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SAPIENZA UNIVERSIT DI ROMA

Facolt di Architettura
Lectio Magistralis del 16 dicembre 2011

Paolo Desideri
La forma come risorsa
La Nuova Stazione Tiburtina e altri progetti dello studio ABDR

Collana di Lectiones Magistrales


a cura di Donatella Scatena
La forma come risorsa
La Nuova Stazione Tiburtina e altri progetti dello studio ABDR
Paolo Desideri
La lezione stata organizzata dal Dipartimento di Architettura e Progetto e
curata da Domizia Mandolesi.
La Lectio Magistralis si tenuta il 16/12/2011 nellAula Magna della Facolt
di Architettura di Roma, sede via Gramsci.
Production Editor
Mary Joan Crowley
Graphics
Nicola De Sol
COPYRIGHT 2013
ISBN 978-1-291-41999-3

INDICE

Prefazione .............................................................................................................. 7
Piero Ostilio Rossi
Introduzione........................................................................................................... 9
Renato Masiani
La forma come risorsa ........................................................................................ 12
La Nuova Stazione Tiburtina e altri progetti dello Studio ABDR
Paolo Desideri
Restauro e apliamento del Museo Archeologico di Reggio Calabria .................... 18
Firenze, Nuovo Auditorium .................................................................................... 24
Stazione Tiburtina Roma ....................................................................................... 28
-La Nuova Stazione: caratteristiche architettoniche generali di
engineering integrato.................................................................................... 30
-La Stazione Ponte come edificio intelligente ............................................... 32
-Architettura bioclimatica .............................................................................. 33
Postfazione .......................................................................................................... 36
Donatella Scatena
Immagini .............................................................................................................. 39

Prefazione
Piero Ostilio Rossi

La conferenza che oggi terr Paolo Desideri fa parte di un ciclo, organizzato


dal Dipartimento di Architettura e Progetto e curato da Domizia Mandolesi,
che intende indagare i rapporti tra progetto di architettura e processo di
costruzione e quindi i meccanismi che permettono di trasferire nella realt
fisica del manufatto le idee e le strategie di progetto, con la consapevolezza
che si tratti di un processo non lineare, complesso e ricco di interazioni. Di
qui il titolo La forma come risorsa che Desideri ha deciso di dare alla sua
lecture.
Quando si organizza una conferenza su un tema e con un ospite cos
importante, bene che gli interventi preliminari siano contenuti in limiti di
tempo molto ristretti, perch siamo qui per ascoltare Desideri e non lunghi
discorsi introduttivi. Solo due parole, quindi, per presentarlo e per ricordare
che Paolo Desideri Docente di Composizione architettonica e urbana nella
Facolt di Architettura di Roma Tre dove si trasferito di recente dopo aver
insegnato per molti anni nella Facolt di Architettura di Pescara, ma
soprattutto un progettista noto e importante non solo nel panorama
romano, ma a livello internazionale . Per restare nella nostra citt, voglio
solo ricordare che con lo studio ABDR ha realizzato negli ultimi anni, oltre
alla Stazione Tiburtina, che stata inaugurata pochi giorni fa, i nuovi spazi
di accoglienza del Palazzo delle Esposizioni (la Serra Piacentini), gli edifici
del primo comparto del Programma di riqualificazione urbana Giustiniano
Imperatore lungo la Cristoforo Colombo e le due stazioni Annibaliano e
Libia della linea B1 della Metropolitana, i cui lavori sono ormai nella fase
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conclusiva. Linaugurazione prevista infatti per la primavera del prossimo


anno.
Posso aggiungere che Desideri ha costruito anche un piccolo e interessante
asilo nido in via Flora, nel quartiere di Pietralata, un edificio di dimensioni
contenute e quindi molto diverso in termini di problematiche progettuali
dallopera la Stazione Tiburtina - che sar al centro della conferenza.
Voglio infine ricordare che tra pochi giorni, sempre su progetto dello Studio
ABDR - Desideri la D dellacronimo, mentre le altre lettere corrispondono
alle iniziali del cognome di Maria Laura Arlotti, Michele Beccu e Filippo
Raimondo - sar inaugurato il nuovo Auditorium del Parco della Cultura e
della Musica di Firenze, realizzato nellambito delle iniziative promosse per il
150 anniversario dellUnit dItalia.
E dunque con grande piacere che lo ospitiamo questa sera; permettetemi
quindi di ringraziarlo, a nome di tutta la comunit scientifica del Dipartimento
di Architettura e Progetto, per aver accettato il nostro invito. Ho qui accanto
a me il Preside della Facolt di Architettura, il professor Renato Masiani, a
cui molto volentieri cedo la parola per un indirizzo di saluto .
Piero Ostilio Rossi

Introduzione
Renato Masiani

Ringrazio il Dipartimento di Architettura e Progetto e il suo Direttore Piero


Ostilio Rossi per linvito e soprattutto per aver organizzato questo evento
che onora la nostra Facolt e suscita un grande interesse, come
dimostrato dal gran numero di studenti presenti oggi. Credo importante che
la Facolt favorisca uno stretto contatto tra gli studenti e lArchitettura, e
ancora di pi tra gli studenti e i grandi Architetti contemporanei.
Non presenter Paolo Desideri che tutti conosciamo molto bene. Lasciatemi
ricordare, per, che egli oltre ad essere un grande progettista anche, e
forse prima, un grande professore ed quindi nella posizione ideale per
rappresentare ed illustrare un tema molto attuale ed importante quale il
rapporto tra il mondo delluniversit e il mondo della professione. Ricordo
che Nervi, Musmeci, Morandi sono stati tutti docenti della facolt di
architettura. E un rapporto essenziale per entrambi, cha ha sempre visto
scambi di competenze nelle due direzioni, ma che negli ultimi anni si fatto
pi difficile e problematico. Luniversit ha sempre maggiore difficolt ad
accogliere contributi didattici e scientifici dal mondo della professione che, a
sua volta, respinge con forza i docenti universitari degli ambiti tecnicoprogettuali dallattivit professionale. Oggi ai docenti universitari pi
impegnati nella didattica e nella ricerca, e quindi a tempo pieno,
formalmente e di fatto impedita la pratica del progetto che , invece,
loggetto del loro magistero. Nessuno, credo, pensa di apprendere larte
medica da un professore che non abbia mai operato un paziente o curato
un malato, mentre si potrebbe un giorno arrivare allassurdo di frequentare
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una scuola di architettura dove i professori non hanno mai avuto modo di
esercitare la maestria del progetto.
Paolo Desideri non ha vissuto questa esclusione, avendo naturalmente
scelto la strada del tempo definito ma riuscendo ad esercitare a pieno il
ruolo del docente universitario, realizzando un eccellente esempio di ottimo
rapporto tra luniversit e professione, tra saper fare e saper insegnare, tra
ricerca, didattica e progetto. Credo oggi ci illustrer queste sue capacit
presentando tre progetti di cui il pi famoso sicuramente la Stazione
Tiburtina di Roma, progetto ormai ben noto e che, ricordo, ci fu presentato
alcuni anni fa nella sede di piazza Borghese. Ho avuto modo di visitare la
Stazione qualche giorno fa per linaugurazione e devo riconoscere che
Paolo ha immaginato e realizzato uno spazio amplio e di grande fascino,
costruito a partire dal vincolo imposto dalla preesistenza ingombrante della
grande trave reticolare in acciaio, scandito dai volumi delle sale sospese
secondo lo schema dinamico del pendolo al fine di isolarle dalle vibrazioni
trasmesse dai convogli in transito al piano inferiore.
E un grande progetto di Architettura, che per numero di persone sar la pi
frequentata piazza di Roma, inserito in quella grande infrastruttura che
lalta velocit ferroviaria. Ottimo esempio di come oggi lArchitettura possa e
debba concretamente contribuire allo sviluppo anche economico del
Paese, soprattutto in un periodo di difficolt come lattuale, considerando
che la realizzazione di un cattivo progetto sempre anche economicamente
meno vantaggiosa rispetto alla costruzione di una buona Architettura.
Renato Masiani

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La forma come risorsa


La Nuova Stazione Tiburtina e altri progetti dello studio ABDR
Paolo Desideri

Con la lezione/conferenza di oggi, cercher di tenere insieme il mio lavoro


di professore con quello di architetto. Ho sempre creduto infatti che per
essere un buon professore anzitutto necessario avere qualcosa da
professare. Il mio lavoro di architetto, la mia professione mi sempre
sembrata perci la base naturale della mia professoralit. Credo che in
assenza di questo rapporto strettissimo tra militanza nella progettazione e
insegnamento si corra il rischio di trasformare anche le nostre Facolt di
Architettura in una sorta di mandarinato: un celibato che le leggi che in Italia
si susseguono da ormai trentanni stanno rendendo sempre pi obbligatorio;
un danno gravissimo per le nostre Scuole di Architettura.
Nel titolo che ho dato alla conferenza: la Forma come risorsa racchiusa
la strategia con la quale io credo sia corretto confrontarsi con la complessit
del costruire. Se il nostro progetto finalizzato ad essere costruito (e non
solo ad essere disegnato per una mostra di architettura), io credo che sia la
morfologia- cio la forma e la sfera della creativit - la principale risorsa a
nostra disposizione. Rifuggo sempre dalla cieca fiducia nella tecnologia e
preferisco un approccio nel quale la morfologia a farsi carico di risolvere i
problemi che abbiamo di fronte. Una posizione radicale che porta, come
prima conseguenza, a dover abbandonare qualsiasi tipo di
autoreferenzialit delle forme, e ci impone di impegnare tutte le risorse
creative a risolvere i problemi attraverso la morfologia. Credo insomma in
una creativit volta al problem-solving: osservo al contrario che sempre pi
spesso nellarchitettura contemporanea la creativit volta al problem12

adding cio ad aggiungere problemi al gi complesso sistema di variabili


che un progetto contemporaneo. Il grande rischio che si corre attraverso
lautoreferenzialit di aggiungere vincoli al sistema complesso che il
progetto, superando infine quella soglia numerica di variabili in conflitto tra
di loro oltre la quale il sistema collassa. Lapproccio adottato da ABDR( cio
da me, da Maria Laura Arlotti, da Michele Beccu e da Filippo Raimondo)
quello di confrontarci con curiosit con ogni genere di problemi, con ogni
difficolt che incontriamo nel percorso progettuale, nella convinzione che
questo ci imporr di accrescere la nostra creativit per risolvere quei
problemi, per superare quelle difficolt. Una creativit volta, appunto, a
risolvere i problemi e non ad aumentarli.
Insomma fin dalla fase iniziale del progetto, quella che con termine
anglosassone si chiama fase del concept design cerchiamo di farci carico
dei problemi che sar poi chiesto al progetto di risolvere: nella certezza che
si tratta di problemi del progetto, della forma, della creativit, appunto, e
non di quel fastidioso e marginale dettaglio che il costruire. Una
posizione che impone tuttavia una conoscenza curiosa e non infastidita di
tutti i problemi, cio di tutte le variabili che il progetto chiamato a porre
sotto controllo, da quelli urbanistici a quelli della cantierizzazione.
Dobbiamo essere consapevoli che nel sistema complesso che un
grande progetto contemporaneo, non possiamo pi affidarci
allottimizzazione separata e seriale dei singoli sottosistemi, o delle singole
variabili: la strategia di ottimizzare serialmente tutte le variabili in campo ha
per risultato, nei sistemi complessi, l'ottimizzazione delle conflittualit
esistenti tra le differenti variabili. E' singolare constatare come questa
condizione, tipica della complessit di per se stessa, una condizione ascalare: la grande quantit di variabili da sottoporre a controllo attraverso il
progetto, produce conflittualit alle scale micro come a quelle macro. E'
tipica delle scale dell'ingegnerizzazione e della cantierizzazione, quando
cio il progetto chiamato a fare i conti con la necessit di essere costruito;
ma identicamente tipica alle scale dell'inserimento urbano, quando il
progetto chiamato a fare i conti con l'irriducibile complessit dei contesti

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materiali e con quelli immateriali, ma non meno reali, dei processi


amministrativi.
E per cominciare da questa scala, necessario constatare come con
sempre maggiore frequenza, il concetto stesso di contesto di un progetto
sembra radicalmente trasformarsi, sino a ricomprendere lo scenario
allargato e sovrapposto della realt materiale del territorio urbano e di quella
immateriale, ma non meno reale, delle politiche e dei processi
amministrativi consumati e futuri, con i quali il progetto chiamato a
confrontarsi.
Nello sviluppo di un progetto, sempre pi spesso diverse forme di
legittimazione sono messe in gioco, alla ricerca della difficile integrazione
della proposta nel quadro delle societ locali. La risposta dei mercati si
mescola alle decisioni politiche, la promessa di benefici economici futuri
diviene argomento per rendere accettabili disagi contingenti. Comunque, il
progetto deve trovare la propria legittimit dessere di fronte ad una platea
di destinatari finali variegata e complessa, sapendo che il risultato non
affatto acquisito ex ante ed in ogni caso dovr misurarsi con resistenze e
contestazioni di ogni tipo. E lo deve fare ponendosi questi problemi (dunque
anzitutto avendone conoscenza) fin dalla fase creativa del concept design.
Ma identicamente dobbiamo imparare ad avere conoscenza della sfera
problematica che caratterizza i grandi progetti complessi dellarchitettura
contemporanea, per quanto attiene ai temi del costruire e dellengineering.
Un ambito nel quale le variabili in gioco aumentano costantemente per
numero e per dimensione problematica. I materiali, le tecniche costruttive, le
strutture resistenti, le tecnologie; ed ancora gli aspetti riguardanti il fire
engineering, la sicurezza, le condizioni imposte dalla normativa per le
utenze deboli; quelle imposte per il risparmio energetico, e linterazione tra
ingegneria impiantistica e ambiente, e le tecnologie innovative della
bioclimatica piuttosto che dellergonomia, dellilluminamento artificiale e del
daylighting; i problemi concernenti il clima acustico, la risposta al regime
vibrazionale ed a quello sismico; gli aspetti riguardanti la geotecnica e
lequilibrio idrologico del terreno; e poi quelli riguardanti lottimizzazione dei
metodi e dei processi costruttivi, come ad esempio le forme di
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prefabbricazione e quelle di organizzazione del cantiere; e, prima ancora,


dei metodi e dei processi di produzione del progetto; e poi i sempre pi
complessi rapporti tra progetto e normativa edilizia, e i complessi rapporti
tra progetto e costi nellinstabile equilibrio tra costi dei materiali e costi della
manodopera. Una lista non esaustiva ma sufficiente a delineare le
condizioni di un sistema nel quale il numero delle variabili ha superato quel
livello di soglia oltre il quale si autogenera una forma continua di interazione
tra i diversi livelli problematici.
Nei casi dei grandi progetti complessi contemporanei, attraverso la risorsa
della creativit il progetto deve essere capace di costruire le condizioni di un
"miracoloso" equilibrio tra le tante variabili e le loro tante conflittualit
presenti in campo.
La tesi che intendo sostenere che nelle condizioni estreme prodotte dalla
complessit, la "forma" rappresenti l'unica risorsa con la quale il sistema
pu cercare di costruire questo equilibrio miracoloso tra le tante variabili
presenti in partita. In un sistema complesso, perci, la "forma" non ammette
alcuna legittimazione aprioristica, non pu invocare alcuna autorit poetica
al di fuori del sistema stesso. Come ho detto in apertura, ogni risorsa
creativa deve in questi casi essere necessariamente volta al "problems
solving" anzich al "problems adding". In questo senso i progetti complessi
postulano uno slittamento dellorizzonte creativo e di quello poetico che
dovr essere tutto speso alla costruzione creativa delle condizioni della
soluzione dei conflitti presenti. Una attitudine che riconsegna alla capacit
personale, alla biografia, allascolto, alla creativit, appunto, la capacit di
sopravvivenza nelle condizioni estreme prodotte dalla complessit: nella
certezza che qualsiasi vera soluzione in un progetto complesso non mai di
tipo tecnologico, ma sempre di tipo morfologico.
La forma risulta in questi casi la principale risorsa se in grado di garantire
al sistema il raggiungimento di un equilibrio possibile. Se in grado cio di
formalizzare lo stato di un miracoloso equilibrio delle tante variabili in gioco.
Uno spazio creativo che parte, tuttavia ed evidentemente, dalla sistematica
rinuncia a ogni tentazione beaux-art, ancora tanto vitale, e che propone il

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definitivo superamento di ogni approccio autoreferenziale e di ogni illusione


in materia di autonomia formale dellarchitettura.
Mi sembra infine importante sottolineare come sia nell'ambito dei rapporti
tra progetto e contesti, sia in quello de rapporti tra progetto e engineering, la
scuola italiana possa e debba rivendicare una specifica competenza sulla
scena internazionale dalla quale dobbiamo ripartire per rilanciare l'immagine
dell'intera filiera progettazione/realizzazione made in Italy.
Per quanto riguarda i contesti mi riferisco ad una specificit che a ben
vedere sempre stata una stringente necessit del progetto italiano,
prodotta da una formidabile e reale presenza del passato e dei suoi
materiali in ogni parte del nostro territorio. Ma contesto non vuol dire
necessariamente Storia, Memoria, Archeologia. Contesto vuol dire pi
concretamente quella densit materiale ed immateriale, ma non per questo
meno reale, che connota irreversibilmente il territorio italiano.
Per quanto riguarda il rapporto progetto engineering, identicamente, credo
sia opportuno riscoprire e rivendicare quella tradizione che da sempre ha
caratterizzato la storia italiana, dall'architettura romana che altro non era al
di fuori della sua ingegneria; sino alla continuativa presenza dei grandi
architetti costruttori che in un filo ininterrotto ricollega Brunelleschi con la
stagione dei grandi offices di progettazione degli anni '50 di Nervi, Morandi,
Musmeci, Zorzi, Ponti, Rogers.
Problemi in carico al progetto, dunque, fin dalla fase del concept design
che dovr affrontare con curiosit queste variabili nella consapevolezza che
dalle fasi del disegno urbano a quelle della cantierizzazione sempre meno
legittimo e sempre pi inadeguato un approccio figurativo fondato
sullautoreferenzialit e sullautonomia disciplinare.
In questo orizzonte strategico ci sforziamo di sviluppare tutti i nostri lavori,
sforzandoci anzitutto di conoscere, per poi comprendere, la concretezza dei
problemi che a tutte le scale (da quella urbana a quella della
cantierizzazione) il progetto (e non qualcun altro dopo di noi) deve essere in
grado di affrontare e risolvere. Ogni problema occasione di una sfida
creativa e spesso ripetiamo a noi stessi e ai nostri collaboratori, che senza

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problemi non siamo pi in grado di sviluppare alcuna concreta forma di


creativit.
I tre progetti che ho selezionato, il Museo Archeologico di Reggio Calabria,
il Nuovo Auditorium di Firenze e la Stazione Tiburtina di Roma, sono
emblematici di questa tensione strategica che lega, nel nostro lavoro,
problemi e creativit, costruzione e concept design.

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Restauro e ampliamento del Museo Archeologico di Reggio Calabria


Il progetto per il restauro, l'ampliamento e i nuovi allestimenti del museo
Archeologico della Magna Grecia di Reggio Calabria, inserito nel
programma per le celebrazioni dei 150 anni dell'Unit di Italia e rappresenta
l'opera pubblica di maggiore rilevanza tra quelle realizzate nel mezzogiorno.
Il progetto, cos come allo stato attuale definitivamente caratterizzato,
persegue numerosi e ambiziosi obiettivi:
Il restauro generale dell'edificio progettato da Marcello Piacentini
negli anni '30, e la sua messa a norma ai sensi dellattuale
normativa antisismica.
la realizzazione di un efficace sistema impiantistico, fortemente
caratterizzato per integrazione con i sistemi bioclimatici
specificamente progettati e realizzati, per garantire ai reperti
idonee condizioni ambientali, ed ai visitatori un appropriato
benessere climatico.
la realizzazione di nuove
dotazioni di servizio, quali la
caffetteria/ristorante, la biblioteca, una piccola sala conferenze,
una nuova lobby, un bookshop, il guardaroba per assicurare livelli
prestazionali complessivi della struttura in grado di offrire un pi
elevato livello di servizi collaterali.
la realizzazione di nuovi ambienti per magazzini e laboratori di
restauro allinterno della struttura museale.

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la riorganizzazione delle sale espositive secondo pi adeguati e


moderni principi espositivi e la conseguente ridefinizione dei
percorsi di visita secondo criteri adeguati alle pi recenti strategie
di comunicazione anche con l'adozione di appropriati supporti
multimediali;
la realizzazione di nuovi allestimenti interni appositamente
disegnati sulla base della riorganizzata musealizzazione.
Gli interventi oggi realizzati si sono sviluppati a partire dalla necessit di
realizzare con urgenza interventi finalizzati alla messa antisismica ed alla
integrale riorganizzazione degli impianti, praticamente assenti nella struttura
Piacentiniana. Carenza che ha nel tempo determinato ammaloramento dei
reperti esposti, comprese le statue dei bronzi di Riace, per i quali stato
finalmente previsto un appropriato sistema di ingressi e filtrazione dell'area.
La complessit derivante dalla necessit di intervenire allinterno di una
struttura architettonica vincolata, ha imposto per di considerare questi
problemi, apparentemente appartenenti alla sfera dellingegneria strutturale
ed impiantistica, come problemi del progetto, delle sue forme, della sua
sfera creativa. E proprio a partire da questi problemi che il progetto sviluppa
il suo concept iniziale, individuando il cortile, e le sue pareti perimetrali,
come imponente nucleo resistente centrale di tutto ledificio e come
gigantesco cavedio centrale per linfilaggio di tutte le linee impiantistiche e
dei nuovi camini bioclimatici: un vero e proprio polmone di ventilazione
naturale per il funzionamento passivo del raffrescamento e del
riscaldamento naturale del museo. Il vecchio cortile, infatti, viene coperto
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integralmente da un grande solaio vetrato supportato da una esile


Tensegrity, assicurando in questo modo la continua formazione di aria calda
che in periodo invernale assicura riscaldamento naturale, e in periodo estivo
viene utilizzata (grazie al moto ascensionale naturale) come motore di un
circolo convettivo continuo nel quale laria calda viene espulsa dal grande
camino cos costituito, con un continuo richiamo di aria fresca naturale
proveniente dai piani interrati. La rifoderatura strutturale e impiantistica
operata sulle pareti perimetrali del cortile, risolve i problemi solo
apparentemente ingegneristici posti al progetto, e fatalmente costruisce il
nuovo centro del museo. La nuova Lobby, ricavata grazie alla copertura
vetrata del vecchio cortile diviene il nuovo spazio centrale di ingresso,
ticketing, libreria/bookshop, guardaroba. Non a caso nella nuova Lobby ha
scelto di intervenire Alfredo Pirri con la sua grande istallazione artistica che
amplifica e disvela questa strategia di rifoderatura strutturale del cortile,
attraverso gigantesche e aggiuntive controfodere alle pareti del vecchio
cortile.
A partire da questi interventi il progetto perviene alla generale
riorganizzazione del Museo Piacentiniano, al suo ampliamento ed alla
completa riorganizzazione del percorso museale e del suo allestimento.
Come gi detto, inoltre, il progetto prevede l'ampliamento del museo con
l'aggiunta di quelle funzioni oggi indispensabili alla funzionalit di una
struttura museale di livello internazionale.
In specifico il progetto prevede la realizzazione di una caffetteria/ristorante
posizionata in sommit per mezzo della realizzazione di un nuovo piano. La
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caffetteria/ristorante, che gode di una vista straordinaria sullo Stretto di


Messina, organizzata a corte sulla copertura in vetro del cortile
piacentiniano che, chiuso in sommit da questo nuovo solaio vetrato, viene
trasformato in nuova lobby di ingresso. La struttura di supporto del grande
solaio vetrato calpestabile una sorprendente e trasparente tensegrity
(struttura di cavi e puntoni).
La realizzazione di questa morfologia strutturale , come noto, di particolare
difficolt realizzativa. La resistenza strutturale di una tensegrity infatti
discende dallo stato tensionale dei suoi tiranti, in assenza del quale la
struttura collasserebbe. E questo stato tensionale costante difficilmente
assicurabile con cavi di acciaio per loro natura elastici: lallungamento del
cavo determinerebbe infatti perdita di tensione e collasso della struttura. Il
progetto perci adotta cavetteria nautica (acciaio-carbonio) operando un
trasferimento tecnologico da settore nautico a settore civile-edile.
Sono inoltre state previste le nuove sale biblioteca e conferenze, provviste,
come tutti i nuovi servizi, di autonoma distribuzione con accesso
direttamente dalla strada. Una speciale attenzione stata riservata agli
aspetti riguardanti il funzionamento bioclimatico dell'edificio, finalizzata al
contenimento significativo della spesa per approvvigionamento energetico.
La nuova lobby funziona infatti come un grande camino di ventilazione
dell'edificio ed in grado, grazie ad appropriate tecnologie, di assicurare
ventilazione naturale, producendo raffrescamento estivo e riscaldamento
invernale senza consumo energetico.

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Nel museo, infine, saranno tra l'altro riposizionati, dopo il recente restauro, i
Bronzi di Riace. Per le due statue sono stati previsti nuovi basamenti
antisismici appositamente studiati con ENEA. Anche in questo caso
abbiamo affrontato il problema partendo dalla risorsa che la morfologia.
Con una disarmate semplicit tecnologica, i basamenti sono costituiti da
due lastre di marmo a fortissimo spessore( circa 30 cm cadauna), separate
tra di loro da quattro sfere di marmo di 10cm di diametro, alloggiate
allinterno di leggere concavit ricavate sulle due facce interne del
basamento. Un sistema che consente di assorbire, per forma appunto,
scosse di elevatissima potenza.
In stretta collaborazione con la Soprintendenza Archeologica del Museo,
abbiamo infine riorganizzato integralmente i percorsi della musealizzazione
provvedendo al disegno di un nuovo allestimento. Una riorganizzazione dei
percorsi espositivi strettamente integrata ai nuovi espositori, appositamente
ridisegnati, secondo il principio generale della musealizzazione come
racconto dei contesti storico-territoriali.
Il progetto ha comportato perci il lavoro integrato di un vasto gruppo di
progettazione. Oltre agli architetti hanno lavorato al progetto gli ingegneri
strutturisti, geotecnici, della sicurezza, antiincendio, degli impianti di
condizionamento e di ventilazione naturale, dell'ingegneria per le strutture
speciali in acciaio e vetro. A questo vasto staff di tecnici si aggiunto, per
l'occasione specifica, quello degli archeologi che assieme agli architetti
hanno disegnato il nuovo percorso museale, selezionato i reperti da esporre
e riflettuto circa le migliori modalit espositive.
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Firenze, Nuovo Auditorium


Non tutti i progetti sono uguali per un architetto. Per quanto mi riguarda
credo che la differenza sia determinata anzitutto dal livello della complessit
di un progetto rispetto a un altro, e poi dal differente livello di coinvolgimento
emotivo che si sprigiona sempre, ma appunto in misura differente, nelle fasi
della progettazione.
Il livello di complessit di un progetto in qualche modo legato alla
dimensione della sfida che un progettista chiamato ad affrontare ogni
volta che si misura con un tema progettuale: non esistono progetti semplici,
ma alcuni progetti sono davvero complessi per gli aspetti tematici specifici,
per i rapporti con i contesti fisici, per la vastit e la dimensione complessiva,
per la necessit di elevatissimi livelli di integrazione con le ingegnerie, per la
particolarit delle modalit costruttive da adottare.
Il livello di coinvolgimento emotivo che in un office di architettura come il
nostro si sprigiona attorno ad un progetto sempre qualcosa di
imprevedibile e di irrazionale. Una miscela alchemica che da subito
costituisce la massa emotiva che alimenta il diverso livello di interesse nei
confronti di un progetto: la pietra filosofale che sempre si autoproduce come
il risultato delle reazioni personali mie, di Maria Laura, di Michele, di Filippo.
A volte meno, a volte pi capace di produrre interesse e coinvolgimento e
passione e lucidit e integrazione: una massa indicibile di comportamenti e
di attitudini che subito sanno percepire i nostri collaboratori e che,
inesorabilmente, finisce per contagiarli.
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Dunque una miscela di ragioni oggettive e di ragioni soggettive fanno nel


mio vissuto di architetto la differenza tra i singoli progetti.
Fin dal primissimo approccio al progetto per il nuovo Auditorium Parco della
Musica di Firenze, i parametri di misura di tutti e due i livelli si sono
manifestati nella loro eccezionalit.
Anzitutto la complessit del tema progettuale, che in questo caso si
mostrava come una sfida sorprendente.
La delicatissima collocazione dellAuditorium nel tessuto urbano di una citt
straordinaria come Firenze, proprio al bordo del Parco delle Cascine, nel
suo apice pi incuneato dentro la citt storica. Unarea che il Piano
urbanistico destina alla musica e alla cultura e che subito ci apparsa in
attesa di unarchitettura in grado di far trasfigurare gradualmente la citt nel
verde del Parco e viceversa: non un edificio, insomma, ma un complesso di
spazi pubblici e terrazze e giardini e volumetrie attraverso le quali
gradualmente la citt ed il suo costruito cedessero il passo al contesto
ambientale. Il progressivo trasfigurare delle pietre dei Medici nel verde
naturale: le masse di diversa tonalit di grigio delle nostre volumetrie, delle
nostre terrazze, delle nostre piazze mettono in figura questo processo,
accompagnano gradualmente questo percorso di smaterializzazione.
Ma ancora la grande dimensione del complesso e dei servizi specifici: una
sala lirica da 2000 posti, una concertistica da 1000 e una grande cavea per
spettacoli musicali allaperto, i loro servizi, e la sorprendente complessit
della macchina teatrale: torre scenica, palco, laboratori, golfo mistico, sale
prova, e balletto e camerini e depositi. Una macchina, appunto,
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complessa e legata ad una sua stringente funzionalit nella quale ogni


centimetro decisivo, nella quale ogni forma chiamata a risolvere
uninfinit di problemi prestazionali, normativi, distributivi.
Una complessit che trova forse nella figura delle sale il punto pi evidente
di raccordo tra creazione formale e risposta prestazionale. Come in uno
strumento musicale il percorso creativo della forma qui tutto dis-piegato
per assicurare la migliore risposta acustica (e visiva) possibile: un orizzonte
creativo nel quale alta tecnologia e capacit poetica personale si ibridano a
vicenda. Un processo nel quale il raccordo con i saperi dellingegneria
acustica decisivo; un percorso nel quale tra architetto e ingegnere non c
un prima e un dopo, non ammessa alcuna invariante aprioristica: solo il
continuo feed-back del sapere delluno sulla disciplina dellaltro.
Ma oltre le ragioni legate alla straordinaria e oggettiva sfida alla
complessit del tema, voglio qui aggiungere la particolarissima risposta
emotiva che loccasione di questo progetto ha da subito generato in tutti noi.
Uneccitazione legata al tema, al luogo, ai tempi, che rapidamente si fatta
febbrile e che ha consentito alla mostra struttura di lavorare in uno stato che
definirei di lucida esaltazione: il segno del superamento di quella soglia, che
raramente si riesce a superare in maniera cos naturale, oltre la quale un
generalizzato stato di grazia fa sembrare i problemi pi facilmente
affrontabili, le misure sempre ritornare, i materiali immediatamente
individuabili, le correzioni ridotte quasi a zero. Ma al contrario della scrittura
mozartiana, a noi accade di rado, molto di rado.

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Stazione Tiburtina di Roma


Il progetto della Nuova Stazione Tiburtina proposto dal bando come
l'occasione di costruzione di una nuova centralit urbana, in grado di
riconnettere anche spazialmente e fisicamente due quartieri storicamente
separati dal tracciato ferroviario. A partire dalle previsioni del Piano di
Assetto, il progetto mette in valore alcuni tracciati ed alcune assialit
presenti nei contesti locali, affidando ad essi le occasioni per la
riconnessione della Nuova Stazione alla realt fisica dei due contesti di
appartenenza. La grande galleria pedonale costruita sul Ponte ferroviario,
cos, potr concretamente proporsi non solo come Stazione a Ponte, ma
anche come monumentale Boulevard urbano coperto, in grado di
raccordare le citt Nomentana e Pietralata, attraverso un complesso ed
articolato sistema di piazze e di percorsi che nel garantire continuit e alla
spazialit urbana raccorder il grande manufatto alle pi minute
caratteristiche dei contesti locali. Una strategia complessiva tesa a
raccordare l'inevitabile atopia dei grandi contenitori/scambiatori del trasporto
internazionale passeggeri, alle ragioni ineludibili dei contesti fisici delle citt,
al significato pi intimo e pi fragile dei contesti locali e al compimento della
storia dei luoghi e della citt. Un controllo del grande e atopico manufatto
ferroviario anche in chiave di composizione urbana per mezzo di una sua
risignificazione alla scala della citt, dei suoi assi strutturanti, dei disegno
dei suoi spazi pubblici. Ma la Nuova Stazione interpretata nel progetto qui
presentato anche come occasione di riqualificazione ed infrastrutturazione
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ambientale della citt. Questo obbiettivo perseguito per mezzo di una


strategia complessivamente tesa ad individuare l'ambiente come uno dei
grandi telai di infrastrutturazione da portare a sistema attraverso il progetto.
La galleria pedonale, come grande Boulevard urbano, consentir la
riconnessione tra il quartiere nomentano ed il Parco urbano di Pietralata,
riconnettendo anche fisicamente a quest'ultimo i frammenti ambientali
presenti sul fronte Nomentano. Il grande Boulevard urbano della galleria
raccorder il paesaggio naturale del parco al paesaggio urbano della citt,
come iniziale sequenza del "setting" che caratterizzer la progettazione del
parco. A questo obbiettivo sono dedicati i percorsi sia sul fronte Pietralata
(che dalla galleria ponte direttamente e pedonalmente si riconnettono con il
Parco) sia sul fronte Nomentano (ove la piazza cordonata sud riconnette la
quota della galleria al vasto frammento ambientale nel quale sono
posizionati i due casali soggetti a vincolo). La Galleria-Boulevard inoltre,
anche alle scale architettonico-tecnologiche, pensata come un vasto
manufatto ecosostenibile attraverso l'adozione di tecnologie sperimentali nel
campo della bioclimatica e del controllo complessivo del bilancio energetico.

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La Nuova stazione: caratteristiche architettoniche generali e di engineering


integrato
Il manufatto della Stazione Ponte pensato, nel progetto qui presentato,
come grande galleria aerea che assolve contemporaneamente alla funzione
di Stazione ferroviaria internazionale e di grande Boulevard urbano. Queste
due funzioni trovano reciproca compatibilit a partire da un'idea dello spazio
interno a grande altezza e da una completa disponibilit della quota
impalcato alle pi differenziate esigenze di allestimento. L'idea spaziale di
un grande contenitore all'interno del quale galleggiano volumetrie sospese
risulta certamente coerente con le esigenze strutturali, che suggeriscono un
assetto "tutto appeso", in grado di ottimizzare sia le campate strutturali dei
solai superiori, sia le eventuali criticit derivanti dalle vibrazioni trasmesse
alle attuali strutture fondate in banchina dal passaggio e dalla fermata dei
convogli alta velocit. L'idea di volumetrie liberamente galleggianti all'interno
di un contenitore in grado di stabilire interazione climatica con l'ambiente
esterno, infine, coerente con una complessiva impostazione bioclimatica
del manufatto. Lidea di una galleria totalmente libera da vincoli strutturali
alla quota +9.00, infine, consente una reale flessibilit nellutilizzazione dello
spazio attraverso allestimenti liberi in grado di integrare concretamente,
come nei grandi spazi aereoportuali, le aree destinate al commercio e
quelle destinate alle sale attesa. La galleria a ponte realizzata al di sopra
dellimpalcato esistente, che risulta interamente utilizzato dal nuovo progetto
sia in larghezza sia in lunghezza. Volumetricamente costituita da un
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grande parallelepipedo di vetro di dimensioni ml 50x240per unaltezza


costante di ml 9,80. La struttura vetrata parallelepipeda supportata da una
superiore struttura reticolare spaziale esterna, alla quale sono appese sia le
vetrate laterali, sia la superficie orizzontale di copertura, anchessa
parzialmente vetrata. Questa grande struttura reticolare spaziale posta al
di sopra ed esternamente al volume edilizio vetrato, ed appoggiata lungo i
lati sud e nord su due file di piloni circolari diametro ml 2,00 posti in asse
con i setti laterali di appoggio dellimpalcato esistente, a formare una maglia
di luce libera di circa ml 50. Le vetrate laterali sono realizzate in struttura
portante tensotesa e lastre di cristallo speciale collegate agli stralli per
mezzo apparecchio di aggancio in acciaio. Il cristallo e previsto del tipo TIM
Thermal Insulating Material al fine di assicurare idonee caratteristiche di
filtraggio alle radiazioni solari ed al rumore. La copertura orizzontale della
grande galleria, anchessa sospesa, realizzata con unalternanza di lastre
trasparenti e lastre opache. In corrispondenza delle prime, in sommit della
struttura reticolare esterna sono posti sistemi lamellari frangisole che hanno
lo scopo di schermare lirraggiamento solare con sole estivo allo Zehnit, e di
consentire lirraggiamento allinterno del grande parallelepipedo vetrato con
sole invernale inclinato. Nei grandi volumi sospesi sono state collocate le
funzioni specialistiche (vip lounges, internet-caf, ristorante, uffici in affitto,
piccolo centro congressi, sala controllo elettronico traffico, etc) che
usualmente sono posizionate alle quote superiori delle gallerie
aereoportuali. Si tratta di otto volumetrie tra di loro separate e sospese che
hanno ciascuna accesso diretto dal piano della galleria a quota +9.00, per
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mezzo di scala pedonale e di ascensore. Queste volumetrie separate sono


ricollegabili in quota attraverso la passerella sospesa di collegamento
addetti ai lavori che attraversa longitudinalmente tutta la volumetria vetrata
della stazione in posizione centrale alla quota di +15.00.

La Stazione a Ponte come edificio intelligente


Il Libro Bianco (7 aprile 2000) con il quale la Commissione europea, in
seguito agli obblighi assunti nel quadro del Protocollo di Kyoto dai Paesi
sottoscrittori, ha delineato un piano di azioni integrate e coordinate
finalizzato ad una riduzione significativa delle emissioni dei gas
climalteranti, il ruolo crescente devoluto agli Enti Locali nella gestione delle
risorse, impongono una nuova strategia complessiva mirata alla
conservazione dellenergia e alla tutela attiva dellambiente. In tale contesto
la stessa legge n.10/91, varata in attuazione del PEN (Piano Energetico
Nazionale), tende ad assumere oggi un pi accentuato carattere
promozionale nelluso razionale dellenergia a livello di addetti ai lavori da
un lato, di abitudine al risparmio a livello di consumatori dallaltro. Nei
riguardi dei primi la legge n.10/91 fa obbligo ai progettisti, salvo impedimenti
di natura tecnica e/o economica, di soddisfare i fabbisogni energetici degli
edifici pubblici mediante il ricorso a fonti rinnovabili di energia o assimilate.
Lassimilabilit qui intesa in senso lato e include, tra laltro, i risparmi di

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energia conseguibili mediante interventi sullinvolucro edilizio (architettura


bioclimatica)e sugli impianti tecnologici.

Architettura bioclimatica
Il progetto della Nuova Stazione a Ponte, e in specifico della galleria,
improntato a partire dalladozione di efficaci strategie bioclimatiche. Si sono
in particolare adottati
sistemi di controllo diretto dellirraggiamento solare,
sistemi di controllo passivo per la generazione naturale di raffrescamento
estivo e riscaldamento invernale.
Tutti i sistemi adottati sono improntati a semplicit di gestione e di
manutenzione, e non prevedono interventi umani finalizzati. Il grande
parallelepipedo vetrato della galleria il motore di una continua produzione
di aria calda che si genera naturalmente per effetto serra. Questa
produzione di aria calda utilizzata direttamente in periodo invernale,
mentre in periodo estivo, e a partire dalle caratteristiche ascensionali
dellaria calda, sfruttata come innesco di un ricircolo convettivo che
assicura la continua immissione di aria fresca allinterno della galleria. In
particolare in periodo estivo anzitutto previsto il contenimento
dellirraggiamento solare attraverso sistemi di protezione diretta. Il fronte
sud della galleria risulta protetto dal suo arretramento rispetto al filo della
struttura superiore in corrispondenza della corsia carrabile dei mezzi di
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soccorso. A protezione zenitale sono previsti, come gi descritto, dei sistemi


di griglie lamellari continue poste al di sopra della struttura reticolare
esterna. Linclinazione dei sistemi lamellari consentir una completa
ombreggiatura con sole in fase estiva zenitale, mentre con sole basso in
periodo invernale la stessa inclinazione consentir lirraggiamento solare
interno. Laria calda comunque generata in periodo estivo salir per
caratteristiche naturali e fuoriuscir dai camini di ventilazione posti al di
sopra della copertura vetrata ed ancorati alla struttura reticolare esterna.
Detti camini di ventilazione sono disegnati in modo da favorire laspirazione
dellaria calda interna sino a creare una condizione di depressione che trova
alimentazione dallimmissione controllata dellaria dallesterno. Questa
immissione di aria dallesterno avviene esclusivamente per mezzo
dellapparato bioclimatico corrente posizionato ai piedi delle vetrate laterali,
nello spessore della piastra esistente. Per suo tramite laria esterna viene
richiamata allinterno attraversando obbligatoriamente un sistema radiativo
rinfrescante. Detto apparato fondato sullazione di raffreddamento
esercitata da sprinkler che nebulizzano acqua sulla faccia interna di una
piastra radiativa sulla cui faccia esterna scorre laria in ingresso. Senza mai
entrare in contatto con il circuito dellacqua, laria esterna progressivamente
raffrescata viene cos aspirata internamente dalla continua fuoriuscita
dellaria calda dai camini di ventilazione, a formare un loop convettivo
rinfrescante continuo. In periodo invernale, di contro, laria calda viene
generata per effetto serra determinato dallirraggiamento solare che non
trova schermatura dallinclinazione dei sistemi lamellari orizzontali esterni.
Come in periodo estivo laria calda fuoriesce dai camini di aspirazione, per
moto ascensionale, producendo depressione allinterno della struttura della
galleria. la depressione viene riequilibrata dallimmissione di aria esterna
che, nella fase invernale, entra fredda nellapparato bioclimatico posto alla
base delle vetrate laterali della galleria. In questa stagione il sistema
radiativo rinfrescante sar spento, mentre sar accesa la serpentina di
riscaldamento posta nellultima camera dellapparato, garantendo ingresso
preriscaldato dellaria e assicurando linnesco di un loop convettivo
riscaldante continuo.
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Postfazione
Donatella Scatena

Con la conferenza di Paolo Desideri, organizzata dal Dipartimento di


Architettura e Progetto, sinaugura una sezione che potremmo definire
dautore delle Lectiones Magistrales tenute nella Facolt di Architettura. La
collana nata per raccogliere lezioni uniche che se non trascritte sarebbero
inevitabilmente perse; ma il suo scopo pi profondo quello di porre una
riflessione allargata sul progetto.
E in questa chiave che il materiale dautore proposto da Desideri e dallo
studio ABDR costituisce un insieme perfetto tra la dimensione teorica e
didattica e la concretezza della realizzazione.
Avvalersi, poi, del supporto tecnologico di internet, come ha scritto il Preside
della Facolt, Renato Masiani, nella prefazione al primo numero della
collana, frutto di una volont precisa: dare la massima diffusione e
visibilit a incontri che avvengono nel mondo universitario, alla ricerca di un
confronto con ci che fuori.
Impiegare la rete per la propagazione di queste brevi ed efficaci
comunicazioni sottoforma di ebook, o meglio ancora di istant book segna un
ulteriore passo in avanti fatto a vantaggio di una sempre maggiore
diffusione del sapere in senso democratico.
Inoltre, la collana attraverso la raccolta delle testimonianze dei molti studiosi
ospitati nella Facolt, oltre a porre in maniera divulgativa argomenti dal
profilo scientifico-culturale alto, diventa di fatto la memoria delle sue attivit
extra didattiche.
Questa lezione vede protagonista una figura molto importante del panorama
architettonico: Paolo Desideri, il quale oltre ad essere professore allinterno
di un ateneo della capitale, uno dei maggior interpreti della trasformazione
di Roma in metropoli contemporanea.

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Per la sua lectio egli ha scelto il titolo La forma come risorsa, facendoci
immediatamente entrare in media res: il titolo, esplicativo rispetto al
contenuto, trasforma il mistero della forma in soluzione progettuale
soprattutto nella dimensione del sistema complesso.
Che cos la forma per Desideri?
Laspetto morfologico nellarchitettura costituisce prima di tutto un bene
grazie al quale larchitetto risolve i problemi.
La forma infatti, pi che essere problem adding deve essere un problem
solving, per usare le parole dello stesso autore.
Non esiste "alcuna legittimazione aprioristica"; nel sistema complesso la
forma "non pu invocare alcuna autorit poetica al di fuori del sistema
stesso".
La tesi sostenuta nella lezione si riferisce alla complessit della
progettazione odierna nella quale la conformazione formale rappresenta
"l'unica risorsa con la quale il sistema pu cercare di costruire questo
equilibrio miracoloso tra le tante variabili presenti in partita".
La forma non deve, giova ripeterlo, aggiungere problemi, non deve essere
unaddizione, ma scaturisce dallatto progettuale ed essa stessa
rappresenta una soluzione.
Desideri rid dunque alla forma la sua dimensione archetipica che quella
di trovare soluzioni, discostandosi da tutta una serie di tendenze della
nostra architettura alla moda, che separano laspetto formale dal resto
della progettazione.
La morfologia diventa un vero e proprio processo, che deve riguardare il
mestiere dell'architetto sin dalla fase iniziale dellideazione: il concept
disegn rappresenta il punto pi creativo di tutto liter progettuale. Da subito
il concept deve fornire risposte concrete alla serie di problemi che di volta in
volta larchitetto si trova ad affrontare allinterno di incarichi pi o meno
articolati.
La lezione di Desideri, prendendo le distanze da tendenze caratterizzate da
autoreferenzialit, ci ricorda che solo cos concepita la forma assume la
connotazione di risorsa.
Una attitudine che riconsegna alla capacit personale, alla biografia,
allascolto, alla creativit, appunto, la capacit di sopravvivenza nelle
condizioni estreme prodotte dalla complessit: nella certezza che qualsiasi
vera soluzione in un progetto complesso non mai di tipo tecnologico, ma
sempre di tipo morfologico.
E risorse diventano tutti i campi del sapere.
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Quando Desideri ci parla di trasferimento tecnologico, che vuol dire


prendere qualcosa che gi esiste in produzione ma che serve ad altro e
trasferirla al nostro uso, il progetto diventa cos atto sintetico allinterno del
quale confluiscono conoscenze provenienti da diversi ambiti del sapere.
Il problem - solving genera dunque creativit.
E il modo in cui questultima qui concepita ci riporta al pensiero di Munari
e di altri autori del made in italy.
Daltra parte Desideri opportunamente ci ricorda come la scuola italiana
abbia molto da insegnare sia allinterno del rapporto tra progetto e contesto,
sia in quello tra progetto ed engineering.
E insegnamento costituiscono i tre progetti presentati nella lezione che
hanno offerto lopportunit agli studenti e ai i fruitori tutti, di rintracciare
lapproccio progettuale di cui si fin qui parlato ad ogni scala del disegno,
da quella urbana al design.

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Immagini

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Stazione Tiburtina - esterno


Museo Archeologico Reggio Calabria - esterno
Museo Archeologico Reggio Calabria - interno
Museo Archeologico Reggio Calabria - cortile
Museo Archeologico Reggio Calabria - cortile, installazione di Alfredo Pirri
Museo Archeologico Reggio Calabria - tensegrety
Museo Archeologico Reggio Calabria - caffetteria\ristorante, interno
Museo Archeologico Reggio Calabria - caffetteria\ristorante, terrazza
Museo Archeologico Reggio Calabria - vista notturna
Firenze Nuovo Auditorium - veduta dalla cavea
Firenze Nuovo Auditorium - esterno
Firenze Nuovo Auditorium - cavea allaperto
Firenze Nuovo Auditorium - sala lirica
Firenze Nuovo Auditorium - sala lirica
Stazione Tiburtina - esterno
Stazione Tiburtina - vista generale
Stazione Tiburtina - interno
Stazione Tiburtina - interno
Stazione Tiburtina vista generale
Stazione Tiburtina - interno
Stazione Tiburtina - interno

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