduo. Confidando nell’interesse degli allievi ed essendo convinto che bisogna fare almeno un tentativo per salvare il livello degli obiettivi specifici della materia ritengo più opportuno evitare lamenti inutili e cominciare ad operare direttamente cercando, attraverso opportune selezioni di argomenti, di raggiungere gli obiettivi prefissati. L’obiettivo didattico principale è di mettere in condizione lo studente di utilizzare un metodo adeguato per affrontare il progetto, con la consapevolezza che la difficoltà iniziale, quando ci si trova di fronte ad un foglio bianco (di carta o elettronico) armati di sola matita/mouse, è spesso quella più difficile da superare. Soprattutto se, come spesso accade, una volta formulata una risposta alle richieste del progetto, si rimane aggrappati fermamente ad essa, perdendo la necessaria capacità dialettica e quindi di giudizio. La realtà della progettazione è formata da un lungo processo di analisi, confronti, esclusioni e scelte che conducono al risultato finale. In ambito didattico il processo progettuale acquista maggiore valenza soprattutto per il suo contenuto metodologico: la acquisizione di una procedura, un metodo per affrontare e risolvere in maniera per quanto possibile controllata il problema del progetto non solo è spendibile a qualsiasi livello di scala, ma per il suo carattere logico deduttivo costituisce la necessaria spinta verso lo sviluppo di una maggiore creatività.

1 In verità, a giudicare dai testi delle ultime prove d’esame e da quanto proposto nei vari progetti sperimentali guidati, sembra effettivamente reale la volontà di spostare in ambito post-secondario o universitario un percorso educativo specifico, relegando alla secondaria superiore il semplice compito di un approccio superficiale con connotazioni diversificate e poco approfondite.

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Approccio disciplinare La didattica dell’architettura, finalizzata alla progettazione, non può prescindere da una

definizione iniziale dell’oggetto della disciplina. Già in passato è stata definita architettura

qualunque operazione umana che tende a modificare il territorio

accettabile che però nella sua generalità non permette di focalizzare gli aspetti che, seppur personalizzati, influiscono notevolmente nella definizione complessiva delle caratteristiche professionali di chi opera nel campo architettonico-progettuale. Dal punto di vista del politico l'architettura è il risultato, buono o cattivo, a seconda della posizione del politico stesso, dell'uso che il potere ha fatto, in un certo periodo, del territorio e degli interventi su di esso. Guardata con l'occhio dello storico, l'architettura è anche la documentazione delle capacità di una cultura a rappresentare se stessa. Esaminata con l'ottica selettiva dello storico dell'arte, l'architettura è soprattutto una delle manifestazioni del genio artistico di chi ha operato meglio degli altri in un determinato periodo. Al critico interessano le realizzazioni nelle loro valutazioni relative, indipendentemente o quasi dai procedimenti seguiti e dalla storia del loro processo progettuale, ed interessa, con le figure dei grandi architetti responsabili di quei «monumenti», l'evolversi, il susseguirsi delle varie scuole e dei vari movimenti. Vissuta in prima persona da chi è architetto o lo sta diventando, l'architettura dovrebbe interessare, oltre che per quanto detto fin qui, come il risultato di un'attività naturale dell'uomo, che cerca di provvedere ad umanizzare lo spazio naturale con i mezzi che la cultura cui appartiene gli mette a disposizione. Operazione che le culture più evolute e articolate hanno condotto servendosi di particolari figure professionali, a seconda dei casi artigiani, maestri d'opera legati insieme in un gruppo specializzato ed organizzato, funzionari di corte o di una pubblica amministrazione, artisti, professionisti, impiegati. Per tutti, in ogni modo, c'è sempre stata una parte comune: il mestiere. Ed è delle «regole dell'arte», in altre parole del mestiere di progettista che, come corso di Progettazione, dovremo occuparci. Si può progettare una ricerca, un piano urbanistico, una strategia politica, un intervento economico, un libro, uno spettacolo, una vacanza. In genere la procedura, o meglio la metodologia progettuale, si sviluppa su di un filo conduttore di carattere generale : Raccolta dati -» Obiettivi -» Ipotesi di risposta-» Progetto di massima -» Progetto esecutivo -» Realizzazione. Tale sequenza d’operazioni è riferita in modo specifico all'architettura o comunque a quelle attività progettuali che utilizzano risorse materiali per produrre beni d'uso a soddisfacimento dei bisogni più diversi (la penna per scrivere, la scuola per studiare, l'automobile per spostarsi, l'ambiente per poter continuare a vivere). Se l'attività progettuale professionale necessita di un vasto accumulo di conoscenze ed esperienze, l'attività progettuale didattica trova un suo profondo significato formativo come momento unificatore di metodo, creatività, tecnica e linguaggio. Saper progettare vuoi dire saper intervenire criticamente nel reale e saper dare risposte tecnicamente valide a problemi concreti. La proposta della progettazione architettonica non è allora semplicemente un dovere disciplinare, ma una scelta consapevole che consente di sperimentare uno strumento d’intervento sulla realtà. L'architettura resta infatti l'indispensabile strumento che da forma concreta all'ambiente umanizzato, in relazione alle scelte socioeconomiche e ai contenuti culturali. Ognuno di noi nel formare la propria intelaiatura culturale procede,empiricamente, cercando di «organizzare» tra loro le informazioni che via via, dal giorno della nascita, veniamo accumulando alla rinfusa nel magazzino della memoria. Ad aiutare quest’organizzazione dovrebbe tendere l'educazione, quella delle scuole primarie e secondarie e quella universitaria poi. Anche per la formazione dell'architetto è necessaria una «disciplina» didattica, che sappia

Si tratta di una definizione

la formazione dell'architetto è necessaria una «disciplina» didattica, che sappia Si tratta di una definizione 3
la formazione dell'architetto è necessaria una «disciplina» didattica, che sappia Si tratta di una definizione 3
la formazione dell'architetto è necessaria una «disciplina» didattica, che sappia Si tratta di una definizione 3
la formazione dell'architetto è necessaria una «disciplina» didattica, che sappia Si tratta di una definizione 3

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costruire nello studente quella griglia di cui necessita per orientarsi nell’acquisizione delle informazioni e delle esperienze. Nell'architettura, anzi, oltre alla necessità di mettere in relazione la cultura disciplinare della materia con la cultura più vasta che uno possiede - e nella quale l'architettura deve essere collocata al posto giusto - esiste la necessità di evitare di ridurre l'architettura ad una parte sola di essa. Compito specifico di questo corso biennale è quello di contribuire alla costruzione dell’intelaiatura cercando, nel frattempo, di sviluppare una metodologia progettuale che, ferme restando eventuali soggettività, possa essere utilizzata dalla maggior parte degli allievi. A tal fine, considerando la brevità dei tempi a disposizione, si rende necessaria una trattazione parziale, degli argomenti che costituiscono le componenti della progettazione. La riduzione del numero delle «componenti» che debbono intervenire nella corretta progettazione era già stata chiarita, anche se con mezzi critici lontani dai nostri, nell'unico o quasi dei molti trattati di architettura prodotti dalla cultura greco-romana, e cioè nei dieci libri sull'architettura di Marco Vitruvio Pollione, architetto romano del periodo, augusteo. «In ogni costruzione si deve tener conto della solidità (fìrmitas), dell'utilità (utilitas), della venustà (venustas) ». Cosi Vitruvio; ma noi potremo dire meglio che l'opera architettonica risulta innanzi tutto dallo studio dei contenuti sociali, delle ragioni «istituzionali» per le quali una determinata società o potere richiede un'opera architettonica (utilitas), e che queste ragioni «umane» debbono fornire la base d'ogni buona progettazione; diremo poi che la struttura spaziale che l'architetto avrà immaginato come la più idonea per rispondere alla domanda sociale dovrà essere pensata in termini costruttivi-tecnologici (fìrmitas), cioè realizzata attraverso l'impiego di materiali opportuni, perché possa resistere staticamente e possa proteggere dal caldo, dal freddo, dal rumore, dal sole, da occhi e da mani indiscrete; e diremo infine che queste due operazioni dovranno essere fatte d'accordo servendosi delle capacità di controllo fornite dalla «cultura» architettonica, tesa appunto a che utilità e resistenza annullino le loro incompatibilità reciproche, e azzerino addirittura la loro originaria identità per trasformarsi semplicemente, intimamente fuse, in quello che si chiama architettura, cioè la risultante estetica (venustas). Nella nostra trattazione semplificata manterremo le tre componenti con la denominazione di funzione, tecnica e linguaggio. In particolare studieremo l'aspetto funzionale. Riferito al rapporto tra uomo e ambiente l'aspetto tecnologico. Riferito ai materiali e alle tecniche specifiche dell'architettura l'aspetto del linguaggio. Inteso sia come comprensione/acquisizione delle strutture formali di lettura e rappresentazione delle forme, che come rapporto tra l'architettura e la comunicazione (denotazioni e connotazioni in rapporto alle principali tendenze architettoniche). In quest'ultimo punto é anche contenuto l'aspetto "estetico" , nella sua doppia valenza di risposta ad esigenze culturali (di gusto) ed esigenze psicologiche. Resta da precisare che i primi due aspetti appartengono alla sfera razionale della conoscenza e, in quanto tali, sono più facilmente controllabili e didatticamente trasmissibili. L’aspetto del linguaggio, cioè la conoscenza culturale della venustas, appartiene per una parte alla sfera razionale e per una parte a quella irrazionale. Alla genesi compositiva appartengono contemporanee manipolazioni, a volte razionali e coscienti, a volte irrazionali, di tutto il materiale che il progettista trae via via dal magazzino della memoria, e intervengono, in queste manipolazioni, modi e regole nuove, immagini trovate al momento, come integrazione ed elaborazione di immagini già possedute. Quest’ultima precisazione serve a far capire che c’è un unico modo per avvicinare, per conoscere e imparare, la realtà della progettazione: progettando appunto, entrando direttamente, col fare l’architettura, nel vivo dell’architettura stessa, dell’architettura allo stato nascente.

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Cap. I

Gli oggetti che l’uomo usa e l’ambiente costruito per le sue necessità dipendono principalmente dalle misure medie del corpo umano: una porta è poco più alta di due metri (2,15 ) perché l’uomo in media è alto m.1,75 e raramente raggiunge i due metri. Per lo stesso motivo le misure di un sedia si avvicinano a quelle fondamentali: il sedile è alto circa 45 cm., lo schienale 80 cm., i braccioli 70 cm., e l’ingombro orizzontale si aggira intorno a cm. 50 x 50. Ciò però non ha condizionato la progettazione e produzione di sedie: ne esistono infiniti modelli con variazioni più o meno rilevanti delle misure indicate.

La funzione

variazioni più o meno rilevanti delle misure indicate. La funzione Fig.1: Una serie di sedie disegnate

Fig.1: Una serie di sedie disegnate da Bruno Munari

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Basta osservare la figura qui sopra per rendersi conto dei motivi di una offerta così vasta per un singolo manufatto: alla funzione principale che è quella di permettere all’uomo di sedersi si risponde in maniera diversificata poiché oltre ai diversi modi di sedersi (per pranzare, studiare, rilassarsi, ecc.) si tiene conto di altri fattori come i materiali con cui si fabbrica la sedia, il luogo dove la si usa, le connotazioni estetiche, e così via. Il discorso fatto sulla sedia in qualche modo si presta ad essere esteso all’architettura: gli edifici costruiti dall’uomo rispondono alla funzione principale per cui sono realizzati, ma non sono tutti uguali perché tante altre funzioni debbono essere soddisfatte. Ognuna di esse costituisce una variabile di cui tener conto in fase progettuale ed alla quale dare una risposta in maniera più o meno soddisfacente.

Il Movimento Moderno ha effettuato una importante rivoluzione nella

cultura architettonica dei primi decenni del secolo: le funzioni di un edificio diventano l'elemento principale su cui si articola il progetto. Ed inoltre

tali funzioni diventano elemento di riconoscibilità della stessa architettura. (Un edificio neoclassico può essere un teatro, un tribunale, una chiesa, ecc.; un'architettura moderna dimostra invece immediatamente la sua funzione).

E' per questo motivo che mentre gli architetti neoclassici iniziavano il

progetto dallo studio dei prospetti, il movimento moderno studia per primo l'elenco delle funzioni da cui poi ricava lo schema distributivo che trova la sua formalizzazione nella pianta dell'edificio. Possiamo chiarire meglio questo procedimento se lo applichiamo alla progettazione di un alloggio: la funzione principale cui questo deve rispondere si indica con una sola parola, abitare, con cui però si sottindende un complesso di azioni che si svolgono di giorno e di notte in ambienti diversificati, per dimensioni e destinazioni d’uso, collegati tra loro e separati dallo spazio esterno.

Studiare l’elenco delle funzioni di un alloggio significa individuare l’insieme

di azioni che in esso si svolgono e che permettono di realizzare quella

complessa sfera di rapporti (privati, famigliari) che lo configurano come tale 2 . Ovviamente non esiste un unico elenco valido in tutte le situazioni, ma, di volta in volta va studiato in funzione del nucleo abitativo e commisurato, poi, alle altre variabili di progetto. Alcune funzioni hanno carattere generale:

mangiare, riposare, soggiornare, curare l’igiene del corpo, cucinare, studiare, ecc., altre possono derivare da esigenze particolari: contenere e proteggere particolari collezioni, privilegiare degli hobbyes, raggruppare più funzioni in uno stesso spazio, ecc.

2 La ricerca dell’architettura moderna considera l’alloggio come unità minima da studiare e progettare per suo conto: la porzione di ambiente più piccola e relativamente più semplice, che però ha un significato funzionale abbastanza preciso ed organico.

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Una volta stilato l’elenco si verificano le compatibilità tra le funzioni e si passa alla individuazione degli ambienti relativi. Qui esaminiamo alcune funzioni per rendere più chiaro il procedimento di analisi.

La cucina

rendere più chiaro il procedimento di analisi. La cucina Fig.2: Studio organizzativo/funzionale di una cucina Lo

Fig.2: Studio organizzativo/funzionale di una cucina

Lo studio in figura è dell’arch. Maurice Barret, pubblicato nella seconda metà degli anni Trenta. Esso nasce da una accurata analisi delle funzioni e da una razionale organizzazione dei percorsi, mettendo in evidenza la necessità di organizzare scientificamente un servizio così essenziale.

L’analisi di una singola funzione non porta a soluzioni univoche ma, in relazione con il contesto, può assumere diverse configurazioni. Nelle figure seguenti vedremo alcuni esemplificazioni.

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Liceo Artistico Teramo Appunti del corso di Architettura prof. Rocco Garibaldi Fig.3 : Armadio-cucina Soluzione di
Liceo Artistico Teramo Appunti del corso di Architettura prof. Rocco Garibaldi Fig.3 : Armadio-cucina Soluzione di
Liceo Artistico Teramo Appunti del corso di Architettura prof. Rocco Garibaldi Fig.3 : Armadio-cucina Soluzione di

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Fig.3: Armadio-cucina

Soluzione di minimo ingombro adatta per spazi molto piccoli o soluzioni provvisorie o particolari. In questo caso le esigenze economiche sono considerate unica variabile determinate e per questo motivo vengono accettati gli evidenti inconvenienti che si generano dalla promiscuità ambientale

Fig.4: Cucina in nicchia

Soluzione simile alla precedente si configura come un vero angolo cottura. Risolve problemi di spazio minimo e, se isolata da elementi scorrevoli, consente di evitare promiscuità tra funzioni diverse.

Fig.5: Cucina Soluzione adottabile quando lo spazio disponibile consente il posizionamento di tutti gli arredi utili al suo scopo. E’ evidente che il corretto funzionamento della cucina dipende anche dalla collocazione all’interno dell’alloggio:

un posizionamento errato potrebbe conferirle valori estremamente negativi.

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Fig.6: Cucina tinello

Questa soluzione sovrappone in un unico ambiente due diverse funzioni. Viene in genere privilegiata per motivi di relativa comodità e praticità nella vita dell’unità famigliare anche se si dispone di un altro spazio da dedicare alla sala da pranzo. In molti casi, però, nasce dall’esigenza di dedicare maggiore spazio ad altre funzioni che altrimenti non troverebbero adeguata soluzione.

Il soggiorno

L’ ambiente di soggiorno è, nella organizzazione dell’alloggio, lo spazio più interessante suscettibile di variazioni sia dimensionali che planimetriche. Esso può articolarsi in locali diversi o in un unico ambiente, deve garantire l'affaccio verso particolari vedute esterne e,

nello stesso tempo deve essere collegato con altre funzioni cui possono corrispondere specifici ambienti, come la cucina e il pranzo. Una volta stabilita la posizione ottimale di questo "centro propulsore" dell'alloggio resta da vederne l'articolazione interna perché in essa si riflettano abitudini e modi di vita della famiglia, che possono esprimersi sia in un ambiente

di piccole dimensioni che in grandi spazi con funzioni molto differenziate tra loro. La

dimensione minima prevista dalla legge per questo ambiente è di 16 mq (compresa la zona pranzo): sarà comunque opportuno, considerando che questa è una misura-limite, riservare al soggiorno almeno 20-24 mq il che possono essere ulteriormente differenziati in spazi destinati a mangiare, sedersi per riposare, vedere la televisione, leggere, lavorare, studiare, ascoltare la musica, ecc Queste funzioni possono essere risolte nel progetto aggregandole o separandole in spazi diversi; e bene quindi che queste zone siano tra loro comunicanti ma articolate in modo da avere da esse delle prospettive diverse verso la zona giardino e all'interno della casa stessa. spesso l'articolazione del soggiorno può essere concentrata attorno ad un elemento d'arredo significativo, che potrà essere il caminetto, il tavolo da pranzo, la zona dei divani o anche un serramento aperto verso una vista significativa dell'esterno. Nella zona conversazione le dimensioni dei mobili e gli spazi necessari per spostarsi da un punto all’ altro del locale definiscono di massima lo spazio da destinare a questa funzione; si dovrà tener conto anche della distanza ottimale di conversazione tra due gruppi di sedute

contrapposte (circa 2 m) e l'opportunità di prevedere nella medesima zona anche l'ascolto e

la vista della televisione. La distanza a cui è opportuno mettere l'apparecchio è data

mediamente dalla diagonale dello schermo (in centimetri) moltiplicata cinque volte; la visione ottimale è naturalmente quella diretta; è opportuno anche che l'illuminazione non sia diretta sull'apparecchio. La presenza di un caminetto può contribuire a definire una zona particolare che sarà diversamente articolata a seconda che il camino sia a parete, d'angolo o come elemento isolato al centro del locale. In questi casi sarà opportuna una distanza delle sedute poste di fronte al camino pari a circa 2-2,50 m; un camino in nicchia potrà essere organizzato con più facilità anche con zone di sedute laterali; infine un camino isolato assumerà generalmente la funzione di elemento di separazione di due zone e potrà quindi essere organizzato secondo una grande varietà di soluzioni.

Di seguito esaminiamo alcuni esempi tratti da alcuni manuali:

organizzato secondo una grande varietà di soluzioni. Di seguito esaminiamo alcuni esempi tratti da alcuni manuali:

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Fig.7: Soggiorno passante L’ambiente soggiorno è comprensivo dell’area di ingresso e svolge la funzione di disimpegno generale. Costituisce una soluzione di massima concentrazione del nucleo abitativo, resa possibile dalla riduzione al puro essenziale delle superfici occorrenti per i disimpegni diurni e notturni.

superfici occorrenti per i disimpegni diurni e notturni. Fig.8: Soggiorno indipendente Con questa soluzione, il

Fig.8: Soggiorno indipendente Con questa soluzione, il maggiore sviluppo delle superfici destinate ai disimpegni, consente una minore concentrazione del nucleo abitativo ed una separazione dei percorsi giorno/notte

abitativo ed una separazione dei percorsi giorno/notte Fig.9 : Soggiorno con disimpegno misto Con questa soluzione

Fig.9: Soggiorno con disimpegno misto Con questa soluzione non si ha separazione dei percorsi ma si ottiene un maggiore spazio nell’ambiente soggiorno concentrando sull’ingresso lo spazio dei disimpegni diurno e notturno

Ovviamente gli esempi precedenti non esauriscono le infinite possibilità organizzative e spaziali di un soggiorno. Esse dipendono dalle tantissime variabili che influiscono nella progettazione e possono portare a configurazioni come quelle della fig.10 in cui le funzioni che si svolgono all’interno dell’ambiente trovano una loro precisa collocazione spaziale di tipo funzionalista, a soluzioni in cui lo spazio del soggiorno è l’unico, oltre ai servizi igienici, dell’alloggio (monolocali), o a soluzioni su diversi livelli, a doppie altezze, con spazi esterni incorporati, ecc. Gli esempi riportati hanno lo scopo principale di evidenziare i diversi significati che assumono le scelte progettuali, e le implicazioni che poi comportano sia a livello organizzativo generale del manufatto architettonico e sia, fattore certamente più importante, nella vita privata dei fruitori dell’architettura.

nella vita privata dei fruitori dell’architettura. Fig.10: Soggiorno passante Dall’analisi funzionale allo

Fig.10: Soggiorno passante

Dall’analisi funzionale allo schema distributivo

Abbiamo visto come le caratteristiche di una stanza dipendano dalle funzioni in essa esercitate. Possiamo anche dire che dipendono dagli spazi occorrenti per la collocazione degli oggetti (mobili o immobili) che consentano lo svolgimento di tali funzioni. Allo

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stesso modo le caratteristiche di un alloggio nascono dall’accostamento delle varie stanze. Dagli esempi visti in precedenza possiamo dedurre che uno dei criteri importanti 3 da adottare nell’accostamento degli ambienti è quello distributivo: il corretto funzionamento dell’abitazione 4 dipende da un’analisi approfondita dei percorsi e quindi della collocazione degli spazi funzionali.

e quindi della collocazione degli spazi funzionali. Fig.11: Schema distributivo Lo schema della figura qui sopra

Fig.11: Schema distributivo

Lo schema della figura qui sopra illustra i criteri distributivi tra le diverse zone con

illustra i criteri distributivi tra le diverse zone con l’indicazione dell’orientamento. Fig.12 : Due alloggi

l’indicazione dell’orientamento.

Fig.12: Due alloggi con l’indicazione dei percorsi diurni e notturni. Le soluzioni distributive diverse mettono in evidenza la più razionale distribuzione della seconda pianta

3 Sicuramente tra i criteri possono essere inseriti altri fattori come l’orientamento, gli aspetti economici, particolari aspetti costruttivi, la stessa tipologia costruttiva, ecc.

4 Le Corbusier definisce la casa “una macchina per abitare

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TIPOLOGIE EDILIZIE ABITATIVE

La necessità che, fin dai tempi preistorici, l’uomo ha avuto di modificare l’ambiente naturale per procurarsi uno spazio entro cui svolgere una parte delle sue funzioni vitali, ha portato a soluzioni molto diverse. Limitando il discorso alla edilizia abitativa possiamo osservare come, già solo in Italia, vi siano delle notevoli differenze tra le case del nord e quelle del sud. Ciò dipende sia da particolari esigenze funzionali, dovute al clima e alle abitudini culturali, e sia dalle caratteristiche locali legate ai metodi costruttivi, al reperimento dei materiali, ecc. Una prima generale classificazione può essere riferita al grado di individualità: case unifamiliari e case plurifamiliari. Entrambe le categorie possono poi essere suddivise secondo criteri morfologici. Nella tabella seguente riportiamo uno schema, necessariamente semplificato, di tale classificazione.

Tab. n. 1: Classificazione delle case d’abitazione

     

Sono destinate ad ospitare

singole

Ad uno o più piani

un

solo nucleo famigliare,

Caratterizzate dal fatto di essere libere da ogni lato

   

Questi hanno in comune tra loro soltanto un muro perimetrale, mentre gli altri

tre

muri sono

Con alloggi abbinati

completamente liberi. Spesso, in questa tipologia, le piante dei due alloggi sono identiche ma orientate

in maniera speculare rispetto al muro in comune

 

Sono case costituite in genere da quattro alloggi

accostati assieme in modo

da

aver ognuno due lati

Case unifamiliari

Con alloggi raggruppati

liberi e due muri in comune. Anche in questo caso si trova spesso un’unica pianta

associate

riflessa su due assi di simmetria.

 

I

singoli alloggi sono

Con alloggi a schiera

caratterizzati dal fatto di avere due muri in comune con quelli adiacenti (tranne ovviamente all’inizio e alla fine della schiera). La schiera può avere una diversa morfologia: schiera longitudinale, trasversale, obliqua, sfalsata, a dente di sega, ecc.

 

In

genere si tratta di una

Con alloggi sovrapposti

casa a due piani con un alloggio per piano di cui quello superiore servito da

una

scala.

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isolate

 

Sono dei fabbricati liberi da ogni lato in cui i singoli alloggi sono disimpegnati da un’unica scala

   

Si tratta di edifici in cui i diversi elementi sono

Case plurifamiliari

contigue

In linea

collegati tra loro da muri in comune e si sviluppano in linea con due o più scale al servizio degli alloggi.

 

Edifici che in pianta assumono una forma

A blocco

poligonale, chiusa o aperta, racchiudente al suo interno uno spazio libero: il cortile .

Ad integrazione di quanto esposto in tabella citiamo le Case Collettive: ci si riferisce con questa denominazione a quelle case plurifamiliari composte da numerose cellule abitative, in genere di piccole dimensioni, e fornite di un’ampia dotazione di servizi comuni. Esempi illustrativi di alcune tipologie di abitazioni:

Esempi illustrativi di alcune tipologie di abitazioni : Fig.13 : Casa unifamiliare isolata ad un piano.

Fig.13: Casa unifamiliare isolata ad un piano. Arch. A.C.Williams Oakland 1939

Nella figura accanto si può osservare una soluzione con ingresso sul soggiorno da cui vengono disimpegnati sia il complesso giorno che la zona notte, attraverso un ulteriore disimpegno di piccole dimensioni.

attraverso un ulteriore disimpegno di piccole dimensioni. Fig. 14 : Le Corbusier, ”Opera

Fig.

14:

Le

Corbusier,

”Opera

Completa”

Nella figura14 una scheda di Le Corbusier che illustra una soluzione con due alloggi abbinati mediante ribaltamento, con accesso sul soggiorno e con servizi igienici in posizione centrale.

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Fig.15:Casa a schiera, pianta di un alloggio. Arch. E. Sundhal, Stoccolma 1932

Fig.16: foto della schiera

Arch. E. Sundhal, Stoccolma 1932 Fig.16 : foto della schiera Fig.17 : Case multipiani Arch: F.Albini

Fig.17: Case multipiani Arch: F.Albini e altri

Nella figura qui sopra vediamo le piante di quattro alloggi del quartiere “D’Annunzio” costruito a Milano nel 1942. Le case hanno quattro piani e per ognuno di questi gli alloggi sono raggruppati a quattro a quattro su ogni colonna di scale (casa multipiani in linea).

su ogni colonna di scale ( casa multipiani in linea ). Fig.18 : Case multipiani a

Fig.18: Case multipiani a ballatoio. Arch. A:BrennerFrancoforte 1930

In figura un particolare con le piante degli alloggi tipo, associate mediante ribaltamento e serviti da un ballatoio per piano.

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Concludiamo questa carrellata sulle tipologie 5 abitative con una soluzione ormai storica appartenente a Le Corbusier: L’Unità d’abitazione.

appartenente a Le Corbusier: L ’Unità d’abitazione . Fig.19 :Le Corbusier, Unità d’abitazione, Marsiglia.

Fig.19:Le Corbusier, Unità d’abitazione, Marsiglia. Sezione e piante di due appartamenti

Marsiglia. Sezione e piante di due appartamenti Fig.20 : Unità d’abitazione, veduta della facciata. 5

Fig.20: Unità d’abitazione, veduta della facciata.

5 Il termine tipologia significa studio dei tipi. Nel nostro caso lo studio dei tipi architettonici nasce dall’esigenza di classificare le varie risposte morfologiche e funzionali che storicamente gli architetti hanno dato in risposta a certe esigenze.

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L’Unità d’abitazione di Le Corbusier oltre ad essere il più famoso esempio di casa collettiva resta ancora il più interessante. L’edificio è lungo 130 metri e alto 56. comprende circa 330 alloggi disimpegnati da strade interne (in fig. 19 indicata con il n.1). Può contenere un massimo di 1791 abitanti ed ogni appartamento si sviluppa su due piani (la famosa tipologia a pipa), contenendo un soggiorno a doppia altezza. A metà altezza dell’edificio si trova il centro dei servizi, con negozi, bar-ristorante, ecc. mentre altri servizi, ambulatori, asilo nido, palestra, sono situati all’ultimo piano e sul grande tetto terrazzo. L’edificio di Le Corbusier, pur accostandosi alla tipologia della casa a torre costituisce l’esempio più importante del pensiero dell’architetto svizzero. Tra le sue proposte più interessanti, infatti, c’è quella della città costituita da grandi unità d’abitazione, in cui concentrare un alto numero di abitanti. In tal modo si riesce ad ottenere ampi spazi liberi, malgrado coefficienti di densità abitativa 6 abbastanza elevati. Vedremo meglio in seguito, discutendo del linguaggio dell’architettura quali e quanti apporti importanti abbia dato Le Corbusier allo sviluppo dell’Architettura Moderna. In questa prima parte si è cercato di mettere in evidenza il rapporto tra l’analisi delle funzioni, con il conseguente corretto dimensionamento degli spazi relativi, e l’organizzazione distributiva, con l’adeguato studio dei percorsi. Dai due aspetti precedenti si è giunti alla classificazione delle tipologie di abitazioni vedendone alcuni esempi. Lo scopo principale è stato quello di mostrare una serie di passaggi che potessero essere adottati in fase di elaborazione di risposte propositive come una vera e propria metodologia progettuale. Ovviamente non si ha la presunzione di considerare universalmente valida la procedura indicata ma essa và Fig.21: Sezione dell’Unità d’Abitazione considerata solo una proposta per meglio focalizzare i di Marsiglia problemi (nel nostro caso decisamente ridotti) relativi al progetto. La qualità di un progetto viene valutata alla fine di tutto il processo che ne ha generato i risultati, resta quindi al singolo individuo verificare e trovare il percorso più adatto alle sue capacità.

e trovare il percorso più adatto alle sue capacità. 6 La densità abitativa è data dal

6 La densità abitativa è data dal rapporto tra il numero di abitanti di un dato territorio per l’area di quest’ultimo e si misura in abitanti/metroquadro.

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Cap. II

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LA TECNOLOGIA

IL PROBLEMA DELL’EQUILIBRIO E LE CARATTERISTICHE DEI MATERIALI

D ELL’EQUILIBRIO E LE CARATTERISTICHE DEI MATERIALI fig.22 : Tutti sappiamo che la torre di Pisa

fig.22: Tutti sappiamo che la torre di Pisa si inclina perché cede il terreno su cui è poggiata. Pochi, però, sanno cosa accade dal punto di vista della fisica meccanica.

In questo capitolo tratteremo, attraverso brevi cenni, due argomenti, tra loro complementari, che stanno alla base della teoria delle costruzioni:

o il problema dell’equilibrio, ovvero cercheremo di rispondere alla domanda: “perché le case stanno in piedi?”,

o le caratteristiche dei materiali legate anche alla tipologia formale con cui sono impiegati. In pratica ci occuperemo di analisi strutturale ma cercheremo di farlo in maniera intuitiva o, meglio, cercheremo di capire quali sono i meccanismi che stanno alla base di tante esperienze della nostra vita quotidiana , come ad esempio il corretto posizionamento di una scala a pioli affinché non scivoli via o la giusta scelta di una corda per sollevare un peso. Cominciamo subito col dire che una struttura può essere definita come un qualsiasi montaggio di materiali destinato a sostenere i carichi; se vi guardate bene intorno vi accorgerete che siamo circondati da strutture, sia organiche che inorganiche. Ma torniamo al problema dell’equilibrio. Potremmo chiederci perché riusciamo a stare in piedi, senza sprofondare nel pavimento o, che è lo stesso, perché Marina, ogni volta che cade con il motorino, non sfonda il manto stradale? La domanda suggerisce una prima risposta molto facile: perché la strada ha resistito al peso che l’ ha sollecitata! Cioè se ha ricevuto una spinta ad esempio di 50 chili è riuscita a rispondere con una forza uguale e contraria; cioè ancora 50 chili ma stavolta verso l’alto. Il problema è; come ha fatto? E se la risposta fosse stata di 110 chili, cosa sarebbe successo?

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Il pavimento, come le strade, risponde al peso che scarichiamo attraverso i piedi con una forza uguale e contraria. Allo stesso modo una edificio esercita una pressione sulle fondamenta e, affinchè tutto sia in equilibrio, le fondamenta devono esercitare la stessa spinta contro l’edificio. Fin qui tutto semplice, anche perché avete incontrato qualcosa di simile nella terza legge del moto di Newton in cui si afferma che azione e reazione sono uguali e opposte. Il che vuol dire, traducendo in tibetano, che una forza non può andare persa: sempre ed in ogni situazione a ogni forza deve corrispondere una forza uguale ed opposta in ogni punto della struttura.

una forza uguale ed opposta in ogni punto della struttura . Fig. 23 : Il peso

Fig. 23 : Il peso del mattone, che agisce verso il basso, deve essere sostenuto da una forza verso l’alto uguale e opposta, cioè dalla tensione dello spago

Immaginiamo di appendere un peso al ramo di un albero (fig.23), mediante una corda; il peso del mattone, come la mela di Newton, è dovuto alla forza di gravità, cioè all’attrazione continua che la gravità terrestre esercita sulla sua massa. Affinché il mattone non cada esso dovrà essere sostenuto a mezz’aria da una forza verso l’alto continua, uguale e opposta. Questa forza verrà esercitata dalla corda sottoposta a trazione: se la corda è abbastanza robusta potrà sopportare anche due mattoni e forse anche una persona (cercasi volontari!), altrimenti si spezzerà. Il vostro intuito vi starà suggerendo che anche il ramo sarà sottoposto allo sforzo ma per ora vi invito a tralasciare il ramo e a concentrarvi sulla fune: come fa a sviluppare la forza accorrente? Un esempio diverso può essere utile per rendere più chiaro il problema:

24
24

nel caso rappresentato in fig.24, a sinistra, la coda del gatto è sottoposta a trazione da una parte dalla bambina, e dall’altra parte dall’attività biologica dei muscoli del gatto che esercitano un’attività uguale e contraria a quella dei muscoli della

bambina. Se per caso la coda del gatto fosse attaccata non al gatto ma a qualcosa di inerte, come il muro in figura, allora sarebbe stato il muro a dover esercitare la trazione necessaria. Per la bambina (e per la coda) non fa nessuna differenza che a tirare dall’altra parte sia il gatto o il muro.

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Fig.25
Fig.25

Nella figura accanto la sollecitazione di trazione interessa uno sfortunato verme. E’ facilmente intuibile che la reazione al tiro dell’uccello viene dalle fibre muscolari dell’invertebrato, cioè da un essere organico. Ma la materia inorganica? Ed ecco quindi il problema:

come fa una cosa inerte e

passiva come un muro o una corda, o una trave o una cattedrale a sviluppare le forze di reazione che sono necessarie all’equilibrio? La risposta ci è stata fornita da Hooke già nel 1679 (ma in seguito poco seguita anche a causa del suo più famoso nemico Newton). Essa può essere condensata in due frasi:

ogni tipo di solido si deforma, accorciandosi o allungandosi, quando viene sollecitato da una forza meccanica;

è questa deformazione che permette al solido di sviluppare un’azione contraria alla spinta.

al solido di sviluppare un’azione contraria alla spinta. Tutti i materiali e tutte le strutture si

Tutti i materiali e tutte le strutture si deformano quando viene loro applicato un carico (con linguaggio più appropriato diremo: quando sono sollecitate). Nel caso illustrato nella fig.26 vediamo che il ramo sollecitato dal peso della scimmia si incurva, provocando un allungamento delle fibre superiori ed un accorciamento di quelle inferiori (ricordate l’esempio della gomma?). In pratica quando sollecitiamo un materiale provochiamo un allontanamento o un avvicinamento delle sue molecole e dei suoi atomi. Il legame fisico/chimico che lega gli atomi gli uni agli altri è molto resistente quindi le sollecitazioni agiscono sui milioni di legami che formano il materiale e che reagiscono alle deformazioni. Questo spiega da dove viene la forza reagente all’interno delle strutture. Ovviamente ogni materiale ha caratteristiche di resistenza diverse che con facilità possono essere misurate per mezzo di prove meccaniche, sottoponendo dei provini alle diverse sollecitazioni…ma di questo abbiamo già parlato fin troppo per cui mi limito a ricordarvi il grafico

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Sforzo

Liceo Artistico Teramo Sforzo Deformazione Appunti del corso di Architettura prof. Rocco Garibaldi Fig. 27 :

Deformazione

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Fig. 27: un tipico diagramma sforzo/deformazione

Lo studio delle sollecitazioni e delle reazioni causate ai materiali sta alla base della scienza delle costruzioni. Le strutture in genere vengono sottoposte contemporaneamente a diverse sollecitazioni ma queste possono essere indagate singolarmente.

La trazione Abbiamo già visto esempi di trazione. Qui ci limitiamo a darne una definizione:

la trazione è lo stato di sollecitazione nel quale le particelle di materiale tendono a distanziarsi l’una dall’altra

di materiale tendono a distanziarsi l’una dall’altra Fig28 sollecitazione di trazione Le particelle della fune

Fig28 sollecitazione di trazione

Le particelle della fune (fig.6) tendono ad allontanarsi l’una dall’altra a causa dell’azione della forza esercitata dai due uomini. A causa della forza di trazione la fune subirà un allungamento:

l’allungamento è il fenomeno tipico dello stato di trazione. L’allungamento di una unità di lunghezza si chiama dilatazione o deformazione unitaria di trazione.

LA COMPRESSIONE

E’ una sollecitazione per così dire reciproca della trazione, infatti si definisce compressione lo stato di sollecitazione in cui le particelle di materiale tendono ad avvicinarsi l’una all’altra. Un pilastro che sostiene un carico è compresso e la sua altezza, anche se in maniera non osservabile ad occhio nudo,diminuisce sotto il carico. L’accorciamento di una unità di lunghezza si chiama deformazione unitaria di compressione. Gli elementi strutturali che lavorano a compressione sono assai comuni, poiché in ultima analisi tutti i carichi debbono venire trasmessi al terreno di fondazione. Alcuni materiali con scarsa resistenza a trazione presentano spesso una elevata resistenza a compressione: ad es. la pietra, la muratura, il calcestruzzo. L’invenzione del cemento armato, cioè l’inserimenti di un’armatura di

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ferro all’interno del conglomerato di calcestruzzo, ha consentito di sfruttare contemporaneamente le diverse caratteristiche dei due materiali. Un fenomeno importante, dovuto alla compressione è quello dell’inflessione al carico di punta: con l’aumento del carico si raggiunge un valore per il quale l’elemento sottile invece di accorciarsi si inflette ed in genere si spezza. Questo valore è detto carico critico di punta.

Fig.29 :inflessione per carico di punta

IL TAGLIO Il taglio è lo stato di sollecitazione nel quale le particelle del materiale tendono a scorrere l’una rispetto all’altra.

materiale tendono a scorrere l’una rispetto all’altra . fig.30 : sollecitazione di taglio La tronchese della

fig.30: sollecitazione di taglio

La tronchese della fig. 9 lavora a taglio perché tende a far scorrere il fil di ferro lungo due sue sezioni adiacenti. Un parallelepipedo retto, sollecitato a taglio si deforma in un parallelepipedo sghembo e la sua deformazione viene misurata rispetto alla variazione dell’angolo retto. Nel caso del taglio, quindi, la deformazione non consiste in un allungamento o accorciamento bensì in uno scorrimento. Le forze che provocano questa deformazione, agiscono sui piani lungo i quali si verifica lo scorrimento ed il loro valore unitario si chiama tensione di taglio.

LA FLESSIONE

La flessione è uno stato di sollecitazione in cui si hanno contemporaneamente stati di compressione e di trazione in diverse fibre dello stesso elemento strutturale. La flessione costituisce la sollecitazione più importante dal punto di vista strutturale. Infatti la sua azione deriva dal prodotto di una forza per la distanza alla quale questa agisce (ricordate chi ha detto “datemi una leva e solleverò il mondo”?).

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E’ proprio a causa della flessione che i templi greci venivano costruiti con così tante colonne a poca distanza l’una dall’altra: una distanza maggiore avrebbe causato la rottura dell’architrave in pietra a causa del suo stesso peso.

Vediamo in particolare cosa accade con la flessione. Consideriamo

una tavola poggiante su due pietre, con due

Consideriamo una tavola poggiante su due pietre, con due sbalzi uguali alle estremità (fig.31). Se Ugo

sbalzi uguali

alle

estremità

(fig.31).

Se

Ugo e Ivan (considerati

dello stesso peso)

montano sulle estremità

si

la

abbassano mentre

della

tavola,

queste

Fig. 31 : giochini intelligenti….

parte di tavola compresa tra le due pietre si inflette verso l’alto: la curva formata dalla tavola fra le due pietre è un arco di cerchio. La tavola, inoltre, ha un certo spessore e tutte le sue fibre debbono incurvarsi: le fibre superiori si allungano, quelle inferiori si accorciano e quelle centrali restano della stessa lunghezza (asse neutro). Pertanto la flessione della tavola provoca una trazione nelle fibre superiori e una compressione in quelle inferiori e inoltre la trazione e la compressione aumentano con l’aumentare della distanza delle rispettive fibre da quelle centrali (neutre). Certamente ricorderete l’esempio fatto in classe con il foglio di carta: una volta piegato a fisarmonica riusciva a sopportare il peso della matita senza piegarsi.

LA TORSIONE La torsione è lo stato di sollecitazione in cui le particelle di materiale tendono a ruotare l’una rispetto all’altra.

Gli effetti della torsione sono simili a quelli del taglio: ogni sezione del materiale sottoposto a questa sollecitazione tende a ruotare rispetto a quella adiacente. Nell’ esempio della fig. 32 vediamo in maniera semplificata quello che avviene, ad esempio, nei balconi: il carico sulla trave a sbalzo, sollecitato a taglio e flessione, si trasmette al travetto perimetrale provocando in quest’ultimo una sollecitazione di torsione. Le deformazioni prodotte dalla torsione sono deformazioni di taglio e le forze che le producono sono le stesse tensioni lungo i piani di deformazione. La prova dell’esistenza di queste forze tangenziali risulta evidente quando si strizza un panno bagnato per espellere l’acqua.

quando si strizza un panno bagnato per espellere l’acqua. Fig. 32 : esempio di torsione. Per

Fig. 32 : esempio di torsione.

Per adesso ci possiamo fermare qui. Nelle prossime puntate riprenderemo il discorso dell’equilibrio… che non basta mai.

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SOLUZIONI STATICHE DI EQUILIBRIO

Un edificio può assumere diverse forme e dimensioni , secondo le scelte progettuali effettuate.

Alcune variabili incidono in maniera determinante sulla morfologia definitiva, altre sono poco caratterizzanti da un punto di vista della forma ma hanno una loro priorità di diverso ordine.In tutti gli edifici, comunque, possiamo riconoscere delle parti che lo compongono e, attraverso esse, esaminare la funzione tecnica che svolgono. In pratica quello che vogliamo fare in questo

capitolo è rispondere ad alcune semplici domande:

come è fatta tecnicamente una casa? Quali sono gli elementi che la compongono? Qual è la loro funzione? Cerchiamo di rispondere alla prima domanda dicendo che una casa o meglio una costruzione è il risultato dell’aggregazione di una serie di componenti secondo alcune regole. Certamente non è

una bella risposta ma ci consente di operare una semplificazione, individuando due ordini diversi

di problematiche: le regole, che possiamo meglio definire il sistema costruttivo ed i

componenti, legati ai materiali ed al loro uso. Analizzando meglio queste due tematiche troveremo le risposte anche alle altre domande 7 .

troveremo le risposte anche alle altre domande 7 . I sistemi costruttivi Volendo dare una definizione,

I sistemi costruttivi

Volendo dare una definizione, possiamo dire che un sistema costruttivo è l’insieme delle regole che applicate su un dato materiale portano alla realizzazione di una qualsiasi costruzione. In questa definizione è evidente l’indipendenza del sistema dal materiale, infatti uno stesso materiale può essere impiegato in diverse maniere. Dire una casa in pietra non identifica il

sistema costruttivo che invece potrà essere il sistema architravato o quello archivoltato. Possiamo invece definire un sistema costruttivo ottimo quando utilizza pienamente le caratteristiche specifiche del materiale impiegato ( è evidente che un arco in cemento armato non sarà ottimo come sistema costruttivo ma

la

giustificazione della sue esistenza nella forza espressiva dell’immagine che propone). Per molti secoli i materiali di base delle costruzioni sono rimasti immutati: legno, pietra, laterizi e, a partire dalla fine dell’800, il ferro e poi il cemento armato. Ciò ha fatto si che anche i sistemi costruttivi, dalle prime civiltà ad oggi, non siano cambiati molto.

troverà

prime civiltà ad oggi, non siano cambiati molto. troverà Fig.33 : Il sistema trilitico della Porta

Fig.33: Il sistema trilitico della Porta dei Leoni a Micene

7 Risposte certo non esaurienti, visto che siamo in un liceo Artistico e non in un istituto per Geometri ma speriamo almeno di fornire qualche utile elemento di conoscenza da approfondire poi all’università.

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Fig.34: Evoluzione del sistema trilitico

Artistico Teramo Fig.34 : Evoluzione del sistema trilitico Pilastro Appunti del corso di Architettura prof. Rocco

Pilastro

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Il sistema trilitico è un sistema costruttivo costituito da tre componenti:

un’architrave poggiante su due pilastri, gli elementi verticali di sostegno, che sopportano i carichi di compressione mentre l’architrave resiste alla flessione 8 (la scarsa resistenza della pietra a flessione spiega la notevole vicinanza delle colonne nei templi del passato). Con la sostituzione dell’architrave in pietra con le travi di legno, resistenti meglio alla flessione ed anche più leggere, si è poi ottenuto il vantaggio di poter aumentare la distanza dei pilastri. Il sistema trilitico è ancora alla base di tantissime costruzioni, dai viadotti autostradali alle comuni case d’abitazione.

dai viadotti autostradali alle comuni case d’abitazione. Fig.35: sistemi costruttivi tradizionali 9 : A)

Fig.35: sistemi costruttivi tradizionali 9 : A) impiegato nel passato; B) impiegato attualmente.

L’introduzione dell’arco ha fornito un ulteriore possibilità nel controllo delle sollecitazioni di flessione sulle travi semplicemente appoggiate, trasformando la sollecitazione in compressione più una spinta laterale. Anche nelle coperture a falde si creava una spinta laterale e per questo ancora oggi si usano le capriate. In esse un tirante annulla tali spinte e permette al tetto di poggiare sui sostegni senza sollecitazioni laterali.

di poggiare sui sostegni senza sollecitazioni laterali. Fig.36 : Una trave sollecitata a flessione 8 La

Fig.36: Una trave sollecitata a flessione

8 La compressione e la flessione, così come il taglio e la torsione sono chiamate caratteristiche di sollecitazione e servono a descrivere gli sforzi cui sono sottoposti i materiali. Se possibile approfondiremo l’argomento in seguito.

9 Vengono chiamati sistemi tradizionali anche quelli basati sull’arco e le volte (sistemi archivoltati)

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Fig.37: Schema del funzionamento statico dell’arco

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Appunti del corso di Architettura prof. Rocco Garibaldi Nella fig.37 viene esemplificato il funzionamento

Nella fig.37 viene esemplificato il funzionamento dell’arco: questo raccoglie i carichi verticali e li tramuta in laterali. Questi seguono la curva dell’arco e sono sostenuti dalle spalle dell’arco. L’evoluzione logica della struttura ad arco ha comportato soluzioni a volte anche complesse con Diversi tipi di arco ed estendendo l’uso a superfici maggiori: coperture a volta. Qui accanto (fig.38) si possono vedere gli archi rampanti che contribuiscono a trasformare le spinte laterali in sollecitazioni di compressione. Un’altra funzione importante è quella dei pennacchi e delle statue, collocate sui ritti di imposta degli archi: lo schema del loro funzionamento è illustrato nella fig.39.

lo schema del loro funzionamento è illustrato nella fig.39. Fig.39 : schemi di funzionamento dei pinnacoli
lo schema del loro funzionamento è illustrato nella fig.39. Fig.39 : schemi di funzionamento dei pinnacoli

Fig.39: schemi di funzionamento dei pinnacoli

Fig.38: La cattedrale di Reims (da Violet-le-Duc)

pinnacoli Fig.38: La cattedrale di Reims (da Violet-le-Duc) L’uso delle volte è stato preceduto dalla falsa

L’uso delle volte è stato preceduto dalla falsa volta: una struttura che sostanzialmente funziona sviluppando il sistema trilitico. In essa si ottiene una copertura curva o rastremata verso l’alto con il solo appoggio degli elementi costitutivi, sempre più aggettanti verso l’interno.

Fig.40: sezione schematica del Pantheon

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Con l’introduzione dei nuovi materiali, l’acciaio ed il cemento armato, si sono sviluppati sistemi costruttivi nuovi: la classica struttura a trilite viene sostituita da quella a telaio, in grado di sopportare anche spinte orizzontali. Le differenze di comportamento statico sono illustrate nella fig.41 dove sono indicate le forze che sollecitano il telaio e, tratteggiata, la linea di deformazione del suo asse.

e, tratteggiata, la linea di deformazione del suo asse. Fig.41 :Confronto tra gli schemi statici del

Fig.41:Confronto tra gli schemi statici del trilite e del telaio solidale

tra gli schemi statici del trilite e del telaio solidale Fig.42 : Edificio per uffici in

Fig.42:

Edificio

per

uffici

in

provincia

di

Udine

Il sistema costruttivo in cemento armato (c.a.) è costituito da:

costruttivo in cemento armato (c.a.) è costituito da: Scheletro (o ossatura o gabbia o intelaiatura), composto

Scheletro (o ossatura o gabbia o intelaiatura), composto da pilastri e travi; Solai e soffitti e copertura composti in laterizio armato; Tamponature e divisori in murature leggere in laterizio.

Nella fig.42 si può osservare il rustico in c.a. di un edificio non proprio tradizionale in quanto i piani intermedi sono sospesi alla copertura per mezzo di tiranti in c.a. e questa, a sua volta, è sorretta da grossi pilastri. Per quanto riguarda questi ultimi è ovvio che le loro dimensioni dipendono dallo sforzo che debbono sopportare. Nelle esercitazioni didattiche abbiamo usato pilastri di sezione 30x30 cm con l’accortezza, però, di non superare la distanza (luce) di 5 metri tra un pilastro e l’altro. Abbiamo poi indicato un sistema (del tutto arbitrario, senza fondamenti scientifici ma solo

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indicativo della presa d’atto di un problema) da usare in caso di necessità: ogni qualvolta risulti necessario sopprimere un pilastro si avrà l’accortezza di raddoppiare una dimensione a tutti i pilastri adiacenti, su cui si immagina che poggino le travi o la trave sorretta dal pilastro eliminato.

poggino le travi o la trave sorretta dal pilastro eliminato. Fig.43 :Sede di un’agenzia grafica di

Fig.43:Sede di un’agenzia grafica di Amburgo costruita da un sistema portante in acciaio

Le costruzioni in acciaio utilizzano anch’esse il sistema costruttivo elastico ( del telaio solidale) Con l’ovvio vantaggio di una maggiore elasticità e resistenza alla flessione: i principali grattacieli usano questo sistema. Un sistema costruttivo particolare, che impiega funi di acciaio in tensione, viene in genere denominato sistema funicolare ma spesso si identifica con il prodotto del suo impiego :

tensostruttura. E’ un sistema che permette di ottenere strutture portanti leggerissime, ancorate al suolo ed in grado di coprire luci grandissime. Esso è pertanto adatto per coprire edifici di notevole estensione. Le funi di acciaio hanno permesso la costruzione di moltissime strutture in passato impensabili. Il futuro (si spera) ponte sullo stretto di Messina, verrà sospeso a cavi d’acciaio del diametro di due metri, composti da fili intrecciati di piccole dimensioni ed avrà un’unica campata, la più lunga del mondo.

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Fig.44: Otto Frey, schizzo per la fiera di Monaco

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Appunti del corso di Architettura prof. Rocco Garibaldi Un ultimo cenno lo riserviamo alle strutture pneumatiche

Un ultimo cenno lo riserviamo alle strutture pneumatiche. Si tratta in genere di membrane pretese dalla sola pressione interna, opportunamente regolata, che racchiude completamente uno o più volumi separati. Questo genere di struttura viene, per esempio, impiegata per le zattere di gomma: l’anello esterno gonfiato è sufficientemente rigido e agisce come anello compresso di sostegno per la membrana che forma il pavimento della zattera. Sono largamente utilizzate per coperture di piscine o impianti sportivi e la stessa tecnica viene utilizzata nella costruzione di gusci sottili in cemento armato, usando le strutture pneumatiche come casseforme.

armato, usando le strutture pneumatiche come casseforme. Fig.45 :Padiglione Fuji ad Osaka, Nella figura qui sopra

Fig.45:Padiglione Fuji ad Osaka,

Nella figura qui sopra è riportato un disegno del padiglione Fuji costruito da Murata all’esposizione internazionale di Osaka del 1970. L’edificio ha una copertura curva di una luce di 50 metri realizzata per mezzo di anelli gonfiati, in materia plastica, nei quali si poteva far variare la pressione interna per aumentare la stabilità della struttura in presenza di vento forte.

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CENNI SU ALCUNI ASPETTI DELLA TECNICA COSTRUTTIVA Coperture

La funzione della copertura è quella di proteggere l’edificio dagli agenti atmosferici e contemporaneamente di assicurare una discreta protezione sia alle basse che alle alte temperature. In pratica tra il clima del luogo ed il tipo di copertura c’è una stretta relazione. La tipologia del tetto, e quindi di una delle principali caratteristiche stilistiche dell’architettura, è in qualche modo legata ai fattori climatici del posto in cui si costruisce. Infatti siamo tutti in grado di distinguere immediatamente il prospetto di una casa di montagna da quello di una al mare. Ovviamente la tecnologia attuale ci permetterebbe di fare una copertura a terrazza anche in alta montagna ma, a parte la violenza del linguaggio, quale sarebbe il vantaggio se non un maggiore dispendio economico? Ma torniamo ai vostri amati tetti. Abbiamo detto in classe che il territorio è diviso in zone climatiche per ognuna delle quali sono previste le inclinazioni delle falde; a proposito, siamo sicuri che tutti sappiano cosa sia una falda? Cerchiamo di vedere meglio come si chiamano i vari elementi che compongono un tetto:

come si chiamano i vari elementi che compongono un tetto: Fig. 46 : nomenclatura degli elementi

Fig. 46 : nomenclatura degli elementi dei tetti

1 - falda : elemento di tetto che ha un'unica pendenza 10

2 - linea di colmo: incontro di due falde

3 - linea di gronda : linea coincidente con l’inizio della falda

4 - compluvio : incontro di due falde a pendenza convergente

5 - displuvio : incontro di due falde a pendenza divergente

6 - pendenza : angolo tra la retta di massima pendenza 11 ed il piano orizzontale d’imposta della falda

7 - gronda : parte della falda che sporge dai muri

8 - cartella : superficie verticale delimitata tra due falde

9 - conversa : lastra impermeabile a protezione dei compluvi

10 Quando si parla di pendenza ci si riferisce sempre a quella massima. Cioè quella misurabile con la retta di massima pendenza.

11 La retta di massima pendenza di un piano generico

il piano

prima di

di massima pendenza di un piano generico il piano prima di , rispetto ad un piano

, rispetto ad un piano orizzontale

il piano prima di , rispetto ad un piano orizzontale è la retta intersezione tra ed

è la retta intersezione tra

ad un piano orizzontale è la retta intersezione tra ed un piano proiettante in ). e

ed un piano proiettante in ).

è la retta intersezione tra ed un piano proiettante in ). e perpendicolare ad (cioè con

e perpendicolare ad

(cioè con la prima traccia perpendicolare alla traccia

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10 - colmi : pezzi speciali della copertura

11 - bocche di lupo : aeratori

12 - canale o doccia : elemento per la raccolta dell’acqua piovana

13 - cicogne : ferri di sostegno della doccia

14 - tubo pluviale: tubo che convoglia lo scarico delle acque

15 - comignoli o sfiati : elementi terminali dei tubi di scarico di gas o fumi

16 - abbaino : elemento di interruzione della falda con la funzione di permettere la verifica e la manutenzione del manto di copertura nonché di illuminare il sottotetto

Le coperture a terrazzo possono essere assimilate a dei solai ma se proprio siete curiosi o meglio se volete rendere più gradevoli le vostre sezioni, potete osservare la prossima immagine in cui vi propongo due esempi tra i tanti possibili.

in cui vi propongo due esempi tra i tanti possibili. Fig.47 :particolari in sezione di due

Fig.47:particolari in sezione di due coperture piane

Le coperture a falde inclinate possono essere ottenute in diversi modi. Nella figura seguente vengono esemplificate diverse soluzioni per una stessa pianta: partendo da sinistra in alto si vede:

per una stessa pianta: partendo da sinistra in alto si vede: fig.48 : diverse soluzioni di

fig.48: diverse soluzioni di copertura a falde inclinate su una stessa pianta rettangolare

un tetto a falda unica (a una falda), a doppia falda a pendenza costante (a capanna), a falde interne, a capanna con teste di padiglione, a padiglione, a falde disuguali.

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Per edifici a pianta più complessa le soluzioni diventano ancora più numerose ma per non complicarci la vita ed evitare pericolosi errori è preferibile adottare sempre la soluzione a padiglione a pendenza costante e a gronda costante. Nelle esercitazioni, quindi, chi avrà la bontà di evitare la copertura a terrazzo, si potrà rifare alle semplici regole della geometria per individuare le soluzioni adatte al proprio caso.

per individuare le soluzioni adatte al proprio caso. Fig.49 : soluzioni geometriche dei tetti a padiglione

Fig.49: soluzioni geometriche dei tetti a padiglione a pendenza costante e a gronda costante su piante irregolari.

Una semplice regola per la determinazione delle falde nelle coperture a padiglione è quella delle bisettrici degli angoli dell’edificio. Sarà infatti su di esse che ci saranno le linee di colmo; il procedimento è alquanto semplice : si comincia da un lato (imposta della falda o linea di gronda) e, girando sempre nello stesso senso si trovano di volta in volta le bisettrici con i lati successivi fino alla chiusura completa della falda in esame; si procede poi con la prossima fino a chiusura completa del tetto. Per i più curiosi rileggiamo il procedimento secondo i principi geometrici: il tetto a padiglione che abbiamo visto in forme diverse nella fig.49, ha due caratteristiche geometriche importanti:

è a gronda costante cioè l’altezza della linea di gronda è uguale per tutte le falde, o

meglio: tutte le falde hanno origine sullo stesso piano orizzontale; ciò significa che ogni falda ha su tale piano una traccia che coincide con la linea della propria gronda; è a pendenza costante cioè tutte le falde hanno la stessa angolazione rispetto al piano orizzontale (di gronda); ciò significa che ogni piano inclinato caratterizzato dall’origine

della falda, la traccia, si incontrerà con gli altri lungo le rette intersezione, lungo, cioè, le bisettrici di ogni coppia di tracce. Le due osservazioni precedenti hanno chiarito che il problema è quello geometrico dell’intersezione tra piani, in particolare tra coppie di piani generici. Un’ultima osservazione va ancora fatta sugli aspetti rappresentativi, in particolare in sezione.

Nella figura seguente due

particolari del tetto, sezionato, rappresentano due possibili esempi.

particolare in sezione. Nella figura seguente due particolari del tetto, sezionato, rappresentano due possibili esempi. 31
particolare in sezione. Nella figura seguente due particolari del tetto, sezionato, rappresentano due possibili esempi. 31

31

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Fig.50: due particolari di sezioni di gronde

Scale Funzione principale della scala è quella di collegare verticalmente due diversi livelli della costruzione. Per assolvere tale funzione essa deve necessariamente occupare uno spazio notevole che in altezza occupa tutti i livelli coinvolti mentre

che in altezza occupa tutti i livelli coinvolti mentre Fig.51 : nomenclatura delle scale in pianta

Fig.51: nomenclatura delle scale

in

pianta le sue dimensioni dipendono dal numero

di

gradini e dalla tipologia utilizzata. Ma vediamo

prima quali sono gli elementi che costituiscono una scala:

1. il vano scala, costituito dallo spazio occupato dal complesso delle varie strutture che compongono la scala;

2. la rampa, definita dall’insieme di gradini consecutivi;

3. il gradino, elemento della rampa caratterizzato da pedata, alzata e lunghezza;

4. il pianerottolo, costituente la zona di sosta tra due rampe. Può essere intermedio o di arrivo;

5. il pozzo o tromba della scala, costituito dallo spazio in mezzeria compreso tra le rampe;

6. la ringhiera di protezione;

7. il corrimano, costituito da una struttura d’appoggio per la persona in genere sulla parte alta della ringhiera, se la scala non è adiacente al muro.

La determinazione della misura di una scala è relazionata alla lunghezza del passo umano che diminuisce con l’aumentare della pendenza.

:
:

Fig.52:lunghezza del passo al variare della pendenza

La misura della scala determina il rapporto tra pedata ed alzata che, secondo quanto mostrato in fig.52, viene espresso dalle seguenti relazioni:

a + p = 45-48

2° + p = 62-63

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e cioè la somma tra alzata (a) e pedata (p) deve variare tra 45 e 48 cm mentre la somma tra la pedata ed il doppio dell’alzata deve essere 62 o 63 cm. Per quanto riguarda la larghezza della rampa (lunghezza del gradino) il problema della dimensione viene risolto in maniera simile commisurandola alla dimensione umana. L’ingombro di una persona media è di circa cm60 per cui la larghezza della rampa può assumere i valori indicati nella fig.53

della rampa può assumere i valori indicati nella fig.53 Fig.53 : lunghezza del gradino in rapporto

Fig.53 : lunghezza del gradino in rapporto al numero di persone servite

La soluzione migliore è però quella che consente il passaggio simultaneo di due persone poiché nelle soluzioni più larghe mancano gli appoggi mentre quella più stretta ha degli inconvenienti evidenti. All’interno degli alloggi è comunque consentita una larghezza di un metro. Una volta stabilite le dimensioni dei gradini e la larghezza della rampa resta da decidere la forma geometrica delle scale. Le soluzioni possibili sono ovviamente tante quante se ne riesce a disegnare e dipendono dalle necessità spaziali e distributive di ogni singolo caso. Possono essere adottate scale ad una sola rampa,sia essa diritta o curva, solo se si può superare il dislivello con un massimo di 14 gradini, in tutti gli altri casi bisogna prevedere un pianerottolo intermedio. Nella fig.54 osserviamo: a) scala a due rampe diritte cin pianerottolo intermedio; b) scala a due rampe affiancate con pianerottolo intermedio e piccolo pozzo scala; c) scala a due rampe ad “L” con pianerottolo intermedio sull’angolo. Nella figura 10 vediamo altre soluzioni a più rampe, usate in genere quando il dislivello da superare è molto grande e non sono sufficienti le soluzioni precedenti. Resta comunque inteso che per particolari motivazioni, funzionali o solo estetiche, possono comunque essere utilizzate.

motivazioni, funzionali o solo estetiche, possono comunque essere utilizzate. Fig.54 : tipi di scale a due

Fig.54 : tipi di scale a due rampe

motivazioni, funzionali o solo estetiche, possono comunque essere utilizzate. Fig.54 : tipi di scale a due

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Fig.55:tipi di scale a tre e quattro rampe

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Cap III

IL LINGUAGGIO

APPUNTI DI STORIA DELL’ARCHITETTURA

La rivoluzione Industriale

Con il termine Rivoluzione Industriale si intende quel complesso fenomeno di trasformazione dei sistemi produttivi che ebbe la sua origine nell'Inghilterra della seconda metà del Settecento e di lì si diffuse, a distanza di tempo talvolta anche notevole, nei paesi dell'Europa continentale e negli Stati Uniti. L’aspetto principale di quella vicenda è riscontrabile nel progressivo abbandono dei tradizionali metodi di lavorazione artigianale a favore di un sempre crescente inserimento della macchina nei più diversi cicli di produzione. Ciò segnò, a sua volta, l'inizio di una lunga serie di trasformazioni nei campi economico, sociale e politico, ossia di una vera e propria reazione a catena della quale avvertiamo ancora oggi le conseguenze, positive e negative. Gli insediamenti industriali, dopo l’invenzione della macchina a vapore (James Watt) tendono a concentrarsi attorno ai vecchi insediamenti urbani e spesso ne creano di nuovi. La loro forza di attrazione verso le masse contadine (con l’offerta di lavoro) è tale che ben presto il fenomeno dell’urbanesimo assume proporzioni incontrollabili. Nello stesso tempo si comincia a registrare un aumento vertiginoso della popolazione. L’insieme dei due fattori provoca notevoli conseguenze sulla città. Negli ultimi decenni del secolo molte città inglesi risentono gravemente dei mutamenti avvenuti:

gli insediamenti periferici sono in continua crescita , sempre più affollate e squallide, costituite dai quartieri operai (gli slums ), formati da schiere di misere case, tutte uguali, affiancate le une alle altre e prive dei più elementari servizi igienici. Tali alloggi, peraltro, affollati in maniera inimmaginabile, privi di rete fognante e di un adeguato sistema di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi, contribuiscono in maniera determinante ad incrementare il già altissimo livello di insalubrità causato dagli scarichi industriali.

livello di insalubrità causato dagli scarichi industriali. Fig.56 : case operaie a Manchester Planimetria. Fig.57 :
livello di insalubrità causato dagli scarichi industriali. Fig.56 : case operaie a Manchester Planimetria. Fig.57 :

Fig.56: case operaie a Manchester Planimetria.

Fig.57: Abitazione operaia a Glasgow

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E’ proprio in seguito alla Rivoluzione Industriale che si forma un tipo di città classista, nata in funzione della classe borghese, che esclude dal suo interno non solo la campagna ma anche le attrezzature industriali e le abitazioni del proletariato urbano che sono collocate in periferia, vicino alle nuove fabbriche. La situazione drammatica di molte città industriali (resa ancora più grave dalle frequenti epidemie che le colpivano) diventa oggetto di interesse e di impegno sociale e politico per molti personaggi importanti dell’Ottocento, come il filosofo Friedrich Engels 12 (1820-1895) e il romanziere Charles Dickens 13 (1812-1860). D’altra parte, altri personaggi, i cosiddetti utopisti, proposero nuovi modelli di insediamento come alternativa alla città industriale. Mi riferisco soprattutto ad Owen e Fourier ma prima di analizzare il loro contributo è meglio evidenziare in maniera sintetica quali furono i cambiamenti principali dovuti alla Rivoluzione Industriale che maggiormente ebbero effetto sull’architettura.

CAMBIAMENTI PRINCIPALI

Aumentano le quantità poste in gioco e nascono nuove tipologie edilizie:

l’aumento della popolazione e le migrazioni richiedono nuove case, strade e canali più grandi. La crescita delle città richiede impianti sempre hiedono nuove case, strade e canali più grandi. La crescita delle città richiede impianti sempre più estesi mentre i moderni sistemi

di produzione fanno nascere nuove tipologie: fabbriche, magazzini, depositi, porti, ecc.

I progressi scientifici e l’insegnamento Tutta una serie di studi (da Galileo a Coulomb) vengono coordinati e completati nel amento Tutta una serie di studi (da Galileo a Coulomb) vengono coordinati e completati nel 1826 da Navier che è considerato il fondatore della moderna Scienza delle Costruzioni. Da quel momento essa diventa un “bene pubblico” mettendo i grado molte persone di risolvere alcuni temi prima riservati ad una minoranza. Essa inoltre produce una separazione tra impegno pratico e teorico.
produce una separazione tra impegno pratico e teorico. La Geometria descrittiva formalizzata da Gaspar Monge e La Geometria descrittiva formalizzata da Gaspar Monge e l’adozione del sistema metrico decimale facilitano la comunicazione e l’elaborazione delle opere.

L’istituzione dell’Ecole Polytechnique (1794- 95) che, attraverso l’insegnamento tecnico, consente una generalizzazione delle conoscenze Il perfezionamento dei -95) che, attraverso l’insegnamento tecnico, consente una generalizzazione delle conoscenze Il perfezionamento dei sistemi costruttivi tradizionali

Verso la fine del ‘700, in Francia, le costruzioni di strade, canali, , che prima

Verso la fine del ‘700, in Francia, le costruzioni di strade, canali,

,

che prima erano

compito di progettisti irregolari, verranno affidati agli ingegneri. (In Inghilterra

l’insegnamento verrà istituito verso la fi ne dell’800);

i materiali tradizionali vengono lavorati in maniera più razionale e distribuiti più

i

materiali tradizionali vengono lavorati in maniera più razionale e distribuiti più

lavorati in maniera più razionale e distribuiti più facilmente; si diffonde l’uso di macchine edili; la

facilmente;

si diffonde l’uso di macchine edili;

la stampa permette una maggiore diffusione dei vari contributi, elevando il livello generale delle conoscenze I nuovi materiali

- la ghisa, che viene utilizzata nella costruzione di molti ponti si diffonde anche

-

la ghisa, che viene utilizzata nella costruzione di molti ponti si diffonde anche

nell’edilizia, sotto forma di travi e colonne che permettono di coprire grandi spazi con strutture relativamente esili;

si sviluppa l’uso del ferro e del vetro poiché i progressi nella produzione consentono un

si sviluppa l’uso del ferro e del vetro poiché i progressi nella produzione consentono un abbassamento del prezzo;

12 F.Engels, La questione delle abitazioni, 1872

13 Ch. Dickens, Tempi difficili, 1854

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Appunti del corso di Architettura prof. Rocco Garibaldi con la scoperta di Abram Darby (che sostituisce

con la scoperta di Abram Darby (che sostituisce il coke al carbone vegetale) ed i successivi sviluppi si migliora la produzione e la qualità del ferro. Il primo ponte in ferro è quello di Wilkinson costruito nel 1777-79 sul fiume Severn a Coalbrookdale; I progressi tecnici dell’edilizia comune si diffonde l’uso del vetro per le finestre al posto della carta e del cotto o dell’ardesia al posto della paglia, per le coperture; si iniziano ad usare le travi di ferro (all’inizio di sezione rettangolare) nella costruzione dei solai al posto del legno; a partire dal 1849 si comincia a sperimentare in Francia l’uso del cemento armato.

a sperimentare in Francia l’uso del cemento armato. Gli utopisti Il rifiuto sia della disordinata e
a sperimentare in Francia l’uso del cemento armato. Gli utopisti Il rifiuto sia della disordinata e
a sperimentare in Francia l’uso del cemento armato. Gli utopisti Il rifiuto sia della disordinata e

Gli utopisti

Il rifiuto sia della disordinata e ingiusta città industriale e sia della città che l’aveva prodotta induce alcuni pensatori a proporre nuovi modelli alternativi di insediamento. I più importanti furono l’inglese Robert Owen (1771-1858) ed il francese Charles Fourier (1772- 1837).Entrambi, anche se in forme diverse, immaginarono sistemi di vita che presupponevano una completa uguaglianza degli abitanti e di una convivenza di tipo comunitario. Owen, forse il più importante dei due, è uno dei pionieri della legislazione sul lavoro, del movimento cooperativo, delle organizzazioni sindacali. Dopo una esperienza conclusasi con la crisi economica del 1817 egli propone i “Villaggi d’Armonia” per i quali prevede il numero degli abitanti (tra 800 e 1200), l’estensione della terra da coltivare (un acro a testa) e l’organizzazione edilizia e funzionale (il parallelogramma). Fourier propone un’abitazione modello chiamata falansterio, ideata per ospitare 1620 persone. Furono, in entrambi i casi, fatti dei tentativi ma con scarso successo. Restano importanti comunque poiché essi furono gli iniziatori di una nuova linea di pensiero e d’azione da cui comincia effettivamente un’azione consapevole per la riforma del paesaggio urbano e rurale. Idea base dell’architettura moderna.

urbano e rurale. Idea base dell’architettura moderna. Fig.58 : Robert Owen, disegno di un villaggio a

Fig.58: Robert Owen, disegno di un villaggio a forma di parallelogramma

Le grandi Esposizioni Internazionali - Il primato dell’ingegneria e il Neo-Classicismo

A partire dalla seconda metà dell’Ottocento i paesi all’avanguardia nel settore industriale cominciarono ad organizzare, quasi annualmente, quelle grandi fiere nelle quali venivano esposti i prodotti più significativi di tutte le nazioni. La prima Grande Esposizione Universale venne

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realizzata nel 1851 a Londra. In questa occasione venne realizzato da Joseph Paxton il famoso Palazzo di Cristallo.

da Joseph Paxton il famoso Palazzo di Cristallo . Fig.59 : Una veduta del Palazzo di

Fig.59: Una veduta del Palazzo di Cristallo

Questo costituì la risposta moderna alla domanda presentata dalla nascita della nuova tipologia: il padiglione per le esposizioni. Esso infatti è da considerare il prototipo di grandi opere realizzate con elementi prefabbricati (elementi di ghisa e lastre in vetro) realizzati in fabbrica e montati sul posto. L’edificio, con il suo grande volume trasparente e con la quasi totale assenza di ornamentazione, contribuì notevolmente a creare il linguaggio estetico dell’architettura moderna (prevalenza dei vuoti sui pieni e continuità tra spazio interno e spazio esterno), ma ciò non avvenne se non dopo lungo tempo. Nell’ Esposizione di Parigi del 1889, infatti, viene realizzata un’opera ancora più rivoluzionaria di quella di Paxton, la Galleria delle Macchine progettata da Victor Contamin.

la Galleria delle Macchine progettata da Victor Contamin . Fig.60 : La Galleria delle Macchine del

Fig.60: La Galleria delle Macchine del 1889: esterno.

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Liceo Artistico Teramo Appunti del corso di Architettura prof. Rocco Garibaldi Figg.60 e 62: La Galleria

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Appunti del corso di Architettura prof. Rocco Garibaldi Figg.60 e 62: La Galleria delle Macchine del

Figg.60 e 62: La Galleria delle Macchine del 1889: interno

Si trattava di una grandiosa struttura in ferro costituita da una serie di archi a tre cerniere che coprivano una luce di 115 metri per una lunghezza di 420 ma l’insieme della struttura venne coperta da un’architettura eclettica, colma di decorazioni. Per la stessa esposizione venne eretta, contro il parere della cultura dominante e nonostante le incessanti polemiche, la torre in ferro di 300 metri di altezza progettata dall’ing. Gustave Eiffel (1832-1923). La realizzazione della Galleria delle Macchine è emblematica del rapporto Architettura- Ingegneria. Mentre gli ingegneri operano attivamente nei campi di loro pertinenza senza in fondo preoccuparsi molto dei problemi estetici, ma apportando tuttavia un notevole contributo nel settore della sperimentazione tecnico-costruttiva, gli architetti, come già si é accennato si isolano sempre più nel loro mondo fatto di forme inutili, prive di ogni contenuto reale. Di fronte alle mutate esigenze di una società fortemente dinamica alcuni tentano di individuare la via di un possibile rinnovamento, ma ogni risultato positivo é per essi precluso, perché la cultura del loro tempo non li ha assolutamente preparati a questo difficile compito. Anche i migliori progettisti, quindi, sono costretti a rifugiarsi in una ripetizione sterile degli stili del passato, facendo soprattutto riferimento all'antichità classica , sulla scia dell’enorme sviluppo degli studi archeologici i quali permettono di conoscere, per la prima volta, in maniera concreta ed esatta, i monumenti delle antiche civiltà mediterranee. Nasce così l'architettura neo classica una architettura che si ricollega senz'altro alla lontana tradizione greco-romana, rifiutando, nel contempo, la tradizione recente del Barocco e del Rococò. Con il termine Neo-Classicismo ci si riferisce al periodo che va dal 1760 al 1830 ma durante la sua evoluzione bisogna distinguere diversi atteggiamenti: nella seconda metà del Settecento, dopo una prima fase di assimilazione, si è soliti individuare sia un atteggiamento ideologico e sia uno empirico. Il primo è sostenuto dai teorici come il Winkelmann ed il Milizia ed è sostenuto dall’Accademia, preoccupata di mettere in salvo l’autonomia della cultura artistica; esso si fonda sul principio generale di Arte e si ricorre al linguaggio classico perché in esso viene identificata la perfetta rispondenza a supposte eterne leggi della bellezza. Ancora atteggiamento ideologico è quello della generazione coinvolta nella Rivoluzione, degli architetti Ledoux (1736-1806) ed Etienne-Louis Boullée (1728-1799) per il quale si invocano ragioni di razionalità e di contenuto, cioè le forme classiche appaiono agli architetti dell’ Ottocento come le più assimilabili alle nuove

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tecniche di costruzione: il pilastro e la trave in ferro vengono facilmente visti come gli eredi più diretti della colonna e dell’architrave degli antichi ordini, inoltre si ritiene che l’arte debba inculcare le virtù civili e che l’uso delle forme antiche faccia ricordare i nobili esempi storici. L’atteggiamento empirico è quello che si giustifica più facilmente poiché si usa il linguaggio classico perché, semplicemente, si attribuisce ad esso una esistenza di fatto per via della moda e delle abitudini. L’atteggiamento ideologico, sostenendosi su tesi filosofiche e politiche avrà scarso seguito poiché può facilmente essere affrontato sul medesimo terreno da altre tesi e sostituito con queste (neo-gotico), molto più tenace risulterà invece il Neo-Classicismo empirico.

L’ART NOUVEAU

I motivi di carattere generale che hanno determinato le esperienze di avanguardia, culminata con

la nascita del nuovo linguaggio Art Nouveau si possono riassumere in quattro gruppi:

1- le nuove teorie sull’arte. (la pura visibilità) Fiedler pubblica nel 1887 il suo saggio sulle origini dell’arte in cui pone una decisa antinomia tra bellezza e arte. Secondo Fiedler la prima é confinata nella sfera pratica e può venire da oggetti naturali oppure artistici ; la seconda invece eleva l’intuizione sensibile alla coscienza . L’arte assume quindi un valore conoscitivo cioè rappresenta uno dei mezzi dati all’uomo per appropriarsi del mondo (come il linguaggio parlato o quello delle scienze). Da ciò deriva che l’artista farà da mediatore verso la conoscenza della natura e l’arte assumerà una funzione ordinatrice e chiarificatrice al posto della vera imitazione. 2- la generale insoddisfazione per l’eclettismo. Abbiamo visto in precedenza come

diversi fattori anno influito in tal senso . Ricordiamo qui gli apporti di Morris , Ruskin, Violet Le Duc e non ultimi gli apporti delle opere degli 3- l’esempio dei pittori. (in particolare: i post-impressionisti e i simbolistii ) Gli aspetti più importanti furono:

a) la reazione al naturalismo: l’Impressionismo, pur separando gli elementi ottici della rappresentazione da quelli concettuali, rappresenta la conclusione del naturalismo in quanto riflette tutta la realtà (Cezanne vuole oltrepassare le apparenze naturali ed arrivare alla verità nascosta). b) la tendenza a teorizzare : i simbolisti teorizzano l’associazione tra forme e stati d’animo, in accordo con le stesse teorie estetiche che influiranno sull’Art Nouveau. 4- la convinzione sociale e l’impegno personale. Le migliorate condizioni economiche , nei primi anni del 1900, favorendo le inclinazioni riformiste della classe dominante, aumentano le occasioni di lavoro per gli artisti d’avanguardia e favoriscono inoltre la diffusione delle esperienze.

A quanto sopra si devono aggiungere gli apporti derivanti dalla influenza del Gotic Revival, del

movimento delle Arts and Crafts, dell’esempio dei pittori, della moda degli oggetti orientali. L’Art Nouveau nasce quindi da una serie di apporti che vengono sintetizzati nel nuovo linguaggio solo nei primi anni del nuovo secolo. Aspetti del nuovo linguaggio : 1 - fu uno stile internazionale;

2 - costituì un affrontamento dalle forme del passato;

3 - realizzò l’unificazione tra arti maggiori e arti minori superando il dualismo industria-artigianato. Considerando gli elementi formali che caratterizzano lo stile, bisogna rilevare che in genere si

usa distinguere due famiglie morfologiche: la prima si riferisce alle forme concavo-convesse, usate da Horta, Van de Velde, Gaudì; la seconda é rappresentata dalle forme geometriche usate

da Wagner, Mackintosh, il primo Wright.

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A questo dualismo morfologico corrispondono perfettamente due teorie estetiche coeve delle quali l’Art Nouveau costituisce l’espressione pratica. Alla prima famiglia di forme, i colpi di frusta , le onde, le curve sinuose, corrisponde la teoria estetica dell’Einfühlung che, sorta dal connubio tra il pensiero idealistico e la ricerca psicologica, fu principale sostegno teorico del nuovo stile. In parole povere, secondo tale teoria dentro ogni individuo preesistono delle forme (colori, linee, ecc,) a cui sono associate delle sensazioni per cui, tra i due fattori si stabilisce una specie di rapporto di azione-reazione:

osservando una forma si evoca una sensazione. Alla seconda famiglia (quella delle forme prevalentemente geometriche) si collega la teoria dell’Astrazione teorizzata dal Worringer:

secondo questi esisterebbe nell’uomo un’esigenza psicologica che lo spinge verso l’organico, che determina in lui un rapporto di simpatia con il bello di natura, e, una opposta esigenza, sempre di tipo psicologico, che lo spinge verso la perfezione matematica, le forme regolari, l’astrazione. Quindi le due correnti hanno una comune matrice psicologica dalla quale deriva una certa intercambiabilità o coesistenza: Wright, ad esempio, usa forme geometriche ma con significato decisamente organico mentre Mackintosh e Gaudì vengono sovente accomunati nello stile Art Nouveau.

Dall’Art Nouveau al Movimento Moderno

Con la fin della prima guerra mondiale, in Europa, nel 1918, si accentuarono i contrasti fra le classi sociali, l’insoluto problema delle abitazioni popolari, il rilancio del movimento socialista in seguito alla rivoluzione russa, l’arroccamento della borghesia nella conservazione dei suoi privilegi in forte contrasto con il rapido sviluppo della forza contrattuale del proletariato. Tutti questi fenomeni rendevano indispensabile una nuova politica edilizia e urbanistica in funzione della domanda sociale. Data la mancata volontà e incapacità del capitale privato a risolvere questi problemi, lo stato, i comuni e le associazioni cooperative avrebbero dovuto essere in grado

di affrontare la questione dell’edilizia che assume il valore di un servizio sociale . I nuovi

committenti degli architetti non sono più ricchi industriali ma enti pubblici e molti progettisti

entrano anche nell’organico di questi istituti. Il movimento di architettura moderna che si sviluppa in risposta alle esigenze del dopoguerra muove, in tutta Europa, da principi comuni quali:

priorità della pianificazione urbanistica sulla progettazione architettonica; tendenza allo studio dell’abitazione minima per riuscire ad ottenere più abitazioni economizzando sull’uso del solo; massima razionalità nelle forme architettoniche; maggior uso della prefabbricazione e della standardizzazione nella produzione dei manufatti per l’edilizia. Per quanto riguarda la Germania, Walter Gropius (1883-1969) è il propulsore del Razionalismo tedesco, che attraverso la sua scuola, la Bauhaus, sostiene il suo programma di architettura razionalista, coordinato con quello politico della socialdemocrazia tedesca.

Gropius riunisce nella sua scuola gli artisti europei più all’avanguardia di quasi ogni corrente, fra i quali: Kandinsky, Munch, Itten, Klee, Feininger, Moholy-Nagy, Albers; il suo scopo è quello di integrare l’arte con la produzione industriale.

La Bauhaus era fondata sul principio della ricerca in collaborazione fra i maestri e gli allievi;

voleva dunque essere una scuola democratica che doveva rappresentare una società democratica, non gerarchica, che si autodetemina, che definisce da sola il proprio progresso ed i propri scopi.

La dottrina della Bauhaus è il Razionalismo che inquadra i grandi e i piccoli problemi; un solo

metodo di progettazione determina la forma razionale, dal piano regolatore di una grande città al

progetto di un cucchiaio.

di progettazione determina la forma razionale, dal piano regolatore di una grande città al progetto di
di progettazione determina la forma razionale, dal piano regolatore di una grande città al progetto di

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Tutta l’opera di Gropius tende alla definizione di una metodologia della progettazione, dimostrata attraverso progetti costruiti, passando dalla scala urbana delle case popolari di Karsruhe del 1928, al Siemensstadt di Berlino del 1929, alla scala edilizia del Bauhaus di Dessau del 1925, delle ville unifamiliari: casa Gropius del 1938, a progetti di design per l’industria.

Gropius del 1938, a progetti di design per l’industria. Fig.63 :W. Gropius : Carrozzeria Adler, 1929-3O

Fig.63:W. Gropius : Carrozzeria Adler, 1929-3O

Walter Gropius Walter Gropius uscito dallo studio di Peter Behrens del quale era stato primo assistente durante la progettazione la costruzione della fabbrica A.E.G. e in cui lavorò dal 1907 al 1910; esordì giovanissimo con un'opera eccezionale quella con la quale oggi si è soliti indicare l'inizio del razionalismo europeo la fabbrica di forme di scarpe Fagus, realizzata a cominciate dal 1911 ad Alfeld and der Leine. Con questo complesso Gropius dette una prima prova, ancor oggi impressionante, della sua intuizione artistica e tecnica. I muri della zona più interessante, l'ala degli uffici, sono costituiti da grandi pareti vetrate che permettono una comunicazione visiva diretta tra interno ed esterno. In tal modo l'architetto, oltre ad ottenere un grande risultato estetico, porta avanti anche e un'importante discorso sociale, democratizzando, per quanto è nelle sue competenze di progettista, il luogo in cui gli uomini lavorano. Per far ciò egli dovette sgombrare il campo dal pregiudizio ottocentesco secondo cui gli ambienti di lavoro devono essere luoghi quasi impenetrabili e privi di ogni collegamento, anche visivo, con l'ambiente esterno. L'edificio che più di ogni altro dimostra la maturità della nuova concezione architettonica portata avanti da Walter Gropius è la sede del Bauhaus costruita nel 1926 a Dessau. Si tratta di una costruzione molto articolata e felicemente rispondente alla complessità di funzione cui era destinata. Comprendeva un corpo di fabbrica per l'attività didattica di natura teorica ed uno per i laboratori; e i due blocchi erano collegati tra loro da un elemento sopraelevato, destinato alle funzioni amministrative, sotto al quale passava la strada. L'edificio era completato da un corpo alto 5 piani che funzionava da dormitorio per gli studenti. E' un organismo completamente libero da ogni concezione prospettica tradizionale: non esiste infatti un fronte principale, una facciata. E’ un incastro di volumi chiaramente comprensibili soltanto attraverso un contatto diretto, cioè attraverso una visione dinamica e non statica. I materiali in vista sono quelli che diverranno tipici del Razionalismo europeo degli anni Trenta: l’intonaco bianco per i piani ed il vetro per i vuoti. Nel 1934 Gropius lasciò la Germania nazista e, dopo un proficuo soggiorno di tre anni in Inghilterra, si stabilì definitivamente negli Stati Uniti. Abbandonato l’ambiente in cui si era formato, egli trasforma abbastanza rapidamente il proprio modo di progettare: per prima cosa non usa in maniera esclusiva i materiali tipici del

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Razionalismo, accostando all’intonaco ed al vetro il legno e la pietra. In tal modo egli dimostra di sapersi adattare alla concezione organica americana secondo la quale deve esistere una totale integrazione tra edificio e ambiente circostante, così che i materiali devono essere, per quanto è possibile, naturali e ricavati dal luogo stesso in cui viene situata la costruzione.

dal luogo stesso in cui viene situata la costruzione. Il primo periodo dell'attività di Le Corbusier.

Il primo periodo dell'attività di Le Corbusier.

Fig.64: W.Gropius Officine Fagus 1911

Così come Gropius anche Le Corbusier si propone di sanare il dissidio sorto nella società industriale tra tecnica e arte, tra aspetto quantitativo e aspetto qualitativo della progettazione. Ma, mentre Gropius impegna se stesso in una continua opera di collaborazione con gli altri ed offre i suoi migliori risultati teorici nella direzione di una scuola nella quale sta a stretto contatto con maestri ed allievi, Le Corbusier opera da isolato, preferisce porsi al di sopra delle parti e far discendere da questa posizione aristocratica le sue verità. Le Corbusier è lo pseudonimo di Charles-Edouard Jeanneret, nato in Svizzera a La Chaux-de- Founds, nel 1887 e morto, per annegamento, a Cap Martin nel 1965. Il documento forse più famoso è quello in cui, nel 1926, l'architetto espose i suoi "cinque punti di una nuova architettura". Essi sono:

a) I pilotis

b) I tetti-giardino

c) La pianta libera

d) La finestra in lunghezza

e) La facciata libera

L'edificio in cui Le Corbusier applica per la prima volta in maniera globale i cinque punti dell'architettura è la villa Savoye costruita tra il 1929 e il 1931 a Poissy, non lontano da Parigi. Si tratta di un perfetto parallelepipedo a base quadrata, sostenuta da esili pilastri, con quattro facciate perfettamente uguali. Con questa casa Le Corbusier ha dimostrato tra l'altro come la possibilità di concentrare il peso su poche colonne porti come conseguenza principale

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una completa libertà della pianta. Addirittura l'edificio è come svuotato al suo interno e i tre

piani sono collegati tra loro da una lunga rampa a lieve cosiddetto tetto-giardino.

pendenza che sale dal pianterreno al

tetto-giardino. pendenza che sale dal pianterreno al Fig.65 : Le Corbusier, Villa Savoye a Poissy In

Fig.65: Le Corbusier, Villa Savoye a Poissy

In Le Corbusier non esiste, diversamente da quanto avviene nell'architettura di Wright, un intimo rapporto tra edificio e natura; c'è anzi un contrasto o, meglio, una volontà di considerare l'architettura come un qualcosa che si impone alla natura. Le Corbusier, già fin dai primi anni della sua attività, si impegnò nel campo dell'urbanistica. Per lui la progettazione a scala di città appare fin dall'inizio fondamentale anche perché ciò gli permette di superare molte delle limitazioni più evidenti del movimento razionalista, che spingeva allora molti architetti, specialmente in Germania, a intendere il quartiere come una entità almeno parzialmente autonoma rispetto al contesto urbano. Nel 1925 propose per la

rispetto al contesto urbano. Nel 1925 propose per la Fig.66 : Le Corbusier, progetto per una

Fig.66: Le Corbusier, progetto per una città con tre milioni di abitanti

ristrutturazione del centro di Parigi il cosiddetto "piano Voisin". In esso, a parte certe indicazioni abbastanza criticabili quali la sovrapposizione di un rigido sistema viario ortogonale sulla maglia urbana tradizionale, si ritrovano molti dei punti che diverranno tipici dell'urbanistica

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moderna : la classificazione delle strade secondo i diversi tipi di traffico, la differenziazione tra le tipologie residenziali, la razionale disposizione del verde.

Mies van der Rohe.

Ludwig Mies van der Rohe ha sempre ricordato le due principali esperienze che contribuirono alla sua formazione di progettista l'aver lavorato da ragazzo nell'officina del padre, un abilissimo artigiano della pietra di Aquisgrana, e l'aver frequentato come Gropius e Le Corbusier lo studio di Peter Behrens. La prima esperienza gli insegnò ad apprezzare l'uso corretto dei materiali, la seconda lo indirizzò invece verso il concetto di standardizzazione edilizia. Nella conciliazione di questo apparente contrasto tra la qualità della produzione artigiana e la quantità di quella industriale sta il significato vero della concezione progetturale di Mies van der Rohe. Nel 1927, in occasione della esposizione organizzata a Stoccarda dal Werkbund tedesco, Mies van der Rohe, oltre a redigere il piano urbanistico del quartiere-modello, nella sua veste di vicepresidente dell'organizzazione, realizza un blocco di case in linea a quattro piani con struttura in acciaio nel quale per la prima volta riuscì a portare ad un livello qualitativo notevole elementi progettati per essere realizzati attraverso un processo di standardizzazione industriale. L'eccellente padronan- za dell'uso dei materiali permetteva a Mies di passare dalla proget- tazione di un blocco di case a schiera a carattere popolare a quella di residenze unifamiliari estrema- mente lussuose come nel caso della villa Tugendhat a Brno del

lussuose come nel caso della villa Tugendhat a Brno del 1930. Nel 1937, dopo aver cercato

1930.

Nel 1937, dopo aver cercato di resistere più di ogni altro architetto nel drammatico clima

in cui si dibatteva la cultura tedesca oppres-

Fig.67: MiesVan der Rohe, casa all’esposizione del Werkbund, 1927

sa dal regime nazista,

Mies van der Rohe si recò negli Stati Uniti. A Chicago Mies riprende idealmente l'esperienza portata avanti, tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento, dal massimo esponente della cosiddetta Scuola di Chicago Louis H. Sullivan. Si tratta del concetto di edificio alto, esasperatamente accentuato negli elementi verticali e composto attraverso la ripetizione di elementi tutti uguali tra loro: le cellule in cui si abita e si lavora. Anche in questa esperienza Mies riesce a conciliare perfettamente la scala gigantesca dell’insieme e quella piccolissima dei dettagli i quali

raggiungono spesso, come nel caso del famosissimo Seagram Building, livelli di perfezione tecnica e di preziosità forse mai raggiunta da alcun altro architetto.

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