Sei sulla pagina 1di 160

L'Anziano

e la sua cultura
Aspetti biologici, psicologici e relazionali
L'Anziano
e la sua cultura

Aspetti biologici, psicologici e relazionali

a cura di
Carlo Cristini

prefazione di
Vittorio Grassi
Fondazione Richiedei di Gussago Università degli Studi di Brescia
Dipartimento Materno Infantile
e Tecnologie Biomediche

Stampato da: Grafital - Torre Boldone (Bergamo)


Finito di stampare nel mese di luglio 2007
edizione fuori commercio
per i testi: gli Autori

I.S.B.N. 88-89544-06-6

4
INDICE
pag
Prefazione
di Vittorio Grassi............................................................................................................... 7
Nota
di Carlo Cristini................................................................................................................ 9
Alessandro Marco Maderna
di Marcello Cesa-Bianchi................................................................................................. 11
Definire l'anziano
di Giuseppe Romanelli...................................................................................................... 13
1850-1950: un secolo di vecchi
di Alessandro Porro........................................................................................................... 16
Immagine: problema e risorsa
di Alessandro Porro........................................................................................................... 19
L'anziano oggi
di Alessandra Marengoni.................................................................................................. 27
La neurogenesi nel cervello adulto
di Gigliola Zucconi Grassi, Sabrina Cipriani, Ioanna Balgkouranidou......................... 29
Le basi neurologiche del linguaggio
di Stefano F. Cappa........................................................................................................... 48
Le basi neurobiologiche della depressione nel paziente anziano
di Alessandro Padovani, Chiara Costanzi, Ilenia Delrio, Barbara Borroni....................... 52
La memoria e l'inconscio: la Psicoanalisi in dialogo con le Neuroscienze
di Mauro Mancia............................................................................................................... 58
Sonno e memoria nell'anziano
di Carlo Cipolli, Claudio Campi, Giovanni Tuozzi.......................................................... 63
La personalità degli anziani fra stabilità e cambiamento
di Giovanni Cavadi........................................................................................................... 75
Pensiero, creatività e memoria nello scorrere delle età
di Antonio Imbasciati........................................................................................................ 85
Invecchiamento ed età senile: comunicazione e creatività
di Marcello Cesa-Bianchi, Carlo Cristini, Giovanni Cesa-Bianchi................................... 97
I vecchi e la città fra memoria ed oblio
di Marco Trabucchi........................................................................................................... 118
Identità e senso nei percorsi della cronicità
di Gianbattista Guerrini.................................................................................................... 122
L'anziano e la depressione
di Gianbattista Guerrini.................................................................................................... 126
Pensieri sulla demenza
di Carlo Cristini................................................................................................................. 133
Psicoterapie tra neurobiologia e relazione
di Alberto Spagnoli............................................................................................................ 152

5
PREFAZIONE

Si fa presto a dire Anziano! È come dire di tut- embrionale e dell’adulto) può risultare utile ed
to, di più. Se così è, allora alla medicina clinica appropriato.
(Geriatria) deve venire in aiuto la biologia clinica e Tanto più utile oggi che comincia a venirci
la psicologia clinica. insegnato che l’origine dell’Health and Disea-
La prima ci serve per capire meglio il pro- se va ricercata nella vita embrionale e nel perio-
cesso di invecchiamento (a esplorarlo dal di do dello sviluppo.
dentro): la cronicità e i suoi inevitabili corollari Cronicità è sinonimo di complessità: di-
(la comorbosità). La seconda ci viene in soc- mensione multiforme, intreccio di fattori clini-
corso per consentire un approccio integrato, ci ed extraclinici, approcci da angoli di osser-
per esplorare territori dove la medicina clinica, vazione diversi. Da più parti (OMS compreso)
da sola, non sa andare. viene ormai sottolineata la necessità di un ap-
È una fortuna che, una quindicina di anni fa, proccio globale (bio-medico ma anche bio-
all’esplodere della cronicità sia anche progressiva- psico-sociale ) al problema della malattia e del-
mente emerso l’ingresso in clinica della biologia la salute.
che aiuta a capire i problemi clinici dell’aging: lo Il corso di perfezionamento in Psicogeria-
stato infiammatorio sistemico ’low-grade’, lo sta- tria (organizzato dalle Cattedre di Psicologia
to pro-trombotico, lo stato nutrizionale (il rischio generale e Psicologia clinica della nostra Uni-
di mal nutrizione e la modificata composizione versità) con le sue diverse articolazioni (Invec-
corporea che comporta). chiamento fisiologico e patologico – il cervello
Ci aiuta, nel processo di comprensione che ricorda e dimentica – Linguaggio e comu-
dell’Aging, la dimostrazione di una persistente nicazione – La depressione – Dolore e soffe-
neurogenesi nel cervello dell’adulto che ha defi- renza – Demenza – Psicoterapia) aiuta. Aiuta
nitivamente modificato la visione che di questo ad esplorare una dimensione altrettanto impor-
organo si aveva in passato: quella di una ’circu- tante come quella bio-medica.
iteria’ fissa. Le intime ragioni di una persistente Affermazione che – fatta da un internista –
neurogenesi nel cervello umano adulto risulta- non è roba da poco.
no oscure ma recenti dimostrazioni delle influ- Al Prof. Cristini, e non è la prima volta e non
enze ambientali nel suo controllo aiuteranno a sarà l’ultima, dobbiamo dire ’grazie’ per questa
meglio capire, fors’anche la neurogenesi em- iniziativa.
brionale. Un confronto tra le due (neurogenesi Vittorio Grassi

7
NOTA
di Carlo Cristini

L'intero percorso esistenziale può essere con- di invecchiare, ma tante possibilità di esprimere
siderato come un unico processo di esperienze e e di interpretare l'età senile quanti sono i vecchi e
acquisizioni. Si impara a conoscere, a compren- loro storie. Se la vecchiaia può risultare difficile
dere, a vivere. Si costruisce e si scopre la propria da comprendere e da vivere viene da pensare che
identità, dall'infanzia alla vecchiaia. Le biografie sia a volte la vita - le sue vicende e il suo senso -
delle persone che invecchiano testimoniano una difficile da decifrare e da riconoscere. “Essere
grande variabilità nell'affrontare la vita, le cose giovani è effetto del caso e svanisce come neb-
che accadono, il passare degli anni, fra ricordi e bia, rimanere giovani è molto di più, è un'arte di
prospettive. Vivendo si invecchia. Ma come? Si pochi”, scriveva Goethe.
delinea nella condizione senile una dicotomia esi- Quale può essere in vecchiaia il confine fra
stenziale fra anziani autonomi, attivi, intrapren- modificazioni naturali e alterazioni patologiche,
denti che sanno interpretare creativamente la sto- salute e malattia, ricerca di sé e declino? Nel cor-
ria personale ed altri in difficoltà, non autosuffi- so dell'invecchiamento si riduce il margine di si-
cienti che faticano a riconoscere il senso di sé e curezza biologico, ma aumentano le esperienze,
del proprio vivere. Ci sono vecchi che attraverso la consapevolezza del loro significato e valore, si
le loro memorie, la loro trama narrativa trasmet- possono sviluppare modalità adattative, poten-
tono ciò che sono stati e sono, il valore di una di- zialità creative. Da vecchi si è generalmente più
gnità e di un sapere esistenziali; altri che richie- fragili sul piano fisico, ma spesso si è più forti ri-
dono sostegno, incoraggiamento, cura ed assi- guardo alla conoscenza della vita, meglio prepa-
stenza. Da entrambi si può imparare, approfon- rati a sostenere ed affrontare i problemi
dire chi si è e che cosa si fa. È un'occasione di ap- dell'esistenza, più capaci di pensare, ponderare le
prendimento da non perdere, per chiunque, ma decisioni e controllare il comportamento.
specialmente per le generazioni più giovani. Spesso non è facile distinguere i segni di un in-
“La cultura è la formazione dell'uomo a parti- vecchiamento fisiologico, naturale da altri che
re dalla libertà e in vista della libertà”, rappresentano le avvertenze di un rallentamento
scriveva Romano Guardini. Crescere e invec- o di una evoluzione patologica.
chiare è ricercare e scoprire la libertà, degli affet- Quali fattori od eventi - positivi e negativi -,
ti e dello spirito, è un cammino verso l'incontro scelte o rinunce, fortune o sventure, significati
con il volto interiore. La cultura anziana riflette vengono a formarsi, a prevalere, ad essere deter-
la sintesi di una vicenda umana - individuale e minanti nell'orientare o definire lo sviluppo di
collettiva, generazionale e storica. Il pensiero, la un destino o di un altro? Quali ragioni sottendo-
creatività si formano attraverso le esperienze e le no o emergono nel tracciare le condizioni e
memorie. Se vivendo si può imparare, sempre, in- l'epilogo di un'avventura umana? Le storie nar-
vecchiando si può continuamente sviluppare il rative, le ricerche, l'interazione con gli anziani,
modo di pensare e sentire. Il pensiero-anziano sani e malati, aiutano a conoscere e qualche vol-
può costituire la forma più completa ed elevata ta a capire. Il vecchio che vive situazioni di disa-
di pensiero, in quanto più ricco di esperienze, di gio e la sua famiglia richiedono, più di altri, sen-
opportunità di capire ed elaborare, di conoscere sibilità, comprensione e tutela.
profondamente la forza e il limite della natura Gli anziani, indipendentemente dalle loro
umana. condizioni, testimoniano una realtà vissuta, per-
Non esiste un modo specifico o precostituito corsa dalle esperienze e dagli anni.

9
Da vecchi si può continuare ad imparare, a nei vari incontri.
realizzare se stessi. “La cultura rappresenta tut- C'è sempre molto da sapere sulla vecchiaia e
to ciò che esprime al massimo grado la creativi- sulla vita - le loro sofferenze e serenità. Ci sono
tà dell'uomo”, scriveva Norberto Bobbio nel sempre molte cose che si possono fare: uno spa-
suo De Senectute. Molti sono gli esempi fra i zio culturale e concreto da difendere e promuo-
personaggi illustri e le persone comuni che han- vere per gli anziani che stanno bene, una cura ed
no espresso capacità innovative nel corso della un'assistenza qualificate per chi vive condizioni
loro longevità in opere artistiche e artigianali e di disagio.
nella vita di tutti i giorni. Ed i vecchi in difficol- Alla società, agli individui che la compongo-
tà richiedono spesso a chi li assiste uno sforzo no, specialmente quelli che occupano posti di re-
creativo ed umano per essere capiti ed aiutati. sponsabilità, si richiede un impegno costante per
La vecchiaia è l'età che forse più di ogni altra favorire l'inserimento e l'integrazione
sollecita l'immaginazione per chi la vive e per dell'anziano, la difesa della sua memoria e cultu-
chi abitualmente la incontra in famiglia, nei ser- ra, l'espressione della sua creatività. Ai medici, ai
vizi e nelle strutture per anziani, nelle corsie professionisti della salute, si richiede una conti-
ospedaliere. nua, sensibile attenzione verso l'unitarietà, la sto-
Sono le storie di donne e uomini a formare, a ria personale - passata e futura - di chi a loro si affi-
creare una cultura da trasmettere, da insegnare, da, al fine di sostenere e costruire “una medicina
da comprendere e ricordare. diversa che non tenga conto solo del corpo, oppu-
Il volume raccoglie - in una prospettiva inter- re solo della psiche, ma di entrambi, in uno stretto
disciplinare, olistica che considera la persona an- rapporto con la storia, la cultura e l'ambiente di vi-
ziana negli aspetti biologici, psicologici, sociali ta di ogni donna e di ogni uomo; è l'unica in grado
e culturali - i contributi del corso di perfeziona- di offrire dignità e speranza alla persona anziana:
mento in psicogerontologia e psicogeriatria e è una medicina nuova per affrontare globalmente
del seminario su: “Invecchiamento fra memoria il problema eziologico della malattia e della sof-
e cultura. In ricordo di Alessandro Marco Ma- ferenza, gettare le basi di un'autentica prevenzio-
derna”. Le iniziative proposte sono state caratte- ne, permettere a ciascuno di poter scegliere libe-
rizzate da un coinvolgimento attivo, propositivo ramente e creativamente, a qualsiasi età; anche di
dei partecipanti che con i loro interventi hanno essere e rimanere sano”, come scriveva nel 1974
indubbiamente arricchito i contenuti affrontati Alessandro Marco Maderna.

10
ALESSANDRO MARCO MADERNA
di Marcello Cesa-Bianchi

- Alessandro Marco Maderna nasce a Milano dei docenti ospedalieri; tale richiesta viene so-
il 12 febbraio 1928 stenuta dal Prof. Augusto Preti, futuro Magnifi-
- Si laurea in Medicina e Chirurgia (nell'anno co Rettore dell'Università di Brescia.
accademico 1956/57) presso l'Università Nell'Università di Brescia organizza e diri-
degli Studi di Milano. ge, fino al momento della scomparsa (il 2 Giu-
gno 1986) l'Istituto di Psicologia.
Nel 1957 è assistente volontario presso
l'Istituto di Psicologia della Facoltà Medica di In ambito Universitario ha sempre cercato
Milano; nel 1960 diviene assistente ordinario. di trasmettere ai suoi allievi l'impegno fonda-
mentale dell'attenzione e del rispetto alla per-
La sua passione per la didattica, volta so- sona malata e sofferente.
prattutto alla formazione di operatori del setto- Oltre all'impegno accademico, molto attiva
re sanitario, educativo e sociale lo vede, dal è stata la partecipazione del Prof. Maderna an-
1966, docente di psicologia presso le Scuole di che in ambito sociale.
Specializzazione della Facoltà di Medicina e Per anni, in varie città del territorio naziona-
Chirurgia dell'Università degli Studi di Milano le ha cercato di comunicare a chiunque si occu-
e di altre università italiane. passe di problemi sociali e soprattutto
dell'assistenza agli anziani (operatori, figure
La sua carriera accademica istituzionale ha istituzionali, familiari ecc), l'immagine del vec-
inizio come professore, dapprima Straordina- chio come persona attiva, indispensabile per la
rio e, dal 1976, Ordinario, presso la Facoltà Me- famiglia e la società attraverso il suo bagaglio
dica di Milano, in cui diviene, dal 1983, Diret- di esperienza, memoria e cultura, in grado di po-
tore della II Cattedra di Psicologia. ter sempre esprimere le sue potenzialità, di esse-
La carriera accademica lo porterà ad essere re considerato una risorsa e un valore, specie
titolare di cattedra anche presso la facoltà Medi- per le nuove generazioni.
ca di Torino e di Brescia.
Più di 300 sono state le pubblicazioni scien-
Particolarmente rilevante è la sua attività tifiche e numerose le comunicazioni a congres-
presso quest'ultima Università. Attività che ini- si, sia in Italia che all'estero, prevalentemente
zia nel 1972 con l'incarico di psicologia ai corsi nel settore della psicologia gerontologica, nel
di medicina dell'EULO (Ente Universitario del- quale è stato ritenuto uno dei maggiori studiosi,
la Lombardia Orientale). Per anni insegna a anche in campo internazionale.
Brescia quando ancora la Facoltà era una polo
di Milano. Il suo impegno è stato sostenuto dall'amore
e dall'interesse per gli “altri”, gli emarginati, i
E' presente, il 10 Novembre 1982, insieme a portatori di handicap, i tossicodipendenti, e, in
illustri colleghi, alla prima convocazione del particolare, gli anziani ai quali ha sempre offer-
Consiglio della Facoltà di Medicina e Chirur- to il suo aiuto e per i quali ha sempre voluto fare
gia dell'Università degli Studi di Brescia che qualcosa di utile.
sancisce in pratica l'inizio formale della neona- Scriveva: “…La società contemporanea ha
ta Università come entità indipendente da Mila- fretta: si evolve e si trasforma in modo vertigi-
no. Viene nominato membro della Commissio- noso. Chi non sa adeguarsi a questo ritmo si
ne per gli Studenti e per quella Didattica. Pro- esclude e viene escluso dalla vita attiva, dal
pone il riconoscimento del contributo didattico rapporto con gli altri. E' questa la situazione di

11
tanti e, in particolare, delle persone anziane d'avanguardia, collaborando con Enti pubblici
per le quali sembra esserci oggi soltanto disat- locali e nazionali.
tenzione, indifferenza, abbandono e, al massi-
mo, sopportazione e compassione…”. Al Prof. Alessandro Marco Maderna sono
stati conferiti numerosi premi; ma fra tutti, due,
Per gli anziani ha elaborato vari progetti, tra in particolar modo, sono quelli che identificano
cui la legge regionale lombarda numero maggiormente la sua dedizione per il prossimo:
16/1974 relativa agli interventi di prevenzione, - Il premio internazionale Enrico Greppi
cura e riabilitazione delle persone in età avan- nel 1975.
zata; è stato promotore di nuove forme di servi- - L'Ambrogino d'Oro nel 1985, medaglia
zi sociali come l'assistenza domiciliare, ha con- di benemerenza del Comune di Milano per
tribuito a istituire e realizzare strutture l'attività svolta per gli anziani.

12
DEFINIRE L'ANZIANO
Giuseppe Romanelli

Profondi mutamenti sociali hanno caratte- porre ai medici il seguente quesito: “…i vostri
rizzato il secolo scorso definito da Hobsbawn il pazienti sono cambiati. E voi? E il vostro modo
“secolo breve”: agli inizi del '900 le nonne di curare? La vostra capacità professionale e la
attingevano l'acqua dal pozzo, le figlie hanno le struttura dove lavorate sono al passo con le
lava-asciuga panni; i nonni emigravano spinti modificazioni e le esigenze della popolazione?”
dalla fame, i nipoti vanno alle Maldive spinti Tenendo presente che per modificazioni si
dalla noia, ma certamente il mutamento più intende l'invecchiamento della società e per
importante è stato l'aumento della vita media, esigenze un confortevole e diversificato
infatti, a partire dalla metà del secolo scorso, la intervento sanitario atto anche a migliorare la
durata della vita, nei paesi occidentali si è qualità della vita, è avvertita la necessità di una
rapidamente allungata. analisi epidemiologica e clinica tendente a
Oggi in Italia l'attesa di vita è di 77,8 anni per fornire la migliore risposta a questa nuova
gli uomini e di 83,7 anni per le donne: la popola- realtà.
zione invecchia e secondo le stime ISTAT nel Se si pensa che più del 52% della popolazione
2020 in Italia gli ultra settantenni saranno più di anziana vive solo/a e che più del 90% è affetto da
14 milioni, con 4 milioni di persone ultra malattie croniche è intuibile come il problema
ottantenni (la fascia di popolazione con maggio- non sia solo quello di fronteggiare un episodio
ri bisogni assistenziali). morboso acuto (magari con un ricovero ospeda-
In ambito sanitario le conseguenze liero che in seguito potrà addirittura essere
dell'invecchiamento demografico possono considerato “inappropriato”), ma quello di avere
essere sintetizzate nel notevole aumento delle strutture che, lavorando in maniera coordinata,
malattie cronico-degenerative e nell'incremento si occupino della cura dei pazienti di età avanzata
dei casi di non autosufficienza e disabilità che presentano problemi di natura medica e
medio-grave. sociale non risolvibili a domicilio e di quei
Poiché l' invecchiamento non è - di per sé - pazienti affetti da malattie croniche che necessi-
una malattia, ma determina una maggiore tano di cure difficilmente praticabili entro le
vulnerabilità verso i diversi agenti patogeni, mura di casa, ma allo stesso tempo non così
una maggiore incidenza di malattie croniche ed complesse da richiedere l'ospedalizzazione.
una diminuita autonomia (difficoltà di adatta- L'invecchiamento può essere definito, da
mento all'evoluzione di diverse situazioni) è un punto di vista fisiologico, come il declino
necessario, nei confronti delle persone anziane, delle capacità di riserva omeostatica di ogni
un approccio globale e coordinato che tenga sistema: questo declino inizia in realtà all'età
conto dei diversi “problemi” sociali, economi- dei 30 anni ed è un processo lento e graduale
ci e sanitari che debbono quotidianamente che progredisce con una velocità influenzata
essere affrontati. dai fattori genici del soggetto, dall'ambiente in
Oggi il medico cura molti pazienti con età cui vive e dal suo stile di vita. Per questo
anagrafica elevata che, anche se non corrispon- motivo lo stato funzionale dell'anziano è molto
dente a quella dimostrata, comporta una riduzio- variabile da individuo a individuo. Per conven-
ne dei meccanismi di difesa ed un progressivo zione si è stabilita, come soglia di ingresso
esaurimento delle riserve personali (disabilità). “nell'anzianità” l'età di 65 anni. A discapito del
Il fenomeno è così diffuso nel mondo occidenta- solo utilizzo di questo limite va considerato il
le da spingere l'American Geriatrics Society a fatto che molti soggetti oltre i 65 anni d'età sono

13
perfettamente indipendenti e anzi molto attivi questa percentuale aumenta drammaticamente
nel campo del volontariato o nell'ambito con l'età fino al 90% dei pazienti al di sopra
lavorativo; altri soggetti a parità di età anagra- degli 80 anni.
fica sono invece bisognosi di assistenza nello Per valutare il soggetto anziano nella sua
svolgimento di alcune attività quotidiane completezza si utilizza la valutazione multidi-
(quelle più complesse, le cosiddette instrumen- mensionale. Quest'ultima è stata definita nel
tal activities la cui perdita è valutabile con la 2001 da Ferrucci e Marchionni, coordinatori del
scala di valutazione IADL); altri ancora si Gruppo di Lavoro sulla Valutazione Multidi-
trovano in una situazione delicata che va sotto mensionale (VMD), come “un processo di tipo
il nome di fragilità. Quindi, piuttosto che dinamico ed interdisciplinare volto a identifica-
accettare come definizione per l'anzianità un re e descrivere, o predire, la natura e l'entità dei
limite temporale, sarebbe più corretto prender problemi di salute di natura fisica, psichica e
in considerazione più fattori, come l'efficienza funzionale di una persona anziana non autosuf-
fisica e mentale, l'autosufficienza e la qualità di ficiente e a caratterizzare le sue risorse e poten-
vita. Seguendo questa linea di ragionamento zialità. Questo approccio diagnostico globale,
possiamo parlare di very healthy elderly e di attraverso l'utilizzo di scale e strumenti validati,
anziano fragile. Il very healthy elderly si consente di individuare un piano di intervento
qualifica come quel soggetto di età superiore ai socio-sanitario coordinato e mirato al singolo
70 anni con sane abitudini di vita; senza individuo”. La VMD geriatrica quindi non è
malattie infiammatorie, neoplasie, infezioni paragonabile alla valutazione medica a cui ci si
croniche, malattie immuni; senza alterazioni di affida nell'adulto. La VMD analizza la situazio-
parametri di laboratorio che indichino una ne dell'anziano sotto molteplici punti di vista,
alterazione di funzionalità d'organo e senza un prende in considerazione non solo dati obietti-
trattamento cronico per queste malattie. La vabili alla visita medica, ma anche informazioni
fragilità dell'anziano invece si configura come su come il paziente vive e convive con i proble-
una sindrome e costituisce un fattore indipen- mi legati all'invecchiamento per valutare, non
dente di disabilità e eventi avversi. La fragilità solo quanto esso incida nello svolgimento della
è uno stato di fisiologica vulnerabilità legato vita di tutti i giorni, ma anche per risolvere
all'invecchiamento dovuto ad un'alterazione praticamente le problematiche sollevate da un
della capacità di riserva omeostatica e una attento ascolto ed esame del paziente. Si ottiene
ridotta capacità dell'organismo di far fronte a quindi una valutazione “olistica” che ha come
stress come malattie acute. L'anziano fragile obiettivo quello di migliorare o di conservare le
quindi ha almeno una delle seguenti caratteri- funzioni e la qualità della vita della persona
stiche: età superiore agli 80 anni; dipendenza anziana .
fisica; presenza di tre elementi di comorbidità Questa valutazione non solo costituisce uno
tra incontinenza urinaria o doppia, instabilità strumento di diagnosi, ma aiuta anche nella
posturale, allettamento o immobilizzazione, programmazione di piani di trattamento e di
sintomi depressivi, decadimento cognitivo. follow-up, nel determinare la necessità di assi-
Secondo queste definizioni il 10% della stenza a lungo termine, nella sua coordinazione
popolazione occidentale di età superiore a 70 e nell' utilizzo ottimale delle risorse sanitarie.
anni è un very healthy elderly, il 10-25 % delle I possibili benefici, derivanti dall'utilizzo
persone con più di 65 anni sono fragili, ma corretto della VMD, includono il miglioramento

14
dello stato funzionale e mentale del paziente consapevolezza del non raggiunto e del non
anziano, una riduzione della mortalità, una raggiungibile contrasta con le aspirazioni
riduzione dei ricoveri in RSA e negli Ospedali dell'anziano che vede come suoi interlocutori
ed una maggiore soddisfazione per l'assistenza la società ed il medico: una società che non
ricevuta. consideri gli anziani una categoria di persone a
James Hillman ha scritto che alla soglia parte da assistere con soluzioni marginali, un
della vecchiaia è necessario non tanto il medico che curi gli anziani applicando le
farmaco quanto la “terapia delle idee”. Abbia- procedure della “medicina della complessità”
mo aggiunto nuovi anni alla vita, ma spesso poiché salute, nell'anziano, non significa
sono anni vuoti di contenuto. semplicemente assenza di malattia, ma anche
La vecchiaia “melanconica” di Bobbio, la funzionalità, autonomia e qualità della vita.

15
1850-1950: UN SECOLO DI VECCHI
Alessandro Porro

Temi quali la vecchiaia, la memoria, la Pio Albergo Trivulzio).


cultura, il ricordo, rappresentano un'impervia In relazione alla loro avanzata età erano
via per lo storico della medicina ma, ad un qualcosa in più che vecchi: erano vecchioni.
tempo, possono anche essere fonte di utili Ancora non moltissimi anni or sono si poteva
riflessioni (se non di consolazione). intravedere sul frontone la traccia di una scritta
Però, di fronte ad un tema così affascinante, facente riferimento a questo aggettivo, che non
che riunisce nel ricordo, cioè in una delle era certo spregiativa (come non lo era quella del
emozioni sublimi, che rende il nostro presente termine di veggioni).
meno faticoso, è assai difficile poter confrontar- Era poi comparsa quella di Istituto Geriatri-
mi con i ricordi di chi direttamente conobbe co, e ci si può chiedere se si sia trattato di un
Maderna. segno di rispetto.
Così, qual vaso di coccio di manzoniana Anch'essa è poi stata modificata in quella di
memoria, ho cercato di immaginare le parole più azienda dei servizi alla persona: si può discutere
acconce, per riflettere su temi quali la vecchiaia, sulla bontà della scelta, in ogni modo il conteni-
la memoria, la cultura. tore ha occupato il posto del contenuto: il
E' stato naturale incentrare l'attenzione sui riferimento è all'istituzione, all'ente, all'azienda
grandi cambiamenti, che dalla metà del XIX e non più alle vite degli ospiti.
secolo al secondo dopoguerra mondiale hanno Certo, nonostante si fosse già da un decennio
rivoluzionato la nostra vita. strutturata un'attenzione nuova ai problemi ed ai
Mi sono chiesto, quali istantanee avrebbe diritti dell'anziano, ancora agli esordi degli anni
potuto scattare un osservatore dell'umana Sessanta del Novecento, chi avesse visitato gli
vecchiaia intorno al 1850, e quali un secolo più enormi cameroni di degenza ne avrebbe riporta-
tardi. to un ricordo visivo, uditivo ed olfattivo indele-
Non dobbiamo dimenticare che le condizioni bile.
e le aspettative di vita sono in un secolo cambia- E' da poco decorsa la data centenaria (10
te (in senso positivo, per fortuna), ma alcuni dicembre 1906) dell'attribuzione del Premio
aspetti antropologici non cambiano, se non Nobel a Camillo Golgi (1843-1926).
lentamente. E' inevitabile quindi un cenno alla sua opera.
Esistono a Milano quartieri nei quali la Il pensiero corre subito alla lettera, con la
presenza degli anziani, di taluni anziani, era ed è quale Bartolomeo Camillo Golgi (1843-1926)1
singolare, data la presenza di istituzioni assi- comunicò il 16 febbraio 1873 all'amico suo
stenziali di tradizione ultrasecolare (come il Pio carissimo Nicolò Manfredi (1836-1916) il
Albergo Trivulzio) o quasi secolare (come nuovo trovato della reazione nera:
l'Istituto Inabili al Lavoro, ora intitolato a Piero [...] faccio agire il nitrato d'argento sui pezzi
Redaelli). di cervello induriti in bicromato di potassio [...]
La loro presenza è non solo inevitabile, ma La scoperta della reazione nera fu poi
caratteristica e fruttifera. annunziata con una comunicazione preliminare,
Insieme agli amici di giochi, al lattaio od al comparsa sul numero del 2 agosto 1873 della
salumiere, c'erano e ci sono i veggioni (così nel Gazzetta Medica Italiana – Lombardia 2 con
bel dialetto milanese erano definiti gli ospiti del queste parole:

1 - Su Golgi, vedasi il fondamentale volume di Paolo Mazzarello, che qui si cita nell'edizione italiana (La struttura nascosta. La vita
di Camillo Golgi, Milano, Cisalpino, 1996).
2 - Golgi C., Sulla struttura della sostanza grigia del cervello. Ricerche […] (Comunicazione preventiva), Gazzetta Medica Italiana
Lombardia, v. XXXIII. s. VI, t. VI, 1873, pp. 244-246.

16
Valendomi del metodo, da me trovato, della una fonte di reddito per l'istituzione5, ed un
colorazione nera degli elementi del cervello, memento ineludibile.
colorazione che ottenni mercé la prolungata Riandiamo ora al secondo dopoguerra, ed ad
immersione dei pezzi, previamente induriti col una figura, quella di Enrico Greppi (1896-
bicromato di potassa o di ammoniaca, in una 1969)6, per molti versi rappresentativa di tempi
soluzione di 0,50 od 1 per cento di nitrato nuovi.
d'argento, mi fu dato di scoprire, intorno alla Il clinico medico dell'Università di Firenze,
struttura della sostanza grigia cerebrale, alcuni pioniere della dipartimentalizzazione, ebbe
fatti che credo meritevoli di esser tosto comuni- indiscussi meriti in molti ambiti medico-
cati. 3 scientifici.
Si tratta di una bella serie di cervelli induriti Non si deve dimenticare l'inserimento della
nel bicromato di potassio ed impregnati di geriatria nel curriculum universitario, da lui
nitrato d'argento: siamo ai massimi gradi della promosso, primo nel mondo, nella facoltà
scienza, ma sono i cervelli dei vecchi ospiti del medica fiorentina.
Pio Luogo degli Incurabili in Abbiategrasso. Con Greppi, la valutazione biologica, clinica,
Una bella serie di cervelli nella cucina psicologica e sociale, si integra in un criterio
dell'appartamento di servizio del medico Golgi unicistico.
(e quando egli raggiunse l'apogeo nell'Ateneo Anche a livello più generale, l'opera di
Pavese il ricercatore Golgi fu sempre accompa- Greppi esprime tempi nuovi e nuove potenziali-
gnato dalle serie di barattoli o vasi contenenti i tà: si pensi in primo luogo alla fondazione della
pezzi in fissazione). Società Italiana di Gerontologia e Geriatria,
Ripensando oggi a quelle condizioni, non come determinazione scientifico disciplinare.
viene alla mente altro concetto, se non quello di Destino comune a molte moderne specializ-
vecchio-oggetto. zazioni, anche la geriatria dal tronco comune
Oggetto di assistenza, oggetto di cura, della medicina interna aveva tratto vita e ragion
oggetto di assistenza e cura attenta, efficace, d'essere: si pensi anche alla Medicina del
solidale, ma anche oggetto di lavoro obbligato- Lavoro (o come oggi si dice, Occupational
rio, oggetto di sperimentazione, oggetto in ogni Medicine), che celebra a Milano l'ingresso nel
caso e dovunque. secondo centenario di vita della sua organizza-
Anche Brescia aveva luoghi consimili: si zione internazionale, l'ICOH.
pensi alla Pia Casa d'Industria (del resto anche Ma di vecchi dobbiamo ancora parlare.
Abbiategrasso era stata Pia Casa d'Industria). Se le strutture faticavano ad adeguarsi alla
Un reporter del tempo (Paolo Valera (1850- modernità, iniziava a cambiare il modo di
4
1926) potrebbe essere preso quale modello comprendere i vecchi, che dallo stato di oggetti
ideale) avrebbe potuto descrivere proprio questa sempre più divenivano soggetti detentori di
situazione, di vecchi-oggetto. diritti.
La morte era una presenza non solo imma- Non occorre certo che sia io a tracciare qui i
nente e quotidianamente esperita, in quelle tratti evolutivi di questo cambiamento di
come nelle attuali istituzioni (si definiscano prospettiva.
ospizi o RSA poco importa), ma era talora anche
3 - Golgi C., Sulla struttura della sostanza grigia del cervello. Ricerche […] (Comunicazione preventiva), Gazzetta Medica Italiana
Lombardia, v. XXXIII. s. VI, t. VI, 1873, p. 244.
4 - Impegnato nella denuncia degli aspetti meno positivi della Milano a cavallo fra il XIX ed il XX secolo, con opere che
rappresentano tuttora testimonianze preziose del tempo.
5 - Come nel caso della Pia Casa d'Industria di Brescia, fra l'altro specializzata nella costruzione e vendita di bare.
6 -Vedasi la relativa voce del Dizionario Biografico degli Italiani, redatta da Giuseppina Bock (vol. 52, Roma, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana, 2002, pp. 323-326).

17
La realtà della terza età, della quarta età sta Vecchio è chi muore, chi non ha più interessi
sotto gli occhi di tutti, con le sue contraddizioni per la vita, ma io aggiungerei che muore solo chi
ed i suoi innegabili lati positivi, proprio in non è più ricordato.
termini ormai acquisiti di diritti dell'anziano. Infatti, un detto popolare della valle di
Da oggetti a soggetti. Champorcher, tenace custode della cultura
Invecchiamento, memoria e cultura sono valdostana, così recita:
termini inscindibili: ognuno sostiene l'altro e
dall'altro trae ragion d'essere. EUN TEN QUE UN IET ... RÈCOURDÀ
Nell'esercizio della nostra splendida profes- MORT, FRANC DI TOT, IET PÀ!7
sione i vecchi sono detentori di diritti, di sapere e Si potrebbe tradurre in questo modo:
di cultura. Finché si è ricordati / non si è del tutto morti!
Questo è il messaggio che, da storico della Chi resta nel ricordo, nella memoria, e quindi
medicina mi sento di proporre. nella cultura, non invecchia, non muore, e tutti i
Per finire, voglio citare il verso di chiusura giorni ne abbiamo la prova, solo che si vogliano
di una poesia di un'anziana milanese: vecc l'è riconoscere le persone, i ricordi, la memoria, la
chi moeur. cultura.

7 - Cerriana R. et.al., Per guarire facevano così. Note sulla “medicina” di una volta raccolte a Champorcher nella Valle d’Aosta,
Ivrea, Priuli & Verlucca, 2005, p.5

18
IMMAGINE: PROBLEMA E RISORSA
Alessandro Porro

Credo sia indispensabile definire con storia della medicina?


chiarezza limiti e caratteristiche del presente Nel passato ha assunto caratteristiche di
intervento, stante la doverosa necessità di non problema?
intersecare, se possibile, ambiti disciplinari altri Ovvero di risorsa?
ed altrui. Come poi inserirla – se possibile – nel conte-
Il limite dell'intervento è quello storico- sto della gerontologia e della geriatria?
medico: tuttavia deve essere esplicitato, che Se chiedessimo ad un gruppo di Colleghi, di
esso non può e non vuole rappresentare la correlare il concetto di immagine ad un atto
varietà delle posizioni storico-mediche in medico, molti farebbero riferimento alla
argomento. diagnostica (esiste infatti una diagnostica per
Quanto alle caratteristiche dell'intervento, immagini, anche nel percorso formativo e nelle
esso non può essere esaustivo, ma vuole propor- determinazioni scientifico-disciplinari attuali).
re alcuni spunti alla riflessione nostra. Ciò vale, sia rimarcato, per la stretta attuali-
Due sono i termini della questione: le imma- tà temporale, perché è in corso una redistribu-
gini e la vecchiaia. zione e rielaborazione dei contenuti scientifico
Poiché non potrei occuparmi del secondo disciplinari, nonché delle loro estrinsecazioni
termine, se non quale persona dotata di media didattico-formative.
attrezzatura culturale non specialistica, si è Ecco dunque un primo ambito di riflessione,
ritenuto non inutile un mio apporto relativa- che potremmo così definire: il problema
2
mente al primo termine della questione. dell'immagine nella diagnostica medica.
Le caratteristiche saranno eminentemente Dati per affrontati i problemi di definizione
euristiche, nella letterale e classica accezione del termine diagnosi, dobbiamo almeno accenna-
del termine, propostaci da Johann Gustav re a quelli della discriminazione e/o coesistenza
Droysen (1808-1884) ancora in pieno Ottocen- dell'immagine figurativa e/o concettuale.
1
to. Il ricorso all'immagine ha una presenza
Si tratta di un lavoro assimilabile a quello costante nella nosografia e le immagini apprezza-
del minatore, che dalle viscere della terra estrae bili con i sensi sono sempre state utilizzate dai
una massa apparentemente non significativa. medici per la costruzione di immagini concettua-
Essa però, opportunamente raffinata, si li, applicabili alla diagnosi.
mostra talora – ed in casi fortunati – con un E non si tratta solo di immagini del mondo
variabile grado di preziosità. vegetale (si pensi alla lingua a fragola, oppure
Ad ognuno spetta quindi questo lavoro alle determinazioni dimensionali relative ad
individuale di elaborazione. osservazioni di non più comune riscontro: chi ha
Come il concetto di immagine interseca la mai visto quotidianamente un grano di miglio?)

1 - Vedasi utilmente: Droysen J.G. Istorica. Lezioni sulla enciclopedia e metodologia della storia. Milano-Napoli, Ricciardi 1966.
2 - Con questo titolo, Giuseppina Bock Berti e Bruno Zanobio, con la collaborazione di chi vi parla, Cristina Ceccone ed Antonia
Francesca Franchini, presentarono una relazione, or è un decennio, al Convegno Internazionale di Studi dedicato all'interpretazione
del mondo fisico nei testi e nelle immagini, in quel di Mantova (Bock Berti G., Zanobio B., Il problema dell'immagine nella
diagnostica medica, in: Natura-Cultura. L'interpretazione del mondo fisico nei testi e nelle immagini. Atti del Convegno
Internazionale di Studi, Mantova, 5-8 ottobre 1996, A cura di Giuseppe Olmi, Lucia Tongiorgi Tomasi, Attilio Zanca, Firenze,
Olschki, 2000, pp. 523-532).

19
od ad immagini di quello animale (si pensi al e si rallegri il tuo cuore
formicolìo): anche il mondo inanimato (che dire nei giorni della tua gioventù.
delle dita a bacchetta di tamburo?) è presente in Segui pure le vie del tuo cuore
questo florilegio, che ognuno può arricchire, e i desideri dei tuoi occhi.
attingendo dalle proprie esperienze e dai propri Sappi però che su tutto questo
ricordi. Dio ti convocherà in giudizio.
10
Tuttavia, non vorrei, partendo dal problema Caccia la malinconia dal tuo cuore,
dell'immagine figurativa, arrivare a trattare della allontana dal tuo corpo il dolore,
storia dell'iconografia. perché la giovinezza e i capelli neri
Anche di storia dell'iconografia si tratta, e si sono un soffio.
potrebbe trattare, ma non è il tema di maggior 12
1
rilievo. Ricordati del tuo creatore
Le molte e diverse rappresentazioni nei giorni della tua giovinezza,
dell'anziano, nello stato di sanità o di malattia, prima che vengano i giorni tristi
nei suoi innumeri gradi, sono ben presenti a tutti e giungano gli anni di cui dovrai dire:
noi, per essere analizzate nel dettaglio. «Non ci provo alcun gusto»,
Una citazione valga comunque per tutti ed al 2
prima che si oscuri il sole
massimo livello: quella dei quaderni anatomici la luce, la luna e le stelle
e delle diverse, celeberrime opere di Leonardo e ritornino le nubi dopo la pioggia;
da Vinci (1452-1519). 3
quando tremeranno i custodi della casa
Volendo accennare, per un attimo, ad alcune e si curveranno i gagliardi
immagini dell'anziano, che ci vengono proposte e cesseranno di lavorare
dalle fonti storiche, vorrei porgervi qualche le donne che macinano,
esempio. perché rimaste in poche,
Il pensiero, quasi inevitabilmente, corre alla e si offuscheranno
raccolta di testi, posti a fondamento della nostra quelle che guardano dalle finestre
tradizione culturale giudaico-cristiana, quelli 4
e si chiuderanno le porte sulla strada;
definiti per antonomasia ôÜ âéâëßá – i libri. quando si abbasserà il rumore della mola
E fra i libri dell'Antico Testamento, quello e si attenuerà il cinguettio degli uccelli
poetico del Qoelet, spicca per la rappresentazione e si affievoliranno tutti i toni del canto;
della condizione del vecchio. Si tratta di Qoelet 5
quando si avrà paura delle alture
11,7 – 12,8: e degli spauracchi della strada;
11 quando fiorirà il mandorlo
7
Dolce è la luce e la locusta si trascinerà a stento
e agli occhi piace vedere il sole e il cappero non avrà più effetto,
8
Anche se vive l'uomo per molti anni perché l'uomo se ne va nella dimora eterna
se li goda tutti e i piagnoni si aggirano per la strada;
e pensi ai giorni tenebrosi, 6
prima che si rompa il cordone d'argento
che saranno molti: e la lucerna d'oro si infranga
tutto ciò che accade è vanità. e si rompa l'anfora alla fonte
9
Sta' lieto, o giovane, nella tua giovinezza, e la carrucola cada nel pozzo

20
7
e ritorni la polvere alla terra, A. P. X. 59
com'era prima ðñïóäïêßí èáíÜôïõ ðïëõþäõíüò ?óôéí
e lo spirito torni a Dio che lo ha dato. ôï?ôï äÝ êåñäáßíåé èíçôüò ?ðïëëýìåíïò
8
Vanità delle vanità, dice Qoelet, ìÞ ôïßíõí êëáýóçò ôüí ?ðåñ÷üìåíïí âéüôïéï
e tutto è vanità.
3
ïõäÝí ãÜñ èáíÜôïõ äåýôåñüí åóôé ðÜèïò.
L'attesa della morte è sofferenza
La vita e il suo correre verso la morte sono infinita. Questo almeno guadagna
descritti per metafore, nelle quali noi possiamo l'uomo morendo. Non piangere dunque
riconoscere le principali modificazioni indotte chi esce dalla vita: non c'è dolore
dalla vecchiaia, dalla sdentizione (e cesseran- dopo la morte
no di lavorare le donne che macinano, perché (traduzione di Salvatore Quasimodo)
rimaste in poche) alla sordità (quando si ab-
basserà il rumore della mola e si attenuerà il A. P. VII. 726
cinguettio degli uccelli e si affievoliranno tutti i ?óðÝñéïí êçþïí áðþóáôï ðïëëÜêéò àðíïí
toni del canto), dalle turbe dell'equilibrio ç ãñÞûò ðåíßçí Ðëáôèßò áìõíïìÝíç
(quando si avrà paura delle alture e degli spau- êáß ôé ðñüò çëáêÜôçí êáß ôüí
racchi della strada) alla cataratta (prima che si óõíÝñéèïí Üôñáêôïí
oscuri il sole la luce, la luna e le stelle), Þåéóåí ðïëéïû ãÞñáïò Üã÷ßèõñïò,
dall'impotenza sessuale (e il cappero non avrà êÜôé ðáñéóôßäéïò äéíåõìÝíç Ü÷ñéò ?ð' çïûò
più effetto) alla depressione (e giungano gli an- êåúíïí 'Àèçíáßçò óýí ×Üñéóéí äüëé÷ïí,
ni di cui dovrai dire: «Non ci provo alcun gu- Þ ñéêíÞ ñéêíïû ðåñß ãïýíáôïò Üñêéïí éóôþ
sto»), all'emarginazione sociale, ed infine, alla ÷åéñß óôñïããýëëïõó' éìåñüåóóá êñïêçí.
dissoluzione del nostro involucro corporeo. ïãäùêïíôáÝôéò ä' 'À÷åñïýóéïí çàãáóåí àäùñ
Quale differenza, con le descrizioni dei ç êáëÞ êáëþò Ðëáôèßò õöçíáìÝíç.
grandi patriarchi! Il vespertino sopore ed i cari sonni de l'alba,
Al tempo (e per molti e molti secoli, fin qua- per cacciar la miseria Plàttide spesso
si all'altro ieri vien da dire) la condizione del cacciò:
vecchio era connotata proprio da questo dato, e della rocca e del fuso la canzoncina
quello patologico, sicché l'immagine dominan- compagna,
te era quella del vecchio che s'incammina verso a vecchiezza canuta già porta a porta
la morte, nostro certo destino. intonò.
E percorrendo il telaio finché sbocciava
Bisogna però ricordare che gli stessi temi, si l'aurora,
possono ritrovare affrontati anche con un affla- con le Grazie lo stadio corse d'Atena così;
to talora meno angoscioso ed angosciante: val- e con la tremula mano sovra il ginocchio
gano come esempi due epigrammi del poeta tremante,
alessandrino tardo-ellenistico Pallada (tradotto per il subbio la trama graziosamente
da Salvatore Quasimodo) e di Leonida (tradot- apprestò.
to da Ettore Bignone). E così Plàttide bella che bellamente tesseva,
ottantenne sull'onda de l'Acheronte varcò.
(traduzione di Ettore Bignone)
3 - La Bibbia. Antico Testamento. Proverbi-Malachia, Casale Monferrato, PIEMME, 2006, p.49.

21
Essi sono tratti dall'Antologia Palatina: nel reale che le ha prodotte.
primo la morte pone fine ad una sofferenza qua- Un esempio, che ci porta da un lato al tempo
si insopportabile, mentre nel secondo qui citato, e dall'altro ci mette in contatto con la
l'immagine dell'aspro lavoro senile appare qua- vecchiaia fruttifera ed operosa, quanto a produ-
si insensibilmente trapassare nella quiete zione scientifica, può essere rappresentato dal
dell'aldilà. De sedibus et causis morborum per anatomen
Come contraltare, sono a tutti evidenti le im- indagatis, pubblicato nel 1761 da Giovanni Bat-
magini di anziani che sanno apprezzare e ravvi- tista Morgagni (1682-1771).
vare le attività di ogni giorno, riscoprire qualità La celebrità e la notorietà di Morgagni mi esi-
e significato di pensieri ed emozioni, perfezio- me dal tratteggiarne la figura o l'ergobiografia.
nare la propria esperienza, coniugare fragilità e Qualche riflessione, però merita di essere pro-
forza degli eventi, trascorsi ed attuali, ritrovare posta.
lo spirito creativo delle cose semplici, Tralasciamo per un attimo, il fatto che tale
l'essenzialità dei gesti, dello sguardo, della paro- opera (che fonda, fra l'altro, la moderna anatomia
la, dei suoi silenzi, per usare le parole di Marcel- patologica ed è correttamente interpretata come
4
lo Cesa-Bianchi : non occorre che mi dilunghi il capolavoro dell'autore) fu completata e pubbli-
su questa immagine dell'anziano e sull'autorità cata da un ottantenne, e ricordiamo invece che es-
di chi le ha espresse. sa non contiene immagini di sorta.
La storia della medicina, così come la storia Fatto a tutta prima singolare, per la centrali-
dell'arte, ci propone inoltre preclari esempi di tà dell'autopsia (cioè del vedere da sé),
creatività e produzione scientifica al massimo li- dell'epicrisi, nel percorso clinico proposto da
vello, proposta da autori ormai avanti negli anni, Morgagni.
come si vedrà in seguito. Mi permetto di sottolineare proprio l'aspetto
Torniamo però al problema generale clinico, che spesso viene posto in secondo pia-
dell'immagine. no, privilegiandosi invece quello anatomo-
Un primo problema (od anche, il problema) da patologico.
affrontare è quello del limite delle nostre capacità Morgagni non era un assertore dell'uso del mi-
sensoriali, e della necessità dell'interposizione di croscopio, ma le sue posizioni non erano certo
un mezzo fra osservatore e cosa osservata. preconcette o viziate da insipienza metodologi-
Si tratta di un discrimine che condiziona il dot- ca o tecnica: era proprio la relativa affidabilità
trinario e la prassi medico chirurgica da almeno degli strumenti del tempo, interposti fra
400 anni. l'osservatore e la cosa osservata, a rendere il
Un esempio sufficientemente esplicativo, ci grande clinico estremamente prudente, al ri-
perviene dai tempi caratterizzati dall'introduzione guardo di un loro acritico e generalizzato uso ed
dell'ingrandimento ottico nell'ambito scientifico, al valore da darsi alle immagini conseguibili.
o meglio dall'elevazione dell'ingrandimento otti- Morgagni aveva, almeno in parte, ragione e
co a metodo scientifico. le verifiche sperimentali basate sulla ripetizio-
Quale immagine poteva essere prospettata ai ne dell'esperimento scientifico,con strumenti
microscopisti del XVII e XVIII secolo? d'epoca ed attuali, condotte dalla scuola storico
Era certo un'immagine reale, accompagnata medica milanese a partire dagli anni Sessanta
però da immagini illusorie, le quali, paradossal- del Novecento, hanno portato ad una conferma
mente, sono esse pure immagini reali, dell'errore delle caratteristiche di illusorietà di molte delle

4 - Cesa-Bianchi M., Prefazione. in: Cristini C., Cesa-Bianchi G., L'anziano e la sua psicologia, Rudiano, GAM Editrice, 2006, pp. 3-4.

22
osservazioni microscopiche Sei- e Settecente- rapporti fra immagini, memoria e mnemotecni-
5
sche. ca, anche per quanto concernesse la formazione
Anche volendo abbandonare il laboratorio di un medico colto.
(per usare un termine moderno) per approdare Oggi siamo in tempi di telemedicina, ma le an-
alla corsia ospedaliera od all'ambulatorio, pale- notazioni sin qui esposte, relative a tempi che pre-
stre della nostra attività medica quotidiana, ve- cedono gli sviluppi tecnici che oggi così profon-
niamo in contatto diuturnamente con il proble- damente ci condizionano (miglioramenti degli
ma dell'immagine. strumenti per la microscopia; fotografia, cine-
Quando usiamo uno stetoscopio (od un fo- matografia, radiologia, televisione, informatica),
nendoscopio), noi esercitiamo il senso della vi- tanto che si può senza tema di smentita parlare di
sta: il nome stesso dello strumento sta lì peren- civiltà dell'immagine, stanno a ricordarci il valo-
nemente a ricordarcelo, e non si tratta di un erro- re assoluto del problema dell'immagine per la
re di denominazione. prassi medica di ogni tempo.
Ci troviamo, sessant'anni dopo il De sedi- A ben vedere noi trasformiamo ogni dato in
bus… morgagnano, a Parigi, nella culla della me- immagine.
dicina d'osservazione, e René Theophile Hya- Se mi è concessa una breve digressione a tem-
cinthe Laennec (1781-1826) con il suo Traité de pi non troppo lontani (se misurati col metro della
l'auscultation médiate del 1819 rivoluziona la storia), cioè quelli dello sviluppo anche nel no-
medicina e la semeiotica (non solo toracica, o car- stro paese della cosiddetta civiltà dell'immagine,
dio-toracica). si potrebbe citare l'uomo di televisione Mike
Comunemente si sostiene trattarsi di una rottu- Bongiorno, personaggio più noto al grande pub-
ra metodologica ed epistemologica con il passato: blico.
per praticare l'auscultazione mediata (mediata dal- Egli può essere ricordato anche come indiret-
lo strumento, in contrapposizione con quella im- to promotore dell'applicazione della fotocoagu-
mediata, cioè diretta, di antichissima tradizione) il lazione in diversi campi (soprattutto medico-
medico deve cambiare il proprio modo di pensare. chirurgici), grazie al grande successo della sua
Ciò è in parte vero, anche se, in realtà, con la se- trasmissione Lascia o raddoppia?, che negli
meiotica laennechiana, si ha un'autorevole confer- Anni Cinquanta del Novecento sottraeva spetta-
ma delle posizioni cliniche che Morgagni aveva tori alle sale cinematografiche.
già espresso un secolo prima. L'industria cinematografica fu costretta ad ela-
Praticando l'auscultazione mediata, compia- borare apparecchiature mobili, derivate dai pro-
mo una sorta di autopsia sul vivente, dacché dai iettori fissi, adatte a ritrasmettere nelle sale cine-
suoni noi traiamo un'immagine: quell'immagine matografiche le immagini del famoso telequiz
che noi cattureremmo sul tavolo autoptico, e che condotto da Mike Bongiorno.
morgagnanamente ci rende conto della realtà e Queste apparecchiature, che sfruttavano lam-
giustifica e conferma (o non giustifica e non con- pade ai vapori di gas xenon, furono fino a non
ferma) la bontà della nostra diagnosi e del nostro molti anni or sono usate in oftalmologia, per il
operato. trattamento dei distacchi retinici e delle neofor-
6
Andando ancora più a ritroso nel tempo, dob- mazioni pertinenti il versante retinico.
biamo ricordare che prima dell'introduzione del- Ciò sia detto per ricordare quanto complessi
la stampa a caratteri mobili erano preponderanti i possano essere i rapporti fra immagini e medici-

5 - Zanobio B., L'immagine filamentoso-reticolare nell'anatomia microscopica dal XVII al XIX secolo, Physis, vol. II, 1960, n. 4, pp.
299-317; Zanobio B., Micrographie illusoire et théories sur la structure de la matière vivante, Clio Medica, vol. VI, 1971, n. 1, pp. 25-40.

23
na, e quanto apparrentemente inusuali le fonti a Verso la metà degli Anni Venti del XVII seco-
disposizione dello storico medico. lo, Luca Riva, un allievo di Camillo Procaccini
Dovendo trattare dei rapporti fra immagine e (1543/62 ca.-1629), abile pittore ma sordomuto
vecchiaia, rimando parzialmente a quanto ed analfabeta, voleva, come d'uso, fare testamen-
espresso in un altro contributo accolto nel pre- to.
sente volume. I Procaccini si erano trasferiti a Milano, pro-
Il pensiero corre subito alla figura di Camillo venienti da Bologna, nel 1585.
Golgi ed ai suoi vecchi del Pio Luogo degli Incu- Il capostipite era Ercole il Vecchio (1515-
rabili in Abbiategrasso. 1595).
Delle loro vite rimaneva solo un'immagine Dei suoi tre figli, il già citato Camillo, Carlo
bizzarra, che evidenziava il 15% degli elementi Antonio (1551-1605) ed il più giovane Giulio Ce-
cellulari. sare (1574-1625), si può ricordare che al primo
Allora, quando il nostro sguardo cade sulle ce- devono essere ascritti l'Adorazione dei pastori,
leberrime illustrazioni golgiane, soffermiamoci conservata a Brera, e le ante dell'organo del Duo-
anche un momento a pensare a quelle vite, a que- mo milanese (oltre naturalmente ad altre impor-
gli uomini, a quelle donne: le immagini che ven- tanti opere), mentre Giulio Cesare iniziò la sua
gono prepotentemente alla mente sono quelle dei carriera come scultore, per poi dedicarsi alla pit-
vecchi del Pio Albergo Trivulzio di Milano, rap- tura.
presentati nei quadri di Angelo Morbelli (1853- Il nome di Giulio Cesare, insieme a quello di
1919). Giovanni Battista Crespi, detto il Cerano
Del resto, se non si finiva nella cucina golgia- (1575/76-1632), Daniele Crespi (1598/1600-
na, si poteva, come il bandito Gasparone (Anto- 1630), che morì di peste, Pier Francesco Mazzuc-
nio Gasbaroni, 1794-1882), passare dopo la mor- chelli, detto il Morazzone (1573-1626) o lo scul-
te da Abbiategrasso a Torino, ad arricchire il mu- tore Annibale Fontana (1540-1587), deve essere
seo fondato da Cesare Lombroso (1835-1909). ricordato come particolarmente caratterizzante il
Finché si era in vita, si aveva diritto ad una di- Seicento Lombardo.
visa, ad una disciplina da rispettare, ad un lavoro Anche un figlio di Carlo Antonio, Ercole il
obbligatorio, ad un pranzo nel refettorio, alla San- Giovane (1596-1676), fu allievo dello zio Giu-
ta Messa, ad un letto ed un tetto. lio Cesare, dedicandosi alla pittura.
Spesso questo era tutto l'orizzonte di quegli Considerando il periodo di cui si tratta, cer-
uomini e di quelle donne. tamente il tema della peste (quella di San Car-
Il passaggio per il vecchio dallo stato di og- lo (1538-1584) del 1576, ed anche quella, inci-
getto passivo a quello di soggetto attivo è una piente (1630), di manzoniana memoria) fa da
conquista degli ultimi decenni: tuttavia, nelle padrone, nella letteratura e nella rappresenta-
condizioni di disagio, sofferenza, smarrimento, zione artistica, tanto che se ne può desumere
che spesso affliggono i vecchi in difficoltà, esi- un ruolo preciso nella cultura lombarda.
ste lo spazio per parlare di risorsa? In un senso più generale la rappresentazione
Un primo esempio, che ci riporta a circa 400 della malattia (e quindi non solo della peste), nel-
anni or sono, può aiutarci a riflettere sulla condi- le sue varie forme, siano esse d'ambito chirurgi-
zione di disabile, istituzionalizzato (ed anche di co (la gangrena dell'arto inferiore) o di ambito
vecchio), come importante risorsa. medico (anche in forme particolari quali il parto

6 - Bock Berti G., Porro A., Raverdino's Photocoagulator, Actes du 7e colloque des conservateurs des musées d'histoire des sciences
médicales. 8-10 septembre 1994 Zurich. Suisse. «Les objets médicaux et leurs textes», Lyon, 1996. pp. 79-94.

24
difficile) è riconoscibile agevolmente in molti ci- l'Ospedale Maggiore quale suo erede universale.
cli pittorici del tempo (si pensi ai quadroni ri- Di notte, di fronte al notaio Pietro Antonio
guardanti episodi della vita di S. Carlo), mentre è Calchi (che in pieno Seicento si battè perché an-
meno rilevabile il riferimento alla disabilità. che ai disabili – per usare un termine moderno –
Così nel miracolo dello storpio di Giulio Ce- fossero garantite alcune fondamentali prerogati-
sare Procaccini, egli appare risanato, riportato a ve civili), al delegato del Senato Giambattista Vi-
tutta l'integrità anatomica (e funzionale, a giudi- sconti che era giudice pretore (è il Capitano ri-
care dalla postura), mentre in un disegno del fra- cordato da Alessandro Manzoni (1785-1873) nel
tello Camillo (Teste di fauno (?) e di donna), con- capitolo XII dei Promessi Sposi), a Gregorio Far-
servato all'Accademia di Venezia, la rappresen- ra, canonico della chiesa di San Nazaro, a tre in-
tazione maschile sembra essere intermedia fra terpreti (Angelo Maria Cossa, Giulio Cesano,
l'aspetto senile e gli esiti patologici. Bernardo Cavallazzo), sette testimoni e due pro-
I volumi, stampati in occasione della mostra notari, rischiarati da quattuor luminibus clarum
intitolata Il Seicento Lombardo, che si tenne a Mi- splendorem facientibus, fu redatto un testamento
lano nel 1973, possono essere ancora utilmente dalla forma singolare, che apriva però le porte
consultati, ad esemplificazione dei problemi cita- dell'Ospedale Maggiore ad un disabile nelle ve-
7
ti. sti di benefattore.
Ritornando a Luca Riva ed alla sua volontà di Luca Riva non era vecchio in termini assoluti,
testare, noi sappiamo la beneficenza essere il mo- ma era relativamente possibile essere giunti in
tore dell'assistenza (e quindi, per certi versi, an- prossimità del temine di vita, a quell'età ed in
che dell'attività medico-chirurgica nelle grandi quei tempi.
realtà ospedaliere). Dobbiamo inserirci anche in un percorso che
Il suo caso, però, non era previsto dalla casi- dall'immagine ci porti al concetto di immagina-
stica, sicché l'esercizio di questo suo diritto fu ri- zione e quindi a quello di creativita': in questo
conosciuto a fatica, e con una serie di controlli da percorso troveremo l'immagine come sicura ri-
parte delle autorità, inusitati per il tempo. sorsa.
Luca Riva usò, per comunicare in maniera in- Nella storia del pensiero l'immaginazione è
controvertibile le sue ultime volontà, l'unico mez- stata costantemente associata alla facoltà menta-
zo da lui conosciuto: il disegno. le che produce, conserva, riproduce, combina e
Una sorta di testamento per immagini (perché crea immagini.
di tale tenore fu l'atto notarile rogato) ci è stato Se consultiamo, a scopo eminentemente
perciò e fortunatamente tramandato. esemplificativo, il più importante dizionario me-
Il testamento è conservato nell'Archivio dico-chirurgico in lingua italiana del primo Otto-
dell'Ospedale Maggiore di Milano, ed è stato cento, alla voce immaginazione troviamo,
8
pubblicato nel 1970. nell'introduzione, una frase particolarmente si-
Il trentatreenne Luca Riva, ricoverato presso gnificativa: […] questa bella proprietà
l'Ospedale Maggiore, per febbri maligne, abi- [l'immaginazione] costituisce il massimo grado
tante in Porta Orientale, parrocchia di San Vito al delle facoltà che producono la poesia, la pittura,
Pasquirolo, fece testamento il 9 settembre 1624, la musica, e simili […]9
nominando, oltre a nove legati particolari, E' a tutti evidente, che in ogni situazione di

7 - Il Seicento Lombardo. Saggi introduttivi. Catalogo dei dipinti e delle sculture. Catalogo dei disegni, libri, stampe, Milano,
Electa, s.d., 3 voll.
8 - Il testamento di Luca Riva. 9 settembre 1624, Milano, Ospedale Maggiore di Milano, 1970

25
disagio e deterioramento, possa essere in qual- ne considerazioni d'indole generale, che posso-
che grado riconoscibile la possibilità di creati- no ancor oggi essere tenute presenti: […] per-
vità e d'altro canto appare ugualmente evidente loché anzi e piuttosto io non sapresi come non
la possibilità di uso in terapia delle possibilità raccomandare caldamente ad ogni buon prati-
creative ed immaginative, ben rappresentate da co, onde qual mezzo terapeutico non indiffe-
la poesia, la pittura, la musica, e simili. rente abbiasi sempre dinanzi agli occhi la buo-
Non voglio entrare in competenze altrui, ma na piega che può darsi all'immaginazione
non posso non segnalare l'interesse di taluni ar- dell'ammalato, onde talora cooperi alla guari-
gomenti anche per lo storico medico. gione delle sue sofferenze. Ben riconobbero le
Restando sempre all'esempio citato, la voce antiche età quai servigj prestar potesse la forza
del dizionario è quasi interamente occupata da immaginativa opportunamente educata. […]
un saggio trattante della influenza della imma- In conclusione, si potrebbe definire e pro-
ginazione nell'alterare la condizione sana o porre l'immagine come risorsa e strumento al
morbosa di alcune determinate parti del corpo servizio della medicina e dell'uomo (e della
umano. donna), anche in ragione della plurimillenaria
L'autore chiaramente esprime, dopo una lun- esperienza del rapporto che lega la persona sof-
ga rassegna di casi, anche fantasiosi, interpre- ferente che chiede aiuto alla persona che tale
tati alla luce delle conoscenze del tempo, alcu- aiuto deve fornire.

9 - Dizionario classico di medicina interna ed esterna. Prima traduzione italiana. T. 17, Venezia, Antonelli, 1834, ad vocem
immaginazione.

26
L'ANZIANO OGGI
Alessandra Marengoni

Il sostanziale incremento nella spettanza di vi- pone chi ne è affetto in uno stato di elevato ri-
ta raggiunto negli ultimi decenni (1), in conco- schio di peggioramento della sua salute con per-
mitanza alla riduzione della natalità e ai progres- dita dell'autosufficienza, cadute, necessità di
si della medicina, ha cambiato la struttura della ospedalizzazioni frequenti e istituzionalizzazio-
popolazione mondiale. Non solo il numero di an- ne (3). Esiste, infine, una percentuale quantitati-
ziani è aumentato e aumenterà ancora in tutti i pa- vamente apprezzabile di anziani che affronta la
esi, ma si assisterà al progressivo invecchiamen- vecchiaia da malato, disabile o demente. Tale
to della popolazione anziana stessa. Le proiezio- percentuale è particolarmente elevata negli ospe-
ni dicono che nel 2030 in Europa gli ultrasettan- dali, nella unità di riabilitazione e nelle residen-
tacinquenni rappresenteranno il 12% della popo- ze sanitarie assistite, dove la multimorbilità, la
lazione. La fascia di popolazione in età cosiddet- disabilità e il decadimento cognitivo affliggono
ta “geriatrica”, che comprende nella sua defini- la maggior parte dei pazienti e degli ospiti anzia-
zione individui con più di sessantaquattro anni, ni.
sarà pertanto modificata dalla presenza di un nu- Non dobbiamo cedere alla tentazione di ac-
mero quantitativamente importante di grandi an- cettare che la vecchiaia possa essere tanto diver-
ziani. sa.
In vero, la popolazione anziana si caratteriz- La vecchiaia è un tempo della vita che già di
za per una spiccata eterogeneità che va oltre l'età per sé può essere difficile da vivere, perché è il
anagrafica e che spazia dalla genetica, alla clini- tempo in cui , come diceva Simon De Beauvoir
ca, al sociale. Un esempio molto semplice è rap- solo trent' anni fa, “Gli anziani sono emarginati
presentato dall'età biologica, che dipende dal ses- dalla società, e questo può influire seriamente sul
so, dallo stile di vita e da molti altri fattori, e che loro stato mentale…”, perché il corpo e l'anima
contraddistingue ogni individuo per una diversa sembrano diventare indipendenti dalla mente che
riserva funzionale di organi e apparati. Si po- li ha sempre guidati e la paura a volte si insinua al
trebbe dire che definire l'anziano del nostro tem- posto dell'appagamento e della soddisfazione del-
po è tanto difficile quanto cogliere in un solo ri- la vita vissuta. Perciò la mente illuminata della
tratto tutte le espressioni di un volto. scrittrice francese concludeva che “La loro situa-
Negli ultimi anni sono stati fatti numerosi ten- zione esistenziale è favorevole allo sviluppo di
tativi per individuare le cause di tali diversità e nevrosi e psicosi” preannunciando quella che è ri-
quindi possibili target di intervento nei gruppi di conosciuta oggi come una delle realtà più difficili
anziani meno fortunati. Esiste, infatti, una per- per ogni geriatra: l'elevata prevalenza delle ma-
centuale di anziani che invecchiano, come si di- lattie mentali nell'anziano. L'anziano affetto da
ce, “con successo”, in cui l'aumento della spet- demenza, depressione e ansia rappresenta una sfi-
tanza di vita si associa a minima disabilità fisica da per il futuro e spesso mina la nostra abilità e la
e mentale, ad uno stato di buona salute e attiva vi- nostra sicurezza sia come clinici che come ricer-
ta sociale (2). Viceversa, una diversa fascia di po- catori.
polazione geriatrica deve combattere ogni gior- Confrontarsi con una realtà così complessa e
no per mantenere un precario equilibrio delle poliedrica richiede molto più che il solo impe-
proprie condizioni cliniche, funzionali e cogniti- gno e coinvolge molte figure sociali, non ultima
ve: un anziano definito “fragile”, caratterizzato la famiglia su cui spesso grava l'assistenza. Il pro-
da una condizione di estrema vulnerabilità che blema della cura dell'anziano, di ogni anziano,

27
diventerà opprimente se la ricerca non troverà il è un paziente diverso, che ogni anziano è il risul-
modo di migliorare la qualità della vita così co- tato di una vita diversa e che il suo benessere psi-
me ha già fatto con la spettanza di vita. cologico è importante quanto quello fisico:
Per quanto riguarda la nostra pratica cli- l'invecchiamento di successo potrebbe anche es-
nica, dovremmo ricordare sempre che l'anziano sere semplicemente rappresentato dalla serenità.

Riferimenti bibliografici

1. World Health Organization. The world health report 2006: working together for health.
http://www.who.int/whr/2006/en/index.html

2. Bowling A, Dieppe P. What is successful ageing and who shoul define it? BMJ 2005;331:1548-51

3. Fried LP, Tangen CM, Waltson J, et al. Cardiovascular Health Study Collaborative Research Group. Frailty in older
adults: evidence for a phenotype. J Gerontol 2001;56:M146-156

28
LA NEUROGENESI NEL CERVELLO ADULTO
Gigliola Grassi Zucconi, Sabrina Cipriani, Ioanna Balgkouranidou

“La principale attività del cervello è quella


di rimodellare continuamente se stesso”
(Marvin Minsky, 1986)

Il cervello, e in particolare il cervello uma- 1998, quando Eriksson, un neurologo di Gote-


no, è tradizionalmente considerato un organo borg, analizza postmortem il cervello di 5 pa-
non soggetto a rinnovamento. A differenza di zienti affetti da cancro a cui, ancora in vita, ave-
gran parte delle cellule del nostro corpo, i neu- va somministrato bromo-deossi-uridina
roni che costituiscono il cervello sono conside- (BrdU) per scopi diagnostici. Questo analogo
rati cellule perenni che nascono e muoiono con della timidina che viene incorporato nel DNA
l'individuo a cui appartengono. Il principio che di cellule in divisione, mostrava definitiva-
“nel cervello adulto le vie nervose sono finite e mente che nuovi neuroni vengono generati a li-
immutabili, ciascuna di essa può morire ma vello dell'ippocampo e della zona subventrico-
nessuna può essere rigenerata”, introdotto da lare dei ventricoli laterali, anche nel cervello
Ramon y Cajal alla fine del 19mo secolo, ha co- dell'uomo.
stituito un dogma centrale della neurobiologia Oggi sappiamo che ogni giorno alcune mi-
fino ai nostri giorni. gliaia di nuovi neuroni si aggiungono al nostro
I molti studi che dagli anni '60 in poi, riusci- cervello. E' una quantità trascurabile rispetto ai
rono a dimostrare che nel cervello di piccoli 100 miliardi di neuroni che costituiscono
mammiferi, di uccelli o di anfibi possono essere l'encefalo, tuttavia, il fatto che continua per tut-
generati nuovi neuroni, di fatto rimasero ina- ta la vita, quanto meno implica che questo pro-
scoltati. Il concetto dominante era, e fermamen- cesso contribuisce a graduali cambiamenti
te rimaneva, che una popolazione permanente di strutturali.
neuroni era il presupposto indispensabile per Il cervello adulto è un organo altamente pla-
l'apprendimento e l'immagazzinamento di nuo- stico, soggetto a continue modificazioni mole-
ve informazioni, dalla cui stabilità dipende la so- colari e cellulari, e la presenza della neurogene-
pravvivenza dell'individuo. si rappresenta un ulteriore strumento della ri-
Soltanto agli inizi degli anni '90, l'esistenza sposta adattativa dell'individuo nei confronti
di una popolazione rinnovabile di neuroni e dei dell'ambiente sia esterno che interno. Inoltre la
loro circuiti veniva ufficialmente riconosciuta, dimostrazione che la neurogenesi del cervello
ma soltanto per regioni del cervello filogeneti- adulto è un processo finemente regolato già in
camente antiche, e “non cognitive”, come il bul- condizioni fisiologiche, da fattori come la com-
bo olfattorio. Mentre, la possibilità che questo plessità dell'ambiente, l'apprendimento, gli or-
riguardasse regioni cerebrali superiori, era an- moni e lo stress, definitivamente assegna a que-
cora tenacemente considerato incompatibile sto processo un ruolo attivo per la funzione co-
con un comportamento sociale e cognitivo co- gnitiva, tanto più critico negli animali filogene-
me quello che contraddistingue i primati. ticamente superiori.
La prova cruciale che quanto visto negli ani-
mali si realizza anche nell'uomo emerge nel

29
Le regioni del cervello coinvolte nella neuro- o repulsivo, consentendo o meno la differenzia-
genesi zione in senso neuronale. E' vero anche
l'inverso, come nel caso dei precursori neuronali
Le generazione di nuovi neuroni nel cervello che risiedono nel midollo spinale, regione nor-
di mammifero adulto si realizza in due regioni malmente priva di neurogenesi spontanea
molto ristrette rispetto all'intera massa cerebrale, nell'animale adulto, quindi non-neurogenetica
che sono la zona subventricolare dei ventricoli la- (Fig.3). Se cellule del midollo vengono preleva-
terali (SVZ, sub-ventricular zone) e la zona sub- te e trapiantate nell'ippocampo, esse danno ori-
granulare del giro dentato dell'ippocampo (SGZ, gine a cellule dei granuli, se trapiantate di nuovo
sub-granular zone). La prima, immediatamente nel loro sito di origine esse danno origine soltan-
sottostante l'ependima della porzione rostrale to a cellule della glia. Inoltre, regioni normal-
dei ventricoli laterali, la seconda strettamente mente non-neurogenetiche, come per esempio la
adiacente allo strato dei granuli, rivolta verso corteccia e lo striato, in risposta a particolari sti-
l'ilo del giro dentato. Queste due regioni sono co- moli, come la stessa neurodegenerazione e mor-
stituite da un sottile strato di cellule staminali te cellulare, possono modificare il loro micro-
che, una volta diventate neuroblasti postmitotici, ambiente ed essere “indotte” a diventare neuro-
sono in grado di intraprendere migrazioni sia a genetiche. Quindi, il concetto oggi sempre più
breve distanza, come nel caso dell'ippocampo, emergente è che, nel cervello adulto, oltre alle
sia a lunga distanza, come nel caso dei neurobla- due regioni a neurogenesi cosiddetta costitutiva,
sti che dai ventricoli laterali raggiungono il bul- esistono regioni non-neurogenetiche che rispon-
bo olfattorio (Fig. 1). dono a segnali patologici, facendo sì che il loro
Questa sorta di “midollo” funziona, in condi- microambiente, da neurogeneticamente silente,
zioni basali, da regione neuropoietica in grado di diventi attrattivo nei confronti di cellule poten-
coprire un turnover fisiologico di neuroni locali, zialmente in grado di diventare neuroni.
come anche, in condizioni patologiche, come ser-
batoio di precursori neurali da inviare nelle re-
gioni cerebrali colpite dal danno. La distribuzio- Come nasce un neurone
ne di queste regioni è del tutto simile dai roditori
ai primati. L'unica differenza che sembra con- Le cellule staminali che danno origine a nuo-
traddistinguere le regioni neurogenetiche ve cellule nervose risiedono in un microambien-
nell'uomo rispetto agli altri mammiferi è te chiamato nicchia germinativa. La nicchia è co-
l'apparente assenza del flusso migratorio rostrale stituita da cellule diverse, con le rispettive mole-
che caratterizza la zona subventricolare (Fig.2). cole di membrana e matrici extracellulari, e da
Se, cellule staminali appartenenti a queste una grande quantità di fattori solubili che com-
due regioni neurogenetiche, vengono prelevate e prendono fattori di accrescimento, fattori neuro-
trapiantate in regioni diverse del cervello, am- trofici, ormoni, neurotrasmettitori e citokine.
bedue i tipi di precursori neurali generano sol- Una moltitudine di molecole-segnale prodotte
tanto cellule gliali. Questo significa che all'interno della stessa nicchia, o in arrivo
l'attributo di regione neurogenetica non dipende dall'ambiente esterno, determina la esatta speci-
soltanto da particolari proprietà di quelle cellule ficazione e il destino delle cellule staminali in es-
staminali, ma anche da un particolare microam- sa contenuta. Qualunque alterazione di questo
biente che può comportarsi in senso permissivo ecosistema può produrre effetti disastrosi per le

30
cellule staminali e quindi per le funzioni che dal si estende dalla base (SGZ) all'apice dello strato
corretto funzionamento di quel processo di neu- dei granuli ed è costituita dagli stessi tipi cellula-
rogenesi dipendono. ri del SVZ, cioè da cellule staminali che danno
Dal punto di vista funzionale, molti aspetti origine a cellule di transito, che si dividono a lo-
della neurogenesi adulta sembrano ricapitolare ro volta per generare neuroblasti. I neuroblasti
la sequenza di eventi che si realizza durante lo così formati traslocano all'interno della stessa fa-
sviluppo del sistema nervoso. Tuttavia, mentre scia dentata e diventano cellule dei granuli (Fig.
durante lo sviluppo gran parte delle cellule e le lo- 5 in basso).
ro nicchie sono spazialmente e temporalmente
transitorie, in quanto soggette a continui assem-
blamenti e disassemblamenti, nel cervello adul- Differenziazione e maturazione funzionale
to le cellule staminali e le loro nicchie si concen- dei neuroni neoformati
trano in due ristrette regioni che sono la SVZ e la
SGZ. Perché la cellula sviluppata nella nicchia ger-
Ambedue queste regioni, curiosamente, si tro- minativa diventi una cellula fenotipicamente ne-
vano nel punto in cui due diversi sistemi di neu- uronale, capace di integrarsi funzionalmente nei
rotrasmettitori si incontrano tra loro, serotoni- circuiti preesistenti, questa deve essere in grado
nergico con dopaminergico nel caso della SVZ, di differenziarsi, sopravvivere nell'ambiente
e serotoninergico con noradrenergico nel caso esterno alla nicchia e assumere rapporti funzio-
della SGZ (Fig.4). nali con le cellule circostanti. Il percorso a cui
Le cellule che costituiscono le nicchie neu- queste cellule vanno incontro può essere seguito
rogenetiche di queste due regioni, sono cellule in ogni sua tappa somministrando all'animale la
che hanno tutte le caratteristiche molecolari e BrdU che, una volta incorporata nel DNA del
strutturali degli astrociti. Quindi, cellule consi- precursore in proliferazione, mediante tecniche
derate appartenenti ad una precisa linea gliale, di immunoistochimica, permette il riconosci-
sorprendentemente, sono in grado sia di assu- mento delle cellule neoformate. Se, a questo pro-
mere la funzione di precursori primari di neuro- cedimento immunoistochimico, si associano an-
ni, sia di contribuire a creare la nicchia germina- ticorpi diretti a proteine specifiche di neuroni o
tiva, ovvero quel particolare microambiente che cellule gliali (doppia marcatura), la cellula neo-
permette la nascita di precursori neuronali. formata può essere fenotipicamente identificata
Nella regione subependimale dei ventricoli come neuronale o gliale.
laterali (SVZ), la nicchia germinativa è stretta- Le varie tappe a cui le cellule della fascia den-
mente adiacente all'ependima, a sua volta in con- tata dell'ippocampo vanno incontro dalla loro di-
tatto con il liquor, ed è costituita da tre tipi di cel- visione alla loro definitiva maturazione sono illu-
lule in continua trasformazione. Le cellule più strate nella Fig.6. In realtà, non tutti i progenitori
esterne, che formano la parete della nicchia, di- che derivano dalla proliferazione danno origine
ventano cellule di transito; queste entrano in ra- a cellule dei granuli, una parte di questi è desti-
pida proliferazione per dare origine a cellule più nata a differenziarsi in astrociti (25% circa) e una
interne, neuroblasti, in grado di uscire dalla nic- parte in neuroni maturi (75% circa) (Fig.7). E'
chia e compiere lunghe migrazioni (Fig. 5, in al- stato così calcolato che, in un ratto giovane adul-
to). to, 6.000-9.000 nuovi neuroni si aggiungono
Nel giro dentato, la nicchia neurogenetica ogni giorno alla fascia dentata dell'ippocampo,

31
che corrisponde al 3-5% dell'intera popolazione trebbe essere ripulito dal rumore di fondo e con-
che costituisce lo strato dei granuli. sentire un più efficiente consolidamento delle
Per questi neuroni, parallela alla maturazione tracce di memoria.
fenotipica, procede la maturazione funzionale.
Dai 28 giorni in poi, le nuove cellule espri-
mono canali per Na e K e molecole tipiche delle I fattori che regolano la neurogenesi
sinapsi, e sono in grado di evocare una risposta
in neuroni bersaglio di quella via. Le arborizza- La capacità del cervello adulto di generare nu-
zioni assumono la morfologia tipica delle cellule ove cellule nervose non è soltanto un meccani-
dei granuli, compaiono le spine dendritiche e la smo a cui il cervello ricorre per riparare l'usura
loro crescita prosegue fino a 4 mesi dalla nascita del tessuto, ma rappresenta il più solido supporto
(Fig.8). I nuovi granuli fanno così il loro ingres- al concetto di plasticità del sistema nervoso. Cia-
so in quella rete in cui essi svolgono il loro com- scuna delle tappe del processo di neurogenesi,
pito di intermediari nel trasferimento di informa- dalla proliferazione alla migrazione e alla diffe-
zioni provenienti dalla corteccia entorinale e di- renziazione in neuroni o glia, è sotto stretto con-
rette alla regione CA3, quindi via Ca1, riman- trollo di fattori sia interni che esterni, finalizzato
darla alla corteccia entorinale e alle aree associa- a far sì che la risposta sia adeguata alla domanda.
tive. Come parte integrante del sistema limbico, Questo significa che il numero finale e il reale de-
questa rete dell'ippocampo è coinvolta nei mec- stino delle cellule neoformate non è fisso, ma det-
canismi di apprendimento e di memorizzazione, tato in ogni momento, da una grande varietà di
nei processi di attenzione e di motivazione e ne- fattori fisiologici, come anche patologici
gli stati emotivi. (Tab.1).
Naturalmente, viene spontaneo interrogarsi Ciascuno di questi fattori, in base alla sua na-
sul perché, su quale ruolo può avere, in questa tura, può modulare la neurogenesi agendo su
complessa rete, la generazione di nuove cellule. una o più delle tappe di questo processo, dalla
Le possibilità avanzate sono state diverse: I) proliferazione alla sopravvivenza e alla differen-
l'ippocampo ha relativamente poche fibre mu- ziazione. I dati riportati nella tabella non inten-
schiate (gli assoni dei granuli) rispetto al carico dono essere esaustivi rispetto alla mole di lette-
di informazioni che queste devono trasferire, ratura attualmente disponibile, in quanto alcuni
quindi una immediata disponibilità di nuove fi- tuttora dibattuti e altri ancora in continua evolu-
bre può avere un significativo impatto sul mi- zione. Soltanto alcuni di questi fattori, vengono
glioramento delle connessioni; II) i neuroni neo- qui brevemente sviluppati.
formati, una volta maturi, potrebbero contribui-
re al processamento della memorie, sia come se-
de di immagazzinamento che come via di transi- “L'ambiente arricchito” e l' attività fisica sul-
to verso il CA3; III) la morte cellulare dei gra- la neurogenesi: dalla nascita alla senescenza
nuli di vecchia e di nuova formazione potrebbe
avere la funzione di “tenere in ordine” il giro den- Una attiva interazione con l'ambiente e con i
tato: rimpiazzando continuamente i neuroni vec- propri simili, come anche un certo grado di atti-
chi e quelli immaturi, che non sono più in grado vità fisica, sono alla base del benessere fisico e
di fare o non hanno ancora stabilito connessioni psichico di ciascun individuo. Tra le basi neuro-
utili, con neuroni nuovi di zecca, il segnale po- biologiche che contribuiscono agli effetti positi-

32
Tabella 1. Fattori dell'ambiente interno e dell'ambiente esterno attivi sulla neurogenesi
________________________________________________________________________________
SVZ
fattori fisiologici ambiente interno neurotrasmettitori ? o ? proliferazione
(5-HT, DA, ACh, NO)
Ach ? sopravvivenza
ormoni (tiroidei, ? proliferazione
prolattina)
fattori accrescimento ? proliferazione
(EGF, VEGF, FGF,
CNTF, TGFá, BDNF)
ambiente esterno arricchimento sensoriale ? sopravvivenza
(stimoli odorifici)
altri senescenza ? proliferazione
fattori patologici â-amiloide ? proliferazione
ischemia ? proliferazione e
? sopravvivenza
SGZ
fattori fisiologici ambiente interno neurotrasmettitori:
5-HT ? proliferazione e
? sopravvivenza
DA ? o ? proliferazione
NE ? proliferazione
ACh ? proliferazione
Glu ? o ? proliferazione
ormoni
? corticosteroidi ?proliferazionee? differenziazione
tiroidei ? proliferazione
estrogeni ? proliferazione
(transitorio)
testosterone ? differenziazione
fattori accrescimento ? proliferazione
(VEFG, IGF1, FGF, CNTF)
BDNF ? proliferazione e differenziazione
ambiente esterno ambiente arricchito ? sopravv ivenza e differenziazione
ambiente impoverito ? sopravvivenza
attività fisica ? proliferazione, sopravvivenza e
differenziazione
apprendimento ? sopravvivenza
(ippocampo-dipendente)
apprendimento ? proliferazione
(in stato di ansia)
? introduzione calorica ? sopravvivenza
varie senescenza
stress ? proliferazione
antidepressivi
(triciclici, anti-MAO, inibitori
reuptake 5-HT e NE, litio, ECT) ? proliferazione
oppiacei ? proliferazione
alcool ? proliferazione
deprivazione sonno: acuta ? proliferazione
cronica ? proliferazione
fattori patologici depressione ? proliferazione
epilessia ? proliferazione
(traslocazione ectopica dei granuli)
ischemia ? proliferazione
Alzheimer ? proliferazione
Parkinson ? proliferazione
lesioni midollo spinale ? proliferazione

33
vi di questi due comportamenti, un ruolo impor- di (Fig.11). La separazione dalla madre per tem-
tante viene attribuito alla neurogenesi. In labora- pi prolungati nel periodo post-natale costituisce
torio, l'attiva interazione con l'ambiente e con i un modello di stress infantile ben caratterizzato
propri simili viene tradotta con gli esperimenti di nel ratto e viene utilizzato anche come modello
“ambiente arricchito”. Questo comporta il tra- di depressione nel ratto una volta diventato adul-
sferimento del ratto (o topo, o scimmia) acuto o to. In questo modello, se l'interazione del picco-
cronico, dal suo ambiente standard ad una condi- lo con la madre viene interrotta per lunghi perio-
zione di maggiore interazione sociale con i suoi di durante il giorno, la neurogenesi della prole ri-
simili e di elevata stimolazione sensoriale dovu- sulta depressa, mentre brevi periodi non influi-
ta alla esplorazione tattile, visiva e olfattiva di og- scono sulla neurogenesi dell'ippocampo
getti nuovi introdotti nel suo ambiente (Fig.9). (Fig.12).
Nella stessa situazione, o separatamente, viene Con l'invecchiamento, l'ippocampo va incon-
messa a disposizione dell'animale una piccola tro a importanti modificazioni, presumibilmente
“ruota” sulla quale l'animale può salire volonta- responsabili del declino cognitivo. A livello cel-
riamente e fare attività fisica. lulare risultano ridotte le arborizzazioni dendriti-
Gli esperimenti di ambiente arricchito, am- che e i contatti sinaptici e studi di imaging hanno
piamente studiati sotto l'aspetto biochimico, dimostrato un progressivo grado di atrofia.
strutturale e comportamentale dalla fine degli an- Studi su animali da laboratorio hanno dimo-
ni '60, avevano già dimostrato che questa condi- strato che, sia a livello dell'ippocampo che della
zione aumenta lo spessore della corteccia, accre- zona subventricolare, la neurogenesi va incon-
sce le ramificazioni dendritiche e il numero di spi- tro ad una drastica riduzione. Le deleteree con-
ne dendritiche, e migliora la capacità di appren- seguenze dell'invecchiamento possono essere
dimento e le reazioni allo stress. Ambiente arric- prevenute e significativamente modificate
chito e attività fisica costituiscono i due stimoli fi- dall'esercizio fisico e dall'ambiente arricchito. Il
siologici più robusti sulla neurogenesi beneficio funzionale dell'attività fisica sulla neu-
dell'ippocampo (Fig.10). Robusti perché, quanti- rogenesi è stato particolarmente studiato in que-
tativamente e qualitativamente, questi due stimo- sti ultimi anni e, con esperimenti condotti sia sui
li aumentano la neurogenesi in misura significa- roditori che su primati, è stato visto che
tivamente superiore a tutti gli altri fattori fisiolo- l'esercizio fisico aumenta la proliferazione nel gi-
gici. ro dentato, aumenta la differenziazione verso la
Nel neonato, l'interazione sociale e gli stimoli linea neuronale, moltiplica le arborizzazioni den-
sensoriali da parte dell'ambiente dipendono inte- dritiche e migliora l'efficienza sinaptica
ramente dalla qualità e dalla quantità di intera- (Fig.13).
zione che il piccolo ha con la madre. Nei ratti, co-
me per l'uomo, ci sono madri più dotate e madri
meno dotate nei confronti della cura verso la pro- Depressione e farmaci antidepressivi sulla
le. Confrontando la neurogenesi in ippocampo neurogenesi
di piccoli allevati da madri che passano gran par-
te del tempo ad avere cura di loro, con piccoli di Una disfunzione dei meccanismi addetti alla
madri che solo sporadicamente prestano loro at- regolazione della neurogenesi dell'ippocampo
tenzioni, è stato visto che la neurogenesi è signi- potrebbe costituire la base biologica della de-
ficativamente più alta nei primi rispetto ai secon- pressione maggiore. Questa teoria, intensamente

34
perseguita in questi ultimi anni, si fonda essen- e neurogenesi non è diretto, ma mediato da fat-
zialmente su due tipi di informazioni. La prima, tori molecolari che agiscono in senso trofico.
che analisi di imaging dell'ippocampo in pazien- Quindi la compromissione della neurogenesi e
ti depressi riportano alterazioni strutturali e per- l'atrofia dell'ippocampo che si associano alla de-
dita di volume della sostanza grigia. La seconda, pressione altro non sono che un aspetto di una
che tutti i trattamenti antidepressivi, dai farma- più generale compromissione della plasticità. I
cologici (triciclici, anti-MAO, inibitori del reup- dati sperimentali che dimostrano che lo stress
take di 5-HT e NA e litio) alla terapia elettrocon- diminuisce l'espressione dei fattori trofici, men-
vulsiva, stimolano la neurogenesi nell'animale tre i trattamenti antidepressivi ne aumentano
da esperimento (Fig.14). Inoltre, in modelli di de- l'espressione, sembrerebbero sostenere questa
pressione sperimentati nel ratto, il tempo richie- possibilità.
sto perché sia manifesta l'efficacia del farmaco Dai vari studi che riportano la riduzione
antidepressivo (almeno 2 settimane), corrispon- dell'ippocampo in pazienti depressi, sembra
de al tempo di maturazione dei nuovi neuroni ag- emergere che alla diminuzione di volume non
giunti all'ippocampo. Infine, negli stessi modelli corrisponde tanto una perdita di cellule, quindi
di depressione, se la proliferazione di nuove cel- una morte cellulare, quanto piuttosto alterazio-
lule è inibita con irradiazioni dirette ni delle arborizzazioni dendritiche e dei contat-
all'ippocampo, viene meno l'azione antidepres- ti sinaptici che suggeriscono una profonda alte-
siva del farmaco. razione delle connessioni neuronali.
Da quì l'interrogativo, se il disordine di neu- In modelli di depressione nel ratto, in cui
rogenesi è causa o conseguenza della depressio- compaiono segni di atrofia dell'ippocampo, il
ne. trattamento elettroconvulsivo e la sommini-
Sono state avanzate diverse ipotesi. Una pri- strazione di antidepressivi inducono una molti-
ma possibilità è che la riduzione della neuroge- plicazione delle fibre muschiate e delle arbo-
nesi deriverebbe da fattori genetici e ambientali rizzazioni dendritiche e questo effetto è media-
che predispongono a loro volta, l'individuo a svi- to dalla espressione del BDNF (brain-derived
luppare la depressione in risposta a richieste per neurotrophic factor) (Fig. 15).
lui eccessive da parte dell'ambiente. Oppure, fat- Il tempo richiesto perché questa neurotrofi-
tori genetici e ambientali potrebbero orientare le na realizzi il suo effetto trofico sui neuriti
funzioni cerebrali verso una qualche disorganiz- dell'ippocampo, spiegherebbe la latenza degli
zazione, responsabile primariamente del disor- effetti terapeutici degli antidepressivi. Effetti
dine affettivo e cognitivo, ma in grado a sua vol- benefici del BDNF sono stati osservati anche
ta di compromettere i meccanismi di neurogene- sui processi della neurogenesi. In particolare,
si. Infine, la possibilità è che la compromissione questa neurotrofina sembra svolgere un ruolo
della neurogenesi non sia né causa né conse- critico nei confronti della maturazione e della
guenza diretta del disordine affettivo, ma che sia differenziazione dei neuroni neoformati.
il risultato di fattori molecolari che sono alterati Oltre al BDNF, molti altri fattori, tra cui il
nella condizione di depressione e che, nello stes- GDNF (glial-derived neurotrophic factor), la
so tempo, sono capaci di avere effetti negativi serotonina, la cascata cAMP-CREB, la via del-
sulla neurogenesi. la MAP-chinasi, fattori anti-apoptotici come il
E' quanto sostenuto dalla teoria neurotrofi- Bcl-2, citochine come la IL-6, coinvolti nella
ca. Per questa teoria, il rapporto tra depressione plasticità delle connessioni e nella sopravvi-

35
venza delle cellule formate con la neurogenesi, smi di regolazione positiva per la neurogenesi in
aumentano in risposta ai trattamenti antide- regioni normalmente non neurogenetiche, ha
pressivi. suggerito che la stimolazione di questa risposta
Tutto questo sembra suggerire che proprio in endogena potrebbe costituire una strategia tera-
questa sovrapposizione, di segnali neurotrofici peutica da perseguire.
che mediano da una parte la plasticità neuronale Comunque, altri dati sperimentali di par-
e dall'altra la neurogenesi, possa essere trovata la ticolare interesse sono ultimamente emersi nei
chiave per comprendere, il rapporto tra depres- confronti dell'Alzheimer. Il primo, che due clas-
sione e neurogenesi. si di farmaci correntemente utilizzati nella tera-
pia dell'Alzheimer, somministrati a topi, hanno
mostrato di avere effetti sulla neurogenesi. Due
Neurogenesi e malattia di Alzheimer inibitori dell' acetilcolinesterasi (AchE), tauri-
na e galantamina, e un antagonista dei recettori
La progressiva perdita di memoria e il lento NMDA del glutammato, la memantina, stimo-
declino cognitivo che caratterizzano il morbo di lano dal 26% al 45% la proliferazione del giro
Alzheimer sono stati associati ad accumuli di dentato dell'ippocampo (Fig. 16). Dal momen-
peptidi di â-amiloide che induce degenerazione to che sia la trasmissione colinergica, che
di neuroni in corteccia e in ippocampo. Questi l'inibizione della trasmissione NMDA del glu-
peptidi sono prodotti dalla scissione di una tammato, sono conosciuti avere effetti positivi
proteina di maggiori dimensioni, la APP sulla proliferazione dell'ippocampo, è possibi-
(amyloid precursor protein), ad opera di enzimi le che la neurogenesi rappresenti uno dei mec-
(secretasi). canismi attraverso cui questi farmaci esercita-
Topi transgenici che esprimono mutazioni di no la loro azione benefica.
vario tipo della proteina APP riproducono alcuni Il secondo dato sperimentale, abbastanza
degli aspetti della malattia umana e vengono uti- sorprendente, riguarda studi elettrofisiologici
lizzati come modelli sperimentali per che metteno in relazione la produzione e la se-
l'Alzheimer. crezione di â-amiloide con l'attività neuronale.
Studi di neurogenesi su topi transgenici per In particolare, in neuroni di ippocampo che
l'APP hanno prodotto risultati diversi a seconda iper-esprimono APP, la formazione e la
della mutazione per l'APP portata dal topo, e han- secrezione dei peptidi di â-amiloide è modulata
no dimostrato sia aumenti che diminuzioni della dall'attività elettrica. E, a sua volta, un eccesso
neurogenesi in corrispondenza del giro dentato di â-amiloide deprime selettivamente la tra-
dell'ippocampo. smissione sinaptica eccitatoria. Queste osser-
Studiata su autopsie di pazienti Alzheimer, la vazioni hanno fatto ipotizzare che questa modu-
neurogenesi dell'ippocampo è stata trovata si- lazione attività-dipendente della produzione di
gnificativamente modificata, con un più elevato â-amiloide, potrebbe essere un meccanismo di
numero di neuroni neoformati sia a livello del gi- regolazione a feedback negativo preposto,
ro dentato che a livello della regione A1. Da nota- anche in condizioni fisiologiche, alla
re che la regione A1 è la lamina dell'ippocampo regolazione dell'attività neuronale (Fig.17), e
dove sono più evidenti gli effetti istopatologici che proprio la distruzione di questo circuito po-
della malattia. Il fatto che nell'Alzheimer, come trebbe essere responsabile della progressione
per l'ischemia, l'evento lesivo innesca meccani- della malattia.

36
Su questa base, e quindi sulla possibilità che anche il dogma che “le malattie del sistema
che la formazione di â-amiloide abbia essa nervoso sono incurabili perché i neuroni non ri-
stessa un ruolo nei meccanismi di plasticità generano nell'età adulta” possa essere un gior-
dell'ippocampo, sono stati fatti esperimenti fi- no abbattuto. Alla vera esplosione di ricerche
nalizzati astudiare la plasticità dell'ippocampo che in questi ultimi anni hanno sviluppato me-
in topi transgenici per l'APP, in risposta todiche finalizzate al trapianto di cellule di va-
all'ambiente, utilizzando il classico paradigma ria natura e origine, sembra concretizzarsi ogni
sperimentale dell'ambiente arricchito. Come giorno di più la possibilità parallela, se non al-
mostrato nella Fig.18, è stato visto che ternativa, di “sfruttare” le capacità intrinseche
l'esposizione di topi APP all'ambiente arricchi- di riparo del sistema nervoso, potenziando al
to dà luogo ad una significativa riduzione dei massimo i meccanismi endogeni della neuro-
livelli di â-amiloide e degli accumuli di APP genesi. Molti dati sperimentali stanno dimo-
nel cervello del topo. L'effetto è inversamente strando che, indirizzando opportunamente sia
correlato al livello di attività fisica (ruota) svol- la direzione della migrazione che la specifica-
ta dal topo in quella condizione sperimentale. A zione fenotipica del neurone neoformato me-
livello molecolare, questo effetto sarebbe me- diante interventi sulle molecole che costitui-
diato da una elevata espressione di geni coin- scono il microambiente, popolazioni specifi-
volti sia nel catabolismo della â-amiloide, che che di neuroni possono essere formate “su do-
della angiogenesi. manda”. Modelli sperimentali per il morbo di
Per quanto sia sempre difficile trasferire Parkinson, per l'ischemia cerebrale, per
all'uomo dati di modelli animali, è interessante l'epilessia e per lesioni del midollo spinale, han-
considerare che questi risultati sembrano in ac- no permesso di vedere che, seppure in scala ri-
cordo con dati epidemiologici ottenuti dotta, neuroni possono essere reclutati anche a
sull'uomo, che hanno riportato l'esistenza di notevole distanza dal luogo di origine e instra-
una relazione inversa tra stile di vita (occupa- dati verso la zona lesa, dove sono in grado di as-
zione, rapporti sociali, attività fisica) e progres- sumere il fenotipo neuronale specifico di quel-
sione della malattia di Alzheimer. la regione e formare connessioni a lunga proie-
Se il dogma del neurone come “cellula peren- zione.
ne” sembra essere, a questo punto, definitiva- Per eventuali approfondimenti di questi te-
mente superato, un'altra grande sfida si profila mi, si rimanda alle specifiche reviews riportate
oggi nel mondo della ricerca sulla neurogenesi: nella bibliografia.

37
Fig. 1. Nel cervello adulto di mammifero
(qui è rappresentato il cervello di ratto), la
capacità di generare nuove cellule nervosa è
confinata a livello dei ventricoli laterali (A)
e dell'ippocampo (B). Nei ventricoli laterali
la zona neuropoietica consiste in un strato di
cellule staminali, disposto immediatamente
al di sotto delle cellule dell'ependima (chia-
mata SVZ, subventricular zone), da cui par-
tono neuroblasti post-mitotici che si dirigo-
no verso il bulbo olfattorio, seguendo un
flusso migratorio rostrale (RMS). A livello
dell'ippocampo, la regione neuropoietica
(chiamata SGZ, subgranular zone) è costi-
tuita da un sottile strato di precursori neurali
che, (C) dalla base dello strato dei granuli
della fascia dentata dove risiedono e proli-
ferano, migrano verso la regione apicale del-
lo strato dei granuli, dove emettono dendriti
e assone per diventare a tutti gli effetti, cel-
lule dei granuli, quindi interneuroni
GABAergici
(da: Purves et al. Eds., Neuroscience, Sina-
uer Ass., 2004).

Fig. 2. Ventricoli laterali e ippocampo nel


cervello dell'uomo. In basso a sinistra, una
sezione di ippocampo ottenuta da materiale
autoptico mostra lo strato dei granuli (GCL)
evidenziato dal marker neuronale NeuN. A
destra, la zona subventricolare neurogeneti-
ca (linea nera), ridisegnata da materiale au-
toptico, in due sezioni, una più anteriore (A)
e l'altra più posteriore (B), lungo le pareti
del ventricolo laterale (LV) delimitato dal
setto (S) e dallo striato (caudato, CD, e puta-
men, PUT).
(da: Eriksson et al., Nature Med., 1998,
4:1313; Steindler and Pincus, Lancet,
2002, 359: 1047)

38
Fig. 3. Regioni cerebrali coinvolte nella neurogenesi. Oltre alle due regioni che presentano neurogenesi costitutiva (in
verde, SVZ-bulbo olfattorio e giro dentato dell'ippocampo), ci sono altre regioni (in rosso, la stessa SGZ del giro den-
tato e la zona subependimale dell'intero neurasse, dai ventricoli al midollo spinale), nelle quali sono state trovate cellule
staminali neurali. Comunque, precursori di cellule neurali sono stati isolati anche da regioni qui non riportate, come
l'amigdala, la substantia nigra e l'ipotalamo. Nel disegno sono riportate inoltre quelle regioni (in blu, corteccia e striato)
nelle quali la neurogenesi può essere indotta sperimentalmente mediante lesioni o danno ischemico.
ccsc, canale centrale del midollo spinale; ctx, corteccia; dg, giro dentato; hpc, ippocampo; lv, ventricolo laterale, ob,
bulbo olfattorio; rsm, flusso migratorio rostrale (assente nell'uomo); sgz, zona subgranulare (del giro dentato); str,
striato; svz, zone subventricolare; 4v, quarto ventricolo.
(da: Emsley et al., Progr. Neurobiol. 2005, 75:321).

Fig. 4. La sovrapposizione di sistemi diversi di neurotrasmettitori potrebbe contribuire alla creazione della nicchia neu-
rogenetica. Nella SVZ dei ventricoli laterali (a), la proliferazione avviene nella zona in cui lo striato si presenta adia-
centi all' ependima, laddove proiezioni serotoninergiche (5-HT) convergono su quelle dopaminergiche. Da notare che
la 5-HT è un regolatore positivo della neurogenesi sia della SVZ che della SGZ. Inoltre, il fatto che la rimozione speri-
mentale delle proiezioni dopaminergiche riduce la proliferazione nel SVZ, supporta la possibilità che le proiezioni do-
paminergiche contribuiscano positivamente alla creazione del microambiente della nicchia del SVZ. All'interno del gi-
ro dentato (b), una simile convergenza si realizza tra proiezioni serotoninergiche e proiezioni noradrenergiche (anche
la noradrenalina è un regolatore positivo della neurogenesi in ippocampo).
(da: Hagg, Trends Neurosci., 2005, 28: 589)

39
Fig. 5. La nicchia neurogenetica dei
ventricoli laterali (SVZ) e del giro den-
tato (SGZ), rappresentate in sezione
nel cervello di ratto. Nel SVZ (in alto),
la nicchia (B) poggia sulla parte del
ventricolo laterale (LV), adiacente alle
cellule ciliate dell'ependima che sono
a contatto con il liquor. E' costituita da
tre tipi di cellule in continua trasfor-
mazione: le cellule B, astrocita-simili,
che danno origine a cellule di transito
C, che a loro volta si dividono per gene-
rare i neuroblasti A. La nicchia è soste-
nuta da una lamina basale che si ad-
dentra tra le cellule (BL) ed è fornita di
un vaso sanguigno (BV). Nel SGZ (in
basso), la nicchia si diparte dalla base
dello strato dei granuli, dove risiedono
le cellule astrocita-simili (As) che dan-
no origine alle cellule di transito in di-
visione (D), per addentrarsi quindi nel-
lo spessore dello strato dei granuli do-
ve le cellule D maturano per diventare
poi cellule dei granuli (G).
(da: Alvarez-Buylla e Lim, Neuron,
2004, 41: 683).

Fig.6. Le tappe della neurogenesi nel giro dentato. I precursori delle cellule neurali (a) proliferano all'interno della nic-
chia germinativa (b) localizzata alla base dello strato dei granuli (SGZ) e, una volta diventati neuroblasti, migrano (c)
nello spessore dello strato dei granuli dove vanno incontro a differenziazione (d).

40
Fig. 7. Neurogenesi nell'ippocampo di ratto.
A Dietro somministrazione di bromodeossi-
uridina (BrdU) che viene incorporata dal
DNA delle cellule in divisione, è possibile se-
guire il destino delle cellule formate dalla na-
scita alla matuzione. (A) Cellule BrdU-
positive rilevate a differenti tempi dopo una
singola somministrazione di BrdU. Le quanti-
tà riportate si riferiscono al numero assoluto di
cellule contate per giro dentato. Il numero tota-
le di cellule BrdU-positive aumenta notevol-
mente dalle 4 ore ai 3 giorni dalla sommini-
strazione di BrdU (quindi le seconde sono frut-
to di una intensa proliferazione delle prime),
per poi diminuire drasticamente tra i 7 giorni e
le 4 settimane (quindi gran parte delle cellule
B neoformata sono andate incontro a morte cel-
lulare). Superate le 4 settimane, la popolazio-
ne di cellule neoformate diventa stabile e lo
stesso numero può essere contato a distanza di
mesi. (B) Fenotipi delle cellule BrdU-positive
riportate in (A). A 4 ore dalla somministrazio-
ne di BrdU, soltanto poche cellule appaiono
differenziate (50% astrociti, GFAP-positivi e
50% neuroni immaturi DCX-positivi). Tra 1 e
7 giorni gli astrociti raddoppiano, mentre a 3
giorni compare un numero molto elevato di
cellule neuronali in via di maturazione, positi-
ve sia per DCX che per NeuN (marker dei neu-
roni maturi), destinate in gran parte a scompa-
rire, per dare luogo, a 4 settimane, ad un nume-
ro di cellule relativamente basso, costituito
per il 75% da neuroni (sia DCX/NeuN- positi-
vi che NeuN-positivi) e dal 25% di astrociti.
(modificato da: Steiner et al.,Glia, 2004,
46:41)

Fig. 8. Stadi morfologici e funzionali attraverso cui


le cellule dei granuli dell'ippocampo transitano per
diventare neuroni maturi. Le arborizzazioni della
cellula iniziano a 2 settimane per assumere poi la
morfologia tipica del neurone maturo a 4 settimane
di vita. Entro le prime due settimane la cellula
esprime marker che caratterizzano il neurone imma-
turo. All'espressione di markers di neuroni immatu-
ri (DCX e PSA-NCAM) subentra, dopo le due set-
timane, l'espressione di marker di neuroni maturi
(NeuN e calbindina), e quindi la comparsa di re-
cettori per il GABA, seguiti poi dai recettori per il
glutammato. Ancora a 2 settimane compaiono i pri-
mi potenziali spontanei dovuti alle correnti di so-
dio. (da: Lledo et al., Nature Rev. Neurosci., 2006,
7:179).

41
Fig. 9. L'ambiente sperimentale in cui
vengono studiati nel ratto gli effetti
dell'ambiente arricchito. In condizioni
standard, i ratti vengono tenuti 3 per gab-
bia (A) e vengono utilizzati come con-
trollo rispetto alle condizioni di ambien-
te impoverito e ambiente impoverito.
Nell'ambiente impoverito (B), il ratto è
tenuto isolato nella gabbia e general-
mente in un ambiente separato dagli altri
ratti. L'ambiente arricchito (C) oltre ad
essere realizzato in una gabbia molto più
grande della gabbia standard, prevede
l'introduzione di un numero superiore di
ratti, di oggetti di varie forme e colori
adatti all'esplorazione sensoriale, come
anche di elementi naturali come terra e
piante.
(da: Rosenzweig et al. Biological
Psychology, Sinauer Ass. Ed., 2002).

Fig. 10. Proliferazione, sopravvivenza e


differenziazione nel giro dentato
dell'ippocampo in risposta all'ambiente ar-
ricchito e all'attività fisica. L'ambiente ar-
ricchito non modifica la proliferazione (n.
di cellule BrdU-positive 1 giorno dopo la
somministrazione di BrdU) ma aumenta
del 75% il numero delle cellule neofor-
mate sopravviventi (n. di cellule BrdU-
positive 4 settimane dopo BrdU) e accre-
sce la differenziazione in senso neuronale
(% di cellule neoformate positive a mar-
kers neuronali). L'attività fisica aumenta
del 55% la proliferazione, del 100% la so-
pravvivenza e stimola la differenziazione
in senso neuronale
(modificato da van Praag et al., Nature
Neurosci., 1999, 2: 266).

42
Fig. 11. Effetti delle cure materne sulla neurogenesi dell'ippocampo nella prole. Piccoli di ratto, allevati da madri parti-
colarmente portate ad interagire con la prole mediante frequenti leccamenti e tolettature (barre nere), mostrano un rit-
mo di neurogenesi, in termini di sopravvivenza (a) e di differenziazione neuronale (b), notevolmente superiore a quello
di piccoli allevati da madri poco portate all'interazione con i loro piccoli (barre bianche). Questo effetto è riscontrabi-
le sia a 21 giorni dalla nascita (P21) che a 3 mesi (P90), quando il ratto è ormai un giovane adulto.
(da Bredy et al., Europ.J.Neurosci., 2003, 18: 2903).

Fig. 12. L'allontanamento dalla madre nel


periodo post-natale modifica la neuroge-
nesi dell'ippocampo nella prole. La proli-
ferazione del giro dentato (a 2 ore e ad 1
settimana dalla somministrazione di
BrdU) mostra un numero di cellule BrdU-
positive significativamente ridotto nei pic-
coli allontanati dalla madre per 180 min al
giorno (barra bianca), rispetto a piccoli te-
nuti lontani per 15 min al giorno (barra gri-
gia) e ai controlli lasciati con la madre (bar-
ra nera). L'effetto osservato sulla prolifera-
zione non si ripercuote comunque sulla so-
pravvivenza (a 3 settimane).
(da: Mirescu et al., Nature Neuro-
sci., 2004, 7:841).

43
Fig. 13. Ratti anziani (18 mesi) che hanno
esercitato attività fisica per 45 giorni, mostra-
no un incremento della neurogenesi
dell'ippocampo che raggiunge livelli vicini a
quelli riscontrati nei ratti giovani. Sopra: il n.
delle cellule BrdU-positive sopravviventi a 38
giorni dalla BrdU è, nel ratto anziano (V) in
condizioni basali, del 20% rispetto al ratto gio-
vane (G). Nel ratto anziano che ha esercitato at-
tività fisica questo valore si moltiplica per cin-
que. Anche la percentuale di cellule neoforma-
te che si differenzia in neuroni risulta triplicata
in risposta all'attività fisica. Sotto:
Immagini al confocale che mostrano lo strato
dei granuli del giro dentato con i neuroni neo-
formati (puntini gialli) nel giovane in condi-
zioni basali (a) e dopo attività fisica (b), e
nell'anziano (rispettivamente c e d). La diffe-
renza tra giovane e anziano, in condizioni basa-
li, è particolarmente evidente nella morfologia
dell'arborizzazione dendritica, più spoglia
nell'anziano (g) rispetto al giovane (e), e dalla
densità delle spine dendritiche, maggiore nel
giovane (f) rispetto all'anziano (h).
(da: van Praag,et al., J.Neurosci. 2005, 25:
8680).

Fig. 14. I trattamenti antidepressivi stimola-


no la neurogenesi. Il trattamento elettrocon-
vulsivo cronico (10 giorni), come anche la
somministrazione cronica (14 giorni), ma
non l'acuta (1-5 giorni), con fluoxetina (ini-
bitore del reuptake della 5-HT), inducono ne-
urogenesi nel giro dentato del ratto, espressa
come numero di cellule Brd- positive soprav-
viventi a 28 giorni dal trattamento.
(da: Malberg et al., J.Neurosci., 2000, 20:
9104).

44
Fig. 15. Modello che propone il mecca-
nismo con cui depressione e antidepres-
sivi potrebbero esercitare i loro effetti
sulle connessioni tra i neuroni. (a) In
condizioni basali l'attività pre-sinaptica
da luogo ad un rilasciamento post-
sinaptico di BDNF proporzionale al nu-
mero di contatti sinaptici presenti. (b)
Nella depressione, il numero dei contat-
ti sinaptici è ridotto, di conseguenza di-
venta insufficiente la liberazione della
neurotrofina. (c) Il trattamento cronico
con antidepressivi, aumentando le arbo-
rizzazioni dendritiche e la formazione
di sinapsi, innalza il rilasciamento di
BDNF. (d) L'utilizzazione successiva
(in termini di mesi) dei nuovi contatti si-
naptici elimina i contatti in eccesso e
gradualmente ripristina un bilancio del-
le nuove connessioni simile alle condi-
zioni basali.
(da:Castren, Curr.Opin.Pharmacol.,
2004, 4: 58)

Fig. 16. Farmaci utilizzati nella terapia del morbo di Alzheimer che hanno effetti sulla neurogenesi.
Gli inibitori dell'acetilcolinesterasi (AchE), taurina e galantamina, e un antagonista dei recettori NMDA del glutamma-
to, la memantina, stimolano dal 26% al 36% la proliferazione del giro dentato dell'ippocampo (la taurina non ha effetti
sul giro dentato), e dal 27% al 45% la proliferazione della zona sub-ventricolare. Dal momento che sia la trasmissione
colinergica, che l'inibizione della trasmissione NMDA del glutammato hanno effetti positivi sulla proliferazione del gi-
ro dentato dell'ippocampo, è possibile che la neurogenesi rappresenti uno dei meccanismi attraverso cui questi farmaci
esercitano la loro azione benefica.
(da: Jin et al., Brain Res. 2006, 1083: 183)

45
Fig. 17. Modello che illustra un possibile ruolo fi-
siologico della â-amiloide come modulatore del-
la funzione sinaptica. L'attività neuronale, rego-
lando l'attività enzimatica delle secretasi, è in gra-
do di controllare la produzione di â-amiloide da
parte della APP. Quando l'attività neuronale è
molto elevata viene prodotta â-amiloide in
eccesso, che ha la capacità di deprimere la tra-
smissione sinaptica e di conseguenza diminuire
l'attività neuronale. La compromissione di que-
sto circuito a feedback negativo potrebbe essere
responsabile del progressivo deterioramento del-
le connessioni cha caratterizza la malattia di
Alzheimer.
(da: Kamenetz et al., Neuron, 2003, 37:925)

Fig. 18. L'esposizione di topi transgenici per l'APP ad un ambiente arricchito dà luogo ad una significativa riduzione
dei livelli di â-amiloide e degli accumuli di APP nel cervello del topo.
L'effetto è tanto più evidente quanto più l'animale ha esercitato attività fisica quantificata come percentuale di tempo
speso a girare sulla ruota (running) o ad arrampicarsi (climbing) sui vari oggetti dell'ambiente arricchito. A livello mole-
colare, questo effetto sarebbe mediato da una elevata espressione di geni coinvolti sia nel catabolismo della â-amiloide,
che della angiogenesi.
(da: Lazarov et al., Cell, 2005, 120: 701)

46
Riferimenti bibliografici

Abrous DN, Koehl M, Le Moal M. Adult neurogenesis: from precursors to network and physiology. Physiol Rev. 2005, 85(2):523-
569.
Alvarez-Buylla A, Lim DA. For the long run: maintaining germinal niches in the adult brain. Neuron. 2004, 41(5):683-686.
Castren E. Neurotrophic effects of antidepressant drugs. Curr Opin Pharmacol. 2004, 4(1):58-64.
Chen J, Magavi SS, Macklis JD. Neurogenesis of corticospinal motor neurons extending spinal projections in adult mice. Proc Natl
Acad Sci U S A. 2004, 101(46):16357-16362.
Duman RS. Depression: a case of neuronal life and death? Biol Psychiatry. 2004, 56(3):140-145.
Emsley JG, Mitchell BD, Kempermann G, Macklis JD. Adult neurogenesis and repair of the adult CNS with neural progenitors,
precursors, and stem cells. Prog Neurobiol. 2005, 75(5):321-341.
Ernst C, Olson AK, Pinel JP, Lam RW, Christie BR. Antidepressant effects of exercise: evidence for an adult-neurogenesis
hypothesis? J Psychiatry Neurosci. 2006, 31(2):84-92.
Greenberg DA, Jin K. Neurodegeneration and neurogenesis: focus on Alzheimer's disease. Curr Alzheimer Res. 2006, 3(1):25-28.
Hayley S, Poulter MO, Merali Z, Anisman H. The pathogenesis of clinical depression: stressor- and cytokine-induced alterations of
neuroplasticity. Neuroscience. 2005, 135(3):659-678.
Hoglinger GU, Rizk P, Muriel MP, Duyckaerts C, Oertel WH, Caille I, Hirsch EC. Dopamine depletion impairs precursor cell
proliferation in Parkinson disease. Nat Neurosci. 2004 7(7):726-735.
Karsten SL, Geschwind DH. Exercise your amyloid. Cell. 2005, 120(5):572-574.
Kempermann G, Kronenberg G. Depressed new neurons--adult hippocampal neurogenesis and a cellular plasticity hypothesis of
major depression. Biol Psychiatry. 2003, 54(5):499-503.
Lichtenwalner RJ, Parent JM. Adult neurogenesis and the ischemic forebrain. J Cereb Blood Flow Metab. 2006, 26(1):1-20.
Lledo PM, Alonso M, Grubb MS. Adult neurogenesis and functional plasticity in neuronal circuits. Nat Rev Neurosci. 2006,
7(3):179-193.
Malberg JE. Implications of adult hippocampal neurogenesis in antidepressant action. J Psychiatry Neurosci. 2004, 29(3):196-205.
Mirescu C, Peters JD, Gould E. Early life experience alters response of adult neurogenesis to stress. Nat Neurosci. 2004, 7(8):841-
846.
Sheline YI. Neuroimaging studies of mood disorder effects on the brain. Biol Psychiatry. 2003, 54(3):338-352.
Stranahan AM, Khalil D, Gould E. Social isolation delays the positive effects of running on adult neurogenesis. Nat Neurosci. 2006,
9(4):526-533.
van Praag H, Shubert T, Zhao C, Gage FH. Exercise enhances learning and hippocampal neurogenesis in aged mice. J Neurosci.
2005, 25(38):8680-8685.

47
LE BASI NEUROLOGICHE DEL LINGUAGGIO

Stefano F. Cappa

Lo studio delle basi neurologiche del linguag- scrisse un paziente che presentava un grave di-
gio è un'area multidisciplinare per definizione, sturbo nella capacità di esprimersi attraverso il
ove domini distanti, come linguistica, neuro- linguaggio, che non era attribuibile solamente
scienze e metodi computazionali, devono neces- ad una difficoltà nel pronunciare le parole, ma
sariamente interagire e fornire strumenti di inda- piuttosto ad una compromissione della possibi-
gine. La ricerca in questo campo si basa attual- lità a tradurre i contenuti della mente in un mes-
mente su una combinazione di metodi differenti, saggio verbale . Quando il paziente morì, Broca
che vanno dalla classica osservazione degli ef- ebbe la possibilità di esaminarne il cervello
fetti della patologia, all'utilizzo delle molteplici all'autopsia. L'esame dimostrò la presenza di
tecnologie di neuroimmagine, che consentono di una lesione che distruggeva una parte della por-
visualizzare l'attività cerebrale, localizzarla e se- zione laterale del lobo frontale, nell'emisfero di
guirla nel tempo. sinistra. Sulla base di questa ed altre osservazio-
ni, sempre in pazienti che presentavano disturbi
Cenni storici del linguaggio, Broca arrivò a formulare una sua
L'idea della corteccia cerebrale come mosai- teoria, secondo la quale una specifica area del lo-
co di aree, ognuna responsabile di un aspetto di- bo frontale di sinistra, il giro frontale inferiore,
verso del funzionamento della mente, ha un ben era la "sede" del linguaggio umano. La teoria di
noto precursore in Franz-Joseph Gall, il fonda- Broca quindi stabiliva, sulla base di dati empiri-
tore della frenologia, una pseudoscienza che ha ci, che una funzione psicologia era localizzata
goduto di una notevole popolarità tra settecento nella corteccia cerebrale, e che questa localizza-
e ottocento. Oggi sappiamo che il rapporto tra zione riguardava un solo emisfero, il sinistro.
mente e cervello è molto più complesso di quan- Questa "asimmetria" venne presto posta in rela-
to Gall potesse prevedere. Nonostante questo, zione con la preferenza manuale, dato che
una delle sue idee base, ovvero che il cervello l'emisfero di sinistra controlla la metà destra del
non funzioni come tutto unico, ma sia dotato di corpo, che è "dominante" nei soggetti destrima-
"specializzazioni" per aree differenti, rimane va- ni. L'interesse dei neuroscienziati ottocenteschi
lida nelle sue linee generali. Ovviamente nessu- si è rivolto in modo mirato agli aspetti sensori-
no crede più all'esistenza di una localizzazione motori del linguaggio, più che ai processi psico-
di funzioni complesse in una singola regione di logici collegati. Emblematica è la posizione di
tessuto corticale, tuttavia l'ipotesi di Gall, basata un altro dei precursori, Wernicke. L'ipotesi di
su dati empirici a dir poco fantasiosi (i famosi Wernicke è che lo sviluppo del linguaggio nel
“bernoccoli”, che avrebbero consentito di effet- bambino sia basato sulla imitazione delle parole
tuare una valutazione delle propensioni indivi- udite: il bambino “impara a connetterle con un
duali attraverso la palpazione del cranio), ha sen- concetto solo dopo che la parola è da tempo in
za dubbio aperto la strada allo studio moderno suo possesso”; la parola secondo Wernicke è
delle basi neurali delle funzioni mentali. l'imitazione di un'immagine acustica. I disturbi
L'inizio dello studio scientifico del rapporto tra delle immagini visive e tattili che costituiscono
cervello e funzioni psicologiche si fa abitual- un concetto sono disturbi dell'intelligenza, piut-
mente risalire ad una fondamentale osservazio- tosto che del linguaggio. Secondo Wernicke,
ne clinica. Nella seconda metà dell'ottocento il pensiero e linguaggio sono due processi com-
neurologo e antropologo francese Paul Broca de- pletamente indipendenti. Il prevalere della psi-

48
cologia della Gestalt sull'associazionismo, nei riscontro di dissociazioni nei quadri di deficit lin-
primi decenni del novecento ha degli effetti com- gusitico conseguenti a lesione cerebrale, non im-
plessi sullo studio dei rapporti tra linguaggio e plica necessariamente l'esistenza di substrati ce-
cervello. L'approccio gestaltistico conduce a rebrali localizzati per i moduli proposti dalla psi-
proposte molto generiche (come quella che col- cologia cognitive. In alcuni casi, la ricerca di
lega la lesione cerebrale a una perdita delle capa- correlati neurologici per alcune osservazioni del-
cità di astrazione). E' solo con la ripresa dello stu- la neuropsicologia cognitiva, quali i disturbi se-
dio delle correlazioni tra specifici aspetti dei di- lettivi per vocali e consonanti, o per nomi e verbi
sturbi del linguaggio e sede delle lesioni cere- , basata sul metodo della lesioni, rischia di porta-
brali, negli anni successivi alla seconda guerra re ad una nuova frenologia e, non sorprendente-
mondiale, che nasce la neurolinguistica moder- mente, ha prodotto risultati spesso inconcluden-
na , basata su una fruttuosa interazione tra lin- ti. Tale impasse non è forse del tutto sorpren-
guistica teorica, psicolinguistica e neuroscienze. dente: le lesioni naturali interessano di regola
ampie regioni cerebrali, e le manifestazioni cli-
Neuropsicologia cognitiva niche non riflettono necessariamente il contribu-
Lo studio degli effetti delle lesioni cerebrali to funzionale dell'area messa fuori gioco dalla le-
continua ad avere un ruolo centrale come stru- sione, ma piuttosto il complesso adattamento del
mento di indagine sulle basi neurologiche del lin- rimanente cervello sano all'evento patologico.
guaggio. Due sono gli aspetti fondamentali che
hanno portato negli ultimi decenni ad un netto Contributo delle indagini funzionali
avanzamento rispetto alle indagini cliniche tra- Una vera rivoluzione è derivata in anni re-
dizionali. Sul piano neurologico, la disponibili- centi dalla disponibilità di metodi di indagine
tà, a partire dagli anni settanta del secolo scorso, che consentono di studiare il funzionamento ce-
di strumenti che consentono di localizzare sede rebrale in soggetti normali, impegnati nella ese-
ed estensione delle lesioni cerebrali in vivo, co- cuzione di compiti differenti. In questo modo lo
me la Tomografia Computerizzata e la Risonan- studio dei rapporti tra funzionamento cerebrale e
za Magnetica, hanno consentito di ampliare processi cognitivi diventa molto più diretto. In
l'ambito di indagine a popolazioni di pazienti particolare la Tomografia ad Emissione di Posi-
molto più ampie. In secondo luogo, la cosiddetta troni e la Risonanza Magnetica funzionale sono
rivoluzione cognitiva ha avuto un grande impat- state applicate in modo sistematico allo studio
to su questo ambito di ricerca, grazie alla siste- delle basi neurali del linguaggio (per una eccel-
matica applicazione di modelli psicolinguistici lente revisione recente vedi[9]). Il principio alla
alla interpretazione delle modificazioni indotte base di queste metodiche è che l'attività del cer-
dalla patologia. Storicamente va ricordato il con- vello si associa a variazioni di differenti parame-
tributo degli studi sugli errori di lettura, che in- tri, che possono essere misurati in ciascun area.
troducono il fondamentale concetto che una con- Di solito si misurano le variazioni del consumo
dizione necessaria all'interpretazione di un feno- di energia (metabolismo) o dell'afflusso di san-
meno patologico è la disponibilità di un modello gue, che è collegato alle variazioni di fabbiso-
della elaborazione normale. Questo approccio gno energetico, dipendenti dall'attività neurale.
ha tuttavia un impatto piuttosto limitato sullo stu- Gli studi di neuroimmagine non si sono limi-
dio delle basi neurologiche del linguaggio. Co- tati a confermare quanto già sapevamo dallo
me sottolineato da Mehler e colleghi in un lavo- studio delle lesioni, ma ci consentono di mette-
ro famoso, l'osservazione di una “modularità” re alla prova dei fatti delle ipotesi più sofistica-
nelle funzioni cognitive, dimostrata attraverso il te. Ad esempio, spesso i pazienti afasici hanno

49
particolare difficoltà negli aspetti morfologici gua. Il fattore più rilevante sembra tuttavia esse-
e sintattici del linguaggio: ovvero commettono re il livello di padronanza della lingua stranie-
errori nell'uso delle particelle grammaticali, o ra. Se sappiamo l'inglese molto bene, le aree
nel comprendere frasi con una struttura com- che si attivano mentre ascoltiamo una storia in
plessa. Le metodiche di neuroimmagine hanno quella lingua sono le stesse che si osservano
confermato che l'area di Broca è una regione es- per l'italiano. Se la nostra padronanza è minore,
senziale per elaborare questi aspetti fondamen- l'attivazione cerebrale è più limitata: in partico-
tali del linguaggio, ma hanno anche indicato lare alcune aree, come la parte anteriore del lo-
che essa opera all'interno di circuiti molteplici, bo temporale, si attivano solo per la lingua ma-
comprendenti altre regioni corticali connesse, terna. Per quanto riguarda specificamente la
che sono dedicati non solo all'elaborazione sin- sintassi, tuttavia, sembra esserci una ulteriore
tattica, ma anche in altri aspetti specificità, legata all'età di acquisizione. A pa-
dell'organizzazione linguistica, quali la fono- rità di competenza, il cervello sembra mostrare
logia e la semantica lessicale, e che sono coin- una specie di marcatura dell'effetto età: solo i bi-
volti anche in funzioni extralinguistiche, quali lingui precoci hanno una attivazione del tutto
la rappresentazione delle azioni. Non è ancora comparabile tra le due lingue in compiti che
completamente chiarito se la partecipazione a mettono in gioco competenze grammaticali. I
diversi circuiti complessi sia organizzata topo- bilingui tardivi, pur non avendo alcuna diffi-
graficamente in differenti subregioni coltà nell'eseguire il compito, mostrano
all'interno dell'area di Broca, oppure dipenda un'attivazione cerebrale più estesa per la se-
da differenti modalità di reclutamento spazio- conda lingua (per una revisione, vedi[12]).
temporale. A questo proposito sono essenziali I metodi di neuroimmagine ci consentono
gli studi basati sulla integrazione tra metodiche anche di indagare come il cervello si riorganiz-
ad elevata risoluzione spaziale, come la RMf, e za dopo una lesione. Spesso i pazienti afasici
strumenti che consentono di seguire l'attività migliorano, spontaneamente o grazie alla riabi-
neurale sulla scale dei tempi dei millisecondi, litazione. Con la RMf possiamo osservare co-
quali i potenziali evocati e la magnetoencefa- me l'attivazione cerebrale in un paziente che
lografia. Un recente volume fa il punto sulle at- ha recuperato la capacità, ad esempio, di pro-
tuali conoscenze relative a struttura e funzione durre delle parole, sia differente rispetto a quel-
dell'area di Broca. la di un soggetto normale. Queste modificazio-
I metodi di neurommagine hanno anche con- ni, spesso associate a un miglioramento clini-
sentito di studiare le modificazioni co, sono espressione della capacità del cervello
dell'organizzazione cerebrale delle funzioni lin- ad adattarsi, ovvero della plasticità cerebrale.
guistiche indotte da particolari situazioni, qua-
li, ed esempio, il bilinguismo. La questione che Linguaggio e invecchiamento
è stata affrontata in numerosi studi è se le aree In contrasto con le modificazioni della me-
che sono responsabili della prima lingua, ad moria episodica che si verificano durante
esempio l'italiano, sono le stesse che utilizzia- l'invecchiamento normale, le capacità lingui-
mo quando parliamo in inglese. La risposta è, stiche sono relativamente stabili e resistenti al
non sorprendentemente, abbastanza comples- processo di invecchiamento cerebrale. Nono-
sa. Numerosi fattori, quali l'età d'acquisizione stante questo, studi recenti con la RMf hanno di-
e la quantità di esposizione, hanno effetti mostrato che durante compiti che coinvolgono
sull'organizzazione cerebrale della seconda lin- le capacità semantiche, nei soggetti anziani nor-

50
mali si evidenzia una riduzione della fisiologi- sistemi di fibre, partecipano in modo differenzia-
ca asimmetria dell'attivazione cerebrale, pre- to ai diversi livelli di organizzazione definiti dalla
valente, come atteso, nell'emisfero sinistro. La linguistica moderna. Si parla quindi di circuiti fo-
riduzione è dovuta alla minore attivazione del- nologici, lessico-semantici e morfosintattici, dota-
le aree prefrontali di sinistra, e potrebbe rappre- ti di una complessa organizzazione anatomica,
sentare una riorganizzazione funzionale fina- che le neuroimmagini stanno progressivamente
lizzata al mantenimento di un normale livello chiarendo, e reclutati in precise sequenze tempo-
di funzionamento, ovvero un meccanismo di rali, che possono essere indagate con i metodi neu-
compensazione. rofisiologici. Lo studio degli effetti delle lesioni
cerebrali torna a questo punto ad avere un ruolo
Conclusioni importante, quale terreno sperimentale di verifica
Quasi un secolo e mezzo dopo la fondamenta- di ipotesi di organizzazione neurale. A questo pro-
le osservazione di Broca, i neuroscienziati conti- posito non sono solo le lesioni localizzate, quali
nuano a interrogarsi su come il cervello realizzi la gli esiti di ictus cerebrale, ad avere interesse per la
funzione specificamente umana del linguaggio. ricerca in questo ambito, ma anche le modifica-
Dall'idea di un mosaico di aree corticali, ognuna zioni associate alla patologia degenerativa, quali
dedicata ad una attività linguistica specifica, si è quelle osservabili nelle demenze, che consentono
passati ad una concezione dinamica, ove le diffe- di osservare gli effetti di una disfunzione progres-
renti aree cerebrali, connesse attraverso specifici siva all'interno dei circuiti linguistici.

Riferimenti bibliografici
1. Broca P. Remarques sur la siège de la faculté du langage articulé, suivies d'une observation d'aphémie. Bullettin de la Société
d' Anthropologie, 2e série 1861;VI:330-357.
2. Wernicke C. Der aphasische Symptomencomplex. Breslau: Cohn und Weigert, 1874.
3. Cappa SF. Linguaggio. In: Gallese V, ed. Dizionario storico delle Neuroscienze. Torino: Einaudi, in corso di stampa.
4. Perani D, Cappa SF. I metodi di bioimmagine. In: Pizzamiglio L, Denes F, eds. Trattato di Neuropsicologia,
Seconda Edizione ed. Bologna: Zanichelli, 1996.
5. Marshall JC, Newcombe F. Syntactic and semantic errors in paralexia. Neuropsychologia 1966;4.
6. Mehler J, Morton J, Jusczyk PW. On reducing language to biology. Cognitive Neuropsychology 1984;1: 83-116.
7. Cubelli R. A selective deficit for writing vowels in acquired dysgraphia. Nature 1991;353:358-260.
8. Cappa SF, Perani D. The neural correlates of noun and verb processing. Journal of Neurolinguisitcs 2003;16:183-189.
9. Demonet JF, Thierry G, Cardebat D. Renewal of the neurophysiology of language: functional neuroimaging. Physiol Rev
2005;85:49-95.
10. Logothetis NK, Wandell BA. Interpreting the BOLD signal. Annual Review of Physiology 2004;66:735-769.
11. Grodzinsky Y, Amunts K. The Broca's region. New York: Oxford University Press, 2006.
12. Abutalebi J, Cappa SF, Perani D. The bilingual brain as revealed by functional neuroimaging. Bilingualism: Language and
cognition 2001;4:179-190.
13. Vitali P, Tettamanti M, Abutalebi J, et al. Recovery from anomia: Effects of specific rehabilitation on brain reorganisation: An er-
fMRI study in 2 anomic patients. Brain and Language 2003;87:126-127.
14. Vandenberghe R. Language, ageing and neurodegenerative disease. Bull Mem Acad R Med Belg. 2004;159:161-166.
15. Catani M, Ffytche DH. The rises and falls of disconnection syndromes. Brain 2005.
16. Gorno-Tempini ML, Dronkers NF, Rankin KP, et al. Cognition and anatomy in three variants of Primary Progressi ve
Aphasia. Annlals of Neurology 2004;55:335-346.

51
LE BASI NEUROBIOLOGICHE DELLA DEPRESSIONE
NEL PAZIENTE ANZIANO
Alessandro Padovani, Chiara Costanzi, Ilenia Delrio, Barbara Borroni

Molti disturbi neuropsichiatrici possono ave- anche in un soggetto parkinsoniano.


re un esordio tardivo e possono influenzare o A tal riguardo, è stato proposto che la depres-
complicare le altre patologie dell'anziano. sione nel Parkinson sia il risultato di una reazio-
L'anziano è particolarmente a rischio per patolo- ne psicologica alla diagnosi o alla percezione dei
gie neurologiche come le demenze, in particola- primi stadi della malattia. D'altra parte vi sono
re la demenza di Alzheimer, il Parkinson e, per fattori neurobiologici dimostrati che suggerisco-
quanto riguarda le patologie psichiatriche, i di- no un coinvolgimento diretto delle alterazioni a
sturbi affettivi, tutte associate, almeno nelle mag- carico dei sistemi limbici nello sviluppo dei sin-
giori teorie patogenetiche, a un'alterazione neu- tomi depressivi nel Parkinson (3,4). Per la de-
rotrasmettitoriale. Quelle elencate sono, diagno- menza si sono formulate ipotesi che considerano
sticamente parlando, tre distinte patologie. La de- la pregressa storia di sintomi depressivi (fino a
pressione è una patologia dell'umore, il M. Par- 10 anni prima dell'esordio della demenza) come
kinson una malattia caratterizzata prevalente- un fattore di rischio per lo sviluppo della stessa.
mente da disturbi motori e la M. Alzheimer una Non tutti gli studi in letteratura hanno conferma-
patologia ad espressione prevalentemente cogni- to questa ipotesi, mentre sembra più consistente
tiva e funzionale. Tuttavia, nella depressione l'osservazione che indica la depressione come
(specie nei soggetti anziani) si osservano spesso un sintomo prodromico di una successiva evolu-
disturbi cognitivi e motori, mentre nella M. Par- zione in demenza. Per ciascuna delle patologie
kinson e nella M. Alzheimer vi è spesso una com- considerate esiste, ed è stato ampiamente de-
ponente depressiva. Infatti, la depressione nel scritto, un difetto primario a carico di un sistema
soggetto demente o nel soggetto parkinsoniano neurotrasmettitoriale, difetto che nella conce-
crea una situazione di stress e alterazione della zione generale caratterizza la malattia e guida le
qualità della vita sia nel paziente che nel caregi- strategie terapeutiche di intervento. È utile co-
ver. Il carico associato ad una patologia depressi- munque ricordare che la sostanziale sovrapposi-
va, specialmente nel demente, si traduce in un zione delle caratteristiche cliniche suggerisce un
più elevato rischio di istituzionalizzazione del pa- substrato patogenetico comune da ricercarsi pro-
ziente e in un aumento della mortalità. La preva- babilmente nell'interazione e nell'integrazione
lenza della depressione in soggetti dementi è di diversi sistemi trasmettioriali e delle loro spe-
estremamente variabile come emerge dall'analisi cifiche alterazioni neuropatologiche.
della letteratura, anche a causa di significative dif-
ferenze nel campione studiato. La diagnosi diffe- Neurochimica della depressione
renziale nell'anziano diviene più complicata ri-
spetto al giovane perché si instaura su un substra- La teoria monoaminergica della depressione
to che potrebbe già avere problemi medici con- ipotizza che la sintomatologia depressiva sia do-
comitanti (1,2). La depressione in alcuni casi può vuta a un deficit nella trasmissione serotoninergi-
“complicare” situazioni patologiche croniche, co- ca e/o noradrenergica (5,6). Il supporto a questa
me l'ipertensione o il diabete, e può essere indot- ipotesi deriva dall'osservazione che i pazienti af-
ta dall'esposizione a certi farmaci. fetti da depressione hanno un ridotto turnover del-
Si è da tempo cercata una risposta le monoamine e ridotti livelli di monoamine (7).
all'interrogativo riguardante il significato della Nei pazienti depressi sono state misurate sia
presenza di depressione in un soggetto demente e un'iperattività del sistema noradrenergico che un

52
incremento della sensibilità dei recettori ? - della terapia si evidenzia solo dopo alcune setti-
adrenergici, forse in relazione a una componente mane di trattamento (18). Tale insorgenza ritar-
di stress. E' stata formulata pertanto l'ipotesi che data dell'effetto suggerisce la presenza di modifi-
nel meccanismo patogenetico della depressione cazioni adattative della neurotrasmissione che
ci fosse una predominante ipersensibilià dei re- avvengono nel tempo, tra le quali una riduzione
cettori ? -adrenergici, ma, nonostante il tratta- del numero di recettori ? -adrenergici e serotoni-
mento cronico con antidepressivi sia effettiva- nergici e alterazioni a livello dei sistemi di tra-
mente in grado di diminuire la risposta dei recet- sduzione del segnale intracellulari (19-21).
tori ? -adrenergici centrali (8), l'ipotesi non è so- L'effetto a lungo termine degli antidepressivi po-
stenuta completamente dalle evidenze speri- trebbe anche risultare in un'azione sui meccani-
mentali. smi molecolari di rilascio sinaptico dei neurotra-
La serotonina è un neurotrasmettitore le cui smettitori come dimostrato per i farmaci inibitori
funzioni includono la regolazione dell'umore, selettivi della ricaptazione di serotonina da Popo-
del sonno, della veglia, della memoria e li et al. (22).
dell'apprendimento, e recenti ipotesi sostengono La dopamina gioca un ruolo centrale nel con-
l'idea che qualche carenza nel sistema serotoni- trollo dei meccanismi di gratificazione e motiva-
nergico possa essere coinvolta nell'eziologia del- zione e una sua carenza a livello mesolimbico in-
la depressione. Alterazioni della trasmissione se- duce sindromi caratterizzate da anedonia, perdi-
rotoninergica includono un decremento del li- ta di motivazione e rallentamento psicomotorio
vello di L-triptofano (il precursore della seroto- (23,24). Pare che l'alterazione della trasmissione
nina), alterazioni nei meccanismi di ricaptazio- dopaminergica correlata alla depressione sia co-
ne del trasmettitore e alterazioni del numero di stituita da una diminuzione di densità dei recet-
recettori. Nei soggetti depressi i livelli di seroto- tori post-sinaptici della dopamina D2/D3 nel nu-
nina e di L-triptofano sono inferiori a quelli mi- cleus accumbens e l'aumento della capacità di ri-
surati in individui sani e pare che una dieta pove- sposta degli stessi recettori in seguito a terapia
ra di L-triptofano possa indurre sintomi depres- cronica con antidepressivi confermerebbe que-
sivi (9-12). Questi dati tuttavia non risultano con- sta ipotesi (25). Nell'anziano è stato osservato un
clusivi, perché in altri studi clinici non sono state rilevante calo di dopamina e di acido omovanil-
trovate differenze significative tra i livelli di 5- lico (il principale metabolita) (HVA) ed è stato
HIIA in soggetti depressi e soggetti sani (13-16). ipotizzato che l'incidenza di un tipo di depressio-
La teoria aminergica della depressione trova ne legato a disfunzioni nel sistema dopaminergi-
parziale supporto anche nell'attuale terapia per- co fosse dovuta a un incremento di attività mono-
seguibile con i farmaci antidepressivi. L'attività aminossidasica di tipo B, responsabile specifica-
farmacologica principale dei farmaci antidepres- mente del metabolismo della dopamina (26).
sivi è infatti l'inibizione della ricaptazione sina- Infine, l'interconnessione dei sistemi trasmet-
pica e/o l'inibizione del catabolismo delle mono- titoriali nella patogenesi della depressione si
amine, con conseguente aumento della disponi- estende anche al sistema colinergico. È stato os-
bilità sinaptica del trasmettitore (17). L'effetto di servato un aumento della densità dei recettori mu-
rinforzo della neurotrasmissione, immediato e fa- scarinici nella corteccia frontale delle vittime di
cilmente dimostrabile, non viene ritenuto diret- suicidio, sebbene questi risultati non siano stati
tamente responsabile dell'efficacia terapeutica confermati in altri studi (14). I farmaci colinomi-
degli antidepressivi poiché è noto che l'efficacia metici inducono disforia e la somministrazione

53
cronica di mianserina e desimipramina porta a (ricco di acetilcolina) e in altri nuclei colinergici,
una riduzione dei recettori m2 in corteccia di rat- nel nucleo dorsale del rafe (ricco di serotonina),
to (14, 26). Gli inibitori dell'acetilcolinesterasi in- nell'ipotalamo e in molti altri sistemi libici (32).
ducono psicopatologie simili allo stress post- Tali alterazioni in diversi sistemi neuro-chimici
traumatico, con sintomi neuropsichiatrici come potrebbero spiegare la concomitanza di demen-
la depressione (27), e modulano l'espressione ge- za e depressione in una sottopopolazione di pa-
nica nel sistema colinergico (28). zienti. Ciononostante rimane ancora da stabilire
se le alterazioni in tali sistemi biologici siano ef-
Depressione e alterazioni neurochimiche nel- fettivamente alla base delle patologie associate
la M. Parkinson e nella M. Alzheimer che si osservano più frequentemente nei casi
avanzati.
La principale alterazione neurochimica che A differenza della M. Parkinson, nella M.
caratterizza il morbo di Parkinson (PD) è una di- Alzheimer si osserva una degenerazione dei neu-
minuzione dei livelli di dopamina nei gangli del- roni colinergici del nucleo basale di Meynert: un
la base i quali rappresentano un circuito di rego- dato neuropatologico che caratterizza la malat-
lazione del flusso di informazioni che va dalla tia e porta a un deficit colinergico che correla
corteccia cerebrale ai motoneuroni del midollo con le alterazioni cognitive. Nel nucleo basale di
spinale. I neuroni dopaminergici della sostanza Meynert originano la maggior parte delle proie-
nera (pars compacta) vanno incontro a progres- zioni ascendenti colinergiche che innervano la
siva degenerazione, con conseguente alterazio- corteccia cerebrale, l'amigdala, l'ippocampo e al-
ne della bilancia neurochimica di questa com- tre strutture cerebrali (33) e un gran numero di
plessa struttura (29). queste cellule vanno incontro ad atrofia nel cor-
Nei soggetti affetti da morbo di Parkinson si so della malattia. Non tutte le regioni del proen-
osservano anche (in alcuni casi) sintomi depres- cefalo sono colpite in modo uguale; per esem-
sivi, come apatia e incapacità di intraprendere pio, la maggior perdita cellulare e di marker coli-
un'attività di pianificazione; tuttavia, la questio- nergici si osserva in strutture come la corteccia
ne, come per la malattia di Alzheimer, non è ben entorinale e l'ippocampo, con un pattern di neu-
chiara. Si discute sulla possibilità che la condi- rodegenerazione che sembra essere consistente
zione di depressione sia dovuta a una reazione con la caratteristica perdita di funzioni cogniti-
psicologica alla perdita di abilità motoria, oppu- ve, come la memoria, e la conservazione relativa
re direttamente a una deficienza funzionale di do- di altre funzioni sensoriali e motorie, special-
pamina. La patogenesi della depressione nel PD mente nei primi stadi della malattia. Per quanto
può essere correlata non solo con il sistema dopa- riguarda i sintomi depressivi si è ipotizzato che
minergico, ma anche con una disfunzione sero- essi potessero avere basi neurobiologiche nella
toninergica. In pazienti con concomitanza di PD perdita di neuroni a livello del locus coeruleus
e depressione sono stati osservati più bassi livel- (LC), il principale nucleo noradrenergico
li di serotonina nei gangli della base e nella cor- nell'uomo, anche se tale perdita neuronale non è
teccia cerebrale e più bassi livelli di 5-HIAA nel osservata nella depressione idiopatica. La ridu-
fluido cerebrospinale (30-31). Nel cervello del zione del numero di neuroni nel LC dei soggetti
paziente con PD si osserva degenerazione neu- AD è stata da più parti confermata; tuttavia,
ronale anche nel locus coeruleus (principalmen- l'alterazione di tale nucleo noradrenergico non
te noradrenergico), nel nucleo basale di Meynert correla con la presenza o meno di depressione

54
nei soggetti AD (34). Queste osservazioni sug- tologia cognitiva e psichiatrica (35), sebbene esi-
gerirebbero un'assenza di correlazione tra la neu- stano anche dati negativi (39). Consistentemen-
ropatologia del LC e la depressione, in modo si- te con la neuropatologia dei nuclei del rafe sono
mile a quanto accade nella depressione idiopati- ridotti i marker serotoninergici nelle regioni di
ca. La marcata riduzione del numero di neuroni afferenza corticale. Così si osservano riduzione
nel LC di soggetti AD è stata correlata a una ridu- di serotonina e 5-HIIA nella corteccia temporale
zione di noradrenalina nel liquido cerebrospina- e parietale. Tale riduzione arriva fino al 70% dei
le (CSF) e in molte aree cerebrali, con modeste livelli di controllo e si manifesta precocemente
tendenze alla riduzione anche per adrenalina e nella malattia (40, 41) sebbene tale fenomeno
dopamina (35), e queste alterazioni sono state non sia specifico per la M. Alzheimer (42).
correlate con depressione e psicosi. In uno stu- Come si è detto, vi sono numerose evidenze
dio più recente è stata osservata una concentra- che implicano il coinvolgimento del deficit sero-
zione media di noradrenalina (misurata post toninergico nello sviluppo della depressione
mortem in diverse aree cerebrali) significativa- maggiore e sulla base di queste osservazioni è
mente più bassa nei soggetti AD rispetto ai con- stato suggerito che le alterazioni correlate all'età
trolli, mentre le concentrazioni del metabolita potrebbero predisporre l'anziano allo sviluppo
MHPG non sono risultate diverse (36) lasciando di depressione. In questo contesto esistono an-
supporre che vi sia una risposta compensatoria che evidenze che i deficit colinergico e serotoni-
da parte dei neuroni rimasti intatti nel LC. In real- nergico, combinandosi, contribuiscano sinergi-
tà, sebbene la perdita di neuroni noradrenergici camente allo sviluppo delle alterazioni cogniti-
nel LC sia stata consistentemente dimostrata ve e comportamentali caratteristiche della de-
nell'AD, ci sono diversi studi che suggeriscono menza (44).
che gli indici di attività noradrenergica centrale Molte delle informazioni che correlano il ruo-
aumentano con la gravità dei sintomi nei pazien- lo di uno specifico neurotrasmettitore con alte-
ti AD (37). Questo aumento potrebbe essere alla razioni comportamentali e cognitive vengono
base dei comportamenti agitati o dei deficit co- da studi nell'animale da laboratorio condotti con
gnitivi nei pazienti negli stadi avanzati della ma- tecniche di antagonismo recettoriale o lesione se-
lattia (38). Nel complesso queste osservazioni lettiva. Vi sono evidenze sperimentali recenti
suggeriscono che le alterazioni neuropatologi- che suggeriscono che la sola lesione del sistema
che osservabili in diversi importanti nuclei fun- colinergico non è sufficiente per produrre una
zionali nel cervello AD non sono automatica- sintomatologia cognitiva come quella che si os-
mente informative sulle alterazioni neurochimi- serva nel paziente AD. Sembra da queste osser-
che che si manifestano nel paziente. Nel conte- vazioni che il deficit serotoninergico diventi evi-
sto della depressione si osservano alcune signi- dente (con alterazione cognitiva sintomatica) so-
ficative alterazioni del sistema serotoninergico, lo in presenza di una lesione colinergica. Ciò sug-
soprattutto a carico dei recettori e del trasporta- gerisce che normalmente il cervello non utilizza
tore per la serotonina. Alcuni autori hanno de- le funzioni serotoninergiche per attività di tipo
scritto alterazioni nei nuclei serotoninergici nel cognitivo, ma che la serotonina diviene necessa-
cervello AD. È stata dimostrata la degenerazio- ria in carenza di tono colinergico; oppure è pos-
ne del nucleo dorsale del rafe con riduzione del sibile che il deficit colinergico renda il cervello
contenuto di serotonina nella neocorteccia e nel più suscettibile alle carenze serotoninergiche
CSF, livelli che sono stati correlati alla sintoma- che altrimenti non sarebbero evidenti in un cer-

55
vello normale (45). Queste osservazioni sugge- che relative agli effetti favorevoli sul tono
riscono la possibilità di intervenire anche sulla dell'umore di numerosi farmaci appartenenti a
trasmissione monoaminergica con lo scopo di classi molto diverse tra loro. Altrettanto com-
migliorare le performance cognitive del sogget- plesso risulta il rapporto tra patologia depressiva
to demente. e alcune patologie comuni nell'anziano quali la
M. Parkinson e la M. Alzheimer. Se da una parte
Conclusioni sono evidenti le alterazioni a carico dei differen-
In conclusione gli enormi progressi fatti nel ti sistemi neurotrasmettitoriali in entrambe tali
campo della farmacologia e della biologia ha per- condizioni, dall'altra vi sono crescenti evidenze
messo di delineare in modo sempre più accurato che spesso le alterazioni del tono dell'umore pre-
i complessi processi neurochimici e neurotra- cedono la comparsa delle due condizioni dege-
smettitoriali associati alla Depressione. Il qua- nerative, anche di anni, lasciando intuire che for-
dro che emerge non è semplice e suggerisce mec- se anche gli aspetti relazionali e psicodinamici
canismi di interazione complessi e forse specifi- correlati ad una progressiva limitazione funzio-
ci per le diverse aree cerebrali. A conferma di nale giocano un ruolo importante.
ciò, vi starebbero le crescenti osservazioni clini-

Riferimenti bibliografici

1. Hay DP, Rodriguez MM, Franson KL. Treatment of depression in late life. Clin Geriatr Med 1998; 14:33-46.
2. Alexopoulos GS. Depression in the Elderly. Lancet Neurology, 2005; 365: 1961-1970
3. Berg D, Supprian T, Hofmann E, et al. Depression in Parkinson's disease: brainstem midline alteration on transcranial sonography
and magnetic resonance imaging. J Neurol 1999; 246:1186-1193.
4. Becker T, Becker G, Seufert J, et al. Parkinson's disease and depression: evidence for an alteration of the basal limbic system
detected by transcranial sonography. J Neurol Neurosurg Psychiatry 1997; 63:590-596.
5. Schildkraut JJ. The catecholamine hypothesis of affective disorders: a review of supporting evidence. Am J Psychiatry 1965;
122:509-522.
6. Van Moffaert M, Dierick M. Noradrenaline (Norepinephrine) and depression. Role in aetiology and therapeutic implications.
CNS Drugs 1999; 12:293-305.
7. Leonard BE. The role of noradrenaline in depression: a review. J Psycopharmacol 1997; 11: S39-47.
8. Zemlan FP, Garver DL. Depression and antidepressant therapy: receptor dynamics. Prog Neuropsychopharmacol Biol Psychiatry
1990; 14:503-523.
9. Cowen PJ. A role for 5-HT in the action of antidepressant drugs. Pharmacol Ther 1990; 46:43-51.
10. Risch SC, Nemeroff CB. Neurochemical alterations of serotonergic neuronal systems in depression. J Clin Psychiatry 1992;
53:3-7.

56
11. Banki CM, Arato M, Kilts CD. Aminergic studies and cerebrospinal fluid cations in suicide. Ann NY Acad Sci 1986; 487:221-
230
12. Mann JJ, Malone KM. Cerebrospinal fluid amines and higher-lethality suicide attempts in depressed inpatience. Biol Psychiatry
1997; 41:162-171.
13. Reddy PL, Khanna S, Subhash MN, et al. CSF amine metabolites in depression. Biol Psychiatry 1992; 31:112-118.
14. Leonard BE. Mechanisms of action of antidepressants. Drugs 1995; 4:1-12.
15. Sheline YI, Bardgett ME, Jackson JL, et al. Platelet serotonin markers and depressive symptomatology. Biol Psychiatry 1995;
37:442-447.
16. Pandey GN, Pandey SC, Janicak PG, et al. Platelet serotonin-2 receptor binding sites in depression and suicide. Biol Psychiatry
1990; 28:215-222.
17. Feighner JP. Mechanism of action of antidepressant medication. J Clin Psychiatry 1999; 60(S4):4-11.
18. Murphy DL, Mitchell PB, Potter WZ. Novel pharmacological approaches to the treatment of depression. Psychopharmacology:
The fourth generation of progress. New York: Raven Press, 1995; pp.1143-1153.
19. Mori S, Zanardi R, Popoli M, et al. cAMP-dependent phosphorilation system after short and long-term administration of
moclobemide. J Psychiatr Res 1998; 32:111-115.
20. Perez J, Mori S, Caivano M, et al. Effects of fluvoxamine on the protein phosphorylation system associated with rat neuronal
microtubules. Eur Neuropsychopharmacol 1995; S5:65-69.
21. Nibuya M, Nestler EJ, Duman RS. Chronic antidepressant administration increases the expression of cAMP response element
binding protein (CREB) in rat hippocampus. J Neurosci 1996; 16:2365-2372.
22. Popoli M, Venegoni A, Vocaturo C, et al. Long-term blockade of serotonin reuptake affects synaptotagmin phosphorylation in
the hippocampus. Mol Pharmacol 1997; 51:19-26.
23. Gessa GL. Dysthymia and depressive disorders –dopamine hypothesis. Eur Psychiatry 1996; 11:S123-S127.
24. Rampello L, Nicoletti F, Nicoletti F. Dopamine and depression. Therapeutic implications. CNS Drugs 2000; 13:35-45.
25. Willner P. The mesolimbic dopamine system as a target for rapid antidepressant action. Int Clin Psychopharmacol 1997; 12:S7-
S14.
26. Brown AS, Gershon S. Dopamine and depression. J Neural Transm 1993; 91:75-109.
27. Rosenstock L, Keifer M, Daniell WE, et al. Chronic central nervous system effects of acute organophosphate pesticide
intoxication. Lancet 1998; 338:223-227.
28. Kaufer D, Friedman A, Seidman S, Soreq H. Acute stress facilitates long-lasting changes in cholinergic gene expression. Nature
1998; 393:373-377.
29. Lang AE, Lozano AM. Parkinson's disease. Second of two parts. N Engl J Med 1998; 339:1130-1143.
30. Kostic VS, Djuricic BM, Covickovic-Sternic N, et al. Depression and Parkinson's disease: possible role of serotonergic
mechanisms. J Neurol 1987; 234:94-96.
31. Ugedo L, Grenhoff J, Svensson TH. Ritanserin, a 5-HT2 receptor antagonist, activates midbrain dopamine neurons by blocking
serotonergic inhibition. Psychopharmacol 1989; 98:45-50.
32. Jellinger KA. Post mortem studies in Parkinson's disease - Is it possible to detect brain areas for specific symptoms? J Neural
Transm 1999; 56(Suppl.):1-29.
33. Woolf NJ. Cholinergic systems in mammalian brain and spinal cord. Prog Neurobiol 1991; 37(6):475-524.
34. Hoogendijk WJ, Sommer IE, Pool CW, et al. Lack of association between depression and loss of neurons in the locus coeruleus
in Alzheimer disease. Arch Gen Psychiatry 1999; 56(1):45-51.
35. Engelborghs S, De Deyn PP. The neurochemistry of Alzheimer's disease. Acta Neurol Belg 1997; 97(2):67-84.
36. Hoogendijk WJ, Feenstra MG, Botterblom MH, et al. Increased activity of surviving locus ceruleus neurons in Alzheimer's
disease. Ann Neurol 1999; 45(1):82-91.
37. Raskind MA, Peskind ER, Holmes C, Goldstein DS. Patterns of cerebrospinal fluid catechols support increased central
noradrenergic responsiveness in aging and Alzheimer's disease. Biol Psychiatry 1999; 46(6):756-765.
38. Elrod R, Peskind ER, Di Giacomo L, et al. Effects of Alzheimer's disease severity on cerebrospinal fluid norepinephrine
concentration. Am J Psychiatry 1997; 154(1):25-30.
39. Chen CP, Eastwood SL, Hope T, et al. Immunocytochemical study of the dorsal and median raphe nuclei in patients with
Alzheimer's disease prospectively assessed for behavioural changes. Neuropathol Appl Neurobiol 2000; 26(4):347-355.
40. Cross AJ. Serotonin in Alzheimer-type dementia and other dementing illnesses. Ann NY Acad Sci 1990; 600:405-415.
41. Palmer AM, Francis PT, Benton JS, et al. Presynaptic serotonergic dysfunction in patients with Alzheimer's disease. J
Neurochem 1987; 48(1):8-15.
42. Procter AW, Qurne M, Francis PT. Neurochemical features of frontotemporal dementia. Dement Geriatr Cogn Disord 1999;
10(Suppl.1):80-84.
43. Li T, Holmes C, Sham PC, et al. Allelic functional variation of serotonin transporter expression is a susceptibility factor for late
onset Alzheimer's disease. Neuroreport 1997; 8(3):683-686.
44. Meltzer CC, Smith G, DeKosky ST, et al. Serotonin in aging, late-life depression, and Alzheimer's disease: the emerging role of
functional imaging. Neuropsychopharmacol 1998; 18(6):407-430.
45. Dringenberg HC. Alzheimer's disease: more than a “cholinergic disorder” - Evidence that cholinergic monoaminergic
interactions contribute to EEG slowing and dementia. Behav Brain Res 2000; 115(2):235-249.

57
LA MEMORIA E L'INCONSCIO:
LA PSICOANALISI IN DIALOGO CON LE NEUROSCIENZE
Mauro Mancia
Il rapporto tra memoria e inconscio è Questo è un dato che deriva dalla ricerca sullo
radicato nel seguente scritto di Freud del 1912: sviluppo del sistema nervoso, di cui dobbiamo
“Chiameremo allora 'conscia' soltanto la tenere conto. Il concetto di “rimozione origina-
rappresentazione che è presente nella nostra ria” di Freud (1915a e b), alla luce di queste
coscienza e di cui abbiamo percezione, attribu- osservazioni, deve essere abbandonato e
endo questo solo significato al termine 'con- sostituito da altre modalità operative che
scio'; invece le rappresentazioni latenti, se tengano conto di questa nuova realtà scientifica.
abbiamo motivo di supporre che continuino a A ciò va aggiunto un altro dato recente della
esistere nella vita psichica – com'era nel caso letteratura neuroscientifica: traumi psichici di
della memoria – dovranno essere designate varia natura ed esperienze precoci di separazio-
come 'inconsce'” (pp. 575-576). ne danneggiano nei mammiferi l'ippocampo
Lo studio della memoria e della sua organiz- fino all'atrofia dei suoi neuroni e pertanto
zazione morfo-funzionale è dunque il presuppo- rendono non agibile il sistema della memoria
sto per poter avanzare un'ipotesi sulla stessa esplicita ostacolando l'apprendimento e la
struttura e funzione dell'inconscio. memoria (Karten et al., 2005). In questa situa-
La ricerca neuroscientifica ha dimostrato che zione, la memoria implicita non è alterata e
esistono nel nostro cervello due sistemi della resta, pertanto, l'unica memoria dove le espe-
memoria a lungo termine: la memoria esplicita rienze (anche traumatiche e stressanti) possono
o dichiarativa, cosciente e verbalizzabile. Essa essere depositate senza andare incontro a
riguarda eventi specifici e autobiografici della rimozione.
vita che permettono, attraverso il ricordo, una Diversamente dalla memoria esplicita, la
ricostruzione della propria storia personale. La memoria implicita (non passibile di ricordo) è
memoria implicita, per contro, non è cosciente e operativa fin dai periodi più precoci dello
riguarda esperienze che non possono essere sviluppo. Essa dipende da circuiti cerebrali che
ricordate né verbalizzate (vedi Mancia, 2004). fanno capo all'amigdala (organo delle emozio-
La memoria implicita, descritta nel 1974 da ni per eccellenza) (Damasio, 1999; LeDoux,
Warrington & Weiskrantz attraverso esperienze 2000; Bennett & Hacker, 2005) che matura
di priming in pazienti con amnesia da Korsakov, precocemente e prima dell'ippocampo (Joseph,
solo recentemente è stata presa in considerazio- 1996; Siegel, 1999; vedi Mancia 2006a). Essi
ne per la sua rilevanza per la teoria psicoanaliti- coinvolgono il cervelletto (almeno per le
ca della mente. Mi riferisco alla memoria risposte condizionate alla paura, Sacchetti et
implicita nella sua doppia dimensione procedu- al., 2004), i gangli della base, la corteccia del
rale ed emozionale-affettiva, riferita alle cingolo, l'insula e le aree temporo-parieto-
esperienze primarie della relazione madre- occipitali dell'emisfero destro (fortemente
bambino e forse ai più precoci stimoli prenatali caratterizzato sul piano emozionale) (Gainotti,
che il feto riceve dalla madre. Alla fine della 2001; 2006). Le esperienze della prima infan-
gestazione e nei primi due anni di vita, le zia (e perciò anche ogni trauma precoce) non
strutture necessarie alla memoria esplicita, in possono essere depositate che in questa forma
particolare l'ippocampo e la corteccia temporale di memoria, l'unica disponibile all'inizio della
mediale, non sono mature (Joseph, 1996; Siegel, vita. Tuttavia, in ogni momento della vita,
1999). Pertanto la rimozione non può avere esperienze fortemente traumatiche o gravi
luogo in questo iniziale periodo della vita. stress (McEwan & Sapolski, 1995) producono

58
perdita di neuroni ippocampali e pertanto i sono interrotte le connessioni dirette a queste
circuiti della memoria esplicita saranno aree si assiste ad una abolizione dei sogni
alterati. Queste esperienze possono essere anche se l'architettura del sonno resta integra
archiviate solo nella memoria implicita e (Solms, 2003: Bischof & Bassetti, 2004).
contribuire a strutturare anche se tardivamente Queste diverse evidenze suggeriscono dunque
un inconscio non rimosso. che le funzioni inconsce non rimosse possano
La scoperta di un doppio sistema della essere organizzate negli stessi circuiti di base
memoria, per lo stretto rapporto che questa che sottendono alla memoria implicita e
funzione ha con la funzione inconscia della trasmettitori come la dopamina possono
mente, ci permette ora di ipotizzare due forme giocare un ruolo significativo.
di inconscio compatibili con le due forme di L'inconscio rimosso, per contro, può trovare
memoria appena descritte: l'inconscio non una sua collocazione nel sistema della memo-
rimosso, che si struttura precocemente entro i ria esplicita o dichiarativa. Essa permette
primi due anni di vita, e l'inconscio rimosso, infatti il ricordo e pertanto un processo di de-
che si organizza più tardivamente. rimozione. Esistono prove sperimentali di una
Sulla base dello stretto rapporto tra sistemi rimozione volontaria (Anderson et al., 2004)
della memoria e funzioni dell'inconscio, siamo che si accompagna ad un'attivazione delle aree
ora in grado di ipotizzare una sede anatomica corticali prefrontali dorsolaterali e una de-
per le funzioni inconsce della mente. attivazione bilaterale dell'ippocampo. Ciò è
L'inconscio non-rimosso potrebbe trovare una tanto più interessante se si pensa che il fenome-
sua sede nelle strutture e circuiti della memoria no è esattamente l'opposto di quanto si osserva
implicita: l'amigdala, che matura precocemen- nella de-rimozione del sogno (in sonno REM)
te e prima dell'ippocampo, i gangli della base, il in cui si ha un aumento dell'attività ippocampa-
cervelletto e le aree temporo-parieto-occipitali le e una deattivazione della corteccia prefronta-
dell'emisfero destro. le dorsolaterale (Braun et al., 1998).
Questa ipotesi è basata sulle seguenti
evidenze: l'amigdala è fortemente attivata nelle
emozioni (Damasio, 1999; LeDoux, 2000; L'organizzazione dell'inconscio precoce
Bennett & Hacker, 2005) e così il cervelletto, non-rimosso
almeno per le esperienze di paura (Sacchetti et L'interesse della Psicoanalisi attuale per le
al., 2004). Le aree parieto-temporo-occipitali esperienze traumatiche molto precoci conferi-
dell'emisfero destro sono parti del cervello sce un particolare valore alle ricerche sulla
emozionale (Gainotti, 2001; 2006) e deposito memoria implicita e sull'inconscio non-
della memoria implicita per le parole (Gabrieli rimosso con essa collegato. Già negli ultimi
et al., 1995). L'emisfero destro è più attivo del periodi gestazionali, il feto è sensibile agli
sinistro nel sonno REM e quindi nel sogno stimoli uditivi di provenienza materna (battito
(Antrobus, 1983; Bertini & Violani, 1984). cardiaco, ritmo respiratorio) e in particolare
Esso partecipa con le aree parietali del giro all'intonazione della sua voce che costituisce il
angolare e sopramarginale (aree 39 e 40 di primo strumento esterno a sé attraverso il quale
Broadman) all'integrazione sensoriale e alle il feto recepisce l'affettività e le emozioni di
funzioni simboliche, gnosiche e prassiche provenienza materna.
(Geschwind, 1965; Critchley, 1966; Bisiach et La voce della madre rappresenta una conti-
al., 1978; Hyvarinen, 1982). Nei pazienti nuità nel processo discontinuo fisiologico della
cerebrolesi in cui con il circuito dopaminergico nascita tenendo conto che le esperienze prenata-

59
li sono memorizzabili (De Casper & Fifer, 1980; depositate in una memoria arcaica molto
Kolata, 1984). Nei primi momenti della vita, precoce (che appartiene all'area dell'amnesia
l'intonazione della voce e la prosodia del infantile) (Mancia, 2003; 2006b).
linguaggio materno costituiscono un'area di Le modalità di approccio a queste esperienze
interazione affettiva dove convergono introie- inconsce sono essenzialmente legate al transfert
zioni e proiezioni tra la madre e il suo bambino. e al sogno.
La lingua materna nella sua dimensione proso- Il transfert va colto soprattutto nella sua
dica (particolarmente l'intonazione) è così da componente extra- ed infra-verbale: il compor-
considerare una via di accesso privilegiato ai tamento generale del paziente nel setting,
sentimenti (Cook, 2002). Il bambino, nel corso l'espressione del suo viso, la sua postura, gli
dello sviluppo del suo linguaggio, sarà influen- stessi movimenti che rimandano all'influenza
zato dall'intonazione di base di questa lingua sull'inconscio precoce della dimensione
primaria e dagli affetti che essa veicola. Al 6° procedurale della memoria implicita (Clyman,
mese di vita, il neonato è capace di rappresentar- 1991). Le componenti infra-verbali riguardano
si le intonazioni sequenziali relative alle vocali e le funzioni “significanti” (De Saussure, 1916)
alle consonanti della lingua materna ed è della prosodia della voce e del linguaggio in
interessante il fatto che i neonati preferiscono quanto richiamano le prime esperienze relazio-
suoni consonanti (simmetrici) a suoni dissonanti nali del bambino con la madre che il paziente
(asimmetrici) (Schön & Besson, 2002). può rivivere con il proprio analista nel tran-
Anche il corpo partecipa agli affetti veicola- sfert.
ti dalla voce e dalla lingua. Il bambino infatti Nell'incontro analitico, dove la parola
presenta movimenti eterosincronici in rapporto acquista un rilievo determinante, la voce
al linguaggio che sente e movimenti autosin- costituisce il mezzo con il quale le parole
cronici in rapporto al suo stesso linguaggio creano i suoni e veicolano affetti. In questa
(Condon & Sander, 1974). Oltre alla voce e al misura la voce è una “esperienza” di sé che si
linguaggio, le esperienze precoci collegate al realizza nell'atto di parlare (Ogden, 2001), ma
corpo e al modo con cui la madre si relazione ad ad un tempo una “espressione” del Sé in
esso nel toccarlo, guardarlo, contenerlo, sarà relazione con l'altro. Essa costituisce una
fondamentale per veicolare affetti ed emozioni “corrente transferale” che richiama una
che verranno depositate nella memoria impli- dimensione sensoriale associata alla voce
cita e costituiranno gli elementi fondanti materna (Godfrind, 1993). A questi elementi
l'inconscio precoce non-rimosso del bambino. della comunicazione si uniscono il ritmo, il
tono, il timbro, la musicalità della frase, la
sintassi e i tempi del linguaggio.
Come recuperare l'inconscio non rimosso Tutto ciò rappresenta quello che ho definito la
nella relazione analitica “dimensione musicale” del transfert che costitui-
La scoperta della memoria implicita e sce la metafora di esperienze emozionali ed
dell'inconscio non-rimosso ci costringe ad una affettive (anche traumatiche) che hanno caratte-
profonda riflessione sulla modalità di ascolto rizzato il modello implicito della mente del
del paziente, sulla modalità del nostro parlare al paziente. Tale modello ha le sue radici nella
paziente e pertanto su problemi di tecnica che tonalità della voce materna e nella struttura del
permettano di raggiungere esperienze inconsce suo linguaggio che il bambino apprende molto
che non possono essere ricordate e che sono prima del significato semantico.

60
La voce e la struttura del linguaggio rappre- difese che si manifestano nel transfert (Mancia,
sentano pertanto, anche nella seduta analitica, 2000).
una privilegiata area di scambio attraverso la La presenza dell'inconscio non-rimosso ha
quale avvengono processi molto primitivi di tuttavia conferito al sogno alcune funzioni in più.
proiezione e introiezione. Sono questi gli La prima di queste è la sua capacità di trasforma-
elementi della comunicazione che possono re simbolicamente esperienze presimboliche e
facilmente prestarsi a processi di scissione e di preverbali rendendole simboliche e passibili di
identificazione proiettiva che possono pungere la verbalizzazione e di pensiero. Pertanto il pazien-
pelle controtransferale dell'analista più di te, attraverso il lavoro sul sogno, riesce a pensare
qualsiasi contenuto semantico della narrazione. e verbalizzare esperienze mai pensate e mai
E' importante considerare che la voce e il conosciute.
linguaggio dello stesso analista hanno una Un'altra caratteristiche del sogno è quella di
grande importanta nel veicolare emozioni ed offrire al paziente l'opportunità, attraverso le sue
affetti al paziente e nel facilitare quindi o meno immagini, di identificarsi con sue parti infantili e
la comprensione dei processi che sono alla base di rivivere emozionalmente le esperienze
dell'incontro analitico come metafora di quei traumatiche della sua infanzia. Ciò comporta la
processi proiettivi e introiettivi riferibili al ricostruzione della storia affettiva ed emozionale
tempo passato della relazione primaria del del paziente.
paziente. Per ultimo, dobbiamo considerare che il
L'altro strumento fondamentale per raggiun- sogno è in grado di dare una rappresentazione
gere l'inconscio non-rimosso (oltre che anche ad esperienze precoci depositate
l'inconscio rimosso) del paziente è il lavoro sul nell'inconscio non-rimosso e pertanto colmare il
sogno. Questo può costituire un momento vuoto di rappresentazioni che caratterizza
privilegiato per cogliere le fantasie, gli affetti e le l'inconscio non rimosso.

Riferimenti bibliografici

ANDERSON, M.C., OCHSNER, K.N., KUHL, B., COOPER, J., ROBERTSON, E., GABRIELI, S.W., GLOVER,
G.H., GABRIELI, J.D.E. (2004). Neural Systems Underlying the Suppression of Unwanted Memories. Science,
303 (5655): 232-237.
ANTROBUS, J. (1983). REM and NREM sleep reports: comparison of world frequencies by cognitive classes.
Psychophysiology, 5: 562-568.
BENNETT, M.R., HACKER, P.M.S. (2005). Emotion and cortical-subcortical function: conceptual developments.
Progress in Neurobiology, 75:29-52.
BERTINI, M., VIOLANI, C. (1984). Cerebral hemisphere, REM sleep and dreaming. In: M. Bosinelli, P. Cicogna
(Eds), Psychology of dreaming. Bologna: Clueb, pp. 131-135.
BISCHOF, M., BASSETTI., C.L. (2004). Total dream loss: a distinct neuropsychological dysfunction after bilateral
PCA stroke. Ann. Neurol. Sept. 10.
BISIACH, E., DENES, F., DE RENZI, E. et al. (1978). Neuropsicologia clinica. Milano: Franco Angeli.
BRAUN, A.R., BALKIN, T.J., WESENSTEN, N.J., CARSON. R.E., VARGA, M., BALDWIN, P., BELENKY, G.
HERCOVITCH, P. (1998). Dissociated pattern of activity in visual cortices and their projections during human
rapid eye movement sleep. Science, 279: 91-95.
CLYMAN, R.B. (1991). The procedural organization of emotions: a contribution from cognitive science to the
psychoanalytic theory of therapeutic action. J. Amer. Psychoanal. Ass., 39 (suppl.): 349-382.

61
CONDON, W.S., SANDER, L.W. (1974), Neonate Movement is Synchronized with Adult Speech: International
Participation and Language Acquisition, Science, 182: 99- 101.
COOK, D.N. (2002). Tone of voice and mind: the connection between intonation, emotion, cognition and
consciousness. Amsterdam, Philadelphia: John Benjamin.
CRITCHLEY, M. (1966). The Parietal Lobe. London: Hafner Publications.
DAMASIO, A. (1999). Emozione e coscienza. Milano: Adelphi, 2000.
DE CASPER, A.J., FIFER, W.P. (1980). Of Human Bonding: Newborns Prefer their Mothers' Voices. Science, 208:
1174-1176.
FREUD, S. (1912). Nota sull'inconscio in psicoanalisi, OSF 6, pp. 575-576.
FREUD, S. (1915a). La rimozione. OSF 8.
FREUD, S. (1915b). L'inconscio. OSF 8.
GABRIELI, J.D.E., FLEISHMAN, D.A., KEANE, M.M., REMINGER, S.L., MORRELL, F. (1995). Double
dissociation between memory systems underlying explicit and implicit memory in the human brain. Psychological
Science, 6: 76-82.
GAINOTTI, G. (2001). Components and levels of emotion disrupted in patients with unilateral brain damage. In
G.Gainotti (Ed). Emotional Behavior and its disorders, Handbook of Neuropsychology, 2nd Edition, F. Boller & J.
Grafman Eds, Vol. 5, Amsterdam: Elsevier, pp. 161-180.
GAINOTTI, G. (2006). Unconscious Emotional Memories and the Right Hemisphere. In: Mancia, M. (a cura di).
Psychoanalysis and Neuroscience. Milano: Springer, pp. 151-173.
GESCHWIND, N. (1965). Disconnection syndromes in animals and man. Brain, 88, pp.237-274 e 585-644.
GODFRIND, J. (1993). Les deux courants du transfert. Paris : PUF (Ed. it. Torino: Centro Scientifico, 1997).
HYVARINEN, J. (1982). The Parietal Cortex of Monkey and Man. Berlin: Springer.
JOSEPH, R. (1996). Neuropsychiatry, Neuropsychology and Clinical Neuroscience. Baltimore: Williams and Wilkins.
KARTEN, Y.J.G., OLARIU, A., CAMERON, H.A. (2005). Stress in early life inhibits neurogenesis in adulthood.
Trends in Neurosciences, 28: 171-172.
KOLATA, G. (1984). Studying Learning in the Womb. Science, 225: 302-303.
LEDOUX, J. (2000). Emotion Circuits in the Brain. Annu. Rev. Neurosci. 23: 155-184.
MANCIA, M. (2000). Il sogno: una finestra aperta sul transfert, Riv. Psicoanal., 2: 255-168.
MANCIA, M. (2003). Dream actors in the theatre of memory: their role in the psychoanalytic process. Int. J.
Psychoanal., 84: 945-952.
MANCIA, M. (2004). Sentire le parole. Archivi sonori della memoria implicita e musicalità del transfert. Torino:
Bollati Boringhieri.
MANCIA, M. (2006a). How the Neuroscience can contribute to Psychoanalysis. Introduction to: Mancia, M. (Ed.).
Psychoanalysis & Neuroscience. Milano: Springer, pp. 1-30.
MANCIA, M. (2006b). Implicit memory and early unrepressed unconscious: Their role in the therapeutic process
(How the neurosciences can contribute to psychoanalysis). Int. J. Psychoanal., 87: 1-19.
McEWEN, B.B., SAPOLSKY, R.M. (1995). Stress and cognitive function. Current Opinion in Neurobiology, 5: 205-
216.
OGDEN, J.H. (2001). Conversazioni al confine del sogno. Roma: Astrolabio, 2003.
SACCHETTI, B., SCELFO, B., TEMPIA, F., STRATA, P. (2004). Long-Term Synaptic Changes Induced in the
Cerebellar Cortex by Fear Conditioning. Neuron, 42: 973-982.
SAUSSURE, F. de (1916). Cours de linguistique générale, édition critique préparée par Tullio De Mauro, Paris: Payot,
1972.
SCHÖN, D., BESSON, M. (2002). Musica Maestro! In: Psychology at the turn of the millenium: Cognitive, biological
and health perspectives, Lars Bäckman & Claes von Hofstein, Eds. (Vol. I), pp. 119-152.
SIEGEL, S.J. (1999). La mente relazionale. Neurobiologia dell'esperienza interpersonale, Milano: Cortina.
SOLMS, M. (2003). Dreaming and REM sleep are controlled by different brain mechanisms. In: Pace-Schott, E.F.,
Solms, M., Blagrove, M., Harnad, S. (Eds), Sleep and Dreaming. Scientific Advances and Reconsiderations.
Cambridge: Cambridge University Press, pp. 51-58.
WARRINGTON, E.K., WEISKRANTZ, L. (1974). The effect of prior learning on subsequent retention in amnesic
patients. Neuropsychologia, 12: 419-428.

62
SONNO E MEMORIA NELL'ANZIANO
Carlo Cipolli, Claudio Campi, Giovanni Tuozzi
1. Premesse storiche tato a formulare la “ipotesi della continuità”, ov-
L'incremento della speranza di vita per la po- vero la possibilità di relazioni sistematiche fra
polazione dei paesi più sviluppati sta ponendo questi due tipi di modificazioni correlate
numerosi nuovi problemi di diagnosi e tratta- all'invecchiamento (Berry e Webb, 1985).
mento dei disturbi della salute collegati con Le linee di ricerca sviluppate negli ultimi ven-
l'età, relativi a funzioni biologiche, comporta- ti anni hanno evidenziato un'effettiva associa-
mentali e cognitive. zione fra i due ordini di fenomeni nei casi di in-
Tra le conseguenze del prolungamento della vecchiamento patologico, ovvero con aspetti de-
durata della vita vi sono le modificazioni della generativi e di co-morbidità neurologica. In vari
struttura e, in parte, di alcune funzioni svolte disturbi di tipo degenerativo (come le demenze)
dal sonno per l'acquisizione di nuove informa- al deterioramento cognitivo è risultata associata
zioni, di tipo sia dichiarativo che procedurale, un'ampia disorganizzazione del sonno (Ancoli-
e, in generale, per un efficiente funzionamento Israel e Vitiello, 2006). Inoltre, per alcune pato-
dei processi cognitivi. Le possibili implicazioni logie, come il morbo di Parkinson, la comparsa
di questo aspetto dell'invecchiamento sono sta- di segni evidenti di deterioramento cognitivo è
te finora considerate solo in parte (Roth et al., preceduta di qualche anno dai disturbi compor-
2001), pur se da oltre quaranta anni è noto che tamentali del sonno REM (Schenck et al., 1986;
l'architettura del sonno si modifica sensibil- Olson et al., 2000), ovvero da episodi di attività
mente nell'arco di vita, anche se non in misura mentale “agita”, con movimenti corporei o arti-
così spettacolare come nella prima infanzia. colari, resi possibili dalla mancanza di atonia mu-
Già alla fine degli anni '60, infatti, è stato accer- scolare, che è uno degli indici peculiari del son-
tato che l'invecchiamento è associato a varie no REM.
modificazioni strutturali del sonno. Le linee di ricerca sviluppate, pur se in modo
L'incremento del tempo di veglia dopo meno sistematico, sui casi di invecchiamento fi-
l'addormentamento, la diminuzione della pro- siologico depongono, per un insieme di relazio-
porzione di sonno profondo (ovvero, stadi 3 e 4 ni più problematiche fra modificazioni del son-
del sonno NREM: cfr. par. 2), la diminuzione no e variazioni nel funzionamento cognitivo.
della proporzione di sonno REM e della fre- Tuttavia, proprio perché l'età media si sta innal-
quenza di movimenti oculari in questo tipo di zando, le relazioni fra le modificazioni del son-
sonno (Kahn e Fischer, 1969) sono accompa- no e del funzionamento cognitivo
gnati da incrementi della sonnolenza diurna e di nell'invecchiamento fisiologico si stanno rive-
brevi periodi di sonno diurno (i naps). Questi lando di primaria importanza.
dati sono stati ripetutamente confermati dalle ri- Per cominciare a delinearne il quadro, è op-
cerche dei due decenni successivi, che hanno portuno avviare una ricognizione delle cono-
permesso di descrivere in modo tuttora consi- scenze circa le relazioni tra sonno e memoria,
derato attendibile le modificazioni del sonno in generale, al fine di pianificare un set di ricer-
nell'invecchiamento fisiologico (Feinberg, che coordinate sull'anziano con invecchiamen-
1974; Blois et al., 1983). to fisiologico. A tal fine, nei paragrafi successi-
Negli anni '70 e '80 il frequente riscontro di vi verranno presentati, pur se in forma sintetica,
un'associazione temporale fra modificazioni i seguenti punti essenziali per comprendere la
dell'organizzazione del sonno e deterioramento complessiva problematica dei rapporti tra son-
cognitivo (soprattutto della memoria, nelle fasi no e memoria:
iniziali della demenza di Alzheimer) aveva por- - la struttura del sonno e le sue modifica-

63
Figura 1. Ritmi cerebrali nella veglia e nel sonno

zioni nell'arco di vita;


- i processi cognitivi durante il sonno e nel-
la veglia successiva;
- le relazioni fra sonnolenza diurna e dete-
rioramento delle prestazioni cognitive;
- le relazioni fra le caratteristiche della
struttura del sonno e gli indicatori del fun-
zionamento cognitivo durante il sonno
nell'anziano.

2. La struttura del sonno nell'arco di vita


Il sonno è una condizione dell'organismo di-
stinta dalla veglia in moltissime specie animali.
Nell'uomo, il sonno può essere definito come
“uno stato comportamentale periodico e reversi-
bile caratterizzato da una ridotta reattività agli sti-
moli ambientali, con sospensione dei rapporti
con l'ambiente e modificazioni della coscienza.
Inoltre, esso si instaura spontaneamente e si auto-
limita nel tempo” (Fagioli e Salzarulo, 1995).
In questa definizione sono comprese tutte le
indicazioni essenziali emerse in oltre 50 anni di
ricerche sperimentali sul sonno. La ridotta reat-
tività all'ambiente deriva dall'innalzamento del-
la soglia di riconoscimento di singoli stimoli
esterni, in quanto la consapevolezza del mondo
esterno è pressoché assente durante il sonno.
L'alternanza del sonno con la veglia segue una le combinazioni e alle variazioni congiunte di tre
ritmicità circadiana, secondo proporzioni di cir- parametri fisiologici rappresentati dagli indici
ca 1/3 per il sonno e 2/3 per la veglia. Inoltre, il elettroencefalografici (EEG: le variazioni sono ri-
sonno si instaura senza interventi esterni e si con- portate nella Figura 1), elettrooculografici
clude spontaneamente con il risveglio. La strut- (EOG), elettromiografici (EMG). Il semplice
tura del sonno influenza sia le attività mentali controllo visivo del tracciato elettropoligrafico di
che in esso hanno luogo sia il funzionamento dei un individuo che dorme porta a classificare age-
processi cognitivi nella veglia successiva. volmente lo stadio di sonno attraversato momen-
Per una descrizione soddisfacente del sonno to per momento, a misurarne la durata ed, even-
vanno tenuti presenti tre livelli della sua organiz- tualmente, a valutarne i correlati psicologici, ov-
zazione: stadio, ciclo ed episodio (vedi Figura 1). vero cognitivi e comportamentali, rispetto alla
La descrizione obiettiva degli stadi di sonno condizione di veglia (come sintetizzato nella Fi-
avviene in base ad un sistema di classificazione gura 2).
degli stadi di sonno basato sulle norme codificate
da Rechtschaffen e Kales (1968). Queste norme L'organizzazione del sonno per cicli è stata
portano ad attribuire il sonno ad uno dei quattro scoperta nel 1953 ed ha segnato la svolta più im-
stadi di sonno NREM o al sonno REM in base al- portante nello studio del sonno. Aserinsky e

64
Figura 2.
Principali caratteristiche fisiologiche, comportamentali
e cognitive del sonno
90 minuti), ma con un'organizzazione interna
variabile: gli stadi di sonno profondo (stadi 3 e
4 del sonno NREM) compaiono quasi solo nei
cicli della prima parte della notte, mentre la du-
rata del sonno REM aumenta nella seconda par-
te della notte.
La distribuzione degli stadi di sonno nell'arco
di un episodio di sonno notturno non disturbato
è per circa il 75-80% di sonno NREM e per circa
il 20-25% di sonno REM. Del sonno NREM cir-
ca il 45-50% è occupato dallo stadio 2, circa il
5% dallo stadio 1, circa il 20-25% cumulativa-
mente dagli stadi 3 e 4. Questi ultimi due stadi,
caratterizzati da onde lente (o delta: si veda la Fi-
gura 1), sono anche definiti come “sonno lento”
Kleitman (1953) individuarono una fase di son-
o “sonno a onde lente”. Infine, il 4-5% del tem-
no desincronizzato, con tracciato EEG simile a
po può essere trascorso in veglia, prima
quello di veglia, con onde cerebrali di bassa am-
dell'addormentamento e dopo risvegli interve-
piezza ed elevata frequenza, che compare a
nuti durante il sonno.
conclusione di cicli di sonno della durata di cir-
L'organizzazione del sonno e la distribuzio-
ca 90 minuti. Questo tipo di sonno venne deno-
ne dei suoi stadi variano nell'arco di vita:
minato “sonno paradossale” o “sonno REM”,
l'ipnogramma dell'anziano differisce sensibil-
data la presenza di movimenti oculari rapidi e
mente da quello del giovane adulto (Figura 3
coniugati (Rapid Eye Movements: REM).
b), con una diminuzione progressiva in rappor-
to all'età della proporzione di sonno profondo
L'ipnogramma di una nottte standard di un
e, in parte, di sonno REM, e con più elevati indi-
giovane adulto (Fig. 3a) vede una successione
ci di risvegli e di sonno in stadio 1-NREM. Que-
di 4-5 cicli di sonno, di durata omogenea (circa
sti due ultimi indici generano l'impressione sog-
gettiva di una durata minore del sonno
3a
nell'anziano, pur se in realtà non è molto diver-
Veglia
Giovane adulto sa da quella dell'adulto. All'estremo opposto
REM dell'arco di vita, ovvero alla nascita, la quantità
NREM-1 di sonno è altissima (occupa oltre il 60% delle
NREM-2 24 ore), con una proporzione molto elevata di
NREM-3
NREM-4
sonno REM (circa il 40% del sonno totale). Nei
primi mesi di vita aumenta rapidamente il tem-
3b
Anziano po di veglia, mentre la proporzione di sonno
Veglia
REM diminuisce più lentamente.
REM
NREM-1
La descrizione del sonno per episodi avviene
NREM-2 all'interno del ritmo sonno-veglia, che è uno dei
NREM-3 ritmi di base delle specie animali, che evidenzia-
NREM-4
1 2 3 4 5 6 7 8
no una grande variabilità nelle quantità di son-
no: per esempio, il cavallo dorme circa 2 ore su
Ore di sonno
24, il ratto circa 12. Nell'uomo, pur con una note-
vole variabilità interindividuale, la quantità com-
Figura 3a e 3b.
Ipnogramma di una tipica notte di sonno
plessiva di sonno oscilla tra 6 e 9 ore quotidiane.
in un giovane adulto e in un soggetto anziano

65
La quantità di sonno è variabile anche nello stes- prestazionale.
so individuo, potendosi contrarre o espandere di La transizione da un'organizzazione polifasi-
una o due ore senza particolari conseguenze sul- ca ad una monofasica del sonno è legata non so-
le attività successive al risveglio: nei giorni lavo- lo all'età, ma anche agli stili di vita. In alcune cul-
rativi di solito si dorme di meno rispetto ai fine ture (soprattutto nei paesi mediterranei e subtro-
settimana. picali) il sonno rimane polifasico anche
In alcune specie animali il sonno è chiara- nell'adulto, con un periodo principale di sonno
mente e continuativamente polifasico, mentre in notturno e uno o più “sonnellini” diurni (naps),
altre è monofasico. Nell'uomo il sonno è tenden- soprattutto all'inizio del pomeriggio. L'assenza
zialmente monofasico, pur se non in tutto l'arco cronica o la soppressione temporanea dei naps,
di vita. Il sonno alla nascita è polifasico, con ad- tuttavia, non ha conseguenze apprezzabili sul
dormentamento in sonno REM, poi si struttura piano comportamentale o cognitivo, se è bilan-
in senso monofasico (spesso già nell'infanzia e ciata da un'adeguata durata del sonno notturno.
sempre nell'adolescenza e nell'età adulta), con Nell'uomo il controllo circadiano (ovvero, con
addormentamento in sonno NREM. periodicità di 24 ore) del ritmo sonno-veglia da
Non tutti i momenti del giorno sono equiva- parte di strutture del sistema nervoso centrale (in
lenti per la transizione dalla veglia al sonno, ma particolare, i nuclei soprachiasmatici
vi sono due “soglie” (gates) preferenziali, ver- dell'ipotalamo) è sincronizzato sull'andamento
so le ore 23 e verso le 14. Queste soglie sono col- della temperatura corporea. Il risveglio al mattino
legate alla diminuzione della temperatura cor- avviene nella fase ascendente della temperatura
porea e all'incremento della sonnolenza, defi- corporea, mentre la propensione al sonno aumen-
nita come minore reattività agli stimoli ta verso le ore 14 e 23 ed è massima tra le ore 3 e
dell'ambiente accompagnata da una sensazione 6. Nell'anziano intervengono cambiamenti fisio-
soggettiva di affaticamento e/o minore allerta. logici importanti nel controllo circadiano del rit-
L'incremento della “propensione” al sonno (sle- mo sonno-veglia: in particolare, aumenta la fre-
ep propensity) e, quindi, della probabilità di ad- quenza dei naps diurni e il sonno notturno diven-
dormentamento in corrispondenza delle due ta più frammentato. Pertanto, pur se il tempo tota-
suddette soglie è un dato importante a favore le di sonno nelle 24 ore rimane spesso sostanzial-
dell'ipotesi che il sonno sia tendenzialmente po- mente sovrapponibile a quello dell'adulto,
lifasico e non monofasico. l'anziano ha l'impressione di dormire meno. Que-
La presenza di episodi acuti di sonnolenza sti cambiamenti del ritmo circadiano possono es-
diurna è una delle manifestazioni più evidenti sere collegati alle alterazioni strutturali osservate
del “debito di sonno”. Oltre a rappresentare una nel nucleo soprachiasmatico e nei neuroni del
causa rilevante di incidenti sul lavoro e sulle tronco cerebrale. Nell'anziano il periodo di son-
strade, è anche un limite per l'efficienza cogni- no viene anticipato: tendenzialmente, l'anziano si
tiva e motoria e per la percezione del benessere corica prima e si sveglia presto, probabilmente in
da parte dell'individuo. Tuttavia, variazioni nel- relazione a modificazioni del ritmo della tempe-
la vigilanza (cioè i microsonni, di durata varia- ratura corporea: mentre nel giovane adulto i valo-
bile da qualche secondo a qualche minuto) e au- ri minimi sono compresi fra le 4 e le 6,
menti della sonnolenza si verificano anche in nell'anziano sono anticipati verso le 3 (Cajochen
assenza di debito di sonno, soprattutto se vi è et al., 2006).
un affaticamento generale a seguito di una pro- Questi dati avvalorano ulteriormente
lungata operatività o, abbastanza paradossal- l'ipotesi che nell'anziano le modificazioni del
mente, di una protratta monotonia percettivo- controllo circadiano del ritmo sonno-veglia (la
cui interazione con il processo omeostatico por-

66
ta a mantenere costanti le proporzioni di sonno spesso pensiero-simili (ovvero hanno contenuti
di sonno e di veglia) hanno conseguenze anche di tipo quotidiano e concettuale, con pochi ele-
sul funzionamento cognitivo. Infatti, il sonno menti bizzarri); in sonno REM sono prevalente-
diurno ha caratteristiche abbastanza diverse da mente oniro-simili (ovvero hanno contenuti di ti-
quello notturno, rispetto al quale non può esse- po bizzarro, con forti caratteristiche sensoriali e
re considerato una miniatura. Come hanno di- un'apparente discontinuità rispetto alle espe-
mostrato gli studi sugli shift-workers anziani, è rienze della veglia). La distinzione tra i due tipi
un sonno più “fragile”, è di breve durata e ha di attività mentale non è ovviamente dicotomi-
proporzioni nettamente inferiori di sonno ca, ma graduabile lungo una scala che va
REM rispetto a quello notturno. Gli effetti di dall'assenza di attività mentale a un'esperienza
questa modificazione “qualitativa” nella strut- fortemente sensorializzata, con contenuti biz-
tura del sonno possono essere in buona parte in- zarri e lontana dalla realtà quotidiana (come pre-
feriti dalle indicazioni acquisite sulle relazioni vede la definizione intuitiva di “sogno”) (Pivik e
fra sonno e processi cognitivi nell'adulto. Foulkes, 1968). Tuttavia, la distinzione tra atti-
vità mentali oniro-simili e pensiero-simili non è
3. Sonno e processi cognitivi sempre agevole: in un resoconto spesso sono pre-
Fino a poco più di 50 anni fa il sonno era con- senti elementi riconducibili ad entrambe le tipo-
siderato come uno stato essenzialmente “passi- logie. Invece, la lunghezza e la complessità delle
vo”, ovvero di riposo e recupero dalla fatica ac- attività mentali, che è di solito maggiore in son-
cumulata nella veglia precedente, senza alcun no REM, aumenta nel corso della notte indipen-
segno di attività cognitiva eccetto la presenza dentemente dal tipo di sonno.
sporadica di sogni. Oggi molti dati psicofisio- L'elaborazione di attività mentali pratica-
logici fanno apparire il sonno come uno stato mente in tutti gli stadi e cicli di sonno (per una
notevolmente “attivo”. I suoi effetti sono docu- rassegna, cfr. Nielsen, 1999) pone il quesito del-
mentatamente rilevanti, sia in senso positivo, la discrepanza tra l'enorme quantità di attività
in particolare per il consolidamento di nuove in- mentali elaborate durante il sonno e la piccolis-
formazioni in memoria e per le prestazioni che sima quantità ricordata dopo il risveglio del mat-
richiedono operazioni cognitive complesse nel- tino, allorchè si ricorda di solito una (il “sogno”
la veglia successiva, sia in senso negativo, co- propriamente detto) o nessuna attività mentale.
me conseguenza di modificazioni della sua du- Per spiegare questa discrepanza sono state avan-
rata e/o collocazione circadiana (spesso impo- zate due ipotesi, basate sul funzionamento della
ste dall'organizzazione del lavoro). memoria. La prima ipotesi assume che le attività
Il primo gruppo di dati che ha fatto apparire il mentali non sono consolidate in memoria duran-
sonno come uno stato attivo di elaborazione del- te il sonno, ma dopo il risveglio, attraverso le
le informazioni è stato il riscontro di un'elevata operazioni di codificazione implicate nel loro ri-
frequenza di attività mentali in tutti gli stadi e ci- chiamo (recall) (Cohen, 1979). Pertanto, le atti-
cli di sonno (Foulkes, 1962). Negli studi di labo- vità mentali (ovvero, i “sogni”) ricordate a di-
ratorio vengono abitualmente ottenuti da giova- stanza di tempo sarebbero quelle elaborate in
ni adulti resoconti di attività mentali in oltre prossimità del risveglio del mattino, il quale av-
l'80% dei risvegli provocati in sonno REM e in viene nel periodo in cui la proporzione di sonno
circa il 50% dei risvegli provocati in sonno REM (e quindi di attività mentali oniro-simili) è
NREM. Alcune caratteristiche di queste attività maggiore (cfr. Figura 3a).
mentali differiscono in relazione al tipo di sonno La seconda ipotesi assume che le attività
nel quale sono elaborate: in sonno NREM sono mentali non ricordate spontaneamente sono in

67
realtà semplicemente inibite al recupero (re- di parole o frasi di diversa lunghezza e comples-
trieval) dalle interferenze tra i loro contenuti. In sità semantica) presentati prima del sonno e i
effetti, molte attività mentali elaborate nella contenuti che le “incorporano” nelle successive
stessa notte hanno vari contenuti identici o mol- attività mentali ha permesso di ottenere tre im-
to simili (“interrelati”), che provocano interfe- portanti indicazioni: a) una parte degli stimoli
renze così come avviene per tutte le informa- viene incorporata come contenuti delle attività
zioni simili: ciò aumenterebbe la difficoltà di re- elaborate in tutti gli stadi di sonno; b)
cupero al mattino successivo. Questa ipotesi ha l'incorporazione avviene più frequentemente
portato ad accertare che le attività mentali effet- quando il materiale-stimolo è associato ad un
tivamente presenti in memoria sono nettamente compito ancora da completare (per es., ritenere
maggiori di quelle ricordate spontaneamente al il materiale-stimolo per una prova di richiamo
mattino e sono accessibili attraverso appropria- successiva al risveglio); c) parti diverse dello
ti indizi (probes) (Cipolli et al., 1992; 2006). Qu- stesso materiale sono incorporate in attività men-
esti dati sono importanti anche e soprattutto per- tali elaborate in momenti successivi. Queste indi-
ché dimostrano che durante il sonno hanno luo- cazioni sperimentali confermano che
go processi di consolidazione nella memoria a un'informazione acquisita di recente può essere
lungo termine per le informazioni elaborate du- riattivata e rielaborata più volte, anche se per par-
rante il sonno. ti diverse, nel sonno successivo. Appare quindi
Il secondo gruppo di dati riguarda un altro plausibile che questa elaborazione ripetuta in-
aspetto “attivo” del sonno, ovvero la reattività crementi il grado di consolidamento di alcuni
agli stimoli esterni e l'accessibilità di stimoli (o in- aspetti (o tratti) delle informazioni riattivate du-
formazioni) immagazzinati in memoria prima rante il sonno, anche se non vi sono ancora prove
dell'addormentamento. definitive.
Con la tecnica dei potenziali evocati (che per- Il terzo gruppo di dati riguarda l'influenza po-
mette di registrare le variazioni dell'attività bioe- sitiva del sonno sulla consolidazione di nuove in-
lettrica cerebrale) è stato mostrato che una certa re- formazioni acquisite nella veglia precedente.
attività a stimoli esterni (prevalentemente uditivi, L'esistenza di importanti relazioni tra sonno e
ma anche olfattivi e tattili) persiste in stadio 2- memoria era stata ipotizzata molto prima delle ri-
NREM e in sonno REM, anche se con tempi di cerche di psicofisiologica del sonno. Jenkins e
elaborazione più lunghi rispetto alla veglia (Perrin Dallenbach avevano fornito già nel 1924 una
et al., 2002). Persistono, in particolare le capacità convincente dimostrazione che la ritenzione di
di discriminare stimoli semanticamente incongru- materiali-stimolo come una lista di coppie di pa-
enti o particolarmente significativi (come nomi di role è migliore se la loro acquisizione viene se-
persona) e di attivare specifiche risposte motorie guita da un periodo (8 ore ) di sonno anziché di
associate in precedenza (“apprese”) a determinati veglia.
stimoli. Questi ultimi, tuttavia, possono avere an- L'esistenza di questo effetto collegato al son-
che un altro output, ovvero l'incorporazione tra i no (sleep effect) è stata confermata più volte da
contenuti dell'attività mentale elaborata conte- studi naturalistici (ovvero, condotti senza
stualmente. Questo esito è, tuttavia, molto più fre- l'ausilio della registrazione elettropoligrafica
quente per stimoli e informazioni immagazzinati del sonno). Questi studi hanno dimostrato che la
in memoria prima del sonno e riattivati durante il superiorità persiste, e per tutte le misure di riten-
sonno (Cipolli et al., 2004). zione considerate, anche dopo le prime 24 ore,
Il confronto tra le caratteristiche semantiche quando i tempi di veglia e di sonno si sono rie-
iniziali di alcuni materiali-stimolo (per es., liste quilibrati nei soggetti che hanno trascorso le pri-
me 8 ore nel sonno o nella veglia (Figura 4)

68
Figura 4.
L'esperimento di Jenkins e Dallenbach (1924)
sull'influenza del sonno sulla memoria (sleep effect).
mata in tutti gli studi successivi (cfr. Stickgold,
sonno veglia 2005). In particolare, l'incremento delle abilità
10
0
di discriminazione visuo-percettiva risulta non
90 veglia solo superiore dopo una notte di sonno rispetto
80
Apprendimento PROVE DI RITENZIONE
ad una di veglia, ma aumenta ulteriormente nei
giorni successivi (Figura 5b). Inoltre, la supe-
Richiamo di sillabe %

70 lista di parole DEL MATERIALE


SONNO
APPRESO
60

SONNO
riorità di apprendimento è indipendente dal
50

40
S1

S2
compito (si manifesta anche in nuove abilità
30 motorie, per esempio di coordinazione di dita-
pollice o di battitura di tasti in sequenza con le
VEGLIA
20

10 VEGLIA
dita della mano non dominante). Infine, un pe-
0
1 2 3 4 5 6 7 8

ORE

Nelle ricerche degli ultimi 10 anni sono state


approfondite le relazioni fra durata e caratteri-
stiche del sonno e consolidamento delle infor-
mazioni di tipo dichiarativo e non-dichiarativo.
Secondo la distinzione di Squire (1993,) le in-
formazioni di tipo dichiarativo sono relative ad
eventi, recenti o remoti, e a conoscenze generali
e astratte, mentre quelle di tipo non-dichiarativo
sono relative soprattutto a conoscenze procedu-
rali, ovvero abilità percettive e motorie, alla faci-
litazione indotta da un apprendimento prece-
dente (priming), all'apprendimento associativo
e non-associativo. La consolidazione delle in-
formazioni di tipo non-dichiarativo richiede tem-
pi abbastanza lunghi (almeno 6-8 ore per compi- 5a
ti di discriminazione visuo-percettiva come il Figure 5a e 5b.
test di Karni e Sagi, 1991: si veda la Figura 5a), Test di discriminazione visiva di Karni e Sagi (5a)
per cui è possibile controllare con precisione gli e processo di consolidazione delle abilità percettive
nei giorni successivi all'addestramento iniziale (5b)
effetti di un periodo successivo di sonno sul pro-
cesso complessivo di consolidazione. Il soggetto deve individuare la presenza o meno di un pat-
Karni e collaboratori (1994) hanno per primi tern di linee difforme (tre linee) da quello di base (due
linee) all'interno di una configurazione variabile che vie-
messo in evidenza attraverso un compito di di- ne presentata (con il pattern difforme, se presente, in posi-
scriminazione visiva che l'incremento della cor- zioni volta per volta diverse) per un tempo decrescente
rispondente abilità percettiva è nettamente supe- finché viene mantenuta una proporzione superiore
all'80% di risposte corrette (figura 5a) .
riore dopo una notte di sonno ininterrotto rispet- Un periodo di sonno nella notte successiva
to a una notte con deprivazione totale o con de- all'apprendimento dell'abilità di discriminazione visiva
privazione parziale di sonno REM, ma non con misurata dal test di Karni e Sagi determina un migliora-
mento delle prestazioni allo stesso test non solo il giorno
deprivazione parziale di sonno NREM. dopo (giorno 1), ma anche nei giorni successivi (per es.,
(Figura 5a e 5b) giorni 3 e 4). Al contrario, la deprivazione totale di sonno
La superiorità della consolidazione di cono- nella notte successiva all'apprendimento iniziale impedi-
sce ogni miglioramento delle prestazioni anche a distanza
scenze di tipo procedurale dopo un periodo di di vari giorni (per es., il giorno 3: istogramma bianco
sonno rispetto ad uno di veglia è stata confer- nella figura 5b).

69
Miglioramento della prestazione (ms)

ming) semantica eseguito dopo risveglio in sta-


dio 2-NREM, o dopo sonno REM in diversi ci-
cli di sonno, l'attivazione di relazioni semanti-
che è risultata più rapida dopo risvegli in sonno
NREM, per termini strettamente associati (per
es.,cane-gatto) e dopo risvegli in sonno REM
(Stickgold et al., 1999) per termini a bassa asso-
ciazione (per es., cane-prato)

Giorni 4. Sonnolenza diurna e deterioramento


Deprivazione cognitivo
5b di sonno
Il bisogno di dormire è avvertito
dall'individuo in base alla sonnolenza, ovvero al-
la minore reattività agli stimoli dell'ambiente e a
riodo prolungato di sonno produce un incre- una sensazione soggettiva di affaticamento e/o
mento di abilità procedurali (nella fattispecie, minore allerta. Questa “propensione al sonno”,
visuo-percettive) maggiore rispetto ad un pe- oltre ad essere collegata a processi di tipo omeo-
riodo breve (tipo nap), pur se quest'ultimo arre- statico e circadiano, è influenzata dalla qualità
sta il deterioramento nella prestazione che si ri- del sonno precedente. Questo può essere stato
scontra dopo un equivalente periodo di veglia ininterrotto (e quindi percepito positivamente
(Mednick et al., 2003). dall'individuo) o frammentato da stimoli esterni
In sintesi, il consolidamento di abilità visuo- o da condizioni interne all'organismo (e quindi
percettive e motorie risulta agevolata: a) da un percepito negativamente). La corrispondenza fra
periodo di sonno entro le 24 ore successive alla stime soggettive e oggettive (elettropoligrafiche)
seduta iniziale di addestramento, b) dalla pre- del sonno non è particolarmente elevata. La son-
senza di sonno REM (frequente soprattutto nel- nolenza ha due picchi, uno primario (verso le 23-
la seconda parte della notte) e anche di sonno 24) e uno secondario (verso le 14).
NREM, soprattutto gli stadi 3-4 per le abilità vi- La presenza di episodi acuti di sonnolenza
suo-percettive e lo stadio 2 per quelle motorie diurna è una delle manifestazioni più evidenti
(Walker e Stickgold, 2004). del “debito di sonno”. Oltre a rappresentare una
I dati relativi alla specificità funzionale degli causa rilevante di incidenti sul lavoro, è anche
stadi del sonno sul consolidamento di cono- un limite per l'efficienza cognitiva e per la per-
scenze dichiarative sono ancora in parte contro- cezione del benessere da parte dell'individuo.
versi (Gais e Born, 2004). Infatti, da un lato la ri- Tuttavia, variazioni nella vigilanza (cioè i mi-
tenzione di liste di coppie di parole dopo una crosonni, di durata variabile da qualche secon-
notte di sonno ininterrotto è risultata equivalen- do a qualche minuto) e aumenti della sonnolen-
te a quella rilevata dopo una notte con risvegli za si verificano anche in assenza di debito di
provocati alla conclusione di singoli cicli di son- sonno e in condizioni di inattività (come avvie-
no (ovvero, dopo 10 minuti di sonno REM), e ne spesso nell'anziano istituzionalizzato).
nettamente superiore a quella con risvegli pro- Numerosi studi cronobiologici sulle varia-
vocati che interrompono i cicli di sonno (ovve- zioni della vigilanza nell'arco delle 24 ore, con-
ro, 40 minuti dopo l'inizio del sonno NREM). dotti su cicli di durata variabile (da 7 minuti di
Dall'altro, in un compito di facilitazione (pri- sonno a 3 ore di sonno e corrispettivamente da

70
15 minuti a 6 ore di veglia), hanno evidenziato prestazioni cognitive, specialmente se la fram-
che la sonnolenza presenta un picco bimodale e mentazione è elevata (ovvero, periodi di sonno
che vi è una covariazione tra i livelli di massima continuo inferiori a 10 minuti). Il deterioramento
vigilanza e i picchi di sonnolenza. Un picco di delle prestazioni nella veglia successiva è ovvia-
sonnolenza pomeridiano precoce (alle 14) è asso- mente correlato anche alla modificazione della
ciato ad un incremento di vigilanza verso le 20, struttura del sonno: quanto più elevata è la fram-
mentre un picco tardivo (verso le 16) a un incre- mentazione tanto più viene impedito l'esordio de-
mento di vigilanza verso le 22. In entrambe le ti- gli stadi di sonno profondo (3- 4 NREM) e del
pologie di individui il periodo serale di maggior sonno REM e, quindi, il completamento del ciclo
vigilanza precede di circa 2-3 ore il picco nottur- di sonno NREM-REM.
no della sonnolenza. Appare pertanto evidente I risultati delle ricerche sulla frammentazione
come le modificazioni nei ritmi circadiani, che si del sonno hanno portato ad ipotizzare che la di-
riscontrano nell'anziano (Cajochen et al., 2006), scontinuità del sonno sia in parte responsabile dei
alterino anche la frequenza obiettiva e la perce- deficits cognitivi riscontrati nell'invecchiamento
zione soggettiva della sonnolenza diurna. e nei soggetti con disturbi cronici come le apnee
Indicazioni utili per stimare gli effetti della ostruttive del sonno. Questa ipotesi ha trovato al
sonnolenza sulle prestazioni cognitive e sui livel- momento solo limitate conferme, probabilmente
li di vigilanza sono venute dagli studi sugli effetti anche per i numerosi problemi metodologici po-
negativi indotti dalla deprivazione parziale di son- sti dalla valutazione delle variazioni circadiane
no nel giovane adulto e nell'anziano. Numerose ri- delle prestazioni (Takahashi, 2003). Infatti, le va-
cerche realizzate con la tecnica della deprivazio- lutazioni del deterioramento delle prestazioni in
ne parziale hanno permesso di controllare gli ef- compiti complessi non sempre sono state esegui-
fetti indotti dalla durata della restrizione di sonno te in diversi orari della veglia successiva: pertan-
(da una sola notte a settimane o mesi, ovviamente to, non solo non si è tenuto conto delle variazioni
solo nel giovane adulto) e dalla quantità di sonno circadiane di molti processi cognitivi (come la
decurtato (con la tecnica di riduzione del risve- memoria), ma anche della presenza di un periodo
glio anticipato o dell'addormentamento ritarda- di “inerzia” dopo il risveglio (sleep inertia). Du-
to). Complessivamente, la deprivazione parziale rante questo periodo vari tipi di prestazione sono
di sonno riduce sensibilmente la velocità e di livello inferiore rispetto a quelle eseguite ad un
l'accuratezza delle prestazioni, se queste implica- maggior intervallo dal risveglio. La durata degli
no operazioni cognitive complesse (come antici- effetti negativi dell'inerzia del sonno varia in rela-
pazione, pianificazione, valutazione degli effetti zione al tipo di sonno prima del risveglio (sono
e/o del contesto) meno se implicano operazioni maggiori dopo risveglio in stadio 3-4 NREM che
semplici e ripetitive. Risulta ridotto anche il livel- in sonno REM), alla durata complessiva del son-
lo di vigilanza, pur se abbastanza resistente alle no precedente, al tipo di compito. L'inerzia sem-
variazioni di durata del sonno della notte prece- bra “dissiparsi” più rapidamente: a) per compiti
dente. semplici, di tipo percettivo e meccanico, rispetto
E' stato documentato che effetti altrettanto im- a compiti complessi, che richiedono attenzione
portanti sono indotti dalla continuità del sonno, a prolungata e ragionamento (come per la presa di
parità di durata. La frammentazione del sonno a decisioni), e di tipo motorio; b) dopo un periodo
causa di brevi periodi di incremento di sonno diurno anziché notturno; c) se non vi è
dell'attivazione corticale (arousals) o di risvegli stata una precedente privazione di sonno che im-
comportamentali veri e propri è associata ad ponga il recupero del “sonno minimo” decurtato.
un'ulteriore diminuzione della vigilanza e delle Gli effetti dell'inerzia sono particolarmente

71
evidenti (e preoccupanti) dopo un'interruzione Mazzoni et al. (1999) hanno mostrato che
del sonno all'inizio della notte, quando la pro- l'efficacia del ricordo differito (al mattino suc-
babilità di risveglio in stadio 3-4 NREM è più cessivo) di una lista di parole immagazzinata in
elevata e la quantità di sonno pregresso è mino- memoria prima del sonno è correlata al numero
re, per cui gli effetti del “debito residuo” di son- di cicli completi di sonno durante la notte suc-
no sono maggiori. In genere, l'inerzia di sonno cessiva. Schredl et al. (2001) hanno mostrato
è tanto più marcata quanto più prolungata è sta- un più elevato ricordo differito di una lista di pa-
ta la veglia precedente (per esempio, 30 rispetto role a seguito di trattamento farmacologico di ti-
a 18 ore), specie se contrassegnata da attività po colinergico, che notoriamente incrementa la
prolungate e impegnative, in quanto è più pro- durata del sonno REM. Hornung et al. (2006)
babile che il risveglio avvenga in stadio 3-4 hanno accertato che l'attivazione indotta per
NREM. via farmacologica del sonno REM favorisce la
Infine, l'adattamento periodico allo sposta- consolidazione di nuove conoscenze procedu-
mento del periodo di riposo e, quindi, di sonno rali, quali quelle implicate in un compito di ri-
risulta sempre meno agevole quanto più l'età è produzione grafica speculare (mirror tracing
elevata (per es., negli ultrasessantenni rispetto task).
ai quarantenni: Akerstedt, 2006), oltre che nelle Le indicazioni di questi tre esperimenti sono
donne rispetto agli uomini. sostanzialmente convergenti e avvalorano
l'assunzione che la comprensione del ruolo del
5. Variazioni delle caratteristiche del sonno e sonno REM nella consolidazione di nuove in-
funzionamento cognitivo nell'anziano formazioni da parte dell'anziano con invec-
Solo di recente è stata riconosciuta chiamento fisiologico possa aiutare anche
l'importanza di accertare le relazioni fra le modi- nell'individuazione dei meccanismi alla base
ficazioni del sonno nell'invecchiamento fisio- della demenza (soprattutto di Alzheimer). In
logico e il funzionamento dei processi cogniti- questa patologia degenerativa, il declino del
vi, in particolare la memoria. Appare altrettanto funzionamento della memoria è associato alla
importante l’esigenza di acquisire indicazioni riduzione della proporzione di sonno REM e a
pertinenti fornite dagli studi sul giovane adulto modificazioni dell'attività di vari neurotra-
circa la funzione positiva del sonno (e del sonno smettori, che sono contrastati dai farmaci coli-
REM in particolare) per l'ulteriore consolida- nergici (Terry e Buccafusco, 2003).
zione delle conoscenze recentemente acquisite, Una seconda linea di ricerca, sviluppata in
sia di tipo procedurale che dichiarativo (cfr. Ci- modo discontinuo, ma potenzialmente di gran-
polli, 2005; Stickgold, 2005). de interesse, è quella relativa alla frequenza e al-
Il presupposto teorico comune (Hornung et le caratteristiche delle attività mentali del sonno
al., 2005) alle ricerche sperimentali finora ese- nell'anziano rispetto al giovane adulto. La ricer-
guite sull'anziano con invecchiamento fisiolo- ca più sistematica è stata senz'altro quella di Fe-
gico è stato quello dell'esistenza di relazioni fra in et al. (1985), nella quale è stato mostrato che
durata e caratteristiche del sonno REM, da una nell'anziano (ultrasessantacinquenne) con in-
parte, e processi di consolidazione delle infor- vecchiamento fisiologico diminuisce sia la fre-
mazioni, soprattutto di tipo procedurale, quenza di ricordo di attività mentali dopo risve-
dall'altra. Anche se finora sono state realizzate gli in sonno REM (71.4% rispetto a 90.2%) e
poche ricerche sperimentali sulla capacità di NREM (stadio 2: 47.2% rispetto a 60.3%), sia
consolidazione del sonno nell'anziano, alcune la presenza di contenuti con caratteristiche vi-
indicazioni importanti sono state acquisite. suo-percettive. Quest'ultima è stata calcolata in

72
base al numero di parole con specifico contenu- Un'ulteriore conferma sperimentale
to visivo nei resoconti verbali delle attività men- dell'esistenza di queste relazioni renderebbe ulte-
tali elaborate in sonno REM (5 vs 14) e in sonno riormente plausibile anche la possibilità di una
NREM (stadio 2: 2 vs 4). Questi ultimi dati sono diversità di relazioni fra le modificazioni di spe-
stati sostanzialmente confermati da Waterman cifiche caratteristiche del sonno e il funziona-
(1991), che ha rilevato come le variazioni di fre- mento di vari processi cognitivi (in particolare,
quenza nel ricordo di sogni si possano ricondur- di memoria) durante il sonno nell'anziano rispet-
re essenzialmente alla modificazioni della me- to al giovane adulto.
moria visiva.
La presenza di relazioni piuttosto complesse 6. Conclusioni
tra la lunghezza e l'organizzazione strutturale del- Le relazioni fra le modificazioni della strut-
le attività mentali in sonno REM e il funziona- tura del sonno e le variazioni nel funzionamento
mento dei processi cognitivi (misurato ovvia- cognitivo nell'anziano con invecchiamento fi-
mente in condizioni di veglia) è stata dimostrata siologico sono ancora largamente inesplorate,
da Cipolli et al. (1992) in una ricerca su pazienti pur se ne viene intravista l'importanza, grazie an-
anziani con morbo di Parkinson cognitivamente che ai dati raccolti nelle ricerche sulle relazioni
integri o con deficits cognitivi minori. Accanto fra funzionamento cognitivo e disturbi sistema-
ad una frequenza di ricordo di attività mentali do- tici del sonno, nettamente più frequenti
po risveglio in sonno REM (72%) molto simile a nell'anziano rispetto all'adulto, e quindi attra-
quella di soggetti normali ottenuta da Fein et al. verso lo studio del sonno nell'invecchiamento
(71.4%), è stata riscontrata una minor lunghezza patologico.
e complessità strutturale (ovvero, un minor nu- La raccolta di dati sul funzionamento delle at-
mero di episodi ) nei pazienti con punteggio più tività mentali del sonno e sui processi di conso-
basso nei tests di funzionamento cognitivo glo- lidazione in memoria per informazioni (soprat-
bale (misurato con il MMSE) e di abilità lingui- tutto procedurali) acquisite nella veglia prece-
stica (misurata con il Token Test). Questi dati dente sembra essere la via per far progredire an-
hanno suggerito l'esistenza di relazioni piuttosto che le conoscenze sugli effetti del trattamento
articolate tra le modificazioni nel funzionamen- farmacologico dei disturbi del sonno sul funzio-
to di processi cognitivi e quelle nelle caratteristi- namento cognitivo nell'anziano.
che strutturali delle attività mentali del sonno.

73
Riferimenti bibliografici

Akerstedt T. Altered sleep/wake patterns and mental performance. Physiol Behav 2007;90:209-218.
Ancoli-Israel S., Vitiello M.V. Sleep in dementia. Am J Geriatr Psychiatry 2006;14:91-94.
Aserinsky E., Kleitman N. Regularly Occurring Periods of Eye Motility, and Concomitant Phenomena, During Sleep. Science
1953;118:273–274.
Berry DT, Webb WB. Sleep and cognitive functions in normal older adults. J Gerontol 1985;40:331-335.
Blois R, Feinberg I, Gaillard JM, Kupfer DJ, Webb WB. Sleep in normal and pathological aging. Experientia 1983;39:551-558.
Cajochen C., Munch M., Knoblauch V., Blatter K., Wirz-Justice A. Age-related changes in the circadian and homeostatic regulation
of human sleep. Chronobiol Int 2006;23:461-474.
Cipolli C. Sleep and memory. In P.L. Parmeggiani, R.A. Velluti (a cura di), The physiologic nature of sleep. Imperial College Press,
London, 2005, pp. 601-629
Cipolli C., Fagioli I., Baroncini P., Fumai A., Marchio B., Sancini M., Tuozzi G., Salzarulo P. Recall of mental sleep experience with
or without prior verbalization. Am J Psychol 1992;105:385-407.
Cipolli C., Fagioli I., Mazzetti M., Tuozzi G. Incorporation of presleep stimuli into dream contents: evidence for a consolidation
effect on declarative knowledge during REM sleep? J Sleep Res 2004;13:317-326.
Cipolli C., Fagioli I., Mazzetti M., Tuozzi G. Consolidation effect of repeated processing of declarative knowledge in mental
experiences during human sleep. Brain Res Bull 2006;69:501-511.
Cohen D.B. Sleep and Dreaming. New York: Pergamon Press, 1979.
Fagioli I., Salzarulo P.. Psicologia e fisiologia del sonno. In S. Sirigatti (a cura di). Manuale di psicologia generale. UTET, Torino,
1995, pp.97-154.
Fein G., Feinberg I., Insel T.R., Antrobus J.S., Price L.J., Floyd T.C., Nelson M.A. Sleep mentation in the elderly. Psychophysiology
1985;22:218-225.
Feinberg I. Changes in sleep cycle patterns with age. J Psychiatr Res. 1974;10:283-306.
Foulkes D. Dream report from different stages of sleep. J Abnorm Soc Psychol 1962;65:14-25.
Gais S., Born J. Declarative memory consolidation: mechanisms acting during human sleep. Learn Mem 2004;11:679-685.
Hornung O.P., Danker-Hopfe H., Heuser I. Age-related changes in sleep and memory: commonalities and interrelationships. Exp
Gerontol 2005;40:279-285.
Hornung O.P., Regen F., Schredl M., Heuser I., Danker-Hopfe H. Manipulating REM sleep in older adults by selective REM sleep
deprivation and physiological as well as pharmacological REM sleep augmentation methods. Exp Neurol 2006;197:486-494.
Jenkins J.B., Dallenbach K.M. Oblivescence during sleep and waking. American Journal of Psychology 1924; 35:605–612.
Kahn E., Fisher C. The sleep characteristics of the normal aged male. J Nerv Ment Dis 1969;148:477-494.
Karni A., Sagi D. Where practice makes perfect in texture discrimination: evidence for primary visual cortex plasticity. Proc Natl
Acad Sci USA 1991;88:4966-4970.
Karni A., Tanne D., Rubenstein B.S., Askenasy J.J., Sagi D. Dependence on REM sleep of overnight improvement of a perceptual
skill. Science 1994;265:679-682.
Mazzoni G., Gori S., Formicola G., Gneri C., Massetani R., Murri L., Salzarulo P. Word recall correlates with sleep cycles in elderly
subjects. J Sleep Res 1999;8:185-188.
Mednick S, Nakayama K, Stickgold R. Sleep-dependent learning: a nap is as good as a night. Nat Neurosci 2003;6:697-698.
Nielsen T.A., Chenier V. Variations in EEG coherence as an index of the affective content of dreams from REM sleep: relationships
with face imagery. Brain Cogn 1999;41:200-212.
Olson E.J., Boeve B.F., Silber M.H. Rapid eye movement sleep behaviour disorder: demographic, clinical and laboratory findings in
93 cases. Brain 2000;123:331-339.
Perrin F, Bastuji H, Garcia-Larrea L. Detection of verbal discordances during sleep. Neuroreport 2002;13:1345-1349.
Pivik T., Foulkes D. NREM mentation: relation to personality, orientation time, and time of night. J Consult Clin Psychol
1968;32:144-151.
Rechtschaffen A., Kales A. A manual of standardized terminology techniques and scoring system for sleep stages of human subjects.
Publ. Health Service. U.S. Government Printing Office, Washington, D.C., 1968.
Roth T, Costa e Silva JA, Chase MH. Sleep and cognitive (memory) function: research and clinical perspectives. Sleep Med.
2001;2:379-387.
Schenck C.H., Bundlie S.R., Ettinger M.G., Mahowald M.W. Chronic behavioral disorders of human REM sleep: a new category of
parasomnia. Sleep 1986;9:293-308.
Schredl M., Weber B., Leins M.L., Heuser I. Donepezil-induced REM sleep augmentation enhances memory performance in elderly,
healthy persons. Exp Gerontol 2001;36:353-361.
Squire L.R., The organization of declarative and nondeclarative memory, in: T. Ono, L.R. Squire, M.E. Raichle, D.I. Perrett, M.
Fukuda (a cura di), Brain Mechanisms of Perception and Memory: from Neuron to Behaviour, Oxford University Press, New York,
1993, pp. 219–227.
Stickgold R. Sleep-dependent memory consolidation. Nature 2005;437:1272-1278.
Stickgold R., Scott L., Rittenhouse C., Hobson J.A., Sleep-induced changes in associative memory. J Cogn Neurosci
1999;11:182–193.
Takahashi M. The role of prescribed napping in sleep medicine. Sleep Med Rev 2003;7:227-235.
Terry A.V.Jr., Buccafusco J.J. The cholinergic hypothesis of age and Alzheimer's disease-related cognitive deficits: recent challenges
and their implications for novel drug development. J Pharmacol Exp Ther 2003;306:821-827.
Walker M.P., Stickgold R. Sleep-dependent learning and memory consolidation. Neuron 2004;44:121-133.
Waterman D. Aging and memory for dreams. Percept Mot Skills. 1991;73:355-365.

74
LA PERSONALITÀ DEGLI ANZIANI FRA STABILITÀ E CAMBIAMENTO
Giovanni Cavadi

Poca attenzione è stata rivolta allo studio della manifestarsi, nelle diverse età con caratteristi-
personalità 'normale' negli individui adulti, che e modalità differenti. Burger è partito dalla
soprattutto se anziani. La Lehr (1972) notava constatazione che nell'organismo c'è un conti-
come lo studio dell'età matura e della senescenza nuo ricambio materiale, “ogni organismo, fin
avesse ignorato il problema della personalità e quando è in vita, è attraversato da un ininterrot-
delle sue modificazioni nell'età avanzata, limi- to flusso di materia, mentre la forma viene in
tandosi all'analisi dei mutamenti delle funzioni larga misura conservata”; la senescenza, per-
intellettive e delle interazioni sociali. Questo può ciò, può essere considerata come l'insieme di
essere riconducibile al fatto che la società tende tutti i cambiamenti della sostanza vivente in
ad aspettarsi che la personalità sia stabile nel funzione del tempo.
corso degli anni “dato che la stabilità comporta- Il sociologo Schurtz, nel libro “Alterklassen
mentale facilita i rapporti sociali” (Amoretti e und Mannerbunde” (1902), proponeva una tri-
Ratti, 1991). Come ha scritto la Neugarten plice divisione della società che rifletteva il con-
(1964) “il comportamento in un vecchio normale flitto tra i gruppi di età o generazioni contigue e
è più stabile e più prevedibile che in una persona cioè il livello dei non iniziati, dei singoli indivi-
giovane (…) man mano che gli individui invec- dui iniziati e degli anziani, come potenziali uni-
chiano tendono sempre più a comportarsi nello versali della società umana, fornendo un
stesso modo e ad essere simili a se stessi e, d'altro abbozzo in chiave sociologica del ciclo di vita.
canto, la struttura della personalità si rivela in Secondo i sociologi e gli epidemiologi, la
maniera più evidente in un anziano che in un gio- distribuzione della popolazione secondo l'età,
vane”. sia nelle diverse società sia nei singoli strati
L'età senile veniva fissata in passato, nei sociali, è estremamente differenziata. Modifi-
paesi occidentali, con il compimento del ses- candosi la distribuzione della popolazione nei
santesimo anno di vita, corrispondente in linea vari gruppi di età cambia anche la frequenza
di massima al pensionamento, mentre attual- relativa delle malattie. Ciò significa che l'età
mente è individuata ad un livello cronologico cronologica non è una variabile esplicativa suf-
che precede di 10 anni la speranza o aspettativa ficiente a descrivere il fenomeno della vecchia-
media di vita. Tale livello corrisponde oggi a ia, anche se i gruppi di età sono generalmente
circa 80 anni dato che l'aspettativa media per le utilizzati quale criterio sostanziale nelle ricer-
donne è intorno agli 83 anni e per gli uomini ai che. L'età sociale è un concetto relativo e varia
78 ed è in progressivo aumento! in rapporto ai contesti culturali. Va ricordato
che agli inizi della rivoluzione industriale la
Età biologica ed età sociologica discontinuità del percorso individuale - con-
Secondo il patologo Burger (1969) nessa soprattutto al pensionamento - non appa-
l'organismo animale e quello umano sono sog- riva evidente.
getti ad un continuo cambiamento che indica
che ogni giorno non solo diventiamo più vec- Il criterio dell'età
chi, ma anche che ogni giorno siamo diversi. L'età e il diventare vecchi sono correlati a
Tale processo è stato chiamato biomorfosi. A fenomeni biologici, ma i significati dell'età e del
causa della biomorfosi, o età biologica, non esi- diventare vecchi sono determinati socialmente e
sterebbe un'identità materiale tra due momenti culturalmente.
della vita, per cui qualunque malattia tende a Le età della vita vengono rappresentate in

75
classi di età che sono definite come raggruppa- tengono delle relazioni di solidarietà con le altre
menti di individui che hanno la stessa età o una classi di età”.
età simile, che nel linguaggio demografico La Neugarten (1973) ha suggerito che negli
vengono chiamate generazioni. Se l'età individui vi è una sorta di “orologio sociale” che
cronologica (E.C.) designa gli anni nasce dall'interiorizzazione delle norme e dei
dell'individuo, a partire dalla sua nascita (Dalla ruoli sociali; esso dà il tempo all'esistenza di un
Volta, 1969), la distribuzione delle classi di età è individuo per accelerare o ritardare alcune azio-
determinata dal tasso di mortalità e da quello di ni e comportamenti che egli sente essere in ritar-
natalità. Il tasso di mortalità specifico per età è il do o in anticipo in rapporto al suo ciclo vitale.
rapporto tra il numero di morti di una data classe Ma il comportamento può essere predetto da
di età in un dato periodo in una zona geografica- una variabile non comportamentale quale è
mente definita e la stima della popolazione della l'età?
zona della corrispondente classe di età e in Essa, per quanto si riferisce ai processi cogni-
generale è riferito a 1000 persone per anno. Il tivi, può costituire un indicatore predittivo di un
tasso di natalità indica il rapporto tra il numero di eventuale declino, ma ciò vale anche quando ci
nati vivi in un certo periodo in una certa zona si riferisce al processo della personalità?
geograficamente definita e la stima della C'è poi il problema della continuità-
popolazione della zona considerata. Generalmen- discontinuità nel corso del ciclo di vita degli indi-
te viene riferito a 1000 persone per anno vidui. La continuità delle caratteristiche umane
(Anderson, 1979). è più aderente ai principi ugualitari per cui
La classificazione per età dovrebbe, ad esem- “l'assunto dello sviluppo mentale continuo
pio, essere distinta dall'età di sviluppo (infanzia, assegna all'esperienza l'azione formativa che
fanciullezza e adolescenza), considerato che le man mano determina nuove proprietà” (Kagan,
predizioni a partire dalla classificazione per età 1988). La continuità funzionale richiede che, se
“danno corpo all'idea che le persone che differi- ogni nuova funzione è preceduta da un'altra che
scono nell'età possono mostrare concomitanti vi contribuisce in modo sostanziale, risulta più
differenze nel comportamento” (Ray, 1964). facile stabilire la sequenza causa-effetto rispetto
Le classi di età possono essere messe in rap- al caso di una funzione dall'origine relativamen-
porto con quelle che si è convenuto chiamare le te improvvisa e prodotta da un moto endogeno.
tappe della vita: infanzia, adolescenza, maturità, Anche l'interdipendenza tra le persone nei vari
vecchiaia. Tuttavia questa visione, sostanzial- stadi del corso della vita non è che il risultato di
mente biologica, non coincide se non in modo un processo di trasformazione socio-culturale
imperfetto con le età sociali della vita dato che, degli ultimi duecento anni: “quando si cominciò a
come sostengono gli antropologi, l'evoluzione delineare una maggiore differenziazione degli
biologica e la crescita sono considerate in modo stadi della vita, e le funzioni sociali ed economi-
differente dalle varie società. La nozione di clas- che diventarono più strettamente legate all'età,
se di età introduce una dimensione culturale che emerse una maggiore segregazione fra i gruppi di
designa lo status, i ruoli e i valori prevalenti ad età” (Hareven, 1981).
un'età specifica della vita definiti nel sistema Ogni stadio della vita richiede speciali fun-
culturale degli individui. In certe società primiti- zioni e strutture temporanee atte a favorire il
ve e tradizionali le classi di età costituiscono massimo adattamento a quel particolare periodo
delle verità istituzionali: “esse hanno un nome, di sviluppo; una volta raggiunto lo stadio suc-
posseggono determinati beni simbolici (blasoni, cessivo, queste funzioni adattive possono non
rituali), sono assegnate a certe attività e intrat- essere più necessarie e vengono inibite, sostitui-

76
te o soppresse. E' necessario, poi, valutare la velo- portamenti per età osservati ad una data età si
cità delle transizioni da uno stadio all'altro. Bal- riprodurranno nel futuro.
tes (1968) ha ipotizzato una concezione euristica
dell'equilibrio tra le forze iniziali e quelle finali La personalità
che controllano lo sviluppo della vita; il compor- Theissen (1970) suggeriva che “ molte modi-
tamento di un individuo nel corso del ciclo di fiche della propria persona si compiono con
vita presenta momenti di transizione in cui il estrema lentezza e crolli veramente gravi si veri-
comportamento cambia in modo più evidente: ficano raramente e, soprattutto, indipendente-
“Cambia l'attributo essenziale della categoria mente dal fattore età… e questo riguarda soprat-
sottintesa”. Più è stabile l'ambiente e più è proba- tutto la personalità umana”. Birren e Schaie
bile la persistenza delle qualità che favoriscono (1977) auspicavano che riguardo alla personalità
l'adattamento. degli anziani si facessero ricerche longitudinali
La composizione per età di una popolazione allo scopo di fare giustizia di tante generalizza-
ha una rilevante importanza politica perché è il zioni arbitrarie ed è probabile che le teorie sulla
principale fra i fattori che determinano gli oneri personalità, come sottolineava Leyens (1988),
sociali imposti dall'istruzione dei giovani, vadano di pari passo con quelle implicite della
dall'assistenza sanitaria o dalle pensioni di personalità che “corrispondono a credenze gene-
anzianità, quando sono a carico dello stato. Tale rali che intratteniamo a proposito della specie
composizione può incidere anche sul comporta- umana, in particolare per quanto riguarda la fre-
mento politico ed elettorale. quenza e la variabilità di un tratto di carattere
La Anastasi (1965) ha sostenuto che “la cro- nella popolazione”.
nologia del comportamento nel corso della vita La personalità non è mai una entità definiti-
di un individuo costituisce una delle più ricche vamente compiuta, ma si distingue per il suo
fonti di dati sulla variabilità umana” ponendosi carattere di processo in cui è possibile preve-
tra altri questo interrogativo “Qual è la portata derne con un certo margine di sicurezza
delle differenze individuali all'interno dei singoli l'andamento futuro in base agli stadi preceden-
gruppi di età sulle conclusioni riguardanti le dif- ti.
ferenze di età?”. Secondo Caprara e Cervone (2003) la perso-
Ma l'età cronologica di per sé non è una “va- nalità è “il complesso insieme di sistemi psico-
riabile esplicativa dell'intero processo, né rap- logici che contribuiscono all'unità e alla conti-
presenta la causa di tutti i fenomeni definibili nuità della condotta e dell'esperienza indivi-
come invecchiamento” (Laicardi e Pezzuti, duali, sia come viene espresso sia come viene
2000) anche se le coorti degli epidemiologi percepito dall'individuo e dagli altri”. Il concet-
usano i gruppi di età come strumento di studio to di personalità non è riconducibile a una misu-
nelle indagini di psicologia differenziale. ra unitaria.
L'analisi generazionale, ad esempio, conside- Pur essendovi una serie di fattori sociali che
ra che il comportamento degli individui secondo esercitano una spinta notevole nel portare ad un
l'età non è immutabile nel tempo, ma varia in fun- cambiamento della personalità attraverso gli
zione dell'epoca della loro nascita. Ciascuna anni, tali cambiamenti della personalità
delle generazioni che costituiscono la popola- dell'anziano sono stati studiati meno estensiva-
zione di un paese ad un determinato istante ha mente rispetto ai processi cognitivi offrendo
conosciuto una storia differente da quelle che risultati più controversi. Ciò è dipeso dai
l'hanno preceduta. Tale visione è l'opposto modelli di personalità ipotizzati.
dell'analisi trasversale che suppone che i com- Sono stati individuati almeno cinque model-

77
li teorici diversi di personalità non facilmente ranno influenzate in un modo migliorativo o peg-
comparabili: a) il modello contestuale, b) la teo- giorativo. Otto sono le coppie di attitudini di
ria degli stadi evolutivi, c) la teoria dei tratti, d) base per ciascuna fase: fiducia-sfiducia, autono-
il modello del Sé, e) la teoria del coping, f) il mia/vergogna e dubbio, iniziativa/colpevolezza,
modello della competenza adattiva. industriosità/senso di inferiorità, identi-
A). Il modello contestuale che ha origine nel tà/confusione di identità, intimità/isolamento,
comportamentismo, sostiene che la personalità g e n e r a t i v i t à / s t a g n a z i o n e e i n t e g r i-
è il risultato delle influenze esercitate tà/disperazione. Il contributo di Erikson si
dall'ambiente e in essa si verificano una serie di amplia prendendo in considerazione anche
cambiamenti in quanto un dato comportamento l'aspetto morale delle attitudini di base: ad ogni
viene mantenuto o variato attraverso premi o livello di sviluppo attitudinale corrisponde un
rinforzi sociali. Inoltre non vi sono probabil- aspetto caratteriologico generale (ad esempio, la
mente tratti della personalità che sono “destina- speranza nella prima fase, la volontà nella
ti a comparire indipendentemente dalla situa- seconda, il proposito nella terza, e così via). In
zione in cui la persona si trova” (Murphy, una ulteriore elaborazione è possibile identifica-
1964). Secondo Mischel (1968) i tratti di perso- re anche gli aspetti caratteriologici negativi,
nalità non sono predittivi del comportamento; dovuti ad una mancata risoluzione della dinami-
egli ritiene che sia più opportuno parlare di coe- ca conflittuale tra le attitudini di base, senza che
renza intraindividuale del comportamento, più per altro vi sia uno sviluppo caratteriologico pro-
che di costanza assoluta dei tratti. Mischel duttivo e positivo.
(1996) critica la nozione di tratto e la sua utilità Peck (1955) amplia e sviluppa lo schema di
come unità di analisi del comportamento. Egli Erikson enfatizzando i tre maggiori adattamenti
preferisce ricorrere all'analisi situazionale e che accadono alle persone. Il primo è
condivide l'osservazione di Nisbett et al. (1973) l'allargamento della definizione di sé contro la
secondo la quale “il comportamento personale preoccupazione per il ruolo lavorativo (le perso-
viene spiegato facendo riferimento a situazioni ne si autoriconoscono nel lavoro che svolgono e
contingenti, mentre quello degli altri ai tratti di il pensionamento necessita di una ridefinizione
personalità”. del loro valore come esseri umani). Il secondo
B). Il modello degli stadi evolutivi. Dal riguarda la trascendenza del corpo contro le pre-
tempo di Freud in poi la maggior parte degli psi- occupazioni per il proprio corpo. Il terzo la tra-
cologi ha ritenuto che lo sviluppo della persona- scendenza del proprio ego contro le preoccupa-
lità termini nell'età adulta. Il contributo di Erik- zioni per il proprio ego.
son (1981, 1984) estende lo sviluppo psicosocia- C). Il modello dei tratti. Da oltre cin-
le sino ad una certa età (55 anni) e tale modello quant'anni la teoria e la ricerca dei tratti conti-
ha stimolato la ricerca di ciò che accade alla per- nuano ad avere un ruolo importante nel campo
sonalità di un individuo normale nel corso degli studi sulla personalità umana. Negli indi-
dell'invecchiamento. In ogni fase o stadio si giun- vidui si riscontrano ampie differenze nei tratti
ge alla formazione di una 'attitudine di base' che di personalità, cioè nelle tendenze o disposizio-
può essere positiva o negativa a seconda della ni generali a comportarsi in un particolare
favorevole interazione fra l'individuo e modo rispetto ad una serie di situazioni.
l'ambiente. Ogni fase forma pertanto un gradino L'esistenza di un tratto implica una coerente
sul quale si costituiscono quelli successivi e, a configurazione di comportamenti evidenti ed
seconda che la singola attitudine sviluppatesi sia osservabili.
positiva o negativa, anche le fasi susseguenti ver- I tratti sono dimensioni a carattere continuo

78
inerenti la quantità di una determinata caratte- lo di identità che serve a dare significato
ristica che l'individuo possiede. La dimensione all'esperienza e a definire il sé personale.
continua è formata dalle differenze individuali Anche la teoria cognitivo-fenomenologica di
rispetto all'attributo che distingue un individuo Thomae (1970) pone in evidenza la percezione
da un altro. Gli elementi comuni alle teorie dei di se stessi; i cambiamenti di personalità dipen-
tratti sono quattro: ritenere i tratti come genera- derebbero dalla capacità dell'individuo di per-
li e stabili, ricercare quelli che possono essere cepire e riconoscere tali cambiamenti.
considerati fondamentali, inferire i tratti dal McAdams (1995) ritiene che un'analisi com-
comportamento osservato o riferito, quantifi- pleta del funzionamento della personalità
care le differenze individuali. Gli strumenti elet- dovrebbe includere tre livelli distinti: il livello
tivi di indagine dei tratti sono i questionari, gli dei tratti; il livello degli obiettivi, delle aspetta-
inventari e i test di autodescrizione. tive e delle abilità; il livello narrativo.
Non esistono tratti di carattere in astratto. E). Il modello del coping rappresenta uno
Quando diciamo che qualcuno è coraggioso, sforzo cognitivo e comportamentale per con-
ambizioso ecc. la nostra affermazione acquista frontarsi e rispondere a domande specifiche,
un senso solo in riferimento a certe condizioni interne ed esterne, valutate dall'individuo come
nelle quali tale atteggiamento appare caratteri- richieste che mettono alla prova, in quanto ecce-
stico per quella persona; infatti molti individui dono le risorse personali percepite (Lazarus e
manifestano inattese caratteristiche comporta- Folkman, 1984). Il coping, nella persona anzia-
mentali in nuove situazioni. na, indica come essa interagisce con gli eventi e
Nel modello dei cinque fattori proposto da le situazioni nuove, come mantiene e sviluppa
Costa e McCrae (1985), lo studio longitudinale un'immagine di sé a fronte delle varie perdite e
da loro condotto porterebbe alla conclusione difficoltà che possono accadere in età senile.
che la personalità di un individuo è costituita da Nell'ambito di questo modello è stata sviluppa-
un nucleo di fattori sottostanti o tratti, che ta la nozione di appraisal, di quei meccanismi
darebbero significato al comportamento indi- di valutazione cognitiva che stimolano la rispo-
viduale in varie situazioni. sta emotiva (Lazarus e Folkman, 1984). Sono
All'opposto la personalità è un continuum in valutazioni che riguardano specifici eventi e
cui si privilegiano sia i processi interni e i come essi possano influenzare il benessere per-
costrutti, o i tratti, sia i comportamenti osserva- sonale. Gli appraisal sono “cognizioni calde”
bili manifestati in risposta all'ambiente. che funzionano come antecedenti causali imme-
D). Il modello del Sé. Concetto di Sé indica diati della risposta affettiva: sono cognizioni
la presenza, nel funzionamento della personali- valutative influenzate dalle conoscenze gene-
tà, di una configurazione stabile, organizzata e rali attraverso le quali le persone affrontano le
coerente. Implica le motivazioni, gli atteggia- situazioni (Caprara e Cervone, 2003).
menti e i comportamenti che sono rilevanti, sia F). Il modello della competenza adattiva
per definire il Sé, sia per dare significato alla ritiene necessarie non solo le risorse interne,
propria vita. Secondo Costa e McCrae i tratti ma anche quelle esterne, quali il livello socio-
non sono altro che parti del contenuto, aspetti economico, quello di istruzione e il supporto
del Sé. McAdams (1996, 2001), mediante familiare. Implica l'adattamento agli eventi di
l'analisi delle 'storie di vita', della propria narra- vita - pensionamento, scomparsa del coniuge,
tiva socio-culturale - costitutiva del concetto di solitudine - che richiedono risposte adeguate
sé -, è giunto alla conclusione che la personalità allo stress, di fronte alle quali l'anziano si deve
cambia nel tempo. La storia di vita è un model- preparare e porsi in modo attivo.

79
La personalità nella vecchiaia li. I tratti di personalità devono essere pertanto
Quando agli inizi della società industriale non distinti dalle abitudini situazionali e relazionali
esisteva un pensionamento istituzionalizzato, e dai cambiamenti transitori di umore e di moti-
una persona veniva considerata vecchia in rap- vazione (Hamilton, 1987).
porto al lavoro che svolgeva, nonché in base alla Va ricordato che l'uso di tratti è radicato pro-
classe sociale di appartenenza. Alla luce delle fondamente nelle lingue occidentali: la mag-
conoscenze attuali poche cose nella personalità gior parte dei qualificatori verbali (aggettivi)
del vecchio sarebbero veramente irreversibili. che si riferiscono alle persone sono descrizioni
Nella società americana, sottolineava Hareven di tratti, ad esempio ostile, determinato, ostina-
(1981), la glorificazione della giovinezza e la to, convenzionale, ecc. Questi qualificatori
denigrazione della vecchiaia sono entrambi sembrerebbero implicare che ci si deve atten-
aspetti di processi assai complessi: “Esse sono i dere un certo tipo di risposta comportamentale
risultati della crescente segregazione dei diversi in tutte le situazioni.
stadi della vita e dei gruppi di età ad essi corri- Come ha sottolineato Crombach (1982) vi
spondenti”. sono tre postulati che sottintendono la defini-
La variabilità non solo individuale, ma zione e l'uso dei tratti: il comportamento è coe-
anche tra le diverse funzioni psichiche aumenta rente; una persona tende a manifestare la stessa
con l'età; si ha un quadro di complessità diffe- reazione abituale in una serie di situazioni simi-
renziale che sconferma gli stereotipi della vec- li. Gli individui variano nel grado o nella fre-
chiaia come età della vita in cui le persone si quenza con cui manifestano ogni forma di com-
assomigliano per i tratti “normativi” (Laicardi portamento. La personalità è in qualche misura
e Pezzuti, 2000). stabile.
La stabilità longitudinale nelle differenze Dopo anni di ricerca è emerso un certo con-
individuali è stata dimostrata nelle caratteristi- senso (non universale) che la maggior parte dei
che di personalità autovalutate mediante que- tratti più specifici possono essere compresi in
stionari. Le analisi psicometriche portano a cinque fattori, i Big Five (Estroversione, Ami-
distinguere tra stabilità assoluta, che si riferisce calità, Coscienziosità, Nevroticismo, Apertura
al mantenimento di una certa quantità di un all'esperienza) in particolare nel NEO Persona-
attributo nel corso del tempo, valutata median- lity Inventory (neo-pi) (Costa e McCrae, 1985)
te un punteggio e la stabilità relativa che si rife- al punto da far ritenere che i tratti di personalità
risce al mantenimento da parte di un individuo sono una caratteristica legata alla specie.
della medesima 'posizione' in relazione a quella I tratti, pur essendo duraturi, possono cam-
di altri, e che concerne perciò la stabilità delle biare nel corso della vita; ad esempio modifica-
differenze interindividuali (Chown, 1972; Del- zioni della salute fisica, il cambiamento dei ruo-
lantonio, 1989; Hayslip e Panek, 1993). li, gli eventi vitali possono avere un impatto
I tratti di personalità sono tra gli aspetti più profondo sui tratti di personalità: “Dopo i 30
importanti del comportamento umano e vengo- anni l'evidenza è quella di una chiara prevedi-
no definiti come stili persistenti e definiti del bilità e stabilità. Gli studi longitudinali che
modo di pensare, di sentire e di agire (Costa e coprono periodi di 30 anni o più trovano una
McCrae, 1985). Poiché riflettono qualcosa di sostanziale stabilità nei tratti in tutti e cinque i
intrinseco alla persona, questi tratti si manife- fattori. Le ricerche condotte hanno riportato
stano in uno spettro ampio di situazioni e dato correlazioni nei retest da .61 a .71 in un inter-
che formano il nucleo dell'identità di ognuno, vallo di 24 anni per 10 tratti. Nel corso
devono esistere per periodi di tempo sostanzia- dell'invecchiamento “gli estroversi all'età di 40

80
anni sono ancora relativamente stabili all'età di ze ne offrono le opportunità; in età senile si
70; le persone coscienziose tendono a rimanere modifica, certamente, la strategia
tali nel corso della vita”, riferiscono Costa e dell'apprendimento, senza necessariamente
McCrae. La Anastasi (1965) sottolinea che la che si riducano le capacità di apprendere.
maggior parte dei tratti di personalità si rivela- I tratti normali di personalità hanno anche
no stabili, anche in vecchiaia. Tuttavia, altri rilevanza per i diversi disturbi Asse I (DSM-
studiosi della personalità sostengono che le IV). Ad esempio un basso livello di estrover-
variazioni dei tratti di personalità sono relative sione si associa con la depressione maggiore,
più al sesso, all'educazione, allo stato socio- un basso livello di coscienziosità si può asso-
economico, che all'età stessa (Thomae, 1970). ciare all'abuso di sostanze, ed un alto livello di
Anche se c'è un livello medio di stabilità o di 'nevroticismo' con il disturbo post-trumatico da
cambiamento dei tratti nel corso del ciclo di stress. I tratti di personalità possono predispor-
vita, la personalità è più forte nella seconda re gli individui allo sviluppo di determinate
metà del ciclo che nella prima, cioè tra i 17 e i forme di psicopatologia o possono costituire la
35 anni vi sarebbero le maggiori instabilità (Ka- risultante di disturbi neuropsichiatrici.
gan, 1988). L'unico tratto che tenderebbe a
rimanere costante nel tempo è quello del 'dog- L'adattamento della personalità al ruolo
matismo' valutato con la scala di Rockeach, I sociologi ritengono che vi sono due limi-
mentre vi sarebbe un modesto, ma significativo tazioni nel concetto di personalità: “conside-
aumento della rigidità con il crescere degli anni rando nella personalità del singolo solamente
(Angleitner et al., 1971). gli aspetti che riguardano il suo comportamen-
Negli sviluppi delle loro ricerche McCrae e to nella sfera economica della produzione e del
Costa hanno collegato due modelli personolo- consumo, sintetizzato nell'espressione 'perso-
gici: la teoria dei tratti e il modello del Sé. nalità economica' (Gallino, 1972).
Secondo questi nuovi orientamenti i tratti non Soffermandosi soltanto sugli aspetti che si rile-
sono altro che parti del contenuto del Sé. Per vano in un vasto numero di persone, essi utilizzano
cui se i tratti rimangono più stabili, sono i fini, i l'espressione di 'personalità modale' con riferimen-
valori, le credenze delle persone sulle proprie to all'analogo termine statistico che significa 'valo-
capacità di controllo e gli stili di coping ad esse- re più frequente di un attributo'. In un individuo la
re mutabili. personalità modale rappresenta soltanto una com-
Non esisterebbe, perciò, un tipo caratterolo- ponente della sua personalità totale. Non sempre la
gico ottimale per prevenire un eventuale disa- personalità modale coincide con il tipo di persona-
dattamento nell'età senile, ma che tale possibi- lità che appare caratterizzare una formazione
lità è maggiore in chi è prevalentemente auto- sociale. Infine non è detto che gli individui vettori
centrato rispetto a chi è eterocentrato, più por- della personalità modale di una formazione sociale
tato a orientare la propria condotta verso deter- siano distribuiti in modo statisticamente casuale;
minate esperienze più che a reagire a situazioni spesso essi si ritrovano concentrati in determinati
nelle quali si è venuto a trovare. Andrà più strati sociali, o gruppi, o settori produttivi, o asso-
facilmente incontro a disadattamento nella vec- ciazioni, da cui il particolare peso che in certe con-
chiaia una personalità fragile, instabile e dipen- dizioni assumono (Gallino, 1972).
dente, rispetto ad una forte, stabile e sostanzial- Ma anche la personalità modale, a nostro pare-
mente autonoma. Va sottolineato che ogni per- re, è il risultato di un processo di socializzazione in
sonalità può conseguire un sufficiente adatta- cui i ruoli sociali sono tra i più importanti 'oggetti'
mento, soprattutto se l'ambiente e le circostan- che vengono interiorizzati nel corso di tale proces-

81
so. Il ruolo non sarebbe che un aspetto - ed il più eventi considerati nella scala è caratterizzato da
esteriore - della manifestazione della personalità. un valore stressogeno rappresentato da un punteg-
Come fattore 'inserito' nella personalità, un ruolo gio. All'interessato viene richiesto di indicare gli
interiorizzato è investito di un significato persona- avvenimenti che lo hanno coinvolto negli ultimi
le. Il suo carattere è determinato in parte dalla posi- tre mesi e fino ad un anno. Il punteggio viene som-
zione che esso che occupa nella personalità. mato per ottenere un punteggio di 'life stress' di
Il rapporto tra personalità e comportamento riadattamento sociale correlato al cambiamento.
di ruolo è complesso e reciproco. Tale compor- Tra i principali eventi che danno origine a
tamento è influenzato dalla conoscenza che la situazioni di stress vanno ricordati, per quanto
persona ha del ruolo, dalla motivazione a riguarda gli anziani, la separazione dal partner,
impersonare il ruolo, dagli atteggiamenti verso il cambio 'forzato' di residenza, il pensiona-
se stesso e le altre persone nell'evento compor- mento - un fenomeno trasversale ad uomini e
tamentale interpersonale. I ruoli si caratterizza- donne. Il pensionamento può determinare una
no a livello delle interazioni per la loro funzio- condizione di disadattamento, temporanea o
ne di complementarietà. stabile; il senso di libertà dagli impegni lavora-
Nell'epoca attuale la personalità degli indivi- tivi, dopo una fase iniziale, si trasforma per
dui si esprime attraverso una pluralità di ruoli, molte persone in un senso di vuoto esistenziale
costituisce un sistema di ruoli segmentari più o per la perdita del ruolo sociale e familiare. Nei
meno armonizzati. Per meglio comprendere paesi occidentali il pensionamento determina
l'adattamento della personalità al ruolo è oppor- più facilmente conseguenze negative
tuno analizzare le modalità relazionali e di socia- nell'uomo che nella donna (Cesa-Bianchi e
lizzazione, l'evoluzione dell'individuo nel suo Albanese, 2004).
continuo processo di maturazione e sviluppo, Cavan et al. (1949) hanno fornito una effica-
nell'arco dell'intero ciclo di vita. ce descrizione della discontinuità che caratte-
Il ruolo favorisce “la canalizzazione delle rizza il passaggio al ruolo di pensionato evi-
energie in deposito nell'ampio deposito che è la denzianndo come, a questo stadio della sua
personalità” (Tiberi, 1967). Cattell (1946, 1970), vita, l'individuo acquisisca una diversa imma-
uno dei più importanti teorici della personalità, gine di sé. Cavan afferma che “la persona,
aveva messo in evidenza come il ruolo rappre- innanzitutto, viene privata dei mezzi che gli
senta una tra le numerose variabili che limitano consentivano di svolgere il suo più importante
l'influenza dei tratti di personalità sul comporta- ruolo sociale, quello lavorativo. Essa viene
mento rispetto alle contingenze situazionali, dato esclusa, nel giro di pochissimo tempo, dal grup-
che i ruoli hanno nello stesso tempo una funzione po dei suoi colleghi di un tempo con i quali ha
di regolazione dei rapporti sociali e una funzione lavorato a fianco per molti anni. In quanto indi-
di integrazione della personalità: i conflitti di ruo- viduo 'a riposo' comincia ad accorgersi di esse-
lo, infatti, sono tra i principali fattori di cambia- re valutato dagli altri, i familiari, gli amici, i
mento sociale. conoscenti, in modo diverso da come lo valuta-
vano nel periodo della sua attività”. Viene
Life event e stress meno una fondamentale motivazione che è
Nel 1967 fu proposta da Holmes & Rahe la quella dell'affiliazione ad un gruppo formaliz-
Social Readjustment Rating Scale (SRRS) che zato che garantisce il senso di chi si è, e risulta
misura lo stress in termini di quantità di riadatta- evidente la discrepanza tra il precedente status
mento sociale e personale necessario a fronte di di lavoratore e quello attuale di pensionato.
piccoli e grandi cambiamenti. Ciascuno degli Il cambiamento forzato di ruolo dovuto al

82
pensionamento può produrre un mutamento del Thomae (1970, 1976) ha riscontrato che,
sé e, come aveva già rilevato Maderna (1968), le nel mondo occidentale, ogni individuo presen-
modificazioni di ruolo nelle persone anziane ta, in media circa 18 eventi memorabili di vita
hanno profonde ripercussioni sull'equilibrio glo- (da un minimo di 5 ad un massimo di 26) e
bale della personalità. Gli uomini risentono, più pone l'accento sulle differenze tra una persona
delle donne, delle frustrazioni connesse alla per- ed un'altra che vanno studiate soprattutto con il
dita dell'integrità professionale e sociale e risul- metodo longitudinale per mettere in luce la
tano più sensibili agli avvenimenti capaci di lede- costanza o il mutamento delle capacità e delle
re o gratificare il loro prestigio, di incidere sul caratteristiche individuali. Nel descrivere la
loro livello di autostima sociale, con gravi rica- personalità l'autore sottolinea il modo con cui
dute sul loro stato di salute mentale e fisica. gli individui prendono posizione verso
Bandura (2001) ha segnalato che nel corso l'ambiente, di come procedono e reagiscono
della vita avvengono cambiamenti nei quali alle sue influenze, di cosa pretendono da esso e
appaiono rilevanti gli aspetti dell'autoefficacia, come accettano i successi, le nuove esperien-
cioè la percezione che una persona ha della pro- ze, le sollecitazioni, ma anche le perdite, le
pria competenza quando interagisce con delusioni, le malattie e la morte. Egli ha elabo-
l'ambiente. Gli anziani possono trovarsi a fron- rato una teoria cognitivo-fenomenologica
teggiare “un'autoefficacia indebolita dalla perdi- della personalità adulta, intesa come una strut-
ta di memoria, da reazioni più lente e da tura dinamicamente appresa ed acquisita, mai
un'autostima diminuita connessa alla mancanza definitiva. La personalità rappresenta un pro-
di lavoro e occupazione”. “Se sono insicuri cesso in divenire, dall'infanzia alla vecchiaia.
riguardo alla loro efficacia e si aspettano di falli- E' necessario pertanto riferirsi, nelle ricer-
re, è possibile che limitino il loro spettro di atti- che sulla personalità che invecchia (Forzi,
vità e si sforzino poco in ognuna”. Bandura 1992; Cesa-Bianchi, 1996), sempre di più alle
sostiene che il declino di determinate funzioni variabili situazionali e di ruolo, alle esperienze
può essere compensato in buona misura dalla ed agli eventi di vita che ogni individuo, nel
conoscenza del mondo reale e dall'acquisizione corso della propria esistenza, deve affrontare.
di strategie efficaci, elaborate nelle età preceden-
ti.

Riferimenti bibliografici
Amoretti G., Ratti G. (1991). Le funzioni cognitive nella terza età. La Nuova Italia Scientifica, Roma.
Anastasi A. (1965). Psicologia differenziale. Differenze di comportamento individuali e di gruppo. Ed. Universitaria,
Firenze.
Anderson M. (1979). Introduzione all'epidemiologia. Coop. EP, Milano.
Angleitner A., Schmitz-Scherzer R., Rudinger, G. (1971). Die Altersabhängigkeit der Persönlichkeit im Sinne von R.B.
Cattell. Actuelle Gerontologie, 1, 721-729.
Baltes P.B. (1968). Cross-sectional and longitudinal sequences in the study of age and generation effects. Human Develop-
ment, 11,145-171.
Bandura A. (2001). Autoefficacia. Erikson, Trento.

83
Birren J.E., Schaie K.W. (1977). Handbook of the psychology of aging. Van Rostrand &Reinhold, New York.
Burger M. (1969). Altern und Krankheit als Problem der Biomorphose. Leipzig.
Caprara G.V., Cervone D. (2003). Personalità. Raffaello Cortina, Milano.
Cattell R.B. (1946). The description and measurement of personality. Harcourt Brace, New York.
Cattell R.B., Eber H.W., Tatsuoka M.M. (1970). The Handbook for the Sixteen Personality Factor Questionnaire. Institute for Per-
sonality Ability Testing, Champaign IL.
Cavan R.S., Burgess E.W., Havighurst R.J., Goldhamer H. (1949). Personal adjustment in old age. University of Chicago Press,
Chicago.
Cesa-Bianchi M. (1996). Anche la personalità invecchia, KOS, Istituto Scientifico San Raffaele, 42-44.
Cesa-Bianchi M., Albanese O. (2004). Crescere e invecchiare. La prospettiva del ciclo di vita. Unicopli, Milano.
Chown S.M. (1972) (eds). Human ageing. Penguin Books, Harmondsworth.
Costa P.T., McCrae R.R. (1985). The NEO Personality Inventory Manual. Psychological Assessment Resources, Odessa, FL.
Crombach L.J. (1982). I test psicologici. Giunti, Firenze.
Dalla Volta A. (1969). Dizionario di psicologia. Giunti-Barbera, Firenze.
Dellantonio A. (1989) (a cura di). Ricerche psicologiche sull'invecchiamento. Franco Angeli, Milano..
Erikson E.H. (1981). L'adulto: una prospettiva interculturale. Armando, Roma.
Erikson E.H. (1984). I cicli della vita: continuità e mutamenti. Armando, Roma.
Forzi M. (1992). Personalità e azione. Una introduzione ad alcune problematiche delle concezioni di sé. UPSEL Domeneghini,
Padova.
Gallino L. (1972). Personalità e industrializzazione. Loescher, Torino.
Hamilton V. (1987). Strutture e processi cognitivi della motivazione e della personalità. il Mulino, Bologna.
Hareven T.K. (1981). L'ultimo stadio: l'età adulta e la vecchiaia, in: Erikson E.H., L'adulto: una prospettiva interculturale. Arman-
do, Roma, 285-308.
Hayslip B.Jr., Panek P.E.D. (1993). Adult development and aging. Harper Collins College Publishers, New York.
Holmes T.H., Rahe R.H. (1967). Social Readjustement Rating Scale. Journal of Psychosomatic Research,11, 213.
Kagan J. (1988). La natura del bambino: psicologia e biologia dello sviluppo. Einaudi, Torino.
Laicardi C, Pezzati L. (2000). Psicologia dell'invecchiamento e della longevità. Il Mulino, Bologna.
Lazarus R.S., Folkman S. (1984). Stress, Apparaisal and Coping. Springer Publishing Company, New York.
Lehr U. (1972). Psicologia degli anziani. SEI, Torino.
Leyens J.-P. (1988). Psicologia sociale del senso comune e personalità. Processi di attribuzione e teoria implicita della personalità.
Giuffrè, Milano.
Maderna A.M. (1968). Problemi psicologici della vecchiaia, in: Enciclopedia della salute, 39, 841. Librex, Milano.
McAdams D.P. (1995). What do we know when we know a person?, Journal of personality, 63:3, 366-396.
McAdams D.P. (1996). Personality, modernity, and storied self: a contemporary framework for studying persons, Psychological
Inquiry, 7:295-321.
McAdams D.P., Josselson R., Lilblich A. (2001). Turns in the road: Narrative Studies of Lives in transition. Java Books.
Mischel W. (1968). Personality and assessment. Wiley, New York.
Mischel W. (1996). Lo studio della personalità. Il Mulino, Bologna.
Murphy G. (1964). Sommario di psicologia. Boringhieri, Torino.
Neugarten B.L. (1964). Personality in middle and late life. Atherton Press, New York.
Neugarten B.L. (1973). Personality change in late life: A developmental perspective, in: C. Eisdorfer & M.P. Lawton (Eds). The
psychology of adult development and aging. APA, Washington.
Nisbett R.E., Caputo C., Legant P., Marecek J. (1973). Behavior as seen by the actor and as seen by the observer, Journal of Persona-
lity and Social Psychology, 27, 154-164.
Peck R. (1955). Psychological developments in the second half of life, in: J.E. Anderson (Ed) Psychological aspects of aging. APA,
Washington.
Ray W.S. (1964). The science of psychology. An introduction. Macmillan Co., New York.
Theissen Ch. (1970). Das Selbstbild des Alters als Spiegelbild des Altersbildes der Gesellschaft. Steinkopff, Darmstadt.
Thomae H. (1970). Theory of aging and cognitive theory of Personality, Human Development, 13, 1-16.
Thomae H. (1976). Patterns of Aging, Human Development, 3.
Tiberi E. (1967). Il problema dell'adattamento della personalità al ruolo. Indagine psico-sociale della personalità: efficacia di un
nuovo approccio. Università degli Studi di Milano, Istituto di Psicologia della Facoltà Medica, Milano.

84
PENSIERO, CREATIVITÀ E MEMORIA NELLO SCORRERE DELLE ETÀ
Antonio Imbasciati

1) Differenti accezioni di “pensiero” ché della tradizione filosofica. Per tutta la psico-
logia a cavallo tra i secoli XIX e XX, lo psichico
Nel senso comune “pensiero” appare termi- è ciò che l'introspezione del soggetto può rileva-
ne univoco e condiviso: pensiero è ciò che pen- re; ovvero coincide con la possibilità di coscien-
so e che posso esprimere, comunicare, e anche za. Queste concezioni oggi non sono più accetta-
ricordare, a meno che non lo dimentichi. Si co- te in sede scientifica.
nosce inoltre l'accezione del termine per così di- Da tutt'altro punto di vista le neuroscienze
re con la maiuscola: il Pensiero, quello dei gran- definiscono il pensiero come tutto quanto le
di pensatori, dei filosofi, degli scienziati, e si attività cerebrali possono produrre nel sog-
considera, in generale che il pensiero riguarda getto, che questi lo esprima a parole o nel com-
le idee che una persona “ha in testa”. Sotteso a portamento, oppure no, e indipendentemente
queste alquanto semplicistiche definizioni c'è il dal fatto che se ne accorga oppure no.
sottinteso che il pensiero è di per se stesso con- Sottoscrivendo le scoperte e le inferenze del-
sapevole, o tale può diventarlo per chi lo pensa, le neuroscienze, le attuali scienze cognitive ci
e che è comunicabile: il che vuol dire che è ver- dicono che pensiero significa processazione di
balizzabile. In realtà tali sottintesi sono stati fal- tutte le informazioni che vengono ognora rice-
sificati in sede scientifica. vute, e elaborate nel confronto col patrimonio
L'accenno cui sopra a come l'uomo comune mnestico: si parla di processazioni “in paralle-
considera il Pensiero con la maiuscola, con riferi- lo” per indicare tutta la continua attività incon-
mento ai filosofi, viene sviluppato appunto in se- sapevole del nostro apparato mentale, mentre si
de filosofica. Qui le concezioni possono essere di- considerano processazioni “sequenziali” per
verse, a seconda del filosofo preso in considera- spiegare, secondo alcune teorie (per esempio
zione: in genere la maggior parte delle concezio- quelle di Edelmann, o quelle di Dennet) la pos-
ni filosofiche tradizionali considera il pensiero co- sibilità che l'attività mentale diventi cosciente.
me cosciente ed esprimibile. Ovvero ritroviamo La psicoanalisi, molto prima delle neuro-
anche qui uno dei sottintesi del senso comune: la scienze e delle scienze cognitive, verificò clini-
mente, il mentale, coincidono con quanto il sog- camente che gran parte del pensiero (la parte
getto pensa, o comunque con ciò che può pensare maggiore) non è consapevole e che tale pensie-
coscientemente: se la consapevolezza non è pron- ro inconscio può essere del tutto diverso da ciò
ta immediata e piena, si sottintende comunque che il soggetto in buona coscienza pensa; ed an-
che questa prima o poi ci sarà, e soprattutto, quan- zi, è il pensiero inconscio che muove il sogget-
do ci sarà, non si dubita che non possa essere ef- to, nelle sue condotte, e quindi è il pensiero in-
fettiva, o “vera”. In altri termini non si dubita che conscio quello effettivo, “vero”; e non ciò che il
quanto una persona coscientemente pensa e sin- soggetto crede di pensare. Le scoperte cliniche
ceramente afferma di pensare possa invece essere di Freud furono convalidate e soprattutto am-
un pensiero falso, e ingannevole per il soggetto pliate da tutti gli altri studiosi psicoanalisti di
stesso: è quest'ultima una concezione che sarà questi ultimi settant' anni. In particolare si è
portata dalla psicoanalisi, con la scoperta che esi- esteso il concetto di pensiero alle attività affet-
ste un pensiero inconscio, latente, che può essere tive, primariamente indagate da Freud, e a qual-
diverso e forse opposto al pensiero cosciente. La siasi altra attività mentale. Tra questi studiosi
psicologia a lungo ha condiviso e sottoscritto spiccano le inferenze e le teorie di Bion (Bion
l'assunto coscienzialista del senso comune, non- 1962,1963,1965,1970): non esiste pensiero co-

85
sciente senza che vi sia stato prima un pensiero menti, degli affetti, delle motivazioni, delle intui-
inconscio. Il pensiero cosciente è epifenomeno, zioni, dei desideri. In realtà le neuroscienze, ed an-
eventuale e anche ingannevole, di un'attività di che le altre attuali scienze della mente hanno di-
pensiero inconscia; persino al di sotto del cal- mostrato come questo secondo ordine di “eventi
colo algebrico vi è un pensiero inconscio. Vice- psichici” sia prodotto da processi neurali (cere-
versa può esservi un pensiero inconscio senza brali) del tutto eguali a quelli che sono responsa-
alcun pensiero cosciente. bili di tutte le altre attività dell'apparato mentale-
Possiamo dunque schematizzare le proposi- neurale che ci consente di pensare; ci saranno zo-
zioni sopra illustrate con la fig.1. Tutte le attuali ne cerebrali differentemente impegnate, nell'uno
scienze della mente contemplano il fatto che il e nell'altro ordine di attività, ma né più né meno di
pensiero va ben oltre ciò che il soggetto si ac- quanto accada per qualunque altra attività espli-
corge o crede di pensare. cata dagli esseri umani. E del resto sempre il cer-
Fig.1 vello è implicato anche in toto. Affetti e emozio-
ni, dunque, così come desideri, tendenze e via di-
Senso comune cendo, sono il prodotto di una attività della mente
Ciò che penso perché posso pensare e so di pensare e
posso comunicare
del soggetto: sono dunque anch'essi da conside-
rarsi “mentali”: la distinzione mente/psiche appa-
Concezioni filosofiche re dunque come mero retaggio dell'antica distin-
a seconda del filosofo
zione affetto/cognizione, tramandataci dai filoso-
fi medioevali. Questa distinzione aveva una sua
BEN OLTRE LA COSCIENZA

Neuroscienze
Attività cerebrali
ragion d'essere quando si credeva che l'intelletto
promanasse dallo spirito e gli affetti e le emozioni
Scienze Cognitive procedessero dalla carne; e si ignorava il funzio-
processazione delle informazioni
- in parallelo: non consapevole
namento cerebrale.
- sequenziale: possibilità di coscienza La distinzione è d'altra parte rimasta radicata
nel senso comune perché ognuno di noi avverte
Psicoanalisi
Attività mentale inconscia
differentemente, con un diverso livello di consa-
pevolezza o di coscienza, i due ordini di eventi:
2) La mente denominiamo cognizione ciò che ci appare chia-
ro, lucido, razionale, programmabile, conclusi-
L'evoluzione scientifica che ha permesso di vo, mentre chiamiamo affetti, o emozioni, pas-
scindere il concetto popolare di pensiero da quello sioni, desideri, tendenze ecc., tutto ciò che nel no-
più definitorio che le attuali scienze della mente stro vissuto ci si presenta come meno definito, e
oggi ci hanno dimostrato, ha implicato una paral- sopravvenuto involontariamente. La distinzione
lela evoluzione del concetto di “mente”. Nel lin- dunque ha senso soltanto nel riferimento al vis-
guaggio comune si fa distinzione tra psichico e suto soggettivo dei due ordini di attività del no-
mentale, tra psiche e mente, sulla base di una tra- stro apparato mentale, ma non nella loro sostan-
dizionale distinzione tra affettività e pensiero inte- za. La considerazione che il livello di coscienza è
so come attività cognitiva. È questa la distinzione soltanto una delle tante caratteristiche di alcuni
della tradizione filosofica, tra affetto, cognizione processi operati dalla nostra mente, fa cadere la
e conazione. Sulla scorta di tali consuetudini ter- distinzione. La conserviamo, eventualmente, per
minologiche, con “mente” ci si riferisce alle atti- abitudine. A livello scientifico il concetto di in-
vità razionali, lucide, coscienti, cognitive, mentre conscio, o meglio la scoperta di attività di pensie-
si riserva il termine “psiche” all'insieme dei senti- ro del tutto inconsapevoli, mostrano il carattere

86
Fig.2
Mente e capacità di coscienza

MENTE
puramente nominale della vecchia distinzione, ri-
feribile solo alla differente tonalità di coscienza
di alcuni eventi rispetto ad altri (Imbasciati
2005,a,b,2006,a,b).
capacità di coscienza

3) La coscienza
Affetti Conazione
Abbiamo così l'attuale concetto di “mente” "sento"
Cognizione
"faccio"

omnicomprensivo di quanto poteva prima es- "so"

sere distinto come “psiche”. In questo quadro


assumono particolare rilievo gli studi sulla co-
La coscienza è solo una delle tante funzioni della mente.
scienza. Nel senso comune si pensa che la co- Non è una "dote" costante e uguale per tutti, ma
scienza sia qualcosa che ogni essere umano dipende dal singolo soggetto, dal momento e dal
possiede, in modo eguale per tutti, come dono contesto, soprattutto interpersonale, in cui si trova.
Meglio parlare di "capacità" di coscienza in relazione
di natura. Ovviamente ci si riferisce alla co- al singolo soggetto e di possibilità di coscienza in
scienza-consapevolezza e non alla coscienza relazione al contesto e al momento.
morale, visto che la lingua italiana usa lo stes-
Coscienza e dimensione alexitimica
so termine per entrambe; laddove invece più
precisamente altre lingue, inglese per esem-
pio, distinguono “consciousness” da “con- lexi=leggere, timos=affetti) circa trent'anni fa
science”. Ancora nel senso comune, si pensa quella caratteristica che fu scoperta in alcuni sog-
che la coscienza (consciousness) ci sia o non getti (Marty, 1980; Marty, M'Uzan, 1963, Sifne-
ci sia. La si pensa cioè come facoltà dicotomi- os, 1973) che mostravano di non essere capaci di
ca. Invece la coscienza è un continuum , tra rendersi conto dei propri affetti, emozioni e stati
una sua assenza e una coscienza che avvertia- d'animo, e parallelamente di non essere capaci di
mo come lucida e capace. Inoltre la coscienza intravederli negli altri. Inizialmente questa carat-
non è un dono di natura posseduto da tutti gli teristica fu riscontrata in pazienti psicosomatici e
individui: alcuni hanno più capacità di co- le fu attribuito un significato patologico. Succes-
scienza di altri. Non solo: la capacità di essere sivamente si constatò come questa caratteristica
coscienti, e di sé e del mondo esterno, nello non fosse un tratto patologico di alcuni soggetti,
stesso individuo può variare, da momento a né caratteristico dei pazienti psicosomatici: quei
momento e a seconda del contesto interperso- soggetti che avevano rivelato questo tipo di fun-
nale (Liotti, 1994). Quest'ultimo dato dà mol- zionamento mentale agli studiosi, erano sempli-
to da riflettere. cemente soggetti “molto incapaci” di capacità di
coscienza. In realtà, tratti alessitimici possono es-
Possiamo dunque riassumere il concetto di sere rilevati in qualunque soggetto: la capacità di
mente con la fig.2. coscienza è un continuum (oltre che essere varia-
bile): ogni persona può essere più o meno capace
La gradualità in continuum della capacità di di coscienza e all'inverso può essere meno oppu-
coscienza, se riferita a quei processi mentali che re più alessitimica. Si parla pertanto oggi non più
vanno sotto il nome di affetti e emozioni, se ri- di alessitimia, ma piuttosto di dimensione alessi-
guarda cioè il “mondo interiore”, proprio e altrui, timica (Imbasciati 2005b, 2007).
può essere chiamata dimensione alessitimica. Quanto sopra lo vediamo schematizzato
Alessitimia fu chiamata (dal greco: alfa privativo, nella fig.3.

87
Fig.3

Coscienza nosci te stesso!”, vuol dire che tale impresa è


e dimensione alexitimica tutt'altro che facile. L'intuizione antica viene
però ognora obnubilata dalla presunzione uma-
"La coscienza non è una luce che illumina lo
na di potersi conoscere; presunzione che proce-
spirito, o il mondo, ma piuttosto un barlume, o un de dalla nostra paura di ciò che ci è ignoto a noi
lampo che illumina un frammento, una stessi, ancor più se ciò concerne proprio noi stes-
incertezza, un orizzonte" si: si ha la sensazione di non essere più padroni
(E. Morin, 'Le Vie della Complessità', Feltrinelli 1995)
in casa nostra. Il che è vero. È stato detto che, co-
sì come la rivoluzione copernicana ha dimostra-
ALEXITIMIA = incapacità di leggere i sentimenti
to che la terra non è il centro dell'universo, la ri-
Tutti siamo un po' alexitimici, per tutte le nostre attività mentali voluzione psicoanalitica ha dimostrato che la co-
scienza non è il centro di noi stessi.

4) Espressione e comunicazione
Poiché il pensiero è sempre anche inconscio,
ovvero la coscienza comunque riguarda solo ac- Veniamo ora , dopo aver visto la vastità, la
cessoriamente una piccola parte dei processi complessità e la non trasparenza (alla coscien-
mentali, ne deriva che la nostra capacità di leg- za) del pensiero, a considerare se e come que-
gere i sentimenti, di essere cioè cosciente di sen- sto pensiero si esprime (ex-primere = premere
timenti propri e altrui, è sempre limitata: dun- fuori) ovvero come processi interiori che di
que tutti noi siamo “un po' alessitimici” e lo sia- per sé non si manifestano possano “premere”
mo in maniera variabile, non solo tra individuo verso l'esterno e trovare una qualche anche in-
e individuo, ma un medesimo individuo può es- diretta espressione. Quali possono dunque es-
sere variabilmente un pò più o un pò meno ales- sere le forme di espressione del pensiero?
sitimico a seconda del momento e del contesto Ovviamente quando questo in qualche modo
interpersonale. E ciò indipendentemente da si manifesta.
quanto il soggetto crede (e afferma) di essere ca- La fig.4 schematizza le principali forme di
pace. Si nota qui la fallacia dell'introspezione: pensiero.
con quest'ultimo termine si intende la possibili-
tà di “guardarsi dentro” (intro-spicio) e ci si rife- L'espressione di un pensiero, di qualunque ti-
risce al proprio mondo interiore di sentimenti, o po di pensiero, deve pur sempre passare attra-
di “pensieri” più remoti. Finché si è creduto che verso canali sensibili: al soggetto e agli altri.
lo psichico, o meglio il mentale coincidesse con Dunque l'espressione deve pur sempre avere un
il cosciente, si è anche creduto che carattere sensoriale. La più comunemente consi-
l'introspezione, purché sincera, fosse veritiera: derata espressione di pensiero è quella che passa
chi meglio del soggetto stesso – si pensava – sa per il linguaggio delle parole. Ma non è questa in
cosa gli accade dentro? In realtà la scoperta realtà l'espressione principale: è solo la più evi-
dell'ingannevolezza del pensiero cosciente, di dente, quella che si crede meno equivoca e quel-
quello cioè che appare alla coscienza del sog- la che si crede possa rappresentare il pensiero in
getto, ha portato a scoprire che l'introspezione modo diretto. In realtà il linguaggio verbale non
non solo è limitata, ma può essere, e spesso, in- è in sé il pensiero, ma solo una traduzione –
gannevole. Ciò vale, come vedremo più oltre, espressione – di esso: e sappiamo anche che è la
anche per il ricordo. più ingannevole. Molti sono gli studiosi che han-
Del resto, se nell'antichità Socrate disse “co- no sottolineato come con le parole si possa men-

88
Fig.4

Le "forme di espressione" del pensiero:


la simbolizzazione

Verbali > traduzione ingannevole.


Visive > linguaggio verbale scritto, ideogrammi, linguaggio sordomuti,
simboli matematici, simboli musicali, altri simboli grafici, disegno,
pittura, scultura, architettura, ecc. Quanto si riesce?
Auditive-sonore > prosodia, tonalità e timbro della voce, ritmo (Alfabeto Morse e
segni sonori convenzionali), canto, musica. Si riesce a esprimere
quello che si pensa di pensare?
Motorie > gesti, mimica, posture, mimo, danza.
Gustative-olfattive > la cucina.
Tattili, propriocettive,
> come si comunica coi neonati e coi bambini.
vestibolari
e altre sensorialità combinate
> come si comunica in amore.

dunque >>> LA COMUNICAZIONE NON VERBALE

Comunicazione degli "affetti"; attraverso le azioni

Quale coscienza?
quale "riuscita"?

Per ogni linguaggio occorre un codice:


eppure nessun codice riesce a esprimere completamente il pensiero

Cos'e dunque il pensiero?

tire, mentre con altri linguaggi, non verbali, mol- sua comunicazione e recezione da parte di altri,
to di meno. Ed inoltre attraverso l'espressione comporta enormi problemi, a riguardo della
del pensiero in parole, il soggetto può ingannare, sua codifica in emissione e decodifica in rece-
in buona fede, anche se stesso. D'altra parte, qua- zione da parte dell'utente. Quante possono esse-
lunque sia il medium sensoriale che si costitui- re le ambiguità e gli equivoci? Quanto qui gio-
sce come codice di un qualche linguaggio, esso è ca la coscienza? Forse meno che altrove? E
sempre ex-pressione, una traduzione, di un pen- quanto nel produttore (l'artista) di tale pensiero,
siero che sta al di là, che di per se sfugge ad una piuttosto che nel fruitore, che comunque riceve
comunicazione precisa e inequivoca. “qualcosa”.
Una parte importante del pensiero può veni- Ancora è da considerare tutta la gran quan-
re espressa attraverso il medium visivo. Consi- tità di espressioni della mente che passa attra-
deriamo, non semplicemente la scrittura e le al- verso il medium sonoro-acustico, da quello
tre forme di simbolizzazione grafica, ma tutta la che si accompagna al parlato (comunicazione
vasta gamma dell'espressione artistica, che pas- paraverbale), a quello che si esprime, artisti-
sa attraverso le arti plastiche e figurative. È que- camente, nel canto e nella musica. Anche qui il
sta forma di pensiero, complesso, che, conside- discorso è altamente complesso, come per
rata oltre che nella sua espressione anche nella l'arte visiva.

89
Abbiamo poi la comunicazione motoria, che viene emesso, trasmesso, ricevuto. Spicca
dalla mimica ai gesti, alle posture, alla prosse- dunque l'estremo rilievo della Comunicazione
mica, alla danza. Tale comunicazione ci vei- non Verbale (C.N.V.). E' questa comunemente ri-
cola “qualcosa” dell'altro: dunque esprime tenuta, per tutti gli esseri umani, oltre che per gli
qualcosa che sta accadendo nella sua mente. E animali, espressione e comunicazione affettiva:
del resto noi “capiamo” qualcosa, dalla sua mi- abbiamo però sottolineato quanto gli affetti sia-
mica, o gesto o postura, da cui inferiamo ciò no attività della mente; e ovviamente del cervel-
che pensiamo accada nella sua mente: dunque lo; dunque attività mentali – pensiero – a pieno ti-
un pensiero. tolo.
E veniamo ai sensi meno considerati: gu- In tutte le espressioni non verbali del “pen-
sto, olfatto, tatto, propriocezione, equilibrio siero”, da quelle intime private e quotidiane, a
nello spazio. Basta considerare come si può co- quelle pubbliche, artistiche, si rivela una sfug-
municare coi neonati e i bambini in età prever- gevolezza e un rilevante margine di ambiguità
bale, e quanto questi possono in tal modo impa- polisemica che mostra i limiti della coscienza.
rare a “dialogare” col care-giver, per avere Quale coscienza, dunque, interviene, in tutto
una misura di quanta attività mentale viene tra- il pensiero che al di là delle parole viene pro-
smessa; e fruita, cioè imparata. Ma anche gli dotto e trasmesso?
adulti esprimono e si trasmettono queste for-
me di pensiero, dalla stretta di mano, al tocco, 5) Genesi del pensiero: il dolore mentale
alla carezza. Quanto più il rapporto è intimo,
tanto più si usa comunicare con tali medium. Tutto ciò induce ulteriori riflessioni su cosa
La comunicazione erotica e sessuale si espri- sia mai quella cosa che appare così semplice e
me e comunica essenzialmente in tal modo. che invece è così complessa ed oscura, che
Dunque il “pensiero” si avvale di “simbo- chiamiamo “pensiero”. Ed induce gli interro-
li”, di vario ordine: si parla pertanto di simbo- gativi che tuttora appassionano gli studiosi del-
lizzazione. Questa è costituita da diverse serie le varie scienze della mente: come funziona
di differenti tipi di espressione del pensiero, di questa “mente”? E come si è originata? (Imba-
traduzione di esso, che però sembra essere co- sciati, 1998, 2006a,b). D'altra parte il discorso
munque la forma apparente, che serve a tenta- che dalla considerazione del pensiero in sé pas-
re di comunicare, di un “pensiero” che sempre sa alle varie forme attraverso le quali esso può
ne resta “al di là”. Ogni simbolizzazione com- venire trasmesso, porta l'attenzione sul pro-
porta pertanto un certo grado di ambiguità, di blema più generale di come un qualche mes-
polisemia, talora di equivoci ed inganni. Si di- saggio, emesso da questa misteriosa mente, e
ce che tradurre è sempre un po' tradire. dall'attività di questo non meno misterioso cer-
L'essenza del pensiero, al di là delle sue for- vello, modifichi non solo la mente altrui, ma
me, sembra inafferrabile. anche i corpi; il proprio in primis. Si apre qui il
Va inoltre considerato come tutte le forme di complesso discorso sul funzionamento non so-
espressione che abbiamo schematizzato in fun- lo della mente ma anche di quanto è stato chia-
zione delle diverse sensorialità, siano in realtà mato lo psiche-soma. Su tali prospettive ri-
mescolate, intrecciate e integrate tra di loro. Le mandiamo ad altri nostri testi (Imbasciati, Mar-
varie forme di simbolizzazione acquisite attra- giotta 2004; Imbasciati 2005b, 2006a,b; Imba-
verso i nostri sensi ognora si compongono tra di sciati, Dabrassi, Cena, 2006).
loro, dando origine a forme estremamente com- In questa sede faremo un accenno alla gene-
plesse di comunicazione, ovvero di un pensiero si del pensiero e al concetto di dolore mentale,

90
quali inferiti dagli studi psicoanalitici più re- di loro confusi. È questo appunto il funziona-
centi, che hanno preso origine dalla scuola bio- mento psicotico.
niana. Per contro il funzionamento detto “depressi-
Gli studi clinici di Bion (Bion vo”, che nell'arco evolutivo della prima infanzia
1962,1963,1965,1970), e di tanti altri psicoana- sopravviene all'altro, e che nell'adulto normale
listi che hanno adottato la sua metodologia psi- resta prevalente, comporta la possibilità che gli
coanalitica (e di ricerca), hanno ridescritto svi- oggetti interni buoni e cattivi, che erano vissuti
luppandole le due modalità di funzionamento come separati, possano essere riunificati (parte
mentale che erano state individuate da Melanie destra della fig.5), permettendo in tal modo la
Klein nei bambini: la posizione schizoparanoi- possibilità che un unico oggetto interno rappre-
de e quella depressiva. senti adeguatamente oggetti reali, sia nella realtà
La scuola bioniana ha individuato queste esterna (E), dando origine alla percezione vera e
due modalità funzionali della mente anche ne- propria (P) sia anche della realtà interiore (I),
gli adulti, potenzialmente compresenti en- dando origine ad un senso del Sé e alla possibili-
trambe, più sviluppata quella depressiva nelle tà di distinguere quanto può essere ricordato (R)
persone che hanno una struttura mentale buo- da quello che può soltanto essere stato immagi-
na, più sviluppata quella schizoparanoide nei nato (Im). È questo il funzionamento che per-
soggetti con disagio mentale; spiccatamente mette la normalità psichica; altrimenti si avreb-
negli psicotici. Il funzionamento schizopara- be confusione e allucinazione. Per
noide, che Bion chiama forse più appropriata- un'illustrazione più dettagliata si veda Imbascia-
mente “psicotico” (PS), è caratterizzato dai ti 2006b.
meccanismi di scissione e proiezione: per
un'illustrazione di tali concetti complessi, che Gli studi di Bion, che come detto hanno al-
qui non mi è consentita, rimando alla letteratu- largato il concetto di attività mentale incon-
ra specifica, (Imbasciati, Margiotta 2004, scia come sottesa a qualunque tipo di opera-
Imbasciati 2006a,b). Qui noterò come il fun- zione mentale (persino il calcolo matemati-
zionamento PS (vedi fig.5) comporti una divi- co), hanno mostrato come la genesi del pensie-
sione, nella percezione degli oggetti reali, co- ro origini in una compresenza dialettica (in-
sicché i corrispondenti oggetti mentali vengo- conscia) dei due tipi basali di funzionamento.
no ad essere duplicati e separati , in due cate- Tale compresenza, nella sua operatività con-
gorie contrapposte, di oggetti buoni e di og- temporanea nella mente, è fonte di uno stato
getti cattivi. Gli oggetti “buoni” sono visuti co- primitivo della mente stessa, che Bion ha deno-
me interni (Obi,), mentre gli oggetti “cattivi, minato “dolore mentale”. Tale denominazio-
pur essendo qualcosa di interno (Oci) sono pro- ne deriva dalla scoperta clinica che tale stato
iettati e pertanto vengono percepiti come og- primario è il prototipo di qualunque altro dolo-
getti esterni persecutori (Oce). Tutti questi og- re mentale, talora anche avvertito dal sogget-
getti mentali, che non hanno alcuna corrispon- to, che può aver luogo in varie circostanze del-
denza con oggetti reali, sono detti “oggetti in- la vita mentale, lungo tutta l'esistenza umana.
terni”. Questa scissione non consente alla men- Questo dolore mentale primario può essere
te di operare efficacemente sulla realtà ester- “metabolizzato” se il sistema operativo della
na, in quanto non la può percepire come tale, mente in quel momento è in grado di tollerare
né ancor più consente di vedere la propria real- un primitivo e angoscioso stato di incertezza.
tà interiore: i due ordini di realtà non solo sono La mancata tolleranza fa scivolare il funziona-
massicciamente misconosciuti, ma anche tra mento D verso PS, cioè in un'operatività di ti-

91
Fig.5

Genesi del pensiero e dolore mentale


(sviluppi postbioniani)

PS D

O ) (O O O
bi ce-- bi ce

_
E I Sé

P R Im
[da Imbasciati A., ‘Il Sistema Protomentale’, LED, Milano 2005]

Prima psicoanalisi: Freud – 1899 -1950


La rivoluzione kleiniana: oggetti interni, anziché pulsioni – 1930 -1980
2a rivoluzione: W.R. Bion: pensiero inconscio come matrice di ogni attività mentale (Griglia)–1960...
Verso ulteriori sviluppi: incontro con le Neuroscienze e le Scienze Cognitive – 2000...

Dalla clinica, degli adulti, dei bambini, degli infanti, il concetto di Dolore mentale come matrice del pensiero.

Capacità del sistema di tollerare e metabolizzare la situazione di dolore mentale


Incapacità: situazioni di metabolismo “antimentale” (psicotico)

po psicotico, spesso con prevalenza di opera- radossale delle scoperte cliniche di Bion consi-
zioni proiettive e paranoidi. Si elimina il dolo- ste nel fatto che tale “dolore” non è affatto da
re, lo si “evacua” dalla mente, ma questa in tal considerarsi evento negativo: esso è insito alla
modo si ottunde, non progredisce, non “pen- genesi del pensiero: è quanto nasce, sempre co-
sa”. Quanto avviene per il dolore mentale pri- munque, da un'alternanza dialettica di un fun-
mario si ripete anche in tutte le forme, anche zionamento basale PS-D. E' un metabolismo
adulte, di sofferenza mentale; un dolore men- verso D, di tale alternanza, che caratterizza uno
tale riferibile a una interna e riattivata dialetti- sviluppo “normale”, e una genesi di un pensiero
ca PS/D è all'origine di qualsiasi dolore menta- sano. Altrimenti si va verso il pensiero psicoti-
le, anche nell'età adulta, sia questo avvertito o co. Il pensiero “sano” nasce dalla capacità di
no; in quest'ultimo caso esso è inferibile clini- sopportare (da parte del sistema basale incon-
camente dall'osservazione del soggetto. scio della mente) il dolore, elaborando, appun-
L'aspetto più interessante e per certi versi pa- to, il “pensiero”. Viceversa, se il sistema non tol-

92
lera, si ha la dimensione negativa del pensiero stato necessario premettere le descrizioni prece-
“matto”. Possiamo dunque affermare che il pen- denti. Un pregiudizio popolare assai duro da sfata-
siero nasce dal dolore. A livello artistico ciò era re consiste nel credere che ciò che si ricorda sia
stato intuito da tempo. quello che abbiamo visto, sentito, comunque speri-
La descrizione che qui è stata tratteggiata a mentato, e che se il ricordo è ben netto l'evento ri-
proposito della genesi del pensiero dal dolore, è cordato sia effettivamente ciò che è avvenuto; altri-
qui necessariamente sommaria, e può risultare menti il ricordo sarebbe vago, incerto, sbiadito. Al
poco comprensibile al lettore non equipaggiato: contrario si può benissimo ricordare nettamente
si rimanda pertanto ad altri testi come quelli già qualcosa che può essere stato diverso, anche molto,
citati. In questa sede possiamo sottolineare una da ciò che realmente era avvenuto. La nostra me-
intuizione acquisita nel senso comune. Le perso- moria, in tutta coscienza, è ingannevole. Tale no-
ne che più sanno affrontare le avversità, esterne, zione da lungo tempo è stata dimostrata negli studi
e i dispiaceri e i disagi interiori, sono quelle che di psicologia della testimonianza. La nostra memo-
hanno una mente migliore: il dolore sembra ar- ria non è un magazzino in cui si iscrivono gli eventi
ricchire queste persone, laddove in altre il dolore percepiti: è un elaboratore continuo, che trasforma
risulta devastante. La capacità della mente uma- continuamente gli eventi che percepisce con quelli
na sembra consistere soprattutto nella capacità che ha già percepito, cosicché gli uni e gli altri nella
di elaborare il dolore in senso positivo. loro integrazione cambiano rispetto a quanto si po-
Continuando l'esame della fig.5, rileviamo co- teva credere una registrazione fedele.
me lo sviluppo della scienza psicoanalitica possa Inoltre la nostra memoria è in massima parte
essere suddiviso in tre successive (e in parte so- inconscia: qualcosa può talora diventare consa-
vrapposte) fasi. In un primo tempo (1899 - data pevole, ma la maggior parte della memoria re-
della Traumdeutung - fin verso il 1950) abbiamo sta senza che sia mai accessibile alla coscienza.
la fondazione clinica, metodologica e teorica di L'oblio viene comunemente inteso come uno
Freud. Successivamente abbiamo gli sviluppi sbiadire e un cancellarsi di ricordi: in realtà que-
che sono stati detti (Meltzer,1978) “rivoluzione sto è soltanto ciò che appare alla nostra coscien-
kleiniana” e infine la seconda rivoluzione psico- za, che può non aver niente a che fare con quan-
analitica nelle ultime decadi del secolo testé scor- to resta patrimonio mnestico nella continua sua
so, operata da Bion. Attualmente è in corso uno trasformazione. Memoria non è magazzino sta-
sviluppo di integrazione tra Neuroscienze, tico, bensì insieme di capacità di elaborazione
Scienze cognitive, Scienze del comportamento e acquisite e mutevoli nella loro continua possi-
psicoanalisi, che forse è foriero di una ulteriore ri- bilità di differenti attivazioni. Occorre pertanto
voluzione (Imbasciati 2005b, 2007). Lo schema distinguere ciò che è memoria e ciò che è ricor-
presentato si conclude, al fondo, indicando come do, ed aver presente che il dimenticare è
la capacità del sistema-mente di tollerare e meta- anch'esso mero evento coscienziale, che può
bolizzare il dolore mentale, dia origine ai proces- non corrispondere affatto a ciò che resta….. “in
si di simbolizzazione: questi consentono il fun- memoria”.
zionamento efficace della mente. Altrimenti Gli studi sulla memoria sono quanto mai va-
avremmo il funzionamento “folle”, psicotico, sti, e molteplici sono le distinzioni che sono sta-
che Bion definì “anti mentale”. te fatte circa i diversi suoi aspetti (Imbasciati,
Margiotta 2004, cap.2). In questa sede ricorde-
6) La memoria remo i concetti di memoria dichiarativa, se-
Nella fig.6 è schematizzata la concettualizzazione mantica, di riconoscimento, di lavoro, a breve e
attuale della memoria , per la cui comprensione è a lungo termine, e soprattutto quanto oggi va

93
Fig.6

La memoria lungo le età


La memoria non coincide col ricordo
Ciò che si ricorda, anche lucidamente, può non essere ciò che è
avvenuto

Due sistemi neurologici differentemente attivati per la memoria:


a) implicante l'amigdala: attivo già alla nascita: Memoria Implicita
assolutamente non conscia.
b) implicante l'ippocampo: attivazione dopo il sesto mese; memoria
che può anche diventare cosciente.

Memoria implicita nella struttura affettiva


Con lo scorrere dell'età diminuisce la memoria dichiarativa e quella a breve
termine. Resiste quella remota, a lungo termine; quella semantica episodica, e
quella non conscia: la memoria implicita.

Genesi del pensiero e possibilità creative: tolleranza al dolore mentale in


relazione all'ottimalità del sistema di partenza e al contesto interpersonale.

sotto il nome di memoria implicita. Fanno parte può in alcun modo essere cosciente. La sua ca-
di questo tipo di memoria tutte quelle acquisi- ratterizzazione è stata dalle neuroscienze suf-
zioni che si imparano nelle prime epoche della fragata dalla scoperta di due differenti sistemi
vita, fetale e neonatale: per esempio le capacità neurali attivati in successione in epoca neona-
percettive, quelle motorie, gli stili di attacca- tale. Alla nascita e per qualche mese dopo,
mento coi loro “Modelli Operativi Interni”, le l'attività mnestica (ovvero ciò che si apprende)
varie disposizioni e strutture che regoleranno la mostra una massima attivazione di circuiti neu-
specifica affettività (e il “carattere”) di una per- rali implicanti l'amigdala; dopo il sesto mese si
sona, la sua capacità di introspezione più o me- attiva un secondo sistema neurale, centrato
no fallace, la sua dimensione alessitimica, lo sull'ippocampo. Entrambi ovviamente lavora-
specifico individuale modo di regolazione psi- no in collegamento con la corteccia. Soltanto
cosomatica; e via dicendo. Si tratta di una me- ciò che è stato elaborato dal secondo sistema
moria assolutamente inconsapevole e che non può, in alcuni casi, diventare cosciente.

94
La memoria implicita può dunque dirsi im- età. La capacità creativa rimanda alla genesi
plicita nella struttura affettiva del singolo indi- del pensiero, nella primitiva matrice
viduo. dell'oscillazione PS-D e del dolore mentale, at-
Con lo scorrere dell'età diminuisce la memo- tingendo al patrimonio mnestico più svariato,
ria dichiarativa, cioè quella che può essere ri- con prevalenza però della memoria implicita,
cordata in modo da essere esprimibile a parole; semantica, non consapevole, pregna di affetti-
questo anche se le parole non vengono profferi- vità, che trova forme nuove, più spesso non ver-
te. Diminuisce inoltre marcatamente la memo- bali, con cui viene espressa.
ria a breve termine, mentre quella a lungo ter- Nello studio della genesi del pensiero, nella te-
mine resiste; ovvero le persone anziane dimen- oria da me delineata (Imbasciati, 2006a,b) viene
ticano facilmente quello che hanno fatto un'ora evidenziato come dalla primitiva matrice venga-
prima, o il giorno prima, mentre ricordano me- no a formarsi nella mente progressivi “engram-
glio gli eventi passati, soprattutto i più remoti. È mi”. In parole molto riduttive si tratta del formar-
presumibile che in questi casi agisca di più una si di tracce mnestiche (di contenuti ma soprattut-
componente di memoria implicita inerente le to di funzionalità) progressivamente più elabora-
strutture affettive. Infatti la memoria implicita te, articolate e precise nella loro significazione:
in sé, come sopra descritta, è quella che più resi- ho chiamato questo sviluppo mnestico-
ste: se scompare, l'anziano non è più autosuffi- funzionale “simbolopoiesi”. Si tratta infatti della
ciente. Anche la memoria classificata come se- formazione (in memoria) di significanti, o “sim-
mantica e episodica sembra resistere boli”, che, nell'apparato mentale che via via si au-
nell'anziano: il “senso delle cose”, ricordate o ri- tocostruisce, servono a “pensare”, in modo pro-
conosciute in una loro riattualizzazione simil- gressivamente più fine, mediante, appunto, sim-
percettiva, viene conservato. Invece si perde la boli via via più idonei a significare “cose nuove”.
memoria di lavoro: memoria a brevissimo ter- La simbolopoiesi fa parte di ogni sviluppo men-
mine, consistente, per esempio, nel dimentica- tale, soprattutto nella sua costruzione durante il
re, mentre si fa un lavoro manuale, dove si è periodo infantile, ma essa fa parte di ogni proces-
messa una vite appena smontata, o il martello, o so evolutivo, anche nell'adulto: con più elemen-
se un bullone o una chiavetta, poco prima mano- tare salienza la si coglie nella creatività.
vrata, vanno girati a destra piuttosto che a sini- La possibilità di sviluppare una simbolopo-
stra. Complessivamente possiamo affermare iesi anche nell'età adulta, quando lo sviluppo
che la memoria consapevole o suscettibile di di- mentale può dirsi sufficientemente completato,
ventare tale è quella più facilmente e più preco- e soprattutto anche in età avanzata, dipende
cemente compromessa, rispetto a una capacità dall'ottimalità della base fondatrice della strut-
mnestica inconscia. tura mentale di un singolo individuo: da quella
Aspetto particolare riguardante memoria e capacità di tollerare il “dolore mentale”, meta-
pensiero, riguarda quanto è definito creatività, bolizzandolo in senso depressivo-riparatorio,
capacità creativa, attività creativa. Si tratta, co- producendo cioè nuovi “engrammi”, nuovi sim-
me è noto della possibilità di creare “pensieri” boli, nuove catene simbolopoietiche progressi-
nuovi, concezioni nuove, siano esse esprimibili ve, che a loro volta permetteranno di produrre
verbalmente (e quindi mediante la scrittura), sia- ulteriori simboli, in una simbolopoiesi “creati-
no, ancor più esse esprimibili in altre forme: la va”.
cosiddetta creatività artistica, manuale, figura- Evento saliente in tale progressione è dato
tiva, grafica, pittorica, musicale. Molti artisti dal fatto che essa, e con essa la capacità simbo-
hanno prodotto le loro opere migliori in tarda lopoietica, è in relazione col contesto interperso-

95
nale in cui si è trovato, e nel momento si trova, emana, che trasmette, per vie non verbali (affet-
quel soggetto. Ovvero, così come la simbolopo- tive), nuovi simboli e nuove possibilità simbolo-
iesi infantile si innesta e progredisce in funzione poietiche.
della relazione coi care-givers e in relazione a Per tale ragione la creatività degli adulti, e de-
quanto essi sapranno offrire all'assimilazione (ap- gli anziani, dipende dalle relazioni affettive da
prendimento preverbale) della costruenda mente cui la mente trae alimento.
del bimbo, anche ogni ulteriore simbolopoiesi di- Il pensiero nasce dagli affetti e tale nascita
pende da un'esperienza che è essenzialmente so- può avvenire anche in età avanzata.
stenuta dalla relazionalità. Relazionalità che

Riferimenti bibliografici
Bion W.R.
(1962), Apprendere dall'esperienza, Armando, Roma 1972
(1963), Gli elementi della psicoanalisi, Armando, Roma 1973
(1965), Trasformazioni, Armando, Roma 1973
(1970), Attenzione e interpretazione, Armando, Roma 1970
Imbasciati A.
(1998), Nascita e Costruzione della mente, Utet Libreria, Torino
(2005)(a), La sessualità e la teoria energetico pulsionale, Angeli, Milano
(2005)(b), Psicoanalisi e cognitivismo, Armando, Roma
(2006)(a), Constructing a Mind, Routledge, London
(2006)(b), Il Sistema Protomentale, LED, Milano
(2007), Nuove Metapsicologie, Psichiatria e Psicoterapia (in corso di stampa)
Imbasciati A., Margiotta M. (2004), Compendio di psicologia per gli operatori sociosanitari, Piccin, Padova
Imbasciati A., Dabrassi F., Cena L. (2006), Psicologia Clinica Perinatale, Piccin, Padova
Liotti G. (1994), La dimensione interpersonale della coscienza, N.I.S. (Carocci), Roma
Marty P., De M'Uzan M. (1963), La pensée opératoire, Rev. Franc. Psyichoan., 27(suppl), 1345-1356
Marty P. (1980), L'ordre psychosomatique, Payot, Paris
Meltzer D. (1978), Lo sviluppo kleiniano, Borla, Roma 1982
Sifneos P.E. (1973), The prevalence of “alexithymic” characteristics in psychosomatic patients. Psychotherapy and Psychoso-
matics, 22, 255-262

96
INVECCHIAMENTO ED ETÀ SENILE: COMUNICAZIONE E CREATIVITÀ
Marcello Cesa-Bianchi, Carlo Cristini, Giovanni Cesa-Bianchi

Invecchiamento ed età senile negativa, caratterizzata dalla restrizione del


percorso esistenziale, dalla perdita di molte
L'invecchiamento e l'età senile sono stati capacità, da una stato di malattia sempre più
spesso valutati in termini negativi, come un coinvolgente, da un procedere sempre più rapido
processo e un periodo caratterizzati esclusiva- verso la morte. E' una concezione - consolidata
mente da perdite, rinunce, privazioni, declino dai risultati delle ricerche mediche, a carattere
irreversibile delle funzioni biologiche, cogniti- trasversale, e anche dalle prime psicologiche -
ve, affettive e motivazionali. Per molti secoli il che ancora molte persone hanno della vecchiaia.
diventare e l'essere vecchi erano considerati Sono numerosi gli anziani che stanno bene,
come condizioni di minor valore e qualità, sono autonomi, intraprendenti, sereni nel vivere
destinate al riposo, alla quiescenza di interessi e la propria età e le sue prospettive. Altri sono
progetti, all'attesa passiva della morte. Atteggia- meno fortunati, soffrono condizioni di emargi-
menti di emarginazione dei vecchi e di svaluta- nazione, isolamento, indigenza, invalidità. E'
zione dell'età senile sono presenti nelle popola- un'espressione dicotomica dell'ultima età,
zioni primitive e nelle civiltà elleniche e romane. sempre più lunga, ultracentenaria. Che cosa
In taluni gruppi etnici gli anziani vengono determina una vecchiaia da ammirare ed un'altra
fisicamente eliminati nel corso di cerimonie e solo da curare ed assistere? Che cosa fa prevale-
rituali nei quali sono prestabiliti esecutore e re nella vita le esperienze positive su quelle
vittima; alcuni capi-tribù si danno volontaria- negative, la memoria sul declino, la salute sul
mente la morte quando raggiungono un'età dolore, lo spirito creativo sullo smarrimento di
particolarmente avanzata e compaiono i primi sé, la voglia sulla rinuncia al vivere? Perché un
segni di marcato declino fisico. Nell'antica anziano si sente soddisfatto ed un altro sconten-
Grecia Mimnermo, sacerdote a Colofone, to, sfiduciato? Che cosa fa dire ad un vecchio che
esprime i sentimenti dei suoi cittadini e ripete vale la pena di esistere e pensare, mentre un altro
spesso che preferirebbe morire anziché invec- ne ha perso il significato e non sa più distinguere
chiare. Teognide di Megara, si dispera pensando fra le cose di ieri e di oggi? Quali ragioni sosten-
alla gioventù perduta e considerando la vecchia- gono la vecchiaia, la sua realizzazione e quali ne
ia solamente come alterazione, per Anacreonte avvertono una limitazione, un ostacolo?
invecchiare è perdere tutto quanto faceva dolce Per molte persone comuni e grandi artisti la
la vita, anche Archiloco, sacerdote a Thasos, vecchiaia ha rappresentato una fase della vita in
svaluta l'età avanzata. Fra i romani Terenzio cui si è proseguito con la ricerca, la fantasia, la
associa la vecchiaia alla malattia, Giovenale conoscenza.
intende la senilità come una condanna alla Gli aspetti positivi dell'età senile si riscontra-
tristezza, Orazio, Ovidio e Marziale descrivono no - come per quelli negativi - fino dagli inizi
negativamente la vecchiaia, specie al femminile della presenza e civiltà dell'essere umano. Nella
(de Beauvoir, 1970). storia di molti popoli gli anziani vengono
Senectus ipsa morbus est - Senectus insanabi- ascoltati, si ricercano i loro consigli, a tavola
lis morbus - Senescere eguale a se nescire o a sono serviti per primi, sono accuditi nella
sensuum diminutio - La vecchiaia sta fra la malattia e accompagnati fino al trapasso. Ke-
salute e la malattia - Terapia antivecchiaia - Turkekai fra gli aborigeni australiani e Kenyatta
Ricerca dell'elisir di lunga vita o della fontana fra gli africani significano nel contempo grande-
dell'eterna giovinezza sono affermazioni e uomo e vecchio. Molte tribù degli indiani
orientamenti che documentano una concezione d'America, popolazioni asiatiche, australiane,
della condizione senile come esclusivamente africane e dell'America meridionale riservano

97
agli anziani privilegi e autorità, riconoscono a Bianchi, 1999; Laicardi e Pezzuti, 2000; Bin-
loro il patrimonio della tradizione, stock e George, 2001; Baroni, 2003; Chattat,
dell'esperienza e della cultura. 2004; Spagnoli, 2005). Sono molteplici i fattori
Ad Atene le leggi di Solone conferiscono che influenzano il progredire degli anni,
potere ai vecchi. A Sparta è compito degli l'invecchiare: patrimonio genetico, clima
anziani formare le giovani generazioni. Platone relazionale di prima accoglienza, educazione
in Repubblica, Cicerone nel De Senectute e ricevuta e acquisita, esperienze vissute, perdite e
Seneca nelle Lettere a Lucillo e nel De Brevita- disadattamenti sofferti, elaborati o lungamente
tae Vitae difendono i vecchi, ne descrivono repressi, significati degli affetti, progetti perso-
saggezza e capacità creative, rimarcano le molte nali, opportunità e difficoltà incontrate, malattie
qualità positive dell'età avanzata. e traumi subiti, caratteristiche dell'ambiente
Gli anziani sembrano seguire un destino familiare e sociale, interessi, curiosità, potenzia-
tracciato dalle società in cui vivono; le varie lità creative, desiderio di vivere e di essere
comunità assegnano ai vecchi ruoli, funzioni e (Cesa-Bianchi, 2000).
sembrano deciderne la sorte. Nelle società L'invecchiamento è un fenomeno fisiologico,
occidentali persistono atteggiamenti pregiudi- naturale, rappresenta una trasformazione nel
ziali nei confronti dell'età senile sebbene le corso del tempo che richiede un continuo
ricerche condotte negli ultimi decenni in psico- adattamento. Vi sono divergenze ed analogie tra
gerontologia e le recenti scoperte neuroscientifi- accrescimento ed invecchiamento; il primo è
che abbiano consentito il superamento del considerato un processo di acquisizione quanti-
preconcetto che definiva il processo di invec- tativa e differenziazione qualitativa di funzioni e
chiamento unicamente in termini di progressivo strutture; il secondo era tradizionalmente
e inarrestabile decadimento. Invecchiare serena- concepito come un processo di riduzione
mente e creativamente è una prospettiva possibi- quantitativa di strutture e perdita progressiva di
le per molti e lo testimonia un numero sempre funzioni; in realtà, in entrambi si susseguono con
maggiore di persone che diventano longeve in diverse modalità e interpretazioni di significato
buona salute fisica e mentale (Cesa-Bianchi, perdite ed acquisizioni (Cesa-Bianchi, 1977).
1994, 1998a, 2002, 2006). Sul piano biologico l'invecchiamento è
Sul piano sociale si tende convenzionalmente complesso, si diversifica sia tra una persona ed
a far iniziare l'età senile a 65 anni e a suddividerla un'altra, sia all'interno di uno stesso organismo,
in quattro periodi: 65-74 anni (young-old), 75-84 apparato e tessuto (Holliday, 1995; Tammaro,
anni (old-old), 85-100 anni (oldest-old), dopo i Casale e Frustaglia, 2000; Vergani e Lucchi,
cento anni (over-century). Sono indicazioni 2006). Come esistono differenti modalità di
temporanee, suscettibili di variazioni nei prossi- sviluppo per ogni capacità e risorsa funzionali,
mi anni in base al prolungarsi dell'attesa di vita altrettanto appare distinto il processo del loro
ed al mutare dei fattori culturali, economici, declinare. Il diverso modo di invecchiare delle
organizzativi, ambientali. varie componenti biologiche prende il nome di
'eterocronia' dell'invecchiamento. Il concetto si è
successivamente esteso ed attualmente com-
Invecchiamento e ciclo di vita: variabilità ed prende le differenze fra le varie funzioni e quelle
eterocronia tra un individuo ed un altro.
Il processo di invecchiamento, come hanno Ogni anziano procede secondo una propria
dimostrato numerose ricerche, non descrive un storia - personale, familiare e collettiva -, ma
percorso uniforme ed omogeneo (Birren e l'esercizio, l'attività, gli interessi, le condizioni di
Schaie, 1977; Baltes e Baltes, 1990; Aveni salute, la qualità della vita, il desiderio e la forza
Casucci, 1992; Amoretti e Ratti, 1994; Walter, di vivere tracciano le differenze tra gli individui.
1995; Cesa-Bianchi e Vecchi, 1998; Cesa- “Il tempo viaggia con diversa andatura a

98
seconda delle persone”, affermava Shakespeare vari settori della vita sociale, che egli sia inutile,
in Come vi piace (III, 2) come per indicare sia i improduttivo, disadattato, ripetitivo, malato,
differenti effetti dello scorrere del tempo, sia depresso, passivo, superato, indigente, se non
l'esperienza soggettiva dei giorni che passano. privo di idee, interessi e progettualità; uno degli
Sono il senso e le modalità di rispondere e stereotipi più diffusi e discriminanti definisce il
sperimentare gli eventi della vita, i vari fattori di vecchio come involuto e decadente e si dimenti-
adattamento e disadattamento che caratterizzano cano i molti anziani e longevi, attivi e interpreti
e distinguono le storie, i ricordi, le immagini di uno spirito creativo.
delle persone,. Si colgono pretestuosamente tratti del
La variabilità costituisce la principale caratte- carattere, peculiari atteggiamenti di alcuni
ristica dell'età senile. “Con l'aumentare dell'età, vecchi o la comparsa di specifici disturbi fisici
aumenta la variabilità tra gli individui”, scrive per generalizzare e descrivere in chiave negativa
Hillman (1999). L'essere umano è interprete di il mondo dell'età senile (Levin e Levin, 1980).
una avventura unica, insostituibile, indivisibile. Anche nelle gravi situazioni di declino non si
“Non si è mai al posto di un altro”, scriveva spengono, i sentimenti, il dolore, i desideri e
Primo Levi, in ogni evenienza e situazione, felice talvolta pare accentuarsi la loro sensibilità ed il
o drammatica. Si affrontano, si vivono esperienze loro bisogno di ascolto e compartecipazione.
comuni, simili, ma ognuno elabora contenuti L'essere umano può invecchiare in modi e
soggettivi, costruisce la propria narrazione, forma tempi diversi in rapporto alla cultura, al contesto
e scopre la sua identità. di vita, alle esperienze trascorse e attuali, alle
La vicenda vissuta diviene biografia persona- prospettive del futuro. Esistono tante vecchiaie
le, esclusiva, differenzia gli individui fra loro ed il quanti sono i vecchi. Ogni interpretazione
processo di sviluppo di uno stesso individuo, la dell'esistenza riconosce un solo personaggio:
sua storia, dall'inizio alla fine (Vandeplas-Holper, attore, autore e regista che negli atti ultimi della
1998). E le diverse esperienze interiori, i differen- sua apparizione svela la composizione di un
ti significati, la consapevolezza di sé, del passato volto, la narrazione di una vicenda umana e
e presente, la prospettiva del futuro delineano l'avventura di uno spirito creativo. Cicerone nel
nella persona la sua variabilità che nel tempo De Senectute sosteneva: “...le arti e l'esercizio
appare sempre più specifica, originale. Si invec- delle virtù, coltivate in ogni età, quando si è
chia diventando quel qualcuno che ci identifica vissuti a lungo e intensamente, danno frutti
inconfondibilmente e per sempre in noi stessi. meravigliosi, non solo perché non ci abbando-
L'invecchiamento assume come sua finalità nano mai, nemmeno nel tempo estremo
ontologica quella di esprimere la caratteristica e dell'esistenza, sebbene questa per vero sia la
l'essenzialità di un individuo attraverso un cosa più importante, ma anche perché la
processo di continua trasformazione e adatta- coscienza di una vita bene trascorsa e il ricordo
mento. “E se tu intendi la vecchiezza aver per di molte buone azioni danno grande felicità”
suo cibo la sapienza, adoprati in tal modo in (III, 9).
gioventù, che a tal vecchiezza non manchi il La suddivisione schematica della vita in
nutrimento”, affermava Leonardo. Si inizia ad diverse età, se intende sottolineare alcune
imparare da giovani a diventare vecchi. specificità del percorso e dei passaggi esistenzia-
L'apprendimento e la conoscenza di sé si svolgo- li, rischia di far smarrire il senso della continuità
no lungo l'intero arco dell'esistenza e non e di categorizzare espressioni dell'animo e del
terminano alle soglie di un'età, ma proseguono e pensiero come pertinenti ad un periodo e non
si formano attraverso quella determinata età: come realmente sono, estese all'intero ciclo di
giovane, adulta o longeva. vita (Ackerman, 1996; Laursen e Bukowski,
Tuttavia sono ancora particolarmente 1997; Baltes, Staudinger e Lindenberger, 1999;
numerosi i pregiudizi sull'anziano; si ritiene, in Sugarman, 2003).

99
I diversi periodi della vita mutano in ordine al Comunicazione ed età senile
variare di condizioni sociali e ambientali: Per molti secoli la comunicazione a lunga
latitudini, climi, temperature, storie, usi, costumi, distanza è stata condizionata dalle modalità di
tradizioni, abitudini, stili e comportamenti, trasporto; le lettere, inviate per via mare, rag-
culture differenti contribuiscono a modulare giungevano il destinatario dopo mesi e per
l'aspettativa di vita, i sistemi di valori, le età del ottenere una risposta trascorreva lungo tempo,
lavoro e del pensionamento, l'inizio ed il senso considerando anche il diffuso analfabetismo che
dell'invecchiamento e della longevità, così come richieda un intermediario per scrivere solo
lo sviluppo, la durata e le manifestazioni private e poche parole. Le prime rotte di navigazione
pubbliche delle tappe intermedie dell'esistenza. avevano consentito a Leonardo da Vinci di
Le reazioni di una persona ai vari avvenimenti affermare: “Parleransi li omini di remotissimi
della vita sono strettamente legate alla sua paesi l'uno all'altro e risponderansi”.
biografia, alla struttura della sua personalità, a L'evoluzione dei mezzi di trasporto e i progressi
quanto ha vissuto, sofferto, amato, imparato. tecnologici degli ultimi decenni hanno cambiato
Non ci sono formule, scorciatoie, segreti o radicalmente il modo di interagire degli esseri
ricette predeterminati, come non esiste una umani. Il telefono cellulare e internet – ora dotati
modalità comune di vivere e invecchiare; non vi anche di video - consentono di comunicare in
sarà mai un individuo uguale ad un altro, ed uno tempo reale fra persone che vivono o si trovano
uguale a se stesso nello svolgersi del proprio in continenti diversi.
racconto, se non nella coscienza di sé, della I vecchi sono testimoni diretti di tali trasfor-
propria essenza. Scriveva Arthur Schopenauer: mazioni: dal telegrafo al telefono pubblico e
“Per quanto vecchi si diventi, dentro di sé ci si privato, dai treni a vapore a quelli ad alta
sente comunque in tutto e per tutto gli stessi di un velocità, dai lunghi viaggi per nave ai rapidi
tempo, quando si era giovani, anzi bambini. Ciò voli transcontinentali su aerei sempre più
che rimane immutato e sempre identico, e non moderni, dalla radio alla televisione satellitare,
invecchia col passare degli anni, è appunto il dal grammofono alla musica auricolare, dalle
nucleo della nostra essenza, che non sta nel notizie locali alla pluralità delle informazioni
tempo, e proprio per questo è indistruttibile”. da ogni parte del pianeta, da una comunità
Nell'invecchiare si acuiscono le differenze, le ristretta alle metropoli cosmopolite.
caratteristiche soggettive, si evidenziano le Sono notevolmente aumentate le capacità
sfumature, il volto di una biografia; si esprime tecniche di comunicare a distanza e sono
pienamente l'individualità della persona; si diminuite le disponibilità alla comunicazione
diventa sempre più unici e diversi da ogni altro. diretta. Sappiamo usare sempre meglio la
La vecchiaia è la fase della vita che consente la tecnologia, mentre si riduce la conoscenza e la
realizzazione di sé, l'opportunità di comprendere comprensione dell'animo umano. Scriveva
profondamente il significato della propria e David Maria Turoldo: “Più le città si ingrandi-
dell'altrui esistenza., rappresenta a volte il ritorno scono, più l'uomo è solo, più la moltitudine
di un disincanto consapevole nell'osservare e cresce, più l'uomo è solo”. L'anziano e la sua
considerare le persone e le cose del mondo. storia ripropongono il valore del dialogo, della
Scriveva Hegel: “La vecchiaia naturale è narrazione, dell'interazione generazionale. Chi
debolezza; la vecchiaia dello spirito, invece è la ha più vissuto ha più cose da ricordare e raccon-
sua maturità perfetta, nella quale esso ritorna tare.
all'unità come spirito”. La comunicazione si modifica con l'età in
funzione delle esperienze, delle acquisizioni,
delle tendenze creative, dell'ambiente sociale e
culturale nel quale si è nati e cresciuti e in

100
quello in cui si è inseriti. za dell'anziano, sano o sofferente, tanto più
Il linguaggio costituisce il risultato di un chiara appare la comprensione del suo proble-
lungo processo di interazione, filogenetico ed ma esistenziale e maggiori sono le probabilità
ontogenetico. Gli animali di ogni specie di una comunicazione valida, efficace che può
comunicano segnali di pericolo e di intesa, avvenire solamente in una relazione caratteriz-
modalità di aggressione e fuga, protezione e zata da sentimenti di fiducia e solidarietà.
corteggiamento (Rogers e Kaplan, 2004;
Seyfarth, Cheney e Bergman, 2005). Prima Linguaggio e invecchiamento
dell'emergere della proprietà linguistica, nella Solamente l'essere umano è dotato di
loro unica, specifica relazione madre e bambi- pensiero e parola; donne e uomini interagisco-
no interagiscono, comunicano, “parlano”, si no, comunicano fra loro attraverso messaggi
trasmettono, si scambiano suoni, immagini, verbali e non verbali. Il termine comunicazio-
sensazioni, ricerche e conferme, disposizioni e ne deriva dal latino communio e indica l'azione
indugi, desideri e paure, gioie e sofferenze del mettere in comune; per comunicazione si
(Imbasciati e Margiotta, 2004; Manfredi e può intendere partecipazione, trasmissione,
Imbasciati, 2004; Imbasciati, 2006). diffusione, scambio, condivisione di un
Generalmente i gruppi si identificano in contributo, di una proposta per varie ragioni:
idiomi e comportamenti che rispecchiano idee, informative, organizzative, direttive, affettive,
atteggiamenti, scelte e condizioni esistenziali. attraverso un sistema relazionale.
Le parole esprimono pensieri, sentimenti, Si riconosce una comunicazione simmetrica,
significati, ricordi, individuali e collettivi. I bilaterale che implica la comprensione imme-
vecchi custodiscono una cultura, un percorso di diata del messaggio proposto, mentre
esperienze e memorie, un senso narrativo l'informazione e la comunicazione asimmetrica
(Bruner, 1999) che si riflettono anche nelle (messaggio non compreso) possono avere
modalità comunicative e relazionali. caratteristiche di unidirezionalità. Nella comu-
Ogni vecchio, indipendentemente dalle nicazione simmetrica avviene un'interazione,
condizioni di vita e salute, sa parlare di sé e delle una decodifica e una risposta al messaggio
sue memorie (Cima, 2004; Andreani Dentici, inviato (Colucci, 1994). La comunicazione non
2006); a volte, specie nelle situazioni di soffe- è sempre intenzionale, specie quella non-
renza, di declino intellettivo, utilizza un linguag- verbale, come il pallore o il rossore di un viso.
gio difficile da comprendere; oppure il suo modo Ciò che si comunica non prescinde dal
di esprimersi è da incoraggiare e sostenere per contesto ambientale, sociale, relazionale,
facilitare il rapporto con l'ambiente (Silvestri et. culturale, dalla situazione contingente e da
al., 2003); altre volte offre parole e racconti, quanto rappresenta e significa, da ciò che
tracce di insegnamento che una società civile siamo come storia personale, conoscenze,
deve saper riconoscere come sua base e identità. esperienze, stato d'animo, dalle finalità, senso
Comunicare non è solo informare, ma ed obiettivi che intendiamo più o meno consa-
significa fondamentalmente interagire, favorire pevolmente trasmettere.
e costruire una relazione (Cesa-Bianchi, 1998b). Nell'anziano la comunicazione descrive una
Non solo è necessario saper trasmettere corretta- notevole variabilità di espressioni e sembra
mente i messaggi, ripensare al proprio modo di assumere significati e caratteristiche differenti in
comunicare, ma appare anche rilevante porre rapporto alla dicotomia che delinea
attenzione alla comunicazione inviata l'invecchiamento: declino o proseguimento
dall'anziano. Ogni vecchio ha l'esigenza di dell'autonomia e del processo creativo (Cesa-
essere ascoltato, di esprimere i suoi timori e Bianchi, 1998a). Il rapporto con l'anziano
preoccupazioni, desideri e aspettative. implica rispetto e misura nelle parole e nei
Quanto più ampia e profonda è la conoscen- comportamenti

101
Sono stati descritti alcuni modelli di inter- nale. Le parole sono in genere solo apparente-
pretazione della struttura e delle espressioni mente casuali, in realtà riflettono pensieri,
lessicali più frequenti in età senile (Cesa- sentimenti, desideri, ricordi ed offrono innume-
Bianchi e Vecchi, 1998): a) modello della revoli indicazioni all'itinerario colloquiale, sulle
regressione: le forme sintattiche e lessicali più sue modalità, tempi, ritmi. Il linguaggio è lo
complesse, apprese più tardi nel corso dello strumento privilegiato di comunicazione, la
sviluppo subirebbero un decadimento più parola può essere considerata come la parte più
precoce e profondo; b) modello cognitivo: fa esposta di un mondo nascosto, la mediazione tra
riferimento alla teoria cognitiva di Piaget; il esterno e interno, l'opportunità di ricercare ed
linguaggio rappresenterebbe una manifestazio- esplorare i luoghi dell'incontro. La parola è come
ne del pensiero; nell'adulto si prevede la la punta di un iceberg che permette a volte,
comparsa di un pensiero post-formale relativi- attraverso l'ascolto, la comprensione e la fiducia,
stico, non assoluto, sintetico, contestuale, di giungere nella sua profondità, nell'intimità
aperto all'incertezza, tollerante delle contraddi- dell'animo umano (Cristini e Cesa-Bianchi,
zioni che sostituisce quello formale giovanile, 2006).
caratterizzato prevalentemente da assolutezza, Le argomentazioni liberamente scelte
analiticità, fissità; c) modello delle omologie dall'anziano all'inizio o nel corso della comuni-
locali: l'interazione tra il linguaggio e le altre cazione costituiscono specifici inviti, vie di
funzioni cognitive non è costante nel corso accesso al suo mondo interiore, alla sua memo-
dello sviluppo; d) modello del determinismo ria ed alla sua condizione attuale. Anche i temi
linguistico: il linguaggio esprime, ma anche appena accennati e più o meno volutamente
determina il pensiero; nell'invecchiamento si omessi contribuiscono all'orientamento del
avrebbe un'ipotetica riduzione delle capacità dialogo ed alla conoscenza dell'anziano. Gli
lessicali; e) modello dell'interazione sociale: la argomenti proposti hanno un significato partico-
condizione sociale influenza pensiero e lare, possono rappresentare un terreno neutro,
linguaggio. privo di peculiari implicazioni emotive o di
I livelli, i percorsi, le conoscenze di una pensiero, per facilitare la conversazione, consen-
persona si evidenziano nello stile, nella scelta e tire una graduale e reciproca interazione,
nell'uso delle parole (Barbato e Feezel, 1987; misurare la disponibilità, l'interesse e la tenuta
Leotta, 2005). Le espressioni verbali si articola- dell'interlocutore, approfondire od evitare un
no, si modulano ed emergono dalla memoria e coinvolgimento diretto, a volte costituiscono un
possono anche caratterizzare la contestualità ed ambito che polarizza l'attenzione e la curiosità
il vissuto dell'attuale fase esistenziale. Le parole dell'anziano, oppure contengono storie e ricordi
accompagnano ciascuna vicenda umana, ne che si desiderano raccontare; talora i temi
definiscono la struttura, le peculiarità, i passag- affrontati nascondono le tracce di sofferenze o
gi, i tempi di formazione e sviluppo. Il dialogo problematiche irrisolte, che si trascinano da
con il vecchio deve tener conto delle modalità lungo tempo.
comunicative che si vengono delineando in età Vi è parola solo quando essa viene compresa;
senile. non vi è parola senza ascolto (Rufini e Gaillard,
Il lessico utilizzato dall'anziano può fornire 1996). I pensieri non espressi, i silenzi e le
molte indicazioni sulla sua provenienza, dimenticanze trovano a volte le parole necessa-
cultura, storia, professione, personalità, rie alla loro comunicazione, in un percorso di
esperienze, abilità e competenze prevalente- sviluppo e di esperienza. In altre situazioni il
mente esercitate. Il vocabolario impiegato linguaggio primariamente appreso ed i significa-
orienta la comunicazione, rappresenta ti ad esso sottesi, seguono la persona lungo
un'ampia variabilità di interazione, una corsia l'intero arco dell'esperienza, senza subire
preferenziale, di opportunità all'intesa relazio- significative trasformazioni.

102
Peculiari tipologie e modi di parlare connota- fornire diverse indicazioni: dalle inflessioni, alla
no un'epoca, un periodo della storia (Baldini, scelta di vocaboli, alle variazioni ed alla musica-
2003). lità del tono di voce, alle pause, interiezioni,
Vi sono anziani che, in considerazione della locuzioni, modi di dire, 'frasi fatte', alla ridon-
bassa scolarità e delle abitudini linguistiche, si danza delle parole, al ricorso di battute umoristi-
esprimono quasi esclusivamente nell'idioma che, di richieste frequenti di conferma sulla
originario, dialettale, la loro “madre lingua” e comprensione di quanto espresso. Le differenti
faticano a formulare e talora anche a compren- modalità, struttura, composizioni, forme di
dere frasi nella corretta forma italiana (Pinto e linguaggio costituiscono numerose opportunità
Iliceto, 2003). A volte essi tendono a utilizzare per comunicare, per iniziare, proseguire o
metafore, proverbi ed un gergo tipici della loro concludere positivamente un dialogo.
cultura, determinando in tal modo possibili L'inflessione idiomatica, ad esempio, può essere
difficoltà di interazione. Soprattutto quando particolarmente utile per avviare a volte una
l'anziano viene ricoverato, in ospedale o in casa conversazione spontanea e diretta, suggerita da
di riposo, non accompagnato da familiari o racconti inerenti a località od eventi conosciuti e
persone che ne mediano eventualmente la ricordati dall'anziano. Sono modalità di sempli-
comunicazione, egli può, per ragioni di pro- ce adozione che facilitano l'interazione ed un
prietà linguistica, trovarsi in condizioni di atteggiamento di confidenza e di rassicurazione;
emarginazione, sentirsi straniero nella struttura il vecchio, specie se solo, avverte intorno a sé
e nel territorio di appartenenza. disponibilità e interesse, sa di poter contare su
Nella comunicazione verbale può accadere qualcuno; si stempera nell'anziano il senso di
che si utilizzino vocaboli con significati diversi o estraneità e può insinuarsi un sentimento di
parole differenti per intendere i medesimi conte- familiarità che favorisce l'apertura relazionale e
nuti; in tal modo talvolta nascono equivoci e può dispone a più ampie capacità comunicative.
complicarsi la fluidità dell'interazione. Il dialogo Attraverso il linguaggio, il vecchio può trasmet-
e la comprensione possono risultare più difficili tere informazioni sul suo modo di essere, sulla
se si ascoltano espressioni idiomatiche, dialettali sua personalità, sul senso di sé, dei ricordi e del
alle quali corrispondono significati specifici. Il futuro, può offrire varie opportunità e proposte
crescente fenomeno dell'immigrazione e della di interazione (Biggs, 1993). L'uso idiomatico
multietnicità che caratterizza vari settori della vita del linguaggio da parte dell'anziano costituisce
sociale, contribuisce, in molte situazioni, a spesso un codice di accesso alle sue problemati-
comporre un personale di assistenza lontano dalla che, al suo modo di vivere ed interpretare il
storia, dai valori e dagli idiomi degli anziani senso del suo essere vecchio. “La parola è per
ricoverati o seguiti a domicilio e, talvolta, costitu- metà di colui che parla e per metà di colui che
isce un problema impegnativo e non sempre di ascolta”, scriveva de Montaigne.
immediata soluzione (Di Pentima, 2003). In
simili evenienze, oltre alla preparazione specifica, Comunicazione e ascolto
diventa di fondamentale importanza per ogni “Ci sono due tipi di medici: quelli che
operatore riservarsi il tempo per un ascolto esercitano con la lingua e quelli che esercitano
approfondito, per consentire alla propria sensibili- con il cervello”, sosteneva William Osler. E'
tà di scorrere in sintonia con le modulazioni un'affermazione che rimanda alla consapevolez-
emotive dell'anziano e di prestare particolare za di quanto si comunica, con le parole, i gesti,
attenzione alla comunicazione non verbale. gli atteggiamenti. Molte volte non si è attenti al
L'atteggiamento di disponibilità facilita e adatta la linguaggio che si utilizza, alle modalità non
reciprocità della comprensione. verbali della comunicazione
Da considerare anche come l'uso di un I termini, i vocaboli mediati dalla tecnica e
linguaggio specifico in molti anziani possa dall'informatica rischiano di creare difficoltà

103
nell'interazione con le persone anziane. che vogliono dire o che, più o meno consapevol-
L'utilizzo di un linguaggio specialistico può mente intendono nascondere, osservare con
determinare o aumentare la distanza relazionale. discrezione lo sguardo (Nanetti, 1996), la
In genere il vecchio richiede spiegazioni sempli- mimica, i movimenti del corpo, i gesti, la
ci, misurate, di parole che chiariscano una frase, postura, la distanza relazionale, percepire i
un concetto, una metafora, un'accezione lingui- messaggi che vi sono contenuti, espliciti o
stica moderna. L'ascolto di espressioni criptiche inespressi. A volte comunicano più gli atteggia-
spesso provoca disorientamento e scoramento menti delle parole. Ascoltare è aprirsi al con-
nell'anziano. E' necessario modulare la comuni- fronto, offrire tempo e opportunità, non solo a
cazione verso chi la riceve. Non serve far mostra chi racconta (Rizzi, 2004),
di quanto si sa, ma trasmettere le informazioni, I vecchi spesso sono misurati nel parlare,
le parole utili nel rispetto della cultura, della soppesano le pause, si soffermano nel silenzio,
sensibilità e della dignità della persona alle quali raccontano quanto sa cogliere chi ascolta,
sono rivolte. Quando si parla, si comunica si evitano di affrontare o approfondire taluni
trasmette anche ciò che si è. argomenti per non mettere in difficoltà
Oltre a sapere comunicare correttamente è l'interlocutore. Desiderano parlare, ma sanno
indispensabile per un curante essere disponibile anche tacere (Dinouart, 2002). A volte il silenzio
ad ascoltare parole e silenzi. “La realtà dell'altro rappresenta un forte richiamo alla partecipazio-
sta in ciò che ti rivela e in quel che non può ne emotiva, all'ascolto sensibile e rispettoso di
rivelarti. Perciò, se vuoi capirlo, non ascoltare un pensiero, un sentimento, un dolore, un
solo le parole che dice, ma anche quelle che non segreto che ricercano la via della parola,
dice”, scriveva G. K. Gibran . dell'accoglienza e della comprensione (Nissim
L'ascolto attivo rappresenta uno strumento Momigliano, 2001). Il silenzio nasconde infiniti
relazionale di fondamentale importanza per significati, può costituire un delicato invito alla
costruire e formulare le comunicazioni più compartecipazione della propria vicenda
appropriate e richiede apprendimento, esercizio, umana, il preludio e le prove dell'incontro. Le
sensibilità. pause silenziose, al momento opportuno,
L'anziano ha una lunga storia da raccontare, favoriscono e consentono l'ascolto empatico;
sono numerosi gli eventi e le esperienze che ha talora, forse, certuni silenzi del vecchio rappre-
vissuto (Cesa-Bianchi e Albanese, 2004). La sentano il vuoto di un silenzio inascoltato.
qualità dell'ascolto riflette spesso i contenuti e la Soprattutto l'anziano con problemi di salute
validità della informazioni che si ricevono. Si richiede sguardi che si soffermano, parole
ascolta in genere quanto si è in grado di ascoltar- ponderate, paziente attesa, sensibilità
si, di recepire ed accogliere nella propria dimen- nell'accogliere un'emotività, a volte da lungo
sione emotiva, esperienziale, culturale. Come è tempo ferita e inespressa.
possibile comprendere le esigenze, i turbamenti, La disponibilità ad un ascolto attento e
i desideri, le aspettative di una persona se il suo profondo rappresenta una condizione indispen-
racconto richiama le oscurità e i vincoli emotivi sabile per consentire una libera narrazione, per
di chi ascolta? costruire e raggiungere un'empatia relazionale
Ascoltare un altro implica inevitabilmente che facilita l'espressione di esperienze di partico-
l'ascolto di sé, la disposizione alla conoscenza lare valore e significato, promuove l'intesa e
del proprio mondo interiore, la propensione al l'esperienza comunicativa. Ascoltare è compren-
viaggio attraverso se stessi, la motivazione dere e sentire, media e orienta la narrazione.
all'incontro, il senso del suo realizzarsi e diveni- L'anziano può aver bisogno di molto tempo
re. Ascoltare significa sapersi ascoltare - un per raccontare e raccontarsi, deve percepire
atteggiamento raro nella società dei consumi e intorno a sé un clima di fiducia, di desiderata
dei rumori -, prestare attenzione alle parole, a ciò condivisione, di reale interesse, deve sentirsi

104
accettato, libero dai pregiudizi altrui. Il vecchio accadeva spesso di ascoltare i racconti dei
spesso non avverte la differenza di età verso un vecchi e, soprattutto nelle lunghe sere invernali,
giovane che lo sa ascoltare, se l'età non è di era usanza che il più anziano intrattenesse il
ostacolo allo stesso interlocutore. Molti anziani gruppo familiare con vari aneddoti e narrazioni.
non riferiscono alcuni episodi ed esperienze Alla crescita e alla formazione di un bambino
della loro vita poiché temono di non essere contribuiva la figura del nonno; l'esperienza dei
pienamente compresi. Talvolta essi interrompo- vecchi si arricchiva e completava attraverso la
no o cambiano discorso poiché percepiscono voce e la fantasia dei nipoti.
atteggiamenti di disagio, inadeguatezza o Nella società moderna, specie nelle aree
accentuata distrazione nelle persone alle quali urbane e metropolitane, si è diradato il rapporto
sono rivolte le parole (Giles, Coupland e Wei- tra vecchie e nuove generazioni. Tuttavia recenti
mann, 1990). indagini hanno documentato una tendenza di
Generalmente l'anziano desidera parlare di sé anziani e bambini a riscoprire il valore affettivo,
e sa esprimere nell'intimità di un colloquio le educativo, culturale, ludico e creativo
passioni, i tormenti, le speranze, i valori ed il dell'intergenerazionalità (Stroppa, 2004, 2006).
senso del proprio incedere esistenziale. Ascolta- Nel loro tempo libero, fra altri impegni, come le
re un vecchio è imparare sulle generazioni che ricerche dimostrano, gli anziani privilegiano il
precedono, sulla sua vicenda personale, sulla ruolo di nonno senza una distinzione rilevante
natura del percorso umano, è apprendere fra i due sessi. Nonni e nipoti preferiscono
direttamente un arco di storia da una storia che vivere il loro stare insieme discorrendo, specie
non è mai solo privata. Il racconto dell'anziano si le nonne, in misura prevalente con il progredire
modula sulle capacità di ascolto del suo interlo- dell'età, seguendo programmi televisivi, giocan-
cutore; spesso i limiti, le strettoie, le vie e gli do in casa, passeggiando, partecipando a vari
spazi di una comunicazione sono tracciati dalle svaghi, frequentando sale cinematografiche,
caratteristiche verbali e non verbali teatrali, dedicando spazio alla lettura e
dell'interazione. Nell'ascolto di un vecchio sono all'ascolto della musica (Cesa-Bianchi et al.,
essenziali il rispetto, la disponibilità, la curiosità 1999).
di conoscere per comprendere (Zeldin, 1998). Il dialogo occupa la maggior parte del tempo
In un racconto biografico c'è spesso una trascorso insieme ai nipoti e sono soprattutto le
parte, un aspetto che coinvolgono più di altri; nonne ad utilizzare la parola come modalità di
sono episodi, sentimenti, pensieri, esperienze reciproca comunicazione e conoscenza. La
che avvicinano, incontrano chi parla e chi narrazione, il racconto, lo stimolo all'interazione
ascolta; la consapevolezza di un sentire comune diretta avviene prevalentemente da parte della
può mutare il senso dei ricordi e favorire nuove nonna che sembra più propensa ad avvicinarsi
acquisizioni; quando si ascoltano attentamente alla simbologia infantile, a confrontarsi con il
gli anziani si viene a sapere qualcosa di più sulla mondo del nipote. Attraverso la narrazione
narrazione personale di donne e uomini, ma avviene un fluente passaggio dei propri pensieri,
anche sulla vecchiaia e sulla vita. Attraverso sentimenti, significati, manifesti e nascosti,
l'ascolto attivo di un altro si impara sempre consapevoli o inconsapevoli (Kaes et al., 1993).
qualcosa di sé. La conversazione diventa con il passare degli
anni la modalità più frequente di trascorre il
Comunicazione e intergenerazionalità tempo con i nipoti; i nonni desiderano essere
Nelle comunità contadine, caratterizzate da informati sulle curiosità stimolate e proposte
gruppi familiari allargati, plurigenerazionali, la dalla scuola, dai giochi, dai compagni e dalla
comunicazione intergenerazionale faceva parte televisione, ed i nipoti chiedono anche dei propri
delle consuetudini e dei costumi della vita genitori, della loro storia e talvolta delle loro
quotidiana (Aveni Casucci, 1984). Ai bambini assenze. Il racconto viene preferito poiché

105
sembra tradurre ed accostare l'elaborazione delle mondo degli adulti, da quella società dell'età
proprie esperienze e riflettere la necessità di lavorativa, che determina le grandi scelte
trasmettere al nipote il proprio sapere come sociali. Vecchi e bambini soli, ognuno per
disinteressata guida di riferimento, come proprio conto, vivono e anche soffrono la
desiderio di introdurre chiarezza e punti di medesima condizione esistenziale.
ancoraggio in una società moderna che rischia La società attuale, specie nelle grandi città,
spesso di generare confusione. Il racconto ha rotto il contratto intergenerazionale, ha
costituisce la modalità più diretta per trasferire i anticipato e allungato i tempi di permanenza dei
propri pensieri, emozioni e il senso delle cose bambini negli asili-nido, nelle scuole materne e
per le quali si è vissuto. Affiorano nella narrazio- dell'obbligo, ha organizzato l'assistenza agli
ne le immagini del passato, le aspirazioni, i anziani nelle case di riposo, negli asili per
ricordi. lungodegenti. Bambini e anziani inseriti
L'interazione vecchio-bambino, soprattutto nell'ingranaggio delle istituzioni, vincolati a
se frequente o intensa, arricchisce entrambi, tempo parziale o permanente.
costituisce una reciprocità di riferimenti, L'interazione vecchio-bambino ricostruisce
curiosità e creatività. Il nonno racconta di storia un patto di solidarietà, che oltre ad apportare
e di storie, parla di un mondo lontano, di espe- indubbi e reciproci vantaggi, contribuisce al
rienze antiche, di eventi che nella fantasia del recupero pieno del senso che la vita ha in sé e
bambino risuonano come leggende realmente interpreta dai suoi inizi fino al suo epilogo.
avvenute; il nonno viene a rappresentare una Attraverso la dinamica della relazione nonno-
fonte continua di interessi, di stimolazioni, di nipote, si può riscoprire una gestione più
apertura all'immaginazione e al divenire. Le autentica e più naturale del proprio modo di
memorie del passato, ascoltate dal bambino essere dell'uomo moderno (Chapman e Neal,
corrispondono ad un tempo remoto ed alla 1990).
concezione di una temporalità più estesa, più I vecchi che possono interpretare il ruolo di
allungata che rimanda come riflesso ad una nonno, che trascorrono parte del loro tempo con
prospettiva temporale del futuro. Il tempo i nipoti riscoprono il rito ed il senso della
genitoriale è più concentrato, contratto sul narrazione, ritrovano la forza educativa del
presente e sembra associarsi ad un pensiero racconto, della sua mediazione nel confronto
immediato, dell'adesso e subito, limitato nello con una realtà culturale che propone continue
spazio riflessivo. Il tempo del nonno offre un novità, ripetute e svariate sollecitazioni, di
maggior respiro, si dispone per la mediazione molteplice significato, non sempre nitido. "Da
del pensiero e lo sviluppo della fantasia e dello oltre il muro del presente, nel teatro dei giorni a
spirito creativo. venire, vidi gli anziani, seduti sotto il salice e il
La presenza dei nipoti può facilitare, nei pioppo; intorno, i loro bambini, ad ascoltare i
nonni che hanno necessità di recuperare funzioni racconti del tempo che fu", scriveva G.K.
e motivazioni, la mobilitazione delle risorse per Gibran.
la ripresa di attività e interessi. Il rapporto fra Ma non sono solamente i nonni ad insegnare
giovani e vecchi può costituire uno stimolo ed ai nipoti, talora il rapporto si inverte, sono i
una utilità per entrambi (Aveni Casucci, 1986). nipoti ad aiutare i nonni ad accostarsi alle
L'anziano in difficoltà può avvalersi della innovazioni tecniche, a maneggiare leve,
relazione continuativa con il giovane, che gli comandi e sensori (Albanese, 2001). Il vecchio e
consente un migliore adattamento, un contatto il bambino in una congiunzione ideale riannoda-
più diretto e intelligibile dei mutamenti contem- no la trama affettiva, inibita dalla società
poranei di costume e stile di vita di cui le nuove tecnocratica, riconsegnano attraverso il loro
generazioni sono principali interpreti. rapporto la continuità della trasmissione,
Vecchi e bambini sono spesso isolati dal ricompongono nella loro esperienza il significa-

106
to dell'interazione interpersonale. La relazione che non si può non comunicare (Watzlawick,
fra nipoti e nonni sembra riconciliare natura e Beavin e Jackson, 1967). Ogni atteggiamento,
cultura, chiarire e separare conoscenze tecnolo- azione, comportamento, l'aspetto fisico, la
giche e sapere umano, ridisegnare con rinnovata postura, il modo di vestirsi, di camminare,
fiducia il senso dell'esistenza. La segreta intesa trasmettono informazioni, messaggi, inviano
fra nonni e nipoti sembra a volte esprimere una comunicazioni non-verbali. Si comunica per il
concezione serena e creativa dell'esperienza e semplice fatto di occupare, di esserci in uno
della vita, libera dalle ombre del pregiudizio e spazio.
del tornaconto. Scriveva Confucio: "Un ragazzo
del villaggio faceva da messaggero. Qualcuno - Corporeità: ogni persona si manifesta nella
domandò: - Ne trae profitto? - Il Maestro disse: - quotidianità, nel rapporto con gli altri attraverso
Lo vedo occupare un posto da adulto, lo vedo la propria immagine fisica; il corpo ci presenta al
passeggiare con i più anziani: non cerca di mondo, è il nostro primo biglietto da visita,
trarre profitto, desidera crescere presto". rappresenta l'evidenza, la realtà del nostro
La storia degli anziani racconta di lavoro e esistere, trasmette molteplici messaggi, rappre-
fatiche, sacrifici e sofferenze, obblighi e doveri, senta una fonte continua di flussi comunicativi.
ma anche di esperienza, perseveranza, forza di Quali immagini evoca il corpo di un demente?
vivere e sperare, desiderio di intraprendere Che cosa comunica rispetto ai modelli dominanti
conoscenze. Molti vecchi hanno trascorso una del giovanilismo e della bellezza esteriore? A
vita pensando ad altri, alla famiglia, alla società, quali atteggiamenti e reazioni emotive rimanda?
ai compagni di lotta e di lavoro e scoprono in età (Simeone, 1993).
avanzata il ricordo di sé, delle loro aspirazioni, La corporeità è il primo strumento di appren-
dei loro progetti, della loro voglia di essere. Sono dimento, di interazione, esplorazione e conoscen-
anziani che hanno saputo liberarsi dai pregiudizi za del mondo. Nulla di quanto viene sperimentato
del tempo e dell'età. Quel tempo della vecchiaia, si perde. La corporeità è teatro e memoria della
talvolta temuto ed allontanato, si apre progressi- storia di una persona. A volte, nella mancanza
vamente alla creativa espressione di sé. grave di autonomia, la corporeità del demente
Diventare ed essere nonni (Bertin, 1981; rappresenta l'unica possibile via di comunicazio-
Cesa-Bianchi et al., 2006) aiutano a ritrovare ne, il primo 'linguaggio' appreso.
motivazioni, a riscoprire il valore del raccontarsi - Atteggiamento posturale: la postura può
(Demetrio, 1996), del trasmettere contenuti e richiamare desiderio o timore dell'interazione,
riferimenti educativi, memorie e insegnamenti, a può esprimere imbarazzo o distensione.
scorgere un pensiero nuovo attraverso la fantasia - Movimenti del corpo: a volte manifestano
e la curiosità del nipote. L'anziano parla di sé, dei inquietudine o ricerca di rassicurazione o di
suoi pensieri, sentimenti, esperienze che passa- adattamento alla nuova situazione; spesso
no nell'ascolto e nel sentire del bambino e lo l'anziano demente non è abituato al colloquio
accompagnano lungo i passi della sua crescita. Il riservato, né a ricevere una peculiare attenzione.
vecchio racconta e interpreta un tratto di storia, - Mimica: l'espressione mimica è una fonte
di vita, e nella narrazione ricompone l'immagine significativa di comunicazione non verbale. Le
e la trama dei ricordi. Scrive Gabriel Garcia principali emozioni si manifestano attraverso il
Marquez: “La vita non è quella che si è vissuta, viso in modo riconoscibile (Ekman, 1972). La
ma quella che si ricorda e come la si ricorda per mimica può confermare il contenuto delle
raccontarla”. parole, ma talora può riflettere una dissonanza.
“Si può mentire con la bocca, ma con
Comunicazione non-verbale l'espressione che si ha in quel momento si dice
Il primo assioma 'metacomunicazionale' pur sempre la verità”, affermava Nietzsche.
della pragmatica della comunicazione sostiene - Gestualità: talvolta accompagna le parole

107
per rimarcarle, per offrirne un'immagine, una mento di apertura all'incontro, rappresentare un
scena; altre volte tende a sostituire la comunica- invito al dialogo, una disponibilità o una richie-
zione verbale, sembra indicarne una specifica sta di empatia. Dostoevskij sosteneva che non
difficoltà. importa che cosa dice la gente, ma come ride.
- Posizione nello spazio: la distanza nel corso
di un colloquio, definita anche prossemica, può Difficoltà di comunicazione
esprimere atteggiamenti di fiducia o di diffiden- L'utilizzo esclusivo da parte di molti vecchi
za; alcuni dementi avvertono la necessità di del linguaggio idiomatico, dialettale e la poca
sentirsi liberi e di possedere lo spazio in cui si conoscenza della lingua italiana di persone
trovano. straniere preposte all'assistenza dell'anziano,
- Sguardo e contatto oculare: la comunicazio- possono creare difficoltà nella comunicazione.
ne attraverso lo sguardo, l'incontro degli occhi Vi sono altre situazioni che determinano limita-
rappresenta indubbiamente una delle più forti e zioni, problemi comunicativi e relazionali, fra
immediate vie di contatto relazionale. Gli occhi, cui:
si dice, sono lo specchio dell'anima, nascondono - Ipoacusia e sordità: circa il 25% degli
o cercano lo sguardo. ultrasettantacinquenni ha difficoltà uditive che
- Stati emotivi. L'emotività spesso traspare possono rendere problematica la comunicazio-
nella comunicazione non-verbale (Imbasciati, ne. Talvolta gli anziani con ridotta sensorialità
1993). Piccoli gesti, sospiri, titubanze, muta- acustica si sentono imbarazzati, tendono a
menti espressivi e molti altri segni fisiologici e leggere il movimento delle labbra ed a risponde-
paralinguistici correlati alle emozioni ci infor- re comunque alle domande, sebbene la ricezione
mano della condizione emotiva dell'anziano, non sia stata perfetta. La sordità rallenta il
delle sue inquietudini, paure, desideri. dialogo e richiede maggior disponibilità. E'
- Contatto fisico. Il contatto fisico può necessario parlare di fronte, con un tono di voce
richiamare significati associati alla corporeità, chiaro, ma non troppo elevato, altrimenti le
sensualità e sessualità, oppure evocare atteggia- consonanti non si sentono e le vocali appaiono
menti invasivi, irriguardosi, aggressivi (Cesa- distorte. Nelle situazioni di grave sordità è
Bianchi e Cristini, 1999), o esprimere sentimenti opportuno consigliare, quando è possibile, la
di protezione, calore, tenerezza, affettuosità. scrittura di brevi frasi, di parole essenziali
- Silenzio. Il silenzio è il vero enigma della (Currie, 1996).
comunicazione, può rappresentare il vuoto delle - Anomia. Spesso l'anziano presenta difficol-
parole, dei pensieri e dei sentimenti o la loro tà a ricordare nomi di persone o oggetti, specie
pienezza, può nascondere il dolore o la profonda se familiari, come se li avvertisse sulla “punta
serenità. della lingua”, senza riuscire a pronunciarli.
- Sussurro. Quando la comunicazione si Sebbene talvolta l'anomia favorisca e preceda la
esprime attraverso il sussurro sembra implicare comparsa di manifestazioni ansiose, tuttavia la
un messaggio di particolare rilievo. Il sussurro mancata rievocazione della parola non sembra
richiama l'immagine del segreto, dell'intimità, il escludere l'influenza delle istanze emotive e dei
desiderio di un ascolto e di un interesse garantiti significati affettivi.
e richiede una sensibile, soffermata attenzione. - Afasia. E' un disturbo grave del linguaggio
- Pianto. Il pianto riflette spesso una modalità che insorge come conseguenza di lesioni cerebra-
di espressione di sentimenti spiacevoli, un dolore li sottoforma di afasia di espressione o di afasia di
emotivo da rispettare, ascoltare, sostenere. comprensione in rapporto alla localizzazione
- Sorriso. Il sorriso verso un'altra persona della lesione stessa in due aree differenti
tende ad esprimere una disposizione dell'emisfero sinistro. Nel primo caso, pur
all'accoglienza e all'ascolto. Sorridere può mantenendo integro l'apparato fonatorio la
riflettere la volontà di comunicare un atteggia- persona non riesce ad organizzare in parole e frasi

108
i suoni che continua ad emettere; nel secondo emozioni. L'isolamento coercitivo, sensoriale,
caso pur conservando la funzionalità uditiva essa la costrizione al silenzio, l'inibizione della
non riesce ad organizzare in parole e frasi i suoni ricerca relazionale a volte scompone, amplifica
che continua a percepire; il malato si sente il bisogno di comunicare. Un antico proverbio
impedito nel tradurre il pensiero in parola o nel africano sostiene che si può essere solamente
decifrare il messaggio che le viene trasmesso. attraverso gli altri. Comunicare non è solo
L'afasico spesso appare particolarmente sofferen- superare la condizione di solitudine forzata, è
te sul piano emotivo; non poter esprimere, da un anche divenire.
giorno all'altro, i propri pensieri e sentimenti, o - Incoerenza verbale (frammentarietà): la
non comprendere adeguatamente le parole compromissione delle funzioni cognitive,
ascoltate o lette, può implicare smarrimento, l'evidenziarsi di un declino comporta espressioni
ansia e depressione. Oltre all'impiego di specifici verbali incoerenti, frammentate; si tratta spesso
strumenti logopedici è opportuno porre una di ricomporre e decodificare un mosaico, spesso
particolare attenzione alla comunicazione non- confuso, di atteggiamenti e parole per compren-
verbale, “prestare”, suggerire le parole a chi le ha derne il significato. La perdita delle capacità
perse, mostrando di comprendere e apprezzare i cognitive, specie se progressiva e grave, non
cenni affermativi o negativi espressi col capo o permette l'organizzazione di un pensiero logico,
con la mano, scandire e accompagnare con la costruttivo, efficace (de Felice, 2002). L'anziano
mimica e la gestualità le parole pronunciate. demente o comunque con peculiari problemi
Sentirsi compresi stimola la fiducia e facilita mentali fatica a riconoscere ed esprimere le sue
l'interazione. necessità biologiche, affettive, relazionali, trova
- Disartria. E' un disturbo dell'articolazione serie difficoltà a formulare adeguate richieste di
della parola dovuto spesso a danni neuronali. aiuto, tuttavia sa percepire con particolare
Solitamente l'anziano disartrico è in grado di accortezza l'interesse e la disponibilità di chi lo
comprendere correttamente il linguaggio assiste. Il registro cognitivo diviene inutilizzabile
parlato, ma si può esprimere, a seconda della e si acuisce l'esigenza di una comunicazione
gravità del sintomo, con parole incomplete, sensibile; la smarrita validità di pensiero astratto,
difformi, sconnesse e talora non facilmente memoria, coscienza, comprensione e linguaggio
comprensibili. Un ascolto attento e paziente svela la dimensione emotiva, la sua caratteristica,
spesso permette una comunicazione adeguata fragile e delicata modalità di ricezione ed
(Cesa-Bianchi e Sala, 1988). emissione comunicativa. In particolare nella
- Ripetitività: accade che alcuni anziani relazione con il demente assume una significati-
ripetano più volte le medesime richieste, le va, dominante importanza il comportamento che
stesse proposizioni; talora è l'ipoacusia che accompagna i silenzi e le parole.
influenza la ripetizione, oppure è la labilità - Dolore: a volte l'intensità del dolore supera il
mnesica, ma in altre occasioni è la ricerca di una controllo emotivo e segue la modalità comunica-
certezza di essere stati ascoltati e soprattutto tiva del grido disperato, oppure il dolore può
compresi. inibirsi, ripiegarsi nel silenzio, chiudersi
- Logorrea: a volte l'anziano è logorroico all'espressività, deprivato di una fiduciosa
poiché ha una forte esigenza di essere ascoltato; comprensione; scriveva William Shakespeare:
talora sono rare le occasioni di parlare aperta- “Date al dolore la parola; il dolore che non
mente e liberamente, o forse è anche la prima parla, sussurra al cuore affranto e gli dice di
volta in cui egli ha l'opportunità reale di raccon- spezzarsi”, che anticipava il concetto di alessiti-
tare di sé, di situazioni e contenuti che fatica a mia, ovvero l'incapacità di esprimere la propria
condividere con familiari e amici; talvolta una sofferenza. Altre volte nel vecchio il dolore
persona nuova disposta all'ascolto partecipato e sembra affermarsi nel silenzio di una vissuta,
disinteressato facilita la narrazione di eventi ed profonda dignità; scriveva Alessandro Manzoni:

109
“... c'era in quel dolore un non so che di pacato e un compenso alla riduzione progressiva di
di profondo che attestava un'anima tutta consa- funzioni sensoriali e neuromotorie.
pevole e presente a sentirlo”. Le ricerche hanno dimostrato che anche le
- Psicosomatica: nell'anziano è frequente persone anziane abituate da lungo tempo a
ravvisare una condizione depressiva; il terreno svolgere attività e compiti esecutivi, meccanici,
somatico nel vecchio sembra predisporsi con qualora vengano adeguatamente sollecitate
facilità all'assimilazione del disagio affettivo. La riescono ad esprimere il loro potenziale creativo,
depressione inascoltata, non riconosciuta trova non solamente in attività artistiche tradizionali
una modalità espressiva attraverso il maschera- (Cesa-Bianchi, Pravettoni e Cesa-Bianchi, 1997;
mento somatico. La maggior vulnerabilità Cesa-Bianchi, 2006); Battista Solero, un picape-
biologica facilita la manifestazione organica re, uno scalpellino della Val di Stura, il quale,
della sofferenza (Solano, 2001). Ma come diceva dopo aver lavorato per anni con le pietre del
ironicamente Maurice Chevalier: “Certamente fiume, si è rivelato da anziano uno scultore naif,
la vecchiaia ha i suoi guai, ma se si pensa alla tanto che la Provincia di Torino ha organizzato
sua alternativa…”. una mostra delle sue opere più significative.
Anche in attività come costruire un oggetto
Creatività artigianale, preparare un piatto, tessere una tela,
La creatività esprime la capacità di ampliare allevare un animale, organizzare un dibattito, un
competenze ed esperienze, di costruire percorsi viaggio, uno spettacolo, svolgere un esercizio
di crescita individuali, di scoprire se stessi e di sportivo può rivelarsi quella tendenza creativa
realizzarsi (Sternberg, 1999). E' presente in ogni presente in ogni persona. Non solo la creatività
persona, di qualsiasi condizione ed età, si può emergere in età senile, ma quando compare
sviluppa e si arricchisce nel corso della vita, non consente di invecchiare con maggiore serenità. Il
solo non si esaurisce con gli anni, ma può trovare ritorno delle espressioni creative in età avanzata -
ulteriori motivi di accrescimento e di espressio- favorito dalle maggiori opportunità relative al
ne (Cesa-Bianchi e Antonietti, 2003). tempo libero, dall'allentamento dei vincoli
La dimensione creativa nasce con l'essere sociali e familiari, connessi al lavoro ed al
umano ed attribuisce senso alla sua natura e, mantenimento dei figli - dimostra che la loro
attraverso la propria tendenza espressiva, traccia potenzialità non si era estinta ma soltanto
l'evoluzione del pensiero (Cipolli et al., 2002). congelata in età lavorativa.
Vengono talvolta a mancare le opportunità L'espressione creativa in età senile può
ambientali, culturali per un suo valido sviluppo. influenzare la qualità del processo di invecchia-
L'anziano è in grado di scoprire la propria mento, sollecitare nuovi interessi e impegni,
creatività dimenticata e di manifestarla in tante modificare il senso della quotidianità e dei giorni
modalità diverse, individualmente, in coppia, in a venire.
gruppo. Il suo pensiero si orienta verso soluzioni La creatività è l'essenza dell'uomo. Esistono
innovative, la sua intelligenza viene sottoposta a indubbiamente i talenti artistici le cui doti spesso
frequenti stimolazioni e in tal modo va incontro si intravedono già in età infantile, ma le compe-
meno facilmente a quel progressivo declino tenze creative costituiscono una prerogativa di
tanto frequente in chi non continua a far lavorare ogni persona, rappresentano il pensiero che si
attivamente - e non solo passivamente - il rinnova (Imbasciati, 2001). Gli individui si
proprio cervello. caratterizzano e si definiscono attraverso lo
Ogni vecchio può essere creativo, sia pure in sviluppo e la qualità del loro pensiero.
misura molto differente: anche chi presenta Per Erich Fromm (1959), che ha studiato il
limitazioni sul piano fisico. La riattivazione rapporto fra processo creativo e sentimento di
della creatività in età avanzata rappresenta anche sicurezza, "Essere creativi significa considerare

110
tutto il processo vitale come un processo della menta, lungo l'intero arco della vita. Le capacità
nascita e non interpretare ogni fase della vita di conoscere e di inventare non si esauriscono
come una fase finale. Molti muoiono senza alla soglia dell'età e delle sue scadenze. In età
essere mai nati completamente. Creatività senile, la creatività può aiutare le persone a non
significa aver portato a termine la propria smarrirsi nel vuoto esistenziale, a stimolare le
nascita prima di morire. (...) Educare alla capacità cognitive, in declino o meglio conser-
creatività significa educare alla vita”. vate; il processo creativo può favorire la ripresa
Guilford (1959) distingue nelle abilità di attività e funzioni, dare più senso ad una fase
creative alcune componenti: a) fluidità: capacità della vita spesso trascurata dal mondo moderno.
di produrre un elevato numero di idee partendo In ambito artistico e scientifico sono numero-
da uno stimolo senza considerare le sue caratte- si gli esempi di longevità creativa (Antonini e
ristiche oggettive; b) flessibilità: capacità di Magnolfi, 1991).
modificare l'impostazione del pensiero superan- Fra gli scrittori: Sofocle, Edipo a Colono a 89
do l'egocentrismo per valutare lo stimolo da anni; Voltaire, Irene a 84 anni; Johann Wolfgang
diversi punti di vista; c) elaborazione: capacità di Goethe, Faust a 80 anni; Victor Hugo, L'arte di
integrare fra loro informazioni e dati diversi essere nonno, a 75 anni; Alessandro Manzoni,
sulla natura dello stimolo; d) valutazione: Saggio sulla rivoluzione italiana del 1859, a 88
capacità di scegliere fra diverse alternative la più anni; Francisco Coloane, Una vita alla fine del
adatta. mondo a 90 anni; Gabriel Garcia Marquez, il suo
Piaget (1945) riconosce nell'atto creativo le ultimo romanzo, a 78 anni, uscito nel 2005. Si
capacità di associazione e dissociazione. Per ricordano inoltre Omero, Eschilo, Democrito,
Maslow (1959) la creatività corrisponde alla Platone, Plutarco.
possibilità di risolvere i dubbi e le incertezze, di Nei musicisti: Giuseppe Verdi, Falstaff a 80
affrontare i rischi e l'ignoto con sicurezza, di anni, Pezzi sacri a 85 anni, Igor Stravinskij,
integrare i vari aspetti della personalità. Rogers Elegia per John Fitzgerald Kennedy a 82 anni,
(1959) considera l'atto creativo subordinato a tre Luigi Cherubini, Messa funebre a 76 anni,
condizioni interiori: a) disponibilità all'apertura Arnold Schonberg, De profundis, a 75 anni,
e all'estensibilità dell'esperienza; b) tendenza Claudio Monteverdi, L'incoronazione di
all'espressione e realizzazione di una parte di se Poppea, a 75 anni, Franz Liszt, Bagatella senza
stessi; c) capacità di elaborare funzioni e concet- tonalità, a 74 anni; Gioacchino Rossini, Petite
ti. Messe Solennelle a 71 anni.
“Il significato di creatività si è smarrito Fra i direttori e gli interpreti: Arthur Rubin-
disastrosamente nel convincimento che si tratti stein, James Hubert (Eubie) Blake, Arturo
di qualcosa a cui ricorriamo occasionalmente, Toscanini, Vladimir Horowitz, Herbert von
soltanto nei giorni di festa. La premessa da cui Karajan, Andrés Segovia, Sviatoslav Teofilo-
dobbiamo partire per discernere il vero signifi- vich Richter, Claudio Arrau, Arturo Benedetti
cato di creatività è che in essa si esprime l'uomo Michelangeli, Carlo Maria Giulini, Pierre
normale nell'atto di realizzare se stesso, non Boulez.
come prodotto di uno stato morboso, bensì come Negli architetti: Frank Lloyd Wright (The
rappresentazione del massimo grado di equili- Living City), Le Corbusier, pseudomino di
brio emotivo... che si ritrova nell'opera dello Charles-Edouard Jeanneret (progetto per il
scienziato o dell'artista, del pensatore o centro di calcolo elettronico Olivetti a Rho (MI),
dell'esteta... o nel normale rapporto di una progetto per l'ospedale di Venezia), Giò Ponti
madre con il figlio”, afferma Rollo May. (Grattacielo Pirelli), Pier Luigi Nervi (Aula
La dimensione creativa si può manifestare Nervi), Giovanni Muzio (Università Cattolica di
nelle varie situazioni che l'essere umano speri- Milano), Giovanni Michelucci (Stazione di

111
Santa Maria Novella di Firenze), Ignazio “dentro” il corpo della madre. Si dice che:
Gardella (Facoltà di Architettura di Genova), “quando un uomo muore l'ultimo frammento di
Lodovico Barbiano di Belgioioso (Torre Vela- pensiero, l'ultima immagine è per la propria
sca), Luigi Caccia Dominioni (ristrutturazione madre”. E questo pensiero deve occupare la
Facoltà di Agraria di Bologna, opera recente). mente e il cuore di Michelangelo. La madre che
Nei registi cinematografici: Charlie Chaplin, riprende il figlio dentro di sé, lo riporta sul corpo
Akira Kurosawa, Alfred Hitchcock, Robert dal quale è stato generato. Che idea bellissima
Bresson, John Huston, Ingmar Bergman, mette in figura Michelangelo nella sua Pietà
Michelangelo Antonioni, Mario Monicelli, a 91 Rondanini; una statua che è diventata per lui un
anni ha realizzato Le rose del deserto nel 2006, argomento di riflessione, di meditazione. Se si
Manuel de Oliveira, a 96 anni ha presentato alla guarda la Pietà Rondanini ci si accorge che il
mostra di Venezia del 2004 Un film parlato, a 97 volto di Cristo è appena accennato. E' proprio
anni ha girato Il quinto impero, a 98 anni Bella conglobato, coeso con il corpo della madre.
sempre. Questa Madonna Rondanini, così scarnificata,
Fra gli scienziati: Renato Dulbecco e Rita così essenziale, è proprio – è stato scritto ed è
Levi Montalcini, Albert Einstein e Bertrand perfettamente vero – la negazione della bellezza,
Russell. vuole essere il contrario della bellezza. Quando
La scultura e la pittura annoverano molti si dice che all'ultimo confine della vita, nella
grandi artisti che da vecchi hanno continuato a vecchiaia, si capisce l'essenziale, si pensi alla
ricercare, approfondire, inventare nuovi stili Pietà Rondanini e alla riflessione dell'ultimo
espressivi, raffigurativi. Uno di questi è Miche- Michelangelo, finestra aperta sull'eterno.
langelo Buonarroti, che un giorno di febbraio del La storia dell'arte racconta di molti grandi
1564, ottantanovenne cominciò a morire. Come vecchi in cui si assiste ad un affinamento, ad una
documentato dal suo allievo più devoto - Daniele progressione intellettuale, a una ricerca di
Ricciarelli, noto come Daniele da Volterra che essenzialità. L'artista di talento, in vecchiaia
tenne un registro, un diario minuzioso degli riesce spesso a sviluppare, a perfezionare, a
ultimi giorni del Maestro -, Michelangelo prima rendere essenziale quella che era stata la linea
di entrare in agonia, prima di perdere i sensi, principale, la tendenza basica del suo stile
venti ore prima di morire, con le forze che gli (Paolucci, 2000). Tiziano, ad esempio, è un
scemavano progressivamente lavorava alla Pietà grandissimo pittore il cui genio artistico si
Rondanini. Gli ultimi pensieri dell'artista, gli esprime nel colore che si impasta di luce. Il
ultimi colpi di martello sono per la scultura che è processo di progressivo approfondimento del
stata compagna proprio della sua vecchiaia. miracolo - del colore che diventa tutt'uno con la
Michelangelo ha scolpito tre Pietà, e l'ultima, la luce -, lo si osserva in Tiziano formarsi, crescere,
Rondanini, ha voluto realizzarla per se stesso, affinarsi attraverso vari momenti stilistici: prima
non c'era un committente, non voleva destinarla l'incontro con le modulazioni manieristiche, poi
ad alcun luogo in particolare. L'opera rappresen- il recupero di una nuova essenzialità e, infine, si
tava la riflessione su se stesso e sulla vita. In un arriva allo stile degli ultimi anni, quando Tiziano
primo momento l'artista aveva scolpito la Pietà in realizza i suoi capolavori assoluti, fra cui la
modo tale che il corpo di Cristo era tutto sbilan- Deposizione di Cristo, La Pietà e La punizione
ciato, con la testa crollante su un lato; la Madon- di Marsia. Marco Boschini, un biografo di
na era in piedi e sosteneva il corpo di Cristo, la Tiziano, racconta: “Con lo stesso pennello tutto
madre teneva fra le sue braccia il figlio morto. di rosso, di nero e di giallo, formava il rilievo
Che cosa fa Michelangelo da ultimo? Prende e d'un chiaro e faceva comparire in quattro
stacca via di netto la testa del Cristo e la riscolpi- pennellate la promessa d'una rara figura”; inoltre
sce sul petto della madre. Il Cristo non è più egli riferisce che il grande pittore quasi cieco
distaccato dalla madre, ma entra fisicamente arriva al punto di non usare neanche più il

112
pennello: “Ma il condimento degli ultimi Donatello. Nella tradizione e nell'iconografia
ritocchi era di andar di quando in quando unendo cristiana la Resurrezione di Cristo è rappresenta-
con sfregazzi delle dita negli estremi dei chiari, ta come un momento felice, glorioso, trionfante –
avvicinandosi alle mezze tinte e unendo una si pensi fra gli altri a Piero della Francesca, a
tinta con l'altra; altre volte con uno striscio delle Raffaello, a Perugino - si vede il Cristo che, con il
dita, pure poneva un colpo d'oscuro in qualche vessillo crociato in mano, sale verso il cielo; non
angolo, per rinforzarlo, oltre qualche gocciola di ci sono più sul corpo i segni della passione. Egli
sangue che invigoriva alcun sentimento superfi- ha riacquistato lo splendore antecedente. Con
ciale e così andava a riducendo a perfezione le Donatello la Resurrezione di Cristo viene
sue animate figure”. Così Giorgio Vasari si rappresentata in modo assolutamente nuovo,
esprime sulle opere di Tiziano: “Le prime son inedito, mai vista prima: si osserva un Cristo che
condotte con una finezza e una diligenza incredi- sale dal sepolcro - come se salisse le scale - e
bili, e di essere vedute da presso e da lontano; le appare curvo, piegato, con la croce in mano,
ultime condotte da colpi, tirate via di grosso e ancora circondato dalle bende, quasi carico di
con macchie (…) e di lontano appariscono morte, con un volto piagato, sofferente. Questo
perfette”. Tale era il dominio del mezzo espressi- Cristo che emerge dal sepolcro è stato paragona-
vo cromatico che l'artista bruciava gli stessi to a un prigioniero dei campi di concentramento
strumenti tecnici necessari a fare pittura: questa che sta uscendo dalla sua prigionia. Un'infinita
è la grandezza dell'ultimo Tiziano. Tre secoli più desolazione avvolge questo Cristo che pure
avanti, Delacroix, considerato il vero erede di risorge, quasi consapevole, in un certo senso,
Tiziano, scriveva: “noi tutti siamo carne e della inutilità, forse, del suo ritornare fra uomini
sangue di Tiziano”. che non meritano la sua resurrezione, sospinto
Nei grandi vecchi l'esperienza artistica tende a tuttavia da un grande sentimento di amore.
manifestarsi attraverso un affinamento continuo. Un altro grande vecchio dell'arte è Giovanni
Un artista si forma una certa idea e poi, progressi- Bellini, detto il Giambellino: le sue opere più
vamente con il trascorrere degli anni approfondi- belle sono quelle realizzate intorno agli ottanta-
sce, capisce sempre di più e arriva a dare il cinque anni. Si pensi al Baccanale del Prado di
meglio di sé proprio negli ultimi periodi della sua Madrid - dipinto per il castello di Alfonso d'Este
vita. Uno di questi grandi artisti è stato Donatello a Ferrara - al Festino degli dei, della National
che porta a termine, su commissione di Cosimo Gallery of Art di Washington. La calma, lo
de' Medici, poco prima di morire, due pulpiti in splendore, la luminosità, la dolcezza di Giovanni
bronzo che si trovano nella Chiesa di S. Lorenzo Bellini, presente anche nelle sue opere più
a Firenze. Dice il Vasari: “Gli occhi non lo giovanili, affiora gradualmente, come per un
sostenevano più molto bene, le sue mani erano fenomeno di bradisismo; la vecchiaia gli conferi-
ormai malsicure, soffriva di parletico”, una forma sce essenzialità, lucidità e maggior comprensio-
di parziale paralisi, e tuttavia i capolavori assoluti ne dell'arte e di ciò che essa viene a significare.
di Donatello sono i pannelli bronzei di S. Loren- E come non ricordare, fra i grandi vecchi
zo, nei quali - nonostante il declino della vista e la artisti, Pablo Picasso? Ha introdotto l'asimmetria
debolezza fisica -, lo stile trasgressivo, anticlassi- nella pittura, cambiandone il modo di interpretar-
co, abbreviato, essenziale si sviluppa e si affina la ed esprimerla; è sempre stato grande, ma
ulteriormente. L'ultimo Donatello del pulpito di sembra raggiungere il massimo della sua creativi-
San Lorenzo arriva a un'interpretazione dei tà, della sua capacità di rappresentare e dare
Vangeli canonici, che riguardano la Morte e immagine a tutto, nei suoi ultimi anni. Egli diceva
Passione di Nostro Signore Gesù Cristo, così che non cercava, ma che trovava. La capacità di
sconvolgente, originale, nuova che si può dire trovare rapidamente e di trasfigurare in vera arte
che esiste un Vangelo o una Passione secondo quello che si trova è un privilegio che viene

113
concesso a pochissimi. Picasso prende ogni cosa, Note conclusive
la tritura, la trasforma e tutto diventa figura: Per Leonardo da Vinci: "Sì come il ferro si
questa è la sua grandezza che si manifesta proprio arruginisce sanza uso e l'acqua nel freddo si
in longevità; si esprime con particolare efficacia, addiaccia, così lo 'ngegno sanza esercizio si
intensità e lucidità negli ultimi tempi della sua guasta".
lunghissima vita. Ricordiamo fra molte sue opere Per Immanuel Kant: "Più avrai pensato e
realizzate in vecchiaia: Jacqueline au ruban operato e più a lungo avrai vissuto (anche nella
jaune composto a 80 anni, Femme assise a 81 tua stessa immaginazione)”.
anni, Il pittore e la modella a 82 anni, Donna sul I vecchi cambiano, si differenziano in
cuscino e Il bacio a 88 anni, L'Entrainte, Visage e rapporto al variare della qualità e dello stile di
Cavaliere con pipa, a 89 anni, Donna sul divano I vita, dell'ambiente sociale e culturale nel quale
e Ritratto di vecchio arlecchino, a 90 anni, sono inseriti, delle esperienze e delle condizioni
Autoritratto, Due figure e Il Moschettiere, a 91 di salute, delle opportunità di comunicare,
anni - un anno prima di morire nel 1973. esprimersi, realizzarsi. Ci sono anziani attivi,
Molti altri pittori di differenti epoche e stili, creativi ed altri meno fortunati, sofferenti sul
hanno saputo mantenersi creativi, spesso rinno- piano fisico e/o mentale, soli.
vandosi in età senile, fra cui: Lotto, Cranach, Gli anziani sono testimoni delle molte
Romanino, Tintoretto, Barocci, Bassano, Reni, trasformazioni avvenute soprattutto dalla metà
Bernini, El Greco, Hals, Poussin, Rembrandt, del secolo scorso, vivono più a lungo e si propon-
Tiepolo, Chardin, Liotard, Ingres, Goya, Hayez, gono con maggiore forza come parte integrante,
Hokusai, Guardi, Turner, Redon, Renoir, Rouault, costitutiva della società contemporanea.
Boldini, Bonnard, Braque, Cézanne, Chagall, I vecchi si adattano, imparano, sanno inter-
Corot, Degas, Fattori, Guidi, Monet, Homer, pretare il loro tempo. Le esperienze aggiungono
Hopper, Morandi, Pissarro, Kokoschka, Léger, ricordi, insegnamenti, non termina alle soglie di
Matisse, Mirò, Mondrian, Dubuffet, Kandinsky, un'età la tendenza ad interagire, ad esprimersi, a
Kurosawa. conoscere. Sostenevano, ultraottantenni, rispetti-
La creatività, l'espressione della propria vamente Sofocle e Platone: “Invecchio imparan-
identità, costituisce l'elemento fondante delle loro do ancora” e “Invecchio imparando sempre
opere. ogni giorno cose nuove” e recita un detto
Per Henri Matisse: “Ho imparato quest'unica popolare: “La vecchia non poteva mai morire
verità: bisogna darsi interamente, con tutte le perché aveva ogni giorno qualcosa da impara-
proprie forze e le proprie debolezze. Si, la nostra re”.
forza spesso risiede nella nostre debolezze o Lo spirito creativo continua a manifestarsi
quelle che noi consideriamo le nostre debolezze anche in longevità come dimostra la vita di
che spesso sono (o diventano) le nostre forze”, molti artisti e di tante persone comuni.
per Vassily Kandinsky: “Ogni opera d'arte ha Così Cicerone parla di Sofocle quasi
origine nello stesso modo in cui ebbe origine il novantenne nel Cato Maior de Senectute:
cosmo: attraverso catastrofi che dal caotico “Sofocle scrisse tragedie fino alla vecchiaia
fragore degli strumenti formano infine una avanzata: per questo, poiché sembrava che
sinfonia la quale ha nome armonia delle sfere. La trascurasse gli interessi della famiglia a causa
creazione di un'opera d'arte è la creazione di un di questi impegni letterari, fu chiamato in
mondo”, e per Pablo Picasso: “Ma la cosa giudizio dai figli: allo stesso modo che, secon-
peggiore (o forse migliore) di tutte è che non si do il nostro costume, i padri che amministrano
termina mai. Non c'è mai un momento in cui puoi male le loro sostanze sogliono essere interdetti
dire: ho lavorato bene e domani è domenica. Non dai beni, così lui, tale e quale che se fosse un
appena ti fermi, è ora di ricominciare. Non si può incapace, doveva essere interdetto, dai giudici,
mai scrivere la parola fine”. dall'amministrazione familiare. Si racconta

114
così che il vecchio poeta recitasse ai giudici la Invecchiare positivamente e creativamente
tragedia che aveva fra le mani e che aveva è possibile per molte persone, se si riesce a
scritto da poco, Edipo Colono, e che chiedesse conservare una buona salute e autonomia, si
loro se quell'opera sembrasse scritta da un mantengono attive le funzioni mentali, gli
infermo di mente. Dopo aver recitato il brano il interessi, le relazioni, le prospettive, la voglia
poeta fu prosciolto dai giudici”. di fare e di sapere, non ci si stanca di essere
E si ricorda la parigina Jeanne Louise curiosi, di ricercare, scoprire e comprendere la
Calment (21 febbraio 1875 - 4 agosto 1997) vita, come ogni volta ci appare.
vissuta 122 anni e 164 giorni - come conferma il Per Nietzsche: “Se non ci fosse la curiosità,
suo atto di nascita -, lucida, presente, ironica poco si farebbe per il bene del prossimo”.
fino agli ultimi giorni della sua vita.

Riferimenti bibliografici
Ackerman P.L., 1996. A theory of adult intellectual development: process, personality, interests and knowledge. Intelligence, 22,
227-257.
Albanese A., 2001. Nonn@nline. CUEM, Milano.
Amoretti G., Ratti M.T., 1994. Psicologia e terza età. La Nuova Italia Scientifica, Roma.
Andreani Dentici O., 2006. Ricordi molto lontani. La memoria a lungo termine nella vita quotidiana. Unicopli, Milano.
Antonini F.M., Magnolfi S., 1991. L'età dei capolavori. Marsilio Editori, Venezia.
Aveni Casucci M.A., 1984. Psicologia e Gerontologia. Claire, Milano.
Aveni Casucci M.A., 1986. La cultura ritrovata. Franco Angeli, Milano.
Aveni Casucci M.A., 1992. Psicogerontologia e ciclo di vita. Mursia, Milano.
Baldini M., 2003. Storia della comunicazione. Newton Compton Editori, Roma.
Baltes P.B., Baltes M.M., 1990. Successful Aging: Perspectives from the Behavioral Sciences. Cambridge University Press, New
York.
Baltes P.B., Staudinger U.M., Lindenberger U., 1999. Lifespan psychology: theory and application to intellectual functioning,
Annual Reviews Psychol., 50, 471-507.
Barbato C., Feezel J., 1987. Language and aging in different age groups. The Gerontologist, 27, 4, 527-531.
Baroni M.R., 2003. I processi psicologici dell'invecchiamento. Carocci, Roma.
Bertin M., 1981. Dimensione nonna. Cappelli, Bologna.
Biggs S., 1993. Understanding Ageing. Open University Press, Buckingham.
Binstock R.H., George L.K., 2001. Handbook of aging and social sciences. Academic Press, San Diego.
Birren J.E., Schaie K.W., 1977. Handbook of the psychology of aging. Van Rostrand & Reinhold, New York.
Bruner J., 1999. Narratives of aging. Journal of Aging Studies, 13 (1), 7-9.
Cesa-Bianchi G., Cristini C., 1999. Anziani, violenza, televisione. IKON - Forme e processi del comunicare, n.38, 109-136.
Cesa-Bianchi G., Cristini C., Aveni Casucci M.A., Cesa-Bianchi M., 1999. A research on TV-violence and relationship between
grandparents and grandchildren. International Psychogeriatrics, vol. 11, suppl. 1, 142.
Cesa-Bianchi G., Cristini C., Solimeno-Cipriano A., Aveni Casucci M.A., 2006. Diventare ed essere nonni: risultati di una ricerca,
Giornale di Gerontologia, vol. LIV, 5, 475.
Cesa-Bianchi M., 1977. Psicologia della senescenza. Franco Angeli, Milano.
Cesa-Bianchi M. Sala G., 1988. Umanità e scienza in medicina. Franco Angeli, Milano.
Cesa-Bianchi M., 1994. Caratteristiche psicologiche dell'invecchiamento: aspetti positivi, in: Invecchiare creativamente ... per non
invecchiare, Valente Torre L., Casalegno S. (eds), Atti del Convegno, 18 novembre, 1994, Regione Piemonte, Torino.
Cesa-Bianchi M., Pravettoni G., Cesa-Bianchi G., 1997. L'invecchiamento psichico: il contributo di un quarantennio di ricerca.
Giornale di Gerontologia, vol. 45, 5, 311-321.
Cesa-Bianchi M., 1998a. Giovani per sempre? L'arte di invecchiare. Laterza, Roma.
Cesa-Bianchi M., 1998b. Aspetti di rilievo nella psicologia della comunicazione, in: Le metamorfosi della comunicazione, Atti del
convegno, 55-67. CSELT, Torino.
Cesa-Bianchi M., Vecchi T., 1998. Elementi di Psicogerontologia. Franco Angeli, Milano

115
Cesa-Bianchi M., 1999. Cultura e condizione anziana. Vita e Pensiero, Rivista Culturale dell'Università Cattolica del Sacro Cuore,
maggio/giugno, 3, anno LXXXII, 273-286.
Cesa-Bianchi M., 2000. Psicologia dell'invecchiamento. Carocci, Roma.
Cesa-Bianchi M., 2002. Comunicazione, creatività, invecchiamento. Ricerche di Psicologia, n. 3, vol. 25, 175-188.
Cesa-Bianchi M., Antonietti A., 2003. Creatività nella vita e nella scuola. Mondadori Università, Milano.
Cesa-Bianchi M., Albanese O., 2004. Crescere e invecchiare. La prospettiva del ciclo di vita. Unicopli, Milano.
Cesa-Bianchi M., 2006. Lectio, in: Laurea honoris causa in Scienze della Comunicazione. Università degli Studi Suor Orsola
Benincasa, Napoli.
Chapman N.J., Neal M.B., 1990. Intergenerational experiences between adolescents and older adults. The Gerontologist, 30, 825-
832.
Chattat R., 2004. L'invecchiamento. Processi psicologici e strumenti di valutazione. Carocci, Roma.
Cima R., 2004. Tempo di vecchiaia. Un percorso di anima e cura tra storie di donne. Franco Angeli, Milano.
Cipolli C., Mattarozzi K., Tomassoni R., Zamagni P., 2002. Processo creativo e stati di vigilanza: alcune indicazioni sperimentali, in:
La psicologia delle arti oggi, Tomassoni R. (ed), 338-356. Franco Angeli, Milano.
Colucci F.P., 1994. La comunicazione dalle teorie agli ambiti applicativi. Ricerche di Psicologia, XVIII, numero speciale, 1.
Cristini C., Cesa-Bianchi G., 2006. L'anziano e la sua psicologia. GAM, Rudiano (BS).
Currie C.T., 1996. Parlare con gli anziani, in: Come parlare con i pazienti, Myerscough P.R. (ed), 149-161. Idelson, Napoli.
de Beauvoir S., 1970. La vieillesse, tr. it. La terza età. Einaudi, Torino, 1971.
de Felice F., 2002. Il trattamento psicologico delle demenze. Franco Angeli, Milano.
Demetrio D., 1996. Raccontarsi. L'Autobiografia come cura di sé. Raffaello Cortina, Milano.
Dinouart J.A.T., 2002. L'arte di tacere (1771). Sellerio, Palermo.
Di Pentima L., 2003. Psicologia sociale. La convivenza multietnica. Psicologia contemporanea, 176, marzo-aprile, 32-37.
Ekman P., 1972. Emotion in the human face. Pergamon, New York.
Fromm E., 1959. L'atteggiamento creativo, in: Creativity and its cultivation, tr. it. La creatività e le sue prospettive, Anderson H.H.
(ed), 67-78. La Scuola, Brescia, 1972.
Giles H., Coupland N., Weimann J., 1990. Communication, Health and the Elderly. Manchester University Press, Manchester.
Guilford J.P., 1959. Elementi caratteristici della creatività, in: Creativity and its cultivation, tr. it. La creatività e le sue prospettive,
Anderson H.H. (ed), 177-198. La Scuola, Brescia, 1972.
Hillman J., 1999. The force of character and the lasting life, tr. it. La forza del carattere. Adelphi, Milano, 2000.
Holliday R., 1995. Understanding Ageing, Cambridge University Press, Cambridge, tr. it. Capire l'invecchiamento, Zanichelli,
Bologna, 1998.
Imbasciati A., 1993. Psicologia Medica. Liviana Medicina, Napoli.
Imbasciati A., 2001. The unconscious as symbolopoiesis, Psychoan. Rev. 88 (6), 837-873.
Imbasciati A., Margiotta M., 2004. Compendio di psicologia per operatori socio-sanitari. Piccin, Padova.
Imbasciati A., 2006. Constructing a Mind. A new basis for psychoanalytic theory. Brunner-Routledge, London.
Kaes R., Faimberg H., Enriquez M., Baranes J.J., 1993. Transmission de la vie psychique entre générations, tr. it. Trasmissione della
vita psichica tra generazioni. Borla, Roma, 1995.
Laicardi C., Pezzuti L., 2000. Psicologia dell'invecchiamento e della longevità. il Mulino, Bologna.
Laursen B., Bukowski W.M., 1997. A developmental guide to the organization of close relationships. International Journal of
Behavioral Development, 21 (4), 747-770.
Leotta S.N., 2005. Comunicare. Un'introduzione ai processi psicologici della comunicazione. Unicopli, Milano.
Levin J., Levin J.C., 1980. Ageism: prejudice and discrimination against the elderly. Wadsworth, Belmont.
Manfredi P., Imbasciati A., 2004. Il feto ci ascolta e impara. Borla, Roma.
Maslow A.H., 1959. La creatività nell'individuo che realizza il proprio io, in: Creativity and its cultivation, tr. it. La creatività e le sue
prospettive, Anderson H.H. (ed), 111-124. La Scuola, Brescia, 1972.
Nanetti F., 1996. La comunicazione trascurata. L'osservazione del comportamento non verbale. Armando, Roma.
Nissim Momigliano L., 2001. L'ascolto rispettoso. Scritti psicoanalitici. Raffaello Cortina, Milano.
Paolucci A., 2000. La creatività artistica nella terza età, in: Il sapere nella terza età, 21-30. Edito da Università Primo Levi, Bologna.
Piaget J., 1945. La formation du symbole chez l'enfant, tr. it. La formazione del simbolo nel bambino - Imitazione, gioco e sogno -
Immaginazione e rappresentazione. La Nuova Italia Scientifica, Firenze, 1972.
Pinto M.A., Iliceto P., 2003. Influenze del bilinguismo italiano-dialetto sullo sviluppo metalinguistico. Ricerche in alcune regioni
dell'Italia meridionale. Ciclo evolutivo e disabilità/Life span and disability, vol. 6, 1, 27-47.
Rizzi P., 2004. A colloquio. Voci, parole, linguaggio dell'incontro clinico. Raffaello Cortina Milano.

116
Rogers C.R., 1959. Per una teoria della creatività, in: Creativity and its cultivation, tr. it. La creatività e le sue prospettive, Anderson
H.H. (ed), 95-110. La Scuola, Brescia, 1972.
Rogers L.J., Kaplan G., 2004. Comparative vertebrate cognition: are primate superior to non-primates. Kluwer Academic/Plenum
Publishers, New York.
Rufini J., Gaillard M., 1996. Pratique psychogériatrique, tr. it. Pratica psicogeriatrica. Centro Scientifico Editore, Milano, 2000.
Seyfarth R.M., Cheney D.L., Bergman T.J., 2005. Primate social cognition and the origins of language. Trends in Cognitive Science,
9, 6, 264-266.
Silvestri A., Rosano G., Troianello M., Zannino G., Trani I., Marotta M., Marigliano V., Fini M., 2003. Demenza e comunicazione.
Giornale di Gerontologia, 51, 1, 18-22.
Simeone I., 1993. Le corps chez les personnes agées, in: Le corps en psychothérapie, Pasini W., Andreoli A. (eds), Payot, Paris, 212-
223.
Solano L., 2001. Tra mente e corpo. Come si costruisce la salute. Raffaello Cortina, Milano.
Spagnoli A., 2005. L'età incerta e l'illusione necessaria. Introduzione alla psicogeriatria. UTET Libreria, Torino.
Sternberg R.J., 1999. Handbook of creativity. Cambridge University Press, Cambridge.
Stroppa C., 2004. Il bambino e il viaggio. Unicopli, Milano.
Stroppa C., 2006. Il bambino e la religione. Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli.
Sugarman L., 2001. Life-Span Development, tr. it. Psicologia del ciclo di vita. Modelli teorici e strategie di intervento. Raffaello
Cortina, Milano, 2003.
Tammaro A.E., Casale G., Frustaglia A., 2000. Manuale di Geriatria e Gerontologia, 2/E. McGraw-Hill, Milano.
Vandeplas-Holper C., 1998. Le développement psychologique a l'age adulte et pendant la vieilesse. Maturité et sagesse, tr. it.
Maturità e saggezza. Lo sviluppo psicologico in età adulta e nella vecchiaia. Vita e Pensiero, Milano, 2000.
Vergani C., Lucchi T., 2006. Note pratiche di diagnosi e terapia per l'anziano. Masson, Milano.
Walter H., 1995. Das Alter leben! Herausforderungen und neuen Lebensqualitaten, tr. it. Vivere la vecchiaia. Sfide e nuove qualità di
vita. Armando, Roma, 1999.
Watzlawick P., Beavin J.H., Jackson D.D., 1967. Pragmatic of human communication. A study of interactional patterns, pathologies
and paradoxes, tr. it. Pragmatica della comunicazione umana. Studio dei modelli interattivi delle patologie e dei paradossi.
Astrolabio, Roma, 1971.
Zeldin T., 1998. Conversation. How talk can change your life, tr. it. La conversazione. Di come i discorsi possano cambiarci la vita.
Sellerio, Palermo, 2002.

117
I VECCHI E LA CITTÀ FRA MEMORIA ED OBLIO
Marco Trabucchi

Dedico queste righe alla memoria del profes- ti di una società. Normalmente siamo abituati a
sor Alessandro Marco Maderna, una delle prime parlare di capitale in termini economici oppure
figure accademiche da me incontrate quando arri- –talvolta- in termini umani per dare valore al
vai a Brescia con incarico Eulo nel 1975. Allora contributo di alcune persone ad un'impresa. Il
pochissimi studiosi si occupavano in maniera se- termine “capitale sociale” esprime invece la ric-
ria e approfondita dell'invecchiamento della per- chezza di relazioni e contatti che si sviluppano a
sona. La sua vicinanza ebbe un ruolo non secon- vari livelli, grazie alla capacità ed alla volontà
dario nel mio successivo interesse per i problemi degli individui di costruire uno stile che sia ap-
dell'invecchiamento dell'encefalo, dapprima sul punto ispirato alla collaborazione ed alla defi-
piano biologico e quindi su quello psicogeriatri- nizione di percorsi vitali comuni. Il vecchio è
co. Il legame tra meccanismi dell'encefalo e capa- sensibilissimo al possibilità di vivere in un am-
cità della persona di invecchiare senza soccom- biente socialmente “ricco”; solo così il trascor-
bere al peso dell'età è molto forte; la ricerca in rere del tempo non diventa una condizione nega-
molti diversi ambiti ha il ruolo di definire i nodi tiva. E' quindi doveroso domandarsi: la città è
di questo rapporto, per arrivare a progettare moda- in grado di accogliere e “dare un nome” alle per-
lità di vita che permettano una vita il più possibile sone che invecchiano? I dati epidemiologici,
libera. Perché lo scopo fondamentale biologici e clinici inducono oggi ad affermare
dell'organizzazione sociale nelle sue varie di- che vi è uno spazio per scelte personali e della
mensioni complesse è permettere alla persona di città che deve essere valorizzato attraverso
conservare il massimo possibile di libertà rispetto un'intensa attività educativa e civile, e che porta
ai limiti imposti dalla biologia e dalla sua evolu- ad una condizione di libertà possibile a tutte le
zione nel tempo. età. Ciò però può avvenire solo in una società
Nessuno vive bene da solo, in balia degli che ha compreso il dovere di dare (o di conser-
eventi. Ogni persona ha bisogno dell'altro e di vare) all'anziano un ruolo non marginale, e quin-
trovare la forza per costruire un'esistenza equi- di non di dipendenza. A nulla servirebbe una po-
librata e libera, in particolare nei momenti criti- polazione di persone in età avanzata in grado di
ci quali la vecchiaia. Da più parti è stata studiata vivere individualmente una vita significativa se
l'importanza, rispetto alla salute, di mantenere l'atmosfera complessiva della città è caratteriz-
un controllo sulla propria vita attraverso zata da una logica di marginalizzazione e di so-
l'adozione di atteggiamenti personali e colletti- stanziale inutilità. Occorre una scelta civile; sa-
vi che privilegiano da una parte la costruzione rebbe un grave imbroglio per l'anziano se gli fos-
di reti sociali, sulle quali la persona più fragile se richiesto un impegno personale che poi di fat-
possa “adagiarsi” nei momenti di difficoltà, to viene reso inutile dalla qualità della convi-
dall'altra la possibilità di sentirsi pienamente im- venza. Si aprirebbe la strada ad una profonda
mersi nelle problematiche che riguardano il pro- frustrazione, con rilevanti conseguenze
prio corpo, lo spirito, la vita sociale ed anche la sull'equilibrio psichico e sulla qualità della vita
storia passata e quindi di poterle controllare. Ro- del singolo, ma anche sulle dinamiche colletti-
bert Putnam nel suo volume “Bowling alone” ve.
dedica particolare attenzione a quell'aspetto del- La parola libertà riassume la condizione di
la vita collettiva che valorizza il concetto di “ca- chi vive il trascorrere degli anni senza che di-
pitale sociale” come insieme di operazioni vol- vengano malattia: libertà da condizioni esterne
te a mantenere un rapporto vivo tra i componen- (sociali) che impoveriscono la vita e libertà an-

118
che intima nella ricerca di stili di vita, risultato demenza. Allo stesso modo essere partecipi di net-
di convincimenti individuali e non di paternali- work sociali allargati esercita una protezione sul
smi scarsamente rispettosi della dignità. declino cognitivo attraverso meccanismi di sup-
Qualcuno ha fissato l'inizio della civiltà porto emotivo o di stimolo intellettivo. Resta da
all'epoca alla quale risale lo scheletro, trovato comprendere come ciò avvenga, cioè se la pre-
in uno scavo, di una persona morta in età adulta, senza di interessi vitali in età adulta non sia già la
seppure con i segni di una frattura alla gamba av- dimostrazione di una struttura biologica diversa, e
venuta nell'infanzia. Oggi i deboli che dobbia- che quindi il fatto di stare meglio anche da vecchi
mo aiutare a sopravvivere non sono più i bam- non sia altro che l'espressione finale di una strut-
bini che nella preistoria vivevano nei boschi tura biologica fortunata.
con difficoltà, ma i vecchi che nelle nostre città Alla fine si delinea un modello per la vita
talvolta non vengono assistiti, quando anch'essi dell'anziano nel quale il bene di ciascuno non si
si fratturano una gamba (metafora di una più ge- fonda solo sul quanto questi possiede in termini
nerale condizione di abbandono o di trascura- di dotazioni naturali o di ricchezza economica,
tezza). ma soprattutto sui legami offerti e ricevuti, sul-
L'antico adagio “Senectus est ipsa morbus” la circolazione di relazioni all'interno della fa-
era accettato ed accettabile quando l'esistenza du- miglia e dei luoghi dell'esistenza, sulla speran-
rava 40-50 anni ed il superamento di quella soglia za e quindi sulla capacità di sentirsi padroni del
creava un evento raro. Oggi la scienza ha spostato proprio tempo. Uno spazio importante hanno i
di molto la spettanza di vita alla nascita ed in età rapporti di coppia, perché al loro interno si crea-
avanzata; il limite oltre al quale compaiono con no dinamiche intense, talvolta più complete ri-
maggiore frequenza le malattie si è elevato; però spetto al tempo passato, perché meglio si cono-
spesso l'adagio non ha più senso nemmeno in età sce l'altro e se stessi, senza fingere sulle proprie
molto avanzata, quando non è infrequente incon- debolezze. Un legame di significato, talvolta ca-
trare persone in buone condizioni di salute. ratterizzato da atti nascosti perché la società ac-
La malattia dell'anziano assume connotazioni cetta con falso pudore l'amore tra due persone
del tutto particolari e non è la compagna imposta anziane; un legame fatto di piccoli atti che dan-
e sgradita di chi invecchia, sebbene, col passare no grande senso alla vita.
degli anni, vi è un rischio più elevato di ammalar- Una considerazione particolare può essere
si e di subire una qualche limitazione fatta attorno alla città come luogo per abitare;
dell'autonomia funzionale. Molte analisi epide- gli anziani devono poter vivere in un ambito ac-
miologiche hanno confermato che una quota ele- cogliente, sicuro, dove trovare servizi adeguati
vata di persone nella quarta età conserva un buon ed accessibili. Non è sempre così: allora biso-
stato di salute; il vero progresso avverrà quando gna intervenire non con la presunzione di cam-
sarà possibile identificare i fattori che giocano un biamenti rapidi e incisivi, ma con la continua
ruolo negativo o protettivo rispetto al rischio di proposizione di momenti che mettano al centro
malattia, delineando con precisione le componen- l'amicizia, la convivialità, il rapporto sereno!
ti genetiche rispetto a quelle legate agli stili di vi- Puntare sulla cortesia e sul vicinato può trasfor-
ta. E' dimostrato che una vita intellettualmente e fi- mare la città da luogo alienante, anonimo, con-
sicamente attiva allontana la comparsa di eventi fuso, pericoloso, in uno dove sia a poco a poco
negativi, sia sul versante somatico che quello del- recuperabile la dignità della persona attraverso
la salute mentale e delle capacità cognitive. la ricchezza di rapporti cortesi. La partecipazio-
L'avere interessi ed attività coinvolgenti previene ne degli anziani alle “notti bianche” di Milano e
il rallentamento delle funzioni cognitive, fino alla Roma è stata sorprendente; ma forse è stata solo

119
l'espressione di un desiderio profondo di uscire precarietà, offre alle persone anziane scarse pos-
dalle mura per conquistare assieme agli altri sibilità di comprendere il significato della loro
spazi che normalmente non sono amici. E' presenza in una storia collettiva; vi è quindi sem-
l'utopia della normalità: il vecchio ne ha parti- pre più bisogno di chi ricostruisce i legami e con-
colarmente bisogno. La normalità prevede rap- tribuisce a ridare senso al tempo, breve o lungo,
porti significativi tra le persone che vivono la della vita. In generale, di fronte alla grande crisi,
città. Recentemente il questore di Milano, a pro- si assiste ad una sorta di privatizzazione del futu-
posito di atti di delinquenza perpetrati contro ro, dove ognuno cerca di trovare uno spazio pro-
gli anziani, ha dichiarato “Non chiamiamole prio. Ma l'anziano spesso non è in grado - anche
più truffe agli anziani. Chiamiamole truffe del- per condizioni oggettive - di costruire in solitudi-
la solitudine. Per evitare gravi danni alle perso- ne (e talvolta nell'abbandono) il proprio futuro.
ne più deboli non basta la prevenzione. Ci vuole Ha quindi bisogno di un impegno diffuso,
una difesa sociale, una maggiore coesione. La dell'utopia di molti non volta a costruire una so-
società deve fare muro, deve guardare il proprio cietà perfetta, ma a proporre via di uscita concre-
vicino”. Queste nobili affermazioni fanno capi- te. Non con l'ordinaria amministrazione, ma co-
re la profondità della crisi: non dovrebbe essere struendo sempre nuove occasioni perché la spe-
un poliziotto a richiamare la città ai propri dove- ranza si fondi con la realtà. Una particolare con-
ri di ascolto e di solidarietà! Le vie per costruire dizione di disagio sono destinati a vivere nella lo-
la normalità possono essere diverse, ma tutte ro vecchiaia i nati intorno al periodo del baby bo-
convergenti, con al fondo un comune sentire. om, perchè è una generazione che nel corso della
E' quindi un impegno di lunga durata modi- propria vita ha espresso un'energia molto forte
ficare gli stili di vita, anche per la parte più di- ed è riuscita a cambiare il mondo, in un momen-
rettamente dipendente dal singolo individuo. to storico favorevolissimo, che ha offerto
Bisogna incidere sulle emozioni e su una diffu- un'incredibile sequenza di eventi positivi. Per
sa cultura della rinuncia: un nuovo stile si con- questi, che si avvicinano adesso non alla vec-
quista faticosamente e non può essere affidato a chiaia anagrafica ma al momento di crisi che si
banali, veloci e dolciastre affermazioni sul valo- accompagna con il cambiamento dei ruoli socia-
re della vecchiaia. li, l'affievolirsi di passioni calde, trascinanti, vin-
Nell'epoca delle passioni tristi, come è stato centi potrebbe essere motivo di ulteriore diffi-
definito il nostro tempo, la perdita della fiducia coltà. E quindi vi sarà ancor più bisogno di chi
nel sacro, nelle grandi ideologie rivoluzionarie e aiuta nella costruzione di senso.
la disillusione sulle capacità della tecnica di ri- Negli ultimi anni il dibattito scientifico-
solvere i problemi dell'uomo hanno aperto un culturale si è spostato dall'interesse per la ma-
varco che è necessario riempire attraverso un rap- lattia dell'anziano come evento ineluttabile, ver-
porto tra persone che diviene significante soprat- so il riconoscimento di questi come attore forte
tutto per chi è più fragile. In particolare, se uno della propria vita, in qualsiasi circostanza, fon-
degli attori riveste un ruolo professionale di cu- dandosi sull'autonomia rispetto ad una condi-
ra, questi può diventare -per la persona anziana zione apparentemente omogenea ed indistinta
in balia delle onde di un mare in tempesta- il por- di perdita. Si può realmente affermare che in-
to sicuro tanto ricercato. In queste circostanze è vecchiare non è una malattia solo se sono com-
un dovere morale accompagnare chi si trova in battute e vinte le cause che trasformano il pas-
difficoltà, impiegando il massimo di cultura e di sare degli anni nel susseguirsi di eventi negativi
esperienza. La società contemporanea, percorsa e di perdita.
da un sentimento permanente di insicurezza e “La fine dei vecchi”: è il titolo apparso su un

120
giornale durante una delle tante crisi estive, quan- tia perché la malattia non cancella la vita
do ci si ricorda di loro solo perché il caldo ne ha dell'individuo. La ricerca di base ed applicata ha
fiaccato il corpo e lo spirito, portando a situazioni dato un contributo notevole a questa visione, che
di sofferenza “scandalosa”. E' l'atteggiamento però ha bisogno di essere continuamente alimen-
ipocrita di chi si dimentica dell'altro, ma sviluppa tata dallo stesso progresso scientifico e dalla co-
un effimero senso di colpa di fronte alla crisi, sen- scienza civile: troppi infatti sono coloro che ri-
za però modificare il disinteresse di fondo. Il vec- tengono di poter risparmiare (soldi e impegno)
chio può morire di caldo, ma muore soprattutto se l'anziano è considerato non un attore autono-
perché nessuno lo ama, lo accompagna, lo cura: mo, ma un momento marginale, indistinto della
anche nelle estati torride nella maggior parte dei vita collettiva.
casi basterebbe qualcuno che offre dell'acqua, un Negli anni 2000, quando siamo sempre più vi-
amico che prepara il cibo adatto, il vicino che sug- cini alla fabbrica della vita (sia che guardiamo a
gerisce come lenire le alte temperature. Certo, in questo nostro futuro con angoscia responsabile o
alcuni momenti sono utili medici e pompieri: ma con soddisfazione superficiale) e poco sappiamo
fondare su di loro la vita delle persone fragili è di- su dove ci condurrà il progresso delle scienze, sa-
chiarare il fallimento di una città che non conosce rebbe una sconfitta se non potessimo governare
più chi vi abita e non si accorge se qualcuno man- almeno quei segmenti dell'esistenza che non so-
ca all'appello perché sta male, il male del corpo e no affidati alla ricerca biologica, ancora difficile
della solitudine. da controllare, ma alla nostra capacità di predi-
Non vorrei fare qui la descrizione pietistica di sporre, con determinazione umana e con mezzi
poveri anziani fragili, abbandonati, affidati alle tecnologici semplici, una vita diversa per chi in-
cure di estranei, privati delle gioie della famiglia vecchia. Il modello darwiniano secondo il quale
e dei nipoti (perché non ci sono o perché sono te- sopravvive chi ha comportamenti egoistici viene
nuti lontani, quasi per proteggerli dalla contami- così modificato dalla valorizzazione
nazione degli affetti). Però, alla fine, la dialettica dell'altruismo come strumento per favorire il pro-
è tra anomia e riconoscimento: la perdita della dif- gresso della specie. Solo un atteggiamento di
ferenziazione, impoverita dalla malattia, contro il aperta accoglienza e di rispetto dell'anziano per-
riconoscimento dell'individualità, che ha il so- mette alla società nel suo insieme di progredire,
pravvento anche sulle talvolta ineluttabili mani- evitando la crisi insita nell'aumento del numero
festazioni patologiche. Invecchiare non è malat- di vecchi ai quali fosse inibita una vita decente.

121
IDENTITÀ E SENSO NEI PERCORSI DELLA CRONICITÀ
Gianbattista Guerrini

La letteratura sull'invecchiamento, a partire quanti di loro la tarda età è diventata, anche gra-
dal “De Senectute” scritto da Cicerone nel 44 zie ai progressi della medicina che spesso non
a.C. fino all'“Elogio della vecchiaia” di Paolo tanto ti fa vivere ma ti impedisce di morire, una
Mantegazza ed alle numerose pubblicazioni de- lunga, e spesso sospirata, attesa della morte.
gli ultimi anni (cito, fra molti altri, “La forza del Non tanto un continuare a vivere, ma un non po-
carattere” di James Hillman del 2000 e - su un al- ter morire” (3).
tro versante - le testimonianze di Rita Levi Mon- Sono parole molto amare, che interrogano a
talcini, o di Arrigo Levi, o dello psichiatra tede- fondo chi come me opera quotidianamente nelle
sco Claude Olievenstein), è prodiga di riflessioni residenze per gli anziani ammalati, nelle RSA,
apologetiche (positive) sulla vecchiaia, l'età in con i più fragili tra i fragili.
cui sarebbe possibile “portare a compimento il Certo, le strutture residenziali per gli anziani
carattere” come scrive Hillman (1), completare non sono più quei “cronicari” cui si riferiva Ales-
la propria traiettoria esistenziale, liberarsi dei far- sandro Maderna (4) nel suo contributo al trattato
delli del superfluo per conseguire la propria pie- di Antonini e Fumagalli nel 1973 (“la maggior
na identità. parte dei nostri istituti sono a dir poco squallidi,
“Il premio di una vecchiaia riuscita”, secondo sordidi ed infami luoghi di custodia, di vigilan-
Olievenstein (2) è “la conquista della libertà”. za, inefficienti dal punto di vista strutturale e fun-
La stessa medicina gerontologia e geriatrica zionale, con servizi inesistenti o gravemente ca-
ha d'altra parte costruito il suo corpus dottrinale renti, con personale inadeguatamente preparato
e i suoi indubbi successi proprio sul rifiuto di o comunque insufficiente”). Ma non può la-
un'interpretazione rassegnata e riduttiva della sciarci indifferenti quanto scrive Robert Kane,
vecchiaia e sulla valorizzazione, al di là della ma- ancora nel 2000, a proposito delle nursing home
lattia e della disabilità, delle riserve funzionali, americane: “la casa di riposo … è figlia illegitti-
delle potenzialità residue, dei nuovi equilibri ma della casa di carità e dell'ospedale, ed espri-
possibili. me le caratteristiche peggiori di entrambi i geni-
In realtà è ben noto che i percorsi individuali tori. I pazienti ed i professionisti evitano di an-
di invecchiamento sono contrassegnati da darci. E' considerata l'ultima spiaggia, proprio
un'estrema variabilità, in virtù dell'intervento di come gli ospedali del 19° secolo. Lo stereotipo è
molteplici fattori di ordine biologico e genetico, quello di un luogo brutto, spesso puzzolente, e
ma anche e soprattutto di ordine storico, geogra- popolato da persone fragili e spesso dementi”
fico, sociale, economico, psicologico … (5).
E non è sempre facile difendere o portare a Una lettura provocatoria, indubbiamente.
compimento un'identità che sembra sgretolarsi Ma è proprio nella RSA, dove più drammatico
nei lamenti del corpo malato, nelle limitazioni diventa l'intreccio tra polipatologia, dipendenza
funzionali che negano l'automatismo anche dei funzionale e demenza, dove la convivenza non è
gesti più semplici, nelle nebbie della memoria, scelta, dove tempi e modi del vivere rischiano di
nella solitudine che sopravvive alle perdite e ai rispondere alla ir-razionalità della “logica” isti-
lutti. tuzionale” più che ai desideri/bisogni/esigenze
“Chi vive in mezzo ai vecchi - scriveva Nor- dei ricoverati, dove aleggia onnipresente
berto Bobbio (nel 1996, a 8 anni dalla sua morte) l'angoscia della morte (6), che è difficile – ed è e
nel suo lucido pessimismo (“pessimista di stato deve essere un impegno prioritario per noi, pro-
d'animo, non di concetto” si definiva) – sa per prio perché difficile – aiutare i vecchi a mante-

122
nere la propria identità, a conservare o a ritrova- Da anni, senza un giorno di riposo, senza
re un senso alla propria esperienza di vita. un'ora di ritardo!
Afferma di “essersi rassegnata all'inevitabile
La signora Maria M., nata in Sicilia nel 1912, peggioramento delle condizioni della madre”,
dalla morte del marito – nel 1980 – inizia a pre- anche se si sente ancora emotivamente ed affet-
sentare i primi sintomi di deterioramento cogni- tivamente legata a lei e lascia trasparire ancora,
tivo, e si trasferisce a Brescia a vivere con la fi- a distanza di tanti anni, i sensi di colpa (“avrò fat-
glia. to bene? avrò agito per il meglio?”), oltre alla
E' sempre stata, per la figlia, una figura im- stanchezza, sempre attribuita al disagio “fisico”:
portante: chiusa, introversa, non facile alle con- (la distanza da casa alla RSA, il clima …), e ad
fidenze, con una certa tendenza alla malinconia un forte senso di solitudine (non ha altri parenti,
e alla depressione, al tempo stesso dolce, mater- non ha amici – al di fuori dell'ambiente istituzio-
na, accondiscendente (“mi ha sempre lasciata li- nale – con i quali condividere la sua esperienza).
bera di compiere le mie scelte”) e di forte perso- Riconosce di essere forse troppo coinvolta
nalità (“mi induceva a fare quello che voleva sen- nella vicenda della madre, ma “non poteva e non
za alzare la voce, apparentemente senza forzar- può farne a meno”, così come non può mancare
mi”). all'appuntamento quotidiano. Anche perché è
I rapporti col genero sono sempre stati buoni, convinta di essere ancora in grado di compren-
di reciproco rispetto. dere i bisogni e i desideri della madre, di riuscire
Nel 1986, a seguito di una frattura di femore, a comunicare con lei, ad onta della sua afasia e
viene ricoverata nella nostra RSA (la figlia, che della sua totale immobilità.
ancora lavora, non è in grado di garantire
l'assistenza richiesta dalle limitazioni funzionali Quale identità permane dietro questo volto e
e dal deficit cognitivo). questo corpo che da molti anni, almeno così ap-
Nell'arco di qualche anno la sindrome de- pare, hanno rinunciato ad ogni contatto col mon-
menziale evolve fino alla perdita totale delle do?
competenze cognitive, alla afasia totale, alla per- “Una donna vecchia - scrive Hillman - può es-
dita di ogni margine di autonomia: da 12 anni la sere utile semplicemente in quanto figura da ap-
signora Maria è allettata, con una postura in fles- prezzare per il suo carattere. Come un ciottolo
sione dei quattro arti; afasica, incapace di ogni sul fondo di un fiume può darsi che si limiti a sta-
movimento spontaneo, anche dello sguardo, vie- re lì, immobile, ma il fiume deve tenerne conto
ne alzata di peso dal letto e sistemata in carroz- e, a causa della sua presenza, modificare la pro-
zella; presenta turbe disfagiche, viene alimenta- pria corrente” (1).
ta con difficoltà con cibi semiliquidi e idratata Forse il senso di questa esistenza sta proprio
grazie all'uso di addensanti. nel suo “stare lì, immobile”, da sopravvissuta,
La figlia - che nel frattempo è andata a sua vol- verrebbe da dire, nel fluire della vita, nel suo ob-
ta in pensione, e che ha visto naufragare il suo bligarci a ricostruirne e a riconoscerne l'identità,
matrimonio (si è separata, è senza figli) - si dedi- dietro la maschera dell'amimia, ad interrogarci
ca giornalmente, con amorevolezza, alla madre, sul senso della nostra esistenza e del nostro ope-
dal primo pomeriggio fino al dopo cena: la nu- rare.
tre, la idrata, ne cura la cute, il cavo orale, Ma forse questa vecchia mantiene piena la
l'igiene intima, la posiziona nel letto, ne control- sua identità nella quotidiana relazione con la fi-
la il colorito cutaneo, la temperatura corporea, la glia, la sua vita recupera un senso, più profondo,
qualità del respiro… nell'impegno di cura della figlia: un impegno co-

123
stante, un donarsi totale, che negli anni ne ha un'ansa ileale, un secondo episodio di occlusio-
riempito l'esistenza, che le ha consentito di gioi- ne intestinale da aderenze con peritonite puru-
re dei pochi frammenti di luce che rompono il bu- lenta, la deiscenza della ferita chirurgica con
io della lunga malattia; una capacità di pietas che una voluminosa ernia in sede di laparotomia, fre-
le ha permesso di riavvicinarsi un paio di anni fa quenti riacutizzazioni bronchitiche, un episodio
- nella condivisione dell'esperienza del dolore e di insufficienza respiratoria restrittiva ed ostrut-
della malattia inguaribile - al marito separato ap- tiva da atelettasia del lobo polmonare sinistro
prodato, nel frattempo, ad una vicina RSA, per per probabile fenomeno ab ingestis...
concludervi la propria traiettoria di vita. Nonostante questo, Lucia ha continuato a lot-
tare e a restare aggrappata al suo passato, alla
Lucia P. è nata a Nocera Inferiore (SA) nel sua storia (ricorda quando era giovane, quando
1923, e vi è vissuta fino al 1976, quando per se- andava a ballare ed era ammirata per la sua bel-
guire il marito si è trasferita a Brescia. lezza; e poi il rapporto col marito; e ancora, do-
Vedova da 24 anni, ha avuto due figli, entram- po la vedovanza, la sua abilità nel tenere la casa,
bi morti. A Brescia abitano la nuora e due nipoti. nel cucinare, nel confezionare i vestiti anche per
Viveva in un alloggio modesto ma ben tenuto i nipoti), alla sua famiglia (la nuora, e soprattutto
(con l'aiuto dei servizi domiciliari comunali), i due nipoti, le fanno visita più volte alla settima-
pieno di mobili, di fotografie, di ninnoli, di bam- na).
bole. Amava cucire; faceva le carte, leggeva la Non si rassegna: piange quando l'alzata dal
mano, prediceva il futuro. letto ritarda anche solo di un'ora; il tentativo di
Affetta da morbo di Parkinson, gonartrosi, ar- metterla a dieta (per contenere la diastasi dei ret-
trosi della spalla sinistra con sublussazione della ti) è stato presto abbandonato per la sua totale in-
testa omerale, rottura della cuffia dei rotatori a disponibilità; ben presto si è dovuto rinunciare
destra, obesità, BPCO e cardiopatia ischemica anche alla dieta per disfagici introdotta dopo
cronica ed ipertensiva, da un paio d'anni presen- l'episodio di ab ingestis, e la prima richiesta di
tava progressive difficoltà nella deambulazione, un cibo normale da lei avanzata è stata “la moz-
con andatura a piccoli passi, solo all'interno del- zarella di bufala”, che un medico compiacente e
la sua abitazione. un po' incosciente le ha procurato di persona
Nel marzo del 2002, dopo un ricovero ospe- (d'altra parte ha avuto ragione la paziente: è tra-
daliero motivato da un'artrite gottosa, viene tra- scorso più di un anno, e Lucia è riuscita a man-
sferita in una RSA per un tentativo di riabilita- giare, senza problemi – e senza denti! – anche la
zione, senza esito. pizza).
Nel settembre del 2002 entra nella nostra Attualmente un'importante macroglossia si è
RSA. Cognitivamente integra, con tono aggiunta alla disfonia extrapiramidale ed al suo
dell'umore depresso, è totalmente dipendente stretto accento campano nel renderle sempre più
nelle ADL (riesce appena a portare una mano al difficile farsi comprendere: spesso non è suffi-
volto, per asciugarsi la bocca, talvolta per man- ciente un supplemento di pazienza, devono esse-
giare), viene alzata di peso dal letto in carrozzel- re chiamati a soccorso i nipoti, o qualche opera-
la, dove rimane per quasi tutta la giornata (rifiuta tore che possano fare da interprete.
categoricamente di rientrare a letto per un riposo Non è un'ospite facile, la signora Lucia (non
pomeridiano). lo è mai stata, nemmeno quando era seguita a do-
Dal suo ingresso ha affrontato molti episodi micilio). Non riesce a rassegnarsi all'immobilità
clinici importanti: un'occlusione intestinale da forzata, e se ne lamenta. Ci tiene ad essere ben
briglia con peritonite stercoracea da rottura di vestita, truccata, pettinata. Vorrebbe più dispo-

124
nibilità al colloquio, si irrita se non riesce a farsi fermare il senso di un'esistenza ferita ma non an-
capire. Desidera soprattutto un rapporto privile- cora piegata. Spetta a noi seppellirla anzitempo
giato - col medico, con la fisioterapista, con i ni- sotto l'indifferenza della routine assistenziale, o
poti. aiutarla a sentirsi ancora - come lei fortemente
Il volto di Lucia, il suo corpo prigioniero del- vuole - una donna speciale.
le distonie extrapiramidali, la sua voce che si spe-
gne presto in un soffio incomprensibile non appa- Perché anche là dove non è possibile spezza-
iono diversi dai volti inespressivi, dal corpo im- re i vincoli della cronicità, possiamo almeno ten-
mobile, dai silenzi di altre donne, prigioniere del- tare, come ci suggerisce Louis Ploton (6), di “ri-
la fortezza della demenza. Ma cercano ancora, di- svegliare il piacere di vivere in coloro che si affi-
speratamente, di conservare un'identità, di riaf- dano a noi, accettando le nostre cure”.

Riferimenti bibliografici

1. Hillman J. La forza del carattere. Adelphi, Milano, 2000.


2. Olievenstein C. La scoperta della vecchiaia. Einaudi, Torino, 1999.
3. Bobbio N. De senectute. Einaudi, Torino, 1996.
4. Maderna A.M., Aveni Casucci M.A., Cesa Bianchi M. Aspetti psicologici dell'invecchiamento e della vecchiaia. In: Geron-
tologia e geriatria. Antonini F.M., Fumagalli C.A. Wassermann, Milano, 1973.
5. Kane RL. Changing the image of long-term care. Age Ageing, 2000; 29:481-483
6. Ploton L. La persona anziana. L'intervento medico e psicologico. I problemi delle demenze. Raffaello Cortina, Milano,
2003.

- Il contributo è stato proposto anche per la rivista I luoghi della cura

125
L'ANZIANO E LA DEPRESSIONE
Gianbattista Guerrini

1. Epidemiologia della depressione propria piena efficienza fisica o la propria


immagine sociale o – come scrive Freud –
Non c'è bisogno di spendere molte parole per “un'astrazione che ne ha preso il posto, la patria,
sottolineare come la depressione sia ad esempio, o la libertà, o un ideale, o così via”)
un'esperienza esistenziale che col passare degli (2) è per noi importante non tanto per una curiosi-
anni si ha sempre più probabilità di vivere. tà di ordine nosografico, quanto perché nella
Nel suo volume “L'anziano e la depressione” pratica clinica e nella cura della persona malata
(1) Italo Simeone ricorda come “gli studi piuttosto che della malattia dobbiamo prestare la
epidemiologici dimostrano che il disturbo massima attenzione a questo continuum di
depressivo rappresenta l'espressione clinica più sofferenza e alle modalità spesso atipiche,
frequente della psicopatologia della vecchiaia”. nascoste, mascherate, simboliche, con le quali
Nella presentazione allo stesso volume Cesa- l'anziano più spesso del giovane la esprime.
Bianchi ribadisce che “la sofferenza depressiva si
esprime con maggior frequenza col passare degli Tornando alla dimensione epidemiologica
anni … l'anziano ha un minor margine di sicurez- del problema, resta comunque molto difficile
za biologica, spesso vive una condizione culturale quantificare la prevalenza della depressione
e sociale sfavorevole e carica di pregiudizi, è negli anziani, sia per la complessità dei quadri
costretto a subire, a motivo dell'età, una serie di clinici che si riconoscono nella fenomenologia
perdite e di lutti, non sempre facilmente elabora- depressiva (basta scorrere le categorie diagno-
bili”, mettendo in luce due aspetti fondamentali stiche riportate dal DSM IV) che per la variabili-
del nostro discorso: il connotato di sofferenza tà dei criteri diagnostici utilizzati nelle diverse
umana che tale “patologia” porta con sé e la indagini epidemiologiche.
predisposizione dell'anziano alla depressione, che Abbastanza comune, nella letteratura
deriva dall'interazione tra la fragilità biologica e la americana, è ad esempio la distinzione tra
più frequente esposizione ad occasioni di lutto. depressione maggiore (che risponde a pieno ai
Certo è importante – anche al fine di chiarire le criteri diagnostici previsti dal DSM-IV) e
dimensioni epidemiologiche del problema – depressione minore o subsindromica, caratteriz-
capire se oltre alla distinzione, già proposta da zata dalla presenza di sintomi depressivi signifi-
Freud, tra lutto e melanconia (2), valga ancora cativi che non raggiungono i criteri diagnostici
quella (nosograficamente magari superata dal per la depressione maggiore.
Manuale Diagnostico e Statistico dei disordini Inoltre molto spesso la letteratura scientifica
mentali dell'Associazione psichiatrica americana) sulla depressione nell'anziano (soprattutto
(3) tra la depressione reattiva, motivata da un quando si ripromette finalità epidemiologiche)
evento scatenante, e la depressione psicotica, fa riferimento alla presenza di una sintomatolo-
endogena, apparentemente immotivata; oppure se gia depressiva piuttosto che a diagnosi nosogra-
si possa considerare la depressione un “conti- fiche precise. La presenza di sintomi depressivi
nuum, le cui differenze sarebbero più quantitative sarebbe comunque associata – in ogni caso – a
che qualitative” (1). molteplici outcome negativi, sia clinici che
Tuttavia la consapevolezza di questa maggiore funzionali (4).
esposizione dell'anziano al lutto, a condizioni di Queste premesse danno ragione di un range
sofferenza derivanti dalla perdita di “oggetti” per di prevalenza della depressione molto ampio,
lui significativi (siano esse una persona cara o la contrassegnato comunque dalla tendenza

126
all'aumento man mano si passa da popolazioni propria salute e autosufficienza congiunti alla
studiate a domicilio, in ospedale o in casa di destrutturazione dell'immagine corporea) e la
riposo (5). dipendenza dagli altri ad influenzare lo stato
depressivo nell'anziano.
2. I fattori causali della depressione Se le malattie somatiche possono aumentare
nell'anziano l'incidenza e peggiorare la prognosi della
Numerosi fattori giustificano una maggiore depressione, a sua volta quest'ultima influisce
prevalenza della depressione nelle persone negativamente sull'evoluzione di alcune malat-
anziane, ed in particolare nei pazienti che tie somatiche, in particolare su quelle cardio-
afferiscono ai servizi geriatrici: l'età avanzata, la vascolari, quale ad esempio l'infarto miocardio
prevalenza del sesso femminile, la com- (9), anche per effetto di meccanismi di natura
presenza di malattie somatiche, per lo più strettamente biologica (aumentata aggregabilità
multiple (comorbilità), il progressivo declino piastrinica, alterata funzionalità del sistema
dell'autonomia funzionale, la compromissione nervoso autonomo, attivazione di uno stato
delle funzioni cognitive, ma anche determinanti infiammatorio per disfunzione immunitaria)
individuali, di natura psicologica e sociale, e (10).
fattori legati all'ambiente di vita (o di cura). Analoga relazione bidirezionale lega tra loro
E' utile soffermarsi in particolare sulla depressione e disabilità: se una maggiore
relazione complessa che lega tra di loro depres- disabilità nelle ADL è predittiva di sintomatolo-
sione, malattie croniche, disabilità e compromis- gia depressiva, a sua volta la depressione
sione delle funzioni cognitive. eserciterebbe sullo stato funzionale un impatto
Per molte patologie croniche – il morbo di perfino maggiore di quello determinato dalle
Parkinson, l'insufficienza renale cronica, le malattie croniche (11-14). In soggetti non
neoplasie, l'artrosi – è stata dimostrata una disabili è stato dimostrato che la presenza sia di
correlazione con la prevalenza di depressione, ed depressione maggiore che di sintomi depressivi
un impatto negativo sulla sua evoluzione, aumenta significativamente il rischio di perdita
indipendentemente dal loro effetto sulla disabilità dell'autonomia (15-16) mentre un corretto
(6). Fattori di rischio di depressione ancora più trattamento dei sintomi depressivi nei pazienti
importanti appaiono il diabete mellito e le anziani può migliorare lo stato funzionale,
patologie cardio-vascolari (ipertensione arterio- riducendo alcune quote di disabilità (17-20).
sa, IMA, ictus), patologie nelle quali la correla- Si instaurerebbe, pertanto, tra disabilità e
zione con la depressione è così significativa - depressione un circolo vizioso, una sorta di
probabilmente per effetto di modificazioni a “sincronia” in virtù della quale alle modificazio-
carico del sistema frontale – da aver suggerito ad ni nel tempo dell'autonomia fa riscontro una
Alexopoulos l'ipotesi di distinguere nell'ambito parallela evoluzione della depressione, e
della depressione un sottotipo “vascolare” ed uno viceversa (21).
“non vascolare” (7-8). E' importante anche sottolineare la relazione
A questo modello di relazione tra patologie altrettanto interattiva tra funzioni cognitive e
somatiche e depressione che potremmo definire sintomi depressivi, e tra questi due fattori e la
“malattia-specifico” si aggiunge poi il modello, disabilità: ancora una volta la depressione può
non specifico, della “fragilità”, in forza del quale aggravare i problemi cognitivi, e rappresentare
sono la condizione di malattia (attraverso di per sé un fattore di rischio di compromissione
l'astenia, il dolore, gli effetti collaterali dei cognitiva (quando non siamo in presenza di un
farmaci, e ancor più i sentimenti di perdita della sintomo prodromico di un disturbo demenziale),

127
probabilmente attraverso meccanismi biologici tario per cui gli anglosassoni hanno coniato il
di danno cerebrale (vedi oltre). Di converso, la termine di “ageism”, resta difficile – come
compromissione cognitiva può favorire peraltro si verifica con altre problematiche
l'insorgere di depressione (22-24). geriatriche – distinguere l'invecchiamento
patologico dall'invecchiamento normale.
L'importanza della problematica depressiva Nell'anziano sono comunque frequenti i
negli anziani non dipende però soltanto da fattori problemi diagnostici, legati tanto ad alcune
intrinseci al deficit organico: oltre agli eventi presentazioni atipiche della depressione quanto
traumatici (le perdite ed i lutti cui si è accennato alla difficoltà a distinguere questa affezione
all'inizio) che ne hanno contrassegnato e ne morbosa da altri quadri psicopatologici.
segnano la vicenda individuale, sono in gioco
molteplici caratteristiche personali e sociali In primo luogo, nella persona anziana, è da
dell'individuo, quali la “dotazione” di partenza sottolineare l'importanza del corpo, la profonda
(livelli di istruzione, grado di benessere economi- interazione ed interdipendenza tra problematiche
co), la capacità soggettiva di far fronte (coping) psichiche e somatiche, l'importanza dei sintomi
alla condizione di malattia e di invalidità, la fisici nell'espressione della depressione.
speranza, la qualità delle relazioni familiari e Già ho accennato al rapporto bidirezionale di
sociali, il mantenimento di attività significative, e causa-effetto che lega stato di salute fisica e
dall'adeguatezza del supporto sociale e sanitario depressione; sono molte le malattie somatiche
(25). A confermare – se pure ce ne fosse bisogno che possono dare origine ad una forma depressi-
– la necessità di un approccio all'anziano sempre va, ben precisata nella categoria diagnostica del
guidato da un modello interpretativo bio-psico- “disturbo dell'umore dovuto a condizione
sociale. medica” (3). D'altra parte, la compresenza di
malattie somatiche determina il sovrapporsi dei
sintomi e dei segni della depressione con quelli
3. La diagnosi delle altre malattie concomitanti, mentre la
depressione abbassa la soglia di tolleranza di
La letteratura ha sottolineato spesso come la disturbi somatici realmente esistenti, anche se di
depressione rappresenti una delle affezioni più lieve entità.
difficili da riconoscere nell'anziano. Molti Nell'anziano più spesso che nel giovane
sintomi psichici della depressione infatti (la compaiono i sintomi fisici (l'astenia, l'anoressia,
tristezza, la perdita degli interessi e del piacere di l'insonnia) propri del corredo sintomatologico
vivere, la tendenza a chiudersi in se stessi, la della depressione.
presenza dei pensieri di morte, il rallentamento Non raramente però è solo la sintomatologia
psicomotorio, la difficoltà a concentrarsi), così somatica ad occupare la scena: si tratta di
come i sintomi somatici (i disturbi dell'appetito, sintomi spesso multipli, non giustificati da
o del sonno, la mancanza di energia) possono problematiche di natura internistica o spropor-
accompagnare, con intensità variabile, molti zionati rispetto ad esse, che spesso mascherano
percorsi individuali nella vecchiaia, fino a poter gli abituali connotati psichici della depressione
essere considerati un connotato normale (si parla di depressione mascherata, appunto).
dell'invecchiamento. Può trattarsi di sintomi multiformi, esibiti
Anche quando la mancata diagnosi non sia il dall'anziano con un'esasperata (ipocondriaca)
frutto di un approccio superficiale e distratto o, preoccupazione per la sua salute, che interessa-
peggio ancora, di quell'atteggiamento rinuncia- no, contemporaneamente o in sequenza, i più

128
diversi sistemi ed apparati: da quello cardio- volte non congruenti (delirio di persecuzione,
respiratorio (dispnea, vaghi dolori precordiali, delirio somatico), e perciò causa di maggiori
tachicardia, disturbi circolatori periferici) al difficoltà diagnostiche; oppure prevale un
sistema nervoso (cefalea, capogiri ed instabilità, quadro di una regressione comportamentale,
disturbi del sonno, senso di stordimento), nella quale l'anziano “ripiega” in un comporta-
dall'apparato gastro-enterico (anoressia, dispep- mento passivo ed apatico, riduce sempre più la
sia, dolori epigastrici ed addominali, stipsi) al propria attività, sia sul versante fisico che su
sistema muscolo-scheletrico (dolori e rigidità). quello psico-sociale, in risposta ad una situazio-
Una sintomatologia che avvia e sostiene un iter ne troppo angosciante.
(una via crucis, verrebbe da dire) diagnostico e
terapeutico altrettanto lungo quanto improdutti- L'ultimo punto relativo alle difficoltà diagno-
vo e frustrante. stiche della depressione nell'anziano è quello che
Diversi lavori raccomandano comunque lega tale patologia alla compromissione delle
un'attenzione particolare da parte nostra al funzioni cognitive.
dolore quale sintomo frequente di depressione, E' ben noto che la depressione in una persona
così come all'astenia ed all'anoressia, spesso anziana può manifestarsi con disturbi della sfera
molto sensibile al trattamento antidepressivo. cognitiva (deficit della memoria, disorientamento
La frequenza di questa presentazione somati- spazio-temporale) tali da mimare talvolta una
ca della depressione è giustificata da molte demenza (pseudodemenza depressiva). La
ragioni: prima di tutte il significato che il corpo diagnosi corretta di questa manifestazione atipica
assume per il vecchio, causa prima del progres- della depressione (possibile grazie ad un'attenta
sivo sgretolarsi della sua immagine e al tempo osservazione clinica, o con l'uso di strumenti
stesso rifugio nel suo ritiro da una realtà affettiva adeguati), ed il suo trattamento, possono essere
e sociale percepita come sempre più difficile. molto gratificanti per il medico, anche se tutt'altro
Inoltre molte persone anziane tendono a non che frequenti.
riferire i disturbi del tono dell'umore, perché li Ma in realtà il rapporto tra depressione e
considerano una conseguenza inevitabile demenza appare molto più complesso; infatti,
dell'invecchiamento o delle malattie fisiche, o oltre ad una presentazione “cognitiva” della
ancora perché hanno più in generale molta depressione una sintomatologia depressiva
difficoltà ad esprimere le proprie emozioni, accompagna – più spesso – l'esordio della
perché provano disagio, vergogna a parlarne, demenza o addirittura può precederne la com-
temono di essere considerati dei “malati imma- parsa di qualche anno (26).
ginari”, ritengono più rilevanti i disturbi somati- Ancora, problemi di diagnosi differenziale
ci, questi sì “vere malattie” (1). possono porsi, più che in presenza di quadri
patologici conclamati, tra una depressione di
Altre difficoltà nella diagnosi corretta di entità lieve-moderata (che può accompagnarsi
depressione nella persona anziana sono poste alla riduzione degli interessi e al rallentamento
dalla frequente compresenza di disturbi d'ansia, delle funzioni cognitive) e la fase iniziale della
che sembrano aggravare il quadro clinico e demenza (la cosiddetta demenza “preclinica”),
peggiorare la prognosi, e che possono relegare in che può a sua volta manifestarsi con sintomi
secondo piano la sintomatologia depressiva. quali ansia, preoccupazione, depressione e
Ancora, possono essere presenti deliri ed labilità emotiva, in assenza di importanti
allucinazioni (depressione psicotica) talvolta compromissioni cognitive.
“congruenti” all'umore (deliri di colpa), altre Il rapporto tra le due entità non è ancora

129
completamente chiaro: resta da precisare in paziente anziano il rischio della depressione; la
particolare se la depressione rappresenti un fattore presenza di malattie invalidanti riduce tra l'altro
di rischio di demenza o la sua manifestazione la risposta alla terapia antidepressiva (13).
precoce (anziché di pseudodemenza di dovrebbe Un primo approccio al paziente depresso
parlare, in questo caso di “predemenza”) (27) o se deve pertanto prevedere:
tra queste due patologie ci sia una sorta di “conti- - il trattamento delle patologie invalidanti
nuum” (10), che troverebbe una sua giustificazio- associate
ne sul piano neurobiologico nelle alterazioni - il riscontro e – dove possibile – la correzio-
neurotrasmettitoriali (a carico del sistema seroto- ne dei disturbi sensoriali (anch'essi associati
ninergico e noradrenergico) comuni alle due all'aumento dei sintomi depressivi)
patologie, e nel fatto che l'alterata funzionalità del - il trattamento dei sintomi che causano
sistema ipotalamo-ipofisi-surrene che si riscontra disagio al paziente (il dolore, il prurito, la
spesso nella depressione potrebbe generare una stipsi, …)
condizione di cronica ipercortisolemia che – in - l'individuazione e la correzione delle terapie
particolare nelle aree ippocampali, ricche di farmacologiche che possono essere gravate
recettori per i glucocorticoidi – può ridurre i di effetti collaterali.
fattori neurotrofici, inibire la neurogenesi e
aumentare la vulnerabilità del cervello ai danni Per quanto riguarda la corretta terapia
vascolari e alla deposizione di amiloide (28). farmacologica dell'anziano depresso, è ormai
acquisito l'utilizzo degli inibitori selettivi del
Merita ancora un cenno la difficoltà a differen- reuptake della serotonina come farmaci di prima
ziare, soprattutto nel paziente cognitivamente scelta nell'ambito dei più recenti antidepressivi
compromesso, la depressione dall'apatia, partico- “non triciclici”, dotati di una tollerabilità
larmente frequente nei pazienti dementi (dal 42% nettamente migliore dei triciclici.
nella compromissione cognitiva lieve al 92% Un tentativo di trattamento farmacologico
nelle demenze severe): una condizione che della depressione è indicato anche nel paziente
presenta un corredo sintomatologico in parte demente che evidenzi segni e sintomi suggestivi
sovrapponibile a quello della depressione (in in tal senso, sia per la elevata prevalenza della
particolare la perdita di interesse, il rallentamento depressione in questi pazienti che per l'effetto
psico-motorio, alcuni sintomi somatici, quali positivo che i serotoninergici hanno dimostrato
l'affaticamento e l'ipersonnia), e che non raramen- sulle manifestazioni comportamentali correlate
te può coesistere, nello stesso soggetto, con la alla demenza.
depressione (probabilmente favorita dal coinvol- Mentre fino a pochi anni or sono la letteratura
gimento dei circuiti frontali e sottocorticali in segnalava il problema dell'insufficiente tratta-
entrambe le sindromi) (29). mento farmacologico dei pazienti anziani, in
particolare nelle case di riposo (30), dati più
recenti mettono in risalto una maggiore atten-
4. Il trattamento zione da parte dei medici, sia a domicilio che
nelle strutture residenziali, alla prescrizione di
Queste considerazioni mi consentono di farmaci antidepressivi (31-32).
introdurre l'ultimo punto della mia relazione, Semmai si tratterebbe di capire se la percen-
quello relativo al trattamento della depressione. tuale elevata di pazienti in trattamento con
Si è già accennato al peso che la polipatologia antidepressivi senza sintomatologia clinicamen-
cronica e la disabilità hanno nell'aumentare nel te rilevabile (31-32) sia il risultato di una corretta

130
terapia (potrebbe trattarsi del completamento di in alternativa o in associazione con la terapia
un trattamento terapeutico adeguato, dopo la farmacologica (anche se non è ad oggi stata
scomparsa dei sintomi; i farmaci serotoninergici valutata l'efficacia di tale associazione); così
possono inoltre trovare indicazione anche nel come è considerata razionale una sorveglianza
trattamento del dolore cronico o di altri problemi attiva (watchful waiting) del paziente, accompa-
psichiatrici quali l'ansia o gli attacchi di panico), gnata da una costante attitudine al colloquio.
o sia piuttosto l'espressione di un approccio solo Molti studi dimostrano l'efficacia - nel
farmacologico (magari indotto dalle pressioni del trattamento della depressione anche nei pazienti
mercato o da esigenze di ordine medico-legale) a anziani - della psicoterapia, sia individuale che
problematiche che possono meritare approcci di gruppo (35), e la validità di una sua integra-
diversificati. zione con la terapia farmacologia (36). Semmai
Anche perché negli anziani non è da sottova- è da registrare, soprattutto nel nostro Paese, la
lutare il problema della polifarmacoterapia, e difficoltà con cui gli anziani possono accedere a
delle possibili interazioni farmacologiche, che tale prezioso intervento terapeutico.
consigliano una particolare attenzione Per quanto riguarda chi, come il sottoscritto e
all'introduzione nella terapia di nuove molecole, come molti di noi medici internisti e geriatri, ha
ed all'individuazione, tra i farmaci disponibili, di una formazione psicologica del tutto insuffi-
quelli meno gravati da tale rischio. ciente ad impostare un approccio psicoterapico,
resta comunque essenziale che l'intervento
Ho lasciato per ultimo il trattamento “non farmacologico non sia sostitutivo della disponi-
farmacologico” dei sintomi depressivi, anche se bilità all'ascolto, alla com-passione, alla com-
– in particolare, ma non solo, nei pazienti con prensione della sofferenza esistenziale del
“depressione minore” – può e deve rappresenta- malato depresso, all'immedesimazione con la
re la prima linea di approccio al paziente. sua esperienza, alla reciprocità delle emozioni :
Qui mi importa sottolineare che è stata solo in questo modo, sapendo “dare voce al
dimostrata, in trial clinici, la validità dolore”, come scriveva un paio d'anni or sono
dell'inserimento del paziente in attività sociali e Luigi Cancrini (37) riprendendo una frase di
ricreative significative (33), così come in William Shakespeare, e sapendo individuare i
programmi di attività fisica (34), che potrebbe limiti del nostro intervento e la necessità di un
modificare i livelli di alcuni neurotrasmettitori, aiuto da parte di professionisti più competenti,
quali l'adrenalina e la nor-adrenalina, oltre ad possiamo aiutare il nostro paziente a “dare un
aumentare la produzione di endorfine in rappor- senso alla sua sofferenza” e a superarla, e
to alla sensazione di migliorato benessere fisico possiamo rendere più efficaci anche i farmaci
(10), di musicoterapia, di terapia della remini- che abbiamo a disposizione.
scenza, che dovrebbero essere messe in campo

Riferimenti bibliografici

1. Simeone I. L'anziano e la depressione. CESI, Roma, 2001


2. Freud S. Lutto e malinconia. In: Opere, vol. 8, Boringhieri, Torino, 1989.
3. America Psychiatric Association. Diagnostic and statistical manual of mental disorders DSM IV. Washington, 1995
4. Rozzini R, Trabucchi M (a cura di). La depressione dell'anziano. Utet Periodici, Milano, 1996.
5. Lyness JM, Caine E, King D et al. Depressive disorders and symptoms in older primary care patients. Am J Geriat
Psychiatry 2002; 10:275-282.

131
6. Black ASA, Goodwin JS, Markides KS. The association between chronic diseases and depressive symptomatology in older
Mexican Americans. J Gerontol Med Sci 1988; 53A:M188-M194.
7. Alexopoulos GS, Meyers BS, Young RC, Campbell S, Silbersweig D, Charlson M. The “vascular depression” hypothesis.
Arch Gen Psychiatry 1997; 54:915-922.
8. Alexopoulos GS. Vascular disease, depression and dementia. J Am Geriatr Soc 2003; 51:1178-1180.
9. Romanelli J, Fauerbach JA, Bush DE, Ziegelstein RC. The significance of depression in older patients after myocardial
infarction. J Am Geriatr Soc 2002; 50:817-822.
10. Mecocci P, Cherubini A, Mariani E et al. Depression in the elderly: new concepts and therapeutic approaches. Aging Clin
Exp Res 2004; 16:176-234.
11. Hays RD, Wells KB, Sherbourne CD et al. Functioning and well-beeing outcomes of patients with depression compared
with chronic general medical illnesses. Arch Gen Psychiatry 1995; 52:11-19.
12. Ormel J, Kempen GIJM, Deeg DJH et al. Functioning well being, an health perception in late middle-aged and older peo-
ple: comparing the effect of depressive syntoms and chronic medical conditions. J Am Geriatr Soc 1998; 46:39-48.
13. Kempen GIJM, Van Sonderen E, Ormel J., The impact of psychological attributes on changes in disability among low-
functioning older persons. J Gerontol 1999; 54B:23-29.
14. Oslin DW et al. Association between medical comorbidity and treatment outcomes in late-life depression. JAGS 2002;
50:823-828
15. Broadhead WE, Blazer DG, George LK, Tse CK. Depression, disability days, and days lost from work in a prospective
epidemiologic survey. JAMA 1990; 264:2524-2528.
16. Penninx BWJH, Guralnik JM, Ferrucci L et al. Depressive syntoms and physical decline in community-dwelling older per-
sons. JAMA 1998; 279:1720-1726.
17. Simon GE, Katon W, Rutter C. et al. Impact of improved depression treatment in primary care on daily functioning and
disability. Psychol Med 1998; 28:693-701.
18. Oslin DW, Streim J, Edell WS, Tenhave T. Change in disability follows inpatient treatment for late life depression. J Am
Geriatr Soc 2000; 48:357-362.
19. Graney MG. The reciprocal relationship between disability and depression. J Am Geriatr Soc 2000; 48:452-453.
20. Callahan CM, Kroenke K, Counsell SR et al. Treatment of depressione improves physical functioning in older adults. J Am
Geriatr Soc 2005; 53:367-373.
21. Koenig HG, George LK. Depression and physical disability outcomes in depressed medically ill hospedalized older adults.
Am J Geriatr Psychiatry 1998; 6:230-247.
22. Parmalee PA, Kleban MH, Lawton MP et al. Depression and cognitive change among institutionalized aged. Psychol
Aging 1991; 6:504-511.
23. Yaffe k, Blackwell T, Gore R et al. Depressive symptoms and cognitive decline in nondemented elderly women. A prospec-
tive syudy. Arch Gen Psychiatry 1999; 56:425-430.
24. Mehta KM et al. Cognitive impairment, depressive symptoms, and functional decline in older people. JAGS 2002;
50:1045-1050
25. Doyle CJ. Effect of staff turnover and the social environment on depressive symptoms in nursing home residents. Int
Psychogeriatr 1995; 7:51-61.
26. Jost BC, Grosberg GT. The evolution of psychiatric symptoms in Alzheimer's disease: a natural history study. J Am Geriatr
Soc 1996; 44:1078-1081.
27. Reifler BV. A case of mistaken identity: Pseudodementia is really Predementia? J Am Geriatr Soc 2000; 48:593-594.
28. Alexopoulos GS. Vascular disease, depression and dementia. J Am Geriatr Soc 2003; 51:1178-1180.
29. Landes Am, Sperry SD, Strauss ME, Geldmacher DS: Apathy in Alzheimer's disease. JAGS 49, 1700-1707, 2001
30. Brown MN, Lapane KL, Luisi AF. The management of depression in older nursing home residents. J Am Geriatr Soc 2002;
50:69-76.
31. Datto CJ, Oslin DW, Streim JE, Scheinthal SM, DiFilippo S, Katz IR. Pharmacological treatment of depression in Nursing
Home residents: a mental health services perspective. J Geriatr Psychiatry Neurol 2002; 15:141-146.
32. Crystal S, Sambamoorthi U, Walkup JT, Akincigil A. Diagnosis and treatment of depression in the elderly Medicare popu-
lation: predictors, disparities, and trends. J Am Geriatr Soc 2003; 51:1718-1728.
33. Dunn AL, Trivedi MH, O'Neal HA. Physical activity dose-response effects on outcomes of depressione and anxiety. Ned
Sci Sports Exerc 2001; 33 (suppl 6):S587-S597.
34. Singh NA, Clements KM, Singh MA. The efficacy of exercise as a long-term antidepressant in elderly subjects: a rando-
mized controlled trial. J Gerontol 2001; 56:M497-504.
35. Karel MJ, Hinrichsen G. Treating of depression in late life: psychoterapeutic interventions. Clin Psychol Rev 2000;
20:707-729.
36. Browne g, Steiner M, Roberts J et al. Sertraline and/or interpersonal psychoterapy for patients with dysthimic disorders in
primary care: 6-months comparison with longitudinal 2-years follow-up of effectiveness and costs. J Affect Disord 2002;
68:317-330.
37. Cancrini L, Cancrini S. Dare voce al dolore. Frassinelli, 2003.

132
PENSIERI SULLA DEMENZA

Carlo Cristini

Premessa La demenza era già conosciuta


Il progressivo invecchiamento della popola- nell'antichità; scriveva Decimo Giunio Giove-
zione, soprattutto nei paesi occidentali, implica nale nelle Satire (Satira X, 232-237): “Ma di
un incremento parallelo di rischi alla salute e ogni guasto fisico, il peggiore è la demenza, per
all'autonomia, una più frequente comparsa di pa- cui il vecchio, poi non ricorda il nome dei servi,
tologie croniche, invalidanti, in particolare neu- né riconosce il volto dell'amico con cui ha cena-
ropsicologiche che negli anziani sono spesso as- to la sera prima, né quello dei figli che ha messo
sociate a disturbi del comportamento, di varia al mondo ed allevati”. Ne offre spunti anche
espressione e entità cliniche (Pitt, 1974; Birren William Shakespeare in una sua famosa trage-
e Schaie, 1977; Barucci, 1990; Gala e Inverniz- dia: “Ma tu non avresti dovuto diventar vecchio
prima di diventare assennato”, (I,V) dice il Buf-
zi, 1996; Cesa-Bianchi e Vecchi, 1998; Finkel e
fone di corte a Re Lear, vedendo e ascoltando
Burns, 2000; Tammaro, Casale e Frustaglia,
comportamenti e parole del sovrano che suc-
2000; Mecocci, Cherubini e Senin, 2002; Giu- cessivamente invoca: “Voi potete vedermi, o
sto e Surdo, 2004; Cesa-Bianchi e Albanese, dèi! Vedete questo povero vecchio, pieno
2004; Vergani e Lucchi, 2006). La demenza co- egualmente e d'anni e d'affanni: e infelice a cau-
stituisce la malattia cerebrale di maggiore rilie- sa d'entrambi (...) non rubatemi il senno al pun-
vo in età avanzata (Trabucchi, 2005a). General- to ch'io sopporti tutto questo con mia buona pa-
mente per demenza si intende una sindrome cli- ce” (II,IV). Shakespeare in questo brano sem-
nica caratterizzata da un declino progressivo del- bra evidenziare la correlazione fra età, angosce
le funzioni cognitive - inizialmente risulta com- e declino mentale.
promessa, soprattutto la memoria a breve termi- Nella demenza danni neurologici, disturbi
ne - e delle abilità richieste nello svolgere le co- psichici e comportamentali spesso si associano,
muni attività quotidiane fino al verificarsi di una si intrecciano, si confondono, si influenzano.
condizione di completa non-autosufficienza, fi-
sica e psichica. Demenza e schizofrenia
La malattia di Alzheimer è riconosciuta co- Demenza e schizofrenia sembrano presenta-
me la forma più frequente di demenza; in Italia, re, per alcuni aspetti nosografici, clinici, sociali
il numero dei malati di Alzheimer è stimato in e culturali, una storia ed un destino comuni.
valori assoluti fra le 500.000 e le 650.000 unità; La schizofrenia veniva chiamata demenza.
sono più colpite le donne e le fasce più elevate di Nel diciannovesimo secolo Morel, nel Traités
età (Lobo et al., 2000; CENSIS, 2004). Fra gli al- de maladies mentales (1860), introdusse il ter-
tri quadri clinici di decadimento cognitivo ri- mine di Demenza precox, ripreso successiva-
cordiamo: la demenza vascolare o multiinfar- mente nel 1898 da Kraepelin, per descrivere pe-
tuale, quella mista Alzheimer/vascolare, la de- culiari disturbi psichiatrici; fu Bleuler, nel 1911
menza a corpi di Lewy, la malattia di Pick, le de- a proporre il termine di schizofrenia. Inizial-
menze fronto-temporali, quelle dovute a lesioni mente la malattia mentale più grave e diffusa
strutturali, disturbi endocrini e metabolici, pro- era definita e considerata come una sorta di de-
cessi infettivi e infiammatori, intossicazioni eso- menza, valutata in termini quantitativi, caratte-
gene, abuso di alcool, idrocefalo, traumi cranici, rizzata da irreversibilità dei disturbi psichici; le
neoplasie cerebrali, la demenza associata al Par- situazioni cliniche con una evoluzione favore-
kinson e ad altre patologie neurodegenerative. vole erano ritenute da molti un errore diagnosti-

133
co. Un diverso orientamento verso la patologia, appaiono il risultato di cure adeguate di una pa-
i malati ha modificato gli atteggiamenti terape- tologia erroneamente diagnosticata.
utici ed ha restituito ai pazienti una soggettività, La concezione positivistica, la descrizione
una dignità. Sono state rilevate remissioni col- quantitativa, sintomatologica della malattia, in
legate ai meccanismi di adattamento familiari un rapporto di causa-effetto, svuotano di signi-
(Ploton, 2003). ficati il percorso clinico e biografico di schizo-
Nel 1958 T. Freeman, J.L. Cameron e A. frenici e dementi, di donne e uomini in difficol-
McGhie, hanno pubblicato in un volume: Chro- tà (Ploton, 2001). Ritrovare il senso narrativo e
nic Schizophrenia, uno studio clinico di inter- relazionale, comprendere chi presenta disturbi
pretazione e di terapia della schizofrenia, dura- mentali e comportamentali è riconoscere una
to due anni, presso il Royal Mental Hospital di soggettività (Spagnoli, 2005), una capacità di
Glasgow; in particolare viene riportata pensare, di avere opinioni e sentimenti, di
l'esperienza di alcune infermiere in un reparto esprimersi, a volte anche di decidere, se chi assi-
di schizofrenici cronici; invitate a trascrivere ste e cura ha gli strumenti per capire e sostenere.
quotidianamente le loro osservazioni e impres-
sioni su determinati malati, i loro appunti - con Storia del paziente: sviluppo e declino co-
il passare dei giorni - si modificavano e si arric- gnitivo
chivano di annotazioni e riflessioni, sempre più La storia di una persona, sana o malata, è uni-
approfondite; come mutava il loro modo di ve- ca, procede per fasi, tempi, esperienze in una
dere, percepire il paziente cambiavano anche le continuità narrativa, dall'inizio alla fine, a volte
caratteristiche e la qualità della relazione assi- sembra interrompersi, fermarsi, cambiare radi-
stenziale; i malati modificavano i comporta- calmente, nell'arco della vita traccia e trasmette
menti al variare dell'interazione delle infermie- alla memoria un profilo, un'immagine (Acker-
re; le descrizioni svelavano progressivamente man, 1996; Demetrio, 1996; Baltes, Staudinger
la persona, il suo volto, e meno il malato, la sua e Lindenberger, 1999; Bruner, 1999; Hillman,
maschera. Sono esperienze che sottolineano la 1999; Cima, 2004; Andreani Dentici, 2006).
necessità, il valore di un programma di insegna- D. Grossi e A. Orsini, in Neuropsicologia del-
mento per gli operatori socio-sanitari: le demenze (1979), evidenziano l'importanza di
dall'informazione, all'osservazione clinica e raccogliere e distinguere la storia dei sintomi di
comportamentale, all'interazione, alla relazio- esordio e la storia vera e propria del malato de-
ne d'aiuto, terapeutica. mente, precisando tutte le abitudini di vita, gli in-
Osservare, descrivere i comportamenti di un teressi, le relazioni sociali, i cambiamenti di umo-
demente, i sentimenti che si provano ascoltan- re, mutamenti, anche lievi, del carattere,
dolo, avvicinandolo, forse modifica gli atteg- un'eventuale personalità premorbosa, comporta-
giamenti, le disponibilità relazionali, le possi- menti ossessivi, insofferenza per le novità, di-
bilità di comprensione, la qualità e il senso della pendenza dai parenti. Nella metodologia anam-
relazione. nestica proposta dagli autori, per i dati raccolti
Come è stato per la schizofrenia, anche per dai familiari, viene richiesta la presenza contem-
la demenza un'evoluzione positiva della malat- poranea di tre persone: un familiare che vive a
tia induce a propendere per una diagnosi inizia- continuo contatto con il paziente (moglie, mari-
le sbagliata. Le demenze, definite reversibili, so- to, figli, ecc); una persona che vede frequente-
no identificate come depressioni o collegate a mente il paziente pur non abitando nella stessa
specifici disturbi organici. casa (altro parente, vicino, amico di famiglia,
Le demenze che migliorano o regrediscono, ecc); un altro che vede il paziente più raramente

134
(figlio lontano, nipote, ecc). A parte le difficoltà
oggettive nel realizzare le condizioni indicate -
che gli stessi autori riconoscono - viene rimarca-
ta la necessità di una descrizione biografica, nar-
rativa del malato, con particolare attenzione al
periodo antecedente l'esordio della demenza.
“Molte volte - sostengono Grossi e Orsini - pri-
ma dell'“episodio” si verificano eventi partico-
larmente ricchi di risonanza emotiva per il pa-
ziente”, come un lutto, una perdita economica,
un litigio, “Il buon esito dell'anamnesi dipenderà
molto dallo storiografo e dalla sua abilità nel se-
guire le piste adatte che possono far riconoscere
le varie tappe evolutive”, proseguono gli autori.
Nel progredire della demenza si rilevano sin-
tomi, disfunzioni cognitive e comportamentali,
segni che si considerano espressione clinica del-
la malattia, risposte anomale della persona agli
stimoli ed alle caratteristiche del contesto; ma
tali risposte riflettono anche un tentativo di ria-
dattamento del paziente, la ricerca continua di
un nuovo equilibrio, di un diverso riassesta- Figura 1 Semplificazione (Grossi e Orsini, 1979)
mento, riorganizzazione delle competenze ri-
maste, del suo sentire, pensare e interagire con
l'ambiente.
Interessanti ricerche sui malati di demenza
hanno evidenziato, attraverso l'applicazione di
un test, un particolare tipo di risposta definita di
“semplificazione” (Grossi, Orsini e Ridente,
1977; Grossi e Orsini, 1979). L'esaminatore de-
scrive un percorso toccando con l'indice della
mano destra un certo numero di cubetti di ugua-
li dimensioni, indicati con numeri da 1 a 9. Al
paziente viene chiesto di ripetere il percorso ese-
guito dall'esaminatore (Fig 1, 2) che 'semplifi-
ca' il tracciato. Il demente sembra tradurre gli
stimoli in risposte essenziali, 'risparmiarsi' la
complessità delle informazioni e riportare un
differente pragmatismo, più diretto, evidente e
comprensibile; più semplice e sostanziale.
Uno studio (Gainotti e Kluzer-Usuelli,
1972) ha esaminato e confrontato il fenomeno
del 'closing in' in bambini e malati di demenza ri-
levando, sia un'elevata incidenza nello svilup-
po del bambino e nella destrutturazione cogni-
Figura 2 Semplificazione (Grossi e Orsini, 1979)

135
tiva del demente, sia analogie sul piano qualita- prima, presenta vari segni di decadimento cere-
tivo: lo scarabocchio, nelle fasi iniziali della cre- brale, fra cui: diminuzione del peso, atrofia cor-
scita e in quelle terminali della demenza; ten- ticale, ampliamento dei solchi e dei ventricoli,
denza a passare sulle linee del modello, nelle fa- incremento di placche senili e tangles neurofi-
si intermedie; l'accollamento al modello, nelle brillari, depositi di lipofuscina e beta-amiloide,
fasi più avanzate dello sviluppo e in quelle ini- ridotta disponibilità di neurotrasmettori.
ziali della demenza. La persona non è più quella di prima, dimen-
Studi sull'organizzazione spaziale in perso- tica oggetti, nomi, non ricorda come cucinare
ne colpite da demenza (de Ajuriaguerra, Ri- un piatto che ha sempre preparato o recarsi in
chard e Tissot, 1966; Grossi e Orsini, 1978) han- un luogo abitualmente frequentato, sbaglia a ve-
no sottolineato il parallelismo fra fasi evolutive stirsi, non completa l'igiene personale, non sa
- proposte da Piaget - e quelle involutive. Rei- più dove si trova e come si chiama.
sberg (1998, 1999a, 1999b, 2002) indica nel La relazione non è più quella di prima, si veri-
concetto di retrogenesi la corrispondenza in- ficano frequenti cambiamenti nell'umore e nei
versa fra stadi di sviluppo nell'infanzia e pro- comportamenti, si modifica il linguaggio, la co-
gressivo declino neuropsicologico nella de- municazione, viene richiesta una differente
menza. comprensione di gesti, parole, atteggiamenti.
Oltre all'involuzione delle funzioni cognitive, Nel demente vi è - come per ogni altra perso-
compare nella demenza una “dissoluzione psico- na - una storia passata, un racconto biografico
motoria”, con comportamenti e riflessi analoghi a che nel suo svolgersi cambia e si caratterizza
quelli dei bambini nei primi mesi di vita (Paulson per alcuni segni, sintomi, comportamenti. Vi è
e Gottlieb, 1968). Un demente regredito, tuttavia, una narrazione prima dell'insorgere della de-
rimane un anziano, assume atteggiamenti infanti- menza ed un'altra che inizia dal riconoscimento
li, ma non è un bambino (Jones, 1999). della malattia; c'è un prima e un dopo che sepa-
La tradizione anglosassone ha prevalentemen- ra la vita di un individuo, una netta distinzione
te esaminato la demenza a partire dai deficit fun- definita dalla comparsa di una patologia, di un
zionali rilevati dai test neuropsicologici, attribu- evento clinico. La storia passata aiuta a capire il
endo minor rilievo alla dimensione storica e pro- processo, il manifestarsi del declino cognitivo,
cessuale del declino, al suo modificarsi in funzio- ma il demente inizia una nuova storia personale
ne del tempo. La scuola di Ginevra - riferendosi a che rappresenterà nel tempo la sua immagine,
Piaget - ha sempre considerato la demenza come la sua identità.
un processo involutivo lungo il corso del quale Il paziente richiede un'attenzione mirata,
vengono meno le organizzazioni più differenziate una preparazione ed una sensibilità più appro-
del pensiero e riemergono i livelli operazionali fondite, un maggiore impegno relazionale, un
evidenziabili durante lo sviluppo del bambino 'plus' professionale a chi lo assiste. La sua storia
(Grossi e Orsini, 1979). dipenderà anche dalle persone che incontrerà,
“I fenomeni che caratterizzano lo sviluppo e dalle esperienze che vivrà e riuscirà a realizza-
l'invecchiamento si collegano tanto strettamen- re. Nel demente, la storia inizia, ricomincia, si
te che il separarli risulterebbe artificioso”, af- evidenzia con la sua malattia, ed è un racconto
ferma M. Cesa-Bianchi (1977). nuovo e creativo.
A volte può apparire contraddittorio parlare
Demenza: minus o plus? di demenza e creatività, tuttavia la coesistenza,
Nella demenza il cervello non è più quello di seppur non frequente, fra l'una e l'altra condizio-

136
ne, è documentabile da molteplici osservazioni. di luce in un mondo di ombre.
Il demente può ancora o per la prima volta rive- “Vogliamo che le cose vadano come prima.
lare tratti di creatività e talora una piena capacità Ed è proprio questo che non riusciamo a sop-
innovativa. Se la creatività è espressione di liber- portare, di non riuscire a essere quello che era-
tà e la demenza di fragilità, delimitazione e co- vamo. Fa male da morire. (…) Tieni presente
strizione, si può quindi riconoscere che che tutto ciò che puoi fare è incompleto - forse
nell'ambito di un'attività cerebrale limitata la cre- non riuscirai mai a mettere insieme una frase -
atività possa ancora esplicarsi. E non si può nep- una bella frase corretta che esprima tutto quel-
pure escludere che in alcuni casi la demenza disi- lo che intendi dire - frasi del genere sono molto
nibisca il processo creativo. Si pone un altro pro- rare. Ma di tanto in tanto ti vengono in mente.
blema: la psicosi comporta solo decadimento e (…) Noi continuiamo a credere che nel futuro ci
destrutturazione o può talvolta avviare lo svilup- sia qualcosa”. scrive Henderson nel suo diario.
po di tendenze sopite? Essa determina solo impo- Il sentimento di speranza e l'immagine del futu-
verimento e perdite o può accedere ro sembrano permanere nella persona demente
all'esplorabile? L'espressione creativa di alcuni e costituire le premesse di un'avventura umana
dementi sembra avvicinarsi alla seconda possi- che per alcuni suoi significati, esperienze e at-
bilità. E se la demenza può ripercuotersi in modo teggiamenti si può forse ancora ridefinire.
incisivo sulla creatività - spesso inibendola e tal- L'essere creativi è connaturato in ogni donna ed
volta disinibendola – come la creatività influen- in ogni uomo e si può manifestare a qualsiasi
za la demenza? Alcune indicazioni, meritevoli di età, nelle più varie condizioni. A volte la soffe-
conferme, suggeriscono che l'esercizio di una in- renza, cognitiva o affettiva, sembra imprigio-
tensa attività mentale, specie se creativa, previe- nare lo spirito creativo, altre volte offrirne spun-
ne o ritarda la comparsa di una demenza concla- ti e motivi di rinascita e di libertà espressiva.
mata e ne attenua gli effetti (Falzini, 2001). Scriveva Henri Matisse: “Ho imparato
L'essere creativi in una condizione demenziale - quest'unica verità: bisogna darsi interamente,
di per sé destruente - può permettere lo sviluppo con tutte le proprie forze e le proprie debolezze.
di una tendenza positiva, attraverso la quale può Si, la nostra forza spesso risiede nelle nostre de-
orientarsi un programma di recupero che si pro- bolezze o quelle che noi consideriamo le nostre
ponga di eludere o contenere le perdite e di po- debolezze che spesso sono le nostre forze”.
tenziare le capacità residue di acquisizione. Si Un esempio di espressione creativa nella de-
può immaginare che l'invecchiamento possa va- menza viene fornito da William Utermohlen,
riare fra demenza e creatività, fragilità e innova- un pittore inglese, colpito dalla Malattia di
zione, senza una soluzione di continuità: saranno Alzheimer nel 1995, che ha continuato a com-
la predisposizione genetica, la storia personale, porre autoritratti seguendo l'inesorabile pro-
le esperienze, gli eventi a far propendere il desti- gressione del suo decadimento. Egli ha testimo-
no di un essere umano dall'una o dall'altra parte. niato il declino delle proprie funzioni cognitive,
Ma da una posizione raggiunta si può essere so- mantenendo, fino al termine una sorta di essen-
spinti verso l'altra in una oscillazione che può du- zialità artistica. Nei primi autoritratti il profilo,
rare per anni, a meno che il diffuso modello orga- i tratti somatici del viso del pittore sono identi-
nicista non cristallizzi l'espressione patologica in ficabili e sembrano esprimere sentimenti di soli-
una condizione di anonima e inevitabile fatalità. tudine, paura, confusione; successivamente si
Anche il demente forse dispone di una potenzia- sgretola, svanisce la figura fino all'ultimo auto-
lità creativa che gli può permettere uno spiraglio ritratto, a cinque anni dalla diagnosi, che pare ri-

137
flettere - nello specchio artistico - la perdita di vo attingono in abbondanza sia l'arte indiana
identità, l'immagine di un fantasma che ricorda che quella occidentale, ma se ne servono anche
Il fantasma azzurro, 1951, di Wols, come un al- gli stilisti di moda nel combinare forme e colo-
tro appena precedente evoca la Testa ri.
d'ostaggio, 1944, di Jean Fautrier. La risoluzione di problemi percettivi viene
Le immagini del volto si dissolvono sia attivata, per esempio, quando si insegue un og-
nell'autoritratto del pittore colpito da Alzhei- getto nella nebbia, oppure si sta componendo
mer, sia nell'artista che si raffigura e dipinge un puzzle.
l'espressione, l'identità dell'uomo moderno. L'isolamento modulare o dell'attenuazione
Utermohlen percorre da artista la sua dram- permette di evidenziare, valorizzare uno stimo-
matica avventura esistenziale di demente, nel lo e/o una competenza; un paesaggio, una figu-
susseguirsi di autoritratti. ra appena accennati, tratteggiati o un animale
Due anni dopo la diagnosi si ritrae come un solo abbozzato possono essere più incisivi di
vecchio dall'espressione stupita e addolorata. I una fotografia che illustri l'intera immagine; for-
test neuropsicologici rivelano errori della visuo- se questo è il motivo per cui qualcuno ha affer-
spazialità, non percettibili nel dipinto (Riccobo- mato che “il meno è più”.
no, 2001). Secondo Ramachandran la spiegazione del
La demenza progredisce e l'artista sembra paradosso risiede nell'attenzione, in quanto non
trasferire nei suoi autoritratti l'immagine di co- possono esserci simultaneamente due moduli
me si sente, si percepisce; le capacità di coglie- di attività neurale sovrapposti; in altre parole è
re l'essenza di sé rimangono, l'insight, nono- possibile concentrarsi solamente su un'unica en-
stante la gravità della malattia, si mantiene; tità per volta. Testimonianze significative pro-
Utermohlen appare consapevole - almeno in ter- vengono da alcuni bambini autistici. Viene ri-
mini emotivi - di quanto gli sta accadendo. La portato l'esempio di Nadia (descritta da Lorna
destrutturazione cognitiva non elimina ogni te- Selfe), una bambina autistica di cinque anni con
stimonianza, barlume di coscienza e la possibi- ritardo mentale e poche proprietà linguistiche,
lità di esprimersi creativamente. che possedeva straordinarie doti artistiche, dise-
Vilayanur Ramachandran (2003) propone gnava stupendi cavalli, galli e altri animali; un
dieci leggi universali dell'arte: Iperbole; Rag- suo cavallo, particolarmente raffigurativo,
gruppamento percettivo; Risoluzione di pro- espressivo appare molto diverso dal disegno di
blemi percettivi; Isolamento modulare; Contra- un bambino di otto o nove anni e più vicino ad
sto; Simmetria; Avversione per le coincidenze uno schizzo famoso di Leonardo da Vinci. Per
sospette e per le singolarità; Ripetizione, ritmo Ramachandran, nel cervello di Nadia, molti mo-
e ordine; Equilibrio; Metafora. duli sono danneggiati dall'autismo, mentre esi-
Attraverso l'iperbole si possono cogliere i ste un'isola di tessuto corticale intatta nel lobo
tratti salienti, caratteristici di una figura, di un parietale destro, preposto al senso della forma
volto e realizzarne la caricatura o scomporli, co- artistica, sulla quale confluiscono tutte le risor-
me si può osservare in molte tecniche della pit- se attentive. L'autore sottolinea inoltre che alcu-
tura contemporanea e come si intravede negli ni dementi, dopo la comparsa della malattia, ma-
autoritratti di Utermohlen. nifestano un certo talento artistico.
Il raggruppamento percettivo permette Nella metafora si accostano due concetti non
un'organizzazione degli stimoli e di riconosce- correlati per evidenziarne determinati aspetti
re immagini definite, frammiste e confuse con dell'uno e dell'altro. Lo stesso può avvenire
altre. Al principio del raggruppamento percetti- nell'arte figurativa, come le doppie braccia di

138
Shiva danzante, o Nataraja, che rappresentano son et al., 2002; Verghese et al., 2003; Coyle,
una metafora della danza cosmica e del ciclo 2003; Colcombe et al., 2004; Fratiglioni, Pail-
della creazione e della distruzione. Quasi tutte lard-Borg e Winblad, 2004; Karp et al., 2006;
le grandi opere d' arte sono dense di metafore e Scarmeas et al., 2006; Monastero et al., 2007):
hanno più livelli di significato. Anche William età avanzata, bassa scolarità, attività manuali ri-
Utermohlen nel corso della sua malattia dipin- petitive ed esecutive, capacità e attività intellet-
ge un uomo con le braccia in movimento, scon- tive poco esercitate, scarse attività di tempo libe-
nesse alla figura: forse una metafora fra ro, attività fisica non praticata, essere single e/o
l'espressione artistica di una disgregazione e la vivere soli (isolamento), scarse relazioni fami-
ricerca creativa di una nuova organizzazione. liari, amicali, sociali, intergenerazionali, situa-
In una ricerca (Cristini e Cesa-Bianchi, zioni stressanti, comportamento alimentare ina-
2001) sono stati comparati anziani musicisti, al- deguato.
tri 'non-musicisti' e un gruppo di dementi; ogni Tra i fattori di rischio o di aggravamento non
persona esaminata ha ascoltato individualmen- trovano sempre un'adeguata considerazione le va-
te tre brani di musica lirica, tre canzoni della pro- rie situazioni di cambiamento che si riscontrano
pria epoca giovanile e osservato tre riproduzio- prevalentemente in età avanzata: pensionamento,
ni pittoriche. Sono state selezionate musiche e separazioni o lutti, mutamento di abitazione, emi-
dipinti orientati a suscitare specifiche emozio- grazione, matrimonio di un figlio, specie se unico
ni. o l'ultimo, difficoltà economiche, perdita di riferi-
Nella riproduzione artistica raffigurante menti significativi, invalidità o malattia propria o
un'icona d'amore (Il bacio, di Hayez, 1859) i de- di un parente, condizione depressiva (Orrell e Beb-
menti hanno fornito risposte più elevate rispetto bington, 1995; Buntinx et al., 1996; Finkel e
agli altri due gruppi ed all'ascolto della musica li- Burns, 2000; Simeone, 2001).
rica hanno evocato maggiori ricordi della loro in-
fanzia, dei genitori e dei nonni. Il sentimento Demenza: aspetti culturali e relazionali
d'amore sembra trascendere l'architettura cogni- Il rapporto con il demente implica la decodi-
tiva; le memorie più antiche rimangono, come a fica attenta di una peculiare, sensibile comuni-
difesa delle residue risorse di pensiero o forse ap- cazione, specie non-verbale. In alcune condi-
paiono le uniche che ancora riportano un signifi- zioni o episodi di fragilità cognitiva sono evi-
cato importante. Nella complessità del declino è denti i tratti della sofferenza psichica, mentre in
l'essenzialità dei contenuti a costituire un senso altri non è semplice distinguere fra disagio esi-
di sé e della comunicazione. stenziale e dimensione clinica del bisogno.
L'ascolto, la partecipazione all'altrui vicenda
Fattori di rischio o di aggravamento umana può chiarire ed aiutare l'anziano in ogni
La demenza è una malattia oggi molto stu- sua difficoltà e smarrimento (Rufini e Gaillard,
diata, ma ancora poco si conosce della sua ezio- 1996). Ogni sofferenza esprime e nasconde una
logia. Si suppone una multifattorialità di cause: storia, unica e originale. Ogni ascolto può farsi
genetica, metabolica, biochimica, neurologica; sollievo nell'incontro con l'altro, con la sua indi-
si pone sempre più attenzione all'ambiente so- vidualità.
ciale e culturale, allo stile di vita. Quale idea si ha del declino cognitivo, della
Sono numerose le variabili psico-sociali che demenza? e se quella idea rappresentasse
influenzano e caratterizzano l'incidenza, l'orientamento nascosto delle modalità interat-
l'espressione e il percorso clinico della demenza tive, degli atteggiamenti assistenziali, specie
(Fratiglioni et al., 2000; Berkman L., 2000; Wil- quelli più profondi e sconosciuti? E se il de-

139
mente fosse interprete inconsapevole della stes- niche che solitamente si usano con i pazienti so-
sa idea? La comunicazione e la relazione, matici.
l'ambiente di accoglienza, di cura e riabilitazio- La relazione con il malato organico, somati-
ne possono risultare determinanti nel seguire e co implica la conoscenza della patologia e delle
sostenere il malato (Nanetti, 1996; Trabucchi, sue eventuali complicanze, la programmazione
Maggi e Besdine, 2001). delle misure terapeutiche necessarie per alle-
Caratteristica clinica della demenza è la per- viare o risolvere lo stato di sofferenza (Imba-
dita di memoria a breve e medio termine, asso- sciati e Margiotta, 2004). La sensibilità, la par-
ciata a disfunzioni del pensiero astratto, della ca- tecipazione emotive nel rapporto con il pazien-
pacità di critica e di giudizio, a modificazioni te organico vengono generalmente gestite, con-
della personalità. Il disturbo, aggravandosi, in- tenute ed elaborate dalla persona che lo assiste.
terferisce con la vita di relazione, le competen- E' il corpo malato la fonte di sofferenza, e si co-
ze professionali, le consuete attività quotidiane, glie il riflesso del dolore del malato.
comprese l'alimentazione e l'igiene personale. La demenza, con le sue manifestazioni e i su-
oi sintomi, richiama la dimensione relazionale,
Caratteristiche cliniche: sguardo assente e la reciprocità degli atteggiamenti, richiede una
poco espressivo, mimica triste e attonita, trascu- strategia di interventi sulla persona che non può
ratezza, amnesia: perdita di memoria, inizial- escludere le dinamiche di gruppo, il lavoro in
mente quella dicotomica e a breve termine, poi équipe. Il disturbo psichico può essere corretto
progressivamente quella a lungo termine; deficit od attenuato dalle modalità e dai comportamen-
del pensiero astratto, deficit di critica e giudizio, ti di chi cura, attraverso il confronto, la discus-
disturbi del linguaggio: afasia, dislessia, ripetiti- sione delle problematiche suscitate
vità, frammentarietà; agnosia, aprassia motoria dall'interazione con il demente (Ploton, 2003).
e costruttiva, disgrafia, disorientamento tempo-
ro-spaziale, perdita della propria identità, affati- Realtà e pregiudizi sul demente
camento e lentezza, stereotipie gestuali e com- La demenza, soprattutto di Alzheimer, è una
portamentali, iperemotività, disinibizione, wan- malattia sempre più diffusa fra le persone an-
dering (comportamento afinalistico), sundown ziane e rievoca nell'immaginario, collettivo e in-
syndrome (sindrome del tramonto), rummaging dividuale, pregiudizi e fantasmi. Le immagini
(frugare nei cassetti e negli armadi), modifiche negative che si hanno sulla demenza influenza-
della personalità, perdita dell'autonomia globa- no la comunicazione e l'interazione con il mala-
le, pericolosità per il malato, se lasciato solo. to. “E' più facile spezzare un atomo che un pre-
giudizio”, sosteneva Albert Einstein. I pensieri,
La relazione con il demente soprattutto se collettivi e duraturi, diventano
La relazione col malato psichico, col de- concetti dogmatici, impenetrabili alla critica,
mente stimola le memorie più remote, le espe- difficili da spezzare, da modificare e condizio-
rienze primarie, coinvolge il mondo dei signifi- nano atteggiamenti individuali e sociali.
cati e degli affetti, lo 'status' professionale e per- Le modalità relazionali adottate nei con-
sonale, le qualità umane; e questo avviene indi- fronti di una persona sono di solito coerenti con
pendentemente dal grado di consapevolezza quanto, consapevolmente o inconsciamente, si
che se ne ha. Nel rapporto col demente viene ri- percepisce e si pensa della stessa. Il comporta-
dimensionata “l'organicità”, diventano irrile- mento riflette idee, intenzioni e sentimenti. Se
vanti l'apparecchio della pressione, il fonendo- si ritiene che il demente sia inutile o incapace ne
scopio, quegli strumenti e quelle procedure tec- seguirà generalmente un'interazione, verbale e

140
soprattutto non-verbale, caratterizzata da tale sone e ricordano specifiche situazioni dopo me-
concezione. Le persone fragili, in condizioni di si di lontananza?
dipendenza, fisica e psichica, tendono ad assi- E riguardo alla consapevolezza di sé del de-
milare e subire con più facilità gli atteggiamenti mente, spesso considerata irrimediabilmente
dominanti e talvolta trovano conferme ai dubbi, compromessa, una paziente nella fase più avan-
debolezze e disistima di sé. zata della demenza, alla richiesta di riconosci-
Ancora troppo spesso si liquida pregiudizial- mento di una terza persona presente, risponde-
mente il demente come privo di capacità e sensi- va: “Certo che so chi è, sono io che non so più
bilità affettive. Non si deve mai dimenticare che chi sono”.
il demente è una persona che può soffrire, capire, Ma l'attenzione, la sensibilità, l'emotività
provare emozioni, desideri, avvertire il bisogno della persona colpita da demenza si riflettono in
di esprimersi, di essere ascoltato e compreso. particolare nella comunicazione non-verbale.
Egli è in grado, anche nelle condizioni severe di Essendo le funzioni cognitive, alterate o perdu-
malattia, di cogliere il significato delle situazioni te, comprese quelle linguistiche, il demente ten-
e delle interazioni con gli altri. Per esempio, la de frequentemente a utilizzare la comunicazio-
madre demente, mentre attende la figlia afferma, ne non verbale per esprimere i propri bisogni e
spesso più volte, che sta aspettando la propria ma- decodifica spontaneamente la comunicazione
dre ed in tal modo chiama e saluta la figlia che la non verbale di chi lo assiste, di chi gli sta intor-
accarezza, la veste, la lava, la pettina, l'aiuta ad ali- no.
mentarsi, la accudisce, le “fa da mamma”. La si- Diceva un anziano demente ai propri figli:
gnora demente non riconosce la propria figlia co- “Non capisco quello che dite, ma sento quello
me tale, poiché il declino cognitivo ha compro- che provate”.
messo le capacità gnosiche, di riconoscimento, La persona demente non è in grado di com-
ma sa comprendere senso e significato della rela- portarsi e di proporsi diversamente da come è,
zione, ha perso la funzione cognitiva, ma conser- non è in grado di modificare spontaneamente i
va, generalmente con maggior sensibilità, la fun- propri atteggiamenti, non finge di comportarsi
zione semantica ed emotiva. da demente, lo è; anzi, nelle fasi iniziali soprat-
Sebbene i processi cognitivi siano gravemen- tutto, tende a dissimulare, a nascondere a se stes-
te alterati, l'affettività seppure disturbata, perma- sa ed agli altri la comparsa dei primi sintomi.
ne e percepisce la qualità del rapporto, Il paziente chiede a chi lo cura di essere ac-
l'autenticità delle modalità relazionali, il “clima” cettato, compreso, considerato e se non lo dice,
ambientale. lo comunica con altre modalità. Si esprime at-
Le funzioni mnestiche sono connesse a quelle traverso un linguaggio apparentemente privo di
emotive; il declino cognitivo non sfugge alle re- significati, di finalità concrete, contingenti, ma
gole, alle dinamiche, ai meccanismi della vita psi- caratterizzato da contenuti relazionali che ri-
chica; quel che è o rimane della memoria si cor- chiedono una lettura specifica e particolarmen-
rela alle vicende dell'esistenza, passata e attuale. te attenta, un ascolto ed una comunicazione sen-
“Nessun maggior dolore che ricordarsi del sibili.
tempo felice ne' la miseria”, scriveva Dante, Lo stesso fenomeno del “wandering”, del gi-
“(…) al punto che la memoria, guardiano del rovagare di continuo in un ambiente (casa pro-
cervello, sarà soltanto una nebbia”, scriveva pria o casa di riposo) senza uno scopo evidente,
Shakespeare; una grave demente si chiedeva: sembra rappresentare un'inquietudine, un com-
“Ma i dispiaceri fanno perdere la memoria?”. portamento iperattivo, afinalistico, disperato di
E quei malati di Alzheimer che riconoscono per- sfuggire ad un'angoscia persistente e talora cre-

141
scente, un tentativo di eludere la terrificante per- ti, ricordi, attese che richiamano diverse com-
cezione di un vuoto d'identità, di assenza affet- ponenti emotive, quali l'angoscia, la tensione
tiva e di rassicuranti punti di riferimento. nervosa, l'umiliazione, lo svilimento del senso
Viene riportato il caso di una signora colpita di sé, la ridotta autostima.
da demenza di Alzheimer in fase avanzata che La ripetitività dei gesti e delle parole può ad
presentava uno 'wandering' diurno molto ac- esempio riflettere la ricerca costante di sicurez-
centuato; in pratica girovaga per tutto il giorno ze e di riferimenti stabili.
nel reparto geriatrico di degenza. Attraverso Il comportamento definito “rummaging” è
l'accompagnamento attivo, quasi giornaliero, traducibile come un tentativo maldestro, disor-
nel suo vagabondare per circa trenta minuti, da ganizzato, e forse disperato, di ricercare e met-
parte di una persona specifica, la paziente nel tere ordine fuori e dentro di sé.
volgere di breve tempo evidenziava progressivi La perdita progressiva e completa
segni di riconoscimento e di curiosità verso dell'autosufficienza può associarsi al bisogno
l'interlocutore; dopo poche settimane, la signo- di un accudimento primario, sostanziale, pro-
ra tendeva a soffermarsi, inizialmente solo per fondamente connesso a sentimenti di incapaci-
qualche istante, poi era lei a seguire chi le aveva tà di autogestione.
prestato e stimolato attenzione, interesse, silen- La persona demente richiede strumenti tera-
zi e parole, sostando ogni volta più a lungo, fin- peutici che vanno oltre la medicina tradizionale
ché dopo circa sei mesi rimaneva seduta nelle e richiamano l'assistenza globale, olistica. Ne-
ore pomeridiane insieme ad altre ospiti della re- gli atteggiamenti del demente vi è sempre un
sidenza a guardare ed ascoltare la televisione, a senso da ricercare e scoprire. Il comportamen-
partecipare a vari intrattenimenti proposti, cer- to dei malati di demenza non è da considerare
cando con lo sguardo chi si era posto come in- una risposta “abnorme”, priva di significati, ma
terlocutore privilegiato e ritrovando successi- come tentativi finalizzati ad entrare in rapporto
vamente anche altri riferimenti relazionali. La con un mondo che percepisce e vive a suo modo
signora manteneva essenzialmente gli standard (Grossi e Orsini, 1979).
cognitivi della sua demenza, ma non presentava Una peculiare e sensibile attenzione deve es-
più fenomeni di wandering ed i connessi stati di sere posta alla comunicazione non-verbale, sia
agitazione e smarrimento. del paziente che dei suoi interlocutori. Attraver-
Il desiderio ripetuto, a volte insistente, del de- so la comunicazione extra-verbale si trasmetto-
mente istituzionalizzato di ritornare a casa può no, spesso inconsciamente, gli atteggiamenti
riflettere un bisogno di sicurezza affettiva, di più profondi del proprio modo di essere, le in-
protezione, di accudimento nel luogo di cura. tenzioni e gli orientamenti del proprio compor-
La “sundown syndrome” si manifesta attra- tamento, si possono cogliere pensieri e senti-
verso episodi di disorientamento, agitazione, ta- menti nascosti, emozioni inibite, parole ine-
lora anche accentuati, nel passaggio dal giorno spresse, sottaciute, sussurrate.
alla notte, durante il crepuscolo; oltre Il demente, nonostante le difficoltà e i pro-
all'adattamento cognitivo si ricorda il disagio blemi comunicativi, continua ad avere desideri,
avvertito da molte persone, in determinate cir- emozioni, idee e pensieri che vorrebbe condivi-
costanze, al giungere della notte che riporta dere con altri (Liscio e Cavallo, 2000).
l'assenza di riferimenti e l'antica paura del buio Henderson (2002), un malato di Alzheimer,
e dell'ignoto. scrive nel suo diario: “Una delle cose peggiori
La confusione, a volte, è associata o compli- dell'Alzheimer, penso, è che ti senti tanto solo.
cata da comportamenti, situazioni, cambiamen- Nessuno di quelli che ti stanno accanto si rende

142
conto veramente di cosa ti succede. La metà del- re di me”, sono le amare parole del Re Lear sha-
le volte, anzi quasi sempre, noi stessi non sap- kespeariano che, consapevole della sua fragili-
piamo cosa ci sta succedendo. Mi piacerebbe tà cognitiva ed emotiva, teme la derisione e
scambiare qualche opinione, le nostre espe- l'inganno mentre cerca comprensione e sollie-
rienze, che, almeno per conto mio, sono una vo; è ciò che molti malati dementi chiedono, a
parte molto importante della vita…” loro modo, spesso difficile da decifrare, ma che
La conoscenza del paziente è di rilevante im- può trovare una efficace soluzione nel rispetto e
portanza per impostare correttamente una rela- nel linguaggio degli affetti.
zione ed un programma terapeutico personaliz- Scrive M. Trabucchi (2005b): “La compren-
zati. La storia del malato richiede una particola- sione della persona demente costituisce un ele-
re considerazione: è indispensabile al fine di rea- mento fondamentale per la cura (…) La possi-
lizzare un progetto riabilitativo, conoscere il bilità di comprendere globalmente il paziente
contesto socio-culturale di provenienza, avere costituisce un modo per superare la realtà 'sor-
informazioni sulla famiglia di origine e quella da' della patologia (…) La possibilità di farsi ca-
attuale, sul livello di istruzione e la professione, pire dal demente permette di mantenere un lega-
sulle abitudini e lo stile di vita, sulle esperienze me affettivo 'vitale' e costituisce, in casa come
e gli eventi significativi; è opportuno indagare negli ambienti di cura o assistenza, la premessa
riguardo alle aspettative, ai progetti, alle delu- per qualsiasi intervento terapeutico o riabilitati-
sioni, alle crisi ed ai dolori sofferti, ai desideri ri- vo”.
masti incompiuti e quelli che si vorrebbero an- La comprensione del demente, del suo lin-
cora completare. Maggiori informazioni si rac- guaggio e della comunicazione non-verbale rap-
colgono e minori sono le probabilità di adottare presenta spesso la chiave per entrare in un con-
strategie e comportamenti inefficaci o che pos- tatto significativo con il suo mondo, la sua sof-
sono nuocere al paziente. ferenza ed i suoi motivi di serenità, per costrui-
Nel rapporto quotidiano col malato psichi- re una relazione efficace, positiva. Più lo si com-
co, con la persona demente, è irrinunciabile affi- prende e maggiormente il malato si fa capire e
darsi alle disponibilità relazionali che richiedo- progressivamente si scoprono le modalità per
no un lungo e costante esercizio (Dassori, una conversazione, un dialogo sempre più vali-
1996). Nessuno è mai nato maestro e non si ter- di. “Non riesco proprio a conversare bene e
mina mai di imparare. Il processo di acquisizio- questo è molto limitante. Non riesco a pensare
ne richiede perseveranza e sensibilità, ma an- a una cosa da dire prima che qualcun altro
che, se necessario, strumenti di supporto da par- l'abbia già detta, anticipando quello che dove-
te di persone esperte (Jones, 1999). vo dire io. Le parole si confondono facilmente
“Te ne prego, non ti prender gioco di me: io fra loro e quando non trovo una parola provo
non sono che un povero vecchio sciocco e va- un senso di frustrazione. Ogni volta che sto con-
neggiante, ed ho passato gli ottant'anni, né versando con qualcuno c'è sempre una parola
un'ora di più, né un'ora di meno. E, per dir delle che non riesco a ricordare. E allora impreco”,
cose come stanno, temo di non connettere più scrive Henderson nel suo diario. Si impone nel
perfettamente le idee. Penso anch'io che dovrei dialogo con il demente il rispetto dei tempi, dei
riconoscere te e quest'uomo: eppure non so libe- turni di parola che facilitano la formazione, il re-
rarmi dal dubbio; perché ignoro affatto qual luo- cupero, la continuità di un motivo narrativo e di
go sia questo, e per quanti sforzi io faccia, non una conversazione possibile e serena, attraver-
so ricordarmi di questi abiti, né del sito dove ho so - anche o soprattutto la comunicazione non-
alloggiato la notte scorsa (…) Non vogliate ride- verbale - la ricerca di sintonia e di empatia con

143
il paziente (Lai, 2000; Vigorelli, 2004, 2005; Altre volte i familiari del paziente richiedono
Cornaggia et al., 2005). Alcuni dementi dimo- una maggiore presa di coscienza dell'entità della
strano di star meglio, di sentirsi a proprio agio malattia oppure una certa opera di sensibilizza-
quando si parla con loro, anche quando siamo zione riguardo alle responsabilità che comporta
solo noi a parlare e loro ad ascoltare, spesso sen- una situazione di malattia e di invalidità come la
za capire, ricordano quei neonati, di pochi mesi, demenza (Wattis, 1998).
tranquilli, sereni, coinvolti dal raccontare, dal Spesso nei parenti più prossimi si rilevano re-
conversare della madre o di chi si prende cura di azioni emotive di particolare intensità e soffe-
loro. renza, di difficoltà ad accettare la nuova condi-
zione esistenziale e comportamentale del loro
Familiari del demente congiunto. Il declino cognitivo appare in molti
Generalmente i familiari non sono preparati casi come un fenomeno sconosciuto che evoca
ad affrontare la malattia, la demenza che ha col- fantasie, timori, preoccupazioni per il malato,
pito un loro congiunto; di solito ne sanno poco o per sé e per il futuro di entrambi.
nulla, non capiscono - come non lo comprende La diagnosi di demenza di un proprio con-
il paziente - che cosa stia capitando al loro pa- giunto, come per altre malattie gravi, invalidan-
rente, non sanno come agire e comportarsi. E' ti o a prognosi sfavorevole, può comportare una
sempre opportuno coinvolgere i familiari nei serie di atteggiamenti e reazioni negative
programmi di cura, assistenza e riabilitazione all'interno della famiglia (Tamanza, 2001) e tal-
dell'anziano demente; spesso sono 'caregivers' volta produce un vero e proprio travaglio emo-
molto provati e talora sfiduciati dal lungo e fati- tivo ed organizzativo, si determina un forte cam-
coso carico assistenziale, dalla difficoltà a ge- biamento, talvolta fino alla rottura di un equili-
stire globalmente e da soli il parente malato (Sil- brio da tempo sperimentato. “Trovarsi davanti
vestri et al., 2003). Anche per i familiari assu- a un pazzo sapete che significa? trovarsi da-
mono un significato importante le disponibilità vanti a uno che vi scrolla dalle fondamenta tut-
relazionali (Weakland e Herr, 1979), ma è dove- to quanto avete costruito in voi, attorno a voi, la
roso considerare il diverso investimento affetti- logica di tutte le vostre costruzioni”, scriveva
vo, la mancanza di una formazione professio- Luigi Pirandello nell'Enrico IV.
nale specifica, la situazione pratica, concreta, A volte rappresenta un momento di signifi-
continuativa di conduzione e contenimento di cativo passaggio di elaborazione del sistema e
una malattia progressiva con disturbi neurolo- della qualità relazionale dell'intero gruppo fami-
gici e mentali (Scocco, De Leo e Pavan, 2001), liare. Possono emergere vecchi attriti e incom-
rispetto anche agli impegni quotidiani di lavo- prensioni o si possono riscoprire sepolte solida-
ro, di studio e di vita sociale. rietà e dimenticate affinità. Con l'attivazione de-
Il supporto ai familiari dovrebbe essere ga- gli affetti più profondi, i familiari possono tro-
rantito al primo contatto, anche telefonico. Spes- varsi in campo aperto a misurarsi, a confrontar-
so i parenti, caregivers appaiono resistenti a farsi si, a discutere intorno alla nuova situazione (Si-
aiutare e a condividere l'onere assistenziale, co- meone, Hugonot e Vecchi, 1985; Simeone,
me talvolta risultano titubanti e perplessi, nono- 1989a, 1989b).
stante l'evidenza clinica, a ricoverare definitiva- Una peculiare reazione che può avvenire in
mente in istituzione il proprio congiunto. Sono at- un familiare nelle fasi di demenza avanzata del
teggiamenti che sottendono difficoltà alla sepa- proprio congiunto viene definita il “lutto bian-
razione, spesso mascherano sensi di colpa ingiu- co”. Il malato demente è fisicamente presente,
stificati. ma psichicamente, specie sul piano cognitivo,

144
viene sempre meno. Egli sembra già rappresen- vamente gli atteggiamenti; stimolare la curiosi-
tare il ricordo di sé; non è più la persona di pri- tà e la cura di sé; verificare ed eludere la presen-
ma e muta e svanisce progressivamente il suo es- za di possibili pericoli (tappeti, moquette, pavi-
sere attuale. Il gruppo familiare è spesso in crisi menti scivolosi, gradini o altri dislivelli); con-
e il suo atteggiamento, caloroso o aggressivo, trollare gli ausili percettivi (occhiali, apparec-
modifica il comportamento del demente e lo in- chio acustico) e le protesi dentarie; prestare at-
fluenza in modo positivo o negativo, indipen- tenzione alla comunicazione non-verbale, pro-
dentemente dalla gravità della malattia. Alla fi- pria e del paziente; considerare la scarsa effica-
ne è generalmente una figlia, il parente privile- cia dei farmaci “anti-demenza”; sapere che la
giato, al quale fa riferimento tutta la famiglia e malattia è grave, ha un andamento progressivo,
sul quale grava principalmente il carico gestio- ma non è geneticamente trasmessa; valutare in
nale ed assistenziale (Simeone e Myslinski, alcuni casi una eventuale interdizione; appren-
1987). dere e applicare strumenti di sostegno.
E' sempre opportuno fornire ai familiari qual- Sono diffusi nel mondo contemporaneo i
che utile indicazione nell'intento di orientare gli condizionamenti negativi sul malato demente.
atteggiamenti, tranquillizzare sulla presunta Si legge nel diario di Henderson: “E un'altra
ereditarietà, informare sul decorso e sulla gra- cosa che fa impazzire è che nessuno più vuole
vità della malattia (Bottura, 1994). veramente parlare con noi. Forse ci temono,
Consigli per i familiari: è importante parlare non sono sicuro che sia proprio questo, penso
pacatamente e ripetere, se necessario; il malato di sì, ma possiamo assicurare tutti: certamente
deve essere costantemente tutelato per evitare l'Alzheimer non è contagioso”. Risultano at-
che arrechi danno a se stesso; è controprodu- teggiamenti culturali impropri, smentiti dai re-
cente aggredire il paziente; il demente non è pe- centi progressi ottenuti in campo neuroscienti-
ricoloso per gli altri, ma per sé, se lasciato solo: fico. La demenza demolisce l'impianto cogni-
agli esordi della malattia i vissuti depressivi pos- tivo, ma non priva l'essere umano della sua
sono complicarsi e sfociare in gesti autolesivi, emotività, anzi rimuovendone le difese razio-
anche gravi, in casa può dimenticare il gas aper- nali la rende più sensibile agli eventi, alle situa-
to, se esce può smarrirsi, nelle fasi avanzate può zioni, alla relazione con l'altro. Il demente si ad-
ingerire inconsapevolmente sostanze nocive, re- dolora e sa voler bene, a modo suo, sa piangere
perite casualmente; non sostituirsi al paziente e sorridere e conserva un proprio spirito creati-
quanto può fare da solo, ma sollecitarlo a pren- vo, una propria curiosità ed una capacità di
dersi cura di sé, ad essere il più possibile auto- comprendere e imparare. Egli manifesta, spes-
nomo; non sostituirsi ai familiari in mansioni so in una forma singolare, da interpretare, una
che competono loro e attraverso le quali si sen- voglia di esistere, un desiderio di esserci e te-
tono utili e possono attenuare eventuali sensi di stimoniarsi; non è, come accade erroneamente
colpa; proporre compiti semplici, incoraggiare molte volte di pensare, destinato passivamente
a svolgerli; elogiare ogni piccola conquista; a sopravvivere.
mantenere orari e riferimenti stabili, il demente Si indebolisce, si disgrega, si smarrisce
è particolarmente sensibile ai cambiamenti; in- l'architettura, la “mente cognitiva”, ma persi-
formare sempre il paziente di eventuali muta- ste, più sensibile, anche perché più fragile, la
menti, relazionali e ambientali; ponderare e “mente emotiva”. Forse lo stesso termine di
mantenere le promesse, non è sempre vero che 'de-menza' andrebbe riconsiderato, poiché
se ne dimentica; evitare le discussioni, spesso il non sembra rendere piena corrispondenza, nel-
demente si lascia distrarre modificando positi- la sua attribuzione, alla condizione clinica ed

145
esistenziale che intende identificare. con l'azione corrispondente), token economy
Ancora Henderson: “Vogliamo che le cose (rinforzi per acquisizioni ottenute), terapia del-
vadano come prima. E' proprio questo che non la rimotivazione, gentlecare (modello di cura
riusciamo a sopportare, di non riuscire a essere protesico), milieu therapy (terapia contestua-
quello che eravamo. Fa male da morire. (…) le), socioterapia, musicoterapia, laboratori arti-
Tutto ciò che puoi fare è incompleto - forse non gianali e artistici, tecniche di mediazione cor-
riuscirai mai a mettere insieme una frase - una porea, pet therapy (compagnia di animali dome-
bella frase corretta che esprima tutto quello stici), gruppi di discussione, conversazionali-
che intendi dire - frasi del genere sono molto ra- smo, psicoterapie di sostegno e più strutturate,
re. Ma di tanto in tanto ti vengono in mente. (…) alcune coinvolgono anche i familiari.
Noi continuiamo a credere che nel futuro ci sia
qualcosa”. Il sentimento di speranza e Contributo delle neuroscienze
l'immagine del futuro sembrano permanere nel Il cervello non è un organo statico, destinato
demente e fondare le premesse di un'avventura all'involuzione e alla perdita, ma è una struttura
umana che per alcuni suoi significati, esperien- plastica, dinamica, mutevole, in continua modu-
ze e atteggiamenti si può forse ancora ridefini- lazione. Ogni neurone può avere fino a 15.000
re. contatti sinaptici, equivalenti ad altrettante pos-
sibilità di comunicazione, trasmissione, lin-
Interventi terapeutici guaggio con gli altri neuroni.
Sono numerosi gli interventi terapeutici im- Gli studi neuroscientifici hanno dimostrato
piegati per assistere, curare e riabilitare il mala- che il cervello compensa le proprie perdite, pos-
to demente (Hersen e Van Hasselt, 1996; Feil, siede una capacità di rigenerazione, “fabbrica” i
1996; Belloni Sonzogni, Petrucci e Tammaro, suoi neuroni, riattiva e “guarisce” le sue cellule
1998; Jones, 1999; Bruce, Hodgson e Schweit- nervose malate, in difficoltà. E' un messaggio di
zer, 1999; Lai, 2000; Simeone, 2001; de Felice, fiducia e speranza per la ricerca e per il futuro di
2002; Trabucchi 2005a; Filan e Llewellyn- molti malati e di chi li assiste.
Jones, 2006; Holmes et al., 2006); innanzitutto In sintesi le capacità di adattamento del cer-
si devono sottolineare: clima e disponibilità re- vello sono:
lazionali, sorveglianza e rassicurazione, infor- - plasticità: proprietà delle cellule nervose, in-
mazione corretta, adeguata nutrizione, control- dipendentemente dall'età, di modularsi in rap-
lo dei farmaci, struttura e stabilità dell'ambiente porto alle variazioni e sollecitazioni
abitativo, programmi di tutela e recupero perso- dell'ambiente; il cervello è un organo dinamico,
nalizzati, attività motorie e ricreative, supporto plastico, in continuo riadattamento;
ai familiari, lavoro di équipe. - ridondanza: il cervello può attivare vie ner-
Nelle diverse realtà assistenziali si utilizza- vose mai utilizzate o di riattivarne altre, rimaste
no vari presidi e tecniche di cura: terapia occu- silenti anche per lungo tempo;
pazionale, ROT (reality orientation therapy), - sprouting (arborizzazione): le cellule nervo-
validation therapy (conferme, legittimazioni di se possono ricostruire, se opportunamente stimo-
esperienze e stati emotivi), memory training e late, i loro prolungamenti (assoni e dentriti), le lo-
terapia della reminiscenza (esercizi di memoria ro vie di interconnessione, di comunicazione.
e recupero di ricordi, emozioni ed esperienze), - sinaptogenesi: i neuroni, se facilitati, sono
tecnica di spaced-retrieval (recupero di una stes- in grado di ripristinare, riformare le sinapsi per-
sa informazione a intervalli crescenti), subjetct dute, offrire nuovi punti di contatto alle termi-
performed task (espressioni verbali combinate nazioni nervose - anche attraverso l'incremento

146
pre-sinaptico e l'ipersensibilità post-sinaptica -,
come se fossero rifornite altre possibilità di lin-
guaggio ai circuiti cerebrali (Le Doux, 2002).
- fattore nervoso di crescita (nerve growth
factor): è una proteina responsabile della cre-
scita e dello sviluppo del Sistema Nervoso Cen-
trale, attiva anche in età avanzata;
- proteine rigeneratrici (esempio: MAP 2):
sono mediatori della formazione di nuove vie
nervose.
- circuiti rientranti: vie neurali implicate nel-
la realizzazione della coscienza primaria e
nell'organizzazione della memoria (Edelman,
2002).
- neurogenesi: si intende la nascita di nuove
cellule cerebrali in risposta a stimoli ambientali
(Gross, 2000). Con questa scoperta cade il dog-
ma definito delle tre enne (N.N.N. nessun nuo-
vo neurone) e si confermano le intuizioni di Leo-
nardo da Vinci: “Sì come il ferro si arruginisce
sanza uso e l'acqua nel freddo si addiaccia, così
lo 'ngegno sanza esercizio si guasta” e di Elkho-
non Goldberg: “Use it or lose it”. Figura 3
- neuroni a specchio: specifici sistemi o reti
neurali si attivano nell'osservare e comprendere che ne sono colpite; ciascuna richiede interven-
comportamenti ed emozioni di altri individui del- ti commisurati, appropriati alla specifica situa-
la stessa specie (Gallese, Keysers e Rizzolatti, zione, clinica e biografica.
2004; Rizzolatti e Sinigaglia, 2006). Le funzioni psichiche si disgregano e si rior-
I neuroni a specchio starebbero alla base, ol- ganizzano continuamente al progredire del de-
tre che dell'apprendimento, anche dell'altruismo clino, in una sorta di riadattamento cognitivo,
e della compassione. L'ambiente di cura - fami- verso schemi meno evoluti e semplificati
liare o in una struttura residenziale - viene a rap- (Grossi e Orsini, 1979). E' stato descritto un pa-
presentare uno strumento determinante per il rallelismo neuropsicologico fra le fasi dello svi-
mantenimento e il recupero funzionale del cer- luppo e quelle involutive della demenza (Mat-
vello, attraverso la stimolazione creativa, la qua- teson et al., 1996, 1997). Come esiste un per-
lità della relazione. Il cervello si perde sempre di corso ontogenetico nell'infanzia, ci sarebbe un
più se l'ambiente lo dimentica (Fig 3,4). itinerario inverso, retrogenetico nel deteriora-
mento mentale dell'anziano. Ma ogni crescita è
Note conclusive anche formazione, racconto narrativo, storia di
La demenza rappresenta ancora, per molti qualcuno e del suo rapporto fra mente e cervel-
aspetti, un enigma clinico, culturale, relaziona- lo, soggettività ed ambiente, fra sé e la vita.
le. Come ogni altra malattia, essa caratterizza o Nel demente sembra scomparire la trama
viene caratterizzata dalla storia di un individuo. biografica, la consapevolezza che unisce il filo
Esistono tante demenze, quante sono le persone delle esperienze, il loro svolgimento e signifi-

147
Figura 4

cato esistenziali. Si coglie nel malato una parti- una prospettiva relazionale non si può e non si
colare fragilità, cognitiva ed emotiva, ma anche deve escludere una sorta di 'metacomunicazio-
la capacità di percepire, assimilare le caratteri- ne', un significato in ciò che dice o fa - non dice
stiche, la qualità di un clima relazionale. I de- o non fa - un demente. Non sempre è facile deco-
menti ricordano, pensano, provano sentimenti, dificarne atteggiamenti ed espressioni verbali.
sanno essere creativi. Scrive Henderson nel suo Oltre la maschera del declino, della demenza, si
diario: “In effetti le persone con l'Alzheimer nasconde il volto, l'essenza sfuggente di una
pensano - forse non pensano le stesse cose delle donna, di un uomo, persi nella propria storia,
persone normali, ma pensano. Si domandano ma presenti con il loro destino.
come le cose succedano, perché succedano in “La vita di una persona consiste in un insieme
un dato modo. Ed è un mistero”. di avvenimenti di cui l'ultimo potrebbe anche
Il demente non segue ragionamenti com- cambiare il senso di tutto l'insieme”, sosteneva
plessi e articolati, spesso non comprende ciò Italo Calvino. Ed è anche la sfida relazionale
che dicono gli altri, ma sembra capire, “sentire” con il demente, con il suo richiamo
i motivi fondamentali, sostanziali di una comu- all'essenzialità della natura umana, ai suoi sva-
nicazione. A suo modo, egli si manifesta nella riati, allegorici modi di esprimersi. Scrive José
relazione, avverte l'incontro, entra in contatto Saramago in Memoriale del convento: “Tutto
con i suoi interlocutori. Si richiede nel rapporto nel mondo sta dando risposte, quel che tarda è il
con il paziente la ricerca di un senso delle sue pa- tempo delle domande”.
role, dei suoi silenzi, del suo comportamento,
molte volte apparentemente indecifrabili. In

148
Riferimenti bibliografici
Ackerman P.L., 1996. A theory of adult intellectual development: process, personality, interests and knowledge. Intelligence, 22, 227-
257.
Andreani Dentici O., 2006. Ricordi molto lontani. La memoria a lungo termine nella vita quotidiana. Unicopli, Milano.
Baltes P.B., Staudinger U.M., Lindenberger U., 1999. Lifespan psychology: theory and application to intellectual functioning, Annual
Reviews Psychol., 50, 471-507.
Barucci M., 1990. Trattato di psicogeriatria. USES, Firenze.
Belloni Sonzogni A., Petrucci B., Tammaro A.E., 1998. Assistenza e istituzionalizzazione, in: Elementi di Psicogerontologia, Cesa-
Bianchi M., Vecchi T. (eds), 231-238. Franco Angeli, Milano.
Berkman L.F., 2000. Which influences cognitive function: living alone or being alone?, Lancet, vol. 335, 1291-1292.
Birren J.E., Schaie K.W., 1977. Handbook of the Psychology of Aging. Van Rostrand & Reinhold, New York.
Bottura R., 1994. La nebbia dell'anima. Guaraldi, Rimini.
Bruce E., Hodgson S., Schweitzer P., 1999. Reminiscing with people with demenztia, tr. it. I ricordi che curano. Pratiche di reminiscen-
za nella malattia di Alzheimer, Raffaello Cortina, Milano, 2003.
Bruner J., 1999. Narratives of aging. Journal of Aging Studies, 13 (1), 7-9.
Buntinx F., Kester A., Bergers J., Knottnerus J.A. 1996. Is Depression in Elderly People followed by Dementia? A Retrospective
Cohort Study based in General Practice, Age and Ageing, vol. 25, 3, 231-233. CENSIS, 2004. XXXVIII Rapporto annuale sulla situa-
zione sociale del paese.
Cesa-Bianchi M., 1977. Psicologia della senescenza. Franco Angeli, Milano.
Cesa-Bianchi M., 1998. Giovani per sempre? L'arte di invecchiare. Laterza, Roma.
Cesa-Bianchi M., Vecchi T., 1998. Elementi di Psicogerontologia. Franco Angeli, Milano.
Cesa-Bianchi M., 1999. Cultura e condizione anziana. Vita e Pensiero, Rivista Culturale dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, mag-
gio/giugno, 3, anno LXXXII, 273-286.
Cesa-Bianchi M., 2002. Comunicazione, creatività, invecchiamento. Ricerche di Psicologia, n. 3, vol. 25, 175-188.
Cesa-Bianchi M., Albanese O., 2004. Crescere e invecchiare. La prospettiva del ciclo di vita. Unicopli, Milano.
Cesa-Bianchi M., 2006. Lectio, in: Laurea honoris causa in Scienze della Comunicazione. Università degli Studi Suor Orsola Beninca-
sa, Napoli.
Cima R., 2004. Tempo di vecchiaia. Un percorso di anima e cura tra storie di donne. Franco Angeli, Milano.
Colcombe S.J, Kramer A.F., Erickson K., Scalf P., McAuley E., Cohen N.J., Webb A., Jerome G.J., Marquez D.X., Elavsky S., 2004.
Cardiovascular fitness, cortical plasticity and aging. PNAS, 101:3316-3321.
Cornaggia C.M., Biagi E., Mascarini A., Moltrasio L., 2005. Conversare con l'Alzheimer: dal comunicare al risveglio emotivo, Giorna-
le di Gerontologia, vol. 53, 5, 566-569.
Coyle J. T., 2003. Use It or Lose It - Do Effortful Mental Activities Protect against Dementia?, N Engl J Med, vol. 348:2489-2490.
Dassori M., 1996. La persona disabile e l'ausiliario socio-assistenziale. OPPI Edizioni, Milano.
de Ajuiriaguerra J., Richard J., Tissot R., 1966. Quelques aspects de la désintégration des apraxies idéometrices dans les démences du
grand âge, Cortex, 2, 438.
de Felice F., 2002. Il trattamento psicologico delle demenze. Franco Angeli, Milano.
Demetrio D., 1996. Raccontarsi. L'Autobiografia come cura di sé. Raffaello Cortina, Milano.
Edelman G.M., 2004. Wider than the sky. The phenomenal gift of consciousness, tr. it. Più grande del cielo. Lo straordinario dono feno-
menico della coscienza. Einaudi, Torino, 2004.
Falzini M., 2001. Attività creativa e malattia mentale. Risultati di un'esperienza. Tesi di Specializzazione in Psicologia Clinica, Milano.
Feil N., 1996. Validation Therapy. Sperling & Kupfer, Milano.
Filan S.L., Llewellyn-Jones R.H., 2006. Animal-assisted therapy for dementia: a review of the literature, International Psychogeria-
trics, 18, 4, 623-630.
Finkel S.I., Burns A., 2000 (eds). Behavioral and Psychological Sympoms of Dementia (BPSD): a Clinical and Research Update. Inter-
national Psychogeriatrics, vol. 12, suppl. 1.
Fratiglioni L., Wang H, Ericsson K., Maytan M., Winblad B., 2000. Influence of social network on occurrence of dementia: a commu-
nity-based longitudinal study, Lancet, vol. 355, 1315-1319.
Fratiglioni L., Paillard-Borg S., Winblad B., 2004. An active and socially integrated lifestyle in late life might protect against dementia,
Lancet neurology, 2004, 3(6):343-353.
Freeman T., Cameron J.L., McGhie A., 1958. Chronic Schizophrenia, tr. it. Schizofrenici cronici, Boringhieri, Torino, 1972.
Gala C., Invernizzi G., 1996. Psicogeriatria Medica. McGraw-Hill, Milano.
Gallese V., Keysers C., Rizzolatti G., 2004. A unifying view of the basis of social cognition. Trends in cognitive sciences, 8, 9, 396-403.
Giusti E., Surdo V., 2004. Affezione da Alzheimer. Il trattamento psicologico complementare per le demenze. Sovera, Roma.
Gross C.G., 2000. Neurogenesis in the adult brain: death of a dogma, Nature Reviews, 1, 63-73.
Grossi D., Orsini A., Ridente G., 1977. Osservazioni introduttive allo studio neuropsicologico delle demenze, Acta neurol., 32, 682.
Grossi D., Orsini A., 1978. The visual crosses test in dementia. An experimental study of 110 subjects, Acta neurol., 33, 170.
Grossi D., Orsini A., 1979. Neuropsicologia clinica delle demenze. Il Pensiero Scientifico, Roma.

149
Henderson C.S., 2002. Visione parziale. Un diario dell'Alzheimer. Associazione Goffredo de Banfield - Federazione Alzheimer Italia,
Editoriale Lloyd, Trieste.
Hersen M., Van Hasselt V.B. 1996. Psychological treatment of older adults, tr. it. Trattamenti psicologici nell'anziano, Cesa-Bianchi
M., Tammaro A.E. (eds), McGraw-Hill, Milano, 1998.
Hillman J., 1999. The force of character and the lasting life, tr. it. La forza del carattere. Adelphi, Milano, 2000.
Holmes C., Knights A., Dean C., Hodkinson S., Hopkins S., 2006. Keep music live: music and alleviation of apathy in dementia sub-
jects, International Psychogeriatrics, 18, 4, 623-630.
Imbasciati A., Margiotta M., 2004. Compendio di psicologia per gli operatori socio-sanitari. Piccin, Padova.
Jones M., 1999. Gentlecare. Changing the experience of Alzheimer's disease in a positive way, tr. it., Gentlecare. Un modello positivo
di assistenza per l'Alzheimer. Carocci Faber, Roma, 2005.
Karp A., Paillard-Borg S., Wang H.X., Silverstein M., Winblad B., Fratiglioni L., 2006. Mental, physical and social components in lei-
sure activities equally contribute to decrease dementia risk, Dementia and geriatric cognitive disorders, 21(2):65-73
Lai G., 2000. Malattia di Alzheimer e conversazionalismo, Terapia familiare, 63, 43-60.
LeDoux J., 2002. Synaptic Self: how our brains become who we are, tr. it. Il Sé sinaptico. Come il nostro cervello ci fa diventare quelli
che siamo. Raffaello Cortina, Milano, 2002.
Liscio M., Cavallo M.C., 2000. La malattia di Alzheimer. Dall'epistemologia alla comunicazione non verbale. McGraw-Hill, Milano.
Lobo A., Launer L.J., Fratiglioni L., Andersen K., Di Carlo A., Breteler M.M., Copeland J.R., Dartigues J.F., Jagger C., Martinez-Lage
J., Soininen H., Hofman A., 2000. Prevalence of dementia and major subtypes in Europe: A collaborative study of population-based co-
horts. Neurologic Diseases in the Elderly Research Group. Neurology, 54, 11, suppl., 54-59.
Matteson M.A., Linton A.D., Barnes S.J., Cleary B.L., Lichtenstein M.J., 1996. The relationship between Piaget and cognitive levels
in persons with Alzheimer's disease and related disorders, Aging. Clinical and Experimental Research, vol. 8, n. 1, 61-69.
Matteson M.A., Linton A.D., Cleary B.L., Barnes S.J., Lichtenstein M.J., 1997. Management of problematic behavioural symptoms as-
sociated with dementia: a cognitive developmental approach, Aging. Clinical and Experimental Research, vol. 9, n. 5, 342-355.
Mecocci P., Cherubini A., Senin U., 2002. Invecchiamento cerebrale, declino cognitivo, demenza, un continuum? Critical Medicine Pu-
blishing, Roma.
Monastero R., Palmer K., Qiu C., Winblad B., Fratiglioni L., 2007. Heterogeneity in Risk Factors for Cognitive Impairment, No Demen-
tia: Population-Based Longitudinal Study From the Kungsholmen Project, American Journal of Geriatric Psychiatry, 15(1):60-69.
Nanetti F., 1996. La comunicazione trascurata. L'osservazione del comportamento non verbale. Armando, Roma.
Orrell M., Bebbington P., 1995. Life events and senile dementia. I. Admission, deterioration and social environment change, Psycho-
logical medicine, 25(2):373-386.
Paulson G., Gottlieb G., 1968. Development reflexes: the reappearance of foetal and neonatal reflexes in aged patients, Brain, vol. 91,
1, 37-52.
Pitt, 1974. Psychogeriatrics. An introduction to the psychiatry of old age, tr. it. Manuale di psicogeriatria. Il Pensiero Scientifico Edi-
tore, Roma, 1975.
Ploton L., 2001. La personne âgée, son accompagnement médicale et psychologique et la question de la démence, tr. it. La persona an-
ziana. L'intervento medico e psicologico. I problemi delle demenze. Raffaello Cortina, Milano, 2003.
Ramachandran V.S., 2003. The Emergid Mind, tr. it. Che cosa sappiamo della mente. Mondadori, Milano, 2004.
Reisberg B., Franssen E.H., Souren L.E.M., Auer S.R., Kenowsky S., 1998. Progression of Alzheimer's disease: variability and consi-
stency: ontogenic models, their applicability and relevance, Journal of Neural Transmission, suppl., 54:9-20.
Reisberg B., Kenowsky S., Franssen E.H., Auer S.R., Souren L.E.M., 1999a. Toward a science of Alzheimer's disease management: a
model based upon current knowledge of retrogenesis, International Psychogeriatrics, vol. 11, 1, 7-23.
Reisberg B., Franssen E.H., Hasan S.M., Monteiro I., Boksay I., Souren L.E.M., Kenowsky S., Auer S.R., Elahi S., Kluger A., 1999b.
Retrogenesis: clinical, physiologic and pathologic mechanisms in brain aging Alzheimer's and other dementing processes, European
archives of psychiatry and clinical neuroscience, 249, suppl, 3: 28-36.
Reisberg B., Franssen E.H., Souren L.E.M., Auer S.R., Akram I., Kenowsky S., 2002. Evidence and mechanisms of retrogenesis in
Alzheimer's and other dementias: management and treatment import, American journal of Alzheimer's disease and other demen-
tias,17(4):202-212.
Riccobono N., 2001. Ritratto di artista con Alzheimer. Assistenza infermieristica e ricerca, vol. 20, 3, 175-178.
Rizzolatti G., Sinigaglia C., 2006. So quel che fai. Il cervello che agisce e i neuroni specchio. Raffaello Cortina, Milano.
Rufini J., Gaillard M., 1996. Pratique psychogériatrique, tr. it. Pratica psicogeriatrica. Centro Scientifico Editore, Milano, 2000.
ScarmeasN., Albert S.M., Manly J.J., SternY., 2006. Education and rates of cognitive decline in incident Alzheimer's disease, Journal
of Neurology, Neurosurgery, and Psychiatry, 77:308-316.
Scocco P., De Leo D., Pavan L., 2001. Manuale di psicoterapia dell'anziano. Bollati Boringhieri, Torino.
Silvestri A., Rosano G., Troianello M., Zannino G., Trani I., Marotta M., Marigliano V., Fini M., 2003. Demenza e comunicazione.
Giornale di Gerontologia, 51, 1, 18-22.
Simeone I., Hugonot R., Vecchi G.P., 1985. Dementia and family: a study of mechanisms of adaptation of families suffering from de-
mentia. XIII International Congress of Gerontology, New York.

150
Simeone I., Myslinski M., 1987. Relation entre fille et mère démente au travers des groupes de soutien. Psychologie Médicale, 19, 8,
1289-1290.
Simeone I., 1989a. Approccio globale e approccio di équipe ai problemi della famiglia del demente, Medicina Geriatrica, XXI, 5-9.
Simeone I., 1989b. Les affects de la famille: entre l'amour et la haine, Gérontologie et Société, 48, 96-98.
Simeone I., 2001. L'anziano e la depressione. CESI, Roma.
Spagnoli A., 2005. L'età incerta e l'illusione necessaria. Introduzione alla psicogeriatria. UTET Libreria, Torino.
Tamanza G., 1998. La malattia del riconoscimento. L'Alzheimer, le relazioni familiari, il processo di cura. Unicopli, Milano.
Tammaro A.E., Casale G., Frustaglia A., 2000. Manuale di Geriatria e Gerontologia, 2/E. McGraw-Hill, Milano.
Trabucchi M., Maggi S., Besdine R.W., 2001 (eds). Special Issue on Alzheimer's Disease. Aging. Clinical Experimental Research, Vol.
13, No. 3, June 2001.
Trabucchi M., 2005a. Le demenze. UTET Periodici, Torino.
Trabucchi M., 2005b. I vecchi, la città e la medicina. il Mulino, Bologna.
Vergani C., Lucchi T., 2006. Note pratiche di diagnosi e terapia per l'anziano. Masson, Milano.
Verghese J., Lipton R.B., Katz M.J., Hall C.B., Derby C.A., Kuslansky G., Ambrose A.F., Sliwinski M., Buschke H., 2003. Leisure
Activities and the Risk of Dementia in the Elderly, N Engl J Med, vol. 348:2508-2516.
Vigorelli P. (ed), 2004. La conversazione possibile con il malato Alzheimer. Franco Angeli, Milano.
Vigorelli P., 2005. Comunicare con il demente: dalla comunicazione inefficace alla conversazione felice, Giornale di Gerontologia,
vol. 53, 5, 483, 487.
Wattis J.P., 1998. La gestione del paziente affetto da demenza. Alzheimer's Research, Vol. 1, 2, 47-57.
Weakland J.H., Herr J.J., 1979. Counseling elders and their families. Pratical techniques for applied gerontology, tr. it. L'anziano e la
sua famiglia. La Nuova Italia Scientifica, Roma, 1986.
Wilson R.S., Bennett D.A., Bienias J.L., Aggarwal N.T., Mendes de Leon C.F., Morris M.C., Schneider J.A., Evans D.A., 2002. Cogni-
tive activity and incident AD in a population-based sample of older persons, Neurology, 59:1910-1914.

151
PSICOTERAPIE TRA NEUROBIOLOGIA E RELAZIONE
Alberto Spagnoli

Le idee che fanno da cornice a queste rifles- inconsce (Friedman, 2003). Tanto che la questio-
sioni sulle psicoterapie sono così riassumibili: ne della trasformazione terapeutica è diventata
1) è necessario integrare la medicina delle uno dei punti di maggiore attrito tra
evidenze con la medicina della relazione; l'orientamento psicodinamico e la medicina
2) il riavvicinamento in corso tra neurologia e basata sulle evidenze, anche perché quest'ultima
psichiatria offre importanti opportunità per ha posto con sempre maggior forza il problema
sviluppare questo processo d'integrazione; della valutazione dell'efficacia degli interventi
3) la psicoanalisi aiuta gli operatori a fare terapeutici.
medicina di relazione; I concetti di studio clinico controllato, esiti
4) la psicogeriatria deve proporsi come (outcome), trattamento focalizzato sui sintomi,
luogo privilegiato per filosofie di cura orientate manualizzazione della tecnica terapeutica,
all'integrazione di evidenze e relazione. significatività statistica, provocano generalmente
Per la discussione di questi temi rimando il una reazione negativa negli psicoanalisti. Tuttavia
lettore a Spagnoli (2005). Veniamo ora al tema è importante riflettere sulla logica che sottende
di questo scritto. In psicoterapia l'Io cerca di tali concetti, per distinguere - in farmacologia, ma
costruire le trasformazioni necessarie affidando- non solo - le novità reali da quelle false e per
si al pensiero indirizzato e alla capacità di chiarire quando e perché il metodo statistico-
contenere le emozioni più laceranti. Molte forze quantitativo non può essere applicato, quando e
premono per la ripetizione dei soliti copioni perché gli studi clinici randomizzati e controllati
emotivi-cognitivi, interpersonali, attitudinali. non producono conoscenza ma ignoranza.
L'ipotesi forte avanzata dalla psicoanalisi è che il
trattamento psicoanalitico, attivando il processo I requisiti di uno studio clinico controllato
analitico, offra una preziosa opportunità trasfor- per la valutazione di un farmaco sono i seguenti:
mativa. Con un'aggiunta. La presenza di conte- (a) inclusione di un campione di pazienti ben
nuti e processi inconsci -emozioni, identifica- caratterizzato sotto il profilo diagnostico, clinico
zioni, motivazioni, pensieri sostenuti da catene e demografico (criteri d'inclusione ed esclusio-
associative non chiare alla coscienza e ancor ne), un campione di numerosità sufficiente per
meno da essa disciplinate e indirizzate- impone evidenziare le differenze eventualmente esisten-
al percorso trasformativo analitico un impegno ti tra le terapie messe a confronto (potenza dello
forte e un respiro lungo. studio);
Non è questa la sede per affrontare il rapporto (b) spiegazione del meccanismo d'azione del
problematico - e controverso anche tra gli analisti farmaco e precisazione dello schema terapeutico
- tra psicoterapia e analisi. Resta la domanda: (dosaggio, tempi di somministrazione, durata); i
davvero la psicoterapia analitica trasforma, criteri (a) e (b) consentono ad altri sperimentatori
davvero è efficace? Da tempo si discute sulla di ripetere lo studio, confermando o confutando i
problematica (o impossibile) applicazione alle risultati (riproducibilità);
psicoterapie dei metodi tradizionali di osservazio- (c) salvaguardia della condizione di “doppio
ne controllata. Spesso gli analisti hanno risposto a cieco”, per escludere che la soggettività (aspetta-
questa domanda con affermazioni perentorie, tive, impressioni, ecc.) del paziente e del ricerca-
quasi scandalizzate, che ponevano la trasforma- tore distorca (bias) il giudizio sull'efficacia del
zione analitica come fatto certo, conseguenza trattamento;
scontata della comprensione delle dinamiche (d) segnalazione a priori delle variabili e

152
degli strumenti di misurazione utilizzati per la La riflessione sugli effetti del trattamento
valutazione dell'efficacia (outcome measures; ad analitico deve concentrarsi sull'attivazione del
esempio una certa scala di valutazione delle processo, più che sugli esiti attesi (expected
manifestazioni depressive) e degli effetti outcomes). Nei tradizionali studi clinici control-
indesiderati; lati, tali esiti possono essere definiti a priori
(e) resoconto delle tecniche statistiche poiché fanno riferimento al costrutto di disturbo
utilizzate (ad esempio, intention to treat) per o malattia e alle corrispondenti manifestazioni
trattare sia le misurazioni effettuate, sia quelle cliniche (ad esempio la diagnosi di episodio
che non è stato possibile effettuare (pazienti che depressivo maggiore del DSM). Gli esiti attesi si
non hanno concluso la sperimentazione). possono osservare (observed outcomes) nei
pazienti migliorati, ma non in caso di fallimento
Questi requisiti determinano una graduazione terapeutico (non responders).
gerarchica che vede a un estremo le evidenze Il trattamento psicoanalitico riguarda invece
opportunamente "controllate", all'altro le osser- l'area dell'individualità e dell'intersoggettività.
vazioni "non controllate" ricavate dallo studio di La persona che chiede aiuto inizia un cammino
singoli casi. Secondo molti autori, le evidenze la cui precisa direzione non è predefinibile, un
devono orientare la pratica clinica e le politiche cammino che potrà andare incontro a risignifica-
sanitarie, le osservazioni no. zioni dopo la fine dell'analisi, per molti anni
Questo modello, che ha dato risultati preziosi ancora, e che contiene in sé (nel “processo” che
in ambito farmacologico, deve essere considera- si attiva) il presupposto (ma non la garanzia)
to lo standard di riferimento anche per le della trasformazione. Ciò non significa rinuncia-
psicoterapie? A me pare di no, anche perché i re alla valutazione dei miglioramenti o dei
requisiti elencati in precedenza rispondono ad peggioramenti e alle necessarie decisioni.
un orientamento nomotetico, mirano cioè a Significa piuttosto utilizzare criteri e orienta-
scoprire le leggi generali (il problema delle menti diversi da quelli dei tradizionali studi
generalizzabilità dei risultati ottenuti, tallone di clinici controllati e randomizzati.
Achille degli studi clinici controllati) e i paradig- Il senso comune dice che una trasformazione
mi dominanti che spiegano la varianza riscontra- psicologica è solida quando avviene su due
ta nel fenomeno osservato (ad esempio, piani, quello del rapporto con noi stessi e quello
l'andamento delle manifestazioni depressive del rapporto con gli altri. I due piani sono in un
dopo un certo trattamento farmacologico). Nel certo grado interdipendenti. Il senso comune
caso del trattamento psicoanalitico è importante dice anche (ingannandoci) che la psicoterapia
riflettere sulla qualità della trasformazione che produce trasformazioni anzitutto attraverso
eventualmente avviene nell'individuo (orienta- interventi correttivi, che operano sul piano
mento idiografico, materiale narrativo, strumen- conscio: informazioni, consigli, rettifica di
ti qualitativi). Si devono perciò cercare altri convinzioni errate. Il familiare affida allo
metodi di valutazione e, in questa ricerca, sono psicoterapeuta il compito di “raddrizzare” le
necessari rigore e creatività. Il lettore interessato idee e i comportamenti sbagliati del paziente.
ad approfondire il problema della medicina delle L'ipotesi psicodinamica sostiene invece che gli
evidenze applicata alle terapie psicodinamiche interventi “correttivi” rischiano di essere resi
può consultare Roth e Fonagy (1996), Leuzin- inoperanti dall'ordine inconscio, soprattutto da
ger-Bohleber et al. (2003), Scott e Sensky problematiche transferali.
(2003), Gabbard (2000). A mio parere - e in estrema sintesi - l'analisi

153
trasforma quando produce una modificazione delle da due ambiti generali: i sintomi (o i tratti pro-
rappresentazioni del sé e dell'oggetto. Questa blematici della personalità) e l'individuazione.
modificazione avviene attraverso (a) la compren- Alcuni autori - ad esempio Eric Kandel (1998)
sione psicodinamica di parte del materiale incon- e Glen Gabbard (2000)- segnalano anche un ter-
scio e (b) l'interiorizzazione dell'analista come zo ambito di trasformazione, quello neurale.
oggetto (sufficientemente) buono (e non grandio- Gli effetti trasformativi duraturi eventualmente
samente positivo o negativo), un oggetto che indotti da una psicoterapia - essi sostengono -
incoraggia forme realistiche di autostima e hanno necessariamente dei correlati a livello
sollecita la capacità di comprensione (autoanalisi) dei circuiti neurali. Questa argomentazione
durante il trattamento e anche dopo. In particolare: può apparire sconcertante, ma va tenuta pre-
nelle nevrosi deve avvenire una decostruzione del sente la distinzione tra comprensione e spiega-
Super-io e delle rappresentazioni soffocanti del sé zione: se parliamo di trasformazioni psichiche
e dell'oggetto in esso contenute; nella psicopatolo- siamo nella prospettiva della comprensione, se
gia borderline si persegue una ricostruzione delle parliamo di trasformazioni neurali siamo
rappresentazioni del sé e dell'oggetto, affinché esse nell'ambito della spiegazione.
siano meglio integrate e strutturate, perciò più Secondo gli autori prima citati il trattamento
realistiche, stabili e potenzialmente creative; nella analitico agirebbe modificando i rapporti tra
psicopatologia psicotica il paziente deve essere (a) emozioni, (b) memoria implicita (contenuti
prima di tutto aiutato a comprendere le emozioni, inconsci) e (c) coscienza (più precisamente, i
gli impulsi e le motivazioni, per migliorare i processi cognitivi mediati da circuiti neurali
contatti col mondo esterno e, sul piano delle prefrontali e coinvolti nella memoria esplicita e
rappresentazioni, per migliorare la differenziazione nel controllo del comportamento). Le emozio-
del sé dall'oggetto. ni incontenibili e in-comprensibili inducono
forme esperienziali e comportamentali ricor-
L'analista ha il compito di offrire al paziente renti e disadattative, riferibili all'attivazione di
spunti di comprensione e di creare le condizioni memorie implicite. La trasformazione psicote-
perché le potenzialità trasformative operino in rapeutica corrisponderebbe, sul piano neurale,
modo costruttivo, sapendo che, anche nei casi di alla riduzione della probabilità che determinate
grande sofferenza, il paziente mette in atto emozioni producano l'attivazione delle suddet-
numerose resistenze alla trasformazione. Tali te memorie. Ciò avverrebbe attraverso
resistenze riproducono nella situazione analitica i l'acquisizione di una migliore regolazione delle
meccanismi di difesa abituali e rispecchiano il emozioni.
riattivarsi di rappresentazioni psichiche proble-
matiche. E' facile prevedere che nei prossimi anni
Tuttavia l'orizzonte della trasformazione de- questi problemi saranno ampiamente dibattuti, in
ve essere continuamente ravvivato. In caso con- campo psicoanalitico, psichiatrico e metodologi-
trario il paziente potrà forse accrescere la pro- co (Loewenthal e Winter, 2006). Per quanto
pria capacità introspettiva, la consapevolezza e riguarda la ricerca, i capitoli che mi sembrano
la sensibilità verso i processi inconsci, ma ri- prioritari sono:
schierà di diventare ancora più depresso e fru- 1) contiguità e differenze tra osservazione
strato. psicoanalitica e osservazione controllata;
L'esperienza psicoterapeutica offre 2) validazione delle teorie su cui si basa il
l'opportunità di una trasformazione che riguar- trattamento a orientamento psicoanalitico, nel

154
tentativo di integrare con maggiore coerenza 6) criteri per l'indicazione del tipo di tratta-
teorie della mente (concetti e modelli utilizzati mento in relazione al livello di funzionamento
per spiegare origini, sviluppo e maturazione di mentale prevalente, all'ipotesi eziologica, ai
strutture e funzioni mentali), teorie della clinica fattori prognostici;
(concetti e modelli utilizzati per ordinare le 7) studi di validazione di indicatori di esito
osservazioni cliniche su eziologia e patogenesi (outcome) e di processo.
dei funzionamenti mentali patologici), teorie del Vi sono inoltre altri due temi di ricerca che
trattamento (concetti e modelli utilizzati per riguardano in specifico la psicogeriatria e sono:
esplicitare -e, secondo alcuni autori, per preordi- 8) aspetti psicodinamici del declino e della
nare e standardizzare- gli interventi del terapeu- desituazione;
ta); 9) il controtransfert nel trattamento del pa-
 3 ) principali tipologie d'intervento da parte ziente anziano e molto anziano.
del terapeuta (ad esempio: interpretazione, foca- Sarebbe opportuno formare gruppi di con-
lizzazione, amplificazione, interventi psicoedu- fronto e ricerca su questi temi, tentando di
cativi, antitesi, riscontro); alimentare quello spirito aperto, interdisciplinare
4) precisazione del concetto di processo ana- e collaborativo che ha caratterizzato alcune
litico e problemi connessi con l'identificazione di importanti iniziative (progetti di ricerca, linee-
fasi diverse del trattamento; guida, ecc.) promosse dalla comunità scientifica
5) linee-guida per la formulazione psicodina- psichiatrica e psicoanalitica nordamericana.
mica;

Riferimenti bibliografici

Friedman L (2003). L'ermeneutica moderna e la psicoanalisi. La Pratica Analitica, 1, 57-103.


Gabbard G (2000). Combined Psychotherapy and Pharmacotherapy. In Sadock B and Sadock V edt., Kaplan & Sadock's
Comprehensive Textbook of Psychiatry. Seventh edition. Lippincott Williams and Wilkins, Philadelphia.
Kandel ER (1998). A New Intellectual Framework for Psychiatry. American Journal of Psychiatry, 155, 457-469.
Leuzinger-Bohleber M, Stuhr U, Rüger B and Beutel M (2003). How to study the 'quality of psychoanalytic treatments' and their
long-term effects on patients' well-being. The International Journal of Psychoanalysis, 84, 263-290.
Loewenthal D and Winter D editors (2006). What is Psychotherapeutic Research? Karnac, London.
Roth A and Fonagy P (1996). What works for whom? A Critical Review of Psychotherapy Research. The Guilford Press, New York.
Scott J and Sensky T (2003). Methodological aspects of randomized controlled trials of psychotherapy in primary care.
Psychological Medicine 33, 191-196.
Spagnoli A (2005). L'età incerta e l'illusione necessaria. Introduzione alla Psicogeriatria. UTET, Torino.

155
156
AUTORI

Ioanna Balgkouranidou
Borsista, Facoltà di Scienze, Università degli Studi di Perugia

Barbara Borroni
Ricercatrice, Clinica Neurologica, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di
Brescia

Claudio Campi
Dottorando di Psicologia Generale e Clinica, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università degli
Studi di Bologna

Stefano F. Cappa
Professore Ordinario di Neuropsicologia, Preside della Facoltà di Psicologia, Università Vita-
Salute San Raffaele, Milano

Giovanni Cavadi
Psicologo, docente di Psicologia del lavoro e delle organizzazioni, Facoltà di Medicina e Chirurgia,
Università degli Studi di Brescia

Giovanni Cesa-Bianchi
Ricercatore confermato, Istituto di Psicologia, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università degli
Studi di Milano

Marcello Cesa-Bianchi
Fondatore dell'Istituto di Psicologia e delle Scuole di Specializzazione in Psicologia e in Psicologia
Clinica, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Milano

Carlo Cipolli
Professore Ordinario di Psicologia Generale, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università degli
Studi di Bologna

Sabrina Cipriani
Borsista, Facoltà di Scienze, Università degli Studi di Perugia

Chiara Costanzi
Medico Specializzando, Clinica Neurologica, Università degli Studi di Brescia.

Carlo Cristini
Professore Associato di Psicologia Generale, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università degli
Studi di Brescia

Ilenia Delrio
Medico Specializzando, Clinica Neurologica, Università degli Studi di Brescia.

157
Vittorio Grassi
già Professore Ordinario di Medicina Interna e Direttore della Scuola di Specializzazione in
Geriatria, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Brescia

Gianbattista Guerrini
Responsabile dei Servizi per anziani, Comune di Brescia

Antonio Imbasciati
Professore Ordinario di Psicologia Clinica, Direttore Sezione di Psicologia, Facoltà di Medicina e
Chirurgia, Università degli Studi di Brescia - Analista didatta della Società Psicoanalitica Italiana

Mauro Mancia
Professore Emerito di Neurofisiologia, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di
Milano - Analista didatta della Società Psicoanalitica Italiana

Alessandra Marengoni
Ricercatore confermato, Clinica Medica, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di
Brescia

Alessandro Padovani
Professore Ordinario di Neurologia, Direttore della Scuola di Specializzazione in Neurologia,
Presidente del Consiglio di Corso di Laurea in Fisioterapia, Facoltà di Medicina e Chirurgia,
Università degli Studi di Brescia

Alessandro Porro
Professore Associato di Storia della Medicina, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università degli
Studi di Brescia

Giuseppe Romanelli
Professore Ordinario di Medicina Interna, Direttore della Scuola di Specializzazione in Geriatria,
Presidente del Consiglio di Corso di Laurea in Infermieristica, Facoltà di Medicina e Chirurgia,
Università degli Studi di Brescia

Alberto Spagnoli
Analista del Centro Italiano di Psicologia Analitica (CIPA); Primario del Dipartimento "Disturbi
Cognitivi e Psicogeriatria" - Centro Villa Sant'Ambrogio Fatebenefratelli - Cernusco sul Naviglio,
Milano.

Marco Trabucchi
Professore Ordinario di Neuropsicofarmacologia, Università degli Studi di Roma Tor Vergata,
Direttore Scientifico Gruppo di Ricerca Geriatrica di Brescia

Giovanni Tuozzi
Professore Associato di Psicologia Generale, Facoltà di Scienze Motorie, Università degli Studi di
Bologna

Gigliola Zucconi Grassi


Professore Ordinario di Neurobiologia, Facoltà di Scienze, Università degli Studi di Perugia

158