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ACORDO DI SESTA NAPOLETANA

L'accordo di sesta napoletana è costruito sul II grado abbassato della scala minore. Essa si trova allo stato di
primo rivolto e avrà la numerica di 3-6 in quanto primo rivolto di triade.
Tale accordo poggia sul IV grado della scala minore napoletana, ed ha un intervallo di terza minore e sesta
minore.
Ad esempio, nella tonalità di Sol minore, il basso dell'accordo di sesta napoletana è Do, la 3ª minore è Mi
bemolle e la sesta minore (che forma l'intervallo di seconda minore con la tonica) è La bemolle. La
risoluzione è sul V grado (che fa la cadenza composta consonante) dal quale si approda al I grado.

La scala minore napoletana si costruisce:

• ascendendo sulla scala minore armonica, abbassando il secondo grado di un semitono, oppure
sulla scala frigia innalzando il settimo grado di un semitono;
• discendendo sulla scala minore naturale, abbassando di un semitono il secondo grado.
La presenza dell'intervallo di seconda aumentata (tra sesto e settimo grado) e, soprattutto, la sequenza di
due intervalli di seconda minore (si-do-re♭) la accomunano alla scala araba.

scala minore napoletana

Scala maggiore napoletana

Vari tipi di sesta eccedente

• La sesta eccedente tedesca è un accordo di settima di dominante utilizzato solitamente come


dominante secondaria che risolve sul V grado (es. fa# lab do mib)
• La sesta eccedente svizzera è essenzialmente uguale alla sesta tedesca con l'unica differenza che la
7ª dell'accordo è enarmonicamente differente (es. re# al posto di mib): quindi deriva dall'accordo
di settima diminuita costruito sul II grado innalzato, con l'abbassamento della 5ª
• La sesta eccedente italiana è una triade costruita sul IV grado alterato con la 3ª abbassata,
solitamente utilizzata come dominante secondaria che risolve sul V grado. (es. fa# lab do)
• La sesta eccedente francese è un accordo di settima di dominante con la 5ª abbassata, utilizzato
solitamente come dominante secondaria che risolve sul V grado (es. re fa# lab do)
Modi d'applicazione
Non trovandosi mai allo stato fondamentale, ma allo stato di I o II rivolto (ad eccezione della sesta
eccedente italiana, che può essere usata anche allo stato fondamentale), essa poggia sempre sul VI
grado minore o abbassato che scende o al I o al V grado (in quarta e sesta) della scala a seconda dei
casi. Ecco alcune delucidazioni sull'uso delle seste:
La sesta eccedente italiana si usa solitamente nel modo minore, ma può essere usata anche nel modo
maggiore (attraverso la scala maggiore armonica) e si trova allo stato di I rivolto. Essendo un primo
rivolto di triade, esso si avvarrà della numerica 3-6 partendo dal basso apparente.
La fondamentale sarà nuovamente il VI grado minore, poi la terza maggiore e la sesta eccedente.
Esempio: nella tonalità di Do minore, La b è il fondamentale; do la 3º M, fa # la 6º ecc. In alcuni viene
usato anche allo stato fondamentale.
La sesta eccedente francese si usa solo sul modo minore, e si trova allo stato di II rivolto. Essendo un
secondo rivolto di settima, esso si avvarrà della numerica 3-4-6, pertanto al basso la fondamentale sarà
il VI grado minore e i rispettivi intervalli di terza maggiore, quarta eccedente e sesta eccedente in
relazione al basso. Esempio: nella tonalità di Do minore, la b è il VI grado minore che poniamo al basso;
la 3º M sarà do, la 4º ecc. sarà re, la 6 ecc. sarà fa #. Può risolvere sia sulla dominante sia sulla tonica in
quarta e sesta.
La sesta eccedente tedesca si usa in ambo i modi e si trova allo stato di I rivolto. Essendo un primo
rivolto di settima, esso si avvarrà della numerica 3-5-6, pertanto al basso la fondamentale sarà il VI
grado minore e i rispettivi intervalli di terza maggiore, quinta giusta e sesta eccedente in relazione al
basso. Esempio: nella tonalità di Do minore, la b è il VI grado minore che poniamo al basso; la 3º M
sarà do, la 5º G mi b, la 6 ecc. fa #. Può risolvere sulla dominante, ma in questo caso si avranno le
cosiddette "quinte di Mozart" (lab-mib → sol-re, accettate tranne nel caso in cui si trovino fra basso e
soprano). Se invece risolve sulla tonica in quarta e sesta è definita sesta eccedente inglese, tale sistema
prima di quarta e sesta e poi terza e quinta va a formare la cadenza composta consonante.
La sesta eccedente svizzera si usa solo nel modo maggiore, e si trova allo stato di II rivolto. Essendo un
rivolto di settima, esso si avvarrà della numerica 3-4-6, pertanto al basso la fondamentale sarà il VI
grado minore e i rispettivi intervalli di terza maggiore, quarta più che eccedente, sesta eccedente in
relazione al basso. la risoluzione deve avvenire sul I grado armonico in quarta e sesta. Esempio: in do
maggiore, la b è la sesta abbassata che poniamo al basso; do è la terza maggiore, re # è la quarta più
che eccedente, fa# è la sesta eccedente.

Nona di Dominate
Il modello dell'accordo di nona è ricavato dalla successione dei primi nove suoni armonici
L'accordo risultante è un Nona di Dominate con 9° maggiore

Nel modo minore l'intervallo di 9° è minore

Nella realizzazione a quattro parti è spesso soppressa la 5° e, talvolta la 3°.


La disposizione delle voci in questo accordo è condizionato dal carattere dissonante della
9° e dalla sua natura di derivazione melodica.
Generalmente è sopra la fondamentale, la 3° sotto la 9°.
Non è infrequente la sua risoluzione anticipata sull'ottava (l'accordo si trasforma in settima
di Dominante incompleta)

Accordo di Undicesima
Accordo formato da sei suoni. L'accordo è instabile e, spesso, viene percepito come un
insieme di andamenti melodici di appoggiatura.
Un caso in cui è possibile analizzare l'undicesima di Dominante è quello del pedale di
Tonica (per il Pedale vedi la lezione 17) sul quale si formi una Settima di Dominante;
l'effetto è quello di un accordo di appoggiatura (se è preparata 'ritardo') dell'accordo sul I
grado.
Altre situazioni in cui si può rilevare un'undicesima sono date da movimenti melodici (Nona
di Dominante con fioriture ad esempio), più che nell'uso proprio dell'armonia.

Accordo di Tredicesima
E' l'accordo composto da tutti i gradi della scala, il limite massimo del linguaggio tonale.

E' abbastanza frequente nella forma incompleta:

con la spiccata tendenza della 13° a scendere di grado.

Anche questo accordo, come l'Undicesima, ha una chiara vocazione melodica, anche se
può essere trattato come armonia autonoma.
Un suggestivo esempio è lo spunto tematico della Ballata op. 23 di Chopin
E' una cadenza perfetta con tredicesima di appoggiatura

L'accordo di tredicesima può essere impiegato come Dominante secondaria nella


tonicizzazione (tredicesima sul II grado come Dominante secondaria del V grado, ad
esempio). Può servire da accordo-perno per la modulazione.

TEORIA – LE SCALE MODALI

Un modo è un insieme ordinato di intervalli musicali derivato da una corrispondente scala musicale variando
semplicemente la nota iniziale.
I modi musicali più noti e studiati, sono i modi della scala diatonica, ai quali vengono attribuiti specifici nomi.
L’importanza di tale scala e dei relativi modi nella musica occidentale è dovuta al fatto che su essa si basa il
sistema tonale occidentale, ovvero l’insieme delle “note di base” di qualsiasi brano musicale: in particolare
nella musica occidentale al concetto di modo è legato quello di tonalità, dal momento che quest’ultima
sfrutta la definizione di modo.
I modi e le scale modali non sono utilizzati esclusivamente per la definizione delle tonalità dei brani, ma anche
indipendentemente da queste all’interno dei brani, nella tessitura melodica ed armonica: un uso particolare
di scale modali viene effettuato nel jazz, e più in particolare nella corrente definita, appunto, jazz modale.
Le scale modali estendono e in qualche modo completano, nella musica, il concetto di scala musicale tipico
dell’armonia classica tradizionale. Una melodia impostata su scale modali, all’orecchio moderno e
occidentale, induce l’idea di qualcosa di sospeso, arcaico, indefinito.

COSTRUZIONE SCALE MODALI SUI GRADI DELLA SCALA MAGGIORE

IONICO

E’ la scala maggiore e rappresenta il I grado ed è strutturata T-T-st-T-T-T-st. Si trova quindi una sequenza I-
II-III-IV-V-VI-VII.
DORICO

Si tratta di una scala minore strutturata T-st-T-T-T-st-T. Rispetto alla scala minore naturale è alterata sul VI
grado che in questo caso è maggiore. Si trova quindi una sequenza I-II-IIIm-IV- V-VI-VIIm.
FRIGIO

Si tratta di una scala minore strutturata st-T-T-T-st-T-T. Rispetto alla scala minore naturale è alterata sul II
grado che in questo caso è minore. Si trova quindi una sequenza I-IIm-IIIm-IV- V-VI-VIIm.
LIDIO

Si tratta di una scala maggiore strutturata T-T-T-st-T-T-st. Rispetto alla scala magiore è alterata sul IV grado
che in questo caso è eccedente. Si trova quindi una sequenza I-II-III- IVecc-V-VI-VII.
MISOLIDIO

Si tratta di una scala maggiore strutturata T-T-st-T-T-st-T. Rispetto alla scala magiore è alterata sul VII grado
che in questo caso è minore. Si trova quindi una sequenza I-II-III-IV-V- VI-VIImin.
EOLIO

Si tratta di una scala minore chiamata anche minore naturale ed è strutturata T-sT-T-T-sT-T- T.. Si trova quindi
una sequenza I-II-IIIm-IV-V-VIm-VIIm.
LOCRIO

Si tratta di una scala semi-diminuita strutturata st-T-T-st-T-T-T. Rispetto alla scala minore naturale è alterata
sul II grado che in questo caso è minore e sul V grado che in questo caso è diminuito. Si trova quindi una
sequenza I-IIm-IIIm-IV-Vm-VI-VIIm.
PARTENDO DAI GRADI
A partire dalla scala maggiore si possono ricostruire facilmente tutti i modi ricordandone l’ordine (in base al
loro grado rispetto a quello del modo Ionico).

La nota di partenza della scala, nel modo desiderato, sarà ovviamente quella del grado corrispondente (es:
nel caso del modo Lidio la prima nota da suonare, la tonica, sarà la quarta della sequenza della scala maggiore
a cui ci si sta riferendo).
Ottenuta a questo punto la scala maggiore nel modo desiderato non resta che traslarla fino al tono finale.
Esempio:
Voglio ottenere il modo Eolio della scala maggiore di Gb. Considero la scala maggiore di C, la più comoda dato
che non presenta alterazioni: C D E F G A B C. Il modo eolio corrisponde al VI grado della scala maggiore,
quindi prendo come punto di partenza il A ottenendo: A B C D E F G A. A questo punto traslo la scala dal A al
Eb (intervallo di V dim, 6 semitoni): Eb F Gb Ab Bb Cb Db Eb.

PARTENDO DALLE EQUIVALENZE DELLA SCALA DI C


Un altro modo comodo per ricostruire la sequenza di note di ogni modo è memorizzare a quale scala
maggiore ionica corrisponde ogni modo della scala maggiore di DO. Eseguendo la scala in questione
partendo dalla nota di C (Tonica) si otterrà il modo desiderato.Resta solo da traslare la scala alla tonalità
desiderata.

modo ionico di C: si esegue la scala maggiore di C maggiore


modo dorico di C: si esegue la scala maggiore di Bb
modo frigio di C: si esegue la scala maggiore di Ab
modo lidio di C: si esegue la scala maggiore di G
modo misolidio di C: si esegue la scala maggiore di F
modo eolio di C: si esegue la scala maggiore di Eb
modo locrio di C: si esegue la scala maggiore di Db

PARTENDO DAGLI INTERVALLI


Se si preferisce vedere come variano gli intervalli, toni (T) e semitoni (st), nei vari modi, si veda lo schema
seguente. Si noti, in particolare, come i semitoni si spostano di un posto a sinistra di riga in riga:

T – T – st – T – T – T – st Ionico (Maggiore)
T – st – T – T – T – st – T Dorico
st – T – T – T – st – T – T Frigio
T – T – T – st – T – T – st Lidio
T – T – st – T – T – st – T Misolidio
T – st – T – T – st – T – T Eolio (Minore)
st – T – T – st- T – T – T Locrio

Questo forse è il metodo più corretto anche perché è quello che permette di controllare tutte le varie
alterazioni che ci sono da modo a modo. Infatti, grazie a questo sistema è facile ragionare sul concetto di
modalità e non sulla tonalità della scala.
Bisogna ricordare le varie alterazioni che ci sono nelle scale rispetto alla scala maggiore e rispetto alla sua
relativa minore, questo aiuta a riconoscere il suono tipico della scala modale.

PRENDENDO COME RIFERIMENTO LA SCALA MAGGIORE E LA SCALA MINORE


NATURALE
Un ultimo modo, ma forse uno dei più efficaci per poter studiare le scale modali è quello di prendere le scale
principali come riferimento e calcolarci le alterazioni. Analizzando le scale modali possiamo notare che ci
sono 3 scale maggiori (Ionico, Lidio, Misolodio), 3 scale minori (Dorico, Frigio, Eolio) e una
semidimuita (Locrio). Prendendo come riferimento il modo Ionico possiamo ottenere il Lidio semplicemente
alterando il IV grado alzandolo di mezzo tono (IV ecc), mentre per ottenere il Misolodio basterà solo
abbassare di mezzo tono il VII grado (VII min). Stesso ragionamento si può fare per le scale minori, dove,
prendendo come scala di riferimento l’Eolio, basterà semplicemente alzare il VI grado (VI M) per ottenere
il Dorico o abbassare il II grado (II min) per ottenere il Frigio. Per ottenere il Locrio invece, essendo una scala
semi diminuita, basti pensare a due alterazioni rispetto all’Eolio (IIm e V dim).
Scala-Diatonica1 (1)
Scala-Modale_costruita_sul_do
Scala-Modale-1-ottava_DEF

SCALA ESATONALE
Conosciuta anche come scala aumentata o a toni interi,la scala esatonole è esattamente ciò che il nome
suggerisce, divide l’ottava in 6 intervalli uguali di un tono ciascuno. Non sono presenti intervalli di
semitono. La scala esatonale dà un responso sonoro fluttuante e non determina alcun centro tonale. Infatti,
a causa della sua particolare struttura d’intervalli, domina dall’ assenza di semitoni, dà lo stesso responso
sonoro da qualunque nota s’inizi. Bastano perciò solo 2 scale esatonali per coprire tutte le 12 tonalità. Una
inizia dal C l’altra dal C#/Db. La nota che viene suonata per prima dà il nome alla scala. La scala esatonale
permette transizioni e armoniche impossibili con l’armonia diatonica convenzionale ed è un utilissimo
espediente compositivo.
Scala pentatonica

Una scala pentatonica (dal greco πέντα, penta, "cinque" e τόνος, tonos, "tensione", derivato dal verbo
τείνω ovvero teinō, "tendere, allungare", che ha originato anche il termine tono) è una scala
musicale composta da cinque note (nota anche come scala pentafonica, dal greco πέντα e φωνή, phoné,
"suono").
Le scale pentatoniche sono molto comuni in quasi tutte le culture musicali, a partire da numerosi tipi
di musica folk (ad esempio la musica celtica, il folk ungherese, il folk albanese, il gamelan indonesiano o i
canti huayno andini) fino alla musica africana occidentale ed i suoi derivati di stampo afro-americano come
lo spiritual, il jazz, il blues e, soprattutto, il rock. Anche nella musica classica la scala pentatonica è stata
ampiamente utilizzata, ad esempio in numerose composizioni di Claude Debussy.[1]

Le scale pentatoniche note nel sistema musicale temperato occidentale sono tutte anemitoniche,
ovvero prive di intervalli di semitono, e dato che sono scale composte solo da cinque gradi (in particolare
non è possibile identificare i due gradi che tipicamente danno alle scala diatonica maggiore una spinta alla
risoluzione verso gradi vicini, cioè il quarto ed il settimo grado) non hanno la tendenza a risolvere verso
la tonica o la dominante.

In altri sistemi musicali vi sono tuttavia casi in cui gli etnomusicologi descrivono scale pentatoniche
emitoniche (ovvero con intervalli di semitono), anche se spesso, trattandosi di temperamenti non equabili,
parlare di semitoni è una approssimazione. Ad esempio, in alcune aree dell'Africa occidentale, sono diffuse
scale pentatoniche che, se semplificate e rappresentate mediante il sistema temperato, contengono
intervalli di seconda minore (per esempio Do, Re♭, Mi♭, La♭ e Sol).
Pentatoniche "maggiori" e "minori"[modifica | modifica wikitesto]
Le pentatoniche classiche sono dunque caratterizzate non solo dalla loro mancanza di intervalli di
semitono, ma anche dal fatto che ciascuna delle cinque note può essere nota finale (e tonica). Dunque è
improprio distinguere fra una scala pentatonica maggiore e minore, ma è comunque evidente «come nella
scala pentatonica siano contenuti i due modelli tonali» [2] maggiore e minore.
Il modo classico di costruire una pentatonica è quello di prendere cinque note consecutive dal circolo delle
quinte: ad esempio Do, Sol, Re, La e Mi, che riordinate formano una pentatonica di Do. Sulla base di queste
cinque note si possono distinguere varie scale pentatoniche anemitoniche, le quali si formano
semplicemente spostando i due intervalli di terza minore che le caratterizzano (mai consecutivi): la
pentatonica "maggiore" è quella con una terza maggiore tra i primi tre suoni, ed è in pratica basata su una
scala diatonica maggiore senza il quarto ed il settimo grado:
Ascolta[?·info]

Se trasponiamo la scala pentatonica di Do in Sol♭ otteniamo Sol♭, La♭, Si♭, Re♭ e Mi♭, che sono i cinque tasti
neri del pianoforte:

Vengono poi chiamate "minori" le pentatoniche costruite su una scala minore naturale priva del secondo e
del sesto grado. Di fatto le note che si ottengono sono le medesime della pentatonica "maggiore" costruita
sulla relativa scala diatonica maggiore: ad esempio la pentatonica "minore" di La ha le stesse note di una
pentatonica "maggiore" di Do, semplicemente suonata a partire dal La, e presenta un intervallo di terza
minore in partenza:
Ascolta[?·info]

Si noti che, aggiungendo una nota a questa scala il quarto grado aumentato, che è poi la blue note si
ottiene la scala blues (composta da sei note, ad esempio: La, Do, Re, Re♯, Mi, Sol).

Scala minore naturale


La scala minore naturale contiene la stessa successione di intervalli del modo eolio, uno dei quattro
aggiunti da Glareano nel corso del XVI secolo (Dodekachordon, 1547) agli otto modi ecclesiastici già
esistenti. La distribuzione degli intervalli del modo eolio è di un semitono (s) fra il II e III nonché fra il V e
VI grado mentre è di un tono (T) fra tutti gli altri gradi:
T, s, T, T, s, T, T
Applicando questa successione di intervalli, partendo da ciascuno dei dodici suoni componenti la scala
cromatica temperata (Do, Do♯, Re, Re♯, Mi, Fa, Fa♯, Sol, Sol♯, La, La♯, Si), si possono ottenere
altrettante scale minori naturali il cui nome deriva dal loro suono di partenza (tonica), detto
anche fondamentale. Ogni scala minore naturale è correlata ad una ben determinata scala maggiore le
cui toniche distano reciprocamente di una terza minore (un tono + un semitono). Ad esempio la scala
naturale di La minore può essere ottenuta da quella di Do maggiore iniziando da una terza minore
sotto il Do, cioè dal La. Si osservi che queste due scale contengono esattamente gli stessi suoni ordinati
però diversamente. Due scale tra le quali sussista un tale rapporto generativo sono dette l'una
la relativadell'altra. La scala di Do è la relativa maggiore della scala di La minore così come la scala di La
minore è la relativa minore della scala di Do.
Esiste un diverso procedimento per derivare una scala minore da una scala maggiore, generandone una
che, pur non avendo la stessa composizione di suoni di quella maggiore, condivide però con essa lo
stesso suono di partenza, ossia la stessa tonica. Tale scala è detta scala omologa minore e la si ottiene
abbassando di un semitono il III, il VI e VII grado della scala maggiore di partenza. In questo modo, ad
esempio, da Do maggiore (Do, Re, Mi, Fa, Sol, La, Si, Do) si ottiene la scala di Do minore (Do, Re, Mi♭,
Fa, Sol, La♭, Si♭, Do) che costituisce la forma omologa del Do maggiore.

Scala minore naturale


La scala minore naturale contiene la stessa successione di intervalli del modo eolio, uno dei quattro
aggiunti da Glareano nel corso del XVI secolo (Dodekachordon, 1547) agli otto modi ecclesiastici già
esistenti. La distribuzione degli intervalli del modo eolio è di un semitono (s) fra il II e III nonché fra il V e
VI grado mentre è di un tono (T) fra tutti gli altri gradi:
T, s, T, T, s, T, T
Applicando questa successione di intervalli, partendo da ciascuno dei dodici suoni componenti la scala
cromatica temperata (Do, Do♯, Re, Re♯, Mi, Fa, Fa♯, Sol, Sol♯, La, La♯, Si), si possono ottenere
altrettante scale minori naturali il cui nome deriva dal loro suono di partenza (tonica), detto
anche fondamentale. Ogni scala minore naturale è correlata ad una ben determinata scala maggiore le
cui toniche distano reciprocamente di una terza minore (un tono + un semitono). Ad esempio la scala
naturale di La minore può essere ottenuta da quella di Do maggiore iniziando da una terza minore
sotto il Do, cioè dal La. Si osservi che queste due scale contengono esattamente gli stessi suoni ordinati
però diversamente. Due scale tra le quali sussista un tale rapporto generativo sono dette l'una
la relativadell'altra. La scala di Do è la relativa maggiore della scala di La minore così come la scala di La
minore è la relativa minore della scala di Do.
Esiste un diverso procedimento per derivare una scala minore da una scala maggiore, generandone una
che, pur non avendo la stessa composizione di suoni di quella maggiore, condivide però con essa lo
stesso suono di partenza, ossia la stessa tonica. Tale scala è detta scala omologa minore e la si ottiene
abbassando di un semitono il III, il VI e VII grado della scala maggiore di partenza. In questo modo, ad
esempio, da Do maggiore (Do, Re, Mi, Fa, Sol, La, Si, Do) si ottiene la scala di Do minore (Do, Re, Mi♭,
Fa, Sol, La♭, Si♭, Do) che costituisce la forma omologa del Do maggiore.

Scala bachiana
La scala bachiana è una scala minore melodica con il 6º e il 7º grado alterati anche nel discendere, che
solitamente vengono invece sostituiti nel discendere da una scala minore naturale. Questa scala è nota
anche come Dorica 7M.
La scala è denominata bachiana in onore di Bach il quale l'ha utilizzata spesso nelle proprie composizioni in
quanto egli aveva bisogno di una scala minore che avesse un suono invariato sia a salire che a scendere e
che non risultasse "orientale" alle orecchie di chi la ascoltava.Scala bachiana di La:

La, Si, Do, Re, Mi, Fa♯, Sol♯ (ascendente)


Sol♯, Fa♯, Mi, Re, Do, Si, La (discendente)

La struttura è (T = tono, s = semitono):


T s T T T T s (ascendente)

s T T T T s T (discendente)