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La leggenda di Enea

Diverse navi, che da tempo navigavano errando sul mare alla ricerca di una terra ospitale su cui
sbarcare, arrivarono in vista di una terra a loro ignota. Gli uomini erano Troiani guidati da
Enea, e la terra il Lazio, nei pressi del fiume Tevere. Enea, mentre Troia cadeva in mano dei
Greci, era riuscito a fuggire ed a portare in salvo il proprio padre Anchise che morì durante le
successive peregrinazioni in mare ed il proprio figlio Ascanio.

In quel periodo il Lazio era abitato da varie popolazioni: gli Etruschi, i Volsci, i Sabini, gli Equi, i
Rùtuli e gli Ausoni.

La più importante di esse, dislocata in diverse città organizzate nella pianura lungo le rive del
Tevere, era quella dei Latini. I Troiani vennero subito in contatto con questo popolo e con il
loro re, Latino.

Furono accolti con benevolenza e grande ospitalità tanto che, qualche tempo dopo, Latino offrì
in sposa ad Enea la propria figlia Lavinia già promessa a Turno, re dei Rùtuli. Questi si irritò per
la promessa non mantenuta da Latino e scatenò una guerra per vendicare l'offesa ricevuta. Fu
una guerra feroce, che si concluse con un lungo duello fra Enea e Turno, quando quest'ultimo
rimase ucciso.

Questa battaglia in cui il figlio più giovane di Enea, Ascanio, ha partecipato anche. Molte
persone sono morte, tra cui Pallante, figlio di Evandro, uno dei principali alleati di Enea. A un
certo punto Enea fu ferito alla mano, e sua madre guarì la ferita.
Infine, è stato il duello tra Turno ed Enea, il fattore decisivo. Enea lo sconfisse ed ebbe pietà di
lui, ma quando ha visto che Turno portava la cintura de suo amico Palas come trofei di guerra,
decise di porre fine alla sua vita.

Seguì un lungo periodo di pace, durante il quale Enea fondò una città, Lavinium, in onore di sua
moglie. Ascanio, il figlio di Enea, divenuto adulto, fondò a sua volta la città di Albalonga.
Numerosi anni dopo la morte di Ascanio, Numitore divenne re di Albalonga suscitando l'odio
del fratello Amulio che a sua volta voleva regnare la città. Per tale ragione, Amulio fece
imprigionare Numitore e costrinse Rea Silvia, la figlia di lui, a farsi sacerdotessa, credendo in tal
modo di assicurarsi tanti anni tranquilli di regno.
Poco tempo dopo però il dio Marte diede a Rea Silvia due gemelli, Romolo e Remo. Amulio,
furioso, ordinò che essi venissero subito uccisi evitando in tal modo che quando divenuti adulti
potessero strappargli il regno. Amulio non era molto amato dal suo popolo, proprio per il fatto
dell'usurpazione ed è anche per questo che il servo, incaricato del crudele compito, non ebbe il
coraggio di commettere un delitto così ripugnante. Difatti pose, invece, i due fratellini in una
cesta di vimini e li abbandonò sulle acque del Tevere, fiducioso che il loro padre, il dio Marte li
salvasse.

Anche se Virgilio ha ottenuto la sua ispirazione nel lavoro letterario di Omero, tra cui molti
riferimenti e allusioni a l'Iliade e l'Odissea, e fare il proprio lavoro uno specchio del epica greca,
l'atmosfera della Eneide è completamente diverso. Infatti, in esso, Enea ha un carattere
diverso di eroi greci impulsivi come Achille e Ulisse, con la sua passione per una vita
avventurosa. Enea è sempre descritto come 'pio' da Virgilio, temendo gli dei e disciplinato, con
un alto senso del dovere e obbedienza, le caratteristiche sobrie che si adattano con tratti
romani che sono diametralmente opposti agli eroi greci.